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Come creare un ebook decente

Da quanto ho acquistato un lettore di ebook dedicato (recensione), ho cominciato a frequentare il forum di mobileread.com, e mi sono resa conto della mia ignoranza a proposito di ebook. In particolare riguardo al crearli. Constatato che non sono l’unica a vivere nell’ignoranza, ho pensato di condensare le mie scoperte delle ultime settimane in quest’articolo.

Premessa

Si deve già avere pronto il romanzo o racconto dal quale si vuole creare l’ebook. Il romanzo o racconto può essere stato scritto e impaginato con Microsoft Word, OpenOffice.org Writer o anche strumenti più sofisticati quali LaTeX o QuarkXPress, non ha importanza.

Considerazione generali

L’idea dietro la creazione di un ebook e la sua distribuzione (gratuita) è far sì che lo leggano più persone possibile. Per raggiungere tale scopo, bisogna considerare come la gente legge un ebook. Se l’ebook è di poche pagine – un racconto – quasi tutti lo leggono a video. Se le pagine diventano tante, molti stampano il testo. Una piccola percentuale legge gli ebook su lettori dedicati o altri strumenti portatili (cellulari, palmari, lettori MP3 con schermo, consolle per videogiochi, ecc.)

iPod
Un iPod usato come lettore di ebook. Il romanzo credo s’intitoli: “Il Valore di Pi Greco fino al Decimillesimo Decimale”, un fantasy!

Dunque bisogna far in modo che l’ebook sia il meno faticoso possibile da leggere a video, possa essere stampato con comodo, e sia trasferibile dal PC ad altri apparecchi senza ostacoli. Purtroppo non esiste nessun formato di ebook in grado di soddisfare al meglio tutte e tre queste esigenze. Per esempio, un classico PDF in formato A4 è ottimo per la stampa, buono da leggere a video ma diviene scomodo su un apparecchio portatile (e in generale su qualunque affare che abbia uno schermo sui 10 pollici o più piccolo). Un lettore smaliziato può convertire il PDF in un formato più consono e alcuni apparecchi portatili eseguono questo tipo di conversioni al volo, tuttavia non ci si può fidare d’incontrare qualcuno (o qualcosa) che sappia quel che sta facendo, bisogna dare una possibilità anche a chi non ne capisce niente e si ritrova con un apparecchio spaesato quanto lui.

Valido per tutti

Alcune considerazioni valide per qualunque formato.

Quali caratteri (font) scegliere. I più comuni possibile! Alcuni formati, quali il PDF, permettono d’incorporare i caratteri usati nel file stesso, ma altri formati, come l’HTML, non offrono questa possibilità. A meno che non si vogliano gestire due documenti separati, uno impaginato con caratteri “strani” e l’altro senza, conviene usare caratteri il più diffusi possibile.
Il Times New Roman o l’Arial sono presenti un po’ ovunque e perciò si avrà la ragionevole sicurezza che come vediamo noi l’ebook così lo vedrà il lettore. Se invece si adoperano caratteri poco comuni, per noi l’ebook avrà un aspetto, per il lettore potrebbe averne un altro del tutto diverso. Infatti non esiste alcuno standard per la sostituzione dei caratteri: Sistemi Operativi, software e apparecchi diversi scelgono quale carattere usare al posto di uno che non possiedono secondo criteri non uniformi. Non possedendo il carattere GungsuhChe Windows può decidere di usare un carattere, Linux un altro e un palmare un altro ancora.
Inoltre diversi formati di ebook offrono all’utente la possibilità di sostituire durante la lettura il carattere. Io stessa preferisco un Times New Roman a robe “strane”, all’apparenza magari anche belle, ma che affaticano alla lunga. Perciò è inutile perder tempo a comporre il proprio romanzo con venticinque font diversi pescati da ogni angolo di Internet: non lo vedrà come vorremo nessuno e anche chi ci riuscisse tornerebbe al Times New Roman dopo due pagine!

font strano
Leggereste un intero romanzo tutto scritto così?

Un’altra soluzione che ho visto adottata in un paio di casi è quella di rendere disponibili per il download i font usati nel documento. In assoluto non sarebbe una cattiva idea, mo ho dei forti dubbi che il lettore occasionale abbia la capacità e la voglia d’installarsi i font aggiuntivi (sempre che ne abbia la possibilità: magari sta usando un PC a scuola o in ufficio e non può installare un bel niente anche volendo).
Times New Roman o Arial? Il Times New Roman e l’Arial sono tra i più diffusi rappresentanti di due grosse famiglie di caratteri, rispettivamente serif e sans serif. serif si può tradurre come “grazia”; serif sono quei tocchi, quegli sbaffi in più alla fine di ogni lettera.

sans serif e serif
Differnze fra i caratteri sans serif e serif

È tradizione considerare i caratteri dotati di “grazie” più leggibili, tanto che la buona parte dei libri stampati usa caratteri serif.
Tuttavia la veridicità di questo fatto non è mai stata dimostrata. Ci sono un’infinità di studi sull’argomento e nessuno riesce a raggiungere conclusioni definitive. Ancora più intricata è la faccenda quando dalla carta si passa agli schermi tradizionali o LCD. Una panoramica sulla questione è qui.
Personalmente preferisco i caratteri serif, perché danno più la sensazione di star leggendo un libro “vero”. Ma come detto non è un vantaggio oggettivo, perciò la scelta tra serif e sans serif è lasciata al gusto estetico di ognuno.
La grandezza dei caratteri. Anche qui le ipotesi sono discordi. Se si vuole imitare la stampa tradizionale occorrerebbe usare caratteri di grandezza 10 o 12, ma specie a video caratteri un po’ più grossi risultano molto più leggibili, rimanendo ottimi stampati. Io propendo per una grandezza di 14-16 punti, ma senza pretesa di aver ragione. Quelli che invece vanno evitati sono i caratteri sotto i 10 punti, tranne casi particolari. Va inoltre rilevato che caratteri diversi hanno grandezza diversa a parità di punti. Un Arial 14 punti non è grande come un Times New Roman 14 punti.
Immagini. Il problema delle immagini in un ebook è duplice. Da un lato le immagini aumentano la grandezza del file da scaricare (il testo di un romanzo può stare in un PDF da 300K, una sola immagine a colori, magari la copertina stessa, può essere più “pesante”), dall’altro l’inchiostro, specie quello a colori, costa!

toner giallo
Toner del giallo per una stampante laser a colori HP: 120 euro!

Un libro pieno d’illustrazioni, ancorché splendide, può essere addirittura controproducente: la grandezza del file scoraggerà diversi dal download (quelli ancora senza ADSL), mentre le tante immagini faranno sorgere dei dubbi a chi è abituato a stampare gli ebook: vale la pena sprecare così tanto inchiostro?
Il mio consiglio è di evitare le immagini, se proprio ci devono essere, devono essere di misura ridotta e bianco e nero. Un’altra soluzione è offrire sia un file con le immagini, sia uno senza, più la possibilità di scaricare le immagini a parte.
Prendiamo la classica mappa che così spesso adorna i romanzi fantasy. È meglio evitare di mettere nel file dell’ebook un’immagine a colori 4000×4000 da diversi megabyte, meglio lasciare solo il testo, che in fondo è la parte davvero importante, e offrire la mappa a parte.
Ovviamente sto parlando di narrativa, non di testi scientifici o di fumetti o altri tipi di ebook dove invece le immagini possono essere fondamentali.
Indici. Quasi tutti i formati di ebook supportano la creazione di indici, con link ai vari capitoli o sezioni di un libro. Male non fa, ma non è indispensabile. L’indice è un po’ più utile se non si tratta di link ai capitoli di un romanzo, ma ai racconti in una raccolta di racconti. I link sono invece molto comodi se si decide di mettere delle note a fine libro: molto più facile cliccare e leggere la nota, piuttosto che “sfogliare” fino in fondo il volume! (fermo restando che io preferisco, se ci sono note, che siano a piè pagina).

Nominare il file. Date al file contenente l’ebook un nome significativo! Ho sul disco rigido almeno una decina di “capitolo1.pdf”, scaricati qui e là. Il fatto di non capire al primo sguardo di cosa si tratti non m’invoglia ad aprire un file, ma a lasciarlo perdere!
Un buon sistema può essere “nome autore – titolo opera”. “Maria Rossi – La Spada Magica.pdf”. Se è solo il capitolo primo de La Spada Magica, occorre segnarlo: “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1.pdf”. Se non vedo ulteriori specificazioni io intendo che il romanzo o racconto è completo, da fastidio scoprire poi che era solo il primo capitolo.
Se si intendono mettere online revisione successive, ancora è buona norma indicarlo nel nome del file. Si possono usare le date, o le “versioni”, stile software: “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1(v.1.1).pdf” o “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1(25-02-2008).pdf”. Con le date non elemosinate i caratteri! Scrivere 2528 diviene incomprensibile.
Metadata. Quasi tutti i formati di ebook supportano i metadata. Non è male perdere mezzo minuto a impostarli. Avere dei metadata corretti permette di catalogare facilmente gli ebook, e nel caso di nomi di file ambigui di rinominare tali file in automatico in maniera opportuna. È la stessa cosa dei tag ID3 negli MP3.
Perciò riempite più campi possibile: autore, titolo, genere, trama, ecc. tutto quello che i vari formati offrono.

Metadata in un .doc
Metadata di un file .doc di Microsoft Word

Metadata in un .prc
Metadata di un ebook in formato Mobipocket

Nome, cognome, indirizzo. Oltre a un nome del file significativo e ai metadata, è una buona idea lasciare un qualche tipo di recapito anche all’interno del testo stesso. All’inizio o in fondo. L’ideale è il nome dell’autore e un indirizzo di posta elettronica valido, o un sito web. Eviterei di mettere indirizzi di posta fisica e numeri di telefono: gli interessati possono chiederli via posta elettronica, e tutti quei robot che pattugliano Internet in cerca di dati personali da rivendere possono andare a farsi friggere!
Eviterei anche di mettere tali dati in ogni pagina, specie se il tutto occupa più di una riga.

Licenza. Si possono scegliere per un ebook vari tipi di licenza. Una delle più comuni è la Creative Commons. Qui però non voglio entrare nel merito, è un argomento che merita un articolo a sé stante, l’importante è che, qualunque sia la licenza scelta, venga scritto a chiare lettere se l’ebook è liberamente distribuibile o no.
Se non c’è scritto niente la gente potrebbe avere delle remore a spedirlo all’amico o a pubblicizzarlo, temendo magari di trovarsi di fronte a un libro “piratato”. Se c’è scritto di non ridistribuire, be’, in verità non servirà a niente: se non altro per ripicca, il file sarà subito disponibile su eMule!
Perciò quello che bisogna fare è scrivere a chiare lettere che il file è ridistribuibile senza problemi. Così nessuno si farà scrupoli e si otterrà la massima diffusione. Tale politica deve essere indicata sia al proprio sito, sia all’interno del file stesso.
Se si vuole si può anche riportare l’intero testo della licenza che si è scelta, ma le frasi riguardanti la ridistribuzione devono essere in evidenza. Già che ci sono: non minacciate i lettori! Mi sono capitati diversi ebook con affermazioni del tipo: “questo testo è di proprietà di tal dei tali, è stato depositato presso la SIAE, è mio, mio, mio! e ogni abuso o uso improprio sarà punito senza pietà in accordo con la legge vattelapesca, ecc. ecc.”, ecco, questo è il genere di roba che scoraggia la lettura e rende subito antipatico l’autore!
DRM. DRM è un acronimo che significa Digital Rights Management, Gestione dei Diritti Digitali. Tale acronimo potrebbe averlo inventato Orwell per il suo 1984, infatti in realtà il DRM non si occupa di “gestire i diritti” ma di “imporre limitazioni”. Un file “nudo” è un file sul quale un utente ha tutti i diritti, un file avvelenato da DRM è un file piagato da una o più limitazioni.
Buona parte dei formati di ebook supportano il DRM. Le più comuni limitazioni che si possono imporre sono: vietare la stampa, vietare la copia di parti o della totalità del testo in altre applicazioni, vietare che il testo possa essere letto a voce alta da un programma di sintesi vocale. Si possono anche “gestire diritti” ancora più severi: limitare l’apertura del file a un certo numero di volte, fare “spirare” il file superata una certa data, costringere a un’autenticazione via Internet prima di accedere al file, e così via.
NON INSERITE NELL’EBOOK ALCUN TIPO DI DRM!
Non otterrete alcun vantaggio se non farvi odiare. Tra l’altro il DRM crea problemi di compatibilità: programmi che leggono PDF possono non essere in grado di leggere PDF insudiciati dal DRM.

NO DRM
Eliminiamo il DRM! Per saperne di più: Defective by Design.org

Dove ospitare i file. Essendo gli ebook così piccoli, spesso sotto il MB, non dovrebbe essere difficile trovare spazi che li ospitino. Ci sono decine di siti e organizzazioni che offrono spazio gratis, e per piccole quantità senza neanche il problema della pubblicità.
L’importante è che l’operazione di scarico dei file sia fluida. Il visitatore del sito deve cliccare sul PDF o Mobipocket e poter scaricare il file, senza essere spedito da qualche altra parte, senza dover compilare form o mettere codici di sicurezza, senza doversi sorbire banner o animazioni flash che gli annunciano di aver vinto la lotteria nigeriana.
Comprimere o non comprimere. Non comprimere. Non vale la pena “zippare” o peggio “rarrare” un ebook: si guadagna poco e si mettono in difficoltà i lettori meno esperti.

Quali formati distribuire

Ci sono decine e decine di formati di ebook. Più se ne offrono meglio è, anche se dovrebbe essere sempre indicato con chiarezza quale formato un lettore dovrebbe scegliere rispetto alle sue esigenze. Offrire OpenDocument, Compiled HTML, o Broad Band eBook senza alcuna spiegazione non farà altro che confondere le orde di aspiranti lettori.
Tra i tanti formati ho deciso di sceglierne quattro, che credo coprano la buona parte delle esigenze: PDF, HTML, Mobipocket e TXT.

Portable Document Format (PDF)

I vantaggi del PDF: è possibile creare documenti impaginati come meglio si preferisce e con ogni genere di layout; i caratteri usati possono essere incorporati nel file, in modo che tutti i lettori vedano lo stesso identico PDF così com’è stato pensato; è un formato diffusissimo, e software per leggere PDF si trovano per qualunque piattaforma.
Gli svantaggi: è un formato che non può essere modificato dagli utenti “al volo” ed è difficile da convertire in altri formati.

Logo del PDF
Il formato PDF è stato inventato da Adobe Systems nel 1993

In particolare il grosso problema del PDF è che è un formato basato sul concetto di pagina a dimensione fissa. Quando creiamo un PDF A4, creiamo un documento che è ottimo per la stampa – contando che l’A4 è il formato di carta più diffuso, almeno a livello domestico – ed è decente da leggere a video su un monitor di discrete dimensioni, ma diventa molto meno attraente quando per esempio si prova a leggerlo con un apparecchio con schermo da pochi pollici.
Quasi sempre viene offerta la possibilità di zoomare un PDF, e con tale “trucco” si può riuscire a leggere il file in ogni situazione, ma se la pagina zoomata non sta nello schermo, l’utente è costretto a “scrollare” in verticale (e spesso anche in orizzontale) il che rende faticosa l’esperienza.
L’utente non può cambiare il tipo di carattere di un PDF se non gli piace, non può cambiare neanche la dimensione dei caratteri, non può cambiare l’allineamento dei paragrafi o l’interlinea. Un utente non ha alcuna possibilità di manipolare un PDF, se non appunto zoomare. È un po’ poco, e questo irrita la gente!
Inoltre, sebbene estrarre il testo da un PDF sia operazione che compiono senza difficoltà diversi software, è molto più complicato mantenerne l’impaginazione. Se il PDF ha una struttura non elementare, cercare di tramutarlo in HTML o in qualche altro formato che più interessa all’utente risulterà impresa difficile se non impossibile.

Ciò detto, rimane una buona idea distribuire un ebook anche in formato PDF. Quelli che preferiscono la stampa ne saranno felici e coloro che preferiscono la lettura davanti al PC con un buon monitor non avranno particolari problemi.

Nel distribuire il PDF si deve appunto scegliere la grandezza della pagina. Le due scelte più sensate sono A4 e A5. L’A4 è l’ideale per la stampa e rende bene a video. L’A5 essendo più piccolo (metà dell’A4) rende meglio a video e rimane comunque stampabile senza eccessivi sprechi. A5 è anche più o meno la grandezza della pagina di un libro “tradizionale”, dunque gli utenti si troveranno subito a loro agio.
Da evitare l’uso di due (o più di due) colonne: se non cambia molto una volta stampato, leggere a video un PDF con due colonne è particolarmente faticoso. Bisogna spesso scrollare fino in fondo a una pagina, poi tornar sopra e ripetere, in netto contrasto con il più fluido e continuo scrolling verticale pagina dopo pagina che si ha con una sola colonna.

lettura con due o una colonna
Leggere a video un PDF con due colonne è molto più faticoso e innaturale rispetto a leggere un PDF con una sola colonna

Si possono poi offrire PDF più specializzati, ad esempio lo splendido sito FeedBooks.com offre PDF impaginati per gli schermi di due lettori di ebook: iRex iLiad e Sony Reader.
Allo stato attuale non credo valga la pena imitare FeedBooks.com, data la scarsa diffusione di questi lettori. Tuttavia, a parte l’iLiad, tutti i lettori e-ink in circolazione hanno uno schermo di circa 6 pollici: un pensierino a creare un PDF con pagina di tale grandezza lo si può anche fare.

Una nota importante, nel caso si decidesse di distribuire solo il PDF: usate un’impaginazione più semplice possibile e con meno fronzoli possibili, in modo che la conversione da PDF ad altro formato sia indolore o quasi. È anche importante togliere la sillabazione: è vero che può rendere il PDF meno “professionale”, ma è davvero un disastro riuscire a convertire un PDF pieno di parole tagliate a metà dai trattini!

Per creare un PDF ci sono migliaia di programmi. Una soluzione semplice in ambiente Windows è usare una stampante virtuale. Una stampante virtuale è un tipo di programma che s’installa come fosse una stampante ma invece di stampare crea un file PDF. In questa maniera si possono creare PDF da qualunque applicazione consenta di stampare, che sia Word o il Blocco Note o qualunque altra.
Di queste stampanti virtuali PDF ne esistono in tutte le salse. L’Adobe ne offre una nella versione commerciale di Adobe Acrobat. Microsoft ne offre un’altra, gratuita, anche se per essere usata richiede la presenza di Office. Ne esistono anche di gratuite senza limitazioni e persino open-source, quale PDFCreator. Tra le shareware, forse la migliore è quella di FinePrint Software, pdfFactory.
Il Coniglietto Grumo mi assicura che si possa fare lo stesso anche sotto Linux, usando per esempio CUPS.
Ci sono poi programmi che consentono di creare direttamente i PDF, primo fra tutti l’OpenOffice.org Writer.

Logo di CUPS
Il logo del programma Common Unix Printing System (CUPS)

HyperText Markup Language (HTML)

Il principale vantaggio di offrire il proprio ebook in HTML è che il potenziale lettore non deve far nulla per cominciare a leggere, se non cliccare sul link del libro.
Lo svantaggio è che l’HTML non è così flessibile come un PDF riguardo l’impaginazione, anche perché non esiste il concetto di pagina con l’HTML!
Il testo risulterà continuo e per certi versi lontano da quello che intendiamo quando parliamo di libro. È bene che la cosa rimanga così! Il primo errore da evitare con l’HTML è spezzarlo in più parti (per esempio una pagina per ogni capitolo, o una pagina ogni tot caratteri). Questa divisione si vede spesso, ma è fatta solo perché così i siti ottengono magari quattro hit invece di uno e propinano quattro banner piuttosto che uno al visitatore.
L’HTML deve essere con i caratteri neri su fondo bianco. Non importa se il resto del sito ha come tema il verde fosforescente su viola allucinazione: nessuno leggerà un romanzo con tali colori, e tanto meno lo stamperà.
L’HTML deve essere presentato senza alcuna inutile cornice. Non ha senso costringere chi vuol stampare il testo a doversi anche stampare per esempio due colonne di gamberi a destra e a sinistra.
L’HTML deve essere “autocontenuto”. Spesso i programmi che generano HTML generano due file, l’HTML stesso e un altro file, chiamato “foglio di stile” (CSS). Non va bene, perché se l’utente si salva solo l’HTML (e così farà, non sarà in grado o non avrà voglia di cercare anche il CSS), si ritroverà un HTML con impaginazione approssimativa, al limite illeggibile.
Stesso discorso vale per le immagini: se possibile evitatele, perché la gente non starà lì a scaricarle a parte e tanto meno correggerà i link nell’HTML, salvo però poi lamentarsi che il romanzo da loro salvato è senza copertina!

Due HTML
HTML decente – HTML “artistico”

Per creare un HTML la maniera più semplice è usare le apposite funzioni di esportazione presenti in tutti i programmi di elaborazione testi. Nel caso fossero necessarie delle correzioni, si può aprire l’HTML con il Blocco Note o qualunque altro editor.

Mobipocket

Mobipocket è un formato molto diffuso nell’ambito degli apparecchi portatili (cellulari, palmari, lettori e-ink). Io stessa quando possibile cerco di procurarmi un ebook in formato Mobipocket, per leggerlo sul mio lettore.
Il Mobipocket è basato sull’HTML, ed è un formato che offre ampia possibilità di scelta all’utente. È possibile cambiare i caratteri e la grandezza degli stessi, modificare margini e interlinea, e tanto altro, a seconda di quale software per la lettura dei Mobipocket si stia usando.
Offrire il Mobipocket non aumenterà di molto i propri potenziali lettori, dato che non sono molti quelli che leggono ebook su apparecchi portatili. Però questa percentuale è destinata ad aumentare in modo drastico in futuro, perciò non è una cattiva idea essere preparati.
Non ci vogliono più di un paio di minuti per creare un Mobipocket, usando il gratuito Mobipocket Creator. Rimando alla recensione del lettore ebook per un esempio passo a passo di creazione di un Mobipocket, con tanto di copertina e metadata.

Mobipocket su palmare
Un ebook in formato Mobipocket sullo schermo di un palmare BlackBerry

TeXT (TXT)

Il formato più semplice e in assoluto più compatibile. Anche computer di trent’anni fa potrebbero leggere un TXT. Però il TXT non supporta quasi alcun tipo d’impaginazione o formattazione dei caratteri. L’idea è di offrirlo come “ultima spiaggia”: se proprio l’utente non è riuscito ad aprire nessuno degli altri file, può provare con il TXT, sicuro di riuscire finalmente a leggere qualcosa.
Praticamente ogni programma di elaborazione testi offre la possibilità di esportare i documenti in formato TXT.

IBM System360
Un computer IBM System/360 del 1964: anche lui riuscirebbe a leggere un file di testo!

Ricapitolando

Una buona strategia può essere questa: PDF A4 per chi vuole stampare il libro o leggerlo a video su un bel monitor, HTML per chi vuole leggere subito, senza dover scaricare niente, Mobipocket per gli amanti degli apparecchi portatili e TXT in caso d’emergenza.
Un PDF A5 senza fronzoli, o l’HTML possono essere un buon compromesso se si vuole offrire un solo formato. Nell’ambito del solo formato può essere anche preso in considerazione il Rich Text Format (RTF). L’RTF può essere letto con facilità (per esempio sotto Windows con l’accessorio WordPad), e con altrettanta facilità essere convertito in altri formati. Non offre però alcuno dei vantaggi di altri formati più specializzati.
Se si decide di distribuire l’RTF bisogna prestare particolare attenzione alle immagini: sono archiviate nel file in maniera tale che anche immagini piccine occupano moltissimo spazio. È facile superare il MB e più senza neanche accorgersene!

Un’idea carina è offrire ospitalità o link a chi traducesse il libro in altri formati. Un utente magari lo reimpagina per leggerlo su un Sony Reader o un altro lo salva come OpenDocument: si può indicare come fare a rispedire tali file, in modo che possano diventare disponibili a tutti.

Per parte mia, d’ora in poi cercherò di seguire i miei stessi buoni consigli per tutta la narrativa da me prodotta e che offrirò nel blog.
Rimane da chiedersi se valga la pena di metterci tutto questo impegno: tanto gli ebook li scaricano in pochi e a quei pochi quel che scrivi non piace comunque (sigh!). Non lo so, forse non ne vale la pena. In ogni caso anche imparare a creare un ebook è tutta Cultura che cola. Forse.

* * *

Come in tante altre occasioni, mi sono avvalsa nello scrivere l’articolo dell’assoluta competenza del Coniglietto Grumo e di qualche svogliato consiglio di Capitan Gambero, li ringrazio entrambi, però il Capitano potrebbe impegnarsi di più!

Coniglietto Gigante
Il più grande Coniglietto al mondo: anche questa è Cultura!


Approfondimenti:

bandiera EN iPod eBook Creator: per creare ebook per l’iPod
bandiera EN dslibris: un programma per leggere ebook sul Nintendo DS
bandiera RU BookDesigner: il programma più completo per creare ebook
bandiera EN BookDesigner su MobileRead Wiki
bandiera EN MobileRead Wiki (pagina principale)

bandiera EN DRM su Wikipedia
bandiera EN Dizionario della neolingua di 1984
bandiera EN La storia del PDF
bandiera EN Un sito dedicato ai vecchi computer
bandiera EN La vicenda del Coniglietto gigante

Scritto da GamberolinkCommenti (27)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Ebook e Distribuzione Gratuita

Prima di entrare nel vivo dell’argomento è il caso di chiarire un paio di concetti, ovvero cosa sia un ebook, e come sia possibile leggerlo.

Cos’è un ebook

Un ebook è un libro in formato digitale. In pratica è un file che contiene almeno il testo del libro in questione, e nella maggior parte dei casi preserva anche impaginazione, eventuali illustrazioni e quant’altro.
Tali file si presentano sotto diverse fogge, i formati più comuni sono:

.pdf Portable Document Format (.pdf) Inventato da Adobe è forse il formato più diffuso di documento elettronico. Questa diffusione capillare fa sì che un PDF sia leggibile con qualunque tipo di computer o apparecchio. Ci sono lettori PDF per Windows, Linux, Mac OS e persino per i cellulari. Il PDF è forse il formato migliore se lo scopo è la stampa, tuttavia per la lettura a video su schermi di piccole dimensioni ci possono essere dei problemi, in quanto un PDF non è facilmente reimpaginabile (e per esempio non è possibile cambiare al volo la grandezza dei caratteri usati, si può al massimo effettuare un ingrandimento dell’intera pagina, ma non lasciando ferma la pagina ingrandire solo le parole).

.doc Document (.doc) È il formato di Microsoft Word. Diffusissimo perché Word è il programma di elaborazione testi più diffuso. È leggibile oltre che da Word anche da altri programmi di elaborazione testi (per esempio OpenOffice) ma la completa compatibilità è garantita solo con il programma di Microsoft. In altre parole non è una buona idea diffondere libri in formato DOC.

.rtf Rich Text Format (.rtf) Anche questo formato è stato inventato da Microsoft, ma a differenza del DOC, lo scopo dell’RTF era proprio quello di poter essere utilizzato anche da chi non avesse Word. L’RTF è simile all’HTML, cioè è testo con dei tag a definirne le proprietà. Per esempio con l’HTML per fare il testo in grassetto si usa il tag <b>testo in grassetto</b>, nell’RTF è {\b testo in grassetto}. Data questa semplicità, non ci sono problemi a leggere file in formato RTF con qualunque tipo di apparecchio.

.htm HTML (.html, .htm) Be’, non c’è bisogno di spiegazione. Si è diffuso con l’avvento di Internet ed è usabile dappertutto.

.chm Compiled HTML (.chm) Un altro formato di Microsoft. Il CHM è una serie di pagine HTML e relative immagini “incollate” assieme in un unico file. È leggibile direttamente da Windows, ma solo da Windows. Tuttavia Microsoft stessa offre un programma (HTML Help Workshop) per smontare un CHM e recuperare i file HTML che lo compongono. Nonostante questa scomodità è un formato piuttosto diffuso per gli ebook.

.lit LIT (.lit) Ancora un formato di Microsoft. Questa volta pensato per il Microsoft Reader un programma di Microsoft per leggere ebook. Il Microsoft Reader funziona solo sotto Windows (naturalmente) anche però sulle versioni di Windows usate da alcuni palmari e telefonini. Uno dei pochi negozi di ebook italiani, quello di Mondadori, vende i suoi libri in questo formato. Per fortuna esistono programmi (ConvertLIT) che consentono di convertire i file dal formato LIT ad altri formati più maneggevoli (HTML).

.prc Mobipocket (.pdb, .prc, .mobi). Mobipocket è una delle più importanti aziende che vendono ebook, e li vendono in un loro formato. Nel corso del tempo il formato si è evoluto e da qui i cambi nell’estensione del nome del file. Il formato Mobipocket è basato sull’HTML ed è pensato in particolare per i lettori portatili (palmari, cellulari, ecc.) tuttavia è leggibile anche da qualunque computer ed è facile, in caso di necessità, trasformarlo in HTML.

.txt Text (.txt) Il formato più semplice e leggibile ovunque e dovunque, lo stesso del Blocco Note di Windows. Purtroppo il TXT ha il problema di non potere mantenere l’impaginazione di un libro, né può contenere immagini o altro.

Ci sono poi decine di altri formati, ma quelli elencati sono i più diffusi e coprono il 99% di tutti gli ebook esistenti.
Da notare però che di certi libri e documenti non si trova il testo, bensì nient’altro che la fotografia delle pagine. In questo caso non si ha perciò un solo file, ma tante JPEG (.jpg) quante sono le pagine dell’opera. Infine, per risparmiare spazio, spesso i file sono “zippati” o “rarrati” (hanno estensione .zip o .rar) e prima di poter essere usati vanno decompressi. Esistono decine di programmi a tale scopo, sotto Windows uno dei più conosciuti è WinRAR.

Come leggere un ebook

Appurate le varie incarnazione di un ebook, come lo si legge?
Stampa. Si stampa il file e lo si legge. Per documenti di poche pagine non è un problema, ma per interi libri le cose non sono così semplici. Il miglior compromesso qualità/tempi/costi è probabilmente quello di una stampante laser con stampa fronte retro automatica. Ciò nonostante si può arrivare a spendere parecchio in termini di carta e consumo d’inchiostro, senza neanche entrare nel merito della rilegatura. Se l’ebook lo si è comprato, alla fine è probabile si venga a spendere più che non prenderlo direttamente di carta.
A video. La soluzione più semplice. Avendo a disposizione una poltrona comoda e un bel monitor LCD non è un’attività faticosa o particolarmente stancante. Ci sono però delle (grosse) limitazioni: il monitor non lo si può portare in giro, non si può leggere a letto o sul tram.
A video su un computer portatile. Ci ho provato, è molto scomodo, i “portatili” si chiamano così ma sarebbe più giusto chiamarli “trasportabili”. Pesano parecchio ed è difficile trovare una posizione comoda per leggere. Inoltre la batteria finisce in fretta.
A video su palmari o cellulari. È fattibile ma lo schermo è di solito molto (troppo) piccolo. Ci si affatica a fissarlo e rimane il problema della durata delle batterie.
A video su un lettore EPD. Questo è un caso che merita un capitolo a parte.

La Carta Elettronica e gli ebook

EPD sta per Electronic Paper Display, una tecnologia di visualizzazione inventata da un’azienda chiamata E Ink Corporation (per questa ragione il termine e-ink viene spesso usato al posto di EPD). Uno schermo e-ink ha una serie di vantaggi rispetto a uno schermo tradizionale o LCD:

  • È opaco. Non produce alcun tipo di luminosità, dunque non è un problema fissarlo per ore e ore, come succede con la carta.
  • Ha una risoluzione e un contrasto molto maggiori degli schermi LCD, tanto che all’apparenza uno schermo e-ink sembra proprio carta.
  • Non richiede energia per mantenere l’immagine. Ciò significa che un lettore basato su e-ink lavora solo quando c’è da “girare” pagina, altrimenti non consuma corrente. Infatti in questi apparecchi la durata delle batterie non è misurata in ore, ma in numero di pagine che si possono voltare. E siamo sulle 7.000-10.000 pagine (ovvero leggendo 200 pagine al giorno occorre ricaricare l’apparecchio meno di una volta al mese).
Sony Reader Bookeen Cybook Amazon Kindle iRex iLiad

Lo schermo di alcuni lettori e-ink. Clicca per ingrandire.

Ci sono anche degli svantaggi nell’e-ink: il più grosso è che il colore non è ancora supportato (ci sono prototipi di schermi e-ink colorati, ma niente in commercio). Gli schermi e-ink più sofisticati sono in bianco e nero a 16 livelli di grigio. L’altro svantaggio è che l’aggiornamento di uno schermo e-ink non è istantaneo, di solito richiede dal mezzo secondo al secondo.
Tuttavia questi due difetti non sono un ostacolo nella lettura dei libri: la buona parte dei libri non è a colori e un secondo per voltare pagina è accettabile (non si impiega meno tempo a voltare una pagina di carta).
Il primo apparecchio basato su e-ink è stato nel 2004 il Sony LIBRIé, venduto solo in Giappone.

Sony LIBRIé
Il “vecchio” Sony LIBRIé

Da allora pian piano questi apparecchi si sono diffusi e ora sono disponibili anche in Italia.
Ne ho ordinato uno prima di Natale ma a causa grande richiesta e disguidi postali non è arrivato sotto l’albero. Mi è arrivato solo oggi, lo recensirò fra qualche giorno. AGGIORNAMENTO: recensito.

Procurarsi gli ebook

Stabilito cosa siano gli ebook e come si possa leggerli, entro nel merito: come procurarseli.
Già da alcuni mesi avevo notato una sempre maggiore disponibilità di ebook in rete, ma solo nell’ultimo periodo mi sono accorta di quanto l’offerta sia completa, tanto appunto da spingermi a chiedere a Babbo Natale in regalo il lettore. Più in dettaglio:

Libri di pubblico dominio. Rientrano in due categorie: i libri il cui copyright è scaduto e i libri volontariamente distribuiti in maniera gratuita dagli autori.
Per il primo caso uno dei siti più noti è il Progetto Gutenberg che mette a disposizione oltre 20.000 volumi nelle più svariate lingue (italiano compreso). Inoltre il Progetto Gutenberg cataloga anche libri presenti in altri siti analoghi, per un totale di 100.000 titoli!
In campo italiano c’è il Progetto Manuzio che offre le opere di centinaia di autori nostrani.
In generale non è difficile procurarsi un testo che sia sfuggito alle grinfie del copyright. Almeno nella sua lingua originale, purtroppo spesso la traduzione italiana si rivela essere ancora coperta da diritto.

In quanto agli autori che distribuiscono gratuitamente il loro lavoro, sono ovunque. In Italia sono ancora pochi, specie se si parla di autori affermati (i più famosi che adoperano questa politica sono i Wu Ming), ma all’estero l’idea della distribuzione libera si sta sempre più facendo strada.
I cinque finalisti nella categoria romanzo del premio Hugo 2007, uno dei premi più prestigiosi a livello mondiale per la fantascienza, sono stati:
Rainbows End di Vernor Vinge
Eifelheim di Michael Flynn
Glasshouse di Charles Stross
Blindsight di Peter Watts
e la nostra amica Naomi Novik con His Majesty’s Dragon (sì, l’Hugo non è più quello di una volta, forse è meglio il Nebula!)
tre due (aggiornamento del 19 marzo 2008: Eifelheim non è più online) di questi romanzi, come evidenziato dai link, sono leggibili e scaricabili senza dover pagare niente, compreso il romanzo vincitore, Rainbows End.

Copertina di Rainbows End
Copertina di Rainbows End

Ebook acquistabili online. Quando il libro è protetto da copyright e l’autore ha deciso di non distribuirlo, tale libro lo si può volendo comprare già in formato elettronico. Amazon.com, la più grande libreria online del mondo, offre questa possibilità, ma i libri così acquistati sono leggibili solo con l’apparecchio e-ink venduto da Amazon stessa, l’Amazon Kindle.
Altri rivenditori come Mobipocket, Ubibooks, BAEN o Fictionwise, sono meno restrittivi e permettono di scegliere quale formato di ebook comprare. I prezzi in generale sono alti, contando che un ebook non è costato niente all’editore in termini di carta e stampa.
In Italia si possono comprare alcuni ebook del catalogo Mondadori dal sito della casa editrice. Il catalogo è striminzito e i prezzi per nulla modici, però l’offerta nel campo fantasy (ovvero ‘ragazzi’ nella classificazione Mondadori) è discreta e a prezzi più abbordabili del resto.
Ci sono poi i servizi di print-on-demand, stile Lulu.com, che spesso consentono l’acquisto di un libro anche in formato elettronico.

Pirateria. Come esiste la pirateria di musica, film, videogiochi e quant’altro, esiste la pirateria libraria.
Innanzi tutto, è illegale scaricare un ebook coperto da copyright senza pagare? Non lo so. Fino al famigerato decreto Urbani, la risposta sarebbe stato un no secco, visto che per essere reato avrebbe dovuto sussistere lo scopo di lucro, ovvero uno avrebbe dovuto guadagnarci soldi dallo scaricare il suddetto libro. Ora come ora è una zona grigia. In ogni caso, lo dico senza pensarci due volte, non me ne importa niente se anche fosse illegale. Malgrado la propaganda contraria, la legalità di per sé non è un valore. È un valore fintanto che le leggi sono giuste. Le attuali leggi sul copyright sono ingiuste e contrarie al benessere della società, perciò non è immorale violarle (ma su questo ci tornerò più avanti).

Logo di piratebay.org
Il logo di piratebay.org, uno dei siti simbolo della lotta contro il copyright

La distribuzione di libri pirata avviene secondo i consueti canali del file sharing: eMule, bittorrent, newsgroup binari, FTP e quant’altro. In particolare pare che i distributori clandestini di libri si siano trovati bene con eMule che è forse la fonte principale per tale bene di consumo.
Uno dei preconcetti che circondano eMule è che sia un covo di pedofili e i file siano tutti infettati da virus. Non nego che possa capitare di scaricare involontariamente pornografia pensando di star prendendo tutt’altro o che qualche volta l’anti-virus dia di matto con file presi col mulo, ma sono eccezioni non la regola.

Dopo un minimo addestramento sono riuscita a individuare fonti sicure per gli ebook.
Per i libri in italiano, ci sono diverse “collezioni” e moltissimi volumi sciolti.
La collezione più famosa è la Biblioteca del Brivido. Sono solo romanzi di genere (orrore, fantasy, fantascienza, noir, thriller, giallo), ne escono dai 10 ai 20 a settimana, di norma il sabato pomeriggio, e in diversi formati (.pdf, .doc, .rtf, .lit). L’impaginazione è perfetta, quando ci sono immagini sono inserite nel testo nel giusto punto e i refusi credo siano gli stessi del libro cartaceo di partenza.
Il formato dei file è: eBook.ITA.xxxx.Nome.Autore.Titolo.(doc.lit.pdf.rft).[Hyps].rar dove xxxx è un numero progressivo, finora sono usciti 2850 volumi. Ogni volume contiene un elenco di tutti i volumi precedenti con relativi link ed2k. Esempio reale: eBook.ITA.2761.George.R.R.Martin.L’Ombra.Della.Profezia.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
Un’altra collezione è Bluebook. Libri vari, anche se spesso prevalgono ancora libri di genere fantastico. I formati sono .doc, .pdf e .txt. Escono intorno ai 5 libri a settimana. La qualità è perfetta.
Il formato del file è: Bluebook.xxxx.ITA.Nome.Autore.Titolo.rar dove xxxx è un numero progressivo, finora sono usciti 330 volumi. Esempio reale: Bluebook.0316.ITA.Pullman.Philip.01.La.Bussola.D’Oro.rar
Una terza collezione è Free Book. Libri vari, ma chi li fornisce pare avere un debole per i romanzi rosa, sempre presenti nei 5-10 libri che escono ogni settimana. I formati sono .doc, .pdf, .odf, .rtf e .txt. La qualità è anche qui impeccabile.
Il formato del file è: Free-Book.ITA.xxxx.-.Nome.Autore.-.Titolo.zip dove xxxx è un numero progressivo, finora sono usciti 283 volumi. Esempio reale: Free-Book.ITA.0250.-.Jack.Vance.-.L’Ultimo.Castello.zip
Una quarta collezione è ITABOOK. Libri vari, formato .rtf e .pdf, le nuove uscite sono sporadiche. La qualità è ottima.
Il formato del file è: ITABOOK_xxxx_-_Nome,_Autore_-_Titolo.rar dove xxxx è un numero progressivo, finora sono usciti 163 volumi. Esempio reale: ITABOOK_0161_-_Allende,_Isabel_-_Il_piano_infinito.rar

eMule
Un’“istantanea” della Biblioteca del Brivido. Clicca per ingrandire

Per trovare i volumi sciolti occorre un po’ di scaltrezza. File più grossi di qualche MB non sono quasi sicuramente ebook a meno che non siano ebook formati dalle foto delle singole pagine. Da evitare anche i file .doc da fonte non verificabile perché potrebbero essere vettori di virus.

Riguardo al bittorrent, la soluzione più semplice è cercare il titolo del libro o il suo autore con un motore di ricerca apposito per i file .torrent, per esempio quello di isoHunt. Esistono poi comunità di scambio che si basano su bittorrent e hanno sezioni dedicate agli ebook, per trovarle basta darsi da fare con google. Una di queste è TNT Village.

Riguardo a newsgroup, FTP e quant’altro, ne parlerò magari in un’altra occasione: da un lato non sono ancora esperta e dall’altro credo di essermi già inguaiata abbastanza!

Considerazioni morali

L’idea di fondo del copyright è di incentivare gli artisti a produrre nuove opere. Ovvero è sottointeso che nuove opere artistiche siano un beneficio per la società. Dunque, le leggi sul copyright sono a favore della società nel suo complesso non a favore degli artisti (o peggio ancora di eredi, editori e sfruttatori vari). L’artista è incentivato nella misura in cui produrrà di più a favore di tutti.
Non è più così per una serie di fattori:

  • Il copyright è troppo lungo, se un’artista può campare per tutta la vita (e settant’anni dopo la morte) con una sua opera, è finito l’incentivo a farne un’altra.
  • Il copyright non protegge in realtà l’artista, ma chi detiene i diritti dell’opera, e nel mondo moderno sono quasi sempre due figure distinte.
  • Infine il copyright ha spesso avuto l’effetto di stravolgere l’equazione: da incentivo è diventato unico scopo, l’artista produce non per il benessere della società, ma per l’esclusivo benessere suo. Non sempre i due benessere sono in contrasto ma potrebbero esserlo.

Purtroppo non esistono molti studi neutrali in materia, uno interessante è questo dell’Università di Cambridge che prova a fissare la durata ideale del copyright a 14 anni (mentre la Disney, pur di non lasciar libere le prime storie di Topolino, sta spingendo il congresso americano verso l’infinito, letteralmente).

Topolino
Topolino, simbolo di malvagità?

È anche interessante notare come il copyright sia un concetto relativamente recente (le prime leggi a riguardo sarebbero del 1662) e in questi secoli non pare che la produzione artistica abbia avuto nessun particolare impulso rispetto alla storia precedente. Tutto il Rinascimento non ha avuto paragoni come sviluppo artistico e il copyright non c’era. Nella Firenze dei Medici c’era una percentuale altissima di cittadini che vivevano della loro produzione artistica, percentuale mai più raggiunta in nessun altro periodo storico.

Infine, sarò ingenua, ma penso che la libera circolazione della conoscenza valga più del denaro. È meglio se 100 persone leggono un libro e l’autore guadagna 10, piuttosto che il libro lo leggano in 50 ma l’autore guadagni 20. E stiamo sempre parlando di “autore” in senso lato, perché nel caso dei libri quelli che guadagnano sono editori, distributori e librai. La percentuale dell’autore è minima, di solito non più di un 5-10% del prezzo di copertina.

C’è poi un fatto fondamentale da sottolineare. Io sono partita dal presupposto che una distribuzione gratuita in effetti possa ledere i guadagni di un autore, e sostengo che comunque dovrebbe essere consentita. Ma è vero che la distribuzione gratuita incide sulle vendite?
È un problema ancora più spinoso di quello del copyright, ed è molto difficile districarsi tra la propaganda. Perciò è di particolare interesse l’esperimento che ha organizzato il signor Tim O’Reilly. Tim O’Reilly è il fondatore della O’Reilly Media, una società editrice specializzata in editoria tecnica (in particolar modo informatica). Non una piccola società però, una delle più grandi del mondo in tal ambito. Dunque non si sta parlando dello scrittore che vuol farsi pubblicità o del piccolo editore che cerca vie nuove, si sta parlando di un grosso editore che vuol far soldi.
Il signor O’Reilly ha provato a mettere a disposizione per il download gratuito un libro appena pubblicato e ha tentato di analizzare l’andamento delle vendite. L’articolo completo è qui.

Copertina di Asterisk
Asterisk: The Future of Telephony, il libro offerto gratuitamente

In sostanza: l’andamento è in linea con gli altri libri, o in altri termini, chi voleva comprare il libro l’ha comprato comunque nonostante fosse disponibile gratuitamente. Perciò il download gratuito non ha inciso sulle vendite. Però, aggiungo io, tra le 180.000 persone che hanno scaricato il libro, qualcuna l’avrà letto e tra queste qualcuna avrà imparato qualcosa. La società nel suo complesso è migliorata, anche se di una briciola la cultura è aumentata. E il signor O’Reilly non ci ha rimesso un euro.
Se poi dal grosso editore si passa al singolo autore, devo ancora leggere di uno scrittore che si sia pentito di aver distribuito in maniera gratuita le proprie opere, basta leggere le varie interviste, da Cory Doctorow a Rudy Rucker e tanti altri.

Un altro caso clamoroso, di un paio di mesi fa.
The Man from Earth è un film di fantascienza realizzato con budget minimo da una piccola società di produzione. È un film che ha incuriosito gli appassionati perché segue una sceneggiatura di Jerome Bixby, sceneggiatura che Bixby ha impiegato quasi quarant’anni a scrivere! Ma al di là di questo è un film che sarebbe passato del tutto inosservato, a parte pochi entusiasti, se non fosse stato piratato. Pochi giorni prima dell’uscita in DVD, il film era disponibile in rete. Un guaio? Tutt’altro! Il produttore del film, in corrispondenza della release pirata, vede il traffico al suo sito aumentare del 3.000%, in pochi giorni su IMDb The Man from Earth diventa uno dei film più cercati. È una pubblicità enorme, che il produttore ammette non avrebbe mai potuto pagarsi in nessuna maniera. È al settimo cielo per tutto ciò, e promette che il prossimo film sarà lui stesso ad autopiratarselo! Si può leggere l’intera vicenda per esempio qui.

Locandina di The Man from Earth
Locandina di The Man from Earth

Conclusioni

Malgrado appaia chiaro (o almeno a me appare così) che la distribuzione gratuita non ha effetto sulle vendite e se lo ha è un effetto positivo, qualcuno si potrebbe domandare se a lungo andare, con il diffondersi di una cultura sempre più lontana dal concetto di pagare per l’intrattenimento, gli artisti non si ritroveranno a non poter più campare con il loro lavoro.
Io voglio essere ottimista e dico di no. O meglio, camperanno solo quelli bravi davvero. Prendo ad esempio me stessa e i DVD. Negli ultimi due-tre anni ho scaricato una gran quantità di film e non posso negare di aver ridotto i miei acquisti di DVD. Ma adesso sono tutti soldi spesi bene, indirizzati ad appoggiare chi se lo merita. Prima compravo il solito Spider-Man, il solito Harry Potter, il solito Pirati dei Caraibi. Schifezze, soldi buttati, ma ogni volta ci ricascavano non potendo saperlo prima e cedendo a quello che si chiama hype. Adesso Harry Potter & C. li scarico e magari prendo un solo DVD ma di qualche regista giapponese, o coreano o danese che davvero ha girato un bel film. 1 solo DVD contro 3 (o anche 5 o 10), ma un 1 DVD che vale la pena, contro i 3, 5, 10 che non facevano altro che alimentare la macchina produci spazzatura.
Io penso che il pubblico spesso faccia scelte così poco accorte (in campo librario basti pensare alla Troisi) perché non ha reale scelta. È come andare al ristorante cinese, avere il menu tutto in cinese con solo un piatto in italiano. Si va sul sicuro, perché non si hanno le risorse per rischiare.
La distribuzione gratuita consente a ognuno di rischiare, ognuno può “assaggiare” quel che gli pare e formarsi un gusto. Magari poi deciderà di dare lo stesso i soldi alla Troisi, ma magari forse no. Magari, se ha potuto anche solo sfogliare quegli altri romanzi che non avrebbe mai comprato, perché non pubblicizzati, perché le amikette non ne parlano, perché la copertina è brutta, forse potrà compiere scelte più consapevoli.

Come per un sacco di altri argomenti può essere che m’illuda, ma nel caso specifico cambia poco. Anche se davvero la pirateria libraria è un cancro che uccide gli scrittori (…) non c’è niente da fare. I libri in formato elettronico sono inevitabili, perché il risparmio di risorse rispetto alla carta è enorme. Così come sono spariti i vinile e sono in declino i CD, rimanendo solo gli MP3, allo stesso modo i libri cartacei hanno i giorni contati. Lo zoccolo duro dei feticisti della carta è più vasto che non in altri ambiti ed è probabile riuscirà a rimandare l’inevitabile il più possibile, ma se non sarà fra 5 anni sarà fra 10. A quel punto la pirateria raggiungerà gli stessi livelli che si vedono oggi per musica e film, con ogni singolo brano o spezzone prodotto in ogni angolo del mondo distribuito in rete con o senza autorizzazione. Dunque gli scrittori devono solo mettersi il cuore in pace.

Sento già i feticisti della carta brontolare, ché tanto il libro tradizionale non morirà mai! Be’, vedremo nelle prossime ore, per ora, da questo primo pomeriggio di lettura e-ink posso affermare che hanno torto marcio.

* * *

Ringrazio il Coniglietto Grumo per l’aiuto riguardo alcuni dettagli tecnici di questo articolo.


Approfondimenti:

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bandiera EN Tabella comparativa dei lettori e-ink in commercio
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Scritto da GamberolinkCommenti (57)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni