Alcune note sullo scrivere Recensioni

Una delle ragioni dietro la nascita della Barca dei Gamberi è stata l’insoddisfazione mia e del resto dell’equipaggio riguardo le recensioni librarie che si possono trovare in Rete e non. In particolare le recensioni che parlano di narrativa fantastica sono un disastro: se ne trovano poche, scritte da cani, inutili, e più spesso che non ipocrite e disoneste. Non sempre, certo, si possono incontrare anche ottime recensioni, ma sono rare.
Penso dipenda dal fatto che ognuno vede le recensioni a modo suo. Un po’ lo stesso problema che affligge la narrativa: ognuno insegue la sua presunta Arte come gli pare e piace, fregandosene se quello che sta scrivendo sia utile, interessante e divertente anche per il prossimo. Il che è un atteggiamento legittimo, ma non aiuta chi sta cercando invece proprio l’utile, l’interessante e il divertente.
Per questo voglio proporre una serie di linee guida rispetto allo scrivere recensioni. Probabilmente non verranno prese in considerazione da nessuno, se non da me stessa e dalla Barca dei Gamberi, ma non si sa mai, tentar non nuoce.

I: Lo scopo di una recensione.

Lo scopo di una recensione libraria dev’essere offrire al lettore un parere chiaro e inequivocabile rispetto al valore del romanzo preso in esame. Questo può essere ottenuto con poche o tante parole, con un esplicito giudizio numerico o lasciando che siano discorsi più articolati a esprimere il parere del recensore, non ha importanza, l’importante è che alla fine il lettore deve sapere se spendere 18 euro per comprare il tal romanzo o no; se vale la pena perdere 10 o 20 ore per leggerlo.
Ci possono essere mille distinguo e precisazioni – del tipo che magari il romanzo può piacere agli appassionati di Elfi ma comunque non vale 20 euro e dunque è un affare solo se scaricato gratis da emule – ma il recensore non può e non deve sfuggire dall’esprimere il suo giudizio. Deve prendersi la responsabilità di dire: vale la pena leggerlo, non vale la pena leggerlo.
Può sembrare un’ovvietà ma non lo è. Ci sono quintali di recensioni che parlano di tutto e di più e poi i commenti dei lettori sono di questo tenore: “…sì, d’accordo, ma non solo non ho capito se il romanzo mi potrebbe piacere, ma non ho neanche capito se è piaciuto al tizio che l’ha recensito!” Ecco, recensioni così sono da buttar via.
Bisogna essere espliciti e prendere posizione. Perché, in generale, non ci sono vie di mezzo, non puoi presentarti alla cassa in libreria e discutere del più e del meno e dei Massimi Sistemi della Natura: o paghi i 18 euro o non li paghi.
Questo non vieta che si possa parlare di romanzi senza esprimere un parere netto, solo non sono recensioni e il lettore ne dovrebbe essere consapevole.

Sex for the eyes
Sex for the eyes. Your art is like sex for the eyes

II: Una recensione deve essere obbiettiva.

Questo significa che il recensore deve rendere noti (al limite nella recensione stessa) i criteri che intende adottare, e a quelli attenersi. Deve attenersi a quei criteri indipendentemente da quale romanzo prenda in considerazione, chi sia l’autore, la casa editrice o qualunque altro fattore esterno. Inoltre i criteri devono essere consistenti da recensione a recensione.
Un esempio: qualche tempo fa, cercando altro, mi sono imbattuta in un sito di recensioni filmiche “cattoliche”. Il criterio di valutazione del sito era basato sul verificare quanto i film presi in esame fossero in accordo con la dottrina della Chiesa Cattolica. È un sito obbiettivo? Sì, perché i criteri adottati sono espressi in maniera esplicita e applicati a ogni film. È un sito dal quale prenderò consigli? No, perché i criteri non mi paiono adeguati.
Uno dei criteri adottati dalla Barca dei Gamberi è per esempio l’accuratezza dell’ambientazione. Un altro è l’originalità. Altri sono illustrati nell’articolo Riassunto delle Puntate Precedenti. Non pretendo che nessun altro adotti i nostri stessi criteri, ma una scelta dev’essere compiuta. Il criterio: come gira la Luna al recensore mentre scrive la recensione, non è un criterio accettabile.
Una scelta a priori dei criteri è anche l’unica possibilità per il lettore di poter verificare l’attendibilità della recensione. Dato il romanzo, o al limite estratti dello stesso, e dati i criteri ognuno può controllare se quello che il recensore scrive sia obbiettivo o no.
Sempre in quest’ottica di obbiettività, io considero più interessanti i criteri basati sul testo piuttosto che quelli basati sull’interpretazione dello stesso. Mi spiego meglio: mettiamo che uno adotti un criterio “politico”, per cui un romanzo è buono se aderisce a certe idee e brutto se fa riferimento a idee diverse. Di per sé può essere un criterio valido, ma poi il nostro recensore prende in mano il classico di Heinlein Fanteria dello Spazio. Dice che è un brutto romanzo perché è un romanzo “fascista”. Solo che, come ovvio, nel testo da nessuna parte c’è scritto che si tratta di un romanzo fascista: quella è un’interpretazione. Sarà vera? Forse sì, forse no, in quanto interpretazione è soggettiva: diventa difficile stabilire se il recensore sia stato sul serio obbiettivo.
Invece stabilire se un romanzo è originale o no non è così complesso (basta guardare i precedenti) e neppure è complicato accertare la verosimiglianza o verificare la coerenza interna.
Rimanendo attinenti al testo si può dire molto su un romanzo, e dire un molto oggettivo, senza entrare nel pantano delle interpretazioni. Rimanendo legati al testo si possono fare affermazioni che sono vere in sé, e secondo me queste affermazioni sono le più interessanti, perché sono vere per tutti. Non sto più offrendo un servizio solo a chi condivide la mia filosofia (come può essere con il sito di recensioni “cattoliche”), ma sto offrendo un servizio a tutti.
Va da sé che i criteri per me perdono ogni validità quando vanno oltre il testo e l’interpretazione. Per me non ha alcun senso dire che un romanzo è bello o brutto perché l’ha scritto un autore piuttosto che un altro. O magari perché ha venduto tanto o poco, o perché ne hanno tratto un film o un videogioco. O perché aiuta l’economia favorendo la vendita di segnalibri. I criteri devono essere legati alle parole del romanzo, non a quello che ci gira intorno.

III: Quando la recensione non è obbiettiva bisogna segnalarlo.

Oltre ai criteri obbiettivi esiste anche un parere personale del recensore. Il recensore deve chiarire quando sta uscendo dai criteri per addentrarsi nelle opinioni. Se un romanzo ha sessanta pagine di fila di inforigurgito, è un oggettivo errore (secondo i criteri adottati), e come tale lo si deve rimarcare. Poi si può aggiungere che le sessanta pagine, pur non muovendo in avanti la storia di un niente, contengono però – secondo il personale parere del recensore – delle informazioni interessanti e dunque il recensore medesimo non si è annoiato.
In altri termini, i “secondo me”, “per me”, i “penso” e “credo” vanno riservati per quando è davvero così. Finché si seguono i propri dichiarati criteri non è opinione, è affermazione.

Hungry?
Hungry?. I would like to have you for dinner

IV: Il recensore deve poter applicare i propri criteri.

Sembra scontato, ma non lo è. Torniamo al sito di recensioni “cattoliche”: chi scrive su quel sito, deve conoscere a menadito tutti i testi sacri, il Catechismo e ogni altro rilevante documento. Non può inventarsi il cattolicesimo come gli pare, altrimenti i criteri adottati in realtà non corrispondono a quelli esposti.
Se io adotto come criterio l’originalità, devo conoscere a sufficienza il genere per poter appunto affermare che il tal testo è originale o no. Se io dico: “nel fantasy è importante l’originalità! finora ho letto di fantasy, uh… Il Signore degli Anelli e tutti i romanzi di Licia!” è ovvio che non potrò davvero applicare quel criterio come i miei lettori si aspettano.
Se penso che la verosimiglianza in un romanzo (pseudo)storico sia importante, e il romanzo parla di un’epoca che non conosco o conosco poco, prima di scrivere la recensione devo documentarmi. E capisco benissimo possa suonare esagerato, in fondo spesso se ne fregano gli stessi autori, ma i criteri li ho scelti io. Se non si può scrivere una recensione applicando i propri stessi criteri… be’, non la si scrive.
In alternativa si può confessare al lettore che il tal particolare non è stato verificato o si è ignoranti di quell’altro fatto. Finché sono questioni marginali può passare, ma se sto recensendo un romanzo dove la guerra ha un ruolo fondamentale e non ne so niente, è inutile confessarlo: non devo proprio scrivere la recensione di quel romanzo.
Tutti pensano di essere più o meno geniali e di avere opinioni originali e interessanti: non è vero. Veri geni esclusi (e se state leggendo queste righe geni non lo siete, altrimenti sareste a gegnalare da qualche altra parte), quando qualcuno scrive di un argomento è tanto più interessante quanto più è documentato e preparato. Perciò è inutile cianciare di ciò che non si conosce: si perde tempo e lo si fa perdere al prossimo.

In case of Fire
In case of Fire. In case of fire, use fire extinguisher!

V: Bisogna essere semplici, precisi e inequivocabili.

Icona di un gamberetto La semplicità di linguaggio è necessaria dato che ci si sta rivolgendo a un pubblico di appassionati ma non necessariamente di “addetti ai lavori”.
Come già ribadito si sta cercando di scrivere recensioni obbiettive, dove le affermazioni sono veritiere in quanto aderenti al testo da una parte e ai criteri scelti dall’altra e non perché espresse da Nicoletta o Luisa. Dunque usare paroloni su paroloni per sembrare più “intelligenti”(sic) non serve a niente, se non a infastidire il lettore.

Icona di un gamberetto La precisione è di vitale importanza. La precisione impone da un lato di usare un lessico appropriato, dall’altro di esprimere concetti il meno generici possibile.
Le due cose sono strettamente legate fra loro; per esempio, a me è capitato di leggere infinite volte nelle recensioni frasi di questo tipo: “questo è un romanzo coraggioso”, oppure “questo è un romanzo profondo” o aggettivi simili. Qual è il problema con affermazioni del genere?

  • Il lessico non appropriato crea ambiguità. Quando Mario entra nel palazzo in fiamme per salvare la vecchia vicina di casa che gli sta pure antipatica, possiamo definirlo “coraggioso”. Ma un romanzo? Quand’è che un romanzo affronta con sprezzo del pericolo una situazione di vita o di morte (perché questo è il coraggio)? O forse ci si riferisce all’autore? Ma in Italia, 2009, quale coraggio ci vuole a pubblicare un romanzo? Al massimo si rischia una denuncia per diffamazione, non si rischia la vita. O forse si fa riferimento allo stile? “Un romanzo coraggioso perché sfida le convenzioni della narrativa!” Ah, che gran coraggio ci vuole a sfidare le convenzioni della narrativa! Lo stesso di Gary Cooper in Mezzogiorno di Fuoco!
    Si possono estrarre mille significati dementi dal quel coraggioso, ed è questo il danno: la recensione non è più inequivocabile, va interpretata, diviene ambigua.
  • Proprio perché coraggioso è ambiguo, può essere affiancato a qualunque romanzo. Nihal della Terra del Vento è un romanzo coraggioso. Il Nome della Rosa è un romanzo coraggioso. Bryan di Boscoquieto è un romanzo coraggioso. Quando in una recensione si esprime un concetto così generico, applicabile a qualunque libro, si sta sprecando inchiostro. Come faccio a scegliere tra Nihal della Terra del Vento e Il Nome della Rosa quando mi viene proposta una caratteristica che possono avere entrambi? Sarebbe come dire: “leggete questo romanzo perché è un romanzo pieno di parole”. Oh bella, ma anche tutti gli altri romanzi sono pieni di parole, perché dovrei leggere proprio questo? Anche tutti gli altri romanzi possono essere coraggiosi, perché dovrebbe in particolare interessarmi questo?

Lo stesso dicasi per “profondo”, “importante”, “scomodo” e così via. Meno grave è quando l’affermazione non è ambigua ma rimane generica: “questo è un romanzo noioso”, o il classico “questo è un romanzo bello/brutto”. Detto così non vuol dir niente, il recensore deve illustrare perché quel “noioso” è applicabile in quel caso particolare.
La Setta degli Assassini è un romanzo noioso”. Questa è un’affermazione che può essere vera o falsa, ma di per sé ha valore minimo, comunica al lettore poco o niente.
“Ne La Setta degli Assassini la protagonista piange ogni poche pagine: che noia!”. Questa invece è un’affermazione specifica e dunque comunica al lettore molto di più. Inoltre questa è un’affermazione verificabile: volendo ognuno può controllare se sia vero o no che la protagonista piange ogni poche pagine.
Lo stesso vale per lo stile di scrittura. Quante volte si leggono espressioni del tipo che il tal autore ha una scrittura “fresca”, o “vivace”, o “in punta di penna”(sic) o simili. Ma che vuol dire? NIENTE. È come con i libri coraggiosi, sono ambigue frasi fatte. È vero che spesso è difficile definire uno stile, e può essere conveniente usare un aggettivo generico, però almeno il recensore deve aver ben chiaro il perché ha usato proprio quell’aggettivo. Se dico che lo stile è “trasparente”, devo poterlo dimostrare testo alla mano, anche se magari nella particolare recensione non è così importante inserire le appropriate citazioni.

Icona di un gamberetto Infine l’essere inequivocabili. In parte è compreso nella precisione, in parte significa che non bisogna contraddirsi (d’oh!). Non si può dire: “il romanzo è avvincente e noioso.” Troppo ovvio? Allora questo, preso da una recensione “vera”: “[...] vengono in mente Agota Kristof e Magda Szabò, ma sono paragoni che non reggono.” Se sono paragoni che non reggono non ha senso farli…
Essere inequivocabili implica anche evitare tutte le espressioni non quantificabili, tutti i “piuttosto”, “quasi”, “si potrebbe dire che”, “in un certo senso”: non bisogna scrivere “quasi rosso”, bisogna scrivere “arancione”, non “piuttosto in carne” ma “grasso”, non “in un certo senso è come fosse un vampiro” ma “è uno gnokko”.

VI: Bisogna entrare in argomento.

Bisogna spiegare di cosa parla il libro; è necessario fornire la trama del romanzo. Spesso i recensori si lasciano trascinare in una sorta di delirio, per cui un romanzo affronta Argomenti Decisivi, pone l’Uomo di fronte ad interrogativi Fondamentali, è una pietra miliare nella storia della Letteratura e quant’altro e si “dimenticano” di dire di cosa diavolo parla il romanzo.
Per un sacco di gente, me compresa, l’argomento è importantissimo. I marziani invadono la Terra? Una ragazza dai capelli blu ammazza gente a destra e a manca con uno spadone? Una compagnia di Elfi debosciati deve salvare una principessa? Io lo voglio sapere!
Il recensore deve perciò raccontare quale sia la trama, con due avvertenze: se si è colti da attacco di pigrizia e si decide di scopiazzare la trama dalla quarta di copertina o da qualche comunicato stampa della casa editrice, è bene accertarsi che la trama sia quella giusta, spesso non è così; se si è in dubbio se svelare o no certi particolari, si possono sempre usare gli “spoiler”, sul web è facile mascherarli come si preferisce.

Entrare in argomento significa anche rimanere attinenti al testo. Dimostrare le proprie affermazioni con citazioni adeguate. Un sacco di romanzi arrivano in libreria senza che il lettore abbia potuto leggerne una sola pagina, perciò (ampi) estratti nella recensione sono i benvenuti (e ricordo a chi si facesse di questi problemi che è legale: è legale citare e riprodurre brani di un’opera finché l’intento è di critica o studio e non si sta facendo concorrenza all’opera originale).
Siamo sempre dalle parti della precisione: la recensione è di quel particolare romanzo, dunque lì bisogna scavare, lì ci sono i punti di riferimento. Bisogna parlare di quel romanzo, non della Letteratura, dell’Uomo, della Natura, e del Diavolo-in-Carrozza.

Toy Trunk
Toy Trunk. Jimmy is finally old enough to get the toys out of the trunk all by himself!

VII: Bisogna usare tante parole quante ne servono.

Se si scrivono recensioni sui giornali o sulle riviste non si è liberi di scrivere finché si vuole: la carta costa e perciò sono quasi sempre imposti limiti ben precisi. Per fortuna sul web non è così: il costo di un testo in termini di banda consumata è infinitesimale, per cui scrivere poche righe o scrivere un trattato dal punto di vista economico è la stessa identica cosa.
Per questa ragione non bisogna porsi alcun problema di spazio. Una recensione può essere approfondita a piacere, finché non corrisponde per filo e per segno a quel che il recensore vuole dire. Così pure non ci si deve porre problemi con le citazioni: se è opportuna una (lunga) citazione dal testo originale, inserirla è tutto di guadagnato.
Questo non significa però sbrodolarsi: non è una licenza per parlare dei problemi privati del recensore o per disquisire di argomenti che nulla hanno a che vedere con il testo; ogni riga della recensione deve avere un suo perché e ogni passaggio dev’essere interessante.

Ma è raro imbattersi in recensioni sbrodolate, è molto più presente l’errore opposto: ovvero recensioni compresse in poche righe.
Qui entrano in gioco diversi fattori: pigrizia del recensore (ma se sei pigro e ti pesano le dita a scrivere forse non è il tuo “mestiere”), il desiderio bruciante di esprimere un’opinione anche se non si ha niente da dire (e in questo caso è molto meglio “linkare” qualcuno che già dice il poco che vorremo dire noi, piuttosto che riscrivere le stesse cose), e l’idea balorda che scrivendo sul web bisogna essere agili, veloci, compatti, brevi.
Perché è un’idea balorda? Perché il linguaggio sul web funziona come sulla carta, l’Italiano è lo stesso e dunque se per esprimere un concetto hai bisogno di 100 parole su una pagina stampata avrai ancora bisogno di 100 parole su una pagina web. È vero che leggere a video è più faticoso e si hanno molte più distrazioni davanti a un PC, ma questo è al di fuori delle possibilità di controllo di un recensore (a parte le ovvie – che per molti ovvie non sono – considerazioni tipografiche: per esempio non scrivere viola fosforescente su sfondo verde brillante). Non si possono tagliare pagine da un trattato di filosofia o matematica solo perché “troppo lungo per il web”: web o non web il significato deve mantenersi integro. Così una recensione: deve contenere quanto necessario che sia sul web o no.
Inoltre c’è un altro livello di balordaggine implicito nell’idea di scrivere apposta poco, di “condensare” i concetti: che scrivere poco sia facile. Non lo è. Può essere meno faticoso, meno impegnativo, portare via meno tempo, ma non è più facile, tutt’altro. Il riuscire a mantenere integro un argomento riducendo via via le parole è incredibilmente difficile. Una buona recensione da 2.000 parole può diventare uno schifo immondo in 500 se l’autore non è più che abile (abile come può essere abile qualcuno che ogni volta che scrive una short story minimo un paio di premi internazionali li vince).
Dunque il recensore non si deve porre problemi di spazio: deve scrivere quello che è necessario. Se la recensione risulterà interessante, verrà letta lo stesso, web o non web.

VIII: Il tono dev’essere funzionale.

Le mie recensioni usano un tono tra l’ironico e il sarcastico. È una scelta voluta: ritengo sia il tono più adatto per “reggere” la lunghezza dei testi e al contempo quello che meglio si adatta a certa narrativa (il fantasy di scarso valore). Altri possono scegliere di usare un tono diverso e potrà andare bene uguale, però è importante che questa scelta abbia motivazioni legate alla recensione medesima, e non “esterne”. Ad esempio usare un tono “serioso” solo per mostrare la presunta posatezza del recensore è una scelta sbagliata se il tono “serioso” rallenta la lettura della recensione. Come già più volte ribadito, si sta cercando di essere obbiettivi, dunque la “serietà” del recensore è implicita nei concetti che esprime, non nel tono che usa.
Così come non ha senso ritenere che determinati argomenti (la Letteratura con la L maiuscola) debbano per forza richiedere un certo tipo di atteggiamento: perché mai? Ho letto testi di astrofisica scritti in maniera divertente e perfino con humor nero (si veda per esempio Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries di Neil deGrasse Tyson), non si capisce perché la Letteratura, la Narrativa, il Fantasy o quant’altro dovrebbero invece essere speciali.
Il recensore ha lo scopo di tenere appiccicato il suo lettore dall’inizio alla fine della recensione, e per questo deve scegliere il tono più congeniale, altre considerazioni a riguardo non hanno nessuna importanza.

Icecream
Icecream.

Extra: Domande con e senza risposta.

Icona di un gamberetto Quali romanzi scegliere da recensire? Non saprei indicare un metodo. In generale io apprezzo recensioni positive di romanzi poco noti e recensioni sia positive sia negative di romanzi famosi. Recensire in negativo romanzi sconosciuti è di solito inutile: tanto non li compra nessuno comunque. Per i romanzi famosi prima di recensirli è una buona pratica controllare che qualcuno non abbia già espresso le nostre stesse considerazioni, nel qual caso meglio “linkare” l’altro piuttosto che riscrivere le medesime cose.
Però è un’idea generale che lascia il tempo che trova. La verità è che, come diceva Lorna Sage, la gran parte dei romanzi sono mediocri, li leggi e non ti lasciano nessuna particolare emozione né in bene, né in male, dunque non si sa neanche cosa scrivere a volerli recensire.
Perciò forse conviene scegliere romanzi interessanti, che in positivo o in negativo impressionino. Inoltre come già ricordato, è utile che il recensore conosca gli argomenti trattati dal romanzo, non fosse il caso, è meglio lasciar perdere quella recensione.

Icona di un gamberetto Si possono recensire romanzi tradotti? In teoria no. La recensione dev’essere sempre sul testo in lingua originale, però è anche vero che è probabile che poi il lettore compri la traduzione, non l’originale. Credo che un lavoro ben fatto implichi il leggere in lingua originale e poi rileggere la traduzione o almeno controllarla accuratamente. Nella recensione si specificheranno eventuali problemi dovuti al passaggio di lingua. Ammetto però di non seguire io stessa questo metodo, cercherò di adeguarmi.

Icona di un gamberetto Bisogna leggere fino in fondo un romanzo per recensirlo? No. È buona norma farlo, ma se un romanzo è illeggibile è illeggibile. Se bastano le prime 5 o 50 pagine per poter affermare con adeguata dimostrazione che non vale la pena spendere 18 euro, la recensione può essere scritta anche se il recensore lì si è fermato. Tengo però a precisare che tutte le recensioni qui sul blog dei Gamberi, come elencate nell’Indice delle Recensioni, sono a fronte della lettura integrale del testo, e anzi in alcuni casi il romanzo in esame è stato letto più volte.

Icona di un gamberetto Il recensore di narrativa deve essere anche uno scrittore? No. Però se tra i criteri di valutazione include la tecnica narrativa, deve conoscerla. Magari non così bene da scrivere narrativa degna di pubblicazione, ma comunque i meccanismi gli devono essere chiari.

Icona di un gamberetto Perché scrivere recensioni negative? Non è meglio suggerire solo il bello e lasciare il brutto nell’oblio? Può essere una degna scelta, e non ho problemi con chi la adotta. Però personalmente ritengo che in molti casi sia più utile non comprare il brutto, piuttosto che comprare (anche) il bello, e dunque il recensore deve recensire sia i romanzi che gli sono piaciuti sia quelli che gli sono piaciuti meno.

Icona di un gamberetto Si’ pou usare 1 linguagio modrno nll recensioni??? Sì, cm no!!! Anzi + punti esklamativi e k si metono a kaso in 1 recensione + la rece e’ strbellixima!!!1!!!!

Icona di un gamberetto È troppo facile criticare! No, per niente: scrivere una recensione negativa richiede lo stesso tempo di scriverne una positiva. Inoltre la pressione sociale favorisce la recensione positiva: posso “tagliare le curve” in una recensione positiva (per esempio non dimostrando testo alla mano ogni singolo passaggio) senza che nessuno ne sia scandalizzato, mentre una riga maldestra in una recensione negativa significa avere in casella di posta elettronica la mail di qualche squilibrata che minaccia di pikkiarmi.

Icona di un gamberetto Non la stai prendendo troppo sul serio? Vale la pena perdere tutto questo tempo per una recensione? No, è probabile non valga la pena. D’altra parte, vale la pena perder tempo a leggere un romanzo fantasy? Perdere tempo a scriverlo? Perdere tempo a leggere o scrivere narrativa? A leggere o scrivere libri? A leggere o scrivere? Vale la pena fare qualunque cosa?

Piggy Bank
Piggy Bank. Now you try


Approfondimenti:

bandiera EN Everyone’s a Critic: a Qualitative Study to Investigate the Perceptions and Attitudes towards Book Review Websites on the World Wide Web (PDF)
bandiera EN Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries su Amazon.com
bandiera EN Nocturnal Devil (autore dei disegni in questo articolo) su deviantART

 

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169 Commenti a “Alcune note sullo scrivere Recensioni”

Pagine: [2] 1 » Mostra tutto

  1. 169 Mario

    I disegni li hai fatti tu?

  2. 168 Cristiano

    Si, ma diamo sempre il giusto peso alle cose. Parliamo garbatamente anche di ciò che non ci è piaciuto. Non c’è niente di peggio che leggere recensioni al vetriolo (gratuite) su libri o articoli che servono solo a sfogare la frustrazione di chi recensisce.
    In genere, chi fa questo ha visto il proprio libro rifiutato da più case editrici e si logora i gomiti vedendone altri, probabilmente peggiori, pubblicati.Quindi resensiamo, non pontifichiamo e facciamo un bel respiro prima di spruzzare veleno!

  3. 167 a cavallo tra i generi | AFANEAR

    [...] una storia, il grado zero della narrativa, la fonte prima del vuoto. ma se mi limitassi a questo verrei giustamente bacchettato da gamberetta (anche se questa non è una recensione), quindi diamo qualche motivazione. come detto i [...]

  4. 166 Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » DEL RECENSIRE

    [...] a integrazione, la lettura di questo post di Gamberetta. Tags: Alberto Asor Rosa, [...]

  5. 165 Stefano

    @Gamberetta
    Il tempo… non sono solo le case editrici a spedire ma anche i singoli autori e spesso, sopratutto quando li si conosce in rete, nasce il fraintendimento del do ut des… insomma, collaborare con la casa editrice pincopallo ci piacerebbe, ma vorremmo essere liberi di dire che un libro fa schifo, se al recensore non è piaciuto.

  6. 164 Cristina

    Io probabilmente leggendo per lavoro molti libri di poesia pubblicati da piccole e medie case ed. per quanto abbia girato tra i vari utenti ho come massima compatibilità il 12%, quindi, mi trovo poi in difficoltà per fare dei confronti…
    magari avessi con qualcuno una compatibilità così alta, ora che ci penso però mio marito non è registrato su anobii.com (non fa né il critico letterario né lo scrittore quindi non gli serve più di tanto)… magari potrebbe registrarsi anche lui che legge molte cose diverse dalle mie e vediamo come va la percentuale di compatibilità…

  7. 163 zeros

    X Cristina: La compatibilità va anche al 45% con la persona giusta, garantito: io e il mio ragazzo oscilliamo tra il 42% e il 45% a seconda delle aggiunte momentanee.
    Io e te abbiamo un ridicolo 1.9%, segno che proprio non leggiamo la stessa roba: oltre a classici, nulla in comune. Ergo, se leggessi una tua esaltata recensione di un libro a cui potrei essere interessata, il tuo parere entusiasta non lo metterei al primo posto nella classifica dei motivi per scegliere un libro.

    X CMT: sì, la compatibilità è relativa. E nel calcolo c’è proprio il fatto che lo stesso libro sia piaciuto in ugual maniera (più compatibilità) o semplicemente entrambi ce lo abbiano in libreria (meno compatibilità, ovviamente).

  8. 162 CMT

    La compatibilità è relativa, magari qualcuno ha in libreria i miei stessi libri ma io li ho adorati e lui li ha odiati, o viceversa. Meglio confrontare i giudizi e/o le opinioni sullo stesso libro (o meglio ancora su più libri) per farsi un’idea.
    Io comunque Twilight l’ho letto e ampiamente commentato, e il mio giudizio non è pessimo quanto quello di Gamberetta (nel senso che è pessimo, solo non così tanto), nondimeno concordo con molto di quello che ha scritto, e all’incirca me lo immaginavo.
    Quindi perché l’ho letto? Perché volevo valutare in prima persona e non per sentito dire, ma di sicuro non andrò a fare pubblicità al libro e se ne parlo con qualcuno gli liquiderò la trama in due secondi (tanto bastano e avanzano) facendogli notare quanto sia piatto.

  9. 161 Cristina

    Se ti vuoi divertire a vedere la compatibilità questa è la mia libreria su anobii.com: http://www.anobii.com/juliette1804/books
    Cristina

  10. 160 Cristina

    La compatibilità tra utenti di solito non va mai oltre il 10-12 % perciò se io ho in libreria 800 libri significa che ne avrò letti un’ottantina circa che ha letto anche un’altra persona, peccato che almeno 50 siano di solito classici della letteratura che si leggono all’epoca della scuola superiore…
    Cristina

  11. 159 zeros

    Su anobii: la funzione utile del sito è la compatibilità: se tu e l’autore di una recensione da 4 stelline avete gusti diametralmente opposti (nessun libro in comune, oppure giudizi opposti sugli stessi libri) hai un buon punto di partenza per pensare “Ecco, forse io e questo qui non vediamo i libri nella stessa maniera e quindi se a lui è piaciuto a me potrebbe far vomitare”.
    Per contro, è più probabile che condividerai i giudizi e pareri di un utente con cui hai alta compatibilità.
    E se non sei iscritto (quindi senza una compatibilità da confrontare), incroci le dita, ti affidi al dio caso e nella peggiore ipotesi, dopo aver buttato nel wc dei soldi per un incauto acquisto, decidi che tu di anobii non ti fidi più.

  12. 158 Fos87

    Gamberetta, il punto è che ad attirare, al di là del giudizio negativo o positivo, è l’attenzione che viene data ad un libro: se qualcuno si è sprecato di leggere per intero un libro e farci un’analisi minuziosa, quasi parola per parola, viene quasi naturale supporre che -magari -vale per lo meno la pena di perderci tempo dietro.

  13. 157 Cristina

    Beh, il problema è che se leggi su anobii.com o su altri siti internet che molti altri lettori prima di te l’hanno giudicato un capolavoro e solo in pochi l’hanno giudicato una schifezza alla fine come ha consigliato qualcuno per curiosità lo prendi in biblioteca e ti togli la soddisfazione di vedere davvero com’è (io per es. l’ho fatto per il libro di Paolo Giordano ed ho concluso che non è una schifezza, ma non è neppure un libro eccezionale).
    Cristina

    P.S. non ho ancora letto la Meyer perché alla rivista non è arrivato ed in biblioteca ancora non ce l’hanno, ma per curiosità mi riprometto di farlo… se vai su anobii.com vedrai che i libri della Meyer hanno una votazione che va dal minimo di 1 stellina al massimo che è di 4 stelline, tanto che alla fine o pensi: “Il mondo è bello perché è vario” (come diceva mia nonna) oppure ti chiedi: “Ma hanno letto tutti lo stesso libro o hanno letto libri diversi?!” Forse è davvero difficile non da critici lettarari, ma da semplici lettori stabilire che se un libro a me piaciuto piacerà anche a tutti gli altri che lo leggeranno oppure che se un libro non mi è piaciuto anche gli altri lo troveranno orribile.

  14. 156 Gamberetta

    @Stefano.

    Anche il nostro sito riceve per posta da alcune case editrici e anche dagli autori dei romanzi da recensire, creandoci notevoli problemi organizzativi e morali: se il libro fa schifo, in soldoni, è bene recensirlo o no?

    In generale non vedo il problema: se qualcuno ti ha spedito il romanzo apposta per recensirlo sulla fanzine, be’ recensiscilo, bello o brutto che sia. Perché non dovresti farlo?

    @Fos87. Purtroppo non parlare di un libro non lo leva dagli scaffali delle librerie. E se si vuole offrire un servizio ai lettori bisogna recensire anche (soprattutto?) quello che potrebbero comprare. Un lettore si trova circondato da Meyer, Troisi, Paolini e altri orrori: ci dovrà pur essere qualcuno che lo avverte che sono boiate.
    Se poi il lettore è masochista e compra apposta un romanzo schifoso, proprio perché la recensione gli ha spiegato che è una ciofeca, be’ non ci posso fare niente, si arrangi!

  15. 155 gugand

    @Fos87
    Dal detto “parlatene male, ma parlatene”. :)
    Pero’ c’e’ un fine educativo nel recensire brutti libri.
    Si mostrano gli errori da evitare. Se uno scrittore o aspirante tale legge queste recensioni magari cerchera’ di evitarli nel suo prossimo libro.
    Inoltre mi sembra un ottimo avviso alle case editrici che i lettori non sono stupidi che si ingoiano tutto purche’ ben “incartato” dalla pubblicita’

  16. 154 Fos87

    Vorrei contestare Gamberetta sulla necessità di parlare di libri brutti: tu dici che è meglio parlare anche di codeste scempiaggini, così da mettere in guardia il lettore. Io però se leggo una recensione molto negativa, dove si prende una posizione estremamente forte contro un particolare libro, di solito mi incuriosisco; ovvio, il libro lo prendo in biblioteca e non in libreria, ma in ogni caso lo leggo, strappando così l’autore dall’oblio. Certo, tu dirai che però, non comprandolo, non incremento le sue vendite, ma non credo sia così: io il libro intanto l’ho letto, quindi è probabile che ne parlerò, e parlandone incuriosirò altra gente, gente che magari troverà la trama di suo gusto e comprerà l’innominabile scempio.
    Credo che per smontare un libro i modi siano due: non parlarne, o parlarne senza dargli troppa importanza, nè in negativo nè in positivo.

  17. 153 Stefano

    Per certi versi mi sento tirato in causa, collaborando con una fanzine e avendo scritto, tra le altre cose, anche alcune recensioni.
    L’obiettività non si discute, anche se è difficile quando in un sito internet riporti un bannerone dove campeggia il titolo dell’ultimo romanzo dell’autore Pincopallo, o quando la stessa casa editrice del romanziere pretende di pubblicarne una recensione. Il riferimento è noto e ne ho discusso pubblicamente anche con qualcuno della loro redazione, trovando un muro. Ecco io non mi permetto di mettere in discussione la buona fede di nessuno, ma quando arrivi addirittura a negare il problema…
    Anche il nostro sito riceve per posta da alcune case editrici e anche dagli autori dei romanzi da recensire, creandoci notevoli problemi organizzativi e morali: se il libro fa schifo, in soldoni, è bene recensirlo o no?
    Non sono d’accordo sul fatto che un sito internet dovrebbe ignorare dei limiti di spazio: la lettura a schermo stanca e una recensione troppo lunga rischia oltretutto di svelare troppi particolari della trama.
    Un merito che ti ho sempre riconosciuto è che i giudizi che riporti sono spesso giustificati da ampi stralci del testo recensito, abitudine rara. Lo dimostra il fatto che in un forum, quando cercai di fare lo stesso, venni redarguito da un moderatore che citava la legislazione sul diritto d’autore senza conoscerla. E’, comunque, un modo di recensire che trasforma il testo quasi in una scheda letteraria, e non potendo e non volendo utilizzare quel tono sadico/scherzoso con cui demolisci gli autori a te sgraditi si rischia di diventare noiosi e prolissi… poi, certo, si può essere noiosi e prolissi in altri modi, questo è il lettore a giudicarlo.
    Credo , infine, che in una recensione valga molto il principio di autorità: se si ha la fortuna di conoscere i gusti del recensore dai suoi precedenti articoli ci si può facilmente orizzontare su ciò che è bene leggere o meno.

  18. 152 Alexander

    Sono di parte (lo ammetto). E a volte il mio essere schierato mi spinge ad essere troppo “entusiasta” nei mie commenti. Ma uno dei motivi per cui adoro questo blog è il suo essere “scomodo”. Smontare l’estrema sincerità, indipendenza e accuratezza di questi articoli è un’impresa ardua. Al massimo si può cercare l’errore di battitura o la virgola fuori posto. Per quello che mi riguarda, ringrazio gli autori per il tempo che dedicano (senza alcun tornaconto) al mio genere letterario preferito. Il fantasy italiano aveva bisogno di un luogo come questo.

  19. 151 Gamberetta

    @Cristian. E tre. Sei la terza persona che scrive un commento sull’obbiettivo senza darsi pena di aprire un dizionario. O darsi pena di leggere gli altri commenti. O darsi pena di scrivere un commento che sia utile, “bell’articolo”, proprio, si vede che l’hai letto con attenzione…

  20. 150 Cristian

    Bell’articolo. Però mi sei scivoltata sull’oBBiettività.

  21. 149 -Ayame-

    Ciao Gamberetta. Sono d’accordo con te sui metodi di recensione, ma vorrei porti una domanda…
    Spesso parli negativamente di romanzi che hanno come protagonisti gli elfi (come li intende Tolkien), pensi che tutto ciò che parli di elfi sia spazzatura, specialmente se prodotta da scrittori giovani ed emergenti?
    Che caratteristiche deve avere, secondo te, un romanzo di fantasy molto classico (draghi, elfi, guerrieri vari…) per essere apprezzabile?
    Grazie mille.
    Saluti.
    Marion

    Mi sembra di riconoscere la mia fida collaboratrice… ;)

    Condivido quasi tutti i punti indicati da Gamberetta, in particolare il punto sesto: affibiare a un romanzo un aggettivo qualificativo qualunque, senza motivazione (e spesso senza senso) non serve a un tubo.

    Io penso che una recensione debba aiutare un lettore a decidere se investire o meno sul libro recensito, altrimenti la recensione non ha motivo d’essere.

  22. 148 DelemnO

    Ma infatti quando si ridefinisce un personaggio bisogna stare attenti a calibrare abilità e difetti, altrimenti si creano personaggi poco credibili..

  23. 147 Nocoldin

    Concordo con Gamberetta, se si tolgono le caratteristiche di fondo più importanti si rischia di creare una mostruosità, come ad esempio gli gnokki della Meyer!

  24. 146 Gamberetta

    @Marion. Non è che ce l’ho con gli Elfi in quanto tali, gli Elfi sono un simbolo per tutti quei romanzi che scopiazzano il fantasy in stile tolkeniano senza aggiungere niente di nuovo. E di questo tipo di fantasy non se ne può più.
    Il problema degli autori giovani è che sono… giovani. Se cominci a scrivere un romanzo a 13/14 anni non hai molta esperienza nel genere, non hai avuto il tempo fisico per leggere molto, e perciò è molto probabile che scriverai copiando altri. Ma questo in teoria, poi onestamente non m’interessa niente quanti anni ha un autore o quanti romanzi ha già scritto, io valuto quello che leggo e basta.

    Ora, come fare gli Elfi originali? Non so, ci sono molte strade: per esempio ritornare alle radici della specie, quando gli Elfi non erano i debosciati con le orecchie a punta di Tolkien ma dei mostriciattoli carogna rappresentati del Piccolo Popolo. Oppure rinunciare al lato “naturistico” per abbracciare quello tecnologico. Nei romanzi di Swanwick funziona proprio così: gli Elfi sono fisicamente simili agli Elfi tolkeniani, ma rapiscono i bambini e hanno un cattivo carattere e infine sono a capo di una società tecnologicamente avanzata.
    In generale penso che il primo passo sia abbandonare i cliché: se hai un nano forse si può evitare di metterlo per forza in una miniera, E di immaginarlo per forza con la barba e armato di ascia, E per forza amante della birra, ecc.
    A questo punto potresti contestare che se togli ai nani troppe delle loro caratteristiche “tradizionali”, poi non sono più nani… infatti! L’idea di fondo è di partire da modelli noti e inventare qualcos’altro, i nani diventano un’altra specie e il lettore ha sotto i denti un romanzo con almeno uno sprazzo originale.

  25. 145 Marion

    Ciao Gamberetta. Sono d’accordo con te sui metodi di recensione, ma vorrei porti una domanda…
    Spesso parli negativamente di romanzi che hanno come protagonisti gli elfi (come li intende Tolkien), pensi che tutto ciò che parli di elfi sia spazzatura, specialmente se prodotta da scrittori giovani ed emergenti?
    Che caratteristiche deve avere, secondo te, un romanzo di fantasy molto classico (draghi, elfi, guerrieri vari…) per essere apprezzabile?
    Grazie mille.
    Saluti.
    Marion

  26. 144 CMT

    @Afanear: Eh????

  27. 143 il valore intrinseco | AFANEAR

    [...] letto una cosa che mi ha fatto molto ridere, di recente. ero sul blog di gamberetta e una critica letteraria ha scritto che gli scrittori temono l’autrice della maggior parte [...]

  28. 142 Alexander

    @ Scriterio
    Grazie! :-)

  29. 141 scriterio

    @Alexander: chapeau pe ril tuo ps, very much appreciated!
    Non so se ti frega, ma le quotazioni di vossia dalle mie parti stanno decollando…

  30. 140 marco

    @ Angra

    Sì sì, ho compreso dopo il senso del tuo post. Ho voluto puntualizzare per evitare di far credere quello che poi ho scritto.
    Si potrebbe dibattere a lungo sulle porcherie che vengono davvero sin troppo vendute e pubblicizzate a scapito di altri testi (buoni). Io sarei comunque favorevole anche a togliere tempo a certe pubblicazioni (tipo biografie di gente dello spettacolo, calciatori e altro che solitamente vengono pubblicati gratuitamente da Mondadori e ultra revisionati visto che i cari vip raramente capiscono e scrivono correttamente in italiano) per dedicarne in maggior quantità agli esordienti anche mediocri, ovvero risorse economiche, umane per quelle opere che necessitano di revisione e ritocchi con l’ausilio di qualche supporto in più.
    Parere mio eh…
    Ciao

  31. 139 Angra

    @Marco:

    Sfatiamo il mito Mondadori = qualità. Mondadori prende ciò che è più commerciale, non sempre ciò che è più alto in qualità. (Tipo l’ultima trovata… il libro di Kledi). Oddio…

    Per carità, su questo non ci piove. Io stavo parlando non delle porcate che Mondadori pubblica, ma di quelle che rifiuta e che altri pubblicano a pagamento.

    Il mio discorso è che quando leggo un romanzo non giudico l’autore ma il romanzo così come mi è arrivato nelle mani: alla fine non mi importa nemmeno se a scriverlo è stato un ghostwriter e l’autore ufficiale ci ha messo solo la faccia, o se è stato pubblicato senza nemmeno passarlo in word perché la casa editrice non ha i soldi per la licenza o se al contrario l’editing l’ha curato Umberto Eco.

  32. 138 Alexander

    @ Efret
    è questo tuo passaggio (scritto nel tuo primo intervento su Grasso) che non condivido.

    Ecco, questo è un esempio lampante di cattiva recensione, semplicemente perchè non informa per niente; abbiamo solo il giudizio nudo e crudo (seppur condivisibile) del signor Grasso, senza uno straccio di spiegazione ..

    E’ il “senza uno straccio di spiegazione” che proprio non ci sta. Secondo me in quei pochi minuti la spiegazione è molto esauriente. In sintesi dice:

    1) è incentrato solo su vip e luoghi di ritrovo vip (e fa esempi concreti)
    2) c’è un uso eccessivo della nudità femminile fine a se stessa (e la mostra in video)
    3) vengono usate parolacce (facendo un esempio specifico con esempio video)
    4) ne consegue che l’immagine dei giovani ne esce danneggiata (trae una conclusione)
    5) è sciatto dal punto di vista tecnico

    Adesso sul fatto che non motiva la sciatteria ti do ragione. Ma volendo spezzare una lancia a favore di Grasso, è anche vero che era finito il tempo.
    Per il resto, in quei pochi minuti ha fatto pienamente il suo lavoro di critico. E vedo nel suo metodo (mi piace molto Grasso) la stessa fiolosofia, ironia e competenza presente in questo blog.

    Infine, visto che sono nuovo, e non ci conosciamo, ci tengo a chiarire che sono un appassionato di fantasy a cui piace litigare per amore della discussione. Ma non sono un troll che ama guastare il clima nelle community. Quando esagero tiratemi un secchio d’acqua sulla capoccia senza esitare! So riconoscere quando sbaglio. :-)

    P.S.: a proposito, ho preso un granchio e mi sono scaldato un “pelino” nel mio reply (scusatemi) ^_^;

  33. 137 CMT

    @Efreet: a dire il vero per farsi un’idea di cosa sia Lucignolo basta e avanza guardare i promo ^__^;

    @Cristina:

    a volte basta mettere un’ampia citazione dell’opera di un autore soprattutto nell’ambito della poesia per far sì che il lettore sappia cosa lo attende…

    In effetti per la poesia è già più facile, con un romanzo potrebbe non essere sufficiente.

  34. 136 Cristina

    Non me la prendo, non vi preoccupate, se qualcuno ha preso un granchio… è vero che nelle mie recensioni il primo aspetto è prevalente, mentre il secondo resta un po’ in ombra e di solito è affidato ad un frase finale di commento… d’altra parte a volte basta mettere un’ampia citazione dell’opera di un autore soprattutto nell’ambito della poesia per far sì che il lettore sappia cosa lo attende… nel bene e nel male…
    Cristina

  35. 135 Efreet

    @Alexander

    come gia fatto notare da Gamberetta sono io a dire che Grasso non motiva il giudizio..
    Come tu stesso hai grassettato parla di immagine negativa dei giovani italiani ma il video in questione mostra immagini di vip, parla di “sciatteria” in generale ma non ne mostra gli esempi e via dicendo, non commento neppure la malfatta retorica del non voler dare un giudizio morale.
    Ora lo dirò chiaramante per evitare fraintendimenti, Lucignolo fa schifo e il giudizio di Grasso è corretto, il problema è che appunto quello è un giudizio non una recensione.
    Il tuo esempio era ovviamente mirato a mostrare l’ esempio di fornire un giudizio diretto ma non prendertene a male se ho colto lo spunto per illustrare un altro aspetto dell’ articolo.
    Fondamentalmente una recensione dovrebbe constare di due componenti, la componente oggettivo/descrittiva che illustra i contenuti e parte della trama per far capire a chi legge

    se

    l’ argomento può essergli di interesse e la componente personale/di giudizio che dovrebbe servire a consigliare/sconsigliare l’ acquisto.
    Ora appunto la recensione di Grasso è incentrata totalmente sul giudizio mentre quella di Cristina ad esempio è mirata sul primo aspetto, a mio parere una buona recensione dovrebbe contenere entrambi per dare modo a chi legge di farsi un idea il piu’ possibile completa di cosa si trova inanzi.

    A scanso di equivoci vorrei inoltre aggiungere che ho usato il video di grasso solo come spunto, mi rendo perfettamente conto che in una manciata di minuti non si possono fare miracoli e che in piu’ si tratta di una videorecensione, tuttavia mi chiedo se veramente una persona che non abbia mai visto Lucignolo in vita sua riesca a farsi un idea di cosa sia il programma e del perchè è meglio evitarlo con quella recensione.

  36. 134 scriterio

    Eheh, il granchio è sempre in agguato, per chi non riesce a non metterla sul personale…

  37. 133 Gamberetta

    @Alexander. Ehm, guarda che è Efreet a dire che Grasso non motiva il suo giudizio.

  38. 132 Alexander

    @ Cristina

    Guarda che Grasso SPIEGA perché il programma fa schifo… ma lo hai visto il video? A questo punto (in tutta sincerità) o hai problemi di udito, oppure sei talmente presa dalle tue idee preconcette da rifiutare la realtà. Aldo Grasso parla di immagine deleteria del paese e di immagine negativa dei giovani italiani, parla di volgarità gratuita, parla di sciatteria nel girare il programma. E ti pare una critica non motivata? E che altro doveva dire? Lo doveva dire in latino? Ripeto, ma lo hai visto il video? O sei una fan di Lucignolo?
    Dopo una tale negazione della realtà, mi dai l’impressione di una persona che vuole smontare l’articolo di gamberetta a tutti i costi e non sa più come fare. A questo punto sono curioso di capire il perché. Esattamente, cosa di questo blog ti spaventa?

  39. 131 CMT

    per quanto riguarda schifo / non schifo e i modi diversi di esprimersi, credo che ognuno di noi abbia il suo e che, se uno non è abituato a usare certe espressioni, non è che comincia ad usarle all’improvviso, solo perché l’ha usate un famoso critico televisivo…

    Su questo non si discute.
    Io non uso praticamente mai il turpiloquio, però se ti devo mandare a quel paese ti ci mando lo stesso anche senza usarlo (e no, non ti ci sto mandando, è un esempio ^____^)
    Però c’è differenza tra “dire una cosa in altri toni” e “dire un’altra cosa” e dal tuo primo post pareva “anche se per me è il libro peggiore del mondo non glielo dirò mai”, che è appunto ben diverso da un semplice modo di esprimersi. Magari ho semplicemente frainteso.

  40. 130 Cristina

    Mi è uscito un però di troppo nell’ultima frase (me ne sono accorta rileggendola), comunque, credo che qui lo stile sia più spiccio e diretto e meno formale rispetto a quello che io adotto di solito e che generalmente viene usato nelle riviste letterarie, quindi, sarà difficile trovare un punto di incontro…
    Io ho cercato di spiegarvi come funziona una rivista… se è stato utile non lo so, forse, penserete cose ancora peggiori dei critici letterari di professione di quelle che già pensavate… comunque volevo semplicemente dare un contributo alla discussione…
    Cristina

  41. 129 Cristina

    Potrebbe anche aver pubblicato con una casa ed. di medie dimensioni per una sua scelta e non perché è stato rifiutato da qualcuno, ma comunque al di là di tutto, io sono d’accordo con Effret, anche uno che non compra abitualmente i fantasy, potrebbe essere incuriosito dalla trama di un romanzo fantasy e decidere di comprarlo e per quel tipo di lettore anche la recensione del non specialista potrebbe essere stata utile ed essere stata decisiva nella sua scelta…
    per quanto riguarda schifo / non schifo e i modi diversi di esprimersi, credo che ognuno di noi abbia il suo e che, se uno non è abituato a usare certe espressioni, non è che comincia ad usarle all’improvviso, solo perché l’ha usate un famoso critico televisivo…
    Si diceva che ogni recensore ha i propri criteri: il mio è di non dare mai mazzate agli autori, ma di esprimere in modo distaccato e formale le mie perplessità, soprattutto se l’autore non lo conosco (e il 70 per cento degli autori che recensisco non li conosco di persona) e quindi se non uso certi termini con chi conosco a maggior ragione non li userò con scrittori che non so quale sensibilità (e soprattutto quale grado di permalosità) abbiano…
    Si può essere sinceri, anche usando un tono distaccato e formale (forse questo è anche un retaggio del dottorato e comunque dell’ambiente universitario, non lo nego), non bisogna mica “sbracarsi” verbalmente però almeno secondo me per dimostrare che si è sinceri nei giudizi che si esprimono.
    Cristina

  42. 128 marco

    @ Angra:

    Distinguere l’autore che pubblica a pagamento o con il PoD e non con Mondadori non ha molto senso: non è che lo ha fatto per libera scelta o per pudore, ma solo perché Mondadori non lo ha voluto

    Visto l’andamento delle porcate che pubblica la Mondadori quasi quasi c’è da esserne fieri. Sfatiamo il mito Mondadori = qualità. Mondadori prende ciò che è più commerciale, non sempre ciò che è più alto in qualità. (Tipo l’ultima trovata… il libro di Kledi). Oddio…

  43. 127 Efreet

    @ Cristina

    Clicca il link e guarda questo video:

    recensione sul corriere

    Riepilogando per chi non volesse guardare il video. Aldo Grasso, il celebre critico televisivo collaboratore del corriere della sera, ha detto (letteralmente) in una sua videorecensione che Lucignolo fa schifo.
    Per quale motivo quindi, se lo fa un critico sul corriere della sera, non lo può fare un esperto di fantasy?

    Ecco, questo è un esempio lampante di cattiva recensione, semplicemente perchè non informa per niente; abbiamo solo il giudizio nudo e crudo (seppur condivisibile) del signor Grasso, senza uno straccio di spiegazione ..
    Tornando all’ argomento principale aggiungerei tra le note sullo scrivere recensioni anche il target a cui si rivolge la recensione e il grado di conoscenza del recensore; in fondo se io in vita mia non ho mai letto un romanzo fantasy e il romanzo recensito è scritto bene con una storia decente potrei essere interessato alla lettura anche se al lettore esperto la storia è troppo lineare, per lo stesso motivo se il recensore non esperto si prefigge come audience altri non-esperti, ben venga! l’ importante è che lo segnali.

  44. 126 Angra

    Dimenticavo: il fatto che il romanzo abbia avuto o meno un ottimo editing o che al contrario sia stato pubblicato senza nemmeno leggerlo non ha rilevanza. Lo scopo non è quello di dare un voto all’autore, ma all’opera così come è quando arriva in libreria. Non è una differenza da poco.

  45. 125 Angra

    @Cristina:

    però se si parla di autori che sono al primo libro e che sono incappati in una casa ed. a pagamento poco scrupolosa oppure hanno scelto un print on demand, perché costa meno così stampare il libro, io, come recensore, ma anche come scrittore non li posso trattare (e maltrattare) allo stesso modo di quelli che pubblicano con Mondadori…

    Be’, in realtà non vengono maltrattati gli autori ma eventualmente le loro opere, teniamolo presente. E poi, naturalmente, è sempre lecito prendersela con chi li ha pubblicati. Se poi le opere trasudano stupidità e ignoranza e l’autore fa la figura dello stupido o dell’ignorante, non è proprio colpa di nessuno.

    Distinguere l’autore che pubblica a pagamento o con il PoD e non con Mondadori non ha molto senso: non è che lo ha fatto per libera scelta o per pudore, ma solo perché Mondadori non lo ha voluto.

    Se un auotore distribuisce gratuitamente il suo romanzo, e questo è bruttissimo, si potrà dire che il romanzo è bruttissimo ma apprezzare il fatto che 1) nessuno è stato truffato di 10-20 euro 2) nessun albero è stato abbattuto 3) non ha occupato spazio nelle librerie 4) l’autore è conscio dei propri limiti

  46. 124 Alexander

    @ Cristina

    Clicca il link e guarda questo video:

    recensione sul corriere

    Riepilogando per chi non volesse guardare il video. Aldo Grasso, il celebre critico televisivo collaboratore del corriere della sera, ha detto (letteralmente) in una sua videorecensione che Lucignolo fa schifo.
    Per quale motivo quindi, se lo fa un critico sul corriere della sera, non lo può fare un esperto di fantasy?

  47. 123 CMT

    Se scrivo qualcosa e fa schifo, voglio che mi si dica che fa schifo. Non c’è nulla da offendersi, anzi, c’è da ringraziare chi ti dice chiaro quello che pensa, dato che è rarissimo incontrare persone oneste e dirette.

    E su questo sono d’accordo al 100%, col sottinteso che il “fa schifo” non finisca lì ma spieghi anche il perché e il percome.

    @Cristina:
    D’accordo sulla cortesia, ma se a me un libro/racconto/quelcheè non è piaciuto, non vado a dire all’autore “non mi ha convinto”, gli dico “non mi è piaciuto”. Magari non userò “fa schifo”, e sceglierò altri termini, ma termini il cui significato ultimo sarà comunque “fa schifo”, perché così stanno le cose.
    Poi sul discorso di aiutare qualcuno con l’editing sono il primo a farmi avanti, se il qualcuno non parte con la convinzione di aver scritto un tomo sacro e immutabile. Del resto se nessuno avesse mai corretto me, difficilmente avrei imparato a scrivere (non nel senso che sono un bravo scrittore, perché non lo sono; nel senso che conosco grammatica e ortografia)

  48. 122 Cristina

    Su una cosa io sono d’accordo con Gamberetta: una grande casa ed. ha i mezzi per fare un editing serio e qualificato e dovrebbe farlo e nello stesso tempo anche l’autore dovrebbe fare il possibile perché basti correggere qualcosa per rendere il suo libro stampabile, perché se l’editor deve riscrivere metà romanzo, allora c’è in partenza qualche problema, nel senso che quell’autore potrebbe pubblicare con una casa ed. a pagamento oppure con una di medie dimensioni, ma non con una che fa in teoria una dura selezione degli autori da pubblicare…
    però se si parla di autori che sono al primo libro e che sono incappati in una casa ed. a pagamento poco scrupolosa oppure hanno scelto un print on demand, perché costa meno così stampare il libro, io, come recensore, ma anche come scrittore non li posso trattare (e maltrattare) allo stesso modo di quelli che pubblicano con Mondadori…
    allora posso una volta fatto il mio lavoro di recensore dirgli: “Nel libro ci sono parecchi refusi oppure ci sono delle cose da migliorare a livello di stile o nella struttura della trama, ti va di lavorarci per poi andare in seconda ed. con un libro migliore?”
    Poi l’autore può anche offendersi e rispondermi che non ci vuole rimettere le mani… però io la mia parte a quel punto l’ho fatta, professionale perché ho recensito il libro in modo sincero, ma cortese e personale perché ho offerto una mano all’autore per lavorare sul proprio testo…
    Cristina

  49. 121 scriterio

    @Gamberetta: continuo a ritenerti troppo idealista.
    Quello che chiedi non è la Luna. Ma al tempo stesso lo è.

    A parole è ragionevole (sebbene di un eccessivo da apparirmi, tutto sommato, ridicolo), nella realtà è tra l’indifendibile e l’inapplicabile.
    Già me li vedo, migliaia di censori simili ai goblin di Mr. Potter a sottolineare con pennarello rosso tomi su tomi.
    Ma per piacere!

    Che lo scrittore possa fare come gli pare, invece mi lascia di stucco. E’ un po’ come negare lo splendido lavoro che fai su questo blog.
    Che il correttore non colga refusi, minchiate, sciattonerie varie ecc, è una cosa, che lo scrittore le lasci lì un’altra!
    Credo che quelle che per me è un errore da imputare all’autore tu lo veda nel correttore.

  50. 120 Angra

    @Cristina: guarda che se c’è una persona disponibile a mettere al servizio degli altri la propria esperienza è proprio Gamberetta.

    Riguardo allo schifo: rispondere “non è male, si potrebbero migliorare un paio di cosette” riguardo a una cosa che ti ha procurato fastidio a leggerla non è un buon servizio che fai all’autore. Se ti ha fatto schifo, un buon servizio è spiegare il perché. Tenendo presente il fatto che scrivere è una cosa che si impara, non è una condanna o la stroncatura di una carriera.

  51. 119 Cristina

    Forse non ci siamo capite, io una frase del tipo “Questo libro fa schifo” non la direi neppure nella vita quotidiana neppure se l’autore ce l’ho di fronte e ci sto parlando guardandolo negli occhi, perché penso che chi scrive fa del proprio meglio (che non è sempre il meglio in senso assoluto), ma è il meglio che è riuscito a tirare fuori in quel momento, allora, ad una persona, se vuole una mano, la contatto in privato e gli dico: “Se vuoi, ti faccio un po’ di editing, gratis, perché penso che tra scrittori bisogna aiutarsi e sostenersi.”
    Io non affondo le persone, cerco di aiutarle per quanto posso e questo mi sembra il contrario dell’ipocrisia…
    Ma forse non riesco a spiegarmi bene o, se tu che vuoi capire quello che ti torna più utile per sostenere la tua tesi…
    ho fatto a diversi scrittori l’editing gratis, perché pubblicando attraverso il print on demand o con case ed. a pagamento il loro file sarebbe andato (o purtroppo era già andato) in stampa senza nessuna revisione…
    Se vedo uno in difficoltà, cerco di aiutarlo, non gli rifilo, visto che siamo in un blog e qui si può usare un linguaggio meno formale, un calcio sulle palle o uno spintone per farlo cadere…
    Cristina

  52. 118 Gamberetta

    @scriterio. No, non sono troppo idealista. Il troppo idealismo è la Pace nel Mondo, la Giustizia Sociale, e roba del genere. Qui si chiede solo un livello minimo di qualità alle pubblicazioni specializzate.

    Per quanto riguarda l’editoria: proprio perché la pubblicazione è un prodotto, è merce, deve rispettare degli standard. Lo scrittore nella sua cameretta può fare come gli pare, ma quando l’editore vende il libro no.
    E non ci vorrebbe molto:
    * Una bella legge che obbliga qualunque opera d’ingegno venduta su territorio italiano a essere anche distribuita con licenza CC (in questo modo tutta la melma di disonestà che affligge critica e recensioni pian piano vedrai che sparisce, dato che tutti possono controllare senza spendere).
    * Una serie di leggi che impongano degli standard condivisi su certo tipo di produzione (ad esempio se un romanzo ha più di tot refusi ogni tot pagine la casa editrice è multata e obbligata a ristampare al più presto un nuovo volume corretto).

    Non sono obbiettivi “folli”. In ogni caso, come più volte sottolineato, non è questo gran problema: il mondo dell’editoria può pure rimanere così in eterno, chi se ne frega.
    I libri non li compro, la rivista me la faccio io, e come lavoro ci sono mille altri mestieri.

  53. 117 scriterio

    @Gamberetta: non è che sei troppo idealista?
    I grandi movimenti esistono e muoveranno le masse. L’economia, la lotta per il potere, per quanto ne so, li hanno sospinti, permeati e, spesso, guidati.

    Non dico che sia dannoso cercare di migliorare, bensì che è immaturo non prendere atto che le dinamiche di mercato hanno abbastanza poco a che fare con un lavoro ben fatto.
    La velocità potrebbe essere la chiave giusta per spiegare questa mancanza.
    Focalizzo sull’editoria, specie sulle collane di romanzi.
    Nel pubblicare fantasy le case editrici, a quanto pare, hanno grandi carenze di editing. C’è chi ci legge sciatteria e, magari, pigrizia ai limiti della malafede. Io ci vedo anche la necessità di pubblicare in lassi di tempo ridicoli.
    Non credo nella volontà di fare male un lavoro.

    Della mia esperienza aziendale ho presente un comandamento, che recita: se te lo chiedono per domani, fallo ora.
    Le case editrici, le riviste, sono aziende.
    I libri merce. Sui generis, certo, ma merce.
    In quanto tali, si sottomettono a scadenze precise.
    La differenza fra me e loro sta nel tipo di merce trattata.

    La carenza di lavoro sui manoscitti da parte degli autori stessi, casomai, mi sconsola.
    Se scrivo, creo un’opera. Gli altri vedranno in essa merce, per me invece è un oggetto che porta su di sé il mio nome. Gli errori che vi si trovano mi condanneranno.
    Su di un paio di libri sulla scrittura creativa ho letto della cura mediocre che gli scrittori italiani hanno dei propri scritti.
    Quello che leggo su questo sito mi fa pensare che abbiano ragione.

    Il fatto poi, che la mia opera finisca in mano di chi, per forza di cose, la comincia già a vedere come merce, non può che peggiorare le cose.

    Se non c’è attenzione dal “padre/madre” dell’opera, come ci si può aspettare che venga dai funzionari aziendali?

    Che ne pensi?

  54. 116 Gamberetta

    @scriterio. Non ti sembra di essere un po’ troppo disfattista? Non è che il mondo o la “realtà” siano immutabili. Anzi, la Storia è un elenco infinito di cambiamenti, il più delle volte violenti: guerre, rivolte, rivoluzioni, sommosse, ma anche incredibili invenzioni e scoperte scientifiche e ogni genere d’impresa.
    Se si può scoprire l’America, andare sulla Luna, e avere un sistema di comunicazioni che, se non fosse azzoppato dal copyright, potrebbe offrire a chiunque l’intero patrimonio culturale della specie umana a costo vicino allo zero, non credo sia impresa così disperata riuscire ad avere riviste specializzate all’altezza della situazione…

    @Cristina. La recensione non è per l’autore. La recensione è per il pubblico, e non è giusto indorare la pillola. Se il giudizio è “schifo”, “schifo” devi scrivere (ovviamente motivando).
    Non c’è proprio niente di scortese e, per quanto riguarda me, baratterei mille volte un giudizio maleducato e brutale, con uno ipocrita.
    Se scrivo qualcosa e fa schifo, voglio che mi si dica che fa schifo. Non c’è nulla da offendersi, anzi, c’è da ringraziare chi ti dice chiaro quello che pensa, dato che è rarissimo incontrare persone oneste e dirette.

  55. 115 Cristina

    Per essere sinceri, qualche volta, sono scortese anch’io però mi capita se perdo la pazienza e quindi diminuisce il mio autocontrollo, però, non mi accade spesso e poi cerco di non essere mai scortese volontariamente, insomma, di non fare apposta ad usare espressioni poco educate oppure offensive…
    Cristina

  56. 114 Cristina

    Al di là della realtà delle riviste e dei condizionamenti di cui abbiamo già parlato, io non direi ad una persona neppure a voce o per e-mail: “Questo libro fa schifo” sia perché lo penso raramente dei libri che leggo sia perché quando lo penso davvero credo comunque che sia scortese dirlo, ma, siccome non mi piace neppure essere falsa, dico all’autore che ci sono delle cose che non mi convincono ( e magari gli spiego in modo dettagliato quali sono tramite e-mail)…
    Essere sinceri non significa essere scortesi o usare espressioni offensive… anche perché penso che se uno si trovasse dall’altra parte non gli farebbe piacere sentirsele dire…
    Insomma non penso che sincerità e cortesia siano due cose che vanno ognuna per conto proprio e che non si può cercare di conciliarle…
    Cristina

  57. 113 scriterio

    @Alexander: vero. Hai ragione tu ed ha ragione Gamberetta.
    In un mondo diverso da questo, si.
    Un principio giusto non fa, però, una verità.

    Le cose vanno in altro modo. Prenderne atto è un atto di umiltà ed intelligenza.
    Con la realtà, e non con i principi puliti ed inapplicabili (per questioni terze e “forti” quanto se non più dei principi -profitto, scadenze, contratti- ) ci si deve confrontare.
    Il resto sono pie, per quanto corrette teoricamente, speranze.

  58. 112 Alexander

    @ scriterio
    secondo me gamberetta ha ragione a prescindere dal contesto. Semmai sono gli editori che potrebbero avere problemi a mantenere standard così elevati. Un editore serio, onesto e competente dovrebbe consentire ai veri esperti di poter scrivere le proprie recensioni con la massima libertà possibile. Al massimo potrebbe imporre dei limiti sul numero di caratteri spaziati, ma niente di più. Se avesse qualcosa da ridire sui termini o sullo stile, rivelerebbe dei gravi limiti culturali.

  59. 111 Marta C.

    I criteri esposti nell’articolo possono essere discutibili o meno, ma alcuni sono validi. Altri forse andrebbero espressi in maniera assolutamente meno imperativa. Certe sono regole oggettive, altre considerazioni e andrebbero annoverate tra i consigli (su come recensire etc.) più che come diktat. Comunque è lodevole il lavoro di “raccolta” e assemblamento di diversi elementi per portare a termine un discreto lavoro di recensione.
    Cordialmente

  60. 110 scriterio

    @Cristina: capisco perfettamente cosa intendi.
    Nonostante io abbia ancora un rapporto ottimo con la mia relatrice, l’aver dato un commento troppo forte (sebbene oggettivo in base ai dati raccolti) su di un movimento nordamericano di fine Ottocento mi è costato la lode.

    Riguardo il lavoro: io faccio tutt’altro rispetto ai miei studi. Ché capii presto che in dipartimento non c’era possibilità di tirare su somme decenti in tempi dignitosi.
    Quindi, abbandonai il mio ambito e mi dedicai ad altro. In questo “altro” ho avuto altri casi di mobbing molto simili a quelli universitari.
    Fattemi le ossa, da poco ho potuto scegliere un’esperienza più degna. Almeno spero, s’intende.

    Ah, non dimentichiamocelo: da bravo storico e da amante del fantasy, ho nel cassetto un bel progetto di romanzo che spero di dare alla luce prima della pensione…

  61. 109 Cristina

    Non è che la mia aspirazione sia scrivere recensioni per tutta la vita(!!!), però, siccome scrivo romanzi storici, un lavoro nell’ambito dell’editoria, mi torna utile e, poi, collaborando con due riviste, posso leggere gratis tantissimi libri e conoscere altri scrittori…
    insomma ho fatto un investimento: due anni come praticante giornalista presso una rivista letteraria e poi mi dedicherò (spero) solo ai miei romanzi…
    e comunque l’università, quanto a condizionamenti e compromessi, è molto peggio dell’ambito delle riviste letterarie… io ho fatto il dottorato in italianistica e, quando andavo ad un convegno, prima dovevo sottoporre al tutor della mia tesi l’argomento da portare e poi per es. nell’edizione critica dell’epistolario di Silvio Pellico che ho fatto come tesi volevo mettere i ritratti dei corrispondenti e non mi è stato permesso, perché mi è stato detto che la commissione l’avrebbe giudicata una scelta troppo originale e poco “seria” e così via… quindi in confronto a questo dover scrivere dalle 1500 alle 1800 battute ad articolo e cercare di non usare termini offensivi o troppo da lingua parlata nelle recensioni che scrivo mi sembra un compromesso più che accettabile… all’università persino per pubblicare un articolo su una rivista del settore dovevi praticamente chiedere il permesso…
    Cristina

  62. 108 scriterio

    @Gamberetta: riguardo obbiettivo chiedo venia, mi era sfuggito su De Mauro, eppure avevo controllato… in alternativa avevo fatto un check sul dizionario etimo.it e lì non risultava, ma credo sia un po’ datato.

    Riguardo ciò che dici, è vero in assoluto. Peccato che non tenga presente del fatto che non ti paghi da solo, ma sono altri. Lavorare in comune e non da solo apre a compromessi.
    Siccome per mangiare si deve lavorare, viene da sé che per mangiare si deve scendere a compromessi. A me pare si tratti di un obbligo bello e buono. Certo, si può sempre scegliere di non scendere a compromessi, ergo di non mangiare…

    Come ti dicevo, intellettualmente il concetto è giusto ed apprezzabile.
    Ed infantile, perché pregno di ignoranza su come gira il mondo dei “grandi”, ossia del lavoro.
    In questo, abbi l’umiltà di crederci. Perché io ho avuto la tua età e ho bruciato di sacro furore.
    Tu non hai la mia.
    Dammi fiducia e preparati ad un po’ di amarezza per quando lavorerai per terzi.

  63. 107 Gamberetta

    @scriterio. No, non siamo nell’esercito: nessuno può pretendere qualcosa da te. Sei tu che scegli consapevolmente di scendere a piccoli o grandi compromessi per ottenere quello che vuoi.
    E non dico che sia sbagliato: ognuno fa come gli pare, però non è un obbligo. Nessuno ti obbliga a guadagnarti da vivere facendo il giornalista o lo scrittore o altro mestiere analogo. Se non ti piace puoi andartene quando vuoi.

    obbiettivo, come già ricordato prima in altro commento, si può scrivere anche con due b.

  64. 106 scriterio

    Bellissimo articolo, mi è piaciuto.

    Mi ero però domandato come tutto questo radicalismo intellettuale si potesse trasportare nel mondo del business letterario.
    Poi è comparsa Cristina e la risposta l’ha data lei.
    Non si può. Lavoro, distacco professionale e, perché no, soldi da una parte, passione, indignazione e hobbystica dall’altra.

    Sebbene tifi spudoratamente per la linearità e l’onestà di Gamberetta, spezzo una lancia in favore della “professionista” Cristina.
    Non solo nel lavoro, ma in una tesi non si può scrivere ciò che tu ritieni essere oggettivo e giusto (“gnocca”, insomma, non lo puoi scrivere, sebbene appaia l’unica parola giusta), perché la professionalità che possiedi ed il tuo datore di lavoro pretendono che ti attenda ad un registro preciso.
    Inoltre, tornando all’esempio della tesi fatta bene; se l’argomento è circoscritto, con buone possibilità sei uno dei maggiori esperti al mondo del tema che tratti. Ciò nonostante, non sei libero di usare un registro accorato.
    Perché?
    Perché “come dici” qualcosa, nel mondo del professionismo, può valere quanto “cosa dici”.

    Riassumendo: Gamberetta ha ragione qui, Cristina per dove dove lavora.

    @ Gamberetta,
    si scrive obiettivo

  65. 105 CMT

    penso, però, che se scrivi in un blog può anche assumere un tono sarcastico o fare digressioni personali o usare espressioni al limite dell’offensivo, mentre, se scrivi una recensione per una rivista, certe “licenze” non te le puoi permettere, se non in misura molto limitata…

    Appunto. Quindi sei libero di scrivere quello che pensi come lo pensi senza sottostare a delle restrizioni. Il che, quando si parla di esprimere un commento a qualcosa, è sempre e comunque la cosa migliore.
    Non a caso prima di internet esistevano le fanzine.

  66. 104 Cristina

    Dovrebbe rispondere la diretta interessata, ma la mia impressione è che qui si senta più libera di gestire le recensioni secondo i propri criteri, mentre su una rivista si sentirebbe più condizionata anche semplicemente dal numero di righe o di battute entro cui comprimere i suoi articoli…
    poi non è il singolo termine che mi scandalizzava, probabilmente essendo quello di Boscoquieto un fantasy destinato ad un pubblico adolescenziale, ci sta anche un certo tipo di linguaggio molto diretto e colloquiale…
    Cristina

  67. 103 Gamberetta

    @Cristina. Forse l’esempio è infelice e non ci siamo capite: non è tanto che devi usare “gnocca” perché è un termine “popolare”, lo devi usare perché è quello più attinente, più specifico, e infatti è lo stesso termine che usa l’autore.
    Se vuoi essere più formale lo puoi mettere appunto tra virgolette perché sia chiaro che è una citazione.
    Dopo di che: dato che il termine è semplice e di uso comune, descrive con precisione il significato voluto dall’autore, è usato dall’autore stesso, quello è il termine migliore da usare.

  68. 102 Alexander

    @ Cristina
    Ci sono illustri giornalisti schierati (a destra come a sinistra) che ricorrono a un linguaggio satirico per analizzare la politica italiana. Anche per quanto riguarda la parola “gnocca”, parliamo di un termine molto comune. Viene usato in programmi comici come Zelig per fare un esempio. O anche in molte commedie italiane. In certi contesti è un modo ironico per descrivere una donna attraente. Non ci vedo tutto questo scandalo.
    Per il resto, condivido un punto del tuo intervento. L’autrice del blog avrebbe tutti i numeri per scrivere ottime recensioni su una rivista. Ed io comprerei quella rivista solo per le sue recensioni.

  69. 101 Cristina

    Anche perché io non so qual è la sensibilità o il linguaggio di chi mi legge sia inteso come scrittore che leggerà la mia recensione sia inteso come lettori che cercheranno delle informazioni su quel libro… e poi io recensisco spesso libri di poesia pubblicati da persone di una certa età e nel linguaggio che uso nelle recensioni devo anche tenere conto del fatto che, se recensisco un libro di poesie molto classiche è anche un po’ “antiquate” come stile non posso mettermi a parlare come se stessi chiacchierando con una mia amica… il registro linguistico che uno usa cambia a seconda dell’interlocutore e a seconda del contesto…
    Cristina

  70. 100 Cristina

    Io “gnocca” non lo dico neanche a voce, comunque, ognuno di noi ha il suo linguaggio e non dico che, quando non mi funziona il computer oppure quando ho un problema di lavoro, non scappa anche a me una parolaccia o comunque qualche espressione poco controllata sinceramente, però, in un articolo di critica letteraria, scondo me, bisognerebbe usare un linguaggio più neutro e meno offensivo…
    però sono punti di vista, non è una regola assoluta…
    Cristina

  71. 99 Gamberetta

    @Cristina. Punto primo: chi se ne importa delle riviste! Lo scopo è scrivere recensioni utili e interessanti, se poi appaiono su rivista, sul web, in un programma televisivo o le declami in un parco pubblico è secondario. Certo sarebbe bello che anche le fonti “tradizionali” di critica letteraria (come appunto le riviste) alzassero il loro standard di qualità, ma non è un problema mio, il “problema” mio è scrivere recensioni che rispettino i criteri di che mi sono imposta.
    Nessuno si sta lagnando: ci lagnavamo prima poi abbiamo aperto il sito e ci siamo fatti la “rivista online” come ritenevamo fosse giusto farlo. E anche l’ultimo articolo, se si escludono poche righe d’introduzione, non ha niente di lagnoso, è un articolo propositivo che invita a scrivere buone recensioni. Poi, come ovvio, ognuno è libero di fare quel che gli pare.

    Punto secondo, lo stile. Come più volte spiegato è una scelta voluta quella di essere ironica, sarcastica, di usare un linguaggio semplice e immediato. Questo perché la critica letteraria è argomento serio, non serioso. Lo scopo non è darsi un tono, apparire posati, comunicare chissà quale profondità di vedute.
    Lo scopo è illustrare le proprie tesi, coinvolgere chi legge, divertirlo anche. In più è il succo della buona scrittura – in generale – essere diretti. Non ci sono “certi riferimenti” nel romanzo del Ghirardi, nel romanzo del Ghirardi si parla di “gnocca”.
    E tra l’altro questo è un classico esempio da manuale di stile, per cui tu non scrivi: “C’è stato un periodo di maltempo”, ma scrivi: “Ha piovuto tutti i giorni per una settimana di fila”.
    Non “certi riferimenti” ma “gnocca”.
    Non “non strettamente necessari” ma “ne subirà di tutti i colori”.
    E così via.

  72. 98 Cristina

    Io penso che le riviste debbano occuparsi di recensire anche romanzi di genere, tipo gialli, fantasy, romanzi storici, etc. solo che è difficile avere persone competenti in redazione per ogni filone della narrativa contemporanea, allora, mi piacerebbe che invece di criticare e basta, qualcuno mettesse le proprie competenze al servizio dei lettori, collaborando con qualche rivista… non credo che le riviste siano in senso assoluto migliori dei blog, penso, però, che se scrivi in un blog può anche assumere un tono sarcastico o fare digressioni personali o usare espressioni al limite dell’offensivo, mentre, se scrivi una recensione per una rivista, certe “licenze” non te le puoi permettere, se non in misura molto limitata… mi sono letta un po’ di recensioni pubblicate su questo blog e sono divertenti, alcune osservazioni sono anche condivisibili, perché certi spezzoni che vengono riportati di alcuni romanzi fantasy non sono certo esempi grandiosi a livello di stile o di contenuto, ma perché usare un tono distruttivo invece di analizzare un’opera con un po’ più di concisione e di distacco?
    Per es. una frase del tipo: “In realtà una sconcertante parte del testo è dedicata non a queste faccende più o meno fantastiche ma alla gnocca. In particolare alla vicenda di Marta, una specie di sogno proibito di Bryan. Marta, poveraccia, ne subirà di tutti i colori, con la complicità dell’autore.” (presa dalla recensione più recente, pubblicata prima di questo articolo), in una rivista non si potrebbe usare, ma diventerebbe probabilmente una frase del tipo: “Marta accende le fantasie e i desideri del protagonista, anche in momenti in cui certi riferimenti non sono strettamente necessari per lo sviluppo della trama.”
    Francamente, sarà una deformazione professionale, ma io tra i due modi di esprimere lo stesso concetto, preferisco il secondo, anche se il primo è più immediato ed è comprensibile anche a chi possiede un vocabolario italiano un po’ limitato…
    Cristina

  73. 97 CMT

    Ah, aggiungo un pezzo che mi era sfuggito

    Insomma, invece, di lagnarvi o di criticare chi cerca di fare il proprio meglio per scrivere una recensione, documentandosi su internet, visto che non è un esperto di fantasy,

    Ora… il non esperto che si va a documentare su internet, esattamente da dove le prende le informazioni se non da blog e siti di appassionati?
    Per cui, secondo la tua logica (che non condivido, a ogni modo), io lettore dovrei andarmi a leggere su una rivista una recensione basata su cose che avrei potuto benissimo leggermi da solo su internet, salvo poi dispregiarle perché non sono su una rivista ma su internet? ?__?

    No, non penso che tu pensi questo, ma questo emerge dall’ultimo passaggio del tuo post.

  74. 96 CMT

    @Cristina: a me sinceramente non sembra che nessuno si stia lamentando del lavoro dei recensori, ci si limita a esporre un dato di fatto: un recensore non può recensire qualcosa in cui non è competente, e se lo fa comunque non può farlo bene quanto qualcuno che competente è.
    A me onestamente sembra che su questo non ci piova.

  75. 95 Cristina

    Allora, perché qualcuno di voi non manda il proprio curriculum a qualche rivista letteraria, facendogli presente che spesso il fantasy viene delegato a chi già recensisce altri generi ed in particolare a chi si occupa di romanzi storici, ma che questa situazione può portare a delle recensioni accettabili, ma incomplete?
    Insomma, invece, di lagnarvi o di criticare chi cerca di fare il proprio meglio per scrivere una recensione, documentandosi su internet, visto che non è un esperto di fantasy, proponetevi direttamente a qualche rivista…
    Altrimenti, seguendo alla lettera il ragionamento di Gamberetta, le possibilità sono due: il fantasy continuerà ad essere recensito da chi si adatta a recensirlo per ragioni di lavoro, ma lo conosce in modo limitato oppure, se vogliamo essere più estremisti, la persona a cui viene proposto un romanzo fantasy (seguendo sempre il consiglio di Gamberetta) si rifiuta di recensirlo e non c’è nessun altro all’interno della redazione più esperto di lui, quindi, il libro viene messo da parte (in fondo alle riviste arrivano tanti libri e non è che tutti vengano recensiti e i libri di genere godono già in partenza di una minore considerazione rispetto al romanzo in senso stretto) e alla fine, per un eccesso di scrupolo e di coerenza, non uscirà di quel libro nessuna recensione…
    Qualcuno potrebbe pensare: meglio così, visto che una recensione di non esperto non aiuta più di tanto i lettori, ma voi considerate quanti esperti di fantasy ci possono essere nelle redazioni delle riviste letterarie italiane… alla fine secondo me, seguendo alla lettera il ragionamento di Gamberetta, le recensioni verrebbero pubblicate solo su internet all’interno di siti e blog di appassionati….
    E forse è questo il suo auspicio ed è anche questo il motivo per cui ha creato questo sito…
    Cristina

  76. 94 Alexander

    @ Claudia.
    Credo che sia tua ad arrampicarti sugli specchi. Saviano è un giornalista che ha rischiato grosso, soprattutto nella prima fase, quando ancora non aveva la scorta. Ma è un caso talmente unico, da avere pochissimi precedenti. Tranne lo scrittore dei versi satanici, che anni fa fu scomunicato dagli integralisti musulmani, non mi vengono in mente altri casi così particolari. E poi cosa c’entra un giornalista minacciato dalla camorra con la letteratura fantasy? Il ragionamento di gamberetta si riferisce alle iperboli usate con leggerezza da alcuni recensori. Discorso analogo sul recensore non esperto. L’onestà intellettuale vorrebbe che dicesse “no grazie, non sono in grado”. Perché anche se ci mette tutta la buona volontà quella recensione sarà comunque carente. Per cui in questo blog fanno bene ad auspicare un atteggiamento adeguato nei confronti del genere. Noi appassionati abbiamo tutto il diritto di chiedere che le cose cambino in meglio.

  77. 93 Gamberetta

    @Claudia.

    Ho letto il tuo post e sono molto molto d’accordo. Non sono altrettanto d’accordo con i tuoi commenti: sembra che per avere ragione su ogni piccolo punto tu ti stia arrampicando un po’ sugli specchi. Quel povero Saviano rischia la vita ogni giorno e ha convinto un sacco di miei conoscenti pro-camorra (esistono, esistono “eh ma che fanno di male, se gli sono amico nessuno va a rubare a casa mia”) che i camorristi sono delle bestie. Almeno a lui un “coraggioso” glielo vogliamo dare?

    Veramente a me pare il contrario: ovvero a fronte di una considerazione generale (tra “libro coraggioso” e “romanzo coraggioso”, senza cercare altri giri di parole analoghi, google mi ritorna oltre 3.000 risultati), si è tirato in ballo un singolo caso particolare, tra l’altro dubbio. Anche se Saviano è l’eccezione tra i 3.000, ce ne sono migliaia d’altri impropriamente “coraggiosi”.

    Non sono d’accordo neanche sul fatto che uno debba rifiutarsi scandalizzato se gli propongono di fare una recensione di un genere su cui non è specializzato

    Non c’è bisogno che si scandalizzi, basta che rifiuti.
    La tua stessa affermazione “ad esempio chi è esperto di romanzi storici può recensire benissimo i fantasy, perchè castelli e battaglie non gli saranno estranei” dimostra che io ho ragione, infatti il fantasy con i castelli e le battaglie, purché indubbiamente diffuso, è solo uno dei tantissimi sottogeneri. Al nostro recensore di romanzi storici possono capitarne a mucchi di fantasy senza castelli e battaglie. Come farà?

    Stessa cosa per la lunghezza delle recensioni: un bravo recensore riesce a dare il meglio anche in poco spazio. Ad esempio io adoro le mini recensioni teatrali e cinematografiche di Repubblica, che sono pungenti e informative pur essendo corte.

    Non discuto l’adorazione. Ho i miei dubbi sulla qualità, ma potrei sbagliarmi. Dove non mi sbaglio, ovvero riguardo le recensioni di narrativa fantastica, devo ancora leggerne di davvero interessanti in poche righe.
    In generale è molto improbabile recensendo narrativa scendere sotto un certo limite, dato che lo strumento principale di analisi è la citazione del testo originale.

  78. 92 Claudia

    Ho letto il tuo post e sono molto molto d’accordo. Non sono altrettanto d’accordo con i tuoi commenti: sembra che per avere ragione su ogni piccolo punto tu ti stia arrampicando un po’ sugli specchi. Quel povero Saviano rischia la vita ogni giorno e ha convinto un sacco di miei conoscenti pro-camorra (esistono, esistono “eh ma che fanno di male, se gli sono amico nessuno va a rubare a casa mia”) che i camorristi sono delle bestie. Almeno a lui un “coraggioso” glielo vogliamo dare?
    Non sono d’accordo neanche sul fatto che uno debba rifiutarsi scandalizzato se gli propongono di fare una recensione di un genere su cui non è specializzato, o se gli impongono limiti di qualsiasi genere (parole, tempo ecc.)
    Se è un genere simile si può (ad esempio chi è esperto di romanzi storici può recensire benissimo i fantasy, perchè castelli e battaglie non gli saranno estranei) e inoltre, come dici tu stessa, può (e DEVE) documentarsi sull’argomento. La prima volta dovrà impegnarsi parecchio e potrà concentrarsi solo sulla generica bontà narrativa, poi più il tempo passa più diverrà ferrato ANCHE su quell’argomento.
    Stessa cosa per la lunghezza delle recensioni: un bravo recensore riesce a dare il meglio anche in poco spazio. Ad esempio io adoro le mini recensioni teatrali e cinematografiche di Repubblica, che sono pungenti e informative pur essendo corte.

  79. 91 Alexander

    @ CMT
    Perché il magistrato che se ne occupava era abbandonato a se stesso e arrancava nell’indifferenza generale. Perché l’informazione non ne parlava o ne parlava poco e male. Perché le persone non sapevano come funzionava il malaffare in campania. Perché i politici sono spesso collusi. Ecco perché Saviano ha fatto bene a scrivere il suo libro, ed ecco perché merita la scorta dopo aver ricevuto minacce di morte. Non voglio fare la vittima, ma dalle mie parti è dura. Se le cose ti vanno benino e dopo aver aperto un negozietto ti compri una macchinetta nuova. Vengono dalla due alle tre famiglie mafiose a chiederti il pizzo…

  80. 90 CMT

    Ma non l’avevo già scritto io di essere OT? ^__^;
    Comunque la sostanza di quanto ho affermato non cambia, semmai diventa ancora più inutile la sua esposizione.

    Tornando in tema, concordo sul fatto che l’aggettivo “coraggioso” con un’opera di narrativa poco o niente abbia a che fare, per quanto in senso lato lo si usi. Al limite il “coraggio” sarebbe associabile a un libro scritto da un’ottantenne che parla di un mondo fantasy realistico privo di elfetti e ragazzine in calore e sbaciucchiamenti e ammiccamenti vari (insomma, ci vuole coraggio a scrivere un libro che secondo l’attuale logica del mercato non dovrebbe comprare nessuno!!! :P)

  81. 89 gugand

    Sei OT, ma Saviano ha scritto il libro usando informazioni che i giudici che stanno indagando gli hanno passato e che lui a tempo debito aveva usato per scrivere articoli di denuncia.
    E’ un giornalista prima di uno scrittore.

  82. 88 CMT

    Sarò cinico (oltre che OT) ma sinceramente io ancora non capisco perché lo stato debba pagare la scorta di qualcuno che invece di mettere nomi e cognomi dei camorristi in un libro poteva andare direttamente a denunciarli alle autorità competenti, cosa che oltretutto gli avrebbe pure risparmiato il problema di doversi esporre in prima persona.

  83. 87 Alexander

    Tornando su Saviano aggiungo anche che il suo libro fu scritto senza scorta. Ricordo che quando fu edito Gomorra, in una libreria della mia città mentre pagavo un romanzo di Ursula Le Guinn, la commessa mi diede un volantino per annunciare un incontro con un giovane scrittore sconosciuto che si sarebbe tenuto l’indomani.
    Siccome ero preso da altre cose non ci andai. Ma ancora oggi lo rimpiango… e quando mi capiterà più di parlare con Saviano guardandolo negli occhi, senza un cordone di sicurezza di almeno 10 metri? Ma ripeto il concetto espresso prima. Il vero coraggio di Saviano e di gente come Salman Rushdie (l’autore de i versi satanici) non possono essere applicati al fantasy. In questo senso quoto gamberetta al 100%

  84. 86 Alexander

    Nel caso di Saviano (vivo in campania e ne so qualcosa), quando scrisse il suo libro sapeva di rischiare la pelle. Ragazzi ve lo assicuro, la camorra uccide per una diceria in un paesino, figuriamoci per un libro dove ci sono nomi e cognomi. Infatti oltre che coraggioso quel ragazzo è matto come un cavallo, e deve ringraziare tutti i santi di essere ancora vivo. Ma Gomorra è un’eccezione fuori da ogni schema: parliamo di un libro di denuncia UNICO dove (è bene ripeterlo) ci sono i nomi di pericolosi camorristi. Per quanto riguarda la letteratura di genere, sono d’accordo al 100% con gamberetta. La parola “coraggio” andrebbe usata con moderazione eventualmente motivandone il motivo. Se un autore scrive un romanzo fantasy anche buono, perché è coraggioso? Forse perché ha introdotto delle soluzioni rivoluzionarie molto rischiose in termini di consenso? Ma sono DAVVERO rivoluzionarie? E QUANTE VOLTE si verifica questo caso fuori dal comune? Da come la vedo esiste nelle recensioni fantasy una retorica fatta di facili entusiasmi ingiustificati. E il paragone calcistico fatto da gamberetta è azzeccatissimo.

  85. 85 Gamberetta

    @sherlock. Ma Saviano non ha lasciato l’Italia? E comunque aveva una scorta. Non funziona così, il “coraggio” della pubblicazione è quando c’è una legge che prevede la pena di morte per chi contesta il Presidente della Repubblica e tu, ben sapendolo, decidi lo stesso di pubblicare. Il coraggio nasce dal fatto che lo sai prima per certo che rischi la pelle, e nessuno ha pronta la scorta…
    In ogni caso basta guardare i precedenti: negli ultimi 10 anni quanti romanzieri italiani sono stati uccisi per conseguenza diretta della pubblicazione di un loro scritto? A me sembra che in Italia, anni 2000, il rischio sia inesistente, dunque niente coraggio.

    Per quanto riguarda la parola in sé, è vero che è usata ampiamente anche in contesti non di vita e di morte: per me in molti di questi casi è un uso sciatto, retorico. È come il calciatore che segna all’ultimo minuto e diventa un “eroe”: ma quando mai! Che poi il termine si usi siamo d’accordo, ma è usato a sproposito.
    I romanzi – tranne rarissimi casi – non hanno niente a che vedere con il coraggio.

  86. 84 sherlock

    Ciao Gamberetta,
    innanzitutto, visto che è il mio primo commento, complimenti per i tuoi articoli e per il blog in generale (scoperto da poco grazie a segnalazione sul blog di Roberto Recchioni).
    Riguardo questo post: interessante e condivido ampiamente ma volevo confessarti che al punto 5.2 (“esprimere concetti il meno generici possibile”), pur essendo d’accordissimo riguardo l’abuso che si fa di aggettivi come “coraggioso”, “profondo” eccetera, gli esempi che hai portato mi hanno fatto inarcare due sopraccigli.
    Il primo si è inarcato gravemente per quella che mi pare quasi una “gaffe” da parte di una appassionata di lettura come te, quando dici: “Ma in Italia, 2009, quale coraggio ci vuole a pubblicare un romanzo? Al massimo si rischia una denuncia per diffamazione, non si rischia la vita.”
    Lasciami dire che forse Roberto Saviano avrebbe qualcosa da ridire in proposito …
    Il secondo sopracciglio si è inarcato (di meno) di fronte a quella che mi pare una visione troppo restrittiva da parte tua del concetto di “coraggio”.
    Tu dici: “Quand’è che un romanzo affronta con sprezzo del pericolo una situazione di vita o di morte (perché questo è il coraggio)?”
    Permettimi di non concordare. Mi sembra una visione del coraggio troppo “epica”, seppur legittima.
    Personalmente (ma non credo di essere il solo) credo che il termine “coraggio” non si applichi solo a situazioni di vita e di morte e per di più, come nell’esempio che porti riguardo al salvare una vita, eticamente inappuntabili.
    Io vedo più prosaicamente come “coraggio” qualsiasi scelta della “strada meno facile”, in condizioni di propria debolezza o di rischio fisico ma anche sociale, fatta in coerenza con le proprie convinzioni.
    E’ coraggio anche contraddire il proprio capo, se si sente sia giusto, sapendo che si rischia la carriera. E’ coraggio anche essere il primo ad alzarsi a dire una cosa che si sente giusta anche se sei l’unico a pensarla così e poi magari nessuno ti rivolgerà più la parola.
    Non è detto nemmeno che coraggio e giuste cause siano correlati. Esempio idiota: un naziskin che “non” quando è spalleggiato dai compagni e in superiorità numerica, ma è da solo in un locale del bronx e dice a voce alta che odia i negri, rimane sicuramente un razzista di m..da e probabilmente è anche un po’ cogl…ne, ma gli darei atto di essere coraggioso.
    Quindi concludendo non escludo che un romanzo possa essere “coraggioso”; il problema è l’abuso che si fa di tale aggettivo, spesso a sproposito.

  87. 83 gugand

    Infatti. Capisco il problema, ma una catagolazione ormai e’ fattibile, non tanto per dire che il gioco x e’ un tipo y, ma solo per dire che il gioco x e’ un y con elementi di z, w, etc…
    Praticamente non ci sono novita’ di generi da una decina di anni a questa parte.
    Ho notato che i recensori di riviste non sopportano termini come casual gamers o hardcore gamers proprio perche’ non ben definiti. Che aspettano a trovare una buona definizione?
    Se vedi lo stile della barca dei gamberi, prima noti belle spiegazioni su cosa si intende per Fantasy, Weird Tales o Steampunk, purtroppo non noto questa cura dei “dettagli” nei videogiochi.

  88. 82 Hendioke

    @Gugand

    Sfondi una porta aperta su questo aspetto :)
    Purtroppo una catalogazione seria dei generi vidoeludici non esiste anche perchè la maggior parte dei giochi ormai è idbrida e una classificazione universalmente valida non esiste e se esistesse andrebbe aggiornata di continuo. Però sarebbe compito del recensore di volta in volta descrivere bene il tipo di gioco che sta recensendo ma non tutti si premurano di farlo ^^

  89. 81 gugand

    @Hendioke
    Parlando di recensioni dei VG di cui sono molto piu’ esperto che di recensioni di libri, ti dico una cosa comune a tutti:
    L’autore della recensione non specifica mai, ripeto mai, a quale fascia di giocatori e’ diretto il gioco e tanto meno spiega a che categoria di giocatori appartiene il recensore. So che a voi recensori da fastidio, ma sarebbe ora che cominciaste a creare un glossario di termini chiari per i VG che per definire le tipologie di videogiocatori. Neppure i vg hanno categorie definite o aspetti dei giochi definiti a parte le solite prestazioni, qualita’ grafica ed interfaccia. Considerare aspetti piu’ sottili che sono importanti per definire un gioco. Ad esempio cosa e’ il ruolo e come viene implementato in un VG? Esistono 2 o 3 modi per farlo, i videogiocatori fanno queste distinzioni e ne discutono ampiamente, voi del mestiere no. Altro aspetto, ad esempio, la fisica. Ci sono giochi in cui la fisica e’ usata e utile al gioco (vedi Half Life 2 e Dark Messiah), altri che la usano solo per far rotolare gli oggetti in modo realistico (Oblivion), ma a leggere molte recensioni sembra che la fisica e’ fantasticamente realistica in tutti e 3 i giochi che ho elencato tra parentesi. Potrei continuare all’infinito.
    Il recensore vuole apparire come esperto di giochi a 360°, invece non lo e’. Ormai dopo averne lette tante riesco a capire dal modo in cui si esprime, su cosa si focalizza l’attenzione, il tono usato se il recensore era la persona piu’ adatta a darmi un giudizio su quel tipo di gioco.
    Ma ci riesco io perhe’ ormai conosco i giochi, so quali sono le cose che si sono sempre fatte, quali sono le potenzialita’ di un programma e di un computer. Tanta gente si fida e fa male.

  90. 80 CMT

    @hendioke:

    Alla fine è quello che sto dicendo io dall’inizio: puoi fare una recensione, ma non puoi fare una recensione completa.
    Il che va anche bene se tu metti in chiaro dall’inizio che stai valutando entro questi limiti. Non va altrettanto bene se la “spacci” come una recensione basata su dati che in realtà non hai.
    Il problema nasce quando uno di quegli aspetti che tu non sei in grado di valutare è fondamentale, nel qual caso sì, la tua recensione diventa, come tale, inchiostro sprecato, e si riduce a mero parere personale.

  91. 79 Hendioke

    A parte che l’esempio degli scacchi sta diventando assurdo. Al giorno d’oggi un programmatore deve mettercisi d’impegno per crare un gioco di scacchi idiota e un campione di scacchi deve presentare una vena particolarmente masochista nell’ottica di voler spendere tempo per volersi comprare un videogioco di scacchi quando è pieno di computer apposta.

    Inoltre credo che chiunque sia così stupido da dimenticarsi sempre come muove il cavallo non dovrebbe essere però così stupido da non rendersi conto della sua idiozia e se è un recensore dovrebbe per una vlta lasciar perdere oppure vedere di istruirsi, trovare un amico che sappia gcoare bene a scacchi e farglielo provare (come ho detto prima se non sei un esperto del genere non sei comunque esonerato dall’informarti più che puoi mentre prepari la recensione)

    Comunque spostiamoci su un altro esempio. Possiamo tornare a FS. La presenza di tutorial e di fasi che ti ambientano all’uso del gioco introducendo gradualmente elementi sempre maggiori per numero o complessità si possono verificare senza sapere niente degli aerei che stai pilotando e di come effettivamente si pilota un aereo (anche se su questo ultimo argomento ci si può informalre sommariamente googlando un poco, giusto per evitare che FS ti spacci come atterraggio possibile l’aterraggio in picchiata :) ) e sempre senza saperne niente è possibile verificare se sono coerenti e ben implementati.

    Se poi il gioco mi sta insegnando a pilotare un piper e un boing usando lo stesso tipo di manovre e le stesse strumentazioni di bordo mi sta imbrogliando e io potrei non accorgermene data la mia ignoranza.
    Però il gioco è ben fatto? Imparare a pilotare un piper e un boeing è un’esperienza che il gioco riesce a rendere coinvolgente attraverso la coerenza e la valutabilità (vediamo se questo termine crea meno confusione di apprezzabilità)? Si? Allora posso partire dall’assunto che è un gioco d’aerei valido. Potrò dire che è un gioco d’aerei aderente alla realtà? No (e probabilmente se mi facesse pilotare tutti gli aerei allo stesso livello di difficoltà e con le stesse meccaniche identiche nella recensione rileverei che è monotono).

    A chi si rivolge questa mia recensione? A chi vuole giocare a fare il pilota senza fare troppe altre richieste. Se il gioco è valido e consente in effetti di pilotare aerei per gioco saranno questi soddisfatti? Si

    Dopo di che se FS, come è successo finora nell’ipotesi, mi ha gabbato, gli esperti rimarranno delusi.
    Ma, wait, io non ho scritto che FS è un simulatore coi fiocchi, ho anche premesso (sempre nella recensione) che di aerei non ne capisco un acca, se sto scrivendo una recensione senza esserne un esperto è perchè sto scrivendo da una fonte (sito, rivista) generalista ad un pubblico generalista. Perchè l’esperto è dovuto venire a leggersi la mia recensione? Ma l’ha davvero fatto? Io credo che l’esperto abbia altre fonti alle quali attingere informazioni.

    Se uno sa a memoria le specifiche tecniche di quasi tutti gli aerei di linea esistenti è probabile che per decidere se acquistare o meno il nuovo FS chiederà nei forum di fan di FS dove troverà certamente esperti come lui in grado di sviscerare tutti i suoi dubbi. Se viene a scegliere se prenderlo o meno dalla MIA recensione o dell’aderenza gliene importa poco oppure, bhe, non so cosa dire ma io l’ho avvertito che sul fronte simulaizone non poteva fidarsi :P

    Come ho detto e ridetto la recensione del non esperto ha un valore, che però non è il valore assoluto di una recensione secondo i crismi di Gamberetta, ergo questo tipo di recensione se non ha valore assoluto non può neanche avere un destinatario assoluto, cioè non si rivolge alla totalità degli utenti ma solo ad alcuni (è una semplice questione di logica). L’esperto dovrà decidere di volta in volta se vuole fidarsi di una recensione incompleta (da qui il mio consiglio quando si ha ache fare con recensioni di non esperti di testarne un po’ su opere co osciute) ma quasi certamente cercherà le informazioni che gli stanno a cuore altrove e difatti, per fortuna, le recensioni scritte da gente che non conosce il genere sono una buona parte ma non la maggioranza ed esistono anche siti come questo e forum ^^

  92. 78 CMT

    @hendioke:

    Ma se Master Chess ha un tutorial completo e 20 livelli di difficoltà coi quali impratichirmi (o, ancora meglio, una opzione per la difficoltà adattiva) il gioco è valido. Se poi io giocatore mi dimentico sempre, sempre sempre, come muove il cavallo bhe quello è un problema che non sta nel gioco.

    Ma, ribadisco, se l’I.A. non sa giocare a scacchi e ti batte solo perché tu sei peggio di lei, come te ne accorgi? Mi passeresti il gioco come “valido” perché a te è sembrato tale, ma lo ha fatto per una mancanza di basi tua e non perché sia valido davvero. “Io” campione di scacchi lo compro, ci gioco due volte, scopro che è una fetecchia e ti cerco per tirartelo in testa.

  93. 77 Alexander

    @ Parvati
    se ho ben capito, il discorso che faceva gamberetta non si riferiva solo alla verosimiglianza in senso stretto, ma anche alle regole che un universo narrativo dovrebbe sempre a avere. Ci dovrebbe essere una sorta di “struttura” che anche se noi intravediamo a malapena, l’autore ha studiato e definito nei suoi appunti. Una guida che lo scrittore segue durante la narrazione, legando tra loro aspetti sociologici, storici e ambientali. Così facendo si ottiene un universo privo di contraddizioni dove il lettore si può immergere con naturalezza. Un risultato difficilissimo da raggiungere che distingue il buon romanzo fantasy dal prodotto carente.
    Per quanto riguarda la necessità di esprimere un giudizio, condivido quanto scritto dalla proprietaria del blog. Analizzare accuratamente un romanzo senza ambiguità e senza alcuna sorta di condizionamento (politico, economico, personale, editoriale, ecc) prevede SEMPRE un giudizio. Di cerchiobottisti ne abbiamo già tanti in parlamento. Anzi ne abbiamo anche troppi. :)

  94. 76 Parvati V

    Sono approdata su questo blog seguendo un link; non ho trovato quello che cercavo, ma in compenso ho leggiucchiato (1) questo articolo e l’ho trovato in linea di massima interessante, anche se non condivido al 100% quello che dici.

    Per esempio, non sono d’accordo che il recensore debba necessariamente esprimere un giudizio sull’opera, purche’ ne esponga almeno un’analisi chiara e completa.
    D’accordo invece sulla richiesta di maggiore competenza; oggigiorno informarsi non e’ poi cosi’ difficile, almeno una infarinatura alla Wikipedia ce la si potrebbe procurare senza troppa fatica.
    Soprattutto la produzione di genere (vero o impropriamente cosi’ definito – come i “manga”) viene spesso trattata con grande faciloneria, il fantasy piu’ di tutti perche’ assimilato alla fiaba.
    Anche qui, impropriamente tranne che per alcuni sottogeneri, ma tant’e’.

    Come criterio nella fantasy pero’ non porrei la “verosimiglianza”. Il filone fantasy-favolistico non e’ sempre di bassa qualita’: vedi autori come Michael Ende (La Storia Infinita), o Mark Oakley (Thieves & Kings, una delle piu’ belle opere fantasy che io abbia mai letto, peccato che rischi di restare incompiuta).
    Suggerirei invece, al posto della verosimiglianza, la “consistenza” dei personaggi e del mondo narrativo. Consistenza significa essere ben delineati, con piu’ sfaccettature – possibilmente, luci ed ombre – che formino un’immagine concreta, che trasformino la macchietta in Personaggio e lo sfondo in un Mondo.

    Inoltre trovo che nelle tue recensioni lunghe tu riveli troppo della trama del libro. Certo, almeno non ti limiti a fare il riassuntino come tanti purtroppo fanno, e gli editori stessi mettono delle quarte di copertina che sarebbero da fucilazione; ma comunque, un po’ per la lunghezza delle tue analisi e un po’ perche’ davvero vai molto nel dettaglio, la lettura della tua recensione non lascia poi molto alla suspense. Il che va ancora bene per le opere che stronchi, ma se recensisci opere meritevoli, soprattutto quando siano basate sulla suspense, meno riveli e meglio e’.

    (1) Ok, a scrivere solo due righe si rischia di essere imprecisi e/o lapidari, ne convengo, e apprezzo, davvero, il fatto che tu ti sforzi di argomentare le tue affermazioni. Pero’… come dire, anche la concisione e’ un dono! ;)
    Inoltre ti consiglio di rileggere quello che scrivi. Il tuo tono e’ spesso molto grintoso e giustamente critichi gli errori o le brutture dell’italiano altrui, ma se ci metti degli errori ripetuti tuoi le tue critiche perdono mordente.

    Non so se ricapitero’ sul tuo blog, anche se devo ringraziarti per avermi risparmiato un’amara scoperta con Boscoquieto (beh, sarei tornata indietro a lamentarmi, l’ho visto nello scaffale per ragazzi piu’ di una volta). Fatti coraggio. Di fantasy-spazzatura ce n’e’ sempre stato, e anche se prima era leggermente meno fenomeno di massa, ha sempre rubato spazio sugli scaffali alle opere piu’ meritevoli (vogliamo parlare di “mi pagano un tanto al chilo” Salvatore? o di Brooks-si-salva-solo-Landover-e-solo-perche’-dopo-quindici-anni-non-ho-il-coraggio-di-rileggerlo?)

    E allora ti lascio con un piccolo regalo: ti consiglio una saga, la saga dei Vorkosigan di Lois Mc Master Bujold. Qualcosa si e’ visto in italiano ad opera della Nord e della Delos (che pero’ almeno in un caso ha falsato l’opera pubblicando uno spezzone di un romanzo come se fosse autoconclusivo), ma se puoi, leggitela in inglese. Dopo tanta spazzatura, un po’ di genuino genio ci vuole ^^

  95. 75 Mirco

    non mi annoio con le tue recensioni, anche se ti riescono meglio quelle negative e quindi sarcastiche. Però ogni volta che posti qualcosa devo essere sicuro che da qui a un’ora e mezza, minimo, non devo fare niente e posso leggere la tua recensione e i seguenti 50 commenti.
    Magari altri non hanno tanto tempo :D

  96. 74 Hendioke

    @DelemnO

    No. Non è questo che intendevo perchè ad “apprezzabile” e “apprezzabilità” ho dato un valore ben preciso, filologico-tecnico, lontano dal linguaggio comune (e l’ho pure spiegato. Mi spiace di aver scritto dei wall of text ma almeno se dovete replicarci sopra leggeteli per intero per favore ^^’).

    Adesso mi rendo conto che invece di spiegare cosa intendevo avrei dovuto semplicemente cercare un sinonimo tipo “stimabilità” e “stimabile” che avrebbe creato meno confusione :)

  97. 73 gugand

    Bella discussione.
    A me semra che per le recensioni ci siano i stessi problemi dei racconti/videogiochi/film.
    Gente che non sa un acca di fantasy si mette a scrivere fantasy, ad editarli o a recensirli. Purtroppo il risultato si vede.
    I difetti risaltano al volo a chi e’ appassionato di un genere. Se chi scrive il libro o lo recencisce non si documenta (la parolina magica) probabilmente scrivera’ cazzate.
    Comunque credo che anche il punto di vista del non esperto possa essere utile, basta che il recensore non si metta a pontificare su cose di cui non sa nulla (tipo l’originalita’ o confroni con libri di generi diversi).
    Il difetto piu’ grosso che noto nelle recensioni e’ che spesso devono tagliare corto e non possono spiegare bene il punto di vista del recensore.

  98. 72 Hendioke

    Mi sa che stiamo continuando a girare attorno al punto.

    Io sono completamente d’accordo con Gamberetta che un recensore dovrebbe conoscere l’argomento di cui parla MA riconosco anche che spesso succede, purtroppo questo non è un mondo ideale, che persone si ritrovino a dover recensire opere appartenneti a generi di cui non sono esperti (ed essere esperti non giustifica essere completamente ignari. Ognuno con un po’ di onestà intellettuale se non può farsi una carriera scacchistica agonistica di venti anni per recensire Master Chess deve sicuramente farsi una ricerca).

    Cosa facciamo? Le cassiamo come inutili, inchiostro sprecato, o riconosciamo che hanno una loro validità, inferiore alla recensione operata dall’esperto del genere ma presente?
    Questa validità da dove salta fuori? Di certo non da un atteggiamento “mi è piaciuto/non mi è piaciuto” ma dall’analisi degli elementi che un’opera deve avere, indipendentemente dal genere d’appartenenza, e che chiunque voglia fare il recensore in quel settore deve saper analizzare, indipendentemente dalla sua conoscenza del genere d’appartenenza dell’opera recensita.

    Questi elementi li ho esposti, sono soprattutto elementi di coerenza e verosimiglianza (chiodi sui quali batte spesso anche Gamberetta mi pare) non certo elementi del tipo “se han fatto commuovere la mia nonnina”.
    Se sono rispettati ritengo l’opera valida e nella recensione indicherò che è valida e che può esserne preso in considerazione l’acquisto (anche se ovviamente di fronte a una recensione contraria alla mia di qualcuno che del genere ne sa di più la mia perde assolutamente valore).

    Se questi elementi non ci sono o sono implementati male allora il prodotto non è valido. E non mi sembra di dire niente di tragico. Sto sostenendo che l’assenza di coerenza interna e di un linguaggio che renda accessibile gli elementi interni dell’opera rende l’opera inutile. Non mi sembra niente che possa essere tacciato di opinione personale o di errore madornale.

    Dopo di che se Gamberetta insiste che per giocare a FS ed esprimere un giudizio obiettivo devo sapere tutto di tutti gli aerei presenti continuo a pensare che non ha semplicemente colto il senso del discorso, ovvero che anche tolte le specifiche di genere restano degli elementi tecnici, e quindi obiettivamente valutabili che possono inficiare o meno l’opera.

    In un videogioco dove piloto aerei al di là del realismo insito (ovvero, indipendentemente che sia un FS (simulatore) o un Air Combat (action)) è sempre possibile valutare i mezzi usati dal gioco per spingerti a proseguire e ad aprofondire l’esperienza videoludica (l’interattività, la curva di difficoltà, la coerenza dei mondi simulati col corpo di regole interno, la coerenza di quest’ultimo) e la loro efficacia (cioè se dopo aver seguito il gioco oltre il tutorial e le fasi di ambientazione sono in grado di fruire efficacemente il gioco, separato dalla padronanza completa solo dai miei personali limiti cognitivi, o se ancora fra me e la potenziale padronanza assoluta c’è qualche errore del sistema, per esempio il fatto che da nessuna parte venga spiegato come salvare il gioco (esempio volutamente assurdo)).

    Tutto questo si può valutare anche in FS e anche senza sapere un H di aerei.

    Certo se poi uno è così picio da scrivere nella recensione che “FS è aderentissimo alla realtà” senza saperne un H è demerito suo, ma può benissimo scrivere “FS è un gioco immersivo che spinge il giocare a dedicarvisi anche per sessioni di ore e ore pur di arrivare a far volare un velivolo” oppure “FS è un gioco frustrante dalla curva di difficoltà in verticale dove anche solo il girare una manopola richiede di scovare un sottomenù e premere una sequenza di tasti non riportati sul manuale”.

    E un lettore da questi elementi, soprattutto il non appassionato di aerei, potrà farsi un’idea, anche se aprossimativa, se seguire il consiglio finale del recensore (quasi sicuramente “comprare” nel primo caso e “non comprare” nel secondo).

    Detto ciò questo tipo di recensione ha i suoi grossi limiti perchè se voglio sapere come si inserisce nel genere quell’opera il recensore non potrà darmi una risposta soddisfacente (se ne sa poco) e non potrà darmela affatto (se non ne sa niente).

    Ma come ho detto prima questo non è un mondo perfetto e per fortuna oltre a miriadi di recensori che di fantasy, per esempio, non sanno niente (anche se dovrebbero riuscire comunque a cassare un libro del tenore di quelli della Troisi per mancanza di apprezzabilità (nell’accezione che ho spiegato sopra. Continuo a specificare perchè inizio ad avere il sospetto che ovunque abbia scritto apprezzabile non si sia ben capito che non do al termine il significato di “piacevole” “meritevole” o simili) ci sono anche siti come questo che rendono giustizia ai generi.

    Per quanto riguarda il tempo 10-12 ore è un esempio concreto, di persone che senza sapere degli aerei niente più del principio aerodinamico dell’ala sono arrivato con FS a padroneggiare bene alcuni mezzi e discretamente la maggior parte.
    Poi se ho dei problemi cognitivi miei, si, questi tempi possono allungarsi o diventare infiniti.

    Ma se Master Chess ha un tutorial completo e 20 livelli di difficoltà coi quali impratichirmi (o, ancora meglio, una opzione per la difficoltà adattiva) il gioco è valido. Se poi io giocatore mi dimentico sempre, sempre sempre, come muove il cavallo bhe quello è un problema che non sta nel gioco.

    Certo se poi rimanete convinti che un simulatore videoludico senza certe conoscenze pregresse sia inaffrontabile o non ne avete mai giocato uno, o avete affrontato un simulatore professionale invece di un videogioco, o avete scelto simulatori non adatti a voi.

    Questa volta mi son tenuto tutto sui videogiochi per evitare che i passaggi da una forma all’altra creassero fraintendimenti comunque tutti i tipi d’arte hanno degli elementi di base che se assenti rendono l’opera non valida o comunque incompleta (perchè può anche esserci l’opera non apprezzabile ma geniale che influenzerà gli addetti ai lavori di quel genere per sempre ma inaccessibile a tutti gli altri). Su questo credo siamo tutti d’accordo.

    Dopo di chè: ultimo punto. Questa valutazione scevra dalle considerazioni sul genere ha la qualità sufficente da permettere al recensore di suggerire al consumatore come spendere i suoi soldi? Personalmente ritengo di si, soprattutto in ambito videoludico, nel cineme con meno efficacia, nella letteratura poco o niente. Ma questa è una opinabilissima considerazione personale ^^

  99. 71 CMT

    @Hendioke

    Io continuo a concordare con Gamberetta.
    La parte generale del tuo discorso ha perfettamente senso, ma quella specifica non va. Neanche a livello di base.
    Per andare sul banale, se io che leggo X-Men da venticinque anni guardo il film degli X-Men me ne derivano determinate cose, che non derivano a chi neanche sa chi cavolo siano. Il film può piacergli, per carità, ma se mi fa lui una recensione dicendo quanto gli è piaciuto ben difficilmente avrà anche solo lontanamente a che fare con quello che mi interesserebbe sapere per decidere se è fatto bene o no.
    Stessa cosa i videogiochi, e qui ti rimando a quello che ho detto prima: se un gioco di scacchi ha la capacità di un bambino di 3 anni, e io sono del tutto incapace di giocare a scacchi, mi batterà lo stesso, e probabilmente ci metterò ore o giorni a contrastarlo a un livello medio, ma lo stesso gioco in mano a uno scacchista anche vagamente esperto non vincerebbe una partita (e io questo non lo posso sapere e mai potrò saperlo, essendo incapace) e verrebbe subito bollato come scarso.

  100. 70 Gamberetta

    @Mirco. Ovviamente non posso sapere se le persone leggono le recensioni per intero, però se qualcuno guarda subito direttamente ai “gamberi” vuol dire che si fida di me, e dubito si fiderebbe non avendo mai letto per intero almeno una recensione.
    Inoltre non necessariamente poche parole si leggono più facilmente di tante. Come detto scrivere poco è molto difficile, si scivola nel generico e il generico annoia in un attimo.
    Comunque se una o più recensioni ti sono parse noiose o con parti inutili, commenta pure a tal proposito. A me interessa saperlo.

    @Hendioke.

    Se affronto un FS senza sapere un cavolo di aerei dopo 10-12 ore di gioco (non capisco cosa ti abbia credere che io dei giochi provi o valuti solo i tutorial) devo essere in grado (salvo deficenzen manifeste) di gestire il rolleggio di un aereo e di riuscire a far decollare e atterrare gli aerei del gioco (con maggior o minor fatica da tipo a tipo) esclusi i più complessi.

    Perché? Se non conosci l’argomento come fai a sapere se servono 2, 10, 20 o 100 ore di pratica? Come fai a sapere quali sono gli aerei più “complessi”? Un Boing 747 è più complesso di un F-16? Come definisci “complesso” dal punto di vista aereonautico? Come fai a sapere se il modello di volo di un aereo “complesso” è tale perché rispecchia l’aereo o perché il gioco non è adeguato?
    E come fai a sapere qual è il livello “medio” a scacchi? Come fai a sapere se il “medio” nel gioco è adeguato o è troppo difficile o troppo facile?
    Mi spiace, ma non c’è molto da discutere, le cose non s’inventano. O le sai, o non le sai. Se non le sai il tuo parere lascia molto il tempo che trova, il che va anche bene, nessuno vieta alle persone di formarsi giudizi anche su argomenti che conoscono poco, però non va più bene quando consigli al prossimo di spendere soldi in base a tali giudizi.
    (e la stessa cosa vale col cinema, per esempio secondo te un film non deve trasmettere “confusione”. Ottimo, dunque un classico come Un Chien Andalou, dove tutte le scene sono state costruite apposta per non avere legami tra loro, non essere razionali e spiazzare lo spettatore, sarebbe una boiata… non mi convinci proprio per niente, sei supponente, pretendi di estendere a tutto l’ambito “cinema” o a tutto l’ambito “videogiochi” quello che per te è importante nei generi di film e videogiochi che conosci. Non funziona così).

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