La Situazione dei Draghi del Dolore
Tripla recensione che precede altre ferme da tempo perché due dei libri in esame me li hanno prestati, devo restituirli e non vale la pena perder tempo a digitalizzarli.
Sto parlando di Domatori di Draghi e La Gemma del Dolore, i primi due volumi nella nuova collana di Delos Books Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri. Parlerò anche di The Situation un racconto lungo di Jeff VanderMeer che sarà utile per illustrare alcuni problemi del fantasy attuale, non solo italiano.
Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri
La nuova collana di Delos Books è interessante: l’idea è proporre romanzi fantasy di lunghezza ridotta (intorno alle cento pagine), autoconclusivi, con un prezzo non troppo alto e scritti da autori italiani.
È una buona idea, e personalmente non ho mai compreso la fascinazione di scrittori e pubblico fantasy per le saghe in 20 volumi da 1.000 pagine ciascuno. Cento pagine, se scritte con acume, sono più che sufficienti per ogni genere di storia, e classici del fantastico quali Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde o L’ombra su Innsmouth sono intorno a questa lunghezza.

Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde
Tuttavia, al di là dello sforzo fisico, scrivere un romanzo di 800 pagine è più facile che scriverne uno di sole 100, perché si ha molto più spazio di manovra. Perciò l’idea è buona ma richiede scrittori dotati di particolare talento, e quando parliamo di fantasy italiano non è che se ne vedano in giro molti.
Forse per questo la Delos ha deciso di pubblicare i romanzi usando lo pseudonimo collettivo di “Kay Pendragon” relegando il reale autore al ruolo di fantomatico traduttore. D’altra parte non ha molta importanza se un romanzo è firmato “Ettore Borlotti” o “Kay Pendragon”, dato che sono entrambi dei perfetti sconosciuti. Per parte mia nelle schede dei romanzi mi atterrò alla messa in scena, come detto è in fondo un particolare insignificante.
Più significativo è il prezzo: 6,90 euro per il primo volume (117 pagine) e 5,90 per il secondo (94 pagine), sono prezzi bassi in valore assoluto (non si trovano molti romanzi fantasy a meno), ma in proporzione al numero di pagine sono un po’ sopra la media.
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Titolo originale: Darren Titolo italiano: Domatori di Draghi Autore: Kay Pendragon Anno: 2008 Genere: Fantasy |
L’incipit del romanzo:
L’attesa era snervante, una dura prova per i nervi, resa ancora più dolorosa dal vento gelido che spazzava la pietraia.
Sembra scritto dall’autore de Le Chiavi del Fato. Quell’attesa snervante, dura prova per i nervi, è sublime. Il resto del prologo è altrettanto orribile, scritto con uno stile falso epico di pessima fattura e pieno di momenti d’involontaria ironia:
Il suo stesso corpo era un canto alla Dea del dolore. Larghe ferite si aprivano sulle spalle possenti e il torace solido, mentre quanto restava del suo braccio sinistro era un moncherino ciondolante. [...] I più anziani lo afferrarono per le spalle [...]
Poi il tizio muore e…
I fanciulli, ordinatamente, baciarono le mani del re morto [...]
Il che è un po’ dura, visto che il Re ha perso un braccio.
Sono stata a un passo dal buttare il romanzo dopo queste prime pagine, per fortuna, terminato il prologo, la storia procede in maniera molto più spedita e “razionale”.
La trama parla del Clan Darren, un Clan guerriero che da centinaia d’anni ha stretto un patto con i draghi: se il Re del Clan si dimostrerà degno, battendo in duello un drago, i rettili serviranno il Clan. Essendo a quanto pare gli unici al mondo a poter cavalcare i draghi, i signori Darren sono diventati ricchi e potenti, ma… ma niente, infatti i Darren se la godono e l’unico problema riguarda l’ultimo erede, che per colpa dell’infedeltà del Re si trova suo malgrado esiliato dalla propria patria. Vorrà vendicarsi? Neanche più di tanto, in realtà vuole solo essere lui a sfidare a duello rituale il drago, perché… perché sì!!!
Domatori di Draghi mi ha dato l’impressione di essere una scaletta per un romanzo almeno tre volte più lungo. Le scene hanno solo un tenue legame le une con le altre, e i personaggi non hanno caratterizzazione o quasi. In particolare il protagonista non ha motivazioni discernibili: agisce come agisce solo perché così la trama impone. Un po’ meglio i “Cattivi”, madre e figlio, che hanno motivazioni banali (mantenere il potere la madre, poltrire tutto il giorno nell’agiatezza il figlio) ma condivisibili.

Un domatore di draghi
L’ambientazione è il generico mondo fantasy #282 anche se qui e là qualche tentativo d’introdurre elementi semi originali si nota, ad esempio gli Zelgreg sono mostri decenti. Un po’ meno decente è il fatto che gli Orchi, con catapulte e trabucchi al seguito, riescano ad assediare la Città-Fortezza dei Darren senza che questi ultimi facciano a tempo a muovere un dito. Si direbbe che potendo volare dovrebbero essere in grado di accorgersi di un contingente armato che marcia verso di loro…
L’autore è istruttore di scherma storica, e si nota nella cura con la quale descrive l’arma del protagonista. Le (poche) scene d’azione non sono malvage, ma specie il duello finale scivola un po’ verso uno stile alla Conan, con il protagonista che dimostra una forza e una resistenza inumane.
Per altro, il finale stesso si rivela inconcludente, lasciando spazio a un seguito del quale non potrebbe interessarmi di meno.
Nel complesso un brutto romanzo. Se fosse stato lungo a sufficienza per accogliere con più comodità la storia forse ne sarebbe venuto fuori qualcosa di leggibile, ma nulla più. La vicenda sarebbe rimasta ugualmente banale.
Noticina finale: a dispetto del titolo, nessun drago è domato nel corso del romanzo. I draghi rimangono sempre sullo sfondo e l’unico momento d’interazione è il già citato duello. E basta. Perciò chi cerca qualcosa sullo stile di Eragon o di His Majesty’s Dragon, rimarrà di sicuro deluso, qui il rapporto fra drago e uomo è assente.
Giudizio:
| Qualche sprazzo di decenza qui e là. +1 | -1 Prologo orribile. |
| -1 Ambientazione banale. | |
| -1 Personaggi insipidi. | |
| -1 Storia sfilacciata. | |
| -1 Finale inconcludente. | |
| -1 A tratti inverosimile. |
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Titolo originale: Alilara Titolo italiano: La Gemma del Dolore Autore: Kay Pendragon Anno: 2008 Genere: Fantasy |
Un brutto giorno il villaggio del giovane Kitlan è assalito da una banda di energumeni, che minaccia di fare una strage se gli abitanti del posto non forniranno loro notizie riguardo a una misteriosa strega. Kitlan, un attaccabrighe, finisce subito per farsi riconoscere e gli energumeni sono a un passo dall’ammazzarlo, quando la strega lo salva! Seguirà il racconto della vita della strega, al termine del quale giungerà una sconvolgente rivelazione (circa).
Partiamo dagli aspetti positivi: lo stile dell’autore è scorrevole e pulito; la vicenda si segue senza ostacoli con l’unica nota stonata le continue domande che i protagonisti pongono a se stessi. Per esempio, tra il primo e il secondo capitolo Kitlan se ne pone non meno di sette in una sola pagina.
Cos’era, adesso, quel suono? E quella luce? [...] Chi gli stava parlando? [...] Possibile che la vedesse solo lui? Era davvero la mano del dio della Vita Jamodhan, quella che sentiva su di lui? Che cosa… ? [...] perché adesso tornava il dolore?
Non so, devo scriverla io la storia o deve farlo l’autore?
Gli aspetti negativi: tutto il resto. Questa Gemma è una roba immonda. La storia è senza mezzi termini cretina (e come al solito vuole essere presa sul serio, non è una parodia) in quanto si basa sul fatto che uno per sbaglio possa pronunciare male il nome di un oggetto magico (Amuleto di Iberralath invece di Amuleto di Iberallath), è incoerente a livello Troisi, tipo il finale:
mostra il finale ▼
e stracolma di cliché presi dai più beceri Giochi di Ruolo; i personaggi agiscono in maniera stupida e la magia è la panacea di ogni male, senza regole, usata a piene mani per portare avanti la trama come si vuole, a dispetto di ogni logica.

La Gemma del Dolore si trova in un sarcofago nella tomba di Layenne a Coldwood (7). Qui si trovano tra gli altri anche il Tomo del Potere (4) e la Gemma del Dovere (10). Ma attenzione al Golem di Ferro (6) e al Golem di Ossa (11)! No, non parlo del romanzo di Nunzio Donato, ma di Neverwinter Nights…
L’ambientazione è il generico mondo fantasy #283, senza alcun tipo di caratterizzazione. Non c’è davvero neanche mezza idea originale in tutto ciò, neanche uno spunto minimo. Zero.
Quando i non appassionati parlano di fantasy, spesso lo fanno in tono spregiativo, indicando il fantasy come un calderone di sciocchezze senza capo né coda. La Gemma del Dolore combacia a pennello con questa definizione.
La Gemma del Dolore è un serio contendente per il titolo di peggior fantasy che abbia mai letto. Non vince perché è così corto: se fosse andato avanti per altre cento pagine avrebbe battuto Nihal della Terra del Vento!
Nunzio Donato, l’autore, scrive sul forum di WMI: “[...] per quanto riguarda le conoscenze fantasy, ecco, un po’ me la cavo ma…confesso tranquillamente che non ho mai letto la Trilogia dell’Anello di Tolkien! Ecco, l’ho scritto! Ora inveite pure… (e magari è meglio se non scrivo che, invece, ho letto tutta la saga di Shannara…)”
che non è molto lontano dalla Troisi, quando dice: “Sì, io affermo candidamente di leggere poco fantasy.”
Il problema è che si vede, o meglio si legge. L’ignoranza del genere è palese. Ignoranza per me incomprensibile: se una persona scrive fantasy ne deduco sia appassionata di tale genere, dunque perché non leggere ciò che piace? Mistero.
Giudizio:
| Stile scorrevole… +1 | -1 …ma tutt’altro che perfetto. |
| -1 Storia cretina. | |
| -1 Personaggi cretini. | |
| -1 Trama incoerente. | |
| -1 La magia usata come capita. | |
| -1 L’Amuleto di Iberralath. | |
| -1 L’Amuleto di Iberallath. | |
| -1 Nessuna idea originale. | |
| -1 Ambientazione scontata. | |
| -1 Cliché come se piovesse. |
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Titolo originale: The Situation Autore: Jeff VanderMeer Anno: 2008 Genere: Fantasy |
Come dicevo in apertura, The Situation è un racconto lungo di Jeff VanderMeer. È un po’ più corto dei romanzi della collana Delos ma penso il paragone sia lo stesso appropriato.
In Italia (e non solo) si vedono sempre più fantasy incanalati in due grossi filoni:
- l’epico in stile Tolkien dei poveri (quelli che iniziano con il nano, l’elfo e il barbaro che entrano in una taverna a chiedere la strada per il castello del Signore del Male…)
- il fantasy per “bambini” (Nicoletta ha 8 anni e vive con i nonni, in giardino un giorno d’estate ha conosciuto le fate di panna montata…)
Ci sono poi vie di mezzo e variazioni, ma superficiali. Io questi fantasy non li reggo più, anche quando sono scritti con competenza, mi lasciano solo una sensazione di perdita di tempo. Sono fantasy nati morti, privi d’immaginazione. Eppure la buona parte della produzione italiana e mondiale s’incasella in uno dei filoni di cui sopra. Peccato.
The Situation non è per bambini e non ci sono elfi. The Situation è la cronaca del progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro in una misteriosa azienda che sorge ai margini di una città senza nome, in un mondo che potrebbe essere il nostro futuro o qualche universo parallelo.
Il protagonista narra in prima persona le sue disavventure, tra colleghi che smettono di essere umani e le continue richieste della propria Manager, che umana non lo è mai stata.
My Manager was extremely thin, made of plastic, with paper covering the plastic. They had always hoped, I thought, that one day her heart would start, but her heart remained a dry leaf that drifted in her ribcage, animated to lift and fall only by her breathing.
L’ordine per un pesce educativo:
The latest project required the design of a grouper-like fish five times larger than the average nine-year-old child. By our various and immersive processes, we were to make being swallowed by this fish an educational experience.
farà precipitare gli eventi…

L’illustrazione sul retro del volume di The Situation
Sarei tentatissima di aggiungere altre citazioni ma non vorrei rovinare la lettura. A ogni pagina VanderMeer sfoggia una fantasia eccezionale, sommergendo il lettore con ogni genere di deliziosa bizzarria.
Il mondo ideato da VanderMeer è oscuro, originale, bislacco, curioso, stranissimo, eppure è molto più credibile di centinaia di mondi pseudomedievali. Questo anche perché VanderMeer è bravissimo nel gestire il punto di vista: il protagonista parla di particolari assurdi come fossero eventi quotidiani – per lui lo sono – e dopo un po’ lo diventano anche per il lettore. In nessun punto VanderMeer cede alla tentazione di spiegare, d’illustrare il suo mondo, e proprio tale visione limitata invece di sminuire esalta l’ambientazione.
VanderMeer riesce poi ad azzeccare il tono della storia con maestria: s’intuisce che è in parte una parodia, che alcuni eventi sono eventi reali trasfigurati, e questo strappa un sorriso, ma il divertimento non diventa mai ridicolaggine.
Questo per me è fantasy. Il cuore del fantasy: l’immaginazione. È un piacere raro e bellissimo quello di poter accogliere nella propria testa fantasie nuove e originali, con The Situation è successo. Niente lotta eterna tra Bene e Male, niente elfi, nani e gnomi, nessun bisogno di una cartina che rappresenti un continente, nessun viaggio, nessuna allegra combriccola che deve salvare il mondo, invece:
In addition to the need for including defensive bioweaponry, we had to consider many other important issues. What shape and size should the fish’s jaws be to cushion the child and minimize trauma? Should the fish talk in a reassuring manner to calm the child’s fears of being eaten alive?
The Situation ha dei difetti: a tratti è troppo raccontato, e anche se mi duole ammetterlo, alcune delle bizzarrie sono lì solo per loro stesse e non contribuiscono alla storia, il che fa storcere il naso. Ribadisco perciò che non è un capolavoro, rimane però un ottimo racconto fantasy. Consigliato a tutti, e in particolare a chi pensa che il fantasy siano solo nani che si ubriacano di birra ed elfi a spasso per i boschi.
Di Jeff VanderMeer è probabile riparlerò presto perché in questi giorni sto leggendo il suo primo romanzo: Veniss Underground. Inoltre non si può non avere in simpatia una delle persone dietro il movimento squidpunk!
| Squidpunk! |
Giudizio:
| Una bizzarria per ogni pagina… +1 | -1 …ma alcune sono bizzarrie fine a se stesse. |
| Ambientazione surreale e stranissima. +1 | -1 Qualche volta troppo raccontato. |
| Personaggi curiosi e misteriosi. +1 | |
| Incredibilmente fantasioso. +1 | |
| Trama degna dell’ambientazione. +1 |
Approfondimenti:
Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde su Wikipedia
L’ombra su Innsmouth su Wikipedia
Domatori di Draghi su iBS.it
Le prime pagine di Domatori di Draghi
Il sito di Jari Lanzoni
La Gemma del Dolore su iBS.it
Le prime pagine de La Gemma del Dolore
The Situation su Amazon.com
The Situation disponibile online
Jeff VanderMeer su Wikipedia
Il sito ufficiale di Jeff VanderMeer
Intervista a Jeff VanderMeer
Il sito di Veniss Underground
Squidpunk Manifesto
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@Gamberetta: sospetto che gli amici di Delos Books in fondo siano d’accordo coi tuoi 9 gamberi marci dati a La Gemma del Dolore, se hanno deciso di piazzare quel paio di tette in copertina ^_^
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 4:33pm
Io ho paura a chiedertelo, perché so che probabilmente lo distruggerai, ma… hai mai provato a leggere “Il destino degli Eldowin”?
Storcerai il naso, perché si incasella anch’esso nel fantasy ordinario, con cartina e tutto il resto, ma trovo che all’interno di un mondo “cliché” abbia molte frecce al suo arco, primo fra tutte quello di una scrittrice che sa l’italiano!
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 5:40pm
Oltretutto mi domando - beh, non è proprio una domanda, è più un interrogativo retorico - perché buona parte delle case editrici quando pubblica un’opera che rientra più o meno nel filone fantasy senta il bisogno di sfoderare un’iconografia che sembra presa di peso da un video epic metal dei primi anni ‘80 o dalle vetrine di un negozio di tatuatori: simpatiche signorine in abiti succinti, abiti improbabili ed enormi tette, cieli tempestosi, rettili volanti e non ricoperti di squame cheratinose, architettura gotica da parco a tema.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 5:50pm
@ Angra:
Non sono di tuo gradimento le tette in copertina?
Hai ragione… sono troppo piccole!!
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 5:53pm
Le copertine sono molto colorate e credo la seconda dovrebbe attirare l’attenzione. Non è neanche poi molto fuori tema, visto che la “strega” va in giro conciata così:
@Tyreal. Letta la trama di questo “destino degli Eldowin”, dubito molto lo comprerò, se uscirà su emule o qualcuno me lo presta, ci darò un’occhiata.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 6:18pm
Uhm… se vuoi te lo presto.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 6:41pm
Comunque se vai sul sito dell’autrice ( http://www.lauraiuorio.it ) il primo capitolo è online.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 6:43pm
Io mi chiedo, ma le may su… scusate, le eroine fantasy, ma NON LO SOFFRONO IL FREDDO?! No, dico, anche se siamo in estate, ma la sera tira uno zizzolo… Sono eteroterme?
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 6:51pm
@Clio: Penso proprio di sì, che siano eteroterme, come dici tu, altrimenti non si spiega la mania di farle sempre svestite.
@Gamberetta: Tu che sei più o meno esperta, la Delos Books, oltre ad essere un’associazione, è una casa editrice a pagamento? Perché se pubblicano piccoli romanzi (naturalmente scritti meglio di quelli che hai proposto tu) direi che un pensierino lo potrei fare^^
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 7:23pm
@Tyreal. Sì, ho un’amica di nome Laura, che è anche ispirazione per la mia eroina, ma Laura è un nome piuttosto comune… ora leggo il primo capitolo.
@Sandy85. Delos era a pagamento, ma ormai da qualche anno non lo è più. Per quanto riguarda questa nuova collana, è aperta alla partecipazione di tutti, basta seguire le indicazioni del primo post in questo thread sul forum di WMI.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 7:32pm
@Gamberetta: Grazie per le informazioni^^
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 7:45pm
My Manager was extremely thin, made of plastic, with paper covering the plastic. They had always hoped, I thought, that one day her heart would start, but her heart remained a dry leaf that drifted in her ribcage, animated to lift and fall only by her breathing.
Non ho parole… fantastico. Dice tutto e te lo fa “vedere” in quattro righe. O_O
Invidiaaaaaaaaaa…
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 8:04pm
“The situation” sembra meraviglioso, il tipo di gustosa follia che potrebbe piacermi. VanderMeer ammetto di non averlo mai sentito prima, mi documenterò a riguardo.U_U
Quando al progetto della Delos, mah… Dal punto di vista teorico mi sembra anche ammirevole, ma trovo il formato scelto piuttosto infelice: mi sembra troppo lungo per poterlo considerare racconto lungo ma al contempo troppo breve per essere un romanzo breve.
Certo, “Dr. Jekyll e Mr. Hyde” funziona, ma l’ha scritto Stevenson, non il primo che passava per strada (invece ero convinto che “L’ombra su Innsmouth” fosse più corto… Ma magari mi confondo con un’altra novella di Lovecraft).
Inoltre trovo parecchio fastidioso questo “pseudonimo cumulativo” peraltro straniero. Se mi trovassi a pubblicare e mi venisse imposto di adottare un alias di sapore inglese, credo che darei i miei più cari saluti all’editore e me ne andrei. Può sembrare un compromesso da poco, ma trovo la manovra un bieco e meschino atto di marketing e nulla più di questo.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 9:10pm
Penso lo abbiano adottato per il personaggio, più per la sua “anglosassonità”… Per dare un tocco “fiabesco” forse, mah…
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 9:20pm
Sullo “pseudonimo cumulativo” concordo pienamente, non mi piace molto come idea. (anche se non la trovo proprio un atto di marketing, anche se non lo escludo, ma voglio dare il beneficio del dubbio^^’)
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 9:47pm
@Tyreal. Ho letto il primo capito, o meglio ci ho provato. Sono arrivata a circa un terzo con grande fatica, poi mi sono stufata. D’accordo, è un gradino sopra vaccate come Le Chiavi del Fato o La Gemma del Dolore, ma siamo ben lontani dalla decenza.
La situazione iniziale è banale e l’ambientazione cliché. Lo stile di scrittura è piatto, scontato:
Ci sono una marea di aggettivi, e quasi tutti a rimarcare l’ovvio: quando mai una vetrata non è ampia ? E la reggia ha i pavimenti lucidi ? Urca! Non l’avrei mai immaginato! Gli scaloni sono immensi, essendo –oni… ecc.
Il concetto alla fine è anch’esso banale: odio/amore per un luogo abitato da generazioni.
Abbiamo poi bruttissimi passaggi di inforigurgito:
Qui Laiàl si rivolge al proprio insegnante, che sono quasi pronta a scommettere ‘ste cose le sa già… e non è finita, come se non bastasse questo dialogo farlocco rivolto al lettore invece che all’interlocutore del personaggio, subito dopo il Narratore Onnisciente™ deve intervenire in sovrappiù:
Mi fermo, perché non voglio trasformare un commento che non è neanche in tema in un articolo, ma questo Destino degli Eldowin non lo leggerò neanche gratis.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 10:13pm
Ok, grazie della tua opinione ;)
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 10:25pm
Beh ragazzi, il piacere della lettura è proprio quella di lasciarsi accompagnare nella delineazione del mondo che ricrea l’autore. Se tutti i libri fossero come Hatty Potter ci sarebbe da suicidarsi, caspita sembra di leggere un “soggetto” cinematografico!
Non riesco a capire come Gamberetta o i suoi soci del sito non digeriscano una accomodante immersione nel flusso di vocaboli ricreativi una realtà alternativa.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 11:01pm
Mah, io personalmente adoro quello che chiama “inforigurgito”, se ci fosse un romanzo intitolato “fatterelli ameni della terra di Mezzo” me lo accaparrerei subito, ma c’è anche da dire che io sono un’irrecuperabile masochista XD
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 11:09pm
@Clio. Il problema dell’inforigurgito non è tanto nelle informazioni in sé, ma come sono fornite al lettore. Far parlare un personaggio come uno stupido solo per ragguagliare il lettore non è una buona idea. Così pure interrompere la narrazione con paragrafi che non c’entrano niente.
Poi le informazioni possono essere tanto interessanti da far passare in secondo piano il modo zoppicante con cui lo scrittore le ha esposte, ma rimane lo stesso un difetto.
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 11:38pm
Hum, hai ragione… Secondo te qual’è il sotterfug… ahem, artifizio letterario migliore?
Lunedì, 12 Maggio 2008 @ 11:49pm
azzardo… le appendici?
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 12:19am
ma che leggo? scrivere 800 pagine sarebbe più facile che scriverne 100?
Io le poche volte che sono arrivato a 400-500 mi aspettavo di vedere gli esploratori ghiacciati morti sopra l’Everest! Attualmente non riuscirei ad arrivare ad 800 pagine neppure con il metodo Shining. (avete presente? riempire pagine e pagine di ripetizioni all’infinito della frase: la vispa teresa…)
Ma, ovviamente, questa è la mia opinione. Chi non è d’accordo… è semplicemente un imbecille, eh eh, scherzo (lo dico, perchè di sicuro qualcuno si sentirebbe chiamato in prima persona.)
potenza delle combinazioni: ho citato King e la mia parola antispam stavolta è… CELL!
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 1:39am
che bello però che nel post della Delos diano delle regole e poi dicono: guardate, le possiamo cambiare in qualsiasi momento… e subito dopo aggiungono: astenersi perditempo.
Il tempo dell’aspirante scrittore sembra che a nessuno importi, guarda caso poi la maggior parte smette verso i trent’anni quando deve pagare le bollette da pagare. Era meglio se restavo bamboccione. Avrei avuto più tempo per scrivere.
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 1:42am
E qui mi sono spaccata dalle risate XD
Mah… da questo punto di vista per me non c’è una regola. Dipende dall’opera. E’ indubbio che 100 pagine possano essere più che sufficienti e possano anzi bastare pure per un capolavoro.
Però le saghe chilometriche non mi dispiacciono affatto. Perchè? Boh… perchè mi piace affezionarmi al mondo creato e ai personaggi, quindi sono contenta se il piacere di seguire tutto ciò si prolunga per molto. Forse sono anche un po’ affetta da uno “spirito da telefilm”, mi diverto a domandarmi per tanto tempo “Cosa succederà ora?”, morendo dalla curiosità =P. Ovviamente l’autore e la saga mi devono piacere molto, altrimenti non mi viene certo questo desiderio. Poi la lunghezza non deve essere forzata e fine a sè stessa, deve essere adatta alla storia che si sta sviluppando. E, inutile dirlo, la qualità deve mantenersi alta. Quello che conta in ogni caso è la qualità, al di là della lunghezza.
Ho letto il primo paragrafo de Il Destino degli Eldowin e sinceramente non mi è piaciuto per nulla… La forma non la trovo certo orribile come quella della Troisi o delle Chiavi del Fato, ma ci sono comunque varie cose che mi hanno infastidita e per un paragrafo sono tante. Il contenuto non mi ha detto niente, non c’è nulla che ha suscitato il mio interesse. Magari andrò un po’ avanti…
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 7:12am
Sono arrivata alla parte dell’inforigurgito e… do pienamente ragione a Gamberetta. Messo in quel contesto è veramente orrendo :-Z
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 7:57am
Fonte: WMI
Un lettore commenta:
E l’autore subito dopo risponde:
Un esempio di come i GdR possano fare male alla narrativa anche senza averli usati: l’immaginario da GdR Fantasy stile D&D si è diffuso così tanto tramite i videogiochi, le immagini fantasy online ecc… che anche chi non è avvezzo ai GdR prova un certo “fascino” verso i lati peggiori partoriti nell’ambito del GdR (mostri etichettati come se fossero mobili da comprare all’IKEA, magia standardizzata tutta effetti speciali…).
Ma in fondo era un rischio noto da tempo.
Riguardo invece
può essere che il braccio amputato fosse stato messo nel barile del ghiaccio con le Gatorade o, magari, il re se lo era infilato nel sedere per non smarrirlo e i fanciulli fanno “bacio alla mano davanti e bacio alla mano di dietro”.
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 11:35am
@Carraronan: aggiungerei alla lista degli abomini anche tutte le accademie di magia/torri piene di maghi/corporazioni varie con tanto di burocrazia e carte bollate e pemessi per fare gli incantesimi (rigorosamente suddivisi in livelli/elementi/ecc) e accedere ai corsi superiori. Se siamo nell’ambito della parodia va bene, altrimenti ti cascano le palle giù per la tromba delle scale. Un ottimo esempio di tutta questa paccottiglia messa insieme in un solo romanzo si trova ne La Rocca dei Silenzi, di cui si è tornati recentemente a parlare su queste pagine.
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 2:44pm
@ Miro:
Concordo pienamente!
Solo che farlo comprendere qui dentro è a dir poco complicato… nel caso non l’avesse notato.
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 5:39pm
A proposito di clichè: a questo punto dovrebbe fare la sua comparsa il caro Nunzio Donato a sputtanarci.
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 5:44pm
@Clio. Dipende. Intanto bisogna rendersi conto se le informazioni sono essenziali o no per la storia. Se non lo sono, perché metterle? Se proprio si vuole, si può scrivere qualcosa tipo Lyra’s Oxford dove lo scopo di Pullman è più che non narrare, illustrare il proprio mondo.
Appurato che le informazioni invece servano, come sempre il metodo migliore è mostrarle. Nel caso specifico l’informazione che l’autrice voleva trasmettere è che gli elfi erano in pace con tutti. L’aveva già fatto! Le descrizioni della città all’inizio e lo svolgersi degli eventi comunica senza problemi una situazione di serenità. Se non fosse stato così, bastava che il tizio affacciandosi alla finestra non vedesse lo splendore della città, ma i palazzi in rovina per colpa delle bombe, o magari se la guerra non è così vicina, cogliesse solo il passaggio di truppe per le strade o qualcosa del genere.
Infine, il dialogo può essere usato per comunicare informazioni al lettore, ma ovviamente bisogna far in modo che rimanga realistico. Il cugino di Laiàl che è appena tornato da un viaggio dalle parti della steppa forse può raccontare di come siano organizzati i barbari in quei luoghi, altrimenti non è ragionevole che qualcuno ne parli.
@Carraronan. Interessante l’articolo su GDR e scrittura. È un altro mistero capire perché la gente appassionata di GDR pensi che ciò sia legato in qualche maniera alla letteratura fantasy. Sono due attività del tutto diverse, e per molti versi opposte: lo scrittore deve imbastire una storia per forza di cose lineare, il game designer deve fare l’operazione contraria, cercare d’ideare una vicenda più dinamica possibile, dove il punto chiave è la scelta. Perciò mentalità di fondo agli antipodi. E stiamo parlando della parte più creativa, se poi si scende al solo giocare, non è altro che immergersi in situazioni piene di cliché, se non vere e proprio stupidate (che per altro possono funzionare in un gioco perché lo scopo è differente rispetto alla narrativa. La storia di un essere giallo che mangia puntini inseguito dai fantasmi è un’idiozia, ma un’idiozia divertente, finché ci giochi).
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 5:53pm
mmm… il discorso non doveva solo trasmettere che gli elfi erano in pace con tutti, ma che la pace aveva garantito l’ingresso degli umani nel consiglio reale, cosa che più avanti risulterà essenziale.
Comunque ritengo la tua opinione importante e ho sempre tenuto da conto questo blog da quando l’ho conosciuto. Girerò i suggerimenti all’autrice, perché il seguito è in stesura. L’unica cosa che non mi trova d’accordo riguarda l’infodump. O meglio: hai perfettamente ragione sull’utilizzo spesso scorretto dell’”inforigurgito”, ma a mio avviso (e bada, è solo una mia opinione), e contestualizzando ciò che accade più avanti, il dialogo di Laiàl è abbastanza giustificato. Lorrin è uno scienziato di corte, Laiàl l’erede al trono e le discussioni su ogni cosa sono all’ordine del giorno… Cioé ho compreso perfettamente la tua obiezione: inutile far parlare un personaggio all’unico scopo di informare il lettore, se quel dialogo è inverosimile, ma qui comunque mi sembra verosimile.
Le tue obiezioni restano sensate ed è sempre bello avere una critica costruttiva. Di questo ti ringrazio.
Ne approfitto, tiro un po’ la corda: Laura “nasce” come scrittrice di fantascienza. Non ti chiedo consigli o recensioni, ma se vuoi leggerti qualcuno dei suoi racconti nel sito, ne sarei contento.
Ok ok adesso torniamo ai commenti del tuo post, sono andato fin troppo OT (grazie per la pazienza!)
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 9:19pm
AryaSnow:
Rocca e Troisi sono agli antipodi: sei d’accordo? Scrivere difficile e’ facile, e scrivere facile e’ difficile. Magari la forma della Troisi non ti piace, ma almeno lei sta percorrendo la strada difficile. E lo fa con umilta’. E i risultati, giustamente, si vedono bene.
Martedì, 13 Maggio 2008 @ 11:37pm
Certo che sono molto diversi, non lo metto in dubbio ;-)
Mi fanno schifo in modo diverso, ma entrambi sono parecchio sotto i miei limiti di sopportazione =P.
Forse è peggio Rocca, ma magari dovrei leggerne un po’ di più per fare il confronto (e non è che ci tenga tanto… uhm…). Più che altro probabilmente un palese desiderio di sfoggiare “intellettualismo”, con degli obrobri come conseguenza, è ancora più fastidioso.
Ovviamente qui sto parlando solo del modo di scrivere, suoi contenuti di Rocca non posso dire proprio niente, letto troppo poco.
Comunque ho letto entrambe le anteprime dei libri della Iuorio disponibili sul suo sito. No, proprio non mi aggrada per nulla.
Il Destino degli Eldowin andando avanti è anche peggiorato. Ci sono varie cose nel modo di scrivere che davvero mi hanno infastidita. I contenuti invece, per quello che si trova online, sono un pacco allucinante, mamma mia X_x.
Il Sicario è un po’ meglio perchè sembra che la tematica e le idee siano già più stimolanti. Però ci sono anche qui dei passaggi che mi hanno infastidita e un scrittura troppo piatta e priva di “colore”. Poi ho dei forti dubbi sulla “sensatezza” di alcune questioni.
Non scendo nei dettagli perchè non è il luogo adatto.
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 8:44am
@gamberetta: hai mai provato i libroni infiniti di walter moers? potrebbero divertirti (anche se… immagina vandermeer tirato con quello stesso ritmo per seicento pagine: è francamente un po’ una strarottura di coglioni. però, se apprezzi le invenzioni e i paradossi, mentre ti si sbriciolano, godi).
credo che i gdr e i romanzi fantasy vengano associati perché in entrambi è fulcro dell’attività una narrazione, o quantomeno una storia, e soprattutto perché li frequentano gli stessi nerd sfigati e segaioli (eh, eh, modestamente…).
l’infodump è in agguato, ma a volte è davvero difficile mostrare certe cose in modo che siano naturali (metterle nei dialoghi, in fondo è una soluzione molto gettonata, perché è una via di mezzo tra descrizione e racconto. per il suo essere né carne ne pesce è estremamente difficile da gestire in modo da non apparire forzata): in questo periodo stiamo finendo il terzo giro di controlli con UTP ed è una specie di gioco al massacro, ho sempre il terrore di lasciar detto qualcosa di troppo. gamberetta, ti odio, ché sei tu che mi hai messo questa angoscia addosso.
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 10:23am
e: ho letto il “bando” (?) e ho deciso che parteciperò con un romanzo da scrivere nei momenti di delirio che mi colgono abbastanza spesso. ci metterò dentro: un mago piovra che soffre di priapismo (be’, ha un tentacolo rigido), una scuola di magia ultra burocratizzata (grazie angra), volgarità a non finire, un duello ben fatto, mostri ikea che vengono venduti al signore del male in scatole di montaggio fai da te (grazie carraronan), la spiegazione del perché le eroine fanno sempre in giro vestite come baldracche, ma soprattutto una storia potentissima… che devo ancora pensare
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 10:31am
@mhrr.
Nessuno ha detto che fare lo scrittore sia facile! ^_^ Però nel caso specifico non è un così grosso problema: il vero punto cruciale è capire quali informazioni siano essenziali e quali no. Non è complicato riuscire a mostrare le informazioni essenziali.
Poi ci vuole anche un minimo di “furbizia”: prendere come protagonisti il Re e il figlio del Re è cercar subito rogne, perché Re e figlio del Re se ne stanno tutto il giorno alla reggia a girarsi i pollici e dunque non hanno molto da mostrare al lettore. Se però io prendo un agente del servizio segreto militare, ecco che lo posso travestire e piazzare come infiltrato tra i barbari della steppa: se il loro ruolo è importante per la storia, posso mostrarlo con naturalezza.
@Tyreal. Ho letto L’autunno di Claudia e non mi pronuncio sulla storia, perché non è il mio genere, però mi è sembrato più scorrevole rispetto al romanzo fantasy. Anche più “rigoroso”: il punto di vista è praticamente sempre quello di Claudia, non entra mai in scena il Narratore Onnisciente a rompere le scatole.
Non so, azzardo: non è che per Il Destino erano richieste un certo numero di pagine minime indipendentemente se fossero necessarie o no?
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 3:06pm
A me sembra che si sarebbe potuto trovare facilmente un modo per trasmettere quelle informazioni in un modo più decente, anche senza cambiare protagonisti o fare altri particolari stravolgimenti. Non mi pare che ci fosse la necessità o l’urgenza di far sapere quelle cose proprio in quel momento lì, o sbaglio?
Il dialogo si presenta appunto come innaturale, perchè è come se il ragazzo spiegasse quelle cose lì al maestro, come se lo trattasse come qualcuno di più ignorante di lui.
Anche la parte fuori dal dialogo brutta. E’ piazzata nel bel mezzo di una conversazione serrata, contiene un sacco di spiegazioni che non hanno legami diretti con quest’ultima ed è anche piuttosto lunga. In questo modo catapulta il lettore fuori dall’immediato, invece in quel momento ciò non dovrebbe accadere.
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 3:39pm
@AryaSnow. Nel caso specifico hai ragione. Rimane il fatto che se si sceglie come protagonista un Re si vanno a cercar guai, perché il Re è più spesso nelle retrovie a prendere decisioni, piuttosto che nel vivo dell’azione.
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 4:04pm
Gamberetta, il tuo post mi è piaciuto, e ti dirò i motivi:
1) Le due recensioni negative mi sembrano più lucide e e con meno acredine del solito, cosa che infatti non si può dire sugli articoli che riguardano “star” del blog, dalla Troisi alla Meyer, per citarne due (non per questo non mi siano piaciuti, bada bene). La tua analisi, concentrandosi sugli aspetti globali, non “perdono tempo” ad accanirsi eccessivamente sui dettagli. Sono commenti più brevi, certo, ma secondo me acquistano in qualità (è anche vero che sono libri più corti…)
2) L’ultima recensione. Ecco, il fatto che hai inserito una recensione positiva al termine delle due negative è servito a dare al post una sorta di equilibrio, perché presenti al lettore un esempio concreto - in contrasto ai due precedenti - di come secondo te si dovrebbe scrivere Fantasy, e non soltanto di come non lo si dovrebbe scrivere. Perlomeno scoraggi attacchi come “sei solo buona a criticare!” o cose di questo genere :D
A parte ciò, avevo letto credo la prima pagina de “La gemma del dolore”: mi era sembrata scritta discretamente. E’ un peccato che l’autore, almeno da quanto dici, si sia perso così.
@Tyrel. Ok, qui siamo OT, ma ho letto proprio le prime righe del libro della Iuorio e volevo fare un commento veloce. Gamberetta forse è stata un po’ troppo sommaria nel giudizio, ma l’impressione che ne ho avuta io, sebbene un po’ più “moderata” :D, è stata simile. Lo stile non è malvagio, ma come impatto iniziale mi pare pesante, e non mi ha invogliato alla lettura. L’incipit sarebbe da rivedere del tutto. Però, a differenza della gambera, semmai qualcuno dovesse passarmelo proverò a leggerlo volentieri (non mi va di bocciarlo subito).
Come al solito, una volta che avrò inviato il commento mi accorgerò di aver fatto una miriade di errori. Siccome non ho voglia ricommentare solo per correggerli… abbiate pazienza :D
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 9:15pm
@Loreley. La verità è che specie La Gemma del Dolore è un romanzo insignificante. L’ho letto pochi giorni fa e già me ne sono scordata la buona parte. Davvero non era il caso che ci perdessi più di tanto tempo. Specie adesso che devo riordinare gli appunti per la recensione de La Setta degli Assassini…
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 10:01pm
salve, ho letto quest’ articolo e mi sono trovato d’accordo con Lorely. Come ha già scritto penso che questo intervento di Gamberetta sia molto equo, imparziale e anche piacevole alla lettura :)
Per quanto riguarda il confronto giochi RPG/racconti fantasy credo che in realtà tutti dipenda dalle capacità del creatore. Un cattivo fantasy assomiglia in tutto e per tutto ad un cattivo gioco RPG: Ambienti banali ed eventi prevedibili, cattiva caratterizzazione dei personaggi, ed altri Idola che rendono entrambi in poche parole noiosi. In the other hand, credo che un buon racconto fantasy non differenzi troppo da un buon gioco RPG. Lasciando da parte il particolare genere di RPG che ha preso piede questi ultimi anni (MMORPG), il primo esempio che mi viene in mente è la saga di Final Fantasy, di cui ho amato soprattutto l’ottavo episodio, lo considero tutt’ora uno degli RPG più riusciti e piacevoli di tutta la storia videoludica, sia per la storia curata abilmente sia per tutti gli altri aspetti legati alla grafica, la giocabilità e via dicendo. Purtroppo dall’ottavo episodio in poi la saga è caduta sempre più in basso, ma questo è OT.
Per parlare dell’inforigurgito, sono del parere che sarebbe sempre meglio evitarlo, semplicemente perchè agli occhi del lettore è orribile: è la classica scena del cattivone che grida a voce alta i misfatti che sta per compiere, stile macchia nera. Riconosco che a volte è difficile evitarlo, ma credo che nella maggior parte dei casi si tratta di pigrizia dello scrittore.
Infine ringrazio tutte le persone che scrivono in questo sito, sia autori di articoli che di commenti, ho trovato molte letture curiose e gradevoli :)
@Gamberetta: Aspetto il tuo articolo sulla Setta degli assassini, l’ho letto tempo fa e lo ricordo pieno zeppo di spunti interessanti (o meglio dire boiate assurde), comincio a ridere già da ora :)
a presto
Mercoledì, 14 Maggio 2008 @ 11:26pm
AryaSnow (su Rocca e Troisi):
Si’, ma per ragioni diametralmente opposte, spero.
Proprio quello che volevo dire. Insomma, vedere la Troisi affiancata a Rocca mi infastidisce, perche’ considero gia’ un grande merito non scrivere per sfoggiare intellettualismo. Rocca lo ha fatto a tutto spiano (sia nel suo romanzo che qui), mentre la Troisi non lo ha mai fatto, neppure minimamente. E questa e’ un’altra ragione per cui i suoi romanzi vendono come le noccioline: quando uno legge i suoi libri, non sente mai l’asfissiante presenza di un autore che “se la tira” (e questo di “tirarsela”, cara AryaSnow, lo fanno praticamente tutti gli autori in erba, in maniera maggiore o minore - e se invece prendi un grande autore scoprirai che 99 volte su 100 nei suoi scritti non esiste traccia di superbia e/o intellettualismo). Chi legge la Troisi ha l’impressione di leggere qualcosa di onesto e amichevole. E’ giusto parlare di tecnica, di forma, di contenuto: ma nelle vostre discussioni dimenticate sempre questo ingrediente fondamentale.
Giovedì, 15 Maggio 2008 @ 5:08pm
Forse è peggio Rocca, ma magari dovrei leggerne un po’ di più per fare il confronto (e non è che ci tenga tanto… uhm…). Più che altro probabilmente un palese desiderio di sfoggiare “intellettualismo”, con degli obrobri come conseguenza, è ancora più fastidioso.
… qua si sta degenerando come una malattia cronica
…davvero .,,
Carlo per caso conosci Rocca e sè portato a letto la tua morosa.. 8 ottio non credo si abbasserebbe a tanto)
Perchè leggendo come lo critica qui qualcuno sembra che lo conosciate.
E non scherzo
ma mi dice che CAZ- ZO TE NE FREGA SE UNO SCRIVE SFOGGIANDO UN SUO SAPERE??????????????????????????????????
TU NON CAPISCI QUELLO CHE SCRIVI??
SONO FATTI TUO, TUOI!!!! ci arrivi a sto concetto o siamo tanto tarati miseria… O.o davvero a me sembra di parlare con dei bambini di 2 anni…
altro che Sergio Rocca che fa l’intellettuale…
DOVE CAZZO VAI A LEGGERLI I LIBRI? NEL REAPRTO BIMBI
E TI PRENDI IN MANO LE AVVENTURE DI PIMPA??
Posso chiedervi quanti anni avate ragazzi?
Giovedì, 15 Maggio 2008 @ 5:20pm
Sfoggiare intellettualismo è in genere una spia di nozioni zeppate nel cranio senza un vero sapere di fondo. Non è sempre così, ci sono molti esempi di scrittori estremamente (e volutamente) complicati e pomposi nella forma, che però nei contenuti sono più che validi.
Anche se i contenuti sono ottimi però, l’autore è criticabile, perchè pur sapendola se ne fregia invece di andare al sodo e spiegare in termini calzanti.
Giovedì, 15 Maggio 2008 @ 5:41pm
..io…:
Il fatto in sè che uno sfoggia il proprio sapere non è certo un male.
Quello che può essere un problema è quando c’è uno sfoggio di sapere fine a sè stesso.
Uhm, magari il concetto, detto così genericamente, può essere difficile da comprendere. Bisognerebbe vedere specifici esempi.
Carlo:
Mah, potrebbe anche darsi che tu abbia ragione. In realtà sinceramente non ho mai riflettuto molto sulla questione “Peggio Rocca o la Troisi?” =P.
Li ho citati entrambi per fare esempi di scrittori che ritengo scrivano molto male, tutto qui. E’ ovvio che poi sono estremamente diversi. E’ probabile che riterrei Rocca peggiore, ma “per correttezza” dovrei leggere di più di lui.
Giovedì, 15 Maggio 2008 @ 6:56pm
@Gamberetta. Un consiglio che ti posso dare è quello di mantenere un po’ questo atteggiamento distaccato quando recensisci, mantenendo ugualmente un tono sarcastico (ormai è il tuo marchio di fabbrica :D). Secondo me ne guadagneresti in qualità ;)
Giovedì, 15 Maggio 2008 @ 10:38pm
mantenere-mantenendo… ripetizione.
Che palle >_<
Giovedì, 15 Maggio 2008 @ 10:40pm
Strano che non siano ancora apparsi i tizi della Delos Books: su aNobii, quando io parlavo male di Fantasy Magazine, non hanno tardato a comparire… ;-)
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 6:13am
AryaSnow: ma ti pare davvero che la mia domanda vertesse su “meglio Rocca o Troisi”? Questa volta mi hai profondamente deluso. Lo so che non te ne frega un cazzo, ma te lo comunico lo stesso.
…io…:
Ma non me ne frega niente: per me uno puo’ scrivere anche sfoggiando il pisello - magari anche pisciando controvento. Da un certo punto di vista potrebbe essere considerato uno spettacolo triste, o orribile, mentre per un altro verso potrebbe essere preso come occasione di divertimento e risate a non finire. Ad esempio, un tema di italiano della scuola elementare puo’ essere oggettivamente un tremendo strafalcione, ma se lo inserisci in un libro tipo “Io speriamo che me la cavo” magari vende bene. Sono sicuro che quello che scrive Rocca venderebbe benissimo, se inserito in un manuale intitolato “101 errori da evitare scrivendo un romanzo”.
Comunque, la risposta alla tua domanda te l’ha data AryaSnow: un conto e’ tirare fuori il pisello perche’ serve a fare qualcosa di piacevole (e non sto parlando necessariamente di fare la pipi’, qui…), e un altro conto e’ il maniaco della stazione (col classico impermeabilone), che lo esibisce come atto fine a se’ stesso - perche’ e’ matto da legare.
Che i “maniaci” in genere facciano schifo o pieta’ e’ una cosa naturale, non e’ colpa di nessuno. Non vedo perche’ le reazioni spontanee che gli scritti di Rocca suscitano nel pubblico debbano farti arrabbiare cosi’ tanto.
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 9:26am
Va bene XD
Dimmi se c’è qualcosa a cui non ti ho risposto.
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 10:07am
AryaSnow: il punto al quale volevo arrivare (ed ero arrivato) era che oltre a tecnica, forma, e contenuto, esiste un altro ingrediente: l’umilta’. Mi sono reso conto che non se ne parla mai. Questo potrebbe essere l’elemento mancante: e un elemento fondamentale, perche’ senza di quello un libro non si vende, punto. Che ne pensi (questa era la mia domanda implicita)?
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 10:42am
@ Carlo
Alcuni articoli straripano di post sull’umiltà degli autori;
NB. L’umiltà ci deve essere anche da parte dei commentatori e nelle “critiche” ovviamente. Questo aspetto sfugge spesso e volentieri quì dentro.
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 2:50pm
@Carlo e @chiunque altro: Sono del parere che …io… altri non sia se non lo stesso Rocca - o un amico/parente magari
pagatichiamati da lui per difenderlo? Non fosse per le faccine (O.o), mi sembrerebbe mooolto possibile. Ma, diavolo, se è un tale genio della metrica latina, avrà anche imparato ad usare gli smile, no? :)Non capisco perché si continui a parlare di Rocca. Diamine, si è umiliato abbastanza, più risponderà o si parlerà di lui, più si diffamerà con le sue stesse mani, dato che saranno più alte le possibilità, a google, di indicizzarlo nelle ricerche. (uno potrebbe cercare “La Rocca dei silenzi” per poi ritrovarsi tra i Gamberi, al commento “Rocca fai silenzio!”)
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 2:59pm
Le ultime ‘chicche’ di un …pass-ante!
A me sembrava di aver capito che questo fosse il diario di Gamberetta e dei suoi amici, come l’ha definito lei stessa!
Chissà, passante… magari Clio sarà la cuginetta di Gamberetta, AryaSnow la sorellastra e Carlo il suo amante!
Sono solo supposizioni lecite come quelle che ha sollevato lei, egregio passante, per carità!!
Non sapevo che sostenere opinioni diverse e alternative da quelle della maggioranza delle persone del blog significasse avere rapporti di parentela con l’autore in questione! :) visto? Io li so usare gli smile, quindi non posso essere Rocca.
Ironizziamo su affermazioni demenziali, passante, altrimenti quì addio!
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 3:34pm
Carlo:
A me della simpatia/antipatia (umiltà, superbia o qualsiasi altra cosa…) dell\’autore in sè interessa poco. O meglio, può determinare un giudizio sull\’autore come persona, ma la mia opinione su di lui come scrittore è data dallo scritto, visto come qualcosa di a sè stante.
Poi può darsi che un determinato lato caratteriale (in questo caso parliamo di \”superbia da intellettuale\”) si rfletta negativamente anche sullo scritto. Però in questo caso sarebbe comunque un giudicare lo scritto in sè, il modo di scrivere e i contenuti. Giudicherò in base al modo e ai punti in cui tale aspetto caratteriale si manifesta nel testo. Ad esempio, trovo la prima frase delle Chiavi del Fato orrenda, molto probabilmente è data da un mero desiderio di far mostra di espressioni astruse. Però capisci che si tratta pur sempre di un giudizio sul modo di scrivere.
Sulla questione della vendita ora come ora non ho una chiara opinione.
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 3:39pm
Era solo una supposizione, non un’affermazione demenziale. Sia ben chiaro che non voglio mettere zizzanie, ché già abbiamo tanti problemi personali.
Però, Rob, io almeno sono un passante che sa che “qui” non vuole l’accento. :P
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 4:19pm
Rob:
No, no, scusa: non ne stavo facendo una questione da giardino d’infanzia, dove tutti devono essere buonini uguale, non si devono dire le parolacce, e altre menate stile maestra d’asilo. Stavo parlando di tutt’altra cosa, e cioe’ della prosopopea che un autore mostra nel suo modo di scrivere. Insomma, sto parlando di uno scrittore che fa lo sborone, mi sono spiegato? Ora, mi sembra abbastanza chiaro che uno scrittore sborone (o altezzoso, o perduto nel suo narcisismo malato - insomma, hai capito) finisce con lo stare sul cazzo a qualsiasi lettore. Come minimo risulta noioso. Non sto parlando di come Rocca si e’ comportato qui nel blog (che puo’ essere solo una conferma della sua spocchia): parlo esclusivamente del suo modo di scrivere, e cerco di capire per quale fondamentale ragione cosi’ tanta gente si trovi d’accordo sul fatto che faccia schifo (le critiche negative non le trovi mica solo su questo blog…).
Spero di essermi spiegato.
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 4:22pm
AryaSnow:
Ma non se si riflette nei suoi scritti, ti pare?
OK. Vedo che anche qui c’e’ lo stesso equivoco che ho avuto con Rob, quindi e’ evidentemente colpa mia. Si’, AryaSnow, mi riferisco esclusivamente allo scritto. Non me ne frega niente di Rocca come persona, e non me ne frega niente di giudicare l’autore - mica sono malato… :-)
Per l’appunto: e non ti pare che questo sia proprio il caso in questione? Ma non eri tu quella che diceva che lo scritto era brutto in quanto “sfoggio di intellettualismo”? Oh, AryaSnow, facciamo finta a non capirci? :-D
Si’, si’, SI’!!! E la Licia Troisi, nei suoi scritti, ti appare “far sfoggio di intellettualismo”? Risposta (direi): no. E sostengo che si tratta di una differenza importantissima. Da un punto di vista pratico, proprio (vendere/non vendere). E mi consola pensare che sia cosi’: che avere il coraggio della modestia (perche’ la modestia non sembra sia cosa facile…), aiuta a pubblicare.
Whoooohoooo! Certo!!! :-D
Beh, e’ solo una mia speranza, come dire. Lo ammetto. Non voglio dire che debba essere cosi’ di sicuro, ma credo che sia praticamente impossibile leggere un romanzo dove l’asfissiante presenza di un autore arrogante e pieno di se’ non va mai via. D’altro canto, tu potrai osservare che la Troisi e’, per i tuoi gusti, troppo semplice, troppo banale, troppo sciatta - tutto quello che ti pare - e ne hai pieno diritto, perche’ e’ una questione di gusti (e lo e’ sicuramente: tanto e’ vero che la Troisi si avvia allegramente verso il traguardo di un milione di libri venduti). La Troisi ha evitato di tagliarsi le gambe facendo la spocchiosa. La ragione della bruttezza delle Chiavi del Fato, invece, non e’ per nulla una questione di gusti: o se no trovami una persona che affermi: “Oh, come adoro la gente che si sbrodola, sfoggiando intellettualismo, e fa la spocchiosa con me“.
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 4:43pm
Oh che palle. Il tuo post precedente spingeva ad una considerazione anche generica. E’ vietato farla? Non penso. Poi sono entrata pure nel caso specifico di Rocca e ho detto che in questo caso è così, facendo un esempio. Non mi pare ci sia qualcosa che non va nel modo in cui ho risposto. Relax =P
Per me tutto è una questione di gusti, sia la Troisi che Rocca. Quanto uno vende non mi interessa, potrebbe vendere 1354566757677 copie come 1, il mio giudizio a riguardo rimarrà sempre un fatto non oggettivo, nè assoluto. Non è che dico “questo vende tanto, allora se non mi piace è solo un cosa soggettiva”, lo è in ogni caso.
A qualcuno potrebbe anche non irritare così tanto quell’aspetto di Rocca. Ognuno ha la propria scala di cose che gli danno più o meno fastidio. Qualcun altro potrebbe non percepirlo, perchè concentrato su altri aspetti che gli sono piaciuti tanto.
Boh… non sono mica loro =P. Chedi a coloro a cui è piaciuto se hanno percepito questo sfoggio di intellettualismo fine a sè stesso e, se sì, se gli ha dato fastidio ecc ecc. Parlaci. Ce ne sono su questo blog, ma anche ad esempio qui.
Comunque sappi che non dirò mai che una cosa non è soggettiva, è una cosa fuori dalla mia concezione a prescindere =P.
Anyway…
Se vogliamo continuare a parlare di Rocca nello specifico, inviterei a migrare alla pagina apposita ;-)
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 5:39pm
È un complotto. In realtà Rocca è anche Messere e Mubble, i due utenti che, nel link fornito da AryaSnow, osannano il romanzo. Il primo, Messere, si è iscritto e frequenta solo il forum di SmallvilleItalia, come anche Mubble - che, invece, ha postato solo 2 commenti. Messere osanna in modo spudorato, con scritte sgargianti e sbrodolanti, il romanzo, e poco dopo dichiara di abitare proprio vicino al luogo in cui ci sarà la presentazione del romanzo. È pubblicità fai-da-te.
È un complotto. LOL.
Dài scherzo. Fine/OT
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 6:06pm
Per essere un passante, passi di qui molto spesso. Tu chi sei invece? Il fratello di Gamberetta? Clio travestita? AryaSnow o Sandy85 camuffata?
Ma non si può cambiare argomento e piantarla con queste cretinate?
Basta. Non se ne può più
Venerdì, 16 Maggio 2008 @ 6:15pm
Caro Passante, e’ ovvio che quel sito e’ pubblicita’ fai-da-te. Come sarebbe a dire “dai scherzo”? E’ palese. Anzi - scusa - lapalissiano.
AryaSnow: mi piace molto quando dici che e’ tutto questione di gusti. Peccato che non sia vero, pero’… Rocca non vendera’ mai 1354566757677 copie. Il mio discorso sull’autore non-invadente, privo di bisogno di “approvazione”, mi sembrava una genialata… :-) Ma vedo che non riesco a comunicare questo punto.
Sabato, 17 Maggio 2008 @ 12:13am
Ma non mi importa quante copie uno vende o non vende. Sempre una questione di gusti è. Lo è anche se una cosa piace a quattro gatti in croce.
Vabbè, basta=P
Sabato, 17 Maggio 2008 @ 7:48am
sul sito linkato sopra si legge, nel post di Messere, che Rocca: “Attualmente é impegnato sia nell’attività di insegnamento, sia nel sociale come educatore.”
Insegnante ed educatore? Ragazzi, io ho sempre riso di lui, ma ora comincio ad averne paura.
Sabato, 17 Maggio 2008 @ 2:21pm
Ma no, figuratevi, deve essere una bufala!
Domenica, 18 Maggio 2008 @ 4:00pm
Recensione divertentissima come sempre, ma… continuo a non capire come mai confondi narrativa fantasy con narrativa fantastica. La prima non ti piace, a prescindere dall’autore, la seconda sì. Okay, s’è capito. Ma perché ti ostini a fomentare questo errore? Da te non me l’aspetterei.
Fantasy vuol dire… fantasy! Razze simili a quella umana ma con doti in più, un’ambientazione medievaleggiante, mostri, combattimenti all’arma bianca, magia: questo è fantasy. Certo, un buon fantasy può eliminare o sovvertire uno di questi elementi - la saga di Final Fantasy su tutti, ad esempio, ma anche Guerre Stellari. Ma se non apprezzi nessuno di questi elementi vuol dire che a te non piace il fantasy. Piace il fantastico. Che non è necessariamente una cosa negativa, anzi! Per fare qualche nome mi vengono in mente Pratchett, con La Trilogia dei Niomi di città, ed Ende (La Storia Infinita), che hanno scritto bellissime cose in ambito Fantastico, ma col fantasy non c’entra una beneamata mazza.
Non che Delos Edizioni o Troisi siano buon fantasy… ma nemmeno quello che tu additi come tale lo è! Il loro è brutto fantasy; quello che tu citi è buon fantastico. Sono cose diverse, tutto qua.
Martedì, 20 Maggio 2008 @ 11:38pm
Simon… TI AMO…DAVVERO…. ! MI SONO INNAMORATA DI TE solo per l’opera buona e caritatevole che hai compiuto nell’aver abbassato un pò la cresta in 5 parole a tutti qui….te l’avrei detto in mp ma qua non ci sono messaggi privati ehheheheh
un saluto
a moooolto tardi
e non iniziate a criticare alla rinfusa come sapete fare soltanto voi cacchio qua dentro …
Mercoledì, 21 Maggio 2008 @ 12:21am
Nemmeno io uso il termine “fantasy” in un senso così largo, come invece fa Gamberetta.
Tuttavia del modo in cui si intendono i generi mi importa poco. E’ mera questione di catalogazione.
Mercoledì, 21 Maggio 2008 @ 7:37am
@Simòn R. Dato che riguardo la “teoria” del fantasy leggo quasi esclusivamente in inglese, adotto anche la terminologia anglosassone. “Fantasy” è quel genere dove è vitale per la narrazione un elemento fantastico e tale elemento non è razionalmente/scientificamente spiegabile.
Comunque, dato che ogni scusa è buona per non studiare, ho preparato un disegno:
http://fantasy.gamberi.org/wp-content/fantasy1.png
Io uso questo schema quando parlo di fantasy. Ovviamente non è né esaustivo, né preciso, ci sarebbe da perderci anni a farlo con accuratezza (sempre fosse possibile), ma credo sia un punto di partenza accettabile. La fonte per la buona parte delle informazioni è Wikipedia.
Quello che tu chiami “fantasy” in realtà è un sottogenere del fantasy. Probabilmente “High Fantasy”, “Epic Fantasy” o “Sword & Sorcery”, a seconda di quanta importanza dai ai vari elementi.
Non è tutto il fantasy. È solo una piccola tessera in un mosaico molto più ampio, e a parer mio neanche la tessera più importante.
Mercoledì, 21 Maggio 2008 @ 5:27pm
Noi siamo italiani. Non inglesi. E la nostra lingua ha una capacità di esprimere concetti che l’inglese si sogna.
Quando Robert Jordan venne in Italia a presentare il quarto romanzo del ciclo, fino ad allora inedito, tenne una breve conferenza su cosa fosse il fantasy. In molti storcemmo il naso quando sentimmo parlare di fantasy in merito alla Divina Commedia. D’altronde è una narrazione fantastica, con Dante che viaggia in tre mondi paralleli e incontra creature non-umane.
Ma si sbagliava. Quello non è il fantasy.
Prima di Tolkien, il fantasy non esisteva: c’erano, al limite, le weird tales, come si chiamava la rivista dove pubblicava Howard. Il fantasy, il genere Fantasy, è nato così, ed è legato a quell’opera, a quel contesto. Voglio dire… puoi dire che il ghiaccio è una sottofamiglia dell’acqua, o viceversa, il che sarebbe vero; ma ghiaccio e acqua sono due cose MOLTO diverse. Se metti l’acqua nel whiskey invece del ghiaccio non lo migliori, lo peggiori.
Quello che a te piace, quello che promuovi, è narrativa fantastica. Non è fantasy. Il Fantasy ha topoi propri, ben precisi, che non sono gli stessi della narrativa fantastica. Un maestro può di certo ignorare uno, due di questi topoi; ma se li elimina in toto non è più fantasy, è qualcos’altro. Non si può considerare fantasy una storia con un unico elemento fantastico, o anche solo con elementi fantastici che non appartengono a quello specifico genere.
I vari sottotipi di fantasy esistono proprio perché modificano uno degli elementi del Fantasy, non perché lo stravolgono trasformandolo. Se no non vengono nemmeno chiamati fantasy. Chiameresti mai “fantasy” Carrie o Dolores Claiborne di Stephen King? Intervista col Vampiro è forse un fantasy?
Solo perché gli americani non hanno una lingua decente, che gli permetta di differenziare le parole, non vuol dire che li dobbiamo seguire comunque in ogni cosa che dicano. Il termine “Fantasy”, perlomeno in italia, ha un suo significato preciso, e The Situation non è un Fantasy. Tutto qua.
Mercoledì, 21 Maggio 2008 @ 8:19pm
@Simòn R. Fantasy/Fantascienza/Orrore. Se uno o più elementi fantastici sono al centro della narrazione, è fantasy. Se gli elementi fantastici sono spiegabili razionalmente è fantascienza. Se lo scopo primario di tali elementi è terrorizzare il lettore, è horror.
Ovviamente ci sono tutta una serie di sovrapposizioni e intrecci, è una distinzione solo in linea generale. Tuttavia è una distinzione con una base razionale ed è una distinzione più o meno condivisa a livello mondiale.
Classico esempio, che faccio sempre, perché è perfetto! ^_^
Elemento fantastico: il viaggio nel tempo.
Un Americano alla Corte di Re Artù di Mark Twain. Il viaggio nel tempo non è spiegato, è un fatto “magico”: questo è fantasy.
La Macchina del Tempo di H.G. Wells. Il viaggio nel tempo ha precise spiegazioni scientifiche: questa è fantascienza.
L’Ombra Venuta dal Tempo di H.P. Lovecraft. Il viaggio nel tempo è sfruttato da un alieno per impossessarsi della mente di un poveraccio, lo scopo è spaventare: questo è horror.
Dopo di che, nessuno ti vieta di continuare a credere che il fantasy inizi e finisca con Tolkien, ma non è così.
Ultima nota: se l’italiano è tanto flessibile ed espressivo, come mai continui ad usare il termine “fantasy”? ^_^
Mercoledì, 21 Maggio 2008 @ 10:12pm
Gamberetta, lo sai che sei davvero brava? Dovevo dirtelo da un po’, e finalmente l’ho fatto. Tu farai strada, ormai ne sono certissimo. E questo e’ il blog piu’ bello che abbia mai trovato sulla web. Complimenti!
Giovedì, 22 Maggio 2008 @ 2:41am
Non voglio sollevare una questione, ma concordo in pieno con Simòn R. - parole sante, amico!
Il Fantasy lo chiamiamo così per più motivi: ci è imposto dal mercato, è un genere importato, e la gente in generale ama l’inglese perché suona figo. La cosa più triste è che spesso quella stessa gente l’inglese non lo conosce proprio, e magari parla dicendo: “Questo è il mio boifriend”, “Amo tantissimo le mie frenz!”, “Bai bai! Kisskìss!” e via discorrendo. Il fatto che abbia preso come esempio frasi da ragazze, poi, è una “strana” coincidenza. ^_^
È evidente, Gamberetta, che tu ami l’inglese, lo conosci, e lo sfrutti per cercare informazioni. È una cosa giustissima, se ci si vuole acculturare quando la nostra lingua ce lo impedisce - lo faccio anch’io, su emule non si trovano certi manuali in italiano. Ammetto di non capire, però, perché linki sempre le pagine inglesi di Wikipedia, anche se le stesse si trovano in italiano. Certo, talvolta sono meno esaurienti, ma Wikipedia è di fatto un’enciclopedia da cui far partire le ricerche. Ma vabbe’, bazzecole.
Ad ogni modo: l’Italia è sempre stato il centro dell’arte
europeamondiale: è inutile ricordare il prestigio che ricopriva nel Grand Tour, soprattutto Roma o Firenze ecc. Ora si trova so