Le Avventure della Giovane Laura

C’è voluto molto più di quanto avessi preventivato, ma, dopo aver passato ogni minuto libero delle ultime settimane a fare l’editing del mio primo romanzo, posso dirlo concluso. Come promesso a suo tempo, è ora disponibile qui sul blog.

* * *

La Giovane Laura è una ragazza come tante: è stupida, ignorante come una capra, ingenua, impacciata, e non è neanche tanto bella. In compenso… niente! Non ha superpoteri, non legge nel futuro, non parla con i morti, non possiede alcuna conoscenza arcana.
Ciò non le impedirà di essere coinvolta in una serie di avventure fantastiche intrecciate fra loro. Laura dovrà affrontare felini diabolici giunti da un’altra dimensione, vedersela con uno psicologo che ha la brutta abitudine di assentarsi in un mondo bislacco abitato da fate assassine, e alla fine scoprirà che tutte le sue disgrazie sono legate a una misteriosa cospirazione d’insospettabili.
Le Avventure della Giovane Laura è un romanzo urban fantasy con una forte componente di bizzarro, anche se forse non tale da farlo scivolare nel new weird. Il tono è spesso umoristico o parodistico, ma non del tutto comico come accade in alcuni romanzi di Douglas Adams o Terry Pratchett. Ho cercato più d’imitare lo stile semiserio di certi anime e light novel giapponesi, o di film come Shaun of the Dead e Hot Fuzz. Un altro esempio abbastanza vicino, in termini di stile, potrebbe essere Blart di Dominic Barker.
Nonostante questo non è un romanzo pensato per un pubblico di ragazzini o bambini. O meglio, credo – spero – che la storia possa essere apprezzata sia da chi ha undici anni sia da chi ne ha il doppio o più. La scrittura semplice non dovrebbe creare ostacolo a nessuno e la vicenda mi auguro possa appassionare chiunque.

Un'illustrazione di Ryohei Hase
Un’illustrazione di Ryohei Hase per creare la giusta atmosfera

Una precisazione per i pochi che avevano seguito il progetto di Laura fin dall’inizio: sì, non è questo il piano originario. Mi sono resa conto che mischiare in un unico romanzo le avventure di Laura adolescente e Laura adulta avrebbe complicato oltremodo la storia senza portare alcun particolare beneficio. Perciò saranno due libri separati e autoconclusivi.

* * *

Ogni commento sarà il benvenuto. Saranno particolarmente apprezzati quei commenti che segnaleranno eventuali errori, incongruenze o semplici refusi. Infatti ho intenzione di proporre il romanzo alle case editrici e vorrei fosse il più curato possibile.
In quest’ottica saranno gradite risposte, anche nette, alla seguente domanda:
“Avresti pagato volentieri 15 euro o quanti potrebbero essere per leggerlo?”

Comunque, al di là di un futuro che spero sia nelle librerie, il romanzo rimarrà disponibile con licenza Creative Commons. In parole povere significa che è possibile copiarlo e ridistribuirlo senza limitazioni. Non solo, la licenza autorizza le opere derivate, perciò se volete tradurre Laura in polacco potete farlo, se volete utilizzare personaggi e ambientazione per delle vostre opere potete farlo, se volete trarne un film o un videogioco potete farlo.

In conclusione voglio ringraziare tutti quanti hanno letto le varie parti in anteprima e mi hanno dato pareri e suggerimenti. E un ringraziamento particolare al Capitano e al Coniglietto Grumo.

Buon divertimento.


EDIT del 16 Marzo 2009
Aggiunto il PDF pensato per lo schermo dell’iLiad. Si ringrazia Anacarnil per la conversione.


EDIT del 14 Marzo 2009
In attesa di valutare modifiche più sostanziali, ho cominciato a correggere i refusi e le imprecisioni che mi sono stati segnalati. Un ringraziamento a tutti quelli che hanno commentato qui o via mail.


 Le Avventure della Giovane Laura in formato PDF A4 (leggibile a video e ideale per la stampa)
 Le Avventure della Giovane Laura In formato PDF per iLiad (ottimizzato per lo schermo del lettore di ebook iRex iLiad)
 Le Avventure della Giovane Laura in formato Mobipocket (per i lettori di ebook e altri dispositivi portatili)
 Le Avventure della Giovane Laura in formato RTF (formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi)
 Le Avventure della Giovane Laura in formato OpenDocument (il formato di OpenOffice, la suite per ufficio gratuita e open source. Per chi trova insopportabile Word e ogni formato proprietario)
 Un archivio .zip contenente tutti i file di cui sopra.


Approfondimenti:

bandiera EN Foxit Reader per Windows/Linux, un’ottima alternativa all’Adobe Acrobat Reader
bandiera EN Il sito Mobipocket dal quale scaricare il Reader/Creator
bandiera IT Il sito italiano di OpenOffice.org

bandiera IT Douglas Adams su Wikipedia
bandiera IT Terry Pratchett su Wikipedia
bandiera EN Shaun of the Dead su IMDb
bandiera EN Hot Fuzz su IMDb
bandiera IT La mia vecchia recensione di Blart
bandiera EN light novel su Wikipedia

bandiera EN Il sito di Ryohei Hase

bandiera IT Creative Commons Italia

 

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269 Commenti a “Le Avventure della Giovane Laura”

Pagine: [3] 2 1 » Mostra tutto

  1. 269 animale di Seth

    Gentile Gamberetta, ho letto Le Avventure della Giovane Laura e anche se non hai intenzione di proporlo alle case editrici voglio rispondere alla domanda che fai nell’ articolo:

    Ebbene, No, non spenderei quindici euro o quanti potrebbero essere per leggerlo.

    Rispetto ad Assault Fairies, il tuo capolavoro, sembra che manchi qualcosa.
    Lo stile è sempre semplice, chiaro e legato ai fatti. Tuttavia la storia in sé non mi dice nulla. La trama generale è un pò flebile e le tre parti in cui è diviso il romanzo non sembrano avere molto a che fare con essa (tranne ovviamente la terza parte).
    Nonostante ciò mi è piaciuto molto il clima di suspense e preoccupazione che riesci a creare nella parte ambientata a Foltone.
    Infine aggiungo che vorrei tanto poter leggere l’altro racconto di Laura, Laura e i Demoni dell’Editoria, peccato che non sia disponibile.

  2. 268 Nuove uscite | Space of entropy

    [...] 2009 by zeros83 Due libri si pongono alla mia attenzione in questi giorni. Uno è il romanzo di Gamberetta, finalmente disponibile da scaricare dal sito della Barca dei Gamberi. L’altro [...]

  3. 267 Follia e coerenza | Space of entropy

    [...] e l’ho abbandonato, insoddisfatta e infastidita. Ho provato a leggere il libro di Gamberetta, “Le avventure della Giovane Laura”, e ho abbandonato anche quello, insoddisfatta e [...]

  4. 266 Limitless Fantasy. « Prisca's Lab-

    [...] un piccolo angolino per essa – al contrario del suo ultimo lavoro. Il romanzo in questione è “Le Avventure della Giovane Laura” e, ormai l’avrete capito, l’acclamata ideatrice è proprio Gamberetta, responsabile del [...]

  5. 265 Lidia

    Gamberetta,
    forse sarebbe meglio che tu aggiungessi un ulteriore EDIT all’articolo. L’ho riletto proprio adesso, e sono rimasta stupita. Non ricordavo che avessi intenzione di proporre Laura agli editori. L’ottimismo che traspare dalle righe dell’articolo mi pare non corrisponda più molto alle tue attuali opinioni. Magari potresti specificare che al momento non sei intenzionata a spedire alcun testo alle case editrici.
    Dato che non tutti rileggono sempre tutti i commenti, a qualcuno potrebbe sfuggire il cambiamento, ecco. Si potrebbe trovare strana la cosa.

  6. 264 Gamberetta

    @ilmale. Perché da Laura all’ultimo Manuale ci sono più di due anni distanza. Nel frattempo ho imparato. Non che al tempo di Laura certe cose non le sapessi, ma non avevo la stessa convinzione di adesso. Certe costruzioni mi sembravano ancora intuitivamente giuste. Ma non è così.

  7. 263 ilmale

    Poi un’ultima cosa.
    Perché nei manuali consigli di non scrivere avverbi come accuratamente o con cura mentre tu scrivi: ” Calcò con troppa foga”.

  8. 262 Ilmale

    Ho letto nei vostri commenti che ci sono diciassette avverbi, sicuri che ne siano diciassette? Se contiamo gli avverbi di tempo, il numero degli avverbi cresce. Comunque non ce l’ho fatta a leggere tutto il romanzo. Mi sono fermato all’inizio siccome non mi piace il genere e lo sviluppo iniziale in cui il lettore viene coinvolto un po’.
    Ho letto in un altro commento che un utente è infastidito nel leggere “immediatamente venne colpito al volto” mentre invece quando legge “alzò un braccio lentamente” non è infastidito. Mi potrebbe spiegare il perché di questo fastidio?

  9. 261 Anexiarebel

    Premesso che sono un lettore di lunga data della cara Gamberetta, pur non avendone mai commentato le intelligenti recensioni e gli interessanti articoli/manuali.*
    Sto leggendo “Le avventure della giovane Laura”, e vorrei condividere le mie impressioni.
    Decisamente sei in grado di scrivere, il romanzo scorre, non ci si annoia mai etc, insomma una scrittura tutt’altro che ostica.
    Però, madonna, mi aspettavo qualcosa di più. E’ legittimo, visto l’acume che dimostri in questo blog.
    Descrizioni approssimative, situazioni da anime idiota, personaggi stereotipati e via dicendo.
    Continuerò a leggere (adesso sono a metà) però io cose di questo tipo non mi aspettavo di leggerle:

    Di punto in bianco, lui le diede uno schiaffo. La guancia le divenne
    rubizza, e questa volta non era per la vergogna.
    — Sei solo una stupida bambina! — le urlò contro Carlo. — E ora
    vattene! Vattene subito!

    La mano che le teneva chiusa la bocca era impiastricciata
    di sangue e di peli bianchi e arancioni, come se quella mano avesse appena
    scuoiato un gatto.

    *grazie per avermi fatto conoscere Word painting.

  10. 260 Gamberetta

    @Unoqualunque.

    Ma non pensi anche che, proprio perché in libreria c’è molta immondizia, sarebbe compito di qualcuno (come te) diffondere qualcosa che possa rialzare la media?

    No. Ho capito che il sistema attuale è bacato alla radice, non c’è modo di evitare che le librerie si riempiano di schifezze. È come la TV: è inutile protestare sulla qualità dei programmi, la colpa è solo marginalmente dei singoli autori o conduttori, la colpa è del mezzo stesso che cerca di far vedere la stessa cosa a tutti indifferentemente e con lo scopo di far sorbire la pubblicità. La qualità può variare entro certi limiti, ma tende per sua natura al peggio. La soluzione non è battersi per una TV migliore, la soluzione è spegnere la TV e affidarsi ad altre forme di intrattenimento/informazione. Così il sistema editori – distributori – librai: è un sistema che per sua natura porta all’emergere della spazzatura. Inutile combattere, specie adesso che le alternative ci sono. Io sono più di due anni che non entro in una libreria e non ho mai letto tanti libri in vita mia come in questi due anni. E come me chiunque può fare lo stesso.

    Comunque, per chiudere la questione: so per certo che il blog è frequentato da rappresentati a vario titolo delle case editrici di mezza Italia, da Quattro Gatti Edizioni fino a Rizzoli e Mondadori. Se vogliono pubblicarmi bene, se no non me può fregare di meno.

  11. 259 Tapiroulant

    “Il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale, che trasforma un insorto in un burocrate.” (Giovanni Giolitti)

    Assolutamente vero!
    Donde il fenomeno che Lenin chiamava “aristocrazia proletaria”, come strumento antirivoluzionario.

    In realtà penso che, anche se pubblicata, Gamberetta non avrebbe difficoltà a mantenere la sua coerenza. Lei non è contraria al mercato editoriale in generale, è contraria al fatto che suddetto mercato pubblichi merda: posto che il suo libro non è merda, il fatto che venga pubblicata non crea contraddizione con le sue posizioni. Dunque non ci sarebbe ipocrisia.
    Il problema semmai è un altro: vale forse la pena di sottoporre il libro al vaglio e all’eventuale pubblicazione su carta delle summenzionate case editrici? Io credo di no, e credo che Gamberetta pensi tendenzialmente lo stesso. Con le politiche cretine delle case editrici, il fatto che spesso la pubblicazione significhi soltanto un passaggio dagli scaffali al macero senza passare dal via, e la diffusione che comincia ad avere il libro digitale autoprodotto, forse è meglio distribuire il libro su Internet e lasciare che il passaparola e la propria fama faccia il resto.
    Il pubblico più “colto”, il lettore non casuale, insoddisfatto della qualità media del nuovo fantasy cartaceo, è tendenzialmente lo stesso che naviga su Internet e scopre l’esistenza dei libri digitali autoprodotti. Le persone che possono recepire il discorso di Gamberetta già sono state raggiunte.

  12. 258 Alberello

    Adoro le metafore, non resisto!
    Poniamo come esempio assurdo che esista una città in cui, per colpa della malsana gestione comunale, della corruzione e della mancata educazione al bene pubblico, l’immondizia ricopra tutto.
    Poniamo ora che una ragazza si svegli un giorno e decida di cominciare a far notare il problema e che dimostri con motivazioni di impeccabile logica che il problema è l’incapacità di chi gestisce il servizio di nettezza urbana (gli editori), gli inciuci di palazzo in cui la mafia allunga le mani per avere appalti vantaggiosi per i propri traffici (la cupola letteraria) e la mancata informazione al cittadino delle corrette norme per lo smaltimento a raccolta differenziata (nessuno legge i manuali di narrativa perché “tanto a che serve?” ci sono le comode librerie/discariche!).
    Di per se non è un problema grosso per chi ha il potere di decidere, in fin dei conti lei è una sola, loro sono tanti. Mettiamo però che, per assurdo, qualcuno cominci a darle retta, sia perché apre gli occhi, sia perché già li aveva aperti ma non aveva modo di applicare la “lettura differenziata”. Allora la cosa diventa un problema. Allora si comincia a intravedere una soluzione.
    La ragazza in questione già diffonde il suo messaggio, ma di certo non è “pulendo lei la merda” da sola che può contrastare l’incuria di altri milioni di cittadini. Può invece continuare a dimostrare che vivere in un mondo pulito sia meglio che vivere in un mondo di merda (concetto difficile è!).
    Lei già condivide i suoi scritti, chiunque può scaricarli e leggerli. Nessuna violazione di etica riscontrata. E di certo non è non pubblicando lei che il panorama letterario peggiorerà. Se grazie ai suoi articoli e alle sue recensioni ci saranno in futuro due autori pubblicati che scriveranno meglio dello standard attuale già avremo guadagnato 2 libri al posto di 1. Semplice moltiplicazione.
    Anzi, se la pubblicassero per me perderebbe del tutto la credibilità e la voglia di combattere che la contraddistingue ora. Come potrebbe rivoltarsi contro un sistema che la mantiene? Ci sarebbe della notevole ipocrisia di fondo. Cosa che potrebbe tranquillamente capitare, non ci metto la mano sul fuoco.

    “Il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale, che trasforma un insorto in un burocrate.” (Giovanni Giolitti)

    Just my €0.02.

  13. 257 Unoqualunque

    Ho letto…in parte condivido il tuo punto di vista.
    Ma non pensi anche che, proprio perché in libreria c’è molta immondizia, sarebbe compito di qualcuno (come te) diffondere qualcosa che possa rialzare la media?
    Isolarsi non è forse peggio? Certo, mendicare una pubblicazione a un editore che manda in giro Licia Troisi è umiliante…Ma se non ti rivolgi al pubblico di massa, non potrai condividere i tuoi scritti… Questo, oltre ad essere secondo me sbagliato in linea di principio per uno scrittore, non farà che peggiorare il panorama editoriale. Ovvero = sempre più immondizia in giro.
    Che ne pensi?

  14. 256 Gamberetta

    @Unoqualunque.

    A proposito, hai proposto Laura per la pubblicazione? Se sì, come ti sei mossa?

    Vedi FAQ: questa domanda e risposta e le due seguenti.

  15. 255 Unoqualunque

    A proposito, hai proposto Laura per la pubblicazione? Se sì, come ti sei mossa?
    O aspetti di realizzare la versione 2.0?

  16. 254 Il Guardiano

    In effetti gli avverbi sono quelle cose che mi danno meno fastidio durante una lettura. Naturalmente non si deve esagerare.
    “Alzò un braccio lentamente” mi va bene, anche in ogni pagine.
    improvvisamente venne colpito al volto” invece mi irrita parecchio. E’ come se lo dessero a me il colpo al volto tanto mi sbatte fuori dalla storia.

  17. 253 Unoqualunque

    I triangoli quadrilateri non esistono (a parte un vecchio romanzo di fantascienza con questo titolo, che comunque non ho letto), infatti i triangoli hanno tre lati e non quattro… qui Laura sta confondendo quadrilatero con equilatero

    Cavolo, è vero! Solo ora mi accorgo di aver letto quadrilatero…ero convinto di aver letto equilatero!

    In ogni caso lo toglierei…è una simpatica finezza che però può trarre in inganno (mi sembra che anche un’altra persona nei commenti era caduta nella stessa trappola).

    Riguardo gli avverbi…non capisco perché il tuo accanimento. Se una persona muove il braccio “lentamente”, che male c’è a dirlo? Magari si può mostrare meglio, sono d’accordo…è chiaro che si può sempre far meglio, in tutto ciò che si fa. Ma una decina di avverbi nell’arco di 100 pagine non mi sembrano un pugno in un occhio….

  18. 252 Clio

    Mi pareva una contraddizione in termini, ma sempre meglio chiedere ^_^

  19. 251 Alberello

    intendo scrivere la versione 2.0 di Laura

    Come lettore feticista dei manuali per lavatrici, non posso che gioire nel leggere ciò.

    Attenderò dunque questa nuova stesura di panni, prima di esporti le mie impressioni sulla qualità di lavaggio.

    Ossequi al divino Grumo.

  20. 250 Gamberetta

    @Clio. / @Unoqualunque. I triangoli quadrilateri non esistono (a parte un vecchio romanzo di fantascienza con questo titolo, che comunque non ho letto), infatti i triangoli hanno tre lati e non quattro… qui Laura sta confondendo quadrilatero con equilatero.

    @Unoqualunque. Ti ringrazio per la lettura e il commento. Molte della annotazione di editing sono giuste, d’altra parte, come ho spiegato in altri commenti, i difetti sono tali da richiedere un’altra completa revisione più che semplici correzioni. Non penso che Laura sia scritto male, ma ho scelto un punto di vista molto difficile e lo si deve gestire meglio. Cosa che farò: intendo scrivere la versione 2.0 di Laura e un secondo volume con le avventure di Laura adulta. Ovviamente non dico niente riguardo ai tempi. Succederà prima o poi in futuro.

    Premessa: ti sei concessa l’utilizzo di molti più avverbi rispetto a quanti ne consigli nei commenti agli esercizi.
    Ma non lo ritengo certo un male.
    Togliendoli avresti “seccato” troppo la narrazione, ottenendo quegli effetti spiacevoli di cui ti parlavo in alcuni precedenti commenti.

    In Laura ci sono 16 avverbi (esclusi quelli nei dialoghi che non “contano”, dato che le persone quando parlano usano gli avverbi regolarmente).
    In S.M.Q. finora c’è 1 solo avverbio (sempre esclusi i dialoghi).
    Anche per questa ragione, S.M.Q. è scritto meglio. Non c’è difesa per gli avverbi: in Laura c’è solo la mia scarsa esperienza alle prese con un punto di vista complicato.

    Comunque, grazie ancora per il tempo che hai dedicato a Laura.

  21. 249 Clio

    Scusate per l’OT, ma…

    -a malapena ricordo io che cos’è un triangolo quadrilatero, vuoi che lo sappia quella
    scienziata di Laura (che fra l’altro non mi sembra proprio una brava scolaretta)?

    Non sono mai stata una cima in matematica, ma esistono trangoli quadrilateri? o_O

  22. 248 Unoqualunque

    Ho trovato un errore nel mio articolo:

    si spostò appena appena appena…

    ho scritto un appena di troppo, nel racconto ve n’erano “solo” due di appena ;)

    stessa cosa ho trovato poi in un altra parte:

    aprì appena appena la finestra

    a me non piace il doppio “appena”, ma forse è solo questione di gusti personali

  23. 247 Unoqualunque

    SECONDA PARTE

    …quindi girò il polso e tagliò in orizzontale

    -mi riesce difficile pensare che Laura si sia messa a considerare nel dettaglio il modo in cui la sua spalla veniva squarciata (tagli orizzontali, verticali…).
    In una situazione del genere, una persona chiude gli occhi e urla. Specie una come Laura. La cosa avrebbe funzionato meglio se il punto di vista fosse stato di Arturo.

    Arturo spinse al centro della croce di sangue il capo di un tubicino trasparente

    -tornando a prima, io scriverei, più semplicemente: fece penetrare nella ferita un tubicino

    Laura sentì mille spilli farsi largo sotto la pelle e strisciare paralleli ai nervi.

    -ehm, direi che gli spilli già rendevano abbastanza…io metterei un punto dopo “strisciare”, anche perché “paralleli ai nervi” non mi sembra il massimo
    come espressione

    Lo stormo s’infranse contro le guglie della cattedrale come la marea contro i chioschi
    che vendono gelati sulla spiaggia. Poi gli uccelli scomparvero alla vista, nascosti dalla mole del tempio

    -non mi sembra chiaro. Sembrerebbe che gli uccelli vadano a schiantarsi contro le guglie..la similitudine (a mio parere inappropriata) dei chioschi di gelato non aiuta molto…e l’ultima frase confonde ancor di più : in che senso “nascosti?” Sono passati oltre? Sono morti?

    triangolo quadrilatero

    -a malapena ricordo io che cos’è un triangolo quadrilatero, vuoi che lo sappia quella
    scienziata di Laura (che fra l’altro non mi sembra proprio una brava scolaretta)?
    Direi che la parola triangolo, da sola, è più che sufficiente.

    La fata pilota aveva finito di sbocconcellare il bordo del dolcetto e ora stava affondando i dentini nel morbido cuore di ricotta

    -se la fata si trova in alto, nella cabina di pilotaggio, come fa Laura a cogliere dettagli così minuti?
    Inoltre, toglierei l’aggettivo “morbido”.

    Era un mondo immerso in una quiete cristallina, senza fruscii, senza versi di animali, senza il sussurrare del vento

    -come fa a dire questo se si trova all’interno della cisterna, da cui non può nemmeno aprire una finestra?

    La misura era quella, la tenebra era allo stesso modo compatta…

    -non si può togliere il secondo “era”?

    Spumeggiando la marea umana travolse ogni ostacolo e, in pochi secondi, si riversò nella radura

    -”spumeggiando” non mi pare appropriato

    Il movimento sfaldava il pavimento, rendendolo simile a un lenzuolo [...] Il pennarello si tese e lacerò il pavimento. Il barbone afferrò un lembo di piastrelle e muratura, stirandolo come tessuto. Mentre precipitava in un groviglio di ali, miele e piume, si portò dietro una bella fetta di pavimento

    -non c’è modo di scrivere più chiaramente questa scena? Secondo me è abbastanza confusa…

    palmo aperto

    -considerando la scena, è meglio togliere “aperto”

    sportello con tonfo

    -”un” tonfo

    Petali di fumo si dischiusero attorno a un lampo rosso, davanti alla canna della pistola. Laura abbassò la testa, schegge di cemento le caddero sugli
    occhi, il frastuono dello sparo la rintronò. Rotolò via dalla lastra di calcestruzzo e ci si buttò dietro, mettendola fra lei e Carlo. Un secondo colpo
    si portò via un pugno di frammenti dal fianco della lastra

    -questa scena non mi pare molto realistica, a meno che Laura non abbia i riflessi di Sonic, oppure
    Carlo sia un cretino patentato che vede il mondo al rallentatore (e non mi sembra questo il caso visto come si è comportato fino a questo punto della storia)

    sguazzando

    -”s” maiuscola

    Si volse a guardare dietro di sé: una marea di capsule aveva formato una strozzatura, sfasciando il tubo, come se qualcuno avesse ingoiato un riccio.
    L’onda d’urto aveva sgangherato anche condotte più piccole, che ora gettavano fiotti di vapore e aria compressa nel vuoto. Lo stesso tunnel si era
    incrinato: dalla volta filtrava un ventaglio di luce

    -non ho capito cosa sia successo esattamente in questa scena. L’ho intuito, ma non capito.

    Due barboni tenevano le braccia tese sopra il bidone, le mani aperte, i palmi rivolti verso il fuoco

    -io direi: due barboni tenevano le braccia tese sopra il bidone, i palmi della mani rivolti verso il fuoco

    Perciò la Città non era in quella direzione… Laura si voltò nella direzione opposta

    -per evitare la ripetizione, io scriverei “Laura si voltò dalla parte opposta”

    Laura sbirciò da una feritoia slabbrata nel laminato

    -meglio senza “slabbrata”

    Il cielo brontolò adirato e iniziò a piovere

    -quell’ “adirato” non è necessario, io lo toglierei

    Si spostò appena appena appena

    -direi che un solo “appena” è sufficiente

    Quando si accese, la baracca esplose di bianco e la notte venne cancellata dalle migliaia di candele di quel forno di luce.

    -forse toglierei “dalle migliaia di candele di quel forno di luce”

    Breve commento finale.
    Ho avuto l’impressione, soprattutto nella prima parte, che Laura “subisca” gli eventi…è come se la sua presenza fosse pretestuale allo svolgimento della trama, piuttosto che l’elemento chiave della trama stessa.
    Le tre parti sono troppo scollegate, sono in effetti tre storie indipendenti, tanto è vero che il finale sembra riguardare quasi esclusivamente la terza parte.
    A volte ho avuto poi l’impressione che i generi cui ti sei rifatta abbiano in qualche modo vincolato le tue scelte narrative, e non il contrario. Comunque sono sfumature…
    Concordo sul fatto che il romanzo è molto “visuale”, come ha suggerito qualcuno, e come tu stessa hai ribadito in questi termini:
    “il tentativo era appunto di creare spaesamento nel lettore, di metterlo di fronte a una serie di situazioni/immagini strampalate e bizzarre,
    e senza essere guidato da un personaggio in grado di razionalizzarle (che comunque non è di per sé strano: non a caso Alice, Coraline o Chihiro sono bambine, non professori di fisica – si possono mettere anche i professori di fisica, ma viene un altro tipo di storia).”
    Riguardo l’effetto finale di questo mondo “weird” possiamo parlare all’infinito. Mi limito a constatare che sei riuscita nell’intento dichiarato: la storia è un continuo susseguirsi di situazioni bizzarre,divertenti, dal ritmo (forse troppo) serrato. Ecco, magari si sarebbe potuto diluire meglio qualche argomento, rimuovendone in tronco altri, così da rendere più fluida e piacevole
    la narrazione nel suo complesso.
    Tutto qua. Se devo dare la mia personale opinione, questa narrativa non mi fa impazzire, in quanto nella memoria non lascia nulla se non, appunto, immagini statiche.
    Con questo non voglio riaprire la polemica riguardo “la morale dei romanzi” o cose del genere. Ho solo espresso un mio punto di vista.
    Per il resto: il romanzo è mostrato in modo eccellente (in questo sei una maestra)
    Originale il fatto di aver dato connotati negativi a tutte le creature che in genere sono “positive” (elfi&company)

    Se avessi speso 10 euro per comprarlo, non avrei rimpianto i soldi. Ho letto di peggio, venduto a prezzi più alti, da autori blasonati quali Gaiman.

    Un saluto,
    Ric

  24. 246 Unoqualunque

    Ciao Gamberetta, ho letto il tuo libro e sono intervenuto in più punti con osservazioni e suggerimenti. Siccome è uscita fuori una pagina molto lunga, ho pensato di inviarti il tutto in due parti.
    Di seguito riporto la prima. Buona lettura.

    LE AVVENTURE DELLA GIOVANE LAURA (prima parte).

    Premessa: ti sei concessa l’utilizzo di molti più avverbi rispetto a quanti ne consigli nei commenti agli esercizi.
    Ma non lo ritengo certo un male.
    Togliendoli avresti “seccato” troppo la narrazione, ottenendo quegli effetti spiacevoli di cui ti parlavo in alcuni precedenti commenti.
    Perciò, come vedi, sono necessari ben più di “un avverbio ogni 500 pagine” per scrivere un libro.

    E ora iniziamo con gli appunti.

    “devi farlo a voce alta” puntualizzò lo Spirito del Fuoco.
    “Mi vergogno.”

    -capisco che Laura sia stupida e superficiale, ma in questa situazione c’è in ballo la sua vita.
    Portarla a pensare “mi vergogno” forse è eccessivo.

    crepe frastagliate spuntarono sulle pareti

    -toglierei “frastagliate”

    pareva che i raggi di luce argentea cercassero di mescolarsi alla pioggia

    - non mi sembra ben scritta….io direi: i raggi di luce si mescolavano alla pioggia.

    lui se ne accorse e prese a sbaciucchiarle il pancino, per farle passare la bua

    -ho la netta impressione che stia parlando Gamberetta, e non Laura. A meno che a Laura non abbia una forte autoironia (ne dubito).

    come gli artigli di un’aquila attorno a un furetto

    -la forza dell’immagine di un aquila che piomba sopra un furetto, non sembra, a mio avviso, trovare giustificazione nel sig. Salici che stringe il corrimano.

    le rondelle si erano adagiate sul tagliere, come i pezzi caduti del domino.

    -qui non è molto chiaro dove si trovi Laura. Come può cogliere questi particolari se era ancora in soggiorno? Forse sta solo ascoltando e, quindi, immaginando?
    Non è grave…ma potrebbe essere più chiaro.

    una cascata arcobaleno

    -non mi sembra il momento né il contesto adatto perchè Laura visualizzi una “poetica” cascata arcobaleno di ortaggi che finiscono per terra.

    bussò e il battente si aprì

    -qui non ci capisce se il battente si apre da solo oppure no.

    una scrivania di metallo, tre curiose poltrone tondeggianti simili a enormi frollini, due pareti occupate da librerie piene di volumi e riviste impilate, una terza adorna di poster psichedelici. Del dottore nessuna traccia. Non vi erano altre uscite, neanche una finestra.
    Abbassò lo sguardo: tra le poltrone, davanti alla scrivania, c’era un foro.

    -questa scena ha qualcosa di innaturale. Se lei guarda le poltrone tondeggianti, dovrebbe accorgersi subito che fra esse c’è un foro. Non parliamo di una manciata di matite cadute per terra: parliamo di un foro aperto nel pavimento, così grande che può contenere una persona. Dunque mi pare strano che lei guardi prima le poltrone, poi le librerie etc., quindi torni a guardare le poltrone, e solo allora si accorga del foro. Cercherei di sistemare questo dettaglio.

    il Sole stava scendendo, era una crostata d’arance azzannata dalle punte degli alberi, tese verso l’alto come i denti di un castoro

    -le similitudini non dovrebbero servire a rendere il concetto piu chiaro? O sono così assurde appunto perché è Laura a pensarle?

    l’esercito degli alberi

    -perché tirar fuori questa figura così forte (esercito)?

    le ombre si erano staccate dagli alberi

    -non mi sembra elegante affermare che le ombre si “stacchino” da qualcosa…direi magari che le ombre erano scese sul prato, senza precisare nulla riguardo gli alberi.

    si contorcevano come scarafaggi torturati

    -similitudine da rivedere, il contesto non mi pare adatto

    i fili d’erba danzavano scalmanati

    -io direi: si agitavano scalmanati

    carro armato che devasta una cristalleria

    -non credo sia necessario scomodare un carro armato per devastare una cristalleria…ma visto che lo ha pensato Laura, forse è passabile.

    Laura era in un bagno di sudore. Era immobile

    -meglio: “laura era in un bagno di sudore, immobile”. Si evita anche il doppio “era”.

    il finestrino tondo incorniciava un disco di completa oscurità. Il Sole era tramontato

    -forse non serve ribadire che il sole è tramontato.

    un lampo bianco accese l’oblò, seguito da una seconda luce e da una terza: gli alberi erano sfumati, per lasciar posto a un filare di lampioni

    -ma fino a poche righe fa non c’era solo completa oscurità? I lampioni dovrebbero emergere dall’oscurità, non dagli alberi

    una coppia di creature volanti si era avvicinata. Erano mostri schifosi, con il corpo di gamberoni, ali da calabrone e un muso che ricordava quello di un pipistrello…:

    -qui magari evita il doppio “era-erano” e metti due punti. “Si era avvicinata: mostri schifosi…”

    Arturo profumava come un frutto esotico, un profumo inebriante

    -ripetizione evitabile: profumava-profumo. Magari usa “fragranza” al posto di “profumo”.

    raccolse quei granelli di Coraggio che
    ancora le erano rimasti invischiati addosso

    - meglio senza “invischiati addosso”

    il boato la svegliò

    -non sarebbe meglio “un boato”?

    Goccioline di pioggia
    luccicavano intorno a due chiazze slabbrate rosso fuoco, degne degli occhi di un Demone

    -non si capisce bene dove si trovano le chiazze, anche perché le chiazze sono due e le ali invece sono quattro

    La fata, di schiena, poteva essere scambiata per il muso di una creatura infernale

    -…e questo non aiuta di certo a capire, anzi il muso di una creatura infernale è molto vago.
    Inoltre, quando la fata si volta, che faccia ha? Com’è?
    Ritengo poi che le dimensioni della fata non siano molto ben definite…ok, tiene in mano un fucile a canne mozze e risce qausi a soffocare un essere umano, però…non so…qualche riferimento in più non guasterebbe…
    Altri dettagli sono invece fin troppo precisi, e sembrano mettere in luce una sorta di tuo piacere
    personale, come autrice e non come Laura,nel soffermarti su certi particolari disgustosi, impressione che ho avuto spesso in varie parti del racconto.

    così parlano gli eori nei cartoni animati

    -ancora una volta, non mi sembra un pensiero naturale di Laura, occorso in quell’istante, bensì un tuo commento esterno

    Laura assaggiò il coniglietto e le sembrò gelato alla vaniglia

    -ricordiamoci che la guancia di Laura è stata appena masticata…sicuro che avrà la disinvoltura di assaggiare e testare il gusto di una caramella, senza prima aver fatto qualcosa per la sua guancia (non so, cercare in giro un fazzoletto..)?
    Lo stesso vale per le successive azioni di Laura, sembra che la guancia masticata se la sia proprio scordata.

    una nebbia grigia, formata da
    vapore e fuliggine, invadeva le strade

    -meglio: una nebbia formata da vapore e fuliggine…

    adesso frugavano tra i corpi anche con le zampe

    -ma prima non dicevi che avevano mani (anzi, manine)?

    come le braccia dei bambini moribondi nei documentari sull’Africa

    -ancora una smilitudine a mio parere fuori contesto, e soprattutto fuori misura

    anche senza vedere, immaginò la carne gonfia e il bianco del dente sparire in un paciugo di sangue, saliva e dolore…

    -nella scena, è ovvio che non può vederlo. Io cancellerei “anche senza vedere”

    le pieghe nere delle Realtà

    -della o delle?

    il manrovescio la buttò per terra

    -perché non “un manrovescio”?

    i due svanirono dietro un velo di acqua nera

    -quest’acqua nera forse confonde le idee riguardo quello che sta realmente avvenendo.

    Fine prima parte, domani mando la seconda

  25. 245 Emanuele

    Ciao.

    Intanto due considerazioni lampo, per dare un’idea a chi non voglia leggere il commento, visto che già so che mi dilungherò.

    1- Il romanzo l’ho letto in una sera, che è cosa positiva.
    2- Spenderei i soldi di un paperback. O 4.99€ per l’ebook. Ma devo dire che per pochi libri spenderei più di quello attualmente (e tipicamente più per libri cult che per libri belli)

    In generale l’atmosfea mi è piaciuta molto, non vedo tra gli autori che citi come riferimento Miyazaki, che io avrei messo come riferimento principale. Citerei anche il Guillermo del Toro dei film Franchisti (La spina del Diavolo e Il labirinto del Fauno).

    Non è un caso che mi siano venuti in mente autori di media “visivi” e non letterari: il romanzo è decisamente visuale. Sembra quasi una sceneggiatura, e ne verrebbe un ottimo Anime.

    E qui inizia il problema. Un’ottima storia per un Anime, non necessariamente è un’ottima storia per un libro. Questa non è un’ottima storia per un libro.

    A livello di micro-organizzazione della trama, i singoli capitoli sono perfettamente organizzati, coerenti, le scene descritte, con pochissime eccezioni correggibili in fase di editing, sono facilmente trasmesse al lettore. Anche ad un livello “meso”, le tre parti in cui è diviso, sono buone. Vi è un crescendo di tensione, vi è il climax di ogni sezione (il cinema, il nido delle fate, il dialogo finale con la coscienza dopo il combattimento con i Dentisti), e lo scioglimento. Ma è a livello macro-organizzativo che fa acqua.

    Sembra un insieme di esercizi di stile, di prove. Un insieme di tre racconti e non un romanzo. La trama verticale non evolve tra una storia e l’altra. Si esce dal libro insoddisfatti. Non perché si vuole avere una spiegazione a ogni domanda, ma perché non si è capito quale sia la domanda, quale sia il motivo per cui quei tre racconti stanno nello stesso libro.

    Più schiettamente, l’impressione che ho avuto, è che siano racconti che avevi più o meno pronti e hai provato a unire in un romanzo, in una storia che avevi più o meno in mente mentre scrivevi i racconti.

    Nell’introduzione al libro scrivi:

    Mi sono resa conto che mischiare in un unico romanzo le avventure di Laura adolescente e Laura adulta avrebbe complicato oltremodo la storia senza portare alcun particolare beneficio.

    Ecco, forse non è così, o forse non li hai separati abbastanza. Nel libro “Laura grande” c’è, e ha uno scopo fondamentale: serve a spiegare e a ricordare al lettore che il racconto sia una favola (in modo spesso intelligente come l’apparizione della vedova di Mario nella storia e nella realtà). Lascia però i gargoyle a ricordare che qualcosa di strano ci sia. Ma la trama scorre allora in modo accidentato nel nostro cervello: se qualcosa di strano c’è, perché questa Laura mi sta raccontando una storia inventata invece della storia reale? O è inventata anche quella? Tutto il libro perde d’Urgenza.

    Come dicevo, sarebbe un ottimo Anime in 13 puntate, una storia a puntata, alla fine e all’inizio una breve scena nel presente. All’inizio racconti fantastici con pochi particolari reali svelati, poi sempre più dettagli, verso il cambiamento completo di punto di vista e il reale fantastico come protagonista. A patto che poi l’affresco generale mi dia un motivo per cui mi son dovuto vedere le storie, qualche particolare della trama che viene spiegato solo dall’affresco complessivo, invisibile dall’osservazione dei particolari. Lo vedrei, dimmi se vendi i diritti a qualche Nippo :)

  26. 244 Gamberetta

    @Ari.

    Ho scritto un papiro ma, nonostante mi sia dilungata di più sulle cose che ho apprezzato meno o che non ho capito, non penso di aver sprecato il mio tempo a leggere Laura, quindi ti ringrazio.

    Ti ringrazio io per aver letto e commentato.

    Partendo dal fondo:
    – Sì, “burina” è dialettale. Lo cambierò.
    – Si può usare sia “spiare i”, sia “spiare sui”. Nell’occasione però hai ragione, probabilmente “spiare i” suona meglio.
    – Laura usa indifferentemente mani o zampe per le creature non umane. Magari le farò adottare una terminologia più consistente. E toglierò le parole più “difficili”.
    – La scena con la Mercedes: Laura sale davanti, basta che ti immagini la Mercedes che gira nella direzione opposta a quella che ti sei immaginata. Ma ovviamente se non si è capito alla prima lettura ho sbagliato a descrivere la situazione. Correggerò.

    Poi, come detto in altri commenti, c’è bisogno di una revisione generale. Non credo sia scritto male, ma non è scritto al meglio. Il punto di vista era difficile da gestire e non sempre la narrazione scorre come vorrei.

  27. 243 Ari

    Ho finito oggi pomeriggio di leggere Laura e mi farebbe piacere dare un’opinione e chiedere alcuni chiarimenti. :) Non sono né una editor, né una esperta di fantasy, quindi le mie sono considerazioni da semplice lettrice. Premetto che ho letto i commenti solo qua e là, quindi chiedo scusa se qualcosa è già stata detta.
    Cosa mi è piaciuto:
    Innanzitutto è scorrevole e divertente (alcune battute fanno morire). È fantasioso e, se dovessi descriverlo con un solo aggettivo, è colorato. Mi è piaciuta la storia delle fate, il Bardo (peccato compaia solo nell’appendice, però in effetti ci mancava solo lui ad aggiungere carne sul fuoco ^_^), la scena del fiume in piena delle Laura e i libri che conversano tra loro (che carini!). Tanto per fare qualche esempio, eh.
    Non ho trovato Laura antipatica, anche se è un po’ sciocca, anzi mi ha fatto tenerezza e pena –in senso buono– nel finale. L’ho letto in poco tempo e tutto al computer, anche se era stancante per gli occhi, perché volevo sapere come andava a finire, ed è sicuramente positivo (non tanto per me ^_^’).
    Cosa non mi è piaciuto:
    Come hanno detto altri prima di me, mi è sembrato troppo concitato: uno non fa in tempo a “digerire” certe scoperte, che Laura si trova già in un altro pasticcio. Ma come dici tu, nel commento 183:

    Quello che interessava a me era offrire al lettore un tour de force di bizzarrie, con ritmo allucinato e senza che ci fosse la possibilità di razionalizzare.

    Quindi se era questo il tuo intento ci sei riuscita, forse allora è il genere che non fa per me. Preferisco che vengano diluite le cose, per apprezzarle meglio. Le tre parti (“Nekomata”, “Fate” e “Dentisti” per intenderci) mi sono sembrate troppo “divise”, come tre blocchi a parte, e così diverse che non riuscivo a metterle tutte in un quadro… ma appunto, era quello che volevi, no? ^_^’
    Come tu stessa dici nel commento 149,

    Per quanto riguarda le similitudini hai ragione. Mi sono trovata in difficoltà a descrivere il mondo con il punto di vista (molto limitato) di Laura, e così ho probabilmente esagerato con le figure retoriche – ma sono contenta che nonostante ciò la lettura rimanga scorrevole

    penso che ce ne siano troppe, più che altro perché a volte davano fastidio… anche se certe erano ben riuscite.
    Alcune cose divertenti (come i furetti flambé ^_^) credo facciano ridere di più chi frequenta il tuo blog… ma al contempo viene in mente subito Gamberetta e ti si vede fare l’occhiolino ai lettori abituali di Gamberi Fantasy… però in fondo ci rimettiamo solo noi, quindi non è un vero problema. ^_^
    E per finire: ma questa ragazza si sfracella ogni tre pagine, poveretta! XD

    Cosa non ho capito:
    Laura non è poi così ignorante e povera di linguaggio, perché usa parole come

    carapace, frame, tubo catodico,
    Una volta le era parso perfino di riconoscere i resti di un motore a reazione.

    Non dico che siano strane in sé, ma parliamo della stessa Laura che concepisce i “triangoli quadrilateri”! Com’è possibile?

    “Corri!” gridò la coscienza.
    Laura si lanciò oltre le porte a vetri. Una rosa di pallini disintegrò il battente di destra. La Mercedes intanto aveva quasi compiuto il giro e accelerava verso di lei. Un frastuono di passi. Laura lanciò un’occhiata alle spalle: i dentisti sciamavano nella hall, stavano arrivando! La Mercedes le sfilò accanto, poi inchiodò di colpo, mettendosi fra lei e l’hotel.

    Non ho ben capito la dinamica della scena: Laura esce dall’albergo, attraversa la strada e la macchina si mette tra lei e il portone? Quindi lei sale dal “lato autista” e si siede dietro? Non è più pratico salire dal lato passeggero, invece di girare intorno all’auto? Scusa, c’è qualcosa che mi sfugge. ^_^’

    Ti arresto per l’omicidio di Alluin.

    Alluin in teoria è un’elfa, quindi non sarebbe meglio parlare di “elficidio” o “assassinio”? ^_^

    — Se non compri anche un controllore adeguato… — così dicendo il primo gnomo aveva afferrato con entrambe le zampe un’escrescenza carnosa che spuntava dalla nuca della fata.

    Però sia prima che dopo si dice che gli gnomi hanno proprio delle mani:

    — Questo è interessante. — Il secondo gnomo aveva tra le piccole mani uno schermo LCD per metà guasto.

    Come sapete, la Rete rappresenta una grandissima opportunità per spiare sui nostri nemici ma offre anche a ogni qual genere di squilibrato la possibilità di diffondere idee malsane.

    Non dovrebbe essere “spiare i nostri nemici”?

    Scrosciarono gli applausi, e Laura, per non sembrare una burina, imitò gli altri.

    “Burina” non è un termine troppo dialettale? In fondo, come tu stessa dici nel commento 84, la Città è una generica città, non Milano, Torino o Roma. Eppure “burino” richiama proprio il dialetto romanesco, a mio avviso, e fa strano. Un più blando “maleducata” non sarebbe meglio?

    Ho scritto un papiro ma, nonostante mi sia dilungata di più sulle cose che ho apprezzato meno o che non ho capito, non penso di aver sprecato il mio tempo a leggere Laura, quindi ti ringrazio.

  28. 242 Gamberetta

    @Nessuno. Hai ragione. Infatti in una prima revisione c’era uno scambio di battute nel quale il gatto e Laura si accusavano a vicenda di aver rotto la spada – il gatto non ha fatto apposta, è tutta colpa di Laura! Poi ho tolto quel pezzo e mi sono dimenticata di correggere l’incongruenza. Nella prossima revisione sarà sistemata.

  29. 241 Nessuno

    Gamberetta scusa stavo pensando alla trama e c’e’ unancosanche
    non mi torna con la prima parte. Laura ottiene il potere della spada ma il comandante supremo dei nekomata gliela distrugge tuttavia lo fa intenzionalmente e non ha molto senso visto tutti gli sforzi che avevano fatto i nekomata per ottenerla.Non avrebbe avuto piu’ senso disarmare Laura visto che sarebbe stato facile per uno spadaccino versato.Potrei aver fatto un po di errori ma sto scrivendo con l’iPhone che per mandare i messaggi e’ uno strumento atroce

  30. 240 Nessuno

    Salve Gamberetta ho appena finito di leggere l’appendice dedicata alla gara di Haiku ed ora sono pronto per la recensione. Ti dirò innanzitutto cosa mi ha stupito maggiormente:la delineazione dei personaggi e l’assenza di quell’eccessivo buonismo presente non soltanto nei fantasy ma anche in molti libri d’avventura. I personaggi hanno un carattere multiforme e non sono mai piatti,persino quelli secondari come lo gnomo,l’orco o l’uomo pesce. Ognuno pensa a sé stesso e la protagonista non trova conforto né nelle persone che incontra né nella sua coscienza che l’aveva aiutata solo per fini personali e nemmeno in quello che riteneva l’amore della sua vita. In un certo senso mi ricorda quei racconti horror dove ciascuno pensa solo a sé stesso per trarsi fuori da una situazione pericolosa. Spenderei anche più di quindici euro per averlo tuttavia fossi in te arricchirei un po’ l’ultima parte del romanzo perché gli eventi si susseguono in maniera talmente rapida che diventano difficile da seguire. Un solo commento:bello e innovativo sotto certi punti di vista.

  31. 239 Mauro

    “Obbiettivo” appare anche nella quinta edizione del Vocabolario della Crusca.

  32. 238 Gamberetta

    @Nessuno. Ob(b)iettivo si può scrivere sia con una “b” sia con due. Vedi per esempio, qui.
    Detto questo ti ringrazio per la lettura e sono felice che Laura ti piaccia. Però lo stile va ancora limato, sono la prima ad ammettere che sia necessaria un’altra revisione.

  33. 237 Nessuno

    Salve Gamberetta ho quasi finito di leggere il romanzo e devo dire che l’ho trovato molto entusiasmante. Lo stile è ottimo,rapido e concitato e si adatta bene alle situazioni e all’evolversi incalzante della trama del romanzo. Appena finito ti farò una recensione più approfondita e commento ora solo per dirti dell’errore a pagina 101. Hai scritto obbiettivo anzichè obiettivo ma non è una critica,te l’ho segnalato solo per darti una mano con l’editing.

  34. 236 Dorian Gray

    Finalmente ho letto il libro e devo ammettere che complessivamente mi è piaciuto ^_^
    Scorre bene, solo peccato per le descrizioni un po’ sterili e assenti. Poi anche se certe trovate sono buone (le fate che sanguinano miele, la “coscienza”) altre lo sono di meno (i nekomata, i dentisti), ma nel complesso non ho trovato niente di veramente originale, con qualche Bizzarria (con la B maiuscola) in più forse sarebbe stato anche più emozionante calarsi nelle vicende di Laura. Non che non sia fitta o intricata o piena di avvenimenti, solo che forse avresti dovuto spendere qualche parola in più per le bizzarrie, anche per la descrizione dei luoghi.

    Spenderei soldi per comprarlo? Sì, ma non più di dieci euro.

  35. 235 Fabio Cicolani

    Leggo con rammarico che la discussione incendiata dalla mia recensione riscalda ancora questo articolo, per cui farò quello che avrei dovuto fare già tempo fa. Mi scuso. Mi scuso con Gamberetta in primis, per essere stato volutamente cattivo, e dico volutamente, ammettendo ulteriormente il mio torto, perchè ho basato la recensione su considerazioni soggettive che indagavano nella sfera personale di una ragazza che purtroppo non conosco. Mi è dispiaciuto sferrare un attacco così ignobile, soprattutto perchè non sono una persona cattiva. Lo giuro.

    E mi scuso anche con li utenti di questo forum per le risposte irritate e a volte saccenti che ho dato. Posso solo dire che quando si è convinti di avere ragione, si vive in una dimensione parallela dove tutti gli attacchi sono inutili e ingiustificati. Per fortuna c’è anche il treno di ritorno da questo “strano posto”.

    Ribadisco però che la recensione non era stata dettata dal risentimento per l’aiuto che mi era stato negato. Il risentimento, e c’era, era per i modi sgarbati che mi erano stati rivolti. Capisco che forse la mia richiesta poteva essere piovuta in mezzo a tante altre, che odorava di sfruttamento.
    Come al solito, Gamberetta aveva le sue ragioni.

    Ho scritto la recensione da “animale ferito”, perchè questo sono quando una persona che stimo e ammiro sinceramente mi sbatte la porta in faccia.

    Di Nuovo, mi scuso. Ammiro ora più che mai l’autrice di questo forum, e per questo l’ho ringraziata nelle note del mio libro.
    Entrambi – e altri di questo forum – abbiamo l’obiettivo di migliorare la qualità del fantasy italiano, è un’impresa ardua, ma non dovremmo mai demordere.
    E soprattutto sostenerci.

  36. 234 Angra

    @Geki:

    in riferimento alla questione di Fabio, è stato lui a venire qui a segnalare la sua “recensione” e a chiedere pareri. Io sono una persona disponibile, e se qualcuno mi chiede un parere, tempo permettendo, glielo do ^__^

    Gli attacchi a Gamberetta su questo blog in buona parte dei casi non sono diretti a lei e basta, ma usano il plurale (siete patetici, ridicoli, ecc). Se mi dici che rispondere è una perdita di tempo sono d’accordo con te, ma a parte questo non ci trovo niente di strano.

    Chiudo qui, perché siamo parecchio OT.

  37. 233 Geki

    Gamberetta, leggerò il libro, anche se ne temo le contaminazioni fumettistiche ventilate in molti tuoi commenti.

    Una sola nota sul blog e su questo argomento in particolare: a volte sembra che tu sia un capo gang. Alcune difese da parte di alcuni personaggi sembrano motivate da una inconscia fenomenologia del branco. A parte la controversia con quel Fabio, che sembra alludere a un discorso più ampio, spesso quelli che appaiono come tuoi guardiaspalle o sgherri cercano letteralmente di mettere a tacere le voci critiche.

    Infine: credi veramente che esista lo stile “giusto”? Lo deduco da una tua frase “Questo romanzo, oggettivamente, non è scritto male”. Sai che alcuni dei suggerimenti che dai, in particolare quelli sullo stile ultra-stringato e sulla secchezza narrativa, sono messi in atto dai peggiori tra i ragazzini delle superiori, cui al contrario io e altri tentiamo di comunicare la ricchezza della lingua e della letteratura? Per carità, considero il fantasy un mio hobby (per quanto alacremente perseguito) e non un dovere civico, ma credo che un ritorno alle fonti della letteratura a volte sia più fruttuoso e stimolante di molti manuali (peraltro di per sé una spesso ottima opera).

    Tutto ciò detto col mio stile, se vogliamo ridondante, non stringato e quant’altro si voglia sostenere, ma non per questo “sbagliato” o “a-letterario”. Ti auguro di confrontarti fruttuosamente con il mondo editoriale, con o senza successo, e magari anche con quello delle Scienze Umanistiche accademiche, non solo italiche.

    Felix qui potuit bonum fontem visere lucidum.

  38. 232 Giovanni

    Non sono un esperto ma…mi è piaciuta molto la prima parte. Nella seconda, in alcune scene, forse perchè la descrizione è troppo sintetica e le situazioni concitate non si riesce bene a visualizzare cosa succede e la lettura diventa un pò faticosa. Strano perchè è uno dei difetti che critichi più di frequente nelle tue recensioni.

  39. 231 Ste

    @ claps
    Perchè brutto? Scusa ma l’unico giudizio che secondo me non necesista spiegazioni è “a me non è piaciuto”; ma un secco è brutto senza spiegazioni sa più di ripicca.

    @gamberetta
    Al momento sono solo a pagina 54. E c’è una cosa che non mi torna, una frase detta da Laura che non mi sembra che possa dire:
    “quando un gatto con la spada incontra un ragazza con la pistola…” (scusa ma sto citando a memoria) frase carina anche se non originale (“quando un uomo col fucile incotnra un uomo con al pistola…” o, quella che preferisco da “the untachable” “uno dei suoi tira fuori il coltello, uno dei tuoi la pistola, uno dei tuoi all’ospedale, uno dei loro all’orbitorio”) ma derivata da film che una ragazzina la cui base delel consocenze è Sailor Moon difficilmente tirerebbe fuori, ma però nel contesto della scena ci sta bene.
    Ti confesso anche che ad un certo punto ho pensato “critica i pianti di Nihal, ma questa arrossisce una pagina si e l’altra pure” lo so è un esagerazioen e ho visto è valido solo per le prime pagine però mi sembra un po’ un contrasto una ragazza apparentemente così fragile ed emotiva che poi si comporta con coraggio nel cinema, ma forse mi è solo sfuggito il passaggio intermedio (ripeto sono solo a pagina 54… e credo che il emglio debba ancora venire)
    Comunque è carino e con un buon sense of humor messo nei punti giusti.
    Quando avrò finito ti dirò di più!
    Pe ril momento… buona giornata

  40. 230 claps

    brutto, come l’illustrazione di (?)copertina.

  41. 229 Capitan Gamberetta « EUQNULAUQ

    [...] Le Avventure della Giovane Laura. Se siete curiosi di sapere di cosa parla il libro, andate qui. Personalmente non è proprio il genere che preferisco, ma penso che potrei anche scrivere una [...]

  42. 228 Artemis

    Salve.
    Io, come ho ribadito in diversi altri commenti che ho postato, non sono amante del fantasy, ma ho ugualmente scaricato l’opera di Gamberetta.
    Per il fatto stesso che non sono appassionata del genere, tutto quello che scriverò in questa mia piccola recensione riguarderà perlopiù lo stile e l’originalità, la costruzione dei personaggi, insomma tutto tranne ciò che riguarda strettamente il genere.
    Ho voluto vedere se, dopo tutte queste recensioni negative a diversi autori considerati genii, Gamberetta si sarebbe mostrata all’altezza di ciò che ha criticato. Perché ci vuole davvero coraggio ad esporsi in questo modo, dopo essere stata criticata, insultata per aver espresso un parere su opere (a pagamento), senza peli sulla lingua, a offrire così un braccio ai piranha. Immagino che io avrei preso i commenti negativi con le pinze: non si sa mai che dietro all’anonimato non ci sia qualche fangirl delusa dalla recensione su Twilight. Neanche un capolavoro immortale avrebbe preservato Gamberetta dalle critiche.
    Quanto a me, per farmi un’idea, è bastato leggere questo:

    L’intera classe scoppiò a ridere. Laura si portò le mani a coprirsi il viso. La vergogna era diventata una sostanza concreta, palpabile, una salsa al gusto di peperoncino. Era immersa nella salsa dalla testa ai piedi.

    Solo questo, per capire che tutti i consigli dispensati da Gamberetta agli autori brutalmente e giustamente criticati, erano in prima persona applicati.
    Questo minuscolo pezzettino del primo capitolo. Io non mi ritrovo in Laura, ma non è assolutamente importante. In quel momento, sebbene provassi antipatia per la protagonista e godessi nel vederla soffrire, i miei sensi riflettevano quel che leggevo. La mia pelle bruciava come se provassi vergogna, come se fossi, realmente, immersa nella salsa al peperoncino. L’ho sentita addosso, l’ho sentita pizzicarmi e bruciarmi, e poi entrarmi negli occhi facendomeli chiudere, ed in bocca, a soffocarmi come lava liquida.
    Che volevo di più?
    Che volevo di più da un romanzo, se non il provare quello che provano i protagonisti? Meglio del cinema, meglio dei generatori di realtà virtuale, come dice Zio King, la scrittura è una forma di telepatia. E Gamberetta mi ha trasmesso il suo messaggio in modo così puntuale e definito da lasciarmi quasi in lacrime.
    Badate, far provare un sentimento empatico come la vergogna, ad un lettore che per la protagonista prova disgusto e non è dispiaciuto dai suoi dolori, è una bella impresa, perché è facile far breccia nel cuore di qualcuno, se questi è debole.
    Quando ami una persona, ed a questa accade una disgrazia, provi dolore anche per lei. Ma come puoi sentirti male fisicamente perché quella deficiente della tua compagna di classe ha preso tre? Chi può farmelo provare, tutto il batticuore, l’ansia, la vergogna… chi?
    Solo un bravo scrittore, non certo Pinco Pallo qualsiasi.

    Inoltre, chi avrebbe il coraggio di adottare come protagonista una persona così detestabile, così priva di talento, così crudelmente e grottescamente vera da essere negata anche da chi è veramente come lei? Laura è l’antitesi di Gamberetta, è la sua immagine allo specchio con tutti gli elementi cambiati da destra a sinistra.
    Ciò è meraviglioso.
    Ho letto in una critica che l’autore dovrebbe mettere di sé nell’opera, altrimenti è come mentire al lettore.
    Ciò è folle.
    Mai letto Wilde? Wilde afferma che oramai ogni scrittore è convinto di star scrivendo la propria autobiografia e mette troppo di sé in ciò che scrive, quando dovrebbe invece scrivere di sentimenti che non prova, per guardarli con freddezza, come parere super partes, per arrivare all’ Idea più pura, originale. Io ci credo. Sono anni che scrivo poesie d’amore per una persona che non esiste, sono anni che scrivo di relazioni ma non m’innamoro in prima persona Forse quando smetterò di scrivere d’amore, l’amore entrerà in me.
    Il vero scrittore scrive delle emozioni che non ha il coraggio di vivere [Wilde]
    Ho voluto solo esprimere un giudizio personale da “collega” a “collega”, dato che anche io sto scrivendo un romanzo (e non è un rosa, anche se l’idea che io stia scrivendo d’amore può farlo pensare) e Gamberetta mi aiuta molto con le critiche che rivolge agli altri autori. Sento di doverle qualcosa.
    A presto.

  43. 227 Gamberetta

    @Marzolino. Sono molto contenta che il romanzo ti sia piaciuto.

    conosci Flex Mentallo e Seaguy?

    Purtroppo no. Sono piuttosto ignorante in fatto di fumetti occidentali.

  44. 226 Marzolino

    Ho letto il romanzo e l’ho apprezzato molto.
    Lo avrei sicuramente acquistato se fosse uscito in libreria…il problema probabilmente è che probabilmente lo avrei acquistato solo a posteriori!
    Se lo avessi semplicemente visto in libreria non credo che la trama o la lettura di poche pagine sarebbero state sufficienti ad indurmi ad acquistarlo, se non conoscessi questo blog, se è questo che interessa all’autrice quando ci chiede se lo acquisteremmo.

    Beh, problema risolto dato che conosco il blog…almeno per me! Se le avventure della Laura adulta di cui ho letto tra questi commenti dovessero uscire solo in libreria lo prenderei senz’altro.

    Il romanzo è divertente, ben scritto e scorrevole. La prima parte fa ridere e incurioscisce, invogliando a proseguire nella lettura anche nella parte onirica, più pesante, ma altrettanto stimolante. Il senso di angoscia e claustrofobica rassegnazione che la pervade è sapientemente accostato a elementi bizzarri e originali, ricchi del sense of wonder che cercano gli amanti del genere. Una sorta di Alice di Carroll postmoderna, che mi ha ricordato anche lo scrittore di fumetti Grant Morrison (@ Gamberetta: conosci Flex Mentallo e Seaguy?), oltre che il suo collega, già citato, Gaiman.

    Il presunto bisogno di “umanità”, di razionalità o di buoni sentimenti che denunciano alcuni commentatori ai fini della godibilità dell’opera sia tale per loro, io ne ho già lette (e spesso apprezzate) tante di opere ricche di questi elementi, fa piacere leggere qualcosa di diverso.

    In bocca al lupo!

  45. 225 eLLe

    Finalmente ho letto anche io le avventure della giovane Laura, certo non sono una commentatrice assidua e quindi il mio parere conta poco… comunque dirò quello che ho da dire.
    Premetto che il genere un po’ “visionario” (non conosco la giusta terminologia fantasy), non mi attira molto tranne qualche raro caso come Alice nel paese delle meraviglie di cui ho letto anche il libro.
    Alloraaa XD La protagonista è stupida, tanto stupida e anche drogata-alcolizzata. Ho capito che l’intento era parodico quindi non ho niente da dire a riguardo. Si può scrivere un romanzo usando la tecnica dell’antitesi tanto cara a Parini (dire una cosa ma pensarne un’altra) e sono sicura che tu volevi appunto far notare quanto stupide siano certe ragazzine che leggono fantasy e che si credono ginius della letteratura.
    La seconda parte è un po’ troppo veloce. Nel senso che non riesco a capire per bene certi passaggi e nemmeno a capire cosa frulla in testa alla protagonista. Insomma, questa Laura non riflette per niente. Va bene essere stupidi ma anche le persone stupide riflettono. Pensano cretinate ma lo fanno. Non amo la scrittura troppo veloce. Bisogna ponderare bene scene veloci con scene lente. In questo caso le scene d’azionee i dialoghi sono le scene veloci, con più punti e meno virgole. Le scene contemplative o riflessive, sono quelle ricche di descrizioni, pensieri ecc.
    Il problema è che non vedo riflessioni nè da parte di Laura nè da parte del narratore. Voglio ammettere che Laura sia stupida però questa sua stupidità non viene abbastanza derisa dal narratore. Non so spiegarmi bene forse XD

    comunque l’idea di base mi piace, solo bisogna rallentare un po’ il ritmo, secondo me. Il colpo di scena avviene quando in una situazione di calma apparente subentra il pericolo improvviso. Se non c’è la situazione di calma iniziale non riesci a fare il classico “salto dalla sedia”.

    ciao^^

  46. 224 Elys

    Oh no. Avete dato la pappa ai troisiani per vendicarsi :°.

  47. 223 AryaSnow

    Ho letto 1/4 del libro circa…
    Sono d’accordo sul fatto che in diversi punti la stupidità di Laura sia eccessiva.
    - Troppo poco credibile, e non diverte nemmeno (esempio: il suo tentativo di scrivere la storia sulla principessa).
    - Incoerente con altri ragionamenti abbastanza acuti (esempio: quello che fa per capire al volo dov’è l’antidoto).

    In generale non mi sembra così male, una lettura scorrevole e piacevole. Ma da qui a spenderci 15 euro… =P
    Forse però andrò avanti.

    Mettersi a fare deduzioni sulla psicologia di Gamberetta a partire da questo libro mi sembra un’assurdità. Inoltre non me ne frega proprio nulla se l’autrice è buona o cattiva, triste o felice. Mah, poi ognuno è libero di scrivere ciò che gli pare…

  48. 222 Tapiroulant

    @Cafeine: Sono d’accordo con quello che dici in linea generale. Ma se persone come Gamberetta fanno di questo problema un crociata, è per un’ottima ragione: che come quest’ultima sottolineava, ogni nuovo libro che viene pubblicato (e specialmente se da una grande casa editrice) occupa spazio – molto spazio (in termini di spazio fisico nelle librerie, e in termini di destinazione di spese da parte delle case editrici). Spazio che avrebbe potuto essere utilizzato per promuovere libri migliori. E quando un libro non è che l’inutile ripetizione di tanti libri uguali già scritti dieci e venti e trent’anni prima, di sicuro lo spazio che occupa è uno spreco immane, e un danno per tutti quei libri originali e meglio scritti che ‘non ce l’hanno fatta’. Ne parlava proprio Gamberetta in uno dei suoi vecchi post – purtroppo non ricordo quale, ma era molto interessante.
    Per quanto riguarda le mie scelte personali, non c’è problema: sono sempre riuscito ad evitare di leggere i libri della Troisi e di Brooks (ci ho dato una rapida occhiata, e tanto m’è bastato), e se ho letto tutti e sette gli Harry Potter, è solo perché avevo cominciato a seguire la saga a 12 anni e mi sentivo in dovere di chiuderla. Insomma quando scelgo che libri comprare e leggere vado abbastanza a colpo sicuro x°D

  49. 221 Gamberetta

    @Volpina. La rottura della katana con la nodachi è inverosimile, lo so, ho sacrificato un po’ di verosimiglianza per l’effetto scenico (come anche le scintille).

    In altre parole, il fatto che una ragazzina, tra l’altro stupida, che prima di allora non aveva mai preso in mano una katana riesca in quattro e quattr’otto a menare fendenti furibondi, che sbudellabano, staccavano teste e trafiggevano cuori, mi sembra un pochino eccessivo.

    Tieni conto che quando ci sono gli Spiriti parliamo di un’arma magica infinitamente affilata, in grado di tagliare la Realtà stessa. Se Laura solo appoggia la spada contro qualunque cosa che non sia un’altra spada magica, lo taglia.

    La pistola: lì è realistico. Infatti:
    a) Ryuneko è un mostro enorme.
    b) Laura spara a bruciapelo.
    c) Laura è seduta, non in piedi.
    d) Il rinculo è tenuto in considerazione: fa alzare la mira a Laura dopo ogni colpo (i proiettili colpiscono dall’inguine al collo). Ma contando la grandezza del mostro, la vicinanza e il fatto che Laura non è in piedi, non è improbabile che tutti i colpi vadano a segno.

    Comunque sono molto felice che nel complesso ti sia piaciuto. ^_^

  50. 220 Volpina

    Allora, ho appena finito di leggere e, anche se mi è piaciuto molto, la parte più legata all’azione mi ha lasciata leggermente interdetta.
    La cosa che mi ha colpita di più è stata questa frase:

    Sciocca, stupida, ragazzina dilettante! Dovresti sapere, miao! Che mai si deve parare con il filo della lama, miao!

    La katana è un’arma molto affilata e sottile, e questo ne fa un’arma estremamente fragile. Solo che la sua conformazione è fatta in modo da avere un punto di equilibrio in cui è estremamente resistente. Quel punto di equilibrio è ovviamente il filo, e l’unico modo per parare con una katana senza romperla è appunto parare con il filo. (Non so poi se questo valga anche per altri stili di combattimento, ma mi sembra logico pensare che tre centimetri di acciaio siano più resistenti di mezzo.) Per questo motivo la katana è un’arma incredibilmente difficile da usare, al punto da rischiare di spezzarsi in mano ad un dilettante.
    Non quanto conoscia Mishima, ma la sua morte è un buon esempio di questo: si uccise nel 1970 con il seppuku. Il seppuku è un rituale complicato che richiede, oltre allo sventrarsi la pancia, anche la decapitazione. Ma l’uomo che doveva decapitare Mishima, con una katana, appunto, pure essendo addestrato ad usarla, non era ai livelli di un samurai e non ci riuscì al primo colpo (condannandolo tra l’altro a un orribile agonia, mentre con più e più colpi tentata disperatamente di staccargli la dannata testa). In altre parole, il fatto che una ragazzina, tra l’altro stupida, che prima di allora non aveva mai preso in mano una katana riesca in quattro e quattr’otto a menare fendenti furibondi, che sbudellabano, staccavano teste e trafiggevano cuori, mi sembra un pochino eccessivo.
    Questo vale anche per la pistola. Qualche tempo fa un mio amico, parlando dei tempi del militare, mi raccontava quanto fosse difficile sparare. Diceva che, anche se erano fisicamente prestanti, e anche se erano stati avvertiti, quasi tutti quando hanno sparato la prima volta hanno subito perso il controllo dell’arma per via del rinculo. Non che le cose migliorino molto col tempo, lui alla fine dell’addestramento, con una beretta non riusciva a mettere a segno più della metà dei colpi. Invece Laura, che sicuramente non è forte come un militare, che visto che è stupida sicuramente non sa del rinculo, riesce comunque a centrare Lord Ryuneko con tutto il caricatore. E non è l’unica occasione, Laura non manca mai nessuno quando spara, in tutto il libro. Al contrario, quando sono gli altri a sparare a lei, la mancano quasi sempre.
    Questi errori non possono essere giustificati dal fatto che la narrazione vuole assomigliare ad un manga, in quanto i giapponesi il kendo lo conoscono ed è raro che in un manga ci siano strafalcioni su come si usa una katana, lo stile manga giustifica tuttalpiù lo spostamento d’aria che taglia a metà le poltroncine.
    E risolvere la situazione con un “sta narrando Laura e Laura è scema” è accettabile solo per elementi minori, come il già citato spostamento d’aria, e non per cose che influenzano fortemente la trama. Altrimenti questa diventa una scusa buona per giustificare qualsiasi tipo di errore o superficialità, in una maniera non molto diversa dal “ma in fondo è fantasy!!!”.

  51. 219 cafeine

    @tapisroulant:

    Io ho letto veramente di tutto, ed ho una discreta cultura anche riguardo il fantasy. Nonostante ciò, ho tutta la saga della Troisi ed ho apprezzato molto Harry Potter, pur non avendo mai avuto i poster di Sennar ed Harry in camera.
    In fondo noi stiamo parlando di personalissimi e insindacabili gusti.
    Ed i gusti sono incoerenti.
    Vai a sapere cosa ho trovato negli imperfettissimi libri del Mondo Emerso: probabilmente la stessa passione che mettevo io, ragazzina, nei miei tentativi di romanzo. A volte sono rimasta stupita dalla somiglianza assurda tra i miei racconti da adolescente e i suoi libri Mondadori.
    La cosa che in questo blog nessuno riesce a capire o ad ammettere è che leggere un libro non significa fare una scelta di vita.
    D’accordo, a volte ti rode spendere 18 euro per una schifezza, ma basta documentarsi e ponderare bene gli acquisti, o comprare i Tascabili per ridurre il danno!
    Tra lo schifo assoluto del tipo Bryan di Boscoquieto all’eccellenza di Good Omens ci sono taaaaaaaaaaanti gradini, tantissime sfumature di bruttino, bruttarello, carino, caruccio, simpatico, piacevole, leggibile, eccetera.
    Per quanto mi riguarda, leggere un libro ben scritto, anche se non originalissimo, è comunque un passatempo piacevole.
    Se voglio avere le palpitazioni, leggo Nabokov.
    Se voglio poltrire sotto l’ombrellone o sul divano, prendo Licia o la Rowling.
    Se non voglio leggere, non leggo.
    Se sono stanca di Luce contro Oscurità, leggo la Rice che è tutta tenebra.
    Se sono stanca del fantasy in generale, leggo altro.
    Tutto sta nello scegliere il libro giusto al momento giusto. E neanche il libro sbagliato lascia ferite inguaribili: basta chiuderlo e mandarlo a quel paese.
    Evidentemente tu non hai abbastanza esperienza, perchè dopo aver letto schifezze e capolavori, impari a riconoscere a prima vista il libro che può piacerti, e ad evitare quelli che ti spingono al suicidio!

  52. 218 Tapiroulant

    @Fos: Sì, sono d’accordo, c’è bisogno anche di quelle storie. Ma il punto è: di quelle storie, ce ne sono già in abbondanza. Ce ne sono talmente tante che probabilmente uno potrebbe leggerne per tutta la vita e morire senza averle esaurite tutte. Quindi, che motivo c’è di scriverne ancora? Scriviamo di altro, invece – di quell’altro di cui, di roba in circolazione ce n’è davvero poca. Tanto più che nel fantasy, genere per definizione molto più statico e conservatore rispetto ad altri reami del fantastico, un romanzo scritto oggi non è molto diverso per temi, ambientazioni e idee rispetto ad uno scritto cinquant’anni fa, per cui non si può nemmeno dire che scrivere oggi un nuovo Earthsea darebbe al genere una prospettiva del tutto diversa.

  53. 217 Fos87

    Eppure Cafeine in un certo senso ha ragione: alla fin fine abbiamo bisogno ANCHE di storie classiche, con il buono, il cattivo e il lieto fino. Ci tranquillizzano e permettono di spegnere il cervello per qualche ora, di rilassarci con una lettura piacevole ma non impegnativa.
    Poi è ovvio che quelli che concorrono per entrare nella storia della letteratura sono altri.

  54. 216 Tapiroulant

    @Cafeine: Il tuo criterio di valutazione del valore letterario dei bestseller mi sembra sbagliato. Ora mi spiego meglio.
    Tu affermi:

    A parte questo, considera Star Wars, il Signore degli Anelli ed Harry Potter, delle saghe entrate ormai a far parte dell’immaginario collettivo: di cosa parlano?
    Di eroi un po’ sprovveduti e molto umani che si ritrovano ad essere paladini del Bene e della luce contro l’Oscurità.
    Considerato il successo immenso che hanno avuto nel tempo e nel mondo, non ti sembra che raccontino la storia che tutti vogliono ascoltare?

    E anche dai discorsi precedenti, mi lasci intuire che per te i romanzi fantasy più belli sono quelli che hanno avuto più successo.
    Ma in questo ragionamento c’è un presupposto erroneo. A decretare il mega-successo di un’opera è, per una questione semplicemente numerica, di massa, il pubblico dei non appassionati, dei non esperti. Nella maggioranza dei casi, chi legge Harry Potter e Licia Troisi, magari anche trovandoli bellissimi, nella sua vita non ha letto, di fantasy, nient’altro che Harry Potter e Licia Troisi. E quindi, in mancanza di altre pietre di paragone, questi libri gli sembreranno originalissimi, pieni di inventiva e di immaginazione. Se soltanto avesse avuto quattro o cinque anni di letture di fantasy alle spalle, probabilmente nel leggere Harry Potter o la Troisi si troverebbe a sbadigliare di noia. Coloro che sono meglio in grado di valutare la bellezza di un fantasy, è il caso di dirlo, non è la massa, ma potremmo chiamarli gli ‘esperti di settore’: coloro che hanno letto tanto fantasy e conoscono il panorama letterario, che insomma hanno esperienza alle spalle. Il mio non è un attacco di boria intellettuale o di elitismo. Basta pensare ad alcuni paralleli: come solo i fisici sono competenti di giudicare l’esito di un esperimento fisico, come solo i giuristi sono in grado di valutare correttamente il peso legale delle azioni dei cittadini nella comunità, etc., così solo chi ha letto molti fantasy può giudicare in maniera obiettiva se un tal libro fantasy è più degno di altri di esistere (il che non significa che chiunque non possa farsi un’opinione personale su ciò che legge, così come ognuno può studiare per conto suo fisica e trarne le conseguenze che preferisce).
    Io non ho letto moltissimi fantasy, ma comunque abbastanza per poter dire: le storie tradizionali, con l’eroe della luce, la lunga quest e il Signore del Male le aborro profondamente, le reputo uno spreco di inchiostro. E a chiunque voglia scrivere di fantasy, non posso che pregarlo di essere originale, creativo e insolito: che preferisco cento libri senza senso come quello di Gamberetta ad un solo altro capitolo della sensatissima saga di Shannara.

  55. 215 cafeine

    @Angra

    E’ raro, ma volte succede =)
    Per fortuna esistono scrittori come Neil Gaiman o Terry Pratchett!
    Io parlavo del fantasy tradizionale: lì ormai è difficile tirar fuori qualcosa di nuovo, dato che gli ingredienti alla fin fine sono sempre gli stessi. Però si può cercare di scrivere qualcosa di bello e ben fatto.

    Anch’io sono molto critica e poco amante degli stereotipi: infatti il mio scrittore preferito è Stefano Benni, che fantasy non è sicuramente, eppure infarcisce i suoi libri di una buona dose di assurdità, spiritelli, demoni, fantasmi, guerrieri, dei e stregoni…

    Ma come lui ce ne sono pochi.

    Chi vuol scrivere un fantasy originale a tutti i costi, nel 99 per cento dei casi farebbe meglio a non iniziare per niente.

  56. 214 crawling chaos

    Però non basta il “famolo strano” a rendere avvincente un romanzo.
    La quantità di bizzarria e “originalità” non è direttamente proporzionale all’interesse suscitato.
    Io per esempio sono di quelli che “Le Avventure della Giovane Laura” non è neanche riuscito a finirlo. Sì, il personaggio voleva essere la rappresentazione di una ragazzina imbecille, ma è talmente stupido da suscitare repulsione (e la conseguente mancanza di interesse per quello che le succede). Tra l’altro, nonostante non conosca neanche la grammatica base, se ne esce di tanto in tanto con battute brillanti (primo incontro con Carlo, scena del taxi) completamente fuori dallo spirito del personaggio.
    Sì, succedono tante cose (pure troppe), ma sono così gratuite e fini a se stesse da diventare un susseguirsi di scenette senza capo né coda. E senza divertimento. E non parlo -come è già stato detto- di un fantomatico messaggio da dover ricercare, ma di pura e semplice trama.

    Per il resto, Gamberetta, penso che tu scriva bene e abbia delle potenzialità. Ti auguro sinceramente un buon lavoro per i tuoi prossimi racconti e ti ringrazio per le tue recensioni, divertenti quanto utili =)

  57. 213 Angra

    @cafeine:

    Considerato il successo immenso che hanno avuto nel tempo e nel mondo, non ti sembra che raccontino la storia che tutti vogliono ascoltare?

    Sì. Però ora che l’ho ascoltata vorrei ascoltarne delle altre.

  58. 212 cafeine

    @Angra:
    è un dato di fatto. I migliori libri fantasy, ed anche i peggiori, alla fin fine parlano di questo. Quello che fa la differenza è COME ne parli: è questo a creare un abisso tra Tolkien e la Strazzulla, o tra Le Avventure Del Mondo Disco e le Avventure della Giovane Laura.
    Si può scrivere un bel romanzo anche sfruttando il vecchio copione Eroe Prescelto con Spada Magica contro Oscuro Signore.
    Ma creare un intero mondo e dar vita a personaggi veri, non a stereotipi telecomandati, bhè…è lì che sta la vera arte, la vera originalità.

    A parte questo, considera Star Wars, il Signore degli Anelli ed Harry Potter, delle saghe entrate ormai a far parte dell’immaginario collettivo: di cosa parlano?
    Di eroi un po’ sprovveduti e molto umani che si ritrovano ad essere paladini del Bene e della luce contro l’Oscurità.
    Considerato il successo immenso che hanno avuto nel tempo e nel mondo, non ti sembra che raccontino la storia che tutti vogliono ascoltare?

  59. 211 Angra

    @cafeine:

    continueremo ad avere signori oscuri e spade fatate, draghi e principesse, e non ne avremo mai abbastanza.

    Io ci andrei piano coi plurali…

  60. 210 cafeine

    Bhè, e adesso che si fa?

    Dopo una vita passata a sbranare letteratura altrui con insolita ferocia, ecco che si fa l’errore di esibire al pubblico il proprio romanzo.

    Che, rispondendo a una delle domande, se ci avessi speso 17 euro per (non) leggerlo, mi sarei sparata in un occhio.

    Sai scrivere molto bene. Il problema è che con il chiodo fisso di essere originale e di distinguerti da Licie e Strazzulle, commetti l’errore opposto: cadi nel demenziale più puro.

    Per prima cosa, infrangi una delle regole-cardine della letteratura: come si fa a provare un minimo di simpatia o perlomeno di vicinanza emotiva per un personaggio stupido, ignorante e incapace?

    In realtà tutti i difetti di questo romanzo sembrano gli effetti collaterali di troppi anime e manga: l’umorismo che non fa ridere, l’incapacità di creare uno sfondo più che un semplice contorno, i personaggi campati in aria eccetera.

    Per quanto riguarda i nekomata…mi vengono i brividi soltanto a leggere una parola del genere in un libro! Il giappone ai giapponesi!

    Anch’io scrivo, e leggo, ed ho capito una cosa: ci sono storie che sono state raccontate all’infinito, ma sono le storie che noi VOGLIAMO ascoltare. A undici anni, tutti noi aspettiamo una lettera che ci inviti alla scuola di magia, e tutti noi abbiamo sognato di essere gli eroi di un’altra dimensione, o i guerrieri prescelti, o i protagonisti di una storia d’amore immortale. E’ sempre stato così e sempre lo sarà: continueremo ad avere signori oscuri e spade fatate, draghi e principesse, e non ne avremo mai abbastanza.

    Guarda caso, c’è una versione di Cenerentola per ogni angolo del mondo.

    Scrivere un fantasy senza Signori delle Tenebre e guerriere piagnone non significa necessariamente scrivere un buon fantasy.

    E il grandissimo Terry Pratchett non ha mai letto manga.

    Dunque, metterei la Giovane Laura a far compagnia a Bryan di Boscoquieto. Potrebbe nascere un amore, chissà.

  61. 209 Vincent Law

    @ Non Ti Dico Il Mio Nome Gné Gné Gné
    Va bene che ormai prendere per il culo gente che scrive con la “k” è diventata una moda nel mondo di internet, rimane il fatto che il commento di Venzo è sensato. Ok, è sgrammaticato, ma ha scritto un suo parere in modo abbastanza coerente e costruttivo, perchè denigrare? Persone come te mi fanno venire l’appendicite

  62. 208 Non Ti Dico Il Mio Nome Gné Gné Gné

    Venzo, se vuoi ti presto la mia Grammatica.
    Vedrai, sarà una lettura tanto interessante e piacevole… + dll troisi!!!!!!!!!!!!111

  63. 207 Venzo

    ciao a tutti.. ho finito ieri di leggere le avventure della giovane laura e volevo lasciare un commento (spero costruttivo) sull’impressione che mi ha fatto

    delle 3 parti l’unika ke aveva un senso per me e’ la prima c’era una costruzione preimpostata bene e un filo logico che mi e’ piaciuto, c’e’ un po’ di tutto problemi che affliggono la protagonista, amore, uno scopo (difendere la spada) l’unika cosa ke nn mi e’ piaciuta e’ la scelta del nemico… i nekomata… (capisco ke sarebbe stato scontato scegliere elfi o orchi o nani… etc.)

    per il resto devo dire che mi ha annoiato, la seconda e terza parte e’ come un alice nel paese delle meraviglie che va avanti tanto per andare avanti allo sbando… ad esempio ci mette troppo per arrivare alle fate (strano poi l’uso delle fate come antagoniste… e strano che gnomi, elfi e gli altri abitanti del paese si comportano allo stesso modo (cioe’ mi spiego meglio: potrebbero essere benissimo tutti umani o tutti broccoli o qualsiasi altra cosa, nn ce distinzione.. come dire.. razziale)

    seconda e terza parte sono come un disegno in cui laura e’ ben definita e colorata (per come la si vuol intendere problematica e.. frivola????) mentre il resto e’ tutto scarabokki…
    ti confesso gamberetta che ho finito di leggere solo xk’ mi piace il modo in cui recensi i libri.. se no nn avrei nemmeno finito…

    questo sulle scelte di soggetto/ambientazione…

    sulla scrittura mi piace come scrivi.. lo show don’t tell c’era se voliamo dirla cosi’

    ti faccio un enorme in bocca al lupo sulle tue prossime creazioni

  64. 206 Tapiroulant

    @Diarista incostante: Sono d’accordo, e chiedo scusa a Gamberetta per aver insistito su di una discussione ormai andata pesantemente OT. Chiedo scusa anche a te: non volevo risultare pedante, d’altronde ho finito per esserlo perché nelle discussioni preferisco essere troppo preciso (e puntiglioso) piuttosto che troppo poco. Non penso che tu sia una psicopatica egocentrica, e se ho detto ‘senza offesa’ è proprio perché il fatto che tu parlassi delle tue esperienze non mi aveva dato fastidio o altro. Semplicemente, ritenevo un errore logico parlare della tua esperienza quando il discorso principale partiva dalle possibilità generali di base dello scrittore (e prima ancora, da King). Tutto qui. Non c’è bisogno che ritratti nulla.

  65. 205 Diarista incostante

    Oh tapirulant, mi stai sfrucugliando quello che non dovrei anatomicamente possedere, e anche io te lo dico senza offesa!

    Io mi riferisco principalmente alla mia esperienza e a quello che ho letto perchè (a scelta)
    1) non ho la pretesa/abilità/voglia di fare un discorso sulle meccaniche dei massimi sistemi universali

    2) perchè tu stai parlando con me e non con 1000 persone in una volta

    3) perchè non immaginavo che la cosa ti potesse stare sulla punta, dato che non c’era intento da parte mia di sviare l’argomento da un contesto a te gradito a uno a te sgradito

    4) perchè sono egocentrica compulsiva con la tendenza a voler risultare il centro dell’universo e la voglia di ridurre la gravità planetaria a un punto geometrico coincidente con il punto nero che ho in mezzo alla fronte (scegli questa, ti darà soddisfazione pensarlo)

    Ho scritto che le storie si scrivono da sole (con licenza poetica da simpatica metafora new age e concedimela almeno stavolta, non essere asfissiante), e continuo a crederlo, perchè so cosa intendo quando lo dico e so che è vero in molti casi. Ma dato che fai le pulci alle virgole ritratto tutto.
    Quello che intendevo scrivere è questo:
    le storie che piacciono a me si scrivono da sole.

    E per renderti ebbro e felice dirò che sì, King si autogiustifica, è un debole e un pigro e un ex tossicomane che tra le varie cose ha trasferito nel protagonista di misery la sua voglia di uscire dalla dipendenza. D’altronde non ci sono più gli scrittori di una volta.

    Non sto cercando di sminuire nè te nè le tue opinioni, intendiamoci bene, ma avendo seguito alcune tue precedenti discussioni con gamberetta so cosa dico quando affermo che voglio chiudere qui adesso.
    Non penso tu abbia scritto cazzate: è vero che ci sono diversi modi di scrivere, è vero che farsi trasportare dai personaggi è solo uno di essi, è vero che la deboscia attuale è tale che alcuni scribacchini si autogiustificano come King e danno ai personaggi la colpa della loro inettitudine.
    Prendo atto di questa cosa e ne faccio tesoro. Però adesso basta, stiamo abusando di questo spazio, chiudiamo qui. Per piacere.

  66. 204 Angra

    Diarista Incostante ha scritto:

    a modo mio preferisco privilegiare prima lo sviluppo dei personaggi e poi quello della trama, quindi subordinare la seconda ai primi,

    Anch’io credo sia un’ottima cosa quando i personaggi cominciano ad “agire da soli”: è probabile che siano stati ben costruiti, con una vera personalità, e che lo scrittore sia in uno stato di grazia mentre scrive. Questo non vuol dire che la trama vada a casaccio, anche perché poi c’è il lavoro di revisione.

  67. 203 Tapiroulant

    @Diarista incostante: Non capisco perché devi sempre rapportare tutto quello che dico a come scrivi te, io facevo un discorso di portata generale, sui modi di scrivere, e francamente non trovo molto probante che a te piaccia lasciarti prendere dal batticuore e dall’inaspettato quando ti metti a sviluppare la tua storia, mentre le trame granitiche ti annoiano. Il problema è tuo, appunto: non vedo cosa c’entri con ciò di cui stavamo parlando. Senza offesa.
    Per quanto riguarda le questioni di carattere generale:
    - Misery in linea generale mi piace. E’ il finale che non mi piace.
    - Io non condanno la linea di chi decide di farsi ‘stregare’ dai propri personaggi e di assecondarli: anzi, l’ho evidenziata come una delle due valide scelte possibili. Quindi non ho nulla contro questo atteggiamento. Ciò che condanno è chi sostiene: “Poiché i miei personaggi sembravano andare in questa direzione, io dovevo assecondarli o non sarei stato onesto!”, affermando così una sorta di dittatura del personaggio e ponendo questa possibilità narrativa come l’unica legittiima. Mia impressione è che King tenda spesso ad affermazioni del genere.
    - Il mito della ‘storia che si scrive da sola’ non ha nulla di sbagliato finché resta ciò che è, ossia una simpatica metafora, un’immagine letteraria dal sapore un po’ new age: insomma, un modo di dire. Ma come ho già detto, il problema è che molti supposti autori ormai non la intendono più così, ma come un fatto, una verità dello scrivere. E qui si torna al problema che ho evidenziato nel passaggio precedente.

  68. 202 Diarista incostante

    Guarda che l’affermazione della Strazzulla che scrivere è come uno starnuto, una cosa che ti viene naturale, così com’è, etc., è direttamente figlia di quest’affermazione che tu difendi, cioè che le storie è come se si scrivessero da soli. Ed è una scoperta così banale, che tu stesso affermi:

    Falso. Questo è come dire che siccome i mammiferi discendono dai rettili allora mio nonno era un tirannosauro. Si chiama forzatura.
    La strazzulla dice che le piace starnutire, e che facendolo scrive, io dico che mi piace scrivere e facendolo a modo mio preferisco privilegiare prima lo sviluppo dei personaggi e poi quello della trama, quindi subordinare la seconda ai primi, perchè così mi diverto. Sono cose diverse e di quel bel po’.

    ‘questo era l’unico modo naturale e onesto per scrivere Misery!’, e ‘King sarebbe stato disonesto se l’avesse scritto diversamente’. Ora, è per evitare affermazioni deteriori come questa che io condanno in blocco l’idea delle storie che si scrivono da sole.

    (Cosa volevi scrivere quando hai battuto “deteriori”?)
    Non ho mai detto che quello lì fosse l’unico modo in assoluto di scrivere misery, ho detto che king commenta lo svolgimento del suo romanzo attribuendo alle risorse del protagonista il motivo per cui il racconto è diventato un libro, e che capisco perchè come autore abbia deciso di lasciarsi sopraffare dal suo personaggio facendo diventare misery un libro invece che incaponirsi a farne un racconto. L’atteggiamento di fondo che l’ha spinto in quella direzione mi trova d’accordo, se non il risultato finale, cioè il libro così come lo vendono in libreria.
    Condannare la storia che si scrive da sola perchè misery non ti piace è esagerare. Se domani scoprissi che il tuo romanzo preferito “s’è scritto da solo” cosa faresti? Lo bruceresti? Andresti a lamentartene dall’autore? Ci sono storie che si scrivono da sole orribili ma ce ne sono altrettante di valide, è un fatto.
    Il metodo in sè non ti piace, s’è capito. Beh, ma non usarlo. Condannalo pure quando ti capita davanti un autore che ha scritto in quel modo un libro orrendo. Ma abbi l’onestà di riconoscere che può funzionare quando ti avrai davanti una storia scritta in quel modo e allo stesso tempo valida.

    se vuoi fare un lavoro fatto bene, e vuoi mantenere la trama così come la volevi, allora devi compiere lo sforzo di ridisegnare i tuoi personaggi, in maniera altrettanto complessa, ma in modo tale che ora la loro personalità vada nella direzione voluta dalla tua idea di trama. La ‘complessità’ di un personaggio non va in una direzione sola: se sono riuscito a creare un personaggio complesso che fa certe scelte, posso rifarlo altrettanto complesso anche se fa scelte radicalmente opposte. Quindi non devo sacrificare proprio un bel nulla a quella che tu chiami ‘trama granitica’.

    Non ho mai parlato di complessità. Un personaggio non deve essere per forza complesso per essere buono, e viceversa, non tutti i personaggi complessi sono credibili.
    Se sei sinceramente convinto di quanto scrivi e cioè che creare personaggi veri che si incastrino alla perfezione con la trama precostruita che hai in testa sia possibile (alla prima o alla decima stesura, tornando indietro una o venti volte, non ha importanza) e ti trovi bene facendolo e riesci ad attuare tutto questo, tanto di cappello.
    Io non scriverei mai così, non ci sarebbero sorprese, niente batticuori, niente mistero per me che scrivo, solo artigianato trascrittivo della grandiosa idea che potrei aver in testa. Per carità: grande abilità nel costruirsi quel quadro complessivo in testa, genio addirittura. Ma a scrivere così mi annoierei e basta, è un limite mio.

    Adesso spero sia tutto più chiaro perchè questi papiri iniziano a prendermi un po’ troppo tempo.

  69. 201 Tapiroulant

    @Diarista incostante: Io non scrivo in modo acido, io scrivo in modo limpido e chiaro in modo tale che le mie intenzioni non possano essere fraintese. Ma a quanto pare non sono bravo abbastanza, perché sono stato frainteso (o non capito) comunque. E vabbé. Andiamo con ordine.

    E il premio per la scoperta dell’acqua calda 2009 va a… rullo di tamburi…. indovina un po’.
    Ma certo che le storie non si scrivono fisicamente da sole, è ovvio che sia tutto un gioco di intenzioni iniziali e sviluppi successivi.

    Ma non solo fisicamente: non si scrivono da sole nemmeno in senso figurato. Ed è una scoperta così banale, così scontata, così alla portata di tutti, che decine di autori là fuori si servono della scusa della storia che si scrive da sola e dei personaggi che non si lasciano scrivere in modo diverso, per deresponsabilizzarsi e giustificarsi a chi lamenta dei loro difetti. Guarda che l’affermazione della Strazzulla che scrivere è come uno starnuto, una cosa che ti viene naturale, così com’è, etc., è direttamente figlia di quest’affermazione che tu difendi, cioè che le storie è come se si scrivessero da soli. Ed è una scoperta così banale, che tu stesso affermi:

    Tu continui a ragionare come se la storia la decidesse a priori l’autore. Le storie fatte veramente bene si scrivono da sole. Puoi fare di tutto per convincere il personaggio X a comportarsi come ti piacerebbe, ma se sei onesto spesso e volentieri non ci riesci, e alla fine i personaggi fanno solo quel che vogliono loro, a partire dalle premesse che hai gettato tu autore.

    Ora, ho capito che stai parlando in linguaggo figurato; non è quello il punto. Il punto è che tu, come moltissimi fanno, utilizzi questo leit motiv della storia che si scrive da sola per dire ‘questo era l’unico modo naturale e onesto per scrivere Misery!’, e ‘King sarebbe stato disonesto se l’avesse scritto diversamente’. Ora, è per evitare affermazioni deteriori come questa che io condanno in blocco l’idea delle storie che si scrivono da sole.

    Scegli tu. Ognuno scelga. Io preferisco personaggi credibili che mi rendano difficile la vita e che mi obblighino a dar fondo a tutte le mie risorse e che mi divertano mentre ne scrivo.
    Dire “le storie si scrivono da sole” riassume tutto questo in 6 comode parole. Anche perchè le trame monumentali e granitiche, non scalfibili da nulla perchè l’autore ha cristallizzato in testa dove vuole andare a parare, sono pesanti da non dirsi, e spesso condite da personaggi artefatti, legnosi, niente più che burattini (Ah, Twilight!). Autore decide, personaggio x esegue, storia procede, parola fine sopraggiunge, lettore chiude libro, lettore spegne luce, lettore dorme.
    Leggere e scrivere sono azioni senzienti, volontarie, faticose, ma comunque piene di sorpresa e scoperta, non di check list di eventi successivi da spuntare.

    E anche qui, puoi anche dire che le mie affermazioni sono banali, ma risulta che non hai capito ciò che ho detto. Pertanto, cercherò ora di risolvere le ambiguità del mio discorso. Io non ho mai posto la scelta nei termini di: o fai dei personaggi complessi e coerenti, e ti adegui a quelli, oppure fai una storia granitica, che segua i tuoi intenti iniziali, e sfanculi la complessità dei personaggi. Anzi, mi sembra di aver detto proprio il contrario. Ossia che, se vuoi fare un lavoro fatto bene, e vuoi mantenere la trama così come la volevi, allora devi compiere lo sforzo di ridisegnare i tuoi personaggi, in maniera altrettanto complessa, ma in modo tale che ora la loro personalità vada nella direzione voluta dalla tua idea di trama. La ‘complessità’ di un personaggio non va in una direzione sola: se sono riuscito a creare un personaggio complesso che fa certe scelte, posso rifarlo altrettanto complesso anche se fa scelte radicalmente opposte. Quindi non devo sacrificare proprio un bel nulla a quella che tu chiami ‘trama granitica’. E a proposito di quest’ultima: io non ho mai detto che quando un romanzo sottomette i suoi personaggi alla trama che ha in mente, poi questa trama debba essere granitica. Può andare incontro anche lei a trasformazioni, come spesso accade, e anche rivolgimenti totali; senza però che questo sia dettato da personaggi che crescono in modo inaspettato. Quindi di fatto il tuo aut aut è semplificatorio ed errato.

    Ma se per far andare una storia dove voglio io devo continuamente stravolgere gli attori che la “recitano” la credibilità sarà ottimale? La spontaneità del comportamento dei personaggi sarà genuina? Quando hai riscritto il carattere del tuo protagonista 20 volte e ti ha cambiato personalità come se fosse infestato da un poltergeist, che risultato speri di ottenere?

    Ora, se per adeguare il comportamento dei personaggi alla trama che ha in testta, l’autore deve riscrivere la loro psicologia 20 volte, significa che c’è qualcosa che non va in lui, decisamente. Forse a livello inconscio rigetta quella trama, dato che continua a costrire e ricostruire personaggi che non funzionano. O forse semplicemente non è capace di costruire dei personaggi in armonia con quella trama. Allora, davvero, è meglio che cambi trama o che cambi mestiere. Ma è assurdo anche solo prendere in considerazione un caso del genere come fosse la norma. In realtà, è sufficiente che uno scrittore a un certo punto si accorga che personaggi e sviluppo della trama non vanno più d’accordo, e fare UN cambiamento maggiore (in una direzione o nell’altra) oppure più cambiamenti minori, e poi riprendere da dov’era rimasto. Fine.

  70. 200 Diarista incostante

    E su questo punto vorrei spendere due parole, dato che più o meno ormai questa idea demente delle storie che si scrivono da sole la condividono tutti. Ora… le storie NON si scrivono da sole, e i personaggi di un libro NON sono vivi!

    E il premio per la scoperta dell’acqua calda 2009 va a… rullo di tamburi…. indovina un po’.
    Ma certo che le storie non si scrivono fisicamente da sole, è ovvio che sia tutto un gioco di intenzioni iniziali e sviluppi successivi.
    Ora tutto sta nel capire bene cosa sia meglio. Creare personaggi talmente sfaccettati e complessi che “prendono vita” (le virgolette le hai viste? Virgolette. Virgolette. Non sono davvero vivi!!!!!!! Avvertenza per i più piccoli: non sono vivi, capito? Non innamoratevene! Ok, ci siamo tutti?) o storie elaborate in partenza che filino via come una macchina ben oliata.
    Scegli tu. Ognuno scelga. Io preferisco personaggi credibili che mi rendano difficile la vita e che mi obblighino a dar fondo a tutte le mie risorse e che mi divertano mentre ne scrivo.
    Dire “le storie si scrivono da sole” riassume tutto questo in 6 comode parole. Anche perchè le trame monumentali e granitiche, non scalfibili da nulla perchè l’autore ha cristallizzato in testa dove vuole andare a parare, sono pesanti da non dirsi, e spesso condite da personaggi artefatti, legnosi, niente più che burattini (Ah, Twilight!). Autore decide, personaggio x esegue, storia procede, parola fine sopraggiunge, lettore chiude libro, lettore spegne luce, lettore dorme.
    Leggere e scrivere sono azioni senzienti, volontarie, faticose, ma comunque piene di sorpresa e scoperta, non di check list di eventi successivi da spuntare.

    a. Le storie non si scrivono da sole, semplicemente ci sono autori che, per deresponsabilizzarsi un po’, o perché sono stupidi, preferiscono pensarla così. b. Scrivere una storia non è un processo a senso unico: posso tornare indietro quanto voglio e modificare tutti gli elementi che voglio in modo che la trama vada a parare esattamente dove voglio IO.

    Deresponsabilizzazione-> Quello che metti sulla carta è ovviamente solo farina del tuo sacco. Chi scrive sei tu, sia che ti aggrappi alla tua trama di granito sia che usi dei personaggi problematici, quindi se il risultato è buono lode al merito, se fa cagare merda a carrettate, ma su di te non certo sulla storia in sè. Chi ha mai sostenuto il contrario? Qui hai mai sentito nessuno lamentarsi della “storia del mondo emerso”? No. Ma le invettive contro la troisi si sprecano. Secondo te come mai?

    Tornare indietro-> Certo che si può. Si deve. Ma se per far andare una storia dove voglio io devo continuamente stravolgere gli attori che la “recitano” la credibilità sarà ottimale? La spontaneità del comportamento dei personaggi sarà genuina? Quando hai riscritto il carattere del tuo protagonista 20 volte e ti ha cambiato personalità come se fosse infestato da un poltergeist, che risultato speri di ottenere? Perchè alla fine conta che il risultato sia buono, non la storia che potevi aver concepito tu in una notte buia e tempestosa.
    Acidità-> Trovo che una punta di bicarbonato sia l’ideale. Prova e magari fammi sapere.

  71. 199 Tapiroulant

    @Diarista incostante:

    Per questo il romanzo è avvincente. Sai che dovrebbe crepare da un momento all’altro, ma se la cava sempre e alla fine sopravvive

    Ma certamente; purché non me lo spacci come l’esito naturale di quel plot.

    Non sono romanzi di suspence, thriller, azione. In questo tipo di romanzi dopo 300 pagine di equilibrismo tra la vita e la morte, se l’eroe muore t’incazzi a morte. King lo sa, in quanto lettore oltre che autore.

    A parte il fatto che non è vero. Io, personalmente, avrei preferito un finale molto più negativo; e non perché odiassi il protagonista o cose del genere, ma semplicemente perché mi sembrava più credibile, più coerente con il resto, e in effetti anche più interessante (il good ending di Misery è abbastanza banale e aggiunge poco al romanzo, come capita spesso con i good endings). Ma ammettiamo pure che il ‘lettore di massa’, che è poi quello che fa vendere tanto un libro, voglia che Misery finisca bene. Uhm… e chissenefrega? Lo scrittore deve sottomettere ogni sua scelta di contenuto ai gusti dei lettori? King non era costretto a seguire la consuetudine.

    Non c’entrano i sensi di colpa, c’entrano le storie. Tu continui a ragionare come se la storia la decidesse a priori l’autore. Le storie fatte veramente bene si scrivono da sole. Puoi fare di tutto per convincere il personaggio X a comportarsi come ti piacerebbe, ma se sei onesto spesso e volentieri non ci riesci, e alla fine i personaggi fanno solo quel che vogliono loro, a partire dalle premesse che hai gettato tu autore.

    E su questo punto vorrei spendere due parole, dato che più o meno ormai questa idea demente delle storie che si scrivono da sole la condividono tutti. Ora… le storie NON si scrivono da sole, e i personaggi di un libro NON sono vivi! Perché dico questo? Consideriamo il caso che nomini: all’inizio pensavi di far comportare X in un modo, ma poi ti accorgi che tale comportamento non sarebbe coerente con il modo in cui X è ‘venuto fuori’ dalla pena e per onestà ti tocca cambiare le tue intenzioni e adeguarti alla personalità di X. Ora, qui non c’è una storia che si è scritta da sola. Qui c’è un autore che partiva con delle intenzioni, ma che mentre le scriveva le ha cambiate. X non è ‘vivo’, X è solo verosimile: ossia, l’autore è stato in grado di costruire una personalità coerente che segue un preciso schema comportamentale. Nel momento in cui l’autore si rende conto che ha creato (che LUI autore ha creato) una contraddizione tra personalità di X e comportamento che avrebbe voluto fare assumere a X, ha due possibilità davanti a sé, per mantenersi coerente: 1. Adeguarsi alla personalità di X e quindi cambiare il seguito del libro; 2. Mantenere uguale la trama del libro e, tornando indietro, cambiare la personalità di X. Se allo stato attuale non è coerente e onesto che X si comporti in modo Y, posso sempre tornare a pagina 15 e successive e cambiare X, in modo tale che poi possa fare Y. Posso fare una delle due cose, a seconda di cosa ritengo più importante, se il personaggio così com’è venuto, o la trama come l’avevo pensata – ma in ogni caso la responsabilità è interamente mia. Il che significa che: a. Le storie non si scrivono da sole, semplicemente ci sono autori che, per deresponsabilizzarsi un po’, o perché sono stupidi, preferiscono pensarla così. b. Scrivere una storia non è un processo a senso unico: posso tornare indietro quanto voglio e modificare tutti gli elementi che voglio in modo che la trama vada a parare esattamente dove voglio IO.

  72. 198 Diarista incostante

    @tapiroulant

    se ci pensi un attimo, fa acqua da tutte le parti, è una spiegazione stupida. 1. Il protagonista poteva avere tutte le risorse che voleva; ma data la sua situazione, la situazione più probabile e verosimile era sempre e comunque la sua morte, non la sua sopravvivenza, che va intesa piuttosto come una cosa straordinaria.

    Per questo il romanzo è avvincente. Sai che dovrebbe crepare da un momento all’altro, ma se la cava sempre e alla fine sopravvive

    2. Un’esigenza narrativa, appunto: data la lunghezza del romanzo, deve finire bene! …eh? Forse nella testa di King. Ma ci sono romanzi anche più lunghi che finiscono male.

    Non sono romanzi di suspence, thriller, azione. In questo tipo di romanzi dopo 300 pagine di equilibrismo tra la vita e la morte, se l’eroe muore t’incazzi a morte. King lo sa, in quanto lettore oltre che autore.

    Il libro poteva concludersi con un bad ending senza che King dovesse sentirsi in colpa.

    Non c’entrano i sensi di colpa, c’entrano le storie. Tu continui a ragionare come se la storia la decidesse a priori l’autore. Le storie fatte veramente bene si scrivono da sole. Puoi fare di tutto per convincere il personaggio X a comportarsi come ti piacerebbe, ma se sei onesto spesso e volentieri non ci riesci, e alla fine i personaggi fanno solo quel che vogliono loro, a partire dalle premesse che hai gettato tu autore.

  73. 197 Tapiroulant

    @Merphit: Okay, lieto che si sia chiarito l’equivoco^^
    Ad ogni modo, io comprendo la tua costernazione; rimane il fatto che così facendo si confondono tre campi concettuali del tutto diversi, ossia il messaggio dell’opera, i messaggi subliminali, e le interpretazioni metaletterarie. I messaggi subliminali non ci riguardano, e li metto da parte (ma faccio osservare l’insensatezza di accusare d’essere un messaggio subliminale alle scritte ‘sex’ o a tutti gli oggetti allungati, quando piuttosto il vero messaggio subliminale è la donna nuda nella pubblicità dell’orologio o della macchina; e in questo sono d’accordo con te circa la demenza di certi personaggi inclini all’inquisizione facile).
    Ma quando tu dici, riportando un’opinione corrente, che Lo Hobbit è metafora della Prima Guerra Mondiale (come il fatto che Mordor nel SDA ricalchi le dimensioni della Germania nazista), non stai riportando quello che era il messaggio dell’opera; ma un’interpretazione metaletteraria. Ossia, un tentativo di risalire alla preistoria dell’opera (le esperienze che hanno indotto Tolkien a scriverla) o di darle una declinazione differente. La classica ‘interpretazione psicanalitica’ di un’opera d’arte, interpretazione alla Freud per intenderci, è un classico esempio di interpretazione metaletteraria. Ma questo ambito si discosta dal messaggio.
    Io non ho letto ancora Lo Hobbit, anche se ce l’ho in libreria e mi ripropongo di farlo in futuro, quindi vado per ipotesi; forse, il messaggio di fondo del romanzo è soltanto creare una favola ambientata in un mondo ancestrale, che trae il suo humus dal folklore e della mitologia tradizionale, e che può essere fruibile tanto dai bambini quanto dagli adulti. Già questo sarebbe un messaggio. Probabilmente le cose sono più complicate e forse c’è dell’altro, ma non avendolo letto non posso appunto pronunciarmi. Già così, però, ho messo in chiaro cosa può essere un messaggio, e la differenza tra quello e: a. il moralismo sciatto; b. le interpretazioni metaletterarie. Ora, volendo Gamberetta potrebbe dire che, come Tolkien vuole solo raccontare una fiaba folkloristica, così lei vuole solo mostrarci un viaggio nel weird; ma come già detto nel vecchio intervento, in questo caso non tutti gli elementi tornano – e così ho rimesso le carte in tavola (ti rimando a quell’intervento per ulteriori specificazioni!).
    Su Shining ci intendiamo: la questione dell’alcolismo etc. servono a dare sostanza e background alle frustrazioni del protagonista, oltre che a permettere a King l’identificazione catartica con lui, ma venendo al sodo, alla pura idea, credo si possa ridurre a quello che avevo detto prima: padre frustrato, insoddisfatto e violento che porta a piena coscienza l’odio verso la sua famiglia e decide di ucciderla. Ma in ogni caso, gli elementi che citi tu ruotano attorno allo stesso fulcro, e fanno parte dello stesso messaggio o idea, che è uno, ed è quello. Il fatto che non si capisca mai quali siano effettivamente le responsabilità delle forze del Male nella decisione di Jack, e se non siano forse tutte di Jack, non fa che accentuare la potenza di quel messaggio. Quindi, di nuovo, è il messaggio centrale dell’opera e la bravura nel renderlo a determinare in buona parte la bellezza dell’opera stessa (accanto, naturalmente, alle solite cose: stile piacevole, profondità dei personaggi, gestione coerente nel plot, capacità di avvincere, etc.).

  74. 196 Flavour

    Sto leggendo Le Avventure della Giovane Laura, ma non voglio darne un giudizio complessivo, anche perché sono un lettore soprattutto di fantasy tradizionale (quello tutto gamberi, senza anguille, polipi o vongole…). Posso comunque dire che, al di là del genere o della trama, trovo la lettura scorrevole e divertente.
    Mi permetto di segnalare due (piccoli) errori di forma trovati nel testo:

    1) a pag. 21 la frase “In quarant’anni di peregrinazioni ne trovò mille di tali valorosi” è pesante, credo sia meglio togliere il ne o mettere una virgola dopo mille.

    2) a pag. 26 la frase “Non ho assolutamente idea di cosa stiate parlando” andrebbe corretta con non ho assolutamente idea di ciò di cui stiate parlando, che però risulta pesante; quindi ancora meglio non ho assolutamente idea di ciò di cui parlate o di cosa stiate dicendo/chiedendo.
    E’ un errore comune: parlare è verbo intransitivo che regge di, ma il di cosa è retto da idea e non può valere anche per parlare, quindi di non va omesso. Spero di essere stato chiaro e non troppo pedante.

  75. 195 Merphit Kydillis

    @ Tapiroulant
    Ehi, ehi, ehi, non ho detto che sei un piromane, credo che hai frainteso :)

    Il commento che ho lasciato non era finalizzato ad offendere nessuno (né te, né Gamberetta né chiunque altro). Semmai il suo fine è (a parer mio) dell’inutilità di inserire o intravedere PER FORZA in un romanzo dei messaggi morali.
    Prendiamo, ad esempio, Lo Hobbit (di cui ho portato come argomento della tesina x gli Esami di Stato :P). Il romanzo è trattato principalemnte come una fiaba per bambini, eppure alcuni lo vedono come una metafora riguardo la Prima Guerra mondiale. Ovvero che persone umili come contadini sono costretti a partire (vuoi per l’amore della famiglia, vuoi per la difesa del proprio paese) per compiere gesta eroiche. Del resto, Tolkien andò in guerra come Fuciliere di Locashire, partecipando alla Battaglia delle Somme (gli eserciti britannici e francesi dovevano arrestare l’avanzata tedesca sul fronte francese). Si ricorda che, verso la fine del del romanzo, vi è la Battaglia dei 5 Eserciti (umani, nani, elfi, orchi e mannari selvaggi), forse per ricordare appunto dell’ultima guerra (il romanzo venne pubblicato negli Anni 30).

    Credo che su Shiring ti sia scordato degli altri messaggi introdotti dal King, tra cui l’alcolismo (Stephen King è un ex-alcolista, e credo che abbia scritto un libro in proposito). Jack Torrance era un professore universitario e provetto scrittore, ma poi finì di essere dipendente dopo un largo abuso di alcolici. Questo gli provocò l’indebolimento dei freni inibitori, il quale gli causò la perdita del posto di lavoro dopo aver aggredito in maniera quasi mortale un suo studente. L’alcolismo, inoltre, comportò delle “crepe” nella sua famiglia, arrivando al punto di rompere il braccio a suo figlio.
    Ecco, riguardo la follia credo che, dopo Lovecraft, il King sia un vero e proprio tessitore: Shining tratta principalmente di una famigliola non proprio felice che deve fare da guardia in un hotel, scoprendo in seguito che nella struttura vi è un’entità malvagia (forse Nyarlathotep?) che provoca una furia omicida nei suoi occupanti.
    Ma King, del resto, non dice esplicitamente che la causa principale della follia omicida che possederà Jack sia dovuta all’entità in questione. No: potrebbe anche significare le conseguenze del disagio familiare (Jack alcolista e disoccupato, la moglie insicura e sospettosa e un figlio colto da crisi epilettiche dovute dal suo “amico immaginario”), e che forse il malvagio di turno non è altri che un capro espriatorio immaginario degli occupanti, i quali anzinché riconoscere ed affrontare le loro paure preferiscono rifuggere da esse, dando vita a un essere a cui addossare le proprie colpe (la quale potrebbe indurre a vere e proprie allucinazioni, l’ultima delle quali, appunto, la furia omicida di Jack).

    Una cosa simile si può riscontrare ne L’Occhio del Male, sempre del King: la trama “dovrebbe” essere che uno zingaro lancia una maledizione al protagonista perché questi gli ha ammazzato la figlia investendola con la macchina, facendolo “scomparire” lentamente con la perdita di peso fino a ridursi in uno stuzzicadenti. Tuttavia, la maledizione potrebbe non essere dovuta all’intervento di forze occulte, ma dallo stress eccessivo causato dal timore del zingaro e dal rimorso di coscienza, e la paura potrebbe indurre alla perdita dei chili. Insomma, King riesce a far riflettere l’autore riguardo alla vera trama di ogni suo romanzo, se i suoi personaggi s’imbattono in mostri lovecreftiani oppure nella rapprestenzaioni delle loro paure. Ecco, questo è l’approcio che preferisco se si vuole introdurre dei messaggi, non come la Strazzu che c’è l’infila in un maniera esplicita e che banale sarebbe apprezzamento.

    Poi, per quanto rigardua il CCSG: questi sono un gruppo di “cristiani” che vedono in QUALUNQUE cosa messaggi subiliminali di carattere sessuale/satanista/massonica e che a loro detta il mondo va a rotoli per colpa degli ebrei. Il fatto che mi fa arrovellare i miei BeyBlade sono la serietà con cui espongono i loro argomenti a dir poco assurdi, affermando con arroganza di avere ragione (ad esempio l’accusa della canzone Asereje e la difesa mossa nella canzone processata: ma il CCSG dice che la difesa “si arrampica sugli specchi” anziché riconoscere di aver preso una fuffa). Questi ti vedono i messaggi subilimanli perfino sui Puffi, come una propaganda del comunismo sovietico LOL
    Se noi, anziché avere come editor dei pagliacci che non sanno fare il loro lavoro seriamente, avessimo dei veri e propri membri dell’Inquisizione questi non giudicherebbero i romanzi per la struttra narrativa o altre elementi: no, questi vedrebbero quelo che vogliono, dicendo cose del tipo “Questo libro nasconde messaggi di carattere sessuale (Boscoquieto)” o “Questo romanzo ha come basi messaggi satanici (Cuore d’Acciaio)” non solo brucierebbero i libri ma accuseranno i scrittori di eresia! Infatti Nicolas Eymerich (inquisitore catalano del XIV secolo, romanzato in seguito da Valerio Evangelisti) fra i libri inceneriti ha “aggiunto” un trattato sulla tolleranza religiosa tra cristiani, ebrei e musulmani di Raimondo Lullo, un filosofo spagnolo ma definito da Eymirch eretico e stregone.

    Quello che volevo dire era questo: lungi da me l’intenzione di mancarti di rispetto… ma dopo aver navigato su quel sito, di “messaggi nascosti” campati per aria (ad esempio, su Gamveri Fantasy i gamberetti potrebbero essere dei 666 mentre i conigli hanno le teste a forme falliche) ne ho abbastanza.

  76. 194 Tapiroulant

    @Merphit: Io credo che te, e altre persone come te, continuiate a fraintendere le mie parole. Nonostante le mie ripetute precisazioni: ossia, che quando parlo di messaggio morale, o più genericamente di messaggio, idea, fulcro dell’opera, non intendo una sbrodolata moralista in stile Dickens, del tipo ‘bisogna fare del bene’ oppure ‘come si stava bene ai bei tempi di una volta’. Intendo semplicemente ciò che l’Autore vuole dire e trasmettere al lettore quando dice: ‘oh, adesso mi metto a scrivere un libro’ e lo scrive. E io credo – credo!! – che proprio questo messaggio, o idea, o fulcro, sia uno degli elementi fondamentali che determinano nel lettore il piacere della lettura (durante) e la soddisfazione nell’aver letto (alla fine). Facciamo un esempio pratico: Shining, che credo quasi tutti qui avremo letto.
    Di cosa parla Shining? Di un uomo disperato e frustrato che si lascia corrompere dal male e tenta di ammazzare la famiglia per ritrovare una serenità perduta, di un bambino che ha conosciuto prematuramente la violenza e l’instabilità familiare, e del conflitto fra quello e questo. Sarebbe lo stesso se l’Overlook fosse abitato semplicemente da un fantasma assassino, da un serial killer, o da un mostro della progenie di Chtulhu? No: Shining è interessante precisamente perché c’è un padre che, plagiato dal Male, tenta di ammazzare la moglie e il figlio. Ed è forse interessante perché leggendolo mi viene da dire “uuh, ma com’è trasgressivo, il padre assassino!, questo è meglio di Freddy Krueger e di Jason messi insieme!!!”? O forse perché questo libro riflette, e fa riflettere (non in chiave etica!!! In chiave di mera analisi delle possibilità!), sul fatto che un padre normalmente buono, può arrivare ad odiare a tal punto la sua famiglia da volerla uccidere? E sulle risorse, normali e paranormali, che un bambino può tirare fuori per difendersi dal suo stesso padre? Dunque in Shining, che è decisamente un gran bel libro, abbiamo: una trama solida che ruota attorno ad una struttura centrale, non una semplice giustapposizione di scene; personaggi complessi che portano avanti con sé grandi conflitti morali; un’idea – messaggio di fondo molto forte e affascinante (un padre che desidera la morte della propria famiglia e si dispone a metterla in pratica, la famiglia che scopre l’orrore di questa decisione e tenta di difendersene).
    Ecco, ora dimmi se ti sembro una di quelle persone che con un largo sorriso fanno i roghi dei libri ‘immorali’. -.-’

    Aggiungo una cosa: ho visto Hostel e non mi è dispiaciuto. Ho letto La filosofia nel boudoir e Justine di De Sade con un certo divertimento (pur riconoscendo che Sade, a livello tecnico, non è ‘sto gran scrittore).Ho difeso la persona di Ezra Pound, che pure era un fascista e un antisemita di quelli duri e puri. Non sono il tipo di persona o di lettore che evidentemente tu credi che io sia.

  77. 193 Merphit Kydillis

    Scusate se interrompo questa discussione…
    A me, francamente, non importa se un romanzo debba o meno trasmettere dei messaggi (come Valerio Evangelisti e il suo Nicolas Eymerich). Io i romanzi li leggo principalmente perché mi piace leggere. Punto. Mica dobbiamo fare come la Strazzulla, che già all’intro de I Debosciati del Crepuscolo, appaiono (in maniera inforigurgita) messaggi morali. Un esempio di romanzo senza messaggi è Il Signore dei Tranelli, una brillante parodia del SdA… giuro, mi sono venuti i dolori alla mascella per le troppe risate.
    Secondo me, è vero che i contenuti siano importanti… ma un romanzo viene pubblicato perché viene letto, non perché deve per forza avere dei messaggi nascosti.

    … Mi sembra un pò fuori luogo, ma parlando di messaggi “nascosti” mi è venuto in mente il CCSG. Gamberetta, ringraziamo il cielo che gli editor delle case editrici non siano come questi qua, altrimenti oggi libri come Cuore d’Acciaio verrebbero buttati nel rogo.

  78. 192 Tapiroulant

    @Gamberetta: Possibile che mi sia spiegato male; in effetti è passato un po’ di tempo e dall’ultima visita e non sono in grado di riprendere il discorso negli esatti termini in cui l’avevo cominciato. Ma in realtà il succo rimane quello e non c’è contraddizione. Riprendo la citazione che tu riporti dal mio intervento più vecchio e la integro con quel che avevo scritto dopo:

    Forse è proprio questo il problema di Laura: dov’è questo centro concettuale? Dov’è il messaggio? Alla fine, in mancanza di meglio, viene appunto da pensare che il centro sia soltanto “contraddiciamo tutte le regole del fantasy tradizionale! Facciamo che il protagonista è sfigato invece che figo, viene picchiato e punito invece che premiato, non fa attivamente una quest ma subisce passivamente il sadismo degli altri”

    Io non sto affermando che in Laura non ci sia un messaggio (caso in cui mi contraddirrei); ma che, o non c’è un messaggio, oppure c’è ed è quello. Delle due, l’una, m’ero detto. Poi ho letto il tuo intervento e mi sono risolto per la seconda ipotesi: il messaggio c’è ed è quello (la confusione può essere stata generata dal fatto che sostituisco il termine ‘messaggio’ con ‘centro’, ma in realtà mi riferivo alla stessa cosa, dato che ritengo il ‘messaggio’ essere il centro dell’opera).
    Risolto il mistero dell’apparente contraddizione, torniamo a noi.

    Comunque, che tu ci creda o no, anche il discorso che ho fatto sull’Universo che si accanisce, la mancanza di speranza, il dolore continuo, ecc. è campato per aria. L’ho inventato al momento come la storia di Bryukhonenko. Il finale è così perché volevo farlo ironico e verosimile: non sarebbe stato credibile che qualcuno (la Coscienza, Carlo) davvero affidasse delle responsabilità gravi a una svampita come Laura. Tutto qui.

    Quello che dici potrebbe essere vero. Come tu stessa hai detto, il tuo interesse principale era creare un tour de force del weird, di esperienze allucinate e compagnia bella. Si potrebbe considerare che il ‘centro’, l’interesse principale del romanzo, è solo quello. Okay. Ma ci sono dei punti che non mi convincono, quindi mi provo a insistere.
    Se tuo unico interesse fosse il tour de force di cui sopra, avresti potuto imbastire chissà quante migliaia di storie differenti. Di tutte queste, tu scegli quella di una sfigata deficiente che vorrebbe scrivere un fantasy, poi si trova a vivere lei stessa da eroina fantasy, e di colpo precipita in un baratro di persecuzioni immotivate e gratuite. Perché proprio un plot del genere, se non eri interessata ad altro che allo weird? E non si può dire che la tua sia una scelta come un’altra: perché sul tasto della persecuzione e dell’assurdo ai danni di Laura insisti tantissimo (pure in modo un po’ forzoso, dicevo prima). L’elemento della persecuzione è sottolineato e ripetuto a tal punto che diventa per il lettore un elemento di primo piano, un centro focale dell’attenzione, in misura pari allo weird. Weird e persecuzione diventano così i due fuochi complementari attorno a cui sembra concentrarsi il romanzo: e non si può dire veramente che il primo sovrasti il secondo. Se poi vogliamo mettere il finale sul piano della verosimiglianza, quello che tu dici è corretto, ma allora che senso ha insistere ancora una volta sulla violenza insensibile della madre e poi delle suore del collegio? La madre può anche essere severa e inflessibile, ma nel vedere la figlia ridotta al lumicino forse chiamerebbe l’ambulanza piuttosto che menarla ulteriormente. Forse la manderebbe in un centro sociale o in una clinica, piuttosto che comunque dalle suore. Quella ulteriore violenza non è la cosa più verosimile in quel contesto. Quindi, in sintesi: l’elemento della persecuzione ai danni di Laura è un elemento non sono importante, ma centrale, quindi perché ha tanta importanza, se l’Autrice non nutre nessun interesse particolare in quella direzione? Al lettore verrà naturale ritenere o che l’Autrice è una sadica e non voleva dirgli niente, o che l’Autrice vuole dirgli qualcosa, attraverso quelle persecuzioni, e penserà quel messaggio di cui parlavo nell’intervento precedente: per l’appunto, una delle due possibilità da me prefigurate prima. E io dico che appare coerente e sensato, se non giusto, che una di queste due ipotesi sia corretta (ma continuo a propendere per la prima).

    Ciò detto però quello del messaggio o non messaggio è un “problema” del lettore. Sei tu che devi trovare i messaggi o no. Io più che dirti che ce ne sono finché ne vuoi, compreso nessuno, non saprei cos’altro aggiungere.

    E’ quello che sto facendo: parlando con te, mi sforzo di mettere in luce quali fossero i messaggi o fulcri del romanzo, posto che ce ne siano. Ma rimango della mia idea, affermando che di messaggio vero e proprio ce ne può essere uno (oppure più d’uno, ma complementari tra loro), che costituisce il fulcro dell’opera; e quell’uno, o quei pochi, sono in una certa misura oggettivi, dati, non ‘a ciascuno il suo’. Se ogni opera contenesse tutti i messaggi possibili, tutte le opere sarebbero uguali, e sarebbe perfettamente inutile scriverle.

  79. 191 Gamberetta

    @Tapiroulant. Anch’io senza fare polemica, ma deciditi. Qualche tempo fa scrivevi:

    Ma il punto è: un ’senso’ centrale che raccoglie in sé tutto quanto il romanzo e le sue parti c’è sempre. Forse è proprio questo il problema di Laura: dov’è questo centro concettuale? Dov’è il messaggio?

    Adesso scrivi:

    QUESTO è ciò che io intendo per messaggio, invece. Questo è il fulcro del romanzo, questo è ciò che volevi dire e pensavi mentre lo scrivevi (probabilmente)
    [...]
    Tu lamenti giustamente quando in un romanzo la presenza dell’Autore arriva a sovrastare la trama e i personaggi del romanzo. Ecco: in questo romanzo, sembra che l’Autore voglia ingozzarti a forza della sua idea.

    Dunque prima il messaggio non c’era e adesso è invece così evidente da soffocare la narrazione?

    Comunque, che tu ci creda o no, anche il discorso che ho fatto sull’Universo che si accanisce, la mancanza di speranza, il dolore continuo, ecc. è campato per aria. L’ho inventato al momento come la storia di Bryukhonenko. Il finale è così perché volevo farlo ironico e verosimile: non sarebbe stato credibile che qualcuno (la Coscienza, Carlo) davvero affidasse delle responsabilità gravi a una svampita come Laura. Tutto qui.

    Ciò detto però quello del messaggio o non messaggio è un “problema” del lettore. Sei tu che devi trovare i messaggi o no. Io più che dirti che ce ne sono finché ne vuoi, compreso nessuno, non saprei cos’altro aggiungere.

  80. 190 Tapiroulant

    @Diarista incostante:
    @Diarista incostante:

    Misery è diventato un libro perché mentre scriveva si è accorto che il protagonista aveva una gran voglia di vivere e mille risorse, non riusciva a farlo schiattare. Si è reso conto che dopo un tot di parole avrebbe dovuto per forza fargliela far franca, perchè sarebbe stato ingiusto nei confronti del lettore ucciderlo a quel punto della storia.

    Sì, ricordo quelle affermazioni. Ora, può darsi anche che quella fosse la spiegazione cosciente che King si è dato: ma se ci pensi un attimo, fa acqua da tutte le parti, è una spiegazione stupida. 1. Il protagonista poteva avere tutte le risorse che voleva; ma data la sua situazione, la situazione più probabile e verosimile era sempre e comunque la sua morte, non la sua sopravvivenza, che va intesa piuttosto come una cosa straordinaria. 2. Un’esigenza narrativa, appunto: data la lunghezza del romanzo, deve finire bene! …eh? Forse nella testa di King. Ma ci sono romanzi anche più lunghi che finiscono male. Il libro poteva concludersi con un bad ending senza che King dovesse sentirsi in colpa.

    Infine, il messaggio morale in un libro dà sicuramente profondità alla storia, ma ficcarcelo a forza rovina tutto. Se quando il libro è finito c’è, tanto meglio, altrimenti è inutile intestardirsi, si crea solo pesantezza. Quindi no, agli scrittori esordienti non va detto di fare niente in tal senso, ma solo di fare buone storie. Se sono persone con un minimo di profondità interiore, introspezione, capacità analitica della realtà, qualcosa filtrerà automaticamente. In caso contrario avremo almeno una buona storia senza zavorre

    Ma su questo punto ho già fatto le dovute precisazioni che dici tu: un messaggio è tanto meno retorico, e tanto più riuscito, quanto più emerge con naturalezza dalla narrazione. Se un romanzo è fatto bene, non c’è neanche bisogno di esplicitare il messaggio: il lettore lo capisce e lo assorbe da solo mentre legge! Se invece l’autore deve salire in cattedra (in modo onnisciente o attraverso il protagonista) per spiegarti qual’è il suo messaggio, allora è un incapace: il messaggio suona forzato, inverosimile, retorico, propagandistico. Credo che insegnare all’aspirante scrittore il modo corretto attraverso il quale veicolare le sue idee, sia più salutare che lasciarlo del tutto al buio su questo punto.

    @Gamberetta:

    Messaggio Morale Profondo™
    La scienza senza etica uccide le coscienze!!!
    È vero? No. Me lo sono inventato adesso. Lo scopo di mettere un personaggio con la testa di cane e un fonografo Edison nella pancia è far esclamare: “guarda lì!!! C’è un personaggio con la testa di cane e un fonografo Edison nella pancia!!!”
    Ma vogliamo negare il Messaggio Morale Profondo?

    Ovviamente una cosa del genere non la prendo neanche in considerazione. Quando un lettore, chiuso un libro, si chiede: “ma l’autore che intenzioni aveva quando ha scritto questo libro? Che voleva dirmi / farmi vivere?”, quello è il messaggio. Questa sparata moraleggiante, oltre che banale e del tutto laterale al plot del libro, è assolutamente inesistente nel romanzo, come tu stesso riconosci. Non è vero che in un’opera di messaggi se ne trovano finché uno ne vuole: solo una cosa è messaggio, ossia il fulcro dell’opera, che l’autore aveva sempre in mente mentre scriveva. Gli altri al limite (al limite!) sono spunti, o appunto, trovate laterali: è assolutamente evidente che tu hai messo il cane che parla col fonografo in pancia per incuriosire e stupire, e non per altro! Non c’è maniera di equivocare su questo.

    sì, Laura è tormentata dall’inizio alla fine, l’Universo si accanisce contro di lei. È una situazione angosciosa.
    Ed è apposta così: il significato è che non esiste consolazione, non esiste redenzione, non c’è niente di bello al fondo dell’avventura. Laura è stupida e ignorante, soffre e si rifugia in un mondo fantastico (o vi è trascinata – non ha importanza). E lì continua a soffrire. Non c’è salvezza nella fantasia. Non esistono sogni, solo incubi. E quando poi ti svegli, il mondo è brutto quant’era prima.
    Nel finale di Kiki’s Delivery Service, Kiki diventa una “strega adulta”, guadagna il controllo sui suoi poteri ma per esempio perde la possibilità di parlare con il gatto. Laura perde la propria coscienza, e non ci guadagna niente. Non c’è il sollievo di dire: be’, ha sofferto tanto ma almeno è diventata Sailormoon. No, non c’è soddisfazione, c’è solo dolore.

    QUESTO è ciò che io intendo per messaggio, invece. Questo è il fulcro del romanzo, questo è ciò che volevi dire e pensavi mentre lo scrivevi (probabilmente): che tu lo voglia o no, questo è il messaggio di Laura. Dunque la tua opera ha un messaggio: non tanti potenziali, ma essenzialmente uno, che è quello. Ora, tu subito sotto dici:

    Quello che ho appena scritto è vero? falso? ha importanza?
    Ognuno decida.

    Ma il punto non è questo. Che un messaggio sia ‘vero’ o ‘falso’, sta ad ognuno deciderselo nel suo privato, sempre che gli importi. Questo è relativo. Si può discutere invece, come dicevo a Diarista, su come è veicolato il messaggio: se in modo naturale, convincente, allora è un buon messaggio, che io lettore posso introiettare senza problemi.
    E’ su queste basi che posso chiedermi: Laura veicola bene la sua idea fondamentale? E dopo alcuni giorni che ci ho pensato, la mia risposta è stata: no. Perché no? Perché, come molti altri hanno fatto notare, tutto giunge non come naturale, ma come un’imposizione dell’Autrice, come un suo capriccio. Ciò che pensa il lettore leggendo, non è: il mondo può essere crudele, è assolutamente normale che una scema disadattata come Laura cada nelle maglie di psicotici che vogliono abusare di lei; ma: l’Autore è crudele, vuole a tutti i costi farci vedere che i protagonisti dei fantasy possono soffrire senza fine e senza scopo. Questo romanzo, mantenendolo del tutto intatto nei contenuti e nel messaggio, poteva essere scritto in modo tale da far sembrare naturali (non nel senso di non-weird o non-fantastiche, ma nel senso di plausibili pur nella stranezza) tutte le disgrazie della protagonista. Così com’è, sembra molto un gigantesco deus ex machina.
    Tu lamenti giustamente quando in un romanzo la presenza dell’Autore arriva a sovrastare la trama e i personaggi del romanzo. Ecco: in questo romanzo, sembra che l’Autore voglia ingozzarti a forza della sua idea.

    Una precisazione: probabilmente non c’è bisogno di specificarlo, ma ci tengo comunque a puntualizzare che questo mio intervento ha scopi assolutamente NON polemici! Volevo soltanto precisare il mio punto di vista, sperando di chiarirlo anche gli altri.

  81. 189 Drest

    Sono d’accordo.

  82. 188 Fos87

    Non si tratta di cercare chissà quale significato esistenziale, ma un semplice filo rosso che colleghi tutti gli episodi in maniera coerente più comunemente chiamato “trama”.

  83. 187 Gamberetta

    @Drest. Neanche a me frega, ma apparentemente ci sono dei lettori che sentono il bisogno di trovare nei libri messaggi, una morale, un qualche tipo di significato che vada al di là del testo esplicito.
    Il target del romanzo… uhm… direi che il target è i lettori a cui piace.

  84. 186 Drest

    Per esempio: sì, Laura è tormentata dall’inizio alla fine, l’Universo si accanisce contro di lei. È una situazione angosciosa.
    Ed è apposta così: il significato è che non esiste consolazione, non esiste redenzione, non c’è niente di bello al fondo dell’avventura. Laura è stupida e ignorante, soffre e si rifugia in un mondo fantastico (o vi è trascinata – non ha importanza). E lì continua a soffrire. Non c’è salvezza nella fantasia. Non esistono sogni, solo incubi. E quando poi ti svegli, il mondo è brutto quant’era prima.

    mah, si, ok, però a me lettore che mi frega? laura non è nè abbastanza orribile da essere odiata (è solo una disgraziata mentalmente limitata) nè ha sufficienti doti da legarcisi (come sopra). Non me ne sarebbe fregato nulla se fosse morta o se avesse trovato l’ammore con Carlo.
    Mi viene da dire che un libro come le avventure della giovane Laura ha come unico target i cultori del bizarro in quanto tale, o sbaglio?

  85. 185 Diarista incostante

    @tapiroulant
    Precisazioni.

    La metà oscura non è insignificante, a me è piaciuto parecchio.

    Inoltre King scrive solo la prima stesura in modo “libero” poi recupera il messaggio di fondo della storia, quello che si è creato liberamente nel corso della sua creazione, e lo rafforza durante la seconda stesura.

    Misery è diventato un libro perchè mentre scriveva si è accorto che il protagonista aveva una gran voglia di vivere e mille risorse, non riusciva a farlo schiattare. Si è reso conto che dopo un tot di parole avrebbe dovuto per forza fargliela far franca, perchè sarebbe stato ingiusto nei confronti del lettore ucciderlo a quel punto della storia.

    Infine, il messaggio morale in un libro dà sicuramente profondità alla storia, ma ficcarcelo a forza rovina tutto. Se quando il libro è finito c’è, tanto meglio, altrimenti è inutile intestardirsi, si crea solo pesantezza. Quindi no, agli scrittori esordienti non va detto di fare niente in tal senso, ma solo di fare buone storie. Se sono persone con un minimo di profondità interiore, introspezione, capacità analitica della realtà, qualcosa filtrerà automaticamente. In caso contrario avremo almeno una buona storia senza zavorre.

  86. 184 gugand

    Per dire la mia: e’ ovvio che in ogni storia ci sia un messaggio. E’ forzato perche’ una storia fara’ perno su alcuni argomenti che se si vuole possono esser visti come messaggi. Se invece l’autore si preoccupa piu’ del messaggio che della trama e dei personaggi allora le probabilita’ che verra’ fuori una schifezza sono altissime.

  87. 183 Gamberetta

    @Walter. La nuova opera quando è pronta, ci vorranno ancora molti mesi.

    @Merphit Kydillis. È piena la rete di siti di fan fiction. Io onestamente non ho il tempo materiale per occuparmene.

    @Tapiroulant. Per quanto riguarda i “messaggi” insiti in Laura. Non ci sono o sono tantissimi. Come preferisci.

    Per esempio: sì, Laura è tormentata dall’inizio alla fine, l’Universo si accanisce contro di lei. È una situazione angosciosa.
    Ed è apposta così: il significato è che non esiste consolazione, non esiste redenzione, non c’è niente di bello al fondo dell’avventura. Laura è stupida e ignorante, soffre e si rifugia in un mondo fantastico (o vi è trascinata – non ha importanza). E lì continua a soffrire. Non c’è salvezza nella fantasia. Non esistono sogni, solo incubi. E quando poi ti svegli, il mondo è brutto quant’era prima.
    Nel finale di Kiki’s Delivery Service, Kiki diventa una “strega adulta”, guadagna il controllo sui suoi poteri ma per esempio perde la possibilità di parlare con il gatto. Laura perde la propria coscienza, e non ci guadagna niente. Non c’è il sollievo di dire: be’, ha sofferto tanto ma almeno è diventata Sailormoon. No, non c’è soddisfazione, c’è solo dolore.

    Quello che ho appena scritto è vero? falso? ha importanza?
    Ognuno decida.

    Quello che interessava a me era offrire al lettore un tour de force di bizzarrie, con ritmo allucinato e senza che ci fosse la possibilità di razionalizzare. Pensa al Tetsuo di Tsukamoto.

    Altro esempio sull’imponderabilità dei “messaggi”. Nel romanzo c’è un personaggio che si chiama Bryukhonenko. Perché gli ho dato questo nome? Perché mi piaceva il riferimento al vero Sergei Bryukhonenko, uno scienziato sovietico noto per i suoi famosi (famigerati?) esperimenti con gli animali (per esempio stacca la testa dei cani dal corpo e cerca di mantenerla in vita con respirazione e circolazione artificiali. Vedi filmato).
    Più avanti Bryukhonenko tenta di uccidere la coscienza di Laura e dunque…
    Messaggio Morale Profondo™
    La scienza senza etica uccide le coscienze!!!
    È vero? No. Me lo sono inventato adesso. Lo scopo di mettere un personaggio con la testa di cane e un fonografo Edison nella pancia è far esclamare: “guarda lì!!! C’è un personaggio con la testa di cane e un fonografo Edison nella pancia!!!”
    Ma vogliamo negare il Messaggio Morale Profondo?

    Detto questo se al lettore Laura non piace, la mia unica reazione dev’essere quella di chiedere scusa perché gli ho fatto perdere tempo con qualcosa che non ha gradito. Però se non ha gradito perché non ha trovato messaggi, morale o significato, be’, ce ne sono finché ne vuole!!!

  88. 182 ???

    @ Tapiroulant

    Non ritengo che King sia un dio sceso in terra. Dico solo che trovo l’affermazione corretta.

    Ho letto anche altri manuali: alcuni in italiano; molti di più in inglese (Es. la serie Write Great Fiction) e tutti quelli che trattano questo argomento dicono che la morale va presa con le pinze e quando si inizia a scrivere un romanzo non bisogna partire solo con una morale in testa.

    Non denigravo la morale, ma come ho detto: se c’è è un più, sennò amen. (Si potrebbe anche dire: se è palese o se non è palese).

    Per curiosità (e per andare avanti nel discorso): secondo te quali sono i messaggi morali nei libri di King che hai citato?

  89. 181 Tapiroulant

    @Angra: Posso essere d’accordo con te allora, ma a patto di una precisazione. All’aspirante scrittore non bisogna dire di accantonare completamente qualsiasi pretesa morale e concentrarsi solamente sullo scrivere bene e sulla coerenza; ma piuttosto di coniugare le due cose, puntualizzando che il messaggio sarà meglio veicolato, più efficace e più convincente laddove il mondo del libro è coerente e interessante, naturale e non forzato. Il che fa differenza.

    @???: Io vorrei avvertire tutti coloro che considerano On Writing la bibbia dello scrittore, che King per lo più non dà poi ‘sti gran consigli. E dice anche delle cose deleterie, quale appunto quella da te citata. Con questo metodo, di scrivere la propria storia inseguendo solo uno spunto di trama tralasciando qualsiasi messaggio di fondo, il buon vecchio Stephen King ha scritto un macello di libri di merda. Ogni libro buono, King ne scrive due o tre che vanno dall’insignificante (La zona morta, La metà oscura) al veramente orrendo (Cell). E guardacaso, i suoi libri più famosi o più belli sono sempre quelli con le più alte implicazioni etiche (Shining, Stagioni diverse, It, Misery. Non ho mai letto L’ombra dello scorpione, quindi di quello non parlo). A proposito di Misery, se non ricordo male proprio in On Writing, King spiegava che è nato dallo sviluppo imprevisto di una sua idea per un racconto senza lieto fine: bene, che se ne renda conto o meno (forse no), quello sviluppo imprevisto è stato ciò che ha caricato il racconto originale di ‘messaggi’ esistenziali che trascendevano la pura trama. Sicché da un racconto probabilmente mediocre o tutt’al più carino, è venuto fuori un gran bel romanzo.

  90. 180 Angra

    Si possono trovare esempi di messaggi morali che con il passare del tempo possono assumere connotazioni negative proprio nei classici. Se prendiamo Pinocchio, il libro continua a divertirci per la fantasia che caratterizza l’ambientazione e i personaggi, ma il messaggio pedagogico di cui è impregnato diventa fastidioso per il carattere di continuo ricatto morale nell’educazione del burattino. C’è da scommettere che un messaggio ideologico del tipo “aver fame non è un buon motivo per rubare” abbia contribuito a decretarne il successo nella società dell’epoca, dove gli affamati la fame se la dovevano tenere, ma oggi ci fa storcere il naso.

  91. 179 ???

    @ Tapiroulant

    Per me un messaggio o tema è solo qualcosa in più. Se c’è meglio, sennò amen.

    Penso si debba scrivere il proprio libro senza averne uno in mente o si rischia di basare tutto su quello.

    Se non sbaglio King stesso in “On Writing” diceva che non era dispensabile, ma che se c’era, andava individuato solo a libro scritto e fatto risaltare nella seconda stesura.

  92. 178 Angra

    @Tapiroulant:

    Ciò che distingue letteratura orribile, decente e stupenda non è la presenza o meno di tale messaggio, ma la capacità dell’autore di presentarlo in modo convincente e naturale.

    Sono d’accordo con te, ma questo non è in contrasto con quello che ho detto io. Se prendi Il Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini di Pratchett, io ci vedo una gigantesca presa per il culo di tutte le religioni e la cosa mi diverte un sacco. La differenza la fa tutta il fatto che il tutto viene mostrato senza pedanteria né interventi dell’autore. Nel suo genere posso considerarlo un piccolo capolavoro. Ma, ripeto, stiamo dicendo due cose diverse non in contrasto fra loro.

  93. 177 Angra

    @Tapiroulant:

    @Angra: Mi pareva che dal tuo intervento si potesse desumere una conseguenza di quel tipo.

    No, non si poteva ^__^

    Possiamo girare il discorso così: se prendiamo in mano un romanzo in libreria è più probabile che sia più brutto che bello, specialmente se parliamo dei fantasy che vengono spacciati per capolavori di questi tempi. Uno dei motivi che possono rendere brutto un brutto romanzo è che l’autore fosse preoccupato, più che di scrivere con la dovuta competenza una storia avvincente, di propinarci invece le sue idee da salvatore del mondo. C’è anche un piccolo ricatto (per l’appunto) morale che si ottiene facilmente confondendo i piani del discorso: se non ti è piaciuto il tal romanzo allora sei un criminale perché non hai a cuore il tema dei pericoli della manipolazione genetica.

  94. 176 Tapiroulant

    @Angra: Preciso che il mio post l’ho scritto prima di leggere il tuo secondo messaggio. La deduzione implicita che ho fatto dal tuo messaggio mi sembra discendere in modo coerente da quel che ho detto, ma cambierò idea se riuscirai a convincermi che ho male interpretato il senso del tuo messaggio.
    Contesto la tua affermazione sui “capolavori della letteratura”. Ho richiamato un po’ di capolavori da differenti secoli per farti capire come tutto il romanzo moderno (1500+) sia animato dall’idea del messaggio come elemento centrale e più importante di ogni romanzo. Ma l’ho fatto per comodità: potrei dirti che anche gli Harmony hanno un messaggio morale (debole e consolatorio), e anche la letteratura decente seppure non superlativa (es. la saga della Spada della Verità di Terry Goodkind – i primi volumi almeno, dopo diventa unammerda – o Gomorra di Saviano o i libri più brutti di Stephen King). Ciò che distingue letteratura orribile, decente e stupenda non è la presenza o meno di tale messaggio, ma la capacità dell’autore di presentarlo in modo convincente e naturale.

  95. 175 Tapiroulant

    @Angra: Mi pareva che dal tuo intervento si potesse desumere una conseguenza di quel tipo. Recupero il passaggio chiave della citazione:

    Personalmente non sono cose che vedo di buon occhio, perché è tipico degli autori scarsi, un po’ ignoranti e faciloni pensare che il lettore debba sorbirsi contento il romanzo non perché scritto bene, non per la trama, non per i personaggi ma per l’originalissimo (secondo lui) insegnamento morale che ci sta dietro.

    In sostanza credo di poter dire, che tu ritenga valido un romanzo se è scritto bene, ha una buona trama, e dei buoni personaggi. Che un testo sia scritto bene è condizione necessaria (ma non sufficiente) per la presentabilità di qualsiasi tipo di produzione letteraria, non è costitutivo del romanzo. Quindi sono d’accordo con te che ci vuole, ma tu lo sarai con me nel dire che non è l’elemento principale che determini la bellezza del romanzo in quanto romanzo. Quindi: trama e personaggi. Ma una trama in cui manchi un senso generale (e questo è il ruolo del messaggio, o idea, o etc. che tu sembri squalificare), è appunto solo una giustapposizione di situazioni: e tale è appunto (o sembra essere) Laura, e di qui le critiche. Per quanto riguarda i personaggi, si è in genere d’accordo che ciò che distingue personaggi complessi da quelli bidimensionali è il conflitto morale (e tali conflitti sono interessanti quando non sono fini a sé stessi – vedi la Rocca del Silenzio, dove invece lo sono – ma quando si incastrano con il problema morale proposto dal romanzo).

  96. 174 Merphit Kydillis

    Sto cominciando a leggere Le avventure della giovane Laura (mi siono fermato ai gattoni che hanno rapito Carlo). Devo dire che è carino. Per quanto riguarda lo stile narrativo: facile e intuitivo, non certo come i giochi di parole di Strazzu o G.L. D’Andrea >.>

    Gamberetta, io mi chiedevo: se e quando ci sarà una sezione per noi tuoi fans (Angra, Maudh e compagnia) possiamo postare i nostri racconti (tipo parodie dei celebri romanzi fantasy italiani)?
    Una sezione tipo “Fan Fiction” non sarebbe male… e poi, chissà, potresti darci qualche dritta, recensendo i racconti e dare i tuoi giudizi tramite gamberi o stivali (così, se mai mi venisse in mente di scrivere un romanzo, sarebbe già un bell’inizio averti come insegnante xP)

  97. 173 Angra

    @Tapiroulant: per essere più chiaro, è come se io avessi detto che i salmoni fanno le uova e tu mi rispondessi che ho detto una stupidata, perché secondo il mio ragionamento siccome la gallina fa le uova allora per me la gallina è un salmone. Non si possono rovesciare le implicazioni, è un errore logico.

    Quel mio è “probabile che sia così” è lì proprio per escludere dal discorso i capolavori della letteratura, infatti se entri in una libreria e prendi in mano un romanzo a caso è molto probabile che non sia un capolavoro.

  98. 172 Angra

    Tapiroulant:

    A me questo sembra abbastanza stupido, nel senso che si mette la logica sotto i piedi:

    Questo è un discorso abbastanza stupido, perché sembra implicare che il romanzo scritto bene sia una giustapposizione di scene che tra di loro non hanno alcun ’senso’ in comune (molto simile in effetti a quanto accade in Laura).

    Ti pare che io abbia detto questo?

  99. 171 Tapiroulant

    Non sono naturalmente d’accordo con le derive da psicologia spicciola di Fabio, però vorrei riprendere un nodo essenziale evidenziato da lui, da Walter e da Fos: il fatto che manchi completamente un ‘fulcro’, un messaggio, un quid che sottenda all’opera e alle innumerevoli peripezie di Laura. Cito Angra:

    La discussione sul messaggio e la morale non è nuova. Personalmente non sono cose che vedo di buon occhio, perché è tipico degli autori scarsi, un po’ ignoranti e faciloni pensare che il lettore debba sorbirsi contento il romanzo non perché scritto bene, non per la trama, non per i personaggi ma per l’originalissimo (secondo lui) insegnamento morale che ci sta dietro. E’ una mentalità da scuole superiori, dove non si capisce mai se nel tema di italiano ti valutano la forma, le nozioni o le idee personali. Non ne faccio una regola assoluta del tipo “se dietro c’è una morale allora è una schifezza”, ma è probabile che sia così.

    Questo è un discorso abbastanza stupido, perché sembra implicare che il romanzo scritto bene sia una giustapposizione di scene che tra di loro non hanno alcun ‘senso’ in comune (molto simile in effetti a quanto accade in Laura). Al contrario, tutta la letteratura mondiale – o almeno, tutta quella che conosco! – contiene un messaggio morale. Il che non significa che ogni romanzo esistente sia un romanzo di Dickens: c’è differenza tra morale e moralismo (per evitare confusioni, al posto di ‘morale’ utilizzerò termini connotati in modo più neutro, come ‘messaggio’, ‘idea’, ‘tema’, ‘questione’). Il messaggio esiste anche quando è implicito, o discreto, o messo in dubbio dallo stesso autore. Delitto e castigo ne ha uno; Il richiamo di Chtulhu ne ha uno; la Trilogia della Fondazione ne ha uno; I viaggi di Gulliver ne ha uno. Ciò che spesso distingue un grande romanzo da uno mediocre è che vengono intrecciate più idee, più messaggi (talvolta anche contraddittori), e il fatto che suddetti messaggi non vengono espressi in modo retorico e tronfio ma con una certa eleganza, lasciando che sia la stessa storia a suggerirla. Perciò possiamo dire che molti romanzi di Dickens sono insopportabili, perché ti spiattellano davanti alla faccia un messaggio morale – quello sì – da tema delle medie. Ma il punto è: un ‘senso’ centrale che raccoglie in sé tutto quanto il romanzo e le sue parti c’è sempre. Forse è proprio questo il problema di Laura: dov’è questo centro concettuale? Dov’è il messaggio? Alla fine, in mancanza di meglio, viene appunto da pensare che il centro sia soltanto “contraddiciamo tutte le regole del fantasy tradizionale! Facciamo che il protagonista è sfigato invece che figo, viene picchiato e punito invece che premiato, non fa attivamente una quest ma subisce passivamente il sadismo degli altri”. Che non è molto.

  100. 170 Angra

    @Fos87:

    Angra, penso che mettersi a nudo sia inevitabile quando nello scrivere ci metti il cuore

    Cito Gamberetta :)

    Perciò: l’amore per il fidanzato, l’anima per Dio, il cuore trifolato per il sugo del risotto, nello scrivere, per piacere, tecnica e fantasia!

    In sostanza: un conto è dire che l’autrice si è divertita a maltrattare il suo personaggio, un conto è dedurne che è una povera infelice: l’essere spietati con i propri personaggi è fondamentale nelle storie di avventura.

    Poi, francamente, stare qui a discutere della personalità di Gamberetta mi sembra inelegante e fuori luogo. Il mio intervento era per dire che l’analisi di Fabio era tanto inutile quanto ingenua, pretestuosa e ineducata. D’altra parte, è stato lui a venire qui bello fiero a mettere il link al suo blog, io ci ho solo cliccato sopra.

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