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Sul Copyright

Qualche giorno fa Cory Doctorow ha pubblicato un nuovo libro, Content: Selected Essays on Technology, Creativity, Copyright, and the Future of the Future. Come chiarisce il titolo non è un romanzo, è un raccolta di articoli e brevi saggi scritti da Doctorow negli ultimi anni e già apparsi su riviste online e cartacee. Fosse un altro parlerei di mezza truffa, visto che si cerca di vendere roba vecchia e in molti casi ancora reperibile in Rete, ma Doctorow, fedele alle sue idee, ha deciso anche questa volta di rendere disponibile per il download il testo completo del libro. Perciò chi vuole può pagare i 15 dollari del prezzo di copertina, e chi non vuole può lo stesso leggerlo.

Copertina di Content
Copertina di Content

Gli articoli trattano i temi più svariati, dalle fanfiction, ai MMORPG, alla Singolarità e tanti altri argomenti. La parte del leone è però appannaggio del discorso sul diritto d’autore e il futuro della scrittura nell’epoca di Internet. Doctorow ha una posizione radicale in merito, non a caso durante tutta la sua carriera di scrittore ha sempre distribuito i suoi romanzi e racconti con licenza Creative Commons. E bisogna subito notare un particolare importante: Doctorow ha una carriera. Non è facile inventarsi una carriera come scrittore, specie scrittore di fantascienza, Doctorow ci è riuscito e secondo lui uno dei fattori è stato proprio il distribuire liberamente i suoi romanzi.
Io non ho (ancora) una carriera come scrittrice di fantascienza, ma sono d’accordo con Doctorow.
Ho già affrontato la questione in diversi articoli, ma mai in maniera sistematica. Come nel caso della scrittura, con il Riassunto delle Puntate Precedenti, è giunto il momento di chiarire in maniera inequivocabile quale sia la posizione della Barca dei Gamberi rispetto al diritto d’autore e problemi affini. E per non suscitare inutili polemiche, puntualizzo subito un fatto incontrovertibile, una verità auto evidente: io ho ragione, chi non è d’accordo sbaglia!

Sul Copyright

Partiamo dal principio. Il principio è che le opere d’arte sono utili per la società nel suo complesso. Qui per “opere d’arte” intendo quelle opere che così sono comunemente definite, da Beethoven a Moccia, ovvero non entrerò nella polemica: “Mozart è arte, Britney Spears è spazzatura!” Può essere che ascoltare Mozart sia benefico e ascoltare Britney Spears no, può essere che leggere la Troisi sia addirittura dannoso, ma nel complesso, assumerò che leggere, ascoltare musica, andare al cinema o a teatro, e attività simili suscitano emozioni e trasmettono conoscenze che arricchiscono l’individuo e di conseguenza l’intera società.
Il ruolo positivo dell’arte lo darò per scontato; non tutti la pensano così, ma discutere questo punto esula dagli scopi del presente articolo. Questo articolo parte dal presupposto che più gli individui fruiscono delle opere d’arte, meglio è per tutti.

Dunque è necessario produrre e distribuire più arte possibile. Purtroppo la tecnologia attuale non permette di creare arte in maniera industriale. Se la società ha bisogno di sedie, pomodori pelati in scatola o carri armati, non è un problema, materie prime permettendo, produrre tali beni in quantità. Con l’arte non funziona così. Creare un’opera d’arte richiede l’intervento specialistico di un essere umano (credo, certi romanzi fantasy me ne fanno dubitare). Ci sono programmi per computer che in automatico scrivono brevi racconti o poesie, ma almeno per ora i risultati non sono all’altezza. Non è detto che sarà sempre così: a molti piace pensare che solo il sublime intelletto umano possa partorire le Cronache del Mondo Emerso o Vacanze di Natale, tuttavia non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi; è possibile che il segreto di un buon romanzo sia più semplice di quanto non si creda e che perciò non sia lontano il giorno nel quale sarà un software a scrivere in automatico i romanzi di Licia Troisi. Con la differenza che saranno belli! Sfortunatamente quel giorno, purché forse vicino, è ancora di là da venire.

Licia Troisi & cosplayer
Licia Troisi (a sinistra) e fan. Guardando queste immagini (altre qui) non è difficile credere che presto le Intelligenze Artificiali saranno in grado di scrivere romanzi…

Non potendo industrializzare l’arte, una società deve spronare chi è in grado di produrla a darsi da fare. E qui nasce il diritto d’autore: la società conferisce dei diritti particolari agli artisti quale incentivo a produrre più arte possibile. Questo è un punto fondamentale. Il copyright non ha basi morali, non sancisce diritti divini, è una sorta di contratto: io società ti sventolo davanti al naso la carota di vivere e diventar ricco scrivendo invece di lavorare in miniera, e tu artista in cambio produci più arte possibile. Ed è anche la ragione per la quale il copyright ha durata limitata: se io, i miei figli, i miei nipoti, i miei amici, il mio editore e tutti i suoi dipendenti potessimo vivere di rendita in eterno sulla base dei diritti delle opere già create, non avrei più nessun incentivo a crearne altre. L’idea è che quando i diritti su Topolino stanno per scadere, il signor Disney esclami: “Ostrega! Adesso devo inventarmi un altro personaggio!”, invece il signor Disney paga più o meno sottobanco i membri del Congresso americano per far allungare la durata del copyright. Ma questa è un’altra storia.
C’è da notare che la società potrebbe cambiare i termini dell’accordo con gli artisti andando in altre direzioni: se ogni individuo adulto non produce la sua quota di arte, pubblica fustigazione e galera! Da quanto ne so nessuno ci ha mai provato, nondimeno potrebbe funzionare.
Le leggi sul copyright possono essere paragonate a un condono edilizio: si offre un incentivo perché delle persone compiano azioni ritenute utili allo società (mettersi in regola / evitare di continuare a costruire senza permesso), tuttavia nulla vieta che l’anno dopo invece del condono ci siano ruspe e manette. Siamo su questo piano, parliamo di un incentivo, con lo scopo ultimo di accrescere la quantità di opere d’arte fruibili dalla società nel suo complesso, tutto qui, da nessuna parte il copyright sancisce un fantomatico diritto al guadagno degli artisti, al massimo offre una possibilità di guadagno.

Come accennato, oltre a produrla, l’arte occorre distribuirla. Prima dell’invenzione della stampa, distribuire un libro significava innanzi tutto ricopiarlo a mano, lavoro che poteva richiedere anni. È facile intuire come i benefici dell’arte sulla società siano minimi quando l’accesso è così limitato.
Con il passare dei secoli la tecnologia è via via progredita, rendendo sempre più facile usufruire delle opere d’arte. Quindi sono arrivati i computer e Internet. Internet è quell’incredibile Rete con decine di milioni di nodi il cui unico scopo è trasmette informazioni. Grazie a Internet il costo di diffusione dell’arte si è avvicinato a zero, almeno nei paesi occidentali. Con un normale abbonamento ADSL da 15 euro al mese posso spedire un film su DVD dall’Italia all’Australia spendendo pochi centesimi. Una frazione infinitesimale rispetto ai costi del mondo pre Internet. Meraviglioso! Il problema è che questo risultato è ottenibile solo violando il diritto d’autore. Il punto di forza di Internet è la possibilità per ognuno dei nodi di ricopiare e (ri)trasmettere le informazioni. Ma come recitano le parole scritte in piccolino in ogni libro, DVD, e quant’altro, la riproduzione dell’opera in oggetto senza autorizzazione è vietata.
Perciò da un lato abbiamo un sistema che permette di abbattere in maniera stratosferica i costi di distribuzione, ma dall’altro, per raggiungere tale risultato, deve necessariamente violare il copyright[1]. Qual è la soluzione? Storicamente è stato adattare il copyright alle nuove tecnologie.
Doctorow illustra vari casi, per altro piuttosto famosi: per esempio la minaccia delle pianole sulla salute degli Americani.
Ai primi del ’900, se si voleva ascoltare della musica, era necessario andare a un concerto o pagare qualcuno perché venisse a suonare a casa nostra. Poi iniziarono a diffondersi le pianole e i pianoforti automatici. Questi apparecchi musicali non avevano bisogno che qualcuno li suonasse, le note venivano lette da rulli di carta perforata. Com’è facile immaginare, superato l’investimento iniziale della pianola, era molto più semplice ed economico acquistare i rulli con i vari brani, piuttosto che ogni volta affittare un pianista. Inoltre i produttori di rulli non pagavano un centesimo di diritti a nessuno: prendevano gli spartiti, li convertivano in rulli e i compositori potevano pure morire di fame!

Piano roll
Un “rullo” (piano roll) sbobinato

Compositori e musicisti andarono a piangere presso il Congresso americano, lamentando che se non fossero state proibite le pianole era la morte dell’arte musicale. Peggio, i giovani, soverchiati dall’incessante gracchiare delle infernali macchinette, avrebbero perso ogni entusiasmo per il canto, finché le loro corde vocali non fossero avvizzite, lasciando in dote all’America una generazione di muti.
Il Congresso decise che i produttori di rulli dovessero pagare una licenza per usufruire degli spartiti, e dall’altra parte fosse obbligatorio concedere tale licenza, secondo termini stabiliti per legge. Alla faccia del Libero Mercato! Però, alla fine, ci guadagnarono tutti.
La stessa storia si ripeté con la radio, le musicassette, i videoregistratori e la televisione via cavo. Ogni volta nasceva un sistema più economico ed efficiente di distribuire le opere d’arte e ogni volta qualcuno si abbandonava a previsioni catastrofiche piangendo miseria. Ogni volta si è deciso che non era nell’interesse della società rinunciare a un progresso tecnologico in nome di privilegi presunti inviolabili, e dunque si sono adattate le leggi per tener conto dei diritti di tutte le parti in causa.
Poi è arrivato Napster, il sistema per scambiare musica via Internet. L’antesignano di eMule, Gnutella, BitTorrent e soci. Napster in poco più di un anno ha raccolto 50 milioni di utenti: mai nessuna tecnologia nella storia era stata adottata tanto in fretta. Le società discografiche, come sempre, si sono messe a piangere – e qui cominciano i guai – il Congresso ha dato loro ragione.
Da leggi utilitaristiche, le leggi sul copyright sono diventate Vangelo, per cui tutto può cambiare ma il diritto d’autore diviene intoccabile. Napster è stato chiuso, le pene per la violazione di copyright sono state inasprite, e gli USA hanno cominciato a richiedere come base per eventuali accordi commerciali che le leggi dei vari Paesi venissero modificate fino a copiare quelle americane.
Da non dimenticare poi la nascita di campagne pubblicitarie terroristiche, come quelle basate sul concetto che la violazione del diritto d’autore sia equivalente a rubare beni fisici. Questa è una stronzata, ma purtroppo più di qualcuno ci ha creduto e ci crede tutt’ora.
Il demenziale spot antipirateria che equipara il rubare allo scaricare da Internet. No, non ruberei mai una macchina, però spaccherei volentieri il cranio di chi ha inventato questa idiozia

Ricordo perciò che perché ci sia furto io devo impossessarmi di qualcosa di un altro. Entro in un museo e mi frego un quadro: questo è rubare. Se entro in un museo e fotografo il quadro, non lo sto rubando! Quando si copia un film o un libro non si sta portando via niente a nessuno, il legittimo proprietario è ancora legittimo proprietario.
“Ma, ma, cioè tu è come se rubassi!!! Perché ecco se non avessi la copia compreresti il libro e dunque hai rubato il guadagno all’autore!!!” Vicino a casa mia c’è una fermata dell’autobus e a meno di venti metri un concessionario. Ogni volta che prendo l’autobus invece di pagare 5.000 euro per un’auto, sto derubando il concessionario!!! Perché, se non ci fosse l’autobus, sarei costretta a prendere la macchina. Stronzate. Se non ci fosse l’autobus, andrei a piedi. Se il tal romanzo non è disponibile su Internet, non spendo 20 euro per comprarlo, ne leggo un altro o non leggo niente del tutto e mi metto a giocare a Puzzle Quest (piratato).
Trailer di Puzzle Quest. Un gioco semplice ma divertentissimo!

E qui torniamo al discorso di partenza: più gli individui usufruiscono dell’arte, meglio è. Perciò è più utile per la società che io legga il romanzo gratis piuttosto che non lo legga a 20 euro.

Ciò non significa che non spenderò mai 20 euro – in fondo anche se ci sono gli autobus quasi tutti un’auto la comprano – significa che la società deve approfittare del fatto che la tecnologia permette di distribuire gratis l’arte, perché è questo lo scopo, non creare un regime da borsa nera, dove artificialmente si riduce l’offerta per tenere alti i prezzi.
Non sto parlando in teoria, basta guardare il pastrocchio delle regioni sui DVD. I produttori cinematografici si sono accordati per dividere il mondo in 7 regioni, e si sono garantiti per legge che i lettori di DVD venduti in una regione possano riprodurre solo i DVD pensati per quella regione. E questo perché i signori produttori sanno benissimo che in Europa o in America possono vendere un DVD a 30 euro, ma nessuno lo comprerà a quel prezzo in Cina o in Russia. Dunque era necessario un meccanismo perché le regioni più ricche non potessero importare i DVD venduti a prezzi bassi nelle regioni più povere. In Russia non è raro trovare DVD a 5 euro e anche meno. Non piratati, DVD ufficiali, di film appena usciti. E con i DVD a 5 euro le case cinematografiche ci guadagnano. Però che brutto guadagnare 5 quando puoi guadagnare 30, facendo approvare quelle due o tre leggi che danneggiano la collettività ma ti favoriscono…

Con la chiusura di Napster si è persa l’occasione di legalizzare l’utilizzo di Internet come sistema per la diffusione dell’arte. Da un lato i “detentori dei diritti” hanno cominciato la loro opera tendente a censurare Internet, dall’altro le persone hanno continuato a scambiarsi opere d’arte a costi vicini allo zero.
“Censurare” non è un termine scelto a caso: secondo i signori discografici & amici, il copyright è così sacro che non solo è inammissibile distribuire opere protette da diritti senza permesso, ma è inammissibile discutere di come si possano distribuire tali opere, è inammissibile discutere delle opere stesse e addirittura citarle. La MLB, la lega americana dei giocatori di baseball professionisti, ha denunciato gente sulla base che secondo lei, le statistiche dei giocatori erano coperte da copyright![2] Sarebbe come dire che io non posso utilizzare o comunicare il fatto che Maradona ha segnato 115 gol col Napoli senza il permesso della Lega Calcio! In questi giorni quei mentecatti di Scientology hanno spedito 4.000 diffide a YouTube perché togliesse altrettanti video, sostenendo che citare Scientology senza permesso è violazione di copyright. Ascoltare la radio ad alto volume con le finestre aperte non è disturbo della quiete pubblica, ma un reato ben più grave: violazione di copyright! Anche in questo caso ci sono state denuncie.
Come ovvio il solo denunciare non basta. È importante che ci siano pene esemplari, che la gente vada in galera per essersi scambiata informazioni.
Ci sono poi i lecchini che fanno a gara a essere “più realisti del Re”. Quel citrullo di Sarkozy ha per esempio introdotto in Francia la così detta “dottrina Sarkozy”: i provider devono staccare la connessione a Internet quando un utente raggiunge le tre violazioni del copyright. Chi decide delle violazioni? I detentori dei diritti. Se io casa cinematografica decido che tu stai violando il mio copyright, faccio in modo di staccarti la connessione (e questo non esclude una successiva denuncia).

Sarkozy
Secondo Sarkozy, a causa della pirateria via Internet, “corriamo il rischio di essere testimoni della distruzione della cultura.” Come si fa a discutere con gente così? Mazzate, questo è l’unico atteggiamento civile da tenere

Qualcuno – ingenuo! – potrebbe pensare che forse sarebbe il caso indagasse qualcuno esterno alle parti, tipo un giudice, ma purtroppo il reato di violazione di copyright è troppo grave perché ci si possa affidare alla giustizia, tanto più che i tribunali funzionano in questa maniera assurda: prima di condannare qualcuno ci devono essere delle prove. Chi ha bisogno di prove, quando basta il sospetto? Passare per vie legali va bene per lo stupro o l’omicidio o le rapine a mano armata, ma per fatti davvero gravi, che minano le basi stesse della società, come lo scambio senza fini di lucro di musica, bisogna intervenire in maniera drastica e senza tentennamenti. Naturalmente i detentori dei diritti svolgono loro le opportune indagini, affidandosi a sofisticati metodi per scoprire i violatori dei diritti, non a caso in questi anni grazie a tali sopraffini metodi hanno scoperto che infrangevano il copyright vecchietti morti da tempo, così come gente che non lo sa neppure usare un computer, e appurato ciò, è toccato ai figli essere torchiati. D’altra parte una commissione del Senato USA ha stabilito che le reti P2P con il loro scambio libero di opere protette da diritti finanziano il terrorismo. Osama & soci scaricano i film via eMule, masterizzano migliaia di copie, le rivendono e con il ricavato si comprano il tritolo! È palese come l’unica soluzione sia chiudere i sistemi P2P, così i terroristi non potrebbero più procurarsi i film. Proprio.

Ma lasciamo perdere questi pazzi. Quello che sostengono molti è che in un regime di sistematica violazione del copyright, venga a mancare l’incentivo che il copyright offriva. In poche parole l’artista pensa: “Brutti bastardi piratoni! Ogni volta che scrivo qualcosa me la copiate e la gente legge a sbafo senza pagarmi, non diventerò mai ricco! Basta! Non scrivo più neanche una riga!”
Assumiamo sia vero; è, in altri termini, la morte del professionismo in campo artistico. L’arte può essere al massimo solo un hobby, dato che i piratoni impediscono qualunque guadagno. È così grave? Kafka è stato un impiegato per tutta la vita, Tolkien era professore, Tom Clancy mentre scriveva il suo primo e miglior romanzo lavorava come assicuratore. Se questi tre signori fossero stati professionisti della scrittura, se avessero potuto dedicare 24 ore su 24 all’arte dello scrivere, avrebbero creato opere più belle? Forse sì, forse no. Clancy da quando si è dedicato esclusivamente alla scrittura ha prodotto materiale più scadente. In ogni caso mi sembra ovvio che anche se sparisse il professionismo, non necessariamente sparirebbe la (buona) arte. Kafka forse avrebbe potuto fare più di quel che ha fatto, ma già così ad averli tutti questi Kafka!

Casco
Questo è un casco antinfortunistico, del tipo che gli operai dovrebbero sempre tenere in testa mentre lavorano nei cantieri, per evitare incidenti. Ebbene, è stato inventato da nient’altri che Franz Kafka!

Inoltre non si tiene conto di un altro fatto: già ora la gran parte delle opere artistiche sono prodotte da dilettanti. In Italia si stampano decine di migliaia di libri l’anno, ma come noto, i personaggi che possono sopravvivere grazie alla sola scrittura sono pochissimi. Perciò il 99% della produzione è frutto di hobbysti che non ci guadagnano niente o quasi. Siamo sicuri che tutto questo esercito che non guadagna niente, smetterebbe di scrivere solo perché ha il sospetto che non guadagnerà mai niente? Davvero questi migliaia di libri nascono unicamente dalla prospettiva per gli autori d’intascare tanti soldi quanti la Rowling? Io non credo, perché se sul serio l’obbiettivo di una persona fosse la ricchezza, non ci proverebbe neanche con la scrittura.

Ricapitolando:

  • La qualità artistica non è legata al professionismo; intuitivamente se una persona ha la possibilità di dedicare tutto il suo tempo a un’attività è probabile che la svolga al meglio, tuttavia non è una condizione indispensabile, anche part time si può diventare scrittori sopraffini.
  • La prospettiva del guadagno non può essere la sola motivazione a spingere così tanta gente a scrivere. Perciò, se dovesse sparire tale prospettiva, rimarrebbero lo stesso un buon numero di scrittori.

E questo partendo dal presupposto: assumiamo sia vero. Ma non è vero. Già da diversi anni ogni singolo album musicale, videogioco o film è disponibile gratis in Rete. Con i romanzi non siamo ancora a questa copertura capillare ma non manca molto. Ebbene, se fosse vero che i piratoni mangiano tutti i guadagni, la cosidetta “Industria dell’intrattenimento” sarebbe dovuta crollare da tempo. Ma se si sommano i guadagni di discografici, editori, produttori cinematografici e di videogiochi, nel complesso sono stabili o in crescita. In particolare i videogiochi hanno avuto un boom in questi ultimi anni, raggiungendo in America gli introiti di musica e cinema. Eppure ogni singolo gioco lo posso scaricare, senza difficoltà.
Perciò il piagnisteo dell’artista dovrebbe essere questo: “Ecco, 10 anni fa c’erano 1.000 artisti professionisti, e io avrei potuto essere uno di questi, ma ho preferito giocare a ping-pong, adesso ci sono 2.000 artisti professionisti, e dunque le possibilità sono aumentate, però se non ci fossero i piratoni bastardi, forse ci sarebbero 3.000 artisti professionisti! Ecco, i piratoni mi hanno rubato 1.000 possibilità di successo! Ho deciso: non scriverò mai più una riga!” Dobbiamo davvero rispondere a questo frignone? Non credo.
Anche qui partendo dall’ipotesi più negativa, cioè che la libera diffusione delle opere abbia intaccato i possibili guadagni globali riducendo la crescita. È vero? Non ci possono essere riposte certe, ma con ogni probabilità no.

Signora che gioca a ping-pong
Avrebbe potuto essere una scrittrice fantasy di successo, invece ha scelto di dedicare la vita al ping-pong

Studi empirici hanno dimostrato che la disponibilità gratuita di un’opera artistica non incide sulle vendite, e quando questo avviene è un’incidenza positiva. Per rimanere in campo editoriale, come avevo già ricordato in un articolo di qualche mese fa, può far testo l’esperimento svolto dal signor O’Reilly, che ha provato a misurare l’andamento delle vendite di un libro da lui pubblicato in presenza della contemporanea distribuzione gratuita del testo. In breve, le vendite sono state in linea con le previsioni, la libera disponibilità del libro non ha avuto alcuna influenza negativa. Però 180.000 persone hanno potuto leggere tale libro, la società nel suo complesso è stata arricchita.
Lo stesso Doctorow racconta come all’inizio Tor Books (il suo editore – uno dei più grandi editori di fantasy e fantascienza del mondo) fosse un po’ scettico riguardo quest’idea balzana di offrire online gratis i libri, ma dopo i primi tentativi, adesso è l’editore stesso a spingere perché gli scrittori adottino questa tattica. E per una semplice ragione: perché così si vendono più libri!
Si vendono più libri perché la disponibilità libera del testo genera pubblicità, rende conosciuto il nome dell’autore. Infatti in un celebre articolo ancora il signor O’Reilly spiega che per un artista il problema numero uno non è certo la pirateria, bensì l’anonimato. La gente non compra il romanzo del tal scrittore perché può leggerlo a sbafo o perché non piace il genere o per le critiche negative, non compra perché non sa neanche che lo scrittore e il suo libro esistono! La distribuzione gratuita online può far molto per ovviare al problema.

Qui i miscredenti fanno notare che il “trucco” funzionerà finché saranno pochi gli autori ad adottare questa tattica, quando tutti o quasi distribuiranno liberamente, sparirà la novità e la gran parte degli artisti torneranno nell’anonimato. Forse, ma nel frattempo i rapporti di forze potrebbero cambiare. Un mondo di opere libere significa che se io scrivo una recensione negativa di un romanzo della signora Troisi, ognuno può verificare, e se viceversa la Mondadori intasa di pubblicità la Rete, ognuno può controllare se le affermazioni entusiastiche corrispondono alla realtà. Credo che la possibilità di accedere alle fonti senza pagare possa cambiare il rapporto con la pubblicità tradizionale. Se prende piede l’abitudine di prima leggere e poi pagare, può essere che si crei un nuovo ambiente, dove la selezione naturale favorisca i più bravi e non i più ricchi.
Sourceforge.net è uno dei più frequentati siti di Internet. Raccoglie progetti software open source e gratuiti. Allo stato attuale ci sono 133.256 progetti, eppure se si controlla la pagina con i progetti più scaricati, si può notare come molti di questi siano di qualità eccelsa. I migliori sono stati premiati. eMule è il notissimo programma di filesharing, programma che uso regolarmente, Azureus è un client BitTorrent (non il migliore, il migliore è uTorrent, anch’esso gratuito – ma comunque Azureus è buon secondo), VirtualDub è un programma di editing video che, in un centesimo dell’occupazione di memoria di mastodonti come Adobe Premiere, svolge una marea di funzioni (è il programma che uso per tagliare, montare, e correggere i colori dei video che metto qui sul blog), guliverkli racchiude vari sottoprogetti tra i quali il Media Player Classic, il miglior player multimediale per Windows.
In TV o sui giornali non si è mai visto uno spot per Azureus o VirtualDub, e nonostante questo i download si contano a decine di milioni.
Non vedo perché con la letteratura non possano attivarsi gli stessi meccanismi, facendo emergere le opere più meritevoli.

VirtualDub
Uno screenshot di VirtualDub. Maggiori informazioni al sito ufficiale

Riassumendo, i vantaggi di un’abolizione delle attuali norme sul copyright – o anche solo un ritorno alla punibilità per il solo lucro, il che renderebbe legale la distribuzione gratuita via Internet da parte di chiunque:

  • Costo zero per chi vuole usufruire dell’arte, con aumento della diffusione, a beneficio di tutta la società.
  • Maggiori vendite per gli artisti coinvolti, perché la distribuzione in Rete garantisce pubblicità.
  • Ulteriore incentivo per i nuovi artisti, dato che le possibilità di guadagno sono aumentate.

E gli svantaggi? Nessuno.
Qui ci sono analogie con il Proibizionismo e la “Guerra alla Droga”. Liberalizzare le droghe significa privare la Mafia e le altre organizzazioni criminali di enormi guadagni, significa far sparire tutti i reati connessi ai prezzi artificialmente alti delle sostanze, significa poter fornire prodotti più controllati e meno dannosi per la salute. Non lo si fa perché sarebbe immorale.
Con il copyright è uguale: stringi stringi la motivazione di chi vuole mantenere o inasprire il presente stato di cose è che è immorale usufruire di un servizio senza pagare.
Nei due campi c’è chi parla così sapendo di mentire (la già citata Mafia nel caso della droga, e la MAFIAA nel caso del copyright): costoro si mascherano da difensori della moralità solo per coprire ben più concreti interessi economici. Per gli altri, quelli sul serio convinti che sia un problema morale, non ho risposte, perché questi sono in pratica quelli che citavo a inizio articolo, quelli che non pensano che la diffusione dell’arte sia in assoluto un beneficio per la società.
Ben inteso, il fatto che non possieda i mezzi retorici o di coercizione fisica per convincere i “moralisti” non implica che la mia posizione e la loro siano sullo stesso piano. Ripeto: io ho ragione. Punto.

Concludo raccomandando di leggere Doctorow, perché gli argomenti sono interessanti, la prosa brillante e nel primo articolo scrive persino come Capitan Gambero, facendo il pirata! Arrrrr! (sic)

Edit del 12 Gennaio 2009: Content è disponibile anche in lingua italiana. Vedi relativa segnalazione.

* * *

note:
 [1] ^ Prendiamo YouTube, il famoso sito di condivisione di video. YouTube spende da 1 a 6 milioni di dollari al mese per acquistare la banda necessaria a fornire il servizio. E i video su YouTube hanno qualità infima. Se un’azienda volesse vendere film in formato HD (tipo Blu-Ray) usando Internet come mezzo di distribuzione avrebbe spese enormi in termini di banda da acquistare. Tali costi sarebbero ugualmente inferiori a quelli di un trasporto del disco fisico fino ai negozi, ma non sarebbero certo prossimi a zero. Lo zero si raggiunge solo quando si ha l’attiva collaborazione di migliaia e più nodi, come avviene nei sistemi peer-to-peer (P2P). Ognuno dei nodi deve sostenere una spesa infinitesimale e nel complesso il sistema sposta quantità enormi di dati. Ma questo significa che molteplici copie devono esistere in diversi nodi, violando così il copyright.
L’unica eccezione può essere l’editoria: i libri sono piccolissimi e a differenza dei film o dei videogiochi non è prevedibile che crescano in grandezza con il passare del tempo (riguardo ai film si parla già di Ultra HD). In altre parole un editore, pur mantenendo un solo punto di distribuzione, può lo stesso diffondere i suoi libri via Internet a un costo prossimo allo zero.
EDIT: YouTube ha cominciato a “trasmettere” anche in HD, ma ha aggiunto la pubblicità…

 [2] ^ Per fortuna dopo un paio d’anni di tira e molla le richieste della MLB sono state respinte: non è possibile pretendere di avere il copyright sui fatti. Ma non dubito ci riproveranno e magari la prossima volta troveranno giudici e politici più “malleabili”…


Approfondimenti:

bandiera EN Content su Amazon.com
bandiera EN Il sito di Content da cui è possibile scaricare il testo completo

bandiera EN Il sito della Electronic Frontier Foundation in prima linea nella difesa delle libertà digitali
bandiera EN TorrentFreak, uno dei siti più aggiornati per le notizie riguardanti il P2P
bandiera EN Freedom to Tinker, noto blog che si occupa degli argomenti trattati nell’articolo

bandiera EN Il sito ufficiale di Puzzle Quest

 

Scritto da GamberolinkCommenti (184)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Problemi tecnici e… John Woo!

Come qualcuno avrà notato, il blog non ha nuovi articoli da diversi giorni. Purtroppo siamo stati piagati da una serie di problemi tecnici. L’aggiornamento all’ultima versione disponibile di WordPress (il software che gestisce il blog), la 2.6, ha creato un sacco d’inconvenienti. Ci sono volute diverse notti per riportare le cose in carreggiata.

Gattino triste
Alla fine il Coniglietto Grumo ha dovuto sacrificare un branco di gattini all’altare del Dio dell’Informatica. Una scena che spero di non rivedere mai più!

È l’altro lato della medaglia di fare tutto in proprio, senza appoggiarsi a una piattaforma già pronta (splinder, blogspot, iobloggo, ecc.): possiamo installare quello che vogliamo, e siamo liberi di agire come meglio ci pare opportuno, ma se c’è qualche guaio non c’è nessuno a cui chiedere aiuto.
Nel corso dell’anno i Gamberi è diventato un affare complesso, che oltre a WordPress richiede ben 29 plugin diversi e molto codice scritto ad hoc. È facile cambiando qualcosa sfasciare qualcos’altro. Comunque i problemi sono stati risolti e da settimana prossima il ritmo dovrebbe tornare regolare.

Già che ci sono ricordo anche due cose, dato che ho ricevuto mail in merito:

Icona di un gamberetto I Gamberi sono aperti agli articoli di chiunque, sempreché siano articoli che trattino di fantasy. Quello che è richiesto è mantenere lo stesso livello di attenzione al dettaglio e documentazione. Gli articoli possono essere pubblicati a proprio nome o con pseudonimo ittico; se si hanno difficoltà con l’interfaccia di WordPress o l’HTML, sono disposta a impaginare io il testo scritto con Word o altro elaboratore testi.

EDIT: la politica del blog a questo riguardo è cambiata, si veda il seguente punto alla pagina delle FAQ:
• Voglio collaborare al blog! Pubblicherete il mio articolo?

Icona di un gamberetto Per far apparire il proprio avatar nei commenti, al posto dell’omino grigio, è necessario registrarsi presso Gravatar. La registrazione è gratuita, e assocerà l’indirizzo di e-mail specificato con l’avatar scelto; a quel punto ogni volta che si inserirà il proprio indirizzo di e-mail commentando un blog che supporta Gravatar, si vedrà apparire l’avatar.

* * *

Ciò detto, non mi piace sprecare articoli in quisquiglie, perciò voglio spendere due parole su un film che personalmente attendevo con ansia: Red Cliff, il ritorno di John Woo.

Trailer di Red Cliff

Con pellicole come Hard Boiled, A Better Tomorrow e The Killer, John Woo ha rivoluzionato il modo di girare film d’azione. Questo quando lavorava a Hong Kong. Poi si è trasferito a Hollywood e i risultati non sono stati dei migliori. Cinque anni dopo il suo ultimo film, è tornato in Cina per girare un filmone epico dedicato alla Battaglia della Scogliera Rossa.
Questa battaglia, combattuta nel 208, è raccontata nel romanzo Romance of the Three Kingdoms, scritto nel quattordicesimo secolo da Luo Guanzhong. Vede di fronte da un lato le forze alleate di Liu Bei e Sun Quan e dall’altro l’armata di Cao Cao. Se si è giocato a qualche episodio della serie Dynasty Warriors, questi nomi dovrebbero suonare familiari.

Trailer del videogioco Dynasty Warriors 6

Per portare sul grande schermo la Battaglia con il dovuto impatto (nel romanzo è una Battaglia di proporzioni enormi, il solo Cao Cao disponendo di 800.000 soldati), a John Woo è stato concesso un budget altissimo, il più alto per un film prodotto in Asia: 85 e passa milioni di dollari. Il risultato è stato un film di quasi cinque ore, che per questo è stato diviso in due: la prima parte è uscita nei cinema in Oriente in questi giorni, la seconda parte pare seguirà fra qualche mese, forse a Natale. Non è chiaro invece in Occidente come sarà trattata la faccenda, è probabile che le due parti saranno condensate in una sola di durata accettabile.
E qui entrano in gioco i signori PMCG (Portable Movie Conversion Group), un gruppo di piratoni che sono già riusciti a procurarsi una versione in qualità DVD della prima parte del film.

Chi Bi – prima parte (Red Cliff , 2008)
Red.Cliff.2008.CN.DVDRip.XviD-PMCG (DVDRip, ~1,36GB)
(cinese con sottotitoli in inglese)

Locandina di Red Cliff
Locandina di Red Cliff

L’audio è solo stereo e i sottotitoli sono incorporati nel video invece di essere separati. Per il resto è appunto una copia in qualità DVD.

Che dire del film? Difficile giudicare, perché dopo quasi due ore e mezza finisce proprio sul più bello, alla vigilia della Battaglia, con un bel “To Be Continued…” Non che manchino scene d’azione, compresa una “scaramuccia” con 2.000 cavalieri di Cao Cao verso la fine, ma certo non c’è niente di davvero epico. La parte centrale è anche piuttosto noiosa, con una serie di scene che paiono slegate fra loro (tizio che suona il flauto, nascita del puledrino, caccia alla tigre, ecc.) e che in sé non sono neanche tanto interessanti.

Screenshot da Red Cliff
Un momento di stanca del film

Però non è un brutto film. L’approccio è semi-realistico: non c’è gente che “vola” come in Hero o Crouching Tiger, Hidden Dragon ma ugualmente i Generali sono in grado da soli di uccidere decine e decine di nemici, dimostrando forza e riflessi sovrumani. Anche qui chi ha giocato ai videogiochi, riconoscerà diverse delle “mosse” impiegate. Nel complesso la cosa funziona e le scene di combattimento si fanno seguire volentieri, anche se questo rimane l’antipasto e bisognerà vedere come John Woo gestirà la carneficina quando si entrerà nel vivo della storia.
I personaggi sono abbastanza standard con Cao Cao tipico cattivo (decapita il messaggero nemico, ride in maniera sguaiata, ecc.), e i buoni tipici buoni (risparmiano la vita all’avversario vinto, si sacrificano per difendere i civili, ecc.). Gli effetti speciali sono decenti (ho apprezzato il fatto che ci sono molte comparse fisiche invece dei soliti manichini CG) e non potevano mancare le colombe, ormai un marchio di fabbrica di Woo.

Screenshot da Red Cliff: colomba
La colomba vola sopra la flotta di Cao Cao

Dunque forse non vale la pena un viaggio fino in Cina per vederlo, ma un paio d’ore di download sì! chikas_pink21.gif


Approfondimenti:

bandiera EN Il sito ufficiale di WordPress
bandiera EN WordPress Plugin Directory
bandiera EN WordPress Plugin Database
bandiera EN WordPress Plugins Database (notare la ‘s’ – è un altro sito)

bandiera EN Red Cliff su Wikipedia
bandiera EN La recensione del film di Twitch

 

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Come creare un ebook decente

Da quanto ho acquistato un lettore di ebook dedicato (recensione), ho cominciato a frequentare il forum di mobileread.com, e mi sono resa conto della mia ignoranza a proposito di ebook. In particolare riguardo al crearli. Constatato che non sono l’unica a vivere nell’ignoranza, ho pensato di condensare le mie scoperte delle ultime settimane in quest’articolo.

Premessa

Si deve già avere pronto il romanzo o racconto dal quale si vuole creare l’ebook. Il romanzo o racconto può essere stato scritto e impaginato con Microsoft Word, OpenOffice.org Writer o anche strumenti più sofisticati quali LaTeX o QuarkXPress, non ha importanza.

Considerazione generali

L’idea dietro la creazione di un ebook e la sua distribuzione (gratuita) è far sì che lo leggano più persone possibile. Per raggiungere tale scopo, bisogna considerare come la gente legge un ebook. Se l’ebook è di poche pagine – un racconto – quasi tutti lo leggono a video. Se le pagine diventano tante, molti stampano il testo. Una piccola percentuale legge gli ebook su lettori dedicati o altri strumenti portatili (cellulari, palmari, lettori MP3 con schermo, consolle per videogiochi, ecc.)

iPod
Un iPod usato come lettore di ebook. Il romanzo credo s’intitoli: “Il Valore di Pi Greco fino al Decimillesimo Decimale”, un fantasy!

Dunque bisogna far in modo che l’ebook sia il meno faticoso possibile da leggere a video, possa essere stampato con comodo, e sia trasferibile dal PC ad altri apparecchi senza ostacoli. Purtroppo non esiste nessun formato di ebook in grado di soddisfare al meglio tutte e tre queste esigenze. Per esempio, un classico PDF in formato A4 è ottimo per la stampa, buono da leggere a video ma diviene scomodo su un apparecchio portatile (e in generale su qualunque affare che abbia uno schermo sui 10 pollici o più piccolo). Un lettore smaliziato può convertire il PDF in un formato più consono e alcuni apparecchi portatili eseguono questo tipo di conversioni al volo, tuttavia non ci si può fidare d’incontrare qualcuno (o qualcosa) che sappia quel che sta facendo, bisogna dare una possibilità anche a chi non ne capisce niente e si ritrova con un apparecchio spaesato quanto lui.

Valido per tutti

Alcune considerazioni valide per qualunque formato.

Quali caratteri (font) scegliere. I più comuni possibile! Alcuni formati, quali il PDF, permettono d’incorporare i caratteri usati nel file stesso, ma altri formati, come l’HTML, non offrono questa possibilità. A meno che non si vogliano gestire due documenti separati, uno impaginato con caratteri “strani” e l’altro senza, conviene usare caratteri il più diffusi possibile.
Il Times New Roman o l’Arial sono presenti un po’ ovunque e perciò si avrà la ragionevole sicurezza che come vediamo noi l’ebook così lo vedrà il lettore. Se invece si adoperano caratteri poco comuni, per noi l’ebook avrà un aspetto, per il lettore potrebbe averne un altro del tutto diverso. Infatti non esiste alcuno standard per la sostituzione dei caratteri: Sistemi Operativi, software e apparecchi diversi scelgono quale carattere usare al posto di uno che non possiedono secondo criteri non uniformi. Non possedendo il carattere GungsuhChe Windows può decidere di usare un carattere, Linux un altro e un palmare un altro ancora.
Inoltre diversi formati di ebook offrono all’utente la possibilità di sostituire durante la lettura il carattere. Io stessa preferisco un Times New Roman a robe “strane”, all’apparenza magari anche belle, ma che affaticano alla lunga. Perciò è inutile perder tempo a comporre il proprio romanzo con venticinque font diversi pescati da ogni angolo di Internet: non lo vedrà come vorremo nessuno e anche chi ci riuscisse tornerebbe al Times New Roman dopo due pagine!

font strano
Leggereste un intero romanzo tutto scritto così?

Un’altra soluzione che ho visto adottata in un paio di casi è quella di rendere disponibili per il download i font usati nel documento. In assoluto non sarebbe una cattiva idea, mo ho dei forti dubbi che il lettore occasionale abbia la capacità e la voglia d’installarsi i font aggiuntivi (sempre che ne abbia la possibilità: magari sta usando un PC a scuola o in ufficio e non può installare un bel niente anche volendo).
Times New Roman o Arial? Il Times New Roman e l’Arial sono tra i più diffusi rappresentanti di due grosse famiglie di caratteri, rispettivamente serif e sans serif. serif si può tradurre come “grazia”; serif sono quei tocchi, quegli sbaffi in più alla fine di ogni lettera.

sans serif e serif
Differnze fra i caratteri sans serif e serif

È tradizione considerare i caratteri dotati di “grazie” più leggibili, tanto che la buona parte dei libri stampati usa caratteri serif.
Tuttavia la veridicità di questo fatto non è mai stata dimostrata. Ci sono un’infinità di studi sull’argomento e nessuno riesce a raggiungere conclusioni definitive. Ancora più intricata è la faccenda quando dalla carta si passa agli schermi tradizionali o LCD. Una panoramica sulla questione è qui.
Personalmente preferisco i caratteri serif, perché danno più la sensazione di star leggendo un libro “vero”. Ma come detto non è un vantaggio oggettivo, perciò la scelta tra serif e sans serif è lasciata al gusto estetico di ognuno.
La grandezza dei caratteri. Anche qui le ipotesi sono discordi. Se si vuole imitare la stampa tradizionale occorrerebbe usare caratteri di grandezza 10 o 12, ma specie a video caratteri un po’ più grossi risultano molto più leggibili, rimanendo ottimi stampati. Io propendo per una grandezza di 14-16 punti, ma senza pretesa di aver ragione. Quelli che invece vanno evitati sono i caratteri sotto i 10 punti, tranne casi particolari. Va inoltre rilevato che caratteri diversi hanno grandezza diversa a parità di punti. Un Arial 14 punti non è grande come un Times New Roman 14 punti.
Immagini. Il problema delle immagini in un ebook è duplice. Da un lato le immagini aumentano la grandezza del file da scaricare (il testo di un romanzo può stare in un PDF da 300K, una sola immagine a colori, magari la copertina stessa, può essere più “pesante”), dall’altro l’inchiostro, specie quello a colori, costa!

toner giallo
Toner del giallo per una stampante laser a colori HP: 120 euro!

Un libro pieno d’illustrazioni, ancorché splendide, può essere addirittura controproducente: la grandezza del file scoraggerà diversi dal download (quelli ancora senza ADSL), mentre le tante immagini faranno sorgere dei dubbi a chi è abituato a stampare gli ebook: vale la pena sprecare così tanto inchiostro?
Il mio consiglio è di evitare le immagini, se proprio ci devono essere, devono essere di misura ridotta e bianco e nero. Un’altra soluzione è offrire sia un file con le immagini, sia uno senza, più la possibilità di scaricare le immagini a parte.
Prendiamo la classica mappa che così spesso adorna i romanzi fantasy. È meglio evitare di mettere nel file dell’ebook un’immagine a colori 4000×4000 da diversi megabyte, meglio lasciare solo il testo, che in fondo è la parte davvero importante, e offrire la mappa a parte.
Ovviamente sto parlando di narrativa, non di testi scientifici o di fumetti o altri tipi di ebook dove invece le immagini possono essere fondamentali.
Indici. Quasi tutti i formati di ebook supportano la creazione di indici, con link ai vari capitoli o sezioni di un libro. Male non fa, ma non è indispensabile. L’indice è un po’ più utile se non si tratta di link ai capitoli di un romanzo, ma ai racconti in una raccolta di racconti. I link sono invece molto comodi se si decide di mettere delle note a fine libro: molto più facile cliccare e leggere la nota, piuttosto che “sfogliare” fino in fondo il volume! (fermo restando che io preferisco, se ci sono note, che siano a piè pagina).

Nominare il file. Date al file contenente l’ebook un nome significativo! Ho sul disco rigido almeno una decina di “capitolo1.pdf”, scaricati qui e là. Il fatto di non capire al primo sguardo di cosa si tratti non m’invoglia ad aprire un file, ma a lasciarlo perdere!
Un buon sistema può essere “nome autore – titolo opera”. “Maria Rossi – La Spada Magica.pdf”. Se è solo il capitolo primo de La Spada Magica, occorre segnarlo: “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1.pdf”. Se non vedo ulteriori specificazioni io intendo che il romanzo o racconto è completo, da fastidio scoprire poi che era solo il primo capitolo.
Se si intendono mettere online revisione successive, ancora è buona norma indicarlo nel nome del file. Si possono usare le date, o le “versioni”, stile software: “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1(v.1.1).pdf” o “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1(25-02-2008).pdf”. Con le date non elemosinate i caratteri! Scrivere 2528 diviene incomprensibile.
Metadata. Quasi tutti i formati di ebook supportano i metadata. Non è male perdere mezzo minuto a impostarli. Avere dei metadata corretti permette di catalogare facilmente gli ebook, e nel caso di nomi di file ambigui di rinominare tali file in automatico in maniera opportuna. È la stessa cosa dei tag ID3 negli MP3.
Perciò riempite più campi possibile: autore, titolo, genere, trama, ecc. tutto quello che i vari formati offrono.

Metadata in un .doc
Metadata di un file .doc di Microsoft Word

Metadata in un .prc
Metadata di un ebook in formato Mobipocket

Nome, cognome, indirizzo. Oltre a un nome del file significativo e ai metadata, è una buona idea lasciare un qualche tipo di recapito anche all’interno del testo stesso. All’inizio o in fondo. L’ideale è il nome dell’autore e un indirizzo di posta elettronica valido, o un sito web. Eviterei di mettere indirizzi di posta fisica e numeri di telefono: gli interessati possono chiederli via posta elettronica, e tutti quei robot che pattugliano Internet in cerca di dati personali da rivendere possono andare a farsi friggere!
Eviterei anche di mettere tali dati in ogni pagina, specie se il tutto occupa più di una riga.

Licenza. Si possono scegliere per un ebook vari tipi di licenza. Una delle più comuni è la Creative Commons. Qui però non voglio entrare nel merito, è un argomento che merita un articolo a sé stante, l’importante è che, qualunque sia la licenza scelta, venga scritto a chiare lettere se l’ebook è liberamente distribuibile o no.
Se non c’è scritto niente la gente potrebbe avere delle remore a spedirlo all’amico o a pubblicizzarlo, temendo magari di trovarsi di fronte a un libro “piratato”. Se c’è scritto di non ridistribuire, be’, in verità non servirà a niente: se non altro per ripicca, il file sarà subito disponibile su eMule!
Perciò quello che bisogna fare è scrivere a chiare lettere che il file è ridistribuibile senza problemi. Così nessuno si farà scrupoli e si otterrà la massima diffusione. Tale politica deve essere indicata sia al proprio sito, sia all’interno del file stesso.
Se si vuole si può anche riportare l’intero testo della licenza che si è scelta, ma le frasi riguardanti la ridistribuzione devono essere in evidenza. Già che ci sono: non minacciate i lettori! Mi sono capitati diversi ebook con affermazioni del tipo: “questo testo è di proprietà di tal dei tali, è stato depositato presso la SIAE, è mio, mio, mio! e ogni abuso o uso improprio sarà punito senza pietà in accordo con la legge vattelapesca, ecc. ecc.”, ecco, questo è il genere di roba che scoraggia la lettura e rende subito antipatico l’autore!
DRM. DRM è un acronimo che significa Digital Rights Management, Gestione dei Diritti Digitali. Tale acronimo potrebbe averlo inventato Orwell per il suo 1984, infatti in realtà il DRM non si occupa di “gestire i diritti” ma di “imporre limitazioni”. Un file “nudo” è un file sul quale un utente ha tutti i diritti, un file avvelenato da DRM è un file piagato da una o più limitazioni.
Buona parte dei formati di ebook supportano il DRM. Le più comuni limitazioni che si possono imporre sono: vietare la stampa, vietare la copia di parti o della totalità del testo in altre applicazioni, vietare che il testo possa essere letto a voce alta da un programma di sintesi vocale. Si possono anche “gestire diritti” ancora più severi: limitare l’apertura del file a un certo numero di volte, fare “spirare” il file superata una certa data, costringere a un’autenticazione via Internet prima di accedere al file, e così via.
NON INSERITE NELL’EBOOK ALCUN TIPO DI DRM!
Non otterrete alcun vantaggio se non farvi odiare. Tra l’altro il DRM crea problemi di compatibilità: programmi che leggono PDF possono non essere in grado di leggere PDF insudiciati dal DRM.

NO DRM
Eliminiamo il DRM! Per saperne di più: Defective by Design.org

Dove ospitare i file. Essendo gli ebook così piccoli, spesso sotto il MB, non dovrebbe essere difficile trovare spazi che li ospitino. Ci sono decine di siti e organizzazioni che offrono spazio gratis, e per piccole quantità senza neanche il problema della pubblicità.
L’importante è che l’operazione di scarico dei file sia fluida. Il visitatore del sito deve cliccare sul PDF o Mobipocket e poter scaricare il file, senza essere spedito da qualche altra parte, senza dover compilare form o mettere codici di sicurezza, senza doversi sorbire banner o animazioni flash che gli annunciano di aver vinto la lotteria nigeriana.
Comprimere o non comprimere. Non comprimere. Non vale la pena “zippare” o peggio “rarrare” un ebook: si guadagna poco e si mettono in difficoltà i lettori meno esperti.

Quali formati distribuire

Ci sono decine e decine di formati di ebook. Più se ne offrono meglio è, anche se dovrebbe essere sempre indicato con chiarezza quale formato un lettore dovrebbe scegliere rispetto alle sue esigenze. Offrire OpenDocument, Compiled HTML, o Broad Band eBook senza alcuna spiegazione non farà altro che confondere le orde di aspiranti lettori.
Tra i tanti formati ho deciso di sceglierne quattro, che credo coprano la buona parte delle esigenze: PDF, HTML, Mobipocket e TXT.

Portable Document Format (PDF)

I vantaggi del PDF: è possibile creare documenti impaginati come meglio si preferisce e con ogni genere di layout; i caratteri usati possono essere incorporati nel file, in modo che tutti i lettori vedano lo stesso identico PDF così com’è stato pensato; è un formato diffusissimo, e software per leggere PDF si trovano per qualunque piattaforma.
Gli svantaggi: è un formato che non può essere modificato dagli utenti “al volo” ed è difficile da convertire in altri formati.

Logo del PDF
Il formato PDF è stato inventato da Adobe Systems nel 1993

In particolare il grosso problema del PDF è che è un formato basato sul concetto di pagina a dimensione fissa. Quando creiamo un PDF A4, creiamo un documento che è ottimo per la stampa – contando che l’A4 è il formato di carta più diffuso, almeno a livello domestico – ed è decente da leggere a video su un monitor di discrete dimensioni, ma diventa molto meno attraente quando per esempio si prova a leggerlo con un apparecchio con schermo da pochi pollici.
Quasi sempre viene offerta la possibilità di zoomare un PDF, e con tale “trucco” si può riuscire a leggere il file in ogni situazione, ma se la pagina zoomata non sta nello schermo, l’utente è costretto a “scrollare” in verticale (e spesso anche in orizzontale) il che rende faticosa l’esperienza.
L’utente non può cambiare il tipo di carattere di un PDF se non gli piace, non può cambiare neanche la dimensione dei caratteri, non può cambiare l’allineamento dei paragrafi o l’interlinea. Un utente non ha alcuna possibilità di manipolare un PDF, se non appunto zoomare. È un po’ poco, e questo irrita la gente!
Inoltre, sebbene estrarre il testo da un PDF sia operazione che compiono senza difficoltà diversi software, è molto più complicato mantenerne l’impaginazione. Se il PDF ha una struttura non elementare, cercare di tramutarlo in HTML o in qualche altro formato che più interessa all’utente risulterà impresa difficile se non impossibile.

Ciò detto, rimane una buona idea distribuire un ebook anche in formato PDF. Quelli che preferiscono la stampa ne saranno felici e coloro che preferiscono la lettura davanti al PC con un buon monitor non avranno particolari problemi.

Nel distribuire il PDF si deve appunto scegliere la grandezza della pagina. Le due scelte più sensate sono A4 e A5. L’A4 è l’ideale per la stampa e rende bene a video. L’A5 essendo più piccolo (metà dell’A4) rende meglio a video e rimane comunque stampabile senza eccessivi sprechi. A5 è anche più o meno la grandezza della pagina di un libro “tradizionale”, dunque gli utenti si troveranno subito a loro agio.
Da evitare l’uso di due (o più di due) colonne: se non cambia molto una volta stampato, leggere a video un PDF con due colonne è particolarmente faticoso. Bisogna spesso scrollare fino in fondo a una pagina, poi tornar sopra e ripetere, in netto contrasto con il più fluido e continuo scrolling verticale pagina dopo pagina che si ha con una sola colonna.

lettura con due o una colonna
Leggere a video un PDF con due colonne è molto più faticoso e innaturale rispetto a leggere un PDF con una sola colonna

Si possono poi offrire PDF più specializzati, ad esempio lo splendido sito FeedBooks.com offre PDF impaginati per gli schermi di due lettori di ebook: iRex iLiad e Sony Reader.
Allo stato attuale non credo valga la pena imitare FeedBooks.com, data la scarsa diffusione di questi lettori. Tuttavia, a parte l’iLiad, tutti i lettori e-ink in circolazione hanno uno schermo di circa 6 pollici: un pensierino a creare un PDF con pagina di tale grandezza lo si può anche fare.

Una nota importante, nel caso si decidesse di distribuire solo il PDF: usate un’impaginazione più semplice possibile e con meno fronzoli possibili, in modo che la conversione da PDF ad altro formato sia indolore o quasi. È anche importante togliere la sillabazione: è vero che può rendere il PDF meno “professionale”, ma è davvero un disastro riuscire a convertire un PDF pieno di parole tagliate a metà dai trattini!

Per creare un PDF ci sono migliaia di programmi. Una soluzione semplice in ambiente Windows è usare una stampante virtuale. Una stampante virtuale è un tipo di programma che s’installa come fosse una stampante ma invece di stampare crea un file PDF. In questa maniera si possono creare PDF da qualunque applicazione consenta di stampare, che sia Word o il Blocco Note o qualunque altra.
Di queste stampanti virtuali PDF ne esistono in tutte le salse. L’Adobe ne offre una nella versione commerciale di Adobe Acrobat. Microsoft ne offre un’altra, gratuita, anche se per essere usata richiede la presenza di Office. Ne esistono anche di gratuite senza limitazioni e persino open-source, quale PDFCreator. Tra le shareware, forse la migliore è quella di FinePrint Software, pdfFactory.
Il Coniglietto Grumo mi assicura che si possa fare lo stesso anche sotto Linux, usando per esempio CUPS.
Ci sono poi programmi che consentono di creare direttamente i PDF, primo fra tutti l’OpenOffice.org Writer.

Logo di CUPS
Il logo del programma Common Unix Printing System (CUPS)

HyperText Markup Language (HTML)

Il principale vantaggio di offrire il proprio ebook in HTML è che il potenziale lettore non deve far nulla per cominciare a leggere, se non cliccare sul link del libro.
Lo svantaggio è che l’HTML non è così flessibile come un PDF riguardo l’impaginazione, anche perché non esiste il concetto di pagina con l’HTML!
Il testo risulterà continuo e per certi versi lontano da quello che intendiamo quando parliamo di libro. È bene che la cosa rimanga così! Il primo errore da evitare con l’HTML è spezzarlo in più parti (per esempio una pagina per ogni capitolo, o una pagina ogni tot caratteri). Questa divisione si vede spesso, ma è fatta solo perché così i siti ottengono magari quattro hit invece di uno e propinano quattro banner piuttosto che uno al visitatore.
L’HTML deve essere con i caratteri neri su fondo bianco. Non importa se il resto del sito ha come tema il verde fosforescente su viola allucinazione: nessuno leggerà un romanzo con tali colori, e tanto meno lo stamperà.
L’HTML deve essere presentato senza alcuna inutile cornice. Non ha senso costringere chi vuol stampare il testo a doversi anche stampare per esempio due colonne di gamberi a destra e a sinistra.
L’HTML deve essere “autocontenuto”. Spesso i programmi che generano HTML generano due file, l’HTML stesso e un altro file, chiamato “foglio di stile” (CSS). Non va bene, perché se l’utente si salva solo l’HTML (e così farà, non sarà in grado o non avrà voglia di cercare anche il CSS), si ritroverà un HTML con impaginazione approssimativa, al limite illeggibile.
Stesso discorso vale per le immagini: se possibile evitatele, perché la gente non starà lì a scaricarle a parte e tanto meno correggerà i link nell’HTML, salvo però poi lamentarsi che il romanzo da loro salvato è senza copertina!

Due HTML
HTML decente – HTML “artistico”

Per creare un HTML la maniera più semplice è usare le apposite funzioni di esportazione presenti in tutti i programmi di elaborazione testi. Nel caso fossero necessarie delle correzioni, si può aprire l’HTML con il Blocco Note o qualunque altro editor.

Mobipocket

Mobipocket è un formato molto diffuso nell’ambito degli apparecchi portatili (cellulari, palmari, lettori e-ink). Io stessa quando possibile cerco di procurarmi un ebook in formato Mobipocket, per leggerlo sul mio lettore.
Il Mobipocket è basato sull’HTML, ed è un formato che offre ampia possibilità di scelta all’utente. È possibile cambiare i caratteri e la grandezza degli stessi, modificare margini e interlinea, e tanto altro, a seconda di quale software per la lettura dei Mobipocket si stia usando.
Offrire il Mobipocket non aumenterà di molto i propri potenziali lettori, dato che non sono molti quelli che leggono ebook su apparecchi portatili. Però questa percentuale è destinata ad aumentare in modo drastico in futuro, perciò non è una cattiva idea essere preparati.
Non ci vogliono più di un paio di minuti per creare un Mobipocket, usando il gratuito Mobipocket Creator. Rimando alla recensione del lettore ebook per un esempio passo a passo di creazione di un Mobipocket, con tanto di copertina e metadata.

Mobipocket su palmare
Un ebook in formato Mobipocket sullo schermo di un palmare BlackBerry

TeXT (TXT)

Il formato più semplice e in assoluto più compatibile. Anche computer di trent’anni fa potrebbero leggere un TXT. Però il TXT non supporta quasi alcun tipo d’impaginazione o formattazione dei caratteri. L’idea è di offrirlo come “ultima spiaggia”: se proprio l’utente non è riuscito ad aprire nessuno degli altri file, può provare con il TXT, sicuro di riuscire finalmente a leggere qualcosa.
Praticamente ogni programma di elaborazione testi offre la possibilità di esportare i documenti in formato TXT.

IBM System360
Un computer IBM System/360 del 1964: anche lui riuscirebbe a leggere un file di testo!

Ricapitolando

Una buona strategia può essere questa: PDF A4 per chi vuole stampare il libro o leggerlo a video su un bel monitor, HTML per chi vuole leggere subito, senza dover scaricare niente, Mobipocket per gli amanti degli apparecchi portatili e TXT in caso d’emergenza.
Un PDF A5 senza fronzoli, o l’HTML possono essere un buon compromesso se si vuole offrire un solo formato. Nell’ambito del solo formato può essere anche preso in considerazione il Rich Text Format (RTF). L’RTF può essere letto con facilità (per esempio sotto Windows con l’accessorio WordPad), e con altrettanta facilità essere convertito in altri formati. Non offre però alcuno dei vantaggi di altri formati più specializzati.
Se si decide di distribuire l’RTF bisogna prestare particolare attenzione alle immagini: sono archiviate nel file in maniera tale che anche immagini piccine occupano moltissimo spazio. È facile superare il MB e più senza neanche accorgersene!

Un’idea carina è offrire ospitalità o link a chi traducesse il libro in altri formati. Un utente magari lo reimpagina per leggerlo su un Sony Reader o un altro lo salva come OpenDocument: si può indicare come fare a rispedire tali file, in modo che possano diventare disponibili a tutti.

Per parte mia, d’ora in poi cercherò di seguire i miei stessi buoni consigli per tutta la narrativa da me prodotta e che offrirò nel blog.
Rimane da chiedersi se valga la pena di metterci tutto questo impegno: tanto gli ebook li scaricano in pochi e a quei pochi quel che scrivi non piace comunque (sigh!). Non lo so, forse non ne vale la pena. In ogni caso anche imparare a creare un ebook è tutta Cultura che cola. Forse.

* * *

Come in tante altre occasioni, mi sono avvalsa nello scrivere l’articolo dell’assoluta competenza del Coniglietto Grumo e di qualche svogliato consiglio di Capitan Gambero, li ringrazio entrambi, però il Capitano potrebbe impegnarsi di più!

Coniglietto Gigante
Il più grande Coniglietto al mondo: anche questa è Cultura!


Approfondimenti:

bandiera EN iPod eBook Creator: per creare ebook per l’iPod
bandiera EN dslibris: un programma per leggere ebook sul Nintendo DS
bandiera RU BookDesigner: il programma più completo per creare ebook
bandiera EN BookDesigner su MobileRead Wiki
bandiera EN MobileRead Wiki (pagina principale)

bandiera EN DRM su Wikipedia
bandiera EN Dizionario della neolingua di 1984
bandiera EN La storia del PDF
bandiera EN Un sito dedicato ai vecchi computer
bandiera EN La vicenda del Coniglietto gigante

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Il mio Lettore di ebook!

EDIT del 30 settembre 2010. Sono passati oltre due anni dalla stesura di questo articolo e in termini informatici è un tempo lunghissimo. Il Cybook recensito non è neanche più in vendita, è in vendita la versione Gen3 Gold che ha più memoria, processore più veloce, schermo migliore e costa quasi cento euro in meno.
Nel frattempo si è anche moltiplicata la concorrenza: i lettori di ebook in commercio sono ormai decine; per tutti i gusti, con prezzi sia molto superiori, sia molto inferiori a quello del Cybook.
Perciò dal punto di vista dei dati tecnici questa recensione è ormai obsoleta.

Rimangono valide le considerazioni generali: gli ebook reader sono una meraviglia! Dopo oltre due anni di utilizzo posso affermare con sicurezza che i 300 euro per il Cybook sono stati i 300 euro meglio spesi della mia vita. Ho letto sul Cybook centinaia di romanzi e saggi, senza spendere un euro, con piena soddisfazione. Anzi. Adesso, quando mi capita in mano un libro di carta, specie un tomo stile Il Signore degli Anelli, ho difficoltà a leggerlo: pesa e se i caratteri sono troppo piccoli, non trovo l’opzione per ingrandirli. Stupida carta!

Se la lettura è il vostro hobby, comprate un ebook reader, ne vale sul serio la pena.


Nell’articolo scorso promettevo una recensione del lettore ebook, eccola qui!

Un sogno

Credo sia un sogno comune quello di entrare in un qualunque negozio e portarsi via quel che si desidera, senza doversi preoccupare di dettagli insignificanti quali il pagare alla cassa. Io ho spesso questo genere di fantasie quando sono in libreria. Mi piacerebbe portarmi via tutti quanti i libri, ma mi rendo conto che anche potendo non saprei dove metterli. Perciò fin da quando ho sentito parlare per la prima volta di ebook, ho capito che era l’unica soluzione per dar sfogo alla fantasia.
Dopo cinque giorni di lettura intensiva, se il sogno non è realtà, poco ci manca.
Questo grazie a Internet e a un lettore di ebook. In particolare ho acquistato un Bookeen Cybook Gen3, un lettore di ebook con schermo e-ink. Come più volte ricordato, uno schermo e-ink o EPD (Electronic Paper Display) è un particolare schermo che imita le qualità del foglio di carta, rendendolo molto più adatto alla lettura rispetto agli schermi tradizionali o LCD.
Ma andando in ordine, iniziamo con l’aspetto fisico dell’apparecchio.

Cybook
Bookeen Cybook Gen3

Ergonomia

Le dimensioni dell’apparecchio sono circa quelle di un tascabile e il peso analogo. Il lettore è spesso meno di un centimetro. È di plastica e onestamente non pare robustissimo, sono sicura che se cadesse di spigolo si sfascerebbe. Presso il sito della Bookeen è possibile comprare una custodia di pelle che dovrebbe ridurre i rischi, ma a 39 dollari mi sembra un furto.
Il Cybook, nella custodia da 39 dollari, confrontato con un libro a opera del recensore di edupaper.nl

Dato il peso ridotto, si può tenere il lettore con una mano sola senza affanno. Al momento di premere i tasti, piuttosto duri, è però richiesto maggior appoggio e servono entrambe le mani.

Ci sono quattro tasti di utilità varia lungo un bordo (menu contestuale, indietro, libreria musicale, cancella un libro), due lungo l’altro (aumenta/diminuisci il volume del lettore MP3), mentre il controllo principale è un pad a quattro direzioni con un pulsante centrale di conferma.
Per andare avanti di una pagina si preme il pad verso destra o verso il basso, per tornare indietro vero sinistra o verso l’alto.
I pulsanti del Cybook illustrati dal recensore di epaper-france.com

L’apparecchio è nero con una fascia grigia che avviluppa il pad. Ho visto di meglio, ma anche di peggio.

Schermo

Lo schermo è 600×800, 6 pollici, e-ink di tipo Vizplex (la seconda generazione di schermi e-ink) bianco e nero a 4 livelli di grigio. Per avere un’idea della qualità, direi che è paragonabile a una stampa laser su un foglio per fotocopie di carta riciclata, o a quella di un tascabile da edicola di prezzo minimo. Non è perciò all’altezza della carta bianca e lucida di certi volumi di lusso, ma come il tascabile di cui sopra, lo schermo è perfettamente leggibile e molto più nitido di un LCD.
Lo schermo non è retroilluminato: la sera per leggere occorre tenere accesa la lampada sul comodino, come con un libro vero. In compenso di giorno si può leggere sul balcone al sole (be’, credo, in questi giorni il sole non l’ho visto, ma mercoledì il cielo era luminoso), senza problemi di riflessi o contrasto. Dal punto di vista del rapporto con la luce lo schermo funziona proprio come la carta, con gli stessi pregi e difetti.
Negli ultimi giorni ho letto non meno di cinque ore ogni giorno con varie condizioni di luce, e mai ho dovuto sforzare la vista per mettere a fuoco le immagini.

Schermo del Cybook
Primo piano dello schermo del Cybook. Clicca per ingrandire

L’aggiornamento dello schermo avviene in poco meno di un secondo. Ci sono due modalità per eseguire l’operazione: la prima cancella lo schermo per poi riscriverlo, la seconda aggiorna solo le parti di schermo modificate. Il primo metodo è più lento e crea una sorta di effetto flash che può far storcere il naso, ma è del tutto “pulito”. Il secondo metodo è di qualche decimo di secondo più rapido e meno “spettacolare”, però lascia sullo schermo una sorta di ricordo della pagina precedente, in gergo tecnico è chiamato effetto ghosting. È un po’ come leggere un libro con la carta molto fine, tanto che si riescono a intravvedere le parole della pagina successiva a quella che si sta guardando. Non è un effetto fastidioso, diventa una rogna solo con i libri contenenti immagini: le pagine successive all’immagine mantengono un’ombra grigia questa sì poco piacevole.
Dopo qualche prova ho deciso di usare il primo metodo, e passata un’ora non mi accorgevo neanche più della transizione da una pagina all’altra. Fra l’altro si prende l’abitudine a premere il pulsante per cambiar pagina mentre ancora si sta finendo di leggere l’ultima riga della pagina precedente, in questa maniera la lettura diviene ininterrotta e ancora più fluida rispetto a un libro di carta.

Memoria

Il lettore dispone di 64MB di memoria interna e può leggere memory card di tipo SD fino a 2GB. Un romanzo con come unica illustrazione la copertina occupa intorno ai 500-800KB, un po’ di più se in formato PDF. Perciò non è un problema caricare un centinaio di libri nella memoria interna, mentre su una sola memory card stanno tranquillamente migliaia di volumi (e le memory card costano ormai pochissimo, da 1GB le si trova a meno di 10 euro).

Una torre di libri
Una torre composta da migliaia di libri: in una memory card SD da 2GB ci starebbero tutti!

Per caricare i libri nel lettore occorre attaccarlo via cavo USB a un PC. Sotto Windows è come si fosse collegata una chiavetta USB (anzi appaiono due nuove lettere: una per la memoria interna, un’altra per l’eventuale memory card inserita nel lettore). A questo punto basta trascinare i file che interessano, tipo libro.pdf, e il gioco è fatto. Si possono inoltre compiere tutte le normali operazioni: rinominare i file, cancellarli, creare cartelle, ecc.

Batteria

Il lettore dispone di una batteria interna ricaricabile, simile a quella di un cellulare. Ricaricare la batteria richiede circa 3 ore, e la ricarica passa sempre via cavo USB, collegando il lettore al PC a lettore spento. Oppure si può usare la presa di rete e un USB charger.

Batteria del Cybook
La batteria del Cybook da 1000 mAh

La durata della batteria non si misura in ore ma in numero di pagine girate, in quanto per mantenere l’immagine su uno schermo e-ink non è necessaria energia. Però occorre sottolineare che la locuzione “pagine girate” non è del tutto veritiera, sarebbe più corretto parlare di refresh dello schermo. Quando si volta pagina c’è un refresh dello schermo, ma anche quando per esempio si apre il menu contestuale con le opzioni c’è un refresh dello schermo, anche se non si è voltata alcuna pagina.
La Bookeen dichiara una durata della batteria di 8.000 screen refresh. Non sono stata lì a contare; lunedì alle quindici la batteria era al 100%, stasera (venerdì sera) la batteria è al 30% e come detto ho letto circa cinque ore al giorno. Direi che si può parlare di una durata di una settimana con uso intenso. Magari sarò più precisa in futuro, purtroppo l’indicatore della batteria si sposta solo di dieci punti in dieci punti e dunque quel 30% che leggo potrebbe essere sia un vero 30% sia 39%, una bella differenza.

Avvio

Tenendo premuto il pulsante di accensione per un paio di secondi il lettore si avvia. Sullo schermo appaiono in sequenza due immagini di attesa e poi si viene trasportati alla Libreria, dove sono elencati tutti i libri caricati in memoria, sia interna sia della eventuale memory card inserita.
Da spento a Libreria passano 22 secondi.
Il recensore di epaper-france.com accende il Cybook. Il filmato non è in tempo reale, sono stati tagliati 10 secondi circa

Se si è già iniziato a leggere un libro in precedenza, ci si ritrova il libro in questione evidenziato nella Libreria, basta premere il pulsante di conferma e si ha davanti l’ultima pagina letta.
Se invece si vuole leggere un altro libro, lo si può cercare nella libreria. Ci sono tre diverse modalità di visualizzazione che permettono in una pagina di elencare 5, 10 o 20 libri alla volta. Purtroppo solo la modalità a 5 libri alla volta è utile, perché è la sola che consente di leggere il titolo e l’autore del libro. Nelle altre modalità in pratica si vede solo una miniatura delle immagini di copertina: bello a vedersi, meno se si sta cercando qualcosa.
Si possono poi ordinare i libri secondo diversi criteri ed escludere o no dall’elenco eventuali file d’immagini o MP3.
Il recensore di epaper-france.com prova le varie modalità di visualizzazione della Libreria. L’interfaccia del Cybook è a scelta o in francese o in inglese

Leggere un libro

I formati supportati dal lettore sono: PDF, TXT, HTML, e Mobipocket, più le immagini in formato PNG, GIF e JPEG e la musica MP3. È possibile che in futuro verranno supportati altri formati, e la lettura di file “zippati”.

Leggendo TXT, HTML e Mobipocket, il lettore permette di impostare vari parametri. La grandezza dei caratteri (12 dimensioni diverse), se usare testo in grassetto o no, forzare o meno la giustificazione dei paragrafi e cosa più interessante, scegliere il tipo di font da usare.
L’apparecchio è fornito con tre famiglie di font: Courier New, Verdana e Georgia, ma è in grado di usare qualunque font di tipo TrueType (gli stessi di Windows). Perciò se si vogliono leggere i libri usando il Times New Roman (il font più diffuso nella stampa), basta copiarlo da Windows al lettore e sarà disponibile. In rete si trovano centinaia di font gratuiti, ne ho provati diversi e hanno funzionato tutti.
Le limitazioni sono due: la prima è che un libro è mostrato con un solo font. Se nel libro ci sono pagine che usano un font e pagine che ne usano un altro, anche se entrambi i font sono in memoria nel lettore, verrà utilizzato solo il primo font.
La seconda limitazione è che il lettore non è in grado di applicare gli stili corsivo e grassetto in automatico: se in un libro appaiono questi stili, dev’essere già presente un font con tale stile. Perciò non basta copiare il Times New Roman, bisogna copiare il Times New Roman, il Times New Roman corsivo, il Times New Roman grassetto e il Times New Roman corsivo & grassetto.
Il recensore di epaper-france.com illustra i menu che permettono di cambiare font e grandezza dei font

Se si sta utilizzando il formato Mobipocket si ha un’ulteriore opzione: usare i dizionari. Infatti si possono installare particolari libri e marchiarli come dizionari. A questo punto leggendo un qualunque libro Mobipocket si può entrare in modalità lookup e selezionare una parola, se tale parola esiste in uno dei dizionari installati, apparirà la definizione. Utile nella lettura dei libri in inglese, ne riparlerò più avanti.

Il formato PDF è quello che offre meno possibilità, non è tanto colpa del lettore, è proprio il PDF medesimo a non permettere certe operazioni (tipo cambiare il font). In modalità PDF non si può selezionare la grandezza dei caratteri e questa funzione è sostituita dallo zoom. La differenza è che se si mettono i caratteri grandi in un HTML, l’HTML medesimo viene reimpaginato al volo e l’unico cambiamento per chi legge è l’aumento del numero di pagine, con i PDF invece le pagine rimangono le stesse, solo sono più grosse. Ma spostarsi avanti e indietro lungo una pagina per leggerla tutta non è molto comodo.
Il problema generale con i PDF è che quelli che si trovano più facilmente in circolazione (o anche che si comprano, vedi Lulu.com) sono impaginati pensando alla stampa, perciò hanno formato A4 o A5, mentre uno schermo di sei pollici è poco meno di A6 (a ogni passaggio di A la dimensione è dimezzata: l’A5 è la metà dell’A4 e l’A6 è la metà dell’A5). Se si carica un PDF A4, si sta cercando di guardarlo su uno schermo che è solo un quarto di quanto inteso: il PDF si vedrà inevitabilmente piccolo e brutto.
Ci sono programmi in grado di reimpaginare i PDF, ma è un’operazione molto lunga, complicata, che richiede conoscenze tipografiche e i risultati ottenibili sono tutt’altro che eccezionali. Se però il PDF è per lo più testo (un romanzo), non è difficile estrarre solo il testo medesimo, importarlo in un elaboratore testi e riformattarlo.
Il vantaggio nell’usare i PDF si ha quando i PDF stessi sono stato creati con in mente un lettore e-ink (ad esempio i PDF disponibili presso Feedbooks). In questo caso il PDF si vedrà più che bene e un PDF può avere una struttura molto più elegante e complessa di un Mobipocket o di un HTML.

Il Cybook legge un PDF
Il Cybook mentre legge un PDF in modalità landscape. Clicca per ingrandire

Potendo scegliere il formato di un libro per leggerlo sul lettore, dal migliore al peggiore:

  • Mobipocket
  • PDF pensato per il lettore
  • HTML
  • TXT
  • PDF generico

Si può scegliere? Sì! A parte il caso del PDF generico, quasi qualunque altro formato può essere trasformato in Mobipocket in maniera semplice.

Un esempio pratico, passo per passo, da Internet al lettore con New Moon della signora Meyer. Chi non fosse interessato può saltare avanti.

Mettiamo che sia caduta e abbia battuto forte la testa e d’improvviso mi sia venuta voglia di leggere il seguito di Twilight, New Moon. Dato che so già sarà una boiata non ci penso neanche a comprarlo, cerco invece in rete se sia disponibile, lo è.
Il file si chiama:

Icona di un mulo eBook.ITA.2300.Stephenie.Meyer.New.Moon.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,65MB)

Al momento attuale vedo 24 fonti complete, dunque il download con eMule richiederà solo pochi minuti.

Passo 1
New Moon su eMule

All’interno del rar, il romanzo è fornito in quattro formati.

Passo 2
Il file rar aperto con WinRAR

Potrei caricare nel lettore direttamente il PDF, ma è un PDF A5, non risulterà illeggibile come un A4, ma ancora non sarà un’esperienza piacevole.
Perciò prendo l’RTF e lo apro con OpenOffice (ovviamente posso usare anche Microsoft Word o qualunque altro elaboratore di testi). La prima operazione da compiere è togliere la sillabazione automatica (hyphenation). Questo perché il lettore non “capisce” l’italiano, non sarà in grado di comprendere che i trattini sono un’indicazione di andare a capo, penserà facciano parte delle parole (come e-ink) e il risultato non sarà per nulla gradevole.

Passo 3
Testo con sillabazione automatica

Per prima cosa si seleziona l’intero documento.

Passo 4
Edit > Select All

Poi si sceglie di modificare i paragrafi.

Passo 5
Format > Paragraph…

E si toglie la spunta alla sillabazione automatica.

Passo 6
Text Flow > Hyphenation > Automatically

Adesso il testo è senza trattini indigesti.

Passo 7
Testo senza sillabazione

Tolta la sillabazione, si può salvare il file come HTML.

Passo 8
File > Send > Create HTML Document

L’HTML così ottenuto, a differenza del PDF, è già leggibile nella maniera più consona, basta copiarlo nel lettore. Ma visto che parliamo della Meyer, facciamo le cose in maniera un po’ più elegante!

Dal sito Mobipocket è possibile scaricare il Mobipocket Creator, un programma gratuito per creare ebook in formato Mobipocket. Si installa il programma e lo si lancia. Nella schermata iniziale si sceglie di importare un file HTML (il file che è appena stato generato da OpenOffice).

Passo 9
Import From Existing File > HTML Document

Chiaramente ognuno metta gli appropriati nomi di file e percorsi. Io avevo chiamato il mio file “New Moon.html”, ma qualunque nome è buono.

Passo 10
Opzioni per l’importazione

Ora si preme Import. L’operazione dovrebbe essere istantanea o quasi. Apparirà un menu a sinistra con varie voci. Quelle che interessano sono: Cover Image e Metadata, il resto può essere lasciato così com’è.
Cover Image serve per impostare una copertina per il libro. Questa copertina verrà mostrata come prima pagina e in miniatura nella schermata della Libreria. È inutile usare un’immagine troppo grande, io ne ho presa una da google di soli 12KB, e dimensioni medie. Dopo aver scelto l’immagine ricordarsi di premere il pulsante Update.

Passo 11
Copertina di New Moon

In Metadata si possono impostare varie informazioni riguardo al libro. Per ora il lettore usa solo titolo, autore, editore e data, ma non è escluso che in futuro possa usufruire anche degli altri dati. Io ho copiato quelli miei dalla pagina di New Moon su iBS.it. Inseriti i dati occorre ancora premere Update.

Passo 12
Metadata di New Moon

Si è ora pronti a costruire il Mobipocket. Si preme in alto il pulsante Build.

Passo 13
Premere Build!

Non è necessario cambiare nessuna delle opzioni. Si preme di nuovo Build. Creare l’ebook non dovrebbe richiedere più di 30 secondi.

Passo 14
Premere Build di nuovo!

A questo punto si può avere un’anteprima dell’ebook appena creato. L’anteprima all’interno dell’emulatore non è molto significativa, perché l’emulatore imita un cellulare, con schermo ben diverso da quello di un lettore e-ink. Più realistica è l’anteprima che si ottiene con il lettore di Mobipocket per PC. Se non lo si è già installato, lo si può scaricare anche lui gratuitamente da qui. Quando si è soddisfatti, si può andare a recuperare l’ebook creato, che si troverà nella cartella specificata da “Create Publication in folder” all’inizio della procedura.
L’ebook è il file con estensione .prc e solo lui dev’essere copiate nel lettore. Tutti gli altri file possono essere cancellati.

Passo 15
Il frutto di tanta “fatica”!

E voilà! New Moon è pronto per essere letto!

Riassumendo. Distribuzione alternativa: ricerca e download con eMule, circa 5 minuti, costo zero. Trasformazione da RTF a Mobipocket, altri 10 minuti, costo zero. 15 minuti, e zero euro spesi.
Andando in libreria: 1 ora tra andare, comprare e tornare, il romanzo costa 18 euro.
Ordinarlo online: 5 minuti per fare l’ordine con iBS.it, più un paio di giorni per la consegna, il costo è 18 euro più spese postali.
Vorrei far notare che 15 minuti e zero euro li posso dedicare alla Meyer, e forse finirò anche per leggere qualche pagina, se non fosse disponibile così, non spenderei mai 18 euro per averlo.
Quello che può fare la Meyer per cavarmi dei soldi: vendere il romanzo già in formato ebook (senza limitazioni) e a prezzo minimo, al massimo 3-4 euro. Invece, premesso che in italiano non c’è, la versione inglese del sito Mobipocket è questa. EDIT: Non più in vendita presso Mobipocket.
12,99 dollari, circa 11 euro. Non è poco per niente! Senza contare che il file che ottengo non è “libero”: dovrà essere attivato e funzionerà solo con il mio lettore e-ink, non potrò prestarlo ad altri e se il lettore dovesse sfasciarsi o il signor Mobipocket andare in bancarotta, non potrò più leggere il romanzo comprato.

I Dizionari

Come accennavo, leggendo libri in formato Mobipocket si possono usare dei dizionari. Perché la faccenda funzioni devono sussistere tre condizioni: il libro dev’essere in formato Mobipocket, il dizionario dev’essere in formato Mobipocket (un dizionario PDF non andrebbe bene) e la lingua del libro dev’essere la stessa del dizionario. In altri termini se New Moon l’ho segnato come lingua italiana e ho in memoria un dizionario inglese, non riuscirò ad avere la definizione delle parole, neanche di quelle uguali in entrambe le lingue (computer).
Se però il libro è segnato come lingua inglese, avrò la mia definizione.
Si possono installare quanti dizionari si vogliono e in tutte le lingue che si preferisce. Si possono anche usare più dizionari per una stessa lingua. Se ho installato due dizionari d’inglese, sto leggendo un romanzo in inglese e cerco computer, apparirà una finestrella dove potrò scegliere quale dei due dizionari usare (e poi potrò tornare indietro e leggere la definizione anche dell’altro).
Il recensore di epaper-france.com cerca la traduzione di una parola inglese usando un dizionario Inglese – Francese

Procurarsi i dizionari è un altro paio di maniche. Il sito Mobipocket ne vende in tutte le salse, ma appunto li vende, e a prezzi tutt’altro che modici. Su eMule e simili non ho trovato molto in questo ambito, almeno per le lingue che m’interessano. In campo gratuito ci sono una marea di dizionari, ma non sono nel formato Mobipocket, e a differenza dei libri normali, non è per niente semplice trasformali in tale formato.
Nondimeno dopo un po’ di ricerche ho trovato un dizionario gratuito, il GCIDE (GNU Collaborative International Dictionary of English), già offerto in formato Mobipocket. L’ho installato e funziona, sebbene sia piuttosto stupido (riconosce computer ma non computers, go ma non going, invece le versioni demo dei dizionari commerciali sono in grado di capire i plurali e le forme verbali).
I dizionari sono una bella trovata, per ora limitata dalla mia incapacità di crearne di nuovi o di spendere soldi per averli.

MP3 e Manga

Il lettore può leggere file in formato MP3, per ascoltarli basta attaccare le cuffie all’uscita stereo 2.5mm. Si possono ascoltare gli MP3 anche durante la lettura di un libro, ma così facendo la batteria si consuma molto più in fretta. Non posso aggiungere altro perché io preferisco leggere immersa nel silenzio e perciò, appurato che la musica si sentiva, ho cancellato i due file di prova e staccato gli auricolari. Aggiungo solo che le funzioni di gestione degli MP3 sono minimali: quasi sicuramente questo lettore non può sostituire un lettore di MP3 dedicato.
Il recensore di edupaper.nl prova il lettore di MP3, quasi con il mio stesso entusiasmo

Un’altra caratteristica è la possibilità di visualizzare immagini (nei formati GIF, JPEG e PNG). Non ha molto senso con uno schermo bianco & nero a quattro livelli di grigio, a meno che non si parli di manga. I manga sono i fumetti giapponesi, e a parte eccezioni, per tradizione non sono a colori.
Ho preso qualche manga che avevo sul disco rigido e ho provato a vederlo. Sono rimasta sorpresa dalla qualità. Senza alcun intervento sulle immagini, caricandole così com’erano e lasciando al lettore il compito di ridimensionarle alla grandezza dello schermo, il risultato mi è parso ottimo, tranne per alcune tavole particolarmente intricate.
Per manga che si vogliano leggere senza voler passare venti minuti ad ammirare ogni singola vignetta, direi che si può fare.
Volendo poi è sempre possibile passare le singole immagini in un programma di fotoritocco e adattarle “a mano” alle dimensioni e ai grigi dello schermo. Così facendo si guadagna qualcosina in qualità, anche se forse non vale la fatica.
Tutto sommato è un buon apparecchio per il lettore di manga occasionale o senza eccessive pretese.

La pagina di un manga
Manga sul Cybook

Difetti

Di problemi grossi non ne ho incontrati. Però non posso nascondere tutta una serie di problemini più o meno fastidiosi. Quasi nessuno di questi pare legato al lettore ma piuttosto al software usato, dunque c’è speranza che futuri aggiornamenti risolvano la situazione.

Fastidio numero uno e più grave. Le pagine che non si girano. È un problema a due facce: da un lato i tasti predefiniti per girare le pagine sono duri da premere e vanno spinti fino in fondo per ottenere l’effetto voluto, dall’altro ogni tanto si accende la luce che indica l’avvenuta pressione e ancora la pagina non si gira!
Per la durezza dei tasti spero che si smollino con l’uso (in parte è già avvenuto) e che venga data la possibilità di riconfigurarli (userei per le pagine avanti e indietro i tasti del volume del lettore MP3 che tanto non uso, quei tasti sono molto più morbidi). Un piccolo vantaggio attuale è che non capiterà mai di voltare pagina per sbaglio…
Per il problema delle pagine che non si girano anche avendo premuto a fondo, invece non c’è soluzione se non da parte degli sviluppatori della Bookeen. È un problema noto e per fortuna non legato a difetti fisici del lettore ma al software.
È un problema del tutto imprevedibile, possono passare ore senza che capiti e poi ritrovarselo di continuo. Non è però che il lettore s’impianti: semplicemente occorre premere due o tre volte di seguito per girare pagina. Nelle serate in cui succede ogni cento pagine non te ne accorgi quasi, quando capita ogni dieci pagine è fastidioso.

Fastidio numero due. Ogni tanto il lettore s’impianta. Succede sempre se si cercano di vedere immagini JPEG troppo grosse (non sono riuscita a individuare l’esatta dimensione, credo oltre i 2000×2000 pixel) e ho trovato anche un PDF che lo inchioda. In un’altra occasione è apparso un messaggio di errore (non riesco a leggere il file tal dei tali) e non si è mosso più niente. Quando ciò succede non si può far altro che ravviare l’apparecchio. Per quelli che si crogiolano nelle polemiche informatiche: all’interno del lettore c’è Linux non Windows, eppure s’impianta uguale!
Qui più che di fastidio si tratta di paura: la prima volta che il lettore si è impiantato con la JPEG mi è venuto un colpo, ho avuto il terrore si fosse già sfasciato. Per fortuna non era così.
Evitando le immagini nocive e il PDF avvelenato ho avuto appunto un solo vero crash in cinque giorni, con una perdita totale di tempo di trenta secondi. Sopportabile.

Fastidio numero tre. I bookmark. Per ogni libro si possono definire quanti segnalibri si vogliono e in automatico viene salvata la posizione dell’ultima pagina letta quando si spegne il lettore o si torna al menu principale con la Libreria. In due occasioni è successo che non funzionasse: un bookmark definito non era più lì alla riaccensione e un’altra volta non aveva salvato la pagina alla quale ero arrivata, ma era rimasta l’ultima pagina letta ore prima.
Non sono riuscita a capire l’origine del problema né a riprodurlo. Meglio così. Piccolo fastidio che spero comunque risolvano.

Fastidio numero quattro. La mancanza dell’indicazione della pagina corrente. Appare solo quando si leggono i PDF, negli altri formati c’è una barra in basso che si riempie via via, ma non c’è indicazione numerica. Il che rende l’opzione di saltare a una determinata pagina del tutto inutile. A me da fastidio non sapere a che pagina esatta sia di un libro. È un fastidio molto relativo e personale, ma rimane un fastidio.

Fastidio numero cinque. Manca la possibilità nella schermata della Libreria di ordinare i libri per autore o per genere. Si può solo per titolo, data, nome, percorso e grandezza del file. Con pochi libri caricati non importa, ma già avendone in memoria una sessantina diventa scomodo cercarli. Gli utenti del forum di MobileRead.com danno vari suggerimenti per rinominare i file in maniera opportuna in modo da sfruttare furbescamente l’ordinamento per nome dei file: funziona ma è appunto un fastidio dover star lì a cambiare i nomi dei file.

Un fastidio non mio. Riporto una lamentela di molti utenti: varie memory card non si leggerebbero o bloccherebbero il lettore. Per conto mio avevo in casa una memory card SD marca “Trascend” da 1GB, l’ho inserita, e il lettore ha creato in automatico le cartelle per ospitare libri, musica e immagini. Vi ho copiato dentro un po’ di libri, musica e immagini ed è tutto filato liscio.

Un altro fastidio non mio. Diversi si lamentano che lo spegnimento automatico non funzionerebbe. Ho provato a impostarlo a 5, 10, e 15 minuti e ogni volta, passati quei minuti senza che toccassi il lettore, il lettore si è correttamente spento da solo.

Bizzarria. Sul lato sinistro del lettore c’è un pulsante con il simbolo del cestino. Dovrebbe servire per cancellare un libro dalla Libreria. È lì solo per bellezza, premendolo non succede niente. Né dovrebbe succedere niente, il manuale stesso dichiara che tale funzione non è disponibile… (si possono però cancellare i libri, basta collegare il lettore al PC)

Pulsante inutile
L’inutile bottoncino

Prezzi e concorrenza

Allo stato attuale il Cybook Gen3 costa 339 euro per il modello base (comprende: lettore, cavo USB e un meraviglioso “manuale” di UNA pagina! C’è il trucco, il manuale vero è ovviamente in formato elettronico) e 435 per il modello “deluxe” che include anche una custodia in pelle, una batteria di ricambio, auricolari, memory card da 2GB e un USB charger.
I principali concorrenti del Cybook sono:

Sony PRS-505. Il Sony è ufficialmente venduto solo negli Stati Uniti, ma via eBay o negozi che consegnano in tutto il mondo (ad esempio B & H) è possibile procurarselo. Al cambio attuale e contando anche le spese di spedizione lo si dovrebbe riuscire ad avere per poco meno di 300 euro.
Se e quando sarà disponibile in Europa non si sa. Alcune voci parlano dell’estate ma sono appunto voci.
Dal punto di vista tecnico il PRS-505 ha più o meno le stesse caratteristiche del Cybook. Il vantaggio è che il PRS-505 ha uno schermo con 8 livelli di grigio contro i 4 del Cybook, però questo incide sui tempi di refresh che sono più lunghi. Il design del PRS-505 in generale è considerato più attraente di quello del Cybook e pare un apparecchio più robusto, però pesa di più. Il software del PRS-505 è più completo e più facile da navigare, ma la batteria si consuma più in fretta.
In realtà sono due apparecchi molto simili, e la gran parte delle differenze sono secondarie; a mio parere il risparmio di 39 euro non vale il dover rinunciare alla garanzia italiana di 2 anni, ma è una posizione discutibile.
Per saperne di più su PRS-505 contro Cybook, questo thread del forum di MobileRead.com si occupa dell’argomento.

Sony PRS-505
Sony PRS-505

Amazon Kindle. Anche questo lettore è per ora in vendita solo negli Stati Uniti, anche qui ci sono voci di sbarco in Europa ma i tempi non sono definiti. Lo si può trovare su eBay, il prezzo è di 399 dollari (335 euro), escluse spese di spedizione.
Lo schermo del Kindle è identico a quello del Cybook (600×800, 6 pollici, 4 livelli di grigio) e le prestazioni sono analoghe.
I punti di forza del Kindle sono due: la possibilità di sfruttare l’enorme catalogo librario di Amazon.com e il collegamento wireless EVDO. Almeno sarebbero punti di forza se Amazon non avesse deciso misure draconiane contro i suoi stessi utenti.
I libri di Amazon sono venduti in un formato speciale (AZW) leggibile solo dal Kindle. I libri sono “legati” all’apparecchio per il quale sono stati comprati e non possono essere letti da nient’altro, neanche passati da un Kindle all’altro. Inoltre questo è l’unico formato a pagamento supportato, per esempio comprando da Mobipocket i libri non funzionerebbero. Il che è quanto di più strano, perché Amazon già da tempo ha acquistato Mobipocket, in altre parole Amazon sta facendo una spietata concorrenza a… se stessa!
Ciliegina sulla torta, sebbene i best seller e le nuove uscite abbiano prezzi modici (offerta lancio 9.99 dollari a libro), alcuni dei libri in catalogo costano di più in formato elettronico!
Il collegamento wireless EVDO consente una serie di operazioni con il Kindle molto interessanti. Si va dall’acquisto dei libri direttamente dal lettore, alla consultazione di wikipedia, alla possibilità di ricevere sull’apparecchio i vari aggiornamenti dei blog preferiti. Il tutto a pagamento. Se una persona volesse Gamberi Fantasy sul Kindle in automatico dovrebbe pagare 99 centesimi al mese (e non a noi della Barca, noi non vedremmo un centesimo, i soldi sono tutti per Amazon). Quando già si seguono una dozzina di blog, non è più una tariffa così minima. Stesso discorso vale per le notizie dei quotidiani, anche di quelli disponibili gratuitamente in rete: se li si vuole sul Kindle occorre pagare. È poi possibile ricevere e leggere e-mail sul Kindle, ma ogni eventuale “attachment” richiede anch’esso pagamento: 10 centesimi!
C’è infine il piccolo contrattempo che la rete EVDO copre solo le aree urbane degli Stati Uniti.
In altri termini un Kindle in Europa è un apparecchio molto limitato e che supporta un numero di formati molto ristretto (per esempio, niente PDF). Una piccola nota d’interesse può essere la presenza della tastiera, il che consente di prendere appunti, ma per evitare pericolose tentazioni picaresche, non è possibile esportare al di fuori del Kindle niente, tanto meno la pagina di un libro con degli appunti!
Perciò direi che per ora il Kindle è da evitare. In futuro, se verrà venduto in Europa e dunque funzioneranno anche da noi i servizi wireless, ci si potrebbe fare un pensiero, ma questo concetto di dover pagare per ogni minuzia non mi piace per niente.

Amazon Kindle
Amazon Kindle

iRex iLiad. L’iLiad è il più costoso dei lettori in commercio, costa in Italia 620 euro. È il lettore in assoluto con lo schermo più grande (768×1024, 8.1 pollici, 16 livelli di grigio), e quello che supporta più formati; è possibile collegarlo in rete locale e a Internet sia via cavo sia wireless, e si possono prendere appunti direttamente scrivendo sullo schermo. In realtà l’iLiad è un vero e proprio computer portatile con schermo e-ink, infatti è possibile installare il software che si desidera (il sistema operativo è Linux), anche se non ha niente a che vedere con la lettura.
Ci sono però due svantaggi sicuri: lo schermo così grosso richiede molto tempo per il refresh (circa il doppio rispetto agli altri lettori) e la batteria si consuma in fretta (l’iLiad è il solo di questi apparecchi con la durata della batteria ancora misurata in ore e non in numero di refresh).
Con un costo quasi doppio rispetto agli altri lettori non credo sia un buon affare se l’attività principale è la lettura. Può però essere preso in considerazione da chi oltre a leggere vuole fare altro.

iRex iLiad
iRex iLiad

Disponibili solo per il mercato asiatico (Giappone, Cina, Corea) si contano molti altri lettori, nessuno dei quali però mi pare abbia caratteristiche tali da valer la pena darsi da fare per procurarselo. Per ulteriori informazioni, basta fare un giro nella sezione apposita del forum di MobileRead.com.

NUUT NP-601
Il NUUT NP-601, un clone coreano del Cybook

Vale la Pena?

Come ricordato il Cybook Gen3 costa 339 euro, e si può riuscire a recuperare il Sony PRS-505 a 300 euro circa. Questi apparecchi sono belli, niente da dire, ma vale la pena investire centinaia di euro?
Dipende da quanto uno legge, cosa legge e come si pone di fronte alla Legge.

Primo caso. Letture principalmente italiane e rispetto bovino della Legge, per quanto ingiusta. Non vale la pena, anche contando i classici, ci sono troppi pochi ebook italiani legali in vendita. E tra l’altro il principale negozio, quello Mondadori, vende in un formato non supportato. È vero che è possibile convertire i LIT, ma è come installare un modchip sulla PlayStation europea per giocare con i giochi americani o giapponesi, benché originali: è illegale.

Secondo caso. Letture principalmente inglesi e rispetto bovino della Legge. In campo inglese gli ebook si trovano, nonostante la scelta infelice di Amazon, ma i prezzi in generale sono alti. Gli sconti rispetto all’edizione cartacea raggiungono il 20% del prezzo di copertina quando va bene. Un libro di carta sui 18 euro, ne verrebbe a costare sui 14 elettronico. Però c’è il risparmio sulle spese di spedizione, visto che i libri inglesi vanno quasi sempre ordinati. Calcoliamo un altro euro. Dunque a ogni acquisto ci si guadagna 5 euro, per arrivare a 300 occorrono 60 acquisti. Se uno è un lettore molto avido, e questi 60 ebook li compra magari in un anno, può valere la pena.
Occorre tener presente un altro fatto: quasi sicuramente questi libri avranno qualche tipo di “blocco”, perciò a meno di convertirli (illegale! Illegale! Uccidi gli Artisti!) c’è il rischio di non poterli più usare se il lettore si guasta o se il negozio online chiude i battenti e non può più autenticarli. Quanto sia concreto questo rischio è difficile dirlo, ma in campo musicale è già successo che venditori online di musica fallissero e i brani acquistati legalmente non fossero più ascoltabili.

Terzo caso. Letture principalmente italiane e la propria coscienza come Legge. Qui provo a calcolare basandomi sul mio ritmo di lettura. In media leggo un po’ più di un romanzo a settimana, ma per semplificare facciamo uno. Di solito una settimana leggo qualcosa già presente in casa e la successiva compro un libro nuovo. Perciò sono 26 acquisti all’anno. A 18 euro l’uno sono 468 euro in un anno. I 339 euro del lettore li recupero in nove mesi, da lì in poi è profitto. Però ho una coscienza, e mettiamo che decida di acquistare i romanzi che mi sono piaciuti per sovvenzionare l’autore. Esagero (e di molto) e dico un romanzo su cinque. Sono altri 90 euro, altri due mesi. In questo caso per ripagare il lettore occorrono 11 mesi. Be’, non è male comunque, anche se il lettore si sfascia dopo due anni, appena scaduta la garanzia, è stato ugualmente un buon risparmio.
Basandosi sull’ipotesi che i 26 romanzi riesca tutti quanti a scaricarli via eMule e soci. È realistico? Nel mio caso credo di sì, ho costatato che proprio i generi che preferisco (fantasy e fantascienza) sono i più diffusi in rete. Non è detto che sarebbe così se mi piacessero altri tipi di letture. Il succo è che prima di prendere una decisione bisogna controllare bene se quanto è disponibile (a pagamento, piratato, pubblico dominio) soddisfa le proprie esigenze.

Scrittore povero
Scrittore costretto a chiedere la carità per colpa del pubblico crudele

Quarto caso. Letture principalmente inglesi e la propria coscienza come Legge. Valgono le stesse considerazioni del terzo caso.

Questo in linea di massima. Poi possono entrare in gioco altri fattori, quali per dirne uno, il risparmio di spazio. Camera mia è foderata di libri, non mi dispiace in sé, mi dispiace la polvere e non avere lo spazio fisico per altre cose. Senza contare che certi libri anche se non li vedo più… penso per esempio che regalerò l’opera omnia della Troisi a qualche biblioteca o la scambierò per vecchi Urania presso qualche bancarella, magari un Urania per 3 libri della Troisi me lo danno.

Conclusioni

Niente Gamberi perché pur essendo questa una recensione, non ci sono metri di paragone. Non avrebbe senso mettere in relazione i +3 o -8 Gamberi di quest’affare con i Gamberi di un libro o un film. Aggiungerò i Gamberi se in futuro mi capiterà di poter provare qualche altro lettore o apparecchio simile.
A tale riguardo, era possibile prenotarsi per una settimana di prova gratuita dell’iLiad qui. Ora le prenotazioni sono chiuse, ma non è detto che l’esperimento non venga ripetuto a breve. Inoltre nel corso del 2008 iLiad e Cybook verranno venduti anche nelle librerie Feltrinelli. Credo che già a partire da adesso, gennaio, dovrebbero essere in esposizione e vendita presso le Feltrinelli di Milano e altre città. Perciò per chi ne ha l’opportunità, c’è la possibilità di verificare di persona la qualità di questi lettori.

Per quanto mi riguarda sono felicissima dell’acquisto. I vari fastidi evidenziati m’impediscono un sentimento di entusiasmo sfrenato, mi accontenterò dell’entusiasmo non sfrenato!

Tabella riassuntiva delle caratteristiche tecniche
Nome: Bookeen Cybook Gen3
Hardware
Dimensioni: 118mm x 188mm x 8,5mm.
Peso: 174g (inclusa la batteria).
Schermo: E-ink Vizplex, 6 pollici, 600×800 166dpi, Bianco & Nero a 4 livelli di grigio.
Memoria: 8MB ROM + 16MB RAM + 64MB Flash utilizzabili dall’utente. Supporta memory card SD fino a 2GB.
Processore: Samsung S3C2410 ARM920T a 200MHz.
Uscite: USB 2.0 Client con connettore Mini USB B e Stereo 2,5mm.
Batteria: Ricaricabile 1000 mAh Li-Polymer. Durata della batteria: 8.000 aggiornamenti dello schermo, ricarica in 3 ore.
Software
Sistema Operativo: Embedded Linux.
Tempo di avvio: 22 secondi circa.
Applicativi: Boo Reader 1.0, Mobipocket Reader 6.0
Interfaccia: Menu in inglese e francese.
Formati supportati
Ebook: PDF, TXT, HTML, Mobipocket
Immagini: GIF, JPEG, PNG
Musica: MP3
Font: TrueType
Costo
Versione normale: 339 euro (comprende lettore, cavo USB e manuale).
Versione deluxe: 435 euro (comprende lettore, cavo USB, manuale, custodia in pelle, auricolari, memory card da 2GB, batteria di ricambio e USB charger).
Garanzia: 2 anni.

Approfondimenti:

bandiera EN Sito ufficiale del lettore
bandiera EN Il blog della Bookeen
bandiera IT Sito del distributore italiano
bandiera IT iLiad e Cybook su Bow.it
bandiera EN La sezione del forum di MobileRead.com dedicata al Cybook
bandiera FR La recensione del Cybook di epaper-france.com, dalla quale ho preso i vari spezzoni video
bandiera EN La videorecensione di edupaper.nl su YouTube.com, dalla quale ho preso altri spezzoni
bandiera EN Una bella galleria di foto del Cybook, dalla quale ho preso un paio d’immagini

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Writer’s Café

Negli ultimi anni sono apparsi centinaia di software per aiutare chiunque lavori nell’industria cinematografica. I più diffusi sono i programmi di montaggio video, che però hanno tutti un grosso difetto: richiedono che uno abbia un qualche video da montare! Senza video, i programmi di montaggio video servono a poco o niente… chikas_pink27.gif

Un’altra categoria è quella dei programmi pensati per facilitare il lavoro degli sceneggiatori. In quest’ambito pare che lo strumento più diffuso sia Final Draft, che purtroppo anche lui ha un grosso difetto: costa 229 dollari. In cerca di un’alternativa meno costosa o persino gratuita, mi sono imbattuta in Writer’s Café un programma shareware con diverse caratteristiche interessanti. L’ho provato e l’ho trovato degno d’attenzione.

Writer’s Café
Writer’s Café

Writer’s Café è un programma pensato per tutte quelle persone che hanno la necessità di scrivere storie. Lo scopo che si propone è di facilitare l’organizzazione delle idee, dei personaggi, delle ambientazioni, degli eventi e dell’ordine con cui si svolgono. È importante notare come non sia un word processor, l’enfasi è sull’organizzazione, sull’outline (o scaletta) della storia, non sulla sua scrittura vera e propria. Infatti gli strumenti offerti in campo scrittura vera e propria sono minimali e non prevedono nessun particolare aiuto nell’impaginazione, editing, correzione automatica, ecc. Perciò Writer’s Café va necessariamente abbinato a un word processor, chikas_pink17.gif che sia OpenOffice.org Writer o Word o quel che si preferisce.

Writer’s Café è diviso in moduli. Il principale e cuore di tutto il programma è il modulo chiamato StoryLines.

StoryLines permette di creare un piccolo database dei personaggi e dei luoghi dove si svolgerà la storia. Luoghi e personaggi possono poi diventare protagonisti delle varie scene, organizzate in schede (card) liberamente sistemabili lungo le varie linee narrative (le story lines vere e proprie). La bellezza del modulo sta proprio nell’approccio visuale: senza alcuna difficoltà si può spostare una scena da un punto all’altro, cancellarla, modificarla, disporla su una nuova story line, o creare una story line ad hoc per quella scena. Le card rappresentanti le scene possono poi essere personalizzate in più modi, in maniera tale da essere subito identificabili (per esempio si può aggiungere a ogni card un’immagine, magari del o dei personaggi protagonisti della tal scena).
Delle varie scene si può specificare i personaggi coinvolti, i luoghi, gli orari, darne una breve descrizione e volendo scrivere il testo completo di quel che succede.

Immagine d'Insieme Scheda Personaggio Scheda Luogo
Linee Narrative Personalizzazione di una Card Anteprima del Report della Storia

Screenshot di StoryLines. Clicca per ingrandire.

Usare StoryLines è divertente. chikas_pink38.gif Forse troppo. Infatti, provandolo a fondo è capitata una situazione curiosa:
Ho cominciato a mettere in StoryLines le idee che avevo per un racconto con protagonista il Coniglietto Grumo, kaos-whiteusagi16.gif ho creato personaggi e ambientazioni, e giocato un po’ con le varie opzioni. Poi ho preso a delineare le varie scene e disporle nel giusto ordine. Mi sono ritrovata con una sequenza di card una dietro l’altra, perché in effetti era quello che avevo in mente: una storia lineare con il punto di vista “ancorato” alla protagonista. Tuttavia una sola linea narrativa? Quando con pochi clic ne posso creare e gestire a mucchi?! È così mi è venuta in mente una nuova storia “parallela” per “arricchire” la principale. E una terza, e visto che ci stava sul monitor pure una quarta! Insomma, invece di aiutarmi, in qualche maniera il programma mi stava influenzando! chikas_pink32.gif

Però, a parte questo episodio, devo ammettere che StoryLines può essere oltre che divertente anche utile. L’utilità sarà minima nel caso di storie corte e/o lineari, ma secondo me può essere ben più rilevante quando si vogliano narrare storie con tanti personaggi e piene di vicende intrecciate fra loro. La possibilità di poter osservare la propria storia dall’”alto”, abbracciando decine di scene in un solo colpo d’occhio, credo sia un validissimo aiuto. In fondo, quando ho aggiunto la quarta linea narrativa, in un attimo mi sono resa conto che la storia era diventata troppo complessa.

Il secondo modulo di Writer’s Café è il Desk, che è anche il modulo che fa da congiunzione a tutti gli altri. Con il Desk, oltre a poter avviare gli altri moduli, è possibile prendere appunti. Si possono prendere appunti sia in forma libera, sia già organizzati per data in una sorta di diario. Inoltre si possono importare “appunti” da altra fonte (file di testo, link a siti internet, immagini, ecc.) Il tutto poi è gestibile come si preferisce e i contenuti facilmente ricercabili.

Questo modulo può venir buono, e rispetto a programmi analoghi di gestione/catalogazione/indicizzazione di documenti, ha il vantaggio di essere molto leggero in termini di risorse consumate (memoria e spazio su disco), tuttavia è anche molto limitato come feature. Nel complesso non mi ha impressionata, e per esempio l’estensione per Firefox ScrapBook è molto più versatile (però richiede appunto Firefox per essere usata).

Gli altri moduli sono tutti piccole cose, e vanno da un manuale di scrittura creativa a un paio di giochini con i quali trastullarsi chikas_pink42.gif quando non si ha voglia di scrivere, a link vari verso siti specializzati. Questi moduli li ho presi più come bonus che non parte integrante del software.

Menu Principale Gestione degli Appunti Diario
Il Libro in Omaggio Primo Giochino: Crea una Storia Secondo Giochino: Solitario

Screenshot di Writer’s Café Desk e altri moduli. Clicca per ingrandire.

Writer’s Café costa 45 dollari (~38 euro al cambio attuale) ed è disponibile per Windows, Linux e Mac OS X (da notare che la versione per Mac OS X è totalmente gratuita, il perché di questa curiosa scelta è spiegato al sito del programma). Si può scaricare una versione dimostrativa, nel complesso usabile, tranne alcune limitazioni.

Il mio consiglio è che valga la pena provarlo. chikas_pink07.gif Ognuno potrà poi giudicare se il prezzo di 45 dollari (o 0 dollari per Mac OS X) sia giusto.


Approfondimenti:

bandiera EN Il sito di Writer’s Café
bandiera EN Il sito di Final Draft

bandiera EN L’estensione ScrapBook per Firefox
bandiera EN Il sito di OpenOffice.org

 

Scritto da GamberolinkCommenti (7)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni