Sondaggio su Alice

Come annunciato nell’articolo sulla riapertura del blog, quest’anno non ci sarà sondaggio natalizio. Non intendo recensire boiate italiane neanche a Natale. Non parlerò neppure del Premio Urania, non comprerò proprio il volume.

Avevo invece idea di recensire intorno a Natale Alice nel Paese della Vaporità di Francesco Dimitri, ma è sorto un problema: mi viene il vomito. Oggi stavo riordinando gli appunti (circa 11.000 parole, più parole della recensione di Nihal della Terra del Vento), quando ho avuto la nausea.
Ok, sono stanca e infreddolita. Ok, sto covando l’influenza.
Ma veramente non ce la faccio più a essere presa per il culo.

Copertina di Alice
Copertina di Alice nel Paese della Vaporità Fuffosità

Perché di altri posso pensare che siano fessi, ma Dimitri non è scemo, non è inesperto e non ha tredici anni. In più il suo romanzo precedente, pur non essendo un capolavoro, era comunque un libro dignitoso, di buon livello assoluto, non solo confrontato con la situazione nostrana.

Quando Dimitri scrive nel suo blog:

Ora. Io, in fase di bozze, sono maniacale. Me ne rendo conto. Ma credo sia necessario. Siete voi a comprare il mio libro – e voglio vendervi quanto di meglio io possa dare in questo momento. Soprattutto con Alice, una storia che in otto anni è passata attraverso centinaia di riletture e decine di riscritture.

E, sapete cosa? Questo lavoro mi piace moltissimo. Calcolare l’equilibrio di una parola, di un punto, di una virgola, conciliare grammatica e ritmo narrativo, sintassi ed effetti sonori: ho il dovere di farlo, verso di voi, ed è un piacere farlo, per me. Le cose che scrivo possono non piacere (tutti i gusti sono gusti), ma nessuno deve poterle accusare di scarsa professionalità, scarsa attenzione. Questo mai.

Voi mi pagate perché pensate che io vi possa raccontare una buona storia, una che vi inchioda e appassiona, e magari che vi cambia un po’. I soldi non sono tutto – ma sono un simbolo importante. E non è il solo: c’è anche il tempo.

Mi date un valore, comprando il mio libro, dedicandoci tempo, tempo che nessuno vi restituirà mai. Leggendomi, mi date un pezzetto delle vostre vite. Ed è una responsabilità enorme.

Meritarla sta a me. E’ compito mio, e non è concessa pigrizia.

Virgole, punti, singole parole – colpi di lima. Sono un falegname e voglio fare la sedia migliore che ci sia, sempre, comunque. Comoda e bella e rifinita. Non solo per voi, non vi mentirò dicendovi questo – anche per me. Per orgoglio, per il mio ego, mettetela come vi pare.

Io sono disposta a credergli. Sono disposta a comprare il romanzo e persino a procurarmi una copia autografata (grazie Duca!). Non è assurdo dire che stimavo Dimitri, nonostante le mie idee siano lontanissime dalle sue – in Pan io tifavo per Greyface.

Autografo di Dimitri
Lo sgorbio al centro è l’autografo di Dimitri. Clicca per ingrandire

• Dopodiché mi tocca leggere:

(pag. 15) [Solomon] Vide il corpo di una ragazzina, nudo, di spalle: la combattente di poco prima. Era incatenata al muro con pesanti anelli di ferro che le stringevano polsi e gambe. Un uomo con la faccia da faina – il suo manager – la stava penetrando da dietro.

Dato che lei è una ragazzina (magrissima e di non più di otto anni) e lui è un uomo, è probabile che lui la copra con il proprio corpo, dunque le spalle della ragazzina non le vedi. Ma anche assumendo che spunti un briciolo di spalla, mi spieghi come la riconosci la faccia da faina? Il personaggio vede la ragazzina di spalle e l’uomo la penetra da dietro, dunque anche lui è di spalle. Ha la faccia sulla nuca?

• Dopodiché mi tocca leggere:

(pag. 16)[...] e comunque basta con questa noiosa storia-prima-della-storia, pensò. Tutto ha importanza, ma niente ne ha troppa. Arriviamo a tempi più recenti. All’inizio dell’ultima parte, quella cruciale. Quella che ci porta a ora e tutto il resto.

Già il narratore onnisciente non è una grande scelta, ma che almeno non prenda per i fondelli, non trovi Francesco? Se la scena precedente (la storia-prima-della-storia) è noiosa – è lo è, oltre a essere scritta con i piedi – tu la riscrivi finché non è più noiosa. Io non ti pago per leggere scene noiose che sai che sono noiose.

• Dopodiché mi tocca leggere:

(pag. 19) Nella nebbia tutti i passanti sembrano passare: la lucetta distingueva quelli in cerca di passaggio a vapore.

Ma stiamo scherzando? Otto anni e decine di riletture e mi scrivi che i fottuti passanti passano? Peggio de “i mercanti mercanteggiavano” di Licia.

• Dopodiché mi tocca leggere:

(pag. 68) «Una botola» osservò Alice, stupita.
«Molto di più» disse Marty. Diede fuoco all’estremità di una torcia di legno e la puntò verso il basso. Lo stupore di Alice s’impennò.
Sotto la botola c’era un muro di metallo, con una scaletta che andava giù.

Sotto la botola c’era un muro di metallo con una scaletta che andava giù? Ma sul serio? Ma che razza di scrittura da mentecatto è? Al massimo sotto la botola c’era un pozzo con le pareti di metallo dalle quali spuntavano i pioli di una scaletta. O no? E lo stupore che si impenna? Devo commentare?

• Dopodiché mi tocca leggere:

(pag. 103) Era vestito come un pilota di mongolfiera – o almeno, così lo vedeva Alice. Occhialoni, giacca di pelle, eccetera.

Eccetera un cazzo. Finisci la descrizione e se ti accorgi che stai scivolando nel cliché del pilota di dirigibili – dirigibili Francesco, non mongolfiere, le mongolfiere vanno dove le porta il vento, non si pilotano – steampunk, ecco fai uno sforzo di immaginazione in più e aggiungi dettagli originali.
In Pan gli eccetera erano brutti ma potevano passare, riferendosi a particolari del nostro mondo. Nella Steamland dove tutto può succedere, fai succedere qualcosa di interessante, altro che “eccetera”.

Dirigibile Giffard
Il dirigibile con motore a vapore costruito nel 1852 da Henri Giffard. È considerato il primo dirigibile funzionante della storia. Per maggiori informazioni si può consultare per esempio: Zeppelin Rigid Airships 1893-1940 di Peter W. Brooks

• Dopodiché mi tocca leggere:

(pag. 157) Zap lanciò un urlo e fu terribile.
No! No!… Sì! Alice morire…
Il ragazzo-castoro si sollevò dal suolo. Le iridi scomparvero. Negli occhi rimase solo il bianco – un bianco enorme, percorso da mille viuzze rosse.
Improvvisa, da lui partì un’esplosione. Era un muro di vento che si abbatteva sul mondo, il muro di vento di un uragano, o di un enorme vuoto che la Natura si affretta a riempire. Decine di corpi furono sollevati e spazzati via, all’improvviso leggerissimi. Vennero scagliati lontano, nella nebbia e nel fragore, e rovinarono per terra, spezzati, distrutti. I cumuli di tecnoimmondizia si scomponevano. I rifiuti vorticavano tra il sangue e i corpi.
Un immenso ground zero si allargava da Zap.

Ora, questa scena è un deus ex machina: i nostri eroi ci stanno lasciando le penne quando il ragazzo-castoro, che mai aveva manifestato poteri del genere, li salva uccidendo i nemici come descritto. Il particolare tristissimo è che la scena è quasi uguale a una scena analoga scritta da Licia:

Nihal chiuse gli occhi. Non voglio morire! Non ancora!
«No!» urlò Laio tra i singhiozzi.
Dietro le palpebre serrate, Nihal percepì un forte bagliore. L’elsa della spada divenne bollente. Aprì gli occhi. Una barriera argentata circondava lei e Laio.
[...]
La vibrazione si fece sempre più forte. Il suolo sembrò scosso da un terremoto e il rombo aumentò di volume fino a diventare intollerabile. Nihal e Laio si portarono le mani alle orecchie. Poi la barriera esplose.
L’onda d’urto si propagò verso l’esterno e investì i fammin con la violenza di un uragano. I mostri furono sbalzati all’indietro per parecchie braccia. Alcuni vennero sbattuti contro i tronchi degli alberi e crollarono a terra in modo scomposto, gli arti piegati in posizioni innaturali, i crani sfondati. Altri sparirono nel buio, travolti dallo spostamento d’aria.

Tra l’altro Licia ha scritto questa scena meglio. Ma ti sei rincitrullito o appunto stai solo prendendo per il culo chi ha speso soldi per il tuo romanzo?

E dopodiché mi fermo qui perché non ho voglia di recensire il romanzo. Non ho voglia di parlare dei buchi logici grandi come una casa, degli strafalcioni informatici, delle spade magggiche, dell’esercito dei morti, del fatto che Alice si dimentichi opportunamente che può volare nella Vaporità o che esiste la sinestesia, dei dialoghi atroci e di tanto altro.
Non ho voglia di recensire il romanzo.
Tuttavia avevo promesso di farlo.
Perciò se mi date una buona ragione perché scriva la recensione potrei mettermi lì comunque e buttarla giù. Ma se non ci sono obiezioni stenderei un velo pietoso e passerei oltre. Tanto è solo una perdita di tempo. Non sono neanche errori originali, è la solita mistura di mancanza di documentazione & sciatteria nello scrivere – anche nelle cose più terra terra: Francesco, “armi corte” è un termine tecnico che indica le armi da fuoco a canna corta, non pugnali o tirapugni e il tuo personaggio punto di vista ha la cultura per saperlo.

* * *

Nota: non apro un sondaggio formale perché tanto i troll lo manderebbero in vacca, come parzialmente successo con il sondaggio natalizio dello scorso anno.


Approfondimenti:

bandiera IT Il sito ufficiale del romanzo
bandiera IT Alice nel Paese della Vaporità Fuffosità su Amazon.it
bandiera IT Il blog di Francesco Dimitri

bandiera EN Zeppelin Rigid Airships 1893-1940 su gigapedia

 

Scritto da GamberolinkLascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

177 Commenti a “Sondaggio su Alice”

Pagine: [2] 1 » Mostra tutto

  1. 177 Recensione – “Alice nel paese della Vaporità” di Francesco Dimitri | Il Sociopatico

    [...] mio piccolo sono entrato in possesso del libro prima della celebre non-recensione/rant-natalizio su Gamberi Fantasy, quando ancora il romanzo era marketizzato come uno dei primi tentativi di [...]

  2. 176 madtora

    ….un libro veramente ORRIBILE. Concordo nel non recensirlo, e sono contenta di averlo letto dal mio ragazzo cui è stato regalato, così nessuno di noi ha speso soldi inutili.
    La storia di per sè è carina, ma è stata scritta con i piedi. E la cosa peggiore è la pubblicità che l’autore tenta di fare al suo libro precedente, facendolo trovare ad Alice insieme alla bibbia e al Signore degli anelli -.-
    ….e preferisco tacere per quanto riguarda i vampiri……..

  3. 175 Anthony Strange

    Che tristezza.
    Pensare che la Salani ha rimbalzato opere ben più valorose

  4. 174 queenseptienna

    Ciao Gamberetta, io sono pro recensione (e ho intenzione di recensirlo per il WD non appena avrò digerito la lettura).
    Ho letto Alice nel paese della Vaporità in due giorni e ne sono francamente disgustata, perché l’idea buona di base è andata a quel paese nel giro di poche pagine.
    La Vaporità in sé non è una cretinata, la Steamland è carina, solo che… questo non è steampunk. A parte il fatto che mi sento deficiente perché non ho capito in che anni è ambientata la storia, in quanto “trench & cigarettes” mi hanno sviata abbastanza.
    Vogliamo parlare poi del mettere la parola “steam” attaccata a qualunque cosa? Ma per favore…
    Dimitri aveva un bel soggetto fra le mani e lo ha rovinato senza mezzi termini. L’unico che mi è piaciuto è Chesy e tenendo conte volte appare, la cosa è inquietante.

  5. 173 caesar

    Avevo adorato “Pan”.Su Anobii gli ho dato 4 stelle e avevo pensato di dargliene 5.”Alice…” non sono riuscito a finirlo.Mi chiedo ancora come sia possibile scrivere 2 romanzi tanto diversi qualitativamente.Che mi dite de “La ragazza dei suoi sogni?”.

  6. 172 AndreaFurlan

    Avevo intenzione di comprarlo, mi stai facendo ricredere :-|

    Però ho ancora voglia di comprarlo… e se mi trovo una merda noiosissima?

    Andrea di ilgiovanescrittore.wordpress.com

  7. 171 Libri per i mesi a venire « Il Sociopatico

    [...] scorso. C’è l’Alice di Dimitri, comprato e mai letto anche per “colpa” di una stroncatura ricevuta su Gamberi Fantasy, c’è il weird steampunk Fuoco nella polvere di Lansdale, alcune [...]

  8. 170 Lidia

    @Marco Albarello.
    Eh, eh, eh. Grazie. :D
    E che un buon Natale scorra potente nelle nostre famiglie.

  9. 169 Marco Albarello

    @tasso barbasso
    Tranquillo, scherzavo. :) Anche a me ha appasionato la vicenda e la seguo silente dagli spalti del pubblico, già intervenni tempo addietro sul fatto.
    Comunque con diatriba volevo intendere proprio il significato storico e non quello attuale, mi ricordate due filosofi che discutono di un argomento per il pubblico in ascolto. :)
    E se ho parlato di tribunali e questione di vita o di morte è solo perchè mi piace spargere tragedia anche dove non c’è!

    «Il dramma è la vita con le parti noiose tagliate.» (Alfred Hitchcock)

    Pertanto non so dove arriverete, ma fate almeno spuntare un morto sul finale. xD

  10. 168 tasso barbasso

    @Marco Albarello.

    No, per quanto mi riguarda non si tratta di una diatriba (perlomeno nella sua accezione più usuale e diffusa) ma di una discussione, magari poco interessante per i più e inopinatamente ripetitiva, su uno degli infiniti temi che rischiano di appassionare chi si interessi di linguaggio, letteratura e cultura in genere. La lunghezza di certe discussioni (non è questione di logorrea) dipende anche dal fatto che due persone “educate” tendono a rispondersi finché continuano a sentirsi, in un modo o nell’altro, interrogate. Comunque niente che abbia a che vedere con i tribunali o con la morte! Per carità!

  11. 167 Marco Albarello

    @Mauro @tasso
    Se sapevo di scatenare una tal diatriba giuro che non mi azzardavo a far notare il femminile sul termine fantasy. xD
    La cosa in un certo senso mi diverte perchè mi ricorda davvero l’aula di un tribunale ove si deve decidere la sorte di qualcuno. Questione di vita o di morte!
    Comunque mi rincuoro perchè pensavo di essere l’unico logorroico sulle questioni considerate superflue (vengo spesso accusato di ciò nella vita), pertanto qui mi sento a casa. :D

    @Lidia
    Che la vaporità sia con te. xD

  12. 166 tasso barbasso

    @Mauro.

    “Scomodo” perché allunga inutilmente le frasi: se posso dire “Il fantasy che sto leggendo è italiano”, dire “Il romanzo fantasy che sto leggendo è italiano” aggiunge termini senza, di norma, aggiungere reale informazione.

    Dire “Il romanzo fantasy che sto leggendo è italiano” è una delle possibilità che la lingua italiana mi offre per dire, in sostanza, che sto leggendo un testo di determinate caratteristiche. Potrei anche dire “Il fantasy che sto leggendo è italiano” (cosa che tra l’altro ho già preso in considerazione più volte, spiegandone anche le motivazioni in maniera dettagliata) ma se volessi specificare (perché lo voglio dire, perché lo ritengo soggettivamente rilevante) che si tratta proprio di un romanzo, dirò, per l’appunto e senza per questo sentirmi “scomodo” o logorroico: “Il romanzo fantasy che sto leggendo è italiano”.

    Dipende dal dizionario; WordReference per esempio riporta:
    fantasy /?fænt?s?/nome
    1. fantasia f. , immaginazione f.;
    (untruth) fantasia f. , illusione f.;
    psic. prodotto m. dell’immaginazione

    ???
    Non ci capiamo. Dopo aver riportato la definizione, in inglese, del vocabolo “fantasy” (tratta da un dizionario inglese (intendo inglese/inglese), ho anche riportato, per motivi esplicativi che mi sembrano evidenti, la definizione di “fantasia” (vocabolo italiano) tratta da un dizionario italiano/inglese (intendo italiano/inglese, NON inglese/italiano). Se avessi citato anche la voce “fantasy”, tratta da un dizionario inglese/italiano, avrei senz’altro riportato (più o meno) la tua stessa citazione ma la cosa sarebbe stata ininfluente per le mie considerazioni.

    In ogni caso, ho definito “artificioso” il non usare articoli e inserire altri termini perché, nella mia esperienza, la versione con termini esplicitati (romanzo fantasy, ecc.) è rara…

    Ti credo. Tuttavia ti assicuro che nella mia esperienza, invece, quel modo di parlare non è raro.
    In ogni caso continuo a non vedere il nesso tra artificiosità e rarità. E in ultima analisi, anche se si potesse affermare che questo nesso esiste, non vedo come potrebbe esserne inficiata la tesi principale che ho esposto fin dall’inizio: ossia la ragionevolezza della varia attribuzione di genere maschile o femminile (con o senza articolo, con o senza aggiunta di termine italiano specificativo, implicito o esplicito che sia), nell’ambito del discorso in italiano, al vocabolo inglese fantasy o a eventuali vocaboli “integrativi”. L’espediente di non usare (laddove possibile, ragionevole e in linea con l’intento comunicativo) articoli o preposizioni concordate al genere, ovvero l’espediente di aggiungere nomi italiani “specificativi” o “integrativi”, mi sembrano logicamente una delle tante, lecite possibilità che la nostra (elastica e ricca) lingua ci offre.

    A parte quello, gli esempi che fai dell’uso senza articolo (“Quanti fantasy hai letto?”) mi sembrano poco indicativi: anche in una frase con solo termini di origine latina non si userebbe l’articolo: quanti romanzi hai letto?

    Quello specifico esempio serviva solo per chiarire che una parola straniera può essere tranquillamente inserita anche (oltre che in tante altre strutture verbali) in frasi senza articolo e senza oggetto italiano “integrativo”, conservando comunque il genere assegnatogli sulla base dei tanti possibili ragionamenti già spiegati (in quel caso il genere viene “svelato” dal termine concordato quanti).

    L’assenza dell’articolo deriva quindi non dalla presenza di “fantasy” e dal modo in cui viene usato, quanto piuttosto dalla struttura stessa della frase.

    Infatti intendevo dire che in determinate frasi, data la loro struttura, non siamo costretti a “denunciare” il genere di una specifica parola (in questo caso fantasy), utilizzando “marcatori” come articoli o preposizioni. Un esempio (ma un po’ forzato, come ho già detto, visto che implica un uso particolarmente evocativo del linguaggio) potrebbe essere: “Salani, il sigillo fantasy”. In questo caso l’articolo è riferito a sigillo (vocabolo italiano di genere maschile) e non a fantasy. Ovviamente il senso di questa frase è diverso da quello del pay-off originale (fantasy diventa un attributo di sigillo), ma l’esempio serve solo per indicare la possibilità concreta di utilizzare la parola fantasy in strutture che non implicano una “marcatura” di genere.

    Togliere, invece, l’articolo in frasi che lo richiedano può cambiarne il significato.

    E infatti (lo ripeto per l’ennesima volta) ho sempre detto che l’articolo o la preposizione in alcuni casi (nota bene: in alcuni casi) potrebbero essere omessi “laddove ragionevole e in linea con l’intento comunicativo”.

    Sono convinto che il vocabolo inglese fantasy esistesse ben prima di essere utilizzato per indicare un genere narrativo o un determinato approccio alla letteratura; quindi quello che era un vocabolo applicato ad un ambito genericamente psicologico è stato poi utilizzato, in un altro ambito, per indicare anche un diverso oggetto. Ma questo cosa c’entra?

    Semplicemente, nel valutare il genere di un termine guardando alla traduzione credo vada considerato anche l’ambito: se un termine ha più traduzioni, alcune maschili e altre femminili, le prime cui guardare sono quelle relative all’ambito in cui si sta usando il termine.

    E infatti prima di arrivare a una conclusione (che poi, ti prego di notarlo, rimane aperta a molte ragionevoli possibilità) ho letto tutte le traduzioni e definizioni in mio possesso, dando anche parzialmente conto di quelle che mi apparivano significative.

    Mentre sarebbe più giusto “la bandita”.

    E vada per la bandita!

  13. 165 Lidia

    @Mauro.
    :D
    Credo che Dimitri non abbia inventato una parola in inglese al posto di steam per un motivo piuttosto ovvio: per rifarsi al termine steampunk. Una strizzatina d’occhio, sebbene poi, come dice Gamberetta, di steampunk non ce n’è. Io credo che non abbia inventato un termine fanstastico per “steam” proprio per rendere immediata l’associazione.

    Se avesse usato un’altra parola, l’associazione sarebbe andata in fumo. In italiano invece (dato che anche noi usiamo la parola steampunk inglese), ha voluto inventarne una.
    Non c’è altro da dire. E’ un discorso inutile, dopo i primi due o tre commenti. Davvero. L’avevo già scritto post fa. Una questione marginale, di poco conto, che comincia a diventare stantia e noiosa. Quindi passo e chiudo. Ciao.
    Buon Natale.

  14. 164 Mauro

    tasso barbasso:

    Ovviamente la frase “something made by the imagination” non è una traduzione ma è una delle definizioni del vocabolo inglese fantasy, così come riportata da un moderno dizionario inglese (inglese/inglese)

    Il senso della mia osservazione era legato a quanto da te detto: «si dice “fantasy” anche nel senso di “something made by the imagination”, che a rigor di logica dovrebbe corrispondere a ciò che noi italiani chiamiamo “storia” o “letteratura” o “narrativa” o “opera fantastica con caratteri x,y e z” (tutti sostantivi femminili), ma anche “racconto” o “genere” o “ambito”, ecc. (cioè sostantivi di genere maschile)»; leggere quel pezzo mi aveva dato l’impressione che tu, passando attraverso la definizione inglese del termine, stessi sostenendo che il genere di “fantasy” si potesse vedere anche attraverso “narrativa” e “romanzo”, sebbene non siano traduzioni.

    Se poi, per curiosità, volessimo andare a guardare anche un dizionario italiano/inglese, vedremmo che sotto la voce fantasia si legge: “(immaginazione) imagination; fancy; (cose immaginate) fantasy; phantasy: sono tutte fantasie, they are all fantasies”. Dal ché si deduce che volendo parlare di ciò che in italiano si rende con immaginazione o fantasia, in inglese si userebbero le parole imagination (le tales of mistery and imagination di Poe) o fancy, mentre con fantasy ci si riferirebbe soprattutto (e forse più propriamente) al prodotto della fantasia: i pensieri e tutto ciò che può essere inteso come il risultato dell’immaginare o del fantasticare

    Dipende dal dizionario; WordReference per esempio riporta:

    fantasy /?fænt?s?/nome

    1. fantasia f. , immaginazione f.;
    (untruth) fantasia f. , illusione f.;
    psic. prodotto m. dell’immaginazione

    In ogni caso, ho definito “artificioso” il non usare articoli e inserire altri termini perché, nella mia esperienza, la versione con termini esplicitati (romanzo fantasy, ecc.) è rara, parecchio meno usata dell’altra possibilità; l’ipotetica proposta di usarla normalmente va contro all’uso che di norma viene naturale – almeno nella mia esperienza – ai parlanti, da cui il termine “artificioso”.
    “Scomodo” perché allunga inutilmente le frasi: se posso dire “Il fantasy che sto leggendo è italiano”, dire “Il romanzo fantasy che sto leggendo è italiano” aggiunge termini senza, di norma, aggiungere reale informazione.

    A parte quello, gli esempi che fai dell’uso senza articolo (“Quanti fantasy hai letto?”) mi sembrano poco indicativi: anche in una frase con solo termini di origine latina non si userebbe l’articolo: quanti romanzi hai letto?
    L’assenza dell’articolo deriva quindi non dalla presenza di “fantasy” e dal modo in cui viene usato, quanto piuttosto dalla struttura stessa della frase.
    Togliere, invece, l’articolo in frasi che lo richiedano può cambiarne il significato; se, per esempio, alla domanda: “Cosa stai leggendo?” mi rispondessi: “Fantasy”, il significato che mi arriva è diverso da quello comunicato da: “Un fantasy”. Il secondo indica che stai leggendo un fantasy; il primo, nella sua genericità, potrebbe significare che vuoi stare sul vago; che in quel periodo stai leggendo fantasy, quindi riferito non alla singola opera, ma a un periodo temporale; che stai leggendo piú libri fantasy.

    Sono convinto che il vocabolo inglese fantasy esistesse ben prima di essere utilizzato per indicare un genere narrativo o un determinato approccio alla letteratura; quindi quello che era un vocabolo applicato ad un ambito genericamente psicologico è stato poi utilizzato, in un altro ambito, per indicare anche un diverso oggetto. Ma questo cosa c’entra?

    Semplicemente, nel valutare il genere di un termine guardando alla traduzione credo vada considerato anche l’ambito: se un termine ha piú traduzioni, alcune maschili e altre femminili, le prime cui guardare sono quelle relative all’ambito in cui si sta usando il termine.

    alcuni dicono la banditessa

    Mentre sarebbe piú giusto “la bandita”.

  15. 163 tasso barbasso

    @Mauro.

    Grazie per la citazione e per la nota bibliografica!

    Attento a non confondere “traduzione” con “definizione”: something made by the imagination è una delle definizioni di “fantasy”, ma dubito che rientri tra le sue traduzioni

    Mi sfugge il senso della tua osservazione. Ovviamente la frase “something made by the imagination” non è una traduzione ma è una delle definizioni del vocabolo inglese fantasy, così come riportata da un moderno dizionario inglese (inglese/inglese). È evidente che la definizione inglese ci serve per comprendere il significato attribuito alla parola, e per individuare quei vocaboli italiani la cui definizione si avvicini maggiormente alla definizione (ossia al senso) del vocabolo inglese. Ma in questo specifico caso noi non vogliamo veramente tradurre, quindi ci limiteremo a individuare i generi dei vocaboli italiani corrispondenti al vocabolo inglese, per poi ricavarne gli articoli o le preposizioni eventualmente utilizzabili. Tutto qui.
    Va da sé che la definizione italiana di un’eventuale (ideale) traduzione in italiano del vocabolo inglese considerato, dovrebbe essere in grado di rendere il senso della definizione inglese dello stesso vocabolo.

    Se poi, per curiosità, volessimo andare a guardare anche un dizionario italiano/inglese, vedremmo che sotto la voce fantasia si legge: “(immaginazione) imagination; fancy; (cose immaginate) fantasy; phantasy: sono tutte fantasie, they are all fantasies”. Dal ché si deduce che volendo parlare di ciò che in italiano si rende con immaginazione o fantasia, in inglese si userebbero le parole imagination (le tales of mistery and imagination di Poe) o fancy, mentre con fantasy ci si riferirebbe soprattutto (e forse più propriamente) al prodotto della fantasia: i pensieri e tutto ciò che può essere inteso come il risultato dell’immaginare o del fantasticare.
    Ma il vero nocciolo della questione è che diversi vocaboli italiani (sia maschili che femminili) possono essere obiettivamente considerati una soddisfacente traduzione per del vocabolo inglese fantasy.

    “fantasy” tradotto come “prodotto dell’immaginazione” è possibile; ma a parte che quel prodotto in Italiano si rende tranquillamente con “fantasia”…

    Così come quello stesso “prodotto” può tradursi, altrettanto tranquillamente, con l’aggettivo sostantivato fantastico (il fantastico; ciò che è fantastico), o con il termine fantasioso, oppure con le tante altre espressioni di genere maschile già citate.

    certi vocabolari la danno come traduzione della psicologia, mentre qui siamo in ambito narrativo

    Sono convinto che il vocabolo inglese fantasy esistesse ben prima di essere utilizzato per indicare un genere narrativo o un determinato approccio alla letteratura; quindi quello che era un vocabolo applicato ad un ambito genericamente psicologico è stato poi utilizzato, in un altro ambito, per indicare anche un diverso oggetto. Ma questo cosa c’entra?

    Sul non usare gli articoli, il problema è che è una soluzione artificiosa e che richiede l’inserimento di altri termini

    Su questo non sono d’accordo. Non usare gli articoli, laddove questi non siano obiettivamente necessari, mi sembra perfettamente sensato. In ogni caso non lo percepisco certamente come un espediente artificioso. Inoltre se pure lo si volesse a tutti i costi definire “espediente artificioso”, la cosa non mi disturberebbe affatto (del resto il linguaggio verbale non è altro che un codice, e dei più “artificiosi” che siano mai stati escogitati; in questo caso, poi, parliamo addirittura di comparazioni di codici!). Anche l’inserimento di termini aggiuntivi non mi appare artificioso o “faticoso” in sé, anzi mi sembra che nelle buone traduzioni le aggiunte, le sottrazioni o le trasformazioni di vocaboli siano operazioni frequenti e necessarie. Esempi con articolo e oggetto implicito o esplicito: “il genere fantasy è quello che…” (oggetto maschile esplicito); “il fantasy è quello che…” (stesso oggetto maschile implicito); “ho letto un buon romanzo fantasy” (altro oggetto maschile esplicito); “ho letto un buon fantasy” (stesso oggetto maschile implicito). Esempi senza articolo: “quanti fantasy hai letto?” (senza articolo ma con oggetto implicito di genere maschile); “quante fantasy hai letto?” (senza articolo ma con oggetto implicito di genere femminile).

    difficile che prenda piede e comunque scomoda.

    In verità io lo faccio da sempre e la scomodità non la percepisco. Inoltre mi sembra che la cosa abbia già “preso piede”, come dimostrato dal fatto che la parola fantasy (insieme a tutte le altre parole analoghe) viene già comunemente utilizzata, nell’ambito del discorso italiano, nei vari modi suddetti: con o senza articolo; con oggetto implicito o esplicito; con articolo e/o con oggetto (implicito o esplicito) sia di genere maschile che femminile.

    Per quanto riguarda l’inglese, i nomi in italiano vengono usati come maschili o come femminili quando indicano esseri animati e, quindi, possono essere ricondotti al loro genere naturale: il boy-friend, il cameraman, il ganster, la star, le girls.

    E qui ricadiamo nella considerazione generale (ovvia) che, potendo idealmente tradurre il vocabolo inglese con un corrispondente e appropriato vocabolo italiano, tenderemo ad attribuire alla parola inglese il genere della corrispondente parola italiana. Inoltre mi sembra interessante osservare che: il genere di boy-friend, cameraman e girls è scontato, in quanto queste espressioni contengono vocaboli di genere inequivocabile (ragazzo, uomo e ragazza); la parola star viene comunemente usata anche per gli uomini ma le viene sempre attribuito l’articolo la, in quanto inequivocabilmente traducibile con il vocabolo italiano femminile stella (nota bene: riferito a oggetto inanimato), oltretutto nell’ambito di un’espressione italiana identica a quella inglese (es.: “quel pianista è una vera stella”); la parola gangster viene considerata maschile anche perché riferita a un’attività generalmente svolta da uomini (inoltre può essere tradotta con bandito), ma è pensabile che ci si possa riferire a gangster donne e che si possa naturalmente dire la gangster (alcuni dicono la banditessa).

    Nel caso di nomi indicanti cose, oggetti, concetti o azioni, di solito il genere è maschile: il flipper, lo smoking, il gap, il rally.

    Questa è una convenzione molto usata – in sé è chiaramente arbitraria ma è pur sempre un modo comunemente accettato per risolvere la questione (non è proprio la stessa cosa ma mi sembra interessante notare che, in senso antropologico, si dice perfino l’uomo per intendere l’essere umano) – ma che si sovrappone a tante altre motivazioni e considerazioni. Il vocabolo flipper, per esempio, è connesso al verbo to flip (1 to send (something) spinning into the air with a light quick blow: to flip a coin 2 to turn over: to flip the pages over 3 to become angry, excited, etc.: I knew you’d flip when you saw my new car) e dal vocabolo flip (a quick light blow that sends something spinning into the air); inoltre la prima definizione di flipper è “limb” (pinna; arto; membro). È chiaro che questa massa si suggestioni, traslati e sottintesi non può essere inequivocabilmente riferita a un unico vocabolo italiano implicito (sarebbe più semplice tradurre dicendo “facciamo una partita a pinnette”, per esempio), e quindi appare più ragionevole appoggiarsi alla regola generale per cui un genere neutro di natura “problematica” si può pur sempre considerare convenzionalmente di genere maschile, senza complicare inutilmente la questione. Inoltre il flipper può essere visto come un particolare tipo di piccolo biliardo o come un biliardino: maschile, dunque.

    Talvolta, però, il parlante “sente” un nome come femminile, perché femminile è, in italiano, il genere della parola corrispondente: la subway (‘la metropolitana’), la gang (‘la banda’), la disco-music, la privacy» (La Grammatica della Lingua Italiana, Marcello Sensini, CDE).

    E anche qui ricadiamo nella considerazione generale (ovvia) che, potendo idealmente tradurre il vocabolo inglese con un corrispondente e appropriato vocabolo italiano, tenderemo ad attribuire alla parola inglese il genere della parola italiana.

  16. 162 Mauro

    Premesso che non ho detto che la parola mi abbia fatto schifo, sembra che non riesca a spiegarmi: non sto dicendo che Dimitri non avesse motivi per inventare un nuovo termine (anzi, io stesso ho ipotizzato che sia cosí), sto semplicemente dicendo che steam significa “vapore”, e quindi non riesco a capire perché Steamland andrebbe bene e “Terra del Vapore”, che ne è la traduzione, no.
    Ora non sto parlando del termine “Vaporità” in sé, ma delle due versioni del titolo – inglese e italiana – a confronto: se in Italiano ha avuto bisogno di una parola specifica, che non fosse “vapore”, non capisco perché in Inglese la parola comune vada bene.
    Per spiegarmi col tuo esempio, sarebbe come se Lucas avesse deciso che Interstellar Plankton come nome va bene, ma che in Italiano non può essere usato “Plancton Interstellare” e qundi si deve creare un neologismo; come minimo, mi viene da chiedermi il perché.

  17. 161 Lidia

    @Mauro.
    Scusa il ritardo della risposta. Vedo che il discorso si è leggermente spostato, ma mi pareva giusto rispondere.
    Sì, lo so anch’io che se uno inventa un mondo può far sì che il “vapore” abbia caratteristiche a se stanti, e quindi lasciare quel nome. Un po’ come La Forza di Guerre stellari poteva benissimo essere chiamata “plancton Interstellare”, dato che non è altro che un infinito ammasso di bestioline microscopiche (quando l’ho sentito, ammetto che mi sono cadute braccia, gambe e sono rimasta di pietra come un troll al sole). Ma dato che Dimitri ha avuto voglia di usare un termine apposta, forse è per lui che Vapore era impreciso, o avrebbe scelto altrimenti. Io l’ho interpretato così.
    Come c’è scritto nel suo blog: la Steamland è tutto ciò che sta fuori Londra. Un mondo mutante, reso tale da questa sostanza scoria. Quindi il termine Steam indica un mondo legato a questa roba “vaporosa” come è stato detto, ma poi, nello specifico, la sostanza ha un nome preciso.
    Spero di essermi spiegata in modo esauriente.
    Che poi, a me va bene Vapore, Steam, o Vaporità. Non è che mi cambia nulla. Come avevo già scritto, ero solo sorpresa che a qualcuno avesse proprio fatto schifo la parola. Ecco.
    Ciao :D

  18. 160 Mauro

    Una breve risposta a tasso barbasso:

    Fantasy può essere tradotto in italiano con “fantasia” (di genere femminile) ma anche con “prodotto della fantasia” (genere letterario, romanzo, racconto, ambito, ecc.). D’altra parte in inglese si dice “fantasy” anche nel senso di “something made by the imagination”

    Attento a non confondere “traduzione” con “definizione”: something made by the imagination è una delle definizioni di “fantasy”, ma dubito che rientri tra le sue traduzioni (un po’ come dog si traduce “cane”, non a domesticated canid).
    Inoltre bisogna vedere l’ambito: “fantasy” tradotto come “prodotto dell’immaginazione” è possibile; ma a parte che quel prodotto in Italiano si rende tranquillamente con “fantasia”, almeno certi vocabolari la danno come traduzione della psicologia, mentre qui siamo in ambito narrativo.

    Sul non usare gli articoli, il problema è che è una soluzione artificiosa e che richiede l’inserimento di altri termini; difficile che prenda piede e comunque scomoda.

    A parte quelle note, il testo che dicevo: «Per quanto riguarda l’inglese, i nomi in italiano vengono usati come maschili o come femminili quando indicano esseri animati e, quindi, possono essere ricondotti al loro genere naturale: il boy-friend, il cameraman, il ganster, la star, le girls. Nel caso di nomi indicanti cose, oggetti, concetti o azioni, di solito il genere è maschile: il flipper, lo smoking, il gap, il rally. Talvolta, però, il parlante “sente” un nome come femminile, perché femminile è, in italiano, il genere della parola corrispondente: la subway (‘la metropolitana’), la gang (‘la banda’), la disco-music, la privacy» (La Grammatica della Lingua Italiana, Marcello Sensini, CDE).

  19. 159 Gamberetta

    @Mauro. Posta pure qui, se poi la discussione degenera troppo nell’OT sposto io.

  20. 158 Mauro

    Ho sottomano il testo che dicevo sul genere dei forestierismi; posso mandare qui o vado in Fogna?

  21. 157 Cocca

    @Gamberetta
    Grazie, penso che mi affiderò proprio ai tuoi consigli e userò emule per i primi due libri che mi hai consigliato. E penso che darò una lettura anche a Leviathan, sono sicura che un mio amico me lo può prestare, così non spendo soldi e mantengo il piacere di sfogliare.

  22. 156 Mauro

    Lidia:

    Se alla fine l’autore ha deciso di cambiare titolo, può anche essere che una piccola sfumatura diversa il termine Vaporità lo dava, no?

    Non a caso ho concluso il mio intervento: “vorrei però sapere se c’è un motivo sensato dietro la scelta”, invece che con un definitivo: “È assurdo, fa schifo”. Però proprio in forza di quel “può anche essere che” non parto dal presupposto che “vapore” sicuramente non andasse bene.

    Dimitri non ha inventato un termine “vaporeschico” anche in inglese, che è rimasto dunque steam. Ma, dato che la storia l’ha scritta in italiano, ha inventato una parola che esprimesse questa diversità del vapore in questione

    Il mio punto è che, se steam va bene, allora non capisco perché non va bene “vapore”; se “vapore” va bene, allora non capisco perché non vada bene steam.
    Magari c’è un motivo, ma non sapendolo non do per assunto che ci sia e resto aperto ad entrambe le possibilità.

  23. 155 Lidia

    @Mauro.
    Se alla fine l’autore ha deciso di cambiare titolo, può anche essere che una piccola sfumatura diversa il termine Vaporità lo dava, no? : D
    Altrimenti l’avrebbe chiamato Alice in Steamland.
    Dimitri non ha inventato un termine “vaporeschico” anche in inglese, che è rimasto dunque steam. Ma, dato che la storia l’ha scritta in italiano, ha inventato una parola che esprimesse questa diversità del vapore in questione.
    Comunque, non credo sia così utile fermarsi alla copertina, no? Meglio sentir parlare di trama, logica o stile. Una parola inventata è una scelta dell’autore. Può piacere, può far storcere il naso. Ma le cose più ghiotte dovrebbero essere altrove. Questa è solo questione di gusti. Una volta espressi bon, si passa al piatto forte.
    Grazie per aver chiacchierato con me.
    Ciao ciao!

  24. 154 Mauro

    Lidia:

    il vapore non ha proprietà allucinatorie. O mi sono persa qualcosa sul nostro mondo? In più, la Vaporità si può cavalcare, mentre non mi pare che il vapore abbia tali caratteristiche

    Se sto creando un mondo altro, posso decidere che il vapore abbia tali caratteristiche; ma la mia domanda era un’altra: se Alice in Steamland sarebbe andato bene (ipotizzando che sia così), perché Alice nel Paese del Vapore no? Steamland è “Paese del Vapore”, non “della Vaporità”.

  25. 153 Lidia

    @Mauro.
    Uff, perché il vapore non ha proprietà allucinatorie. O mi sono persa qualcosa sul nostro mondo? In più, la Vaporità si può cavalcare, mentre non mi pare che il vapore abbia tali caratteristiche. Vapore era impreciso. Vaporità, (almeno a me, è ovvio), dà subito l’idea di: “qualcosa simile al vapore, ma diverso.”
    Tutto qui.

  26. 152 Gamberetta

    @Cocca. Devo dire che i romanzi steampunk che mi sono piaciuti di più sono quelli della prima ora, più bizzarri degli attuali. Perciò direi:
    Le Porte di Anubis di Tim Powers
    e
    Le Macchine Infernali di K. W. Jeter.
    Entrambi si trovano facilmente sia in italiano sia in inglese anche su emule.

    Invece lo steampunk attuale non mi entusiasma. Prova a leggere Leviathan, ma più che un bel romanzo, è un romanzo meno peggio.
    Se leggi in inglese, l’antologia Steampunk curata da Ann & Jeff VanderMeer offre una panoramica sul genere. Il livello dei racconti però è altalenante. Si va dall’inconsistente (Moorcock), al penoso (Blaylock), al buono (Chiang), all’apposta-scritto-male-che-è-quasi-bello (Lansdale) con tutte le vie di mezzo.

  27. 151 Mauro

    Lidia:

    non si può parlare né di vapore né di “vaporosità”, perché la vaporità è altro. E a me ha trasmesso proprio questo, il fatto che si tratta d’altro, fin dalla copertina

    Se davvero Alice in Steamland era l’ipotesi per il titolo, non ho chiaro perché non si possa parlare di vapore.

  28. 150 Lidia

    @Marco.
    Invece a me piace proprio che lo scrittore si sbatta anche ad inventare nuovi termini, soprattutto quando, come in questo caso, non si può parlare né di vapore né di “vaporosità”, perché la vaporità è altro. E a me ha trasmesso proprio questo, il fatto che si tratta d’altro, fin dalla copertina. Ma hai ragione, sono i gusti, in questo caso, a farla da padrone.
    Ciao!

  29. 149 Cocca

    Cara Gamberetta,
    vorrei avvicinarmi alla letteratura steampunk, ma non saprei da che romanzo partire. Me ne sapresti consigliare qualcuno che ti è piaciuto particolarmente?

    Grazie. ^-^

  30. 148 Marco Albarello

    @Lidia

    @Le marquis de carabas.
    Non preoccuparti. I tuoi non sono affatto deliri. E io non mi sono offesa (e perché avrei dovuto?) Ero solo sorpresa che una sola parola suscitasse cotanto orrore. : )

    Ora piango, prima Maria la Matta mi ha scambiato con Mauro, ora tu mi hai scambiato con Le marquis de carabas.

    “Il folletto si rese conto che la sua statura, ed il fatto di chiamarsi Omonimo Anonimo, non lo aiutava granchè nella radura. Forse era anche colpa del vestito che indossava, una camicetta marrone con calzamaglia verde fava. Ciò garantiva si il mimetismo nella foresta, ma anche l’esser ignorato dalle persone ad ogni festa. Una lacrima solcò il suo viso piccino, fin quando non si addormentò accanto ad un lumicino.” ç__ç

    Piacere, MARCO. xD

    @Mario Falco
    Ottima la vignetta, concordo in pieno.

    “Che significa Montecchi? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un’altra parte qualunque del corpo di un uomo. Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.”
    (Romeo e Giulietta, Shakeaspeare)

    Io credo dunque che sia inutile inventare termini per identificare qualcosa che già esiste sperando di dargli un sapore esotico o “fantastico”, e se ancora non esiste, piuttosto che dargli un nome specifico, mostra come è fatto e quali sono le sue proprietà.

    Esempio:
    “Gioanna si bloccò all’improvviso alla vista di quello strano aggeggio, aprendo la bocca e sgranando gli occhi. Una piccola sfera con ali meccaniche svolazzava per la stanza ronzando e cercando una via di fuga da quell’ambiente considerato ostile, sbattendo più volte contro il vetro. Ad ogni battito cambiava colore, fornendo uno spettacolo cromatico sbalorditivo.”

    Ora, se io chiamo questo semplicemente “insetto robot” oppure “ronziatore” a te sinceramente cambia qualcosa per come l’hai visualizzato nella tua mente? A me no. Ed io preferisco cento volte che lo scrittore usi la sua “sconfinata fantasia” per descrivermi l’oggetto piuttosto che perdere il sonno per inventare nomi astrusi e il più delle volte ridicoli.

    Questo è il mio punto di vista, questione di gusti. ^_^

  31. 147 Mario Falco

    Magari è stata già citata, ma…
    Vignetta di XKCD sulle parole coniate dagli autori

  32. 146 Lidia

    @Le marquis de carabas.
    Non preoccuparti. I tuoi non sono affatto deliri. E io non mi sono offesa (e perché avrei dovuto?) Ero solo sorpresa che una sola parola suscitasse cotanto orrore. : )
    Invece ho trovato molto interessanti alcuni commenti in cui qualcuno dava un’opinione su “potenziali mancati”, oppure ipotizzava il rimaneggiamento di una storia scritta anni fa, e a cui Dimitri non si sarebbe sentito di dare il colpo di spugna fatale, per riscriverlo daccapo. Questa opinione mi ha intrigato, ma anche quella del potenziale mancato (l’ha espressa la signora che si è fatta una corsa in bici, e poi è rimasta delusa.)
    Avete qualche altro dettaglio da condividere? Qualche altra ipotesi o chicca sul contenuto del libro?
    Curiosa sono!

  33. 145 le marquis de carabas

    @Lidia
    sui gusti non si discute ovviamente: e hai il sacrosanto diritto di esprimerli. personalmente, come Marco, sono assuefatto a certi tipi di sonorità, e di scelte linguistiche al di fuori delle quali una parola inventata non ha l’effetto di suggestionarmi ma di farmi dubitare del “cuoco” che l’ha “cucinata”. è un po’ come la maionese: io sono uno di quelli che la detestano!
    pace :)

  34. 144 Marco Albarello

    @Lidia
    La verità è che siamo tutti invidiosi di Dimitri che l’ha inventata e ci ha guadagnato sopra i dindini. :P

    Scherzi a parte, io ho “drammatizzato” esagerando il fatto perchè mi diverte sempre spingere all’eccesso situazioni banali fino a farle risultare gravi. Sono un feticista della tragedia. xD

    Tipo: “Una goccia di latte cadde per terra.” Che sarà mai? Potresti pensare.

    La mia visione: No, è un dramma! Quella goccia di latte era l’unica che poteva salvare il re Uber di Groviera da una malattia che colpì il suo sistema nervoso centrale una settimana prima, in quanto gli abitanti di questo mondo non hanno liquor(1), ma latte puro, introvabile per l’iniezione data la costosissima lavorazione che il procedimento richiede. Ed ora il posto di regnante vacilla, non c’è un erede legittimo e ci sono famiglie rivali, interessi, intrighi, una guerra incombente e mille altre storie, insomma un disastro epocale e tutto per una dannatissima goccia di latte lasciata cadere da un servitore distratto dalle arti seduttrici di una Putana(2)!

    *Sono già in ansia e nemmeno ho pensato a come andrà a finire! xD*

    Poi io sono giunto da pochissimo nel mondo fantasy, finora ho letto solo libri d’avventura “tradizionali” (tutti quelli di Clive Eric Cussler, tanto per fare almeno un nome ^_^) e mi piace molto la poesia in tutte le sue forme (dall’Albatros del maledetto Charles Pierre Baudelaire, alla poesia dedicata ai pidocchi della sua donna del marinista Anton Maria Narducci), pertanto ho conoscenze del fantasy relativamente nulle (se non per aver letto Pan e Finch consigliatimi da una mia amica invece appassionata e che mi ha consigliato di leggere questo blog per farmi una cultura sul genere).
    Pertanto è mio limite aver gli occhi abituati a rime ed a eufonie, per questo se qualcosa “suona male” automaticamente il mio cervello lo segnala come cosa dannosa per l’organismo e mi esce la bava alla bocca. xD

    Devo riabituarmi a livelli di sonorità normali, ce la metterò tutta, giuro, a leggere il/la fantasy, senza pregiudizi sull’armonia sillabica.

    Chiedo scusa se qualcuno si è sentito offeso dai miei “deliri”, non prendetemi mai troppo sul serio quando scrivo, non sono attendibile. xD

  35. 143 Lidia

    @Le marquis de carabas.
    Sì, mi piace molto. Anzi, mi sorprendo del polverone che si è fatto su una semplice parola. Manco fosse un delitto inventarsene una. Che non piaccia va bene, ma tante storie così. Mah.

  36. 142 cafeine

    La terribile parola vaporità è stata coniata per rimedio, suppongo. “Alice in Steamland” avrebbe fatto tutt’altra figura, ma a quanto ne so in Italia l’autore non ha molta voce in capitolo riguardo al titolo del romanzo…

  37. 141 le marquis de carabas

    @lidia,
    “vaporità” … dici sul serio che ti piace? :(

    @gamberetta
    Il passaggio:

    Siete morti” disse la faina “Assolutamente, fottutamente morti!”

    mi ha ricordato gli estratti più esilaranti dei peggior film di S.Seagal, o ancora, del genere Deep Rising, Machete, Mean Guns, Maaghara ecc.,

    proprio a questo proposito, mi domandavo, non sarebbe interessante creare una sezione dedicata ai casi di “fantasy” trash (magari potenziando il Marciume che per ora mi sembra una rubrica di malcostume)? Oltre a essere una sezione in cui mettere in vista il “cosa non si dovrebbe fare quando si scrive” potrebbe essere una specie di luogo del collezionismo delle ciofeche… il trash ha i suoi estimatori dopotutto, e ha un umorismo tutto suo che ricorda il teatro dell’assurdo.

    … ritornando a Alice NPdV, sono solo io ad averne fastidio, o l’autore fa un uso immoderato e gratuito del corsivo?

  38. 140 Lidia

    A me la parola “vaporità” piace un sacco. :P
    Forse era la cosa che più mi attirava.

  39. 139 Simon Dean

    regalalo solo se vuoi perdere l’amicizia. :-D
    in ogni caso secondo me è una schifezza ma vorrei un parere “più esperto” per cui mi farebbe piacere leggere in questo blog una bella recensione… sempre che abbiate voglia di leggere un tomo del genere

  40. 138 Fedasile

    Stavo per regalarlo a un amico… dovrò rifletterci meglio!

  41. 137 Simon Dean

    non credo che questo libro sia stato pubblicato in Germania… anche se è nella collana del fantasy tedesco

  42. 136 Diego

    @ Angra:

    Sì, tutta la loro produzione fantasy ^___^

    Però invece che nei bidoni dell’immondizia sotto casa, vanno a rovistare in quelli crucchi. Questo denota una certa classe, riconosciamolo. ^__^

  43. 135 Angra

    @Simon Dean:

    LOL, dal sito dell’editore Armenia:

    Un fantasy nuovo e originale, l’opera capostipite di un nuovo genere

    Quarte di copertina e comunicati stampa vanno sempre presi al contrario, perché non fanno altro che mettere le mani avanti sulle magagne del romanzo.

    La Stirpe del Vento si colloca a un livello «alto» del genere fantasy, che va oltre i prodotti dozzinali, fatti di spade, guerrieri e magia.

    Sì, tutta la loro produzione fantasy ^___^

  44. 134 Simon Dean

    io ti consiglio di recensire La Stirpe del Vento di Matthias Graziani. E’ in assoluto il peggior libro fantasy che abbia mai letto. I possibili acquirenti devono essere messi in guardia prima di buttare via i soldi come ho fatto io.

  45. 133 Marco Albarello

    @Maria la Matta

    La cacofonia non è un errore, mentre Mauro aveva parlato proprio di errore.
    Il dizionario lo avrebbe smentito.

    @tasso barbasso

    premesso che la questione mi sembra una pignoleria di scarso interesse

    Vediamo se riesco a rimediare a tutto ciò:

    “Una giornata afosa opprimeva la città, perfino le lumache di terra chiedevano asilo ai paguri per trovare un po’ di frescura. Il celebre procuratore Orazio Logos si svegliò quella mattina con il cuore sereno, in vista di uno dei processi più controversi che gli fosse mai capitato di dover affrontare.
    Spense la sveglia, regolata con precisione maniacale, si diresse in bagno quasi contando i passi e, dopo aver preparato il materiale occorrente, iniziò a radersi di fronte allo specchio.
    -Odio la barba- pensò –Dona un aspetto così trasandato al viso, fosse per me la renderei illegale!-

    Curiazio Pathos, avvocato difensore, dall’altro capo della città spalancò gli occhi in quel momento. La sveglia non aveva suonato per lui, dato che dimenticava a volte di settarla. Preso d’agitazione per il ritardo e preoccupato dal fatto che l’ufficio legale per cui lavora l’aveva minacciato di licenziamento in caso di ennesimo fallimento in aula, inciampò in un lembo del lenzuolo rimasto penzoloni a fondo letto. Cadde in avanti e si trascinò in bagno con smorfie di dolore.

    Non era la prima volta che i due uomini si trovavano professionalmente avversari, in diversi casi passati Curiazio tentò di difendere suoi clienti da accuse portate in campo da Orazio ma, puntualmente, la giuria emetteva un verdetto in favore di quest’ultimo.
    Nonostante il ritardo dell’avvocato difensore, arrivarono contemporaneamente in tribunale, ove ad attenderli sulle scalinate d’ingresso, vi era l’imputato.

    «Buongiorno signori» disse con voce calda e pacata Prepuzio Nocebo, il povero menestrello invischiato nel processo.
    «Buongiorno a lei, mio caro Prepuzio!» replicò Curiazio al suo assistito, sfoggiando in seguito il suo sorriso migliore.
    «’giorno» bofonchiò Orazio inarcando il sopracciglio e squadrando dall’alto in basso il musico.

    L’uomo indossava il berretto a sonagli di un colore arancio acceso, una blusa attillata blu elettrico con maniche fino ai gomiti, dei pantaloni a pinocchietto verdi smeraldo puntellati di pois giallo limone e scarpette a punta cremisi.

    «Allora, che mi dice avvocato? Ci sono speranze per un’assoluzione?»
    «Stia tranquillo, ho passato l’intera nottata a preparare la nostra arringa finale, si fidi di me!» Mentì spudoratamente, dato che per colpa del caldo aveva trascorso le ore di tenebra a fissare il soffitto e rigirarsi nel letto fino ad addormentarsi all’ultimo.
    «Non vedo l’ora di sentire anche questa, caro collega, sono anni ormai che non riesce più a stupirmi di nulla.» Replicò sprezzante il procuratore.
    «Ed ora scusatemi, signori, ho un processo da vincere che mi aspetta» Disse congedandosi e avviandosi verso l’aula di giustizia.
    «Non gli dia retta, signor Nocebo, è solo un pallone gonfiato che vive da solo e bisognoso d’affetto»
    «Spero sia vero avvocato, non ci tengo particolarmente a perdere la testa»

    I due infine si diressero all’aula del destino, il luogo della città di Atene ove la sorte di ogni disputa pubblica veniva decisa in seguito ad esposizione e a regolare processo, dalla giuria popolare. Il giudice Cassandra Ethos era la matrona di questo posto e nessuno ha mai avuto occasione di contrariarla senza per questo venir decapitato.
    La sala d’udienza era in pratica un piccolo anfiteatro al chiuso, pavimento e mura in marmo, rifiniture dei più pregiati legni componevano panche, sedie, colonne portanti. Al centro si ergeva dal terreno stesso l’altare tribuno, lavorato a mano dal miglior falegname del paese direttamente sull’albero secolare che lì era nato. Vi erano diversi intagli, sul lato davanti una bilancia, sul lato destro una lancia, sul lato sinistro uno scudo, su ogni spigolo una foglia d’edera velenosa. Il fatto che nessuno potesse spostare il luogo del banco del giudice, radicato nel terreno, simboleggiava per i cittadini l’incorruttibilità del sistema, dato che nessuno aveva mezzi necessari per muovere la giustizia a suo profitto.

    «Inchinatevi, il giudice Ethos ci onora della sua presenza» Tuonò il capo delle guardie. Immediatamente tutti i presenti, contadini e commercianti, principi e mendicanti, chinarono il capo.
    Cassandra con passo solenne prese posto all’altare tribuno.
    «Seduti comodi, l’udienza riprende. Discutiamo oggi il caso del signor Nocebo Prepuzio, accusato di omicidio colposo nei confronti della defunta concittadina Amanda Fantasy, come si dichiara l’imputato?»
    «Innocente, vostro onore» Replicò l’avvocato Pathos.
    «Sia messo a verbale, ed ora la parola all’accusa, procuratore Logos»
    «Grazie, vostro onore»
    Orazio bevve un bicchiere d’acqua, si schiarì la voce con un colpo di tosse artificiale e poi iniziò a declamare rivolgendosi al pubblico.
    «Signori della giuria, esporrò semplicemente i fatti, né più, né meno. La sera del 4 luglio del corrente anno, l’imputato qui presente ha cantato e suonato, con l’ausilio di una cetra, sotto casa della defunta signora Fantasy. La melodia provocata da questa fusione sonora ha innescato una reazione a catena nel sistema nervoso della vittima, inducendola al suicidio. Pertanto chiedo che venga riconosciuto colpevole e subisca la pena prevista dal nostro codice penale, decapitazione»
    Dopo di che si sedette al suo posto.
    «Che ora parli l’avvocato difensore»
    «Grazie, vostro onore»
    Curiazio tremava come una foglia, ripensò ai suoi genitori che tanto penarono per fargli studiare giurisprudenza, mentre lui avrebbe voluto dedicarsi alla cucina. Con voce emozionata prese a parlare alla folla.
    «Signori della corte, è vero che il mio cliente ha suonato e cantato per la signora Fantasy ed è vero che ella si è suicidata. Ma dobbiamo tener presente due fattori non insignificanti, il primo è che Amanda già soffriva di forte depressione nell’ultimo periodo causata da delusioni amorose, in secondo luogo il mio assistito era lì proprio per dedicarle una serenata che le portasse pace nel cuore, pertanto chiedo la piena assoluzione»
    Infine si accomodò.
    «Che l’accusa faccia entrare il suo primo teste» Dichiarò il giudice.
    «Chiamo a deporre il dottor Patrick David Wall» Replicò il procuratore.
    «Dottor Wall, dica alla giuria quale è la sua professione per favore»
    «Volentieri, ho studiato medicina all’università di Oxford e sono considerato il maggior esperto mondiale sul dolore e le sue implicazioni neurologiche, in pratica sono un neuroscienziato»
    «Bene, secondo la sua opinione è possibile che una persona venga spinta al suicidio a seguito di un suono tremendo, classificabile come cacofonia?»
    «Dunque, una compressa colorata e squadrata è più efficace di una bianca e rotonda. I colori sono stati studiati a fondo: il rosso è associato alla potenza, il verde e l’azzurro alla calma. Le capsule che contengono granuli colorati sono superiori a qualsiasi compressa. Come tutti sanno, quando i medici fanno sul serio prescrivono iniezioni. Una siringa di soluzione fisiologica è meglio di qualsiasi pillola. Quando i medici fanno molto sul serio, prescrivono iniezioni endovenose, e un’endovenosa di soluzione fisiologica batte un’intramuscolare. Un celebre docente di medicina diceva ai suoi studenti di dare ai pazienti una compressa tenendola con le pinze e di spiegare che era troppo potente per essere presa con le dita. Questo effetto illusorio è riscontrato come funzionante a livello biochimico. Il meccanismo alla base dell’effetto è “psicosomatico” nel senso che il sistema nervoso, in risposta al significato pieno di attese dato alla terapia prescrittagli, induce modificazioni neurovegetative e produce una serie numerosa di endorfine, ormoni, mediatori, capaci di modificare la sua percezione del dolore, i suoi equilibri ormonali, la sua risposta cardiovascolare e la sua reazione immunitaria. In una certa misura possono confondersi con l’effetto positivo anche la guarigione spontanea di un sintomo o di una malattia, così come pure il fenomeno della regressione verso la media. In altre parole il paziente si rivolge al medico quando proprio non ne può più e poi i suoi disturbi rientrerebbero comunque nella media.»
    «Questo concetto può dunque essere esteso ad influenze di tipo non terapico ed agire negativamente?»
    «Il concetto oggi viene esteso anche agli effetti negativi derivati da autosuggestione a seguito di qualsiasi evento percepito erroneamente come dannoso»
    «Non ho altre domande, vostro onore»
    «La parola alla difesa»
    «Dottor Wall, lei sa che la signora Fantasy soffriva di forte depressione, vero?»
    «Ne sono a conoscenza»
    «Ho qui una pagina del suo diario personale, ritrovato sul luogo della morte, la leggerò per voi. »

    «Non ce la faccio più a sopportare tutto questo … aspiranti scrittori che mi dedicano intere opere e scrivono in maniera pessima … ricordo quando ancora ero giovane e fior di artisti mi dedicavano il loro tempo e la loro meravigliosa arte … sto male, troppo male … credo sia giunto il momento per me di farla finita … »

    «Che sia messo a verbale» Dichiarò il giudice.
    «Dunque, dottor Wall, non crede possibile che Amanda volesse farla finita a prescindere dalla melodia suonata malamente dall’imputato?»
    «Possibile, ma come scienziato non posso provarlo o negarlo con certezza, l’eventualità di entrambe le ipotesi sono corrette»
    «La difesa ha finito con il teste»…”

    Posso concordare che la cacofonia non sia un errore tecnico, ma per colpa sua in altri luoghi e in altri tempi un povero menestrello perse la testa, forse, ma questa è un’altra storia. Per esempio per la grammatica italiana è previsto l’uso di “Lo pneumatico” e “Gli pneumatici” ma è talmente poco orecchiabile che io uso consciamente “Il pneumatico” e “I pneumatici”. Stesso discorso per l’orrido termine di “Vaporità”. Più che un neologismo mi sembra la pessima trovata di un pubblicitario per il nuovo profumo della Chanel. Già mi vedo lo spot:

    “Alice cade nel buco terreno precipitando mentre insegue il bianconiglio. Giunge nella famosa stanza con il tavolo su cui si trova una boccetta con scritto -Squeeze me-. La bambina innocente e vestita se lo spruzza sul collo e comincia a crescere diventando una gnocca spaziale con il vestito stracciato da prostituta con giubilo da parte dei feticisti dell’age progression, dei pedofili, e dei maniaci sessuali in genere. A quel punto lo slogan pronunciato da voce roca e calda: Vaporità, pour femme!”

    E non pensiate che sia impossibile, basta vedere cosa fecero a cappuccetto rosso: Pubblicità

    Mi scuso umilmente se la parte narrata inizialmente fa schifo a livello qualitativo e quantitativo, ma ho scritto tutto di getto e ho tagliato un po’ corto per non rubare eccessivo spazio nel commento, senza contare il fatto che io sono un lettore e non uno scrittore. Spero di esser riuscito almeno a farvi fare due risate, che fa bene, come disse sempre il dottor Wall. Biografia

  46. 132 tasso barbasso

    @Mauro.

    Si, sono d’accordo con te. Anche a me è venuto spontaneo pensare al termine “vaporosità” come possibile sostituto di “vaporità”, ma bisogna considerare che “vaporosità” suscita anche associazioni mentali che sono molto lontane dal tema del romanzo. Secondo me qualcuno (autore, editor, editore, passante) ha pensato che fosse necessario ricalcare il titolo di Carrol e che, non andando bene “vaporosità”, si dovesse usare una parola “nuova”, che non consentisse collegamenti mentali usuali. In questi termini la cosa si può anche capire, ma secondo me ne risulta comunque una sensazione di goffaggine che sovrasta qualunque altra considerazione. Io preferirei il semplice “Alice nel paese del vapore”.
    Per quanto riguarda i dubbi suscitati dalla parola “fantasy”, hai ragione tu: siamo finiti OT (anche se forse ci salva la vaga connessione con il tema dell’accurata scelta delle parole: vedi “vaporosità”). Attendo comunque una tua risposta, qui o dove verremo eventualmente ricollocati.

  47. 131 Mauro

    Prima di continuare, chiedo a Gamberetta se possiamo farlo qui o se è meglio spostarsi nella Fogna; qui rispondo solo alla questione strettamente legata al libro, ossia la vaporità: cosa penso del termine… premessa dovuta: non ho letto il libro e quindi non mi è possibile considerare tutto; per esempio, quanto detto da Gamberetta (“Alice si [dimentica] opportunamente che può volare nella Vaporità”) mi fa venire il dubbio che il titolo che avrei scelto io – Alice nel Paese del Vapore – potrebbe non andare bene; mentre il fatto che il Paese sia chiamato anche Steamland mi fa pensare il contrario.

    Detto questo: in linea generale lo trovo inutile: “nel Paese del Vapore” non andava bene? “Nel Paese della Vaporosità”, termine che esiste?
    Coniare neologismi va bene, ma ci dev’essere un senso logico, un motivo, per farlo (quando ho sentito uno che andava a smokare una sigaretta mentre l’amico printava una pagina…), e idealmente si dovrebbero seguire le convenzioni della lingua; in questo caso, come detto esiste già “vaporosità”, quindi coniare “vaporità” mi pare un po’ sovrabbondante.
    Magari c’era un motivo per farlo; per esempio, avere un titolo piú agile (“nel Paese della Vaporità” è sicuramente piú immediato di “nel Paese della Vaporosità”), ma qui si dovrebbe sentire Dimitri o l’editore.
    Personalmente credo che avrei usato “nel Paese del Vapore” (o “dei Vapori”, se ha senso), anche perché mantiene il filo conduttore con l’opera di Carrol (che non è in un ipotetico “Paese della Meravigliosità”).
    In definitiva, trovo che il termine sia sovrabbondante e quindi evitabile, e credo ci fossero titoli migliori; vorrei però sapere se c’è un motivo sensato dietro la scelta (se scelta è stata: magari non conoscevano “vaporosità” e hanno deciso di fare loro il termine, senza nemmeno interrogarsi – almeno non abbastanza – su come farlo).

  48. 130 tasso barbasso

    @Mauro.

    Eh, d’accordo, però così tu fai un passo indietro rispetto ai ragionamenti già svolti. Si era già detto che la questione di fondo è molto semplice ma a volte si complica perché (come si dice anche nell’articolo che citi), nel caso di parole come “fantasy” non esiste un’unica traduzione possibile. Fantasy può essere tradotto in italiano con “fantasia” (di genere femminile) ma anche con “prodotto della fantasia” (genere letterario, romanzo, racconto, ambito, ecc.). D’altra parte in inglese si dice “fantasy” anche nel senso di “something made by the imagination”, che a rigor di logica dovrebbe corrispondere a ciò che noi italiani chiamiamo “storia” o “letteratura” o “narrativa” o “opera fantastica con caratteri x,y e z” (tutti sostantivi femminili), ma anche “racconto” o “genere” o “ambito”, ecc. (cioè sostantivi di genere maschile). Proprio per questo motivo (e mi sembrava implicito) i due espedienti che proponevo potrebbero lecitamente tagliare la testa al toro, integrando così le (insufficienti) convenzioni delle “conversioni” linguistiche. Naturalmente un’alternativa (ma un po’ cervellotica, mi sembra) potrebbe essere quella di cui si parla nel prosecuzione di quello stesso articolo che citavi: calcolare (sebbene non sia possibile fare un computo esatto) la frequenza di utilizzo di tutti i possibili sostantivi che si adattano alla traduzione, per poi attribuire alla parola straniera il genere prevalente. Ma a quel punto mi pare più ragionevole NON usare l’articolo o la preposizione, laddove questi siano effettivamente superflui, oppure aggiungere (anche solo implicitamente) un sostantivo italiano con cui concordare il genere dell’articolo (o della preposizione). Comunque sono curioso di leggere anche l’altro articolo di cui parlavi!
    Però adesso tu mi devi dire cosa ne pensi della “vaporità”.

  49. 129 Mauro

    Il motivo per cui “fantasy” è segnato come femminile è relativamente semplice: «La questione del genere dei nomi stranieri che entrano nella nostra comunicazione corrente segue una regola apparentemente semplice: attribuire il genere che ha la parola corrispondente in italiano, per cui, ad esempio “la hall” (in italiano “sala”), “la mail” (in italiano “la posta”), “il manager” (in italiano “l’uomo d’affari”), ecc. o che ha originariamente nella lingua d’origine (per le lingue come l’italiano che attribuiscono il genere ai sostantivi)» (da qui). Da cui il passaggio la fantasy/fantasia.
    Poi la questione si complica, come detto in quello stesso articolo (a memoria, purtroppo non potrò controllare per almeno un paio di settimane, c’è almeno un linguista che si pone diversamente; cerco di controllare appena posso), ma di base l’idea è di seguire un genere già esistente (il computer/calcolatore, la star/stella, l’ebook reader/lettore di ebook, ecc.).

  50. 128 tasso barbasso

    Il termine “vaporteppa” lo trovo molto carino e adatto allo spirito originario (spiegatomi dal Duca) del suo inventore. Peraltro il sinonimo “vaporfeccia” potrebbe avere il vantaggio di indicare sia gli individui interessati (scrittori, personaggi, lettori, gente che si identifica nel “concetto”) che il genere letterario; il fatto che in questo modo si carichi la parola di una connotazione più materiale e anche più radicalmente negativa – perché tra l’altro potrebbe far pensare ad un giudizio sulla qualità dell’opera letteraria in sé -, lo trovo confacente al “registro” e alle generiche (ipotizzabili) finalità espressive del genere. D’altra parte la “teppa” si adatta meglio della “feccia” alle connotazioni sociali del termine. Forse si potrebbe anche pensare di sostituire la parola “vapore” con qualcosa che abbia un riferimento più diretto con il puro concetto di tecnologia ottocentesca (sostanzialmente tutto ciò che di più avanzato è stato prodotto, o era ipoteticamente producibile, prima dell’elettronica?), ma dubito che si possa dire questa cosa con una sola parola.
    Per quanto riguarda la parola “fantasy”, premesso che la questione mi sembra una pignoleria di scarso interesse (che tuttavia mostra una complessità talmente sorprendente da ritornare interessante solo per questo), voglio proporre un punto di vista che forse potrebbe tagliare la testa al povero toro. Secondo me il problema deriva dal fatto che nell’inserire una parola all’interno di un vocabolario straniero, è generalmente necessario fare un certo adattamento grammaticale (di per sé, sempre piuttosto arbitrario e opinabile): nel nostro caso, per tradurre in italiano la parola inglese di genere neutro “fantasy” (“imagination or something made by the imagination”), siamo costretti (per ragioni puramente pratiche) ad associarle un genere maschile o femminile. Partendo dal presupposto che la parola è già stata assimilata al genere italiano femminile (suppongo per similitudine con il concetto di materia: la storia, la matematica, la biologia, la narrativa), in contrasto con il dizionario io potrei comunque attribuire alla parola uno qualsiasi dei due generi (soluzione 1), così come potrei fare del tutto a meno di attribuirle un genere (soluzione 2). Nel primo caso basterà che io associ sempre alla parola fantasy un sostantivo supplementare espresso in italiano, implicito o esplicito che sia, di genere maschile o femminile; di conseguenza potrò utilizzare l’articolo in concordanza con il suddetto sostantivo (la letteratura fantasy, il romanzo fantasy, la saga fantasy, il genere fantasy, l’atmosfera fantasy, ecc.). In questo modo sarò costretto a intendere la parola “fantasy” come un attributo (aggettivo) del nome supplementare italiano (eventualmente implicito) ma la cosa è sicuramente lecita, in quanto rientra in quella serie di adattamenti che logicamente ogni buona traduzione comporta. Quindi “Salani, il sigillo sulla fantasy” potrebbe diventare “Salani, il sigillo sulla (letteratura) fantasy”, oppure “Salani, il sigillo sul (genere) fantasy”. Nel secondo caso (soluzione 2), mi basterà non utilizzare l’articolo: alla domanda “cosa ti piace leggere?” o “cosa stai leggendo?”, posso rispondere semplicemente “fantasy”. Certamente questa seconda soluzione non si adatta perfettamente a tutti i casi, a volte potrebbe risultare un po’ forzata – nel caso del pay-off di Salani, bisognerebbe dire “Salani, il sigillo fantasy”, per esempio -, ma in quelle poche occasioni in cui si dovesse preferire l’uso dell’articolo, si potrebbe ricorrere al primo espediente.
    In alternativa, ognuno potrebbe fare un po’ come gli pare. Quello che personalmente non riesco proprio a digerire (ognuno ha le proprie idiosincrasie) è la parola “vaporità”!

  51. 127 Mauro

    Giusto per evitare equivoci:

    Maria la Matta:

    La cacofonia non è un errore, mentre Mauro aveva parlato proprio di errore

    qui ti riferivi a Marco.

  52. 126 Mr. Giobblin

    @ Gamberetta

    Definire il/la fantasy in italiano fa venire il mal di testa. Ho provato a usare “Fantastico”, ma molta gente lo scambia per un aggettivo. (es. “Questo è un libro fantastico!”)

    Comunque, lascia perdere Alice… ok, una promessa è una promessa, ma penso sarebbe meglio dedicarsi a qualcosa di più costruttivo!
    Per esempio, hai dato un’occhiata a A Madness of Angels di Kate Griffin? Un buon urban fantasy, ironico e senza imbarazzanti plothole. Ne parlerò a breve sul mio blag. Spero .

    @sommobuta

    Buta! Che piacere vederti da queste parti! :D

  53. 125 Maria la Matta

    @Gamberetta, invece proprio in questo caso (nello specifico caso indicato da Mauro) con un dizionario a portata di mano la questione si sarebbe risolta. La cacofonia non è un errore, mentre Mauro aveva parlato proprio di errore.
    Il dizionario lo avrebbe smentito.

  54. 124 Gamberetta

    @Maria la Matta. Il dizionario ti dice qual è l’uso corrente di una parola (al momento della stesura del dizionario) e/o qual è l’opinione del compilatore. Nel caso specifico serve a poco.

    Il problema del termine “fantasy” in Italia è che, per ragioni che mi sono ignote, tradizionalmente si è fatta una distinzione artificiosa tra “fantasy” e “fantastico”. La fantasy era il fantasy pseudo-medievaleggiante/tolkeniano, il fantastico era tutto il resto del… fantasy.
    Poi è scoppiato il boom del fantasy (in Italia si è parlato più di fantasy negli ultimi 5-10 anni che non in tutto il secolo scorso) e si è diffuso l’uso di Internet. Così da un lato editori e autori hanno cominciato ad estendere l’uso di “fantasy” (per poter dire di scrivere quello che è di moda), dall’altro la gente ha cominciato a frequentare anche siti esteri, dove non c’è distinzione tra “fantasy” e “fantastico”, è tutto “fantasy”.
    Risultato: c’è chi usa la fantasy nel suo significato tradizionale italico, c’è chi usa la fantasy a indicare “fantasy” + “fantastico”, e c’è chi usa il fantasy nel suo significato di “il fantastico”, fantastico che però, com’è logico, comprende anche la vecchia “fantasy”.
    E come detto non solo quale sia più “giusto”, ovvero se più facilmente si comunica quello che si vuole comunicare riguardo al fantasy usando la o il. Il problema è tutto lì, se si capisce. Urban Fantasy o Fantastico Metropolitano vanno bene uguali, se è chiaro per chi parla e per chi ascolta a cosa ci stiamo riferendo.
    E per concludere la divagazione linguistica, dopo uno scambio di mail con il Duca, penso che sostituirò il barbaro steampunk con l’autarchico vaporteppa. ^_^

  55. 123 Mauro

    Maria la Matta:

    per certi dubbi basterebbe usare il dizionario.

    fantasy: n.f.

    Vero (lo riportano così anche Il Treccani e il Sabatini-Coletti, i due su cui ho controllato io), così come basterebbe conoscere la norma linguistica; il problema è che possono entrare in gioco altri fenomeni (vedi per esempio quanto detto qui) che possono rendere la questione più complicata; del resto, per fare un esempio, Il Treccani riporta la dicitura “il whisky”, mentre “l’astratta logica grammaticale” (cit.) vorrebbe la forma “l’whisky” (vedi qui). Quindi la domanda “Il o lo?” meriterebbe una trattazione un po’ più approfondita di: “Il dizionario dice ‘il’”.
    Personalmente non sono così netto, nel condannare “il fantasy” (anzi: lo uso), viste le considerazioni fatte.

  56. 122 Maria la Matta

    @Gamberetta e @Marco Albarello, per certi dubbi basterebbe usare il dizionario.

    fantasy: n.f. invar. genere di narrativa in cui ricorrono ambientazioni e personaggi spiccatamente fantastici, non di rado ispirati alla mitologia, alla fiaba o a un immaginario medioevo pieno di meraviglie e di magia

  57. 121 Mauro

    Gamberetta:

    non so se sia più “giusto” il fantasy o la fantasy. A me sembra che suoni meglio il fantasy, come il fantastico e il poliziesco. Ma anche la fantasy, come la fantascienza va bene

    In teoria dovrebbe essere “la fantasy”; credo però che possano essere considerate giuste entrambe le forme, dove il parlante/scrivente, nel dire: “il fantasy”, comunica la sua percezione di fantasy in quanto genere, sottintendendo quindi “il (genere) fantasy”.

  58. 120 Marco Albarello

    @ Gamberetta

    La cacofonia in me suscitata dall’usare il femminile sul genere Fantasy, ha annebbiato il mio raziocinio e me lo ha fatto identificare come errore tecnico e non semplice questione di gusto.

    Mi prostro umilmente e chiedo venia. Questo non fa che alimentare la certezza che per me non sia mestier scrivere o criticar scrittura, pathos sovrasta logos.

    Devo ammettere che il mio interesse verso questo genere è di recente nascita, finora ho seguito per lo più poesie e avventura, ma se un testo, fosse anche una descrizione di medicinale, fosse scritto male, di sicuro mi risulterebbe indigesto.

    Allenamento mostrare:

    “Frottage arrossì per aver mal eseguito al pianoforte la sinfonia, sbagliando quella nota che pur essendo una in tutta l’opera, risuonò nella sua testa, e tra il pubblico, come un frastuono insopportabile.
    Eseguì un inchino imbarazzato, frettoloso e uscì di scena in fretta tremando e arrossendo in viso. La folla non fu indulgente con lui, fischiandolo con veemenza. Ciò che più resterà impresso nel suo cuore di quel momento sarà lo sguardo di disprezzo della sua vecchia insegnante di musica, la signorina Rottermaier.”

    Raccontare: Sono un coglione. hahahahahaha

  59. 119 Gamberetta

    @Marco Albarello. Molti usano “fantasy” al femminile. Onestamente non so se sia più “giusto” il fantasy o la fantasy. A me sembra che suoni meglio il fantasy, come il fantastico e il poliziesco. Ma anche la fantasy, come la fantascienza va bene.

  60. 118 stellina

    A me le tue osservazioni sembrano molto interessanti. Brava.

  61. 117 Marco Albarello

    Tenterò di mostrare, e non raccontare, ciò che ho provato poc’anzi:

    “Marco entrò nel salone, ove, su una lunghissima tavolata di amaranto vestita, una carica di cento commensali vi desinavano con immensa ingordigia.
    Alle pareti dorate, trenta effigi di dame vi erano incorniciate. Vestite di seta, ammiccavan con malizia, verso colui il quale si dirigeva al banchetto della delizia.
    Il soave profumo di cui la stanza era pervasa presto raggiunse il giovine, che inalato il mortal respiro, fu trascinato con dolce spinta verso l’infanzia e diretto al suo posto nell’ora letizia.

    L’attesa divenne pressante, spasmodica, la piccola seggiola scricchiolante di radica a malapena conteneva l’euforia armonica.
    Ed ecco, d’un tratto, un servitore zoppo, comparire da un pertugio senza particolare intoppo. Egli, camminando come un pinguino e di simil aspetto vestito, reggeva con il braccio sinistro un vassoio coperto da involucro annerito. Si affiancò al ragazzo, che lo osservò stupito, e senza proferir parola, rovesciò nel piatto un intruglio malriuscito.
    Marco all’istante squadrò il cameriere sciatto e notò con disgusto uno scarafaggio uscir da sotto il suo panciotto…”

    Ci tengo subito a dire che il mio scrivere è per diletto e non per profitto. Sono un operatore socio sanitario e svolgo il mio lavoro presso un reparto di psichiatria, pertanto scrivere mi serve come valvola di sfogo per evitare di scoppiare come pentola esposta ad eccessiva pressione.

    Pertanto l’esposizione di cui sopra non pretende d’esser niente più che un esercizio mentale e sono perfettamente cosciente di non essere all’altezza di scrivere narrativa. Ho tentato comunque, seppur goffamente, di esprimere il mio stato d’animo, giunto improvvisamente. Ora racconto e non mostro:

    Il salone con le pareti dorate rappresenta questo blog, la tavola rappresenta il post della recensione del libro di Dimitri. I cento commensali, oltre che essere un buffo omaggio alla carica dei cento e uno, rappresentano coloro i quali anno commentato (esclusi i troll). Marco ovviamente sono io, che si trova invischiato nella faccenda. Inizialmente dunque, avevo molte aspettative sul libro in questione e sono rimasto in silenzio in un angolo a leggermi tutti i commenti, fino a quando, volendo approfondire di mio e leggere il primo capitolo (gratuito) ho ordinato l’antipasto (sono andato su questo sito che permette di leggere il primo capitolo gratuitamente: http://www.alice.salani.it/index.php# ).

    Il problema è che ancora prima di leggerlo ho notato che in basso in quella pagina la casa editrice recita come motto: “Salani, il sigillo sulla fantasy” (ed eccolo, lo scarafaggio uscente dal panciotto del cameriere/editore). Ci sono due possibilità: O chi ha scritto il motto è convinto che fantasy sia uguale a fantasia e dunque ci voglia la preposizione articolata “sulla” oppure è un semplice orrore grammaticale dettato dalla fretta.

    Quale che sia il caso, trovo inaccettabile che sia presente un simile errore nel motto di una casa editrice, piccola o grande che sia. Se già non rileggono (o peggio non conoscono) le loro pagine in “vetrina” come posso aspettarmi che i loro editor correggano il libro che mi appresto a pagare?

    Sarò di gusti tremendamente difficili, ma non mi importa se il cuoco è il migliore al mondo, se poi il servizio lascia decisamente a desiderare. Ho comunque letto il primo capitolo e non mi è piaciuto per niente.

    Dunque ti chiederei, gentil dama dai trenta volti, se potessi evitare di recensire questo obbrobrio sul menù e passare a qualcosa di più gustoso.

    “…fu allora che si alzò inorridito di fronte a quello spettacolo rivoltante. Cominciò a camminare sconfortato e stanco verso l’uscita, dirigendosi alla sua stanza nella quale un soffice letto a baldacchino, di porpora adornato e con ricamate chiavi di violino blu sulle lenzuola, lo attendeva come un fedele compagno di mille avventure.”

  62. 116 UnoCheLeggeIlFantasy

    Non riesco a capire dove fare un commento generale ad una sezione…non ho voglia di mettermi a cercarlo e di perderci altro tempo qui, gamberetta se non ti piace il fantasy perchè lo leggi? leggere fantasy italiano è come andare a correggere tutti gli errori ortografici in un testo scritto in dialetto! Mi chiedo perchè perdi tempo in questo modo…Il fantasy da leggere è un’ altro, i libri non mancano ma pochi meritano, una tua recensione sul “Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien mi farebbe piacere leggerla.
    Per il resto…fg…

  63. 115 Cafeine

    Questo libro non ha bisogno di recensioni, critiche o altro: basta il titolo. Nessun romanzo dignitoso può contenere la parola VAPORITA’.

  64. 114 Feleset

    Io sono pro recensione.
    Capisco la poca voglia, ma devo ammettere che se in questo blog non ci fossero più recensioni negative diventerebbe tutta un’altra cosa, e non penso di essere l’unica a pensarla così. Se un libro è “interessante” (e può esserlo per il nome dell’autore, per l’importanza che ha, per il successo, per come è scritto, ecc.) secondo me va recensito. Poi, come hanno detto altri, concordo sulla correttezza dell’equilibrare la recensione di “Pan”, visto che se un autore scrive un libro bello e uno brutto è giusto parlare di entrambi.
    Io da parte mia non leggo Dimitri perché non scrive i tipi di fantasy che mi interessano (e poi non sopporto il narratore onnisciente), però leggere le recensioni mi è sempre utile per capire gli errori da evitare e le cose da prendere come buon esempio.

  65. 113 Strikeiron

    Secondo me una breve recensione dovresti scriverla, se non altro perché si capirebbero in toto gli errori/orrori da evitare. Tanto le ire di Dimitri le hai già attirate su di te… ;-P

  66. 112 Fabrizio Valenza

    Mi trovo d’accordo con te, Gamberetta. Per una volta. Tra l’altro, ho smesso di leggere il romanzo prima della scena del castoro esplosivo.

  67. 111 Airon

    Qui secondo me si dovrebbe parlare di recensire o no un libro, non di quel che dice Dimitri sul suo blog. Stiamo parlando di libri, logica di trama, tecnica narrativa. Non se l’autore lecca, o altro.
    Parliamo di Alice, solo Alice. Il contorno, la cornice, lo scrittore… ma chi se ne!

    questo.

    Quando hai recensito D’Andrea, hai detto chiaramente che non importa se un autore è arrogante e sbruffone, conta il libro che scrive.

    Analogamente, credo, non conta se uno scende a compromessi con il mondo marcio dell’editoria e mantiene una facciata ipocrita sul suo blog, preferendo la pace e l’adulazione all’onestà della critica.

    Se ritieni che dalla recensione si possano ricavare consigli utili;
    Se ritieni che ti possa uscire una cosa esilarante come quella su Twilight;
    Se ritieni che le buone idee sviluppate male e piene di buchi logici meritino di essere evidenziate;

    allora bon, recensisci, fottitene dell’autore.

  68. 110 mafd3t

    Continuo a stimare Dimitri, ma ritengo Alice un’enorme delusione (come ho specificato anche nel blog di Dimitri stesso, tra l’altro); logicamente dopo Pan, che mi ha incantata, mi aspettavo un lavoro all’altezza, ma questa “Alice”… beh non mi avrebbe convinta nemmeno se l’autore fosse stato l’ultimo degli sconosciuti.

    Anzi, se devo essere sincera, “Alice” mi ha fatto arrabbiare, non perchè per averlo il giorno stesso dell’uscita mi sono fatta 5 km in bicicletta all’ottavo mese di gravidanza (se fosse stato ciò che poteva essere ne sarebbe valsa la pena), ma perchè questo libro è un trionfo di potenziale mandato in vacca. Ci sono delle idee, degli spunti molto affascinanti, che vengono mutilati da una resa asfittica; anche io sono dell’idea (e qui concordo con Mattia) che Dimitri abbia ripreso alla mano vecchio materiale, a cui era certamente molto affezionato, senza riuscire a essere sufficientemente duro col fu sè stesso, da aggiustare impietosamente laddove c’era bisogno.

    Quello che non mi ha proprio convinto non sono le accortezze stilistiche (pur rilevanti, ma non così “terribili” considerando il romanzo nella sua totalità: Anche Pan ne era pieno, ma questo non mi impedisce di considerarlo a di sopra di “American Gods”, non quanto a precisione e pulizia essendo Gaiman un autore certamente più esperto e “scafato”, ma per l’essenza stessa del racconto), sono altri gli aspetti che mi hanno disturbato: personaggi piatti (alice è pure un pò odiosa a dire il vero…), cattivi inesistenti, buchi nella logicità della trama, suggestioni fantastiche abbandonate a sè stesse, sbrigatività e approssimazione nella narrazione e sproloqui para-filosofici decisamente troppo invadenti.

    Gradirei che Gamberetta approntasse una recensione che affrontasse maggiormente questi aspetti, piuttosto che concentrarsi su singoli estratti, che, se anche mettono in luce (diciamo…alla berlina) le immaturità dell’autore Dimitri, non aiutano molto a capire i veri “buchi” del romanzo.

    Magari con un pò meno acredine: una critica pacata non è necessariamente una leccata di culo e una critica sincera non è necessariamente una valanga d’insulti.

  69. 109 Lidia

    Comunque, questo sondaggio è molto, molto più soddisfacente di un semplice clic. Così si possono approfondire i motivi pro o contro un dato argomento. Bene. come sempre, riesci ad attirare l’attenzione dei lettori. Te lo devo proprio dire: tu non sei per niente acida. Sei un bel cucchiaione di miele, che attira chiunque sia a portata di naso! :D
    Anche se il risultato fosse una recensione lampo, in versione tascabile, anch’io punto molto sugli appunti relativi ad altri romanzi di ispirazione carrolliana! Era proprio una cosa su cui stavo cercando di documentarmi, perché mi interessa molto.

  70. 108 Lidia

    @Gamberetta.
    Qui secondo me si dovrebbe parlare di recensire o no un libro, non di quel che dice Dimitri sul suo blog. Stiamo parlando di libri, logica di trama, tecnica narrativa. Non se l’autore lecca, o altro.
    Parliamo di Alice, solo Alice. Il contorno, la cornice, lo scrittore… ma chi se ne!
    Il libro è bello? Complimentati. Fa schifo? Azzannalo. Comunque, in effetti concordo quasi con Angra. Se ti turba e attorciglia la circolazione del sangue fare una recensione, ma hai tanti appunti e tempo impiegato che nessuno potrà cancellare, forse inserirlo in un altro contesto, il Marciume, per te, magari sarebbe meglio, e fin da subito chiarirebbe la tua posizione sull’argomento e che non si tratta di un articolo che metti al pari della recensione di Pan.
    Poi, naturalmente, la scelta è tua. Nessuno ti obbliga.
    Solo che… a me interesserebbe sapere del libro, nel bene o nel male, e mi dispiacerebbe non leggere una recensione, perché ci si è soffermati su quel che dice l’autore “al di fuori” del testo, che qui è l’unica cosa che mi interessa conoscere.

  71. 107 Angra

    @Gamberetta:

    Forse non vale la pena come recensione, ma come marciume… ^_^

  72. 106 Gamberetta

    @Sarastro.

    Inoltre direi che Dimitri una recensione completa se la merita, anche per il modo in cui, nel corso di un dibattito lucchese [...] ha difeso il ruolo della critica «ferocissima e crudelissima, verso se stessi e verso i propri colleghi e ancora di più verso gli esordienti»

    Tu sfoglia il blog di Dimitri: non ci troverai mezza critica a un collega. Ci troverai le solite leccate agli amyketti – anche se bisogna dare atto a Dimitri di sapersi contenere – e basta. Le critiche “ferocissime e crudelissime” le riserva a gente che niente a che vedere con la narrativa italiana. Anzi, l’unico a beccarsi dell’imbecille e del coglione è un anonimo lettore estero che in altra sede ha osato dire che per lui Moby Dick è una boiata.

    È il solito giochino, già visto mille volte: l’autore X dice che il fantasy italiano è di basso livello, che ci vuole più serietà, ecc. ecc. ovviamente senza farne nomi, tranne per il suo amyketto Y che invece lui sì è di qualità. L’amyketto Y ripete le stesse fregnacce solo che per lui l’eccezione è l’amyketto Z. Z concorda, ma quello bravo è X. Risultato: la media fa schifo, ma guarda caso sono tutti dei gegni (sì, compresa Licia).

    In altri termini, è l’ennesima presa per i fondelli. Vale la pena dedicare (altro) tempo a un libro schifoso che in più è scritto da un tizio che si bea di prenderti per il culo? E me lo sto appunto chiedendo con questo articolo e relativi commenti.

  73. 105 Sarastro

    Uhm…per rispondere ad astrosio alla fine non ho risposto al sondaggio, penso di rientrare nei «commenti che non erano netti in nessuna direzione»!

    Beh, a me una bella recensione analitica non dispiacerebbe affatto. Tanto più se si concentrasse, come successo in altre recensioni, su aspetti più generali quale quello degli altri romanzi simili ispirati all’Alice di Carroll.

    Una buona motivazione in questa direzione trovo sia quella di Lidia (commento #103): «se hai letto il libro, se hai messo insieme così tanti appunti, speso tempo e, soprattutto, se su questo sito è presente la recensione di un altro romanzo dello stesso autore, molto positiva, la presenza di una recensione altrettanto esaustiva, anche se in questo caso negativa, darebbe alla cosa un senso di “completezza”».

    Inoltre direi che Dimitri una recensione completa se la merita, anche per il modo in cui, nel corso di un dibattito lucchese (qui la registrazione completa: http://fantasyonair.improntadigitale.org/2010/11/il-fantasy-italiano-clonazione-o-evoluzione-311010/ ), ha difeso il ruolo della critica «ferocissima e crudelissima, verso se stessi e verso i propri colleghi e ancora di più verso gli esordienti» sia per l’elevazione dell’attuale (basso) livello del fantasy italiano sia come «sistema di sicurezza che i lettori hanno il diritto di esercitare per tutelarsi tra di loro dai prodotti scadenti».

  74. 104 bobnuke

    Ho saltato l’80% dei commenti, anche se di quei pochi che ho letto (eccetto i troll) alcuni sono davvero interessanti.

    Io la recensione vorrei leggerla, giusto per capire quale sia il fondo al quale si può arrivare in taluni casi.

  75. 103 Gamberetta

    @Dirigibilist. Hai ragione, mi sono confusa a leggere la didascalia, l’immagine che avevo messo era del Lebaudy Le Jaune. Grazie di aver segnalato l’errore, ho corretto.

  76. 102 Dirigibilist

    Solo un piccola correzione. Il bello di questi blog è l’assoluta precisione ;)
    Il dirigibile dell’immagine è un Lebaudy, probailmente il La République o il La Patrie.
    Il Giffard è ben diverso, e si passano più di 50 anni ;)
    http://en.wikipedia.org/wiki/Lebaudy_République
    http://en.wikipedia.org/wiki/Giffard_dirigible

    Cordialmente un nerd specializzato in dirigibili.

  77. 101 Lidia

    Per me, se hai letto il libro, se hai messo insieme così tanti appunti, speso tempo e, soprattutto, se su questo sito è presente la recensione di un altro romanzo dello stesso autore, molto positiva, la presenza di una recensione altrettanto esaustiva, anche se in questo caso negativa, darebbe alla cosa un senso di “completezza” (almeno questa è la mia percezione della cosa, è ovvio).
    A me piace Stephen King. Alcuni suoi libri li adoro, letteralmente. Altri mi hanno fatto schifo. Continuo ad amarlo. Ma ho letto con lo stesso interesse recensioni ottime su di lui, e recensioni pessime. Analisi che ne facevano risaltare i pregi (e ne illustravano i difetti), e anche analisi che invece lo massacravano, altrettanto minuziosamente, (salvando i pochi pregi riconosciuti).
    Per me è una questione di equilibrio.
    A molti lettori potrebbe interessare, venendo poi qui a confrontare entrambe le recensioni, in quali elementi Dimitri è cambiato fra i suoi due romanzi, l’evoluzione o involuzione che c’è stata.
    Avrebbero più elementi per farsi la propria idea. Se dar più fede al Dimitri-Pan, o al Dimitri-Alice. Ecco. Questa è la mia opinione.
    Sono per l’equilibrio e l’essere esaustivi.

    Ciao!

  78. 100 Una merla fantasy (e un discorso serio) « Gumwriters

    [...] ritrovate qui a parlare di “Alice nel paese della vaporità” di Francesco Dimitri. Noterete che è [...]

  79. 99 andrea - lepracauno

    Concordo con Andrea(commento 47)
    ormai hai 11000 parole, fai un piccolo sforzo e pubblica la recensione anche perchè son mesi che penso di leggerlo/comprarlo e sono fortemente indeciso.
    Sei l’ago della mia bilancia!

  80. 98 Tapiroulant

    (per esempio la parte dove parlavo di altri romanzi simili ispirati all’Alice di Carroll)

    Ecco, sì, questo sarebbe interessante.

  81. 97 Gamberetta

    Dopo un centinaio di commenti siamo:
    – Vogliamo il sangue di Dimitri: 30,5%
    – Velo pietRoso: 47,5%
    – Indeciso o troll: 22%
    Con un po’ di approssimazione perché certi commenti non erano netti in nessuna direzione e può anche darsi che abbia sbagliato a contare. ^_^

    Se rimane così e nessuno fornisce argomentazioni particolari in una direzione o dell’altra, penso che scriverò una brevissima recensione, tanto perché nessuno si sbagli a comprare il romanzo, e terrò degli appunti solo quelli non direttamente legati al libro (per esempio la parte dove parlavo di altri romanzi simili ispirati all’Alice di Carroll).

  82. 96 Doc.Herbert West M.D.

    (pag. 68) «Una botola» osservò Alice, stupita.
    «Molto di più» disse Marty. Diede fuoco all’estremità di una torcia di legno e la puntò verso il basso. Lo stupore di Alice s’impennò.
    Sotto la botola c’era un muro di metallo, con una scaletta che andava giù.

    Mi sa tanto che anche io stia covando l’influenza,perché non c’ho proprio capito nulla che sia nulla…!
    °_°’

  83. 95 Charmen

    Io vorrei. Mi associo a quanto ha detto Andrew, commento quarantasette.

  84. 94 Unoqualunque

    Forse eccessivo zelo, che comunque apprezzo, riguardo la scena dello stupro. Quanto al resto, ritengo i giudizi di Gamberetta fin troppo clementi (= poteva secondo me criticare anche molto altro, ma forse si è limitata al “peggio”)

  85. 93 Malkcontent

    Scriva quello che gradisce scrivere.
    Di mio poco apprezzo il genere steam-qualcosa. Detesto con tutto il cuore la meccanica a vapore e credo che faccia letteralmente a calci e pugni con il mio immaginario Fantasy. Se non piace a lei quello che ha illustrato, nè piace a me il genere a cui appartiene, non vedo necessità di implorarla di scrivere qualcosa di sgradevole.

    Apprezzo il lavoro dell’Osservatorio. Segnalo, all’interno della saga di L.K. Hamilton (che può piacere o meno, su questo non sindaco.. se si potasse il 90% delle inutili scene di sesso sadomaso, sarebbe anche una bella storia), assieme ai fustacchioni fatati di Merry Gentry, le piccole Demy-fey, fatine nel senso vero e proprio del termine, considerate il cuore di Faerie.

  86. 92 le marquis de carabas

    @gamberetta

    Se riscrivessi la scena avrebbe altro punto di vista, altri dettagli, altra terminologia; non avrebbe più nulla a che vedere con l’originale e sarebbe inutile un paragone.

    Trovo la tua ragione convincente. Vertenza chiusa (se c’è n’è mai stata una). … ad ogni modo, giusto per lanciare un sasso nello stagno, sarebbe bello trovare nelle prossime recensioni anche qualche esperimento di line editing per pochi, brevi estratti selezionati, potrebbe essere un elemento innovativo, quantomeno un modo insolito (e credo più divertente per te) per distinguere efficacemente gli errori a livello di semiotica, dalle incongruenze nel plot e nella caratterizzazione di scenario e personaggi.

    per quanto riguarda s.m.q., recettear e finch … sono state tutte esperienze di lettura davvero godibili. attendo pazientemente i prossimi capitoli di s.m.q.

  87. 91 Angra

    Non parlerò neppure del Premio Urania, non comprerò proprio il volume.

    Io l’ho preso stamattina. A prima vista non sembra un obbrobrio, ma certo non si vede traccia delle superiori qualità stilistiche di cui parla la giuria. Da pagina 1:

    Mishima era assurdamente fuori posto con i suoi pantaloni color cioccolata, la camicia di cotone bianca e il giubbotto imbottito dei Tokyo Astros di baseball.

    Il dubbio che i giudizi fossero stati formulati a caso, tanto per, mi era già venuto riguardo alla visionarietà di Marstenheim, perché a me che l’ho scritto non sembra poi granché visionario. Non so a che standard siano abituati loro, ma essendo gente che si occupa di fantascienza da decenni dovrebbero avere delle soglie altissime…

  88. 90 Vasilevich

    Velo pietRoso su Alice! Non ho nessuna ragione abbastanza valida per chiederti una recensione che non vuoi fare e che non godrebbe nemmeno del sollievo dell’ironia!

  89. 89 Gamberetta

    @le marquis de carabas.

    [...] se proprio devi fare qualcosa, perchè non ci “mostri” una certa scena del libro riscrivendola da zero, scrivendo esattamente quello che avresti voluto leggere?

    Perché non ha senso: al massimo io posso fare del line editing – tipo trasformare il dimitriano “Sotto la botola c’era un muro di metallo, con una scaletta che andava giù.” in, non so, “Sotto la botola si apriva un pozzo con le pareti di metallo, dalle quali spuntavano i pioli di una scaletta” – ma non di più.
    Se riscrivessi la scena avrebbe altro punto di vista, altri dettagli, altra terminologia; non avrebbe più nulla a che vedere con l’originale e sarebbe inutile un paragone. Se vuoi leggere la mia di narrativa vai al blog di Silvia e leggi i capitoli di S.M.Q.

    Diamine, mi piacerebbe essere informato su qualche perla, oltre che dell’esistenza dello schifo.

    Consulta l’indice delle recensioni (vedi sidebar a destra) e leggi le recensioni positive. Di “perle” ne ho segnalate moltissime – e le ultime due recensioni erano due perle: Recettear e Finch.

  90. 88 le marquis de carabas

    @il guardiano,

    si sono in buona fede: voglio solo dire che se gamberetta trova avvilente e duro il compito di fare una recensione su un libro (effettivamente) merdoso, non deve costringersi a farlo, solo perchè glielo chiediamo noi! È come se volessimo essere informati sulle proprietà del fango di scarico di un’industria chimica, e lei, per spiegarci quanto fa male mangiarlo, dovesse mettersi ad assaggiarlo di pozza in pozza per descriverci meglio le qualità organolettiche, o le varie implicazioni per il metabolismo. Alla lunga ci si ammala, no?

    dico solo che questo blog deve essere per gamberetta un piacere, non un peso! e un modo per rendersi il compito piacevole, è sceglierne i soggetti e gli argomenti. per cui dico che, se proprio si sente in dovere di fare un nuovo post (giusto per farci felici), può sempre fare un’improvvisazione! Diamine, mi piacerebbe essere informato su qualche perla, oltre che dell’esistenza dello schifo. Desidero solo che lei trovi un modo per divertirsi, e che scriva cose che siano divertenti da scrivere, altrimenti alla lunga perderà motivazione: e ho interesse che il blog continui a vivere!!!!

  91. 87 Il Guardiano

    Noto che si cerca in tutti i modi di metterti alla prova, Gamberetta.
    Onestamente io non ho letto le Avventura della piccola(?) Laura perché non mi ispira; e anche se fosse una emerita cagata, non toglierebbe validità ai tuoi giudizi critici sui libri altrui. A volte sembra che si possa giudicare le cose (pubbliche) degli altri solo se riesce a fare di meglio.
    Un politico fa schifo? e che diritto hai per criticarlo, se tu non proponi di meglio? ZITTO!
    Un giocatore fa schifo? E che diritto hai per criticarlo, se tu non sai fare di meglio? ZITTO!
    Un romanzo fa schifo? E che diritto hai per criticarlo, se tu non sai fare di meglio? ZITTO!

    io penso che le marquis de carabas sia in buona fede quando propone una cosa del genere, ma io sono stufo di questo ragionamento.
    uffa. :)

  92. 86 le marquis de carabas

    la vita è una sola. non forziamoci a spenderla controvoglia in cose che non ci possono piacere.

    francamente mi pare di capire che più di una recensione tu abbia bisogno di uno sfogo… se proprio devi fare qualcosa, perchè non ci “mostri” una certa scena del libro riscrivendola da zero, scrivendo esattamente quello che avresti voluto leggere? prendilo come un esperimento, una esemplificazione di quello che ti sarebbe piaciuto trovare, aprendo quel volume, senza aggiungere altri commenti: “mostra” l’abisso, con un improvvisazione creativa, non raccontarcelo con una recensione: forse ci troveresti anche gusto! credo che 2000 battute spese in questo modo risulterebbero più efficaci e gratificanti di 20000 spese per un’avvilente recensione!

  93. 85 Mattia

    @Tapiroulant

    Sni. Anche perchè lo scopo di Alice presto non è più quello di effettuare una ricerca sul campo. E certo non si comporta da antropologa, ma da una che vuole salvarsi la pelle – anche da mezza deficiente, siamo sinceri. D’altra parte, se lo fosse stata, il romanzo sarebbe diventato un’analisi etnografica del popolo della vaporità – e chinnesefrega.
    A me l’idea della studentessa di antropologia l’ha data, francamente. Se Alice non si è dimostrata all’altezza di una Mary Douglas, tant pis.

  94. 84 Tapiroulant

    @Mattia:

    Per carità, ha i suoi lati positivi: la ragazza è un’antropologa, ad esempio, e io adoro le antropologhe.

    Guarda, siamo onesti: Alice è un’antropologa e una grande studiosa quanto Edward è tormentato e infelice.
    Leggendo il romanzo, ho avuto proprio questa impressione: che Dimitri continuasse a scrivere che Alice era un’antropologa quasi a giustificarsi, perché, obiettivamente, Alice non si comporta MAI da antropologa, mai si ha l’impressione che abbia una preparazione accademica. Alice dà l’impressione della ragazza di strada, punto. Solo che Dimitri durante la lettura continua a sussurrarci nelle orecchie il mantra: “Antropologa… antropologa…”.
    E in effetti è una caratteristica che può estendersi alla maggior parte degli elementi del romanzo. Le descrizioni sono spesso scarne e vuote, ma ad esse si sovrappone continuamente l’autore che ci informa: guarda che questo qui è così e così, mentre quell’altro invece è cosà e cosà. Anche se poi quei personaggi non si comportano coerentemente con le affermazioni dell’autore.

  95. 83 AliceCreed

    Muah, il libro l’ho comprato e letto, e ne sono rimasta delusa. La recensione puoi anche non farla, ti capisco xD

  96. 82 Angra

    @Gamberetta:

    Ho cambiato idea: leggerei volentieri la recensione di Alice ^___^

  97. 81 Mauro

    Da un lato sarei curioso di vedere più approfonditamente cosa ti ha tanto infastidito, dall’altro se ti rovina il fegato meglio soprassedere e dedicare quel tempo a qualcosa di più interessante; quindi direi niente recensione.

  98. 80 Klaus

    Io voto per passare oltre: non ha senso che tu, Gamberetta, perda tempo per scrivere una recensione più approfondita di questa, che già dice tutto.

  99. 79 Sarastro

    Provo a rispondere ad astrosio (che spero non maledica anche me, perché con tutti i regali che ho da fare in questo periodo non vorrei spendere altri soldi per farmi togliere il malocchio!) ma lo faccio più in generale a beneficio di chi altro fosse interessato: visto che qui si contesta l’estrapolazione di singole scene dal loro contesto come parametro del giudizio, dico invece che anche tralasciando un’analisi di questo tipo – che io trovo comunque efficace per una recensione – il mio giudizio di semplice lettore (e non critico), cieco a tutte le incoerenze nelle rappresentazioni e agli errori di scrittura, è fortemente negativo.

    Premessa: come molti, ho acquistato questo libro appena uscito, perché “folgorato” da Pan. Ed ho acquistato Pan sulla scia della recensione letta qui. Quindi posso ritenere Gamberetta indirettamente corresponsabile dell’acquisto!

    Purtroppo questo Alice si è rivelato una grandissima delusione: in sostanza su tutto quello che ho apprezzato – tanto – in Pan qui il giudizio è stato capovolto.

    Prima un paio di note positive: l’ambientazione; per quanto lo spunto di base di trarre da un classico della letteratura come l’Alice di Lewis Carroll una storia “postmoderna”, un fantasy steampunk, non sia eccessivamente originale, l’idea che ne viene tratta funziona: la risposta alla domanda «come sarebbe il Paese delle Meraviglie se potesse essere descritto sulla base di presupposti pseudo-scientifici dotati di verosimiglianza?» ha una risposta soddisfacente. Ancora, altro punto a favore è nel colpo di scena che ad un certo punto scompagina le carte in tavola; in effetti è stato abbastanza inaspettato e sconvolgente, anche se ha come difetto la conseguenza di spostare l’attenzione su un personaggio poco sviluppato, che non riesce per questo a coinvolgere nel modo in cui il suo ruolo esigerebbe.

    Fin qui i punti a favore; la principale nota dolente è rappresentata per me da quello che in Pan era il principale punto di forza: i personaggi. Specularmente, in Pan era l’ambientazione a difettare di originalità: una semplice variazione sulla tematica gaimaniana della metropoli contemporanea “animata” dalla magia, dagli spiriti dal sogno, alla quale corrisponde la “Terra del Sogno” che è la versione “reale”, in un’altra dimensione (o “aspetto”) di una storia immaginaria. Un’ambientazione che credo abbia contribuito all’attribuzione di quella semplificatoria etichetta di “Gaiman italiano”, etichetta credo peraltro più che lusinghiera per uno scrittore relativamente giovane. Insomma, l’ambientazione e l’idea di base di Pan non l’ho trovata affatto originale, nemmeno un po’, a differenza di quanto ha sostenuto Gamberetta nella sua recensione. Il debito verso Gaiman è decisamente superiore – a mio avviso – di quello da lei stimato…ma questo dell’originalità è un dettaglio trascurabile. Perché per me la forza di Pan è nei suoi personaggi. I fratelli Cavaterra sono ragazzi come tanti, di età diverse e personalità diversissime, ma del tutto ordinari…eppure, quanto sono coinvolgenti! Come sono riusciti a suscitarmi empatia con le loro storie e a far immedesimare e farmi “vivere” il romanzo! E lo stesso vale per i comprimari: a parte il meraviglioso Temidoro, anche gli altri personaggi sono delineati perfettamente, anche quelli che appaiono o agiscono per poche pagine: da Pan a Tinker Bell, passando per Giada e anche per Stefano Cavaterra, senza dimenticare quell’ottimo cattivo che è Grayface. Seguire le loro vicende è stato un viaggio bellissimo, roba da non riuscire a smettere di leggere e da aver voglia di ricominciare da dove avevo lasciato come non mi succedeva da tanto.

    Tutto l’opposto della lettura stanca e trascinata a forza che mi ha condotto a concludere Alice nel Paese della Vaporità. Qui l’ambientazione è abbastanza originale e ben congegnata, ma i personaggi sono di una piattezza che non esito a definire stomachevole. A partire dalla protagonista, via fino all’ultimo degli “stemlanders”. La Alice che dà il titolo al romanzo è la più stereotipata delle eroine dei manga più banali. Un’antropologa accademica ma anche guerriera micidiale, ribelle e insofferente alle convenzioni ma dotata di saldi principi morali, avventurosa ma dotata di alto senso di responsabilità…insomma, una superdonna dalla testa ai piedi. Come da “manuale dell’eroina strafiga”, ha avuto un’infanzia difficile, segnata dalla violenza, che l’ha temprata, finché il nonno saggio di turno non l’ha salvata aprendole le porte della carriera universitaria, nella quale ovviamente eccelle al punto tale da esserne annoiata e non trovare più stimoli. Naturalmente non è proprio tutta-tutta d’un pezzo, perché altrimenti sarebbe un po’ originale: in fondo di eroi del genere non se ne vedono più. No, per essere banale al 100% ogni tanto Alice si fa prendere da qualche dubbio o non si sente all’altezza della situazione, ma alla fine finisce sempre per fare la scelta giusta. Gli altri personaggi non sono da meno. C’è il monaco jedi con le sue perle di saggezza zen mescolate all’abilità combattiva e ai poteri parapsichici (senza dimenticare l’imprescindibile spada magica); il bambino autistico che in realtà è il mutante più potente che per proteggere i suoi amici fa esplodere tutto; il condottiero barbaro, passionale e coraggioso. Un party con il guerriero irruento, il mago misterioso e l’elfo saggio e gentile sarebbe stato meno banale, probabilmente. Anche il deus ex machina che appare alla fine sembra preso da un capitolo qualsiasi di Final Fantasy.

    Anche lo spiegone sul funzionamento dell’universo, poi, che a qualcuno è apparso contorto, è qualcosa di abbondantemente già visto. Questo non è un problema in sé, per me, come ho detto: lo diventa però quando dovrebbe essere la luce alla fine del tunnel delle banalità che è la trama del romanzo; l’arrivo al villaggio indigeno con annesso accoglimento caloroso e iniziazione, la fuga, l’addestramento zen, la guerra e lo scontro nel cuore dell’impero del male, il viaggio della scoperta salvifica e le rivelazioni…come ho detto all’inizio il colpo di scena che scombina le carte è efficace, nel senso che ti sveglia dal sonno nel quale stai sprofondando mentre leggi, ma da solo non basta, anche perché avrebbe richiesto un maggior approfondimento con il personaggio che coinvolge, l’unico con il quale sarebbe stato possibile per il lettore immedesimarsi in qualche modo, se avesse avuto spazio a sufficienza.

    Inutile cercare una spiegazione nel «siccome ti è piaciuto così tanto Pan, ti aspettavi una cosa simile e quindi qualsiasi storia diversa non ti sarebbe piaciuta». Non è andata così: sapevo benissimo dalla trama che non si trattava di niente di neanche vagamente simile a Pan, ma non era su quello che puntavo: come ho detto, se una storia appare già vista ma è ben raccontata, ben venga! E Pan era raccontato benissimo. Qui invece abbiamo un racconto scialbo, con un guizzo finale che però è sviluppato male, nonostante l’ambientazione originale (ottima per un gioco di ruolo, per il quale infatti è stata usata). Un velo davvero pietoso infine, sulle varie scene truculente e/o di sesso che sembrano messe lì apposta per far dire «eh, si vede che questo non è un libro per “young adults”».

    In conclusione il mio giudizio si può riassumere in un «che peccato!»; tanto ispirato e inaspettato (nonostante la recensione letta qui) è stato per me il romanzo del “boom” quanto povero ed estremamente deludente è stato quello che avrebbe dovuto essere quello della consacrazione. Questo libro l’ho acquistato immediatamente, il giorno stesso dell’uscita. Con il prossimo non sarà lo stesso: se mai dovesse avere una chance, dovrà sudarsela.

  100. 78 Davide

    Nah, lascia perdere. Giusto l’altroieri con un amico ero alla FNAC e lui mi fa “Chissà com’è il nuovo di Dimitri”. Al che gli ho risposto “Non so, ma Gamberetta ha detto che lo voleva recensire, vediamo prima che dice lei”.

    Beh, devo dire che i frammenti di testo riportati mi hanno fatto passare qualsiasi intenzione di leggermi il romanzo in questione.

    Quindi davvero, Chiara, se vuoi recensire qualcosa – dopo che sarai guarita, ovvio – recensisci qualcosa di valido; a me personalmente farebbe molto più piacere.

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