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Recensioni :: Romanzo :: Chariza. Il Soffio del Vento

Copertina di Chariza. Il Soffio del Vento Titolo originale: Chariza. Il Soffio del Vento
Autore: Francesca Angelinelli

Anno: 2007
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Runde Taarn

Genere: Fantasy
Pagine: 244

L’Imperatore Yoshio Ryokin governa sullo Si-hai-pai, un regno fantastico che ricorda da vicino il Giappone medievale. Un giorno misteriosi attentatori riescono ad avvelenare l’Imperatore. Yoshio sopravvive, ma si rende conto di non essere più al sicuro neanche nella capitale del regno, Hoh-ma. Decide allora di allontanare da sé la moglie e l’unico figlio ed erede al trono, il piccolo principe Suzume. Per difenderli, li affidata a una guerriera mercenaria, che già una volta gli salvò la vita e di cui forse è innamorato: Chariza.
Per anni Chariza scorazza l’imperatrice e il rampollo reale per il Si-hai-pai, nel tentativo di sfuggire ai sicari, finché un tragico precipitare degli eventi non la convince che sia meglio riportare Suzume dal padre.
Il romanzo è per buona parte la cronaca del viaggio che Chariza, Suzume e un giovane cavaliere fedele all’Imperatore, Yukai, compiono per riuscire a tornare a Hoh-ma.

Si-hai-pai
Il mondo di Chariza. Clicca per ingrandire

La prima cosa che colpisce in Chariza, è l’ambientazione orientaleggiante. È un’ambientazione del tutto originale per il fantasy occidentale, benché sia piuttosto comune in diversi anime e manga. Come estetica generale ricorda gli scenari dei chambara giapponesi (Lone Wolf and Cub, Zatoichi, ecc. e per rimanere nel recente e forse più calzante, Azumi di Kitamura), con però sfumature più legate al wuxia, in vago stile Zhang Yimou (Hero, House of Flying Daggers, Curse of the Golden Flower).
Il Si-hai-pai è ben tratteggiato e penso che possa apparire come un’ambientazione robusta anche per chi non sia appassionato di cultura orientale. Tuttavia, più di una volta il Si-hai-pai è troppo tratteggiato: i particolari naturalistici, paesaggistici e meteorologici vengono a noia molto in fretta. Tutto quel parlare di fiori e alberi e verzura mi ha fatto venir nostalgia del cemento!

Ciliegi in fiore
Ciliegi in fiore, tipica verzura nipponica

Dove la caratterizzazione del Si-hai-pai si allontana di molto dal vero Oriente e assume tratti inverosimili è nei rapporti sociali: l’Imperatore è un incredibile buontempone, che non si fa problemi a offrire il tè a semplici soldati perché, poveretti, hanno portato un peso sotto il sole! L’Imperatore è amico di questo e quest’altro e addirittura Yukai, misero Capitano, gli si rivolge dandogli del tu! Non ci sono più gli Imperatori di una volta!

L’inverosimile (e spesso lo stupido o l’incongruente) riappare molto spesso. Qualche esempio a caso.
Chariza, Yukai e Suzume, in fuga dai misteriosi nemici, usano senza problemi i loro veri nomi. M’immagino la scena:

«Salve, gente! Sono un sicario! Sono mica passati da questo villaggio tre tizi: uomo, donna, bambino? Aria sospetta? Armati?»
«Sì, forse, come hanno detto di chiamarsi? Vediamo… se mi ricordo… credo Chariza, Yukai e Suzume… sì, il bambino si chiamava Suzume!»
«Sono loro!» esclamò un secondo sicario. «Però è strano, qui c’è scritto che dovrebbero essere furbi

Inoltre i nostri tre prodi, pur inseguiti, si fermano per la festa di mezz’estate e pur sapendo quanto sia pericoloso presentarsi in pubblico, non rinunciano neppure alla parata della festa d’inverno! Quando avvistano nemici lungo la strada, invece di nascondersi, vanno loro incontro!
Nondimeno, neanche i nemici brillano per furbizia: avendo la possibilità di uccidere sia Chariza sia Yukai, e pur essendo stato loro ordinato di farlo, i banditi preferiscono soprassedere, perché… credo perché altrimenti il romanzo sarebbe finito a pagina 130 e ci sarebbero state altre 100 pagine vuote! Quando i banditi finalmente riescono a rapire il piccolo principe Suzume, decidono di tenerlo con sé, invece di consegnarlo all’oscuro datore di lavoro, finché… be’ finché Chariza e Yukai non vengono a salvarlo. Banditi dal cuore d’oro!
Altri nemici inseguitori vengono uccisi in maniera misteriosa: Yukai teme si possa trattare di magia, Chariza, che non crede alla magia, sospetta di nuovi avversari dotati di poteri ESP. Non si saprà mai: l’autrice si scorda dell’episodio, i protagonisti pure, e pace.

I combattimenti, anche in ottica fantasy, sono irrealistici, spesso generici e in generale deludenti. Non vengono forniti o quasi dettagli tecnici riguardo armi, armature o tattiche di combattimento. Chariza stessa è armata di una generica “spada”, di nome Kageboshi. Kageboshi è l’unica spada del regno a essere dipinta di bianco. E questo è più o meno tutto. Non si sa neanche se sia una katana o una spada di foggia occidentale o se non sia uscita da qualche Final Fantasy. Per maggiori particolari assurdi riguardo ai combattimenti in Chariza, rimando all’articolo di confronto tra Nihal, Chariza e Ash.

Kageboshi
Che sia l’arma di Chariza?

I personaggi. Solo quattro personaggi ricevono un minimo di attenzione: l’Imperatore, Chariza, Yukai e Suzume.
L’Imperatore, come detto, appare quale un gran amicone un po’ stupidotto (sì, avresti dovuto chiudere il passaggio “segreto” del bordello prima di essere avvelenato, non cinque anni dopo!): purtroppo non credo che le intenzioni dell’autrice fossero di dipingerlo in quest’ottica…
Suzume è un bambino. È descritto come tale e seppure non rimanga impresso (non è un Daigoro) almeno non è fastidioso, come invece troppo spesso accade quando si tirano dentro i bambini nei romanzi d’avventura.
Yukai è un giovane cavaliere dal passato sregolato. Avrebbe dovuto essere espulso dall’esercito ma se l’è cavata perché amico dell’Imperatore. Insomma un raccomandato, ma simpatico! Tutte le ragazze che incontrerà lungo il viaggio s’innamoreranno di lui, ma lui non potrà ricambiarle, perché segretamente innamorato di Chariza! Amore impossibile perché si è convinto che invece lei sia l’amante dell’Imperatore, e come potrebbe lui, soldatino qualunque, competere con l’Imperatore? Oh, poverino! Yukai dovrebbe risultare qualcosa del tipo “simpatica canaglia” e forse un abbozzo c’è, anche se so già che fra una settimana mi sarò scordata di lui.
E veniamo a Chariza, la protagonista. Chariza è (ovviamente) di una bellezza ai limiti dell’indescrivibile. Altera, fredda, imperturbabile, statuaria, marmorea, ecc. ecc. Anche quando viene ferita al volto non ci sarà da preoccuparsi: a quanto pare è refrattaria alle cicatrici! Chariza è inoltre coraggiosa, direi a tratti spavalda, e come si è già visto non furbissima. A sua scusante c’è che è (ovviamente) la miglior spadaccina dello Si-hai-pai. In mezzo a tanti cliché, però Chariza può vantare un briciolo di originalità: infatti convive con una feroce maledizione, la maledizione dell’avidità!
Maledetta per aver rubato quel che non avrebbe dovuto, Chariza è costretta a provare un desiderio incontrollabile per tutto quanto sia bello, ricco, unico, e prezioso. Insomma una specie di Ferengi. Questa maledizione sarebbe potuta essere un toccasana per il romanzo, se davvero la maledizione fosse incontrollabile. In realtà Chariza l’ha sempre sotto controllo, e perciò all’atto pratico è come se non ci fosse (con l’aggravante che però il lettore deve sorbirsi la continua lotta interiore di Chariza, lotta sempre vinta). In certi punti pare che persino l’autrice si scordi che Chariza è maledetta: all’inizio del romanzo, dopo aver ucciso un nemico, ne fruga il corpo in cerca di denaro, più avanti, di fronte a un altro cadavere, non solo non lo perquisisce, ma usa il proprio mantello per dargli improvvisata sepoltura! Ovvero, non solo non è più avida, ma dimostra addirittura generosità!
I “Cattivi” non hanno tra le loro fila nessun personaggio degno di attenzione. Sono tutti indistinta carne da macello.

Lo stile dell’autrice è a tratti buono e scorrevole, ma in altri momenti, specie in certe descrizioni e nei dialoghi, è pesante. I dialoghi sono un punto dolente: già di per sé non sono brillanti, intervallati come sono a ogni battuta da considerazioni e digressioni, diventano ridondanti e pedanti. Per rendere l’idea, affidandomi a un pizzico di parodia:

«Ah, brutti banditi bastardi! Mo’ vi acchiappo e vi meno!» gridò Chariza, dimostrando così ai brutti banditi bastardi la propria malcelata intenzione di acchiapparli e menarli.

La storia è lineare e si lascia seguire, ma la sequela di agguati, combattimenti e feste di paese, si rivela alla fine un po’ monotona.

Per concludere: il romanzo non è bello. Non lo definirei neppure orribile, ma è comunque dal lato sbagliato della mediocrità. L’ambientazione ha un suo fascino, ma se si è appassionati d’Oriente potrebbe rivelarsi un’amara sorpresa, vista la mancanza di sostanza dietro le schiere di ciliegi, fior di loto e risaie invase dal fango.

Mi sento in dovere di spendere qualche parole per la casa editrice, tale Runde Taarn. Nel suo blog, l’autrice ha ammesso di aver pagato i tipi della Runde per pubblicare, per l’esattezza ha speso 1200 euro (anche se non so per quante copie di tiratura).
Le case editrici a pagamento mi ricordando certe offerte di lavoro che capitano a mio fratello: sei mesi senza stipendio, per avere come premio un contratto per altri sei mesi senza stipendio. Geniale! Oppure come se io mi recassi ai mercati generali, comprassi la frutta, la regalassi al mio fruttivendolo, e poi la ricomprassi da lui! («Cosa ci vuoi fare, Chiara, i supermercati e la grande distribuzione ci strangolano, solo se i clienti ci aiutano possiamo sopravvivere!»)
Premesso ciò, ognuno ha il sacrosanto diritto di spendere i soldi come meglio creda.

Vediamo però, oltre alla tiratura di n copie, quel che ha fatto la Runde Taarn con i 1200 euro:

Be’, ha stampato il libro. Il prodotto ha sicuramente una veste professionale. La carta pare di ottima qualità, la rilegatura, seppur in brossura, appare robusta (e io sono una che spesso i libri li “violenta”), all’interno vi sono due illustrazioni a colori e il prezzo è incoraggiante (8 euro).

Ha distribuito il libro. Qui le cose sono meno brillanti: il libro è fisicamente presente solo in poche librerie, i tempi di attesa nelle librerie online sono piuttosto alti (iBS segna 3 settimane), e il sito della casa editrice non offre nessun form per ordinare il libro. Il libro può essere ordinato, ma bisogna mettersi d’accordo “a mano”.
Non sono in grado di giudicare se questo sia un servizio accettabile, certo è già meglio di altri (sto parlando con te, Larcher Editore! Zeferina disponibile su iBS a partire da Luglio 2007, sì col piffero!)

Copertina del romanzo Zeferina
Zeferina, dove sei?!

Tuttavia, stampare e distribuire un libro, nell’era di Internet e del print on demand, sono servizi che si possono ottenere senza passare da un editore, e in media spendendo meno.
Dove l’editore dovrebbe offrire quel qualcosa in più in termini di competenza, dovrebbe essere nell’editing del libro stesso.
E qui è un disastro!
Il romanzo è pieno di refusi. Capita anche con libri pubblicati da case editrici più famose, ma ci sono due aggravanti: la quantità degli errori, davvero eccessiva, e il fatto che ci siano errori scopribili dal controllo ortografico di un qualunque elaboratore testi. Non ci sono scuse per questi di errori!
Inoltre sono state fatte delle scelte stilistiche/tipografiche molto discutibili. I dialoghi e i pensieri dei personaggi, pur racchiusi rispettivamente fra “caporali” e virgolette, sono tutti in corsivo! Per nessuna buona ragione, se non affaticare la vista del lettore. Dopo i punti esclamativi (!) e i punti di domanda (?) non c’è mai la lettera maiuscola. All’inizio ho pensato fossero refusi, ma essendo così per tutto il romanzo, dev’essere stata una scelta: mi piacerebbe capire quale vantaggio ci sia a ignorare le regole della grammatica…
Ma soprattutto l’editing di un romanzo dovrebbe occuparsi della scorrevolezza del testo, eppure si possono leggere frasi di questo genere (una kiniru è simile a una geisha):

Fortunatamente le kiniru che l’avevano conosciuta in precedenza e che sapevano bene che Chariza non era una donna a cui piacesse parlarsi addosso, arrivarono in suo soccorso prima che le ragazze divenissero troppo insistenti e si sedevano accanto a lei raccontandole alcuni fatti gustosi accaduti alla Capitale e che potevano riguardare persone che anche lei conosceva.

Una frase così, troppo lunga e con i tempi verbali sballati, non è un errore di ortografia che possa sfuggire a un editor fermo a penna e calamaio. Qui qualcuno ha letto e se n’è bellamente fregato, oppure davvero ha pensato che fosse presentabile così. In entrambi i casi, tale editor della Runde Taarn dovrebbe trovarsi un altro lavoro (sempre che la Runde abbia un editor).
In altri punti ci sono evidenti contraddizioni a poche righe di distanza. Per esempio, in un punto l’Imperatore è troppo ubriaco per potersi difendere, eppure riesce ugualmente a sconfiggere l’assalitore che cerca di ucciderlo tre righe dopo. Basta togliere due parole e non rendere l’Imperatore così ubriaco, e subito quel pezzo migliora, e di molto. All’autrice può essere sfuggito, altri avrebbero dovuto accorgersene.

Per finire, il Coniglietto Grumo kaos-whiteusagi16.gif si è sentito rizzare tutti i peli sulla schiena, leggendo, sempre dal blog dell’autrice:
“L’ultima volta che l’ho vista la mia editrice mi ha confessato che la prima volta che ha letto Chariza ha pensato che avessi plagiato perché non credeva che una ragazza così giovane quale io sono (beh, non poi così tanto dopo tutto i miei 25 li ho tutti) fosse riuscita a creare personaggi con tanto spessore come sono Chariza, Yukai e gli altri.”
Cara signora o signorina editrice, i casi sono due: o sbrodola lodi per spillare soldi agli scrittori esordienti, che non credo sia pratica illegale, ma certo è pratica disgustosa, oppure davvero crede in quel che ha detto. In entrambi i casi faccia un piacere a se stessa, agli scrittori e ai lettori: CAMBI MESTIERE.

Coniglietto triste
L’animo del Coniglietto Grumo è devastato! Cattiva Runde Taarn, Cattiva!


Approfondimenti:

bandiera IT Chariza World: blog dell’autrice dedicato a Chariza
bandiera IT Il sito della Runde Taarn Edizioni

bandiera EN Chambara su Wikipedia
bandiera EN Wuxia su Wikipedia

bandiera IT Il sito di Zeferina

 

Giudizio:

Ambientazione originale e ben descritta. +1 -1 Anche se a tratti fin troppo descritta.
La maledizione di Chariza era una buona idea. +1 -1 Buona idea sfruttata male.
-1 Scene di combattimento campate per aria.
-1 Troppo spesso i personaggi agiscono stupidamente.
-1 Dialoghi barbosi.
-1 Editing pessimo.

Quattro Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (15)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni