Fine della Pacchia

Mi sono stufata di lavorare gratis. Ragion per cui ho stabilito nuove regole:

Icona di un gamberetto Se siete un autore pubblicato, o che sarà presto pubblicato e volete valutazioni, editing, consulenze, sapere da me che ore sono: pagate. Prezzi e modalità saranno concordati di volta in volta, ma scordatevi di ottenere qualcosa gratis. Non più.
Inoltre è richiesto il massimo rispetto nei miei confronti: siete voi che venite da me, non viceversa, mettetevi in mente di trattarmi come trattereste l’avvocato o il medico. Non usate toni amichevoli se non siete miei amici, non cercate confidenza se non siete in confidenza. In altri termini: il prossimo perfetto sconosciuto che mi chiama “cucciola”, avrà la risposta che merita, altro che leggere il suo romanzo.
Nota: i soldi non mi fanno passare gli esami all’Università, né scrivono i romanzi che io voglio scrivere, dunque non stupitevi se comunque rifiuterò di aiutarvi. Avete alle vostre spalle una casa editrice: il mio aiuto dovrebbe in ogni caso essere superfluo.

Icona di un gamberetto Se volete una recensione sui Gamberi. Mandatemi il romanzo (sono accettati solo formati elettronici). Io, se avrò voglia, lo leggerò. E se lo riterrò interessante (nel bene o nel male) deciderò di recensirlo. Nel qual caso contatterò l’autore e spiegherò sinteticamente se si tratterebbe di recensione positiva o negativa. Se l’autore non vuole la recensione, io eviterò di scriverla.
In altre parole, non mi prendo più alcun obbligo di rispondere, rispondo solo se scelgo di leggere e sono impressionata in positivo o in negativo.
Nota: romanzi autoprodotti sono accettati, romanzi editi da case editrici a pagamento no. Non appariranno sui Gamberi altre recensioni o articoli dedicati a romanzi pubblicati con contributo.

Icona di un gamberetto Se non siete autori pubblicati, ma scrivete per divertimento, sono disposta – tempo permettendo – a dare un’occhiata ai vostri romanzi, racconti, quel che sia, senza chiedere soldi. Ma perché li legga fino in fondo, dev’esserci un livello minimo di decenza. Dunque non lamentatevi se smetto dopo 3 o 4 pagine.
Ne approfitto per scusarmi con chi aspetta da me una risposta su varie cose inviatemi, alcuni aspettano da molto tempo: purtroppo è un brutto periodo, ma spero per fine settembre di smaltire tutti gli arretrati.

Ovviamente eventuali accordi presi prima della pubblicazione di questo articolo sono ancora validi. Se ho promesso di aiutarvi, terrò fede all’impegno.

Taiga
Sì, sono di cattivo umore. Perché, non si vede?


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176 Commenti a “Fine della Pacchia”

Pagine: [2] 1 » Mostra tutto

  1. 176 Diarista incostante

    Credo che la tecnica di scrittura sia sopravvalutata. Quello che conta maggiormente è la vena artistica dello scrittore, che troppe volte viene bollato come un artigiano che ripete, ripete, e ripete fino alla perfezione uno stampo confezionato dai suoi successori.

    Non ho capito una parola. Che cosa significa che uno scrittore viene considerato un artigiano dai suoi successori? Che successori? Che stampo? E cosa c’entra questo fatto con la tecnica di scrittura sopravvalutata?

    Se sai essere filtro fra la realtà e quello che vuoi scrivere, sei sicuramente a cavallo per diventare un buono scrittore.

    In sella si scrive male. No sul serio. E’ già tanto se riesci a stare su, se impedisci a quell’animale di mandarti a raccogliere badilate di fango e foglie marce sul sentiero. Poi s’ta cosa del filtro, potremmo anche dire che in realtà si chiama capacità descrittiva + tecnica di scrittura. Sopravvalutata, eh. Eppure…

    La tecnica verrà dopo,

    Temo di no

    è sminuente essere lodati per il risultato di un addestramento che può essere portato avanti da chiunque con impegno e costanza.

    Tu sei un po’ strano. Venire lodato per un eventuale impegno che puoi aver meso nell’imparare qualcosa sarebbe sminuente? Ah sì? Cioè io m’ammazzo 10 anni sopra un pianoforte, prendo il diploma, due poveretti benintenzionati mi lodano, e io mogia vado a rifugiarmi chissà dove, rossa di vergogna? In nome di cosa?
    Ma sorvoliamo. Mettiamo pure che sia possibile per tutti ottenere risultati significativi con un po’ d’impegno (e non è affatto così). Poi conta parecchio anche cosa scrivi.

    Le regole di scrittura (ovviamente di stile, non parlo di grammatica che dovrebbe essere universale) servono ai neofiti che, non sapendo da dove iniziare, hanno una base da cui partire che è stata preparata dalle esperienze di chi ha fatto questo mestiere prima di loro. Poi l’artista si vede nel come sa infrangere certe regole per creare nuovi stili nella sua espressività. Come sarebbe triste un completo appiattimento per anni e anni!

    Questo è un concentrato di luoghi comuni e errori. Seguire delle regole non appiattisce un tubo. Che come ben sappiamo è cilindrico.
    Che delle regole possano far bene ai principianti non ci piove, ma che poi per forza si arrivi a esprimere il sacro fuoco dell’arte che ci brucia il core attraverso l’infrangersi roboante di queste regole e che per avere una storia che non sia piatta come l’olanda sia obbligatorio affidarsi allo stile che da questi frantumi di regola deriva, son cazzate. E dai. Come se uno stile impeccabile possa salvare certe immonde schifezze come Twilight.

    Il contenuto è quello che purtroppo manca nei romanzi fantasy di oggi.

    Vero

    Non si riescono a trovare nuove chiavi di lettura della realtà per mostarle agli occhi dei lettori

    Diciamo pure che non si ha abbastanza fantasia

    per colpire profondamente sia la coscienza che l’inconscio. Un romanzo può essere anche solo per intrattenere, ma quelli che lasciano il segno raramente intrattengono e basta.

    Mah. Vero e non vero.

    Uno stile di scrittura può essere anche ampolloso, ricco di metafore ben azzeccate, pensieri dei suoi protagonisti assieme alle azioni nude e crude. Non è detto che si mi trovo una pagina riccamente descritta da un lessico di un certo spessore (vedesi: manierismo) mi appisolo ineluttabilmente sulla sedia.

    Prova a leggere Le chiavi del fato, potrebbe piacerti.

    Ho trovato pagine noiosissime della Bradley, mentre altre più riccamente farcite dei Promessi Sposi mi sono rimaste indelebilmente impresse, scorrendo molto più velocemente senza un solo sbadiglio.

    D’altra parte non è che i Promessi sposi sia uno dei fantasy più famosi in letteratura, nè che i Promessi sposi in quanto storia piacciano a chiunque. A me ripugnano, per dire.

    “Show don’t tell” non è una regola sempre buona

    male comunque non fa

    spesso c’è la necessità di soffermarsi su quel carattere o sull’altro, dando anche una pausa carica di suggestione che ti rimane in testa.

    Tipo due o tre pagine bianche tra un pragrafo e il successivo. Che suggestione! Wow! Soffermiamoci.
    No sul serio. l’emozione indotta a spintoni e forzature con le cosiddette precisazioni sul carattere e le pause a effetto sono da latte alle ginocchia. Se hai bisogno di effetti speciali per la tua storia vuol dire che non sei riuscito a caratterizare i personaggi come si deve.
    Se tu e io ci incontriamo in piazza e cerchiamo di capire l’un l’altra che tipo di persone siamo, ci facciamo due chiacchiere. Da come parlo e da cosa dico tu capisci come sono, e viceversa. Ma se per impressionarti e suggestionarti inizio a atteggiarmi e calcare i toni, esagero. E tu te ne vai pensando a ragione che sono una povera idiota incapace di presentarmi per quel che sono al naturale, o timorosa di farlo perchè consapevole di avere poco contenuto. E con le storie è spesso la stessa cosa.

    Poi i gusti sono gusti, a me fa piacere ricordare certi passi fra prosa e poesia dei miei libri preferiti, mi incantano l’uso e gli accostamenti delle parole, la costruzione sintattica complessa

    Va bene. Se a te piace ok. Ma non è che siccome piace a te allora tutti giù a scrivere a quel modo.

    e soprattutto il modo in cui lo scrittore introduce lo stato psicologico di chi va a leggere. Una cosa che si è persa per strada è appunto il sapere introdurre il proprio romanzo al lettore, mettendolo in un dato stato emotivo, caricandolo di suggestione prima di narrare la storia vera e propria.

    No. No perchè noi lettori non siamo orologi, un certo passaggio a te può suscitare orrore, a me noia, a te sbadigli, a me fascinazione. Quindi l’introduzione allo stato psicologico fine a sè stessa è una battaglia persa in partenza.
    Inoltre se prima di arrivare alla storia mi devo sciroppare anche solo 4 pagine di introduzione, io non leggo il libro, o salto direttamente alle parti in cui accade qualcosa. Preferisco provare emozioni leggendo una storia, non mi serve che un autore ampolloso mi prenda per mano e narri, narri, narri, narri, narri cose che non mi interessa sentire. Compro un libro per leggere una storia, affezionarmi a dei protagonisti, sospendere la mia incredulità e nel complesso divertirmi, non per ascoltare la voce narrante della quale non mi frega una beneamata ceppa.
    Se invece questo pathos iniziale, queste emozioni preparatorie, si creano vedendo accadere qualcosa, ben venga. Ma questo è ovvio.

    Detto questo, non voglio assolutamente polemizzare con i romanzi recensiti nel blog, perché sono pienamente d’accordo con il giudizio che vede riempire gli scaffali delle librerie con “carta” che andrebbe meglio risparmiata per il polomone verde del pianeta

    Qui tutti d’accordo.

  2. 175 Zave

    @LupoMalpasso:

    non sono d’accordo con praticamente nulla di quanto hai scritto, che tra l’altro è in buona parte l’esatto contrario di quello che sostiene gamberetta.
    perdonami se mi permetto di dichiararmi in disaccordo con te senza nemmeno sprecarmi a motivare, ma c’è un motivo che ti espliciterò con questa domanda:

    perché cavolo ti sei messo a parlarne QUI?
    questo intervento di gamberetta non ha come argomento tecniche di scrittura, ce ne sono altri dove un commento come il tuo sarebbe più appropriato, ma qui è totalmente fuori tema.

  3. 174 LupoMalpasso

    Credo che la tecnica di scrittura sia sopravvalutata. Quello che conta maggiormente è la vena artistica dello scrittore, che troppe volte viene bollato come un artigiano che ripete, ripete, e ripete fino alla perfezione uno stampo confezionato dai suoi successori. Se sai essere filtro fra la realtà e quello che vuoi scrivere, sei sicuramente a cavallo per diventare un buono scrittore. La tecnica verrà dopo, è sminuente essere lodati per il risultato di un addestramento che può essere portato avanti da chiunque con impegno e costanza. Le regole di scrittura (ovviamente di stile, non parlo di grammatica che dovrebbe essere universale) servono ai neofiti che, non sapendo da dove iniziare, hanno una base da cui partire che è stata preparata dalle esperienze di chi ha fatto questo mestiere prima di loro. Poi l’artista si vede nel come sa infrangere certe regole per creare nuovi stili nella sua espressività. Come sarebbe triste un completo appiattimento per anni e anni! Il contenuto è quello che purtroppo manca nei romanzi fantasy di oggi. Non si riescono a trovare nuove chiavi di lettura della realtà per mostarle agli occhi dei lettori, per colpire profondamente sia la coscienza che l’inconscio. Un romanzo può essere anche solo per intrattenere, ma quelli che lasciano il segno raramente intrattengono e basta. Uno stile di scrittura può essere anche ampolloso, ricco di metafore ben azzeccate, pensieri dei suoi protagonisti assieme alle azioni nude e crude. Non è detto che si mi trovo una pagina riccamente descritta da un lessico di un certo spessore (vedesi: manierismo) mi appisolo ineluttabilmente sulla sedia. Ho trovato pagine noiosissime della Bradley, mentre altre più riccamente farcite dei Promessi Sposi mi sono rimaste indelebilmente impresse, scorrendo molto più velocemente senza un solo sbadiglio. “Show don’t tell” non è una regola sempre buona, spesso c’è la necessità di soffermarsi su quel carattere o sull’altro, dando anche una pausa carica di suggestione che ti rimane in testa. Poi i gusti sono gusti, a me fa piacere ricordare certi passi fra prosa e poesia dei miei libri preferiti, mi incantano l’uso e gli accostamenti delle parole, la costruzione sintattica complessa, e soprattutto il modo in cui lo scrittore introduce lo stato psicologico di chi va a leggere. Una cosa che si è persa per strada è appunto il sapere introdurre il proprio romanzo al lettore, mettendolo in un dato stato emotivo, caricandolo di suggestione prima di narrare la storia vera e propria. Detto questo, non voglio assolutamente polemizzare con i romanzi recensiti nel blog, perché sono pienamente d’accordo con il giudizio che vede riempire gli scaffali delle librerie con “carta” che andrebbe meglio risparmiata per il polomone verde del pianeta.

  4. 173 DearFather

    Ecchice qua, Gamberetta si è montata la testa. Lo considero un tradimento personale.

  5. 172 Federico

    Ogni tanto leggo il tuo blog Gamberetta e… boh.
    Non lo so se è causa dei commenti, del fatto che molta gente ti segua o che altro. Ma questo messaggio, davvero, mi sembra una lamentela assai puerile.
    Mi sembra sacrosanto che una faccia solo quel che vuole (o per cui è pagata) senza che nessuno possa pretendere niente di più. Già considererei assai triste doverlo dire chiaramente.
    Ma puntare i piedi in pubblico (per dire cosa, poi? Un’ovvietà) mi sembra solo poca maturità. E non lo dico per i contenuti, quanto per il tono.

    Occhio a non montarti la testa.
    Con affetto.

    P.S: mi sono letto un po’ dei tuoi consigli (o meglio, di quelli che hai riportato), e ho leggiucchiato gli estratti di Laura. Secondo me sei troppo pop nella forma, sottovaluti la forza della parola in sé (e sopravvaluti le idee: chiunque sopravvaluta le proprie idee, comunque). Non per forza un linguaggio curato o particolare scade nel manierismo o nella prosopopea. Ma vabbé, se saremo fortunati, magari un giorno potremo parlarne di persona a qualche incontro letterario.

  6. 171 Tj

    E’ il primo commento che lascio su questo blog anche se è da parecchio che lurko in giro, però l’argomento è interessante e volevo dire anche la mia :)

    Mi piace lo stile che usa Gamberetta per le sue recensioni e trovo che sia molto preparata e abbia una mente brillante. E’ giovane e ha ancora strada da fare, ma di sicuro non è una sprovveduta.

    Se ha scelto di essere pagata per recensioni, editing e quant’altro gli venga richiesto, be’ fa benissimo!
    Perchè dovrebbe farlo gratis? Se è brava a fare una cosa è giusto che abbia qualcosa in cambio.
    A casa mia si usa così, quando faccio un favore a un amico già so che questo lo ricambierà in qualche modo, a maggior ragione se faccio un favore a uno sconosciuto.
    Non mi pare che Gamberetta sia un ente di beneficienza :D

    E penso che una recensione su questo blog sia una grande pubblicità quindi un autore non ha che da guadagnarci, chissà magari un giorno pagherò Gamberetta per demolirmi :D

    E chi si domanda perché un autore dovrebbe chiedere aiuto a lei si vede che non sa bene come funziona il mondo dell’editoria, soprattutto quella esordiente dove anche solo il fatto che si parli di te vale oro.
    E se lei è subissata di richieste al punto di dover chiedere soldi ha tutte le ragioni di farlo.
    Non ha titoli, ma il suo curriculum è questo blog. Se uno vuole sapere se Gamberetta è competente basta che legga le sue recensioni.
    Se uno dopo averle lette non riesce a capire se il lavoro che fa sia valido o meno farebbe meglio a cambiare mestiere :D

  7. 170 Zino Davidoff

    Di fronte a una simile situazione anche un lurker inguaribile come il sottoscritto ha da cacciar fuori la testa.

    E’ evidente che molti di coloro che hanno commentato contro il pagamento non hanno molta dimestichezza con certe professionalità.
    Faccio parte di uno studio legale e molto spesso incontro quelle che il capo sprezzantemente definisce “vittime”: ovvero, una particolare categoria di soggetti che non si rivolge a te perchè ha bisogno di un avvocato, ma solo per esternare la sua rabbia lagnosa contro il mondo che è brutto e cattivo e che non li vuole e prova solo il male per le loro virginee anime. Situazioni apparentemente ingarbugliatissime, che si potrebbero risolvere in tre secondi col metodo di Gordio (:P) diventano qualcosa su cui lamentarsi e strepitare per ore.
    Appena suggerisci una possibile soluzione (che però richiederebbe un loro comportamento fattivo) riparte l’ingranaggio del vittimismo, senza colpo ferire.
    Noi abbiamo risolto Gamberetta-style. Vuoi aiuto? Non c’è problema, ma devi pagare un acconto. Vuoi lamentarti e basta? Questo non è il posto adatto, vai al bar. Vi assicuro che la vita è diventata molto più semplice.
    Credo la situazione si possa riadattare a perfezione.

    Per il resto delle polemiche (sterili):
    “L’acqua è fresca?” “Come la neve, signore!” (antico detto popolare campano. In dialetto rende di più)
    Il proprio prodotto è per definizione il migliore. Quanti aspiranti scrittori hanno preso la tastiera per protestare contro la scarsa qualità di ciò che leggevano? Allo stesso tempo una simile visione può creare oggettivi problemi di controllo qualità. Un occhio esterno è fondamentale; prima, durante e dopo.

  8. 169 Uriele

    alla fine… per ora (aspetto a dance with dragons). Chiedo scusa per lo spoiler, forse è meglio che l’ultimo messaggio venga cancellato o editato

  9. 168 Vincent Law

    uriele non so a che punto sei arrivato/a, ma occhio agli spoiler, qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte a quello che hai scritto.
    Sennò io ti scrivo che…
    Mostra spoiler ▼

    comunque io in un fantasy cerco fantasia ed elementi fantastici. E’ vero, nelle Cronache non ce ne sono, infatti l’ho apprezzato in quanto non-fantasy, perché secondo me è quasi un altro genere.

  10. 167 Uriele

    Mostra spoiler ▼

  11. 166 Venzo

    rimango della mia idea che le cronache siano molto piu’ fantasy di quanto non sembrino… (non vi dico quante volte l’ho riletta^^)

    cmq mi nasce una domanda leggendo le vostre ultime risposte..

    …cosa vi aspettate da un fantasy? (uno spunto per articolo a se?)

  12. 165 Zave

    @uriele: tyrion ha perso quasi tutto il naso alla fine della battaglia delle acque nere :P

  13. 164 Uriele

    Il punto di Martin è che non sa fare i duelli semplici.
    Mostra spoiler ▼

    La saga mi è piaciuta, fino ad ora, alcune idee sono molto interessanti (gli immacolati, la barriera, i mongol…dothraki, Assai delle ombre,ecc…) e la trama è coerente ed epica. Inoltre, a parte Tyrion, non risparmia nulla ai suoi personaggi: morti, mutilazioni, disonori…

    Poi vabbè Le cronache sono definite “Il fantasy per quelli a cui non piace il fantasy” mica per nulla :D

  14. 163 Vincent Law

    In effetti di elementi fantastici ce ne sono pochissimi. Anzi non ce ne sono xD
    A parte qualche draghetto (però in passato esistevano già, come ci dice Martin, ai tempi dei Targaryen, e non erano saggi o magici, erano solo dei grandi e grossi cavalli da battaglia sputafuoco), qualche creatura (gli Estranei), qualche oscuro rito (Melisandre e in generale il culto del dio della luce) e Il Terzo Occhio (Bran), le Cronache rimangono perlopiù un saggio storico medievale in una terra (questa sì) inventata, con personaggi (anche loro) inventati.

    Comunque a me è piaciuto Martin, le Cronache le ho lette volentieri (una storia dove l’autore fa morire i personaggi che avevi appena iniziato ad amare LOL) e qualche recensione di un altro suo lavoro la leggerei volentieri.

  15. 162 Uriele

    È una bella saga, ma molto low fantasy. Effettivamente è più uno storico che un fantasy (i metalupi sono animali realmente esistiti non creature magiche). Più che telenovelas però per me è una struttura da telefilm (alla Battle Star Galactica, Martin è stato anche un buono sceneggiatore).

    Una recensione sulla saga dei mendicanti?

  16. 161 Venzo

    scusa l’ot rispetto l’argomento…. ma per me hai bestemmiato

    le cronache del ghiaccio e del fuoco sono il miglior fantasy degli ultimi 20 anni… a parer mio e’ superiore (di poco) solo il signore della magia di Feist.. non e’ solo una telenovela storica ma un mondo creato alla perfezione nei minimi dettagli dove il solo sfondo fantasy cambia la vita e la scelte dei personaggi….. e il modo in cui scrive e’ accattivante (nn mi dilungo nell’ot ma se ne potrebbe parlare per chilometri…)

    i tuoi draghi a vapore (ho letto solo le prime pagine.. mancanza tempo al momento) mi sembrano solo un prototipo sfizioso, un’idea ma nn mi convincono…

  17. 160 Gamberetta

    @Vincent Law. Perché il Ghiaccio e il Fuoco è troppo poco fantasy. Io mi annoio. È una telenovela pseudostorica, non un fantasy di quelli con i draghi a vapore.

  18. 159 Vincent Law

    Gamberetta ha scritto:

    Martin può essere, ma non il Ghiaccio e il Fuoco

    Perchè questa repulsione per il ciclo che l’ha reso famoso? xD
    Forse perché ancora (dopo anni e anni) non è terminato?
    se non sono troppo OT.

  19. 158 AngicourtJester

    ok

  20. 157 Venzo

    gli argomenti trattati sono stati diversi…

    1) il fantasy ragazzi e’ vasto… avete fatto discussioni sul fantasy giapponese e il fantasy europeo-mediavale (cito questo perche’ e’ quello che mi appassiona), e’ una questione di gusto…

    2) sul “fai da te” sono daccordo sia meglio farlo da soli… ma solo se hai le capacita’ se ti rendi conto di aver bisogno di un aiuto non c’e’ nulla di male…

    @gamberetta per quello che ho letto di te (Laura e i primi capitoli di Silvia)… il tuo stile di visione di fantasy va sull’ urbanfantasy molto legato ai manga e alle tradizioni giapponesi… mi chiedo ce la faresti a editare un romanzo diverso dal tuo genere? credo che si intendeva questo per “professionalita’

    voglio precisare che io sono un appassionato di romanzi fantasy, che ho provato a scrivere qualcosina ma mi sono fermato quando ho capito di dover leggere tanti altri romanzi prima di poter scrivere qualcosa di decente

    ps. spero di leggere un giorno quel romanzo di guerra che accennavi su smq per capire meglio come contestualizzi (era quello quello che mancava in Laura e Silvia)

    p.p.s stavolta sono stato attento a nn inserire “k” nn so xk’ le odiate^^

  21. 156 Gamberetta

    @AngicourtJester. Ultima volta che ti rispondo. Tu hai esordito dicendo:

    E con questa uscita perdi tutta la credibilità che avevi accumulato finora (e non era poca).

    Legittimo. E ha fatto bene a dirmi la tua opinione: non hai idea di quanto la tenga in considerazione! ^_^
    Detto questo, sii coerente: che senso ha frequentare un blog scritto da una persona che non ha più alcuna credibilità? Vuol dire che quello che scrivo non è credibile, ma neanche un pochino (ho perso “tutta” la credibilità). Non ti sembra il caso di trasferirti verso luoghi di discussione più seri? Dove ci sia almeno un briciolo di credibilità?

    Comunque, come al solito: non intendo censurarti, commenta pure come ti pare, il tempo è tuo, ed è tuo diritto sprecarlo a piacimento. Però, se commenti pensando che io leggerò o risponderò, evita, perché da ora in avanti non starò neppure a leggere mezza parola dei commenti di “AngicourtJester”.

    @Teo.

    Perché non recensire un Martin, un Miéville, un Pratchett, una Hobb o un Gaiman (un titolo pubblicato in Italia ovviamente, altrimenti si ridurrebbe il bacino di lettori/fan/commentatori)?

    A parte che ho recensito Swanwick, VanderMeer, la Swainston, Doctorow, ecc., di recensioni di autori decenti ce ne sono.
    Comunque: Martin può essere, ma non il Ghiaccio e il Fuoco, al massimo i racconti di fantascienza o The Armageddon Rag (che prima o poi finirò di leggere – alcuni spunti interessanti ci sono).
    Miéville avrà la sua chance quando leggerò The City & The City, ma in generale non mi piace come scrive e dunque non garantisco.
    Pratchett può essere.
    La Hobb non mi dice niente.
    Gaiman, non so, vediamo se scriverà qualcosa di interessante. La roba sua vecchia, tipo American Gods o Nessun Dove non ho voglia di rileggerla. Il libro del cimitero mi ispira pochissimo.

    In ogni caso non prometto niente, perché appunto il tempo è poco.

  22. 155 AngicourtJester

    @Angra, chiedo scusa, ma non ho letto nulla di simile in questo post né nei commenti (che ho riletto per essere sicuro, spero che non mi sia sfuggito, perché allora diventa un caso da oculista… il mio XD). Se si trova da un’altra parte… Beh, non posso che apprezzare il fatto che lei abbia coscienza dei fatti in questione, ma da questo articolo decisamente non si desumeva nulla del genere (fermo restando che non mi sia sfuggito nulla).

    Detto ciò, onestamente non capisco perché quello che dico debba infastidire: nulla di quello che ho detto è un insulto verso le capacità di Gamberetta. Ho soltanto espresso un’opizione: un articolo del genere (con punti che vanno anche contro a cose che Gamberetta aveva sempre e giustamente sostenuto – come il pregevolissimo rifiuto di asservirsi alla mera osannazione di un autore) fa perdere credibilità (a maggior ragione ammettendo la poca esperienza – che è un fattore naturale, essendo lei ancora giovanissima). Credo che sarebbe stato più “serio” far presente che innanzi tutto nessuno deve pretendere nulla, ancora grazie se una persona dotata di un minimo di competenza offre aiuto, secondariamente che lei fa quello che può con il tempo che ha e se a quanlcuno non va bene quella è la porta.

  23. 154 Teo

    @Gamberetta

    Se in futuro deciderai di fare una recensione seria e professionale su un romanzo fantasy ‘importante’

    Non sono d’accordo con Lupo (trovo le tue recensioni MOLTO professionali, contrariamente allo schifo che si legge su altri siti) ma appoggio la questione.

    Perché non recensire un Martin, un Miéville, un Pratchett, una Hobb o un Gaiman (un titolo pubblicato in Italia ovviamente, altrimenti si ridurrebbe il bacino di lettori/fan/commentatori)?

    Mi piacerebbe vedere una recensione (anche negativa, intendiamoci) che crei una discussione fra gente che non usa le k o che argomenti con un “stronzissima devi morireeeeee! povera sfigaaataaaa!!!!”. Adoro le recensioni caustiche, ma sparare sulla croce rossa è anche più facile (o almeno, personalmente mi viene dieci volte più facile recensire un film pessimo rispetto ad un film discreto… sarò strano io). Egoisticamente mi piacerebbe leggere un tuo lavoro su uno scrittore che quantomeno considero tale.

  24. 153 Vincent Law

    Francesca ha scritto:
    Sappiamo però che, tranne rare eccezioni, se per una cosa hai pagato la tieni più da conto che se l’hai sempre disponibile gratis.
    E’ proprio per questo motivo che la gente si fa fregare un sacco di soldi da editor incapaci, dentisti fasulli, medium di dubbia serietà e simili.

  25. 152 francesca

    OK Gamberetta non è un’editor professionista, e allora? Se qualche scrittore, ben sapendo questo, la cerca dopo aver preso visione del suo operato, lei non ha diritto di chiedere un compenso? Un conto se mi piacce cucinare e preparo una cena per gli amici, chiaro che la offro io; ma se uno che conosco appena apprezza come cucino e perciò mi chiede di aiutarlo a preparare il suo banchetto di nozze (quindi un bel po’ di sbattimento, con impegni, scadenze ecc. ) dovrei farlo gratis solo perchè non sono uno chef diplomato?
    Poi certo se il compenso che Gamberetta chiede è esoso, lo scrittore può dire, ma che sei scema? con questi soldi mi pago Gordon Lish. Ma noi non sappiamo quanto è questo famoso compenso…Sappiamo però che, tranne rare eccezioni, se per una cosa hai pagato la tieni più da conto che se l’hai sempre disponibile gratis.

  26. 151 Angra

    @AngicourtJester:

    Mi rendo conto che discutere con un irriducibile ha poco senso, ma faccio ancora un intervento.

    Mi rendo conto che non ha senso discutere con uno che non è in grado di leggere 6 righe 6 in italiano semplice e lineare e capire cosa c’è scritto (vedi sotto), ma ci provo lo stesso ancora una volta.

    Gamberetta ha scritto:

    @gente. Non rivolgetevi a me! Io non ho la competenza né molto tempo libero. Senza ironia. Perciò cercate aiuto presso l’editor della vostra casa editrice, presso i vostri colleghi autori, presso le agenzie letterarie.
    Se però, nonostante tutto ciò, venite da me, avverto solo che non posso più permettermi di lavorare gratis.
    Non sto millantando niente, né cerco nessuno.

    Abbiamo capito la tua posizione: secondo te Gamberetta (forse solo lei al mondo) non ha i titoli per chiedere di essere pagata per un lavoro di editing. Ti sfugge un dettaglio: non c’è una legge che obbliga gli autori a servirsi dell’editing di Gamberetta, nessuna pressione in tal senso da parte di nessuno. Domanda: cosa vuoi ancora?

  27. 150 Gamberetta

    @Lupo.

    Ma non puoi chiamare professionali le recensioni in cui inserisci disegni a colori di nani, elfi, coniglietti e immagini di Street Fighter! (o in cui prendi in giro i commenti entusiasti dei sostenitori di quei romanzi).
    Quello che stai facendo su questo blog si avvicina molto alla satira (e personalmente te ne sono grato, in Italia in questo periodo c’è una grossa carenza di satira).

    No, no, no. Quello che faccio io sono serie, approfondite e oneste recensioni. Uso uno stile divertente e ironico (a volte sì, anche sarcastico) perché penso che possa maggiormente coinvolgere il pubblico.
    Per esempio, le recensioni alle Cronache del Mondo Emerso, se portate in pagine A5 (il formato tipico della pagina di un libro), sarebbero oltre le 100 pagine, immagini escluse.
    Non c’era modo di scrivere altrimenti, perché era richiesto spiegare bene molti concetti e inserire le opportune citazioni. E d’altra parte non potevo usare uno stile da rivista letteraria per intellettualoidi, non avrebbe letto nessuno.
    Così ho scelto uno stile più spigliato. L’intera operazione può essere senza problemi definita professionale. Non ci credi? Affari tuoi.

    Poi, non ho risposto alle tue domande perché erano banalità già discusse mille volte. Perché la gente lecca il culo alla Troisi anche se i romanzi che scrive sono cacca? Te lo devo spiegare?

  28. 149 Lupo

    @Gamberetta

    Dunque non sono vere e proprie recensioni? Ok, e il tuo non è un vero e proprio commento, si chiama trolling.

    Forse sono stato troppo ruvido, non volevo fare nè flame nè tolling, ma solo esporre il mio punto di vista. Ma non puoi chiamare professionali le recensioni in cui inserisci disegni a colori di nani, elfi, coniglietti e immagini di Street Fighter! (o in cui prendi in giro i commenti entusiasti dei sostenitori di quei romanzi).
    Quello che stai facendo su questo blog si avvicina molto alla satira (e personalmente te ne sono grato, in Italia in questo periodo c’è una grossa carenza di satira).
    Se in futuro deciderai di fare una recensione seria e professionale su un romanzo fantasy ‘importante’ (è troppo facile distruggere Strazz., Ghir., Trois., e i loro cloni, è come sparare sulla Croce Rossa) sarei felicissimo di rimangiarmi tutti i commenti fatti in precedenza, senza rancore.
    Poi trovo strano che non hai risposto alle mie domande precedenti, di solito ribatti (o ribattono per te) punto per punto, anche a commenti più pesanti, se sono stato troppo crudo o se ho toccato un nervo scoperto, mi scuso.

  29. 148 AngicourtJester

    @ Drest: per carità, non sto dicendo che Gamberetta non sia stata gentile (anzi, gentilisisma!) a offrirsi di fare editing gratis. E, per carità, di fronte a una simile gentilezza, nessuno dovrebbe permettersi di fare pretese. Le pretese si fanno con quelli che paghi. Fa parte del “gioco”, quindi comprendo che Gamberetta possa essersi risentita. Solo ritengo che non sia questo il modo di reagire, né che sia giusto chiedere denaro senza essere professionisti. O si chiudono del tutto i rubinetti (per così dire), oppure si fa un distinguo tra chi aspetta umilmente e pazientemente e chi invece ha ancora il coraggio di avere pretese verso un lavoro normalmente prestato per denaro e invece offerto quasi come favore personale. Sotto questo aspetto sono del tutto e completamente dalla parte di Gamberetta: il rispetto è e deve sempre essere la prima cosa.

    @kukiness: è uno dei motivi per cui scrivere per professione non è facile come molti credono. C’è da fare tanta strada, tanta gavetta per imparare a fare quella che viene detta “la mossa del cavallo”, cioè di porsi in maniera oggettiva rispetto al proprio lavoro, anziché in maniera obbiettiva.
    Ti faccio un esempio: uno scrittore fa una prima stesura e spesso questo è un misto di pianificazione e di ispirazione pura e semplice. In questo primo passaggio c’è tanta roba che l’autore ha messo per il proprio gusto personale. Questo va benissimo, a patto che sostenga e sia sostenuto dalla trama. Se un particolare è superfluo, deve essere l’autore stesso a decidere di tagliarlo, altrimenti lo farà l’editor, ma se l’editor dovesse trovare troppe cose che non vanno bene, smetterà di prendere appunti e cestinerà il lavoro: ne ha centinaia di altri sulla scrivania.
    Farsi aiutare da un editor prima di questa fase può sembrare utile in un primo momento, forse a un esordiente, ma alla fine è controproducente, perché si tratta di una competenza che deve essere acquisita dall’autore profesisonista.

    @Gamberetta: anche la Troisi ha centinaia di pareri entusiastici.

    Mi sa che è meglio chiarire un punto sulla mia posizione: seguo questo blog da parecchio tempo, perché le recensioni di Gamberetta sono tra le più interessanti che si possano trovare in rete. Pochi altri fanno un’analisi attenta come la tua. Trovo che, se vuoi intraprendere la professione (dell’autrice o dell’editor), tu abbia ancora delle carenze, ma del resto è normale: le carenze si colmano con l’esperienza e la gavetta.
    Ora, dato che (e non lo dico per insulto, lo dico perché è uno stadio da cui si passa tutti) sei principiante (ribadisco per chiarezza: non è un insulto, è una situazione), ho trovato piuttosto, per così dire, prematura una decisione di farsi pagare per l’editing.

    Un semplice ragionamento: indaga un po’su quanto percepisce un professionista per fare lo stesso lavoro che proponi di fare tu. Raffronta su quanto intendi far costare il tuo editing. Vedrai che il professionista chiederà una cifra molto più alta.
    E qui si pone il dilemma: tu puoi chiedere altrettanto? Sei in grado di offrire la stessa esperienza, la stessa professionalità, lo stesso bagaglio culturale? Se sì, fai bene a farti pagare altrettanto. Ma allora devi far vedere un po’di curriculum (i dentisti, per tornare all’esempio che ho portato all’inizio, mettono in mostra la loro laurea un editor/autore rende noti i titoli su cui ha lavorato). Non farti pagare quanto un professionista svaluterebbe il lavoro di chi su queste cose campa: si agevolano i soprusi delle case editrici sui liberi professionisti (il mercato delle traduzioni ne é un esempio lampante).
    Se invece umilmente ti rendi conto di non essere ancora pronta, ti parrebbe giusto proporre alla gente di pagarti? Come se il famoso odonotiatra dicesse: sono l’alunno più brillante del mio corso, ma per ora sto imparando i nomi dei denti, vieni a farti otturare quella brutta carie!

    Vorrei inoltre chiudere dicendo che se ti ritenessi non degna di attenzione, non sprecherei così tanto tempo a farti notare che, secondo me, nel tuo caso, la richiesta di denaro per l’editing è un errore. Piuttosto chiudi direttamente o fallo esclusivamente ad amici come favore personale (non è insolito, anche tra professionisti, scambiarsi consigli: anzi).
    Le miei intenzioni non sono ostili.

  30. 147 kukiness

    @ AngicourtJester
    Posto che non ha senso rivolgersi a un editor prima di aver proposto un lavoro alla casa editrice, perché significa intrinsecamente che si parte già dal presupposto di non aver fatto un buon lavoro. E se parti dal presupposto che il tuo lavoro non sia buono, non vai a proporlo, ti metti tu a lavorarci sopra.

    Questo non è necessariamente vero. Sono d’accordo con chi dice che non si è mai del tutto obiettivi, sul proprio parto creativo (nel bene e nel male, eh. Io ora mi dedico solo a chi guarda al proprio lavoro con gli occhi dell’ammmore, ma c’è anche chi non è mai soddisfatto e appunto per questo non pubblicherà mai). Da una parte, un po’ di self-confidence non fa male: del resto, che senso avrebbe far pubblicare una cosa che NON ti piace? ^__^ Ma dall’altra parte, a volte si guarda a quello che si è scritto con troppa benevolenza. Prima di tutto, gli errori grammaticali NON si vedono. Se scrivi “prendeva” invece che “pendeva”, ad esempio, il correttore automatico di openoffice di certo non lo segnala e tu, che nel tuo cervello hai la frase che volevi scrivere (es. “pendeva dal cornicione”), in buona fede – quando rileggi il testo – non vedi quella “r” che è sfuggita.

    Errori ortografici e di battitura a parte (che a volte sfuggono anche all’editor, per carità, anche se dovrebbe essere il suo lavoro ^_^), non sempre si guarda in maniera obiettiva alla trama, al contesto, ai personaggi. È come se chiedessero ad una madre di giudicare OBIETTIVAMENTE l’aspetto fisico del proprio figlio. Se hai scritto una certa cosa, vuol dire che ti piace così com’è. Non è detto però che sia giusta. Magari trovi difficoltà nelle scene di battaglia, pecca che Gamberetta ha spesso segnalato nelle produzioni fantasy nostrane, e allora vuoi il parere di qualcun altro su come porre una determinata situazione (“ma secondo te, se uno viene colpito al naso, quanto sangue perde?”). O vuoi semplicemente confrontarti prima di buttarti e fare il grande passo.

    L’editing prima di proporre un lavoro è una scelta OTTIMA, perché proprio quell’editing potrebbe determinare il successo o l’insuccesso della tua proposta. Ovvio, l’editor non fa miracoli, non ti riscrive certo il lavoro da capo, ma ti può far notare cose preziosissime, che potrebbero far cambiare il tuo lavoro da così a così.

    Detto questo. Ognuno dei suoi soldi fa quello che gli pare e si fa editare il testo da chi vuole. :) Gamberetta è liberissima di chiedere soldi anche per stare affacciata alla finestra per farsi contemplare, e nessuno potrebbe dirle niente. Ma questo è un blog pubblico e affrontare un argomento come quello dell’editing amatoriale – sì, no, perché, pagare?, pagare quanto?, io pagherei? – mi sembra una cosa davvero ottima e preziosa, non vedo perché arruffare tanto le penne :) Gamberetta è il soggetto perché si è prestata come tale pubblicando una notiziona sul suo seguitissimo blog, ma se si vuole parlare per astratto per mettere il cuore e il colon in pace a tutti:

    l’intelligenza, l’arguzia, la sagacia e la vista a raggi ics non ti cascano in testa dal cielo con la laurea, con il diploma, con qualsiasi pezzo di carta firmato da un capoccia che attesta “sì, lui può”. D’altra parte, una qualifica è quello che attesta le tue capacità, è la dimostrazione, nero su bianco, che tu PUOI fare quel lavoro, che hai le conoscenze giuste, che sei qualificato per farlo. Poi, è vero, tra il dire e il fare c’è di mezzo il baciare (lettera e testamento) e il fatto che io sventoli della carta igienica con su scritto il mio nome e il titolo di dottore non fa di me una cima. Ma sono comunque fatti, prove, attestazioni. La qualifica di Gamberetta è questo blog. È così che lei dimostra quello che sa fare. E, come quando si sceglie il dottore, il salumiere, o quello che volete, ognuno prenda le sue considerazioni.

  31. 146 Drest

    @AngicourtJester:

    Non credo di essere un irriducibile (il primo romanzo di gamberetta non mi è piaciuto e gliel’ho detto) ma provo a spiegarti come credo stiano le cose.

    Ci sono stati autori (due, tre, dieci, cento, non è importante) che hanno chiesto un lavoro di editing a gamberetta, e gamberetta si è offerta di farlo gratis. Uno o più di questi autori ha però fatto *pretese* e ha trattato gamberetta come si tratta la figlioletta di 7 anni del panettiere sotto casa.
    Permetti che una si scocci alquanto se arriva l’ennesimo che le dice “Fammi l’editing, in fretta e gratis, che devo pubblicare a breve, cucciola!”?
    Alchè, gamberetta s’è incazzata e ha fatto questo post in cui dice:
    “Se siete autori pubblicati, in via di pubblicazione o similia, e volete che io vi faccia da editor, mi pagate e mi trattate con rispetto come lo date a qualunque altro professionista cui vi rivolgete.
    Poi, visto che ho comunque poco tempo e c’ho altro da fare, può essere comunque che vi dica di no anche se mi rispettate e vi offrite di pagarmi.”
    Se uno inizia a pretendere da un servizio gratuito, beh, cavolo, può pure pagare. Chiaro che a quel punto può pretendere.

    Non so, io non ci vedo proprio una pubblicità di un servizio, anzi, il contrario…
    Detto questo, se uno non è interessato al servizio di editing di gamberetta perchè non la trova sufficientemente titolata ed esperta, può fare TRANQUILLAMENTE a meno di chiederlo, credo lei sarà contenta anche così.

    Per quel che riguarda le recensioni, non credo farà a meno di recensire qualcosa di pubblicato, ma solo roba misconosciuta che le è stata mandata appositamente da recensire. O almeno lo spero ;)

  32. 145 Mauro

    Vedi, quando chiedi di essere pagato, devi offrire professionalità. E professionalità non è dedicare un ruolo di secondo piano a chi ti paga: Gamberetta deve decidere se farsi pagare o dare la precedenza a studio e lavori suoi. Non può farsi pagare senza garantire precedenza e ancora pretendere di essere presa sul serio

    Personalmente non concordo: non è professionale se non dai precedenza e non lo dici, ma se lo metti in chiaro ancora prima di entrare in contatto con eventuali autori interessati mi pare corretto; uno può essere professionale anche nel fare qualcosa cui non dà precedenza, basta che la cosa sia nota.
    Inoltre, si può chiedere di essere pagati anche senza essere professionisti (anche tralasciando che “professionare” nel campo in oggetto non è così definito); di nuovo, sta agli interessati decidere se il lavoro proposto vale la spesa, ma non c’è nulla di male nel chiedere di essere pagati a fronte di un lavoro, stante che non si propongano cose che non si possono dare.
    Personalmente, prendo più sul serio chi sa che non potrà mettermi davanti a tutto e me lo dice esplicitamente, lasciando a me la scelta se usufruire o no dei suoi servizi; piuttosto che quelli che danno tempistiche e garanzie senza rispettarle. Chi manca di professionalità sono, a mio parere, i secondi.

  33. 144 AngicourtJester

    @Angra

    Mi rendo conto che discutere con un irriducibile ha poco senso, ma faccio ancora un intervento.

    Allora, Gamberetta sta chiedendo di essere pagata per il tempo che concede agli altri. Sacrosanto diritto. Cominciamo però: che competenze ha per fare professionalmente quello per cui chiede denaro? Non basta leggere due libri in materia per essere editor competenti (o lo saremmo tutti).
    Bisogna aver letto libri, seguito corsi di scrittura reativa e bisogna aver lavorato nel campo (cosa che significa che si è stati seguiti da chi professionista lo è già) per essere chiamati “professionisti”.
    E onestamente, avendo letto i lavori di Gamberetta, mi pare che abbia seriamente da maturare lei stessa come scrittrice, prima di mettersi a dare consigli ad altri.

    Non fraintendere, Gamberetta ha una buona capacità critica e generalmente i suoi interventi sono ben mirati e se la metà dei recensori avesse le sue doti, leggeremmo meno scempiaggini. Questo può andar bene per un blog online. Per un professionista non è nemmeno lontanamente abbastanza: c’è ancora tanta strada da fare.

    Vedi, quando chiedi di essere pagato, devi offrire professionalità. E professionalità non è dedicare un ruolo di secondo piano a chi ti paga: Gamberetta deve decidere se farsi pagare o dare la precedenza a studio e lavori suoi. Non può farsi pagare senza garantire precedenza e ancora pretendere di essere presa sul serio. Non è un atteggiamento professionale.

    Né lo è la storia di chiedere l’approvazione dell’autore sulla recensione: non è Gamberetta che si è sempre e giustamente scagliata contro i recensori asserviti all’autore?

    Suvvia, se vogliamo uscire con certe cose, vediamo di farlo con professionalità, altrimenti lasciamo stare.

    Posto che non ha senso rivolgersi a un editor prima di aver proposto un lavoro alla casa editrice, perché significa intrinsecamente che si parte già dal presupposto di non aver fatto un buon lavoro. E se parti dal presupposto che il tuo lavoro non sia buono, non vai a proporlo, ti metti tu a lavorarci sopra.

  34. 143 dr Jack

    Questa discussione si è così animata che mi è venuta voglia di parteciparvi :).

    Due opinioni.
    - Sui soldi.
    1) Una casa editrice è una struttura commerciale. Se guadagna qualcosa da te è giusto che tu abbia un ritorno. Mi sembra palese (tranne se vuoi difendere la schiavitù :p).
    2) Non solo. Secondo me sarebbe corretto da parte dello scrittore indipendente offrire una percentuale degli eventuali guadagni a chi lo edita seriamente.

    Se poi a Gamberetta piace o meno editare andiamo sul personale. Qua sì, SONO GUSTI :).

    - Sull’editing:
    Io sono contro al fai-da-te. Nessun dubbio che come scrittore devi imparare e cercare di migliorarti ogni volta che puoi. Ma l’editing esterno vale MOLTISSIMO, perché ti permette di analizzare la tua storia da un punto di vista differente. Se vuoi fare qualcosa di eccezionale è meglio che cerchi pareri (come fa anche Gamberetta).
    Le critiche sono molto utili e se te le da qualcuno della levatura di Gamberetta può fare la differenza.
    Allo stesso tempo consiglierei a tutti di NON fare affidamente su UNA persona specifica. Gamberetta è addestrata e abile, ma è anche impegnata. Ma ormai le regole della fiction sono alla portata di tutti.

    Care future promesse del fantasy italiano, se Gamberetta non ha tempo io vi consiglio di cercarvi tra voi :).
    (PS: io non faccio editing anche se do pareri in qualche forum qua e là :p)

  35. 142 Lara

    Sinteticamente: la valutazione professionale di un testo prima dell’editing della casa editrice serve al testo medesimo e al suo autore per arrivare al lavoro che precede la pubblicazione in condizioni ottimali.
    Ovvero: al meglio di quello che si può dare fino a quel momento. E non sto parlando di ortografia, del be’ apostrofato o delle eventuali ripetizioni ogni tre righe.
    Sto parlando di “falle” che sfuggono anche al più avvertito degli autori. Esempio: un personaggio che tre pagine prima entra in un salone e invece si ritrova misteriosamente in una cucina. Capita, e posso assicurare cha capita molto più frequentemente di quanto si pensi, anche se si rilegge un dattilo cento volte. Proprio perchè gli occhi dell’autore, da un certo momento in poi, diventano ciechi.
    Sono scivoloni che alcuni considerano di poco conto, ma che, almeno a mio parere, possono rompere il famigerato “patto con il lettore” e far ridiventare le parole semplici segni neri su carta bianca, o su schermo.
    Soprattutto nella narrativa fantastica, sempre a mio parere, è indispensabile che i meccanismi tornino: poi, è evidente che la storia, lo stile, il gusto restano inalterati e appartengono a chi ha concepito quel testo. Ma un testo è SEMPRE migliorabile.
    Dopo di che, non capisco neanche io la piega della discussione: sto intervenendo per il semplice motivo che io mi sono rivolta a Gamberetta prima dell’editing di Feltrinelli, e che sono assolutamente consapevole di quanto mi sia servito, al di là del fatto che il libro possa piacere o che faccia venire i conati di vomito.
    Ma se qualcuno non intende avvalersi dell’apporto di Gamberetta, o di altri, qual è il problema?
    Ognuno ha la sua strada e fa le sue scelte: e dunque, auguri! Sinceri.

  36. 141 Federico Russo "Taotor"

    Io sono per il fai-da-te.

    Contrariamente a quanto si è capito dal mio ultimo post, anche io sono per il fai-da-te… :D
    I pareri aiutano, Arianna. Cioè, se sono pareri giusti, il racconto da così diventa così. Un pessimo romanzo, se scritto con tecnica, migliora notevolmente.
    Gamberetta è molto brava a valutare. O comunque, molti vogliono il suo parere. Anche io sono stato contattato da persone che volevano consigli sul racconto/romanzo. Ho fatto il possibile e, sì, anche io – ho avuto modo di comunicarlo sul mio blog – sono disposto a correggere interi romanzi in cambio di retribuzione.
    Con la differenza che Gamberetta non fa semplice correzione di bozze (che chiunque può fare, basta ripetersi un po’ di grammatica e avere abbastanza a che fare nel campo della narrativa), ma si offre per l’editing che, a quanto mi risulta, rappresenta un insieme di fattori mirati alla “piacevolezza” e vendita dell’opera.
    Io mi fido di Gamberetta, ma so che lei ha i suoi gusti. Io ho altri gusti. Mi piace come scrive, perché scrive come si deve, ma non impazzisco per il genere che invece lei preferisce. Per esempio, se (dico un’assurdità) nella correzione di un mio ipotetico romanzo lei dicesse: “Mostri poco, racconti troppo. Troppo sgrammatica, infodumposo ecc. E ci sono pochi conigli. Metti più conigli!!” Io “darei retta” a tutta la parte “tecnica”, mentre l’ultima, più soggettiva (questione di gusti), la escluderei.
    Per cui, l’editing in sé è una cosa assai rischiosa, perché ha a che fare più col mercato.

    Io sono un grande sostenitore dell’empirismo, del fai-da-te (in questo caso non parlo di masturbazione :D). Sono convintissimo che uno deve migliorare con le sue forze. Gli aiuti esterni sono semplici spinte. Non si può far affidamento sui consigli altrui: si valuta ciò che torna utile. E bisogna saper sentire le cose giuste, delle critiche, tocca a noi, è la responsabilità dello scrittore.
    I manuali di scrittura? Idem, sono piccole spinte, ma solo un idiota scriverebbe un romanzo seguendo alla lettera ogni consiglio di ogni manuale. Si leggono, si valuta ciò che effettivamente può tornare utile e si va avanti.
    Io personalmente provo varie tecniche. Tentar non nuoce. E col tempo credo di accumulare esperienza utile per il futuro.

    P.S. Vado di fretta, spero di non aver fatto strafalcioni. In tal caso, l’unica giustificazione che ho è che scrivo Fantasy. LOL.

  37. 140 demonio pellegrino

    editor, ovviamente, non editore…

  38. 139 demonio pellegrino

    @ cafeine

    non è un buon editing a costruire un buon romanzo.

    Be’, anche su questo ci sarebbe da discutere: basterebbe conoscere la storia di Raymond Carver e del suo editore Lish…

  39. 138 cafeine

    Ahi ahi, Federico! A quanto pare noi due eravamo gli unici scapestrati della classe!
    Mai portato un dizionario. Ho sempre considerato le parole i miei mattoncini lego: ci giocavo. Mai avuto tanti dubbi.
    Se io scrivo, cerco di farlo sin dalla prima pagina al meglio delle mie possibilità. Se il meglio delle mie possiblità è qualcosa tipo Le Chiavi Del Fato, altro che editing!
    Dunque, ripeto: non capisco la necessità di pagare qualcuno per l’editing PRIMA di inviare il romanzo alle case editrici. Se funziona, funziona da subito. Chi lavora nel settore DOVREBBE rendersene conto.
    Se invece ti fa perdere il senso dell’orientamento sin dall’incipit…beh, c’è poco da fare.
    Mi ostino a considerare la scrittura come una battaglia solitaria, come un cammino personale. Un consiglio può aiutare, ma fino ad un certo punto.
    Io sono per il fai-da-te. Se mai finirò il mio racconto, sarò dispostissima a collezionare i NO delle case editrici, ma non a sborsare un centesimo per farmi correggere la punteggiatura. Già soffrivo a vedere i segnacci blu sulla E dopo la virgola, che per me era di ottimo gusto…

  40. 137 Francesco Barbi

    Ammetto di non aver letto proprio tutta la discussione, ma francamente sono stupito da entrambe le schiere di commentatori (tranne per qualcuno rimasto un po’ fuori dal gioco delle parti). Mi sorprendono quelli che intervengono sdegnati per la posizione presa da Gamberetta. Ma che ve ne importa? Non dovete mica dargli i soldi voi. Non vedo il problema.
    E mi sorprendono altrettanto quelli che, dall’altra parte, ne approfittano ancora una volta, mossi non si sa bene da cosa, per attaccare gli autori, esordienti e non, del fantasy italiano. Tra l’altro, leggendo l’intervento di Gamberetta, tutta questa rabbia in lei non l’ho riscontrata. A me è sembrato piuttosto una comunicazione di servizio.

    Detto questo, aggiungo la mia opinione sulla questione.

    Mio malgrado, credo che la mediocrità sia dilagante. Forse così è sempre stato, ma ancora non me ne rendevo conto. Sì, credo che ci siano tanti presunti professionisti, medici, avvocati, psichiatri ecc., che tutto siano tranne che professionisti competenti. Ma che come tali lavorino e si permettano di salassarti con parcelle assurde.
    Francamente a me ormai capita sempre più spesso di pensare: Ma guarda questo mentecatto, ma chi crede di essere? Non è altro che un emerito imbecille incompetente. Sono io che sono andato da lui, però. Perché lui era in “regola”, perché l’ho trovato sulle Pagine gialle o me l’ha suggerito un conoscente. Laurea, abilitazione e via discorrendo… Ma non l’avevo mai “visto” lavorare.
    Personalmente, trovo che Gamberetta abbia invece dato prova delle sue competenze. Io penso che abbia delle doti come editor, più che come scrittrice.
    Doti ancora da sviluppare, forse (e meno male visto che è così giovane), specialmente quando si parla di contenuti o di psicologia dei personaggi.
    Ma sono convinto che far passare un manoscritto sotto lo scanner-Gamberetta non possa fare altro che giovargli…
    Fare un’analisi attenta di due, tre, quattro o cinquecento pagine ne porta via di tempo. Non so che ne pensiate voi, ma il tempo per me è molto prezioso. Trovo sacrosanto quindi il diritto di chiedere un compenso in cambio di un lavoro del genere. Se una persona reputa che il tuo lavoro abbia valore, perché non chiedergli qualcosa in cambio?

  41. 136 Federico Russo "Taotor"

    Per evitare eventuali flame verso Arianna, che, ahimè, ora ammiro, nonostante le idee diverse:

    Mi vengono in mente quelle persone tristissime che a scuola si portavano dietro il dizionario di italiano per fare i temi…

    Io non lo portavo mai né ai compiti di Italiano né a quelli di Inglese.
    Semplicemente perché li dimenticavo sempre, lol!
    Posso darti ragione e torto.
    Il dizionario è il miglior amico dello scrittore. Conoscere e usare tanti bei paroloni non rende bravi scrittori – anzi. Per cui il dizionario sarebbe inutile secondo il saggio motto: “Ma parla come mangi”. Ovvio che se uno ha dei dubbi su qualche termine, anche il più insignificante, il dizionario va usato. Sempre. Per esempio, se uno usa paroloni inconcepibili e obsoleti come “scevrare“. Quelli di questa risma andrebbero proprio scorticati vivi. No, Laura? XD

    Analogo discorso per i compiti di Inglese. A che ti serve il dizionario? Usa termini semplici e chiari, e stai al sicuro. A un tema però improvvisai e usai il termine “shoppers” per indicare i commercianti. Lo usai sette volte. Il compito era perfetto (stranamente ero il migliore della classe), ma per quei sette errori ripetuti, la prof mi mise una mezza sufficienza dicendo: «Non hai usato il vocabolario? Ah, il concetto di Hybris non è passato da questa clase.»

  42. 135 uriele

    E io stronzo che oltre per i temi usavo anche un dizionazio per le versioni di latino e uno per l’inglese. E che umiliazione portare le tavole numeriche e la Taxas Instrument durante gli esami di matematica, per non parlare di squadre, goniometri e righelli durante gli esami di Disegno all’universitá. Me ne vergogno tutt’ora

  43. 134 Lara

    @cafeine: “non è un buon editing a costruire un buon romanzo”. No, ma aiuta a migliorarlo: sempre che non si ritenga di avere in se stessi l’unico giudice. In tal caso, auguri.
    Quanto al fanwriting, sono onorata e orgogliosa di farne parte: per me non è una gavetta, è un luogo di scrittura.

  44. 133 Angra

    @Cafeine:

    Mi vengono in mente quelle persone tristissime che a scuola si portavano dietro il dizionario di italiano per fare i temi…

    Quanto hai ragione! Io se mai vedessi mio figlio consultare un dizionario giuro che gli toglierei la pelle a frustate.

  45. 132 Fos87

    @Gamberetta
    Scusa, ma non mi pare che Lupo si sia comportato da troll: ha semplicemente espresso un’opinione.

    @Cafeine

    Mi vengono in mente quelle persone tristissime che a scuola si portavano dietro il dizionario di italiano per fare i temi…

    Io portavo sempre il dizionario per fare i temi: cosa c’è di male?

    Detto questo, l’editing è un lavoro lungo e complesso (se fatto bene), ergo non ci vedo niente di male nel farsi pagare per farlo.

  46. 131 cafeine

    In ogni caso, non ho mai detto che sia una vergogna chiedere soldi per la propria consulenza-editing bla bla bla. Ho semplicemente affermato che compatisco chi pagherà per questo. Mi vengono in mente quelle persone tristissime che a scuola si portavano dietro il dizionario di italiano per fare i temi…

    Insomma, non è un buon editing a costruire un buon romanzo. Per quanto mi riguarda, rileggere il proprio scritto a qualche mese di distanza è già un modo per valutarlo più oggettivamente.

    Che posso farci? L’idea che qualche disperato sia arrivato al punto di chiamare CUCCIOLA Gamberetta pur di veder pubblicato il proprio mattone…beh, è semplicemente patetica!

    Chi scrive un buon libro non ha bisogno di umiliarsi a tal punto.

    @LARA: beh, credo che scrivere fan-fiction non sia il tipo di gavetta che intendo io!

  47. 130 Gamberetta

    @scrocco. Non vorresti editing da me? Tanto meglio!

    @Lupo.

    Fino a poche settimane fà, leggevo questo Blog per puro e semplice divertimento, per le recensioni, che poi non sono verie e proprie recensioni ma assomigliano più ad un’esercizio di satira nei confronti di romanzi con difetti evidenti.

    Dunque non sono vere e proprie recensioni? Ok, e il tuo non è un vero e proprio commento, si chiama trolling.

    @gente. Non rivolgetevi a me! Io non ho la competenza né molto tempo libero. Senza ironia. Perciò cercate aiuto presso l’editor della vostra casa editrice, presso i vostri colleghi autori, presso le agenzie letterarie.
    Se però, nonostante tutto ciò, venite da me, avverto solo che non posso più permettermi di lavorare gratis.
    Non sto millantando niente, né cerco nessuno.

  48. 129 uriele

    Penso sia caduto nella trappola degli Aldi B.: Biscardi vs Busi :P
    Bella trappola comunque. Gli editor delle case editrici, secondo me, sono troppo bistrattati: il tuo lavoro é quello di lavorare con l’autore per migliorare e rifinire un romanzo che la casa editrice ha giá accettato.

    1) Dá consigli e suggerisce i passaggi deboli e come cambiarli. Non riscrive da zero il romanzo all’autore
    2) Lavora con quello che gli passano dall’alto. Se un romanzo a suo dire é brutto comunque (storia scialba, cliché eccetera), non puó mandare a culo l’autore.

  49. 128 Lara

    Oh Scrocco, scusa: ma secondo te gli editor “professionisti” editano a tempo pieno? In genere seguono diversi testi contemporaneamente. E non sono signori sessantenni: ce ne sono di tutte le età, anche sotto i trenta. Ma se il giudizio è che un editing di Aldo Biscardi vale di più perchè viene da un personaggio televisivo (che oltretutto litiga pesantemente con i congiuntivi), taccio.

  50. 127 scrocco

    @ Zave: Non si tratta di sindacare xD il succo della mia risposta ad Angra era che io personalmente non mi farei editare da Gamberetta perché è giovane, perché a quanto ho capito non potrebbe editare a tempo pieno, perché secondo me non conosce (o comunque mostra di non conoscere) i meccanismi di una casa editrice. E perché per mia soggettivissima opinione un editing di Aldo Biscardi e Umberto Eco valgono dei soldi, un editing di Gamberetta (che pure leggo regolarmente e volentieri) no.

  51. 126 Fratelli d’Italia « Laramanni’s Weblog

    [...] sangue che punta il dito contro “il ciarpame giapponese”. E’ avvenuto anche in questo post. Inutile che riferisca in dettaglio le accuse perché il senso è sempre quello. Ovvero: un tempo i [...]

  52. 125 Angra

    Faccio un po’ di fatica a credere che ci sia tutta questa difficoltà nel leggere tre righe di testo in italiano e capire cosa c’è scritto.

    Vediamo un po’ cosa implica quanto scritto lassù in alto:

    1) Sono uno scrittore. Voglio un servizio di editing da Gamberetta/Aldo Biscardi/Umberto Eco? Questo ha un costo. Penso che valga quello che costa? Vado al punto 2. Penso che non valga quello che costa? -> FINE.

    2) Pago per un serivizio di editing, ottengo un servizio di editing. Sono soddisfatto? Vado al punto 3. Non sono soddisfatto? -> Butto via tutto (altrimenti non vale) e chiedo indietro i soldi e/o mi lamento pubblicamente di quanto sono scontento -> FINE.

    3) Ho un altro romanzo da editare? Vado al punto 2. Non ho un altro romanzo da pubblicare? -> FINE.

    4) Quattro.

    Cosa c’è che non va bene in questo? Vorrei sapere il punto preciso.

  53. 124 Lupo

    riporto parte del commento di cafeine:

    Primo: se non sai scrivere, che ci provi a fare? Se costruisci frasi interminabili, se infarcisci i dialoghi di enfasi e metafore, se metti congiuntivi ovunque, se non sai costruire un periodo scorrevole, SEI UN INCAPACE.
    Il che non significa che tu non abbia possibilità di essere pubblicato, anzi.
    Se invece hai questi vizi ma in maniera minima, giusto qualche caduta di stile di tanto in tanto…beh, non hai bisogno di ricorrere all’aiuto di Gamberetta. Io continuo a sperare che ci sia qualche editor con l’occhio lungo, che riesca a riconoscere una bella storia anche al di là di qualche difettuccio dovuto all’inesperienza.

    D’altra parte, ci tengo a ricordare che la paladina della Buona Letteratura sforna “romanzi” noiosissimi, freddi e di impressionante banalità (che quindi prima o poi troveranno un editore, ne sono certa!).
    Io credo che Gamberetta abbia un unico fondamentale problema: sa scrivere, ma non ha niente da scrivere.

    ..e diAngicourtJester:

    E con questa uscita perdi tutta la credibilità che avevi accumulato finora (e non era poca)…
    …Troppa gente ti ha chiesto aiuto? Fallo notare e punto. L’umiltà non guasta mai.

    Personalmente, appoggio in pieno questo commenti.
    Fino a poche settimane fà, leggevo questo Blog per puro e semplice divertimento, per le recensioni, che poi non sono verie e proprie recensioni ma assomigliano più ad un’esercizio di satira nei confronti di romanzi con difetti evidenti. Le trovavo comunque divertenti, sia per il tono caustico usato, che per la brillantezza dell’autrice, anche se provavo una forte pena nei confronti di quei poveri autori: dovranno convivere con la consapevolezza di aver partorito dei romanzi-obbrobri, e il gioco al massacro consumato sulla loro pelle mi è sembrato, talvolta, inutile e scontato.

    Ora mi dispiace constatare che questo blog sta prendendo una brutta china: Gamberetta, forse per la forte stima che ha di sè stessa o forse per l’incondizionato, e bovino, supporto di una manciata di ‘fedelissimi’ ha iniziato a volare alto, e a fare illazioni campate in aria come queste (ma ce ne sono altre):

    Affermazione di Gamberetta:

    @AngicourtJester:Perché un autore pubblicato dovrebbe venire a cercarti?

    Buona domanda, dovresti farla agli autori.

    Messa così sembra che i lerciosi pustulanti accorrano a decine al cospetto della Regina del Fantasy.

    Di strada ne hai da fare ancora tanta che non ne hai idea e leggendo i romanzi che scrivi chiunque sia un minimo competente in materia se ne accorge.

    Desumo che tu sia un “minimo competente”, bene, potresti dirmi quali sono i problemi nei miei romanzi? Ne sarei felice, sul serio. In particolare S.M.Q. finora ha avuto solo pareri entusiasti e quasi mi spiace, perché sembra che censuri i commenti negativi o roba del genere.

    Un motivo più che plausibile del fatto che S.M.Q. abbia avuto una forte maggioranza di pareri positivi potrebbe essere spiegata dal fenomeno dell’ autoselezione, cioè che chi ha trovato questo romanzo a puntate pessimo, non abbia avuto voglia di perdere altro tempo per scrivere un commento negativo. (Ed io, fino ad ora, ero tra questi)
    Poi Gamberetta vorrei provocatoriamente chiederti: come mai i commenti favorevoli che hai avuto dovrebbero pesare coì tanto metri i pareri, molto più consistenti e positivi, che ha avuto la Troisi e gli altri Pessimi Scrittori (per inciso: anch’io trovo pessimi i loro romanzi) erano scritti da decelebrati? Puoi pretendere lo stesso un compenso visto che sei così parziale?

    @Lara

    Parlare di “fase”, in scrittura o in fumetto, secondo me ha poco senso

    credo che “fase” fosse inteso come: fascia d’età. Il tempo e le esperienze fatte cambiano la percezione, ed i gusti. (E’ per questo che spero, come forse intendeva cafeine, che Gamberetta cambi tipologia di romanzo e si dedichi a qualcosa di più serio e originale, perchè mi piace come scrive, ma non mi piace assolutamente la sua mancanza di fantasia: finora i suoi romanzi sembrano solo una rivisitazione di parti di romanzi, film, manga, anime, già visti e ‘incollati’ insieme). Sono solo dei Romanzi-Frankenstein.

    Sempre per @Lara:

    Però, Cafeine, tanto disprezzo per il “ciarpame giapponese” da una collaboratrice di Red Whale, che realizza le PopPixie, mi fa impressione Preferisco la collezione completa di Naruto a una sola aluccia di fatina italiana. Gusti, naturalmente.

    Questo attacco personale e staccato dal contesto della discussione non si addice ad una persona adulta e razionale, è come se io affermassi (e non è un mio pensiero) che che i fanwriter sono come gli scarabei stercorari: perchè entrambi riciclano e sfruttano a modo loro roba già assimilata, utilizzata e digerita da altri..

  54. 123 Zave

    scrocco (già il nome è tutto un programma), a me pare che tu non abbia colto il senso dello sfogo (ma non solo tu, ti ho citato giusto perché eri l’ultimo).
    sindacare sulla mancanza di titoli di gamberetta mi sembra assolutamente stupido visto che lei non si è “messa sul mercato” millantando delle competenze che in realtà non ha. anzi non si è proprio messa sul mercato (poi se qualcuno volesse pagare per i suoi servigi non penso che lo caccerebbe a pedate, ma non era quello lo scopo).
    certo avrebbe potuto dire “non lo faccio più e basta” rispetto a “lo faccio se mi pagate”, così almeno si sarebbe risparmiata qualche “ma chi ti credi di essere”. il discorso sulla retribuzione era lì per un motivo: sottolineare che per ciò che lei faceva a titolo di favore ci sono persone che vengono pagate, di conseguenza, vista oltretutto la mancanza di considerazione nei suoi confronti, invita a rivolgersi altrove (il discorso “se proprio volete me, pagate” non mi pare lo spot pubblicitario di qualcuno che cerchi clienti).

  55. 122 scrocco

    Mi dici invece che titoli (di studio e non) deve avere un editor per poter chiedere di essere pagato?

    1) A proposito del “e non”: è titolo preferenziale aver già messo i denti del giudizio, almeno per me :D

    2) Dato che il romanzo non me lo pubblica Gamberetta, non vedo perché spendere soldi per farglielo editare. Per avere un lavoro migliore di quello che mi offrirebbe la casa editrice? Ha-ha. Se la Troisi avesse affidato a Gamberetta i suoi libri, sono sicuro che non ci sarebbe stato l’ombra di un inforigurgito in tutte le Cronache; ho qualche dubbio in più sul fatto di raggiungere il milione di copie vendute.

  56. 121 kukiness

    @Gamberetta:

    perché niente incoraggiamenti? Gli incoraggiamenti non sono i contentini, che dai al bambino un po’ lento perché, dai, alla fine si è impegnato con la sua composizione di colla e maccheroni. Non ti sto “indorando” la pillola, alla “sì, cioè, no, mi piacciono i tuoi punti esclamativi! Il resto però mi fa vomitare.”

    Io avevo capito che il tuo desiderio era quello di migliorare e di confrontarti, o comunque di metterti alla prova, anche solo con un “esercizio di stile”. Be’, secondo me non ci si confronta solo con le critiche negative. Se hai un punto forte – che a mio parere, nel tuo caso, è la limpidezza dello stile, cosa che ti invidio – mi sento in dovere di segnalartelo. Non è questione di “bisognare” di incoraggiamenti (invento i verbi), mi sembra che tu abbia una grande opinione di quello scrivi, non ti sto facendo la “carità” delle mie opinioni: puoi schifare sia quel che dico in bene che quel che dico in male. Questo è giudicare quel che leggo: questa cosa mi piace, questa no, questa meno, questa molto, questa pure, etc. etc.

    Il bello della lettura on-line è anche questo: dinamismo. Non sto ispezionando un corpo morto – uuugh, puzza, me ne vado – ma qualcosa che cresce e cambia, processo che, personalmente, trovo sempre interessante da osservare.

    Detto questo, dato che raramente mi piace quello che scrivo, non mi leggo e pace fatta.

  57. 120 Fos87

    @AngicourtJester
    Presupposto che non pagherei per un lavoro di editing, essendo una delle poche anime belle che ancora crede sia un dovere della casa editrice, per me la questione sul pagamento dei servizi di Gamberetta è un’altra. Il problema non è tanto la mancanza di un cartellino con su scritto “consulente”, piuttosto che “editor”, piuttosto che altro; il punto è che Gamberetta in primis è molto giovane e ha molte cose da imparare, pur avendo un innegabile senso critico. Secondo, è giovane, studia, deve dare esami, deve frequentare: ma il tempo di fare editing dove cavolo lo trova? Immagino che i suoi tempi di attesa saranno più lunghi della media.
    Ora, se a Mr Pinco Pallino tutti questi punti non interessano e vuole usurfruire dei servigi di Gamberetta, lei fa più che bene a farsi pagare e anzi, io al suo posto avrei cominciato ad esporre le tariffe già da un pezzo.

  58. 119 Federico Russo "Taotor"

    Condivido completamente il sentimento di Cafeine/Arianna nei confronti dei manga.
    Più che altro va a finire che è una questione di gusti. Io mi sono accorto che sette-otto anni fa, quando Asuka e Rei Ayanami mi attizzavano, la passione della gente per manga e anime era assai minore, rispetto a ora. Ora invece il fenomeno si è ingrandito a dismisura, per cui da passione di nicchia per pochi privilegiati si è allargato anche ai bimbiminkia e si è corrotto col tempo.
    Ma alla fine non si può, appunto, condannare. È solo una questione di gusti.
    Se qualcuno dovesse illustrare i miei racconti/romanzi, per esempio, mi piacerebbe che adottasse modelli tendenti al realistico (niente capelli verdi, occhi enormi e cose simili).
    E vorrei che non fosse Serena Riglietti, LOL.

  59. 118 Gamberetta

    @kukiness. Va bene, prendo atto. Ma non ti fare scrupoli. Non ho bisogno di “incoraggiamenti”: se non ti piace, dillo pure senza problemi. Nei commenti a Laura c’è di tutto, dall’entusiasmo a chi dice che fa schifo. Ed è giusto così, non devi giudicare in prospettiva, devi giudicare quello che leggi (ovviamente se leggi: se non ti piace, faresti benissimo a lasciar perdere).

  60. 117 Lara

    Provo a restare in topic.
    Non capisco perchè alcuni abbiano della scrittura e del disegno un’idea tipo grafico di multinazionale, con la linea che sale sulla carta quadrettata.
    Parlare di “fase”, in scrittura o in fumetto, secondo me ha poco senso: non esiste la “fase manga”, non esiste la “fase fantasy”. Esiste la narrazione, nell’uno e nell’altro campo: e la narrazione è fatta di tante influenze, giocoforza. E’ fatta delle letture che si sono fatte e dell’esperienza di vita che si ha. A me viene da parlare di tasselli.
    Certo, in ognuno dei due campi si deve migliorare, e si migliora con il lavoro (e con il betareading, su questo non mi schiodo). Ma non è che si passa dalla fase manga (o fantasy) alla fase Gaiman come Picasso che passa da un periodo all’altro. Non vale mica per tutti, non vale sempre.
    Dopo di che. Gli stereotipi esistono ovunque: nei manga, nelle autobiografie, nei wafer al cioccolato. Dipende da come vengono trattati, tutte le volte. Che si tratti di topi, di demoni bonazzi o di elfi maculati.
    Ps. Cafeine. Certo che conosco il significato di gavetta. Proprio per questo, e proprio per averla fatta, non imbraccio la mitraglietta, d’abitudine. E lavoro.

  61. 116 kukiness

    @ Gamberetta:

    eh be’, da “positivo” ad “entusiasta” c’è un bel salto, non credi? È lo stesso concetto che esprimi quando denunci la pubblicità farlocca ai libri mediocri. Un libro che si classifica come un 6/10 è ben lungi dall’essere un capolavoro e, come è stato detto, significa che bisogna fare ancora molta strada per poter ottenere “entusiasmo” ^_^ Non è necessario bocciare un romanzo su tutta la linea per dire che lo scrittore o il wannabe tale deve ancora imparare, e il voto che ti ho dato questo voleva esprimere: incoraggiare (perché lo stile è buono), ma non di certo acclamare (perché il complesso è mediocre).

  62. 115 Tapiroulant

    @cafeine: Perdona la domanda inopportuna, ma tu esattamente che conoscenza hai del fantastico giapponese per poter esprimere un parere di questo tipo? Sicura che le tue cognizioni in materia vadano oltre gli shonen e (magari) Miyazaki? Guarda che non c’è solo quello.
    Un esempio banalissimo? Uzumaki, che Gamberetta mi ha fatto conoscere e che si trova sulle pagine di questo stesso blog (basta dare un’occhiata in archivio). E dunque?

  63. 114 Angra

    @AngicourtJester:

    non hai capito il senso del mio discorso. [...] Se chiede di essere pagato, diventa un contratto di lavoro. Tu andresti a sborsare 200 euro da un dentista che non ha titoli di studio?

    Sono io che non capisco il senso dei tuoi discorsi oppure sono i tuoi discorsi che hanno poco senso? Il dentista non è che può avere “titoli di studio”, deve averne uno ben preciso, che si chiama Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentale, altrimenti lo mettono in galera. Mi dici invece che titoli (di studio e non) deve avere un editor per poter chiedere di essere pagato?

  64. 113 Gamberetta

    @kukiness. Va bene, diciamo commenti “positivi”, tu stessa hai detto 6/7 su 10 dopo i primi tre (due?) capitoli.

  65. 112 cafeine

    @Gamberetta: il mio commento era talmente poco entusiasta che alla fine non ho avuto nemmeno voglia di scriverlo.

  66. 111 cafeine

    @LARA: AAAARGH!

    Mettiamo in chiaro una cosa: io collaboro con Red Whale per LAVORO, e disegno dei personaggi della serie di Geronimo Stilton.
    Mai sentito parlare di GAVETTA? Ecco.
    E’ naturale che non sia esattamente il mio sogno nel cassetto, ma tant’è. Da qualche parte bisogna pure iniziare. Io ho iniziato dai topi. C’è chi inizia dalle Winx, perciò non posso lamentarmi.

    Parlando di manga, il mio recente disprezzo per questo stile è pari alla mia passata adorazione.
    RG VEDA delle clamp rimane sempre e comunque una delle cose più belle che abbia mai letto, ma ormai non riesco più a trovare nulla di bello nello stile di disegno giapponese.

    E’ stereotipato, e i personaggi sono tutti belli. Soffro nel vedere aspiranti disegnatori italiani che si dedicano al manga: hanno praticamente 0,0001 possibilità di arrivare ad un proprio stile riconoscibile ed espressivo.

    Ma non mi sembra questo il luogo in cui discutere di disegno, perchè di argomenti ne avrei fin troppi.

    Parlavo di fantasy giapponese. Beh, per me manca d’atmosfera. I demoni bonazzi mi hanno supremamente rotto le palle: personalmente sono felice di essere uscita dalla fase manga.

  67. 110 kukiness

    finora ha avuto solo pareri entusiasti

    @ Gamberetta:
    Il mio parere non era affatto entusiasta. ^_^

  68. 109 Gamberetta

    @AngicourtJester.

    Perché un autore pubblicato dovrebbe venire a cercarti?

    Buona domanda, dovresti farla agli autori.

    Di strada ne hai da fare ancora tanta che non ne hai idea e leggendo i romanzi che scrivi chiunque sia un minimo competente in materia se ne accorge.

    Desumo che tu sia un “minimo competente”, bene, potresti dirmi quali sono i problemi nei miei romanzi? Ne sarei felice, sul serio. In particolare S.M.Q. finora ha avuto solo pareri entusiasti e quasi mi spiace, perché sembra che censuri i commenti negativi o roba del genere. Dunque, dimmi tu. Quale strada devo percorrere? Dove sbaglio?
    Ovviamente sarebbe anche bello sapere quali sono i tuoi titoli per giudicare la mia competenza. Ma in realtà non mi interessa: se quello che dici è intelligente non mi frega niente se sei il primo che passa per strada o Dante redivivo.

    Per la polemica sugli anime/manga/robe giapponesi: questo flame c’è già stato qualche mese fa nella discussione dedicata a Esbat, piantatela. Sapete perché, malgrado il fantastico giapponese a me piaccia moltissimo, ci sono così poche recensioni di anime/manga/film/romanzi/videogiochi/ecc. nipponici? Perché anch’io non ne so abbastanza. Perché ho una conoscenza della lingua giapponese troppo rudimentale. Perché parliamo di un argomento enorme.
    Perciò, non parlate a vanvera. È da idioti dare giudizi netti su una produzione sconfinata senza conoscerla e magari senza neanche avere i mezzi per conoscerla (sapere il giapponese).

  69. 108 johnbuscema

    @ AngicourtJester

    se avessi la certezza matematica che svolge il suo lavoro come – o meglio de- gli altri dentisti perché no? anzi…

  70. 107 AngicourtJester

    @Angra: non hai capito il senso del mio discorso.
    La differenza tra il farsi pagare e il lavorare gratis sono le credenziali.
    Posto che un editor competente sia difficile da trovare (e che Gamberetta, da questo punto di vista, è abbastanza competente -ha da crescere, ma la stoffa c’è e si vede), se lavora gratis, allora è un conto: nessuno gli chiede alcunché.
    Se chiede di essere pagato, diventa un contratto di lavoro. Tu andresti a sborsare 200 euro da un dentista che non ha titoli di studio?

  71. 106 Lulu

    @Uriele
    X°D Pensa, devo farci su la tesi io. Ma ha fatto film molto interessanti anche solo per le trame, senza cadere nel votice di discussioni filosofiche o simili, se vi capita date un occhio a qualche suo lavoro (Millenium Actress e Tokyo Godfather sono più soft, altrimenti in quarta con Paprika e Perfect Blue!).

    Lollate a parte sì, siamo OT, qualcuno torni in topic.

  72. 105 Uriele

    @ Lulu: … di psicanalisi XD
    No dai scherzo, Paranoia Agent non mi e’ piaciuto troppo, ma Millenium Actress e Paprika sono bellissimo

  73. 104 Vincent Law

    Sophitia è stata molto esauriente, sono tutti ottimi titoli quelli che ha scritto.
    Ma che ne dite di non andare troppo OT? Se l’argomento interessa a molti possiamo darci una punta in fogna xD

  74. 103 Lulu

    @anime

    Mi sento l’obbligo di segnalare che nell’ambito anime in Italia non esiste solo Miyazaki. Cercate Satoshi Kon su Google e Youtube, troverete di che scriverci su libri.

  75. 102 Lara

    Il problema, Angra, è che il concetto di betareading ancora non passa: o arriva l’editing della casa editrice (che mi sembra immaginato come uno spauracchio o come la fatina dei denti) o il testo deve migliorarsi da solo. Non è una questione di conoscere l’ortografia e di sapere, per dire, che non si scrive “bhe” ma “be’”: è una questione di occhi esterni su un testo che, almeno da un certo momento del proprio lavoro, diventa troppo introiettato per consentire imparzialità.

    Noticina sui manga e gli italiani. Ammetto di leggere pochi autori italiani di fumetto, e questo è un mio limite enorme. Però, Cafeine, tanto disprezzo per il “ciarpame giapponese” da una collaboratrice di Red Whale, che realizza le PopPixie, mi fa impressione Preferisco la collezione completa di Naruto a una sola aluccia di fatina italiana. Gusti, naturalmente.

  76. 101 Sophitia

    @ sui manga/anime
    E’ una questione letta e dibattuta su tanti altri siti/blog/forum, e leggo sempre le solite cose di solito ^^; in questa sede mi limito a far presente che in Giappone escono centinaia di fumetti/cartoni all’anno; e che di questi ben pochi diventato noti a tutti in Italia, e se capita e perchè sono trasmessi da Mediaset (tra l’altro in versione censurata: tagliano molte scene e dialoghi, perciò uno non può nemmeno dare un giudizio veritiero avendo davanti agli occhi una versione contraffatta).
    I manga/anime sono divisi per fasce di età e per generi, possono risaltare quelli per un pubblico di ragazzi e con tanto merchandising (Naruto, One Piece….) ma non dimentichiamo che ce ne sono tanti altri che magari – anche in Italia – vendono altrettanto ma sono noti solo agli appassionati. Ci sono anche tanti titoli adulti stupendissimi, e anche schifezze terribili, come è giusto che sia.
    Curioso: Quando si parla di voci “fuori dal coro” viene sempre citato Miyazaki, che è già di per se famoso e bravissimo, ma chi saprebbe dirmi altri nomi? Eppure ce ne sono tanti.
    Per curiosità, vi lascio due classifiche non fatte da me, ma provenienti dal sito AnimeClick dove è possibile, per gli utenti registrati e di solito molto appassionati di manga/anime, votare le opere (ci sono circa 3000). Queste le classifiche attuali (sono in continuo aggiornamento) di manga/anime. Di certo non vanno incontro a tutti i gusti, anche non sempre dei miei, però forse potrebbero dare una idea delle opere giudicate più di qualità (quante ne conoscete di queste?).
    Classifica anime (cartoni animati)
    1 – PlanetES
    2 – Conan, il ragazzo del futuro
    3 – Maison Ikkoku
    4 – Haibane Renmei – Ali Grigie
    5 – Welcome to the N.H.K.
    6 – Lady Oscar – Versailles no Bara
    7 – Una Tomba per le Lucciole
    8 – La Città Incantata
    9 – Kenshin Samurai Vagabondo – Memorie del Passato
    10 – Kenshin Samurai Vagabondo (serie tv)

    Classifica manga (fumetti)
    1 – Eden
    2 – Monster
    3 – GTO – Great Teacher Onizuka
    4 – Slam Dunk
    5 – Il giocattolo dei bambini
    6 – Fullmetal Alchemist
    7 – Rough
    8 – Claymore
    9 – Mars
    10 – Tutor Hitman Reborn!

  77. 100 Angra

    Per pretendere pagamento per certe cose bisogna avere dei titoli, tu che titoli hai scusa?

    E tutti gli editor che lavorano nelle agenzie di servizi letterari e nelle case editrici che titoli hanno? Non esiste un albo professionale con esame di Stato per fare l’editor.

    ***

    Ho la netta impressione che questa decisione di Gamberetta si stia scontrando con un fenomeno ben noto alla psicologia della persuasione chiamato ancoraggio. Se un perfetto idiota si è sempre fatto pagare per fare pseudo-editing sui testi altrui, magari dopo aver messo una targhetta “Agenzia di servizi letterari” sulla porta, nessuno ci trova niente di strano.

    Se al contrario una persona che in tutti i modi ha dimostrato competenza svolgendo però questa attività gratis dice: “Ok, da adesso mi dovete pagare come fate con tutti gli altri che vi forniscono servizi”, si leva un coro di Ah, che avida! e Uh, che stronza!

    L’ancoraggio è uno dei tanti bachi del sistema operativo degli esseri umani che i professionisti di settori come la pubblicità hanno imparato a sfruttare molto bene.

  78. 99 Uriele

    @ Federico: io per esempio Naruto lo sopprimerei… è na cazzata di dimensioni epocali e per chi legge le scan online, c’è anche “le incredibili” (cliché più abusato dell’universo #3 e #7) rivelazioni del dopo Pain. Il tanto criticato Dragon Ball in confronto, ancora oggi, è Tostoj.

    One Piece è differente, il mondo tondeggiante delle panoramiche, i vari effetti a occhio di pesce e una storia che non sconfina nel Power Player (i poteri sono sempre quelli e non c’è questa crescita spropositata alla Hero che ammazza una serie). Inoltre ha una storia che continua a far emozionare anche se tende a toccare il demenziale spinto (e gli ultimi numeri sono un crescendo).

    Comunque dal giappone vengono serie notevoli (chi non piange e si spiscia a vedere Tengen Toppa Guren Lagan o FLCL non ha cuore). Il fumetto americano si può confrontare con quello giapponese ad armi pari o anche quello francese. Quello italiano zoppica ancora parecchio:
    o è politico/ Avvvvvvte
    o è popolare (in che a parte i lavori di Recchioni che comunque sono molto citazionisti e riprendono il fumetto americano), che significa uno sfrangiamento di maroni in salsa horror fantasy o fantascienza, che per il 90% ricicla vecchi film e vecchi libri cambiando i nomi dei personaggi, per il 5 sono drammi politico sociali con soluzioni idiote e per l’1% sono idee belle e originali

    La golden age dei grandi italo argentini è finita, purtroppo.

    C’è una terza categoria che forse rappresenta il meglio, ma per ora è occupata da un solo uomo: o è Ortolani.

    PS: punto a favore del fumetto giapponese (che ne vale mille), la storia, bella o brutta che sia, disegnata da un bambino monco o dallo zombie di Leonardo, finisce. Ed è una gran cosa per un lettore sapere che non sfilacceranno lo stesso personaggio in eterno. Averne una continuity e una storia coerente. Io mi sono avvicinato ai fumetti americani solo attraverso le miniserie (tipo Hitman) o le Graphic Novel (Top10, la lega degli uomini straordinari,…).
    Secondo punto, per me ancora più importante, il fumetto giapponese ha un solo sceneggiatore (o una coppia) che porta avanti la storia in modo coerente dall’inizio alla fine (come Gaiman per Sandman, come Willingham per quel capolavoro di Fables,…). L’unico fumetto lungo da Edicola seguito quasi per tutti i numeri dagli stessi sceneggiatori è stato John Doe (e detective dante, ma non mi è piaciuto particolarmente). I grandi “argentini” avevano anche questo: tendevano a seguire il loro personaggio dall’inizio alla fine (pensate a Pratt e al suo Corto sul corriere dei piccoli)

  79. 98 Federico Russo "Taotor"

    La verità è che il manga in sé, col passare degli anni, è diventato puramente un fenomeno commerciale.
    Miyazaki, per esempio, non so come si ponga nei confronti di tale arte. Temo che anche lui ci speculi, ma speculazione o no, le sue opere sono semplici capolavori (La città incantata è arte pura, semplicemente magnifico e commovente).
    Personalmente, apprezzo moltissimo gli anime e i manga che non “pretendono” di essere seri, quelli nati coll’intento di far ridere – One Piece, per esempio, per quanto sia piuttosto sciacquato nella trama, sa riprendersi, rinnovarsi, far ridere e interessare ugualmente.
    Tutti gli altri tipi, be’, non mi piacciono granché; non sono realistici e il più delle volte sono banali. Ma quest’ultimo punto dipende solo dai miei gusti, per cui non ci vedo nulla di strano se ad altri invece piacciono.

  80. 97 Uriele

    E poi a grandi disegni (intesi come stile “europeo” realistico, cioe’ quello che va per la maggiore nel fumetto da edicola, non le meraviglie della tecnica di Pratt) non sempre corrispondono grandi strorie, anzi (scuola del fumetto di milano memento il Demon Hunter!!!!) XD

    @ Cafeine: esiste… si chiamano iquindici. Non fa articoli di scrittura, ma ci sono un sacco di betareader che leggono e ti danno consigli sul testo. Quelli ritenuti migliori (l’1% ) vengono proposti all’ Einaudi, se non erro. Sono i fratellini minori dei Wu Ming.

  81. 96 Lara

    Parte del commento pertinente con il post di Gamberetta. Qualcuno ha fatto notare che chi usufruisce di un editor all’interno di una casa editrice non ha bisogno di rivolgersi ad altri. Non è necessariamente così: secondo la mia esperienza, il betareading, soprattutto se di alto livello, è decisamente necessario prima dell’edting vero e proprio. Sia dal punto di vista del meccanismo, sia da quello linguistico. Necessario non significa obbligatorio: sta alla decisione e alla sensibilità dei singoli richiederlo. Non è una regola.

    Parte del commento non pertinente: mi domando il motivo dell’astio dei disegnatori italiani nei confronti del cosiddetto “ciarpame”. Forse, mi rispondo, perchè conoscono solo una parte della produzione giapponese, quella più popolare. Però fra Masashi Kishimoto, l’autore di Naruto, e Myazaki
    ,esiste una vasta schiera che si trova nel mezzo, e che ha non poche punte di eccellenza senza esibire nemmeno una corazza di latta fluorescente o una parrucca fucsia.
    Me lo chiedo davvero: credo che l’acredine non ponga affatto in buona luce gli italiani che si cimentano con il fumetto, ma li faccia automaticamente passare dalla parte, perdonate, del torto.

  82. 95 Angra

    @AngicourtJester

    Perché un autore pubblicato dovrebbe venire a cercarti?

    Dovresti chiederlo agli autori pubblicati che chiedono aiuto a Gamberetta.

    @Carraronan

    Ok, diciamo che l’obiettivo della Recensione di Natale è il pubblico ludibrio. Ma per quello c’è la roba che scrivevo io a tredici anni, se vogliamo ^__^

    Non pensi che il requisito pubblicato e con un minimo di distribuzione abbia comunque senso?

  83. 94 ???

    @ Cafeine

    Mi aggiungo a Taotor per quanto riguarda i disegni: complimenti.

    Per il resto: tieni presente che il sito è frequentato da gente di ogni età e formazione perciò penso che Gamberetta (e con lei il Duca) possa essere un bel rality check per quelli alle prime armi con la scrittura.

    Dal tuo post mi sembra di capire che per te invece il miglioramento possa esserci solo in proprio e questa mi sembra una grande cazzata.

    Certo Gamberetta e il Duca sono solo esseri umani e come ogni essere umano hanno difetti e/o limiti, ma la loro passione e l’utilita dei rispettivi siti non penso si possano negare.

  84. 93 AngicourtJester

    E con questa uscita perdi tutta la credibilità che avevi accumulato finora (e non era poca).
    Per pretendere pagamento per certe cose bisogna avere dei titoli, tu che titoli hai scusa? Perché un autore pubblicato dovrebbe venire a cercarti?
    Certe uscite, da un MrScrittore affermato possono ancora essere comprensibili: sei un professionista, il tuo tempo è denaro e va bene, può starci che i tuoi consigli siano a pagamento.
    Ma tu? Che referenze hai? Di strada ne hai da fare ancora tanta che non ne hai idea e leggendo i romanzi che scrivi chiunque sia un minimo competente in materia se ne accorge. Non hai né l’esperienza né la posizione per far pagare i tuoi consigli, tantomeno per assumere certi atteggiamenti.

    Troppa gente ti ha chiesto aiuto? Fallo notare e punto. L’umiltà non guasta mai.

  85. 92 cafeine

    @Federico: prima di tutto, grazie1 :)

    Seconda cosa, hai ragione: sicuramente Gamberetta può dare dei grossi consigli riguardo la prosa, ma questo serve a poco o niente.
    Primo: se non sai scrivere, che ci provi a fare? Se costruisci frasi interminabili, se infarcisci i dialoghi di enfasi e metafore, se metti congiuntivi ovunque, se non sai costruire un periodo scorrevole, SEI UN INCAPACE.
    Il che non significa che tu non abbia possibilità di essere pubblicato, anzi.
    Se invece hai questi vizi ma in maniera minima, giusto qualche caduta di stile di tanto in tanto…beh, non hai bisogno di ricorrere all’aiuto di Gamberetta. Io continuo a sperare che ci sia qualche editor con l’occhio lungo, che riesca a riconoscere una bella storia anche al di là di qualche difettuccio dovuto all’inesperienza.

    D’altra parte, ci tengo a ricordare che la paladina della Buona Letteratura sforna “romanzi” noiosissimi, freddi e di impressionante banalità (che quindi prima o poi troveranno un editore, ne sono certa!).
    Io credo che Gamberetta abbia un unico fondamentale problema: sa scrivere, ma non ha niente da scrivere.

    Diciamo che non mi fiderei del giudizio di una persona del genere.
    Se avessi un racconto finito, cosa che spero di avere presto, non farei altro che spedirlo a una casa editrice dopo averci dato un’aggiustata. Se vale, vale. Se non vale niente, c’è poco da fare.

    Riguardo al fantasy giapponese…NON NE POSSO PIU’!
    Salvo solo Miyazaki e Final Fantasy. Per il resto, mi sono ufficialmente rotta di capelli rosa, occhi abnormi, corazze arcobaleno, onde energetiche, demoni e tutta sta roba sfruttata fino all’osso!

    Personalmente, sto tornando alle origini: le atmosfere fiabesche di Labyrinth e dei Genesis, il folklore europeo, tutto quel mondo bellissimo che è stato riportato in vita da Neil Gaiman e in parte dalla Rowling, insomma.

    Naturalmente sono gusti personali, ma inizio a credere di non avere più l’età per frequentare questo sito o per criticare libri di marmocchi.

    Per questo sostengo che bisognerebbe crearne uno alternativo, privo di recensioni di anime sconosciuti e trasmessi solo in giappone alle 2 di notte.

    Recluto volontari!

  86. 91 Il Duca Carraronan

    Mi pare che la scorsa recensione sul Ghirardi, preceduta com’era da Un concetto serio, non fosse su questo spirito.

    Sbagliato.
    Analizziamo la questione.
    I concetti seri Gamberetta li esprime sempre, anche quando non è Natale. Quindi non è quello a fare la differenza. Qual è la differenza allora?

    La differenza nel massacro natalizio, come sempre descritto e come è stato nell’unico caso precedente, è che solo in quel caso accetta apposta di leggere un libro considerato orribile in partenza da tanti come “dono ai lettori”. Perché dono? Perché ormai non ha più voglia di perdere tempo dietro al pessimo fantasy italiano pubblicato dai pessimi editori italiani quindi lo fa solo come “regalo natalizio” al gentile pubblico.

    Che poi, come è ovvio, inserisca aggiunte interessanti come sempre fa negli articoli mi pare la normalità e non una cosa diversa (la questione spazio delle librerie serviva a sottolineare alla massa “meno attenta” un concetto banalmente ovvio in ogni ambito, ovvero il vincolo della risorsa scarsa: ogni tanto val la pena dire le cose ovvie nel caso il pubblico da solo non le pensi perché “troppo ovvie” per badarci… peccato che poi siano il vero elemento importante da considerare ^_^).

  87. 90 Teo

    Ora mi linceranno, ma sì, anche a me tutto il ciarpame giapponese comincia a infastidire.

    Concordo… quanto meno andrebbe ridotto il ciarpame commerciale giapponese. In Giappone c’è TANTA roba buona, basta evitare le varie rivistine idiote e più in generale tutto quello che può essere definito kawai.

  88. 89 Angra

    Tornando allo spirito della Recensione di Natale, penso che l’oggetto dovrebbe essere un titolo pubblicato da un editore che abbia almeno una minima possibilità di far danni (=distribuzione). Mi sembra inutile, parlando in generale, andare a scassinare i cassetti nelle case degli scrittori. Escluderei anche l’editoria a pagamento, perché non si ottiene altro che dimostrare l’ovvio, cioè che pubblicano qualsiasi cosa.

    Mi spiego meglio: non vorrei considerare la Recensione di Natale solo come l’occasione di farsi due risate su un brutto testo, per quello basta andare sulle fanzine. Mi pare che la scorsa recensione sul Ghirardi, preceduta com’era da Un concetto serio, non fosse su questo spirito.

  89. 88 Federico Russo "Taotor"

    Eterna vergogna e disonore sul primo che sborserà un solo centesimo per “valutazioni, editing e consulenze”!!!

    Perché mai? Sono molto più utili i consigli di Gamberetta di quelli di altri fantomatici esperti. Male che vada, se uno invia qualcosa alla Gambera, può solo ricavarci una prosa decente.

    Ce ne vorrebbe uno nuovo. Uno in cui sia bandito tutto il ciarpame giapponese, per prima cosa.

    Ora mi linceranno, ma sì, anche a me tutto il ciarpame giapponese comincia a infastidire. XD Cioè, mi piaceva una volta, a 12, 13 anni, poi si cresce. Ma i gusti son gusti, non si può rimproverare nessuno.

    P.S. Ho visto i disegni sul tuo blog, sei molto brava! Complimenti!

  90. 87 Il Duca Carraronan

    La battuta esagerata sul “sta morendo e le rimane solo la scrittura – segue grassetto” era per prendere per il culo “al” che, infatti, non aveva intuito il senso della recensione natalizia. Anche se il dubbio che non stesse benissimo mi era venuto (in alcune foto ha i capelli blu… un cosplay di nihal per nascondere gli effetti nocivi del malanno? ^_^) nonostante i riferimenti all’essere il carrarmato del cosplay.

    Scusate…chi ha detto che voglio una cattiva recensione?

    Si discuteva di recensioni natalizie e le recensioni natalizie sono dedicate alla MERDA già nota come tale (ovvero con sospetto minimi che possa non esserlo) e per il solo scopo di FARLA A PEZZI per il pubblico ludibrio. L’argomento è stato trattato decine di volte nell’ultimo anno, in pratica a ogni richiesta stile “Gamberetta recensisci questa porcata”,
    La volta scorsa era il Ghirardi.

    Segnalare quel libro, potrai intuire, non equivale a fargli un complimento, motivo per cui ti ho preso per il culo quando ho visto che il libro che volevi vedere umiliato era quello di un’invalida con tanto di pensione.

    Mi pareva evidente l’intera struttura dell’operazione di sfottò per “al”.
    Non mi aspettavo passasse Alessia a giocare prima di “al”, rovinando parte del LULZ, ma fa niente.

  91. 86 al

    Scusate…chi ha detto che voglio una cattiva recensione? Ho detto che ho interesse ad una recensione di Gamberetta, opunto. Per inciso, lweggendo i suoi gusti tramite le recensioni, penso lo troverebbe un libro interessante.
    Detto questo, non commenterò più qui perchè siete davvero un “pubblico” arrogante. Tanto è brava Gamberetta quanto voi altezzosi e in prima persona con cattive intenzioni se evdete cattveria ovunque.

  92. 85 Lo Zeno

    Conosco Alessia di persona (ciau!), tanto che sabato scorso siamo stati ad un locale a Cella di Reggio Emilia assieme.
    L’Atassia di Friedreich, letta sui libri/wikipedia, spaventa di più che a “vederla” di persona, posso assicurare (parlo dal punto di vista di chi “osserva”, non di chi la “vive”, perché è sempre un’altra cosa). Vedendo Alessia, si vede che è una malattia invalidante, fastidiosa, complicata, crea un sacco di problemi e richiede (penso) un sacco di impegno da chi ne soffre e da chi le sta attorno, ma si vede bene che lei “sta bene” nel senso che non vive sull’orlo del baratro come succede invece in tante malattie meno invalidanti ma mortali.

    E ad Alessia non è rimasta “solo la scrittura ed il suo mondo Fantasy” ;)
    Tra le varie cose, HA la scrittura, HA la passione per il Fantasy, ma non sono le uniche cose perché per fortuna nulla le impedisce di essere tuttora molto stimata e nota nell’ambiente cosplay, e di avere un buon circolo di amiche che prova la giusta ed equilibrata stima per i suoi pregi.

    Tra parentesi: il suo Avelion, sembra assurdo, ma su eMule si trova: in questo momento sono in ufficio quindi non so darvi gli estremi del file per la ricerca, ma un mesetto fa avevo provato a cercarlo per curiosità e l’ho trovato. Unico svantaggio è che le fonti sono pochissime (sei o sette al massimo) e quasi mai tutte collegate, quindi scaricare il file è un lavoro di pazienza infinita.

  93. 84 Vincent Law

    Beh mi complimento con Alessia che è venuta a commentare di persona, e le faccio tanti auguri per una vita un po’ più serena, visto che combatte con l’atassia di Friedreich.
    Per il resto attendo il sondaggio natalizio! Lo scorso anno ha vinto il trash :D vediamo cosa capiterà.
    Un ultima riga per cafeine: perchè vorresti un sito dove “sia bandito tutto il ciarpame giapponese, per prima cosa.” ? Non sono assolutamente d’accordo, già “bandire” è ridicolo, e oltretutto personalmente ammiro molto il “ciarpame” che arriva qui, perche considero il Giappone un popolo avanti a noi e, seppur mantenedo millemila difetti, lo trovo affascinante sotto molti punti di vista. Lasciamo perdere che sono un appassionato di anime e manga eh, non sono di parte, anzi! A me piace ciò che penso sia bello (?), un manga, un libro o una canzone, è uguale. Questione di gusti. Quindi non credi di essere stato un po’ superficiale suggerendo di bandire tutto il ciarpame giapponese?

  94. 83 lilyj

    @ cafeine: non mi pare che sia stata Gamberetta ad andare a dire ad autori pubblicati/in via di pubblicazione “volete una mano con l’editing”. Sono stati loro a cercarla, quando dovrebbero avere già degli ‘editor’ forniti dalla casa editrice. Pagati. Nessuno li ha obbligati a bussare alla sua porta. Mi sembra più che giusto che, se gli ‘autori’ in questione vengono a richiedere certi servizi, debbano sborsare i diné. La gente che dovrebbe fargli il lavoro ce l’hanno già.

  95. 82 cafeine

    Eterna vergogna e disonore sul primo che sborserà un solo centesimo per “valutazioni, editing e consulenze”!!!

    Roba da matti. Questo sito inizia a vantare una credibilità e una professionalità davvero esagerate.

    Ce ne vorrebbe uno nuovo. Uno in cui sia bandito tutto il ciarpame giapponese, per prima cosa.

  96. 81 Il Duca Carraronan

    A parte i problemi a reperirlo, direi che è tutto ok.
    Il tipico autore di fantasy è un disabile mentale o appare tale: basta guardare tanti altri aspiranti che discutono in giro (senza tirare in ballo un certo orobico ingegno che fece parlare a lungo di sé col suo romanzo). Messi tutti assieme fanno un cervello (e nemmeno troppo sviluppato). Roba da Aktion T4. Non mi pare ci si sia mai fatti scrupoli per questi motivi.

    Mi preoccupava solo la questione cardiaca perché sono sensibile a queste cose. Ma se non ci sono problemi, direi che è campo aperto per la bastonata libera. ^__^

    Però, appunto, non è un libro molto diffuso. Il divertimento del massacro natalizio diminuisce. Meglio trovare altro, sperando che facciano uscire presto qualcosa di succoso stile Ghirardi.
    ^__^

  97. 80 Alessia

    Ti rassicuro Duca, lieta della tua preoccupazione per la mia salute, che il mio cuore è forte e sano, oltre che costantemente controllato.
    Certo, se mi maltrattate troppo potreste avermi sulla coscienza. Dopotutto sono solo una povera ragazza disabile che non ha altro che la scrittura e i suoi mondi fantasy, ma il rischio fa parte del gioco no? ^_-
    Conosco il tipo di recensioni di Gamberetta: approfondite, complete e analitiche oltre che incredibilmente taglienti. Non intendo dissuaderla o convincerla a recensire Avelion, ma dubito che il mio libro, essendo autoprodotto e con una diffusione assai limitata, sia scaricabile da Emule o siti simili. Ragione per cui, a meno che qualche utente di questo blog non acquisti una copia del libro per regalarla a Gamberetta, non credo potrà reperirla gratuitamente.

  98. 79 Il Duca Carraronan

    Beh, se non ci sono ancora state complicazioni cardiache gravi, direi che volendo si può infierire. ^__^

  99. 78 Alessia

    Scrivo perchè seguendo saltuariamente il blog di Gamberetta ho letto i commenti a mio riguardo e vorrei rassicurare che, diversamente da quanto inteso dal Duca ( e ben sottolineato nella mia biografia con la frase “Non sto per morire”) l’Atassia di Friedreich è una malattia genetica, rara e degenerativa, oltre che altamente invalidante, ma non mortale.
    Ulteriori informazioni potete reperirle qui: http://www.atassiadifriedreich.it/adf_ita/Friedreich.html
    E sì, quanto scrivo risponde al vero, insinuare diversamente sarebbe davvero meschino.

  100. 77 Il Duca Carraronan

    Scusa “al”, ma Alessia Mainardi, la scrittrice e cosplayer, a quanto dice in entrambi i siti ha scoperto da alcuni anni di essere affetta da Atassia di Friedreich, una malattia degenerativa del sistema nervoso incurabile.

    Qui:
    http://www.avelion.it/Autrice.htm

    In questi anni, dai 14 ai 18, ho cominciato ad appassionarmi al mondo di anime e manga e a frequentare community internet che raccolgono fanfction, e a ricominciare a scrivere qualcosa. Sono stata supportata da amiche fantastiche, anche loro con le mie stesse passioni per fumetti e scrittura, incontrate on-line e poi diventate parte integrante della mia vita reale, con cui scambiavo, e tutt’ora scambio, impressioni, consigli e critiche in una sorta di ‘circolo delle scrittrici’.
    All’età di 18 anni, dopo aver fatto un rocambolesco cambio di studi passando dal liceo scientifico al, a me più congeniale, liceo artistico, purtroppo mi è stata diagnosticata una malattia rara e incurabile che ha sconvolto completamente i miei piani per il futuro: l’Atassia di Fredreich.
    Purtroppo con questa diagnosi sulle spalle e le prospettive tutt’altro che rosee per il futuro, i miei progetti per diplomarmi e poi continuare gli studi per Archeologia o in Conservazione dei Beni Culturali sono andati in fumo.
    Dovevo ricalibrare la mia vita sulle mie nuove prospettive e non nascondo che sia stato decisamente difficile.
    Non ho concluso nemmeno le scuole superiori perchè dopo aver perso un anno a causa di un periodo di depressione dovuta alla malattia, quando ho ricominciato a studiare come privatista due anni in uno, per arrivare al diploma con la mia classe dell’epoca, mi sono resa conto che le mie ‘abilità corporee’ erano notevolmente diminuite: non ero più in grado di disegnare, dipingere, modellare e perfino scrivere a mano libera se non con fatiche indicibili e con risultati assolutamente deludenti.
    Ho preferito rinunciare.
    Negli anni la mia malattia ha continuato a peggiorare progressivamente, tanto da farmi ottenere l’invalidità totale con tanto di pensione, ma è stata proprio questa la mia fortuna. Avevo abbandonato gli studi, ma non ho mai smesso di desiderare di realizzare qualcosa nella mia vita e se anche una normale attività lavorativa non mi era adatta… potevo sempre scrivere!
    La mia più vecchia e radicata passione è tornata prepotentemente nella mia vita fino a spingermi a scrivere tra il 2007 e il 2008 il mio primo romanzo fantasy “Avelion – La Figlia dell’Acqua”, il primo della saga dedicata al fantastico mondo di “Avelion”.

    e qui:
    http://www.ryucosplay.com/My_Life.htm

    Ho avuti i problemi tipici di tutti gli adolescenti, una famiglia particolare, tante scuole cambiate, amici che scoprivo non essere tali e alla fine di tutto.. al compimento dei miei 18 anni, la diagnosi di una malattia incurabile!
    Tranquilli, non vi spaventate, non sto per morire!
    Sono solo affetta da una di quelle malattie definite ‘rare’ che si chiama ‘Atassia di Fredrick’ … che cosa comporta?
    Un migliaio di ‘simpatici’ problemi tra cui la perdita dell’equilibrio e della coordinazione motoria, per cui non posso assolutamente correre o saltare, ma nemmeno portare i tacchi alti poichè non avendo equilibrio rischierei di ruzzolare per terra molto poco elegantemente ^_^;;;; (provate voi a mettervi i trampoli e poi con quelli entrare in un paio di tacchi a spillo e capirete che intendo!).. e oltrettutto cammino in un modo vagamente da ‘ubriaco’ (o meglio da ‘pirata ubriaco’.. se qualcuno di voi conosce Captain Jack Sparrow.. beh sono l’unica al mondo a poter vantare una camminata identica alla sua anche da sobria!) e spesso uso il bastone per essere più sicura. In più non posso fare nessun tipo di sport perchè la malattia mi da una stanchezza cronica che limita parecchio le mie forze.. e via via che il tempo passa anche le ‘attività di fino’ come lo scrivere o il disegnare che tanto amo, diventano sempre più difficoltose per me perchè legate anche quelle alla coordinazione motoria.

    Sta morendo e le è rimasta la scrittura e il suo mondo fantasy (se è vero quanto scritto) e tu vorresti che Gamberetta le facesse del male? NEMMENO IO infierirei su una persona così.

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