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Haruhi Suzumiya in Libreria

È da poco iniziata in Giappone la seconda stagione delle avventure di Haruhi Suzumiya; in realtà vengono ritrasmesse in ordine cronologico le puntate della prima stagione intercalate con puntate inedite. Purtroppo i nuovi episodi si stanno rivelando pessimi: l’idea dietro Endless Eight è tanto idiota quanto noiosa. Se continua per altre settimane non mi stupirebbe leggere di qualche otaku che si è cavato gli occhi per la disperazione.
Non so se i signori di Kyoto Animation si siano bevuti il cervello o pensino sul serio di aumentare le vendite dei DVD con trovate del genere, ma non importa: per fortuna è possibile seguire gli sviluppi nella turbolenta vita di Haruhi anche senza guardare l’anime. Infatti le puntate televisive sono basate su una serie di light novel (finora sono stati pubblicati nove volumi e un decimo è previsto a breve), e dunque se non piace la trasposizione ci si può rivolgere direttamente ai romanzi.

Si trovano traduzioni amatoriali in inglese di tutti i nove i volumi, e dei primi cinque anche in italiano. Inoltre Little, Brown & Company ha acquisito i diritti per la pubblicazione in inglese dei primi quattro volumi. Il primo volume è uscito a maggio, il secondo è previsto per ottobre, gli altri due nel 2010. Perciò i feticisti della carta che non conoscono il giapponese possono lo stesso buttare i loro soldi! Sugoi!

La sigla d’apertura per i nuovi episodi di Haruhi

Prima di parlare dei romanzi, per chi non ha paura degli spoiler e dell’imbecillità, due parole su Endless Eight

Endless Eight

Endless Eight è il titolo di un racconto lungo (circa 15.000 parole) presente nel quinto volume delle light novel. La storia è un classico del fantastico: Haruhi e amici si trovano a rivivere all’infinito gli ultimi giorni di agosto; il tempo si è ripiegato su se stesso e ha formato una figura chiusa. Non esiste più niente prima dell’inizio del loop o dopo il 31 di agosto.
È lo stesso concetto del film Groundhog Day (Ricomincio da capo), anche se in Endless Eight i personaggi hanno solo intuizione di essere intrappolati nel loop e non ricordano le esperienze delle iterazioni precedenti. Sotto questo aspetto ricorda un po’ The Cookie Monster (I Simulacri) di Vernor Vinge.
Nell’ambito delle light novel, Endless Eight è un episodio secondario e non particolarmente interessante. Non è molto bizzarro per gli standard di Haruhi, non è divertente come Groundhog Day e non è rigoroso nell’esplorare l’ipotesi fantascientifica come il romanzo breve di Vinge. Senza contare il finale: il “colpo di genio” che permette ai nostri eroi di rompere il loop è un’emerita cretinata.
A fronte di ciò, Kyoto Animation ha deciso di dedicare a Endless Eight sette episodi.[1] Tutti uguali! Cambiano le inquadrature, è diversa qualche battuta, i personaggi a ogni iterazione del loop sono vestiti in modo differente, c’è qualche scena in più o in meno, ma in sostanza sono quasi due mesi che i fan di Haruhi si sorbiscono la stessa vicenda. Ogni settimana. Identica.
D’accordo, Kyoto Animation è riuscita a trasmettere alla perfezione la noia che pervade i personaggi. Poteva evitare.

Endless Eight
Kyon disegna un otto. O è il simbolo dell’infinito?

Nota preliminare

Ho letto le traduzioni amatoriali in inglese. Non conosco abbastanza il giapponese per dare un giudizio sulla fedeltà rispetto ai testi originali. In assoluto ho trovato la scrittura molto scorrevole. In qualche punto ci sarebbe bisogno di un po’ di editing ma niente d’importante. Non posso dare un giudizio sulle versioni italiane, non avendole neanche “sfogliate”.

Haruhi & Kyon

Haruhi Suzumiya è una ragazza quindicenne, all’inizio delle sue avventure al primo anno di Liceo. Haruhi ha un carattere molto particolare, che combina in egual misura genio, stupidità e testardaggine. Quando si mette in mente di fare qualcosa, non importa quanto improbabile e assurda, riesce sempre nel proprio intento. Haruhi è spesso egoista e cinica; non ha la minima considerazione per gli altri, per la società, leggi e regolamenti. È perennemente annoiata da quello che la circonda, tanto che ignora tutto quanto non sia assolutamente fuori dall’ordinario. Quello che le interessa sono alieni, viaggiatori del tempo, persone dotate di poteri paranormali e simili.
Uno dei suoi più grandi desideri è di essere al centro dell’Universo; vorrebbe che la Terra girasse intorno a lei.[2]

Quello che Haruhi non sa è che si trova effettivamente al centro dell’Universo.
Mostra la vera natura di Haruhi ▼

Come con Sherlock Holmes, dove il protagonista è Holmes, ma il narratore è Watson, così a raccontare le vicende di Haruhi è un compagno di classe, tale Kyon (un soprannome – il vero nome non è mai rivelato).[3]
La narrazione è in prima persona sempre con il punto di vista di Kyon. Kyon racconta con tono distaccato; a volte è ironico, a volte suona rassegnato. Gli avvenimenti più strampalati gli scorrono addosso senza lasciare traccia. La sua capacità di sopportazione fisica e mentale lo rende subito simpatico.
I dialoghi sono peculiari: spesso Kyon pensa solo le battute, senza pronunciarle, ugualmente chi gli sta parlando risponde in maniera sensata. Così ci si immagina Kyon in silenzio, con le parole che gli si leggono in faccia.
Occorre qualche pagina per abituarsi alla “voce” di Kyon, anche perché non somiglia molto alla “voce” di un adolescente. Tuttavia la perdita di verosimiglianza è compensata da un ottimo narratore. Nei romanzi molti avvenimenti si riveleranno divertenti solo perché filtrati dal punto di vista di Kyon.

Copertina di The Melancholy of Suzumiya Haruhi Titolo originale: Suzumiya Haruhi no Yuutsu
Titolo inglese: The Melancholy of Suzumiya Haruhi
Autore: Nagaru Tanigawa

Anno: 2003
Nazione: Giappone
Lingua: Giapponese
Traduzione in lingua inglese: Baka-Tsuki
Editore: Kadokawa Shoten

Genere: Fantascienza, Commedia
Pagine: 307

Nel primo volume Kyon si trasferisce alla North High School e incontra Haruhi. Malgrado lei lo tratti con freddezza e maleducazione, Kyon rimane affascina to da quella strana ragazza. Un giorno, vendendola depressa e annoiata, perché nessun club scolastico è abbastanza stimolante, le propone di fondarne uno lei.
Haruhi prende la palla al balzo e crea la Brigata S.O.S. (Save the world by Overloading it with fun Suzumiya Haruhi’s Brigade). Kyon è reclutato a forza e dato che per essere riconosciuto un club scolastico ha bisogno di almeno cinque membri, Haruhi si mette in caccia degli altri tre.
Così sono arruolati Yuki Nagato, Mikuru Asahina e Itsuki Koizumi. I tre però non sono lì per caso…
Mostra chi sono i tre ▼

Kyon scoprirà che essere coinvolto nei progetti di Haruhi & soci è letteralmente la fine del mondo.

È difficile catalogare il genere a cui appartiene questo primo volume. È un curioso miscuglio tra fantascienza e commedia. In una scena Haruhi costringe Mikuru a vestirsi da coniglietta e a distribuire volantini fuori dalla scuola, nella successiva si discute sul principio antropico o sull’esistenza di creature di pura informazione. In una scena Haruhi costringe Mikuru a posare vestita da cameriera per il sito web della Brigata S.O.S., in un’altra scena il problema sono i viaggi nel tempo.
Quello che rende piacevole la lettura è lo sguardo di Kyon: è lo stesso sguardo sia a fronte delle questioni più insignificanti sia a fronte di questioni di portata cosmica. Serio e faceto si mescolano creando un’atmosfera originale; un marchio di fabbrica per l’universo di Haruhi.

Il finale, tra fiaba e apocalisse, è particolarmente riuscito, sebbene lasci qualche dubbio.
Mostra un mio dubbio riguardo il finale ▼

The Melancholy of Suzumiya Haruhi non è il romanzo di fantascienza più intelligente che abbia mai letto, o il più divertente. Rimane però una buona lettura. La storia è affascinante, l’ambientazione scolastica non è scontata come ci si immaginerebbe e Kyon vale i soldi del biglietto.
Può anche valere la pena comprarlo, tenendo però presente che in questo caso la trasposizione televisiva è stata fedele e dunque non si troverà niente di nuovo rispetto all’anime.

Una illustrazione dal Capitolo 1
Una illustrazione dal Capitolo 1: Haruhi Suzumiya

Giudizio: Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti


Copertina di The Sighs of Suzumiya Haruhi Titolo originale: Suzumiya Haruhi no Tameiki
Titolo inglese: The Sighs of Suzumiya Haruhi
Autore: Nagaru Tanigawa

Anno: 2003
Nazione: Giappone
Lingua: Giapponese
Traduzione in lingua inglese: Baka-Tsuki
Editore: Kadokawa Shoten

Genere: Fantascienza, Commedia
Pagine: 278

Nel secondo volume, Haruhi si mette in testa di girare un film per il festival scolastico. Il fatto di non sapere niente di regia, di non disporre delle attrezzature adeguate e di non avere una sceneggiatura non è per lei un ostacolo. Coinvolti Kyon, Asahina, Nagato e Koizumi, le riprese iniziano.

Chi ha seguito l’anime ha visto il risultato finale, ovvero la puntata numero zero: The Adventures of Mikuru Asahina Episode 00. Questa seconda light novel è in pratica il dietro le quinte di quell’episodio. La commedia prevale sul fantastico che ha spazio solo nella parte finale.
Purtroppo è difficile mantenere alta la tensione quando solo pochi mesi prima si è sfiorata la fine del mondo. In confronto, i “pericoli” insiti in The Sighs of Suzumiya Haruhi sono baggianate. Rimane qualche scena esilarante – il gatto che disserta di filosofia -, ma poco altro. La risoluzione finale è così banale da far piangere.

Finora The Sighs of Suzumiya Haruhi non è stato adattato per la TV e non è chiaro se lo sarà mai. Per questo i fan di Haruhi potrebbero essere interessati. Ma leggetelo gratis, non è il caso di spendere soldi.

Una illustrazione del Capitolo 5
Una illustrazione del Capitolo 5: Yuki Nagato e il gatto Shamisen

Giudizio: 0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti


Copertina di The Boredom of Haruhi Suzumiya Titolo originale: Suzumiya Haruhi no Taikutsu
Titolo inglese: The Boredom of Haruhi Suzumiya
Autore: Nagaru Tanigawa

Anno: 2003
Nazione: Giappone
Lingua: Giapponese
Traduzione in lingua inglese: Baka-Tsuki
Editore: Kadokawa Shoten

Genere: Fantascienza, Commedia
Pagine: 308

La terza light novel è una collezione di quattro racconti che si collocano tra gli avvenimenti dei primi due volumi.

Icona di un gamberetto The Boredom of Suzumiya Haruhi. Il racconto che da il titolo all’antologia. Haruhi si annoia e decide di iscrivere la Brigata a un torneo di baseball. Peccato che a me del baseball non potrebbe fregare di meno.
Ho trovato l’intero racconto noioso. La parte fantastica con la mazza “magica” è cliché. Il finale è assurdo – Kyon che fa cambiare idea ad Haruhi con un paio di battute? Non ha senso! Brutto racconto.
Nelle note in appendice al volume, l’autore dichiara di non sapere bene neanche lui se Boredom sia o no un buon racconto, non avendo ricevuto commenti in proposito, né negativi, né positivi. Evidentemente anche in Giappone ogni tanto si stende un velo pietoso.

Icona di un gamberetto Bamboo Leaf Rhapsody. Kyon viaggia indietro nel tempo per aiutare Haruhi bambina. Questo racconto è in pratica il vero prologo per la quarta light novel, The Disappearance of Suzumiya Haruhi. Preso di per sé non è niente di speciale, e l’importanza di certi elementi (per esempio il nome “John Smith”) non la si può intuire. Lascia il tempo che trova.

Icona di un gamberetto Mystérique Sign. Il presidente del club del Computer – un club scolastico che già ha subito soprusi da parte di Haruhi – scompare. La sua ragazza decide di chiedere aiuto proprio ad Haruhi.
È un racconto di fantascienza non proprio sensato. Gli avvenimenti lasciano perplessi e non in maniera positiva.
Mostra un fatto che lascia perplessi ▼

Icona di un gamberetto Lone Island Syndrome. La Brigata decide di trascorre tre giorni di vacanza su un’isola nel mezzo dell’oceano, ospiti di un ricco parente di Koizumi. La situazione si mette male quando una persona è assassinata e un’altra sparisce in circostanze sospette.
Neanche una goccia di fantastico in questo racconto che è un giallo. Un buon giallo, finché non si giunge alle ultime pagine, quando il mistero è svelato in un dialogo sbrigativo. Si rimane con l’amaro in bocca, come se l’autore avesse dovuto troncare la storia contro la sua volontà.
E infatti nelle note Nagaru Tanigawa conferma: con Lone Island Syndrome aveva sforato rispetto al numero di pagine previsto. Peccato.

Un racconto brutto, due così così, e l’ultimo che sarebbe potuto essere notevole, ma avrebbe avuto bisogno di più spazio. Contando che i quattro racconti sono stati tutti e quattro adattati abbastanza fedelmente, se si è già visto l’anime non vale la pena leggere questa light novel. Tanto meno comprarla, quando uscirà.

Una illustrazione da Mystérique Sign
Una illustrazione da Mystérique Sign: Yuki Nagato

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Copertina di The Disappearance of Suzumiya Haruhi Titolo originale: Suzumiya Haruhi no Shoshitsu
Titolo inglese: The Disappearance of Suzumiya Haruhi
Autore: Nagaru Tanigawa

Anno: 2004
Nazione: Giappone
Lingua: Giapponese
Traduzione in lingua inglese: Baka-Tsuki
Editore: Kadokawa Shoten

Genere: Fantascienza, Commedia
Pagine: 254

Il tono della quarta light novel si distacca da quello dei volumi precedenti. La storia ha un’impronta seria che lascia poco spazio alla commedia. Inoltre è il primo romanzo dove Kyon oltre a essere narratore è anche protagonista.
Dopo un prologo nel quale Haruhi espone alla Brigata i suoi piani per le imminenti festività natalizie, niente lascia intuire che il mondo stia per cambiare. E invece la mattina dopo Kyon scopre che Haruhi è scomparsa, e non solo: nessuno la conosce, la Brigata S.O.S. non è mai esistita e personaggi che dovrebbero essere morti sono tornati in vita. Unico indizio: una misteriosa nota lasciata forse da Nagato.

La prima parte è brillante. Il disorientamento di Kyon e la sua paura di aver perso per sempre Haruhi sono resi con maestria. Poi qualcosa si inceppa. La logica della storia si incrina. Diverse situazioni si sviluppano solo perché sì!!!perché è fantasy!!!. Il finale è un classico deus ex machina.
Anche dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi non tutto fila liscio: la scelta decisiva che compie Kyon è per molti versi immotivata.
Mostra un dettaglio della scelta ▼

Alcune scene sono d’impatto ed emozionanti – Kyon disposto a disfare il mondo pur di aiutare Nagato –, ma insomma, per chi non è fan sfegatato c’è poca carne in cui affondare i denti.

Voci di corridoio insistono che The Disappearance of Suzumiya Haruhi dovrebbe rientrare tra le nuove puntate dell’anomala seconda stagione TV. Per ora non si è visto niente. Dunque: leggere solo se si è fan, non comprare quando uscirà l’edizione cartacea.

Una illustrazione dal Capitolo 3
Una illustrazione dal Capitolo 3: Haruhi Suzumiya

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Conclusione. Per ora

Lo scopo di una recensione è consigliare l’acquisto o meno del prodotto recensito. Quattro volumi delle light novel sono stati annunciati e quei quattro ho recensito. Sto comunque leggendo anche gli altri romanzi (sono al sette) e ne riparlerò.
In generale si tratta di letture gradevoli, il livello medio delle storie è buono. Le trame ogni tanto hanno i loro buchi, ma non c’è mai la sensazione che l’autore stia prendendo per i fondelli chi legge – sensazione invece familiare con gli autori del fantastico nostrani.

Però una certa stanchezza è evidente. Lo stesso Nagaru Tanigawa ammette che non si aspettava di avere così successo, né aveva previsto di scrivere una serie di romanzi così lunga. La mancanza di progettazione si nota: nella prima light novel gli avvenimenti hanno una loro coerenza e verosimiglianza che non si riscontra nei volumi successivi. L’uso continuo di certi espedienti triti – come i viaggi nel tempo – per mettere una pezza a situazioni insostenibili diventa presto fastidioso.

I romanzi di Haruhi dovrebbero essere per ragazzi o young adult, tuttavia sono i classici romanzi adatti a grandi e piccini. Almeno il primo lo consiglio a tutti.

Piccola precisazione finale: trovo fastidioso come venga usato impropriamente il termine young adult. Quelli che leggono e apprezzano i romanzi della Troisi, della Meyer, della Strazzu o di G.L. non sono young adult, è gente o del tutto a digiuno del genere o cerebrolesa. Tutt’altre categorie.

* * *

note:
 [1] ^ Al momento in cui scrivo Endless Eight sarà composto da almeno sette episodi. Le ipotesi più probabili sono che si concluda all’ottavo episodio o al tredicesimo – facendo coincidere la fine di agosto nell’anime con la fine di agosto nel mondo reale.

 [2] ^ Nel racconto Bamboo Leaf Rhapsody, contenuto nella terza light novel, Haruhi esprime i seguenti desideri:

  • di essere lei al centro del mondo.
  • che la Terra cominci a ruotare al contrario.

Per confronto, in The Man Who Could Work Miracles (L’Uomo dei Miracoli) di H.G. Wells, uno degli ultimi desideri del protagonista è fermare la rotazione terrestre.

 [3] ^ Nella puntata dell’anime Remote Island Syndrome II, la stessa Haruhi paragona Kyon al dottor Watson.


Approfondimenti:

bandiera IT Le light novel di Haruhi Suzumiya leggibili online in Italiano
bandiera EN Le light novel di Haruhi Suzumiya leggibili online in Inglese
bandiera EN Il primo volume acquistabile su Amazon.com
bandiera JP Il sito ufficiale delle light novel
bandiera IT Haruhi Suzumiya su Wikipedia
bandiera EN Haruhi Wiki

bandiera IT Ricomincio da capo su Wikipedia
bandiera IT I Simulacri su Wikipedia
bandiera IT Ed Egli Maledisse lo Scandalo su Wikipedia
bandiera IT Il Pianeta Proibito su Wikipedia
bandiera EN The Man Who Could Work Miracles leggibile online

 

Scritto da GamberolinkCommenti (21)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Le Verità di Andrea Vincenzi

Piccola premessa: alcune delle belle “pensate” della Barca dei Gamberi non sono mie, ma di mio fratello. Poi lui se ne lava le mani con la scusa che io sarei quella brava a scrivere. Il che è vero, ma la colpa è lo stesso sua!

Settimana scorsa raccontavo di una mia amica che avrebbe scritto un giallo con sfumature soprannaturali, avente per protagonista tale Andrea Vincenzi. Invitavo anche a leggere un piccolo estratto e commentarlo. Ringrazio chi l’ha fatto e anche chi ha solo votato senza commentare.
Devo però confessare di non essere stata sincera. Per farla breve, in quell’articolo mischiavo alla verità qualche piccola e innocua bugia. La verità è che ho un’amica. Tutto il resto è falso!

Non era difficile da intuire. Figuriamoci se io, supponente, arrogante e testarda come sono, davvero vengo a chiedere il parere altrui per un’amica. Se io dico a una mia amica come stanno le cose, così stanno, non c’è alcun bisogno di una seconda opinione.
Dunque qual è la storia del Vincenzi? Be’, il Vincenzi è un estratto dal Più Brutto Romanzo del Mondo!
Vedo già le facce perplesse di alcuni: “Ma come, io ho letto tutti e sei i romanzi della Troisi eppure quella scena non la ricordo!” Comprendo la perplessità, ma in effetti esistono romanzi anche più brutti di quelli che scrive la Troisi, per quanto possa sembrare incredibile.

Copertina di Nihal della Terra del Vento
No, non è il romanzo più brutto del mondo!

Andiamo con ordine. PublishAmerica è la più grande casa editrice a pagamento degli Stati Uniti. Nonostante ciò sostengono di valutare con attenzione ogni manoscritto pervenuto e di pubblicare solo gli autori meritevoli. Per dimostrare la falsità di tali affermazioni, un paio di anni fa un gruppo di scrittori appartenenti all’associazione americana scrittori di fantascienza (SFWA – Science Fiction & Fantasy Writers of America) decise di creare il Più Brutto Romanzo del Mondo e di proporlo a PublishAmerica.

Una trentina di autori si mise all’opera, ognuno con il compito di scrivere un capitolo di questo monumento all’orrido. Tutti si presero la briga di scrivere il peggio possibile, e di evitare di tenersi aggiornati fra loro, in modo che la trama risultasse più sconclusionata possibile. Addirittura uno dei capitoli, il 34, è stato scritto non da un essere umano ma da un programma automatico di generazione testi!
Così nacque il Più Brutto Romanzo del Mondo, che ha titolo Atlanta Nights. Con lo pseudonimo collettivo di Travis Tea venne proposto a PublishAmerica che, inutile dirlo, decise di pubblicarlo!

Copertina di Atlanta Nights
Copertina di Atlanta Nights

La pubblicazione poi non andò in porto perché gli scrittori svelarono il loro piano, in compenso Atlanta Nights è da tempo disponibile per il download gratuito e per i masochisti è anche acquistabile in cartaceo via Lulu.com.
Io ho scaricato Atlanta Nights e ne ho tradotte un paio di pagine. Per depistare chi avesse il google facile ho italianizzato i nomi dei personaggi e sono stata imprecisa riguardo al capitolo: quello da me tradotto è l’inizio del capitolo quarto, non del capitolo terzo.
Durante la traduzione ho cercato di essere più letterale possibile, anche se non escludo di aver apportato qualche involontaria, minima miglioria. Non mi sono spremuta le meningi più di tanto, non è che tradurre il Più Brutto Romanzo del Mondo sia divertente!

Dunque c’erano da valutare due pagine dal Più Brutto Romanzo del Mondo. Il risultato dell’inchiesta avrebbe dovuto prevedere un 90% di “Fa schifo” con magari un paio di “Molto bello” ironici. I “Molto bello” ironici ci sono stati, il 90% di “Fa schifo” purtroppo no.

Vediamo un po’ più in dettaglio commenti e voti, alla luce del fatto che si sta parlando del Più Brutto Romanzo del Mondo.

Saryo, aspirante scrittore ma con già un romanzo pubblicato alle spalle, ha votato “Decente”. Nel complesso giudica il Vincenzi un testo godibile (…) e non ha trovato l’introspezione e i pensieri del protagonista né prolissi, né pesanti.

Miss Grumbler, anche lei scrittrice (Posso dirlo? L’ho detto!) con un romanzo già pubblicato, ha votato “Decente”. Ha apprezzato in particolare la minuziosa descrizione di alcune singole, piccole azioni che pare le abbiano fornito la capacità d’intuire l’indole del protagonista.

Federico Russo “Taotor”, giovane (ha la mia età) aspirante scrittore ha votato “Decente”. Però il suo commento ha almeno sottolineato alcuni degli errori marchiani presenti e soprattutto è stato l’unico a rilevare che sembrava quasi che il narratore stesse prendendo per il culo il lettore. Era proprio così!

Domenico, laureato in letteratura italiana e che attualmente sta seguendo un corso per diventare editor, ha votato “Decente”, senza però lasciare nessun commento a giustificazione di tale voto. Qui la faccenda è anche più spinosa che non nei casi precedenti. Se Domenico finisse il suo corso e trovasse lavoro presso una casa editrice, come potrebbe, chiamato a farlo, giudicare sulla qualità dei manoscritti quando per lui il Più Brutto Romanzo del Mondo è decente?
Purtroppo non sarebbe un caso isolato. Ho come l’impressione che la buona parte degli editor italiani non sappiano il loro mestiere, neanche per sbaglio. Ma verrà il giorno di un bell’articolo nel quale pretenderò di saperne di più degli editor di Flaccovio, Curcio, Nord, ecc. messi assieme. Per ora andiamo avanti.

Università di Pavia
Gli studi universitari non sono più quelli di un tempo?

Gli altri voti “Decente” appartengono a utenti che non hanno mai commentato sul blog o che wordpress non è riuscito a identificare come tali. Non so chi siate, condoglianze in ogni caso.

Barbara non è chiaro come abbia votato. Dal suo commento, per altro condivisibile, mi pare capire che volesse una via di mezzo fra “Decente” e “Brutto”. Be’, meno che decente è meglio che decente!

Editor senza qualità ha votato “Brutto”. I suoi appunti sono giusti ed è stato l’unico a intuire che poteva trattarsi di una traduzione. Perciò forse l’Editor senza qualità si sottovaluta. O forse è uno di quegli editor di cui sopra!

Nick Truth ha votato “Brutto”. Niente da dire sulle sue osservazioni. Solo che appunto la giusta conclusione sarebbe dovuta essere: “Fa schifo”!

Marcy non ha lasciato commento ma ha votato “Brutto”. Buon per lei, e per gli altri non identificati con lo stesso voto: un minimo buon gusto l’avete.

Congratulazioni alle tre persone che hanno votato “Fa schifo”. Spero l’abbiano fatto a ragion veduta e non solo perché sembrava la scelta giusta per dar fastidio. Infatti venerdì ho dovuto cancellare 10 “Fa schifo” tutti votati in poco tempo dal nostro amico troll “Cheese” (conosciuto anche come “Jim”). Secondo me il furbone credeva che me la sarei presa a sentir chiamare schifezza qualcosa scritto da una mia amica, o magari pensava che il Vincenzi l’avessi scritto io. Ingenuo.

Abbiamo poi il signor Zuddas che ha votato “Molto bello”. Il suo commento è ironico e molto divertente, ho paura abbia fiutato lo scherzo. Magari così è stato anche per l’altro che ha votato “Molto bello”. Glielo auguro.

Visto che alla maggioranza il Vincenzi è sembrato decente, sarà forse il caso ribadire che descrivere ogni cosa e analizzare ogni pensiero, fin nei più minimi e inutili particolari, non è un bella cosa! Il ridondante, il superfluo e l’inutile rendono la lettura pesante e tolgono il piacere della narrazione.
Anche se in questo caso la narrazione era senza capo né coda, così come il dialogo stralunato fra Vincenzi e Isalti, con tanto di punto di vista ballerino. Per altri dettagli, basta leggere i commenti già illustrati.

* * *

Alcune vie di fuga per chi pensa che il Vincenzi non faccia schifo.

«Gamberetta, la tua traduzione è tanto splendida da compensare il marciume originario! Sono stato ingannato dal tuo genio!»
Grazie! Sei perdonato!

«Ho votato come ho votato solo per incoraggiare la tua amica.»
Ecco, spero nessuno ragioni davvero così. Le persone vanno incoraggiate se dimostrano un minimo barlume di talento, se stanno scrivendo il Più Brutto Romanzo del Mondo, non vanno incoraggiate! Non è un atto di gentilezza, è far perdere tempo a loro e agli altri. Se sul serio una mia amica si presentasse da me con il Vincenzi, non solo l’incoraggerei, le darei proprio una spinta, fuori dalla finestra!

Fuori dalla finestra!
La voglio buttare giù dalla finestra, non voglio mica ammazzarla!

«Che ne capiscono di letteratura un branco di scrittori di fantascienza americani?! Sono così schiavi dei propri limiti autoimposti che appena se ne liberano, allora sì, non ne esce una schifezza, ma Arte!»
Ehm… sì, d’accordo, l’importante è crederci. I medicinali sono nello scaffale in basso.

«Se avessi potuto leggere l’intero romanzo avrei capito che faceva schifo!»
Lo spero bene! Ma ti assicuro che quelle due pagine bastavano e avanzavano…

«I gusti sono gusti!»
Nessuno lo mette in discussione. Si sta solo sottolineando come il gusto di alcuni sia un pessimo gusto.

* * *

Il problema di giudicare il Vincenzi è un caso particolare di un problema più generale che riguarda la capacità di giudizio. In particolare per gli (aspiranti) scrittori è importante essere in grado di valutare il livello di quanto scrivono, in assoluto e rispetto agli altri.
Spesso mi capita di leggere frasi di questo tono: “questi scrittori anglosassoni, tutti lo stesso stile, tutti la stessa solfa, saprei far di meglio!” oppure (un classico): “il tal dei tali non ha niente da invidiare agli scrittori esteri nel tal genere.”
Valutando lo scrittore anglosassone stesso-stile stessa-solfa come la media, in entrambi i casi si sostiene di poter far meglio. In altre parole si è giudicato l’operato proprio o altrui sopra la media.

Sarà vero? È impossibile rispondere se non caso per caso, ma sono stati svolti esperimenti per valutare in linea generale la capacità critica delle persone.
In sostanza in questi studi vengono proposti una serie di test, che vanno dai classici test d’intelligenza, a test di cultura generale o di altro tipo, e ai partecipanti viene chiesto, oltre che rispondere ai quesiti, anche di provare a stimare quali saranno i propri risultati rispetto alla media.
Tali esperimenti hanno dimostrato che le persone hanno la tendenza a sopravvalutarsi. E non di poco. Solo chi è molto bravo è in grado di esprimere giudizi realistici sulle proprie capacità (anzi, chi è bravo sul serio tende, anche se di poco, a sottovalutarsi), gli altri pensano tutti di essere sopra la media. Anche chi sbaglierà la risposta a ogni singola domanda avrà l’impressione di aver svolto un test nella media.

Risultato di un test
Risultato di uno dei test. Come si vede dal grafico, tutti si considerano sopra la media (la linea scura, che indica come i partecipanti al test hanno giudicato la propria prova), ma solo una piccola percentuale ha ragione! Lo studio completo, di cui questo grafico fa parte, è qui (formato PDF).

In altri termini è difficile capire se la propria capacità di giudizio sia affidabile. Ancor più, aggiungo io, in un campo come quello letterario dove il rumore di fondo del “i gusti sono gusti” rende difficile ogni valutazione oggettiva.
Persino il più analfabeta sarà convinto di aver scritto un ottimo romanzo, peggio, essendo di ciò convinto, non prenderà neanche in considerazione l’idea di migliorarsi e rimarrà analfabeta.

Per questo il Vincenzi può avere una sua utilità. Il Vincenzi è brutto per definizione, progettato sotto ogni aspetto per essere indecente, è una piccola ma concreta pietra di paragone per le proprie capacità di giudizio. Ognuno ne tragga le debite conclusioni.

Io, per mia fortuna, non ho problemi a ottenere giudizi sempre obbiettivi e veritieri, mi basta chiedere alla più saggia creatura dell’universo: il Coniglietto Grumo!

Coniglietto Saggio
Nella foto, un Coniglietto saggio quasi quanto Grumo!


Approfondimenti:

bandiera EN La storia di Atlanta Nights
bandiera EN Atlanta Nights su Lulu.com
bandiera EN Il sito di Travis Tea
bandiera IT Atlanta Nights su Fantascienza.com (attenzione! contiene diverse imprecisioni)

bandiera EN Il sito di PublishAmerica
bandiera EN Science Fiction & Fantasy Writers of America, Inc.

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