Il Futuro del Blog

Negli ultimi dieci giorni sono incappata in tutta una serie di problemi sia tecnici sia personali, che mi hanno fatto meditare sul futuro del blog.
Purtroppo comincio ad avere poco tempo, specie se intendo scrivere seriamente. Ho un sacco di idee (alcune delle quali penso persino siano buone e originali), ma non ho ancora la scioltezza per scriverle in maniera passabile in un arco di tempo ragionevole. È come quando ho cominciato a usare una tastiera e digitavo con due sole dita, fra l’altro commettendo una marea d’errori. C’è voluto un bel po’ di esercizio e Mavis Beacon Teaches Typing per raggiungere un livello decente, che non mi costringesse a dover continuamente fermarmi per inseguire sulla tastiera le frasi che mi venivano in mente.

La confezione di Mavis Beacon Teaches Typing
La confezione di Mavis Beacon Teaches Typing versione 17

Lo stesso, su un diverso piano, riguardo la scrittura. Non sono ancora abbastanza agile, e la cosa m’infastidisce non poco! Ho nella testa trame a sufficienza per almeno un romanzo ogni anno da qui al 2100, e vorrei avere l’abilità per scriverli. Per usare un paragone cinematografico, mi sento molto più vicina a John Ford o Takashi Miike piuttosto che a Stanley Kubrick. Miike sono quindici anni che gira una media di più di quattro film l’anno. Non sempre sono capolavori, ma tranne rare occasioni, sono ottimi film. Miike ha un’idea, gira il film, passa all’idea successiva.

Takashi Miike
Takashi Miike: se non fosse giapponese, ormai sulla cinquantina e a giudicare da diversi suoi film un pervertito, lo sposerei!

Vorrei riuscire a fare lo stesso. E se quattro romanzi all’anno è probabilmente un’esagerazione, un romanzo all’anno vorrei essere in grado di metterlo assieme.
Dato che è da quasi un anno che ho cominciato a scrivere con una certa attenzione, seguendo dei progetti più o meno delineati, piuttosto che buttar giù tutto quello che mi passava per la testa, è ora che mi dia una mossa! E poi sono stufa di essere chiamata invidiosa e frustrata perché gli editori avrebbero rifiutato i miei romanzi, quando non ho ancora spedito niente! Voglio quanto prima togliermi la soddisfazione di essere invidiosa e frustrata a ragion veduta!

J.K. Rowling
J.K. Rowling: ha ricevuto dodici rifiuti prima che Harry Potter venisse pubblicato. Ah, non sposerei neanche lei!

Però tutto ciò richiede tempo, tempo che non potrò più dedicare al blog. Articoli come le recensioni della Troisi richiedono una marea di ore, sia mie sia di mio fratello (che nel caso specifico ha ricontrollato ogni singola citazione, per assicurarsi che in nessun punto il mio estrapolare il testo modificasse il significato originario), e non so quando potrò di nuovo permettermi un impegno simile - ben inteso, oltre la seconda trilogia della Troisi, le Guerre subiranno lo stesso trattamento delle Cronache, quella è una promessa!
Dunque gli aggiornamenti diverranno più radi. Posso anticipare che oltre alla Troisi è probabile terminerò le recensioni già in cantiere (in alcuni casi da mesi!) ovvero Estasia, Ethlin, Il Risveglio dell’Ombra, La Bussola d’Oro, Sky Girls, Claymore, Abarat, e qualche altra. Seguirò la terza stagione di Zero no Tsukaima, e tra i fantasy italiani aspetto sempre la possibilità di leggere Zeferina. Quasi sicuramente parlerò del signor Paolini all’uscita del suo terzo romanzo.
Ci sono poi una serie di articoli per i quali ho già raccolto parecchio materiale ed è possibile che anche questi vengano alla luce un giorno o l’altro. In particolare avevo voglia di parlare di registi giapponesi contemporanei (da Tsukamoto in poi), delle parodie fantasy (Shrek, ma anche film meno conosciuti, non per questo meno belli, tipo Ella Enchanted) e di fanfiction (che non molti sanno esistono fin da inizio secolo, no, non il 2000, il 1900! e anche prima!)

La locandina di Ella Enchanted
La locandina di Ella Enchanted

Ciò detto, se qualcun altro vuole scrivere per i Gamberi, da ora in poi sarà il benvenuto. Sarò sincera: credo che per una persona “esterna” scrivere un articolo per i Gamberi non porti nessun particolare beneficio, e non vedo perché tale persona dovrebbe impegnarsi in tal senso. Ma provando a bilanciare, i vantaggi sono questi:

  • potete scrivere quanto volete, come volete, nello stile che volete, e occupare quanto spazio volete con ogni genere di allegato audio/video o altro materiale rilevante.
  • se scrivete la recensione di un fantasy italiano potrete contare che l’autore la leggerà. Quasi tutti gli autori recensiti sono intervenuti a commentare le loro recensioni in pubblico o in privato. E quei pochi che non si sono fatti vivi (ciao Licia!) so che comunque hanno letto.
  • io e mio fratello siamo disposti a un limitato lavoro di editing e a gestire l’impaginazione. Il che vuol dire che se sapete usare Word o quant’altro ma non avete mai visto l’HTML in vita vostra, posso sistemare io l’articolo perché risulti decente.

Gli svantaggi:

  • gli articoli devono essere non banali, approfonditi, documentati e scritti in maniera piacevole. So che alcuni dei primi articoli del blog non rispondono a questi requisiti, ma questo vuol solo dire che tali articoli saranno revisionati in futuro non che siano accettabili articoli sciatti!
  • se sosterrete tesi poco popolari è probabile ci siano commenti velenosi se non apertamente offensivi: rimarranno, non importa quanto “maleducati”.

Oltre a ciò:

  • sono in particolare graditi articoli che parlino di fantasy italiano, recensioni di romanzi, film e quant’altro. Non è “linea editoriale” dei Gamberi sostenere a priori che il fantasy italiano faccia schifo, constatiamo solo l’evidenza. Se la vostra “evidenza” è altra, potete sostenere le vostre tesi. Mi sta benissimo che scriviate una recensione di un romanzo della Troisi sostenendo che è un capolavoro, ma dev’essere dimostrato con la stessa accuratezza con la quale io invece ho cercato di mostrare il contrario.
  • oltre al fantasy italiano, recensioni di film d’animazione (e non) nipponici o coreani mi faranno sicuramente piacere! Ma qualunque altro argomento va bene, in fondo basta che sia interessante.
  • uno stile ironico/sarcastico è apprezzato, ma non necessario. Potete anche essere mortalmente seri, però non potete essere noiosi!
  • in ogni caso a decidere cosa, come e quando pubblicare, siamo io e mio fratello, a nostro insindacabile giudizio. E l’ultima parola spetta sempre e solo al Coniglietto Grumo!

Gnocchi con ragù di coniglio
Gnocchi con ragù di coniglio: ecco, questa è una buona foto da mettere per farsi rifiutare un articolo da Grumo! Fortuna che ora sta dormendo…

Un piccolo consiglio che ho scoperto utile in questi mesi. Serve a capire se state scrivendo una recensione decente (o a capire se è decente una recensione che state leggendo altrove): meno affermazioni generiche ci sono meglio è. Quando scrivete una frase riguardo a un’opera, pensate a quante altre opere può essere applicata, se può essere applicata a un sacco di altre opere, è una frase che non comunica niente, è solo rumore.
“Questo romanzo è bello”, “Questo romanzo è brutto”, non importa quale sia il caso specifico, sono entrambe affermazioni applicabili a milioni di romanzi, per tale ragione non valgono nulla. “Nihal piange 22 volte”, questa affermazione è applicabile solo a Nihal della Terra del Vento, dunque trasmette almeno un granello d’informazione.
Ovviamente “Questo romanzo è bello/brutto perché ecc. ecc.” non è più così generico e può essere accettabile, ma prendiamo: “Questo romanzo è bello perché può essere letto su più piani, che vanno dal più semplice, quello di ordinaria avventura, sullo sfondo dell’eterna lotta tra bene e male, a quello più complesso, legato alla crescita interiore dei protagonisti”, qui non si è fatto altro che concatenare affermazioni generiche, e il risultato è che l’intera frase è aria fritta. Non ha importanza se la frase è vera per il romanzo in questione, perché sarebbe come affermare: “Questo romanzo è formato da tante parole”. Vero, ma il lettore della recensione ne sa quanto prima!
Inutile sottolineare che eventuali articoli basati sull’aria fritta non verranno neanche presi in considerazione.

Se ancora volete collaborare, potete scrivere al solito indirizzo: gamberifantasy@gmail.com.

Inoltre, da settimana prossima il blog darà molto più spazio a quella che viene definita “pirateria”. Perché parlare di Miike è interessante, leggere un libro su Miike e il suo cinema lo è ancora di più, ma guardare i film di Miike è quello che davvero importa! Così come parlare di Pullman è interessante, consultare un saggio su di lui anche, ma ciò che davvero conta alla fine di tutto è leggere i romanzi che ha scritto.
Per questa ragione via via segnalerò le varie release riguardanti il fantastico (libri, film, videogiochi, ecc.) che spuntano in rete. Per ragioni tecniche e legali è probabile che il blog non potrà mai ospitare direttamente materiale “pirata”, cercherò il più possibile di addentrarmi nei meandri di eMule, BitTorrent, FTP e Newsgroup in modo che ognuno riesca a far da sé.

È capitato a tutti, capita a tutti di discutere di musica, libri, o film. Da un po’ di tempo tra me e i miei amici abbiamo inserito una clausola: non si parla senza DVDR! È cominciato come un gioco, ma secondo me è un concetto rivoluzionario. In pratica non si possono fare affermazioni sullo stile di “hai visto il nuovo film di Tizio & Caio?” o “ma com’è bello il nuovo album dei Tal dei Tali!” senza avere in mano un supporto ottico dov’è registrato tale film o album!
La rivoluzione consiste nel fatto che sparisce il passaparola, nel suo senso più degenere di mera pubblicità o parlare a vanvera. Sparisce il fumo e rimane l’arrosto. Sparisce la pubblicità, l’hype, il parlare di o su qualcosa, perché rimanga il solo nucleo vitale, il qualcosa.
“There ain’t No Such Thing as a Free Lunch” diceva fra gli altri Heinlein nel suo celebre romanzo La Luna è una Severa Maestra, e questa frase in una forma o nell’altra ci viene continuamente picchiata in testa. Ma è falsa.

Copertina di The Moon is a Harsh Mistress
Copertina di The Moon is a Harsh Mistress

La tecnologia attuale permette di produrre e distribuire opere (d’arte) a un costo prossimo a zero. Non succede per pura avidità. E per piacere la si smetta di dire che se la gente non paga gli artisti muoiono di fame, gli editori chiudono e chissà che altro! L’umanità ha prodotto arte dalla notte dei tempi, con qualunque tipo di governo, organizzazione sociale e qualunque fosse la religione. Questo ultimo secolo di crescente e feroce difesa del copyright e di concetti marci alla radice, quale quello di “proprietà intellettuale”, si può sapere quale incalcolabile beneficio abbia portato all’Arte? Mentre lo svantaggio mi pare evidente: l’Arte non è più pensata per essere al servizio della società, per essere fonte di progresso, benessere o divertimento, ma per essere fonte di guadagno per pochi profittatori.
Ne riparlerò al primo articolo della nuova rubrica.

Ultimo cambiamento del blog sarà che spero molto più spesso apparirà la narrativa da me medesima scritta. Ve ne dovrete fare una ragione! Penso la distribuzione avverrà con licenza Creative Commons, e nel creare fisicamente i testi cercherò di attenermi ai miei stessi buoni consigli riguardo la creazione di ebook.

Entusiasmo
Entusiasmo suscitato dalle novità del blog


Approfondimenti:

Mavis Beacon Teaches Typing su Wikipedia
Takashi Miike su IMDb
Annunciata la terza stagione di Zero no Tsukaima
Un estratto da Brisingr (sic) terzo romanzo di Paolini
Ella Enchanted su IMDb
Ci sono anche le chioccioline al ragù di coniglio…
Il manoscritto originale di “The Moon is a Harsh Mistress” (disponibile per il download a pagamento)

Scritto da GamberettaGamberolinkLascia un Commento » Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile

80 Commenti per “Il Futuro del Blog”

  1. Marte scrive:

    primo commento ? :D

    va bene :D

    io attendo di leggere una lista di libri consigliati dai gamberi :D

    per il resto.. buona fortuna :D

    Giovedì, 13 Marzo 2008 @ 2:34pm

  2. Carraronan scrive:

    Grazie per averci aggiornato e buona fortuna per quello che stai scrivendo, qualunque cosa sia …e sperando non faccia schifo.
    Mi sembrano chiare le indicazioni date per gli articoli, ma dubito che altri possano produrre qualcosa di valido quanto i tuoi spassosi, ma profondi, articoli. Io so già che non potrei mai farcela.

    Una cosa che ho notato ieri e noto anche oggi: nella colonna degli “Ultimi Commenti” credo ci sia un problema con il nome di “Miserogamberettoinsapore” se usi come browser IE7, perché vedo che i due commenti più recenti (Marte e Daisy) appaiono in cima, ma quello di Gamberecc… prima di apparire (sforando di 2/3 di “e” il bordo) fa dilatare verticalmente la colonna fino a fondo pagina.

    Credo sia colpa del nome formato da un singola parola troppo lunga.
    Prova a controllare se capita anche a te, magari è un problema del mio IE7 (sul mio FF 2.0.12 non succede, ad esempio).

    Non so cosa usi, se Widget o codice copiato brutalmente o chissà quale diabolico plugin cinosvedese, ma nel caso peggiore credo che per risolvere tutto basti accorciare il nome “a mano” nei singoli commenti già presenti e imporre un limite massimo di caratteri al campo Nome per i commenti futuri.

    Ciao!

    Giovedì, 13 Marzo 2008 @ 3:12pm

  3. Osservatore Cosmico scrive:

    Ma sai, gli artisti comunque erano sempre finanziati dai mecenati di turno…
    La tua considerazione è molto “decadentista”, ma sappiamo bene che fine hanno fatto Baudelaire & Co.

    Giovedì, 13 Marzo 2008 @ 6:18pm

  4. Niccolo' scrive:

    Heinlein invece continua ad avere ragione - quel che appare gratis alle nostre immediate tasche ha in realta\’ un costo sociale che si paga. Come tenere in piedi tutta l\’infrastruttura internettara. :) Peccato per gli aggiornaggi piu\’ radi, ma si sopravvivera\’.

    Giovedì, 13 Marzo 2008 @ 6:29pm

  5. Vierran scrive:

    Ella Enchanted un bel film? Salvo per le idee geniali del libro da cui è tratto, per me rimane un’esasperazione grossolana di cliché vari con interpreti che fingono di pensare di essere divertenti. Brr.
    (Ma sarà che al libro ero molto affezionata.)

    Giovedì, 13 Marzo 2008 @ 7:45pm

  6. Gamberetta scrive:

    @Osservatore Cosmico. Perché Baudelaire che fine avrebbe fatto? È nato, ha scritto alcune bellissime poesie, è morto. Vorrei farti notare che il secondo punto non è così facile da raggiungere, c’è solo da invidiarlo Baudelaire!
    Non c’è proprio niente di “decadente” nelle mie idee. È decadente una società che basa ogni sua attività sul guadagno o sullo scambio monetario. Una società così convinta che sia l’unico possibile modo di vivere, da elevare emerite cazzate come la frase citata da Heinlein o l’analogo “nessuno ti da niente per niente” a principio universale.

    @Niccolo’. Balle. Il costo per mantenere l’infrastruttura di Internet è minimo. Ed è per questo che le società di telecomunicazione navigano nell’oro. E in ogni caso, il costo per trasferire un libro da me a te via Internet è infinitesimale al confronto del doverlo stampare e portare fisicamente.

    @Vierran. A me è parso che la “grossolanità” sia stata voluta. Non so, per esempio i giganti o gli orchi, che sembrano usciti da un film anni ’50 senza budget; a me è piaciuto.

    Giovedì, 13 Marzo 2008 @ 8:00pm

  7. Simòn R. scrive:

    Tristessa é_è

    Non ho mica capito cosa significa DVDR e, quindi, perché dovrebbe migliorare qualcosa o_O E poi il passaparola non mi sembra una cosa negativa… anzi, forse è l’unica forma di pubblicità “reale”, informativa, non spinta dal denaro ma dal gusto effettivo…

    Giovedì, 13 Marzo 2008 @ 8:27pm

  8. Gamberetta scrive:

    @Simòn. Eh?! Un DVDR, un DVD registrabile! Ormai conviene ampiamente rispetto ai CD. Il passaparola ha il problema che lo scopo finale è far spendere soldi (o chiacchierare a vuoto). Invece lo scopo dev’essere guardare bei film (o ascoltare bella musica, leggere bei libri).

    Giovedì, 13 Marzo 2008 @ 9:17pm

  9. Osservatore Cosmico scrive:

    @ Gamberetta: col termine “decadentista” mi riferivo alla corrente letteraria, ovviamente, e non l’intendevo con l’accezione negativa delle origini. Ma, come tu ben sai, era proprio dei decadenti il concetto di “Art for Art’s sake”, l’arte disinteressata, come valere supremo sopra ogni cosa.
    La tua critica alla società la condivido; non la penso invece come te per quanto riguarda la questione più triviale (i soldi, insomma). Visto com’è messo il mondo d’oggi, l’artista deve trarre guadagno da ciò che realizza.

    Venerdì, 14 Marzo 2008 @ 2:00pm

  10. alice scrive:

    he he he … i soldi ormani sono diventati simbolo di vita

    Venerdì, 14 Marzo 2008 @ 4:53pm

  11. Niccolo' scrive:

    Balle una sega! Mantenere e aggiornanre tutti i server e le linee che ne costituiscono lo scheletro non e’ roba da ridere! :)

    Venerdì, 14 Marzo 2008 @ 4:58pm

  12. Simòn R. scrive:

    ehm… non capisco ancora, Gamberetta: qual è la differenza tra avere visto un film comprato, al cinema, nolleggiato, scaricato sull’hd o masterizzato su un dvd? O musica, o libro, o qualsiasi cosa sia… o_O Cioè, se mi è piaciuto te ne parlo e te lo consiglio comunque… e non mi pare di spingerti verso chissà che consumismo, così… c’è internet, ci sono le biblioteche… boh ?___?

    @Osservatore Cosmico: sono d’accordo anch’io che con l’ “arte” si debba pure campare. In fondo le opere letterarie migliori del ‘900 sono venute fuori proprio per questo: per tirare a campare. Pirandello che doveva comprare le medicine alla moglie, ecc.
    Anche perché scrivere porta via molto tempo. Fidati che se stai fuori di casa 12 ore al giorno scrivi mooolto poco.

    Venerdì, 14 Marzo 2008 @ 8:30pm

  13. Gamberetta scrive:

    @Simòn. In quanto a vederlo un film, nessuna. Averlo masterizzato può essere una buona idea perché è subito pronto per essere prestato/copiato. Vederlo al cinema o comprare il DVD originale significa dare soldi a gente che intende metterti in galera per violazione di copyright e perquisirti all’ingresso dei cinema.
    Il succo della questione comunque non è questo, è sempre il fatto di documentarsi/non-parlare-a-vanvera, perché mi devi dire che un film è bello? Passami il film! Prendi la mia recensione di Cloverfield: accettabile, ma in un mondo migliore non ci sono così tante parole e invece in linea tutti quegli altri film citati. Dopo che uno li ha visti può da solo farsi un’idea di Cloverfield senza che io gli dica niente.
    L’idea di parlare di film/libri, della “critica” in generale, è che c’è gente che guarda e riferisce a chi non può fare la stessa esperienza. Il “critico” guarda 100 film e ne consiglia 5. Può essere utile, ma adesso c’è la possibilità per tutti di vedere direttamente i 100 film.

    Riguardo all’essere pagati. Cominciano a togliere dal discorso gli “artisti” ché sarebbe troppo complesso identificarli (Licia Troisi è un’artista? E Totti il calciatore? Totti che scrive barzellette?), diciamo se in generale un’attività deve essere pagata. No, e no in grassetto se si parla in particolare di pagamento in denaro.
    Un’attività può essere pagata, e non c’è nulla di male in ciò, ma non deve essere pagate. Tra il “può” e il “deve” c’è un abisso.

    Se però pensate davvero che sia giusto il “deve”, bene, vi consiglio, per i vostri stessi principi, di non leggere più il mio blog, perché, per chiunque la pensi così, il prezzo è di 1.000.000 di euro a parola per articolo. Non vorrete mica essere dei ladri?! (nota: non li voglio io i soldi, potete pure versarli a piratebay.org, eff.org o siti simili)

    Venerdì, 14 Marzo 2008 @ 9:30pm

  14. avvocatospadaccino scrive:

    Bella l’idea di chi, mentre ti parla bene o male di un libro, canzone o film si toglie dalla tasca un dischetto (quello che sia, DVD o anche antiquato floppy) con copiata su l’opera in questione dicendoti: a proposito, dacci un’occhiata. Fa molto peer to peer (forse anche più)!
    Gamby, pensi che si potrebbe fare con gmail? O con quale altro sistema?
    I pescatori sanno come la penso, ne abbiamo già discusso (molto civilmente, come sempre), però su una cosa vi do ragione (e non vedo come non potrei): i produttori e i distributori ci trattano tutti da criminali (vedi pubblicità: ruberesti mai una borsa?) , che ti viene voglia di dire: SI!!!!!!!!!!!!!!! Mò vado a scippà na vecchia!!!!!!!!!!!!!!!!
    Un mese fa sono stato per davvero perquisito all’entrata di un cinema per una prima, temevano avessi degli apparecchi di riproduzione. Potevo entrare gratis, ma ho detto: tieni la mani a posto, non mi va più di entrare. Pensateci, vogliono i nostri soldi ma in fondo gli facciamo schifo al cazzo!
    perdonate lo sfogo, ma questa è la dimostrazione che discutere fa bene, perchè si può anche cambiare idea (poi magari si sbaglia ancora di più, ma questo è un altro discorso)
    Egoisticamente mi spiace che Gamberetta si concentri su altre cose, già il buon capitano è così pigro (lol) , tanti buoni recensori in rete non mi pare ce ne siano, ma, come dicevo, è un pensiero egoista.
    Forza Gamby, l’unico metodo è quello Londoniano: scrivere duemila parole al giorno (L’ha detto per primo London, mica King!) anche se non ti va, anche se sei scazzata, anche se hai la febbre, anche se hai un’interrogazione.

    Sabato, 15 Marzo 2008 @ 4:06pm

  15. Osservatore Cosmico scrive:

    @Gamberetta: se metterai un accesso a questo sito tramite carta di credito o simili, stai tranquilla che non verrò più… ;-)

    Sabato, 15 Marzo 2008 @ 5:23pm

  16. un passante scrive:

    @gamberetta e niccolo’: in termini assoluti l’infrastruttura internet costa, e parecchio. Ovviamente le società di telecomunicazioni guadagnano perchè il costo riscalato al singolo utente è basso. Immagino vi siate fraintesi… ora fate pace ;)

    Volevo aggiungere la mia su pirateria&arte.
    Secondo me se ci fosse una liberalizzazione dei contenuti i mecenati diverremmo un po’ tutti noi. Chiunque abbia un minimo di onestà penso non abbia problemi a pagare, per quanto gli è possibile, un’opera che ha gradito. E’ anche vero che grandi opere sono nate su commissione… potere dei soldi insomma. Opere che senza quell’incentivo magari non sarebbero nate.
    La soluzione è quindi la pirateria selvaggia o l’abolizione del copyright? Secondo me no.
    Mantenere il copyright attuale mi sembra ugualmente controproducente. E’ inutile negarlo, limita pesantemente la diffusione della cultura anche se in qualche modo incentiva la produzione artistica.

    Ehm… mi fermo, rileggendo le mie poche righe mi sono accorto di aver scritto una cosa inutile… tutto quello che volevo scrivere andrebbe a sostenere quell’articolo linkato tra queste pagine, articolo che cercava di stimare una durata ideale del copyright. Leggete direttamente l’articolo, lo consiglio anch’io, non solo gamberetta.
    Riassumendo, secondo me quella è la via ideale. Proporzionare in modo equo la durata del copyright.

    Fine del mio delirio notturno.

    PS: peccato per il blog, l’ho scoperto da poco e iniziava a piacermi. Mi auguro arrivino contributi esterni degni di stare a fianco dei vecchi contenuti. So che voi gamberi vigilerete ;)

    Domenica, 16 Marzo 2008 @ 3:14am

  17. Federico Russo "Taotor" scrive:

    Sono in toccata e fuga.
    Mi fa piacere sapere che sei artisticamente impegnata. Se devo essere sincero, quest’idea dei Gamberi come lavoro collettivo mi fa storcere un po’ il naso, ma il sito è tuo - e mi pare che l’idea originaria fosse proprio questa.
    Ciao!

    Domenica, 16 Marzo 2008 @ 12:07pm

  18. Simòn R. scrive:

    Gamberetta, qua c’è qualcosa che non torna. Il punto è: vuoi una casa, e da mangiare per te e i tuoi figli? Hai bisogno di soldi. Punto. E. Basta.
    Se riesci ad averli sfruttando un talento, sfruttando la creatività, sfruttando una-cosa-che-sai-fare, che male c’è? Poi certo, c’è chi ne fa taaanti, ma davvero taaanti. Pensa a King, a Brooks, a Follett. Anche alla Troisi.
    Ma sai, perlomeno 2 su 4 dei citati, prima di pubblicare il gran successo avevano le pezze al culo. Non dovevano prenderli?
    Non ti capisco, davvero. Il lavoro VA pagato. Altrimenti non si vive. E ripeto, se non hai un minimo di sicurezza economica, non scrivi. Non produci. A meno che non vuoi fare il bohemien e rischiare di morire di tisi, rinunciando a qualsiasi rapporto affettivo stabile, concreto, con un futuro.
    Chi lavora DEVE essere pagato, e DEVE in grassetto. E se fa qualcosa che piace a molti, mi pare anche giusto che prenda MOLTI soldi. Perlomeno sistemerà la famiglia per le generazioni a venire, e questi figli di papà, deo gratias, potranno anche fare i bohemien se vorranno, e sputtanarsi tutto. Ma IO padre che ne ho la possibilità, di sicuro cerco di costruire qualcosa di solido con la mia passione.

    Per il discorso del 1′000′000 a battuta: questa è veramente da bambini dell’asilo. Questo è internet. Al massimo puoi legarti a una testata giornalistica che ti paghi uno stipendio. O inventare qualcosa di nuovo, come gli artefici di Google. Ma di certo 1′000′000 a battuta…
    Però vedi, se tu chiedessi, ad esempio, 1 € ad articolo, io ci starei. Sarebbe un prezzo accettabile. E troverei giusto che tu, per il tuo lavoro, venga pagata. Di certo, però, questo lavoro non vale un milione a battuta…

    Chi invece produce con continuatività, e vende, ha diritto anche a un milione di royalties. Sinceramente non mi pare una cosa così negativa il copyright. Quello che manca, secondo me, è il “prova-prima-di-comprare”. Ovvero: guarda 15 minuti di film, se ti piace lo compri, se no no. Checcacchio, anche la gente deve vivere! Dietro a un film, o a un libro, non c’è solo l’autore e l’editore: ci sono anche i facchini e gli impiegati, la tipografia e i cameramen…

    Domenica, 16 Marzo 2008 @ 1:19pm

  19. Stefano scrive:

    In bocca al luo anche da parte mia: l’invito a collaborare con noi di Terre di Confine è ancora valido, se vuoi.
    Un saluto
    Stefano

    Domenica, 16 Marzo 2008 @ 1:22pm

  20. AngicourtJester scrive:

    Scrivere è un lavoro a tempo pieno: se lo si vuole fare bene e non in maniera dilettantistica bisogna spendere tempo ed energie.
    Documentarsi richiede tempo.
    Buttare giù una prima idea richiede tempo.
    Pianificare la storia richiede tempo.
    Correggere richiede tempo. E va fatto più e più volte.
    Scrivere non è un lavoro che si può fare nei ritagli di tempo: devi perdere ore e ore, giornate (e spesso nottate) intere a pensare a quello che stai facendo, con cognizione di causa. E’ un lavoro duro e impegnativo, perché le storie non si scrivono da sole e, soprattutto, non vengono fuori perfette: nessuno ha mai scritto qualcosa che andasse bene alla prima stesura. Ed è duro e impegnativo perché richiede competenze tecniche, che non si possono acquisire semplicemente leggendo qualche manuale. Bisogna impegnarsi, bisogna amazzarsici dietro, altrimenti non si arriverà mai a produrre qualcosa di buono. L’ispirazione non viene a gratis, bisogna inseguirla, perché le idee ce le hanno tutti. Le idee buone (quelle che possono funzionare) sono un altro paio di maniche. Soprattutto non esiste l’ispirazione divina, quel mito secondo cui una storia “nasce” così, completa e definita, quasi un’immacolata concezione.
    Ed è per questo che non sta in piedi l’idea che uno scrittore può non essere pagato. Dato che ogni essere umano ha questo fastidioso viziaccio di doversi nutrire e dato che le bollette ci sono per tutti, uno scrittore deve essere pagato per quello che fa. Se no non ha senso farlo. La società non ti mantiene perché sei un artista. E il fatto di essere pagato non ti fa diventare un “non-artista” (così come il fatto di non essere pagato non ti fa diventare un artista).
    Per scrivere si deve passare attraverso mesi e anni di lavoro senza retribuzione, di duro apprendistato e di gavetta: ci si sente rifiutare i propri lavori decine di volte, prima di un barlume di luce (”Potrebbe andare, ma cambiamo questo e quest’altro, poi vediamo come va”). Devi passare anni a farti le ossa, a conoscere gente che lavora nel settore, a inserirti, spintonando a ogni passo, perché non sei mica solo tu che hai la passione per scrivere.
    Alla fine chi ce la fa? Quelli che hanno la passione vera. Quelli che hanno il talento per farlo. Quelli fortunati. E non è questione di soddisfare uno dei tre requisiti: devono esserci tutti.
    Perché uno, dopo essersi fatto un mazzo del genere, dovrebbe aspirare a non essere pagato?
    Non ha senso.
    Ritengo offensivo che la figura dello scrittore professionista sia sminuita in questo modo (cos’è, ha più merito uno scrittore che pubblica su lulu.com? E perché? Lulu.com pubblica tutti, indifferentemente, senza meriti).

    Domenica, 16 Marzo 2008 @ 2:02pm

  21. Gamberetta scrive:

    @Simòn. Non ho mai detto che uno debba vivere come un’asceta, se una persona riesce a farsi pagare per quello che scrive o dipinge o quel che è buon per lui. Ma deve partire dal presupposto che non gli è dovuto.
    Deve partire dal presupposto che il principio della libera circolazione delle informazioni è più importante del suo eventuale guadagno. Se pubblica (distribuisce in pubblico) qualcosa, deve capire che con tale gesto la rende gratuitamente disponibile a tutti. Se poi nonostante ciò c’è gente disposta a pagare buon per lui (i recenti casi dei Chemical Brothers e dei NIN dimostrano che è del tutto fattibile), ma nessuno deve essere obbligato.
    Qui si sta cercando di sostenere un principio, che la “proprietà intellettuale” è una cattiva idea e che sarebbe beneficio complessivo della società se le idee e la cultura avessero sempre libera e gratuita diffusione.

    Per il pagare il blog: non decidi tu il prezzo. Se vuoi pagare, perché ti sembra giusto pagare, il prezzo se permetti lo stabilisco io, non tu. Ed evita il bambinesco, grazie, perché è bambinesco il tuo modo di fare, il Punto. E. Basta, come se la società non potesse mai cambiare. In altra epoca avresti detto: “Bisogna obbedire al Re. Punto. E. Basta.”
    Il fatto che tu dica Punto. E. Basta non fa diventare le tue tesi più definitive. Il libero mercato, la proprietà privata/intellettuale, la pubblicità, e tanto della società attuale non è che sia Vangelo. È probabile che alcuni di questi principi siano anche utili e buoni, ma non sono scolpiti nella pietra, si possono cambiare, migliorare o stravolgere. Nel caso specifico della proprietà intellettuale e del copyright occorre stravolgere.

    @AngicourtJester. Vale quanto detto per Simòn. Ti faccio poi notare, e non solo a te, che quando Alessandro Magno incontrò il celebre filosofo Diogene e gli chiese se poteva fare qualcosa per lui, qualunque cosa, Diogene rispose di levarsi che gli faceva ombra. Non ha chiesto un miliardo di dracme.
    Non giriamo la frittata, non c’è niente di male a essere pagati, a essere “professionisti”, ma non è che sia una cosa della quale particolarmente vantarsi. Sono solo soldi. Il brutto dei soldi è che, almeno con la tecnologia attuale, non ti possono comprare per esempio la saggezza di un Diogene.
    Ma d’altra parte quando leggo che secondo te farebbe parte del ruolo dello scrittore, “conoscere gente che lavora nel settore, a inserirti, spintonando a ogni passo, perché non sei mica solo tu che hai la passione per scrivere.” mi rendo conto che abitiamo su due pianeti diversi.
    Io non voglio spintonare nessuno, non voglio conoscere gente che lavora nel settore (non almeno nel senso che rendi implicito tu) e mi fa piacere che tanta gente abbia passione per lo scrivere.
    Come anche alla fine quando te la prendi con Lulu perché pubblica chiunque, senza meriti. A me sembra che il tuo scrittore non scriva per raccontare belle storie al prossimo, per il piacere suo e degli altri di narrare di fatti incredibili e meravigliosi, ma per ricevere un premio. DEVE essere pagato, DEVE essere riconosciuto il suo “talento” dalle case editrici, DEVE lui pubblicare e altri che lui non ritiene all’altezza neanche usare Lulu per diffondere le proprie opere.
    Il problema è che questo tipo di riconoscimenti (monetari e non) si ottengono molto più facilmente in altri campi che non quello della scrittura, dunque forse il nostro scrittore ha sbagliato mestiere.
    L’idea è proprio che tu t’impegni tantissimo, stai in piedi le nottate a scrivere, ci dedichi la vita, ben sapendo che niente ti sia dovuto! Perché niente ti è dovuto. Il tuo “premio” al massimo sarà indiretto: con le tue opere contribuisci a un generale miglioramento della società, e tale miglioramento potrebbe prima o poi anche riguardarti personalmente.
    (fermo restando che se poi uno trova gente ugualmente disposta a pagarlo e la cosa gli fa piacere, nessuno gli vieta d’intascare).

    @un passante. La riduzione della durata del copyright sarebbe una buona cosa, ma secondo me, come “via di mezzo” prima dell’abolizione dello stesso, bisogna tornare a com’erano le cose prima dell’inasprimento delle leggi in tutto il mondo: il copyright è difendibile solo se il violatore lo fa a scopo di lucro, se io distribuisco gratuitamente o scambio le opere per uso personale deve essermi consentito.
    Poi per la totale abolizione, non basterebbe una prova? Abolizione per 50 anni, secondo me ci sarebbe un fiorire di creatività mai vista nella storia. Perché qui bisogna mettersi d’accordo, a casa mia le leggi sono pensate per difendere gli interessi di tutti, della società nel suo complesso, non interessi particolari.

    Domenica, 16 Marzo 2008 @ 3:13pm

  22. avvocatospadaccino scrive:

    ma possibile che ogni tanto salti su qualcuno a dare a gamberetta dell’infantile invidiosa mocciosa bambina?
    Non è detto che dobbiate essere d’accordo con lei e non dovete esserlo sempre (nè mi sembra lei sia una persona che pretenda accondiscendenza), ma vi sembra un modo civile di discutere?
    L’idea che qualcuno vada giudicato secondo le sue idee si è persa per strada dall’illuminismo ad oggi?
    Allora ve lo dico io, svelo il segreto dei segreti: Gamberetta è una ottantenne sdentata, quindi, la prossima volta che volete ricorrere a mezzi termini, ditele che è senile e riconglionita! LOL!
    Intanto un altro blog interessante è morto, temo proprio che il gamberi collettivo non funzionerà. Chi altri perderà tutto quel tempo e migliori letture per attaccare la nuova Troisi che tra qualche tempo sicuramente Mondadori ci propinerà?
    Qualcuno nei commenti ha detto che solo i migliori riusciranno, forse quel qualcuno ha scritto il testo della canzone di morandi che fa: uno su mille ce la fa.
    E la Troisi, tanto per fare un esempio?
    Senza talento e senza aspettare!
    Come dicono a Roma dai tempi di Paolo Sisto: anvedi sta impunita!!!!!!!!!!!!

    Domenica, 16 Marzo 2008 @ 10:13pm

  23. Gamberetta scrive:

    @avvocatospadaccino. Calma! Ho solo detto che dato il tempo richiesto per scrivere articoli come quelli della Troisi, il ritmo dovrà rallentare e tali articoli saranno più sporadici. Ma non ho alcuna intenzione di chiudere il blog, anche se non collaborasse nessun altro.

    P.S. Gli anni solo solo 79! ^_^

    Domenica, 16 Marzo 2008 @ 10:23pm

  24. avvocatospadaccino scrive:

    Temevo il peggio, il tono del post era abbastanza pessimistico, tipo crisi di mezz’età!
    ti prego quindi di essere più accurata nelle segnalazioni se non vuoi seminare il panico, vecchiaccia!
    Ora torno a guardare Maison Ikkoku su Youtube e guai a chi mi da dell’immaturo!
    Scherzi a parte, per curiosità, i tuoi progetti di romanzo riguardano fantasy, altri generi o mainstream?

    Lunedì, 17 Marzo 2008 @ 12:39am

  25. avvocatospadaccino scrive:

    a proposito, sempre per curiosità, capisco che non sposeresti un cinquantenne e/o un pervertito (In questo Maggie nel film Secretaty ti batte), ma perchè non sposeresti un giapponese? Arigatou Gozaimas.

    Lunedì, 17 Marzo 2008 @ 12:42am

  26. Hill scrive:

    Riguardo alla questione copyright in linea di massima sono d\’accordo con Gamberetta, però secondo me bisognerebbe riconoscere almeno una quota monetaria minima da pagare al detentore del copyright… ovvero il costo dovuto alla stampa, all\’editing ed al \”lavoro materiale\” svolto dallo scrittore (quest\’ultimo ovviamente difficilmente quantificabile). A questa quota minima poi ognuno dovrebbe poter essere libero di scegliere se aggiungere o meno un \”bonus artistico\” (per l\’idea, lo stile ecc.).
    Però, tutto sommato, mi rendo conto che si tratta di una via irrealistica e idealista. La stragrande maggioranza delle persone non pagherebbe mai questo bonus… prima di tutto perché lo si dovrebbe fare a lettura ultimata e non all\’acquisto (e già questo è un motivo più che sufficiente) e poi perché sarebbero davvero pochi quelli disposti a pagare più del \”necessario\” per qualcosa che possono comunque ottenere ad un prezzo \”standard\”.
    Nettamente più realista invece l\’idea di ridurre la durata del copyright ad un più ristretto lasso di tempo. Però, in linea di principio, anche in questo senso bisognerebbe fare una distinzione tra opere più o meno meritevoli (e questo si può fare in maniera più o meno oggettiva solo ricorrendo alla conta dei volumi venduti).
    E\’ un argomento di cui si potrebbe parlare per ore senza mai arrivare ad una soluzione soddisfacente per tutti. Purtroppo temo che dovremmo accontentarci di come stanno già le cose (che è comunque un passo avanti rispetto alla situazione precedente all\’avvento del peer2peer su internet).

    Lunedì, 17 Marzo 2008 @ 12:58pm

  27. AngicourtJester scrive:

    @avvocatospadaccino: la Troisi, infatti, non dovrebbe essere presa come esempio. E’ un caso a parte, una su un milione (cosa ammessa sia dai detrattori che dai sostenitori). Se uno pensa di prenderla come pietra di paragone sbaglia i suoi conti: per ogni Licia Troisi, ci sono mille scrittori che ottengono pubblicazione solo facendosi il proverbiale mazzo a tarallo e, mi si passi il termine, ingoiando merda a ogni passo.

    @Gamberetta: come dire che a uno che lavora in borsa non gli è dovuto lo stipendio perché la circolazione economica è più importante?
    In linea di principio teorico sono pure d’accordo con te: l’arte è un bene comune dell’umanità. Ma l’arte è sempre stata pagata.
    Citi Diogene e Alessandro Magno?
    Ottimo.
    Omero (e tutti gli aedi suoi contemporanei) mica cantavano per diletto. Lo facevano per essere mantenuti dal signore locale con vitto e alloggio.
    Virgilio fu pagato per scrivere l’Iliade.
    Shakespeare scriveva su commissione.
    Il fatto di essere pagati ha impedito loro di essere artisti? No.
    Se non fossero stati pagati avrebbero scritto quello che hanno scritto? Probabilmente non ne avrebbero avuto il tempo, perché avrebbero fatto un altro lavoro.
    Per carità, non fraintendermi: le tue idee sono apprezzabili, ma temo che, quando verrà il momento di fare i conti con la realtà, verranno sistematicamente distrutte. Adeguarsi non costa nulla: prepara solo ad affrontare quello che ci verrà posto di fronte e, credimi, quando si parla di pubblicare, scrivere, si parla di camminare in salita, arrampicandosi con le unghie e con i denti.
    Per quanto riguarda quello che ho detto circa il “fare a gomitate” (colpa mia che non mi sono spiegato abbastanza bene), non intendo essere sleali nei confronti di altri (anzi, semmai il contrario: io cerco sempre di aiutare chi vuole intraprendere questo mestiere, principalmente dando consigli in base a quel poco che ho vissuto sulla mia pelle finora). “Fare a gomitate” significa semplicemente che è un casino madornale farsi notare in questo settore: come ti dicevo ce ne sono tantissimi che ogni giorno inviano manoscritti e soggetti. Su questo stesso blog Dazieri ne ha parlato e, credimi, è assolutamente vero: il tipico editor riceve ogni giorno manoscritti da esaminare. Su cento aspiranti autori, quanti pensi siano abbastanza in gamba da risaltare sugli altri? Non ti sto dando dell’invidiosa (per carità) e non dico quello che dico per darti addosso. Semplicemente la realtà nell’editoria è questa. Per farti notare è come in una folla: devi sgomitare. Si sgomita essendo bravi. Si sgomita avendo belle idee. Si sgomita telefonando e ritelefonando quando i nostri manoscritti non ricevono risposta. Si sgomita non arrendendosi al primo no. Né al secondo o al terzo. Non ci si arrende mai.
    La differenza tra essere fortunati ed essere bravi è che un fortunato viene pubblicato al primo tentativo. Mille bravi vengono pubblicati dopo dieci.
    E perché? Perché non si sono arresi. Perché hanno lottato e non si sono fermati (come tanti fanno) al primo tentativo, prendendosela con gli editor. Perché hanno fatto sacrifici, hanno speso tutto il loro tempo libero per dedicarlo alla scrittura, anche se contemporaneamente dovevano lavorare o studiare o entrambi.
    E la differenza più importante è che un fortunato ben difficilmente durerà nel tempo: avrà il suo momento, sì, ma se non saprà impegnarsi, come tutte le mode, passerà.
    Quello bravo, invece non si ferma mai, perché a un certo punto si girerà indietro a guardare il suo percorso e vedrà che avrà faticato troppo, sacrificato troppo per mollare adesso, per permettersi di adagiarsi sugli allori e crogiolarsi in quello che ha ottenuto.
    Quello bravo rimane e diventa un Robert Jordan.
    Questo è il suo premio. Il suo vero premio.
    Il denaro, il compenso, è solo un mezzo. Purtroppo necessario. Robert Jordan con i suoi romanzi ci ha campato per anni. Si è fatto pagare. Se per lui il pagamento fosse stato lo scopo, sarebbe morto e basta. Invece ha lasciato materiale necessario per finire la saga. Fosse stato solo un mercenario perché avrebbe dovuto farlo?
    Il premio è farcela, il premio è rimanere, sapere che sei stato capace di creare qualcosa che rimarrà anche dopo di te, che non sei semplicemente passato senza lasciar traccia. Anni fa, a Bologna, ho assistito a un incontro con Neil Gaiman. A un certo punto una ragazza si è alzata, commossa, e gli ha consegnato un disegno fatto da lei, spiegandogli perché: gli scritti di Gaiman l’avevano aiutata a passare un momento brutto della vita. Io credo che Gaiman se lo ricorderà per sempre quel momento. Quello è il premio.
    E nessun premio ha valore se non lo si è ottenuto con sudore e fatica. Ti guardi indietro e vedi che non hai dovuto far nulla di speciale per ottenerlo. Forse è perché ogni cosa che ho ottenuto nella vita me la sono dovuta sudare e che nulla mi è mai stato “regalato”, per così dire. Ma ritengo che non ci sia gioia nell’ottenere una cosa bella senza faticare. Ecco perché non apprezzo il principio di Lulu.com: sì, ti pubblicano. Che tu sia bravo o meno. Vieni pubblicato tu, ma anche quello che scrive “ha” senza l’h, anche quello che scrive cose odiosissime come “nn, ke, xkè”, quello che non ha il minimo senso narrativo, quello che non ha nulla da dire, quello che si crede un grande, ma non è nessuno.
    Scrivere non è un mestiere che si fa per vantarsi: non fai una cosa speciale come salvare vite umane, non attiri i membri dell’altro sesso, cavoli non ci fai nemmeno vita sociale. Scrivere è qualcosa che fai perché devi, perché non ne sai fare a meno. Una cosa così potente la apprezzi veramente solo se passi per la via dura.
    Pubblicare è come scavarsi una galleria verso la superficie.
    Se lo fai con le unghie e con i denti, soffrirai per tutto il percorso, ma non ti scorderai mai la prima boccata d’aria respirata una volta fuori e apprezzerai per sempre ogni respiro.
    Se trovi la tua strada perché sei fortunato, invece, passerai il resto della tua vita a meravigliarti della tua fortuna e a chiederti se ce l’avresti mai fatta in altro modo.
    Se invece imbocchi una galleria che è già aperta, una con il cartellone “uscita” scritto al neon, non ti ricorderai nulla, uscirai e respirerai l’aria, ma non te ne accorgerai nemmeno.

    Lunedì, 17 Marzo 2008 @ 4:44pm

  28. Wyvern scrive:

    Anche io ho scoperto questo blog di recente e l’ho trovato molto interessante, tanto da essere dispiaciuto se la frequenza dei post dovesse diradarsi. Ma le motivazioni sono chiare, nobili e come di consueto ben esposte quindi faccio buon viso a cattivo gioco.

    Ho letto con molto interesse il dibattito sul copyright e sulla remunerazione del lavoro dell’artista e mi sento di aggiungere un paio di bit.
    Distinguerei tra la remunerazione per il lavoro creativo dell’artista (il cosiddetto diritto d’autore) e il guadagno della casa editrice che lo pubblica. Il primo lo trovo legittimo e sensato, sempre che l’autore non decida altrimenti, il secondo è frutto del nostro sistema economico per cui le case editrici sono principalmente aziende.
    Il primo è giustificabile sul piano morale, il secondo è giustificabile sul piano economico. Tanto è che pur all’interno del nostro sistema economico troviamo anche editori no profit.

    Andrea

    Lunedì, 17 Marzo 2008 @ 5:20pm

  29. Simòn R. scrive:

    Okay. Intanto chiedo scusa per il tono. La sparata del milione mi aveva un po’ lasciato basito. Ma in effetti ho esagerato anch’io.

    Infatti volevo rispondere così:

    Gamberetta: “Ma deve partire dal presupposto che non gli è dovuto.
    Deve partire dal presupposto che il principio della libera circolazione delle informazioni è più importante del suo eventuale guadagno.”

    ?!?!??!?!? Io devo partire dal presupposto che DEVO mangiare tutti i giorni!!!!

    ma non avrebbe aggiunto granché.

    E’ solo che, a questo punto l’ho capito, parliamo di due cose diverse: Gamberetta parte dal presupposto che puoi produrre arte E comunque campare, io parto dal presupposto che prima devi campare, POI se ce la fai produci arte. E questo significa che scrivi confidando nella speranza che sarai pubblicato, metti in gioco tutto quello che hai - lavoro, tempo libero, amici, famiglia, hobby, ecc. - sapendo che se ce la fai puoi mantenere in equilibrio il tutto, se no… hai perso tutto.

    Insomma, la vedo più come AngicourtJester. Scrivere è sacrificio. E devi farci entrare dentro anche il campare.

    A proposito di Lulu.com: io onestamente non vedo molto di positivo in questo genere di iniziative, come infinitestorie, scrivi.com, o anche solo i vari forum o ng dedicati alla scrittura. E questo, fondamentalmente, perché, nonostante li frequentassi in passato, ora mi rendo conto che c’è così tanto materiale scadente che neppure le cose buone spiccano. Certo, in libreria ti mettono tra Moccia e la Troisi, non è che ci sia molto da star contenti. Però insomma, hai comunque più possibilità di farti conoscere così che non ingolfando la rete di scritti di dubbia qualità.

    Lunedì, 17 Marzo 2008 @ 8:14pm

  30. avvocatospadaccino scrive:

    x angi. Mi permetto di non essere d’accordo sul fatto che la troisi è una su un milione. é solo uno degli ultimi risultati di una strategia lucida, lucidissima, che un anno ci sforna faletti e l’altro dan brown. Almeno un tempo i seriali erano wilbur smith e king, che comunque si mantengono su livelli di scrittura più che decenti (e a me piacevano molto, non rinnegherò snobbisticamente piacevoli letture passate).
    importa poco il genere (hanno persino fatto passare per intellettuale piperno, ma andiamo, un pò di serietà), presto mondadori ci delizierà con un altra perla (del signor Guttalax però)
    Onestamente, ce l’ho tanto con la troisi perchè quando cominciai a vedere i suoi libri mi dissi: ok, è stato bello, ma ora sono diventato troppo grande per sta stronzata che è la fantasy. Un pò come mettere via i miei playmobil (eh, io sono del 76, con quelli giocavamo allora noi vecchi) e vergognarsi anche un pò di averli trovati speciali. Quando ho letto gli articoli di gamberetta che le facevano una bella autopsia a corpo vivo mi sono sentito vendicato. Sta diventando un supermarket, sputtanano i gialli con faletti, gli storici con dan brown e ora la fantasy con la troisi. avanti il prossimo genere, sotto a chi tocca. Non per citare sempre Orwell, ma credo abbiano già inventato delle macchine che assemblano i romanzi popolari per i nuovi prolet.
    Con l’aggravante che la media nel fantasy mi pare già più bassa, bei gialli e bei romanzi storici ve ne saprei citare a centinaia, di fantasy, ehm, ci devo un pò pensare.

    a gamberetta: ma sbaglio o hai messo un anti spam word erotico? Io mi trovo sempre kiss, hot, hugs e ora persino warm. Io pretendo un blog timorato di Dio, cosa sono queste sconcezze? lol!

    Lunedì, 17 Marzo 2008 @ 9:16pm

  31. Gamberetta scrive:

    @avvocatospadaccino. Scrivo fantasy anche se non tradizionale (alla Tolkien per intenderci). Per il giapponese, scherzavo, anche se non è che in generale mi attraggano particolarmente. Hanno un che dei furetti…
    Per le parole antispam non ho idea, io sono amministratrice e non le vedo neanche!

    @Simòn. Per quanto riguarda Lulu: Lulu non è un editore è solo una tipografia online. Quello che si può fare con Lulu lo si può anche fare con la tipografia sotto casa, il vantaggio di Lulu è che costa molto meno. Perciò se una persona ha bisogno di avere un certo numero di copie stampate di un libro, anche in piccole quantità, può rivolgersi a Lulu e risparmiare. Perciò è solo tutto di guadagnato, altrimenti sarebbe come accusare le stampanti laser di permettere a chiunque di stampare un libro!
    La scrittura come sacrificio: non la vedo così. Cioè c’è una parte di sacrificio, perché è richiesto esercizio e impegno, ma nel complesso è un’attività piacevole. Sabato sera sono rimasta a casa a scrivere. Perché, tutto sommato, preferivo così che non uscire con gli amici. Non è stato un sacrificio, è stata una scelta. Onestamente penso che se per uno la scrittura è più sacrificio che piacere forse dovrebbe fare altro. Io sono felice di dedicare la buona parte del mio tempo libero a scrivere, se non lo fossi dubito continuerei.
    I forum degli aspiranti scrittori: funzionano poco, ma secondo me non perché l’idea sia sbagliata, è sbagliato l’atteggiamento dei partecipanti. È inutile che ci giriamo attorno: chi posta un racconto su tali forum vuole solo ricevere complimenti (il suo “premio”) e non gliene frega niente se la storia sia in sé bella sul serio, se possa donare piacere al lettore. E il lettore, che nella buona parte dei casi è anche scrittore, è ben disposto a elargire lodi, così quando toccherà a lui sarà ricambiato.
    Nessuno ha reale interesse a migliorarsi, nessuno ha reale interesse a imparare, nessuno ha reale interesse a leggere ed esprimere un’opinione argomentata, nessuno cerca davvero in questi luoghi narrativa decente. È solo uno sterile scambio di convenevoli.

    @AngicourtJester. Sono d’accordo sul fatto che lasciare qualcosa di bello sia uno degli scopi dello scrivere, lo vedo del tutto slegato dall’essere più o meno pagati. E.A. Poe sarà ricordato quando di King nessuno conserverà ricordo, eppure è vissuto in miseria. Attenzione, non sto dicendo che sia giusto che Poe sia morto povero, sto solo dicendo che l’essere ricordati o no, la qualità di quello che si scrive, non è legata ai soldi.
    Altro esempio contemporaneo: Tom Clancy. Il suo primo romanzo, scritto nel tempo libero, perché doveva lavorare, è di gran lunga il suo miglior romanzo. Ripeto: non è richiesto che lo scrittore sia asceta, ma neanche che guadagni, sto sostenendo che non c’è legame diretto tra la condizione economica e la qualità letteraria.
    Poi ti dico quel che farò io: quando avrò pronto il mio primo romanzo lo spedirò a quelle case editrici che mi possono garantire una tiratura superiore ai visitatori del blog (ché lo scopo di pubblicare è rendere pubblico, se si stampano 500 copie non sto “pubblicando”) e stop. Se verrà pubblicato meglio, altrimenti continuerò come prima e ci riproverò con il secondo romanzo

    Lunedì, 17 Marzo 2008 @ 10:18pm

  32. AngicourtJester scrive:

    @avvocatospadaccino: quello che dici è vero, nel senso che ci sono diversi scrittori che riescono a pubblicare per un colpo di fortuna o perché esiste una particolare corrente modaiola. Quello che dicevo io, però, riferendomi alla Troisi come una su un milione è rispetto al numero totale di gente che invia un manoscritto (un primo lavoro per giunta) a una casa editrice e se lo vede pubblicato in pompa magna senza che siano apportate modifiche rilevanti. Succede, appunto, a una persona su un milione. Degli altri 999.999, 999.998 si arrendono, 1 continua.

    @ Gamberetta: è slegato nel senso che essere/non essere pagati non determina la bravura dello scrittore, sia nel bene che nel male (e su questo ti do ragione).
    Qualche consiglio pratico: il classico e immortale “non avere fretta” mi pare d’obbligo, anche se lo saprai già (va a collocarsi assieme a “devi essere il tuo critico più severo”: tratta tutto ciò che scrivi come tratteresti un romanzo della Troisi, autoinfliggiti le peggiori critiche, se necessario). Quando avrai un manoscritto completo stampalo e mettilo su CD, chiudi il tutto in una busta e spediscitelo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno (che è il modo più economico di mettere il copyright: conserva la cedola assieme alla busta: il timbro postale fa fede, con valore legale riconosciuto, per la data). Sembra una precauzione paranoica, ma gli editori, specie quelli piccoli, talvolta si fanno pochi scrupoli.
    Prova tante case editrici contemporaneamente, non una per volta. Insisti: per ogni casa editrice cerca di scoprire chi si occupa del tuo manoscritto e, a intervalli regolari, telefona per sapere a che punto è la lettura (gli editor, come si diceva, ricevono manoscritti a tonnellate, per cui se tu scrittore non ti fai sentire per primo, sarà difficile che leggano le tue cose). Abbi pazienza e testa dura: insisti e insisti, non farti scoraggiare se ti dicono “non l’ho ancora letto” per dieci volte di fila: è normale. Se ti rifutano un manoscritto, chiedi se sono interessati a riceverne altri: se ti rispondono di sì è un ottimo segnale, perché magari non è piaciuto il manoscritto in sé, ma vorrà dire che hanno visto che hai potenzialità, quindi insisti.
    Smetti di insistere soltanto quando ti arriva un no chiaro e deciso (e speriamo di no): è inutile combattere quelle che si definiscono “battaglie di retroguardia”. Rischi di fare più danno che altro.
    Non fidarti mai di amici e parenti come giudici di quello che scrivi: per loro sarà sempre tutto molto bello. Si ritorna al fatto che devi essere la tua prima e più severa lettrice (si chiama “fare la mossa del cavallo”: uno scrittore deve sapersi mettere in posizione “laterale” quando legge le sue opere, perché non le deve leggere come uno a cui piace quello che ha scritto, ma deve vederle dal punto di vista di un lettore in libreria che pensa “vediamo un po’quello che ho in mano”).
    E veniamo alla regola numero 1: non esistono vere regole. I manuali e i corsi di scrittura creativa (caldamente consigliati entrambi) ti riempiranno di regole, che sono utilissime per imparare e iniziare e che seguirai quasi sempre, ma nella scrittura vale proprio la regola che ciascuna regola può essere infranta, se necessario. E’ però una cosa che può riuscire solo se la si fa bene e per questo servono: a) esperienza, b) conoscere benissimo tutte le regole della narrazione.
    Scusa se ti dico questo, ma l’ho fatto perché, leggendo i tuoi post qui sul blog, ho visto che fai spessissimo riferimento a manuali e simili, come se fossero regole assolute (è un impressione e ti dico così non per darti addosso, ma con intento costruttivo): intendiamoci, fai benissimo a leggere quanti più manuali di scrittura riuscirai a trovare, ma tieni conto che le regole vanno bene, ma possono anche essere infrante. Se si finisce a seguirle troppo alla lettera, ci si lega e non si va avanti. Per di più si finisce con la convinzione di star facendo tutto a regola d’arte.
    Chiudo con una frase che per me si è rivelata importantissima, finora: se una storia non può essere migliorata è perché fa schifo.
    Una buona storia avrà sempre qualcosa che può essere migliorato, qualche ritocco da fare: è importante capire quando smettere di farlo. Se non trovi più nessun miglioramento fa fare è probabilmente perché qualcosa non funziona nella storia in sé (e, a proposito, se hai la sensazione che qualcosa non funzioni, ma non riesci a trovarlo, non lasciar perdere, nella speranza che l’editor non se ne accorga: l’editor si accorge di tutto; se non sei tu autore il primo a essere ultraconvinto del tuo lavoro, non lo sarà certo l’editor -che è un alleato, non un nemico, anche se lo odierai per la maggior parte del tempo, se sa fare bene il suo lavoro).

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 12:21pm

  33. Sandy85 scrive:

    I forum degli aspiranti scrittori: funzionano poco, ma secondo me non perché l’idea sia sbagliata, è sbagliato l’atteggiamento dei partecipanti. È inutile che ci giriamo attorno: chi posta un racconto su tali forum vuole solo ricevere complimenti (il suo “premio”) e non gliene frega niente se la storia sia in sé bella sul serio, se possa donare piacere al lettore. E il lettore, che nella buona parte dei casi è anche scrittore, è ben disposto a elargire lodi, così quando toccherà a lui sarà ricambiato.
    Nessuno ha reale interesse a migliorarsi, nessuno ha reale interesse a imparare, nessuno ha reale interesse a leggere ed esprimere un’opinione argomentata, nessuno cerca davvero in questi luoghi narrativa decente. È solo uno sterile scambio di convenevoli.

    Devo dissentire, o almeno non essere in parte d’accordo. Sono admin di un forum di scrittura e, personalmente, odio quelli che commentano per ricevere commenti a loro volta e poi, se gli arriva una critica negativa costruttiva si lamentano.
    Io ho sempre partecipato (da quando mi è presa la passione della scrittura) a forum di scrittura, per confrontarmi con gli altri, per sapere sì, cosa ne pensassero, ma soprattutto per ricevere consigli per migliorare. Certo, ci sono forum che restano sulla cresta dell’onda solo perché i commentatori sono tutti buoni e gentili e non sanno dare un consiglio per migliorare neanche a pagarli (senso figurato), ma ci sono anche forum, dove la qualità degli scritti è ciò che conta davvero, dove, chi pubblica, vuole migliorare.
    Ok, saranno casi isolati, però, non tutti i forum tengono particolarmente alla quantità.
    Mi è capitato più di qualche volta, sia sul mio forum sia su altri, di stroncare il lavoro di qualcuno perché scritto malissimo, con punteggiatura inesistente, trama assolutamente discutibile (perché troppo banale e/o riutilizzata in lavori precedenti da altri autori), ecc. L’autore in un primo momento ci sarà rimasto male, ma quello che conta di più è il successivo ringraziamento per i consigli.

    Scusa se ho ripreso questo punto, ma è quello che mi ha colpita di più, di tutta la discussione qui nei commenti^^

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 2:17pm

  34. Gamberetta scrive:

    @Sandy85. Ovviamente stavo parlando in generale, ma almeno per i forum più frequentati mi sembra sia un’affermazione vera. Credo anche sia inevitabile: la gente preferisce ricevere complimenti piuttosto che critiche, e un aspirante scrittore preferisce postare in un forum molto frequentato piuttosto che in uno dove non ci passa anima viva. È un circolo vizioso, che fa emergere i forum più beceri invece di quelli più interessanti.

    Poi mi fa piacere ci siano eccezioni, e come detto l’idea in sé è buona, i forum di aspiranti scrittori potrebbero diventare un luogo utile agli stessi, ma secondo me deve in generale cambiare la mentalità. Troppa gente vede i forum solo come luogo di “amicizia” (in senso lato), invece per me un forum di aspiranti scrittori è dove si discute di argomenti tecnici legati alla narrativa, e il bagaglio sentimentale (“Cattiva! Io mi sono impegnata tanto e dici che il mio racconto è brutto! Ma no, non è vero, sei più brava della Rowling, non piangere!”) dovrebbe essere lasciato fuori dalla porta.

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 3:14pm

  35. AngicourtJester scrive:

    Verissimo: scrivendo l’unica cosa certa è che si riceveranno critiche. Il segreto è nell’usarle a proprio vantaggio.

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 4:52pm

  36. avvocatospadaccino scrive:

    per Gamberetta, visto che mi hai dato tanti buoni consigli, vorrei dartene uno io: quando avrai finito il primo romanzo non inviarlo a nessuno, scrivine almeno un altro paio. Non sono di quelli che pensa che non si possa scrivere qualcosa di buono con il primo romanzo (anche se è molto difficile, ripetita iuvant), ma perchè, quand’anche fosse buono, rischi di finire come Salinger nella sua torre d’avorio o Kennedy O’Toole che si suicidò (tocca ferro). Te lo dico perchè finalmente ho letto di qualcuno che dice di scrivere per piacere, vivaddio, dimenticando per un attimo le bollette e i sogni di gloria.
    p.s. per gli altri che pure hanno scritto commenti giusti, ho detto “un attimo”, non mi azzannate subito eh!
    Si scrive per tanti motivi diversi e tanti motivi insieme, certo, ma ogni tanto - e ripeto: ogni tanto - , mentre sgranchite le dita sulla tastiera, pensate che ci sono poche altre cose così belle al mondo, almeno poche altre cose così belle che siano legali! Voi davanti ad infinite possibilità, infiniti mondi, infinite storie (c’erano anche dei portali con questi nomi, non è pubblicità occulta) .
    Se tutto questo è bello? bisogna avere provato per saperlo.

    da ultimo, mi trovo d’accordo con gamberetta anche su un’altra cosa: meglio le giapponesi che i giapponesi, ha ha

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 4:59pm

  37. Federico Russo "Taotor" scrive:

    avvocatospadaccino, sono pienamente d’accordo con te. Anch’io sono della stessa politica. Voglio prima scrivere un po’ (un bel po’), e solo in futuro proporrò quello che ho scritto. Anche se per ulteriori motivi. Su internet ho trovato, per diversi editori, molti giovani pubblicati. Fanno schifo un po’ tutti. Ma la cosa peggiore è che, dopo aver commesso l’errore, come si può tentare di rimediare, sepolti sotto una valanga di merda?

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 6:21pm

  38. Simòn R. scrive:

    Bella lì! ’sti commenti sono una figata unica, li ho bookmarkati ^___^

    Rispondo a Gamberetta a questo punto perché sul resto sono sostanzialmente d’accordo:
    “La scrittura come sacrificio: non la vedo così. Cioè c’è una parte di sacrificio, [...] Sabato sera sono rimasta a casa a scrivere. [...] Non è stato un sacrificio, è stata una scelta.”

    Posso essere d’accordo con quanto dici, d’altronde io non uscivo mai la sera, quindi per me quello non sarebbe stato un sacrificio. Ma penso si parli di sacrificio quando a disposizione hai 3-4 ore la sera e basta (il resto lo passi al lavoro) e devi scegliere tra scrivere e passare quel tempo con tua moglie / tuo marito, o coi figli. E apposta non conto genitori, fratelli / sorelle e amici. Capisci che a quel punto la scelta diventa un sacrificio, per un verso o per l’altro. Magari una sera vorresti svagarti, vederti quel film che hai registrato dalla tv un mese prima, o fare un po’ quel videogioco che hai scaricato, o proseguire nella lettura di quel libro che ti hanno regalato a natale; ma devi scegliere. Cosa è più importante per te? Il tuo tempo libero sono 3-4 ore la sera (e devi farci entrare la cena e la doccia, magari). Poi hai il sabato - e vai a fare la spesa - o la domenica - e fai le pulizie in casa. Capisci ora cosa intendo per “sacrificio”?

    “Onestamente penso che se per uno la scrittura è più sacrificio che piacere forse dovrebbe fare altro. Io sono felice di dedicare la buona parte del mio tempo libero a scrivere, se non lo fossi dubito continuerei.”

    Parbleu, ma certo che ADORO scrivere! Sono un drogato di Storie, ci mancherebbe altro! Ma purtroppo raramente si può fare ciò che si vuole. “Il dovere è più pesante di una montagna, la morte più leggera di una piuma”. La vita è obbligo, è dovere innanzitutto. Devi andare a lavorare, devi risparmiare, devi rispettare gli altri, devi passare del tempo con la tua famiglia. Questi sono tutti doveri.
    Poi certo, sono piacevoli se hai avuto la lungimiranza di studiare per fare un lavoro che ami e di sposare una persona che ami. Ma questo non toglie che tutto ciò ti sottragga tempo alla scrittura. E che quindi devi fare una scelta. E che qualsiasi scelta farai, qualcosa comunque dovrai sacrificare. Qualcosa che ami, o qualcuno.

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 8:01pm

  39. avvocatospadaccino scrive:

    Il grande Tatore (ok, si Taotor, va bene va bene) è d’accordo con me, finalmente, era ora! LOL
    Tatore è un altro, secondo il mio modesto avviso, che promette bene e non si arrabbia neppure se lo punzecchio. Ovviamente se volete attaccarlo dite pure che è un mocciosetto. Io lo faccio sempre quando non è d’accordo con me!

    per simon r: lungi da me voler l’ultima parola e questo è un altro discorso sui massimi sistemi dove possiamo parlare cent’anni senza venirne a capo, ma ion dico che il tempo lo si trova sempre per fare quello che ti piace. Sghignazzo quando sento qualcuno che dice: oh, si bello leggere, ma non trovo mai il tempo.
    E ci credono pure.
    E poi perchè questa concezione dello scrittore come di una persona dedicata anima e corpo solo allo scrivere? almeno ci siamo scelti una passione facile a gestire, conosco gente che fa l’attore di teatro, si fanno un mazzo tanto, una preparazione che non finisce mai, un rischio di errore altissimo, ripetersi ad alti livelli ogni sera e recitano davanti a 30-40 persone. Poi la mattina presto vanno a lavorare. Sacrifici? Bè si, certo, ne fanno tantissimi. Ma rinunciano a qualcosa?
    Sono giovani e forti e per ora resistono. Ma io credo che amino di più recitare dopo una giornata di lavoro e persino che lavorare (non che recitare non sia un vero e proprio lavoro, intendo un lavoro non artistico) li arricchisca anche come attori. Per esempio, evitano il rischio di parlare con la voce impostata anche quando ordinano un caffè al bar.

    Saltando di palo in frasca, si potrebbe anche aprire una discussione su come sia bello a volte quando la scrittura ti tormenta… nessuno qui conosce la teoria del dolorino piacevole? é una teoria scientifica formulata da una gran cazzara (ma non per questo meno autorevole) di amica mia negli anni 94-95.

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 11:13pm

  40. avvocatospadaccino scrive:

    ah, però voglio aggiungere una cosa (seria) a quanto ben detto da Tatore:
    immaginate che Melissa P diventi davvero una brava scrittrice (tutto può essere, immaginate persino che un giorno scriva Lei i suoi romanzi), voi le dareste mai credito dopo tutto questo sputtanamento? Io sinceramente no, neppure in mille anni.
    Biblicamente, c’è un tempo per scrivere, un tempo per (forse) pubblicare.

    Martedì, 18 Marzo 2008 @ 11:17pm

  41. divinapellegrina scrive:

    Secondo me il pubblicare cartaceo non è una cosa essenziale. Comunque puoi far circolare i tuoi lavori (sia scritti, che quadri o fumetti) via internet e farli leggere a chi è interessato. Quello che conta davvero è il dolorino piacevole come diceva l’amica cazzara dell’avvocato spadaccino. Quella sensazione irrefrenabile, l’idea che ti assilla e che non puoi far altro che farla uscire, indipendentemente dal numero dei lettori.
    Poi, ovvio, più piace ciò che fai e più ti senti gratificato e onorato a continuare e migliorarsi. E’ anche vero che la grande idea non viene ogni anno e diffido sempre dagli scrittori che pubblicano un libro all’anno solo perchè hanno il nome e possono farlo. Se la gamberetta mi scrive un buon libro o racconto lo pubblico volentieri. Se l’anno dopo mi sbrodola la ciofeca solo perchè ha bisogno di soldi e quindi DEVE scrivere beh, mi spiace, ci sono altre persone che magari hanno avuto la grande idea.
    Si ritorna al solito discorso. Se ti chiami Faletti, o ti fai chiamare tale puoi pubblicare ciò che vuoi, perchè per la casa editrice il rischio è minimo e il guadagno è tanto (a parte qualche flop). Ciò che mi preoccupa (e lavoro in libreria quindi di libri ne vedo passare tanti) è il fatto che è sempre più difficile trovare nel mucchio un libro veramente ben scritto ogni giorno che passa.
    Comunque visto la qualità eccelente del tuo lavoro di recensione e della grande simpatia e stile piacevolissimo sono davvero curiosa di leggere qualcosa di tuo ^^
    Non farci aspettare troppo ;)

    Giovedì, 20 Marzo 2008 @ 2:11am

  42. AngicourtJester scrive:

    @ divinapellegrina: sì, ma che merito c’è a postare semplicemente qualcosa su internet? Chiunque può farlo: non c’è merito. E non rimane nulla: quello che va su carta, invece, resta, lo leggeranno anche dopo cent’anni.

    @avvocatospadaccino: mi sa che mi farò la fama di bastian contrario. Scrivere anche trenta romanzi, aspettando di “fare quello bello” da pubblicare è un errore. Certo, è vero che i primi romanzi avranno difetti (ed è per questo che bisogna minimizzarli curandoli il più possibile), ma sostanzialmente l’80% (se non di più) dei difetti di un esordiente sono dovuti all’inesperienza. E questa è una cosa che si rimedia soltanto confrontandosi con un editor professionista che ti dice dove sbagli. Da solo puoi solo sperare di correggere qualchuno degli errori più gravi, ma non tutti e, quel che è peggio, si finisce con il costruire uno stile su tutti gli errori che non ci si accorge di fare. E’ come seppellirsi con le proprie mani.
    Ok, magari (molto probabilmente) il primo romanzo verrà rifiutato. E il secono, e il terzo. L’importante è cercare di parlare con l’editor che li ha corretti e farsi spiegare dove stiano gli errori: le case editrici (tutte, nessuna esclusa) hanno interesse a “coltivare” uno scrittore che abbia potenzialità e che dimostri di voler imparare. Ovviamente non si tratta di carità, ma di affari, dal loro punto di vista.
    Un’altra cosa che non si può fare scrivendo molti romanzi senza spedirli è imparare a confrontarsi con chi sta dall’altra parte: il rapporto con l’editor è fondamentale per uno scrittore (tutti i più grandi scrittori hanno alle spalle un eccellente editor), perché è un primo lettore e un primo giudice di quello che si produce e, se è veramente bravo in quello che fa, succederanno due cose: 1) lo scrittore lo odierà a morte per la maggior parte del tempo, 2) lo scrittore seguirà i suoi consigli perché sono quasi sempre giusti (sto sempre parlando di un editor che sappia il fatto suo: non vuol dire che si debbano sempre accettare i suoi consigli senza discutere, anzi. Talvolta capita che lui si sbagli o che una spiegazione da parte dello scrittore lo metta nella giusta prospettiva: come si può facilmente capire è molto importante il dialogo scrittore-editor).
    Inoltre si finirebbe con il perdere un sacco di tempo: per pubblicare è fondamentale iniziare il prima possibile, perché la gavetta è lunga. Si parla di anni e non sto scherzando. Quando fai una gavetta di quattro-cinque anni e poi inizi sul serio, sei fortunato. Quindi il mio consiglio è l’esatto opposto rispetto al tuo: curare bene il primo romanzo (anche se ci volessere un paio d’anni: se non siamo convinti noi per primi è inutile mandare il tutto: i colpi di fortuna sono rarissimi e, n definitiva, poco soddisfacenti). Una volta che si è soddisfatti, mandarlo a diverse case editrici (meglio se prima ci si informa su quali editor si occupino del nostro genere e spedire direttamente a loro, servirà in seguito) contemporaneamente (non trascuriamo quelle grosse: esserne intimiditi è solo dannoso), allegando una lettera in cui presentiamo noi stessi e il nostro romanzo (non un trattato enciclopedico: una pagina, anche mezza sono più che sufficienti). Iniziare a lavorare su qualcos’altro, subito. Passati un paio di mesi (un mese e mezzo sarebbe ottimale), si inizia il giro di telefonate agli editor cui si è mandato il manoscritto (se non si sa a che editor sia andato il nostro romanzo può essre problematico rintracciare qualcuno che lo abbia letto) e si chiedono notizie. Si insiste, perché prima dell’esordiente ci sono altri scrittori già affermati da seguire e hanno la precedenza, quindi dobbiamo sgomitare per farci leggere. Non accontentiamoci di un “no, non va bene”, ma siamo curiosi, chiediamo che cosa non andava, se sono interessati a ricevere altri manoscritti.
    Generalmente un “no” secco e deciso viene dato solo se proprio l’editor non vede potenzialità (di solito, se deve essere dato, viene dato senza giri di parole: nessun editor ha interesse a perdere ulteriore tempo se non vede possibilità, quindi se non ci viene direttamente detto “cambia mestiere” è quasi certamente un buon segno: si può chiedere se vogliono altri manoscritti).
    Di nuovo, avere pazienza, umiltà e testardaggine: nessuno nasce “imparato”, nessuno nasce già grande e dopo che si è caduti, imparando a camminare, ci si rialza e si muovono altri due o tre passi incerti prima di cadere. Alla fine magari si diventa centometristi olimpionici.

    Giovedì, 20 Marzo 2008 @ 11:40am

  43. marcy scrive:

    Ma come fate a trovare i nomi degli editor? a parlarci e anche a farvi dire qualcosa del vostro manoscritto? Io ho molte difficoltà a trovare informazioni e spesso (sempre) le case editrici non rispondono e non danno alcun tipo di informazione…
    Comunque mi sembra che per un esordiente sia piuttosto difficile pubblicare se non a pagamento. Anzi vista la qualità di molti libri mi sembrebbe strano che non avessero pagato. Il problema è che non sono convinta che se si scrive un libro di buona qualità sia più facile pubblicare.

    Giovedì, 20 Marzo 2008 @ 12:46pm

  44. Gamberetta scrive:

    @AngicourtJester. La storia del merito continuo a non capirla. Il merito è insito nel romanzo in sé non nella facilità con la quale è stato pubblicato o come è stato pubblicato. Se è un bel romanzo l’autore sarà “meritevole”, altrimenti no. Non credo che cambi se l’autore l’ha scritto in tre giorni e poi postato su Internet o se invece ci ha messo cinque anni e trebbiato venti editori prima di essere pubblicato.
    Tra l’altro continui ad associare l’essere pubblicato con un editore tradizionale alla qualità. Non è vero, al massimo si parla di vendibilità. Dopo l’articolo di qualche tempo fa sui videogiochi, ho conosciuto un ragazzo che lavora per un’azienda che li produce. È un po’ come l’editoria, anche lì c’è di continuo gente che spedisce idee e progetti di giochi, e anche giochi (quasi)completi ed è in cerca di pubblicazione.
    Sai che mi ha detto? Che per esempio non pubblicano mai giochi basati su un concetto originale. Non importa quanto il gioco sembri bello, se il concetto alla base è originale non si riesce a svolgere indagine preliminare atta a stabilire le possibili vendite. Dunque è un potenziale rischio, e non si rischia.
    In altre parole, se uno ha nel cassetto l’idea per un gioco originale deve realizzarselo da solo e metterlo sul web, perché è improbabile riesca altrimenti. E costui non avrebbe merito? Ne ha ben di più di quello che invece si fa produrre l’ennesimo FPS o RTS uguale al precedente!

    Riguardo gli editor credo che il tuo discorso sia valido, ma solo in teoria, o se parliamo di mercato anglosassone, ma in Italia? L’editor della Troisi è una tizia il cui apice letterario sono manuali pubblicati da harmony, siamo sicuri che costei possa darti buoni consigli e abbia le competenze per svolgere l’editing di un romanzo fantasy? E parliamo di Mondadori, che non dovrebbe avere particolari problemi ad assumere personale qualificato.

    Giovedì, 20 Marzo 2008 @ 1:54pm

  45. AngicourtJester scrive:

    @Gamberetta: è vero, associo la pubblicazione con un editore al merito, ma non nel modo in cui lo intendi tu (evidentemente per mancanza di spiegazioni da parte mia, che avrei dovuto essere più chiaro). E’ un merito perché hai superato difficoltà (generalmente grandi), perché hai ottenuto qualcosa con un duro lavoro.
    E’ legato alla qualità del prodotto? Non necessariamente, ma questo, più che dall’editore in sé, dipende dall’autore e da quello che sta cercando. Per fare riferimenti conosciuti: questo è il periodo del fantasy. Il cinema li sta vomitando uno dietro l’altro, in ogni libreria c’è una sezione fantasy aggiornatissima, i MMORPG spadroneggiano sulla rete. Mondadori ha deciso di sfruttare il momento opportuno e la Troisi ha beccato, per fortuna sua, proprio quel momento.
    In questo caso l’editore cercava di sfruttare la moda, non la qualità.
    E questo è purtroppo il lato duro della situazione italiana: vendono di più le mode, perché il nostro è sostanzialmente un Paese in cui si coltivano i cerebrolesi (e basta accendere la TV in un qualunque momento della giornata per accorgersene). Ai cerebrolesi vendi la moda: gli dici che cosa va di moda e glielo imponi, lui lo compra.
    Un autore, per farsi pubblicare, deve essere veramente bravo, dimostrare tenacia e farsi un mazzo tanto.
    Prendiamo un autore che vorrebbe scrivere fantasy (così da restare in argomento), uno che non becca la “finestra d’apertura” verso la pubblicazione in grande stile: lui deve dimostrare di valere dieci volte la Troisi per ottenere una pubblicazione più o meno pari alla sua (se gli va strachebenissimo), quindi merito anche in questo senso. A differenza di chi spara a casaccio senza nemmeno avere fiducia in quello che ha scritto (vedi la Troisi: per sua stessa ammissione, non invento nulla), uno che ottiene la pubblicazione “the hard way” sa di essersi meritato tutto quello che ha raggiunto.
    Questo, semplicemente pubblicando su internet, non è possibile. E’ questo che intendo per mancanza di merito su Lulu.com: pubblichi (e puoi pubblicare anche lavori di qualità elevata: non ho mai voluto associare internet alla pessima qualità -purtroppo, essendo aperto a tutti e non essendo tutti bravi scrittori, la cattiva qualità è sempre presente in maggiori quantità rispetto ai bei lavori), ma avrai pubblicato senza fatica. Intendo non una questione di riconoscimenti da parte di altri (che casomai su Internet è più facile ottenere, per la maggior diffusione del medium), ma proprio di una questione che riguarda solo noi stessi, individualmente: girarsi alle spalle e vedere le difficoltà che hai dovuto superare per arrivare dove sei, dà soddisfazione. Come in qualsiasi buona storia, anche nella vita non è importante la meta, ma il viaggio. Almeno io la vedo così.

    Riguardo agli editor: guarda, è vero che la situazione editoriale italiana (e non solo nel campo della narrativa) non è tra le più rosee, ma questo non vuol dire che i lavori vengano dati solo agli incompetenti. Tieni presente che, nella maggior parte dei casi, l’editor sa quello che fa.
    Purtroppo qua in Italia non c’è una grande cultura fantasy (che, come il fumetto, viene visto come “letteratura di second’ordine”, al limite della spazzatura da viaggio o Harmony). Di conseguenza mancano (o stanno soltanto cominciando a formarsi) gli editor specializzati. Per questo ci vorranno ancora alcuni anni, credo: sperabilmente si formeranno autori degni di merito (quindi, forza! ;) ), che magari cominceranno anche a lavorare come editor di altri autori fantasy. Se si riuscisse davvero a fare una cosa del genere, allora sì che si avrebbero figure professionali in questo senso.
    Per ora ci sono solo quelli che si possono “improvvisare” come editor fantasy: gente che indubbiamente ha competenze straordinarie nel proprio settore, ma che può anche trovarsi disarmata di fronte a un genere particolare come il fantasy (e questo è uno degli effetti che nascono dalla tendenza a sottovalutare il genere: molti pensano che sia solo poco più che una favola per bambini con gente che si pesta e lancia qualche abbracadabra).
    Il caso Troisi, secondo me, si colloca in un altro contesto ancora: avevano già investito tanto nel tipo di pubblicazione (usano budget ridottisimi per gli esordienti) e per l’editor non hanno badato a chi ci mettevano, ma a quanto gli costava. Ed è capitato che a fare un lavoro di idraulica ci sia capitato un cementatore. Bravissimo, magari, a costruire muri, ma completamente fuori campo.

    Giovedì, 20 Marzo 2008 @ 4:18pm

  46. Simòn R. scrive:

    @AngicourtJester: so che è dannatamente OT, ma potresti contattarmi, o dirmi come posso farlo io? La mia mail è simonrmoon@gmail.com .

    @divinapellegrina:
    “Quella sensazione irrefrenabile, l’idea che ti assilla e che non puoi far altro che farla uscire, indipendentemente dal numero dei lettori.”

    Bé, ognuno vede la scrittura in modo diverso. Io personalmente non mi sento soddisfatto a scrivere solo per me stesso. Scrivo perché voglio essere letto. Voglio far sognare la gente, diciamo. E non solo gli appassionati in rete… possibilmente tutta la gente, o comunque taaanta gente. Ritengo che il tipo di persone cui io mi rivolgo non siano quei (pochi, ritengo) appassionati che frugano internet alla ricerca di qualcosa da leggere, ma il target cui si rivolgono le librerie e le biblioteche.

    @avvocatospadaccino

    “ion dico che il tempo lo si trova sempre per fare quello che ti piace. [...] E poi perchè questa concezione dello scrittore come di una persona dedicata anima e corpo solo allo scrivere? [...] Poi la mattina presto vanno a lavorare. Sacrifici? Bè si, certo, ne fanno tantissimi. Ma rinunciano a qualcosa?”

    Non saprei come rispondere. Tutto questo è così diverso dalla mia esperienza personale… mi alzo alle 7, esco di casa alle 7:30, torno a casa alle 20:30. Mangio, mi lavo, sono le 21:30 o le 22:00. Almeno 7 ore le devo dormire. Restano due ore o poco più, e non posso certo trascurare mia moglie. Qualche volta chiamo un amico, o mia sorella, e la serata si brucia lì. Le mie passioni sono leggere, scrivere, seguire questo blog e anobii. Ogni tanto scrivo una mail. La serata di oggi l’ho spesa trascurando mia moglie per rispondere al blog. Se voglio proseguire la lettura di un libro, si fuma un’altra serata. Ogni tanto si guarda un film. Direi che il problema del tempo esiste.

    Quando ero scapolo e più giovane, e facevo un lavoro d’ufficio, tornavo a casa alle 18, bevevo un’oretta e scrivevo fino alle 3 circa, poi dopo una telefonata alla morosa di turno crollavo addormentato, a volte sulla tastiera. Era tutto molto naif, molto bohemien. Trascuravo mamma e sorella, per non parlare delle amicizie perse per strada, ma tanto ero giovane. Potevo permettermelo.
    Produzione: altissima.
    Qualità: bassissima.
    D’altronde ero giovane, appunto.
    Ora che sono cresciutello, che potrei avere qualcosa di valido da dire, il tempo non c’è più. Tutto quel tempo sprecato, maledizione…! All’epoca ero una fucina di idee, e buttavo giù tutto, ogni cosa diventava racconto, subito, sul momento. Ora rifletto settimane, mesi su un’idea prima di raffinarla. Magari provo a buttarla giù, escono 50-70 pagine dopo settimane di duro lavoro, mezz’ora qua, due ore là. Sembra buono. Poi trovi un intoppo e non sai come andare avanti. Rileggi dall’inizio. Fa schifo. Butti via tutto. Depressione totale, buio per settimane. Poi un barlume di idea. La coltivi, la studi, la accudisci pazientemente. Finalmente la scrivi. Funziona. Forse. Potresti andare avanti, ma non sei convinto del tutto. La lasci da parte. Buio. La riprendi dopo un po’. Cambi qualcosa qui, qualcosa qua. Ecco, ecco! Così, così, così! ORA SI’! ORA CI SIAMO! …fino al prossimo buio.

    Sacrificio. Fatica. Porte in faccia. Magari non è così per tutti. O forse sono solo io che pretendo troppo da me stesso. Forse se avessi spedito le mie cose alle case editrici a 15 anni mi avrebbero pubblicato, come C. Paolini. Forse si sarebbero accorti che inconsapevolmente plagiavo Benni, Pennac, Marquez, gli autori che leggevo all’epoca.

    Io continuo a cercare di produrre qualcosa di veramente mio. Ma non è facile per niente. Conosci il mezzo, conosci la storia, conosci l’ambientazione. Ci hai messo… dunque, dal 2001… 7 anni a perfezionarla, a prepararla. L’hai cambiata, stravolta più volte. Hai perso giorni con una matita in mano a cercare di far combaciare tutto. Hai appunti sparsi tra CD, quadernini bisunti, foglietti di carta millimetrata, un vecchio hard disk bruciato che ti ha costretto a rifare tutto da capo.
    Ma ancora non ci siamo. No.
    Ancora oggi ogni tanto trovo un accenno di Jordan, un tocco di King, una citazione Martiniana. No, non va bene. Cancella. Rifai. Cancella. Rifai.

    “Il Dovere è più pesante di una montagna. La Morte è più leggera di una piuma.”

    Tutta la vita è impegno, sacrificio, duro lavoro. Sputare sangue. Perché scrivere dovrebbe essere diverso?

    Giovedì, 20 Marzo 2008 @ 10:37pm

  47. Gamberetta scrive:

    @Simòn.

    Ancora oggi ogni tanto trovo un accenno di Jordan, un tocco di King, una citazione Martiniana. No, non va bene. Cancella. Rifai. Cancella. Rifai.

    Non è che davvero sei troppo severo con te stesso? Ok, Jordan, King e Martin non sono esattamente Kafka, Cervantes e Tolstoj, ma non sono neppure da buttar via. Se sono solo cenni o tocchi, mi sfugge il problema. Non c’è niente di male a citare gli autori che ci piacciono, almeno finché rimangono citazioni.

    @AngicourtJester. Possiamo essere d’accordo, ma tieni presente che non tutti sono sulla tua stessa lunghezza d’onda. C’è chi studia tutto il giorno ed è giustamente orgoglioso di prendere un bel voto, ma c’è anche chi non studia mai ed è altrettanto orgoglioso di prendere un bel voto dopo aver copiato.
    La gratificazione personale può nascere (o morire) per mille ragioni diverse. Quello che per uno è vanto, per l’altro è vergogna. Se invece parliamo, per quanto possibile, in termini “oggettivi”, il merito deve andare ai bei romanzi. Punto. Non importa come, quando, perché siano stati scritti e pubblicati.

    Venerdì, 21 Marzo 2008 @ 12:18am

  48. avvocatospadaccino scrive:

    caro simon,
    mi sembra una scenetta da un film di aldo giovanni e giacomo, hai presente? Aldo vuol passare per il corridioio stretto di un intercity, dall’altro lato un venditore con il carrello. Nessuno vuole cedere il passo all’altro, un pò come la storia di Fra Cristoforo. Aldo dice: senta, io mi sono svegliato alle 7. E il venditore: io sono in piedi dalle 6.30. E aldo: ah, va bè, allora passi lei.
    Io non sono più giovanissimo (la mia compagna dubita persino che io sia mai stato giovane, ma si sa che è una str… una cara ragazza che vive alle mie spalle perchè sul marciapi… in ufficio non hanno più bisogno di lei), lavoro dodici ore al giorno dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 21, e fortuna che il mio lavoro mi piace (e questa è la prima delle tre grandi fortune di un uomo, io il saggio dei saggi ve le illustro: amare ricambiato, fare il lavoro che ami e avere un grosso ucc… ehm, il capitano sarà d’accordo con me)
    E con ciò ti dico e scusa se insisto (ovvio che sia solo la mia opinione personale e probabilmente fallace): IL TEMPO SI TROVA SEMPRE.
    SE NON TROVI IL TEMPO è PERCHè IN REALTà VUOI FARE ALTRE COSE.
    Non sarà il tuo caso, ma per molti scrittori scrivere è solo una fuga di responsabilità. Non è che tu scrivi e riscrivi da sette anni la tua tela di penelope perchè ogni tanto tua moglie ti rompe l’anima, sei stanco morto per il lavoro e magari fai morire dei personaggi che nella vita reale ti hanno tagliato la strada con la macchina?
    Scrittura come evasione.
    Ma se fosse così, scusami, questo non è scrivere.
    Detto questo, grazie per partecipare così attivamente al nostro piccolo dibattito.
    Non ho mai detto che scrivere sia facile, capisco le tue difficoltà.

    ed a tutti dico, in serità: viva il dolorino piacevole!
    Ho già raccolto un’adesione a quanto pare. Fatevi avanti, c’è posto per tutti.

    Venerdì, 21 Marzo 2008 @ 12:40am

  49. avvocatospadaccino scrive:

    Ad AngicourtJester vorrei dire: va bene l’editing, ma in pratica chi sono sti editor? Nella maggior parte dei casi aspiranti scrittori che cercano di guadagnare qualcosa con un lavoro part time. Diversamente, chi è che farebbe l’editor? é un lavoro noioso e sottopagato, che quasi si confonde con il lavoro di “negro” (ghost writer).
    Ho poi come l’impressione che tu tiri un pò troppo l’acqua al tuo mulino…

    Venerdì, 21 Marzo 2008 @ 12:47am

  50. mhrrr scrive:

    ho meditato molto su questo post e sui commenti che l’hanno seguito, pensando che volevo dire la mia ma non essendo sicuro di quello che volevo dire; cercherò di essere breve, e spero che avrete pazienza.
    prima di iniziare, per onestà devo dire che adesso sono, a tempo perso, qualcosa di abbastanza vicino a quello che alcuni di voi (tra i quali gamberetta, immagino) giudicano il male assoluto: uno che vuole guadagnare dai libri. degli altri.
    diciamo che ho dei libri e delle persone che scrivono libri (o li stanno scrivendo) e nel tempo libero faccio per ora da editor, consulente, stimolo, e poi, se le cose procederanno come vorrei, da agente. questo significa, ovviamente, tentare anche di escogitare trucchetti per vendere.
    mi spiego: sono d’accordo sul fatto che l’editoria italiana necessiti di un vigoroso scossone, che nel mondo perfetto il buon autore venga premiato economicamente, anche dopo aver letto, ad avvenuta soddisfazione, per la qualità del suo lavoro e non per il peso della sua casa editrice, però penso anche che non possano essere gli autori esordienti a fare da apripista, per due ordini di motivi:
    1) l’esordiente non ha peso e non ha seguito per definizione, soprattutto se scrivente in una lingua di pochi parlanti come l’italia; se uno dei miei autori si comportasse come se il mondo perfetto fosse reale (cioè come se potesse vivere della bontà delle sue opere) non avrebbe semplicemente speranze, sia perché sono ancora pochi gli italiani con un accesso ad Internet, una carta di credito e disposti a pagare a posteriori, sia perché:
    2) i lettori si sono abituati ai bassi standard del mercato attuale e leggere un buon libro è più faticoso che leggerne uno scadente (leggere tolkien o la leguin è più faticoso che troisi, per fare nomi noti) ma è più appagante solo a patto di essere educati a leggere opere di qualità; quindi non è la qualità che verrebbe premiata in una situazione come quella ipotizzata: vincerebbero comunque, forse, troisi e paolucci.
    in questa prospettiva applaudo l’opera di educazione alla critica dei pescatori di gamberi, che sta in un certo senso preparando il terreno. a cosa? a una manovra che dovrebbe avvenire dall’interno: perché se volo, manfredi, cherubini, faletti, sicuri della loro qualità come autori, per primi si mettessero in gioco, le cose avrebbero maggiori probabilità di cambiare. ma sono un po’… scettico, al riguardo.
    perché dunque, mi sono associato a qualcosa di vicino al male assoluto (editoriale, percaritàdiddio)? perché io cercherò di vendere i libri dei miei autori alle case editrici e alimenterò il sistema così come è adesso. saremo nemici, forse, per qualche tempo.
    d’altronde, se vuoi una rivoluzione ma non hai i rivoluzionari, dovrai pur farteli.

    uff, alla fine di certe tirate ho sempre il sospetto di aver scritto sciocchezze. nell’eventualità, vi prego di perdonarmi.

    a presto

    Venerdì, 21 Marzo 2008 @ 10:35am

  51. AngicourtJester scrive:

    @gamberetta: ma se la metti sul soggettivo è ovvio che ognuno abbia i suoi obiettivi. Sulla faccenda oggettiva, cioè che il merito vada sempre e comunque ai bei romanzi, mi pareva di essermi già dichiarato d’accordo (e direi che ci potrebbero essere pochi dubbi in merito).

    @avvocatospadaccino: in che senso astarei tirando cqua al mio mulino? Io qui non cerco di “vendere” nessuna idea, metto semplicemente a disposizione quel poco di esperienza che ho accumulato, nella speranza che sia utile, anche perché, se uno ha come scopo la pubblicazione, allora è bene che guardi in faccia alla realtà.
    L’editor è un lavoro noioso? Puoi affermare che questo sia vero per il 100% degli uomini sulla faccia del pianeta terra? Nella poca (ed è poca davvero) esperienza che ho accumulato, ho conosciuto diversi editor: a tutti il loro lavoro piaceva.
    Un “aspirante scrittore”, uno che vorrebbe scrivere ma non ne ha le capacità, non potrà mai essere un buon editor. Per essere un editor devi saper scrivere. Mi chiedi chi sia l’editor. L’editor è una figura che affianca lo scrittore, per aiutarlo a correggere il suo lavoro, laddove ve ne sia bisogno. Quello che un buon editor deve fare è leggere e valutare, quindi segnalare i punti dove c’è qualco