Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati

Copertina di In Search of Wonder Titolo originale: In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction
Autore: Damon Knight

Anno: 1967 (seconda edizione)
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Advent Publishers

Genere: Critica letteraria, recensioni sarcastiche
Pagine: 306

Nessuno pretende che un autore pieno di impegni spenda anni in ricerche per scrivere un romanzetto commerciale; ma se per documentarsi occorrono meno di cinque minuti, credo che il lettore abbia diritto almeno a questo.

Chi parla così? La solita Gamberetta acida e invidiosa? No, Damon Knight sessanta anni fa, recensendo il romanzo di fantascienza di Ken Crossen La rivoluzione del 1990 (Year of Consent, 1954).

Un altro estratto dalla recensione:

bandiera EN The writing itself incorporates every beginner’s mistake known to man. The hero-narrator describes himself while looking in the equivalent of a mirror. He asks or answers impossibly stupid questions in order to communicate background material to the reader. His confederates act in a manner only possible to clairvoyants or maniacal hunch-players, and get away with it. And —please notice this battered, inside-out echo of Nineteen Eighty-Four—the hero betrays himself in an apartment which he knows to be wired.
The dialogue between the hero and heroine has to be seen to be believed; I have watched a few TV soap-operas lately, and they haven’t been this bad. After the usual chase, hero gets his choice of being shipped off to Australia with girl just as the revolution is about to start, or sticking around to do sixteen jobs nobody else can handle. He picks Australia, but has a change of heart at the last moment, and makes a speech this long about it … I can’t go on.

bandiera IT La scrittura incorpora ogni possibile errore che un principiante possa commettere. Il protagonista-narratore si descrive mentre si guarda nell’equivalente di uno specchio. Chiede o risponde a domande assurdamente stupide solo per imboccare il lettore con informazioni sull’ambientazione. I suoi complici agiscono in maniera possibile solo a chiaroveggenti o a chi si affidi in maniera maniacale alle intuizioni; e va loro sempre bene. E – per piacere notare il triste eco di 1984 – l’eroe si tradisce in un appartamento che sa essere sotto controllo.
Il dialogo tra l’eroe e l’eroina è roba da non crederci; ho visto alcune soap opera in TV ultimamente, e i dialoghi non erano scritti così male. Dopo il consueto inseguimento, l’eroe ha la possibilità di scegliere tra l’essere spedito in Australia con la sua ragazza, proprio alla vigilia della rivoluzione, oppure rimanere per svolgere sedici missioni diverse che nessun altro può portare a termine. Scegli l’Australia, ma ha una crisi di coscienza all’ultimo momento e fa un monologo così lungo per spiegarlo… e non ce la faccio a proseguire.

Capisco molto bene la frustrazione di Knight. Non so se sarebbe felice di sapere che sessanta anni dopo non è cambiato molto. Ancora si pubblicano romanzi di narrativa fantastica pieni di dialoghi inverosimili, situazioni idiote e con il protagonista che si descrive allo specchio (Elena P. Melodia, fai ciao con la manina!).
Viene da chiedersi se la “critica” serva a qualcosa. Ne parlerò più avanti.

Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent
Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent

Prima un passo indietro. Il libro dal quale ho tratto la recensione di cui sopra è In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction, un volume del 1956 che raccoglie recensioni e saggi di Knight apparsi sulle riviste di fantascienza dell’epoca.
Di In Search of Wonder sono uscite diverse edizioni, io ho letto la seconda, del 1967.

Per chi non lo conoscesse, Damon Knight (1922 – 2002) è stato uno scrittore di fantascienza americano, noto soprattutto per i suoi racconti. Uno per tutti, il divertente: “To serve man” da cui è stato tratto un episodio de Ai Confini della Realtà dal titolo “Servire l’uomo”.
Knight ha anche scritto un manuale dedicato alla narrativa breve: Creating Short Fiction (1981).

Ma vista la mia passione per il weird, consiglio di dare un’occhiata all’ultimo romanzo di Knight, scritto qualche anno prima di tirare le cuoia: Messaggi per la mente (Humpty Dumpty: An Oval, 1996).

La trama di Messaggi per la mente vede il protagonista, Wellington Stout, che si risveglia in ospedale: gli hanno sparato alla testa e non è stato possibile estrarre il proiettile. Non sembra però che avere un proiettile conficcato nel cervello abbia particolari effetti collaterali. O sì?
Fatti sempre più inquietanti e incomprensibili capitano intorno a Stout. Forse è impazzito o forse la realtà sta andando a catafascio. Non ha importanza, quello che importa è il susseguirsi di situazioni assurde e surreali, tra alieni, strane creature e una società segreta di Dentisti.
Per certi versi Messaggi per la mente può essere considerato un antesignano della Bizarro Fiction. Dettaglio curioso: la prima parte del romanzo è ambientata in Italia, a Milano.

Copertina di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval
Copertine di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval

Ho letto In Search of Wonder con un misto di divertimento e tristezza. Divertimento perché Knight recensisce con molta ironia e altrettanta onestà, senza guardare in faccia a nessuno – e quando tira in ballo il critico letterario del Time, colpevole di parlare di fantascienza con superficialità, non si fa scrupolo a dargli dell’idiota.
Pensate che scandalo: Knight ha dato dell’idiota a un collega non da un blog di invidiosoni, ma dalle pagine di un volume rilegato con copertina rigida! Ai mentecatti del “si può esprimere qualunque opinione basta essere educati” verrà un accidente.

La tristezza nasce dal constatare che tanta passione è servita a poco. Gli errori che rileva Knight si ripetono libro dopo libro, le becere strategie commerciali delle case editrici non cambiano di una virgola, la qualità rimane bassissima. Negli anni ’50 come oggi. E alla fine, quando una rivista rifiuta di pubblicare una sua recensione, Knight si stufa e smette di scrivere recensioni.

Parlando di becere strategie commerciali, così Knight conclude la sua recensione alla mediocre antologia di Roger Lee Vernon The Space Frontiers (1955):

bandiera EN Again, this book is not so bad if you only take the space-opera out of it: but Signet [l’editore] appears to think that the space-opera is what makes it worth having: title, cover design and blurbs all support this idea.
What I am afraid of is that Signet might be right. This kind of ignorant nonsense ought to be well adapted to the existing mental set of a reader to whom “space,” “planets,” “galaxies,” are all words without any specific meaning, conveying nothing but a vague feeling of “out there.” If so—if there is a vast untapped audience of unsophisticated (and uneducated) science fiction readers just waiting to be fed—then we may expect to see an immediate mushroom-growth of Vernons… out of whom, in another twenty years, a little coterie of polished science fiction writers will evolve, to sit and wonder why their stuff doesn’t sell.
What a nightmare! Thank heaven I don’t believe it for a moment!

bandiera IT Ribadisco, questo libro non sarebbe così male se si togliesse la space-opera; ma Signet [l’editore] sembra pensare che invece proprio la space-opera renda il volume degno di essere comprato: titolo, copertina e blurb supportano questa convinzione.
Quello che temo è che Signet abbia ragione. Questo genere di idiozia senza senso potrebbe essere ben adatta per il livello mentale di un lettore per il quale “spazio”, “pianeti”, o “galassie” sono parole senza un significato preciso, che semplicemente comunicano un vago senso di “là fuori”. Se è così – se esiste un vasto pubblico di lettori di fantascienza poco sofisticati (e poco educati in materia) pronto a essere imboccato – allora possiamo aspettarci un fiorire di autori come Vernon… in mezzo ai quali, tra un vent’anni, potrebbe emergere una piccola schiera di scrittori di fantascienza decenti, che si domanderanno perché le loro opere non vendono.
Che incubo! Grazie al cielo non ci ho creduto neanche per un momento!

In America, nella prima metà degli anni ’50, c’è un boom della fantascienza. Un po’ come succede adesso con il fantasy. Gli editori come si comportano? Buttando fuori libri mediocri uno dopo l’altro; libri pensati per un pubblico ignorante, libri che si spera di vendere non perché belli, ma perché titolo, copertina e hype sono studiati per affascinare i gonzi.

Copertina di The Space Frontiers
Copertina di The Space Frontiers

Negli anni ’50 si impilavano sacchi e sacchi di spazzatura pieni di astronavi, galassie, e pianeti, il “là fuori”; adesso è la volta di elfi, vampiri e maghetti: il concetto non cambia. Signet non punta a costruire un pubblico, punta a sfruttare la moda. La montagna di letame travolgerà anche le opere buone? Contribuirà ad allevare una generazione di lettori incapace di distinguere un bravo scrittore da un imbrattacarte? Meglio!

Le case editrici non vogliono che la gente legga con regolarità. Non vogliono un pubblico competente. Vogliono una massa di diversamente furbi pronta a seguire la moda e a farsi accalappiare da una copertina sbrilluccicosa, modello selvaggio con le perline.

Come spiega Sandrone Dazieri – editor Mondadori e scopritore del “talento” di Licia Troisi – in una vecchia intervista su Repubblica:

Un romanzo per giovani adulti è quello che pone al centro della storia la figura di un adolescente che affronta l’amore, la morte, il sesso: sia in forma realistica che metaforica. Chi si rispecchia nell’eroe legge le sue avventure anche se non è un frequentatore di librerie: le vendite della letteratura per young adult sono così visibili perché si devono a un pubblico che abitualmente non si muove.

Che è la stessa strategia di Signet: rivolgersi al pubblico che non frequenta le librerie, che abitualmente non si muove. Il pubblico cerebroleso che non distingue un pianeta da una galassia e che compra un romanzo se in copertina vede una mezzelfa in abiti discinti o un vampiro che brilla.
Ci sarebbe da chiedersi se non sarebbe più vantaggioso rivolgersi invece al pubblico che divora cento libri all’anno: certo parliamo di una minoranza, ma ognuno di questi acquista più libri in sei mesi di un non-frequentatore-di-librerie in tutta la sua vita.
Ma rivolgersi a un pubblico appassionato implica offrire un prodotto valido: troppa fatica! E se davvero si introducessero dei criteri qualitativi, l’industria editoriale andrebbe a farsi friggere. Perché raramente (mai?) lo scopo di un editore è pubblicare buoni libri. Lo scopo di un editore è lucrare, fare favori agli amici, promuovere le idee a lui congeniali. Il valore artistico delle opere non interessa.

E il bello è che io posso sbraitare finché voglio ma non inciderò sulle vendite neanche per una manciata di volumi. Infatti, per definizione, gli editori non si stanno rivolgendo a un pubblico informato. Lo mettono già in conto che chi non è sprovveduto eviterà certe schifezze. Non gliene frega niente, ci sarà sempre nuovo pubblico semi analfabeta pronto per essere fregato.
Un’industria che si basa sull’ingenuità dei clienti. Un’industria che scientemente sfrutta, senza scrupoli, l’ignoranza altrui. E poi gli editori vengono a cianciare di “cultura” e a piagnucolare e a chiedere agevolazioni e aiuti statali. Cari editori, dovete morire di fame.[1]

coniglietto-fatina
Per compensare lo schifo dell’editoria ci vorrebbe l’immagine di un coniglietto. O di una fatina. O di un coniglietto-fatina!

Leggendo il libro di Knight, mi sono resa conto che in fondo non c’è molta differenza tra il mercato anglosassone e il nostro. Le logiche sono le stesse.
Dunque come si spiega il fatto che il livello medio anglosassone, per quanto riguarda la narrativa fantastica, sia molto più alto del nostro?
Secondo me è soprattutto questione di numeri e di tradizione. Ci sono molti più scrittori in lingua inglese e c’è una tradizione nello scrivere questo genere di opere. E a scuola non si viene rimbecilliti con I Promessi Sposi.[2]

L’altra differenza che noto tra l’estero e l’Italia – differenza che però, sottolineo, non so quanto incida – è il diverso approccio alla critica. Damon Knight è onesto. Anche quando parla dei suoi amyketti – come James Blish, con il quale collaborerà alla stesura di Var, l’alieno (VOR, 1958) –, mantiene il senso della misura.
Quando c’è da elogiare elogia e quando c’è da bastonare bastona.
A Knight non piace il ciclo della Fondazione di Asimov e lo dice senza mezzi termini; esalta i primi romanzi di Philip K. Dick, ma non ha problemi a dire che i racconti invece sono solo boiate commerciali; massacra il povero A. E. Van Vogt e non ha parole tenere per John Wyndham e il suo I figli dell’invasione (The Midwich Cuckoos, 1957).
Quando discute di Richard Matheson – Richard Matheson, non Licia Troisi – tra l’altro scrive:

bandiera EN Like most of his literary generation, he has no sense of plot; in each story he puts together a situation, carries it around in circles until he gets tired, then introduces some small variation and hopefully carries it around some more, like a man bemused in a revolving door. His stories sometimes reach their goal by this process, but only, as a rule, when there is no other possible direction for the story to take; more often they wind up nowhere, and Matheson has to patch on irrelevant endings to get rid of them.

bandiera IT Come molti della sua generazione letteraria, non ha alcun senso della trama; in ognuno dei racconti costruisce una situazione, la fa girare in tondo finché non si stanca, a quel punto introduce una piccola variazione e fa girare la storia ancora un altro po’, come qualcuno compiaciuto da una porta girevole. I suoi racconti ogni tanto raggiungono il loro scopo in questa maniera, ma capita solo quando non c’erano alternative; più spesso i suoi racconti non vanno da nessuna parte, e Matheson deve cucire finali irrilevanti per liberarsene.

E Knight non è più tenero con i romanzi di Matheson: Io sono leggenda (I Am Legend, 1954) è aspramente criticato per l’ingenuità delle spiegazioni pseudo-scientifiche; Tre millimetri al giorno (The Shrinking Man, 1956), che secondo Knight è stato scritto con poca cura e scarso rispetto per il lettore, è ridicolizzato per i grossolani errori di calcolo. La recensione così si conclude:

bandiera EN The rest of the book, like much of Matheson’s work, is a dismal interior monologue, endlessly reflecting the author’s own stream of consciousness at its most petty and banal.

bandiera IT Il resto del libro, come molte delle opere di Matheson, è un’orribile monologo interiore, che rispecchia di continuo il flusso di coscienza dell’autore stesso ed è per lo più insignificante e banale.

Dopodiché Knight si chiede come mai i diritti cinematografi di un libro così brutto siano stati venduti prima ancora della pubblicazione, e si domanda perché non possano invece avere successo opere più meritevoli.

Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man
Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man

Ma forse Knight è il solito maleducato invidioso che non capisce l’Arte. Be’, sentite il giudizio di Thomas M. Disch su Ray Bradbury – ancora, Ray Bradbury, da alcuni considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi, non Licia Troisi:

bandiera EN His sense of humor doesn’t operate on both sides of the generation gap; his horrors are redolent of Halloween costumery; his sentimentality cloys; his sermons are intrusive and schoolmarmish; he is uninformed and undisciplined. He is an artist only in the sense that he is not a hydraulic engineer.

bandiera IT Il suo senso dell’umorismo non funziona su entrambe le sponde del salto generazionale; i suoi orrori hanno l’aspetto dei costumi di Halloween; il suo sentimentalismo dà la nausea; i suoi sermoni sono intrusivi e degni di una maestrina; è ignorante e indisciplinato. È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico.

È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico, che non mi sembra tanto lontano dall’augurare a Bradbury di darsi all’ippica. D’altra parte poco prima Disch ha spiegato che i racconti di Bradbury li potrebbe scrivere un ragazzino undicenne non troppo sveglio, dandogli abbastanza tempo.

E come fanno Knight e Disch ad arrivare ai loro giudizi? Prendono i testi di partenza e citano passaggi rilevanti per le loro tesi. Per esempio – esempio, cioè uno dei tanti – nel caso di Disch/Bradbury:

bandiera EN Consider this description (from “The Night” [un racconto dell’antologia The Stories of Ray Bradbury]): “You smell lilacs in blossom; fallen apples lying crushed and odorous in the deep grass.” Ordinarily apples don’t fall when lilacs blossom, but in Bradbury’s stories it’s always Anymonth in Everywhereville. His dry-ice machine covers the bare stage of his story with a fog of breathy approximations. He means to be evocative and incantatory; he achieves vagueness and prolixity.

bandiera IT Considerate questa descrizione (da “The Night” [un racconto dell’antologia The Stories of Ray Bradbury]): “Senti il profumo dei lillà in fiore; le mele cadute giacciono schiacciate e odorose nell’erba alta.” Normalmente le mele non cadano quando i lillà fioriscono, ma nei racconti di Bradbury è sempre un-mese-qualunque nel paese-da-qualche-parte. La sua macchina per il ghiaccio secco ricopre il disadorno palcoscenico dei suoi racconti con una densa nebbia di approssimazioni. Bradbury pensa di essere evocativo e “magico”, ottiene di essere vago e prolisso.

Questo è anche l’unico modo serio per discutere di narrativa: si prende un testo e lo si analizza in base a una serie di criteri. Criteri tecnici, non di amicizia o di convenienza.

Copertina di On SF
Copertina di On SF di Thomas M. Disch, libro dal quale sono tratte le citazione di cui sopra

Forse se anche in Italia si diffondesse una mentalità del genere ne avremmo un guadagno. Ma la vedo dura. Sembra che da noi si debba sempre parlare di politica o di chissà quali sbrodolamenti pseudo filosofici. Sporcarsi le mani con le parole è visto con disgusto. Si passa il tempo a disquisire se Heinlein è fascista, se Dan Simmons è razzista, se Tolkien è di destra o di sinistra, e non si entra mai nello specifico. Lo specifico sono i testi, non la mentalità degli autori.

E questo quando va bene. Normalmente la polemica letteraria non arriva neanche a quel livello misero, meglio discutere pregi e difetti del vestito di un’autrice mentre ritira un premio. E ci fosse qualcuno che dica: “Gente, sveglia! Un’autrice si può vestire come cavolo le pare non è quello il punto! Il punto è: come mai si sta premiando un romanzo scritto con i piedi?”
Per tacere degli spettacoli pietosi che vedono gli autori fare comunella per difendere l’indifendibile, come quel paio di scrittori mentecatti che hanno avuto il coraggio di trovare giustificazioni persino per l’inqualificabile Gli Eroi del Crepuscolo.

Ancora più scoraggiante è il fatto che non cambia mai niente.
Qualche tempo fa, mentre cercavo tutt’altro, mi sono imbattuta in un articolo di Repubblica intitolato: “Ragazzo prodigio, a 18 anni un romanzo da Feltrinelli”.
All’inizio ho pensato che fosse un nuovo autore, sulla scia appunto di Chiara Strazzulla, del Ghirardi, di quell’altro ragazzino che ha pubblicato i romanzi sui pirati per Mondadori e fenomeni da baraccone simili. Ma l’articolo era datato 21 gennaio 2003.

Ho indagato un po’ e ho scoperto che il “prodigio” si chiama Andrea Santojanni; a 17 anni impiega ben due mesi della sua vita per scrivere un romanzo, l’anno dopo viene pubblicato da Feltrinelli. Rilevante perché il romanzo è parzialmente di genere fantastico: da quel che ho capito è una storia d’amore ma con i due protagonisti che si scambiano i corpi, lo spirito di lui entra nel corpo di lei e viceversa.

Il romanzo si intitola Sono solo mostri e l’incipit è il seguente (via google books si può leggere qualche pagina in più):

Sabato ventisette marzo. Claudia saltò giù dal letto. In effetti erano le sei e mezza, e se non si fosse sbrigata avrebbe perso il pullman. E naturalmente avrebbe fatto tardi a scuola.
Ma mica questa è come la pubblicità delle merende del Mulino Bianco, dove alle sei del mattino c’è già un sole da spaccare le pietre, e si è già in forma, con il vestito elegante addosso. No! Qui stiamo parlando di gente comune. Gente mortale. Di una ragazza che si sveglia quotidianamente, [io invece mi alzo un giorno sì e uno no. N.d.G.] con il pigiamino tutto sgualcito, con tanto freddo corporale e con una confusione mentale da scandalo nazionale. E per di più era avvolta nelle tenebre della notte. E fuori dalla finestra non c’erano mica le rondini che volavano felici e spensierate. Assolutamente no! C’erano i corvi che volavano di tetto in tetto in cerca di una carogna. In cerca di un qualcosa qualsiasi.
Si piazzò davanti allo specchio e spalancò gli occhi quando vide quell’essere dai capelli tinti di rosso a maschiaccio, corti e sconvolti. Quel viso paffutello, il grande seno e gli occhi verdi. In principio non ci fece caso. Quindi si catapultò fuori dal bagno, e a passo affrettato si avviò in cucina, dove c’era la madre, che stava bevendo la sua tazza di caffè e latte. Entrambe, andavano a scuola. Col piccolo dettaglio che una stava da una parte e l’altra dalla parte opposta.
– Madre, io credo di non stare bene – disse la Claudia.
– Perché, cos’hai, tesoro? – le domandò.
– Non so, sono confusa.
La madre le sorrise, poi cercò di aiutarla dicendole che tutti erano un po’ confusi in quello stupido mondo. Tranquilla. Non s’incaricò di quel problema, e continuò a guardare la madre. Quasi non la riconosceva. Cosa diavolo voleva significare? Era forse la stessa e vecchia storia? Bisogna sapere che Claudia appena si svegliava vedeva creature soprannaturali intorno a sé. Può darsi che anche in quel momento era confusa come sempre. Quindi non fece caso a niente.

Fa schifo, ma inutile dilungarsi. Non è neanche giusto: una persona senza esperienza che scrive in fretta scrive così, il problema è che forse dovrebbe capire da sola che non è un livello degno. Non puoi scrivere in questa maniera e chiedere soldi in cambio. Tra l’altro come sempre editing zero, neanche correzione di bozze, hanno persino lasciato le virgole tra soggetto e verbo (vedi: “Entrambe, andavano a scuola”).

Copertina di Sono solo mostri
Copertina di Sono solo mostri

Esilaranti le due recensioni archiviate al sito Feltrinelli. Andrea Di Consoli recensisce per L’Unità e chiude con questo sproloquio:

Il sesso è, spesso, una banale manifestazione di forza e di potenza. Perciò, dopo aver letto Sono solo mostri, del sesso se ne ricava un’idea mediocre, quasi fastidiosa. A cosa serve il sesso se c’è una forma di amore che supera se stesso e straripa in un bene che porta alla fusione della testa, allo scambio dei corpi? A niente, verrebbe da dire. Il romanzo sorprendente di Andrea Santojanni ci lascia addosso la sensazione di esserci fermati sulla soglia, di esserci chiusi in un al di qua – ci lascia addosso la fastidiosa sensazione di non aver mai fino in fondo preso (vissuto) il corpo della persona amata. Non si tratta di divorarlo, il corpo, ma di sentirselo dentro, come una magia: di sentirne il piacere, le vibrazioni. Ha ragione Erri De Luca a definire il piccolo Santojanni un mago.

Ma si può sapere chissenefrega delle idee di Di Consoli sul sesso se stiamo parlando di critica letteraria? Come dicevo prima, sbrodolamenti “filosofici” quando abbiamo un testo che specifica che la protagonista si alza “quotidianamente” e che ci tiene a sottolineare che i corvi sono in cerca di “qualcosa qualsiasi”.
E siamo a pagina UNO e non entro neanche nel merito degli altri diecimila errori. È una vergogna. Una vergogna il romanzo e sono vergognose recensioni del genere.

Non dico che all’estero sia il Paradiso. Anche lì è pieno di incompetenti e lecchini, ma almeno non ci sono solo quelli!
Erri De Luca, recensendo per Il Mattino, supera qualunque limite di decenza. Antefatto: racconta lo stesso De Luca di aver conosciuto Santojanni durante un incontro tra studenti e scrittori; Santojanni gli ha rifilato il manoscritto e De Luca ne è rimasto tanto affascinato che…

Chiamo la mia agente e le dico di aver trovato un pezzo unico, un regalo per qualunque editore. A differenza di ogni altro esordiente che va al suo primo contratto allo sbaraglio, bisognava spuntare subito termini di contratto da professionisti affermati. Perché lì dentro c’era materia di contagio per comitive di lettori, perché il ragazzo era un caso letterario di quelli che capitano di tanto in tanto all’estero, ma da noi mai spuntava uno così, a diciassette anni con una storia esplosiva a miccia corta che scoppia in mano all’apertura.
Così per consuetudine ho passato il malloppo per primo a Feltrinelli però con l’ultimatum di rispondere entro una settimana, oppure andava fuori. Non era scaduto il termine-capestro e in pochi giorni l’editore aveva azzannato l’osso e il ragazzo aveva il suo primo contratto editoriale con clausole da scrittore di punta.

Senza parole. Ma come mai De Luca è rimasto così ammaliato? Be’…

La letteratura è ben fornita di magnifici viaggi: Ulisse, Dante, Chisciotte, Gulliver, Crusoe. Ma prima di ’sto ragazzo chi s’era inventato il trasloco dentro carne e ossa del dirimpettaio? Un’idea così nitida, senza sforzo d’ingegno e perciò geniale [...]

Ecco, questo leggendo i siti esteri e la critica letteraria nel mondo anglosassone non l’ho mai visto: la presa per il culo. Tipo quando Dazieri dice che i romanzi di Licia sono originali e in pratica non hanno bisogno di editing. Secondo De Luca l’idea dello scambio di corpi sarebbe un’idea mai vista prima. Diosanto.
Il triste è che se davvero Dazieri e De Luca sono convinti che la Troisi e Santojanni siano originali è ancora una presa in giro; è una presa in giro che persone tanto ignoranti siano nella posizione di decidere una pubblicazione.

Eravamo a gennaio 2003. La Strazzu pubblica a giugno 2008. Cinque anni, non cinquecento. E nessuno che dica: “Però il prodigio dell’altra volta in effetti non è che fosse ‘sto genio…” Niente. Da Einaudi in giù tutti convinti di avere a che fare con un altro prodigio.

Morale della favola? Che non esiste una morale. Non c’è un premio per l’impegno o per il talento, c’è un premio se il tuo amyketto De Luca ti raccomanda.
Lo so, lo so, avevo promesso di non occuparmi più di fantasy italiano. Mi sono lasciata trascinare. Il Lato Oscuro è molto potente, e fanno biscotti buonissimi!

Il Lato Oscuro ha i migliori biscotti
come to the dark side, we have cookies

Un altro aspetto interessante del libro di Knight è che permette di osservare un pezzetto di storia della narrativa fantastica in divenire. È curioso leggere di Ballard o Philip K. Dick nel ruolo delle giovani promesse o sentire Knight lamentarsi che la gente dovrebbe piantarla di parlare solo dei classici, ma prendere in considerazione anche autori nuovi e che già hanno dimostrato notevole bravura, come Robert A. Heinlein.

Rimanendo ai classici. Quando Knight sposta il discorso dalla fantascienza al fantasy, cita Howard e Lovecraft come pilastri del genere, anche se ha delle serie riserve sullo stile di quest’ultimo. Volendo indicare un capolavoro, tira fuori Flecker’s Magic (1926) di Norman Matson, un urban fantasy nel quale uno studente di una scuola d’arte di Parigi riceve da una strega un anello magico in grado di realizzare i desideri. Seguono complicazioni. Ammetto la mia ignoranza: non avevo mai sentito nominare questo romanzo e non ho mai letto niente dell’autore.
Knight non spreca neanche mezza parola per Tolkien, nonostante Il Signore degli Anelli sia già stato pubblicato all’epoca della prima edizione di In Search of Wonder. Giusto così.

* * *

Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma a riassumere Knight si perde tutto il divertimento, sarebbe come leggere gli articoli di Gamberetta senza gli estratti e i commenti sarcastici.

Anche se questa è una recensione non darò un voto in Gamberi: il libro di Knight non è paragonabile alle altre opere recensite, visto che non si tratta di narrativa né di un manuale di scrittura. Lo stesso lo consiglio: è come sfogliare un blog stile Gamberi per 300 pagine!

Per chiudere, le quattro ipotesi che guidano Knight nelle sue recensioni (sostituite “science fiction” con “fantasy” e siete a posto):

bandiera EN 1. That the term “science fiction” is a misnomer, that trying to get two enthusiasts to agree on a definition of it leads only to bloody knuckles; that better labels have been devised (Heinlein’s suggestion, “speculative fiction,” is the best, I think), but that we’re stuck with this one; and that it will do us no particular harm if we remember that, like “The Saturday Evening Post,” it means what we point to when we say it.

2. That a publisher’s jacket blurb and a book review are two different things, and should be composed accordingly.

3. That science fiction is a field of literature worth taking seriously, and that ordinary critical standards can be meaningfully applied to it: e.g., originality, sincerity, style, construction, logic, coherence, sanity, garden-variety grammar.

4. That a bad book hurts science fiction more than ten bad notices.

bandiera IT 1. Che il termine “science fiction” è improprio, e che cercare di mettere d’accordo due appassionati sulla sua definizione porta solo al pestarsi a sangue; che etichette migliori sono state ideate (il suggerimento di Heinlein, “speculative fiction” è il migliore, credo), ma lo stesso siamo impantanati con “science fiction” e non c’è niente di male se ci ricordiamo che, come per “The Saturday Evening Post”, un termine significa quello che stiamo indicando mentre lo pronunciamo.

2. Che il blurb di copertina e una recensione sono due cose diverse e vanno scritte in maniera diversa.

3. Che la fantascienza è un ramo della letteratura degno di essere preso sul serio, e che i normali parametri critici possono essere applicati con successo. Per esempio: originalità, onestà, stile, costruzione, logica, coerenza, sensatezza, grammatica.

4. Che un brutto libro danneggia la fantascienza più di dieci recensioni negative.[3]

* * *

note:
 [1] ^ Naturalmente parlo per l’ambito che conosco, la narrativa fantastica. Può essere che in altri settori dell’editoria (dalla poesia alla saggistica) sia tutto rose e fiori, ne dubito, ma non metto lingua riguardo a situazioni di cui so poco.
Si potrebbe poi sostenere la tesi che, nonostante siano inefficienti e disonesti, gli attuali editori riescono comunque a garantire un livello qualitativo superiore a quello ottenibile con altre forme di selezione. Non lo escludo in principio. Staremo a vedere.

 [2] ^ Il tempo buttato dietro a I Promessi Sposi è un danno in sé, ma non è solo quello il punto. Il punto è che I Promessi Sposi sono il simbolo di un modo di studiare stupido e controproducente. Basta vedere le tracce dei temi per la maturità, fuffa del tipo: “Commento di un passo della Prefazione della Coscienza di Zeno.” o “Innamoramento. Testi di Dante, Alberoni, Gozzano, Catullo, Leopardi e Cardarelli.” O ancora: “Origine e sviluppo della cultura giovanile, con un documento di Hobsbawm.”
Al massimo qui si cerca qualcuno che ripeta a pappagallo quello che i professori gli hanno detto su Svevo o Dante. Un bello spreco di anni.
Si vuole che dal Liceo escano persone che sul serio hanno imparato qualcosa? Allora alla maturità i temi dovrebbero essere: “Scrivere un racconto romantico che faccia sciogliere in lacrime.” Oppure: “Dimostrare che la Luna è fatta di formaggio.”

Luna di formaggio
Astronauta ritorna con la prova che la Luna è fatta di formaggio. Damon Knight ricorda come Lester del Rey si vantasse di essere in grado di sostenere qualunque tesi e l’esatto opposto. Ed è questa abilità che dimostra padronanza della lingua, non sapere in che anno è nato Dante.

Basta con le stronzate stile: “L’influenza sociale della scapigliatura nella Milano dell’800”. Bisogna insegnare alle persone come usare al meglio la propria lingua; come analizzare le idee altrui – a livello formale – e come esprimere le proprie. Non bisogna insegnare le singole idee (cosa ne pensava Gozzano dell’amore; tra l’altro: chissenefrega!), bisogna insegnare a manipolare le idee in generale (come faccio a esprimere un determinato concetto di amore, qualunque sia tale concetto).
Bisognare dare strumenti, non nozioni. Invece al Liceo si ottengono solo nozioni, e spesso sono pure nozioni superficiali se non sbagliate.
EDIT del 22 marzo 2011. Ho aggiunto qualche altro dettaglio, qui. Per piacere commentate quell’articolo e non questo se intendete discutere di Manzoni & Liceo.

 [3] ^ Ipotesi Assiomi in voga in Italia:
1. Il termine fantasy indica quei romanzi per i quali ogni critica è ingiustificata.

2. Quello che dice l’editore riguardo a un romanzo da lui pubblicato ha lo stesso valore di una recensione.

3. Il fantasy non è letteratura, e non deve essere preso sul serio. Soprattutto non si può giudicare un’opera basata sulla fantasia usando criteri letterari.

4. Una recensione negativa danneggia il mercato più di dieci brutti libri.


Approfondimenti:

bandiera EN In Search of Wonder su Amazon.com
bandiera EN In Search of Wonder su gigapedia library.nu
bandiera EN In Search of Wonder su Wikipedia
bandiera EN Humpty Dumpty: An Oval su Amazon.com
bandiera IT Messaggi per la mente su Delos Store
bandiera EN “To Serve Man” su Wikipedia (attenzione agli spoiler!)
bandiera EN Damon Knight su Wikipedia

bandiera IT On SF su Amazon.it
bandiera EN On SF su gigapedia library.nu

bandiera IT Sono solo mostri su Amazon.it
bandiera IT La scheda del romanzo Sono solo mostri presso il sito dell’editore

bandiera EN La Luna è fatta di formaggio?

 

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202 Commenti a “Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati”

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  1. 202 Il problema di chiamarla “Arte” e basta | Vaporteppa

    […] Vi consiglio questo articolo in cui si parla di Damon Knight e del declino anche a livello di idee della Fantascienza, appena divenne un po’ di moda: http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/ […]

  2. 201 Letteratura come arte. O forse no. - Lokee

    […] Ti consiglio questo articolo in cui si parla di Damon Knight e del declino anche a livello di idee della Fantascienza, appena divenne un po’ di moda: http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/ […]

  3. 200 Darlene Alibigie

    La buonanima di Richard Matheson era come il Kilgore Trout di Kurt Vonnegut: aveva delle belle idee, ma non era assolutamente capace di scrivere.
    (Per quanto mi riguarda, meglio così del contrario: “Tre millimetri al giorno”, con tutti i suoi innegabili difetti stilistici, mi ha fatto comunque venire i brividi).

  4. 199 Coniglio Lunare

    Matheson ha appena stirato le zampe

  5. 198 Gwenelan

    Doppio post solo per dire che ho risolto grazie al gentilissimo Duca ^-^!

  6. 197 Gwenelan

    Salve, avrei una richiestina.
    All’epoca avevo preso il libro di Damon Knight, In Search of Wonder, prima che library.nu chiudesse. Poi è successo un piccolo patatrac e adesso non lo trovo più (sì, scema io a non aver fatto un back-up più recente, lo so :/). Non è che qualche anima pia ha un altro sito/luogo in cui trovarlo, oppure sarebbe disposta a passarmelo? Grazie :).

  7. 196 CrushMySoul

    Non credo assolutamente che sia fuorviante: lo è nel momento in cui il critico non sa di cosa parla. Ma è una contraddizione in termini, il critico è per definizione un esperto che riesce a contestualizzare una data opera, oggettivando tutto ciò che può sfuggire al lettore comune. E riesce a fare questo proprio perché possiede una preparazione adeguata. Uno dei problemi più comuni legati alla critica è che spesso qualcuno si improvvisa tuttologo, vuoi perché certe riviste o giornali gli danno carta bianca, vuoi perché si è fatto un nome e ne abusa per megalomania pensando di poter dire tutto quello che gli passa per la testa nascondendosi dietro al suo status o per altri motivi. Riguardo all’esempio di matematica un critico, preparato nel dato settore ovviamente, potrebbe contestualizzarlo, mettere in luce determinate scelte, far capire perché in quel preciso momento storico la matematica sia arrivata a certi risultati, chiarire eventuali collegamenti con altre teorie eccetera. È questo che intendo per critico, dico “filosofia” per restare in un campo ampio e generico ma non mi riferisco precisamente e solamente a questo. Altro esempio heinleiniano (giusto perché sono fresco di letture): Bruce Franklin ha scritto un testo critico riguardo un po’ tutte le pubblicazioni di Heinlein mettendo in relazione i contenuti di romanzi e racconti con il periodo storico dell’autore, il suo essere americano, alcune sue esperienze e dichiarazioni personali eccetera. Ma perché ha potuto fare una cosa del genere? 1. Perché conosce la fantascienza e soprattutto Heinlein 2. Perché è un esperto di storia contemporanea americana. Da qui una ricerca competente senza sparate a caso non argomentate: tra dire “Heinlein è fascista” e “Heinlein appartiene ad una generazione americana ancora legata al mito della frontiera, da qui certe scelte nei suoi romanzi (protagonisti individualisti, importanza della libera impresa ecc.)” c’è un abisso. Detto questo, sono d’accordo che la narrativa di genere abbia altri obiettivi principali (intrattenimento, evasione, sense of wonder ecc.) e che solitamente la “paraletteratura” non è campo di studio da parte della critica. Ma non si può negare che anche qui l’autore metta la propria impronta personale, il proprio credo politico o religioso, le proprie esperienze, il riflesso di una serie di aspetti legati al tempo e al luogo in cui è vissuto, che plasmano il risultato finale. Stiamo usando Heinlein come esempio, ma se invece parlassimo di Sheckley o di Brown, di Pohl, della Le Guin o di Dick forse sarebbe più chiaro: le loro idee, critiche o satiriche, nei confronti di determinati aspetti del capitalismo, della tecnocrazia eccetera sono uno dei punti forti della loro narrativa e mi sembra innegabile. Io non discuto sul fatto che siano idee giuste o sbagliate, belle o brutte, ma della loro evidente presenza, che non è meno forte del militarismo di Heinlein (che semplicemente, essendo l’autore più legato all’hard sci-fi e alla speculative fiction, risalta di meno e passa in secondo piano). Spero di aver chiarito come la penso sulla critica e a cosa mi riferisca di preciso (lungi da me ovviamente valutare positivamente un libro scritto da schifo solo perché contiene due riflessioni “filosofiche”). Sul discorso utilità/inutilità, bè, ripeto che secondo me dà completezza all’analisi di un romanzo, sempre ribadendo che va da sé una preparazione sull’argomento da parte del critico di turno.

    Heinlein comunque, al di là di ideologie e palle varie, è forse il mio scrittore preferito di sci-fi, peccato che in Italia sia così poco conosciuto.

  8. 195 Gamberetta

    @CrushMySoul. Non sono d’accordo. Il critico letterario che si avvicina a un testo di narrativa lo deve analizzare solo dal punto di vista tecnico/stilistico, andare a indagare i contenuti (al di là della loro coerenza interna) o peggio indagare l’ideologia o la filosofia che traspare dal testo è una pratica inutile e fuorviante.
    Faccio un esempio contrario: prendiamo un trattato di matematica. Lo si può analizzare dal punto di vista dello stile di scrittura? Volendo sì. Ma ha senso? Quando le equazioni sono giuste e i passaggi logici corretti, lo stile con cui è scritto è molto molto secondario. Stare lì a studiarlo è una specie di stravaganza, lo si può fare ma non è certo quello il metro con cui giudicare il trattato.
    Così un testo di narrativa è narrativa. Non segue i canoni di una dissertazione filosofica, o politica o quant’altro, dunque analizzarlo in quell’ottica è bizzarro di per sé, indipendentemente da come lo fai. E inoltre: che competenza ha il critico letterario per andare oltre la sua materia (che tra l’altro spessissimo non conosce)? Per analizzare un testo dal punto di vista filosofico devi avere specifica preparazione. Così dal punto di vista sociologico, politico, ecc. Ovvio, il critico può averla, ma succede? A me non pare proprio.

    Poi posso fare discorsi del tipo: “la coerenza interna del romanzo non funziona perché l’autore ha reso il mondo inverosimile pur di portare avanti la propria visione ideologica” ma è un già un di più, perché quando il critico sottolinea che il testo non è internamente coerente ha già fatto il suo lavoro. Perché non è coerente è un altro paio di maniche, ed è comunque speculazione (magari non è coerente semplicemente perché l’autore era ubriaco mentre scriveva certi capitoli).
    Perciò no, non è questione di “filosofeggiare alla cazzo” è questione che un romanzo è un romanzo e non un testo di filosofia e dunque non ha senso analizzarlo come se lo fosse.

    In ogni caso complimenti per la tesi, Heinlein è uno dei miei scrittori preferiti. ^_^

  9. 194 CrushMySoul

    Come sempre d’accordo su quasi tutto, l’unico punto su cui vorrei discutere è il comportamento dei critici e le analisi che compiono sfruttando il background culturale, filosofico, politico, ideologico eccetera dell’autore. Premettendo che le cagate senza senso, tipo gli esempi riportati nell’articolo, che estrapolano dal romanzo assurdità senza capo nè coda, capitano spesso e non vanno minimamente prese sul serio, avrei invece da ridire su altri tipi di analisi. Il fatto che un autore appartenga a una certa generazione ed abbia determinate idee, una certa formazione culturale o abbia vissuto una serie di esperienze personali influisce eccome sul prodotto finale. Se Heinlein non fosse nato in America e non si fosse arruolato nella Marina non credo avremmo mai avuto uno Starship Troopers, se non avesse avuto idee libertine riguardo alla sessualità forse non ci sarebbe stato uno Stranger in a Strange Land. Ho letto alcuni saggi molto interessanti che analizzano la fantascienza da punti di vista filosofici e/o ideologici (su tutti “Le metamorfosi della fantascienza” di Darko Suvin) ed è estremamente interessante decodificare un autore, o la stessa fantascienza, in questi termini. E non credo sia sbrodolare o inventarsi panzane, se da un certo punto di vista è limitante non leggere un minimo di analisi prettamente stilistica d’altro canto credo sia anche importante soffermarsi su aspetti più ampi, capaci di inquadrare un romanzo in una specifica epoca storica, con tutto ciò che ne consegue (il cronotopo di Bachtin per farla breve). Soffermarsi ad libitum su un Heinlein fascista è noioso e irritante (oltre che falso), ma è anche vero che certe semplificazioni derivano da una conoscenza abbozzata dell’autore. Quello che voglio dire è che il problema non è in una critica che filosofeggia, ma in una critica che filosofeggia alla cazzo di cane, in modo riduttivo e senza sapere di cosa parla (al di là del tipo di analisi, stilistica, ideologica ecc. che sia). Forse non è vero che fuori dall’Italia non esistano critici cazzoni che parlano a vanvera, è vero però che esiste una controparte capace di essere obiettiva, oltre ad essere preparata. Ed è la controparte che manca in Italia, a parte forse in certi ambienti (universitari?).
    Ritornando un attimo a Starship Troopers, che sto rileggendo ancora una volta (farò una tesi su RAH), posso dire la mia (per ricollegarmi con un esempio a quanto detto prima): stilisticamente ottimo (o quasi) scorrevole, fluido, nonostante sia tutto incentrato sull’addestramento riesce ad essere teso e in crescendo in diversi momenti (punizioni corporali, impiccagione, i-pochi-scontri con gli aracnidi), estremamente verosimile, spettacolari le descrizioni e gli usi dell’esoscheletro. Ma la morale di fondo, pur essendo ottimamente congegnata, non fa per me, la reputo reazionaria e un pò troppo “rosea” (troppa, troppa, troppa fiducia nel militare, figura che diviene incorruttibile dopo l’addestramento). Dico questo non per stare ancora a discutere di ST, ma per ribadire che, pur essendo d’accordo con lo stesso Heinlein (per cui la sci-fi è per prima cosa intrattenimento, divertimento), esiste sempre l’impronta ideologica dell’autore e il lettore se ne accorge. Proprio come se ne accorge il critico ed è quindi giusto che ne parli (con la dovuta accortezza e conoscendo l’argomento).
    Ovviamente non sto dicendo tutto questo per darti contro su qualcosa, è che non ho capito bene se tu credi che la critica sia sempre insensata/inutile/inventata quando compie determinate analisi non stilistiche, se credi che ciò che le manca siano analisi prettamente letterarie/stilistiche o se semplicemente (e giustamente) vorresti vedere linciati certi idioti cialtroni.

  10. 193 Wendy

    Mi sa che a Santojanni hanno pure rubato l’idea geniale e ci han fatto su un film: http://en.wikipedia.org/wiki/It's_a_Boy_Girl_Thing

    Devo ammettere che, siccome sono acida, frigida e cattiva, avevo dato per scontato che a copiare fosse stato il Nostro…però la sua “opera” è stata pubblicata ben tre anni prima dell’uscita del film, faccio mea culpa :D

  11. 192 tasso barbasso

    Riporto qui alcuni brani tratti da un lungo post che ora procedo a “infognare”. Questo sia perché mi sembrano attinenti al tema dell’articolo, sia perché sono concepiti come risposta ad un altro post qui pubblicato.

    @ Alberello

    Diritti di autore.
    Come ho già scritto e riscrivo qui, intendevo dire che “il diritto di essere considerato e indicato come autore non è cedibile”. Questo è il punto fondamentale che mi interessava offrire alla discussione. Questo concetto, tra l’altro, non mi sembra in contrasto con nessuna delle tue osservazioni tranne una. Infatti ricordo di aver concepito la frase suddetta soprattutto come reazione (non in senso conflittuale/antagonistico ma dialettico) ad una singola frase da te scritta nel post precedente: “Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione” (ma non è certo la metafora della prostituzione che mi interessava, come spiego nel paragrafo “altre considerazioni”). Può essere che io mi sia sbagliato nell’interpretare il senso della tua frase, ma quello che volevo dire io è questo: il diritto di autore secondo me – può essere che mi sbagli, ma siamo qui proprio per mettere insieme le varie opinioni – non ti vieta di “vendere autonomamente il tuo corpo”; semmai te lo vieterebbe, per un periodo determinato, un eventuale contratto editoriale (che di per sé non è indispensabile). Anzi, il diritto in sé, ossia la proprietà concettuale dell’opera, appare addirittura come non scindibile dalla figura dell’autore. Ma perché ho voluto precisare questo? Per pura pignoleria? No, l’ho voluto dire perché, secondo me, la consapevolezza del fatto che la proprietà concettuale dell’opera è inalienabile, aiuta ad osservare con più lucidità le questioni (del tutto differenti) della diffusione dell’opera e del suo eventuale sfruttamento economico. Tutto qui. Niente di drammatico e, se mi consenti, nemmeno pura “aria fritta”.

    Tecnica letteraria.
    Si, lo so che “qui su Gamberi Fantasy ci sono state eterne discussioni sul fatto che per scrivere ci volesse o meno una tecnica”, e ciò nonostante la cosa mi sembra singolare (sulla parola “singolare” vedi “altre considerazioni”). Che c’è di strano? Hai forse pensato che nella mia frase ci fosse un sottinteso sarcastico o un qualche tipo di attacco trasversale a qualcuno o qualcosa? No, non è così.
    Su questo tema mi sembra anche utile osservare che a volte (ripeto: a volte) la posizione di gente che obiettivamente cerca solo di porre l’accento anche (ripeto: anche) sugli aspetti espressivi del fare letteratura, viene impropriamente enfatizzata (da alcuni interlocutori) fino al punto di renderla ridicola e insostenibile. Come sai si tratta di una manovra retorica. In realtà in alcune di quelle posizioni l’importanza della tecnica viene semplicemente data per scontata, anche perché magari l’intento è parlare di altro.
    Per quanto mi riguarda e al di là di tutte le discussioni passate, presenti e future, mi sembra più che ovvio che per fare letteratura ci voglia la tecnica letteraria. Ma quello che mi interessava aggiungere (proprio per evitare di diffondere aria fritta) era un brevissimo cenno alla specifica complessità del codice linguistico (orale e scritto), soprattutto per invogliare eventuali utenti ben ferrati su questo argomento a regalare a noi tutti qualche considerazione più approfondita. Oltretutto quelle considerazioni aiuterebbero a capire ancora meglio perché, fino a che punto ed esattamente in che senso la letteratura non potrebbe esistere senza le sue tecniche. Anche perché la letteratura può anche essere vista come una mera riduzione della realtà (concreta o mentale che sia) a modelli codificati.

    Per il resto e i saluti guarda dove sai.

  12. 191 Alberello

    @tasso
    Visto che ci tieni ad essere pignolo, andiamo a pignolare. xD Il tecnicismo è giusto, ma secondo te quanti artisti sanno o viene spiegata loro questa differenza? Leggi per esempio l’intervista alla suddetta Melissa P.

    Trovi mai dire: “Titolarità dello sfruttamento economico dell’opera”?
    Oppure trovi solo la parola “diritti”?

    “I diritti cinematografici furono venduti dopo soli 10 giorni.”
    “Ma dice che non li ha. Alla fine ci accordiamo per 70mila. 61 netti. Però ho ripreso tutti i diritti.”

    Questo linguaggio non è ad uso soltanto degli “sprovveduti artisti” (che gli anglofoni amano definire clueless xD), ma rientra nel quotidiano nonché nella terminologia stessa del contratto editoriale classico.

    Leggi con attenzione:

    l’autore garantisce che l’opera è frutto del suo ingegno e di essere in possesso di tutti i diritti di sfruttamento della stessa e di avere altresì le facoltà e la capacità necessarie a stipulare il presente contratto.

    L’autore, inoltre, con la sottoscrizione del presente contratto, dichiara che intende far pubblicare l’opera su cartaceo e si impegna a riconoscere all’editore il diritto al titolo dell’opera, per tutta la durata del medesimo contratto.

    L’autore infine si impegna a sollevare l’editore da ogni responsabilità per il danno cagionato a terzi dalla sua eventuale mancanza di alcuni diritti sull’opera in oggetto e altresì da eventuali querele da parte degli stessi terzi i quali potrebbero ritenere il contenuto del libro lesivo per la loro immagine.

    1) L’Autore, agendo per se stesso, con il presente atto concede all’Editore, che accetta, il diritto (autore, edizione, pubblicazione, vendita e quant’altro), per il periodo di 10 (dieci) anni dalla sottoscrizione del presente contratto, al numero di edizioni e/o ristampe che stimi necessarie, dell’opera
    dal titolo………
    Sono comprese nella cessione dei diritti di utilizzazione, tutte le diverse forme di riproduzione grafica di cui può essere suscettibile l’opera, tra cui: la pubblicazione in periodico, in volume, in edizione economica, in edizioni speciali per book club o simili, pre e/o post pubblicazione di parti o dell’intera opera su quotidiani e periodici o allegate agli stessi. La cessione è in essere anche mediante licenza a terzi.

    2) Oltre alla cessione dei diritti esclusivi di cui al precedente articolo, l’Autore cede all’Editore, sempre in esclusiva, i seguenti diritti secondari:
    a) diritto di adattare e rielaborare parti o l’intera opera per la riduzione cinematografica, teatrale, radiofonica, televisiva, in cartoni animati, in fumetti, in opere multimediali;
    b) diritto di tradurre e diffondere l’opera in qualsiasi lingua;
    c) diritto di riprodurre l’opera su supporti elettronici;
    d) diritto di diffondere l’opera attraverso tecnologie informatiche;
    e) diritto di riprodurre l’opera vocalmente con lettura da parte di un singolo lettore;
    f) diritto di concedere licenze per la riproduzione anche solo parziale dell’opera mediante fotocopia o procedure analoghe;

    “La cessione di questi diritti, è estranea al contratto di pubblicazione su stampa cartacea, quindi è buona norma che la cessione di tali diritti venga contrattata a parte, anche perché, in mancanza di tale specificazione, l’editore non potrà sfruttare questi diritti, poiché estranei al contratto di edizione. Sarebbe anche buona norma TENERSELI questi diritti, in quanto, sebbene con i nuovi accordi l’autore che firma un contratto percepisca dalla vendita dei diritti secondari il 50%, sarete sempre vincolati dalla decisione dell’editore, se intende cederli o meno. Nel senso, se una casa di produzione cinematografica offrisse una somma al vostro editore e quest’ultimo la giudicasse inadeguata, voi non potrete fare nulla per tutta la durata del contratto (badate bene, la possibilità che il vostro libro desti le attenzioni di produttori cinematografici, non è remota, di più, ma i sogni sono in parte l’energia che ci manda avanti, quindi un minimo vanno assecondati, ma sempre in maniera razionale), anche se a voi non interessano i soldi ma solo la popolarità. Ad ogni modo, se la pubblicazione avvenisse totalmente a spese dell’editore e non avete molta scelta, ci può anche stare il cederli (ma provate a negoziare comunque), se invece la pubblicazione avviene a vostre spese, allora portatevi rispetto e non fatevi rapinare a mano armata.

    Ti è più chiara ora la mia battuta sul fatto che quando cedi i tuoi diritti ti restano solo doveri? Se vuoi ti faccio un disegnino. xD Per carità, poi si può anche andare in giro a chiamarla “titolarità dello sfruttamento economico dell’opera” ma la gente si chiederà di che diamine stai parlando, lol. Rischi di far capire ancora meno di cosa si sta parlando, applicando la vasellina del linguaggio accademico all’enorme dildo che ti stanno infilando su per il culo. Nel momento in cui stipuli un contratto del genere sei esattamente come la zoccola che cede la sua vagina ad un tizio che poi pretende i diritti su di essa (pappone). E non ho usato questo termine per la moda del politically incorrect, ma perché il termine zoccola è derivato di un latino volgare sorcula, diminutivo femminile del classico sorex -icis, sorcio, incrociato con zoccolo inteso come figurato e spregiativo per uomo rozzo e ignorante, buono a nulla. Visto che ho parlato di cavallo, che ha gli zoccoli, e ho tirato in ballo gli altri animali, mi sembrava giusto concludere con il sorcio. Se avessi voluto solo essere volgare l’avrei chiamata puttana, mignotta, bagascia, baldracca ecc.

    Che qualcuno possa pensare che per fare letteratura non sia necessaria una tecnica mi sembra assai singolare: il mostruoso livello di astrazione del codice linguistico, soprattutto nella versione scritta, mi sembra perfino difficile da concepire! Comunque anche questa sarà una questione di interpretazioni.

    Macché singolare, è plurale, maschile e pure femminile. xD Scusa eh, ma proprio qui su Gamberi Fantasy ci sono state eterne discussioni sul fatto che per scrivere ci volesse o meno una tecnica. C’è gente con le fette di salame di cavallo sugli occhi che va in giro a dire: “Mannò! Ci vogliono le emozioni! Io scrivo usando il mio stile che ho inventato di sana pianta ed è stupendo!!11!111!one”. Davvero tasso, a me sembra che tu mi stia prendendo in giro giusto per il gusto della discussione fine a sé stessa. Se vuoi ti do ragione, ma non lo penso minimamente.

    Comunque ti ho lasciato un messaggio in fogna per una cosa completamente OT, se vuoi continuare questa diatriba sull’aria fritta, ti aspetto agguerrito nel mio regno. E ricorda di portare il vino, che di zoccole lì ne abbiamo a sufficienza! xD

    Concludo citando Adam Smith nella speranza (vana) che qualcuno si illumini al suo pensiero e in futuro produca roba di qualità:

    “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti del loro stesso interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo loro delle nostre necessità ma della loro convenienza.”

  13. 190 Mauro

    Alice:

    Ho bisogno di imput nuovi, di un libro che mi appassioni dall’inizio alla fine

    A me sono piaciuti molto The Haunted Vagina (molto breve – 105 pagine – e scorrevole, ottimo per provare) e Dragon’s Egg (meno bello, ma comunque valido, il seguito, Starquake): il secondo è fantascienza hard (di quella dove la fisica te la spiegano), il primo Bizarro Fiction (se non hai mai letto nulla del genere e vuoi nuovi input, parti da quello).

  14. 189 alice

    @Gamberetta:

    Se ne lamentava anche il già citato Thomas Disch. Magari potresti provare a leggere qualcuno dei suoi romanzi, a partire da Campo Archimede.
    Per un romanzo che comincia come fantasy, finisce come fantascienza, e ha per protagonista un personaggio femminile interessante puoi vedere Ash di Mary Gentle

    Faccio qualche ricerca in merito e proverò. Ho bisogno di imput nuovi, di un libro che mi appassioni dall’inizio alla fine. Il mio gusto o è peggiorato o si è affinato, fatto sta che non riesco più a finire niente. Insomma, grazie!

  15. 188 tasso barbasso

    @ alice

    Grazie per la spiegazione/confessione.
    Ho l’impressione che quella che noi vediamo una patologia del mondo editoriale, sia in buona parte un problema strutturale molto più ampio del concetto stesso di editoria. Per fortuna dentro i “mondi” ci sono ancora le persone e leloro energie.

    @Alberello

    Intellettuali siamo un po’ tutti (perfino e soprattutto quando abbiamo il mal di testa) alla faccia di varie mode, tra cui quella del politically INcorrect. ;-)
    Riguardo il diritto d’autore, intendevo dire che tecnicamente (giuridicamente) il diritto di essere considerato e indicato come autore non è cedibile. È una questione terminologica: spesso si dice diritto d’autore per indicare la titolarità dello sfruttamento economico dell’opera. Da Wikipedia italiana: “il diritto d’autore è la posizione giuridica soggettiva dell’autore di un’opera dell’ingegno a cui i diversi ordinamenti nazionali e varie convenzioni internazionali (quale la Convenzione di Berna) riconoscono la facoltà originaria esclusiva di diffusione e sfruttamento, ed in ogni caso il diritto ad essere indicato come tale anche quando abbia alienato le facoltà di sfruttamento economico (diritto morale d’autore)”.
    Che qualcuno possa pensare che per fare letteratura non sia necessaria una tecnica mi sembra assai singolare: il mostruoso livello di astrazione del codice linguistico, soprattutto nella versione scritta, mi sembra perfino difficile da concepire! Comunque anche questa sarà una questione di interpretazioni.
    Grazie per l’ulteriore bel video/promemoria di Frankie. Anche quella è letteratura (narrativa, cinema, poesia, teatro, grafica, architettura, eccetera). D’altra parte anche la letteratura è un po’ musica.
    Mi raccomando, Marco, non smettere mai di ardere e scherzare! Però ricordati (perché lo sai già) che lo scherzare, al contrario dell’ardere, è un po’ come la musica.

  16. 187 Gamberetta

    @alice. Ho sistemato io il blockquote.

    Per quanto riguarda la fantascienza: è un vecchio problema del genere il fatto che tradizionalmente le idee siano sempre state considerate fondamentali a scapito del resto. È difficile trovare romanzi di fantascienza che brillino per particolari qualità letterarie, caratterizzazione dei personaggi compresa. Se ne lamentava anche il già citato Thomas Disch. Magari potresti provare a leggere qualcuno dei suoi romanzi, a partire da Campo Archimede.
    Per un romanzo che comincia come fantasy, finisce come fantascienza, e ha per protagonista un personaggio femminile interessante puoi vedere Ash di Mary Gentle.
    Però non ho idea se possano farti tornare la voglia di leggere. Dipende molto da quello che cerchi in un romanzo.

  17. 186 Alberello

    @tasso
    Pardon, non avevo colto del tutto la tua osservazione. Certo, la concorrenza esiste sempre nel “libero mercato”, pertanto oltre ai loro campioni, buttano dentro anche altro per seguire l’onda del momento. Diciamo che ci sono i purosangue e le bestie da soma che si fanno carico di portare avanti la baracca lavorando per il bastone e la carota.

    Per esempio la DeAgostini capendo che il momento fantasy era propizio, è andata nel mercato sotto casa editrice e ha comprato una mula di nome Allibis. È una bella bestia, pare che riesca a tirare un grosso carretto, più dei buoi. Probabilmente Allibis nemmeno esiste o verrà riciclata in futuro sotto un altro pseudonimo. Però finché traina e vende, l’imperativo è sfruttare a manetta. Ma come detto, forse hai ragione nel dire che di queste cose se ne parla poco direttamente, a me paiono concetti banali, triti e ritriti. Però per carità se ti fa piacere parlarne, parliamone. :P

    I diritti d’autore li cedi nel momento in cui pubblichi per contratto standard. È come se apparisse un cartello al neon sulla tua testa con scritto: “Complimenti, hai appena venduto i tuoi diritti! Ora ti restano solo doveri.” Voleva essere una semplice butade, per far riflettere sul significato recondito delle parole usate in questo caso.

    Chiedo scusa anche per il disguido editoriale. Siccome spesso le persone tendono a scindere i diversi ambiti perché non viene considerata tutta arte o cose simili, preferisco specificare. C’è chi pensa che suonare richieda tecnica, scrivere no. E chiedo scusa anche per le metafore infinitamente fanciullesche con animali, verdura e altre cose semplici ma:

    “Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso.” (Isaac Asimov)

    Per quanto riguarda Frankie HI NRG, è colpa sua se sono ridotto così. Nei suoi testi riesce sempre a creare dei giochi di parole incredibili, è un dizionario vivente.
    Ho imparato più parole da lui che a scuola e non mi vergogno a dirlo.

    Bon, ho finito le cose intelligenti da dire, ora torno ad essere stupido come sempre, ci rivediamo al prossimo the degli intellettuali. Che fatica ragionare, un mal di testa! xD

    @Alice
    Per il quote, seleziona prima la parte di testo che ti interessa quotare con il mouse e poi clicca su blockquote. C’è anche l’anteprima sotto il commento se non sei sicura di come esce. ^^

  18. 185 alice

    Ok, è evidente che non l’ho usato bene (il tuo post è venuto doppio, non so perché). La prossima volta farò meglio.

  19. 184 alice

    Ecco, questa mi sembra una questione interessante e troppo spesso tralasciata in favore di analisi dal taglio leggermente diverso. Mi domando se le case editrici (quelle vere) non accettino “nuove proposte” (lasciamo perdere i meccanismi di selezione) esclusivamente per utilizzarne gli autori come agenti addetti alla pubblicizzazione (gratuita o quasi) del brand. Sembra banale ma molto spesso ci si dimentica che non è sufficiente (per ora) usare le facce, le età e i nomi giusti, è anche necessario avere a disposizione persone in carne e ossa, disposte a farsi vedere in giro (fisicamente e virtualmente) e a lavorare sodo nella speranza di emergere.

    Posso rispondere giusto per quel che so io. Qui a bologna ho conosciuto diversi scrittori o aspiranti tali (perché si è scrittori solo raggiunta la fama, of course) e gli unici che stan facendo strada sono proprio quelli disposti a farsi mille chilometri – non pagati, sottolineo – per parlare ad ogni fiera-presentazione-occasione speciale. Quelli che non ce la fanno, sono coloro che ad un certo punto si stancano (o che non han più soldi da buttare via, visto che altrimenti avrebbero aperto la loro personalissima casa editrice). C’è poi un altro fattore, ancor più fastidioso, che va’ al di là del marketing puro. Qui si sta chiedendo ad una persona – anche una persona con ottime idee o stile – di sfornare un romanzo l’anno – minimo – per farsi conoscere. Conosco gente che ogni sei mesi tira giù un romanzo, manco fossimo alla pressa. CI credo che letteratura italiana è distrutta, questa non è letteratura, è roba scritta in serie nell’attesa di diventare tutti dei Baricco.
    Per non parlare delle case editrici piccole che schifano i nomi come quello sopracitato ma soltanto perché non possono permettersi di averlo: le loro ricerche vertono tutte in quella direzione, non vogliono né la sperimentazione né nuova linfa vitale. Clonano il grande utilizzando i piccoli… e a quel punto mi chiedo cosa serva, l’editoria indipendente, se tanto indipendente non è.
    E, bada, non sto parlando da frustrata: sinceramente la mia esperienza è stata, appunto, solo un’esperienza, non ho rimpianti o desideri particolare. Mi sono limitata ad osservare un piccolo universo che credevo differente, perché i libri non si prestano alle tourné, a volte non si presta nemmeno la musica a quella prassi, figurarsi la carta stampata.

    Spero di aver utilizzato bene il blockquote, per me è una roba nuova.<

  20. 183 tasso barbasso

    Che un eventuale dio perdoni queto triplo post.
    Devo rettificare almeno una delle stupidaggini che ho scritto: forse sarebbe meglio dire che il diritto di autore è sempre inalienabile; sono i limiti all’eventuale sfruttamento commerciale che decadono dopo un certo numero di anni. Ma altri più informati di me potranno precisare o correggere questa affermazione azzardata.

  21. 182 tasso barbasso

    @ Alberello

    Ancora una dimenticanza:
    Frankie HI NRG è sempre affascinante.

  22. 181 tasso barbasso

    @ Alberello

    Grazie per le osservazioni.
    Si, in effetti anche a me sembra molto ovvio, ma nella mia ignoranza ho la sensazione che quel tipo di argomento non venga affrontato spesso, perlomeno in maniera diretta, solo perché altri aspetti della questione appaiono più determinanti.
    Sono d’accordo con te su molto di quello che hai scritto, però ti faccio notare che anche tu non hai dato grande rilievo alla mia considerazione di fondo. Io volevo proprio dire che probabilmente le case editrici NON “mettono in campo i loro campioni sperando di vincere una buona fetta di pubblico e rientrare dei soldi scommessi su di esso”. I campioni delle case editrici, secondo me, sono esclusivamente i classici, tutto il resto sembra più che altro un modo per mostrare il marchio e per togliere spazio (anche fisico, come giustamente dice Gamberetta) al marchio dei concorrenti diretti.
    Ancora due (fastidiose) considerazioni (molto) pignole su due dettagli dei due ultimi capoversi del tuo post:
    “Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione”.
    Non capisco il senso di questa frase. Comunque mi viene da dire che tecnicamente il diritto di autore, in sé, è sempre personale e inalienabile (per un certo numero di anni).
    “Questo è un discorso che non riguarda solo l’editoria, nella musica per esempio…”.
    Questo che sto per scrivere è veramente fastidioso e superfluo, me ne rendo conto, però visto che ho già le mani sulla tastiera… Va da sé che per “editoria” si intende anche quella musicale.

  23. 180 Alberello

    @tasso
    Questa è un’analisi dal taglio fin troppo semplice e/o semplicistico, per questo poco spesso viene fatta, si da per scontata (almeno del 50% sul prodotto finito).

    L’artista, in qualsiasi ambito, è considerato alla stregua del cavallo da corsa o da monta (dipende dal tipo di prestazione richiesta, spesso vanno di pari passo). In questo immenso ippodromo che è l’Italia, le diverse scuderie (Mondadori, DeAgostini, Einaudi ecc.) mettono in campo i loro “campioni” sperando di vincere una buona fetta di pubblico e rientrare nei soldi scommessi su di esso.

    A loro non importa assolutamente un fico secco delle condizioni di salute del cavallo, spesso ne pompano le prestazioni usando sostanze dopanti (pubblicità ossessiva) e spacciano per gare eccellenti dei risultati miserrimi (sto libro è bellissimo, tutti lo recensiscono bene*, vi pentirete di non aver scommesso su di lui!!111! Vedrete nella prossima corsa!).
    Spremono le bestie fino ad aver spillato tutto il possibile dopodiché lo gettano alle ortiche o lo macellano per farci salamini. Nemmeno il nome è importante, pubblicare sotto pseudonimo è il primo passo per rimuovere quel poco di umano che ti resta. Non sei più Luca o Sigfrido, sei lo scrittore anonimo numero 666 (come la marchiatura a fuoco degli ovini per evitare l’abigeato). Questo fa capire alla bestia di non essere più libera, di non avere diritti, assoggetta rimuovendo il soggetto e rendendo complemento oggetto, un trucco vecchio come la schiavitù.

    Dunque, data questa logica, al di là di corse truccate (cartelli) e cavalli raccomandati (uno ogni tanto lo puoi pure far correre, se già l’hai usato per la monta) bisogna cercare il campione giusto. Quello che attira il pubblico, quello che fa scommettere alto, quello che piace al di là di ciò che produce. E fin qui tutto bene, non fa una piega, si può obbiettare sul fattore morale, ma la moralità è così noiosa che non ho voglia di predicare bene e razzolare male (in fin dei conti sono solo un pollo da spennare).

    Il problema di questa logica è che tutto questo non viene detto all’artista (per ovvi motivi) e che quindi egli stesso come hai fatto notare giustamente tu, non lavora sodo nella speranza di emergere.
    Nella sua mente di artista è convinto che una volta arrivato al traguardo della pubblicazione, tutto sia finito, la sua vita d’ora in poi sarà meravigliosa. Ormai ce l’ha fatta, ha vinto! Non dovrà più correre, ha battuto tutte le altre bestie del creato, può guardare dall’alto in basso conigli, gatti, pecore perché egli è stato scelto dall’uomo come compagno per le battaglie.

    Questo finché l’uomo non si stufa e lo manda al macello (vedi il caso di Melissa P tanto per dirne uno). Certo ci si può indignare per il cavallo, ma anche il cavallo poteva arrivarci prima con un minimo di informazioni, sono secoli che la schiavitù di questo tipo esiste. Per me è semplice selezione artificiale. Se sei troppo stupido per capire che devi darti da fare nella vita e nessuno ti regala niente, puoi tranquillamente soccombere, non sentiremo la tua mancanza (A meno che non lo ammetti e c’è l’ipotesi del reato di circonvenzione di incapace). *Fa ciao con la manina*

    Quello però che rovina questa logica è la qualità del prodotto. È ovvio che se non conta la produzione, ma solo la distribuzione, la consumazione sarà terribile. E dato che io sono un consumatore fottutamente egoista, ci tengo che ciò che mi viene offerto sia di buona qualità. Per lo stesso motivo percui poi nel mio lavoro cerco di offrire il meglio che posso. L’unica abilità speciale che hanno i consumatori è il benedetto “potere d’acquisto” ma non lo sfruttano mai. Non esiste il potere di vendita o di distribuzione, questo perché i distributori sono impotenti. L’unico modo che hanno per guadagnare e vivere è quello di sfruttare il prossimo. Nel rapporto amoroso che dovrebbe esserci tra l’artista e il suo pubblico essi giocano il ruolo del protettore nei confronti della zoccola. Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione.

    Questo è un discorso che non riguarda solo l’editoria, nella musica per esempio almeno 3 artisti diversi hanno dedicato a questo argomento una canzone. Lascio la parola e il video a loro, che di sicuro ne sanno più di me.

    1.
    2.
    3.

    *Ovviamente recensioni più truccate di Platinette.

  24. 179 tasso barbasso

    @ Alice

    Pardon, avevo dimenticato la citazione dei passi a cui mi riferivo:

    (…) mi ha fatto andare in giro per il mondo a sbrodolare su un libro (…) sentendo elogi che non solo non mi meritavo ma a cui non potevo nemmeno rispondere in pubblico perché “eravamo lì per vendere. (…) Gliel’ho data su subito, scomparsa dalla terra, che l’editoria cerchi bambocci più montati di me, per fare marketing e non letteratura.

  25. 178 tasso barbasso

    @ alice

    Ecco, questa mi sembra una questione interessante e troppo spesso tralasciata in favore di analisi dal taglio leggermente diverso. Mi domando se le case editrici (quelle vere) non accettino “nuove proposte” (lasciamo perdere i meccanismi di selezione) esclusivamente per utilizzarne gli autori come agenti addetti alla pubblicizzazione (gratuita o quasi) del brand. Sembra banale ma molto spesso ci si dimentica che non è sufficiente (per ora) usare le facce, le età e i nomi giusti, è anche necessario avere a disposizione persone in carne e ossa, disposte a farsi vedere in giro (fisicamente e virtualmente) e a lavorare sodo nella speranza di emergere.

  26. 177 alice

    Impressioni a caso dopo aver letto un post così monumentale:

    1 – Punti di vista interessanti. O, meglio, finalmente delle riflessioni non lette e rilette ovunque;

    2 – mi hai fatto tornare la voglia di leggere. Negli ultimi anni (due o tre) non riesco ad aprire un libro e finirlo, quasi mai, e solo se sono classiconi (ora sto leggendo Oliver twist, tanto per farti capire). Conosco pochissimo la fantascienza letteraria (ma abbastanza bene quella cinematografica, anche se ancora non ho visto AI confini della realtà… è uno dei miei prossimi propositi) e sono sempre alla deriva, cercando romanzi che abbiano un minimo senso. Mi scontro troppo spesso con storie d’amore scritte male, con donne ai limiti del credibile (che spesso vestono i panni di, che so, ingegneri spaziali che, incontrato lo sfigato di turno, vengono ridotte a donne oggetto che non parleranno più se non per innalzare lo sfigato a dio. Stop) e con romanzi che mi SEMBRANO originali e invece copiano altri. So già che qui troverò finalmente una guida – non un oracolo, bada bene – che sto cercando da mesi, ormai. Di fantasy non so nulla. Ho letto solo Il signore degli anelli, la storia infinita e Lo Hobbit. Un po’ poco per dire qualsiasi cosa sull’argomento.

    - Mi piace moltissimo il tuo essere sincera e brusca. Detesto chi vuole utilizzare per forza un “parlato pulito” per un buonismo intellettuale che di intellettuale ha ben poco. Sembra quasi che se uno dice che, che so, Asimov fa schifo (un esempio, non lo penso) si stia offendendo personalmente la madre di qualcuno e quel qualcuno debba saltare su e incazzarsi, perché è inconcepibile. Che due maroni.

    3 – Sull’editoria funziona come dici tu, almeno per la mia esperienza. Ho scritto un libro (più d’uno) e – quello che dirò non è per piangermi addosso, vedrai che NON lo faccio ma sono critica con me stessa – era una cagata pazzesca. Ho trovato un editore (non a pagamento, grazie ad amicizie “altolocate” letterarie) che mi ha fatto andare in giro per il mondo a sbrodolare su un libro che ormai non sentivo più mio (l’avevo scritto troppo tempo prima e mi vergognavo di associare la mia faccia a quell’obbrobrio) sentendo elogi che non solo non mi meritavo ma a cui non potevo nemmeno rispondere in pubblico perché “eravamo lì per vendere”. Una vergogna, penserai tu, che io abbia accettato di farmi pubblicare. Ma all’epoca non ero ancora schifata così da quel mondo come lo sono oggi e in più volevo togliermi dalla “strada” (smettere di fare lavoracci che detestavo per gente che detestavo ancora di più) e vivere di qualcos’altro. NOn volevo fare l’artista, insomma, mai avuto certe tendenze ad ingrossare il mio già smisurato ego.
    Il mio secondo libro aveva trovato una casa editrice più grossa, che voleva cambiare tutto il mio stile (e la trama) e voleva farmi fare un tour più grande e più motivato. Gliel’ho data su subito, scomparsa dalla terra, che l’editoria cerchi bambocci più montati di me, per fare marketing e non letteratura. Perché io, di certo, non facevo letteratura.
    Ops, sembra quasi una confessione ma volevo solo dirti che non solo capisco, non solo condivido… ma confermo da persona che ha alimentato quel mercato di amiciziedasottobanco che è il pubblicato libri.

    4 – Il passo sulla scuola mi ha fatto piangere. Sono anni che cercavo qualcuno che la pensasse in quella maniera (siamo nel paese di quelli che, quando non hanno più argomenti, ti sbattono un faccia in Io ho studiato Cosologia, quindi ne so più di te… fa nulla se stavano cercando di spiegarti che respiriamo usignoli sciolti senza nemmeno essere in grado di argomentare l’idea assurda). Non ho nulla da aggiungere.

    Per oggi mi fermo, il tuo blog mi piace, credo che lo spulcerò dall’inizio alla fine. Spero di non disturbarti con i miei commenti (che potranno essere anche un po’ lunghi, come vedi).
    Ciao!

  27. 176 Mr. Giobblin

    @ Gamberetta

    Immagino che tu ne sia già al corrente, ma volevo comunque segnalare che tra poco più di un mese uscirà The Steampunk Bible, di S.J. Chambers e Jeff VanderMeer!
    Sei poi riuscita a leggere qualcosa di A. Lee Martinez? Dato che tra poco uscirà il suo nuovo romanzo, ho scritto qualcosina qui per gli eventuali interessati.

  28. 175 Gamberetta

    @Lidia. Il tempo è quello che è, dubito che anche in futuro riuscirò a scrivere più di 1-2 articoli al mese (segnalazioni escluse).

  29. 174 Lidia

    Gamberetta,
    so che avevi annunciato fin dalla riapertura del blog un rallentamento nel postare nuovi articoli, per poter scrivere anche tu e trovare anche il tempo di vivere. Lo so, lo so, ma non posso fare a meno di dirti che mi mancano i tuoi articoli. Mi spiace tanto vedere come si allungano i tempi fra una novità e l’altra, (eccezion fatta per le segnalazioni).
    Torna eh, e più in forma di prima! :-)

  30. 173 Mauro

    Annunciati gli ultimi due episodi di Madoka: http://www.animenewsnetwork.com/news/2011-04-10/madoka-magica-anime-to-resume-on-april-21 (originali: http://www.madoka-magica.com/news/, http://twitter.com/madoka_magica/statuses/57037720932978688).

  31. 172 Alberello

    @Magdalena

    Poi se mi venissero a dire che devo mangiare merda perché negli ultimi duecento ani si è fatto non è che esattamente mi lascerei convincere, prima dovrebbero dimostrarmi che mi fa bene.

    Tu questo lo chiami refuso, io lo chiamo lapsus freudiano da EPIC WIN. Dovresti scrivere più spesso quando non hai dormito, mi hai fatto cappottare sulla sedia dal ridere (in senso buono). xD

    E non mi sento “evangelizzato”

    Come no? Ed io che avevo già preparato la vasca con l’acqua santa per friggere il pesce. Sigh.

  32. 171 Il Guardiano

    Io penso che Gamberetta faccia un ottimo lavoro.
    Non sempre sono d’accordo con lei (giusto nel post di Manzoni, in una risposta, l’ho chiamata “estremista”).
    E penso che il fatto che faccia trolleggiare allegramente chiunque, sia una garanzia della sua “non-evangelizzazione”. Avrebbe potuto benissimo censurare il mio post(e quello di molti altri) per far passare il messaggio che tutti sono d’accordo con lei.
    Alla fine io ho detto la mia. Lei la sua. E non mi sento “evangelizzato”

  33. 170 Magdalena

    P.s.: che refusi orrendi.
    Abbiate pazienza, non ho dormito.

    Comunque, aggiungo che vedere questa barriera estrema di derivazione e quest’ottica di conservare per forza quello che veniva detto nei secoli precedenti è semplicemente triste.

    Non perché gli Spartani buttavano i deformi dalla rupe Tarpea lo facciamo anche noi, i critici dei secoli scorsi vivevano in un mondo diverso. Visto che a quanto pare ai miei connazionali sta tanto a cuore il “contesto”, mettiamola nel contesto: alla sua epoca Manzoni era un genio?

    Mi fa piacere per lui, spero che ne abbia tratto soddisfazione.
    Tornato IT, concordo con Gugand sul punto in particolare e ribadisco che la critica, i concetti si dovrebbero evolvere visto che mi viene citato il darwinismo.
    Quello che mezzo secolo fa poteva essere assolutamente strabiliante (la macchina a schede traforate) oggi è obsoleto. Nell’ambito cinematografico si dice che alcuni film “invecchiano male”, altri no. Vale anche per i libri, al di là dei gusti e delle competenze. Ad ogni modo, mi pare ovvio ed evidente che non arriveremo mai a un punto d’incontro nonostante i miei tentativi, indi a ognuno il suo pensiero, e a posto.

  34. 169 Magdalena

    Se il capitalismo darwinista funziona ancora i buoni libri saranno più venduti. Se anche il livello della letteratura fantasy non è eccelso nessuno vieta di scrivere libri migliori che vendano di più.
    O i libri migliori vengono strangolati in culla?
    Perché?

    Non so in che mondo tu viva, in quello in cui vivo io non funziona così per una serie di motivi che sono stati detti poco sotto e quindi non vale la pena ripetere.

    Ma perché devo scordarmelo? Perché devono esserci legioni (e per contarli basta stare qui dentro) di critici che criticano e elevano i vessilli della qualità e tra questi nessuno si mette a scrivere. Credi che sia positivo e migliori il mondo stare qui a lanciare invettive e anatemi e non credi sia più utile scrivere? Perché migliaia di critici e sporadici scrittori? Solo perché non vengono pubblicati dalle case editrici cattive? Neanche tutti queste perentorie accuse usciranno da qui dentro, ma in tanti si impegnano a pronunciarle.

    Scusami ma… cosa c’entra?
    Io direi praticamente nulla. Non ho mica detto che qualcuno vieti di scrivere dei buoni libri. Per dieci di marci che ne escono un paio di buoni vengono generati, grazie a Dio al mondo c’è ancora chi si prende la briga di fare un buon lavoro e probabilmente ci sarà sempre.
    Ma non c’entra proprio nulla con l’appiattimento di un valore. Partiamo dal presupposto che qui si sta parlando di PUBBLICAZIONE.
    Alias, se io scrivo per il mio blog/forum/sito di fanfiction posso scrivere bene o male o come mi pare, solitamente non interviene alcuna scrematura.
    Se io scrivo per pubblicare, devo pubblicare con una casa editrice. Se una casa editrice vende milioni di copie di Twilight e due copie di un libro più valido mi sembra ovvio quale venga giudicato il parametro attualmente più vendibile, o sbaglio?
    Mi pare che qua si stiano facendo i discorsi del grande idealismo e per quanto mi piacerebbe credere che le nuvole siano di zucchero filato così non è. Nessuno che voglia pubblicare scrive per l’ “amore dell’arte”, altrimenti presumibilmente il fine non sarebbe nemmeno pubblicare.

    Ah certo, ormai abbiamo assunto che Manzoni è un cattivo scrittore perché c’è un articolo di Gamberetta. Nessuno mi spiega perché nei duecento anni A.G. (avanti Gamberetta) egli è stato considerato geniale.

    Guarda che qua quello che fa il fondamentalista sei tu. Io non ho mai detto che la Gambera sia il librò della verità rivelata, ma che a me Manzoni fa cagare e a dirlo sembra di fare un torto ai Grandi Antichi che dovrei essere risucchiata e risputata da Dagon per punizione.
    Io lo penso da quando avevo 15 anni che Manzoni sia noioso. Che scriva bene o male non me ne può fregare meno, ma non leggo i suoi libri mano a pagarli oro (a differenza delle poesie, tra l’altro).
    Poi se mi venissero a dire che devo mangiare merda perché negli ultimi duecento ani si è fatto non è che esattamente mi lascerei convincere, prima dovrebbero dimostrarmi che mi fa bene.

    Probabilmente no. Ma tu trovi divertente parlarne. Io torno a dire che trovo sia un divertimento di cattivo gusto.

    Sì, e io ti faccio notare che nessuno ti costringe a leggere cose che tu trovi di cattivo gusto, così come l’argomento non c’entra una cippa con il discorso che stavamo facendo.
    Che tu sia contrario aprioristicamente alle idee (e al modo in cui vengono espresse) di questo posto mi sembra evidente (tanto che, chiunque non la pensi come te, è invece un fedele del Vangelo secondo Gamberetta, a quanto pare), mi spiace per te ma con tutte le formule matematiche del mondo non puoi convincermi perché in matematica sono un cane.
    Io non ho mai detto che Knight sia nel giusto, nello sbagliato, sia una genio o un cretino, ho detto semplicemente che poteva aver ragione, che condivido il concetto di fondo ma che alcuni autori da lui criticati a me invece piacciono.

    Se poi vuoi che ti diciamo: sì Knight fomenta i complotti, è un coglione e hai ragione tu dimmelo, si fa prima e siamo contenti tutti e due.

  35. 168 gugand

    Se il capitalismo darwinista funziona ancora i buoni libri saranno più venduti. Se anche il livello della letteratura fantasy non è eccelso nessuno vieta di scrivere libri migliori che vendano di più.

    E’ un errore fare queste considerazioni. I libri, come i film, i videogiochi, gli album di musica e tutte le produzioni artistiche fanno fare grossi guadagni a breve termini se adeguatamente accompagnate da campagne pubblicitarie e scelte di tempi di pubblicazione. I buoni libri vendono comunque una infinita’ di copie, anche quelli non pubblicizzati, grazie al solo passaparola, ma solo con tempi lunghi che per gli editori non sono economicamente affidabili.
    La critica dovrebbe innanzitutto scovare le opere che meritano, soprattutto quelle che non hanno avuto una visibilita’ adeguata. Il secondo compito e’ quello di stroncare le commercialate che non valgono l’inchiostro con cui sono state scritte.

  36. 167 Cymon

    C’è un problema: se non esiste una critica, chi decide quali sono o non sono i buoni libri? Se l’editoria se ne frega di questa critica come potrà esserci lo stimolo a produrre dei buoni libri?

    Se il capitalismo darwinista funziona ancora i buoni libri saranno più venduti. Se anche il livello della letteratura fantasy non è eccelso nessuno vieta di scrivere libri migliori che vendano di più.
    O i libri migliori vengono strangolati in culla?
    Perché?

    Questo fa male alla letteratura e scordati che più di qualche sporadico idealista si sognerà di scrivere meglio di lei, perché quello è considerato scrivere bene.

    Ma perché devo scordarmelo? Perché devono esserci legioni (e per contarli basta stare qui dentro) di critici che criticano e elevano i vessilli della qualità e tra questi nessuno si mette a scrivere. Credi che sia positivo e migliori il mondo stare qui a lanciare invettive e anatemi e non credi sia più utile scrivere? Perché migliaia di critici e sporadici scrittori? Solo perché non vengono pubblicati dalle case editrici cattive? Neanche tutti queste perentorie accuse usciranno da qui dentro, ma in tanti si impegnano a pronunciarle.
    Perchè la Santa Missione della Purificazione è nelle mani della critica e gli scrittori devono stare in un angolo a piangere in attesa dei tempi migliori?

    Forse sono io che ho letto male gli estratti, ma non mi sembra esattamente così. Lui dice che hanno pubblicato immeritatamente, del resto anche Commodo era un imperatore indegno e lo era diventato immeritatamente – cioè non si era preso il potere come Cesare.
    Non mi pare che affermare che Commodo fosse un pessimo imperatore, o Matheson un cattivo scrittore (per quanto non concordi) sia gettare basi di complotti. Lui dice che l’editoria è fraudolenta.
    Non che sia una novità né una sorpresa: devono vendere, come veniva sottolineato sotto. Così come quando compri la scatola dei sofficini ti aspetti ci sia un mostro dentro e invece ti ritrovi un pugno di pan grattato, è pubblicità ingannevole di un prodotto che probabilmente non valeva neanche la pena di produrre.

    Ehm… stai dicendo che è tutto assolutamente normale, che le case editrici fanno marketing e che il marketing li aiuta a vendere i libri…
    E vogliamo puntare il dito contro questa realtà vecchia come il mondo? A che pro?
    Il problema è che se togli l’implicazione svuoti il discorso di concetto. L’implicazione è “Matheson è un pessimo scrittore” QUINDI “vende perchè qualcuno lo ha spinto”
    Non credi che Matheson sia un pessimo scrittore? Allora (e parlo di pura logica matematica, eh) tutto il discorso di Knight, per te, non dimostra nulla, mi dispiace.
    Per i più matematicamente pervertiti, segue la tabella di verità del modus ponens.

    P=V Q=V P->Q=V
    P=V Q=F P->Q=F
    P=F Q=V P->Q=V
    P=F Q=F P->Q=V

    Se la premessa è falsa la conclusione (vera o falsa che sia) non importa perché il ragionamento risulti vero.

    Non vedo la correlazione
    Anche in questo caso la storia la fanno i vincitori. Chi avrebbe dovuto schiodarli dall’Olimpo?
    Non si riesce a tirar giù Manzoni che è lì da secoli, figuriamoci chi è lì – meritatamente o meno – da cinquant’anni.

    Ah certo, ormai abbiamo assunto che Manzoni è un cattivo scrittore perché c’è un articolo di Gamberetta. Nessuno mi spiega perché nei duecento anni A.G. (avanti Gamberetta) egli è stato considerato geniale. Ma un motivo c’è. E sono troppo stupido per capirlo. O è troppo evidente perché lo noti. O… aspetta… com’era quell’altra cosa… ah si, sono così ingenuo da credere alla versione ufficiale dei fatti.

    Qualcuno pensa per caso di imparare da Melodia & Co.?
    Ma io non penso proprio.

    Probabilmente no. Ma tu trovi divertente parlarne. Io torno a dire che trovo sia un divertimento di cattivo gusto.

  37. 166 Magdalena

    La tesi qui riportata è che una critica più matura riesce a migliorare la produzione letteraria “di un pochino” visto lo strapotere dei rettiliani che la guidano verso pessimi lidi.
    La mia tesi è che la critica è sicuramente interessante, divertente e utile per il dibattito, ma che la produzione letteraria ha la tendenza a ignorarla (giustamente). Per migliorare la produzione letteraria l’unico modo è scrivere buoni/ottimi libri, non vedo altra strada

    C’è un problema: se non esiste una critica, chi decide quali sono o non sono i buoni libri? Se l’editoria se ne frega di questa critica come potrà esserci lo stimolo a produrre dei buoni libri?
    Partiamo da un presupposto: se l’allegra compagnia che viene derisa da mezzo web è convinta di scrivere bene, supportata ovviamente da orde di macachi che sanno battere su una tastiera, allora si continuerà a scrivere così, perché quello viene considerato scrivere bene.
    Quello che da fastidio non è tanto che la Strazzulla pubblichi. Ma che venga pubblicamente incensata e incoronata, eletta ad esempio. Questo fa male alla letteratura e scordati che più di qualche sporadico idealista si sognerà di scrivere meglio di lei, perché quello è considerato scrivere bene.
    Poi gli editori chiaramente possono fregarsene, ma se la critica mente consapevolmente o, peggio, mente non sapendo quello che dice, la letteratura ha i secondi contati.

    Mi sembra che Knight si sia scagliato contro autori arrivati al successo secondo lui immeritevolmente e abbia cercato di dimostrare il complotto rettiliano-mediatico che li ha portato a vendere un casino e ad assurgere all’olimpo degli autori SF.

    Forse sono io che ho letto male gli estratti, ma non mi sembra esattamente così. Lui dice che hanno pubblicato immeritatamente, del resto anche Commodo era un imperatore indegno e lo era diventato immeritatamente – cioè non si era preso il potere come Cesare.
    Non mi pare che affermare che Commodo fosse un pessimo imperatore, o Matheson un cattivo scrittore (per quanto non concordi) sia gettare basi di complotti. Lui dice che l’editoria è fraudolenta.
    Non che sia una novità né una sorpresa: devono vendere, come veniva sottolineato sotto. Così come quando compri la scatola dei sofficini ti aspetti ci sia un mostro dentro e invece ti ritrovi un pugno di pan grattato, è pubblicità ingannevole di un prodotto che probabilmente non valeva neanche la pena di produrre.

    Olimpo in cui sono ancora a trent’anni di distanza nonostante il complotto si sia nel frattempo ovviamente esaurito, mi piace ricordarlo.

    Non vedo la correlazione
    Anche in questo caso la storia la fanno i vincitori. Chi avrebbe dovuto schiodarli dall’Olimpo?
    Non si riesce a tirar giù Manzoni che è lì da secoli, figuriamoci chi è lì – meritatamente o meno – da cinquant’anni.

    Battere sulle travi dei pessimi narratori mi sembra, per inciso, un’attività svolta frequentemente qui.

    E chi ha detto il contrario?
    Ciò non toglie che io continuo a ritenere che didatticamente sia molto più utile – e non sono l’unica a dirlo qui dentro, eh – fare le pulci a qualcuno di bravo rispetto a vessare il fesso di turno. Quella è una cosa che si fa per il Lol e per avvertire che non è il caso di mettere nel trita-carte i nostri sudatissimi soldini in tempo di crisi.
    Qualcuno pensa per caso di imparare da Melodia & Co.?
    Ma io non penso proprio.

  38. 165 Cymon

    Vorrei sapere quanti di quelli che incensano Asimov – per fede – l’abbiano davvero letto e apprezzato.

    Mai amato Asimov, anzi…

    Al di là di ciò, certi commenti mi lasciano un pochino perplessa: non credo che qualcuno nei blog cerchi di sconfiggere la fame nel mondo. Specialmente in un blog di letteratura.

    Assolutamente d’accordo, per questo l’iperbole funzionava.

    Mi sa tanto di “gnè gnè”, tanto non cambierà nulla.
    Be’, non è vero. Io, ad esempio, condivido alcune, magari non tutte, delle idee che vengono espresse su questo blog da titolare e anche da chi passa e commenta; sicuramente aver avuto punto di vista con cui confrontarmi mi ha reso una persona migliore.

    La tesi qui riportata è che una critica più matura riesce a migliorare la produzione letteraria “di un pochino” visto lo strapotere dei rettiliani che la guidano verso pessimi lidi.
    La mia tesi è che la critica è sicuramente interessante, divertente e utile per il dibattito, ma che la produzione letteraria ha la tendenza a ignorarla (giustamente). Per migliorare la produzione letteraria l’unico modo è scrivere buoni/ottimi libri, non vedo altra strada.

    Idem vedasi per la letteratura: Knight di certo ha nominato dei signori qualcuno, non il primo che ha pubblicato un libro per sbaglio e questo è già un riconoscimento che meritassero la sua attenzione critica. Se poi ci trova dei difetti dov’è il problema?

    Mi sembra che Knight si sia scagliato contro autori arrivati al successo secondo lui immeritevolmente e abbia cercato di dimostrare il complotto rettiliano-mediatico che li ha portato a vendere un casino e ad assurgere all’olimpo degli autori SF. Olimpo in cui sono ancora a trent’anni di distanza nonostante il complotto si sia nel frattempo ovviamente esaurito, mi piace ricordarlo. Mi sembra un atteggiamento leggermente diverso.

    vedere il pelo nell’uovo di un grande autore probabilmente aiuta più che battere sulle travi dei pessimi narratori.

    Battere sulle travi dei pessimi narratori mi sembra, per inciso, un’attività svolta frequentemente qui.

  39. 164 Matteo

    @Magdalena

    Trovare i piccoli difetti in un grande autore è un lavoro positivo e non ho niente in contrario, visto che ovviamente sia Lovecraft che Matheson non sono esenti da errori, come qualsiasi grande autore.

    Ma quando si critica aspramente la narrativa di Matheson e nello specifico Io sono leggenda, si sta pisciando fuori da un vaso appeso su un balcone all’ultimo piano di un grattacielo in una metropoli nell’ora di punta.

    Specialmente se come esempio mi porti un Flecker’s Magic tirato fuori ancora un po’ umido dal cappello di una masturbazione critica degna del miglior Ghezzi. Knight me lo immagino un po’ così, che spala merda fuori sincrono spugnettandosi un autore fantasy polacco esordiente nel 1910 e morto suicida nel 1911.

  40. 163 Magdalena

    Vorrei sapere quanti di quelli che incensano Asimov – per fede – l’abbiano davvero letto e apprezzato.
    Al di là di ciò, certi commenti mi lasciano un pochino perplessa: non credo che qualcuno nei blog cerchi di sconfiggere la fame nel mondo. Specialmente in un blog di letteratura.

    Mi sa tanto di “gnè gnè”, tanto non cambierà nulla.
    Be’, non è vero. Io, ad esempio, condivido alcune, magari non tutte, delle idee che vengono espresse su questo blog da titolare e anche da chi passa e commenta; sicuramente aver avuto punto di vista con cui confrontarmi mi ha reso una persona migliore.
    Dire la propria opinione, supportandola possibile con argomenti validi e ponderati e non con cazzate, rende sempre il mondo un posto migliore, soprattutto lo rende un luogo in cui quella cosa che abbiamo sul collo serve a uno scopo concreto.

    Tornando sul testo, Matteo, be’, mi sembra un po’ il ragionamento del male minore. Lovecraft – che per inciso è il mio autore preferito in assoluto – non era esente da limiti che lui stesso si riconosceva. Grazie tante è un essere umano.
    E cosa c’è di male se un altro essere umano li rileva? O magari ce ne vede altri?

    Solo perché qualcuno è sopra la media dovrebbe diventare intoccabile?
    Se si aspira a diventare bravi, seriamente, ma soprattutto competenti non si guarda certo indietro. Che discorso sarebbe?

    Allora dovrei considerarmi ricca solo perché ci sono bambini in Madagascar che muoiono di fame? Beh, non sguazzo nel Deposito di de’ Paperoni quindi ricca non lo sono di certo.
    Idem vedasi per la letteratura: Knight di certo ha nominato dei signori qualcuno, non il primo che ha pubblicato un libro per sbaglio e questo è già un riconoscimento che meritassero la sua attenzione critica. Se poi ci trova dei difetti dov’è il problema?

    Non sono divinità intoccabili, e vedere il pelo nell’uovo di un grande autore probabilmente aiuta più che battere sulle travi dei pessimi narratori.

  41. 162 Mr. Giobblin

    Fermi tutti, ho un anime molto caruccio da consigliarvi:
    Ga: Rei-Zero. Qui si tratta di esorciste e non di maghette, ma se amate gli anime con personaggi adeguatamente approfonditi (e l’atmosfera angosciosa di Madoka) questo cartone potrebbe farvi compagnia finchè non escono gli ultimi episodi di Puella Magi.

  42. 161 Cymon

    Gli addii mi mettono sempre tristezza. ç_ç A me piace Cymon (anche se mi ricorda il nome di un Pokemon xD), possiamo tenerlo? Mi prenderò cura io di lui, lo farò crescere forte e sano, promesso!

    Grazie Alberello, sono sicuro che un giorno un gesto di gentilezza scioglierà il mio cuore indurito e troverò redenzione dal male che ho compiuto negli anni.
    Un giorno.
    In un futuro lontano.
    Non oggi.

    Come anime perché non consigliare per una volta Utena? E’ piuttosto vecchio, ma anche misconosciuto (anche se Man-ga l’ha mandato in onda non molto tempo fa) quindi, poiché ne sono un grande fan, sono solito spingerlo in ogni occasione possibile in cerca di nuovi proseliti.

  43. 160 Tapiroulant

    @Gamberetta:

    non si sa quando trasmetteranno gli ultimi due episodi

    Solo due episodi? Beh, allora potrei anche vederlo.

    Di Gantz mi avevano parlato bene diverse persone, e così avevo cominciato a vederlo, ma non m’è piaciuto e ho smesso dopo due o tre episodi. La qualità delle animazioni era un po’ troppo scadente. E quando sono arrivato al punto in cui dovevano ammazzare l’alieno cipolla o quel che era, ho cominciato a sentirmi ritardato.

    Se torniamo più indietro l’elenco diventa troppo lungo, ma ovviamente almeno Evangelion devi guardarlo.

    Evangelion lo so a memoria, è il mio anime preferito ^-^
    Tra i quindici e i sedici anni ero diventato una specie di fissato di Evangelion.

    Proverò con gli altri, grazie dei consigli!

  44. 159 Gamberetta

    @riccardo valla. I criteri specifici (tipo quelli di Knight) possono essere contestati, ma secondo me non si va da nessuna parte senza l’idea che dei criteri oggettivi possano esistere. Anche ammettendo che il gradimento del pubblico (qualunque cosa significhi) possa essere un criterio, al momento non ci sono strumenti per “maneggiarlo”. Non si riesce neanche a capire se un romanzo vende perché ha davvero “qualcosa” o non semplicemente per fattori esterni. Neppure il giudizio del tempo ha molto significato: ci sono state opere conosciute per secoli e poi sparite, opere recuperate, opere che magari il grande pubblico ignora ma che influenzano gli scrittori, ecc.
    E comunque se lo scopo è scrivere buoni romanzi non so bene quanto il pubblico preso tutto insieme possa dare indicazioni utili.
    Faccio un esempio: mettiamo che intenda scrivere un romanzo di orrore, e lo definisco “buono” quando suscita l’emozione tipica collegata a questo genere, ovvero la paura. Un buon romanzo di orrore è quello che ti spaventa e ti costringe a dormire con la luce accesa.
    Però posso immaginare benissimo che un romanzo che spaventi di meno venda di più, o anche piaccia di più. In fondo per moltissimi la lettura (specie la narrativa) è vista come un passatempo, e non cercano lo stesso tipo di intrattenimento del buttarsi con un paracadute (che non si apre).
    Dunque vuole dire che il romanzo meno pauroso è più bello di quello che spaventa sul serio? No. Piace solo di più.
    Ovvio che se mettiamo l’equazione “buon romanzo” = “romanzo che piace a più persone possibile” e visto che il gradimento non si può misurare, “romanzo che piace a più persone” = “romanzo che vende” allora il secondo romanzo è migliore del primo. Ma a questo punto Twilight è il più grande romanzo d’orrore di tutti i tempi. E c’è qualcosa che non quadra.
    Dopodiché, come dicevo, è molto più probabile che un romanzo che vende milioni di copie sia più interessante di un romanzo che ne vende due (di cui una acquistata dall’autore), ma poi bisogna andare a vedere i testi specifici, al di là del successo.

    @Unoqualunque. Non ho letto abbastanza di Marquez e Borges per dare giudizi.

    @Tapiroulant. Madoka sarebbe dovuto finire giovedì scorso, ma per colpa del terremoto la programmazione è saltata e non si sa quando trasmetteranno gli ultimi due episodi. Forse nel corso di Aprile, o forse usciranno solo su DVD fra sei mesi. Comunque ti consiglio di guardarlo lo stesso, vale la pena.
    Altri titoli degli ultimi anni sono nelle FAQ, comunque: Bakemonogatari, Claymore, Gantz, Paranoia Agent, la prima stagione di Zero no Tsukaima. Poi mi sono piaciuti anche K-On! e Toradora ma non sono fantasy. Di recente ho visto Shiki che pur essendo una roba con i vampiri è sopra la media. Se torniamo più indietro l’elenco diventa troppo lungo, ma ovviamente almeno Evangelion devi guardarlo.

  45. 158 Alberello

    Addio, Cymon.

    Arrivederci, Gamberetta

    Gli addii mi mettono sempre tristezza. ç_ç A me piace Cymon (anche se mi ricorda il nome di un Pokemon xD), possiamo tenerlo? Mi prenderò cura io di lui, lo farò crescere forte e sano, promesso!

  46. 157 Cymon

    Ma questo non ha importanza, l’importante è identificare i ladri in modo da non farsi fregare.

    Non me la sono mai presa con il pubblico (se non scherzando): una persona ha tutto il diritto a non sapere tutto su qualunque argomento. Io condanno quelli che si approfittano di questo fatto.

    Quindi, oggettivamente, il tuo giudizio oserei dire “etico” della qualità di un romanzo non ha riscontro all’esterno del giudizio stesso. Non si riflette sul mercato, né si riflette sul pubblico, che tanto è una vittima da macellare ed è poco interessante (forse la cesura tra critico e autore sta qui, all’autore interessa il pubblico al critico no).
    A questo punto è ovvio che, autorefenziandosi, non può che essere esatto. E, come tutte le tautologie, deliziosamente inutile.

    Secondo me passerà la moda del fantasy, e del fantasy scritto da italiani non rimarrà niente o quasi.

    Quello che è stato di tutte le epoche. Il tempo è l’unico valido setaccio, ma di certo non c’è stata epoca in nessun campo dell’umano agire che si sia salvata per più del 10%

    Io lo chiamo: “Avere delle idee riguardo la narrativa ed esprimerle liberamente, evitando di essere un ipocrita leccaculo.”

    Vero, così aggiunge quel gusto di martirio che rende tutto più affascinante.

    Knight ha reso il mondo un posto migliore.

    Se avesse avuto un blog avremmo sconfitto la fame nel mondo da mò.

    Detto questo, se pensi che la critica sia inutile, un “orpello”, bene, cosa commenti a fare? Io e il pubblico dei Gamberi cresceremo e quant’altro, indipendentemente da quello che dici tu.
    Addio, Cymon.

    Io commento perchè è divertente discutere dell’argomento e chissà, anche stimolante. Commento per amor di discussione perché commentare rende la navigazione web più varia.
    E fermare la tua legione di Gamberi non è mai stato nei miei interessi. Ma potrebbe cogliermi in altri momenti la noia e potrei tornare qui.
    Arrivederci, Gamberetta

  47. 156 Tapiroulant

    A proposito di cercare il meraviglioso.
    Mi consigli un anime, non per forza weird (anche se il weird sarebbe apprezzato)? Sto scaricando Madoka Magica, ma non ho ancora deciso se vederlo vista la mia scarsa propensione per le storie non ancora concluse (preferisco spararmi un anime tutto insieme quando è finito).
    Ho visto Haruhi Suzumiya (ma non ancora The Disappearence) e mi è abbastanza piaciuto; altri anime che mi sono piaciuti negli ultimi anni (per dare un’idea) sono Higurashi No Naku Koro Ni, Baccano, Code Geass.

  48. 155 Unoqualunque

    Che ne pensi del così detto “realismo magico”, o più genericamente “surrealismo”, sullo stile di “Cent’anni di solitudine” di Marquez, o i libri di Borges?
    Secondo me può essere un’ottima strada, assieme al New Weird, per eludere il solito monnezza-fantasy italiano.

  49. 154 riccardo valla

    re: 153 Nella tua risposta tocchi due argomenti, il primo è il metodo di Knight, il secondo è la risposta del pubblico.
    Il metodo di Knight contiene implicita una definizione della fantascienza. Lui dice che un romanzo deve estrapolare, e corettamente, dal novum. Il “correttamente” significa che l’estrapolazione non deve contraddire la scienza conosciuta in quel momento. Questo era anche il metodo di Suvin (e la prima volta che l’ho sentito, sulla poetica della fantaacienza, sono stato colto da un accesso di morbo di Stendhal, come quando ho letto Knight o Which Way to Inner Space di Ballard) (come avrebbe detto Matthau, “anche la critica ha i suoi tifosi”). Pero, sia in Knight sia in Suvin qual è la fantasciena che si salva? La “social science fiction” di Noi, di Il mondo nuovo, di 1984 e di quelle storie che proiettano nel fututo qualche elemento visibile oggi (per esempio Il lastrico dell’Inferno di Damon Knight) ma prendiamo un autore odierno come Egan. Rientra nel criterio di DK? Mah, nelle sue storie leggono il DNA con una facilità un po’ eccessiva, usano calcolatori quantici che non sono mai spiegati, risolvono i problemi trasformandosi in probabilità.
    Se uno applica quel principio, si salva ben poca roba.
    In realtà, la posizione di Knight deriva da una una scuola di autori americani che risale alle origini della fantascienza, ossia la scuola di Gernsback e delle sue riviste. E’ stato Gernsback a pore l’accento sulla trattazione “scientifica” della narrazione, e da lui vengono fuori Campbell e i suoi autori degli anni quaranta. Da una parte la fantascienza di Campbell, Asimov, Heinlein, che più o meno rientra nei canoni di Knight, dall’altra la fantacienza avventurosa di ER Burroughs e le sue principesse marziane o quella horror di Lovecraft e della rivista Weird Tales. Gernsback era un appassionato delle scienze e voleva pubblicare storie di future invenzioni.
    Di fatto però non c’è molto riuscito, se non nelle belle illustrazioni di copertina delle sue riviste Amazing e Wonder. Lowndes ha scritto una serie di articoli sulla rivistga Future, negli anni 50, in cui esaminava fascicolo per fascicolo le riviste di Gernsback e constatava che anche in esse la “scientific fiction” era poca.
    Più che il massimo criterio di analisi della fantascienza, il metodo di Knight è un test per controllare l’irrazionalità di un romanzo; se un romanzo piace, pur essendo pieno di buchi logici, è segno che contiene qualcosa d’altro e allora si comincia a cercare questo “qualcosa”.
    Questo ci riporta al secondo punto, la risposta del pubblico. Certo il mercato condiziona il gusto – a forza di dire che erano belli, tutti ammiravano i vestiti nuovi dell’imperatore – ma fino a un certo punto. Se un romanzo piace per decenni e a generazioni diverse, qualcosa deve avere. In genere, quello che porta un libro ad avere questo successo è il passaparola da un lettore all’altro. Molti hanno comprato Tolkien senza averlo letto (specialmente in quella traduzione italiana legnosa), ma un mucchio di gente l’ha letto e l’ha apprezzato. Secondo me, la pubblicità non basta (due libri enormemente pubblicizzati a suo tempo sono stati quello di D’Arrigo e nel campo della Fantasy Il mulino dei 12 corvi; chi li legge più? La Troisi continua a vendere, ci deve essere un suo pubblico che la apprezza; magari la trova facile a seguirsi; d’altronde, la fantasy per ragazzi pare venda assai più dei – molte volte assai complessi – Urania)

  50. 153 Gamberetta

    @riccardo valla. Concordo con Knight: la critica ha senso solo se parte da dei presupposti e ne trae le conclusioni. Se le conclusioni sono contrarie alla “gente”, be’, pazienza. Anche perché la “gente” è un concetto troppo vago. Come si fa veramente a dire se un romanzo piace alla gente? Si costringe tutta la popolazione di uno stato a leggerlo e poi si organizza un referendum? Al massimo si può prendere in considerazione i dati di vendita. Ma è da dimostrare la relazione tra vendite e apprezzamento (per esempio conosco tanta gente che ha comprato Il Signore degli Anelli in questi anni, dopo aver visto i film, e non l’ha neanche letto). Senza contare che le vendite di un romanzo bellissimo possono essere ostacolate da un prezzo troppo alto di copertina e un romanzo brutto può vendere di più grazie alla pubblicità. E mille altre circostanze del genere.
    Con questo non voglio dire che un romanzo è bello solo quando non piace a nessuno o quasi, anzi: il fatto che un romanzo piaccia a tanti (o anche solo venda a tanti) è un indizio che il romanzo ha più possibilità di essere un bel romanzo che una schifezza. Ma è una possibilità, non una certezza.
    Infine nessuno è obbligato a seguire gli stessi criteri di Knight. Però se si parla di narrativa fantastica, trovo difficile non includere la coerenza interna come criterio determinante.

    @Cymon.

    Ma questo non spiega perché il sistema stia in piedi e sopravviva.

    E allora? Perché ladri e truffatori prosperano dall’alba dell’umanità? Non lo so, non sono mica una psicologa o un giudice. Forse sopravvivono proprio perché sono disonesti: l’azienda che fa tutto in nero e non paga le tasse se la cava, l’azienda che segue alla lettera la legge finisce in bancarotta.
    Ma questo non ha importanza, l’importante è identificare i ladri in modo da non farsi fregare.

    Forse possiamo parlare di un pubblico ingenuo (e giovane, visto che il target è quello) che non è raffinato e coglie meno sfumature del superuomo, ma è forse da condannare per questo?

    Non me la sono mai presa con il pubblico (se non scherzando): una persona ha tutto il diritto a non sapere tutto su qualunque argomento. Io condanno quelli che si approfittano di questo fatto. Quelli che sanno che il loro pubblico avrà difficoltà a distinguere un buon romanzo da una patacca e sfruttano cinicamente la circostanza. Non sarà tecnicamente illegale, ma rimane un comportamento poco dignitoso e da condannare.

    Probabilmente crescerà e cresceranno anche gli autori, ma non temere che nessuno di loro, raggiunta la maturità, prenderà in mano il bisturi e farà a pezzi i testi.

    Secondo me passerà la moda del fantasy, e del fantasy scritto da italiani non rimarrà niente o quasi.

    Quello è gusto del macabro.

    Io lo chiamo: “Avere delle idee riguardo la narrativa ed esprimerle liberamente, evitando di essere un ipocrita leccaculo.”

    Damon Knight fa una critica intelligente, [...] A questo punto a cosa è servito?

    Knight ha reso il mondo un posto migliore.

    Detto questo, se pensi che la critica sia inutile, un “orpello”, bene, cosa commenti a fare? Io e il pubblico dei Gamberi cresceremo e quant’altro, indipendentemente da quello che dici tu.
    Addio, Cymon.

  51. 152 Matteo

    DK: “Matheson è inconcludente, Dick ha scribacchiato qualcosina di buono in un mare di escrementi e la Fondazione di Asimov non è niente di che.”

    Umile Bepin: “Sticazzi. Me la scusi Mr. Knight.”

    DK: “Anche quel farlocco di Providence è una delusione… è incredibile come la gente legga certe schifezze e non l’inspiegabilmente misconosciuto Bud Weiser con il suo capolavoro Il Dildo Di Giove Te Lo Prendi E Non Ci Piove!”

    Umile Bepin: “Come ha ragione Mr. Knight! Le dispiacerebbe mettere il gomito così…? MA VAAAAAAAAFANCULO VA, te e la magia di Flecker.”

  52. 151 Cymon

    @Alberello
    Ehm… forse non mi sono spiegato, ma io non sono affatto convinto che la storia si stia ripetendo. A parte discorsi fatalisti di massimi sistemi non ci sono proprio condizioni perché le cose stiano così. Negli anni ’50 i libri non si vendevano nemmeno negli stessi posti di oggi. Questo senza pensare che non esisteva quasi retroterra (i generi nascevano, in quel tempo)

    @Gamberetta

    Se parliamo in generale hai ragione, ma in ambiti ristretti i perché si possono scoprire. Se per esempio prendiamo l’ambito “narrativa fantastica pubblicata in Italia negli ultimi 10 anni”, il perché del fatto “il livello è molto scarso” non è un mistero insondabile. È un misto di sprezzo per il pubblico, ignoranza in materia, corruzione diffusa. E questo non è un “dogma”, nasce dal fatto che in questi anni ho conosciuto personalmente autori, editor, e fauna varia che bazzica le case editrici. Ne ho conosciuti tanti. E le conclusioni sono quelle che ho detto.

    Ma questo non spiega perché il sistema stia in piedi e sopravviva. E la teoria del popolo bue non funziona, funziona per il cinema, per la TV, non ha più senso per la letteratura. Perché ormai il lettore non informato non esiste, il lettore non informato non legge spazzatura, fa qualcos’altro, probabilmente va al cinema o guarda la TV. Però il sistema sopravvive e un motivo ci sarà. Forse possiamo parlare di un pubblico ingenuo (e giovane, visto che il target è quello) che non è raffinato e coglie meno sfumature del superuomo, ma è forse da condannare per questo? Probabilmente crescerà e cresceranno anche gli autori, ma non temere che nessuno di loro, raggiunta la maturità, prenderà in mano il bisturi e farà a pezzi i testi. Quello è gusto del macabro.

    L’interessante è un altro. Il libro di Knight mi fa supporre che nell’editoria ignoranza, disonestà e corruzione siano endemici. Dunque perché all’estero funziona meglio che da noi? E qui non lo so, avanzo solo delle ipotesi. Una potrebbe appunto essere perché all’estero la critica è vista in chiave più positiva, e soprattutto è una critica molto più tecnica.

    Damon Knight fa una critica intelligente, per te, e incensa opere che oggi abbiamo dimenticato. Dove non hanno giudicato amichetti e compagnucci ha giudicato il tempo. A questo punto a cosa è servito?
    Non sono i critici che guidano il crescere degli scrittori, sono gli scrittori stessi (e Knight è anche, infatti, uno scrittore). Perché il mercato anglosassone è migliore? Bhe, è più grosso, anche su medesime percentuali di buone opere può fare un numero di titoli abbastanza vasto per invadere il nostro paese e alcuni paesi limitrofi. E un mercato più grosso presuppone anche possibilità di rischio più alte e maggiore ritorno, senza contare che, globalizzato, può trovare per ogni opera un terreno adatto. Poi se vogliamo più più più più in fondo scopriamo che un mercato più vasto “merita” una critica più articolata e sotto lo spesso e sempre presente strato di pubblicità può crescere un giornalismo critico “reale”. Che è bello leggere, che è interessante, che può offrire spunti di discussione, ma che è un orpello dell’ecosistema letterario in sé.

  53. 150 riccardo valla

    Damon KKnigh teneva una rubrica di recensioni su varie riviste e rqppresenta con Blish (The Issue at Hand) la critica interna della fantascienza, prima che arrivassero quelli delle università. Parte dalla vecchia idea che una volta introdotto un elemento futuristico (quello che Suvin definirà un novum) tutto il resto deve seguirne logicamente. La sua cririca si basa sullla coerenza interna, ma spesso si trova a negare valore a opere basate su altri elementi. Così finisce per dire hegelianamente (l’Hegel che diceva: “Questa è la teoria e se i fatti la smentiscono, al diavolo i fatti”) che il romanzo non deve piacere e se alla gente piace al diavolo al gente. In quella serie è interessante The SF Novel (e i Blish sono interessanti) Se interesseano ho raccolto dell recensioni di Leiber e di Lowndes e le ho digitalizzate. Le trovo molto interessanti.

  54. 149 Gamberetta

    @federico/cispo. Premessa: il “meraviglioso” che cerchiamo io e Knight è il classico sense of wonder. Vedi questo articolo.

    1) Silvana De Mari

    Di lei ho letto solo il saggio Il Drago come realtà. I significati storici e metaforici della letteratura fantastica un patetico rant della De Mari sugli argomenti più vari e che poco aveva a che fare con la narrativa fantastica. E quel poco era superficiale se non sbagliato. Mi dicono che quando scrive narrativa si impegna di più ma onestamente non ho voglia di verificare. Il fantasy con gli elfi e gli orchi e per di più orientato a un pubblico giovane è lontanissimo dai miei gusti.

    2) Mauro Neri

    Non lo conosco.

    3) Gianfranco De Turris

    Non ho letto niente di suo di narrativa.

    P.S.: cosa ne pensi del Fantastico a servizio di altri “messaggi”?

    Penso che difficilmente funziona. Perché infilare un messaggio esplicito spesso e volentieri intacca la verosimiglianza, e se un’opera di narrativa fantastica non è verosimile è un opera che fa schifo.
    Il classico esempio sono le boiate in stile Avatar: lì si vuole affermare senza mezzi termini che la Natura è bella e buona, i selvaggi sono saggi, i militari cattivi, ecc. noti cliché. Il problema è che questo distorce così tanto il mondo che viene fuori un pastrocchio senza senso. Perché da quelle premesse militari, tecnologiche e sociali l’unico risultato verosimile è il totale sterminio delle scimmie blu.
    E d’altra parte se prendi un mondo verosimile, come può essere quello di 1984, il messaggio è molto meno chiaro di quanto non sembri. Qual è il messaggio di 1984? Che la dittatura e la sorveglianza sono una cattiva idea? Forse. Ma molti altri lo hanno interpretato come un manuale di istruzioni. Vedi il fatto che Londra è la città al mondo con il maggior numero di telecamere per metro quadrato accompagnate da slogan orwelliani che la gran parte della popolazione pensa positivi e rassicuranti perché si sente difesa dai “terroristi”.

    E che dire dei bombardieri in “missione di pace”? Non è forse interpretabile come qualcuno che ha colto il messaggio di Orwell (certo non il messaggio che magari hanno colto altri)?
    Il problema è che la realtà è complessa, dunque un romanzo realistico è anche lui complesso, e complessità e “messaggi” vanno poco d’accordo.

  55. 148 Gamberetta

    @Cymon.

    Chiunque cerchi di spiegarti perché le cose funzionano è un folle. Nessuno può spiegarlo.

    Se parliamo in generale hai ragione, ma in ambiti ristretti i perché si possono scoprire. Se per esempio prendiamo l’ambito “narrativa fantastica pubblicata in Italia negli ultimi 10 anni”, il perché del fatto “il livello è molto scarso” non è un mistero insondabile. È un misto di sprezzo per il pubblico, ignoranza in materia, corruzione diffusa. E questo non è un “dogma”, nasce dal fatto che in questi anni ho conosciuto personalmente autori, editor, e fauna varia che bazzica le case editrici. Ne ho conosciuti tanti. E le conclusioni sono quelle che ho detto.
    L’interessante è un altro. Il libro di Knight mi fa supporre che nell’editoria ignoranza, disonestà e corruzione siano endemici. Dunque perché all’estero funziona meglio che da noi? E qui non lo so, avanzo solo delle ipotesi. Una potrebbe appunto essere perché all’estero la critica è vista in chiave più positiva, e soprattutto è una critica molto più tecnica.

  56. 147 Alberello

    Non c’è una sola condizione al contorno che si sia mantenuta in sessant’anni però misteriosamente il meccanismo è rimasto immutato.

    Questo è ciò che mi ha sempre dato da pensare. Sembra che la razza umana o il mondo sia evoluto solo riguardo la forma, ma il contenuto sia sempre lo stesso.

    Siamo solo animali vestiti che sublimano impulsi primitivi metaforizzandoli in esternazioni accettate dalla società dell’epoca in cui vivono o effettivamente c’è stato un salto di qualità?

    Le nuove tecnologie hanno apportato un effettivo miglioramento nelle condizioni di vita o inseguiamo un benessere inesistente per un problema di sovrappopolazione che viene mantenuto costante grazie ad esse?

    A volte mi sembra che si cerchino soluzioni cambiando la forma della società e non il contenuto. Non riesco a trovare una soluzione ad un problema che è insito nella natura umana, sembra un ciclo infinito di déjà vu.

  57. 146 Cymon

    @Alberello

    Sinceramente ne ho già abbastanza di gente che mi vuole spiegare perchè le cose funzionano in un certo modo e trovo molto più interessante ed utile il come. ^^

    Sono alla ricerca di nuove tecniche, non di nuove religioni. :) Dio benedica la critica smembratrice.

    Chiunque cerchi di spiegarti perché le cose funzionano è un folle. Nessuno può spiegarlo.
    Allo stesso modo l’inafferrabile perché è infinite volte più importante del come. Se non fosse così e bastasse il come allora chiunque potrebbe fabbricarsi artista.

    Il problema è che qui si liquida molto semplicemente che viene pubblicata certa roba “perché il mondo è malvagio e i rettiliani ci dominano dal profondo”. A partire dal Sacro Assunto si discende con le spiegazioni di come i rettiliani agiscono.
    Io penso che invece ci vorrebbe una spiegazione più articolata del perché gli anni 50 hanno prodotto certe cose e di certo arrivare alla conclusione che sono gli stessi motivi per cui questo accade sessant’anni dopo non può essere quella corretta. Sessant’anni dopo. Non c’è una sola condizione al contorno che si sia mantenuta in sessant’anni però misteriosamente il meccanismo è rimasto immutato. Allora a questo punto credo potremmo dire lo stesso di Salgari, duecento anni prima, dell’Ariosto, quattrocento, fino a scoprire che Gilgamesh, oggettivamente, era la storia di un adolescente che cercava da scopare, ma si sarebbero dovute scolpire sulle tavolette le avventure di tutt’altri gegni.
    A me non spaventa scavare troppo il come (no, cioè. mi spaventa, ma meno), a me spaventa assumere come dogma il perché

  58. 145 federico/cispo

    ciao Gamberetta, mi ha colpito molto il titolo di questa discussione.
    Premesso che non hai intenzione di recensire Fantasy (o presunto tale) italiano, ti andrebbe di dirmi se i tre posti che elencherò sono sbagliati per la ricerca del meraviglioso?

    1) Silvana De Mari
    2) Mauro Neri
    3) Gianfranco De Turris

    grazie

    P.S.: cosa ne pensi del Fantastico a servizio di altri “messaggi”?

  59. 144 Gamberetta

    @Lupo Lucio regna. Non lo conosco il libro di Evans, dunque non saprei. Ma visto che l’avresti gratis, un manuale in più non credo possa fare male.

  60. 143 Alberello

    @Cymon

    Vero, che tristezza, la critica in 60 anni non è cambiata di una virgola.
    Sempre lì a sezionare la rana, a dividere membra da membra, a frugare tra le viscere. Ti viene a dire come la rana si muove, ma quando gli chiedi “perchè” rimane lì imbambolata.

    Ci sono varie teorie a riguardo:

    1) Dio
    2) Big Bang
    3) Disegno intelligente
    4) Quattrismo
    5) Panspermia
    6) Pastafarianesimo
    7) La forza

    Sinceramente ne ho già abbastanza di gente che mi vuole spiegare perchè le cose funzionano in un certo modo e trovo molto più interessante ed utile il come. ^^

    Sono alla ricerca di nuove tecniche, non di nuove religioni. :) Dio benedica la critica smembratrice.

  61. 142 Lupo Lucio regna

    Ciao Gamberetta,

    vorrei andare un attimo off topic e chiederti una cosa: hai letto/studiato ‘Writing Science Fiction’ di Christophe Evans? L’ho per caso trovato nella biblioteca locale e vorrei sapere ne vale la pena.

  62. 141 Cymon

    Vero, che tristezza, la critica in 60 anni non è cambiata di una virgola.
    Sempre lì a sezionare la rana, a dividere membra da membra, a frugare tra le viscere. Ti viene a dire come la rana si muove, ma quando gli chiedi “perchè” rimane lì imbambolata.

  63. 140 dr Jack

    @ Charlblaze

    L’adrenalina cambia la R-I-S-P-O-S-T-A dei soldati quando si troveranno di fronte al nemico, ma non aumenta la loro massa muscolare, le tecniche schermistiche o l’esperienza.

    L’adrenalina è un effetto chimico che ha un effetto sulla realtà, ed è causata in risposta a un determinato input sono d’accordo.

    Visto che siamo scientifici smettiamo di chiamarle emozioni e chiamiamole reazioni chimiche.

    Ad esempio non ci sono soldati nemici oltre il fiume, ma tu te li IMMAGINI e te li IMMAGINI a migliaia (o a triliardi, o in possesso di un’arma che ti terrorizza o quant’altro). Avrai una reazione chimica. Non solo, un ufficiale anche solo con un discorso vivido (usando lo show don’t tell!) può farli IMMAGINARE.
    E lo show don’t tell stesso aiuta a modificare le reazioni chimiche.
    Possiamo presumere senza troppe difficoltà che esistano un sacco di altre reazioni chimiche reali ad effetti immaginari o evocati.

    Queste reazioni chimiche avranno un effetto sulle decisioni della gente. E un buon generale, pur senza conoscerli scientificamente, dovrà tenerne ragionevolmente conto.

    Che poi esistano metodi alternativi (come l’iniezione di stupefacenti) è vero. Ma non sempre sono disponbili e hanno effetti collaterali più evidenti.

    Sull’importanza degli altri fattori e della valutazione strategica non ho nulla da dire. Sono d’accordo sulla loro importanza e sono anche d’accordo che la convinzione riposta mal riposta ha effetti catastrofici.
    Ma trascurare le reazioni chimiche dell’esercito è un errore tattico.

  64. 139 Mauro

    Charblaze:

    No, non l’influenza neanche nel secondo caso. Come ho già detto a cambiare è la risposta, non il sistema che la produce o l’ambiente. Prendiamo una macchina in movimento, se cambio marcia cambio la risposta dell’auto ma questa rimane la stessa, la strada anche. Cambiare marcia non trasforma una panda in ferrari, né una mulattiera in autostrada a tre corsie

    Nessuno ha negato simili cose, quello su cui alcuni non concordano è che passare da “Ho cellule malate” a “Le cellule malate sono sparite” non sia cambiare la realtà: per te no, per altri sì (anche usando i tuoi termini, da “la risposta è A” a “la risposta è B”; se preferisci, l’atteggiamento mentale ha portato a una risposta immunitaria che ha cambiato la realtà).
    Inoltre, che qualcuno dica “può influenzare la realtà” non significa che dica “può fare il cazzo che gli pare”; quindi, gli esempi contrari portati sono giustissimi, ma non negano l’affermazione.
    In ogni caso, il mio discorso è proprio che dipende da cosa s’intende con “influenzare la realtà”. Se per te significa “cambiare le leggi fisiche”, allora come detto no, non può farlo; semplicemente, per altri non ha un significato così ristretto.

  65. 138 Gamberetta

    Ho aggiunto qualche altra osservazione riguardo il Manzoni & la skuola kattiva, qui.

  66. 137 Charblaze

    @Mauro:
    No, non l’influenza neanche nel secondo caso. Come ho già detto a cambiare è la risposta, non il sistema che la produce o l’ambiente. Prendiamo una macchina in movimento, se cambio marcia cambio la risposta dell’auto ma questa rimane la stessa, la strada anche. Cambiare marcia non trasforma una panda in ferrari, né una mulattiera in autostrada a tre corsie.

    SCIENCE! Because it works bitches.

    @dr Jack: Prendiamo pure il tuo ufficiale, anche così possiamo notare che:
    1) il numero delle tue forze è rimasto invariato,
    2) il numero dei nemici anche,
    3) le capacità atletiche dei tuoi soldati restano quelle,
    4) Quattro,
    5) QI e istruzione pure,
    6) idem per il campo di battaglia.

    La realtà NON è cambiata.

    L’adrenalina cambia la R-I-S-P-O-S-T-A dei soldati quando si troveranno di fronte al nemico, ma non aumenta la loro massa muscolare, le tecniche schermistiche o l’esperienza. Infine è comunque l’adrenalina a cambiare la risposta non il pensiero positivo in sé e di per se, come venga prodotta, rabbia, disperazione, eccitazione, paura o inniezione è irrelevante.

    Riprendendo l’esempio di Gamberetta, si può riuscire in qualcosa a prescindere dal tipo di pensiero, l’importante è agire in modo vantaggioso alla riuscita e avere la perseveranza di farlo.

    Poi al pensiero positivo ho contrapposto il pensiero critico non il comportamento emo che è al livello di quello positivo ad minchiam.

  67. 136 dr Jack

    @ Alberello

    Cosa che nessuno su 134 commenti ha sostenuto. E non venire a dirmi che di nuovo hai estremizzato per fini accademici ecc.

    E invece te lo dico :p.
    Davvero, l’esempio è semplice e diretto solo a fini accademici. Ho voluto tagliare tutto il tagliabile per evitare che mi si scartasse inserendo nuovi elementi.
    In effetti ho fatto male a usare le parti bene e male (a cui sono affezionato) che richiamavano troppo lo scontro avvenuto tra noi. Mi spiace. Ormai è andata.
    Fate conto che al posto di buoni e malvagi ci siano i verdi e i rossi.

    Volevo solo evidenziare che esiste almeno un caso dove la motivazione conta e il disfattismo è una strategia inutile.

    La motivazione ha quindi un effetto utile, e mi sembra ricollegabile anche in numerosi altri ambiti.

    Ogni tanto mi era sembrato di capire che per alcuni non faceva differenza.
    Ho sbagliato a capire? Be’ adesso ho chiarito.

  68. 135 Alberello

    @dr jack

    Se poi qualcuno vuole ancora affermare che il disfattismo sia una strategia valida per vincere una guerra. Be’, non so più cosa dire.

    Cosa che nessuno su 134 commenti ha sostenuto. E non venire a dirmi che di nuovo hai estremizzato per fini accademici ecc. Tu contrapponi continuamente “bene e male”, “buoni e cattivi”, “alto morale e disfattismo”, “bianco e nero”. Qui nessuno è buono o cattivo, ognuno è una testa pensante e praticamente ognuno di coloro i quali ha contestato questa visione ha usato esempi e argomentazioni diverse. Io ho divagato su metafore estreme e parlando di Edison (che tra l’altro avevi introdotto tu come esempio) finendo poi in campo clinico, Tapiroulant ha citato autori e saggi teorici a lui noti, Gamberetta (che tra l’altro mi odia per il mio becero umorismo spartano ç_ç) ha parlato usando le sue conoscenze sulle regole della narrativa fantastica, Tasso Barbasso (a mio parere il commentatore più sottovalutato di tutti i tempi) ha dimostrato che in realtà probabilmente non sappiamo neanche di cosa stiamo parlando (lol) e Charblaze ti ha riportato la sua esperienza di vita più articoli annessi.

    Ma nessuno di coloro i quali ho citato ora ha mai scritto che essere disfattisti è una strategia valida per avere successo in qualsiasi campo, nemmeno a voler sindacare ogni singola sillaba. E non te ne uscire con:

    … certo ho estremizzato un po’ quello che hai detto per rendere più netto il mio messaggio

    Perché se per rendere più pulito (netto) il tuo messaggio, sei costretto a infangare quello degli altri, beh significa che il tuo non era poi così pulito e stai giocando sporco alla retorica. xD Ricorda le parole del saggio OcchioDiFalco: Se io dichiaro di essere un meticcio arancione, non è necessario che tu mi accusi di essere un pellerossa affinché la gente ti creda un muso giallo. Basta affermare che sei un muso giallo.
    Augh.

  69. 134 dr Jack

    Facciamo finta, per soli fini accademici, che io sia un ufficiale dell’esercito del male. Domani ci sarà una battaglia con i buoni. Io so per certo che siamo un po’ in lieve svantaggio ma possiamo farcela.

    Se sento un ufficiale che crea pessimismo e disfattismo nelle truppe, vado lì e gli dico di smetterla, poi dico alle truppe che l’ufficiale era ubriaco, di non prenderlo sul serio.
    Quindi proverò ad indurli in uno stato utile e il più intenso possibile (che ne so, rabbia, sicurezza in sé stessi, desiderio di vittoria, quello che preferite) così avremo più possibilità di vincere.
    Il solo aumento di adrenalina ha un effetto reale.

    Poi esistono decine di triliardi di altri fattori, come strategie creative, possibilità di avere armamento migliore e quant’altro.
    Ma negare l’elemento morale sarebbe stupido, perchè anche molte delle altre tattiche di guerra e guerriglia non sono provate scientificamente.
    Eppure qualcuno le usa.

    Exactly how were the observations made? What exactly was observed – can we look at the data please? How was the reliability of the observations established? How were the data processed in order to arrive at the conclusions?

    Qualcuno ha visto che funzionavano, e quindi si sono limitati a estrarre le strategie utili, si fa in una marea di campi come la fiction e il game design.
    Prima o poi qualcuno riuscirà a provare qualcosa, per ora ci si deve accontentare di teorie.

    Anche per lo show don’t tell è nato esattamente e precisamente così. Oggi abbiamo qualche indizio “scientifico” che funzioni. Ma lo show don’t tell era una regola utile anche prima che potesse essere provata.

    Se poi qualcuno vuole ancora affermare che il disfattismo sia una strategia valida per vincere una guerra. Be’, non so più cosa dire.

    @ Riguardo alla PNL:
    Me ne vado in fogna che tanto non gliene niente (o quasi) a nessuno, e comunque io stesso non voglio spingervi a fidarvi troppo dei guru della linea retta e trovo orribile che un guru della linea retta sia pagato con soldi pubblici.
    Magari anche la questione della motivazione sarà da finire in fogna, ma bò, mi sembra ancora semi collegata all’argomento.

  70. 133 GeneraleMerdez

    @Gamberetta

    E poi io odio, ODIO le note alla fine del testo. Le Odio.

    Si può anche sapere perché? Ci sono i link per raggiungere la nota e i link per tornare su, non mi sembra che ostacolino la lettura. Inoltre sono appunto note, anche se non le leggi fa niente, il discorso centrale dell’articolo è capibile lo stesso.

    E’ vero ci sono i link per andare e tornare, ma io le odio lo stesso.
    Continuerò a leggere i tuoi articoli ugualmente ci mancherebbe, come continuo a leggere libri e riviste in generale provvisti di note alla fine del testo (dopo aver letto Infinite Jest non credo che troverò di peggio).
    Ciò non toglie che mi infastidiscono perchè mi costringono a interrompere la lettura rimandandomi (appunto) alla fine dell’articolo/libro in cerca di informazioni che lì per lì, mi sembrano essenziali anche se una volta lette penso che ne potevo fare pure a meno, godendomi la scorrevolezza del testo.
    Tutto qui.
    Salut

  71. 132 Mauro

    Alberello

    ti riporto la definizione che mi hanno insegnato e come è usato attualmente, se dici che non è esatto non metti in dubbio me, ma una regola scientifica attuale

    Non sono io a metterlo in dubbio, ma quanto indicato in quell’articolo; se poi mi dici che sono tutte cazzate non ho problemi a crederti, ma se uno studio serio indica la possibilità che il placebo funzioni anche se il paziente lo sa allora almeno avere il dubbio non mi pare assurdo.

    Questione siringa: conosci l’argomento sicuramente meglio di me, quindi prendo atto che all’interno della legislazione corrente non sarebbe possibile.

    Charblaze:

    l’effetto placebo è dimostrato da molti studi ma l’atteggiamento mentale non cambia la realtà. A cambiare, semmai, è il comportamento e la fisiologia della persona e questo cambia come essa risponde alla realtà, nel limite delle leggi fisiche, non il come la realtà risponde alla persona

    Per questo ho detto che non sapevo se rientrava in quanto detto da dr Jack: se con “influenzare la realtà” s’intende cambiarne le leggi fisiche, allora no, non può farlo; se invece s’intende passare da “La realtà è che ho un cancro terminale incurabile” a “La realtà è che sono completamente guarito” allora può influenzarla.

  72. 131 Charblaze

    @Mauro & dr Jack:
    Mi permetto di dissentire, l’effetto placebo è dimostrato da molti studi ma l’atteggiamento mentale non cambia la realtà. A cambiare, semmai, è il comportamento e la fisiologia della persona e questo cambia come essa risponde alla realtà, nel limite delle leggi fisiche, non il come la realtà risponde alla persona.
    Se cambi la retroazione di un sistema cambi la risposta del sistema, non il sistema o l’ambiente in cui si trova.

    Il pensiero positivo è il fratello scemo del pensiero critico. Liberissimi di predicarlo, ma non ammantatelo di poteri che non ha.

    Comunque questa è la cosa che mi tange di meno, che le istituzioni permettano l’insegnamento e spendano soldi per una disciplina priva di qualsiasi credito è grave.

    I could fill many more pages with these kinds of extraordinary claims (and indeed Bandler and Grinder do), but let me just add one more from Bandler & Grinder (1979, p 40):

    ‘A lot of school children have problems learning simply because of a mismatch between the primary representational system of the teacher and that of the child. [...] ‘Typically, kinesthetics complain that auditory and visual people are insensitive. Visuals complain that auditories don’t pay attention to them because they don’t make contact during conversation.….’

    Have I made my point? To be able to make with any confidence any single one of these claims about the human mind and behaviour would necessitate an enormous amount of honest systematic work, the
    gathering together of mass of data, and the deployment of not a little ingenuity.
    In the absence of such effort and diligence, it would be dishonest and perverse to use these claims as teaching material, particularly when the trainees are people who earn their living by ministering to the welfare or education of others. Knowledge is power. Anyone making these kinds of claims is making a claim for some kind of power. With power should come accountability. Accountability in this case is making the evidence available for public scrutiny. Exactly how were the observations made? What exactly was observed – can we look at the data please? How was the reliability of the observations established? How were the data processed in order to arrive at the conclusions? And so on. None of this is disclosed to us.
    Skeptical Intelligencer, Vol. 11, 2008

    Vorrei che i sostenitori della PNL rispondessero alle domande sottolineate.

  73. 130 Alberello

    @Il Guardiano
    Appunto, gli hanno dato qualcosa, non gli hanno dato “nulla”. Mauro con nulla intende niente di niente, nemmeno la pillola “finta”.
    Intende di simulare una puntura senza introdurre nulla nell’organismo (nemmeno acqua, eccipienti ecc.).
    Il tuo esempio è perfetto per indicare uno dei modi in cui viene usato l’effetto placebo.

  74. 129 Alberello

    @Mauro

    A seconda di dov’è fatta l’iniezione, si può arrivare con una siringa piena e poi sostituirla con una vuota tenuta – che so – in tasca.

    Se lo scrivessi in un romanzo ti manderei a cagare per quanto è poco credibile. xD Hai idea di che tipo di divise indossiamo sul lavoro? Hanno le tasche aderentissime (percui si vedrebbe lontano un chilometro) per evitare l’introduzione di agenti esterni non richiesti e sono in materiale leggero per lavorare al caldo senza sudare e favorire la produzione di germi (quindi estremamente a rischio perforazione) ed hanno le maniche corte. Hai idea di quanto siano pungenti e sottili gli aghi da iniezione? Sottilissimi per evitare che la via cruenta sia eccessiva sul tessuto epidermico e il reflusso del sangue. Sai che da protocollo per la sicurezza è vietato re-incappucciare gli aghi per evitare rischi di contatto sanguigno tra noi e il paziente? E ti ripeto che l’ago da puntura deve essere sterile al momento dell’introduzione nel corpo del soggetto.
    Tra l’altro l’ago e la camicia (la parte superiore della siringa) vanno smaltiti in modo diverso. Stiamo parlando di milioni di euro e tutto per cosa? Per evitare di usare dell’acqua e zucchero?

    Nota: non sto dicendo sia facile, ma i modi per farlo ci sarebbero.

    Trovane uno sensato e mettilo in un romanzo fantasy, è un’idea originale. Magari però prima prova a fare un mese in reparto a lavorare, così ti rendi conto. ^^ Siamo persone che lavorano in ospedale, non prestigiatori. xD

    Del resto, se è vero che l’agopuntura è un placebo allora che non serva iniettare sostanza è provato.

    Mauro, ti ripeto, non dico di no, semplicemente non me ne prendo responsabilità perché ci sono conseguenze legali. Non stiamo parlando di elfi gay o vampiri luccicanti, stiamo parlando di medicina sperimentale. Se tu ti senti sicuro di ciò che affermi sono contento per te, se poi qualcuno ci muore con queste tue affermazioni, io non voglio saperne niente, lol. A meno che ovviamente non mi riveli che sei medico e allora cambia tutto. ^^

    “[il placebo] funziona solo se la persona che l’assume non è consapevole di questo” – non è esatto, o almeno ci sono dubbi sulla sua veridicità.

    Mauro, non vuoi proprio capire. xD Io ti riporto la definizione che mi hanno insegnato e come è usato attualmente, se dici che non è esatto non metti in dubbio me, ma una regola scientifica attuale. Non ti vieto di farlo, ma io non me ne assumo responsabilità se qualcuno ti da retta e succedono casini.

  75. 128 Il Guardiano

    Non vedo perché fare una iniezione (o dare una pillola) “di nulla” sia inapplicabile.
    Una persona che conosco è stata “scelta” per una cura sperimentale in doppio cieco.
    La metà di loro doveva esser sottoposta a placebo, l’altra metà alla cura.
    La pillola, dunque, la prendevano tutti.

  76. 127 Mauro

    Alberello:

    se è cosciente si accorge cosa tu stai per fare. Pertanto non puoi andare lì solo con un ago (che comunque deve essere sterile ed indossato con guanti sterili) perché capirebbe subito che non gli stai iniettando nulla

    A seconda di dov’è fatta l’iniezione, si può arrivare con una siringa piena e poi sostituirla con una vuota tenuta – che so – in tasca. Nota: non sto dicendo sia facile, ma i modi per farlo ci sarebbero.
    Del resto, se è vero che l’agopuntura è un placebo allora che non serva iniettare sostanza è provato.

    Per quanto riguarda il discorso su placebo e menzogna: evito di entrarci in maniera particolareggiata perché sarebbe (ulteriormente) fuori tema; però nel portare quell’esempio stavo sottolineando che quanto detto da te – “[il placebo] funziona solo se la persona che l’assume non è consapevole di questo” – non è esatto, o almeno ci sono dubbi sulla sua veridicità.
    Tutte le considerazioni che fai sull’etica aprono un discorso immenso, è vero; che però non cambia il punto per cui ho segnalato quell’articolo.

    Comunque, una volta concordato che il placebo è un caso di atteggiamento mentale che cambia la realtà, e che dr Jack ha confermato essere un esempio di ciò che intendeva, direi che il discorso sull’argomento in questa sede ha esaurito la sua utilità (se poi qualcuno ha altro da dire leggerò ben volentieri).

  77. 126 Alberello

    @Mauro

    Di per sé mi chiedo se una puntura, senza però iniettare nulla, produrrebbe effetto placebo: il paziente sarebbe comunque convinto di aver ricevuto qualcosa.

    Teoria interessante, ma per lo più inapplicabile, per una semplice conseguenza logica. L’effetto placebo presume che il paziente sia cosciente (per avere aspettative dalla “cura” e dare modo al suo cervello di mettere in moto i meccanismi di cui avevo riportato nei commenti precedenti), se è cosciente si accorge cosa tu stai per fare. Pertanto non puoi andare lì solo con un ago (che comunque deve essere sterile ed indossato con guanti sterili) perché capirebbe subito che non gli stai iniettando nulla. E non puoi nemmeno usare una siringa vuota, perché non puoi iniettare aria in una vena o peggio in un’arteria e nemmeno fare finta, perché il paziente si accorgerebbe di nuovo della messa in scena. Potresti farlo se il paziente è cieco, ma l’altro motivo percui non si fa è che si cerca sempre di applicare la terapia meno invasiva possibile a livello fisico (prima di bucare qualcuno si cercano sempre alternative).
    Quindi può essere che la cosa funzioni anche senza sostanza, io ho solo riportato ciò che mi hanno insegnato al corso per O.S.S. e quello che ho visto sul lavoro, non mi azzardo ad andare oltre perché non ne ho le competenze, andrebbe sperimentato ciò che dici, ma credo che non si faccia perché poi non sarebbe così utile all’atto pratico (non sono poi milioni i pazienti ciechi e basta davvero una sostanza innocua qualsiasi).

    In ogni caso, anche fosse legato all’assunzione di una sostanza, cosa cambierebbe del fatto che un atteggiamento mentale porta a un cambiamento reale?

    Nulla, infatti avevo già scritto nel mio penultimo commento (ma l’hai letto? lol) che riconosco la validità del placebo in tal senso, ma che mi fermo lì in quanto il cambiamento è circoscritto alla persona e poco più e non ad una realtà molto più ampia come può essere quella editoriale (di cui dr jack all’inizio parlava). E soprattutto la cosa è estremamente soggettiva, non su tutti ha gli stessi valori di influenza. Io la considero un po’ una medicina dagli effetti imprevedibili. Infatti il medico o l’infermiera mi chiedono sempre di controllare più spesso i parametri vitali della persona a cui è stato somministrato ciò, per essere sicuri che effettivamente ci sia un miglioramento.

    Di per sé, l’effetto placebo sembra funzionare anche se il paziente sa che non sta prendendo medicine (penultimo paragrafo).

    Hai aperto un vaso di Pandora che non puoi nemmeno immaginare con quell’articolo. Si è dibattuto spesso sul valore etico del placebo e della sua eventuale infrazione rispetto al Giuramento di Ippocrate (al di là della legge ecc.) in quanto può apparire discutibile “mentire” ad un paziente. Mentire è sbagliato, ma siccome la società attualmente fa acqua da tutte le parti, non è possibile avere un’istruzione adeguata che fornisca una conoscenza sulla farmacologia a tutti i cittadini in modo che essi siano pienamente coscienti. A volte essi vogliono una medicina a tutti i costi perché sono abituati così e se provi a dirgli che non serve pensano che vuoi solo evitare di lavorare o addirittura danneggiarli. Si sceglie quindi “il male minore” e gli si da qualcosa di innocuo dicendo che fa bene. Non è ovviamente la scelta più giusta, ma è per questo che bisognerebbe lottare per cambiare il sistema, la narrativa fantasy in tal senso è solo uno dei problemi (ma siccome sono tutti della stessa natura, trovata la soluzione per uno, trovata per tutti).

    Se ti dicessi che i farmaci generici non sempre sono efficaci come quelli di marca? Il farmaco di marca è un farmaco che è coperto per legge dal brevetto della casa farmaceutica che l’ha scoperto per un tot di anni prima di essere “decopyrightizzato” e reso a disposizione di tutti in quanto patrimonio dell’umanità. Quando questo succede chiunque può riprodurlo in serie e di conseguenza cala il suo prezzo (più offerta, uguale richiesta, legge di mercato) e diventa “generico”. Il problema è che per legge il farmaco generico deve avere lo stesso principio attivo di quello originale, ma non è citato nessun obbligo per l’eccipiente. “Un eccipiente è una sostanza ausiliaria della produzione di una forma farmaceutica. È una definizione che include qualsiasi materiale si trovi nel farmaco finito che non sia il principio attivo. Inizialmente queste sostanze venivano definite come inerti, nei confronti del principio attivo e della forma farmaceutica: in realtà, oggi si sa che alcuni materiali usati nella preparazione dei farmaci possono – e spesso sono usati proprio per questo scopo – modificare il rilascio del principio attivo dalla forma farmaceutica.”

    Per risparmiare spesso coloro che producono i farmaci generici usano eccipienti di scarsa qualità che modificano il tempo d’azione del farmaco, sbalzando i ritmi di assunzione, ma senza riportarlo sul foglietto illustrativo (è un po’ come costruire uno shuttle con pareti di polistirolo). E la cosa più divertente è che tutto ciò è legale perché la legge non è aggiornata. Dunque non sempre ciò che è legale è giusto, non sempre ciò che è giusto è legale. Ho divagato su questo tema per dimostrare come il concetto sia lo stesso de: “Scrivo un libro senza documentarmi, costruisco una palazzo con materiale scadente ecc.” Se ci estingueremo sarà per profitto. Probabilmente c’è gente che non si rende nemmeno conto che le medicine che prende non sono fatte a regola d’arte e ne accelerano il decesso, d’altronde non è tutto un business? Se io vendo libri scadenti perché dovrei aspettarmi medicinali buoni?. Ma ovviamente tutto questo è secondario, la priorità è sapere chi è il proprietario della casa di Montecarlo, oh yes.

    Da quanto ne so Mauro, per ora il placebo è usato mentendo (come tutto in questo paese), se però riusciranno con la ricerca a trovare un modo per usarlo anche senza questa prerogativa, sarò il primo ad esserne felice. Io non sono contro il progresso, vado solo con i piedi di piombo.

  78. 125 Gamberetta

    @france. Stai facendo un po’ di confusione. Prima ragazza: ha un atteggiamento mentale positivo, studia tantissimo, si impegna, prende 90. Seconda ragazza: è scazzata, non gliene frega niente della scuola, va a letto con il preside, prende 90. Il risultato è lo stesso. Poi puoi fare considerazioni morali più o meno condivisibili, ma questo non ha niente a che fare con il problema che l’atteggiamento mentale influenza il risultato, visto che atteggiamenti opposti ottengono il medesimo risultato.

    Comunque, ribadisco per l’ultima volta: ognuno è libero di fare appello alle teorie più pazzesche, ma i soldi pubblici dovrebbero essere spesi solo quando ci sono prove concrete che qualcosa funzioni.

    @Cocca. Detto così il problema è un po’ troppo generico. Per prima cosa bisogna considerare il punto di vista: se è terza persona limitata con la telecamera sempre sulla spalla del protagonista o se è in prima persona, una descrizione del personaggio risulterà sempre forzata e superflua. Basta che guardi i videogiochi con quella prospettiva: tu vedi solo la canna della pistola o la lama della spada, non vedi mai il personaggio. Al limite non sai neanche se è uomo o donna, umano o alieno. Così se scrivi la storia con quella prospettiva, semplicemente non ha senso comunicare al lettore i dettagli di una descrizione fisica, tanto il lettore non immaginerà mai il personaggio con una prospettiva esterna.
    Poi: a meno che non ci siano dettagli fisici particolari (tipo il protagonista è zoppo e va in giro con le stampelle), gli altri dettagli spariscono poche pagine dopo la descrizione. Dici che era con gli occhi azzurri, i capelli verdi, alto tanto, pesante tanto: 10 pagine dopo il lettore si è già scordato, a meno che questi particolari non abbiano importanza nella storia – e di solito non ce l’hanno, o comunque avrà importanza al massimo il singolo dettaglio: le orecchie a punta, la pelle scura, gli occhi di colori diversi(SIGH), ecc.
    Ugualmente, se proprio vuoi, puoi lo stesso comunicare questi dettagli, spargendoli in giro: il personaggio si china entrando nella taverna (il personaggio è alto), il personaggio occupa due sedili sulla metropolita (il personaggio è grasso), il personaggio perde i capelli dopo aver fatto un giro vicino al reattore guasto in Giappone (puoi infilare il colore dei capelli), il personaggio si pulisce gli occhiali (il personaggio è miope), ecc.
    Infine, se proprio devi, se no l’amica muore: metti il personaggio nella condizione di voler essere consapevole del proprio aspetto. Il classico: si sta vestendo prima di andare a un appuntamento importante. Oppure gli hanno appena rotto la faccia a calci e vuole controllare che ci siano ancora tutti i denti, ecc. Tra specchio e ruscello a questo punto sarebbe meglio lo specchio: il personaggio che si specchia nel ruscello non si può proprio vedere.

  79. 124 tasso barbasso

    @dr jack

    Scusa se interferisco, ma essendomi imbattuto (tanto tempo fa) in alcune delle questioni di cui si parla qui, sento l’esigenza di aggiungere qualcosa.
    Non so cosa come sia stata utilizzato (o massacrato?) il concetto di Neuro-Linguistic Programming dopo la sua formulazione da parte di Richard Bandler e John Grinder (1980), ma ho la nettissima sensazione che quel concetto abbia molto poco a che fare con la stragrande maggioranza delle cose che ho letto in questi commenti.
    Secondo me uno dei principali problemi della NLP (o NP) è che il nome scelto dai suoi ideatori ha favorito una notevole escalation di equivoci (anche dovuti ai titoli di alcuni loro lavori) tanto che alcuni hanno attribuito a Bandler e Grinder l’intento di voler diffondere l’idea che la mente umana (o addirittura la realtà stessa) sia manipolabile attraverso procedimenti di natura matematica, mentre paradossalmente alcuni altri li accusavano di atteggiarsi a leader di una specie di setta misterica. Ovviamente sarebbe bastato leggere i loro libri (o i resoconti della loro attività professionale) per rendersi conto che si trattava di altro.
    Per quanto ne so la NLP è fondamentalmente un insieme di tecniche psicoterapeutiche (della psicoterapia cosiddetta breve) – sviluppate anche sulla base delle pratiche sperimentate da Milton Erickson, del comportamentismo e degli studi condotti nell’ambito della Scuola di Palo Alto (v. Paul Watzlawick) –, di natura essenzialmente pragmatica e basate sull’osservazione e lo sfruttamento dei nessi tra comportamenti umani e specifici stimoli intellettivo-sensoriali. Uno dei meccanismi messi a punto da Bandler e Grinder si può descrivere (in termini elementari) come una “ristrutturazione” del significato che il paziente attribuisce alle situazioni in cui si trova.
    Purtroppo, così come accadde con le esperienze di Milton Erikson (e come accade quasi sempre con quasi tutto), pare che anche la NLP sia stata soggetta ad alcuni abusi successivi.

  80. 123 france

    completo:
    e comunque, l’esempio che ti ho portato è reale e pratico, vissuto personalmente. Il mio collega, alla fine del mese di prova, è stato lasciato a casa. Io ho lavorato lì finché la ditta non ha chiuso.
    L’atteggiamento cambia i risultati. Eccome.

  81. 122 france

    @Gamberetta:

    Ci sono due ragazze. Aprono il diario e lo trovano pieno di compiti di matematica per il giorno dopo.
    La prima ragazza pensa: “Dio, che noia! E chissenefotte della matematica! Non faccio un cazzo e domani copio da Simona. Adesso mi bevo una birra.”
    La seconda ragazza pensa: “Ci sarà molto da studiare, ma adesso mi rimbocco le maniche, e faccio tutti gli esercizi dal primo all’ultimo.”
    Alla fine le due hanno ottenuto lo stesso risultato.

    Non esattamente: all’esame di maturità, la prima ragazza non potrà copiare da Simona, e se il presidente della commissione non sarà un uomo a cui poter fare un lavoretto sottobanco, uscirà con 61 o non uscirà affatto.
    L’altra ragazza invece avrà capito come funziona la materia e sarà in grado di uscire con 90/100 anche senza doversi riempire la bocca di sp…iacevolezze.

  82. 121 Mauro

    Alberello:

    Il placebo è legato comunque all’assunzione di una sostanza

    Di per sé mi chiedo se una puntura, senza però iniettare nulla, produrrebbe effetto placebo: il paziente sarebbe comunque convinto di aver ricevuto qualcosa.
    In ogni caso, anche fosse legato all’assunzione di una sostanza, cosa cambierebbe del fatto che un atteggiamento mentale porta a un cambiamento reale?
    Sull’effetto placebo: http://www.queryonline.it/2011/02/15/gli-strani-poteri-delleffetto-placebo/.

    funziona solo se la persona che l’assume non è consapevole di questo

    Di per sé, l’effetto placebo sembra funzionare anche se il paziente sa che non sta prendendo medicine (penultimo paragrafo).

  83. 120 Alberello

    @dr jack
    Personalmente non ho secondi fini e ho sempre maltollerato ciarlatani in genere, in quanto grazie a pseudoscienze o superstizioni spesso causano un danno alle persone, riflettendo poi un danno sociale non di minima portata. Per questo sono un pò prevenuto su questa posizione e preferisco aspettare prima di gridare al “miracolo”. Questo è un discorso generale, non riguarda te o qualcun altro nello specifico.

    Ma fino a prova contraria è ragionevole credere che quando una persona crede che qualcosa la faccia guarire allora guarisce.

    Ti chiederei però di essere cauto ad affermare una cosa di questo tipo, perchè non è sempre vero. Se il corpo è debole e le condizioni cliniche sono effettivamente gravi, non c’è “fede” che tenga. Il placebo può essere un aiuto, non una panacea. Questo lo dico per evitare che qualcuno sovrastimi questi effetti e smetta di assumere farmaci prescritti pensando che “tanto basta crederci”.
    Il placebo è legato comunque all’assunzione di una sostanza (che di per sè non ha effetti rilevanti sull’organismo) e funziona solo se la persona che l’assume non è consapevole di questo. Inoltre anche questo tipo di terapia è solo ed esclusivamente prescrivibile da un medico riconosciuto dall’albo, non è una cosa “da prendere alla leggera”.

    La gente che vola con la forza delle convinzioni è la teoria proposta da Alberello :p.

    Dico questo non per disfattismo, ma perchè ci tengo al benessere del prossimo, voglio solo evitare l’effetto Icaro. Più si vola in alto e più ci si fa male in caso di caduta.

    Fine discorso serio.

    Consiglio invece la visione del film: “Non è vero… ma ci credo” di Peppino De Filippo. Una commedia giusto per alleggerire il tutto. :)

  84. 119 dr Jack

    @ Doarcissa

    Non credo sia una cosa pensata per agire su altro: se sorrido non esce il sole, e non vinco alla roulette, ma la NLP non si propone questo. Infatti credo sia una cosa da pubblicitari e venditori, perlopiu`. Almeno a quanto ho capito io, che magari non ci ho capito niente!

    Hai capito giusto (o siamo in due a non aver capito niente).
    La gente che vola con la forza delle convinzioni è la teoria proposta da Alberello :p.
    Io comuque su Robbins rimango in dubbio su alcune cose. Come quando fa camminare la gente sui carboni ardenti, mi sembra più un banale trucco che, anche se a fin di bene, non mi da un senso di professionalità.

    @ Zave
    Il problema dei soldi è che secondo me attualmente fanno pagare un sacco cose che si possono apprendere leggendo un paio di libri. Senza poi contare i soliti guru.

    Facendo l’esempio del guru della linea retta.
    Secondo me voleva usare un concetto del Milton model in cui se dici tre cose riconosciute come vere puoi dirne una quarta non quantificabile o non assodabile e sarai creduto. (Stessa idea usata da Schopenauer se non sbaglio, che a sua volta non è provabile scientificamente.)
    Probabilmente voleva dire tra due punti passa una sola retta… ma era un coglione e ha avuto l’effeto contrario.
    (Se dici una cazzata anche il resto saranno cazzate.)

  85. 118 Cocca

    Non so nei libri, ma di film ne ho visti un paio in cui la trama girava attorno allo scambio di corpi di due ragazzi che poi s’innamorano. =/
    Non vedo l’originalità. Bah.

    Anch’io ho letto Fahrenheit 451 di Bradbury. Non l’ho trovato un brutto romanzo, anche se ha un finale che m’ha soddisfatta poco, sa un po’ di roba aggiustata alla bell’e meglio.

    @Gamberetta: Io aiuto una mia amica nella stesura del suo libro, e anche grazie ai tuoi consigli evito che faccia troppi errori. Le ho fatto eliminare le scene in cui il protagonista si specchia e si descrive da solo, ma lei dice che ci tiene a quel personaggio e vorrebbe che il lettore lo immaginasse il più possibile come lo vede lei. Vorrebbe mettere, a circa una quarantina di pagine dall’inizio, una descrizione del protagonista mentre si rispecchia nell’acqua di un ruscello. Io le ho detto che è praticamente la stessa cosa dello specchio, ma non saprei dove farle inserire ulteriori descrizioni, penso che non si possa essere precisissimi per certe cose. Tu che momenti sfrutteresti per fornire informazioni più specifiche su di un personaggio?

  86. 117 Doarcissa

    Ottimo articolo!

    Riguardo la letteratura italiana c’e` anche che ora come ora l’insegnamento procede cosi`: un signore, p.e. Marcello Sensini, legge integralmente un’opera, la interpreta, e allo studente e` richiesto di leggere 10 righe di testo originale e imparare l’interpretazione di Sensini. Che e` sicuramente giusta e interessante, ma questo non spinge molto ad analizzare e a farsi un’idea propria di quello che si legge.

    In letteretaura greca e latina invece, leggevamo l’opera integrale (in italiano, ovviamente, si traducevano solo alcuni passi), ed eravamo obbligati a estrapolare i concetti da soli.
    Credo che se si facesse cosi` anche per l’italiano sarebbe meglio. Tra l’altro anche I Promessi Sposi, letto senza le mille sovrastrutture interpretative-educative, risulta leggibile e divertente a tratti. Insegnato cosi`, invece, e` un po’ quello che e` Bambi per i cartoni: ti segna!

    Non so, a me sembrava sempre di dover mangiare qualcosa di pre-masticato e pre-digerito. Volevo sapere: a qualcun altro ha fatto questo effetto?

    Per quanto riguarda la NLP, io ho letto solo Anthony Robbins, e un sacco di tempo fa, ma ne avevo ricavato un concetto piu` sensato di quello che ho letto qui. Mi era parso che si applicasse principalmente a cio` che e` nei fatti influenzato dall’atteggiamento, cioe`, banalizzando:

    - te stesso: l’effetto placebo e` provato scientificamente, quotando tutti;
    - altre persone: se pensi che tua moglie ti tradisca tenderai a trattarla come una moglie fedifraga e le probabilita` che ti tradisca davvero aumentano sensibilmente :P Come quando uno pensa che tutti ce l’abbiano con lui, allora tratta tutti come nemici, e in breve tutti ce l’hanno effettivamente con lui.

    Ci sono molti casi in cui cambiare le parole che si riferiscono a una certa cosa cambia l’atteggiamento nei suoi confronti. Come chiamare ‘escort’ le prostitute o ‘termovalorizzatori’ gli inceneritori.

    Non credo sia una cosa pensata per agire su altro: se sorrido non esce il sole, e non vinco alla roulette, ma la NLP non si propone questo. Infatti credo sia una cosa da pubblicitari e venditori, perlopiu`. Almeno a quanto ho capito io, che magari non ci ho capito niente!

    Ciao!

  87. 116 Mauro

    Alberello:

    Che fai gaglioffo? Fornisci munizioni al nemico? Non lo sai che siamo in guerra?!

    Sto raccogliendo informazioni sulle parti, non rovinarmi la copertura!

    Su atteggiamento mentale e realtà, segnalo anche questo articolo; essendo a pagamento non ho potuto (almeno per ora) leggerlo tutto, ma qui dicono qualcosa su uno degli esperimenti.
    Inoltre qui c’è un articolo del Time Magazine, e qui il sito del Connecticut College riporta la stessa citazione di Vyse in relazione all’articolo (la segnalo solo a sostegno dell’esattezza della citazione del Times).

  88. 115 dr Jack

    Quindi se si afferma che l’ottimismo può influenzare positivamente un essere umano sono d’accordo (non è utile andare da un malato a ricordargli che la morte è dietro l’angolo), ma che questo gli dia poteri paranormali di modifica della realtà su larga scala che lo circonda no

    Stronzo!

    già so che riceverò gli insulti di dr jack per questo

    Come volevasi dimostrare :p.

  89. 114 Zave

    anche il maestro yoda mostra di credere nella PNL quando mostra a luke come sia possibile sollevare la navicella con la forza: “non posso crederci!” “ecco perché hai fallito”.

    cazzate a parte posso concordare che per il genere di situazioni dove l’esito dipende molto dalle forze dell’individuo partire con un atteggiamento positivo. questo ovviamente non garantisce la riuscita ma potrebbe facilitarla.

    se uno studente si ritrovasse un mucchio di roba da studiare la notte prima dell’esame partire con l’atteggiamento “posso farcela” potrebbe aiutarlo rispetto ad un “tanto non ce la farò mai” che potrebbe indurlo a perdere tempo e cedere alle distrazioni perché tanto è già convinto di non riuscire.
    ma non è comunque una sicurezza.
    e mi sembra un fondamento piuttosto debole per questa ennesima branca delle pseudoscienze.

    poi c’è chi crede all’omeopatia (la teoria della memoria dell’acqua, necessaria per spiegare il funzionamento delle diluizioni maggiori non ha nessun riscontro scientifico) o alla fisiognomica…

    ma non sarei per niente d’accordo che cose del genere venissero insegnate con soldi pubblici.

  90. 113 dr Jack

    @ Gamberetta
    Lo show don’t tell ha avuto degli inidizi di essere scientificamente provabili e comunque in pratica afferma di utilizzare i canali sensoriali che sono gli stessi di cui parla la NLP (che a sua volta afferma che possono essere manipolati per indurre emozioni).

    La NLP però avanza dicendo che non si può trovare un elemento universale nella mente. Le persone sono mosse da stimoli diversi. La vista del serpente può spaventare di più qualcuno, il sibilo del serpente può spaventare qualcun altro e il contatto altri ancora. La sovrapposizione di canali poi aumenta di sinergia di questa paura. Non è la stessa cosa nello show don’t tell?
    Ma in realtà le reazione emotive sono per forza differenti:
    Il serpente può indurre la fobia in qualcun e non fare effetto su un domatore di serpenti. Non si può generalizzare.

    Ed esistono anche un sacco di teorie non dimostrate come il conflitto, il viaggio di Voegler, la simpatia che proviamo verso i personaggi che soffrono, il crogiolo e quant’altro.
    Tra l’altro molte di queste teorie hanno un corrispettivo nella NLP, e non a caso visto che entrambe queste teorie puntano all’evocare reazioni emotive.

    La suspense si lega un po’ ai nested loops (ma questa in realtà è un po’ forzata)
    Lo show don’t tell è legato ai canali sensoriali (e questo è evidente).
    I marker dei personaggi (le cose che te li fanno ricordare come la cicatrice a forma di lampo su una fronte) sono legati all’ancoramento.
    Le metafore in pratica sono un argomento proprio in comune.

    Poi l’utilità dipende dall’obiettivo. Vero.
    Ora come ora non sono teorie dimostrabili, è evidente, lo dicono tutti, ed è una delle principali critiche che fanno anche alle regole della fiction.
    Ma la questione del placebo è un indizio.
    Gli indizi sullo show don’t tell valgono a loro volta.

    E comunque le regole della fiction esistono da secoli, la NLP è appena nata.
    Non sto dicendo che è perfetta. Voglio solo chiedere di non etichettarla come cazzate da lavaggio del cervello solo perché un idiota va in giro a blaterare che due punti che formano un’unica retta.

    I guru mongoli rimangono tali.

    A me sembra ragionevole che la Terra sia piatta! Ma che razza di modo di pensare è?

    Quando non si hanno a disposizioni dati certi o quantificabili trovo utile usare dati ragionevoli.
    E’ la stessa cosa che si fa nella fiction.

    Riguardo all’entusiamo posso riportare varie autorità che affermano la sua importanza, ma non posso provarlo.

    Quando la rabbia verso quell’insegnante è sfumata e il successo l’ha messo al riparo dalla paura, Gerrold si è trovato in crisi. L’ha superata cercando nuove motivazioni, che lui ha trovato nell’entusiasmo.

    Anche la questione del placebo. E’ provato l’effetto, ma non è provata la causa.
    Ma fino a prova contraria è ragionevole credere che quando una persona crede che qualcosa la faccia guarire allora guarisce.

    @ Mauro

    L’effetto placebo rientra in questo? Di per sé rientra nell’atteggiamento mentale che influenza la realtà

    Esatto. Grazie.

  91. 112 Alberello

    @Mauro
    Che fai gaglioffo? Fornisci munizioni al nemico? Non lo sai che siamo in guerra?! xD

    Scherzi a parte, il placebo non rientra nel discorso (che di per sé è deragliato in maniera che nemmeno io avrei mai potuto concepire O_O), in quanto influenza la sfera interna della persona e non quella esterna.

    “Il meccanismo alla base dell’effetto placebo è “psicosomatico” nel senso che il sistema nervoso, in risposta al significato pieno di attese dato alla terapia placebica prescrittagli, induce modificazioni neurovegetative e produce una serie numerosa di endorfine, ormoni, mediatori, capaci di modificare la sua percezione del dolore, i suoi equilibri ormonali, la sua risposta cardiovascolare e la sua reazione immunitaria.”

    Benché le cause siano “aria fritta”, gli effetti sono quantificabili e registrabili. È come se io volessi prevedere il futuro.

    “Tra cinque minuti andrò in bagno.”
    È facile che io tra cinque minuti ci vada davvero e abbia predetto il futuro, perché sono io che lo decido ed io che ci devo andare. MA, se per ipotesi in quei cinque minuti io subissi un infarto e morissi, addio previsione (sono un Texano realista, yeeee ah).

    “Tra cinque anni scoppierà la terza guerra mondiale.”
    È molto difficile che tale previsione si realizzi perché la cosa non riguarda più solo me, ma nazioni intere.

    Il futuro in teoria è prevedibile, in pratica no perché per farlo con certezza matematica occorrono dei dati ed una capacità di calcolo superiore a qualsiasi tecnologia finora scoperta. La difficoltà di previsione è direttamente proporzionale alla distanza nel tempo dell’evento che voglio prevedere e alla quantità di materia coinvolta (spazio). Quindi se si afferma che l’ottimismo può influenzare positivamente un essere umano sono d’accordo (non è utile andare da un malato a ricordargli che la morte è dietro l’angolo), ma che questo gli dia poteri paranormali di modifica della realtà su larga scala che lo circonda no, quella è ancora fantascienza (fino a prova contraria). Magari si può discutere fin dove è placebo e dove diventa altro, ma non mi pare questo il problema quando si parla di una cosa grande come la società.

    Non vi è comunque certezza che è grazie all’ottimismo che un risultato esterno al proprio corpo venga ottenuto oppure no, per questo è tutto catalogabile nella sezione: “Credenze popolari”. Avere Dio come amico immaginario è utile a volte per avere un alibi e sentirsi meno in colpa o per soffrire meno, per questo di certo non organizzerò fiaccolate di gente per gridare: “BRUCIA MARRANO OTTIMISTA!”, ma se uno mi dicesse: Grazie a Dio, io posso influenzare il corso della storia, quantomeno me lo deve dimostrare (non posso farci niente, sono un fottuto realista, vi chiedo scusa, ma non ce la faccio a cambiare idea! :/).

    Il tutto è spiegato scientificamente in questo filmato. Notate come sono ottimisti i partecipanti all’esperimento. xD (già so che riceverò gli insulti di dr jack per questo, ma non ho resistito, sono malato, abbi pietà :/).

  92. 111 Mauro

    La cosa più triste è che un incipit come quello di Sono solo mostri sia stato considerato degno di un genio letterario; non sono ai livelli di critica di Gamberetta, anche perché onestamente non reputo di esserne in grado, ma un inizio simile fa pena. «Fuori dalla finestra non c’erano mica le rondini che volavano felici e spensierate. Assolutamente no! C’erano i corvi che volavano di tetto in tetto in cerca di una carogna»; sembra il racconto che una tata fa a un bambino di due anni, non l’inizio di un libro…

    Gamberetta: conosci The Wall? È scritto in forma di resoconto in prima persona, col narratore che raccoglie le testimonianze di altri personaggi in annotazioni suddivise per data e non sempre in ordine cronologico. Devo ancora finirlo – sono circa a metà – ma al momento mi pare parecchio interessante.

  93. 110 Mauro

    dr Jack:

    La PNL afferma che se credi di fallire la realtà ti dimostrerà che hai ragione

    L’effetto placebo rientra in questo? Di per sé rientra nell’atteggiamento mentale che influenza la realtà: c’è gente che è guarita anche dal cancro senza aver ricevuto medicine vere, solo perché gli hanno detto che le avevano ricevute e ci ha creduto. I miglioramenti sono spariti quando ha saputo che i medicinali erano solo placebo.
    Qui sono riportati altri casi, sia di effetto placebo, sia di effetto nocebo. “Sono guarito dal cancro perché credevo di aver ricevuto una cura funzionale” mi pare un buon esempio di come l’atteggiamento mentale influenzi la realtà, ma non so se rientri in quanto dicevi.

  94. 109 Gamberetta

    @dr Jack.

    Anche le regole della fiction non sono provate scientificamente. Eppure sono utili.

    Calma. Non è proprio così. Prendiamo appunto lo “Show don’t tell” che è il cardine della buona parte delle regole. È utile? Sì, ma solo nel senso che è utile se si vogliono trasmettere sensazioni particolarmente intense al lettore. Se tu dici “serpente” invece di “animale pauroso” hai un impatto più vivido nel lettre e questo fatto è sperimentalmente dimostrabile. Ovvero si può mostrare che con il serpente si attivano più aree del cervello, si attivano le risposte di tipo fight-or-flight, ecc.
    Appurata questa utilità che è del tutto specifica e ristretta:
    * Lo “Show don’t tell” è utile se lo scopo è scrivere bei romanzi? Dipende. Se fai coincidere il bello con l’intensità delle emozioni, sì, ma non è un dato né dimostrabile, né condiviso. Un sacco di lettori apprezza la literary fiction e se ne frega dello “Show don’t tell”, un’altra categoria di lettori invece apprezza proprio l’aspetto tranquillo e rilassante della lettura e dunque non vuole il tipo di coinvolgimento che lo “Show don’t tell” procura.
    * Lo “Show don’t tell” è utile se lo scopo è far leggere il mio libro a tante persone? No, è indifferente, sono altri i criteri che portano una persona a scegliere di leggere un libro.
    * Lo “Show don’t tell” è utile se lo scopo è far pubblicare il mio libro? No, è indifferente, sono altri i criteri che portano un libro alla pubblicazione.
    * Lo “Show don’ tell” è utile se lo scopo è avere “successo”? No. Ed è inutile spiegare perché.

    Io spero in un futuro mondo migliore nel quale i romanzi comunicano emozioni vivide e per questo sono apprezzati e venduti, e lettori e autori sono felici, ma è una speranza e nient’altro.
    Ragionando in termini di “utilità” le regole della fiction sono una perdita di tempo: invece butta giù qualunque boiata, mettici i vampiri, fatti amico qualcuno. E quando il romanzo sarà pubblicato, la gran parte dei lettori comunque non riuscirà a distinguere questa roba da un romanzo scritto a regola d’arte.

    La NLP afferma che una persona convinta di riuscire ha un sacco di probabilità in più di avere successo.
    [...]
    E hai voglia a provare una cosa del genere.

    Tu fai un’affermazione contraria a qualunque evidenza empirica e poi se ti chiedo di dimostrarla fai spallucce? E dovrebbero organizzare corsi con soldi pubblici basandosi su cretinate del genere?

    Non lo so. Io su questo non saprei proprio come provarlo, eppure mi sembra ragionevole.

    A me sembra ragionevole che la Terra sia piatta! Ma che razza di modo di pensare è?

    @france. Ci sono due ragazze. Aprono il diario e lo trovano pieno di compiti di matematica per il giorno dopo.
    La prima ragazza pensa: “Dio, che noia! E chissenefotte della matematica! Non faccio un cazzo e domani copio da Simona. Adesso mi bevo una birra.”
    La seconda ragazza pensa: “Ci sarà molto da studiare, ma adesso mi rimbocco le maniche, e faccio tutti gli esercizi dal primo all’ultimo.”
    Alla fine le due hanno ottenuto lo stesso risultato. Quello dell’atteggiamento positivo, entusiasta, pieno di voglia di fare, ecc. sono vaccate. Cambierò idea solo se qualcuno riuscirà a influenzare la roulette con il suo atteggiamento mentale, ovvero quando si passerà dalla fuffa al quantificabile.

    E riguardo me: i contenuti di questo blog nascono dalla passione per gli argomenti trattati, unita a rabbia, risentimento, frustrazione, voglia di cavare gli occhi a tante persone, insomma tutto quello di cui mi accusano tranne l’invidia – no, davvero, non invidio nessuno nella melma dell’editoria. L’entusiasmo oscilla, ma in generale è sempre stato sotto zero fin dai primi tempi.

    Ciò detto, ribadisco: ognuno è libero di credere in quello che vuole e se pensa che una credenza lo possa aiutare, tanto meglio per lui. Ma per piacere, niente soldi pubblici.

  95. 108 dr Jack

    @ Gamberetta

    Il che va anche bene, se una persona è felice di credere a San Gennaro, o agli angeli custodi, o simili buon per lei, tuttavia che a un corso finanziato dalla regione (quindi presumo con soldi pubblici) si insegnino certe baggianate lo trovo scandaloso.

    Lo stesso vale per i corsi fuffa che fingono di insegnarti a scrivere per spillarti danaro.

    Anche le regole della fiction non sono provate scientificamente. Eppure sono utili. (E sono sfruttate anche loro da guru mongoli).
    Lo stesso vale per la retorica. Non è provata neanche lei.

    Tra l’altro mi piacerebbe sapere come si fa a dimostrare il grado di “fede” (quanto ci credi) in qualcosa.

    La NLP afferma che una persona convinta di riuscire ha un sacco di probabilità in più di avere successo.

    La psicologia dice che non è provato.
    E hai voglia a provare una cosa del genere. Come dici tu, non è che siano cose quantificabili.

    Eppure Sun Tzu scriveva già ai suoi tempi dell’importanza del fattore morale.

    Non lo so. Io su questo non saprei proprio come provarlo, eppure mi sembra ragionevole.
    Durante la fase “azione” è meglio essere convinti in quello che si fa.
    Durante la fase analisi un altro paio di maniche, ok. Ma quando si agisce è meglio essere convinti. (non c’era anche un argomento retorico in merito? “Se sostieni con abbastanza convinzione un fatto la gente finirà per crederci.” E tutte le altre idee su rappresentazione e realtà.)

    Riguardo al resto della NLP parliamone… Generalizzare così non mi sembra la scelta migliore. Anche perché dopo Bandler ci sono state una marea di ramificazioni e già Robbins (il più commerciale di tutti) spara le sue cazzate.

    Io tra i sistemi riferenziali (che analizzano i canali che usiamo per assimiliare le informazioni) e la show don’t tell noto dei collegamenti evidenti.
    Li noto anche sul metamodello che analizza generalizzazioni, nominalizzazioni e deformazioni linguistiche.
    E l’ancoramento è una rivisatazione (o applicazione) degli esperimenti di Pavlov.

    Se poi per qualcuno sono argomenti noiosi non ho nulla da dire. Posso capire.
    Ma vi prego. Non generalizziamo.

  96. 107 france

    @Gamberetta:

    La PNL afferma che se credi di fallire la realtà ti dimostrerà che hai ragione.

    [...]
    È bello pensare che la realtà sia influenzata dall’atteggiamento mentale (o sia influenzata dai tarocchi, o dalle preghiere a San Gennaro, o dai sogni, ecc.), ma purtroppo la realtà se ne frega e continua tranquilla per la sua strada.

    Hmm. Non entro nel merito del PNL perché non la conosco bene (tranne qualcosa sentita a corsi da venditori), ma l’affermazione originale di Jack che hai quotato è riconducibile anche a molti altri pensieri “sulla vita” (filosofia, misticismo e quant’altro), da Platone a Sun Tzu passando per Paulo Coehlo (xD).

    In generale, se sei convinto di farcela inconsapevolmente ti porrai, nel tuo modo di fare, in un modo più positivo, e attivo, che di fatto effettivamente possono aiutarti a raggiungere l’obiettivo.
    Esempio idiota: devi scaricare da solo un pancale da 4 quintali.
    Dipendente menefreghista: che palle. Vabbé. Prendiamo il cutter… via la plastica. Prima scatola… ooooh issa…
    Dipendente entusiasta: cazzo! ci vorranno ore. Chissà se qui di fianco hanno un muletto. Ehi, ciao, me lo presti un attimo? Grazie! A buon rendere eh!

    Diciamo che porsi positivamente ti può aiutare a migliorare le tue possibilità di successo, poiché ti da’ uno “sprint” in più – chiaramente per quanto riguarda cose che puoi influenzare! La Roulotte del casinò non la puoi influenzare, se non sei il croupier.
    Questo discorse vale ancora di più se sei alle prese con un’altra persona, se il tuo obiettivo è di ottenere un successo nel convncerla di qualcosa: ad esempio, se sei il venditore del folletto vorwerk. Quella gente campa da, cosa, 60 anni vendendo il solito prodotto, alla solita gente, con un nome diverso? Conoscono tecniche di vendite (come tu conosci quelle di scrittura), che in gran parte si compongono di “sii convinto che è il prodotto perfetto per te, e riuscirai a convincerne anche loro” (ho seguito due-tre di questi corsi). L’essere convinti della genuinità/efficienza del prodotto aiuta a venderlo.

    Quindi, in quest’ambito, la frase di Jack è sensata: quando parliamo, cioé, di “entusiasmo [motivazione+positività] a fare qualcosa, che ti aiuta a farla effettivamente meglio”.
    E, in effetti, se pensi sempre “non ce la farò mai”, difficilmente ce la farai. Il pessimismo è un automutilazione.

    Ovviamente, tutto ciò riguarda la maggior parte dei Comuni Mortali. Le Dee Ittiche sono escluse da tali miserie terrene!

  97. 106 Gamberetta

    @dr Jack. Non per fare polemica (o forse sì? ^_^), ma questo non è il blog di Dimitri, dunque chiariamo alcune cose:

    Ho letto la pagina del CICAP linkata da Charblaze e mi sembra non ci sia molto da aggiungere: la PNL è roba a livello di Giacobbo, ma più noiosa. Il che va anche bene, se una persona è felice di credere a San Gennaro, o agli angeli custodi, o simili buon per lei, tuttavia che a un corso finanziato dalla regione (quindi presumo con soldi pubblici) si insegnino certe baggianate lo trovo scandaloso.

    Poi:

    La PNL afferma che se credi di fallire la realtà ti dimostrerà che hai ragione.

    Prendi un tizio disperato, che ha appena tentato il suicidio. Uno di quelli che ha sempre fallito nella vita ed è convinto che continuerà a fallire – non a caso si è gettato sotto la metropolitana ma è appunto sopravvissuto, fallimento anche lì. Portalo al casinò. Digli di giocare sempre sul rosso. Ora, siccome la realtà deve dimostrare che il tizio ha ragione a essere un fallito, uscirà sempre nero. O sbaglio? Tu giochi nero e sei a posto!
    Tra l’altro mi piacerebbe sapere come si fa a dimostrare il grado di “fede” (quanto ci credi) in qualcosa. Io posso affermare: “Ero convintissima che questo articolo avrebbe avuto solo cinque commenti.” Dunque come mai la realtà non si è affrettata a darmi ragione?
    È bello pensare che la realtà sia influenzata dall’atteggiamento mentale (o sia influenzata dai tarocchi, o dalle preghiere a San Gennaro, o dai sogni, ecc.), ma purtroppo la realtà se ne frega e continua tranquilla per la sua strada.

    @GeneraleMerdez.

    E poi io odio, ODIO le note alla fine del testo. Le Odio.

    Si può anche sapere perché? Ci sono i link per raggiungere la nota e i link per tornare su, non mi sembra che ostacolino la lettura. Inoltre sono appunto note, anche se non le leggi fa niente, il discorso centrale dell’articolo è capibile lo stesso.

    Per il discorso più in generale dell’insegnamento non nozionistico scriverò nei prossimi giorni qualcosa nel Marciume, anche riguardo le osservazioni del BianConiglio.

  98. 105 GeneraleMerdez

    Condivido buona parte (la maggior parte a dire il vero) dell’articolo.

    Non sono d’accordo con la parte finale riguardante le tematiche scolastiche e le “stronzate” che vengono insegnate a scuola. Potrei essere d’accordo sulle esagerazioni che si commettono insegnandole a “pappagallo” ma collegare idee stili e periodi storici non mi sembra affatto una cosa negativa.

    E poi io odio, ODIO le note alla fine del testo. Le Odio.

  99. 104 dr Jack

    @ Tapiroulant
    Ripeto: non conosco bene Lenin e Elias. Può darsi che in effetti non contraddica Seth o che in qualche modo le teorie possano convivere.

    Ma prendendo dati reali.
    Proviamo a considerare Konrath e gli autopubblicati americani.
    Sarebbero un modello interessante e decisamente migliore dell’attuale italiano. E mi sembra fattibile anche in Italia.

    In italia c’è meno pubblico e non si guadagnaranno fantastiliardi (come fa quell’ingordo Konrath :p) d’accordo.

    Ma magari si riuscirebbe a guadagnare abbastanza per farsi tradurre.

    In pratica l’editore si scinderebbe definitivamente dal venditore/vetrina.

    Che poi nasca un nuovo monopolio… ma’… non mi sento di escluderlo, anche perché Amazon sarà un gran colosso. Ma sarà più venditore che editore.
    L’unica cosa certa è che un miglioramento ci sarà.
    Quanto dipende dalla capacità e bravura dei nuovi modelli editoriali.

  100. 103 dr Jack

    @ Charlblaze:

    tutta la baracca PNL si è rivelata un cumolo di boiate cosmiche e disinformazione

    Lo schieramento della PNL dice le stesse cose contro la psicologia classica.
    Le cose che si ripetono sempre sono:
    - La psicologia cerca di scoprire come mai la gente sta male e cerca di provarlo (e a volte forza i suoi ragionamenti sulle prove).
    - La NLP se ne frega di perché la gente sta male e studia metodi per risolvere i problemi della gente.

    Da wiki:
    In early workshops by Bandler and Grinder and in books that followed, it was often claimed that through the use of NLP, problems especially phobias could be overcome in a single short session whereas traditional therapies would have taken weeks, or even months of regular sessions to make progress.

    I canali sensoriali, il metamodello, le submodalità, l’ancoramento e tutti gli altri topic che trovi nella pagina di NLP nella wikipedia inglese sono scoperte notevoli (Tranne forse il Milton Model, ma è comunque un argomento interessante).

    Quando mi sono disocciato con orrore da tutto questo a lezione ho ricevuto all’incirca lo stesso trattamento di Gamberetta nell’editoria

    Purtroppo la NLP insegna anche a vendere aria, e allora qualcuno ha la bella idea di commercializzarla e così nascono i guru mongoloidi (che guarda caso sono in giro anche nella scrittura, vedi me stesso).
    Ma non mi sembra giusto a causa di un guru di assalire la NLP in generale.
    E’ come se dicessi che le recensioni di Gamberetta sono sbagliate perché in giro ci sono dei teeneger che dicono cazzate contro le cronache del mondo emerso.

    Da quando è uscita la verità su Licia sono nati anche dei cazzoni che si uniscono alla fashion del momento, sparando idiozie. Stessa cosa in NLP.

    E di solito è la psicologia che fa la parte del monopolio vecchio e cerca di azzittire la NLP, “perché non è provata”.
    Non sarà provata. Eppure Bandler la fa funzionare.

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