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City of Saints and Madmen

Segnalazione in ritardo di un anno. Meglio tardi che mai.

Da gigapedia è possibile scaricare il “romanzo” di Jeff VanderMeer City of Saints and Madmen. Si trova qui.

Copertina di City of Saints and Madmen
Copertina di City of Saints and Madmen

“Romanzo” tra virgolette perché la struttura di City of Saints and Madmen è peculiare. Il libro è una raccolta di scritti più o meno interconnessi dedicati alla città immaginaria di Ambergris. Alcune parti sono narrativa tradizionale, altre sono trattati storici o disquisizioni scientifiche. Il tutto condito da schizzi, schemi, illustrazioni.

Difficile dare un giudizio globale. Personalmente ho apprezzato più i falsi saggi che non la narrativa. “The Hoegbotton Guide to the Early History of the City of Ambergris” e “King Squid” sono forse i pezzi migliori. Il secondo in particolare, una “seria” dissertazione sui calamari, è geniale – le pagine di bibliografia fittizia sono semplicemente deliziose.

Frontespizio del saggio sui calamari
Frontespizio del saggio sui calamari

Dateci un’occhiata. Vale la pena se non altro per rendersi conto che parlare di fantasy non vuol dire parlare solo di elfi, nani e paccottiglia assortita.

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Recensioni :: Saggio :: Booklife

Copertina di Booklife Titolo originale: Booklife
Autore: Jeff VanderMeer

Anno: 2009
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Tachyon Publications

Genere: Manuale di sopravvivenza per scrittori
Pagine: 329

Scrivendo la recensione di Finch (segnalato qui, la recensione qui), mi sono ritrovata a citare un paio di volte un altro libro di VanderMeer, Booklife. Un libro nel complesso deludente ma meritevole di una recensione.

* * *

Il sottotitolo di Booklife è: “Strategies and Survival Tips for the 21st-Century Writer”. Non è un manuale di scrittura – c’è qualcosina riguardo la tecnica narrativa, ma poche pagine –, è un manuale di sopravvivenza. Sopravvivenza nel vero senso del termine: come procurarsi da mangiare vendendo libri.
Il mestiere dello scrittore è affrontato dal punto di vista sociale/commerciale, partendo dal presupposto che già si abbiano pronti uno o più romanzi da far fruttare. Possibilmente dovrebbero essere buoni romanzi, come lo stesso VanderMeer sottolinea.

Ho trovato l’intera faccenda superficiale. In particolare quando VanderMeer e i suoi amici (alcune appendici sono state scritte da editor, bibliotecari, addetti alle pubbliche relazioni e scrittori amyketti del nostro) parlano delle moderne tecnologie informatiche – social network, email, IM, ecc. – fanno la figura degli sprovveduti.
OMG! Esistono i feed!
OMG! Puoi cercare il tuo nome con Google!
D’accordo, per chi non è esperto può essere utile, ma non vale la pena spendere soldi: in Rete si trovano tutorial ben più completi e approfonditi. Tutorial gratuiti.
Più grave quando VanderMeer glissa sui problemi di licenza di FaceBook e siti analoghi. I termini di utilizzo di FB cambiano di continuo e senza il consenso degli utenti. Io ci penserei due volte prima di sfruttare FB a fini commerciali. Finché interagisci con i tuoi amici, ancora ancora; ma non c’è da fidarsi a tenere contatti di lavoro o potenzialmente di lavoro via FB.

Altri consigli riguardo al come porsi nei confronti di critici, colleghi, giornalisti e il pubblico in generale sono più sensati. Dubito però siano utili nella situazione italiana.
Per esempio VanderMeer discute il problema del rapporto con i recensori: è una buona idea mandare in visione il proprio romanzo a chi in passato ha apprezzato il nostro lavoro o in generale si è dimostrato sulla nostra lunghezza d’onda; però c’è il rischio che il rapporto diventi troppo cordiale e dunque il recensore decida di non parlare del libro, non sarebbe etico.

In Italia viene considerato normale e scontato che gli amici si aiutino a vicenda. Hai un rapporto cordiale con me? Ecco pronta la recensione-leccata!
Francesco Falconi scrisse per FantasyMagazine una recensione-sviolinata per un romanzo di Licia Troisi; quando gli feci notare che come minimo avrebbe dovuto avvertire i lettori che lui era amico personale di Licia, venne giù dalle nuvole. Beata ingenuità. Chiamiamola ingenuità…

D’altra parte non avviene solo tra “scrittori”, lo scambio di favori avviene a tutti i livelli, dai commenti reciproci alle fanfiction in su. Non capita praticamente mai di leggere: “Avrei voluto recensire il romanzo di Tizio, ma lui ha appena recensito positivamente un mio romanzo e dunque ho paura che non riuscirei a essere obiettivo. Nel dubbio preferisco evitare.”
Meglio lasciar perdere questo discorso. “Etica” e “scrittori italiani di fantasy” appartengono a due universi distinti.

Lo scrittore professionista

Booklife diventa interessante quando VanderMeer riferisce le sue esperienze personali. Sono i capitoli più curiosi e divertenti.

Jeff VanderMeer ha svolto per anni un lavoro di ufficio, scrivendo nei ritagli di tempo. Finché ha guadagnato abbastanza con la sua narrativa. Ha lasciato il lavoro e si è dedicato solo alla scrittura. Punto di merito, è diventato uno scrittore professionista con opere tutt’altro che commerciali. Niente elfi, vampiri & roba del genere. VanderMeer si mantiene raccontando di funghi assassini e calamari giganti.

Calamaro gigante
Calamaro gigante

E fin qui può sembrare una sorta di favola.
Leggendo Booklife si scopre che essere uno “scrittore professionista” non è questa pacchia che tanti credono. Gli autori che possono permettersi di scrivere, scrivere, scrivere e non pensare a nient’altro sono davvero pochissimi. Gli altri, la maggior parte, oltre a scrivere devono anche sudare le famose sette camice per vendere i libri.
Se non sei un autore di prima fascia, lo Stephen King della situazione, ti devi arrabattare. Anche avendo alle spalle una grossa casa editrice. VanderMeer parla con cognizione di causa: il suo terzo romanzo, Shriek: An Afterword, è stato pubblicato da Tor Books, una delle più importanti case editrici americane per quanto riguarda la narrativa di genere.

Copertina di Shriek: An Afterword
Copertina di Shriek: An Afterword

Come spiega la rappresentante di una casa editrice interpellata da VanderMeer:

bandiera EN The vast majority of new books being published will have a publicity budget of less than $500. Unless the publisher feels the need to send an author out on a media/bookstore tour or spend money on a TV satellite or radio drive-time tour, then there is no real reason for a book to have a publicity budget

bandiera IT La grande maggioranza dei libri che vengono pubblicati ha un budget per la promozione di meno di 500 dollari. A meno che l’editore senta il bisogno di organizzare per l’autore una serie di presentazioni in libreria, o decida di spendere soldi per spazi TV o radio, non c’è alcuna reale ragione perché un libro debba avere un qualunque budget pubblicitario.

Il budget pubblicitario per il romanzo di uno scrittore “qualunque” è la principesca cifra di 500 dollari (al cambio attuale circa 360 euro). Quando va bene.
Un banner pubblicitario su un sito specializzato con grande traffico (Locus Online) costa 400 dollari al mese. La (grande) casa editrice ti paga il bannerino per un paio di mesi ed è finita lì la promozione. E ringrazia che si sono sul serio sprecati.
Ah, la tua foto da mettere sulla quarta di copertina la devi fornire tu. La casa editrice mica ti paga il fotografo, arrangiati, pezzente.

Se vuoi di più – e devi volere di più, perché i libri non si vendono da soli – devi darti da fare in prima persona.
Non è questo gran divertimento.

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare con tutti i tuoi amici & amyketti che sanno reggere in mano una telecamera per scroccare un booktrailer gratis.

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare vitto & alloggio ai tuoi fan:

bandiera EN After World Fantasy, I would then spend roughly a month traveling back across the country by car, probably with one or two other writers. We would do a series of bookstores events and reading series at universities, depending on the opportunities. The trip would be run roughly diagonally, from San Jose up to the Northeast. Costs would be minimized by staying with friends and fans. We would team up with local writers for added interest. This would also serve as cross-promotion for Booklife.

bandiera IT Dopo il World Fantasy, spenderei un mese circa nel viaggio di ritorno, attraversando in macchina il paese, probabilmente insieme a uno o due altri scrittori. Faremo una serie di presentazioni in libreria e letture presso le università, a seconda delle occasioni. Il viaggio correrebbe più o meno in diagonale, da San Jose fino al Nordest. I costi sarebbero ridotti alloggiando presso amici e fan. Potremmo unirci a scrittori del posto per generare maggior interesse. Questo viaggio potrebbe anche servire da promozione incrociata per Booklife.

Qui VanderMeer discute con il suo editore riguardo la promozione per Finch. Le presentazioni nelle librerie sono costose in termini di spese e quasi mai ripagano in vendite – anche se possono essere vantaggiose dal punto di vista pubblicitario – e perciò ecco che VanderMeer pensa di risparmiare facendosi ospitare da amici e fan. Magari con due altri scrittori al seguito.
Io lo immagino un fan che scopre il suo idolo sul pianerottolo di casa, chissà come ne sarebbe deliziato! Finché non capisce che l’idolo è lì solo per scroccare e si è portato al traino uno o due altri barboni. Sigh.

Michele barbone
Michele, già conosciuto in altri articoli. Scrittore ridotto sul lastrico dalla pirateria. Adesso segue VanderMeer per i pasti gratis

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare un blurb a destra e a manca. I blurb sono quei giudizi di colleghi scrittori o Persone Importanti che vengono stampati sulla copertina dei libri o sulle fascette. Un celebre blurb, anche se non riferito a un romanzo è:

Vi dico, e vi autorizzo a ripeterlo, che il vostro cioccolato è veramente squisito!

Il Duce parlando dei dolciumi prodotti dalla Perugina.

Ammetto che qualche anno fa ero ingenua. Credevo che i blurb fossero genuine dimostrazioni di stima. In realtà la strategia di VanderMeer – e presumo pratica standard – è quella di spammare quanta più gente possibile, fino a raccattare qualcosa. Si spara nel mucchio e si spera che fra tanti qualcuno abbocchi.
Per Finch, VanderMeer ha provato a scroccare un blurb a: Ben Templesmith, Mike Mignola, Warren Ellis, Michael Chabon, George R. R. Martin, Tom Piccirilli, Ken Bruen, Elizabeth Bear, Peter Straub, Chuck Palahniuk, Neal Stephenson, Joe Abercombie, Richard K. Morgan, Stephen R. Donaldson, Brandon Sanderson, Joe R. Lansdale, Daniel Abraham e Iain M. Banks.
In un certo senso divertenti i commenti che accompagnano i nomi. VanderMeer ne discute con l’editore e per esempio dice:

bandiera EN Brandon Sanderson – hot because he’s the replacement for Robert Jordan – no idea if he’d like Finch; this is a privileged email addy; only know him from interviewing him for Amazon.

bandiera IT Brandon Sanderson – popolare perché è il rimpiazzo di Robert Jordan – non ho idea se gradirebbe Finch; è un contatto email privilegiato; lo conosco solo perché l’ho intervistato per Amazon.

Ok, Sanderson lo conosci poco o niente, non sai se Finch possa interessarlo, e l’indirizzo di email te lo avrà dato solo per l’intervista. Be’, puoi anche evitare di spammarlo con il tuo romanzo. O sbaglio?

Copertina di The Gathering Storm
Copertina di The Gathering Storm, dodicesimo volume nella serie de La Ruota del Tempo. Il libro è stato lasciato incompiuto da Robert Jordan e terminato da Brandon Sanderson

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio presentarti all’ufficio marketing della tua casa editrice e offrire il tuo database di contatti per vedere se l’addetto riesce a cavarci fuori qualcosa.

bandiera EN This database contains 350 to 400 reviewer/media contacts, 40 to 50 bookstores, 500 emailable VanderFans, 700+ snail mail/email VanderFans, and other miscellaneous contacts.

bandiera IT Questo database contiene dai 350 ai 400 contatti di critici o gente dei media, dalle 40 alle 50 librerie, 500 VanderFan a cui è possibile inviare mail, 700+ VanderFan con indirizzo email e indirizzo fisico, e altri contatti vari.

Questo punto mi ha lasciato l’amaro in bocca. È davvero un comportamento poco carino dire: “Io ho tot fan di cui conoscono email, indirizzo fisico e altri dati, vediamo un po’ se il tutto si può sfruttare a fini pubblicitari.” Eppure VanderMeer non sembra preoccuparsene.
Il bello è che in un altro capitolo VanderMeer spiega che FaceBook può essere utile perché permette di essere contattati da persone che non gradiscono rivelare la propria email. Eggià che non gradiscono, visto che tu poi gli indirizzi email li usi per spammare!

Alle volte, quando VanderMeer parla di “network” di conoscenze, di sinergie, di collaborazioni, di strategie per far conoscere i propri libri suscita un’impressione positiva. Altre volte mi fa venire in mente il tizio che ti telefona alle nove di sera per venderti un impianto di depurazione dell’acqua.

Del tutto pragmatica la posizione di VanderMeer nei riguardi della distribuzione gratuita dei testi. Alla domanda: conviene consentire il download del proprio romanzo? Magari solo qualche capitolo? Realizzare un podcast ?
La risposta è: se queste azioni possono portare pubblicità, si fanno. Altrimenti no. VanderMeer non entra nel merito della questione, se cioè sia una buona idea in sé la libera diffusione dell’arte.

La morale della favola è: aggiornate i vostri sogni. Quando sognate di essere “scrittori professionisti”, sognate di fare i venditori? Io non credo. Perciò sognate il vero sogno: “scrittore professionista ricco sfondato”!

Consigli sulla scrittura

Come accennavo, la parte dedicata alla tecnica narrativa è minima. Si riduce a una bibliografia di manuali – per la cronaca, il migliore secondo VanderMeer è Revising Fiction di David Madden –, e all’Appendice E che si occupa di come scrivere un romanzo in due mesi.

VanderMeer nella sua carriera ha scritto un solo romanzo dichiaratamente commerciale, Predator: South China Sea. È un romanzo scritto su commissione facente parte della franchise di Predator.

Copertina di Predator: South China Sea
Copertina di Predator: South China Sea

VanderMeer ha sei mesi di tempo per finire il romanzo, ma per una ragione o per l’altra non scrive niente nei primi quattro. Così si riduce a dover scrivere un romanzo in appena due mesi. Da questa esperienza ne ha ricavato una serie di insegnamenti che condivide con il pubblico.

Non c’è niente di che, ma è divertente notare anche qui la differenza con la situazione italiana. VanderMeer spiega che è molto utile avere degli amyketti pronti a offrire la propria consulenza. Per esempio un suo amico esperto in fatto di armi gli ha fatto risparmiare dalle venti alle quaranta ore, ore che altrimenti avrebbe dovuto impiegare a documentarsi.
Lasciamo stare il vincolo dei due mesi. Quanti scrittori italiani di fantasy passano dalle venti alle quaranta ore a documentarsi su un qualunque argomento? Più o meno nessuno?

Scrittore fantasy italiano
Scrittore fantasy italiano

I consigli di scrittura vera e propria sono roba nota. Per esempio l’idea di tagliare le scene sul più bello per creare tensione non è altro che il classico: “arriva tardi e vattene in anticipo” consiglio valido in assoluto per la costruzione di scene, non solo per le scene di romanzi da scrivere in due mesi.
Un altro consiglio di VanderMeer è un classico che già moltissimi uomini seguono (senza neppure essere scrittori): fai fare a tua moglie tutte le commissioni e le faccende di casa.

Conclusione

Booklife non vale i 14,95 dollari del prezzo di copertina, ma non sono pentita: ho comprato Booklife solo perché volevo ricompensare un autore che reputo degno, dopo aver letto a sbafo i suoi romanzi. Stupidi rimorsi di coscienza!

In generale sconsiglio l’acquisto. È un libro che si legge volentieri, ma troppo superficiale. Senza contare che diverse pagine di Booklife sono prese da articoli che VanderMeer & amici avevano già messo sui loro blog. Quando Doctorow ha fatto un’operazione simile con Content (ne ho parlato qui e qui), almeno il libro lo ha offerto con licenza Creative Commons.

Da poco sono disponibili anche edizioni ebook di Booklife.
• Amazon.com vende l’ebook allo stesso prezzo del cartaceo![1]
• Powell’s Book lo vende a 11,95 dollari.
Sono prezzi assurdi. Per la serie: Tachyon Publications ha capito tutto.
Difficile prendere sul serio i suggerimenti di VanderMeer, rivolti allo “scrittore del ventunesimo secolo”, quando la casa editrice che lo pubblica sembra non avere la più pallida idea di come funzioni il mercato degli ebook (vedi questo articolo del Duca e quest’altro).

* * *

Cosa succede quando hai bisogno di un booktrailer ma non riesci a scroccare l’aiuto gratuito di un professionista? Succede che coinvolgi tutti i tuoi amici, anche se non sanno recitare e la loro conoscenza della regia è limitata alle pagine di help di Windows Movie Maker. Il risultato è l’imbarazzante trailer di Finch qui sotto. Per fortuna il romanzo è molto meglio.

Booktrailer per Finch. I blame VanderMeer

* * *

note:
 [1] ^ Al momento in cui scrivo ci sono sconti sia per l’edizione cartacea, sia per l’ebook. Con il risultato che il cartaceo nuovo costa 10,17 dollari e l’ebook 13,29. Inutile commentare.


Approfondimenti:

bandiera EN Booklife su Amazon.com
bandiera EN Booklife su Powell’s Books
bandiera EN Booklife presso il sito dell’editore
bandiera EN Il sito ufficiale di Booklife
bandiera EN Jeff VanderMeer su Wikipedia

bandiera EN Calamaro gigante su Wikipedia
bandiera EN Calamaro colossale su Wikipedia

bandiera EN Revising Fiction su gigapedia

 

Giudizio:

Alcuni buoni consigli. +1 -1 Superficiali i capitoli “informatici”.
Divertenti i capitoli con le esperienze personali di VanderMeer. +1 -1 I consigli riguardo la scrittura sono pochi e banali.
Stile fluido e piacevole +1 -1 Quasi niente a proposito di copyright, Creative Commons, ebook & simili.
-1 Troppo caro per quello che offre.

Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti

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Romanzi stranieri dei mesi perduti

Ogni settimana escono decine di romanzi in lingua originale, è impossibile starci dietro. Perciò mi limiterò ad alcune opere che penso possano essere interessanti.

China Miéville ha vinto il Premio Hugo di quest’anno con The City & The City e nel frattempo ha pubblicano un nuovo romanzo, Kraken.
Entrambi i romanzi sono disponibili su gigapedia, qui e qui.

Copertina di The City & The City
Copertina di The City & The City

Trama:

Twin southern European cities Beszel and Ul Qoma coexist in the same physical location, separated by their citizens’ determination to see only one city at a time. Inspector Tyador Borlú of the Extreme Crime Squad roams through the intertwined but separate cultures as he investigates the murder of Mahalia Geary, who believed that a third city, Orciny, hides in the blind spots between Beszel and Ul Qoma. As Mahalia’s friends disappear and revolution brews, Tyador is forced to consider the idea that someone in unseen Orciny is manipulating the other cities.

* * *

Copertina di Kraken
Copertina di Kraken

Trama:

When a nine-meter-long dead squid is stolen, tank and all, from a London museum, curator Billy Harrow finds himself swept up in a world he didn’t know existed: one of worshippers of the giant squid, animated golems, talking tattoos, and animal familiars on strike. Forced on the lam with a renegade kraken cultist and stalked by cops and crazies, Billy finds his quest to recover the squid sidelined by questions as to what force may now be unleashed on an unsuspecting world.

Ho provato a leggerli entrambi, ma confesso di essermi stufata in fretta. Purtroppo con gli anni lo stile di Miéville non è migliorato, e rimane uno stile da dilettante. Qualche volta la sua indubbia fantasia compensa, altre volte no. Magari gli darò un’altra chance in futuro.

Per rimanere in ambito New Weird, segnalo l’ultimo romanzo di Jeff VanderMeer, Finch. Si trova su gigapedia, qui.

Copertina di Finch
Copertina di Finch

Trama:

In Finch, mysterious underground inhabitants known as the gray caps have reconquered the failed fantasy state Ambergris and put it under martial law. They have disbanded House Hoegbotton and are controlling the human inhabitants with strange addictive drugs, internment in camps, and random acts of terror. The rebel resistance is scattered, and the gray caps are using human labor to build two strange towers. Against this backdrop, John Finch, who lives alone with a cat and a lizard, must solve an impossible double murder for his gray cap masters while trying to make contact with the rebels. Nothing is as it seems as Finch and his disintegrating partner Wyte negotiate their way through a landscape of spies, rebels, and deception. Trapped by his job and the city, Finch is about to come face to face with a series of mysteries that will change him and Ambergris forever.

VanderMeer è uno dei miei autori preferiti e Finch l’ho già letto. Quanto prima scriverò la recensione (EDIT: recensito). Posso anticipare che nonostante alcuni difetti è un buon romanzo e merita la lettura. Ah, i “gray cap” sono funghi. Enormi funghi senzienti, deambulanti e con un pessimo carattere.

Passando allo steampunk, inizio con il seguito di Leviathan, ovvero Behemoth. Il romanzo di Scott Westerfeld è disponibile su gigapedia, qui.

Copertina di Behemoth
Copertina di Behemoth

Trama:

The behemoth is the fiercest creature in the British navy. It can swallow enemy battleships with one bite. The Darwinists will need it, now that they are at war with the Clanker powers.
Deryn is a girl posing as a boy in the British Air Service, and Alek is the heir to an empire posing as a commoner. Finally together aboard the airship Leviathan, they hope to bring the war to a halt. But when disaster strikes the Leviathan‘s peacekeeping mission, they find themselves alone and hunted in enemy territory.
Alek and Deryn will need great skill, new allies, and brave hearts to face what’s ahead.

Qui trovate la mia recensione di Leviathan. Leggerò anche Behemoth sperando che sia un po’ meglio, ma non mi faccio illusioni.

Mesi fa avevo segnalato il romanzo steampunk-con-zombie Boneshaker di Cherie Priest. Avevo anche intenzione di scrivere la recensione – da qualche parte ho ancora gli appunti –, ma poi le cose sono andate come sono andate e adesso non ho voglia di rileggerlo.
È un romanzo bruttino. Non orribile, ma un gradino sotto il Leviathan di cui sopra. Soprattutto il romanzo della Priest non ha alcun punto di forza: non ci sono idee fantasiose/kawaii/affascinanti, non ci sono momenti di scrittura brillante, non ci sono svolte ingegnose nella trama, non c’è speculazione scientifica (anzi, non mancano un paio di imbarazzanti strafalcioni), non ci sono personaggi accattivanti.
Niente fa schifo, ma niente fa esclamare “UAU!”, neanche in piccolo (“uau”).
Forse potrebbe piacere più agli appassionati di zombie che non a quelli di fantasy/steampunk/fantascienza/storia alternativa. Le scene con la protagonista impegnata a sfuggire ai morti viventi sono le migliori, sebbene neanche queste siano memorabili.

Chi ha apprezzato Boneshaker sarà felice di sapere che la Priest ha pubblicato altri due romanzi che si svolgono nella stessa ambientazione. I romanzi sono Clementine e Dreadnought. Li trovate su gigapedia, qui e qui.

Copertina di Clementine
Copertina di Clementine

Trama:

Maria Isabella Boyd’s success as a Confederate spy has made her too famous for further espionage work, and now her employment options are slim. Exiled, widowed, and on the brink of poverty…she reluctantly goes to work for the Pinkerton National Detective Agency in Chicago.
Adding insult to injury, her first big assignment is commissioned by the Union Army. In short, a federally sponsored transport dirigible is being violently pursued across the Rockies and Uncle Sam isn’t pleased. The Clementine is carrying a top secret load of military essentials – essentials which must be delivered to Louisville, Kentucky, without delay.
Intelligence suggests that the unrelenting pursuer is a runaway slave who’s been wanted by authorities on both sides of the Mason-Dixon for fifteen years. In that time, Captain Croggon Beauregard Hainey has felonied his way back and forth across the continent, leaving a trail of broken banks, stolen war machines, and illegally distributed weaponry from sea to shining sea.
And now it s Maria’s job to go get him.
He’s dangerous quarry and she’s a dangerous woman, but when forces conspire against them both, they take a chance and form an alliance. She joins his crew, and he uses her connections. She follows his orders. He takes her advice.
And somebody, somewhere, is going to rue the day he crossed either one of them.

* * *

Copertina di Dreadnought
Copertina di Dreadnought

Trama:

Nurse Mercy Lynch is elbows deep in bloody laundry at a war hospital in Richmond, Virginia, when Clara Barton comes bearing bad news: Mercy’s husband has died in a POW camp. On top of that, a telegram from the west coast declares that her estranged father is gravely injured, and he wishes to see her. Mercy sets out toward the Mississippi River. Once there, she’ll catch a train over the Rockies and, if the telegram can be believed, be greeted in Washington Territory by the sheriff, who will take her to see her father in Seattle.
Reaching the Mississippi is a harrowing adventure by dirigible and rail through war-torn border states. When Mercy finally arrives in St. Louis, the only Tacoma-bound train is pulled by a terrifying Union-operated steam engine called the Dreadnought. Reluctantly, Mercy buys a ticket and climbs aboard.
What ought to be a quiet trip turns deadly when the train is beset by bushwhackers, then vigorously attacked by a band of Rebel soldiers. The train is moving away from battle lines into the vast, unincorporated west, so Mercy can’t imagine why they’re so interested. Perhaps the mysterious cargo secreted in the second and last train cars has something to do with it?
Mercy is just a frustrated nurse who wants to see her father before he dies. But she’ll have to survive both Union intrigue and Confederate opposition if she wants to make it off the Dreadnought alive.

Del romanzo di Katie MacAlister, Steamed: A Steampunk Romance, aveva già parlato il Duca mesi fa. Nel frattempo è apparso su gigapedia, qui.

Copertina di Steamed
Copertina di Steamed

Trama:

Captain Octavia Pye is surprised to find an unconscious, oddly-dressed man and an equally unusually clad woman aboard her airship. There’s evil afoot in her world, and Octavia wonders if these two are pirates or secret agents. After an explosion in his lab, Dr. Jack Fletcher is shocked to wake up beside his sister in a Victorian airship, complete with a no-nonsense captain and crew, all of whom are outfitted in late nineteenth-century fashion. Jack thinks he has gone back in time; instead he’s astounded to learn that it’s the same day as the explosion. Caught in a parallel universe where technology is still at the steam engine stage, Jack finds himself pulled between a longing for home and an increasingly stronger desire for the intrepid Octavia.

Sembrava potesse essere un buon romanzo, diverso dal solito. Invece si è rivelato una ciofeca. Le premesse e certi dettagli dell’ambientazione non sono male, ma il bello dura pochissime pagine. Poi si è soffocati da una quantità oscena di dialoghi noiosi e da metà romanzo in avanti la storia degenera nel soft porno. La trama va letteralmente a farsi fottere.
Forse lo recensirò, tanto per mostrare che anche all’estero capita che arrivino in libreria fior di boiate.

Per chiudere un romanzo di fantascienza, uscito in Inghilterra da pochi giorni: The Quantum Thief. Potete scaricarlo da gigapedia, qui.

Copertina di The Quantum Thief
Copertina di The Quantum Thief

Trama:

Jean le Flambeur is a post-human criminal, mind burglar, confidence artist and trickster. His origins are shrouded in mystery, but his exploits are known throughout the Heterarchy – from breaking into the vast Zeusbrains of the Inner System to steal their thoughts, to stealing rare Earth antiques from the aristocrats of the Moving Cities of Mars. Except that Jean made one mistake. Now he is condemned to play endless variations of a game-theoretic riddle in the vast virtual jail of the Axelrod Archons – the Dilemma Prison – against countless copies of himself. Jean’s routine of death, defection and cooperation is upset by the arrival of Mieli and her spidership, Perhonen. She offers him a chance to win back his freedom and the powers of his old self – in exchange for finishing the one heist he never quite managed.

È il romanzo di esordio di tale Hannu Rajaniemi, un finlandese che vive in Scozia. L’hype intorno a questa opera prima è stato notevole, a partire dalle circostanze della pubblicazione: l’editor di Gollancz, lette appena venti pagine di un capitolo, subito propone a Rajaniemi un contratto per tre romanzi.
È hard sf e da parecchio non ne leggo di decente. Perciò prima o poi mi dedicherò all’opera del finlandese. Vedremo se l’hype era giustificato…

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The New Weird

Disponibile in Rete l’antologia The New Weird, a cura di Ann & Jeff VanderMeer.

La trovate su gigapedia library.nu, qui. Per maggiori informazioni su gigapedia library.nu, consultate questo articolo.

Copertina dell'antologia The New Weird
Copertina dell’antologia The New Weird

The New Weird comprende racconti e saggi che dovrebbero aiutare a inquadrare il “new weird”, nuovo sottogenere della narrativa fantastica.

L’antologia è divisa in quattro parti. La prima parte, “Stimuli”, contiene racconti considerati precursori del new weird. Tali racconti sono:

“The Luck in the Head” di M. John Harrison.
“In the Hills, the Cities” di Clive Barker.
“Crossing into Cambodia” di Michael Moorcock.
“The Braining of Mother Lamprey” di Simon D. Ings.
“The Neglected Garden” di Kathe Koja.
“A Soft Voice Whispers Nothing” di Thomas Ligotti.

La seconda parte, “Evidence”, contiene i racconti new weird veri e propri:

“Jack” di China Miéville.
“Immolation” di Jeffrey Thomas.
“The Lizard of Ooze” di Jay Lake.
“Watson’s Boy” di Brian Evenson.
“The Art of Dying” di K.J. Bishop.
“At Reparata” di Jefrey Ford.
“Letters from Tainaron” di Leena Krohn.
“The Ride of the Gabbleratchet” di Steph Swainston.
“The Gutter Sees the Light That Never Shines” di Alistair Rennie.

La terza parte, “Symposium”, comprende saggi di vari autori, tra gli altri Michael Cisco e K.J. Bishop.

La quarta parte, “Laboratory”, è una storia round robin scritta a più mani. Gli autori coinvolti sono: Paul Di Filippo, Cat Rambo, Sarah Monette, Daniel Abraham, Felix Gilman, Hal Duncan e Conrad Williams.

* * *

Non sempre la qualità dei racconti e degli interventi critici è alta, e non sempre il progetto appare coerente, però nel complesso è un’antologia interessante. Se non altro per avere un’idea di dove stia andando la narrativa fantastica fuori dai nostri angusti confini.

Scritto da GamberolinkCommenti (4)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Il Punto sul Fantasy Italiano

Non ho mai scritto articoli che trattassero in generale del fantasy italiano; questo sarà il primo e l’ultimo. Lascerò da parte le ovvietà – scarsa qualità media, editori che se ne infischiano della decenza, editor in giro per funghi invece di lavorare, critica assente – e mi concentrerò su un dettaglio molto più importante di quanto non sembri: l’avvilente mancanza di salamandre giganti.
No, non sono ubriaca, grazie per l’interessamento. chikas_pink51.gif

* * *

Nell’ambito della narrativa, il concreto è sempre più efficace dell’astratto, il dettaglio si rivela più significativo dell’insieme. È la regola generale dalla quale deriva il principio del “mostrare, non raccontare” o “show, don’t tell” per dirla all’inglese che è sempre cool. E nel rispetto di tale principio, ecco un esempio!

[1] Silvia non è un bravo genitore.

Anche assumendo che il lettore sappia chi sia Silvia, e magari ne abbia una descrizione fisica, questa frase rimane astratta. Il “non essere bravi” non è tangibile, è un etereo giudizio morale. Al lettore non è comunicata alcuna immagine: è il classico raccontare, dove invece si dovrebbe mostrare.

[2] Silvia picchia la figlia per futili motivi.

Un passo avanti: Silvia non è più “cattiva” perché lo sostiene il Narratore, ma perché picchia la figlia anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Tuttavia siamo ancora al raccontare: “i futili motivi” quali sono? E poi la picchia sempre ? Non credo. Dove e quando la picchia? Come la picchia?
Nella frase ci sono solo le premesse del mostrare.

[3] Appena tornata a casa, Silvia scoprì la figlia intenta a leggere un libro sconveniente. Senza pensarci due volte le impartì una crudele punizione.

Qui si è varcato il confine tra il raccontare e il mostrare. Adesso non sto più dicendo che Silvia è “cattiva”, sto mostrando che lo è (punisce la figlia in modo crudele solo perché legge un libro). È buona narrativa? No. La situazione manca di consistenza, è ancora troppo generica, sembra un videogioco senza texture. Lo si capisce perché molto – troppo – in questa scena dipende dagli aggettivi. A seconda di come il lettore interpreta sconveniente e crudele, si hanno situazioni molto diverse. La storia potrebbe essere ambientata ai giorni nostri o nel Medioevo, la crudele punizione potrebbero essere frustate o togliere alla figlia il collegamento a Internet.
Se si tramutano gli aggettivi in cose, oggetti o azioni concrete, subito la scena migliora:

[4] Appena tornata a casa, Silvia scoprì la figlia intenta a leggere le Cronache del Mondo Emerso. Senza pensarci due volte l’afferrò per i capelli, la trascinò in cucina, le ficcò la testa nel lavello pieno di piatti sporchi e aprì il rubinetto dell’acqua calda. Girò la manopola fino in fondo.

Meglio. I particolari permettono d’inquadrare la scena e persino io posso considerare esagerato ustionare la faccia di qualcuno perché sta leggendo la Troisi; dunque è mostrato che Silvia si accanisce sulla figlia per futili motivi. Non siamo ancora a un livello di decenza, la scena è ancora solo abbozzata, ma siamo sulla giusta strada.

L’obiettivo è di continuare ad aggiungere texture sempre più dettagliate, di trasformare sempre più l’astratto in concreto.
Prendiamo lo “scoprì”: può essere una buona scelta dal punto di vista linguistico – alcuni potrebbero preferire “colse”, altri un più colloquiale “beccò”, non cambia molto – ma dal punto di vista della narrativa è fiacco. “scoprì” non è abbastanza preciso, trasmette immagini sfocate. Avrei dovuto invece mostrare Silvia che, senza bussare, spalanca la porta della camera della figlia e intravede la copertina delle Cronache mentre la ragazzina tenta di nascondere il volume in mezzo ai libri di scuola.
Secondo esempio: i “piatti sporchi”. I “piatti sporchi” comunicano l’idea che Silvia non si curi delle condizioni in cui vive la figlia, che era uno degli obiettivi da mostrare rispetto alla [1]. O viceversa, se la figlia non è proprio una bambina, avrebbe potuto lavarli lei i piatti, mentre la madre era via: non ha ricevuto una grande educazione, la [1] è sempre mostrata (ovviamente i piatti avrebbe pure potuto lavarli il convivente di Silvia, ma supponiamo che ci siano solo madre e figlia). Tuttavia, scritta così, la texture dei piatti sporchi rimane troppo poco definita. È meglio se si aumenta la risoluzione, si tolgono i generici “piatti sporchi” e si entra in maggior dettaglio: la guancia della figlia è premuta contro una padella incrostata di sugo di pomodoro e avanzi di patate fritte, nel lavello si è accumulata acqua stagnante che puzza di fogna, tra posate e bicchieri galleggiano mozziconi di sigarette, uno scarafaggio si affaccia da una crepa tra le piastrelle sopra il rubinetto.

Più texture in alta risoluzione ci sono meglio è, ma bisogna sceglierle con cura e aver sempre presente quale sia lo scopo della scena. Qui, se esagero, sembrerà che voglia mostrare il degrado in cui vive Silvia e non come tratti male la figlia, che è invece lo scopo dichiarato della scena.

senza e con texture
Senza texture (sopra). Con texture (sotto).
Il termine texture è usato nell’ambito della grafica al computer e dei videogiochi per indicare un’immagine che viene applicata a un modello tridimensionale. Mettere una o più texture a un modello assomiglia un po’ a dipingere una miniatura. Le texture sono utilizzate per simulare la presenza di materiali diversi, con colori e consistenza diversa, per creare dettagli altrimenti difficili da modellare, quali ruggine o scalfitture, e infine per dare l’illusione della presenza di piccoli particolari (ad esempio i bottoni su una giubba di un soldatino in un videogioco di guerra spesso sono solo disegni sulla texture della giubba e non bottoni 3D)

C’è anche il rischio di partire per la tangente e pian piano scivolare nell’inforigurgito, incidente che capita spessissimo agli scrittori di fantasy non solo nostrani e non solo dilettanti. Poniamo che cambiassi l’inizio, scrivendo:

[5] Silvia era appena tornata a casa dopo il turno di notte alle acciaierie Krupp.

Il particolare del turno di notte può essere aggiunto per mostrare che in fondo Silvia non è così cattiva come sembra. È più facile giustificare il suo modo di agire pensando a quanto possa essere faticoso il lavoro che svolge. Inoltre il fatto che torni dopo il turno di notte implica che sia mattina: forse la figlia legge la Troisi invece di andare a scuola. Non è ancora abbastanza per seviziarla ma è una ragione in più.
Perciò il cambiamento è accettabile, sebbene come texture sia scarsa, in quanto il turno di notte non si vede, non si sente, e non si tocca.
Quando insisto, sbaglio:

[6] Silvia era appena tornata a casa dopo il turno di notte alle acciaierie Krupp, fondate nel 1811 da Friedrich Krupp.

Un ulteriore dettaglio, ma… c’entra qualcosa con lo scopo della scena sapere che le acciaierie Krupp sono state fondate nel 1811 da Friedrich Krupp? No, non c’entra niente; allontana solo l’attenzione del lettore. È un dettaglio di troppo che invece di aggiungere concretezza introduce rumore.

Acciaierie Krupp
Le acciaierie Krupp impegnate a produrre cannoni durante la Prima Guerra Mondiale

Per ricapitolare: più si esplorano i dettagli, più si tralasciano il generale e l’astratto per mostrare i particolari, più la narrativa è efficace e coinvolgente.
È in verità un concetto noto, quasi “saggezza popolare”, è un modo più articolato di esprimere la stessa idea che è alla base del detto “un’immagine vale mille parole” o “una morte è una tragedia, un milione di morti è statistica.” (attribuita a Joseph Stalin).
Infatti polita e pubblicità – in generale la propaganda – usano da sempre espedienti di questo tipo.
Mettiamo che io sia un politico vecchio, bigotto e kattivo, che odia chi si diverte. Ho deciso di far approvare una legge che imponga il coprifuoco ai minorenni (qualcosa di simile si sta verificando in Inghilterra), devo convincere il Parlamento o la popolazione che è la scelta giusta.
Potrei, a sostegno della mia tesi, portare le statistiche sui reati e spiegare come siano in aumento i crimini violenti commessi da minorenni nelle ore serali. Oppure potrei mostrare un video preso dalla telecamera di sorveglianza di un supermercato: una gang di ragazzi violenta la commessa, spara in fronte al proprietario e scappa con i soldi. Quasi sicuramente il video (o, per rimanere in ambito letterario, la trascrizione romanzata dello stesso) sarà più efficace della statistica. Peggio, anche se la statistica dimostra che i reati sono diminuiti, il video da solo è probabile possa bastare.

Perché capita questo? Perché il grado di coinvolgimento di fronte a una pagina che riporti situazioni concrete è molto più profondo di quanto si pensi. Quando si dice che un bravo scrittore riesce a farti “vivere” il romanzo non è retorica. Esperimenti con la risonanza magnetica (tipo quello qui descritto) fanno supporre[1] che il lettore simuli quello che legge. Quando un personaggio prende in mano un libro, si attivano le aree del cervello predisposte alla manipolazione degli oggetti. Quando il personaggio si sposta da una stanza all’altra, si attivano le aree che normalmente sono legate alla valutazione di problemi spaziali. Però non succede sempre. Capita solo quando i dettagli sono sufficientemente vividi. L’astratto non genera questo stesso tipo di reazione “viscerale”.

Dunque, se si vuole sul serio coinvolgere il lettore, trascinarlo nella storia, bisogna affidarsi a particolari tangibili. A situazioni chiare e concrete. Si devono fornire i dettagli necessari affinché il cervello del lettore possa “recitare” la scena. Lasciare all’immaginazione semplicemente non funziona altrettanto bene, non genera questa risposta istintiva.[2]

Sempreché si voglia coinvolgere il lettore. Esiste una folta schiera di scrittori che sono quasi schifati all’idea che il lettore possa essere rapito da una storia. Secondo costoro un povero disgraziato dovrebbe pagare per comprare i loro libri e poi soffrire a leggerli, perché se la lettura è scorrevole, se il fluire del testo è naturale, allora non è vera Letteratura, con la L maiuscola. Perché, se non vuoi impegnarti, tanto vale che vai al cinema! Giusto: meglio qualunque film delle opere di questi squinternati.

* * *

Torniamo alla partenza, al fantasy italiano. Molti degli scrittori di casa nostra hanno problemi a scrivere con il giusto livello di dettaglio e ho paura che non derivi solo da scarsa tecnica, ma proprio da un approccio sbagliato. E qui veniamo alle salamandre giganti!!!

Salamandra
Questa è una salamandra. Non gigante

Le salamandre giganti erano in un articolo sul blog di Jeff VanderMeer. In quell’articolo, di ormai credo un anno fa, VanderMeer chiedeva al suo pubblico, in particolare agli oculisti e agli esperti di anfibi, quanto sarebbe verosimile la costruzione di una città nell’occhio di una salamandra gigante. Gigante nel senso grande quanto uno degli stati americani.
Non metto il link a quell’articolo – cercatelo! – perché non ne ho avuto bisogno per scrivere questo mio di articolo: sono passati mesi e mesi ma nella mia testa i particolari della questione sono ancora vividi.
Con quali problemi si dilettano invece gli autori italiani? Ne elenco qualcuno:

  • I giovani (scrittori) rovinano il fantasy o il fantasy rovina i giovani (scrittori).
  • Il pubblico è stupido, il pubblico è ignorante, il pubblico non compra abbastanza libri!!! (evidentemente questo signor Pubblico non è poi così scemo).
  • I mezzi d’informazione tradizionali – stampa e televisione – non trattano il fantasy con il dovuto rispetto! Il fantasy non è narrativa per ragazzini stupidotti! (basta fare un giro in libreria… per verificare che, nell’ignoranza, questa volta stampa e televisione hanno indovinato!)
  • Non si può intaccare la Libertà Artistica™ degli Autori! (sigh)
  • …e un’infinita sequela di questioni pseudo-intellettuali che sono fuffa allo stato puro. Di solito si capisce subito che si è entrati in quest’ambito perché sono presenti determinate parole chiave: società, metafora, allegoria, postqualcosa, transqualcosaltro, ecc.

Med Fantasy

Una delle questioni più inutili che ogni tanto affiora è quella del Med Fantasy. Ovvero fantasy ambientato nel bacino del mediterraneo, facente riferimento a mitologia e folklore italici o appunto mediterranei.
È una storia vecchia; è uno dei dilemmi che straziano gli autori italiani: bisogna ambientare i propri romanzi a New York o a Bologna?
E la risposta è: qualunque ambientazione va bene.
Se si vive a Bologna, può essere che il lavoro di documentazione sia minore e più facile, tuttavia nessuno vieta allo scrittore di comprare libri su New York, di visitare New York, di vivere per un certo tempo a New York. Se l’autore ritiene che New York sia lo sfondo perfetto per la sua storia, va benissimo New York, basta che si documenti a sufficienza perché i particolari che inserirà risultino realistici.
Non c’è nessuna “superiorità” intrinseca di un luogo rispetto a un altro. Tokyo, Mosca o Catania è la stessa cosa. Anche perché, tranne eccezioni, un romanzo non è davvero ambientato a Tokyo, a Mosca o a Catania. Un romanzo è ambientato in un appartamento all’ultimo piano di un grattacielo, in un bar a un angolo di strada, nel sottopassaggio di una stazione, e così via. L’aspetto cruciale è rendere vividi i dettagli del sottopassaggio, non ha importanza che la stazione sia quella di Londra o Berlino o Milano.
Se uno scrittore possiede una conoscenza minuziosa del folklore del luogo dove vive, ben venga che la usi in una sua storia. Ma il Pesce Siluro che esce dal Po per ingoiare uno sprovveduto non è di per sé più affascinante del mostro di Loch Ness o di Dagon o dell’Ogopogo.

Pesce Siluro
Il Pesce Siluro (Silurus glanis) può crescere ben oltre i due metri di lunghezza e i cento chili di peso. È noto per la sua abitudine di mangiare i bambini. Forse

Il western all’italiana non era ambientato in Val Padana. Non vedo perché un fantasy all’italiana non possa avere draghi ed elfi(…) e yokai e vodyanoy e qualunque elemento si voglia.
Tra l’altro, al momento attuale, è come mettere il carro davanti ai buoi: quando – se – ci sarà un numero sufficiente di opere in lingua italiana che esibiscono caratteristiche che tendono ad accumunarle, allora, forse, si potrà discutere l’etichetta. Un sottogenere come lo steampunk non è nato perché la gente si è messa a chiacchierare di steampunk, è nato dall’identificazione in opere già esistenti di precise connotazioni comuni.

Quello che mi preoccupa è che sono convinta un sacco di gente pensi davvero che le questioni sopra elencate siano più serie, sofisticate o interessanti del sapere se una città possa essere costruita nell’occhio di una salamandra gigante. Non è così. Se ti occupi di fantasy, l’edilizia nel corpo delle salamandre è il tuo pane. Discutere sulla verosimiglianza di quella città vuol dire stabilire se i paletti dell’immaginario possono essere spostati un po’ più avanti a comprendere una fantasia che fino a quel momento non esisteva. Non ci si sta rotolando nell’astratto, si sta facendo nascere qualcosa di concreto – almeno a livello mentale.

Nel fantasy italiano manca la capacità di mettere a fuoco i dettagli, di donare aspetti tangibili alla fantasia. Sia a livello di stile, sia a livello di mentalità. Ma questa che ho appena espresso è appunto una considerazione di carattere generale e non voglio prendere brutte abitudini. Dunque primo e ultimo articolo che ha parlato nel complesso del fantasy italiano.
Continuerò invece a recensire i singoli libri e occuparmi dei singoli mostri, o mondi o trovate fantastiche degne di nota.

* * *

note:
 [1] ^ La prudenza è d’obbligo, data la complessità del problema e i metodi d’indagine usati, ancora molto rozzi e approssimativi.
Per dare un’idea della difficoltà di esperimenti del genere, si immagini di avere un normale PC in funzione, magari mentre fa girare un videogioco. Ora, senza guardare il monitor, si deve dedurre quale sia l’immagine che in un dato istante appare e questo solo misurando la temperatura del case o il consumo di corrente dell’alimentatore.

 [2] ^ Entro certi limiti l’immaginazione “funziona”. Quando leggiamo frasi del tipo: “Silvia picchia la figlia” e sappiamo chi o cosa sia “Silvia”, “figlia” e “picchiare”, ci sono prove indirette che avvalorano l’ipotesi che il nostro cervello generi un qualche tipo di rappresentazione della scena. Però appunto non la “vive”.


Approfondimenti:

bandiera EN texture su Wikipedia
bandiera IT Krupp su Wikipedia
bandiera EN Salamandra su Wikipedia
bandiera IT Un articolo dedicato al Pesce Siluro
bandiera EN Guida agli yokai

 

Scritto da GamberolinkCommenti (167)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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