Recensioni :: Romanzo :: His Majesty’s Dragon
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Titolo originale: His Majesty’s Dragon Titolo italiano: Temeraire Il Drago di Sua Maestà Autore: Naomi Novik Anno: 2006 Genere: Fantasy, Zoofilia |
His Majesty’s Dragon è un romanzo ambientato al tempo delle guerre napoleoniche. Con i draghi. Un’idea interessante e quasi originale (in realtà ho scoperto che l’anno prima era stato pubblicato un romanzo con tema simile, Dragon America di Mike Resnick, nel quale Giorgio Washington addomestica i draghi per combattere gli inglesi).

Copertina di Dragon America
Nel romanzo non è mai citato l’anno esatto, ma dai riferimenti presenti pare che la storia copra i mesi che vanno dall’incoronazione di Napoleone (2 Dicembre 1804) a poco dopo la battaglia di Trafalgar (21 Ottobre 1805).
La vicenda inizia con la cattura della fregata francese Amitié da parte degli inglesi. Nella stiva dell’Amitié è conservato un regalo dell’Imperatore della Cina per Napoleone: un uovo di drago!
Prima che la Reliant, la nave inglese che ora trasporta l’uovo, riesca ad attraccare, l’uovo si schiude. Sebbene controvoglia il capitano della Reliant, William Laurence, si trova così a essere il “padrone” del draghetto che ne esce.
È difficile capire gli avvenimenti del romanzo senza sapere come “funzionano” i draghi nell’universo della Naomi. In verità è difficile anche dopo, perché i draghi non fanno riferimento a nessuna serie di regole più o meno razionali e coerenti, il loro essere e comportarsi è di volta in volta piegato all’esigenza di scrivere un romanzo tnt (trp?) karino!!!
Innanzi tutto i draghi sono intelligenti. Alcune razze meno ma altre più degli esseri umani. I draghi sono ovviamente più forti fisicamente, più grossi, più agili, più longevi e con migliori sensi e riflessi. Inoltre i draghi sono feroci e aggressivi, e anche le razze più mansuete aspettano quasi con ansia battaglie e spargimenti di sangue. Infine i draghi non sono stati scoperti da ieri, esistono in natura in ogni angolo del mondo e da migliaia e migliaia di anni. Ciò premesso, come mai i draghi non sono la specie dominante sul pianeta? La Naomi non si pone neppure la domanda.
Ulteriore prova dell’intelligenza sovrumana (è proprio il caso di dirlo!): appena l’uovo di schiude, il draghetto che ne esce parla un perfetto inglese! In altre parole, è bastata la settimana circa trascorsa come uovo sulla Reliant per imparare la lingua dell’equipaggio.
Per ragioni che non hanno niente a che fare con la magia o la biologia, ma sono legate al tnt karino!!!, se un essere umano riesce a dare un nome a un draghetto e il draghetto acconsente all’operazione, il draghetto in questione è addomesticato. Tra il drago addomesticato e il proprio padrone umano si crea un legame empatico fortissimo, e solo l’umano in questione potrà “pilotare” il drago in battaglia. Come detto non appare nessuna possibile ragione per la quale una creatura molto più intelligente, forte e aggressiva debba mettersi al servizio di un essere umano solo perché l’ha battezzata, ma tant’è, è così tnt karino!!! un draghetto con il suo padrone, che non pare giusto obbiettare!
Laurence battezza il drago Temeraire e i due saranno legati per sempre: il lavoro di pilota di draghi è un impiego a tempo pieno e finché morte non li separi. Il povero Laurence dovrà lasciare la Marina e rinunciare ai piani di matrimonio per Temeraire. Ma i draghi da guerra sono un bene troppo prezioso per l’Inghilterra perché il nostro eroe possa fare lo schizzinoso.
Infatti, anche qui senza nessuna buona ragione, i draghi, persino appena nati, non desiderano altro che combattere fino alla morte per i propri padroni. Contenti loro.

La vera nave inglese Téméraire (che partecipò alla battaglia di Trafalgar) è trainata in porto per essere smantellata. Un quadro olio su tela di J.M.W. Turner
Laurence e Temerarire sono trasferiti alla base di addestramento dei draghi in Scozia, e come in tutti i romanzi di questo genere che si rispettino, i due riescono a imparare tutto quanto c’è da sapere riguardo ai combattimenti aerei in pochi mesi, quando l’addestramento normale richiede dieci anni. A quel punto sono mandati alla base di Dover: dovranno fornire supporto aereo alla flotta inglese che pattuglia il canale della Manica, se dovessero fallire e la flotta venir affondata, Napoleone avrebbe via libera per invadere l’Inghilterra.
La Naomi appartiene alla scuola Troisi: ovvero di quegli scrittori che s’imputano a parlar di guerra senza aver la minima idea di quel che stanno parlando. La base aerea di Dover non è un’installazione militare, è una specie di villaggio turistico. Non ci sono guardie, non ci sono turni di servizio, non c’è disciplina, i piloti stanno in piedi fino a tarda ora a bere e giocare e si alzano a mezzogiorno, e ovviamente i draghi fanno la stessa vita sregolata.
Siccome l’imbracatura che permette a Laurence e al suo equipaggio di salire sul drago rischia di dar fastidio alla bestia, Laurence ordina che venga indossata solo se è in previsione una missione, altrimenti il drago dev’essere libero. Per la serie: sei in guerra, da un momento all’altro Napoleone potrebbe attaccare, e tu devi perdere mezz’ora ogni volta a vestire il drago, perché altrimenti, poverino, gli vengono i calli sulle scaglie!
Il rapporto tra Laurence e Temerarire è al limite della zoofilia. Laurence chiama il drago “mio caro”, lo coccola da mattina a sera, gli legge libri di fisica e matematica prima che si addormenti, e poi gli dorme accanto. Dopo ogni pranzo del drago gli pulisce zanne e artigli e gli fa il bagnetto. Quando il drago è triste si affretta a regalargli collane e gioielli (sì, avete letto giusto, il drago adora la bigiotteria, ed è un pure un drago maschio).
Ma questo non sarebbe abbastanza tnt karino!!! perciò la Naomi non si risparmia: ed ecco comparire la draghessa Lily, pilotata da Caterina, ragazzina adolescente con i capelli rossi. C’è qualcosa di deprimente nel mischiare le guerre napoleoniche con una draghessa di nome Lily. Ma dato il successo internazionale della Naomi, dev’essere un problema mio.
Il problema del romanzo è invece che le pagine volano una dietro l’altra piene di situazioni tnt karine!!! ma non si combatte mai. In 400 pagine c’è una sola battaglia, alla fine, e poco altro. A onore della Naomi, dopo aver letto la battaglia finale ho capito perché ha evitato con cura altri scontri: non ha la più pallida idea di quel che scrive. Non siamo a livello Troisi, con i duelli tra cavalieri di draghi che si prendono a spadate, ma non ci siamo neanche lontani. L’aggravante della Naomi è che non è un mondo di fantasia il suo, è la nostra terra nell’anno del signore 1805, la magia non esiste e le leggi fisiche sono quelle che conosciamo.
Sarebbe troppo lungo e “spoileroso” elencare tutte le idiozie della Naomi, ma qualcuna va raccontata. Esempio: secondo la nostra prode autrice, quattro draghi di media grandezza (~20 tonnellate di peso, 15 metri di lunghezza, 25 di apertura alare) sono in grado di trasportare 2000 soldati in assetto di combattimento. Perciò ogni drago, senza tener conto del trasporto stesso, porta 500 soldati. Contando 100 chili a soldato (70 per la persona, 30 per l’equipaggiamento) sono 50 tonnellate. È probabile che alla Naomi e ai lettori a cui interessa solo il tnt karino!!! questi numeri non dicano niente. Ma a me, e credo a tutti quelli che vogliono leggere un romanzo di guerra che non dico sia realistico (come potrebbe con i draghi?) ma almeno verosimile viene il mal di pancia.
Per rendere l’idea, il B-52D uno dei più mastodontici bombardieri americani, impiegato per i bombardamenti a tappeto in Vietnam, poteva trasportare solo 27 tonnellate di bombe. Qualcuno potrebbe obbiettare che i principi di funzionamento sono diversi: infatti i draghi della Naomi volano perché riempiono apposite sacche nel loro corpo con gas più leggeri dell’aria. Insomma sarebbero una sorta di dirigibile. Però:
By 1914, state-of-the-art Zeppelins had lengths of 150–160 m (490–525 feet) and volumes of 22,000–25,000 m³, enabling them to carry loads of around 9 tonnes (20,000 lb.)
Ovvero per trasportare solo 9 tonnellate era necessario un volume di gas come sopra detto e 150 metri di lunghezza, e il drago è solo 15 metri… in altre parole i draghi della Naomi sono fisicamente impossibili. Tuttavia poniamo (ma l’autrice non lo fa) che i draghi siano “magici” e perciò possano trasportare tutto quel peso senza problemi. Come possono portare soldati potrebbero anche portare bombe, come può una nave di legno ottocentesca difendersi dall’equivalente di un B-52?
Secondo la Naomi con tre armi: i “pepper gun” (che non so cosa siano, e non credo neanche lei, visto che non li descrive), i tiratori scelti (eh?) e gli arpioni. L’autrice ammette che i primi due sistemi non siamo molto efficaci, perciò rimangono gli arpioni. L’arpione è una lancia legata a una corda. Immaginate un B-52. E un arpione. E poi spero riusciate a immaginare perché mi arrabbio tanto a leggere queste scemenze!

B-52D

Arpione
Non contenta, la Naomi riesce a far abbattere i draghi dai cannoni sulle fiancate delle navi. Draghi che volano a cento e più metri d’altezza. Qual è il problema qui: è che i cannoni montati nei ponti inferiori delle navi non possono essere inclinati più di tanto, non possono sparare verso l’alto! Sono così poco maneggevoli, che se si decide di sparare contro l’alberatura piuttosto che contro la fiancata di una nave nemica, si deve aspettare che il rollio della nave inclini i cannoni nella giusta maniera. Non c’è alcuna possibilità di colpire un drago che voli al di sopra della nave! E i cannoni non possono essere montati in coperta, perché con il loro peso rischierebbero di far rovesciare la nave.
Che dire dei combattimenti tra draghi? Che la Naomi ci tiene a sottolineare come Temerarire sia l’unico drago esistente in grado di mantenersi fermo in volo, stile elicottero. Dunque come diavolo fanno gli altri draghi a prendersi a unghiate e morsi avvinghiati l’uno all’altro senza precipitare? Addirittura, è possibile abbordare un drago nemico e “catturarlo” tenendo sotto minaccia il pilota. Non è però chiaro come gli uomini possano saltare da un drago all’altro contando che i draghi non possono star fermi. I due draghi dovrebbero accordarsi per volare paralleli, alla stessa velocità, e rimarrebbe il problema dell’ingombro delle ali e del perché un drago dovrebbe fare questa manovra solo per consentire all’equipaggio dell’altro di abbordarlo.
E così via. Tutta la parte di tattica di combattimento è inverosimile se non proprio impossibile. Anche a livello strategico c’è da piangere, e personalmente ho trovato quasi offensivo che l’autrice faccia comportare Napoleone come lo fa comportare. Napoleone è uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi, non si merita di essere ridotto a deficiente perché la Naomi non aveva voglia di documentarsi.

“Napoleon for Dummies” di J. David Markham, per me la Naomi non ha letto neppure questo!
Ma tant’è, inutile insistere, è solo fiato sprecato. Chiudo la parte militare con una chicca, degna della Troisi.
mostra la chicca ▼
* * *
La storia è in terza persona, ma segue sempre Laurence, che è anche l’unico personaggio ben delineato. È un damerino inglese di buona famiglia con tendenze omosessuali-zoofile. È un personaggio patetico, e non è neppure gnokko come l’Edward di Twilight. Il drago, Temerarie, è un pochino meglio, ma il più delle volte sembra un grosso gatto viziato piuttosto che una feroce macchina biologica da guerra. In ogni caso è davvero tnt karino!!!
Gli altri personaggi rimangono sullo sfondo, e sono poco più che macchiette: di Caterina ragazzina con draghessa si è già detto, c’è poi Berkley pilota burbero ma buono, Rankin, educato ma freddo e crudele, Jane un’altra donna pilota, ragazza madre, Lenton l’Ammiraglio paterno, e così via.
Non sono riuscita a immedesimarmi in nessuno, né nessuno dei personaggi mi ha suscitato particolare simpatia, anzi non mi sarebbe dispiaciuto vederne diversi crepare. Non succede però, infatti questa è una di quelle guerre dove quando si lancia una bomba la gente salta in corrispondenza dell’esplosione e non si fa mai male nessuno. D’altra parte avere la Caterina ridotta a brandelli dagli shrapnel non sarebbe tnt karino!!!
Come scrittura la Naomi è senza infamia e senza lode. A parte qualche punto troppo raccontato non ci sono particolari difetti, la storia è scorrevole, le descrizione ridotte al minimo, e il linguaggio usato molto semplice (avevo un certo timore a leggere il romanzo in inglese per via dell’ambientazione marinaresca-ottocentesca, ma alla fine ho dovuto consultare il dizionario non più di un paio di volte). Tuttavia si nota una certa mancanza d’esperienza: per esempio durante la battaglia finale è evidente che la Naomi si trovi in difficoltà. Da un lato vuole descrivere l’intera situazione, dall’altro non le sembra (giustamente) opportuno cambiare punto di vista, quando per tutte le 350 pagine precedenti ha usato solo quello di Laurence. La sua soluzione e far più volte estraniare Temerarie e il suo pilota dalla lotta, in modo che possano osservare la situazione e riferirla al lettore. Peccato che dal punto di vista tattico non abbia alcun senso, come se un cavaliere si divincolasse dalla mischia, galoppasse fino alla collina più vicina, guardasse lo svolgersi degli eventi e poi tornasse indietro…
La Naomi non riesce neanche a esimersi dal più bieco Deus Ex Machina.
mostra il bieco Deus Ex Machina ▼
Anche se non è così catalogato, mi è parso un romanzo per ragazzi. Violenza, sangue, sbudellamenti, e quant’altro di brutto ci possa essere in guerra è accantonato per far posto al tnt karino!!! Il mondo della Naomi è un mondo di gentiluomini e di gentildraghi, dove nessuno pronuncia mai una parolaccia e i personaggi diventano rossi d’imbarazzo a scambiarsi un bacio. Per certi versi è un’atmosfera da cartone animato, sebbene anime simili siano molto più feroci.
Perciò a me non mi è piaciuto per niente. È una visione ovattata, stupidotta, inverosimile e sciatta del periodo napoleonico. Oltre a essere un romanzo di guerra senza guerra.
Però mi sento di consigliarlo, senza nessun doppio senso o voglia di offendere, ai fan della Troisi o anche di Eragon: c’è avventura “pulita”, c’è il drago, c’è il suo padrone che gli vuole tanto bene, e il tutto è trp karino!!! È più sensato della Troisi (anche se di poco) e l’ambientazione è almeno diversa rispetto alla solita sciocchezza a base di Elfi.
His Majesty’s Dragon è il primo capitolo di una saga che vanta già quattro volumi con un quinto in arrivo a metà 2008 (e pare un film nel 2009). Leggendo i commenti in giro per Internet più d’uno spergiura che i volumi successivi siano migliori del primo, ma non sono molto convinta. Come non mi convince un’autrice che riesce a scrivere cinque romanzi in poco più di due anni. Capirei se fosse un’esperta del periodo storico in questione, ma questo primo capitolo della saga testimonia tutto il contrario. Come si fa a documentarsi a dovere, scrivere e revisionare cinque romanzi in due anni? È un ritmo forsennato, che non lascia molto spazio alle alternative: o sei molto più brava della media o scrivi scempiaggini. Nel caso specifico è vera la seconda.

La Naomi Novik: già le voglio male!
Approfondimenti:
His Majesty’s Dragon (Temerarire volume 1) su Amazon.com
Throne of Jade (Temerarire volume 2) su Amazon.com
Black Powder War (Temerarire volume 3) su Amazon.com
Empire of Ivory (Temerarire volume 4) su Amazon.com
Temeraire Il Drago di Sua Maestà su iBS.it
Temeraire Il Trono di Giada su iBS.it
Naomi Novik su Wikipedia
Il sito ufficiale di Naomi
Dragon America su Amazon.com
Official Site of the B-52 Stratofortress Association
Giudizio:
| L’idea di partenza poteva essere interessante: guerre napoleoniche & draghi. +1 | -1 Ma non quando il drago si chiama Lily! |
| Il tutto è tanto, troppo carino! +1 | -1 In certi punti così carino da far venir nausea. |
| -1 Il protagonista è un pervertito insipido e antipatico. | |
| -1 I draghi sono micioni addomesticati. | |
| -1 Inverosimile e campato per aria. | |
| -1 Romanzo di guerra senza guerra e l’unica battaglia descritta è atroce. |
Scritto da Gamberetta •
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febbraio 9th, 2009 at 22:28
Toc Toc. Posso? Salve.
Premesso che alla lunga la Novik mi ha deluso (ho abbandonato il terzo capitolo della saga a metà, dopo essermi appisolato spesso lungo il secondo), ai tempi della prima lettura dell’opera prima non fui così severo, anzi.
Molte cose da te evidenziate al tempo le interpretai come “da spiegare in un futuro” (altre, ammettilo, le hai malignamente esasperate ai tuoi fini!), poi, conquistato dal TNT KARINO (:-D) confesso di averle dimenticate… ma al mondo qualche momento di karineria ci sta pure (ADORO il pappagallino Paulie, e guai a chi me lo tocca!), e ammetto di esserle ancora adesso grato per la piacevolezza di quelle pagine.
Per il resto… verissimo, come Temeraire passa all’azione, la narrazione traballa. Ma è un peccato che giunge sul finire, in un momento che è più sfondo che protagonista… e pazienza se alla fine sembra evocare più un videogioco che altro. Per la Novik è palesemente un fastidio scriverne, e noi, affezionati ai suoi protagonisti, scorriamo veloci in attesa che riprenda il TRP KARINO.
Il problema per noi amanti del pappagallino Paulie è però che quel TRP KARINO non riparte. E il secondo capitolo della saga ha tutti i difetti del precedente (l’indegna insulsaggine storica e militare), senza però recuperarne i pregi.
Il risultato? confesso di avere prestato e regalato questo libro. Ma con l’avvertenza di non sfiorare i successivi!
Grazie dell’ospitalità
Lee
giugno 18th, 2008 at 17:54
@ Dafne
Magari sono io, ma credo che in quel punto Gamberetta stesse semplicemente facendo dell\’ironia su come la Novik ha trattato tali argomenti ( che magari in mano a scrittori più competenti non sarebbero stati nemmeno così inappropriati ).
aprile 3rd, 2008 at 16:41
Potresti spiegarmi come fa Laurence a essere un pervertito? Sono veramente curiosa perché, se si comporta da pervertito lui con le sue fisse da gentiluomo e dell’onore, vorrei sapere la tua opinione di chi molesta sessualmente qualcuno.
Laurence non mostra comportamenti sessuali deviati nel libro. Se ti riferisci a quei “Mio caro” e ai regali che fa a Temeraire, allora immagino che la tua definizione di “pervertito” sia ben differente da quella del dizionario e che tu consideri “pervertiti” tutti coloro che danno dei nomignoli ai propri animali domestici e che gli facciano qualche regalo. Anzi, visto che Laurence considera Temeraire un amico e/o qualcuno di cui lui ha la responsabilità, in tal caso la tua definizione di “pervertito” comprende anche tutti i genitori e tutti gli amici.
Altra piccola cosa: nella mitologia e nella letteratura, si trovano spesso draghi a cui piacciono i tesori e i gioielli, senza che in questo vi sia distinzione di sesso. Basta pensare a Fàfnir e Smaug, per citarne due.
marzo 30th, 2008 at 12:32
@dio in terra. Sì può scrivere sia con una sia con due b: obbiettare.
marzo 30th, 2008 at 12:07
Scusa la pignoleria: ma obiettare mi risulta si scriva con una sola b. In questa recensione lo hai scritto due volte con la doppia b. :P
marzo 12th, 2008 at 00:40
Il numero 8 di Terre di confine, in cui si trova la mia recensione a questo romanzo, è appena uscito. E’ dedicato interamente a draghi e dinosauri…
http://www.terrediconfine.eu/Indicerivista/Marzo2008/tabid/836/Default.aspx
marzo 11th, 2008 at 13:48
Gamberetta complimenti per le tue recensioni, ho scoperto questo blog per caso e mi ha subito incuriosito :)
Questa recensione in particolare mi ha interessato perchè, avendo letto i libri di Temeraire, volevo sapere che ne pensava altra gente.
Che dire??? Leggere la tua recensione era praticamente leggere i miei dubbi e le mie (non poche) perplessità riguardo questi libro…
Premesso che io adoro il fantasy, i draghi, le battaglie epiche ecc, non posso, da lettrice con un minimo di amor proprio, lasciar correre così tanti punti inesatti o clamorosamente e volutamente scritti alla bell’e meglio, senza il minimo rispetto di chi, quando scrive, lo fa con la dovuta attenzione/documentazione/coerenza ecc.
Mi chiedo sempre come e perchè storie come Eragon, la serie della Troisi (mioddio) e anche il tanto incensato Harry Potter abbiano avuto un tale successo, quando ho un sacco di libri per ragazzi e non scritti incomparabilmente meglio…e dai quali i succitati cosiddetti autori di successo hanno scopiazzato a piene mani, senza neanche preoccuparsi di infondergli un tocco personale o perlomeno un minimo di originalità.
Tornando alla Novik e a quello che, a mio parere, aveva in mente di scrivere, fallendo miseramente, suggerisco il bellissimo “Jonathan Strange e il Signor Norrell” di Susanna Clarke.
ciao e ancora complimenti!
gennaio 4th, 2008 at 12:40
@Stefano: la ragazza viene condannata per stregoneria, ma è solo un episodio marginale in tutta la vicenda, che non verte sulla caccia alle streghe. Su Eco: non c’è bisogno di ragioni ideologiche per essere “un po’ pesanti” nei confronti della chiesa avignonese di Giovanni XXII. A quei tempi il papa, quando sedeva a tavola con i cardinali (che fra l’altro erano tutti suoi parenti) era l’unico a essere dotato di coltello, tanto per dire che bell’ambientino. L’inquisitore non era un mostro? Valutato nel contesto della ferocia inaudita che caratterizzava quei tempi magari non era un mostro, era solo fra i peggiori. Valutato con la sensibilità moderna invece sì, era un mostro.
gennaio 4th, 2008 at 12:23
Per quanto riguarda gli abbordaggi, ti faccio notare che ci sono state occasioni di contatto fisico tra i draghi, che procedono non certo alla velocità di un aereo. Poi colpire dall’alto una nave con una pietra non è cosi’ facile: nelle prime fasi della II guerra modniale, bombardieri dotati di mirini non vettoriali fallirono miseramente: una bomba puo’ danneggiare in molti modi, invece, a differenza di una pietra. Per quanto riguarda la battaglia di Trafalgar, ne sappiamo davvero poco all’interno del romanzo della Novik: conosciamo al massimo il punto di vista inglese, mediato dal racconto di altri: non è giusto, a mio parere, fare considerazioni sul modo in cui è stato condotto questo scontro, visto che l’autrice non si sofferma su di esso. Altra cosa è narrare direttamente una battaglia senza sapere nulla di guerre e combattimenti.
Su Eco: ricordavo che la ragazza di cui si era innamorato il giovane novizio fosse morta per stregoneria, ma forse mi sbaglio. Eco, anche per ragioni ideologiche, è forse un po’ pesante nei confronti della chiesa. L’inquisitore viene descritto come una sorta di mostro, cosa che non era.
gennaio 3rd, 2008 at 14:30
@Stefano.
Senza (troppa) polemica, mi spieghi come la cosa avviene? Io non riesco a immaginarmela. Io sono ferma qui:
Prendiamo il drago medio (quello con 25 metri di apertura alare, e i numeri non li sto inventando io, sono quelli della Naomi).
a) due draghi che volano affiancati. C’è una distanza di circa 20 metri tra le due schiene. Impossibile saltare.
b) due draghi che volano affiancati ma “sfasati” in modo che le ali di uno siano avanti o dietro le ali dell’altro. C’è ancora una distanza di circa 10 metri tra le due schiene. Impossibile saltare.
c) un drago sopra l’altro. Direi che l’abbordaggio dal basso in alto è da escludersi: salti, ti aggrappi e poi? Dovresti riuscire a salire lungo il drago reggendoti con una sola mano e combattendo con l’altra. Non è fisicamente impossibile, ma il difensore ha quasi sempre la vittoria assicurata. Abbordaggio dall’alto in basso, si può fare, ma è un rischio enorme: se l’altro drago si sposta anche di poco, ci lasci la pelle.
e) manovre precedenti con uso di corde e/o arpioni: stesso problema dell’alto in basso, basta che il drago abbordato dia una strattonata per far precipitare tutti quanti.
Faccio uno sforzo di fantasia e posso immaginarmi un drago che chiuda le ali e cerchi cadendo di “strusciarsi” contro l’altro e in quel mentre i soldati saltano da un drago all’altro. Possibile? Sì. Verosimile? No. Questa è una roba stile Hollywood, per far fare “ohhhhh” al pubblico, non una verosimile manovra militare.
In quanto ai bombardamenti, non è neanche necessario siano vere bombe, anche se sono solo tonnellate di pietre bastano e avanzano per far affondare una nave.
Sì, se uno scrive di spie e delitti deve sapere come funzionano i servizi segreti e le indagini giudiziarie.
È sempre il solito discorso ripetuto mille volte. Bisogna documentarsi prima di scrivere.
Poi che la Novik sia meglio della Troisi siamo d’accordo, cioè ci mancherebbe altro, la Troisi è una specie di pietra di paragone negativa, anche volendo è difficile fare peggio, ma Villeneuve che esce dal porto quando non c’è n’è alcun bisogno non è così lontano dai generali troisiani che ordinano l’assalto a una fortezza che sta già per capitolare di suo.
@Federico. In realtà sono io che concedo il beneficio del dubbio alla Naomi assumendo che i draghi siano magici, a essere davvero pedanti per lei non c’è niente di magico nelle creature, compreso il volo con i gas più leggeri dell’aria. Purtroppo, anche assumendo i draghi magici, rimane appunto una storia sconclusionata e incoerente.
Buon Anno anche a te.
gennaio 3rd, 2008 at 10:15
@Stefano: sei sicuro di ricordare bene Il Nome della Rosa? Parla proprio (fra le altre cose) di eresia e lotte fra impero e papato, non di streghe. E i protestanti a quei tempi non potevano far di peggio, peché erano ben lontani da venire…
gennaio 3rd, 2008 at 01:31
Non ho letto questo romanzo, e la tua recensione mi fa passare la voglia anche solo di sfogliarlo, ma riguardo all’uso dei draghi: capisco che un qualche generale o che so io avrebbe potuto studiare bene il modo in cui sfruttare un drago, ma paragonarlo a un aereo moderno mi sembra azzardato. Insomma, così su due piedi penso che se mi fossi trovato nell’età napoleonica, avrei semplicemente caricato un cannone sul dorso del drago e un paio di soldati armati di fucile. Altro che bombe. Inoltre, i draghi già sputano fuoco e acido… mi sembra già abbastanza. Ma, da quanto dici, il romanzo è sconclusionato, quindi ogni parere è relativo, visto che sti draghi sono magici in tutti i sensi.
Un’ultima cosa. La chicca… che squallore. Sono rimasto senza parole… Quasi non riesco a credere che un essere umano abbia sia in grado di scrivere una cosa simile…
P.S. Auguri di buon anno! ^_^
gennaio 3rd, 2008 at 00:24
Vorrei chiarire che non considero i libri della Novik dei capolavori, tuttavia, le vostre critiche “belliche” mi sembrano un po’ troppo appuntite.
Innanzitutto dovete tenere presente che si parla di draghi, non di aerei: animali di fantasia che lasciano, appunto, spazio all’immmaginazione. Certo, saltare da un aereo all’altro sarebbe assurdo per noi, ma perchè dovrebbe essere assurdo un abbordaggio su un drago, dotato di una imbragatura che serviva da appiglio per amici e nemici?
A chi si aspetta fantasmagorici bombardamenti faccio notare che un ordigno di polvere nera non è una bomba ad alto esplosivo…
L’arte del volo si sviluppa lentamente ad occidente tramite la creazione di nuove razze: che sputano fuoco, veleno, che raggiungono dimensioni spropositate. Questo “sviluppo” mi sembra credibile, del resto nella seconda puntata si ha anche un assaggio di come si battono i cinesi: lanciando frecce incendiarie da un drago, un combattimento arcaico e superato.
Poi, so che non è una giustificazione, ma nel panorama fantasy non mi sembra che qualcuno abbia fatto meglio della Novik: nemmeno i draghi di Turtledove sono gran cosa, anzi, sono una sorta di incrocio tra uno Stuka e un Me109. Non parlo, per decenza, dei draghi troisiani e paolineschi ed egualmente tralascio quelli di D&D.
Concludo facendo due considerazioni:
1) Questo è un romanzo ad ambientazione storica, non è un romanzo storico: certe mancanze possono essere perdonate all’autrice. Posso assicurarvi che nessun medievista prende sul serio la ricostruzione storica di Eco, per quanto il libro sia meraviglioso. La chiesa cattolica uccideva, infatti, molti più eretici che streghe (e qui i protestanti facevano ben peggio). Oltretutto nel medioevo non si mangiavano bistecche ;-)
2) Il realismo non è un obbligo per lo scrittore: lo è, invece, la verosimiglianza. Chi scrive di spie e di delitti non è detto che conosca a menadito gli arcani meccanismi dei servizi segreti, come la routine di una indagine. E’ compito dell’autore farlo credere al lettore: in questo non mi sembra che la Novik sia caduta in grossi errori, anche a costo di soffermarsi non sull’azione, ma sul rapporto che si istaura tra il drago Temeraire e il suo cavaliere.
Ovviamente questa è solo la mia modesta opinione. Ci sono, invece, aspetti dell’arte bellica che non possono essere ignorati e qui prendo come esempio negativo Licia Troisi: i soldati combattono nei ranghi, non sono certo anime solitarie che si allenano addirittura “nel tutti contro tutti”, come è assai improbabile che il comandante di una unità di fanteria possa condurre il suo manipolo dall’alto, in groppa ad un drago. Una guerra dovrebbe avere obbiettivi tattici e strategici: la Novik ci mostra tutto questo a differenza di Licia Troisi il cui primo ciclo si conclude con una grande battaglia che riesce, da sola, a cancellare decenni di sconfitte. Nei libri della Novik affiorano trame e lotte politiche credibili a differenza delle Cronache, dove il mitico Sennar, partito per il Mondo Sommerso ed incerto nel ricevere l’alleanza di quel regno, ottiene un insperato aiuto da parte di un inviato del Tiranno che tenta di ucciderne il Re. E’ davvero incredibile e vergognoso che un ciclo con simili lacune abbia avuto l’onore delle librerie.
gennaio 2nd, 2008 at 17:02
Quella della Novik non è nemmeno ucronia nel senso stretto del termine. In verità non so come definirla, lascio a voi il compito.
Provate a pensare a un mondo in cui questi draghi sono presenti fin dall’antichità: nessuno sano di mente si sognerebbe di mandare allo sbaraglio le proprie navi sapendo di non avere alcuna difesa contro di essi.
Senza parlare della tecnologia: da sempre l’uomo inventa sistemi nuovi per attaccare o difendersi. La presenza dei draghi in maniera così massiccia avrebbe portato all’invenzione della contraerea secoli prima! Anzi, il possesso di cannoni in grado di colpire i bestioni volanti avrebbe dato un impulso decisivo verso la realizzazione di simili armi.
Infine, se so che il nemico può colpirmi dall’alto senza preavviso e a meno che non abbia un radar o qualcosa di simile che mi avverta per tempo, la cosa più logica da fare per difendermi è interrare uomini e mezzi così da costringere il nemico a scendere a terra per espugnare i mie bunker, così da privarlo del vantaggio dell’arma aerea.
gennaio 2nd, 2008 at 15:44
@Gamberetta: vero. Tendo a confondere realismo e verosimiglianza. E’ una differenza sottile, ma nella ficion è importante. Me lo devo appuntare.
Personalmente trovo più interessanti i film realistici coi comandanti incompetenti (come “Scemo di guerra”), ma non si possono classificare come film di guerra.
gennaio 2nd, 2008 at 14:50
@Angra. In parte è vero, ma i casi sono due: o si segue la storia o non la si segue. Se si segue la storia non c’è molto da dire, i fatti son quelli, errori o non errori. Se però non si segue la storia, e si sta scrivendo un romanzo di guerra, bisogna andarci piano con i generali scemi.
Prendiamo un giallo: in realtà la gente viene arrestata per gli errori più stupidi, ma chi è che leggerebbe un giallo dove l’assassino viene arrestato a pagina 5 perché apre la porta alla polizia con in mano la pistola fumante con la quale ha appena ucciso la vittima?
Ci sono eccezioni dove si gioca sulla stupidità delle forze dell’ordine o simili, ma sono eccezioni. In un romanzo di guerra ci si aspetta che gli eserciti si superino in astuzia non in scemenza. O almeno in un romanzo come quello della Novik nel quale i personaggi sono consapevoli delle scelte strategiche.
Se invece il romanzo è visto solo dagli occhi del soldato in trincea può anche essere che i generali sbaglino ogni dieci minuti, ma il soldato non lo saprebbe neanche, e neppure il lettore.
@Stefano. C’è nel romanzo un accenno al fatto che i draghi siano usati in combattimento fin dai tempi dell’impero romano, mi pare strano che in migliaia di anni il loro uso non sia stato teorizzato fin nei particolari. Senza contare che alla base di Loch Laggan viene detto che i draghi sono usati per i bombardamenti, la formazione iniziale serve proprio a proteggere il drago bombardiere.
In quanto agli errori dei condottieri, d’accordo, ma prima di dire che Napoleone, Nelson e il Duca di Wellington sbagliano, io sono propensa a credere che la Naomi sia ignorante.
Credo anch’io che la Naomi si renda conto anche lei di non conoscere certi argomenti, e perciò glissa, ma a questo punto è disonesta: la buona parte del fascino dell’ambientazione napoleonica è la guerra, il romanzo sul rapporto uomo-drago poteva ambientarlo in qualunque altra epoca/mondo. E se così fosse stato, non so se io e molti altri l’avrebbero letto. Qui l’interesse non sono tanto i draghi, ma i draghi in una determinata situazione storica.
Quali particolari sono credibili nell’addestramento? Non ce ne sono! A parte i draghi che volano in formazione (e non è mostrata neanche una volta una missione d’addestramento da inizio a fine: presumo che l’avvicinamento al bersaglio da bombardare avvenga a quota superiore alla gittata dei cannoni, poi i draghi devono scendere di quota e difendere il drago bombardiere per il tempo necessario a fargli identificare il bersaglio e sganciare le bombe, poi devo andarsene, come? Quali manovre sono previste per il disingaggio?) non c’è altro.
La manovra d’abbordaggio, tanto pericolosa quanto assurda, non è mai provata. Non sono mai addestrati i draghi al combattimento tra loro (e si vede, infatti poi in battaglia cercano di darsi unghiate nella pancia, tra l’altro, anche qui: i draghi possono trasportare pesi enormi, il che vuol anche dire che possono portare corazzature che li coprano da capo a piedi, le unghiate nella pancia non dovrebbe “passare”, i draghi dovrebbero essere addestrati a colpire le ali dei draghi avversari o cercare di ucciderne il pilota).
E così via…
Per collaborare con la rivista non saprei, la mia attività in campo recensorio è qui sul blog, ma se desideri usare qualche mia recensione per la rivista, fai pure.
gennaio 2nd, 2008 at 14:28
Da dove mi è uscito “@Francesco”? Volevo dire “@Stefano”.
gennaio 2nd, 2008 at 12:51
@Gamberetta: se posso farti un appunto in generale, che riguarda solo di striscio il romanzo in questione, mi pare che spesso tu tenda a considerare gli eserciti in guerra come elementi monolitici, logici e razionali, orientati alla vittoria nel più breve tempo possibile. In realtà, guardando anche la storia recente, le cose sono più complesse. Si va dall’incompetenza dei comandi italiani nell’ultima guerra, culminata nella tragicommedia della guerra contro gli inglesi in Africa, fino a strani fenomeni occorsi nella prima guerra mondiale nelle trincee franco-tedesche, come la tregua spontanea di Ypres nel 1914. Che le cose fossero più complesse dello scannarsi a vicenda si vede anche in film come La grande illusione di Jean Renoir, che della prima guerra mondiale fu testimone oculare.
Però:
@Francesco: un conto è mostrare della guerra aspetti particolari perché la si conosce molto bene, un conto è inventarsela non sapendone una mazza, o dire corbellerie perché non si sa quanto pesa una tonnellata o quanto è lungo un miglio, e da quello che dice Gamberetta mi pare che per la Novik si tratti senz’altro del secondo caso. Se succedono cose strane perché c’è un generale pazzo o idiota, il generale pazzo/idiota deve avere il suo ruolo nella vicenda. Umberto Eco, a proposito de Il Nome della Rosa, disse che ricevette delle critiche perché i suoi medioevali sembravano troppo moderni. Indagando, scoprì che idee e concetti che sembravano troppo moderni ai suoi lettori erano invece davvero medioevali, e che invece idee e concetti moderni che aveva deliberatamente introdotto nel romanzo non avevano incontrato critiche. Nel caso di Umberto Eco però il sospetto che non si stia inventando delle fregnacce ti viene, anche perché la vicenda è tutto sommato un pretesto per parlare di quel periodo storico. Nel caso della Novik mi pare il contrario: la vicenda è un pretesto per parlare di vicende personali, e avrebbe potuto anche svolgersi tra gli aviatori della prima guerra mondiale. Ma, sapendo di non sapere cosa è un carburatore, la Novik preferisce “barare” e parlare di draghi, convinta in questo modo di avere la mano più libera e nessun dovere di documentarsi.
gennaio 2nd, 2008 at 08:35
Comprendo le critiche che poni, ma i tuoi mi sembrano appunti eccessivi. Volendo fare un discorso sull’arte bellica tu dai per scontato che sia inglesi che francesi avessero alle spalle teorizzazioni sull’uso migliore dei draghi in combattimento, sulle strategie di bombardamento e via discorrendo, puo’ anche non essere cosi’. Oltretutto nemmeno nella storia militare gli eventi si svolgono nella maniera più logica: i condottieri sbagliano, gli uomini sbagliano. La Novik, come ho scritto, non ci regala molta azione: forse si rende conto lei stessa di non esserne in grado; oltretutto la narrazione da un solo punto di vista impoverisce la storia. Quello che mi è piaciuto molto dei romanzi della Novik e’ la narrazione del rapporto uomo/drago: io l’ho trovato credibile, come credibili mi sono sembrati i particolari sull’addestramento. Ti chiedo una cosa: non ti andrebbe di collaborare con noi alla rivista?
gennaio 2nd, 2008 at 00:41
@Stefano. È vero, l’idea è interessante. Ma manca tutto il resto. A cominciare dal fatto che la presenza durante la storia del mondo di draghi anche super intelligenti, non pare abbia cambiato neppure di una virgola lo svolgersi degli eventi.
Ma prendiamolo come dato di fatto, in qualche maniera la storia si è ripetuta nonostante i draghi, anche ciò premesso tutto quello che viene dopo è irrealistico e campato per aria. Non siamo ai livelli della Troisi, d’accordo, ma non siamo neanche molto meglio. E la Troisi ha la scusa che il suo è un mondo fantastico dove volendo anche le leggi della fisica possono essere diverse, la Novik invece presenta il nostro mondo, fin nei dettagli, a quel punto non puoi più avere i draghi che trasportano 50 tonnellate e temono gli arpioni. Non ha senso.
Quasi nessuna delle operazioni militari descritte è fisicamente realizzabile, e quelle che lo sono non ha senso realizzarle.
Ho letto la tua recensione, ognuno la pensa come gli pare, ma insomma come fai a scrivere: “la vicenda è narrata in modo tanto realistico che il lettore s’immedesima in quest’atmosfera da Seconda Guerra Mondiale, da Battaglia d’Inghilterra…”?
Te lo dico io, date le premesse, cosa potrebbe essere stato realistico: bombardamento a tappeto di Dover e della flotta nella Manica, 24 ore su 24, tenendo conto che Napoleone ha a sua disposizione almeno 88 draghi e può ruotarli avendo sempre superiorità numerica sugli inglesi. I nostri eroi che sono costretti o a ingaggiar battaglia e così rischiare di perdere i pochi draghi che hanno, oppure a evacuare la base. A quel punto la flotta è senza difese, un solo raid di 88 draghi con 50 tonnellate di esplosivo ciascuno sono 4000 tonnellate di esplosivo, se la Novik ha seguito la storia, a quel punto nella Manica ci sono solo 11 ship-of-the-line a pattugliarla, io dico che 4000 tonnellate di esplosivo sono sufficienti ad affondarle tutte quante. Il momento dopo può iniziare l’invasione via mare.
Inoltre, Napoleone non darebbe mai ordine a Villeneuve di uscire dal porto di Cadiz, che senso ha? Lo scopo è solo convincere gli inglesi che quella sarà la battaglia decisiva, in modo che spostino da Dover i draghi più potenti, come fanno. A quel punto il piano è riuscito: i draghi inglesi sono a due settimane di volo dalla Manica, non ha più senso la battaglia di Trafalgar!.
E ancora, dato che il traditore francese sapeva di Loch Laggan è probabile che lo sappia anche Napoleone: mentre tutti i draghi inglesi sono a Dover può inviare contro la base inglese indifesa un gruppo di draghi notturni, uccidere tutti i cuccioli (umani e draconici) e fregarsi le uova, ma ovviamente è una cosa kattiva, che si fa in guerra, figurati se la Novik la inserisce in un romanzo così tnt karino!!!
Senza contare appunto il fatto che Dover è un villaggio turistico e appunto solo i francesi hanno draghi notturni (notato come di notte i nostri eroi ronfino sempre?) Anche pochi draghi Fleur-de-Nuit potrebbero assalire di sorpresa la base e fare strage almeno tra i piloti. E glissiamo sull’idiozia che siccome l’imbracatura è scomoda i draghi non sono sempre tenuti pronti al decollo.
Non c’è niente di realistico dal punto di vista militare nel romanzo. E trattandosi di un romanzo di guerra non è una bella cosa…
gennaio 1st, 2008 at 23:27
L’ho recensito per Terre di Confine, rivista a cui collaboro: non è poi cosi’ malaccio e l’idea di fondo mi sembra assai originale. Paragoni con Licia Troisi e Paolini sono un po’ eccessivi e offensivi per la Novik.
Ciao
gennaio 1st, 2008 at 20:31
Argh, cosa hai fatto! L’immagine di quell’arpione vicino al B-52 mi ha mandato in fregola. Ho arpionato di tutto nella mia vita: kraken, leviatani, capodogli albini, ottobri rossi. Ecco cosa mi mancava…