Sul Copyright

Qualche giorno fa Cory Doctorow ha pubblicato un nuovo libro, Content: Selected Essays on Technology, Creativity, Copyright, and the Future of the Future. Come chiarisce il titolo non è un romanzo, è un raccolta di articoli e brevi saggi scritti da Doctorow negli ultimi anni e già apparsi su riviste online e cartacee. Fosse un altro parlerei di mezza truffa, visto che si cerca di vendere roba vecchia e in molti casi ancora reperibile in Rete, ma Doctorow, fedele alle sue idee, ha deciso anche questa volta di rendere disponibile per il download il testo completo del libro. Perciò chi vuole può pagare i 15 dollari del prezzo di copertina, e chi non vuole può lo stesso leggerlo.

Copertina di Content
Copertina di Content

Gli articoli trattano i temi più svariati, dalle fanfiction, ai MMORPG, alla Singolarità e tanti altri argomenti. La parte del leone è però appannaggio del discorso sul diritto d’autore e il futuro della scrittura nell’epoca di Internet. Doctorow ha una posizione radicale in merito, non a caso durante tutta la sua carriera di scrittore ha sempre distribuito i suoi romanzi e racconti con licenza Creative Commons. E bisogna subito notare un particolare importante: Doctorow ha una carriera. Non è facile inventarsi una carriera come scrittore, specie scrittore di fantascienza, Doctorow ci è riuscito e secondo lui uno dei fattori è stato proprio il distribuire liberamente i suoi romanzi.
Io non ho (ancora) una carriera come scrittrice di fantascienza, ma sono d’accordo con Doctorow.
Ho già affrontato la questione in diversi articoli, ma mai in maniera sistematica. Come nel caso della scrittura, con il Riassunto delle Puntate Precedenti, è giunto il momento di chiarire in maniera inequivocabile quale sia la posizione della Barca dei Gamberi rispetto al diritto d’autore e problemi affini. E per non suscitare inutili polemiche, puntualizzo subito un fatto incontrovertibile, una verità auto evidente: io ho ragione, chi non è d’accordo sbaglia!

Sul Copyright

Partiamo dal principio. Il principio è che le opere d’arte sono utili per la società nel suo complesso. Qui per “opere d’arte” intendo quelle opere che così sono comunemente definite, da Beethoven a Moccia, ovvero non entrerò nella polemica: “Mozart è arte, Britney Spears è spazzatura!” Può essere che ascoltare Mozart sia benefico e ascoltare Britney Spears no, può essere che leggere la Troisi sia addirittura dannoso, ma nel complesso, assumerò che leggere, ascoltare musica, andare al cinema o a teatro, e attività simili suscitano emozioni e trasmettono conoscenze che arricchiscono l’individuo e di conseguenza l’intera società.
Il ruolo positivo dell’arte lo darò per scontato; non tutti la pensano così, ma discutere questo punto esula dagli scopi del presente articolo. Questo articolo parte dal presupposto che più gli individui fruiscono delle opere d’arte, meglio è per tutti.

Dunque è necessario produrre e distribuire più arte possibile. Purtroppo la tecnologia attuale non permette di creare arte in maniera industriale. Se la società ha bisogno di sedie, pomodori pelati in scatola o carri armati, non è un problema, materie prime permettendo, produrre tali beni in quantità. Con l’arte non funziona così. Creare un’opera d’arte richiede l’intervento specialistico di un essere umano (credo, certi romanzi fantasy me ne fanno dubitare). Ci sono programmi per computer che in automatico scrivono brevi racconti o poesie, ma almeno per ora i risultati non sono all’altezza. Non è detto che sarà sempre così: a molti piace pensare che solo il sublime intelletto umano possa partorire le Cronache del Mondo Emerso o Vacanze di Natale, tuttavia non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi; è possibile che il segreto di un buon romanzo sia più semplice di quanto non si creda e che perciò non sia lontano il giorno nel quale sarà un software a scrivere in automatico i romanzi di Licia Troisi. Con la differenza che saranno belli! Sfortunatamente quel giorno, purché forse vicino, è ancora di là da venire.

Licia Troisi & cosplayer
Licia Troisi (a sinistra) e fan. Guardando queste immagini (altre qui) non è difficile credere che presto le Intelligenze Artificiali saranno in grado di scrivere romanzi…

Non potendo industrializzare l’arte, una società deve spronare chi è in grado di produrla a darsi da fare. E qui nasce il diritto d’autore: la società conferisce dei diritti particolari agli artisti quale incentivo a produrre più arte possibile. Questo è un punto fondamentale. Il copyright non ha basi morali, non sancisce diritti divini, è una sorta di contratto: io società ti sventolo davanti al naso la carota di vivere e diventar ricco scrivendo invece di lavorare in miniera, e tu artista in cambio produci più arte possibile. Ed è anche la ragione per la quale il copyright ha durata limitata: se io, i miei figli, i miei nipoti, i miei amici, il mio editore e tutti i suoi dipendenti potessimo vivere di rendita in eterno sulla base dei diritti delle opere già create, non avrei più nessun incentivo a crearne altre. L’idea è che quando i diritti su Topolino stanno per scadere, il signor Disney esclami: “Ostrega! Adesso devo inventarmi un altro personaggio!”, invece il signor Disney paga più o meno sottobanco i membri del Congresso americano per far allungare la durata del copyright. Ma questa è un’altra storia.
C’è da notare che la società potrebbe cambiare i termini dell’accordo con gli artisti andando in altre direzioni: se ogni individuo adulto non produce la sua quota di arte, pubblica fustigazione e galera! Da quanto ne so nessuno ci ha mai provato, nondimeno potrebbe funzionare.
Le leggi sul copyright possono essere paragonate a un condono edilizio: si offre un incentivo perché delle persone compiano azioni ritenute utili allo società (mettersi in regola / evitare di continuare a costruire senza permesso), tuttavia nulla vieta che l’anno dopo invece del condono ci siano ruspe e manette. Siamo su questo piano, parliamo di un incentivo, con lo scopo ultimo di accrescere la quantità di opere d’arte fruibili dalla società nel suo complesso, tutto qui, da nessuna parte il copyright sancisce un fantomatico diritto al guadagno degli artisti, al massimo offre una possibilità di guadagno.

Come accennato, oltre a produrla, l’arte occorre distribuirla. Prima dell’invenzione della stampa, distribuire un libro significava innanzi tutto ricopiarlo a mano, lavoro che poteva richiedere anni. È facile intuire come i benefici dell’arte sulla società siano minimi quando l’accesso è così limitato.
Con il passare dei secoli la tecnologia è via via progredita, rendendo sempre più facile usufruire delle opere d’arte. Quindi sono arrivati i computer e Internet. Internet è quell’incredibile Rete con decine di milioni di nodi il cui unico scopo è trasmette informazioni. Grazie a Internet il costo di diffusione dell’arte si è avvicinato a zero, almeno nei paesi occidentali. Con un normale abbonamento ADSL da 15 euro al mese posso spedire un film su DVD dall’Italia all’Australia spendendo pochi centesimi. Una frazione infinitesimale rispetto ai costi del mondo pre Internet. Meraviglioso! Il problema è che questo risultato è ottenibile solo violando il diritto d’autore. Il punto di forza di Internet è la possibilità per ognuno dei nodi di ricopiare e (ri)trasmettere le informazioni. Ma come recitano le parole scritte in piccolino in ogni libro, DVD, e quant’altro, la riproduzione dell’opera in oggetto senza autorizzazione è vietata.
Perciò da un lato abbiamo un sistema che permette di abbattere in maniera stratosferica i costi di distribuzione, ma dall’altro, per raggiungere tale risultato, deve necessariamente violare il copyright[1]. Qual è la soluzione? Storicamente è stato adattare il copyright alle nuove tecnologie.
Doctorow illustra vari casi, per altro piuttosto famosi: per esempio la minaccia delle pianole sulla salute degli Americani.
Ai primi del ’900, se si voleva ascoltare della musica, era necessario andare a un concerto o pagare qualcuno perché venisse a suonare a casa nostra. Poi iniziarono a diffondersi le pianole e i pianoforti automatici. Questi apparecchi musicali non avevano bisogno che qualcuno li suonasse, le note venivano lette da rulli di carta perforata. Com’è facile immaginare, superato l’investimento iniziale della pianola, era molto più semplice ed economico acquistare i rulli con i vari brani, piuttosto che ogni volta affittare un pianista. Inoltre i produttori di rulli non pagavano un centesimo di diritti a nessuno: prendevano gli spartiti, li convertivano in rulli e i compositori potevano pure morire di fame!

Piano roll
Un “rullo” (piano roll) sbobinato

Compositori e musicisti andarono a piangere presso il Congresso americano, lamentando che se non fossero state proibite le pianole era la morte dell’arte musicale. Peggio, i giovani, soverchiati dall’incessante gracchiare delle infernali macchinette, avrebbero perso ogni entusiasmo per il canto, finché le loro corde vocali non fossero avvizzite, lasciando in dote all’America una generazione di muti.
Il Congresso decise che i produttori di rulli dovessero pagare una licenza per usufruire degli spartiti, e dall’altra parte fosse obbligatorio concedere tale licenza, secondo termini stabiliti per legge. Alla faccia del Libero Mercato! Però, alla fine, ci guadagnarono tutti.
La stessa storia si ripeté con la radio, le musicassette, i videoregistratori e la televisione via cavo. Ogni volta nasceva un sistema più economico ed efficiente di distribuire le opere d’arte e ogni volta qualcuno si abbandonava a previsioni catastrofiche piangendo miseria. Ogni volta si è deciso che non era nell’interesse della società rinunciare a un progresso tecnologico in nome di privilegi presunti inviolabili, e dunque si sono adattate le leggi per tener conto dei diritti di tutte le parti in causa.
Poi è arrivato Napster, il sistema per scambiare musica via Internet. L’antesignano di eMule, Gnutella, BitTorrent e soci. Napster in poco più di un anno ha raccolto 50 milioni di utenti: mai nessuna tecnologia nella storia era stata adottata tanto in fretta. Le società discografiche, come sempre, si sono messe a piangere – e qui cominciano i guai – il Congresso ha dato loro ragione.
Da leggi utilitaristiche, le leggi sul copyright sono diventate Vangelo, per cui tutto può cambiare ma il diritto d’autore diviene intoccabile. Napster è stato chiuso, le pene per la violazione di copyright sono state inasprite, e gli USA hanno cominciato a richiedere come base per eventuali accordi commerciali che le leggi dei vari Paesi venissero modificate fino a copiare quelle americane.
Da non dimenticare poi la nascita di campagne pubblicitarie terroristiche, come quelle basate sul concetto che la violazione del diritto d’autore sia equivalente a rubare beni fisici. Questa è una stronzata, ma purtroppo più di qualcuno ci ha creduto e ci crede tutt’ora.

Il demenziale spot antipirateria che equipara il rubare allo scaricare da Internet. No, non ruberei mai una macchina, però spaccherei volentieri il cranio di chi ha inventato questa idiozia

Ricordo perciò che perché ci sia furto io devo impossessarmi di qualcosa di un altro. Entro in un museo e mi frego un quadro: questo è rubare. Se entro in un museo e fotografo il quadro, non lo sto rubando! Quando si copia un film o un libro non si sta portando via niente a nessuno, il legittimo proprietario è ancora legittimo proprietario.
“Ma, ma, cioè tu è come se rubassi!!! Perché ecco se non avessi la copia compreresti il libro e dunque hai rubato il guadagno all’autore!!!” Vicino a casa mia c’è una fermata dell’autobus e a meno di venti metri un concessionario. Ogni volta che prendo l’autobus invece di pagare 5.000 euro per un’auto, sto derubando il concessionario!!! Perché, se non ci fosse l’autobus, sarei costretta a prendere la macchina. Stronzate. Se non ci fosse l’autobus, andrei a piedi. Se il tal romanzo non è disponibile su Internet, non spendo 20 euro per comprarlo, ne leggo un altro o non leggo niente del tutto e mi metto a giocare a Puzzle Quest (piratato).

Trailer di Puzzle Quest. Un gioco semplice ma divertentissimo!

E qui torniamo al discorso di partenza: più gli individui usufruiscono dell’arte, meglio è. Perciò è più utile per la società che io legga il romanzo gratis piuttosto che non lo legga a 20 euro.

Ciò non significa che non spenderò mai 20 euro – in fondo anche se ci sono gli autobus quasi tutti un’auto la comprano – significa che la società deve approfittare del fatto che la tecnologia permette di distribuire gratis l’arte, perché è questo lo scopo, non creare un regime da borsa nera, dove artificialmente si riduce l’offerta per tenere alti i prezzi.
Non sto parlando in teoria, basta guardare il pastrocchio delle regioni sui DVD. I produttori cinematografici si sono accordati per dividere il mondo in 7 regioni, e si sono garantiti per legge che i lettori di DVD venduti in una regione possano riprodurre solo i DVD pensati per quella regione. E questo perché i signori produttori sanno benissimo che in Europa o in America possono vendere un DVD a 30 euro, ma nessuno lo comprerà a quel prezzo in Cina o in Russia. Dunque era necessario un meccanismo perché le regioni più ricche non potessero importare i DVD venduti a prezzi bassi nelle regioni più povere. In Russia non è raro trovare DVD a 5 euro e anche meno. Non piratati, DVD ufficiali, di film appena usciti. E con i DVD a 5 euro le case cinematografiche ci guadagnano. Però che brutto guadagnare 5 quando puoi guadagnare 30, facendo approvare quelle due o tre leggi che danneggiano la collettività ma ti favoriscono…

Con la chiusura di Napster si è persa l’occasione di legalizzare l’utilizzo di Internet come sistema per la diffusione dell’arte. Da un lato i “detentori dei diritti” hanno cominciato la loro opera tendente a censurare Internet, dall’altro le persone hanno continuato a scambiarsi opere d’arte a costi vicini allo zero.
“Censurare” non è un termine scelto a caso: secondo i signori discografici & amici, il copyright è così sacro che non solo è inammissibile distribuire opere protette da diritti senza permesso, ma è inammissibile discutere di come si possano distribuire tali opere, è inammissibile discutere delle opere stesse e addirittura citarle. La MLB, la lega americana dei giocatori di baseball professionisti, ha denunciato gente sulla base che secondo lei, le statistiche dei giocatori erano coperte da copyright![2] Sarebbe come dire che io non posso utilizzare o comunicare il fatto che Maradona ha segnato 115 gol col Napoli senza il permesso della Lega Calcio! In questi giorni quei mentecatti di Scientology hanno spedito 4.000 diffide a YouTube perché togliesse altrettanti video, sostenendo che citare Scientology senza permesso è violazione di copyright. Ascoltare la radio ad alto volume con le finestre aperte non è disturbo della quiete pubblica, ma un reato ben più grave: violazione di copyright! Anche in questo caso ci sono state denuncie.
Come ovvio il solo denunciare non basta. È importante che ci siano pene esemplari, che la gente vada in galera per essersi scambiata informazioni.
Ci sono poi i lecchini che fanno a gara a essere “più realisti del Re”. Quel citrullo di Sarkozy ha per esempio introdotto in Francia la così detta “dottrina Sarkozy”: i provider devono staccare la connessione a Internet quando un utente raggiunge le tre violazioni del copyright. Chi decide delle violazioni? I detentori dei diritti. Se io casa cinematografica decido che tu stai violando il mio copyright, faccio in modo di staccarti la connessione (e questo non esclude una successiva denuncia).

Sarkozy
Secondo Sarkozy, a causa della pirateria via Internet, “corriamo il rischio di essere testimoni della distruzione della cultura.” Come si fa a discutere con gente così? Mazzate, questo è l’unico atteggiamento civile da tenere

Qualcuno – ingenuo! – potrebbe pensare che forse sarebbe il caso indagasse qualcuno esterno alle parti, tipo un giudice, ma purtroppo il reato di violazione di copyright è troppo grave perché ci si possa affidare alla giustizia, tanto più che i tribunali funzionano in questa maniera assurda: prima di condannare qualcuno ci devono essere delle prove. Chi ha bisogno di prove, quando basta il sospetto? Passare per vie legali va bene per lo stupro o l’omicidio o le rapine a mano armata, ma per fatti davvero gravi, che minano le basi stesse della società, come lo scambio senza fini di lucro di musica, bisogna intervenire in maniera drastica e senza tentennamenti. Naturalmente i detentori dei diritti svolgono loro le opportune indagini, affidandosi a sofisticati metodi per scoprire i violatori dei diritti, non a caso in questi anni grazie a tali sopraffini metodi hanno scoperto che infrangevano il copyright vecchietti morti da tempo, così come gente che non lo sa neppure usare un computer, e appurato ciò, è toccato ai figli essere torchiati. D’altra parte una commissione del Senato USA ha stabilito che le reti P2P con il loro scambio libero di opere protette da diritti finanziano il terrorismo. Osama & soci scaricano i film via eMule, masterizzano migliaia di copie, le rivendono e con il ricavato si comprano il tritolo! È palese come l’unica soluzione sia chiudere i sistemi P2P, così i terroristi non potrebbero più procurarsi i film. Proprio.

Ma lasciamo perdere questi pazzi. Quello che sostengono molti è che in un regime di sistematica violazione del copyright, venga a mancare l’incentivo che il copyright offriva. In poche parole l’artista pensa: “Brutti bastardi piratoni! Ogni volta che scrivo qualcosa me la copiate e la gente legge a sbafo senza pagarmi, non diventerò mai ricco! Basta! Non scrivo più neanche una riga!”
Assumiamo sia vero; è, in altri termini, la morte del professionismo in campo artistico. L’arte può essere al massimo solo un hobby, dato che i piratoni impediscono qualunque guadagno. È così grave? Kafka è stato un impiegato per tutta la vita, Tolkien era professore, Tom Clancy mentre scriveva il suo primo e miglior romanzo lavorava come assicuratore. Se questi tre signori fossero stati professionisti della scrittura, se avessero potuto dedicare 24 ore su 24 all’arte dello scrivere, avrebbero creato opere più belle? Forse sì, forse no. Clancy da quando si è dedicato esclusivamente alla scrittura ha prodotto materiale più scadente. In ogni caso mi sembra ovvio che anche se sparisse il professionismo, non necessariamente sparirebbe la (buona) arte. Kafka forse avrebbe potuto fare più di quel che ha fatto, ma già così ad averli tutti questi Kafka!

Casco
Questo è un casco antinfortunistico, del tipo che gli operai dovrebbero sempre tenere in testa mentre lavorano nei cantieri, per evitare incidenti. Ebbene, è stato inventato da nient’altri che Franz Kafka!

Inoltre non si tiene conto di un altro fatto: già ora la gran parte delle opere artistiche sono prodotte da dilettanti. In Italia si stampano decine di migliaia di libri l’anno, ma come noto, i personaggi che possono sopravvivere grazie alla sola scrittura sono pochissimi. Perciò il 99% della produzione è frutto di hobbysti che non ci guadagnano niente o quasi. Siamo sicuri che tutto questo esercito che non guadagna niente, smetterebbe di scrivere solo perché ha il sospetto che non guadagnerà mai niente? Davvero questi migliaia di libri nascono unicamente dalla prospettiva per gli autori d’intascare tanti soldi quanti la Rowling? Io non credo, perché se sul serio l’obbiettivo di una persona fosse la ricchezza, non ci proverebbe neanche con la scrittura.

Ricapitolando:

  • La qualità artistica non è legata al professionismo; intuitivamente se una persona ha la possibilità di dedicare tutto il suo tempo a un’attività è probabile che la svolga al meglio, tuttavia non è una condizione indispensabile, anche part time si può diventare scrittori sopraffini.
  • La prospettiva del guadagno non può essere la sola motivazione a spingere così tanta gente a scrivere. Perciò, se dovesse sparire tale prospettiva, rimarrebbero lo stesso un buon numero di scrittori.

E questo partendo dal presupposto: assumiamo sia vero. Ma non è vero. Già da diversi anni ogni singolo album musicale, videogioco o film è disponibile gratis in Rete. Con i romanzi non siamo ancora a questa copertura capillare ma non manca molto. Ebbene, se fosse vero che i piratoni mangiano tutti i guadagni, la cosidetta “Industria dell’intrattenimento” sarebbe dovuta crollare da tempo. Ma se si sommano i guadagni di discografici, editori, produttori cinematografici e di videogiochi, nel complesso sono stabili o in crescita. In particolare i videogiochi hanno avuto un boom in questi ultimi anni, raggiungendo in America gli introiti di musica e cinema. Eppure ogni singolo gioco lo posso scaricare, senza difficoltà.
Perciò il piagnisteo dell’artista dovrebbe essere questo: “Ecco, 10 anni fa c’erano 1.000 artisti professionisti, e io avrei potuto essere uno di questi, ma ho preferito giocare a ping-pong, adesso ci sono 2.000 artisti professionisti, e dunque le possibilità sono aumentate, però se non ci fossero i piratoni bastardi, forse ci sarebbero 3.000 artisti professionisti! Ecco, i piratoni mi hanno rubato 1.000 possibilità di successo! Ho deciso: non scriverò mai più una riga!” Dobbiamo davvero rispondere a questo frignone? Non credo.
Anche qui partendo dall’ipotesi più negativa, cioè che la libera diffusione delle opere abbia intaccato i possibili guadagni globali riducendo la crescita. È vero? Non ci possono essere riposte certe, ma con ogni probabilità no.

Signora che gioca a ping-pong
Avrebbe potuto essere una scrittrice fantasy di successo, invece ha scelto di dedicare la vita al ping-pong

Studi empirici hanno dimostrato che la disponibilità gratuita di un’opera artistica non incide sulle vendite, e quando questo avviene è un’incidenza positiva. Per rimanere in campo editoriale, come avevo già ricordato in un articolo di qualche mese fa, può far testo l’esperimento svolto dal signor O’Reilly, che ha provato a misurare l’andamento delle vendite di un libro da lui pubblicato in presenza della contemporanea distribuzione gratuita del testo. In breve, le vendite sono state in linea con le previsioni, la libera disponibilità del libro non ha avuto alcuna influenza negativa. Però 180.000 persone hanno potuto leggere tale libro, la società nel suo complesso è stata arricchita.
Lo stesso Doctorow racconta come all’inizio Tor Books (il suo editore – uno dei più grandi editori di fantasy e fantascienza del mondo) fosse un po’ scettico riguardo quest’idea balzana di offrire online gratis i libri, ma dopo i primi tentativi, adesso è l’editore stesso a spingere perché gli scrittori adottino questa tattica. E per una semplice ragione: perché così si vendono più libri!
Si vendono più libri perché la disponibilità libera del testo genera pubblicità, rende conosciuto il nome dell’autore. Infatti in un celebre articolo ancora il signor O’Reilly spiega che per un artista il problema numero uno non è certo la pirateria, bensì l’anonimato. La gente non compra il romanzo del tal scrittore perché può leggerlo a sbafo o perché non piace il genere o per le critiche negative, non compra perché non sa neanche che lo scrittore e il suo libro esistono! La distribuzione gratuita online può far molto per ovviare al problema.

Qui i miscredenti fanno notare che il “trucco” funzionerà finché saranno pochi gli autori ad adottare questa tattica, quando tutti o quasi distribuiranno liberamente, sparirà la novità e la gran parte degli artisti torneranno nell’anonimato. Forse, ma nel frattempo i rapporti di forze potrebbero cambiare. Un mondo di opere libere significa che se io scrivo una recensione negativa di un romanzo della signora Troisi, ognuno può verificare, e se viceversa la Mondadori intasa di pubblicità la Rete, ognuno può controllare se le affermazioni entusiastiche corrispondono alla realtà. Credo che la possibilità di accedere alle fonti senza pagare possa cambiare il rapporto con la pubblicità tradizionale. Se prende piede l’abitudine di prima leggere e poi pagare, può essere che si crei un nuovo ambiente, dove la selezione naturale favorisca i più bravi e non i più ricchi.
Sourceforge.net è uno dei più frequentati siti di Internet. Raccoglie progetti software open source e gratuiti. Allo stato attuale ci sono 133.256 progetti, eppure se si controlla la pagina con i progetti più scaricati, si può notare come molti di questi siano di qualità eccelsa. I migliori sono stati premiati. eMule è il notissimo programma di filesharing, programma che uso regolarmente, Azureus è un client BitTorrent (non il migliore, il migliore è uTorrent, anch’esso gratuito – ma comunque Azureus è buon secondo), VirtualDub è un programma di editing video che, in un centesimo dell’occupazione di memoria di mastodonti come Adobe Premiere, svolge una marea di funzioni (è il programma che uso per tagliare, montare, e correggere i colori dei video che metto qui sul blog), guliverkli racchiude vari sottoprogetti tra i quali il Media Player Classic, il miglior player multimediale per Windows.
In TV o sui giornali non si è mai visto uno spot per Azureus o VirtualDub, e nonostante questo i download si contano a decine di milioni.
Non vedo perché con la letteratura non possano attivarsi gli stessi meccanismi, facendo emergere le opere più meritevoli.

VirtualDub
Uno screenshot di VirtualDub. Maggiori informazioni al sito ufficiale

Riassumendo, i vantaggi di un’abolizione delle attuali norme sul copyright – o anche solo un ritorno alla punibilità per il solo lucro, il che renderebbe legale la distribuzione gratuita via Internet da parte di chiunque:

  • Costo zero per chi vuole usufruire dell’arte, con aumento della diffusione, a beneficio di tutta la società.
  • Maggiori vendite per gli artisti coinvolti, perché la distribuzione in Rete garantisce pubblicità.
  • Ulteriore incentivo per i nuovi artisti, dato che le possibilità di guadagno sono aumentate.

E gli svantaggi? Nessuno.
Qui ci sono analogie con il Proibizionismo e la “Guerra alla Droga”. Liberalizzare le droghe significa privare la Mafia e le altre organizzazioni criminali di enormi guadagni, significa far sparire tutti i reati connessi ai prezzi artificialmente alti delle sostanze, significa poter fornire prodotti più controllati e meno dannosi per la salute. Non lo si fa perché sarebbe immorale.
Con il copyright è uguale: stringi stringi la motivazione di chi vuole mantenere o inasprire il presente stato di cose è che è immorale usufruire di un servizio senza pagare.
Nei due campi c’è chi parla così sapendo di mentire (la già citata Mafia nel caso della droga, e la MAFIAA nel caso del copyright): costoro si mascherano da difensori della moralità solo per coprire ben più concreti interessi economici. Per gli altri, quelli sul serio convinti che sia un problema morale, non ho risposte, perché questi sono in pratica quelli che citavo a inizio articolo, quelli che non pensano che la diffusione dell’arte sia in assoluto un beneficio per la società.
Ben inteso, il fatto che non possieda i mezzi retorici o di coercizione fisica per convincere i “moralisti” non implica che la mia posizione e la loro siano sullo stesso piano. Ripeto: io ho ragione. Punto.

Concludo raccomandando di leggere Doctorow, perché gli argomenti sono interessanti, la prosa brillante e nel primo articolo scrive persino come Capitan Gambero, facendo il pirata! Arrrrr! (sic)

Edit del 12 Gennaio 2009: Content è disponibile anche in lingua italiana. Vedi relativa segnalazione.

* * *

note:
 [1] ^ Prendiamo YouTube, il famoso sito di condivisione di video. YouTube spende da 1 a 6 milioni di dollari al mese per acquistare la banda necessaria a fornire il servizio. E i video su YouTube hanno qualità infima. Se un’azienda volesse vendere film in formato HD (tipo Blu-Ray) usando Internet come mezzo di distribuzione avrebbe spese enormi in termini di banda da acquistare. Tali costi sarebbero ugualmente inferiori a quelli di un trasporto del disco fisico fino ai negozi, ma non sarebbero certo prossimi a zero. Lo zero si raggiunge solo quando si ha l’attiva collaborazione di migliaia e più nodi, come avviene nei sistemi peer-to-peer (P2P). Ognuno dei nodi deve sostenere una spesa infinitesimale e nel complesso il sistema sposta quantità enormi di dati. Ma questo significa che molteplici copie devono esistere in diversi nodi, violando così il copyright.
L’unica eccezione può essere l’editoria: i libri sono piccolissimi e a differenza dei film o dei videogiochi non è prevedibile che crescano in grandezza con il passare del tempo (riguardo ai film si parla già di Ultra HD). In altre parole un editore, pur mantenendo un solo punto di distribuzione, può lo stesso diffondere i suoi libri via Internet a un costo prossimo allo zero.
EDIT: YouTube ha cominciato a “trasmettere” anche in HD, ma ha aggiunto la pubblicità…

 [2] ^ Per fortuna dopo un paio d’anni di tira e molla le richieste della MLB sono state respinte: non è possibile pretendere di avere il copyright sui fatti. Ma non dubito ci riproveranno e magari la prossima volta troveranno giudici e politici più “malleabili”…


Approfondimenti:

bandiera EN Content su Amazon.com
bandiera EN Il sito di Content da cui è possibile scaricare il testo completo

bandiera EN Il sito della Electronic Frontier Foundation in prima linea nella difesa delle libertà digitali
bandiera EN TorrentFreak, uno dei siti più aggiornati per le notizie riguardanti il P2P
bandiera EN Freedom to Tinker, noto blog che si occupa degli argomenti trattati nell’articolo

bandiera EN Il sito ufficiale di Puzzle Quest

 

Scritto da GamberolinkLascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

184 Commenti a “Sul Copyright”

Pagine: [2] 1 » Mostra tutto

  1. 184 Andrea Tiscalino

    La questione su “che fine fanno i nostri file quando non possiamo più gestire noi” mi sembra fondamentale.
    Che il copyright non passi da noi, ai gestori del servizio!!
    Io firmerei qui:
    http://digital-will.net/node/12

  2. 183 Sandro

    A titolo informativo ci tenevo a informarvi che per tutelare la paternità di un’opera esiste il CopyZero, che è un’ottima, moderna, alternativa alla SIAE.

    Ciao!

  3. 182 E adesso, cosa leggerà il Tapiro? | Tapirullanza

    [...] Content e per il romanzo YA Little Brother, libri di cui Gamberetta ha parlato rispettivamente qui e [...]

  4. 181 Blu

    Ciao a tutti
    commento a questo post perchè l’argomento è attinente;
    segnalo questo post di Paulo Coelho dove promuove una nuova iniziativa di The Pirate Bay:

    The Pirate Bay starts today a new and interesting system to promote arts
    Do you have a band? Are you an aspiring movie producer? A comedian? A cartoon artist?
    They will replace the front page logo with a link to your work.
    As soon as I learned about it, I decided to participate. Several of my books are there, and as I said in a previous post, My thoughts on SOPA, the physical sales of my books are growing since my readers post them in P2P sites.
    Welcome to download my books for free and, if you enjoy them, buy a hard copy – the way we have to tell to the industry that greed leads to nowhere.
    Love
    The Pirate Coelho

    Anche Paulo Coelho dice che le vendite dei suoi libri sono aumentate da quando questi sono apparsi in siti p2p, invita a scaricarli gratis e, se sono piaciuti, comprarli ^_^

  5. 180 Piruti-tuti

    sono d’accordo con tutto, tranne che con la legalizzazione della droga.Quella roba UCCIDE,punto.Anche le sigarette, ma appunto perchè abbiamo già qualcosa di mortale a spassoper il mercato, perchè aggiungere qualcos’altro?

  6. 179 Keane

    Gamberetta, ma se come dici “la diffusione dell’arte è in assoluto un beneficio per la società
    –> l’arte non cresce sugli alberi, è fatta dagli artisti
    –> gli artisti lavorano gratis
    –>solo chi può mantenersi con altro farà arte
    =
    meno arte da diffondere, meno benefici.

    E’ questo che non capisco del tuo discorso: gli artisti devono lavorare sempre gratis o devono fornire due vie d’accesso al loro prodotto, una gratis e una a pagamento?
    Questa è la prima domanda.

    Nella situazione attuale, la strategia di Doc è la migliore, perchè se da una parte aumenta la visibilità diffondendosi gratis, poi incassa in libreria. Ma in futuro – molto prossimo – , quando sarà tutto online, tu pensi che potendo “mangiare gratis” e a parità di contenuto, la maggioranza dei lettori pagherà?
    Questa era la seconda domanda.

    Comunque, quello che nessuno ha evidenziato è il vero elefante nella stanza: la copia, che la si consideri pirateria o meno, è inevitabile; non serve a nulla piangere, chiamare l’esercito, riunire il parlamento per un giro di vite legislativo.
    Quindi il vero problema per uno scrittore non è come difendere il copyright ma come convincere il suo pubblico, in un modo on nell’altro, come già fanno le altre categorie di artisti, a pagarlo :D
    (per fare questo, le strategie sono diverse e abbastanza efficaci, come ha già detto Spinozzi. Io penso che prima o poi si inventeranno una piattaforma stile Steam anche per i libri, con i primi capitoli gratis e gli altri trattati come Downloadable Content a pagamento).
    Tu che pensi?

  7. 178 france

    penso che segnalare qui questo sia IT :)

  8. 177 Marco Albarello

    la cosa mi aveva infastidito e non avevo saputo resistere.

    L’ho fatto apposta, adoro stuzzicare le persone alla riflessione e alla scrittura. :P E poi mi alleno nella retorica, se riesco a convincere qualcuno di questi temi, sarà più facile convincerlo che esistono alieni, elfi, draghi, ecc.

    Io non sono uno stinco di santo e non sono un romantico della domenica, ma continuo a pensare che il sesso e l’amore siano due concetti distinguibili. C’è la prosa e c’è la poesia. Sono emozioni diverse, almeno per me.

    non c’è un rapporto vincolante tra l’amore, o la passione, e la capacità.

    Sarà vero, ma non sai come mi piacciono i biscotti fatti in casa rispetto a quelli fatti in fabbrica. =)

  9. 176 Tapiroulant

    @Marco Albarello: Ti rispondo solo adesso perché in questi giorni non ho avuto momenti liberi. In realtà mi rendo conto che gli altri ti hanno risposto già quasi a tutto, per cui non mi rimane granché da dire^^’

    Faccio solo qualche precisazione ai miei post precedenti, per correttezza.
    - Ho tirato in ballo la questione del sesso perché avevo trovato banale e scorretta la tua equazione; la cosa mi aveva infastidito e non avevo saputo resistere. Lungi da me aprire una complicata parentesi sul sesso che andrebbe completamente OT rispetto al discorso principale.
    - Ho definito “colpo basso” il riferimento allo stupro non perché lo ritenga un argomento di cui non si deve parlare; ma perché mi sembrava evidente che non confutava in alcun modo la mia definizione e mi sembrava che tu l’avessi citato più per motivi retorici (“guardate! Dice che lo stupro è amore!”) piuttosto che per una seria voglia di discutere.
    - Gli esempi ulteriori che hai fatto, come il desiderio di vendetta o la voglia di essere accettati dal branco, si possono tutti ricondurre a forme di “amore verso sé stesso” (mi vendico per sentirmi in pace con me stesso, etc.). Sono comunque d’accordo che parlare semplicemente di “forme di amore verso sé stessi” è terribilmente riduttivo e semplificatorio (anche se, ritengo, corretto). La vendetta è stata (e per certi versi, è ancora) un modello culturale, un sistema di riferimento di molte culture, e così anche lo stupro e le altre manifestazioni di violenza o di amore hanno una serie di cause psicologiche, sociali, culturali che non posso certo mettermi a raccontare qui (né ne avrei le competenze). Perciò propongo di chiuderla qui: difficilmente avrò altre cose da dire sull’argomento.
    - Non volevo esprimere una visione personale sull’amore, volevo cercare di essere preciso, oggettivo e onesto. Chiaro che non ho simpatie per lo stupro.
    - Oltre una certa soglia di ignoranza, io non posso sapere che ci sono cose che non so ma che dovrei sapere per fare bene una cosa che mi piace (es. scrivere). Quindi posso essere così ignorante, da non capire di cosa ho bisogno per diventare un bravo scrittore, ma sentire comunque un amore spasmodico per la scrittura. Quel che voglio dire, banalmente (come hanno detto anche gli altri), è che non c’è un rapporto vincolante tra l’amore, o la passione, e la capacità.

  10. 175 Marco Albarello

    in realtà mi viene in mente solo ATTILA. E’ loro, no? Credo o_O Un mito, comunque.

    Non ricordavo nemmeno io e ho controllato. xD Non possiamo salvarli nemmeno per quello, è un film di Castellano e Pipolo. Ma in realtà forse mi sono espresso male, non sono contro l’intero mondo del trash, per esempio sono un estimatore non sospetto del personaggio de: “Er Monnezza”. Non riesco mai a non ridere vedendo un film in cui è presente, mi ricorda Buster Keaton, prendi un personaggio che è fatto tutto a suo modo e lo butti in un mondo che segue le sue regole e le sue logiche e puntualmente ne esce qualcosa di assurdo. xD
    Però sinceramente non avrei sentito la mancanza di un cinepanettone se in cambio avessi potuto avere un film thriller ispirato ad un romanzo di Faletti per fare un esempio. Devo ammettere che i primi tre della serie li ho visti, ma quando ho capito che poi erano sempre le stesse cose, ho lasciato perdere. Al confronto Boa contro Pitone è un capolavoro: Trailer.
    C’è tutto: la scienziata gnocca (che esiste solo nei film), il rapporto tecnologia/natura/uomo, le teorie del governo che insabbia sempre tutto, doppisensi sessuali ad ogni angolo, tamarraggine sparsa. Quando ho finito di vederlo sono rimasto così. O_O Il pensiero è stato: gli hanno permesso di farlo? O_O Oppure Pluto Nash: Trailer. Altra roba trash xD Però anche il trash, quando viene ripetuto all’infinito tipo cinepanettone alla fine stufa e risulta completamente inutile, non aggiunge niente a ciò che hai già visto. Citando un discorso di Silvano Agosti: “Pensa alla cosa più bella che la Natura propone, che è quella di, mettiamo, di fare l’amore, no?!
    Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l’amore otto ore al giorno… sarebbe una vera tortura… e quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole di fare l’amore.” (Riferimento) Per me il cinepanettone è la stessa cosa. Riassunto del cinepanettone. xD

  11. 174 france

    Ahimé, Moccia avrebbe scritto lo stesso: giunse fino all’autopubblicazione pur di elargire le sue perle ai porci, finché un intuitivo editor Feltrinelli non lo “scoprì”!
    Per Melissa P. non saprei, onestamente… ma ho la sensazione che sarebbe stata maiala aggratis anche senza copyright. Così, a pelle eh.

    La retorica in sé non mi appassiona più da parecchio tempo… una volta che ne hai capito abbastanza per diminuirne l’effetto, è sempre più interessante confrontarsi sui concetti che non sulla forma :)
    Inoltre non avrei mai potuto vedere l’indizio su vanzina / parenti, visto che… scopro ora che esiste un regista di nome Parenti Neri! xD e pensare che i Vanzina hanno fatto così tante cose belle ai tempi d’oro… hmmm… no, in realtà mi viene in mente solo ATTILA. E’ loro, no? Credo o_O Un mito, comunque.

  12. 173 Marco Albarello

    Avete vinto, Game Over. xD
    Complimenti france e il guardiano, siete arrivati al punto nel minor tempo possibile. Avete una capacità di pensiero decisamente sintetica. In realtà vi avevo aiutato anche lasciando un errore grossolano in un commento precedente sperando che lo trovaste, ma non ci avete fatto caso. Ho scritto film dei Vanzina, Natale in Sudafrica, ma in realtà questo film è di Neri Parenti, da quando c’è stata la scissione Boldi e De Sica disgraziatamente i film di questo stampo gustosamente grottesco sono diventati due all’anno. Tipo i Gremlins, si moltiplicano senza controllo.
    Se aveste fatto notare questo errore l’intera credibilità del commento e della mia esposizione sarebbe crollata dimostrando che parlo di cose senza saperne nulla. ^^ Abbattere l’ethos dell’avversario è un ottimo sistema per sconfiggerlo nella retorica.

    A parte questi esercizi puramente estetici, ci tenevo a dire due cose seriamente. È solo un punto di vista, nessuna farlocca legge universale per animare discussioni, quindi non preoccupatevi di doverla distruggere. xD Io penso che l’essere umano sia spinto a creare sostanzialmente per due motivi e paradossalmente opposti. Un motivo è la necessità e l’altro è l’abbondanza. Mi spiego, Fedor Michajlovic Dostoevskij, durante la gestazione del romanzo “Il giocatore”, fu costretto a concludere in soli trenta giorni per poter liquidare i propri debiti. D’altra parte invece, secondo la teoria umanistica di Maslow e la sua piramide dei bisogni (Riferimento), il bisogno di creatività è l’ultimo della lista. Nel senso che secondo lui (la teoria è già stata criticata in quanto non sperimentalmente provata e dunque non oggettiva, ma alcuni la reputano valida) la prima cosa che un uomo cerca è la soddisfazione dei bisogni fisici e via discorrendo. Solo quando egli ha soddisfatto tutti i precedenti bisogni da lui individuati, ecco che sentirà il bisogno di creare ed esprimersi. Questo spiegherebbe, a mio avviso, perché nell’attuale società dove sostanzialmente vi è il benessere, il desiderio di scrivere sia molto diffuso. Semplicemente perché “non hai un cazzo a cui pensare” (usiamo termini brutali del pubblico di Natale qui e là). La cosa è positiva, ma diventa negativa nel momento in cui poi gli autori si devono scontrare con la realtà del copyright, del mondo dell’editoria ecc. C’è una poesia di Rainer Maria Rilke che trovo adatta alla situazione:
    La pantera
    Nel Jardin des plantes, Parigi

    Il suo sguardo, per lo scorrere continuo delle sbarre,
    è diventato così stanco, che non trattiene più nulla.
    E’ come se ci fossero mille sbarre intorno a lui,
    e dietro le mille sbarre nessun mondo.

    L’incedere morbido dei passi flessuosi e forti,
    nel girare in cerchi sempre più piccoli,
    è come la danza di una forza intorno a un centro
    in cui si erge, stordito, un gran volere.

    Soltanto a tratti si alza, muto, il velo delle pupille.
    Allora un’ immagine vi entra, si muove
    Attraverso le membra silenziose e tese
    E va a spegnersi nel cuore.

    Colui che crea si sente come una pantera in gabbia. Un gran volere impossibilitato di correre libero. Per questo spero seriamente che tutto ciò presto abbia fine e ci sia maggiore libertà in senso generale.
    Credo poi sinceramente che un certo tipo di “arte” (tipo i famosi cinepanettoni) siano ormai assimilati per una sorta di sindrome di Stoccolma. Ormai il pubblico e la critica li hanno subiti così a lungo che se ne sono innamorati, come succede alle vittime dei sequestratori. Si identificano nei loro aguzzini. Non ci sarebbe nulla di male in realtà se non ci fosse la logica del profitto e che dunque le altre opere non vengono nemmeno prese in considerazione. Ho assistito con tristezza ad un’intervista di Giorgio Faletti, il quale si struggeva dal dolore perché sperava di riuscire a fare una trasposizione cinematografica di uno dei suoi romanzi “Io uccido” e quando ha provato a bussare alla porta dei produttori gli hanno risposto circa: “In Italia un film del genere non lo guarderebbe nessuno.” E lui giustamente tra lo sconforto dice: “Ma diamine, fanno i film di Moccia, fanno il film sul libro di Melissa P., io gli porto un libro che tutto sommato ha venduto più di quattro milioni di copie e niente”. Ora, io non sarò il maggior espero mondiale di libri al mondo, ma a me il suo romanzo è piaciuto. E sinceramente avrei anche pagato per vedere il film se l’avessero fatto. Cosa che non mi è passata nemmeno per l’anticamera del cervello con gli altri due citati. Ma come si dice in questi casi, vox populi vox dei. Ho visto Faletti come la pantera della poesia. Come vedete dunque, non solo i piccoli e sconosciuti scrittori ne risentono, quando la spazzatura riempie lo spazio, te lo puoi dimenticare il giardino fiorito. Magari e dico magari, se non fosse esistito il copyright e avessimo avuto la prostituzione legale, Moccia avrebbe fatto il gelataio e Melissa P. un altro lavoro dignitoso… secondo me l’intera società italiana, ma che dico, il mondo ne avrebbe giovato. È solo una mia idea è, probabilmente sbaglio.

    @pu*pazzo

    E comunque un “artista” che produce un opera senza studiare, senza metterci l’impegno etc etc NON AMA davvero la sua opera, ma semplicemente il suo ego. Infatti è tanto arrogante da pretendere che tutti lo elogino solo per il fatto di “esistere” senza aver fatto nessuno sforzo per migliorare. E questo è un difetto tipico di noi aspiranti scrittori “innamorati” . Dobbiamo però capire che il vero “amore” , di qualsiasi genere sia, pretende dedizione e sacrificio, e fare tesoro di questo!

    Grazie al cielo qualche sognatore esiste ancora. :)

  13. 172 pu*pazzo

    secondo me si discute del sesso degli angeli! da sempre gli artisti sono anche artigiani, e spesso si sono “prostituiti” ai potenti per campare ..tirando fuori anche cose meravigliose (michelangelo vi dice nulla? XD) e in questo non c’è proprio alcun male, anzi! ! Io credo che il discorso sia teorico, semplice arte retorica. Certo è che alcuni prodotti artistici, chiamiamoli cosi, che escono sul mercato negli ultimi anni, sono deprimenti … cosi tanto commerciali e fatti ad hoc per vendere da risultare nauseanti!! (ottimo l’esempio di natale in sud africa XD). E comunque un “artista” che produce un opera senza studiare, senza metterci l’impegno etc etc NON AMA davvero la sua opera, ma semplicemente il suo ego. Infatti è tanto arrogante da pretendere che tutti lo elogino solo per il fatto di “esistere” senza aver fatto nessuno sforzo per migliorare. E questo è un difetto tipico di noi aspiranti scrittori “innamorati” . Dobbiamo però capire che il vero “amore” , di qualsiasi genere sia, pretende dedizione e sacrificio, e fare tesoro di questo! spero di essere stato chiaro, anche se ne dubito fortemente stasera sono più rimbambito del solito XD

  14. 171 Il Guardiano

    Beh, credo che siamo andati completamente OT.
    Comunque volevo dire la mia:
    se Tizio scrive un bel romanzo, ben venga. Sono contento di poterlo leggere. Se Tizio ha scritto un bel romanzo e lo ha fatto solo per soldi, a me importa che lo abbiamo fatto bene.
    Non è assolutamente vero che se si scrive per soldi o per fama automaticamente nasce una schifezza come non è vero che uno che ci mette amore scrive una cosa migliore di chi lo fa per soldi.
    Tu pensi (Marco) che autori come Martin (che io amo) o Jordan (che apprezzo) scrivano per puro amore? Il solo fatto che le loro saghe siano lunghe rispettivamente 4 libri (9 in italiano) e altri 3-4 da scrivere e 12 libri con altri 2-3 da scrivere fa pensare che lo facciano per tirare il più possibile…ma fino a quando lo fanno bene, ben venga.

  15. 170 france
    Poi alla moglie è venuta la depressione, e lui per pagarle le medicine s’è messo a scrivere.

    Ecco la motivazione. L’amore per sua moglie.

    No, non hai capito. A lui della moglie non glien’è mai fregato niente, tanto che si lamentava con gli amici del fatto che non morisse.
    La moglie aveva spesso grida isteriche (a buona ragione, visto quante corna le metteva), e le medicine servivano a tenerla sedata.
    E non è una questione di scrivere seriamente: proprio di SCRIVERE e basta. Il Fu Mattia Pascal, primo romanzo, fu scritto proprio durante le notti in cui non poteva dormire a causa della moglie. E cominciò a scrivere teatro solo dopo il ricovero di lei in manicomio, perché la retta era troppo salata.
    Amore? Ma dove? Zero.

    Se fosse stato un bastardo insensibile se ne sarebbe fregato e nemmeno avrebbe scritto.

    Non poteva lasciarla o ripudiarla, perché dipendeva economicamente dai genitori di lei e dalla loro carità. Era obbligato a viverci insieme, e lei urlava.

    Che poi tu lo faccia perché o percome, chi se ne sbatte. Mi basta avere roba buona da leggere.

    Sto solo avallando la tesi che se uno lo fa per profitto il lavoro farà schifo, se uno lo fa per amore il lavoro sarà migliore e finora non ho letto contro esempi soddisfacenti.

    Bukowski: doveva pagarsi alcool e puttane, dell’arte non glien’è mai fregato nulla, dichiaratamente.
    Pirandello, già detto.
    Dickens pubblicava episodi a pagamento sui giornali, come Salgari, De Amicis, Collodi (gli ultimi tre non è che fossero brave persone, tra l’altro).
    Emily Bronte: voleva avere anche lei i soldi come la sorella Charlotte.
    Sono i primi che mi sono venuti in mente, immagino che ne esistano altri.
    Essere bravo a scrivere richiede motivazione; ma non è assolutamente detto che questa motivazione debba coincidere con la voglia di fare arte.

    O ancora perché facendo parte di un “branco” deve dimostrare il suo potere e il suo carattere.

    E perché? Perché ha bisogno di sentirsi accettato, ossia amato, dagli altri. Se no resta solo.
    E’ sesso degli angeli ‘sta cosa…

  16. 169 Marco Albarello

    Poi alla moglie è venuta la depressione, e lui per pagarle le medicine s’è messo a scrivere.

    Ecco la motivazione. L’amore per sua moglie. Sarà stato anche la pessima persona che mi dici, ma questa intenzione l’ha spronato a scrivere al meglio. Se fosse stato un bastardo insensibile se ne sarebbe fregato e nemmeno avrebbe scritto. Non sto parlando di libro morale o immorale, quello riguarderebbe il contenuto, sto parlando del perché è stato scritto, è diverso.

    Queste cose di “commerciale” o “artistico” fanno taaanto “intellettuale VS comunisti”… son passati gli anni ’70, ovvìa.

    Non ero nemmeno nato in quegli anni, mi spiace di aver fatto la figura dello snob o intellettuale, non era mia intenzione.

    Che poi tu lo faccia perché o percome, chi se ne sbatte. Mi basta avere roba buona da leggere.

    Sto solo avallando la tesi che se uno lo fa per profitto il lavoro farà schifo, se uno lo fa per amore il lavoro sarà migliore e finora non ho letto contro esempi soddisfacenti. Non è impossibile farmi cambiare idea, ma non mi basta un: “Perché la penso così.” Altrimenti ammetti che sono punti di vista ed entrambi sono validi, mi basta un pareggio. xD

    Prima di capitare per puro caso su Gamberi Fantasy, non avevo mai sentito parlare di show, don’t tell.

    Nemmeno io. Ma quando ho deciso di provare a scrivere qualcosa di serio (se così si può dire), ho chiesto consiglio ad una mia amica e mi sono informato, il che mi ha condotto qui, il che mi ha condotto ai manuali di narrativa ecc. Sono d’accordo che non si può avere accesso a tutto e non sapere tutto, ma con una forte motivazione alla base si può approfondire con i mezzi che si hanno a disposizione e trovare ciò che serve per migliorare il proprio operato. Io sono stupido e ignorante, ciò non significa che non possa migliorare informandomi ed approfondendo, il carattere può essere cambiato fino ad una certa età in quanto frutto di una relazione tra l’individuo e l’ambiente in cui vive, la biblioteca del padre è già un ottimo punto di partenza.

    Il colpo basso dello stupro potevi risparmiartelo.

    Non vedo perché, era perfettamente inerente al discorso. Solo perché la morale comune lo considera un crimine particolarmente esecrabile allora non se ne può parlare? Solo perché da fastidio parlarne? Esiste anche questa realtà ed è anzi un bene parlarne. In questo modo non si tiene tutto nascosto sotto il tappeto. Non parlare di qualcosa non la fa sparire per magia dal mondo. Se c’è una cosa che odio è la censura di certi temi perché considerati “poco puliti”. È la mancanza di informazioni la prima a creare pregiudizi.

    c’è appunto amore dello stupratore verso sé stesso (adesso l’amore ti sembra qualcosa di meno nobile mh?).
    Ovviamente sto semplificando moltissimo la psicologia dello stupro (ci saranno probabilmente infinite motivazioni diverse dietro uno stupro), volevo solo dimostrarti come questo non neghi la mia tesi.

    Ma anche no. Tu hai affermato che “il sesso è sempre un atto d’amore” (la tua tesi), ci sono moltissimi casi in cui il sesso è fatto per vendetta. Una persona che ha subito abuso potrebbe compiere lo stesso gesto verso qualcun altro come comportamento rituale, non perché ama se stesso. O ancora perché facendo parte di un “branco” deve dimostrare il suo potere e il suo carattere. E altri millemila casi dei più disparati. Quindi la tua tesi vacilla pesantemente. Dite a me di non semplificare e poi fate lo stesso, o la rispettiamo tutti la stessa regola o essa non vale. Nessuno stupratore ama se stesso, la violenza nasconde sempre frustrazione che è un malessere verso se stessi.

    Per quanto riguarda il sesso a pagamento: devo forse ricordarti le numerose storie (di fiction, ma anche reali) di clienti che dopo lunga frequentazione si sono innamorati delle prostitute che frequentavano?

    Hai invertito i ruoli. Se il pubblico (cliente) si innamora del tizio che fa ciò che fa solo per soldi (prostituta) non mi interessa. La prostituta rimarrà tale e non amerà il suo cliente finché continuerà a farlo pagare. Se preferisci, la sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (talvolta giungendo all’innamoramento) nei confronti del proprio sequestratore.
    Viene spesso citata anche in riferimento a situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi su minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento. Dunque, siccome le vittime si innamorano dei loro carnefici, questo automaticamente scagiona i carnefici dalle loro colpe? Forse abbiamo un concetto diverso dell’amore e questo può starci, ma il tuo mi spaventa, lo trovo fortemente a senso unico e non inteso come scambio reciproco. Poi ognuno è libero di amare come vuole, per carità.

    PS: Scusate se discuto così tanto, ma voglio tenere allenato il cervello. Nel mondo reale e non virtuale il massimo che mi capita è di parlare del tempo e del lavoro. Sono affamato di temi più vasti. E non ce l’ho con nessuno anche se abbiamo posizioni diverse, ho molto rispetto per coloro che decidono di giocare alla retorica, anche se in posizioni diverse. ^_^ Quindi avanti, mettetecela tutta per battermi, posso essere sconfitto. xD “Avendo voglia, tempo e la serata adatta tutto è dimostrabile, soprattutto il contrario, con un’abile manipolazione dello scenario.”(cit.) ;)

  17. 168 Tapiroulant

    @Marco Albarello: I discorsi sull’amore sono futili, perché sull’amore chiunque può dire quello che vuole senza sentire il bisogno di dimostrarlo. Tu ne sei un esempio perfetto. Arbitrariamente hai deciso che cosa significa “amare” e cosa “non amare”.

    Prendiamo il tuo stesso esempio del coniglio che sta male. Se un altro, al tuo posto, vedendo il coniglio agonizzante, fosse caduto in preda al panico e avesse perso i sensi per lo stress, condannandolo a morte certa; costui avrebbe amato il suo coniglio meno di te? Non c’entra nulla. Forse amava il suo coniglio esattamente come te il tuo; o magari, lo amava anche più di quanto tu odi il tuo; ciononostante, per una debolezza di carattere l’ha lasciato morire.
    Proprio il tuo esempio ci insegna che la più nobile e onesta delle intenzioni può risolversi in un fallimento pratico; e ciò per le più diverse ragioni: debolezza di carattere (non ho la forza di impegnarmi per migliorare il mio romanzo, ogni volta che ci provo mi metto a piangere), stupidità (non riesco a rendermi conto che il mio romanzo è scarso), ignoranza (non so che esistono delle tecniche che permetterebbero di migliorare la mia scrittura), circostanze esterne (vivo in Zimbabwe e non ho Internet, solo la biblioteca di mio padre).
    Prima di capitare per puro caso su Gamberi Fantasy, non avevo mai sentito parlare di show, don’t tell. Ora, se mi fossi messo in testa di scrivere, pur con tutta la buona volontà, non avrei mai potuto scrivere qualcosa in ottemperanza dello show, don’t tell. E non per spregio delle regole (spregio che non ho mai avuto): ma perché non puoi metterti a cercare qualcosa, che non hai nemmeno la più pallida idea che possa esistere.

    Quando parlo dell’inutilità del processo alle intenzioni (e se non ti piace la parola “processo” usane pure un’altra, sebbene il “processo” sia esattamente quello che tende a fare il pubblico rispetto all’opera di un autore che non è piaciuta), intendo quindi dire che:
    1. Non solo si perde tempo, perché è impossibile provare le intenzioni dell’autore quando ha prodotto la sua opera (il che porta a un circolo vizioso di accuse e controaccuse);
    2. Ma è ininfluente, perché la bontà dell’opera dipende dalle capacità e non dalle intenzioni.
    Le intenzioni, come dicevo, possono favorire l’acquisizione delle capacità – ma anche no. E’ addizionale.

    Quanto alla mia definizione di arte.
    Non è una definizione “giusta”, in quanto non penso che esista una definizione giusta di “arte” (e questo perché non penso esista un concetto unitario che si possa chiamare arte, e quindi definire).
    La mia vuole essere, come dicevo prima, una definizione “pratica” e “ragionevole”. Pratica e ragionevole, perché l’artista che l’adotta impara a mettersi al livello del pubblico, e a ricercare come fine della sua attività l’interessamento del pubblico. Se pensi che l’arte sia Amore, può produrre qualsiasi cosa; chi pensa che l’arte sia Interessare un pubblico, si porrà attivamente il problema di come suscitare quest’interesse, come ottenere un risultato bello per gli altri quanto per sé.
    Tu puoi dire che la tua definizione è migliore, e che chi dice di voler spandere amore e invece spande merda, o è in malafede o ha frainteso. Beh, la tua rimane comunque una definizione che troppo facilmente si può fraintendere (e questo perché, come spiegato sopra, salta diversi passaggi logici, si fonda su convinzioni arbitrarie e non è controllabile scientificamente). La mia difficilmente si può fraintendere.

    Quanto a Natale in Sudafrica: non l’ho visto, non esprimo un parere. Il problema, forse, è che invece di fare gli snob, bisognerebbe chiedersi perché piace. Forse piace perché, pur nella desolante banalità del suo contenuto, ha delle tecniche narrative accattivanti. Forse la gente lo va a vedere solo perché in mancanza di meglio, o per abitudine. Forse lo va a vedere perché incolta di cinema, come chi non ha mai letto un libro fantasy in vita sua, e legge la Troisi, pensa che si tratti di un’opera originale e sorprendente.
    Non ha senso scartare una definizione solo perché “allora dovremmo dire che i cinepanettoni sono arte!”. Al contrario, questa apparente contraddizione dovrebbe semmai spingere a indagare il perché i film di Natale incontrino tanto successo di pubblico. La gente non butta via i soldi per qualcosa che consapevolmente disgusta.

    Quanto infine al sesso.
    Il colpo basso dello stupro potevi risparmiartelo. Oltretutto non contraddice la mia tesi. Io ho detto che il sesso è sempre un atto d’amore, innanzitutto verso sé stessi ed eventualmente verso il partner: chiaramente lo stupro rientra nel primo tipo e non nel secondo. Se io amo solo me stesso, è ovvio che tratterò i miei partner alla stregua di strumenti per il mio piacere fisico, o di mezzi per incrementare la mia autostima. Ma questo non significa che non ci sia amore: c’è appunto amore dello stupratore verso sé stesso (adesso l’amore ti sembra qualcosa di meno nobile mh?).
    Ovviamente sto semplificando moltissimo la psicologia dello stupro (ci saranno probabilmente infinite motivazioni diverse dietro uno stupro), volevo solo dimostrarti come questo non neghi la mia tesi.
    Per quanto riguarda il sesso a pagamento: devo forse ricordarti le numerose storie (di fiction, ma anche reali) di clienti che dopo lunga frequentazione si sono innamorati delle prostitute che frequentavano?

  18. 167 france

    gli artisti hanno sempre lavorato per pagare.

    chiaramente intendevo “per venire pagati”, auto-LOL.

  19. 166 france

    Non mi ci metto nemmeno a parlare di cos’è l’arte e del binomio sesso-amore, perché trovo che non siano temi così semplicistici da liquidare in due parole.

    Tuttavia i miei 5 cents di saggezza: da che mondo è mondo, gli artisti hanno sempre lavorato per pagare. Anzi, spesso hanno sfruttato un talento che possedevano, senza che gliene fregasse o ci tenessero particolarmente, solo per fare quattrini.
    Esempio perfetto: Pirandello. Uno stronzo terribile, un fancazzista bamboccione buono a nulla che alla fine s’è sposato solo per la dote della moglie. Poi alla moglie è venuta la depressione, e lui per pagarle le medicine s’è messo a scrivere. Se non avesse avuto bisogno di soldi, non avremmo mai avuto “Sei personaggi in cerca d’autore”. E scusa se è poco.

    Alta letteratura, robaccia commerciale…
    “non esistono libri morali e immorali, solo libri scritti bene o scritti male”.
    Perché dovrei disprezzare la Troisi, Moccia o Ken Follett solo perché scrivono “commerciale”? Li disprezzo perché trovo che come autori non valgano una cicca e i loro libri, che ho letto, mi fanno schifo (sì, Ken, anche tu dopo i primi 5 libri che hai scritto. Pirla.).
    Queste cose di “commerciale” o “artistico” fanno taaanto “intellettuale VS comunisti”… son passati gli anni ’70, ovvìa.
    Scrivi bene? Yu-huu, ho qualcosa da leggere!
    Scrivi male? Datti all’agricoltura, idiota.
    Scrivi male ma cerchi di migliorarti? In bocca al lupo! Vuoi una mano?
    Che poi tu lo faccia perché o percome, chi se ne sbatte. Mi basta avere roba buona da leggere.

  20. 165 Marco Albarello

    Evvai che si gioca un doppio a tennis! La coppia Albarello/pu*pazzo gioca fuori casa contro la coppia Mauro/Tapiroulant. Qui nello stadio della retorica c’è tensione sugli spalti. Nessuno può prevedere come andrà a finire, rimanete collegati. Alla battuta di Mauro ha risposto un rovescio di pu*pazzo, ribatte l’avversario Tapiroulant, ce la farà Albarello a colpire?

    Il processo esiste solo se c’è un reato in corso. Ho mai parlato di reato? Assolutamente no, ho anzi specificato: “C’è qualcosa di male in questo? Certamente no”. Dunque non essendoci processo, non c’è nemmeno accusa e non ho bisogno di provare niente. La mia è una semplice catalogazione, se l’artista si ritiene offeso per tale schema i casi sono due. Può controbattermi dimostrando che il mio punto di vista è sbagliato per motivi oggettivi, oppure ha la coda di paglia e si ritiene offeso perché ho ragione e lì non posso farci niente, la vita continua.

    Secondo punto, confondi il concetto di amore con quello di carattere. Amare qualcuno o qualcosa non significa essere buoni, essere stronzi non significa non riuscire ad amare qualcosa o qualcuno. Visto che citi Gamberetta, la userò come contro esempio. Lei viene dipinta come una “ragazza invidiosa, acida, frustrata, sadica, maleducata, supponente e arrogante” (tratto dalle F.A.Q.), supponiamo che sia vero, per questo motivo non può amare la scrittura o il suo coniglietto Grumo? Ovvio che no, dato che ha dedicato un intero blog, pagando di tasca sua a questi due argomenti. Amare significa prendersi cura e prestare attenzioni all’oggetto amato che sia un concetto o una persona o un’opera d’arte. Anzi, paradossalmente spesso gli stronzi sono molto più bravi ad amare perché tendono a mantenere un distacco emotivo giusto nel momento del bisogno.

    Esempio: Una notte prima di andare a dormire non trovavo il mio coniglietto. Lo vidi per terra che tremava con spasmi. Chiamai immediatamente il veterinario alla una e glielo portai tenendolo fermo per aiutare il dottore. Aveva ingerito del veleno per le lumache in giardino, la sua temperatura era arrivata a 40° (a 42° sarebbe morto) l’abbiamo salvato appena in tempo. Questo perché sono riuscito con il mio cinismo a tenermi calmo e ad ottimizzare il tempo a sua disposizione. Se fossi stato un animo dolce l’avrei perso perché il panico per l’emozione subita sarebbe stato fatale. Il fatto che io sia rimasto freddo per l’intera operazione non significa che io non lo ami, esattamente il contrario, sapevo di cosa avesse bisogno. Se una persona piange al funerale di qualcuno non significa che l’amasse di più di qualcuno che invece non lo fa, sono solo due diversi modi di esprimere lo stesso sentimento, questione di carattere. Sai quante “care” signore portano caramelle nella struttura dove lavoro e quante volte ho tentato di spiegare loro che ci sono dei diabetici che non si rendono conto di cosa siano? Se dai caramelle ad un diabetico non gli vuoi bene, vuoi solo far bella figura con te stesso o con altri.

    Se la tua intenzione d’amore è pura, allora ti documenti su ciò che ami (se vuoi posso dirti che tipo di dieta segue il mio coniglietto, quanto pesa, come funziona il suo apparato digerente ecc.), lo curi e infine ci tieni che coloro che ne beneficeranno non siano trattati male, perché ami sia la tua opera che il pubblico. Questo significa che se l’intenzione è creare per amore e non per profitto, il risultato non può essere negativo. Se invece è il profitto che ti interessa non vedo perché perdere mesi di manuali, stile e correzione. Mi informo sulla moda, copio e in meno tempo ottengo soldi. Se eliminiamo o riduciamo la possibilità di profitto, diminuiranno anche coloro che scrivono solo per soldi, dunque diminuiremo la quantità d’arte prodotta, ma di sicuro sarà di qualità migliore perché solo coloro che la amano e dunque si documentano, la produrranno. Parafrasando Giorgio Gaber: La qualità non è nemica della quantità, è la quantità che è nemica della qualità. (Tratto da qui.)

    “E’ arte ciò che suscita un interesse in un pubblico”

    Secondo questa legge il film dei Vanzina, Natale in Sudafrica, è arte. Mi spiegheresti dopo la sua visione se secondo te i registi lo hanno fatto per amore o per soldi? Bene, io catalogo la loro opera una merda e loro due come gigolò, non mi pare “poco pratico e inconcludente”.

    Io parlo di Amore, non di ego proiettato su qualcun altro. Fammi pensare… parlo di amore come potrebbe essere quello del lichene. Il lichene è un organismo formato da due individui, un alga e un fungo. Molto semplificato l’alga trae energia da sole tramite fotosintesi clorofilliana, il fungo trae sostanze minerali dal terreno. Essi sopravvivono all’ambiente ostile grazie a questo scambio. Aria e terra, che grazie al fuoco della passione si sono scambiati calore nella notte dei tempi e questo ha permesso la produzione d’acqua, la vita.

    Il sesso è sempre un atto d’amore

    Stupro.
    Tu chiederesti alla persona che ami dei soldi per fare l’amore? Se si è solo sesso, sennò è amore. Non mi pare così difficile come concetto.

  21. 164 Tapiroulant

    Il discorso sulle intenzioni mi sembra poco pratico e inconcludente.
    Spiego.

    Innanzitutto è molto difficile fare un processo alle intenzioni.
    Posso accusare uno scrittore (o un cantante, un regista) di essere commerciale, di essere senz’anima, di essersi venduto; di aver creato un’opera solo con l’interesse di venderla, e per dirla con le parole di pupazzo: “sfogli le classifiche delle librerie, vedi che il tema mega coniglietti zombie è gettonatissimo e “vende” e ti metti a produrlo all’unico scopo di farci dei soldi”; che non ti interessa trasmettere qualcosa (amare il tuo pubblico), ma solo speculare su quel che tira in quel momento.
    Posso accusarlo – ma posso dimostrarlo? Come posso sapere cosa c’era dentro la testa dell’autore quando ha creato? Lui negherà. Certo, posso obiettare che è curioso che se ne venga fuori con un romanzo sui vampiri nel pieno di un boom dei vampiri; ma la mia è solo un’ipotesi indimostrabile. E del resto, non necessariamente vera. Di recente c’è stato un (piccolo) boom dello Steampunk. Molti, sniffando danaro, si sono gettati subito sulla preda. Ma è anche vero che molti hanno scoperto solo allora che esistesse una cosa chiamata “Steampunk”, e che c’era una bibliografia sull’argomento. Qualcuno può allora maturare un sincero desiderio di creare qualcosa di ambientazione Steampunk – la sua intenzione è “pura”, non viziata dal mercato. Ma presterà il fianco alle stesse accuse di chi invece si è gettato sulla preda.

    E qui muoviamo al secondo punto, più importante, che del resto è quello su cui Gamberetta batte sempre il chiodo.
    Nelle parole di Albarello mi pare di scorgere, implicita, l’idea che se qualcuno è animato da una nobile e sincera aspirazione artistica, e dal desiderio di donare le proprie idee agli altri, allora ne viene che sarà in grado di produrre risultati degni (arte), e viceversa chi lo fa per narcisismo, per adempiere a esigenze materiali (soldi? fama?) produrrà risultati indegni.
    Invece no. Perché se io sono animato da grandissimo Amore e Impegno, ma non sono capace perché non so scrivere, o dipingere, o comporre, mi verrà fuori merda lo stesso. Viceversa posso anche essere il più grande stronzo della Terra, e guardare con spregio i miei lettori, ma se mi sono studiato la tecnica narrativa, ho una bella prosa e idee intriganti, farò comunque la gioia del mio pubblico.

    Indi per cui: ciò che conta non sono le intenzioni, ma il risultato finale.
    Se dobbiamo dare una definizione di arte, allora la definizione più pratica e al contempo più ragionevole mi pare sia questa: “E’ arte ciò che suscita un interesse in un pubblico”.
    Se io, scrittore, metto tutto il mio impegno, l’amore, la voglia di comunicare in un libro, ma i miei lettori a pag.3 desidereranno buttarlo dalla finestra per la noia o per il fastidio, allora avrò fallito nel mio intento artistico.
    Quella che Albarello chiama “arte” andrà allora ridefinita come “aspirazione all’arte”, nel senso di disposizione, da parte dell’aspirante artista, a capire e imparare quali sono i mezzi per produrre un’opera degna. Non è un requisito necessario, né sufficiente, ma un’attitudine utile per acquisire le capacità necessarie.

    Concludo e vado un po’ fuori tema, dicendo che la dicotomia sesso/amore mi appare un po’ trita e falsa. Il sesso è sempre un atto d’amore, innanzitutto verso sé stessi, eventualmente verso il partner. Si può amare il partner solo mentre si fa l’amore con esso, o sia durante che dopo, o amarlo normalmente e non amarlo durante il sesso (per esempio perché non è bravo), o cominciare ad amarlo solo durante il sesso per poi scoprire di amarlo anche dopo.
    Inoltre, se è vero che sono artistiche tutte quelle creazioni dell’attività umana che suscitano interesse, allora il sesso senza amore può essere assai artistico con un po’ d’impegno.

  22. 163 pu*pazzo

    mauro@ noo almeno … se ho capito bene il discorso è a monte ! se una mattina ti svegli con in testa la storia di un mega coniglietto zombie che devasta tokio, e ti metti a scriverla è un conto. Diverso è se sfogli le classifiche delle librerie, vedi che il tema mega coniglietti zombie è gettonatissimo e “vende” e ti metti a produrlo all’unico scopo di farci dei soldi.
    Cosa che in sé non è affatto sbagliata ehh, però toglie quel pizzico di “romanticismo” all’arte dello scrivere.
    Poi è ovvio che se uno scrive da cani può avere tutto il romanticismo e l’amore che vuole che rimane un cane (magari un cane romantico ..però ;))

  23. 162 Mauro

    Quindi la stessa opera, a seconda che sia messa in giro gratuitamente o a pagamento, acquista o perde lo status di arte? e il suo autore quello di artista?

  24. 161 pu*pazzo

    marco albarello @ la penso esattamente come te … però c’ anche da dire che è mooolto pericoloso fare questi discorsi… perche poi dal bellissimo concetto di arte per l’arte (tutto moderno a dir la verità) si può scivolare nel “se l’arte è ammmore allora non servono regole, serve solo passione e starnuti” etc etc xD

  25. 160 Marco Albarello

    Argomento ricco, mi ci ficco!
    Direi innanzitutto di trovare una definizione per l’arte, da wikipedia nell’antichità: Sanscrito Are (ordinare) Latino: Ars, Greco: ????? indica la capacità umana di fare un qualsiasi oggetto. La capacità consiste nella conoscenza delle regole.

    “Ma cm, ma l’arte nn si può piegare a delle regole! L’arte è libera, io posso fare cm voglio, io sn l’artista!!!” <– Discorso FAIL di base.

    Nel periodo ellenistico iniziarono le prime classificazioni e le arti vennero divise in comuni e liberali, a seconda che richiedessero uno sforzo fisico o uno sforzo intellettuale.
    Nel Medioevo si cominciano a rivalutare le arti comuni, che verranno chiamate meccaniche, ma continueranno ad avere un ruolo subalterno rispetto alle arti liberali.
    La condizione sociale degli artisti, che migliorò notevolmente nel corso del Rinascimento, contribuì a separarli dagli scienziati e dagli artigiani.
    Nel 1735 Baumgarten conia il termine estetica utilizzandolo per la prima volta nella propria tesi di laurea. Nel 1750 pubblicherà un saggio intitolato Æsthetica.
    Dalla fine del Settecento cominciarono le prime crisi del concetto di bello e di arte. Stavano nascendo nuove forme di espressione come la fotografia, l'architettura industriale, l'oggettistica per la casa, e bisognava farle rientrare nel concetto di arte.
    Per tale motivo nel Novecento si è abbandonata l'idea di una definizione onnicomprensiva di arte e di opera d'arte. Il termine arte diventa un concetto aperto, in cui tutte le possibili definizioni dell'arte confluiscono.

    Qui si ferma wikipedia e continuo io. L’arte io la definisco così: “L’arte è come l’amore, non si può vendere o comprare, solo trasmettere.”
    “Ma cosa dici? Sai quante volte ho pagato per fare l’amore? Se io compro un quadro di Picasso ho comprato la sua arte! È mia ora!”
    “Si chiama sesso, non amore.”
    “La meccanica è la stessa, io vengo, dunque godo. -Coito ergo cum-, insegna il saggio, quindi è la stessa cosa.”
    “Allora anche quando ti masturbi dovresti provare la stessa sensazione, la meccanica non è forse la stessa? Dunque perché dovresti aver bisogno di un’altra persona?”
    L’equazione è Sesso : Amore = Pagamento : Arte. L’artista che produce esclusivamente per sé stesso e per profitto, non è un vero artista, al più lo si può considerare un gigolò o una puttana. C’è qualcosa di male in questo? Certamente no, ma questo non toglie il fatto che io posso chiamarlo gigolò o puttana. Se la cosa gli da fastidio, non è un problema mio, ha un problema con se stesso/a perché fa una cosa, ma non vuole che sia riconosciuta tale. Per quanto mi riguarda l’artista deve essere un bravo amante e trasmettere sinceramente ciò che sente al suo eventuale pubblico (partner).

    Il resto è inutile ribadirlo per l’ennesima volta, i produttori, discografici, editori ecc. Sono degli impotenti che hanno bisogno della carica erotica altrui per eccitarsi. Sono i papponi della situazione. Liberalizzando droghe, prostituzione e l’arte, si porrebbe fine ad un mercato che mantiene più delinquenti che onesti cittadini.
    Artista.

    Gigolò.

    Decidete voi chi è cosa.

  26. 159 france

    Ma infatti avevo appena riletto l’articolo… la tua posizione era molto Chiara (XD che fine umorista sono!) ma non altrettanto COSA fosse, nei fatti, il Copyright. Io infatti lo confondevo col diritto d’autore.
    Spiegato così, un suo ridimensionamento è assolutamente auspicabile!

  27. 158 Gamberetta

    @Mr. Giobblin. L’ho nel lettore di ebook da più di un anno, ma non l’ho ancora letto.

    @france. Il copyright è un diritto che lo Stato ti garantisce, ma non è un diritto al guadagno è un diritto al controllo sulla possibilità di copia della tua opera. Questo potenzialmente può diventare un guadagno e dunque è visto come un incentivo.
    Infatti di solito un autore va da una casa editrice e cede il proprio “diritto alla copia” (così la casa editrice può stampare quanti libri ritiene opportuno) e in cambio riceve quanto pattuito dal contratto (che può essere tanto o poco, anche niente).
    Notare che se non ci fosse il copyright non cambierebbe molto, ci sarebbe sempre l’autore che va dalle case editrici a dire: “Ho scritto un romanzo sui vampiri, se lo volete sganciate 1 euro per ogni copia che ne stamperete”. Se trova chi è d’accordo, firma il contratto e la faccenda prosegue come al solito, copyright o non copyright.
    Dove interviene il copyright? Interviene quando una casa editrice rivale della prima stampa anche lei lo stesso identico romanzo senza pagare nessuno. In altre parole il copyright all’atto pratico difende più le case editrici dalla concorrenza sleale che non gli autori in prima persona.
    Nessuno condanna questo aspetto del copyright, è giusto che se c’è del guadagno debba essere ad appannaggio dell’autore (o della casa editrice a cui l’autore ha ceduto i diritti). Ma se non c’è guadagno? Il copyright, così come inteso adesso, blocca qualunque distribuzione, anche quando non sono lesi gli interessi economici dell’autore. E questo porta un danno complessivo alla società e spesso un danno all’autore stesso.

    Ma ciò detto non ho voglia di riprendere il discorso, ci sono 100 e passa commenti già a proposito, la mia opinione l’ho espressa in maniera chiara nell’articolo. Se ti interessa approfondire consiglio i saggi di Lessig, Doctorow e James Boyle.

  28. 157 france

    Se il copyright non è la stessa cosa dei diritti d’autore, allora mi sfugge che cos’è di preciso. Tu lo definisci un “incentivo”, ma non credo che lo Stato paghi ogni autore pubblicato, no? Come sta la faccenda?!

  29. 156 Mr. Giobblin

    @ Gamberetta

    Dato che stiamo parlando di copyright, ne approfitto…
    Per caso hai avuto modo di leggere Remix, l’ultimo libro di Lessig?

  30. 155 Gamberetta

    @france. Ma cosa c’entra? Se tu hai firmato un contratto con una casa editrice e quelli (ri)pubblicano il romanzo, ti pagheranno i diritti. Questo è indipendente dalle leggi sul copyright. I romanzi dei Wu Ming sono distribuiti con licenza CC, sono disponibili in biblioteca e si trovano “piratati”: comunque Einaudi paga regolarmente i diritti.
    Se c’è un accordo scritto tra te e la casa editrice perché non dovrebbero pagarti?

  31. 154 france

    …continuo a pensare che se spendo tempo e fatica per scrivere un libro, è giusto che mi vengano pagati i diritti di sfruttamento della mia opera. Il che significa che se lo ripubblicano dopo 5 anni, bé, io voglio una percentuale sulle vendite. Se poi mi dici che il costo la C.E. non lo dovrebbe riapplicare sul lettore, possiamo essere d’accordo, ma temo non sia questo il punto. O sbaglio?

  32. 153 Gamberetta

    @Cecilia.

    Per “plagio” s’intende anche il furto di personaggi riconoscibili nonostante alcuni cambiamenti, vero?

    In generale no. Se tu inventi il personaggio di Buffy l’ammazzavampiri, nessuno vieta a un altro di scrivere le storie di Bunny la scannademoni. Perché ci sia plagio ci dev’essere uguaglianza nel testo, o comunque una notevole vicinanza (quanto vicino dipende dal giudice e da chi ha gli avvocati migliori).
    Se prendono un tuo personaggio e ci cambiano nome, finché usano parole diverse per descriverne le gesta, è legittimo.

    La SIAE è effettivamente valida?

    Per quanto riguarda le opere inedite, la SIAE non fa altro che sigillare il manoscritto che le mandi e testimoniare che il giorno tale all’ora tale ha ricevuto il tale manoscritto. Questo può essere utile: se sei in causa con qualcuno che sostiene di essere l’autore originale del romanzo, tu puoi portare la testimonianza della SIAE e dimostrare che avevi depositato il manoscritto 5 anni prima.
    Ma se la questione è più complessa – per esempio se il tizio non contesta il fatto che tu sei arrivata prima, contesta che c’è abbastanza differenza tra il tuo e il suo romanzo – la SIAE serve a poco.

    Detto questo i casi di plagio in narrativa sono una rarità. Io non mi porrei neanche il problema.

  33. 152 Cecilia

    @Gamberetta
    Adesso ho capito, grazie. Effettivamente parlavo di plagio, ho le idee un po’ confuse sul copyright, pensavo che servisse ad evitare appunto quello. Per “plagio” s’intende anche il furto di personaggi riconoscibili nonostante alcuni cambiamenti, vero?
    La SIAE è effettivamente valida?

  34. 151 Gamberetta

    @france. Se sei preoccupato per il plagio e pensi che la SIAE possa aiutarti, depositi l’opera presso di loro. Poi la distribuisci con licenza CC. Il copyright non c’entra.

  35. 150 france

    Però se in sede di tribunale io dico: “lui mi ha copiato, e la prova è che io avevo pubblicato in rete prima di lui, sotto CC” è molto più difficile da dimostrare che dire “lui mi ha copiato, e la prova è che io ho iscritto alla siae il mio libro nel 1995 e lui nel 2005″.

    Legalmente, la SIAE è accettata come prova al di sopra delle parti. Su internet per la legislazione è difficile definire cosa nasce prima di cos’altro.

  36. 149 Gamberetta

    @Cecilia.

    Il copyright non dovrebbe servire perchè uno non rubi il lavoro di un altro, nel senso di rubare le idee?

    No. Non funziona così. Non si può avere il copyright sulle idee (per fortuna!). Se tu rendi pubblica un’idea, chiunque può “rubartela”. Io posso tranquillamente scrivere, stampare, vendere un romanzo con una ragazzina che arriva in una cittadina piovosa e si innamora del compagno di banco che in realtà è un vampiro, ecc. ecc. e la Meyer non può dirmi niente.
    Naturalmente la questione cambia se oltre a “rubare” le idee (legittimo), rubo anche veri e propri passaggi da Twilight. In questo caso si tratta di plagio e non è consentito. Ma non è consentito al di là del copyright: se la Meyer avesse distribuito il suo romanzo con licenza Creative Commons (perciò senza i tradizionali vincoli del copyright), comunque sarebbe stato illegale plagiarlo.
    Dunque il copyright non difende dal furto di idee e non offre particolare protezione contro il plagio.

  37. 148 Cecilia

    Gamberetta, qualcosa qui non mi quadra.
    Liberalizzado le droghe toglieremo un settore alla mafia, ma si permetterebbe (più facilmente) a un sacco di gente di rovinarsi. val la pena farlo?
    Il copyright non dovrebbe servire perchè uno non rubi il lavoro di un altro, nel senso di rubare le idee?

  38. 147 Grondaie – II « V(ale)ntinamente

    [...] Qui, invece, c’è un bel post di Gamberetta. [...]

  39. 146 Dr Jack

    Suppongo che qua tutti quanti quando trovano un libro che piace finiscono per comprarlo.
    Ora… la vera domanda sarebbe: è giusto pagare per un libro a scatola chiusa?
    Suggerisci di informarti prima di comprarlo? Eppure siamo piani di siti e recensioni che puntano a disinformarci, si rischia sempre di beccarsi la fregatura.
    Questo discorso si potrebbe fare se si presentasse Dio e ti dicesse: sì quello è il libro per te! Allora avresti un’informazione sicura :).

    Anche il ristorante è un’altra cosa.
    (a meno che tu non sei Gesù Cristo, chiaro… se sai moltiplicare i pani e i pesci come sul web si copiano e-book allora l’esempio si potrebbe valutare:p)

    Se un prodotto piace io sono dell’idea che sia giusto comprarlo.
    Se un prodotto fa schifo no.

    Poi… a me sembra che biblioteca e filesharing puntino ai medesimi principi: puntare ad aumentare la cultura comune.

    Insomma, commenti divini a parte, io sono d’accordo che il lavoro di un’autore debba venire tutelato, ma non sono d’accordo che sia giusto sborsare soldi per cose che NON vuoi.
    Se uno vuole guardarsi un libro in biblioteca o scaricarlo dal web (che è la stessa cosa, solo che scaricarlo è più efficiente) prima di comprarlo/regalarlo per vedere se ne vale la pena io sono d’accordo.

  40. 145 Mauro

    Personalmente il concetto di “Lo scarico, lo leggo, se mi piace lo compro” non mi trova contrario, significa semplicemente valutare l’oggetto dell’acquisto prima di valutarlo; e valutarlo con recensioni non è sempre facile o possibile, se non altro perché non se trovano, men che meno fatte bene, per ogni singolo libro esistente. Il problema viene quando ci si “dimentica” l’ultima parte, ponendosi in pratica “Lo scarico, lo leggo”.
    Ora, sebbene possa essere d’accordo con i discorsi sulla dannosità del diritto d’autore qualora impedisca la fruizione di un’opera (per esempio quando l’editore non lo stampa e le copie sono esaurite), in linea di massima l’idea che i lettore abbia il diritto di leggere tutto quello che vuole senza pagare a prescindere dal fatto che l’autore abbia messo o no l’opera disponibile gratuitamente mi lascia perplesso. Va bene il diritto del lettore, ma l’autore non ne ha? Perché una volta che un libro arriva in libreria (e su Internet) chiunque dovrebbe avere il diritto di scegliere se pagare o no a prescindere di quello che vuole l’autore? Va bene i diritti del lettore, ma a questo punto quelli dell’autore che fine fanno?
    Da parte mia non trovo sbagliato che l’autore possa decidere se far pagare o no la sua opera, e che chi voglia fruirne corrisponda quanto richiesto (sempre nell’ipotesi che l’opera piaccia, ovviamente: il concetto di “prima la provo, poi pago” mi trova d’accordo, come detto).
    È anche vero che lo scaricamento di libri non ha portato alla fame gli autori, ma questo perché c’è ancora una grande maggioranza che compra: se tutti scaricassero senza pagare gli autori non vedrebbero molte entrate… in pratica, il discorso “Ma scaricando non affamo l’autore” è vero, ma solo perché si puntella sulle spalle di quelli che pagano l’opera.

  41. 144 Angra

    @Eugeal:

    Non è che uno va a mangiare in una bettola e poi non paga perché tanto non se lo meritano e il cibo fa schifo. Se hai paura di mangiare male, prima ti informi e poi casomai vai altrove.

    No, non è così. Se entro in un ristorante mi aspetto un livello minimo di decenza e commestibilità del cibo. Se è avariato, o se c’è scritto che il pesce è fresco e invece è stato surgelato nel ’54, chiamo la Asl o i carabinieri. Il cuoco poi può metterci anche tanto impegno, ma se non è capace di distinguere il sale dallo zucchero…

  42. 143 eugeal

    Visto che sono stata tirata in causa, rispondo qui, altrimenti per me la discussione poteva essere conclusa visto che ho detto come la penso e non è mia intenzione convincere gli altri a pensarla come me.
    Io non ho assolutamente NULLA contro gli ebook (personalmente preferisco la carta, ma se avessi un buon lettore probabilmente cambierei idea) e sarei favorevolissima a vedere le case editrici venderli a prezzo basso (tolte le spese di stampa e produzione, i loro costi si riducono notevolmente, quindi potrebbero venderlo a poco mantenendo i guadagni inalterati o quasi). Quello che non condivido è lo scaricare gratis e illegalmente un prodotto che viene venduto. L’autore scrive, il suo lavoro è stato scelto per essere pubblicato e l’editore investe per stamparlo, distribuirlo e pubblicizzarlo. Ora questo libro può fare anche schifo, ma comunque c’è del lavoro dietro e se uno ne usufruisce è giusto pagarlo. Se fa schifo, con internet recensioni negative e oneste come quelle di gamberetta si trovano, il modo di evitarlo come la peste si trova. Non è che uno va a mangiare in una bettola e poi non paga perché tanto non se lo meritano e il cibo fa schifo. Se hai paura di mangiare male, prima ti informi e poi casomai vai altrove.
    Per i libri c’è anche la buona cosa che prima o poi li trovi in paperback a pochi euro oppure si possono scambiare, prenderli in biblioteca etc.
    Io spero di riuscire a pubblicare quello che scrivo prima o poi e come autrice trovare il mio libro su emule con gente che dice “scarichiamolo, che non vale i soldi che costa” mi darebbe fastidio, anche perché poi di solito chi scarica è difficile che si compri il libro anche se poi gli è piaciuto.
    E la mia non è una questione solo di soldi, ma principalmente di rispetto per un autore che il lavoro lo ha fatto, ci ha creduto e ci si è impegnato.

  43. 142 Umberto

    Gamberetta, fregatene di quello che dicono i vari “eugeal” (vedi la recensione della Ragazza Drago II), continua a dare indicazioni sulla disponibilità dei romanzi/racconti su eMule.
    Che vadano a fare in culo i feticisti della carta e della brutta letteratura.
    Che si sbattano loro pagando caro dei libri di merda che non hanno potuto leggere prima.

    Complimenti per il blog. Guida insostituibile nel mondo fantasy ormai.

    Ciao.
    Con affetto, Umberto.

  44. 141 M.

    Ciao, sono un professionista della scrittura, mi guadagno da vivere scrivendo da vent’anni (e – se può essere utile precisarlo – non sono ricco). Sono d’accordo con buona parte delle cose che hai scritto, ma non credo che la scomparsa del professionismo non danneggerebbe l’arte. Punto primo, in linea di principio credo che sia giusto che l’artista possa *scegliere* se fare il doppio lavoro o no, e non credo sia giusto *obbligarlo* a fare il doppio lavoro. Punto secondo: l’arte richiede tempo, materiale e mentale. Se fosse così facile tenere i piedi in due staffe, Crichton avrebbe continuato a fare il medico e Turow l’avvocato. Infine: è vero, magari puoi scrivere un romanzo nei ritagli di tempo dal tuo “lavoro vero”. Certamente non puoi dirigere “2001 – Odissea nello Spazio”, tanto per citare un capolavoro unanimemente riconosciuto come tale, o creare/scrivere/dirigere una serie televisiva.
    Comunque, complimenti vivissimi per il blog, davvero interessante.
    M.

  45. 140 gugand

    @jiggly
    Ci sono 2 frasi che proprio non mi vanno giu:

    E’ chiaro, infatti, che chi dedica la vita intera a qualcosa ha possibilità maggiori di produrre innovazione rispetto a chi lo fa nel tempo libero

    E’ vero, ma il primo libro almeno dovrai farlo nel tempo libero…
    Mica c’e’ qualcuno che paga lo scrittore mentre ancora sta abbozzando la storia.

    chi dedica la vita a qualcosa, deve almeno riuscire a viverci

    Chi lo dice?
    Se non sei abbastanza bravo nonostante l’impegno perche’ dovresti guadagnarci lo stesso? Il muratore potra’ dire che si e’ impegnato tanto, ma se mi fa un muro storto io non solo non lo pago, ma lo denuncio.
    Il problema dell’arte e’ che ha una qualita’ soggettiva e quindi, per logica, non puo’ avere un prezzo uguale per tutti e non c’e’ modo di rivalsa sul produttore se ti rifila una schifezza (che non puoi conoscere o provare prima). Si paga per una speranza di non buttare via i soldi.
    Per questo l’arte non puo’ essere un prodotto.
    Il copyright tutela i “cani”, non i bravi autori che farebbero comunque dei soldi.

    Comunque resta sempre il fatto che il mercato artistico (musicale, videogiochi, cinematografico e letterario) e’ fiorente nonostante la pirateria. E non servono le statistiche, ma basta vedere la pubblicita’ di questi prodotti come e’ cresciuta nel tempo nonstante la parallela diffusione di internet e della banda larga.
    Il motivo e’ che i prodotti artistici non fanno fare soldi con le vendite delle copie, ma il grosso flusso di denaro e’ soprattutto dovuto all’indotto:
    concerti, gadgets (tra i quali includo la copia “originale” che e’ piu’ uno sfizio del fan, visto che si puo’ avere gratis o quasi senza reali conseguenze legali), testimonials, mostre, fiere, etc…

  46. 139 jiggly

    intendo per larghissima scala il fatto che i materiali standardizzati iniziali potrebbero essere anche nelle mani di una sola grande azienda in tutto il mondo ad esempio (volendo esagerare), non ci sono grosse limitazioni sotto quel punto di vista

  47. 138 jiggly

    Penso proprio di no, perchè alla fine potrebbe essere fatto su larga scala ugualmente tramite produzione informatizzata on demand. I costi di acquisto sarebbero comunque sempre molto minori che non dovendo pagare diritti a case editrici e autori. Ma anche se non fosse tramite internet credo che le risorse tecnologiche per personalizzare un libro lasciando invariato il materiale per la sua produzione o appena modificato con pochissimo spreco economico ci siano, e tutto questo renderebbe l’intera produzione di libri come una politica di larghissima scala.

  48. 137 Uriele

    bellissimo intervento che fornisce ottimi spunti di riflessione. Ho un dubbio però. Quelli che definisci centri edizione selfservice non renderebbero un libro un prodotto fuori mercato? Secondo te produzione al dettaglio di una copia rilegata, rispetto a una politica di scala, non incrementerebbe il costo di produzione del singolo elemento?

  49. 136 Jiggly

    Il diritto d’autore viene sempre più sovente messo in discussione. Ha scatenato numerose polemiche tra i suoi sostenitori e i suoi detrattori, tra chi ritiene che tali diritti siano da tutelare e si trova concorde con il principio a cui la legge si ispira e chi al contrario vorrebbe abolirla con metodi istituzionali e non. Sui forum presenti in internet, la maggior parte degli utenti si schiera dalla parte di coloro che criticano il principio del diritto d’autore e alcuni hanno la sconveniente abitudine di promuovere l’infrazione della legge in merito, commettendo il reato penale di istigazione a delinquere. Proprio da qui dobbiamo partire. Chi non rispetta il diritto d’autore, chi riproduce opere senza autorizzazione, è un delinquente. E chi delinque non deve cercare scusanti morali per non sentirsi tale. Chi infrange la legge commette reato, non possono esserci dubbi. Per quelli a cui non basta questa semplice constatazione, mi addentrerò ora nel merito della questione.
    C’è chi dice che l’autore di un’opera può guadagnare semplicemente attraverso la richiesta di donazioni. Un’altra linea di pensiero sosterrebbe che un autore dovrebbe distribuirla per semplice interesse umanitario, non pretendendo di guadagnare su una sua “idea”, perché la diffusione della cultura non dovrebbe comportare il pagamento. L’autore potrebbe dedicarsi all’attività artistica o scientifica in aggiunta ad una sua professione principale. Prendo in considerazione le ipotesi.
    Senza diritti di copyright molti centri di edizione come li conosciamo oggi fallirebbero, perché nella maggior parte dei casi chi ha l’opportunità di non pagare non paga. Lo dimostrano i netti cali che ha avuto l’industria discografica dalla diffusione dei programmi di scambio dati(1). Lo dimostra la bizzarra consuetudine che si è avviata, per la quale diverse case editrici si fanno pagare anticipatamente dall’autore per la pubblicazione della sua stessa opera, o la propensione a ignorare autori esordienti seppur molto capaci, con l’intento di tutelarsi. E se i centri di edizione fallissero, l’autore da solo non potrebbe garantire la stessa qualità alla propria opera o la stessa visibilità. La società ne risulterebbe così svantaggiata non solo per la produzione di beni di qualità inferiore, ma anche perché ottimi autori potrebbero passare inosservati, assieme a cioè che hanno creato. La sola pubblicazione in internet non basterebbe, perché il moltiplicarsi delle opere creerebbe caos. Più opere ci sono, più è difficile trovare quelle buone. La funzione critica preventiva delle case editrici, permette invece di ovviare a questo problema. Attraverso il mercato si ha una selezione utile alla società.
    Si sono osservati casi in cui scrittori che rilasciavano gratuitamente su internet copie dei propri lavori siano nonostante ciò riusciti a guadagnare qualcosa(2). Bisogna però ricordare il contesto in cui questo è accaduto. Il contesto è un mondo in cui sono attive leggi che tutelano i diritti d’autore che non permettono di portare alle estreme conseguenze i meccanismi che si creano. Allo stato attuale delle cose, esiste una sorta di guerra tra chi sostiene un certo tipo di tesi e chi ne sostiene l’opposto. Chi pensa che i diritti d’autore dovrebbero essere aboliti e che tutto dovrebbe essere gratuito, tende a acquistare l’opera di autori che sostengono la stessa tesi, o finanziarli attraverso donazioni. Siamo in un contesto in cui le case editrici esistono ancora grazie ai sopraccitati diritti e che possono distribuire copie a pagamento che, chi non usa internet (In Italia solo il 43% delle famiglie ha a disposizione una connessione internet e solo il 22,6% a banda larga(3)), chi non sa che sono disponibili gratuitamente e chi sostiene la causa, compra.
    Se i diritti d’autore non esistessero, invece, diverrebbe conveniente la fondazione di “centri edizione” selfservice capaci di riprodurre ciò che al giorno d’oggi spinge molti utenti ad acquistare ciò che sa di poter trovare gratuitamente, come ad esempio un libro con tanto di copertina. A quel punto le possibilità di guadagno di chi scrive si ridurrebbero ancora di più.
    Parlando della seconda ipotesi, ridurre l’attività creativa a qualcosa da fare necessariamente per hobby è quanto mai dannoso. E’ chiaro, infatti, che chi dedica la vita intera a qualcosa ha possibilità maggiori di produrre innovazione rispetto a chi lo fa nel tempo libero. La formazione, la ricerca, il perfezionamento continuo aggiungono indiscutibilmente valore a qualsiasi tipo di opera. Se chi dedica il suo tempo ad un’attività ha il diritto di chiedere di essere ricompensato per i suoi sforzi, chi dedica la vita a qualcosa, deve almeno riuscire a viverci. Lo stesso guadagno è un incentivo a creare cose sempre migliori.

    1 Per informazione, reperire i dati del MIDEM 2006 con le dichiarazioni del CEO di IFPI
    2 Cory Doctorow= http://craphound.com/littlebrother/about/#freedownload; Paulo Coelho= http://piratecoelho.wordpress.com; Wu Ming
    3 Dati ISTAT nel rapporto 2008 sull’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella società italiana

  50. 135 Kai Zen J

    Eccovi i link ai filmati di Molly Bloom a cui si riferisce Uriele… Naturlamente sono in copyleft…

    http://www.youtube.com/watch?v=MqySp7Nq5j0
    http://www.youtube.com/watch?v=e4E0sUU9Sm4

  51. 134 Uriele

    e su questo siamo perfettamente d’accordo. Qundi ridurre i tempi di copertura da parte del copyright (bellissimo il cortometraggio con Molly Malone sulla trappola Disney) e affidarsi a una normativa più elastica (come ad esempio il copyleft e le licenze CC )
    Poi come ha ripetuto anche Jadel, difficilmente uno in Italia (tranne Gamberetta e poche altre persone) o si stampa un’intero romanzo o lo legge sul palmare a meno che non si tratti di romanzi molto brevi. Di solito uno saggia e poi compra (io ho fatto così con Stella del Mattino e Manituana, due romanzi distribuiti sia in versione cartacea in libreria, sia gratuitamente in digitale)

  52. 133 Kai Zen J

    Considerazione estemporanea ma tangente.
    1) Nel momento in cui pubblichi, rendi per l’appunto pubblica la tua opera, non ti appartiene più. È giusto che il tuo lavoro venga pagato, certo, non sarò certo io a metterlo in dubbio. Anzi dovrebbe essere pagato molto di più… :-) Ma non in eterno e non ai figli dei figli dei tuoi figli che non hanno fatto un emerito cazzo… Credo inoltre che ognuno possa fare con l’opera, proprio perché diventata pubblica, quello che vuole…
    2) In teoria dovrebbe essere la SIAE a controllare e visto che è un ente privato i costi di controllo dovrebbero essere a carico suo. Eppure non è così. Chi mi spiega per quale motivo?
    3) Se la tua opera fa cagare?
    Con i dischi, puoi assaggiare prima in un negozio, o sentire in radio alcuni pezzi o con last fm, con i film… be’ tuttalpiù hai sputtanato 7 euro al cinema e due ore della tua vita… Ma con i libri come la mettiamo? se fosse l’autore a rendere disponibile il suo lavoro in rete con una licenza creative commons ad hoc, darebbe prova di onestà intellettuale. In fondo un libro si compra, nel 99% dei casi , non o lo si legge a schermo o stampato in a4. quindi se ti piace acquisti se no fai a meno.

  53. 132 Uriele

    Le leggi POSSONO e DOVREBBERO essere cambiate per adattarle ai tempi moderni però devono esserci e non solo per stabilire di chi è un’opera, ma anche per garantire un possibile guadagno. Quello dello scrittore è un lavoro (alcuni come i ghost writer sono pagati su commissione,ma molti sono liberi professionisti). Come dice giustamente Gamberetta:
    “da nessuna parte il copyright sancisce un fantomatico diritto al guadagno degli artisti, al massimo offre una possibilità di guadagno.”

    Quindi se lo scrittore non vende il suo libro non lo ripaga nessuno (tranne una piccola percentuale stabilita con la casa editrice), e il libro piace ci guadagna. Il guadagno non è l’unico incentivo dello scrittore, ma è uno degli incentivi e non è trascurabile. Per tutti gli altri ci sono i blog o i siti personali o le opere autoprodotte e regalate. Se il tuo unico scopo è quello di esprimerti e di permettere alla gente (che gentili) di poter godere del frutto dei tuoi lomb… della tua penna, cosa te ne cala della grande produzione professionistica e dell’editoria???

  54. 131 Uriele

    Vabbè allora forse in Italia costa più la guardia di finanza di quello che realmente si riesce a riprendere dagli evasori fiscali (che se non si accordano vanno avanti per anni con i processi che costano e tanto) e dalle bancarotte fraudolente (che spesso risultano nullatenenti sulla carta), e allora? Bisogna lasciarli fare perchè ipoteticamente forse non ci si guadagna?
    Poi alcune cose
    1) la finanza se ne frega un po’ di più del privato per quanto riguarda la pirateria informatica e punta sulle aziende che sono costrette a sganciare dei soldoni sicuri, mentre andare casa per casa sarebbe una spesa enorme. Se però vieni indagato (anche per sfiga) tu o uno della tua famiglia e ti vengono in casa, controllano anche la roba pirata (che non gli costa nulla) e ti fanno il culo anche per quello.

    2) La perdita non per le grosse case non è così eclatante perchè negli altri paesi non è un fenomeno così virulento come da noi o in grecia (se tutti facessero come gli Italiani non è che ci perderebbero, fallirebbero proprio). Da noi imparano ad usare programmi P2P prima che ad usare un word processor persone over 60 (in un certo senso è un bene se si parla di informatizzazione). Ricorda quando si parla di combattere la pirateria selvaggia NOI, come stato, siamo una goccia.

    3)Non è mai facile parlare senza cifre. Dove sono i dati numerici che dicono che combattere in modo sistematico la pirateria sia più costoso che lasciare le cose come stanno?! Una punizione esemplare e veloce quando ne beccano uno potrebbe essere abbastanza per spaventare molte persone (non dico che sia la strategia d seguire, ma se facessero un raid veloce rintracciando l’ip dei computer che scaricano file .torrent da pirate bay, iso hunt, eccetera… ne beccherebbero tanti in poco tempo)

    “non puoi accusare qualcuno di avere qualcosa di tuo se lasci la tua roba incustodita specie se non puoi dimostrare di non averla mai data di tua volonta’ o che il tizio non l’abbia avuta dal vero ladro, invece le opere d’ingegno sono strane e per loro questo principio non vale solo perche’ e’ facile la copia…”
    bhè allora ci sono reati che sono chiamati furto e ricettazione anche nel caso di facile copiatura o clonatura (quando ti clonano la tessera del cellulare o la carta di credito, non ti liquidano con “sfiga”, ti rimborsano parte del maltolto e se beccano i criminali li incriminano). Quando vai a denunciare il furto o lo smarrimento del portafoglio non è che devi dimostrare che non gliel’hai dato tu il portafoglio…

    Poi scusa il passaggio di proprietà è un contratto ufficiale che deve essere verificato da un notaio (e costa), quando c’è un passaggio di proprietà le spese notarili si pagano e poi è impossibile ed anti economico fare un contratto per ogni copia quando si parla di cifre elevate (stipula tu un milione di contratti per un libro da 20 euro…)

    Altra cosa in teoria per legge tu dovresti tenere a casa TUTTI gli scontrini per almeno 10 anni (anche quelli del caffè). Se hai comprato il libro o il film allora dovresti avere in casa lo scontrino che lo prova. Poi se hai una copia di un film cam o qualità divx ma ancora nelle sale, come lo spieghi??? Poi in generale quando scarichi con il P2P sei contemporaneamente utente e distributore (leeacher o seed), quindi tu stesso diventi fornitore di una copia pirata.

    Poi probabilmente tu ancora non lavori, sennò sapresti che molte spese nostre sono a carico della società, insomma io pago per la tua istruzione, per la tua sanità, in parte per il tuo servizio di assistenza sociale, eccetera e così fai tu ( o i tuoi genitori) per me è per tutti noi. Insomma molte spese sono distribuite sull’intera società. E così deve essere (il sistema americano di assicurazioni sanitarie premia i ricchi e punisce i poveri, e non è che sia giusto). Poi più guadagna una società o una persona più passe paghe per contribuire allo sviluppo della società (o così dovrebbe).
    Non è giusto che chi lavora ed investe su un prodotto interessante (perchè chiamalo come vuoi, ma un libro o un film sono anche prodotti) spendendoci dei soldi deve essere punito perchè qualcuno vuole godere del prodotto senza pagare nulla. Per fare un esempio paradossale, considera le persone truffate per milioni di euro o fallite perchè hanno investito in aziende che poi hanno fatto bancarotta fraudolenta o hanno falsificato i bilanci per anni. Lo stato tutela queste persone e paga la guardia di finanza, giudici eccetera per garantire a queste persone un risarcimento; se io non appartengo al gruppo delle persone truffate perchè il costo di queste indagini che non mi riguardano personalmente devono gravare sulle mie tasche???

    Come vedi se applichi lo stesso ragionamento a molte cose che magari ti sono più vicine, ma in un certo senso sono situazioni similari a quello della guardia di finanza che hai portato, il tuo punto di vista sull’argomento (probabilmente) sarà molto diverso. Perchè? Perchè non provi lo stesso livore irrazionale che provi verso il concetto di editori ed autori.

    Gli editori ci mettono i macchinari di stampa o registrazione, il costo dei supporti, i correttori di bozze, gli esperti di marketing, le spese pubblicitarie, i costi di produzione, gli accordi con i canali di distribuzione, i costi per gestione e affitto del server per le vendite online, gli analisti di mercato, i lettori che scelgono le opere, per quanto riguarda i film spesso ci mettono il capitale iniziale… Direi che non è poco o comunque non sono cose economiche…Probabilmente se si parla solo di costi spenderà di più l’editore che l’autore (sempre che non pubblichi con case editrici a pagamento, ma quelle non le considero neppure case editrici, come non considero quelli autori).
    Seconda cosa nessuno mette sotto brevetto l’idea (se leggi il pdf sulla legge lo vedrai), ma l’opere completa. Io posso scrivere una storia fantastica con cavaliere, dame, draghi e gnomi anche se l’ha scritto anche un’altra persona, certo non posso riscrivere la sua storia cambiando solo i nomi e qualche vocabolo, ma quella è paraculaggine, non scrittura.

    Un ultimo esempio sui nababbi milionari: Salgari ERA protetto dal diritto d’autore, ma ha vissuto nell’indigenza ed è morto suicida con un biglietto in cui insultava i suoi editori e gli chiedeva di occuparsi delle spese per le esequie. La Troisi ha avuto una buona idea (fantasy per ragazzine adolescenti e nerd arrapati) e non è miliardaria, ma continua a sfornare romanzi uno dietro l’altro e ne ha fatto un lavoro (qui non sto parlando della qualità del suo lavoro, ma della vendibilità).
    Ti chiedo solo questo: fammi un esempio di un autore che abbia prodotto una sola opera buona poi non abbia fatto nulla e sia vissuto di rendita tutta la vita (o di un editore che abbia pubblicato un solo prodotto e poi sia sopravvissuto senza fare nulla con i diritti d’autore).

  55. 130 gugand

    @uriele
    So bene che la gente ruba se sa di non rimettirci nulla, ma renditi conto che la lotta alla pirateria costa molto piu’ dei danni che produce la pirateria stessa, a differenza di altri reati. Ragionando in termini di denaro pubblico non e’ conveniente.
    T’immagini la GdF che si fa un giro in casa di tutti coloro che hanno il figlio che scarica roba gratis? O che verifichino che il tizio che va in giro con il lettore MP3 abbia le copie originali a casa? Ci vuole un esercito di finanzieri dietro a gentaglia che spesso se ne frega dell’opera (che se gli fosse costata un solo centesimo non l’avrebbe mai comprata) e non controlla gli editori che magari evadono a piene mani. Chi paga la finanza?

    Io dico solo che l’autore dovrebbe provvedere da solo a fare protezioni efficaci (non puoi accusare qualcuno di avere qualcosa di tuo se lasci la tua roba incustodita specie se non puoi dimostrare di non averla mai data di tua volonta’ o che il tizio non l’abbia avuta dal vero ladro, invece le opere d’ingegno sono strane e per loro questo principio non vale solo perche’ e’ facile la copia…) e tutelarsi da solo facendo un contratto con ogni persona che acquista una copia (magari al banco si firma l’acquisto come i passaggi di proprieta’ di schede dei telefonini, auto, moto e case).
    La copia a sua volta deve essere univocamente identificabile cosi’ da colpire non il possessore, ma chi distribuisce. E’ l’autore che deve dimostrare che una persona ha una copia acquisita illegalmente (una copia di back-up e’ consentita e il possessore puo’ dire che gli e’ rimasta solo quella)
    quindi se avesse l’elenco dei suoi compratori potrebbe anche capire chi l’ha fornita.

    ritengo solo il copyright un sistema per scaricare sulla societa’ i costi del controllo della distribuzione:
    A editori e autori i guadagni della vendita, alla comunita’ le spese di controllo che tutto si svolga secondo i desideri dei primi 2.

    Tu manderesti un carico di merci su un camion senza assicurarti che la roba non cada per strada e ti aspetteresti pure che ci sia gente che sia pronta a raccoglierla e portarla a destinazione dove tu volevi?
    Non ti sembra di pretendere un po’ troppo?

    Invece immagina che il copyright non esista (a meno del riconoscimento dell’autore naturalmente).
    Dimmi ora che differenza farebbe con la distribuzione pirata.
    In questo caso per invogliare una persona a comprare un’opera “originale” bisogna che questa sia migliore in qualche modo (i libri con copertine di fattura particolare, carta di qualita’, gadget, l’autografo dall’autore e tutto quello che la fantasia permette).

    PS:Io non sto giustificando la pirateria, penso solo che l’ingegno umano non sia mercificabile e non e’ giusto che una persona viva semplicemente col fatto abbia avuto una volta nella vita un’idea buona, ma pretendo che tutti si sbattano a lavorare tutti i santi giorni per produrre di continuo roba di qualita’. Il copyright va, invece, nella direzione opposta: tutti provano a fare gli artisti ed una volta che fanno una cosa giusta potrebbero (tanti non lo fanno) sedersi e non fare piu’ un cavolo il resto della vita. Inoltre chi ci guadagna sopra sono comunque gli editori che spesso non ci hanno messo un dito e guadagnano un’esagerazione rispetto alle spese di distribuzione.

  56. 129 Kai Zen J

    Nessuno mi aveva ancora chiamato Kai…
    Per non tediarvi in questa sede vi rimando qui:
    http://kaizenology.wordpress.com/2008/10/24/pop-its-lit-to-pop-and-nobody-is-gonna-stop-3/

  57. 128 uriele

    Sperando di fare un favore e di rendere più produttiva la discussione, allego il link della normativa vigente sul diritto d’autore (in modo che tutti possano leggerla):

    http://www.math.unipd.it/~derobbio/dd/copyr06.htm

    a mio avviso l’articolo 12 è corretto ed è da quello che bisognerebbe partire per riformare la legge (certo il comma uno è molto restrittivo se si legge anche l’articolo 13, ma penso sia più giusto modificare l’articolo 13). Il diritto esclusivo di pubblicazione dell’autore è giusto, infatti se l’autore desidera rendere disponibile la sua opera a tutti basterebbe introdurre una delega del tipo “è permesso a chiunque riprodurre in parte o interamente l’opera NON a fini di lucro e specificando l’autore originario”.
    La legge è discutibile in molti punti (come il fatto di dover pagare dei diritti per la riproduzione pubblica e gratuita ), ma il principio fondamentale è corretto. Bisogna lottare per migliorare (o creare un percorso alternativo) la legislatura sul diritto d’autore non per abolirla Questo è il principio su cui si basa il copyleft:

    Il copyleft non è una sorta di sistema legale alternativo al copyright, tanto meno una forma di rifiuto totale della tutela giuridica riservata alle opere dell’ingegno. Il copyleft è solo un modello alternativo di gestione dei diritti d’autore: alternativo rispetto alla prassi tradizionale che vuole tali diritti trasferiti in blocco e con parametri temporali e soggettivi piuttosto standardizzati. Il copyleft dunque si fonda strettamente sul diritto d’autore ed è grazie a quest’ultimo che può sussistere e funzionare.

    Per maggiori informazioni consiglio a tutti di dare un occhiata a questo interessantissimo sito (da cui ho ripreso la citazione), prima di scagliarsi a testa bassa e ideologicamente contro la filosofia alla base del copyright:

    http://www.copyleft-italia.it/intro/index.htm

  58. 127 jiggly

    NB. Dicendo di per se intendo come principio teorico. Che poi sia strutturata in modo a volte discutibile e applicata ancora peggio non è qualcosa che sono interessato a mettere in dubbio

  59. 126 jiggly

    Kai, penso che sia tu quello in equivoco. Nessuno qui dice che il copyleft è sbagliato. Diciamo solo che scaricare roba coperta da copyright senza pagarla è vietato dalla legge e che questa legge di per se non è sbagliata. E aggiungo che se qualcuno infrange la legge si assume le sue responsabilità, sapendo che lo sta facendo. Non sopporto però chi cerca pure di dire che sta facendo la cosa giusta dicendo a tutti di delinquere, oltre che a favorirli e basta.

  60. 125 Kai Zen J

    Mi sembra ci sia un equivoco di fondo. Il Copyleft, al di là dei giochi di parole, non è in contrasto con il copyright. le licenze Creative Commons sono modifiche elastiche al più canonico diritto d’autore. Credo che l’autore abbia diritto di scegliere le forme con cui vuole licenziare il suo lavoro. Il CL non toglie soldi a nessuno. Per esperienza personale posso testimoniare che una copia scaricata è una copia venduta.

  61. 124 uriele

    Sì devi saperlo perchè questa è la legge. Se tu vieni in Italia con 2 mogli sei condannato per poligamia (c’era un bellissimo film sull’argomento che facevan vedere spesso nelle scuole). Se uccidi qualcuno e non sai che uccidere è reato sei lo stesso condannato per omicidio. Se ti trovi in possesso di una copia pirata devi lo stesso pagare una multa (sempre che tu non possieda ANCHE la copia originale). Se evadi le tasse perchè non sai fare il 740, evadi comunque le tasse. Questa è la legge, può essere giusta o sbagliata, ma l’ignoranza purtroppo non è una scusante per il tribunale: è tuo diritto/dovere informarti. (ah sì sta scritto nella legislazione italiana che l’ignoranza non è una scusa)

    Come ho detto sopra quello che tu paghi all’autore NON è l’usufrutto dell’opera, ma il POSSESSO di una copia dell’opera (sennò non esisterebbero le biblioteche o le videoteche pubbliche). Quante persone godano di quell’unica copia poi non ha importanza. Nessuna legge regola il prestito di una copia privata (c’è qualcosa riguardo al noleggio, ma nulla sul prestito). Se tu hai una copia di un film, la puoi guardare tranquillamente con gli amici. Un videogame una volta finito lo puoi prestare perchè ci giochi un tuo amico.

    “Chi ha i soldi invece di ricorrere ad internet per avere quello che vuole usa internet per informarsi prima tramite altri parerie poi decide se comprare o no.”

    Questa poi è una cazzata, non a livello globale, ma sicuramente per quanto riguarda l’Italia (se guardi le statistiche il paese europeo con la più alta concentrazione di pirateria insieme alla grecia). In Italia non sono solo gli studenti squattrinati a scaricare film o musica (il download di ebook è ancora limitato per i motivi che ho già citato prima), ma tutti.

    La storia poi che la gente ascolti meno musica è un’altra cavolata di dimensioni colossali: fra gli studenti è pieno di hard disk pieni di Gb di musica (così tanta che uno fa fatica ad ascoltarla tutta), la genti non scarica più il brano singolo (come si faceva una volta con la cassetta e la radio) ma, essendo più facile, si tira giù direttamente il torrent con la discografia completa dell’autore. Di musica probabilmente ce n’è più in giro ora che in passato, dire il contrario è pura ipocrisia.

    Passiamo ora all’argomento case editrici/discografiche: non sono le major, che ridurranno i profitti, ad essere in pericolo quelle sono comunque sostenute da lobby o da leggi ad personam e vivono comunque di altri introiti non direttamente collegati alla vendita del cd o del libro. Quelle che ci rimettono sono le case medio-piccole e i piccoli negozi (cose un po’ più d’essay per intenderci), sono queste realtà, anche grandi ma non mastodontiche che pagano il prezzo più alto. Poi per quanto riguarda i cinema… stanno aprendo le multisale e chiudendo tutti i piccoli cinema, trovare un film che non sia o una supervaccata americana o vacanze di natale (i film classici da multisale) è sempre più difficile. A Bologna ormai se vuoi vedere qualcosa di particolare ti rimane più o meno solo il Lumiere e quando c’è un film interessante rischi di rimanere fuori per mancanza di posti.

    Per quanto riguarda i videogame, ultimamente case come Ubisoft, per limitare i danni della pirateria hanno incomiciato a distribuire i commercial game: “regalano” la copia originale di un gioco nuovo scaricabile legalmente da internet, però durante il gioco è presente della pubblicità, gli sponsor servono a ripagare il prezzo alla società (purtroppo questi giochi, generalmente scaricabili su game’s hell richiedono un server proxy per il download perchè sono disponibili solo per gli americani).

    Poi ognuno può vivere in un modo fatto di bambini con sorriso di caramello che nuotano in fiumi di cioccolata, ma dire che la pirateria sia come lo scambio e che non incida sul mercato è comunque una balla mostruosa… Se ti serve come scusa etica e morale tientela stretta, io riesco a vivere anche senza. Se diciamo che la legge sul copyright è sbagliata è ha bisogno di una completa revisione siamo tutti d’accordo, se diciamo che il copyright (o left) è il male e non dovrebbe esistere bhè stiamo mentendo a noi stessi.

  62. 123 gugand

    Le cose sono piu’ semplici e logiche delle chiacchere che avete fatto.
    Le opere sono facilmente ricopiabili e si diffondono che l’artista voglia o no.
    Se le vendite di musica e’ calata non e’ detto sia colpa della pirateria, ma solo del fatto che la gente ascolta meno musica. Tutt’alpiu’ potresti parlare di coincidenza con la diffusione di internet.

    Tieni conto che chi scarica quasi gratis qualcosa lo fa perche’ ritiene il prezzo troppo elevato. Spesso chi scarica gratis sono adoloscenti (tutt’alpiu’ gli universitari) squattrinati che non possono permettersi certe spese ed hanno si e no i soldi per uscire il sabato sera con gli amici.
    Chi ha i soldi invece di ricorrere ad internet per avere quello che vuole usa internet per informarsi prima tramite altri parerie poi decide se comprare o no.
    A livello di danni la pirateria tocca una percentuale piccola di perdita e lo dimostra che nonostante i cali di vendita delle case discografiche queste contuinuano a fare soldi, come i cinema continuano ad essere costruiti e riempiti da gente appassionata, i videogiochi hanno subito un’impennata di vendite (basta vedere l’esplosione di titoli).
    Film e videogiochi spendono milioni di euro e dollari signifia che i soldi si rifanno.

    Infine altra stupida questione.
    Che differenza passa tra un prestito e una copia?
    Oppure se si fa una colletta tra amici e si compra una copia che poi fa il giro?
    Il risultato sia del prestito che del pagamento di una copia da passarsi e’ lo stesso:
    Piu’ persone “godono” della stessa opera senza pagare la “quota” stabilita dall’autore.

    PS: l’ignoranza della legge? Dove e’ scritto che qualunque cosa che mi capita tra le mani devo sapere se e’ legale? A me puo’ arrivare in mano un pacco di fogli scritti e devo sapere se l’autore lo sta diffondendo gratuitamente?

  63. 122 uriele

    infatti ci sono già: la copia ILLEGALIZZATA di interi libri (poi il professore può chiederti sempre qualcosa non presente nel programma e magari neppure nei libri per vedere se hai capito la materia, figurati se non può chiederti qualcosa presente sul libro). Poi se i corsi sono di poche persone, le copie da consultazione necessarie saranno ancora minori per non gravare sulle finanze dell’università . Considera che su un libro di proprietà o su una copia puoi prendere annotazioni, chiosare, sottolineare passaggi o disegnare grafici e tabelle, su uno in prestito no (e tutte queste cose sono molto utili nel processo di apprendimento). Poi è ovvio che si possa prendere 30 e lode anche senza sapere a memoria tutto il testo (o più spesso i testi) “consigliati dal docente”, ma questo non toglie che se gli gira quello può chiederti tutto perchè parte del programma (se non è stato espressamente detto il contrario, tipo NON STUDIATE QUESTO PARAGRAFO O QUEST’ALTRO CAPITOLO).
    Lo studente ha diritto ad una copia “stropicciabile” sia essa una dispensa o un libro di testo. Alcuni professori durante le lezioni ti fanno più o meno ricopiare il libro dalla lavagna aggiungendo del loro, altri te lo forniscono, per altri ancora (pochi per fortuna) devi procurartelo con “le tue forze”.
    Ma adesso stiamo uscendo dal tema Copyright vero e proprio e sarebbe meglio parlarne in altra sede o in altro luogo (se proprio vuoi discuterne chiedi la mia email ai gestori del sito, non me la sento di continuare a parlare di qualcosa di così poco inerente all’argomento in discussione)

  64. 121 jiggly

    OK, hai ragione :P

    Io pensavo ai corsi con non troppi studenti per le copie a disposizione e magari per i corsi in cui era improponibile fare cose del genere non richiedere la conoscenza totale di un determinato libro ma fare in modo che il professore prenda ciò che gli serva, fornisca le nozioni necessarie o lasciassero a disposizione di chi deve studiare dispense atte allo scopo senza obbligarli a comprare 2 o 3 libri. Volendo si potrebbero anche trovare modi diversi che non la copia legalizzata di interi libri.

  65. 120 uriele

    ma non è così e sarebbe economicamente e logicamente impossibile che lo fosse (300 studenti di Meccanica, ognuno con un testo per un esame curricolare senza contare gli studenti fuori corsi o al secondo o terzo appello). In alcune facoltà i professori (fortunatamente non i miei, ma ho sentito queste storie), scrivono libri e poi all’esame vogliono che lo studente porti una copia del LORO libro all’esame (questo è un metodo infame, ti pago come professore e tu non mi fornisci il materiale didattico, ma ti fai pagare due volte, la seconda facendomi comprare la copia originale del tuo libro).
    I professori e i ricercatori (o il loro dipartimento), ma anche i professionisti poi COMPRANO una copia del libro in questione (i testi di Anatomia buoni costano delle centinaia di euro, ma sono indispensabili per medici e professori e non è pensabile che non ne abbiano una copia, lo stesso per molti testi di ingegneria o di critica letteraria o di chimica o di fisica, ma uno studente che non sa ancora se farà un certo lavoro o se necessiterà in futuro di quel testo non può e non deve affrontare tale spesa, soprattutto perchè, nella sua futura carriera, alcuni di quei testi non gli serviranno a nulla oltre che a superare uno stupido esame per cui aveva già pagato).
    L’istruzione deve essere libera e le fonti di sapere liberamente accessibili, nelle università molti programmi con licenze costose sono concessi in usufrutto agli studenti e spesso anche alle strutture universitarie in genere GRATUITAMENTE (o a un prezzo forfettario), perchè il loro utilizzo non è commerciale (o più propriamente non è direttamente commerciale, alcune ricerche sono finanziate dalle aziende e alcuni studenti lavorano per professori stipendiati in parte da aziende, ma questa è un’altra storia), lo stesso dovrebbe essere per i libri di testo, specialmente se richiesti o obbligatori per riuscire a sostenere l’esame.

    Considera che il diritto di Copyright attuale “tutela troppo” anche gli autori, che sono costretti a rendere disponibile il loro libro in piccole parti agli studenti (mi pare inferiori al 15% l’una) durante tutta la durata del corso per non violare la legge sul copyright (altri forniscono la password per l’upload via internet del formato digitale)

  66. 119 jiggly

    Ti quoto quasi in toto Uriele, solo che dovendo rispondere a una stupidata come la storia del tipo che si esibisce in piazze ce ne vuole una altrettanto stupida per far capire qualcosa a chi ha scritto la prima.

    Però io non sono molto d’accordo sul divieto di fare copie dei libri universitari se gli autori non vogliono che vengano fatte. Le tasse che gli studenti pagano non c’entrano con gli editori dei libri stessi. Al massimo sarebbe interessante che le università disponessero di un notevole numero di copie da dare in prestito in modo che poi esse vengano restituite.

  67. 118 uriele

    Sull’aboliamo le discoteche mi trovi d’accordo, ma proprio sull’abolirle in toto.
    i musei gratuiti potrebbero tranquillamente esserci, anzi in Italia molto spesso ci sono, oppure ci sono occasioni come le notti bianche che sono intellettualmente stimolanti.
    L’usufrutto di un opera d’arte (tramite le sopracitate biblioteche o videoteche) può e deve essere gratuito perchè la cultura deve essere alla portata di tutti. Il diritto d’autore applicato deve tutelare il POSSESSO di una copia dell’opera, c’è un po’ di differenza. La copia comprata dalla biblioteca è già pagata e nessuna legge vieta il prestito della propria copia (prestito non noleggio), quando io presto qualcosa a qualcuno, mi privo momentanemente di quel bene per permettere a qualcun’altro di usufruirne. La copia circolante è comunque una e l’autore non subisce nessuna perdita perchè, in quel momento il proprietario non può utilizzare il prodotto, ma concede questo diritto ad un’amico.

    La copia digitale è perfettamente indistinguibile dall’originale e da una copia ne nascono molte, tutte consultabili contemporaneamente. Fra le due cose c’è la stessa differenza che prestare 10 euro ad un amico e dare una copia perfettamente identica della stessa banconota con lo stesso numero di serie ad un’altra persona, tenendo per noi la nostra; nel primo caso si parla di prestito, nel secondo di falsificazione (che è reato).

    Io ammetto di fare uso di materiale pirata (più che altro film in lingua originale non disponibili in Italia, libri fuori catalogo o fumetti non più in edizione economica o introvabili come sandman e miracleman o film visti al cinema che non ho voglia di aspettare che arrivino in dvd), ma non lo considero scambio etico (perchè lo scambio sottintende che io dia qualcosa in cambio di un’altra non potendo più usufruire della cosa data), lo considero pirateria. Ti posso anche dire che raramente quando trovo un prodotto che merita il suo prezzo, se ne ho già un copia digitale, lo compro (non ho nessun valore aggiunto, lo farei nel caso si trattasse di un’edizione speciale che mi da un valore aggiunto rispetto a quello che ho)

    Sono contrario alle leggi che impediscono la riproduzione, segnalando l’autore originale, di parte del materiale acquistato o le “opere derivate” (quando spendo i miei soldi con la copia dovrei poterci fare quello che voglio compresi rotoli di carta igenica e falò);
    Sono contrario al divieto di fotocopiare i libri di testo universitari (perchè lo studente già paga le tasse universitarie, quindi il materiale didattico dovrebbe essere reso disponibile allo stesso, cosa che fra l’altro molti professori fanno, mettendo a disposizione pdf di libri di testo loro o di terzi) anche perchè le copie disponibili nelle biblioteche non riescono a coprire la richiesta per un dato corso (e a differenza di un romanzo che può essere letto in un secondo momento, l’esame deve essere dato entro una certa data se non si vuole finire fuori corso);
    Sono contrario al sovrapprezzamento dei supporti digitali (compresi Hard-disk e computer) per garantire un guadagno alla SIAE, perchè questo implica che, qualsiasi cosa ci faccia in realtà, io usi quel supporto per violare le leggi del copyright (e questo essendo ingiusto verso tutte le persone oneste, mi provoca un certo piacere quando “rubo” i profitti a SIAE e autori: mi avete fatto pagare per la mia disonestà, allora essere disonesto mi sembra il minimo)

  68. 117 jiggly

    Gugand, rifletti. Se qualcuno vuole che tanta gente abbia la sua opera, ma anche che quest’ultima la paghi, e non vuole che altri che non hanno pagato per il suo lavoro ne usufruiscano, chi sei tu per impedirlo? La cosa l’ha scritta LUI. Lui deve poter decidere a chi darla. E se vuole darla solo a chi la paga ne ha tutto il diritto.

    Il tuo esempio dell’artista in piazza è patetico, perchè se uno vuole fare l’artista da piazza ok, ma se uno vuole farlo in un circo e far pagare il biglietto a chi entra ne ha tutto il diritto.

    Aboliamo i teatri! Aboliamo i cinema! Aboliamo le discoteche! Aboliamo i circhi! Aboliamo tutto ciò che si fa pagare per le sue prestazioni! Sono delle vergogne! Aboliamo i musei che fanno pagare il biglietto! Tutti dentro gratis!! IMBUCATEVIIII muhahaha

  69. 116 jiggly

    Gugand, come di sovente capita alla principale responsabile di questo sito, non ti sei preso la briga di pensare. Ho controbattuto eccome, e nemmeno te ne sei accorto. Se avessi solo detto “cretinate”, il mio commento sarebbe stato decisamente più corto, non ti pare? Ho risposto parola per parola a ciò che hai detto, a parte la storia delle opere su commissione che mi è sfuggita. Lol. Permettimi una risata. Ma cominciamo dal principio.

    Ti ho già detto che le idee sono SEMPRE state oggetto di mercato, non c’era bisogno di copyright in quanto le risorse disponibili non permettevano di fare copie su copie di un’opera. Per cui i diritti degli autori su quelle che chiami “idee” erano comunque tutelati e il commercio su tali “idee” si faceva eccome. Ti ho spiegato precedentemente anche il perchè nonostante la pirateria si venda un discreto numero di beni intellettuali. Ti reinvito a riflettere sul perchè le vendite delle case discografiche siano calate notevolmente in questi ultimi anni. Rifletti ragazzo mio.

    Nel prezzo di copertina sono già compresi i rischi dici? Ma dove vivi? Pensi che se alzano il prezzo di 10 euro perchè compra la roba meno gente di quella che dovrebbe la comprerebbero ancora tutti quelli che l’avrebbero presa per 10 euro in meno? C’è un limite per l’alzamento dei prezzi ragazzo, soprattutto per beni secondari. E’ inutile che parli a caso, prova a guardare il trand dei ricavi di chi stà dall’altra parte prima. Chi vende il suo lavoro è giusto che guadagni quello che guadagnerebbe se i disonesti non si mettessero in mezzo e niente di meno. A parte questo, che già di per sè basterebbe, il pirata non rientra in nessuna indagine di mercato perchè il pirata non dovrebbe esistere. Il pirata non è una categoria stabile e non può essere esclusa nè inserita.

    Anche a “livello di legge” Gamberetta dice un’idiozia. Come sempre. La legge non ammette ignoranza, come vi è stato ricordato. E’ tuo DOVERE sincerarti se la copia che hai in mano è legale o meno. Chissà perchè gente che è stata trovata con copie illegali si è beccata delle multe. Mah. Vallo a dire a loro che non potevano dimostrare niente. Sono a conoscenza di una persona che non distribuiva copie, le “immagazzinava” soltanto e che ha ricevuto una multa salata. Ho sentito di altre mille persone che hanno avuto la stessa esperienza ma visto che su loro non posso essere sicuro e visto che vi piace attaccarvi a tutto evito di puntare troppo su ciò che è capitato a loro.

    Tornando al tuo ritorno al discorso morale… A te non te ne deve fregare perchè qualcuno fa qualcosa. A te deve fregare che se qualcuno ha fatto qualcosa è giusto che ne disponga. A parte questo, se qualcuno fa cose solo per soddisfazione personale e ci dedica la vita, la sua vita sarà piuttosto breve. Se è costretto a fare altro non potrà mai produrre quello che avrebbe potuto dedicandosi unicamente a quello cui si proponeva. Poi ho letto di alcuni vaneggiamenti che mi lasciano senza parole. Opere “personalizzate”? lol.. Per dire la sua opinione? Hai idea di quanti opinionisti girino? Scrivere articoli? Pensi che chiunque crei prodotti tipo musica e narrativa abbia la predisposizione del giornalista? Testimonial pubblicitario? OMg… E se una crea un’opera media e non un capolavoro non esiste? E chi crea opere meravigliose ma è semi-incompreso? E tutti quelli che scrivono ora saranno opinionisti e testimonial? Dai, non bestemmiamo.

    Immorale impedire a chiunque di fare ciò che gli pare. OK. Assassini, mafiosi e bella gente, continuate così!

    Secondo te perchè la maggior parte delle opere prima era per commissione? Mah, chissà. Forse perchè pochi potevano permettersi ciò che non poteva essere distribuito su larga scala? Questo cosa significa per te? Che dobbiamo tornare a mille anni fa quando le opere non le aveva nessuno perchè chi le ordinava se le teneva? Ottimo ottimo! Evviva la crescita sociale ragazzo! Che tutti coloro che fanno cose bellissime le facciano unicamente per una sola persona! Così loro sopravviveranno e la società si beerà della sua ignoranza e della perdita di spessore!
    Il fatto che le cose siano più semplici da ricopiare significa solo che ci sia più circolaz.. ma cosa stiamo dicendo? Che gli autori devono fare opere su commissione che avrà una persona sola e se la terrà ben stretta. Una persona sola che dovrà pagare decine di migliaia di euro per un libro o altro. E ovviamente il nostro bravo autore si prenderà una pausa di 2 o 3 anni per scrivere un’opera fantastica da dare al mondo gratis. Morirà di fame, non potrà scrivere nient’altro ma il mondo tutto ne avrà guadagnato.

  70. 115 gugand

    Uriele, ci sono dei modi per tutelare la paternalita’ e se tu non ti tuteli andando a registrare l’opera dalla SIAE o qualunque ente equivalente sei semplicemente un pirla, magari genio, ma comunque pirla.
    Tolto questo diritto, il diritto di essere l’unico a fare soldi con un opera(che il copyright protegge) e’, oltre ad essere nella pratica impossibile da attuare e la pirateria ne e’ la prova, per me immorale e non e’ nemmeno un incentivo agli artisti.
    Se tu, artista, non vuoi che la gente possa riprodurre la copia che tu hai venduto, non la vendi e non pemetti di farla uscire dai luoghi da te controllati cosi’ da essere sicuro che chi consulta l’opera abbia gia’ pagato e non possa farsene una copia.
    Quello che fa l’artista quando pubblica la sua opera e pretende il rispetto del copyright e’ molto simile a quello che sfrutta la pubblica piazza per farsi pubblicita’ e contemporaneamente farsi pagare per la pubblicita’ stessa.
    La gente che apprezza magari te li mette 4 soldi nel cappello, ma dagli altri non devi pretendere nulla.

  71. 114 uriele

    Poi ovvio, se sei un dipendente non te ne frega nulla, ma se sei o un libero professionista o “il padrone” che deve tirare fuori i soldi allora le cose son diverse. Qui si parla di software professionali per il lavoro ovviamente, se devi “battere a macchina” ti va bene word come openword, se devi solo fare delle tabelle senza funzioni particolari o grafici complessi openexel è perfetto.
    Quando si usano programmi specialistici bisogna essere sicuri che ci sia compatibilità con il software più usato in commercio, perchè al risparmio in termini economici potrebbe non corrispondere un risparmio in termini di tempo, quindi di profitti. Già le differenze di sintassi fra un Matlab (proprietario) e un Octave in un codice di calcolo, anche se minime, ti fanno perdere ore di lavoro per capire dove e cosa hai sbagliato in un certa riga (per esempio la sintassi per aprire un file di dati è diversa e non c’è compatibilità fra i due sistemi). Io uso MATLAB e usare alcuni PC in facoltà su cui gira Octave (costava troppo per i fondi di laboratorio acquistare abbastanza licenze) alle volte fa perdere molto tempo. Ultimamente ho preso l’abitudine di scrivere un doppio programma, non ci si mette il doppio del tempo perchè gran parte del codice è uguale, ma è comunque una perdita di tempo considerevole.

  72. 113 uriele

    Scali l’imponibile non il prezzo complessivo del programma e quando sono software costosi è una bella spesa. Perchè secondo te molti ingegneri professionisti passano a software open source quando possibile, rinunciando ad un utile assistenza (solo se è possibile fare una transizione indolore), perchè molte aziende passano da Office (che è obbiettivamente migliore come software) a OpenOffice (che è un ottimo programma, lo uso sempre in casa, ma ha alcuni problemi di compatibilità con Excel nelle funzioni complesse, problema che ho riscontrato durante la tesi, e con le ultime estensioni del software microsoft). Se non gli costasse, fregandosene della filosofia opensource, perchè non scegliere il software con assistenza?!

    Se, a parità di prestazioni, il professionista non usasse il programma proprietario non solo non avrebbe da scaricare nulla, ma non avrebbe speso nulla per il programma, ergo a parità di lordo, avrebbe un netto maggiore: ABC di economia.

  73. 112 uriele

    trovami un autore di webcomics BRAVO che, acquistata una certa notorietà o un certo successo non abbia poi pubblicato per case editrici le sue opere (guadagnandoci) o si sia messo a callaborare con riviste o giornali importanti (come il meritatissimo spazio Blue di Canemucca, probabilmente l’unico che abbia capito che il webcomics non è una strip, ma un nuovo linguaggio di comunicazione); trovamene uno che non cerchi di venderti l’invendibile a Lucca Comics (anche di non bravi). Certo il fumetto in Italia è sempre stato bistrattato, ma l’obbiettivo dei vari autori è sempre stato quello di diventare, se non indipendenti autosostentati, autori Disney, Bonelli, Blue, Eura o Marvel, Vertigo e DC (se Veramente eccezionali). E quello alla fine è un mestiere. Alan Moore fa un mestiere, Gaiman fa un mestiere (infami profittatori dirai tu) e son pagati per le loro opere.
    Quelli che non ci campano senza copyright, non ci camperebbero neanche con. Il diritto d’autore (nella forma più pura intesa come opera su cui non possa lucrare nessun’altro oltre l’autore e riconoscimento dell’opera e dei guadagni ottenuti dalla stessa, quindi anche il copyleft) è indispensabile per quelli bravi, i dilettanti scarsi possono lamentarsi, ma tanto con o senza loro dilettanti scarsi rimangono.
    Si può discutere poi della percentuale nel profitto dell’autore dalla vendita di copie; della possibilità di riprodurre l’opera a fini didattici gratuitamente (che è un caso simile alle librerie ed è giusto che le fotocopie di materiale didattico siano disponibili per gli studenti gratuitamente senza gravare sulle spalle delle famiglie o delle strutture); del fatto che la riproduzione o l’adattamento non a fine di lucro di parte o dell’intera opera sia resa possibile e incentivata (è pubblicità per gli stessi autori che poi possono vendere di più). Nonostante questo deve esistere una forma di diritto che tuteli l’autore e la sua opera.
    Se non esistesse, tu pubblichi un libro io lo vendo a mio nome e ci guadagno dei soldi (o comunque acquisto fama di letterato con il tuo lavoro), senza un diritto che tuteli la mia opera o i guadagni relativi alla stessa come faccio ad intervenire??? Se ho un documento nel cassetto scritto a mano di cui non posso provare la data sono fregato, se ho il file sul pc o l’ho pubblicato in internet sotto creative common (e ci sono numerose persone che lavorano per adattare i principi del CC alle leggi dei vari paesi, non sono solo due lettere dentro un cerchio che attacchi ad un file), guardando ai metadati potrei essere riconosciuto come creatore dell’opera ed avere diritto ad un risarcimento finanziario per il danno morale o agli introiti derivanti dall’opera pubblicata senza il mio consenso (oltre al prestigio che mi spetta e al nome sulla copertina).

    Se non esitesse nessuna forma di tutela per l’autore allora Omnia Sunt Communia (che in un Utopia dove nessuno cerca di approfittare di noi sarebbe anche corretto) e nessuno sarebbe incentivato a scrivere nulla per gli altri. Lo scrittore, come gli artisti in genere, è una creatura egocentrica (anche gli “artigiani” orgogliosi della loro opera lasciavano il loro tratto distintivo sulle opere su commissione) che vuole essere ricordato e/o celebrato per le sue opere, altrimenti non cercherebbe a tutti i costi di rendere pubblici i suoi pensieri e le sue opere firmandole.
    A mio parere il concetto e la filosofia dietro il diritto d’autore in tutte le sue forme è corretta e condivisibile, la cosa sbagliata sono le leggi che supportano tale diritto

  74. 111 gugand

    @uriele
    Ti sfugge il fatto che i programmi spesso vale la pena acquistarli per avere servizi aggiuntivi:
    -aggiornamenti sempre disponibili
    -assistenza tecnica
    -add-on ed altro
    E non e’ poco.
    I programmi professionali non frega nulla al professionista di pagarli, li scarica dall’imponibile e in piu’ ha sempre i servizi di cui sopra che sono cose importanti per chi lavora.

  75. 110 gugand

    Dimenticavo:
    e’ la millessima volta che dico che la paternalita’ dell’opera va tutelata, ma il copyright non e’ solo questo.

  76. 109 uriele

    il motivo per cui la maggioranza dei software sono legali (dove controllano almeno) è data dal fatto che, se un software è usato in un azienda la copia DEVE essere registrata perchè se arriva la finanza a fare un controllo (eventualità non trascurabile), l’azienda rischia di dover pagare così tanto per ogni copia non legale che il gioco non vale la candela (non è virtuosismo è paura di dover pagare in seguito).
    La pirateria informatica del privato, almeno in italia, è più tollerata; diciamo che più che altro è un fattore aggiuntivo che si sfrutta quando ti beccano per qualcos’altro (e lì paghi, uhu se paghi).

    Per quanto riguarda i sistemi operativi invece è molto difficile che uno li abbia piratati (oggigiorno più del 80% dei pc arriva con installato windows in una delle sue versioni, quindi la licenza l’hai già comprata con l’acquisto del computer, se passi a linux, di solito passi a una versione non commerciale che è uguale tranne che per il supporto e alcuni programmi proprietari, se sei scemo passi all’ OSX, ma vabbè lì poverino… ) e uno che rifiuta windows e si fa restituire parte dell’importo sull’acquisto del pc (sì lo paghi meno senza windows, non molto ma qualcosina di meno) difficilmente poi si scaricherà quel sistema operativo.
    Per quanto riguarda i giochi: le console modificate perdono la garanzia, alcuni giochi copiati non vanno in internet e alcune volte non si può accedere a servizi per live, network o comunque li chiamino. I MMORPG (i giochi per nerd per intenderci), necessitano di un abbonamento per partecipare ai server ufficiali (è sicuramente più divertente un WOW originale che un server che crasha sempre) e crearsi un fake account è difficile e spesso ti beccano. Quindi se uno vuol giocare a un gioco online difficilmente potrà evitare di pagare (sui giochi offline per PC fanno qualcosina per evitare le copie, ma “gliela stanno dando sù” come si suol dire).

  77. 108 gugand

    @uriele
    Un autore puo’ fare le opere a tempo perso.
    Lavora e produce come tutti e durante il tempo libero, invece che gironzolare per i bar o farsi “la vasca al corso” (da noi si chiamano cosi’ le paeggiate in centro) fa un opera. E la fa perche’ gli piace farla e, forse, spera di acquistare fama.
    La fama porta guadagni in qualche modo, almeno a livello di soddisfazione personale.
    Se sono un bravo artista e le mie opere distribuite gratis vengono viste da qualcuno puo’ succedere:
    1) qualcuno mi cerca e mi paga per un lavoro su commissione (quello che si e’ sempre fatto dall’antichita’ fino ad adesso)
    2) qualcuno mi dona qualche soldino perche’ pensa che sia giusto che mostri il suo apprezzamento in quel modo (qualche programmatore/musicista/fumettista free ed open source, madonnari e artisti di strada ci campano)
    3) divento famoso e qualcuno e’ disposto a pagarmi per far pubblicita’ o promuovere mostre, fare convegni, interviste (succede a tanta gente che acquista fama per eventi di tutti i tipi)

    Ecco il guadagno.
    Chi non riesce a guadagnare abbastanza con uno o piu’ dei modi qui sopra fara’ l’artista a tempo perso, gli altri faranno mestiere.

    Il copyright permette di avere dei guadagni minimi piu’ facilmente e basta, ma non incentiva un cavolo, se non coloro che si credono artisti e invece sono dei cani.

  78. 107 uriele

    @Gugand: Se non ci fossero state case editrici che pubblicavano riviste letterarie per tutta America, Bukowsky sarebbe morto in uno scantinato senza aver pubblicato nulla. Ah sì, se mio nonno avesse avuto le ruote sarebbe strato un Tramvai. Siamo seri, il copyright è servito eccome, specialmente nel periodo pretelematico. Sono state una cosa giusta. Nessun autore (o quasi) avrebbe potuto permettersi di pubblicare un opera a sue spese e ovviamente, visti i prezzi dei macchinari di stampa, degli operai che gestivano le macchine, i costi di esercizio, i traduttori, i correttori di bozze, sarebbe stato impensabile che l’editore non avesse un profitto dall’opera, e sarebbe stato ingiusto che qualcun’altro lucrasse del lavoro tanto dell’autore quanto dell’editore.
    Allora introduciamo l’assioma numero 1: IL COPYRIGHT ERA GIUSTO!
    Oggi le cose sono cambiate, siamo in un mondo globale, una starnuto a taiwan può essere rebloggato a Castel S.Angelo in meno di un minuto, senza nessuna spesa*.
    L’editoria ha inoltre introdotto una preselezione delle opere (ci stiamo lamentando del lassismo attuale che permette di far pubblicare opere come quella della Troisi, ma conosco gente che ha come modello del suo romanzo nel cassetto Le cronache dei draghi stagionali o la saga dei gemelli di T&W e se quello è il paradigma, tremo solo a pensare all’opera dell’esordiente e senza una selezione, seppure minima, questa “roba” vedrebbe la vita)

    Punto due: le opere d’arte una volta erano commissionate e pagate fior di quattrini (Michelangelo non era un Tagger con voglia di esprimersi sulle volte di una chiesa, lo stesso si dica per Leonardo e tutte le altre tartarughe ninja). Una volta c’erano le botteghe dove gli artisti andavano ad imparare l’arte e poi, essendo artigiani, vivevano di quella.
    Per quanto riguarda la letteratura… il 90% degli artisti i cui scritti sono arrivati fino a noi (parlo dei tempi passati) erano o nobili o tutori di famiglie spaventosamente ricche o gente che comunque poteva permettersi di fare un cazzo nella vita (cerca Orti Oricellari và) oltre a scrivere.
    Quindi se in un periodo preinternet non fosse esistito il diritto d’autore gli unici libri , a parte i saggi degli intellettuali cattedrati, sarebbero stati quelli di persone spaventosamente ricche che scrivevano per divertissement. Oggigiorno la scrittura sarebbe un mestiere aristocratico o alto borghese e probabilmente non avremmo avuto opere come Asimov, Salgari, forse lo stesso Tolkien (i saggi erano materie di studio, ma i racconti e i romanzi…), il sopracitato Bukowski, SICURAMENTE John Fante (che ci voleva campare sulle sue opere), probabilmente Borges, eccetera… Al massimo avremmo opere di Berlusconi, Bill Gates, del creatore dell’Ikea, i reali d’Europa eccetera.
    L’editoria ha messo tutti sullo stesso livello, quello della qualità E/O della vendibilità dell’opera.

    Quindi dire che un autore non scriva per guadagnarci è pura ipocrisia, un autore VUOLE vendere le sue opere, VUOLE farsi conoscere e VUOLE lasciare un segno del suo passaggio. In America e in Canada (il centro culturale del mondo si è spostato piano piano da Parigi a New York nell’ultimo secolo), ma anche in Francia o in Germania, gli autori veramente affermati e gli intellettuali (questi ultimii anche in Italia) di lavoro tendono a fare gli scrittori affermati o gli intellettuali, scrivendo per giornali e riviste, collaborando con case editrici, eccetera. Se poi il suo scopo non è questo, ma si parla di puri e romantici sognatori, che non vogliono modificare la propria opera per adattarla al mercato (e le case editrici te lo chiedono di modificare qualcosa qua e là per rendere in tutto più scorrevole/commercializzabile) allora c’è quel fantastico cassetto o quel bellissimo blog (se si è esibizionisti) che non richiede nessun copyright.
    Il copyleft è l’altra faccia del copyright, la faccia moralmente più integra vedendo come le leggi sul secondo siano degenerate, ma è pur sempre un copyright (diritto dell’autore sull’opera, letteralmente):
    -l’autore non vuole che nessuno (a parte lui stesso) lucri sulla sua opera (il che è comprensibile, in periodi preglobalizzati in questa storia entrava anche l’editore comprensibilmente)
    -l’autore vuole essere riconosciuto come “padrone” dell’idea (si è sbattuto, quindi giustamente richiede la sua libbra di carne)
    -l’autore vuole farsi conoscere ed essere premiato per la sua opera
    Il file pdf e la libera diffusione dell’opera, per i proffessionisti, altro non è che una moderna pubblicità. Sanno infatti che, non essendo diffusi i lettori palmari ed essendo scomoda la lettura su schermo, molto probabilmente un lettore li premierà comprando l’opera o regalandola ad un amico, una parte dei soldi dell’opera acquistata andrà agli editori e l’altra agli autori. Per intenderci NON LO FANNO PER LA GLORIA e per regalare a tutti un’esperienza, lo fanno per un tornaconto personale.

    In america il copyleft sta attecchendo perchè da loro la pirateria informatica è vista davvero come un crimine dalla gente, le grandi reti mettono a disposizione i programmi su internet gratuitamente e legalmente MA SOLO PER LA VISIONE (serie come i simpson, family guy, dr house, ecc..) e per periodi limitati dopo la messa in onda (un paio di mesi), mentre è SEVERAMENTE punita la detenzione di una copia digitale. Da noi la piraterie è vista solo come un ottenere gratuitamente quello che potremmo avere pagando (io stesso solo raramente ho premiato opere meriteveli, perchè avevo già letto o visto il prodotto e avevo comunque una copia cartacea o telematica gratuita a casa); avessi voluto avrei potuto alzare il culo e andare in “sala borse” (una biblioteca pubblica di bologna NdU) a prendere la copia del libro/film che avevo voglia di vedere, ma questo avrebbe voluto dire:
    1)Alzare il culo
    2)Sperare che nessuno avesse già preso il libro/film
    3)Restituirlo una volta finito in modo che qualcun altro potesse usufruirne (vedi punto 1)
    Anche questo processo è gratuito (non spendo neppure i soldi del collegamento se pago il traffico in ingresso ed uscita, in più risparmio sulla bolletta se spengo tutte le luci prima di uscire), in più posso migliorare le mie capacità di interazione sociale (perchè devo interagire con delle altre persone reali per ottenere quello che voglio) e una passeggiata fa sempre bene alla salute (30 minuti al giorno dicono gli esperti).

    Il demone non è il copyright (il cui principio è anche giusto, riconoscere i diritti dell’autore e, se presenti, rimborsare le spese dell’editore ed è ripreso anche dalla filosofia del copyleft) quanto piuttosto l’applicazione attuale e gli estremi a cui si è arrivati oggigiorno (con la SIAE e tutto il resto) che non proteggono più l’autore, ma penalizzano semplicemente l’utente finale privilegiando alcune lobby

    *esistono le spese di gestione della rete, gli abbonamenti, la bolletta elettrica, eccetera. Ma sono spese sommerse e distribuite sull’uso complessivo di internet.

  79. 106 gugand

    @jiggly
    Non hai controbattuto, ti sei limitato liquidare tutto con “cretinate”.

    Le idee non sono sempre state oggetto di mercato, ma solo dal giorno in cui e’ stato inventato il diritto di copia.
    Comunque sai bene che la pirateria e’ un dato di fatto. Chiunque voglia una copia di un programma o di un libro puo’ ottenerlo da internet. Eppure libri e programmi continuano ad essere venduti facendo fare milioni agli editori e a qualche autore.
    Nel prezzo di copertina sono compresi gia’ tutti i rischi perche’ gli editori gia’ sanno quanta gente (piu’ o meno) e’ disposta a pagare per il prodotto a quel prezzo, chi non paga (il pirata) non rientra manco nelle indagini di mercato.

    Inoltre a livello di legge, come dice gamberetta, si puo’ avere solo il sospetto nei confronti del possessore di copia non legale. Nessuno ti dice che l’ha avuta da altri o dagli stessi autori o messa da loro in circolazione. Non esiste un elenco delle opere coperte da diritto che ognuno e’ tenuto a conoscere come nel caso delle leggi pubblicate nella gazzetta ufficiale.
    Di fatto il diritto di copia non e’ tutelabile.

    Sono chiacchere? Eppure e’ lo stato attuale. Per ora vengono puniti solo coloro che distribuiscono copie eppure i milioni fioccano.

    Tornando al discorso morale:
    Una persona che si dedica una vita a qualcosa non e’ giusto che ci guadagni. Ha fatto qualcosa per soddisfazione personale, ma non c’e’ scritto da nessuna parte che debba essere pagato.
    Se non si riesce a campare solo con una cosa se ne fanno altre che fanno fare piu’ soldi. Se alla gente piace quello che un autore fa vedrai che in qualche modo ci guadagna. Sara’ richiesto per opere personalizzate, per dire la propria opinione, per scrivere articoli, come testimonial pubblicitario, etc…

    Aggiungo che ritengo immorale impedire a chiunque di fare cio’ che vuole, pure ricopiare, qualcosa che ha pagato.

    Una volta i lavori artistici erano al 99% su commissione, le altre opere erano solo o per soddisfazione personale o come promozione delle capacita’ dell’artista stesso.
    Il fatto che le cose siano piu’ semplici da ricopiare significa solo che l’opera viene distribuita piu’ in fretta.

  80. 105 jiggly

    Tante stupidate Gugand. La storia che se le case editrici non fossero esistite non sarebbero fallite è una buffonata da scuole elementari. Le idee sono sempre state oggetto di mercato e non vedo perchè non dovrebbero esserlo. Come ti ho già detto chi si dedica completamente a qualcosa in generale la sa fare meglio di chi lo fa nel tempo libero. Anche in passato c’era chi si occupava della pubblicazione e ci guadagnava su, a causa del costo dei supporti. Questo permetteva che professionisti creassero edizioni di valore e non robaccia da principianti.

    Ti ricordo nuovamente che chi dedica una vita a qualcosa deve perlomeno riuscire a viverci. Ti ricordo che il guadagno spinge a creare cose ancora migliori, ad ogni modo E’ un incentivo.

    Ti ricordo che quando non esisteva il “copyright” gli autori si facevano pagare ugualmente in quanto riprodurre le loro opere richiedeva sforzi e risorse enormi e non era possibile creare copie di serie. Vai a dire a Leonardo o Michelangelo che meriterebbero la gogna perchè hanno guadagnato con ciò che hanno creato. Vallo a dire a Pavarotti. Vallo a dire alla stragande maggioranza dei grandi che hanno dato un contributo enorme alla crescita della nostra società. Vallo a dire a Fleming. Barboni morti di fame da mettere sulla gogna tutti. Che fossero andati tutti a coltivare la terra.

  81. 104 gugand

    Jiggly:

    Le chiacchiere stanno a 0. Senza diritti di copyright molte case editrici fallirebbero.

    Se non ci fosse mai stato il copyright nessun editore avrebbe messo i soldi per la distribuzione, nessuno sarebbe fallito perche’ stava facendo qualcos’altro.
    Il copyright crea un mercato che non si reggerebbe da solo perche’ si basa su cose immateriali (le idee) che non possono essere controllate.

    Chi crede che alla maggioranza degli italiani freghi qualcosa di chi ha fatto un libro, tanto da pagarlo anche se ha l’opportunità di non farlo, forse dovrebbe chiedersi come mai le case editrici una volta non si facevano pagare dagli autori per pubblicarli, oltre a chiedersi come mai l’industria discografica (che a differenza di quella editoriale vanta numerosissimi utenti nel nostro paese) ha avuto un secco tracollo negli ultimi anni.

    ‘Sti cazzi?
    Il copyright alla fine e’ solo una buffonata (immorale secondo me) che non serve a nulla. Nella realta’ gli editori guadagnano lo stesso milioni di dollari con le “poche” copie della gente “onesta” che paga.

    Dove sta scritto che l’artista debba vivere con le sue opere?
    Gia’ per il fatto che un autore si metta a fare un’opera con l’intenzione di guadagnarci meriterebbe la gogna, sempre che non lo faccia su richiesta esplicita di un committente.
    E il copyright non e’ un incentivo: quando non esisteva le opere d’arte venivano prodotte ugualmente.

  82. 103 jiggly

    Giusto, piccola postilla. come sempre scrivo scrivo e mi viene in mente qualcos’altro subito dopo. Ben vengano tutti quelli che scrivono e rilasciano file gratuiti! Ci mancherebbe! Li stimo moltissimo e continuerò a farlo! Stessa cosa per tutti programmi gratuti, musica condivisa etc. Sempre forza OPENSOURCE! Ma diamo la possibilità a chi vuole guadagnare qualcosa con metodi tradizionali e a chi vuole comprare qualcosa senza che la pubblicità si metta in mezzo di continuare a farlo.

  83. 102 jiggly

    Le chiacchiere stanno a 0. Senza diritti di copyright molte case editrici fallirebbero. Chi crede che alla maggioranza degli italiani freghi qualcosa di chi ha fatto un libro, tanto da pagarlo anche se ha l’opportunità di non farlo, forse dovrebbe chiedersi come mai le case editrici una volta non si facevano pagare dagli autori per pubblicarli, oltre a chiedersi come mai l’industria discografica (che a differenza di quella editoriale vanta numerosissimi utenti nel nostro paese) ha avuto un secco tracollo negli ultimi anni.

    Fatto sta che tra non pagare e pagare, la gente preferisce non pagare, anche se un’opera è ottima.
    Se gente come Doctorow riesce a vivere è perchè il messaggio che lancia è questo: “fate bene a rubare! Perchè tanto le cose peggiori non le avreste copiate, quindi non danneggiate chi le ha fatte (cazzata perchè solitamente i libri si comprano anche se non ci piacciono, perchè non possiamo sapere quello che c’è dentro e una volta letti ormai i soldini li si ha spesi) e perchè a chi ha fatto le cose migliori prima o poi, in un modo o nell’altro, date abbastanza da permettergli di sopravvivere”. A questo punto se vuoi continuare a rubare in santa pace da tutte le parti, senza eccessivi rimorsi di coscienza, devi dargli soldi o comprare i suoi libri o farli compare a qualcun altro, se no lo smentiresti e vorrebbe dire che fai male a fare ciò che fai (fai, fai fai..). Una sorta di investimento.
    Inoltre, per chi non ci ha mai pensato, la gente che usa internet regolarmente è meno di chi non lo usa, soprattutto in Italia. Per questo può partire il passaparola dalla “gente di internet” e influenzare gli acquisti di chi non sa accendere un computer. E magari qualche sporadico utente di internet si compra pure il libro per etica personale, per collezionismo o quant’altro. Ma se non esistessero certi diritti fiorirebbero centri di “edizione libri” selfservice. Immaginatevi una macchina che inserito il file fabbrica un libro con tanto di copertina. Tanti saluti a chi compra libri, altrimenti gratis, unicamente in quanto preferisce la carta ai bit.
    E tanti saluti al guadagno di chi l’ha scritto.
    E visto che qualcuno qui dentro sembra interessato alla qualità letteraria, potrebbe anche facilmente comprendere che un professionista che dedica la vita a scrivere in linea di massima scrive cose migliori di chi lo fa per passatempo.
    Quindi è giusto che questo genere di leggi ci sia, salvo poi che ognuno fa sempre ciò che gli pare. L’importante è che almeno non si cominci a dire che la legge è sbagliatissima, che tutti siamo in dovere di infrangerla etc. Perchè in questo caso, come nel caso della gambera, facciamoci dare nome e cognome e denunciamolo per istigazione a delinquere

  84. 101 Kai Zen J

    http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/copyleft_booklet.html

  85. 100 Ava

    Grazie Uriele. Vedrò di informarmi sulle licenze Creative Commons. =)

  86. 99 uriele

    Il creative common può essere usato per questo: esistono varie licenze che variano dalla riproduzione dell’opera senza fini di lucro segnalando la fonte, alla possibilità di modificarla in parte o totalmente ma indicando sempre l’autore originale.
    Il fatto che tu abbia un archivio fisico alla vecchia maniera e un editore per le tue opere ti tutela molto di più di qualsiasi pseudo protezione algoritmica. Se trovi una tua immagine in giro è tuo diritto e dovere far valere la tua maternità sull’opera anche senza fini di lucro. Generalmente, se hai delle prove più tangibili di un file che ti indicano come l’autrice dell’illustrazione, basterà parlare all’autore del sito e chiedere di introdurre o nel codice o in modo visibile i tuoi crediti. Per un’artista emergente potrebbe essere un buon modo di farsi conoscere

  87. 98 Ava

    Mah, per quello alla fine, non parlando di immagini digitali ma di cose fatte “alla maniera di una volta” (eh si, sono una delle poche illustratrici che ancora non cedono all’uso del digitale ma fa tutto con carta, matita, china e inchiostri) alla fine un archivio degli originali credo che sia più che sufficiente, quello c’è. E c’è pure la testimonianza dell’editore che mi commissiona l’immagine, fin qua ci siamo.

    Il mio problema è che mica posso andare a rompere le scatole achiunque si freghi scansioni dei miei disegni per farne templates per blog senza chiedermelo, semplicemente perchè ne posso beccare uno o due a caso, ma non ho la possibilità (nè la voglia) di tenere sotto controllo la rete. =)

    La questione che volevo sollevare era quella sul diritto d’autore come tutela della “paternità” di un’opera. Il mio problema l’ho ovviato (e NON volevo davvero farlo) con un bel “tutti i diritti riservati” e il solito bla bla bla.

    In realtà vorrei poter rendere le scansioni dei miei disegni più libere di circolare. Ma ci sono sempre quelle “dimenticanze” di citarmi (almeno) come autrice.

    Sulla questione watermark, seguo con interesse.

  88. 97 uriele

    http://www.watermarkingworld.org/stirmark/stirmark.html

    Nell’arco di 5 minuti sono craccabili questi sistemi (difficilmente superano la prova di stirmark e ancora più difficilmente quella dell’ormai introvabile unzign) esistono software commerciali o progetti universitari che offrono una protezione maggiore e hanno algoritmi molto più sicuri, anche se lontani dall’essere impenetrabili (immagino tu parlassi di invisible watermark, quelli visible sono una scioccheza da fregare)
    In alternativa c’è il metodo brutale: stampi e scannerizzi l’immagine in modo da creare un file totalmente nuovo… Non so se sia possibile eludere il watermark semplicemente facendo uno screenshot dello monitor con l’immagine a tutto schermo (in modo da non perdere di qualità come con il passaggio da stampa a scanner), ma lo ritengo probabile
    È sempre meglio avere qualcuno a cui affidarsi per dimostrare di essere gli autori dell’opera (un’organizzazione che potrebbe essere anche la SIAE se non fosse quello che è). Se esistesse un archivio completo e confrontabile di tutte le opere prodotte sotto creative common con i rimandi ai vari autori, la cosa potrebbe tornare davvero utile per determinare la paternità di un’opera

    PS: non sono un esperto hacker di watermark, mi è bastato aprire la seconda pagina di google dopo aver scritto ” remove invisible watermark”… Se l’autore di una foto mi minacciasse di farmi causa per avergli rubato l’immaggine, se fossi stronzo, la prima cosa che farei sarebbe togliere il watermark e fregarmene bellamente…

  89. 96 Gamberetta

    @Ava. Puoi inserire dei watermark invisibili nelle tue immagini. Un watermark invisibile riesce a codificare dei dati nell’immagine resistenti alle trasformazioni, risalvataggi, cambiamenti di formato, ecc.
    In questo modo puoi sempre dimostrare che un’immagine è stata realizzata da te, anche se il “ladro” l’ha ridimensionata, magari ha cambiato i colori, salvata da .jpg a .png od operazioni simili.
    Qualche programma che svolge questa funzione:
    Icemark
    Digimark
    SignMyImage

    Inoltre se cerchi “invisible watermark” con google ne trovi molti altri.

  90. 95 Ava

    Riallacciandomi ai recenti commenti di Gargaros…

    La materia sul diritto d’autore per me è sempre rimasta un mistero. Personalmente, ritengo in gran parte corretto il discorso di Gamberetta (di cui applaudo la preprazione, e il raffinato e graffiante cinismo, ma questa è un’altra storia).

    Un esempio: realizzo illustrazioni. L’iter più utilizzato è questo: mi viene spedita copia di un racconto, romanzo, quel che volete da illustrare. Realizzo l’illustrazione. La metto a disposizione dell’editore x che me l’ha richiesta e mi paga la concessione di utilizzo. L’illustrazione resta in concessione di utilizzo all’editore x per un periodo concordato. Solitamente la metto a disposizione nel mio sito web in qualità di portfolio, pubblicità et cetera.

    Ora… nulla in contrario se se la scaricano in 15.000 utenti, ne fanno ciascuno 15.000 fotocopie e le spediscono a scatoloni in cina aggratise. Basta che ci stia scritto sopra il mio nome e cognome, l’immagine circola, la gente mi conosce: pubblicità. Santa pazienza, è così. Io Victoria Francès l’ho conosciuta grazie al template di un blog.

    Esempio limite, giocherebbe pure a mio favore (chiamasi pubblicità) vedere un romanzo che so, di Mondadori, con una bella illustrazione fatta dalle mie mani… Fantascienza: trovata in rete dal Dazieri che dice oggessù, è talmente strafaiga che adesso la usiamo per un bel romanzo e, sempre fantascienza ancor più spinta, si dimentica di pagarmi. Sottolineo: fantascienza…

    Il problema semmai è diverso. Ovvero: quando il mio nome di autrice viene omesso. E quando questa circostanza si accosta ad un’altra, ovvero: io sono un’autrice poco conosciuta.

    Chiunque potrebbe aprire un bel sito, metterci una galleria di disegni della Frances e dire “li ho fatti io”. Verrebbe smentito in breve tempo. Ma io non sono la Frances. (E, detto tra noi, un po’ mi roderebbe il culo sapere che i cinesi pure magari ci lucrano, su quegli scatoloni di fotocopie. Vai a sapere, magari diventano copertine del Libro Rosso di Mao vendute ai turisti. Ma qui voglio parlare di un altro problema…)

    Io, per l’appunto, non sono la Victoria Francès, e mi è già capitato, grazie ad una piccola indagine, di trovare lavori realizzati da me “copincollati” e utilizzati per farne cosiddetti lavori di “grafica”, ma senza manco un credit al mio nome di autrice. Ovviamente c’era quello della graficatrice, tra l’altro con minacce di ritorsioni, maledizioni e scomuniche a te e a i tuoi figli fino alla settima generazione se avessi osato “rubarle” il codice html (da quando in qua un comune codice html si ruba?). Ma il mio nome, come autrice dell’illustrazione ciuffata per farne l’header di un blog, quello no.

    Ora, se capita alla Frances poco male… la conoscono pure i sassi. Se capita a me è diverso. E qui non parlo di asilate del tipo “gne gne gne sul mio blog c’ho questa gif, io cce ll’ho e te no”.

    Non parlo nemmeno di denaro. Uno al limite può pure fotocopiarsi una delle mie illustrazioni da un libro che si è legittimamente comprato, e farci quello che crede ci mancherebbe. Non parlo nemmeno di prendere a prestito un’idea mia e lavorarci sopra per creare qualcos’altro. Magari… vorrebbe dire che qualcosa di buono ho saputo fare.

    Ancora una volta Gamberetta hai ragione: non esistono ingredienti alieni i cucina, al massimo si trovano ricette nuove per cucinare la stessa minestra. Nè tantomeno pretendo di essere pagata se uno utilizza una delle mie illustrazioni per metterla che so, nel suo blog. Gradirei perlomeno essere avvisata però. E che fosse chiaro che sono e resto l’autrice dell’originale di quell’immagine. Se ciò fosse omesso, chiunque potrebbe pure aprirsi quella famosa gallery di lavori miei a proprio nome. E a mme, chimmelovieneaddì?

    Come tutela il proprio lavoro chi come me non è una star riconosciuta dell’illustrazione, quando non della musica o della letteratura? O per meglio dire, come lo si tutela senza il diritto d’autore?

    Confesso la mia ignoranza: sulle creative commons non so quasi nulla.

  91. 94 Kai Zen J

    In Inghilterra i diritti restano all’autore che può decidere a chi “affittarli” in materia di tutela.
    @ Gamberetta: In effetti abbiamo bisogno di essere protetti da noi stessi, anzi d’ora in avanti contratterò una guardia privata che mi manganelli quando sto troppo davanti allo specchio. :-)
    Su kaizenology ho postato un commento di Daniele Bergonzi della Compagnia Fantasma che narra una vicenda altrettanto assurda…
    http://kaizenology.wordpress.com/2008/09/04/siae-?-mafia/#comment-50

  92. 93 Gargaros

    Gugand, in effetti avevo proprio cominciato a leggere i commenti quando questo dubbio mi ha preso, e l’ho voluto scrivere di fretta e di furia prima che me ne dimenticassi!

    Non tenete conto del mio intervento.

    Tra l’altro, ripensandoci col senno di poi, anche un avvocato appena sfornato riuscirebbe a far vincere una causa sollevata per un caso simile. La Rete mette una prova fondamentale per ogni difesa, a tal proposito: la data.

  93. 92 gugand

    @Gargaros
    Veramente il riconoscimento della paternalita’ dell’opera nessuno lo nega ed e’ stato piu’ volte ripetuto.
    Il problema e’ un altro: e’ giusto o no che l’artista abbia il controllo della diffusione?
    Per la risposta rileggiti i commenti.

  94. 91 Gargaros

    C’è una cosa che mi pare non sia stata affrontata: il Copyright riconosce l’autore come produttore dell’opera prodotta. Se non ci fosse, l’opera prodotta sarebbe alla mercé anche del furto “spirituale”… Immaginate che avete scritto un romanzo e che lo distribuite in rete. Immaginate poi lo stesso romanzo che però, da un’altra parte, viene attribuito a un altro autore, il quale ha copiato il vostro testo e l’ha distribuito sotto il suo nome! Senza Copyright non ci sarebbero vie legali per difendervi da furti come questi.

    E no, mi dispiace, ma se è vero che molti autori scrivono gratis per passione, che però ci sia uno strumento che salvaguardi almeno il nostra dignità di creativi!

  95. 90 Gamberetta

    @Kai Zen J. Se ho ben capito, la SIAE sta facendo il proprio dovere, impedendovi di farvi del male da soli. Vi protegge da voi stessi! E voi protestate pure…
    Leggondo boingboing, freedom to tinker, ecc. di queste storie assurde ce ne sono a bizzeffe, sullo stile: il tizio fa un video e lo mette su YouTube, la grossa società televisiva lo ritrasmette e poi denuncia il tipo per violazione di copyright, visto che su YouTube c’è a nome suo un video trasmesso da loro.
    Non ho idea di come se ne esca. L’unica cosa sensata è smettere di acquistare libri, dischi, e quant’altro originali e invece cercare di pagare direttamente gli artisti. Ma se davvero funzionasse, se davvero il danno economico fosse importante, non cambierebbero le cose, sarebbero mandati i poliziotti a manganellare la gente fuori dai negozi per far comprare, come accadde nel 1848 con lo sciopero del fumo a Milano.
    Non si può neanche emigrare all’estero, perché tutto sommato in Italia le leggi sono ancora morbide rispetto sia alla buona parte dei paesi Occidentali sia rispetto a quelli Orientali.

  96. 89 Kai Zen J

    Me ne sono reso conto tornando a ritroso nel post. Scusate.
    Su http://kaizenology.wordpress.com c’ è però il nuovo commento di Daniele della Compagnia Fantasma che racconta un’altra vicenda assurda… La stessa cosa poi è successa anche in USA a una piccola etichetta discografica. Vieni multato in “difesa” dei tuoi stessi diritti…

  97. 88 gugand

    Il tuo caso non era passato inosservato.
    Uriele poco piu’ su aveva gia’ linkato la notizia
    Indubbiamente la SIAE si comporta da mafiosa e il tuo purtroppo e’ uno dei tanti casi anche se e’ eclatante perche’ coinvolge il comune.

  98. 87 Kai Zen J

    Visto che si parla di diritto d’autore approfitto per raccontare quanto ci è successo poco fa:

    La SIAE ci ha chiesto il pizzo.
    Il comune di Negrar (VR) deve sborsare ben 300 euro per aver portato in scena (gratuitamente) lo spettacolo della Compagnia Fantasma “I Sentieri di Seth” tratto dal nostro libro “La Strategia dell’Ariete“ (Mondadori ma in copyleft).

    Due funzionari SIAE, abbigliati come agenti immobiliari della periferia povera di Lugano, hanno assistito alla piéce per poi palesarsi con tanto di distintivo per “difendere” gli interessi degli autori, cioé noi. Noi eravamo presenti. Abbiamo sottolineato che la licenza creative commons di cui ci avvaliamo consente a chiunque di riprodurre, modificare ecc. ecc. (senza scopo di lucro) la nostra opera.*

    Ora, a qualche mese di distanza, la SIAE multa il comune perché dice che La Strategia dell’Ariete non è in creative commons e che noi andiamo protetti. Insomma pretendono il pizzo sulle nostre produzioni, che da sempre sono libere di circolare.

    Bene. Sappiano i signori della SIAE che a metodo mafioso risponderemo con metodo mafioso. D’ora in poi fate attenzione a presentarvi alle nostre “esibizioni”. Siamo in quattro, incazzosi e feroci.

    Ora mi chiedo… i soldi della multa verranno a noi? In questo caso li daremo di ritorno a chi l’ha pagata – la fiera dell’assurdità insomma…
    A Mondadori – che poi ne girerà una percentuale a noi, che poi rigireremo questa cifra a chi pagato la multa, tamponando una parte di “danno”? Alla SIAE? e in quest’ultimo caso per quale motivo?

    Per quanto riguarda le musiche dello spettacolo, che sono firmate dai ragazzi della Compagnia Fantasma, è poi partito un balletto burocratico dal sapore kafkiano che ha fatto rimbalzare i compositori da un ufficio all’altro della SIAE senza che nessuno sapesse bene dove e come dovessero compilare il borderò. A Verona? A Bologna? Quale Borderò? Avete parlato con me? Chi siete? Cosa volete? Due fiorini.)

    ** Nel colpophon dei nostri libri si trova questa dicitura che ci sembra abbastanza chiara in proposito – evidentemente la SIAE assume funzionari analfabeti – :

    Quest’opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons: si consente la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica, pubblicazione su diversi formati, esecuzione o modifica, purché non a scopi commerciali o di lucro e a condizione che vengano indicati gli autori e che questa dicitura sia riprodotta.
    Ogni licenza relativa a un’opera derivata deve essere identica alla licenza relativa all’opera originaria.
    Gli autori difendono la gratuitá del prestito bibliotecario e sono contrari a norme o direttive che, monetizzando tale servizio, limitino l’accesso alla cultura. Gli autori e l’editore rinunciano a riscuotere eventuali royalties derivanti dal prestito bibliotecario di quest’opera.

    http://kaizenology.wordpress.com/2008/09/04/siae-?-mafia/
    http://kaizenology.wordpress.com/2008/09/25/siae-connection/

  99. 86 Simone Pietro Spinozzi

    @gugand
    eccetto per un dettaglio: i supporti copiati spesso sono diversi dai supporti originali. Un CD originale va a perforazione di una lamina, un CD copiato va a scolorimento di un pigmento. Tanto e’ vero che i CD originali durano tranquillamente 50 anni, mentre un CD copiato raramente supera i 3 o 4 anni, soprattutto se letto spesso.

    Piu’ che altro io mi lamenterei dell’impossibilita’ di crearsi legalmente copie di backup dei CD originali e di come l’attuale pratica di software anti-pirateria sia spesso piu’ lesiva della gente che fa le cose per legge che non di quelli che vanno contro la legge. Dovrebbe essere il contrario.

    Se io voglio ascoltarmi un CD dal mio computer non devo farlo solo dopo che il CD mi ha infilato non so quale schifezza dentro per certificare che e’ originale.

    Se io compro un prodotto online non voglio avere casini perche’ ad un certo punto il cretino che me l’ha venduta cambia supporto DRM o lo rimuove (tre casi abbastanza grossi sono successi di recente) e quindi io devo ricomprarmi tutto perche’ quello che ho non e’ piu’ utilizzabile.

    Come ho detto sopra: alternative di mezzo esistono. Non serve schierarsi per forza su due fronti e fare del male a tutti.

  100. 85 gugand

    Niente nego quanto sopra.
    Non ricordavo che la legge e’ cambiata da “fine di lucro” a “fine di trarne profitto” quindi e’ reato possedere la copia per aver allargao l’applicabilita’.

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