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Vittima natalizia + Bambolina omaggio

Quest’anno ho recensito meno fantasy italiani degli anni scorsi. Posso assicurare che non dipende dal fatto che sono diventata “buona”, tutt’altro: il mio cuore marcio trabocca come non mai di astio e invidia. Però mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. È una questione di dignità: lo scrittore medio di fantasy italiano è un idiota fatto e finito, è degradante per me perderci del tempo appresso.

Per esempio, non so quante volte, in pubblico e in privato, ho sostenuto conversazioni tipo questa:

Io: «Non devi raccontare che Giulietta è cattiva, devi mostrarlo. Non so, falle picchiare la sorellina.»
Autore X: «Ma “show don’t tell” non si applica sempre!!!»
Che sarebbe come dire:
Io: «Non mordere la prolunga del televisore, potresti prendere la scossa.»
Autore X: «Ma l’elettricità non fa sempre male!!! Guarda il defibrillatore!!!»

Ha senso proseguire dialoghi del genere? No, è solo buttare del tempo che potrei spendere meglio fissando le macchie di umidità sul soffitto.

Ciò non vuol dire che mi adagerò nell’ipocrisia del “recensisco solo quello che mi è piaciuto”; continueranno a esserci recensioni oneste: se il romanzo è bello dirò che è bello, se fa schifo dirò che fa schifo. Però le recensioni saranno scelte con cura, saranno recensite solo opere che promettano qualcosa di interessante. Sono arcistufa di recensire ritardati.

Detto questo, come promesso, ho aperto il sondaggio per la recensione natalizia. Di seguito sono elencate dodici possibilità: leggete le descrizioni e scegliete con attenzione. Durante le vacanze di Natale mi sorbirò il romanzo vincitore e poi lo recensirò. Se sceglierete romanzi che non sembrano complete porcherie fin dal titolo ve ne sarò grata, ma sentitevi liberi di comportarvi come preferite.
EDIT del 19 dicembre 2009: Sondaggio chiuso, ha vinto Il Silenzio di Lenth.
EDIT del 16 gennaio 2010: Romanzo vincitore recensito.

Prima, però, un modesto consiglio per gli acquisti.
L’altro giorno ero in libreria. Mentre mi aggiravo per il reparto fantasy è arrivata una signora dall’aria smarrita. Dopo qualche minuto una commessa le ha chiesto se aveva bisogno di aiuto. La signora ha spiegato che voleva regalare un libro a una bambina di dodici anni – ha anche fatto gesto con la mano a indicare l’altezza della ragazzina, come se le stesse comprando un vestito. La commessa ha sorriso alla signora e le ha rifilato l’ultimo romanzo di Licia Troisi… un’altra bambina che avrà la vita rovinata per colpa di una madre mentecatta.
Signori genitori, non fatevi ingannare dalla retorica imbecille del “se legge è sempre meglio!!!”. Una bambina che legge le cretinate della Troisi o della Meyer si rovina il cervello. E quando il danno è fatto, rimane solo la trapanazione.
Perciò regalate videogiochi. I videogiochi rendono più intelligenti, è un fatto dimostrato. Ma se proprio volete spingere alla lettura un ragazzino o una ragazzina, il mio consiglio è di regalare Little Brother di Cory Doctorow, di cui è uscita da poco l’edizione italiana, con titolo X (sì solo “ics”, che cosa c’entri con “Little Brother” mi sfugge, ma pazienza). L’editore è Newton Compton.

Copertina di X
Copertina di X

Ho recensito il romanzo in lingua originale a suo tempo, qui. Non è un romanzo privo di difetti, ma è cento volte più interessante e coinvolgente di tutti i libri di Licia Troisi e Stephanie Meyer messi assieme. Almeno provateci a regalarlo: forse vostra figlia non è ancora una cerebrolesa e avete la possibilità di salvarla!

* * *

I dodici candidati, in ordine alfabetico. Le trame sono prese dalle schede dei libri su iBS.it.

Copertina di Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male#1.
Titolo: Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male (Newton Compton)

Trama: Da quando Bryan di Boscoquieto ha scoperto di possedere doti soprannaturali il suo mondo non è più lo stesso. Come se la sua percezione si fosse allargata fino a dilatare i confini tra la vita quotidiana e la magia, ora è in grado di rendersi conto di tutti gli strani esseri di cui l’universo è popolato. Capitani di una guerra millenaria, Morpheus il mezzodemone, fondatore della Baia, e Insorta, temuto leader della Comunità Ribelle, tentano di conquistarsi la fiducia di Bryan. Insieme a lui, la bellissima Gaia, la ladra di corpi, le imbattibili gemelle Alba e Aurora, e Achille, con le sue facoltà medianiche, compongono un piccolo esercito di eroi giovanissimi e pronti a tutto pur di disinnescare le minacce che si addensano intorno al leggendario e terribile Talismano del Male. Che la Terra continui a esistere o che tutto si risolva in uno spaventoso olocausto nucleare, a questo punto, dipenderà dalle gesta di Bryan, E dalla sua capacità di distinguere ciò che appartiene a questo mondo da ciò che si può soltanto sognare.

Autore: Federico Ghirardi. Ha esordito ancora minorenne l’anno scorso con Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni. Un giovane gegno. Senza dubbio.

Perché parto prevenuta: perché Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni l’ho letto.

Perché potrebbe essere decente: perché sarà pieno di gnocche tutte nude che si fanno sculacciare dai demoni? Non è quello che ogni ragazza sogna di leggere in un romanzo fantasy? Magari questa volta il Ghirardi saprà superarsi e mi regalerà una bella scena di stupro tentacolare!

Copertina di Buio#2.
Titolo: Buio (Fazi)

Trama: Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: “Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo”. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un’inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell’assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.

Autore: Elena P. Melodia, al suo esordio.

Perché parto prevenuta: la signorina Melodia sarà sicuramente un’ottima scrittrice – altrimenti come potrebbe essere stata pubblicata da una prestigiosa casa editrice? – ma non è capace di mettere assieme una descrizione decente.

Perché potrebbe essere decente: Morgan – il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola – è troppo gnokko!!!

Copertina di Figli di Tenebra#3.
Titolo: Figli di Tenebra (Curcio)

Trama: La fine è vicina, lo sa. Ma nessun dolore gli sarà risparmiato nell’ultimo tratto del viaggio. Non a lui, non ai suoi compagni. L’obiettivo e ancora Kurt Darheim, quasi all’apice della potenza, ormai padrone della forza corruttrice che in un’epoca remota ha rischiato di annientare il mondo. Bisogna raggiungerlo, quindi, e in fretta: al destino non si può sfuggire, e necessario assecondarlo, è necessario costruirlo. Mentre nel mondo l’estate muore, Lothar e la sua compagnia penetrano terre malate, regolate da leggi insondabili e popolale dai figli di un atto di violenza sulla natura stessa: esseri né vivi né defunti in eterna putrescenza, dominati da un’intera casta di vampiri, che li corroderanno nell’anima e nel corpo. Lì, nella Gehenna, dove la sofferenza diventa disperazione e follia, l’odio e l’amore daranno a Lothar la forza, il Potere gli metterà in mano gli strumenti, i ricordi e le perdite saranno la ragione per lottare ancora… Fino a quando tornerà a sorgere la luna di sangue.

Autore: Marco Davide. Sì, due nomi e nessun cognome. Questo Figli di Tenebra è il terzo volume nella trilogia di Lothar Basler.

Perché parto prevenuta: il primo volume della trilogia, La Lama del Dolore, si era classificato secondo nel sondaggio natalizio dello scorso anno. Ho provato a leggere La Lama del Dolore: è scritto da cani, una roba insopportabile. Pur con tutta la buona volontà non sono riuscita a finirlo.

Perché potrebbe essere decente: nel frattempo Marco Davide ha imparato a scrivere?

Copertina de Gli Orchi di Kunnat#4.
Titolo: Gli Orchi di Kunnat (Delos Books)

Trama: “Pulsa. Tutto pulsa, freme e risplende come sempre, quando sono morfizzato. Aromi, suoni, movimenti, sensazioni e percezioni risultano amplificate come i cerchi concentrici di una goccia caduta in uno stagno: le formiche scuotono il terreno come elefanti, le foglie frusciano come valanghe, le coccinelle urlano e disegnano lente traiettorie nel cielo come tartarughe azzoppate e volanti, le feci lontane e ancora calde di un daino mi offuscano la mente inebriandola della loro essenza pungente, mentre le cortecce nodose degli alberi su cui faccio leva mi trasmettono l’energia della linfa e la solidità del legno. Sono invincibile e terrificante. Se gli umani mi vedessero adesso, scapperebbero urlanti. I più coraggiosi (o forse i più stupidi) tenterebbero di uccidermi. Come se fossi io il loro problema…”

Autore: Cristian Pavone, esordiente.

Perché parto prevenuta: il romanzo fa parte della collana “Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri”, una collana nata con l’idea che il pubblico è una massa di scimuniti e dunque è giusto guadagnare propinando sempre le stesse storie trite e ritrite. Ho recensito i primi due volumi qui.

Perché potrebbe essere decente: il pubblico si è dimostrato non così fesso come Delos sperava. Infatti il curatore della collana, Franco Forte, scrive: “Libro per noi (per me) importantissimo, perché segnerà il destino di questa collana. Si tratta infatti dell’ultimo tentativo di capire se il mercato è interessato a una collana fantasy come questa oppure no.” Perciò Gli Orchi di Kunnat è l’ultima possibilità per “Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri”. Magari hanno scelto un romanzo tollerabile.

Copertina de I Cacciatori del Tempo#5.
Titolo: I Cacciatori del Tempo (Piemme)

Trama: Yonec ha sedici anni, è figlio di una fata e di un uomo misterioso di cui deve ancora scoprire l’identità, e vive nel Medioevo, nei primi anni del XII secolo. Janis ha quattordici anni, frequenta la prima liceo e una maledizione la costringe a vivere ai giorni nostri. Quando la madre la iscrive ad un severissimo collegio privato, Janis scopre di poter tornare per brevi periodi nel passato, sotto forma di lupa, accanto all’amato Yonec. Insieme dovranno trovare l’antica pergamena che contiene il segreto della costruzione della prima cattedrale gotica in Francia, Saint Denis. Ma una confraternita medioevale, i cui poteri oscuri e malvagi giungono fino alla nostra epoca, farà di tutto per impedirglielo. I due ragazzi saranno impegnati in una lotta all’ultimo sangue contro le forze che li ostacolano e che vogliono separarli per sempre.

Autore: Vanna De Angelis. Autrice di saggi storici, aveva già pubblicato due romanzi fantasy nella serie “Le Carovane del Tempo” per Edizioni San Paolo.

Perché parto prevenuta: la trama puzza. I due ragazzini separati dalla maledizione, l’antica pergamena, il segreto, i poteri oscuri e malvagi, zzz.

Perché potrebbe essere decente: i romanzi precedenti della De Angelis hanno suscitano l’entusiasmo della critica. Scrive per esempio “fliss”: “adoro qst trilogia.sn libri cn 1 stupendissima trama, li leggi tt d’un fiato e ti scaraventi nelle pagine cm se sei tu eva e company. è 1 libro coinvolgentissimo,rivivi le stesse emozioni,specialmente la storia d’amore tra eva e liam. sn libri stupendi. eva e liam si devono fidanzare. ho letto 100 libri e qst trilogia mi ha colpita assai. la preferisco ad harry pottre, twilight ecc.(libri ch nn mi piacciono). p.s.: eva e liam x ever.”
(nota per mamma e papà di “fliss”: questa è “fliss” dopo 100 libri. Non potevate comprarle la PlayStation 3?)

Copertina de Il Silenzio di Lenth#6.
Titolo: Il Silenzio di Lenth (Piemme)

Trama: Sono passate ore da quando Hertha del clan Fyerno e Kaas, il Sommo Sacerdote di Lenth, hanno intrapreso quel sentiero scosceso. La fatica li ha quasi sopraffatti; non possono permettersi di restare in quel luogo, quello è l’Esterno, abitato da creature malefiche contro cui i loro incantesimi non possono nulla. Sulla via del ritorno, però, hanno sentito in lontananza il pianto di un neonato e sono accorsi a salvarlo. Per Hertha, che fin da giovane non ha dimostrato di possedere le doti per diventare mago, il segno sulla fronte del piccolo non è che una macchia scura, ma Kaas lo ha subito riconosciuto: quello è un frigie, un simbolo magico, e il neonato è l’Eletto, l’incarnazione di Kexan, il dio che lui e la sua gente hanno temuto e odiato, e che pensavano sconfitto per sempre. Dopo aver fatto ritorno al villaggio, il Sommo Sacerdote mostra il fanciullo ai dieci del Consiglio Dominante e tutti si mostrano sconcertati e impauriti. Il bambino-dio deve essere eliminato. Ma grazie a uno stratagemma Kaas riesce a mantenere in vita il piccolo, a cui ha dato il nome Windaw. Una visione notturna, infatti, gli ha mostrato l’imminente invasione delle loro terre per mano dei terribili stregoni di Tarass, che solo la forza divina dell’Eletto può fermare. Sarà lui a custodire la Pietra Alchemica che i malvagi stanno cercando e a riportare la pace e il silenzio nella verde Terra di Lenth.

Autore: Luca Centi. Questo è il suo primo romanzo.

Perché parto prevenuta: ma si può, senza ironia, ideare una storia del genere? I malvagi, la Pietra Alchemica, il bambino con la macchia che non è una macchia ma un simbolo magico, il tizio che salva di nascosto il neonato… c’è un dettaglio – uno solo – che non sia un cliché?

Perché potrebbe essere decente: in copertina c’è un tipo incappucciato. Con un bastone!!!

Copertina de Il Principe delle Nebbie#7.
Titolo: Il Principe delle Nebbie (Piemme)

Trama: Dopo aver recuperato le pagine del Libro del Destino, la compagnia delle Cinque Razze Libere ha una nuova missione: partire alla ricerca di alleanze per combattere insieme il malvagio Signore delle Nebbie. Proprio alla vigilia della partenza, però, Eynis fugge all’improvviso dalle Foreste di Feira Haillen. La ragazza, erede della più potente stirpe magica degli elfi, è partita per seguire la traccia incerta e insistente di un ricordo che dovrebbe condurla a trovare un altro membro della famiglia degli Ethilin, sopravvissuto come lei alla strage compiuta dai Mohrger. Senza la sua potente magia, i suoi amici hanno poche speranze di sfuggite agli attacchi delle forze del male, e cerne se non bastasse anche Jadifh, il giovanissimo capo dei ribelli, abbandona la compagnia per seguirla. Ma durante il viaggio Eynis si accorge che Jadifh le nasconde qualcosa.

Autore: Elisa Rosso. È la più giovane autrice italiana di fantasy. A sedici anni è già al suo secondo romanzo. Un gegno al cubo!

Perché parto prevenuta: la Rosso è chiaramente troppo gegnale perché io possa apprezzarne le opere.

Perché potrebbe essere decente: uh… aehm… accetto suggerimenti.

Copertina de La Leggenda degli Eldowin#8.
Titolo: La Leggenda degli Eldowin (Fanucci)

Trama: Venti di guerra spirano sull’Arwal. Le mire espansionistiche di Adras, eminenza grigia dell’Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come un fantoccio il piccolo sovrano di Rygan, il mago rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri, dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte, ultimo ostacolo in vista dell’ambiziosa invasione del Varlas. La tensione per il conflitto imminente sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal montuoso Tarvaal fino alle immense Terre dei Barbari, la maga Reven e il suo schiavo cercano disperatamente un’arma in grado di contrastare la minaccia dell’Oscuro, un tempo maestro e mentore della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul bosco di Madian incombe e si rinforza la minaccia della rocca di Krun, al punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l’inospitale Ovest, nella speranza di ottenere l’aiuto dell’unica autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli elfi dell’Arwal: i leggendari Eldowin.

Autore: Laura Iuorio. La Leggenda degli Eldowin prosegue la vicenda iniziata con Il destino degli Eldowin. La Iuorio è inoltre autrice della trilogia fantascientifica del “Sicario”.

Perché parto prevenuta: gli Eldowin sono elfi.

Perché potrebbe essere decente: ci sono anche i vampiri gli gnokki!!!

Copertina de La Scacchiera Nera#9.
Titolo: La Scacchiera Nera (Piemme)

Trama: Nello stesso istante, a migliaia di chilometri l’uno dall’altro, tre ragazzi Ryan, un americano, Morten, danese, e Milla, italiana -, entrano in possesso di una scacchiera ottagonale dall’aria molto antica. Il Guerriero, l’Arciere e il Ladro Nero sono le sole tre pedine rimaste sulla scacchiera e sembrano invitarli a fare la prima mossa. Ma appena le toccano, i tre ragazzi vengono trasportati in un mondo parallelo dove è in corso una guerra, una guerra sanguinosa e secolare che un mago ha trasferito sul tavoliere in modo che il mondo degli uomini potesse continuare a esistere. Così Ryan si accorge di essere diventato il Guerriero del Fuoco. Lui, però, non riesce a credere di essere un eroe e soprattutto che il Ladro Nero, quella ragazza dagli occhi di smeraldo e dall’aria indifesa, sia il suo più acerrimo nemico. Contro ogni regola del gioco, Ryan decide di fidarsi di quella ragazza che combatte contro il proprio lato oscuro, e scoprirà che a volte una mossa imprevedibile può cambiare le sorti di una partita.

Autore: Miki Monticelli. Ha già scritto diversi fantasy per bambini, questo però dovrebbe essere dedicato a un pubblico un po’ più adulto.

Perché parto prevenuta: Ryan, un americano; Morten, un danese; Milla, un’italiana entrano in un bar… la trama sembra una barzelletta.

Perché potrebbe essere decente: l’autrice assicura che la trama non corrisponde all’effettivo contenuto del romanzo.

Copertina de La Strada che Scende nell’Ombra#10.
Titolo: La Strada che Scende nell’Ombra (Einaudi)

Trama: In un mondo diviso e stanco, l’Ombra si è destata e le Otto Genti non sanno se ci sarà l’alba di una nuova èra, oppure la fine. I prescelti dalla profezia per raggiungere la Fortezza Impenetrabile e combattere il malefico potere sprigionato dalla Gemma Bianca sono i meno presentabili che si possa immaginare. Mentre la resa dei conti si avvicina e tutti i popoli entrano in guerra, il Magus guida la Compagnia più ribalda e riottosa che si sia mai vista verso il destino che trasformerà gli ultimi, i peggiori delle Otto Terre, nei nuovi Eroi.

Autore: Chiara Strazzulla. Giovanissima, è famosa per scrivere i suoi libri a forza di starnuti. Questo è il suo secondo romanzo.

Perché parto prevenuta: il primo romanzo della Strazzu, Gli Eroi del Crepuscolo, è attualmente il peggior romanzo fantasy mai pubblicato in Italia da un editore non a pagamento. L’ho recensito qui.

Perché potrebbe essere decente: non c’è alcuna possibilità che La Strada che Scende nell’Ombra possa essere un romanzo passabile. Per questo voglio fare un appello: risparmiatemi la Strazzu, ve ne prego! Sarò una brava bambina, prometto, croce sul cuore, ma non costringetemi a leggere 800 pagine di Strazzu. Grazie.

#11.
Titolo: Rimosso. (N/A)

Trama: Nessuna.
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Autore: Uno che non sa scrivere.

Perché parto prevenuta: N/A.

Perché potrebbe essere decente: N/A.

Copertina di Altro#12.
Titolo: Altro (Quell’Altro)

Trama: Segnalate nei commenti altri romanzi fantasy italiani degni di recensione, se ne ho dimenticati. Però:

Niente Troisi. Di Licia ho recensito quattro romanzi e ci sono altri due articoli dedicati a lei. È sufficiente. Inoltre non c’è più molto da aggiungere: non sa scrivere e non ha un briciolo di fantasia, fine della questione.

Niente romanzi pubblicati a pagamento. Mi spiace, ma se pubblicate a pagamento dimostrate di essere dei fessi, dunque non sono interessata a quello che scrivete.

I romanzi autoprodotti sono accettabili. Ma solo se scaricabili gratis. Il livello delle autoproduzioni è bassissimo (la media è ampiamente sotto la Strazzu), perciò a scatola chiusa soldi non ne spendo.

Se il romanzo segnalato è pubblicato da una piccola casa editrice che ha scarsa distribuzione in libreria, non garantisco di riuscire a procurarmelo per Natale. Però, se sembra interessante, lo recensirò lo stesso in un altro momento. Infine, se il romanzo si trova su emule o simile è ancora meglio. L’anno scorso così ho scoperto Lo Specchio di Atlante, ed è stata una bella scoperta.

Autore: Un Altro.

Perché parto prevenuta: uno vale l’Altro.

Perché potrebbe essere decente: Un Altro non è la Strazzu.

Che sfilata di schifezze. Mi domando se, avendo gli occhiali giusti, vedrei la verità, come nel film They Live (Essi Vivono, 1988) di John Carpenter.

L’amara verità che ci vogliono tenere nascosta

Sono sempre più convinta che il fantasy sia uno stratagemma degli alieni per rendere stupida la popolazione.

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Bambolina Omaggio

Gli ultimi due anni avevo recensito il romanzo vincitore del Premio Urania. Quest’anno non ci sono riuscita: sono arrivata a pagina 36 di E-Doll e non ce l’ho fatta ad andare avanti. Lo stile è pessimo – il Ghirardi scrive meglio, senza ironia – e le poche idee presenti sono banali o contraddittorie. Una roba raccapricciante.
Di seguito una parata di castronerie. Solo una minima parte dei problemi presenti nelle prime 36 pagine, che in effetti andrebbero riscritte da zero. La speranza – vana, lo so – è che qualcuno possa imparare qualcosa. Anche per sbaglio.

Copertina di E-Doll
Copertina del romanzo di Francesco Verso E-Doll

E-Doll è ambientato a Mosca nel 2053. Il mondo è rimasto più o meno quello che conosciamo, tranne gli e-doll. Gli e-doll sono androidi usati come schiavi sessuali in modo che la gente possa soddisfare le proprie perversioni senza rischi.
Premessa semplice che porta a delle incongruenze già nelle prime 36 pagine.

A pagina 15, scoperto un e-doll morto, il tenente incaricato delle indagini verifica che fino a quel momento non ci sono mai stati omicidi di e-doll in Europa (“[...] a una prima analisi, non vengono segnalati omicidi di e-doll in Europa.”) A pagina 20 un e-doll che passa per strada suscita l’interesse di tutti (“E la strada va in subbuglio, colta dallo stupore che si materializza intorno agli e-doll [...]“). A pagina 27 un personaggio “Ha preso questo andazzo da quando ha scovato su un sito web vietato ai minori l’esistenza degli e-doll.”
Cosa si deduce da questi tre accenni? Io ne deduco che gli e-doll siano molto pochi: scopri che esistono solo frequentando siti “loschi”, se ne vedi uno per strada ti fermi ammirato a guardarlo, e nessuno li ha mai ammazzati.
Ottimo.
Ma a pagina 31 è scritto:

Il loro [degli e-doll] business, incluso il variegato indotto, fatto di tecnici per la manutenzione, corrieri per il ritiro e la consegna a domicilio, stilisti d’avanguardia, visagisti estetici, programmatori di sensistema, addetti al marketing pornografico, finanziatori di sessoteche, si calcola sia paragonabile per grandezza e pervasività del settore a quello delle automobili del secolo scorso. Senza contare i gadget venduti a corredo e quelli spediti per posta anonima di cui tante case abbondano all’insaputa dei coinquilini.

A parte il blocco di inforigurgito spiattellato senza grazia, si dice che il mercato degli e-doll è al livello di quello delle automobili. Com’è possibile? Dovrebbero esserci milioni di e-doll! Ma questo è in contraddizione con quanto esposto all’inizio. Non si può neanche invocare la difesa d’ufficio, “tanto è fantasy!!!”, perché qui parliamo di fantascienza: estrapolare le conseguenze dei progressi scientifici è al cuore del genere. La coerenza è vitale.

A pagina 15 è scritto:

A testa bassa, Gankin scruta quel corpo indifeso, nato per soddisfare desideri e voglie inconfessabili: tutto ciò che in molti volevano senza sapere dove trovarlo. Fino alla comparsa degli e-doll.

A pagina 17 un e-doll ragiona su se stesso:

D’altro canto, è ciò che la gente s’aspetta da un essere attrezzato per solleticare le fantasie fino a percorrerne ogni ramificazione.

Desideri e voglie inconfessabili, fantasie percorse in ogni ramificazione: io mi aspetto che gli e-doll possano garantire all’acquirente qualunque tipo di perversione. Ma a pagina 35 un poliziotto della scientifica dice:

–… e a quanto ne so [gli e-doll] non sudano, sputano, puzzano o roba del genere. Fino a oggi non hanno mai defecato, né urinato. Può anche essere una limitazione della verosimiglianza, sta di fatto che i bisogni evacuativi degli umani non sono stati trasposti loro.

Delusione! Perciò questi e-doll, pronti a esaudire ogni fantasia, non possono far niente per gli amanti della coprofilia o dell’urofilia? Che è, razzismo?

È notevole vedere un autore che parte da una premessa semplicissima e già vista mille volte in altri romanzi e, nonostante ciò, non è capace di mantenere un minimo di coerenza.
Be’, rimedierà con uno stile brillante, giusto? Sbagliato. E-Doll è scritto male, anzi è scritto peggio.

In un sacco di passaggi la scrittura è vuota. Non comunica niente. Non solo non mostra, ma non racconta neanche. Sono frasi senza senso.
Esempio (pag. 19):

[Berenice Cubarskij] è rimasta impressionata dalle conturbanti doti di Angel [un e-doll], quando vi si è imbattuta al Cirque du Sex, dove lu/ei s’esibiva in veste di domatore di donne frustrate dall’atavico ruolo che la natura ha assegnato loro.
È in posti del genere, come lo scintillante Lubov sulla Bol’saja Sadovaja o il lugubre Dark Star sulla Precistenka nelle vicinanze degli austeri e polverosi Musei di Puskin e Tolstoj, che la Signora Cubarskij ha riscoperto il senso da attribuire a se stessa, assieme alle centinaia di altre donne che mal sopportano d’essere trattate come il codice genetico erroneamente prescrive loro da millenni.
Ultimamente, tali luoghi riservati, da sempre esistiti anche se poco reclamizzati, sono frequentati da splendidi sembianti incaricati di elargire ciò che la società aveva condannato come rigurgiti primordiali da sedare e disdicevoli devianze da arginare.
Quanto ai clienti, in egual misura distribuiti tra uomini e donne, essi ne sono consapevoli, ma preferiscono indulgere piuttosto che accettare un compromesso snaturante e disumano. E volentieri s’illudono, piuttosto che accontentarsi d’una felicità condivisa ma breve e ripetitiva.

172 parole e non c’è scritto un emerito tubo. Qual è l’atavico ruolo che la natura ha assegnato alle donne? Che senso ha scoperto da attribuire a se stessa Berenice? Cosa prescrive (erroneamente) il codice genetico? Che cosa elargiscono i sembianti? Che cosa la società aveva condannato come rigurgiti primordiali? Qual è il compromesso snaturante e disumano?
Qui non è questione di gusti, di stile, di punti di vista: questa è cacca. E no, a me la coprofilia non piace.

Esempio più corto ma altrettanto efficace (pag. 21):

Il suono abrasivo, di metallo stridente, ricorda ad Angel una ricorrenza remota, dei tempi della capsula vivificante presso i laboratori Silitron di Hanoi. Quasi cinque anni fa, un periodo breve in termini umani e ancor più breve per una macchina capace di eludere il fattore erosivo del tempo. Archiviata in una bolla di memoria, quando il suo sensistema era scevro d’esperienze libidiche e computazionali, eccezion fatta per le istruzioni base e le inferenze native.

Poi si parla d’altro. Ora, quale sarebbe la “ricorrenza remota” che Angel ricorda? È la “ricorrenza remota” il soggetto – una frase dopo – di “archiviata”? Cos’è, non è un romanzo ma un puzzle, dove io pago e poi devo riscrivere da zero per capirci qualcosa?

Poi c’è il blaterare sgradevole dello scrittore dilettante che si crede Artista (pag. 23):

Mosca è un universo vorticante e vandalizzato, è il riflesso incrinato di un’anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord, è l’ansia e al tempo stesso la malattia della vita.

Questa frase segnatevela perché un classico esempio di uso idiota delle metafore. Non vuol dire niente, però si percepisce la ricerca delle parole perché suonino pompose per impressionare i gonzi, con la città vista come “il riflesso incrinato di un’anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord”. Proprio. È lo scopo della narrativa, vero? Non far capire una mazza a chi legge, ma mettere in soggezione i pochi ignoranti che ancora pensano che scrivere sia mischiare paroloni a caso. Ciliegina sulla torta: questo sproloquio sono i pensieri di una ragazzina al primo anno di Liceo, preoccupata perché l’autobus è in ritardo; la mamma la sgriderà se rientra dopo l’orario stabilito. Siamo a livello di Sergio Rocca, l’immortale poeta (“«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.”)

Infine c’è il classico raccontare invece di mostrare. Passaggi così (pag. 24):

[la ragazzina di cui sopra è raggiunta da un tipo in macchina] Non sapendo che fare, le salta in mente un pensiero sconcio ma poi, incerta sugli esiti di eventuali imprevisti, storna lo sguardo.

Funziona in questo modo: io pago 4 euro e 20 centesimi e compro una porzioncina della fantasia dell’autore. Lui mi deve dire qual è il pensiero sconcio. Lui mi deve dire quali sono gli esiti degli imprevisti eventuali.
La ragazzina vuole farsi il tipo? Lo vuole frustare? Lo vuole appendere a testa in giù in una vasca piena di scarafaggi? Ma poi rinuncia perché l’ultima volta gli scarafaggi sono scappati e le hanno invaso la stanza? Devo pagare e poi scrivere io il romanzo?

Meno grave ma sempre fastidioso è il mostrare & raccontare. In particolare, quando il raccontare precede il mostrare fa venire i nervi.
Immaginate di essere al cinema, il tizio accanto a voi ogni dieci minuti vi sussurra: «Adesso vedrai cosa succede, vedrai come Jimmy si arrabbia.» oppure: «Adesso ascolta bene, eh, ascolta, sentirai che battutona!» Sono sicura che alla terza interruzione cambiate posto. Nella narrativa funziona uguale (pag. 30):

A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole. – Al contrario, non hai considerato lo stadio di avanzamento della mia passione necrofila…

“A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole” è l’equivalente del tizio rompiscatole al cinema. Preciso identico. Visto che mostri la “pericolosa iperbole”(sic), non c’è bisogno che l’anticipi prima. Svuoti di tensione il paragrafo.

Copertina del settimo volume di Chobits
Il settimo volume del manga Chobits delle CLAMP. In Chobits non ci sono e-doll, ma persocom. La storia ha diverse analogie con il romanzo di Verso, ma è realizzata molto, molto meglio

L’autore gestisce il punto di vista usando la tecnica del chi se ne frega, scrivo come mi capita. Nel primo capitolo, che comprende un’unica scena – l’esame del cadavere dell’e-doll da parte del tenente Gankin e del suo assistente Aleksej –, il punto di vista cambia almeno dodici volte, saltando di continuo da un personaggio all’altro. Senza alcuna giustificazione o alcun ritmo; ci sono pagine e pagine con Gankin, poi qualche paragrafo con Aleksej, poi si ritorna a Gankin per ancor meno spazio, poi Aleksej un po’ di più, tutto così come capita. Alla fine tocca rileggere più volte certi passaggi per capire a chi attribuire parole e pensieri. Un capitolo degno di Atlanta Nights.
Più avanti l’autore si supera, riuscendo a cambiare punto di vista all’interno di un singolo paragrafo (pag. 21):

Un cameriere addobbato con un’impeccabile livrea lattea compare sull’uscio e lu/ei [sempre Angel] viene annunciato alla signora Cubarskij, non prima d’essersi sistemato le sopracciglia decorate dalle mani fatate di Sharunas. L’ometto, barba e baffi curatissimi, gli rifila un’occhiata lasciva dall’angolo degli occhialini, ma pare più preoccupato di trovare un modo per non ascoltare ciò che sarebbe successo nel sotterraneo. Si ricorda di una cera d’antica memoria versata nelle orecchie di un re a salvaguardia della sua sanità mentale. Si ricorda che grazie all’espediente, egli riuscì a resistere a una tentazione letale.

Il paragrafo comincia con il punto di vista dell’e-doll. È confermato da quel “gli rifila un’occhiata lasciva [...] ma pare più preoccupato”: l’e-doll coglie l’occhiata del cameriere e ne deduce la lascivia e al contempo il desiderio di non ascoltare (come faccia questa deduzione è un mistero). Ma le frasi dopo? È l’e-doll che ricorda l’episodio di Ulisse e le Sirene o è il cameriere? Io ho riletto tre volte e non ne sono sicura. Mi sembra così innaturale che di punto in bianco si entri nella testa del cameriere, d’altra parte l’e-doll conosce Ulisse? E lui, macchina, ne ha solo un ricordo così approssimativo? Mah!

In altri momenti l’autore si contraddice nello spazio di un paragrafo (pag. 19):

L’olografia di Berenice Cubarskij la ritrae in pose provocanti: alla signora piace farsi vedere e proprio quella fantasia rappresenta il suo punto debole. Un aspetto su cui il marito non s’è interrogato, né s’è preoccupato d’esplorare, coinvolgendola in giochetti di mano in ascensore, lubrici amplessi tra le foreste di conifere o eccitanti fellatio durante le attese ai semafori…

Allora:
a) Berenice è esibizionista (“alla signora piace farsi vedere”).
b) Il marito coinvolge Berenice in una serie di atti sessuali all’aperto o in luoghi pubblici.
c) Dunque perché il marito non “s’è preoccupato d’esplorare” l’esibizionismo della moglie? Cosa doveva fare di più? Che senso ha ‘sto paragrafo?

L’autore ha spiegato che Maya, la ragazzina in attesa dell’autobus, non frequenta molto i coetanei, tutti “delinquentelli” o “gallinelle”, poi scrive (pag. 26):

[Maya] Da qualche mese ha scoperto un altro passatempo, cose impensabili per dei ragazzini bifolchi ma già malavitosi in erba come loro. Gli unici a cui si concede e che se la godono tutta, sono quelli dell’ultimo anno, Roman “Frigo” Saratov in testa e poi Misha la Miccia, Pavel il Labbruto e il Peloso Ivan. Solo loro se la spupazzano a turno ma in ordine rigorosamente decrescente. La cosa strana però, agli occhi dei compagni, non è tanto la promiscuità di Maya e l’indifferenza a darsi in pubblico, doti ampiamente condivise dalle sue coetanee [...]

Nella prima frase il sesso è “cosa impensabile” per i coetanei di Maya, nell’ultima frase la promiscuità, addirittura “l’indifferenza a darsi in pubblico” sono doti ampiamente condivise per i coetanei di Maya.
Notare altre delizie: le cose sono impensabili per i ragazzini “bifolchi ma malavitosi”, che senso ha? È l’essere malavitoso che ti impedisce di scoprire il sesso? L’elenco dei quattro studenti che si “spupazzano”(sic) e si “godono tutta”(sic) Maya, sembra uscito da un romanzo inedito di Federico Ghirardi. E quel “in ordine rigorosamente decrescente”? Decrescente di cosa? Ordine alfabetico? Età? Lunghezza dell’uccello? Siamo alle solite, devo scrivere io il romanzo?
Passiamo a pagina 9:

[Gankin] Infilati guanti e mascherina, s’accosta al corpo, cabotandogli attorno per non incappare in sgradevoli sorprese quali contaminazioni a tempo o esalazioni a innesco, ultima moda degli attacchi terroristici, oggi in voga anche tra le bande metropolitane.

“Cabotare” significa navigare, spesso per tratti brevi (da qui l’espressione “piccolo cabotaggio”). Dunque Gankin “naviga” intorno al corpo a distanza ravvicinata… per non incappare in contaminazioni a tempo? Il legame logico sarebbe? Non dovrebbe scappare il più lontano possibile e stare lontano se vuole evitare le contaminazioni a tempo?
Nota di stile: quel “sgradevoli sorprese” è un altro errore. È ancora il tizio che ti dà di gomito al cinema. È inutile raccontare che ci sono sgradevoli sorprese se dopo le descrivi. Così non fai altro che smorzare la suspense.

Un’incongruenza a qualche paragrafo di distanza (pag. 11):

[Gankin] Allunga l’altra mano, scoprendo il resto della ferita. Gli occhi si trasformano in due feritoie orizzontali. Deve restare lucido e attento perché ogni volta lo stomaco gli manda dei singulti per avvertirlo di non abituarsi a quella vista. È una specie di campanello d’allarme con cui mantiene una barriera di separazione tra sé e quello che succede. Il giorno in cui saprà d’essersi assuefatto a quello spettacolo e potrà guardare quelle oscenità come se fossero un film o un documentario, sarà il giorno in un cui chiederà il trasferimento a un’altra sezione per un insormontabile conflitto d’interessi.

Ma poco prima così è descritta la ferita (pag. 10):

Sotto il vestito stropicciato, uno squarcio di 10 cm di profondità per 25 di lunghezza lo saluta truculento.

Idea mia, ma descrivere una ferita come 10×25 non è proprio “guardarla come se fosse un documentario”? Inutile dire che Gankin non ci pensa nemmeno a chiedere il trasferimento, né si accorgerà di questo “insormontabile conflitto d’interessi”.

Ok, lo stile è orribile; ok, le incongruenze abbondano, ma chissà questo romanzo di fantascienza com’è infarcito di interessanti questioni sulla robotica e le Intelligenze Artificiali!
E in effetti si possono gustare deliziosi passaggi senza capo né coda, ma pieni di technobabble (pag. 32):

– Dunque, il sensistema è stato cortocircuitato. Per l’esattezza tra la pompa cardiaca e il collettore di raccordo. Poi, versato il contenuto all’esterno dell’esemplare, s’è impedita la riparazione da parte dei nanobot che, diminuiti sotto la soglia di auto-alimentazione, hanno provocato lo spegnimento terminale del sensistema e con esso dell’e-doll. È un bug conosciuto e a più riprese l’abbiamo segnalato alla Silitron affinché intervenga. È il tipico difetto di fabbricazione che potrebbe risolversi con poco, anche perché è l’unico metodo di mandare in crash un organo wetware così sofisticato come il sensistema e inibire il ricaricamento e il successivo ripristino tramite vivificazione.
“Non è solo un danno alla proprietà della Silitron” pensa Gankin.
– Come sa, qualsiasi bioware è riciclabile e sostituibile ma il sensistema, insieme a ciò che vi è registrato sopra, reazioni emotive ed esperienze individuali incluse, va perso per sempre. [...]

Sigh. E in mezzo a questa valanga di termini inventati per dare una patina di scientificità a una marea di stupidate, nessuno chiede se c’è una copia di backup di “ciò che vi è registrato sopra”.

E stendiamo un velo pietoso quando (pag. 35) l’autore confonde la melatonina con la melanina
EDIT:L’autore replica: “[...] la melatonina funziona al contrario della melanina, schiarendo la pelle. Come ho già spiegato sul forum di fantascienza.com, c’è un refuso e la frase sarebbe dovuta essere “trasformare un meticcio in albino”.” Fornisce questi link: 1, 2, 3, 4.

* * *

Una volta sono stata accusata di prendere per scema la giuria del Premio Urania. Non è vero. Non sono io che prendo per scema la giuria del Premio Urania, è la giuria del Premio Urania che si prende per scema da sola, avendo deciso di premiare questo cumulo di spazzatura.

 


Approfondimenti:

bandiera IT Intervista a Federico Ghirardi
bandiera IT Intervista a Elena P. Melodia
bandiera IT Intervista a Marco Davide
bandiera IT Intervista a Cristian Pavone
bandiera IT Intervista a Luca Centi
bandiera IT Intervista a Elisa Rosso
bandiera IT Intervista a Laura Iuorio
bandiera IT Intervista a Miki Monticelli
bandiera IT Intervista a Chiara Strazzulla
bandiera IT Intervista a Massimo Bianchini
bandiera IT Intervista a Francesco Verso
bandiera IT Non ho trovato interviste recenti a Vanna De Angelis, perciò vi beccate il booktrailer del suo romanzo

 

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Fantascienza dimenticata

…dimenticata nel senso che mi sono scordata di segnalare l’uscita dei romanzi al loro apparire su emule.

Partiamo con I Figli della Galassia di Jack Azimov.

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Copertina de I Figli della Galassia
Copertina de I Figli della Galassia

Trama:

Un’astronave sfreccia tra i fantastici, fantasmagorici mondi della Galassia alla ricerca dei figli delle stelle, ma non sempre la ricerca è agevole; tra nane bianche, giganti rosse e radiostelle, i pericoli del cosmo sono sempre in agguato e lo scenario multicolore dello spazio nasconde misteri insondabili che devono essere risolti perché il seme dell’uomo continui a vivere.

Dietro lo pseudonimo di “Jack Azimov” pare si nascondano i nomi di Antonio Bellomi, Luigi Naviglio e Piero Prosperi.
Io non ho niente contro gli pseudonimi, ma è davvero al limite del patetico mettere in copertina “j.azimov” sperando che qualcuno si confonda con “i.asimov”. Era il 1976 e come si vede le cose non andavano meglio di adesso.


Del 1977 è invece Reazione a catena di Luigi Menghini.

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Copertina di Reazione a catena
Copertina di Reazione a catena

Trama:

Violenza cosmica. Il buio dell’universo si illumina sotto i lampi di un persistente conflitto interstellare. A disseminare i germi della guerra siamo noi, i Terrestri, in una smania di conquista, non piu lecita perché non più umana, che coinvolge la Lega Galattica, le Grandi Compagnie Commerciali e migliaia di uomini comuni che, per sopravvivere, rischiano quotidianamente la vita sotto la divisa del mercenario. La guerra raggiunge Gelbelex, un piccolo e sperduto pianeta. I protagonisti sono i terrestri, ma ad assumere la parte di “primadonna” è una creatura non-umana: una minuscola “vivente” di Gelbelex, una “pasticca azzurra” pensante e telepatica attorno alla quale ruota il sanguinoso e apocalittico rovinìo della civiltà umana.


Il romanzo di Virginio Marafante Luna di Fuoco vinse il Premio Urania nel 1990.

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Copertina di Luna di Fuoco
Copertina di Luna di Fuoco

Trama:

Gilberto Danahe viene inviato su una delle lune di Giove per una spettacolare missione di “ingegneria planetaria”, ma fin dall’inizio si accorge che c’è qualcosa che non va. Sembra impossibile, eppure tanti piccoli indizi fanno pensare che quel mondo arido e lontano, quella luna di fuoco e di morte sia in un certo senso abitata. Ma da chi? Risolvere questo classico enigma spaziale non sarà cosa da poco, tanto più che la struttura dei misteriosi “indigeni” è lontanissima dalla nostra. Forse la cosa migliore è ripartire per la Terra, ma a chi spetterà l’ultima parola? Agli uomini o agli extraterrestri?


Il Premio Urania 1995 è invece stato vinto da I Biplani di D’Annunzio di Luca Masali.

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Copertina de I Biplani di D’Annunzio
Copertina de I Biplani di D’Annunzio

Trama:

Prima guerra mondiale: è notte, sopra i cieli di Venezia. Un bombardiere austriaco viene abbattuto sulla laguna. L’unico sopravvissuto è il pilota, Matteo Campini.
Che sa bene di essere in un brutto pasticcio: gli italiani non sono affatto teneri con gli ufficiali triestini che combattono per l’Impero austro-ungarico.
Messo in salvo da un’affascinante e misteriosa ragazza, Flavia Manin, ben presto Campini scopre di essere al centro di una sinistra macchinazione che viene dal futuro. Dalla Bosnia Erzegovina, figlia dei massacri etnici degli anni ’90, qualcuno sta cercando di cambiare le sorti della prima guerra mondiale, giocando una partita ambigua che muove uomini ed eserciti come fossero tragiche pedine.
Campini non dovrà più lottare solo per salvarsi la vita: l’intero destino dell’Europa è nelle sue mani. Affronterà Hermann Göring in persona, quando il futuro gerarca nazista ancora era un pilota di caccia, nella squadriglia del Barone Rosso.
Ma nella lotta contro le forze del male non è solo: riceverà aiuto dal poeta soldato Gabriele D’Annunzio e dalla ragazza che porta sul seno una enigmatica spilla d’oro a forma di clessidra.

Il romanzo è il primo in una trilogia che si completa con La Perla alla fine del Mondo e La Balena del Cielo.

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Miraggi di Silicio

Per la serie: prima o poi saranno su emule tutti i romanzi vincitori del Premio Urania, è ora la volta di Miraggi di Silicio, vincitore nel 1994.

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Copertina di Miraggi di Silicio
Copertina di Miraggi di Silicio

Trama:

Tratta dell’allucinante esperienza del prof. Aaron Porath, che vive in una Terra in cui la realtà virtuale è vissuta come esperienza totale, come immersione in scenari artificiali perfettamente ricostruiti dal cervello, seguendo i dati forniti da un proiettore cerebrale attraverso impulsi visivi.
L’intreccio del romanzo segue il percorso di un’escursione nei mondi virtuali, che vede il protagonista rendersi conto a poco a poco di vivere da sempre in un mondo creato da un computer per nascondere all’uomo la vera realtà.

È il romanzo d’esordio di Massimo Pietroselli. Nel 2004 pubblicherà per Delos Books un altro romanzo di fantascienza, L’Undicesima Frattonube.

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Nelle Nebbie del Tempo

Via emule è disponibile il romanzo Nelle Nebbie del Tempo di Lanfranco Fabriani, vincitore del Premio Urania 2004. È il seguito di Lungo i Vicoli del Tempo a sua volta vincitore del Premio Urania nel 2000.

Copertina di Nelle Nebbie del Tempo
Copertina di Nelle Nebbie del Tempo

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Trama:

In Italia, a Roma, esiste una branca del servizio segreto i cui agenti sono chiamati a risolvere complotti molto particolari. Il loro obiettivo è la stabilità, il loro campo d’azione è il passato storico. Nell’infinita lotta con i servizi temporali rivali, gli agenti del gruppo – già protagonisti di Lungo i vicoli del tempo – si trovano ora ad affrontare un nemico del tutto imprevisto. Lo scontro ha per oggetto uno dei punti nodali della storia del mondo e coinvolge un personaggio insospettabile come Cristoforo Colombo.

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Recensioni :: Romanzo :: Il Dono di Svet

Copertina de Il Dono di Svet Titolo originale: Il Dono di Svet
Autore: Donato Altomare

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Mondadori

Genere: più fantasy che fantascienza
Pagine: 352

Il vincitore del Premio Urania dell’anno scorso si è rivelato essere un brutto romanzo, scritto in maniera dilettantesca, pieno di paroloni della serie: “mamma! mamma! guarda quante parole conosco!”. Quest’anno è andata meglio. Il Dono di Svet è un romanzo scorrevole e nel complesso una lettura piacevole, sebbene i difetti siano maggiori dei pregi.

La prima perplessità nasce dal fatto che il Premio Urania 2007 nel suo bando specificava che “Il contenuto dovrà essere strettamente fantascientifico. Non saranno accettate opere di fantasy o di horror.”, mentre questo Il Dono di Svet non è fantascienza neanche per sbaglio. È un romanzo fantasy con tanto di protagonista dotata di poteri magico-onirici e demoni provenienti dall’Inferno cristiano.
Piacendomi il fantasy per me non è un problema, ma se qualcuno si aspettava fantascienza resterà deluso. E credo che chi abbia partecipato al Premio con un vero romanzo di fantascienza avrebbe ragione a lamentarsi.

Ambientazione

Il Dono di Svet è ambientato nei moderni Stati Uniti, però lungo una diversa linea temporale rispetto alla nostra: nel mondo di Svet la crisi dei missili a Cuba del 1962 si è trasformata nell’inizio della Terza Guerra Mondiale. Gli Americani hanno perso e sono stati invasi da truppe sovietiche e cinesi. Il romanzo comincia una ventina d’anni dopo, con gli USA ancora occupati e il potere nelle mani di Russi e Cinesi.
È una discreta premessa, anche se l’autore più di una volta si tira la zappa da solo sui piedi spiegando in dettaglio – senza che ce ne sia la necessità – com’è avvenuta la disfatta dei porci capitalisti. Secondo Altomare sono bastate poche bombe nucleari tattiche sovietiche contro la Casa Bianca, il Pentagono e Wall Street per mettere in ginocchio gli Americani e privarli di qualunque volontà di lotta, tanto da lasciarsi invadere senza opporre resistenza o quasi. Nessuno lancerà i missili stazionati in Turchia (missili che in 16 minuti potevano raggiungere Mosca – la loro installazione è una delle cause della crisi cubana), nessun comandante di sottomarino nucleare userà le sue armi, nessuna delle oltre 25.000 testate atomiche in possesso degli USA sarà impiegata, né nessun Paese membro della NATO prenderà parte al conflitto. Senza contare che nel 1962 era già operativo il NORAD (il comando congiunto Canada/Stati Uniti per la difesa aerea), sebbene la sua principale base, quella nel monte Cheyenne, resa famosa dal film WarGames, fosse ancora in costruzione.
La mancata reazione degli USA è a parer mio del tutto inverosimile. Tra l’altro Altomare pare credere possibile che si possa invadere un Paese sterminato nel giro di ore. Anche assumendo che Russi e Cinesi avessero i loro mezzi da sbarco pronti a partire e gli Americani non si fossero accorti dei preparativi, stiamo parlando di una campagna almeno della durata di mesi, duranti i quali i nemici siedono sopra una montagna di decine di migliaia di bombe atomiche senza muovere un dito…
Perciò le fondamenta storiche sono traballanti. Per fortuna tali fondamenta hanno un ruolo minimo nel romanzo, ugualmente l’autore avrebbe fatto meglio a glissare.

Lancio di un missile Polaris
Lancio di un missile balistico Polaris da un sottomarino

New York è la principale locazione, è dove vive la protagonista e si svolge buona parte della storia. È una New York occupata dai Russi con Governatore cinese, purtroppo è anche una New York indistinta. Se non si sapesse l’antefatto, potrebbe essere la stessa città già vista in un’infinità di film e romanzi. L’influenza del socialismo all’apparenza non ha creato grossi cambiamenti, se non magari meno gente in giro per i ristoranti. È un peccato che l’autore non abbia approfondito di più lo scenario, anche se, trattandosi fondamentalmente di un romanzo d’azione, è un’ambientazione adeguata.

Struttura

Il romanzo è diviso in cinque parti. Le cinque parti hanno in comune ambientazione e personaggi, ma narrano storie in gran parte autosufficienti. Il grosso problema è che queste storie appartengono a generi diversi, hanno tono diverso e sono in contraddizione fra loro.

  • La prima parte è un poliziesco fantapolitico; il tono è serio.
  • La seconda e la quarta parte sono un copione scartato da Buffy, e seguono la vicenda di un demone scappato dall’Inferno; il tono è meno realistico, a volte ironico.
  • La terza parte è azione pura, sullo sfondo di un intrigo internazionale con scienziato pazzo, come fosse un film di James Bond; il tono è da cartone animato.
  • La quinta parte è un tecno-thriller della domenica, un Tom Clancy dei poveri; il tono è semiserio.

Le contraddizioni nascono dal fatto che molti dei personaggi muoiono alla fine delle varie parti, per poi rinascere miracolosamente all’inizio della parte successiva. Il mondo è in effetti “resettato” prima dell’inizio di ogni parte e gran parte di quello che è successo prima viene scartato.
Questo è possibile perché Svet – Svetlana Tereskova, la protagonista – quando è tanto tanto tanto triste (come Nihal!!!) e si mette a sognare è in grado in maniera (semi)consapevole di modificare il passato. Il suo potere pare illimitato, potendo raggiungere chiunque in qualunque epoca. Svet può salvare il figlio ucciso da una bomba scoppiata il giorno prima così come alterare il corso degli eventi e salvare una famiglia di Salem nel 1692.

Processo a una strega
Processo a una strega di Salem. A Salem, nel Massachusetts, tra il febbraio 1692 e il maggio 1693 furono processate per stregoneria oltre 150 persone. 29 furono trovate colpevoli e 19 condannate a morte mediante impiccagione. A parte il solito bastiancontrario: costui al processo si rifiutò di dichiararsi colpevole o innocente. Per convincerlo a prendere posizione, fu fatto sdraiare nudo in un fosso e gli furono posate sulla pancia delle pietre. E altre pietre furono aggiunte più passava il tempo e lui si rifiutava di rispondere a tono, finché dopo due giorni morì schiacciato

Dopo che la protagonista scopre il proprio potere – il “dono” nel titolo –, il romanzo non ha più alcun senso. Infatti non si capisce come mai la nostra Svet non possa impedire la Terza Guerra Mondiale o se per quello anche la Prima e la Seconda o la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre.
E non solo: non solo la nostra eroina può mettere le mani dove le pare, ma i suoi cambiamenti sono immuni dall’effetto farfalla.
L’effetto farfalla è esemplificato dal detto: “Una farfalla batte le ali a Buccinasco e un grattacielo crolla a Los Angeles” o simili (“Predictability: Does the Flap of a Butterfly’s Wings in Brazil Set Off a Tornado in Texas?” è il titolo di una ricerca del 1972 del metereologo Edward Lorenz). Quello che succede è che il movimento delle ali della farfalla altera il clima intorno a lei, il cambiamento si propaga sempre più finché un bel tornado dall’altra parte del mondo non rade al suolo il palazzo. L’idea è che in determinati sistemi una minima variazione delle condizioni iniziali possa portare a cambiamenti radicali.
Questa nozione è sempre stata sfruttata dalla narrativa fantastica, anche prima che l’effetto venisse formalizzato. Nel celeberrimo racconto di Ray Bradbury Rumore di Tuono (A Sound of Thunder, 1952) l’uccisione di una farfalla nella preistoria da parte di un viaggiatore del tempo ha conseguenze imprevedibili nel presente. Un altro esempio meno famoso ma ugualmente divertente può essere Effetto Valanga (Depression or Bust, 1974) di Mack Reynolds nel quale la decisione di un tizio di annullare l’ordine per un nuovo frigorifero porta al collasso l’economia mondiale.

Copertina di Effetto Valanga
Copertina di Effetto Valanga

Invece Svet può manipolare a piacimento gli avvenimenti senza che ci siano conseguenze sgradite o impreviste. Qui troviamo anche la ragione chiave per classificare Il Dono di Svet tra i romanzi fantasy: Svet ha il potere che ha perché… perché è fantasy!!!

In realtà ho avuto l’impressione cha la faccenda si sia svolta così: Altomare aveva sottomano una serie di racconti separati, magari persino con protagonisti diversi, poi gli è venuta voglia di partecipare al Premio Urania, e così ha usato quest’emerita scemenza del “dono” come colla per unire tutto quanto. Peccato che le parti stiano attaccate con lo sputo; è un gran pastrocchio.
Dunque, a giudicarlo come un romanzo unico, Il Dono di Svet sarebbe una schifezza immonda. Ma è noto quanto io sia accomodante e sempre ben disposta, perciò farò finta di trovarmi di fronte a una serie di racconti, girando la testa dall’altra parte ogni volta che compare il “dono”.

I Racconti di Svet

Icona di un libro aperto La prima parte è la migliore. Svet, a capo della polizia metropolitana di New York, indaga su un traffico d’organi. Via via che l’inchiesta prosegue il pericolo aumenta e saranno coinvolti sia il Governatore cinese sia un gruppo di rivoluzionari che vuole liberare l’America dagli invasori. Il ritmo è ottimo, la tensione è palpabile, la scrittura scorrevole. Soprattutto si viene coinvolti dalla vicenda, si vuole sapere quello che succederà dopo.
Quello che succede dopo è che Svet usa per la prima volta il suo potere. Chi è morto resuscita, chi ha compiuto azioni malvage torna immacolato e vissero tutti felici e contenti.

Icona di un libro aperto La seconda e la quarta parte vedono Svet alla prese con un demone infernale. Costui prima cerca di violentare la nostra eroina poi cambia idea e prende a vagare di notte per New York, sgozzando preti. Come già accennato qui sembra di trovarsi in una puntata di Buffy (ci sono diverse analogie con l’episodio 8 della prima stagione I, Robot…You, Jane). Il ritmo rimane buono, nonostante lo scontro nella chiesa con il mostro sia tirato troppo per le lunghe, e la scrittura è ancora spigliata; purtroppo non c’è più alcuna tensione, in parte perché sappiamo che Svet potrà aggiustare qualunque torto con il suo “dono” (e lo farà) e in parte perché il tono è molto meno serio. Scoprire poi che il mostro è tale solo perché “maltrattato da piccolo” è tristissimo…

Moloch
Il cyberdemone Moloch di I, Robot… You, Jane

Icona di un libro aperto La terza parte vede Svet impegnata in un’indagine in Europa, dove qualcuno sta rapendo i bambini prodigio (gente come la Strazzu ma ancora più prodigiosa!) Qui la tensione è zero e il tono da cartone animato. È una squinternata avventura alla James Bond con tanto di cinese esperto di arti marziali che invece di sparare ai nostri eroi decide di ucciderli a mani nude (…) e alla fine c’è il conto alla rovescia per la bomba che farà saltare tutto quanto per aria. Svet per salvarsi…
mostra il piano geniale di Svet ▼

Questa parte è bruttina sia in confronto alle precedenti sia in assoluto. Non giova un lunghissimo dialogo inforigurgitoso che sembra appiccicato lì solo per far credere ai lettori ingenui che l’ambientazione è omogenea quando è palese che quest’avventura non c’entra un tubo con il resto.

Icona di un libro aperto La quinta e ultima parte vede svolgersi la resa dei conti fra i cattivi cinesi e i prodi patrioti americani, con Svet nel mezzo. L’azione si sposta a Cuba, perché gli Americani si sono asserragliati nella ex base di Guantanamo. I cinesi hanno progettato un piano diabolico per spazzare via i rivoltosi e già che ci sono sostituire Castro con qualcuno più di loro gradimento. Però non hanno calcolato di trovarsi in un romanzo di Altomare, non in uno di Clancy o McNab…
Dal punto di vista politico-militare questa parte è una stupidaggine, anche se dopo la parodia di James Bond e la conclusione della vicenda del demone non mi aspettavo niente di realistico. Il momento migliore è probabilmente quando Fidel Castro decide di tornare rivoluzionario e di non cedere alla perfidia dei musi gialli.
Tutto sommato passabile, non siamo al livello della prima parte, ma comunque un gradino sopra il resto.

Personaggi

Gli stessi personaggi popolano le varie parti, compresi i personaggi morti che vengono provvidenzialmente resuscitati all’occorrenza dal potere di Svet.
Svet è la protagonista assoluta, e il punto di vista è quasi sempre il suo. Svet ad appena trenta e qualcosa anni è già capo della polizia metropolitana. Svet è bellissima. Svet è intelligente. Svet è abile sia nel corpo a corpo sia con le armi da fuoco. Svet per fortuna non è così antipatica come le premesse lascerebbero immaginare. Non è il personaggio più carismatico del mondo, ma è facile, se non proprio identificarsi, farsi coinvolgere. È un buon personaggio.
Mark “Doppia Faccia” è invece il capo dei rivoltosi americani. Quando la storia non segue Svet, segue lui. Mark è una sorta di ladro gentiluomo, con una spruzzata di atomicpunk in stile Fallout:
mostra spoiler su Mark ▼

Anche lui non è il massimo ma lo si segue volentieri. La sua tentata fuga da un carcere, benché semplicistica, è una delle parti più divertenti del romanzo.
Molto meno interessanti i comprimari (il figlio di Svet è solo una rottura di scatole, meglio tratteggiato il barbone ex professore universitario) e i “cattivi”. I “cattivi”, poveretti, sono quasi sempre costretti a seguire il Copione, anche quando desidererebbero far altro.

Stile

Lo stile di Altomare è decente. A tratti buono, sebbene in diversi punti si sarebbero potuti togliere avverbi e aggettivi di troppo o buttare via inforigurgito molesto. Una limata sarebbe stata necessaria anche per certi dialoghi: ogni personaggio quando prende la parola spesso prosegue per molti paragrafi di seguito; in generale può andare, diventa inverosimile quando a parlare in questa maniera, senza tirare il fiato, è un prigioniero appena pestato a sangue.

Conclusione

È possibile ricavare un certo margine di divertimento da questo romanzo, anche tenendo presente il prezzo ridotto (3 euro e 90 centesimi). Per riuscirci è però necessario aver ben presente che:

  • non è un romanzo di fantascienza.
  • le varie parti sono separate e raccontano vicende distinte e autonome.
  • il “dono” di Svet non dev’essere preso in considerazione.

Con tali premesse si possono trascorre alcune ore piacevoli. Certo l’inizio lascia presagire qualcosa di meglio, molto meglio, ma tant’è.
È poi triste constatare come quello che dovrebbe essere uno dei migliori romanzi di fantascienza italiani dell’anno non è un romanzo di fantascienza e in pratica non è neanche un romanzo…

* * *

L’incipit:

– Bisogna chiedere rinforzi.

L’agente dal viso spiccatamente caucasico annuì. Pigiò un pulsante della piccola ricetrasmittente e chiese l’intervento di due pattuglie. Parlava a scatti, scandendo bene le parole e dando le indicazioni in maniera molto precisa.

– Prudenza.

Il maggiore della polizia metropolitana Svetlana Tereskova puntò la pistola verso il buio. La potente torcia stilo che reggeva con la sinistra illuminò un ambiente squallido. Le pareti erano coperte da disegni osceni e da grumi di qualcosa d’indefinibile. Sul pavimento c’era di tutto. Carogne di animali semi-imputridite, pezzi di oggetti d’ogni genere. Era molto difficile muoversi lì dentro. Almeno senza far rumore.

La donna fece un cenno col capo al poliziotto e, tenendo ben salda la pistola, entrò nella stanza vicina poggiando le spalle alla parete. Intorno aleggiava un odore rancido. Di sudore. Lì dentro, fino a pochi attimi prima, c’era stato qualcuno. Vide un movimento con la coda dell’occhio. – Alt! – gridò. – Farsi riconoscere o saremo costretti a sparare.

Per tutta risposta udì un tramestio. Girò la pistola dalla parte da dove proveniva il rumore.

Un lampo. Un colpo di pistola. La parete che si scheggiava a pochi centimetri dal suo viso. Si gettò per terra urtando qualcosa di molliccio. Preferì non chiedersi cosa fosse. Aveva tutti i sensi all’erta. Per fortuna, chi aveva sparato aveva usato un’antiquata pistola automatica con i vecchi proiettili. Se avesse avuto a disposizione una pistola a flap lei sarebbe passata a miglior vita. (Ammesso che la vita nell’al di là fosse davvero migliore.) Spense la luce stilo. – Nicolai, resta lì.

Nel buio quasi assoluto cominciò a distinguere l’ambiente. Le vernici usate per i murales erano fluorescenti, ad altissimo livello. Era bastata la luce della sua piccola torcia per stimolare i ricettori chimici a restituire parte della luminosità che avevano assorbito.

Un movimento dalla parte opposta della stanza. Lei scattò come una fiera in caccia. Nonostante i suoi trentadue anni era agile come una ragazzina. Avrebbe potuto colpire l’individuo in fuga, ma odiava uccidere. Inoltre voleva sapere cosa ci facesse lì dentro. E, da che il mondo era mondo, i cadaveri non parlano. Neanche sotto tortura.

S’infilò in un corridoio laterale piuttosto ampio e scorse la figura correre davanti a lei, in fondo c’era luce soffusa. La sagoma del fuggitivo si stagliava su quello sfondo, scura e forsennata.

– Idiota! – Svet non ci pensò due volte. Mise un ginocchio a terra, prese accuratamente la mira e sparò. Un solo flap. Udì il grido di dolore e vide l’individuo stramazzare sul pavimento. – Via libera.

L’agente le fu dietro in una frazione di secondo.

– Stanno arrivando rinforzi, sento le sirene.

– Dobbiamo entrare là dentro. – Indicò la porta dalla quale proveniva la luce, in fondo al corridoio.

– Subito?

– Subito.

Il poliziotto si addossò alla parete e cominciò a strisciare verso la porta illuminata. Svet invece aveva raggiunto il suo bersaglio che si lamentava al suolo. Vide che aveva un buco nella gamba sinistra, usciva molto sangue. Tirò fuori dalla sua divisa d’ordinanza una fascia elastica e della crema cicatrizzante. Non sarebbe servita a molto, ma avrebbe arrestato l’emorragia. Fece la fasciatura d’emergenza, raccolse la pistola del ferito che era finita poco lontano e la infilò nella cintura. Poi si mise dalla parte opposta del corridoio muovendosi verso la zona illuminata.

Nicolai l’aveva preceduta.

Lo vide entrare puntando in avanti la pistola.

Una sventagliata di flap lo falciò.


Approfondimenti:

bandiera IT Il Dono di Svet presso il blog di Urania
bandiera IT Una recente intervista a Donato Altomare

bandiera IT WarGames su IMDb
bandiera EN Un sito dedicato alla crisi dei missili a Cuba
bandiera EN Un sito dedicato ai processi per stregoneria a Salem
bandiera IT Effetto Farfalla su Wikipedia
bandiera EN A Sound of Thunder leggibile online
bandiera IT Effetto Valanga al DelosStore
bandiera EN I, Robot… You, Jane su BuffyGuide.com

 

Giudizio:

Ambientazione decente… +1 -1 …ma non abbastanza approfondita e con basi storiche non molto solide.
La scrittura è di buon livello… +1 -1 …ma si potevano evitare svariati errori.
I due protagonisti sono discreti personaggi. +1 -1 Il “dono” di Svet è una colossale idiozia.
Due parti nel complesso passabili… +2 -3 …tre meno.

Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (19)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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