Satanello

Che dire? Non sono una ragazza particolarmente fortunata. Ma non voglio tediare nessuno con i miei problemi personali, dunque passo a presentare “Satanello”, un breve racconto che ho scritto qualche mese fa per distrarmi da una situazione poco allegra. Credo sia riuscito bene.

“Satanello” è un racconto dark fantasy ambientato in un piccolo paese: Carla e la sua fidanzata, Simona, vi si sono recate per trascorrere un fine settimana romantico. Ma gli eventi prendono una brutta piega quando l’amore per gli animali di Simona la spinge a portarsi a casa un pucciolino adorabile… O forse si rivelerà la giusta decisione?

Copertina di Satanello
La copertina che ho creato per “Satanello”. L’immagine è una riproduzione del dipinto “Inferno” di Hans Memling

Ho approfittato di “Satanello” anche per sperimentare in prima persona il servizio di self-publishing di Amazon, il famoso KDP (Kindle Direct Publishing). Alcune cose mi sono piaciute, altre meno; in futuro dedicherò un articolo dettagliato all’argomento.
Dunque, se dopo aver letto “Satanello” l’avrete trovato di vostro gradimento, potrete anche acquistarlo, qui. Costa 89 centesimi di euro, il minimo prezzo che Amazon mi ha permesso di fissare.
Naturalmente potete anche evitare Amazon e fare una donazione. O non pagare niente del tutto. E, come sempre, ogni commento è il benvenuto.

Buona lettura.

Download

 “Satanello” in formato PDF A4. Leggibile a video e ideale per la stampa (~250 KB). Anteprima via Google Docs Viewer.

 “Satanello” in formato ePub. Per i lettori di ebook (~94 KB).

 “Satanello” in formato Mobipocket. Per il Kindle e altri dispositivi portatili supportati (~90 KB).

 “Satanello” in formato RTF. Formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi (~1.429 KB).

 Un archivio .ZIP contenente tutti i file di cui sopra (~889 KB).

Il racconto è copyright @ Chiara Gamberetta. Tutti i diritti riservati.


Approfondimenti:

bandiera EN Kindle Direct Publishing
bandiera IT Hans Memling su Wikipedia
bandiera EN Inferno presso Web Gallery of Art
bandiera IT L’Ente Nazionale Protezione Animali

 

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39 Commenti a “Satanello”

  1. 39 Gargaros

    Che raccontino delizioso XD

    C’è un po’ di refusi qui:

    Fiamme consumano le giunture dei gomma della sportello

    Per il resto è scritto bene anche se io qualche virgola la sostituirei con segni più adatti.

  2. 38 Edoardo Bedogni

    Complimenti davvero bellissimo!! *-*

  3. 37 Marcello

    L’ho scaricato in PDF (Planetary Defence Force). Sarebbe la prima cosa che leggo scritta da te.
    Innanzitutto, grazie di averlo scritto.

    Saludos!

  4. 36 Vania

    Questo racconto semi-serio mi è piaciuto! L’ho letto volentieri. Anche a me però ha fatto immediatamente pensare a “Pan”.

  5. 35 Mirko

    Nel mio gruppo di lettura (10-15 anni) è piaciuto il racconto.
    I più piccoli si sono bloccati all’incipit, allora abbiamo cercato di modificarlo, così:
    ————-
    Quando Simona mi fa’: “ti voglio mostrare qualcosa di tenerissimo :) “, non mi aspettavo di dovermi turarmi il naso per respirare!
    ————-

  6. 34 Davide

    Bellissimo racconto. Corto e divertente con una tensione che nasce e si dischiude in una cosa buffa. Mi è proprio piaciuto :) Complimenti!

    Davide

  7. 33 K

    Ho scaricato l’e-book ma ancora non ho avuto modo di leggerlo.
    Ho fatto comunque una piccola donazione (2 euro) perchè da tempo leggo i tuoi articoli e mi piacciono molto.
    Grazie.

  8. 32 Gamberetta

    @GSeck. Non ero sicura che la licenza CC che uso fosse compatibile con la licenza di Amazon. Ho pensato che comunque non fosse un problema visto che lo stesso il racconto lo distribuisco anche gratuitamente, sebbene senza CC.
    Non ho rinunciato alla mia filosofia, questo è stato solo un esperimento.

  9. 31 GSeck

    Gamberetta, perché hai pubblicato il racconto sotto copyright? Credevo che tu fossi un’ardente sostenitrice del creative commons, del copyleft. Forse quello che è successo con “La mela avvelenata” ti ha fatto cambiare idea?

  10. 30 Chris

    @ Evangeline

    Personalmente trovo difficile visualizzare “uno sguardo tra lo sfuduciato e il risentito”. Credo sia migliore la seconda parte, “uno sguardo che significa: Carla piantala non è divertente è solo di cattivo gusto”.

    Sono invece pienamente d’accordo con chi ha detto che la similitudine del corvo che mangia il neonato è poco efficace. Non sento tutti i giorni corvi che si cibano di neonati, quindi non so che verso immaginarmi.

    Non so perché quando Gamberetta, per il resto una maestra del mostrato, quando cede a una similitudine o a un vocabolo vago li scelga pure della peggior specie. Mi viene in mente, in Assault Fairies, il paragone fra delle antenne finte coi sonagli e il rumore di una moneta nella ciotola di un mendicante. Immagino che l’immagine di un neonato sgozzato sia servita a evocare una sensazione di orrore che la semplice impressione sonora non poteva dare. Ovvero il verso del capretto non è terrificante in sé ma per la sensazione di pericolo ancestrale che scatena nell’inconscio della protagonista.

    Un po’ come sentire l’odore di mandorle amare nella stanza e farsela addosso per la consapevolezza che di lì a qualche secondo si stramazzerà a terra per aver respirato cianuro. I chimici mi capiscono.

    3) Per quanto la scena della fuga sia magistrale (ritmo veloce, descrizioni brevi), un solo dettaglio mi stona: manca la paura. Simona e Carla non hanno paura, o meglio, io non la percepisco. Percepisco lo sconcerto, l’urgenza di abbandonare la casa. Ma non la paura. Il che mi pare innaturale: io sarei terrorizzata se vedessi un incendio diffondersi a quella velocità. Anzi, sarei terrorizzata già nel vedere il frigo andare a fuoco.

    Hai ragione. Diciamo che il tono generale del racconto, molto sbrigativo, con tagli anche fastidiosi (almeno per me), e lo scarso volume (11 pagine), non ti danno nemmeno l’aspettativa di provare paura o sentire perlomeno quella delle protagoniste. Io, dopo aver visto film come L’Esorcista e L’Avvocato del Diavolo, mi sarei aspettato qualcosa di più raccapricciante o perlomeno inquietante dal figlio di Satana. Ovvio, mandare a fuoco una città è terribile, ma la paura che colpisce il lettore, quella che affonda nella bocca dello stomaco e dà una strizzata alle budella, viaggia su altri binari.
    E alla fine il capretto non sembra nemmeno così malvagio.
    Mostra spoiler ▼

  11. 29 Evangeline

    Errata corrige: il racconto è in prima persona, ho sbagliato a scrivere. Scusatemi.

  12. 28 Evangeline

    Non voglio unirmi a nessuna discussione, né fare polemiche, ma solo lasciare la mia opinione riguardo al racconto. Non è che io non accetti critiche: semplicemente non ho il tempo di seguire in maniera adeguata una discussione e mi dispiacerebbe far attendere troppo chi aspetta una risposta. Nel contempo ci tengo a lasciare la mia opinione, visto che leggere il blog mi ha aiutata a scegliere meglio le mie letture. Spero che in qualche modo la mia opinione possa tornare utile a Gamberetta.

    Lati positivi:
    1) Il racconto non si legge: si lascia leggere. Pregio non da poco. Non ho fatto nessuno sforzo a portare avanti la lettura.
    2) Il linguaggio è semplice e immediato, a parte un paio di dettagli che segnalo nei punti 1 e 2 dei lati negativi. Ad ogni modo si riesce bene a visualizzare la storia e le opinioni di Carla.
    3) La protagonista e la sua compagna hanno due caratteri diversi e lo si percepisce bene, pur nella brevità del racconto.
    4) La scena dell’incendio è descritta molto bene, con dettagli concreti che aiutano il lettore a partecipare alla scena. Nel contempo non è una descrizione eccessivamente lunga, il che è un pregio: breve descrizione e poi via, ritorna l’azione. Lo trovo efficace.

    Lati negativi:
    1) Come fatto notare anche da altri utenti, anch’io ho trovato fastidiosa la presenza di così tanti vezzeggiativi. Secondo me rallentano la lettura e non sono poi così necessari. Tantopiù che Carla non è che straveda per il capretto: lo chiama “mostriciattolo” e “bestiaccia”, e ci può stare, ma non vedo perché debbano comparire al di fuori delle battute di Simona termini come “pancino”, “musino”, “animaletto”, “orecchiette”. Sarà anche un racconto in terza persona, ma il punto di vista dominante è quello di Carla, e a lei il capretto non piace. Mi suona innaturale un linguaggio del genere.
    2) Un’osservazione.

    Simona mi lancia uno sguardo tra lo sfiduciato e il risentito, uno sguardo che significa: Carla piantala non è divertente è solo di cattivo gusto.

    Personalmente trovo difficile visualizzare “uno sguardo tra lo sfuduciato e il risentito”. Credo sia migliore la seconda parte, “uno sguardo che significa: Carla piantala non è divertente è solo di cattivo gusto”. Forse se si tenesse solo la seconda parte ci sarebbe un piccolo salto, nel senso che si passerebbe dallo sguardo direttamente a quello che comunica, senza nessun tentativo di descriverlo, ma lo scopo dello sguardo di Simona è comunicare qualcosa a Carla e quindi è efficace non tanto perché è “tra lo sfiduciato e il risentito”, ma perché in effetti le comunica qualcosa. Mi rendo conto però che questa è una minuzia, forse qui si scivola nell’opinabile.
    Sono invece pienamente d’accordo con chi ha detto che la similitudine del corvo che mangia il neonato è poco efficace. Non sento tutti i giorni corvi che si cibano di neonati, quindi non so che verso immaginarmi.
    3) Per quanto la scena della fuga sia magistrale (ritmo veloce, descrizioni brevi), un solo dettaglio mi stona: manca la paura. Simona e Carla non hanno paura, o meglio, io non la percepisco. Percepisco lo sconcerto, l’urgenza di abbandonare la casa. Ma non la paura. Il che mi pare innaturale: io sarei terrorizzata se vedessi un incendio diffondersi a quella velocità. Anzi, sarei terrorizzata già nel vedere il frigo andare a fuoco.

    Nonostante i lati negativi abbiano occupato più spazio di quelli positivi, ci tengo a dire che il racconto è piacevole. I lati negativi riguardano dettagli, non il racconto nella sua interezza. Lo consiglierei? Sì, sono cinque minuti spesi a leggere qualche pagina scorrevole.

  13. 27 Alessandra

    ho letto il racconto, è scritto davvero bene, scorre via che è un piacere. E’ molto simpatico mi è proprio piaciuto!

  14. 26 Alessandra

    Finalmente sei tornata!Ti ho scritto qualche tempo fa per e-mail, mi fa piacere che hai scritto un nuovo racconto, me lo leggerò con calma. Aspetto con impazienza nuovi post, le tue recensioni sono state per me illuminanti oltre che divertenti.Ciao!!

  15. 25 caterina

    ciao, intanto dico la mia e poi leggerò gli altri commenti. Mi scuso già ora se ripeterò cose che hanno detto altri.

    Il racconto fila via leggero e veloce. Forse è un po’ scarno. In fondo il mistero è già svelato nel titolo. La protagonista è ben caratterizzata anche se in parte viene il dubbio che sia cinica perchè il capretto DEVE chiamarsi proprio così. Non so se mi spiego.
    Anche il rapporto della zia con il demonio è funzionale e incuriosisce: varrebbe la pena ampliare?
    Ad ogni modo è un racconto divertente e la scena dell’incendio è perfetta. Tutti quei dettagli sul calore del fuoco: molto suggestivi. E anche la concitazione della fuga sono resi adeguatamente.
    Il finale mi è piaciuto anche se sul momento non avevo ben capito la parte “ha deciso di ricreare il vostro mondo”. Cioè, tutto il mondo è andato bruciato? Un salto un po’ grande da fare in un capoverso. Ma ci può stare visto che poi si chiarisce che tutti sono diventati caproni.
    Anyway: giudizio più che positivo. per un racconto così breve. Lo stile c’è e anche l’equilibrio tra concreto e creativo. Spero di leggere ancora tuoi racconti. Soprattutto spero di non dover aspettare altri sei mesi per il prossimo post. Coraggio.

  16. 24 Cal

    Io l’ho trovato Lovecraftiano, e devo dire che mi piace *.* più di assault fairies, devo dire ;)

    Quasi quasi ti chiedo un parere sui racconti che ho postato sul mio blog, naturalmente se hai tempo e ti va: :P

  17. 23 Magnifico

    ciao! ho letto il racconto e l’ho trovato brillante e divertente! Non ho grandi competenze letterarie quindi non farò un’analisi dettagliata come altri utenti, ci tenevo solo a esprimerti la mia gratitudine per i cinque minuti piacevoli che ho trascorso leggendo “Satanello”!

  18. 22 Chris

    @ Tapiroulant
    Forse “cinico” non è il termine esatto per definire il carattere della protagonista. La reazione stizzita che ha di fronte a quel brutto capretto (che poi non riesco a figurarmi come possa esserci un capretto brutto rispetto ad altri, forse perché non ho mai avuto capre nel recinto) e comunque il tono aspro della voce narrante, ci portano a usare il termine “cinico”, che, lo ammetto, è improprio.

    Riguardo a quella scena che non ti spieghi, credo basterebbe aggiungere una frase in cui si spiega che la protagonista fa un passo indietro appena sente il verso raccapricciante, si riavvicina e prende un forcone dal lavello. Sono piccole distrazioni, si sistemano con poco.

    @ Prometheus
    Forse vedremo Assault Fairies II, ma SQM ce lo possiamo anche sognare. Sono trascorsi davvero troppi anni perché possa avere una qualche speranza. E poi (se ho fatto i conti giusti con l’età che Gamberetta ha dichiarato di avere) immagina te di rimettere mano a 23 anni ad un racconto iniziato a 18. Soprattutto con la vita travagliata che ci deve essere stata in mezzo per Gamberetta, che ha dovuto chiudere il blog per un anno e ora pubblica con tempi da gestazione. Almeno io avrei l’impressione di dover riprendere un tema delle medie

  19. 21 RedRose

    Sulla questione “neolaureati e alimentazione dei capretti”:
    ho conosciuto personalmente un diciottenne di Milano convinto che le zucchine crescano sottoterra.
    Caso chiuso. ;)

    Bentornata Gamberetta, mi accodo al coro dei tuoi lettori che attendono il finale di S.M.Q. e il prossimo capitolo di Assault Fairies!

  20. 20 Tapiroulant

    Non capisco perché diciate che la protagonista sia cinica. Io l’ho trovata normalissima, ha anche più buonsenso della sua ragazza.

    Peraltro le protagoniste di Gamberetta non si assomigliano tra loro. Astride è cinica; Silvia è viziata e capricciosa, ma è troppo infantile per essere cinica; questa Carla è addirittura simpatica!

    Il racconto mi è piaciuto, anche se continuo a sperare in un ritorno al fantastico spinto tipo Assault Fairies ^-^
    C’è un’unica cosa che non mi torna (ma potrei non aver capito bene io, ditemi voi). Parlo della scena in cui Carla vede il frigo aperto e va a vedere:

    Il lamento mi blocca a un passo dalla maniglia dello sportello.
    Che diavolo? Era un verso osceno, come se un corvo stesse mangiando vivo un neonato. Mi avvicino in punta di piedi al frigo, tasto sul lavello e afferro un forchettone.

    Lo sportello non è lo sportello del frigo? Ma se Carla si blocca a un passo dallo sportello, com’è che subito dopo si deve avvicinare in punta di piedi per raggiungere il frigo?

  21. 19 Gershwin

    Vedo solo ora, bentornata!

  22. 18 M. G. Prometheus

    Anche a me è saltata subito all’occhio la somiglianza con “Pan”, ma nulla di scandaloso. Concordo anche riguardo alla similitudine infelice, al congiuntivo e alla copertina. Il POV cinico mi piace, invece: è un segno distintivo Gamberetta, eccezion fatta per “Primavera”.
    In generale, comunque, “Satanello” mi è piaciuto molto: è ben scritto, interessante e divertente. Gamberetta si conferma un’ottima scrittrice. :D Mi piace come ha filtrato il POV! Ora però aspetto gli ultimi capitoli di “S.M.Q.” e, soprattutto, “Assault Fairies II”.

  23. 17 Kiwi

    Bel racconto, l’ho letto tutto d’un fiato. Mi è piaciuta l’ironia della storia e lo stile trasparente.
    Il cinismo della protagonista non mi dispiace, è un tratto distintivo di Gamberetta ed è qualcosa che mi aspettavo ancor prima di iniziare a leggere. Pensandoci, forse è uno dei motivi per cui mi piacciono tanto i suoi racconti :)

    Solo una cosa mi ha lasciata un po’ dubbiosa: mentre la casa va a fuoco e le due protagoniste stanno per morire, invece di iniziare a correre nel disperato tentativo di salvarsi, sono capaci di riflettere con grande lucidità sulla velocità a cui si propaga l’incendio. Mi è sembrato poco realistico.

  24. 16 Massimo

    Ciao,

    Grazie del racconto, anche se il finale mi ha lasciato un po’ così, va bene il cinismo ma a mio avviso quella reazione rovina un po’ il climax, ma questione di gusti :-)
    A parte la similitudine del corvo e il congiuntivo, che anche a me hanno stonato, ho notato un uso eccessivo di vezzeggiativi, ad esempio:

    «Non è una bestiaccia.» Simona carezza il pancino del capretto, struscia il naso sul musino del mostriciattolo. «Non ti preoccupare piccolino, non sei una bestiaccia. Carla, su, rassicuralo anche tu, altrimenti si spaventa.»

    Infine, alcuni errori (dalla versione mobi):
    * «è già si vede sulla testolina dove spunteranno le corna.»
    * le giunture dei gomma della sportello

    Grazie ancora per la lettura (e per il link al sito della Protezione Animali :D ).

    Ciao,
    M.

  25. 15 Chris

    @ G
    Mi scuso per l’espressione “olio bollente” che forse era un po’ troppo incisiva per il tono del tuo prima commento. Il mio è stato un portare le mani avanti, perché di solito quanto Gamberetta posta un racconto o romanzo viene sommersa dalle critiche dei “più realisti del re” che spulciano tutte le pagine alla ricerca del momento in cui il POV si discosta un attimino dal personaggio o nel momento a cui cede a una riga di infodump.

    Comunque anch’io non trovo entusiasmante il cinismo e la freddezza della voce narrante. Trovo che ci faccia subito prendere le distanze dai personaggi, e quindi non riusciamo a dispiacerci o spaventarci quando a loro succede qualcosa di brutto. Anestetizzante insomma.
    Comunque questo è lo stile, l’orma di Gamberetta, determinato dalle sue idee e dalla sua esperienza, quindi non se ne discosta a meno di non fare sforzi mirati (come in Primavera). Quindi deve piacere. Esattamente come leggendo Stephen King ti deve piacere il fatto che tutti i personaggi, ragazzini di undici anni inclusi, si esprimano come dottorandi di lettere impasticcati.

    Per il resto, pure io ho fatto l’immediata associazione con Pan. Forse perché non ho letto abbastanza libri o manga da sapere che “ragazze che se la spassano fra di loro e nel frattempo allevano un cucciolo demoniaco” è un cliché letterario diffuso. Ma a me pare di no.
    Comunque non è fastidiosa questa analogia, che sia intenzionale o meno. Non ci sono i marchi registrati sulle idee in letteratura e in arte, malgrado certi telefilm americani ci abbiano dato questa idea. Dipende da come le si sviluppa

  26. 14 Zave

    non passavo ormai da mesi da queste parti.
    bella sorpresa, lo leggerò al più presto.

    ho letto i commenti e dico la mia sugli appunti di G:

    è giusto usare l’indicativo in quella situazione: il punto di vista è quello della ragazza e il commento è chiaramente in linguaggio colloquiale.
    non conosco nessuno che direbbe “ci manca poco che vomiti” invece di “vomito”.

    su cosa mangi un capretto per ora sospendo il giudizio visto che so per esperienza personale che esistono persone così al di fuori dal mondo (o che hanno momenti di rincoglionimento), e non avendo ancora letto il racconto non saprei dire se un commento del genere è in linea col personaggio che lo esprime.

    la similitudine invece è oscena, concordo in pieno.

  27. 13 Mao

    Per G: Il tuo ultimo commento mi ha fatto capire meglio cosa volevi dire sulla somiglianza con “Pan”:

    Ho pensato potesse essere utile farlo presente, proprio per dar modo a Gamberetta di verificare se il collegamento in questione risulta spontaneo e scontato solo a me o anche ad altri lettori.
    Era solo un riscontro di quello che ho pensato come lettore.

    Non intendevi perciò dire che le opere sono uguali, ma solo far presente una sensazione che hai avuto leggendo. Un’impressione soggettiva che non ha connotati negativi o positivi, ma che inserita in mezzo a critiche (più o meno) oggettive è stata da me erroneamente percepita come una critica.
    Se poi invece la tua era una critica del tipo “Le due lesbiche col demone sono fastidiosamente uguali a quelle di Dimitri e mi hanno reso sgradita la lettura, perciò occhio perché potrebbe accadere anche agli altri” (anche se mi sembra chiaro ormai che non sia questa la tua opinione), la mia risposta è: non basta una premessa secondaria in comune tra due opere per rendere la somiglianza tra le due fastidiosa. Il rapporto tra le due lesbiche non è il fulcro del racconto di Gamberetta, come non lo è del romanzo di Dimitri. Perciò a me non è venuto in mente “Pan” quando ho letto il racconto, e perciò ho voluto risponderti prima. Può capitare per un lettore che anche una somiglianza così lieve sia fastidiosa perché qualche scena di “Pan” gli è rimasta particolarmente impressa, ma su grande scala (per la maggior parte dei lettori) non accade. Semplicemente perché nessuno si ricorda le due scene lesbiche+demone in “Pan” su un romanzo di cinquecento pagine, oppure perché appunto il rapporto lesbo in “Satanello” non è affatto accentuato e passa in secondo piano rispetto agli eventi della storia.

    Riguardo poi alle protagoniste di Gamberetta:

    In generale, credo si corra il rischio di dare per scontato che un tono cinico e disincantato renda, a prescindere, interessante il personaggio.

    Rileggi il mio commento. Il tono cinico fa parte dello stile di Gamberetta, e se non ti piace lo stile di un autore non leggi i suoi romanzi/racconti. Non ha senso continuare a comprare i libri di King se non ti piace il suo modo di costruire personaggi maschili, e neanche ti verrebbe in mente di telefonargli e dirgli di cambiare stile. Se Gamberetta vuole scrivere di personaggi cinici perché li preferisce, perderà qualche lettore e ne guadagnerà altri. Ormai, se hai letto i suoi scritti, dovresti aver capito che costruisce protagoniste che hanno spesso in comune una caratteristica che le piace (il cinismo) e che il cinismo fa parte della sua “voce” come autrice. La gente la legge, c’è chi come me apprezza ancora di più un personaggio cinico ben costruito (come Simona, che ho adorato), non vedo perché dovrebbe cambiare il suo stile.

  28. 12 G

    @Chris

    Non ha grosse pretese e quindi non è il caso lanciarle addosso l’olio bollente perché si attiene ai POV cinici oppure perché la copertina dà un’idea erronea del contenuto.

    Scusa Chris, ma davvero non mi sembra di essere stato feroce o brusco nel mio commento. Sono anche andato a rileggermi quello che ho postato, ma questa aggressività da “olio bollente” non l’ho trovata. Ho solo fatto qualche appunto, tra l’altro argomentando e mantenendo un tono molto pacato.
    Dal mio punto di vista, il fatto di fare delle critiche argomentate anche a un racconto di 11 pagine è solo una forma di rispetto verso chi lo ha scritto. Lo scopo di un racconto postato su un blog credo sia quello di ricevere più feedback possibili riguardo al proprio lavoro.
    Non dico a Gamberetta che la copertina non va bene perché voglio essere kattivo. Dico a Gamberetta che la copertina non va bene perché credo sia così. In questo modo do a Gamberetta il mio (relativamente utile) contributo per migliorare il suo lavoro.
    Ripeto, il fatto che io (utente generico) stia a qui a discutere di un racconto di sole 11 pagine dovrebbe essere apprezzato piuttosto che criticato.

    Invece aver puntualizzato un mancato uso del congiuntivo lo trovo proprio sbagliato, perché lo stile, che usa il tempo presente, segue il filo dei pensieri della narratrice.

    Capiamoci, non credo che Gamberetta non sappia usare il congiuntivo, e sono sicuro che anche lei abbia fatto il tuo stesso discorso, ovvero abbia preferito il realismo alla correttezza grammaticale. Ciò detto, continuo a chiedermi se in questo caso valesse la pena.
    Io parto dal presupposto che l’errore grammaticale, in ogni sua forma, sia fastidioso da leggere. Per me, come lettore, è così. Partendo da ciò, credo sia fondamentale valutare bene quando attenersi al realismo e quando invece preferire la correttezza. Se l’errore grammaticale non è essenziale per la caratterizzazione del personaggio, allora credo sia preferibile non inserirlo.
    Il mio commento, quindi, non era un “a-ah! Hai sbagliato il congiuntivo!”. Sono solo dell’idea che, nel caso specifico, il fatto di azzeccare un congiuntivo non comprometta la caratterizzazione di Simona, né la credibilità della voce narrate.

    @Mao

    Per rispondere a G: io ho letto “Pan”, e questo racconto non c’entra proprio niente. Non è che se uno mette due lesbiche e un demone sta riproducendo un’idea originale di Dimitri. Basterebbe guardare qualche anime per rendersene conto!

    Rileggi il mio commento. Non mi pare di aver urlato al plagio. Ho solo fatto presente che le premesse del racconto e di quella scena di Pan sono oggettivamente molto simili.
    Poi tu mi dici che gli anime sono pieni di coppie di ragazze lesbiche che hanno un demonietto capra appena nato in cucina. Ok, ti credo sulla fiducia. Ciò non toglie che a me sia venuto spontaneo fare quel collegamento. Ho pensato potesse essere utile farlo presente, proprio per dar modo a Gamberetta di verificare se il collegamento in questione risulta spontaneo e scontato solo a me o anche ad altri lettori.
    Era solo un riscontro di quello che ho pensato come lettore.

    @ (un po’ a tutti)

    Ci tengo a chiarire che non credo che le protagoniste di Gamberetta siano tutte uguali. Non l’ho mai detto. Ho solo sottolineato il fatto che Simona condivide con Laura e Silvia il tratto distintivo del cinismo (un cinismo, tra l’altro, molto caricato, quindi ancor più distintivo). La cosa, a me come lettore, ha fatto godere di meno il racconto, impedendomi in parte la piena immersione nella storia.
    In generale, credo si corra il rischio di dare per scontato che un tono cinico e disincantato renda, a prescindere, interessante il personaggio.
    Nello specifico, ho trovato il cinismo di Simona poco interessante. Un cinismo di posa, senza un reale impatto sugli eventi e nemmeno particolarmente divertente.

    Voglio ripetere, perché credo ce ne sia il bisogno, che un appunto fatto al racconto non è da vedere come un attacco. Lo scopo dei miei commenti è quello di dare a Gamberetta un parere sincero e diretto sul suo racconto. I miei commenti non sono (e non vogliono essere) critica letteraria. Sono semplicemente le mie impressioni da lettore.

  29. 11 Gwenelan

    Letto :)! L’ho trovato molto bellino: intanto il capretto mi ha fatto subito tenerezza ^-^, poi Carla mi sta abbastanza simpatica – non concordo con G., non mi è sembrata uguale a Silvia e Astride, se non nella visione “poco romantica” delle cose. Mi aspettavo un finale simile, fin dalle primissime battute avevo capito che era un racconto semi-comico, o comunque leggero. Stupenda la scena dell’incendio e il dialogo finale ^-^.

    Detto questo, non so che problemi tu abbia, ma spero che passino presto, o quantomeno che non te ne capitino altri. In bocca al lupo :)!

  30. 10 Chris

    Le critiche di G sono fondate, ma eccessive per un racconto di 11 pagine che Gamberetta ha scritto “per distrarmi da una situazione poco allegra”. Non ha grosse pretese e quindi non è il caso lanciarle addosso l’olio bollente perché si attiene ai POV cinici oppure perché la copertina dà un’idea erronea del contenuto.
    Invece aver puntualizzato un mancato uso del congiuntivo lo trovo proprio sbagliato, perché lo stile, che usa il tempo presente, segue il filo dei pensieri della narratrice. È una cosa naturale nel parlato usare l’indicativo al posto del congiuntivo, anche per persone acculturate. A meno che non si sia studiosi dell’Accademia della Crusca.
    Ma mi trovo d’accordo sulla scelta infelice della similitudine, verso di capretto infernale – corvo che sgozza un neonato. Infelice quasi quanto la battuta finale.

    Ma, ripeto, un racconto di 11 pagine scritto come sfogo, quindi non si deve essere troppo severi.

  31. 9 Orlando

    Acquistato su amazon e letto subito.
    L’ho trovato molto carino, divertente e con un bel finale (quello giusto, direi).
    Ho apprezzato molto la parte dell’incendio: secondo me sei riuscita a suscitare l’immagine vividissima, quasi visiva dell’accadimento.
    Complimenti :)
    Orlando

  32. 8 Il Duca di Baionette

    Questo è MOLTO interessante:

    Inoltre io apprezzo molto il cinismo delle protagoniste di Gamberetta. Secondo me i suoi romanzi non sarebbero ugualmente incisivi senza questi personaggi così “duri” [...] il loro essere ciniche è un tratto distintivo della scrittura di Gamberetta, e se piacciono le ciniche bene, se no non si leggono le sue storie.

    Esatto, è quello che in narrativa viene definito lo “stile”.
    Lo “stile” nella narrativa (dico per gli altri, se non lo sanno), non in literary fiction o in poesia, non è scegliere di fare errori che rovinino la trasparenza (prerequisito retorico), ma è la scelta delle esatte parole e degli esatti contenuti che a loro volta dipendono dalla sensibilità dell’autore, rendendo così la sua voce ben distinguibile.

    Lo stesso discorso vale per gli Champagne: lo “stile” di una maison riguarda scelte esatte e precise, secondo una visione di Champagne ideale (o meglio di ciò che valorizza al meglio il terroir locale, secondo la filosofia per cui lo Champagne è il frutto della terra da cui nasce e non deve tradirla), non il fatto che facciano errori palesi che danneggiano il vino finale. Poi sarà ovviamente più o meno valido (se scappa la malolattica male e puzza di fogna non è “lo stile della maison”: è merda e si prende meno di 60 punti invece di prendersene 80-95).

    In narrativa, seguendo l’insegnamento di Booth ormai basilare da 40 anni e obbligatorio da possedere per discutere seriamente, questo stile è espressione dell’Autore Implicito (per questo ci fa dire “Urca, si vede che è scritto da X!”). Proprio come bevendo un Krug Grande Cuvée si sente subito lo stile Krug e non puoi scambiarlo in nessun modo con un pari merito (a punti saranno un 94 e un 92, siamo lì), Boulachin-Chaput Dame Noire o un biodinamico Brut Reserve di Beaufort (95 punti). Lo stile della casa è evidentissimo in tutti e tre ed è impossibile scambiarli, pur trattandosi di champagne brut di pregio gusto-olfattivo non troppo dissimile. Chiaro, no?

    (anche se la Francesca di “Primavera” è la prova che Gamberetta sa scrivere di persone per nulla ciniche e ugualmente incisive)

    Beh, come sapeva il buon vecchio Cechov, l’Autore Implicito non è l’Autore Fisico ed è idiozia ritenere che da ciò che è nel testo si possa capire la persona dietro. Un vero autore, come Cechov che veniva accusato in base al racconto di essere un reazionario oppure un comunista, sa scrivere in modo tale da adottare a piacere visioni del mondo, e quindi Autori Impliciti, così diversi da essere opposti.
    È il semplice padroneggiar dell’Arte. Poi in base al proprio gusto (o per motivi economici) si decide quale Autore Implicito usare maggiormente per valorizzare le proprie storie al meglio (e si creano storie a loro volta ideali per quel tipo di stile).

    Simona, Silvia e Astride [...] sono completamente diverse tra loro, in particolare Astride (fatina, militare e orfana) ha una caratterizzazione particolarissima. Impossibile confonderle, e a questo punto il cinismo diventa un tratto che le accomuna senza riassumere la loro personalità.

    Giustissimo.
    Percepiamo lo stile dell’autrice implicita, ma i personaggi sono tutt’altro che fotocopie. Già su questo verso soffrono maggiormente, a quanto leggevo anni fa, i cosiddetti monoeroi heinleiniani (ma non conosco gli studi heinleiniani a sufficienza per trattare la questione, ho solo letto qualcosa anni fa a riguardo).

    Semplicissimo, come sempre.
    D’altronde la narrativa per quanto complessa e per quanto richieda studi approfonditi, non è certo la Fisica delle Particelle. ^_^

  33. 7 Mao

    Bellissimo Satanello!
    Prima di tutto i miei complimenti per la copertina: la prima cosa che ho visto e che mi ha intrigato subito (al più presto comprerò il racconto anche su Amazon). Poi fantastico il finale: mi è piaciuto moltissimo il lato tragicomico, anche se non faccio spoiler così chi lo vuole leggere può goderselo appieno. E’ un racconto che si legge bene, scorrevole, divertente e anche un pochino commovente (povero caprettino solo).
    Per rispondere a G: io ho letto “Pan”, e questo racconto non c’entra proprio niente. Non è che se uno mette due lesbiche e un demone sta riproducendo un’idea originale di Dimitri. Basterebbe guardare qualche anime per rendersene conto! ^_^” Il collegamento lesbiche-demone-Dimitri non è affatto automatico e probabilmente è solo questione di punti di vista: a me per esempio non è proprio venuto in mente “Pan”, nonostante all’epoca lo avessi apprezzato. A te sì perché forse ti aveva più colpito.
    Inoltre io apprezzo molto il cinismo delle protagoniste di Gamberetta. Secondo me i suoi romanzi non sarebbero ugualmente incisivi senza questi personaggi così “duri” (anche se la Francesca di “Primavera” è la prova che Gamberetta sa scrivere di persone per nulla ciniche e ugualmente incisive): il loro essere ciniche è un tratto distintivo della scrittura di Gamberetta, e se piacciono le ciniche bene, se no non si leggono le sue storie. Simona, Silvia e Astride (se si leggono il racconto e rispettivi romanzi con un minimo di attenzione) sono completamente diverse tra loro, in particolare Astride (fatina, militare e orfana) ha una caratterizzazione particolarissima. Impossibile confonderle, e a questo punto il cinismo diventa un tratto che le accomuna senza riassumere la loro personalità. Rende il tutto divertente, ironico e a mio parere migliore. Perciò Chiara ti prego continua così! ^_^

  34. 6 G

    Letto.
    Devo dire che mi ha lasciato un po’ così, tra l’indifferente e il deluso. Scorrevole, pulito e tutto quanto, però mi sembra ci sia poca ciccia, poca storia. Succede poco, ecco. Quella che dovrebbe essere la svolta, lo stravolgimento della situazione iniziale, ovvero l’incendio, si rivela invece essere il centro della storia, seguito da un finale non particolarmente brillante.
    Questo è, a parer mio, il problema più grande del racconto.

    Qualche altra considerazione sparsa:

    La copertina: senza scendere nei dettagli tecnici (non sei una grafica, non avrebbe senso), non credo sia stata una buona scelta. L’immagine non comunica lo spirito leggero del racconto. Vista così,in una vetrina virtuale, è più facile che venga scambiata per la copertina di un testo sul neopaganesimo piuttosto che per quella di un racconto semiserio su un capretto infernale.

    La situazione di partenza: due lesbiche con un demonietto appena nato in casa. Scusa ma non ho potuto far a meno, per tutto il racconto, di pensare alla scena di “Pan” in cui Angela e Giada si portano a casa Peter. Le premesse sono talmente simili nella loro particolarità da rendere automatico il collegamento, e la cosa è disturbante.
    C’è poco da farci, me ne rendo conto, però penso sia importante essere coscienti della cosa.

    La protagonista: il suo cinismo mi ha ricordato un po’ troppo sia Laura che Silvia. Questa è ovviamente una considerazione che non si lega a questo racconto nello specifico, ma più in generale a te come scrittrice. Una protagonista cinica, disincantata e anche stronza ci può stare. Se però finiscono per esserlo tutte la cosa perde di efficacia. Appena lette le prime righe di “Satanello” ho subito pensato “Ecco, ti pareva, un’altra cinica”. Sinceramente ha un po’ rovinato l’immersione nella storia.

    Tre appunti sul testo:

    ci manca poco che vomito la pizza che ci siamo mangiate a pranzo.

    Correggerei con “che vomiti”, al congiuntivo. È vero che nella lingua parlata si usa più spesso, sbagliando, il presente, ma Simona non ha il ruolo di una ragazza particolarmente ignorante o svampita, quindi farle sbagliare il congiuntivo serve più a infastidire il lettore che a caratterizzare la protagonista.

    Cosa mangiano I capretti? Non ho idea.

    Capisco il voler descrivere Simona come una che con animali e fattorie non c’entra niente, ma mi pare forzato che addirittura non riesca a immaginare cosa possa mangiare un capretto appena nato. Mangerà latte. Al massimo Simona potrebbe pensare che mangi già del mangime, o dell’erba, ma non avere minimamente idea di cosa possa mangiare una capra mi pare poco credibile.

    Era un verso osceno, come se un corvo stesse mangiando vivo un neonato

    Una similitudine poco felice. Se penso a un corvo che mangia un neonato vivo l’unico suono che mi viene in mente è il pianto del neonato, non il rumore del corvo che mangia. Tra l’altro, volendo essere pignoli, non vedo perché un corvo che mangia un neonato dovrebbe fare un rumore diverso da un corvo che mangia un gatto, o da uno che mangia un vitello. A livello visivo l’immagine è oscena, ma qui stiamo parlando di suoni. È quello, il suono, che dovresti riuscire a rendere con la similitudine.

    Questi sono i problemi che ho notato a una prima lettura. Rileggerò con più calma per vedere se mi è sfuggito altro.

    Spero di leggere presto un nuovo articolo.
    Bentornata.

  35. 5 Il Duca di Baionette

    Molto apprezzato!
    Speriamo sia la prima di tante altre opere, autarchieditate (magari con Narcissus e non solo Amazon) o meno, e magari anche ben più lunghe di così.
    Per chi ha gradito: 1 euro o 2 donati qui http://fantasy.gamberi.org/donazioni/ sono il modo migliore per trasformare il proprio apprezzamento in un gesto concreto. :-)

  36. 4 Marco

    Molto carino, mi ha ricordato un po’ Cortázar (:

  37. 3 Gargaroz

    ALEEE ! Gamberetta è tornata ! Yuppi ! Non vedo l’ora di leggere il racconto ! Comunque ti aspettiamo al varco per la seconda parte di Assault Faeries, non credere che ce lo siamo scordati !

  38. 2 Lu Pikkiu

    Appena finito. Il racconto è semplice, diretto, e scritto molto bene. Mi ha divertito, soprattutto il finale. Grazie, Gamberetta (e urrà per il tuo ritorno).

  39. 1 Francesco

    Davvero divertente! Complimenti *^*)

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