Le Chiavi del Cassonetto

Qualche giorno fa ho segnalato la presenza su emule del romanzo di Sergio Rocca, Le Chiavi del Fato.

Copertina de Le Chiavi del Fato
Copertina de Le Chiavi del Fato

Ne ho lette tre pagine e l’ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. L’autore, con nick mitoancess, è venuto da queste parti a offendere. Non si meriterebbe altro che il silenzio, ma io sono una brava persona. Perciò gli spiegherò perché bastano poche pagine del suo sedicente romanzo per capire che il posto giusto di tale opera non è una libreria ma il cestino della carta straccia.
Spero la mia analisi sia utile anche ad altri.

Potete leggere le prime due pagine del romanzo qui di seguito:

PROLOGO

Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro. Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino.

Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno. Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione.

Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato.

Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale.

«Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello…

Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos.

Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse.

Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede.

«Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza.

«Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo.

«Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…»

Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido.

«Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente.

Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva.

I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi.

«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.

Continua… (purtroppo)

Una scimmia alla macchina da scrivere

Non solo queste due pagine bastano e avanzano per definire Le Chiavi del Fato uno schifo, ma arrivo a dire che la prima frase basta e avanza:

Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.

Da questa frase si evince:

  • L’incapacità dell’autore di essere semplice e diretto: per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.
  • La mancanza di proprietà di linguaggio: “ceruleo” vuol proprio dire del colore del cielo limpido (terso), dunque la similitudine è pleonastica.
  • L’insistenza su particolari inutili, come le striature zaffiro sul ceruleo. Questo pezzettino, tolto il linguaggio artefatto, significa: occhi azzurri come il cielo azzurro, striati d’azzurro.
  • La banalità: l’uso della metafora della gemma per parlare degli occhi è quanto di più scontato esista.

Ma andiamo avanti:

Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino.

Quel “prati erbosi” è un’oscenità. Come l’acqua bagnata.

Prato (erboso)
Un prato, ma non un prato qualunque: è un prato erboso!!!

Abbiamo poi il “foro” della carrozza. Sarebbe? Il bambino sta guardando fuori dal finestrino? No? Quali “fori” ci dovrebbero essere in una carrozza? “prati erbosi” e fori nelle carrozze, altri due per la categoria “mancanza di proprietà di linguaggio”.
“Lo stridio del cocchio”? Perché il cocchio stride? Ammetto di non avere grandi esperienze di carrozze, se non al Luna Park, ma non le ho mai sentite “stridere”: e tre per la mancanza di proprietà di linguaggio.
“I robusti e infaticabili frisoni“: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!) È al contempo inforigurgito, raccontato e non mostrato, e implica un punto di vista onnisciente che allontana dalla narrazione. Cool!
“Il ballonzolare” non è un suono, e dunque mischiarlo con stridio e scalpitio è una quarta dimostrazione di scarsa attenzione nell’uso del linguaggio. Poi ci si potrebbe chiedere perché la carrozza procede in mezzo ai sassi, quando intorno ci sono prati erbosi

Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno.

Essere assorto vuol dire proprio essere immersi nei propri pensieri, perciò ennesima prova che il signor Rocca non conosce il significato dei termini che usa. “l’incantato e florido ambiente esterno” cioè? Finora c’è un prato erboso e dei sassi. Incantato e florido, sarà…

Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione.

Gli “arbusti elfici”, ovvero? Gli “sprazzi tra l’albore”, perché la luce dell’alba solo a sprazzi permette di distinguere il verde dei prati? Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa mostrare una storia. Il bambino guarda fuori dalla carrozza, e che vede? Un bel niente, ci sono solo parole, non ci sono immagini. Questo è indice di pessimo scrittore.
Il fratello maggiore, amico, ecc. ma sul serio un bambino sta pensando a tutto ciò? Non è che sta pensando alla persona che è tutto questo? Brutto esempio di inforigurgito.

elfo
Elfo fra gli arbusti (elfici)

“disperato, straziante”, almeno uno è di troppo, ed è probabile entrambi, perché, se si esclude il caso particolare del pianto di gioia, l’atto stesso di piangere veicola strazio e disperazione.
Il “non gli rimanevano più lacrime da versare” è un’altra frase che da sola fa meritare all’intero romanzo il cestino. Non si possono scrivere banalità del genere, a meno che non si voglia essere ironici! È come cominciare sul serio un romanzo con: “Era un notte buia e tempestosa”! Cliché di questo tipo sono dolorosi fisicamente per il lettore. Sergio: mi hai fatto male!

Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato.

Quale silenzio? Non c’è lo stridio, lo scalpitio, e il “ballonzolare”(sic)? È vero, arrivano ovattati, ma non mi pare ci sia silenzio.
Cos’è “la rigenerazione dello stato d’animo”?
«Chiara, come va oggi?»
«Depressa, e tu?»
«Il mio stato d’animo è integro. Ieri invece si stava ancora rigenerando.»
Sergio, non è che tu devi buttar giù parole a caso, non funziona così, le parole devono avere un senso. Per esercizio riscrivi la frase successiva col guardiano, in modo che abbia un significato.

Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale.

Non bastavano le lacrime, ci voleva proprio anche il cuore gonfio di sofferenza. Volendo apposta essere più banali, una non ci riuscirebbe. Come non bastasse c’è l’aggettivo inutile in più, bonus: interiore. È un po’ dura che il cuore sia colmo di sofferenza esterna…

«Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello…

Perché non metterci ecc. ecc. invece dei tre puntini di sospensione? L’effetto ridicolo è lo stesso.

Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos.

Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.
Brutto davvero quel “la tanto supposta reincarnazione”.
«Suppongo che Le Chiavi del Fato sia un romanzo scritto da un autore alle prime armi.»
«Ma supponi tanto o poco?»
«Ehm, non saprei, suppongo moltissimissimo?»

Livingstone
«Il dottor Livingstone, suppongo?» «Tanto o poco?»

Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse.

L’abbiamo capito che Kalos è amico, fratello, amante, segretario, e guerriero insostituibile giocando online, ma questo sottolinearlo tre volte in mezza pagina è RIDICOLO. “inveridicità” non è una parola della lingua italiana, oltre al fatto di essere cacofonica e di sembrare uscita dalla neolingua di Orwell.

Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede.

Pensa che sagoma questo Kalos: applica fedelmente una filosofia, perché in essa ha fede! Incredibile! Il resto è fuffa, non solo è fuffa raccontata e non mostrata, ma rimane fuffa nella nebbia più fitta: insegnamenti riguardo “cose”, “ingannevole filosofia”, “morte degna di [...] un giustiziere”, come prima sono solo parole. Non stanno comunicando niente, non stanno mostrando niente, sono puro spreco d’inchiostro.

«Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza.
«Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo.
«Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…»

Lo sbrodolarsi di domande retoriche è di uno squallore che ha pochi paragoni. Tra l’altro dopo la fine delle lacrime e il cuore gonfio abbiamo la terza Banalità con la B maiuscola: “vivere per inseguire i sogni”.
Ma soprattutto questi dovrebbero essere i pensieri di un bambino. Sergio, quanti bambini senti esprimersi così? Nessuno. Questo non è un bambino, sei tu autore che parli a vanvera.
Il pezzetto da “Oh Kalos” in poi, anch’esso è sufficiente per buttare via tutto, perché è la dimostrazione che l’autore non ha idea di come si caratterizzano in maniera corretta i personaggi.

Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido.

Perché cambiare leggermente posizione permette di sentire il calore della pelliccia e del berretto? Il silenzio si fece nuovamente sentire? Ma se non c’è mai stato? E se invece c’è stato, quand’è sparito?

«Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente.
Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva.
I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi.

“buh!” lo dici improvvisamente, non “nontroverestil’adecosi’interessantevirgolasaipuntodidomanda”.
Che è un “lupetto spartano”?

«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.

E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui. Alla prima lettura ero andata avanti un’altra paginetta, ma adesso non ce la faccio a ripetere l’esperienza.

Per ricapitolare: abbiamo un narratore onnisciente che spesso e volentieri racconta invece di mostrare e che altrettanto spesso rigurgita informazioni inutili addosso al lettore. In più tale narratore ha una conoscenza a livello di asilo della lingua italiana. Infine tutto ciò per parlare di un bambino con il cuore gonfio di sofferenza, che non ha più lacrime da piangere, e che deve inseguire i suoi sogni. Mi assento un attimo per vomitare e poi concludo.

* * *

Un lettore de Le Chiavi del Fato mi ha fatto notare come, soffermandomi solo sulle prime pagine, non avrei colto i profondi significati dell’opera. Prendo atto che sepolta nell’immondizia ci sarebbe una perla, ma mi spiace: non è mio hobby frugare nei sacchi della spazzatura.

spazzatura
Ancess Volume I: Le Chiavi del Fato

Le Chiavi del Fato è un romanzo che puzza. Puzza di pigrizia e pretenziosità. Trasmette un malcelato disprezzo per il lettore, il cui ruolo non è godersi la storia, ma rimanere ammirato da quante parole conosce l’autore o dagli accostamenti finto poetici. È soprattutto un romanzo noioso, ché i difetti evidenziati non sono difetti in sé, sono solo la spiegazione del perché a pagina tre la Noia abbia il sopravvento sul desiderio di leggere.

Mi rendo conto che è molto probabile stia parlando a vuoto per quanto riguarda l’autore e i suoi amichetti, ma ripeto: ho speranza che queste osservazioni possano risultare utili per qualcuno.
Mi rendo anche conto di essere suonata più supponente del solito. È che sono stanca. Stanca di ripetere sempre le stesse cose. Stanca di vedere gente che arriva alla laurea e oltre senza capire che scrivere narrativa non è facile, e richiede studio, esperienza, impegno e inventiva, tutte cose che non è l’Università a fornire. Stanca che la gente scriva senza leggere, che pretenda di scrivere fantasy o fantascienza senza aver dedicato anni a leggere questi generi. Stanca che ci si metta a scrivere romanzi con “obiettivi culturali e pedagogici” invece di raccontare belle storie. Stanca della banalità, dei cliché, della mancanza di fantasia e umorismo, stanchissima degli “arbusti elfici”.
Visto che sono così stanca, anticipo subito che non replicherò alle solite emerite stupidate, tipo: “Se si fa un’analisi così tutte le opere divengono brutte!”, “Se un professore universitario dice che è bello, allora è bello!”, “L’Arte è Arte, non la si può ingabbiare in regole!”, “Non è mancanza di proprietà di linguaggio, è poesia!”, “Sei solo invidiosa perché non hai i soldi per pubblicare a pagamento!”, “Va bene la critica, ma non si può offendere l’autore!”, “Bisogna leggere con grande attenzione fino in fondo un romanzo!”, ecc. ecc.
Se non vi sta bene, girate al largo.


Approfondimenti:

L’unica recensione de Le Chiavi del Fato che sia riuscita a trovare
Pratosubito: per avere subito un prato (erboso)!
La neolingua su Wikipedia
David Livingstone su Wikipedia
I rifiuti: problema o risorsa?

Scritto da GamberettaGamberolinkLascia un Commento » Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile

441 Commenti to “Le Chiavi del Cassonetto”

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  1. 41 Katerina

    Leggo il blog da un po’, ma non ho mai commentato.
    Non sempre sono d’accordo con le recensioni, ma le ho sempre trovate ben fatte e piacevoli fda leggere (anche solo per rendersi conto dei limiti di qualcosa che a me piace).

    Trovo la recensione in questione molto buona, e la reazione dell’autore degna di una ragazzina isterica: non ci fosse stata la recensione, bastavano le pagine riportate a far capire che il “romanzo” non vale certo la pena dell’acquisto.
    Almeno nel mio caso la sola descrizione degli occhi del bambino sarebbe bastata a farmi mettere giù il libro al volo (e non parlo da recensitrice, ma da semplice lettrice a cui piace il fantasy, ergo una delle persone a cui l’illustre autore punta per campare).
    I pensieri e le azioni del bambino sono allucinanti: non hanno niente a che fare con la possibile condotta di un bambino, e tra l’altro di lui non si ha alcuna notizia ma solo un lungo, lunghissimo elenco di notizie che riguardano il suo futuro. Piuttosto noioso, peraltro.

    Le descrizione dell’ambiente meriterebbero più cura, perchè è difficile visualizzarlo e le informazioni vanno in contrasto tra loro (il silenzio che va e viene, una carrozza che corre sui sassi… ma è una strada, o sono sassi e basta?) e notizie che spiazzano (gli arbusti elfici? quindi siamo in un mondo dove gli elfi esistono? o è solo un aggettivo buttato lì?), la presenza della mitologia nordica (Odino… ma quindi gli elfi ci sono o no? e “lupo spartano” che vuol dire?)

    Ho avuto anche io l’impressione di trovarmi di fronte ad una lunga sequenza di linguaggio forbito a cui non corrispondeva un’eguale abilità nell’usarlo.

    Se l’autore vuole tra i fan anche qualche lettore con un cervello, e non soltanto quelli a cui basta leggere una parola arcaica per urlare al capolavoro, gli conviene abbassare la cresta e accettare le critiche.

  2. 40 Angra

    Aggiungerei: bisogna evitare di scrivere per impressionare la portinaia del proprio condominio: è un atteggiamento odioso. Se ne sente la puzza a chilometri di distanza, e la reazione è solo fastidio.

  3. 39 Luca Zaffini

    Quoto per intero queste parole di Gamberetta. Le riporto in toto nel mio commento, più sotto.
    Perché? Perché chiunque volesse tentare la strada di scrittore dovrebbe stamparsi queste parole in una gigantografia, in A2, plastificarla e appendersela al muro.
    La maggior parte degli scrittori fantasy italiani potrebbe migliorare di molto se solo ne tenesse conto.
    Il nocciolo, nella narrativa, è: un romanzo può essere formativo, ricolmo di filosofia, pieno di riferimenti accademici e quant’altro. Ma non conta solo la sostanza, conta anche la forma. Se è scritto male è un cattivo romanzo. Allora meglio provare con la saggistica.

    Sig. Rocca, magari il suo romanzo è davvero formativo e illuminante. Ma, se il resto è del tenore delle pagine riportate come esempio, difficilmente riuscirà a raggiungere il pubblico. E’ scritto male.
    Può anche essere conscio delle sue elevate capacità accademiche, non c’é niente di male. Ma dovrebbe anche essere conscio che le sue capacità narrative sono, al momento, carenti.
    Io credo che il messaggio di Gamberetta, condivisibile, sia: se davvero vuole tentare la strada della narrativa (e non della saggistica), si armi di umiltà, conservi la sostanza che lei sostiene essere ottima e cerchi di migliorare la forma.
    E’ l’unica maniera per condividere, e penso che lei voglia farlo, il messaggio del suo romanzo.

    “Tu puoi essere laureato in storia medievale, filosofia orientale, letteratura italiana, greca, latina e swahili: tutto ciò non ti avvicina di un dito allo scrivere buona narrativa. Scrivere narrativa è un altro campo di studi. È come pretendere di fare il neurochirurgo con una laurea da dentista (o anche il contrario).
    Il problema è che da quel che ne so, non esiste nessun ciclo di studi ufficiale che permette di divenire scrittori, men che meno scrittori di narrativa di genere. Ciò non vuol dire però che non si possa imparare: ci sono manuali, scuole, insegnanti, e quello che si apprende facendo esercizio. Però si deve partire dal presupposto che occorra imparare.

    Inoltre occorre essere umili. Anche se hai cinque lauree non c’è niente di male a controllare una parola sul vocabolario, non c’è niente di male a cercare un bel volume illustrato con le immagini di una carrozza e le freccette che indicano come si chiamano le varie parti. Così come occorre fare lo sforzo di visualizzare le scene: se ci sono prati “erbosi” perché la carrozza corre sui sassi? C’è silenzio o rumore? Perché la luce dell’alba è a sprazzi?
    Nella buona parte dei casi, scrivere un romanzo è descrivere quello che vedi. Non è un giocare con le parole, non sono gli accostamenti aulici a fare un buon racconto, è quello che racconti.
    Devi essere semplice! Immaginati di essere in treno, c’è un bambino che piange. Alla stazione racconti l’episodio a un amico. Gli dirai che c’era un bambino che piangeva, urlava, si lagnava, si lamentava, non gli dirai che c’era un bambino che “ruggiva istericamente”. In un romanzo devi essere ancora più semplice perché ti rivolgi a persone che non ti conoscono. Non c’è niente di male in questo, anzi, è uno dei principali indici di abilità nel campo della scrittura.
    Devi essere consapevole delle scelte che fai. Devi chiederti perché usare un punto di vista e non un altro e poi rimanere aderente alle tue scelte. Soprattutto ti devi impegnare, devi fantasticare, scervellarti, inventare, immaginare! Il “pianto disperato con nessuna lacrima da piangere più” è indice di pigrizia, anche volendo esprimere proprio questo concetto banale non te la puoi cavare con le frasi fatte. È sciatto, irrita il lettore, comunica l’idea di qualcuno che scrive la prima cosa che gli capita, non importa quanto scontata.
    Devi conoscere i tuoi personaggi. I personaggi hanno una loro personalità, non sono lettori CD nei quali inserire i pensieri dello scrittore. Se il tuo protagonista è un bambino, deve agire da bambino, parlare da bambino e pensare da bambino.”

  4. 38 Angra

    @mitoancess: continui a parlare a vanvera: la calunnia è l’atto di accusare ingiustamente qualcuno di un reato, mi spieghi cosa c’entra? Scrivere brutta narrativa non è (purtroppo) un reato, ma se lo fosse tu l’avresti commesso e la calunnia non ci sarebbe lo stesso.

    Detto questo, mi fai venire una gran voglia di aprire una casa editrice a pagamento. Toglimi una curiosità: quanto ti hanno spillato i signori di Editing Edizioni?

  5. 37 marcy

    “Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.”

    Quando si dice perle ai porci… va be’ vado a rotolarmi in un prato erboso.

    Solo una cosa, da quando laurearsi in lettere, studiare letterature compare, conoscere le figure retoriche significa essere capaci di scrivere un romanzo?
    E da quando un semplice lettore non può sfogliare un libro, leggerne qualche pagina e trovarlo scritto in maniera risibile?

  6. 36 Carlo

    Certo, scrivimi pure a shadowmat@t-online.de :-)

  7. 35 D.

    Carlo: Speravo di rivederti ^^ forse l’ultima volta non siamo riusciti a capirci, ma ammetto che possa essere stata colpa mia, io vorei ancora parlare con te :D Avrei molte cose da chiederti ^^ Non posso usare questo spazio, ma ti andrebbe di risentirci per e-mail?

  8. 34 mitoancess

    GAMBY:

    IL MENDACIO è PUNIBILE PER LEGGE, PER NON PARLARE DELLA CALUNNIA.

    TI CONCEDO MAGNANIMAMENTE DI FARLA FRANCA PER LA DIFFAMAZIONE ARRECCATA A ME IN UN SITO APERTO AL PUBBLICO, PERCIò NON COSTRINGERMI AD INFORMARMI SUI TUOI DATI PER AVANZARE QUALCOSA DI LEGALE CON FORMALE DENUNCIA.

    Io non minaccio e non l’ho fatto, l’italiano lo conosco meglio di te, e se subisco un danno sono TUTELATO COME OGNI CITTADINO DI QUESTA SANTA DEMOCRAZIA, perciò ABBASSIAMO IN FRETTA I TONI E RITORNIAMO AD ESSERE CIVILI, COSì COME IL CODICE CIVILE CALOROSAMENTE INVITA.
    saluti Gamby.

  9. 33 mitoancess

    Ah ciao JIGGLY!

    Stasera è stat una battaglia anche sull’altro spazio vedo! Ah ah ah

    Per il resto posso presumere hai degli studi universitari in lettere, se non fosse così di sicuro hai un passato liceale, perchè vedo la tipica propensione a “beccare” proprio i cardini della cosiddetta QUEST (come la chiamavano i grandi del fantastico medievale, cioè il punto chiave di un’opera o di una problematica, mi riferisco all’immutab. del personaggio nell’epica).
    Fatta questa constatazione (mi auguro di non aver preso un granchio) ti rispondo:
    E’ verissimo ciò che dici, infatti mentre Beowulf è bello pregno di molte delle caratteristiche dell’epica antica (perchè in origine aveva caratteristiche indigene, cioè anglosassoni e filogallico-romane, poi ha subito qualche lontano adattamento per una sottile influenza cristiana) Sir Gawain (and the green knight) ha già la caratteristica che sottolinei del personaggio che muta (e la questione del perchè e percome è molto lunga).
    In poche parole, nel “romanzo” l’aggettivo “eroico” e “epico” si fondono perdendo per strada molte caratteristiche (ti faccio un esempio: le persone del villaggio e i mercanti erano imbevuti di dottrina cristiana, quindi la conversione del personaggio da uno stato di confusione doveva fungere da esempio educativo per ammonire anche i più spavaldi dall’affrontare il volere della Provvidenza), e col passare del tempo il termine Fantasy ingloberà tutto ciò che riguarda il fiabesco, l’onirico, l’eroico e, seppure a gran difficoltà e impropriamente, anche quindi l’epico. Quello che tu il definisci VERO epico è scomparso nel turbinio del medioevo, ma se devo spiegare perchè un racconto come Conan sembra diverso da quello della DragonLance sono costretto a dire che il primo è più un’avventura epico-fantasy, il secondo è un fantasy in pieno.
    Ma molte cose le spiega in modo abbastanza chiaro anche Tolkien in IL MEDIOEVO FANTASTICO, della BOMPIANI. Ti farai delle risate perchè vedrai che J.R. era una specie di Gandalf, ma tagliente e preciso come uno gnomo.
    Continua a lasciare le tue chicche in questo sito perchè ogni tanto dici delle cose che mi costringono ad andare ad approfondire…
    Buon Week end ciao

  10. 32 Carlo

    Ciao D., piacere di rileggerti… ;-) Passavo di qua per farmi una risata, e mi sono ritrovato a dare ragione alla Gamberetta… Ma tu guarda gli scherzi del destino (anzi, del Fato, ah, ah, ah!)

    Va bene, resto perche’ la Gamberetta in fondo in fondo mi sta pure simpatica… Mi piace la sua furia e la sua passione. Diventera’ una grande persona, ormai me ne sono convinto.

  11. 31 D.

    @Gamberetta: Evidentemente non hai accettato il mio invito a consultare quel capitolo, di chiedo cortesemente di provare a cercarlo, davvero. Forse dopo capirai meglio cosa volevo dire … ;)
    Fidati di me per favore, poi ne riparliamo ;D

  12. 30 Gamberetta

    @mitoancess. Primo e ultimo avvertimento. Io nel mio primo intervento ho scritto che le prime tre pagine del tuo romanzo erano scritte in maniera oscena (e lo sono). Non ti ho per niente chiamato in causa, in cambio ho ottenuto:
    - incompetente.
    - inappropriata.
    - infantile.
    - ignorante.
    - grugnisco e altre allusioni al fatto che sarei un maiale
    Questo per citare le offese a me, poi ovviamente definisci merda e altro quello che scrivo. Adesso siamo alle minacce. Non ci siamo proprio, se vuoi continuare a commentare vedi di finirla. Chiaro? Non sono Madre Teresa, né una fanatica, tipo pacifista che si lascia ammazzare pur di difendere un principio. Per me è importante la libertà di espressione, ma se mi fai incazzare un’altra volta non solo ti vieto di commentare ancora, ma proprio t’impedisco di collegarti al sito.
    E vedi i tuoi commenti di scriverli in italiano corretto, con gli accenti giusti e senza errori di ortografia, è il livello minimo di rispetto per chiunque ti legga.

    @D. Non capisco che c’entrino gli editori. Bisogna scrivere in maniera semplice per farsi capire. Lo scopo di scrivere è comunicare, se scrivi in ostrogoto antico non ti capisce nessuno, dunque non hai comunicato un tubo e hai fallito lo scopo.

  13. 29 D.

    Carlo: Ciao Carlo! Ben Tornato! :D

  14. 28 Carlo

    D’accordo, Gamberetta: quelle prime pagine del libro sono oscene, e piu’ che sufficienti a dimostrare che quel romanzo e’ una straordinaria boiata. In effetti non c’era nemmeno bisogno che ti sprecassi a commentarle… Oltretutto, dato che eri infuriata (con tutte le ragioni di esserlo, beninteso), hai finito col dire qualche sciocchezza pure tu… Ma e’ piu’ che comprensibile.

    E devo anche aggiungere che, oltre all’estrema bruttezza del testo, pure l’autore risulta in modo evidente una persona di una arroganza rara, quale solo i miserabili possono sperare utile indossare. Che un simile testo possa essere oggetto di studi universitari puo’ anche darsi che sia vero: ma solo come esempio negativo. Immagino che anche i Professori Universitari abbiano bisogno di ridere, ogni tanto.

    Gamberetta, lo sai che per molte cose non concordo affatto con quello che scrivi: ma qui non posso che essere al cento per cento solidale. Simile porcheria va deninciata per quello che e’.

  15. 27 mitoancess

    per CLIO:

    purtroppo devo insistere a dirti di leggere i miei messaggi sopra perchè è la stessa cosa che direbbe un Insegnante universitario, non c’è tanto su cui arrampicarsi. Concordo che Gamby faccia bene a provocare e mettere in discussione, ma secondo il percorso che ho detto sopra.

    La tua motivazione sugli Dei mi spinge a non insistere oltre, ma mi chiedo perchè tu sia vicina ad un genere che ha un’ossatura estremamente pagana e col solo alone di un’influenza cristiana.
    Sì il bambino si chiama Odino.
    Andiamo sulle cose ironiche e cattivelle che ho detto:
    Stalin l’ho citato perchè la repressione comunista, che ha ripudiato anche il comunismo italiano a suo tempo, ha portato con sè unilateralità di pensiero ( giusto o ingiusto che fosse, si agiva e pensava come volevano loro punto e basta..) e riduzione dell’interscambio elastico in tutti i campi quasi allo zero.
    Il 68 è il famoso anno a partire dal quale l’italia ha deciso di passare da una meritocrazia inflessibile all’egualitarismo immoderato. Ecco perchè le scuole superiori hanno poi perso prograssivamente la propria riconoscibilità nella società: Ne escono tutti indistintamente e magari con la fortuna di prendere alti voti indebitamente.
    Ciao

  16. 26 jiggly

    Ciao Mito! Scrivo qui solo per risponderti e poi vado definitivamente a nanna. La prima frase che hai riportato me l’aspettavo, in quanto ti ho chiamato in causa.. anzi rispondevo a un’accusa che ti aveva fatto la nostra amica. Ti volevo dire che ho usato il “se” appunto perchè non avendo letto il libro non potevo dire che non era vero che avesse errori al suo interno, per cui ho risposto solo alla parte che riguardava la tua eventuale “competenza” per permetterti di fare commenti. Il fatto di non esprimermi in termini assoluti è stato anche questo con cognizione di causa.
    Parlando di epica, mi sono ritrovato d’accordo con tutto quello che hai scritto e ti ringrazio per avermi detto una cosa di cui non ero a conoscenza, cioè il fatto che il genere epico si è gradualmente trasferito dalla poesia alla prosa. Questo è stato un particolare che a quanto pare la mia professoressa non è stata in grado di dirmi.
    Avrei però una domanda: il fatto che il romanzo è di per sè legato allo sviluppo del carattere del personaggio e della sua evoluzione spirituale, fisica etc, non è in antitesi con il concetto di solidità e immutabilità delle capacità e doti dei protagonisti che è proprio dell’epica? Dico anche a te che sono via per 3 giorni, per cui non avrò il tempo di leggere la tua risposta immediatamente.
    Buon fine settimana!

  17. 25 D.

    @Mitoancess: Pietà! Non dica che tutte le università sono piene di grandi professori, se si riferisce a quelle che ha frequentato lei posso anche crederle. Ma in generale no, ci sono molti professori che non si capisce perche lo siano.
    (NO, non è un accusa contro di lei, non ho elementi per giudicarla quindi non lo faccio. Era solo una precisazione, non vorrei che questa frase venisse letta in modo imprprio)
    Lo dico solo perche la sua affermazione mi ha fatto crepare dalle risate associata alla mia università :D

    @Gamberetta: Mi ha sorpreso vedere con quale accanimento a volte critichi lo stile degli altri e il linguaggio forbito, non solo in questo caso, ma non capisco su che basi visto che non sei un editrice.
    Forse ti farebbe bene leggere un manuale di Pat Walsh “78 ragioni per cui … ecc” (sono certo che lo troverai) e capire come ragiona davvero il mondo editoriale. Suggerisco il capitolo 15, spero vivamente che tu lo legga ;)

  18. 24 Clio

    A mitoancess
    Magari un giorno leggerò il libro, anche se le premesse non le trovo affatto promettenti, come ho già detto. Mi sembra che tu voglia dare un tono “anticheggiante” alla narrazione, ma, se questo era il fine, non ci riesci punto. Magari lo scheletro è buono, non lo so, non ho letto il libro, ma le osservazioni sul piano stilistico di Gamberetta ti sarebbero molto utili, e fossi in te terrei in altissimo conto il suo parere, perché se passi le sue forche caudine hai buone probabilità di aver messo in sieme qualcosa di valente. Non condivido tutto di quello che lei dice, facciamo il 90-85% a seconda degli ambiti, ma se mai un giorno decidessi di pubblicare, vorrei avere un editor (si chiamano così?) come lei.
    In definitiva ho letto la recensione linkata da Gamberetta, e non penso che il tuo libro mi piacerebbe: io sono una rompiscatole puritana e pedante, se non l’avessi capito, e quando qualcuno mi tocca gli dei o vi allude a me saltano le sinapsi. Si chiama davvero Odino il bambino oppure ho capito male io?!
    Ah, a chiosa, ora che mi sovviene… Cosa c’entrano Stalin ed il ‘68?

  19. 23 mitoancess

    per GAMBY:

    Non rivolgere a me intimazioni contro gli insulti perchè questa recnsione che hai messo e tanti altri tuoi scritti potrebbero costarti cari al livello di diffida: vuoi riceverne una? Piccola mia, io sto al tuo gioco infantile perchè mi diverto, ma se il gioco diventa duro…beh le lezioni giuridiche nella vita sono fra le più efficaci.

    Ti ripeto che ciò che scrivi sono BOIATE: Tu non hai la preparazione per fare un’analisi nè linguistica nè testuale!

    Hai detto bene, io mi occupo di antichità, medioevo e, seppure in via minore, di oriente. Ma sto continuamente specializzando ed approfondendo gli studi perchè sono ancora molto lontano dall’essere un valido Comparatista, così come tu sei lontana dal sapere cosa diamine era resa l’Amplificatio, l’Assestamento, la manipolazione del distico e così via. Studia, Gamberetta, studia e vedrai che dopo riconoscerai cose (anche e soprattutto nel mio testo) che neanche immaginavi. Non sono errori quelli che con tanta veemenza e irriverenza hai esposto sopra…
    Vuoi sapere perchè i frisoni li definisco infaticabili e robusti?

    Prova a fare una seria ricerca sulla loro estetica, utilizzo da parte dell’uomo e sulla loro reputazione nella società e nel contesto storico dall’alto medioevo ad oggi. E’ così che lavora un critico: con la ricerca minuziosa e…appunto, infaticabile.

    Per quanto rigurda me come scrittore so bene quale percorso sto facendo, ma ti assicuro che ho avuto conferme da chi poteva darle in modo competente.
    Perciò inizia sin d’ora a ricercare avidamente tutte le informazioni sull’origine del fantasy, partendo per abbreviare i tempi da saggi di Docenti univ. comparatisti, e poi man mano arricchisci approfondendo i “rimandi”. Te lo dice una persona che ne ha letti appena venti di fantasy, ma lo ha fatto con una “ragion veduta” che gli ha permesso di capire perchè Licia Troisi non è in grado di far rispettare il fantasy e la letteratura italiana d’oggi all’estero.
    Però non togliermi la parola Gamby, sarebbe come bruciare una strada potenzialmente utile per entrambi.
    Ciao

  20. 22 mitoancess

    per CLIO:

    Giuro che mi state simpatici se metto da parte la vostra testardagine…
    Clio da retta a me: leggilo tutto e fallo leggere anche ad altre persone di età diversa, vedrai che alla fine non avrai la stessa opinione di Gamby.
    per MARCY:

    1. Ho capito male o ci sono dei dottorandi che all’università studiano e analizzano “Le chiavi del fato”?
    Per carità, liberi di analizzare ciò che gli pare…
    poi però se non vi prendiamo sul serio non lamentatevi eh.
    Detto questo, auguri per una gloriosa carriera accademica.
    Ciao Marcy

    Il problema è che al settore universitario non gliene frega niente se non lo prendi sul serio e sai perchè? Perchè è ancora uno dei più ammirati settori italiani nel mondo. Perchè lì dentro vi possono entrare solo grandi luminari o promettenti luminari, gente che ha continui rapporti con quell’estero di alto livello che fa a gara per superarci. Mi riferisco a professori che dedicano la vita ad aggiornarsi, a ricercare continuamente e a mettersi in discussione. Io ci ho avuto a che fare e ce ne ho ancora.
    Ho ammesso per questi motivi di essere sorpreso che il mio testo giungesse nelle mani di un “Dottorando”, ma non mi sorprenderebbe se venisse adottato come libro di narrativa da degli insegnanti: anzi sto approntando gli accordi perchè avvenga. Quindi è inutile che la venerabile Gamby si ridicolizzi in un sito del genere… lei deve capire che non è preparata per fare commenti di alto spicco, figuriamoci per fare recensioni! E finchè persisterà nell’errore non andrà aldilà delle “boiate” mendaci…
    Marcy cara, siamo noi a dover attingere dall’Università e dai VERI esperti, non il contrario. Ricordalo tesoro.

  21. 21 Gamberetta

    @mitoancess.

    Si vede lontano un miglio che non sei minimamente preparata sia in materia letteraria (e non specifico nè il settore nè l’arco temporale perchè non lo sei prprio globalmente) che storica…

    È abbastanza triste vedere qualcuno vantarsi della propria cultura e infilare tre accenti sbagliati di fila (né, né, perché, furbone), mettere un “prprio” senza una ‘o’, e usare sia…che piuttosto del classico sia…sia.

    Nonostante ciò, per l’ultima volta voglio cercare di essere utile, spiegandoti in maniera semplice come stanno le cose.
    Tu puoi essere laureato in storia medievale, filosofia orientale, letteratura italiana, greca, latina e swahili: tutto ciò non ti avvicina di un dito allo scrivere buona narrativa. Scrivere narrativa è un altro campo di studi. È come pretendere di fare il neurochirurgo con una laurea da dentista (o anche il contrario).
    Il problema è che da quel che ne so, non esiste nessun ciclo di studi ufficiale che permette di divenire scrittori, men che meno scrittori di narrativa di genere. Ciò non vuol dire però che non si possa imparare: ci sono manuali, scuole, insegnanti, e quello che si apprende facendo esercizio. Però si deve partire dal presupposto che occorra imparare.

    Inoltre occorre essere umili. Anche se hai cinque lauree non c’è niente di male a controllare una parola sul vocabolario, non c’è niente di male a cercare un bel volume illustrato con le immagini di una carrozza e le freccette che indicano come si chiamano le varie parti. Così come occorre fare lo sforzo di visualizzare le scene: se ci sono prati “erbosi” perché la carrozza corre sui sassi? C’è silenzio o rumore? Perché la luce dell’alba è a sprazzi?
    Nella buona parte dei casi, scrivere un romanzo è descrivere quello che vedi. Non è un giocare con le parole, non sono gli accostamenti aulici a fare un buon racconto, è quello che racconti.
    Devi essere semplice! Immaginati di essere in treno, c’è un bambino che piange. Alla stazione racconti l’episodio a un amico. Gli dirai che c’era un bambino che piangeva, urlava, si lagnava, si lamentava, non gli dirai che c’era un bambino che “ruggiva istericamente”. In un romanzo devi essere ancora più semplice perché ti rivolgi a persone che non ti conoscono. Non c’è niente di male in questo, anzi, è uno dei principali indici di abilità nel campo della scrittura.
    Devi essere consapevole delle scelte che fai. Devi chiederti perché usare un punto di vista e non un altro e poi rimanere aderente alle tue scelte. Soprattutto ti devi impegnare, devi fantasticare, scervellarti, inventare, immaginare! Il “pianto disperato con nessuna lacrima da piangere più” è indice di pigrizia, anche volendo esprimere proprio questo concetto banale non te la puoi cavare con le frasi fatte. È sciatto, irrita il lettore, comunica l’idea di qualcuno che scrive la prima cosa che gli capita, non importa quanto scontata.
    Devi conoscere i tuoi personaggi. I personaggi hanno una loro personalità, non sono lettori CD nei quali inserire i pensieri dello scrittore. Se il tuo protagonista è un bambino, deve agire da bambino, parlare da bambino e pensare da bambino.

    Con questo ho concluso, sono consigli in buona fede e dei quali hai bisogno, ma libero di ignorarli e continuare per la tua strada. In fondo a me di te e del tuo romanzo non frega un tubo, e infatti questa è anche l’ultima risposta che avrai da me.
    Ti consiglio infine di moderare gli insulti, e di evitare ulteriore pubblicità, il primo annuncio te l’ho lasciato passare, il prossimo lo considererò spam. A mai più risentirci.

    P.S. Esiziale: dannoso, rovinoso, mortale. L’aggettivo da te usato “infaticabile” è dannoso, rovinoso, mortale, da solo porta alla rovina l’intero tuo romanzo, perché dimostra la tua scarsa capacità come autore. Ti spiego passo passo perché:
    - Perché è inutile, come puoi leggere dalla pagina di Wikipedia linkata, è implicito nell’essere frisone l’infaticabilità.
    - Perché sposta il punto di vista a narratore onnisciente, allontanando il lettore dal bambino. Infatti appare ovvio che infaticabile è voce del narratore e non del personaggio.
    - Perché è raccontato. Devi mostrare che un cavallo è infaticabile, non raccontarlo. Un conto è dire che un cavallo è alto o basso o nero o bianco, un conto dire che è “infaticabile”. Infaticabile non mostra, racconta, e questo è spesso un difetto.

  22. 20 mitoancess

    per D.

    Per un percorso fino ad Albino sarà ben facile trovarlo in internet, ci sono quei siti che offrono la possibilità di fare da navigatori per prepararsi un viaggio…se ne ricordo uno glielo riporterò.
    Per maggiori informazioni sulla presentazione credo che la Biblioteca pubblicherà l’annuncio anche su internet.
    Salve

  23. 19 mitoancess

    per JIGGLY:

    -Tra l’altro, non mi sembra che tu abbia le idee molto chiare in merito. La storia dei “romanzi epici” è un’aberrazione recente e priva di senso. Qualcosa è epico proprio perché in quanto tale non tratta l’evoluzione dei personaggi e si concentra specificatamente sulle gesta dei protagonisti. L’epica è praticamente il contrario del romanzo (che non per niente viene detto “di formazione”) e tra l’altro l’epica per sua definizione è trattata in versi.-

    -Non cambia il fatto che l’epica è da considerarsi di segno opposto al romanzo.-

    Allora quì è da precisare il concetto.
    Il romanzo nacque come conseguenza all’evolversi di determinati elementi come la categoria del pubblico, il mutare della lingua, le influenze della chiesa, il miglioramento delle tecniche di stampa e altro ancora.
    Fatto stà che quando i poeti dovettero confrontare con un pubblico che non era più la corte ma la borghesia, dapprima, e in seguito anche i cosiddetti “villani”, furono spinti ad avviare un rivoluzionario “modus” (non faccio il gonfiato ma con il latino riesci a non essere impreciso) di fare letteratura: nello stile, nella grammatica, nella tecnica compositiva…Infatti uno dei cambiamenti chiave fu che non si aveva quasi più a che fare con ascoltatori, ma con LETTORI.

    Quindi se l’epico era stato legato alla poetica fino alla quasi fine dell’alto medioevo, nel basso medioevo accadde un lento e graduale, ma inesorabile, trasferimento del genere alla prosa. Caxton ne è il primo testimone e tesoriere.

    il romanzo può dunque essere epico, per eredità, anche se riuscirono allora ad equivaliare quello antico e non ci riescono tutt’ora. Io se avrò i mezzi economici necessari per la ricerca ci proverò, ma dubito che arriverò laddove neanche Malory ha potuto.

  24. 18 Clio

    A mitoancess
    Mi hanno trovato nella ricostruzione di una tomba vichinga a Trondheim, e tu invece certe battutone felici dove le peschi? E’ sbalorditivo ciò che scrivi, sul serio, ma non serntirti lusingato XD

  25. 17 D.

    @mitoancess: A che ora è la sua conferenza? C’è mica un sito con l’orario e una cartina schematica del luogo per orientarsi? Ma temo che altri impegni mi impediranno di venire ma tenterò.

  26. 16 mitoancess

    CLIO :
    ma dove ti hanno trovata da piccola? … ah, adesso ho capito, anche tu forte sostenittrice del ‘68 nè! Eh sì…

    Jiggly:

    Parliamo di cose serie. Riporto qualche pezzo perchè sono sicuro di non ricevere insulti:
    -Se uno ha fatto un errore di scrittura non significa che sia un deficente o che non sia in grado di esprimere giudizi critici. Lettura e scrittura sono spesso due campi diversi.-

    Ti assicuro seriamente che Docenti antichisti con cui ho rapporti molto proficui hanno visionato il romanzo e hanno trovato ben altro che errori… ci sono dei refusi di battitura ma chi è in grado di occuparsi di Letteratura Comparata direbbe cose che Gamby dovrebbe imparare se vuole crescere. (Con tutta umiltà non mi reputo ancora in grado di fare analisi comparate nonostante la mia preparazione).
    Fai bene ad usare la parola “spesso”, e non assolutizzi, nella frase perchè uno dei casi in cui coincidono è quando un artista o autore ha la capacità e conoscenza di assimilare ciò che sta nel retroscena della scrittura e a riprodurlo. Ecco perchè Gamby non lavora bene, perchè non studia (e non si fa aiutare a farlo) per riuscire ad arrivare a conoscere addirittura la filosofia che trapela dal testo (i più grandi studiosi riescono a capire anche ciò che l’autore è reticente a far trapelare).
    SPEZZO IL MESSAGGIO.

  27. 15 Clio

    Se ti rivolgi a chi ha buon senso, perchè scrivi in questo blog frequentato da trogloditi (come me, per esempio)?

  28. 14 mitoancess

    per jiggly e chi ha buon senso:

    un consiglio di cui sospetto tu non abbia bisogno (ripeto che mi rivolgo a persone con buon senso): se vuoi avere delle buone analisi su dei testi rivolgiti ai grandi vecchi insegnanti di lettere antiche, non dar retta a chi usa vocaboli come ESIZIALE quando non ne conosce neanche il significato, infatti è usato in contesti come la medicina e la giurisprudenza…ma in letteratura temo che…scusate ma sto per rimettere la cena…

    ok mi sono ripreso ma non posso esagerare, sono abituato ad avere allievi con un livello intellettivo ammirabile. Proseguo:

    -“I robusti e infaticabili frisoni“: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!)-

    Se volete vi scrivo come sono fatti i frisoni e un pò di più sulla loro natura ma…credo che anche voi avrete bisogno di un digestivo per superare lo shock della boiata riportata.

  29. 13 Clio

    Che lampo, hai preceduto la mia risposta! Forse se tu scrivessi più lentamente avresti anche tempo di riflettere su ciò che dici?
    Ciaociao

  30. 12 mitoancess

    Ragazzi leggete e studiate, magari con un Insegnante di sostegno, un pò di più: vedrete che sarà piacevole elevare la propria psiche al di sopra degli escrementi di Stalin…

    Dai Gamby vieni alla presentazione…ti aspetto con ansia!

  31. 11 Clio

    Per mitoancess
    Tesoro bello, se rilevare l’illeggibilità del tuo “racconto” vuol dire essere trogloditi, io sono una troglodita fiera di esserlo!
    Evita di arruffare le penne e far la voce grossa, perchè ti copri solo di ridicolo. Chi sa davvero il fatto suo non ha bisogno di essere tanto dozzinale, per me dovresti aver rispetto di te stesso e ricominciare da capo.
    Le critiche di Gamberetta sono, come ho già detto, piene di acredine (giustificata dalla circostanza) e più caustiche del solito. Well, e allora? Sono comunque fondate e valide, e te ne accorgeresti se avessi un minimo di senso critico. Ergo, se tu fossi un vero scrittore, lasceresti smaltire l’incazzatura iniziale (tutti s’incazzerebbero, siamo umani) e riprenderesti in mano il racconto. Ma forse questa operazione è troppo complessa…

  32. 10 mitoancess

    A proposito, anche Hitler era un buon correttore di bozze!

    CLIOTTA MIA, SEI CONTENTA DEL GESTO DI BASAGLIA VERO?!! EH EH FURBACCHIONA!

  33. 9 mitoancess

    Per la mia Gamberina del cuore:

    Gli anziani hanno sempre detto: I RAGLI DELL’ASINO NON GUINGONO AL CIELO.

    Dev’essere proprio il tuo caso perché oltre a qualche troglodita che bela in questo spazio (che mi ricorda l’ambiente dei pollai e dei porcili) non trovi consensi elevati. Eh si, mia cara, perchè le persone povere intellettualmente, e testarde come te, possono raccogliere consensi solo tra soggetti dello stesso livello che, al par tuo, non distinguerebbero la cacca dalla cioccolata in un testo letterario.

    Ad ogni modo io continuo a divertirmi in questo sito perché è bello studiare anche i maiali quando tentano di dimostrare come la loro dimora sia chic! Quando invece voglio avere uno scambio culturale o qualche critica appropriata mi rivolgo a personalità che SANNO DI COSA STANNO PARLANDO E HANNO I REQUISITI PER AIUTARMI AD ELEVARE IL MIO LIVELLO DI PREPARAZIONE E NON SOLO.

    Non sarai davvero convinta di aver detto qualcosa di corretto? Si vede lontano un miglio che non sei minimamente preparata sia in materia letteraria (e non specifico nè il settore nè l’arco temporale perchè non lo sei prprio globalmente) che storica…
    Ho compassione di te poverina…se vuoi ti do qualche ripetizione di italiano, latino, greco…oh mio Dio, l’elenco abbraccia tutto il sapere umano!

    ALLORA UDITE GENTE QUESTO AVVISO:

    IL 17 MAGGIO 2008 terrò una presentazione ad ALBINO nella Biblioteca. Possono venire tutti: gli analfabeti che scrivono recensioni da bravi individui stoltamente protervi, così come quelli che le avvallano da brave capre e pecoroni menomati mentalmente; persone serie che pur non conoscendo la materia hanno l’umiltà, l’intuito o la curiosità, di voler scoprire cosa un il romanzo fantasy-formativo ANCESS-LE CHIAVI DEL FATO può offrire loro; persone che hanno già una preparazione o sono addirittura erudite in materia classica, medievale, orientale e filosofica.

    PER JIGGLY:

    scusa se ti scriverò in seguito ma…dovevo coccolare un pò Gambe Retto, perché quando si offende e si rotola nella sua mangiatoia è troppo comica!
    Ah se hai l’occasione ti aspetto alla presentazione!

  34. 8 Clio

    Chiedo venia! Artereosclerosi precoce, capita XD

  35. 7 Gamberetta

    @Clio. È “fiore”:

    Amai trite parole che non uno
    osava. M’incantò la rima fiore
    amore,
    la più antica, difficile del mondo.

    Da Amai di Umberto Saba.

  36. 6 Clio

    Eh, quanta acredine! Sei stata più severa del solito, ma é anche comprensibile. Non avevo letto niente di questa “opera”, e fino ad ora ero della ferma opinione che un libro andasse letto almeno per un quarto per poterne dare un giudizio, ma… Nemo ad impossibilia tenetur, dicevano quelli! Sul solo piano della leggibilità la Troisi é meno indisponente!
    Scrivere con un registro “alto” puo’ dare risultati molto interessanti, a seconda del contesto e del soggetto, il gioco sta nel capire la differenza tra “registro alto” e “sbrodolata pomposa”!
    Per quanto riguarda i paragoni scontati, io condivido l’opinione di Saba:
    Cuore (o era Fiore? Ah, l’artereosclerosi si fa già sentire XD) e amore, la rima più antica e DIFFICILE del mondo“. Libero di paragonare gli occhi alle gemme, se sei un artista ci riesci, senno’ “tonfi”!

    Gamberetta, non condivido tutte le tue idee, ma veramente ti ammiro! Se fossi una crittrice cercherei un correttore di bozze come te, senza scherzi!

  37. 5 Tsuyu

    @Gamberetta
    Grazie per quello che hai detto su ‘le chiavi del fato’, in effetti l’avevo sentito in giro e avevo una mezza idea di inserirlo nella mia lista, ma sono bastate le prime paginette che hai postato a farmi desistere. Neanche tutto il post, solo le due pagine. Ho troppi libri da leggere e la vita è breve. Grazie per esserti sacrificata al posto mio. ^_^ Baci.

  38. 4 Gamberetta

    @Vanamonde. Mi ha dato particolare fastidio questo episodio perché autore e amici suoi hanno cercato di far passare che non sarei all’altezza di capire la profondità del romanzo, quando poi si scopre che l’autore non conosce neanche il significato di parole come “prato” o “assorto”.

    P.S. Ti ho mandato una mail all’indirizzo di posta che hai lasciato commentando.

  39. 3 Vanamonde

    Ciao Gamberetta!
    Che dire? Hai fatto bene a mettere ilt esto integrale per la prima recensione. L’ho letto “vergine”, e le critiche che mi sono venute in mente sono le stesse che hai fatto tu (idem dicasi per mia moglie, traduttrice professionista). Quindi, per quanto mi riguarda, le tue critiche sono ineccepibili.
    Ti do un consiglio però: prenditela più a cuor leggero. Le tue osservazioni saranno sicuramente utili a più di una persona, ma sradicare la genia dei pessimi scrittori italiani è un programma troppo “vasto”, come diceva De Gaulle, per essere affrontato da chiunque. Non val la pena farsi il sangue cattivo.

    P.S.: Ti ho scritto una e-mail privata, ma non mi hai risposto. L’hai ricevuta?

  40. 2 Angra

    Sì, fa vomitare.

    Non c’è da offendersi né disperare, perché la scrittura è una cosa che si può sempre imparare, con un po’ di buona volontà. L’autore deve essere molto giovane, e vittima dell’equivoco secondo il quale bravo scrittore = una valanga di aggettivi e avverbi, parole ricercate infilate ovunque possibile e immagini “poetiche” come se piovesse. Questo può impressionare chi si è fermato alla quinta elementare, ma un lettore medio dà di stomaco.

    E’ un consiglio più che una critica: l’autore dovrebbe leggersi un manualetto di scrittura con le regole base per evitare almeno gli errori più grossolani, leggere un po’ di buona narrativa e soprattutto smetterla di scrivere per apparire come un genio di fronte alla plebe ignorante.

  41. 1 iguana jo

    Solidarietà al Gambero!

    Ma che pazienza c’hai???

    :-)

    (caro sig. Sergio Rocca, mica pensato ti trovarsi un’occupazione più dignitosa?)

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