L’importanza di essere simpatici

Secondo l’esimio Duca, “il mondo editoriale è una pozza di piscio in cui galleggiano stronzi”.
Quanto il Duca sia ottimista l’ho scoperto per caso pochi giorni fa, qui.
Riassumo la situazione: un utente del forum Writer’s Dream scrive la recensione di un romanzo pubblicato da tale Edizioni Montag (editore non a pagamento che ha nel suo catalogo anche alcuni romanzi fantasy). Due commentatori non entrano nel merito della recensione, ma si lamentano del prezzo di copertina, per loro troppo elevato (13 euro per 88 pagine). Interviene un rappresentate della casa editrice a redarguire i contestatori:

ragazzi, io ve lo dico in maniera spassionata: voi gli editori li fate scappare via, ammesso che ve ne importi qualcosa di interagire con qualche addetto ai lavori. e non mi riferisco solo a questa discussione ma a tutto il contesto. non potete sempre e solo criticare ogni virgola e non provare a comprendere le ragioni. [...] E poi questo editing. Scusate, ma che palle!

E già qui ci sarebbe molto da dire. Perché nel mondo normale, non quello alla rovescia, il cliente ha sempre ragione. Una persona ha il pieno diritto di lamentarsi del prezzo, dell’editing, dell’impaginazione, della copertina, del nome dell’autore e del giorno della settimana scelto per pubblicare il romanzo. In Italia ci sono 3.000 editori che sfornano 60.000 titoli ogni anno. Non c’è penuria né di case editrici, né di libri. Anzi, se di colpo sparisse il 90% della produzione libraria sarebbe meglio, perché ci sarebbe meno spazzatura a intasare le librerie.
Dunque il rappresentante di Montag potrebbe risparmiarsi di sputare in faccia ai suoi potenziali clienti, ma pazienza, ormai anche a questa ingiustificata arroganza sono abituata. Non ero ancora abituata al messaggio seguente del signor rappresentante delle Edizioni Montag:

Vi assicuro che Writer’s Dream è molto seguito, non solo da noi che rispondiamo, e credo che come noi di Montag anche altri editori, quando vedono il testo di un nick non troppo simpatico, lo cestinano senza nemmeno aprire il file.
un consiglio: fatevi furbi, almeno.

Analizziamo:
1) Writer’s Dream e presumo anche altri siti che si occupano di scrittura ed editoria sono frequentati da Montag e da altri editori.
2) Montag e altri editori si segnano gli utenti “non troppo simpatici” e se per caso riconoscono un manoscritto di costoro lo cestinano senza neppure leggere una parola.
3) L’invito è a farsi furbi. Penso indichi che è il caso di leccare o stare zitti. Oppure è un invito a usare nick e nomi falsi sui forum, così ti possono dire che sei una vigliacca e che se non ci metti la faccia non hai il coraggio delle tue opinioni.

Abbiamo un editore che quasi si vanta pubblicamente di tenere un comportamento poco professionale, invita all’autocensura e in più sostiene che è anche quello che fanno i colleghi. Ora, per me siamo oltre il limite. Davvero, a cosa serve articolare un qualunque discorso quando i presupposti sono questi?
Notare che, in privato, più di un autore mi aveva già spiegato come fosse il caso di leccare. Al massimo male non fa. Invece criticare: no, no, no. Non si fa. Se critichi non fai gioco di squadra, e chi non fa gioco di squadra è meglio che non lo pubblicano. Ma un conto è un suggerimento amichevole, un conto è un editore che lo conferma in pubblico senza la minima vergogna. Vuol dire appunto che ormai siamo a testa in giù: il comportamento assurdo è considerato normale.

Perciò se volete pubblicare leccate. Leccate tutti, leccate sempre. E state attenti ai commenti che lasciate, anche qui sui Gamberi: sarebbe un bel guaio se finiste nella lista dei personaggi “non troppo simpatici”.

* * *

Questo articolo fa parte del Marciume. Maggiori informazioni sul Marciume, qui.

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72 Commenti a “L’importanza di essere simpatici”

  1. 72 L'importanza di essere simpatici « Gumwriters

    [...] titolo del post l’abbiamo rubato a “Gamberi Fantasy”, l’articolo non è recente ma il messaggio di fondo è privo di scadenza: non fate gli [...]

  2. 71 DagoRed

    http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s04/il-testimone-s04e03-vip-volo-uncut-1

    in particolare, a partire da 0.25

    Si può dire tutto di Volo e delle sue capacità narrative, ma almeno è (ihmo) molto più onesto della media degli imbrattacarte italioti.

  3. 70 L’importanza di essere simpatici « Gumwriters

    [...] titolo del post l’abbiamo rubato a “Gamberi Fantasy”, l’articolo non è recente ma il messaggio di fondo è privo di scadenza: non fate gli [...]

  4. 69 Anacarnil

    Percentuali superiori al 10% non le mollano mica tanto facilmente. Che io sappia, è il massimo che un editore italiano sia disposto a dare. E, pertanto, non so se Licia ci arrivi.
    Sicuro però che il numero di copie detto da GSeck è altamente superiore alla realtà: Paolo Giordano, con tutte le settimane che ha fatto tra i top ten, non ha superato di molto le 120.000 copie. Anche se Licia ha prodotto una decina di romanzi, non può essere arrivata a un milione: non l’ho mai vista nelle classifiche di vendita, se non in quella “per ragazzi”.

  5. 68 Zweilawyer

    I guadagni dell’autore solitamente si aggirano fra il 6 (il minimo che ho visto su un contratto) e il 10%, e non si triplicano se il primo libro ottiene un buon successo. E’ possibile anche un compenso forfettario.
    Circa la Troisi, probabilmente ha guadagnato meno di quanto si pensi.

  6. 67 Asher^Kunitz

    Io online ho letto che per ogni romanzo si prende un corposo anticipo + le percentuali sulle copie vendute. Percentuali che vanno dall’8 al 15%. Però non per tutti vale la stessa cosa e la fonte online non era molto attendibibile XD

  7. 66 Diego

    @GSeck: sulla questione in generale non è che se uno mette via guadagni stratosferici sia obbligato da contratto a mollare il suo vecchio lavoro. Poni il caso che alla Troisi piaccia il suo lavoro da astrofisica. Se riesce a organizzare il suo tempo in modo da fare l’astrofisica e scrivere quando è a casa e il modus le va bene così, perché dovrebbe lasciarlo? Sul resto non so, magari qualcuno addentro alla cosa editoriale può dare notizie più precise. Il 10% mi sembra parecchio (10% da cui mi pare che si debba togliere il 20% di RA obbligatoria, in ogni caso), fatto segno che se anche si trattasse della metà, su certi volumi di vendite si parla comunque di grosse cifre, su quello siamo d’accordo. Credo invece molto poco a una ‘percentuale triplicata’ (30% mi sembra davvero impossibile, per quanto possano aver venduto i suoi libri. S. King che dovrebbe prendere, allora, il 90% ?). Non credo nemmeno (ma qui vado puramente a naso) che si faccia pagare per le presentazioni, se non magari per un rimborso spese.

  8. 65 GSeck

    @Angra
    Sei sicuro dei dati sulla Troisi? Ammettiamo che le diano il 10% sulle vendite, dovrebbe essere più di un euro a copia. Ha venduto circa un milione di copie, quindi dovrebbe aver guadagnato più di un milione di euro. A questo dovremmo aggiungere i soldi guadagnati per gli articoli, per le presentazioni, per i racconti pubblicati nelle antologie e così via. Inoltre credo che dopo il successo dei primi libri, la sua percentuale sia triplicata. MI pare abbastanza per campare: ho sbagliato qualche calcolo?

  9. 64 Angra

    E’ una questione di rapporti di forza, alla fine. Se c’è una richiesta di elettricisti che supera di mille a uno l’offerta, allora l’elettricista si sentirà in dovere chiederti molti più soldi di quanto sarebbe sensato, trattarti a pesci in faccia e pretendere prestazioni sessuali. Bisognerebbe entrare nell’ordine di idee che per fare l’elettricista non bisogna essere dei geni, e che cambiare un salvavita guasto è una cosa che può imparare a fare chiunque in dieci minuti.

    Pubblicare è in sostanza un fatto di vanità: troppi best seller da 50.000 copie bisogna sfornare per tirarci fuori uno stipendio. Persino la Troisi, con tutto quello che vende, continua a lavorare. Quell’esercito di aspiranti autori che si venderebbe i reni per vedere il proprio nome nelle librerie ha trasformato in tanti padreterni della gente che, quando va bene, sa fare il proprio mestiere come la media della popolazione, cioè male.
    Tutti questi geni che lavorano nelle case editrici – grandi professionisti dell’editing, gente che di scrittura se ne intende, uh se se ne intende – sono stufi, arcistufi e umliati di dover sempre leggere delle porcherie. L’unica cosa che non si capisce è perché, se son così bravi, le librerie son piene di spazzatura scritta da 6– al tema delle medie. Forse è colpa dei geni del marketing, a cui spetta l’ultima parola? Allora perché, con tutti questi geni del marketing, tre titoli su quattro se ne vanno regolarmente al macero senza vendere una copia?

  10. 63 Doarcissa

    @ Flinth
    Due cose:
    1. l’autore non e` un cliente della casa editrice. La casa editrice e` un’impresa che guadagna dal commercializzare un prodotto creato da un autore. La scelta del manoscritto da pubblicare deve dipendere dalla qualita` del prodotto, non dalla simpatia dell’autore… non da NIENTE che riguardi l’autore. Cosi` come il Negozio di Giocattoli non decide quale prodotto vendere in base alla simpatia del fornitore.
    2. le persone non sono piacevoli, in generale. Fortunatamente la piacevolezza, che e` necessaria nello stabilire relazioni di amicizia, e` del tutto superflua nei rapporti commerciali. Se chiamo un elettricista non mi rispondera` cosi`: “Ma lei, quanto e` simpatica? No, perche` se non non vengo”. Mi rispondera`, giustamente: “Fa 800 euro l’ora, puo` pagare in contanti?”

    Io penso che diverse case farmaceutiche, tutte le industrie petrolifere e il Vaticano siano personificazioni del Male Metafisico. Non lo penso delle case editrici. Penso, piuttosto, che alcune di esse non siano tanto in malafede, quanto completamente non professionali. Credo che chiunque non capisca le due cose sopra semplicemente non debba fare un lavoro che comporta avere rapporti con fornitori e con clienti. E se lo fa, lo fara` male.

    P.S.

    commessa part-time in un negozio di giocattoli

    … ti capisco! Lavorare in contatto con le persone rende pessimisti antropologici… almeno a me fa questo effetto.

    Ciao!

  11. 62 Flinth

    La prima volta che ho letto questo post ho pensato: “C’ha ragione Gamberetta! Il mondo dell’editoria fa schifo, ci prendono per scemi e il governo è ladro.”. Poi, tutta indignata me ne sono andata a lavoro: commessa part-time in un negozio di giocattoli, che chiamerò Negozio di Giocattoli. Sull’autobus ho assisto involontariamente a questa conversazione.
    Signora impellicciata al telefono(tono stizzito): Figurati che alla Bennet non l’ho trovato! Ho girato per un’ora per poi farmi dire dal commesso che il Giocattolo Incredibile è finito. Che ti devo dire? Mi tocca andare da Negozio di Giocattoli. (profondo sospiro esasperato) Eh, ma se alla Bennet non c’è, sono proprio costretta! Che seccatura.
    Al che nella mia testa il mio neurone mi ha suggerito di sparare alla Signora Impellicciata a vista non appena avesse messo piede in negozio, di sfracellarle la porta sul naso e di sventolarle il Giocattolo Incredibile in faccia per poi dargli fuoco e ridere istericamente.
    È lo stesso ragionamento che fanno gli editori di una casa editrice. Con quelle parole non volevano dire “Se volete essere pubblicati dovete leccare, spedirci ceste di primizie e torte infarcite di banconote”, ma piuttosto “se insultate apertamente la nostra casa editrice, dicendo che siamo antipatici/incompetenti/pretenziosi/venduti/puzzoni, che non comprerete più da noi/non l’avete mai fatto perché piuttosto scaricate da eMule, dopo non venite da noi a pretendere di essere pubblicati perché a questo punto ci state sul culo.”
    Io do ragione a loro. Non mi interessa quanto intendeva spendere la Signora Impellicciata: io le ho detto che il giocattolo non ce l’avevamo e di andare alla Bennet. Però non servo solo quelli che incensano il mio negozio come il Santuario Magico dei Giochi più Bellerrimi: mi riservo semplicemente di pagare con la stessa moneta chi mi tratta con sufficienza e con maleducazione.
    Se poi perderò la vendita dell’anno saranno fatti miei.
    (Con questo non intendo che uno non debba esporre le proprie critiche, per carità! Se uno venisse in negozio e mi dicesse “ci sono i topi nell’altra stanza” prenderei subito dei provvedimenti e ringrazierei la persona. Ma se uno entrasse in negozio dicendo “che brutti mobili, che brutto parquet. Ora voglio lo sconto” io gli sbatterei la cassa sui denti.)

  12. 61 Wanax

    Montag.. e vabbene segnamoci pure questa tra quelle da cui non comprare più…

  13. 60 Van_Horstmann

    Non siamo certo in buone mani…

  14. 59 GSeck

    @skalda: Il blog Secondo piano è stupendo, grazie per il link.

  15. 58 Diego

    @Angra: già, infatti è così. Per colmo d’ironia, ci sono pure gli editori che stampano in POD. Col mio ragionamento volevo però illustrare quello che ho definito il Paradosso dell’Inedito: il desiderio di pubblicare è talmente feroce che il tizio è disposto a PAGARE per sobbarcarsi un sacco di lavoro che non gli compete. Poi magari alla fine è pure soddisfatto. Da scriverci un articolo di psicoanalisi, altro che.

  16. 57 Angra

    @Diego: sì ok, intendo che non vendono a nessun altro che all’autore. Il quale, dopo essersi fatto da solo anche la copertina e la quarta, avrebbe potuto stamparsi le 150 copie mediante POD ottenendo lo stesso servizio (le sue copie stampate) e risparmiando almeno il 50%.

  17. 56 Diego

    @ Angra: come non vendono? Vendono eccome! Segui bene il percorso: l’autore scrive il libro, spedisce all’editore X che lo accetta e poi costringe l’autore a cercarsi la copertina, farsi l’editing e correzione di bozza, scriversi la quarta e in qualche caso tagliarsi gli alberi per procurare la carta. Quando il libro è pronto, l’editore vende all’autore le 50 o 100 copie d’obbligo. Devi ammettere che c’è della genialità in tutto questo. Gente così saprebbe vendere sabbia ai Sauditi. ^_^

  18. 55 Angra

    @Zweilawyer: puoi aggiungerci anche questa: autori che devono scriversi da soli la quarta di copertina (forse è parente di la copertina mandamela via email). Se a un editore non frega niente nemmeno della quarta di copertina vuol dire che non si pone proprio il problema di vendere quello che “pubblica”.

  19. 54 Zweilawyer

    Con le mail giunte al mio indirizzo potrei scrivere un libro. Magari omettendo tutti i nomi per evitare di passare anche i giorni liberi in tribunale:-).
    500 euro per un ISBN e poche decine di copie effettivamente stampate, piccole case da 100 libri l’anno (non sto parlando della Montag), nessun editing, la copertina “mandamela via mail”, due anni per pubblicare, una sfilza di rinvii della pubblicazione, nessuna risposta dopo 20 o 30 email, 1800 euro per 180 copie ed aver vinto il concorso bandito dalla casa. Ce n’è per tutti i gusti. Milioni di euro versati ogni anno dagli esordienti, che si accollano tutti i rischi senza avere la benchè minima possibilità di guadagno.

    Zweilawyer

  20. 53 zizzio

    ed è successo anche questo http://www.booksblog.it/post/5718/5718#show_comments

  21. 52 Skalda

    Altra cosa.
    Consiglio di dare un’occhiata a questo blog:
    Secondo piano
    per avere idea di quello che accade dall’altra parte della barricata: negli uffici di una casa editrice medio-piccola.

  22. 51 Skalda

    a questo punto conviene mettere insieme una decina di autori (in modo da avere anche un curato editing reciproco), fondare un’associazione culturale che operi come editore, in modo da gestire gli isbn ed accordarsi con un distributore, e poi assegnare un isbn a chiunque di loro voglia pubblicare.

    Ottimo consiglio.
    Con una piccola spesa a testa (attorno ai 1000 euro) 10 autori potrebbero autopubblicarsi senza troppi problemi. Comprare i codici ISBN è il minimo, basta guardare il sito per i prezzi ISBN, e lo di fa con poca spesa. I codici a barre si generano con un software gratuito.
    Per la distribuzione ci si può rivolgere per esempio a NdA, si mette su un piccolo sito di e-commerce. Poi si stampa in digitale o (se si è proprio tanto ottimisti) in offset.

  23. 50 Angra

    P.S. a scanso di equivoci, quell’editore non era Montag.

  24. 49 Angra

    @scrocco:

    l’equivoco è questo: un editore che si fa dare quasi 3000 euro da un autore facendogli comprare 150 copie a 19,50 euro (è stato proposto a me, che avevo mandato il manoscritto non sapendo che l’editore fosse a pagamento), il guadagno ce l’ha tutto in quelle 150 copie. Per assurdo, se le facesse stampare da Lulu a 10 euro a copia avrebbe lo stesso un guadagno di 1500 euro per fare un po’ di impaginazione. Il discorso delle percentuali ha senso se si parla di un editore che vuol vendere davvero ciò che pubblica, ma se ha già preso 3000 euro dall’autore vuol dire che a vendere davvero il libro non ci pensa nemmeno.

  25. 48 scrocco

    … – 3 euro per il costo di stampa. Quindi 4 euro. Viva i numeri xD

    Anche così comunque quel 15% in più per l’autore farebbe una grossa differenza. Insomma, se su 1000 di tiratura 300 è ritenuta già una buona vendita… l’editore non può andare in perdita.

  26. 47 scrocco

    Ecco è vero :S
    Allora, rifacendo, viene più o meno un guadagno netto di 7 e qualcosa euro per copia venduta (18 euro di partenza – 9 per il distributore – circa 2 euro per l’autore). Immagino che varierà da caso a caso, ma può essere una cifra realistica?

  27. 46 Zweilawyer

    @scrocco

    Un editore stampa 1000 libri, con prezzo di copertina di 10 euro; l’operazione gli costa 3000 euro, cioè 3 euro a libro.

    L’errore è qui. Hai mischiato il prezzo di un libro da 52 pagine con il costo tipografico di uno da 368. Il primo costa all’editore 0,7 euro a copia, il secondo i famosi 3 euro. Ergo, utilizzando il tuo esempio:

    Un editore stampa 1000 libri, con prezzo di copertina di 10 euro; l’operazione gli costa 700 euro, cioè 0,7 euro a libro.

    Un libro da 368 pagine, stampato da una piccola casa (senza copertina rigida), può andare anche sopra i 18 euro.

  28. 45 scrocco

    No, deve essere una vaccata, chiedo scusa o.O se le cose stessero così un editore sarebbe sempre in perdita

  29. 44 scrocco

    Non farò nomi di autori o editori, ma in uno dei contratti sottoposti alla mia attenzione è stato richiesto un contributo di 1.800,00 euro per 360 copie ( 52 pagine), ovvero l’acquisto di 180 copie a prezzo pieno. Questo vuol dire che la casa editrice ha intascato un corposo guadagno netto ancor prima di consegnare il libro distribuzione. Il consumatore finale, la fonte di guadagno di queste case, non è più il lettore, ma l’autore stesso.

    Questo però è un dato inquietante, perché (presumo) significhi che ci sono autori disposti ad accettare simili condizioni. O che non leggono il contratto che firmano.

    Con la certezza di non vendere una copia puoi promettere qualsiasi percentuale, ma forse vogliono rosicchiare il più possibile anche su quelle dieci copie che amici e parenti ordinano dal sito ^__^

    Forse non è rosicchiare, per una piccola casa editrice: è non andare in perdita.

    Nella mia totale ignoranza mi baso su quanto detto da Zweilawyer ( spero di aver capito xD ) arrotondando per semplificare.

    Un editore stampa 1000 libri, con prezzo di copertina di 10 euro; l’operazione gli costa 3000 euro, cioè 3 euro a libro.
    Del prezzo di copertina il 50% va al distributore, il 10% all’autore. Quindi -60% su 10 euro: 4 euro.

    A queste condizioni, l’editore guadagna 1 euro su ogni libro venduto. 300 euro tondi se si vendono 300 copie delle 1000 prodotte.

    Poniamo percentuale per l’autore = 25%, mantenendo inalterati tutti gli altri parametri.
    Su 10 euro, l’editore ne prende 2.50. E a lui un libro costa 3 euro: c’è una perdita di 50 centesimi.
    Quindi l’editore deve agire sull’unico altro parametro dipendente direttamente da lui, cioè il prezzo del libro. Ma, semplificando all’osso, alzare il prezzo del libro è male perché arrivare alle 300 copie vendute diventa più difficile.

    Non so, forse ho scritto una marea di vaccate :P ma se il giro è questo, allora un piccolo editore ha ottimi motivi per non alzare a 25% la percentuale dell’autore.

  30. 43 Angra

    @Zweilawyer:

    Questo vuol dire che la casa editrice ha intascato un corposo guadagno netto ancor prima di consegnare il libro distribuzione.

    Infatti, e proprio per questo è molto probabile che il libro non verrà mai distribuito. Più che un possibile guadagno, stampare il libro e distribuirlo a questo punto si configura come una perdita quasi sicura. Chi te lo fa fare allora di distribuirlo? E se non distribuisci, va da sé, non vendi. Con la certezza di non vendere una copia puoi promettere qualsiasi percentuale, ma forse vogliono rosicchiare il più possibile anche su quelle dieci copie che amici e parenti ordinano dal sito ^__^

  31. 42 Zweilawyer

    @Angra

    Probabilmente alcune case temono sempre che il libro possa avere successo, quindi si premuniscono lasciando invariate le percentuali. In linea di massima, un autore cui venga sventolato sotto il naso un contratto tende a disinteressarsi delle condizioni. Passa sopra al contributo, la mancanza di editing, la copertina scaricata da internet, la distribuzione spesso ridicola.
    E poi ci sono alcune clausole molto frequenti, come “contratto…per la stampa di un numero di copie non superiore a 500″. Una riga come questa, buttata lì fra le altre, non salta all’occhio, eppure vuole dire che il contratto può considerarsi onorato anche con la stampa di 30 copie.
    Non farò nomi di autori o editori, ma in uno dei contratti sottoposti alla mia attenzione è stato richiesto un contributo di 1.800,00 euro per 360 copie ( 52 pagine), ovvero l’acquisto di 180 copie a prezzo pieno. Questo vuol dire che la casa editrice ha intascato un corposo guadagno netto ancor prima di consegnare il libro distribuzione. Il consumatore finale, la fonte di guadagno di queste case, non è più il lettore, ma l’autore stesso. E’ chiaro, lampante, innegabile. A questo punto conviene mettere insieme una decina di autori (in modo da avere anche un curato editing reciproco), fondare un’associazione culturale che operi come editore, in modo da gestire gli isbn ed accordarsi con un distributore, e poi assegnare un isbn a chiunque di loro voglia pubblicare.

    Zweilawyer

  32. 41 Angra

    @Zweilawyer:

    Non capisco come mai gli editori a pagamento non promettano percentuali del 25% sulle vendite. Tanto non fa differenza visto che si sa già che non si venderà nulla, ma almeno si salverebbero le apparenze.

  33. 40 Zweilawyer

    I miei post qui e quelli sul blog del Duca stanno attirando un certo numero di autori pubblicati-pubblicandi-in attesa di pubblicare verso la mia casella e-mail, per chiedere consigli legali sui contratti con gli editori (che elargisco volentieri for free). Vi dico che sto leggendo delle cose improponibili. L’editoria a pagamento della peggior specie, quella che non prevede un aumento della percentuale dell’autore nonostante il contributo, sembra assolutamente prevalente.

    Zweilawyer

  34. 39 Anacarnil

    Forse stiamo andando un po’ OT, se Gamberetta ritiene, ci metta in Fogna.
    Concordo su quanto è stato detto: il gran numero di titoli editi da Montag, le percentuali citate da Zweilawyer, il fatto che un piccolo editore debba puntare sulla qualità (è più facile vendere merda se hai un grande nome, piuttosto che se sei piccolo).

    In Italia abbiamo tanti che vogliono diventare autori, ma anche tanti che vogliono essere editori, e allo stesso tempo non vogliono prendere i rischi imprenditoriali che questo comporta. E dunque evvai con l’editoria a pagamento, totale o parziale conta poco. Questo perché il rischio “reale” è quello di spendere palate di denari a fare una tiratura che poi rimanga invenduta. Ci sono altre spese che pesano su una pubblicazione, ma il più rimane il tempo dedicato a editing, correzione, impaginazione eccetera, che facendo economia si può sempre far da sé per risparmiare. Dunque il problema reale è la stampa.

    A questo punto, la soluzione per coniugare una buona (si spera) produzione e la sopravvivenza è evitare la stampa. Passare all’editoria digitale, o al più, al print on demand.
    Riusciranno i nostri piccoli editori a fare questo passo?

  35. 38 Skalda

    Volevo postare i costi di stampa di alcuni volumi, ma vedo che l’ha già fatto Zweilawyer nel post #34

    Devo però fare una precisazione, i costi da lui evidenziati sono relativi alla stampa tipografica, mi sembra di capire che Montag stampi in digitale, questo vuol dire che i costi per singola copia probabilmente rimangono uguali, ma l’editore stampa (ipotizzo) a tranche di 50 copie alla volta.

    Per quanto riguarda il costo di 13 euro che molti ritengono esoso, secondo me è abbastanza relativo.
    Io sono socio di una casa editrice (di fumetti, quindi non pubblichiamo romanzi fantasy :D) e di solito ci regoliamo in questa maniera:

    prezzo al pubblico del volume =
    (costi sostenuti * F ) / tiratura

    Dove nei costi sostenuti si somma:
    costi di stampa + diritti d’autore (dall’8% in su) + eventuali costi di promozione (poster, magliette, spille, trasferte, et cetera)

    F è un numero variabile che secondo alcuni piccoli editori deve essere attorno a 6-8, noi per evitare che i nostri volumi costino molto di più della concorrenza lo teniamo attorno a 4.

    Confermo che su una tiratura di 1000 copie è un successo avere un libro che ne vende 300.

  36. 37 Drest

    Simon, la realtà è che puntare sulla qualità non conviene, o meglio, non vale lo sbattimento.
    Basta vedere cosa pubblicano e vendono attualmente: sono pochi quelli a cui frega qualcosa della qualità (o che la sappiano semplicemente riconoscere).

  37. 36 Simòn R.

    Mi pare un discorso assurdo, perché quello che dovrebbe interessare all’editore è VENDERE. E facendoti nemici i lettori di certo non vendi di più…
    In teoria comunque è proprio per vendere che si presta cura nella realizzazione del libro, a livello editoriale perlomeno. Con l’editing, l’impaginazione, la correzione ecc. ecc. Certo, ci sono C.E. che se ne fregano: Mondadori, o Salani che pubblica HP, o la Fazi che dopo Cento Colpi di Spazzola pubblica Twilight… lì a che ti serve l’editing? vendono per altre ragioni, non certo per qualità.
    Ma una C.E. piccola / media, senza un grosso nome (e fondi) dietro, senza licenze narrative importanti… dovrebbe puntare TUTTO qualla qualità per campare o_O

  38. 35 Ayame

    @Zweileyer: l’editing è occuparsi della coerenza interna e di quanto ha detto il Bianchini, e i testi che ho avuto in mano io sono davvero ben scritti e ben curati, sotto il punto di vista dell’editing. E gli autori con cui ho parlato mi hanno detto di averci lavorato molto, assieme all’editore.

    Non conosco le percentuali di diritti d’autore date a chi pubblica con un contributo con Montag.

    Per il discorso simpatia, se non si è capito io sono in completo disaccordo; tuttavia, da quanto ho letto dei titoli Montag, se i criteri adoperati finora da Bianchini sono quelli della simpatia ha avuto il grande culo di trovare persone simpatiche e straordinariamente brave come autori ^^

  39. 34 Zweilawyer

    Diciamo che comunque una piccola casa di solito evita di stampare meno di 1000 copie, anche perchè 500 e 1000 hanno quasi lo stesso prezzo, visto che in questo range c’è il vero crollo del prezzo per copia.
    Per farvi un esempio concreto (volume di buona qualità senza copertina rigida):

    VOLUME
    - f.to cm.14×21
    - pagg. n.368 + copertina
    - carta interni uso mano avoriato gr.80
    - carta copertina patinata lucida gr.300
    - stampa interni colori 1+1
    - stampa copertina colori 4+0
    - copertina plastificata opaca solo esterno
    - allestimento con brossura cucita a filo refe

    Il costo sostenuto dall’editore sarà, facendo una media fra i prezzi di venti importanti tipografie del lazio:
    € 2.600-2.900 – 500 copie (€ 5,2- 5,8 a copia)
    € 2.950-3.400 – 1000 copie (€ 2,9 – 3,4 a copia)
    € 3.900-4.400 – 2000 copie (€ 1,9 – 2,2 a copia)

    A questa spesa va aggiunta la commissione del 50-60% sul prezzo di copertina presa dal distributore (parlo di distributori veri, quelli che portano i libri da feltrinelli, mel, arion,ecc) e l’8-10% che spetta all’autore.

    Zweilawyer

  40. 33 Gamberetta

    @Zizzio. La prima edizione di Boscoquieto costava 10 euro.

  41. 32 Zizzio

    fa consumatore difficilmente credo che un libro di un esordiente possa essere venduto a 20 euro.
    anche se – qualora la memoria non mi inganni – quel volume di pregievole fattura quale bryan di boscoquieto ne costava 18 e pare abbia venduto abbastanza copie da lanciare un seguito.

    possibile che non si riesca in qualche modo ad abbattere i costi di produzione facendo arrivare il costo dell’opera di un esordiente a 10 euro?

  42. 31 Zweilawyer

    Aggiungo un’altra cosa. Nei contratti con “contributo alle spese di pubblicazione”, perfettamente leciti, la percentuale dei guadagni dell’autore dovrebbe salire dall’8-10% (previsto dai normali contratti) al 20-30%.
    In tal caso infatti, l’autore si accolla parte del rischio imprenditoriale, ed ha quindi diritto a degli utili maggiori.

    Zweilawyer

  43. 30 Gamberetta

    Circa 100 titoli in catalogo dopo meno di due anni di attività sono tantissimi per una piccola casa editrice (basta confrontare con Asengard o Edizioni XII). Tuttavia non me ne frega niente di fare i conti in tasca a Montag, quelli sono problemi loro e dei loro autori.
    Quello che non va bene è che un editore venga a dire che il suo giudizio si basa anche sulla “simpatia” dell’autore (concetto che tra l’altro il signor Bianchini ribadisce più avanti nel thread). Non va bene perché, quali che fossero le intenzioni di partenza, lancia un messaggio chiarissimo: cercate di rendervi “simpatici”. E davvero non c’è proprio bisogno di altra “simpatia”.

  44. 29 Angra

    19,50 euro per un romanzo di un esordiente non è un prezzo con il quale si possa pensare di venderne una copia in più rispetto alle 50 che comprerà l’autore stesso.

  45. 28 Zweilawyer

    Non è che abbia troppa paura delle querele, in fondo sono il mio mestiere. Semplicemente, essendo in casa d’altri mi sembrava più corretti smetterla.
    Io ho visto un solo contratto della Montag, e la richiesta era superiore ai 500 euro. Sull’editing, lo stesso Bianchini ha detto di curare solo la coerenza interna e che non ci siano periodi troppo ingarbugliati. Nei commenti all’intervista riportata su aNobii, Bianchini ammette addirittura di aver usato (per una copertina) un’immagine presa da google, senza contattare l’autore della stessa. Sulla promozione, non ho mai sentito nominare la Montag in libreria. Inoltre, sul sito della Montag non mi pare ci sia alcuna menzione al contributo editoriale, perchè non l’hanno scritto a chiare lettere invece di proprinare la pappardella sulla scrittore che deve credere nel proprio lavoro?

    Zweilawyer

  46. 27 Ayame

    @Zweylayer: io di anni ne ho diciotto, vado contro l’editoria a pagamento da due e mi sono presa l’ultima diffida la vigilia di Natale, quindi *so* di cosa parliamo. Inoltre, Montag è tutto tranne un editore che querela, dato che la mia conoscenza con loro iniziò con me che ululavo allo scandalo perché chiedevano soldi. E ululo forte, io. Poi, non nascondiamoci sempre dietro a questa fantomatica fifa delle querele: la diciannovenne proprietaria del blog non si ha mai lesinato i termini pesanti nei confronti anche di personalità ben più di spicco di un piccolo editore.

    Tu non tieni conto del fatto che Montag:
    1) non ha pubblicato 100 libri in un solo anno;
    2) che fa editing serio e cura bene le sue produzioni;
    3) che si impegna per la promozione;
    4) (mi verrebbe da citare il Duca e dir ”quattro”) numerosi autori hanno pubblicato gratis – ho visto i contratti – e quindi quei 100 titoli non hanno prodotto la cifra che dici tu.

    Ben lungi da me difendere l’editoria a pagamento o qualsivoglia richiesta di contributo, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare.

  47. 26 Zweilawyer

    500 (mi risultano cifre anche superiori) x 100 volumi = 50.000 euro. Ora, una casa giovane, per forza di cose, non può curare in modo adeguato l’ingresso sul mercato di cinquanta titoli l’anno, quindi quei 100 titoli, per me, hanno un significato ben diverso. Non parlo a vanvera, collaboro da anni con una casa editrice specializzata in pubblicazioni tecniche militari, e conosco piuttosto bene certe dinamiche editoriali.
    Comuqnue la finisco qui. Questo è il blog di una ragazza di diciannove anni e non voglio trascinarla in una polemica che finirebbe a suon di querele.

    Zweilawyer

  48. 25 Ayame

    Montag richiede contributo per le opere che reputa non commerciali, contributo di circa 500€, non certo sufficiente a camparci ^^
    Il lavoro che fanno sui testi – almeno quelli che ho letto io – è ottimo.

    Ciò non toglie che il contributo talvolta venga chiesto.

  49. 24 Angra

    un’incognita dal punto di vista commerciale

    fa un po’ sorridere. Direi che un romanzo di un perfetto sconosciuto pubblicato da un piccolo editore al prezzo 19,50 euro è tutt’altro che un’incognita dal punto di vista commerciale ;))

  50. 23 Okamis

    Che Montag sia un editore parzialmente a pagamento lo conferma anche la guida della Delos curata da Leonardo Pappalardo, la quale si basa proprio sulle dichiarazioni degli editori, ergo decisamente affidabile. Alla voce “Si richiede all’autore:” ecco cosa viene riportato:

    Acquisto di copie del libro (la politica prevede una richiesta di acquisto di massimo 50 copie solo in quei casi in cui l’opera, seppure di pregio, rappresenta un’incognita dal punto di vista commerciale.
    Nient’altro a parte quanto previsto dal contratto.

  51. 22 Zweilawyer

    Comunque anche Il Filo non era considerato editore a pagamento, tanto che si rivolse al tribunale di Genova per far cancellare delle affermazioni in tal senso contenute in un blog. Il giudice ha dato ragione al blogger (luglio 2008).

  52. 21 Zweilawyer

    Intervista a Fabrizio Bianchini, caporedattore della Montag. Consiglio di leggerla integralmente (http://www.anobii.com/anobi/forum_thread.php?tid=37340&pid=127&lid=#new_thread).

    4-Cosa offrite agli autori che fanno parte della Montag Edizioni?

    Ho in parte risposto sopra: tutto il nostro entusiasmo, che si traduce anche nella costante ricerca di nuovi canali promozionali. Inoltre offriamo onestà, non vendiamo fumo e riportiamo sul pianeta terra tutti quegli autori che credono che basti pubblicare per diventare famosi; su questo aspetto siamo sempre molto chiari, facciamo presenti tutte le difficoltà e non illudiamo nessuno.

    5-Domanda di rito: chiedete contributi o acquisti di copie agli autori?

    Con le cifre di vendita attuali è difficile riuscire a reggersi in piedi. Basti considerare che un titolo che raggiunge le 150 copie è considerato un successo, e questo non è solo un problema della piccola editoria. Noi abbiamo anche un distributore, che ci obbliga moralmente a tirature importanti che troppo spesso si traducono in resi. Per questo motivo a volte siamo costretti a chiedere agli autori l’acquisto di un quantitativo minimo di copie

  53. 20 Gamberetta

    Io ero rimasta che Montag non era a pagamento. Ma a quanto pare, se vogliono, chiedono un contributo. Discussione qui.

  54. 19 Angra

    @Zweilawyer:

    non figurano come editore a pagamento, ma il fatto che pubblichino anche opere di poesia, che notoriamente non vende un tubo, mi fa sospettare fortemente che tu abbia ragione. Il sospetto mi viene anche per quello che si può leggere fra le righe (i grassetti sono miei) fra le istruzioni per l’invio dei manoscritti. E’ molto spassoso vedere come usano la tecnica di buttarla sull’aggressivo ^__^

    10) Ricordate che un libro non si vende da solo. L’autore che pensa all’editore come a un soggetto che l’indomani tappezzerà le pagine di giornali con recensioni del suo libro, le reti televisive con pubblicità dello stesso e che basti essere nelle librerie sia fisiche che online per vendere migliaia di copie, è un illuso. L’autore che ci piace supportare col nostro impegno è colui che si metterà in gioco, che parteciperà alle nostre fiere, che contatterà librerie della sua zona e che, in sostanza, dimostrerà di considerare il suo lavoro come un prodotto sul quale puntare, in concreta sinergia con la nostra struttura. Un piccolo editore non può arrivare ovunque: fondamentali, come in ogni cosa, saranno le motivazioni dell’autore e la consapevolezza che prima di tutto dovrà investire su se stesso al pari di centinaia di altri esordienti che lottano per emergere. In un mercato editoriale come quello italiano, saturo di case editrici e autori, questa è la prima, unica e imprescindibile regola.

  55. 18 Zweilawyer

    Vorrei far notare una cosa. La Montag (fondata nel 2007) ha sfornato 100 (cento) titoli in un paio d’anni. Ciò può spiegarsi in due modi:
    1) I soci fondatori sono milionari con il vezzo dell’editoria;
    2) viene richiesto agli autori un consistente contributo alla pubblicazione;
    In questo secondo, probabilissimo caso, mi sembra davvero indegno il commento da parte del dipendente della Montag. Infatti, visto che il contributo minimo alla pubblicazione di cui abbia mai sentito parlare si aggira sui 500-600 euro (per tirature inferiori alle 500 copie), basta fare due calcoli per capire che ci vorrebbe un rispetto differente.

    Zweilawyer

  56. 17 Angra

    @Ayame:

    Ugualmente risulta di difficile comprensione l’atteggiamento di fastidio e sufficienza di un editore nei confronti degli autori. Capisco il Grande Sogno dell’editoria italiana: un pubblico talmente rincoglionito da annullare in maniera totale il peso della qualità (e quindi dell’autore) nel successo di un’opera, spostandolo per intero nella promozione in modo che l’editore pesi per il 100% e l’autore per lo 0%.

    Non siamo ancora a quei livelli però, e farebbe piacere vedere da parte degli editori verso gli autori non dico tanto, ma almeno la gratitudine che un ginecologo può avere nei confronti della Clamydia.

  57. 16 Stefano

    La cosa comica in tutto questo che certi comportamenti non fanno altro che ritorcersi contro chi li attua. Ora probabilmente questa disussione sta rimbalzando da un blog all’altro e da un forum all’altro e comunque anche finire qui non è che sia un bel risultato.
    Tutta pubblicità per una casa editrice sconociuta e che pubblicità…

  58. 15 Ayame

    @Gamberetta: ma hai perfettamente ragione. Se pensassi che Montag è intervenuta così perché non ha rispetto dell’opinione del lettore avrei stroncato ogni rapporto di collaborazione; l’editore si rivolgeva all’autore, sbagliando, perché in quel momento non si parlava di pubblicazioni da fare né di manoscritti da leggere.
    In un ambiente come il WD è facile unire le due cose, a volte, ma se il commento di Montag fosse stato rivolto alla critica da lettore l’autrice della recensione sarebbe stata la prima a essere cazziata, e invece non è stata nemmeno nominata.

  59. 14 Gamberetta

    Piccola premessa prima che si creino equivoci: questo Bianchini di Montag non è lo stesso Bianchini che aveva problemi a descrivere un ponte in altro articolo.

    @Ayame. Il thread è lì e ognuno giudicherà toni e modi. A me pare che il tizio di Montag sia indifendibile. Non è che regala i libri, li fa pagare a carissimo prezzo. Se non gli basta per compensare l’“esasperazione” cambi mestiere.
    Io posso dire che il prezzo è alto, la copertina fa cagare, l’editing è scadente, le pagine si scollano e l’autore mi sta sullo stomaco – mettendoci tutta l’alterigia che ritengo opportuna. L’editore può solo ringraziarmi per il tempo dedicato alla sua opera e promettermi di far meglio. Questo è il normale rapporto tra un’azienda che offre un servizio a pagamento e i (potenziali) clienti.
    Non esiste che un editore si permetta di dire “che palle” a una critica o peggio ricatti la gente (ben sapendo che una bella fetta dei suoi possibili clienti sono anche aspiranti scrittori).
    Dopodiché trattandosi di Marciume non aggiungo altro, ognuno faccia le sue considerazioni.

  60. 13 Ayame

    Sono l’amministratrice di Writer’s Dream e assidua lettrice di Gamberi Fantasy da molto tempo, come Gamberetta sa.

    @Aigor: mi potresti linkare quei topic? Perché io non ne sono a conoscenza O__O

    Riguardo alla questione, quel che ha detto Bianchini non è un discorso di lecchineria: io stessa ho fatto notare molte volte a Montag cose che non vanno nei loro libri, senza nessun problema. Il discorso è più ampio: siamo di fronte a una sorta di “esaurimento nervoso” da parte di editori stanchi di sentirsi l’autore esordiente di turno che pretende di comandarli a bacchetta.
    In questo blog sono passate tante prove di Grandi Ego, quindi sapete a cosa mi riferisco. Lo scrittore che deve ancora pubblicare ragiona allo stesso modo.

    Se ci fate caso, le risposte di Montag non sono andate a chi ha fatto la recensione, lamentandosi comunque di prezzo, editing e quant’altro, ma ad altri utenti che hanno espresso la loro opinione con un pizzico di alterigia.

    La mia opinione, che potrebbe anche essere sbagliata considerando che sono un’inguaribile ottimista ingenuotta, è che si sia sbagliato il contesto e frainteso i toni: Montag si riferiva ai partecipanti alla discussione non come lettori, bensì come aspiranti autori.
    La frase infelicissima riferita al “fatevi furbi” penso sia dettata solo dall’esasperazione.

    Il Writer’s Dream offre diversi servizi gratuiti di recensione di testi editi e inediti e di correzione bozze; pur non essendo un editore ne ho sentite pure io di tutti i colori… e così Gamberetta, presumo.

  61. 12 Luigi

    L’ unica cosa che mi viene in mente, leggendo l’ articolo, è che la funzione dell’ editore sta cambiando.

    Sta cambiando profondamente la filiera tra il produttore e il consumatore.
    In questo blog abbiamo avuto un esempio con il libro “Marstenheim”

    In questo scenario, dove non c’è più il filtro dell’ editore, il problema rimane scegliere cosa vale la pena leggere. (Non che il filtro dell’ editore fosse di aiuto o fosse una garanzia di qualità.)

  62. 11 Clio

    Voglio sperare che questa della lecchineria sia una semplice sparata fatta da un analfabeta isterico, perché altrimenti davvero non capisco.
    Un editore dovrebbe preoccuparsi della qualità della sua merce per una pura questione di onestà intellettuale, ma mi rendo conto che questo sia romanticismo. Un editore è un mercante e vende per guadagnare. E basta. Ok.
    Preso questo assunto, dovrebbe essere interessato all’opinione degli acquirenti, o no? Se un certo numero di clienti dichiara che il prezzo è troppo alto o che la copertina fa schifo o altro, dovrebbe essere nel loro interesse adattarsi.
    Evidentemente no. Non solo loro vendono puttanate, ma è anche indecente lamentarsi. Mi sfugge la ragione per cui un cliente dovrebbe continuare a comprare. Ma forse è per patriottismo: bisogna mandare avanti l’editoria nazionale. Ma sì. “E una fettina di culo?”, come si dice dalle mie parti…

    Inoltre noto un’idea desolante sempre più diffusa. Chi scrive vuole pubblicare per far soldi. Va bene, fare lo scrittore di mestiere può avere le sue indubbie attrattive: tutto il tuo tempo lo puoi dedicare al perfezionamento dell’arte. Ma c’è gente strana che vuole innanzitutto diventare un buon cantastorie: non per diventare miliardario, semplicemente per raccontare bene buone storie.

  63. 10 Marco F.

    Non ho mai sentito parlare di questo editore, che trovo disgustosamente vergognoso.

  64. 9 Drest

    Ma d’altra parte è da anni che è così, e ogni giorno si sposta l’asticella più in alto. Una volta tutti facevano ma avevano almeno la decenza di vergognarsi e tacere, ora invece se ne vantano in pubblico (classe politica anyone?).
    Non c’è molto da dire, è una malattia diffusa (solo in italia? sinceramente non lo so).

  65. 8 Adriano

    Sul fatto che Montag ragioni coi piedi siamo tutti d’accordo. Sul fatto che anche gli altri 2.999 editori italiani si comportino allo stesso modo non sarei troppo sicuro; se comunque lo fanno, di certo non è perché lo dice Montag…

    L’unica reazione possibile è non leggere e parlare mai più di prodotti della casa in questione fino a quando non cambiano rotta.

    Anche prima di leggere questo articolo, non correvo il rischio.

  66. 7 selerian

    OMG. Questa mi mancava, ancora. Ma per la sezione “autori che consigliano di leccare”, a me è successo di meglio. GL D’Andrea, nello stesso commento, si è lamentato perché sono critico E mi ha accusato di leccare mandandogli dei manoscritti (???) sotto falso nick. Se non altro, mi ha regalato un paio d’ore di sincero divertimento.

  67. 6 Aigor

    Che schifo. Sempre su quel forum, interessante tra l’altro, ho letto di editori che ancora dicono che è inutile mandare manoscritti perché quelli che pubblicano gratis sono tutti raccomandati quindi è meglio pagare.
    Ribadisco: che schifo!

  68. 5 Elvezio Sciallis

    Sublime.

    L’unica reazione possibile è non leggere e parlare mai più di prodotti della casa in questione fino a quando non cambiano rotta.
    Con 13 euro compro parecchi altri libri…

  69. 4 Angra

    Ogni tanto ce la prendiamo con gli editori che pensano solo al guadagno. Magari! Qui parliamo di bambini di otto anni che hanno altre priorità, come il circondarsi di lecchini per nutrire il proprio ego. Tanto per dire, se fossi il proprietario di una casa editrice e sentissi un mio dipendente fare un discorso come quello del signore di Montag, lo caccerei a calci. Poi si lamentano perché non soffriamo con loro per la crisi del mercato e per i danni della pirateria. Ammettono bellamente di pubblicare in base al grado di lecchineria dell’autore, e poi uno non dovrebbe dire che il romanzo faceva schifo…

  70. 3 Raidho

    Vergognoso. C’è un’epidemia di incompetenza in Italia: sono incompetenti gli “scrittori” che producono aborti di narrativa, incompetenti gli editori che non riconoscono la robaccia dal buono e incompetenti i rappresentanti a cui è richiesto solo di relazionarsi con i lettori e fanno scivolate di stile come quella che abbiamo letto. Mi chiedo se esiste un vaccino o semplicemente quesa peste farà marcire e corromperà tutto e tutti.

  71. 2 Stefano

    Mah, odio la gente che ti risponde utilizzando come unica argomentazione il principio di autorità. Personaggi simili dimostrano di non avere argomenti a loro favore considerando al contempo l’interlocutore una mera cacchina.
    La loro democraticità e apertura al confronto la mostrano presenziando a un discussione su un blog, ma guai a criticare o a interloquire… Ha fatto bene gamberetta a segnalare e la cosa.

  72. 1 Zweilawyer

    Un libro che l’editore paga 0,90 a copia in tipografia (1000 copie) non dovrebbe mai arrivare a 13 euro. L’intervento del rappresentante della Monag è scriteriato, degno di un bambino di dieci anni.

    Zweilawyer

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