Clipart

Disponibile su emule il romanzo di fantascienza Clipart scritto da Elisabetta Vernier.

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Copertina di Clipart
Copertina di Clipart

Trama:

Qual è il terribile segreto celato nella clip video che minaccia di distruggere la reputazione di David Xander, il più ammirato uomo d’affari della City, bello come una rockstar e ricco come pochi al mondo? Deve scoprirlo Alexandra Hill, la sua responsabile della sicurezza, in una caccia senza tregua attraverso la Periferia e le Wastelands sulle tracce di un misterioso ricattatore. Intorno a lei si muovono personaggi curiosi e indimenticabili, come Rue la ragazza hacker, gli squinternati Faxer, i nomadi del deserto radioattivo e Candy la bomba sexy.

Il romanzo è uscito una prima volta nel 2003, ha poi vinto il prestigioso Premio Italia 2004 nella categoria fantascienza e l’anno scorso Delos Books l’ha ripubblicato.

Personaggi come Rue “ragazza hacker” o Candy “bomba sexy” non ispirano molto, ma non si sa mai. Magari lo leggerò.

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248 Commenti a “Clipart”

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  1. 248 Sheldon Pax’Home » Apine operaie

    [...] all’occidentale). L’autrice ha sganciato una perla che voglio discutere qua sopra: [...] Adesso le case editrici hanno un solo criterio: il vendibile, il commerciabile, il quanto posso [...]

  2. 247 Diarista incostante

    @Vincent
    Dunque, innanzitutto la confessione: il fumetto mi ha annoiata alla nona vignetta e ho smesso di leggerlo alla dodicesima. Spero che non fosse importante ai fini della compensione del tuo intervento.

    Nel tuo metodo l’analisi della forma, di come è stato buttato giù il racconto o il libro, è in settima posizione o giù di lì (lo stile potrebbe essere tutt’uno con la forma, dopotutto?). Ma io ti dico che per moltissimi di noi, non in senso di gamberi-fan ma in senso lato, di lettori, il linguaggio, lo stile e la forma contano moltissimo.
    Personalmente una storia fantastica, con fantastici personaggi, ma scritta da cani io non la leggo nemmeno sotto compenso monetario consistente. Non ce la posso fare. Come per il fumetto che hai linkato, ci possono essere contenuti della madonna, ma io me ne frego. La noia se ne frega, e io vengo governata dalla noia, e non sono la sola. Leggo perchè mi piace, non per morire di noia, se proprio voglio (e non voglio) “farmi una cultura” non leggo fantasy.
    Forse questo è un aspetto che dovresti tenere presente quando fate le pulci al metodo. Gamberetta recensisce fantasy, e lo fa usando criteri che si adattano perfettamente a questo tipo di storie. Il suo metodo funziona. Ho le prove: ho letto twilight e dato un’occhiata alle cronache del mondo emerso.
    Sul discorso allegoria… io sinceramente le storie incentrate sulle allegorie le trovo d’un indigesto inaffrontabile. Voglio una storia, non la perifrasi della triste condizione umana di fronte alla meschinità dell’agire della generazione giovanile odierna. Faccio parte della meschina generazione giovanile. Datemi una storia che valga la pena essere letta.
    Credo che sia, quindi, anche una questione di focal point. Tu come f.p. hai la letteratura, io per esempio assolutamente no.

  3. 246 gugand

    @vincent
    A me pare che tu non abbia capito il succo della frase “il metodo non e’ in discussione”. Il metodo di Gamberetta e’ il suo perche’ le piace cosi’. Chi sei tu per discutere dei gusti suoi? Le recensioni di Gamberetta sono valide perche’ molti aspetti di un testo vengono analizzati. Se poi tu o altri ricorrenti scassamaroni come te si lamentano che per loro ci vorrebbe un altro tipo o metodo di analisi che dipende dal testo sono fatti vostri, ma niente cambia che dopo letta una recensione di Gamberetta sapro’ cosa aspettarmi dal libro e se ci sono probabilita’ che mi piacera’,indipendentemente dal voto finale (che non significa nulla se non i gusti personali di Gamberetta che niente hanno a che fare con giudizio espresso nella recensione).

  4. 245 Vincent

    Quel link è da leggersi con questo sottofondo musicale:

    http://www.youtube.com/watch?v=LfqpGT3_X7U&NR=1

  5. 244 Vincent

    Diario inconsistente

    ho anche io, i miei parametri di giudizio di un romanzo, ma sono molto flessibili (e questo non per forza di cose signiica che non sappia distinguere boiata da capolavori, anche se questo dipende sempre dal mio modo di intendere un capolavoro e una boiata).

    1) Il raporto dell’opera con il suo presente storico
    2) La trama
    3) I personaggi
    4) Il riconoscimento di una allegoria (se c’è)
    5) Il genere di riferimento, se c’è qualche contaminazione.
    6) Lo stile (e cerco di capire come esso si allaccia al presente)
    7) La sua struttura linguistica
    8) Il rapporto con altri media

    Sono alcuni esempi e come vedi molti punti collimano con quelli di G.
    Il fatto è che non li considero punti imprescindibili ma elementi su cui ruotare per scoprirne altri.
    Questo accade con libri come “Il pasto nudo” di William Burroughs, quando invece di una trama ben delineata abbiamo una giustapposizione di scene, racconti, immagini.
    Oggi, alcuni recensori, purtroppo, si limitano a fare la sinfonia ad alcuni romnzi (e su questo sono d’accordo con G) altri ad essere critici ,in senso negativo, per partito preso o perchè devono essere fedele a qualche regola.
    Io non accuso G per le sue recensioni, mi dispiace solamente che non si apra ad una discussione sul suo metodo che potrebbe essere migliorato, appurato, ed essere un buon punto di partenza e non di arrivo. Perchè, a mio modesto parere, manca il riconoscimento della categoria del gusto (ripeto non il mi piace – non mi piace) che rientra abuon diritto nell’estetica. Campo in quale rientra la letteratura.

    Cmq io a volte vedo che intorno alla letteratura in senso generale ci sia questa sorta di duello:

    http://www.labandedestinee.com/Mas/NIE/NIE.html

  6. 243 Diarista incostante

    Vincent, il metodo non è in discussione qui, altrove puoi/possiamo parlarne quanto vuoi.
    Io però ritengo che se tu e/o altri voleste dimostrare che le recensioni di G. non sono ben fatte (perchè fondate su un metodo che non funziona), dovreste provarlo recensendo a vostra volta gli stessi libri con un metodo che funziona secondo voi. O un non metodo.
    Io ho il presentimento che non potreste farcela. Non perchè non siete capaci di buttare giù 1000 parole di recensione, ma perchè senza metodo non si va da nessuna parte, dopo le prime due-tre recensioni non sai più cosa stai dicendo e perchè, perdi coerenza. Di più, se invece butti giù 20-30 rece e ti sembrano buone e coerenti può essere che ricontrollando tu noti che stai seguendo a tua volta un metodo, non dichiarato e non cercato magari, ma la mente umana funziona così, in certi ambiti le servono dei confini, c’è poco da fare.
    Io credo che sia come volare. Non avendo ali ci serve o un aereo o un elicottero o un passaggio da un grifone. Scegli quel che vuoi ma un mezzo comunque lo devi usare, oppure resti a terra, tutto qui.

  7. 242 Vincent

    Per Diario incostante

    mi dispiace se è trapelato dai miei discorsi un tono del tipo “me la tiro” non era nelle mie intenzioni.
    La prossima volta se qualcuno mi farà notare con garbo qualche pacchianata (ci sta nessuno ha sempre ragione) sarò il primo a fare marcia indietro e retificare il mio pensiero o la mia idea.
    Se la discussione è trascesa in termini volgari onestamente è successo quando è intervenuta dopo giorni di silenzio la signora G. prendendo per i fondelli gente come me e Tapiroulant sui discorsi che facevamo.
    Uscendosene con la solita frase IL METODO NON é IN DISCUSSIONE.
    Ora questo attegiamento mi sa essere figlio del berlusconesimo.
    Io la peno così, io ho il potere tu devi taciere.
    Non è aperta al confronto sul suo metodo ma solo a districarsi in discussioni sul valore di un romanzo, sapendo che tali discussioni nn avranno mai fine. Perchè la letteratura ci insegna che è sempre stato così, sempre discussione di lana caprina sul valore esteico della tal opera. Quando ancora non si capisce bene chi è che ha inventato la letteratura. Forse Dio con la Bibbia. Quindi poi, nell’al di là sarà lui a dirci cosa è letteratura e cosa non lo è.

  8. 241 Tapiroulant

    Cmq ero passato di qua per consigliare a Tapiroulant di leggere £Gli attrezzi per vivere – Forme della produzione culturale tra industria e vita quotidiana” di Emanuela Mora (non condivide molte delle mie ideem ma è una raccolta di studi sociologici molto interessanti) C’è un trittico di saggi sulle culture di gusto (non come le intende G. mi piace – non mi piace) molto illuminante.
    Colgo l’occassione per ringraziarla per il dibattito non violento e non offensivo.

    Beh, grazie^^” Mi documenterò sul libro che dici a questo punto… Comunque è vero che gli insulti sono volati da ambo le parti, ma tu per primo hai cominciato a provocarli.

  9. 240 Diarista incostante

    Si vde che le battute te li devono spiegare.
    Il riferimento al popolino (usato nei tuoi precedenti post) era inverso.
    sta a te capire.

    Ehm, se scrivi così (più per la sintassi, gli errori capitano) sarà difficile… non ho capito infatti.
    Chi ha detto cosa, e quando, e di conseguenza cosa dovrei capire io adesso? Io so solo che ti ho scritto che nei tuoi interventi te la tiri, e che ci tratti come se noi fossimo basso popolino, rovinando le parti interessanti dei tuoi discorsi.
    Tra l’altro posso benissimo essere un esempio fulgido di popolino anche io, probabilmente sì anzi, ma non per questo devo farmi piacere i tuoi toni.
    La tua battuta starebbe dove? Mi sarà sfuggita, non la trovo.

  10. 239 Vincent

    Per diario incostante

    Si vde che le battute te li devono spiegare.
    Il riferimento al popolino (usato nei tuoi precedenti post) era inverso.
    sta a te capire.
    non ho mai considerato nessuno qui basso popolino (ho difeso perfino i lettori di Twilight che voi considerate feccia!) sennò non avrei avuto quella bellissima e interessante discussione con Tapirulant.
    Il rif ai due grandissimi era una metafora non rivolta all’oscurantismo ma a due che sono stati un esempio di coraggio per aver messo in discussione una concezione del mondo.
    Soddisfata della versione in prosa!

    Cmq ero passato di qua per consigliare a Tapiroulant di leggere £Gli attrezzi per vivere – Forme della produzione culturale tra industria e vita quotidiana” di Emanuela Mora (non condivide molte delle mie ideem ma è una raccolta di studi sociologici molto interessanti) C’è un trittico di saggi sulle culture di gusto (non come le intende G. mi piace – non mi piace) molto illuminante.
    Colgo l’occassione per ringraziarla per il dibattito non violento e non offensivo.

  11. 238 Diarista incostante

    @Vincent
    Perchè quelli come te dicono “me ne vado” e poi tornano sempre indietro?

    Ti ho risposto solo ieri perchè sono stata in ferie, e quando sono tornata ho trovato gozziliardi di commenti da leggere.
    Le cretinate che hai sparato vanno dal “nessuno ha il diritto di indirizzare nessun altro” al “fortuna che sono esititi bruno e galileo”, l’ultima a sottintendere che qui siamo in pieno oscurantismo e per questo cretinata, non tanto perchè galielo e bruno mi stiano antipatici o chissà che. Entrambe le cretinate ricadono anche nella categoria dell’esposizione con periodi brevi e smozzicati ad effetto.
    Le cose interessanti che hai detto riguardano la tua idea (che io non condivido, ma che capisco) riguardo al mettere in discussione i metodi di recensione presenti sul sito.

    Non ho idee con cui illuminarti, dato che a differenza di quanto hai supposto tu faccio pienamente parte del basso popolino che le tue frasi a effetto mirano a colpire, e non ho voglia di imbastire una citazione di palahniuk o una frase di tre parole che sembri presa dalla bibbia del libero pensatore.

    Ripeto, qui di gente che viene a criticare, lasciando però trasparire che darebbe un piede per essere al posto di gamberetta ce ne sono stati e ce ne sono al momento molti. Scoccia che abbia tanti lettori, scoccia la sua visibilità, scoccia che il metodo che usa dia dei risultati prossimi all’oggettività, argomentabili, condivisibili o meno, ma se non altro chiari. Tutto questo scoccia ma crea anche molta invidia, di quelle palpabili.

    Io preferisco leggere le sue recensioni, anche se i suoi gusti personali (weird) e alcuni suoi assunti di base (stile trasparente = optimum) non mi trovano concorde al 100%, piuttosto che andare a sbattere contro i pareri personali fondati sul tiraculo del momento, la pseudocultura della scuola, gli interessi economici del sito per cui si scrive e altre cose del genere.
    Fare critica non è facile, nè è chiaro se debba/possa esistere un metodo oppure no. Ma io preferisco per la mia personale utilità che ci sia e che sia questo, visto che mi ci trovo abbastanza bene. Poi se vogliamo fare della filosofia, discorsi di estetica, discussioni sul metodo, discussioni sulla scrittura creativa ecc. me ne tiro fuori. Non m’interessano nè mi competono nè sarei in grado di seguirli.

    Riassumedo, io non sentirò la mancanza dei tuoi commenti, tu non sentirai la mia, tutti felici e contenti. Addio.

  12. 237 Tapiroulant

    @Hypnos: Non voglio entrare nel merito del valore letterario di scrittori alls Joyce, però ammetterai che buona parte dei capitoli dell’Ulisse sono una mazzata durissima da leggersi… (e non apro nemmeno il discorso sul Finnegans Wake, che credo possa guadagnarsi la palma di libro più illeggibile del mondo. Il che non è un giudizio negativo, dato che a Joyce la leggibilità non interessava).

  13. 236 Hypnos

    Angra: stavo proseguendo la discussione sulla matematica in fogna che, stando ai criteri enunciati in questo blog, mi pare il luogo appropriato.

    Sulla letteratura invece dissento, non penso possano esserci certezze. Vallo a dire a Joyce che troppi particolari sono inutili!

    Sono invece d’accordissimo con l’idea di enunciare i propri criteri recensori in anticipo, perchè in un mondo relativo come quello della letteratura il criterio è fondamentale.

  14. 235 Angra

    Tanto tempo fa un mio amico, che ora insegna matematica in un altro continente, mi spiegò che il criterio scientifico è una convenzione. Che, ad esempio, in matematica non ci sono leggi, ma che si comincia col dire: “Posto che 1+1 faccia 2, tutto il resto ne consegue”.
    Perché che 1+1 faccia 2, diceva lui, è un presupposto, non una certezza.

    Immagino che questo insegnante di matematica si sia servito di un’iperbole (nel senso di figura retorica), altrimenti è un gran bene per questo continente che sia andato a insegnare matematica in un altro continente.

    1+1=2 è una certezza, si dimostra facilmente col pallottoliere o contando con le dita. Discende dagli assiomi dell’algebra, ma rimane valido anche se tutti gli assiomi un giorno risultassero falsi (perché se…allora è una cosa ben diversa da se e solo se). La matematica non nasce da un’indigestione di trippa e fagioli di qualche pensatore dell’antichità, ma dall’osservazione della realtà e dalla constatazione che mettendo insieme 2 pecore e 3 pecore ottieni 5 pecore. Solo in seguito si cerca di far discendere tutta la costruzione da un insieme minimo di assiomi che non vengono dimostrati. Poi uno può dirmi che non esiste l’1, non esiste il 2, non esistono dita né mani né pallottolieri ed è tutto un sogno del Buddha, e va bene, ma con questo signore avrei ben poco da dirmi.

    Venendo alla lettaratura, le regole non nascono da un’indigestione di cozze e calamari fritti di Gamberetta, ma dal fatto che uno legge un romanzo e si annoia a morte, cerca di capire perché e scopre che è pieno di particolari inutili, e lì nasce l’assioma “evitare i particolari inutili”. Poi ne legge un altro e scopre che non fa che perdere il filo, ci pensa su e scopre che il POV salta e sgroppa come un marlin, e lì nasce l’assioma “non saltare da un personaggio all’altro”. Questo non ha valenza universale presso tutte le genti della Terra: così come la matematica ha senso solo per quelli che credono all’esistenza del mondo, dei pallottolieri, delle dita della mano e delle pecore, queste regole hanno senso solo per quelli che si annoiano a leggere pagine e pagine di particolari inutili, che sono in grado di cogliere incongruenze in una trama, e così via. Servono a queste persone a parlarsi e capirsi tra loro, a spiegarsi perché il tale libro è avvincente e quell’altro invece fa dormire o incazzare.

    1+1=2

  15. 234 Vincent

    Inoltre, bella la citazione il basso popolino.
    Denota una grande convinzione di essere al di là.
    e si sa con i convinti supermegasexi non ci s i può parlare, loro stanno lì a guardare e giudicare.

  16. 233 Vincent

    Sono tornato solo per dire a Diarista incostante
    che se vuole può illuminarmi con le sue idee sempre interessanti e non puerili dato che “Hai mescolato tali e tante cretinate alle poche idee sensate/interessanti che hai che è impossibile starti dietro”.
    Magari mi spiega quali sono le cretinate e quali quelle serie, cosi abbiamo qualcosa su cui “argomentare” invece del vago.
    E troppo facile apparire alla fine e dire: “beh, si era un idiota”.
    (Del resto non sapevo che c’era qualcuno dotato e capace di scindere l’intelligenza dalla idiozia, io mi trovo sempre in bilico, quando penso che uno ha detto delle gran … poi mi sono dovuto ricredere, eh meno male che non sono un megaloide)

    Cmq vedo che la Battuta non l’ha capita nessuno!
    Forse la metafora del letto ha dato alito a suggestioni…

  17. 232 Gamberetta

    @Fos87. Non studio filosofia, ma ti assicuro che l’argomento mi piace. Però il problema è che il blog vuole avere (anche) un’utilità: consigliare buoni libri, mettere in guardia dalle boiate.
    Per questo si deve affidare a dei criteri, deve avere una base.

    Ritorniamo al sito che fa recensioni filmiche “cristiane”. Un tizio si presenta e dice – giustamente – che prima di recensire bisogna appurare se Dio esiste. Ché, se non esiste, non può aver dettato/ispirato alcun testo sacro, la religione non ha basi e di conseguenza anche i criteri seguiti dal sito non hanno senso.
    E stabilire se Dio esiste è questione affascinante.
    Tuttavia non aiuta minimamente il “cristiano” che vuole qualche consiglio sul film da vedere nel fine settimana.

    Che utilità può avere discutere all’infinito sul fatto stesso se possono esistere o no criteri? Se uno pensa che non ci possano essere criteri, se non il “de gustibus”, be’, legga un altro sito. Il 99% dei siti italiani che si occupano di recensioni alzano (orgogliosi) la bandiera del “de gustibus”, c’è proprio bisogno di venire qui da me a litigare?

    I punti che secondo me sarebbe utile discutere sono altri. È utile prendere una scena che magari io trovo pessima e cercare di dimostrare che non è vero. Magari quel brusco cambiamento di punto di vista, che io giudico pessimo, in realtà ha uno scopo. Quel momento tutto raccontato invece di mostrato ha un suo perché, ecc.
    Dai particolari concreti, specifici, si può imparare e forse la discussione può approdare a nuove conoscenze, a sviscerare concetti non apparenti. Parlare in generale serve fino a un certo punto. Può essere filosoficamente interessante, ma questo è un blog di critica/narrativa fantasy, non di filosofia (ripeto: niente contro la filosofia, magari se fosse un blog di filosofia sarebbe anche più bello, ma non lo è).

  18. 231 Fos87

    @Gamberetta.
    Sarà semplice deformazione professionale (studio filosofia), ma ritengo che mettere in discussione i metodi che stanno alla base delle recensioni, o di qualsiasi altra opinione in generale, sia al contrario quanto di più utile ci possa essere: tutti abbiamo delle opinioni personali, più o meno articolate, più o meno razionali, in base alle quali giudichiamo quanto ci sta intorno e ci rapportiamo agli altri. Se io non concordo con te riguardo a un libro perché ho un’altra visione della letteratura, discutere sui tuoi metodi di giudizio sarà inevitabile. Questo ovviamente non significa dover per forza litigare, o mancarsi di rispetto, ma semplicemente discutere su alcune questioni controverse e cercare di trarre dalla cosa motivi di riflessione per entrambe le parti.

  19. 230 Hypnos

    SpinOne: ti ho risposto in fogna riguardo alla matematica.

  20. 229 Doarcissa

    @ SpinOne: non preoccuparti, non me la prendevo con Vincent. Ho solo sfruttato la sua “battuta” per ripetere una banalita` che tende a sfuggire al recensore comune.

  21. 228 Tapiroulant

    E fatela finita x°D
    Comunque secondo me si potrebbe continuare una discussione abbastanza civile come quella di prima, anche senza la partecipazione di Gamberetta…

  22. 227 SpinOne

    Occorre una nota.
    L’ultima frase era una battuta.

    B A T T U T A .

    Non era un insulto. Al limite un invito alla promiscuità sessuale, che male non fa mai (o perlomeno è più divertente dell’astinenza).
    Lo dico perché qui c’è gente permalosa, che al minimo svirgolamento passa a dar del troll…

  23. 226 SpinOne

    Ecco al solito.
    Me ne vado e date il via a un’orgia di cibo e sesso.

    Be’ me ne vado davvero, ma Doarcissa, hai sbagliato “critica” alla citazione di quel tal Vincent: la citazione dice quel che i critici fanno in realtà, non quello che dovrebbero fare.
    Poi è vero che magari Vincent non è sempre stato chiarissimo. Ma almeno ha delle idee sue, e non è il MiniMe di qualcuno.

    Nota per vincere il premio Troll: Angra, invece, è il MiniMe di chiunque.

    Tornate pure tutti nel letto di tutti. Buonanotte.

  24. 225 Diarista incostante

    Ode alla puerilità, di Vincent

    Lascio la Gamberra a divertirsi nella convinzione che la terra è piatta e non rotonda.
    Fortuna che gente come Giordano Bruno e Galileo sono esistiti.

    Ah vi lascio con una battuta:

    “il critico (in questo caso il recensore) è colui il quale vorrebbe dormire nello stesso letto dell’autore”

    Hai mescolato tali e tante cretinate alle poche idee sensate/interessanti che hai che è impossibile starti dietro. Se te ne vai non posso che sentirmene sollevata, dato che i feed sui commenti non si possono scremare all’origine.
    Tu mi dai la forte impressione di essere uno di quelli che vorrebbe dormire nello stesso letto di Gamberetta, anche se che con la mania che ti ritrovi di scrivere per frasette smozzicate (per non parlare di quando le condisci di pseudo illuminazioni dirette al basso popolino) ti tagli le gambe in partenza.

  25. 224 Doarcissa

    “il critico (in questo caso il recensore) è colui il quale vorrebbe dormire nello stesso letto dell’autore”

    Non e` vero, assolutamente, no. Il recensore e` al servizio del lettore. Il fatto di considerarsi pappa e ciccia con l’autore (o la casa editrice) e` probabilmente cio` che rende il recensore pessimo. Il recensore serve a orientare il lettore tra le migliaia di titoli in libreria, serve a far capire al lettore se val la pena spendere soldi e tempo in un libro o no. Risponde solo al lettore.

    Seconda cosa: non e` vero che ognuno tiri acqua al proprio mulino senza considerare l’opinione degli altri. Il recensore (Gamberetta, Captain Gambero, Bubba, Stockfish etc) ha come “mestiere” quello di giudicare qualcosa. Giudica in base a dei criteri che sono suoi personali (conoscibili attraverso il post sul come fare una recensione) e insindacabili proprio perche` personali.

    Esempio terra-terra: se mi chiedono un giudizio sulla torta sacher, io rispondo che e` cattiva perche` non mi piace il cioccolato. La mia e` una “recensione” valida perche` la sacher e` a base di cioccolato e a me non piace -> la sacher e` cattiva.

    Non ha senso iniziare discorsi del tipo: “ma non e` giusto, a te dovrebbe piacere il cioccolato”. E` un gusto personale e non si discute. Non per cattiveria o per totalitarismo, ma perche` discutere su questo e` insensato e, soprattutto, sbagliato.

    Si possono discutere altre cose, per esempio l’aderenza della recensione ai criteri. Se dicessi che le lasagne sono cattive perche` non mi piace il cioccolato, questa sarebbe una cattiva recensione passabile di critica.

    L’importanza di dare dei criteri fissi non c’entra niente con ingabbiare l’Arte con regole rigide, o con il plagiare le menti dei lettori. Avere criteri chiaramente espressi e costanti e` l’unica cosa che da` senso ad una recensione, che ha come scopo quello di far capire al lettore di che libro si tratta.

    Se dicessi: la sacher e` cattiva! e basta, un possibile acquirente di sacher potrebbe dedurne che, non so, ci hanno messo il sale al posto dello zucchero, o che gli ultimi cinque che l’hanno mangiata sono finiti in ospedale, perche` non mi puo` leggere nel pensiero e capire parapsicologicamente che per me la sacher e` cattiva perche` contiene cioccolato (e quindi per lui magari e` buonissima). Da qui la necessita` fondamentale di stabilire a priori i criteri in base ai quali si giudica un libro.

    P.S. Scusate l’esempio edibile, sono pessima con le metafore!

  26. 223 Vincent

    Io devo dire due cose prima di andare:
    1) Mi pare che qui l’unico metro di paragone è il mulo!
    Ognuno porta acqua al proprio mulino e non si apre mentalmente agli altri, una delle virtù che probabilmente aiutano le persone a crescere. Si dà e si riceve. CMQ.

    2) Dato che il sistema, ops il metodo maximo non è in discussione e che la dea non transige, anche io mi discosto da tale sito per il momento (nella vita ci sono cose più importanti da fare). Lascio la Gamberra a divertirsi nella convinzione che la terra è piatta e non rotonda.
    Fortuna che gente come Giordano Bruno e Galileo sono esistiti.

    Ah vi lascio con una battuta:

    “il critico (in questo caso il recensore) è colui il quale vorrebbe dormire nello stesso letto dell’autore”

  27. 222 SpinOne

    Gambera, come avrai notato sono un recente ingresso nelle discussioni. Per me questi argomenti, sicuramente triti e ritriti per gli utenti abituali del forum, sono nuovi. Per cui mi scuso per aver discusso l’indiscutibile, non lo farò più.
    Più che altro non lo faccio anche perché, a questo punto, mi ritiro dalle discussioni: anche se intervenissi nelle altre recensioni, starei a far le pulci alle motivazioni, cosa che appunto è proibita. Perché a me piace parlare di queste cose. Poiché non si può, mi troverei ogni tre secondi fuori tema.
    Continuerò, però, a leggere le recensioni che, come ho detto prima, mi fanno ridere. Un saluto a tutti.
    Tranne ad Angra, che crede che io sia un troll, e chi sono io per mettere in dubbio la fede di un uomo?

    Chapeau

  28. 221 Tapiroulant

    @Gamberetta: Beh, onestamente non posso ritenere che sia inutile discutere dei massimi sistemi. Che si finisca a farlo continuamente, questo sì, sfinisce, e non mi stupisco delle tue lamentele; ma i ‘massimi sistemi’ costituiscono il punto di riferimento in base al quale si difendono poi le posizioni e i giudizi particolari. I criteri che hai fissato e che segui sono il ‘massimo sistema’ del tuo blog. Ma senza aver prima stabilito la validità generale di questo tuo approccio, la tua posizione diventa arbitraria, e quindi non difendibile.

  29. 220 Gamberetta

    @SpinOne.

    Detto questo, vi prego allora di andare a leggere la recensione di Sanctuary su questo sito (non ho letto Sanctuary, non ho intenzione di leggerlo, non me ne frega niente se lo comprate/scaricate/leggete: sto parlando di una recensione) e ripetere con me:
    “Uhm, e su che base dice questo? E con quali fondamenti afferma quest’altro?”

    Rispondo solo a questo perché in parte hai ragione: la mia recensione di Sanctuary non è molto approfondita – anche se penso lo sia a sufficienza.
    Purtroppo il dimostrare una cosa in un romanzo o in un racconto occupa lo stesso spazio, dunque per scrivere una recensione a regola d’arte qui avrei dovuto usare 40-50.000 parole, più di un intero romanzo. Non mi sembrava il caso. Ho cercato di isolare il singolo problema più grave e diffuso (la mancanza di sense of wonder) e illustrare meglio quello.
    Però se un lettore vuole che spieghi più in dettaglio qualcuna delle affermazioni, sono pronta a farlo.

    Ciò detto ti ricordo per l’ennesima volta che il metodo generale non è in discussione. E quella regola è lì per evitare che ogni articolo degeneri in una marea di commenti superflui come questo.
    Il blog vuole avere un ruolo di utilità: consigliare romanzi interessanti & mettere in guardia dalle boiate. Questo scadere sempre a cianciare di massimi sistemi non aiuta.
    Se hai l’esperienza di fantastico che dici di avere, perché non commenti uno dei romanzi recensiti? Perché non esprimi un’opinione su qualcosa di concreto, che magari possa interessare a chi cerca informazioni sul romanzo?
    Di gente che mette in guardia dai metodi bislacchi di Gamberetta ce n’è pieno il blog (e il web). Non mi pare sia esercizio proficuo.

  30. 219 Tapiroulant

    Tanto tempo fa un mio amico, che ora insegna matematica in un altro continente, mi spiegò che il criterio scientifico è una convenzione. Che, ad esempio, in matematica non ci sono leggi, ma che si comincia col dire: “Posto che 1+1 faccia 2, tutto il resto ne consegue”.
    Perché che 1+1 faccia 2, diceva lui, è un presupposto, non una certezza.
    Quindi, è forse il caso di lasciar fuori le scienze.

    Ma guarda che io sono d’accordo. Qualsiasi scienza e disciplina umana si fonda su di una serie di presupposti fondamentali (detti anche postulati). E io infatti ho detto e ribadito più volte che i criteri del recensore non sono Torah, ma che ciascuno sceglie queli che lui personalmente ritiene i più corretti. Il fatto che debba dichiarare prima quali utilizzerà serve proprio a questo scopo: come ‘meccanismo di sicurezza’ che corregge il problema dell’inesistenza di regole assolutamente certe.

    Ora, secondo quel che dice il buon professor Tapiroulant, il recensore peggiore sarebbe quello che dichiara i suoi intenti e poi li “tradisce”; che dice che applicherà determinate regole e poi, nel bel mezzo di una recensione, ignora le suddette regole senza nemmeno accennare una giustificazione. Giusto?
    (Suppongo che la risposta sia sì).
    Detto questo, vi prego allora di andare a leggere la recensione di Sanctuary su questo sito (non ho letto Sanctuary, non ho intenzione di leggerlo, non me ne frega niente se lo comprate/scaricate/leggete: sto parlando di una recensione) e ripetere con me:
    “Uhm, e su che base dice questo? E con quali fondamenti afferma quest’altro?”
    Perché, se andate a rivedere la policy delle recensioni di qusto sito, penso che scoprirete almeno due cose:
    1) La recensione è basata al 50% sull’introduzione. Anche considerando una recensione parte integrante di un’opera, ho qualche dubbio che la si possa far “pesare” tanto.
    2) La recensione si discosta, in media una volta per racconto, dai principi enunciati nella policy delle recensioni di questo sito.
    Vi lascio il piacere di scoprire le discrepanze: la maggior parte di voi, mi sembra, sa leggere e non ha bisogno di imbeccate.
    Poi magari Sanctuary farà schifo lo stesso, non ne ho idea. Ma non stiamo parlando di questo, mi pare.

    Ora, precisato che non sono una costola di Gamberetta e quindi non condivido tutto quello che sostiene (per esempio ho una concezione del tutto diversa dello “show don’t tell”, che se vuoi ti esporrò), ti rispondo:
    1) L’introduzione di Altieri in realtà non pesa molto. Gamberetta ci ha dedicato tanto spazio perché era orrenda, ma se vai a guardare le conclusioni e i gamberi che ha dato come voto, vedrai che l’introduzione non è presa in considerazione.
    2) Immagino tu ti stia riferendo al fatto che la recensione non scende molto nel dettaglio di alcun racconto. La cosa è comprensibile: avesse dedicato ad ogni racconto tanta attenzione e approfondimento quanto ad un romanzo, la recensione sarebbe diventata infinita. Certo è che, proprio per questo motivo, la recensione di Sanctuary rimane a mio avviso meno incisiva e convincente della maggior parte delle altre di questo blog. Se quindi questo era il problema, sono parzialmente d’accordo con te (ma attenzione a non generalizzare, come se quella recensione fosse indicativa di tutte quante le altre).

  31. 218 SpinOne

    Tanto tempo fa un mio amico, che ora insegna matematica in un altro continente, mi spiegò che il criterio scientifico è una convenzione. Che, ad esempio, in matematica non ci sono leggi, ma che si comincia col dire: “Posto che 1+1 faccia 2, tutto il resto ne consegue”.
    Perché che 1+1 faccia 2, diceva lui, è un presupposto, non una certezza.
    Quindi, è forse il caso di lasciar fuori le scienze.
    Parliamo di libri, non confondiamo il critico con il recensore (giusto per fare il pelo alle uova), e non parliamo di critica letteraria ma di recensioni.
    Ora, secondo quel che dice il buon professor Tapiroulant, il recensore peggiore sarebbe quello che dichiara i suoi intenti e poi li “tradisce”; che dice che applicherà determinate regole e poi, nel bel mezzo di una recensione, ignora le suddette regole senza nemmeno accennare una giustificazione. Giusto?
    (Suppongo che la risposta sia sì).
    Detto questo, vi prego allora di andare a leggere la recensione di Sanctuary su questo sito (non ho letto Sanctuary, non ho intenzione di leggerlo, non me ne frega niente se lo comprate/scaricate/leggete: sto parlando di una recensione) e ripetere con me:
    “Uhm, e su che base dice questo? E con quali fondamenti afferma quest’altro?”
    Perché, se andate a rivedere la policy delle recensioni di qusto sito, penso che scoprirete almeno due cose:
    1) La recensione è basata al 50% sull’introduzione. Anche considerando una recensione parte integrante di un’opera, ho qualche dubbio che la si possa far “pesare” tanto.
    2) La recensione si discosta, in media una volta per racconto, dai principi enunciati nella policy delle recensioni di questo sito.
    Vi lascio il piacere di scoprire le discrepanze: la maggior parte di voi, mi sembra, sa leggere e non ha bisogno di imbeccate.
    Poi magari Sanctuary farà schifo lo stesso, non ne ho idea. Ma non stiamo parlando di questo, mi pare.

  32. 217 Tapiroulant

    Dire che il messaggio del film L’attimo fuggente mi disgusta è andarci leggeri. Lo trovo una forma deteriore e anacronistica di Romanticismo (nel senso storico del termine), talmente è perso nel suo idealismo autocompiaciuto. E visto che si è in clima di citazioni, chiamo a conferma il signor Morandini, che pur giudicandolo nel complesso un buon film, nota: “Discutibile nella sua poco critica esaltazione dell’individualismo e con qualche forzatura retorica”. Detto questo, ratifico fondamentalmente quanto hanno detto Drest e Lo Zeno, ribadendo che ciò che distingue la scienza dalla critica letteraria sta nel fatto che nella scienza esiste un unico paradigma di idee in base al quale valutare i fenomeni, nella seconda ciascuno sceglie e segue quelli che preferisce. Sono d’accordo che non ci sa un corpo di regole definitivamente fissato; le regole cambiano, evolvono, vengono migliorare o sostituite. Ma dare delle regole è essenziale perché il lettore sappia se valga la pena di comprare un libro o meno. Mi permetto di fare un esempio recuperando le affermazioni di SpinOne:

    Prima di tutto, avere criteri fissi significa anche avere criteri rigidi. Se io dichiaro che ogni recensione si basa sul valore politico del romanzo, quando trovo un testo fatto molto bene, avvincente, intrigante, e che pure mi piace, ma che non ha alcun valore politico, dovrò comunque demolirlo perché non aderisce ai miei criteri di valutazione.
    Viceversa, un palloso ma fulgido esempio di discorso politico riceverà un numero esorbitante di stellette / pallini / medaglie d’oro / banane dell’Angola, nella mia recensione (l’Angola produce banane? Non lo so).

    Ora, immaginiamo un libro X e tre recensori: A, B e C. A si occupa di valutare il grado di impegno e di coerenza politica del romanzo: dirà magari che X è un romanzo molto impegnato. B invece si occupa delle capacità stilistiche e strutturali dell’autore, ossia verifica la sua capacità di coinvolgere il lettore, di non contraddirsi, di non indulgere nello spreco di parole; e di X, dice che è piuttosto palloso e scritto in maniera appena decente. Il recensore C dedica la sua attenzione a studiare l’originalità e la profondità del messaggio, dell’idea centrale del libro; ossia, verifica se questa propone qualcosa di nuovo o di insolito, o se è già stata vista in altro 100 romanzi, e se le sue conclusioni sono superficiali, oppure ben argomentate. Di X, C ci fa vedere che introduce idee banali, ma le sviluppa in modo abbastanza originale e personale. Il lettore che si chiedesse se vale la pena di leggere X, legge le valutazioni di A, B e C e si fa del romanzo un’idea molto precisa: X è un romanzo impegnato politicamente, pesante e scritto non benissimo, ma in compenso abbastanza originale nello sviluppo dei suoi temi. A questo punto sarà in grado di scegliere se comprarlo o no molto più precisa di quanto possa capire un lettore dalle recensioni fumose, generaliste e poco approfondite che imperversano oggi. Le recensioni, come giustamente diceva Gamberetta, sono un servizio reso al lettore: quindi tutelare gli interessi del lettore (che ha bisogno di chiarezza e approfondimento) è più importante di tutelare quelli di quei recensori che si credono homini universales, capaci di parlare di qualsiasi cosa e di poter muovere le montagne facendo solamente degli apprezzamenti di gusto. Se poi ad un lettore non crede nelle regole dichiarate da un recensore, e non crede che siano importanti – semplicemente non leggerà quella recensione e passerà oltre!

  33. 216 Lo Zeno

    Forse perché non è la stessa cosa? :)
    Nessuno in una recensione dovrebbe pretendere di farti “capire la poesia” (argomento che è valso ben più di un film) né di “capire la prosa” (che sarebbe più pertinente): una recensione è un giudizio di un’opera in base al proprio background culturale e al proprio personale gusto.

    I criteri, sono l’esplicitazione del proprio gusto. Di modo che gli altri possano dire quanto i loro gusti siano vicini/lontani e in che modo da quelli del recensore.

    E tra l’altro, nel momento in cui il professore de L’Attimo Fuggente cita Walt Whitman ha chiarito il suo criterio per “capire” la poesia.

    Fermo restando che “capire” la “poesia” è ben differente dal “giudicare” una “prosa”.

  34. 215 SpinOne

    Perché scomodarsi a dare una risposta, quando ci pensa già la filmografia?

    http://www.youtube.com/watch?v=Mc3xPql1ag0&feature=related

  35. 214 Lo Zeno

    @ Walter: lo so che è scorretto: fa parte di quelle frasi orribili e banali che i recensori usano continuamente, anche se più in recensioni riguardanti musica , viaggi e arte che letteratura.

    E comunque, proprio per il fatto che una recensione è un giudizio soggettivo devo dare una pietra di paragone, un peso, un punto fermo. Io non ho detto che tutte le recensioni devono usare gli stessi criteri e le stesse modalità: ho detto che ogni recensore deve stabilire e permettere di capire quali sono i suoi criteri e i suoi punti fermi.

    Torno sull’esempio del treno: io magari ti faccio vedere il treno dalla stazione; un altro ti farà vedere lo stesso treno, ma visto da un’auto che si muove parallela ai binari; un terzo recensore te lo farà vedere dall’alto, dall’aereo. Non importa, va sempre bene: l’importate è che chi legge sappia qual’è il punto di osservazione in cui si è posto chi scrive.

    Io sono un relativista, per me non esiste la recensione oggettiva e non esiste niente di assoluto: è tutto relativo all’osservatore (è per questo che faccio l’esempio del treno), ma proprio per questo motivo per non rendere impossibile al lettore il suo lavoro critico, occorre fargli capire il proprio sistema di riferimento. Altrimenti si troverà con tre recensioni sullo stesso romanzo, tutte e tre piene di superlativi assoluti, e non saprà nemmeno PERCHE’ Recensore A dice che “è scritto in maniera impeccabile” e PERCHE’ Recensore B dice “è scritto da un bambino di sei anni”.

    Basta poco: dare i propri punti di riferimento significa semplicemente spiegare il PERCHE’ delle proprie frasi.
    Gamberetta a volte ha nominato un sito dove fanno recensioni basate sull’aderenza di un testo ai valori Cristiani. Con quel metro di giudizio, è ovvio che qualsiasi scritto di George Martin, che non si fa scrupolo di raccontare di stupri, violenze, incesti e infamie commessi dai protagonisti, non raggiungerà mai la sufficienza, mentre le Cronache di Narnia, in quanto allegoria dichiarata del Cristianesimo, saranno ritenute un 9 stelle se non 10.
    Mi va BENISSIMO! Io non sono d’accordo sul valutare un libro in base ai valori cristiani, ma almeno so qual’è il metro di giudizio che hanno usato e quindi posso capire PERCHE’ i dialoghi a volte banali e ripetitivi presenti nelle Cronache di Narnia sono ritenuti più affascinanti e emozionanti del linguaggio crudo, spietato, realistico e (per me) evocativo usato da Martin nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

    Il giudizio alla fine saprò farmelo da solo, ma proprio grazie al fatto che so qual’è il metro usato dal recensore per misurare, e perché so a mia volta stabilire la differenza dal SUO metro al MIO.

    Tanto per usare un nuovo paragone pedantemente fisico: il modo più semplice per ricostruire il moto di una luna di Giove rispetto alla Terra è sapere come si muove la luna di Giove attorno a Giove stesso, e come si muove Giove rispetto alla Terra. Combinando i due moti, capisco il moto della luna rispetto alla Terra.
    La Terra sono io, Giove è il criterio usato dal recensore, la luna di Giove la recensione. Un altro lettore potrebbe essere Marte, e per capire il moto della luna rispetto a lui deve sapere comunque come si muove Giove…

  36. 213 Walter

    @ Lo Zeno

    è un libro che scaturisce emozioni,

    è grammaticalmente scorretto.
    la frase sarebbe meglio posta così “da(lla lettura de)l libro scaturiscono emozioni”.
    Non concordo con il ragionamento esposto, in quanto il giudizio su di un libro è per forza di cose quanto di più soggettivo e lontano dall’obbiettività ci possa essere… Una cosa a me può sembrare “banale, scontata ed infantile”, mentre un’altro può trovarla “deliziosamente semplice e priva di fronzoli/artifici letterari”. Ciò dipende in maniera determinante dal livello culturale, dalle aspettative e dall’atteggiamento con cui il lettore si pone di fronte all’opera.
    Dubito che la Commedia di Dante (Alighieri) avrebbe ricevuto il titolo di “Divina” se a commetarla (all’epoca non esistevano le recensioni) fosse stata la Nostra Gamberetta.
    Pertanto le recensioni, qualunque tipo di recensione, va presa con debito spirito critico, come legittima espressione di un giudizio che però è soggettivo e personale, ed in molti casi decisamente affrettato (se non addirittura sommario). Questo vale per i recensori pagati (che, soprattutto nell’ambito del mercato del Fantasy, si ritrovano di fronte molto spesso a trame standardizzate e personaggi omologati, con tasso di creatività ed originalità prossimo al -?) e per quanti lo fanno dedicando volontariamente e senza fini di lucro una parte del proprio tempo alla crociata contro il cattivo fantasy.
    Sostanzialmente, con una recensione si esprime il proprio personale gradimento dell’opera, filtrato tuttavia dal proprio punto di vista, dai propri valori e dalla propria sensibilità; giudizio corroborato da un esposizione dei punti che hanno destato particolare interesse ed attenzione, se si è fatto un lavoro onesto (In caso contrario ci si trova la solita sequela di banalità, già pronta e tenuta in caldo sull’hard disk per i momenti di “calo di ispirazione”, aka scandenze del capo).
    In ogni caso resta un giudizio personale dell’autore, che può essere o meno condivisibile e condiviso, ma sulla scelta di un libro la scriminante dev’essere sempre la solita, ovvero pensare con la propria testa.

  37. 212 Drest

    Ha risposto Lo Zeno al posto mio.
    Aggiungo solo una cosa…non è NECESSARIO che le regole siano scritte nero su bianco, se sono desumibili dalla recensione. Se non lo sono, servono scritte prima.

  38. 211 Lo Zeno

    @SpinOne:

    Leggevo anche io le recensioni di Langford (e su internet qualcuno le ha raccolte, si trovano), e al contrario di quel che pensi lui dei criteri fissi li usava. Non li aveva mai esplicitamente dichiarati, forse, ma leggendo le sue recensioni si capiva quali erano. C’erano cose che trovava sempre “factually childish”, o altre che definiva non coerenti, ed erano sempre le stesse. Inoltre, più volte usava altri libri/autori come paragone, dando così al lettore la possibilità di fare un confronto con qualcosa di appropriato.

    Stabilire i criteri di recensione non è un limite: è l’unico modo che il recensore ha per dare al lettore un PUNTO FERMO di paragone.

    Se tu vedi un treno, come fai a capire se è fermo o se si muove? Devi vedere se cambia la sua posizione rispetto alla stazione o rispetto all’ambiente attorno (cielo, alberi, terra, binari…). Se non ho la stazione e il resto, vedo solo un treno; se non ho neppure lo sfondo, vedo solo che il treno, sovrapposto al nulla, muove le sue ruote, ma non so quanto va veloce né in che direzione va. Ora, il recensore di questo treno mi dice “è il treno più veloce che c’è”: come faccio a credergli? Non ho un paragone, né un punto fermo!

    Viceversa, se il recensore del treno mi fa vedere il treno mentre si muove sui binari, possibilmente dalla stazione, posso capire a che velocità si allontana/avvicina dalla stazione; se poi, il recensore mi fa vedere il treno percorrere un tratto di binario, e un altro treno di velocità nota passare sullo stesso binario, posso capire rapidamente quale dei due va più veloce e quale più lento.

    Una recensione letteraria senza criteri si riduce a: “è un libro che scaturisce emozioni, scritto da un maestro della letteratura e dalla penna che scorre come un fiume sulle corde dell’anima del lettore”. Prova a contare, e troverai che ho appena scritto le sei banalità più ripetute dai recensori di questo secolo, in una sola frase! Potrebbe però essere vero: ma se non sai in base a che paragoni io affermo queste cose, come fai a capire se stavolta non ho sparato la solita banalità?

    Tl;dr: I criteri sono come le unità di misura fondamentali conservate a Parigi: senza di quelli non hai un punto di riferimento in base al quale pesare le parole del recensore.

  39. 210 SpinOne

    Può darsi, però non capisco come “fissare dei criteri per la recensione” (suppongo, correggimi se sbaglio, che nella tua frase sia implicito che questi criteri vanno dichiarati ai lettori) possa migliorare la recensione medesima, o la fruizione della stessa da parte del lettore.
    Prima di tutto, avere criteri fissi significa anche avere criteri rigidi. Se io dichiaro che ogni recensione si basa sul valore politico del romanzo, quando trovo un testo fatto molto bene, avvincente, intrigante, e che pure mi piace, ma che non ha alcun valore politico, dovrò comunque demolirlo perché non aderisce ai miei criteri di valutazione.
    Viceversa, un palloso ma fulgido esempio di discorso politico riceverà un numero esorbitante di stellette / pallini / medaglie d’oro / banane dell’Angola, nella mia recensione (l’Angola produce banane? Non lo so).
    In secondo luogo, da che mi ricordi, nessun recensore che io conosca ha mai “dichiarato i suoi intenti”.
    Negli anni ’80, leggevo avidamente le recensioni di tal David Langford, inglese, che trovavo puntuali, precise e divertenti. Spesso Langford era caustico al punto giusto, mai sarcastico, sempre ironico. Very british.
    Negli anni seguenti, il signor Langford ha vinto diversi premi Hugo (28 mi pare) per la sua rivista di critica (Ansible: se non l’avete mai sentita nominare, non avete mai letto fantascienza), oltre a un sacco di altri premi per il suo lavoro di critico. Senza contare che poi ha scritto romanzi e racconti, alcuni dei quali premiati, ma quelli non li ho mai letti.
    Ora, non mi risulta che Langford abbia mai dichiarato i suoi criteri di critica, né che si sia mai posto il problema di contraddirsi, quando necessario; il diritto di cambiare idea dovrebbe essere sancito dalla Carta dei Diritti Umani, se non lo è già.
    Onestamente, e detto con tutto il rispetto, non credo che alcun gambero possa ritenersi allo stesso livello di David Langford. A meno che mi diciate che anche il premio Hugo non vale un cass, che Ansible è una rivista di merd, eccetera, nel qual caso, lo ammetto, non so più che dire.
    [detto per inciso: Langford recensisce fantascienza e fantasy, prima che qualcuno salti fuori a dire “che c’entra un recensore di sola fantascienza?”).
    Mi pare, perciò, che dichiarare i propri “criteri” sia più una palla al piede che una cosa utile. Costringe un recensore in uno schema rigido, obbligandolo ad aderire ad essi sempre e incondizionatamente, anche quando questo va contro il suo stesso buon senso.
    In quanto al motivo per venire a leggere le recensioni di questo sito, c’è sempre un motivo. Come ho detto, sono divertenti: di questi tempi, una risata è una cosa preziosa.

  40. 209 Drest

    Io credo che il punto centrale sia semplicemente uno: fissare dei criteri di recensione.

    Che siano l’aderenza al pastafarianesimo o la scorrevolezza del testo, l’importante è che il lettore le possa conoscere e quindi possa sapere se la lettura o meno di una recensione sia per lui utile o meno (ad esempio, a me l’aderenza al pastafarianesimo non interessa).
    Se non ci sono criteri fissati, o non sono espliciti dal testo, beh, perde di credibilità, perchè io lettore non so *perchè* al recensore sia piaciuto o meno quel libro.
    Gamberetta lo dichiara prima a che regole si attiene. Se non si è d’accordo perchè si pensa che non si debbano seguire regole di alcun genere, presto si fa a non passarci, per di qua.

  41. 208 SpinOne

    DelemnO, non è questo il punto.
    Il punto è: “Visto che è inutile, quando non dannoso, basare le proprie recensioni sui corsi di scrittura (poco) creativa, facciamole come se questi corsi non esistessero”

    Altrimenti le recensioni le facciamo fare solo a Baricco, che così smette di scrivere romanzi e la letteratura tutta ne guadagna.

  42. 207 Hypnos

    Ma cribbio! Ho sbagliato a scrivere il nome. Maledetta fretta. E uno vuole pure intervenire con la battutina sarcastica al punto giusto… meh.

  43. 206 Hypsnos

    Sapete secondo me qual’è il problema?

    Questo:
    http://xkcd.com/451/

  44. 205 DelemnO

    Il punto è, cosa ti dice che conosca la regola e l’abbia volutamente ignorata? Come distinguere la sapiente scelta dall’ignoranza più totale?

  45. 204 Vincent

    Non voglio affrontare un discorso sui critici americani e su cosa considerano loro arte perché senno facciamo notte.
    Se vuoi c’è un raccontino delizioso di palahniuk su “CAVIE” a riguardo.
    Una domanda però è lecita: ma come capisci che uno scrittore non ha violato una regola?
    Nel caso delle recensioni di G. sono tutti trasgressivi allora.
    Il must “Show, don’t tell” non è rispettato per nulla.

    Sono in accordo con Spine One su tutto quello che ha detto.
    Una cosa è scrivere, una cosa è recensire.
    Accusare uno scrittore di non aver seguito i manuali di scrittura è di per se senza senso.
    se uno decide di non usare una regola, come ha detto Spine One, non per questo non ha scritto un buon romanzo o una buona storia

  46. 203 SpinOne

    Mmmh, sociologia… Un piattino gustoso, ma non mi ci butto, per ora.
    Vincent, dici cose interessantissime e sono in gran parte d’accordo.
    A parte che, secondo le definizioni date qui in giro, io dovrei essere una specie di guru del fantasy (e non lo sono), dal momento che posso contare, scaffale di libreria alla mano, almeno un migliaio di libri del genere suddetto tra le mie letture, e ho letto una cinquantina (almeno) di saggi vari (e ne ho pure scritto una mezza dozzina, ma va ben).
    Per la fantascienza, raddoppio queste cifre.
    Ma c’è una cosa essenziale che secondo me va detta.
    Quando si fa una recensione, per prima cosa bisogna buttare nel cesso (ah, la fine metafora!) tutti i manuali “Come scrivere” e tutti i corsi di scrittura creativa.
    I motivi di questo sciacquone universale sono vari, ma il principale è che scrivere non è una scienza, e molti libri di scrittura (e alcuni corsi di scrittura creativa) dicono cose opposte.
    Proprio opposte.
    Ancorarsi a uno “show, don’t tell” equivale a mettere al rogo dozzine di romanzi di Leiber – alcuni dei migliori, tra l’altro. Perché? Perché un bravo narratore può essere un ottimo scrittore quanto un bravo “descrittore”.
    Uno dei punti secondo me più emozionanti di Leiber è il racconto di un combattimento sotterraneo, in cui il Gray Mouser è completamente incassato nella terra (intesa come humus). E Leiber non descrive il combattimento, ce lo racconta, ed è una scena d’azione strepitosa.
    Leiber è un supereroe?
    Anche Clark Ashton Smith fa una cosa simile in un racconto.
    E Zelazny in un paio di passi delle Cronache di Ambra, e Moorcock nel “Campione Eterno”.
    La letteratura fantastica è composta di soli supereroi della narrazione?
    Lovecraft (d’accordo, è fantascienza, non fantasy) usa il metodo opposto. Fa non-descrizioni, e racconta.
    Ora, o pretendiamo a ogni costo il genio, e diciamo: “Ok, quell’uomo è un genio, puole fare il cappero che vuole” – e allora i libri li facciamo scrivere solo ai geni (e ci rassegniamo a leggere una decina di libri per generazione), oppure ammettiamo che le tecniche dei corsi di scrittura (poco) creativa sono utili, sì, ma non per la critica.
    Come, secondo me, uno deve conoscere le regole di metrica per poter scrivere poesia, anche se poi non scrive un solo verso in metrica, ma solo versi liberi, poesie sciolte, eccetera.
    Insomma, le critiche “la prima cosa che insegnano al corso di scrittura creativa…” eccetera sono, secondo me, sbagliate. La prima cosa che dovrebbero insegnare ai corsi di scrittura creativa dovrebbe essere: “Una volta che avrete appreso tutte queste regole, potrete ignorarle!”.

    Poi, va ben, le recensioni della Gambera spesso fanno ridere (nel senso che sono divertenti), ma il mestiere di recensore è un’altra cosa, credo.

    Ah dimenticavo, siccome Angra ritiene che io sia un troll, lo insulto mentalmente.
    (…)
    Ecco fatto.

  47. 202 Tapiroulant

    Beh, no, ti sbagli. Io non penso che il sistema delle regole sia come la Torah, fissato una volta per tutte e indiscutibile. Anzi, sono perfettamente cosciente del fatto che si tratti di un’invenzione culturale, sviluppata e affinata nel tempo. E apprezzo moltissimo coloro che stravolgono le regole o infrangono dogmi: ti basti sapere che uno dei miei autori preferiti in assoluto, e forse il mio preferito, è Philip K. Dick. Un altro è Kundera. Non sono proprio due modelli di ortodossia. Mi piace il Futurismo, mi piace Duchamp e credo nel potere delle rivoluzioni. Il punto è un altro:
    1. Per violare una regola, bisogna prima conoscerla e saperla applicare. Vedo attorno a me molte persone che in ambito artistico decantano l’importanza di rompere gli schemi e seguire solo il proprio estro; ma spesso è perché semplicemente non sono in grado, o non hanno voglia, di imparare le regole. Picasso prima di darsi alla pittura astratta aveva disegnato quadri normalissimi, ed erano belli comunque.
    2. Ripeto, stabilire che ci sono delle regole che permettono di distinguere chiaramente libri ben scritti da libri mal scritti non uccide né la creatività, né soprattutto il gusto personale. Nessuno mi impedisce di adorare un libro che so essere scritto piuttosto male (es. Follia per sette clan, di Dick). Inoltre, nessuno è tenuto ad uniformarsi al giudizio del recensore: le fan di Twilight rimangono fan di Twilight anche dopo aver letto la recensione di Gamberetta. Come dicevo, una simile invocazione di professionalità e competenza non riduce la libertà; al contrario la aumenta, perché lascia della loro opinione chi non vuole lasciarsi ‘indirizzare’, e permette agli insoddisfatti di trovare un indirizzo che gli piace (e questo spiega perché Gamberetta abbia successo).
    Detto questo, per confutare la tua convinzione che io mi appoggi a dei dogmi, ti dirò che ho accettato le regole esposte da Gamberetta (ed altri prima di lei) perché le trovavo estremamente sensate e applicabili, ma che nel momento in cui ne trovassi di migliori, non avrei problemi a cambiare idea. Sono una persona eclettica. Per quanto riguarda la pubblicità: è quello il futuro dell’arte (e lo dicono anche diversi critici d’arte americani, ormai stanchi del mercato iperintellettualistico ed autoreferenziale dell’arte da mostra di oggi). L’arte del Grande Artista (specialmente se parliamo di pittura) è in pieno declino, proprio perché non è più capace di fissare regole o parametri e ciascuno fa come cazzo gli pare. Ormai è completamente ripiegata su sé stesso, è senza futuro, e sempre più senza pubblico.

  48. 201 Vincent

    Non ci capiamo, possiamo continuare all’infinito.
    Non capisco perchè continui a dire quello che ho detto precedentemente.
    Il mondo, come stai dimostrando tu, segue delle regole, delle competenze che esistono già precedentemente alla nostra nascita (vedi citazione P.). Ma sono state “costruite” da altri che ci hanno preceduto e che hanno costruito questa società, o no?
    Tu fai entrare, come in un libro studiato, regole anche per il gusto.
    Il sommelier, infatti, è cosa da elite.
    Ma qualcuno si è mai preso la briga di fare studi sul gusto popolare del vino? Leggi Bourdie, per esempio.
    L’educazione al gusto si basa su regole scelte da uomini che tramandono ad altri uomini che tramandono ad altri uomini.
    Questo per dirti che il tuo modo di vedere la vita si basa solo ed esclusivamente sulle competenze. Estrapoli e applichi, ma non lo puoi fare per tutto. In alcuni casi è lecito in altri no.
    Il tuo è uno dei tanti modi di vedere e vivere la vita.
    e dimostra una certa acriticità.
    Perchè non nega o mette in discussione il sistema appreso. (una cosa che noto parecchio tra i miei colleghi universitari, assimilazione di dogmi)
    Punto.
    è la pubblicità non è arte, è scienza applicata al commercio (tecniche di persuasione, di vendità). Il tuo esempio non calza.

  49. 200 Tapiroulant

    @Vincent: Hai sollevato tre punti, che adesso tratterò distintamente.
    1. “Equivalenza”. Quando ho contestato la nozione di equivalenza, non mi riferivo ad un’equivalenza di contenuti (tutti hanno la stessa visione del mondo) ma ad un’equivalenza di competenza (tutte le visioni del mondo sono ugualmente legittime, l’una non è migliore dell’altra, tutto è soggettivo). Attraverso quei quattro esempi, ti ho mostrato che ognuno di noi ha una visione del mondo su qualunque cosa (qualunque cosa che sappia esistere), ma che in ogni ambito della vita le visioni del mondo di alcuni sono più competenti di quelle di altri. Io ho una mia visione della fisica quantistica, ma sono un incompetente paragonato al signor Werner Heisenberg, che invece era molto competente. Tra scienziati spesso non si è d’accordo, perché pensano cose diverse, ma in un dibattito possono porsi tutti allo stesso livello, perché sono tutti competenti nell’ambito in cui stanno discutendo.
    2. L’intuito, il gusto e l’abilità, che tu chiami in causa, non sono doni di Dio: hanno un’origine ben definibile. Essi non sono altro che una capacità combinatoria delle conoscenze acquisite: sulla base di un certo bagaglio di conoscenze, sono in grado di elaborare delle risposte a determinate situazioni che richiamano quelle conoscenze. Facciamo un esempio lampante: il vino. Per diventare un buon degustatore di vini – ossia, un uomo dotato di buon gusto in fatto di vini – è necessario un grande studio, e soprattutto una grande conoscenza dei vini. Sulla base di quella conoscenza empirica, il sommelier sviluppa un ‘gusto’. Allo stesso modo l’intuito non è altro che la capacità inconscia di riconoscere una nuova situazione come simile ad una situazione vissuta in passato, e di elaborare una risposta alla nuova situazione sulla base di quella vecchia (poiché il processo è in gran parte inconscio non ce ne accorgiamo; ma in effetti non stiamo facendo qualcosa di molto diverso da un computer che elabora la risposta ad un problema sulla base dei dati pregressi a sua disposizione). E naturalmente anche l’abilità di affrontare una situazione dipende dall’esperienza che si ha di quel tipo di situazioni. Quindi possiamo dire che gusto, intuito e abilità discendono direttamente dalla quantità di informazioni possedute.
    3. Dal punto 2 discende che, per quanto gli ambiti di fisica e letteratura siano differenti, richiedono per esserne competenti degli stessi elementi: quantità di informazioni e capacità di elaborarle (le capacità combinatorie di cui sopra). Il fatto che sia una disciplina estetica non cambia le carte in tavola. Anche qui la realtà ci viene in aiuto, e ti faccio un esempio: la pubblicità. Per insegnare a fare delle pubblicità efficaci non ci si mette nelle mani dell’estro individuale, del talento artistico che riposa in ognuno di noi. Al contrario, si pretende che l’aspirante designer studi le pubblicità di successo del passato e apprenda le tecniche di persuasione che sottendono alla pubblicità. Anche la capacità di inventare pubblicità è una disciplina artistica, estetica (deve catturare la sensibilità dello spettatore, avvincerlo e convincerlo), ma richiede l’acquisizione di tecnica e di un certo bagaglio teorico. Lo stesso accade in letteratura. All’aspirante scrittore non gli si può dire quale contenuto o idea inserire nel suo romanzo, ma gli si può insegnare la tecnica per rendere questo messaggio o idea il più efficace e riuscito possibile; e infatti esistono moltissimi libri “How to write” scritti da professionisti, da King a Carver a Scott Card. Ma se esiste una tecnica per migliorare la qualità della propria scrittura (e quindi dei criteri per distinguere lavori migliori da lavori peggiori), allora significa che esistono lavori migliori e lavori peggiori, romanzi fatti meglio e romanzi fatti peggio, e che è possibile distinguerli. I Recensori dovrebbero essere appunto i professionisti della capacità di distinguere romanzi scritti bene da romanzi scritti male.

  50. 199 Vincent

    Per tapilourant

    No, forse non ci siamo capiti, o non mi sono spiegato bene io.

    Non ho parlato di VISIONE DEL MONDO equivalente.
    Cioè pensiamo tutti la stessa cosa.
    Provo a spiegarmi con un pò di matematica
    Insieme A (macrocosmo) ha : 2 banane, 2 mele, 3 pere. (che equivalgono alle visioni).
    Se le raggruppiamo abbiamo: banane da una parte, mele da una parte e pere da una parte.
    e aggiungo una pera, dove la metto?

    Mi spiego in questo macrocosmo ognuno ha delle visioni che si rifanno ad altre visioni che si suddividono in altre visioni che si rifanno ad altre, ecc. ecc.
    Un macrocomo tanti gruppi segmentati

    I tuo esempi ( a parte quello della madre e del bambino di 8 anni. perchè se consideriamo tre madri e tre bambini ci potrebbero essere più combinazioni in base al background culturale, al livello sociale, ecc., ecc.) dicono senza dubbio quello che ho detto io.
    Ma si parla d quantità di informazioni, il che non sempre risulta vero.
    C’è l’intuizione, il gusto, l’abilità.
    Chi ha parlato di universalità? e sopratutto di equivalenza?
    Quando anche tra scienziati non si mettono mai d’accordo? Proprio perchè ognuno resta rinchiuso al proprio recinto.
    Ho solo spiegato (e forse male) che ogni visione risulta una conseguenza di un’altro, piccole variazioni che però si agganciano ad un’altra visione.
    L’esempio dell’arborigeno è palese.
    Perchè se invece di uno ne incontriamo tre (che rappresentano tre modi di vivere il deserto) noi ne potremmo scegliere uno solo mentre se quello viene da noi mica potrà ascoltare le idee di tutti, quindi si ancorerà alla visione di qualcuno trascurando le altre (tra ‘altro io parlavo del sistema occidentale).
    è così che nascono le comunità, i partiti, le fazioni.
    Porzioni di mondo che condividono lo stesso pensiero in contrapposizioe ad un alto ma vivendo ugualmente sotto lo stesso sistema.

    N.B
    1)ripeto l’esempio della frutta era ironico
    2) i campi da te citati, fisica e letteratura, non fanno parte dello stesso sapere. Fisica= empirica Letteratura=estetica, arte. Non si possono paragonare.

  51. 198 Tapiroulant

    @Vincent: Guarda che tu stai commettendo un errore – un grosso errore. Cioè, dal fatto che la visione del mondo di ciascuno di noi si fonda su un background culturale, deduci che tutte le visioni del mondo siano equivalenti. Ma questo è palesemente falso. Ti faccio degli esempi.
    - Immaginiamo una madre e un figlio di 8 anni. Entrambi hanno una visione del mondo. Sono equivalenti? No: la madre conosce il mondo molto meglio del figlio, perché ha fatto più esperienze, ha imparato ad essere indipendente, etc. Il figlio del mondo conosce soltanto ciò che passa filtrato dalla madre e dal sicuro recinto della sua infanzia. La madre è più competente del mondo rispetto al figlio.
    - Immaginiamo di trovarci nel deserto australiano in compagnia di un aborigeno. Noi magari siamo persone colte e intelligenti, ma essendo vissuti in città non sappiamo niente del deserto: se fossimo lasciati a noi stessi in questo luogo, moriremmo subito. L’aborigeno non sa nulla della nostra vasta cultura, ma è nato nel deserto, e la sua gente gli ha insegnato tutto su come vivere nel deserto. L’aborigeno è più competente di questa porzione di mondo rispetto a noi. Ma se ci spostassimo a Sydney, noi diventeremmo più competenti dell’aborigeno.
    - Immaginiamo un fisico che si occupa di meccanica quantistica. Le sue opinioni su aspetti della fisica quantistica sono più competenti dei nostri, perché noi siamo dei completi ignoranti in merito a questo argomento. Ma se io cominciassi a studiare fisica, il mio margine di incompetenza rispetto a lui si ridurrebbe, fino ad azzerarsi nel caso in cui anch’io diventassi un bravo fisico. Rimane il fatto che, finché non lo divento, io rimango un incompetente.
    - Immaginiamo ora uno studioso di letteratura del fantastico, che ha letto oltre 200 libri tra narrativa di genere e saggistica sulla scrittura, e che si è impratichito nella scrittura di recensioni approfondite, e immaginiamo che abbia di fronte una persona che ha letto pochi libri di quel genere. Entrambi potranno esprimere dei pareri personali o giudizi di gusto su qualsiasi libro; ma il primo è più competente di quell’argomento del secondo. Come il giovane studente può imparare dal fisico professionista, così il lettore occasionale può imparare molto dal recensore navigato. Non è tenuto a farlo – ma può farlo. E il recensore, facendo il suo lavoro, non fa altro che offrire questa possibilità al lettore.

  52. 197 Maudh

    Vincent: Grazie per la compassione! XD
    Onestamente non ho la più pallida idea di quel che accade all’estero, se non che anche in Bulgaria ci stanno superando.
    Comunque, saluti, temo che d’ora in poi questa discussione diverrà pura sociologia, ed io preferisco la linguistica, quindi Hasta la vista!

  53. 196 Vincent

    Maudh
    Mi dispiace per la supersfiga :)
    Non sono d’accordo sull’oggettivamente (anche se a me piace SDA).
    Cmq forse questa è la situazione italiana (Sai penso che il successo, non la qualità, sia dovuta più al film, sempre parlando di Italia)
    Il 90% riguardava solo L’italia?
    Perchè l’avevo interpretato come rif. per altre nazioni. Penso che in Inghilterra la cosa è diversa.

    Ho una domanda: parliamo tanto degli adolescenti ma ci ricordiamo quello che abbiamo letto noi a 13 – 14 anni?
    eh non mi rispondete con i soliti polpettoni perchè non ci credo.

    Io per esempio ho letto “La leggenda di Druss” di David Gemmell”

    lo chiedevo solo perchè a volte “pretendiamo” che gli altri facciano quello che facciamo noi senza considerare l’età e altre vicessitudini.
    ecco vestire i panni degli altri sarebbe meglio.
    D’altronde uno scrittore fa questo, no?

  54. 195 Vincent

    Grande Tapiroulant, hai detto esattamente quello che volevo dire io.
    Hai descritto perfettamente il recinto della prigione.
    La citazione, infatti, che ho postato era evidente in questo senso.
    Allora dato che su questo punto siamo in accordo, tanto che io non ho parlato di un sdradicamento dell’Aut Aut universale.
    Ti faccio questa semplice domanda:
    dato che una società per sopravvivere ha bisogno di regole, steccati e tutto quello che hai detto tu, perchè se un giovane che “nella sua giovinezza ha assunto abbastanza indirizzi da aver strutturato più o meno una propria, personale visione del mondo” allora nessuno, dico nessuno, riesce ad immaginarsi un mondo concretamente diverso da quello che tutti conosciamo?

    Come detto nel citato stralcio di P. : nessuno aquisisce una personale visione del mondo, tutto è un surogato di altre idee, di altri pensatori che hanno pensato prima di noi, ecc. ecc.
    Come hai detto, il tutto si rduce alla VISIONE DEL MONDO che in conseguenza degli stimoli ricevuti ci siamo fatti.
    Ecco, ma nessuno può dire che la visione di caio è basata su stimoli sbagliati perchè la visione di tizio è basata su stimoli veri, solo perchè io la condivido.
    This is Life

    Quindi anche in questo microcosmo delle recensioni tutto si riduce al nostro retroterra culturale, il che, quindi, si contrappone all’idea di chi dici di capirne di più rispetto ad un’altro.
    Non è una questione d’intelligenza ma di informazione.
    Nel senso che c’è chi ha più informazioni e chi ne ha di meno.
    è in questo assurdo mondo c’è chi non preferisce essere informato e va “a gusto” e chi preferisce essere informato e va “a informazioni”.
    In nessun caso c’è una verità oggettiva.
    (forse ho sforato :))

    Cmq la sociologia mi piace.
    Anzì se hai qualche libro da consigliarmi, fai pure.

  55. 194 Maudh

    vincent:
    Non mi sembra di essermi espresso sopra i gusti, capisco che Twilight possa piacere, dico solo che Tolkien scrive cose oggettivamente superiori alla Meyer, e direi che su questo ci sono pochi dubbi.
    In quanto al mio superpotere, che poi è una supersfiga, si fa entrando in contatto con dieci-quindici fan urlanti di Twilight al giorno, o al massimo ogni due o tre.
    Un campione di fan eterogeneo, perchè si va da sedicenni a undicenni, e ti posso assicurare che su quelle 15, due o tre accettano critiche motivate, le altre rispongono sempre ed inevitabilmente “ma 6 prpr 1 barbone!”.
    Non credo che loro siano particolarmente scostate dalla media delle Twilighters in quanto a comportamento, percio posso dire che le fan di Twilight, almeno quelle sotto i 15 anni, al 80-90% rifiutano critiche razionali. Se poi è una jella mia essere capitato per quei lidi, beh, compiangetemi!

    P.S. Ora che ci penso, di solito codeste signorine si vantano di leggere molto con due o tre libri l’anno, il picco è una ragazza che ne legge 1, max 2 al mese.

  56. 193 Tapiroulant

    @Vincent. Tu dici:

    Non è così, a mio parere, poi ognuno la pensa come meglio crede.
    “indirizzare qualcuno permette a quella persona di acquisire gli strumenti per compiere in modo più consapevole una scelta”
    Sì utilizzando gli strumenti che le sono stati insegnati, cioè adottando il punto di vista degli indirizzatori.
    Il senso critico che si sviluppa sarà o un accettazione di quel modo di vedere o un rifiuto.
    Un nuovo Aut Aut.
    è quello che sta accadendo oggi.

    No, non è quello che sta accadendo oggi: è quello che accade dagli albori del genere umano (e animale), ed è l’unico modo in cui la specie può esistere. Mi perdonerai se ti trascino in una dissertazione sociologica, ma dato che le radici del tuo pensiero affondano in quello, per esporti le mie ragioni dovrò scendere su quel terreno.
    La conoscenza di ogni individuo si struttura sulla logica di quell’Aut-Aut. Da piccolo, un bambino generalmente, nelle questioni importanti, avrà l’identica opinione dei genitori. Questo perché il bambino assorbe totalmente, in modo acritico e incondizionato, i loro insegnamenti e la loro condotta. E’ una brutta coercizione psicologica? E’ un meccanismo deteriore? No: è il modo in cui la psiche di un individuo si struttura (l’unico modo). Poi il testimone passa a qualcun’altro: il giovine si lascia indirizzare da un idolo televisivo, o da un un amico, o dal fratello maggiore: cioè, assume integralmente il loro modo di vedere il mondo. Man mano che cresce, continua a scegliersi nuovi indirizzatori e ad assorbire i loro ‘insegnamenti’, mentre parallelamente utilizza vecchi indirizzatori (quali i genitori) come esempio negativo: bisogna pensare e fare il contrario di quello che pensano e fanno loro. L’indirizzamento agisce così su di noi: assumiamo l’opinione di chi stimiamo e osteggiamo quella di chi disprezziamo. Poi, negli anni, quando l’individuo si fa ‘maturo’, le cose cambiano. Nella sua giovinezza ha assunto abbastanza indirizzi da aver strutturato più o meno una propria, personale Visione del Mondo. A quel punto è in grado, utilizzando tale Visione del Mondo come punto di riferimento, di esercitare un controllo critico su tutti i suoi futuri indirizzatori: il che significa che non assumerà o rigetterà più in blocco le opinioni delle altre persone, ma sceglierà se e quanto prendere, di ciascuno. La nostra Visione del Mondo, come uomini adulti, non è altro che questo: un collage di opinioni di altri, con magari qualche spruzzo di originalità di pensiero.
    E’ stupido pensare che, come individui, possiamo essere integralmente nuovi, liberi da influenze, fuori contesto: siamo sempre le persone che abbiamo avuto intorno. La nostra originalità come individui sta nella disposizione strutturale che abbiamo dato ai nostri pensieri, nella nostra capacità di scegliere cosa accettare e cosa rifiutare. Ma perché questo sia possibile, ripeto, è stato necessario che delle persone ci indirizzassero le prime volte. E anche adesso che siamo ‘adulti’, ogni volta che ci confrontiamo col mondo non facciamo altro che scegliere chi può indirizzarci e chi no, in che modo e in quale misura. Questa è la logica su cui si fonda la sopravvivenza di ogni specie animale: il recinto è il nostro cervello.
    P.S. La citazione di Palahniuk che riporti corrobora il mio ragionamento.

  57. 192 Vincent

    Per Maudh
    Sui gusti ti rispondo citado il mio post (mi secca dover ripetere sempre le stesse cose).
    Mi fa piacere che tu conosca i comportamneti del 90% dei fans di twilight.
    Mi insegni come si fa.
    Anche io voglio il tuo superpotere.

  58. 191 Vincent

    Neanche io ho voglia di litigare.
    Ho solo voglia di dialogare, dando però il peso che merita una discussione, per non finire come ho detto nel pezzo che hai ripreso tu.

    Io non ho niente contro nessuno.

  59. 190 Angra

    @Vincent:

    senti, io non ho voglia di litigare con te e non sono un troll, quelli che secondo te sono caduti nel mio tranello lo erano. (Quale tranello poi?) Tutti quelli che ho maltrattato qua dentro hanno cominciato loro per primi a rompere le palle al sottoscritto e agli altri, puoi andare a rileggerti tutti gli interventi se non ti fidi. Mi pare che sia tu che fai la vittima, e che cazzo.

  60. 189 Maudh

    Chiedo venia per l’essermi espresso così male: cioche intendevo è che:
    1° SdA è superiore a Twilight. Su quello sono irremovibile.
    2° Non tutti hanno letto abbastanza fantasy per poterne reensire uno (perchè io mi limito a questo in questo commento, non ho conoscenze necessarie per discutere di sociologia/politica/ filosofia), in particolare di solito, diciamo al 90% dei casi, una fan di Twilight non ha letto altro fantasy, o addirittura altri libri, e si rifiuta di leggerne altro, salvo poi scrivere recensioni entusiastiche del suddetto (ne ho lette alcune, di cui una scritta da una mia compagna di classe che in vita sua ha letto otto libri oltre Twilight, per sua stessa ammissione) che, oltre ad avermi inizialmente sviato e ad avermelo fatto leggere, cosa assai deleteria per la mia salute mentale, mi ha fatto parecchio arrabiare.
    Io non scrivo recensioni, do solo pareri, nonostante abbia letto almeno 150 fantasy/sci-fi.
    3° (risposta a Vincent): non vedo perchè i gusti non possano essere indirizzati. Indirizzare i gusti significa secondo me dare consigli per buone letture e sviluppare il senso critico. Non vedo cosa ci sia di male. Piuttosto che abbandonare ad un mare di Meyer e Troisi povere persone innocenti, megli dir loro cosa è bello e cosa no secondo noi.
    Naturalmente avete,per mere questioni cronologiche, più esperienza di me, quindi mi inchino al vostro giudizio (fino a certi limiti, ovviamente. Twilight superiore a Tolkien è uno dei limiti).

  61. 188 Vincent

    Angra non cado, come altri, nel tuo tranello.
    So che accade poi.
    Ti dico solo che:

    1)In un blog “civile” se io scrivo una cosa e nessuno risponde, la mia opinione personale è data.
    Punto.
    Se uno risponde, in una sana dialettica l’altro risponde, pure.

    2) “Ora cosa vuoi, farle cambiare idea? Convincerci tutti che così non va? Portarci tutti su FM o su un altro sito che applica i criteri o non-criteri che piacciono a te?”
    Soffri di manie di persecuzione?
    Chi l’ha detto? Chi ha difeso chi? chi ha parlato di altri siti?
    Io ho espresso la mia opinione, tra l’altro se leggi bene (cosa che forse non hai fatto) chi ha detto che G. non deve fare così?
    Ripeto ho dato il mio punto di vista non ho chiesto le dimisioni di nessuno.
    Mi pare che tu sia l’unico che ne faccia una questione personale.

    Nota bene

  62. 187 Angra

    @Vincent:

    francamente non capisco il tuo problema. Apri il discorso con un intervento alla “smettetela di litigare” di Casini contro le lotte ideologiche, poi insisti allo spasimo su questa storia delle recensioni. Gamberetta ha esposto i suoi criteri e a te non stanno bene, si è capito. Anzi, non ti sta bene proprio il fatto che ci sia un criterio. Va benissimo. Ora cosa vuoi, farle cambiare idea? Convincerci tutti che così non va? Portarci tutti su FM o su un altro sito che applica i criteri o non-criteri che piacciono a te?

  63. 186 Vincent

    “Tutto di te è ereditato. […] rilassati qualsiasi cosa tu stia pensando, un milione di altre persone l’hanno già pensata. Qualsiasi cosa tu faccia, altri lo stanno facendo, e niente di te è responsabile. Tutto di te è sforzo cooperativo. […] sei un prodotto del nostro linguaggio e di come sono le nostre leggi e di come crediamo Dio ci voglia. Ogni minima molecola di te è già stata pensata da qualche milione di persone prima di te. Qualsiasi cosa tu faccia è noiosa e vecchia e va perfettamente bene. Vai sul sicuro perché sei intrappolato dentro la tua cultura. Qualsiasi cosa tu concepisca va bene perché riesci a concepirla. Non riesci a immaginare nessuna via di fuga. Non c’è via di scampo. Il mondo è la tua culla e la tua trappola. […] e se puoi trovare una via d’uscita dalla nostra cultura, anche quella è una trappola. Basta voler uscire dalla trappola per rafforzare la trappola. […]”

    Invisible monsters (Palahniuk)

  64. 185 Vincent

    Ecco già fos87 ha capito in parte cosa intendevo.

    Penso che la migliore cosa sia sganciarsi dal nostro io (ego).

  65. 184 Vincent

    Non è così, a mio parere, poi ognuno la pensa come meglio crede.
    “indirizzare qualcuno permette a quella persona di acquisire gli strumenti per compiere in modo più consapevole una scelta”
    Sì utilizzando gli strumenti che le sono stati insegnati, cioè adottando il punto di vista degli indirizzatori.
    Il senso critico che si sviluppa sarà o un accettazione di quel modo di vedere o un rifiuto.
    Un nuovo Aut Aut.
    è quello che sta accadendo oggi.
    Tanto che sono in pochi quelli che cercano di progettare l’idea di un nuovo macrocosmo sociale. Perchè non si riesce ad uscire dal recinto che hanno costruito.
    Vedi il macrocosmo sociale di cui tu parli è una costruzione “sociale”.
    Anche tutta la storia della letteratura è una continua revisione e selezione da parte di chi ha inventato le regole.
    Ci sarebbe da fare la batuta
    Chi vigila sui vigilanti?

  66. 183 Fos87

    Concordo con Tapiroulant sul valore delle critiche nell’indirizzare i giovani e con Vincent sulla necessità di metterci un po’ nei loro panni, per così dire: se un ragazzino considera Twilight (che sinceramente ho trovato piacevole e molto godibile) un capolavoro, non lo tratto come un cretino, ma cerco di capire il perchè. Compreso questo, magari lo spingo verso letture più o meno dello stesso genere ma più colte, così che possa pian piano sviluppare un orizzonte letterario più ampio. Con me ha funzionato, dato che in questo modo a tredici anni sono passata dagli horror di King al Ritratto di Dorian Gray.

    Quanto a FM e alla doppia recensione sulla Troisi: io ho scritto due articoli per loro poi sono stata risucchiata dal vortice dell’università, quindi non considero particolarmente significativo che una persona abbia pubblicato solo una recensione. Inoltre tenete conto che molti dei collaboratori non sono professionisti, ma semplici appassionati: magari il soggetto in questione, grande fan della Troisi, se l’è presa nel leggere la recensione negativa e ha voluto ribattere.

  67. 182 Tapiroulant

    Perché no? I genitori indirizzano il figlio. I professori indirizzano gli studenti. I professionisti indirizzano gli apprendisti del mestiere. I luminari della scienza indirizzano i giovani ricercatori. Forse tu leggi l’idea di ‘indirizzare’ come una coercizione psicologica, un atto di violenza o di arroganza. Ma non è così. Al contrario, indirizzare qualcuno permette a quella persona di acquisire gli strumenti per compiere in modo più consapevole una scelta. Gli permette di conoscere meglio un campo disciplinare. E’ un atto estremamente positivo, anzi necessario; talmente necessario che è connaturato nei meccanismi con i quali le generazioni si succedono nella direzione della società. E ciò che vale per il macrocosmo sociale, vale anche per il microcosmo – nel caso contingente, l’acuirsi della competenza critica di lettori, scrittori, ed editor.

  68. 181 Vincent

    Forse non hai letto bene il commento.
    Nessuno ha parlato di accondiscendenza.
    Ma scambio delle parti.

    Nessuno può avocarsi il diritto di “indirizzare” nessuno.

  69. 180 Tapiroulant

    Beh, io non spalancherei uno iato tra gli uomini maturi e gli adolescenti. Io sono un adolescente (o lo ero fino a ieri, secondo la definizione adottata – ho 20 anni), ma questo non mi ha impedito di avvicinarmi a libri ben scritti, da Huxley a Calvino, da Dick a Kundera, da Lovecraft a Durrenmatt. Non è una questione di età: è una questione di background culturale. Un mio amico (mi rendo conto che è un caso limite, ma è comunque un esempio interessante da portare) si leggeva l’Inferno della Divina Commedia a 10 anni, traendone grandissimo gusto. Ma se è una questione di background culturale, allora è possibile fornire i mezzi a qualsiasi classe d’età per appassionarsi ad un certo tipo di letteratura. Mmmmh.
    Ora facciamo un passo avanti. Non credo sia intenzione di Gamberetta, e di certo non è mia intenzione pretendere che gli adolescenti leggano ciò che vogliamo. Non ne abbiamo il potere, sarebbe stupido e soprattutto controproducente (come ci insegnano i tentativi di coercizione messi in atto dalla scuola). La questione è un’altra. Lavori critici seri come le recensioni, permettono ai fruitori di orientarsi. Una recensione che denuncia certi libri come orribili e mette alla berlina i loro difetti, non ha un effetto castrante sul lettore, anzi, farà sviluppare il suo senso critico (anche solo come reazione all’atteggiamento e alle affermazioni del recensore). Viceversa, recensioni sempre concilianti, superficiali, poco dettagliate, addormentano il senso critico: ti insegnano a giustificare tutto, a ritenere che qualsiasi criterio o metro di giudizio sia puramente soggettivo, e via discorrendo.
    E’ questo che molti sembrano non capire: essere accondiscenti con gli adolescenti non è il modo corretto per farli ‘crescere’. Al contrario, in un modo forse un po’ subdolo (ma generalmente inconscio) è un modo per rimarcare convinzioni paternalistiche e gerontocratiche: “massì, pensala pure come vuoi, tanto sei giovane. Quando avrai la mia età capirai, ma adesso non preoccuparti”. Essere accondiscententi NON è una bella cosa.

  70. 179 Vincent

    Maudh, cito:
    “Solo che quelle 15.000.000 di dodicenni non hanno letto altro, mi spiegate perchè una persona che di fantasy capisce dovrebbe stare lì moggio, chiedendo disperato una valutazione logica e sentendosi dire che “ognuno ha i suoi metodi, tu non puoi dirci come si fa una recensione”. Però un minimo di conoscenza in materia è gradita, come anche mettere bene in chiaro da subito su che si basa la recensione e che metro di giudizio saràà adottato”

    Che vò ddì?

    che quelle 15.000.000 sono state pilotate ad adorare Twilight a recensioni pubblicità?
    Che migliaia di ragazzini sono stati plagiati?
    ah già, dimenticavo dasempre in Italia le nuove generazioni sono spazzattura.
    Poi il tuo intervento non lo capisco.

    Per me 1984 è un capolavoro.
    Punto.
    Non ho bisogno di dimostrarlo, non perchè nopn sono in grado.
    Perchè non c’è ne bisogno.
    Ma se c’è un ragazzino che ama Twilight, stai tranquillo che non lo prenderei per il culo, anzì cercherei di capire perchè. e forse dopo il ragazzino verrebbe incontro ai miei gusti. E forse lo farebbe(scusate la ripetizione) dopo aver superato la fase dell’adolescenza.
    Molte volte si dimentica proprio questo. quello che conosciamo noi e quello che conoscono loro.
    Loro non vedono il mondo con i nostri occhi e non vivono con il nostro cuore. Per questo bisogno anche mettersi dall’altra parte, venirsi incontro. Non ergersi a monumento.
    Lo iato generazionale, il cambiamento culturale, economica, sociale.
    La vita non è una immensa tavola piatta.
    Non c’è lo dimentichiamo (ecco perchè parlava di parametri personali e non di impssibilità di critica, come qalcuno a fatto finta di capire).

    N.B Magari i ragazzini non conoscono 1984 ma sicuramente V for vendetta. Temi simili ma adattati al nuovo corso della storia.

  71. 178 Maudh

    Vincent:

    in arte, e sopratutto in “critica” non esiste niente e nulla di oggettivamente indiscutibile.

    Il signore degli anelli/1984/Odissea è superiore a Twilight.
    Anzi, no. Dobbiamo essere noi ad avere la mente bacata. Dopotutto 15 milioni di dodicenni in crisi ormonale per Edward dicono che Twilight è “mll vlt mejo di qll skf di SdA”, quindi, se ognuno sceglie il proprio metodo (quanto posso eccitarmi pensando ad un cadavere) e alla fine il giudizio più obbiettivo rimane quello più comune, dovrebbe essere il morto che cammina a battere questi capolavori schifezze.
    Ciò è giusto, dopotutto la democrazia è questo, e credo che noi tutti ci crediamo.
    Solo che quelle 15.000.000 di dodicenni non hanno letto altro, mi spiegate perchè una persona che di fantasy capisce dovrebbe stare lì moggio, chiedendo disperato una valutazione logica e sentendosi dire che “ognuno ha i suoi metodi, tu non puoi dirci come si fa una recensione”. Però un minimo di conoscenza in materia è gradita, come anche mettere bene in chiaro da subito su che si basa la recensione e che metro di giudizio saràà adottato. Se io dico che Edward è più gnokko di Aragorn (e ci sono donne contrarie a ciò) e per tanto Twilight è supariore, potrebbe anche essere in buona fede, ma quelli che si rifiutano un confronto logico con scuse tipo “è mejo e basta”, “non potete insegnarmi come si fanno le recensioni ( eki te’nsengna, te voglio solo di’ de scrive comprensibbile!), “io so io e voi e voi non siete un Beeeeeeeeeeep” fanno venire l’ulcera.
    Ovviamente non intendo che nessuno di voi creda che Twilight è meglio del SdA, ma fare due recensioni che analizzano le stesse cose, con metri diversi, dando una 4 ed una 8, mi sembra solo che qualcuno non voglia non abbia la forza o la voglia di dare qualche minima linea guida da seguire, e si para il fondoschiena con le solite frasi “non insegantemi …”, “io so’ io e voi…”.

    P.S. Naturalmente una situazione in cui sono circondato da fan urlanti “Twilight è + mejo d SdA xke Edward è trp gnokko!!!!” è quella che affronto coraggiosamente io ogni volta che entro in classe, armato di AK-47 e logica ferrea ed urlando selvaggiamente -Swanwick!!!!!!- xD

  72. 177 Vincent

    Tapiroulant ti consiglio di leggere
    “Le oscillazini del gusto” di Dorfles

  73. 176 Tapiroulant

    Vorrei dire una volta per tutte la mia sulla liceità di permettere a chiunque di scrivere una recensione secondo i criteri e i modi che preferisce. E la mia opinione è: è una puttanata. Perché? Semplice: perché il lavoro del recensore, per essere investito di un minimo di valore, deve essere affidato ad uno Specialista, ad un gruppo scelto di individui. E’ giusto che a tutti sia lasciato spazio e possibilità di esprimere un giudizio o delle considerazioni sulle opere che gli interessano – ma in questo caso bisogna tenere fermo che si tratta di ‘opinioni’, di ‘pareri’, di ‘giudizi arbitrari’; e NON di recensioni. Al contrario, le Recensioni non possono seguire i criteri arbitrari di un solo individuo, ma devono conformarsi a quelli selezionati dalla redazione. Il che non significa che il Recensore non sia più libero di esprimersi; semplicemente, deve attenersi ad una struttura, ad un modus operandi sancito e stabilito. E tutte quelle recensioni che si rivelano inadeguate o insufficienti rispetto a quel modus, semplicemente vengono respinte al mittente od – naturalmente con la collaborazione del Recensore stesso – oppurtunamente corrette. Soprattutto, il lavoro del Recensore deve essere serio, approfondito, e preciso: ne va della sua credibilità; perché nel momento in cui una recensione si abbassa allo stesso livello del parere, del commento breve, non è più utile a nessuno (non più di un commento).
    E infatti la credibilità, agli occhi di molti, FM la sta perdendo. Gamberetta prima ha fatto centro, quando ha detto che è proprio la repulsione, lo scoraggiamento, il senso di incompetenza che FM lascia a spingere frotte di persone su blog – aggressivi ma intellettualmente onesti – come il suo. Se FM facesse bene il suo lavoro, Gamberetta non avrebbe tanto successo. E la stessa ragione spinge anche molte persone, scorate oltre ogni limite, ad assumere posizioni estremiste. Quando venni qua le prime volte, anch’io rimasi infastidito da certe prese di posizione di Gamberetta, che mi apparivano troppo degli aut-aut. Non ne capivo il senso. Ma adesso lo capisco: l’aut-aut è l’unico modo per porre un argine a quella specie di atteggiamento menefreghista od omertoso del ‘un’opinione vale l’altra’, ‘non puoi dire cos’è bello e cosa è brutto, cosa è ben fatto e cosa non lo è’, ‘tutti i giudizi sono sullo stesso piano’ che sembra dominare nel panorama recensorio nostrano.

  74. 175 Vincent

    Spin one, quando vuoi.
    Dimmi dove.
    e io ci sarò :)

  75. 174 Vincent

    per ???

    Appunto!
    Fate un post con il titolo
    “Che c’è vò per recensir”

    e poi andiamo a fare lotta di “classe”

  76. 173 Hellfire

    devo essermi espresso male.
    che i giochi vengano assegnati a preferenze di genere mi sta pure bene, anzi è giusto perchè il recensore avrà una visione più precisa della concorrenza e di cosa renda quello specifico tipo di gioco migliore degli altri.
    quello a cui mi riferivo io era “parla bene del tal gioco perché tizio ha detto così” o, nel migliore dei casi, “dai più copertura al tal gioco perché caio preferisce così”.

    io questa cosa non la capisco, parlare della cosa famosa perché famosa.
    se la cosa è famosa secondo te non se ne parla già ovunque? dimmi quello che non so! poi frignano che la carta stampata muore. loro fanno i comunicati stampa e la colpa è di teh intrnetz che li rovina o i rigazzini stupidi coi blogghe che sparano solo idiozie perché (e qui cito testuali parole di chi è all’interno di tutto ciò) “io sono io e lui non è un cazzodinessuno”.
    (il pene di ulisse, nello specifico, sarei io, che gli avevo fatto arrivare tramite terzi l’opinione secondo la quale lui avesse fatto una recensione che non diceva nulla non desumibile dalla demo, cosa che due frasi prima aveva pure confermato)

    sembra proprio che tutto il mondo sia paese.

  77. 172 ???

    @ Vincent

    Scrivi: Tra l’altro non mi pare che G. abbia fatto una recensione.
    è una semplice segnalazione.

    Guarda che non si sta parlando di questo romanzo. Da quando è intervenuto Sosio il discorso si è spostato sul modo di fare recensioni su FM: senza parametri definiti.

    Ecco tutto.

  78. 171 Vincent

    è qui che ti sbagli “ma basta riportare brani tratti da un libro per avvalorare le proprie teorie e renderle oggettivamente indiscutibili”
    in arte, e sopratutto in “critica” non esiste niente e nulla di oggettivamente indiscutibile.
    Si chiamano interpretazioni o critiche estetiche.
    Al contrario esiste la pratica della persuasione indotta (non è il caso di Gamberetta, sgombriamo equivoci).
    Conosci la storia di 1984.
    2 + 2 = 3?
    o del Mondo Nuovo di Huxley?

    Il punto è che un recensore ha sì il diritto di dimostrare qualcosa ma quel qualcosa non è incontrovertibile.

    Nn mi riferivo col quel termine (mi scuso per la parolaccia) a qualcuno in particolare, era un riferimento generale.
    io non commento nè per deleggitimare qualcuno ne per esaltare qualcun’altro.
    come ho detto sta ambaradan mi sa di neolitico.
    Sopratutto quando qualcuno sostiene che chi legge certa roba è un demente o un adulto con il cervello da ragazzino perchè non capisce cosa è letteratura da cosa non lo è.
    è questa arroganza intellettuale, questa mentalità da fronte (tipica degli italiani), cafona e inutile che sta portando il paese al collasso.
    Sia essa di destra che di sinistra.
    Perchè divide e fabbrica muri.
    Se vi va bene così, stiamoci ognuno dentro il nostro castello.

  79. 170 SpinOne

    Vincent, sei il mio idolo, quando passi di qui ti offro da bere.

    Hellfire, so di che rivistA parli, ci lavorai.
    Per fortuna, in Italia, riviste di videogiochi così ce n’è una sola così.
    E una sola anche in Inghilterra.
    Ce n’è un’altra che “sbaglia” perché di solito le recensioni le fa fare assegnando i giochi a “volontà”: A chi piace questo gioco? A te? Falla tu!
    Criterio sbagliato perché ovviamente se il gioco piace la recensione non sarà negativa.
    Ma trattasi di errore, non di malvagità editoriale.
    Per il resto, ho visto il tuo sito, non male, lo tengo d’occhio (a parte le pubblicità ;) )

  80. 169 Glorelen

    @ Vincent
    Non mi pare che ci sia molto da spiegare: se un recensore dice che un libro fa cagare voglio sapere su quali basi si fondano le sue teorie; idem se la recensione è positiva. Lo stile, l’originalità della trama sono criteri che si possono giudicare tranquillamente, o no?
    E’ logico che una recensione è espressione del punto di vista del recensore, ma basta riportare brani tratti da un libro per avvalorare le proprie teorie e renderle oggettivamente indiscutibili.
    Credo che qui nessuno sia cieco seguace nè tantomeno si senta coglione quando non si trova d’accordo con le recensioni. Io stessa non mi sono vergognata di scrivere che Twilight (diciamo la saga nella sua interezza perchè il primo romanzo è quello meno riuscito dei quattro) mi sia piaciuto sebbene qui sia riportato come uno degli esempi dello schifo editoriale, come pure mi sono trovata pienamente d’accordo con le critiche mosse alla Troisi (e di libri ne ho comprati ben tre tanto per farmi un’opinione completa della prima saga).
    Non mi pare che questo blog sia frequantato da yesmen agli ordini di Gamberetta, vedo piuttosto reiterati tentativi altrui di attribuire poco edificanti qualità a coloro che lo frequentano attivamente.

    p.s. Non è Dazieri ma Altieri l’autore della prefazione di Sanctuary

  81. 168 Vincent

    per Glorelen

    Cosa intendi?
    “io voglio sapere PERCHE’ secondo il recensore un romanzo è scritto bene o è scritto male”

    Cioè per te cosa significa scritto bene e scritto male?
    Secondo me giocate tutti un pò troppo su questa falsa dicotomia.
    Scrivere male si può dmostrare.
    certo!
    e anche scrivere bene,
    Basta usare gli strumenti della lingua Italiano.
    Cos’altro?
    Puoi “giudicare” una trama?
    Sì, livello personale.
    per A va bene, per C e D, no.
    che fai?
    RIduci ad una equazione la cosa?
    La fantasia non può prescindere dal gusto e dall’emotività personale.
    G. a volte a brillantemente smembrato alcune trame ma lo ha fatto sempre ancorandosi alla propria visione e al proprio retroterraculturale.
    Quindi è molto difficile trascendendo i confini linguistici, dimostrare che un libro (se vuoi anche un film) è scritto male o bene.
    G. non sbaglia quando recensisce in base al suo punto di vista perchè la sua critica (positiva o negativa) si rifà ai suoi studi, alle sue letture, ecc.
    L’errore sta nel seguire (in senso di seguaci) acriticamente o fare il gioco inverso di sentirsi dei “coglioni” se non si riesce a condividere o ad aver capito la fregatura prima che il nostro vate c’è l’ha spiegasse.
    (Paro paro lo stesso discorso che fa G. sull’introduzione di Dazieri su Sanctuary, solo in senso inverso).

  82. 167 Hellfire

    Insomma, mi sembra che, al di là degli insulti e delle accuse di truffa e balle varie, da vari di voi emerga un elemento comune, e cioè che le recensioni di FantasyMagazine dovrebbero avere un comune denominatore di criteri critici, dichiarati e ai quali il lettore possa far riferimento.

    È un’opinione interessante e un argomento su cui si può anche ragionare (più Emanuele che io, in realtà) . Tuttavia, mentre mi sembra facile da realizzare per un sito più o meno mono-autore e che pubblica una recensione ogni quindici giorni come questo, è decisamente più difficile quando si parla di un sito al quale lavorano parecchie persone (solo alle recensioni cinque o sei) e che pubblica un elevato numero di contributi ogni settimana.

    io qualcosinainaina dell’ambiente editoriale la so, almeno per quanto riguarda la stampa specializzata con la selezione all’ingresso che parla di videogiochi.
    e non mi riferisco a fanzine o realtà comunque minuscole ma ad almeno una delle due riviste più vendute in italia.

    so per certo che chi viene reclutato venga anche istruito a dovere, addestrato passo passo, su ogni argomento possibile, da come costruire i periodi, che vocaboli usare come e quando, che forme evitare e via discorrendo, passando per quali siano i criteri di giudizio della testata, come glissare su certi difetti per quanto evidenti, come trasformare la realtà qui e là e come esaltare certe qualità per quanto minime.
    molti articoli di vari esordienti passano sotto brutali menomazioni pur di renderli “adeguati alla linea editoriale”, tra “è inutile esaltare questo perchè non lo conosce nessuno” o “dai maggiore risalto a quest’altro perché tizio lo preferisce”.
    perché tutta la redazione, qualsiasi cosa succeda, deve fare fronte unico, di modo che quando gli escrementi si infrangeranno contro le pale del ventilatore in funzione non si possano prendere bersagli singoli, che si possa più facilmente affossare la singola critica mettendola contro “siamo tutti a pensarla così, tu sei solo, si vede che ti sbagli”.

    nella mia ignoranza ammetto che possa essere anche il modo più facile di gestire la cosa, non per questo mi sento di volerne fare parte ed esserne pure fiero.

  83. 166 Vincent

    Tra l’altro non mi pare che G. abbia fatto una recensione.
    è una semplice segnalazione.

  84. 165 Vincent

    Mi fa piacere che ancora in Italia ci siano certe lotte “ideologiche”, pensavo fossero morti quei tempi. lo vedo un pò dovunque, in qualsiasi campo.
    Ognuno si erge a “profeta”.
    Ma vi mettete d’accordo o, magari, è una sorta di reality how a chi c’è la più duro?
    Il lietmotiv è questo, sia dall’una che dall’altra parte.
    A: io so che cosa è fantasy.
    B: Ti sbagli tu non capisci un cazzo, lo so io.
    C: ma se non conosci neanche questo scrittore … … e poi non lo hai letto questo …
    D: merdina è roba passata, ora i grandi maestri sono questi.
    E: io so scrivere, quelli no
    F: Ma che dici se non conosci neanche l’italiano
    H: ci stanno prendendo tutti in giro, attenti lettori vi stanno plagiando la mente, siete tutti fessi
    I: adesso ve lo dico io cosa è la letteratura.

    Tant re pochi fanti.

  85. 164 gugand

    Tristemente noto che ogni volta che ad un recensore si dice che il modo di recensire non informa e dovrebbe seguire un criterio in modo da aiutare a capire qualcosa spunta la frase “non ho bisogno di farmi insegnare come si fanno recensioni” in risposta.
    E’ piu’ onesta e corretta la frase: “se non ti piacciono le mie/nostre recensioni non leggerle”, ma sarebbe stata sensata solo se fossimo stati in FM e non qui.

  86. 163 Dr Jack

    @ Silvio Sosio:
    Ti concedo il fatto che il modo di parlare di alcuni di noi, me compreso è stato eccessivo e a volte non civile, e non posso modificare alcuni termini che potrebbero essere travisati.

    Lo ammetto senza problemi, e mi scuso sinceramente quando ho usato termini pesanti.

    Io non ho problemi ad ammetterlo quando il mio atteggiamento diventa fuoriluogo, ma non reagirò ulteriormente alle tue provocazioni.

    Il fatto che tu non abbia risposto alle critiche rimane, spero che lo faccia emanuele.

  87. 162 Glorelen

    Io non solo sono allibita dai toni di questa discussione, ma sono anche incredula leggendo commenti che sfiorano davvero il ridicolo.

    Sorvolando sul fatto che secondo l’illustre Sosio colui che non vanta un pedigree di scrittore/editore/recensore affermato, certificato e premiato non abbia alcun diritto di levare la propria voce scrivendo commenti anche IRRIGUARDOSI verso uno scrittore o verso FM.

    Sorvolando sul fatto che effettivamente impuntarsi sulla pubblicità presente su FM (per quanto invadente e fastidiosa) sia esagerato, perchè la pubblicità non è sinonimo di marchetta: gli Adsense di Google non li sceglie colui che li ospita sul proprio sito e non credo che Mondadori si abbassi a pagare la tangentina a FM per pubblicizzare la Troisi quando dalla sua ha ben altri mezzi es. testate giornalistiche e catene di librerie nelle quali fare pile su pile di copie del romanzo. Spesso, infatti, compaiono annunci di editori a pagamento come Il Filo ecc… sebbene lo stesso Sosio sembri disprezzare ampiamente coloro (veri o presunti) che pubblicano con questi editori.

    Ciò che davvero mi piacerebbe leggere su FM sono delle recensioni competenti, con delle argomentazioni che facciano riflettere, che esaltino l’opera quando effettivamente ve ne sia il merito e che la stronchino quando ve ne sia il merito.
    Le recensioni però dovrebbero passare al vaglio della redazione che ne dovrebbe giudicare la pubblicabilità o meno (senza censurarle) in base a dei criteri qualitativi. Non me ne frega niente di sapere che Licia Troisi scrive bene o scrive male: io voglio sapere PERCHE’ secondo il recensore un romanzo è scritto bene o è scritto male. Finora Gamberetta ha sempre soddisfatto questa mia aspettativa (con i suoi modi brutali ma efficaci), FM invece no e sono dovuta andare a spulciare il forum per leggere le opinioni di altri lettori (quando queste non erano osteggiate da zelanti moderatori e altri presunti tali).

    Naturalmente lungi da me voler insegnare il mestiere a qualcuno che chiaramente non accetta nè critiche nè consigli. Il mio era solo il parere di un lettore che deve pensarci bene prima di spendere i 15 e più euro di costo di un libro, ma che non ama doversi scaricare il .pdf dal mulo (lo trovo ingiusto nei confronti dell’autore e lo trovo dannatamente scomodo per me da leggere).

  88. 161 Tapiroulant

    Fossimo negli Stati Uniti, anziché in Italia, dopo un comportamento pubblico così palesemente demente Sosio avrebbe rischiato il licenziamento.

  89. 160 Gamberetta

    @Silvio Sosio.

    Peccato, io parto sempre dal presupposto che con le persone si possa discutere, anche partendo da posizioni opposte.

    E infatti sei arrivato qui facendo il troll e spacciandoti per tre persone diverse. Sei vuoi discutere sopporti pazientemente il “de gustibus” altrui, altrimenti sei venuto tu, eh, nessuno ti cerca.
    Come la storia di FM: tu non ci credi, ma quando ti dico che devi adottare dei criteri, che le recensioni devono essere in una certa maniera, che non è il caso di riempire lo schermo di pubblicità, ti sto facendo un favore. E lo faccio non per te, ma perché mi piacerebbe se ci fossero più siti che parlano di fantasy in maniera onesta e competente.
    Egoisticamente dovrei tifare perché FM continui così com’è: qui arrivano a frotte anche perché schifati dall’incompetenza e dalla disonestà delle recensioni vostre.
    Dovresti ringraziare che c’è gente che si prende la briga di cercare di aiutarti. Altrimenti, se non t’interessa, pazienza. Ripeto: sei venuto tu, nessuno ti ha cercato.

  90. 159 Lo Zeno

    Ho letto zitto zitto fino ad adesso, però…
    @Silvio Sosio:

    È uno spasso veder dissertare di politiche editoriali gente che dimostra di non capirne assolutamente nulla!
    Interessante comunque vedere quanto livore cola non solo da chi scrive ma anche da chi legge questo sito. get a life, siete in po’ patetici.

    Il tuo primo commento.

    la tua è un’impressione basata su tutti e due i libri che conosci?

    Il tuo secondo commento.

    Peccato, io parto sempre dal presupposto che con le persone si possa discutere, anche partendo da posizioni opposte.

    Il tuo ULTIMO commento.

    Quindi, le parole “gente che dimostra di non capirne assolutamente niente”, “get a life”, “siete patetici” sono tentativi di intavolare una discussione, secondo te?
    Perché a me, che NON ho 17 anni, che sono adulto, vaccinato, lavoratore, non sono tuo coetaneo ma potrei essere tuo fratello minore e NON provo invidia verso chi riesce a pubblicare le sue opere, a me dicevo sembrano insulti sparati a zero oppure tentativi di istigare al litigio. Non tanto per le parole in se, quanto per il fatto che sono le prime parole che hai espresso, prima ancora che i tuoi pareri personali.

    Non entro e non entrerò mai nel merito di come si scrive una recensione, di cosa dovrebbe fare FantasyMagazine e cosa no, né di cosa andrebbe pubblicato e cosa no, però oso puntare il dito sul fatto che se vuoi dimostrare le tue ragioni devi prima dimostrare di essere superiore anche dal livello della comunicazione.

    Diceva DeBenedetti “chi parte insultando o è un bambino o ha torto: chi è sicuro di star dalla ragione, parte scusandosi per l’intromissione”.
    O per dirla come gli antichi latini: il cane abbaia prima di mordere, se morde prima di abbaiare allora sta mordendo il padrone.

    Intendiamoci, anche io sono uno che si scalda facilmente, eh: non sempre sono la persona adatta a intavolare discussioni civili. Però contraddirsi così esplicitamente non ti aiuta. Sul serio.

  91. 158 Angra

    @Silvio Sosio:

    È l’unico sito che ha pubblicato una tua foto… pensa che onore!

    Ma che cazzo ne sai?

    Non è per niente l’unico, è solo l’unico di cui mi vergogno ^_^

    Anzi, levala, vah.

  92. 157 Silvio Sosio

    Oppure lo dici chiaro che non è una recensione, ma solo il parere strettamente personale del signor King, che FM pubblica solo per conoscenza e che non può condividere in quanto non conforme ai criteri scelti.

    Gamberetta, questa è ovviamente la tua opinione. La mia opinione è diversa. Ripetere ad libitum la stessa frase non la rende più vera.

    Comunque, la discussione ha avuto momenti interessanti; purtroppo, a fronte di ragionamenti e di informazioni precise si riscontra da parte degli interlocutori solo la ripetizione degli stessi concetti, insulti gratuiti, calunnie al limite della denuncia penale, e persino giudizi di condotta morale – da che pulpito poi.
    Peccato, io parto sempre dal presupposto che con le persone si possa discutere, anche partendo da posizioni opposte. Per qualche momento è sembrato così, ma non si può neanche parlare quietamente se ogni due messaggi ne arriva uno con il pesce in faccia. Con casi limite patetici come quello di Angra – cos’avrai poi contro FantasyMagazine? È l’unico sito che ha pubblicato una tua foto… pensa che onore!
    Pazienza.
    Buon divertimento per il proseguio.

    S*

  93. 156 Tapiroulant

    Non è frustrante che uomini maturi, che lavorano da anni nel mondo dell’editoria (e se ne vantano), quando si vedono mosse delle critiche di colpo si comportano come bambini piccoli, aggressivi e derisori? Ma che senso ha parlare con persone che si comportano così? Io sono semplicemente allibito dall’incapacità di figuri come Silvio Sosio di mantenere un atteggiamento professionale.

  94. 155 SpinOne

    Delirio di onnipotenza, paranoia, illusioni di grandezza…
    Ho capito, finalmente, e chiedo scusa, avevo frainteso.
    Questo non è un blog, è un romanzo di Philip Dick.

    Interessante. Ma del resto lo sapevo che personaggi così disturbati non potevano esistere, nella realtà.

    Ora vado a dormire, quando mi sveglio voglio sapere come va a finire :)

  95. 154 Angra

    @Silvio Sosio:

    Questa è da ridere. Sono andato a rivedere tutti i report della concessionaria per vedere quanto avevamo guadagnato da Mondadori per quei banner della Troisi. Non risulta nessuna campagna!
    I banner che passavano non sono stati acquistati direttamente da noi, ma giravano semplicemente negli spazi dei Google Adsense.

    Ma falla finita, dai. Era il banner in alto e prendeva un quarto di pagina, quale Google Adsense…

  96. 153 Gamberetta

    @Silvio Sosio. A parte che non mi pare di vedere su FM recensioni scritte da Evangelisti o Masali, comunque, no, non sono premi abbastanza prestigiosi. Sorry.
    E comunque non è quello il punto, il punto è che se pure Stephen King ti mandasse una recensione, tu la pubblichi solo se conforme ai criteri di valutazione di FM.
    Oppure lo dici chiaro che non è una recensione, ma solo il parere strettamente personale del signor King, che FM pubblica solo per conoscenza e che non può condividere in quanto non conforme ai criteri scelti.

  97. 152 Silvio Sosio

    FM è una fanzine. Questo è un sito serio di critica letteraria. Non confondiamo.
    Sarebbe solo un onore (immeritato) per FM ospitare qualcosa scritto da me.

    :-D be’, un difetto non ti manca, l’eccesso di modestia.
    FantasyMagazine non è un sito di critica letteraria, è un magazine giornalistica.
    Siti di critica letteraria ne conosco, e personalmente li trovo un tantino più approfonditi del tuo, ma naturalmente la definizione riguarda lo scopo, non la qualità. In questo senso sì, il tuo è un sito di critica letteraria. Quanto alle referenze, mi basta una laurea in letterature straniere, non ho bisogno di premi internazionali.
    Per aggiornarti, Valerio Evangelisti, Luca Masali e Vittorio Curtoni, come curatore della nostra rivista Robot, hanno vinto il Gran Prix de l’Imaginaire in anni recenti, non so se lo consideri “prestigioso”. Probabilmente non consideri prestigioso il Prix Europeene de Science Fiction, che abbiamo vinto un paio di volte con Delos e Robot.
    S*

  98. 151 Silvio Sosio

    Mi autopreciso: talvolta passano dei Google anche negli altri spazi, se sono invenduti.
    S*

  99. 150 Gamberetta

    @Silvio Sosio.

    Faccio un esempio: se vuole collaborare con noi tizio appena uscito dal liceo, possiamo dargli indicazioni e insegnargli il lavoro. Ma se mi manda una recensione una persona che ha esperienza, un nome e una carriera, mica posso dirgli “uniformati al nostro cliché”. Lo ringrazio e basta.

    Perché? Dunque se una persona ha un nome e una carriera può scrivere quello che vuole e tu ringrazi e basta? Funziona così? A me non sembra giusto. A me sembra giusto che tu prendi la recensione del ragazzo e della Persona Famosa e pubblichi quella più aderente ai criteri scelti per il sito. La Persona Famosa si risente e non ti manda più niente, e allora?
    Tu non rispondi alla Persona Famosa, rispondi ai lettori che devono decidere se cacciare fuori o no 20 euro per un libro (pirateria esclusa, che comunque in Italia in ambito librario riguarda un numero minuscolo di persone).
    E poi quali nomi e carriere! Ammetto di non prestare sempre attenzione a chi firma le recensioni, ma non mi pare di leggere i nomi di autori candidati all’Hugo l’anno passato o simili.
    Se non sbaglio, l’ultimo italiano a essere candidato a un premio internazionale di prestigio per la narrativa fantastica è stato Calvino nel ’77.
    Dunque quali nomi e carriere?

    Per quanto riguarda me stessa: il signor Clun non mi ha mai risposto, poi più tardi ha detto di non aver neanche valutato perché si era perso le mie mail (per controllare si può leggere il thread “Detrattori di FM” sul forum di FM, è tutto scritto lì).
    Detto questo ribadisco: le mie recensioni sono CC e mi fa piacere se hanno più diffusione possibile, dunque se FM vuole pubblicarle, anche modificate, può farlo secondo i termini della licenza: copia e/o opere derivate – attribuzione – share alike – e ci sarebbe il problema del “non commerciale” riguardo ai banner, ma posso chiudere un occhio data la natura ambigua della cosa.
    Riguardo la qualità, “de gustibus”, ma per esempio nessuna recensione di FM, positiva o negativa, potrebbe essere pubblicata qui: non sono abbastanza approfondite e non dunque io ritengo che non siano sufficientemente utili per il lettore.
    E se parliamo di “pubblico”, sicuramente nel complesso FM ha più visitatori, ma non ci sono molte recensioni che hanno 300 o 400 o 1000+ commenti. FM è una fanzine. Questo è un sito serio di critica letteraria. Non confondiamo.
    Sarebbe solo un onore (immeritato) per FM ospitare qualcosa scritto da me.

  100. 149 Silvio Sosio

    Questa è da ridere. Sono andato a rivedere tutti i report della concessionaria per vedere quanto avevamo guadagnato da Mondadori per quei banner della Troisi. Non risulta nessuna campagna!
    I banner che passavano non sono stati acquistati direttamente da noi, ma giravano semplicemente negli spazi dei Google Adsense. In effetti mi sembrava di ricordare una cosa del genere.
    La prossima volta che volete fare statistiche su chi ci paga, ricordate: il banner in alto e quello quadrato sempre in alto sono gestiti dalla nostra concessionaria, quello quadrato in basso e quello in fondo sono Google, e quindi su quelli passa quello che Google manda. Nel dubbio, potete sempre guardare il sorgente html della pagina per capire da dove viene il banner.
    S*

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