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Libri come se piovesse

EDIT del 29 Aprile 2012. Purtroppo library.nu, ex gigapedia, ha chiuso definitivamente.


Un’altra Segnalazione un po’ particolare per un sito che esiste da anni ma che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi mesi, tanto da diventare una delle fonti più interessanti per procurarsi ebook: gigapedia. (EDIT: gigapedia si è trasferita sul nuovo dominio library.nu).

Il logo di gigapedia
Il logo di gigapedia

gigapedia, al momento in cui scrivo, indicizza e rende disponibili per il download 549.523 (cinquecentoquarantanovemilacinquecentoventitré) libri, compresa una piccola percentuale di audiobook e documentari.
Non stiamo parlando del Progetto Gutenberg o del Progetto Manuzio o di Google libri: su gigapedia si trovano quasi esclusivamente libri coperti da copyright e forniti in versione completa.

gigapedia è un sito in particolare dedicato alla saggistica e in questo ambito la fanno da padrone i libri di argomento storico e informatico. Tuttavia, rovistando tra i testi di critica letteraria e di narrativa, c’è di che sbizzarrirsi.

Qualche esempio di quello che si può trovare su gigapedia, spulciando qui e là:

Copertina di Historical Dictionary of Fantasy Literature Historical Dictionary of Fantasy Literature di Brian Stableford (The Scarecrow Press, 2005).
Un’enciclopedia di autori e tematiche fantasy. Non un’opera così monumentale come la The Encyclopedia of Fantasy di John Clute e John Grant, ma ugualmente vi si trovano nomi e spunti degni di interesse.
Copertina di Schrodinger's Rabbits Schrödinger’s Rabbits – The Many Worlds of Quantum di Colin Bruce (Joseph Henry Press, 2004).
Un testo introduttivo alla meccanica quantistica che propugna l’interpretazione di Oxford. Ne aveva già parlato Silvia. In copertina ci sono dei coniglietti!
Copertina di Kinematic Self-Replicating Machines Kinematic Self-Replicating Machines di Robert A. Freitas Jr. e Ralph C. Merkle (Landes Bioscience, 2004).
Un altro serioso saggio scientifico con in copertina dei coniglietti! Questa volta si parla di robotica e di macchine in grado di auto replicarsi.
Copertina di Robot Ghosts and Wired Dreams Robot Ghosts and Wired Dreams – Japanese Science Fiction from Origins to Anime di Christopher Bolton, Jr. & amici (University of Minnesota Press, 2007).
Una serie di saggi che tracciano la storia della fantascienza giapponese da inizio secolo ai giorni nostri. Affascinante per gli appassionati di cultura nipponica e per gli appassionati di fantastico in generale.
Copertina di Shadows of the New Sun Shadows of the New Sun – Wolfe on Writing / Writers on Wolfe a cura di Peter Wright (Liverpool University Press, 2007).
Una serie di interviste a Gene Wolfe (il celebre autore del ciclo del Nuovo Sole) e una serie di brevi saggi e articoli dello stesso Wolfe. Per i fan di Wolfe.
Copertina di Icons of Horror and the Supernatural Icons of Horror and the Supernatural – An Encyclopedia of Our Worst Nightmares a cura di S. T. Joshi (Greenwood Press, 2006).
Una raccolta di saggi che analizzano le figure più popolari della narrativa e del cinema horror: dall’alieno al vampiro, dallo zombie al licantropo, dalla strega ai mostri marini. I due volumi in un unico file!
Copertina di Six-legged Soldiers Six-legged Soldiers – Using Insects as Weapons of War di Jeffrey A. Lockwood (Oxford University Press, 2008).
Gli insetti sono stati usati nel corso della storia durante le guerre per gli usi più svariati: dalla tortura dei prigionieri a strumento di diffusione per armi biologiche. A me gli insetti fanno schifo, così ho letto il libro di Lockwood con morbosa fascinazione – e per giorni ho avuto la sensazione di avere piccoli ragni o vermi tra i vestiti. UAU!
Copertina di On SF On SF di Thomas M. Disch (University of Michigan Press, 2005).
Una raccolta di saggi, recensioni e articoli di Thomas M. Disch, il famoso scrittore di fantascienza da poco scomparso. Non sempre sono d’accordo con le opinioni di Disch, ma almeno sono opinioni che dimostrano un minimo di intelligenza, merce rara tra gli scrittori italiani.

Copertina di Ether Ether – The Nothing that Connects Everything di Joe Milutis (University of Minnesota Press, 2006).
Un saggio filosofico dedicato all’etere, con riferimenti che spaziano da Edgar Allan Poe e Mesmer fino a Evangelion. Cultura che cola da ogni pagina!

Copertina di Writing Fantasy & Science Fiction Writing Fantasy & Science Fiction di Lisa Tuttle (A&C Black, 2005).
Un manuale di scrittura per aspiranti autori di fantasy e fantascienza. Lo segnalo tanto per cambiare rispetto al solito Gerrold o Scott Card.

Potrei continuare ed elencare centinaia se non migliaia di titoli interessanti: saggi dedicati a questo o quell’altro autore, manuali di scrittura e di stile, testi scientifici e filosofici. Ce n’è per tutti i gusti, basta avere la pazienza di cercare.

Anche se gigapedia non è il sito migliore per recuperare narrativa, comunque si trovano lo stesso opere degne di download, per esempio:

Copertina di The City & The City The City & The City di China Miéville (Del Rey, 2009).
L’ultimo romanzo di Miéville. L’autore abbandona il mondo bizzarro di Bas-Lag, per scrivere una sorta di giallo surreale ambientato in due città che hanno una curiosa caratteristica in comune. Miéville ha sempre dimostrato notevole fantasia, ma in quanto a stile lascia molto a desiderare, tanto che a tratti la lettura dei suoi romanzi diventa faticosa. Però dall’ultima volta magari ha imparato a scrivere! The City & The City proverò a leggerlo.
Copertina di The Last Wish The Last Wish di Andrzej Sapkowski (Gollancz, 2008).
La raccolta di racconti con la quale ha esordito lo scrittore fantasy polacco Sapkowski, diventato famoso all’estero grazie al successo del videogioco The Witcher, basato sulle sue opere.
I racconti parlano di Geralt, un cacciatore di mostri addestrato fin dall’infanzia all’arduo compito. L’ambientazione è pseudomedievale, dunque non precisamente di mio gusto, ma meglio di gnente. Inoltre è stimolante esplorare autori che non siano anglosassoni o italiani.
Copertina di The Secret History of Moscow The Secret History of Moscow di Ekaterina Sedia (Prime Books, 2007).
Secondo romanzo dell’autrice russa (ma scrive in inglese) Ekaterina Sedia. Galina, la protagonista, si trova invischiata con il lato segreto di Mosca, dove la storia è scritta da creature fantastiche e spaventose. Urban fantasy al confine con il new weird.
Copertina di Satan Burger Satan Burger di Carlton Mellick III (Eraserhead Press, 2001).
Il più venduto romanzo di Mellick, il principale esponente della corrente letteraria della Bizarro Fiction. Un romanzo allucinato e bizzarro, così sopra le righe che in Alaska un tizio venne arrestato per aver prestato Satan Burger a un minorenne.

Usare gigapedia

Alcuni consigli per utilizzare al meglio il sito.

Icona di un gamberetto Innanzi tutto occorre registrarsi (è gratis), altrimenti non si possono vedere i link ai libri, né si può leggere o commentare sul forum.

Icona di un gamberetto Lo strumento principale per navigare tra i libri è la ricerca. È importante leggere la pagina di aiuto, perché certe funzionalità del motore di ricerca di gigapedia non sono né intuitive, né standard.

Icona di un gamberetto I file non sono ospitati direttamente sui server di gigapedia, ma forniti attraverso servizi esterni, tipo rapidshare.com. Normalmente per ogni libro sono offerti più link, se possibile è meglio scegliere i file presenti su ifile.it, perché questo sito non ha limiti di traffico, né tempi di attesa.

Icona di un gamberetto I file sono quasi sempre compressi. Il formato più diffuso è lo .zip, seguito dal .rar e dal .tar.gz. La soluzione più semplice per gestire questi archivi è procurarsi una copia di RAR/WinRAR dal sito del produttore. Si può usare senza remore la versione trial, che non ha limitazioni rispetto allo scompattare gli archivi.

Icona di un gamberetto In alcuni casi i libri sono forniti come una serie di PDF, uno per pagina. È un formato leggermente fastidioso, ma non è difficile usare un programma freeware, come questo o questo, per mettere assieme i vari PDF in un unico file.

Icona di un gamberetto Infine bisogna tener presente che 500.000 volumi possono sembrare tanti, ma sono una goccia minuscola nel mare di carta che si stampa ogni anno nel mondo. Perciò è molto probabile che il libro che si sta cercando, non lo si troverà! chikas_pink55.gif

gigapedia e lettori di ebook

Il livello di “amicizia” tra gigapedia e gli attuali lettori di ebook è così così. Il problema fondamentale è che buona parte dei libri (a occhio direi un 70%) sono in formato PDF A5. Non è un formato così balordo come l’A4, ma rimane una pagina troppo grande perché la si riesca a leggere con comodità su uno schermo da 5 o 6 pollici, qual è lo schermo dei lettori ebook più economici in commercio. Ci si può arrabattare convertendo il PDF, ma non sempre i risultati sono decenti.
Viceversa se si ha la fortuna di possedere un lettore ebook con schermo più grande – stile Kindle DX con i suoi quasi 10 pollici – non ci saranno difficoltà a consultare tutti i libri presenti su gigapedia.
Diciamo che siamo a uno-due anni di distanza dall’ottimo, quando i lettori di ebook con schermo grande probabilmente costeranno quanto gli attuali lettori con schermo ridotto.

iRex DR1000
L’iRex Digital Reader 1000 ha uno schermo da 10,2 pollici. Peccato costi uno sproposito

A proposito di lettori di ebook: secondo uno studio del Cleantech Group, l’uso di questi lettori potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di anidride carbonica, anche prevedendo una diffusione a livello globale modesta (circa 14 milioni di unità in tutto il mondo entro il 2012).
L’attuale industria editoriale spreca energia e inquina in maniera abominevole: i soli Stati Uniti nel 2008 hanno abbattuto 125 milioni di alberi per far fronte al fabbisogno di carta. Perciò, se avete a cuore l’ambiente, lasciate stare i libri di carta e usate gli ebook!

Considerazioni filosofiche

Icona di un gamberetto La prima considerazione è che vale la pena conoscere l’inglese. Lo sforzo di imparare a leggere in inglese è compensato dall’avere a disposizione una varietà sterminata di opere (gratuite). Se poi si intende scrivere con serietà, conoscere l’inglese diviene un obbligo: non si può aspettare – spesso in eterno – che saggi e romanzi interessanti vengano tradotti. Senza contare che il lavoro di documentazione su un qualunque argomento per un romanzo diviene dieci volte più facile se si possono consultare testi in inglese.

Icona di un gamberetto La seconda considerazione è che mi pare sempre più ovvio che non c’è modo di evitare la “pirateria”. Perciò case editrici, autori, librai e chiunque sia interessato ne deve prendere atto. Per rendersi conto di quanto sia folle pensare che si possa imporre il rispetto dell’attuale regime sul diritto d’autore, basti pensare a questo fatto: un ebook non è nient’altro che un numero, ed è un pochino difficile censurare i numeri.
Mi spiego meglio: un ebook è un file, ovvero una sequenza di byte. Un byte non è altro che un numero compreso tra 0 e 255. Dunque possiamo vedere un ebook come una serie di cifre una dietro l’altra. Una serie di cifre una dietro l’altra è un numero intero positivo. Certo un numero lunghissimo, un numero astronomico, un numero più grande del numero di atomi nell’Universo. Non ha importanza, dato che questi numeri non li dobbiamo gestire noi ma i computer, e per i computer attuali è una passeggiata, come per noi contare fino a cinque.
Perciò, come si può ragionevolmente credere di poter vietare alle persone di comunicarsi numeri ? Si imporranno delle regole per vietare che l’aritmetica si occupi di numeri troppo grandi, numeri che potrebbero – oh Dio, no! – rappresentare il testo di un libro?
L’informazione digitale, in quanto astrazione numerica, non può essere gestita nella stessa maniera delle merci fisiche. Magari i cultori del copyright potrebbero capirlo una buona volta e piantarla di cercare di rimettere la maionese nel tubetto già spremuto.
Ma questo è un blog democratico, segnalo perciò oltre all’articolo Sul Copyright, anche due libri che sostengono idee diametralmente opposte alle mie. Naturalmente i libri in questione sono disponibili su gigapedia, per la gioia degli autori!

Copertina di The Cult of the Amateur The Cult of the Amateur – How Today’s Internet is Killing our Culture di Andrew Keen (Currency, 2007).
Keen è un mentecatto e il suo “saggio” contiene una marea di errori oggettivi, tanto che Lessig ha preparato un wiki apposito per evidenziarli tutti. Comunque la tesi di Keen è che la disponibilità gratuita di musica, video, notizie, ecc. porterà al collasso dell’economia, alla morte della cultura e all’avvento del comunismo.
Il libro di Keen è stato tradotto in italiano con il titolo Dilettanti.com, l’editore è De Agostini. NON COMPRATELO.
Copertina di Digital Barbarism Digital Barbarism – A Writer’s Manifesto di Mark Helprin (Harper, 2009).
Helprin è uno scrittore, è autore anche di romanzi di narrativa fantastica. In questo suo di “saggio”, oltre a condividere le idee di Keen sulla morte della cultura, sull’avvento del comunismo, e su Wikipedia – istituzione maligna, destinata a condurre il genere umano all’estinzione –, Helprin propone la sua ricetta: la durata del copyright dovrebbe essere estesa in eterno. Semplicemente gegnale!

Icona di un gamberetto La terza considerazione è che la distribuzione tradizionale basata su librerie / centri commerciali / edicole / biblioteche è obsoleta. Personalmente non entro in una biblioteca da un paio d’anni e in una libreria dal Natale scorso.
Questo è un punto delicato. Prendiamo la televisione: è giusto protestare per l’invadenza della pubblicità, per il cattivo gusto di certi programmi o per la faziosità dei telegiornali? Be’, sì. Ma serve a qualcosa? Secondo me, no. Perché sono problemi non legati ai contenuti, ma al mezzo stesso. Sono problemi dovuti al fatto che la televisione deve indistintamente piacere a milioni di persone e spingerli ad acquistare i prodotti reclamizzati.
Dunque la reale soluzione è spegnere la televisione. Se vuoi vedere un film, telefilm, cartone animato, documentario, ecc. lo scegli con calma, lo scarichi e lo guardi (senza pubblicità). Non c’è mai una buona ragione per accendere la televisione – o per sorbirsi la pubblicità.
Ritorniamo all’editoria: c’è una buona ragione per entrare in una libreria ed essere soffocati da pile di romanzi di Licia Troisi, Stephenie Meyer, Paolini & soci – mentre Mellick, Ekaterina Sedia o Andrzej Sapkowski te li sogni? E la risposta è no.
Dunque la reale soluzione non è cercare di stimolare qualità nell’industria editoriale, è fregarsene dell’industria editoriale. Fregarsene del marketing, delle copertine, delle copie vendute e di tutta la melma commerciale.
Mi rattrista – mi piacerebbe che una persona entrasse in una libreria e trovasse solo bellissimi romanzi di eccelsa qualità –, ma mi sono convinta che sia una battaglia persa in partenza, come con la televisione.
Più utile invece spingere gli ebook e la cultura della condivisione. Che tra l’altro rende molto più felici! Frugare in gigapedia (o su emule o tra i siti di torrent o presso altri luoghi della Rete) è come visitare le bancarelle dei libri usati. Solo che i libri sono nuovi. Sono gratis. Non pesano a portarli. E le bancarelle si estendono per decine di chilometri.

Il finale a sorpresa

Oltre 500.000 libri a portata di mouse. In pochi secondi il volume scelto può essere nel lettore di ebook, pronto a essere letto. Ma ne vale la pena? Passi per la saggistica, in fondo impari qualcosa. Ogni tanto. Ma la narrativa? La narrativa di qualità discutibile?
Una delle frasi fatte che sento più spesso suona più o meno così: “Twilight o i romanzi di Licia Troisi saranno pure brutti, ma è meglio per una ragazzina leggere un libro piuttosto che perdere tempo con la playstation”.
Sarà vero? Io non so che effetto neurologico abbiano i libri della Meyer o quelli della Troisi. Ho il forte sospetto che provochino danni cerebrali, tuttavia è una posizione dibattibile. Viceversa per quanto riguarda i videogiochi qualche studio scientifico è stato svolto, per esempio è molto curioso questo:

 Playing an Action Video Game Reduces Gender Differences in Spatial Cognition di Jing Feng, Ian Spence, e Jay Pratt.

I ricercatori dell’Università di Toronto hanno dimostrato che basta passare poche ore con un videogioco d’azione per avere dei miglioramenti misurabili nella capacità di risolvere determinate categorie di problemi (come l’MRT – Mental Rotation Task, la capacità di ruotare mentalmente figure geometriche). Ancora più interessante, sono le ragazze ad avere particolare beneficio dai videogiochi. L’addestramento con i videogiochi è in proporzione più utile per le ragazze che non per i maschietti.
Ma non è finita! Non tutti i videogiochi funzionano. Funzionano i videogiochi d’azione e nel caso specifico è stato usato Medal of Honor: Pacific Assault, un FPS di quelli dove occorre sparare a chiunque ti capiti a tiro. Proprio il tipo di gioco che i cultori del Sacro Libro indicherebbero come diseducativo.
E c’è un ultimo particolare goloso: più giochi, più beneficio hai! Al diavolo la solita manfrina del “va bene, ma basta che non esageri”!

Perciò la Vera Risposta non sono le librerie, né gigapedia, la Vera Risposta è buttare i libri e giocare a Doom, Wolfenstein, Call of Duty, BioShock e Crysis, perché si diventa più intelligenti!

Uno screenshot da Medal of Honor: Pacific Assault
Uno screenshot da Medal of Honor: Pacific Assault. È così che si diventa più intelligenti, non leggendo stupidi libri!

Scritto da GamberolinkCommenti (178)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Sul Copyright

Qualche giorno fa Cory Doctorow ha pubblicato un nuovo libro, Content: Selected Essays on Technology, Creativity, Copyright, and the Future of the Future. Come chiarisce il titolo non è un romanzo, è un raccolta di articoli e brevi saggi scritti da Doctorow negli ultimi anni e già apparsi su riviste online e cartacee. Fosse un altro parlerei di mezza truffa, visto che si cerca di vendere roba vecchia e in molti casi ancora reperibile in Rete, ma Doctorow, fedele alle sue idee, ha deciso anche questa volta di rendere disponibile per il download il testo completo del libro. Perciò chi vuole può pagare i 15 dollari del prezzo di copertina, e chi non vuole può lo stesso leggerlo.

Copertina di Content
Copertina di Content

Gli articoli trattano i temi più svariati, dalle fanfiction, ai MMORPG, alla Singolarità e tanti altri argomenti. La parte del leone è però appannaggio del discorso sul diritto d’autore e il futuro della scrittura nell’epoca di Internet. Doctorow ha una posizione radicale in merito, non a caso durante tutta la sua carriera di scrittore ha sempre distribuito i suoi romanzi e racconti con licenza Creative Commons. E bisogna subito notare un particolare importante: Doctorow ha una carriera. Non è facile inventarsi una carriera come scrittore, specie scrittore di fantascienza, Doctorow ci è riuscito e secondo lui uno dei fattori è stato proprio il distribuire liberamente i suoi romanzi.
Io non ho (ancora) una carriera come scrittrice di fantascienza, ma sono d’accordo con Doctorow.
Ho già affrontato la questione in diversi articoli, ma mai in maniera sistematica. Come nel caso della scrittura, con il Riassunto delle Puntate Precedenti, è giunto il momento di chiarire in maniera inequivocabile quale sia la posizione della Barca dei Gamberi rispetto al diritto d’autore e problemi affini. E per non suscitare inutili polemiche, puntualizzo subito un fatto incontrovertibile, una verità auto evidente: io ho ragione, chi non è d’accordo sbaglia!

Sul Copyright

Partiamo dal principio. Il principio è che le opere d’arte sono utili per la società nel suo complesso. Qui per “opere d’arte” intendo quelle opere che così sono comunemente definite, da Beethoven a Moccia, ovvero non entrerò nella polemica: “Mozart è arte, Britney Spears è spazzatura!” Può essere che ascoltare Mozart sia benefico e ascoltare Britney Spears no, può essere che leggere la Troisi sia addirittura dannoso, ma nel complesso, assumerò che leggere, ascoltare musica, andare al cinema o a teatro, e attività simili suscitano emozioni e trasmettono conoscenze che arricchiscono l’individuo e di conseguenza l’intera società.
Il ruolo positivo dell’arte lo darò per scontato; non tutti la pensano così, ma discutere questo punto esula dagli scopi del presente articolo. Questo articolo parte dal presupposto che più gli individui fruiscono delle opere d’arte, meglio è per tutti.

Dunque è necessario produrre e distribuire più arte possibile. Purtroppo la tecnologia attuale non permette di creare arte in maniera industriale. Se la società ha bisogno di sedie, pomodori pelati in scatola o carri armati, non è un problema, materie prime permettendo, produrre tali beni in quantità. Con l’arte non funziona così. Creare un’opera d’arte richiede l’intervento specialistico di un essere umano (credo, certi romanzi fantasy me ne fanno dubitare). Ci sono programmi per computer che in automatico scrivono brevi racconti o poesie, ma almeno per ora i risultati non sono all’altezza. Non è detto che sarà sempre così: a molti piace pensare che solo il sublime intelletto umano possa partorire le Cronache del Mondo Emerso o Vacanze di Natale, tuttavia non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi; è possibile che il segreto di un buon romanzo sia più semplice di quanto non si creda e che perciò non sia lontano il giorno nel quale sarà un software a scrivere in automatico i romanzi di Licia Troisi. Con la differenza che saranno belli! Sfortunatamente quel giorno, purché forse vicino, è ancora di là da venire.

Licia Troisi & cosplayer
Licia Troisi (a sinistra) e fan. Guardando queste immagini (altre qui) non è difficile credere che presto le Intelligenze Artificiali saranno in grado di scrivere romanzi…

Non potendo industrializzare l’arte, una società deve spronare chi è in grado di produrla a darsi da fare. E qui nasce il diritto d’autore: la società conferisce dei diritti particolari agli artisti quale incentivo a produrre più arte possibile. Questo è un punto fondamentale. Il copyright non ha basi morali, non sancisce diritti divini, è una sorta di contratto: io società ti sventolo davanti al naso la carota di vivere e diventar ricco scrivendo invece di lavorare in miniera, e tu artista in cambio produci più arte possibile. Ed è anche la ragione per la quale il copyright ha durata limitata: se io, i miei figli, i miei nipoti, i miei amici, il mio editore e tutti i suoi dipendenti potessimo vivere di rendita in eterno sulla base dei diritti delle opere già create, non avrei più nessun incentivo a crearne altre. L’idea è che quando i diritti su Topolino stanno per scadere, il signor Disney esclami: “Ostrega! Adesso devo inventarmi un altro personaggio!”, invece il signor Disney paga più o meno sottobanco i membri del Congresso americano per far allungare la durata del copyright. Ma questa è un’altra storia.
C’è da notare che la società potrebbe cambiare i termini dell’accordo con gli artisti andando in altre direzioni: se ogni individuo adulto non produce la sua quota di arte, pubblica fustigazione e galera! Da quanto ne so nessuno ci ha mai provato, nondimeno potrebbe funzionare.
Le leggi sul copyright possono essere paragonate a un condono edilizio: si offre un incentivo perché delle persone compiano azioni ritenute utili allo società (mettersi in regola / evitare di continuare a costruire senza permesso), tuttavia nulla vieta che l’anno dopo invece del condono ci siano ruspe e manette. Siamo su questo piano, parliamo di un incentivo, con lo scopo ultimo di accrescere la quantità di opere d’arte fruibili dalla società nel suo complesso, tutto qui, da nessuna parte il copyright sancisce un fantomatico diritto al guadagno degli artisti, al massimo offre una possibilità di guadagno.

Come accennato, oltre a produrla, l’arte occorre distribuirla. Prima dell’invenzione della stampa, distribuire un libro significava innanzi tutto ricopiarlo a mano, lavoro che poteva richiedere anni. È facile intuire come i benefici dell’arte sulla società siano minimi quando l’accesso è così limitato.
Con il passare dei secoli la tecnologia è via via progredita, rendendo sempre più facile usufruire delle opere d’arte. Quindi sono arrivati i computer e Internet. Internet è quell’incredibile Rete con decine di milioni di nodi il cui unico scopo è trasmette informazioni. Grazie a Internet il costo di diffusione dell’arte si è avvicinato a zero, almeno nei paesi occidentali. Con un normale abbonamento ADSL da 15 euro al mese posso spedire un film su DVD dall’Italia all’Australia spendendo pochi centesimi. Una frazione infinitesimale rispetto ai costi del mondo pre Internet. Meraviglioso! Il problema è che questo risultato è ottenibile solo violando il diritto d’autore. Il punto di forza di Internet è la possibilità per ognuno dei nodi di ricopiare e (ri)trasmettere le informazioni. Ma come recitano le parole scritte in piccolino in ogni libro, DVD, e quant’altro, la riproduzione dell’opera in oggetto senza autorizzazione è vietata.
Perciò da un lato abbiamo un sistema che permette di abbattere in maniera stratosferica i costi di distribuzione, ma dall’altro, per raggiungere tale risultato, deve necessariamente violare il copyright[1]. Qual è la soluzione? Storicamente è stato adattare il copyright alle nuove tecnologie.
Doctorow illustra vari casi, per altro piuttosto famosi: per esempio la minaccia delle pianole sulla salute degli Americani.
Ai primi del ’900, se si voleva ascoltare della musica, era necessario andare a un concerto o pagare qualcuno perché venisse a suonare a casa nostra. Poi iniziarono a diffondersi le pianole e i pianoforti automatici. Questi apparecchi musicali non avevano bisogno che qualcuno li suonasse, le note venivano lette da rulli di carta perforata. Com’è facile immaginare, superato l’investimento iniziale della pianola, era molto più semplice ed economico acquistare i rulli con i vari brani, piuttosto che ogni volta affittare un pianista. Inoltre i produttori di rulli non pagavano un centesimo di diritti a nessuno: prendevano gli spartiti, li convertivano in rulli e i compositori potevano pure morire di fame!

Piano roll
Un “rullo” (piano roll) sbobinato

Compositori e musicisti andarono a piangere presso il Congresso americano, lamentando che se non fossero state proibite le pianole era la morte dell’arte musicale. Peggio, i giovani, soverchiati dall’incessante gracchiare delle infernali macchinette, avrebbero perso ogni entusiasmo per il canto, finché le loro corde vocali non fossero avvizzite, lasciando in dote all’America una generazione di muti.
Il Congresso decise che i produttori di rulli dovessero pagare una licenza per usufruire degli spartiti, e dall’altra parte fosse obbligatorio concedere tale licenza, secondo termini stabiliti per legge. Alla faccia del Libero Mercato! Però, alla fine, ci guadagnarono tutti.
La stessa storia si ripeté con la radio, le musicassette, i videoregistratori e la televisione via cavo. Ogni volta nasceva un sistema più economico ed efficiente di distribuire le opere d’arte e ogni volta qualcuno si abbandonava a previsioni catastrofiche piangendo miseria. Ogni volta si è deciso che non era nell’interesse della società rinunciare a un progresso tecnologico in nome di privilegi presunti inviolabili, e dunque si sono adattate le leggi per tener conto dei diritti di tutte le parti in causa.
Poi è arrivato Napster, il sistema per scambiare musica via Internet. L’antesignano di eMule, Gnutella, BitTorrent e soci. Napster in poco più di un anno ha raccolto 50 milioni di utenti: mai nessuna tecnologia nella storia era stata adottata tanto in fretta. Le società discografiche, come sempre, si sono messe a piangere – e qui cominciano i guai – il Congresso ha dato loro ragione.
Da leggi utilitaristiche, le leggi sul copyright sono diventate Vangelo, per cui tutto può cambiare ma il diritto d’autore diviene intoccabile. Napster è stato chiuso, le pene per la violazione di copyright sono state inasprite, e gli USA hanno cominciato a richiedere come base per eventuali accordi commerciali che le leggi dei vari Paesi venissero modificate fino a copiare quelle americane.
Da non dimenticare poi la nascita di campagne pubblicitarie terroristiche, come quelle basate sul concetto che la violazione del diritto d’autore sia equivalente a rubare beni fisici. Questa è una stronzata, ma purtroppo più di qualcuno ci ha creduto e ci crede tutt’ora.

Il demenziale spot antipirateria che equipara il rubare allo scaricare da Internet. No, non ruberei mai una macchina, però spaccherei volentieri il cranio di chi ha inventato questa idiozia

Ricordo perciò che perché ci sia furto io devo impossessarmi di qualcosa di un altro. Entro in un museo e mi frego un quadro: questo è rubare. Se entro in un museo e fotografo il quadro, non lo sto rubando! Quando si copia un film o un libro non si sta portando via niente a nessuno, il legittimo proprietario è ancora legittimo proprietario.
“Ma, ma, cioè tu è come se rubassi!!! Perché ecco se non avessi la copia compreresti il libro e dunque hai rubato il guadagno all’autore!!!” Vicino a casa mia c’è una fermata dell’autobus e a meno di venti metri un concessionario. Ogni volta che prendo l’autobus invece di pagare 5.000 euro per un’auto, sto derubando il concessionario!!! Perché, se non ci fosse l’autobus, sarei costretta a prendere la macchina. Stronzate. Se non ci fosse l’autobus, andrei a piedi. Se il tal romanzo non è disponibile su Internet, non spendo 20 euro per comprarlo, ne leggo un altro o non leggo niente del tutto e mi metto a giocare a Puzzle Quest (piratato).

Trailer di Puzzle Quest. Un gioco semplice ma divertentissimo!

E qui torniamo al discorso di partenza: più gli individui usufruiscono dell’arte, meglio è. Perciò è più utile per la società che io legga il romanzo gratis piuttosto che non lo legga a 20 euro.

Ciò non significa che non spenderò mai 20 euro – in fondo anche se ci sono gli autobus quasi tutti un’auto la comprano – significa che la società deve approfittare del fatto che la tecnologia permette di distribuire gratis l’arte, perché è questo lo scopo, non creare un regime da borsa nera, dove artificialmente si riduce l’offerta per tenere alti i prezzi.
Non sto parlando in teoria, basta guardare il pastrocchio delle regioni sui DVD. I produttori cinematografici si sono accordati per dividere il mondo in 7 regioni, e si sono garantiti per legge che i lettori di DVD venduti in una regione possano riprodurre solo i DVD pensati per quella regione. E questo perché i signori produttori sanno benissimo che in Europa o in America possono vendere un DVD a 30 euro, ma nessuno lo comprerà a quel prezzo in Cina o in Russia. Dunque era necessario un meccanismo perché le regioni più ricche non potessero importare i DVD venduti a prezzi bassi nelle regioni più povere. In Russia non è raro trovare DVD a 5 euro e anche meno. Non piratati, DVD ufficiali, di film appena usciti. E con i DVD a 5 euro le case cinematografiche ci guadagnano. Però che brutto guadagnare 5 quando puoi guadagnare 30, facendo approvare quelle due o tre leggi che danneggiano la collettività ma ti favoriscono…

Con la chiusura di Napster si è persa l’occasione di legalizzare l’utilizzo di Internet come sistema per la diffusione dell’arte. Da un lato i “detentori dei diritti” hanno cominciato la loro opera tendente a censurare Internet, dall’altro le persone hanno continuato a scambiarsi opere d’arte a costi vicini allo zero.
“Censurare” non è un termine scelto a caso: secondo i signori discografici & amici, il copyright è così sacro che non solo è inammissibile distribuire opere protette da diritti senza permesso, ma è inammissibile discutere di come si possano distribuire tali opere, è inammissibile discutere delle opere stesse e addirittura citarle. La MLB, la lega americana dei giocatori di baseball professionisti, ha denunciato gente sulla base che secondo lei, le statistiche dei giocatori erano coperte da copyright![2] Sarebbe come dire che io non posso utilizzare o comunicare il fatto che Maradona ha segnato 115 gol col Napoli senza il permesso della Lega Calcio! In questi giorni quei mentecatti di Scientology hanno spedito 4.000 diffide a YouTube perché togliesse altrettanti video, sostenendo che citare Scientology senza permesso è violazione di copyright. Ascoltare la radio ad alto volume con le finestre aperte non è disturbo della quiete pubblica, ma un reato ben più grave: violazione di copyright! Anche in questo caso ci sono state denuncie.
Come ovvio il solo denunciare non basta. È importante che ci siano pene esemplari, che la gente vada in galera per essersi scambiata informazioni.
Ci sono poi i lecchini che fanno a gara a essere “più realisti del Re”. Quel citrullo di Sarkozy ha per esempio introdotto in Francia la così detta “dottrina Sarkozy”: i provider devono staccare la connessione a Internet quando un utente raggiunge le tre violazioni del copyright. Chi decide delle violazioni? I detentori dei diritti. Se io casa cinematografica decido che tu stai violando il mio copyright, faccio in modo di staccarti la connessione (e questo non esclude una successiva denuncia).

Sarkozy
Secondo Sarkozy, a causa della pirateria via Internet, “corriamo il rischio di essere testimoni della distruzione della cultura.” Come si fa a discutere con gente così? Mazzate, questo è l’unico atteggiamento civile da tenere

Qualcuno – ingenuo! – potrebbe pensare che forse sarebbe il caso indagasse qualcuno esterno alle parti, tipo un giudice, ma purtroppo il reato di violazione di copyright è troppo grave perché ci si possa affidare alla giustizia, tanto più che i tribunali funzionano in questa maniera assurda: prima di condannare qualcuno ci devono essere delle prove. Chi ha bisogno di prove, quando basta il sospetto? Passare per vie legali va bene per lo stupro o l’omicidio o le rapine a mano armata, ma per fatti davvero gravi, che minano le basi stesse della società, come lo scambio senza fini di lucro di musica, bisogna intervenire in maniera drastica e senza tentennamenti. Naturalmente i detentori dei diritti svolgono loro le opportune indagini, affidandosi a sofisticati metodi per scoprire i violatori dei diritti, non a caso in questi anni grazie a tali sopraffini metodi hanno scoperto che infrangevano il copyright vecchietti morti da tempo, così come gente che non lo sa neppure usare un computer, e appurato ciò, è toccato ai figli essere torchiati. D’altra parte una commissione del Senato USA ha stabilito che le reti P2P con il loro scambio libero di opere protette da diritti finanziano il terrorismo. Osama & soci scaricano i film via eMule, masterizzano migliaia di copie, le rivendono e con il ricavato si comprano il tritolo! È palese come l’unica soluzione sia chiudere i sistemi P2P, così i terroristi non potrebbero più procurarsi i film. Proprio.

Ma lasciamo perdere questi pazzi. Quello che sostengono molti è che in un regime di sistematica violazione del copyright, venga a mancare l’incentivo che il copyright offriva. In poche parole l’artista pensa: “Brutti bastardi piratoni! Ogni volta che scrivo qualcosa me la copiate e la gente legge a sbafo senza pagarmi, non diventerò mai ricco! Basta! Non scrivo più neanche una riga!”
Assumiamo sia vero; è, in altri termini, la morte del professionismo in campo artistico. L’arte può essere al massimo solo un hobby, dato che i piratoni impediscono qualunque guadagno. È così grave? Kafka è stato un impiegato per tutta la vita, Tolkien era professore, Tom Clancy mentre scriveva il suo primo e miglior romanzo lavorava come assicuratore. Se questi tre signori fossero stati professionisti della scrittura, se avessero potuto dedicare 24 ore su 24 all’arte dello scrivere, avrebbero creato opere più belle? Forse sì, forse no. Clancy da quando si è dedicato esclusivamente alla scrittura ha prodotto materiale più scadente. In ogni caso mi sembra ovvio che anche se sparisse il professionismo, non necessariamente sparirebbe la (buona) arte. Kafka forse avrebbe potuto fare più di quel che ha fatto, ma già così ad averli tutti questi Kafka!

Casco
Questo è un casco antinfortunistico, del tipo che gli operai dovrebbero sempre tenere in testa mentre lavorano nei cantieri, per evitare incidenti. Ebbene, è stato inventato da nient’altri che Franz Kafka!

Inoltre non si tiene conto di un altro fatto: già ora la gran parte delle opere artistiche sono prodotte da dilettanti. In Italia si stampano decine di migliaia di libri l’anno, ma come noto, i personaggi che possono sopravvivere grazie alla sola scrittura sono pochissimi. Perciò il 99% della produzione è frutto di hobbysti che non ci guadagnano niente o quasi. Siamo sicuri che tutto questo esercito che non guadagna niente, smetterebbe di scrivere solo perché ha il sospetto che non guadagnerà mai niente? Davvero questi migliaia di libri nascono unicamente dalla prospettiva per gli autori d’intascare tanti soldi quanti la Rowling? Io non credo, perché se sul serio l’obbiettivo di una persona fosse la ricchezza, non ci proverebbe neanche con la scrittura.

Ricapitolando:

  • La qualità artistica non è legata al professionismo; intuitivamente se una persona ha la possibilità di dedicare tutto il suo tempo a un’attività è probabile che la svolga al meglio, tuttavia non è una condizione indispensabile, anche part time si può diventare scrittori sopraffini.
  • La prospettiva del guadagno non può essere la sola motivazione a spingere così tanta gente a scrivere. Perciò, se dovesse sparire tale prospettiva, rimarrebbero lo stesso un buon numero di scrittori.

E questo partendo dal presupposto: assumiamo sia vero. Ma non è vero. Già da diversi anni ogni singolo album musicale, videogioco o film è disponibile gratis in Rete. Con i romanzi non siamo ancora a questa copertura capillare ma non manca molto. Ebbene, se fosse vero che i piratoni mangiano tutti i guadagni, la cosidetta “Industria dell’intrattenimento” sarebbe dovuta crollare da tempo. Ma se si sommano i guadagni di discografici, editori, produttori cinematografici e di videogiochi, nel complesso sono stabili o in crescita. In particolare i videogiochi hanno avuto un boom in questi ultimi anni, raggiungendo in America gli introiti di musica e cinema. Eppure ogni singolo gioco lo posso scaricare, senza difficoltà.
Perciò il piagnisteo dell’artista dovrebbe essere questo: “Ecco, 10 anni fa c’erano 1.000 artisti professionisti, e io avrei potuto essere uno di questi, ma ho preferito giocare a ping-pong, adesso ci sono 2.000 artisti professionisti, e dunque le possibilità sono aumentate, però se non ci fossero i piratoni bastardi, forse ci sarebbero 3.000 artisti professionisti! Ecco, i piratoni mi hanno rubato 1.000 possibilità di successo! Ho deciso: non scriverò mai più una riga!” Dobbiamo davvero rispondere a questo frignone? Non credo.
Anche qui partendo dall’ipotesi più negativa, cioè che la libera diffusione delle opere abbia intaccato i possibili guadagni globali riducendo la crescita. È vero? Non ci possono essere riposte certe, ma con ogni probabilità no.

Signora che gioca a ping-pong
Avrebbe potuto essere una scrittrice fantasy di successo, invece ha scelto di dedicare la vita al ping-pong

Studi empirici hanno dimostrato che la disponibilità gratuita di un’opera artistica non incide sulle vendite, e quando questo avviene è un’incidenza positiva. Per rimanere in campo editoriale, come avevo già ricordato in un articolo di qualche mese fa, può far testo l’esperimento svolto dal signor O’Reilly, che ha provato a misurare l’andamento delle vendite di un libro da lui pubblicato in presenza della contemporanea distribuzione gratuita del testo. In breve, le vendite sono state in linea con le previsioni, la libera disponibilità del libro non ha avuto alcuna influenza negativa. Però 180.000 persone hanno potuto leggere tale libro, la società nel suo complesso è stata arricchita.
Lo stesso Doctorow racconta come all’inizio Tor Books (il suo editore – uno dei più grandi editori di fantasy e fantascienza del mondo) fosse un po’ scettico riguardo quest’idea balzana di offrire online gratis i libri, ma dopo i primi tentativi, adesso è l’editore stesso a spingere perché gli scrittori adottino questa tattica. E per una semplice ragione: perché così si vendono più libri!
Si vendono più libri perché la disponibilità libera del testo genera pubblicità, rende conosciuto il nome dell’autore. Infatti in un celebre articolo ancora il signor O’Reilly spiega che per un artista il problema numero uno non è certo la pirateria, bensì l’anonimato. La gente non compra il romanzo del tal scrittore perché può leggerlo a sbafo o perché non piace il genere o per le critiche negative, non compra perché non sa neanche che lo scrittore e il suo libro esistono! La distribuzione gratuita online può far molto per ovviare al problema.

Qui i miscredenti fanno notare che il “trucco” funzionerà finché saranno pochi gli autori ad adottare questa tattica, quando tutti o quasi distribuiranno liberamente, sparirà la novità e la gran parte degli artisti torneranno nell’anonimato. Forse, ma nel frattempo i rapporti di forze potrebbero cambiare. Un mondo di opere libere significa che se io scrivo una recensione negativa di un romanzo della signora Troisi, ognuno può verificare, e se viceversa la Mondadori intasa di pubblicità la Rete, ognuno può controllare se le affermazioni entusiastiche corrispondono alla realtà. Credo che la possibilità di accedere alle fonti senza pagare possa cambiare il rapporto con la pubblicità tradizionale. Se prende piede l’abitudine di prima leggere e poi pagare, può essere che si crei un nuovo ambiente, dove la selezione naturale favorisca i più bravi e non i più ricchi.
Sourceforge.net è uno dei più frequentati siti di Internet. Raccoglie progetti software open source e gratuiti. Allo stato attuale ci sono 133.256 progetti, eppure se si controlla la pagina con i progetti più scaricati, si può notare come molti di questi siano di qualità eccelsa. I migliori sono stati premiati. eMule è il notissimo programma di filesharing, programma che uso regolarmente, Azureus è un client BitTorrent (non il migliore, il migliore è uTorrent, anch’esso gratuito – ma comunque Azureus è buon secondo), VirtualDub è un programma di editing video che, in un centesimo dell’occupazione di memoria di mastodonti come Adobe Premiere, svolge una marea di funzioni (è il programma che uso per tagliare, montare, e correggere i colori dei video che metto qui sul blog), guliverkli racchiude vari sottoprogetti tra i quali il Media Player Classic, il miglior player multimediale per Windows.
In TV o sui giornali non si è mai visto uno spot per Azureus o VirtualDub, e nonostante questo i download si contano a decine di milioni.
Non vedo perché con la letteratura non possano attivarsi gli stessi meccanismi, facendo emergere le opere più meritevoli.

VirtualDub
Uno screenshot di VirtualDub. Maggiori informazioni al sito ufficiale

Riassumendo, i vantaggi di un’abolizione delle attuali norme sul copyright – o anche solo un ritorno alla punibilità per il solo lucro, il che renderebbe legale la distribuzione gratuita via Internet da parte di chiunque:

  • Costo zero per chi vuole usufruire dell’arte, con aumento della diffusione, a beneficio di tutta la società.
  • Maggiori vendite per gli artisti coinvolti, perché la distribuzione in Rete garantisce pubblicità.
  • Ulteriore incentivo per i nuovi artisti, dato che le possibilità di guadagno sono aumentate.

E gli svantaggi? Nessuno.
Qui ci sono analogie con il Proibizionismo e la “Guerra alla Droga”. Liberalizzare le droghe significa privare la Mafia e le altre organizzazioni criminali di enormi guadagni, significa far sparire tutti i reati connessi ai prezzi artificialmente alti delle sostanze, significa poter fornire prodotti più controllati e meno dannosi per la salute. Non lo si fa perché sarebbe immorale.
Con il copyright è uguale: stringi stringi la motivazione di chi vuole mantenere o inasprire il presente stato di cose è che è immorale usufruire di un servizio senza pagare.
Nei due campi c’è chi parla così sapendo di mentire (la già citata Mafia nel caso della droga, e la MAFIAA nel caso del copyright): costoro si mascherano da difensori della moralità solo per coprire ben più concreti interessi economici. Per gli altri, quelli sul serio convinti che sia un problema morale, non ho risposte, perché questi sono in pratica quelli che citavo a inizio articolo, quelli che non pensano che la diffusione dell’arte sia in assoluto un beneficio per la società.
Ben inteso, il fatto che non possieda i mezzi retorici o di coercizione fisica per convincere i “moralisti” non implica che la mia posizione e la loro siano sullo stesso piano. Ripeto: io ho ragione. Punto.

Concludo raccomandando di leggere Doctorow, perché gli argomenti sono interessanti, la prosa brillante e nel primo articolo scrive persino come Capitan Gambero, facendo il pirata! Arrrrr! (sic)

Edit del 12 Gennaio 2009: Content è disponibile anche in lingua italiana. Vedi relativa segnalazione.

* * *

note:
 [1] ^ Prendiamo YouTube, il famoso sito di condivisione di video. YouTube spende da 1 a 6 milioni di dollari al mese per acquistare la banda necessaria a fornire il servizio. E i video su YouTube hanno qualità infima. Se un’azienda volesse vendere film in formato HD (tipo Blu-Ray) usando Internet come mezzo di distribuzione avrebbe spese enormi in termini di banda da acquistare. Tali costi sarebbero ugualmente inferiori a quelli di un trasporto del disco fisico fino ai negozi, ma non sarebbero certo prossimi a zero. Lo zero si raggiunge solo quando si ha l’attiva collaborazione di migliaia e più nodi, come avviene nei sistemi peer-to-peer (P2P). Ognuno dei nodi deve sostenere una spesa infinitesimale e nel complesso il sistema sposta quantità enormi di dati. Ma questo significa che molteplici copie devono esistere in diversi nodi, violando così il copyright.
L’unica eccezione può essere l’editoria: i libri sono piccolissimi e a differenza dei film o dei videogiochi non è prevedibile che crescano in grandezza con il passare del tempo (riguardo ai film si parla già di Ultra HD). In altre parole un editore, pur mantenendo un solo punto di distribuzione, può lo stesso diffondere i suoi libri via Internet a un costo prossimo allo zero.
EDIT: YouTube ha cominciato a “trasmettere” anche in HD, ma ha aggiunto la pubblicità…

 [2] ^ Per fortuna dopo un paio d’anni di tira e molla le richieste della MLB sono state respinte: non è possibile pretendere di avere il copyright sui fatti. Ma non dubito ci riproveranno e magari la prossima volta troveranno giudici e politici più “malleabili”…


Approfondimenti:

bandiera EN Content su Amazon.com
bandiera EN Il sito di Content da cui è possibile scaricare il testo completo

bandiera EN Il sito della Electronic Frontier Foundation in prima linea nella difesa delle libertà digitali
bandiera EN TorrentFreak, uno dei siti più aggiornati per le notizie riguardanti il P2P
bandiera EN Freedom to Tinker, noto blog che si occupa degli argomenti trattati nell’articolo

bandiera EN Il sito ufficiale di Puzzle Quest

 

Scritto da GamberolinkCommenti (184)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Il mio Lettore di ebook!

EDIT del 30 settembre 2010. Sono passati oltre due anni dalla stesura di questo articolo e in termini informatici è un tempo lunghissimo. Il Cybook recensito non è neanche più in vendita, è in vendita la versione Gen3 Gold che ha più memoria, processore più veloce, schermo migliore e costa quasi cento euro in meno.
Nel frattempo si è anche moltiplicata la concorrenza: i lettori di ebook in commercio sono ormai decine; per tutti i gusti, con prezzi sia molto superiori, sia molto inferiori a quello del Cybook.
Perciò dal punto di vista dei dati tecnici questa recensione è ormai obsoleta.

Rimangono valide le considerazioni generali: gli ebook reader sono una meraviglia! Dopo oltre due anni di utilizzo posso affermare con sicurezza che i 300 euro per il Cybook sono stati i 300 euro meglio spesi della mia vita. Ho letto sul Cybook centinaia di romanzi e saggi, senza spendere un euro, con piena soddisfazione. Anzi. Adesso, quando mi capita in mano un libro di carta, specie un tomo stile Il Signore degli Anelli, ho difficoltà a leggerlo: pesa e se i caratteri sono troppo piccoli, non trovo l’opzione per ingrandirli. Stupida carta!

Se la lettura è il vostro hobby, comprate un ebook reader, ne vale sul serio la pena.


Nell’articolo scorso promettevo una recensione del lettore ebook, eccola qui!

Un sogno

Credo sia un sogno comune quello di entrare in un qualunque negozio e portarsi via quel che si desidera, senza doversi preoccupare di dettagli insignificanti quali il pagare alla cassa. Io ho spesso questo genere di fantasie quando sono in libreria. Mi piacerebbe portarmi via tutti quanti i libri, ma mi rendo conto che anche potendo non saprei dove metterli. Perciò fin da quando ho sentito parlare per la prima volta di ebook, ho capito che era l’unica soluzione per dar sfogo alla fantasia.
Dopo cinque giorni di lettura intensiva, se il sogno non è realtà, poco ci manca.
Questo grazie a Internet e a un lettore di ebook. In particolare ho acquistato un Bookeen Cybook Gen3, un lettore di ebook con schermo e-ink. Come più volte ricordato, uno schermo e-ink o EPD (Electronic Paper Display) è un particolare schermo che imita le qualità del foglio di carta, rendendolo molto più adatto alla lettura rispetto agli schermi tradizionali o LCD.
Ma andando in ordine, iniziamo con l’aspetto fisico dell’apparecchio.

Cybook
Bookeen Cybook Gen3

Ergonomia

Le dimensioni dell’apparecchio sono circa quelle di un tascabile e il peso analogo. Il lettore è spesso meno di un centimetro. È di plastica e onestamente non pare robustissimo, sono sicura che se cadesse di spigolo si sfascerebbe. Presso il sito della Bookeen è possibile comprare una custodia di pelle che dovrebbe ridurre i rischi, ma a 39 dollari mi sembra un furto.

Il Cybook, nella custodia da 39 dollari, confrontato con un libro a opera del recensore di edupaper.nl

Dato il peso ridotto, si può tenere il lettore con una mano sola senza affanno. Al momento di premere i tasti, piuttosto duri, è però richiesto maggior appoggio e servono entrambe le mani.

Ci sono quattro tasti di utilità varia lungo un bordo (menu contestuale, indietro, libreria musicale, cancella un libro), due lungo l’altro (aumenta/diminuisci il volume del lettore MP3), mentre il controllo principale è un pad a quattro direzioni con un pulsante centrale di conferma.
Per andare avanti di una pagina si preme il pad verso destra o verso il basso, per tornare indietro vero sinistra o verso l’alto.

I pulsanti del Cybook illustrati dal recensore di epaper-france.com

L’apparecchio è nero con una fascia grigia che avviluppa il pad. Ho visto di meglio, ma anche di peggio.

Schermo

Lo schermo è 600×800, 6 pollici, e-ink di tipo Vizplex (la seconda generazione di schermi e-ink) bianco e nero a 4 livelli di grigio. Per avere un’idea della qualità, direi che è paragonabile a una stampa laser su un foglio per fotocopie di carta riciclata, o a quella di un tascabile da edicola di prezzo minimo. Non è perciò all’altezza della carta bianca e lucida di certi volumi di lusso, ma come il tascabile di cui sopra, lo schermo è perfettamente leggibile e molto più nitido di un LCD.
Lo schermo non è retroilluminato: la sera per leggere occorre tenere accesa la lampada sul comodino, come con un libro vero. In compenso di giorno si può leggere sul balcone al sole (be’, credo, in questi giorni il sole non l’ho visto, ma mercoledì il cielo era luminoso), senza problemi di riflessi o contrasto. Dal punto di vista del rapporto con la luce lo schermo funziona proprio come la carta, con gli stessi pregi e difetti.
Negli ultimi giorni ho letto non meno di cinque ore ogni giorno con varie condizioni di luce, e mai ho dovuto sforzare la vista per mettere a fuoco le immagini.

Schermo del Cybook
Primo piano dello schermo del Cybook. Clicca per ingrandire

L’aggiornamento dello schermo avviene in poco meno di un secondo. Ci sono due modalità per eseguire l’operazione: la prima cancella lo schermo per poi riscriverlo, la seconda aggiorna solo le parti di schermo modificate. Il primo metodo è più lento e crea una sorta di effetto flash che può far storcere il naso, ma è del tutto “pulito”. Il secondo metodo è di qualche decimo di secondo più rapido e meno “spettacolare”, però lascia sullo schermo una sorta di ricordo della pagina precedente, in gergo tecnico è chiamato effetto ghosting. È un po’ come leggere un libro con la carta molto fine, tanto che si riescono a intravvedere le parole della pagina successiva a quella che si sta guardando. Non è un effetto fastidioso, diventa una rogna solo con i libri contenenti immagini: le pagine successive all’immagine mantengono un’ombra grigia questa sì poco piacevole.
Dopo qualche prova ho deciso di usare il primo metodo, e passata un’ora non mi accorgevo neanche più della transizione da una pagina all’altra. Fra l’altro si prende l’abitudine a premere il pulsante per cambiar pagina mentre ancora si sta finendo di leggere l’ultima riga della pagina precedente, in questa maniera la lettura diviene ininterrotta e ancora più fluida rispetto a un libro di carta.

Memoria

Il lettore dispone di 64MB di memoria interna e può leggere memory card di tipo SD fino a 2GB. Un romanzo con come unica illustrazione la copertina occupa intorno ai 500-800KB, un po’ di più se in formato PDF. Perciò non è un problema caricare un centinaio di libri nella memoria interna, mentre su una sola memory card stanno tranquillamente migliaia di volumi (e le memory card costano ormai pochissimo, da 1GB le si trova a meno di 10 euro).

Una torre di libri
Una torre composta da migliaia di libri: in una memory card SD da 2GB ci starebbero tutti!

Per caricare i libri nel lettore occorre attaccarlo via cavo USB a un PC. Sotto Windows è come si fosse collegata una chiavetta USB (anzi appaiono due nuove lettere: una per la memoria interna, un’altra per l’eventuale memory card inserita nel lettore). A questo punto basta trascinare i file che interessano, tipo libro.pdf, e il gioco è fatto. Si possono inoltre compiere tutte le normali operazioni: rinominare i file, cancellarli, creare cartelle, ecc.

Batteria

Il lettore dispone di una batteria interna ricaricabile, simile a quella di un cellulare. Ricaricare la batteria richiede circa 3 ore, e la ricarica passa sempre via cavo USB, collegando il lettore al PC a lettore spento. Oppure si può usare la presa di rete e un USB charger.

Batteria del Cybook
La batteria del Cybook da 1000 mAh

La durata della batteria non si misura in ore ma in numero di pagine girate, in quanto per mantenere l’immagine su uno schermo e-ink non è necessaria energia. Però occorre sottolineare che la locuzione “pagine girate” non è del tutto veritiera, sarebbe più corretto parlare di refresh dello schermo. Quando si volta pagina c’è un refresh dello schermo, ma anche quando per esempio si apre il menu contestuale con le opzioni c’è un refresh dello schermo, anche se non si è voltata alcuna pagina.
La Bookeen dichiara una durata della batteria di 8.000 screen refresh. Non sono stata lì a contare; lunedì alle quindici la batteria era al 100%, stasera (venerdì sera) la batteria è al 30% e come detto ho letto circa cinque ore al giorno. Direi che si può parlare di una durata di una settimana con uso intenso. Magari sarò più precisa in futuro, purtroppo l’indicatore della batteria si sposta solo di dieci punti in dieci punti e dunque quel 30% che leggo potrebbe essere sia un vero 30% sia 39%, una bella differenza.

Avvio

Tenendo premuto il pulsante di accensione per un paio di secondi il lettore si avvia. Sullo schermo appaiono in sequenza due immagini di attesa e poi si viene trasportati alla Libreria, dove sono elencati tutti i libri caricati in memoria, sia interna sia della eventuale memory card inserita.
Da spento a Libreria passano 22 secondi.

Il recensore di epaper-france.com accende il Cybook. Il filmato non è in tempo reale, sono stati tagliati 10 secondi circa

Se si è già iniziato a leggere un libro in precedenza, ci si ritrova il libro in questione evidenziato nella Libreria, basta premere il pulsante di conferma e si ha davanti l’ultima pagina letta.
Se invece si vuole leggere un altro libro, lo si può cercare nella libreria. Ci sono tre diverse modalità di visualizzazione che permettono in una pagina di elencare 5, 10 o 20 libri alla volta. Purtroppo solo la modalità a 5 libri alla volta è utile, perché è la sola che consente di leggere il titolo e l’autore del libro. Nelle altre modalità in pratica si vede solo una miniatura delle immagini di copertina: bello a vedersi, meno se si sta cercando qualcosa.
Si possono poi ordinare i libri secondo diversi criteri ed escludere o no dall’elenco eventuali file d’immagini o MP3.

Il recensore di epaper-france.com prova le varie modalità di visualizzazione della Libreria. L’interfaccia del Cybook è a scelta o in francese o in inglese

Leggere un libro

I formati supportati dal lettore sono: PDF, TXT, HTML, e Mobipocket, più le immagini in formato PNG, GIF e JPEG e la musica MP3. È possibile che in futuro verranno supportati altri formati, e la lettura di file “zippati”.

Leggendo TXT, HTML e Mobipocket, il lettore permette di impostare vari parametri. La grandezza dei caratteri (12 dimensioni diverse), se usare testo in grassetto o no, forzare o meno la giustificazione dei paragrafi e cosa più interessante, scegliere il tipo di font da usare.
L’apparecchio è fornito con tre famiglie di font: Courier New, Verdana e Georgia, ma è in grado di usare qualunque font di tipo TrueType (gli stessi di Windows). Perciò se si vogliono leggere i libri usando il Times New Roman (il font più diffuso nella stampa), basta copiarlo da Windows al lettore e sarà disponibile. In rete si trovano centinaia di font gratuiti, ne ho provati diversi e hanno funzionato tutti.
Le limitazioni sono due: la prima è che un libro è mostrato con un solo font. Se nel libro ci sono pagine che usano un font e pagine che ne usano un altro, anche se entrambi i font sono in memoria nel lettore, verrà utilizzato solo il primo font.
La seconda limitazione è che il lettore non è in grado di applicare gli stili corsivo e grassetto in automatico: se in un libro appaiono questi stili, dev’essere già presente un font con tale stile. Perciò non basta copiare il Times New Roman, bisogna copiare il Times New Roman, il Times New Roman corsivo, il Times New Roman grassetto e il Times New Roman corsivo & grassetto.

Il recensore di epaper-france.com illustra i menu che permettono di cambiare font e grandezza dei font

Se si sta utilizzando il formato Mobipocket si ha un’ulteriore opzione: usare i dizionari. Infatti si possono installare particolari libri e marchiarli come dizionari. A questo punto leggendo un qualunque libro Mobipocket si può entrare in modalità lookup e selezionare una parola, se tale parola esiste in uno dei dizionari installati, apparirà la definizione. Utile nella lettura dei libri in inglese, ne riparlerò più avanti.

Il formato PDF è quello che offre meno possibilità, non è tanto colpa del lettore, è proprio il PDF medesimo a non permettere certe operazioni (tipo cambiare il font). In modalità PDF non si può selezionare la grandezza dei caratteri e questa funzione è sostituita dallo zoom. La differenza è che se si mettono i caratteri grandi in un HTML, l’HTML medesimo viene reimpaginato al volo e l’unico cambiamento per chi legge è l’aumento del numero di pagine, con i PDF invece le pagine rimangono le stesse, solo sono più grosse. Ma spostarsi avanti e indietro lungo una pagina per leggerla tutta non è molto comodo.
Il problema generale con i PDF è che quelli che si trovano più facilmente in circolazione (o anche che si comprano, vedi Lulu.com) sono impaginati pensando alla stampa, perciò hanno formato A4 o A5, mentre uno schermo di sei pollici è poco meno di A6 (a ogni passaggio di A la dimensione è dimezzata: l’A5 è la metà dell’A4 e l’A6 è la metà dell’A5). Se si carica un PDF A4, si sta cercando di guardarlo su uno schermo che è solo un quarto di quanto inteso: il PDF si vedrà inevitabilmente piccolo e brutto.
Ci sono programmi in grado di reimpaginare i PDF, ma è un’operazione molto lunga, complicata, che richiede conoscenze tipografiche e i risultati ottenibili sono tutt’altro che eccezionali. Se però il PDF è per lo più testo (un romanzo), non è difficile estrarre solo il testo medesimo, importarlo in un elaboratore testi e riformattarlo.
Il vantaggio nell’usare i PDF si ha quando i PDF stessi sono stato creati con in mente un lettore e-ink (ad esempio i PDF disponibili presso Feedbooks). In questo caso il PDF si vedrà più che bene e un PDF può avere una struttura molto più elegante e complessa di un Mobipocket o di un HTML.

Il Cybook legge un PDF
Il Cybook mentre legge un PDF in modalità landscape. Clicca per ingrandire

Potendo scegliere il formato di un libro per leggerlo sul lettore, dal migliore al peggiore:

  • Mobipocket
  • PDF pensato per il lettore
  • HTML
  • TXT
  • PDF generico

Si può scegliere? Sì! A parte il caso del PDF generico, quasi qualunque altro formato può essere trasformato in Mobipocket in maniera semplice.

Un esempio pratico, passo per passo, da Internet al lettore con New Moon della signora Meyer. Chi non fosse interessato può saltare avanti.

Mettiamo che sia caduta e abbia battuto forte la testa e d’improvviso mi sia venuta voglia di leggere il seguito di Twilight, New Moon. Dato che so già sarà una boiata non ci penso neanche a comprarlo, cerco invece in rete se sia disponibile, lo è.
Il file si chiama:

Icona di un mulo eBook.ITA.2300.Stephenie.Meyer.New.Moon.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,65MB)

Al momento attuale vedo 24 fonti complete, dunque il download con eMule richiederà solo pochi minuti.

Passo 1
New Moon su eMule

All’interno del rar, il romanzo è fornito in quattro formati.

Passo 2
Il file rar aperto con WinRAR

Potrei caricare nel lettore direttamente il PDF, ma è un PDF A5, non risulterà illeggibile come un A4, ma ancora non sarà un’esperienza piacevole.
Perciò prendo l’RTF e lo apro con OpenOffice (ovviamente posso usare anche Microsoft Word o qualunque altro elaboratore di testi). La prima operazione da compiere è togliere la sillabazione automatica (hyphenation). Questo perché il lettore non “capisce” l’italiano, non sarà in grado di comprendere che i trattini sono un’indicazione di andare a capo, penserà facciano parte delle parole (come e-ink) e il risultato non sarà per nulla gradevole.

Passo 3
Testo con sillabazione automatica

Per prima cosa si seleziona l’intero documento.

Passo 4
Edit > Select All

Poi si sceglie di modificare i paragrafi.

Passo 5
Format > Paragraph…

E si toglie la spunta alla sillabazione automatica.

Passo 6
Text Flow > Hyphenation > Automatically

Adesso il testo è senza trattini indigesti.

Passo 7
Testo senza sillabazione

Tolta la sillabazione, si può salvare il file come HTML.

Passo 8
File > Send > Create HTML Document

L’HTML così ottenuto, a differenza del PDF, è già leggibile nella maniera più consona, basta copiarlo nel lettore. Ma visto che parliamo della Meyer, facciamo le cose in maniera un po’ più elegante!

Dal sito Mobipocket è possibile scaricare il Mobipocket Creator, un programma gratuito per creare ebook in formato Mobipocket. Si installa il programma e lo si lancia. Nella schermata iniziale si sceglie di importare un file HTML (il file che è appena stato generato da OpenOffice).

Passo 9
Import From Existing File > HTML Document

Chiaramente ognuno metta gli appropriati nomi di file e percorsi. Io avevo chiamato il mio file “New Moon.html”, ma qualunque nome è buono.

Passo 10
Opzioni per l’importazione

Ora si preme Import. L’operazione dovrebbe essere istantanea o quasi. Apparirà un menu a sinistra con varie voci. Quelle che interessano sono: Cover Image e Metadata, il resto può essere lasciato così com’è.
Cover Image serve per impostare una copertina per il libro. Questa copertina verrà mostrata come prima pagina e in miniatura nella schermata della Libreria. È inutile usare un’immagine troppo grande, io ne ho presa una da google di soli 12KB, e dimensioni medie. Dopo aver scelto l’immagine ricordarsi di premere il pulsante Update.

Passo 11
Copertina di New Moon

In Metadata si possono impostare varie informazioni riguardo al libro. Per ora il lettore usa solo titolo, autore, editore e data, ma non è escluso che in futuro possa usufruire anche degli altri dati. Io ho copiato quelli miei dalla pagina di New Moon su iBS.it. Inseriti i dati occorre ancora premere Update.

Passo 12
Metadata di New Moon

Si è ora pronti a costruire il Mobipocket. Si preme in alto il pulsante Build.

Passo 13
Premere Build!

Non è necessario cambiare nessuna delle opzioni. Si preme di nuovo Build. Creare l’ebook non dovrebbe richiedere più di 30 secondi.

Passo 14
Premere Build di nuovo!

A questo punto si può avere un’anteprima dell’ebook appena creato. L’anteprima all’interno dell’emulatore non è molto significativa, perché l’emulatore imita un cellulare, con schermo ben diverso da quello di un lettore e-ink. Più realistica è l’anteprima che si ottiene con il lettore di Mobipocket per PC. Se non lo si è già installato, lo si può scaricare anche lui gratuitamente da qui. Quando si è soddisfatti, si può andare a recuperare l’ebook creato, che si troverà nella cartella specificata da “Create Publication in folder” all’inizio della procedura.
L’ebook è il file con estensione .prc e solo lui dev’essere copiate nel lettore. Tutti gli altri file possono essere cancellati.

Passo 15
Il frutto di tanta “fatica”!

E voilà! New Moon è pronto per essere letto!

Riassumendo. Distribuzione alternativa: ricerca e download con eMule, circa 5 minuti, costo zero. Trasformazione da RTF a Mobipocket, altri 10 minuti, costo zero. 15 minuti, e zero euro spesi.
Andando in libreria: 1 ora tra andare, comprare e tornare, il romanzo costa 18 euro.
Ordinarlo online: 5 minuti per fare l’ordine con iBS.it, più un paio di giorni per la consegna, il costo è 18 euro più spese postali.
Vorrei far notare che 15 minuti e zero euro li posso dedicare alla Meyer, e forse finirò anche per leggere qualche pagina, se non fosse disponibile così, non spenderei mai 18 euro per averlo.
Quello che può fare la Meyer per cavarmi dei soldi: vendere il romanzo già in formato ebook (senza limitazioni) e a prezzo minimo, al massimo 3-4 euro. Invece, premesso che in italiano non c’è, la versione inglese del sito Mobipocket è questa. EDIT: Non più in vendita presso Mobipocket.
12,99 dollari, circa 11 euro. Non è poco per niente! Senza contare che il file che ottengo non è “libero”: dovrà essere attivato e funzionerà solo con il mio lettore e-ink, non potrò prestarlo ad altri e se il lettore dovesse sfasciarsi o il signor Mobipocket andare in bancarotta, non potrò più leggere il romanzo comprato.

I Dizionari

Come accennavo, leggendo libri in formato Mobipocket si possono usare dei dizionari. Perché la faccenda funzioni devono sussistere tre condizioni: il libro dev’essere in formato Mobipocket, il dizionario dev’essere in formato Mobipocket (un dizionario PDF non andrebbe bene) e la lingua del libro dev’essere la stessa del dizionario. In altri termini se New Moon l’ho segnato come lingua italiana e ho in memoria un dizionario inglese, non riuscirò ad avere la definizione delle parole, neanche di quelle uguali in entrambe le lingue (computer).
Se però il libro è segnato come lingua inglese, avrò la mia definizione.
Si possono installare quanti dizionari si vogliono e in tutte le lingue che si preferisce. Si possono anche usare più dizionari per una stessa lingua. Se ho installato due dizionari d’inglese, sto leggendo un romanzo in inglese e cerco computer, apparirà una finestrella dove potrò scegliere quale dei due dizionari usare (e poi potrò tornare indietro e leggere la definizione anche dell’altro).

Il recensore di epaper-france.com cerca la traduzione di una parola inglese usando un dizionario Inglese – Francese

Procurarsi i dizionari è un altro paio di maniche. Il sito Mobipocket ne vende in tutte le salse, ma appunto li vende, e a prezzi tutt’altro che modici. Su eMule e simili non ho trovato molto in questo ambito, almeno per le lingue che m’interessano. In campo gratuito ci sono una marea di dizionari, ma non sono nel formato Mobipocket, e a differenza dei libri normali, non è per niente semplice trasformali in tale formato.
Nondimeno dopo un po’ di ricerche ho trovato un dizionario gratuito, il GCIDE (GNU Collaborative International Dictionary of English), già offerto in formato Mobipocket. L’ho installato e funziona, sebbene sia piuttosto stupido (riconosce computer ma non computers, go ma non going, invece le versioni demo dei dizionari commerciali sono in grado di capire i plurali e le forme verbali).
I dizionari sono una bella trovata, per ora limitata dalla mia incapacità di crearne di nuovi o di spendere soldi per averli.

MP3 e Manga

Il lettore può leggere file in formato MP3, per ascoltarli basta attaccare le cuffie all’uscita stereo 2.5mm. Si possono ascoltare gli MP3 anche durante la lettura di un libro, ma così facendo la batteria si consuma molto più in fretta. Non posso aggiungere altro perché io preferisco leggere immersa nel silenzio e perciò, appurato che la musica si sentiva, ho cancellato i due file di prova e staccato gli auricolari. Aggiungo solo che le funzioni di gestione degli MP3 sono minimali: quasi sicuramente questo lettore non può sostituire un lettore di MP3 dedicato.

Il recensore di edupaper.nl prova il lettore di MP3, quasi con il mio stesso entusiasmo

Un’altra caratteristica è la possibilità di visualizzare immagini (nei formati GIF, JPEG e PNG). Non ha molto senso con uno schermo bianco & nero a quattro livelli di grigio, a meno che non si parli di manga. I manga sono i fumetti giapponesi, e a parte eccezioni, per tradizione non sono a colori.
Ho preso qualche manga che avevo sul disco rigido e ho provato a vederlo. Sono rimasta sorpresa dalla qualità. Senza alcun intervento sulle immagini, caricandole così com’erano e lasciando al lettore il compito di ridimensionarle alla grandezza dello schermo, il risultato mi è parso ottimo, tranne per alcune tavole particolarmente intricate.
Per manga che si vogliano leggere senza voler passare venti minuti ad ammirare ogni singola vignetta, direi che si può fare.
Volendo poi è sempre possibile passare le singole immagini in un programma di fotoritocco e adattarle “a mano” alle dimensioni e ai grigi dello schermo. Così facendo si guadagna qualcosina in qualità, anche se forse non vale la fatica.
Tutto sommato è un buon apparecchio per il lettore di manga occasionale o senza eccessive pretese.

La pagina di un manga
Manga sul Cybook

Difetti

Di problemi grossi non ne ho incontrati. Però non posso nascondere tutta una serie di problemini più o meno fastidiosi. Quasi nessuno di questi pare legato al lettore ma piuttosto al software usato, dunque c’è speranza che futuri aggiornamenti risolvano la situazione.

Fastidio numero uno e più grave. Le pagine che non si girano. È un problema a due facce: da un lato i tasti predefiniti per girare le pagine sono duri da premere e vanno spinti fino in fondo per ottenere l’effetto voluto, dall’altro ogni tanto si accende la luce che indica l’avvenuta pressione e ancora la pagina non si gira!
Per la durezza dei tasti spero che si smollino con l’uso (in parte è già avvenuto) e che venga data la possibilità di riconfigurarli (userei per le pagine avanti e indietro i tasti del volume del lettore MP3 che tanto non uso, quei tasti sono molto più morbidi). Un piccolo vantaggio attuale è che non capiterà mai di voltare pagina per sbaglio…
Per il problema delle pagine che non si girano anche avendo premuto a fondo, invece non c’è soluzione se non da parte degli sviluppatori della Bookeen. È un problema noto e per fortuna non legato a difetti fisici del lettore ma al software.
È un problema del tutto imprevedibile, possono passare ore senza che capiti e poi ritrovarselo di continuo. Non è però che il lettore s’impianti: semplicemente occorre premere due o tre volte di seguito per girare pagina. Nelle serate in cui succede ogni cento pagine non te ne accorgi quasi, quando capita ogni dieci pagine è fastidioso.

Fastidio numero due. Ogni tanto il lettore s’impianta. Succede sempre se si cercano di vedere immagini JPEG troppo grosse (non sono riuscita a individuare l’esatta dimensione, credo oltre i 2000×2000 pixel) e ho trovato anche un PDF che lo inchioda. In un’altra occasione è apparso un messaggio di errore (non riesco a leggere il file tal dei tali) e non si è mosso più niente. Quando ciò succede non si può far altro che ravviare l’apparecchio. Per quelli che si crogiolano nelle polemiche informatiche: all’interno del lettore c’è Linux non Windows, eppure s’impianta uguale!
Qui più che di fastidio si tratta di paura: la prima volta che il lettore si è impiantato con la JPEG mi è venuto un colpo, ho avuto il terrore si fosse già sfasciato. Per fortuna non era così.
Evitando le immagini nocive e il PDF avvelenato ho avuto appunto un solo vero crash in cinque giorni, con una perdita totale di tempo di trenta secondi. Sopportabile.

Fastidio numero tre. I bookmark. Per ogni libro si possono definire quanti segnalibri si vogliono e in automatico viene salvata la posizione dell’ultima pagina letta quando si spegne il lettore o si torna al menu principale con la Libreria. In due occasioni è successo che non funzionasse: un bookmark definito non era più lì alla riaccensione e un’altra volta non aveva salvato la pagina alla quale ero arrivata, ma era rimasta l’ultima pagina letta ore prima.
Non sono riuscita a capire l’origine del problema né a riprodurlo. Meglio così. Piccolo fastidio che spero comunque risolvano.

Fastidio numero quattro. La mancanza dell’indicazione della pagina corrente. Appare solo quando si leggono i PDF, negli altri formati c’è una barra in basso che si riempie via via, ma non c’è indicazione numerica. Il che rende l’opzione di saltare a una determinata pagina del tutto inutile. A me da fastidio non sapere a che pagina esatta sia di un libro. È un fastidio molto relativo e personale, ma rimane un fastidio.

Fastidio numero cinque. Manca la possibilità nella schermata della Libreria di ordinare i libri per autore o per genere. Si può solo per titolo, data, nome, percorso e grandezza del file. Con pochi libri caricati non importa, ma già avendone in memoria una sessantina diventa scomodo cercarli. Gli utenti del forum di MobileRead.com danno vari suggerimenti per rinominare i file in maniera opportuna in modo da sfruttare furbescamente l’ordinamento per nome dei file: funziona ma è appunto un fastidio dover star lì a cambiare i nomi dei file.

Un fastidio non mio. Riporto una lamentela di molti utenti: varie memory card non si leggerebbero o bloccherebbero il lettore. Per conto mio avevo in casa una memory card SD marca “Trascend” da 1GB, l’ho inserita, e il lettore ha creato in automatico le cartelle per ospitare libri, musica e immagini. Vi ho copiato dentro un po’ di libri, musica e immagini ed è tutto filato liscio.

Un altro fastidio non mio. Diversi si lamentano che lo spegnimento automatico non funzionerebbe. Ho provato a impostarlo a 5, 10, e 15 minuti e ogni volta, passati quei minuti senza che toccassi il lettore, il lettore si è correttamente spento da solo.

Bizzarria. Sul lato sinistro del lettore c’è un pulsante con il simbolo del cestino. Dovrebbe servire per cancellare un libro dalla Libreria. È lì solo per bellezza, premendolo non succede niente. Né dovrebbe succedere niente, il manuale stesso dichiara che tale funzione non è disponibile… (si possono però cancellare i libri, basta collegare il lettore al PC)

Pulsante inutile
L’inutile bottoncino

Prezzi e concorrenza

Allo stato attuale il Cybook Gen3 costa 339 euro per il modello base (comprende: lettore, cavo USB e un meraviglioso “manuale” di UNA pagina! C’è il trucco, il manuale vero è ovviamente in formato elettronico) e 435 per il modello “deluxe” che include anche una custodia in pelle, una batteria di ricambio, auricolari, memory card da 2GB e un USB charger.
I principali concorrenti del Cybook sono:

Sony PRS-505. Il Sony è ufficialmente venduto solo negli Stati Uniti, ma via eBay o negozi che consegnano in tutto il mondo (ad esempio B & H) è possibile procurarselo. Al cambio attuale e contando anche le spese di spedizione lo si dovrebbe riuscire ad avere per poco meno di 300 euro.
Se e quando sarà disponibile in Europa non si sa. Alcune voci parlano dell’estate ma sono appunto voci.
Dal punto di vista tecnico il PRS-505 ha più o meno le stesse caratteristiche del Cybook. Il vantaggio è che il PRS-505 ha uno schermo con 8 livelli di grigio contro i 4 del Cybook, però questo incide sui tempi di refresh che sono più lunghi. Il design del PRS-505 in generale è considerato più attraente di quello del Cybook e pare un apparecchio più robusto, però pesa di più. Il software del PRS-505 è più completo e più facile da navigare, ma la batteria si consuma più in fretta.
In realtà sono due apparecchi molto simili, e la gran parte delle differenze sono secondarie; a mio parere il risparmio di 39 euro non vale il dover rinunciare alla garanzia italiana di 2 anni, ma è una posizione discutibile.
Per saperne di più su PRS-505 contro Cybook, questo thread del forum di MobileRead.com si occupa dell’argomento.

Sony PRS-505
Sony PRS-505

Amazon Kindle. Anche questo lettore è per ora in vendita solo negli Stati Uniti, anche qui ci sono voci di sbarco in Europa ma i tempi non sono definiti. Lo si può trovare su eBay, il prezzo è di 399 dollari (335 euro), escluse spese di spedizione.
Lo schermo del Kindle è identico a quello del Cybook (600×800, 6 pollici, 4 livelli di grigio) e le prestazioni sono analoghe.
I punti di forza del Kindle sono due: la possibilità di sfruttare l’enorme catalogo librario di Amazon.com e il collegamento wireless EVDO. Almeno sarebbero punti di forza se Amazon non avesse deciso misure draconiane contro i suoi stessi utenti.
I libri di Amazon sono venduti in un formato speciale (AZW) leggibile solo dal Kindle. I libri sono “legati” all’apparecchio per il quale sono stati comprati e non possono essere letti da nient’altro, neanche passati da un Kindle all’altro. Inoltre questo è l’unico formato a pagamento supportato, per esempio comprando da Mobipocket i libri non funzionerebbero. Il che è quanto di più strano, perché Amazon già da tempo ha acquistato Mobipocket, in altre parole Amazon sta facendo una spietata concorrenza a… se stessa!
Ciliegina sulla torta, sebbene i best seller e le nuove uscite abbiano prezzi modici (offerta lancio 9.99 dollari a libro), alcuni dei libri in catalogo costano di più in formato elettronico!
Il collegamento wireless EVDO consente una serie di operazioni con il Kindle molto interessanti. Si va dall’acquisto dei libri direttamente dal lettore, alla consultazione di wikipedia, alla possibilità di ricevere sull’apparecchio i vari aggiornamenti dei blog preferiti. Il tutto a pagamento. Se una persona volesse Gamberi Fantasy sul Kindle in automatico dovrebbe pagare 99 centesimi al mese (e non a noi della Barca, noi non vedremmo un centesimo, i soldi sono tutti per Amazon). Quando già si seguono una dozzina di blog, non è più una tariffa così minima. Stesso discorso vale per le notizie dei quotidiani, anche di quelli disponibili gratuitamente in rete: se li si vuole sul Kindle occorre pagare. È poi possibile ricevere e leggere e-mail sul Kindle, ma ogni eventuale “attachment” richiede anch’esso pagamento: 10 centesimi!
C’è infine il piccolo contrattempo che la rete EVDO copre solo le aree urbane degli Stati Uniti.
In altri termini un Kindle in Europa è un apparecchio molto limitato e che supporta un numero di formati molto ristretto (per esempio, niente PDF). Una piccola nota d’interesse può essere la presenza della tastiera, il che consente di prendere appunti, ma per evitare pericolose tentazioni picaresche, non è possibile esportare al di fuori del Kindle niente, tanto meno la pagina di un libro con degli appunti!
Perciò direi che per ora il Kindle è da evitare. In futuro, se verrà venduto in Europa e dunque funzioneranno anche da noi i servizi wireless, ci si potrebbe fare un pensiero, ma questo concetto di dover pagare per ogni minuzia non mi piace per niente.

Amazon Kindle
Amazon Kindle

iRex iLiad. L’iLiad è il più costoso dei lettori in commercio, costa in Italia 620 euro. È il lettore in assoluto con lo schermo più grande (768×1024, 8.1 pollici, 16 livelli di grigio), e quello che supporta più formati; è possibile collegarlo in rete locale e a Internet sia via cavo sia wireless, e si possono prendere appunti direttamente scrivendo sullo schermo. In realtà l’iLiad è un vero e proprio computer portatile con schermo e-ink, infatti è possibile installare il software che si desidera (il sistema operativo è Linux), anche se non ha niente a che vedere con la lettura.
Ci sono però due svantaggi sicuri: lo schermo così grosso richiede molto tempo per il refresh (circa il doppio rispetto agli altri lettori) e la batteria si consuma in fretta (l’iLiad è il solo di questi apparecchi con la durata della batteria ancora misurata in ore e non in numero di refresh).
Con un costo quasi doppio rispetto agli altri lettori non credo sia un buon affare se l’attività principale è la lettura. Può però essere preso in considerazione da chi oltre a leggere vuole fare altro.

iRex iLiad
iRex iLiad

Disponibili solo per il mercato asiatico (Giappone, Cina, Corea) si contano molti altri lettori, nessuno dei quali però mi pare abbia caratteristiche tali da valer la pena darsi da fare per procurarselo. Per ulteriori informazioni, basta fare un giro nella sezione apposita del forum di MobileRead.com.

NUUT NP-601
Il NUUT NP-601, un clone coreano del Cybook

Vale la Pena?

Come ricordato il Cybook Gen3 costa 339 euro, e si può riuscire a recuperare il Sony PRS-505 a 300 euro circa. Questi apparecchi sono belli, niente da dire, ma vale la pena investire centinaia di euro?
Dipende da quanto uno legge, cosa legge e come si pone di fronte alla Legge.

Primo caso. Letture principalmente italiane e rispetto bovino della Legge, per quanto ingiusta. Non vale la pena, anche contando i classici, ci sono troppi pochi ebook italiani legali in vendita. E tra l’altro il principale negozio, quello Mondadori, vende in un formato non supportato. È vero che è possibile convertire i LIT, ma è come installare un modchip sulla PlayStation europea per giocare con i giochi americani o giapponesi, benché originali: è illegale.

Secondo caso. Letture principalmente inglesi e rispetto bovino della Legge. In campo inglese gli ebook si trovano, nonostante la scelta infelice di Amazon, ma i prezzi in generale sono alti. Gli sconti rispetto all’edizione cartacea raggiungono il 20% del prezzo di copertina quando va bene. Un libro di carta sui 18 euro, ne verrebbe a costare sui 14 elettronico. Però c’è il risparmio sulle spese di spedizione, visto che i libri inglesi vanno quasi sempre ordinati. Calcoliamo un altro euro. Dunque a ogni acquisto ci si guadagna 5 euro, per arrivare a 300 occorrono 60 acquisti. Se uno è un lettore molto avido, e questi 60 ebook li compra magari in un anno, può valere la pena.
Occorre tener presente un altro fatto: quasi sicuramente questi libri avranno qualche tipo di “blocco”, perciò a meno di convertirli (illegale! Illegale! Uccidi gli Artisti!) c’è il rischio di non poterli più usare se il lettore si guasta o se il negozio online chiude i battenti e non può più autenticarli. Quanto sia concreto questo rischio è difficile dirlo, ma in campo musicale è già successo che venditori online di musica fallissero e i brani acquistati legalmente non fossero più ascoltabili.

Terzo caso. Letture principalmente italiane e la propria coscienza come Legge. Qui provo a calcolare basandomi sul mio ritmo di lettura. In media leggo un po’ più di un romanzo a settimana, ma per semplificare facciamo uno. Di solito una settimana leggo qualcosa già presente in casa e la successiva compro un libro nuovo. Perciò sono 26 acquisti all’anno. A 18 euro l’uno sono 468 euro in un anno. I 339 euro del lettore li recupero in nove mesi, da lì in poi è profitto. Però ho una coscienza, e mettiamo che decida di acquistare i romanzi che mi sono piaciuti per sovvenzionare l’autore. Esagero (e di molto) e dico un romanzo su cinque. Sono altri 90 euro, altri due mesi. In questo caso per ripagare il lettore occorrono 11 mesi. Be’, non è male comunque, anche se il lettore si sfascia dopo due anni, appena scaduta la garanzia, è stato ugualmente un buon risparmio.
Basandosi sull’ipotesi che i 26 romanzi riesca tutti quanti a scaricarli via eMule e soci. È realistico? Nel mio caso credo di sì, ho costatato che proprio i generi che preferisco (fantasy e fantascienza) sono i più diffusi in rete. Non è detto che sarebbe così se mi piacessero altri tipi di letture. Il succo è che prima di prendere una decisione bisogna controllare bene se quanto è disponibile (a pagamento, piratato, pubblico dominio) soddisfa le proprie esigenze.

Scrittore povero
Scrittore costretto a chiedere la carità per colpa del pubblico crudele

Quarto caso. Letture principalmente inglesi e la propria coscienza come Legge. Valgono le stesse considerazioni del terzo caso.

Questo in linea di massima. Poi possono entrare in gioco altri fattori, quali per dirne uno, il risparmio di spazio. Camera mia è foderata di libri, non mi dispiace in sé, mi dispiace la polvere e non avere lo spazio fisico per altre cose. Senza contare che certi libri anche se non li vedo più… penso per esempio che regalerò l’opera omnia della Troisi a qualche biblioteca o la scambierò per vecchi Urania presso qualche bancarella, magari un Urania per 3 libri della Troisi me lo danno.

Conclusioni

Niente Gamberi perché pur essendo questa una recensione, non ci sono metri di paragone. Non avrebbe senso mettere in relazione i +3 o -8 Gamberi di quest’affare con i Gamberi di un libro o un film. Aggiungerò i Gamberi se in futuro mi capiterà di poter provare qualche altro lettore o apparecchio simile.
A tale riguardo, era possibile prenotarsi per una settimana di prova gratuita dell’iLiad qui. Ora le prenotazioni sono chiuse, ma non è detto che l’esperimento non venga ripetuto a breve. Inoltre nel corso del 2008 iLiad e Cybook verranno venduti anche nelle librerie Feltrinelli. Credo che già a partire da adesso, gennaio, dovrebbero essere in esposizione e vendita presso le Feltrinelli di Milano e altre città. Perciò per chi ne ha l’opportunità, c’è la possibilità di verificare di persona la qualità di questi lettori.

Per quanto mi riguarda sono felicissima dell’acquisto. I vari fastidi evidenziati m’impediscono un sentimento di entusiasmo sfrenato, mi accontenterò dell’entusiasmo non sfrenato!

Tabella riassuntiva delle caratteristiche tecniche
Nome: Bookeen Cybook Gen3
Hardware
Dimensioni: 118mm x 188mm x 8,5mm.
Peso: 174g (inclusa la batteria).
Schermo: E-ink Vizplex, 6 pollici, 600×800 166dpi, Bianco & Nero a 4 livelli di grigio.
Memoria: 8MB ROM + 16MB RAM + 64MB Flash utilizzabili dall’utente. Supporta memory card SD fino a 2GB.
Processore: Samsung S3C2410 ARM920T a 200MHz.
Uscite: USB 2.0 Client con connettore Mini USB B e Stereo 2,5mm.
Batteria: Ricaricabile 1000 mAh Li-Polymer. Durata della batteria: 8.000 aggiornamenti dello schermo, ricarica in 3 ore.
Software
Sistema Operativo: Embedded Linux.
Tempo di avvio: 22 secondi circa.
Applicativi: Boo Reader 1.0, Mobipocket Reader 6.0
Interfaccia: Menu in inglese e francese.
Formati supportati
Ebook: PDF, TXT, HTML, Mobipocket
Immagini: GIF, JPEG, PNG
Musica: MP3
Font: TrueType
Costo
Versione normale: 339 euro (comprende lettore, cavo USB e manuale).
Versione deluxe: 435 euro (comprende lettore, cavo USB, manuale, custodia in pelle, auricolari, memory card da 2GB, batteria di ricambio e USB charger).
Garanzia: 2 anni.

Approfondimenti:

bandiera EN Sito ufficiale del lettore
bandiera EN Il blog della Bookeen
bandiera IT Sito del distributore italiano
bandiera IT iLiad e Cybook su Bow.it
bandiera EN La sezione del forum di MobileRead.com dedicata al Cybook
bandiera FR La recensione del Cybook di epaper-france.com, dalla quale ho preso i vari spezzoni video
bandiera EN La videorecensione di edupaper.nl su YouTube.com, dalla quale ho preso altri spezzoni
bandiera EN Una bella galleria di foto del Cybook, dalla quale ho preso un paio d’immagini

Scritto da GamberolinkCommenti (105)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Ebook e Distribuzione Gratuita

Prima di entrare nel vivo dell’argomento è il caso di chiarire un paio di concetti, ovvero cosa sia un ebook, e come sia possibile leggerlo.

Cos’è un ebook

Un ebook è un libro in formato digitale. In pratica è un file che contiene almeno il testo del libro in questione, e nella maggior parte dei casi preserva anche impaginazione, eventuali illustrazioni e quant’altro.
Tali file si presentano sotto diverse fogge, i formati più comuni sono:

.pdf Portable Document Format (.pdf) Inventato da Adobe è forse il formato più diffuso di documento elettronico. Questa diffusione capillare fa sì che un PDF sia leggibile con qualunque tipo di computer o apparecchio. Ci sono lettori PDF per Windows, Linux, Mac OS e persino per i cellulari. Il PDF è forse il formato migliore se lo scopo è la stampa, tuttavia per la lettura a video su schermi di piccole dimensioni ci possono essere dei problemi, in quanto un PDF non è facilmente reimpaginabile (e per esempio non è possibile cambiare al volo la grandezza dei caratteri usati, si può al massimo effettuare un ingrandimento dell’intera pagina, ma non lasciando ferma la pagina ingrandire solo le parole).

.doc Document (.doc) È il formato di Microsoft Word. Diffusissimo perché Word è il programma di elaborazione testi più diffuso. È leggibile oltre che da Word anche da altri programmi di elaborazione testi (per esempio OpenOffice) ma la completa compatibilità è garantita solo con il programma di Microsoft. In altre parole non è una buona idea diffondere libri in formato DOC.

.rtf Rich Text Format (.rtf) Anche questo formato è stato inventato da Microsoft, ma a differenza del DOC, lo scopo dell’RTF era proprio quello di poter essere utilizzato anche da chi non avesse Word. L’RTF è simile all’HTML, cioè è testo con dei tag a definirne le proprietà. Per esempio con l’HTML per fare il testo in grassetto si usa il tag <b>testo in grassetto</b>, nell’RTF è {\b testo in grassetto}. Data questa semplicità, non ci sono problemi a leggere file in formato RTF con qualunque tipo di apparecchio.

.htm HTML (.html, .htm) Be’, non c’è bisogno di spiegazione. Si è diffuso con l’avvento di Internet ed è usabile dappertutto.

.chm Compiled HTML (.chm) Un altro formato di Microsoft. Il CHM è una serie di pagine HTML e relative immagini “incollate” assieme in un unico file. È leggibile direttamente da Windows, ma solo da Windows. Tuttavia Microsoft stessa offre un programma (HTML Help Workshop) per smontare un CHM e recuperare i file HTML che lo compongono. Nonostante questa scomodità è un formato piuttosto diffuso per gli ebook.

.lit LIT (.lit) Ancora un formato di Microsoft. Questa volta pensato per il Microsoft Reader un programma di Microsoft per leggere ebook. Il Microsoft Reader funziona solo sotto Windows (naturalmente) anche però sulle versioni di Windows usate da alcuni palmari e telefonini. Uno dei pochi negozi di ebook italiani, quello di Mondadori, vende i suoi libri in questo formato. Per fortuna esistono programmi (ConvertLIT) che consentono di convertire i file dal formato LIT ad altri formati più maneggevoli (HTML).

.prc Mobipocket (.pdb, .prc, .mobi). Mobipocket è una delle più importanti aziende che vendono ebook, e li vendono in un loro formato. Nel corso del tempo il formato si è evoluto e da qui i cambi nell’estensione del nome del file. Il formato Mobipocket è basato sull’HTML ed è pensato in particolare per i lettori portatili (palmari, cellulari, ecc.) tuttavia è leggibile anche da qualunque computer ed è facile, in caso di necessità, trasformarlo in HTML.

.txt Text (.txt) Il formato più semplice e leggibile ovunque e dovunque, lo stesso del Blocco Note di Windows. Purtroppo il TXT ha il problema di non potere mantenere l’impaginazione di un libro, né può contenere immagini o altro.

Ci sono poi decine di altri formati, ma quelli elencati sono i più diffusi e coprono il 99% di tutti gli ebook esistenti.
Da notare però che di certi libri e documenti non si trova il testo, bensì nient’altro che la fotografia delle pagine. In questo caso non si ha perciò un solo file, ma tante JPEG (.jpg) quante sono le pagine dell’opera. Infine, per risparmiare spazio, spesso i file sono “zippati” o “rarrati” (hanno estensione .zip o .rar) e prima di poter essere usati vanno decompressi. Esistono decine di programmi a tale scopo, sotto Windows uno dei più conosciuti è WinRAR.

Come leggere un ebook

Appurate le varie incarnazione di un ebook, come lo si legge?
Stampa. Si stampa il file e lo si legge. Per documenti di poche pagine non è un problema, ma per interi libri le cose non sono così semplici. Il miglior compromesso qualità/tempi/costi è probabilmente quello di una stampante laser con stampa fronte retro automatica. Ciò nonostante si può arrivare a spendere parecchio in termini di carta e consumo d’inchiostro, senza neanche entrare nel merito della rilegatura. Se l’ebook lo si è comprato, alla fine è probabile si venga a spendere più che non prenderlo direttamente di carta.
A video. La soluzione più semplice. Avendo a disposizione una poltrona comoda e un bel monitor LCD non è un’attività faticosa o particolarmente stancante. Ci sono però delle (grosse) limitazioni: il monitor non lo si può portare in giro, non si può leggere a letto o sul tram.
A video su un computer portatile. Ci ho provato, è molto scomodo, i “portatili” si chiamano così ma sarebbe più giusto chiamarli “trasportabili”. Pesano parecchio ed è difficile trovare una posizione comoda per leggere. Inoltre la batteria finisce in fretta.
A video su palmari o cellulari. È fattibile ma lo schermo è di solito molto (troppo) piccolo. Ci si affatica a fissarlo e rimane il problema della durata delle batterie.
A video su un lettore EPD. Questo è un caso che merita un capitolo a parte.

La Carta Elettronica e gli ebook

EPD sta per Electronic Paper Display, una tecnologia di visualizzazione inventata da un’azienda chiamata E Ink Corporation (per questa ragione il termine e-ink viene spesso usato al posto di EPD). Uno schermo e-ink ha una serie di vantaggi rispetto a uno schermo tradizionale o LCD:

  • È opaco. Non produce alcun tipo di luminosità, dunque non è un problema fissarlo per ore e ore, come succede con la carta.
  • Ha una risoluzione e un contrasto molto maggiori degli schermi LCD, tanto che all’apparenza uno schermo e-ink sembra proprio carta.
  • Non richiede energia per mantenere l’immagine. Ciò significa che un lettore basato su e-ink lavora solo quando c’è da “girare” pagina, altrimenti non consuma corrente. Infatti in questi apparecchi la durata delle batterie non è misurata in ore, ma in numero di pagine che si possono voltare. E siamo sulle 7.000-10.000 pagine (ovvero leggendo 200 pagine al giorno occorre ricaricare l’apparecchio meno di una volta al mese).
Sony Reader Bookeen Cybook Amazon Kindle iRex iLiad

Lo schermo di alcuni lettori e-ink. Clicca per ingrandire.

Ci sono anche degli svantaggi nell’e-ink: il più grosso è che il colore non è ancora supportato (ci sono prototipi di schermi e-ink colorati, ma niente in commercio). Gli schermi e-ink più sofisticati sono in bianco e nero a 16 livelli di grigio. L’altro svantaggio è che l’aggiornamento di uno schermo e-ink non è istantaneo, di solito richiede dal mezzo secondo al secondo.
Tuttavia questi due difetti non sono un ostacolo nella lettura dei libri: la buona parte dei libri non è a colori e un secondo per voltare pagina è accettabile (non si impiega meno tempo a voltare una pagina di carta).
Il primo apparecchio basato su e-ink è stato nel 2004 il Sony LIBRIé, venduto solo in Giappone.

Sony LIBRIé
Il “vecchio” Sony LIBRIé

Da allora pian piano questi apparecchi si sono diffusi e ora sono disponibili anche in Italia.
Ne ho ordinato uno prima di Natale ma a causa grande richiesta e disguidi postali non è arrivato sotto l’albero. Mi è arrivato solo oggi, lo recensirò fra qualche giorno. AGGIORNAMENTO: recensito.

Procurarsi gli ebook

Stabilito cosa siano gli ebook e come si possa leggerli, entro nel merito: come procurarseli.
Già da alcuni mesi avevo notato una sempre maggiore disponibilità di ebook in rete, ma solo nell’ultimo periodo mi sono accorta di quanto l’offerta sia completa, tanto appunto da spingermi a chiedere a Babbo Natale in regalo il lettore. Più in dettaglio:

Libri di pubblico dominio. Rientrano in due categorie: i libri il cui copyright è scaduto e i libri volontariamente distribuiti in maniera gratuita dagli autori.
Per il primo caso uno dei siti più noti è il Progetto Gutenberg che mette a disposizione oltre 20.000 volumi nelle più svariate lingue (italiano compreso). Inoltre il Progetto Gutenberg cataloga anche libri presenti in altri siti analoghi, per un totale di 100.000 titoli!
In campo italiano c’è il Progetto Manuzio che offre le opere di centinaia di autori nostrani.
In generale non è difficile procurarsi un testo che sia sfuggito alle grinfie del copyright. Almeno nella sua lingua originale, purtroppo spesso la traduzione italiana si rivela essere ancora coperta da diritto.

In quanto agli autori che distribuiscono gratuitamente il loro lavoro, sono ovunque. In Italia sono ancora pochi, specie se si parla di autori affermati (i più famosi che adoperano questa politica sono i Wu Ming), ma all’estero l’idea della distribuzione libera si sta sempre più facendo strada.
I cinque finalisti nella categoria romanzo del premio Hugo 2007, uno dei premi più prestigiosi a livello mondiale per la fantascienza, sono stati:
Rainbows End di Vernor Vinge
Eifelheim di Michael Flynn
Glasshouse di Charles Stross
Blindsight di Peter Watts
e la nostra amica Naomi Novik con His Majesty’s Dragon (sì, l’Hugo non è più quello di una volta, forse è meglio il Nebula!)
tre due (aggiornamento del 19 marzo 2008: Eifelheim non è più online) di questi romanzi, come evidenziato dai link, sono leggibili e scaricabili senza dover pagare niente, compreso il romanzo vincitore, Rainbows End.

Copertina di Rainbows End
Copertina di Rainbows End

Ebook acquistabili online. Quando il libro è protetto da copyright e l’autore ha deciso di non distribuirlo, tale libro lo si può volendo comprare già in formato elettronico. Amazon.com, la più grande libreria online del mondo, offre questa possibilità, ma i libri così acquistati sono leggibili solo con l’apparecchio e-ink venduto da Amazon stessa, l’Amazon Kindle.
Altri rivenditori come Mobipocket, Ubibooks, BAEN o Fictionwise, sono meno restrittivi e permettono di scegliere quale formato di ebook comprare. I prezzi in generale sono alti, contando che un ebook non è costato niente all’editore in termini di carta e stampa.
In Italia si possono comprare alcuni ebook del catalogo Mondadori dal sito della casa editrice. Il catalogo è striminzito e i prezzi per nulla modici, però l’offerta nel campo fantasy (ovvero ‘ragazzi’ nella classificazione Mondadori) è discreta e a prezzi più abbordabili del resto.
Ci sono poi i servizi di print-on-demand, stile Lulu.com, che spesso consentono l’acquisto di un libro anche in formato elettronico.

Pirateria. Come esiste la pirateria di musica, film, videogiochi e quant’altro, esiste la pirateria libraria.
Innanzi tutto, è illegale scaricare un ebook coperto da copyright senza pagare? Non lo so. Fino al famigerato decreto Urbani, la risposta sarebbe stato un no secco, visto che per essere reato avrebbe dovuto sussistere lo scopo di lucro, ovvero uno avrebbe dovuto guadagnarci soldi dallo scaricare il suddetto libro. Ora come ora è una zona grigia. In ogni caso, lo dico senza pensarci due volte, non me ne importa niente se anche fosse illegale. Malgrado la propaganda contraria, la legalità di per sé non è un valore. È un valore fintanto che le leggi sono giuste. Le attuali leggi sul copyright sono ingiuste e contrarie al benessere della società, perciò non è immorale violarle (ma su questo ci tornerò più avanti).

Logo di piratebay.org
Il logo di piratebay.org, uno dei siti simbolo della lotta contro il copyright

La distribuzione di libri pirata avviene secondo i consueti canali del file sharing: eMule, bittorrent, newsgroup binari, FTP e quant’altro. In particolare pare che i distributori clandestini di libri si siano trovati bene con eMule che è forse la fonte principale per tale bene di consumo.
Uno dei preconcetti che circondano eMule è che sia un covo di pedofili e i file siano tutti infettati da virus. Non nego che possa capitare di scaricare involontariamente pornografia pensando di star prendendo tutt’altro o che qualche volta l’anti-virus dia di matto con file presi col mulo, ma sono eccezioni non la regola.

Dopo un minimo addestramento sono riuscita a individuare fonti sicure per gli ebook.
Per i libri in italiano, ci sono diverse “collezioni” e moltissimi volumi sciolti.
La collezione più famosa è la Biblioteca del Brivido. Sono solo romanzi di genere (orrore, fantasy, fantascienza, noir, thriller, giallo), ne escono dai 10 ai 20 a settimana, di norma il sabato pomeriggio, e in diversi formati (.pdf, .doc, .rtf, .lit). L’impaginazione è perfetta, quando ci sono immagini sono inserite nel testo nel giusto punto e i refusi credo siano gli stessi del libro cartaceo di partenza.
Il formato dei file è: eBook.ITA.xxxx.Nome.Autore.Titolo.(doc.lit.pdf.rft).[Hyps].rar dove xxxx è un numero progressivo, finora sono usciti 2850 volumi. Ogni volume contiene un elenco di tutti i volumi precedenti con relativi link ed2k. Esempio reale: eBook.ITA.2761.George.R.R.Martin.L’Ombra.Della.Profezia.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
Un’altra collezione è Bluebook. Libri vari, anche se spesso prevalgono ancora libri di genere fantastico. I formati sono .doc, .pdf e .txt. Escono intorno ai 5 libri a settimana. La qualità è perfetta.
Il formato del file è: Bluebook.xxxx.ITA.Nome.Autore.Titolo.rar dove xxxx è un numero progressivo, finora sono usciti 330 volumi. Esempio reale: Bluebook.0316.ITA.Pullman.Philip.01.La.Bussola.D’Oro.rar
Una terza collezione è Free Book. Libri vari, ma chi li fornisce pare avere un debole per i romanzi rosa, sempre presenti nei 5-10 libri che escono ogni settimana. I formati sono .doc, .pdf, .odf, .rtf e .txt. La qualità è anche qui impeccabile.
Il formato del file è: Free-Book.ITA.xxxx.-.Nome.Autore.-.Titolo.zip dove xxxx è un numero progressivo, finora sono usciti 283 volumi. Esempio reale: Free-Book.ITA.0250.-.Jack.Vance.-.L’Ultimo.Castello.zip
Una quarta collezione è ITABOOK. Libri vari, formato .rtf e .pdf, le nuove uscite sono sporadiche. La qualità è ottima.
Il formato del file è: ITABOOK_xxxx_-_Nome,_Autore_-_Titolo.rar dove xxxx è un numero progressivo, finora sono usciti 163 volumi. Esempio reale: ITABOOK_0161_-_Allende,_Isabel_-_Il_piano_infinito.rar

eMule
Un’“istantanea” della Biblioteca del Brivido. Clicca per ingrandire

Per trovare i volumi sciolti occorre un po’ di scaltrezza. File più grossi di qualche MB non sono quasi sicuramente ebook a meno che non siano ebook formati dalle foto delle singole pagine. Da evitare anche i file .doc da fonte non verificabile perché potrebbero essere vettori di virus.

Riguardo al bittorrent, la soluzione più semplice è cercare il titolo del libro o il suo autore con un motore di ricerca apposito per i file .torrent, per esempio quello di isoHunt. Esistono poi comunità di scambio che si basano su bittorrent e hanno sezioni dedicate agli ebook, per trovarle basta darsi da fare con google. Una di queste è TNT Village.

Riguardo a newsgroup, FTP e quant’altro, ne parlerò magari in un’altra occasione: da un lato non sono ancora esperta e dall’altro credo di essermi già inguaiata abbastanza!

Considerazioni morali

L’idea di fondo del copyright è di incentivare gli artisti a produrre nuove opere. Ovvero è sottointeso che nuove opere artistiche siano un beneficio per la società. Dunque, le leggi sul copyright sono a favore della società nel suo complesso non a favore degli artisti (o peggio ancora di eredi, editori e sfruttatori vari). L’artista è incentivato nella misura in cui produrrà di più a favore di tutti.
Non è più così per una serie di fattori:

  • Il copyright è troppo lungo, se un’artista può campare per tutta la vita (e settant’anni dopo la morte) con una sua opera, è finito l’incentivo a farne un’altra.
  • Il copyright non protegge in realtà l’artista, ma chi detiene i diritti dell’opera, e nel mondo moderno sono quasi sempre due figure distinte.
  • Infine il copyright ha spesso avuto l’effetto di stravolgere l’equazione: da incentivo è diventato unico scopo, l’artista produce non per il benessere della società, ma per l’esclusivo benessere suo. Non sempre i due benessere sono in contrasto ma potrebbero esserlo.

Purtroppo non esistono molti studi neutrali in materia, uno interessante è questo dell’Università di Cambridge che prova a fissare la durata ideale del copyright a 14 anni (mentre la Disney, pur di non lasciar libere le prime storie di Topolino, sta spingendo il congresso americano verso l’infinito, letteralmente).

Topolino
Topolino, simbolo di malvagità?

È anche interessante notare come il copyright sia un concetto relativamente recente (le prime leggi a riguardo sarebbero del 1662) e in questi secoli non pare che la produzione artistica abbia avuto nessun particolare impulso rispetto alla storia precedente. Tutto il Rinascimento non ha avuto paragoni come sviluppo artistico e il copyright non c’era. Nella Firenze dei Medici c’era una percentuale altissima di cittadini che vivevano della loro produzione artistica, percentuale mai più raggiunta in nessun altro periodo storico.

Infine, sarò ingenua, ma penso che la libera circolazione della conoscenza valga più del denaro. È meglio se 100 persone leggono un libro e l’autore guadagna 10, piuttosto che il libro lo leggano in 50 ma l’autore guadagni 20. E stiamo sempre parlando di “autore” in senso lato, perché nel caso dei libri quelli che guadagnano sono editori, distributori e librai. La percentuale dell’autore è minima, di solito non più di un 5-10% del prezzo di copertina.

C’è poi un fatto fondamentale da sottolineare. Io sono partita dal presupposto che una distribuzione gratuita in effetti possa ledere i guadagni di un autore, e sostengo che comunque dovrebbe essere consentita. Ma è vero che la distribuzione gratuita incide sulle vendite?
È un problema ancora più spinoso di quello del copyright, ed è molto difficile districarsi tra la propaganda. Perciò è di particolare interesse l’esperimento che ha organizzato il signor Tim O’Reilly. Tim O’Reilly è il fondatore della O’Reilly Media, una società editrice specializzata in editoria tecnica (in particolar modo informatica). Non una piccola società però, una delle più grandi del mondo in tal ambito. Dunque non si sta parlando dello scrittore che vuol farsi pubblicità o del piccolo editore che cerca vie nuove, si sta parlando di un grosso editore che vuol far soldi.
Il signor O’Reilly ha provato a mettere a disposizione per il download gratuito un libro appena pubblicato e ha tentato di analizzare l’andamento delle vendite. L’articolo completo è qui.

Copertina di Asterisk
Asterisk: The Future of Telephony, il libro offerto gratuitamente

In sostanza: l’andamento è in linea con gli altri libri, o in altri termini, chi voleva comprare il libro l’ha comprato comunque nonostante fosse disponibile gratuitamente. Perciò il download gratuito non ha inciso sulle vendite. Però, aggiungo io, tra le 180.000 persone che hanno scaricato il libro, qualcuna l’avrà letto e tra queste qualcuna avrà imparato qualcosa. La società nel suo complesso è migliorata, anche se di una briciola la cultura è aumentata. E il signor O’Reilly non ci ha rimesso un euro.
Se poi dal grosso editore si passa al singolo autore, devo ancora leggere di uno scrittore che si sia pentito di aver distribuito in maniera gratuita le proprie opere, basta leggere le varie interviste, da Cory Doctorow a Rudy Rucker e tanti altri.

Un altro caso clamoroso, di un paio di mesi fa.
The Man from Earth è un film di fantascienza realizzato con budget minimo da una piccola società di produzione. È un film che ha incuriosito gli appassionati perché segue una sceneggiatura di Jerome Bixby, sceneggiatura che Bixby ha impiegato quasi quarant’anni a scrivere! Ma al di là di questo è un film che sarebbe passato del tutto inosservato, a parte pochi entusiasti, se non fosse stato piratato. Pochi giorni prima dell’uscita in DVD, il film era disponibile in rete. Un guaio? Tutt’altro! Il produttore del film, in corrispondenza della release pirata, vede il traffico al suo sito aumentare del 3.000%, in pochi giorni su IMDb The Man from Earth diventa uno dei film più cercati. È una pubblicità enorme, che il produttore ammette non avrebbe mai potuto pagarsi in nessuna maniera. È al settimo cielo per tutto ciò, e promette che il prossimo film sarà lui stesso ad autopiratarselo! Si può leggere l’intera vicenda per esempio qui.

Locandina di The Man from Earth
Locandina di The Man from Earth

Conclusioni

Malgrado appaia chiaro (o almeno a me appare così) che la distribuzione gratuita non ha effetto sulle vendite e se lo ha è un effetto positivo, qualcuno si potrebbe domandare se a lungo andare, con il diffondersi di una cultura sempre più lontana dal concetto di pagare per l’intrattenimento, gli artisti non si ritroveranno a non poter più campare con il loro lavoro.
Io voglio essere ottimista e dico di no. O meglio, camperanno solo quelli bravi davvero. Prendo ad esempio me stessa e i DVD. Negli ultimi due-tre anni ho scaricato una gran quantità di film e non posso negare di aver ridotto i miei acquisti di DVD. Ma adesso sono tutti soldi spesi bene, indirizzati ad appoggiare chi se lo merita. Prima compravo il solito Spider-Man, il solito Harry Potter, il solito Pirati dei Caraibi. Schifezze, soldi buttati, ma ogni volta ci ricascavano non potendo saperlo prima e cedendo a quello che si chiama hype. Adesso Harry Potter & C. li scarico e magari prendo un solo DVD ma di qualche regista giapponese, o coreano o danese che davvero ha girato un bel film. 1 solo DVD contro 3 (o anche 5 o 10), ma un 1 DVD che vale la pena, contro i 3, 5, 10 che non facevano altro che alimentare la macchina produci spazzatura.
Io penso che il pubblico spesso faccia scelte così poco accorte (in campo librario basti pensare alla Troisi) perché non ha reale scelta. È come andare al ristorante cinese, avere il menu tutto in cinese con solo un piatto in italiano. Si va sul sicuro, perché non si hanno le risorse per rischiare.
La distribuzione gratuita consente a ognuno di rischiare, ognuno può “assaggiare” quel che gli pare e formarsi un gusto. Magari poi deciderà di dare lo stesso i soldi alla Troisi, ma magari forse no. Magari, se ha potuto anche solo sfogliare quegli altri romanzi che non avrebbe mai comprato, perché non pubblicizzati, perché le amikette non ne parlano, perché la copertina è brutta, forse potrà compiere scelte più consapevoli.

Come per un sacco di altri argomenti può essere che m’illuda, ma nel caso specifico cambia poco. Anche se davvero la pirateria libraria è un cancro che uccide gli scrittori (…) non c’è niente da fare. I libri in formato elettronico sono inevitabili, perché il risparmio di risorse rispetto alla carta è enorme. Così come sono spariti i vinile e sono in declino i CD, rimanendo solo gli MP3, allo stesso modo i libri cartacei hanno i giorni contati. Lo zoccolo duro dei feticisti della carta è più vasto che non in altri ambiti ed è probabile riuscirà a rimandare l’inevitabile il più possibile, ma se non sarà fra 5 anni sarà fra 10. A quel punto la pirateria raggiungerà gli stessi livelli che si vedono oggi per musica e film, con ogni singolo brano o spezzone prodotto in ogni angolo del mondo distribuito in rete con o senza autorizzazione. Dunque gli scrittori devono solo mettersi il cuore in pace.

Sento già i feticisti della carta brontolare, ché tanto il libro tradizionale non morirà mai! Be’, vedremo nelle prossime ore, per ora, da questo primo pomeriggio di lettura e-ink posso affermare che hanno torto marcio.

* * *

Ringrazio il Coniglietto Grumo per l’aiuto riguardo alcuni dettagli tecnici di questo articolo.


Approfondimenti:

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Scritto da GamberolinkCommenti (57)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni