Hai diritto a baciarmi i piedi

… dopo aver speso venti euro per comprare il mio romanzo. Questo è quello che pensano gli scrittori di fantasy nostrani. La loro idea è che il pubblico sia una massa di idioti che oltre a pagare deve anche complimentarsi, ogni altro commento è disdicevole.
Non è un atteggiamento nuovo. Supponenza e disprezzo sono anni che fanno parte del codice genetico di certi scribacchini. Però ogni volta c’è qualcuno che riesce a far peggio, che riesce a sembrare ancora più arrogante degli altri.
Per esempio un’Autrice che non nomino (non voglio più farle pubblicità) ci spiega come si dovrebbero comportare i lettori nell’esprimere il loro parere sui libri. Beninteso, regole di comportamento che hanno come scopo l’utile:

Chiedo troppo? Forse sì. Ma, ripeto, non sarebbe più utile per tutti noi?

Vediamo se sarebbe più utile “per tutti noi”…

Punto 1

- non attaccare la persona dell’autore (non solo accusandolo di avere problemi di prostata, come nel caso di Moresco, ma dandogli del pazzo, dell’ignorante, del visionario, della zoccola e via dicendo). Succede troppo spesso, e succede su aNobii.

Questa è la vecchia storia de “il rispetto della persona innanzi tutto”. Su un piano teorico potrei essere d’accordo, ma guardiamo come funzionano le cose in pratica: in pratica un sacco di autori non hanno alcun rispetto per i lettori, dunque perché i lettori dovrebbero avere rispetto per gli autori?
Siete al ristorante e la zuppa ha un sapore strano. Vi alzate per andare a protestare con il cuoco. Arrivate sulla soglia della cucina e vedete il cuoco che si cala i pantaloni e piscia nella pentola. Come reagite?
“Oh, ma non bisogna mai attaccare la persona. Spiegherò al buon cuoco che la zuppa non è di mio gradimento.”
Sul serio?
Per me finisce a botte.
E di scrittori fantasy italiani che pisciano nella zuppa sono piene le librerie. Perché dovrei rispettare una persona che mi chiede venti euro per un prodotto fatto col culo? Da me avrà solo disprezzo, ed è giusto così.
Ma guardiamo al lato utilità. Un giudizio del tipo: “L’autore Tal Dei Tali è un idiota ignorante” è utile? Certo! Perché mi dice implicitamente di stare lontana da tutti i libri scritti da Tal Dei Tali. Se il giudizio è motivato e/o mi fido di chi lo esprime si tratta di un giudizio utilissimo. In Italia vengono pubblicati 60.000 libri all’anno, ogni giudizio che fa selezione è un giudizio utile.

Punto 2

- non attaccare il testo a partire da presunte supposizioni (l’editore l’ha pubblicato perchè è un furbo, perchè ci prende per cretini, perchè è lo zio dell’autore).

Questo punto è confuso, a partire dal fatto che non è chiaro quali supposizioni non siano presunte. Comunque non vedo il problema di far notare che un autore è lo zio dell’editore, o di far notare che l’editore dimostra di prendere per cretini i lettori, o di far notare “furbizie” dell’autore o dell’editore. Sono fatti che possono essere utili per farsi un’idea se valga la pena o no leggere il romanzo in questione.

Punto 3

- non dire mai “io avrei fatto così”: svilisce immediatamente il giudizio, e anche il giudicante. A meno che il giudicante non sia davvero in grado di riformulare una frase o una trama con strumenti più che validi. Ma è molto raro, e in genere chi possiede quegli strumenti non ricorre a questo tipo di critica.

Questo è il mio punto preferito! È un concentrato di stupidaggini che a farlo apposta non riesci a ficcarne così tante in così poche righe.
Siamo in cucina. Il nostro cuoco sta pisciando nella zuppa. Gli dite (con il massimo della gentilezza, vedi il punto uno, non si attacca mai la persona): “Scusatemi se vi interrompo, signor cuoco. Vorreste avere la gentilezza di ascoltare questo mio umile consiglio: forse, ma per carità è parere personale, non dovreste pisciare nella zuppa. Io, se mai mi trovassi nella vostra posizione – non che questo sia possibile, dato che non ho né il vostro talento, né la vostra preparazione – non piscerei nella zuppa.”
Bene, indovinate? Questa reazione vi sta svilendo… Come diavolo vi permettere di dire al cuoco quello che dovrebbe fare in cucina? Vergogna!

Per tornare al fantasy. Presente Chiara Strazzulla in arte Strazzu? L’autrice de Gli Eroi del Crepuscolo, quella che scrive a forza di starnuti. Ora, se le dico: “Io scene con gli elfi gay che fanno i bagni nella schiuma non le avrei messe” mi sto svilendo.
Dovete sempre tenere bene a mente: qualunque autore pubblicato è meglio di voi. Dovete pagare venti euro per il moccio della Strazzu ed esserne felici.
Ci sarebbe una via di fuga: “A meno che il giudicante non sia davvero in grado di riformulare una frase o una trama con strumenti più che validi.”
Ma…
“Ma è molto raro, e in genere chi possiede quegli strumenti non ricorre a questo tipo di critica.”
Colpo di genio! Così se dico che io non piscerei nella zuppa in automatico non so di ciò che parlo perché “chi possiede gli strumenti” non ricorre a questo tipo di critica.
Sarà vero?
Qualche esempio: in Plot Ansen Dibell contesta la trama di Moby Dick, lui avrebbe fatto diverso. In Self-Editing for Fiction Writers gli autori contestano alcune caratteristiche dello stile di Dostoevskij, loro avrebbero fatto in altro modo.
Però sono quasi convinta che l’Autrice pensi che chi scrive manuali di scrittura non se ne intenda di narrativa. Cosa dire allora di Henry James che contesta il romanzo di H.G. Wells The New Machiavelli? Il romanzo è scritto in prima persona, ma Henry James pensa che sia uno sbaglio, andava scritto in terza. Lui avrebbe fatto così. Per tacere delle celeberrime critiche di Mark Twain a Fenimore Cooper.

A un livello più profondo “io avrei fatto così” è uno dei motori dell’arte. Si prendono opere già esistenti, idee sviluppate da altri e le si cambia e le si mescola. “Io avrei fatto così” e nasce una nuova opera.
Dunque l’atteggiamento del “io avrei fatto così” è quanto di più utile possa esistere nel campo della narrativa.
Senza contare che la situazione del fantasy italiano è tanto disgraziata che gli autori hanno da imparare da chiunque, e dovrebbero prestare attenzione ai consigli di chiunque si prenda la briga di darglieli. Magari potrebbero anche ringraziare.

Punto 4

- motivare, anche con una riga. Mi piace perchè ho sentito vicino quel personaggio. Non mi piace perchè la trama è poco avvincente. Ma motivare.

Motivare, ma non troppo, eh. Giusto una riga, ché se si motiva troppo ci si avvicina pericolosamente al supponente “io avrei fatto così”.
Concordo con l’Autrice e propongo il mio esempio: “Il romanzo fa schifo perché lo ha scritto un imbecille”.

Punto 5

- se ci sono scelte stilistiche non tradizionali e non gradite, possibilmente dire che sono lontane dai propri gusti, ma non dare dell’analfabeta all’autore. E’ capitato a un’autrice che mi è cara, che non usa le virgolette per scelta, di ritrovarsi brani del libro su aNobii rivirgolettati dalla lettrice, che diceva “ecco, si fa così”.

Oddio è “capitato a un’autrice che mi è cara”! Allora è un problema serio!
Siamo sempre dalle parti del “io avrei fatto così”. Gli autori pubblicati non sbagliano mai, e al massimo compiono scelte che un lettore può trovare “lontane dai propri gusti”. Stronzate. Se un autore scrive boiate e il lettore lo corregge, l’autore dovrebbe solo ringraziare e promettere di non ripetere più l’errore.

Per quanto riguarda l’utilità, dire: “Usare le virgolette in questo modo è sbagliato, invece questo è il modo giusto” è utile, utile all’autore e a chiunque sia interessato all’argomento. Dire: “Usare le virgolette in questo modo è lontano dai miei gusti” non è utile a nessuno, non trasmette informazioni.

Infine mi sfugge per quale assioma un autore non potrebbe essere un analfabeta. È pieno il mondo di scrittori analfabeti.

* * *

Comodo far credere che il “secondo me” sia utile, vero? Perché se dico: “Secondo me questa scena è da rifare” il mio giudizio può essere liquidato con: “È solo il tuo gusto, e poi tu chi sei per dire una cosa del genere”. Ma se dico: “Questa scena è da rifare”, non è più il mio gusto. Sto dicendo che la scena è oggettivamente da rifare, e la questione si sposta sul piano della tecnica narrativa.
Perché agli autori di fantasy nostrani piace tanto parlare di gusti e mai di tecnica narrativa? Perché sono ignoranti come delle capre. Odiano il “io avrei fatto così” perché mette in luce quanto siano scarsi e impreparati.
Dunque se volete divertirvi entrate in argomento. Parlate di tecnica e non di gusti. Vi godrete come si imbizzarriscono per nascondere la loro cialtronaggine. E alla fine si rifugeranno nel:

Non sono abituata a partecipare a conversazioni condotte con toni di questo tipo e francamente non le amo, quindi sono costretta a sottrarmi [...]

come disse una editor che invece di fare quel mestiere dovrebbe zappare la terra.

* * *

Questo articolo fa parte del Marciume. Maggiori informazioni sul Marciume, qui.

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82 Commenti a “Hai diritto a baciarmi i piedi”

  1. 82 Emile

    Alla fine è semplice psicologia spicciola: parti con un bel “ahahah non hai il coraggio di parlare di te” sperando di indurre l’altro a rivelare qualche dettaglio succulento : p

  2. 81 lupus in fabula

    se era semplice curiosità, allora si è posto nel modo sbagliato. soprattutto trovo stupido protestare per l’uso di avatar e nikname da parte di chi li usa a sua volta.

  3. 80 Emile

    Non avete pensato che, banalmente, Gio possa essere curioso come un MATTO di scoprire qualcosa di più di Gamberetta? : p

  4. 79 Zave

    tra l’altro fa molto ridere leggere questa frase:

    In fondo ti scontri con persone che usano la loro faccia e il loro nome (vedi gli autori italiani).

    visto che proprio l’autrice del brano commentato in questo articolo, Lara Manni, si è rivelata essere una identità fasulla di Loredana Lipperini.
    dico identità fasulla e non pseudonimo perché aveva dichiarato in un’intervista che si trattava del vero nome e tra l’altro conduceva sul web una vita parallela.

    mi scuso con Gamberetta che aveva voluto omettere il nome, ma tanto basta googlare un pezzo del brano citato e lo si trova, quindi non è che abbia svelato chissà quale segreto.

  5. 78 Solvente

    Come dicono bene gli altri, la ragazza fa benissimo a rimanere anonima. Con tutta la gente fuori di testa che c’è in giro, lei, con i toni e i contenuti che usa, rischierebbe troppo.
    Gio, la domanda che dovresti farti, è perchè non sei arrivato a capirlo da solo.
    Se pensi che sia una precauzione esagerata, non hai ben presente il mondo in cui vivi.

  6. 77 Gwenelan

    @Gio: io non so come facciano gli altri a trovare la forza di rispondere ancora a questi commenti ridicoli. A parte che hanno già spiegato che necessità ha Gamberetta di “nascondersi”, visto la bella gente che circola, ma a te, che te ne frega?

  7. 76 Sandavi

    @Gio
    Se fossi al suo posto, mi comporterei allo stesso modo. Siamo in Italia, dove per una parola di troppo puoi essere trascinato in tribunale da un coglione per diffamazione per mesi e mesi … per non parlare poi delle pile di merda di forma vagamente umana che messe a digitare dietro a uno schermo si trasformano in leoni e minacciano stupri e violenze.
    Altro che trasparenza.
    Meglio tirare di balestra dietro un bel pavese che andare alla carica lancia in resta e spron battuto e prendercela nel c…
    Chi se ne frega se non so chi sia Chiara! E’ quel che scrive che mi interessa, non la sua faccia e tantomeno il suo indirizzo e specialmente su infernet.
    Sarebbe un onore conoscerla, ma non me ne faccio un dramma e così penso tutti i fruitori di questo blog

  8. 75 Tapiroulant

    Ma il punto resta: ci sono blog dove si fanno recensioni e chi fa le recensioni si presenta. Si sa quanti anni ha, che lavoro fa, cosa studia, dove vive. Insomma, ci mette la faccia.

    Perché tu senti l’esigenza di nasconderti?

    Forse perché non vuole che la gente le vada sotto casa a molestarla?
    Ti sembra una ragione tanto cretina?

  9. 74 Clio

    Mi permetto di intromettermi…

    Perché tu senti l’esigenza di nasconderti? (Da anni tieni su questo blog e di te si sa solo che FORSE ti chiami Chiara).

    A parte il fatto che non vedo cosa cambi se la Gambera si presenta o meno… Voglio dire: o sei d’accordo con i suoi criteri o NON sei d’accordo, cosa cambia che a enunciarli sia Gamberetta o Martina Stambicchi?
    comunque mi pare che la padrona di casa riceva simpatiche minacce di morte e di stupro da un gruppo di affezzionati idioti, quindi c’è anche un interesse pratico a non volere che certi imbecilli sappiano chi sia e dove abita.
    Mi rendo conto che suona ridicolo, ma apparentemente c’è gente che davvero non ha un cazzo da fare, salvo bulleggiare qualcuno che espone le sue idee sulla letteratura fantasy (e per citare il Sociopatico: figurati il casino se si trattava di un blog calcistico).
    Altre precisioni le puoi trovare qui.

  10. 73 Gio

    Senti Gamberetta, non c’è post nel tuo blog dove tu parli e ti esprimi con un linguaggio pacato. Cerchi sempre di aggredire e cerchi sempre lo scontro. Al di là se tu hai ragione o no, perché non lo fai mettendoci la tua faccia e il tuo vero nome? In fondo ti scontri con persone che usano la loro faccia e il loro nome (vedi gli autori italiani). Ora, le recensioni che hai fatto sono giustissime, ed effettivamente, per citarne due, la Troisi e la Strazzulla farebbero bene ad impiccarsi (come scrittrici).

    Ma il punto resta: ci sono blog dove si fanno recensioni e chi fa le recensioni si presenta. Si sa quanti anni ha, che lavoro fa, cosa studia, dove vive. Insomma, ci mette la faccia.

    Perché tu senti l’esigenza di nasconderti? (Da anni tieni su questo blog e di te si sa solo che FORSE ti chiami Chiara).

    Ora tu dirai: “E allora?! Io faccio le recensioni e scrivo quello che mi pare nel mio blog stando nascosta quanto mi pare, non sono cazzi tuoi pezzo di merda e frocio!”

    E puoi dirlo, ma resta il fatto che tu senti l’esigenza di nasconderti.

  11. 72 Merphit Kydillis

    La Casini Editore fa “davvero” casino… Pensa che è l’unica casa editrice che conosco che non mette il numero delle pagine.
    E comunque, per Amon, ci ha già pensato il buon vecchio Zwei per stroncarlo :3

  12. 71 Francesco

    Domanda: ho comprato il primo libro della seg…saga di amon e, premesso che la storiellina non è male, ho trovato che il modo di scriverlo, l’abuso degli avverbi ed i continui cambi di POV siano un insulto… come i 18 euro per comprarlo. Tu Gamberetta che ne pensi? Senza contare che alcuni personaggi sono scopiazzati (gael-sig. Giles di Buffy) e le infarciture tranello non mancano: “il mondo conoscerà un nuovo livello di crudeltà” e poi un demone millenario di nome Baal viene preso ripetutamente per il culo sedere dal bimbo minkia emo evocatore di turno che per la quantità di evocazioni effettuate dovrebbe girare con cicatrici da far invidia al buon Edward mani di forbice…

  13. 70 Sandavi

    “…Scrivere una recensione positiva in cui non si crede è mafia…”
    https://ilvignettaio.wordpress.com/ 23-05-2012

  14. 69 Lawliet

    capisco che le critiche pesanti da batosta non possano essere facili da gestire e che forse c’è chi utilizza anche un linguaggio esagerato, ma dire con giri di parole e svolazzi ricamati sopra che solo un autore o un VIP possa commentare un romanzo è la stronzata più grande mai sentita (perdonate il francesismo).
    Non posso discutere di un libro? Allora se non mi si considera “degna” didiscutere non dovrei nemmeno essere “degna” di comprarlo, eppure se solo i grandi letterati, filosofi e very important cazzoni potessero acquistare tali “opere” non credo che ci sarebbero dietro tutti questi affari e di conseguenza perderebbe la prorpia importanza.
    Quindi se l’ho letto e do delle motivazioni valide perchè non posso esprimere la mia opinione? Rischio di far piangere la sua amichetta del cuore? Gli altri mi crederebbero e le andrebbero in tasca meno soldi? Può darsi, però sono libera di farlo e magari la grande autrice avrà uno stimolo per imparare a scrivere. è sbagliato?
    è come chi commenta di fronte alle critiche: “e allora tu lo sapresti fare meglio? Allora perchè non l’hai scritto tu un libro? Sei solo invidiosa.”
    Forse non avrò scritto nulla chi si veda in libreria, ciò non toglie che sono una persona dotata di un cervello e non ho paura di usarlo.
    p.s. grazie Gamberetta, mi hai salvato dalla fregatura di Boscoquieto ;)

  15. 68 thyangel83

    Qualcosa mi dice che sono sostanzialmente d’accordo con questo articolo.
    Lavorando in vari ambiti creativi, sono piuttosto disgustato dalla mediocrità imperante e dalla scarsissima voglia di studiare e di migliorarsi dei “sedicenti artisti” (estendo le considerazioni al di fuori dell’ambito strettamente letterario, perché sono vere un po’ per tutto, almeno in Italia).
    In compenso, sono tutti bravi a proclamare le proprie qualità…tutti “nati imparati”.
    Unica cosa a cui non riesco ad abituarmi è il commento “ad personam” e il non-utilizzo del “secondo me”, pur essendo spesso ferocemente critico.
    Forse è un problema mio.
    Comunque, quoto questo articolo per il suo contenuto.

  16. 67 Gamberetta

    @anton. Le persone agiscono per cercare il piacere o evitare il dolore. Io provo piacere quando un romanzo mi emoziona e arricchisce le mie conoscenze, e per questa ragione evito autori come la Strazzu. Se però tu godresti nello spendere soldi per “ripicca” nei confronti di Gamberetta, per carità fallo! Compra i romanzi della Strazzu – “Hai visto Gamberetta? Le tue recensioni non servono a gnente, gnè, gnè, gnè” – e sii felice! In più, oltre a questo piacere immediato, ti ritroveresti con due belle risme di carta ottime per il camino e come carta da toilette per pulirsi il culo.
    Infine ti ringrazio per aver notato i toni urbani: mi impegno sempre molto per non trascendere e mantenere la discussione nell’ambito della civiltà e del rispetto reciproco – quello vero, quello che parte dal presupposto che entrambi gli interlocutori siano dotati di intelligenza, quello che le case editrici non dimostrano neanche per sbaglio quando pubblicano spazzatura stile romanzi della Strazzu.

  17. 66 anton

    Grazie, Gamberetta, illuminante. Mi ha appena convinto a spendere senza alcun rimorso i 42 euro per i due romanzi di Chiara Strazzulla, e a leggerli. Letta la tua recensione e confermato nella scelta dai toni urbani (sarà questo il suo concetto di urban fantasy?) amabilmente dispiegati in questo post, sono ormai sicuro che ne vale decisamente la pena.

  18. 65 Zave

    complimenti a voi che avete capito al volo di chi si trattasse.
    io non ne avevo idea ma l’ho scoperto subito comunque.
    perché google lo sapeva.
    mi è bastato cercare una delle frasi citate opportunamente virgolettata, con pace dell’amica dell’autrice che non le usa per principio.

  19. 64 Kira

    Ho capito immediatamente l’identità dell Autrice.
    Seguo saltuariamente il suo blog, all’inizio mi piaceva pure, ma poi ho cominciato a notare alcuni atteggiamenti che proprio non mi andavano giù.
    Il post da te in parte citato ne è un esempio; anche se non posso dirmi nè in completo disaccordo con lei nè in completo accordo con le tue posizioni, questo modo di dare delle “regole” che i lettori devono seguire la una cosa assolutamente presuntuosa.

  20. 63 Cecilia

    Appena scoperto l’autrice delle frasi citate da Gamberetta. Ammetto che non me l’aspettavo proprio. avevo pensato a ben altri… che tristezza

  21. 62 mox

    Quello descritto mi sembra un comportamento molto in voga oggigiorno in Italia, in particolare ad alte cariche parlamentari Che ci sia un collegamento con il Fantasy?
    mah
    PS: non volevo dire che gli autori di fantasy siano dediti alla politica, ne che dovrebbero farlo, ne tantomeno parlavo di fantasy-politica … in effetti forse non stavo nemmeno parlando ….

  22. 61 VittorinoF

    Pur essendo un fan, devo dire che Gamberetta non mi sembra in formissima da quando è tornata (convalescenza), ma questo articolo è un piccolo capolavoro!
    Auguri per la ripresa!

  23. 60 tasso barbasso

    @Fabio.

    Grazie per l’interessante analisi. Quello che hai scritto mi sembra significativo. Ho apprezzato soprattutto (e credo che sia centrale) il concetto della “guerra tra poveri”: mi sembra che descriva molto bene un grande numero di caratteristiche peculiari della societa’ italiana; inoltre mi sembra un broblema tipico di tutte le attivita’ con forte componente creativa.

  24. 59 Fabio

    Posso dire la mia da autore pubblicato con una casa editrice piccola?
    Ci sono raccomandati, è vero, ci sono ghost writer e ci sono favoritismi.

    Io la definisco una lobby. C’è una lobby di scrittori che hanno amyketti (adoro questa definizione) che formano una setta e fanno le “tavole fantasy” organizzano manifestazioni e giornate all’interno di altre manifestazioni (più o meno grandi) si scambiano recensioni favorevoli, si commentano a vicenda gli status di facebook, e si dedicano i romanzi, si invitano a cene e soprattutto escludono chiunque non sia alla loro altezza.

    Non sono i pessimi libri fantasy sugli scaffali la parte marcia del fantasy italiano (molti libri fantasy sono lì non solo per raccomandazione, ma perchè l’editore doveva riempire una collana sennò il distributore non ti prende con un solo titolo, anche se ben curato), sono gli autori della lobby che fanno “la guerra tra poveri” per poche decine di copie, o per essere idolatrati da persone che spesso e volentieri sono di gran lunga superiori agli autori stessi.

    Obiettivamente, non è immediato rimanere con i piedi per terra, perchè ci sono lettori entusiasti a cui magari il tuo libro è piaciuto davvero e che ti sono grati per averlo scritto. Questi complimenti pompano l’ego e ci vuole un niente (bastano una decina) per convincersi di essere bravi.
    E’ qui che le critiche pesanti fanno scattare l’antipatia dell’autore in questione. Sono d’accordo con Gamberetta sul fatto che chiunque ha diritto di insultare un autore e di ritenersi competente, si chiama confronto e il rispetto tanto sbandierato non può essere imposto da una copertina, deve essere guadagnato.

    Posso garantire che nell’ambito degli autori fantasy ognuno (anche quelli che mentono) agognano l’approvazione di Gamberetta, che però detestano apertamente perchè non infiocchetta i suoi giudizi.
    A mio parere Gamberetta è l’editor e insieme l’editore più competente in Italia, se ce ne fossero come lei a direzione di case editrici, forse la nostra produzione potrebbe essere competitiva in campo internazionale, ma così non è. Autori ed editori sono mossi dalla stessa smania di appendere il quadretto con l’ennesima copertina nella parete dell’ufficio, di guadagnare i fantastilioni che altri hanno guadagnato.

    L’editoria è solo l’ennesimo riflesso di questa italietta di favoritismi e nepotismo, in cui l’arte è messa da parte da troppo tempo. In America c’è Grey’s Anatomy, in Italia I Cesaroni. Il salto qualitativo è identico in tutti i campi e i motivi sono i medesimi.

  25. 58 Ste

    Il punto 3 mi ricorda il famoso Comma 22 che nei fumetti di Bonvi era:
    “chi è pazzo può cheidere di essere esentato dalle missioni di guerra. Chi chiede di essere esentato dalle missioni di guerra non è pazzo”

  26. 57 CMT

    In questi anni mi hanno spedito montagne di manoscritti, ne avrò letti per intero minimo minimo un centinaio e visionati il doppio. Roba sul serio sgrammaticata non l’ho mai vista.

    Permettimi di dirti che ti è andata bene, a me è capitato di leggere testi di persone che la grammatica neanche sapevano dove stesse di casa.

    Già che ci sono: Bentornata.

  27. 56 Merphit Kydillis

    Se invece lo fai vedere a tutti, e per di più fai pure pagare per vederlo, è giusto che tutit lo possano commentare, nel bene ma anche nel male.

    È questo il nocciolo della questione: PAGARE.

    Vedo un libro di X, di, cui mi dicono tante cose buone. Tiro fuori il portafoglio e spendo 18,90 € per portarmi a casa un mattone di 500 e passa pagine.
    Ci dedicho tre giorni della mia vita (o forse di più) per leggere il tutto. Quando arrivo all’ultima pagina, basandomi sulla cultura e gusti personali questo romanzo non mi è piaciuto.
    Invio un e-mail all’editor o all’autore/autrice spiegando le mie delusioni alle aspettative di tale romanzo spiegandogli il perché, e come risposta ricevo:

    Sei invidioso perché non sei mai stato pubblicato
    Sei un ignorante perché non capisci nulla di narrativa
    Non ti è piaciuto? Non lo leggevi!
    Mi rifiuto a spendere il mio tempo a rispondere con una persona che usa nei miei confronti certi atteggiamenti

    Cioè… se tu il romanzo me l’avessi regalato e lo stesso mi fossi lamentato, ci sarebbe stato che tu mi dai dell’ingrato…

  28. 55 Luxifer

    Mi pare che sia un argomento tirato in ballo da che mondo è mondo. Come chi realizza quadri e si lamenta che il primo che passa possa dire che gli fanno schifo.

    Nel momento in cui realizzi qualcosa e lo mostri al mondo è giusto che il mondo te lo commenti, proprio perchè lo mostri. E sono stufo di chi dice che a commentarlo deve essere gente “esperta”, che solo chi “capisce” può criticare. Se si ha così tanta paura delle critiche basterebbe farlo leggere/vedere/mostrare solo agli amici o ad un numero di persone ristretto. Se invece lo fai vedere a tutti, e per di più fai pure pagare per vederlo, è giusto che tutit lo possano commentare, nel bene ma anche nel male.

    Insomma, timore dei commenti? Lo fai vedere solo al tuo gruppetto, la tua “elite”, che se uno ha la coda di paglia coincide sempre guardacaso con quelli che ti elogiano. Che poi, diciamocelo, le leccate di culo non ti aiutano a migliorare, le critiche decisamente si. Basta mettere da parte per un attimo l’ego e scendere dal piedistallo…

  29. 54 zeros

    @ Gamberetta:
    Grazie della risposta, il mio post derivava dall’aver leggiucchiato qua e là di editor o simili (Catriona Potts, Anonimo Informato) alle prese con manoscritti sgrammaticati.
    Non so se tali aspiranti siano leggendari o semplici alibi, o forse sei tu che hai avuto la fortuna di non subirli mai; avere la nomea di stroncatrice dura può aver scoraggiato qualche gegno incompreso e dall’animo fragile dal mandarti la sua perla: meglio per te! ;)
    Quanto a Moccia, beh, è Moccia, e Scemotta94 temo manco sappia cosa sono i congiuntivi, figurarsi i condizionali, quindi ben venga una briciolina di realismo nel mare di zucchero lovvoso…

  30. 53 Angra

    @Shia:

    Mi permetto di suggerire una nuova tecnica (strano che l’autrice non ci abbia pensato da sola): “il lettore mi offende perché in realtà è invidioso; vorrebbe essere dove sono io, ma non può, quindi mi critica”

    Al contrario, la tecnica è vecchia, ma è sempre più difficile da sostenere.

    In primo luogo, se il tuo romanzo è sugli scaffali delle librerie insieme a una vergogna totale come La profezia di Arsalon è davvero molto molto difficile dare dell’invidioso a qualcuno perché non è dove sei tu. Ho avuto una mezza lite con Francesco Barbi perché mi contestava l’idea che un editore possa pubblicare una porcheria ben sapendo che è una porcheria. Secondo lui se l’editore pubblica un romanzo è perché ci ha visto “qualcosa di buono”. E’ ovvio che Barbi è costretto a sostenere in pubblico questa cosa, perché altrimenti la sua patente di Autore Pubblicato diventa carta da cesso se un editore può pubblicare deliberatamente una porcheria. Ma questo si poteva sostenere con i romanzi della Troisi (in realtà no, non si poteva) e persino con quelli della Strazzulla (ma quando mai…), ma di fronte ad Arsalon è impossibile pensare che uno che ha una vaga idea di cosa sia la narrativa l’abbia potuto ritenere qualcosa di diverso da una schifezza a 360 gradi.

    Poi c’è un altro fatto: tolta la Troisi, tutta questa roba vende poco e niente nonostante venga pubblicata da grandi case editrici e spinta allo spasimo. Si parla quando va bene di qualche migliaio di copie. Questi Grandi Autori poi vengono trattati come delle povere merde dai loro editori, cosa che di nuovo fa un po’ passare la voglia di dare degli invidiosi agli altri. Molti di questi autori vengono scaricati dai loro editori al primo o secondo romanzo. A qualcuno si dimenticano anche di pagare i diritti d’autore, e così via. Alla luce dei fatti, comincia a non essere più un segreto il fatto che non c’è poi molto da invidiare.

  31. 52 Gamberetta

    @zeros. In questi anni mi hanno spedito montagne di manoscritti, ne avrò letti per intero minimo minimo un centinaio e visionati il doppio. Roba sul serio sgrammaticata non l’ho mai vista. Ci sono i soliti errori: congiuntivi, scambio di accento tra grave e acuto o viceversa, refusi vari, ecc. Ma niente di clamoroso. Niente che mi impedisse la lettura.
    Perciò io propendo per l’editor pigro: con la storia della grammatica puoi cestinare quello che ti pare senza lavorare – un refuso lo trovi sempre, e poi, con aria scandalizzata: “se uno vuole essere scrittore deve conoscere l’Italiano!”
    Oppure è l’editor ignorante, come quelli che con la puzza sotto al naso se la prendono con Moccia perché sbaglia i congiuntivi. Intendiamoci, Moccia nel complesso è uno scrittore pessimo (anche se dal lato della tecnica è meno scarso di tanti altri, se scrivesse fantasy sarebbe tra i migliori), ma se tu usi come punto di vista Scemotta94 (e i romanzi di Moccia hanno sempre il pdv di adolescenti con evidenti sintomi di ritardo mentale) devi sbagliare i congiuntivi. È la scelta narrativa giusta. Poi magari il signor Moccia l’italiano non lo conosce sul serio. Saranno problemi suoi. Finché nei romanzi è “giusto” va bene così.

    @Tapiroulant. Baudolino non mi è particolarmente piaciuto. Però la parte del viaggio in cerca del Prete Giovanni l’ho apprezzata. È quasi Bizarro Fiction.

  32. 51 Shia

    Premetto questo è il mio primo intervento.
    Mi sono letto e riletto questo famoso “pentalogo” che il lettore dovrebbe seguire nell’esprimere il proprio dissenso; per amore di cornaca riassumo le regole e le commento:
    - non attaccare l’Autore; (la questione della “persona” è una comoda “norma di chiusura” per far rientrare in questa categoria certi tipi di critica);
    - non attaccare il testo; (idem con patate sulla questione delle “supposizioni”; “norma di chiusura” per far si che certe critiche possano essere scansate facendole ricadere nell’insieme “supposizioni”);
    - mai dire “io avrei fatto così” (e questa si commenta da sola) a meno che il giudicante non sia davvero in grado di riformulare una frase o una trama con strumenti più che validi (qui mi pare si parta dal presupposto di possedere una “asimmetria informativa” nei confronti del lettore, tale per cui dal momento che io scrivo ed il lettore no, allora quest’ultimo meglio che se ne stia zitto perché tanto non possiede gli strumenti “tecnici” per esprimere un giudizio valido);
    - motivare (ovvero “il paradigma della critica costruttiva”; cioè “mi piace perchè” o “mi fa schifo perché”; sarebbe anche giusto in astratto per evitare il modello “Amici di Maria de Filippi” (in cui la casalinga di Voghera, dall’alto della usa monumentale ignoranza, spara bordate su tutto); se non che ci sono tre punti in precedenza che ti tagliano le gambe; pensateci: “come fai a motivare il tuo dissenso senza violare i postulati dei precedenti 3 punti?”)
    - se ci sono scelte stilistiche non tradizionali e non gradite, possibilmente dire che sono lontane dai propri gusti, ma non dare dell’analfabeta all’autore (il termine “scelte stilistiche non tradizionali” non significa un accidenti di niente; è una scatola vuota che si può riempire come si desidera ….. però accidenti, non può essere soggetta a critica: bel modo per blindarsi)

    A me sembra che un ragionamento del genere (non conosco la persona che lo ha fatto quindi attacco il modo di pensare, e non la persona) trasudi il più becero vippismo-provinciale che si possa immaginare in questo paese: cose del tipo “io scrivo e mi pubblicano quindi faccio parte di un elite di eletti; voi che non scrivete (o che se scrivete non vi pubblicano) siete parte della massa, siete degli outsiders (rompicoglioni se criticano) e come tale non avete diritto nemmeno ad esprimervi”

    Solo che, mio dio, questo non lo puoi esprimere in questi termini, perché sennò non vendi più nemmeno una copia: ed allora? Come conciliare le due cose?

    Semplicemente in modo Politically Correct:
    A. fai un critica aspra?
    “Ommioddio (tono piagnucoloso), il problema non è nella critica (sostanza), ma nel modo in cui l’hai detta (forma) …… in modo così brutale e maleducato da offendere, l’autore o il testo” Cattivo, cattivo, cattivo!!!

    B. ti permetti di dissentire da cosa l’autore ha scritto o da come lo ha messo giù?
    “Ommiddio, ma la colpa è tua che non hai le conoscenze tecniche o non comprendi le raffinate ed anticonformistiche scelte stilistiche del’autore (manco fosse Marinetti)”

    Mi permetto di suggerire una nuova tecnica (strano che l’autrice non ci abbia pensato da sola): “il lettore mi offende perché in realtà è invidioso; vorrebbe essere dove sono io, ma non può, quindi mi critica”

    E con questo ho concluso.

  33. 50 Tapiroulant

    @Gamberetta: A questo punto devo chiederti una cosa perché sono curiosissimo. Baudolino ti è piaciuto?

  34. 49 zeros

    @ Gamberetta:

    Faccio notare che appellarsi alla grammatica come base minima è una stupidaggine. Perché anche la grammatica è meno importante della narrativa (vedi le prime pagine di Fiori per Algernon o Baudolino) e perché se tu prendi il Don Chisciotte e ci metti venti refusi per pagina rimane un capolavoro

    Sono e non sono d’accordo. Credo che la questione grammatica possa essere una soglia minima: se, tra lettera di presentazione, sinossi e incipit, l’autore dimostra di non sapere neanche la grammatica base, le possibilità che il libro sia superbo sono molto poche, per non dire nulle.
    L’inizio di Baudolino è sgrammaticato apposta (visto che lo citi, immagino sia lo stesso per I fiori di Algernon, che devo recuperare), è un artificio dell’autore.
    L’ignoranza delle più banali regole grammaticali è ignoranza e basta
    Con questa premessa, posso anche accettare l’idea che, posta di fronte a un obrobrio irto di “K”, “xké” e errori macroscopici vari, una casa editrice non dia neanche una seconda chance al manoscritto e lo cestini a tempo record.
    Potrebbe essere in errore solo qualora la sinossi, pur nella mancanza di grammatica, dimostrasse che l’aspirante a messo insieme una trama più che valida. Lì, allora, temo entrerebbe in gioco solo la pigrizia dell’editor e la fatidica domanda: “Ma ho veramente voglia di tradurre questa trama meravigliosa dall’itagliese all’italiano?”
    Un editor molto pigro dice “No, si fottano l’esordiente e la sua trama!” e il manoscritto finisce nel cestino insieme ai cugini sgrammaticati e squallidi; uno mediamente pigro dice “Mah…” e qualcosa sistema ma mica si sbatte molto; un editor serio dice “Sì! Non vedo l’ora!”.
    Peccato che l’editor serio viva con Babbo Natale e la Fatina dei denti… O_o

  35. 48 Gamberetta

    @tasso barbasso.

    Noto che non hai fatto riferimento alla questione della “oggettività”, che invece aveva una funzione basilare nella mia ricostruzione dei rispettivi ragionamenti.

    Cosa vuoi che dica? Prima la editor deve chiarirsi lei le idee: o ci sono criteri oggettivi o non ci sono. Se non ci sono lei che mestiere farebbe? Come fa a migliorare o selezionare alcunché? In base a come le gira quel giorno?
    Faccio notare che appellarsi alla grammatica come base minima è una stupidaggine. Perché anche la grammatica è meno importante della narrativa (vedi le prime pagine di Fiori per Algernon o Baudolino) e perché se tu prendi il Don Chisciotte e ci metti venti refusi per pagina rimane un capolavoro, mentre una boiata rimane una boiata anche se formalmente corretta dal punto di vista linguistico.

  36. 47 Diego

    Io in linea di massima sono d’accordo con quanto sosteneva Gamberetta: a giudicare da cosa finisce in libreria, salterei a piè pari il particolare che gli addetti ai lavori non capiscono una fava del genere ‘fantastico’ (questione palese e assodata, direi), per passare senza indugio ad affermare che capiscono una fava di narrativa in generale. Quelle che sono stronzate monumentali e deliri da principiante, vengono scambiati per prosa evocativa, poetica e finanche pregna di chissà che significato (E-doll che vince il premio urania per me resta un caso esemplare in questo senso). Ora, o lo fanno apposta e sono in malafede, oppure ne sono davvero convinti. Tra le due io punterei sulla seconda, a costo di sembrare limitato e supponente.

  37. 46 tasso barbasso

    @Angra.

    La tua mi sembra una buona teoria.

  38. 45 tasso barbasso

    @Mauro.

    ma allora la casa editrice è inutile: se pubblica indifferentemente roba di qualità e roba da buttare…

    No, un attimo, non mi sono spiegato bene. Nella mia ricostruzione la casa editrice non ammette affatto di pubblicare “roba da buttare”. Loro sostengono di limitarsi ad eliminare tutto ciò che proprio non può neanche essere preso in considerazione, per poi pubblicare, dopo un lungo e complesso lavoro di perfezionamento, quel poco che rimane. In altri termini loro dicono che il livello qualitativo, comunque soddisfacente, potrebbe crescere solo se gli autori migliorassero…

  39. 44 Angra

    @tasso barbasso:

    perché è tanto diffusa la sensazione che si potrebbe pubblicare di meno e meglio?; cosa fanno le case editrici per migliorare?; come si possono conciliare gli interessi (sempre leciti?) con la qualità del prodotto?; qual è il limite tra la politica editoriale (e relativa attività distributivo/promozionale) e la “truffa” ai danni del consumatore?

    Faccio tre ipotesi:

    1) Il direttore editoriale e i suoi collaboratori hanno competenze quasi nulle e ne sono consapevoli, per cui non sanno dove sbattere la testa. In queste condizioni, pubblicare amici e raccomandati come scambio di favori è la migliore delle politiche editoriali che possono attuare.

    2) Il direttore editoriale e i suoi collaboratori sono dei superprofessionisti che hanno nel cassetto articoli e teoremi di fior di economisti e ingegneri gestionali. Questi teoremi dimostrano con rigore matematico che pubblicare in primo luogo amici e raccomandati e, per gli slot che restano liberi, qualsiasi cosa purché sia tanta e pessima è la strategia editoriale che massimizza i profitti riducendo al minimo il rischio d’impresa, e i nostri superprofessionisti applicano il metodo con stretto rigore.

    3) I nostri eroi sono dei casi (1) che però credono di essere dei casi (2), con la differenza che non hanno a disposizione i teoremi di cui sopra. L’idea che pubblicare Raccomandati & Merda alla lunga sia la politica editoriale migliore sarebbe quindi una (1) spacciata – magari anche autoingannandosi – per (2).

    Io credo tendenzialmente nel caso (3), con qualche episodio di autoconsapevolezza da caso (1).

  40. 43 Mauro

    tasso barbasso:

    il “filtro” si usa esclusivamente per sbarrare la strada ai lavori che non corrispondono alle regole editoriali (dunque parliamo di ortografia o poco più) che la casa editrice ha liberamente stabilito, ai temi delle collane presenti in catalogo, a un minimo di buon senso (per esempio non pubblicheremo mai un’apologia della tortura) e di logica interna

    Lecito; ma allora la casa editrice è inutile: se pubblica indifferentemente roba di qualità e roba da buttare, purché risponda a non meglio precisati criteri interni, perché dovrei pagare tutti i costi aggiuntivi che genera sul libro?

  41. 42 tasso barbasso

    @Mauro.

    Non saprei… Condivido i tuoi dubbi ma non ho una risposta. Se volessi sforzarmi di trovare una logica che possa giustificare quel punto di vista (ammesso che io non abbia male interpretato o banalizzato), direi che la editor in questione potrebbe affermare di seguire la seguente politica: il “filtro” si usa esclusivamente per sbarrare la strada ai lavori che non corrispondono alle regole editoriali (dunque parliamo di ortografia o poco più) che la casa editrice ha liberamente stabilito, ai temi delle collane presenti in catalogo, a un minimo di buon senso (per esempio non pubblicheremo mai un’apologia della tortura) e di logica interna (per esempio non pubblicheremo mai un romanzo in cui un personaggio muore a pagina 5 e ricompare senza spiegazioni a pagina 150); essendoci una enorme “offerta” di manoscritti (non solo da parte di autori inediti) non potremo mai leggere tutto quello che ci arriva, di conseguenza butteremo via un manoscritto se la prima riga della prima pagina (o addirittura la lettera di accompagnamento dell’autore) dovesse risultare non in linea con le nostre regole editoriali e con gli altri criteri di base di cui sopra; visto che dopo una prima selezione di questo tipo rimangono pochissimi manoscritti, a quel punto abbiamo la possibilità di iniziare l’editing per “migliorare” il materiale disponibile (perché c’è ancora moltissimo da migliorare!) e portarlo alla pubblicazione.
    Dunque il problema si risolverebbe spontaneamente, senza bisogno di alcun vero intervento “ideologico” (la qualità letteraria, al di là dei casi di palese insufficienza, verrebbe vista come una ideologia). Non so se le cose stiano veramente in questo modo ma, volendo rimanere nel campo del “lecito”, non riesco a immaginarmi altro.

  42. 41 Diego

    @DagoRed: mah, insomma… dal momento che ‘Addio alle armi’ è un romanzo d’amore, non ti pare che sia un po’ come lamentarsi che un racconto weird sia troppo strambo? Poi io adoro Hemingway, eh, magari non riesco ad essere del tutto obiettivo, ma in ogni caso non ricordo chissà che torrenti di miele. Un po’ sdolcinato, okay, e comunque per concludere una storia d’amore come l’ha conclusa lui ci vuole anche un certo coraggio. Se trovi troppo sdolcinato ‘Addio alle armi’ non farti mai una pera di Fabio Volo, o finisci in coma iperglicemico. Con tutto che tra la prosa di Fabio Volo e quella di Hemingway… Dio mi perdoni, non riesco nemmeno a vedere i due nomi scritti così vicini.
    Concordo sull’OT, ma è un discorso interessante. Al massimo continuiamo Di Là. ^_^

  43. 40 tasso barbasso

    @Gamberetta.

    Grazie per la dettagliata risposta.
    Noto che non hai fatto riferimento alla questione della “oggettività”, che invece aveva una funzione basilare nella mia ricostruzione dei rispettivi ragionamenti.
    È evidente che si può essere sempre querelati (anche senza motivo apparente) ma io mi riferivo al fatto che si può essere condannati. Concretamente: se io pubblico un articolo in cui scrivo che l’autore Pinco Pallino è un idiota o che l’autrice Pallina Pinco si prostituisce, sebbene a taluni queste considerazioni potranno sembrare assolutamente veritiere e civicamente doverose, una querela e la conseguente condanna (incluso risarcimento) sarebbero una logica e probabile conseguenza; se invece io scrivo che i romanzi di Pinco Pallino sono la cosa più disgustosa che ho mai letto, in caso di querela posso ragionevolmente aspettarmi di essere assolto.
    Comunque in generale condivido la tua indignazione nei confronti delle “truffe” ai danni dei consumatori e mi domando quali altre forme di “lotta”, oltre alle critiche indipendenti e spietate, potrebbero essere escogitate per ottenere un più alto livello complessivo dei prodotti disponibili.

  44. 39 tasso barbasso

    @ Angra

    Non farò nomi. Anche perché quello che ho scritto è solo un’interpretazione di quanto ho letto. Una delle questioni che mi interessano è proprio quella su cui ti interroghi tu: perché è tanto diffusa la sensazione che si potrebbe pubblicare di meno e meglio?; cosa fanno le case editrici per migliorare?; come si possono conciliare gli interessi (sempre leciti?) con la qualità del prodotto?; qual è il limite tra la politica editoriale (e relativa attività distributivo/promozionale) e la “truffa” ai danni del consumatore?

  45. 38 Mauro

    tasso barbasso:

    In altri termini il suo lavoro consisteva appunto nello scartare i manoscritti non bonificabili da un punto di vista ortografico e grammaticale, bonificare e migliorare tutto il resto (anche, eventualmente, sul piano della tecnica narrativa), far pubblicare il maggior numero possibile di opere a prescindere da considerazioni ideologiche, preferenze stilistiche o interessi personali

    Mi viene allora da chiedermi chi, secondo lei, dovrebbe agire da filtro qualitativo; o se, al contrario, sostenga che l’editoria se dovrebbe fregare di porre tale filtro, non facendosi problemi a pubblicare roba scadente.
    Perché da quanto riporti o reputava che dovesse essere un altro a filtrare, o che una simile cosa non sia da fare; se c’è una terza possibilità, mi sfugge.

    Gamberetta:

    L’unica soluzione è leggere gratis (emule, gigapedia, torrent, biblioteche analogiche), non comprare mai più un libro e fregarsene

    Quello che mi lascia perplesso di un simile approccio è che, se tutti facessero così, anche gli autori validi potrebbero venire affossati (e, certo: si può scrivere e fare altro per vivere; ma se un autore valido può dedicare più tempo alla scrittura per me è tutto di guadagnato).
    Da parte mia continuo a comprare libri di autori che mi piacciono, anche perché mi fa piacere supportarli; quando però vedo una versione elettronica che costa più di quella cartacea, spese di spedizione comprese… allora se posso lo leggo altrimenti e per comprarlo aspetto di trovare un’offerta che non sia una presa per il culo.

  46. 37 DagoRed

    Piccolo OT, poi magari Gamberetta lo scarica nella fogna

    Per chi suona la campana? Gestione dei POV traballante (errore poco giustificabile in un libro della metà del Novecento), scene d’amore artificiose e insopportabili, finale troppo lirico, io avrei cambiato diverse scene.

    Premetto che l’ho letto molto tempo fa, e non saprei dire sui POV, mentre concordo sulle scene d’amore, da sempre IMHO tallone d’Achille dell’autore (basti ricordare i quintali di miele di Addio alle Armi).
    Detto questo, per quanto riguarda il finale, da quel che ricordo:

    Mostra spoiler ▼

    Dove sta il lirismo? ^^

  47. 36 Anacarnil

    romanzi fantasy pubblicati da Mondadori (sì, sto parlando della roba di Licia Troisi e G.L.) sono in media migliori di quelli delle piccole case editrici. Il mito della piccola casa editrice che è seria e onesta e pubblica capolavori rifiutati dai grandi editori è appunto un mito. Il catalogo delle piccole case editrice trabocca di schifezze, ben più di quello delle grandi (ovvero: le grandi pubblicano schifezze commerciali, le piccole pubblicano schifezze commerciali ancora peggiori).

    Piccolo non è sinonimo di valido, ma esistono piccole case editrici che in genere lavorano molto bene. E’ altresì vero che il target di queste piccole, valide, case editrici, a memoria, non è mai il fantasy.
    Però, ricordando i fantasy da te ritenuti validi, Campanila e Marsilio certo non sono grandi editori, come invece lo sono Einaudi, Mondadori e Piemme. Se non erro, i libri di Swanwick erano stati pubblicati da Fanucci.

  48. 35 Gamberetta

    @tasso barbasso.

    La editor, al contrario, negava che questa fosse la filosofia del suo lavoro: nelle case editrici tutto verrebbe fatto allo scopo di selezionare le opere nel modo “migliore” possibile

    Sto scrivendo un articolo a proposito dove spiegherò meglio, ma anticipo qualcosa.
    I criteri con cui vengono scelti i romanzi fantasy italiani da pubblicare:
    1. Raccomandazione/amicizia/scambio di favori.
    2. Moda. Sia per quanto riguarda i contenuti (vendono molto i romanzi di vampiri, pubblichiamo altri romanzi di vampiri), sia in generale (vendono molto i romanzi scritti da minorenni, pubblichiamo altri romanzi di minorenni).
    Fine.
    Gli editor non possono scegliere le opere migliori perché non ne hanno la competenza. Se il tipico editor prende in mano Swanwick e la Troisi, in tutta buona fede, non nota alcuna differenza.
    C’è una lettera del 1953 di Raymond Chandler a un suo conoscente nella quale fa la parodia dei romanzi di fantascienza e alla fine conclude: “Ma davvero pagano soldi veri per spazzatura del genere?”
    E questa è più o meno la posizione del tipico editor italiano.
    Se non conosci il genere non sei in grado di capire quando una boiata è solo una boiata e quando invece è genio. Non hai l’abitudine a pensare in termini di coerenza e verosimiglianza, non sai l’importanza fondamentale che questi fattori hanno per la narrativa fantastica. Leggi della fanteria spaziale con le armature potenziate e ti sembra una stupidata, leggi di Nihal che combatte a spadate a dorso dei draghi e ti sembra una stupidata. Allo stesso modo. Non ti rendi conto che la prima è un’idea geniale e la seconda un’idiozia.
    Se non conosci il genere non puoi capire che il romanzo con l’elfo, il nano e il Signore Oscuro magari è un tantino cliché.
    Se non conosci il genere non puoi capire se c’è il giusto rapporto tra lo stile e i contenuti.
    Se poi aggiungi che il tipico editor italiano è ignorante di partenza – di solito non ha alcuna preparazione in fatto di narrativa, spesso è solo un laureato in lettere con tanta passione per la lettura; ovvero ha competenza in fatto di narrativa quanto un laureato in storia dei gatti persiani – ecco che selezionare “nel modo migliore” non ha alcun senso.
    Non nego che qualcuno (minoranza, la gran parte se ne fotte di fare un lavoro decente) si impegni, ma le competenze non piovono dal cielo. O sai quello che stai facendo o devi investire tempo a studiare. Non puoi prendere in mano un manoscritto di narrativa fantastica e pretendere di giudicarlo “nel modo migliore” e di farne l’editing senza preparazione specifica.
    D’altra parte non è che scegliere i romanzi migliori porti necessariamente a vendite più alte; invece assumere un altro editor solo per gestire la narrativa fantastica costa di sicuro. Perciò la situazione ha un suo perché commerciale. L’unica soluzione è leggere gratis (emule, gigapedia, torrent, biblioteche analogiche), non comprare mai più un libro e fregarsene.

    Personalmente non ho simpatia per censure di alcun tipo e quindi la seguente osservazione non nasce da considerazioni etiche, morali o legalitarie: quello che dici mi sembra inesatto, in quanto un lettore che esprimesse pubblicamente opinioni considerate offensive o diffamanti (da un tribunale eventualmente interpellato, ovviamente)

    Il problema è che un autore può sempre denunciare un lettore. Se io dico: “il romanzo X di Tizio non mi piace”, Tizio mi può denunciare per diffamazione. La nota casa editrice a pagamento Il Filo ha denunciato quelli che la definivano “casa editrice a pagamento”.

    A questo proposito mi viene una curiosità: hai mai avuto querele da parte di autori o case editrici?

    No, non sono stata mai querelata, solo minacce di farlo.

  49. 34 Angra

    @tasso barbasso:

    Probabilmente ti riferisci a Catriona Potts, ma se non è lei le somiglia moltissimo.

    Lo sport preferito della signora Potts è quello di denunciare al mondo quanto siano scemi, analfabeti, presuntuosi e ingenui gli scrittori che aspirano alla pubblicazione. Il problema è che uno ha tutto il diritto di essere scemo e analfabeta. Quello che non si capisce è invece come mai degli scemi analfabeti vengano pubblicati, se non proprio dalla signora Potts, da molti suoi colleghi, tutti grandi e preparati professionisti a prescindere. L’ho chiesto molte volte alla signora Potts, la quale si è sempre guardata bene dal rispondere.

  50. 33 tasso barbasso

    Solo un paio di curiosità.
    1. Tempo fa leggevo il blog scritto da una editor; le sue considerazioni sugli autori (si occupava solo di narrativa) erano molto simili alle tue: estremamente critiche! Lei parlava soprattutto di esordienti (pare che il 99,9% dei manoscritti che riceveva da esordienti fossero pura spazzatura) ma anche di autori già pubblicati. Dai suoi ragionamenti si poteva dedurre che l’esordiente tipo sia generalmente semi-analfabeta (ma non se ne rende conto) mentre l’autore “affermato” vivrebbe molto spesso in uno stato vicino al delirio di onnipotenza (pur essendo, non di rado, un semi-analfabeta). Senza scendere troppo in dettagli, mi pare si possa dire che la sua opinione sugli autori (soprattutto esordienti ma non solo) non si discosti sostanzialmente dalla tua idea di autore italiano di fantasy. In tema di case editrici e scelte editoriali, invece, i vostri ragionamenti sembrano divergere completamente. Tu dici (mi permetto di fare una sintesi estrema e probabilmente peggiorativa) che gli “oggettivi” parametri di valutazione della qualità di un opera (sia prima che dopo l’editing) non costituiscono il criterio sulla base del quale gli editori (ossia gli editor) decidono se pubblicare o meno; anzi, generalmente sembra quasi che i suddetti parametri vengano utilizzati per selezionare opere di bassa qualità letteraria e (conseguentemente?) di buone caratteristiche commerciali. La editor, al contrario, negava che questa fosse la filosofia del suo lavoro: nelle case editrici tutto verrebbe fatto allo scopo di selezionare le opere nel modo “migliore” possibile (uso la parola “migliore” per sintetizzare quei lunghi e complessi discorsi che costituiscono, non a caso, il vero nocciolo della questione), cercando anzi di perfezionarle fino ad un limite estremo prima della pubblicazione. A chi gli faceva notare quanto tutto ciò risultasse “oggettivamente” poco credibile sia per i lettori che per molti “aspiranti esordienti”, rispondeva in un modo che lasciava intendere una sorta di rifiuto filosofico (da lei motivato e descritto) dell’idea stessa di “qualità letteraria oggettiva”. In altri termini il suo lavoro consisteva appunto nello scartare i manoscritti non bonificabili da un punto di vista ortografico e grammaticale, bonificare e migliorare tutto il resto (anche, eventualmente, sul piano della tecnica narrativa), far pubblicare il maggior numero possibile di opere a prescindere da considerazioni ideologiche, preferenze stilistiche o interessi personali.
    Scusa per la lunghezza ma volevo inquadrare un po’ il contesto. Io non ho un punto di vista perfettamente definito sulla questione, tuttavia mi sembra di poter rilevare due piccoli punti deboli, perfettamente speculari, nei vostri due ragionamenti (nella interpretazione che io ne faccio, ovviamente). Ma non dirò a cosa mi riferisco, perché ho già scritto troppo e perché mi piacerebbe leggere un tuo commento che non sia deviato dalle mie considerazioni accessorie.
    2. Da tuoi post: «L’autore è una puttana => l’autore si è prostituito per pubblicare => probabilmente l’ha fatto perché il libro non era all’altezza => non vale la pena comprare/leggere il libro. (…) Non puoi dire: “il lettore deve dire questo, non deve dire quest’altro”. No. Il lettore dice quello che vuole. Fine.». Personalmente non ho simpatia per censure di alcun tipo e quindi la seguente osservazione non nasce da considerazioni etiche, morali o legalitarie: quello che dici mi sembra inesatto, in quanto un lettore che esprimesse pubblicamente opinioni considerate offensive o diffamanti (da un tribunale eventualmente interpellato, ovviamente), subirebbe sanzioni. A questo proposito mi viene una curiosità: hai mai avuto querele da parte di autori o case editrici?; temi di averne?; ti sei cautelata in qualche modo?; mi sto sbagliando io su tutta la faccenda?
    Chiedo scusa per la lunghezza ed eventuale involontaria prolissità.
    Grazie e a presto!

  51. 32 Davide

    Concordo: umiltà prima di tutto! Lo dico da “scrittore” di romanzi fantasy… Ogni critica, se costruttiva e quindi motivata con almeno una riga, è una incredibile occasione per migliorarsi e crescere continuamente.

  52. 31 Tapiroulant

    Innanzitutto saluto il ritorno di Gamberetta, che attendevo con una certa trepidazione ^-^
    Se posto qui i miei saluti e non sull’altro articolo, comunque, è perché conformemente alle mie cattive abitudini volevo subito muovere una piccola obiezione alla padrona di casa, riprendendo una cosa che era venuta fuori meglio qui nei commenti.

    L’autore è un coglione => se è un coglione l’autore non sarà in grado di scrivere buoni libri => non vale la pena comprare/leggere il libro.
    L’autore è una puttana => l’autore si è prostituito per pubblicare => probabilmente l’ha fatto perché il libro non era all’altezza => non vale la pena comprare/leggere il libro.
    Sono entrambi giudizi utili.

    Ora; non farò un discorso razionalista, ma una semplice osservazione antropologica.
    Vado su IBS, o su Anobii, o in qualche altro simile portale, e sui commenti al libro X trovo l’utente Gino che mi dice: “L’autore è un coglione ignorante e il libro mi fa schifo”. La mia prima reazione onestamente non è: “Caspita, grazie Gino! Mi risparmio la spesa”; sarà piuttosto: “Chi è questo deficiente?”.
    Un lettore anonimo, mai sentito, che lancia un commento così lapidario, non è affatto utile alla sua causa. Cosa me ne frega di sapere che Gino dice che un brutto libro? Magari in tutta la sua vita ha letto solo libri di Moccia. Oppure conosce l’autore e vuole fargli un dispetto perché lo odia. Perché diavolo dovrei dare credito a Gino? E che di lettori deficienti sia pieno il mondo lo sai anche tu, visto che ci dedicavi ampi stralci nelle recensioni alle Cronache piuttosto che a Twilight.
    Un lettore anonimo mi sarà utile, ossia potrà convincermi che il libro X fa schifo, solo… convincendomi, appunto! Dicendo perché gli fa schifo. Argomentando. Sottolineando, magari anche con brevità, alcuni aspetti del libro (non dico certo che ognuno dovrebbe scrivere una recensione come le tue). “L’autore è un coglione ignorante perché l’incipit del libro è ‘l’assedio durava da ben tre ore’ “: questo è un commento utile, perché mi farà pensare due cose. Primo, che l’autore del libro effettivamente è un coglione ignorante, dato che parla di assedi senza sapere nulla di assedi. Secondo, che Gino sa qualcosa degli assedi, quindi può parlare di libri sugli assedi con un minimo di competenza. Di conseguenza, la mia stima dell’anonimo Gino sale e mi fiderò di più dei suoi giudizi.
    Gli unici che possono permettersi di dare giudizi lapidari ed essere comunque utili sono persone come te, o come il Duca; perché siete persone di cui sono note le opinioni e le competenze, perché in passato ne hanno dato ampia dimostrazione motivando e spiegando.
    Se tu dici: “X è una merda”, sono naturalmente incline a crederti; se lo dice Gino, non mi fa né caldo né freddo.

    A questo punto invece dirò una cosa pro-Gamberetta!
    Mi riferisco all’Io avrei fatto così. Oh! Sacrosante parole! Parole benedette! Questa opinione dovrebbe entrare nel cervello di ogni santo essere umano.
    Vi racconterò un aneddoto. Negli ultimi due anni, la mia curiosità mi ha spinto a confrontarmi con una serie di Grandi della Letteratura del Passato, i cosiddetti mostri sacri che secondo i nostri professori del liceo, suppongo, andrebbero non letti ma venerati. Ebbene? I loro testi sono tutti, tutti, tutti (quelli che ho letto almeno) infarciti di errori, cadute di stile, momenti di stanca, debolezze di qualche tipo. E di fronte a ciascuno di questi Maestri e di questi libri, arrivava sempre il punto (spesso più punti) in cui mi veniva il pensiero: “Ma che cazzo scrive? Io avrei fatto così, e sarebbe venuto fuori un libro migliore!”.
    Le anime morte? Il ritmo è lento, le intrusioni dell’autore sgradevoli, il finale è inconcludente, e il moralismo palpabile.
    Cuore di tenebra? Stile terribile, se potessi lo riscriverei da capo a piedi perché mi sembra che Conrad non dia la giusta dignità alle sue stesse idee.
    Per chi suona la campana? Gestione dei POV traballante (errore poco giustificabile in un libro della metà del Novecento), scene d’amore artificiose e insopportabili, finale troppo lirico, io avrei cambiato diverse scene.
    Childhood’s End? Bellissima storia, in parte rovinata da un modo di scrivere completamente coi piedi, Clarke non ha mai imparato come si scrive. Riscriverei da capo a piedi anche il suo libro.
    La figlia del capitano di Puskin? Le montagne della follia di Lovecraft? Daisy Miller di Henry James? Il diario di un vecchio pazzo di Tanizaki? Ognuno di questi libri si potrebbe scrivere meglio, e dire “Io avrei fatto così” è solo un sano, sanissimo esercizio per capire quali sono gli errori e come evitarli. Chi assume acriticamente qualsiasi testo si trova davanti, per rispetto verso il Verbo dello Scrittore, non sarà mai capace non solo di scrivere, ma anche solo di capire perché Ma gli androidi sognano pecore elettriche? è meglio di E-Doll.
    E se i Grandi Classici (arrivano!!! scappate!!!!!) della letteratura sono migliorabili (e spesso, migliorabili di molto), a maggior ragione i libri di un GL o di una Troisi. A chi dovesse mai sostenere che non bisogna dire ‘Io avrei fatto così’, risponderei: “Ti credi meglio di Dostoevskij?”.

    Scusate se son stato logorroico.

  53. 30 xxx

    A proposito, ho controllato. Non ho mai usato la parola “merda” in una recensione (e neanche “cacca”).

    NOOO!? Dovresti cominciare

  54. 29 Gamberetta

    @Carlotta. Parlando di fantasy italiano non per sentito dire, ma perché i romanzi li ho letti e le persone coinvolte le conosco.

    1) I romanzi fantasy pubblicati da Mondadori (sì, sto parlando della roba di Licia Troisi e G.L.) sono in media migliori di quelli delle piccole case editrici. Il mito della piccola casa editrice che è seria e onesta e pubblica capolavori rifiutati dai grandi editori è appunto un mito. Il catalogo delle piccole case editrice trabocca di schifezze, ben più di quello delle grandi (ovvero: le grandi pubblicano schifezze commerciali, le piccole pubblicano schifezze commerciali ancora peggiori).

    2) Le piccole case editrici sono sempre lì a lamentarsi del pubblico. Ma perché non muovono il culo? La promozione fa parte del loro lavoro, eppure se vai nei siti di questi editori spesso è un deserto. Non c’è l’ombra di nessuno.
    Se non sei capace di attirare pubblico, mi spiace, ma non puoi fare l’editore. Apri un’agenzia letteraria. Se vuoi pubblicare, lo dice il nome, devi essere in grado di rendere pubblico.
    E ti spiego perché non attirano pubblico:
    – Perché sono incompetenti. Sia per quanto riguarda le pubbliche relazioni, sia per quanto riguarda la materia in esame (narrativa fantastica).
    – Perché sono disonesti. Perché anche nelle piccole case editrici si va avanti per amicizie e le recensioni sono scambi di favori.

    A proposito, ho controllato. Non ho mai usato la parola “merda” in una recensione (e neanche “cacca”).

  55. 28 Angra

    Be’, questo però è un discorso diverso rispetto a:

    Anche nelle grandi case editrici c’è ci passa per merito. Pochi ma ci sono.

    Una grande casa editrice in cui quelli che passano per merito sono pochi rispetto al totale fa schifo, c’è poco da fare, così come fa schifo il ristorante in cui sono pochi quelli che non vomitano a metà del pranzo.

  56. 27 Mauro

    Un’aggiunta a quanto detto prima: visto che con “editor” sembra ci si possa riferire anche al curatore di una collana, sottolineo che indicavo la figura professionale che si assicura che il testo sia adeguato alle linee editoriali dell’editore e che sia scritto bene (ossia, alla figura cui credo ci si è sempre riferiti qui col termine, visto che si è sempre parlato di loro mancanze in relazione alla qualità del testo pubblicato). Da cui, il mio commento secondo cui dire “Io avrei fatto così” e segnalare modifiche all’autore non solo è lecito, ma è anzi parte integrante del lavoro.
    Per un curatore di collana il discorso è più sottile – anche se non così diverso -, ma almeno per la figura sopra descritta confermo quanto detto: dire “Io avrei fatto così”, se non direttamente “Fa’ così”, fa parte integrante del suo lavoro.

    Carlotta:

    L’unica cosa che può squalificare Gamberetta da una pubblicazione è il suo manoscritto per quanto riguarda noi

    Non posso parlare del vostro caso specifico, ma in generale non mi stupirei di vedere altre considerazioni (per esempio quanto descritto qui).

    Non facciamo passare il fatto che fa tutto schifo e passano solo i raccomandati. Anche nella grandi case editrici c’è chi passa per merito. Pochi ma ci sono

    Il problema non è credere o no che ci siano (e ipotizzo che si sia disposti a credere che fiutando un affare dovuto alla qualità le case editrici lo sfruttino), ma che siano pochi: nel momento in cui pago per un romanzo, ho il diritto di pretendere che quel romanzo sia arrivato lì per la sua qualità, non per favoritismi o che altro.
    Anche nelle grandi case editrici ci sono pochi che passano per merito? Non ho problemi a crederlo. Però il problema è quello: dovrebbero passare solo per merito, altrimenti si prende in giro il lettore e la funzione di filtro dell’editore viene meno.

    Vorrei far notare che però (molto utopisticamente) se il pubblico fosse più esigente e non comprasse più quel tipo di libri, le case editrici smetterebbero di produrlo. Ci vuole anche una certa presa di coscienza

    Anche qui è stato ripetutamente detto, credo che nessuno lo neghi; anzi: uno degli scopi – se non esplicito, comunque ottenuto – del sito è anche far nascere quella presa di coscienza. Ma, come per ogni figura professionale, l’editore dovrebbe servire a sopperire alla non conoscenza dei meccanismi narrativi del lettore, non a sfruttarla.
    Il punto è che la disponibilità dei lettori di comprare narrativa non di qualità non migliora la qualità di libri mal scritti, né ne giustifica la pubblicazione. Può motivarla, ma non la giustifica.

  57. 26 Carlotta

    @Angra ah ok. colpa mia. Non avevo capito. Abbi pazienza. Il tuo paragone non è proprio calzante. E’ più come dire ci sono 97 ristoranti su 100 che ti propinano roba congelata e mal cucinata e 3 che invece ti cucinano piatti magari non perfetti ma fatti in casa e freschi con tutti i criteri del caso. I primi sono più frequentati perché più conosciuti, gli altri no. Non puoi dire che la situazione ristoranti in Italia sia buona, ma non puoi neanche dire che è “tutto così”. Magari la pensi così perché i ristoranti buoni sono meno visibili. Tutto qui.
    Vorrei far notare che però (molto utopisticamente) se il pubblico fosse più esigente e non comprasse più quel tipo di libri, le case editrici smetterebbero di produrlo. Ci vuole anche una certa presa di coscienza.
    Vabbè è la centtordicesima che intervengo. Sono una persona molto coerente.

  58. 25 Angra

    @Carlotta:

    Forse non ci siamo capiti. Non contesto l’affermazione, anzi è proprio prendendola per buona che la trovo irresistibilmente comica. Come dire:

    Non potete dire che nel nostro ristorante si mangia da schifo, perché ci sono anche clienti che non vomitano sulle scarpe del cameriere.
    Pochi ma ci siono.

  59. 24 Carlotta

    Anche nella grandi case editrici c’è chi passa per merito.
    Pochi ma ci sono.

    34 minuti di ROTFL ^__^

    Boh, con questo ho chiuso. Sapete tutto voi. Hanno ragione quando mi dicono che tanto c’è gente che vuole solo cantarsele e suonarsele da solo. Anche quando le cose mi sembra evidente che non le sa.

    @Damminson: non dico che non è stato detto che ci sono case editrici valide. Ho detto che rischia di passare questo tipo di messaggio. Tutto qui. Per quanto riguarda i romanzi fantasy, mi fa veramente strano che non ci sia nulla di veramente valido. Le grandi case editrici ragionano per target (fantasy= ragazzini scemi). Le piccole/medie spero di no. Poi boh alle fiere mi sembrava di aver visto delle cose valide. Nell’antologia di Asengard c’erano delle cose valide ad esempio. (Però a ben pensarci era Urban fantasy).

  60. 23 damminson

    @ Carlotta: Ma e’ ovvio che non tutte le case editrici sono uguali per fortuna. Comunque resta il fatto che il fentasi italiano fa schifo e a tutt’oggi non ci sono romanzi che valga la pena leggere…

    Per tornare IT: se io pago un cuoco (idraulico, giardiniere etc etc) posso vedere il risultato del suo lavoro e se fa schifo posso dirglielo in faccia e chiedergli addirittura di rifarlo da capo (se un idraulico mi dice di aver riparato un rubinetto che invece gocciola ancora, lo richiamo e gli “intimo” di ritornare a sistemare il lavoro di merda che ha fatto…)…
    Se uno scrittore mi chiede in anticipo 20 euri deve essere poi pronto a subire feroci critiche dai lettori: non ho altro modo per impedire ad altri di commetere il mio errore…

    Cito il grande filosofo contemporaneo G.Funari:
    “Se uno è stronzo, nun je poi di che è stupidino, je devi di che è stronzo”

  61. 22 Angra

    Anche nella grandi case editrici c’è chi passa per merito.
    Pochi ma ci sono.

    34 minuti di ROTFL ^__^

  62. 21 Carlotta

    Io non li immagino, io li conosco. La pubblicazione se la procurano prima di scrivere via raccomandazioni/amicizie, poi buttano giù in fretta e furia quattro stupidate in croce, e alla fine gongolano al pensiero che la gente pagherà 20 euro per le loro boiate – che sanno benissimo essere boiate.

    Ecco questa è mancanza di onestà intellettuale. Ma non so se sia peggio lasciare che la gente li compri senza fargli pubblicità o fargli una recensione negativa.

    quanto ha scritto gli ha inimicato case editrici, editor e autori bruciandosi ogni possibilità di pubblicazione.

    Intervengo solo per precisare una cosa che scusate mi sta a cuore.
    Se io fossi un editore senza scrupoli potrei già solo pubblicare Gamberetta per tutto l’interesse suscitato dalle sue polemiche. Sicuramente venderei più copie di qualsiasi esordiente spuntato dal nulla.
    Se domani uscisse il suo libro, quello sarebbe un prodotto e voi sareste il pubblico. Scommettiamo che almeno il 50% di quelli che leggono il blog andrebbero in libreria a chiederlo e magari il 25% lo compra? Per un esordiente non è mica poco. Ti assicuro che gli editori se ne sbattono di quello che ha detto e fatto Gamberetta se fiutano l’affare. Anche qui si parla di onestà intellettuale.
    L’unica cosa che può squalificare Gamberetta da una pubblicazione è il suo manoscritto per quanto riguarda noi. Per me può anche dire che facciamo schifo ai cani (a quel punto però non capisco perché dovrebbe mandarci il manocritto) o che un nostro libro non le è piaciuto, ma se il suo libro è buono, fa per noi e lei accetta di lavorarci su per le eventuali modifiche e firma il contratto, si pubblica. Punto.

    Gamberetta non condivido i modi e su alcune cose hai ragione. Tuttavia permettimi di dirti che la cosa che mi ha infastidito è che può capitare che dall’esterno si percepisca che TUTTE le case editrici sono così. Invece di gente che lavora bene ce n’è tanta. Non facciamo passare il fatto che fa tutto schifo e passano solo i raccomandati. Anche nella grandi case editrici c’è chi passa per merito. Pochi ma ci sono.
    Tutto qui.
    Buona giornata a tutti.
    Carlotta

  63. 20 Gamberetta

    @Andrea.

    [...] non riesco a immaginare un autore che scrive male di proposito (forse la cattiveria sta nel non voler fare niente per migliorarsi, non nel pensare “Posso fare di meglio, ahah, ma pubblicherò una merda per quegli imbecilli dei miei lettori e ci farò una valanga di soldi”).

    Io non li immagino, io li conosco. La pubblicazione se la procurano prima di scrivere via raccomandazioni/amicizie, poi buttano giù in fretta e furia quattro stupidate in croce, e alla fine gongolano al pensiero che la gente pagherà 20 euro per le loro boiate – che sanno benissimo essere boiate.

  64. 19 Andrea

    Se spendo 20 euro per un libro orribile mi sento legittimato a criticare l’autore, a dire “autore incapace” o simili, ma non a offendere con “puttana” o “coglione” (quest’ultimo poi è abbastanza soft, è il genere di insulto che uno fa anche per scherzo – mi pare che l’autrice si riferisca più a cose fuori luogo [vedi i problemi alla prostata di Moresco] come “ritardato” o “pedofilo”).
    Almeno per come sono stato cresciuto io, non penso “Ok, se X dice che Y è un ritardato allora non comprerò il libro di Y” quanto “Che bisogno c’è di dire che Y è un ritardato?”. Il che mi renderà un rompipalle moralista molto sensibile, ma tant’è. Salto a piè pari sia commenti simili che le recensioni di FM.
    Conclusione: Il lettore dice quello che vuole, ma ci sono modi e modi.

    Non ha importanza se l’autore scrive male apposta o no. L’offesa rimane. Non siamo all’asilo. Se io pago 20 euro ho diritto a un livello minimo di servizio. L’autore ha firmato regolare contratto e si prende i diritti d’autore. La responsabilità è (anche) sua.

    Infatti non intendevo questo: nell’esempio col cuoco che piscia nella zuppa, secondo me è più calzante che il cuoco (ignorante/distratto/inesperto) metta nella zuppa dell’aceto anziché dell’olio, perché – ripeto, cerco di essere in buona fede – non riesco a immaginare un autore che scrive male di proposito (forse la cattiveria sta nel non voler fare niente per migliorarsi, non nel pensare “Posso fare di meglio, ahah, ma pubblicherò una merda per quegli imbecilli dei miei lettori e ci farò una valanga di soldi”). Poi io posso urlare al cuoco “Ehi, stia un po’ attento a cosa ci mette!” o “Pezzo di merda, che cazzo stai mettendo nella mia zuppa?” e il cuoco può rispondermi “Sacrebleu! Sono mortificato, non me ne ero accorto, grazie per avermelo fatto notare! Le rifaccio la zuppa da capo, e ordini tutto quello che vuole, offre la casa” (ok, questa è Utopia) o “Esci fuori dalla mia cazzo di cucina! Con chi credi di avere a che fare? Io sono Jan-Paul, il miglior cuoco d’Europa, non capisci niente di cucina, torna al tuo posto o ti spacco la faccia” (questo è più probabile, visti certi autori), ma… tutto questo per dire che per me potevi fare un paragone più appropriato. Tutto qui.

    A ripensarci il mio esempio di recensione “cattiva” che non piacerebbe all’autrice è un po’ sfalsato: dire che l’autore è raccomandato ha davvero una sua utilità. Ho scritto quella frase più che altro per riprodurre l’”attacco su presunte supposizioni”, ma messo così ha ragion d’essere.

    Comunque ci tengo a sottolineare che sono d’accordo sul resto (motivare le recensioni, segnalare qualcosa di sbagliato, dire “così avrei fatto io” e se uno è raccomandato o no). Mi sembra solo che in certi casi tu abbia preso spunto dalle “istruzioni” dell’autrice per dire qualcosa di giusto, ok, ma diverso da quello che intendeva.

  65. 18 Murasaki

    Allora, per come la vedo io (alle opinioni oggettive non ho mai creduto molto):
    se io scrivo un malloppo di 700 pagine e me lo tengo nel cassetto per rileggermelo ogni tanto, anche se questo malloppo fa ribrezzo al cassonetto della raccolta generica dei rifiuti ho diritto di non essere criticata da nessuno. Mi piace scrivere spazzatura? Fatti miei, non devo renderne conto al primo che passa.
    Nel momento in cui lo faccio leggere – alla mamma, ai frequentatori di un sito in rete, a un editor, al compagno di banco, a un consulente editoriale, a un Celebre e Conclamato Critico, al gatto dei vicini o al mondo intero tramite pubblicazione, se arrivano le critiche me le tengo. Punto. Se non le volevo mi tenevo il romanzo nel cassetto.
    Non è solo questione dei venti euro che chi mi critica ha pagato. Magari ha letto il mio libro aggratis prendendolo da una biblioteca o in prestito da un amico, comunque ci ha speso tempo e partecipazione. E se dopo essersi sbafato aggratis il mio romanzo stabilisce che quel romanzo gli dà il voltastomaco, ha diritto di dirlo e pure di ripeterlo, con critiche motivate o semplicemente in base a sensazioni epidermiche.
    Quanto alle critiche personali: d’accordo, se chi legge il mio romanzo dice che arrivo tardi sul lavoro o che cucino male e non lavora con me o non ha mai mangiato quel che cucino, sono d’accordo che è una critica gratuita. Ma se dal mio romanzo deduce che scrivo con i piedi, che non curo la trama o cose del genere – beh, è una critica rivolta a me come persona, d’accordo, però è legittima. Se la trama gli sembra piena di buchi come un groviera – magari perchè E’ EFFETTIVAMENTE piena di buchi come un groviera, perché non deve dire che lavoro male alla costruzione della trama, e dunque che tiro via le cose? O che costruisco le trame alla cazzo di cane, se preferisce usare un linguaggio più fiorito?

    Magari chi mi critica sbaglia, o meglio: magari chi mi critica andrà controcorrente rispetto alla generale opinione. Sta a chi è criticato decidere in che conto tenere la critica. Ma comunque chi critica ha passato del tempo sciroppandosi il tuo lavoro, ed è dunque competente in merito quanto basta.
    Usare un tono “educato” o meno è una scelta personale – e comunque esiste un’illustre tradizione letteraria per le stroncarure.

  66. 17 Andrea

    Non ha importanza se l’autore scrive male apposta o no. L’offesa rimane. Non siamo all’asilo. Se io pago 20 euro ho diritto a un livello minimo di servizio. L’autore ha firmato regolare contratto e si prende i diritti d’autore. La responsabilità è (anche) sua.

    Sì, hai ragione, pagare senza ottenere in cambio un servizio minimo è molto spiacevole, quasi una truffa. Però non ti sembra un po’ sproporzionato il risarcimento che pretendi? Bastano 20 euro di insoddisfazione per ottenere il diritto di insultare chi ci ha truffato? (Sì, sì, ho capito: mi cavi un ‘occhio, ti stacco la testa così non mi cavi l’altro…) Negli ultimi mesi – durante la tua assenza – ho letto i tuoi pezzi e mi sono piaciuti molto: sono arguti, caustici, divertenti e spesso incompresi, ma non ho trovato la “violenza” di cui scrivi qui ed erano comunque molto efficaci. Forse è sfuggita a me, noi “paladini dell’educazione del buon senso” siamo piuttosto distratti… ;-)

  67. 16 Gamberetta

    @Andrea.

    Nel punto uno si parla di “non attaccare la persona dell’autore”, che è diverso dal “non attaccare l’autore”. Se io dico “Tal dei Tali è un coglione/è una puttana” offendo lui personalmente. Se dico “Tal dei Tali è uno scrittore incapace” è già diverso.

    L’autore è un coglione => se è un coglione l’autore non sarà in grado di scrivere buoni libri => non vale la pena comprare/leggere il libro.

    L’autore è una puttana => l’autore si è prostituito per pubblicare => probabilmente l’ha fatto perché il libro non era all’altezza => non vale la pena comprare/leggere il libro.

    Sono entrambi giudizi utili. Sono giudizi “carini”, “educati”, “sensibili”? No. Pazienza.
    Sfugge sempre il punto. Non può essere in discussione l’atteggiamento del lettore. Non puoi dire: “il lettore deve dire questo, non deve dire quest’altro”. No. Il lettore dice quello che vuole. Fine.

    Parti dal presupposto che l’autore scriva male di proposito e si diverta a far comprare e leggere merda. Secondo me se uno scrive male neanche se ne rende conto (spesso non vuole rendersene conto)

    Non ha importanza se l’autore scrive male apposta o no. L’offesa rimane. Non siamo all’asilo. Se io pago 20 euro ho diritto a un livello minimo di servizio. L’autore ha firmato regolare contratto e si prende i diritti d’autore. La responsabilità è (anche) sua.

    Sul motivare in una riga. Perché la storia della riga è assurda. Non puoi motivare in una riga. E se togli la riga scopri che il motivare sul serio è uguale al “io avrei fatto così”. Dunque si vogliono motivazioni serie o no?

    In generale, da quel che ricordo di quella discussione, l’idea che mi ero fatto è che il genere di commento che l’autrice non gradisce è una cosa tipo: “Tal dei Tali è un barbone che dovrebbe fare un favore all’umanità e buttarsi sotto un treno [punto uno]. Se ha pubblicato è solo perché è un raccomandato di merda [punto due]. Non ho mai letto un libro così schifoso [punto quattro]“. E su questo sono d’accordo con lei.

    Critica sarcastica, sintetica, utilissima. Rientra nel 5% delle recensioni più utili. È più utile per esempio di tutte le recensione di FM messe assieme.

    Questo svilisce l’autore, e allontana i lettori perché gli fa cattiva pubblicità [...]

    Bene! Se uno è un barbone raccomandato si merita ogni cattiva pubblicità possibile.

    Parliamoci chiaro. Italia, genere fantasy: è strapieno di barboni raccomandati. Perché non bisogna dirlo? Non siamo nel mondo di Utopia, siamo in Italia nel 2010.

  68. 15 Taksya

    @Charblaze
    Grazie, trovata… non era nella mia rosa di concorrenti.

    Però io sono strana… se compro un prodotto lo giudico (che sia un libro, un cibo, un elettrodomestico) in base a come l’ho trovato e al grado di soddisfazione raggiunta nell’utilizzarlo.
    Scrivo quello che penso così come lo direi a chi mi pone la domanda “com’era?” a voce (al supermercato, in fila in libreria, sulla piazzola in attesa del bus) e ritengo sia un mio diritto.
    Pago, consumo, valuto… più è alta la soddisfazione, più alta sarà l’elegia. Ma, nel caso contrario… se si vuole uscire dal letame, si spala letame. C’è poco da fare.

  69. 14 Andrea

    Ricordo il contesto in cui sono venute fuori quelle istruzioni, e credo che per alcuni punti tu abbia rigirato un po’ quello che l’autrice intendeva dire.

    Nel punto uno si parla di “non attaccare la persona dell’autore”, che è diverso dal “non attaccare l’autore”. Se io dico “Tal dei Tali è un coglione/è una puttana” offendo lui personalmente. Se dico “Tal dei Tali è uno scrittore incapace” è già diverso.
    Tra gli esempi fatti dall’autrice, l’unico che ritengo giusto è “ignorante”. Come dici anche tu, è un avvertimento implicito sul genere di libri che uno scrive.
    L’esempio del cuoco mi sembra un po’ estremo. Parti dal presupposto che l’autore scriva male di proposito e si diverta a far comprare e leggere merda. Secondo me se uno scrive male neanche se ne rende conto (spesso non vuole rendersene conto), e gli editor non danno una mano e/o se ne fregano e basta. Però ne so poco di queste dinamiche, e ho il brutto vizio di cercare sempre il meglio delle persone.

    Sul punto due hai detto una cosa diversa. L’autrice parla di “non attaccare il testo a partire da presunte supposizioni“, quindi non dovremmo dire: “L’esordiente quindicenne Tal dei Tali ha pubblicato un libro di merda, l’ennesima storiella fantasy col predestinato e il cattivone cattiverrimo. Ti pare che non sia perché suo zio è il signor X editor di quella casa editrice?”
    Farlo notare invece non dovrebbe essere sbagliato. Anche se dal modo in cui l’autrice ha impostato la frase, sembra più che intendesse dire “Non si dicono queste cose, è maleducazione”.

    Sul punto tre sono d’accordo.

    Il punto quattro l’hai stravolto. “Motivare, anche con una riga” è diverso da “Motivare ma non troppo, giusto una riga”. Il senso era: scrivere “Questo libro è una merda” non aiuta nessuno, mentre “Questo libro è una merda perché è scritto male, la storia è banale e con un mucchio di contraddizioni” è molto più utile.

    Il punto cinque mi riporta a una critica mossa all’Autrice stessa, ovvero di essere troppo incisiva e di scrivere frasi brevi e che effettivamente non sono neanche frasi (esempio: “Poi”, “Che poi”).

    In generale, da quel che ricordo di quella discussione, l’idea che mi ero fatto è che il genere di commento che l’autrice non gradisce è una cosa tipo: “Tal dei Tali è un barbone che dovrebbe fare un favore all’umanità e buttarsi sotto un treno [punto uno]. Se ha pubblicato è solo perché è un raccomandato di merda [punto due]. Non ho mai letto un libro così schifoso [punto quattro]“. E su questo sono d’accordo con lei.
    Questo svilisce l’autore, e allontana i lettori perché gli fa cattiva pubblicità, ma non è una recensione, è un commento non argomentato, e oltre a essere offensivo non mi aiuta. Io su aNobii a recensioni così non darei mai un pollice in su. Poi che quello sia uno spazio pubblico e che tutti abbiano il diritto di dire quello che vogliono, be’, questo è un altro paio di maniche, e sta a ognuno di noi decidere a chi dar retta.

    Comunque sono felice di tornare a leggerti. Spero tu stia bene.

    Aspetto nuovi capitoli di SMQ.

  70. 13 Charblaze

    @Carlotta

    La pubblicità negativa fa guadagnare più punti sul web come in tv (vedi Sgarbi), è un ottima strategia di marketing. Però c’è gente che decide di scegliere la strada più difficile, magari ha meno commenti di te ma sicuramente si guadagna la considerazione e il rispetto sia degli addetti ai lavori che dei lettori. Vedi liblog.

    E’ indubbiamente un’ottima strategia di marketing però il tuo ragionamento è fallato alla base: manca il prodotto da vendere.

    Gamberi Fantasy è in piedi da anni, mantenerlo costa tempo, fatica e denaro. Non ci sono banner pubblicitari, non viene pubblicizzato nessun prodotto in vendita che possa portare un guadagno, non viene invitata nei talkshow o a scrivere articoli per giornali e riviste (e se lo fa certamente non è a nome di Gameberetta), quanto ha scritto gli ha inimicato case editrici, editor e autori bruciandosi ogni possibilità di pubblicazione.

    Marketing di cosa?

    @Taksya: Cerca su Google una qualsiasi delle frasi citate e scoprirai subito di chi si tratta.

  71. 12 Taksya

    Non so chi sia l’Autrice, anche perché i commenti riportati valgono per un buon numero di rappresentanti della categoria, ma il fatto che sia sempre il lettore a non capire il genio letterario dell’autore è ormai un dato confermato dai più.

    Inutile dire che come, lettore senziente e pagante, la cosa non mi piace e leggere commenti fuori dai denti (nel bene e nel male) rincuora e diverte. Quindi…

    Bentornata, era questo quello che mi mancava!

  72. 11 Eruannë

    Prima di tutto bentornata, sono felice di rivedere questo blog attivo^^

    Per quanto riguarda questo post, sono perfettamente d’accordo con te e penso di aver capito chi sia l’Autrice a cui ti riferisci.
    Purtroppo è vero che ormai autori ed editori (perché questi cavalcano l’onda più di tutti) pensano solo che noi lettori siamo stupidi, ignoranti e che sia inutile migliorare una cosa, tanto chi vuoi che vada a vedere se le informazioni date sono corrette? Penso che ci sia solo da mettersi l’anima in pace e attendere che qualche editore si svegli e non pubblichi più certe schifezze.
    Poi ovvio, ben venga chi nel proprio blog/siti/forum dà indicazioni sacrosante (e chi se ne frega se non si usano dei termini gentili nei confronti dell’autore o del libro, ma dopo un po’ anche l’anima più candida si rompe di leggere porcate su porcate) su cosa leggere o meno, perché, come dicevi tu, si fa una “cernita”… il punto è che non tutti seguono questi blog/siti/forum, vuoi perché sono già fan di un dato autore e costi fatica aprire gli occhi, vuoi perché il tempo per navigare è quello che è, vuoi perché se un libro reca la dicitura “best seller” ancora prima che venda una copia non può certo essere una porcata.

    Detto ciò, ritorno nel mio angolino,
    Eruannë (ex Annaf)

  73. 10 Andrea

    @Gamberetta

    Poi ti faccio notare che scrivere “quelli che non soffrono di un disturbo collegato alla gestione della rabbia” è un’offesa. Se io dico che una risposta “violenta” è giustificata e tu dici una cosa del genere, alludi al fatto che io soffro di un disturbo. Il che non è molto carino, o sbaglio?

    Giusto, hai ragione e ti chiedo scusa se ti ho offesa senza volerlo. Mi spiego meglio: non intendevo insinuare che tu soffri di un disturbo collegato alle gestione della rabbia e neppure che ne soffrano i lettori che si comportano come tu suggerisci di fare, facevo solo una pessima battuta. Per favore, non mi staccare la testa per il mio pessimo umorismo :)
    Anche tu mi stai molto simpatica (non ti adoro anche perché ti conosco poco): mi piacciono molto i vendicatori sanguinari.

  74. 9 Carlotta

    Le recensioni positive ti fanno guadagnare se sei qualcuno che scrive su La Stampa, non sul proprio blog. Commetto che ti hanno fatto queste offerte ben dopo che hai cominciato ad avere tutti questi commenti e che si sono scatenate le polemiche. senza offesa ma se avessi fatto recensioni senza dire merda qui, merda là dubito che ti avrebbero considerata.
    La pubblicità negativa fa guadagnare più punti sul web come in tv (vedi Sgarbi), è un ottima strategia di marketing. Però c’è gente che decide di scegliere la strada più difficile, magari ha meno commenti di te ma sicuramente si guadagna la considerazione e il rispetto sia degli addetti ai lavori che dei lettori. Vedi liblog.
    Poi, vista la tua risposta al commento di Andrea (con cui tendenzialmente concordo) evito di aggiungere altro: se mi metto a disposizione di chi vuole capirci qualcosa a differenza di tanti miei colleghi e la reazione è questa, beh forse i tuoi utenti e tu cercate altro.
    Ciao

  75. 8 Mauro

    Carlotta:

    Perché altrimenti ti sostituisci allo scrittore. E in qualsiasi lavoro ognuno ha al suo ruolo. Al massimo gli dai delle indicazioni, non gli dici quello che deve fare

    “Io avrei fatto cosí” è un’indicazione; “Fai cosí” è dire cosa fare.
    A parte questo, trovo che il lettore abbia tutto il diritto di commentare i libri che legge, cosí come qualunque fruitore ha il diritto di commentare ciò che fruisce. Non si tratta di sostituirsi allo scrittore, ma di commentare ciò che si è letto argomentandolo e dicendo come lo si sarebbe trovato migliore.
    E, a parte questo: nel lavoro dell’editor rientra il dire all’autore come modificare il libro per migliorarlo (se non questo, cosa?), quindi non vedo perché farlo sarebbe un problema.
    E quello del lettore non è un lavoro, quindi non gli si può dire che dire “Io avrei fatto cosí” non fa parte del ruolo che ha nel lavoro.

    Sull’eleganza: http://fantasy.gamberi.org/faq-sui-gamberi/#faq_ask_66. Poi si può non concordare sulla definizione, ma visto che qui il termine è usato in quel senso contestarlo sulla base di altri significati perde di significato.

  76. 7 Gamberetta

    @Andrea.

    Perché i lettori (quelli che non soffrono di un disturbo collegato alla gestione della rabbia) dovrebbero aver rispetto degli autori? Forse perché l’occhio per occhio e il dente per dente non è una risposta molto razionale. Tu dai una mazzata in testa a me, allora io do una mazzata in testa a te? E poi? Abbiamo tutti e due un bel bernoccolo, ci odiamo e vorremmo farci la pelle: molto utile!

    Hai ragione: se tu mi cavi un occhio la risposta razionale non è fare altrettanto. La risposta razionale è staccarti la testa. Così evito che mi cavi anche l’altro occhio. Inoltre elimino un cavatore di occhi, a vantaggio di tutti.
    Poi ti faccio notare che scrivere “quelli che non soffrono di un disturbo collegato alla gestione della rabbia” è un’offesa. Se io dico che una risposta “violenta” è giustificata e tu dici una cosa del genere, alludi al fatto che io soffro di un disturbo. Il che non è molto carino, o sbaglio?
    Adoro la gente come te: i paladini dell’“educazione” e del “buon senso” che sono i primi a offendere.

    Autori e lettori non sono sullo stesso piano. Un conto è essere supponente, un conto è essere supponente dopo che ti ho dato 20 euro. Appunto, oltre al danno (i soldi e il tempo sprecati), oltre all’offesa (mi hai fatto leggere un libro di merda), devi anche dirmi che non so controllare la rabbia se mi ribello.
    Le librerie sono piene di spazzatura anche per colpa della gente che la pensa come te. Non è giustificabile vendere merda. Fine. La posizione del lettore non è in discussione, è in discussione cosa deve fare la società per proteggersi dagli spacciatori di merda.

    @Carlotta.

    “Perché l’educazione è l’ultimo rifugio degli imbecilli. I principi della buona scrittura impongono parsimonia di termini (ovvero eleganza), concretezza, semplicità, sincerità”
    Vero, molto elegante mandare a fanculo le persone. Come contraddirsi in tre righe.
    I professionisti non insultano mai la persona che sta dietro il romanzo, perché non è di loro competenza.

    Thomas M. Disch, il famoso scrittore di fantascienza da poco scomparso, recensisce l’antologia con i 100 migliori racconti di Ray Bradbury (Ray Bradbury, non Francesco Falconi o Licia Troisi) e conclude dicendo che Bradbury può considerarsi “artista” solo perché di mestiere non fa l’idraulico.
    I “professionisti” (se vogliamo intendere con questo termine una persona particolarmente qualificata, al di là del fatto che si mantenga o no con quella professione) dicono le cose come stanno.
    Dopodiché se non capisci la differenza tra: “Tizio è scemo” e “Il romanzo di Tizio è una merda”, è un problema tuo.

    Poi che un “vaffanculo” faccia aumentare le visite ad un sito non ci sono dubbi, ma non facciamo passare l’idea che per essere professionali si debba essere cafoni perché svilisci il lavoro di tante persone che questo lavoro lo fanno per davvero.

    Può essere che un “vaffanculo” aumenti le visite, ma ti faccio notare che una bella recensione-leccata procura favori, omaggi e anche direttamente soldi – sì, me ne hanno offerti. Perciò se vogliamo fare il processo alle intenzioni, ci sono molti più vantaggi a fare la persona “educata” (sempre si possa definire “educazione” il raccontare balle – ed è raccontare balle quando non dici che un libro è merda, se il libro è merda).

  77. 6 Andrea

    in pratica un sacco di autori non hanno alcun rispetto per i lettori, dunque perché i lettori dovrebbero avere rispetto per gli autori?

    La supponenza e il disprezzo non sono un’esclusiva né degli autori né dei lettori. Il buon dio ha dispensato l’idiozia e la maleducazione senza privilegiare nessuna categoria umana. Perché i lettori (quelli che non soffrono di un disturbo collegato alla gestione della rabbia) dovrebbero aver rispetto degli autori? Forse perché l’occhio per occhio e il dente per dente non è una risposta molto razionale. Tu dai una mazzata in testa a me, allora io do una mazzata in testa a te? E poi? Abbiamo tutti e due un bel bernoccolo, ci odiamo e vorremmo farci la pelle: molto utile! Non è tanto questione di educazione (un concetto vago e soggettivo…), piuttosto di buon senso.

    PS: Ben tornata Gamberetta.

  78. 5 Darlene Alibigie

    Non so chi sia questa Autrice misteriosa, ma chi scrive cose del genere dimostra solo di essere un complessato. E dovrebbe preoccuparsi della propria testa, prima che della propria scrittura.

  79. 4 Carlotta

    “Non vedo come “Quello che leggi/pubblichi non è quello che scriveresti” possa portare a “Non si può dire ‘Io avrei fatto cosí’”.
    Perché altrimenti ti sostituisci allo scrittore. E in qualsiasi lavoro ognuno ha al suo ruolo. Al massimo gli dai delle indicazioni, non gli dici quello che deve fare.

    “Sull’eleganza: considerando che era legato a “parsimonia di termini”, viene facile pensare che stesse riferendosi a un’eleganza stilistica, di forma della scrittura.”
    Le due cose sono un po’ collegate mi sembra.
    Poi per carità, si autofinanzia lo spazio su cui pubblica quindi è libera anche di dire una cosa e farne un’altra.

  80. 3 Mauro

    Se sei un editor puoi benissimo dire “Io avrei fatto cosí”: magari quello che pubblichi non è quello che scriveresti, ma se trovi un pezzo sbagliato, scritto male, o generalmente migliorabile, farlo presente all’autore fa parte del tuo lavoro. Discorso analogo per il lettore.
    Non vedo come “Quello che leggi/pubblichi non è quello che scriveresti” possa portare a “Non si può dire ‘Io avrei fatto cosí’”.

    Sull’eleganza: considerando che era legato a “parsimonia di termini”, viene facile pensare che stesse riferendosi a un’eleganza stilistica, di forma della scrittura.

  81. 2 Carlotta

    “io avrei fatto così”
    Se sei un editor non lo dici perché quello che pubblichi non è quello che scriveresti. Se sei un lettore, non è detto che leggi quello che scriveresti.

    “Perché l’educazione è l’ultimo rifugio degli imbecilli. I principi della buona scrittura impongono parsimonia di termini (ovvero eleganza), concretezza, semplicità, sincerità”
    Vero, molto elegante mandare a fanculo le persone. Come contraddirsi in tre righe.
    I professionisti non insultano mai la persona che sta dietro il romanzo, perché non è di loro competenza. Beh poi magari il fantasy ha regole diverse dal resto della narrativa ma da quello so dubito. Poi che un “vaffanculo” faccia aumentare le visite ad un sito non ci sono dubbi, ma non facciamo passare l’idea che per essere professionali si debba essere cafoni perché svilisci il lavoro di tante persone che questo lavoro lo fanno per davvero.

  82. 1 Mauro

    Concordo in generale, ma il quarto punto (almeno, per come riportato, non so se il contesto generale cambi le cose) mi pare già piú accettabile: non dice di motivare con al massimo una riga, ma con almeno. Una sorta di “Se proprio non avete voglia di sbattervi, limitatevi a una riga; ma quella mettetela”.
    Ma forse sono troppo ottimista.

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