Sandrone Dazieri e lo Show don’t Tell

Sandrone Dazieri è uno scrittore italiano di gialli. Ha pubblicato con Einaudi e Mondadori, per Mondadori ha svolto diversi incarichi, dal dirigere le collane dei libri per edicola a quelle dei libri per ragazzi. È lo scopritore del “talento” di G.L. D’Andrea e di Licia Troisi. È il tizio che sosteneva che i romanzi di Licia fossero originali e che non avessero bisogno di editing.
Mi hanno segnalato una sua intervista durante il programma di Rai4 “Mainstream”, andato in onda il 17 marzo scorso. La puntata completa è disponibile qui.

Dazieri dice stupidaggini da quando apre la bocca a quando finisce l’intervista, ma in particolare è da sottolineare quando Dazieri parla del suo lavoro di sceneggiatore:

Invece il cinema è l’opposto: tu devi usare la superficie per parlare dell’interno, e quindi, tutto quello che non è immagine, non ha spazio. Se tu vuoi rappresentare, non so, la tensione di un personaggio, non puoi dire “Questa persona è tesa”, in un romanzo lo puoi scrivere, “Lui era teso”, basta questo; invece se scrivi una sceneggiatura devi dire: “L’uomo si muove nervosamente”, “Fa una smorfia nervosa”, “Guarda, fa qualche cosa”, “Butta qualche cosa per terra”, devi tradurre in un gesto quella che è l’emozione. Tutto deve diventare superficie, questa è la grossa difficoltà, perché se sei abituato a scrivere per i romanzi questa cosa non ti entra, devi scrivere per immagini.

Certo che è difficile scrivere per immagini se sei abituato a scrivere da cani. La cosa triste, scoraggiante e al tempo stesso ridicola, è che lo “Show don’t Tell” non è una trovata recente, sono quasi trecento anni che è una tecnica narrativa nota. Eppure ecco Dazieri, con un’ingenuità degna della Gelmini quando pensava che ci fosse un tunnel dal Gran Sasso al CERN, scoprire che magari si può scrivere anche per immagini – ma per carità solo nelle sceneggiature, ché se scrivi “per i romanzi”(sic), va benissimo essere astratti e generici.
E non è che Dazieri sia un caso particolare: questo è il livello dei professionisti dell’editoria in Italia. Il livello della più completa ignoranza. Traetene le debite conclusioni.

* * *

Questo articolo fa parte del Marciume. Maggiori informazioni sul Marciume, qui.

Scritto da GamberolinkLascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

21 Commenti a “Sandrone Dazieri e lo Show don’t Tell”

  1. 21 Empiricus6

    Ciao Gamberetta ti seguo da anni e niente di questi tempi sto leggendo un libro che tratta un lutto…ed è ambientato in un mondo quasi onirico , perdona l’uso della parola che potrebbe non essere adeguata ma non riesco a descriverlo in altro modo ; è un libro che mi sta aiutando davvero molto ma non è questa la sorpresa.
    Caduto Fuori dal tempo di David Grossman è interamente scritto seguendo la regola dello Show don’t tell alla faccia di certi santoni da strapazzo.
    Te ne consiglio la lettura per diversi motivi e buona vita!

  2. 20 Estelin

    Allora forse posso ritenermi fortunata che non mi abbia mai risposto a una sola e-mail. Due anni fa lo incontrai a una serata a Campi Bisenzio, nell’ambito della rassegna “Un mercoledì da scrittori”. Mi feci coraggio e gli chiesi se, tempo permettendo, avrebbe dato un’occhiata al mio libro. Non nella speranza di pubblicarlo, ma soltanto di averne un parere e magari qualche correzione, dato che si trattava di un editore e che nella serata m’era parso serio. Mi aspettavo un “no, sono occupato” (che avrei incassato con comprensione) e invece prese sotto braccio il mio volume e mi disse di scrivergli per e-mail entro due settimane, con la promessa che l’avrebbe senz’altro letto. Come no.
    Gli scrissi timidamente dopo tre settimane. Nulla. Riscrissi dopo un mese, poi il mese dopo. Macché. Alla fine gli scrissi un’ultima e-mail, citando un suo racconto simil-horror in cui il protagonista, uno scrittore, non riesce a dare un parere sincero al romanzo che una ragazza gli propina. Forse non capì l’antifona. Lì per lì ho pensato che fosse una tale schifezza da lasciarlo basito. Ora penso che, a prescindere dalla bontà di quel che ho scritto, lui sia un po’ un pallone gonfiato…

  3. 19 ilmarinajo

    Sono sempre contento quando si parla male di Dazieri.
    Alcuni anni fa sul suo blog, per una banale divergenza di opinioni, arrivò ad offendere me e mia sorella! Gli feci notare che se uno apre un blog dovrebbe essere aperto alle critiche e al dialogo, altrimenti, come i quindicenni, lo rende “privato”.
    Che professionista!

  4. 18 Coniglio Lunare

    @Liu senza contare che Dazieri ha scoperto perle quali Troisi o Rasulo, sulle quali non ha fatto una piega riguardo situazioni paradossali, dialoghi dilettanteschi, dettagli stonati ecc. quindi proprio un’autorità in materia non è. Se questa sedicenne si è rivolta a lui, o non ha letto quello che spaccia Sandrone oppure l’ha fatto e apprezzato. Nella migliore delle ipotesi questa ragazza non sa informarsi e ricercare, quindi forse per una volta Dazieri ci aveva visto giusto. Oppure si tratta di cinismo della ragazza che si rende perfettamente conto dei parametri traballanti di Dazieri, potrebbe essere sensato ma non leggerei comunque il suo romanzo.

  5. 17 Lyu

    @Enid3: Secondo me, la cosa peggiore di quell’articolo è che generalizza. Okay, il mondo dell’editoria è un posto che dire pericoloso è poco, pubblicare non è la chiave del successo (ma allora perché alla Troisi ha dato così tanta fiducia da pubblicizzarla e pubblicarla in grande stile, con copertina super-wow eccetera eccetera?) e bla bla, ma, caro Dazieri, lo hai letto il suo libro? Hai VISTO con i tuoi occhi personaggi scialbi, situazioni non credibili, i segni dell’inesperienza della sedicenne? Io credo che una possibilità sarebbe d’obbligo a tutti, a prescindere dall’età (e dalla nazionalità, dall’aspetto, dalla ricchezza e così via).
    Chissà, magari ti sei fatto sfuggire una genia. Contento te.
    (Oh, e ancora: ammetto che un dodicenne può non avere abbastanza esperienza, ma un sedicenne, andiamo… E l’età non influenza COSÌ tanto il numero di libri letti. Ci possono essere cinquantenni che se la sono cavata leggendo sì e no una decina di libri e ci possono essere dodicenni che si sono già letti la biblioteca pubblica locale.)

  6. 16 Enid3

    Vi segnalo questo post trovato per caso sul blog di Dazieri:
    http://www.sandronedazieri.it/nove-ragioni-per-non-pubblicare/

    Sandrone qua se la prende con una ragazza di sedici anni che gli ha chiesto come fare per farsi pubblicare, ovviamente dal vivo lui l’ha spronata a continuare a scrivere e nel blog ha scritto ciò che realmente pensa.
    Mi hanno particolarmente colpita frasoni come “-tu hai sedici anni, non sai niente della vita-…Per questo i tuoi personaggi saranno fasulli, i dialoghi penosi, le psicologie infantili.”
    “La tua storia sarà stata già letta e scritta milioni di volte, solo che non hai ancora lo spirito critico e l’esperienza per rendertene conto.”
    Dico solo una parola: Troisi (che oltretutto quando ha pubblicato non era molto più adulta della 16enne).

    Leggetevelo tutto, o vi farà piangere o vi farà sbellicare (a me ha fatto piangere)

  7. 15 Coniglio Lunare

    Solo ora ho notato “tutto diventa superficie” riferendosi alla stesura per azioni della sceneggiatura. Andando per esclusione, quindi, “lui era teso” è introspezione?

  8. 14 Darlene Alibigie

    Qui direi che c’è materiale per scrivere un sequel di questo post:

    http://www.globalproject.info/it/produzioni/lettera-a-una-ragazza-di-16-anni-che-vuole-pubblicare/14600

  9. 13 V

    L’articolo è veramente sfizioso, con un appunto (scherzoso) da fare -lo show don’t tell ha un po’ più di tre secoli, propriamente ne ha ventotto. Omero già ne sapeva qualcosa (scusate se sono banale). Per esempio, nello stiluccio narrativo debole in voga oggi, descrivendo il momento clou del duello fra Ettore e Achille, ci si perderebbe in gerundi e astrattismi vari. Perfino quando un personaggio parla di sé, affermando di affrontare i nemici a viso aperto, descrive vividamente il momento in cui si riceve il colpo del nemico nel petto, e non alle spalle. Senza contare che perfino le scene tipiche e gli elementi stereotipi del duello, pur nella loro serialità, sono strutturate per tradizione (con tutti i limiti della conoscenza oplologica degli aedi), come descrizioni gestuali estremamente rapide e vivaci -da questo punto di vista, sono come le azioni di routine dei videogiochi, visto che combinano economia di memoria, vividezza grafica e stereotipia funzionale al discorso narrativo, e il confronto da qualcuno è stato fatto a ragione.

    Disse e brandì, saettò la lancia dall’ombra allungata;
    Ettore fulgido prima la vide e riuscì ad evitarla;
    vistala, si rannicchiò, volò in alto l’asta di bronzo,
    venne a piantarsi per terra; e la prese Pallade Atena,
    la die’ ad Achille e fu ad Ettore occulta, al pastore d’armate.
    Ecco che allora al Pelide impeccabile Ettore disse:
    «Colpo fallito! Né dunque tu, Achille, pur simile a un dio,
    mai conoscesti il mio fato da Zeus, come pure affermavi;
    certo sèi stato facondo e astuto a intrecciare parole,
    sì che l’ardore e il valore io dimenticassi, e tremassi.
    Tu non a me pianterai, mentre fuggo, l’asta nel dorso,
    mentre impetuoso t’assalto, dovrai trapassarmi nel petto,
    se l’ha concesso a te un dio; ora schiva tu la mia lancia
    bronzea: possa tu intera riceverla nella tua carne!
    Ben più leggera senz’altro sarebbe ai Troiani la guerra,
    fossi, tu, morto; per loro sei tu la sciagura peggiore».
    Disse e brandì, saettò la lancia dall’ombra allungata,
    colse al Pelide lo scudo nel mezzo, né già fallì il colpo;
    l’asta lo scudo respinse lontana; e n’ebbe Ettore stizza,
    ché gli sfuggì senza frutto di mano l’amaro suo dardo,
    in disappunto, ristette, né altr’asta di frassino aveva.
    Forte gridando chiamò Deífobo candido scudo;
    lunga una lancia gli chiese; ma questi non gli era vicino;
    Ettore, allora, capì nel suo cuore, ed ecco, si disse:
    «Ah, veramente, oramai, m’han chiamato a morte gli dèi!
    Già, ché Deífobo eroe credevo d’avere vicino;
    egli è però fra le mura, e Atena m’ha tratto in inganno.
    Ora una morte crudele m’è presso e non è più lontana,
    né può evitarsi; per certo da tempo lo avevano caro
    Zeus e l’arciere infallibile, il figlio di Zeus, che in passato
    m’hanno salvato, benigni; ma adesso la Moira m’ha còlto.
    E tuttavia non morrò senza lotta, privo di gloria,
    ma compirò grande gesta e genti future la udranno!»
    Quindi, com’ebbe parlato, estrasse la spada affilata,
    quella che grande e pesante vicino al suo fianco pendeva,
    e si raccolse e balzò, come aquila in alto librata,
    che sulla piana s’avventa fra nuvole cupe di buio,
    per abbrancare un’agnella gentile o una lepre nascosta:
    Ettore tale balzò, movendo la spada affilata.

    Perfino gli epiteti esornativi, tipo “Achille dai rapidi piedi”, hanno la loro efficacia narrativa e la loro giustificazione -prendendo dallo stesso libro XXII:

    Come ebbe detto, alla rocca con fieri propositi corse,
    come un cavallo balzò, ch’è avvezzo a vittorie di carro
    e senza sforzo si lancia, sfrenandosi lungo la piana;
    sì, così Achille moveva i suoi piedi svelto e i ginocchi.
    Ecco che Priamo antico per primo con gli occhi lo vide,
    fulgido come una stella lanciatasi lungo la piana,
    luce che sorge d’autunno, e allora splendenti i suoi raggi
    fra innumerevoli stelle rifulgono in seno alla notte:
    l’astro a cui sogliono dare il nome di Cane d’Orione.
    È lo splendore più chiaro e si leva tristo presagio,
    negli infelici mortali fa nascere intensa la febbre:
    mentre correva, così gli brillava il bronzo sul petto.

    (Traduzione mia, pubblicata nel 2010 -spero che non vi dispiaccia troppo, ma se trovate pesanti lo stile la metrica, e vi arrabbiate vi perdono -per inciso, la similitudine astrale che potrebbe sembrare poco chiara, si comprende nel contesto del linguaggio allegorico del mito, e questo ovviamente esula un po’)

    Insomma, basterebbe che i romanzierucoli tornassero ai classici originari in modo non vacuo e retorico, ma con attenzione alle strutture narrative e stilistiche (come rendere vivaci anche gli epiteti formulari, traducendoli in azione), e sarebbe già qualcosa.

    Anche perché l’aedo doveva attuare una performance immediata per un pubblico, e dunque non poteva essere noioso, se no il basilèus lo cacciava dal mègaron, e niente più vino rosso e quarti di bue.

    Nota: ovviamente nella poesia aedica ci sono anche fenomeni che oggi definiremmo di infodump, ma lì si giustificano per ragioni precise, di carattere politico e sociale: p. es., tutto il discorso di Enea sulla sua stirpe nel XX libro si giustifica considerando che l’aedo dell’Iliade aveva a che fare con aristocrazie della Troade di VIII sec. a. C. che si proclamavano discese da Enea. Ma quella è un’altra storia.

  10. 12 Coniglio Lunare

    Sorvolando che “l’uomo si muove nervosamente” è astratto again, quindi non saprebbe mostrare neanche per pura ipotesi. I romanzi gialli sono fatti di minuzie, dettagli concreti, quanto se non più di altri generi narrativi: come si possa scriverli secondo il suo metodo mi sembra un mistero. E se penso che per Dazieri “l’uomo si muove nervosamente” è scavare nel dettaglio, mi vien male.

  11. 11 Darlene Alibigie

    A me Dazieri non è molto simpatico: ho avuto a che fare con lui e, per quel che vale la mia impressione, mi è sembrato un uomo scortese e forse anche poco intelligente. Però, nonostante la crassa ignoranza che dimostra quando parla di teoria della scrittura, e malgrado il gusto nauseante che ha dimostrato nella scelta degli esordienti da pubblicare, ho letto alcune cose che ha scritto e devo dire che non scrive affatto male. Inoltre: le fiction televisive alle quali ha collaborato sono, parere mio, tra le migliori mai prodotte in Italia (poi è da vedere in quale misura sia merito suo).

  12. 10 Gwenelan

    Ma se io gli porto un blocco di fogli con scritto “Questo è un bel libro” me lo pubblicano,no?
    Cioè, non avendo bisogno di (di)mostrarlo, mi basta dirlo :)

    Eh, ma dipende se lo trovi in “modalità romanziere” o “modalità sceneggiatore”. Che se è nella seconda ti serve un’immagine… tu portati dietro una foto di un libro di Eco, e vai sul sicuro.

  13. 9 AlexFrost

    Ma se io gli porto un blocco di fogli con scritto “Questo è un bel libro” me lo pubblicano,no?
    Cioè, non avendo bisogno di (di)mostrarlo, mi basta dirlo :)

  14. 8 Willie Pete

    Quoto Coniglio Volante.

    In generale per le sceneggiature ci sono due correnti di pensiero:

    1) Scrivi l’intenzione, come indicazione per l’attore:

    Michele è terrorizzato mentre suo padre gli fa la predica.

    Lasci all’attore la libertà di decidere lui come mostrarsi terrorizzato. In genere è segno di pigrizia e di scrittura a braccio. Si usa spesso in TV perché i tempi di ripresa non permettono di andare troppo per il sottile e provare i gesti nel dettaglio.

    Può anche essere una scelta cosciente se l’attore che farà Michele già lo
    conosciamo, se sappiamo come lavorarci e se è un mostro di bravura. Un attore come Robert DeNiro o Al Pacino la gestualità la decide lui, non gliela puoi insegnare in sceneggiatura. Ma sono casi limite.

    2) Descrivi i gesti esatti, cercando di essere sobrio: pochi dettagli, molto originali e che denotano chiaramente l’emotività del personaggio.

    Michele si gratta ossessivamente la spalla e guarda a terra, mentre suo padre gli fa la predica.

    La tendenza generale è di eliminare il più possibile le indicazioni che non siano pura azione scenica, quindi gran parte degli autori preferiscono far trasparire le emozioni dal dialogo e quasi non indicano le movenze minori dei personaggi.

    Il problema dell’essere precisi e netti è non cadere nel banale. Anche il mio esempio non è un granché (ma è sempre meglio di “Michele è nervoso”).
    Tutti hanno già letto di personaggi che tengono gli occhi bassi, a cui tremano le mani, che faticano ad accendersi la sigaretta, che hanno gli occhi rossi dal pianto, tirano su col naso, o si mordicchiano il labbro. E tutti ne hanno le palle piene di gente che giocherella con la matita/penna/coltello, di gente che si volta senza motivo mentre cammina, che si allarga il nodo della cravatta e il colletto della camicia, che rovescia il bicchiere o lo rompe o ci si macchia di caffé la camicia.

    Le trovate intelligenti al cinema sono di situazione, non solo di dialogo o di gestualità. Esempi:
    Mostra spoiler ▼

    L’indicazione di Dazieri,

    si muove nervosamente.

    è solo una doppia presa per il culo. Dire “è nervoso” suonava troppo generico, così ha scritto una cosa ancora più generica e insensata, pensando di essere stato più chiaro.

  15. 7 Coniglio Volante

    La cosa più bella dell’intervento di Dazieri è che quando fa l’esempio di come scrivere in una sceneggiatura…sbaglia clamorosamente. “L’uomo si muove nervosamente” in uno script è INACCETTABILE, e chi riceve lo script (dal regista all’attore – ogni tanto – se parliamo di cinema e tv, il disegnatore se parliamo invece di sceneggiature per fumetti, e non sono mondi molto lontani) si innervosisce e basta se legge una porcata del genere.

    Quindi nell’arco di una manciata di periodi Dazieri mostra la sua versatilità: non capisce nulla di scrittura né se parliamo di romanzi né se parliamo di sceneggiature. Dai Sandrone, facci sognare.

  16. 6 Angra

    C’è sempre qualcosa da imparare dai professionisti. Io ad esempio pensavo che nel cinema il problema si potesse risolvere con l’uso massiccio di una voce fuori campo.

  17. 5 Dott.N.

    Gamberetta: Pardonne, ho confuso con il tizio delle Chiavi del Fato (non che ci sia molta differenza….) .
    Lo stesso è umiliante che un tizio che SOLO nel 2008 ha pubblicato qualcosa come quindici esordienti (parole sue) rilasci dichiarazioni simili.

  18. 4 Helena

    Mamma mia che vergogna. E quest’uomo scrive pure dei gialli! Sarò scema io, ma credo che in un giallo sia fondamentale mostrare, per far sì che non sia tutto sbattuto in faccia al lettore, ma che anche lui possa fare un po’ di lavoro mentale. O forse Dazieri pensa che poi il povero lettore si sforzi troppo? Che fesseria. Se leggo un libro giallo, voglio spremermi le meningi pure io! Altrimenti sai che noia: io sto qui e guardo, mentre quello lì mi spiattella tutto in faccia.
    Ora ho davvero voglia di trovare un libro di quest’uomo e leggere le prime dieci righe, per calcolare quanto possa far schifo da uno a cento.

  19. 3 Gwenelan

    Ho visto l’intervista completa O.O.
    Ma non è che gli è venuto il minimo dubbio, mentre aveva a che fare con sceneggiature, radioprogrammi e quant’altro…
    Beh, è tutto molto affascinante, come dice lui.

  20. 2 Gamberetta

    @Dott.N. Dazieri ha lasciato un paio di commenti sul blog, nell’articolo alla recensione de Il Talismano del Potere di Licia, ma non si è definito in quel modo.

  21. 1 Dott.N.

    Ma non è lo stesso tizio che qualche fanno fa è venuto sul blog a definrsi ” scrittore navigato ”?! (o qualcosa del genere; non mi piace perdere tempo….)

Lascia un Commento.
Per piacere, rimanete in argomento. Per maggiori informazioni riguardo la politica dei commenti su questo blog, consultate la pagina delle FAQ.

  

Current day month ye@r *