Articoli con tag 'Takashi Miike'

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  1. Yatterman di Gamberetta
  2. The Good, the Bad and the Weird di Gamberetta
  3. Il Futuro del Blog di Gamberetta
  4. Orrore Cosmico 7: Izo di Gamberetta

Yatterman

Film in verità già presente in Rete da un paio di settimane. Ne parlo ora perché solo da pochi giorni qualche buonanima si è decisa a tradurre i sottotitoli (nel DVD originale erano presenti solo sottotitoli in giapponese).
Yatterman è una trasposizione live action dell’omonimo anime degli anni ’70. È un anime che è stato trasmesso anche in Italia, ma personalmente lo conosco poco, dunque non posso testimoniare sulla fedeltà del film all’originale.

Locandina di Yatterman
Locandina di Yatterman

Yattâman (Yatterman, 2009)
Yatterman.2009.JAP.PROPER.DVDRip.XviD-GiNJi (DVDRip, ~1,37GB, audio AC3 5.1)
(giapponese con sottotitoli in giapponese, per i sottotitoli in inglese ci si può rivolgere a kLOOFy)

Trailer di Yatterman

Yatterman è diretto da Takashi Miike, uno dei più prolifici (80 film in 18 anni!) e geniali malati registi in circolazione. Miike ha diretto, tra gli altri: Gozu, The Happiness of the Katakuris, Zebraman, la trilogia di Dead or Alive – niente a che vedere con il videogioco, Audition, The Bird People in China, Sukiyaki Western Django… E se non avete visto questi film… be’, ok, vivete bene lo stesso, ma sono film notevoli!

Yatterman è uno dei pochi film “commerciali” di Miike: ampio budget, effetti speciali, violenza moderata. Devo dire che non è un esperimento del tutto riuscito: ci sono spunti notevoli e alcune scene assurdamente deliziose, ma la mancanza di una trama con un minimo di senso logico si fa sentire. Con The Great Yokai War Miike aveva fatto un lavoro migliore.

Perciò scaricate pure, ma forse non è il caso di comprare. Per dare un’idea dell’atmosfera del film, ho tagliato un paio di spezzoni – se vi sembrano trasudare demenza, sì, avete ragione.

Merry Doro
Mini-mecha of the week

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The Good, the Bad and the Weird

The Good, the Bad and the Weird, il nuovo film di Kim Ji-Woon, regista del bellissimo A Bittersweet Life, è un western bizzarro, ambientato in Manciuria negli anni ’30, con protagonisti tre pistoleri coreani. Ovviamente è ispirato a Il Buono, il Brutto, il Cattivo di Sergio Leone.

Locandina di The Good, the Bad and the Weird
Locandina di The Good, the Bad and the Weird

Suona strano che i musi gialli si ispirino ai western all’italiana, d’altra parte il primo western di Leone, Per un Pugno di Dollari, era in pratica un remake di Yojimbo di Kurosawa (anche se poi nella controversia legale che seguì gli avvocati italiani sostennero che sia il film di Kurosawa sia quello di Leone prendevano spunto da Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni).

Joheunnom nabbeunnom isanghannom (The Good, the Bad and the Weird, 2008)
The.Good.The.Bad.The.Weird.2008.DVDRip.XviD-BiFOS (DVDRip, ~1,40GB, audio AC3 5.1)
(coreano con sottotitoli in inglese e coreano)

Trailer di The Good, the Bad and the Weird

A proposito di orientali copioni, segnalo, sebbene con più di un anno di ritardo, un altro western asiatico ispirato al western all’italiana, ovvero l’allucinato Sukiyaki Western Django di Takashi Miike. Nel film c’è anche una particina per Quentin Tarantino.

Locandina di Sukiyaki Western Django
Locandina di Sukiyaki Western Django

Sukiyaki Western Django (2007)
Sukiyaki.Western.Django.2007.DVDRip.XviD-VxTXviD (DVDRip, ~1,47GB, audio AC3 5.1 – questa è stata una delle prime release “ufficiali”, può essere che ora, a un anno di distanza, si trovi con difficoltà)
(inglese – Miike ha fatto recitare, a quanto pare apposta, i suoi attori giapponesi in un inglese dalla pronuncia orribile. Se si hanno problemi, opensubtitles.org può venire in aiuto)

Trailer di Sukiyaki Western Django

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Il Futuro del Blog

Negli ultimi dieci giorni sono incappata in tutta una serie di problemi sia tecnici sia personali, che mi hanno fatto meditare sul futuro del blog.
Purtroppo comincio ad avere poco tempo, specie se intendo scrivere seriamente. Ho un sacco di idee (alcune delle quali penso persino siano buone e originali), ma non ho ancora la scioltezza per scriverle in maniera passabile in un arco di tempo ragionevole. È come quando ho cominciato a usare una tastiera e digitavo con due sole dita, fra l’altro commettendo una marea d’errori. C’è voluto un bel po’ di esercizio e Mavis Beacon Teaches Typing per raggiungere un livello decente, che non mi costringesse a dover continuamente fermarmi per inseguire sulla tastiera le frasi che mi venivano in mente.

La confezione di Mavis Beacon Teaches Typing
La confezione di Mavis Beacon Teaches Typing versione 17

Lo stesso, su un diverso piano, riguardo la scrittura. Non sono ancora abbastanza agile, e la cosa m’infastidisce non poco! Ho nella testa trame a sufficienza per almeno un romanzo ogni anno da qui al 2100, e vorrei avere l’abilità per scriverli. Per usare un paragone cinematografico, mi sento molto più vicina a John Ford o Takashi Miike piuttosto che a Stanley Kubrick. Miike sono quindici anni che gira una media di più di quattro film l’anno. Non sempre sono capolavori, ma tranne rare occasioni, sono ottimi film. Miike ha un’idea, gira il film, passa all’idea successiva.

Takashi Miike
Takashi Miike: se non fosse giapponese, ormai sulla cinquantina e a giudicare da diversi suoi film un pervertito, lo sposerei!

Vorrei riuscire a fare lo stesso. E se quattro romanzi all’anno è probabilmente un’esagerazione, un romanzo all’anno vorrei essere in grado di metterlo assieme.
Dato che è da quasi un anno che ho cominciato a scrivere con una certa attenzione, seguendo dei progetti più o meno delineati, piuttosto che buttar giù tutto quello che mi passava per la testa, è ora che mi dia una mossa! E poi sono stufa di essere chiamata invidiosa e frustrata perché gli editori avrebbero rifiutato i miei romanzi, quando non ho ancora spedito niente! Voglio quanto prima togliermi la soddisfazione di essere invidiosa e frustrata a ragion veduta!

J.K. Rowling
J.K. Rowling: ha ricevuto dodici rifiuti prima che Harry Potter venisse pubblicato. Ah, non sposerei neanche lei!

Però tutto ciò richiede tempo, tempo che non potrò più dedicare al blog. Articoli come le recensioni della Troisi richiedono una marea di ore, sia mie sia di mio fratello (che nel caso specifico ha ricontrollato ogni singola citazione, per assicurarsi che in nessun punto il mio estrapolare il testo modificasse il significato originario), e non so quando potrò di nuovo permettermi un impegno simile – ben inteso, oltre la seconda trilogia della Troisi, le Guerre subiranno lo stesso trattamento delle Cronache, quella è una promessa!
Dunque gli aggiornamenti diverranno più radi. Posso anticipare che oltre alla Troisi è probabile terminerò le recensioni già in cantiere (in alcuni casi da mesi!) ovvero Estasia, Ethlin, Il Risveglio dell’Ombra, La Bussola d’Oro, Sky Girls, Claymore, Abarat, e qualche altra. Seguirò la terza stagione di Zero no Tsukaima, e tra i fantasy italiani aspetto sempre la possibilità di leggere Zeferina. Quasi sicuramente parlerò del signor Paolini all’uscita del suo terzo romanzo.
Ci sono poi una serie di articoli per i quali ho già raccolto parecchio materiale ed è possibile che anche questi vengano alla luce un giorno o l’altro. In particolare avevo voglia di parlare di registi giapponesi contemporanei (da Tsukamoto in poi), delle parodie fantasy (Shrek, ma anche film meno conosciuti, non per questo meno belli, tipo Ella Enchanted) e di fanfiction (che non molti sanno esistono fin da inizio secolo, no, non il 2000, il 1900! e anche prima!)

La locandina di Ella Enchanted
La locandina di Ella Enchanted

Ciò detto, se qualcun altro vuole scrivere per i Gamberi, da ora in poi sarà il benvenuto. EDIT: non più, vedi qui.
Sarò sincera: credo che per una persona “esterna” scrivere un articolo per i Gamberi non porti nessun particolare beneficio, e non vedo perché tale persona dovrebbe impegnarsi in tal senso. Ma provando a bilanciare, i vantaggi sono questi:

  • potete scrivere quanto volete, come volete, nello stile che volete, e occupare quanto spazio volete con ogni genere di allegato audio/video o altro materiale rilevante.
  • se scrivete la recensione di un fantasy italiano potrete contare che l’autore la leggerà. Quasi tutti gli autori recensiti sono intervenuti a commentare le loro recensioni in pubblico o in privato. E quei pochi che non si sono fatti vivi (ciao Licia!) so che comunque hanno letto.
  • io e mio fratello siamo disposti a un limitato lavoro di editing e a gestire l’impaginazione. Il che vuol dire che se sapete usare Word o quant’altro ma non avete mai visto l’HTML in vita vostra, posso sistemare io l’articolo perché risulti decente.

Gli svantaggi:

  • gli articoli devono essere non banali, approfonditi, documentati e scritti in maniera piacevole. So che alcuni dei primi articoli del blog non rispondono a questi requisiti, ma questo vuol solo dire che tali articoli saranno revisionati in futuro non che siano accettabili articoli sciatti!
  • se sosterrete tesi poco popolari è probabile ci siano commenti velenosi se non apertamente offensivi: rimarranno, non importa quanto “maleducati”.

Oltre a ciò:

  • sono in particolare graditi articoli che parlino di fantasy italiano, recensioni di romanzi, film e quant’altro. Non è “linea editoriale” dei Gamberi sostenere a priori che il fantasy italiano faccia schifo, constatiamo solo l’evidenza. Se la vostra “evidenza” è altra, potete sostenere le vostre tesi. Mi sta benissimo che scriviate una recensione di un romanzo della Troisi sostenendo che è un capolavoro, ma dev’essere dimostrato con la stessa accuratezza con la quale io invece ho cercato di mostrare il contrario.
  • oltre al fantasy italiano, recensioni di film d’animazione (e non) nipponici o coreani mi faranno sicuramente piacere! Ma qualunque altro argomento va bene, in fondo basta che sia interessante.
  • uno stile ironico/sarcastico è apprezzato, ma non necessario. Potete anche essere mortalmente seri, però non potete essere noiosi!
  • in ogni caso a decidere cosa, come e quando pubblicare, siamo io e mio fratello, a nostro insindacabile giudizio. E l’ultima parola spetta sempre e solo al Coniglietto Grumo!

Gnocchi con ragù di coniglio
Gnocchi con ragù di coniglio: ecco, questa è una buona foto da mettere per farsi rifiutare un articolo da Grumo! Fortuna che ora sta dormendo…

Un piccolo consiglio che ho scoperto utile in questi mesi. Serve a capire se state scrivendo una recensione decente (o a capire se è decente una recensione che state leggendo altrove): meno affermazioni generiche ci sono meglio è. Quando scrivete una frase riguardo a un’opera, pensate a quante altre opere può essere applicata, se può essere applicata a un sacco di altre opere, è una frase che non comunica niente, è solo rumore.
“Questo romanzo è bello”, “Questo romanzo è brutto”, non importa quale sia il caso specifico, sono entrambe affermazioni applicabili a milioni di romanzi, per tale ragione non valgono nulla. “Nihal piange 22 volte”, questa affermazione è applicabile solo a Nihal della Terra del Vento, dunque trasmette almeno un granello d’informazione.
Ovviamente “Questo romanzo è bello/brutto perché ecc. ecc.” non è più così generico e può essere accettabile, ma prendiamo: “Questo romanzo è bello perché può essere letto su più piani, che vanno dal più semplice, quello di ordinaria avventura, sullo sfondo dell’eterna lotta tra bene e male, a quello più complesso, legato alla crescita interiore dei protagonisti”, qui non si è fatto altro che concatenare affermazioni generiche, e il risultato è che l’intera frase è aria fritta. Non ha importanza se la frase è vera per il romanzo in questione, perché sarebbe come affermare: “Questo romanzo è formato da tante parole”. Vero, ma il lettore della recensione ne sa quanto prima!
Inutile sottolineare che eventuali articoli basati sull’aria fritta non verranno neanche presi in considerazione.

Se ancora volete collaborare, potete scrivere al solito indirizzo: gamberifantasy@gmail.com.

Inoltre, da settimana prossima il blog darà molto più spazio a quella che viene definita “pirateria”. Perché parlare di Miike è interessante, leggere un libro su Miike e il suo cinema lo è ancora di più, ma guardare i film di Miike è quello che davvero importa! Così come parlare di Pullman è interessante, consultare un saggio su di lui anche, ma ciò che davvero conta alla fine di tutto è leggere i romanzi che ha scritto.
Per questa ragione via via segnalerò le varie release riguardanti il fantastico (libri, film, videogiochi, ecc.) che spuntano in rete. Per ragioni tecniche e legali è probabile che il blog non potrà mai ospitare direttamente materiale “pirata”, cercherò il più possibile di addentrarmi nei meandri di eMule, BitTorrent, FTP e Newsgroup in modo che ognuno riesca a far da sé.

È capitato a tutti, capita a tutti di discutere di musica, libri, o film. Da un po’ di tempo tra me e i miei amici abbiamo inserito una clausola: non si parla senza DVDR! È cominciato come un gioco, ma secondo me è un concetto rivoluzionario. In pratica non si possono fare affermazioni sullo stile di “hai visto il nuovo film di Tizio & Caio?” o “ma com’è bello il nuovo album dei Tal dei Tali!” senza avere in mano un supporto ottico dov’è registrato tale film o album!
La rivoluzione consiste nel fatto che sparisce il passaparola, nel suo senso più degenere di mera pubblicità o parlare a vanvera. Sparisce il fumo e rimane l’arrosto. Sparisce la pubblicità, l’hype, il parlare di o su qualcosa, perché rimanga il solo nucleo vitale, il qualcosa.
“There ain’t No Such Thing as a Free Lunch” diceva fra gli altri Heinlein nel suo celebre romanzo La Luna è una Severa Maestra, e questa frase in una forma o nell’altra ci viene continuamente picchiata in testa. Ma è falsa.

Copertina di The Moon is a Harsh Mistress
Copertina di The Moon is a Harsh Mistress

La tecnologia attuale permette di produrre e distribuire opere (d’arte) a un costo prossimo a zero. Non succede per pura avidità. E per piacere la si smetta di dire che se la gente non paga gli artisti muoiono di fame, gli editori chiudono e chissà che altro! L’umanità ha prodotto arte dalla notte dei tempi, con qualunque tipo di governo, organizzazione sociale e qualunque fosse la religione. Questo ultimo secolo di crescente e feroce difesa del copyright e di concetti marci alla radice, quale quello di “proprietà intellettuale”, si può sapere quale incalcolabile beneficio abbia portato all’Arte? Mentre lo svantaggio mi pare evidente: l’Arte non è più pensata per essere al servizio della società, per essere fonte di progresso, benessere o divertimento, ma per essere fonte di guadagno per pochi profittatori.
Ne riparlerò al primo articolo della nuova rubrica.

Ultimo cambiamento del blog sarà che spero molto più spesso apparirà la narrativa da me medesima scritta. Ve ne dovrete fare una ragione! Penso la distribuzione avverrà con licenza Creative Commons, e nel creare fisicamente i testi cercherò di attenermi ai miei stessi buoni consigli riguardo la creazione di ebook.

Entusiasmo
Entusiasmo suscitato dalle novità del blog


Approfondimenti:

bandiera EN Mavis Beacon Teaches Typing su Wikipedia
bandiera EN Takashi Miike su IMDb
bandiera EN Un estratto da Brisingr (sic) terzo romanzo di Paolini
bandiera EN Ella Enchanted su IMDb
bandiera IT Ci sono anche le chioccioline al ragù di coniglio…

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Orrore Cosmico 7: Izo

Ricordo che il “piano dell’opera” è qui.

Locandina di Izo Titolo originale: Izo
Regia: Takashi Miike

Anno: 2004
Nazione: Giappone
Studio: Excellent Film
Genere: Fantasy, Stragi
Durata: 2 ore e 8 minuti

Lingua: Giapponese
Sottotitoli: Inglese

Un film di Miike, Zebraman, è uno dei miei film preferiti, e in generale ho apprezzato quasi tutti i film di Miike che mi è capitato di vedere. Izo tuttavia non mi ha entusiasmata per niente. È strano, è violento, è a tratti visivamente molto bello, ma è anche sconclusionato e noioso.

Izo in croce
Izo in croce

Izo Okada, samurai vissuto durante il diciannovesimo secolo, è condannato a morte e crocifisso. La sua anima però non muore e comincia a vagare senza sosta da un luogo all’altro e da un tempo all’altro. Dovunque finisca Izo, non fa altro che uccidere chiunque gli capiti a tiro. I suoi motivi rimangono in gran parte oscuri, a parte un generica vendetta contro “tutto ciò che esiste”.
Izo nel corso del film farà a pezzi con la sua spada:

  • La propria anziana madre.
  • Un’amante prostituta.
  • Due bande di yakuza.
  • Due sposini.
  • Una coppia di vampiri.
  • Un trio di famigliole con bambini al seguito.
  • Un gruppo di madri in attesa che i figli escano da scuola.
  • Dei soldati zombie.
  • Una sfilza d’impiegati.
  • Monaci, preti e religiosi vari.

Più un’infinità di altra gente, compresi altri samurai, poliziotti, tizi già morti, ecc. ecc.
In pratica, con rarissime eccezioni, chiunque compaia nella stessa inquadratura con Izo schiatta nel giro di secondi. Una delle eccezioni è un misterioso chitarrista, che ogni tanto interrompe il fiume di sangue e lo scorrere del film mettendosi a cantare. Tale musicista è Kazuki Tomokawa, e pare sia famoso in Giappone. Devo dire che a mio modesto parere è bravo, anche se ovviamente le sue entrate canore non c’entrano un tubo con il resto del film.

Il chitarrista
Il chitarrista

Un’altra eccezione alla furia di Izo la si può riscontrare alla fine del film…
mostra il finale del film ▼

Ho letto in rete le più svariate interpretazioni di Izo, ognuna delle quali cerca di dare un senso alle uccisioni del protagonista. C’è di tutto, dal classico “è solo un sogno”, alla condizione umana nel Giappone contemporaneo, a interpretazioni socio-politiche, teologiche, metafisiche e chi più ne ha più ne metta. Io personalmente credo che Miike abbia fatto il furbo. Ovvero che Izo sia un mero e cosciente esercizio di stile, usato da Miike per far prove che poi daranno i loro frutti in film successivi.
Ci sono tre motivi che mi spingono a pensarla così: Izo è forse uno dei film di Miike più noiosi, uno dei pochi dove si perde interesse per quello che succederà nella scena successiva. Miike ha un talento naturale per riuscire a tenere viva l’attenzione degli spettatori, se avesse davvero voluto narrare qualcosa, qualunque cosa, il film sarebbe filato molto più spedito.
È curioso come i vari combattimenti in Izo siano stati girati in un sacco di modi diversi, variando di moltissimo il grado di violenza, il tipo d’inquadratura, la durata e composizione delle scene, ecc. A me ha dato molto l’impressione di una sperimentazione fine a se stessa.

Izo e gli impiegati
Izo se la prende con gli impiegati

Infine Miike è notorio per il suo (perverso) senso dell’umorismo. Probabilmente quando inseriva le canzoni di Tomokawa o spezzoni in bianco e nero di Hitler e Mussolini (sì, c’è anche questo) ridacchiava sotto i baffi, immaginando quali interpretazioni ne avrebbe cavato il pubblico che avesse preso tutto sul serio.

Sanità Mentale. Anche applicando un’ottica cinica come la mia, non si può rimanere indifferenti a due ore di sangue e bizzarrie. Un 5 punti buoni se ne sono andati. All’inizio della settimana scorsa partivo da 55, dopo i sette film sono a 29.

Trailer di Izo

Approfondimenti:

bandiera EN Izo su IMDb

bandiera EN Takashi Miike su IMDb
bandiera IT Una recensione italiana di Izo, che tenta un’interpretazione seria

 

Giudizio:

I combattimenti più violenti. +1 -1 I combattimenti meno violenti.
Il chitarrista. +1 -1 Noioso.
La particina di Takeshi Kitano. +1 -1 Sconclusionato.

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