Warning: Creating default object from empty value in /storage/content/82/1008682/fantasy.gamberi.org/public_html/wp-content/plugins/paginated-comments/paginated-comments.php on line 37 Gamberi Fantasy » Blog Archive » La Valle dello Zodiaco

La Valle dello Zodiaco

Disponibile un volume di Urania uscito l’anno scorso che contiene ben due romanzi italiani di fantascienza – che colpo di fortuna! Il volume si intitola La Valle dello Zodiaco e i due romanzi in questione sono: La valle dell’eclissi di Claudio Asciuti e Zodiac di Errico Passaro. Su emule occorre cercare:

Icona di un mulo iPBook ITA 0555 Asciuti C. Passaro E. -
La valle dello zodiaco [by valex4].rar
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Copertina de La Valle dello Zodiaco
Copertina de La Valle dello Zodiaco

La trama de La valle dell’eclissi:

Siamo in Val Chiusa per assistere a un’eclissi spettacolare: nulla di strano che ci sia anche un vecchio astronauta, arrivato al seguito di una misteriosa ragazza. Ma la valle, i due protagonisti e il sole stesso nascondono misteri.

Claudio Asciuti ha vinto il Premio Urania 1999 con La notte dei pitagorici. Spero fosse scritto meglio di questo suo ultimo romanzo, che pare proprio terribile. L’incipit:

7 agosto
Il muro scorreva affianco a noi incatenato alla velocità, come un nastro senza fine. La Città aveva lasciato spazio alla campagna – il cemento al verde, la cultura alla natura, l’artificiale al reale, il contingente al necessario, l’esecratus al sacer. Se anche fossi proceduto lungo quella strada al contrario, l’incanto maligno si era spezzato. La Città fu dispersa dietro di noi.
Dietro di noi: la Città un terrore incalzante, fiotti di fumo, piombo e benzene che smerigliano i polmoni, il cielo grigio la notte e senza stelle, il giorno grigio e senza sole, i locali con gli innominabili panini americani, clacson, gli allarmi e stridio dei freni e lo sciocco schioccare dei telefoni, il deragliarsi dei treni, la notte in discoteca, il fuori orario “siamo tornati all’alba ”, le pillole per esser felici, televisioni a ciclo continuo, veglie dei teocrati fuori dagli ospedali contro l’interruzione di gravidanza e il papa mediatico, la sua corte laica di baciapile, i cartelloni pubblicitari che coprono le finestre delle abitazioni, il giorno artificiale che si estende in tutti i centri abitati rendendo impossibile la visione del cielo.
Come un diapason, il rintocco che dentro la mia mente annuncia il risveglio, ogni mattina, fra l’eterno ciondolare da un sonno all’altro, per un po’ ad altri e altrove avrebbe tratto le sue dissonanti armonie: stavo fuggendo.
Dentro di me: il vuoto.
Il muro scorreva alla nostra destra…

* * *

La trama di Zodiac:

Il ritratto della più sconcertante società futura immaginata dalla science fiction recente: un mondo in cui l’astrologia è diventata legge e i cittadini devono vivere seguendo gli oroscopi dettati da un computer preveggente. Florian, però, non accetta il gioco e progetta di dare un diverso tipo di “assalto al cielo”.

Di Errico Passaro avevo anni fa recensito l’inqualificabile fantasy Le Maschere del Potere, vedi qui. Perciò non ho la minima intenzione di leggere Zodiac, in ogni caso l’incipit è questo:

Florian correva, volo scriteriato fra angoli retti e traverse prive di radianti. Gli inseguitori si appressavano con calma, con la sicurezza di averlo già preso, con la sadica voluttà di chi uccide per divertimento. Il Consiglio dello Zodiaco non scherzava, si era stancato di quel traditore che voleva intralciare i piani. Un proiettile ben piazzato sarebbe bastato a finirlo.
Questi occhi hanno visto l’inferno.
Quel pensiero, ripetuto ossessivamente con il ritmo di un cuore in gola, bastava a farlo danzare fra i proiettili, a guidarlo in un labirinto di vie sconosciute, a distanziare la muta di assassini. L’inferno in terra lo voleva.
— È andato di là! Accerchiatelo! Non lasciatevelo sfuggire!
Le urla avevano un’eco irreale. Forse quelle grida avrebbero potuto incuriosire qualcuno, spingerlo alle finestre dei palazzi per sincerarsi dell’accaduto. Qualche temerario avrebbe potuto sfidare il coprifuoco, ma ne dubitava, senza contare che qualcuno di quei morti viventi difficilmente si sarebbe spinto fino ad aiutarlo. Lo Zodiaco pretendeva le sue vittime sacrificali: non era più un esperimento sociale, era un bersaglio.
“Muoviti, bersaglio!” urlò dentro se stesso.

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21 Commenti a “La Valle dello Zodiaco”

  1. 21 Sandavi

    Dopo questa segnalazione ho ben chiaro il motivo dell’esistenza della sezione “Marciume” di questo blog… pena.. pena.. pena….

  2. 20 Zave

    sì, l’avevo notato anche io ma non mi sono addentrato ulteriormente perché anche le altre associazioni non erano dei veri e propri contrari.

  3. 19 Null

    @Zave

    tra l’altro fa anche una figura di merda perché esecratus è pure sbagliato visto che si scrive execratus o exsecratus.
    non penso nemmeno che si tratti di una citazione latina un po’ oscura ma piuttosto di qualcosa tradotto in modo maldestro dall’italiano al latino solo per farsi figo a scrivere qualcosa in latino.

    Oltre alla scorretta grafia del termine execratus/exsecratus che hai evidenziato, mi verebbe anche da pensare che i termini latini siano stati impiegati ad minchiam (tanto per restare in tema), dato che il periodo in questione gioca sui contrasti tra coppie di elementi opposti.
    In sè non fanno parte di una locuzione d’uso comune o di uno specifico brano d’autore, quindi non si tratta di una vera e propria ‘citazione’ ma di un richiamo a congetti religioso-giuridici della cultura romana: tralasciando la distinzione (non sempre agevole) con ciò che è religiosum e sanctum, sacrum (‘sacer’ al nominativo maschile) indica qualcosa che è dedicato alle divinità, di regola per effetto di specifici rituali (consecratio) che ne attribuiscono l’appartenenza ai numi, ed è contrapposto, anche nell’italiano moderno, a ciò che è profanum .
    Exsecratus fa parte della stessa area semantica, ma è il contrario di consecratus e non lo speculare di sacer/sacrum (da cui pure entrambi derivano).

  4. 18 Zave

    lol ho fatto un mix dei testi dei due “scrittori” scusate. XD

  5. 17 Zave

    e ti sei perso la voluttà subito dopo.
    da bravo Scrittore con la S maiuscola deve stupire il lettore facendo vedere quante parole conosce e facendo sfoggio della sua conoscenza del latino. tra l’altro fa anche una figura di merda perché esecratus è pure sbagliato visto che si scrive execratus o exsecratus.
    non penso nemmeno che si tratti di una citazione latina un po’ oscura ma piuttosto di qualcosa tradotto in modo maldestro dall’italiano al latino solo per farsi figo a scrivere qualcosa in latino.

    tutto il pezzo riportato nella segnalazione è un incubo per quanto riguarda la padronanza della lingua:
    affianco non ho un dizionario cartaceo sottomano, ma secondo quelli online che ho consultato affianco non risulta essere una parola della lingua italiana, se non come indicativo presente del verbo affiancare.
    incatenato alla velocità che minchia vorrebbe dire?
    Se anche fossi proceduto lungo quella strada al contrario, l’incanto maligno si era spezzato. anche qui il senso mi è ignoto.
    i fiotti di fumo (fiotto si usa con i liquidi ma è chiaramente una licenza poetica).
    il piombo e il benzene che smerigliano i polmoni…
    schioccare dei telefoni…
    deragliarsi dei treni…
    Come un diapason, il rintocco che dentro la mia mente annuncia il risveglio, ogni mattina, fra l’eterno ciondolare da un sonno all’altro, per un po’ ad altri e altrove avrebbe tratto le sue dissonanti armonie: stavo fuggendo. WHAT! THE! FUCK! (anche il resto del periodo fa schifo ma la parte in corsivo è proprio incomprensibile).

    ah ho evitato di ripetere le cose già segnalate.

    asciuti è un vero e proprio cane che farebbe meglio a indirizzare il suo talento di scrittore in compiti meno ambiziosi di un romanzo, come ad esempio la lista della spesa.

    @Tapiroulant: anche a me ha fatto venire in mente sergio rocca lol.

  6. 16 jackblack77

    @Chiara
    Ti ringrazio per le spiegazioni, ne faccio tesoro.

    Per quanto riguarda l’aspetto narrativo, non mi sono neanche soffermato, perché roba di questo tipo è estranea alla mia coscienza.

    “Sul Treccani è segnato il verbo “appressare”.”
    Bene, almeno è un termine italiano. Ma, detto fra me e te, lo useresti mai? Io no. Ci sono “approssimarsi”, “avvicinarsi” e tanti altri. Il fatto di usare una lingua come l’italiano – ricca di sinonimi – non significa essere autorizzati ad usare un termine qualsiasi, anzi secondo me bisogna scegliere sempre il più opportuno in base al contesto. E “si appressavano” in questo caso confonde le idee e rallenta la scorrevolezza, oltre che essere un inutile sfoggio di cultura (la parola è espressa dal narratore onnisciente, non da un personaggio). Questa è la mia opinione.
    Adesso torno con meno ignavia al mio testo un po’ zuzzurellone :)

    Buona lettura/scrittura e complimenti per il blog.

  7. 15 Zave

    come comodo dizionario online in genere uso questo, forse può tornare utile a qualcuno.
    il verbo appressare è presente.

  8. 14 Tapiroulant

    L’ho piantato lì poco dopo metà, devo finirlo da un paio d’anni. Purtroppo al buon incipit non fa seguito un romanzo altrettanto interessante. Non è brutto, ma non mi ha “presa”. Comunque l’inglese è di medio livello, non semplicissimo, ma neanche pieno di termini “difficili” come può essere Swanwick.

    Ok, grazie, allora me lo scarico e faccio il tentativo.
    Per i termini difficili – a meno che non siano davvero molto insoliti – c’è sempre il dizionarietto integrato nell’e-reader^^

    Tutti sanno che [...] gli “innominabili panini americani”(sic) non so un granché.

    A me inoltre gli hamburger del McDonald piacciono e non li trovo affatto innominabili, quindi con quelle parole l’autore si conquista anche la mia antipatia.

  9. 13 Gamberetta

    @Tapiroulant. L’ho piantato lì poco dopo metà, devo finirlo da un paio d’anni. Purtroppo al buon incipit non fa seguito un romanzo altrettanto interessante. Non è brutto, ma non mi ha “presa”. Comunque l’inglese è di medio livello, non semplicissimo, ma neanche pieno di termini “difficili” come può essere Swanwick.

    @jackblack77. Limitandoci al primo brano, il problema non è tanto “linguistico”, quelle sono piccolezze, il problema di fondo è che l’incipit manca di particolari concreti e abbonda invece di pensieri astratti (tra l’altro molto banali).
    Per esempio non si capisce neanche se il personaggio punto di vista è in macchina, moto, bicicletta, autobus, treno o che altro. Il sommarsi di concetti simili invece di dare forza alla narrazione la rende falsa e noiosa:

    La Città aveva lasciato spazio alla campagna – il cemento al verde [...]

    Fin qui è brutto ma passabile, perché città, campagna, cemento, verde sono concetti visualizzabili. Ma poi:

    [...] la cultura alla natura, l’artificiale al reale, il contingente al necessario, l’esecratus al sacer.

    Non si vede/tocca/sente niente, sono astrazioni, e sono tante astrazioni di fila. È il marchio della cattiva scrittura, che non è in grado di stimolare il cervello del lettore.
    Tutta la parte con la Città, seppure usi termini per lo più concreti, è affossata dal fatto di essere un elenco di banalità. Tutti sanno che l’inquinamento dà fastidio e gli “innominabili panini americani”(sic) non so un granché. Non ha senso spendere soldi per sentire qualcuno che ti ripete frasi fatte. “Eh, non ci sono più le mezze stagioni!”, “Rosso di sera, bel tempo si spera!”, “Mogli e buoi dei paesi tuoi”, ecc. leggeresti un romanzo così? No. Lo stesso è una perdita di tempo/soldi seguire un narratore che ha pensieri così fiacchi.
    Infine come incipit fallisce anche perché non suscita nessuna particolare curiosità nel lettore, non c’è conflitto, non c’è tensione, c’è solo un tizio che borbotta tra sé e sé.

    “La Città fu dispersa dietro di noi”
    In questa frase c’è qualcosa che non quaglia. Forse perché nel linguaggio comune il verbo disperdere viene usato al 99% nella forma riflessiva? Boh.

    La frase non funziona per l’uso poco ortodosso del verbo “disperdere” e perché è troppo generica. Probabilmente quello che l’autore voleva dire era che i palazzi si diradano o qualcosa del genere.

    “Il muro scorreva affianco a noi…Il muro scorreva alla nostra destra…”
    La ripetizione di una frase all’inizio e alla fine di un paragrafo può avere un senso (una ripetizione “ a effetto”) quando la frase è precisa identica.

    Il secondo riferimento al muro serve per riportare il lettore alla “realtà” dopo la lunga digressione dedicata alla Città. È una ripetizione corretta, e va anche bene che non abbia usato le stesse identiche parole.

    “Gli inseguitori si appressavano”
    Anche questo verbo non è presente nel dizionario. Vado in libreria a comprarne un altro.

    Sul Treccani è segnato il verbo “appressare”.

    ““Muoviti, bersaglio!” urlò dentro se stesso.”
    Uah uah Uah!! Mai riso tanto. (Comunque se stesso si scrive con l’accento, “sé” stesso. Mi dispiace.)

    Nella locuzione “se stesso” il se si può scrivere anche senza accento, anzi attualmente è più comune vedere “se stesso” senza accento che con l’accento.

  10. 12 jackblack77

    @Chiara
    Scusa, puoi illuminarmi su alcuni passi? Perché sto scrivendo anch’io un romanzo, e a leggere questa roba mi vengono i dubbi.

    “Il muro scorreva affianco a noi”
    Nel dizionario italiano non trovo il lemma “affianco” come avverbio; c’è solo come prima persona singolare del verbo affiancare (/arsi). O forse l’autore voleva scrivere “a fianco a noi” (sbagliato comunque, la forma corretta è “di fianco a noi”) ma ha digitato una f di troppo? Boh.

    “Se anche fossi proceduto”
    Ma il verbo procedere non vuole l’ausiliare avere? Boh.

    “La Città fu dispersa dietro di noi”
    In questa frase c’è qualcosa che non quaglia. Forse perché nel linguaggio comune il verbo disperdere viene usato al 99% nella forma riflessiva? Boh.

    “lo sciocco schioccare dei telefoni”
    A parte che uno oggetto non può compiere un’azione sciocca (una persona che usa un oggetto lo può fare), ma esistono davvero telefoni che schioccano? Boh.

    “il deragliarsi dei treni”
    In “La sfera del buio” di S.King, c’è un treno (Blaine il mono) che ha vita propria, e quindi potrebbe teoricamente DERAGLIARSI (da solo). Ma nella nostra realtà/dimensione/frattale purtroppo non è ancora possibile. Un treno DERAGLIA, oppure SI FA DERAGLIARE (“ehi, banda, dobbiamo impossessarci del bottino del riccastro! Sì, bravo 176-671, e come facciamo, di grazia? Semplice, 176-176, si prende il treno e lo si fa deragliare, no? Grande nonno, sei la salvezza della Banda Bassotti!”). Ma esso non può DERAGLIARSI. Punto.

    “il rintocco (…) avrebbe tratto le sue dissonanti armonie”
    Al di là del fatto che leggendo la frase completa non si capisce una mazza, comunque: se il significato che si vuole dare è che il rintocco avrebbe TRATTENUTO/TENUTO PER SE’/CONSERVATO FUORI DALLA MIA PORTATA/ECC… le sue dissonanti armonie, allora il verbo TRARRE non è adatto a questa frase. Il significato del verbo trarre che più si avvicina a questo senso è “portar via” ma ovviamente non è adatto (il rintocco…avrebbe portato via le sue dissonanti armonie. Fa schifo e non descrive il significato corretto, infatti un rintocco non può portar via proprio niente).

    “Il muro scorreva affianco a noi…Il muro scorreva alla nostra destra…”
    La ripetizione di una frase all’inizio e alla fine di un paragrafo può avere un senso (una ripetizione “ a effetto”) quando la frase è precisa identica.
    Non credo che possa avere un senso quando si cambiano diverse parole della frase, soprattutto se queste parole creano solo un sinonimo.

    “Gli inseguitori si appressavano”
    Anche questo verbo non è presente nel dizionario. Vado in libreria a comprarne un altro.

    “voluttà”
    Era dal ’96 che non sentivo questa parola. Messa in quel contesto, è come un cerbiatto su un circuito di formula1 (mentre arriva Alonso a 327 km/h – splatch!).

    “con il ritmo di un cuore in gola”
    Anche qui c’è qualcosa che infastidisce. Probabilmente è quell’ UN. “un” cuore in gola? Perché, veramente una persona può scegliere a piacimento quale cuore avere in gola?. Io scriverei: “con il ritmo del cuore in gola”. “con il ritmo che dà il cuore in gola”. Sicuramente non UN.

    ““Muoviti, bersaglio!” urlò dentro se stesso.”
    Uah uah Uah!! Mai riso tanto. (Comunque se stesso si scrive con l’accento, “sé” stesso. Mi dispiace.)

    Forse mi sbaglio?

  11. 11 Tapiroulant

    @Gamberetta: Visto che siamo in argomento “segnalazioni sf”, volevo chiederti se avevi poi letto Singularity Sky (di cui se non ricordo male avevi fatto menzione da qualche parte nel blog).
    Se l’hai letto:
    a) E’ bello? Vale la pena?
    b) E’ scritto in un inglese abbordabile? Preciso: leggo senza molti problemi saggistica in inglese, ma ho cominciato solo da un paio di mesi a fare lo stesso con i romanzi.

  12. 10 Zave

    non credo in queste cose, ma tanto per sicurezza, per vedere se oggi sei in vena potresti segnalare qualche sito di scrittori italiani e vedere cosa succede. :D

  13. 9 Gamberetta

    @Zave. Eh, fino a ieri sera funzionava… porto proprio fortuna… ^_^”

  14. 8 Zave

    lol gamberetta, nemmeno a farlo apposta ebook fantasy land ha chiuso i battenti proprio oggi. XD

  15. 7 Gamberetta

    @Frattaglia.

    Tutti questi volumi su emule si trovano anche in download diretto in siti come ebookee o library.nu?

    Può capitare, ma in generale no. La fonte principale per gli ebook in italiano è emule. Tuttavia ci sono diversi forum che permettono il download diretto, ad esempio se ti iscrivi a IPmart la sezione ebook è ben fornita, credo ci siano quasi tutti i romanzi che ho segnalato. Un altro sito che ha diversi dei libri che ho segnalato direttamente disponibili è Ebook Fantasy Land.

    Tra l’altro ne approfitto per chiedere se esista un sito di libri italiani simile a quelli da me citati, che contengono per lo più roba anglosassone e che uso per scaricare saggi costosissimi (200 euri un libro, che ha le pagine d’oro?)

    No, non ne conosco (anche se i siti che ho già citato e altri hanno sezioni dedicate alla saggistica). Non penso però dipenda da un problema di siti, penso dipenda dal fatto che in Italia ci sono relativamente poche persone che si prendono la briga di “scannerizzare” manuali e testi scientifici.

    PS: hai in preparazione un qualche articolo entro Agosto o se ne riparla a settembre?

    Sì, ci saranno articoli ad agosto.

  16. 6 Frattaglia

    Tutti questi volumi su emule si trovano anche in download diretto in siti come ebookee o library.nu? Penso sia più comodo scaricarli da lì. Tra l’altro ne approfitto per chiedere se esista un sito di libri italiani simile a quelli da me citati, che contengono per lo più roba anglosassone e che uso per scaricare saggi costosissimi (200 euri un libro, che ha le pagine d’oro?)

    PS: hai in preparazione un qualche articolo entro Agosto o se ne riparla a settembre? Li trovo molto buoni oltre che divertenti, per quanto mi mancheranno le stroncature dei fantasy italiani, assolutamente esilaranti XD In fin dei conti però ti capisco, non vale la pena recensire le schifezze e non si fa un favore ai lettori, i quali cercano consigli di lettura: meglio dire il f ita fa schifo e stop invece di perder tempo.

  17. 5 Solvente

    Il secondo incipit è soltanto da “Bleah”.
    Il primo potrebbe ambire ad un premio ai BIA: Brutti Incipit Awards.

  18. 4 Angra

    Babba bia…

  19. 3 Gamberetta

    @Feleset. Io segnalo tutti i romanzi italiani di narrativa fantastica che appaiono su emule. Che siano belli o brutti. Così ognuno può scaricare e farsi un’idea sua indipendentemente da quello che dico.

  20. 2 Feleset

    Perdona la banalità, ma avrei una domanda. Perché continuare a segnalare cose che ti fanno schifo?

  21. 1 Tapiroulant

    Il muro scorreva affianco a noi incatenato alla velocità, come un nastro senza fine. La Città aveva lasciato spazio alla campagna – il cemento al verde, la cultura alla natura, l’artificiale al reale, il contingente al necessario, l’esecratus al sacer. Se anche fossi proceduto lungo quella strada al contrario, l’incanto maligno si era spezzato (???). La Città fu dispersa dietro di noi.

    Diciamo la verità, questo Asciuti è solo un prestanome, il libro in realtà l’ha scritto Sergio Rocca. Non può esserci altra spiegazione.

    Il secondo invece è così blasfemo che pare scritto da G.L. (quello a cui non piace la fica).

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