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Sandrone Dazieri e lo Show don’t Tell

Sandrone Dazieri è uno scrittore italiano di gialli. Ha pubblicato con Einaudi e Mondadori, per Mondadori ha svolto diversi incarichi, dal dirigere le collane dei libri per edicola a quelle dei libri per ragazzi. È lo scopritore del “talento” di G.L. D’Andrea e di Licia Troisi. È il tizio che sosteneva che i romanzi di Licia fossero originali e che non avessero bisogno di editing.
Mi hanno segnalato una sua intervista durante il programma di Rai4 “Mainstream”, andato in onda il 17 marzo scorso. La puntata completa è disponibile qui.

Dazieri dice stupidaggini da quando apre la bocca a quando finisce l’intervista, ma in particolare è da sottolineare quando Dazieri parla del suo lavoro di sceneggiatore:

Invece il cinema è l’opposto: tu devi usare la superficie per parlare dell’interno, e quindi, tutto quello che non è immagine, non ha spazio. Se tu vuoi rappresentare, non so, la tensione di un personaggio, non puoi dire “Questa persona è tesa”, in un romanzo lo puoi scrivere, “Lui era teso”, basta questo; invece se scrivi una sceneggiatura devi dire: “L’uomo si muove nervosamente”, “Fa una smorfia nervosa”, “Guarda, fa qualche cosa”, “Butta qualche cosa per terra”, devi tradurre in un gesto quella che è l’emozione. Tutto deve diventare superficie, questa è la grossa difficoltà, perché se sei abituato a scrivere per i romanzi questa cosa non ti entra, devi scrivere per immagini.

Certo che è difficile scrivere per immagini se sei abituato a scrivere da cani. La cosa triste, scoraggiante e al tempo stesso ridicola, è che lo “Show don’t Tell” non è una trovata recente, sono quasi trecento anni che è una tecnica narrativa nota. Eppure ecco Dazieri, con un’ingenuità degna della Gelmini quando pensava che ci fosse un tunnel dal Gran Sasso al CERN, scoprire che magari si può scrivere anche per immagini – ma per carità solo nelle sceneggiature, ché se scrivi “per i romanzi”(sic), va benissimo essere astratti e generici.
E non è che Dazieri sia un caso particolare: questo è il livello dei professionisti dell’editoria in Italia. Il livello della più completa ignoranza. Traetene le debite conclusioni.

* * *

Questo articolo fa parte del Marciume. Maggiori informazioni sul Marciume, qui.

Scritto da GamberolinkCommenti (21)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati

Copertina di In Search of Wonder Titolo originale: In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction
Autore: Damon Knight

Anno: 1967 (seconda edizione)
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Advent Publishers

Genere: Critica letteraria, recensioni sarcastiche
Pagine: 306

Nessuno pretende che un autore pieno di impegni spenda anni in ricerche per scrivere un romanzetto commerciale; ma se per documentarsi occorrono meno di cinque minuti, credo che il lettore abbia diritto almeno a questo.

Chi parla così? La solita Gamberetta acida e invidiosa? No, Damon Knight sessanta anni fa, recensendo il romanzo di fantascienza di Ken Crossen La rivoluzione del 1990 (Year of Consent, 1954).

Un altro estratto dalla recensione:

bandiera EN The writing itself incorporates every beginner’s mistake known to man. The hero-narrator describes himself while looking in the equivalent of a mirror. He asks or answers impossibly stupid questions in order to communicate background material to the reader. His confederates act in a manner only possible to clairvoyants or maniacal hunch-players, and get away with it. And —please notice this battered, inside-out echo of Nineteen Eighty-Four—the hero betrays himself in an apartment which he knows to be wired.
The dialogue between the hero and heroine has to be seen to be believed; I have watched a few TV soap-operas lately, and they haven’t been this bad. After the usual chase, hero gets his choice of being shipped off to Australia with girl just as the revolution is about to start, or sticking around to do sixteen jobs nobody else can handle. He picks Australia, but has a change of heart at the last moment, and makes a speech this long about it … I can’t go on.

bandiera IT La scrittura incorpora ogni possibile errore che un principiante possa commettere. Il protagonista-narratore si descrive mentre si guarda nell’equivalente di uno specchio. Chiede o risponde a domande assurdamente stupide solo per imboccare il lettore con informazioni sull’ambientazione. I suoi complici agiscono in maniera possibile solo a chiaroveggenti o a chi si affidi in maniera maniacale alle intuizioni; e va loro sempre bene. E – per piacere notare il triste eco di 1984 – l’eroe si tradisce in un appartamento che sa essere sotto controllo.
Il dialogo tra l’eroe e l’eroina è roba da non crederci; ho visto alcune soap opera in TV ultimamente, e i dialoghi non erano scritti così male. Dopo il consueto inseguimento, l’eroe ha la possibilità di scegliere tra l’essere spedito in Australia con la sua ragazza, proprio alla vigilia della rivoluzione, oppure rimanere per svolgere sedici missioni diverse che nessun altro può portare a termine. Scegli l’Australia, ma ha una crisi di coscienza all’ultimo momento e fa un monologo così lungo per spiegarlo… e non ce la faccio a proseguire.

Capisco molto bene la frustrazione di Knight. Non so se sarebbe felice di sapere che sessanta anni dopo non è cambiato molto. Ancora si pubblicano romanzi di narrativa fantastica pieni di dialoghi inverosimili, situazioni idiote e con il protagonista che si descrive allo specchio (Elena P. Melodia, fai ciao con la manina!).
Viene da chiedersi se la “critica” serva a qualcosa. Ne parlerò più avanti.

Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent
Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent

Prima un passo indietro. Il libro dal quale ho tratto la recensione di cui sopra è In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction, un volume del 1956 che raccoglie recensioni e saggi di Knight apparsi sulle riviste di fantascienza dell’epoca.
Di In Search of Wonder sono uscite diverse edizioni, io ho letto la seconda, del 1967.

Per chi non lo conoscesse, Damon Knight (1922 – 2002) è stato uno scrittore di fantascienza americano, noto soprattutto per i suoi racconti. Uno per tutti, il divertente: “To serve man” da cui è stato tratto un episodio de Ai Confini della Realtà dal titolo “Servire l’uomo”.
Knight ha anche scritto un manuale dedicato alla narrativa breve: Creating Short Fiction (1981).

Ma vista la mia passione per il weird, consiglio di dare un’occhiata all’ultimo romanzo di Knight, scritto qualche anno prima di tirare le cuoia: Messaggi per la mente (Humpty Dumpty: An Oval, 1996).

La trama di Messaggi per la mente vede il protagonista, Wellington Stout, che si risveglia in ospedale: gli hanno sparato alla testa e non è stato possibile estrarre il proiettile. Non sembra però che avere un proiettile conficcato nel cervello abbia particolari effetti collaterali. O sì?
Fatti sempre più inquietanti e incomprensibili capitano intorno a Stout. Forse è impazzito o forse la realtà sta andando a catafascio. Non ha importanza, quello che importa è il susseguirsi di situazioni assurde e surreali, tra alieni, strane creature e una società segreta di Dentisti.
Per certi versi Messaggi per la mente può essere considerato un antesignano della Bizarro Fiction. Dettaglio curioso: la prima parte del romanzo è ambientata in Italia, a Milano.

Copertina di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval
Copertine di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval

Ho letto In Search of Wonder con un misto di divertimento e tristezza. Divertimento perché Knight recensisce con molta ironia e altrettanta onestà, senza guardare in faccia a nessuno – e quando tira in ballo il critico letterario del Time, colpevole di parlare di fantascienza con superficialità, non si fa scrupolo a dargli dell’idiota.
Pensate che scandalo: Knight ha dato dell’idiota a un collega non da un blog di invidiosoni, ma dalle pagine di un volume rilegato con copertina rigida! Ai mentecatti del “si può esprimere qualunque opinione basta essere educati” verrà un accidente.

La tristezza nasce dal constatare che tanta passione è servita a poco. Gli errori che rileva Knight si ripetono libro dopo libro, le becere strategie commerciali delle case editrici non cambiano di una virgola, la qualità rimane bassissima. Negli anni ’50 come oggi. E alla fine, quando una rivista rifiuta di pubblicare una sua recensione, Knight si stufa e smette di scrivere recensioni.

Parlando di becere strategie commerciali, così Knight conclude la sua recensione alla mediocre antologia di Roger Lee Vernon The Space Frontiers (1955):

bandiera EN Again, this book is not so bad if you only take the space-opera out of it: but Signet [l’editore] appears to think that the space-opera is what makes it worth having: title, cover design and blurbs all support this idea.
What I am afraid of is that Signet might be right. This kind of ignorant nonsense ought to be well adapted to the existing mental set of a reader to whom “space,” “planets,” “galaxies,” are all words without any specific meaning, conveying nothing but a vague feeling of “out there.” If so—if there is a vast untapped audience of unsophisticated (and uneducated) science fiction readers just waiting to be fed—then we may expect to see an immediate mushroom-growth of Vernons… out of whom, in another twenty years, a little coterie of polished science fiction writers will evolve, to sit and wonder why their stuff doesn’t sell.
What a nightmare! Thank heaven I don’t believe it for a moment!

bandiera IT Ribadisco, questo libro non sarebbe così male se si togliesse la space-opera; ma Signet [l’editore] sembra pensare che invece proprio la space-opera renda il volume degno di essere comprato: titolo, copertina e blurb supportano questa convinzione.
Quello che temo è che Signet abbia ragione. Questo genere di idiozia senza senso potrebbe essere ben adatta per il livello mentale di un lettore per il quale “spazio”, “pianeti”, o “galassie” sono parole senza un significato preciso, che semplicemente comunicano un vago senso di “là fuori”. Se è così – se esiste un vasto pubblico di lettori di fantascienza poco sofisticati (e poco educati in materia) pronto a essere imboccato – allora possiamo aspettarci un fiorire di autori come Vernon… in mezzo ai quali, tra un vent’anni, potrebbe emergere una piccola schiera di scrittori di fantascienza decenti, che si domanderanno perché le loro opere non vendono.
Che incubo! Grazie al cielo non ci ho creduto neanche per un momento!

In America, nella prima metà degli anni ’50, c’è un boom della fantascienza. Un po’ come succede adesso con il fantasy. Gli editori come si comportano? Buttando fuori libri mediocri uno dopo l’altro; libri pensati per un pubblico ignorante, libri che si spera di vendere non perché belli, ma perché titolo, copertina e hype sono studiati per affascinare i gonzi.

Copertina di The Space Frontiers
Copertina di The Space Frontiers

Negli anni ’50 si impilavano sacchi e sacchi di spazzatura pieni di astronavi, galassie, e pianeti, il “là fuori”; adesso è la volta di elfi, vampiri e maghetti: il concetto non cambia. Signet non punta a costruire un pubblico, punta a sfruttare la moda. La montagna di letame travolgerà anche le opere buone? Contribuirà ad allevare una generazione di lettori incapace di distinguere un bravo scrittore da un imbrattacarte? Meglio!

Le case editrici non vogliono che la gente legga con regolarità. Non vogliono un pubblico competente. Vogliono una massa di diversamente furbi pronta a seguire la moda e a farsi accalappiare da una copertina sbrilluccicosa, modello selvaggio con le perline.

Come spiega Sandrone Dazieri – editor Mondadori e scopritore del “talento” di Licia Troisi – in una vecchia intervista su Repubblica:

Un romanzo per giovani adulti è quello che pone al centro della storia la figura di un adolescente che affronta l’amore, la morte, il sesso: sia in forma realistica che metaforica. Chi si rispecchia nell’eroe legge le sue avventure anche se non è un frequentatore di librerie: le vendite della letteratura per young adult sono così visibili perché si devono a un pubblico che abitualmente non si muove.

Che è la stessa strategia di Signet: rivolgersi al pubblico che non frequenta le librerie, che abitualmente non si muove. Il pubblico cerebroleso che non distingue un pianeta da una galassia e che compra un romanzo se in copertina vede una mezzelfa in abiti discinti o un vampiro che brilla.
Ci sarebbe da chiedersi se non sarebbe più vantaggioso rivolgersi invece al pubblico che divora cento libri all’anno: certo parliamo di una minoranza, ma ognuno di questi acquista più libri in sei mesi di un non-frequentatore-di-librerie in tutta la sua vita.
Ma rivolgersi a un pubblico appassionato implica offrire un prodotto valido: troppa fatica! E se davvero si introducessero dei criteri qualitativi, l’industria editoriale andrebbe a farsi friggere. Perché raramente (mai?) lo scopo di un editore è pubblicare buoni libri. Lo scopo di un editore è lucrare, fare favori agli amici, promuovere le idee a lui congeniali. Il valore artistico delle opere non interessa.

E il bello è che io posso sbraitare finché voglio ma non inciderò sulle vendite neanche per una manciata di volumi. Infatti, per definizione, gli editori non si stanno rivolgendo a un pubblico informato. Lo mettono già in conto che chi non è sprovveduto eviterà certe schifezze. Non gliene frega niente, ci sarà sempre nuovo pubblico semi analfabeta pronto per essere fregato.
Un’industria che si basa sull’ingenuità dei clienti. Un’industria che scientemente sfrutta, senza scrupoli, l’ignoranza altrui. E poi gli editori vengono a cianciare di “cultura” e a piagnucolare e a chiedere agevolazioni e aiuti statali. Cari editori, dovete morire di fame.[1]

coniglietto-fatina
Per compensare lo schifo dell’editoria ci vorrebbe l’immagine di un coniglietto. O di una fatina. O di un coniglietto-fatina!

Leggendo il libro di Knight, mi sono resa conto che in fondo non c’è molta differenza tra il mercato anglosassone e il nostro. Le logiche sono le stesse.
Dunque come si spiega il fatto che il livello medio anglosassone, per quanto riguarda la narrativa fantastica, sia molto più alto del nostro?
Secondo me è soprattutto questione di numeri e di tradizione. Ci sono molti più scrittori in lingua inglese e c’è una tradizione nello scrivere questo genere di opere. E a scuola non si viene rimbecilliti con I Promessi Sposi.[2]

L’altra differenza che noto tra l’estero e l’Italia – differenza che però, sottolineo, non so quanto incida – è il diverso approccio alla critica. Damon Knight è onesto. Anche quando parla dei suoi amyketti – come James Blish, con il quale collaborerà alla stesura di Var, l’alieno (VOR, 1958) –, mantiene il senso della misura.
Quando c’è da elogiare elogia e quando c’è da bastonare bastona.
A Knight non piace il ciclo della Fondazione di Asimov e lo dice senza mezzi termini; esalta i primi romanzi di Philip K. Dick, ma non ha problemi a dire che i racconti invece sono solo boiate commerciali; massacra il povero A. E. Van Vogt e non ha parole tenere per John Wyndham e il suo I figli dell’invasione (The Midwich Cuckoos, 1957).
Quando discute di Richard Matheson – Richard Matheson, non Licia Troisi – tra l’altro scrive:

bandiera EN Like most of his literary generation, he has no sense of plot; in each story he puts together a situation, carries it around in circles until he gets tired, then introduces some small variation and hopefully carries it around some more, like a man bemused in a revolving door. His stories sometimes reach their goal by this process, but only, as a rule, when there is no other possible direction for the story to take; more often they wind up nowhere, and Matheson has to patch on irrelevant endings to get rid of them.

bandiera IT Come molti della sua generazione letteraria, non ha alcun senso della trama; in ognuno dei racconti costruisce una situazione, la fa girare in tondo finché non si stanca, a quel punto introduce una piccola variazione e fa girare la storia ancora un altro po’, come qualcuno compiaciuto da una porta girevole. I suoi racconti ogni tanto raggiungono il loro scopo in questa maniera, ma capita solo quando non c’erano alternative; più spesso i suoi racconti non vanno da nessuna parte, e Matheson deve cucire finali irrilevanti per liberarsene.

E Knight non è più tenero con i romanzi di Matheson: Io sono leggenda (I Am Legend, 1954) è aspramente criticato per l’ingenuità delle spiegazioni pseudo-scientifiche; Tre millimetri al giorno (The Shrinking Man, 1956), che secondo Knight è stato scritto con poca cura e scarso rispetto per il lettore, è ridicolizzato per i grossolani errori di calcolo. La recensione così si conclude:

bandiera EN The rest of the book, like much of Matheson’s work, is a dismal interior monologue, endlessly reflecting the author’s own stream of consciousness at its most petty and banal.

bandiera IT Il resto del libro, come molte delle opere di Matheson, è un’orribile monologo interiore, che rispecchia di continuo il flusso di coscienza dell’autore stesso ed è per lo più insignificante e banale.

Dopodiché Knight si chiede come mai i diritti cinematografi di un libro così brutto siano stati venduti prima ancora della pubblicazione, e si domanda perché non possano invece avere successo opere più meritevoli.

Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man
Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man

Ma forse Knight è il solito maleducato invidioso che non capisce l’Arte. Be’, sentite il giudizio di Thomas M. Disch su Ray Bradbury – ancora, Ray Bradbury, da alcuni considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi, non Licia Troisi:

bandiera EN His sense of humor doesn’t operate on both sides of the generation gap; his horrors are redolent of Halloween costumery; his sentimentality cloys; his sermons are intrusive and schoolmarmish; he is uninformed and undisciplined. He is an artist only in the sense that he is not a hydraulic engineer.

bandiera IT Il suo senso dell’umorismo non funziona su entrambe le sponde del salto generazionale; i suoi orrori hanno l’aspetto dei costumi di Halloween; il suo sentimentalismo dà la nausea; i suoi sermoni sono intrusivi e degni di una maestrina; è ignorante e indisciplinato. È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico.

È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico, che non mi sembra tanto lontano dall’augurare a Bradbury di darsi all’ippica. D’altra parte poco prima Disch ha spiegato che i racconti di Bradbury li potrebbe scrivere un ragazzino undicenne non troppo sveglio, dandogli abbastanza tempo.

E come fanno Knight e Disch ad arrivare ai loro giudizi? Prendono i testi di partenza e citano passaggi rilevanti per le loro tesi. Per esempio – esempio, cioè uno dei tanti – nel caso di Disch/Bradbury:

bandiera EN Consider this description (from “The Night” [un racconto dell’antologia The Stories of Ray Bradbury]): “You smell lilacs in blossom; fallen apples lying crushed and odorous in the deep grass.” Ordinarily apples don’t fall when lilacs blossom, but in Bradbury’s stories it’s always Anymonth in Everywhereville. His dry-ice machine covers the bare stage of his story with a fog of breathy approximations. He means to be evocative and incantatory; he achieves vagueness and prolixity.

bandiera IT Considerate questa descrizione (da “The Night” [un racconto dell’antologia The Stories of Ray Bradbury]): “Senti il profumo dei lillà in fiore; le mele cadute giacciono schiacciate e odorose nell’erba alta.” Normalmente le mele non cadano quando i lillà fioriscono, ma nei racconti di Bradbury è sempre un-mese-qualunque nel paese-da-qualche-parte. La sua macchina per il ghiaccio secco ricopre il disadorno palcoscenico dei suoi racconti con una densa nebbia di approssimazioni. Bradbury pensa di essere evocativo e “magico”, ottiene di essere vago e prolisso.

Questo è anche l’unico modo serio per discutere di narrativa: si prende un testo e lo si analizza in base a una serie di criteri. Criteri tecnici, non di amicizia o di convenienza.

Copertina di On SF
Copertina di On SF di Thomas M. Disch, libro dal quale sono tratte le citazione di cui sopra

Forse se anche in Italia si diffondesse una mentalità del genere ne avremmo un guadagno. Ma la vedo dura. Sembra che da noi si debba sempre parlare di politica o di chissà quali sbrodolamenti pseudo filosofici. Sporcarsi le mani con le parole è visto con disgusto. Si passa il tempo a disquisire se Heinlein è fascista, se Dan Simmons è razzista, se Tolkien è di destra o di sinistra, e non si entra mai nello specifico. Lo specifico sono i testi, non la mentalità degli autori.

E questo quando va bene. Normalmente la polemica letteraria non arriva neanche a quel livello misero, meglio discutere pregi e difetti del vestito di un’autrice mentre ritira un premio. E ci fosse qualcuno che dica: “Gente, sveglia! Un’autrice si può vestire come cavolo le pare non è quello il punto! Il punto è: come mai si sta premiando un romanzo scritto con i piedi?”
Per tacere degli spettacoli pietosi che vedono gli autori fare comunella per difendere l’indifendibile, come quel paio di scrittori mentecatti che hanno avuto il coraggio di trovare giustificazioni persino per l’inqualificabile Gli Eroi del Crepuscolo.

Ancora più scoraggiante è il fatto che non cambia mai niente.
Qualche tempo fa, mentre cercavo tutt’altro, mi sono imbattuta in un articolo di Repubblica intitolato: “Ragazzo prodigio, a 18 anni un romanzo da Feltrinelli”.
All’inizio ho pensato che fosse un nuovo autore, sulla scia appunto di Chiara Strazzulla, del Ghirardi, di quell’altro ragazzino che ha pubblicato i romanzi sui pirati per Mondadori e fenomeni da baraccone simili. Ma l’articolo era datato 21 gennaio 2003.

Ho indagato un po’ e ho scoperto che il “prodigio” si chiama Andrea Santojanni; a 17 anni impiega ben due mesi della sua vita per scrivere un romanzo, l’anno dopo viene pubblicato da Feltrinelli. Rilevante perché il romanzo è parzialmente di genere fantastico: da quel che ho capito è una storia d’amore ma con i due protagonisti che si scambiano i corpi, lo spirito di lui entra nel corpo di lei e viceversa.

Il romanzo si intitola Sono solo mostri e l’incipit è il seguente (via google books si può leggere qualche pagina in più):

Sabato ventisette marzo. Claudia saltò giù dal letto. In effetti erano le sei e mezza, e se non si fosse sbrigata avrebbe perso il pullman. E naturalmente avrebbe fatto tardi a scuola.
Ma mica questa è come la pubblicità delle merende del Mulino Bianco, dove alle sei del mattino c’è già un sole da spaccare le pietre, e si è già in forma, con il vestito elegante addosso. No! Qui stiamo parlando di gente comune. Gente mortale. Di una ragazza che si sveglia quotidianamente, [io invece mi alzo un giorno sì e uno no. N.d.G.] con il pigiamino tutto sgualcito, con tanto freddo corporale e con una confusione mentale da scandalo nazionale. E per di più era avvolta nelle tenebre della notte. E fuori dalla finestra non c’erano mica le rondini che volavano felici e spensierate. Assolutamente no! C’erano i corvi che volavano di tetto in tetto in cerca di una carogna. In cerca di un qualcosa qualsiasi.
Si piazzò davanti allo specchio e spalancò gli occhi quando vide quell’essere dai capelli tinti di rosso a maschiaccio, corti e sconvolti. Quel viso paffutello, il grande seno e gli occhi verdi. In principio non ci fece caso. Quindi si catapultò fuori dal bagno, e a passo affrettato si avviò in cucina, dove c’era la madre, che stava bevendo la sua tazza di caffè e latte. Entrambe, andavano a scuola. Col piccolo dettaglio che una stava da una parte e l’altra dalla parte opposta.
– Madre, io credo di non stare bene – disse la Claudia.
– Perché, cos’hai, tesoro? – le domandò.
– Non so, sono confusa.
La madre le sorrise, poi cercò di aiutarla dicendole che tutti erano un po’ confusi in quello stupido mondo. Tranquilla. Non s’incaricò di quel problema, e continuò a guardare la madre. Quasi non la riconosceva. Cosa diavolo voleva significare? Era forse la stessa e vecchia storia? Bisogna sapere che Claudia appena si svegliava vedeva creature soprannaturali intorno a sé. Può darsi che anche in quel momento era confusa come sempre. Quindi non fece caso a niente.

Fa schifo, ma inutile dilungarsi. Non è neanche giusto: una persona senza esperienza che scrive in fretta scrive così, il problema è che forse dovrebbe capire da sola che non è un livello degno. Non puoi scrivere in questa maniera e chiedere soldi in cambio. Tra l’altro come sempre editing zero, neanche correzione di bozze, hanno persino lasciato le virgole tra soggetto e verbo (vedi: “Entrambe, andavano a scuola”).

Copertina di Sono solo mostri
Copertina di Sono solo mostri

Esilaranti le due recensioni archiviate al sito Feltrinelli. Andrea Di Consoli recensisce per L’Unità e chiude con questo sproloquio:

Il sesso è, spesso, una banale manifestazione di forza e di potenza. Perciò, dopo aver letto Sono solo mostri, del sesso se ne ricava un’idea mediocre, quasi fastidiosa. A cosa serve il sesso se c’è una forma di amore che supera se stesso e straripa in un bene che porta alla fusione della testa, allo scambio dei corpi? A niente, verrebbe da dire. Il romanzo sorprendente di Andrea Santojanni ci lascia addosso la sensazione di esserci fermati sulla soglia, di esserci chiusi in un al di qua – ci lascia addosso la fastidiosa sensazione di non aver mai fino in fondo preso (vissuto) il corpo della persona amata. Non si tratta di divorarlo, il corpo, ma di sentirselo dentro, come una magia: di sentirne il piacere, le vibrazioni. Ha ragione Erri De Luca a definire il piccolo Santojanni un mago.

Ma si può sapere chissenefrega delle idee di Di Consoli sul sesso se stiamo parlando di critica letteraria? Come dicevo prima, sbrodolamenti “filosofici” quando abbiamo un testo che specifica che la protagonista si alza “quotidianamente” e che ci tiene a sottolineare che i corvi sono in cerca di “qualcosa qualsiasi”.
E siamo a pagina UNO e non entro neanche nel merito degli altri diecimila errori. È una vergogna. Una vergogna il romanzo e sono vergognose recensioni del genere.

Non dico che all’estero sia il Paradiso. Anche lì è pieno di incompetenti e lecchini, ma almeno non ci sono solo quelli!
Erri De Luca, recensendo per Il Mattino, supera qualunque limite di decenza. Antefatto: racconta lo stesso De Luca di aver conosciuto Santojanni durante un incontro tra studenti e scrittori; Santojanni gli ha rifilato il manoscritto e De Luca ne è rimasto tanto affascinato che…

Chiamo la mia agente e le dico di aver trovato un pezzo unico, un regalo per qualunque editore. A differenza di ogni altro esordiente che va al suo primo contratto allo sbaraglio, bisognava spuntare subito termini di contratto da professionisti affermati. Perché lì dentro c’era materia di contagio per comitive di lettori, perché il ragazzo era un caso letterario di quelli che capitano di tanto in tanto all’estero, ma da noi mai spuntava uno così, a diciassette anni con una storia esplosiva a miccia corta che scoppia in mano all’apertura.
Così per consuetudine ho passato il malloppo per primo a Feltrinelli però con l’ultimatum di rispondere entro una settimana, oppure andava fuori. Non era scaduto il termine-capestro e in pochi giorni l’editore aveva azzannato l’osso e il ragazzo aveva il suo primo contratto editoriale con clausole da scrittore di punta.

Senza parole. Ma come mai De Luca è rimasto così ammaliato? Be’…

La letteratura è ben fornita di magnifici viaggi: Ulisse, Dante, Chisciotte, Gulliver, Crusoe. Ma prima di ’sto ragazzo chi s’era inventato il trasloco dentro carne e ossa del dirimpettaio? Un’idea così nitida, senza sforzo d’ingegno e perciò geniale [...]

Ecco, questo leggendo i siti esteri e la critica letteraria nel mondo anglosassone non l’ho mai visto: la presa per il culo. Tipo quando Dazieri dice che i romanzi di Licia sono originali e in pratica non hanno bisogno di editing. Secondo De Luca l’idea dello scambio di corpi sarebbe un’idea mai vista prima. Diosanto.
Il triste è che se davvero Dazieri e De Luca sono convinti che la Troisi e Santojanni siano originali è ancora una presa in giro; è una presa in giro che persone tanto ignoranti siano nella posizione di decidere una pubblicazione.

Eravamo a gennaio 2003. La Strazzu pubblica a giugno 2008. Cinque anni, non cinquecento. E nessuno che dica: “Però il prodigio dell’altra volta in effetti non è che fosse ‘sto genio…” Niente. Da Einaudi in giù tutti convinti di avere a che fare con un altro prodigio.

Morale della favola? Che non esiste una morale. Non c’è un premio per l’impegno o per il talento, c’è un premio se il tuo amyketto De Luca ti raccomanda.
Lo so, lo so, avevo promesso di non occuparmi più di fantasy italiano. Mi sono lasciata trascinare. Il Lato Oscuro è molto potente, e fanno biscotti buonissimi!

Il Lato Oscuro ha i migliori biscotti
come to the dark side, we have cookies

Un altro aspetto interessante del libro di Knight è che permette di osservare un pezzetto di storia della narrativa fantastica in divenire. È curioso leggere di Ballard o Philip K. Dick nel ruolo delle giovani promesse o sentire Knight lamentarsi che la gente dovrebbe piantarla di parlare solo dei classici, ma prendere in considerazione anche autori nuovi e che già hanno dimostrato notevole bravura, come Robert A. Heinlein.

Rimanendo ai classici. Quando Knight sposta il discorso dalla fantascienza al fantasy, cita Howard e Lovecraft come pilastri del genere, anche se ha delle serie riserve sullo stile di quest’ultimo. Volendo indicare un capolavoro, tira fuori Flecker’s Magic (1926) di Norman Matson, un urban fantasy nel quale uno studente di una scuola d’arte di Parigi riceve da una strega un anello magico in grado di realizzare i desideri. Seguono complicazioni. Ammetto la mia ignoranza: non avevo mai sentito nominare questo romanzo e non ho mai letto niente dell’autore.
Knight non spreca neanche mezza parola per Tolkien, nonostante Il Signore degli Anelli sia già stato pubblicato all’epoca della prima edizione di In Search of Wonder. Giusto così.

* * *

Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma a riassumere Knight si perde tutto il divertimento, sarebbe come leggere gli articoli di Gamberetta senza gli estratti e i commenti sarcastici.

Anche se questa è una recensione non darò un voto in Gamberi: il libro di Knight non è paragonabile alle altre opere recensite, visto che non si tratta di narrativa né di un manuale di scrittura. Lo stesso lo consiglio: è come sfogliare un blog stile Gamberi per 300 pagine!

Per chiudere, le quattro ipotesi che guidano Knight nelle sue recensioni (sostituite “science fiction” con “fantasy” e siete a posto):

bandiera EN 1. That the term “science fiction” is a misnomer, that trying to get two enthusiasts to agree on a definition of it leads only to bloody knuckles; that better labels have been devised (Heinlein’s suggestion, “speculative fiction,” is the best, I think), but that we’re stuck with this one; and that it will do us no particular harm if we remember that, like “The Saturday Evening Post,” it means what we point to when we say it.

2. That a publisher’s jacket blurb and a book review are two different things, and should be composed accordingly.

3. That science fiction is a field of literature worth taking seriously, and that ordinary critical standards can be meaningfully applied to it: e.g., originality, sincerity, style, construction, logic, coherence, sanity, garden-variety grammar.

4. That a bad book hurts science fiction more than ten bad notices.

bandiera IT 1. Che il termine “science fiction” è improprio, e che cercare di mettere d’accordo due appassionati sulla sua definizione porta solo al pestarsi a sangue; che etichette migliori sono state ideate (il suggerimento di Heinlein, “speculative fiction” è il migliore, credo), ma lo stesso siamo impantanati con “science fiction” e non c’è niente di male se ci ricordiamo che, come per “The Saturday Evening Post”, un termine significa quello che stiamo indicando mentre lo pronunciamo.

2. Che il blurb di copertina e una recensione sono due cose diverse e vanno scritte in maniera diversa.

3. Che la fantascienza è un ramo della letteratura degno di essere preso sul serio, e che i normali parametri critici possono essere applicati con successo. Per esempio: originalità, onestà, stile, costruzione, logica, coerenza, sensatezza, grammatica.

4. Che un brutto libro danneggia la fantascienza più di dieci recensioni negative.[3]

* * *

note:
 [1] ^ Naturalmente parlo per l’ambito che conosco, la narrativa fantastica. Può essere che in altri settori dell’editoria (dalla poesia alla saggistica) sia tutto rose e fiori, ne dubito, ma non metto lingua riguardo a situazioni di cui so poco.
Si potrebbe poi sostenere la tesi che, nonostante siano inefficienti e disonesti, gli attuali editori riescono comunque a garantire un livello qualitativo superiore a quello ottenibile con altre forme di selezione. Non lo escludo in principio. Staremo a vedere.

 [2] ^ Il tempo buttato dietro a I Promessi Sposi è un danno in sé, ma non è solo quello il punto. Il punto è che I Promessi Sposi sono il simbolo di un modo di studiare stupido e controproducente. Basta vedere le tracce dei temi per la maturità, fuffa del tipo: “Commento di un passo della Prefazione della Coscienza di Zeno.” o “Innamoramento. Testi di Dante, Alberoni, Gozzano, Catullo, Leopardi e Cardarelli.” O ancora: “Origine e sviluppo della cultura giovanile, con un documento di Hobsbawm.”
Al massimo qui si cerca qualcuno che ripeta a pappagallo quello che i professori gli hanno detto su Svevo o Dante. Un bello spreco di anni.
Si vuole che dal Liceo escano persone che sul serio hanno imparato qualcosa? Allora alla maturità i temi dovrebbero essere: “Scrivere un racconto romantico che faccia sciogliere in lacrime.” Oppure: “Dimostrare che la Luna è fatta di formaggio.”

Luna di formaggio
Astronauta ritorna con la prova che la Luna è fatta di formaggio. Damon Knight ricorda come Lester del Rey si vantasse di essere in grado di sostenere qualunque tesi e l’esatto opposto. Ed è questa abilità che dimostra padronanza della lingua, non sapere in che anno è nato Dante.

Basta con le stronzate stile: “L’influenza sociale della scapigliatura nella Milano dell’800”. Bisogna insegnare alle persone come usare al meglio la propria lingua; come analizzare le idee altrui – a livello formale – e come esprimere le proprie. Non bisogna insegnare le singole idee (cosa ne pensava Gozzano dell’amore; tra l’altro: chissenefrega!), bisogna insegnare a manipolare le idee in generale (come faccio a esprimere un determinato concetto di amore, qualunque sia tale concetto).
Bisognare dare strumenti, non nozioni. Invece al Liceo si ottengono solo nozioni, e spesso sono pure nozioni superficiali se non sbagliate.
EDIT del 22 marzo 2011. Ho aggiunto qualche altro dettaglio, qui. Per piacere commentate quell’articolo e non questo se intendete discutere di Manzoni & Liceo.

 [3] ^ Ipotesi Assiomi in voga in Italia:
1. Il termine fantasy indica quei romanzi per i quali ogni critica è ingiustificata.

2. Quello che dice l’editore riguardo a un romanzo da lui pubblicato ha lo stesso valore di una recensione.

3. Il fantasy non è letteratura, e non deve essere preso sul serio. Soprattutto non si può giudicare un’opera basata sulla fantasia usando criteri letterari.

4. Una recensione negativa danneggia il mercato più di dieci brutti libri.


Approfondimenti:

bandiera EN In Search of Wonder su Amazon.com
bandiera EN In Search of Wonder su gigapedia library.nu
bandiera EN In Search of Wonder su Wikipedia
bandiera EN Humpty Dumpty: An Oval su Amazon.com
bandiera IT Messaggi per la mente su Delos Store
bandiera EN “To Serve Man” su Wikipedia (attenzione agli spoiler!)
bandiera EN Damon Knight su Wikipedia

bandiera IT On SF su Amazon.it
bandiera EN On SF su gigapedia library.nu

bandiera IT Sono solo mostri su Amazon.it
bandiera IT La scheda del romanzo Sono solo mostri presso il sito dell’editore

bandiera EN La Luna è fatta di formaggio?

 

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I Confini della Realtà

I Confini della Realtà è un’antologia di racconti fantastici pubblicata l’anno scorso da Mondadori. Gli autori sono italiani.
Su emule occorre cercare:

Icona di un mulo Bluebook.0953.ITA.A.A.V.V.I.Confini.della.Realtà.rar (1.722.009 bytes)

Copertina de I Confini della Realtà
Copertina de I Confini della Realtà

Riporto la breve nota introduttiva del curatore, Sandrone Dazieri:

La nostra casa. Il nostro lavoro. La pizza con gli amici, la partita a calcetto o il cinema, il weekend fuori porta. I figli che crescono. Ringraziamo Dio per la fortuna di avere una vita così soddisfacente e tranquilla. Ci sentiamo a nostro agio nel mondo, conosciamo il nostro posto e il nostro futuro. Fino a quando, un giorno, prendiamo una strada che non abbiamo mai percorso prima. I passanti ci guardano con ostilità, le case sembrano possedere volti maligni pronti a divorarci. Abbiamo paura. È bastata una piccola svolta sbagliata per proiettarci in un territorio sconosciuto, per farci provare il brivido dell’ignoto e temere per la nostra vita. Abbiamo scoperto che esiste un altro mondo accanto a quello che ci è familiare, che siamo giunti in “una regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell’immaginazione, una regione che si trova… ai confini della realtà”.
Credo che queste parole le abbiate riconosciute. Sono quelle con cui il grande Rod Sterling, scrittore e sceneggiatore statunitense, apriva una delle serie più importanti della storia della televisione: Twilight Zone, Ai confini della realtà. In questa serie dedicata al fantastico, spesso ironica, a volte spaventosa, sempre affascinante, si raccontava di uomini comuni catapultati nell’imprevisto. Poteva trattarsi di un comunicato alla radio che annunciava un’esplosione nucleare, di una persona che scopriva di poter prevedere il futuro, del primo incontro con esseri alieni dotati di mani o occhi in soprannumero, di un grande magazzino dove i manichini prendevano vita nottetempo, ma sempre gli spettatori rimanevano sorpresi: sullo schermo venivano rappresentati in modo spettacolare i loro incubi e i loro sogni.
Era la fine degli anni Cinquanta, un periodo in bilico tra gli orrori della guerra appena finita e quelli della possibile guerra a venire, dove lo straniero era sinonimo di pericolo e invasione, dove la tecnologia prometteva meraviglie e minacciava mostri. Dove tutto era appena al di là della linea d’orizzonte: l’omicidio Kennedy e il Sessantotto, la conquista dello spazio e la guerra del Vietnam, la rivoluzione sessuale e il boom economico.
E oggi? Oggi che il mondo è cambiato in modi che nessuno avrebbe creduto possibili, che il grande orrore di una guerra planetaria è stato soppiantato dai tanti piccoli orrori di tante piccole guerre, che il Grande Fratello è diventato un gioco innocuo, quali sono i nuovi confini della realtà? Dove si può spingere la nostra immaginazione? Che cosa davvero può spaventare, stupire o almeno stuzzicare noi sopravvissuti a Chernobyl e all’11 settembre, noi assuefatti al trash e alla tortura in diretta su Internet? Possiamo rompere gli schemi di una narrativa di genere che sembra aver affidato al solo noir il compito di raccontare le nostre paure?
Abbiamo rivolto la domanda a dieci scrittori. Questa “fantastica” antologia è la loro risposta e insieme un affascinante affresco della nuova narrativa italiana.
Buona lettura.

Tranne un paio di eccezioni, gli autori coinvolti non scrivono normalmente narrativa fantastica, perciò si può immaginare il livello di questa antologia. Ma una delle eccezioni è la Nostra Amata Licia!!! “Nulla si crea, tutto si distrugge” è il titolo del suo racconto: da non perdere!

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Dalle Cronache alle Guerre del Mondo Emerso

Il Talismano del Potere era il romanzo conclusivo delle Cronache del Mondo Emerso. Non è stato però il romanzo conclusivo della carriera di Licia Troisi che ha continuato imperterrita a scrivere. Altri tre romanzi, un’altra trilogia: Le Guerre del Mondo Emerso.
Intendo occuparmi anche di questi tre romanzi, ma non subito: ho bisogno di almeno un paio di mesi per “disintossicarmi”, non ne posso più di leggere le scemenze della signora Troisi!
Nei prossimi mesi voglio dedicarmi ad autori di cui ho sentito parlare bene ma che non ho ancora avuto modo di leggere, in particolare Philip Pullman, China Miéville e Tim Pratt.

Copertina di Perdido Street Station
Perdido Street Station di China Miéville

Tuttavia, prima di lasciare la Troisi, mi sento in obbligo di sfatare una delle leggende metropolitane che la circondano. Leggenda vuole che la Troisi sia migliorata passando dalla prima alla seconda trilogia. Non ho idea da dove nasca questa leggenda, forse è solo colpa di un mal formulato ragionamento logico: se sono dispersa nel gelo interstellare, con temperatura prossima allo zero assoluto, mi è facile immaginare che qualunque altro luogo sia più caldo, così pare naturale a chiunque abbia letto Nihal che qualunque altro romanzo debba essere almeno un poco meglio. Purtroppo non è così. È vero che lo stile della Troisi è in minima parte cambiato, ma non è migliorato. Così come non è migliorata la capacità di creare scene originali e coerenti. La Troisi si dibatte sempre in mezzo a stupidate senza capo né coda.

Un esempio – un secondo esempio, dopo l’«uno a zero!» – tratto da Un Nuovo Regno, l’ultimo romanzo della Troisi, romanzo che disgraziatamente ancora ricordo bene (l’ho letto prima di Natale).

Copertina di Un Nuovo Regno
Un Nuovo Regno di Licia Troisi

Dubhe e Theana sono prese prigioniere.

Dubhe sentì il rumore acuto di armi che cozzavano, voci che ridevano e urlavano.

Ora non si può sapere, ma nel proseguo non ci sono armi che cozzano.

La testa le doleva, ma non era solo effetto della botta che aveva preso. Era ancora confusa, e ci mise un po’ a capire dove si trovava e cosa era successo.
La sua guancia era premuta su paglia umidiccia, e davanti a sé vedeva un paio di piedi stretti da una corda.

Con la guancia premuta sulla paglia m’immagino Dubhe stesa su un fianco. I piedi stretti da una corda di chi saranno? Sono suoi, e dunque è piegata in due, o sono di Theana?

[...] «Stai bene?»
La voce, stridula e preoccupata, fu seguita quasi subito dall’apparizione di un volto nel suo campo visivo. Ci mise un po’ a riconoscerla. Era Theana, camuffata con quel travestimento che avevano messo in atto qualche sera prima. Quel ricordo se ne tirò dietro altri, lentamente, come grani di una collana.
Dubhe annuì stancamente. «Aiutami a tirarmi su.»
Theana strisciò verso di lei e le afferrò un braccio con entrambe le mani. Fu allora che Dubhe si accorse che tutte e due avevano le mani legate dietro la schiena.

Come accidenti fa Theana ad afferrare un braccio di Dubhe con le mani legate dietro la schiena?! E soprattutto, come potrebbe “tirarla su”?! Provateci voi: rovesciate una credenza, o un altro mobile bello pesante, poi stendetevi a terra, le mani dietro la schiena, i piedi uniti, vediamo come riuscite a rimettere a posto il mobile…

Riuscì a mettersi seduta a fatica. Theana, davanti a lei, era pallida e scarmigliata. La fissava in attesa di qualcosa. Dubhe si guardò attorno. Erano su un carro col pavimento coperto di paglia e le pareti composte da gabbie.

Le pareti composte da gabbie?

[...] Erano nel bel mezzo di un accampamento. C’erano una decina di tende bianche piuttosto malmesse e un padiglione più grande poco distante dal carro in cui erano tenute prigioniere. Alcuni soldati circolavano per il campo, mentre altri se ne stavano seduti a far nulla all’ingresso della propria tenda.
[...]
Dubhe guardò il cielo. Pomeriggio. Doveva aver preso una bella botta. Provò a muovere le braccia alla ricerca del pugnale, ma si accorse che così legata non le era possibile. Si tastò i muscoli.

Quali muscoli ti tasti con le mani legate dietro la schiena? I muscoli del culo? E anche per far ciò occorre che i palmi delle mani siano rivolti verso il proprio corpo, una posizione del tutto innaturale e che renderebbe i gesti precedenti di Theana ancora più inverosimili.

Ancora non aveva recuperato appieno le forze, ma poteva bastare l’agilità. Fece un unico movimento fluido con le spalle, portando contemporaneamente le ginocchia al petto, e riuscì a far scivolare le mani sotto le gambe. Si trovò le braccia davanti..
[...]
In quel momento la porta del carro si aprì. «Giù, voi, svelte!»
Erano due soldati: uno più giovane e magro, l’altro più anziano e muscoloso. Bastò il suono della voce di quello anziano e Theana prese a tremare come una foglia.

I carri hanno le porte? E complimenti per il giovane/magro anziano/muscoloso, io mi sarei aspettata basso/grasso alto/magro!

[...] Poi i due uomini si lanciarono un’occhiata e le condussero per un cammino accidentato che tagliava in mezzo una macchia bassa e piuttosto fitta.

Come fanno a condurle se almeno una delle due, e molto probabilmente entrambe, ha i piedi legati?

[...] Il loro breve percorso finì vicino a un ruscello. Dubhe ebbe un tuffo al cuore. Lo conosceva, e non riuscì a nascondere il suo turbamento.
I due uomini le costrinsero in ginocchio sulla riva. Dubhe sentiva i denti di Theana che battevano. La guardò: piangeva. Non poteva biasimarla.
Le mani ancora le formicolavano, ma ugualmente ne spostò una nelle vicinanze del pugnale, pronta a ogni evenienza.
«Lavatevi la faccia e bevete. In queste condizioni nessuno vi comprerebbe.»
[...]
[Dubhe] Bevve quanta più acqua poté. Aveva la gola riarsa. Ne approfittò anche per detergersi dietro la nuca, là dove sentiva un taglio che le bruciava.

Dubhe, ciccina, hai le mani legate, come Diavolo te la detergi la nuca?

[...] «Forza» disse il soldato anziano al compagno, mentre tirava su Dubhe. «Porta via anche la tua. Queste sono due lagne, e non ho voglia di sentirle starnazzare per tutto il tragitto.»
L’altro sbuffò e con malagrazia spintonò in avanti Theana. Dubhe si sforzò di mettere un piede davanti all’altro, senza lesinare singhiozzi e lamenti.

Ma se hanno i piedi legati?! Stretti!

Come si vede la solita solfa. E non stiamo parlando di complicatissime manovre militari, stiamo parlando di due tizie con mani e piedi legati: già questa è una complessità superiore alle capacità di scrittrice della Troisi.

* * *

Qualche segnalazione di ebook presenti su eMule. Fornirò il nome del file originario e la grandezza, dovrebbe essere sufficiente per evitare di scaricare porno non voluto.

Per i pervertiti, i sei romanzi di Licia Troisi:

Icona di un libro Nihal della Terra del Vento (2004):
Icona di un mulo eBook.ITA.2107.Licia.Troisi.Nihal.Della.Terra.Del.Vento.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3,58MB)

Icona di un libro La Missione di Sennar (2004):
Icona di un mulo eBook.ITA.2125.Licia.Troisi.La.Missione.Di.Sennar.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,10MB)

Icona di un libro Il Talismano del Potere (2005):
Icona di un mulo eBook.ITA.2145.Licia.Troisi.Il.Talismano.Del.Potere.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,40MB)

Icona di un libro La Setta degli Assassini (2006):
Icona di un mulo eBook.ITA.2165.Licia.Troisi.La.Setta.Degli.Assassini.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (4,04MB)

Icona di un libro Le Due Guerriere (2007):
Icona di un mulo eBook.ITA.2186.Licia.Troisi.Le.Due.Guerriere.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (4,46MB)

Icona di un libro Un Nuovo Regno (2007):
Icona di un mulo eBook.ITA.2792.Licia.Troisi.Un.Nuovo.Regno.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3,03MB)

Copertina de Le Due Guerriere
Le Due Guerriere di Licia Troisi

La trilogia di Pullman Queste Oscure Materie:

Icona di un libro La Bussola d’Oro (Northern Lights, 1995):
Icona di un mulo Bluebook.0316.ITA.Pullman.Philip.01.La.Bussola.D’Oro.rar (1,52MB)

Icona di un libro La Lama Sottile (The Subtle Knife, 1997):
Icona di un mulo Bluebook.0317.ITA.Pullman.Philip.02.La.Lama.Sottile.rar (1,12MB)

Icona di un libro Il Cannocchiale d’Ambra (The Amber Spyglass, 2000):
Icona di un mulo Bluebook.0318.ITA.Pullman.Philip.03.Il.Cannocchiale.
D’Ambra.rar
(1,56MB)

Copertina di The Amber Spyglass
The Amber Spyglass di Philip Pullman

Ash di Mary Gentle:

Icona di un libro Ash. Una Storia Segreta (Ash: A Secret History, 2000):
Icona di un mulo eBook.ITA.2441.Mary.Gentle.Ash.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (8,21MB) – comprende tutti e quattro i volumi nei quali è stato diviso il romanzo in Italia.

Copertina di Ash: A Secret History
Ash: A Secret History di Mary Gentle

Le avventure di Fafhrd e del Gray Mouser di Fritz Leiber (elencate nell’ordine di lettura indicato dall’autore):

Icona di un libro Spade e Diavolerie (Swords and Deviltry, 1970):
Icona di un mulo eBook.ITA.2881.Fritz.Leiber.Spade.E.Diavolerie.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,89MB)

Icona di un libro Spade contro la Morte (Swords against Death, 1970):
Icona di un mulo eBook.ITA.2882.Fritz.Leiber.Spade.Contro.La.Morte.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,11MB)

Icona di un libro Spade nella Nebbia (Swords in the Mist, 1968):
Icona di un mulo eBook.ITA.2883.Fritz.Leiber.Spade.Nella.Nebbia.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,92MB)

Icona di un libro Spade contro la Magia (Swords against Wizardry, 1968):
Icona di un mulo eBook.ITA.2884.Fritz.Leiber.Spade.Contro.La.Magia.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,96MB)

Icona di un libro Le Spade di Lankhmar (The Swords of Lankhmar, 1968):
Icona di un mulo eBook.ITA.2885.Fritz.Leiber.Le.Spade.Di.Lankhmar.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,28MB)

Icona di un libro Spade tra i Ghiacci (Swords and Ice Magic, 1977):
Icona di un mulo eBook.ITA.2886.Fritz.Leiber.Spade.Tra.I.Ghiacci.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,94MB)

Icona di un libro Il Cavaliere e il Fante di Spade (The Knight and Knave of Swords, 1988):
Icona di un mulo eBook.ITA.2887.Fritz.Leiber.Il.Cavaliere.E.Il.Fante.Di.Spade.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,53MB)

Copertina di The Swords of Lankhmar
The Swords of Lankhmar di Fritz Leiber

Altre segnalazioni interessanti quando capiterà nei prossimi articoli!

Rimane solo una questione aperta, segnalata da un commentatore della recensione de Il Talismano del Potere, ovverosia: è davvero la Troisi a scrivere i romanzi che portano in copertina il suo nome?
Non lo so. Certo se non è lei dovrebbe provarci, peggio di così non può fare! Mio fratello invece mi ha suggerito una soluzione più fantasiosa, che qui riporto in forma di racconto:

Chi scrive i romanzi di Licia Troisi

I passi di Lord Mondador rimbombavano lungo il corridoio, a sovrastare il ticchettio che invadeva i sotterranei. La luce delle torce infisse ai muri poco poteva per dissipare l’oscurità che avvolgeva il tenebroso Lord.
A metà del corridoio, una figura bassa e gobba raggiunse zoppicando Lord Mondador.
«Padrone, quale immenso piacere! Io e miei assisten-»
«Poche chiacchiere, Sandrone! Come procede l’Esperimento?»
Il gobbo chinò il capo, poi con mano tremante consegnò a Lord Mondador una manciata di fogli stropicciati, un manoscritto, neanche rilegato.
Lord Mondador lesse la prima pagina. «Non è Shakespeare!» tuonò.
Il gobbo si nascose il viso dietro le braccia, non riuscendo a reggere lo sguardo di rimprovero del Padrone.
Frattanto erano giunti al termine del corridoio. Una massiccia porta di ferro sbarrava la strada. Tra la ruggine che copriva la porta spiccava una targhetta, con la scritta: “NARRATIVA ITALIANA”. Ma un artiglio aveva deturpato la parola “ITALIANA” e sotto un pennarello aveva aggiunto: “per ragazzi”.
«Apri!» ordinò Lord Mondador.
«Subito, Padrone, subito!»
Il gobbo si affrettò a recuperare un tintinnante mazzo di chiavi e si diede da fare con le molte serrature. Tirando con entrambe le mani, ansimando e sudando aprì la porta.
Il ticchettio sfumò nel silenzio.
Lord Mondador e il gobbo entrarono nella sala. Era immensa, tanto che non se ne scorgevano le pareti. La sala era occupata da file e file di tavolini, ognuno dei quali sosteneva una macchina da scrivere e una pigna di carta. Una scimmia era seduta a ogni tavolino. C’erano babbuini, scimpanzé, gibboni e altri primati.
Quando le scimmie si accorsero degli intrusi cominciarono a urlare. Alcune balzarono sulle tastiere delle macchine da scrivere, saltellando su e giù. Altre indicavano Lord Mondador con una zampa tesa, prima di scappare a rifugiarsi sotto i tavolini.
Un babbuino si avvicinò al gobbo, spiandolo di sottecchi. Sandrone prese dal camice una banana e la diede alla scimmia. La scimmia tornò al suo posto soddisfatta.
Lord Mondador sospirò. «Questo Esperimento costa! Pretendo risultati!»
«Sì, Padrone, sì…»
L’agitazione tra le scimmie si stava spegnendo. Pian piano tornavano davanti alle tastiere, si assicuravano che la carta fosse in posizione e riprendevano a digitare. Il ticchettio delle macchine da scrivere invase di nuovo il sotterraneo.
«Intanto almeno finite questa…» Lord Mondador buttò a terra le pagine del manoscritto «…questa cosa
«Sì, Padrone, sarà fatto Padrone.»
Uscito Lord Mondador, il gobbo si chiuse la porta alle spalle. Un foglio del manoscritto era rimasto in corridoio, nella pozza di luce di una delle torce. In capo vi si poteva leggere: Cronache del Mondo Emerso.

FINE

BIBLIOGRAFIA:
Infinite Monkey Theorem

Una scimmia alla tastiera

 


Approfondimenti:

bandiera IT La recensione de Nihal della Terra del Vento
bandiera IT La recensione de La Missione di Sennar
bandiera IT La recensione de Il Talismano del Potere

bandiera EN Il sito ufficiale di Philip Pullman
bandiera EN Il sito di His Dark Materials
bandiera EN Philip Pullman su Wikipedia
bandiera EN China Miéville su Wikipedia
bandiera EN Il blog di Tim Pratt
bandiera EN Tim Pratt su Wikipedia
bandiera EN Fafhrd and the Gray Mouser su Wikipedia

bandiera EN Chimpanzees Beat College Students at Computerized Brain Test
bandiera EN Nodi sul web

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Recensioni :: Romanzo :: Il Talismano del Potere

Copertina de Il Talismano del Potere Titolo originale: Il Talismano del Potere
Autore: Licia Troisi

Anno: 2005
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Mondadori

Genere: “Fantasy”
Pagine: 520

Nelle prime due puntate, Licia Troisi ci ha dapprima deliziato con le avventure tragicomiche di una frignona, poi con la villeggiatura di un mago, e ora il gran finale! Mezzelfo facile al pianto e maghetto vacanziero uniscono le forze per fermare i folli piani del Tiranno!

Ma prima qualche altra domanda e risposta con l’autrice, questa volta per merito di un’intervista apparsa su Vanity Fair.
Che luogo è il mondo emerso?
Un pezzo di terra grande come l’Europa, parte di un universo parallelo, su cui si muovono uomini e donne, folletti, mezzi elfi e le mie donne guerriere.

Da tener a mente che il Mondo Emerso è grande quanto l’Europa. Sarà interessante verificare come questo coincida con distanze e tempi di percorrenza inventati dalla Troisi.

C’è anche un mondo sommerso?
Sì, quello subatomico: nessuno sa come funziona.

Come?! Cioè Sennar sarebbe andato in vacanza nel mondo subatomico? Comunque la Troisi ha ragione: nessuno ha capito come funzioni il Mondo Sommerso, ma per la verità neanche quello Emerso!

Un atomo
Il Mondo Sommerso si nasconde dentro l’atomo?!

Ce n’è una [critica negativa] che l’ha messa ko?
Qualcuno ha detto una cosa tipo: come mai questa giovinetta esordiente ha pubblicato addirittura con Mondadori? Ho pianto molto.

Mai abbastanza, Licia! Mai abbastanza! Inoltre non è quello che ha detto “qualcuno”, i qualcuno si sono chiesti, non perché una giovinetta esordiente pubblicasse con Mondadori, ma perché una scrittrice incapace pubblicasse con Mondadori…

Fantasy per ragazzi

I primi tre romanzi della Troisi, le Cronache, sono stati pubblicati da Mondadori nella collana “I Massimi della Fantascienza”, un gesto di spregio nei confronti dei lettori e di un intero genere letterario che credo abbia pochi precedenti. Poi sono passati nella categoria dei romanzi “per ragazzi”, come del resto tutto il fantasy pubblicato da Mondadori.

Non voglio addentrarmi nella polemica se il fantasy sia per sua natura “infantile” e dunque sempre e comunque “per ragazzi”, perché io sostengo la tesi che la letteratura “per ragazzi” non esista.
Tanto per cominciare nel linguaggio corrente il termine “ragazzo” viene usato per chiunque dagli otto ai quarant’anni, e perciò sarebbe più corretto parlare di letteratura (fantasy) “per bambini”. Ma quando un bambino impara a leggere è già in grado di seguire qualunque tipo di trama e di storia, a patto che la storia medesima sia scritta in maniera semplice e chiara. Semplicità e chiarezza non sono però caratteristiche dei romanzi “per bambini”, sono caratteristiche dei buoni romanzi.
Un bambino può leggere un buon romanzo senza problemi, non ha bisogno di stupidate su misura.

Il boom della letteratura “per bambini” credo sia una manovra commerciale: genitori ignoranti o pigri non sono in grado di scegliere letture che possano piacere o interessare ai propri figli e dunque si rivolgono come pecoroni agli scaffali dove abbondano i romanzi “per bambini”, credendo così di andare sul sicuro.
Editori senza scrupoli riciclano o piazzano in questa maniera alcune delle più oscene scemenze immaginabili (Troisi) con l’idea che tanto i bambini siano una massa d’idioti. E la triste verità è che se un poveraccio cresce con la Troisi ho paura che davvero corra il rischio di bersi il cervello.

Non sostengo che da bambini occorra dedicarsi a letture educative. Manco per idea! La lettura dev’essere soprattutto un divertimento. Ma ho il sospetto che romanzi come quelli della Troisi, così incoerenti e privi della ben che minima logica, non solo non siano educativi, ma rovinino le persone. Spero di sbagliarmi.

Copertina di Abarat
Un ottimo fantasy spesso relegato al reparto “per ragazzi”: Abarat di Clive Barker

È assurdo che chi crede all’esistenza della categoria letteraria dei romanzi “per ragazzi” usi tale designazione per difendere ogni genere di sciocchezza presente in certi romanzi fantasy. Come se essere “per ragazzi” dovesse implicare minor qualità e cura del prodotto. Al massimo sarà il contrario!
Non ho mai sentito nessuno dire che si possono riempire a piacimento le merendine di conservanti, coloranti e ogni sorta di additivo solo perché sono “per bambini”!

I romanzi della Troisi non sono “per ragazzi”, non sono per nessuno. Perché nessuno, e ancor meno i ragazzi, si merita di essere esposto a un tal cumulo di marciume.

Il Talismano della Banalità

Nella recensione de La Missione di Sennar, accennavo che le truppe del Mondo Sommerso, che avrebbero dovuto sovvertire le sorti della guerra contro il Tiranno, non si erano più fatte vive. Non ricordavo con esattezza, in effetti tali truppe compaiono, sebbene per pochi paragrafi e senza muovere un dito. Era meglio per la Troisi se non fossero mai apparse…

Erano arrivate le truppe, le truppe tanto attese. [...]
Vide subito le navi. Erano una cinquantina, lunghe e maestose, dell’eleganza limpida e trasparente che era il segno distintivo di Zalenia.

Zalenia è il nome che gli abitanti del Mondo Sommerso danno al loro regno. Dunque: nel romanzo precedente il Mondo Sommerso non aveva navi, ora ne ha 50, e pure lunghe e maestose. Ci vogliono anni per costruire navi lunghe e maestose…
50 navi lunghe e maestose quanti soldati possono portare? Contando che il viaggio fino al Mondo Emerso richiede settimane, perciò le navi oltre all’equipaggio devono imbarcare anche adeguate razioni di viveri. Esagero, 2.000 soldati l’una? Ma il Tiranno ha più di un esercito, e i suoi eserciti sono di centinaia di migliaia di uomini e mostri! Che differenza fa la presenza delle truppe del Mondo Sommerso? Perché dedicare quasi un intero romanzo a costoro? Per me non lo sa neanche la Troisi.

Chiarito questo punto rimasto in sospeso, si può buttare dalla finestra La Missione di Sennar e passare da Nihal a Il Talismano del Potere senza perdere molto.

Il Talismano del Potere inizia con una situazione drammatica per le Terre libere: il Tiranno ha appena rivelato la sua arma segreta, l’armata delle tenebre! Non credo la Troisi abbia mai visto il film di Raimi, la sua di armata delle tenebre è un copiaincolla da Il Ritorno del Re.

Locandina di Army of Darkness
Locandina di Army of Darkness di Sam Raimi

Sono i morti della Troisi fantasmi, inarrestabili, a meno che non si usino armi magiche. Quando ciò avviene i fantasmi si dissolvono:

Non lo fece volontariamente: fu come se la sua mano si fosse mossa da sola, o forse le piacque pensare così. La spada di cristallo nero si frappose tra lei e Fen e la punta si conficcò nel ventre del cavaliere, passandolo da parte a parte. Per un istante gli occhi di Nihal incrociarono quelli del fantasma. Non vi videro nulla. Fen svanì a poco a poco e diventò fumo, come la sera in cui il fuoco della pira funebre aveva consumato il suo corpo.

Qui Nihal ha appena “ucciso” con un colpo al ventre il fantasma del suo primo amore, Fen. Ma questo perché lei è Nihal, ed è fortunata, le altre truppe devono prima ridurre a zero i punti ferita dei fantasmi:

Era stufo di passare la metà del tempo sul campo a trafiggere ombre. Anche con l’incantesimo che i maghi evocavano sulle armi prima della battaglia, erano necessari almeno sei o sette colpi per aver ragione di uno solo dei morti resuscitati dal Tiranno.

Comodo essere un’eroina, vero? Gli altri sei o sette colpi, lei uno solo!

Questi tali fantasmi sono evocati dal Tiranno in numero adeguato per far procedere la trama, né troppi, né troppo pochi. Se almeno la Troisi avesse parlato di zombie la faccenda avrebbe avuto più senso, con i soli corpi più freschi utilizzabili di nuovo in combattimento. Ma la Troisi parla di “fantasmi” e a quanto pare il Tiranno può richiamare in vita chiunque sia morto, dovunque e in qualunque epoca, animali compresi. Basterebbe al Tiranno sommergere il mondo di cadaveri, senza neanche pretendere che combattano, per averla vinta!

Mentre il Tiranno non pensa a questa semplice soluzione, Nihal & soci tramano su come batterlo, e c’è un solo modo, usando il Talismano del Potere!!! Come nei più beceri Giochi di Ruolo, la quest per liberare il potere del Talismano richiede vari passaggi: procurarsi il Talismano medesimo, potenziarlo con Otto Pietre Magiche, sparse agli otto angoli del Mondo, e infine pregare gli Dei nella Grande Terra.
Qual è il potere del Talismano? Il Talismano è in grado per un giorno (le ore dall’alba al tramonto) di eliminare la magia dal Mondo Emerso. Senza magia il Tiranno non può controllare né i fantasmi, né i suoi mostriciattoli preferiti gli orchetti i fammin.
Ma il Talismano può essere utilizzato solo una volta, dopo di che va distrutto o chi lo indossa muore! E solo una persona in tutto il Mondo Emerso può utilizzarlo: Nihal! Infatti il Talismano può essere manipolato solo da chi abbia nelle vene sangue elfico, e Nihal è l’ultima rimasta.
Come abitudine con la Troisi tutto ciò lascia più di una perplessità, del tipo: il Tiranno potrebbe semplicemente chiudersi in bagno il giorno scelto da Nihal per usare il Talismano, uscirne la sera e riprendere la guerra senza più preoccupazioni. Non lo farà: al momento opportuno, quando già il sole è basso sull’orizzonte e la speranza sta abbandonando l’esercito delle Terre libere, si farà trovare e si farà uccidere. Senza nessuna buona ragione. A parte le due solite: “perché sì!!!”, “è fantasy!!!”. O forse il Tiranno è scemo. Capita.

Il Talismano del Potere è soporifero. Otto Pietre Magiche sono otto viaggi uguali. Per otto volte si ripete la stessa solfa con Nihal e Sennar che vagano svogliati da un luogo all’altro. Cinque giorni di marcia e sono lì, nove giorni e sono là, un po’ volano, un po’ cavalcano, un po’ camminano, ma le distanze che percorrono non hanno alcuna coerenza. Così come attraversano deserti e foreste spesso scordandosi di bere e mangiare.
Per dare l’idea:

I monti si alzavano pigri dalla pianura, in dolci pendii erbosi, ma poi la salita si faceva ripida e infine vertiginosa. Le vette erano invisibili, avvolte nelle nubi. Persino Laio, che non era portato al pessimismo, assunse un’espressione scoraggiata di fronte a quella vista.
«A giudicare dalle nuvole sulla cima» commentò Sennar «lassù non dev’esserci bel tempo.»
Nihal guardò preoccupata la parete di roccia. «Oarf non ce la farà. Le sue ali si stancano quando il volo è verticale, e il maltempo non migliora le cose…»
«Non abbiamo scelta» tagliò corto il mago. «O andiamo con Oarf, o passeremo la vita su quei monti.»
[...]
Per tre giorni non fecero che salire.
[...]
Il giorno successivo si addentrarono nelle nuvole, e le cose si misero ancor peggio.
[...]
I due giorni seguenti volarono fra le nuvole e quando ne riemersero e alzarono gli occhi quello che videro parve loro uno spettacolo straordinario.

A parte che non si capisce per quale ragione il Drago Oarf dovrebbe volare in verticale, rimane il fatto che impiegano sei giorni per salire una montagna. E durante questi giorni volano. Per ridiscenderla, sempre in volo, impiegheranno quattro giorni. Quante decine di migliaia di chilometri dev’essere alta una montagna perche siano richiesti quattro giorni di volo per scenderla?!

A interrompere la monotonia dell’assurdo viaggio sono le consuete incoerenze, che risvegliano il lettore dal letargo, costringendolo a tornare sulle pagine già scorse. Ma com’è possibile, prima c’era scritto che… è invece è possibile! Stiamo parlando della Troisi, non di uno scrittore!

Sennar sperava che Aymar lo conducesse su una delle Arshet, ma il Cavaliere gli disse che non era possibile. Il drago lì non avrebbe potuto atterrare: non c’era uno spiazzo dove posarsi e gli scogli erano affilati e taglienti. Avrebbe dovuto accontentarsi di arrivare con il drago fino a Lamar; da lì avrebbe preso una barca.

Per raggiungere le Arshet occorre una barca.
O no?

Nihal fece fare a Oarf un giro attorno alle Arshet. Nessuno. Solo il baluginio bianco di ossa e teschi sul nero della roccia e l’urlo del mare agitato.
Cercarono un luogo dove Oarf potesse fermarsi, ma non lo trovarono. A quel punto, Nihal prese una decisione. «Laio, torna a riva con Oarf.»
Lo scudiero la guardò, stupito. «Ma…»
«Niente ma, qui non c’è un posto dove Oarf possa appoggiarsi. Andate a riva e aspettatemi là.»
Nihal non aggiunse altro e sguainò la spada. Fece planare Oarf e con un balzo atterrò davanti a una fenditura che doveva essere l’ingresso. Col cuore in gola, entrò nell’oscurità.

Ma forse Sennar non ha la prestanza fisica per balzare? Strano perché:

Il mago alzò gli occhi e la vide sporgersi e tirare un sospiro di sollievo. Quindi riprese a planare in aria.
La levitazione a volte era proprio utile.

La levitazione è proprio utile. Specie se l’autore si ricorda che esiste…

Levitazione
La levitazione è facile e divertente!

Ogni tanto con le contraddizioni la Troisi supera se stessa, riuscendo a incasinarsi in poche righe!

Partirono il mattino seguente e Aires mise subito in chiaro che il percorso non sarebbe stato facile e che la strada era lunga. Il viaggio iniziò nel modo peggiore, perché si dovettero infilare in un tunnel lungo e stretto, dove furono costretti ad avanzare carponi.
«Alcuni condotti sono a rischio, sono conosciuti dal Tiranno e dai suoi. Questi più scomodi sono molto più sicuri» spiegò Aires.
Camminavano spediti, Aires era una guida abilissima e si muoveva con agilità fra tunnel e gallerie.

Perché in un corridoio lungo e stretto ti devi muovere a carponi? Un corridoio basso ti costringe a carponi, non certo uno stretto! E se avanzi a carponi, come fai a camminare spedito? Una svista? No, credo che la Troisi non conosca il significato della parola “carponi”. In un altro punto:

Si trovò in un luogo stretto e umido, una lunga galleria buia che digradava verso il basso. [...] Doveva trovarsi in una specie di miniera; il tetto era puntellato da travi in legno ammuffito e le pareti della galleria mostravano i segni di colpi di piccozza e di vanga. Si mise carponi e iniziò a scendere.

Perché Diavolo ti metti carponi in una lunga galleria stretta e umida?!

Ci sono poi incoerenze che, per usare un’espressione educata, la più educata che mi viene in mente, mandano a puttane l’intera trama, stile:

Dapprima incontrarono solo ceppi di alberi pietrificati. Anche parte della foresta era stata distrutta, per il cristallo nero di cui erano fatti alcuni dei tronchi. Poi la vegetazione si infittì e iniziarono a vedere i primi alberi. Presentavano tutte le fogge e varietà degli alberi di legno, ma erano interamente di pietra: tronco, rami e foglie. Ciononostante, sembravano vivi. Era una foresta immobile, come congelata in un istante della sua esistenza. Non c’era stormire di fronde, non c’erano animali; nemmeno l’acqua.

Chiaro, no? È una foresta pietrificata, la vegetazione è di pietra, non c’è acqua, non ci sono animali. Eppure:

La mezzelfo si avventurò fuori dal santuario per cercare qualche pianta medicinale. Ricordava l’aspetto di alcune di quelle che Laio aveva usato per lei, quando era stata ferita alla spalla, e le cercò ovunque. Si mosse furtiva e ne trovò un paio; erano un po’ avvizzite, ma meglio che niente. Incontrò persino un rivoletto d’acqua. Era fangosa, ma Nihal non ci fece caso e riempì la fiasca che aveva con sé.

Ma se non c’è acqua?! E le piante medicinali funzionano lo stesso anche se sono di pietra?! Non è finita:

Nihal batté la foresta per l’intera mattinata e radunò più provviste possibile. Le stipò nella grotta e fece anche riserva d’acqua. Calcolò quanti vettovagliamenti servissero per un mese di permanenza e abbondò.

Non c’è acqua! Ma Nihal riesce a farne scorta per un mese, e le provviste? Tutta la vegetazione è di pietra, non ci sono animali, quali provviste?! Ma perché un lettore, peggio ancora se un ragazzo o un bambino, dovrebbe essere preso per i fondelli in questa maniera?

Un difetto di molti scrittori, specie alle prime armi, è quello dell’inforigurgito, o infodump per dirla con il termine inglese più conosciuto. L’ansia dello scrittore di spiegare la situazione e l’ambientazione al lettore lo porta a rigurgitare sul medesimo quintali di nozioni che spezzano il ritmo della storia. Spesso poi tali nozioni non erano neanche di vitale importanza, se non del tutto superflue; un piccolo esempio:

Celebre era l’acquedotto di Assa, un’enorme costruzione che circondava la capitale e portava l’acqua ai suoi abitanti.

Che Assa avesse un acquedotto ha scarsa importanza, e Licia, credo che persino i tuoi lettori abituali immaginino da soli che un acquedotto serve per portare l’acqua…

Acquedotto
Leggendo i buoni romanzi s’impara sempre qualcosa, per esempio che gli acquedotti servono per portare l’acqua. Non l’avrei mai immaginato

Tuttavia questo non è un difetto tipico della Troisi. La Troisi se ne frega se il lettore ha sufficienti particolari per capire una data scena, perciò non si pone mai il problema dell’infodump. Quando però ci casca, ci finisce dentro in maniera che definire spettacolare è poco, con dialoghi come il seguente, che sembrano presi da una parodia:

D’improvviso, mentre camminavano affaticati sotto la coltre di nubi, sentirono delle voci. [...]
Si nascosero dietro uno strano spuntone di roccia e rimasero in attesa, col cuore in gola. Dopo interminabili minuti, videro avanzare due gnomi vestiti da guerrieri e con insegne che non lasciavano dubbi sull’esercito al quale appartenevano. Nihal e Sennar si appiattirono quanto più poterono contro la roccia e trattennero quasi il respiro per non farsi sentire. Che cosa ci facevano dei nemici in quel posto dimenticato dagli dèi?
«Secondo me sono morti.»
«Lo credo anch’io.»
«E allora che senso ha questa ricerca?»
«Senti, non conviene farsi troppe domande. Sai bene che gli ordini sono ordini e questo in particolare, a quanto pare, viene da molto in alto.»
«Lui…?»
«Credo di sì.»
«Questi intrusi devono essere davvero micidiali se persino Lui si è scomodato…»
Sennar sentì il cuore sobbalzargli nel petto e pregò che smettesse di battere con tanta violenza, perché gli pareva che i palpiti fossero così forti che gli gnomi avrebbero potuto udirli.
«Le nostre spie ci hanno riferito che è scomparso un consigliere da Makrat. È successo parecchio tempo fa, tre mesi prima che trovassero quel ragazzo nella Terra dei Giorni. Sembra che sia quello di cui si è parlato parecchio, quello che andò nel mondo sotto il mare.»
«Mi hanno detto che il Tiranno non si aspettava una mossa simile da quel ragazzino.»
«È quello che ho sentito anch’io. Comunque, si sospetta che uno dei fuggitivi sia proprio lui.»
Era braccato. Sennar cercò di ripetersi che andava tutto bene, che l’importante era che non sapessero di Nihal. Cercò la mano della mezzelfo e la trovò stretta sulla spada. La strinse.
«I morti trovati nella foresta erano stati inceneriti da una magia. Chi pensi che possa fare fuori sette fammin e un uomo se non un consigliere?»
«Sarà, ma perché in un mese non siamo riusciti a trovarli?»
«Gli uomini della squadra che li cercava hanno detto di averli visti scomparire sotto i loro occhi nel bel mezzo della foresta. Dev’essere un tipo in gamba, quel mago.»
Si fermarono poco distanti da loro.
«Chi c’era con lui?»
Sennar pregò che non avessero visto Nihal.
«Un tipo strano, un guerriero. Ha fatto fuori quattro fammin.»
«Hanno idea di chi sia?»
«No, nessuna. Non credi che sia ora di rientrare? Il sole sta calando e la base è lontana.»
«Ma sì, in fin dei conti il nostro dovere l’abbiamo fatto.»

«Aspetta, aspetta!»
«Che c’è?»
«Non è che Nihal, o Sennar o il lettore hanno bisogno di qualche altra informazione?»
«Uhm, un attimo che guardo… no… abbiamo detto tutto.»
«Ottimo!»
Il dialogo tra i due gnomi è una tipica forma di inforigurgito: due persone che parlano in maniera irrealistica e conversano non per scambiarsi informazioni fra loro ma per fornirle al lettore. Notare anche che uno dei due sostiene che: “Il sole sta calando e la base è lontana”, da notare perché, un paio di paragrafi dopo:

Per quel giorno [Nihal e Sennar] non si fermarono e proseguirono la loro marcia per tutta la notte. La base nemica non era molto distante.

Perciò è lontana o non molto distante? Possibile che la Troisi non riesca a essere coerente neanche per una pagina?!

Come nei precedenti romanzi, anche nel Talismano abbondano espressioni, similitudini e metafore che hanno ben poco a che spartire con un fantasy medievaleggiante.

Ido aveva scelto un allievo piuttosto esperto. Era un ragazzo grandicello, bruno e scuro di carnagione, che gli era sembrato promettente. Si era detto che fosse il caso di cominciare con uno bravo, per rompere il ghiaccio. [...] Lo gnomo iniziò ad attaccare e l’allievo sembrò essere finito nel pallone.

Mah! In particolare nel Talismano affiora la passione della Troisi per gli animali, animali che esistono solo come figure retoriche. Una carrellata:

«Fagli credere di volerlo aiutare. È un allocco, ci cascherà. Non ucciderlo prima che ti abbia portato dai suoi amici. Allora li potrai massacrare come vorrai.»
Lo gnomo uscì camminando indietro come un gambero, gli occhi puntati su Ido, poi chiuse piano la porta.
In realtà Deinoforo giocava con la sua spada, lo trattava come fa il gatto col topo.
«Conosco i miei polli» ribatté Aires.
Sennar sembrava contento di aver ritrovato quella donna e la guardava con affetto, mentre Aires muoveva rapida i suoi occhi da gatto su di lui, come a cercare di penetrare nelle zone più recondite del suo animo.
Quando l’urlo si fu estinto e la battaglia ebbe inizio, molti di quegli uomini furono martiri; riuscirono a suscitare un fuoco di paglia, violento ma breve, e vennero massacrati come agnelli.
Da quando quella farsa era iniziata, non aveva usato la spada neppure una volta. Dohor tentò ancora, e ancora, ma Ido era sfuggente come un furetto.
Quando la vide salire veloce come un furetto, Sennar sorrise.
La loro guida era taciturna e agile come un furetto;
«Be’, ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio» [per me sono scheletri di furetto...] concluse il vecchio con filosofia, e Sennar benedisse fra sé la riservatezza della sua gente.

Non si può attraversare una strada del Mondo Emerso senza incrociare uno sfuggente, agile e veloce furetto…

Furetto
Agile, sfuggente, veloce: il Furetto!!!

Tra i difetti già ricordati nella altre recensioni, come lo sbrodolarsi di domande retoriche…

Ma allora, dov’era il bene e dove il male? Erano gli uomini i veri mostri? Non era peggiore chi, come lei, uccideva per scelta, piuttosto che quelli che lo facevano perché vi erano costretti?

…spunta un nuovo orrore, la Troisi poetessa!

Luce, mia luce,
Dov’è la mia luce?
L’ombra l’ha avvolta
Nel suo tenebroso seno l’ha accolta.
Sole, mio sole,
Dov’è andato il mio sole?
La notte l’ha rubato
Nel buio profondo l’ha agguantato.
Vita, mia vita,
Dov’è la mia vita?
Dalle mia dita è fuggita
Come un fiore tra i rovi è appassita.

Martello, mio martello,
Dove si è nascosto il mio martello?
La mamma l’ha rimosso,
perché alla Troisi avrei dato addosso.

C’è poi la consueta piaga del raccontare invece di mostrare. Ne Il Talismano il raccontare può andare avanti per pagine, e pagine, e pagine… e pagine! Le pochissime difficoltà sul percorso dei protagonisti sono accantonate con passaggi tanto bruschi quanto deludenti:

A Nihal non restò altro da fare che fermarsi a sua volta e predisporsi alla battaglia. Affrontò lo gnomo, mentre Sennar se la vedeva con i fammin. Di nuovo, com’era accaduto nella radura, fu una strage.

Capisco se fosse il centomillesimo combattimento che Nihal e Sennar affrontano nella loro quest, ma è il secondo! Ho letto riassunti che erano più dettagliati.
Consoliamoci con una scena di passione!

Sotto il tocco delle mani di Sennar la sua pelle rinasceva, il suo fisico si rimodellava. Sennar la stava richiamando alla vita; più le sue mani indugiavano su di lei, più Nihal sentiva che il ponte gettato con il suo intimo diveniva solido. E quando infine si vide nuda, capì che quella nudità era un dono, e che aveva valore perché a farglielo era lui.

…più Nihal sentiva che il ponte gettato con il suo intimo diveniva solido. Senza ironia, che diamine vuol dire?!

Per concludere in tristezza, apriamo uno spiraglio sui meccanismi mentali della Troisi. Per esempio, capita per caso sul sito dedicato a M.C. Escher e decide d’infilare due suoi quadri nella narrazione, anche se non c’entrano un bel niente.

La costruzione aveva una struttura cubica, sulla quale si innestava una serie di parallelepipedi, piramidi e poliedri che lo rendevano una sorta di guazzabuglio. La cosa più insolita era una grande ruota di mulino, in legno, che troneggiava in un angolo. Un rivolo d’acqua scorreva in una condotta che seguiva il perimetro esterno del muro, poi colava sulla ruota e la metteva in movimento. Invece di formare un fiumiciattolo, però, proseguiva il suo corso sfidando la legge di gravità e scorreva nella direzione opposta, in un’altra condotta che costeggiava il basamento del palazzo, sollevato di qualche spanna da terra. Saliva infine per il muro e di nuovo si incanalava nella prima condotta. Era un ciclo infinito e inspiegabile.

Waterfall
M.C. Escher, “Waterfall”, litografia del 1961

L’interno era a dir poco sconcertante, non si riusciva a decidere da che parte guardare quella costruzione. Era tutto un intrico di scale che salivano, scendevano, svoltavano a destra, a sinistra, ovunque. Non si capiva da dove provenissero e dove conducessero, basso e alto non sembravano avere alcun senso. C’erano porte su quello che avrebbe dovuto essere il soffitto e lampade che pendevano dal pavimento. Un labirinto.

Relativity
M.C. Escher, “Relativity”, litografia del 1953

Non ho niente contro le citazioni, anche se qui più che una citazione è una copia bella e buona, ma che significato ha questa citazione? Cosa lega Escher al Mondo Emerso? Mi vien quasi il sospetto che la Troisi pensasse di essere originale, tirando in ballo un artista che forse lei crede semisconosciuto…

L’ultima battaglia del Tiranno

Per i primi due romanzi e i quattro quinti di questo Talismano, il Tiranno rimane celato nell’ombra. Le sue intenzione sono misteriose, così come il suo aspetto. Fosse rimasto così fino alla fine, sarebbe stato meglio!
La storia del Tiranno è questa: è un giovane mago un po’ sfigato, s’innamora di una gnometta bellissima, ma il padre di lei è contrario alla relazione e convince la figlia ad abbandonarlo. Il Tiranno s’imbizzarrisce e si mette in mente di uccidere tutti quanti al Mondo, perché così possa rinascere un nuovo Mondo, nel quale ci sia spazio per l’Amore!
Sarò onesta, ho letto di peggio, c’è però un particolare che non quadra:

«Quando avrò unificato tutte le Terre sotto il mio dominio, evocherò un incantesimo sul quale lavoro da quando fui scacciato dal Consiglio. Esso mi permetterà di distruggere tutte le creature che popolano questo mondo, nessuna esclusa. In questo incantesimo consumerò il mio spirito, che scomparirà per sempre dalla faccia della terra senza lasciare traccia di sé, così tutti i conti saranno pareggiati.»

Il particolare è, perché mai deve unificare tutte le Terre se lo scopo ultimo è far schiattare tutti quanti?! Non viene mai spiegato. A meno che il Tiranno non sia scemo, come già accennato.
La Troisi si era avvicinata a fornire una giustificazione, raffigurando il Tiranno come un bambino. Purtroppo però il Tiranno non è un bambino, ne ha solo l’aspetto. Perciò il suo scarso acume non lo si può attribuire alla giovane età.

La battaglia che porta alla disfatta del Tiranno è la battaglia più inverosimile e sconclusionata che abbia mai letto. Fin dall’avvio:

Giunse infine la vigilia dell’ultima battaglia. Nel giro di una settimana le truppe si erano lentamente spostate verso i confini e quella sera, la sera prima del 21 dicembre, la frontiera delle Terre soggette al Tiranno era un’unica linea ininterrotta di accampamenti. Il mattino, l’intero esercito si sarebbe schierato e allora non un solo braccio del confine sarebbe stato sguarnito, ovunque ci sarebbero stati soldati scalpitanti e pronti alla battaglia.

A parte la sciatteria di utilizzare le nostre stesse date e scorrere del tempo, questo paragrafo non vuol dir niente! Se le truppe si spostano lentamente non vanno da nessuna parte in una sola settimana, lo scopo della battaglia è abbattere la Rocca del Tiranno medesimo, dunque non ha alcun senso schierarsi lungo tutte le frontiere, ancor meno addirittura non lasciare neanche un braccio di confine sguarnito, senza contare che fino al capitolo prima le truppe delle Terre libere non avevano uomini a sufficienza neanche per difendere una frazione minima del fronte!
Quando poi l’esercito delle Terre libere attacca, in poche ore riesce a percorrere decine e decine di chilometri! Combattendo! Infatti nell’esiguo tempo che trascorre dall’alba al primo pomeriggio riescono ad arrivare dal confine della Grande Terra alle porte della Rocca. Assurdo è dir poco, non è neanche Ai Confini della Realtà, è Oltre! Neppure un esercito moderno ci riuscirebbe! La Rocca, che è tanto imponente da essere visibile in quasi tutto il Mondo Emerso (che ricordo è grande quanto l’Europa), viene occupata nel giro di minuti!
Sfido io che la Troisi non possa mostrare: non si può mostrare l’impossibile!

Oltre a questa battaglia surreale, scoppiano rivolte nelle Terre occupate dal Tiranno. Nella Terra del Fuoco la sobillatrice numero uno è la sensuale piratessa, Aires. Come sia passata da essere seconda in comando su una nave pirata a rivoluzionaria la Troisi lo spiega, ma la spiegazione “perché sì!!!” ha molto più senso.

[Aires] Voleva che il giorno della battaglia decisiva in tutte le Terre schiave vi fossero uomini pronti a sollevarsi al grido che avrebbe risuonato da un confine all’altro. Uomini disarmati, ma decisi a tutto per la libertà e dunque inarrestabili.
Aires era riuscita a mettere insieme una sorta di esercito, composto per la maggior parte di disperati. I ribelli avevano costruito e rubato armi, e avevano ideato insolite macchine da guerra volanti.

Stendiamo un velo pietoso sugli uomini disarmati ma inarrestabili perché combattono per la libertà, ma le insolite macchine da guerra volanti?! Nel Mondo Emerso non ci sono macchine volanti, e di punto in bianco gente disarmata inventa e costruisce macchine da guerra volanti?! E pure insolite! Sembra quasi Little Bighorn, quando Toro Seduto e Cavallo Pazzo sconfissero il Generale Custer sfruttando i loro insoliti robot assassini

Little Bighorn
Battaglia di Little Bighorn: i robot assassini si confondo fra gli indiani…

Per tutta la mattina la Terra del Fuoco fu un unico, enorme, campo di battaglia. I soldati cercarono di tener testa ai ribelli come meglio poterono, ma la situazione era di stallo. Da ambo le parti i morti erano numerosi e non c’era modo di sedare la ribellione.
Poi giunse l’ordine, perentorio e inaspettato: «Andate e ponete fine a questa follia. Lasciate le pendici del mio palazzo e dirigetevi verso i ribelli. Annientateli. È il vostro signore che ve lo ordina».
Fu così che Semeion e Dameion, Cavalieri di Drago Nero, abbandonarono il fronte e, cosa inaudita, accorsero nella Terra del Fuoco per sedare la ribellione di quattro schiavi. Aires e i suoi videro le due figure nere avanzare quando il sole aveva da poco superato lo zenit. I due Cavalieri emersero dal fumo nero del Thal; procedevano lenti e i loro movimenti nel cielo erano perfettamente sincronizzati.
[...]
Aires guardava attonita, circondata dalle fiamme. Vedeva uomini che ardevano come torce aggirarsi nel fumo, il sangue che bagnava la terra. Possibile che dovesse finire tutto così? Possibile che il loro sogno si dovesse infrangere sulle lame di quei due Cavalieri?

Un paio di considerazioni, le ultime, perché mi vien vomito; ‘sti tizi Semeion e Dameion non sono stai mai nominati prima in nessuno dei tre romanzi! E malgrado l’intera Terra del Fuoco sia percorsa dai combattimenti – Terra del Fuoco che stando alle dimensioni fornite dalla Troisi è un territorio grande quanto la Francia o la Germania – due soli Cavalieri, in groppa a Draghi che hanno le dimensioni di cavalli, due soli sono in grado di sedare la rivolta! Ma basta! Se mai c’è stato un caso per usare l’espressione “insulto all’intelligenza”, è questo!

Ringraziamenti

Al termine de Il Talismano del Potere, Licia Troisi ringrazia in particolare tre persone: Sandrone Dazieri e le sue due editor, Francesca Mazzantini e Roberta Marasco. Francesca Mazzantini ha curato l’editing dei primi due romanzi della trilogia mentre Roberta Marasco si è occupata proprio de Il Talismano.
Il ruolo di Dazieri non è del tutto chiaro, ma sia che abbia partecipato in prima persona all’editing, sia che non abbia mosso un dito, è lui quello che ha “scoperto” la Troisi e l’ha scelta per la pubblicazione: mi pare una colpa sufficiente!

Sandrone Dazieri, i romanzi di Licia non hanno molto bisogno di editing… no comment!

Chi sono le altre due editor?
Di Francesca Mazzantini non ho scoperto molto, tranne che è traduttrice e ha scritto i testi de L’Isola dei Famosi 5. Complimenti!
Qualche informazione in più riguardo Roberta Marasco la si trova. Oltre che anche lei traduttrice è autrice, ha scritto: Dalla A alla Z come lo stato civile ti cambia la vita, pubblicato nella collana RedDressInk di Harmony! Ecco forse da dove vengono certe trovate!

Copertina di Dalla A alla Z come lo stato civile ti cambia la vita
Dalla A alla Z come lo stato civile ti cambia la vita…

Dal sito eHarmony.it:

Dalla A alla Z, tutte le ragioni per cui le altre NON stanno meglio di te
Siete Single e andare da sola all’Ikea è un’esperienza deprimente? Siete Fidanzate e avete scoperto che Tesoro non è capace di avvitare neanche una caffettiera, figuriamoci montare uno scaffale? Siete Sposate e avete capito che l’unico modo per cambiare i mobili di casa è farlo da sola e mentire sul prezzo? Dalla Dieta all’Erotismo, dalle Bugie al Supermercato: sogni, gioie, manie e difficoltà quotidiane delle donne, perché non importa se siete Single, Fidanzate o Sposate, l’importante è avere “single attitude” e saperci ridere sopra.

Roberta Marasco. Ha 35 anni e vive e lavora come editor e traduttrice fra Milano e Barcellona. Neanche sotto tortura è possibile strapparle se sia Single, Fidanzata o Sposata.

David Gerrold ricorda come il sottoporre un suo racconto all’editing spietato di Harlan Ellison gli abbia insegnato a scrivere. Vero che in Italia non c’è nessun Ellison, e perciò nessuno avrebbe potuto avere lo stesso effetto benefico sulla Troisi, ma siamo proprio sicuri; sicuri, sicuri, sicuri, che una tizia che scrive per l’Isola dei Famosi e un’altra che si diletta in pseudo manuali per donne rincitrullite abbiano la competenza e le conoscenze necessarie per fare l’editing di un romanzo fantasy? È possibile che Mondadori non sia riuscita a pescare qualcuno più preparato?
Ma non penso si sia neanche posta il problema, perché avrebbe dovuto? Tanto è solo fantasy: una bella copertina e un po’ di pubblicità è quanto serve per ficcarlo a forza in gola a un esercito di ragazzini cretini.
Ciò non toglie che questo disprezzo per il lettore, questo produrre spazzatura sapendo che è spazzatura non è una bella cosa. Ribadisco: ogni volta che comprate un romanzo Mondadori finanziate gente come quella di cui sopra, al minimo incompetente e forse anche disonesta, pensateci.

Conclusioni

Il Talismano del Potere è il peggior romanzo della trilogia. Si arrampica sulle spalle di quel monumento all’orrido che è Nihal della Terra del Vento, vi aggiunge la noia che già era comparsa ne La Missione di Sennar e di suo porta la trama più scontata che si possa immaginare. Per la terza volta è facile dare un giudizio sintetico: è un romanzo che fa schifo.

Copertina de La Setta degli Assassini
La Setta degli Assassini, il successivo romanzo di Licia Troisi! Che paura!

E per la terza volta, fan entusiasti!

Per la terza volta, vediamo cosa ne pensano del romanzo gli acuti commentatori di iBS.it. Questa volta proporrò i commenti senza ricamare. Credo abbiate capito come funziona il giochino, lascio il sarcasmo alla fantasia del lettore!

Ondine
Era da tempo che non riuscivo a trovare un libro così . Non riuscivo più a sopportare l incompetenza di alcuni scrittori . Poi ho trovato questo libro e sono rinata : il Mondo di questa Donna mi ha aperti il cuore e ho desiderato sprifondare nelle sua magia . é un libro daltro Mondo
Voto: 5 / 5
Elen@
Mi è piaciuto moltissimo! sono i libri più belli che io abbia letto (o quasi, c’è sempre Harry Potter!)! alcuni penseranno (quelli che che hanno dato o daranno un voto basso) che non ho letto molti libri se dico che questi sono belli, ma io credo che usando la fantasia dei ragazzi, più che quella degli adulti,questo libro può essare anzi è meraviglioso!!! se Licia legge la mia recensione voglio spronarla ad andare avanti e scrivere libri che mi facciano sognare di nuovo! W LICIA!
Voto: 5 / 5
Giuseppe
Sono riuscito a leggere il terzo volume, i miei figli e mia moglie, come al solito, mi hanno lascito per ultimo. La soddisfazione loro e mia è massima. Bellissima la chiusura della storia con un’analisi dei personaggi che caratterizza lo spirito critico che può avere solo una ragazza moderna. Mi aspetto altri capolavori.
Voto: 5 / 5
Giuliano
di sicuro questo è uno di quei libri destinato a diventare un capolavoro cinematografico, nn riesco a farmi capace di come questo libro nn sia riuscito ad appassionare quelli che hanno dato il loro voto più basso,è la prima volta che ho letto un libro della troisi e posso esprimere con piacere il mio giudizio più positivo, questo racconto fantastico è riuscito ad aprire in me il desiderio della lettura ormai spento dagl’ultimi racconti fantastici da me letti che mi hanno profondamente deluso x la loro trama e storia banale e povera colpi di scena, inutile dire che secondo me la saga è al livello dei romanzi delle prime posizioni. posso dire che l’unica delusione che ho trovato è stata quella di finire di leggere il libro, avrei voluto che continuasse. complimenti alla troisi, davvero una grande opera, ottima la descrizione degli ambienti e dei personaggi
Voto: 5 / 5
lilly
ritengo questo libro molto bello,nè pauroso,nè violento ma tutto il contrario,molto bello, una semplice mezz’elfo che può cambiare il destino della sua terra e quello delle altre terre, ci sono battaglie e una grande guerra,ci sono speranza e un’amore che possiamo ettribbuire tra la pratagonista e Sennar(che io adoro, mi piacerebbe avere un’amico come lui).In ogni parte del libro non ho trovato niente che mi fatto annoiare.Ritengo questo libro adatto a tutti i ragazzi piccoli e grandi.E se a quelli che non piace questo libro be…. posso solo dire rileggetelo di nuovo
Voto: 5 / 5
Lonerin
Io non capisco proprio perchè chi non ama questo libro si sente in diritto di poter dire che chi invece lo ama, come me, probabilmente ha letto pochi libri e male; bè io ho letto tanti libri sia fantasy ma anche classici e altri, e comunque penso che questa trilogia è un’ottima opera per una scrittrice alle prime armi…comunque ognuno ha i suoi gusti, e visto che io non vengo a criticare e a dire che chi non ama questo libro è perchè non ha letto molto o ha letto male, vorrei che la cosa fosse reciproca.
Voto: 5 / 5
appassionatafantasy
E’ un libro strepitoso, fantastico, unico, è uno dei + bei libri ke io abbia mai letto. Certo un pò triste alla fine ma questo è un fantasy degno di essere kiamato fantasy.E’ appassionante, intrigante, romantico e ha tutti i requisiti che deve avere un buon libro. E’ il migliore della trilogia e faccio i miei complimenti all’autrice. Brava Licia!!!
Voto: 5 / 5
elena
ho appena finito di leggere qst libro, e l’ho trovato semplicemente fantastico. è vero, le descrizioni nn saranno accuratissime, ma da una parte è 1 bene, secondo me, xkè altrimenti il racconto perderebbe la scorrevolezza. sinceramente nn capisco xkè certe persone siano così critike nei confronti del libro e dell’autrice, e soprattt nn vedo ke bisogno c’era di dire ke “Nihal doveva morire”. cmq concordo cn ki ha fatto notare ke coloro a cui piace il romanzo della Troisi nn devono x forza aver letto pokissimi libri, xkè x esempio io leggo da qnd avevo 5 anni e di libri ne ho visti di ttt i tipi, dai gialli di Agatha Christie ai classici cm Il nome della rosa e Il gattopardo, passando per Orgoglio e pregiudizio e Il ritratto di Dorian Gray ecc. x arrivare a Tolkien. insomma, riprendendo il discorso, il libro secondo me è magnifico, cm l’intera trilogia, e se a qualcuno nn piace, liberissimo di pensarla cm vuole, i gusti sn gusti, ma nn insulti gli altri! ora vado a leggere il primo delle Guerre del mondo emerso, vediamo cm è…
Voto: 5 / 5
most_wanted92supersciuscia
( )questa è stata l’espressione della mia bocca riga dopo riga fine all’entusiasmante fine che forse può avere qualcosa da ridire. Tutta la saga si avvicina moltissimo a quella di Eragon, come i Cavalieri di Drago, Draghi, Eroi in terre fantasy con nomi originali, Protagonisti la cui storia inizia da una dura vicenda, ma la trilogia delle Cronache è un Valido libro per cui spenderei anche 50euro
Voto: 5 / 5
jessica
questo libro mi è piaciuto tantissimo! però mi ha fatto piangere troppe volte nelle morti della gente! ma anche gioire quando nihal e sennar si mettono insieme! che carini! licia sei fantastica le cronache del mondo emerso 4 ever!
Voto: 5 / 5

E per non far sembrare che iBS.it attiri in particolare i più facilmente impressionabili, un ultimo commento preso da un’altra libreria online, BOL.it:

Parklo
Meraviglioso
Non mi ero mai espresso per gli altri due libri, pur avendoli apprezzati parecchio, per il semplice motivo che non avevo ancora capito dove volesse arrivare… Adesso che so non posso tacere… Invito tutti coloro a cui non è piaciuto a non parlare e a non rovinare le recensioni di questo capolavoro… sì avete capito bene… CAPOLAVORO!!!!… So che la mia prossima frase potrà sembrare eccessiva, ma io parlo in virtù delle sensazioni che mi ha trasmesso questa meravigliosa saga… BATTE TUTTI… ANCHE TOLKIEN!!!! Ha spunti eccezionali, trovate meravigliose mai viste da nessun’altra parte… Ladies and gentlemen abbiamo finalmente trovato il Paladino, anzi la Paladina del fantasy… e cosa ancora più bella è italiana!!!

Un piccolo coniglietto
Ogni volta che qualcuno compra un romanzo della Troisi, un Coniglietto schiatta di crepacuore!


Approfondimenti:

bandiera IT La mia recensione di Nihal della Terra del Vento
bandiera IT La mia recensione de La Missione di Sennar

bandiera IT Il Talismano del Potere su iBS.it
bandiera IT Il Talismano del Potere su iBS.it (edizione economica)

bandiera EN Quarked! Adventures in the Subatomic Universe
bandiera EN Army of Darkness su IMDb
bandiera EN La Battaglia di Little Bighorn su Wikipedia

 

Giudizio:

Quel vigliacco di Laio ci lascia le penne, era ora! +1 -19 Tutti i difetti già visti in Nihal e ne La Missione di Sennar.
-1 Il viaggio per recuperare la pietra della Terra del Sole.
-1 Il viaggio per recuperare la pietra della Terra del Vento.
-1 Il viaggio per recuperare la pietra della Terra del Mare.
-1 Il viaggio per recuperare la pietra della Terra del Fuoco.
-1 Il viaggio per recuperare la pietra della Terra dei Giorni.
-1 Il viaggio per recuperare la pietra della Terra della Notte.
-1 Il viaggio per recuperare la pietra della Terra dell’Acqua.
-1 Il viaggio per recuperare la pietra della Terra delle Rocce.
-1 La battaglia finale.
-1 Il Tiranno.

Ventotto Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti23

Scritto da GamberolinkCommenti (506)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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