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Le Avventure della Giovane Laura

C’è voluto molto più di quanto avessi preventivato, ma, dopo aver passato ogni minuto libero delle ultime settimane a fare l’editing del mio primo romanzo, posso dirlo concluso. Come promesso a suo tempo, è ora disponibile qui sul blog.

* * *

La Giovane Laura è una ragazza come tante: è stupida, ignorante come una capra, ingenua, impacciata, e non è neanche tanto bella. In compenso… niente! Non ha superpoteri, non legge nel futuro, non parla con i morti, non possiede alcuna conoscenza arcana.
Ciò non le impedirà di essere coinvolta in una serie di avventure fantastiche intrecciate fra loro. Laura dovrà affrontare felini diabolici giunti da un’altra dimensione, vedersela con uno psicologo che ha la brutta abitudine di assentarsi in un mondo bislacco abitato da fate assassine, e alla fine scoprirà che tutte le sue disgrazie sono legate a una misteriosa cospirazione d’insospettabili.
Le Avventure della Giovane Laura è un romanzo urban fantasy con una forte componente di bizzarro, anche se forse non tale da farlo scivolare nel new weird. Il tono è spesso umoristico o parodistico, ma non del tutto comico come accade in alcuni romanzi di Douglas Adams o Terry Pratchett. Ho cercato più d’imitare lo stile semiserio di certi anime e light novel giapponesi, o di film come Shaun of the Dead e Hot Fuzz. Un altro esempio abbastanza vicino, in termini di stile, potrebbe essere Blart di Dominic Barker.
Nonostante questo non è un romanzo pensato per un pubblico di ragazzini o bambini. O meglio, credo – spero – che la storia possa essere apprezzata sia da chi ha undici anni sia da chi ne ha il doppio o più. La scrittura semplice non dovrebbe creare ostacolo a nessuno e la vicenda mi auguro possa appassionare chiunque.

Un'illustrazione di Ryohei Hase
Un’illustrazione di Ryohei Hase per creare la giusta atmosfera

Una precisazione per i pochi che avevano seguito il progetto di Laura fin dall’inizio: sì, non è questo il piano originario. Mi sono resa conto che mischiare in un unico romanzo le avventure di Laura adolescente e Laura adulta avrebbe complicato oltremodo la storia senza portare alcun particolare beneficio. Perciò saranno due libri separati e autoconclusivi.

* * *

Ogni commento sarà il benvenuto. Saranno particolarmente apprezzati quei commenti che segnaleranno eventuali errori, incongruenze o semplici refusi. Infatti ho intenzione di proporre il romanzo alle case editrici e vorrei fosse il più curato possibile.
In quest’ottica saranno gradite risposte, anche nette, alla seguente domanda:
“Avresti pagato volentieri 15 euro o quanti potrebbero essere per leggerlo?”

Comunque, al di là di un futuro che spero sia nelle librerie, il romanzo rimarrà disponibile con licenza Creative Commons. In parole povere significa che è possibile copiarlo e ridistribuirlo senza limitazioni. Non solo, la licenza autorizza le opere derivate, perciò se volete tradurre Laura in polacco potete farlo, se volete utilizzare personaggi e ambientazione per delle vostre opere potete farlo, se volete trarne un film o un videogioco potete farlo.

In conclusione voglio ringraziare tutti quanti hanno letto le varie parti in anteprima e mi hanno dato pareri e suggerimenti. E un ringraziamento particolare al Capitano e al Coniglietto Grumo.

Buon divertimento.


EDIT del 16 Marzo 2009
Aggiunto il PDF pensato per lo schermo dell’iLiad. Si ringrazia Anacarnil per la conversione.


EDIT del 14 Marzo 2009
In attesa di valutare modifiche più sostanziali, ho cominciato a correggere i refusi e le imprecisioni che mi sono stati segnalati. Un ringraziamento a tutti quelli che hanno commentato qui o via mail.


 Le Avventure della Giovane Laura in formato PDF A4 (leggibile a video e ideale per la stampa)
 Le Avventure della Giovane Laura In formato PDF per iLiad (ottimizzato per lo schermo del lettore di ebook iRex iLiad)
 Le Avventure della Giovane Laura in formato Mobipocket (per i lettori di ebook e altri dispositivi portatili)
 Le Avventure della Giovane Laura in formato RTF (formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi)
 Le Avventure della Giovane Laura in formato OpenDocument (il formato di OpenOffice, la suite per ufficio gratuita e open source. Per chi trova insopportabile Word e ogni formato proprietario)
 Un archivio .zip contenente tutti i file di cui sopra.


Approfondimenti:

bandiera EN Foxit Reader per Windows/Linux, un’ottima alternativa all’Adobe Acrobat Reader
bandiera EN Il sito Mobipocket dal quale scaricare il Reader/Creator
bandiera IT Il sito italiano di OpenOffice.org

bandiera IT Douglas Adams su Wikipedia
bandiera IT Terry Pratchett su Wikipedia
bandiera EN Shaun of the Dead su IMDb
bandiera EN Hot Fuzz su IMDb
bandiera IT La mia vecchia recensione di Blart
bandiera EN light novel su Wikipedia

bandiera EN Il sito di Ryohei Hase

bandiera IT Creative Commons Italia

 

Scritto da GamberolinkCommenti (269)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Non c’è gnocca per noi a Boscoquieto

Copertina di Bryan di Boscoquieto Titolo originale: Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni
Autore: Federico Ghirardi

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Newton Compton

Genere: Urban fantasy, fyccina erotica
Pagine: 407

Il titolo di questo articolo è una citazione dal romanzo: Giò, amico di Bryan, esprime la sua preoccupazione per la scarsezza di belle ragazze a Boscoquieto. Preoccupazione condivisa un po’ da tutti, buoni e cattivi. Per fortuna basta spostarsi di qualche chilometro, fino a Laietto, per trovarla la gnocca. Meno male!

* * *

Com’era facile prevedere, Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni è un brutto romanzo. Più che un fantasy è una sorta di fyccina erotica, la trama è sconclusionata, le idee balorde, lo stile zoppicante. Non è però un romanzo del tutto orribile, l’assenza di determinati cliché (elfi, viaggio della compagnia, Bene & Male chiaramente definiti) lo rende almeno superiore a robe nate morte come Gli Eroi del Crepuscolo. E la scrittura, benché piena di errori, a tratti scorre con piacere e una certa passione.
Nel complesso peggio della “miglior” Troisi (Nihal della Terra del Vento), ma appunto non al livello infimo della Strazzu.

Prima di procedere con la consueta recensione educativa e sarcastica, vorrei provare a esporre un concetto “serio”. Chi non è interessato, può saltare avanti.


Un concetto serio

Bryan di Boscoquieto danneggia tutti quanti perché occupa spazio.
Una delle tante critiche che rivolgono a me, a volerla esprimere in termini non ingiuriosi, è del tipo: vivi e lascia vivere! Cosa t’importa dei brutti libri o dei libri che tu pensi siano brutti? Questa roba qui di Boscoquieto sarà una schifezza, ma se il Ghirardi è contento, la sua casa editrice è soddisfatta e gli eventuali fan sono felici, qual è il problema?
Il problema è che i libri occupano spazio fisico, e lo spazio è poco. Se si consultano i dati ISTAT 2006 sulla lettura e la sintesi del Rapporto sullo Stato dell’Editoria in Italia per il 2008 dell’AIE, si può scoprire che l’unica possibilità per un romanzo di essere letto è di essere comprato “al dettaglio”. Ovvero un romanzo deve approdare in libreria, edicola, supermercato, centro commerciale. Le vendite via Internet (attraverso siti quali iBS.it o Bol.it o simili), benché in crescita, rappresentano ancora una percentuale minima delle vendite complessive; allo stato attuale, non c’è alcuna possibilità per un romanzo di raggiungere un pubblico significativo (qualche migliaio di persone) senza il passaggio in libreria.
Infatti secondo i dati AIE il fatturato dei rivenditori via Internet di libri (in generale, non solo romanzi) ha rappresentato nel 2007 solo circa il 5,0% del totale (era il 3,8% nel 2006 e il 3,0% del 2005). Una crescita c’è stata, anche notevole, ma queste percentuali sono ancora ben lontane da quelle di librerie (75%) e supermercati/ipermercati (18%). Invece l’inchiesta ISTAT aveva domandato a un campione di persone che leggono libri nel tempo libero (perciò è più probabile qui trattarsi di romanzi) come si sono procurati il loro ultimo libro letto: solo lo 0,5% degli intervistati ha risposto di averlo comprato online (2006). Nel 2000 la percentuale era dello 0,1. Sconfortante.

Le piccole case editrici, quelle senza distribuzione o quasi e che si affidano solo agli ordini online, fanno i salti di gioia se vendono 2-300 copie di un romanzo. Ma 300 copie di un romanzo non sono niente. Nel palazzo dove abito ci sono 300 persone: se prendo un mio scritto, lo fotocopio, e vado a bussare porta per porta in pratica ottengo lo stesso livello di “pubblicazione” che otterrei pubblicando con una casa editrice senza distribuzione. E questo non è pubblicare, non è rendere pubblico, non è al contempo esporre le proprie idee e divertire il prossimo, è solo perdere tempo.
Per pubblicare, nel senso proprio del termine – rendere pubblico – in Italia, nel 2009, è vitale essere presenti in libreria. Ben inteso, questo non garantisce di vendere, una marea di titoli nelle librerie non vende le 300 copie di cui sopra, la presenza in libreria non è condizione sufficiente, è però condizione necessaria.
Problema: nelle librerie lo spazio è poco, specie se paragonato alla quantità di volumi prodotti ogni anno (61.440 nuovi titoli pubblicati nel 2006).
Perciò quando la Newton Compton stampa 10.000 copie di Bryan di Boscoquieto non è una questione solo tra loro e gli eventuali acquirenti, ma è una questione che riguarda tutti. 10.000 copie di una schifezza sono una opportunità in meno per 10.000 altri titoli. Ognuno è libero di fregarsene di Boscoquieto, il danno c’è comunque.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: la Newton Compton e le altre case editrici sono lì solo per denaro, cioè se le 10.000 copie le vendono per loro va tutto bene!” E allora? Qui è come se il condannato per omicidio si alzasse e spiegasse al giudice di non aver ucciso la sorella per sbaglio, no, l’ha proprio fatto apposta per prendersi l’eredità; e allora, d’accordo è assolto! Non me ne può fregare di meno se la Newton Compton insegue i suoi interessi. Gli interessi di milioni di lettori e il loro diritto a leggere opere degne è più importante del desiderio di quattro gatti alla Newton Compton di fare i soldi. O almeno dovrebbe esserlo in una società democratica.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: decide il mercato!” Balle. Io penso che il “mercato” possa decidere, ma solo se tutti partono uguali. Bryan di Boscoquieto forse venderà uno sproposito, forse neanche una copia, ma una possibilità l’ha avuta, decine di migliaia di altri titoli no. Se Canale 5 trasmette in tutta Italia e Teleabruzzo21 nel raggio di pochi chilometri, non decide il “mercato”, decide tutta Italia contro pochi chilometri.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: Bryan di Boscoquieto è stato stampato in così alto numero di copie proprio perché è strabello!!! Non solo per vendere, ma proprio perché è bellissimo!!!” E qui giunge l’utilità della recensione, perché quando si riempie un romanzo con le madornali stupidate che seguiranno, è davvero difficile parlare di “qualità”, qualunque parametro si voglia adottare.

Ricapitolando: per pubblicare bisogna portare il proprio romanzo in libreria, in libreria lo spazio è poco, perciò ogni copia di un brutto romanzo in libreria danneggia tutti, perché sottrae spazio prezioso ad altre opere potenzialmente migliori.
Come si risolve il problema: con un cambio di mentalità, per cui una casa editrice ha come principale scopo produrre romanzi il più perfetti possibile sotto tutti i punti di vista, e solo come idea secondaria il guadagno. E questo non vale solo per le grandi casi editrici: una grossa fetta di quei 61.000 titoli che intasano il poco spazio viene per esempio dalle casa editrici a pagamento, le quali dovrebbero sparire e basta. In altri termini si chiede a una casa editrice di prendersi la responsabilità che deriva dal fatto di competere per una risorsa al contempo così scarsa e così agognata da tanti, come lo spazio nelle librerie.

Casetta di libri
Ecco un buon utilizzo per i libri di troppo: farne casette per gli gnomi!!!

Non hanno responsabilità solo le case editrici. Ma io non sono d’accordo, come molti fanno, a dare responsabilità ai lettori. È vero che la gente potrebbe adottare dei criteri di scelta più sofisticati di: “guarda, c’è un’elfa mezza nuda in copertina! Compro!”, ma in generale il ragionamento “se è stato pubblicato da Mondadori allora dev’essere bello”, dovrebbe poter essere giusto. Non è possibile diventare esperti di tutto. Una persona deve avere diritto a un servizio valido quando ne ha la necessità o il desiderio. Se vado al ristorante nessuno mi deve sputare nel piatto anche se non ho il palato fino per accorgermene, se vado dal dottore mi deve dare le medicine e non le pastiglie di zucchero, anche se non riuscirei a capire la differenza, se mi rivolgo a Mondadori devono essermi offerti romanzi validi, anche se il mio gusto non è particolarmente sviluppato. Se una persona ha il capriccio di provare a leggere un fantasy, deve trovarsi di fronte ottimi romanzi fra i quali scegliere, anche se, essendo magari la prima volta che esplora quel genere, non potrebbe capire che la Troisi scrive solo boiate.
È più ragionevole dare invece delle responsabilità anche agli autori. Se sono alle prime armi non possono avere l’esperienza di una casa editrice e d’altro canto è difficile valutare obbiettivamente se stessi, però molti uno sforzo in più potrebbero farlo. Troppo spesso si sentono presunti scrittori che fanno questo ragionamento: il mio romanzo dev’essere pubblicato perché è il mio sogno. Ecco, forse dovrebbero chiedersi se la pubblicazione realizza anche i sogni dei lettori.

Ovviamente il problema non si risolverà mai sperando in un ravvedimento delle case editrici, lo so benissimo. La soluzione arriverà forse in futuro, con il superamento del libro fisico e la fine dei problemi di spazio. Nel frattempo però non fa male far notare la questione, e agire di conseguenza: non comprare se non libri che si è già letto con altri mezzi e sono piaciuti, e anche in quel caso favorire i canali con meno intermediari (in ordine di preferenza: pagare direttamente l’autore, acquistare al sito della casa editrice, acquistare via libreria online).

La storia di Marta

La trama “ufficiale” di Bryan di Boscoquieto è a grandi linee questa: Bryan, un ragazzino che ha appena compiuto quattordici anni, va a trascorrere l’estate dai nonni, nel paesino di Boscoquieto. Qui, a fronte del risvegliarsi di uno Spirito maligno di sei secoli prima, scopre di non essere una persona comune, bensì di essere… una persona comune che può sparare raggi laser dalle mani chikas_pink03.gif e creare invisibili barriere di energia. Grazie a questi poteri e all’aiuto di Morpheus, un mezzodemone che ha deciso di allenarlo, Bryan riuscirà a sconfiggere lo Spirito e riportare la quiete a Boscoquieto.
Morpheus, ben impressionato, offrirà a Bryan la possibilità di entrare a far parte della “Baia”, un’organizzazione segreta impegnata a combattere i malvagi del mondo, incarnati dalla “Comunità” e dal suo misterioso leader, un tizio vestito di verde che si fa chiamare l’Insorta.
Bryan accetterà entusiasta con questo brillante ragionamento (testuali parole):
“Se diventerò un discepolo potrò aiutare gli altri e proteggere la gente comune dai demoni e da tutti i mostri del cazzo”.
Ma Bryan potrebbe scoprire che i Buoni e i Cattivi non sono quelli che lui crede… (e non lo so neanch’io perché il romanzo non è autoconclusivo ma il primo di enne nella saga di Bryan di Boscoquieto…)

Ryu
Ryu di Street Fighter è come Bryan di Boscoquieto! O sarà il contrario?

In realtà una sconcertante parte del testo è dedicata non a queste faccende più o meno fantastiche ma alla gnocca. In particolare alla vicenda di Marta, una specie di sogno proibito di Bryan. Marta, poveraccia, ne subirà di tutti i colori, con la complicità dell’autore.

Chi è Marta? Il personaggio è delineato in maniera magistrale: 18 anni (ma ne dimostra forse uno-due di meno), capelli biondi color oro, occhi blu, seno prosperoso e bella in forma, come dichiara un personaggio dopo averle palpato il culo.
Altri tratti della personalità di Marta non ricordo siano illustrati, sarebbero in ogni caso superflui. Marta ha inoltre una sorta di potere magico: riesce sempre a finire nuda (anzi, tutta nuda, come giustamente specifica l’autore) o in mutande, qualunque sia la situazione. Sembra quasi sia allergica ai vestiti. Senza contare poi che è “una giovane piuttosto scollata”, e posso assicurare sia un dramma essere piuttosto scollate: se non stai attenta ti cadono le dita delle mani, o ti perdi il naso per strada senza neanche accorgertene. Se non hai in borsa l’attaccatutto è un disastro.

Bryan è cotto di Marta, e lei non perde occasione per strusciarglisi contro, purtroppo però non lo considera un amante degno, abituata com’è a bulli di periferia e demoni violentatori, lo considera solo come un amico ragazzino, ma per questo la pagherà cara…
Per avere idea di come il tema “amoroso” sia intrecciato con il romanzo (e per molti versi lo soffochi), si può prendere la lunghissima scena nella quale Bryan e Marta stanno scendendo nei meandri della tana dello Spirito. Ho ampiamente tagliato, ma i miei lettori infoiati (ciao Duca!) non si preoccupino: le parti più succose le ho lasciate. Sigh.

[Bryan e Marta stanno percorrendo un corridoio nella base sotterranea dello Spirito. Mano nella mano e torce accese perché c'è completa oscurità]
La mano [di Marta] abbandonò la sua, sfilandosi velocemente dalle sue dita.
«Marta?», Bryan si volse, ma vide solo un’ombra sparire dietro la curva del cunicolo. La torcia della ragazza era a terra, spenta.
[Bryan parte all'inseguimento]
Gabriele [il "secondo in comando" dello Spirito] aveva preso Marta, l’aveva sollevata di peso ed era fuggito via.
La ragazza scalciava e si dimenava, ma la forza dell’altro era nettamente superiore alla sua. Tornarono alla stanza nella quale si era svolto il rito e Gabriele imboccò il cunicolo a destra. Era tutto buio, ma lui non aveva bisogno di vedere con gli occhi.
[Gabriele ha avuto l'improvviso impulso di violentare Marta: a lei capita spesso]
«Non farlo», lo supplicò la ragazza, mentre le lacrime le bagnavano le guance. «Sei ancora in tempo per…».
L’altro la bloccò con uno sguardo di ghiaccio. «Per che cosa? [...]»
«Non farmi questo».
«Non prenderla come una cosa personale. Se devo essere sincero, non sono interessato a te, ma per adesso sei l’unica donna disponibile sulla piazza e quindi ci si deve accontentare. Capisci no?».
Marta avrebbe voluto scoppiare a piangere, ma si contenne perché sapeva che non avrebbe fatto altro che partecipare al suo gioco.
[Bryan intanto combatte contro mostri sacrificabili che gli hanno bloccato la strada]
«Be’, per il momento torniamo a noi. Sei silenziosa», osservò, continuando a trattenere il collo della ragazza. «Hai paura?».
Marta non gli diede la soddisfazione di una risposta. Gabriele le sfilò i pantaloni dai piedi e li gettò via; rimase qualche secondo a rimirare le gambe della ragazza.
[Gabriele rimane in estasi ancora per po'...]
«Ehi», esordì [Marta] con tono dolce. «Non preferiresti che io facessi questa cosa di mia spontanea volontà?»
«Be’… sì», borbottò Gabriele, allentando la presa al collo della ragazza.
Marta gli rivolse un sorriso tirato. «Allora liberami».
Gabriele la lasciò andare e si sedette. Marta si tirò su e s’inginocchiò.
[Marta esita, finché...]
Marta gettò la vestaglia, che si andò ad accartocciare vicino ai jeans, e rimase tutta nuda a parte il pube. Sorrise debolmente a Gabriele e gli si avvicinò di qualche centimetro.
[Marta esita di nuovo e Gabriele sta per spazientirsi, allora lei...]
Marta levò in aria la mano che aveva tenuto dietro la schiena, nella quale reggeva un sasso grosso quanto un pugno. Vibrò un colpo alla nuca dell’ignaro Gabriele, che spalancò la bocca e cacciò un terribile grido.
La ragazza si alzò e volse le spalle alla creatura che si lamentava e le lanciava mille imprecazioni. [...] Iniziò a correre per allontanarsi il più possibile da Gabriele, perché se fosse riuscito a prenderla una seconda volta…
[Bryan intanto combatte]
Marta correva nel buio del tunnel di pietra. I passi di Gabriele riecheggiavano dietro di lei, preceduti dalle sue bestemmie.
“Ti prego”, supplicò la ragazza, “fai che non mi prenda”. Si concesse un breve sguardo indietro e vide l’ombra dell’inseguitore, proiettata dalle fiaccole poste a intervalli regolari lungo le pareti. Se non ci fossero stati nemmeno quei lumi, non avrebbe avuto alcuna speranza di scappare.
[Ma Gabriele l'acchiappa]
Raggiunsero lo spiazzo e Gabriele la condusse dove si erano appostati prima, vicino ai vestiti della ragazza.
«Sdraiati», comandò. Marta distese la schiena nuda sulla roccia e venne percorsa dai fremiti del gelo. «Bene, bene così», annuì Gabriele, abbassandosi per la seconda volta i pantaloni.
[Elucubrazioni varie]
«Non farmi male», lo implorò, pur sapendo che ogni supplica era ormai vana.
Gabriele si portò una mano alla nuca e mostrò alla ragazza le dita sporche di sangue che si ripulì sul suo ventre contratto. Marta osservò inorridita la propria pancia sporca di sangue e poi tornò a rivolgere lo sguardo a Gabriele, che la guardava con occhi glaciali e con un ghigno diabolico.
«Mi hai fatto male e non avresti dovuto. Io ero il solo che ti separava da Elias [lo Spirito] e dal diventare sua schiava».
Gabriele la girò sottosopra con un unico brusco movimento. Marta gemette per il pietrisco che le pungeva pancia e seni. Strillò quando una mano si abbatté con cattiveria sul suo posteriore e ricominciò a piangere, per l’umiliazione più che per il dolore. Poi una seconda sculacciata, una terza e una quarta.
«Ti stai arrossando», osservò compiaciuto Gabriele, abbassando per la quinta volta la mano. Questa volta colpì così forte che lo schiocco che seguì rimbombò in tutto il locale di roccia. «Spero che ti basti la lezione».
«S-sì», bofonchiò la ragazza, asciugandosi le lacrime con il dorso di una mano.
«Non ti agitare», la ammonì. Le passò dietro e le cinse il ventre con le braccia. La sollevò con brutalità e le ordinò di rimanere sulle ginocchia. «Sei pronta?», gracchiò.
Marta artigliò la terra con le dita, chiuse gli occhi e strinse le labbra per costringersi a non urlarle.

C’è un po’ di tutto: Gabriele che riesce letteralmente a strappare di mano Marta a Bryan senza che questi se ne accorga, l’incoerenza in grassetto sul pianto, il fatto che la base sotterranea è immersa nell’oscurità tranne che per il corridoio che Marta deve fare di corsa tutta nuda (se corre al buio chi la guarda?), e una tristissima sequenza finale.
Gabriele, che non sarà il Cattivo con la C maiuscola, ma, per citare una sua precedente “impresa”, aveva appena accoltellato un gruppo di vecchietti nel sonno, guarda Marta “con occhi glaciali e con un ghigno diabolico” e poi… la sculaccia. Gegnale. Sì, è umiliante per Marta, ma lo è uguale per il lettore e anche per il povero Gabriele che non si merita dopo 600 anni di nequizie di diventare pupazzo delle fantasie adolescenziali del Ghirardi.

E non è finita qui. Perché a questo punto interviene Bryan, nel frattempo anche lui denudatosi, chikas_pink32.gif e con un raggio laser stende Gabriele, salvando Marta. Marta gli si butta al collo, ma dura un attimo, poi lei è di nuovo solo affari, perché c’è ancora lo Spirito da sconfiggere e:

Marta gli porse i pantaloni.
Bryan scosse il capo. «Sono i tuoi».
Marta inarcò un sopracciglio e gli rivolse un’occhiata complice. «Ti serviranno per contenere la tua virilità. Non vorrei farti cascare dalle nuvole, ma lo Spirito è ancora qua in circolazione»

Francamente non vedevo il problema per Bryan di combattere con un’erezione in bella vista, non sarebbe stato episodio più scemo del resto.

Com’è che anche Bryan è senza vestiti? Perché a questo punto si scopre che lui è Lui: il Prescelto, il Numero Uno, Gesù Bambino, il Duce, Er Mejo, l’Erede, e in quanto tale ha un super potere extra, ovvero è in grado di diventare immateriale quando qualcuno lo sta per ammazzare. I mostri lo stavano per uccidere, ma Bryan, in maniera inconscia, ha usato questo suo potere della fantasmificazione ed è riuscito a scappare. Peccato che i vestiti siano rimasti indietro.

Dopo la battaglia Bryan e Marta vivono un periodo di felicità assieme, ma come detto, lei lo considera solo un amico, tanto che un giorno gli comunica che si è trovata un fidanzato, tale David. La reazione di Bryan è nihalesca:

Si ritrovò nel letto, con la testa affondata nel cuscino impregnato di lacrime. Un braccio era disteso, come pietrificato, lungo il corpo. Provò a muoverlo ma non ci riuscì, allora lo lasciò lì com’era. Tutto era vago e indefinito, come se si fosse appena risvegliato da un incubo. Si rialzò, barcollante, sollevò il braccio sano e mollò un pugno al muro, spellandosi le nocche. Poi, tenendosi il braccio dolorante che al minimo spostamento gli inviava fitte tremende, si avviò verso il bagno, con la vista annebbiata dal pianto. Completò il percorso in quattro tappe e vomitò nella tazza del water. Rimase inginocchiato sul pavimento freddo, con la fronte appoggiata all’asse fino a quando non lo raggiunse sua madre.
«Bryan! Che diavolo ti succede? Che hai fatto?».
Bryan mugugnò e si lasciò cadere indietro, sbattendo contro il mobiletto sottostante la lavabo.

Sarà che anche i veri uomini piangono, ma personalmente cominciano un po’ a stufarmi tutti questi protagonisti dalla lacrima facile. Ma forse Bryan è così sconvolto perché preoccupato per Marta, in fondo l’aveva avvertita che solo lui avrebbe potuto proteggerla.
Poco tempo dopo è visitato da questo bel sogno a occhi aperti:

Gionata si fermò appena raggiunte le ombre che sembravano immobili e cristallizzate. Marta aveva gli occhi velati dal terrore e invocava Bryan. Giò le strappò di dosso la gonna e la gettò a terra, dove affondò in un basso strato di nebbia.
«Non farlo!», gridò Bryan, continuando a sforzarsi di raggiungerli. Ormai la sua parte razionale si era accorta che non avrebbe potuto arrivare, ma lui la zittiva e non smetteva di tentare.
Gionata le strappò anche la camicia, facendo saltare via tutti i bottoni, e la buttò sul pavimento.
«Non ti azzardare!».
Gionata lo guardò divertito e fece scivolare le mani dietro le coppe del reggiseno, sugli abbondanti globi carnosi.[sic] Marta strillò.
«Lasciala andare, figlio di puttana!».
L’ombra del suo amico fece scendere la mano sinistra sotto il tanga rosso della ragazza. Il ragazzo vedeva le sue dita che si agitavano sotto la stoffa e notò lo sguardo acquoso di Marta, che subito dopo cominciò a gemere. Gionata inclinò la testa e le lasciò il segno arrossato di un succhiotto sul collo. La fece voltare con forza verso di lui e le insinuò in bocca la sua lingua demoniaca.
«Te lo impedirò! Te lo impedirò!». Ma per quanto Bryan si affaticasse e per quanto avanzasse, la distanza non diminuiva mai.
Gionata era sempre più divertito dai suoi vani sforzi. Estrasse la mano dalle mutande e la sfregò sul ventre di Marta, che rabbrividì e chiamò ancora Bryan.
«Non puoi farlo. So che da qualche parte ci sei ancora tu, Giò, e ti supplico di non farlo».
Gionata gli rise in faccia e costrinse Marta ad abbassare la schiena. Bryan si accorse che Giò non era nemmeno vestito.
«Ti prego, Bryan!», strillò Marta.
«Questo è per te, Bryan», disse Gionata, penetrando senza alcun indugio la ragazza curva, per metà avvolta nella nebbia. Marta strillò e spalancò gli occhi e la bocca.
Bryan gridò, gridò e gridò ancora fino a consumare tutto l’ossigeno dei polmoni; intanto continuava a cercare di raggiungerli, ma non riusciva nemmeno a capire se fossero i suoi piedi a essere ancorati, oppure il suolo gli scorreva via. Marta singhiozzava e ansimava, mentre Gionata si muoveva dietro di lei, mantenendo un’espressione di dura e impassibile follia.

Più avanti si scoprirà che Marta è stata violentata sul serio, e anzi ha passato diversi mesi in qualità di schiava sessuale di un Cattivo. Così la stronza impara a non mettersi con l’unico che poteva proteggerla!

Prima, dopo e durante, Marta è ancora il motore del romanzo, sebbene non più protagonista di scene così “pregevoli”. Solo normali molestie e pesanti allusioni.
Dove finisce Marta, non termina il porno. Per esempio la scena che conclude il romanzo vede questo tizio, l’Insorta, fare sesso con un personaggio mai visto prima, tanto per, senza che abbia alcuna importanza per la storia. In altri punti il sesso ha invece importanza, in una maniera che definire ridicola è poco.
In questa scena Bryan deve battersi contro le quattro cinture nere della locale palestra di Kung Fu e contro quattro donne ninja. Gli otto tizi sono però sotto l’effetto di un incantesimo e sono in pratica invulnerabili. Come risolve la faccenda Bryan? Così:

Gli altri otto lottatori erano tutti in piedi e pronti ad attaccarlo. Bryan corse incontro all’uomo che gli era più vicino, gli artigliò i pantaloni dalle tasche e lì tirò giù. L’uomo rimase interdetto e non seppe come reagire quando il ragazzo gli abbassò anche le mutande. Bryan, chinato, si accorse che gli altri lo avevano circondato. Si rialzò e rapidissimo denudò le parti basse degli altri uomini, sfruttando la loro perplessità.
[...]
Bryan imprecò, poi afferrò il braccio magro e forte di una delle donne, e lo torse. Allontanò gli altri con dei calci piazzati all’inguine e alle ginocchia e mantenne la presa sulla donna, incurvata davanti a lui.
«Avete bisogno di un ulteriore stimolo», sussurrò. Sempre tenendola bloccata per un braccio, le afferrò il bordo dei pantaloni e lo strattonò verso il basso, mettendo alla luce le gambe longilinee e sudate. Solo un perizoma rosso le copriva la parte intima. Bryan fece passare due dita dietro all’elastico e anche l’ultima copertura calò. Qualcuno lo colpì al capo, costringendolo a spingere via la giovane, che si scontrò con uno degli uomini. Nel frattempo Bryan venne colpito alle costole, avvertì uno scoppio di dolore e ruzzolò sulla strada.
[...]
L’ultima cosa che Bryan vide prima di chiudere gli occhi fu una scarpa che gli pioveva sulla faccia. Si preparò all’impatto, immaginando la propria testa ridotta in pezzi. Ma il colpo non arrivò. Il ragazzo riaprì cautamente gli occhi e si accorse che gli aggressori guardavano altrove e non lo degnavano più d’alcuna attenzione. Ne approfittò per sgusciare via, si alzò e capì cosa li aveva interessati.
La donna era appoggiata a terra sulle ginocchia e l’uomo si muoveva ritmicamente dietro di lei, tenendo le mani premute contro le sue natiche. I loro versi, da ringhi divennero bestiali gemiti di piacere. I loro compagni distolsero quel che rimaneva dell’attenzione dal ragazzo e si dedicarono alle donne.
In breve la banda di aggressori divenne un groviglio di membra e una fornace di lamenti.

Il problema qui è che se fosse stata una qualche parodia, tipo Il Signore dei Tranelli o Aerosol, il fratello furbo di Eragon non avrei avuto niente da dire, ma Bryan di Boscoquieto non è una parodia. Il romanzo ha, nonostante gli estratti, un tono per la buona parte serio, e l’(auto)ironia è minima.

Copertina di Aerosol
Copertina di Aerosol, il fratello furbo di Eragon

I momenti volutamente “umoristici” poi sono di rara eleganza. Il mio preferito è questo:

[Bryan] Riprese a camminare. Il gruppo di Prigionieri [i Prigionieri del Bosco – esseri umani trasformati in mostri] era un’ombra che stava gradualmente svanendo fra gli arbusti.
«Perché sono uscito? Perché ho voluto seguir… Merda!», esclamò in un sussurro e subito sollevò il piede inzaccherato dalle feci. “Chi ha portato il cane a cagare…?” Esaminò gli escrementi con maggior attenzione e si accorse che erano umani. “Ecco perché si sono fermati! Ma porca…”.

Tutto questo miscuglio perverso-demente-goliardico-adolescenziale è divertente? In un modo cretino, a tratti sì. Vale 10 euro? Manco per sbaglio. Ha qualcosa ha che fare con il fantasy? Neanche per idea.

Per chiudere in bellezza questa sezione, vi lascio a Sarah Michelle Gellar (Buffy) che nei panni di Krysta Now canta Teen Horniness is not a Crime dalla colonna sonora del film Southland Tales (guardatelo! Nuove bizzarrie e “misticismo quantistico” da Richard Kelly, già regista di Donnie Darko).

Sarah Michelle Gellar

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

La licenza elementare

Come ripeto sempre, prima di scrivere un fantasy bisogna documentarsi, perché solo ambientazioni e situazioni ben ricercate possono suonare verosimili. Devo aggiungere una postilla: è probabile sia necessario aver completato con successo almeno le scuole elementari. In confronto a Bryan di Boscoquieto i problemi che assillavano la Troisi paiono astrofisica. Il Ghirardi ha difficoltà a contare fino a dieci…

«Una serratura a combinazione», mormorò, puntando la torcia sulla parte superiore della valigia. «Cinque posti e dieci numeri. Morpheus deve averci lasciato un qualche indizio. Non è possibile andare a caso…», continuò, parlando fra sé e sé. «Cinque alla decima». A conti fatti, si trattava di 9.765.625 differenti possibilità. Era stato suo padre a insegnargli il modo di calcolare le probabilità, elevando il numero delle cifre possibili (cinque) a quello dei numeri utilizzabili (dieci).

Ora, se tu hai un posto e dieci cifre (0 – 9) quante combinazioni ci saranno? Nessuno? 10, esatto! Brava Nihal! Se hai due posti e dieci cifre, quante combinazioni ci saranno? Da 0 a 99, 10×10, 100! Con tre posti da 0 a 999, 1000. Con quattro posti 10.000. Con cinque posti 100.000. Secondo il Ghirardi invece sono 9.765.625! Ma LOL, questa è roba appunto da elementari!
Il bello è che c’è anche mezzo paragrafo d’inforigurgito in cui l’autore spiega compiaciuto come calcolare in modo sbagliato le probabilità (che tali non sono perché sono combinazioni). E qui mi rivolgo anche alla Newton Compton nella figura dell’editor o di altro responsabile: capisco che non vi freghi niente della qualità di quello che pubblicate purché venda, ma rendetevi conto che non sapere neanche contare fino a 10 non è un bel biglietto da visita.

Self-Teaching Math Machines
Con queste Self-Teaching Math Machines persino Ghirardi e il suo editor potrebbero imparare l’aritmetica!

E non c’è solo questo, la serie degli strafalcioni comprendere il considerare la Grande Guerra la Seconda Guerra Mondiale invece della Prima, lo sbagliare di almeno un secolo la data d’introduzione in Europa della polvere da sparo, il mostrare un personaggio che pensa di poter far esplodere il C4 con un accendino e altre assurdità simili.

Mi torna in mente quell’articolo del Corriere di qualche mese fa, quello sui nipotini di Tolkien(sic); iniziava in questo modo: “Fantasy di casa nostra. Sono arrivati i nipotini di Tolkien, ragazzi giovanissimi (sorpresa: anche italiani), dalle solide basi culturali, capaci di parlare ai loro coetanei [...]” Sì, basi culturali solidissime, di marzapane! Complimentoni anche al giornalista del Corriere.
E poi ci sono quelli che vanno in giro a dire scempiaggini del tipo: “sì, ma leggere un libro anche se brutto è pur sempre leggere. Leggere è sempre meglio”. Sempre meglio di cosa? Prendere a testate un’incudine? Ci sono ben poche attività che siano più inutili e diseducative di leggere Bryan di Boscoquieto.

Lo stile

Come avete potuto constatare dagli estratti lo stile è decente. Non manca però di una lunga serie di difetti a vari livelli. Uno dei più ricorrenti è il punto di vista traballante. Si va da errori macroscopici (tipo quando un personaggio morente sta ricordando la sua cattura e riesce a ricordare anche scene a cui non ha preso parte) ad altri meno rilevanti ma che alla lunga danno fastidio, esempio:

[1] Elias si alzò e guardò stancamente davanti a sé. La casa gli sembrava meno distante ora. Ogni passo gli era costato un enorme sforzo, però riuscì a trascinarsi fino a raggiungere la porta, bussò e vi accasciò contro.
[2] «Chi è?», la voce irritata di un uomo preoccupato rispose ai colpi di Elias.
[3] Nessuno rispose.
[4] L’uomo tolse l’asse di legno che aveva messo sulla porta per sbarrare l’uscio. Elias crollò e venne sostenuto dalle sue forti braccia [...]

Nella frase [1] il punto di vista è di Elias. Alla [2] comincia a vacillare (perché è strano che Elias ridotto com’è riesca a cogliere la sfumatura di irritazione dovuta a preoccupazione in una voce – sembra che da Elias si scivoli verso il Narratore). Alla [3] c’è il problema: il lettore è ancora più o meno con Elias, e dunque si aspetta un: “Elias non rispose”, “lui non rispose”, o anche solo “non rispose”, quel “Nessuno” sposta il punto di vista, tra l’altro a un personaggio che non abbiamo ancora incontrato, il che crea disagio. Alla [4] il punto di vista è dell’uomo dietro la porta.
Questi piccoli “fastidi”, che costringono magari a rileggere più volte una frase o un paragrafo, non sono difetti mortali, ma accumulandosi pian piano rendono la lettura faticosa e portano alla noia. Inutile dire che non ci sarebbe voluto molto per eliminarli in fase di editing.

Così come l’editor avrebbe dovuto tagliare decine di pagine piene di particolari inutili. Roba di questo tipo:

[Bryan] Entrò in casa sbadigliando e borbottando sottovoce. Salì al piano superiore e si lavò le mani. Lasciò il libro in bagno, sul ripiano dei cosmetici, e andò a mangiare. Un piatto di maccheroni fumanti era già pronto in tavola e la grattugia era accanto, ad attendere soltanto lui per una sventagliata di formaggio. Squillò il telefono quando arrivarono al secondo, ovvero carne di maiale grigliata e spinaci. Bryan si alzò e andò a rispondere al cordless appoggiato sulla scrivania in salotto. Attese un paio di secondi con il telefono in mano prima di premere il tasto che avrebbe attivato la comunicazione. Il suo pensiero era rivolto a Gionata.
«Pronto?»
«Ehi, Bryan».
«Ciao, Giò», lo salutò Bryan sogghignando. «Ho indovinato», diceva la sua espressione tronfia.

Questo livello di dettaglio non è di per sé sbagliato. Se Bryan stesse descrivendo un pranzo al Palazzo della Regina dei Dogorroni potremmo essere interessati a scoprire quali portate ci sono e da quali contorni è accompagno lo gnomo allo spiedo. Ma purtroppo non è così, questo è un frammento di vita quotidiana che ognuno può immaginarsi senza leggerlo e che non ha alcuna rilevanza per la storia. Come detto ci sono decine di pagine di “vita quotidiana” scritte così: una noia abissale.

L’uso del linguaggio è spesso approssimativo. Si va da obbrobri del tipo: “I paesani sono ancora riuniti per assistere allo spettacolo offerto dalla sua morte in diretta, minuto per minuto.” con punto di vista un personaggio del XV secolo – mi chiedo se i paesani siano in regola col canone –, all’aggettivazione eccessiva, specie per quanto riguarda i possessivi “La legna sotto i suoi piedi prende fuoco e le dita dei suoi piedi cominciarono ad ardere.”, fino alle frasi di gusto Troisi: “Bryan non poteva permettere che entrassero. Avrebbero ucciso tutti, trasformando i superstiti in altri servitori dello Spirito.” Uhm… “cazzarola!” come dice la madre di Bryan. E infine ci sono i nomi stessi; senza una buona ragione, in Italia nel XV e XX secolo, abbiamo mischiati: Bryan, Bob, David, John e Josh con Massimo, Viviana, Marta, Walter e Giuseppe. Sarà.

Ci sono poi le solite quisquiglie, che ormai devo dare per scontate parlando di fantasy italiano, cioè le incoerenze: un mercante non denuncia un tizio all’Inquisizione perché vuole dirigere la tortura di persona, ma quando il torturatore sta per cominciare, il mercante se ne va a pranzo. Un personaggio è stecchito a pagina tale e grida incitamenti poche pagine dopo. Si entra dal piano terra di un palazzo, si scende con un ascensore e si ci ritrova all’ottavo piano, con il rischio di sfracellarsi cadendo dalla finestra. Quattro donne ninja diventano cinque per sbaglio e poi tornano quattro. E così via.

Nonostante questo, lo stile del Ghirardi non è così atroce come quello di altri. Anzi, diverse pagine scorrono con la dovuta scioltezza, sebbene sia difficile emozionarsi. Anche quando il punto di vista si mantiene ravvicinato e focalizzato su Bryan l’empatia non scatta, il personaggio è troppo piatto e monocorde.

Lasciando Boscoquieto

Dieci euro buttati, ma si sapeva. Purtroppo per il Ghirardi anche nel campo dell’involontariamente demente la Troisi di Nihal rimane inarrivabile, anche se sotto questo aspetto lui si avvicina. È frenato dalle lunghe parentesi di vita quotidiana di Bryan, che rallentano troppo il ritmo e rendono la lettura farraginosa. Gli elementi fantastici sono da una parte banali, dall’altra inverosimili. Non ci sono elfi, e questo è un pregio, ma siamo lontani da situazioni originali. L’ossessione per la gnocca di buona parte dei personaggi non è divertente in un romanzo che vuole essere preso sul serio.
Gli unici due aspetti passabili sono l’ambiguità morale e uno stile che pur con i suoi limiti non è da buttar via.

Non si può neanche invocare la difesa d’ufficio del romanzo “per ragazzi”. Qui abbiamo sesso esplicito (neanche consensuale), violenza (comprese scene che scivolano nel gore, tipo quando un personaggio si cava un occhio con un cucchiaio), e lezioni di matematica sbagliate: non credo che con queste qualità possa rientrare nel “per ragazzi”. O sì? Probabilmente il “per ragazzi” è come “fantasy”: una categoria-calderone in cui mettere tutta la spazzatura che però lì buttata non può più essere sottoposta a critica, perché i “ragazzi” sono scemi.

Come al solito la casa editrice ha aiutato l’autore poco esperto con un bell’editing così-come-capita. È probabile non sia neanche un caso d’incapacità (per quanto disprezzi gli editor italiani, quanti editor non sanno contare fino a dieci?), ma proprio di completo menefreghismo. Tanto chi controlla?
E non posso dar torto alla Newton Compton: un editing adeguato, la coerenza, la scrittura scorrevole senza intoppi, e quant’altro sono particolari inutili. Non è questo che interessa al pubblico del fantasy. E il pubblico ha sempre ragione. O qualcosa del genere.

L’appuntamento con altri fantasy italiani che partono con queste premesse è per il prossimo Natale, uno all’anno è sufficiente.

Coniglietto in gabbia
Il Coniglietto Grumo si era un po’ ripreso negli ultimi mesi, poi ha letto Bryan di Boscoquieto: è ripiombato nella depressione. È molto triste, e dice che gli sembra di stare tutto il tempo chiuso in gabbia


Approfondimenti:

bandiera IT Bryan di Boscoquieto su iBS.it
bandiera IT Bryan di Boscoquieto presso il sito dell’editore
bandiera IT Il video di una presentazione
bandiera IT Il sito di Federico Ghirardi
bandiera IT Un’intervista a Federico Ghirardi

bandiera IT Il sito dell’Associazione Italiana Editori
bandiera IT Il Signore dei Tranelli su iBS.it
bandiera IT Aerosol su iBS.it
bandiera IT Richard Kelly su Wikipedia

 

Giudizio:

Certe situazioni sono così sceme da sfiorare il divertimento. +1 -1 Certe altre invece sono così sceme da dar fastidio.
Lo stile non è sempre da buttar via… +1 -1 …ma da buttar via in un sacco di occasioni.
Ambiguità morale. +1 -1 Più che un fantasy è una fyccina degenere.
-1 Personaggi piatti, animati solo dalla prospettiva della gnocca.
-1 Elementi fantastici banali e inverosimili.
-1 Strafalcioni in ogni ambito.
-1 Trama sconclusionata.
-1 Noioso per lunghi tratti.
-1 Ironia assente o quasi, e quando c’è non fa ridere.
-1 Dieci euro buttati e non è neppure un romanzo autoconclusivo.
-1 10.000 copie di ‘sta roba intasano le librerie.

Otto Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti3

Scritto da GamberolinkCommenti (210)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Romanzo :: Bloodsucking Fiends

Copertina di Bloodsucking Fiends Titolo originale: Bloodsucking Fiends: A Love Story
Autore: Christopher Moore

Anno: 1995
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Simon & Schuster

Genere: Urban Fantasy, Vampiri, Romantico
Pagine: 304

Un anno fa recensivo Twilight. Da quel giorno le fan della Meyer hanno sentito il bisogno di ricordarmi in continuazione quanto io sarei stupida, invidiosa, acida, kattiva e quant’altro. Ogni tanto tra gli insulti compaiono affermazioni del tipo: “perché, sentiamo, a te cosa piace??? Tre Metri Sopra il Cielo??? Harry Potter???” No, non mi piacciono granché né Moccia né la Rowling, invece mi piace, tra gli altri, Christopher Moore.

Bloodsucking Fiends è la storia d’amore tra un ragazzo e una vampira. È un romanzo del 1995, perciò scritto in tempi “non sospetti”, quando i vampiri innamorati non erano ancora così di moda (la serie televisiva di Buffy comincerà solo due anni dopo e dovranno passare dieci anni prima che la Meyer inizi a scrivere boiate soprannaturali). Nondimeno è un romanzo che sembra scritto oggi, e non solo per l’argomento centrale:

[Tommy, il protagonista, è in arresto accusato di omicidio, il suo compagno di cella è un tipo davvero poco raccomandabile...]
Tommy guessed the temperature in the cell to be about sixty-five, but even so, his cellmate, the six-foot-five, two-hundred-fifty-pound, unshaven, unbathed, one-eyed psychopath with the Disney-character tattoos, was dripping with sweat.
[...]
“So,” Tommy said, venturing an inch out of the corner, “what are you in for?” Thinking baby-stomping, thinking cannibalism, thinking fast-food massacre.
One-Eye hung his head. “Copyright infringement.”
“You’re kidding?”
One-Eye frowned. Tommy slid back into his corner, adding, “Really? That’s bad.”

* * *

Una sera Jody sta tornando a casa dall’ufficio, quando è aggredita. Si sveglia due giorni dopo, al tramonto. È sotto un cassonetto dell’immondizia, una mano è bruciata e qualcuno le ha lasciato quasi centomila dollari. Jody non impiega molto a scoprire che non è più quella di prima: è diventata un vampiro! Essere un vampiro a San Francisco non è facile, specie quando sei costretta a dormire tutto il giorno e gli uffici la sera chiudono. Così decide di reclutare qualcuno che l’aiuti con le questioni pratiche, mentre lei si dedicherà a cercare il vampiro che l’ha morsa e le ha lasciato i soldi.
L’aiutante prescelto si rivelerà essere C. Thomas Flood un giovane e ingenuo aspirante scrittore, arrivato da poco in città per morire di fame, seguendo il consiglio di un collega del padre:

“You got to go to a city and starve. I don’t know a Kafka from a nuance, but I know that if you’re going to be a writer, you got to starve. You won’t be any damn good if you don’t starve.”

Tra Jody e Tommy sarà amore a prima vista. Circa.

Vampiro
I vampiri sono persone serie! Quasi…

I vampiri di Moore sono vampiri “tradizionali” (bruciano al Sole, dormono di giorno, hanno forza e riflessi superiori a quelli umani, non possono nutrirsi altro che di sangue, ecc.) ma privi di quella crosta gotica-tenebrosa-bello-e-dannato che così spesso è appiccicata ai succhiasangue contemporanei.
La dannazione per i vampiri di Moore è la noia, la solitudine, l’impossibilità di condividere con qualcuno la propria condizione… oltre che trovare una lavanderia aperta in piena notte per togliere le macchie di sangue dai vestiti.
Moore è molto bravo nel mischiare “sacro e profano”. È divertente e ironico nel mostrare i paradossi della vita quotidiana del vampiro ma al contempo riesce a rendere emozionanti le situazioni drammatiche. Spesso si ride o si ghigna sotto i baffi, ma ugualmente i personaggi soffrono, si ammalano, e muoiono sul serio.

L’ambientazione è particolare. Pur essendo a prima vista San Francisco ai nostri giorni, Moore insinua una serie di dettagli bizzarri o grotteschi che fanno sospettare che la realtà del romanzo non sia la realtà che conosciamo. È interessante notare che non sono gli elementi fantastici i particolari fuori luogo, infatti della straordinarietà di questi elementi si accorgono anche i personaggi, bensì altre trovate, più subdole. Per esempio uno dei personaggi è un misterioso senzatetto, autoproclamatosi “Imperatore di San Francisco e Protettore del Messico”: gli altri personaggi lo trattano – senza ironia – come se fosse davvero un Imperatore…

Se l’ambientazione è particolare, i personaggi lo sono anche di più. Moore parte da due cliché: Tommy come già detto l’aspirante scrittore morto di fame; Jody la ragazza con una lavoro mediocre, un fidanzato mediocre, una vita mediocre, carina ma non bella, intelligente ma non troppo, insomma la ragazza qualunque. Da qui però i protagonisti crescono, si evolvono e svelano tratti del loro carattere affascinanti o meschini. Certo non suscitano empatia come possono farlo Edward e Bella (specie se hai tredici anni e un quoziente intellettivo a singola cifra), però sono due protagonisti interessanti.
Altrettanto interessanti sono gli altri personaggi e le comparse: il già citato Imperatore, una coppia di strani scultori, il vampiro che ha aggredito Jody e gli Animali. Gli Animali sono un gruppo d’impiegati del turno di notte di un supermercato che usano il negozio come loro parco giochi. Gli Animali avranno un ruolo importante nel finale del romanzo quando s’improvviseranno cacciatori di vampiri, un po’ come Sam Oliver e i suoi colleghi nel telefilm Reaper (e non escludo che certe situazioni di Reaper siano state direttamente ispirate dal romanzo di Moore).

Il cast di Reaper
Il cast di Reaper

Lo stile di Moore è diretto, preciso, senza fronzoli, spesso ironico. Se devo trovare un difetto è il suo intromettersi come Narratore qualche volta a sproposito. Ogni tanto Moore sente l’esigenza di divagare narrando aneddoti della vita dei personaggi o aggiungendo particolari “divertenti”. Non sempre funziona.
Credo però che se ne sia reso conto da solo: il suo primo romanzo, Practical Demonkeeping (1992), è infarcito di questi sbrodolamenti, che spesso durano pagine. In questo Bloodsucking Fiends (1995) Moore sgarra al massimo di qualche paragrafo, nel suo miglior romanzo, Lamb (2002), di divagazioni non ve ne sono o quasi.

In conclusione un ottimo romanzo. Una bella storia d’amore condita con pericolo, avventura, e le difficoltà nel trovare un frigorifero abbastanza grande per conservare un barbone dissanguato…

* * *

L’incipit del romanzo:

Sundown painted purple across the great Pyramid while the Emperor enjoyed a steaming whiz against a dumpster in the alley below. A low fog worked its way up from the bay, snaked around columns and over concrete lions to wash against the towers where the West’s money was moved. The financial district: an hour ago it ran with rivers of men in gray wool and women in heels; now the streets, built on sunken ships and gold-rush garbage, were deserted — quiet except for a foghorn that lowed across the bay like a lonesome cow.

The Emperor shook his scepter to clear the last few drops, shivered, then zipped up and turned to the royal hounds who waited at his heels. “The foghorn sounds especially sad this evening, don’t you think?”

The smaller of the dogs, a Boston terrier, dipped his head and licked his chops.

“Bummer, you are so simple. My city is decaying before your eyes. The air is thick with poison, the children are shooting each other in the street, and now this plague, this horrible plague is killing my people by the thousands, and all you think about is food.”

The Emperor nodded to the larger dog, a golden retriever.

“Lazarus knows the weight of our responsibility. Does one have to die to find dignity? I wonder.”

Lazarus lowered his ears and growled. “Have I offended you, my friend?”

Bummer began growling and backing away from the dumpster. The Emperor turned to see the lid of the dumpster being slowly lifted by a pale hand. Bummer barked a warning. A figure stood up in the dumpster, his hair dark and wild and speckled with trash, skin white as bone. He vaulted out of the dumpster and hissed at the little dog, showing long white fangs. Bummer yelped and cowered behind the Emperor’s leg.

“That will be quite enough of that,” the Emperor commanded, puffing himself up and tucking his thumbs under the lapels of his worn overcoat.

The vampire brushed a bit of rotted lettuce from his black shirt and grinned. “I’ll let you live,” he said, his voice like a file on ancient rusted metal. “That’s your punishment.”

The Emperor’s eyes went wide with terror, but he held his ground. The vampire laughed, then turned and walked away.

The Emperor felt a chill run up his neck as the vampire disappeared into the fog. He hung his head and thought, Not this. My city is dying of poison and plague and now this — this creature — stalks the streets. The responsibility is suffocating. Emperor or not, I am only a man. I am weak as water: an entire empire to save and right now I would sell my soul for a bucket of the Colonel’s crispy-fried chicken. Ah, but I must be strong for the troops. It could be worse, I suppose. I could be the Emperor of Oakland.

“Chins up, boys,” the Emperor said to his hounds. “If we are to battle this monster, we will need our strength. There is a bakery in North Beach that will presently be dumping the day-old. Let’s be off.” He shuffled away thinking, Nero fiddled while his empire went to ashes; I shall eat leathery pastries.

As the Emperor trudged up California Street, trying to balance the impotence of power with the promise of a powdered-sugar doughnut, Jody was leaving the Pyramid.

Leggere Moore

Tutti i romanzi di Christopher Moore, Bloodsucking Fiends compreso, si trovano su emule in lingua originale (basta cercare i titoli). Per chi ha problemi con l’inglese la faccenda non è altrettanto rosea: che io sappia solo cinque romanzi di Moore sono stati tradotti. Tre di questi si trovano su emule. In particolare:

Icona di un libro Practical Demonkeeping titolo italiano La Commedia degli Orrori. Su emule:
Icona di un mulo eBook.ITA.527.Christopher.Moore.La.Commedia.Degli.Orrori.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1.491.382 bytes)

Copertina de La Commedia degli Orrori
Copertina de La Commedia degli Orrori

Icona di un libro Coyote Blue titolo italiano Il Ritorno del Dio Coyote. Su emule:
Icona di un mulo eBook.ITA.534.Christopher.Moore.Il.Ritorno.Del.Dio.Coyote.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1.792.925 bytes)

Icona di un libro The Stupidest Angel: A Heartwarming Tale of Christmas Terror titolo italiano Tutta Colpa dell’Angelo. Un’Allegra Favola di Natale. Su emule:
Icona di un mulo Bluebook.0139.ITA.Moore.Christopher.Tutta.colpa.
dell’angelo.rar
(1.038.126 bytes)

Inoltre in libreria si può anche trovare A Dirty Job con il titolo Un Lavoro Sporco e, uscito da poco, Lamb: The Gospel According to Biff, Christ’s Childhood Pal con il titolo Il Vangelo secondo Biff. Amico di Infanzia di Gesù.

Copertina di Il Vangelo secondo Biff
Copertina di Il Vangelo secondo Biff

Scaricare La Commedia degli Orrori può essere un buon punto di partenza per conoscere Moore senza spendere. Come già accennato non è dal punto di vista della tecnica narrativa il suo miglior romanzo, ugualmente è una lettura divertente e da cui si può già capire se stile e temi di Moore siano di proprio gradimento.
Altrimenti si può puntare direttamente su quello che secondo me è il miglior Moore, ovvero Il Vangelo Secondo Biff. È una storia alternativa della vita di Gesù, nella quale il Messia – accompagnato dal suo miglior amico, Biff – incontrerà l’ultimo Yeti, affronterà gli adoratori della Dea Kalì, imparerà da un santone indiano a moltiplicare pani e pesci e dovrà vedersela con il Demone che centinaia di anni dopo sarà il protagonista di Practical Demonkeeping. Suona strano – è un romanzo strano, ma anche serio e commuovente, mi è piaciuto moltissimo.
Dato il periodo si può dare un’occhiata pure a Tutta Colpa dell’Angelo. È una tipica storiella natalizia (gli zombie che assediano la chiesa di una piccola cittadina la notte della vigilia) divertente ma senza troppe pretese, scritta con poco entusiasmo e uno stile approssimativo.


Approfondimenti:

bandiera EN Bloodsucking Fiends su Amazon.com
bandiera EN Christopher Moore su Wikipedia
bandiera EN Il sito ufficiale di Christopher Moore
bandiera IT Il Vangelo secondo Biff al sito dell’editore

bandiera EN Reaper su IMDb

 

Giudizio:

Una bella storia d’amore e vampiri… +1 -1 …ovvero una storia non proprio originale.
Buon stile, ironico e divertente. +1 -1 Ogni tanto qualche sbrodolamento di troppo.
Personaggi bizzarri e interessanti. +1
Ottima ambientazione. +1

Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (19)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Anonima Stregoni

Avevo già sentito parlare di questo romanzo breve di Robert A. Heinlein, ma mi ero sempre scordata di cercarlo. L’ho fatto oggi, avendo visto che è apparsa la traduzione italiana su emule.

Icona di un mulo eBook.ITA.3433.Robert.A.Heinlein.Anonima.Stregoni.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1.646.754 bytes)

Copertina di Magic, Inc.
Copertina del volume inglese che contiene i romanzi brevi Waldo e Magic, Inc. (Anonima Stregoni)

È un romanzo divertente, stilisticamente non è ancora il miglior Heinlein, ma è lo stesso una lettura più che piacevole.
Il romanzo è ambientato nei moderni Stati Uniti dove però la magia è diventata di uso comune, così come nessuno si stupisce che il governo proponga delle leggi per assicurarsi l’aiuto degli gnomi nella ricerca di giacimenti petroliferi. Non mancano elementali, demoni, streghe e quant’altro.
Il bello è che questo romanzo di urban fantasy assolutamente attuale è stato scritto nel 1940. Gente come Martin Millar avrebbe due o tre cose da imparare, così come tutti gli squinternati che credono che il fantasy sia iniziato con Tolkien…

* * *

Nota: dopo aver letto circa una metà della versione italiana mi sono accorta che qualcosa non quadrava troppo. Allora ho scaricato la versione inglese (il titolo originale è Magic, Inc. su emule ce ne sono svariate versioni, basta cercare) e ho potuto constatare che alcuni problemi sono a carico di un Heinlein ancora poco esperto, ma altri sono da attribuire a una traduzione che in diversi casi è… uhm… “creativa”…

Scritto da GamberolinkCommenti (3)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Romanzo :: Pan

Copertina di Pan Titolo originale: Pan
Autore: Francesco Dimitri

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Marsilio

Genere: Urban Fantasy
Pagine: 461

Misteriosi e bizzarri fenomeni accadono a Roma, ai giorni nostri. Annunciano che il Dio Pan sta per tornare e per concludere la secolare lotta contro un altro Dio che ha deciso di stabilirsi in città: Greyface. Presa in mezzo nella rissa tra i due Dei, la famiglia Cavaterra. Alla fine saranno proprio i Cavaterra a dirimere la questione tra le divinità.

Pan è un romanzo urban fantasy, che ricorda opere come American Gods di Gaiman, oppure Our Lady of Darkness (titolo italiano: Nostra Signora delle Tenebre) di Leiber o ancora The Cosmic Puppets (La Città Sostituita) di Philip K. Dick. Ma anche se certi riferimenti sono abbastanza chiari – gli spiriti che abitano Roma e in generale la rappresentazione della città come “viva” devono molto a Megapolisomancy: A New Science of Cities del De Castries – Dimitri non ha “scopiazzato” nessuno. Il romanzo ha molte fonti d’ispirazione ma mantiene una sua precisa personalità e originalità. Fra l’altro lo stile di scrittura è più brillante di quello di Leiber e la trama scorre meglio che nel romanzo di Gaiman.

Letture Consigliate

Le quattro opere citate sono tutte e quattro abbastanza famose, e letture consigliate. Esclusa l’ultima, si trovano facilmente su emule:

Icona di un gamberetto American Gods di Neil Gaiman

Shadow si è fatto tre anni dentro. Sta per uscire ma proprio il giorno prima di tornare in libertà lo informano che sua moglie e il suo migliore amico sono morti in un misterioso incidente. Sull’aereo che lo riporta a casa, Shadow fa conoscenza con un enigmatico Mister Wednesday che gli offre di lavorare per lui. Shadow finisce per accettare: un lavoro gli risolve il problema di cosa fare della sua vita, anche se gli arriva da un vecchio bevitore di Jack Daniel’s dall’aria poco raccomandabile. Il contratto con il losco Mr Wednesday viene annaffiato da una bevuta di idromele, ma Shadow ci metterà ancora qualche tempo per capire chi siano in realtà il suo boss, i suoi compagni in affari, i suoi concorrenti, e ancora più tempo per capire in che gioco sia finito. Il vecchio baro corpulento, l’improbabile seduttore di ragazzine, il gran mangiatore e bevitore, l’uomo dall’eloquio torrenziale e dalla risata tonitruante è Odino, Votan, Grimnir, il Padre di ogni cosa, la somma divinità del pantheon nordico, arrivato in America secoli e secoli fa con una nave di vichinghi.

Icona di un mulo eBook.ITA.200.Neil.Gaiman.American.Gods.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2.795.219 bytes)

Copertina di American Gods
Copertina di American Gods

Icona di un gamberetto Nostra Signora delle Tenebre di Fritz Leiber

Nostra Signora delle Tenebre è una agghiacciante fantasy urbana, ambientata nella metropoli di San Francisco. Ma anche la modernissima San Francisco, con le sue colline, la sua baia assolata e i suoi grattacieli altissimi e rilucenti, può diventare il regno del terrore quando strane ombre cominciano ad aggirarsi furtive tra i caseggiati. Per Franz Westen, vedovo, scrittore di racconti del soprannaturale per la televisione, l’incubo comincia all’improvviso, quando, una notte, si affaccia alla finestra del suo appartamento per scrutare con il binocolo le luci della città ed è testimone di una scena inquietante: là, sulla cima di Corona Heights, la solitaria ed erta collinetta che si leva proprio nel cuore di San Francisco, c’è una strana figura dal colorito brunastro che si agita e si muove in maniera sinistra, come se fosse impegnata in qualche misterioso rituale o danza magica. Ha così inizio una terribile persecuzione, cui Franz tenterà invano di sottrarsi e che forse è collegata in qualche modo con un vecchio volume affascinante e sibillino, pieno di misteriose citazioni e di strani discorsi sulle moderne città e sulle arcane entità che le infestano.

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Copertina di Nostra Signora delle Tenebre
Copertina di Nostra Signora delle Tenebre

Icona di un gamberetto La Città Sostituita di Philip K. Dick

Millgate, la piccola città della Virginia, dove Ted Barton è nato trent’anni prima, sembra, a guardarla, immutata: è sempre al centro della conca chiusa tra le montagne, col suo campanile, i suoi alberi, il suo torrente. Ma una volta entrato nella cittadina, Ted Barton si accorge che qualcosa non è come dovrebbe essere: il parco col vecchio cannone della guerra civile è scomparso, al posto della valigeria di Doyle c’è ora una drogheria, e Central Street non esiste più, è cambiata, e si chiama Jefferson Street. Nel tentativo di scoprire che cos’è successo alla “vera” Millgate, Barton, e il vecchio Christopher che lo aiuta nelle sue indagini, si troveranno coinvolti nella battaglia delle titaniche forze cosmiche che dividono Millgate, e l’universo, nei due regni della luce e delle tenebre.

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Copertina de La Città Sostituita
Copertina de La Città Sostituita

Icona di un gamberetto Megapolisomancy: A New Science of Cities di Thibaut De Castries

Purtroppo questo interessante saggio non è mai stato tradotto in italiano, né è disponibile in rete.
Il De Castries (personaggio bislacco che ha vissuto mille avventure, da ragazzo è stato persino agli ordini di Giuseppe Garibaldi) sostiene la tesi che quando le città crescono troppo, quando certi tipi di materiali si accumulano in maniera indiscriminata, provocano il nascere o il sopraggiungere dall’esterno di particolari spiriti, detti paramentali. I paramentali sono spiriti ostili e molto pericolosi per l’uomo, tanto che il De Castries non ha scrupoli nel paragonare le moderne megalopoli ai complessi tombali egizi. Gli uomini in pratica vivono già nella loro tomba.
Nondimeno, è possibile riuscire a manipolare questi spiriti delle città, questi paramentali, in modo non solo da prevedere il futuro, ma da alterarlo. Non è infine esclusa la possibilità che gli uomini stessi possano tramutarsi in paramentali, acquisendo così l’immortalità.

Copertina di Megapolisomancy: A New Science of Cities
Copertina di Megapolisomancy: A New Science of Cities

Ambientazione

Come detto, la storia è ambientata a Roma, ai giorni nostri. Tuttavia questo è solo un Aspetto della realtà. Dimitri immagina che la realtà abbia tre Aspetti distinti: la Carne, l’Incanto e il Sogno. La Carne è il mondo fisico, al quale ognuno è abituato; l’Incanto è una sorta di mondo dell’immaginario, dove sono allentate le restrizioni imposte dalla Carne, e dove non c’è alcuna inibizione; infine il Sogno è un mondo surreale dove Carne e immaginazione coincidono. I tre Aspetti sono distinti, tanto che è possibile passare da uno all’altro, ma ugualmente coesistono sempre nello stesso momento. Uno stesso luogo o istante esiste contemporaneamente sia nella Carne, sia nell’Incanto, sia nel Sogno.
Questa è però solo un’approssimazione di quanto illustrato nel romanzo, perché Dimitri non spiega mai in maniera esaustiva come stiano le cose. Nonostante ciò, direi che funziona. Al lettore è trasmessa in maniera chiara la sensazione che la realtà ideata da Dimitri non sia campata per aria, né tantomeno asservita alla trama di un qualche romanzo, bensì sia una realtà che obbedisce a precise regole, anche se non si è in grado di afferrarle tutte. D’altra parte è lo stesso con la “nostra” di realtà: “I think I can safely say that nobody understands quantum mechanics.” [Penso di poter affermare in maniera sicura che nessuno capisce la meccanica quantistica] parola del celebre fisico Richard Feynman.

La Roma nell’Aspetto dell’Incanto è l’Isolachenonc’è, la stessa del Peter Pan di J.M. Barrie. Per non rovinare la sorpresa non starò a spiegare il perché di questa bizzarria, basti dire che anche qui Barrie non è scopiazzato, è solo fonte d’ispirazione.

Peter Pan nel film del 1924
L’attrice Betty Bronson interpretò Peter Pan in una trasposizione cinematografica del 1924

Nel complesso è un’ottima ambientazione. L’idea di presentare un mondo diverso a seconda di quale Aspetto si prenda in considerazione, mantenendo però la realtà unica, è resa molto bene. Siamo a Roma ma anche in un mondo di spiriti, fate, Dei, sirene e bambini volanti. La quotidianità si fonde con il fantastico formando un tessuto continuo, senza strappi. O quasi. Ci sono dei momenti, per altro molto divertenti, dove accenni fin troppo precisi alla nostra realtà rompono un po’ l’incantesimo:

Uno dei due, quello che si faceva chiamare Maximilian, il mese precedente aveva legato un lucchetto come pegno d’amore attorno a un lampione su Milvio, un altro Ponte. L’usanza si era diffusa da qualche anno. Gli spiriti della città la odiavano, perché era un rito senza Incanto, un gesto meccanico, privo di bellezza.

Qui è difficile non sorridere pensando a Moccia e ai suoi lucchetti dementi, d’altra parte pensare a Moccia vuol dire affossare l’Incanto all’istante…

Un gruppo di conservatori ha organizzato un rogo di libri, tra cui un abominevole manuale che parla di come diventare cattivi, un paio di versioni del Necronomicon in vendita da Feltrinelli, Magick di Aleister Crowley, l’ultimo Harry Potter, alcuni testi wiccan e roba a caso di Stephen King.

L’abominevole manuale è Il manuale del cattivo. Cattivi si nasce. Bastardi si diventa scritto dallo stesso Dimitri (Castelvecchi, 2006). Anche qui si sorride, ma si esce un po’ dalla storia. Di questi momenti ce ne sono diversi, tutti spiritosi, ma forse un po’ sopra le righe.

Copertina de Il Manuale del Cattivo
Copertina de Il Manuale del Cattivo

Personaggi

Le due divinità Pan (Peter Pan) da una parte e Greyface (Capitan Uncino) dall’altra, sono tutto sommato personaggi secondari. I veri protagonisti sono i fratelli Cavaterra e i loro amici. Sono tutti caratterizzati molto bene, in particolare Angela Cavaterra, aspirante illusionista col nome di Meravigliosa Wendy, e il fauno Temidoro. La Meravigliosa Wendy e Temidoro mi sono piaciuti tantissimo, al punto di avere la tentazione di saltare avanti per leggere prima le pagine a loro dedicate.
Anche gli altri però non sono da meno, forse l’unico un po’ piatto è Giovanni Cavaterra: svolge il suo onesto lavoro nell’ambito della storia, ma non entusiasma. Invece da incorniciare la vicenda di Michele e Greta…
mostra uno spoiler su Michele e Greta ▼


Non ci sono Buoni e Cattivi nel senso tradizionale del termine. Entrambi gli schieramenti si comportano in maniera sostanzialmente amorale, e anzi è Greyface quello che più di tutti s’impone di rispettare certi “principi”. Personalmente non ho avuto problemi con questo tipo d’impostazione, ma potrebbe non piacere a chi preferisce la visione manichea presente in così tanti fantasy, con i Buoni senza macchia e senza paura e i Cattivi malvagi per contratto.

Stile

Lo stile è diretto e chiaro, con un buon grado di “trasparenza”. In particolare Dimitri è molto bravo con i dialoghi, assolutamente brillanti. Anche quando i personaggi chiacchierano forse più del dovuto, le pagine scorrono via che è una bellezza. Ne sono esempio le pagine dell’incontro fra Temidoro e… un altro personaggio che non nomino. Sono pagine piene di dialogo fitto e oggettivamente anche inforigurgitoso, tuttavia non solo tali pagine non paiono forzate, ma anzi sono un vero piacere da leggere. Notevole.
Ho riscontrato nell’intero romanzo un solo dialogo un po’ innaturale, quando all’inizio Giovanni spiega alcune questioni riguardanti Peter Pan alla fidanzata Luisa.

«Già. DuQuette sostiene che l’Isola sia una specie di archetipo alla Jung, ma per qualche motivo fa presa solo sui bambini.» Giovanni fa una pausa. «Posso pensare un po’ ad alta voce?» chiede poi. «Mi schiarisce le idee.»
Luisa gli fa una linguaccia. «Sai che odio starti a sentire.» Si siede sul divano accanto a lui e gli posa la testa sulle ginocchia.
«Allora. [...]

Come ovvio il voler pensare ad alta voce di Giovanni e la volontà di starlo a sentire di Luisa sono lì solo perché il lettore possa essere ragguagliato su vari concetti che saranno poi ripresi nella storia. Qui l’autore poteva far di meglio per mascherare l’inforigurgito. Ma vorrei sottolineare, questo non è un esempio, non è un errore preso a rappresentarne altri, questo è l’unico dialogo un po’ forzato nell’intero romanzo. Potrei viceversa riportare una marea di dialoghi fantastici, non lo faccio perché sarebbe come mangiarsi le guarnizioni sulla torta prima ancora che inizi la cena!

La storia è narrata in terza persona e normalmente ogni capitolo/scena adotta il punto di vista di uno dei personaggi. Ogni tanto fa capolino il Narratore, specie nella prima parte del romanzo. Gli interventi sono lievi, tipo “[il tal personaggio] Dubita che avrà mai più paura di qualcosa. Sbaglia, ma non è questo il momento in cui lo capirà.” oppure “E qui noi li lasciamo da soli, padre e figlio, perché questo momento è il loro, e non è giusto che ci sia qualcuno che ascolta e spia.” o anche “Angela non dice niente, come niente dicono Giovanni e Michele. Ciascuno chiuso nel proprio mondo, ciascuno prigioniero di se stesso. Avranno tempo per pentirsene.” e così via. Niente di che, ma io avrei evitato.

Non è un romanzo per bambini. C’è una notevole quantità di sesso e violenza, anche se tutto sommato niente di davvero perverso. In più spesso una buona dose d’ironia addolcisce certe situazioni:

La verità è nei bambini. Letteralmente.
Augusto Dal Mare ne ha già aperti due, ma ha bisogno del terzo per ottenere le risposte che cerca. Mette in fila i corpi per leggerne le interiora, benedicendo la sapienza degli antichi aruspici. La carne pallida è una pergamena, i tracciati al suo interno, parole. oggi parlano di guerra e vendetta. Era inevitabile, da anni previsto.
Un tempo nuovo sta giungendo, la tempesta chiede di lui.

Non solo i bambini sono sbudellati, ma in altre occasioni saranno i dolci angioletti a sbudellare a loro volta. Senza contare che Campanellino (Tinkerbell) invece di una graziosa fatina in stile Disney è una sorta di ermafrodito.

Campanellino
Campanellino. Come si può essere tanto depravati da sporcare una così soave e innocente immagine con fantasie degne del più lurido bordello?

Se il famigerato Moige (MOvimento Italiano GEnitori) – una delle cause per cui la televisione in Italia fa così schifo – si accorgesse di questo romanzo, sono sicura che ne chiederebbe la vendita solo se incellofanato e dietro presentazione di un documento da parte dell’acquirente.
Come dice il “Cattivo” nel romanzo:

Ed è il momento che la letteratura si liberi delle brutture accumulate negli anni! Perché mai i nostri figli dovrebbero rovinarsi il cervello con storie violente e piene di fantasia perversa, quando siamo patria di tanti scrittori impegnati? I libri continueranno a essere venduti liberamente, però partiranno campagne stampa che informeranno i giovani su cosa sia bene comprare e cosa no. I libri migliori saranno distribuiti nelle scuole. La pubblicità dei peggiori, tutte le brutture horror per esempio, sarà proibita sui giornali, in televisione e nelle affissioni murarie. Piena libertà di vendita, non certo di imposizione! Questa sì, sarà una boccata d’aria fresca.

Sono d’accordo! Dovrebbe essere illegale pubblicizzare certi romanzacci con protagoniste ragazzine dai capelli blu che ammazzano a destra e a manca. Pensiamo ai bambini!

La storia

Per non rovinare la lettura non starò ad approfondire la trama. È una vicenda interessante, non complicatissima, ma con il suo buon numero di svolte e sorprese. Il ritmo è sempre alto e non ci si annoia mai. Le scene d’azione sono appassionanti a sufficienza e verosimili, e come già ricordato i dialoghi sono splendidi. È uno di quei romanzi che si leggono d’un fiato.

Quello che non mi è piaciuto

Ho trovato il finale affrettato e deboluccio. Lo sviluppo del romanzo porta a presagire un qualche sorta di colpo di scena che però non avviene. La storia si conclude in maniera “standard” e anzi con un discreto grado di banalità.
mostra il finale ▼

Un altro punto poco chiaro riguarda l’uso delle armi da fuoco. Pan, Greyface e i loro adepti si affrontano solo con armi bianche. Questo porta a scontri molto viscerali e sanguinolenti, come forse non sarebbe possibile con pistole e fucili, però la spiegazione fornita dall’autore per mettere al bando la polvere da sparo mi è parsa pretestuosa. L’impressione che ho avuto è che l’autore prima abbia scritto certe scene e poi si sia preoccupato di trovare una “regola” per giustificarle, invece di partire dalla regola e agire di conseguenza. Insomma la logica della storia è stata un po’ sacrificata all’impatto artistico.

Una questione simile riguarda i poteri dei due Dei. L’autore specifica che Pan (perciò credo anche Greyface): “Non è solo una tipica “creatura-molto-potente-considerata-un-dio” da fantasy. È proprio un dio.” Ma questa definizione può andar bene per il Dio Pazzo Azathoth o il Grande Cthulhu, non è molto calzante rispetto ai due personaggi del romanzo, senza troppi giri di parole, due fessi. Senza contare che…
mostra piccolo spoiler su Greyface ▼

Se Pan e Greyface fossero davvero Dei nel senso più profondo del termine, molto di quanto raccontato avrebbe poco senso.

Statuina di Cthulhu
Una divinità seria

Per inciso, è curioso notare come il “programma” di Pan, con l’esaltazione della lussuria, dell’istinto, dell’agire al di là della morale, della libertà sfrenata non sia lontano da quello che ci aspetta quando Cthulhu tornerà dalla città sommersa di R’lyeh:

[...] dopodiché i cripto-sacerdoti avrebbero sottratto il grande Cthulhu alla tomba ed Egli avrebbe risvegliato i Suoi sudditi e ripreso il dominio della terra. Sarebbe stato facile riconoscere quel tempo, poiché per allora l’umanità si sarebbe comportata come i Grandi Antichi: libera e senza freni, al di là del bene e del male, con leggi e morale gettate da parte, avrebbe passato il suo tempo a bestemmiare, uccidere e ad abbandonarsi al piacere. I Grandi Antichi, liberati, avrebbero insegnato all’uomo nuove bestemmie, nuovi modi di uccidere e di provare piacere, e tutta la terra sarebbe bruciata in un olocausto di estasi e di licenza.

H.P. Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu, 1926

Non è un caso infatti che l’etimologia della parola panico venga proprio dal nome del Dio Pan. Il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, descrive Pan come “divinità boschereccia dalle corna e dai piedi di capro, che col suono della sua zampogna incuteva improvviso e pazzo spavento.” Improvviso e pazzo spavento, direi la stessa reazione che ci si aspetterebbe di fronte a un Grande Antico!

In conclusione

Spesso, volendo dare un giudizio sintetico, mi vedo costretta a usare espressioni poco lusinghiere, tipo che il romanzo in questione “fa schifo”. Stavolta, volendo riassumere la recensione in due parole, sarebbero: “bel romanzo”. Pan è un bel romanzo, divertente – in effetti una delle letture più piacevoli degli ultimi mesi – con una discreta dose di originalità, scritto in maniera ottima, ricco di personaggi azzeccati e dialoghi spassosi. Sarebbe potuto essere ancora più bello, ma già così mi sento di consigliarlo a tutti, anche a chi non è appassionato di fantasy. È un bel romanzo in assoluto, al di là del genere o del confronto con altre opere italiane e straniere.

EDIT: il romanzo è apparso su emule, per chi fosse interessato a leggerlo senza spendere. Vedere relativa segnalazione.

 

C’è un bambino ch’è piccino
Come uva nella vigna
C’è un bambino ch’è carino
Come un teschio che sogghigna.

Sulle gote ha un bel rossore
Sopra gli occhi stelle more
Ha manine da baciare
Con artigli per squarciare.

Tutto pieno di stupore
Va pel mondo, questo amore
Cerca altri come lui
Per condurli in luoghi bui…

Su nel cielo può volare
E anche te può trasportare
Su nel ciel, sempre più su
Per poi farti cader giù

E tu piombi sul selciato
E capisci che ora muori
Ed il sangue che hai versato
Traccia in terra ghirigori

E poi il diavolo ti piglia
Con le ossa tutte rotte
Nelle nebbie della notte
Peter Pan è Meraviglia!

Nelle nebbie della notte…

…Peter Pan è Meraviglia!

 

Approfondimenti:

bandiera IT Pan su iBS.it
bandiera IT Pan presso il sito dell’editore
bandiera IT Un brano da Pan
bandiera IT Il sito di Francesco Dimitri
bandiera IT Un’intervista a Francesco Dimitri
bandiera IT Un’altra intervista all’autore
bandiera IT Il Manuale del Cattivo su iBS.it

bandiera IT Pan (il Dio) su Wikipedia
bandiera EN Il testo completo di Peter and Wendy su Wikisource
bandiera EN Il testo di Peter Pan in Kensington Gardens presso il Progetto Gutenberg

bandiera IT American Gods su iBS.it
bandiera IT Neil Gaiman su Wikipedia
bandiera IT Un’ultima copia di Nostra Signora delle Tenebre presso il Delos Store
bandiera IT Fritz Leiber su Wikipedia
bandiera IT La Città Sostituita presso il Delos Store (a un prezzo assurdo)
bandiera IT Philip K. Dick su Wikipedia
bandiera EN Megapolisomancy presso il sito della Invocations Press

bandiera EN The Call of Cthulhu disponibile online presso feedbooks.com

 

Giudizio:

Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti

Ottima ambientazione. +1 -1 Non sempre la logica della storia è ferrea.
A tratti originale. +1 -1 Il finale poteva essere più incisivo.
Buon stile e dialoghi brillanti. +1
Divertente come pochi. +1
Alcuni personaggi riuscitissimi. +1

Scritto da GamberolinkCommenti (63)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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