Il Punto sul Fantasy Italiano

Non ho mai scritto articoli che trattassero in generale del fantasy italiano; questo sarà il primo e l’ultimo. Lascerò da parte le ovvietà – scarsa qualità media, editori che se ne infischiano della decenza, editor in giro per funghi invece di lavorare, critica assente – e mi concentrerò su un dettaglio molto più importante di quanto non sembri: l’avvilente mancanza di salamandre giganti.
No, non sono ubriaca, grazie per l’interessamento. chikas_pink51.gif

* * *

Nell’ambito della narrativa, il concreto è sempre più efficace dell’astratto, il dettaglio si rivela più significativo dell’insieme. È la regola generale dalla quale deriva il principio del “mostrare, non raccontare” o “show, don’t tell” per dirla all’inglese che è sempre cool. E nel rispetto di tale principio, ecco un esempio!

[1] Silvia non è un bravo genitore.

Anche assumendo che il lettore sappia chi sia Silvia, e magari ne abbia una descrizione fisica, questa frase rimane astratta. Il “non essere bravi” non è tangibile, è un etereo giudizio morale. Al lettore non è comunicata alcuna immagine: è il classico raccontare, dove invece si dovrebbe mostrare.

[2] Silvia picchia la figlia per futili motivi.

Un passo avanti: Silvia non è più “cattiva” perché lo sostiene il Narratore, ma perché picchia la figlia anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Tuttavia siamo ancora al raccontare: “i futili motivi” quali sono? E poi la picchia sempre ? Non credo. Dove e quando la picchia? Come la picchia?
Nella frase ci sono solo le premesse del mostrare.

[3] Appena tornata a casa, Silvia scoprì la figlia intenta a leggere un libro sconveniente. Senza pensarci due volte le impartì una crudele punizione.

Qui si è varcato il confine tra il raccontare e il mostrare. Adesso non sto più dicendo che Silvia è “cattiva”, sto mostrando che lo è (punisce la figlia in modo crudele solo perché legge un libro). È buona narrativa? No. La situazione manca di consistenza, è ancora troppo generica, sembra un videogioco senza texture. Lo si capisce perché molto – troppo – in questa scena dipende dagli aggettivi. A seconda di come il lettore interpreta sconveniente e crudele, si hanno situazioni molto diverse. La storia potrebbe essere ambientata ai giorni nostri o nel Medioevo, la crudele punizione potrebbero essere frustate o togliere alla figlia il collegamento a Internet.
Se si tramutano gli aggettivi in cose, oggetti o azioni concrete, subito la scena migliora:

[4] Appena tornata a casa, Silvia scoprì la figlia intenta a leggere le Cronache del Mondo Emerso. Senza pensarci due volte l’afferrò per i capelli, la trascinò in cucina, le ficcò la testa nel lavello pieno di piatti sporchi e aprì il rubinetto dell’acqua calda. Girò la manopola fino in fondo.

Meglio. I particolari permettono d’inquadrare la scena e persino io posso considerare esagerato ustionare la faccia di qualcuno perché sta leggendo la Troisi; dunque è mostrato che Silvia si accanisce sulla figlia per futili motivi. Non siamo ancora a un livello di decenza, la scena è ancora solo abbozzata, ma siamo sulla giusta strada.

L’obiettivo è di continuare ad aggiungere texture sempre più dettagliate, di trasformare sempre più l’astratto in concreto.
Prendiamo lo “scoprì”: può essere una buona scelta dal punto di vista linguistico – alcuni potrebbero preferire “colse”, altri un più colloquiale “beccò”, non cambia molto – ma dal punto di vista della narrativa è fiacco. “scoprì” non è abbastanza preciso, trasmette immagini sfocate. Avrei dovuto invece mostrare Silvia che, senza bussare, spalanca la porta della camera della figlia e intravede la copertina delle Cronache mentre la ragazzina tenta di nascondere il volume in mezzo ai libri di scuola.
Secondo esempio: i “piatti sporchi”. I “piatti sporchi” comunicano l’idea che Silvia non si curi delle condizioni in cui vive la figlia, che era uno degli obiettivi da mostrare rispetto alla [1]. O viceversa, se la figlia non è proprio una bambina, avrebbe potuto lavarli lei i piatti, mentre la madre era via: non ha ricevuto una grande educazione, la [1] è sempre mostrata (ovviamente i piatti avrebbe pure potuto lavarli il convivente di Silvia, ma supponiamo che ci siano solo madre e figlia). Tuttavia, scritta così, la texture dei piatti sporchi rimane troppo poco definita. È meglio se si aumenta la risoluzione, si tolgono i generici “piatti sporchi” e si entra in maggior dettaglio: la guancia della figlia è premuta contro una padella incrostata di sugo di pomodoro e avanzi di patate fritte, nel lavello si è accumulata acqua stagnante che puzza di fogna, tra posate e bicchieri galleggiano mozziconi di sigarette, uno scarafaggio si affaccia da una crepa tra le piastrelle sopra il rubinetto.

Più texture in alta risoluzione ci sono meglio è, ma bisogna sceglierle con cura e aver sempre presente quale sia lo scopo della scena. Qui, se esagero, sembrerà che voglia mostrare il degrado in cui vive Silvia e non come tratti male la figlia, che è invece lo scopo dichiarato della scena.

senza e con texture
Senza texture (sopra). Con texture (sotto).
Il termine texture è usato nell’ambito della grafica al computer e dei videogiochi per indicare un’immagine che viene applicata a un modello tridimensionale. Mettere una o più texture a un modello assomiglia un po’ a dipingere una miniatura. Le texture sono utilizzate per simulare la presenza di materiali diversi, con colori e consistenza diversa, per creare dettagli altrimenti difficili da modellare, quali ruggine o scalfitture, e infine per dare l’illusione della presenza di piccoli particolari (ad esempio i bottoni su una giubba di un soldatino in un videogioco di guerra spesso sono solo disegni sulla texture della giubba e non bottoni 3D)

C’è anche il rischio di partire per la tangente e pian piano scivolare nell’inforigurgito, incidente che capita spessissimo agli scrittori di fantasy non solo nostrani e non solo dilettanti. Poniamo che cambiassi l’inizio, scrivendo:

[5] Silvia era appena tornata a casa dopo il turno di notte alle acciaierie Krupp.

Il particolare del turno di notte può essere aggiunto per mostrare che in fondo Silvia non è così cattiva come sembra. È più facile giustificare il suo modo di agire pensando a quanto possa essere faticoso il lavoro che svolge. Inoltre il fatto che torni dopo il turno di notte implica che sia mattina: forse la figlia legge la Troisi invece di andare a scuola. Non è ancora abbastanza per seviziarla ma è una ragione in più.
Perciò il cambiamento è accettabile, sebbene come texture sia scarsa, in quanto il turno di notte non si vede, non si sente, e non si tocca.
Quando insisto, sbaglio:

[6] Silvia era appena tornata a casa dopo il turno di notte alle acciaierie Krupp, fondate nel 1811 da Friedrich Krupp.

Un ulteriore dettaglio, ma… c’entra qualcosa con lo scopo della scena sapere che le acciaierie Krupp sono state fondate nel 1811 da Friedrich Krupp? No, non c’entra niente; allontana solo l’attenzione del lettore. È un dettaglio di troppo che invece di aggiungere concretezza introduce rumore.

Acciaierie Krupp
Le acciaierie Krupp impegnate a produrre cannoni durante la Prima Guerra Mondiale

Per ricapitolare: più si esplorano i dettagli, più si tralasciano il generale e l’astratto per mostrare i particolari, più la narrativa è efficace e coinvolgente.
È in verità un concetto noto, quasi “saggezza popolare”, è un modo più articolato di esprimere la stessa idea che è alla base del detto “un’immagine vale mille parole” o “una morte è una tragedia, un milione di morti è statistica.” (attribuita a Joseph Stalin).
Infatti polita e pubblicità – in generale la propaganda – usano da sempre espedienti di questo tipo.
Mettiamo che io sia un politico vecchio, bigotto e kattivo, che odia chi si diverte. Ho deciso di far approvare una legge che imponga il coprifuoco ai minorenni (qualcosa di simile si sta verificando in Inghilterra), devo convincere il Parlamento o la popolazione che è la scelta giusta.
Potrei, a sostegno della mia tesi, portare le statistiche sui reati e spiegare come siano in aumento i crimini violenti commessi da minorenni nelle ore serali. Oppure potrei mostrare un video preso dalla telecamera di sorveglianza di un supermercato: una gang di ragazzi violenta la commessa, spara in fronte al proprietario e scappa con i soldi. Quasi sicuramente il video (o, per rimanere in ambito letterario, la trascrizione romanzata dello stesso) sarà più efficace della statistica. Peggio, anche se la statistica dimostra che i reati sono diminuiti, il video da solo è probabile possa bastare.

Perché capita questo? Perché il grado di coinvolgimento di fronte a una pagina che riporti situazioni concrete è molto più profondo di quanto si pensi. Quando si dice che un bravo scrittore riesce a farti “vivere” il romanzo non è retorica. Esperimenti con la risonanza magnetica (tipo quello qui descritto) fanno supporre[1] che il lettore simuli quello che legge. Quando un personaggio prende in mano un libro, si attivano le aree del cervello predisposte alla manipolazione degli oggetti. Quando il personaggio si sposta da una stanza all’altra, si attivano le aree che normalmente sono legate alla valutazione di problemi spaziali. Però non succede sempre. Capita solo quando i dettagli sono sufficientemente vividi. L’astratto non genera questo stesso tipo di reazione “viscerale”.

Dunque, se si vuole sul serio coinvolgere il lettore, trascinarlo nella storia, bisogna affidarsi a particolari tangibili. A situazioni chiare e concrete. Si devono fornire i dettagli necessari affinché il cervello del lettore possa “recitare” la scena. Lasciare all’immaginazione semplicemente non funziona altrettanto bene, non genera questa risposta istintiva.[2]

Sempreché si voglia coinvolgere il lettore. Esiste una folta schiera di scrittori che sono quasi schifati all’idea che il lettore possa essere rapito da una storia. Secondo costoro un povero disgraziato dovrebbe pagare per comprare i loro libri e poi soffrire a leggerli, perché se la lettura è scorrevole, se il fluire del testo è naturale, allora non è vera Letteratura, con la L maiuscola. Perché, se non vuoi impegnarti, tanto vale che vai al cinema! Giusto: meglio qualunque film delle opere di questi squinternati.

* * *

Torniamo alla partenza, al fantasy italiano. Molti degli scrittori di casa nostra hanno problemi a scrivere con il giusto livello di dettaglio e ho paura che non derivi solo da scarsa tecnica, ma proprio da un approccio sbagliato. E qui veniamo alle salamandre giganti!!!

Salamandra
Questa è una salamandra. Non gigante

Le salamandre giganti erano in un articolo sul blog di Jeff VanderMeer. In quell’articolo, di ormai credo un anno fa, VanderMeer chiedeva al suo pubblico, in particolare agli oculisti e agli esperti di anfibi, quanto sarebbe verosimile la costruzione di una città nell’occhio di una salamandra gigante. Gigante nel senso grande quanto uno degli stati americani.
Non metto il link a quell’articolo – cercatelo! – perché non ne ho avuto bisogno per scrivere questo mio di articolo: sono passati mesi e mesi ma nella mia testa i particolari della questione sono ancora vividi.
Con quali problemi si dilettano invece gli autori italiani? Ne elenco qualcuno:

  • I giovani (scrittori) rovinano il fantasy o il fantasy rovina i giovani (scrittori).
  • Il pubblico è stupido, il pubblico è ignorante, il pubblico non compra abbastanza libri!!! (evidentemente questo signor Pubblico non è poi così scemo).
  • I mezzi d’informazione tradizionali – stampa e televisione – non trattano il fantasy con il dovuto rispetto! Il fantasy non è narrativa per ragazzini stupidotti! (basta fare un giro in libreria… per verificare che, nell’ignoranza, questa volta stampa e televisione hanno indovinato!)
  • Non si può intaccare la Libertà Artistica™ degli Autori! (sigh)
  • …e un’infinita sequela di questioni pseudo-intellettuali che sono fuffa allo stato puro. Di solito si capisce subito che si è entrati in quest’ambito perché sono presenti determinate parole chiave: società, metafora, allegoria, postqualcosa, transqualcosaltro, ecc.

Med Fantasy

Una delle questioni più inutili che ogni tanto affiora è quella del Med Fantasy. Ovvero fantasy ambientato nel bacino del mediterraneo, facente riferimento a mitologia e folklore italici o appunto mediterranei.
È una storia vecchia; è uno dei dilemmi che straziano gli autori italiani: bisogna ambientare i propri romanzi a New York o a Bologna?
E la risposta è: qualunque ambientazione va bene.
Se si vive a Bologna, può essere che il lavoro di documentazione sia minore e più facile, tuttavia nessuno vieta allo scrittore di comprare libri su New York, di visitare New York, di vivere per un certo tempo a New York. Se l’autore ritiene che New York sia lo sfondo perfetto per la sua storia, va benissimo New York, basta che si documenti a sufficienza perché i particolari che inserirà risultino realistici.
Non c’è nessuna “superiorità” intrinseca di un luogo rispetto a un altro. Tokyo, Mosca o Catania è la stessa cosa. Anche perché, tranne eccezioni, un romanzo non è davvero ambientato a Tokyo, a Mosca o a Catania. Un romanzo è ambientato in un appartamento all’ultimo piano di un grattacielo, in un bar a un angolo di strada, nel sottopassaggio di una stazione, e così via. L’aspetto cruciale è rendere vividi i dettagli del sottopassaggio, non ha importanza che la stazione sia quella di Londra o Berlino o Milano.
Se uno scrittore possiede una conoscenza minuziosa del folklore del luogo dove vive, ben venga che la usi in una sua storia. Ma il Pesce Siluro che esce dal Po per ingoiare uno sprovveduto non è di per sé più affascinante del mostro di Loch Ness o di Dagon o dell’Ogopogo.

Pesce Siluro
Il Pesce Siluro (Silurus glanis) può crescere ben oltre i due metri di lunghezza e i cento chili di peso. È noto per la sua abitudine di mangiare i bambini. Forse

Il western all’italiana non era ambientato in Val Padana. Non vedo perché un fantasy all’italiana non possa avere draghi ed elfi(…) e yokai e vodyanoy e qualunque elemento si voglia.
Tra l’altro, al momento attuale, è come mettere il carro davanti ai buoi: quando – se – ci sarà un numero sufficiente di opere in lingua italiana che esibiscono caratteristiche che tendono ad accumunarle, allora, forse, si potrà discutere l’etichetta. Un sottogenere come lo steampunk non è nato perché la gente si è messa a chiacchierare di steampunk, è nato dall’identificazione in opere già esistenti di precise connotazioni comuni.

Quello che mi preoccupa è che sono convinta un sacco di gente pensi davvero che le questioni sopra elencate siano più serie, sofisticate o interessanti del sapere se una città possa essere costruita nell’occhio di una salamandra gigante. Non è così. Se ti occupi di fantasy, l’edilizia nel corpo delle salamandre è il tuo pane. Discutere sulla verosimiglianza di quella città vuol dire stabilire se i paletti dell’immaginario possono essere spostati un po’ più avanti a comprendere una fantasia che fino a quel momento non esisteva. Non ci si sta rotolando nell’astratto, si sta facendo nascere qualcosa di concreto – almeno a livello mentale.

Nel fantasy italiano manca la capacità di mettere a fuoco i dettagli, di donare aspetti tangibili alla fantasia. Sia a livello di stile, sia a livello di mentalità. Ma questa che ho appena espresso è appunto una considerazione di carattere generale e non voglio prendere brutte abitudini. Dunque primo e ultimo articolo che ha parlato nel complesso del fantasy italiano.
Continuerò invece a recensire i singoli libri e occuparmi dei singoli mostri, o mondi o trovate fantastiche degne di nota.

* * *

note:
 [1] ^ La prudenza è d’obbligo, data la complessità del problema e i metodi d’indagine usati, ancora molto rozzi e approssimativi.
Per dare un’idea della difficoltà di esperimenti del genere, si immagini di avere un normale PC in funzione, magari mentre fa girare un videogioco. Ora, senza guardare il monitor, si deve dedurre quale sia l’immagine che in un dato istante appare e questo solo misurando la temperatura del case o il consumo di corrente dell’alimentatore.

 [2] ^ Entro certi limiti l’immaginazione “funziona”. Quando leggiamo frasi del tipo: “Silvia picchia la figlia” e sappiamo chi o cosa sia “Silvia”, “figlia” e “picchiare”, ci sono prove indirette che avvalorano l’ipotesi che il nostro cervello generi un qualche tipo di rappresentazione della scena. Però appunto non la “vive”.


Approfondimenti:

bandiera EN texture su Wikipedia
bandiera IT Krupp su Wikipedia
bandiera EN Salamandra su Wikipedia
bandiera IT Un articolo dedicato al Pesce Siluro
bandiera EN Guida agli yokai

 

Scritto da GamberolinkLascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

167 Commenti a “Il Punto sul Fantasy Italiano”

  1. 1 Okamis

    Articolo interessante, su cui mi trovo d’accordo al 90%.

    Parto dal discorso ambientazione. Tu dici che una vale l’altra. A mio avviso non è così, visto che ogni città (o regione o stato) ha connotati particolari che spesso hanno una grandissima rilevanza anche all’interno della storia. Faccio un esempio: Manhattan di Woody Allen sarebbe stato lo stesso film se fosse stato ambientato a Miami? Certo che no! Altro esempio: perché la versione “Las Vegasiana” di CSI è quella meglio riuscita? Non solo perché è stata la prima e quindi quella a cui gli spettatori sono più affezionati o perché la squadra di Grissom è quella meglio equilibrata, ma anche (e soprattutto) perché Las Vegas crea un rapporto biunivoco tra tema (sangue, omicidi e pazzi furiosi) e la facciata di allegria e felicità della capitale del gioco d’azzardo, effetto irraggiungibile a Miami e New York. Quindi, a mio modo di vedere, l’ambientazione, a prescidenre dal genere, ricopre un ruolo fondamentale.

    Sul Med Fantasy o più in generale sulle correnti elaborate alla base, è la storia artistica a contraddirti. Basti pensare a movimenti come il Futurismo, la cui influenza (a lungo sottovalutata) è stata invece profonda nel lessico moderno.

    Sulla questione “show don’t tell” invece mi trovi d’accordo, per quanto io preferisca porlo su un piano leggermente diverso. Lo show don’t tell è migliore? No, è semplicemente una scelta che può essere sfruttata bene o male a seconda della sensibilità dell’autore. Così come esistono racconti e romanzi completamente raccontati e che eppure rappresentano delle vere e proprie perle di letteratura. Basti pensare alle opere di Ursula Krober Le Guin, Elfride Jelinek o Robert. A. Heinlein. Prendiamo proprio Star Ship Troopers. Tra i commenti sulla recensione del romanzo di Barbi ho visto che ci si è soffermati sulla questione di un pugno. Riprendo una delle scene più belle del romanzo: l’inizio dell’addestramento di Rico al campo Arthur Currie. Il sergente Zim chiede alle reclute chi voglia sfidarlo per dimostrare il suo valore. Uno dei giovani accetta e lo scontro è descritto con una sola frase:

    La lotta cominciò… ed era già finita. La robusta recluta giaceva a terra, e con la destra si reggeva il polso sinistro. Non aprì bocca.

    In questo caso lo scontro tra i due uomini viene semplicemente evocato, eppure nella testa del lettore si crea una precisa immagine di superiorità di Zim rispetto alla recluta. Quindi, come amo ripetere, è una questione di equilibri. Sta tutto all’abilità e sensibilità dell’autore comprendere quale formula sia la più congeniale alla storia che intende raccogliere.

  2. 2 the4rald

    Davvero niente male. Come sempre spunti interessanti per chi vorrà coglierli.

    Aggiungo anche una mia considerazione personale: per l’autore fantasy originalità e SDT sono due obiettivi primari, che fra l’altro si sposano benissimo insieme – di più, perseguire uno semplifica l’altro.

    Laddove un autore si sforzi di creare ambientazioni, situazioni e quindi dettagli originali e insoliti, scaturisce (o almeno dovrebbe) la necessità di tratteggiare con particolare dovizia i particolari. Ben consapevole di accompagnare il lettore di fronte a qualcosa di inusuale, l’autore dovrebbe sentire così più facilmente la necessità di lasciare nulla al raccontato qualora possa mostrarlo con efficacia.

  3. 3 Francesco Barbi

    @Gamberetta: Condivido il punto di vista di Okamis, e cercherò di spiegare in che senso. Mi sembra che tu abbia focalizzato la tua attenzione su delle regole (non regolette, d’accordo) e le abbia assunte a verità assoluta: tutto ciò che non si attiene a quella verità è robaccia. Spero che tu ti renda conto che questo è un approccio quantomeno rigido. Premetto che in linea di massima credo di condividere le tue idee in fatto di scrittura, ma aggiungo quanto segue. Tolkien (e non mi riferisco soltanto a “Il signore degli anelli”, ma anche a “Il Silmarillion”, “I figli di Hurin”, etc…) è in gran parte raccontato, e tu dirai che è orripilante. Ebbene a molti, anzi a moltissimi, piace. Addirittura pensano che sia un capolavoro. Non capiscono un’acca di letteratura, dirai tu. Sta di fatto che anche molti critici di una certa fama riconoscono a Tolkien i suoi meriti. Tu mi dirai che è scientificamente provato: ‘show, don’t tell’, che coinvolge di più. Ma sei proprio sicura che sia sempre e solo quello ciò che si può desiderare di più dalla lettura. Alla fine qual è scopo della lettura, sempre che sia possibile individuarlo e che valga per chiunque: star bene? Rilassarsi? Passare dei bei momenti? Qualcuno preferisce essere totalmente coinvolto, qualcuno magari gradisce maggiormente leggere una pagina, staccare gli occhi dal testo e immaginarsi le scene non descritte ma raccontate, fantasticare riempiendo con la propria fantasia ciò che non è stato mostrato. Questi ultimi sono dei cerebrolesi? Non credo. Penso anzi che abbiano maggior facilità ad apprezzare il bello che c’è nella lettura. Tra parentesi, io non ritengo di essere uno di quelli.

  4. 4 the4rald

    @Okamis: mi piace il tuo intervento, però mentre leggevo la tua citazione ho storto il naso :D

    Quelle tre righe avrebbero potuto essere sei: Heinlein avrebbe potuto rendere la superiorità di Zim talmente lampante anche aggiungendo il come una sola sua mossa avesse atterrato la recluta, facendo leva sul suo polso sinistro. Ma, suppongo, il mostrare avrebbe, in questo caso, rallentato inesorabilmente la scena: raccontarla invece rende l’idea “è stato tutto talmente fulmineo che non si è fatto neanche in tempo a vederlo”.

    In generale però sono pochi i generi letterari in cui grandi autori si sono mossi bene basandosi poco sul mostrato e tutto sul raccontato… e non certo quelli in cui la componente d’azione è importante. Per lunghi tratti Starship Troopers è tangibile, e potente proprio per questo.

    Sono d’accordo con te, ovviamente, quando dici che comunque è questione di equilibri. Spesso Gamberetta è infatti talmente puntigliosa che le sue critiche, basate su quel particolare aggettivo o questa scena resa male, mi vengono a noia.
    Però penso di aver inteso il suo modus operandi: smonta la singola pagina facendo intendere che, purtroppo, grande parte dell’opera soffre dei medesimi errori e quindi è imperdonabile.
    Il suo è un accanirsi sul particolare laddove questo rispecchi una mancanza diffusa nel testo, sistematica; in tal ottica credo che è proprio lei per prima a puntare sull’equilibrio di cui parli anche te, e quando è sbilanciato sul raccontare piuttosto che sul mostrare ne condivido lo sdegno.

  5. 5 Angra

    @Francesco Barbi: credo ci sia un equivoco di fondo. Quando Gamberetta scrive “questa scena è raccontata e non mostrata” si riferisce in genere (non riesco a trovare un controesempio) non a un autore che ha fatto una scelta precisa, ma a un autore che non sa quello che fa o che manca di immaginazione.

    Se scrivo “Dopo aver strangolato lo sbirro superstite Roy mise su l’acqua per la pasta, poi tirò fuori un paio di cipolle e cominciò a sbucciarle…” è vero che ho raccontato e non mostrato lo strangolamento, ma la cosa è voluta per sottolineare quanto quella sia una cosa che Roy fa a cuor leggero. Tant’è vero che subito dopo mostro, e non racconto, come Roy si fa da mangiare sottolineando che è quella la cosa su cui è concentrato.

    Se invece scrivo “Lo straniero estrasse la spada e fece una strage” o anche “la lama saettatava a destra e a sinistra così veloce che era impossibile seguirne le evoluzioni, e a ogni colpo un avversario cadeva a terra immobile” allora:

    1) o non ho idea nemmeno io di come si svolge il combattimento, o perché manco di immaginazione o perché non so niente di combattimenti all’arma bianca,

    2) oppure ce l’ho ben chiaro in testa, ma non sono capace di rendere la scena in modo adeguato per mancanza di capacità di scrittura.

    Descrivere sommariamente quando l’azione si fa concitata è un doppio errore: uno è il già citato raccontare invece che mostrare, l’altro consiste nel fatto che quando l’azione accelera allora la narrazione deve rallentare. Devi prenderti tutto lo spazio che ti serve sulla pagina, in modo che il lettore abbia la sensazione di vedere l’azione al rallentatore, “trucco” che si usa davvero nel montaggio cinematografico. In fondo sta finalmente succedendo qualcosa dopo tutte quelle pagine di alberi, sassi e ruscelli, non è proprio il caso di tirare via come fa Tolkien di solito! ^_^

  6. 6 Francesco Barbi

    @The4rald: Credo proprio che in questo caso tu abbia compreso male il modus operandi di Gamberetta. Tra l’altro Gamberetta ha già detto esplicitamente che non era sua intenzione generalizzare. Ritengo infatti di poter dire di aver seguito, nella stesura dell’acchiapparatti, la regola dello ‘show, don’t tell’ in maniera piuttosto fedele. In pochissime occasioni ho raccontato invece di mostrare (parlo di intere scene). Spero proprio che Gamberetta e Okamis confermino quanto sto dicendo.

    @Angra: In effetti io mi riferisco all’aspetto più evidente del raccontare piuttosto che mostrare. Ovvero alle intere scene e non ai dettagli delle singole scene. E comunque lungi da me non riconoscere a Tolkien di saper scrivere… Ma prova a ridare un’occhiata a “Il Silmarillion” ed anche ad alcune parti de “Il signore degli anelli”.

  7. 7 Diego

    @ Okamis: riguardo l’ambientazione sono d’accordo con te: è molto importante. Non credo però che Gamberetta abbia voluto sostenere il contrario. Nell’articolo sottolineava che ‘qualunque ambientazione può andare bene’, il che non è affatto come dire che una vale l’altra.
    Porsi il problema dell’ambientazione è una cosa abbastanza normale, però io ho rilevato che un difetto comune negli scrittori impacciati (per non dire incapaci) è proprio quella di scegliere l’ambientazione non tanto in base alla sua funzionalità o alla sua pertinenza con la storia o la trama, o semplicemente al fascino, ma piuttosto alla necessità di sentirsi importanti e credibili agli occhi dei lettori. Nel senso: se i miei elfi si chiamano Ethorias e simili e abitano nel Bosco della Luna d’Argento, questo basterà perchè siano assolutamente credibili. E cosi si casca nella trappola dei clichè. Quando invece non sono i nomi o l’ambientazione in se a creare la famosa sospensione, ma ben altre abilità. Uno scrittore capace può chiamare il proprio elfo Zeddapiras e farlo abitare nel Bosco del Gennargentu, e renderlo ugualmente credibile. Questo difetto è molto più evidente se guardi al di fuori del fantasy: uno dei miei esempi favoriti è Giorgio Faletti, che scrive boiate irripetibili, e crede di darsi un tono da Grande Thrillerista Americano chiamando i personaggi John Smith o Antony Vattelapesca. Io ho la mia opinione: gli scrittori nostrani non è che siano più stupidi o meno capaci (vabè, tolti gli irrecuperabili come Faletti e pochi altri). Secondo me concentrano solo l’attenzione sulle questioni sbagliate. Detto questo, ho visto che hai messo un racconto nuovo sul tuo blog e me lo vado a leggere… ^__^

  8. 8 Mariano

    Cara Gamberetta,
    finalmente sei tornata ascrivere articoli con una certa regolarità, anche se ciò che conta non è la costante della regolarità, ma la costante della qualità, dello stile, la quale appare sempre confermata.
    Ho avuto modo di apprezzare il romanzo delle avventure della giovane Laura, sebbene sia arrivato a metà, in quanto preponderanti impegni universitari e le “cose della vita” mi hanno costretto a interrompere la lettura!
    Ma veniamo dopo questa (futile?) parentesi (futilità –> bellezza?) al punto della questione. Il meccanismo da te descritto e richiamato più e più volte nel corso dei vari articoli (show, don’t tell! –> SDT) sta, concordo con te alla base della Letteratura e non solo della narrativa fantasy in generale.
    Certo risulta più difficile passare a un discorso dove il fantasy non è al centro della questione, ma lo sono piuttosto altre sfere, altri mondi letterariche fanno magari a meno di certe “concretezze”. A ben pensarci questi mondi sono (ancora) inesistenti oppure rari. Sarebbe però interessante andarne in cerca per rispondere al dilemma medievale se viene prima il nome o prima la cosa…se si può descrivere a prescindere dal nome…o si deve descrivere a prescindere dalla cosa…
    Perdonami se la faccio tanto lunga, come diceva Voltaire: non ho il tempo di scrivere una breve lettera, e allora ne scrivo una lunga…
    In questo dilungarsi spesso non si centra il punto, si provoca noia, si va anarchicamente “fuori tema”.
    DOMANDA: c’è correlazione tra il meccanismo SDT e la voce narrante? Saltano alcuni apsetti dell’SDT, se la voce narrante è una prima persona, premesso e tenendo femro il fatto che voce narrante e autore sono due mondi distinti (questo è l’abc letterario)?
    Buona continuazione Gamebretta,

    BadMarian

  9. 9 Okamis

    @ Francesco Barbi:
    Da parte mia posso confermare. Come accenno nella mia recensione e come pure fa Gamberetta, tranne le introduzioni ad alcuni capitoli e il capitolo del bibliotecario, di infodump non ce n’è praticamente traccia, così come di parti prevalentemente raccontate. Al contrario, proprio le scene d’azione risultano quanto mai colme di dettagli, spesso pure macabri (ecco perché, stile e tematiche a parte, considero l’Acchiapparatti un romanzo rivolto a un pubblico adulto). E da questo punto di vista la lezione dello SDT è stata recepita ottimamente, dal mio punto di vista.

    @ Diego:
    Ciò che dici riguardo “l’errore tipico” di molti autori (non solo italiani) è giusto. Quello che intendo è che quando si comincia a scrivere un romanzo occorre fare un lavoro a monte, ponendosi alcune domande. Quale sarà l’ambientazione più FUNZIONALE alla mia storia? Quale tipo di narratore è meglio adottare? Onniscente? Ironico? Prima persona? La storia che ho in mente sarà più spostata verso il racconto (come nel ciclo di Terramare o il già citato Starship Troopers) o più sul mostrare (come il ciclo del Bas Lag)? Certo, tutti questi aspetti sono governati da regole specifiche, ma limitarsi ad adottarne alcune solo perché le si ritiene migliori è un errore a mio modo di vedere (adesso sto facendo un discorso più generale, non riferito specificatamente al tuo commento). L’autore deve saper scegliere, perché il suo lavoro sta anche qui. Se dovessimo invece limitarci ad adottare un gruppo di “regole standard” sul tipo di narratore, sull’ambientazione, sullo SDT ecc., allora sarebbe come dire che chiunque può scrivere e realizzare un buon libro, cosa che, mi spiace dirlo, non credo affatto. Non vorrei che il mio sembrasse un discorso elitario, ma sono convinto che per realizzare arte (così come per lo studio e l’applicazione delle materie scientifiche) occorra una certa predisposizione, la qual nasce principalmente dal tipo di esperienze (letterarie e non) fatte in vita. E tali esperienze, che non hanno nessun rapporto con le regole di cui qui si parla, non possono essere in nessun modo imparate. Ma sarà proprio grazie ad esse che ogni scrittore sarà in grado di distinguersi dagli altri. Insomma, per farla breve le scelte stilistiche a monte a mio avviso esistono e rivestono un’importanza fondamentale.

  10. 10 Gamberetta

    @Okamis. Heinlein non ha scritto in quella maniera per essere “evocativo”, ha scritto così perché il protagonista (punto di vista) non è in grado di seguire i movimenti troppo rapidi di Zim. Se vai avanti nella stessa scena quando gli scontri di Zim con le altre reclute sono più lunghi e dunque più visibili, sono descritti.

    @Francesco Barbi. Per piacere non tiriamo sempre in ballo la faccenda dei gusti, altrimenti è inutile qualunque discussione. Anche la Meyer piace a tantissimi, e ci sono frotte di critici che pensano che tutta la narrativa di genere (fantasy e Tolkien compresi) siano spazzatura. E con questo?
    Il web è pieno di siti che celebrano il “i gusti sono gusti”, o “non piace a me, piace te, siamo tutti felici”. Qui non funziona così.

    Detto questo, continuano a mancare le salamandre: se tu davvero avessi scritto Fanteria dello Spazio ovvero un romanzo che ha cambiato il modo di pensare la fantascienza di guerra ma al contempo così verosimile da diventare lettura nelle Accademie Militari, rimarrebbe sempre il -1 per eventuali violenti pungi, ma ci sarebbe +10 in altri ambiti.
    Nessuno obbliga te o nessun altro scrittore a seguire alcuna regola. Il problema è che alla fine i risultati sono più spesso che no mediocri. Per il lato fantasia non so che consigli dare (a parte i soliti: leggere molto, magari anche non solo strettamente fantasy, guardare anime e film coreani e giocare con videogiochi polacchi, insomma cercare ispirazione immaginifica ovunque), non so come si fa ad avere intuizioni geniali come quella dei mech o della macchina del tempo o di Cthulhu. Però, in mancanza di contenuti eccezionali, almeno si può migliorare la parte di pura narrazione.

    @Mariano.

    DOMANDA: c’è correlazione tra il meccanismo SDT e la voce narrante? Saltano alcuni apsetti dell’SDT, se la voce narrante è una prima persona, premesso e tenendo femro il fatto che voce narrante e autore sono due mondi distinti (questo è l’abc letterario)?

    SDT si applica sempre. Il problema con la prima persona è che non stai usando uno sguardo “neutro”, lo sguardo di una telecamera, ma lo sguardo filtrato dal cervello del personaggio.
    Probabilmente certi dettagli il personaggio non è in grado di coglierli, o ne coglie altri che difficilmente sarebbero evidenziati da una telecamera che riprende senza “preferenze” una scena. Inoltre c’è il problema pratico che non puoi mai allontanare la telecamera: in terza persona puoi penetrare nella testa della gente ma anche spostarti fin dietro le spalle, in prima persona no. La figlia di Silvia non può mai vederlo lo scarafaggio sopra il rubinetto se ha la faccia nel lavello.
    Però sono semplici difficoltà tecniche. Il principio del narrare cercando sempre di presentare al lettore particolari concreti rimane.

  11. 11 Okamis

    @ Gamberetta:
    Non è esatto. In riferimento allo scontro successivo (quello con Heinrich e Meyer), Rico dice “Non sono certo di aver visto tutto”, quindi anche in questa occasione, dove lo scontro dura appena pochi secondi in più rispetto al precedente, si ripete la stessa identica situazione di superiorità di Zim rispetto alle reclute (e non vede tutto, come può attuarsi una vera descrizione, come invece scrivi tu?). I particolari (pochi e comunque lontanissimi dal vero e puro SDT) sono colti in dosi leggermente, maggiori solo per via della complessità dell’azione. Certo, la velocità ha il suo peso, non lo nego, ma è irrealistico pensare che una persona (Rico in questo caso) non sia in grado di accorgersi di una presa al polso. E’ come quando guardi un film di arti marziali: non riesci a cogliere tutti i particolari delle mosse e delle prese, ma sei comunque perfettamente in grado di capire i passaggi fondamentali. Passando al terzo incontro, quello con Shujumi, i due sono quaaaasi allo stesso livello ed è quindi normale che lo scontro duri di più, con conseguente maggiore presenza di particolari (dove le mosse vengono sempre colte nelle loro linee generali e mai descritti nei particolari). Anche qui, quindi, le descrizioni sono lontane anni luce dallo SDT. Il primo incontro, così breve e fulmineo, è reso con quella semplicissima frase proprio per far capire al lettore che Zim non solo è forte, ma è nettamente superiore a qualsiasi recluta. E’ una sorta di antipasto evocativo dove la velocità dell’azione ha un’importanza relativa (altrimenti come potrebbe Rico vedere le varie prese negli incontri successivi? ;) ). Insomma, per dirla più semplicemente, la velocità della frase (e quindi dell’azione) hanno lo scopo di evocare la netta superiorità di Zim, e in tutto questo il fatto che Rico riesca a cogliere pochi particolari è solo una concausa.

  12. 12 zora

    Sono d’accordo con Angra: mi pare che il problema del fantasy italiano generale sia quello di non avere scrittori CONSAPEVOLI delle loro scelte di scrittura. Il signor Picasso non è che dipingesse in modo buffo perchè non era capace di dipingere normalmente.
    Non sono consigli da dare ad esperti, ma le regole basilari per scrivere una roba decente. Tutto sommato questo articolo ribadisce concetti che dovrebbero essere ovvi. Non servirebbero se l’orizzonte letterario fosse migliore, ma dalla qualità di certe pubblicazioni si sente il bisogno di tornare alle basi. Siamo solo (e non sempre) un gradino oltre la mera padronanza della lingua.
    Gli argomenti (ambientazione, personaggi, tematica) vengono dopo (se uno non sa scrivere qualsiasi argomento diventa tedioso), e anche lì si spera che ci si allontani un pochino dal “generico fantasy #674″

  13. 13 Doarcissa

    Non sono una lettrice di fantasy e tantomeno una scrittrice di fantasy (ho ormai 22 anni!), ma penso che il principio di SDT valga in realta` per qualsiasi tipo di narrativa. E questo non perche` l’ha stabilito Hammurabi, ma semplicemente perche` e` l’unico modo per rendere un avvenimento molto coinvolgente. Immaginate di essere al cinema: SDT e` vedere Batman rincorrere il Joker con la Batmobile, narrare e` vedere il fermoimmagine di un uomo che dice: “Ecco Batman che rincorre il Joker con la Batmobile”.
    Questo e` il mio primo commento su questo blog perche` l’ho scoperto di recente, ma (sono preparata!) l’ho letto piu` o meno tutto e mi sembra che la prima persona a non avere rigide “regolette” sia proprio Gamberetta, che tra l’altro viene stuzzicata su un argomento, l’SDT, che e` una cosa piuttosto intuitiva. Tempo fa ho letto “The making of a story” di Alice LaPlante in cui l’autrice afferma: “So che TUTTI (tutti negli USA, a questo punto) gli insegnanti di scrittura, tutti gli studenti di scrittura e gli scrittori stessi dicono di mostrare piu` che raccontare, ma” e va avanti spiegando che, anche qui molto intuitivo, DEVI mostrare le scene importanti, e il resto lo puoi anche raccontare. Questo e` anche quello che ha scritto Gamberetta in non ricordo quale post (quello in cui diceva che la discriminante era la noia). Anche perche` mostrando una scena si lascia al lettore l’opportunita` di giudicarla e di avere una risposta emotiva personale, mentre narrare un passaggio importante e` come dar da mangiare al lettore una situazione predigerita, gia` giudicata. Dire “Silvia non e` un buon genitore” equivale a dire: “Caro lettore, devi odiare Silvia”. Se mostri la scena dell’ustione lasci libero il lettore, che puo` pensare male di Silvia, ma puo` anche essere un serial killer in fieri e apprezzare Silvia per quello che fa.

    Poi e` ovvio che tutto dipende da che tipo di narrativa si sta scrivendo.

    Riguardo alle salamandre inizio a sospettare che ci sia qualcosa di culturalmente sbagliato, in noi. La nostra incapacita` di concepire l’intrattenimento e` estesa anche al cinema. Non abbiamo film d’azione. Non abbiamo film di fantascienza. Abbiamo pero` un sacco di film sugli anni ’70 (evviva…), commediole sentimentali e sporche storie di ggiovani che vivono ai margini, nei ghetti dell’alienante mondo capitalista moderno (tipo Cinisello Balsamo). Io credo che uno scrittore sia una persona che offre un prodotto ad un pubblico, cosi` come lo fanno la Sony, la Microsoft, la Barilla. Lo scopo dello scrittore non e` scrivere per se` (fallo, ma allora non pubblicarlo!) ma scrivere per intrattenere il cliente, il lettore. Non e` che lo scrittore nostrano abbia molto interiorizzato questo concetto: ti fa quasi un favore a darti il suo libro a 20 euro! Questo atteggiamento e` evidente non solo nel livello della nostra letteratura, ma anche nell’approccio alle critiche. Cose come: i gusti sono gusti, lungi da me, satanico Imbrigliatore di Arte… Il libro e` un prodotto! Anche per fondare la Microsoft e inventare Windows ci vogliono inventivita`, creativita` e molto tempo, ma se in Vista ci sono dei buchi grandi cosi` (misura molto grande), Bill Gates dice “Dove? Presto, correggetelo!”, ai suoi dipendenti, non dice: i gusti sono gusti, non puoi imbrigliare l’informatica. Soprattutto non ti dira` mai che per poterlo criticare devi come minimo aver creato un tuo sistema operativo. Per criticare lui basta essere utenti. Invece per criticare il nostro scrittore devi aver scritto qualcosa anche tu. Mah…

    P.S. Gamberetta, ho visto che hanno creato un blog con il solo obiettivo di distruggerti: questo e` il segno che tu e gli altri Gamberi state andando nella direzione giusta. Chiunque abbia visto un thriller e/o un film di mafia lo sa!
    P.P.S. Saramago e` considerato fantascienza? Tipo… “fantascienza sociale”?

  14. 14 CMT

    @Doarcissa: il problema è che un libro non è un film. Se voglio vedere ogni singola scena vado al cinema, da un libro mi aspetto anche che mi lasci spazio all’immaginazione. È chiaro che non si deve eccedere, ma non si può (e secondo me non si deve) sempre e solo mostrare.

  15. 15 Alexander

    Complimenti per il bellissimo articolo!
    Ne approfitto per farti una domanda tecnica che mi incuriosisce molto. Scusca se forse vado OT…

    Alcuni romanzieri posizionano la telecamera sulla spalla di più personaggi. Ovvero ci sono più percorsi narrativi caratterizzati da diversi protagonisti. Per esempio abbiamo un romanzo dove ci vengono raccontate le avventure di Pinco nei capitoli dispari e Pallino ne capitoli pari. Sia Pinco che Pallino sono caratterizzato da quella che definisci “terza persona limitata”.
    Che succede quando Pinco incontra Pallino in uno stesso capitolo del libro? Una “telecamera” deve prevalere sull’altra? Oppure in quel caso è lecito usare il narratore onnisciente?

  16. 16 barbara

    Io concordo in toto con l’articolo, da umile lettrice e basta devo dire che i romanzi più noiosi, o che comunque non mi sono piaciuti particolarmente, alla fine erano sempre quelli raccontati, dove cioè si raccontava stile diario ad es. un lungo viaggio. Magari la storia era anche bella e originale, però raccontata appunto in quel modo toglieva tutto il possibile fascino, l’immedesimazione con i protagonisti, per me fondamentale in qualsiasi libro e oltretutto alla fine ti rimane anche poco da ricordare.
    Per i fantascrittori italiani non so che dire, ma anche qui mi trovo concorde, alla fine si lamentano in lungo e in largo che il fantasy è considerato roba da bambini ma scrivono solo di quello.

  17. 17 Gamberetta

    @Okamis. Nello scontro successivo, fin troppo descritto (268 parole nell’edizione inglese), il protagonista spiega che per metà ha visto e per metà gli pare di poter ricostruire basandosi sull’addestramento. Segue appunto descrizione.

    @Doarcissa. In realtà Microsoft ha una certa fama per spacciare i difetti quali caratteristiche positive (ad esempio i sistemi anticopia di Windows che spesso tormentano anche chi ha copie originali sono spacciati per sistemi a favore dell’utente che così non rischia di usare una copia piratata), però in generale hai ragione.
    Per esempio nell’ambito videogiochi non ho mai sentito nessun sviluppatore gridare all’Arte Offesa se qualcuno gli dice che il tal livello è troppo lineare o troppo incasinato, se i controlli sono imprecisi o magari le texture slavate che sembra un gioco della PlayStation 1.

    Onestamente Saramago non lo conosco. Volevo leggere Le intermittenze della Morte (che però dalla trama mi pare fantasy/fantastico/surreale non fantascienza) ma non mi è ancora capitata l’occasione.

    @Alexander. Sì, se in un capitolo ci sono entrambi devi scegliere solo uno dei due quale punto di vista. In alternativa puoi scrivere due capitoli, prima con il punto di vista di Pinco e poi con quello di Pallino (come in certi romanzi rosa dove prima c’è la scena vista da lei e poi la stessa vista da lui).
    Alternare il punto di vista all’interno della stessa scena non è in generale una buona idea.

  18. 18 Vlad

    Ottimo articolo; dal momento che, come introduzione, hai riassunto un buon numero di lezioni di scrittura creativa (a buon intenditor…), ne consiglierò la lettura a più d’uno.

  19. 19 Tim

    Prima volta che “posto” un commento in questo blog, dopo assidue letterure, talvolta, o sporadiche, qualche altra.
    Non entro nella questione del tuo ultimo articolo, di solito mi limito solo a fare tesoro di ciò che leggo, se e quando di tessSssoro si tratta (perdono, mi è scappato).
    Chiudo il commento, era solo per dire che non è inutile ciò che fai.

    Buon lavoro e buona pesca.

  20. 20 Tim

    Pardon! Primo post, prima gaffe. Dannata tastierina dell’Acer-One. Correggo, ovviamente.

  21. 21 Riki (ch)

    Ho trovato molto interessante la parte in cui dici che bisogna mostrare e non raccontare.
    Cercherò di adoperare questa tecnica, e di migliorarla col tempo e l’esercizio. Grazie per la spiegazione ^^
    Il resto dell’intervento è puremolto interessante, credo che comincerò a frequentare più spesso questo blog ^^

  22. 22 Fos87

    Io concordo con CMT: non si può “mostrare” tutto in un romanzo, bisogna anche lasciare spazio a un po’ di vecchia sana narrazione. Per me quella famigerata regola -”mostrare, non raccontare” -ha creato dei mostri indicibili, robe alte cinquanta centimetri, illeggibili, che avrebbero potuto essere la metà; io stessa fui toccata da questo morbo, e rileggendo la mia povera opera prima dopo tre anni mi sono messa le mani nei capelli.
    In realtà non credo nell’esistenza di regole fisse nello scrivere, ma piuttosto in qualche buon suggerimento che aiuti l’autore a trovare un proprio equilibrio, senza estremismi.

  23. 23 Diarista incostante

    @Fos87 e CMT
    Mostrare invece che narrare non significa che nel libro compariranno anche scene del tipo “l’eroe si scaccola il naso & va al cesso”. Anzi, è proprio il contrario. Con il show don’t tell è d’obbligo stringere, pena l’orchite dello scrittore prima ancora che del lettore.

    Quindi via le descrizioni dettagliate del paesaggio, via quelle ultra minuziose dei personaggi salvo eccezioni degne di nota, via le scene inutili che non portano avanti la storia. E guarda caso: largo all’immaginazione (è un fantasy non a caso, giusto?)

    La “vecchia sana narrazione” ve benissimo per le favole di Andersen, ma nel fantasy genera mattoni indigeribili pieni di cellulite e chili superflui.
    Poi è ovvio che qua e là qualche microscopico sprazzo di narrazione ci sarà (se un personaggio narra un evento a qualcun’altro, per esempio), ma se non fai altro che raccontare, la storia potrà essere anche bella, ma il libro salterà fuori male. Pesante, è la parola.

  24. 24 Lara Manni

    Sono molto, molto, molto d’accordo con l’articolo di Gamberetta. Non starò qui a ripetere dove e perchè, dal momento che lo quoterei tutto.
    Aggiungo però un interrogativo: non è altrettanto importante che attraverso i dettagli si racconti cosa sono, cosa sono stati, cosa provano i personaggi medesimi? Altrimenti il rischio potrebbe essere quello di non “sentirli”, parlando da lettrice. Non voglio dotare un drago della madeleine proustiana, per carità, ma solo cercare di capire come nel “mostrare” si possa, e secondo me si debba, emozionare.

  25. 25 Gamberetta

    @Lara Manni. Non credo si possa dare una risposta generale, dipende da quello che stai scrivendo. È come con l’ambientazione: in alcuni casi è importante per la storia che anche il lettore sappia vita, morte e miracoli del tal luogo, in altri no. Lo stesso i personaggi: non sempre ha questa importanza definirli così bene.
    Mettiamo che stia scrivendo un giallo tradizionale, qui l’emozione dovrebbe nascere dalla sfida intellettuale per capire chi è l’assassino. Il detective incaricato delle indagini è zoppo, è stato picchiato da piccolo, è appena stato lasciato dalla moglie e una volta che ha vinto al SuperEnalotto ha regalato tutto in beneficenza. Posso creare molta empatia e magari renderlo un personaggio che susciti (facili?) emozioni. Sta di fatto che se poi l’assassino è il maggiordomo non è che sia un gran romanzo. E, d’altro canto, se il meccanismo criminale è ben studiato, forse non c’è bisogno che il detective susciti chissà quali emozioni.
    Anche perché le emozioni non sono “gratis”, sono pagine in più, come ogni elemento bisogna valutarlo attentamente per capire se sia davvero essenziale.

  26. 26 Vale

    Come sempre precisa e (dolorosamente) esatta la tua analisi.
    Se posso lasciare il mio commentino (magari inutile) devo dire che se ci fosse un romanzo con delle “salamadre giganti”, lo comprerei subito.
    Invece, dove ti giri trovi elfi…
    Mah…

  27. 27 Stefano

    Veramente il western all’italiana era girato in Maremma, non certo in Val padana e gli americani, quelli veri, inorridivano di fronte alle opere di Sergio Leone… questo per ricordare un’altra regola per chi scrive: “scrivi di quello che sai”
    Condivido il tuo giudizio sul Med fantasy, che è senz’altro un falso problema per due motivi: il background culturale non è sempre legato alle origini geografiche o etniche; in seconda battuta bisogna anche ricordare che ci sono regioni italiane ben poco mediterranee che hanno senz’altro nelle vene un po’ di quella tradizione celtica tanto invocata nel fantasy.

  28. 28 gugand

    @Stefano
    I film di Leone sono dei film cult per tutto il mondo, specie in USA.
    Basta guardare i voti ai suoi western su http://www.imdb.com...

  29. 29 Stefano

    Gugand, chiedi a un californiano cosa ne pensa degli spaghetti western e vedrai cosa ti risponde ;-) Anche Ben Hur o Spartaco sono film kult, ciò nonostante, storicamente parlando, sono e rimangono delle schifezze. E per alcuni questo difetto inficia la godibilità del tutto.

  30. 30 Stefano

    Volevo dire texano…

  31. 31 Lidia

    @Stefano

    Prima dicevi: “se chiedi a un americano vero”. Poi specifichi texano. Perché, gli altri americani sono finti? Non lo sapevo! ; )

  32. 32 avvocatospadaccino

    ehilà, mi siete mancati… e voi a dire: ma chi è questo?
    pazienza…
    volevo dire che, almeno per essere originale, NON sono d’accordo con l’articolo.
    Chiarisco e chiarifico:
    - è vero che mostrare è più difficile di raccontare e quindi richiede più arte.
    - è vero che bisogna mostrare di più, specie nei romanzi italiani
    - ma mi viene sempre il dubbio che questa è una regola mutuata dal cinema ed in particolare dall’action movie e quindi non si adatta perfettamente ai romanzi.
    Manzoni raccontava e non descriveva (e se ve ne uscite con l’addio ai monti, vi tiro una fucilata… proprio dove mostra fallisce)
    questa è la mia modesta, non richiesta, inutile, personalissima opinione.
    chapeau

  33. 33 Leekanh

    Mah, non mi pare che in genere la fedeltà storica sia il metro maggiore per quantificare la bontà di un film… Soprattutto un film che punta su ben altro oltre che la fedeltà storica insomma (pensiamo poi ad altri film cult tipo Braveheart che di sicuro non sono attendibilissimi sul lato storico, ma decisamente godibili).

    Inoltre non è nemmeno vero che il western “made in usa” sia così veritiero, basti considerare il ritratto impietoso fatto agli indiani… Al solito si disdegna un po’ quello che ci fa più comodo!

    E a parte tutto comunque la realtà storica dei fatti conta quel che conta, non mi pare che gli spaghetti western abbiano come caratteristica quella di fornire un ritratto realistico della vita di frontiera, ma quello di creare un film che intrattenga e diverta, e Sergio Leone era un maestro di questo… E non è infatti un caso che quando si pensa al west “mitico” la prima cosa che viene in mente sono proprio i western all’italiana, in più molte idee introdotte da questo sotto-genere divennero con il tempo vere e proprie icone (nonostante all’inizio fossero malviste).

    Poi insomma, allora a questo punto dovremmo anche cestinare grandi classici come il ciclo arturiano (e praticamente ogni opera cortese) perché non è attendibile storicamente?

  34. 34 Gamberetta

    @Stefano. È vero che all’epoca, specie la critica, accolse i western all’italiana con una certa spocchia, ma ora non è più così. Attualmente i film di Leone sono considerati capolavori, in Europa, in America, in tutto il mondo.
    Prova ne sia che appunto Il Buono, il Brutto, il Cattivo è, al momento attuale, al quarto posto nella classifica assoluta dei film preferiti dai visitatori di IMDb.com e primo nel genere western. Tenendo conto che IMDb.com è uno dei siti più frequentati della Rete non mi pare un dato da poco.
    Leggi la recensione di Roger Ebert (qui), dove tra l’altro è confessato l’ingiusto pregiudizio dell’epoca nei confronti degli “spaghetti western”.
    Poi Spartacus non sarà storicamente accurato e non sarà il miglior Kubrick, ma onestamente non l’ho mai sentito definire schifezza da nessuno. E in effetti quando l’ho visto schifezza non mi è parso per niente.

    @avvocatospadaccino.

    ma mi viene sempre il dubbio che questa è una regola mutuata dal cinema ed in particolare dall’action movie e quindi non si adatta perfettamente ai romanzi.

    Considerato che i principi dietro lo show don’t tell sono già enumerati da Strunk nel suo manuale del 1918, ed elencati non come scoperte, ma come constatazioni ormai acquisite da tempo, direi che puoi toglierti il dubbio: il cinema non c’entra niente.

    Manzoni raccontava e non descriveva (e se ve ne uscite con l’addio ai monti, vi tiro una fucilata… proprio dove mostra fallisce)

    Infatti Manzoni è uno scrittore mediocre.

  35. 35 Leekanh

    Infatti Manzoni è uno scrittore mediocre.

    Phew, allora c’è davvero qualcuno che la pensa come me! :p

    A scuola ogni volta che mi rendevo conto come la storia presentasse davvero delle cose allucinanti mi veniva sempre detto che no, lo scrittore è grande perché quel che racconta è “realistico”… Eh cavolo… Se devi scrivere della realtà scrivi un libro di storia, dico io!
    Peggio che peggio quando è bello perché è poetico… Allora scrivi una cavolo di poesia, non un romanzo!
    Ma erano anche altri tempi, tuttavia ritengo comunque Manzoni estremamente sopravvalutato…

    Tornando allo Show Don’t Tell, come detto è una regola che ormai si conosce già da tempo e non la trovo nemmeno così inconcepibile, è una regola estremamente logica… Come tutte le regole però bisogna sapere quando applicarla, e non considerarla ovviamente dogma. Non è necessario mostrare sempre, a volte è anche piuttosto deleterio, però non credo sia così impensabile sostenere che una scena importante per la trama vada mostrata al lettore, non spiattellata lì tanto per… Ed è essendo una cosa estremamente banale, al solito è data per scontata e bellamente ignorata, così assistiamo a scempi troisiani con battaglie e scontri importanti risolte in due righe e paragrafi invece pieni di roba totalmente superflua…
    Ma in Italia purtroppo siamo fan di queste cose, per noi non è arte se non ci sono “emozioni” (e l’unica emozione degna di questo nome è la tristezza, ovviamente! Se una cosa non è triste non può essere vera arte, no?) e se non ha mille livelli di lettura, allegorie (spesso del tutto casuali) e cose del genere… La trama ovviamente è un appendice fastidiosa e può essere saltata di pari passo. Mah…

  36. 36 LaPix

    La questione non riguarda solo il genere fantasy, purtroppo.

    Secondo me non tanto è il realismo l’obiettivo che l’autore deve raggiungere quando racconta una storia, ma come dici tu, Gamberetta, quello di essere credibile. Vale a dire che se un autore ti crea un mondo fantastico o grottesco o futuristico etc. deve rendertelo credibile e convincente, anche se contiene elementi “non realistici”. Ma per fare questo l’autore ha bisogno di una libertà di espressione che in Italia non c’è. Non c’è la libertà di scrivere storie veramente horror o veramente magico-esoteriche o veramente fantascientifiche nella letteratura per ragazzi.

    Questo per due problemi.

    Problema 1: un’editoria che investe solo in generi che sono stati già ampiamente collaudati ( cloni di Harry Potter, storie di pirati, storie di streghette o fatine, investigatori etc,) in quanto resi famosi da autori STRANIERI, ma che non investe su autori italiani, che possano creare qualcosa di ORIGINALE. E perché non lo fanno? Vedi il problema 2

    Problema 2 :
    viviamo in un Paese dominato da una cultura di matrice catto-comunista, che incensa certi generi letterari e ne affossa altri. Perciò, la magia, le streghe e le fatine vanno bene in quanto inseriti in un contesto non realistico, ma di pura fantasia (mondo popolato da draghi, unicorni e compagnia bella); l’avventura archeologica e poliziesco-investigativa vanno bene pure quelle perché fa un po’ Indiana Jones e c’è comunque il ricorso a risorse prettamente umane… l’importante è che i misteri si risolvano e il lettore abbia risposte e soluzioni rassicuranti. Ma se appena inserisci in un contesto “realistico” elementi non controllabili e non spiegabili scientificamente, se, in poche parole, “mischi” cose realistiche e cose sovrannaturali… è allora che non hai nessuna chance di pubblicare in Italia. 

    Il cattolicesimo odia questo tipo di narrativa perché non può ammettere un sovrannaturale che escluda (o semplicemente ignori) il Dio cristiano; e la sinistra materialista liquida il sovrannaturale/ paranormale (e quindi la letteratura fantastica) come cavolate “non scientifiche” .
    Ecco perché nella nostra fiction non esiste l’equivalente di un “X-Files”, o di serie come “Medium”, “Ghost-Whisperer”, “Taken”… in compenso, marescialli, commissari e santi come se piovesse.
    Potrei andare avanti per un bel po’, ad elencare gli sconquassi che questo “inciucio” tra religione e materialismo ha creato nella editoria, ma credo di avere reso l’idea. Dove finisce l’una comincia l’altro, e nel mezzo c’è una voragine che nessun editore ha il coraggio di colmare.
    Forse sono andata un po’ OT… ma si tratta di un argomento non da poco, sulla quale mi scervello ormai da anni.

    Complimenti per il blog, che ho scoperto da poco ma che seguo nonostante non sia una vera fan del Fantasy.

    PS Manzoni non era uno scrittore mediocre; sono d’accordo però sul fatto che sia sopravvalutato, e di questo dobbiamo ringraziare la cultura cattolica che ha reso obbligatorio lo studio dei “Promessi Sposi” -cosa che non smette di sconcertarmi- nelle scuole (almeno ai miei tempi, adesso non saprei).

  37. 37 Angra

    @LaPix: scusa ma se la colpa fosse come dici tu della cultura catto-comunista allora una serie come X-Files, oltre a non essere prodotta, non sarebbe nemmeno trasmessa in Italia. Il fatto è molto più banalmente che realizzare una serie così qui costerebbe troppo, e conviene di gran lunga comprarla all’estero.

  38. 38 Diego

    @ LaPix. Quoto Angra. Suppongo che se gli editori non investono in un filone sia perché non credono che possa produrre businness. Tutto lì. La tesi del complotto che tiene fuori dalle librerie generi o autori indesiderati mi sembra un pò fantascientifica. Oltretutto per chi è al di fuori del circuito editoriale e desidera far conoscere i proprio lavori esiste il web. Non avrà ancora l’incidenza che merita, d’accordo, però mi sembra in crescita, ed era una possibilità che esordienti/sconosciuti fino a qualche anno fa si sognavano.

  39. 39 Anacarnil

    Quoto Angra e Diego.
    Che una certa sorta di riserva cattolicistica esista in Italia è vero, ma che la cultura subisca condizionamenti “catto-comunisti” sembra una frase venuta fuori dalle labbra di Emilio Fede.
    La verità è che in Italia la letteratura fantastica non ha quasi radici, mentre la nostra storia è piena di importanti letterati del passato. E culturalmente, qui in Italia, si pensa più a mantenere il passato che volgersi al futuro.

  40. 40 perissi

    Non ho letto tutti i commenti al post, per cui magari qualcuno ve lo ha già segnalato: i western di Leone non erano girati in Val Padana o in Maremma, bensì in Almeria, e gli americani, quelli veri, lo adoravano (leggere per credere le dichiarazioni d’amore dei registi Sam Peckinpah e Don Siegle)!
    Del post -vero e proprio- devo dire di non averci capito molto, eppure il mio lavoro è appunto quello dell’editor… Forse anche voi date, di ciò che scrivete, immagini sfocate(esamino di coscienza, please).

  41. 41 zora

    Quoto Anacarnil, Diego e Ambra, la teoria del complotto è un po’ campata per aria. Basta leggere le raccolte di fiabe popolari curate da Italo per trovare grandi invenzioni, weird, fantastico inspiegabile, mostri e mostriciattoli, storie poco rassicuranti e senza lieto fine.
    Poi ora l’antiapologia cattolica vende, così come mr Dan Brown, ergo…difficile pensare ad un complotto.
    Ulteriormente, esistono libri come “Pan” (recensito pure da Gamberetta) che non mi paiono esattamente politically correct.
    Credo che buona parte delle schifezze fantasy pubblicate in Italia sia più figlio del filone Disneyano&Co: eroe moralista perchè si, lieto fine perchè si, belli uguale buoni, cattivi uguale brutti. Si assiste ad una gnokkizzazione del fantasy, come si vede anche dall’ultima edizione di D&D, dove il mezzorco (brutto e kattivo e sbavoso) è stato sostituito dal mezzodrago (figo e potente) tra le razze base.

  42. 42 Mariano

    Riscorrevo i commenti di questo penultimo post, impressionato dal loro numero. E leggiucchiavo qua e là a casaccio. Leggo i commenti di un’utente che afferma con piacere che qualcun altro condivide il fatto che Manzoni sia uno scrittore mediocre…Mah! Perplesso più avanti trovo conferma del fatto che Gamberetta afferma che Manzoni è uno scrittore mediocre.
    Al che, anche se Manzoni abbia frantumato i cabasisi un po’ a tutti credo, ho avuto molte perplessità non tanto in merito al concetto di SDT…quanto in merito al fatto che Manzoni raccontasse e non mostrasse. Ora dobbiamo pur guardare al fatto che Manzoni ci “mostri” una lirica del linguaggio italico difficilmente raggiungibile altrove. Una maestosa complessità di vicende storiche, sociali e psicologiche molto raffinata, risciacquata in Arno quando tutto sommato il fiume era “meno sporco” di adesso. Insomma estendere la critica al Manzoni, gettando un giudizio netto a uno dei padri della letteratura cui Calvino stesso riconosce valore di spartiacque, che ha dato vita a una straordinaria (letteraria) versione critica del romanzo curata da N.Sapegno e G.Viti, che ha “nazionalizzato” la letteratura anni prima dell’unità (istituzionale) italiana, mi pare, francamente, eccessivo, con tutto l’affetto che riservo a questo blog.
    Insomma per quanto sia amabile e divertente ammucchiare e giudicare in modo netto il passato, un po’ al modo dell’Incendiario di Palazzeschi, non trovo stavolta condivisibile questa opionione. Che poi oggi risulti noioso leggere un romanzo come I Promessi Sposi, posso per certi versi capirlo, ma se molti scrittori di qualunque genere, li avessero studiati e letti per intero, forse alcuni romanzi sarebbero perfino “meno peggiori” di quanto appaiano.

  43. 43 Angra

    @perissi:

    Del post -vero e proprio- devo dire di non averci capito molto, eppure il mio lavoro è appunto quello dell’editor… Forse anche voi date, di ciò che scrivete, immagini sfocate(esamino di coscienza, please).

    Non confondere le cause con gli effetti. Vale il discorso:

    capisco bene quello che leggo, quindi potrei fare l’editor

    non vale invece il discorso

    faccio l’editor, quindi capisco bene quello che leggo

    Esamino di coscienza, please ;)

  44. 44 perissi

    xAngra: no, mi spiace, nell’errore ci siete voi(intendo voi gamberi). Molte cose non sono chiare, prima fra tutte l’importanza che date(se la date) allo stile. Leggendo il post sembra che vogliate semplicemente i romanzi che avete in testa. Perchè non provate a scriverli e ad inviarli a qualche editore? Troppo facile fare i dogmatici d’accatto nascosti dietro ad un nickname.

  45. 45 perissi

    xAngra: no, mi spiace, nell’errore ci siete voi(intendo voi gamberi). Molte cose non sono chiare, prima fra tutte l’importanza che date(se la date) allo stile. Leggendo il post sembra che vogliate semplicemente i romanzi che avete in testa. Perchè non provate a scriverli e ad inviarli a qualche editore? A fare i dogmatici dietro ad un nickname son bravi tutti

  46. 46 Wanax

    Alla fine cosa importa se in un libro sta scritto
    [1] Silvia non è un bravo genitore.
    anzi che
    [5] Silvia era appena tornata a casa dopo il turno di notte alle acciaierie Krupp…libro..figlia..

    Che conta in un libro non sono ste boiate tipo show dont tell.
    Un libro deve:

    -essere in grado di trasmettere il messaggio.
    -soddisfare l’aspettativa emotiva.

    Tutto il resto all’infuori di questi due punti ha scarsissimo valore, cio che meriterà di essere pubblicato dipenderà esclusivamente da quali Messaggi e quali emozioni il pubblico vuole. Se il tuo libro da le emozioni che il pubblico vuole ed è scritto in un linguaggio comprensibile allora avrà successo.

    A nessuno importa se scrivi che [1] Silvia non è un bravo genitore piuttosto che Silvia picchia la figlia, se non sei documentato o quale altro errore lasci indietro. L’interesse e la critica del pubblico sono giustamente rivolti verso punti di maggiore importanza.

    Forse anche da questi scarsissimi scrittori degli ultimi tempi che spopolano tra le dodicenni abbiamo qualcosa da imparare.

  47. 47 Gamberetta

    @perissi. Onestamente, ma cosa vuoi? Qui e in altra sede mi hai definita imbecille, cialtrona e ipocrita. Se così pensi di me, come ritieni si possa discutere? Vai a discutere con chi è alla tua altezza, lascia stare gli imbecilli cialtroni ipocriti.
    Infine ti ricordo che qui sul blog ci sono un minimo di regole, una delle quali è non andare off topic. Non hai capito l’articolo, ne prendo atto, sarà sicuramente colpa mia, ciò detto, se non hai niente da dire sull’articolo stesso, non lasciare commenti inutili.

    @Wanax. Se tu scrivi usando sempre lo stile [1] il lettore si annoia, e quando il lettore si annoia non finisce il romanzo, e se non finisce di leggere è difficile che riesci a emozionare o lasciare chissà quali “messaggi”.

  48. 48 Wanax

    Non volevo certo dire che si devono scrivere romanzi tutti con lo stesso stile (non so cosa centra poi dato che di solito gli scrittori non cambiano “stile” di capitolo in capitolo o,o ma cosa si intende ora con stile? vabe..) Quello che stavo dicendo è che lo stile non è poi cosi importante! =)

  49. 49 perissi

    Gamberetta, il mio commento era più che utile, almeno per fare chiarezza su due punti: 1)argomento Sergio Leone, tirato in ballo dagli altri utenti a commento del vostro post. 2) chiarezza “descrittiva” concetto reiterato dal post medesimo.
    Sul vostro suggerimento a rivolgermi SOLO a chi mi è all’altezza, rispondo soltanto che il classismo non è il mio genere, esprimere pareri (personali) sulle competenze, invece, si.

  50. 50 Mariano

    @wanax
    Lo stile non è importante?
    Si forse non è indispensabile per vendere! A quello è utile una buona pubblicità.
    Anche lo stile “aiuta” qualche volta a vendere. Ma questo è uno scopo rilfesso, piegato dalle logiche del mercato.
    Lo scopo dello stile è creare un ponte concreto tra autore e lettore. Rendere un pezzo unico.

  51. 51 Leekanh

    @Mariano: Si, quello ok… Che poi per carità, a me non è nemmeno dispiaciuto troppo leggerlo Manzoni, al tempo. Anzi ero uno dei pochi che seguiva la vicenda…

    Riconosco di sicuro che la figura di Manzoni è stata una figura molto importante per lo sviluppo del romanzo in Italia (come Dante per la scrittura volgare), sono un po’ meno contento del fatto che abbia rincarato al dose per il nostro feticismo per il “realistico” (sic).
    Accetto quindi che mi si ribadisca l’importanza di Manzoni nella nostra storia, ma non accetto che però me lo passino come una figura mitologica inarrivabile… Ottima l’idea del Manzoni, ma perfezionabile l’esecuzione! Che poi ovvio, erano altri tempi, come detto, tuttavia non è una scusa, bisogna riconoscere il valore del romanzo per quel che è.
    Nel suo contesto poteva anche essere così inarrivabile, nel nostro contesto invece decisamente no. Non che ci sia un problema in questo, voglio dire… Anche il primo film dei fratelli Lumiere è una pietra miliare e grande spartiacque, ma non è un treno che si avvicina alla telecamera si possa definire esattamente un film grandioso!
    Non mi va bene che mi si porti “I Promessi Sposi” come romanzo da mascella cadente, glorificando anche le sviste (Evidentemente se Manzoni commette un errore lo commette in modo illuminato!) o impuntandosi su dettagli che sono… Dettagli…
    Secondo me quindi è un autore si importante, ma decisamente sopravvalutato…

    @Wanax: Certamente l’importante del libro è l’emozione che riesce a trasmettere, visto che leggiamo per quello in fondo (quantomeno per la letteratura d’intrattenimento!). Però certo c’è modo e modo di trasmettere emozioni, alcuni modi sono migliori di altri e la cosa è stata provata. Direi che non è una cosa così tremenda quindi volere un libro che riesca a trasmettere qualcosa in modo “migliore”, no? Se non si pretende il miglioramento del media è un po’ come sancire la sua morte…

  52. 52 Diarista incostante

    @perissi
    Scusa, ma non riesco a cogliere l’utilità dei tuoi interventi, a parte la precisazione su dove sono stati girati western di Sergio Leone (che a me piacciono parecchio tra l’altro).

    Sei un editor, bene. E allora? Dobbiamo inchinarci di fronte alla grandezza del mestiere? Oppure l’hai specificato per qualche altro motivo? Non si capisce. Cos’è che stai cercando di dire, in sintesi? Scrivilo e ne parliamo, magari ne emerge qualcosa di utile/interessante/valido/divertente.

    In quanto all’invito a scrivere in prima persona invece che criticare altri libri, qui più o meno tutti possiamo farti notare che sei l’ultimo/a di una lista infinita di gente che urla il ritornello “scrivi tu se sei capace invece ke criticare il mio libro preferitooooo! Come osiiii?????”.

    Che è una stronzata, detto papale papale. Perchè se solo gli scrittori potessero permettersi di non apprezzare i libri, perchè ci insegnerebbero a leggerere a noialtri? Per decifrare la lista della spesa e le istruzioni del microonde? Ecco, appunto. Non è che ci siano delle esclusive sull’uso del cervello, tutti l’abbiamo, tutti dovremmo usarlo.

    Cerchiamo di elevare un minimo il tono della discussione, su.

  53. 53 Mariano

    @Leekanh

    Si, ma tanto non sarò io che qui e in questo momento rispolvererò gloria e polveri del Manzoni, anche perché non ne ho la competenza.
    Ma mandiamo al diavolo la competenza nell’epoca in cui tutti sono super-competenti!
    Sono d’accordo con te: Manzoni è sopravvalutato. Giustamente sopravvalutato, attenzione. I capolavori sono sempre “naturalmente” sopravvalutati. Poi è chiaro che non puoi de-contestualizzare il romanzo in questione o qualsiasi film. La critica si basa anche e forse soprattutto su contingenze di tipo storico, temporale insomma.
    Però voglio anche aggiungere che certi classici, in qaunto classici, vanno al di là del tempo e dello spazio. Portento della cultura.
    Concludiamo con Gibran? “Tendi l’arco verso il passato perché la freccia scocchi verso il futuro.”

  54. 54 perissi

    xdiarista incostante: no, il mio non era un invito a “scrivere se ne siete capaci”, ma una riflessione su quanto facile sia dare lezioni di scrittura (e di editing) nascondendosi dietro un nickname e avendo ancora tutto da dimostrare.
    L’impressione, forte, è di frustrazione(non è un’offesa, ma un punto di vista, ed è pertanto opinabile). Sia chiaro, la critica va bene ed è legitima, nessuno la mette in discussione, ma il pulpito è onestamente risibile.
    Poi, sull’inchinarsi di fronte ad un editor, lo dite voi, e già questo è un cattivo indice della vostra buonafede. Il mio pensiero l’ho espresso chiaramente: la lezione di scrittura di Gamberetta è poco chiara. Non tiene conto di un’infinità di cose che -i da lei tanto odiati editor- devono tenere conto tutti i sacrosanti giorni.
    Si chiama realtà dello stato delle cose.

  55. 55 perissi

    Legittima va con due “t”, sorry.

  56. 56 Gamberetta

    @perissi. Tu mi sopravvaluti. Io non impartisco lezioni di scrittura, io riferisco le lezioni altrui. A parte il testo dell’esempio, quanto qui riportato è preso da saggi e articoli scritti, tra gli altri, dai signori:

    William Strunk (autore del celeberrimo Elements of Style che – nel bene o nel male – è ormai un classico nel suo genere).
    E. B. White (editor e autore di romanzi per ragazzi, come Stuart Little e Charlotte’s Web).
    Oakley Hall (famoso romanziere americano).

    Jeffrey M. Zacks & gli altri professori del Dynamic Cognition Laboratory all’Università di Washington.

    Il dato interessante è che c’è una convergenza fra le idee del primo gruppo (editor e romanzieri – persone che si avvicinano alla narrativa da un punto di vista “artistico” o al massimo commerciale) e il secondo gruppo, che invece studia la narrativa da un punto di vista strettamente scientifico/neurologico.
    Mi scuso per la mancanza di una dettagliata bibliografia, d’altra parte la “lezione” non voleva essere un testo accademico, solo un’introduzione a un concetto più vasto.

  57. 57 perissi

    xGamberetta: perdonami, ma secondo me proprio qui sta l’inghippo.
    La teoria è una cosa, la pratica un’altra. Poi esistono miriade di variabili. Tutto cambia, anche il modo di scrivere, leggere, editare. A tal proposito ti rimando ad una strepitosa intervista/saggio (all’epoca pubblicata in 33 giri) tra Fritz Leiber e Michael Moorcock, nella quale sostengono l’esatto contrario dei manuali da te citati! E quell’esatto contrario è LA PRATICA dello scrivere e dell’editare.
    Non per farmi pubblicità, ma ti invito a leggere l’antologia “La Sete”, edita e curata dal sottoscritto con Alberto Corradi, pubblicata da Coniglio Editore, da Maggio in libreria. Bella o brutta che lo troverai, potrai notare -concorde o discorde- la messa in opera di quanto sostengo.

  58. 58 Diarista incostante

    @perissi
    Citami, per favore, i titoli di romanzi (con passi esplicativi e significativi, se possibile) che dimostrino che scrivere buona narrativa fantasy non contempli le seguenti regolette di base

    1) mostrare invece che raccontare
    2) un linguaggio semplice e diretto
    3) uno stile quanto più trasparente possibile, senza risultare asettico com’è ovvio che sia
    4) una storia originale e piena di fantasia

    Mi piacerebbe anche capire su che basi sostieni che fare editing di mestiere significhi il contrario di quanto scritto in Elements of style. Non mi citare Leiber, spiegamelo tu. In cosa sarebbe diverso il vero mestiere di editor?

    Dal canto mio, visto che ci stiamo invitando tutti alla lettura, ti consiglio On writing, di Stephen King. Sta dalla parte di William Strunk, del quale consiglia lo studio, ma secondo me potrebbe piacerti lo stesso.

  59. 59 perissi

    xdiarista incostante: potrei citartene molti(anche qualcuno dello stesso Moorcock, e per andare oltre il genere: Conrad, Celine, Lem…), ma non per tutti i punti, su alcuni -infatti- concordo in pieno. Fare l’editor significa esaminare l’intera opera, capirne gli obiettivi, le motivazioni, contestualizzarla in una precisa linea editoriale, dare anche -quando servono- direzioni di concretezza, conoscere il mercato, le tendenze(purtroppo, ma il dato è imprescindibile, a meno che non si voglia fare l’editore suicida), e soprattutto conoscere la letteratura, che aldilà di schemi, regole, dogmatismi, è fatta anche d’altro… ogni autore è un mondo a parte. Poi, buona ultima, l’onestà intellettuale, che non significa fare propri gli insegnamenti altrui, ma praticarli con PERSONALITA’, adattandoli con buonsenso all’abbisogna, camminando sempre per nuovi sentieri, altrimenti tutti i romanzi sarebbero uguali, o peggio ancora: solamente dei “prodotti”.
    Le indicazioni di massima, contenute in vari saggi e manuali, vanno bene in quanto tali, di massima appunto.

  60. 60 Mariano

    Mah…non si sta perdendo un po’ il punto della situazione?
    Gamberetta ha fatto un’introduzione al problema. E tuttavia il meccanismo SDT funziona. Me ne rendo conto io stesso quando scrivo e sottopongoad altri un testo con SDT curato e un’opera dove l’SDT manchi.
    Insomma, possiamo prenderci in giro quanto ci pare.
    Qui non si parla di regole, ma di spirito creativo convogliato in alcune tecniche.
    L’unica cosa positiva del dibattito è che adesso ho un libro in più da leggere, ossia quello di Strunk, e non altri.

  61. 61 perissi

    Le anticamere delle redazioni delle case editrici sono piene di aspiranti scrittori seguaci del “metodo”. Idem le scrivanie degli editor. Poi, ma tu guarda che caso, salta fuori qualcosa di pubblicabile, che -al 90×100- è stato scritto da chi del metodo non ha mai sentito, letto o saputo, alcunchè . Ditemi voi: ma prima, come facevano gli scrittori?

  62. 62 Mariano

    è molto semplice perissi…
    I Templari hanno trasmesso un mistero e un metodo della scrittura che è stato rivelato solo a un ristrettissimo numero di adepti.
    Il Sacro Graal, gli Alieni e gli Egizi sono tutti connessi a questo che è il grande mistero della scrittura.

    Ahahahahahahahahah!!!

  63. 63 perissi

    ?

  64. 64 Mariano

    Regola a cui conducono tutti i corollari di Murphy:

    “Vi siete presi troppo sul serio.”

  65. 65 perissi

    Non era seria la discussione? Abbiamo tutti preso un abbaglio?
    Però su una cosa concordo: il mistero.
    Ultimissima cosa: l’Italia non è l’America, e neppure l’inghilterra.
    Forse, per discutere di -e sulla- narrativa italiana, sarebbe duopo citare non Manzoni, bensì Pirandello, Malaparte, Scerbanenco, Aldani(autore di un saggio notevole da poco ristampato -o in stampa- da Elara)… troppi, mi fermo qui.

  66. 66 Mariano

    Mah….questa non l’ho capita!
    Perché Manzoni non appartiene alla narrativa italiana!?!
    Uffa….,,,,,che barba che noia! Ciao!

  67. 67 perissi

    Mariano, la tua è la tipica risposta di chi tira il sasso e nasconde la mano.
    Come tua è la noia di chi non sa ribattere, per ovvie mancanze di argomentazioni.
    Gamberetta, se vuoi, mettimi pure nella fogna, se quello è il luogo dove non metti gli accondiscendenti adulatori tout court.

  68. 68 Mariano

    Va bene va bene va bene va bene va bene! Va bene così!

  69. 69 Diarista Incostante

    @perissi

    Non mi hai citato nessun titolo, quindi del tuo intervento me ne posso fare ben poco, purtroppo. Ti rispondo a braccio, perchè ho gente a cena e i gatti affamati e la bimba che potrebbe svegliarsi da un momento all’altro.

    Il discorso ogni autore è un mondo a sè condivido, è vero.

    il discorso editare è guardare il mercato, no. Secondo me quello deve guardarlo l’editore, con la e alla fine.

    La piega che prende spesso il tuo postare, con un’aria sul genere di “io lo faccio di mestiere e voi no, ergo io ne capisco e voi no”, fa a pugni coi discorsetti su “come facevano gli scrittori prima che fossero inventate le regolette sulla buona scrittura?”. Se hai la sagacia di capire che può esistere la competenza anche senza la scuola dell’obbligo (Elements of style), allora dovresti estendere questo concetto in modo più ampio, anche al mestiere di editor, per dirne una.

    Sempre a questo proposito, c’è chi impara a leggere da solo a 4 anni e chi a 6 a scuola. Dopo però siamo tutti uguali, leggere è sempre leggere. Riga, punto, chiusa qui. I cosiddetti grandi scrittori che si fanno da sè sono come Leonardo. Pochi, rari, molto talentuosi. Se mai ti leggerai On writing vedrai che S. King divide gli scrittori in mediocri, competenti, bravi e bravissimi. Studiando si passa da competenti a bravi. Nessun altro salto di categoria esiste e/o è contemplato in questa parte di universo, nel nostro sistema solare (cit. Battiato). Ma ti faccio notare che passare da “competente” a “bravo” non è poco. Tutto questo giro di parole per dire che non saremo tutti dei Pirandello, o dei Murakami come preferisco dire io, ma possiamo essere più che delle Troisi o delle Meyer solo prendendoci la briga di studiare e imparare.

    Per il resto a domani. L’ospite è arrivato e devo ancora apparecchiare la tavola…

  70. 70 Mariano

    Apprezzo e quoto l’intervento di Diarista Incostante. Perissi non ha ancora risposto alla domanda su Manzoni. Ma non ha importanza.

  71. 71 Angra

    @perissi:

    sarebbe duopo citare non Manzoni, bensì Pirandello, Malaparte, Scerbanenco, Aldani

    Nell’articolo si parla di fantasy italiano: perché tirare in ballo quei tizi là quando in Italia abbiamo un vero purosangue della letteratura fantastica a cui salire in groppa?

  72. 72 perissi

    xdiarista incostante: ti ho risposto a braccio anch’io, stavo lavorando come sto lavorando ora(a Napoli Comicon, Castel Sant Elmo dal 24 al 26 di questo mese, presenterò 6 nuovi libri + una nuova collana su Salgari, gli ultimi due tomi sono andati in stampa oggi alle 19). Ad ogni modo non sono un juke box, ti ho fatto i nomi di alcuni autori, sarà più divertente per te scoprire dove, come e con cosa, avvalorano la mia tesi. Poi, se proprio vuoi approfondire, puoi sempre iscriverti a qualcuno dei miei corsi.
    L’editor decide, l’editore mette i soldi, ma nessun editor vuole mandare fallito il proprio editore. La tua è una visione della realtà di un’ingenuità disarmante.
    On writing l’ho letto, concordo con King, ma che c’entra con quanto è qui in discussione? La competenza si vede dai concetti espressi, e qui io devo ancora vederla. Leggo, invece, tante dichiarazioni per sentito dire, e non mi riferisco alle recensioni, bensì alle omelie.
    Dico chi sono e cosa faccio, non per intimorire o perchè mi sento superiore, ma semplicemente perchè qui si parla con assoluta leggerezza e incompetenza di argomenti che sono -letteralmente- il mio pane quotidiano.
    Per cui , a scanso di equivoci, preferisco identificarmi.

  73. 73 perissi

    xMariano: ho citato autori contemporanei. Punto.

  74. 74 perissi

    xAngra: nel post si parla dello scrivere narrativa. L’esempio citato da Gamberetta è generico e non ha nulla di specificatamente fantasy.
    Di purosangue nella letteratura fantastica italiana, da Ariosto in poi, ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora molti. A chi ti riferisci?

  75. 75 Angra

    @perissi:

    Ad Andrea D’Angelo, naturalmente:

    massimo perissinotto (18-04-2005)
    Bellissimo romanzo dark fantasy! Non scomoderò il solito Tolkien per il “puerile” confronto di rito,ma sappiate che questo autore italianissimo non teme confronti con i maestri della fantasy moderna! Dimenticate i vari Eddings, Goldkind,Salvatore, Jordan,Brooks, Martin… E’ giunta l’ora di crescere, e di salire in groppa a questo purosangue della letteratura fantastica!
    Voto: 5 / 5

  76. 76 perissi

    xAngra: del mio stesso parere sono anche Gianfranco Viviani della Nord e Cristina Prasso della Longanesi. Cialtroni?

  77. 77 perissi

    sempre x Angra (prima ho dovuto tagliar corto, ciano da controllare…l’editor non conosce orari, chissà se questo i manuali lo dicono): sottoscrivo quanto scritto, e non solo sul commento su ibs che hai citato, ma anche sugli articoli e recensioni che ho avuto occasione di scrivere per le precedenti opere di Andrea D’Angelo, che considero in assoluto il miglior scrittore di fantasy italiano dopo Zuddas e Cersosimo.
    p.s: ciano sta per cianografiche.

  78. 78 Angra

    @perissi:

    del mio stesso parere sono anche Gianfranco Viviani della Nord e Cristina Prasso della Longanesi. Cialtroni?

    “Tu lo dici.” (Marco 15, 2)

    Vedi, quello che ti sfugge nel discorso generale è che i sostenitori delle regole non hanno come nemico genio & sregolatezza, ma la sregolatezza in mancanza di genio.

    Porto come esempio La Rocca dei SIlenzi proprio perché grazie al fatto che l’autore all’inizio qualche regola la segue (lo show don’t tell, ad esempio), bisogna leggerne almeno una cinquantina di pagine prima di avere il sospetto di avere tra le mani una cagata. Verso pagina 200 poi, quando le intrusioni dell’autore che si fa domande retoriche e si risponde da solo la fanno da padrone, il dubbio diventa certezza.

    Per te è un capolavoro da 5/5, ok. Se mi fai la cortesia di dirmi per quali case editrici fai l’editor evito di mandar loro i miei lavori, grazie.

  79. 79 Angra

    @perissi:

    Vedi, su Zuddas siamo anche d’accordo. Ma se a La Rocca dei Silenzi dai 5/5 allora a Balthis l’Avventuriera di Zuddas cosa diamo, 60000/5?

    p.s: ciano sta per cianografiche.

    Grazie per la precisazione. Pensavo che stesse per Galeazzo, e mi son detto: ma non l’avevano fucilato? ;)

  80. 80 Diarista incostante

    @perissi

    Non ci siamo.

    Ti rinfresco la memoria perchè è evidente che ti sei malamente perso per strada.

    Questi commenti fanno (dovrebbero fare) riferimento a un articolo che tratta di fantasy italiano. Fantasy, ci siamo, ci sei? Hallo Mcfly? Ok.

    Riassumiamo cosa c’è scritto nell’articolo:
    1) show don’t tell
    2) in italia gli scrittori di fantasy ignorano lo show don’t tell e si perdono dietro menate esistenziali tipo “è vero che far leggere i giovani è importante”
    3) med fantasy: farsi le seghe mentali serve sì o no?

    L’articolo esce. Partono vari commenti.

    A un certo punto arrivi tu che puntializzi che Sergio Leone girava in Almeria, non in val padana poi dici di non aver capito cos’ha scritto Chiara/Gamberetta.
    Posti di nuovo e parli di stile (che non c’entra una fava con l’articolo perchè stile e show don’t tell non sono la stessa cosa, nè sono incompatibili e tu in teoria dovresti saperlo bene) e te ne esci con la frase

    Leggendo il post sembra che vogliate semplicemente i romanzi che avete in testa. Perchè non provate a scriverli e ad inviarli a qualche editore? Troppo facile fare i dogmatici d’accatto nascosti dietro ad un nickname

    Al che io ti rispondo dicendoti che la frase è già stata udita spesso da queste parti, e che magari invece potresti dirci qualcosa di utile nei tuoi interventi.
    La tua risposta non si fa attendere e suppone che noi commentatori + i gamberi siamo solo dei frustrati che non hanno ancora dimostrato niente, che la critica è risibile e concludi dicendo che Chiara non è stata esaustiva nel suo articolo. Aridai.
    In uno dei tuoi interventi successivi ti lanci e citi Leiber che secondo te sosteneva l’esatto contrario di quanto ha scritto Gamberetta nell’articolo (ma io Leiber l’ho letto e non sono d’accordo con te. Non so cos’ha detto in quell’intervista, ma o predicava male e poi razzolava bene, o l’intervista parlava d’altro. Che so, di cucina).

    Alla mia richiesta esplicita di citare titoli e brani in cui si dimostra che la buona narrativa fantasy se ne frega di certe cose tiri fuori Moorcock oltre a Celine e Conrad. Lasciamo da parte Celine e Conrad che di fantasy non hanno mai scritto niente. Concentriamoci su mister M. che non conosco. Che faceva, narrava invece che mostrare? Aveva un linguaggio aulico? Scriveva in modo oscuro? Le sue storie erano banali?
    In che modo, insomma, contraddiceva una o più di quelle 4 regolette che ti ho scritto?????? Non hai voglia di citare brani, va bene, parla però. Scrivi. Porta esempi a supporto dei tuoi argomenti, dai valore a quanto dici.
    Non serve che tu proclami di essere un professionista, preferisco la sostanza.
    Hai tacciato articolo, autrice dell’articolo, commentatori, passanti e donna delle pulizie di pressapochismo/mancanza di professionalità/ingenuità disarmante (meglio quella della saccenza, però grazie lo stesso tesoro)/mancanza di chiarezza/malafede. Ma a sostegno di quanto dici non hai dato assolutamente niente. Il tuo intervento è inutile.

    E ciliegina sulla torta, adesso salta fuori che sei fan della Rocca dei silenzi? Oh, ti prego!

  81. 81 Mariano

    Grande Diarista Incostante! Purtroppo non avevo nè la forza nè l’energia di rispondere, perché non sono un pratico commentatore del web e queste polemiche non costruttive a lungo mi stancano. Preferisco in tal caso il facetoface!

    Ma sei stato/a grande!

    Quoto in pieno ogni tua virgola. :D

  82. 82 perissi

    xgli ultimi 4 intervenuti: nel post di gamberetta si parla dello scrivere narrativa e gli esempi descritti non sono strettamente legati al fantasy, ma alla letteratura in generale. Quindi, non prendiamoci in giro.
    Di questo ho parlato nei miei commenti, puntualizzando la mia discordanza solo in alcuni e non su tutti i punti, per cui proprio non vedo dove sarei andato fuori tema. Sul termine “frustrato”, che non voleva essere offensivo ma semmai lessicamente aggressivo, intendevo dire -convinto a torto di trovarmi di fronte a persone di una certa elasticità mentale- che ciò che leggo in questo blog assomiglia tanto alle chiacchiere da bar sport, quelle dove chiunque critica l’allenatore, il portiere, l’attaccante… senza magari aver mai dato un calcio ad una palla od essere mai stato allo stadio. Sia chiaro, non critico le recensioni, lì il lettore è supremo e può dire ciò che vuole. Critico l’arroganza di alcune affermazioni sulla base di testi e saggi presi come oro colato. Non basta leggere On writing, ad esempio, per sapere come si scrive un libro e come funziona l’editoria e quali sono i compiti di un editor. Per questo, a gratis, non do lezioni di lettura mediante titoli e brani, troppo comodo trovarsi sempre la pappa bella pronta.
    Ma se a voi piace arroccarvi in quelle che ritenete delle certezze, affari vostri, sarà la vita a riportarvi con i piedi per terra, prima o poi.
    Distruggere i castelli di sabbia dei bambini non è tra i miei passatempi preferiti.
    Su D’Angelo, e qui presumo che l’argomento interessi soltanto Angra, posso soltanto aggiungere che sottoscrivo ogni cosa che ho scritto su di lui, anche in tempi non sospetti, ovvero prima della nostra risaputa amicizia. Inoltre, ma solo per il piacere dell’aneddotica, aggiungo alla lista dei fans prestigiosi di Andrea D’Angelo, i nomi di: Roberto Bonadimani (pluripremiato autore di fumetti fantasy e di fantascienza), Enzo Troiano (illustratore e pluripremiato autore di fumetti fantasy e di fantascienza, con pubblicazioni in Italia, Francia, Stati Uniti), Liri Trevisanello (sceneggiatrice, scrittrice, giornalista, saggista, direttrice di collana), e Andrea Longhi (disegnatore e illustratore fantasy, premiato per tre anni consecutivi a Lucca Comics & Game). Con questo non voglio dire che voi siete delle nullità, ma ribadire un vecchio detto: chi sa, fa. Chi non sa, chiacchiera.

  83. 83 Mariano

    Forse s’avessi io l’ale / Da volar su le nubi / E noverar le stelle ad una ad una, / O come il tuono errar di giogo in giogo, / Più felice sarei dolce mia greggia, / Più felice sarei, candida luna….

    Ma forse non tutti abbiamo l’ale.
    Non tutti sappiamo. Anzi gran parte di noi ignora. Rifiutiamo talvolta le competenze. Siamo nel Limbo Oscuro. Riempiamo i bar sport.
    Credevamo di essere nel giusto e invece…e invece ecco.
    Platone era nel giusto. Platone ci ha tirato fuori dalla caverna.
    Ora si, ora vediamo la luce. Ma la luce…vede noi?

    Peace&Love,now!

  84. 84 Diarista incostante

    @perissi
    A posto così.
    Parlarti è inutile.

  85. 85 Mariano

    Med-fantasy, conclusione sull’ambientazione etc. etc.

    Domanda: il fantasy (temrine super-ampio) deve essere necessariamente VEROSIMILE?
    Erodoto fa di una cronaca storica letteratura, grazie alla verosimiglianza.

    Seconda domanda: il fantasy è più difficile a scriversi degli altri generi? (forse dico un’eresia)

    Terza domanda: in fondo la Letteratura o è verosimile o è una boiata (cioè non è letteratura). La Letteratura non può mai essere vera. Così come la fotografia o il cinema. Ci sarà sempre quel famoso (magico) filtro della realtà?

  86. 86 DelemnO

    Ma verosimile in che senso? nel senso di credibile?

  87. 87 Mariano

    Verosimile nel senso di …credibile?
    La realtà è forse credibile? Eppure non è vero-simile!
    A volte stento a credere che sia vera, la realtà. La realtà…

    Mah, torniamo con i piedi per terra: verosimile nel senso di attinente alle logiche del mondo in cui è ambientato il romanzo. Non puoi mettermi che gli elefanti volano senza avere le ali e senza sfruttare il comune moto dei venti, ad esempio. Perché la successiva domanda è: c’è forza di gravità? Si,no? Come e perché volano?
    Vero-simile nel senso di logicamente ammissibile.

  88. 88 Gamberetta

    @Mariano.

    Domanda: il fantasy (temrine super-ampio) deve essere necessariamente VEROSIMILE?
    Erodoto fa di una cronaca storica letteratura, grazie alla verosimiglianza.

    Sì.

    Seconda domanda: il fantasy è più difficile a scriversi degli altri generi? (forse dico un’eresia)

    In teoria sì. In teoria è più difficile perché devi riuscire a spacciare qualcosa di palesemente falso (esempio: i draghi) per verosimile (o credibile, o realistico, o plausibile).
    Però è anche vero che se andiamo a guardare all’atto pratico il pubblico del fantasy è di bocca molto buona, dunque il livello di verosimiglianza richiesto è, anche se non dovrebbe, inferiore rispetto a quasi tutti gli altri generi.

    Terza domanda: in fondo la Letteratura o è verosimile o è una boiata (cioè non è letteratura). La Letteratura non può mai essere vera. Così come la fotografia o il cinema. Ci sarà sempre quel famoso (magico) filtro della realtà?

    Non so, non saprei bene cosa dire parlando di letteratura in generale. Già nell’ambito della narrativa si potrebbe discutere.

  89. 89 Diego

    @Mariano: Prima domanda: sì.

    Per quanto riguarda la seconda, io non credo che sia più difficile. Per me resta una questione legata all’abilità dello scrittore. Anzi se vogliamo il lettore medio di fantasy normalmente apre un libro con il cervello già pronto a dare per scontata la presenza di determinati elementi. Forse anche più di quanto non faccia il lettore di gialli o di noir. Che poi nel dosare quegli elementi ci voglia coerenza, questo è ovvio, ma non credo che questo renda il fantasy un genere più difficile del romanzo storico o del legal thriller, tanto per fare degli esempi.
    Terza domanda: sono convinto di sì. E secondo me quel filtro non solo è inevitabile, ma anche necessario.

  90. 90 Mariano

    Ringrazio Gamberetta e ringrazio Diego. Condivido le affermazioni. Le domande potevano sembrare banali, ma ciò che appare banale è talvolta l’abc e allora non è più tanto banale.
    Condivido con Diego sulla questione del filtro. In effetti l’Arte in genere è filtro delle esperienze reali, ma anche filtro attraverso le esprienze di chi opera.
    è il vecchio problema della soggettività. Dopo Platone (che parlava dell’arte come copia di copia) credo che possiamo considerarlo superato, cioè mai veramente “problema”, ma dato di fatto.

  91. 91 Diego

    @Mariano: boh, sai che ti dico… l’Arte è solo il filtro delle esperienze reali. E che altro dovrebbe essere, d’altronde?

  92. 92 Diego

    @Diego: Uhm… magari veicolo di espressione di un pensiero?

  93. 93 Diego

    @Diego: discussione interessante. Ma non vorrei monopolizzare la faccenda, quindi fermiamoci qui.

  94. 94 Angra

    @perissi:

    C’è una vasta comunità all’interno del mondo dell’editoria in cui vale il tacito accordo di incensarsi tutti a vicenda sempre e comunque, ad uso società di mutuo soccorso. Gli effetti sono abbastanza patetici agli occhi delle persone di giudizio, specialmente quando i toni sono molto sopra le righe.

    Tu devi avere una soglia bassissima per il diritto (mai esistito) a montare in cattedra, se pensi che – UAU!!! – basti essere stati premiati a Lucca Comics o – triplo UAU!!! – andare a controllare le cianografiche, “ciano” per gli amici.

    Puoi anche dirmi che tra i fan de La Rocca dei Silenzi ci sono Gesù Cristo, Maometto, Siddharta e Confucio: resta sempre una cagata. I personaggi agiscono perché sì, perché se ci sono un mago, un guerriero, un nano e un’elfa che vanno nel labirinto a uccidere i mostri allora – UAU!!! – è fantasi!!!111!!!!

    Non so se la cosa ti è sfuggita o se hai fatto finta di non accorgertene perché l’autore è tuo amico, francamente non so cosa sia più grave, probabilmente la prima. Rinnovo la domanda: per quali case editrici fai l’editor?

  95. 95 perissi

    xAngra: a montare in cattedra siete voi, perarltro senza alcun titolo.
    Sull’incensare gli amici, ti sbagli. Andrea D’angelo (e l’ho detto) l’ho “incensato” prima di conoscerlo, per la precisione dopo il suo secondo libro(nell’ambiente editoriale, poi, non si usa affatto incensare, ma li leggi mai i blog degli scrittori e degli autori in generale? E’ tutto uno scannarsi!).
    Gli altri che ho citato, lo hanno conosciuto di persona dopo il quarto, e solo perchè lo volevano a tutti i costi, in quanto nei suoi romanzi avevano trovato tutto quello che voi non avete visto(e mettendo sulla bilancia la loro esperienza con la vostra arroganza…). Sui premi, anche qui noto sempre della frustrazione da parte di chi dice che non valgono niente(chi lo dice è chi non li ha mai vinti, ma tu guarda che caso!). Valgono, magari non sempre, ma valgono eccome! Sono un ottimo riconoscimento della qualità di un opera, purchè in giuria ci siano addetti ai lavori qualificati. Riguardo al mio mestiere, già ho parlato del libro “La sete”, per gli altri 6(ma come editor ne curo tra i 15 e i 17 l’anno) invito tutti al Napolicomicon, o a spulciare nei credits dei libri.
    Come amo spesso ripetere ai frettolosi: troppo comodo trovare sempre la pappa pronta.

  96. 96 perissi

    xAngra: a montare in cattedra siete voi, perarltro senza alcun titolo.
    Sull’incensare gli amici, ti sbagli. Andrea D’angelo (e l’ho detto) l’ho “incensato” prima di conoscerlo, per la precisione dopo il suo secondo libro(nell’ambiente editoriale, poi, non si usa affatto incensare, ma li leggi mai i blog degli scrittori e degli autori in generale? E’ tutto uno scannarsi!).
    Gli altri che ho citato, lo hanno conosciuto di persona dopo il quarto, e solo perchè lo volevano a tutti i costi, in quanto nei suoi romanzi avevano trovato tutto quello che voi non avete visto(e mettendo sulla bilancia la loro esperienza con la vostra arroganza…). Sui premi, anche qui noto sempre della frustrazione da parte di chi dice che non valgono niente(chi lo dice è chi non li ha mai vinti, ma tu guarda che caso!). Valgono, magari non sempre, ma valgono eccome! Sono un ottimo riconoscimento della qualità di un opera, purchè in giuria ci siano addetti ai lavori qualificati. Riguardo al mio mestiere, già ho parlato del libro “La sete”, per gli altri 6(ma come editor ne curo tra i 15 e i 17 l’anno) invito tutti al Napolicomicon e alla prossima fiera del libro di Torino, o a spulciare nei credits dei libri.
    Come amo spesso ripetere ai frettolosi: troppo comodo trovare sempre la pappa pronta.

  97. 97 Angra

    @perissi:

    Sull’incensare gli amici, ti sbagli. Andrea D’angelo (e l’ho detto) l’ho “incensato” prima di conoscerlo, per la precisione dopo il suo secondo libro

    E io che ho detto? La Rocca dei Silenzi è il quarto.

    Sui premi, anche qui noto sempre della frustrazione da parte di chi dice che non valgono niente(chi lo dice è chi non li ha mai vinti, ma tu guarda che caso!).

    Invece ne ho vinti, ma con questo? Se hai fatto caso, le persone con cui discuti su questo blog non giocano come fai tu al tu non sai chi sono io (ma adesso te lo dico così vedrai, ah ah!). Portano fatti a sostegno delle proprie opinioni, mentre tu tutto quello che sai dire è io sono un grande editor per cui voialtri state zitti che ho ragione io, sparandoti le pose con buffonate tipo ciano da controllare.

    Che poi, mi sembra di capire, niente di che, vero? Lavorare per una casa editrice non è per niente difficile se ci si accontenta di quattro soldi o meglio ancora di lavorare gratis. Lo stesso discorso vale per i prestigiosi studi di architettura, di ingegneria, di giurisprudenza. Non ho idea di quale sia il tuo caso, ma immagino che se la tua posizione fosse più prestigiosa nel campo dell’editoria non saresti così reticente a riguardo.

    Non che quando uno ha uno stipendio vero questo faccia di lui un’autorità in materia, sia chiaro. Prima mi hai citato Cristina Prasso, l’editor de La Rocca dei Silenzi. Dici che le è piaciuto il romanzo? Bah. Forse, per il fatto di aver lavorato anni in Nord, avrà pensato “tanto i lettori di fantasy non capiscono un cazzo, se ci sono il mago, il nano, il guerriero e l’elfa che vanno nel labirinto a uccidere i mostri vedrai che gli piace”. Be’, si sbagliava, i lettori qualcosa capiscono visto che poi il gradimento del pubblico è stato quello che è stato.

  98. 98 perissi

    Angra, non ho mai detto di essere un grande editor e che voi non capite niente.
    Mi sono semplicemente qualificato, cosa che nessuno di voi mi sembra abbia fatto.
    Vero, lavorare in una casa editrice non è difficile, diventare direttore di 7 collane, però, un po’ difficile lo è. Ci vogliono anni di esperienza sul campo, gavetta, e…risultati. La malafede è l’unica cosa che tu dimostri di avere, stando alle risposte che dai. Come quelle assolutamente gratuite e sprezzanti su Cristina Prasso, e sul pretendere di fare i conti in tasca agli editor. Bene, ora ti ho dato un elemento in più per la tua indagine: sono un direttore di collana. Ti aiuto ancora un pochino: sono anche un editor freelance, un curatore di antologie, un saggista, un insegnate, uno scrittore, uno sceneggiatore, un art director, un autore, un illustratore, un disegnatore. Lavoro nel campo da 20 anni tondi! Ho pubblicato in Italia, Spagna, Belgio, Olanda, Germania, Grecia, Stati Uniti… tutte cose facili, vero?
    Mi spiace per voi che la mia lista sia così lunga, ma non ci posso fare niente.
    Ho sempre avuto tante cose da dire, e nulla mi è mai rimasto nel cassetto.
    In questo si, mi ritengo grande. Grande nel aver sempre realizzato i miei sogni e di non aver perso tempo a chiaccierare di cose che non conosco. Ripeto: chi sa fa, chi non sa, chiacchiera.

  99. 99 Angra

    @perissi:

    Mi sono semplicemente qualificato, cosa che nessuno di voi mi sembra abbia fatto.

    Perché non serve, se uno ha qualcosa da dire la dice, punto. Tu non sai fare altro che qualificarti (per modo di dire). Chiudo qui, perché con te restare sull’argomento dell’articolo è impossibile: l’unica cosa che ti interessa è raccontare che ne sai più degli altri, senza mostrarlo.

  100. 100 perissi

    Sempre x Angra: Ah, dimenticavo. A proposito della mia presunta reticenza: oltre ad avervi invitato a venirmi a trovare a Napolicomicon e alla Fiera del libro di Torino, colgo l’occasione per invitarvi alla presentazione dell’antologia “La Sete” (Coniglio editore), che si terrà a Bologna nella libreria Irnerio di Via Irnerio 27, il giorno 20 Maggio alle ore 18. Per l’occasione, seguirà al cinema Lumiere di via Azzo Giardino, la proiezione di “Nosferatu” di Murnau con accompagnamento musicale dal vivo.

  101. 101 Annaf

    Scusate l’OT, ma

    Fiera del libro di Torino

    Non l’avevano sospesa visti gli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto un noto esponente della Fiera e di un premio letterario?
    Comunque anch’io sarei curiosa di sapere in quale/i casa/e editrice/i lavora perissi, visto che su internet ho trovato solo lotte tra lui e altri esponenti del fumetto italiano (se poi ho cercato male, mi dispiace).

    Perdonate ancora l’OT e se Gamberetta lo ritiene necessario può spostare pure nella Fogna^^

  102. 102 perissi

    Angra, la verità è che voi non avete alcuna qualifica da vantare.
    Siete solo capaci di essere distruttivi e mai costruttivi.
    Aspiranti incattiviti che credono di sapere tutto… perchè lo hanno letto sui saggi, sui manuali…
    I premi che millanti, anche mia nonna in cariola dice di averli vinti…
    Da anonimi, tutto si può dire.

  103. 103 perissi

    X Annaf
    le lotte che hai letto sono la dimostrazione che non esiste alcuna regola di autoincensamento tra operatori del settore editoriale.
    In ogni caso, non hai cercato accuratamente.
    Della sospensione della fiera di Torino non so nulla, non sono stato informato.
    Invito anche te a Napoli e a Bologna.
    E a Maggio a Piacenza, a Giugno a Pordenone, a Settembre a Treviso, e a Novembre a Lucca.
    A parte Coniglio Editore, non voglio nominare il mio editore -fisso- per motivi di politica interna ed etica professionale. In poche parole: non lo voglio trascinare qui dentro.

  104. 104 Annaf

    Invito anche te a Napoli e a Bologna.
    E a Maggio a Piacenza, a Giugno a Pordenone, a Settembre a Treviso, e a Novembre a Lucca.

    Forse vado a Pordenone, anche se ho i miei dubbi, visto che già ci dovevo andare per la fiera del libro (che ha ben poco a che fare con le fiere, visto che è solo una serie di conferenze e non ci sono stand in un luogo preciso come in una fiera normale. Mah) e poi ho rinunciato per i motivi in parentesi e altri impegni. Ma tanto abito abbastanza vicina a Pordenone, quindi non si sa mai che una volta tanto riesca ad andare a qualche fiera (sempre che fiera si possa chiamare).
    Comunque non voglio andare OT ancora, quindi chiudo qui e grazie per le delucidazioni.

  105. 105 Diarista incostante

    @Angra
    Credo sia il caso di darci un taglio. Andare avanti non serve a nessuno.
    Quando ha risposto che non era un juke box s’era capito che non ne aveva vogl… il tempo, adesso poi son già due volte che parla di “pappa fatta”, proponendo corsi suoi e a pagamento, se proprio vogliamo intravedere la luce alla fine del tunnel in cui trascorriamo le nostre vite inutili e frustrate. E noi che viviamo nei peggio quartieri delle peggiori città italiane (che i peggiori bar di Caracas ci fanno il solletico sotto i piedi), si sa che la vogl… che il tempo e il denaro non li teniamo.

    Diciamo fine a questo toboga di squallore. Entro due giorni tornerà a ciani e pubblicazioni prestigiose in 20 paesi incluso Lilliput, convinto che siamo solo dei poveri coglioni. D’altronde è uno famoso, no? Ne ha il diritto. Voglio dire, Massimo Perissinotto, no pizza e fichi. Scusa.

    Noi invece resteremo in torto, ovvero dell’opinione che è solo un pallone gonfiato. Le nostre vite andranno avanti separate. Amen. Mica ci si può sempre piacere a questo mondo.

  106. 106 Dr Jack

    @perissi:
    Da quello che dici potresti effettivamente fare un intervento brillante, e io adoro gli interventi brillanti.
    Non mi interessa chi conosci, quanti supporti hai e i tuoi titoli. O frasi fatte come “Chi sa fa…”
    Sono frasi da politico.

    A me interessano i contenuti.
    Chiunque sa cosa significano le frasi: “Come amo spesso ripetere ai frettolosi: troppo comodo trovare sempre la pappa pronta.” o “pagami e vieni ai miei corsi”.
    Non farmelo dire, sai anche tu cosa vogliono dire :).

    Non voglio neanche sentirmi dire le boiate su “voi siete deboli mentalmente e vi fate plagiare”.
    Gamberetta magari farà degli errori, ma ormai il suo valore come critica letteraria è una cosa conosciuta.
    E le case editrici dovranno farci i conti.

    Perissi, io non voglio arrecarti nessuna offesa, davvero. Anzi, voglio ascoltarti. Voglio sentirti parlare calmo e rilassato.
    Voglio sentire un intervento brillante, con tanto di fonti e tutto il resto, come fa Gamberetta. Se me ne fai uno te ne sarò grato.

    Se non me lo fai o se fingerai di non capirmi. Beh… per me non sarai più nessuno.

  107. 107 Anacarnil

    Quoto Dr Jack. Perissi, data l’esperienza e il curriculum che ha indicato, potrebbe fare interventi interessanti. Non vedo l’utilità di continuare questa faida con Angra.

    OT: Quando ho letto il nome Perissinotto, ho pensato “Cavoli, ma lo conosco!”. Poi mi son reso conto che l’autore di “Una piccola storia ignobile” di nome fa Alessandro. Vabbè.

  108. 108 perissi

    xDottor Jack e Diarista incostante: l’invito ai miei corsi era una battuta ironica. Come dire: se pagate per i manuali e i saggi, potete pagare pure i miei corsi(che tengo nella mia città, dai quali, che vi piaccia o no, sono usciti più professionisti che dal Giovane Holden). Non penso affatto che siate menti plagiabili, ma semplicemente che giungiate a conclusioni affrettate. Non mi riferisco alle recensioni, ma alle idee che, da quello che ho letto qui finora, molti di voi hanno di come funzionano le cose in editoria e su come si “dovrebbero” scrivere i romanzi. Recentemente, e scusatemi se parlo del mio personale, mi sono trovato a curare una trilogia antologica che comprendeva 120 autori di tutto l’occidente, da quelli famosissimi(cito soltanto Tiziano Sclavi, per rendere l’idea) a quelli meno famosi e di nicchia, trovandomi a che fare con l’ego di ognuno, dovendo discutere con loro di ogni minimo dettaglio… e via di cose che vi lascio immaginare. Questo solo per dirvi della complessità di un lavoro che è un lavoro, e non un hobby. “La sete”, invece, di autori ne ha 15, tutti italiani, alcuni probabilmente conosciuti anche da voi, come Gianfranco Nerozzi, Stefano Massaron, Dario Tonani, Paolo Di Orazio… Scrittori italiani del fantastico che, come quelli che qui leggo vengono definiti autori di porcate o dallo stile che è un troiaio(cito le vostre “elegantissime” fonti), tutti i giorni si confrontano con il mondo dell’editoria, fatto non solo di editor, ma di commissioni di lettura esterne ed interne, segreterie, redattori, capo redattori, editor, editing, proofreading… fino ad arrivare al giudizio -insindacabile- dei lettori. Ma quando i lettori sono anche aspiranti scrittori, o aspiranti critici, certi meccanismi dovrebbero conoscerli, e bene anche, senza lasciarsi andare a supposizioni senza alcun fondamento.
    I manuali di scrittura… ma andiamo!
    Poi, a me non interessa essere “qualcuno” o “nessuno” per voi, non cerco il vostro beneplacito per fare quello che faccio da sempre: lavorare in editoria.
    La mia intenzione era solo quella di intervenire in un argomento che mi sta a cuore, e che conosco… Nell’illusione di fare cosa gradita in un blog che si occupa, o pretenderebbe di occuparsi, di letteratura e di editoria.
    Detto questo, tolgo il disturbo.

  109. 109 Diego

    @perissi: a me dispiace che tu tolga il disturbo. Mi interessano i tuoi interventi, lo dico sinceramente. Se il tuo punto di vista è quello di un addetto ai lavori, mi interessa a maggior ragione. Capisco che i toni possano essere accesi (a dir poco, in certi casi) però converrai che se non altro su queste pagine ciascuno è libero di esprimere il suo parere, che sia l’opinione di un esperto o una ‘critica da bar’ come le chiami tu. E nessuno ti ha mai invitato a togliere il disturbo. Anzi. Quello che mi fa incazzare – e qui non parlo solo di te, ma di tutti – è questo arroccarsi tremendo sulle proprie posizioni. Avere un’opinione è sacrosanto, ma vigliacca miseria, mai uno che sia disposto a mollare la frizione e fare un po’ di marcia indietro. Si finisce sempre con il ‘Tu puoi dire quello che ti pare, tanto ho ragione io e non mi farai cambiare idea neanche tra mille anni’ che mi sembra solo una versione più articolata del bambino che si tappa le orecchie e grida ‘lalalalalala’. Finché non c’è quello che si scoccia e se ne va sbattendo la porta. E alla fine io che sto seguendo la discussione sono l’unico che ci perde. Ufff.

  110. 110 Diarista incostante

    @perissi

    La mia intenzione era solo quella di intervenire in un argomento che mi sta a cuore, e che conosco… Nell’illusione di fare cosa gradita in un blog che si occupa, o pretenderebbe di occuparsi, di letteratura e di editoria.

    Scusa, ma non è vero.
    Se la tua intenzione fosse stata quella sopra citata, ti saresti sforzato di portare brani, titoli e qualche nome in più rispetto a Moorcock. Avresti argomentato. Io ti ho chiesto di farlo in più occasioni, e alla fine gliel’ho data su. Invece se torni indietro a rileggere i tuoi interventi noterai che i toni sono di una saccenza fastidiosa, e i contenuti rasentano il “è così perchè è così, dovete accettarlo perchè io lo so”. Che magari potrebbe anche essere vero, ma tu non ti degni di provarlo quindi non lo sapremo mai.

    Non sei Dio, i tuoi post non sono la Bibbia. Non sono tenuta a crederti per fede. Voglio uno straccio di prova a sostegno dei tuoi argomenti. E non mi dire “io ci lavoro”. Io invece no, quindi cose per te scontate per me non lo sono, e mi servono nomi, titoli, autori, brani.
    Ma siccome non sei un juke box possiamo scordarci tutto questo. E non lo scrivo da disfattista, riprendo una tua risposta a una mia richiesta.

    @Diego
    Scusa, ma qui c’è anche gente che si ricrede spesso e volentieri. Per piacere non facciamo di tutta l’erba un fascio. Se una discussione a tuo avviso degenera e hai piacere di parlare in altri toni con qualcuno in particolare, fallo. Niente e nessuno te l’impedisce, e magari ne viene fuori qualcosa di buono.

  111. 111 Diego

    @Diarista incostante: non so, io continuo a non avere quell’impressione.
    Poi non volevo fare di tutta l’erba un fascio, per carità, ma un discorso di carattere generale.

  112. 112 perissi

    Ultimo mio intervento (anche perchè da domani sono in tour promozionale).
    xDiarista incostante: non devo rispondere a comando, come io non lo pretendo da voi. Elencare brani fuori dal loro contesto, non è nel mio stile, semmai è lo stile di questo blog. Anzi, trovo sempre fuorviante questa “tecnica”, i brani decontestualizzati, infatti, sono facilmente manipolabili e fraintendibili. Sarò anche saccente, ma non mi sognerei mai di dire ad un autore che il suo stile è un troiaio e le sue opere delle porcate(so che non lo hai detto tu, il mio è solo un esempio della “modestia” dei numi tutelari di questo blog). Quindi, spiacente, ma non ho niente da rimproverarmi, se non di averti spiegato -bontà mia- il compito di un editor, in quanto le tue idee in proposito erano(spero non lo siano più, perchè altrimenti saresti di coccio) puro nonsense.

  113. 113 Angra

    @perissi:

    ti consiglio di andare a discutere di fantasy qui:

    http://fantasyancess.splinder.com/

    dove potrai trovare di sicuro una migliore affinità con il tuo livello intellettuale.

  114. 114 Dr Jack

    @ perissi:
    Dal mio punto di vista è giusto difendere le proprie idee.
    Ma non riesci a difenderle se l’unica cosa su cui punti è dimostrare di essere qualcuno (se vuoi negarlo di nuovo fa pure :p, ma è dall’inizio che ci dici di essere ‘qualcuno’, che conosci ‘qualcuno’ che fai ‘qualcosa di importante’, alludi perfino al fatto che ‘sei così importante da non poterci dedicare più tempo’).
    Il mondo moderno (ma io soprattutto :)) vuole contenuti. E li vuole in fretta.
    Se fai pubblicità a te stesso senza dare nulla in cambio sei SPAM ambulante.
    Pensavi di fare cosa gradita intervenendo in questo forum… beh… qua continuiamo ad attendere il contenuto. Io non sto fingendo, sono sinceramente interessato ad ascoltarti, così tanto che intervengo di nuovo anche se continui ad abusare del mio tempo facendo pubblicità a te stesso e ai tuoi eventi… a volte perfino esplicitamente.
    Hai alluso che qui qualcuno (senza specificare chi) manipola e fraintende. Bene, siamo già ad un passo avanti. Ora sii chiaro, dicci ‘chi’ e ‘dove’.
    Nessuno vuole costringerti a rispondere a comando. Ma mettere pulci nell’orecchio senza poi dire nulla è un comportamento che tutti sappiamo giudicare.
    Se ti piace fingerti vittima fa pure… ma saresti scorretto, qua c’è gente che vuole sentire cosa hai da dire.

  115. 115 perissi

    Veramente ultimo intervento (ho chiuso le valige e sto per chiamare il taxi).
    x Angra: non amo discutere di fantasy, ma di letteratura tout court. Se voglio discutere di “fantastico”, termine che trovo più ampio e interessante, lo faccio direttamente con gli autori conclamati, non coi millantatori(mi riferisco ai tuoi premi).
    Ah, un’ ultima cosa, ‘stavolta per il gentilissimo Doc Jack: gli editori dovrebbero fare i conti con le capacità critiche di Gamberetta? Era una battuta vero? Gli editori non tengono conto neppure delle recensioni dei critici professionisti, figuriamoci di una solerte castigamatti di un blog, di fantasy per giunta!

  116. 116 perissi

    p.s: il contenuto? Comprate “LA SETE” da Maggio in tutte le librerie!

  117. 117 Angra

    @perissi:

    Sei esasperante.

    Ho vinto il concorso di sceneggiatura XComics 2005 bandito proprio da Coniglio Editore, e da allora pubblico regolarmente tutti i mesi sulla sua rivista. Sono alla mia quarta serie a fumetti su XComics, ho pubblicato in Olanda per Playhouse Comix e sono sull’Enciclopedia del Fumetto. Ho vinto il terzo premio a 500 gocce d’inchiostro e altre cosette. Fosse per mi ci metterei anche un bel echissenefrega?, ma visto che continui a menarlo a sangue coi millantati premi…

    Direi che siamo abbondantemente oltre i confini de La fogna dei commenti, per cui posso solo rinnovarti l’invito di andare a discutere di letteratura con Sergio Rocca, che sarà lì tutto preoccupato perché è spuntato un contendente del tuo calibro al suo primato.

  118. 118 Dr Jack

    @ perissi:
    Sull’effetto di questi blog che si ‘permettono’ di giudicare i prodotti e sul loro conseguenze sul mercato ne parla Seth Godin in vari libri.
    E Gamberetta e il leader nel settore fantasy :).
    Lo sai anche tu visto che sei venuto qua a auto-sponsorizzarti :p.

    Grazie del gentilissimo… ma con il tuo ultimo messaggio pubblicità-spam siamo finiti nel ridicolo…

  119. 119 Dr Jack

    @ Angra:
    Non esasperarti :p. E’ utile affrontare le discussioni dal giusto punto di vista, senza star li ad angustiarsi.
    Per solidarietà vengo nella fogna con te.
    Dato che ormai tutti hanno tirato fuori le referenze lo faccio anch’io.
    Ebbene sono Joseph Ratziger!
    Anch’io seguo il fantasy italiano!
    (ma non ditelo in giro, è un segreto)

  120. 120 perissi

    x Angra: mi spiace reiterare ancora una volta “ultimo intervento”, ma l’occasione che il tuo commento mi fornisce è troppo ghiotta. X Comics è una rivista di fumetti porno, sorella della più erotica ed autoriale Blue. Nulla contro, ma non ci vuole una cima per scrivere di gente che tromba.
    Il concorso 500 gocce di inchiostro è riservato a racconti inediti e non a pubblicazioni professionali.
    Io, perdonami, ma parlavo di ben altri premi. Sai com’è, anche a me è capitato alle elementari di vincere la medaglietta del concorso di pittura di Topolino.
    L’enciclopedia del fumetto, se ti riferisci a quella edita da Coniglio, alla cui stesura e ricerca sto collaborando(inutile dire che quando eggerai il mio profilo te ne fregherà eccome!), non è ancora uscita, e comunque ci saranno tutti, ma proprio tutti, quelli che nella loro vita hanno pubblicato un fumetto, anche nelle fanzines! Per questo ripeto -come un mantra- i miei SPAM: “La Sete”, Napoli, Bologna, Piacenza, Torino(se ci sarà), Pordenone, Treviso, Lucca… Mi spiace(anzi no, per niente), ma mai come in questo caso -e non me ne frega nulla di misurare chi ce l’ha più lungo- è la qualità a fare la differenza e ad inquadrarti per il frustrato pallone gonfiato che sei. Se avremo mai l’occasione di incontrarci, magari in uno dei succitati luoghi, sarò felicissimo di ripetere la mia opinione nei tuoi confronti guardandoti negli occhi. Non temere, sono per l’uso della favella e assolutamente contrario ad ogni forma di violenza fisica, per cui la mia non è una minaccia, bensì un ulteriore invito al “confronto”.
    Sono contento di essere esasperante, all’interno di un blog che fa dell’esasperazione il proprio stile, io ne esco comunque come un elegantone!
    Ora però basta sul serio, voglio iniziare a leggere il mio libro da viaggio:
    “Una spina nel cuore” di Piero Chiara, non è uno spam, ma un invito alla lettura di qualcosa di un attimino più elevato del fantasy e dei fumetti porno.

  121. 121 perissi

    P.s: avevo perso la “l” di leggerai, fortuna che l’ho ritrovata!
    Citazione troppa colta per voi, lo so, ma ci provo lo stesso… un po’ di fiducia nel prossimo non guasta mai.

  122. 122 Annaf

    ma un invito alla lettura di qualcosa di un attimino più elevato del fantasy

    Sei per caso parente della giornalista che ha detto che il fantasy è roba per imbecilli (tanto per fare una sintesi di quel pensiero/articolo)?
    Ma se il fantasy non ti piace, cosa ci fai qui? Allora è proprio vero che sei approdato qui solo per fare pubblicità a quello che fai/scrivi/disegni, cosa che qui nessuno aveva fatto (tranne qualche autore piccato per qualche critica).
    Se nei miei precedenti interventi sono stata gentile, in questo non lo sono di certo, perché stai occupando spazio a quelli a cui interessa discutere veramente questo (e non solo) articolo di Gamberetta.

    Ah, senza contare che stai facendo la figura del bue che dà del cornuto all’asino, continuando a dire che Angra e altri sono arroganti, quando io l’ho vista solo dalla tua parte.

    Ah(2), direi che fantasy e fantastico sono due cose un po’ diverse, ma tanto chi sono io per dire una cosa del genere? Non ho mai partecipato a qualche concorso veramente importante (anche se ne ho già scovato qualcuno di interessante a cui partecipare), non ho mai pubblicato a livello internazionale e non sono nessuno, quindi non ho il diritto di dire la mia, vero?

    E ancora una volta mi scuso per essere andata OT.

  123. 123 Diarista incostante

    Con questa frase

    un invito alla lettura di qualcosa di un attimino più elevato del fantasy e dei fumetti porno.

    e questo spot

    p.s: il contenuto? Comprate “LA SETE” da Maggio in tutte le librerie!

    abbiamo raschiato il fondo del barile dei gamberi marci. Passo.

    @Angra
    Adesso sono curiosa. Dove lo trovo qualcosa di tuo da leggere?

  124. 124 Dr Jack

    @ perissi:
    L’ultimo intervento è stato di cattivo gusto.

    http://www.gapingvoid.com/mediocrity%200905.gif

    Buona lettura.

  125. 125 Angra

    @perissi:

    Madonna mia, sei proprio un bambino…

    Vedi, io ti detesto perché parlare con te mi toglie qualsiasi speranza di un futuro migliore per la razza umana. Antifascista da generazioni come sono, ti detesto perché la tua esistenza mi costringe a rassegnarmi di fronte all’evidenza della necessità di un feroce programma di eugenetica. A meno che tu non sia uno scherzo, come comincio a sospettare.

    Non temere, sono per l’uso della favella e assolutamente contrario ad ogni forma di violenza fisica

    Io invece no ^_^

    @Diarista incostante

    Adesso sono curiosa. Dove lo trovo qualcosa di tuo da leggere?

    QUI! ^_^

  126. 126 barbara

    Perissi avrà letto del fantasy italiano visto come lo tiene in considerazione :)
    Poteva dirlo subito che era qui per farsi pubblicità e spammare allegramente, evidentemente però non è il suo mestiere, (lui è un grande curatore) perchè è risultato solamente saccente e antipatico, io di sicuro non leggerò niente di quello che consiglia, giusto per antipatia.

  127. 127 Fos87

    Ho seguito tutta la discussione e, pur essendo inizialmente d’accordo con certe affermazioni di Perissi, sono francamente rimasta allibita da certe sue uscite, specie le ultime contro Angra (non sono un’amante del genere che affronti, ma il mondo è bello perchè vario).

  128. 128 perissi

    x chi lo voleva sapere: la fiera del libro di Torino è tra due settimane.

  129. 129 Stefano

    Immagino che “perissi”, stia per Perissinotto. Credo frequentassi anche tu FM, se non erro…
    Il senso del mio discorso, esulando Sergio Leone, del quale ho la massima stima, è che ciascuno ha la propria sensibilità e i propri strumenti per giudicare. Per quanto mi riguarda Spartacus non è un capolavoro, come non lo è Ben Hur, poi posso sicuramente accettare chi mi taccerà di ignoranza cinematografica. Pubblicità progresso: sul med fantasy c’è un recentissimo articolo su Terre di Confine. Vi invito a leggerlo :-)

  130. 130 Uriele

    Posso fare una domanda tornando sulla narrativa fantastica (o semi) italiana. Che giudizio dai alla saga di Eymerich (i primi volumi non il mediocre La cintura di Orione) e del Metallo Urlante?

  131. 131 Gamberetta

    @Uriele.

    Che giudizio dai alla saga di Eymerich (i primi volumi non il mediocre La cintura di Orione) e del Metallo Urlante?

    Non do giudizi. Avevo letto i primi due romanzi di Eymerich molto tempo fa, e li ricordo con piacere. Tuttavia ho paura che all’epoca io fossi un po’ troppo ingenua. Quando qualche mese fa ho provato a leggere Tortuga, l’ultimo romanzo di Evangelisti, sono rimasta sorpresa in negativo dalla qualità della scrittura. Dunque dovrei rileggerlo Eymerich per esprimere un parere sensato.

  132. 132 Flavour

    Ho letto soltanto qualche mese fa il primo libro di Evangelisti su Eymerich, ma non mi è piaciuto abbastanza da continuare la lettura dei successivi volumi. Lo ritengo scritto abbastanza bene, ma non mi ha proprio catturato la trama. E’, come molti autori decenti, sopravvalutato.

  133. 133 Anacarnil

    Evangelisti! Io stesso ero interessato a conoscere il parere della Gamby su quello che probabilmente è uno dei veterani italiani del genere.
    Ho letto il secondo (credo) libro del ciclo del Metallo Urlante, “Antracite”. Il protagonista mi sta troppo sui marroni per riuscire ad apprezzare fino in fondo il romanzo, che comunque è leggibile.

  134. 134 Uriele

    Bhè, a Evangelisti piace usare delle teste di cazzo come protagonisti, Eymerich come personaggio è molto interessante, ma che sia una testa di cazzo nessuno lo mette in dubbio

  135. 135 Anacarnil

    Forse la cosa che alla fin fine mi urta di più, non è solo quanto sia stronzo Pantera, ma come tutto gli debba andare giusto, perché lui è il protagonista, dunque è figo. Per certi versi, in “Antracite” lui galleggia tra una parte e l’altra, come (il personaggio interpretato da) Toshiro Mifune in “La sfida del samurai”, ma c’è un abisso tra i due…

  136. 136 eLLe

    A scuola ogni volta che mi rendevo conto come la storia presentasse davvero delle cose allucinanti mi veniva sempre detto che no, lo scrittore è grande perché quel che racconta è “realistico”… Eh cavolo… Se devi scrivere della realtà scrivi un libro di storia, dico io!
    Peggio che peggio quando è bello perché è poetico… Allora scrivi una cavolo di poesia, non un romanzo!
    Ma erano anche altri tempi, tuttavia ritengo comunque Manzoni estremamente sopravvalutato…

    Ma che dici XD dio santo…. il romanzo deve avere: “il vero per soggetto, l’utile per iscopo e l’interessante per mezzo”. Non se ricordate che lui si era schierato proprio contro il proliferare di quei romanzetti con trame improbabili, personaggi che spuntavano dal nulla, regni fantastici, cavalieri e dame ecc… ecco quella era cattiva letteratura____ e salvo qualche eccezione, anche ora è cattiva letteratura. Tipo a me è piaciuto le Nebbie di Avalon perchè mantiene una parvenza reale, ha uno sfondo storico ben definito, tratta di argomenti importanti (il passaggio dal paganesimo al cristianesimo) e non ci sono eccessivi elementi fantasy da manga.

    Ora voglio fare una domanda a Gamberetta, da quello che hai scritto viene fuori che devi descrivere e non raccontare… su questo ci siamo… però ci sono delle parti che secondo me sono inutili tipo:

    Tornai a casa e salutai mia madre, mi chiese come era andata a scuola. Le dissi un tutto bene annoiato e mi rinchiusi in camera.

    Non bisogna mica descrivere come la madre lo ha salutato, cosa gli ha detto, come gliel’ha detto (con i dialoghi tipo: «amore come è andata a scuola?»)

    XD aspetto risposta.

    I mezzi d’informazione tradizionali – stampa e televisione – non trattano il fantasy con il dovuto rispetto! Il fantasy non è narrativa per ragazzini stupidotti! (basta fare un giro in libreria… per verificare che, nell’ignoranza, questa volta stampa e televisione hanno indovinato!)

    Sai credo che le copertine disegnate stile manga facciano la loro parte…. nel senso che io un libro con una copertina disegnata raramente lo prenderei. A me piacciono i manga ma un romanzo non deve essere un manga, per me. Qualche elemento ci può anche essere…. ma sono due cose diverse. Due arti diverse.

    Per ricapitolare: più si esplorano i dettagli, più si tralasciano il generale e l’astratto per mostrare i particolari, più la narrativa è efficace e coinvolgente.

    Dipende sempre dalla parte che si sta raccontando… se il mio personaggio va al bagno non mi metto a dire: alzò la tavoletta, si sedette, prese la carta igienica…
    XD

  137. 137 Gamberetta

    @eLLe.

    Ora voglio fare una domanda a Gamberetta, da quello che hai scritto viene fuori che devi descrivere e non raccontare… su questo ci siamo… però ci sono delle parti che secondo me sono inutili tipo:

    Tornai a casa e salutai mia madre, mi chiese come era andata a scuola. Le dissi un tutto bene annoiato e mi rinchiusi in camera.

    Non bisogna mica descrivere come la madre lo ha salutato, cosa gli ha detto, come gliel’ha detto (con i dialoghi tipo: «amore come è andata a scuola?»)

    Dipende. Se questo è solo un momento di passaggio senza importanza per la storia lo puoi lasciare così (però a questo punto puoi pure riprendere direttamente con la protagonista in camera, il lettore può immaginare da solo che è entrata in casa o ha salutato la mamma). Metti però che la protagonista quel giorno non sia andata a scuola, ma abbia impiegato il tempo per ammazzare qualcuno.
    Adesso le solite battute, «Ciao», «Com’è andata?», ecc. non sono più così insignificanti e andrebbero mostrate.

    Dipende sempre dalla parte che si sta raccontando… se il mio personaggio va al bagno non mi metto a dire: alzò la tavoletta, si sedette, prese la carta igienica…
    XD

    Perché no? Se la scena ha importanza nella storia, si mostra anche quello. Per esempio leggi il seguente brano tratto da Il Talento del Dolore di Andrew Miller (tagliato moltissimo – l’intera scena dura tre pagine):

    [Il Reverendo] Chinatosi un po’, libera un peto nel caminetto. Immediatamente avverte la piacevole brama di cacare, cosa che, dopo averne assaporato per un po’ l’urgenza, si appresta a fare, avvicinandosi al tronetto – nobile pezzo di mobilia, solido quanto un pulpito – e sistemandolo con le spalle alle candele. Con una sorta di riverenza si cala le brache, poi toglie il coperchio imbottito e si accomoda sulla O di legno.
    [...]
    Le carte che adesso si accinge a esaminare, tenendole ad almeno mezzo metro dal viso (le lenti sono nella tasca della giubba, ed egli non intende turbare la delicata operazione che sta svolgendo dal tronetto e nel sottostante vaso di ceramica) sono soprattutto certificati, alcuni dei quali, se non tutti, sicuramente contraffatti.
    [...]
    Il Reverendo richiude la tabacchiera, la lascia cadere nel sacco, scoreggia fiocamente nel vaso smaltato.
    [...]
    L’evacuazione non procede bene. La materia, benché fragorosamente presagita, non emerge. Lo sforzo lo strema, e il Reverendo teme che possa finire per nuocergli. [...] Il sonno lo pervade; chiude gli occhi.
    [...]
    Dal suo pugno ancora stretto, dalla morbida e incerta superficie delle sue cosce, le carte di James Dyer scivolano sul pavimento. [...] il Reverendo russa piano.

  138. 138 eLLe

    Se la scena ha importanza nella storia, si mostra anche quello.

    appunto ;)

    Anche io ho descritto una parte dove il mio protagonista mangia, ma perchè c’è tutta una riflessione dietro che serve a far intuire delle cose della sua personalità.

    Dipende. Se questo è solo un momento di passaggio senza importanza per la storia lo puoi lasciare così (però a questo punto puoi pure riprendere direttamente con la protagonista in camera, il lettore può immaginare da solo che è entrata in casa o ha salutato la mamma). Metti però che la protagonista quel giorno non sia andata a scuola, ma abbia impiegato il tempo per ammazzare qualcuno.
    Adesso le solite battute, «Ciao», «Com’è andata?», ecc. non sono più così insignificanti e andrebbero mostrate.

    XD ho capito, amplierò delle parti. I tuoi consigli sono molto utili.

  139. 139 eLLe

    p.s Ho dimenticato di scriverlo nell’altro commento scusami -.-

    Ti ho chiesto queste cose perchè, ad esempio, Twilight (romanzo pessssssimo) descrive ogni movimento della protagonista. Ogni suo gesto… ed è pesante.

  140. 140 mikecas

    sono capitato per caso su questo blog, ma ora l’ho registrato tra quelli da guardare con sistematicità.
    Non sono uno scrittore, nemmeno aspirante tale, ma sono un lettore critico a cui piace criticare, e leggo fantascienza e fantasy da quando ero ragazzo, il che significa moltissimi decenni fa.
    Sulla qualità del Fantasy italiano concordo completamente con gamberetta, difficilmente ho trovato qualcosa che superasse la sufficienza, anche tra gli autori molto pompati da questo o quell’editore.
    D’altra parte se gli editor sono del calibro del perissi letto qui, mi spiego tutto.
    A parte le critiche agli autori italiani, dove c’è anche qualcuno da salvare, nella speranza che possa maturare bene, poichè anche autori stranieri, e specialmente autrici australiane, hanno esordito in modo a mio parere molto patetico, voglio esporre solo un parere semplice che vale quello che vale sulla tecnica SDT, che ritengo debba essere la base di un racconto essenziale, ma che a volte tende anche a prendere la mano.
    Mi riferisco ad alcune opere che sembrano trasposizioni di giochi di ruolo, e che riportano sulla carta l’eccesso di rapidità e di predominanza della visione sul ragionamento che è tipico dei giochi elettronici.
    Io vedo sempre più avanzare una tendenza del genere, che apprezzo molto poco. Ho avuto occasione di leggere praticamente contemporaneamente due racconti pubblicati da DelorsBook, uno di una autrice italiana e uno di una autrice americana, e la differenza di qualità era violentissimo, anche per l’uso, per me ecessivo, da parte dell’autrice italiana della visualizzazione dell’azione ma nei limiti dei giochi, con schematizzazione eccessiva e linguaggio troppo stringato.
    Avrei tante cose da dire su questo e altri argomenti affrontati su questo blog, ma per ora credo che basti.

  141. 141 folgorata

    Quando ho letto di editor che vanno a funghi mi sono sentita provocata. Cacchio, oggi ho raccolto coprini comati, due giorni fa Hygroporus Poenarium e Cortinarius Praestans… Non sto scherzando, faccio veramente l’editor(e), vado a funghi e pubblico fantasy. Per lo meno mi sono lanciata con i primi due libri di questo genere letterario per la mia casa editrice. Sono usciti venti giorni fa. In effetti ci sono un sacco di refusi, sopratutto in uno dei due. Ma non per via dei funghi! Scagioniamoli.

    I carpofori non hanno colpa anche se i coprini consumati insieme agli alcolici provocano allucinazioni, il che spiegherebbe come mi sia saltato in mente non solo di pubblicare due fantasy vampireschi ma anche di scriverne uno! Povero editor! Mi faccio pena da sola :-(. Da febbraio ad oggi, ho steso un romanzo di 400 pagine, ho curato l’editing letterario di un’altro di quattrocento pagine, degli stessi fantasy ho curato impaginazione, copertina, promozione, distribuzione, realizzazione di materiali a corredo come video trailer, audio-incipit, comunicati stampa. Ho impaginato e curato la pubblicazione di altri svariati tomi.

    I funghi non c’entrano, è colpa dei fichi secchi con cui da sempre cerchiamo di fare le nozze in questo nostro Paese. L’ennesima sfida: editoria pezzente, soliti monopolisti giganti che la schiacciano, il sogno di inventare qualcosa di bello a tartassarti la notte… Oh, ogni tanto qualcuno ci riesce, la chiamano inventiva italiana.

    Le osservazioni di Gamberetta, sull’indisponibilità del mondo fantasy italiano ad accettare le regole letterarie del genere, sono molto giuste. Al suo discorso sui dettagli, aggiungerei la citazione di Fernanda Pivano che lamentava come gli autori italiani non avessero mai appreso la lezione del romanzo anglosassone: “il personaggio è azione”.

    Se qualcuno desidera sapere con qualche esempio, in che cosa si traduca, secondo me, sto fatto che il personaggio è azione, batta un colpo.

  142. 142 Evangeline

    @folgorata. BAM!
    :) Scherzi a parte, sono davvero interessata a sentire i tuoi esempi. Gli esempi pratici valgono più della teoria, a mio avviso. :)

  143. 143 folgorata

    Il discorso che farò, rispondendo all’invito, va circoscritto al romanzo di genere, alla narrativa di consumo.
    Immaginiamo di voler descrivere all’anglosassone il paradosso di una settantenne violentata da un giovanotto rumeno.
    Lo scrittore italiano istintivamente, pensa alla vecchietta di sua conoscenza e, con la scrittura cerca di fotografarne lo sguardo, l’andatura, la parlata, il modo di vestire per rendere l’idea della vecchietta di paese.
    Lo scrittore anglosassone invece, nei panni dell’autore italiano, pensa a Tina Pica e si immagina che cosa farebbe, la veliarda di tanti film con totò e De Sica, nel proprio paesino. La vede imporre al prete di mangiare spinaci, di tenere aperta la porta della chiesa per cambiare aria malgrado ci siano 10 gradi sotto zero. La vede marciare a piedi verso casa e prendere a bastonate l’auto del nipote che non si è fermato a darle un passaggio.
    Se interessa mi posso diffondere ulteriormente :-)

  144. 144 Anacarnil

    @Folgorata.
    Credo di capire cosa intendi dire, ma due esempi di stile “anglosassone” e “italiano” sarebbero i benvenuti.

  145. 145 folgorata

    Pensavo di averli già fatti gli esempi, comunque, vabbeh, mi produco:
    Esempio italiano.
    “Gli occhi della Marcellina erano straordinariamente vividi rispetto all’età. Neri, lucidi e mobili come gatti dal pelo bigio in una notte di luna. Le rughe riuscivano a mala pena a trattenerli nelle orbite come in una rete. La voce, anche quella, era simile a quella dei gatti. Un miagolio stridulo che faceva simpatia e che recitava la vecchiettitudine a bella posta. Ad uso e consumo del plauso corale del paese. Camminando, tentennando giù per l’erta dalla chiesa, la testa china come sotto il peso delle generazioni, tutto si sarebbe attesa la Marcellina fuorché d’essere avvicinata da un’auto sconosciuta. Non a quell’ora, non nel nero dell’inverno che in montagna non si avventura nessuno. Che cosa buon uomo? Vuole il parroco, non c’è. Non dorme qua, sta nel paese vicino, vede.
    E quello a sventolare non so che carte e a sbatterle sul volante. Finché un cigolio la avvertì che la portiera si apriva e un colosso d’uomo ne barcollava fuori. Sbraitava. In che lingua sconosciuta?
    I gatti della Marcellina miagolavano striduli e guizzavano più prigionieri che mai negli occhi troppo piccoli e stanchi. Piegata, il peso delle generazioni, quel tentennare: tutto inutile. Calatale la manona su una spalla, la Marcellina si trovò riversa sul ciglio tra l’erba bagnata.”….

    Esempio angolosassone.
    “Che il parroco dicesse quello che voleva. Non sentiva quel puzzo? Con tutta la forza del corpo esile e tentennante Marcellina Bisi spalancò prima una poi l’altra anta del portone principale della pieve di Tomezzo.
    «Aria pura!»
    «Ci saranno tre gradi sotto zero» rabbrividì il parroco.
    «Poche storie, a stare chiusi ci si ammala» brontolò burbera la signora Marcellina e si avviò per la discesa.
    «Aspetti signora, l’accompagno io» disse il prete con un tintinnio di chiavi nella tonaca.
    «Sciocchezze» il bastone picchiò deciso sul sagrato e la signora Marcellina si mise in marcia. Credevano che ormai lei fosse fuori gioco.
    «È notte, è inverno, c’è ghiaccio… l’età…» supplicò la voce ormai lontana del parroco.
    «Roba da spaventare i rammolliti!» brontolò l’anziana con voce rabbiosa. Erano tutti convinti che fosse una povera vecchia indifesa! Ah ma li avrebbe sotterrati tutti. E svoltò per la prima curva; al ché, una luce trapanò la nebbiolina. Un pungolo d’ansia alla gola: o era la cataratta? No, era nebbia e quelli erano i fari di un’auto. A quell’ora? La sagoma dell’auto rallentò. Doveva essere Gigi, il nipote. Nipote poi, si poteva chiamare così? Non l’aveva accompagnata e in chiesa aveva dovuto andarci a piedi, lei, povera vecchia! Alla sua età!
    L’auto si era quasi arrestata del tutto, quando un colpo di bastone si abbatté sul cofano. Il boato fu attutito dalla nebbia e dagli abeti.
    Per un istante tuttavia il silenzio che seguì, parve assordante.
    L’unica a non udirlo era la signora Marcellina che si protese verso la portiera agitando il bastone.
    Un cigolio, e un’ombra molto più alta e larga del nipote si erse fuori dall’auto.
    I denti della signora Marcellina presero a stridere di rabbia e le congiuntive a pungere di pianto. Chi era quello? che voleva? Un lamentio le si levò dalla gola. Perché l’ombra si avvicinava con i pugni serrati? perché aveva abbassato la fronte e la guardava sotto le sopracciglia. Perché le aveva afferrato il bastone e lo aveva gettato nei cespugli. A lei? Povera vecchia?”…

  146. 146 folgorata

    Riffo l’esempio anglosassone, deve essere ancora più asciutto:

    “Che il parroco dicesse quello che voleva. Non sentiva quel puzzo? Con tutta la forza Marcellina Bisi spalancò prima una poi l’altra anta del portone principale della pieve di Tomezzo.
    «Aria pura!»
    «Ci saranno tre gradi sotto zero» rabbrividì il parroco.
    «Poche storie, a stare chiusi ci si ammala» ringhiò la signora Marcellina e si avviò per la discesa.
    «Aspetti signora, l’accompagno io» disse il prete con un tintinnio di chiavi nella tonaca.
    «Sciocchezze» il bastone picchiò sul sagrato e la signora Marcellina si mise in marcia. Credevano che ormai lei fosse fuori gioco.
    «È notte, è inverno, c’è ghiaccio… l’età…» supplicò l’eco del parroco.
    «Roba da spaventare i rammolliti!» brontolò l’anziana con rabbia. Erano tutti convinti che fosse una povera vecchia indifesa! Ah ma li avrebbe sotterrati tutti. E svoltò per la prima curva; al ché, una luce trapanò la nebbiolina. Un pungolo d’ansia alla gola: o era la cataratta? No, era nebbia e quelli erano i fari di un’auto. A quell’ora? La sagoma dell’auto rallentò. Doveva essere Gigi, il nipote. Nipote poi, si poteva chiamare così? Non l’aveva accompagnata in chiesa e lei aveva dovuto andarci a piedi; lei, povera vecchia! Alla sua età!
    L’auto si era quasi arrestata del tutto, quando il bastone si abbatté sul cofano. Il boato fu attutito dalla nebbia e dagli abeti.
    Per un istante tuttavia il silenzio che seguì, parve assordante.
    L’unica a non udirlo fu la signora Marcellina che si protese verso la portiera agitando il bastone.
    Un cigolio, e un’ombra molto più alta e larga del nipote si erse fuori dall’auto.
    I denti della signora Marcellina presero a stridere di rabbia e le congiuntive a pungere di pianto. Chi era quello? che voleva? Un lamentio le si levò dalla gola. Perché l’ombra si avvicinava con i pugni serrati? perché aveva abbassato la fronte e la guardava sotto le sopracciglia. Perché le aveva afferrato il bastone e lo aveva gettato nei cespugli. A lei? Povera vecchia?”…

  147. 147 folgorata

    Beh vedo che i miei esempi malgrado li abbiate sollecitati non stimolano considerazioni. Se volete parliamo di “dominante emotiva” :-)

  148. 148 Anacarnil

    Ehi ehi, ci sono! Non sono sempre on line ^^”””
    Ok, grazie degli esempi, ora sono sicuro di aver compreso. In effetti, leggendo il pezzo “italiano”, mi è parso di tornare a Pavese, Silone e compagnia cantante.
    Tu, da editor, ritieni sempre migliore lo stile anglosassone? O solo in narrativa di genere?

  149. 149 folgorata

    No Acarnil, solo nella narrativa di genere!
    Se parliamo di letteratura, la sperimentazione e personalità dello stile si incarnano nella veicolazione di contenuti innovativi, chiarificatori per la collettività!
    Lo stile anglosassone è però fondamentale per il libro di genere. Devo aggiungere che per noi italiani adottare lo stile di scrittura degli americani e degli inglesi è veramente difficile e su quella strada è quasi impossibile avvicinarsi a una Rowling, a una Hayer che appunto sono inglesi veramente! :-)
    Lo si può vedere anche dai miei esempi: l’esempio italiano è più bello, per me scrivere all’inglese è difficilissimo.
    Tuttavia.
    Se vogliamo che le nostre storie viaggino, vengano lette e appassionino, dobbiamo fare lo sforzo di dare la preminenza all’azione.

  150. 150 folgorata

    Ed EVANGELINE?
    Non dice niente? :-)
    Vabb… mi diffondo.
    Il problema è il seguente, gli inglesi valutano le persone in base a ciò che fanno, con distanza emotiva; gli italiani cercano di cogliere l’anima delle persone che incontrano leggendo le emozioni che manifestano. È proprio un cambio di mentalità che sarebbe necessario. Ecco perchè avevo parlato di immaginarsi Tina Pica. Fare riferimento ad un personaggio già codificato e fortemente connotato da atteggiamenti, può ovviare questo deficit di sguardo che è proprio della nostra cultura.

  151. 151 Evangeline

    Evangeline non ha detto niente perché non voleva rischiare di ripetere qualcosa di trito e ritrito… A me sembra che la differenza sia sempre lì, nello “show, don’t tell”. Un dialogo che mostra le peculiarità di un personaggio è più piacevole di una descrizione nuda e cruda, al di là della mentalità. La scelta di cosa evidenziare è dello scrittore, e si può essere italiani, inglesi, giapponesi o brasiliani, ma invece di scrivere che Tizia aveva gli occhi penetranti e che cercava il parroco, si può scrivere tipo: “Si può sapere dov’è il parroco?” urlò Tizia. Mi inchiodò con lo sguardo, facendomi rabbrividire.
    Faccio passare gli stessi concetti, con la differenza che nel secondo esempio calco sull’azione e non sul concetto in sé.
    Scusate l’esempio riduttivo, ma a me la differenza sembra sempre quella della “solita regoletta”. Semplicemente non volevo ripetere qualcosa di già detto. :)

  152. 152 folgorata

    In realtà la descrizione dell’aspetto, l’aggettivazione mostrano: sono cose concrete, così come l’azione. La tua differenza tra “chiese dov’era il parroco” e «dov’è il parroco» è una differenza tra discoso indiretto e indiretto. In entrambi i casi c’è azione. La differenza grossa è che nell’esempio inglese, non c’è neppure una descrizione fisica. Entrambi gli esempi fatti mostravano invece che dire ma in modo diverso. Nel primo esempio attraverso elementi statici (l’espressione e la postura della donna). Nel secondo attraverso l’azione.
    Bisogna tenere conto inoltre della differenza tra sommari e scene. la narrazione del primo esempio era sommarizzata.

  153. 153 folgorata

    tra discoso indiretto e indiretto.
    tra discorso indiretto e diretto

  154. 154 folgorata

    Ecco un’altro espediente, per mostrare invece di dire. Allenarsi eliminando gli aggettivi.
    Mi è capitato or ora correggendo un manoscritto:
    Anna cercò disperatamente di mantenere un’espressione controllata. Ma non ci riuscì, la bocca di atteggiò in una smorfia afflitta.”
    Se noi ci sforziamo di eliminare l’aggettivo “afflitta” siamo costretti a descrivere quello che succede:
    “Anna cercò disperatamente di mantenere un’espressione controllata. Ma non ci riuscì, e gli angoli della bocca si piegarono vistosamente verso il basso.”

  155. 155 lisse

    scusami folgorata, mi interessano molto le tue osservazioni, ma potresti spiegarmi meglio l’esempio di qualche commento fa? Quello con la sig.ra Marcellina in due versioni?
    Ho qualche dubbio perchè a me i due esempi sembrano non due stili diversi di una stessa descrizione, mi sembrano proprio due brani diversi, anche Marcellina sembra avere una carttere differente da un brano all’altro. In poche parole, mi sembra che i due brani vogliano comunicare cose diverse e quindi non riesco a cogliere le differenze di stili o modi di descrivere che tu volevi evidenziare.
    Ti ringrazio in anticipo per i chiarimenti che vorrai darmi.

  156. 156 folgorata

    Sì Lisse, mi ero fatta la tua stessa domanda. Il fatto è che non sono in grado di fare esercizi di stile alla Queneau, io devo partire da un lavoro interiore per scrivere in modi diversi. Il che è poi il succo di ciò che suggerisco. Una cosa per volta. Dicevo che per scrivere all’anglosassone bisogna ispirarsi a personaggi già appartenenti alla narrazione (filmica, letteraria, etc) mentre se l’italiano scrive della vicina di casa scrive in modo molto “italiano” appunto. (questo per compensare dicevo, un deficit di sguardo)
    Nel primo esempio ho pensato alla mia vicina di casa. Nel secondo a Tina Pica, nel personaggio che era solito interpretare nei film degli anni ’50. Sono due vecchiette in situazioni simili ma ovviamente hanno personalità diverse. Il fatto è che non mi è venuto in mente alcun personaggio letterario o cinematografico che assomigliasse alla mia vicina di casa :-). Se avessi conosciuto personalmente una tizia come Tina Pica, avrei potuto fare due esempi più paralleli :-)
    Se poi mi dici che gli eventi non sono esattamente gli stessi, questo invece ti dimostra come se il personaggio deve definirsi attraverso l’azione, gli eventi che gli accadono sono diversi e di più.

  157. 157 lisse

    Grazie, adesso ho capito. Non volevi scrivere in due modi diversi la stessa identica situazione, ma volevi mostrare il diverso approccio a un evento centrale (l’uomo in macchina e l’aggressione alla vecchietta) e come cambiano i particolari “di contorno” a seconda dell’approccio.
    Sì, adesso mi è tutto più chiaro. Le tue sono considerazioni molte interessanti.
    Mi permetto di farti un’altra domanda. Pensi che l’approccio italiano sia da scartare a priori? Oppure ha la sua validità, ma non è adatto alla narrativa di genere?

  158. 158 folgorata

    Sì, come ho detto anche a… un ragazzo dal nome impossibile qua sotto :-), l’approccio italiano va benissimo per chi ha ambizioni letterarie. Per la narrativa di consumo, o ferroviaria, o da ombrellone, o popolare che dir si voglia, lo standard internazionale è irrinunciabile :-)

  159. 159 lilyj

    Non so… Guareschi spesso cade nel fantastico senza cadere nello stile “internazionale”. E all’estero è amatissimo.

  160. 160 folgorata

    Hai ragione su Guareschi!
    Non è essere italiani che ti taglia le gambe presso il grande pubblico, ma non descrivere i personaggi attraverso l’azione. Ecco l’incipit di Don Camillo (Mondo Piccolo):

    “Don Camillo era uno di quei tipi che non hanno peli sulla lingua e, la volta che in paese era successo un sudicio pasticcio nel quale erano immischiati vecchi possidenti e ragazze, don Camillo durante la messa aveva cominciato un discorsetto generico e ammodino, poi a un bel momento, scorgendo proprio in prima fila uno degli scostumati, gli erano scappati i cavalli e, interrotto il suo dire, aveva gettato un drappo sulla testa di Gesù crocifisso dell’altar maggiore perché non sentisse e, piantandosi i pugni sui fianchi, aveva finito il discorso a modo suo, e tanto era tonante la voce che usciva dalla bocca di quell’omaccione, e tanto grosse le diceva, che il soffitto della chiesetta tremava.”

    In tutto questo pezzo ciò che apprendiamo di don Camillo lo apprendiamo da ciò che ha fatto durante un certo episodio. Le descrizioni statiche si limitano a: non aveva peli sulla lingua, voce tonante e omaccione.

  161. 161 folgorata

    Mi sono accorta, da alcuni commenti che è insorto l’equivoco tra scena e azione.
    Spesso l’azione viene sceneggiata ma può anche essere narrata per sommi capi, in forma cioè di sommario come fa Guareschi nel suo incipit o io nell’esempio italiano.
    Vorrei far notare però come nell’esempio “italiano” che ho fatto io, l’azione non sia descrittiva del personaggio. La Marcellina nel rispondere allo sconosciuto non fa nulla che la identifichi, se non mostrare una generica gentilezza. Nell’altro esempio, quello che vorrebbe essere di scrittura anglosassone invece, tutto ciò che fa la vecchia descrive il suo carattere:
    se ne frega che ilprete abbia freddo, brontola tra i denti, dò bastonate ad un’auto.
    Altrettanto nel sommario con cui Guareschi inizia il suo Mondo piccolo, Don Camillo getta un drappo suol Crocefisso e urla in chiesa. Il personaggio in tal modo è descritto dall’azione.

  162. 162 folgorata

    A grande richiesta (ah ah) introdurrò “La dominante emotiva”. Ogni trama deve evidenziare una dominante emotiva, aver individuato la dominante emotiva ci consente di trovare il punto della vicenda nel quale far iniziare il racconto. Definiamo macrosquenza la successione di eventi di un capitolo. Chiariamo che ogni genere letterario possiede un contenuto d’evasione tipico. Nel fantasy, scusate il bisticcio, il contenuto d’evasione stà nel desiderio di fuga e di riscatto del lettore che è chiamato a identificarsi con un protagonista sfigato che passa ad un mondo dalle regole sovvertite, dove tutto ciò che è impedito nella vita normale diventa possibile. Il lettore di fantasy gode della creazione di mondi il più possibile lontani da quello ordinario. Gode di essere trasportato nella famosa città costruituita nell’occhio della salamandra. Definito queso il contenuto d’evasione tipico del fantasy, la dominante emotiva del protagonista/lettore deve essere tale da realizzare il contenuto d’evasione. Facciamo un esempio molto comune nel fantasy: la dominante emotiva del viaggio di ricerca: la quest. Il viaggio di ricerca di un tesoro, oggetto magico, persona amata consente al protagonista e al lettore di attraversare il mondo fantastico in lungo e in largo soddisfacendo abbondantemente il desiderio di godersi questi perfetti mondi fantastici.
    Bene, a partire dalla dominante emotiva, dicevo, si individua con certezza il punto della vicenda dal quale far cominciare il racconto.
    Nel nostro esempio: Genere Fantasy/ contenuto d’evasione: fuga 6 riscatto / dominante emotiva: viaggio di ricerca.
    Perchè la motivazione emotiva allo svolgimento del viaggio di ricerca sorregga tutto il romanzo, è necessario che il protagonista mostri inizialmente quanto importante sia per lui condurre con successo il suo viaggio di ricerca. Il configurarsi della dominante emotiva deve pertanto configurarsi al termine di una macrosequenza in cui il protagonista abbia mostrato quanto sia forte in lui la motivazione a intraprendere il viaggio (Questo effetto motivante lo si ottiene con l’illustrazione di una serie di fallimenti del protagonista; per esempio le angherie subite da Harry Potter ad opera del cugino Dursley) Avremo dunque all’inizio del libro un capitolo di sfighe che si conclude con la forte determinazione del protagonista a intraprendere il viaggio.
    Ma non basta. Questo capitolo deve essere preceduto ancora da un altro: il capitolo cioè in cui succede l’evento che mette il protagonista nella difficile situazione di cui si narreranno le sfihe nel capitolo successiv (Harry viene depositato a casa Dursley)

    La dominate emotiva deve essere un elemento ricorrente nelle riflessioni del protagonista per tutto lo svolgimento della vicenda.

  163. 163 folgorata

    Vabbeh, dato che qua dentro nessuno mi si fila, l’editor(e) è tornato a funghi: oggi Clitopilus prunulus (o Clitocibe nebularis detta Prugnolo d’autunno) e Clitocibe Geotropa.

  164. 164 La mappa definitiva del Giovane Esordiente « Werehare's Burrow

    [...] Manuali 2: Dialoghi, ovvero (guarda un po’) consigli su come impostare un dialogo; * Il punto sul fantasy italiano, Riassunto delle puntate precedenti, Scacchi e scrittura, On fairy stories, Educazione e timidezza, [...]

  165. 165 MIchele

    Ciao

    Ho letto con interesse la tua guida sul come scrivere correttamente un romanzo e sono “Abbondantemente” XD daccordo con te, ma ora vorrei chiederti: Scrivendo un intero romanzo tutto con lo show don’t tell, quanto lungo diventerebbe? e quanto faticoso sarebbe?

    dover mostrare tutti i tratti della narrazione, dal piu importante al piu inutile (tu mi dirai [forse] non mettere gli inutili, ok ma allora che gusto c’e? mostro solo che il soldato va nella tana del coboldo e lo sbudella fine della storia, niente dialoghi niente intermezzi nulla di nulla ( compra le armi dalla bottega incontra i ladro che gli frega la sacchetta etc) quindi niente è importante ai fini dell’uccisione del coboldo.
    Creo una mega descrizione del soldato ed una mega battaglia epica ma il romanzo è finito in 50 pagine.

    Oppure gandalf carica frodo sull’acquila e lo butta giu nel vulcano, fine a 1200pagine di chiacchiere inutili, oppure tutto il consiglio dei jedi va da dark water :P e gli fanno il deretano fine della storia o altri mile di questi esempi.

    Sarò lento ma non ho capito come comportarsi in questo senso ( fare una accurata cernita delle cose da dire e non dire, bandire ogni forma di inutilità etc).

    Grazie

  166. 166 Gamberetta

    @Michele. Sì, devi eliminare le parti inutili, devi mostrare solo quello che è vitale (o almeno molto importante) per la storia. Il problema del tuo esempio non è raccontato/mostrato, il problema è che la storia di un soldato che va ad uccidere un coboldo non è molto eccitante in sé. Se metti la bottega, i ladri, gli “intermezzi”, ecc. non fai altro che allungare il brodo, non diventa una storia migliore, diventa solo una storia più lunga.
    Devi partire da un’idea più interessante e ricca di spunti che non un soldato che ammazza un coboldo. Per esempio, complicando un pochino le cose: il soldato è in cerca del coboldo perché in realtà il coboldo è sua moglie trasformata; il soldato la ama ancora ma deve ucciderla perché il coboldo/moglie in versione mostro ha già sbranato la loro figlia e adesso ha rapito il loro figlio primogenito per sacrificarlo al Dio dei coboldi. Il soldato è accompagnato dal fratello della moglie che non crede a tutta la storia e pensa che sia il soldato a essere impazzito. Ok, penso che possa bastare, magari non per un romanzo ma per un racconto lungo sì, e puoi seguire solo questa trama principale senza ladri e altre deviazioni.

    Detto questo, tieni presente che passare dal mostrato al raccontato è molto facile e veloce (ci vuole un attimo a tagliare, non so, tre pagine di dialogo e scrivere: “Anna e Michele litigarono sull’affidamento dei figli”), dunque mostra pure e in caso di necessità (un editore che vuole pubblicarti ma ha problemi con un manoscritto da 2.000 pagine) modificherai.

  167. 167 Draghi come pterodattili: una lezione di metodo | Tapirullanza

    [...] un articolo vecchio ormai di tre o quattro anni, Gamberetta si lamentava degli ambienti del fantasy italiano – e dei salotti letterari italiani in genere – perché passavano più tempo a porsi [...]

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