Articoli con tag 'recensioni positive'

Nascondi elenco articoli ▲
  1. La Bizzarra Starfish Girl di Gamberetta
  2. Il mondo lasciato a metà di Gamberetta
  3. Una ragazza, una fatina e il negozio del rigattiere di Gamberetta
  4. Funghi assassini! di Gamberetta
  5. Haruhi Suzumiya in Libreria di Gamberetta
  6. Recensioni :: Romanzo :: The Year of Our War di Gamberetta
  7. Lo Specchio di Atlante di Gamberetta
  8. Vampire Kisses!!! di Gamberetta
  9. Recensioni :: Romanzo :: The Dragons of Babel di Gamberetta
  10. Recensioni :: Romanzo :: Bloodsucking Fiends di Gamberetta
  11. Recensioni :: Romanzo :: Fuoco nella Polvere di Gamberetta
  12. Cose da un altro mondo di Gamberetta
  13. Recensioni :: Romanzo :: Pan di Gamberetta
  14. La Situazione dei Draghi del Dolore di Gamberetta
  15. Il mio Lettore di ebook! di Gamberetta
  16. Recensioni :: Saggio :: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy di Gamberetta
  17. Recensioni :: Saggio :: Characters and Viewpoint di Gamberetta
  18. Recensione :: Film :: Stardust di Capitan Gambero
  19. Orrore Cosmico 5: The Calamari Wrestler di Gamberetta
  20. Orrore Cosmico 4: Death Trance di Gamberetta
  21. Orrore Cosmico 2: Long Dream di Gamberetta
  22. Recensioni :: Manga :: Uzumaki di Gamberetta
  23. Recensioni :: Film :: Grindhouse di Gamberetta
  24. Robert Löhr - Scacco alla regina di Bubba
  25. Recensione :: Romanzo :: Amazon di Capitan Gambero
  26. Recensione :: Film :: Thank you for smoking di Capitan Gambero
  27. Recensioni :: Romanzo :: Zero no Tsukaima Volume 1 di Gamberetta
  28. Recensioni :: Film :: Dororo di Gamberetta
  29. Videogiochi - Chrono Trigger di Bubba
  30. Jeff Lindsay - La mano sinistra di Dio di Bubba
  31. Recensioni :: Racconti :: Overclocked: Stories of the Future Present di Gamberetta
  32. Recensioni :: Anime :: Zero no Tsukaima di Gamberetta

La Situazione dei Draghi del Dolore

Tripla recensione che precede altre ferme da tempo perché due dei libri in esame me li hanno prestati, devo restituirli e non vale la pena perder tempo a digitalizzarli.

Sto parlando di Domatori di Draghi e La Gemma del Dolore, i primi due volumi nella nuova collana di Delos Books Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri. Parlerò anche di The Situation un racconto lungo di Jeff VanderMeer che sarà utile per illustrare alcuni problemi del fantasy attuale, non solo italiano.

Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri

La nuova collana di Delos Books è interessante: l’idea è proporre romanzi fantasy di lunghezza ridotta (intorno alle cento pagine), autoconclusivi, con un prezzo non troppo alto e scritti da autori italiani.
È una buona idea, e personalmente non ho mai compreso la fascinazione di scrittori e pubblico fantasy per le saghe in 20 volumi da 1.000 pagine ciascuno. Cento pagine, se scritte con acume, sono più che sufficienti per ogni genere di storia, e classici del fantastico quali Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde o L’ombra su Innsmouth sono intorno a questa lunghezza.

Copertina di Dr. Jekyll e Mr. Hyde
Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Tuttavia, al di là dello sforzo fisico, scrivere un romanzo di 800 pagine è più facile che scriverne uno di sole 100, perché si ha molto più spazio di manovra. Perciò l’idea è buona ma richiede scrittori dotati di particolare talento, e quando parliamo di fantasy italiano non è che se ne vedano in giro molti.
Forse per questo la Delos ha deciso di pubblicare i romanzi usando lo pseudonimo collettivo di “Kay Pendragon” relegando il reale autore al ruolo di fantomatico traduttore. D’altra parte non ha molta importanza se un romanzo è firmato “Ettore Borlotti” o “Kay Pendragon”, dato che sono entrambi dei perfetti sconosciuti. Per parte mia nelle schede dei romanzi mi atterrò alla messa in scena, come detto è in fondo un particolare insignificante.
Più significativo è il prezzo: 6,90 euro per il primo volume (117 pagine) e 5,90 per il secondo (94 pagine), sono prezzi bassi in valore assoluto (non si trovano molti romanzi fantasy a meno), ma in proporzione al numero di pagine sono un po’ sopra la media.


Copertina di Domatori di Draghi Titolo originale: Darren
Titolo italiano: Domatori di Draghi
Autore: Kay Pendragon

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: ???
Traduzione in lingua italiana: Jari Lanzoni
Editore: Delos Books

Genere: Fantasy
Pagine: 117

L’incipit del romanzo:

L’attesa era snervante, una dura prova per i nervi, resa ancora più dolorosa dal vento gelido che spazzava la pietraia.

Sembra scritto dall’autore de Le Chiavi del Fato. Quell’attesa snervante, dura prova per i nervi, è sublime. Il resto del prologo è altrettanto orribile, scritto con uno stile falso epico di pessima fattura e pieno di momenti d’involontaria ironia:

Il suo stesso corpo era un canto alla Dea del dolore. Larghe ferite si aprivano sulle spalle possenti e il torace solido, mentre quanto restava del suo braccio sinistro era un moncherino ciondolante. [...] I più anziani lo afferrarono per le spalle [...]

Poi il tizio muore e…

I fanciulli, ordinatamente, baciarono le mani del re morto [...]

Il che è un po’ dura, visto che il Re ha perso un braccio.

Sono stata a un passo dal buttare il romanzo dopo queste prime pagine, per fortuna, terminato il prologo, la storia procede in maniera molto più spedita e “razionale”.
La trama parla del Clan Darren, un Clan guerriero che da centinaia d’anni ha stretto un patto con i draghi: se il Re del Clan si dimostrerà degno, battendo in duello un drago, i rettili serviranno il Clan. Essendo a quanto pare gli unici al mondo a poter cavalcare i draghi, i signori Darren sono diventati ricchi e potenti, ma… ma niente, infatti i Darren se la godono e l’unico problema riguarda l’ultimo erede, che per colpa dell’infedeltà del Re si trova suo malgrado esiliato dalla propria patria. Vorrà vendicarsi? Neanche più di tanto, in realtà vuole solo essere lui a sfidare a duello rituale il drago, perché… perché sì!!!

Domatori di Draghi mi ha dato l’impressione di essere una scaletta per un romanzo almeno tre volte più lungo. Le scene hanno solo un tenue legame le une con le altre, e i personaggi non hanno caratterizzazione o quasi. In particolare il protagonista non ha motivazioni discernibili: agisce come agisce solo perché così la trama impone. Un po’ meglio i “Cattivi”, madre e figlio, che hanno motivazioni banali (mantenere il potere la madre, poltrire tutto il giorno nell’agiatezza il figlio) ma condivisibili.

Domatore di Draghi
Un domatore di draghi

L’ambientazione è il generico mondo fantasy #282 anche se qui e là qualche tentativo d’introdurre elementi semi originali si nota, ad esempio gli Zelgreg sono mostri decenti. Un po’ meno decente è il fatto che gli Orchi, con catapulte e trabucchi al seguito, riescano ad assediare la Città-Fortezza dei Darren senza che questi ultimi facciano a tempo a muovere un dito. Si direbbe che potendo volare dovrebbero essere in grado di accorgersi di un contingente armato che marcia verso di loro…

L’autore è istruttore di scherma storica, e si nota nella cura con la quale descrive l’arma del protagonista. Le (poche) scene d’azione non sono malvage, ma specie il duello finale scivola un po’ verso uno stile alla Conan, con il protagonista che dimostra una forza e una resistenza inumane.
Per altro, il finale stesso si rivela inconcludente, lasciando spazio a un seguito del quale non potrebbe interessarmi di meno.

Nel complesso un brutto romanzo. Se fosse stato lungo a sufficienza per accogliere con più comodità la storia forse ne sarebbe venuto fuori qualcosa di leggibile, ma nulla più. La vicenda sarebbe rimasta ugualmente banale.

Noticina finale: a dispetto del titolo, nessun drago è domato nel corso del romanzo. I draghi rimangono sempre sullo sfondo e l’unico momento d’interazione è il già citato duello. E basta. Perciò chi cerca qualcosa sullo stile di Eragon o di His Majesty’s Dragon, rimarrà di sicuro deluso, qui il rapporto fra drago e uomo è assente.

 

Giudizio:

Qualche sprazzo di decenza qui e là. +1 -1 Prologo orribile.
-1 Ambientazione banale.
-1 Personaggi insipidi.
-1 Storia sfilacciata.
-1 Finale inconcludente.
-1 A tratti inverosimile.

Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti


Copertina de La Gemma del Dolore Titolo originale: Alilara
Titolo italiano: La Gemma del Dolore
Autore: Kay Pendragon

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: ???
Traduzione in lingua italiana: Nunzio Donato
Editore: Delos Books

Genere: Fantasy
Pagine: 94

Un brutto giorno il villaggio del giovane Kitlan è assalito da una banda di energumeni, che minaccia di fare una strage se gli abitanti del posto non forniranno loro notizie riguardo a una misteriosa strega. Kitlan, un attaccabrighe, finisce subito per farsi riconoscere e gli energumeni sono a un passo dall’ammazzarlo, quando la strega lo salva! Seguirà il racconto della vita della strega, al termine del quale giungerà una sconvolgente rivelazione (circa).

Partiamo dagli aspetti positivi: lo stile dell’autore è scorrevole e pulito; la vicenda si segue senza ostacoli con l’unica nota stonata le continue domande che i protagonisti pongono a se stessi. Per esempio, tra il primo e il secondo capitolo Kitlan se ne pone non meno di sette in una sola pagina.

Cos’era, adesso, quel suono? E quella luce? [...] Chi gli stava parlando? [...] Possibile che la vedesse solo lui? Era davvero la mano del dio della Vita Jamodhan, quella che sentiva su di lui? Che cosa… ? [...] perché adesso tornava il dolore?

Non so, devo scriverla io la storia o deve farlo l’autore?

Gli aspetti negativi: tutto il resto. Questa Gemma è una roba immonda. La storia è senza mezzi termini cretina (e come al solito vuole essere presa sul serio, non è una parodia) in quanto si basa sul fatto che uno per sbaglio possa pronunciare male il nome di un oggetto magico (Amuleto di Iberralath invece di Amuleto di Iberallath), è incoerente a livello Troisi, tipo il finale:
mostra il finale ▼

e stracolma di cliché presi dai più beceri Giochi di Ruolo; i personaggi agiscono in maniera stupida e la magia è la panacea di ogni male, senza regole, usata a piene mani per portare avanti la trama come si vuole, a dispetto di ogni logica.

Una mappa di Neverwinter Nights
La Gemma del Dolore si trova in un sarcofago nella tomba di Layenne a Coldwood (7). Qui si trovano tra gli altri anche il Tomo del Potere (4) e la Gemma del Dovere (10). Ma attenzione al Golem di Ferro (6) e al Golem di Ossa (11)! No, non parlo del romanzo di Nunzio Donato, ma di Neverwinter Nights…

L’ambientazione è il generico mondo fantasy #283, senza alcun tipo di caratterizzazione. Non c’è davvero neanche mezza idea originale in tutto ciò, neanche uno spunto minimo. Zero.
Quando i non appassionati parlano di fantasy, spesso lo fanno in tono spregiativo, indicando il fantasy come un calderone di sciocchezze senza capo né coda. La Gemma del Dolore combacia a pennello con questa definizione.

La Gemma del Dolore è un serio contendente per il titolo di peggior fantasy che abbia mai letto. Non vince perché è così corto: se fosse andato avanti per altre cento pagine avrebbe battuto Nihal della Terra del Vento!
Nunzio Donato, l’autore, scrive sul forum di WMI: “[...] per quanto riguarda le conoscenze fantasy, ecco, un po’ me la cavo ma…confesso tranquillamente che non ho mai letto la Trilogia dell’Anello di Tolkien! Ecco, l’ho scritto! Ora inveite pure… (e magari è meglio se non scrivo che, invece, ho letto tutta la saga di Shannara…)”
che non è molto lontano dalla Troisi, quando dice: “Sì, io affermo candidamente di leggere poco fantasy.”
Il problema è che si vede, o meglio si legge. L’ignoranza del genere è palese. Ignoranza per me incomprensibile: se una persona scrive fantasy ne deduco sia appassionata di tale genere, dunque perché non leggere ciò che piace? Mistero.

 

Giudizio:

Stile scorrevole… +1 -1 …ma tutt’altro che perfetto.
-1 Storia cretina.
-1 Personaggi cretini.
-1 Trama incoerente.
-1 La magia usata come capita.
-1 L’Amuleto di Iberralath.
-1 L’Amuleto di Iberallath.
-1 Nessuna idea originale.
-1 Ambientazione scontata.
-1 Cliché come se piovesse.

Nove Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti4


Copertina di The Situation Titolo originale: The Situation
Autore: Jeff VanderMeer

Anno: 2008
Nazione: Stati Uniti
Lingua: Inglese
Editore: PS Publishing

Genere: Fantasy
Pagine: 53

Come dicevo in apertura, The Situation è un racconto lungo di Jeff VanderMeer. È un po’ più corto dei romanzi della collana Delos ma penso il paragone sia lo stesso appropriato.

In Italia (e non solo) si vedono sempre più fantasy incanalati in due grossi filoni:

  • l’epico in stile Tolkien dei poveri (quelli che iniziano con il nano, l’elfo e il barbaro che entrano in una taverna a chiedere la strada per il castello del Signore del Male…)
  • il fantasy per “bambini” (Nicoletta ha 8 anni e vive con i nonni, in giardino un giorno d’estate ha conosciuto le fate di panna montata…)

Ci sono poi vie di mezzo e variazioni, ma superficiali. Io questi fantasy non li reggo più, anche quando sono scritti con competenza, mi lasciano solo una sensazione di perdita di tempo. Sono fantasy nati morti, privi d’immaginazione. Eppure la buona parte della produzione italiana e mondiale s’incasella in uno dei filoni di cui sopra. Peccato.

The Situation non è per bambini e non ci sono elfi. The Situation è la cronaca del progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro in una misteriosa azienda che sorge ai margini di una città senza nome, in un mondo che potrebbe essere il nostro futuro o qualche universo parallelo.
Il protagonista narra in prima persona le sue disavventure, tra colleghi che smettono di essere umani e le continue richieste della propria Manager, che umana non lo è mai stata.

My Manager was extremely thin, made of plastic, with paper covering the plastic. They had always hoped, I thought, that one day her heart would start, but her heart remained a dry leaf that drifted in her ribcage, animated to lift and fall only by her breathing.

L’ordine per un pesce educativo:

The latest project required the design of a grouper-like fish five times larger than the average nine-year-old child. By our various and immersive processes, we were to make being swallowed by this fish an educational experience.

farà precipitare gli eventi…

Retro di The Situation
L’illustrazione sul retro del volume di The Situation

Sarei tentatissima di aggiungere altre citazioni ma non vorrei rovinare la lettura. A ogni pagina VanderMeer sfoggia una fantasia eccezionale, sommergendo il lettore con ogni genere di deliziosa bizzarria.
Il mondo ideato da VanderMeer è oscuro, originale, bislacco, curioso, stranissimo, eppure è molto più credibile di centinaia di mondi pseudomedievali. Questo anche perché VanderMeer è bravissimo nel gestire il punto di vista: il protagonista parla di particolari assurdi come fossero eventi quotidiani – per lui lo sono – e dopo un po’ lo diventano anche per il lettore. In nessun punto VanderMeer cede alla tentazione di spiegare, d’illustrare il suo mondo, e proprio tale visione limitata invece di sminuire esalta l’ambientazione.
VanderMeer riesce poi ad azzeccare il tono della storia con maestria: s’intuisce che è in parte una parodia, che alcuni eventi sono eventi reali trasfigurati, e questo strappa un sorriso, ma il divertimento non diventa mai ridicolaggine.

Questo per me è fantasy. Il cuore del fantasy: l’immaginazione. È un piacere raro e bellissimo quello di poter accogliere nella propria testa fantasie nuove e originali, con The Situation è successo. Niente lotta eterna tra Bene e Male, niente elfi, nani e gnomi, nessun bisogno di una cartina che rappresenti un continente, nessun viaggio, nessuna allegra combriccola che deve salvare il mondo, invece:

In addition to the need for including defensive bioweaponry, we had to consider many other important issues. What shape and size should the fish’s jaws be to cushion the child and minimize trauma? Should the fish talk in a reassuring manner to calm the child’s fears of being eaten alive?

The Situation ha dei difetti: a tratti è troppo raccontato, e anche se mi duole ammetterlo, alcune delle bizzarrie sono lì solo per loro stesse e non contribuiscono alla storia, il che fa storcere il naso. Ribadisco perciò che non è un capolavoro, rimane però un ottimo racconto fantasy. Consigliato a tutti, e in particolare a chi pensa che il fantasy siano solo nani che si ubriacano di birra ed elfi a spasso per i boschi.

Di Jeff VanderMeer è probabile riparlerò presto perché in questi giorni sto leggendo il suo primo romanzo: Veniss Underground. Inoltre non si può non avere in simpatia una delle persone dietro il movimento squidpunk!

Squidpunk!

 

Giudizio:

Una bizzarria per ogni pagina… +1 -1 …ma alcune sono bizzarrie fine a se stesse.
Ambientazione surreale e stranissima. +1 -1 Qualche volta troppo raccontato.
Personaggi curiosi e misteriosi. +1
Incredibilmente fantasioso. +1
Trama degna dell’ambientazione. +1

Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti


Approfondimenti:

bandiera EN Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde su Wikipedia
bandiera EN L’ombra su Innsmouth su Wikipedia

bandiera IT Domatori di Draghi su iBS.it
bandiera IT Le prime pagine di Domatori di Draghi
bandiera IT Il sito di Jari Lanzoni

bandiera IT La Gemma del Dolore su iBS.it
bandiera IT Le prime pagine de La Gemma del Dolore

bandiera EN The Situation su Amazon.com
bandiera EN The Situation disponibile online
bandiera EN Jeff VanderMeer su Wikipedia
bandiera EN Il sito ufficiale di Jeff VanderMeer
bandiera EN Intervista a Jeff VanderMeer
bandiera EN Il sito di Veniss Underground
bandiera EN Squidpunk Manifesto

Scritto da GamberolinkCommenti (101)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Il mio Lettore di ebook!

EDIT del 30 settembre 2010. Sono passati oltre due anni dalla stesura di questo articolo e in termini informatici è un tempo lunghissimo. Il Cybook recensito non è neanche più in vendita, è in vendita la versione Gen3 Gold che ha più memoria, processore più veloce, schermo migliore e costa quasi cento euro in meno.
Nel frattempo si è anche moltiplicata la concorrenza: i lettori di ebook in commercio sono ormai decine; per tutti i gusti, con prezzi sia molto superiori, sia molto inferiori a quello del Cybook.
Perciò dal punto di vista dei dati tecnici questa recensione è ormai obsoleta.

Rimangono valide le considerazioni generali: gli ebook reader sono una meraviglia! Dopo oltre due anni di utilizzo posso affermare con sicurezza che i 300 euro per il Cybook sono stati i 300 euro meglio spesi della mia vita. Ho letto sul Cybook centinaia di romanzi e saggi, senza spendere un euro, con piena soddisfazione. Anzi. Adesso, quando mi capita in mano un libro di carta, specie un tomo stile Il Signore degli Anelli, ho difficoltà a leggerlo: pesa e se i caratteri sono troppo piccoli, non trovo l’opzione per ingrandirli. Stupida carta!

Se la lettura è il vostro hobby, comprate un ebook reader, ne vale sul serio la pena.


Nell’articolo scorso promettevo una recensione del lettore ebook, eccola qui!

Un sogno

Credo sia un sogno comune quello di entrare in un qualunque negozio e portarsi via quel che si desidera, senza doversi preoccupare di dettagli insignificanti quali il pagare alla cassa. Io ho spesso questo genere di fantasie quando sono in libreria. Mi piacerebbe portarmi via tutti quanti i libri, ma mi rendo conto che anche potendo non saprei dove metterli. Perciò fin da quando ho sentito parlare per la prima volta di ebook, ho capito che era l’unica soluzione per dar sfogo alla fantasia.
Dopo cinque giorni di lettura intensiva, se il sogno non è realtà, poco ci manca.
Questo grazie a Internet e a un lettore di ebook. In particolare ho acquistato un Bookeen Cybook Gen3, un lettore di ebook con schermo e-ink. Come più volte ricordato, uno schermo e-ink o EPD (Electronic Paper Display) è un particolare schermo che imita le qualità del foglio di carta, rendendolo molto più adatto alla lettura rispetto agli schermi tradizionali o LCD.
Ma andando in ordine, iniziamo con l’aspetto fisico dell’apparecchio.

Cybook
Bookeen Cybook Gen3

Ergonomia

Le dimensioni dell’apparecchio sono circa quelle di un tascabile e il peso analogo. Il lettore è spesso meno di un centimetro. È di plastica e onestamente non pare robustissimo, sono sicura che se cadesse di spigolo si sfascerebbe. Presso il sito della Bookeen è possibile comprare una custodia di pelle che dovrebbe ridurre i rischi, ma a 39 dollari mi sembra un furto.

Il Cybook, nella custodia da 39 dollari, confrontato con un libro a opera del recensore di edupaper.nl

Dato il peso ridotto, si può tenere il lettore con una mano sola senza affanno. Al momento di premere i tasti, piuttosto duri, è però richiesto maggior appoggio e servono entrambe le mani.

Ci sono quattro tasti di utilità varia lungo un bordo (menu contestuale, indietro, libreria musicale, cancella un libro), due lungo l’altro (aumenta/diminuisci il volume del lettore MP3), mentre il controllo principale è un pad a quattro direzioni con un pulsante centrale di conferma.
Per andare avanti di una pagina si preme il pad verso destra o verso il basso, per tornare indietro vero sinistra o verso l’alto.

I pulsanti del Cybook illustrati dal recensore di epaper-france.com

L’apparecchio è nero con una fascia grigia che avviluppa il pad. Ho visto di meglio, ma anche di peggio.

Schermo

Lo schermo è 600×800, 6 pollici, e-ink di tipo Vizplex (la seconda generazione di schermi e-ink) bianco e nero a 4 livelli di grigio. Per avere un’idea della qualità, direi che è paragonabile a una stampa laser su un foglio per fotocopie di carta riciclata, o a quella di un tascabile da edicola di prezzo minimo. Non è perciò all’altezza della carta bianca e lucida di certi volumi di lusso, ma come il tascabile di cui sopra, lo schermo è perfettamente leggibile e molto più nitido di un LCD.
Lo schermo non è retroilluminato: la sera per leggere occorre tenere accesa la lampada sul comodino, come con un libro vero. In compenso di giorno si può leggere sul balcone al sole (be’, credo, in questi giorni il sole non l’ho visto, ma mercoledì il cielo era luminoso), senza problemi di riflessi o contrasto. Dal punto di vista del rapporto con la luce lo schermo funziona proprio come la carta, con gli stessi pregi e difetti.
Negli ultimi giorni ho letto non meno di cinque ore ogni giorno con varie condizioni di luce, e mai ho dovuto sforzare la vista per mettere a fuoco le immagini.

Schermo del Cybook
Primo piano dello schermo del Cybook. Clicca per ingrandire

L’aggiornamento dello schermo avviene in poco meno di un secondo. Ci sono due modalità per eseguire l’operazione: la prima cancella lo schermo per poi riscriverlo, la seconda aggiorna solo le parti di schermo modificate. Il primo metodo è più lento e crea una sorta di effetto flash che può far storcere il naso, ma è del tutto “pulito”. Il secondo metodo è di qualche decimo di secondo più rapido e meno “spettacolare”, però lascia sullo schermo una sorta di ricordo della pagina precedente, in gergo tecnico è chiamato effetto ghosting. È un po’ come leggere un libro con la carta molto fine, tanto che si riescono a intravvedere le parole della pagina successiva a quella che si sta guardando. Non è un effetto fastidioso, diventa una rogna solo con i libri contenenti immagini: le pagine successive all’immagine mantengono un’ombra grigia questa sì poco piacevole.
Dopo qualche prova ho deciso di usare il primo metodo, e passata un’ora non mi accorgevo neanche più della transizione da una pagina all’altra. Fra l’altro si prende l’abitudine a premere il pulsante per cambiar pagina mentre ancora si sta finendo di leggere l’ultima riga della pagina precedente, in questa maniera la lettura diviene ininterrotta e ancora più fluida rispetto a un libro di carta.

Memoria

Il lettore dispone di 64MB di memoria interna e può leggere memory card di tipo SD fino a 2GB. Un romanzo con come unica illustrazione la copertina occupa intorno ai 500-800KB, un po’ di più se in formato PDF. Perciò non è un problema caricare un centinaio di libri nella memoria interna, mentre su una sola memory card stanno tranquillamente migliaia di volumi (e le memory card costano ormai pochissimo, da 1GB le si trova a meno di 10 euro).

Una torre di libri
Una torre composta da migliaia di libri: in una memory card SD da 2GB ci starebbero tutti!

Per caricare i libri nel lettore occorre attaccarlo via cavo USB a un PC. Sotto Windows è come si fosse collegata una chiavetta USB (anzi appaiono due nuove lettere: una per la memoria interna, un’altra per l’eventuale memory card inserita nel lettore). A questo punto basta trascinare i file che interessano, tipo libro.pdf, e il gioco è fatto. Si possono inoltre compiere tutte le normali operazioni: rinominare i file, cancellarli, creare cartelle, ecc.

Batteria

Il lettore dispone di una batteria interna ricaricabile, simile a quella di un cellulare. Ricaricare la batteria richiede circa 3 ore, e la ricarica passa sempre via cavo USB, collegando il lettore al PC a lettore spento. Oppure si può usare la presa di rete e un USB charger.

Batteria del Cybook
La batteria del Cybook da 1000 mAh

La durata della batteria non si misura in ore ma in numero di pagine girate, in quanto per mantenere l’immagine su uno schermo e-ink non è necessaria energia. Però occorre sottolineare che la locuzione “pagine girate” non è del tutto veritiera, sarebbe più corretto parlare di refresh dello schermo. Quando si volta pagina c’è un refresh dello schermo, ma anche quando per esempio si apre il menu contestuale con le opzioni c’è un refresh dello schermo, anche se non si è voltata alcuna pagina.
La Bookeen dichiara una durata della batteria di 8.000 screen refresh. Non sono stata lì a contare; lunedì alle quindici la batteria era al 100%, stasera (venerdì sera) la batteria è al 30% e come detto ho letto circa cinque ore al giorno. Direi che si può parlare di una durata di una settimana con uso intenso. Magari sarò più precisa in futuro, purtroppo l’indicatore della batteria si sposta solo di dieci punti in dieci punti e dunque quel 30% che leggo potrebbe essere sia un vero 30% sia 39%, una bella differenza.

Avvio

Tenendo premuto il pulsante di accensione per un paio di secondi il lettore si avvia. Sullo schermo appaiono in sequenza due immagini di attesa e poi si viene trasportati alla Libreria, dove sono elencati tutti i libri caricati in memoria, sia interna sia della eventuale memory card inserita.
Da spento a Libreria passano 22 secondi.

Il recensore di epaper-france.com accende il Cybook. Il filmato non è in tempo reale, sono stati tagliati 10 secondi circa

Se si è già iniziato a leggere un libro in precedenza, ci si ritrova il libro in questione evidenziato nella Libreria, basta premere il pulsante di conferma e si ha davanti l’ultima pagina letta.
Se invece si vuole leggere un altro libro, lo si può cercare nella libreria. Ci sono tre diverse modalità di visualizzazione che permettono in una pagina di elencare 5, 10 o 20 libri alla volta. Purtroppo solo la modalità a 5 libri alla volta è utile, perché è la sola che consente di leggere il titolo e l’autore del libro. Nelle altre modalità in pratica si vede solo una miniatura delle immagini di copertina: bello a vedersi, meno se si sta cercando qualcosa.
Si possono poi ordinare i libri secondo diversi criteri ed escludere o no dall’elenco eventuali file d’immagini o MP3.

Il recensore di epaper-france.com prova le varie modalità di visualizzazione della Libreria. L’interfaccia del Cybook è a scelta o in francese o in inglese

Leggere un libro

I formati supportati dal lettore sono: PDF, TXT, HTML, e Mobipocket, più le immagini in formato PNG, GIF e JPEG e la musica MP3. È possibile che in futuro verranno supportati altri formati, e la lettura di file “zippati”.

Leggendo TXT, HTML e Mobipocket, il lettore permette di impostare vari parametri. La grandezza dei caratteri (12 dimensioni diverse), se usare testo in grassetto o no, forzare o meno la giustificazione dei paragrafi e cosa più interessante, scegliere il tipo di font da usare.
L’apparecchio è fornito con tre famiglie di font: Courier New, Verdana e Georgia, ma è in grado di usare qualunque font di tipo TrueType (gli stessi di Windows). Perciò se si vogliono leggere i libri usando il Times New Roman (il font più diffuso nella stampa), basta copiarlo da Windows al lettore e sarà disponibile. In rete si trovano centinaia di font gratuiti, ne ho provati diversi e hanno funzionato tutti.
Le limitazioni sono due: la prima è che un libro è mostrato con un solo font. Se nel libro ci sono pagine che usano un font e pagine che ne usano un altro, anche se entrambi i font sono in memoria nel lettore, verrà utilizzato solo il primo font.
La seconda limitazione è che il lettore non è in grado di applicare gli stili corsivo e grassetto in automatico: se in un libro appaiono questi stili, dev’essere già presente un font con tale stile. Perciò non basta copiare il Times New Roman, bisogna copiare il Times New Roman, il Times New Roman corsivo, il Times New Roman grassetto e il Times New Roman corsivo & grassetto.

Il recensore di epaper-france.com illustra i menu che permettono di cambiare font e grandezza dei font

Se si sta utilizzando il formato Mobipocket si ha un’ulteriore opzione: usare i dizionari. Infatti si possono installare particolari libri e marchiarli come dizionari. A questo punto leggendo un qualunque libro Mobipocket si può entrare in modalità lookup e selezionare una parola, se tale parola esiste in uno dei dizionari installati, apparirà la definizione. Utile nella lettura dei libri in inglese, ne riparlerò più avanti.

Il formato PDF è quello che offre meno possibilità, non è tanto colpa del lettore, è proprio il PDF medesimo a non permettere certe operazioni (tipo cambiare il font). In modalità PDF non si può selezionare la grandezza dei caratteri e questa funzione è sostituita dallo zoom. La differenza è che se si mettono i caratteri grandi in un HTML, l’HTML medesimo viene reimpaginato al volo e l’unico cambiamento per chi legge è l’aumento del numero di pagine, con i PDF invece le pagine rimangono le stesse, solo sono più grosse. Ma spostarsi avanti e indietro lungo una pagina per leggerla tutta non è molto comodo.
Il problema generale con i PDF è che quelli che si trovano più facilmente in circolazione (o anche che si comprano, vedi Lulu.com) sono impaginati pensando alla stampa, perciò hanno formato A4 o A5, mentre uno schermo di sei pollici è poco meno di A6 (a ogni passaggio di A la dimensione è dimezzata: l’A5 è la metà dell’A4 e l’A6 è la metà dell’A5). Se si carica un PDF A4, si sta cercando di guardarlo su uno schermo che è solo un quarto di quanto inteso: il PDF si vedrà inevitabilmente piccolo e brutto.
Ci sono programmi in grado di reimpaginare i PDF, ma è un’operazione molto lunga, complicata, che richiede conoscenze tipografiche e i risultati ottenibili sono tutt’altro che eccezionali. Se però il PDF è per lo più testo (un romanzo), non è difficile estrarre solo il testo medesimo, importarlo in un elaboratore testi e riformattarlo.
Il vantaggio nell’usare i PDF si ha quando i PDF stessi sono stato creati con in mente un lettore e-ink (ad esempio i PDF disponibili presso Feedbooks). In questo caso il PDF si vedrà più che bene e un PDF può avere una struttura molto più elegante e complessa di un Mobipocket o di un HTML.

Il Cybook legge un PDF
Il Cybook mentre legge un PDF in modalità landscape. Clicca per ingrandire

Potendo scegliere il formato di un libro per leggerlo sul lettore, dal migliore al peggiore:

  • Mobipocket
  • PDF pensato per il lettore
  • HTML
  • TXT
  • PDF generico

Si può scegliere? Sì! A parte il caso del PDF generico, quasi qualunque altro formato può essere trasformato in Mobipocket in maniera semplice.

Un esempio pratico, passo per passo, da Internet al lettore con New Moon della signora Meyer. Chi non fosse interessato può saltare avanti.

Mettiamo che sia caduta e abbia battuto forte la testa e d’improvviso mi sia venuta voglia di leggere il seguito di Twilight, New Moon. Dato che so già sarà una boiata non ci penso neanche a comprarlo, cerco invece in rete se sia disponibile, lo è.
Il file si chiama:

Icona di un mulo eBook.ITA.2300.Stephenie.Meyer.New.Moon.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,65MB)

Al momento attuale vedo 24 fonti complete, dunque il download con eMule richiederà solo pochi minuti.

Passo 1
New Moon su eMule

All’interno del rar, il romanzo è fornito in quattro formati.

Passo 2
Il file rar aperto con WinRAR

Potrei caricare nel lettore direttamente il PDF, ma è un PDF A5, non risulterà illeggibile come un A4, ma ancora non sarà un’esperienza piacevole.
Perciò prendo l’RTF e lo apro con OpenOffice (ovviamente posso usare anche Microsoft Word o qualunque altro elaboratore di testi). La prima operazione da compiere è togliere la sillabazione automatica (hyphenation). Questo perché il lettore non “capisce” l’italiano, non sarà in grado di comprendere che i trattini sono un’indicazione di andare a capo, penserà facciano parte delle parole (come e-ink) e il risultato non sarà per nulla gradevole.

Passo 3
Testo con sillabazione automatica

Per prima cosa si seleziona l’intero documento.

Passo 4
Edit > Select All

Poi si sceglie di modificare i paragrafi.

Passo 5
Format > Paragraph…

E si toglie la spunta alla sillabazione automatica.

Passo 6
Text Flow > Hyphenation > Automatically

Adesso il testo è senza trattini indigesti.

Passo 7
Testo senza sillabazione

Tolta la sillabazione, si può salvare il file come HTML.

Passo 8
File > Send > Create HTML Document

L’HTML così ottenuto, a differenza del PDF, è già leggibile nella maniera più consona, basta copiarlo nel lettore. Ma visto che parliamo della Meyer, facciamo le cose in maniera un po’ più elegante!

Dal sito Mobipocket è possibile scaricare il Mobipocket Creator, un programma gratuito per creare ebook in formato Mobipocket. Si installa il programma e lo si lancia. Nella schermata iniziale si sceglie di importare un file HTML (il file che è appena stato generato da OpenOffice).

Passo 9
Import From Existing File > HTML Document

Chiaramente ognuno metta gli appropriati nomi di file e percorsi. Io avevo chiamato il mio file “New Moon.html”, ma qualunque nome è buono.

Passo 10
Opzioni per l’importazione

Ora si preme Import. L’operazione dovrebbe essere istantanea o quasi. Apparirà un menu a sinistra con varie voci. Quelle che interessano sono: Cover Image e Metadata, il resto può essere lasciato così com’è.
Cover Image serve per impostare una copertina per il libro. Questa copertina verrà mostrata come prima pagina e in miniatura nella schermata della Libreria. È inutile usare un’immagine troppo grande, io ne ho presa una da google di soli 12KB, e dimensioni medie. Dopo aver scelto l’immagine ricordarsi di premere il pulsante Update.

Passo 11
Copertina di New Moon

In Metadata si possono impostare varie informazioni riguardo al libro. Per ora il lettore usa solo titolo, autore, editore e data, ma non è escluso che in futuro possa usufruire anche degli altri dati. Io ho copiato quelli miei dalla pagina di New Moon su iBS.it. Inseriti i dati occorre ancora premere Update.

Passo 12
Metadata di New Moon

Si è ora pronti a costruire il Mobipocket. Si preme in alto il pulsante Build.

Passo 13
Premere Build!

Non è necessario cambiare nessuna delle opzioni. Si preme di nuovo Build. Creare l’ebook non dovrebbe richiedere più di 30 secondi.

Passo 14
Premere Build di nuovo!

A questo punto si può avere un’anteprima dell’ebook appena creato. L’anteprima all’interno dell’emulatore non è molto significativa, perché l’emulatore imita un cellulare, con schermo ben diverso da quello di un lettore e-ink. Più realistica è l’anteprima che si ottiene con il lettore di Mobipocket per PC. Se non lo si è già installato, lo si può scaricare anche lui gratuitamente da qui. Quando si è soddisfatti, si può andare a recuperare l’ebook creato, che si troverà nella cartella specificata da “Create Publication in folder” all’inizio della procedura.
L’ebook è il file con estensione .prc e solo lui dev’essere copiate nel lettore. Tutti gli altri file possono essere cancellati.

Passo 15
Il frutto di tanta “fatica”!

E voilà! New Moon è pronto per essere letto!

Riassumendo. Distribuzione alternativa: ricerca e download con eMule, circa 5 minuti, costo zero. Trasformazione da RTF a Mobipocket, altri 10 minuti, costo zero. 15 minuti, e zero euro spesi.
Andando in libreria: 1 ora tra andare, comprare e tornare, il romanzo costa 18 euro.
Ordinarlo online: 5 minuti per fare l’ordine con iBS.it, più un paio di giorni per la consegna, il costo è 18 euro più spese postali.
Vorrei far notare che 15 minuti e zero euro li posso dedicare alla Meyer, e forse finirò anche per leggere qualche pagina, se non fosse disponibile così, non spenderei mai 18 euro per averlo.
Quello che può fare la Meyer per cavarmi dei soldi: vendere il romanzo già in formato ebook (senza limitazioni) e a prezzo minimo, al massimo 3-4 euro. Invece, premesso che in italiano non c’è, la versione inglese del sito Mobipocket è questa. EDIT: Non più in vendita presso Mobipocket.
12,99 dollari, circa 11 euro. Non è poco per niente! Senza contare che il file che ottengo non è “libero”: dovrà essere attivato e funzionerà solo con il mio lettore e-ink, non potrò prestarlo ad altri e se il lettore dovesse sfasciarsi o il signor Mobipocket andare in bancarotta, non potrò più leggere il romanzo comprato.

I Dizionari

Come accennavo, leggendo libri in formato Mobipocket si possono usare dei dizionari. Perché la faccenda funzioni devono sussistere tre condizioni: il libro dev’essere in formato Mobipocket, il dizionario dev’essere in formato Mobipocket (un dizionario PDF non andrebbe bene) e la lingua del libro dev’essere la stessa del dizionario. In altri termini se New Moon l’ho segnato come lingua italiana e ho in memoria un dizionario inglese, non riuscirò ad avere la definizione delle parole, neanche di quelle uguali in entrambe le lingue (computer).
Se però il libro è segnato come lingua inglese, avrò la mia definizione.
Si possono installare quanti dizionari si vogliono e in tutte le lingue che si preferisce. Si possono anche usare più dizionari per una stessa lingua. Se ho installato due dizionari d’inglese, sto leggendo un romanzo in inglese e cerco computer, apparirà una finestrella dove potrò scegliere quale dei due dizionari usare (e poi potrò tornare indietro e leggere la definizione anche dell’altro).

Il recensore di epaper-france.com cerca la traduzione di una parola inglese usando un dizionario Inglese – Francese

Procurarsi i dizionari è un altro paio di maniche. Il sito Mobipocket ne vende in tutte le salse, ma appunto li vende, e a prezzi tutt’altro che modici. Su eMule e simili non ho trovato molto in questo ambito, almeno per le lingue che m’interessano. In campo gratuito ci sono una marea di dizionari, ma non sono nel formato Mobipocket, e a differenza dei libri normali, non è per niente semplice trasformali in tale formato.
Nondimeno dopo un po’ di ricerche ho trovato un dizionario gratuito, il GCIDE (GNU Collaborative International Dictionary of English), già offerto in formato Mobipocket. L’ho installato e funziona, sebbene sia piuttosto stupido (riconosce computer ma non computers, go ma non going, invece le versioni demo dei dizionari commerciali sono in grado di capire i plurali e le forme verbali).
I dizionari sono una bella trovata, per ora limitata dalla mia incapacità di crearne di nuovi o di spendere soldi per averli.

MP3 e Manga

Il lettore può leggere file in formato MP3, per ascoltarli basta attaccare le cuffie all’uscita stereo 2.5mm. Si possono ascoltare gli MP3 anche durante la lettura di un libro, ma così facendo la batteria si consuma molto più in fretta. Non posso aggiungere altro perché io preferisco leggere immersa nel silenzio e perciò, appurato che la musica si sentiva, ho cancellato i due file di prova e staccato gli auricolari. Aggiungo solo che le funzioni di gestione degli MP3 sono minimali: quasi sicuramente questo lettore non può sostituire un lettore di MP3 dedicato.

Il recensore di edupaper.nl prova il lettore di MP3, quasi con il mio stesso entusiasmo

Un’altra caratteristica è la possibilità di visualizzare immagini (nei formati GIF, JPEG e PNG). Non ha molto senso con uno schermo bianco & nero a quattro livelli di grigio, a meno che non si parli di manga. I manga sono i fumetti giapponesi, e a parte eccezioni, per tradizione non sono a colori.
Ho preso qualche manga che avevo sul disco rigido e ho provato a vederlo. Sono rimasta sorpresa dalla qualità. Senza alcun intervento sulle immagini, caricandole così com’erano e lasciando al lettore il compito di ridimensionarle alla grandezza dello schermo, il risultato mi è parso ottimo, tranne per alcune tavole particolarmente intricate.
Per manga che si vogliano leggere senza voler passare venti minuti ad ammirare ogni singola vignetta, direi che si può fare.
Volendo poi è sempre possibile passare le singole immagini in un programma di fotoritocco e adattarle “a mano” alle dimensioni e ai grigi dello schermo. Così facendo si guadagna qualcosina in qualità, anche se forse non vale la fatica.
Tutto sommato è un buon apparecchio per il lettore di manga occasionale o senza eccessive pretese.

La pagina di un manga
Manga sul Cybook

Difetti

Di problemi grossi non ne ho incontrati. Però non posso nascondere tutta una serie di problemini più o meno fastidiosi. Quasi nessuno di questi pare legato al lettore ma piuttosto al software usato, dunque c’è speranza che futuri aggiornamenti risolvano la situazione.

Fastidio numero uno e più grave. Le pagine che non si girano. È un problema a due facce: da un lato i tasti predefiniti per girare le pagine sono duri da premere e vanno spinti fino in fondo per ottenere l’effetto voluto, dall’altro ogni tanto si accende la luce che indica l’avvenuta pressione e ancora la pagina non si gira!
Per la durezza dei tasti spero che si smollino con l’uso (in parte è già avvenuto) e che venga data la possibilità di riconfigurarli (userei per le pagine avanti e indietro i tasti del volume del lettore MP3 che tanto non uso, quei tasti sono molto più morbidi). Un piccolo vantaggio attuale è che non capiterà mai di voltare pagina per sbaglio…
Per il problema delle pagine che non si girano anche avendo premuto a fondo, invece non c’è soluzione se non da parte degli sviluppatori della Bookeen. È un problema noto e per fortuna non legato a difetti fisici del lettore ma al software.
È un problema del tutto imprevedibile, possono passare ore senza che capiti e poi ritrovarselo di continuo. Non è però che il lettore s’impianti: semplicemente occorre premere due o tre volte di seguito per girare pagina. Nelle serate in cui succede ogni cento pagine non te ne accorgi quasi, quando capita ogni dieci pagine è fastidioso.

Fastidio numero due. Ogni tanto il lettore s’impianta. Succede sempre se si cercano di vedere immagini JPEG troppo grosse (non sono riuscita a individuare l’esatta dimensione, credo oltre i 2000×2000 pixel) e ho trovato anche un PDF che lo inchioda. In un’altra occasione è apparso un messaggio di errore (non riesco a leggere il file tal dei tali) e non si è mosso più niente. Quando ciò succede non si può far altro che ravviare l’apparecchio. Per quelli che si crogiolano nelle polemiche informatiche: all’interno del lettore c’è Linux non Windows, eppure s’impianta uguale!
Qui più che di fastidio si tratta di paura: la prima volta che il lettore si è impiantato con la JPEG mi è venuto un colpo, ho avuto il terrore si fosse già sfasciato. Per fortuna non era così.
Evitando le immagini nocive e il PDF avvelenato ho avuto appunto un solo vero crash in cinque giorni, con una perdita totale di tempo di trenta secondi. Sopportabile.

Fastidio numero tre. I bookmark. Per ogni libro si possono definire quanti segnalibri si vogliono e in automatico viene salvata la posizione dell’ultima pagina letta quando si spegne il lettore o si torna al menu principale con la Libreria. In due occasioni è successo che non funzionasse: un bookmark definito non era più lì alla riaccensione e un’altra volta non aveva salvato la pagina alla quale ero arrivata, ma era rimasta l’ultima pagina letta ore prima.
Non sono riuscita a capire l’origine del problema né a riprodurlo. Meglio così. Piccolo fastidio che spero comunque risolvano.

Fastidio numero quattro. La mancanza dell’indicazione della pagina corrente. Appare solo quando si leggono i PDF, negli altri formati c’è una barra in basso che si riempie via via, ma non c’è indicazione numerica. Il che rende l’opzione di saltare a una determinata pagina del tutto inutile. A me da fastidio non sapere a che pagina esatta sia di un libro. È un fastidio molto relativo e personale, ma rimane un fastidio.

Fastidio numero cinque. Manca la possibilità nella schermata della Libreria di ordinare i libri per autore o per genere. Si può solo per titolo, data, nome, percorso e grandezza del file. Con pochi libri caricati non importa, ma già avendone in memoria una sessantina diventa scomodo cercarli. Gli utenti del forum di MobileRead.com danno vari suggerimenti per rinominare i file in maniera opportuna in modo da sfruttare furbescamente l’ordinamento per nome dei file: funziona ma è appunto un fastidio dover star lì a cambiare i nomi dei file.

Un fastidio non mio. Riporto una lamentela di molti utenti: varie memory card non si leggerebbero o bloccherebbero il lettore. Per conto mio avevo in casa una memory card SD marca “Trascend” da 1GB, l’ho inserita, e il lettore ha creato in automatico le cartelle per ospitare libri, musica e immagini. Vi ho copiato dentro un po’ di libri, musica e immagini ed è tutto filato liscio.

Un altro fastidio non mio. Diversi si lamentano che lo spegnimento automatico non funzionerebbe. Ho provato a impostarlo a 5, 10, e 15 minuti e ogni volta, passati quei minuti senza che toccassi il lettore, il lettore si è correttamente spento da solo.

Bizzarria. Sul lato sinistro del lettore c’è un pulsante con il simbolo del cestino. Dovrebbe servire per cancellare un libro dalla Libreria. È lì solo per bellezza, premendolo non succede niente. Né dovrebbe succedere niente, il manuale stesso dichiara che tale funzione non è disponibile… (si possono però cancellare i libri, basta collegare il lettore al PC)

Pulsante inutile
L’inutile bottoncino

Prezzi e concorrenza

Allo stato attuale il Cybook Gen3 costa 339 euro per il modello base (comprende: lettore, cavo USB e un meraviglioso “manuale” di UNA pagina! C’è il trucco, il manuale vero è ovviamente in formato elettronico) e 435 per il modello “deluxe” che include anche una custodia in pelle, una batteria di ricambio, auricolari, memory card da 2GB e un USB charger.
I principali concorrenti del Cybook sono:

Sony PRS-505. Il Sony è ufficialmente venduto solo negli Stati Uniti, ma via eBay o negozi che consegnano in tutto il mondo (ad esempio B & H) è possibile procurarselo. Al cambio attuale e contando anche le spese di spedizione lo si dovrebbe riuscire ad avere per poco meno di 300 euro.
Se e quando sarà disponibile in Europa non si sa. Alcune voci parlano dell’estate ma sono appunto voci.
Dal punto di vista tecnico il PRS-505 ha più o meno le stesse caratteristiche del Cybook. Il vantaggio è che il PRS-505 ha uno schermo con 8 livelli di grigio contro i 4 del Cybook, però questo incide sui tempi di refresh che sono più lunghi. Il design del PRS-505 in generale è considerato più attraente di quello del Cybook e pare un apparecchio più robusto, però pesa di più. Il software del PRS-505 è più completo e più facile da navigare, ma la batteria si consuma più in fretta.
In realtà sono due apparecchi molto simili, e la gran parte delle differenze sono secondarie; a mio parere il risparmio di 39 euro non vale il dover rinunciare alla garanzia italiana di 2 anni, ma è una posizione discutibile.
Per saperne di più su PRS-505 contro Cybook, questo thread del forum di MobileRead.com si occupa dell’argomento.

Sony PRS-505
Sony PRS-505

Amazon Kindle. Anche questo lettore è per ora in vendita solo negli Stati Uniti, anche qui ci sono voci di sbarco in Europa ma i tempi non sono definiti. Lo si può trovare su eBay, il prezzo è di 399 dollari (335 euro), escluse spese di spedizione.
Lo schermo del Kindle è identico a quello del Cybook (600×800, 6 pollici, 4 livelli di grigio) e le prestazioni sono analoghe.
I punti di forza del Kindle sono due: la possibilità di sfruttare l’enorme catalogo librario di Amazon.com e il collegamento wireless EVDO. Almeno sarebbero punti di forza se Amazon non avesse deciso misure draconiane contro i suoi stessi utenti.
I libri di Amazon sono venduti in un formato speciale (AZW) leggibile solo dal Kindle. I libri sono “legati” all’apparecchio per il quale sono stati comprati e non possono essere letti da nient’altro, neanche passati da un Kindle all’altro. Inoltre questo è l’unico formato a pagamento supportato, per esempio comprando da Mobipocket i libri non funzionerebbero. Il che è quanto di più strano, perché Amazon già da tempo ha acquistato Mobipocket, in altre parole Amazon sta facendo una spietata concorrenza a… se stessa!
Ciliegina sulla torta, sebbene i best seller e le nuove uscite abbiano prezzi modici (offerta lancio 9.99 dollari a libro), alcuni dei libri in catalogo costano di più in formato elettronico!
Il collegamento wireless EVDO consente una serie di operazioni con il Kindle molto interessanti. Si va dall’acquisto dei libri direttamente dal lettore, alla consultazione di wikipedia, alla possibilità di ricevere sull’apparecchio i vari aggiornamenti dei blog preferiti. Il tutto a pagamento. Se una persona volesse Gamberi Fantasy sul Kindle in automatico dovrebbe pagare 99 centesimi al mese (e non a noi della Barca, noi non vedremmo un centesimo, i soldi sono tutti per Amazon). Quando già si seguono una dozzina di blog, non è più una tariffa così minima. Stesso discorso vale per le notizie dei quotidiani, anche di quelli disponibili gratuitamente in rete: se li si vuole sul Kindle occorre pagare. È poi possibile ricevere e leggere e-mail sul Kindle, ma ogni eventuale “attachment” richiede anch’esso pagamento: 10 centesimi!
C’è infine il piccolo contrattempo che la rete EVDO copre solo le aree urbane degli Stati Uniti.
In altri termini un Kindle in Europa è un apparecchio molto limitato e che supporta un numero di formati molto ristretto (per esempio, niente PDF). Una piccola nota d’interesse può essere la presenza della tastiera, il che consente di prendere appunti, ma per evitare pericolose tentazioni picaresche, non è possibile esportare al di fuori del Kindle niente, tanto meno la pagina di un libro con degli appunti!
Perciò direi che per ora il Kindle è da evitare. In futuro, se verrà venduto in Europa e dunque funzioneranno anche da noi i servizi wireless, ci si potrebbe fare un pensiero, ma questo concetto di dover pagare per ogni minuzia non mi piace per niente.

Amazon Kindle
Amazon Kindle

iRex iLiad. L’iLiad è il più costoso dei lettori in commercio, costa in Italia 620 euro. È il lettore in assoluto con lo schermo più grande (768×1024, 8.1 pollici, 16 livelli di grigio), e quello che supporta più formati; è possibile collegarlo in rete locale e a Internet sia via cavo sia wireless, e si possono prendere appunti direttamente scrivendo sullo schermo. In realtà l’iLiad è un vero e proprio computer portatile con schermo e-ink, infatti è possibile installare il software che si desidera (il sistema operativo è Linux), anche se non ha niente a che vedere con la lettura.
Ci sono però due svantaggi sicuri: lo schermo così grosso richiede molto tempo per il refresh (circa il doppio rispetto agli altri lettori) e la batteria si consuma in fretta (l’iLiad è il solo di questi apparecchi con la durata della batteria ancora misurata in ore e non in numero di refresh).
Con un costo quasi doppio rispetto agli altri lettori non credo sia un buon affare se l’attività principale è la lettura. Può però essere preso in considerazione da chi oltre a leggere vuole fare altro.

iRex iLiad
iRex iLiad

Disponibili solo per il mercato asiatico (Giappone, Cina, Corea) si contano molti altri lettori, nessuno dei quali però mi pare abbia caratteristiche tali da valer la pena darsi da fare per procurarselo. Per ulteriori informazioni, basta fare un giro nella sezione apposita del forum di MobileRead.com.

NUUT NP-601
Il NUUT NP-601, un clone coreano del Cybook

Vale la Pena?

Come ricordato il Cybook Gen3 costa 339 euro, e si può riuscire a recuperare il Sony PRS-505 a 300 euro circa. Questi apparecchi sono belli, niente da dire, ma vale la pena investire centinaia di euro?
Dipende da quanto uno legge, cosa legge e come si pone di fronte alla Legge.

Primo caso. Letture principalmente italiane e rispetto bovino della Legge, per quanto ingiusta. Non vale la pena, anche contando i classici, ci sono troppi pochi ebook italiani legali in vendita. E tra l’altro il principale negozio, quello Mondadori, vende in un formato non supportato. È vero che è possibile convertire i LIT, ma è come installare un modchip sulla PlayStation europea per giocare con i giochi americani o giapponesi, benché originali: è illegale.

Secondo caso. Letture principalmente inglesi e rispetto bovino della Legge. In campo inglese gli ebook si trovano, nonostante la scelta infelice di Amazon, ma i prezzi in generale sono alti. Gli sconti rispetto all’edizione cartacea raggiungono il 20% del prezzo di copertina quando va bene. Un libro di carta sui 18 euro, ne verrebbe a costare sui 14 elettronico. Però c’è il risparmio sulle spese di spedizione, visto che i libri inglesi vanno quasi sempre ordinati. Calcoliamo un altro euro. Dunque a ogni acquisto ci si guadagna 5 euro, per arrivare a 300 occorrono 60 acquisti. Se uno è un lettore molto avido, e questi 60 ebook li compra magari in un anno, può valere la pena.
Occorre tener presente un altro fatto: quasi sicuramente questi libri avranno qualche tipo di “blocco”, perciò a meno di convertirli (illegale! Illegale! Uccidi gli Artisti!) c’è il rischio di non poterli più usare se il lettore si guasta o se il negozio online chiude i battenti e non può più autenticarli. Quanto sia concreto questo rischio è difficile dirlo, ma in campo musicale è già successo che venditori online di musica fallissero e i brani acquistati legalmente non fossero più ascoltabili.

Terzo caso. Letture principalmente italiane e la propria coscienza come Legge. Qui provo a calcolare basandomi sul mio ritmo di lettura. In media leggo un po’ più di un romanzo a settimana, ma per semplificare facciamo uno. Di solito una settimana leggo qualcosa già presente in casa e la successiva compro un libro nuovo. Perciò sono 26 acquisti all’anno. A 18 euro l’uno sono 468 euro in un anno. I 339 euro del lettore li recupero in nove mesi, da lì in poi è profitto. Però ho una coscienza, e mettiamo che decida di acquistare i romanzi che mi sono piaciuti per sovvenzionare l’autore. Esagero (e di molto) e dico un romanzo su cinque. Sono altri 90 euro, altri due mesi. In questo caso per ripagare il lettore occorrono 11 mesi. Be’, non è male comunque, anche se il lettore si sfascia dopo due anni, appena scaduta la garanzia, è stato ugualmente un buon risparmio.
Basandosi sull’ipotesi che i 26 romanzi riesca tutti quanti a scaricarli via eMule e soci. È realistico? Nel mio caso credo di sì, ho costatato che proprio i generi che preferisco (fantasy e fantascienza) sono i più diffusi in rete. Non è detto che sarebbe così se mi piacessero altri tipi di letture. Il succo è che prima di prendere una decisione bisogna controllare bene se quanto è disponibile (a pagamento, piratato, pubblico dominio) soddisfa le proprie esigenze.

Scrittore povero
Scrittore costretto a chiedere la carità per colpa del pubblico crudele

Quarto caso. Letture principalmente inglesi e la propria coscienza come Legge. Valgono le stesse considerazioni del terzo caso.

Questo in linea di massima. Poi possono entrare in gioco altri fattori, quali per dirne uno, il risparmio di spazio. Camera mia è foderata di libri, non mi dispiace in sé, mi dispiace la polvere e non avere lo spazio fisico per altre cose. Senza contare che certi libri anche se non li vedo più… penso per esempio che regalerò l’opera omnia della Troisi a qualche biblioteca o la scambierò per vecchi Urania presso qualche bancarella, magari un Urania per 3 libri della Troisi me lo danno.

Conclusioni

Niente Gamberi perché pur essendo questa una recensione, non ci sono metri di paragone. Non avrebbe senso mettere in relazione i +3 o -8 Gamberi di quest’affare con i Gamberi di un libro o un film. Aggiungerò i Gamberi se in futuro mi capiterà di poter provare qualche altro lettore o apparecchio simile.
A tale riguardo, era possibile prenotarsi per una settimana di prova gratuita dell’iLiad qui. Ora le prenotazioni sono chiuse, ma non è detto che l’esperimento non venga ripetuto a breve. Inoltre nel corso del 2008 iLiad e Cybook verranno venduti anche nelle librerie Feltrinelli. Credo che già a partire da adesso, gennaio, dovrebbero essere in esposizione e vendita presso le Feltrinelli di Milano e altre città. Perciò per chi ne ha l’opportunità, c’è la possibilità di verificare di persona la qualità di questi lettori.

Per quanto mi riguarda sono felicissima dell’acquisto. I vari fastidi evidenziati m’impediscono un sentimento di entusiasmo sfrenato, mi accontenterò dell’entusiasmo non sfrenato!

Tabella riassuntiva delle caratteristiche tecniche
Nome: Bookeen Cybook Gen3
Hardware
Dimensioni: 118mm x 188mm x 8,5mm.
Peso: 174g (inclusa la batteria).
Schermo: E-ink Vizplex, 6 pollici, 600×800 166dpi, Bianco & Nero a 4 livelli di grigio.
Memoria: 8MB ROM + 16MB RAM + 64MB Flash utilizzabili dall’utente. Supporta memory card SD fino a 2GB.
Processore: Samsung S3C2410 ARM920T a 200MHz.
Uscite: USB 2.0 Client con connettore Mini USB B e Stereo 2,5mm.
Batteria: Ricaricabile 1000 mAh Li-Polymer. Durata della batteria: 8.000 aggiornamenti dello schermo, ricarica in 3 ore.
Software
Sistema Operativo: Embedded Linux.
Tempo di avvio: 22 secondi circa.
Applicativi: Boo Reader 1.0, Mobipocket Reader 6.0
Interfaccia: Menu in inglese e francese.
Formati supportati
Ebook: PDF, TXT, HTML, Mobipocket
Immagini: GIF, JPEG, PNG
Musica: MP3
Font: TrueType
Costo
Versione normale: 339 euro (comprende lettore, cavo USB e manuale).
Versione deluxe: 435 euro (comprende lettore, cavo USB, manuale, custodia in pelle, auricolari, memory card da 2GB, batteria di ricambio e USB charger).
Garanzia: 2 anni.

Approfondimenti:

bandiera EN Sito ufficiale del lettore
bandiera EN Il blog della Bookeen
bandiera IT Sito del distributore italiano
bandiera IT iLiad e Cybook su Bow.it
bandiera EN La sezione del forum di MobileRead.com dedicata al Cybook
bandiera FR La recensione del Cybook di epaper-france.com, dalla quale ho preso i vari spezzoni video
bandiera EN La videorecensione di edupaper.nl su YouTube.com, dalla quale ho preso altri spezzoni
bandiera EN Una bella galleria di foto del Cybook, dalla quale ho preso un paio d’immagini

Scritto da GamberolinkCommenti (105)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Saggio :: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy

Copertina di Worlds of Wonder Titolo originale: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy
Autore: David Gerrold

Anno: 2001
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Writer’s Digest Books

Genere: Manuale di scrittura
Pagine: 246

Iniziamo con una citazione da incorniciare e far stampare sulle magliette:

bandiera EN Concentrate on precision. Don’t worry about constructing beautiful sentences. Beauty comes from meaning, not language. Accuracy is the most effective style of all.

bandiera IT Concentratevi sulla precisione. Non preoccupatevi di costruire belle frasi. La bellezza nasce dal significato, non dal linguaggio. L’accuratezza è lo stile più efficace che esista.

Io dico lo stesso! Perciò se non vi fidate di me, magari potreste fidarvi del signor Gerrold.
Per chi non lo conoscesse, David Gerrold è uno scrittore di fantascienza. La sua opera più famosa è forse il ciclo de La Guerra contro gli Chtorr, che allo stato attuale si compone di quattro volumi, con altri tre in arrivo. Gerrold è stato anche sceneggiatore per Star Trek ed è sua la sceneggiatura di The Trouble with Tribbles (Animaletti Pericolosi) una delle più conosciute puntate della serie originale.

Copertina di A Rage for Revenge
A Rage for Revenge, terzo volume de La Guerra contro gli Chtorr

Se devo essere onesta, La Guerra contro gli Chtorr, della quale ho letto solo il primo romanzo, non mi è piaciuta. Anche se più per i temi e la filosofia di fondo che non per via dello stile di scrittura. In compenso questo Worlds of Wonder mi ha molto divertita. È scorrevole, tratta un sacco di argomenti, grazie ai capitoli brevi e incisivi, ed è lettura piacevole. Mi sento di consigliarlo a chiunque sia interessato allo scrivere in generale o alla fantascienza. Non importa se la scrittura sia solo un hobby, la si voglia far diventare una professione, o non si abbia mai scritto mezza riga in vita propria, questo Worlds of Wonder è interessante lo stesso!

È difficile fornire una mappa di Worlds of Wonder. I tanti capitoli balzano da un argomento all’altro, trattando i più disparati aspetti dello scrivere narrativa fantastica. Questo è forse anche l’unico difetto del libro: troppa carne al fuoco, certi argomenti avrebbero meritato di essere approfonditi con maggior attenzione.

Quello che mi ha colpita:

Le motivazioni dello scrivere. Di solito gli scrittori si trincerano dietro motivi nobili e altruistici (be’, un po’ lo faccio anch’io!), o al massimo dichiarano di scrivere in primo luogo per se stessi. Gerrold confessa con molta sincerità che per tanti anni della sua carriera i due motivi che lo spingevano erano la rabbia e la paura. Rabbia verso il suo primo insegnante di scrittura, secondo il quale il povero Gerrold non sarebbe mai diventato uno scrittore, e paura di non riuscire a scrivere abbastanza, e di non aver niente da mettere sotto i denti a fine mese!
Quando la rabbia verso quell’insegnante è sfumata e il successo l’ha messo al riparo dalla paura, Gerrold si è trovato in crisi. L’ha superata cercando nuove motivazioni, che lui ha trovato nell’entusiasmo. Detta così sembra una frase fatta, ma leggendo Worlds of Wonder, l’entusiasmo di Gerrold risulta evidente, tanto che se dovessi definire Worlds of Wonder con un solo aggettivo sarebbe appunto entusiasta. Un libro entusiasta.
Sempre riguardo motivazioni più o meno bizzarre: Gerrold ricorda che Ray Bradbury, in un periodo della sua di carriera, si era messo in testa di scrivere un racconto a settimana, in modo da trovarsi alla fine dell’anno con 52 racconti. Il ragionamento di Bradbury era questo: non è possibile che 52 racconti fossero tutti brutti, scrivendone così tanti, almeno uno buono sarebbe venuto fuori!

Ray Bradbury
Uno dei grandi della fantascienza: Ray Bradbury

Valutare le conseguenze. Gerrold porta l’esempio di un personaggio che si sveglia in una stanza di un futuro albergo lunare e guarda fuori dalla finestra. Ogni particolare che osserva ha tutta una serie di conseguenze a catena. Se osserva una pianta vuol dire che c’è aria e acqua, se c’è aria e acqua qualcuno ce le ha portate. Portarle dalla Terra è inefficiente, perciò è probabile siano stata estratte dai minerali lunari; dove? Con quali processi? Che tecnologie sono necessarie? La presenza di tali tecnologie cos’altro implica?
Partendo dal semplice guardar fuori dalla finestra, Gerrold costruisce l’intero ecosistema della Luna futura, piazza insediamenti dove dovrebbero essere, reti ferroviarie, infrastrutture, fabbriche automatizzate e quant’altro. Senza forzature, solo ponderando le varie conseguenze di un singolo particolare, e le conseguenze delle conseguenze e le conseguenze delle conseguenze delle conseguenze.
Lo stesso esperimento applicato al fantasy ottiene risultati simili, sebbene non altrettanto inevitabili, per ovvie ragioni.
Un punto interessante che emerge è la tendenza dei lettori a distillare le proprie “regole”: se nel mondo fantasy tal dei tali le scope parlano, le spazzole parlano e gli strofinacci parlano, il lettore assumerà che anche il resto degli utensili per la pulizia parlino. Negare ciò rende meno credibile il mondo.

E-Prime. Gerrold nella sua carriera ha sperimentato diverse tecniche narrative (un altro capitolo si occupa per esempio della prosa metrica), una particolarmente curiosa è l’E-Prime. E-Prime è un tentativo di eliminare l’uso del verbo essere (to be) dalla lingua inglese. In generale è un discorso piuttosto complesso e non ho le conoscenze di semantica necessarie per affrontarlo, ma dal punto di vista narrativo, i sostenitori dell’E-Prime fanno notare due vantaggi che deriverebbero dalla soppressione del verbo essere:
Primo: diviene difficile creare frasi al modo passivo, perciò lo scrittore è più al sicuro da questa “trappola”.
Secondo: il verbo essere cristallizza la realtà. “Il cielo è nero”, è un’istantanea della situazione, ferma. Ma la narrazione è per sua natura movimento, azione in senso lato. Il verbo essere è intrinsecamente contrario al movimento. “Il cielo diviene nero”, “Il cielo sembra nero”, sarebbero espressioni migliori perché più orientate all’azione.
Se sia vero o no, non saprei dire. Gerrold ha creduto di sì e ha scritto, con grandissima fatica, data l’abitudine di ognuno di usare il verbo essere, due romanzi: Under the Eye of God e A Covenant of Justice. I risultati sono stati interessanti: quasi nessuno si è accorto che fossero scritti in E-Prime, e dopo che Gerrold lo faceva notare la reazione era sullo stile di “E allora?”
In altre parole si può scrivere senza problemi in E-Prime, ma i vantaggi per la narrazione non sono poi così ovvi. Ulteriore dimostrazione la si ha alla fine del capitolo, quando Gerrold svela di averlo scritto in E-Prime!
In effetti non me n’ero accorta, e d’altra parte non sembra un capitolo scritto meglio degli altri.

Copertina di Under the Eye of God
Under the Eye of God: romanzo scritto in E-Prime

La forza delle parole. In un capitolo che sconfina nella filosofia, Gerrold parla della forza delle parole, di come, pur essendo niente più che simboli, siano in grado di influenzare la realtà. Non cercherò di riassumere i ragionamenti di Gerrold, però mi ha deliziata la conclusione, dove si dimostra che il Maestro Yoda merita davvero il titolo di Maestro e che l’immortale (aggettivo di Gerrold) battuta “Do or do not. There is no try.” (Fare o non fare. Non esiste provare.) contiene reale saggezza.

Il Maestro Jedi Yoda
Do or do not. There is no try.

I primi dieci romanzi. Un “trucco” psicologico che Gerrold suggerisce è quello di considerare il primo milione di parole che si scrive, o i primi dieci romanzi come semplice allenamento. Se vengono pubblicati bene, ma era solo uno scaldare i muscoli, se vengono rifiutati non importa, era solo far pratica. Così non ci si deve abbattere per le critiche, non hanno molto senso le critiche a romanzi che siano solo esperimenti e prove, e non si corre il rischio di esaltarsi troppo per i complimenti, perché in effetti un vero romanzo non lo si è ancora scritto!

Quello che mi ha colpita in modo negativo:

Come accennavo, soprattutto un po’ troppa fretta su certi argomenti. Per esempio il capitolo dedicato ai punti di vista mi è sembrato superficiale e l’analisi molto meno attenta di quella di Scott Card.
I due capitoli dedicati allo scrivere scene di amore e sesso anche non sono venuti fuori molto bene. Gerrold ammette come sia difficile dal punto di vista tecnico e imbarazzante sul piano personale trattare certi argomenti, e… non offre soluzioni! Ci sono solo alcuni esempi tratti da suoi romanzi presenti e futuri, esempi dai quali non sono riuscita a cavar molto. La scena d’amore in particolare mi è parsa molto fiacca.

In conclusione.

Bello! Anche al di là degli argomenti che possono interessare o meno, l’entusiasmo di Gerrold è evidente e oserei dire contagioso. Infatti oggi sono di buon umore. Dovrò leggere un altro pezzettino de Un Nuovo Regno prima di andare a dormire, o potrei svegliarmi domani ancora allegra!


Approfondimenti:

bandiera EN Worlds of Wonder su Amazon.com
bandiera EN David Gerrold su Wikipedia
bandiera EN Il sito ufficiale di David Gerrold
bandiera EN The Trouble With Tribbles su startrek.com
bandiera IT I primi quattro romanzi de La Guerra contro gli Chtorr in volume unico su iBS.it

bandiera EN E-Prime su Wikipedia
bandiera EN Ray Bradbury su Wikipedia
bandiera EN Yoda su starwars.com

 

Giudizio:

Tanti argomenti interessanti. +1 -1 Alcuni trattati con superficialità.
Il capitolo sull’E-Prime. +1 -1 Sesso & amore.
Il capitolo “filosofico”. +1
Il capitolo sulla verosimiglianza. +1
Molti degli altri capitoli. +1
Entusiasmo contagioso. +1

Quattro Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (16)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Saggio :: Characters and Viewpoint

Copertina di Characters and Viewpoint Titolo originale: Characters and Viewpoint
Autore: Orson Scott Card

Anno: 1999
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Writer’s Digest Books

Genere: Manuale di scrittura
Pagine: 182

In How to Write Science Fiction and Fantasy, Orson Scott Card soprassedeva su diversi punti, rimandando alla lettura di libri che trattassero più in dettaglio le questioni specifiche. Uno di tali libri è appunto questo Characters and Viewpoint dello stesso Scott Card.
Come chiarisce il titolo, Characters and Viewpoint tratta di Personaggi e Punto di Vista. E basta. Infatti è come se fosse in atto una catena di Sant’Antonio dei manuali di scrittura: se per esempio si vuol saperne di più riguardo alla costruzione della trama, Scott Card consiglia Plot di Ansen Dibell, se si hanno problemi con i dialoghi c’è un altro manuale, e un terzo riguardo le ambientazioni, e così via.

Copertina di Plot di Ansen Dibell
Copertina di Plot di Ansen Dibell

Ciò detto, Characters and Viewpoint mi è piaciuto. Il fatto che Scott Card non si rivolga nello specifico agli scrittori di narrativa fantastica gli permette di evitare di parlare di problemi commerciali. Non ci sono più scelte narrative “giuste” o “sbagliate”, perché lo scopo non è più vendere o piacere per forza al pubblico, ma riuscire a esprimere con la scrittura le proprie idee. Scott Card lascia ampia libertà di scrivere come meglio si creda, e il suo obbiettivo, più che insegnare, diventa quello di rendere gli autori consapevoli delle conseguenze delle proprie scelte.

Premessa

Anche se nel libro di Scott Card il discorso che segue è solo una piccola premessa, ne voglio parlare, perché mi fa molto piacere che lui la pensi esattamente come me!
Secondo Scott Card, quando un lettore si accosta a un romanzo, lo fa animato da ottime intenzioni, come dimostra il fatto che il romanzo l’ha pagato e che ci sta per dedicare tempo prezioso. Tuttavia questa “Luna di miele” come la chiama Scott Card, ha la durata di due pagine, due.
Nelle prime due pagine, lo scrittore deve riuscire a rispondere a tre naturali e legittime domande:
“E allora?” Perché dovrei leggere questo romanzo? Cos’ha di diverso rispetto agli altri mille che ho già letto? Cos’ha di meglio rispetto al film che sta per cominciare in TV? In altre parole, uno scrittore deve dimostrare almeno un briciolo di originalità, deve dar prova di avere qualcosa di nuovo da dire.
“Ma davvero?” Ma cosa mi sta raccontando ‘sto tizio? Ma mi prende per scema?! Che razza d’idiozia non è?! In altre parole, il romanzo dev’essere credibile, altrimenti il lettore si sentirà preso in giro.
“Come?!” Ho riletto il primo paragrafo tre volte e ancora non ho capito che diamine vuole dire! Ma come diavolo è scritto?! Sembra arabo! Ovvero, un romanzo dev’essere scritto in maniera chiara e semplice.
Se l’autore non risponde in tempi brevissimi a queste domande la Luna di miele s’interrompe, e se anche il lettore non butta il romanzo dalla finestra, difficilmente riuscirà ad apprezzarlo.

I Personaggi

Scott Card indica un paio di metodi per creare personaggi.

Il primo metodo è usare il sistema dei “perché”, già visto in How to Write. Consiste in pratica nel domandarsi di continuo il perché le cose stanno come appaiono.
Si va al supermercato e in coda alla cassa si nota un tizio che controlla di continuo l’orologio. Perché lo fa? È in ritardo? In ritardo per cosa? Un appuntamento con la moglie? Con l’amante? Perché ha comprato quello che ha nel carrello? Perché è vestito com’è vestito? Rispondendo alle domande e alle domande suscitate dalle domande, pian piano si “costruisce” un personaggio con un passato, un presente, una rete di conoscenze, motivazioni e aspirazioni.
Il “giochino” si può applicare a chiunque, e a seconda di quale tipo di storia s’intenda narrare, si può “calcare la mano” su questo o quell’altro aspetto. In un romanzo horror forse il tizio porta gli occhiali non perché miope, ma per riuscire a vedere i mostri che ci circondano, come nel film They Live (Essi Vivono) di Carpenter.

Il secondo metodo è partire da un’ambientazione. Prendiamo una scuola. Non è difficile immaginarsi i personaggi che frequentano una scuola: alunni e loro genitori, professori, bidelli, e impiegati vari. Qui il punto è più che altro scegliere quale tra questi personaggi debba essere portato in primo piano, chi debba diventare protagonista.
Secondo Scott Card si deve scegliere chi, nella situazione data, sta soffrendo di più.
Questo perché un personaggio degno di tal nome e a maggior ragione un protagonista deve agire. Un protagonista apatico è un non protagonista. E la più forte spinta all’azione è il fuggire dalla sofferenza.
Un personaggio può essere motivato da mille sentimenti diversi, dalla lussuria all’avidità, ma niente supera il gesto istintivo di levare la mano dal fuoco. Un personaggio che soffra è naturalmente portato all’azione e dunque immediato candidato per il ruolo di protagonista!

Il Pensatore di Rodin
Muoversi! Muoversi! I personaggi devono agire!

Dopo che si è adottato un personaggio è il momento di caratterizzarlo. Qui il discorso si fa lungo e perciò rimando al libro di Scott Card. Un paio di considerazioni però meritano attenzione:
La prima considerazione è che il punto chiave della caratterizzazione è avere sempre chiare quale siano le motivazioni dei personaggi. Anche se si decide di usare un punto di vista che non permetta di entrare nella mente dei personaggi, e dunque si possano mostrare solo le loro azioni, è fondamentale riuscire a far capire al lettore il perché i personaggi fanno quello che fanno.
Se Pietro spara a sangue freddo a Nicola per rubargli lo stereo è una storia, se Pietro spara per vendicarsi del fatto che Nicola gli ha ucciso la figlia, è tutt’altra storia, sebbene l’azione sia la stessa. Perciò le motivazioni devono essere sempre chiare nella mente dell’autore, e possibilmente anche risultare chiare agli occhi del lettore. Viceversa, la descrizione fisica dei personaggi è nella buona parte dei casi l’ultimo problema che un autore dovrebbe porsi. La storia non cambia di una virgola se Pietro è alto o basso, grasso o magro e ha gli occhi verdi o azzurri.

La seconda considerazione riguarda il fatto che un’approfondita caratterizzazione non è una buona cosa di per sé. Spesso si sente parlare di personaggi “tridimensionali”, considerati sempre “superiori” a personaggi cliché, o “dello spessore di un foglio di carta”. Non è sempre vero.
Il principio base è che il superfluo dev’essere scartato. In tale ottica bisogna valutare se le pagine “perse” a caratterizzare meglio un personaggio siano o no utili ai fini della storia. Per esempio, nelle classiche storie sullo stile de I Viaggi di Gulliver, quelle storie cioè dove l’attrattiva principale è il mondo “alieno” che il protagonista esplora, non solo caratterizzare bene il protagonista è un superfluo rispetto agli scopi del racconto, ma può addirittura rivelarsi controproducente. In tali storie il protagonista è un avatar, una specie di guscio vuoto che viene riempito dal lettore. Se il protagonista è troppo ben tratteggiato questo tipo d’immedesimazione non può aver luogo, peggio, il lettore potrebbe spostare la sua attenzione dal mondo fantastico da esplorare al mondo personale del protagonista, col risultato finale di rimanere deluso dalla storia.
Discorso simile anche per le storie votate all’azione. Qui normalmente una buona caratterizzazione è una bella cosa, ma l’autore è in grado di realizzarla senza spezzare il ritmo? Nel dubbio è meglio rinunciare al particolare in più, piuttosto che ostacolare l’azione, voluta attrattiva della storia.

Avendo dei personaggi bisogna assegnare loro dei ruoli. Tecnicamente sarebbe solo da decidere chi sia protagonista, chi personaggio secondario e chi solo comparsa. Tuttavia è molto comune anche decidere chi sia il “buono” o il “cattivo” o catalogazioni simili.
Per rendere un personaggio odioso al pubblico ci sono un paio di metodi quasi sicuri: il primo è rendere il personaggio un sadico. Il sadismo è in generale molto mal visto. Il secondo metodo è creare un personaggio traditore: chi non rispetta la parola data, chi rompe un giuramento diviene “cattivo” istantaneo!
I “buoni” sono molto più complessi da trattare. Un personaggio che si comporti sempre bene (o peggio sempre da eroe) rischia di apparire poco credibile, ma se, per esempio, gli si fa compiere anche una sola azione “malvagia”, questa in un attimo oscurerà tutti i meriti precedenti e il personaggio da “buono” diverrà se non proprio “cattivo” almeno “grigio”.
Odio (per i “cattivi”) e ammirazione (per i “buoni”) non sono gli unici sentimenti che un personaggio può trasmettere. Va però notato che i sentimenti che prova un personaggio non saranno gli stessi del lettore, anche del lettore che voglia immedesimarsi. Se il protagonista ride non è detto che il lettore rida. Così come se il protagonista piange, è tutt’altro che scontato che il lettore pianga. Anzi, se si insiste, non solo il lettore continuerà a non piangere, ma comincerà a pensare che il protagonista sia un frignone e dunque il sentimento suscitato sarà fastidio. Citando direttamente Scott Card:

[...]rule of thumb: If your characters cry, your readers won’t have to; if your characters have good reason to cry, and don’t, your readers will do the weeping.

Eccezione alla regola: se il personaggio passa pagine e pagine ad annoiarsi, anche il lettore si annoierà!

Punto di Vista

Una storia può essere narrata in qualunque persona (prima, seconda, terza, singolare o plurale) e con qualunque tempo verbale (compreso il futuro). Non c’è nessun “merito” intrinseco in una persona o in un tempo, e ogni tipo di combinazione può funzionare. Però c’è un problema estraneo alla pura tecnica letteraria. Sono ormai così diffuse certe combinazioni (tipo terza persona singolare/passato o prima persona singolare/presente) che se si scrive usando una combinazione differente, il lettore continuerà a chiedersi il perché.
Così un giallo scritto in terza persona plurale non susciterà la domanda “chi ha ucciso Nicoletta?” bensì “perché l’autore sta scrivendo in questa maniera?” È ovvio che è difficile far immergere il lettore nella storia quando a ogni piè sospinto il lettore medesimo si pone domande non sulla storia in sé, ma su come è scritta.
Perciò, se si sceglie di uscire dall’ordinario, ci devono essere ottime ragioni.

Nell’ambito dell’ordinario, la terza persona singolare è di gran lunga la più usata, nonostante per certi versi la prima persona sia più naturale da usare.
“[Io] mi sono alzata. [Io] ho fatto colazione. [Io] sono andata a scuola.” Sembra non ci sia niente di più diretto. Purtroppo la prima persona è naturale da usare ma difficilissima da gestire.
Ci sono due problemi soprattutto: il primo è che narrando in prima persona, anche con il tempo presente, si sta raccontando di eventi già trascorsi, e dunque il protagonista sa già il finale della storia, perché non lo rivela subito?! Inoltre il lettore si pone anche la domanda: perché il protagonista sente il bisogno di raccontare la sua storia? Non a caso molte storie narrate in prima persona sono all’interno di una “cornice” (amici al bar, circolo di scrittori, riunione di menestrelli, ecc.) che dia una giustificazione alla voce narrante.
In generale il primo problema è che vi è una distanza temporale fra chi narra i fatti e i fatti narrati. Cioè il lettore si figura il protagonista che racconta, invece che direttamente “vedere” ciò che viene raccontato, a scapito dell’immersione nella narrazione stessa.

Il secondo problema è più sottile. Se si narra in prima persona, il mondo sarà per forza di cose filtrato attraverso gli occhi del protagonista. Non solo, il mondo deve essere filtrato dagli occhi del protagonista! Quando si narra in prima persona, si sta continuamente sviluppando una caratterizzazione del personaggio narrante e non è facile evitare di spingersi in una direzione sbagliata.
Per esempio, narrare in terza persona una scena descrivendo solo quello che i personaggi fanno e vedono può andar benissimo, ma se la stessa narrazione avviene in prima persona non si ha lo stesso effetto. Se stiamo vedendo il mondo attraverso gli occhi del protagonista e costui si limita a descrivere in maniera imparziale e “fredda” quel che avviene, ne deriveremo anche la netta impressione che sia il protagonista stesso ad avere un carattere distaccato e cinico. Un furioso litigio in terza persona può comunicare con i soli fatti la rabbia e gli altri sentimenti degli interessati; un furioso litigio visto dagli occhi di uno dei protagonisti che ancora si limiti ai nudi fatti trasmetterà invece non i reali sentimenti dei personaggi, bensì l’apparente sangue freddo del protagonista che di fronte alla “furia” non si scompone.
È difficile riuscire a “filtrare” sempre la realtà e al contempo mantenere la storia coerente. Nondimeno, specie se si vuol narrare una vicenda incentrata su un personaggio, con la prima persona si hanno le più ampie possibilità di caratterizzarlo come si preferisce, fin nei dettagli.

Nell’ambito della terza persona si distinguono due possibilità principali: la terza persona limitata oppure onnisciente. Secondo Scott Card ormai la terza persona onnisciente non si usa più, se non nelle commedie o nei testi umoristici.
La terza persona onnisciente è un tipo di narrazione dove l’autore è appunto onnisciente rispetto al suo mondo e ai pensieri di tutti i suoi personaggi. Il problema qui è che un tale autore diviene suo malgrado una presenza nella storia. Se si scrive che “Laura pensava di essere bella, Cristina pensava di essere brutta, e Nicoletta pensava ai fatti suoi”, è evidente una presenza cosciente dell’autore. L’autore non è più una semplice “telecamera” che riprende quel che succede, ma è calato nel suo stesso mondo tanto da esprimere valutazioni sui pensieri che passano per la testa ai personaggi. Questo per i canoni moderni è già considerato commedia. È l’equivalente di un attore che smette un secondo di recitare per rivolgersi al pubblico, pubblico che però in teoria l’attore non dovrebbe sapere esistere. In parole povere, un romanzo che cominci con il classico “cari lettori”, non potrà più essere preso del tutto sul serio.

Punto di Vista onnisciente
Punto di Vista onnisciente

La terza persona limitata è invece quella dove il punto di vista è ancorato a uno dei personaggi. L’autore vede solo quel che il personaggio vede e sa solo quel che il personaggio sa. Inoltre al massimo può penetrare nei pensieri del personaggio in questione, e non può andare a frugare nella testa degli altri.
La terza persona limitata permette di narrare quasi come in prima persona, basta porre la telecamera non sulla spalla ma nella testa del personaggio, ma con il grosso vantaggio che non si è costretti a mantenere sempre questa prospettiva. Si può mettere quando serve il “filtro”, e toglierlo quando non serve.
L’assenza poi di un narratore esplicito dona subito maggior concretezza e realismo alla storia.

Una nota importante riguardo il punto di vista è capire quando e se cambiarlo nel corso di un’opera. Secondo Scott Card è una delle operazioni più “traumatiche” che si possano compiere, perché richiede al lettore di uscire dalla storia per poi rientrarvi per altra via. È un po’ come viaggiare per ore in treno, quindi essere costretti a scendere, per poi salire su un aereo.
Questo vale sia per i cambi più radicali, per esempio passare dalla terza persona/passato alla prima persona/presente, ma anche per i soli cambi di personaggio: passare dalla terza persona limitata di un personaggio a un altro. Scott Card sconsiglia caldamente di farlo a metà di una scena. Ci dev’essere una divisione netta, ben percepibile dal lettore, come la fine di un capitolo e l’inizio di un altro. E anche così, il primo paragrafo con il nuovo punto di vista deve subito chiarire che si è appunto cambiato punto di vista.

In Conclusione

Lettura piacevole. Non credo ci siano nozioni rivoluzionarie o particolarmente profonde, però ci si rende conto di come funzionino diversi meccanismi narrativi, alcuni non molto intuitivi. Il tono di Scott Card, liberato dal problema del vendere, è molto più tranquillo e rilassato rispetto a How to Write, tanto che in certi punti usa quasi un tono familiare. E così si scopre anche che lo Scott Card si è spaventato guardando Alien e ha pianto alla fine di un film solo perché la figlia della protagonista veniva tranciata in due da un treno in corsa.

Quelli che non mi sono piaciuti molto sono stati gli esempi, frammenti di racconti che Scott Card inserisce per illustrare i vari concetti. Più di una volta non sono molto chiari, tanto che si capiva di più senza l’esempio!
Inoltre ho apprezzato di più la parte dedicata al Punto di Vista, rispetto a quella dedicata ai Personaggi. Peccato perciò che come numero di pagine sia la più corta tra le due.


Approfondimenti:

bandiera EN Characters and Viewpoint su Amazon.com

bandiera EN Plot su Amazon.com
bandiera EN Alien su IMDb
bandiera EN They Live su IMDb

 

Giudizio:

S’impara qualcosa riguardo ai Personaggi. +1 -1 Alcuni esempi controproducenti.
S’impara qualcosa riguardo il Punto di Vista. +1 -1 Troppo spazio per i Personaggi e troppo poco per il Punto di Vista.
Si legge volentieri. +1

Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (17)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensione :: Film :: Stardust

Copertina di Stardust Titolo: Stardust
Regia: Matthew Vaughn

Anno: 2007
Nazione: USA, Gran Bretagna
Studio: Paramount Pictures
Genere: Fantasy, Avventura
Durata: 2 ore e 8 minuti

Lingua: Italiano
Distributore Italia: Universal Pictures

Finalmente sono andato a vedere Stardust. Avevo letto alcune recensioni del film, di cui una de Il Giornale che trasudava cattiveria gratuita, inutilmente in questo caso dato che il film è risultato molto meno brutto di quanto temessi.

La trama in sintesi.

Nell’Inghilterra dell’Ottocento c’è un villaggio chiamato Wall in onore del Muro “invalicabile” che lo separa dal regno magico di Stormhold. Nel villaggio di Wall vive Tristan, un giovane garzone perdutamente innamorato di Victoria, un’altezzosa borghesuccia interessata solo alla posizione sociale e al denaro. Per conquistare il cuore di Victoria e convincerla a sposarlo, Tristan le promette di portarle una stella cadente.
La stella cadente però non è un comune pezzo di roccia e ghiaccio, ma una ragazza di nome Yvaine, precipitata dal cielo a causa dell’amuleto del defunto Re di Stormhold. Tristan per scortare la “stella” fino all’amata Victoria sarà costretto a proteggerla dalle brame della crudele strega Lamia, che vuole divorarle il cuore, e del principe Primus che ha bisogno della gemma che lei porta addosso per diventare Re… e magari anche divorarle il cuore, perché no?

Il film presenta molte scene divertenti, con dialoghi piacevoli e personaggi particolari, come la capra tramutata in uomo (non molto beee-ne) o Capitan Shakespeare, il pirata gay interpretato da un grande Robert De Niro: la scena in cui si veste da donna e danza coi ventagli vale la visione del film da sola.
Il nome stesso, Shakespeare (Scuotilancia), è un evidente riferimento all’onanismo.

Arr, ho sempre sognato di servire sotto un capitano simile: rigido con il suo equipaggio quando serve e dove serve, ma allo stesso tempo sensibile e gentile. Pure qua sulla Barca dei Gamberi abbiamo un barile col buco dove l’equipaggio (rigorosamente maschile!) fa i turni per sorteggio e, chissà perché!, capita sempre al giovane mozzo dalle chiappe vellutate. Arr!

La nave volante del capitano non è il colmo del realismo, in particolare per quanto riguarda la manovrabilità (è un dirigibile, non può fare quelle cose!), ma poco importa: l’idea dei pescatori di fulmini che li attirano con le reti metalliche della nave è abbastanza folle e fantasiosa da riscattare ampiamente tutta la bizzarra nave volante.
Altro che le navi volanti di Terry Brooks coi cristalli magici di propulsione: questo incrocio tra un veliero e un dirigibile è molto più carismatico!


Yvaine e Tristan


I tre principi superstiti


Capitan Shakespeare insegna la scherma a Tristan


La nave volante vira verso la città

Michelle Pfeiffer è perfetta nel ruolo di Lamia, la strega che diventa sempre più vecchia ogni volta che usa la magia: era un sex-symbol ai tempi di Ladyhawk, vent’anni fa, e ormai deve fare i conti da tempo con l’avvicinarsi dei cinquant’anni! Interpreta la strega frustrata dalla perdita della bellezza con abilità e ironia. La scena in cui usa la magia per sistemarsi le rughe e le cascano le tette è geniale!

Tutti gli attori si comportano in modo più che accettabile, se non ottimo, a differenza di altri film (non solo fantasy) dove anche la recitazione lasciava molto a desiderare. I Principi, sia da vivi che da deceduti, sono personaggi che si guadagnano per bene lo spazio che ricevono: in particolare i fantasmi, fenomenali nel loro ruolo di perdenti sfigati!

I paesaggi meravigliosi sono stati rovinati, per quanto mi riguarda, dall’aver voluto a tutti i costi copiare le vedute aeree in stile Signore degli Anelli. Quelle poche scene panoramiche non c’entravano niente col resto delle inquadrature e non mi sono piaciute.

La storia, per quanto divertente, è un po’ troppo fiabesca e semplicistica. Il tutto si riduce a una specie di grande inseguimento senza troppe complicazioni e con tante coincidenze “fortunate” come i pirati che arrivano proprio quando serve o la strega che sul finale può benissimo uccidere Tristan, ma gli lascia una chance di sopravvivere (SIGH, che tristezza!).

L’idea che il protagonista possa diventare un maestro di scherma in meno di una settimana (in due o tre giorni, credo) è completamente fuori da ogni logica o, come direbbero altri meno gentili di me, è una fastidiosa stronzata. Non serve nemmeno scendere nel dettaglio che si è allenato a combattere con lo stocco contro il capitano e poi si trova in mano successivamente una spada corta e larga che per blanciamento, allungo e modalità d’uso non c’entra niente (SIGH!)… in fondo lui è diventato un campione e sa maneggiare ogni spada! Perlomeno hanno avuto il buon gusto di farlo sconfiggere in corpo a corpo dalla vecchia megera, che mulina mannaie come un’ossessa.

Il film è un’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Neil Gaiman che sfortunatamente non ho ancora letto, ma di cui ho sentito molti elogi. Partendo dal presupposto che i film siano più brutti mediamente dei libri da cui sono tratti e considerando che questo film non era niente male, posso immaginare che Stardust sia davvero un romanzo che può valer la pena leggere.

Nell’insieme un film gradevole i cui pregi superano i pochi fastidiosi difetti: una favola equilibrata che sconfigge su tutti i fronti certe porcherie cinematografiche come Star Wars: La Minaccia Fantasma o Eragon.

Trailer italiano di Stardust

Approfondimenti:

bandiera EN Stardust su IMDB
bandiera EN Stardust (il film) su Wikipedia Inglese
bandiera EN Stardust (il romanzo) su Wikipedia Inglese

Giudizio:

Molte scene divertenti… +1 -1 …ma troppo lungo!
Personaggi ben caratterizzati. +1 -1 Storia un po’ troppo semplice e fiabesca, con l’eroe che diventa un maestro di scherma in tempi da record…
Robert De Niro è un Pirata Gay! +1 -1 Pessimo scontro finale.
Bellissimi paesaggi e ottimi effetti speciali +1
La famiglia reale coi fantasmi dei pretendenti al trono! +1

Scritto da GamberolinkCommenti (19)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni