Recensioni :: Romanzo :: Il Silenzio di Lenth

Copertina de Il Silenzio di Lenth Titolo originale: Il Silenzio di Lenth
Autore: Luca Centi

Anno: 2009
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Piemme

Genere: Fantasy
Pagine: 430

Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è piaciuto. Un romanzo che, sbagliando, ritenevo adatto solo a un pubblico di adolescenti. Invece sono stata smentita. Meglio essere sorpresi in meglio, come in questo caso, che in peggio, come nel caso della Strazzulla – per la quale, forse, avevo troppe aspettative.
Iniziamo con il dire che lo stile di Luca Centi è fresco, scattante, scorre che è una meraviglia, come le opere di troisiana memoria…

… ehm, no. Lo stile di Luca Centi è farraginoso, impreciso, vago e porta alla noia in poche pagine.
Dato che era l’ultima recensione di un romanzo fantasy italiano (vedi qui), volevo sperimentare quale sensazione si provasse a leccare senza dignità. Non avendo esperienza, ho copiato. Ma niente, non provo niente. Non mi sono eccitata neanche un po’. Devo essere strana.

Non ho concluso la lettura de Il Silenzio di Lenth. Con enorme fatica, mi sono trascinata fino a pagina 150 o giù di lì. Poi ho lasciato perdere: non mi paga nessuno ed era una tortura. È in assoluto il romanzo peggio scritto che abbia mai letto. È una dura lotta con l’ultimo Premio Urania, l’atroce E-Doll, ma alla fine Luca Centi la spunta. Infatti, se non avessi dovuto scrivere la recensione, avrei abbandonato la lettura intorno a pagina 20 o anche prima.

Lo stile di Luca Centi è un gradino sotto quello del Ghirardi. Molto sotto la Strazzu e al confronto Licia Troisi pare un genio. Poi capisco che Lenth possa piacere di più di un Bryan di Boscoquieto. Ma solo perché il Boscoquieto è pieno di scene di pessimo gusto. Se togliamo il gusto, e rimaniamo nell’ambito tecnico, il Ghirardi se la cava meglio. E il Ghirardi scrive MALE.
Non c’è niente in Lenth, almeno nelle prime 150 pagine, che possa compensare lo stile pessimo. Elementi fantastici: nessuno degno di nota. Ambientazione: non pervenuta – letteralmente, non ci sono descrizioni, tanto che in certi punti non si capisce neppure se l’azione si svolge al chiuso o all’aperto. Personaggi: indefiniti. Trama: banale.
Pur con tutta la buona volontà, non ho trovato niente di buono. Non c’è una sola scena che sia una, che non andrebbe riscritta da zero. Siamo al di là del brutto. Per me questa non è narrativa. Non è neppure narrativa in lingua italiana: il romanzo sembra scritto in italiano, in verità è un’altra lingua, nella quale le parole hanno un significato diverso da quello consueto.
È per questo che Il Silenzio di Lenth mi ha convinta a non occuparmi più del fantastico scritto in Italia: non ho gli strumenti per analizzare un romanzo del genere. Sono sicura che Luca Centi e la sua editor, tale Francesca Lang, siano persone piene di talento e di capacità, ma qualunque sia l’ambito nel quale esercitano le loro qualità, posso affermare con certezza che non è quello della narrativa di genere fantastico scritta in lingua italiana.
Il Silenzio di Lenth mi ha comunicato la stessa sensazione di straniamento che mi capita quando in casa d’altri vedo un televisore acceso: non è tanto che i programmi siano “brutti” è che proprio non ne colgo il senso. Mi paiono alieni e incomprensibili. Qui lo stesso: dove sono gli elementi che sono abituata a trovare in un romanzo? Dove sono storia, personaggi, azione, avventura, fantastico, sense of wonder? Non c’è nulla di tutto ciò.

Un dettaglio della mappa di Lenth
Un dettaglio della triste mappa di Lenth

Non darò un voto. Sarebbero almeno 150 gamberi marci (appena uno per ogni pagina che ho letto – voglio essere generosa), ma confesso la mia incapacità di capire appieno questa nuova forma di intrattenimento vagamente simile alla narrativa. Dunque lascio perdere i gamberi.
E poi può anche darsi che da pagina 151 il romanzo diventi un capolavoro. Anzi, è molto probabile. Parliamo di un romanzo pubblicato da una Grande Casa Editrice, potrebbe essere meno che splendido? Impossibile!

D’altra parte, una recensione, per essere utile, deve rispondere alla domanda: vale la pena spendere soldi e tempo per leggere il romanzo in questione?
La risposta è no. Non vale la pena leggere Il Silenzio di Lenth, né tantomeno buttare via venti euro per acquistarlo.

* * *

È ora il momento di prendere il sacco nero che è Lenth, aprirlo e rovesciarne il contenuto sul pavimento. Sarà divertente perché dopo Natale la gente butta via una marea di spazzatura interessante!
Ma prima, una citazione dai ringraziamenti in coda al volume:

Grazie a Francesca Lang, il mio primo critico e lettore, l’editor migliore che mi potesse capitare. Senza di lei questa avventura non sarebbe mai iniziata.

Perciò se ho buttato via venti euro è per merito di Francesca Lang. Grazie, Francesca!
La parata di errori che seguirà può essere sfuggita all’autore. Capita se sei un autore alle prime armi e non sei proprio un’aquila. Ma non può essere sfuggita all’editor. Se è competente è impossibile. Alcune pagine di Lenth, verso l’inizio, le ho lette mezza ubriaca: ugualmente ho colto senza problemi ogni imperfezione. Dopo un po’ diviene una seconda natura; non è concepibile che una persona che fa l’editor di mestiere non si accorga di certi orrori. A meno che la signora Lang, invece di lavorare, non preferisca osservare rapita le ombre dei criceti sul soffitto dell’ufficio.

Un criceto
Un criceto. Non ho voglia di inserire immagini di dolci coniglietti in un articolo che parla di un romanzo tanto brutto

Italiano

Dicevo che Il Silenzio di Lenth sembra scritto in Italiano ma forse non è vero. Il dubbio mi viene da diversi passaggi privi di logica, a meno che le parole non abbiano cambiato significato nottetempo. Parlo di passaggi così:

(pag. 130) Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose. Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?

Forse non approviamo l’impazienza perché queste sono terre pericolose? Se approvassimo l’impazienza, il “ma” andrebbe bene. Ma non approviamo.

(pag. 93) [il bastone] Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente nonostante l’assenza di luce dell’abisso in cui erano scesi.

Perché una gemma emana un bagliore potente nonostante l’assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.

(pag. 104) Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l’accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.

Premetto che dopo questa frase la scena cambia. Dunque, qual è il legame logico che lega l’interrompersi del silenzio con l’accendersi dei fuochi? O si interrompe il silenzio perché il sole svanisce? “Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe solo quando qualcuno urlò”, una frase del genere ha senso. La frase di Centi no.

(pag. 91) [il nilha] Aveva le stesse proprietà del jual, un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea, ma era anche molto resistente.

E ancora manca un legame logico: perché è necessario il ma? Perché un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea non dovrebbe essere resistente?
D’altra parte l’autore si pone un sacco di problemi, per esempio è costretto a specificare che:

(pag. 23) Intorno a lei, il fetore della morte, cadaveri mutilati senza un barlume di vita.

Notoriamente i cadaveri sprizzano vita da tutti i pori.

(pag. 7) [Lair] Fissava con lo sguardo l’incisione raffigurante quattro croci con una stella sovrapposta.

Mi raccomando, specifichiamo che fissava l’incisione con lo sguardo, perché altrimenti una potrebbe pensare che la fissava con il martello. Ma forse l’autore e la cara editor non sanno cosa vuol dire fissare nel suo significato di guardare. Il sospetto mi viene perché:

(pag. 15) Seduta su una panchina del parco, Lineade fissava con distacco l’albero che aveva accanto [...]

Mi sembra un tantino difficile “fissare con distacco”. Se guardi con distacco non stai “fissando”. D’altronde:

(pag. 72) In quell’istante il brano si interruppe, strappandomi violentemente il piacere che provavo.

Naturalmente, strappare significa staccare, portar via con forza, con violenza. Dunque il violentemente è il solito avverbio pleonastico. La solita solfa dell’acqua bagnata e del prato erboso. Una roba che non deve comparire in un libro pubblicato. Non giova che la frase sia ridicola: “OMG! Il brano è venuto da me e mi ha strappato il vestito il piacere! Adesso lo denuncio!”
L’autore ha strane idee riguardo i sentimenti:

(pag. 106) Hertha abbandonò l’entusiasmo, lasciandosi cadere sul letto.

Hertha capisce che è meglio che abbandoni lui l’entusiasmo, di propria spontanea volontà, prima che un brano glielo strappi. Che modo di scrivere schifoso.

(pag. 119) La Sacra Pietra [...] Prende il nome dagli alchimisti che ne ottennero il possesso finale, ma la loro avarizia venne punita con la morte e lo sterminio [...]

Perché la morte non era sufficiente. Forse se muori diventi solo cadavere. Perché tu sia un cadavere senza un barlume di vita, devono sterminarti

E così via. È un campionario di frasi traballanti e parole usate a sproposito; quelli qui sopra sono solo alcuni esempi.

Descrizioni

Non che scrivere in una lingua solo simile all’italiano sia il peggior difetto dell’autore. Direi che il meglio l’autore lo dà con le descrizioni. Non ne mette. E quando lo fa sono un misto di cliché e vaghezza. Roba che non mi era mai capitata. Roba al di sotto dei raccontini che le ragazzine cerebrolese mettono nei forum dedicati ai Tokio Hotel. Roba di questo genere:

(pag. 114) Keira continuava a guardare gli abitanti del posto con aria curiosa, manifestando a voce alta il suo stupore ogni qualvolta notava oggetti fuori dal comune.

Non un particolare concreto che sia uno. Cosa diavolo vede Keira? Cosa dice? Che fanno, chi sono ‘sti abitanti? Niente. Nebbia. Parole a caso. E intanto Francesca Lang fissa i criceti che si inseguono da un angolo all’altro del soffitto…

Un secondo criceto
Un secondo criceto. Sì, lo so, potevo affidarmi ai furetti. Ma poverini, hanno già sofferto abbastanza

Non è difficile scrivere, non oso dire bene, ma in maniera decente. Non davanti a una situazione così facile:

Keira tirò per la manica Hertha. – Ehi! Hai visto quel tipo?
– Quale?
– Quello laggiù con quel cappello strano. – Keira indicò un signore che portava un cappello a cilindro. Un coniglio rosa con le ali era appollaiato sul copricapo. Tentacoli nascevano dalla pancia del coniglio e si avvinghiavano alla stoffa del cappello.
– Desidera, signorina? – disse il coniglio.

Non c’è niente di più semplice in un fantasy di un personaggio che osserva oggetti fuori dal comune. Niente di più semplice se si possiede un minimo di fantasia e una minima infarinatura di tecnica narrativa. Un editor che ha altri interessi oltre i criceti aiuta.

Un terzo criceto
Un terzo criceto

Quando l’autore tenta di descrivere, scade nei cliché più biechi:

(pag. 64) Fu allora che lo vidi: i lineamenti delicati del volto, i lunghi capelli biondi raccolti da un fiocco di seta azzurro, gli occhi smeraldo che sembravano voler indagare nei più profondi abissi del mio animo.

(pag. 107) Il fumo sospeso in aria si modellò lentamente, assumendo i tratti di un volto animale. Se ne distinguevano unicamente i grandi e profondi occhi neri, occhi indagatori di rara sapienza, capaci di fare breccia anche nella mente del più abile incantatore.

Gli occhi che sembrano indagare i profondi abissi, indagatori di rara sapienza… per carità!
Un concentrato di obbrobri:

(pag. 19) Davanti a lei [Kate] apparve un ragazzo di circa vent’anni, alto, con i capelli rossi e una vistosa cicatrice sulla guancia destra.
Il suo sguardo era spento, gli occhi vitrei. Stava correndo armato di una spada in direzione di un essere orribile, alato, l’incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.
Eppure Kate non riusciva a carpirne le fattezze. Vedeva soltanto una sagoma indistinta che con il passare dei secondi si faceva sempre più grande. Stava tentando di attaccare il giovane, ma questi era troppo agile. Fendeva e parava gli assalti con agilità impensabile, colpiva e trafiggeva l’essere con naturalezza. E in breve della creatura non restò che una carcassa vuota.

Allora: c’è un ragazzo armato di spada che corre verso un mostro, ma il personaggio punto di vista se ne accorge solo dopo aver osservato che il ragazzo ha quasi vent’anni, è alto, ha i capelli rossi, una cicatrice, lo sguardo spento e gli occhi vitrei.
L’essere è indefinito. Tranne che è orribile, anzi orribilissimo! “l’incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.” Tipo? Il fantasy italiano è orrendo, il mostro ha dunque il muso di G.L.? O di Licia?
L’azione è goffa, raccontata. Manca di precisione. Lo si vede anche dall’uso smodato dell’imperfetto: “Stava tentando di attaccare” bleah! “Fendeva e parava”, “colpiva e trafiggeva”… FA SCHIFO!
La narrativa deve essere decisa, risoluta, deve avere impatto sul lettore, specie se si sta descrivendo il combattimento con un mostro che incarna tutto l’orribile del mondo:

La spada tranciò la zampa protesa del mostro. Spruzzi di sangue nero bagnarono la faccia del giovane. La bestia urlò, la coda si abbatté sul pavimento e frantumò il marmo. Il giovane affondò la spada nella pancia della bestia. Strinse l’elsa con entrambe le mani, diede uno strappo verso l’alto. Intestini fumanti scivolarono fuori dalla ferita, si contorsero a terra, si attorcigliarono alle gambe del giovane. Zanne spuntarono dai bordi lacerati. I tentacoli di carne trascinarono il giovane verso le fauci spalancate.

E così via, possibilmente meglio. Si può essere meno violenti o più violenti, ci possono essere questi particolari o altri particolari, ma ci devono sempre essere particolari concreti, precisi e specifici. Non gli affondi o le parate, ma quel preciso affondo e quella precisa parata.

(pag. 113) La comitiva seguì la stradina che collegava la montagna alla pianura e procedette poi spedita in direzione della città, dando un rapido sguardo al ruscello che costeggiava il sentiero.

Qui l’autore può scegliere quale errore preferisce. Se intendeva descrivere il viaggio, è una descrizione terribile: stradina, montagna, pianura, città, ruscello, sentiero. Un bambino di cinque anni saprebbe fare meglio. Se invece questo voleva essere un semplice cambio di scena raccontato, c’è un errore di punto di vista.
Infatti all’inizio la telecamera è molto alta, come se seguissimo la scena da un aereo, poi, nella stessa frase, all’improvviso ci troviamo a osservare un ruscello vicino ai personaggi. Questo subitaneo cambio di prospettiva è fastidioso. O si racconta: “Scesero la montagna, attraversarono la pianura, giunsero in città.”, oppure si mostra – e ci sarebbe molto da descrivere, non basta certo l’accenno a un ruscello. Mischiare le due prospettive è irritante per il lettore.
Lo stesso errore è rilevabile qui:

(pag. 67) Una donna come tante, con dei figli, scelta per adempiere a un antico volere, troppo potente per essere ignorato. Si spinse fino ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa, ma dovette infine cedere a una bestia dal verde manto, estremamente violenta e combattiva.

A parte che la frase vuol dire poco o niente – esattamente cosa vuole intendere l’autore quando scrive che “Una donna [...] Si spinse fino ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa”? Ho timore a chiederlo – abbiamo di nuovo un inizio raccontato, con telecamera “lontana”, mischiato di punto in bianco con un particolare vicinissimo, la bestia “dal verde manto”. È fastidioso! Se vuoi parlare della bestia verde, organizza una scena con la bestia verde.
Forse per compensare la cronica mancanza di descrizioni, ogni tanto l’autore lascia libero sfogo all’inforigurgito più becero:

(pag. 118) – La celebre spada benedetta tre volte che rese Glinuc il valoroso guerriero che tutti conoscete non è mai stata rivista, inghiottita dalle tenebre che essa stessa ha sterminato. In molti hanno cercato di ritrovarla, eppure ogni singolo tentativo è stato vano – concluse con tono grave, bevendo un bicchiere di litino tutto d’un sorso, malgrado il suo elevato tasso di lizio, seme del fiore Lito, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.

La frase dovrebbe finire con “concluse”. Già “con tono grave” non è un granché perché il tono dovrebbe desumersi dalla battuta. “bevendo un bicchiere di litino tutto d’un sorso” è un errore, perché o parli o bevi tutto d’un sorso. “malgrado il suo elevato tasso di lizio, seme del fiore Lito, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.” è una porcheria, con il Narratore che interviene per vomitare informazioni che non hanno importanza per la scena, non fregano niente ai personaggi coinvolti e in sé non suscitano il minimo interesse. Come al solito: se stai scrivendo fantasy e vuoi proprio infilare pattume del genere nel romanzo, devi essere originale. I campi di fiori di Lito sono usati come calcolatori vegetali dai coniglietti volanti rosa che abitano nella stratosfera. È un errore lo stesso, ma almeno non è la solita banalità degli stregoni con le pozioni velenose.
Inforigurgito del tipo più becero anche poco prima:

(pag. 113) La città portuale di Karon era stata costruita nella vallata antistante lo Stretto di Golthaer, sulla sponda orientale del continente di Heldar. Numerose erano le imbarcazioni che attraccavano ogni giorno, per commerciare in spezie, cibarie, armi e schiavi. Ma, a eccezione dei residenti, erano pochi i forestieri che si arrischiavano a soggiornarvi troppo a lungo; temevano di essere coinvolti nell’eterna faida tra Nelpha, il regno a Nord di Heldar e Oltha, il regno a sud del continente. Da secoli si davano battaglia, ma lo scontro non aveva portato che perdite, nessun vincitore né vinto.
L’origine delle ostilità era sempre stata un mistero, ma c’era chi giurava fosse da ricondurre a una fanciulla, la principessa di Oltha, che rifiutò di sposare il principe di Nelpha. L’offesa fu talmente grave che da allora l’intero continente era divenuto un campo di battaglia, terra fertile per ladri e assassini che potevano passare inosservati e vivere impuniti la loro vita, non più costretti alla fuga dagli eserciti.
Karon era proprio nel mezzo del conflitto e non di rado veniva saccheggiata dai guerrieri in cerca di scorte e uomini da arruolare. Gli schiavi erano il miglior commercio possibile in quella terra desolata. Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace? Gli abitanti dei villaggi limitrofi non potevano che tirare un sospiro di sollievo, nella remota speranza che il conflitto fosse giunto al termine.

Paragrafi ributtanti dalla prima all’ultima parola.
Un paio di punti di maggiore oscenità: la storia della principessa che rifiuta il matrimonio. Davvero bisognava citarla? Non si faceva più bella figura a tacere un cliché grande come la Luna?
Secondo punto: la domanda. “Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace?” Io ho pagato venti euro e il Narratore viene a chiedere a me dettagli sul mondo da lui creato? Per la serie: prendiamo pure per il culo? Che è una domanda retorica, perché la risposta è scontata: .
Francesca, Francesca, guarda là, sì là nell’angolo, un altro criceto! Che carino!

Un altro criceto
Un altro criceto

L’autore ci prova particolare gusto con le domande (retoriche): non solo il Narratore, ma tutti i personaggi continuano a interrogarsi sui propri sentimenti, sulla trama, sulle questioni più inutili.

[Lair]
La sua solitudine sarebbe infine terminata? Avrebbe condiviso con altri il suo terribile fardello?
Per lei ormai non c’era speranza, ma poteva dire la stessa cosa di chi vagava ancora nell’inconsapevolezza?
Cosa significava?

[Kate]
Cercava invano di muoversi, di fare un passo avanti, ma cosa poteva lei, contro una simile furia distruttiva?
Cosa significava? Perché continuava a sognare il fratello morto?

[Sam]
Sto forse impazzendo?
Come era possibile che la visione prendesse consistenza?
Come era arrivata in quel luogo?

[Lineade]
Quanto tempo era trascorso da quando qualcuno si era preoccupato per lei? Quand’era stata l’ultima volta che si era sentita protetta, che aveva percepito il calore della famiglia?
Dopotutto lei non aveva mai avuto bisogno di una famiglia, perché quindi cambiare proprio ora? Il suo ultimo compleanno non era che uno dei tanti, ma allora perché ogni notte faceva quello strano sogno?

[Gabriel]
Il sole forse non sorge, splende e muore a ogni alba e tramonto? E non risorge, splende e tramonta con lo stesso vigore anche il giorno seguente?
Perché dunque affannarsi a vivere intensamente ogni singolo istante? Perché chiamare una tale banalità vita?

[Kate 2]
Come poteva del resto essere reale ciò che le veniva mostrato?
Quando erano apparsi?
Era sempre la stessa tremenda visione, che senso aveva tentare di fare qualcosa? Come poteva opporsi a ciò che era prestabilito?
Come poteva trovare normale un simile delitto? Perché non gridava, perché non provava terrore?
Come mai continuo a cadere?

E mi fermo perché sono stufa di trascrivere. Siamo appena a pagina venti (20). In realtà qui l’autore fa quasi tenerezza – farebbe quasi tenerezza se io non fossi una carogna con il cuore marcio e la puzza sotto al naso. Perché non sono i personaggi che hanno tutti questi dubbi, questi sono i dubbi di un autore che procede nella storia a tentoni. Direi tipica scrittura da dilettante, se non fosse che così offenderei i tanti dilettanti che scrivono cento volte meglio di Luca Centi.

Dialoghi

I dialoghi sono piatti, senza brio. Quando va bene funzionali. I personaggi hanno tutti la stessa voce. In più l’autore ha la mania del gerundio: i personaggi stanno sempre facendo qualcos’altro oltre a parlare. Anche quando l’azione è in contrasto con l’atto del parlare. Per esempio:

(pag. 131) – Sciocchezze! – gridò lei esordendo con una gran risata.

Perché l’autore non prova? Si mette davanti a uno specchio e grida – ricordo che “gridare” è quando vuoi richiamare l’attenzione degli altri, la voce è molto alta – “sciocchezze”, ma nel frattempo “esordisce con una gran risata”. Se provasse, eviterebbe di scrivere scemenze.

(pag. 80) Gabriel non seppe come rispondere. Si limitò a ribadire il concetto.
– Se farai loro del male farò di tutto per fermarti.
Vachon parve rassegnarsi. – Hai ancora del tempo, [...]

(pag. 91) I due uomini trasalirono spaventati, ma il più anziano tentò immediatamente di riprendere il controllo. – Vogliate perdonarlo, è giovane e inesperto, non conosce l’importanza del vostro culto.

Questi invece erano due esempi di un altro errore classico: prima raccontare quello che il personaggio vorrebbe esprimere con la battuta, poi mostrarlo con la battuta stessa.
Dicevo nell’articolo dedicato ai dialoghi che non è carino abusare dei puntini di sospensione…

(pag. 102) Sono stato attaccato da alcuni stregoni… ma alla fine sono riuscito ad avere la meglio… fuggendo negli anfratti… – rispose il messaggero con un filo di voce. – …prima che mi attaccassero… ero arrivato a un piccolo paese di confine… a nord di Karon… lì ho saputo che anche Tarass è sulle tracce della Pietra…

. . .

WTF

Non mancano le contraddizioni. I momenti WTF? Alcuni sono così clamorosi che l’editor non può non averli colti… là, è fuggito nell’ufficio a fianco, era proprio un bel criceto!

Un nuovo armato
Un nuovo criceto

(pag. 87) [Hertha] Si passò una mano tra i rossi capelli scarmigliati e si portò alle labbra la bisaccia colma d’acqua. Bastarono pochi sorsi a placare la sua sete. Non si accorse della presenza di Kaas, alle sue spalle.
– Ti sono grato per la sosta, ma non necessito ancora di così tante premure – gli disse fissandolo negli occhi verdi.

Non so chi fissa chi negli occhi – se è Kaas a guardare Hertha o viceversa – ma in ogni caso è impossibile dato che uno è alle spalle dell’altro.

(pag. 66) Era ormai chiaro che non potevo continuare a tormentare così il mio animo, che dovevo provare sentimenti puri e genuini per non appassire come il mio consorte.
[...]
Ingannai il mio sposo e mi recai nella villa di campagna Silvertail, accettando di buon grado l’invito di Genahim.

Ingannare il marito fa parte dei sentimenti puri e genuini?

(pag 69) Passavo il tempo annotando scrupolosamente in un diario ogni mio sogno. Era stato Genah a donarmelo, dicendomi che ogni ricordo ridestato aveva grande importanza. Ma cosa avrei mai potuto mettere per iscritto?

Fammi capire un attimo ciccina: tu passi il tempo ad annotare scrupolosamente i tuoi sogni, e poi non sai cosa potresti mettere per iscritto? Quando leggo ‘ste cose sento gli ingranaggi nella testa che stridono.

(pag. 125) Il suo sguardo incrociò casualmente un libro dalla copertina scura. Lo conosceva bene. Nel villaggio di Lethae Argenteo ve ne era solamente una copia, custodita con cura dal Sommo Sacerdote in persona. Questo perché in esso era racchiusa parte dell’immensa sapienza del Dio, dettami e incanti che nelle mani sbagliate avrebbero potuto portare alla perdizione eterna se non alla morte dell’intera razza umana.

Momento troisiano. Il punto di vista qui è di Hertha. Indovinate dove trova questo volume che potrebbe portare all’estinzione della specie umana? Su uno scaffale di una biblioteca pubblica, come niente fosse. Vai al mercato e trovi una bomba atomica. Niente di strano. È fantasy!!! Francesca, non potevi lasciare perdere i criceti per dieci minuti? Cinque? No, eh?

Un criceto armato
C’è più fantasia in questa singola immagine che non nelle 400 pagine di Lenth

La somma delle parti

Passiamo a un paio di scene complete, per vedere come tutti gli errori si combinino tra loro. È spettacolo di rara bruttezza.
Prima scena, Hertha addestra alcune reclute:

(pag. 100-101) [Hertha] Fece cenno di avvicinarsi a un ragazzo della prima fila, il più giovane del gruppo. Questi obbedì all’ordine, avanzando lentamente, tenendo lo sguardo basso.
– Come ti chiami? – domandò Hertha, il volto inespressivo.
– Wa… Walach de… del clan Julock – rispose la recluta con un filo di voce.
– Osservatelo tutti! – gridò Hertha, rivolgendosi ai suoi compagni. – Un guerriero senza speranza. Walach del clan Julock, non riusciresti a sollevare neanche un pugnale, figurarsi una spada.
A quelle parole il giovane iniziò a fremere. Divenne rosso dalla rabbia, strinse i pugni imponendosi di tenere la bocca chiusa e di non rispondere a un suo superiore.
– Perché sei qui? – lo incalzò Hertha con aria di sfida. – Come puoi considerarti un guerriero? O forse credi ancora di essere destinato a cose superiori, alla magia magari. Rassegnati fanciullo, non c’è speranza per quelli come noi.
Walach non riuscì a trattenersi oltre.
Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo.
Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.
– È questo ciò di cui avete bisogno. Rabbia. Ogni volta che pensate di non farcela, ogni volta che sentite di non essere nel posto giusto, immaginate quello che potreste fare, le vite che potrebbero essere salvate grazie alla vostra abilità – spiegò posando una mano sulla spalla di Walach.
Al termine della lezione, Hertha attese di rimanere da solo prima di lasciarsi cadere a terra.
«Come posso insegnare cose in cui io stesso non credo?» si chiese fissando i dipinti appesi alle pareti della stanza; come in tutti i quadri di Valho Retrich, erano raffigurate scene di guerra e combattimenti sanguinari, maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita per le loro convinzioni. Come avrebbe fatto Hertha a sacrificarsi per ideali che non accettava come propri?

Balza subito agli occhi la raffinata psicologia con cui l’autore costruisce i personaggi: Walach riesce appena a balbettare con un filo di voce davanti a un superiore, lo sguardo basso; poche righe dopo tenta di ammazzare il detto superiore. Scena già candidata al Premio Verosimiglianza 2010.
D’altra parte Hertha ha provocato la giovane recluta con parole terribili, terribili: “non riusciresti a sollevare neanche un pugnale” e “forse credi ancora di essere destinato a cose superiori”. Queste sono parole che pesano come macigni. Solo il sangue può lavare offese del genere. Circa. Sigh.
La sequenza: “Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo. Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.” è mirabile. Prima Walach cala il fendente; poi si pente; quindi guarda Hertha che sorride; infine Hertha para il colpo. Non è che invece era: “Il guerriero aveva parato il colpo senza difficoltà”? Francesca ci sei? No. È andata a inseguire le ombre dei criceti in giardino.

Criceti impagliati
Oh, no! Povera Francesca: alla fine i criceti che inseguivi erano impagliati…

Il punto di vista è quello di Hertha, ma in mezzo alla scena passa per poche battute a Walach: l’autore deve proprio spiegarci che la recluta si vuole trattenere dal rispondere male a un superiore.
La mancanza di descrizioni rende il finale della scena balordo: i soldati si addestrano in una stanza? Ma quanti sono? Perché nella stanza dove si addestrano reclute così violente ci sono quadri alle pareti? Perché chi li rovina vince una promozione? I quadri – ovviamente – non sono descritti. Sono generiche scene di guerra, e ci sono indefiniti maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita.
La domanda dell’ultima riga è la ciliegina sulla torta. Devo rispondere io, o lo farà l’autore? Io i venti euro li ho pagati.
I dettagli non li indago, ma fuffa tipo “obbedì all’ordine”, “A quelle parole”, “con aria di sfida” ecc. ecc. sono tutti piccoli errori.

Seconda scena, una “battaglia”. O quasi. È lo scontro tra un party di “buoni” e alcuni briganti non meglio identificati.
Il party è formato da Gluxis – guerriero –, Keira – maga –, Goyah – mago –, e infine Hertha – guerriero. Hertha è rimasto indietro, ha qualche ora di ritardo rispetto agli altri.

(pag. 132-134) I tre membri del Lethae Argenteo si addentrarono nello Stretto di Golthaer, seguendo il sentiero principale. Ben presto la luce del sole smise di assisterli, non riuscendo a filtrare nell’intricata rete di cunicoli e gallerie.
Gluxis era in testa al gruppo. Riusciva a destreggiarsi in quel dedalo oscuro grazie alle indicazioni di Zujaz. Sebbene camminassero spediti, Keira iniziò a pensare che non avrebbero trovato facilmente ciò che andavano cercando.
Fece per manifestare le sue perplessità quando Gluxis l’anticipò, facendole cenno di rimanere in silenzio. Indicò poi un bagliore scarlatto in lontananza: un fuoco. Si avvicinarono silenziosi, fino a udire il crepitio delle fiamme. Un gruppo di briganti aveva allestito un accampamento di fortuna in una piccola rientranza della parete di roccia.
Gluxis si sporse lentamente. Una rapida occhiata gli mostrò una decina di individui seduti attorno a un falò, stretti nei mantelli scuri. Le voci giungevano ovattate a causa delle garze nere che coprivano i volti. Accanto a loro vi erano infine i forzieri di cui aveva parlato il bottegaio [Zujaz]; alcuni erano sigillati, mentre altri traboccavano d’oro e pietre preziose.
Forse la Pietra Alchemica era davvero in loro possesso, pensò Keira, che fino a quell’istante aveva nutrito dubbi sull’onestà di Zujaz.
Goyah smise di recitare le sue preghiere. Affiancò la maga e le sussurrò di fare affidamento sui suoi poteri. Gluxis sguainò lentamente la spada, domando l’impazienza.
Restarono quindi in attesa.
Keira chiuse gli occhi e si concentrò. Mormorò una supplica a Brezae, la manifestazione di Lethae legata al vento, accompagnandola con gesti rapidi delle mani. Dai palmi emerse una fioca luce argentea. Vibrava intensamente, accrescendo le sue dimensioni di secondo in secondo.
Saettò poi rapida in direzione dell’accampamento, avvolgendolo in un bagliore accecante.
Fu allora che Gluxis si lanciò all’attacco.
Approfittò della momentanea cecità dei briganti per raggiungere i forzieri alle loro spalle. In cuor suo sperava di non dover ricorrere alla violenza, quanto di più lontano ci fosse dal suo credo. Udiva le grida degli uomini alle sue spalle, i loro lamenti, ma non se ne curò.
Frugò nei forzieri aperti, le sue mani si strinsero però unicamente su monete e gioielli. Nessuno degli oggetti che vi erano contenuti emanava il potere del Dio.
Keira continuava a tenere gli occhi socchiusi e le mani aperte vicino al petto. Non aveva ancora terminato l’evocazione di Brezae e il bagliore che aveva generato non era che l’inizio del sortilegio. Muoveva le labbra in silenzio, facendo delle brevi pause, mentre Goyah, alle sue spalle, si accertava che nessuno tentasse di fermarla.
Uno dei briganti strisciò non visto fino alla maga. Sguainò un pugnale e fece per colpirla, ma si ritrovò schiacciato a terra da un muro d’aria.
Lo stesso accadde ai suoi compagni.
Keira aveva allargato le braccia e contemplava soddisfatta le raffiche di vento che dardeggiavano al di sopra dell’accampamento. Le sacche dei briganti volteggiarono in aria riversando ovunque il loro contenuto; le fiamme del falò si spensero dopo una breve lotta.
Goyah si lasciò sfuggire un sorriso. Fin dall’inizio della spedizione si era accorto del potenziale di Keira, della fermezza con cui comandava le manifestazioni di Lethae. Lui stesso non sarebbe riuscito a fare di meglio.
Con un colpo di spada Gluxis aprì anche l’ultimo forziere. Ne esaminò il contenuto ancora pieno di speranza, prima di abbandonarsi all’evidenza: la Pietra Alchemica non si trovava lì.
Calciò con foga lo scrigno, gridò di rabbia, e non si accorse dei due briganti sfuggiti all’assalto di Keira. Apparvero dall’anfratto in cui si erano nascosti, le spade sguainate e prone all’attacco.
Ma non riuscirono mai a levarle.
Una lama li trapassò da parte a parte, morirono ancor prima di cadere a terra.
Solamente allora Gluxis si voltò, posando lo sguardo sul volto adirato di Hertha. Schizzi di sangue gli rigavano una guancia.
Alla sua vista Keira abbassò le braccia, mettendo fine al sortilegio. I briganti schiacciati a terra dal muro d’aria, avevano perso conoscenza.
– Vi avevo ordinato di aspettare! – tuonò Hertha, ripulendo la spada sulla veste dei due cadaveri.
– A cosa sarebbe servito? – osò dire Gluxis, calciando il cumolo di legna del falò. – Qui non c’è niente. Assolutamente niente!

In ordine sparso: un accampamento di una decina di uomini con sacche e forzieri in una piccola rientranza; i briganti sono accampati in pieno giorno senza ragione; l’incantesimo del vento schiaccia tutti i nemici a terra con forza tale da farli svenire e far volare i loro averi, ma non disturba i membri del party e neppure il contenuto dei forzieri; uguale l’incantesimo del bagliore, acceca i briganti ma non i nostri eroi, oppure, se il bagliore si esaurisce, dopo che il vento ha spento il fuoco dovrebbero essere calate le tenebre, ma non se ne accorge nessuno; Goyah dovrebbe sorvegliare che nessuno si avvicini a Keira ma un bandito lo frega senza un perché una riga dopo; Hertha compare letteralmente dal nulla; Gluxis odia la violenza ma trattiene a stento l’impazienza di partire all’attacco spada in pugno, urla di rabbia e tira calci ai forzieri.
E questi sono solo alcuni dei problemi logici. Lo stile non lo analizzo neppure: l’intera scena è da riscrivere. Bisogna aggiungere un certo numero di descrizioni per far capire al lettore che diavolo succede e bisogna adottare un punto di vista consistente. Come minimo. Ci fosse almeno un briciolo di fantasia, una scintilla di sense of wonder, un qualcosa per cui valga la pena di leggere. Cliché, stupidate, scivoloni stilistici, incongruenze, altre stupidate, nuovi cliché. Fantastico!

Conclusioni

Come accennavo all’inizio, niente gamberi. È un romanzo che non è possibile giudicare secondo i normali parametri di questo sito. L’unico dato importante è questo: NON COMPRATELO.
Mi rimane solo una domanda per l’autore. In un’intervista ha dichiarato: “La scrittura è una forma d’arte. Come la pittura, il disegno o la musica. Una base deve esserci sempre, bisogna avere umiltà e mettersi in discussione. Fino ad un certo punto però! Chi disegna, canta o scrive, può seguire inizialmente dei corsi, ma il resto deve farlo da sé.” mi piacerebbe sapere quali corsi “iniziali” di scrittura ha seguito. Sarebbe utile conoscere il nome dei corsi di scrittura da evitare come la peste.

Spazzatura
Niente più fantasy italiano


Approfondimenti:

bandiera IT Il Silenzio di Lenth su iBS.it
bandiera IT Il Silenzio di Lenth su Wikipedia
bandiera IT Il Silenzio di Lenth presso il sito dell’editore

bandiera IT Il blog dell’autore
bandiera IT L’intervista con le dichiarazioni sui corsi di scrittura
bandiera IT Video intervista all’autore (Evangelion sarebbe steampunk. Cosa diamine c’entra Evangelion con lo steampunk?)

bandiera EN Uso creativo dei criceti

 

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202 Commenti a “Recensioni :: Romanzo :: Il Silenzio di Lenth”

Pagine: [3] 2 1 » Mostra tutto

  1. 202 Il silenzio di Luca Centh | Lidenbrock's Blog

    […] chi non avesse seguito la vicenda svoltasi sul blog della Gambera preferita dai lettori fantasy di un certo spessore, suggerisco una rapida lettura al suddetto LINK. […]

  2. 201 Recensione: I Regni di Nashira 1- Il Sogno di Talitha | Cal the Pal

    […] salva la caratterizzazione dei personaggi, e incredibile dictu esiste di peggio (ad esempio qui, qui e qui, per rifarmi alla vecchia guardia che dice mèrde ma non si arrende. Anche se forse dovremmo […]

  3. 200 tasso barbasso

    @Mauro.

    Però, ci tengo a sottolineare una cosa: nessuno qui – né altrove, che io sappia – ha detto “Ha scritto ‘nonostante’, il libro fa schifo!”; semplicemente, c’è chi ha sostenuto che l’errore visto nel “nonostante” non esista, e a questi si è risposto dicendo semplicemente che sì, esiste; non sarà grave, ma c’è.

    Questo mi era già chiaro. Per quanto riguarda il “nonostante”, parlerei più di scelta discutibile e un po’ goffa, piuttosto che di “errore”, ma nella sostanza sono d’accordo.

  4. 199 Mauro

    tasso barbasso:

    Sono d’accordo con te sul fatto che sarebbe bastato dire che la “gemma emanava un potente bagliore”. Per esempio: “ La gemma emanava un potente bagliore, capace di rischiarare perfettamente l’oscurità dell’abisso in cui erano scesi”. In altri termini, quel “nonostante” è un po’ impreciso ma potrebbe essere stato usato per dire che il bagliore era tanto intenso, da consentire di illuminare bene l’ambiente nonostante l’assenza di altre fonti di luce

    Può essere, ma resta comunque un errore; nota: non un errore tale da disqualificare il libro, infatti sono stati citati anche altri punti, ma comunque le difese portate per quel “nonostante” da chi non lo considera sbagliato non hanno base: linguisticamente, semanticamente, è un errore.
    Tra l’altro, personalmente eviterei anche cose come “capace di rischiarare perfettamente l’oscurità dell’abisso in cui erano scesi”: se è un bagliore potente, l’immagine che mi viene in mente è qualcosa che riesce a rischiarare l’ambiente; piuttosto, farei la specificazione in caso contrario: “emanava un bagliore potente, incapace però di illuminare l’oscurità dell’abisso”.

    Possibile invece che abbia voluto sottolineare che la gemma non si comporta come quelle cui siamo abituati; ma questo è uno strizzare l’occhio al lettore, credendo che non sia in grado di capire dal semplice “la gemma emanava un bagliore” che, in effetti, emanava un bagliore. Personalmente non ne vedo la necessità; e comunque la frase non comunica quello.

    Però, ci tengo a sottolineare una cosa: nessuno qui – né altrove, che io sappia – ha detto “Ha scritto ‘nonostante’, il libro fa schifo!”; semplicemente, c’è chi ha sostenuto che l’errore visto nel “nonostante” non esista, e a questi si è risposto dicendo semplicemente che sì, esiste; non sarà grave, ma c’è.

    Giorgio:

    se partiamo dal presupposto fisico che una gemma può “emanare” luce solo riflettendola, il vedere una gemma brillare nell’oscurità più totale dovrebbe essere inteso dal lettore come un’anomalia, che quindi spiega il “nonostante”

    Immagino che tu intenda che quel presupposto sia vero nell’ambientazione; anche accettandolo, il “nonostante” è comunque fuori luogo: l’anomalia non è che la gemma emani al buio, ma che la gemma emani; se il “nonostante” la vuole sottolineare, deve riferirsi all’emanazione stessa. Ossia, in quella frase non sottolinea l’anomalia.
    Piuttosto, la frase avrebbe dovuto essere: “La gemma emanava luce, nonostante le gemme riflettessero solo”. In questo caso sì, il “nonostante” avrebbe senso (ma, immagino, sarebbe stato meglio introdurre prima il concetto che una gemma non emana, eliminando da lì la seconda metà della frase).
    Oppure, avrebbe senso se in quel mondo una gemma potesse emettere luce, ma non al buio (caso in cui l’anomalia sarebbe in effetti l’emissione in assenza di luce).
    Ma, per come scritta la frase, in nessuna delle ipotesi fatte quel “nonostante” sta bene: perché abbia senso ci dovrebbe essere un motivo per cui l’assenza di luce dovrebbe impedire l’emanazione della gemma.

    Poi, concordo che i limiti del romanzo sono altri; insisto su questo punto non perché lo consideri particolarmente importante, ma per spiegare perché, a differenza di quanto detto altrove, quel “nonostante” non è corretto.

  5. 198 Giorgio

    @ Mauro
    Ho capito il tuo punto, e se noti avevo specificato, in fondo al mio intervento, che il ragionamento sarebbe caduto qualora la gemma effettivamente avesse emanato luce propria.
    Tuttavia, se partiamo dal presupposto fisico che una gemma può “emanare” luce solo riflettendola, il vedere una gemma brillare nell’oscurità più totale dovrebbe essere inteso dal lettore come un’anomalia, che quindi spiega il “nonostante”. Certo, alla frase dovrebbe seguire qualcosa del tipo “…avvicinatosi alla pietra, xxx notò che la luce scaturiva dal suo interno”, tanto per dire. Insomma, il “nonostante” dovrebbe sottolineare l’anomalia di una pietra che brilla nel buio e giustificare la successiva curiosità dell’osservatore.
    Ma credo che i limiti del romanzo siano ben altri. ;-)

  6. 197 tasso barbasso

    @Mauro.

    Grazie per il link al tuo post precedente! Non avevo seguito l’intera sequenza di considerazioni. Sono d’accordo con te sul fatto che sarebbe bastato dire che la “gemma emanava un potente bagliore”. Per esempio: “ La gemma emanava un potente bagliore, capace di rischiarare perfettamente l’oscurità dell’abisso in cui erano scesi”. In altri termini, quel “nonostante” è un po’ impreciso ma potrebbe essere stato usato per dire che il bagliore era tanto intenso, da consentire di illuminare bene l’ambiente nonostante l’assenza di altre fonti di luce. Come dire: l’effetto della luminosità (indipendentemente dalla sua origine) era più potente di quanto si potesse immaginare.
    Rimane tuttavia possibile che l’autore volesse anche rafforzare ulteriormente (e qui vedo una ridondanza) la stranezza di una gemma che, anziché comportarsi come siamo abituati a credere, è capace di emanare luce pur in assenza di fonti luminose esterne.
    Il tutto sembra un po’ goffo, impreciso e ridondante, ma “inezie” di questo tipo mi sembrano quasi assimilabili a un refuso (editor disattento o, forse, troppo impiccione): goffaggini o sviste si possono trovare perfino nei grandi classici. Ovviamente in un buon romanzo, la qualità complessiva dell’opera riscatta abbondantemente la singola scelta infelice o discutibile. A questo proposito mi torna in mente un vecchio racconto umoristico di Asimov (lo ricordo vagamente), in cui si parla di una scimmia in grado di riprodurre con esattezza qualsiasi opera letteraria (perfino capolavori indiscussi) sulla sola base di un frammento di testo (probabilmente l’incipit). Se non ricordo male, la scimmia viene usata dai due protagonisti, uno scrittore e il suo editor, per stabilire chi di loro avesse ragione su un certo passaggio che l’editor voleva correggere. Alla fine la scimmia riscrive l’opera esattamente come avrebbe fatto l’editor, in ché consente all’autore di convincere l’editore che è più dignitoso mantenere la versione originale. ;)
    Certo che nel nostro caso, l’autore del romanzo non arriva né al livello della scimmia/editor né al livello dell’autore del racconto di Asimov… ;)
    Comunque mi sembra utile e divertente esercitarsi ad analizzare tutti i dettagli.

  7. 196 Mauro

    tasso barbasso:

    In questo senso non appare assurdo dire (pur con leggera ridondanza): “emetteva luce propria”, oppure “emetteva luce riflessa”

    Personalmente in un libro eviterei di dire solo “emette luce”, se volessi comunicare che la riflette: crea confusione.
    Comunque, il problema è un altro: quel “nonostante” implica che l’assenza di luce normalmente dovrebbe impedire quanto scritto precedentemente; se la gemma riflettesse potrebbe avere senso, ma a quanto ho capito emette luce propria. Visto che l’assenza di luce non impedisce che un corpo luminoso ne emetta, quel “nonostante” è fuori luogo (vedi qui per un approfondimento maggiore).

  8. 195 Solvente

    Perchè una casa editrice pubblica narrativa di così basso livello?
    Perchè, tra decine (centinaia?) di migliaia di autori più capaci e trame più originali e interessanti, viene premiata tale porcheria?

  9. 194 tasso barbasso

    @Mauro.

    A livello discorsivo, nonostante l’incongruenza, si dice spesso che un oggetto “emette luce riflessa”. In fin dei conti, a prescindere dalla terminologia scientifica (la quale e’ fatta pur sempre di convenzioni linguistiche), in termini logici si tratta pur sempre di una “emissione”. In questo senso non appare assurdo dire (pur con leggera ridondanza): “emetteva luce propria”, oppure “emetteva luce riflessa”.

  10. 193 Mauro

    Giorgio:

    Una gemma non è una lampadina e riflette la luce. Vederla emanare un potente bagliore in totale assenza di luce non è normale, quindi il “nonostante” ci sta

    In realtà no: se una gemma emette luce, il buio non le impedisce di farlo; quindi, quel “nonostante” è comunque fuori luogo.
    Perché avesse senso, a seconda della situazione avrebbe per esempio potuto scrivere che era luminosa (senza specificare se per emissione o riflessione), oppure avrebbe prima dovuto specificare che la gemma non emette luce al buio (mentre magari lo fa in altre situazioni).

  11. 192 Giorgio

    Concordo con tutte le incongruenze lessicali riscontrate (a proposito, complimenti per l’analisi) eccetto una, dove dici:
    “Perché una gemma emana un bagliore potente nonostante l’assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.”
    Una gemma non è una lampadina e riflette la luce. Vederla emanare un potente bagliore in totale assenza di luce non è normale, quindi il “nonostante” ci sta. A meno che, ovviamente, non fosse stato prima specificato che la gemma brillava di luce propria, nel qual caso ritiro quanto appena detto.

  12. 191 francesca

    Guardavo i commenti su Anobii a Lenth, e mi ha colpito una cosa.
    Praticamnete è rilievo comune a tutti i commentatori (tranne amici & parenti, ovvero quelli che iniziano il commento con “Bravo Luca!”, e l’autore stesso) che:
    -le prime 80-90 pagine pagine circa sono praticamente scollegate dalla vicenda principale, difficili da seguire, pesanti, poco coinvolgenti, confuse ecc. e che molti sono stati più volte tentati di abbandonare definitivamente la lettura. Poi, forse per ammoprtizzare la spesa…
    In effetti mi sembra davvero una strategia narrativa sciamannata, iniziare un romanzo in questo modo…e se tutti i lettori hanno rilevato questo difetto, possibile che nè l’autore nè l’editor…?
    Poi da più parti si segnala che
    -il finale non è un finale vero, la vicenda è interrotta brutalmente a seguito da destinarsi.
    Queste due pecche però sono considerate veniali, infatti la maggiorparte dei lettori, superato lo scoglio iniziale delle 90 pagine, si sono appassionati a Lenth e non vedono l’ora di leggerre il seguito del libro.
    Insomma quasi nessuno è stato infastidito dalla strategia della minestra annacquata a 20 euro al piatto.

  13. 190 l'indolente lestofante

    Ho avuto modo di contattare il Sig. Centi, vi riporto le sue risposte DISARMANTI, praticamente ha eluso le mie domande con del no-sense. Giudicate voi.

    Secondo me siamo noi ad avere una mentalita’ ristretta. In verita’ non e’ quella un’isola cirocandata dall’oceano, ma un mare (o lago) circondato dalla terra! Cosi’ che quello li e’ davvero uno stretto e i “fiumi” non sono altro che crepe sul fondale marino. Tutta la vincenda in realta’ si svolge in una citta’ sotto il mare modello atlantideo.

    E’ come se, per esaltare il suo genio, l’autore avesse disegnato la mappa in negativo.
    ZA WARUDO!

  14. 189 Moreno Pedrinzani

    Ho avuto modo di contattare il Sig. Centi, vi riporto le sue risposte DISARMANTI, praticamente ha eluso le mie domande con del no-sense. Giudicate voi.
    http://www.anobii.com/books/Il_silenzio_di_Lenth/9788838474309/0117d945cb67ed2144/

    Io:

    Sig. Centi, vorrei farle notare che i fiumi non vanno da mare a mare, bensì nascono da una sorgente o comunque da una fonte d’acqua dolce e ,seguendo il percorso più breve, sfociano poi in mare per un effetto puramente gravitazionale.
    In seconda istanza mi permetta di dirle che quello che lei chiama “stretto” è in realtà un “istmo”. Mi ha negativamente stupito visto che esempi di cosa sia uno stretto ne abbiamo tantissimi e molto famosi (Messina, Bosforo, Magellano, etc.)
    Spero che il mio commento venga da lei accettato come costruttivo, non bisogna essere cartografi per disegnare una cartina credibile, però bisogna almeno documentarsi.

    Buona giornata e tanti cari saluti.
    - Moreno Pedrinzani

    Centi:

    Grazie per la precisazione! Sulla mia mappa personale i fiumi non sfociano nel mare, ma verranno sistemati in futuro. Lo stretto invece rimarrà tale perché non è un istmo.

  15. 188 Azusa

    @Harold: penso che Silvana si prenderebbe una marea di gamberi marci.
    Non scrive narrativa che rientri nei gusti di Gamberetta. :)
    Io la amo moltissimo come autrice, e te la consiglio caldamente, a partire da [i]L’ultimo elfo[/i]: che però, tieni conto, è un romanzo per ragazzi dai dieci, dodici anni. Il target si alza con i successivi, ma andiamo sempre intorno ai quindici.

  16. 187 francesca

    Cristiano, siamo d’accordo: anche io me la “prendo” più con l’editore delle ciofeche, per la sua disonestà. Dico solo che questo non redime o non giustifica l’incapacità dell’autore.

  17. 186 zizzio

    credo che blog come secondo piano o gamberi fantasy siano molto sia a far maturare intellettualmente gli autori emergenti che a mostare uno spaccato, moooooolto sconfortante, dell’editoria italiana.

    purtroppo, covando io stesso da anni il desiderio di emergere come autore, nel leggerli vengo immediatamente preso da un forte sconforto nel riconoscere, oltre a una mia obbiettiva mancanza di e mestiere e altresì altamente probabile mancanza di talento, il fatto che nell’editoria non c’è posto per tutti.

    ciononostante credo che tale presa di coscienza possa solo essere un trampolino per auto-migliorarsi e sforzarsi di crescere. Se solo si avesse la volontà di non abbandonare.

  18. 185 Cristiano

    @Francesca

    Non ci capiamo. Lo so che il tono non cambia la validità dei consigli, l’ho scritto anche alla diretta interessata. Ma mi sembrava di esser stato abbastanza chiaro sul fatto che un autore deve mandare un libro che ha curato nei minimi particolari. Magari però ha curato nei minimi particolari un libro oggettivamente bruttissimo. A quel punto un buon editore è tenuto a dirgli “fa schifo ai cani morti”. Oppure, se pensa che questo libro abbia del potenziale può dire: “fa schifo ai cani morti ma ha anche delle cose che, lavorandoci su, lo rendono appetibile: questo, questo e questo”.
    Nel momento in cui in libreria escono libri o scritti da cani o con errori tremendi, sicuramente l’editore avrà pensato “chissenefrega, pubblico lo stesso”. Oppure l’editor avrà pensato “chissenefrega, gli errori li lascio” e l’editore avrà detto “vabbuò”. Per questo, per me la responsabilità ultima di un libro che io pago in apposita libreria è prima di tutto di editor/editore. Perché l’ultima parola prima di andare in stampa non è più dell’autore, ma è la loro. E quelli con cui bisogna prendersela (o prendersela di più, se proprio ci tenete) sono loro.

  19. 184 Lerajies

    Bontà divina, Gamberetta sembra una a posto, un po arrogante a volte, un Rousseau che abbandona i figli all’orfanotrofio e poi filosofeggia sul puercentrismo, ma certi suoi cani da guardia fanno venire il nervoso tanto latrano.

    Riguardo al libro, sono arrivata alle prime 20 pagine circa, per ora è semplicemente..noioso e sconclusionato. Vediamo come procede per le altre 410 pagine..
    Non trovo che la mancanza di descrizione o di una mappa sia un difetto, sono le parti che spesso e volentieri salto senza problemi(ma può essere che spesso le descrizioni sono fatte talmente male da non chiarire un tubo), e anche raccontare i combattimenti invece di mostrarli non mi da fastidio, le scene di guerra mi annoiano.
    Concordo però che cose come questa

    (pag. 114) Keira continuava a guardare gli abitanti del posto con aria curiosa, manifestando a voce alta il suo stupore ogni qualvolta notava oggetti fuori dal comune.

    sono veramente oscene

  20. 183 francesca

    il link che hai postato è a un blog, non all’homepage di una casa editrice. Per quanto chi lo scrive sia un addetto ai lavori, si vede già che ha un contesto differente (metti anche il linguaggio più confidenziale e pure abbastanza supponente che dubito vedrei in uno spazio più “professionale”

    è il blog di un’editor di casa editrice. Il tono è quel che è, non cambia la sostanza dei “consigli agli aspiranti” (analogo consiglio ho letto altrovre, ad esempio in “Voglio fare lo scrittore”, dieci editor di case editrici parlano del loro lavoro e danno consigli agli esordienti).

  21. 182 Harold

    Cara Gambera, mi farebbe molto piacere una tua recensione di un libro di Silvana De Mari. Non ho letto niente di suo, e vorrei un tuo parere.
    Ho letto che non vuoi più fare recensioni e blablabla. Uno ci prova.

  22. 181 Tapiroulant

    @Cristiano:

    Messa giù così, però fa molto “vieni assimilato o perisci”. Non so se sia proprio un bene come dici in toto, considerato che la qualità di un autore sta anche e soprattutto nel rompere gli schemi.

    Voglio però ricordarti una cosa. I famosi autori che realmente ‘rompono gli schemi’, che rivoluzionano il panorama artistico, che sono precursori di estetiche successive etc., hanno una caratteristica in comune: che vengono “riscoperti” una o più generazioni più tardi. Perché? Perché la loro rivoluzione non può essere ‘compresa’ dai contemporanei (o detta altrimenti, la loro opera fa schifo ai contemporanei: può piacere solamente a chi ha accettato la rivoluzione concettuale, e quindi ha accettato le nuove regole che questo autore porta con sé). Autori considerati ‘rivoluzionari’ come Thomas Pynchon sono stati apprezzati soltanto alcune decine d’anni dopo il loro esordio, perché giustamente ai contemporanei fecero inizialmente cagare.
    E’ vera una cosa, però: nel Novecento, con tutte le ‘rivoluzioni concettuali’ che ci sono state, siamo diventati più tolleranti rispetto agli autori rivoluzionari. Abbiamo la percezione del fatto che cose che ora ci fanno schifo e non capiamo, in futuro saranno considerate capolavori o caposaldi della letteratura. Tanto che questo ha prodotto l’atteggiamento deleterio di chi, preoccupato di essere deriso dai posteri, parla bene a prescindere delle opere che non capisce (o ancora meglio, di tutte le opere); atteggiamento ben peggiore di quello, più onesto, che si limita a trovare bello ciò che è in sintonia con il gusto dell’epoca.

  23. 180 Cristiano

    Messa giù così, però fa molto “vieni assimilato o perisci”. Non so se sia proprio un bene come dici in toto, considerato che la qualità di un autore sta anche e soprattutto nel rompere gli schemi.
    Anzi, diciamo di no. Diciamo che sarebbe bene, almeno per me, che un autore accetti determinate regole quando sono le migliori possibili per raccontare quello che deve raccontare.
    Però capisco cosa vuoi dire. Ora come ora, un autore che scrivesse davvero come Lovecraft verrebbe preso a pernacchie potenti. Che lo si voglia o no, in ogni epoca (con un scarto sempre più rapido) un’estetica vince su altre.

  24. 179 Tapiroulant

    @AnotherPointOfView: Posto che, con ogni probabilità, un romanzo come quello di Centi o come la maggior parte di quelli recensiti su Gamberi sarebbe stata considerata oggettivamente brutta in ogni epoca, vorrei soffermarmi su un tuo passaggio piuttosto interessante:

    Iperboli: cosa penserebbe Giuseppe Verdi dei Metallica? o Degas di Fullmetal Alchemist? o un Indios amazzonico della carbonara?
    Forse la sequenza delle note dei Metallica è SBAGLIATA rispetto a quella di Verdi? O forse viceversa?

    La musica dei Metallica, nell’Ottocento, sarebbe stata giudicata brutta, sbagliata, orribile, da CHIUNQUE. In altre parole, nell’Ottocento la musica dei Metallica sarebbe stata oggettivamente brutta. Su questo soltanto Gamberetta, a mio avviso, ha torto: nel credere che le regole oggettive da lei definite siano costanti nel tempo. Non è vero. Il new weird, nell’Ottocento, sarebbe stato oggettivamente orrendo quanto i Metallica; per non parlare della Bizarro fiction. Ma anche i criteri tecnico-stilistici messi in evidenza da Gamberetta e dagli autori anglosassoni sarebbero stati oggettivamente sbagliati nell’Ottocento.
    Perché? Perché ogni epoca definisce i propri criteri estetici. Però li definisce in modo oggettivo: e in genere quest’oggettività la fa la critica, e la fanno gli artisti più in vista e più letti. Nella prima metà dell’Ottocento, il culmine della perfezione stilistica era raggiunto da Flaubert, e posso arrivare a dire che la bellezza tecnica di un romanzo di quel periodo si può stabilire nella misura in cui esso si avvicina allo stile di Flaubert. Ma se oggi Gamberetta dovesse recensire Flaubert, lo riempirebbe di Gamberi marci. Perché? Perché i criteri sono cambiati. Nel Duecento lo stilnovo era il punto più alto della poesia occidentale, e seguiva delle regole definite in modo insindacabile: oggi, quei poeti ci fanno ridere per la loro ingenuità, ci disgustano per la loro melensaggine e in generale ci annoiano. Del resto, è probabile che tutta (o quasi) la grande fantascienza del Novecento imbarazzerà a morte i nostri pronipoti.
    Nella nostra epoca, gli autori più importanti e più riconosciuti nelle varie branche della letteratura, seguono delle regole e degli stilemi che le nuove generazioni devono assecondare per produrre dei lavori accettabili. Ed è un bene: l’assenza di regole impedisce la valutazione della propria opera così come quella delle altre.

  25. 178 Cristiano

    Aggiungo solo una cosa: il link che hai postato è a un blog, non all’homepage di una casa editrice. Per quanto chi lo scrive sia un addetto ai lavori, si vede già che ha un contesto differente (metti anche il linguaggio più confidenziale e pure abbastanza supponente che dubito vedrei in uno spazio più “professionale”).
    Onestamente? le case editrici devono vendere e io penso che, se trovassero un romanzo che abbia davvero qualcosa da dire ma che necessiti di correzioni, non te lo rimanderebbero indietro per una questione di principio.
    Questo però non è una scusa: un autore deve comunque mandare qualcosa di cui sia convinto e su cui abbia sudato.

  26. 177 The3rdPointOfView

    Iperboli: cosa penserebbe Giuseppe Verdi dei Metallica? o Degas di Fullmetal Alchemist? o un Indios amazzonico della carbonara?
    Forse la sequenza delle note dei Metallica è SBAGLIATA rispetto a quella di Verdi? O forse viceversa?

    Commento semplicemente con un LOL! XD Non pensavo si arrivasse a fare discorsi del genere pur di difendere un romanzo mal scritto.
    *Sputa a terra*
    Minchia, sono un macchiaiolo! (e non osate contraddirmi, l’arte è soggettiva).

  27. 176 Cristiano

    Ma infatti la mia non è una scusa per cui un autore debba mandare un testo di merda, sia chiaro.
    Un autore deve mandare un testo che sia, per lui, il migliore possibile. E’ un dovere professionale verso se stessi e chi ti legge. Poi però è possibile che ciò che tu reputi migliore non lo sia in senso più o meno oggettivo. Di norma, anzi, reputo molto difficile che un autore esordiente abbia una consapevolezza troppo definita dei suoi limiti, senza confrontarsi con i più o meno addetti ai lavori. Anche con addetti ai lavori che gli dicano seccamente “che schifo”.
    Quello che dico è che un editore decente dovrebbe operare una scelta: la storia che sto leggendo è un dannato disastro o ha delle potenzialità che possono venir fuori dopo un lavoro di editing? E’ una scala di responsabilità:
    1 – responsabilità dell’autore: scrivere il miglior testo possibile.
    2- responsabilità dell’editore: capire se la roba che ha sotto al naso ha un valore o se può rimanere nel cassetto di un dilettante.
    3- responsabilità dell’editor: valorizzare ciò che è passato dalla selezione e darle un senso, sfrondando le vaccate.
    Ovvio che se salta uno di questi anelli, le cose vanno male.
    Se io autore mando un testo svogliato, su cui non lavoro e che tiro via, difficilmente un editore si prenderà a prescindere la briga di “trovarci qualcosa”. Parlando, sempre, di editori seri.

  28. 175 francesca

    Ecco, appunto
    http://secondopiano.altervista.org/

    “No, non mandare un testo “da correggere”, “da rivedere”, “da sistemare”. Né un testo che “potrebbe migliorare” col mio aiuto. Mandami il testo migliore che riesci a scrivere. Poi si vedrà.”

  29. 174 francesca

    considero anche la scusa del “sto limando il romanzo, fino ad allora non lo faccio leggere a nessuno” pure come un modo abbastanza elegante di cagarsi addosso.
    Quello che dovrebbero fare gli autori è mandare le proprie opere e accettare il massacro.

    Veramente in genere gli editor delle case editrici sconsigliano vivamente di fare questo: dicono invece di mandareil testo migliore possibile. Il senso di tale consiglio è: già sei fortunato se qualcuno legge il tuo manoscritto, vuoi sprecare l’occasione mandando una cosa mal fatta? Se pullula di errori e ingenuità, non è che l’editor lo legge tutto, e poi si mette lì a lavorarci sopra e correggerlo. Alla quarta schifezza lo butta nel cestino e ne prende un altro dalla pila. In più se ha buona memoria il secondo manoscritto che invierai lo butta direttamente nel cestino.
    Almeno così dicono tutti gli editor, senza eccezione, quando danno consigli agli esordienti. Mai letto il contrario.

  30. 173 lisse74

    scusate, ma perchè stiamo discutendo? Mi pare che Gamberetta abbia specificato in uno dei primissimi post quali sono i criteri in base ai quali giudica un romanzo. Se il romanzo non soddisfa quei criteri, lei lo boccia. Quindi, a mio parere, è inutile stare qui a puntualizzare che le tecniche narrative sono molteplici, che i clichè non sono sempre negativi, che le descrizioni non sono sempre utili, eccetera eccetera.
    Questa è la recensione fatta secondo il metro di Gamberetta; naturalmente si può concordare o meno, ma credo che la discussione sul metro di valutazione sia sterile e improduttiva. Meglio sarebbe, sempre a parer mio, discutere sui passi che Gamberetta ha citato (e stroncato).
    Questa è giusto la mia opinione, senza alcun intento polemico.

  31. 172 Dago Red

    Prova a lavarla ai cadaveri morti ^_^

  32. 171 AnotherPointOfView

    @DagoRed:
    Dato che non ho tempo per motivare riga per riga le mie ragioni, e per dimostrare l’assoluta soggettività della tecnica narrativa, chiudo con un detto delle mie parti: “A lavare la testa agli asini, si spreca tempo e sapone”. Ma il libro l’hai letto?
    Apertura mentale, ragazzi, apertura mentale..

  33. 170 Cristiano

    Another, il problema è l’intenzionalità. Credo che, con un occhio abbastanza allenato alla lettura, si possa distinguere chi sta cercando un nuovo stile e chi ha delle difficoltà a padroneggiare il suo.

    Sennò il rischio inverso è che si possa giustificare tutto, dai film di Boldi&De Sica fino ai libri di Moccia perché sono “un altro linguaggio” e forse perfino “il linguaggio di domani”. Brrr.
    Sulle 150 pagine, anche per me bastano a farsi un giudizio. A me è bastato molto meno per lanciare dalla finestra alcuni libri che mi facevano proprio imbruttire. E poi il discorso può essere rovesciato: considerato che le recensioni qui non sono un lavoro retribuito, forse è anche responsabilità dell’autore non aver stimolato la lettura oltre pagina 150.
    Mi fanno più specie i commenti. Specie se si riassumono in: “è molto peggio di quanto sto invece cercando di fare io, che non farei mai errori simili”.
    Alcuni, poi sono terribili.

    E magari, la prossima volta, sarebbe meglio che spedisca il suo libro a una casa editrice a pagamento (come faccio io)

    Arrivare a vedere gente che si bulla di pubblicare a pagamento è un’esperienza che non avrei mai pensato possibile vivere.

  34. 169 Dago Red

    Iperboli: cosa penserebbe Giuseppe Verdi dei Metallica? o Degas di Fullmetal Alchemist? o un Indios amazzonico della carbonara?
    Forse la sequenza delle note dei Metallica è SBAGLIATA rispetto a quella di Verdi? O forse viceversa?

    Another, a costo di contraddire quanto appena detto, lo devo ammettere: in questo punto mi sono illuminato d’immenso.

  35. 168 Dago Red

    Anothercoso, francamente non c’è certo bisogno di scatenare grandi crociate e crudeli arringhe contro chi si barcamena per difendere un romanzo in cui si specifica che i cadaveri sono morti.
    Per come la vedo io la merda la potete chiamare concime, letame, prodotto chimico-organico della digestione, ma sempre merda rimane.
    Per il resto consiglio a gamberetta di chiudere il thread, per evitare lo spettacolo penoso dei LucaCenti-boys che chiedono “bisogna per forza evitare i clichè?”, e lo spettacolo altrettanto penoso di chi si inferervora a rispondergli.
    IMHO eh.

  36. 167 CynicParadise

    Oh santo cielo. A leggere questa recensione mi rendo conto sempre di più che noi italiani non siamo buoni a scrivere fantasy. Meno male che non ne ho mai letto uno! Visto che sto tentando di scriverne uno, questo sito è una fonte unica ed inimitabile di suggerimenti per correzioni e controlli di eventuali sviste e vi ringrazio veramente tanto.
    Però poi si leggono recensioni di questo tipo…e inizio a compatirvi.
    Poi la mappa…se la si può chiamare mappa. Sembra una macchia di caffè su un foglio. Anche mio cugino di tre anni sa che se i fiumi non nascono dal mare! Anche io all’inizio pensavo fossero confini! Mamma mia…quando mi misi a disegnare la mappa del mio racconto l’ho fatto seguendo le leggi della fisica e della geografia!
    Posso solo dirivi: continuate così, e spero che un giorno un italiano riuscirà a scrivere un fantasy decente.

  37. 166 AnotherPointOfView

    Cara gamberetta,
    tu hai letto fino a pagina 150, io ho letto la tua recensione per intero.
    Il libro di Luca Centi l’ho acquistato perchè mi era stato consigliato, e, ti dirò, mi è piaciuto un sacco. Ma proprio tanto. Davvero.
    Poi faccio una ricerca sul web e mi trovo questa recensione, che forse dovevo lasciare al rigo 15, e non al 150. Perchè, effettivamente, ho sprecato del tempo sia a leggerla che a commentarla.
    La spiegazione sta nelle domande che ti pongo e che pongo a quelli che commentano:
    1) Secondo te c’è una ed una sola tecnica narrativa?
    2) Secondo te c’è bisogno di inserire per forza descrizioni?
    3) Secondo te bisogna per forza evitare i clichè?
    4) Secondo te “La narrativa deve essere decisa, risoluta, deve avere impatto sul lettore, specie se si sta descrivendo il combattimento con un mostro che incarna tutto l’orribile del mondo” è sempre vero? Cioè, questo è il Verbo?
    5) Dato che la scrittura è arte, secondo te esiste un modo di scrivere universale punto e basta?
    6) Secondo te, “ci devono sempre essere particolari concreti, precisi e specifici. ” sempre?
    7) Secondo te si può scrivere un commento sul 150/430=0,34=35% di un libro?
    7) eccetera eccetera..

    Risposta prevista (per tutte le domande), data la recensione: Certo che sì.
    Ti devo dire, e devo dire a voi che commentate, che esistono altri punti di vista, esistono altri occhi, esistono altre orecchie ed altre bocche.
    Iperboli: cosa penserebbe Giuseppe Verdi dei Metallica? o Degas di Fullmetal Alchemist? o un Indios amazzonico della carbonara?
    Forse la sequenza delle note dei Metallica è SBAGLIATA rispetto a quella di Verdi? O forse viceversa?
    Forse allora conta la “musica” che lascia una mancata descrizione o un dialogo piatto; se Luca Centi avesse scritto diversamente, forse il libro non mi sarebbe piaciuto. Forse la mancanza di descrizioni e i dialoghi minimi sono un nuovo modo di vedere il fantasy. Forse è il profilo psicologico dei personaggi il nuovo modo di scrivere fantasy (chi si ferma a pag. 150 non lo coglie). Non ho nessuna pretesa, ma dai libri che ho letto, fantasy e non, questo libro mi risulta assai piacevole. E credo fermamente nell’evoluzione (in tutti i sensi), dato che non sono un vecchio testardo.
    Un’ultima domanda:
    dici che “Sarebbe utile conoscere il nome dei corsi di scrittura da evitare come la peste.”
    Bene, dicci allora quali hai frequentato tu, e per scrivere cosa, e illuminaci tutti!
    Grazie, spero di non essere bannato e/o preso a schiaffi dal pc dopo aver osato contraddire centomila persone.

  38. 165 Melmoth

    (…) per me è naturale che un autore mandi i suoi lavori e che non riesca a limare dei difetti che ha, nemmeno riguardando il testo mille volte, se qualcuno non glieli fa notare.

    Verissimo. In effetti la persona da insultare qui non è il (povero) Luca Centi, che è al suo romanzo di esordio, ma gli editor che avrebbero dovuto dire: ci piace la storia ma la riscrivi qui e qui e qui. Non avendolo fatto: 1) hanno pubblicato una monnezza contribuendo a intasare il mercato di fentesi (e quindi abbassando anche la qualità del genere); 2) hanno di fatto rovinato lo scrittore; se infatti costui può pubblicare con ‘buon’ editore a un livello così basso di coerenza narrativa/stilistica, chi glielo fa fare di migliorare? Il sito di Gamberetta?
    I doubt it.

    @ tutti: per favore però cominciate a parlare d’altro che altrimenti sembra che state discutendo di un controverso capolavoro del fantastico; cosa che non è.

    Grazie

  39. 164 Asher^Kunitz

    AHAHAHAHHA!
    Mi annoiavo e sono andato nel blog della Troisi. E che mi trovo scritto? SITO WEB SEGNALATO COME MALEVOLO. CHIUSO XDDD
    Che anche lo stato si sia accorto del male che arrecano i suoi romanzucoli?!

  40. 163 Cristiano

    Scherzi e talloni da killer a parte, comunque, sono d’accordo con chi dice che un autore spesso non ha abbastanza coscienza critica per accorgersi di alcune cose. Io penso che la maggior parte degli strali di questa recensione (come di molte recensioni di questo blog) andrebbero mandati a editor e case editrici. Perché? Perché per me è naturale che un autore mandi i suoi lavori e che non riesca a limare dei difetti che ha, nemmeno riguardando il testo mille volte, se qualcuno non glieli fa notare.
    Sinceramente, alzo un po’ il tiro e considero anche la scusa del “sto limando il romanzo, fino ad allora non lo faccio leggere a nessuno” pure come un modo abbastanza elegante di cagarsi addosso.
    Quello che dovrebbero fare gli autori è mandare le proprie opere e accettare il massacro. Il massacro, invece, dovrebbe essere compito degli editori: far notare i punti deboli negli autori che reputa comunque meritevoli (ovvio, non con tutti, che non sono istituti di mutuo soccorso).
    Invece il problema qual è? E’ il fatto che comunque gli editori stanno cavalcando un boom cercando disperatamente un autore che emuli le galline dalle uova d’oro all’estero. E lo fanno muovendosi alla cieca, fottendosene bellamente dell’idea di far “crescere” l’autore e presentare ai lettori qualcosa di bello. Sono animati dalla filosofia del “sì, vabbeh, scrivi, famolo uscì, ‘sto libbro”, e tanti saluti.
    Per questo, per me, la disonestà è da imputare al meccanismo dietro gli autori che non agli autori stessi. L’unica mancanza davvero imperdonabile che attribuisco agli scrittori è la mancanza di fantasia e di visione, il volersi adagiare su sentieri già battuti perché “forse così me lo prendono”. E ovviamente, la loro responsabilità è di non considerarsi migliorabili nel momento in cui i propri limiti saltano all’occhio. Su questo non li perdono, perché alimentano un meccanismo tremendo. Tutto il resto, per me, è responsabilità unica e sola di chi sceglie di pubblicarli e di farlo senza curarsi di ciò che sta mandando in stampa. Del resto, l’ultimo anello con potere decisionale sono loro, editor ed editori.

    5) Se tu leggi gli esercizi all’articolo sulle descrizioni, puoi scoprire che praticamente tutti hanno dimostrato uno stile migliore di quello di Luca Centi. Perciò “tutti scrittori siete”? In assoluto no, ma rispetto a Centi di sicuro.

    Un attimo, però. Dimostrare uno stile migliore non è essere scrittori, che ha anche a che fare con la costruzione di una trama. Nel senso, essere promossi in descrizioni non implica la capacità di sobbarcarsi un romanzo, no?

  41. 162 Cristiano

    Grazie per avermi rassicurato ^______^

  42. 161 Zave

    sì, era una cazzata detta consapevolmente
    questa perla viene da un provino del grande fratello.
    un’altra frase che adoro viene da antonio zequila detto “er mutanda”
    al posto di vorrei spezzare una lancia è riuscito a dire vorrei lanciare una spada XD
    rotolo ancora dalle risate a ripensarci, anche se sono passati diversi anni :D

  43. 160 Cristiano

    è probabilmente il più grosso tallone da killer del tuo libro

    è ironico, vero?

  44. 159 Selphietilmitt

    Che tristezza. La realtà è che su 100 “scrittori” se ne salvano solo..quanti…? Una decina al massimo? Tutti vogliono scrivere senza avere originalità o una buona padronanza della lingua italiana. E mi fa arrabbiare molto che per colpa di queste persone – che non hanno il buon senso di smetterla di inzozzare le librerie – altre, le poche, quelle valide, non possono esprimersi per colpa del mercato saturo. Il fatto è che ai più piace leggere libri senza veri contenuti, scritti come li scriverebbero loro stessi (cioè male) e perciò va tutto bene. Lettori felici e case editrici ricche che continuano a sfornare spazzatura.
    Ma gente competente, mai?!

  45. 158 Zweilawyer

    Non penso che Gamberetta abbia bisogno di difensori d’ufficio. E poi, il problema di Lenth non riguarda certo la gemma brillante o i cadaveri senza un barlume di vita (oddio, questi ultimi ci mettono del loro). Ci si può anche passare sopra, con grande fatica, ma si può fare. Sarei anche disposto a lasciare perdere l’uso bizzarro delle congiunzioni e la fiacchezza dei combattimenti, visto che il vero problema è la noia. L’ho già detto in un precedente commento. Ogni pagina di Lenth è una goccia di Lexotan. Lenth è noioso.

    Zweilawyer

  46. 157 Zave

    luca centi ha finalmente risposto sul suo blog alle critiche di gamberetta nella recensione.
    io ho ribattuto punto per punto, ma ho visto che il mio commento non è comparso tra quelli della discussione.
    penso che abbia iniziato a moderare il blog ed è possibile che questo mio commento su cui ho speso più di mezzora di vita (sigh!) non venga mai approvato.

    intanto lo posto qui.
    enjoy!

    Non volevo arrivare a questo. Davvero, non è nel mio carattere, è una violenza. Ma sono stanco di ricevere visite da persone che, con la scusa di cercare un dibattito, si limitano poi a puntare i piedi. Non è corretto. Ecco le mie risposte allora. Le posto qui perché non ho alcuna intenzione di essere insultato o minacciato, com’è accaduto in questi giorni.

    in primo luogo eri stato tu stesso a dire che era tua intenzione rispondere alla recensione di gamberetta, solo che non avevi tempo al momento. tempo che poi sembravi avere, ma lo spendevi per scrivere motivazioni per cui non rispondevi piuttosto che per rispondere. di minacce in pubblico non ho avuto modo di leggerne. se ne hai ricevute in privato ti invito a denunciare gli autori alle autorità competenti.

    Andiamo con ordine.

    bene.
    ho visto che hai comodamente ritagliato alcune parti, ti rinfrescherò io la memoria strada facendo.

    La mappa. La mappa de “Il Silenzio di Lenth” non doveva comparire nel romanzo. Io ne avevo una disegnata a mano (perché senza, come hanno fatto notare alcuni “come fai a scrivere fantasy!!!!!“). Un mese prima dell’uscita del libro, le cose sono cambiate e mi è stata richiesta. Non ho potuto spedirla subito, quindi quando l’ho fatto ci siamo dovuti accontentare di quella mia “amatoriale”, in attesa di una versione diversa.

    ok, rimane il fatto che uno che paga quasi 20 euro per il tuo romanzo e si ritrova in mano una cosa del genere, con tutti i fiumi che vanno da mare a mare, nomenclature a cazzo (come quando chiami “stretto” un “istmo” oppure chiami uno dei tuoi simpatici “fiumi” che vanno inspiegabilmente da mare a mare “affluente minore” senza che sia affluente di un bel niente…), permetti che uno si senta tirato per il culo e che possa altamente fregarsene dei retroscena per cui si ritrova in mano una simile oscenità?

    Ma passiamo ai “gravissimi errori grammaticali” che ha commesso Luca Centi. Quelli che hanno segnato la fine della lingua italiana!

    ok cominciamo

    (pag. 130) Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose.

    E’ una frase ambigua, lo ammetto, ma non è un errore. Il senso è: Gluxis, siamo qui con te ma non perché approviamo la tua impazienza. Queste terre sono pericolose.

    hai ammesso tu stesso che era messa giù male, non mi dilungo oltre. solo ci tengo a integrare con la frase immediatamente successiva, che hai furbamente ritagliato e che la stessa gamberetta non aveva notato:
    “Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente “alla” spada?”
    ora questa frase è sbagliata: o scrivi “affidarti alla” o “fare affidamento sulla”.
    la tua forma ibrida è un errore di italiano.
    o una sapiente trovata per caratterizzare meglio il personaggio che parla dando l’idea che non sappia padroneggiare a dovere la sua lingua, dopotutto anche nella realtà è così: non tutti padroneggiano bene l’italiano ad esempio. (alcuni di questi fanno addirittura gli scrittori…)

    (pag. 93) [il bastone] Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente nonostante l’assenza di luce dell’abisso in cui erano scesi.

    Mi trovate l’errore per favore? Che le gemme riflettano la luce lo sa perfino il mio cane. E non è un cane molto sveglio. Dorme sempre.

    e sa bene il tuo cane: le gemme “riflettono” la luce. la gemma in questione “emana un forte bagliore”, e il tuo “nonostante” mette la cosa in contrapposizione alla mancanza di luce. come a dire che in condizioni di buona luminosità sarebbe normale che la gemma emani un forte bagliore (ma quando mai?).
    ok, quello che volevi comunicare è che la gemma emanava luce magicamente, ci siamo arrivati comunque. ma così la frase è priva di senso logico.

    (pag. 104) Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l’accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.

    Se aveste letto il romanzo (ops!) sapreste che di sera, nel villaggio del “Lethae Argenteo”, i fuochi vengono accesi da persone in carne ed ossa, non magicamente. Le persone emettono rumore; il crepitare stesso delle fiamme è “rumore”.

    vero, avrebbe potuto essere esplicitato meglio ma è comunque abbastanza chiaro.

    (pag. 91) [il nilha] Aveva le stesse proprietà del jual, un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea, ma era anche molto resistente.

    Nel romanzo spiego che il nilha è un metallo. Ha le stesse proprietà del jual – tessuto – ma, per forza di cose, è più resistente. Mi spiegate dov’è l’errore grammaticale?

    qui ti dò ragione sulla coerenza logica.
    solo che la proprietà di “mantenere la temperatura corporea” ha senso se attribuita ad un tessuto, mi lascia perplesso vederla attribuita ad un metallo, ma qui non siamo più nell’ambito della grammatica quindi lasciamo stare.

    (pag. 23) Intorno a lei, il fetore della morte, cadaveri mutilati senza un barlume di vita.

    Se qualcuno si fosse degnato di leggere il romanzo per intero, saprebbe che esiste una maledizione chiamata Valoj. E’ una maledizione che separa lo spirito dal corpo, lasciando gli uomini tra la vita e la morte. L’espressione “cadaveri senza un barlume di vita” sta a sottolineare proprio questo. Nella visione, la Custode vede la battaglia di Motrea. Battaglia dove viene usata questa maledizione. Bastava continuare la lettura.

    rimane un’espressione particolarmente brutta, soprattutto per un lettore che ancora non ha motivo per aspettarsi guizzi di vitalità da un cadavere.

    (pag. 7) [Lair] Fissava con lo sguardo l’incisione raffigurante quattro croci con una stella sovrapposta.

    Errore indegno, sono d’accordo. Ce ne siamo accorti tardi e nella ristampa verrà subito corretto.

    se c’è già previste una ristampa significa che le vendite stanno andando bene, buon per te.

    (pag. 15) Seduta su una panchina del parco, Lineade fissava con distacco l’albero che aveva accanto [...]

    “Fissava con distacco”, sta per “fissava distrattamente”. Non vi è mai capitato di fissare un punto senza guardarlo veramente?

    “fissava con distacco” o “fissava distrattamente” sono ossimori in quanto “fissare” significa “guardare con attenzione”, “guardare con intensità”. avresti dovuto scegliere un altro termine, come ad esempio “guardare”.

    (pag. 72) In quell’istante il brano si interruppe, strappandomi violentemente il piacere che provavo.

    Si può strappare qualcosa anche lentamente. “Violentemente” qui sta per “brutalmente”, “di colpo”.

    puoi strappare qualcosa lentamente quando strappare è inteso nel senso di lacerare. in questo caso strappare è inteso come separare improvvisamente, con forza… con violenza. quindi ha ragione gamberetta a dire che è pleonastico.

    (pag. 106) Hertha abbandonò l’entusiasmo, lasciandosi cadere sul letto.

    Dov’è l’errore? Fino ad un istante prima sperava di ricevere una risposta, ma sua moglie tronca quelle speranze sul nascere. Dopo la sua risposta, abbandona l’entusiasmo e si lascia cadere sul letto.

    l’errore è proprio nell’abbandonare l’entusiasmo. al massimo perde l’entusiasmo, non lo abbandona…

    (pag. 119) La Sacra Pietra [...] Prende il nome dagli alchimisti che ne ottennero il possesso finale, ma la loro avarizia venne punita con la morte e lo sterminio [...]

    Ripetizione inutile, sono d’accordo. Mi assicurerò che “la morte” venga cancellata.

    visto che concordi proseguiamo.

    Non mi soffermo poi sugli “errori descrittivi” perché è una questione puramente soggettiva. Ammetto che alcune cose potevano essere “mostrate meglio”, ma da qui a parlare di “errori grammaticali” ce ne passa. Inutile dire che ne terrò conto per il futuro!

    nelle tue descrizioni gamberetta non critica certamente la grammatica, a parlare di “errori grammaticali” sei tu, qui e adesso, probabilmente con lo scopo di sviare da quello che gamberetta aveva effettivamente criticato.
    visto che salti la parte in toto, la parte che è probabilmente il più grosso tallone da killer del tuo libro, liquidandola con “Ammetto che alcune cose potevano essere “mostrate meglio””, spendo solo poche parole sulla questione.
    anche se lo ritengo un peccato visto che è una questione certamente più importante di qualche errore grammaticale, di coerenza logica di alcune frasi o di padronanza della lingua italiana sui quali hai deciso di soffermarti.
    anzi cito un paio di frasi di gamberetta a riguardo:
    “non ci sono descrizioni, tanto che in certi punti non si capisce neppure se l’azione si svolge al chiuso o all’aperto.”
    “Direi che il meglio l’autore lo dà con le descrizioni. Non ne mette. E quando lo fa sono un misto di cliché e vaghezza. Roba che non mi era mai capitata. Roba al di sotto dei raccontini che le ragazzine cerebrolese mettono nei forum dedicati ai Tokio Hotel.”
    e le citazioni dal libro confermano le sue parole…

    (pag. 66) Era ormai chiaro che non potevo continuare a tormentare così il mio animo, che dovevo provare sentimenti puri e genuini per non appassire come il mio consorte.
    [...]
    Ingannai il mio sposo e mi recai nella villa di campagna Silvertail, accettando di buon grado l’invito di Genahim.

    I “sentimenti puri” di Dethrice, sono quelli che prova stando accanto a Genahim.

    ok siamo passati alla parte sulle contraddizioni, saltando quella sui dialoghi.
    hai già saltato la prima dove i due si guardano negli occhi dandosi le spalle… va bene passiamo avanti.
    qui gamberetta chiedeva se ingannare il marito fosse un esempio di sentimenti puri e genuini, non penso che abbia tutti i torti. avresti potuto scrivere intensi o altro al posto di puri e genuini e forse sarebbe stato meglio.

    poi salti direttamente quest’altra contraddizione:
    (pag 69) Passavo il tempo annotando scrupolosamente in un diario ogni mio sogno. Era stato Genah a donarmelo, dicendomi che ogni ricordo ridestato aveva grande importanza. Ma cosa avrei mai potuto mettere per iscritto?

    prima dici che passa il suo tempo a riempire scrupolosamente il diario, e poi si chiede che cosa mai potrebbe scriverci?

    (pag. 125) Il suo sguardo incrociò casualmente un libro dalla copertina scura. Lo conosceva bene. Nel villaggio di Lethae Argenteo ve ne era solamente una copia, custodita con cura dal Sommo Sacerdote in persona. Questo perché in esso era racchiusa parte dell’immensa sapienza del Dio, dettami e incanti che nelle mani sbagliate avrebbero potuto portare alla perdizione eterna se non alla morte dell’intera razza umana.

    Il mega-super-ultra libro che contiene i “segreti del mondo” non esiste. Hertha crede che quel libercolo contenga le risposte, perché nel suo villaggio è custodito con cura dal Sommo Sacerdote. Non sa che in realtà è un libro che hanno tutti. Ci terrei a ricordare – per chi non lo sapesse – che i maghi vivono isolati nel loro “piccolo mondo”. Stessa spiegazione anche per l’addestramento della recluta. Mi sono messo nei panni di un ragazzetto che vorrebbe compiacere la sua famiglia; un ragazzetto che vorrebbe essere un mago ma che scopre di non essere portato. Il mondo gli cade addosso quando realizza che sarà un guerriero, volgare forza bruta. E in questi casi, ve lo assicuro, basta davvero poco per perdere la pazienza.

    ok.

    E di nuovo, nello scontro con i briganti, la magia non coinvolge il “party” perché è magia divina. Leggendo il romanzo si capisce quale sia la differenza tra magia visualizzativa e magia evocativa.

    guarda, quello della magia che non coinvolge il party è uno dei problemi minori della scena dell’accampamento dei briganti, che è una cosa completamente inverosimile e priva di senso.

    Conclusioni:

    Spero di aver risposto alle vostre domande. Da parte mia prendo atto delle osservazioni interessanti e mi impegno a farne tesoro.

    Conclusioni:
    non credo che tu abbia risposto a molto.
    riassumiamo quello che hai scritto:
    _hai spiegato nuovamente le motivazioni per l’orrida mappa, che comunque non sono scusanti.
    _poi hai risposto sugli errori grammaticali, di coerenza logica di alcune frasi e di padronanza della lingua italiana cercando di impapocchiare qualcosa. in alcuni casi gamberetta era stata un po’ troppo pedante, ma in diversi altri non sei stato convincente in questa tua risposta.
    _hai saltato in toto la parte sulle descrizioni, che gamberetta ha definito la parte peggiore.
    _hai saltato in toto la parte sui dialoghi.
    _hai chiarito un paio di contraddizioni ignorando però quelle che non sapevi come raddrizzare.
    _hai chiarito un piccolo particolare ambiguo nella scena dell’assalto all’accampamento dei briganti, scena che continua a rimanere disastrosa e insensata per una catasta di altri motivi e hai ignorato completamente la scena dell’addestramento.

    mhh non credo tu sia stato molto convincente.

  47. 156 Marco

    Perdonatemi l’OT (se Gamberetta vorrà spostare in Fogna, non importa, faccia pure^^): ma Marco, non ti converrebbe mandare i tuoi manoscritti a una casa editrice piccola (di solito lavorano meglio di quelle grandi), anziché pubblicare a pagamento.
    Oppure potresti mettere on-line la versione in pdf di quanto hai scritto e metterla a disposizione su un sito per scaricarla liberamente. I lettori ti potranno consigliare su cosa e come migliorare. Penso sia il modo migliore, piuttosto che pagare per essere pubblicati.

    Grazie mille del consiglio, ma non me la sento ancora di esordire con una casa editrice di una certa importanza. Preferisco prepararmi il romanzo d’esordio il meglio possibile, per ora sono solo racconti che scrivo così, per hobbie.
    Ora chiudiamo l’OT, si stava discutendo di Centi xD.

  48. 155 Annaf

    @Marco:

    sarebbe meglio che spedisca il suo libro a una casa editrice a pagamento (come faccio io)

    Perdonatemi l’OT (se Gamberetta vorrà spostare in Fogna, non importa, faccia pure^^): ma Marco, non ti converrebbe mandare i tuoi manoscritti a una casa editrice piccola (di solito lavorano meglio di quelle grandi), anziché pubblicare a pagamento.
    Oppure potresti mettere on-line la versione in pdf di quanto hai scritto e metterla a disposizione su un sito per scaricarla liberamente. I lettori ti potranno consigliare su cosa e come migliorare. Penso sia il modo migliore, piuttosto che pagare per essere pubblicati.

  49. 154 Marco

    Volevo rispondere all’Alessandra di qualche commento prima:
    Io ho 16 anni, e scrivere mi piace tantissimo.
    Luca Centi ah 25 anni, e scrive peggio di me di quando andavo alle scuole medie. E’ una vergogna, Il silenzio di lenth è un obbrobrio!
    Io quando devo descrivere scene, dialoghi o quant’altro, ci penso su molto tempo, a volte anche giorni interi per vedere quale sia la scelta migliore. Centi non fa niente di tutto ciò, Centi non sa scrivere.
    Puoi dire che in futuro maturerà, ma io non ci credo. E magari, la prossima volta, sarebbe meglio che spedisca il suo libro a una casa editrice a pagamento (come faccio io), così spende lui i soldi per i suoi stessi libri, invece che mandarli a grandi case editrici e rifilarceli in libreria.

  50. 153 mario

    @ gamberetta: come al solito la tua recensione lascia ammirati e avviliti. Che dire? Però, se posso, non mi sembra giusto utilizzare Centi (o la Troisi per quello che vale) come misura del fantastico italiano. Così facendo si fa il loro gioco e quello degli editori che – spesso serissimi quando pubblicano altro (Piemme pubblica Denis Lehane, per dire, tra gli altri, un grande autore di “genere”) – si comportano come cialtroni quando si parla di fantasy o fantastico. Ci sono altre cose “fantastiche” in Italia che meriterebbero la tua attenzione (prima come lettrice). Come Laura Pugno. O Valerio Evangelisti. O Danilo Arona. O Gianfranco Manfredi. O Tullio Avoledo. Certo, sono molto più contaminati – piuttosto slipstream che fantasy – ma sanno, tutti, scrivere – e bene – e raccontare.
    Sta’ bene – e lascia stare questa robaccia. Davvvero, come dici, non ne vale la pena.

  51. 152 Angra

    @Mauro: sono d’accordo. E’ quello che ho scritto sul blog di Falconi che parlava di “cantonata”.

  52. 151 Mauro

    Sulla gemma e il bagliore: ipotizzando che l’autore abbia voluto inserire nella sua ambientazione delle gemme che emettono luce propria, quello che non mi convince molto in quella frase è che il significato che vuole trasmettere è giusto; il come lo trasmette, direi di no. Partendo dall’ipotesi fatta, dire che una emana un bagliore nonostante l’assenza di luce non ha molto senso, salvo che tali gemme di solito, pur emettendo bagliore, non lo facciano al buio. Non ha molto senso perché, nell’ambientazione, l’oscurità non inficia la capacità delle gemme di emanare luce, quindi il “nonostante” implica un “anche se non c’è luce da riflettere e nonostante le gemme nel nostro mondo non ne emanino”.
    L’impressione è che l’autore abbia voluto inserire una caratteristica delle gemme e poi abbia voluto spiegarla ai lettori, usando però una struttura della frase infelice; se le gemme in quell’ambientazione emanano luce… basta dire che “una gemma dorata che emanava un bagliore”. Se emana un bagliore, va da sé che non è la normale riflessione della luce.

  53. 150 Fab

    Ciao Gamberetta,

    onestamente sono davvero dispiaciuto della tua decisione di non recensire più i brutti fantasy italiani: gli articoli di stroncatura erano francamente uno spasso, mi hai regalato dei momenti davvero divertenti, e per questo ti sono grato. Certo, sei molto brava anche con le recensioni di bei romanzi, ma ovviamente l’effetto è del tutto diverso. D’altronde ti capisco per questa decisione, ormai ogni tuo pezzo suscita un vespaio di polemiche, merito di una considerazione che ti sei guadagnata nel tempo con la dedizione e la competenza che traspaiono dai tuoi pezzi.
    In effetti devo confessare che ultimamente avevo l’impressione che non ti divertissi più come prima a scrivere, o comunque le recensioni mi sembravano molto più polemiche piuttosto che divertenti. E chissà se magari tra qualche tempo, dopo che ti sarai rilassata, non ritorni in azione la Gamberetta di una volta… ^_^

  54. 149 Irene

    Ma che razza di libro è?? Davvero sono rimasta impressionata, Gamberetta hai ragione a dire che oltretutto pure l’editor era incompetente.. Comprendo benissimo la tua scelta di non recensire più il fantasy italiano visto che fa sempre più schifo…

  55. 148 Beatrice

    Cavoli Gamberetta tu sì che sai come sorprendere il lettore… ti giuro che quando ho letto la tua premessa mi sono spaventata, dicendomi “sarà mai possibile?? Allora davvero ESISTONO fantasy italiani scritti bene??” Sono un’ingenua, ve? X’D

    E’ un peccato che questa sia la tua ultima recensione sul fantasy italiano, non tanto perché mi divertivo un mondo a leggerti ma perché è sempre una fonte di ispirazione e un ottimo modo per imparare quali errori non fare, ma d’altronde non posso che capirti quando dici che è davvero impossibile leggere quelle cose!!
    Che dire? Continuerò a leggerti di soppiatto e a lasciare qualche commentuccio ogni tanto!!!

    Bea*

  56. 147 Simòn R.

    @lilyj : è per questo che “elfi” è tra virgolette! :O Era per dare l’idea…

  57. 146 lilyj

    @ Simòn: ciccino, vedi di non bestemmiare! Dove diavolo li hai visto gli elfi nei libri di Eddings?! è_é Per punizione ti ordino di rileggerti tutta la saga! XD

  58. 145 Simòn R.

    @imbrium: decisamente d’accordo sui nomi… mi piacerebbe che gli aspiranti scrittori usassero O nomi normali O nomi inventati ma linguisticamente sensati nell’ambientazione… il nome ci definisce, francamente così “a freddo” leggere Gluxis e Goyah mi manda un po’ in confusione su chi fa cosa… un problema molto simile ce l’aveva D’Angelo ne Le Sette Gemme… una sfilza di nomi propri di persone, luoghi e oggetti improponibili e incomprensibili… o___O
    Con questo non è che si debba essere Tolkien, eh… però ad esempio, nella saga del Belgariad di Eddings (che non è chissà quale capolavoro fantasy, è molto autoironica…), i Maghi hanno tutti il prefisso “bel” se maschi o “pol” se donne… all’interno di una stessa famiglia c’è sempre il lemma “gar”… ci sono, se ricordo bene, 4-5 popoli, e anche a “orecchio” riconosci il nome duro e secco del “barbaro” da quello melodioso dell’ “elfo”… insomma, un po’ d’attenzione per i dettagli non guasta mai.
    Ma in generale, scrivendo un fantasy un’ENORME atenzione andrebbe data all’Ambientazione, che dev’essere sensata, coerente, verosimile ecc… con mappe del mondo sia noto che ignoto, con regni e popoli, usi e costumi, lingue, dialetti e slang particolari… un immenso lavoro che è la “base dell’iceberg”, quel 70% che in genere rimane assolutamente occultato, o magari appena intravisto, dal lettore… e che però fa la differenza, dando “profondità” e “vissuto” a personaggi ed eventi…

  59. 144 imbrium

    gamberetta sei una galla! bella anche questa recensione, anche se non sono riuscita a leggere gli estratti fino in fondo.
    in ogni caso mi sono accorta di una cosa.
    non so se la nostra critica o qualcun altro l’ha già detto (probabilmente sì) ma fra i tanti fattori che creano tedio nel lettore c’è anche quello dei nomi usati.
    possibile che tutti questi neo scrittori devono infarcire il testo con nomi impronunciabili?
    capisco se ci sono solo 2 personaggi, ma quando la scena inizia a farsi affollata bisognerebbe adottare degli appellativi che ricordino il personaggio (un po’ come ha fatto la rowling), o almeno che abbiano qualche familiarità con il lettore, che senso ha buttare là un po’ di lettere a caso con un’alta concentrazione di h, k o w perchè così fa figo?
    per esempio, “Hertha” , devo sputare per pronunciarlo?
    credo che i nomi debbano essere evocativi, contenere in essi un po’ del personaggio.
    non so, per esempio, arriva un misterioso e taciturno straniero, piuttosto che dargli un nome tipo dharthleik che tiene occupato il lettore per mezz’ora a districarsi la lingua, preferirei chiamarlo xenon, un nome più semplice e tuttavia evocativo.
    stessa cosa per i fiumi, monti e quant’altro piuttosto che sparare un’accozzaglia di lettere a caso è meglio non citarli affatto oppure trovare qualcosa di più originale, tipo Bosco dolcedorme, monte verderame, vulcano nonnopera (da una libro di benni), oppure cercare qualcosa di altisonante (e l’altisonanza non è data da un barile di h, j, k…) beh in realtà non so da cosa è data, magari gamberetta…
    però so che dei bei nomi onomatopeici sono apprezzati.
    boh io la penso così.

  60. 143 Angra

    @Zweilawyer:

    Sì, è il Francesco Falconi di Estasia. Quando parla di cantonata, è perché ha letto esattamente il contrario di quello che ha scritto Gamberetta:

    Perché una gemma emana un bagliore potente nonostante l’assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.

    Lui ha capito che Gamberetta stesse criticando il fatto che la gemma emetta luce, e non che stesse criticando invece il nonostante in grassetto.

  61. 142 kikmaster

    Ma ti pagano per distruggere i libri così?

    Io sono il tuo opposto. A me dei libri, specie se italiani, piace trovare il positivo e poi dare dei consigli per migliorare. Si fa presto a distruggere…

  62. 141 Ste

    Simon sono concordo pienamente con quanto hai detto. in Italia la narrativa d’evasione viene vista come roba di serie z, per bambini.
    Come vige, in Italia, tutt’ora il concetto cartone animato/anime = bambino, film=adulto.
    Batsa vedere anche la produzione che non è narritiva: le canzoni devono essere impegnate e di denuncia, lo stesos vale per i film
    E già stiamo migliorando rispetto a 10 anni fa; motivo per cui non esistono autori italiani, i pochi che all’epoca tentavano venivano soppressi. King, Follet, ecc se fossero stati in Italia probabilmente non avrebbero mai pubblicato nulla.

  63. 140 francesca

    ma quello che non capisco è, proprio nell’ottica del guadagno, perché in Italia le C.E. non spingano per far produrre agli autori opere VALIDE.

    questo anche per me è un mistero.

  64. 139 Zweilawyer

    Ma è il Falconi di “Estasia”?

  65. 138 Gamberetta

    @Simòn R.

    Chi è che diceva “i primi 10 romanzi sono solo d’allenamento”?

    David Gerrold in Worlds of Wonder: How to write Science Fiction & Fantasy.

  66. 137 Nefion

    vorrei darti una risposta seria ma di fatto siamo in Italia e i soldi facili attirano tutti e , a quanto pare, non gli interessa minimamente del loro lavoro e vivono solo per i soldi, ammetto che avere un pò più di soldi nn mi dispiacerebbe XD
    insomma dobbiamo darci al fantasy estero.
    se posso mettere una parola a favore del fantasy italiano c’è da dire che hanno sempre delle belle copertine XD

  67. 136 Simòn R.

    Tra l’altro… ma che c’entra Gamberetta nell’articolo linkato da Falconi? o_O non l’ho mica capito… però m’ha fatto venir la curiosità di vedere ii risultati del libro su Anobii: 97 ce l’hanno, e la media del voto è 3,5 stelle su 5… come dire “6+” :/

  68. 135 Simòn R.

    @Nefion: sì, ma quello che non capisco è, proprio nell’ottica del guadagno, perché in Italia le C.E. non spingano per far produrre agli autori opere VALIDE. I risultati editoriali USA, *COMMERCIALMENTE PARLANDO* qui ce li sogniamo, eppure invece di imparare da chi ha dimostrato di saperci fare, continuiamo ad aspettare l’autore-infanteprodigio che si fa da sé… ma via!!

  69. 134 francesca

    Simòn, io mi riferivo agli autori che in genere rispondono alle critiche di Gamberetta qui o sui realtivi blog, e che sono ben lontani dall’onestà e dalla consapevolezza di Bukowski ! Autori che sono davvero convinti di aver scritto sempre e comunque un bel romanzo, e che sono (umanamente) ben felici di sentirselo dire. Ma più che altro ai loro fans sfegatati che, quando si mettono in luce i difetti dell’opera, rispondono spesso non confutando le critiche, ma giustificando i difetti in virtù della giovinezza / simpatia/passione / future possibilità dell’autore (vedi Alessandra nei commenti a questo post).
    Come in tutti i mestieri, anche per lo scrittore è fondamentale la capacità di saper valutare con un minimo di obiettività quel che si è fatto: quantomeno rendersi conto se si scrive in italiano traballante. L’autore è ancora troppo immaturo per questo, non ha gli strumenti critici, ha letto tre libri in vita sua e non padroneggia bene la lingua madre? Allora non è ancora preparato per fare lo scrittore. Mica dico di ucciderlo: dico solo che ha fatto male il suo mestiere. Ha trovato una CE che ha fatto anche lei male il suo lavoro (nell’ottica del lettore, eh, magari del loro business va benissimo così) e l’ha pubblicato lo stesso? OK, ciò non toglie che lui ha scritto un brutto libro, tutto qua.

  70. 133 Nefion

    penso che comprerò il libro e inizierò a leggerlo da pagina 151.

    tornando al discorso della spartizione delle colpe( che poi non sono colpe vere e proprie ma solo responsabilità) è ovvio che la parte più importante è dell’autore ma anche la casa editrice è molto importante, deve decidere cosa pubblicare e se decide di pubblicare spazzatura ma che le porta introiti allora si è colpa sua, sià perché illude un giovane autore ma anche perché ci fa fare queste discussioni XD

  71. 132 Anobii meglio della critica letteraria. | Il Sito Ufficiale di Francesco Falconi

    [...] critica “la luce di una gemma nonostante l’assenza di luce” come nel caso della recensione di Gamberetta sul libro di Luca Centi, ma si possono anche far notare evidenti errori, sfuggiti all’autore [...]

  72. 131 Simòn R.

    Ah, dimenticavo: sembra uno scherzo, ma in un commento del suo blog l’autore dice proprio che il romanzo inizia a pagina… 151!! XD pare che ci sia un salto temporale di vent’anni, e da lì partono le famose tamtiche ecc… Perciò sappilo, O Gambera: ti sei fermata UNA PAGINA troppo presto… mannaggia!!

  73. 130 Simòn R.

    @Francesca:

    e non si è mai sentito un autore o una sua fan confutare questi elogi.

    Bukowski era noto per trattare male i fan, sostenendo che non capivano un cazzo perché lui scriveva solo per vendersi e potersi comprare da bere :asd:

    Della casa editrice si può dire che ha fatto una pessima scelta, dell’editor magari che non ha fatto bene il suo lavoro (ma chissà com’era prima il testo…), ma questo non toglie che la paternità della ciofeca sia soprattutto dell’autore.

    Beh, NI. L’autore è alle prime armi. Probabilmente non ha gli strumenti critici per comprendere se ha fatto un buon lavoro o no. Semplicemente la risposta della C.E. doveva essere: fa cagare, riscrivilo. E farglielo fare una, due tre, dieci volte, per uno, due, tre, dieci anni se ce n’era bisogno. Oppure dirgli, più diplomaticamente: “Non è di livello abbastanza buono per la pubblicazione. Scrivi un altro romanzo e riproponicelo”.

    L’autore, nei primi momenti sarà sempre convinto di aver scritto qualcosa di BUONO. Compito della Casa Editrice è farlo scrivere e ri-scrivere un sacco così che possa migliorare. Chi è che diceva “i primi 10 romanzi sono solo d’allenamento”?

  74. 129 Simòn R.

    Marò, che abbondanza di puttanate… o_O Davvero non capisco: ma non ci arrivano al concetto che “se pubblico qualcosa di BUONO lego il lettore all’autore e guadagno un cliente DUREVOLE”?!? Mah…

    La scena dell’accampamento è LOLlissima… solo io mi sono chiesto “ma se dei briganti hanno forzieri e sacche piene di oro e gioielli… cosa fanno ancora i briganti a fare?! potrebbero trasferirsi dove gli pare e fare quello che gli pare! XD”

    Riguardo ai vari commenti ecc. ecc. … siamo in Italia, è inutile. E’ questo che ci frega. Siamo in un Paese in cui per essere apprezzato NON PUOI scrivere narrativa d’evasione: DEVI scrivere Letteratura. E basta. Se non infarcisci ciò che scrivi di considerazioni morali-politiche-filosofiche, non sei nessuno.
    Noi siamo quelli secondo cui Il Signore degli Anelli è un’allegoria della seconda guerra mondiale ed è un romanzo fascista (perché si riporta al trono un Re, NdR, e perché il cattivo è nero). Poco importa che l’autore abbia sempre rifiutato con forza qualunque lettura allegorica della sua opera, poco importa che il cattivo, appunto, sia nero, perché in quel caso non riguarda il colore della camicia ma della pelle… ussignùr!!

    Ora, quello che non ho mai capito è: Ken Follett, Stephen King, Tom Clancy, John Grisham VENDONO UN CASINO. E influenzano, più o meno direttamente, la cultura della loro società e, in misura minore, delle società di altri Paesi in cui vengono tradotte le loro opere; esattamente, PERCHE’ non sono LORO l’esempio da seguire per gli Editori e Redattori nostrani? Economicamente sono vincenti; culturalmente, pure!

    Macché… ci sarà ancora il fascino alla Solženicyn… scrivi da cani se vuoi, basta che denunci qualcosa. Sarà un caso che i vari premi Strega, Campiello ecc., siano in genere romanzi pallosissimi fino all’inverosimile?

    AGOGNO disperatamente una nuova Era in cui qualcuno potrà scrivere qualcosa di GODIBILE senza tante pippe e potrà urlarlo all’Italia intera: EBBENE SI’, SCRIVO E BASTA! E i “temi”, e la “profondità”, e tutte le altre seghe mentali, se vengono da sé, dalle azioni spontanee dei personaggi, bene! Se no… CHISSENEFREGAAAA!

    Poi per carità, se tra i millemila esordienti italiani c’è il nuovo Marquez, o il nuovo Camilleri, ben venga neh! Ma è un po’ come buttare sul mercato discografico nuovi “cantautori impegnati” di 15-20 anni. Ciccio, di De André ce n’è stato uno… Hai voglia a tentare d’emularlo, ma più di questo appunto non puoi fare: copiare. E pure male.

    Vabbé. Ennesimo sclero esasperato… scusate l’OT.

  75. 128 alladr

    ciao gamberetta, grazie. grazie perché non recensirai più libri che già prima di essere letti promettono orrore ed errori.
    ti ringrazio perché leggendo quest’ennesima, meritata stroncatura mi sono reso conto di un fatto terribile: provavo piacere al pensiero di poter fare di meglio. il fatto è terribile perché probabilmente è falso che io possa fare meglio: non sono un narratore, ho provato poche volte a scrivere narrativa senza essere mai soddisfatto di quel che avevo scritto e anche se, come editor di utp, credo di aver contribuito a ripulire il peggio (poi, l’ultima parola rimane all’autore, soprattutto in realtà piccole e povere), non so se sarei altrettanto selettivo scrivendo.
    però trovo disturbante l’idea di un simile piacere, che non ha nulla di costruttivo: non ho imparato nulla da questa recensione (il livello era troppo basso?). quindi sono contento di sapere che le tue prossime recensioni, come già da tempo ti invitavo a fare, si occuperanno di libri capaci di offrire qualcosa.
    a presto.

  76. 127 francesca

    Per le “colpe”. Un’opera letteraria si suppone che sia principalmente una creatura del suo autore: è lui comunque a metterci la faccia coi lettori, nel bene e nel male. Se il libro ci piace diciamo “bravo” prima di tutto all’autore (credo giustamente), e non si è mai sentito un autore o una sua fan confutare questi elogi. Ugualmente allora se il tal libro non ci piace è logico chiedere conto, o ascrivere questo demerito, prima di tutto all’autore.
    Della casa editrice si può dire che ha fatto una pessima scelta, dell’editor magari che non ha fatto bene il suo lavoro (ma chissà com’era prima il testo…), ma questo non toglie che la paternità della ciofeca sia soprattutto dell’autore.

  77. 126 Nefion

    parlavate di colpe e credo che per la banalità della storia bisogna guardare male il nostro amico autore, per la pubblicazione bisogna mostrare i denti alla casa editrice e per gli errori ortografici e sintattici bisogna mostrare la faccia cattiva all’editor che risulta essere un incompetente se permette la pubblicazione di un romanzo con tutti questi errori.
    comunque fare affidamento alla spada non so se si possa dire o nasca da qualche dialetto ma, secondo il mio modesto parere , sia più corretto dire fare affidamento sulla spada in quanto fai affidamento su qualcosa, sarebbe diverso se la spada fosse invece magica con una volonta propria quindi “viva”

  78. 125 GiD

    @Asher^Kunitz

    Ci si affida a qualcosa, ma si fa affidamento su qualcosa.

  79. 124 francesca

    Affido a, ma faccio affidamento su qualcuno o su qualcosa: se non fai affidamento alla mia parola anche lo ZIngarelli conferma.

  80. 123 sirtao

    bel massacro. Fortunatamente tra questo e La Scacchiera Nera ha vinto il secondo(merito della illustrazione di copertina), che ho pure votato… peccato che non lo leggerai^^
    (o forse meglio così: magari è orribile e sono solo io a trovarlo piacevole)

    sulle 150pagine: dato che specifichi esplicitamente e chiaramente a inizio recensione quanto hai letto, e che difficilmente le problematiche che hai evidenziato potranno sparire improvvisamente nelle pagine seguenti, non vedo proprio cosa ci sia da lamentarsi

    attendo con ansia la tua prossima recensione, comunque.

  81. 122 Asher^Kunitz

    Fare affidamento alla spada a me non semrba scorretto…. però è anche vero che non sono una cima in itaGLIANO XDD
    Però si dice “affido alla spada”. Affidare forse vuole AL… BOH Neanche Gamberetta lo ha segnalato :///

  82. 121 francesca

    Aher Kunitz, O mangiato è un errore di ortografia, “fare affidamento alla spada” direi che è di grammatica ( o di sintassi?)
    Comunque si vede dagli esempi citati da Gamberetta e da altri segnalati da altri lettori che trattasi di scarsa padronanza dell’italiano. Piuttosto grave secondo me per un prodotto editoriale anche di intrattenimento. Non voglio gettare la croce sullo scrittore, non so chi ha più colpa, lui, la casa editrice, l’editor, la Società…ma il prodotto che il lettore si trova tra le mani è certo di bassa qualità. Spesso si dice che romanzo bello o brutto è “soggettivo”, ma almeno l’uso corretto dell’italiano sarà un criterio oggettivo per farsi un’idea della capacità di scrittura e della cura editoriale che sono state messe in un prodotto?

  83. 120 Asher^Kunitz

    Seeeeeee, ma mica ha scritto “o mangiato” eh! XD Errori grammaticali mi sembra esagerato.

  84. 119 francesca

    ad Alessandra e a chi dice “tralasciando gli errori grammaticali e lo stile, il libro poi è non è male”:
    ma scusate, se voi vedete un film in prima visione, con biglietto che costa di conseguenza, e poi il film sembra tecnicamente la recita della parrocchia – gli attori non sanno recitare, la telecamera traballa tanto che non si capisce dove si svolge la scena, il vampiro ha palesemente la dentiera di gomma del supermercato e la bella principessa elfa parla con l’accento ciociaro- non rimanete delusi? Anche se la trama (forse) è interessante? Sono curiosa, perchè in un libro invece siete così di bocca buona? Non parlo di pretendere opere d’arte vere, ma almeno intrattenimento di buona, onesta fattura?

  85. 118 Sebal

    Mio cugino, intorno ai primi di Gennaio, mi chiedeva se potesse valere la pena di comprare questo libro. Gli ho risposto “Dammi qualche giorno e ne leggo la recensione su un sito che conosco..”

    Beh, ora posso tranquillamente dirgli che non ne vale la pena, così potrò risparmiargli almeno questo strazio.

  86. 117 Nefion

    buona sera a tutti.
    volevo dire che mi sono preoccupato nel leggere una recensione iniziale del genere XD
    se provi a fare un poco di leccate introducendoci della fantasia si che troverai divertente prendere per il culo le persone.
    e poi ho sempre sostenuto che dovrebbero essere i criceti a scrivere il fantasi per la nostra nazione!!!

  87. 116 AryaSnow

    Io i libri (in genere) li leggo fino in fondo e penso che sia “giusto” così (poi ognuno è libero di fare quello che gli pare). La parte finale del libro spesso mi rimane più impressa di quella iniziale, le dò più importanza. Preferisco sicuramente una partenza un po’ noiosa con i “fuochi d’artificio” nel finale, piuttosto che una partenza entusiasmante e un finale deludente. Tante volte sono stata contenta di aver proseguito la lettura perchè alla fine si trovava il meglio.
    Ma in questo caso si tratta proprio di un libro (a quanto pare) scritto molto male. Capisco che l’idea di proseguire si presenti come insopportabile. Non so nemmeno se lo avrei finito io. La forma per me in genere vale più del contenuto (perchè trovare contenuti talmente eccelsi da farmi compensare una forma pessima la vedo moooolto dura).

    Detto ciò, questa recensione la ritengo molto utile. Sia perchè può essere d’aiuto a qualcuno, facendogli capire come non bisogna scrivere, sia perchè sapere che almeno 150 pagine sono scritte male è comunque utile (poi ognuno deciderà da sè sa dare lo stesso una possibilità al libro). E poi, a me l’articolo è piaciuto lo stesso, anche se non faceva ridere come altri :-)

  88. 115 Asher^Kunitz

    Credo intendesse che aveva una bozza che usava per i fatti suoi e non quella perfetta da romanzo fentesi XD Tipo quella della Troisi…… anche se poteva risparmiarsela visto che non serve a nulla di nulla di nulla!

  89. 114 Clio

    Sempre nelle segnalazioni si fa riferimento alla presenza di una mappa “striminzita”, priva di dettagli. Solo a questo mi sento di rispondere ora, perché la colpa è solo ed esclusivamente mia. All’inizio la mappa non sarebbe dovuta comparire, perché fondamentale solo nei successivi volumi. Il romanzo è uscito a fine aprile, la decisione di inserirla è stata presa ai primi del mese. Purtroppo ho avuto problemi personali in quel periodo e sono riuscito ad inviare la mappa solamente pochi giorni prima dell’uscita, con la conseguente decisione di ritoccarla appena al computer.

    Wait a sec! Come fai a scrivere un fantasy con gente che viaggia senza una cartina dettagliata? °.° E’ come raccontare una storia senza personaggi!

  90. 113 GiD

    @ Gamberetta

    @GiD. Ti sfugge un punto: non è che io prima ho deciso che quella natalizia sarebbe stata l’ultima recensione e poi ho letto Lenth. È Lenth che mi ha convinta a lasciar perdere il fantasy italiano.

    Scusa, in effetti avevo capito male. Ero convinto, visto gli ultimi articoli del Blog, che ti fossi già stufata da un pezzo del fantasy italiano e che la recensione di Lenth fosse solo un “regalo” a noi lettori sadici. Se è stato proprio Lenth a farti deporre le armi, allora riesco a capire meglio il tuo punto di vista e la tua scelta di fare un’eccezione alla regola e lasciare a metà il libro.
    Sull’utilità della recensione non hai di che scusarti. L’idea che ti sei fatta del valore del libro traspare in modo chiaro e netto. Ho detto la mia sulla questione delle pagine solo perché, in effetti, dopo aver letto la recensione ho pensato “Peccato però, non ha potuto parlare della trama”. Tutto qui.
    Riprendendo quello che ha scritto sotto Andrea, spero sia chiaro che per quanto mi riguarda nessuno sta pretendendo niente. Ti ho voluto solo far presente ciò che ho pensato leggendo. Quello che fai “aggratis” è già tanto, pure troppo.

    @ Angra

    Non ci siamo capiti. Non ho detto che le pagine restanti avrebbero potuto salvare il romanzo, né che 150 pagine non bastino per giudicare. Anzi, ho sottolineato che

    (…) è ovvio che il giudizio finale sul romanzo non muterà granché, considerato lo stile, (…)

    Se una recensione dice “non leggetelo perché lo stile è pessimo” e un’altra dice “non leggetelo perché lo stile è pessimo e la trama è banale”, entrambe sono utili nella scelta d’acquisto, ma oggettivamente la seconda è migliore perché mi dà più informazioni. In generale, più informazioni una recensione dà, meglio è.
    Poniamo caso che da pagina 151 Lenth sia un susseguirsi di colpi di scena, con buone trovate e qualche idea davvero ottima. E’ logico, come hai anticipato tu, che questo sarebbe un ulteriore errore dell’autore, che si rivelerebbe incapace di strutturare bene la trama. E’ altrettanto vero, però, che a questo punto nella recensione andrei a parlare anche di cosa si sarebbe potuto salvare nella trama e del perché in Lenth non funziona. Di fatto la recensione diventa più interessante e completa.

    Esempio veloce: se Gamberetta avesse scritto la recensione di Pan a metà libro, avrebbe detto “Ottimo, da comprare”. E avrebbe avuto ragione. Invece, scrivendo la recensione dopo una lettura completa, ha scritto “Ottimo, da comprare, anche se il finale è debole e x e y stonano un po’ “.
    Come vedi il giudizio sul romanzo essenzialmente non cambia, ma il giudizio a lettura integrale è più articolato, più interessante e più completo.

    Gamberetta di fatto non ha potuto parlare della trama, ed è un peccato.

  91. 112 Stefano

    Non entro nel merito del romanzo, che non ho letto, ma è vero che certe recensioni contribuiscono a pubblicizzare le “vittime” di tali papelli.
    Non credo che questo sia l’intento di Gamberetta, dunque, perchè fare del male a sé e agli altri?

  92. 111 Andrea

    Dico anch’io la mia sulle 150 pagine.
    Credo che il problema stia alla base: Gamberetta non voleva davvero leggere il romanzo e non ha trovato niente di buono per finirlo. Con questi presupposti è normale che non sia andata avanti nella lettura, no? Perché mai avrebbe dovuto? Per accontentare i lettori? Ma anche no. Forse solo per scrivere un articolo completo, ma a questo punto poteva cambiare il libro con qualcos’altro e ci avrebbe solo giovato.

    Io Lenth l’ho letto. Ci sono diversi difetti, è vero, ma scorre e in generale penso abbia qualche potenzialità per quanto riguarda la storia. Non mi sento di consigliarlo: non mi ha stupito né troppo in positivo né troppo in negativo, e 20 euro possono essere spesi altrove. Non mi sento neanche di pretendere una recensione completa. Però mi stupisce come Gamberetta abbia potuto leggere un mattone come quello della Strazzulla, che dalla recensione mi è sembrato molto prolisso e scontato, o i libri della Troisi, che ho mollato per ben due volte sulle cinquanta pagine.

    Pensiero/consiglio direttamente per Gamberetta (ma immagino te l’abbiano già detto in tanti): più che abbandonare la narrativa fantasy italiana – che ok, dici che fa schifo, ma qualche eccezione c’è e l’hai anche citata – dovresti abbandonare cose come queste recensioni “regalo”. Non so gli altri, ma preferisco leggere di un libro che ti ispirava e che ti è piaciuto, che di un libro che ti sei costretta a leggere per volontà popolare.

  93. 110 Angra

    @GiD:

    Scusa, ma per dire che un romanzo di 430 pagine ha una trama interessante e originale questo deve essere vero per tutte le 430 pagine. Se per 150 pagine non succede niente né di interessante né di originale, non si potrebbe parlare di una bella trama nemmeno se nelle restanti 280 pagine ci fossero colpi di scena a ripetizione. Ammesso e non concesso che questo accada davvero: perché mai l’autore ha scelto di svolgere la trama del romanzo in questo modo sciagurato?

  94. 109 Adriano

    Un paio di giorni fa ero capitato sul blog e avevo letto le primissime righe della recensione. Mi ero illuso che Gamberetta avesse davvero trovato un libro valido e avevo chiuso il browser pensando che tanto non c’era fretta di leggere un testo “serio”.
    Mi sbagliavo!
    Gamberetta, hai fatto un ottimo lavoro e mi auguro che tu cambi idea nei prossimi undici mesi: semel in anno licet insanire.

    Mi permetto di segnalare un passaggio che mi è parso grottesco.

    Le voci giungevano ovattate a causa delle garze nere che coprivano i volti.

    Io non ho letto il romanzo (quindi non conosco il contesto), però questa descrizione dei banditi mi suona un po’ forzata. Tanto per cominciare, il termine “garze” lo vedrei meglio se indossassero delle maschere antigas; invece qua mi pare che si tratti di semplici fazzoletti per non farsi riconoscere. Poi non capisco perché i banditi dovrebbero girare mascherati quando si trovano in mezzo ad altri banditi! Hanno forse paura che i loro stessi compagni li riconoscano? La precedente è una domanda retorica alla quale il lettore deve rispondere, ma almeno non mi faccio pagare. O forse l’autore pensa che i banditi abbiano un unico look, tipo i membri la Banda Bassotti che hanno sempre la mascherina e il numero sul petto.

  95. 108 Gamberetta

    @GiD. Ti sfugge un punto: non è che io prima ho deciso che quella natalizia sarebbe stata l’ultima recensione e poi ho letto Lenth. È Lenth che mi ha convinta a lasciar perdere il fantasy italiano. Certo ero già molto disamorata, ma la decisione è nata dal constatare come non riesca più neanche a leggerle certe porcherie.
    In quanto al poter fare uno sforzo. L’ho fatto. Hai idea di quante ore ci sono volute per leggere e commentare anche solo queste 150 pagine?

    Se tu mi dici: dopo aver letto questa recensione sono incerto se comprare o no il romanzo, allora hai ragione, l’articolo non è stato utile. Me ne scuso.
    Ma se, come credo, l’articolo è chiaro sul valore del romanzo, allora è bello abbastanza e completo.

    Sono quasi tre anni che dedico buona parte del mio tempo libero alla narrativa (leggendo, scrivendo, gestendo il blog), è umiliante e deprimente poi andare in libreria e scoprire che con 20 euro il massimo che ottieni sono i cadaveri morti. La posso buttare sul ridere, l’ho buttata sul ridere tante volte. Adesso basta. Non mi diverto più. Non si fruga nella spazzatura, la si butta via. La scelta davvero dignitosa sarebbe stata cestinare Lenth a pagina 20, sarei già stata generosa. Leggere fino a pagina 150 è molto più di quanto avrei dovuto.

  96. 107 stefano

    che dire,sono dispiaciuto che tu rinunci a recensire il fantasy nostrano,anche se hai tutta la mia comprensione.il problema,per me,è che leggere le tue recensioni era un divertimento…come dire,portavi un pò d’allegria in questo squallore.a parte questo,sono onestamente stupito che delle grosse case editrici tirino certi pacchi e continuino ad esistere.chi le dirige?quali menti eccelse scelgono gli autori da pubblicare?almeno stampano su carta riciclata?perchè gli alberi piangono nel sapere di essere sacrificati per questo pattume…va beh,non mi dilungo oltre,ma da lettore(anche di fantasy)mi sento un pò preso in giro da questi signori…20 euro sono tanti di questi tempi,almeno per me.ti saluto e ti faccio i miei complimenti per il tuo lavoro(non so se si può definire così;in ogni caso lo fai bene).

  97. 106 GiD

    Dico la mia sulle 150 pagine.
    In effetti mi trovo d’accordo con Gweniver. Fermo restando che il lavoro che fai (Gamberetta) è da apprezzare, considerato che togli tempo ad altri impegni senza averne nessun guadagno, anch’io da questa recensione sono rimasto un po’ deluso.
    E’ divertente come le altre, e mi sono ammazzato dalle risate in diversi punti, ma credo che il fatto di non aver letto per intero il libro sia una pecca. Che poi 150 pagine su 430 siano più che sufficienti per farsi un’idea e per dare un giudizio, non si discute. Però tu stessa hai sempre seguito il principio di leggere per intero i romanzi da recensire, o in caso contrario di limitarti a commentare quanto letto (vedi Chiavi del fato, Mozart di Atlantide e simili).
    Concordo con Gweniver soprattutto perché tu stessa hai annunciato che questa sarebbe stata l’ultima recensione, quindi tanto valeva sforzarsi di finire il libro e chiudere in bellezza, restando coerenti con quanto hai fatto finora.

    Per inciso, come ti avevo detto prima è anche un fatto di completezza della recensione. Non puoi parlare per esteso della trama perché la conosci solo in parte. Poi è ovvio che il giudizio finale sul romanzo non muterà granché, considerato lo stile, ma almeno potrai dire “stile pessimo e trama banale” oppure “Trama decente affossata dallo stile pessimo”, o ancora “bella trovata, ma strutturata male, e comunque resta lo stile pessimo”.

  98. 105 Gamberetta

    @Gweniver. Ho spiegato quello che intendo io per “recensione” in un articolo dell’anno scorso, qui.
    Lì ho specificato che, a mio modo di vedere, non è necessario leggere integralmente un’opera per recensirla. Finora l’ho fatto – in certi casi ho letto più volte il romanzo recensito – con Lenth non valeva la pena.
    Ci sono state delle recensioni su cui ho ancora dei dubbi: sono stata troppo buona con Pan? troppo severa con L’Acchiapparatti o con Christopher Moore?
    Ma in questo caso ho la coscienza a posto. Non c’è margine di dubbio, una roba come Lenth non è da leggere né da comprare. Non c’è bisogno di leggere 400 pagine per stabilirlo.
    Come diceva qualcuno: mangi un cioccolatino e stai male. Ne mangi un altro e stai male. Ne mangi un terzo e stai male. Non finisci la scatola, la butti via.

  99. 104 Gweniver

    Ancora sulle 150 pagine.
    Recensire un libro significa rencisire una cosa che ha un’inizio e una fine. Diverso è recensire le prime 150 pagine.
    Il titolo del post è: Recensione, romanzo, Il Silenzio di Lenth.
    Ovvero potevi scrivere Recensione, le prime 150 pg de Il Silenzio di Lenth. Vado oltre: sono convinto sia una questione di correttezza, verso chi legge e verso l’autore del libro recensito.
    E’ come recensire un film avendo visto solo il primo tempo. Sarebbe corretto (in termini di onestà intellettuale)? Sarebbe opportuno ad esempio nel caso de “Dal tramonto all’alba”?
    Il discorso sui consigli per gli acquisti non regge. La mia critica non era rivolta a questo. Concordo su quello che dici, ma entrambi sappiamo che, a volte, può essere sufficiente la quarta di copertina per questo; ed è proprio il caso di questo romanzo, fra l’altro.
    Avevi detto che questa recensione sarebbe stata l’ultima; io penso invece che questa è la prima del Marciume: decisamente “tirata via” rispetto alle altre di cui ho avuto modo di leggere su questo blog.
    Quindi, di nuovo dico: mi spiace.

  100. 103 Gamberetta

    Per le 150 pagine:
    Una recensione non è un trattato filosofico. Non è un lavoro astratto di retorica. Una recensione deve rispondere alla domanda: vale o no la pena spendere tempo e soldi per questo romanzo? E, in questo caso, le 150 pagine bastano e avanzano per un no deciso. Così come bastavano tre pagine per affermare che non era il caso di leggere Rocca e come bastano trenta pagine per buttare nel cestino E-Doll.
    Detto questo, i sostenitori di Lenth possono pure spiegare quali incredibili meraviglie mi sono persa. Potrebbero dare dettagli in più su questa incredibile trama (casomai usando gli opportuni spoiler). Tenendo conto che per compensare uno stile del genere – illeggibile – deve essere la trama più interessante della storia della letteratura o quasi.

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