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The Warrior’s Way

Negli ultimi giorni la discussione sul blog è diventata fin troppo seria, e si è perso di vista qual è il vero scopo della vita: guardare film con i cowboy contro i ninja!!!! Rimedio subito segnalando questo The Warrior’s Way, uscito da poco in DVD/Blu-ray e disponibile in Rete via P2P.

Locandina di The Warrior’s Way
Locandina di The Warrior’s Way

The Warrior’s Way (2010)
The.Warriors.Way.2010.BDRip.XviD-7o9
(~700MB, XviD 624×256, audio stereo MP3)
The.Warriors.Way.2010.720p.BluRay.X264-AMIABLE
(~4,37GB, x264 1280×536, audio DTS 5.1)
The.Warriors.Way.2010.1080p.BluRay.X264-AMIABLE
(~7,65GB, x264 1920×800, audio DTS 5.1)
(inglese con sottotitoli in inglese)

Trailer di The Warrior’s Way

La trama è quanto di più scontato si possa immaginare: Yang, il più temibile assassino tra i Flauti Tristi(sic), è incaricato di sterminare un clan rivale; però non ha il coraggio di uccidere la principessa dei nemici perché la piccina è una neonata. Fugge con lei in America, inseguito dagli altri Flauti Tristi, imbizzarriti dal tradimento. In America si rifugia in una cittadina del West abitata dal cast di un circo itinerante. Ma i suoi problemi non sono che all’inizio: infatti la cittadina vive sotto la minaccia del “Colonnello”, un criminale mascherato che terrorizza i dintorni con la sua banda di disperati.
In parole povere: è tutta una scusa per preparare il massacro finale tra ninja, circensi e banditi!

E sotto questo punto di vista il film funziona abbastanza: i combattimenti pur non avendo niente di realistico sono coreografati in maniera decente, la CG non infastidisce come in altri film e rimangono solo le scene al rallentatore a rovinare un po’ il divertimento.
Lo scenario è surreale al limite del fantasy (ricorda molto Sukiyaki Western Django di Miike, che avevo già segnalato), i tocchi ironici sono azzeccati. Vale la pena andare al cinema – se mai verrà distribuito in Italia? No. Vale la pena comprare il DVD? No. Vale la pena guardarlo gratis? Non me ne sono pentita.

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Il mondo lasciato a metà

Copertina di The Half-Made World Titolo originale: The Half-Made World
Autore: Felix Gilman

Anno: 2010
Nazione: Inghilterra
Lingua: Inglese
Editore: Tor Books

Genere: Western, New Weird (ma non troppo)
Pagine: 480

Tempo fa avevo provato a leggere il romanzo di esordio di Felix Gilman, Thunderer, attirata dal fatto che Jeff VanderMeer lo aveva inserito nella lista di libri consigliati che appare in appendice all’antologia The New Weird – per altro lista sulla quale ci sarebbe molto da discutere, visto che VanderMeer ci infila tutto e il contrario di tutto.

Mostra il box rosa con la lista ▼

Rimasi delusa, trovai Thunderer noioso, tanto che lo abbandonai dopo un centinaio di pagine. Ma come noto io sono buona & gentile, così ho concesso a Gilman una seconda chance. Non me ne sono pentita: The Half-Made World è un buon romanzo, con un’ambientazione se non proprio originale, almeno insolita.

Spesso i fantasy costruiscono la loro ambientazione a partire da un retroterra storico: l’impero romano, il medioevo, l’epoca vittoriana, ecc. The Half-Made World ha le sue radici nel selvaggio west. Tuttavia la frontiera americana è così tanto deformata e distorta che ci troviamo di fronte a un vero e proprio mondo secondario. Lo stesso aggettivo “americana” è improprio: nell’Half-Made World non esiste un continente con quel nome, né esistono altri luoghi a noi noti.

Il mondo di Gilman è diviso in tre parti: l’Est è la parte più antica, è completamente “creata” (è made world), è stabile e pacifica. Il West invece è giovane, ha appena 400 anni. È solo “fatto a metà” (l’half-made del titolo): benché appaia concreto e coerente, rimangono spiragli attraverso i quali si manifestano la magia e l’irrazionale. Sopravvivono spiriti e Dei e forze soprannaturali. Se si viaggia ancora più a ovest si giunge al mondo non ancora fatto (unmade world), nel quale le leggi della fisica non sono ancora fissate, molte cose non hanno ancora nome e la realtà si modifica in base ai desideri, ai sogni e alle paure di chi la osserva.
Al di là dell’unmade world si estende un oceano di caos indistinto.

* * *

Il dottor Lysvet Alverhuysen (“Liv” per gli amici) lavora come psicologa presso l’Università di Koenigswald, nel tranquillo Est. Riceve una lettera indirizzata al marito, nella quale lo si prega di recarsi presso un ospedale nel cuore del West, dove le sue abilità professionali potrebbero essere messe a miglior uso che non in Università. Dato che nel frattempo il marito è schiattato, Liv decide di partire lei.

Durante il viaggio a Ovest, il suo destino si incrocerà con quello degli altri due protagonisti del romanzo. Il primo è John Creedmoor, un “Agent of the Gun”, ovvero un pistolero che ha stretto un patto con un demone. Il demone inabita l’arma di Creedmoor e conferisce al pistolero una serie di poteri: è più agile e più forte dei normali esseri umani, può guarire da qualunque ferita, non ha bisogno né di bere né di mangiare, ha sensi molto sviluppati che gli consentono perfino di vedere al buio e soprattutto quando spara non manca mai il bersaglio. In cambio, quando il demone o gli altri suoi colleghi diavoli hanno bisogno, Creedmoor deve ubbidire e portare a termine le missioni che gli vengono assegnate. Le missioni di solito sono missioni di guerra, perché gli “Agent of the Gun” combattono da centinaia di anni contro “The Line”.

Kyuubey
Accettare di diventare un Agente è come stipulare un contratto con il diavolo Kyuubey

La Linea è una società industriale e burocratizzata (mi ha ricordato per certi versi 1984, per altri il film Brazil), che costruisce senza sosta nuove linee ferroviarie, nuove stazioni, nuove fabbriche. Lo scopo della Linea è trasformare il mondo in un luogo regolato, preciso, razionale, funzionante nella maniera più efficiente possibile. Contro chi non è d’accordo, La Linea schiera cannoni e corazzate terrestri, gas asfissianti e bombe soniche, razzi e ornitotteri armati di mitragliatrici. A prendere le decisioni per La Linea sono gli Engine: trentotto gigantesche locomotive senzienti animante da uno spirito divino.

Il problema è che sia i demoni sia gli Engine sono immortali: i pistoleri possono essere uccisi impiegando abbastanza truppe, e le locomotive possono essere sabotate dagli Agenti; ma poi il demone si sceglie un altro pistolero e lo spirito dell’Engine si trasferisce in un’altra locomotiva. E la lotta continua.
Non che questo dettaglio intacchi la fede nella vittoria del Sotto-Sorvegliante Lowry, il terzo protagonista del romanzo. Lowry è un ometto grigio, brutto, e con gli occhiali, un funzionario di medio livello che lavora presso la Stazione Angelus. Per una serie di circostante si troverà a scalare la gerarchia della Linea e a guidare un contingente militare in un’operazione disperata.

Strana locomotiva
Un Engine?

Punto di merito perché Gilman evita “buoni” e “cattivi”: gli “Agent of the Gun” sono assassini, ladri, truffatori, terroristi. La Linea massacra, tortura, rade al suolo interi villaggi. E chi sta nel mezzo, chi non vuole schierarsi né con i demoni né con gli Engine, non è da meno. Compreso il misterioso First Folk, gli originari abitanti del West, descritti come un incrocio tra gli Indiani d’America e una banda di furry.

* * *

Dei tre protagonisti, proprio Lowry si rivela il personaggio più simpatico. All’inizio sembra solo un fanatico ottuso, ma più si va avanti più Lowry dimostra un orgoglio e una tenacia ammirevoli. Creedmoor è per molti versi uno gnokko: per lui la vita è facile, non è quasi mai davvero in pericolo. Ma Lowry non ha super poteri, ha solo la sua intelligenza e perseveranza. Senza contare che il demone di Creedmoor è sempre ben disposto a perdonare il suo pupillo, mentre nella società della Linea un singolo errore può costarti la galera se non la condanna a morte. Infine Creedmoor è un vigliacco: accetta di svolgere i compiti più viscidi…

Mostra missione viscida ▼

… auto giustificandosi con il fatto che il demone lo costringe; ma quando ha la possibilità di liberarsi del demone se ne guarda bene. Troppo comodi i poteri. In fondo muore solo qualche innocente (o qualche decina, o qualche centinaio…) ogni tanto, non un grande sacrificio in cambio della gnokkitudine. Non discuto: ragionamento realistico; infatti qui parlo di simpatia/antipatia, cioè di gusti, dal punto di vista tecnico entrambi i personaggi sono scritti in modo decente (ma Lowry meglio, si sente più distinta la sua voce).

Liv è meh. Le premesse sono incoraggianti: è una donna adulta, intelligente, colta. Non frigna a ogni piè sospinto e non cade tra le braccia del primo gnokko che passa per strada. Ha anche un Passato Tragico™ e una dipendenza da oppio. Ma da queste premesse nasce poco o niente. Liv è trascinata dagli eventi, rimane passiva mentre il mondo fa le capriole intorno a lei. Solo nell’ultimo capitolo dà sfogo al proprio libero arbitrio, ed è uno spettacolo. Gilman poteva darle una svegliata prima.
Rispetto a molti personaggi femminili in circolazione (specie le degradanti protagoniste dei paranormal romance) è un buon personaggio, ma in assoluto si poteva fare meglio.

Un’altra parziale delusione è l’unmade world. Più o meno verso metà romanzo, i nostri eroi superano il confine del mondo e si inoltrano nelle terre non ancora “fatte”. Qui tutto può succedere, e io mi sarei aspettata un trionfo del weird – tipo lo Shift in The Year of Our War. Niente del genere. Qualche animale strano, un paio di piante curiose, un-mostro-uno, e grazie di aver partecipato.
Però mi pare di capire che i fan del weird sfrenato siano una minoranza, dunque questa mancanza di bizzarria a tutti costi per molti sarà un pregio invece di un difetto.

Coniglietto New Weird
Coniglietto New Weird

Il finale lascia l’amaro in bocca. Ho avuto l’impressione che l’autore puntasse a un finale tragico, per altro giustificato dalla trama, finché non ha pensato che forse poteva sfruttare l’ambientazione per altri romanzi. Allora ha virato bruscamente e il finale attuale è molto aperto, tanto che scommetto uscirà un seguito. Peccato. La storia poteva avere maggiore impatto emotivo se si fosse conclusa con qualche vittima in più – intendiamoci: crepa un sacco di gente, ma il sangue non è mai abbastanza!

* * *

Lo stile di Gilman è passabile. L’incipit è sul bruttino – il prologo è in pratica un lungo inforigurgito per illustrare l’ambientazione, mascherato da ricordi di un personaggio – e i primi capitoli zoppicano un po’, ma quando la storia prende l’abbrivio poi procede fino al termine senza intoppi.
Non è mai uno stile che ostacola la lettura, ma d’altra parte non è mai uno stile del tutto trasparente, che sparisce per lasciarti a mollo nella storia. Stile senza infamia e senza lode. Infatti non saprei citare passaggi particolarmente brillanti, ma neanche pagine piene di errori (se si esclude l’impostazione discutibile del prologo).

* * *

In conclusione un romanzo piacevole che consiglio.

Come difficoltà della lingua siamo a un livello medio: è un inglese più semplice di quello di uno Swanwick o di un VanderMeer, ma non è così semplice come l’inglese dei romanzi per young adult, stile Westerfeld.

Ho visto che spesso The Half-Made World è spacciato come steampunk: ci sono alcuni elementi in questo senso, ma proprio pochi. Il West sotto il controllo degli “Agent of the Gun” non ha niente di steampunk e l’unmade world non ha niente di steampunk. Solo quando l’azione si svolge nelle Stazioni della Linea si può respirare un’atmosfera retrofuturistica satura di gas di scarico e frastuono di ingranaggi; e non capita spesso.
The Half-Made World non è neanche storia alternativa: come già detto non ci sono riferimenti specifici al nostro mondo; la vicenda si svolge a fine ottocento, ma è l’ottocento di un pianeta diverso dalla Terra.
Chi cerca steampunk e storia alternativa con ambientazione ottocentesca americana può provare a leggere i romanzi del Clockwork Century della Priest (Boneshaker, Clementine, Dreadnought), tuttavia a mio parere non sono un granché.

Giudizio:

Scrittura competente… +1 -1 … ma nulla più e le prime pagine sono da rivedere.
Ambientazione interessante. +1 -1 L’unmade world non è abbastanza weird.
Buona storia. +1 -1 Finale deludente.
Lowry mi è simpatico. +1 -1 Creedmoor è troppo simile a uno gnokko per i miei gusti.
Liv quando si sveglia fa la sua bella figura… +1 -1 … ma si sveglia troppo tardi.
Non ci sono “buoni” e “cattivi”. +1

Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti

Il Messia Meccanico

Gilman non descrive mai in dettaglio gli Engine, queste macchine mostruose infestate da una divinità. Sappiamo solo che guardarli lascia sgomenti e che la loro voce fa impazzire chi l’ascolta (infatti gli Engine comunicano gli ordini via telegrafo). Dettagli inquietanti che mi hanno ricordato la bizzarra vicenda del Messia Meccanico, vicenda che si merita un box rosa!

* * *

John Murray Spear nasce a Boston nel 1804. Nel 1830 diventa sacerdote nella Chiesa Universalista Americana. Chi lo conosce lo descrive come una brava persona sempre pronta ad aiutare il prossimo. Spear è un idealista che si batte contro la schiavitù e contro la pena di morte, a favore del pacifismo e dei diritti delle donne. Insieme con il fratello Charles assiste barboni e detenuti.

John Murray Spear
John Murray Spear

Nel 1844, mentre tiene un comizio a Portland (Maine), viene aggredito da un gruppo di facinorosi. Agli scalmanati non va a genio che Spear predichi a favore della liberazione degli schiavi, così lo massacrano di botte (notare che in The Half-Made World c’è una scena simile). Spear è ridotto male e rimane in convalescenza per più di un anno.
Durante questi mesi è accudito da un suo amico, tale Oliver Dennett. Spear guarisce e proprio nello stesso periodo Dennett muore. E qui la faccenda comincia a virare verso il bizzarro…

Qualche anno dopo, per la precisione il 31 Marzo 1852, Spear scopre che la sua mano si muove da sola. La mano afferra una penna e compone un messaggio, un messaggio firmato “Oliver”. Il messaggio invita Spear a recarsi presso Abington per aiutare un malato, un certo David Vining. Giunto sul posto, Spear scopre che può guarire il sofferente solo con l’imposizione delle mani.

I messaggi si ripetono. Spear viene spedito a destra e a manca, spesso nel cuore della notte. Lui esegue sempre di buon grado e sempre è di aiuto ai malati che trova, grazie ai suoi nuovi poteri pranoterapeutici.
“Oliver” e gli altri spiriti che hanno contattato Spear ne sono compiaciuti. Gli assegnano nuovi compiti: scrivere saggi e organizzare conferenze sui più disparati argomenti. Per esempio Spear tiene dodici lezioni di geologia all’Hamilton College, suscitando l’ammirazione di uno dei professori della facoltà. Naturalmente questo per merito dell’influsso spiritico, dato che Spear non ne capisce un tubo di geologia.

Poi gli spiriti comandano a Spear di recarsi a Rochester, nello stato di New York, dove gli rivelano che nell’aldilà esiste un’Associazione dei Benefattori, un comitato di anime di noti defunti il cui scopo è aiutare l’umanità. L’Associazione dei Benefattori ha diversi sotto comitati, uno dei quali è l’Associazione degli Elettrificatori, formata da sette ingegneri (morti) e di cui fa parte niente di meno che lo spirito di Benjamin Franklin.
Spear viene visitato a turno dai sette Elettrificatori che lo istruiscono su come costruire “il Nuovo Messia, l’Ultimo e Miglior Dono che Dio abbia mai fatto all’Umanità”. Un Messia Meccanico che sarebbe stato araldo di un’epoca di pace e progresso.

Nell’ottobre del 1853, Spear, insieme a Simon Crosby Hewitt, Samuel G. Love, Alonzo Newton e altri spiritisti, si insedia a High Rock Cottage, una casa costruita vicino alla collina di High Rock, presso Lynn, Massachusetts, luogo situato alla confluenza di particolari energie metafisiche – l’anno prima, sulla stessa collina, il noto spiritista Andrew Jackson Davis aveva tenuto un congresso internazionale sullo spiritismo con i rappresentanti di ventiquattro nazioni. I rappresentanti erano presenti come spiriti.

La collina di High Rock
La collina di High Rock

Inizia l’assemblaggio del Messia Meccanico. Spear non conosce mai il progetto nella sua interezza, ma riceve ordini giorno dopo giorno dai sette ingegneri (in totale Spear riceve 200 messaggi distinti, 200 “rivelazioni”). La costruzione della macchina dura nove mesi, durante i quali Spear e soci spendono 2.000 dollari in materiali (non proprio noccioline, sono circa 50.000 dollari attuali).

Purtroppo non sono rimasti né progetti, né schizzi, né fotografie del Messia Meccanico e le descrizioni sono vaghe. Si sa che in qualche maniera replicava alcuni aspetti del corpo umano (per esempio il “cervello” era una serie di piatti alternati di rame e zinco), e che avrebbe utilizzato l’energia presente nei flussi elettrici dell’atmosfera. Non mancavano ingranaggi assortiti, magneti, sfere dei più disparati metalli, e composti chimici non bene identificati.
Qui sotto il disegnatore del Fortean Times tenta di riprodurre le fattezze del Messia Meccanico:

Il Messia Meccanico
Il Messia Meccanico

Il Messia è assemblato ma non è ancora pronto. Occorre infondergli la scintilla vitale. Dapprima alcuni spiritisti accuratamente selezionati toccano a turno il macchinario, poi lo stesso Spear, ingabbiato in una struttura formata da pannelli di metallo e decorata con pietre preziose, si avvicina all’affare. Spear cade in trance e testimoni riportano che si sia creato un cordone ombelicale di luce tra lui e il Messia Meccanico.

Il giorno dopo viene condotta al cospetto del Messia la Nuova Maria, una signora il cui nome non è mai stato rivelato (alcuni la identificano con la moglie di Alonzo Newton). La Nuova Maria si sdraia davanti alla macchina ed è scossa dalle convulsioni, come se stesse partorendo.
Dopo due ore avviene il miracolo:
“Sì è mosso!” esclama un testimone.
29 giugno 1854: il Messia Meccanico è vivo!

Forse.

Per settimane Spear e la Nuova Maria accudiscono il Messia come fosse un neonato (Spear lo chiama “l’infante elettrico”), ma dopo quel primo vagito la macchina rimane apatica. Gli Elettrificatori assicurano Spear che va tutto bene, che il Messia ha solo bisogno di maggior nutrimento. Così Spear decide di trasferire il neonato a Randolph, New York, località dotata di eccezionale potenziale elettrico.

Purtroppo insieme alla macchina arrivano a Randolph anche pettegolezzi poco piacevoli su quello che sarebbe effettivamente successo tra Spear, la Nuova Maria e il Messia Meccanico.
Una folla inferocita (forse aizzata dalla locale chiesa battista) circonda il capannone che ospita la macchina vivente. Al tramonto la folla fa irruzione e distrugge il Messia, accanendosi con tale ferocia che il mattino dopo della macchina non rimane più niente.
Che orribile infanticidio!
Ancora una volta superstizione e ignoranza hanno ostacolato il glorioso cammino del progresso.

In quanto a Spear, non proverà più a costruire messia meccanici. Anche perché a partire dal 1857 gli spiriti hanno cambiato musica: la salvezza dell’umanità non risiede in qualche ammasso di ingranaggi, ma nell’amore libero; l’istituzione del matrimonio va abolita, per lasciare spazio a relazioni sessuali senza vincoli.


Approfondimenti:

bandiera IT The Half-Made World su Amazon.it
bandiera EN The Half-Made World su gigapedia library.nu
bandiera EN Thunderer su Amazon.com
bandiera EN Thunderer su gigapedia library.nu
bandiera EN “Lightbringers and Rainmakers”, un racconto ambientato nell’Half-Made World
bandiera EN Felix Gilman su Wikipedia

bandiera EN John Murray Spear su Wikipedia
bandiera EN Articolo del Fortean Times dedicato alla vicenda di Spear
bandiera EN Passing Strange su Amazon.com (un capitolo di questo libro è dedicato al Messia Meccanico)

bandiera EN Kyuubey sulla wiki di Madoka Magica

 

Scritto da GamberolinkCommenti (35)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

The Good, the Bad and the Weird

The Good, the Bad and the Weird, il nuovo film di Kim Ji-Woon, regista del bellissimo A Bittersweet Life, è un western bizzarro, ambientato in Manciuria negli anni ’30, con protagonisti tre pistoleri coreani. Ovviamente è ispirato a Il Buono, il Brutto, il Cattivo di Sergio Leone.

Locandina di The Good, the Bad and the Weird
Locandina di The Good, the Bad and the Weird

Suona strano che i musi gialli si ispirino ai western all’italiana, d’altra parte il primo western di Leone, Per un Pugno di Dollari, era in pratica un remake di Yojimbo di Kurosawa (anche se poi nella controversia legale che seguì gli avvocati italiani sostennero che sia il film di Kurosawa sia quello di Leone prendevano spunto da Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni).

Joheunnom nabbeunnom isanghannom (The Good, the Bad and the Weird, 2008)
The.Good.The.Bad.The.Weird.2008.DVDRip.XviD-BiFOS (DVDRip, ~1,40GB, audio AC3 5.1)
(coreano con sottotitoli in inglese e coreano)

Trailer di The Good, the Bad and the Weird

A proposito di orientali copioni, segnalo, sebbene con più di un anno di ritardo, un altro western asiatico ispirato al western all’italiana, ovvero l’allucinato Sukiyaki Western Django di Takashi Miike. Nel film c’è anche una particina per Quentin Tarantino.

Locandina di Sukiyaki Western Django
Locandina di Sukiyaki Western Django

Sukiyaki Western Django (2007)
Sukiyaki.Western.Django.2007.DVDRip.XviD-VxTXviD (DVDRip, ~1,47GB, audio AC3 5.1 – questa è stata una delle prime release “ufficiali”, può essere che ora, a un anno di distanza, si trovi con difficoltà)
(inglese – Miike ha fatto recitare, a quanto pare apposta, i suoi attori giapponesi in un inglese dalla pronuncia orribile. Se si hanno problemi, opensubtitles.org può venire in aiuto)

Trailer di Sukiyaki Western Django

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Recensioni :: Romanzo :: Fuoco nella Polvere

Copertina di Fuoco nella Polvere Titolo originale: Zeppelins West
Titolo italiano: Fuoco nella Polvere
Autore: Joe R. Lansdale

Anno: 2001
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Traduzione in lingua italiana: Maurizio Nati
Editore: Fanucci (2008)

Genere: Science-Fantasy, Steampunk, Western, Surreale
Pagine: 208

Dopo un “incidente domestico”, Buffalo Bill si ritrova con la testa staccata dal corpo. Per fortuna i suoi amici riescono a salvargli la vita, riponendo la testa mozzata dentro un vaso riempito di urina di maiale, whiskey e un particolare prodotto chimico chiamato Numero 415. Senza più corpo, Buffalo Bill si affida a un automa a vapore pilotato da un nano. Non ha però rinunciato alla possibilità di riottenere il suo vero corpo e per questo sta conducendo il suo Wild West Show fino in Giappone. Ufficialmente è una missione diplomatica – per addolcire i rapporti fra Giappone e Stati Uniti, dopo che l’inettitudine del Generale Custer durante la battaglia di Little Big Horn è costata la vita a troppi samurai – ma in realtà Buffalo Bill ha in mente di rapire la creatura del dottor Frankenstein, tenuta prigioniera dallo Shogun. La speranza è che studiando la creatura si possa scoprire un sistema per riattaccargli la testa – e al dottor Victor Frankenstein non si può più chiedere, perché scomparso in circostanze misteriose.

Locandina di The Brain That Wouldn't Die
Esiste tutta una tradizione legata a personaggi dei quali sia rimasta viva solo la testa. Per esempio è quello che capita alla fidanzata del protagonista de Il Cervello che non Voleva Morire

Fotogramma da Futurama
Succede molto spesso in Futurama

Cane senza testa
Ed è capitato a questo povero cagnolino, vittima della scienza sovietica. Ma di lui e del suo caso riparlerò

Il piano non andrà come previsto e il cast del Wild West Show – Buffalo Bill, Toro Seduto, Wild Bill Hickok e Anne “Miss Tiratrice Provetta” Oakley – finirà per rimanere immischiato con gli esperimenti del dottor Moreau sulla sua isola, incontrerà l’Uomo di Latta del Mondo di Oz, il capitano Nemo, anzi Bemo, e Ned la foca. Ned la foca è una foca cui è stato artificialmente ingrandito il cervello; ora è capace di scrivere (tiene un diario) e di leggere, in particolare è appassionata di romanzi d’appendice.

* * *

La linea che separa la bizzarria dall’idiozia è molto sottile. Lansdale la varca più di una volta, anche se nel complesso il romanzo si legge volentieri. La trama legata al desiderio di Buffalo Bill di riavere un corpo biologico è molto esile, poco più di una scusa per condurre i personaggi da una (dis)avventura all’altra. All’inizio l’atmosfera è quella di certo western steampunk, si pensi al film Wild Wild West o The Adventures of Brisco County Jr. poi si passa dalle parti di The League of Extraordinary Gentlemen e infine si finisce nel surreale senza paragoni calzanti.

Locandina di Wild Wild West
Locandina di Wild Wild West

C’è molto gusto dello strano per il gusto dello strano; è anche una sorta di regola generale che governa le altre: se un fatto è strano, è “accettato” nell’ambito del romanzo, anche se sarebbe oggettivamente incoerente con il resto. A me lo strano piace e dunque ho poco da eccepire, ma chi non apprezza il bizzarro potrebbe storcere il naso.
I personaggi sono quasi tutti rozzi e sboccati. I dialoghi sono spesso volgari. Alle volte è divertente – perché non ci si aspetta che certi personaggi, conosciuti nel contesto di altri romanzi o dei libri di storia, parlino come scaricatori di porto – altre volte è un po’ stucchevole. Nondimeno alcuni passaggi sono assolutamente brillanti, come quando l’Uomo di Latta racconta alla creatura del dottor Frankenstein qual è stato il vero destino di Dorothy nel Mondo di Oz.
L’Uomo di Latta e la creatura del dottor Frankenstein sono anche protagonisti di… mostra un piccolo spoiler ▼

Lo stile di Lansdale è scorrevole, direi fin troppo. C’è una certa fretta in diversi punti, e il ritmo indiavolato alcune volte scade nella confusione.
Il Narratore di Lansdale lo definirei sornione: non entra quasi mai direttamente nella storia, ma il tono vagamente ironico con cui la racconta lo fa immaginare in disparte a sorridere sotto i baffi. Lansdale è consapevole che non sta scrivendo un’opera piena di Contenuti Importanti™ e Profonde Considerazioni™ e non si prende troppo sul serio: meno male! Almeno ci si diverte, il che non è poco.

Il titolo originale di Fuoco nella Polvere è Zeppelins West, è stato scritto da Lansdale nel 2001, ma da noi è arrivato solo quest’anno. Nel 2006 è apparso un seguito, intitolato Flaming London, nel quale i sopravvissuti di Zeppelins West devono vedersela con i Marziani invasori de La Guerra dei Mondi di H.G. Wells. Un terzo romanzo nella serie, intitolato The Sky Done Ripped, dovrebbe uscire a breve in America.

Copertina di Flaming London
Copertina di Flaming London

Fuoco nella Polvere è disponibile via emule:
Icona di un mulo eBook.ITA.3402.Joe.R.Lansdale.Fuoco.Nella.Polvere.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1.835.359 bytes)

Il consiglio, come sempre, è di scaricarlo e di comprarlo solo se è piaciuto. È un romanzo eccentrico, facilmente può sembrare solo una gran stupidata, è inutile buttare i soldi. Se viceversa lo si apprezza, non ci vuole molto a ordinarlo via iBS.it o sito simile, magari facendo un regalo a qualcuno – dato che noi l’abbiamo già letto – così si premia l’autore e si fa leggere un bel romanzo a un’altra persona.

* * *

Questa è la prima pagina del romanzo:

Visti dal basso sembravano dodici sigari dai colori sgargianti. Come se Dio li avesse inavvertitamente lasciati cadere dalla sua scatola a prova di umidità. Ma a cadere non ci pensavano proprio. Galleggiavano aggrappati al cielo e ogni tanto, come fumati da labbra invisibili, emettevano vapore.

Se si ascoltava attentamente, e se non erano troppo in alto, si poteva udire il ronzio dei motori, e se era pieno pomeriggio e il tempo era buono si poteva sentire anche l’orchestrina di John Philip Sousa che si esibiva sul ponte di passeggiata, impegnata a soffiare e picchiare sugli strumenti come se dovesse abbattere il cielo o evocare il diavolo.

Dentro la cabina principale dello Zeppelin di testa, chiamato Vecchia Tinta per via della tela chiazzata, Buffalo Bill Cody, o ciò che rimaneva di lui, se ne stava nel suo vaso pieno di liquido, con i lunghi capelli grigi che gli galleggiavano sopra la testa. Aspettava che venisse Buntline a girare la manovella per dargli il cicchetto. Ne aveva proprio bisogno. Gli sembrava di avere la testa imbottita di ovatta.

Buntline era ubriaco: era svenuto accanto al tavolo, lo stesso su cui era appoggiata la testa di Cody dentro il grosso vaso con il marchio MASON che gli campeggiava sul vetro proprio dietro. Era grato a Morse per aver fatto in modo che quel nome figurasse alle sue spalle; l’idea di dover guardare il mondo attraverso la parola MASON per il resto della sua vita era deprimente.

Cody immaginava di dover essere grato al dottor Morse e al professor Maxxon per averlo sistemato lì, ma c’erano delle volte in cui si sentiva come consegnato al purgatorio o, forse peggio, a un inferno vivente.

Il liquido dentro il vaso, quello che il professor Maxxon chiama urina attivata – in effetti conteneva per un quarto urina di maiale, e per il resto whisky a cento gradi e un prodotto chimico ambrato chiamato Numero 415 – gli teneva in vita la testa, ma non poteva impedire al cervello di sentirsi ottuso, addirittura assonnato. Per pensare bene, per avere il succo che gli serviva… be’, c’era bisogno che Buntline girasse quella fottuta manovella.

Dalle finestre con gli avvolgibili a stecche, Cody poteva vedere che era mattino inoltrato e il sole stava già scaldando il suo vaso. Aveva la terribile sensazione che potesse scaldarlo a tal punto da far bollire il liquido e cuocergli la testa. Si domandò come se la cavasse il resto di lui nel laboratorio di Morse nel Colorado. Erano in grado di conservare il corpo, certo, e di far battere il cuore, e naturalmente stavano tenendo in vita il suo cervello, ma che importanza poteva mai avere? Testa e corpo si sarebbero mai riattaccati?

Un pensiero troppo impegnativo.

Il boccaglio del corno di ottone era fissato proprio sotto la sua mandibola; quando lo afferrava e parlava, la sua voce per via del liquido usciva gorgogliante, però poteva farsi sentire grazie al congegno di Morse assicurato proprio al centro della gola. «Buntline» gridò. «Pezzo d’idiota, svegliati.»

Al di là del gusto personale, un altro ottimo esempio di come iniziare una storia. La testa di Buffalo Bill in un vaso dentro la cabina di uno Zeppelin in compagnia di un assistente ubriaco: subito vien voglia di saperne di più. Fin da pagina uno si è “presi” dalla vicenda, catapultati nel bel mezzo delle bislaccherie, senza perdite di tempo, senza spreco di parole. E non ci sono Elfi! Dannati Elfi!

* * *

Per potersi gustare al meglio Fuoco nella Polvere, è necessaria una minima conoscenza dei classici della narrativa fantastica. Le opere più in evidenza nel romanzo di Lansdale sono:
Icona di un libro Ventimila Leghe sotto i Mari di Giulio Verne.
Icona di un libro L’Isola del Dottor Moreau di H.G. Wells.
Icona di un libro Frankenstein, o il Prometeo Moderno di Mary Shelley.
Icona di un libro Dracula di Bram Stoker.
Icona di un libro Il Meraviglioso Mago di Oz di L. Frank Baum.


Approfondimenti:

bandiera IT Fuoco nella Polvere su iBS.it
bandiera EN Zeppelins West su Amazon.com
bandiera EN Flaming London su Amazon.com
bandiera EN Il sito ufficiale di Joe R. Lansdale
bandiera IT Joe R. Lansdale su Wikipedia

bandiera IT Buffalo Bill su Wikipedia
bandiera IT Toro Seduto su Wikipedia
bandiera EN Anne ‘Little Sure Shot’ Oakley su Wikipedia
bandiera EN Wild Bill Hickok su Wikipedia

 

Giudizio:

Strano come pochi… +1 -1 …purtroppo a scapito della trama, molto esile.
Stile scorrevole e veloce… +1 -1 …alle volte fin troppo.
Umorismo a tratti brillante… +1 -1 …ma in altre occasioni solo volgare.
L’Uomo di Latta & la creatura del dottor Frankenstein +1

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Orrore Cosmico 4: Death Trance

Ricordo che il “piano dell’opera” è qui.

Locandina di Death Trance Titolo originale: Death Trance
Regia: Yûji Shimomura

Anno: 2005
Nazione: Giappone
Studio: Fever Dreams
Genere: Fantasy
Durata: 1 ora e 30 minuti

Lingua: Giapponese
Sottotitoli: Inglese

Un uomo senza nome trascina un sarcofago, seguito da una bambina, in una sorta d’incrocio fra Ogami Itto e Django. L’uomo senza nome ha trafugato il sarcofago dal Tempio dell’Est, dov’era stato custodito negli ultimi cento anni. Se riuscirà a portare il sarcofago in un determinato luogo nella Foresta dell’Ovest, leggenda vuole che una volta aperto ogni desiderio verrà realizzato.

Sarcofago
Uomo, sarcofago, e bambina sul sarcofago

Ma non è il solo a volere il sarcofago: briganti e criminali di ogni risma sono attratti dalla prospettiva di realizzare i loro desideri, mentre un apprendista monaco è stato incaricato di ritrovare il sarcofago e riportarlo al monastero. In realtà la storia dei desideri è una panzana: se il sarcofago dovesse venire aperto, sarebbe la fine del mondo!
mostra il finale del film ▼

Death Trance è spesso accostato a Versus di Kitamura, tanto che in alcune nazioni è stato spacciato con il sottotitolo di Versus 2. In realtà la storia non ha niente a che fare con quella di Versus, anche se ci sono molti elementi in comune: il regista di Death Trance è stato il regista per le scene d’azione di Versus, Tak Sakaguchi, l’attore che interpreta l’uomo senza nome, era già stato protagonista di Versus, e anche l’ambientazione è simile.
Peccato che Yûji Shimomura non sia bravo come Ryuhei Kitamura e che dunque Death Trance non risulti così divertente come Versus.

Comunque non è un brutto film. L’ambientazione è molto particolare, ispirata appunto a Versus, ma anche ai western e Final Fantasy. È una sorta di Giappone post-atomico tornato medievale, dove però sono rimasti avanzi tecnologici, quali pistole, fucili, motociclette e persino un lanciarazzi. I combattimenti si svolgono a colpi di spade, pugni e pistolettate, con uno stile che mi ha ricordato molto Equilibrium. Spettacolare se non altro dal punto di vista visivo il duello finale, con il sangue nebulizzato in sospensione, quasi lo scontro si svolgesse in assenza di gravità.

Lanciarazzi
Lanciarazzi

Direi un competente film d’azione fantasy. La storia è molto flebile ma ha il solo scopo di passare da una scazzottata all’altra, i dialoghi sono pochi ma quasi sempre ironici al punto giusto, i personaggi simpatici e il finale almeno evita di essere banale. In negativo c’è una realizzazione non sempre all’altezza delle intenzioni e una certa tendenza a mettere troppa carne al fuoco, mischiando assieme monaci, vampiri, zombie, angeli (caduti), dee, e tutto quanto ci sta in mezzo.

Sanità Mentale. Malgrado le premesse il film è sorprendentemente razionale, a parte le ultimissime sequenze, che però non mi portano via più di 1 punto. Ero a 45, sono a 44.

Trailer di Death Trance

Approfondimenti:

bandiera EN Death Trance su IMDb

bandiera EN Versus su IMDb

 

Giudizio:

Interessante ambientazione. +1 -1 Troppa “gente” che dovrebbe stare in altri film.
Buoni i combattimenti. +1 -1 Storia ai minimi termini.
Degno finale. +1

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