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Il senso del meraviglioso

Quando si parla di narrativa fantastica, spesso si cita il sense of wonder, non sempre a proposito. Il discorso è abbastanza interessante da meritare un approfondimento.

Il sense of wonder è quella sensazione di meraviglia, stupore e vertigine suscitata da determinate opere di narrativa fantastica – fantascienza in particolare. Ma prima di cercare una definizione più accurata, occorre capire se il sense of wonder esista o se sia solo illusione. A riguardo, ci sono due principali scuole di pensiero:

Icona di un gamberetto La prima scuola sostiene l’oggettiva esistenza del sense of wonder: determinati romanzi, determinate storie, sono in grado di suscitare precise reazioni nel cervello di chi legge. Non è una coincidenza e dipende solo fino a un certo punto dal lettore: il sense of wonder è intrinseco alle opere stesse.

Icona di un gamberetto La seconda scuola sostiene che il sense of wonder sia un miraggio. L’ipotesi è che si prova sense of wonder quando si è bambini o ragazzini non per particolari qualità della narrativa fantastica, ma semplicemente perché a quell’età ogni stranezza, ogni cosa fuori dall’ordinario sembra meravigliosa. Quando si cresce, il sense of wonder non è più vero sense of wonder ma il ricordo di quel lontano sentimento che si è sperimentato da piccoli. Questa è la stessa corrente di pensiero che si fa beffe della Golden Age: l’Età d’Oro della fantascienza non sarebbe il periodo compreso tra la fine degli anni ’30 e la metà degli anni ’50, bensì il periodo compreso tra i 12 e i 14 anni del lettore. I rappresentanti della seconda scuola vincono un biscotto per il cinismo!

Astounding Science Fiction
Un numero della rivista Astounding Science Fiction. Editor per molti anni è stato John W. Campbell, Jr. uno dei simboli della Golden Age

Chi ha ragione? Non lo so e non credo che la questione si possa dirimere se non attaccando elettrodi al cranio dei lettori e compiendo i dovuti esperimenti. Nel frattempo assumerò che il sense of wonder sia reale, anche se non ci metto la mano sul fuoco – la mia mano, quella di Licia ce la metto volentieri.

* * *

Il sense of wonder è la sensazione più intensa che abbia mai provato leggendo. È qualcosa di più del semplice emozionarsi. Non è come commuoversi, arrabbiarsi, avere paura o essere disgustata. Il sense of wonder è un brivido, una sensazione improvvisa e travolgente che lascia stupefatti, è la subitanea realizzazione che il mondo non sarà più lo stesso, è il riuscire a immaginare quello che fino a un instante prima era inconcepibile, è l’osservare l’intero Universo dalla cima di un grattacielo, è… UAU!
Mi rendo conto sia una descrizione un po’ vaga, ma è molto difficile spiegare il sense of wonder. Infatti John Clute nella sua Encyclopedia of Science Fiction svicola da una definizione precisa e dichiara che il sense of wonder è quella sensazione che fin dagli anni ’40 i fan si aspettano di provare leggendo la buona fantascienza.
Anche Peter Nicholls non fornisce una definizione formale, ma rimanda a questi versi di Wordsworth, tratti dal poema “Tintern Abbey”:

bandiera EN And I have felt
A presence that disturbs me with the joy
Of elevated thoughts; a sense sublime
Of something far more deeply interfused,
Whose dwelling is the light of setting suns,
And the round ocean and the living air,
And the blue sky, and in the mind of man;
A motion and a spirit, that impels
All thinking things, all objects of all thought,
And rolls through all things.

bandiera IT No, non mi metto a tradurre Wordsworth in maniera letterale e scolastica: il sense of wonder andrebbe a farsi friggere.

Tintern Abbey
Tintern Abbey: l’abazia che ispirò il poeta. Sense of wonder che sprizza da ogni mattone

In un’altra occasione Nicholls ha aggiustato il tiro: non basta il sublime,[1] il sense of wonder richiede anche un conceptual breakthrough, ovvero un (radicale) cambiamento di paradigma – come scoprire che la Terra è sferica invece che piatta o che gira intorno al Sole invece di essere ferma al centro dell’Universo.
Samuel R. Delany parla del sense of wonder in questi termini:

bandiera EN We all know science fiction provides action and adventure, as well as a look at visions of different worlds, different cultures, different values. But it is just that multiplicity of worlds, each careening in its particular orbit about the vast sweep of interstellar night, which may be the subtlest, most pervasive, and finally the most valuable thing in s-f. This experience of constant de-centered de-centeredness, each decentering on a vaster and vaster scale, has a venerable name among people who talk about science fiction: ‘the sense of wonder’.

bandiera IT Tutti sappiamo che la fantascienza garantisce azione e avventura, oltre a offrire la visione di pianeti differenti, culture differenti, valori differenti. Tale molteplicità di mondi, ognuno intento a seguire la propria particolare orbita, sperso nell’enorme distesa della notte interstellare, potrebbe essere la più sottile, la più pervasiva e infine la più importante caratteristica della fantascienza. Questa esperienza di costante de-centralizzazione, ogni decentralizzazione realizzata su una scala sempre più grande, ha un nome venerabile tra le persone che discutono di fantascienza: ‘il senso del meraviglioso’.

Per Joanna Russ il sense of wonder è:

bandiera EN [...] the feeling of transcendental beauty and awe that attached itself to the physical world.

bandiera IT [...] un sentimento di bellezza trascendentale e sgomento collegato al mondo fisico.

David Gerrold così si esprime:

bandiera EN Perhaps these were things you had never seen before, never even imagined. Perhaps your imagination was stretched beyond its limits, stretched and expanded. And afterward, perhaps you were left pondering things far beyond your sense of the possible.
That feeling is the sense of wonder.
The literature of the fantastic is about awakening that feeling of awe—and exercising it.
The sense of wonder is the marvelous heart of every great science fiction or fantasy story. It comes from the surprise of discovery. It comes from the recognition of the magic within. Most of all, it comes from the realization—the acknowledgment—of something new in the universe.

bandiera IT Forse queste cose non le avevate mai viste, non le avevate mai immaginate. Forse l’immaginazione si è spinta oltre i suoi limiti, si è espansa. E dopo, forse siete rimasti a ponderare su questioni ben al di là di quello che credevate possibile.
Questa sensazione è il sense of wonder.
Lo scopo della letteratura fantastica è risvegliare questo senso di sgomento – e stimolarlo.
Il sense of wonder è il cuore meraviglioso di ogni grande storia di fantascienza o fantasy. Deriva dalla sorpresa della scoperta. Deriva dall’accorgersi della magia intrinseca alla storia. Più di tutto, deriva dalla realizzazione – dalla consapevolezza – che è nato qualcosa di nuovo nell’universo.

E potrei continuare con infinite altre citazioni: ogni autore o appassionato ha la sua definizione più o meno diretta e più o meno dettagliata del sense of wonder.

Per me i tre elementi chiave sono: surprise, sublime e conceptual breakthrough.
Un tipico esempio di sense of wonder: in una Città seguiamo la storia di un investigatore che indaga su un omicidio, una contessa tradisce il marito, un mentecatto inizia a scrivere l’ennesimo inutile romanzo fantasy, una ragazza aggiorna il suo blog. All’improvviso investigatore, contessa, mentecatto e ragazza scompaiono. Scompare il morto, il marito tradito, il romanzo, il blog e Internet. Scompare l’intera Città.
Un coniglietto si risveglia.
Ecco i tre elementi: surprise – il tutto avviene di colpo.
sublime – il coniglietto!
conceptual breakthrough – la realtà che percepiamo è il sogno di un coniglietto.

Coniglietto addormentato
Quando il coniglietto si sveglierà, la realtà come la conosciamo cesserà di esistere. Perciò fate piano! Non parlate a voce troppo alta!

Notare che questo tipo di sense of wonder (“è tutto un sogno!”) non funziona più. Non perché in sé abbia qualcosa di sbagliato, ma perché il lettore un minimo smaliziato si immagina da solo che la realtà potrebbe essere un sogno. Perciò si può aggiungere all’elenco di elementi chiave l’originalità: non è una caratteristica intrinseca al sense of wonder, ma se manca spesso gli altri elementi non possono funzionare.

Ogni dettaglio fantastico ha in sé una scintilla di sense of wonder: quando in Leviathan la nave-balena volante spunta dalle nuvole, è sense of wonder.
Infatti c’è surprise – il lettore non ha elementi per immaginarsi che da lì a poco apparirà una nave-balena volante, c’è il sublime – la nave-balena è imponente, maestosa, dovrebbe lasciare a bocca aperta per lo stupore, e c’è il conceptual breakthrough – le nuvole in verità non sono nuvole ma una balena volante!!! L’originalità è così così: la nave-balena volante si è già vista in altri contesti, ma non è un cliché.
Certo, questo tipo di sense of wonder non sconvolge il lettore, non è il sense of wonder che fa esclamare “UAU!”, ma è meglio di niente. È meglio avere una balena volante in più, che una balena volante in meno. È questo il nocciolo della narrativa fantastica.

* * *

Alcuni esempi di vero sense of wonder in tre celeberrimi racconti: “L’Ultima Domanda” di Isaac Asimov, “I Nove Miliardi di Nomi di Dio” di Arthur C. Clarke e “La Stella” di H.G. Wells – il finale di ognuno dei tre racconti sarà svelato, dunque se non li avete mai letti, forse vi conviene farlo prima che gli spoiler ve li rovinino per sempre. Andate alla bibliografia, procuratevi i racconti, leggeteli e tornate qui.

Partiamo con “L’Ultima Domanda” (“The Last Question”, 1956) di Isaac Asimov. Nel 2061 è in funzione un supercomputer: Multivac. Due addetti alla manutenzione si prendono una pausa per scolarsi una bottiglia. Intanto discutono tra loro: cosa succederà quando le stelle di spegneranno? È possibile evitare la morte termica dell’universo? È possibile invertire l’entropia? Pongono queste domande al supercomputer. Il computer replica che non ha dati sufficienti per una risposta significativa.
Passano gli anni – migliaia di anni, milioni di anni, miliardi di anni. La razza umana scopre il segreto dell’immortalità, come viaggiare tra le stelle, come trascendere il proprio corpo fisico. Intanto anche la potenza di calcolo del supercomputer cresce sempre di più; diviene immensa.
Periodicamente viene posta la domanda: “È possibile invertire l’entropia?”. Ma la risposta del supercomputer è sempre: “Non ci sono dati sufficienti per una risposta significativa”.
Questo è il finale del racconto:

bandiera EN The stars and Galaxies died and snuffed out, and space grew black after ten trillion years of running down.
One by one Man fused with AC [Automatic Computer], each physical body losing its mental identity in a manner that was somehow not a loss but a gain.
Man’s last mind paused before fusion, looking over a space that included nothing but the dregs of one last dark star and nothing besides but incredibly thin matter, agitated randomly by the tag ends of heat wearing out, asymptotically, to the absolute zero.
Man said, “AC, is this the end? Can this chaos not be reversed into the Universe once more? Can that not be done?”
AC said, “THERE IS AS YET INSUFFICIENT DATA FOR A MEANINGFUL ANSWER.”
Man’s last mind fused and only AC existed – and that in hyperspace.

Matter and energy had ended and with it, space and time. Even AC existed only for the sake of the one last question that it had never answered from the time a half-drunken computer ten trillion years before had asked the question of a computer that was to AC far less than was a man to Man.
All other questions had been answered, and until this last question was answered also, AC might not release his consciousness.
All collected data had come to a final end. Nothing was left to be collected.
But all collected data had yet to be completely correlated and put together in all possible relationships.
A timeless interval was spent in doing that.
And it came to pass that AC learned how to reverse the direction of entropy.
But there was now no man to whom AC might give the answer of the last question. No matter. The answer – by demonstration – would take care of that, too.
For another timeless interval, AC thought how best to do this. Carefully, AC organized the program.
The consciousness of AC encompassed all of what had once been a Universe and brooded over what was now Chaos. Step by step, it must be done.
And AC said, “LET THERE BE LIGHT!”
And there was light.

bandiera IT Le stelle e le Galassie morirono e si spensero, e lo spazio, dopo dieci trilioni d’anni di decadimento, divenne nero.
Un individuo alla volta, l’Uomo si fuse con AC [Automatic Computer], e ciascun corpo fisico perdeva la sua idoneità mentale in un modo che, a conti fatti, non si traduceva in una perdita ma in un guadagno.
L’ultima mente dell’Uomo esitò, prima della fusione, contemplando uno spazio che comprendeva soltanto i fondi di un’ultima stella quasi spenta e nient’altro che materia incredibilmente rarefatta, agitata a casaccio da rimasugli finali di calore che calava, asintoticamente, verso lo zero assoluto.
«È questa la fine, AC?» domandò l’Uomo. «Non è possibile ritrasformare ancora una volta questo caos nell’Universo? Non si può invertire il processo?»
MANCANO ANCORA I DATI SUFFICIENTI PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA, disse AC.
L’ultima mente dell’Uomo si fuse e soltanto AC esisteva, ormai… nell’iperspazio.

Materia ed energia erano terminate e, con esse, lo spazio e il tempo. Perfino AC esisteva unicamente in nome di quell’ultima domanda alla quale non c’era mai stata risposta dal tempo in cui un assistente semi-ubriaco, dieci trilioni d’anni prima, l’aveva rivolta a un calcolatore che stava ad AC assai meno di quanto l’uomo stesse all’Uomo.
Tutte le altre domande avevano avuto risposta e, finché quell’ultima non fosse stata anch’essa soddisfatta, AC non si sarebbe forse liberato della consapevolezza di sé.
Tutti i dati raccolti erano arrivati alla fine, ormai. Da raccogliere, non rimaneva più niente.
Ma i dati raccolti dovevano ancora essere correlati e accostati secondo tutte le relazioni possibili.
Un intervallo senza tempo venne speso a far questo.
E accadde, così, che AC scoprisse come si poteva invertire l’andamento dell’entropia.
Ma ormai non c’era nessuno cui AC potesse fornire la risposta all’ultima domanda. Pazienza! La risposta – per dimostrazione – avrebbe provveduto anche a questo.
Per un altro intervallo senza tempo, AC pensò al modo migliore per riuscirci. Con cura, AC organizzò il programma.
La coscienza di AC abbracciò tutto quello che un tempo era stato un Universo e meditò sopra quello che adesso era Caos. Un passo alla volta, così bisognava procedere.
LA LUCE SIA! disse AC.
E la luce fu…

[traduzione di Hilja Brinis]

Gli elementi chiave: cominciamo dal sublime. Non è il sublime di una balena volante. Qui il sublime sta nella grandiosità della situazione: le stelle e le galassie sono spente; l’Universo è completamente buio; e poi la materia, l’energia, lo spazio e il tempo stesso cessano di esistere. Rimane solo la coscienza del computer, che, nelle ultime righe, si espande fino a occupare l’intero Universo.
Il conceptual breakthrough. AC scopre come invertire l’entropia, e dà la sua risposta con una dimostrazione: AC fa rinascere l’Universo. Ovvero l’origine dell’Universo potrebbe essere la risposta di un supercomputer all’ultima domanda.
La surprise: il lettore non ha idea di quale possa essere la risposta fino alle ultime due righe.

UNIVAC
Il Multivac di Asimov è ispirato all’UNIVAC I. No, è inutile che chiedete all’UNIVAC I, non vi risponderà…

In questo racconto il sense of wonder è prettamente scientifico e il cambiamento di paradigma è l’idea che si possano violare le leggi della termodinamica. È il sense of wonder tipico della fantascienza. In tempi più vicini si può ritrovare nelle opere di Vernor Vinge, Greg Egan o Charles Stross.

Tuttavia non è per niente obbligatorio un sense of wonder “scientifico”.
Consideriamo “I Nove Miliardi di Nomi di Dio” (“The Nine Billion Names of God”, 1953) di Arthur C. Clarke.
Secondo un gruppo di monaci tibetani, lo scopo dell’umanità è elencare tutti i possibili nomi di Dio – quando il compito sarà concluso, l’Universo cesserà di esistere. Per facilitarsi il lavoro, i monaci decidono di affittare un computer. Due tecnici arrivano in Tibet per installare e programmare la macchina.
Il computer comincia a stampare i nomi di Dio, e più passa il tempo più i due tecnici sono preoccupati. Non preoccupati che l’Universo possa cessare di esistere – che idiozia! – ma preoccupati che i monaci, delusi che non succeda niente, possano dare fuori di matto.
I due tecnici riescono a organizzare in modo che il computer finisca il suo lavoro mentre loro saranno già al sicuro, pronti a imbarcarsi su un aereo per tornare a casa.
Il finale del racconto è questo:

bandiera EN The swift night of the high Himalayas was now almost upon them. Fortunately the road was very good, as roads went in this region, and they were both carrying torches. There was not the slightest danger, only a certain discomfort from the bitter cold. The sky overhead was perfectly clear and ablaze with the familiar, friendly stars. At least there would be no risk, thought George, of the pilot being unable to take off because of weather conditions. That had been his only remaining worry.
He began to sing but gave it up after a while. This vast arena of mountains, gleaming like whitely hooded ghosts on every side, did not encourage such ebullience. Presently George glanced at his watch.
“Should be there in an hour,” he called back over his shoulder to Chuck. Then he added, in an afterthought, “Wonder if the computer’s finished its run? It was due about now.”
Chuck didn’t reply, so George swung round in his saddle. He could just see Chuck’s face, a white oval turned toward the sky.
“Look,” whispered Chuck, and George lifted his eyes to heaven. (There is always a last time for everything.)
Overhead, without any fuss, the stars were going out.

bandiera IT Adesso la rapida notte dell’alto Himalaya era quasi su di loro. Per fortuna la strada era molto buona, secondo la qualità media delle strade in quella regione, e tutti e due erano muniti di torce. Non c’era il minimo pericolo, soltanto il lieve disagio dovuto al freddo pungente. Il cielo sopra di loro era perfettamente limpido, e acceso dal brulichio delle familiari e amichevoli stelle. Per lo meno, pensò George, non ci sarebbe stato il rischio che il pilota non potesse decollare a causa delle cattive condizioni del tempo. Quella era l’unica preoccupazione che gli era ancora rimasta.
Cominciò a cantare, ma dopo un po’ ci rinunciò. Quel vasto anfiteatro di montagne che si stagliavano da ogni lato simili a bianchi fantasmi incappucciati, non incoraggiava una simile esuberanza. Poco dopo, George diede un’occhiata al suo orologio.
«Dovremmo esserci fra un’ora» gridò a Chuck, senza voltarsi. Poi aggiunse, a mo’ di ripensamento: «Mi chiedo se il computer non abbia finito il suo lavoro. Dovrebbe essere all’incirca adesso».
Chuck non rispose, così George si girò sulla sella. Poteva vedere il volto di Chuck, un ovale bianco rivolto al cielo.
«Guarda» bisbigliò Chuck, e George sollevò gli occhi verso il firmamento. (C’è sempre un’ultima volta per ogni cosa.)
In alto, senza nessun clamore, le stelle si stavano spegnendo.

[traduzione di Giampaolo Cossato]

Il conceptual breakthrough: Dio esiste e ha creato l’umanità perché possa elencare i Suoi nove miliardi di nomi. Ah, è la Fine del Mondo!
La surprise: il lettore, sapendo che si tratta di un racconto fantastico, può immaginarsi che i monaci abbiano ragione. Tuttavia Clarke è abbastanza bravo a sviare l’attenzione attraverso il punto di vista dei due tecnici, più preoccupati per i monaci pazzi che non per la faccenda dei nomi di Dio.
Il sublime: meno presente che non nel racconto precedente, ma il contrasto tra le montagne e le stelle “amichevoli” con il buio finale ha un pizzico di “sublimitudine”.

Ruota da preghiera
Ruota da preghiera tibetana: meno innocente di quanto non sembri

Il sense of wonder non è stato scientifico, ma rimane vero sense of wonder. Molti altri racconti e romanzi di Arthur C. Clarke sono imbevuti di sense of wonder. Giustamente famoso è il romanzo Le Guide del Tramonto (Childhood’s End, 1953), con il suo finale di mistica maestosità, degno di The End of Evangelion – leggo adesso su wikipedia che Hideaki Anno, regista di Evangelion, si sarebbe proprio ispirato al romanzo di Clarke. La differenza tra il finale di Childhood’s End e quello di The End of Evangelion è che il romanzo di Clarke ha un senso. Non svelo di più: leggete Childhood’s End ché ne vale la pena.

Terzo esempio di sense of wonder. Scenari meno apocalittici rispetto ad Asimov e Clarke, ma comunque molti gradini sopra la balena volante. Parlo del racconto di H.G. Wells “La Stella” (“The Star”, 1897).
In “The Star”, una stella attraversa il Sistema Solare. Il corpo celeste colpisce Nettuno e poi Giove. I calcoli indicano che colpirà anche la Terra o, se non lo farà, ci passerà molto vicina, causando ogni sorta di cataclisma.
Così Wells descrive l’apparire della stella nel cielo terrestre:

bandiera EN But the yawning policeman saw the thing, the busy crowds in the markets stopped agape, workmen going to their work betimes, milkmen, the drivers of news-carts, dissipation going home jaded and pale, homeless wanderers, sentinels on their beats, and in the country, labourers trudging afield, poachers slinking home, all over the dusky quickening country it could be seen–and out at sea by seamen watching for the day – a great white star, come suddenly into the westward sky!

bandiera IT Ma il poliziotto che sbadigliava la vide, la folla al mercato rimase a bocca aperta, la videro gli operai che andavano al lavoro di buonora, i lattai, gli edicolanti, chi tornava a casa pallido e stanco, i vagabondi, le sentinelle nel loro giro di guardia, e in campagna la videro i contadini che arrancavano nei campi, la videro i bracconieri che rientravano di soppiatto alle loro dimore, la si poteva vedere ovunque nella campagna scura che riprendeva vita – e in alto mare la videro i marinai di vedetta quel giorno – videro una grande stella bianca, che all’improvviso irrompeva nel cielo a Occidente!

In qualche misura è un modo di narrare un po’ ingenuo, però riesce a far trattenere il fiato, finché il sublime non appare nell’ultima riga: una grande stella bianca nel cielo d’Occidente!
Poi Wells descrive gli effetti catastrofici dell’avvicinarsi della stella, anche se, per fortuna, la stella non colpisce il nostro pianeta. L’ultimo paragrafo del racconto è questo:

bandiera EN The Martian astronomers – for there are astronomers on Mars, although they are very different beings from men – were naturally profoundly interested by these things. They saw them from their own standpoint of course. “Considering the mass and temperature of the missile that was flung through our solar system into the sun,” one wrote, “it is astonishing what a little damage the earth, which it missed so narrowly, has sustained. All the familiar continental markings and the masses of the seas remain intact, and indeed the only difference seems to be a shrinkage of the white discoloration (supposed to be frozen water) round either pole.” Which only shows how small the vastest of human catastrophes may seem, at a distance of a few million miles.

bandiera IT Gli astronomi marziani – perché ci sono astronomi su Marte, sebbene siano creature molto diverse dagli uomini – naturalmente furono profondamente interessati da questi avvenimenti. Ovviamente li videro dalla loro prospettiva. “Considerando la massa e la temperatura del proiettile che è volato attraverso il nostro Sistema Solare fin contro il Sole”, uno degli astronomi scrisse, “è incredibile quanto minimo sia stato il danno alla Terra, mancata di pochissimo. Tutti i familiari punti di riferimento continentali e le masse oceaniche sono rimasti inalterati, in effetti l’unica differenza sembra essere una riduzione della zona bianca (che si pensa sia acqua ghiacciata) intorno a ciascuno dei poli”. Il che dimostra quanto minuscole appaiano le più grandi catastrofi dell’umanità se viste da milioni di miglia di distanza.

Il conceptual breakthrough: i Marziani esistono e ci spiano![2] Ma non solo, qui il sense of wonder è alimentato anche dal decentering nella definizione di Delany: d’improvviso cambia la prospettiva; adesso la Terra è solo una piccola immagine nel telescopio di un marziano. Un punto di riferimento cardine è spostato: al centro metafisico dell’Universo non c’è più il nostro pianeta.

Collisione planetaria
Per fortuna non è andata così!

Questi tre racconti non sono perfetti dal punto di vista stilistico, però funzionano.
Il vero sense of wonder riesce a trascendere una scrittura poco brillante: Infinito (Last and First Men, 1930) di Olaf Stapledon non è neanche un romanzo nel senso comune del termine; in pratica non ci sono personaggi ed è quasi tutto raccontato. Se lo dovessi giudicare con il metro che uso di solito prenderebbe 100 gamberi marci. Tuttavia dalla sua Stapledon può sostenere di raccontare due miliardi di anni di storia futura dell’umanità.
L’intrinseca grandiosità e ambizione del progetto – il sense of wonder che nasce dall’incredibile viaggio fino alle sorti ultime dell’umanità – possono far chiudere un occhio sui dettagli tecnici della narrazione. Forse. Ciò detto, si può benissimo scrivere come Dio comanda e suscitare sense of wonder, le due cose non si escludono. La scarsa tecnica non favorisce in alcun modo il sense of wonder. Sto solo sostenendo che il sense of wonder è possibile nonostante una scarsa tecnica.

* * *

Quanto è importante il sense of wonder in un’opera di narrativa fantastica? Per alcuni è vitale. Scrive David Gerrold:

bandiera EN That sense of wonder is what you aspire to create; that’s what you must create if you are going to write effective science fiction and fantasy.

bandiera IT Dovete ambire a suscitare il sense of wonder; se volete scrivere efficaci storie fantasy o di fantascienza, dovete creare il sense of wonder.

Per Damon Knight:

bandiera EN Science fiction exists to provide what Moskowitz and others call ‘the sense of wonder’: some widening of the mind’s horizons, no matter in what direction [...]

bandiera IT La fantascienza esiste per suscitare quello che Moskowitz e altri chiamano ‘il senso del meraviglioso’: un espandersi degli orizzonti mentali, non importa in quale direzione [...]

Altri non la pensano così. I rappresentanti del partito “il sense of wonder è un’illusione!” pongono enfasi su altri elementi, considerando fondamentali personaggi, ambientazione, intreccio, ecc. Non riporto in dettaglio le loro opinioni perché mi stanno antipatici!
Io concordo con Gerrold e Knight: come già detto, il sense of wonder è il nocciolo del fantastico; il sense of wonder è vitale. Il sense of wonder eleva le storie in una dimensione altrimenti irraggiungibile. Nessun personaggio, nessuna ambientazione, nessun intreccio può avere l’impatto viscerale del meraviglioso.
Inoltre difficilmente una storia può avere un significato più profondo di una vicenda caratterizzata da vero sense of wonder. Il vero sense of wonder afferma qualcosa di basilare riguardo la realtà stessa: “Siamo tutti in una simulazione!!! E in più ci fanno lavorare senza ferie per costruire un computer quantistico!!!”, “La Terra è piatta!!! E se continuiamo a navigare non scopriamo l’America, cadiamo oltre il bordo del mondo e finiamo in orbita!!!”, “Dio esiste!!! E ha ucciso gli alieni per colpa dei Re Magi!!!” (provate a indovinare a quali racconti mi riferisco. Qualche indizio: sono tre racconti che sono stati tradotti in italiano. Il primo racconto è stato venduto come romanzo breve ed è già stato citato in un altro articolo del blog; il titolo del terzo racconto compare in questo di articolo).
Una storia può essere bella anche senza sense of wonder, ma senza sense of wonder non potrà mai compiere il balzo da “bella” a “UAU!”.

Io sono spesso accusata – specie quando si parla di opere italiane – di giudicare i romanzi solo in base allo stile, di fermarmi alla superficie e di non scavare più a fondo oltre le apparenze. C’è un pizzico di verità in questo, ma la ragione non è che sono sadica, invidiosa, acida, frustrata e rubo i leccalecca ai bambini, la ragione è che sono infinitamente buona e generosa.[3] Se dovessi giudicare in base ai parametri del fantastico, sarebbe sì un vero massacro. Non lo faccio perché in effetti il sense of wonder potrebbe essere illusione, potrebbe essere solo questione di gusto personale – non lo credo, ma non posso escluderlo.
Come già accennato, sono disposta a passare molto volentieri sopra a uno stile zoppicante se un romanzo mi facesse esclamare “UAU!”. Ma non succede. Anzi, anche i romanzi italiani migliori che ho letto – Pan, Esbat, L’Acchiapparatti di Tilos – si distinguono per personaggi, intreccio, ambientazione o qualità della scrittura; sotto il profilo del sense of wonder latitano. Negli ultimi anni forse un solo romanzo italiano di narrativa fantastica è riuscito a suscitarmi un minimo di sense of wonder. È un romanzo inedito di Luca Zaffini. Nonostante abbia letto solo una prima stesura – con tutti i problemi di stile e trama che questo comporta – sono rimasta impressionata. Quanto impressionata me ne sono resa conto scrivendo questo articolo: ormai è passato più di un anno da quando ho letto quel romanzo, eppure un sacco di scene le ricordo ancora benissimo. Una traccia di sense of wonder è rimasta dopo così tanto tempo e così tanti altri romanzi. Notevole. Spero l’autore riesca a pubblicarlo, credo sarebbe il più bel romanzo fantasy italiano da anni.

* * *

Le parole non hanno un costo diverso a seconda del loro significato. Potete spendere le parole di un romanzo per descrivere l’elfo, il nano e il barbaro che entrano in una taverna, mangiano, bevono, ruttano e poi il nano trascina tutti in una rissa; oppure potete scegliere altre parole e rivoltare l’intero Universo. Non si pagano tasse sulla fantasia, non ponetevi limiti!

Buon Natale a tutti! chikas_pink53.gif

Bibliografia

Per maggiori informazioni riguardo a gigapedia, consultate questo articolo.

Sulla fantascienza:

Copertina di The Encyclopedia of Science Fiction The Encyclopedia of Science Fiction di John Clute & Peter Nicholls (St. Martin’s Press, 1995).
Copertina di The Cambridge Companion to Science Fiction The Cambridge Companion to Science Fiction a cura di Edward James & Farah Mendelsohn (Cambridge University Press, 2003).
Copertina di Science Fiction: What It's All About Science Fiction: What It’s All About di Sam J. Lundwall (Ace Books, 1971).
Copertina di Reading by Starlight: Postmodern Science Fiction Reading by Starlight: Postmodern Science Fiction di Damie Broderick (Routledge, 1994).
Copertina di Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction and Fantasy Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy di David Gerrold (Writer’s Digest Books, 2001).

Opere citate:

Copertina di Nine Tomorrows Nine Tomorrows di Isaac Asimov (Doubleday, 1959).
Questa antologia contiene il racconto “The Last Question”. Potete anche leggerlo online, qui.
In Italiano trovate “L’Ultima Domanda” su emule dentro:
Icona di un mulo eBook.ITA.2854.Isaac.Asimov.
Il.Meglio.Di.Asimov.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(2.861.327 bytes)
Copertina di The Nine Billion Names of God: The Collected Stories of Arthur C. Clarke, 1951-1956 The Nine Billion Names of God: The Collected Stories of Arthur C. Clarke, 1951-1956 di Arthur C. Clarke (Signet, 1974).
Questa antologia contiene il racconto “The Nine Billion Names of God”.
In Italiano trovate “I Nove Miliardi di Nomi di Dio” su emule dentro:
Icona di un mulo eBook.ITA.1280.Isaac.Asimov.Le.Grandi.Storie.
Della.Fantascienza.15.1953.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(2.793.403 bytes)
Copertina di L'Uomo dei Miracoli “The Star” di H.G. Wells potete leggerlo online, qui.
Secondo il Catalogo Vegetti esiste una sola traduzione italiana – “La Stella” – in un’antologia del 1905, L’Uomo dei Miracoli. Non si trova su emule. Ma a quanto pare il racconto è stato tradotto anche nell’antologia La porta nel muro e altri racconti edita da Bollati Boringhieri, e questa traduzione si può leggere online, qui. Grazie a doktorgeiger per la segnalazione.
Copertina di Childhood's End Childhood’s End di Arthur C. Clarke (Ballantine Books, 1953).
In Italiano lo trovate su emule, cercando:
Icona di un mulo eBook.ITA.2345.Arthur.C.Clarke.Le.Guide.
Del.Tramonto.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(2.063.627 bytes)
Copertina di Last and First Men Last and First Men di Olaf Stapledon (Methuen, 1930).
Potete anche leggerlo online, qui.
In Italiano è apparso negli Oscar Fantascienza Mondadori e nei Classici di Urania. Non si trova su emule.

* * *

note:
 [1] ^ Mi rendo conto che anche sulla definizione di “sublime” ci si potrebbe scannare. Intenderò “sublime” nel suo significato intuitivo di grandioso, eccelso, strabello.

 [2] ^ Infatti:

No one would have believed in the last years of the nineteenth century that this world was being watched keenly and closely by intelligences greater than man’s and yet as mortal as his own; that as men busied themselves about their various concerns they were scrutinised and studied, perhaps almost as narrowly as a man with a microscope might scrutinise the transient creatures that swarm and multiply in a drop of water.

Ma questa è un’altra storia!

 [3] ^ Ricordo che se siete miei fan dovete accettare il fatto che sono infinitamente buona e generosa come dogma di fede.


Approfondimenti:

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Lo Specchio di Atlante

Segnalazione e breve recensione per questo fantasy italiano uscito ormai diversi anni fa (1991). Devo ringraziare Ettore per averlo scovato: mi era passato sotto il naso senza che me ne accorgessi.

Lo Specchio di Atlante è un fantasy curioso, che neanch’io saprei bene come classificare. Ci sono alcuni elementi tipici del fantasy tradizionale, quali magia e libri incantati, ma anche una (breve) presenza tecnologica e situazioni molto bizzarre.

La trama è la seguente:

In un mondo lontano, forse collocato in un Universo parallelo rispetto al nostro, la coerenza delle leggi fisiche e della Realtà stessa è affidata a una ciclopica statua. La statua è un artefatto alchemico che consente al mondo di non sprofondare nel caos. Purtroppo la statua si è ammalata: la ghiandola pineale non funziona più come dovrebbe e questo sta incrinando la Realtà. E non basta: per costruire la ghiandola è stato usato un minerale particolare, la drimite; tutta la drimite del mondo è stata utilizzata e dunque non ne avanza più per una nuova ghiandola.
Il Mago Zephiro decide di inviare uno dei suoi Apprendisti, Heron, a cercare la drimite in sogno. Infatti Heron ha la capacità di interagire fisicamente con i propri sogni, anche se né lui né Zephiro sanno se quei mondi onirici sono creati dalla volontà di Heron oppure se l’Apprendista, quando si addormenta, naviga in Universi paralleli.
Il piano pare andare a buon fine finché i nostri eroi non scoprono che oltre agli Universi nei sogni esistono anche altri Universi, nascosti dietro gli specchi. E benché questi Universi siano spesso molto diversi, tutti contengono un equivalente di Zephiro, Heron & soci impegnati a cercare la drimite.

Atlante
Nella mitologia greca Atlante era un Titano costretto da Zeus a reggere la volta celeste

Presto questo moltiplicarsi di mondi (i mondi in sogno, i mondi dietro gli specchi, i mondi dietro gli specchi in sogno) rende il romanzo un bel casino. Lo dico in senso positivo: è piacevole farsi trasportare in questa Realtà labirintica. Onestamente non posso mettere la mano sul fuoco riguardo la coerenza della storia, per farlo avrei dovuto tracciare una sorta di “mappa” di tutti i personaggi e i loro mondi, e non mi sembrava il caso. La sensazione è che l’autore abbia ben salde le redini della vicenda e sappia quello che sta succedendo, di evidenti contraddizioni non ne ho trovate.

Lo stile è buono, c’è qualche imprecisione qui e là ma nel complesso si legge volentieri. Ho apprezzato molto che sia raccontato solo l’essenziale: il romanzo sono 200 pagine circa, senza un paragrafo di troppo o quasi. Questo forse va a scapito di una caratterizzazione dei personaggi non eccezionale (paradossalmente sono meglio delineati i due omuncoli che collaborano con gli Apprendisti di Zephiro che non gli Apprendisti stessi, che dovrebbero essere i protagonisti), ma non mi lamento.
Il finale conclude degnamente la narrazione, anche se rimane il classico dubbio se sia trattato soltanto di un sogno. D’altra parte, considerate le premesse, i sogni potrebbero essere altrettanto concreti del mondo che percepiamo da svegli.

Per quanto riguarda le bizzarrie sono ben distribuite, tra le altre segnalo un animale fatato metà rettile e metà furetto, un misterioso Giudice che non si capisce che razza di creatura sia e un vampiro in miniatura.

In sintesi, un buon libro. Sicuramente più originale e scritto meglio della media del fantasy italiano che circola in questo periodo. È un peccato che l’autore, Bernardo Cicchetti, a quanto mi risulta non abbia pubblicato altri romanzi.

Come procurarsi il romanzo

Il romanzo è disponibile su emule:

Icona di un mulo eBook.ITA.2342.Bernardo.Cicchetti.Lo.Specchio.Di.Atlante.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1.741.967 bytes)

Copertina de Lo Specchio di Atlante
Copertina de Lo Specchio di Atlante

Sul Delos Store (ma a 25 euro per un libro usato da 200 pagine), e come al solito si può tenere d’occhio eBay.

Giudizio: 1 Gambero Fresco.
Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti

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Il mio Lettore di ebook!

EDIT del 30 settembre 2010. Sono passati oltre due anni dalla stesura di questo articolo e in termini informatici è un tempo lunghissimo. Il Cybook recensito non è neanche più in vendita, è in vendita la versione Gen3 Gold che ha più memoria, processore più veloce, schermo migliore e costa quasi cento euro in meno.
Nel frattempo si è anche moltiplicata la concorrenza: i lettori di ebook in commercio sono ormai decine; per tutti i gusti, con prezzi sia molto superiori, sia molto inferiori a quello del Cybook.
Perciò dal punto di vista dei dati tecnici questa recensione è ormai obsoleta.

Rimangono valide le considerazioni generali: gli ebook reader sono una meraviglia! Dopo oltre due anni di utilizzo posso affermare con sicurezza che i 300 euro per il Cybook sono stati i 300 euro meglio spesi della mia vita. Ho letto sul Cybook centinaia di romanzi e saggi, senza spendere un euro, con piena soddisfazione. Anzi. Adesso, quando mi capita in mano un libro di carta, specie un tomo stile Il Signore degli Anelli, ho difficoltà a leggerlo: pesa e se i caratteri sono troppo piccoli, non trovo l’opzione per ingrandirli. Stupida carta!

Se la lettura è il vostro hobby, comprate un ebook reader, ne vale sul serio la pena.


Nell’articolo scorso promettevo una recensione del lettore ebook, eccola qui!

Un sogno

Credo sia un sogno comune quello di entrare in un qualunque negozio e portarsi via quel che si desidera, senza doversi preoccupare di dettagli insignificanti quali il pagare alla cassa. Io ho spesso questo genere di fantasie quando sono in libreria. Mi piacerebbe portarmi via tutti quanti i libri, ma mi rendo conto che anche potendo non saprei dove metterli. Perciò fin da quando ho sentito parlare per la prima volta di ebook, ho capito che era l’unica soluzione per dar sfogo alla fantasia.
Dopo cinque giorni di lettura intensiva, se il sogno non è realtà, poco ci manca.
Questo grazie a Internet e a un lettore di ebook. In particolare ho acquistato un Bookeen Cybook Gen3, un lettore di ebook con schermo e-ink. Come più volte ricordato, uno schermo e-ink o EPD (Electronic Paper Display) è un particolare schermo che imita le qualità del foglio di carta, rendendolo molto più adatto alla lettura rispetto agli schermi tradizionali o LCD.
Ma andando in ordine, iniziamo con l’aspetto fisico dell’apparecchio.

Cybook
Bookeen Cybook Gen3

Ergonomia

Le dimensioni dell’apparecchio sono circa quelle di un tascabile e il peso analogo. Il lettore è spesso meno di un centimetro. È di plastica e onestamente non pare robustissimo, sono sicura che se cadesse di spigolo si sfascerebbe. Presso il sito della Bookeen è possibile comprare una custodia di pelle che dovrebbe ridurre i rischi, ma a 39 dollari mi sembra un furto.
Il Cybook, nella custodia da 39 dollari, confrontato con un libro a opera del recensore di edupaper.nl

Dato il peso ridotto, si può tenere il lettore con una mano sola senza affanno. Al momento di premere i tasti, piuttosto duri, è però richiesto maggior appoggio e servono entrambe le mani.

Ci sono quattro tasti di utilità varia lungo un bordo (menu contestuale, indietro, libreria musicale, cancella un libro), due lungo l’altro (aumenta/diminuisci il volume del lettore MP3), mentre il controllo principale è un pad a quattro direzioni con un pulsante centrale di conferma.
Per andare avanti di una pagina si preme il pad verso destra o verso il basso, per tornare indietro vero sinistra o verso l’alto.
I pulsanti del Cybook illustrati dal recensore di epaper-france.com

L’apparecchio è nero con una fascia grigia che avviluppa il pad. Ho visto di meglio, ma anche di peggio.

Schermo

Lo schermo è 600×800, 6 pollici, e-ink di tipo Vizplex (la seconda generazione di schermi e-ink) bianco e nero a 4 livelli di grigio. Per avere un’idea della qualità, direi che è paragonabile a una stampa laser su un foglio per fotocopie di carta riciclata, o a quella di un tascabile da edicola di prezzo minimo. Non è perciò all’altezza della carta bianca e lucida di certi volumi di lusso, ma come il tascabile di cui sopra, lo schermo è perfettamente leggibile e molto più nitido di un LCD.
Lo schermo non è retroilluminato: la sera per leggere occorre tenere accesa la lampada sul comodino, come con un libro vero. In compenso di giorno si può leggere sul balcone al sole (be’, credo, in questi giorni il sole non l’ho visto, ma mercoledì il cielo era luminoso), senza problemi di riflessi o contrasto. Dal punto di vista del rapporto con la luce lo schermo funziona proprio come la carta, con gli stessi pregi e difetti.
Negli ultimi giorni ho letto non meno di cinque ore ogni giorno con varie condizioni di luce, e mai ho dovuto sforzare la vista per mettere a fuoco le immagini.

Schermo del Cybook
Primo piano dello schermo del Cybook. Clicca per ingrandire

L’aggiornamento dello schermo avviene in poco meno di un secondo. Ci sono due modalità per eseguire l’operazione: la prima cancella lo schermo per poi riscriverlo, la seconda aggiorna solo le parti di schermo modificate. Il primo metodo è più lento e crea una sorta di effetto flash che può far storcere il naso, ma è del tutto “pulito”. Il secondo metodo è di qualche decimo di secondo più rapido e meno “spettacolare”, però lascia sullo schermo una sorta di ricordo della pagina precedente, in gergo tecnico è chiamato effetto ghosting. È un po’ come leggere un libro con la carta molto fine, tanto che si riescono a intravvedere le parole della pagina successiva a quella che si sta guardando. Non è un effetto fastidioso, diventa una rogna solo con i libri contenenti immagini: le pagine successive all’immagine mantengono un’ombra grigia questa sì poco piacevole.
Dopo qualche prova ho deciso di usare il primo metodo, e passata un’ora non mi accorgevo neanche più della transizione da una pagina all’altra. Fra l’altro si prende l’abitudine a premere il pulsante per cambiar pagina mentre ancora si sta finendo di leggere l’ultima riga della pagina precedente, in questa maniera la lettura diviene ininterrotta e ancora più fluida rispetto a un libro di carta.

Memoria

Il lettore dispone di 64MB di memoria interna e può leggere memory card di tipo SD fino a 2GB. Un romanzo con come unica illustrazione la copertina occupa intorno ai 500-800KB, un po’ di più se in formato PDF. Perciò non è un problema caricare un centinaio di libri nella memoria interna, mentre su una sola memory card stanno tranquillamente migliaia di volumi (e le memory card costano ormai pochissimo, da 1GB le si trova a meno di 10 euro).

Una torre di libri
Una torre composta da migliaia di libri: in una memory card SD da 2GB ci starebbero tutti!

Per caricare i libri nel lettore occorre attaccarlo via cavo USB a un PC. Sotto Windows è come si fosse collegata una chiavetta USB (anzi appaiono due nuove lettere: una per la memoria interna, un’altra per l’eventuale memory card inserita nel lettore). A questo punto basta trascinare i file che interessano, tipo libro.pdf, e il gioco è fatto. Si possono inoltre compiere tutte le normali operazioni: rinominare i file, cancellarli, creare cartelle, ecc.

Batteria

Il lettore dispone di una batteria interna ricaricabile, simile a quella di un cellulare. Ricaricare la batteria richiede circa 3 ore, e la ricarica passa sempre via cavo USB, collegando il lettore al PC a lettore spento. Oppure si può usare la presa di rete e un USB charger.

Batteria del Cybook
La batteria del Cybook da 1000 mAh

La durata della batteria non si misura in ore ma in numero di pagine girate, in quanto per mantenere l’immagine su uno schermo e-ink non è necessaria energia. Però occorre sottolineare che la locuzione “pagine girate” non è del tutto veritiera, sarebbe più corretto parlare di refresh dello schermo. Quando si volta pagina c’è un refresh dello schermo, ma anche quando per esempio si apre il menu contestuale con le opzioni c’è un refresh dello schermo, anche se non si è voltata alcuna pagina.
La Bookeen dichiara una durata della batteria di 8.000 screen refresh. Non sono stata lì a contare; lunedì alle quindici la batteria era al 100%, stasera (venerdì sera) la batteria è al 30% e come detto ho letto circa cinque ore al giorno. Direi che si può parlare di una durata di una settimana con uso intenso. Magari sarò più precisa in futuro, purtroppo l’indicatore della batteria si sposta solo di dieci punti in dieci punti e dunque quel 30% che leggo potrebbe essere sia un vero 30% sia 39%, una bella differenza.

Avvio

Tenendo premuto il pulsante di accensione per un paio di secondi il lettore si avvia. Sullo schermo appaiono in sequenza due immagini di attesa e poi si viene trasportati alla Libreria, dove sono elencati tutti i libri caricati in memoria, sia interna sia della eventuale memory card inserita.
Da spento a Libreria passano 22 secondi.
Il recensore di epaper-france.com accende il Cybook. Il filmato non è in tempo reale, sono stati tagliati 10 secondi circa

Se si è già iniziato a leggere un libro in precedenza, ci si ritrova il libro in questione evidenziato nella Libreria, basta premere il pulsante di conferma e si ha davanti l’ultima pagina letta.
Se invece si vuole leggere un altro libro, lo si può cercare nella libreria. Ci sono tre diverse modalità di visualizzazione che permettono in una pagina di elencare 5, 10 o 20 libri alla volta. Purtroppo solo la modalità a 5 libri alla volta è utile, perché è la sola che consente di leggere il titolo e l’autore del libro. Nelle altre modalità in pratica si vede solo una miniatura delle immagini di copertina: bello a vedersi, meno se si sta cercando qualcosa.
Si possono poi ordinare i libri secondo diversi criteri ed escludere o no dall’elenco eventuali file d’immagini o MP3.
Il recensore di epaper-france.com prova le varie modalità di visualizzazione della Libreria. L’interfaccia del Cybook è a scelta o in francese o in inglese

Leggere un libro

I formati supportati dal lettore sono: PDF, TXT, HTML, e Mobipocket, più le immagini in formato PNG, GIF e JPEG e la musica MP3. È possibile che in futuro verranno supportati altri formati, e la lettura di file “zippati”.

Leggendo TXT, HTML e Mobipocket, il lettore permette di impostare vari parametri. La grandezza dei caratteri (12 dimensioni diverse), se usare testo in grassetto o no, forzare o meno la giustificazione dei paragrafi e cosa più interessante, scegliere il tipo di font da usare.
L’apparecchio è fornito con tre famiglie di font: Courier New, Verdana e Georgia, ma è in grado di usare qualunque font di tipo TrueType (gli stessi di Windows). Perciò se si vogliono leggere i libri usando il Times New Roman (il font più diffuso nella stampa), basta copiarlo da Windows al lettore e sarà disponibile. In rete si trovano centinaia di font gratuiti, ne ho provati diversi e hanno funzionato tutti.
Le limitazioni sono due: la prima è che un libro è mostrato con un solo font. Se nel libro ci sono pagine che usano un font e pagine che ne usano un altro, anche se entrambi i font sono in memoria nel lettore, verrà utilizzato solo il primo font.
La seconda limitazione è che il lettore non è in grado di applicare gli stili corsivo e grassetto in automatico: se in un libro appaiono questi stili, dev’essere già presente un font con tale stile. Perciò non basta copiare il Times New Roman, bisogna copiare il Times New Roman, il Times New Roman corsivo, il Times New Roman grassetto e il Times New Roman corsivo & grassetto.
Il recensore di epaper-france.com illustra i menu che permettono di cambiare font e grandezza dei font

Se si sta utilizzando il formato Mobipocket si ha un’ulteriore opzione: usare i dizionari. Infatti si possono installare particolari libri e marchiarli come dizionari. A questo punto leggendo un qualunque libro Mobipocket si può entrare in modalità lookup e selezionare una parola, se tale parola esiste in uno dei dizionari installati, apparirà la definizione. Utile nella lettura dei libri in inglese, ne riparlerò più avanti.

Il formato PDF è quello che offre meno possibilità, non è tanto colpa del lettore, è proprio il PDF medesimo a non permettere certe operazioni (tipo cambiare il font). In modalità PDF non si può selezionare la grandezza dei caratteri e questa funzione è sostituita dallo zoom. La differenza è che se si mettono i caratteri grandi in un HTML, l’HTML medesimo viene reimpaginato al volo e l’unico cambiamento per chi legge è l’aumento del numero di pagine, con i PDF invece le pagine rimangono le stesse, solo sono più grosse. Ma spostarsi avanti e indietro lungo una pagina per leggerla tutta non è molto comodo.
Il problema generale con i PDF è che quelli che si trovano più facilmente in circolazione (o anche che si comprano, vedi Lulu.com) sono impaginati pensando alla stampa, perciò hanno formato A4 o A5, mentre uno schermo di sei pollici è poco meno di A6 (a ogni passaggio di A la dimensione è dimezzata: l’A5 è la metà dell’A4 e l’A6 è la metà dell’A5). Se si carica un PDF A4, si sta cercando di guardarlo su uno schermo che è solo un quarto di quanto inteso: il PDF si vedrà inevitabilmente piccolo e brutto.
Ci sono programmi in grado di reimpaginare i PDF, ma è un’operazione molto lunga, complicata, che richiede conoscenze tipografiche e i risultati ottenibili sono tutt’altro che eccezionali. Se però il PDF è per lo più testo (un romanzo), non è difficile estrarre solo il testo medesimo, importarlo in un elaboratore testi e riformattarlo.
Il vantaggio nell’usare i PDF si ha quando i PDF stessi sono stato creati con in mente un lettore e-ink (ad esempio i PDF disponibili presso Feedbooks). In questo caso il PDF si vedrà più che bene e un PDF può avere una struttura molto più elegante e complessa di un Mobipocket o di un HTML.

Il Cybook legge un PDF
Il Cybook mentre legge un PDF in modalità landscape. Clicca per ingrandire

Potendo scegliere il formato di un libro per leggerlo sul lettore, dal migliore al peggiore:

  • Mobipocket
  • PDF pensato per il lettore
  • HTML
  • TXT
  • PDF generico

Si può scegliere? Sì! A parte il caso del PDF generico, quasi qualunque altro formato può essere trasformato in Mobipocket in maniera semplice.

Un esempio pratico, passo per passo, da Internet al lettore con New Moon della signora Meyer. Chi non fosse interessato può saltare avanti.

Mettiamo che sia caduta e abbia battuto forte la testa e d’improvviso mi sia venuta voglia di leggere il seguito di Twilight, New Moon. Dato che so già sarà una boiata non ci penso neanche a comprarlo, cerco invece in rete se sia disponibile, lo è.
Il file si chiama:

Icona di un mulo eBook.ITA.2300.Stephenie.Meyer.New.Moon.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,65MB)

Al momento attuale vedo 24 fonti complete, dunque il download con eMule richiederà solo pochi minuti.

Passo 1
New Moon su eMule

All’interno del rar, il romanzo è fornito in quattro formati.

Passo 2
Il file rar aperto con WinRAR

Potrei caricare nel lettore direttamente il PDF, ma è un PDF A5, non risulterà illeggibile come un A4, ma ancora non sarà un’esperienza piacevole.
Perciò prendo l’RTF e lo apro con OpenOffice (ovviamente posso usare anche Microsoft Word o qualunque altro elaboratore di testi). La prima operazione da compiere è togliere la sillabazione automatica (hyphenation). Questo perché il lettore non “capisce” l’italiano, non sarà in grado di comprendere che i trattini sono un’indicazione di andare a capo, penserà facciano parte delle parole (come e-ink) e il risultato non sarà per nulla gradevole.

Passo 3
Testo con sillabazione automatica

Per prima cosa si seleziona l’intero documento.

Passo 4
Edit > Select All

Poi si sceglie di modificare i paragrafi.

Passo 5
Format > Paragraph…

E si toglie la spunta alla sillabazione automatica.

Passo 6
Text Flow > Hyphenation > Automatically

Adesso il testo è senza trattini indigesti.

Passo 7
Testo senza sillabazione

Tolta la sillabazione, si può salvare il file come HTML.

Passo 8
File > Send > Create HTML Document

L’HTML così ottenuto, a differenza del PDF, è già leggibile nella maniera più consona, basta copiarlo nel lettore. Ma visto che parliamo della Meyer, facciamo le cose in maniera un po’ più elegante!

Dal sito Mobipocket è possibile scaricare il Mobipocket Creator, un programma gratuito per creare ebook in formato Mobipocket. Si installa il programma e lo si lancia. Nella schermata iniziale si sceglie di importare un file HTML (il file che è appena stato generato da OpenOffice).

Passo 9
Import From Existing File > HTML Document

Chiaramente ognuno metta gli appropriati nomi di file e percorsi. Io avevo chiamato il mio file “New Moon.html”, ma qualunque nome è buono.

Passo 10
Opzioni per l’importazione

Ora si preme Import. L’operazione dovrebbe essere istantanea o quasi. Apparirà un menu a sinistra con varie voci. Quelle che interessano sono: Cover Image e Metadata, il resto può essere lasciato così com’è.
Cover Image serve per impostare una copertina per il libro. Questa copertina verrà mostrata come prima pagina e in miniatura nella schermata della Libreria. È inutile usare un’immagine troppo grande, io ne ho presa una da google di soli 12KB, e dimensioni medie. Dopo aver scelto l’immagine ricordarsi di premere il pulsante Update.

Passo 11
Copertina di New Moon

In Metadata si possono impostare varie informazioni riguardo al libro. Per ora il lettore usa solo titolo, autore, editore e data, ma non è escluso che in futuro possa usufruire anche degli altri dati. Io ho copiato quelli miei dalla pagina di New Moon su iBS.it. Inseriti i dati occorre ancora premere Update.

Passo 12
Metadata di New Moon

Si è ora pronti a costruire il Mobipocket. Si preme in alto il pulsante Build.

Passo 13
Premere Build!

Non è necessario cambiare nessuna delle opzioni. Si preme di nuovo Build. Creare l’ebook non dovrebbe richiedere più di 30 secondi.

Passo 14
Premere Build di nuovo!

A questo punto si può avere un’anteprima dell’ebook appena creato. L’anteprima all’interno dell’emulatore non è molto significativa, perché l’emulatore imita un cellulare, con schermo ben diverso da quello di un lettore e-ink. Più realistica è l’anteprima che si ottiene con il lettore di Mobipocket per PC. Se non lo si è già installato, lo si può scaricare anche lui gratuitamente da qui. Quando si è soddisfatti, si può andare a recuperare l’ebook creato, che si troverà nella cartella specificata da “Create Publication in folder” all’inizio della procedura.
L’ebook è il file con estensione .prc e solo lui dev’essere copiate nel lettore. Tutti gli altri file possono essere cancellati.

Passo 15
Il frutto di tanta “fatica”!

E voilà! New Moon è pronto per essere letto!

Riassumendo. Distribuzione alternativa: ricerca e download con eMule, circa 5 minuti, costo zero. Trasformazione da RTF a Mobipocket, altri 10 minuti, costo zero. 15 minuti, e zero euro spesi.
Andando in libreria: 1 ora tra andare, comprare e tornare, il romanzo costa 18 euro.
Ordinarlo online: 5 minuti per fare l’ordine con iBS.it, più un paio di giorni per la consegna, il costo è 18 euro più spese postali.
Vorrei far notare che 15 minuti e zero euro li posso dedicare alla Meyer, e forse finirò anche per leggere qualche pagina, se non fosse disponibile così, non spenderei mai 18 euro per averlo.
Quello che può fare la Meyer per cavarmi dei soldi: vendere il romanzo già in formato ebook (senza limitazioni) e a prezzo minimo, al massimo 3-4 euro. Invece, premesso che in italiano non c’è, la versione inglese del sito Mobipocket è questa. EDIT: Non più in vendita presso Mobipocket.
12,99 dollari, circa 11 euro. Non è poco per niente! Senza contare che il file che ottengo non è “libero”: dovrà essere attivato e funzionerà solo con il mio lettore e-ink, non potrò prestarlo ad altri e se il lettore dovesse sfasciarsi o il signor Mobipocket andare in bancarotta, non potrò più leggere il romanzo comprato.

I Dizionari

Come accennavo, leggendo libri in formato Mobipocket si possono usare dei dizionari. Perché la faccenda funzioni devono sussistere tre condizioni: il libro dev’essere in formato Mobipocket, il dizionario dev’essere in formato Mobipocket (un dizionario PDF non andrebbe bene) e la lingua del libro dev’essere la stessa del dizionario. In altri termini se New Moon l’ho segnato come lingua italiana e ho in memoria un dizionario inglese, non riuscirò ad avere la definizione delle parole, neanche di quelle uguali in entrambe le lingue (computer).
Se però il libro è segnato come lingua inglese, avrò la mia definizione.
Si possono installare quanti dizionari si vogliono e in tutte le lingue che si preferisce. Si possono anche usare più dizionari per una stessa lingua. Se ho installato due dizionari d’inglese, sto leggendo un romanzo in inglese e cerco computer, apparirà una finestrella dove potrò scegliere quale dei due dizionari usare (e poi potrò tornare indietro e leggere la definizione anche dell’altro).
Il recensore di epaper-france.com cerca la traduzione di una parola inglese usando un dizionario Inglese – Francese

Procurarsi i dizionari è un altro paio di maniche. Il sito Mobipocket ne vende in tutte le salse, ma appunto li vende, e a prezzi tutt’altro che modici. Su eMule e simili non ho trovato molto in questo ambito, almeno per le lingue che m’interessano. In campo gratuito ci sono una marea di dizionari, ma non sono nel formato Mobipocket, e a differenza dei libri normali, non è per niente semplice trasformali in tale formato.
Nondimeno dopo un po’ di ricerche ho trovato un dizionario gratuito, il GCIDE (GNU Collaborative International Dictionary of English), già offerto in formato Mobipocket. L’ho installato e funziona, sebbene sia piuttosto stupido (riconosce computer ma non computers, go ma non going, invece le versioni demo dei dizionari commerciali sono in grado di capire i plurali e le forme verbali).
I dizionari sono una bella trovata, per ora limitata dalla mia incapacità di crearne di nuovi o di spendere soldi per averli.

MP3 e Manga

Il lettore può leggere file in formato MP3, per ascoltarli basta attaccare le cuffie all’uscita stereo 2.5mm. Si possono ascoltare gli MP3 anche durante la lettura di un libro, ma così facendo la batteria si consuma molto più in fretta. Non posso aggiungere altro perché io preferisco leggere immersa nel silenzio e perciò, appurato che la musica si sentiva, ho cancellato i due file di prova e staccato gli auricolari. Aggiungo solo che le funzioni di gestione degli MP3 sono minimali: quasi sicuramente questo lettore non può sostituire un lettore di MP3 dedicato.
Il recensore di edupaper.nl prova il lettore di MP3, quasi con il mio stesso entusiasmo

Un’altra caratteristica è la possibilità di visualizzare immagini (nei formati GIF, JPEG e PNG). Non ha molto senso con uno schermo bianco & nero a quattro livelli di grigio, a meno che non si parli di manga. I manga sono i fumetti giapponesi, e a parte eccezioni, per tradizione non sono a colori.
Ho preso qualche manga che avevo sul disco rigido e ho provato a vederlo. Sono rimasta sorpresa dalla qualità. Senza alcun intervento sulle immagini, caricandole così com’erano e lasciando al lettore il compito di ridimensionarle alla grandezza dello schermo, il risultato mi è parso ottimo, tranne per alcune tavole particolarmente intricate.
Per manga che si vogliano leggere senza voler passare venti minuti ad ammirare ogni singola vignetta, direi che si può fare.
Volendo poi è sempre possibile passare le singole immagini in un programma di fotoritocco e adattarle “a mano” alle dimensioni e ai grigi dello schermo. Così facendo si guadagna qualcosina in qualità, anche se forse non vale la fatica.
Tutto sommato è un buon apparecchio per il lettore di manga occasionale o senza eccessive pretese.

La pagina di un manga
Manga sul Cybook

Difetti

Di problemi grossi non ne ho incontrati. Però non posso nascondere tutta una serie di problemini più o meno fastidiosi. Quasi nessuno di questi pare legato al lettore ma piuttosto al software usato, dunque c’è speranza che futuri aggiornamenti risolvano la situazione.

Fastidio numero uno e più grave. Le pagine che non si girano. È un problema a due facce: da un lato i tasti predefiniti per girare le pagine sono duri da premere e vanno spinti fino in fondo per ottenere l’effetto voluto, dall’altro ogni tanto si accende la luce che indica l’avvenuta pressione e ancora la pagina non si gira!
Per la durezza dei tasti spero che si smollino con l’uso (in parte è già avvenuto) e che venga data la possibilità di riconfigurarli (userei per le pagine avanti e indietro i tasti del volume del lettore MP3 che tanto non uso, quei tasti sono molto più morbidi). Un piccolo vantaggio attuale è che non capiterà mai di voltare pagina per sbaglio…
Per il problema delle pagine che non si girano anche avendo premuto a fondo, invece non c’è soluzione se non da parte degli sviluppatori della Bookeen. È un problema noto e per fortuna non legato a difetti fisici del lettore ma al software.
È un problema del tutto imprevedibile, possono passare ore senza che capiti e poi ritrovarselo di continuo. Non è però che il lettore s’impianti: semplicemente occorre premere due o tre volte di seguito per girare pagina. Nelle serate in cui succede ogni cento pagine non te ne accorgi quasi, quando capita ogni dieci pagine è fastidioso.

Fastidio numero due. Ogni tanto il lettore s’impianta. Succede sempre se si cercano di vedere immagini JPEG troppo grosse (non sono riuscita a individuare l’esatta dimensione, credo oltre i 2000×2000 pixel) e ho trovato anche un PDF che lo inchioda. In un’altra occasione è apparso un messaggio di errore (non riesco a leggere il file tal dei tali) e non si è mosso più niente. Quando ciò succede non si può far altro che ravviare l’apparecchio. Per quelli che si crogiolano nelle polemiche informatiche: all’interno del lettore c’è Linux non Windows, eppure s’impianta uguale!
Qui più che di fastidio si tratta di paura: la prima volta che il lettore si è impiantato con la JPEG mi è venuto un colpo, ho avuto il terrore si fosse già sfasciato. Per fortuna non era così.
Evitando le immagini nocive e il PDF avvelenato ho avuto appunto un solo vero crash in cinque giorni, con una perdita totale di tempo di trenta secondi. Sopportabile.

Fastidio numero tre. I bookmark. Per ogni libro si possono definire quanti segnalibri si vogliono e in automatico viene salvata la posizione dell’ultima pagina letta quando si spegne il lettore o si torna al menu principale con la Libreria. In due occasioni è successo che non funzionasse: un bookmark definito non era più lì alla riaccensione e un’altra volta non aveva salvato la pagina alla quale ero arrivata, ma era rimasta l’ultima pagina letta ore prima.
Non sono riuscita a capire l’origine del problema né a riprodurlo. Meglio così. Piccolo fastidio che spero comunque risolvano.

Fastidio numero quattro. La mancanza dell’indicazione della pagina corrente. Appare solo quando si leggono i PDF, negli altri formati c’è una barra in basso che si riempie via via, ma non c’è indicazione numerica. Il che rende l’opzione di saltare a una determinata pagina del tutto inutile. A me da fastidio non sapere a che pagina esatta sia di un libro. È un fastidio molto relativo e personale, ma rimane un fastidio.

Fastidio numero cinque. Manca la possibilità nella schermata della Libreria di ordinare i libri per autore o per genere. Si può solo per titolo, data, nome, percorso e grandezza del file. Con pochi libri caricati non importa, ma già avendone in memoria una sessantina diventa scomodo cercarli. Gli utenti del forum di MobileRead.com danno vari suggerimenti per rinominare i file in maniera opportuna in modo da sfruttare furbescamente l’ordinamento per nome dei file: funziona ma è appunto un fastidio dover star lì a cambiare i nomi dei file.

Un fastidio non mio. Riporto una lamentela di molti utenti: varie memory card non si leggerebbero o bloccherebbero il lettore. Per conto mio avevo in casa una memory card SD marca “Trascend” da 1GB, l’ho inserita, e il lettore ha creato in automatico le cartelle per ospitare libri, musica e immagini. Vi ho copiato dentro un po’ di libri, musica e immagini ed è tutto filato liscio.

Un altro fastidio non mio. Diversi si lamentano che lo spegnimento automatico non funzionerebbe. Ho provato a impostarlo a 5, 10, e 15 minuti e ogni volta, passati quei minuti senza che toccassi il lettore, il lettore si è correttamente spento da solo.

Bizzarria. Sul lato sinistro del lettore c’è un pulsante con il simbolo del cestino. Dovrebbe servire per cancellare un libro dalla Libreria. È lì solo per bellezza, premendolo non succede niente. Né dovrebbe succedere niente, il manuale stesso dichiara che tale funzione non è disponibile… (si possono però cancellare i libri, basta collegare il lettore al PC)

Pulsante inutile
L’inutile bottoncino

Prezzi e concorrenza

Allo stato attuale il Cybook Gen3 costa 339 euro per il modello base (comprende: lettore, cavo USB e un meraviglioso “manuale” di UNA pagina! C’è il trucco, il manuale vero è ovviamente in formato elettronico) e 435 per il modello “deluxe” che include anche una custodia in pelle, una batteria di ricambio, auricolari, memory card da 2GB e un USB charger.
I principali concorrenti del Cybook sono:

Sony PRS-505. Il Sony è ufficialmente venduto solo negli Stati Uniti, ma via eBay o negozi che consegnano in tutto il mondo (ad esempio B & H) è possibile procurarselo. Al cambio attuale e contando anche le spese di spedizione lo si dovrebbe riuscire ad avere per poco meno di 300 euro.
Se e quando sarà disponibile in Europa non si sa. Alcune voci parlano dell’estate ma sono appunto voci.
Dal punto di vista tecnico il PRS-505 ha più o meno le stesse caratteristiche del Cybook. Il vantaggio è che il PRS-505 ha uno schermo con 8 livelli di grigio contro i 4 del Cybook, però questo incide sui tempi di refresh che sono più lunghi. Il design del PRS-505 in generale è considerato più attraente di quello del Cybook e pare un apparecchio più robusto, però pesa di più. Il software del PRS-505 è più completo e più facile da navigare, ma la batteria si consuma più in fretta.
In realtà sono due apparecchi molto simili, e la gran parte delle differenze sono secondarie; a mio parere il risparmio di 39 euro non vale il dover rinunciare alla garanzia italiana di 2 anni, ma è una posizione discutibile.
Per saperne di più su PRS-505 contro Cybook, questo thread del forum di MobileRead.com si occupa dell’argomento.

Sony PRS-505
Sony PRS-505

Amazon Kindle. Anche questo lettore è per ora in vendita solo negli Stati Uniti, anche qui ci sono voci di sbarco in Europa ma i tempi non sono definiti. Lo si può trovare su eBay, il prezzo è di 399 dollari (335 euro), escluse spese di spedizione.
Lo schermo del Kindle è identico a quello del Cybook (600×800, 6 pollici, 4 livelli di grigio) e le prestazioni sono analoghe.
I punti di forza del Kindle sono due: la possibilità di sfruttare l’enorme catalogo librario di Amazon.com e il collegamento wireless EVDO. Almeno sarebbero punti di forza se Amazon non avesse deciso misure draconiane contro i suoi stessi utenti.
I libri di Amazon sono venduti in un formato speciale (AZW) leggibile solo dal Kindle. I libri sono “legati” all’apparecchio per il quale sono stati comprati e non possono essere letti da nient’altro, neanche passati da un Kindle all’altro. Inoltre questo è l’unico formato a pagamento supportato, per esempio comprando da Mobipocket i libri non funzionerebbero. Il che è quanto di più strano, perché Amazon già da tempo ha acquistato Mobipocket, in altre parole Amazon sta facendo una spietata concorrenza a… se stessa!
Ciliegina sulla torta, sebbene i best seller e le nuove uscite abbiano prezzi modici (offerta lancio 9.99 dollari a libro), alcuni dei libri in catalogo costano di più in formato elettronico!
Il collegamento wireless EVDO consente una serie di operazioni con il Kindle molto interessanti. Si va dall’acquisto dei libri direttamente dal lettore, alla consultazione di wikipedia, alla possibilità di ricevere sull’apparecchio i vari aggiornamenti dei blog preferiti. Il tutto a pagamento. Se una persona volesse Gamberi Fantasy sul Kindle in automatico dovrebbe pagare 99 centesimi al mese (e non a noi della Barca, noi non vedremmo un centesimo, i soldi sono tutti per Amazon). Quando già si seguono una dozzina di blog, non è più una tariffa così minima. Stesso discorso vale per le notizie dei quotidiani, anche di quelli disponibili gratuitamente in rete: se li si vuole sul Kindle occorre pagare. È poi possibile ricevere e leggere e-mail sul Kindle, ma ogni eventuale “attachment” richiede anch’esso pagamento: 10 centesimi!
C’è infine il piccolo contrattempo che la rete EVDO copre solo le aree urbane degli Stati Uniti.
In altri termini un Kindle in Europa è un apparecchio molto limitato e che supporta un numero di formati molto ristretto (per esempio, niente PDF). Una piccola nota d’interesse può essere la presenza della tastiera, il che consente di prendere appunti, ma per evitare pericolose tentazioni picaresche, non è possibile esportare al di fuori del Kindle niente, tanto meno la pagina di un libro con degli appunti!
Perciò direi che per ora il Kindle è da evitare. In futuro, se verrà venduto in Europa e dunque funzioneranno anche da noi i servizi wireless, ci si potrebbe fare un pensiero, ma questo concetto di dover pagare per ogni minuzia non mi piace per niente.

Amazon Kindle
Amazon Kindle

iRex iLiad. L’iLiad è il più costoso dei lettori in commercio, costa in Italia 620 euro. È il lettore in assoluto con lo schermo più grande (768×1024, 8.1 pollici, 16 livelli di grigio), e quello che supporta più formati; è possibile collegarlo in rete locale e a Internet sia via cavo sia wireless, e si possono prendere appunti direttamente scrivendo sullo schermo. In realtà l’iLiad è un vero e proprio computer portatile con schermo e-ink, infatti è possibile installare il software che si desidera (il sistema operativo è Linux), anche se non ha niente a che vedere con la lettura.
Ci sono però due svantaggi sicuri: lo schermo così grosso richiede molto tempo per il refresh (circa il doppio rispetto agli altri lettori) e la batteria si consuma in fretta (l’iLiad è il solo di questi apparecchi con la durata della batteria ancora misurata in ore e non in numero di refresh).
Con un costo quasi doppio rispetto agli altri lettori non credo sia un buon affare se l’attività principale è la lettura. Può però essere preso in considerazione da chi oltre a leggere vuole fare altro.

iRex iLiad
iRex iLiad

Disponibili solo per il mercato asiatico (Giappone, Cina, Corea) si contano molti altri lettori, nessuno dei quali però mi pare abbia caratteristiche tali da valer la pena darsi da fare per procurarselo. Per ulteriori informazioni, basta fare un giro nella sezione apposita del forum di MobileRead.com.

NUUT NP-601
Il NUUT NP-601, un clone coreano del Cybook

Vale la Pena?

Come ricordato il Cybook Gen3 costa 339 euro, e si può riuscire a recuperare il Sony PRS-505 a 300 euro circa. Questi apparecchi sono belli, niente da dire, ma vale la pena investire centinaia di euro?
Dipende da quanto uno legge, cosa legge e come si pone di fronte alla Legge.

Primo caso. Letture principalmente italiane e rispetto bovino della Legge, per quanto ingiusta. Non vale la pena, anche contando i classici, ci sono troppi pochi ebook italiani legali in vendita. E tra l’altro il principale negozio, quello Mondadori, vende in un formato non supportato. È vero che è possibile convertire i LIT, ma è come installare un modchip sulla PlayStation europea per giocare con i giochi americani o giapponesi, benché originali: è illegale.

Secondo caso. Letture principalmente inglesi e rispetto bovino della Legge. In campo inglese gli ebook si trovano, nonostante la scelta infelice di Amazon, ma i prezzi in generale sono alti. Gli sconti rispetto all’edizione cartacea raggiungono il 20% del prezzo di copertina quando va bene. Un libro di carta sui 18 euro, ne verrebbe a costare sui 14 elettronico. Però c’è il risparmio sulle spese di spedizione, visto che i libri inglesi vanno quasi sempre ordinati. Calcoliamo un altro euro. Dunque a ogni acquisto ci si guadagna 5 euro, per arrivare a 300 occorrono 60 acquisti. Se uno è un lettore molto avido, e questi 60 ebook li compra magari in un anno, può valere la pena.
Occorre tener presente un altro fatto: quasi sicuramente questi libri avranno qualche tipo di “blocco”, perciò a meno di convertirli (illegale! Illegale! Uccidi gli Artisti!) c’è il rischio di non poterli più usare se il lettore si guasta o se il negozio online chiude i battenti e non può più autenticarli. Quanto sia concreto questo rischio è difficile dirlo, ma in campo musicale è già successo che venditori online di musica fallissero e i brani acquistati legalmente non fossero più ascoltabili.

Terzo caso. Letture principalmente italiane e la propria coscienza come Legge. Qui provo a calcolare basandomi sul mio ritmo di lettura. In media leggo un po’ più di un romanzo a settimana, ma per semplificare facciamo uno. Di solito una settimana leggo qualcosa già presente in casa e la successiva compro un libro nuovo. Perciò sono 26 acquisti all’anno. A 18 euro l’uno sono 468 euro in un anno. I 339 euro del lettore li recupero in nove mesi, da lì in poi è profitto. Però ho una coscienza, e mettiamo che decida di acquistare i romanzi che mi sono piaciuti per sovvenzionare l’autore. Esagero (e di molto) e dico un romanzo su cinque. Sono altri 90 euro, altri due mesi. In questo caso per ripagare il lettore occorrono 11 mesi. Be’, non è male comunque, anche se il lettore si sfascia dopo due anni, appena scaduta la garanzia, è stato ugualmente un buon risparmio.
Basandosi sull’ipotesi che i 26 romanzi riesca tutti quanti a scaricarli via eMule e soci. È realistico? Nel mio caso credo di sì, ho costatato che proprio i generi che preferisco (fantasy e fantascienza) sono i più diffusi in rete. Non è detto che sarebbe così se mi piacessero altri tipi di letture. Il succo è che prima di prendere una decisione bisogna controllare bene se quanto è disponibile (a pagamento, piratato, pubblico dominio) soddisfa le proprie esigenze.

Scrittore povero
Scrittore costretto a chiedere la carità per colpa del pubblico crudele

Quarto caso. Letture principalmente inglesi e la propria coscienza come Legge. Valgono le stesse considerazioni del terzo caso.

Questo in linea di massima. Poi possono entrare in gioco altri fattori, quali per dirne uno, il risparmio di spazio. Camera mia è foderata di libri, non mi dispiace in sé, mi dispiace la polvere e non avere lo spazio fisico per altre cose. Senza contare che certi libri anche se non li vedo più… penso per esempio che regalerò l’opera omnia della Troisi a qualche biblioteca o la scambierò per vecchi Urania presso qualche bancarella, magari un Urania per 3 libri della Troisi me lo danno.

Conclusioni

Niente Gamberi perché pur essendo questa una recensione, non ci sono metri di paragone. Non avrebbe senso mettere in relazione i +3 o -8 Gamberi di quest’affare con i Gamberi di un libro o un film. Aggiungerò i Gamberi se in futuro mi capiterà di poter provare qualche altro lettore o apparecchio simile.
A tale riguardo, era possibile prenotarsi per una settimana di prova gratuita dell’iLiad qui. Ora le prenotazioni sono chiuse, ma non è detto che l’esperimento non venga ripetuto a breve. Inoltre nel corso del 2008 iLiad e Cybook verranno venduti anche nelle librerie Feltrinelli. Credo che già a partire da adesso, gennaio, dovrebbero essere in esposizione e vendita presso le Feltrinelli di Milano e altre città. Perciò per chi ne ha l’opportunità, c’è la possibilità di verificare di persona la qualità di questi lettori.

Per quanto mi riguarda sono felicissima dell’acquisto. I vari fastidi evidenziati m’impediscono un sentimento di entusiasmo sfrenato, mi accontenterò dell’entusiasmo non sfrenato!

Tabella riassuntiva delle caratteristiche tecniche
Nome: Bookeen Cybook Gen3
Hardware
Dimensioni: 118mm x 188mm x 8,5mm.
Peso: 174g (inclusa la batteria).
Schermo: E-ink Vizplex, 6 pollici, 600×800 166dpi, Bianco & Nero a 4 livelli di grigio.
Memoria: 8MB ROM + 16MB RAM + 64MB Flash utilizzabili dall’utente. Supporta memory card SD fino a 2GB.
Processore: Samsung S3C2410 ARM920T a 200MHz.
Uscite: USB 2.0 Client con connettore Mini USB B e Stereo 2,5mm.
Batteria: Ricaricabile 1000 mAh Li-Polymer. Durata della batteria: 8.000 aggiornamenti dello schermo, ricarica in 3 ore.
Software
Sistema Operativo: Embedded Linux.
Tempo di avvio: 22 secondi circa.
Applicativi: Boo Reader 1.0, Mobipocket Reader 6.0
Interfaccia: Menu in inglese e francese.
Formati supportati
Ebook: PDF, TXT, HTML, Mobipocket
Immagini: GIF, JPEG, PNG
Musica: MP3
Font: TrueType
Costo
Versione normale: 339 euro (comprende lettore, cavo USB e manuale).
Versione deluxe: 435 euro (comprende lettore, cavo USB, manuale, custodia in pelle, auricolari, memory card da 2GB, batteria di ricambio e USB charger).
Garanzia: 2 anni.

Approfondimenti:

bandiera EN Sito ufficiale del lettore
bandiera EN Il blog della Bookeen
bandiera IT Sito del distributore italiano
bandiera IT iLiad e Cybook su Bow.it
bandiera EN La sezione del forum di MobileRead.com dedicata al Cybook
bandiera FR La recensione del Cybook di epaper-france.com, dalla quale ho preso i vari spezzoni video
bandiera EN La videorecensione di edupaper.nl su YouTube.com, dalla quale ho preso altri spezzoni
bandiera EN Una bella galleria di foto del Cybook, dalla quale ho preso un paio d’immagini

Scritto da GamberolinkCommenti (105)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Orrore Cosmico 2: Long Dream

Ricordo che il “piano dell’opera” è qui.

Locandina di Arch Angels Titolo originale: Nagai Yume
Titolo inglese: Long Dream
Regia: Higuchinsky

Anno: 2000
Nazione: Giappone
Studio: Omega Micott Inc.
Genere: Fantasy, Fantascienza, Orrore
Durata: 58 minuti

Lingua: Giapponese
Sottotitoli: Inglese

Come già Uzumaki, Long Dream è una produzione di Higuchinsky e Junji Ito: manga di Ito e regia di Higuchinsky. In questo caso non posso giudicare sulla qualità dell’adattamento, non avendo letto il manga originario, ma è un bel film, mi è piaciuto. Non è strano come Uzumaki, però non è privo di alcune deliziose bizzarrie.

Un giorno si presenta in un ospedale giapponese Mukoda, un giovane che accusa sintomi molto strani: sostiene che i suoi sogni si allunghino sempre più. Nelle poche ore notturne, Mukoda sostiene di vivere giorni e settimane in sogno e purtroppo per lui spesso più che sogni sono incubi.
Ricoverato in osservazione, Mukoda a ogni notte peggiora, con sogni sempre più lunghi, tanto che gli è progressivamente più difficile ricordare chi sia, trascorrendo ormai interi anni nel mondo dei sogni. Peggio, comincia a mutare anche fisicamente, trasformandosi in un mostro orribile (in verità del tutto ridicolo, causa effetti speciali da recita scolastica).

Il mostro
Il “mostro” di Long Dream, già celebre tra gli intenditori

Mukoda diventa talmente brutto che quando esce dalla sua stanza viene scambiato per la Morte in persona dalla diciassettenne Mami, ricoverata per un tumore benigno. Frattanto il dottor Kuroda, il medico di Mukoda, comincia a vedere ovunque l’immagine di una giovane donna, morta anni prima.
mostra il finale del film ▼

A parte il finale, intuibile, è un film che si guarda volentieri. Per essere un film d’orrore non ci sono particolari spaventi, però la tensione è palpabile e le implicazioni della premessa sono inquietanti, basti pensare al povero Mukoda e a uno degli ultimi suoi sogni, un orribile incubo durato dieci anni. È interessante anche l’idea che i sogni potrebbero arrivare a durare all’infinito, pur in uno spazio temporale limitato, idea che ha qualche analogia con quella del fisico J. Tipler, che immagina una civiltà in grado di sopravvivere in eterno nel corso dei soli ultimi istanti di vita dell’universo.

Orologi
Gli orologi di sfondo sono sintomo d’implicazioni metafisiche

Bravi tutti gli attori coinvolti, che riescono a non far pesare le ristrettezze del budget (l’intero film si svolge in non più di tre stanze diverse), e bravo Higuchinsky del quale ora mi rimane da vedere solo Tokyo 10+01.

Sanità Mentale. Il “mostro” è troppo ridicolo per far paura davvero, perciò non credo di aver perso più di 1 punto, mentre la storia dei “lunghi sogni”, se ci si riflette andando a dormire, è angosciante, vale almeno 2 punti. Ero a 50, sono adesso a 47.

Trailer di Long Dream

Approfondimenti:

bandiera EN Long Dream su IMDb

bandiera EN Il Punto Omega di J. Tipler su Wikipedia

 

Giudizio:

Interessante l’idea di fondo. +1 -1 Finale un po’ scialbo.
Ben recitato. +1 -1 Effetti speciali terribili.
Storia con il giusto grado di tensione e inquietudine. +1

Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (0)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni