Clipart

Disponibile su emule il romanzo di fantascienza Clipart scritto da Elisabetta Vernier.

Icona di un mulo ITABOOK_0259_-_Vernier,_Elisabetta_-_Clipart.rar (555.933 bytes)

Copertina di Clipart
Copertina di Clipart

Trama:

Qual è il terribile segreto celato nella clip video che minaccia di distruggere la reputazione di David Xander, il più ammirato uomo d’affari della City, bello come una rockstar e ricco come pochi al mondo? Deve scoprirlo Alexandra Hill, la sua responsabile della sicurezza, in una caccia senza tregua attraverso la Periferia e le Wastelands sulle tracce di un misterioso ricattatore. Intorno a lei si muovono personaggi curiosi e indimenticabili, come Rue la ragazza hacker, gli squinternati Faxer, i nomadi del deserto radioattivo e Candy la bomba sexy.

Il romanzo è uscito una prima volta nel 2003, ha poi vinto il prestigioso Premio Italia 2004 nella categoria fantascienza e l’anno scorso Delos Books l’ha ripubblicato.

Personaggi come Rue “ragazza hacker” o Candy “bomba sexy” non ispirano molto, ma non si sa mai. Magari lo leggerò.

Scritto da GamberolinkLascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

248 Commenti a “Clipart”

Pagine: « 3 2 [1] Mostra tutto

  1. 48 Silvio Sosio

    @Tapiroulant: non ti ignoro, dammi il tempo.

    “Nessuno dice che la vita dei piccoli editori non sia un inferno… Sappiamo, e abbiamo detto a più riprese, che il futuro della Delos Book sarà fosco a prescindere dalle scelte che farà.”

    Ma quale inferno. Se fosse un inferno non lo faremmo, mica siamo masochisti. È un lavoro interessante che dà un sacco di soddisfazioni, ma il difficile non è contare i soldi che guadagni come lo fa passare qualcuno. Curioso quel “sappiamo del futuro fosco della Delos Books”, evidentemente la sfera di cristallo a cui avete accesso ne sa di più dei miei resoconti delle vendite, che per la nostra scala sono più che buoni e che dimostrano un trend crescente.

    “a. Linea più diretta, con meno intermediari (e quindi meno burocrazia e tempi ridotti) tra gli autori e il boss.”

    Che boss? I libri li scelgono i direttori di collana, tanto in Delos Books quanto in Mondadori o Rizzoli, e i direttori di collana hanno sempre un rapporto diretto con l’autore, se è italiano, oltre che ovviamente con l’agente dell’autore. Non mi sembra che ci siano meno intermediari.

    “b. Maggiore libertà nella scelta della politica editoriale (mentre le grosse case si vedono spesso costrette a fossilizzarsi sulle proprie scelte, o ad adeguarsi supinamente alla tendenza adottata dalle concorrenti).”

    L’editore i libri comunque li deve vendere. Il che vuol dire convincere 1) il distributore 2) il libraio 3) il lettore a comprarlo. Puoi anche fare cose innovative, ma prima devi aver convinto i tuoi tre interlocutori a darti fiducia, altrimenti avrai un magazzino pieno di copie innovative ma invendute.

    2. Non si può proprio dire che Gamberetta sia una che censura. Non mi risulta che i commenti qui vengano mai cancellati, tranne il caso di reiterato e consapevole atteggiamento trollico.

    Ok, non lo sapevo. Come avrai notato non sono un frequentatore abituale.

    I tuoi commenti come ‘Starsky’ e come quell’altro

    No problem. Comunque erano commenti un incazzati (non penso sia così strano che questo blog possa far incazzare, no?).

    Per quanto riguarda FM, è indubbio che dalle recensioni e dai commenti traspaia un certo intento ‘pubblicitario’ verso molta produzione italiana che, sotto il profilo della qualità, non meriterebbe grosse attenzioni.

    Pubblicitario certamente no, tutt’al più potrebbe essere promozionale, nel caso in cui il recensore pensi che il libro o l’autore abbiano dei meriti.
    Giusto per sfatare una volta per tutta questa faccenda del pubblicitario: la Delos Books non vende direttamente i siti degli altri editori, ma affida la vendita a un negozio dal quale riceve una minima commissione. Nel caso dei libri non nostri più venduti sul Delos Store – parliamo di due o tre decine di copie – possiamo aver guadagnato sì e no venti o trenta euro (a fronte di un lavoro amministrativo piuttosto pesante). Se dovessi dire ai recensori “ue’, mi raccomando, parla bene dei libri che li dobbiamo vendere” per una cosa del genere, a parte che non troveremmo tanto facilmente recensori disposti a sputtanarsi gratis (se li pagassimo già saremmo in passivo), ma sarebbe davvero una strategia idiota.

    mi risulta che proprio su FM si siano verificati episodi incresciosi, tipo il povero Taotor censurato e massacrato verbalmente perché aveva espresso una critica troppo veemente

    Non discuto nel merito perché non so, ma i nostri forum hanno tutti regole piuttosto precise, i messaggi offensivi, volgari o provocatori almeno nei casi più gravi vengono rimossi.
    S*

  2. 47 Gamberetta

    @Silvio Sosio. Stai andando per la tangente. Io ti sto dicendo che il ruolo tradizionale di una casa editrice (pubblicare, ovvero rendere pubblico) può essere sostituito da Internet. E questo è un fatto.
    Il problema del controllo di qualità è un altro problema. È un grosso problema, ma onestamente non mi pare insuperabile. In altri ambiti (software) il controllo di qualità distribuito degli utenti si è dimostrato altrettanto valido, se non più valido, di quello offerto dalle ditte produttrici commerciali.

    Detto questo, rimane il punto che, anche senza ricorrere alla pirateria, posso leggere gratis Doctorow, Rudy Rucker, Coelho, e pure Wells o Salgari (oltre ai fantomatici emergenti). Perché devo comprare i libri di Delos? Delos deve competere con questi signori che sono bravi e sono gratis. Il che vuol dire che deve offrire libri eccezionali, almeno se vuole i miei di soldi.

  3. 46 Silvio Sosio

    “Al supermercato ci sono pile di romanzi Mondadori, nessuno Delos. Questo è il genere di distribuzione di cui sto parlando.”

    Ah, scusa, mi sembrava che avessi detto “distribuzione in libreria”. Quindi tra la Mondadori e la casa editrice che fa 100 copie da vendere online ci sono dei gradi intermedi.

    “Ah, interessate, sentiamo, chi è stata la prima e unica in Italia a recensire The Dragons of Babel, o Little Brother o The Situation o The Year of Our War, è stata FantasyMagazine vero?”

    Ah, sono quelli i libri che dovrebbero stabilire il rapporto diretto autore-lettore? Perché, Swanwick, o Vandemeer non sono autori noti grazie al fatto che sono stati scelti e pubblicati da editori normali?
    Cory Doctorow è un caso a parte, è diventato famoso soprattutto grazie a Boing Boing e rilascia sempre le sue cose in creative commons, anche se ovviamente non gli fa schifo venderle. Devo dire che quando gli ho comprato un racconto per Robot voleva darmelo gratis (poi l’ho pagato lo stesso). Ma be’, di Cory Doctorow ce n’è uno solo, temo.
    Se vuoi un elenco di ebook italiani di autori non famosi dimmelo, te lo fornisco personalmente. Dimmi solo quanti megabyte al massimo può ricevere la tua casella…

  4. 45 Tapiroulant

    Vabbé, a quanto pare non gliene frega niente di fare una discussione ragionevole, vuole solo sfogarsi e lamentarsi a caso =.=” Lancia attacchi e poi ignora bellamente le risposte. Cazzi suoi.

  5. 44 Gamberetta

    @Silvio Sosio.

    “Almeno la grande casa editrice può vantare distribuzione in libreria…. Ti stampa poche centinaia di copie spesso vendute solo dalle librerie online… che senso ha? Un sito Internet un minimo frequentato raggiungere un numero enormemente maggiore di persone.”
    Quindi visto che la Delos Books distribuisce in libreria in tutta Italia è una grande casa editrice. Non pensavo.

    Al supermercato ci sono pile di romanzi Mondadori, nessuno Delos. Questo è il genere di distribuzione di cui sto parlando.

    Il fatto è che qui vi vantate tanto di considerare schifezze tutto quello che viene pubblicato – ok, parere che non condivido ne’ io ne’ la maggior parte della gente normale ma comunque legittimo – ma la realtà è che la roba che viene distribuita online nel 99,9% è robaccia infame che spesso non rispetta nemmeno le regole della grammatica. E non per trasgressione, ma per semplice ignoranza.

    È vero, soprattutto in Italia. Ma da Cory Doctorow ai Wu Ming qualcosa di decente si trova, eh, molto più che nel catalogo di tante case editrici.

    Forse sarebbe utile allora un blog diametralmente opposto a questo, che invece di demolire i libri scelti da altri si prendesse la briga di leggere i libri scelti da nessuno e segnalare quelli che vale la pena. Ma sarebbe un gioco molto meno divertente e più faticoso, me ne rendo conto.

    Ah, interessate, sentiamo, chi è stata la prima e unica in Italia a recensire The Dragons of Babel, o Little Brother o The Situation o The Year of Our War, è stata FantasyMagazine vero?

  6. 43 Silvio Sosio

    “FM è così poco vicina ai venditori che quando sono andata a leggere la recensione di “Sanctuary” la pubblicità mi ha coperto metà schermo.”

    Che stronzata, non sei capace di distinguere la pubblicità dai contenuti? Ma è vero che tu non fai mai distinzioni così sottili; spesso hai scritto qui che noi scriviamo recensioni positive per poter vendere poi i libri sulla nostra libreria online. Nel tuo delirio pseudoproletario anni settanta non ti passa neanche per la testa che possa esistere gente onesta. Sei al corrente che Delos Books è un’associazione senza scopo di lucro, per esempio? Dov’è che hai segnalato la nostra iniziativa quando per tre o quattro giorni *tutto* il ricavato di quello che abbiamo venduto l’abbiamo mandato alla Croce Rossa per il terremoto in Abruzzo? Da nessuna parte, immagino. Non sarebbe stato divertente.

  7. 42 Silvio Sosio

    “Almeno la grande casa editrice può vantare distribuzione in libreria…. Ti stampa poche centinaia di copie spesso vendute solo dalle librerie online… che senso ha? Un sito Internet un minimo frequentato raggiungere un numero enormemente maggiore di persone.”
    Quindi visto che la Delos Books distribuisce in libreria in tutta Italia è una grande casa editrice. Non pensavo.

    Poi leggo dei concetti interessanti, tipo che i libri non vendono perché sono brutti – quindi Twilight o Il codice Da Vinci sono capolavori – o che l’ebook sta superando i libri cartacei (su Amazon ha raggiunto il 18% del totale dei libri venduti, che è già un miracolo mai visto prima) – o che l’autore dovrebbe vendersi da solo senza passare per l’editore. Libri in pdf di aspiranti autori ce ne sono a migliaia. Fatevi un esame di coscienza e ditemi se ne avete letto almeno su dieci libri “normali”. Il fatto è che qui vi vantate tanto di considerare schifezze tutto quello che viene pubblicato – ok, parere che non condivido ne’ io ne’ la maggior parte della gente normale ma comunque legittimo – ma la realtà è che la roba che viene distribuita online nel 99,9% è robaccia infame che spesso non rispetta nemmeno le regole della grammatica. E non per trasgressione, ma per semplice ignoranza.
    Forse sarebbe utile allora un blog diametralmente opposto a questo, che invece di demolire i libri scelti da altri si prendesse la briga di leggere i libri scelti da nessuno e segnalare quelli che vale la pena. Ma sarebbe un gioco molto meno divertente e più faticoso, me ne rendo conto.
    S*

  8. 41 Gamberetta

    @Silvio Sosio. Qui i commenti non si cancellano, i commenti OT dei troll come te sono spostati in Fogna, dove continuano a essere accessibili.

    FM è così poco vicina ai venditori che quando sono andata a leggere la recensione di “Sanctuary” la pubblicità mi ha coperto metà schermo.

  9. 40 Tapiroulant

    Ma diamine! Non puoi dire queste cose! E io che ti avevo pure difeso ç.ç
    Dunque, vediamo molto civilmente di analizzare le tue contestazioni: 1. Nessuno dice che la vita dei piccoli editori non sia un inferno. Anche Angra ha sottolineato che la percentuale sulla vendita dei libri per gli editori è minima. Sappiamo, e abbiamo detto a più riprese, che il futuro della Delos Book sarà fosco a prescindere dalle scelte che farà. Le uniche cose che venivano sottolineate come ‘vantaggi’ della piccola editoria rispetto ai cosiddetti ‘dinosauri’ erano: a. Linea più diretta, con meno intermediari (e quindi meno burocrazia e tempi ridotti) tra gli autori e il boss. b. Maggiore libertà nella scelta della politica editoriale (mentre le grosse case si vedono spesso costrette a fossilizzarsi sulle proprie scelte, o ad adeguarsi supinamente alla tendenza adottata dalle concorrenti). Il che significa che le piccole case editrici, nonostante le difficoltà, hanno il potenziale di produrre bei libri. In questo non c’è nessuna recriminazione od odio velenoso, è una pura e semplice constatazione. 2. Non si può proprio dire che Gamberetta sia una che censura. Non mi risulta che i commenti qui vengano mai cancellati, tranne il caso di reiterato e consapevole atteggiamento trollico. I tuoi commenti come ‘Starsky’ e come quell’altro ci sono ancora tutti, sono solo stati spostati nella ‘Fogna dei commenti’, dove volendo possiamo continuare a discutere. Per quanto riguarda FM, è indubbio che dalle recensioni e dai commenti traspaia un certo intento ‘pubblicitario’ verso molta produzione italiana che, sotto il profilo della qualità, non meriterebbe grosse attenzioni. E mi risulta che proprio su FM si siano verificati episodi incresciosi, tipo il povero Taotor censurato e massacrato verbalmente perché aveva espresso una critica troppo veemente nei confronti di un libro e del suo autore (mi pare fosse la Rocca dei Silenzi, ma non sono sicuro).
    Detto questo, io parlo con tranquillità e non ho desiderio di litigare. Le mie osservazioni possono essere discutibili, ma sono argomentate. Non possiamo rimanere su questi toni?

  10. 39 Silvio Sosio

    Questi commenti sono sempre più grotteschi. “Gli editori piccoli sono avvantaggiati perché possono osare di più”. Bella scemenza (che l’abbia MacLeod o chiunque sia). Gli editori piccoli devono pagare lo stampatore, le tasse, i magazzini come tutti gli altri. Devono distribuire i libri in libreria, e se quando hanno fatto la loro belle osatina coraggiosa i libri gli tornano indietro tutti, il distributore non li distribuisce più, i librari non vogliono più i loro libri e la banca rivuole indietro i suoi soldi. Sveglia! La vita reale è diversa dai vostri sogni! Se vuoi pubblicare qualche libro su cui pensi che valga la pena rischiare, prima devi esserti costruito una posizione, devi avere i posti nelle librerie, devi avere librai che comprano i tuoi libri anche se non sanno bene cosa sono perché conoscendoti sanno che qualche copia la venderanno.
    E poi quell’altro: FM lascia più spazio ai venditori che ai lettori? FM i commenti dei lettori non li cancella, a differenza di quanto avviene qui piuttosto spesso. Venditori non ce n’è, ci sono solo segnalazioni di libri; che è un servizio per il lettore, non per i venditori.
    S*

  11. 38 Tapiroulant

    Ah, okay, siamo d’accordo; però a questo punto la disperazione rassegnata di gente come Sosio mi sembra comprensibile (il che non significa, beninteso, che giustifichi il suo trolleggiamento). (quest’ultimo mio post è da considerarsi come nient’altro che come un momento di empatia improvvisa!).

  12. 37 Gamberetta

    @Tapiroulant. Non lo metto in discussione. È molto probabile che aumentando la qualità non aumenterebbero le vendite in proporzione. Dunque, è una legittima scelta quella della Delos o chi per lei di non provarci neanche.
    Ottimo.
    La mia legittima scelta diviene non comprare più libri.

  13. 36 Tapiroulant

    @Gamberetta: Capisco quello che intendi, ma qui sei tu che sbagli. Io non parto dal presupposto che la Delos Book debba avere il diritto di sopravvivere: sarebbe farne una questione etica, di principio, e io non ne faccio una questione etica. Anzi, ne faccio una questione eminentemente pratica, quasi statistica. E infatti ho chiesto: ha forse la Delos Book una qualche possibilità di avere successo di vendita, anche se migliorasse pesantemente la qualità delle sue opere? Certo; dei vantaggi indubbiamente potrebbero esserci: 1. Pubblicità derivante da critiche positive. Blogger come te o il Duca o altri, che noi sappiamo essere molto severi e onesti, dando valutazioni positive di questi libri potreste spingere più gente all’acquisto. 2. Pubblicità derivante dalla diffusione degli e-book. Gli utenti si scaricano gratis gli e-book, scoprono che sono belli e allora li acquistano; oppure, li comprano direttamente come e-book a basso costo (2, 3 euro?). Ma rimane il fatto che, allo stato attuale delle cose (specie in Italia), l’uso di Internet come mezzo per informarsi sui libri o per acquistarli è ancora molto ridotto. Non si può fare il ‘salto di qualità’ solo producendo opere pregevoli e ottenendo i risultati [1] e [2]. Per questo la mia conclusione era: anche se alla Delos si facessero un culo a mandolino per promuovere libri di alta qualità, la loro situazione finanziaria non cambierebbe sensibilmente (leggasi anche: ma chi glielo fa fare?). E allora, se tanto non fa molta differenza, molto più semplice per loro è continuare a seguire l’attuale linea editoriale. O no?

  14. 35 Gamberetta

    @Tapiroulant. Sbagli il presupposto. Tu parti dall’idea che una piccola casa editrice debba avere il diritto di sopravvivere. Perché? Una volta c’erano le carrozze, sono arrivate le automobili, le carrozze sono sparite.
    Nel momento in cui la piccola casa editrice adotta una politica simile alla grande casa editrice dove la qualità è sempre secondaria rispetto alla vendibilità, perché sarebbe positiva la sopravvivenza della piccola casa editrice?
    Almeno la grande casa editrice può vantare distribuzione in libreria, che, almeno per ora, supera la distribuzione via Internet. La piccola casa editrice non ha neppure quello. Ti stampa poche centinaia di copie spesso vendute solo dalle librerie online… che senso ha? Un sito Internet un minimo frequentato raggiungere un numero enormemente maggiore di persone.
    Inoltre non è che siamo in regime di penuria: in Italia ci sono oltre tremila (3.000) case editrici. Se non ti distingui sotto il profilo della qualità, per me puoi anche chiudere. Una delle altre 2.999 prenderà il tuo posto.

  15. 34 Tapiroulant

    Sì, seguo con passione il caro Duca del Porno, e ho apprezzato soprattutto quel suo articolo con l’esempio delle mele. E condivido l’idea che l’apertura all’e-book gratuito o a basso prezzo costituirebbe un vantaggio tanto sotto il profilo della pubblicità quanto sotto quello dei guadagni (oltre a promuovere una certa forma di ‘meritocrazia’; anche se vorrei ricordare che un metodo analogo ha meritocraticamente promosso, in tempi non sospetti, un libro come Tre metri sopra il cielo). Però il quesito rimane: nell’attesa che l’utilizzo di Internet come via d’accesso all’informazione di settore (es: il fantasy italiano) si allarghi al grande pubblico – che è quello che poi garantisce le alte vendite, e che allo stato attuale utilizza ancora la televisione come canale privilegiato o addirittura unico di informazione – e che si diffonda l’uso degli e-book, una casa come Delos Book non fa tempo a fallire?

  16. 33 Dr Jack

    FM da quel che mi pare di capire non da meno voce agli utenti e più voci ai venditori.

    Qua c’è un non di troppo :p, la frase sarebbe:

    FM da quel che mi pare di capire da meno voce agli utenti e più voci ai venditori.

  17. 32 Dr Jack

    @ Tapiroulant:
    Per risponderti provo a riportarmi alle teorie di Seth Godin :)
    In pratica ai tempi dei mass media il marketing fuzionava così:
    Casa produttrice fa prodotto mediocre che va bene per tutti e spamma la pubblicità sui mass media (principalmenteTV) dicendo che il loro prodotto è il migliore il più figo ecc ecc.
    E’ chiaro che in un mercato del genere le grosse imprese che possono permettersi di pagare le pubblicità hanno un’oligopolio.

    Con l’avvento del web invece i consumatori hanno molta più scelta e possono leggere recensioni di altri utenti, e non solo la pubblicità proposta della grosse ditte.

    Quindi la mia domanda è: c’è davvero una ‘via di fuga’ per le piccole case editrici?

    Non solo c’è una via di fuga… anzi, secondo me le piccole case editrici sono avvantaggiate.
    Hugh Macleod (del clan macleod :p) di gapingvoid paragona le grosse case ai dinosauri. I problemi delle grosse case sono:
    - Difficoltà decisionali (ora che tutti i boss e mica boss si mettono d’accordo passano i secoli)
    - Attaccamento al mercato tradizionale. Hanno paura dei cambiamenti, perchè sono terrorizzati dal perdere i loro guadagni. Quindi… invece che cambiare strategie insistono (spendendo di più) su strategie che ormai si stanno rivelando sempre meno funzionali (il mass marketing)
    - Rispetto delle regole. Evitano di osare qualcosa che potrebbe colpire un mercato specifico. Cercando di fare le cose che soddisfano poco tutti piuttosto che fare cose che soddisfano molto qualcuno.

    Considera inoltre che oggigiorno i mezzi di produzione per produrre libri sono davvero irrisori, considerando che l’ebook sta battendo i libri, come sta dimostrando il duca (o meglio, i dati che trova il duca :p)

    E siamo sicuri che una selezione più attenta possa migliorare la loro situazione?

    Io dico: senza dubbio. Ormai sono gli utenti a decidere cosa è bello e cosa no. E se c’è qualcosa di bello si sparge facilmente la voce.

    FM da quel che mi pare di capire non da meno voce agli utenti e più voci ai venditori. Quindi io non vado a leggerlo, intanto però scopro buoni libri da anobii, e da blog come quello di Gamberetta.
    Penso che una casa editrice nuova debba puntare a questi mezzi di comunicazione… del tutto gratuiti.

    Quindi le uniche persone che hanno da preoccuparsi sono… appunto… i dinosauri.

  18. 31 Tapiroulant

    Però a questo punto io vorrei spezzare una lancia in favore di Silvio Sosio e domandarvi: ma davvero, se la Delos Book promuovesse libri di maggiore qualità stilistica e originalità dei contenuti, avrebbe più successo di così? Stiamo comunque parlando di case editrici con scarsa distribuzione, che possono fare poca pubblicità alla propria opera. E il fatto che, nonostante su spazi quali FM ci si lanci in lodi sperticate di alcune di queste opere, le opere suddette rimangano invendute, significa forse che a prescindere dalla loro intrinseca qualità sono destinate, proprio per la scarsa attenzione di pubblico, a rimanere nel dimenticatoio. Quindi la mia domanda è: c’è davvero una ‘via di fuga’ per le piccole case editrici? E siamo sicuri che una selezione più attenta possa migliorare la loro situazione? Ah, vi chiedo un favore se volete rispondermi: manteniamo la questione su questi termini e non spostiamola su “pubblicare libri di qualità è comunque la cosa più importante / onesta / corretta da fare”, perché oltre ad essere un parlarsi addosso, è un modo per evitare il problema.

  19. 30 Silvio Sosio

    @Gamberetta: grazie per la risposta, che non ha nulla a che fare con la domanda. È solo una patetica razionalizzazione per dimostrare di avere sempre ragione tu; ma d’altra parte tu sei questo genere di persona. Auguri per il tuo sito.

  20. 29 Dr Jack

    Allora, scarica da internet finché vuoi, ma non farla passare per una giusta rivolta del proletariato. Il proletariato deve lottare contro la classe industriale, non contro gli artigiani, come spesso sono gli editori.–Silvio Sosio, editore Delos Books

    Il trucco retorico di far sembrare il sito un tentativo di rivolta del proletariato è roba vecchia. La retorica ha fatto passi avanti :p

    Poi oh… se gli editori non riescono a stare al passo con la concorrenza o se non riescono a soddisfare i lettori. Be’, bisognerebbe cercare di risolvere la cosa invece che lagnarsi.
    Non ho niente contro l’editoria in generale. Ma oggigiorno in Italia gli editori dovrebbero, secondo me:
    - impegnarsi di più a cercare autori e a tradurre le opere provenienti dall’estero (es. perché i libri di the witcher di Andrzej Sapkowski… fenomeno internazionale… non sono stati tradotto? Ce li hanno in tutte le lingue ormai… mancano solo in Italia)
    - Smetterla di prendere i giro i lettori con critici venduti. Il rispetto verso il cliente è importante, venderci fregatura a me fa incazzare.
    - Inoltre gli editori dovrebbero osare un po’ di più… ma be’, questa è una pecca che colpisce gli editori da quando è nata la pressa da stampa.

  21. 28 Gamberetta

    @Silvio Sosio. Ciao Silvio Sosio aka “John Steed” aka “Starsky”.
    Innanzi tutto credo sia doveroso sottolineare quanto sia patetico per un editore venire a insultare i commentatori di un blog spacciandosi per tre persone diverse. Ma contento tu, contenti tutti.

    Per entrare nello specifico, ti faccio un esempio: l’anno scorso ho recensito i primi due volumi della collana, pubblicata da Delos, “Storie di Barboni, Mentecatti & Disgraziati” (o qualcosa del genere). Si sono rivelati due libri pessimi. Girando per maggiori informazioni sul forum di WMI, ho visto come Franco Forte si sbracciasse per invitare gli autori a essere più banali possibile.
    Ambientazione mediterranea? Ma quanto mai! Indiani? Eh, indiani, no, no. Solo patacche fantasy più scontate che si può, ché la gente magari lo strano non lo apprezza, e qui lo scopo è vendere.
    Ora, a mio parere, una casa editrice che fa questo genere di ragionamenti merita di chiudere.

    Dopo di che, mi sfugge perché devi venire a rompere le scatole. Io non occupo spazio in libreria, non chiedo soldi, non faccia pubblicità: se una persona pensa che io sia stupida, ignorante, invidiosa, ecc. ecc. può evitarmi con estrema facilità. Ma anche qui, contento tu, contenti tutti.
    Però attenzione: come da regolamento, se la prossima volta ti spacci ancora per persone diverse e me ne accorgo non sposto i commenti, li cancello direttamente.

  22. 27 Angra

    Voi che non avete esperienza e pontificate non avete idea dei costi di un libro e dei margini che ne risultano per l’editore, che in genere sono meno del 20% del prezzo di copertina (costi interni e stipendi (se ci sono) esclusi, ovviamente).

    Che non abbiamo idea lo dici tu. Per essere precisi possiamo dire che il 30% se ne va al libraio, un altro 30% alla distribuzione, un 8-10% all’autore.

    Mi spieghi perché la logica conseguenza di queste percentuali sarebbe che bisogna pubblicare delle stronzate?

  23. 26 Silvio Sosio

    @Gamberetta: Gamberetta, hai un’idea dell’editoria che sembra quella di un proletario anni settanta verso la classe padronale. La tua concezione si può attagliare ai quattro o cinque editori principali, come Mondadori, Fabbri, Longanesi, che sono più industrie che case editrici. Nella maggior parte degli altri casi, le case editrici sono aziende piccole, nel migliore dei casi sul filo tra attivo e passivo, molto spesso decisamente in passivo, e molto spesso pubblicano libri perché hanno la passione per questa attività. Voi che non avete esperienza e pontificate non avete idea dei costi di un libro e dei margini che ne risultano per l’editore, che in genere sono meno del 20% del prezzo di copertina (costi interni e stipendi (se ci sono) esclusi, ovviamente). Pensate che pubblicare un libro piuttosto che un altro sia solo una questione di intelligenza di chi fa le scelte, mentre invece è una dura lotta con agenti che se non vedono anticipi con cinque cifre non si degnano neppure, mentre l’editore deve far quadrare i conti con un mercato dove i libri mediamente vendono 2000 copie.
    Allora, scarica da internet finché vuoi, ma non farla passare per una giusta rivolta del proletariato. Il proletariato deve lottare contro la classe industriale, non contro gli artigiani, come spesso sono gli editori.–Silvio Sosio, editore Delos Books

  24. 25 Tapiroulant

    Sì, sono d’accordo con quello che dici. Io compro ancora in libreria, ma solamente quei ‘classici’ ai quali tributo rispetto. Se un libro nuovo mi interessa, lo scarico sempre o me lo faccio prestare. Tra parentesi, le case editrici hanno sempre avuto come unico scopo il ‘quanto posso guadagnarci’; i libri di merda appartengono ad ogni epoca dell’editoria, e se noi ricordiamo solo gli autori pregevoli, tendenzialmente è perché solo i loro nomi sono ‘rimasti’ nella cultura.
    Ad ogni modo, posso sapere dove hai esposto le tue idee sui bestseller (a meno che nel frattempo tu non le abbia cambiate)? Sarei curioso di conoscerle!

  25. 24 Gamberetta

    @Tapiroulant. Onestamente non saprei come si “costruisce” o “pilota” un bestseller. Ho delle idee, in altro momento ne ho parlato, ma ripensandoci credo che sia inutile rivangare.
    Adesso le case editrici hanno un solo criterio: il vendibile, il commerciabile, il quanto posso guadagnarci. Mi piacerebbe che anteponessero a questo dei criteri di qualità (anche diversi dai miei).
    Però, facciano come vogliono. La soluzione è semplicemente NON COMPRARE PIÙ LIBRI. Biblioteche, emule, scambi, quello che si vuole. L’acquisto di un libro dev’essere un atto eccezionale, e comunque se si ha la possibilità di pagare direttamente l’autore è meglio.
    Le case editrici devono capire che si trovano in una posizione precaria: da un lato ci sono forme di intrattenimento nuove e potenzialmente molto più interessanti (vedi videogiochi), dall’altro, il loro tradizionale ruolo (stampare) è ormai sostituibile con Internet. Dunque o si adattano, proponendo prodotti di qualità fantastica, oppure possono chiudere. Non saranno rimpiante.

  26. 23 Tapiroulant

    Mi autoquoto un errore:

    leggere altri libri dello stesso libro che ha letto e gli è piaciuto.

    Ovviamente intendevo dire ‘leggere altri libri dello steso tipo del libro che ha letto e gli è piaciuto’.

  27. 22 Tapiroulant

    @???: La cosa non è tanto semplice. Per capire come creare dei bestseller e pilotare i gusti del pubblico, bisognerebbe prima di tutto capire cosa fa di un libro un bestseller. Propongo una teoria (ma sarei curioso di sentire l’opinione di Gamberetta in merito). Quali sono gli ultimi bestseller letterari? Per quanto riguarda la narrativa per ragazzi, troviamo essenzialmente il filone Troisi e il filone Twilight; per quanto riguarda la narrativa per adulti, troviamo le inchieste giornalistiche sulla politica (la Casta, etc.), i libri di argomento religioso (dai libri di Tettamanzi a quelli di Odifreddi, ma anche Coelho), i thriller (la trilogia Millennium di Stieg Larsson, etc.), le commedie chic (L’eleganza del riccio, etc.) e i romanzi etnico-antropologico-pietistici (Il cacciatore di aquiloni, etc.). Se ci pensiamo un momento, possiamo notare che tutti questi generi letterari hanno successo sulla base di una precisa influenza massmediatica (prevalentemente la televisione, ma non solo): l’interesse per religione e politica dai numerosi dibattiti e inchieste giornalistiche su ambo gli argomenti – alimentati a loro volta dall’interesse degli italiani per la situazione politica italiana – l’interesse per i thriller dall’invasione dei serial americani di argomento thriller (CSI, Numbers, Cold Case, ce ne sono millemila), l’interesse per i romanzi etnico-antropologico-pietistici dalla situazione politica internazionale e dai numerosi dibattiti televisivi che suscita; per quanto riguarda il fenomeno ‘Troisi’ abbiamo gli anime, i cartoni animati e i telefilm per bambini e adolescenti (da Naruto a Xena), e per Twilight, beh, le tonnellate di telefilm adolescenziali sulla scuola e sull’amore. La commedia sofisticata (che del resto è la corrente minoritaria) credo invece che tragga il suo successo soprattutto dal cinema (ultimamente è un genere di film che va abbastanza forte). Quindi il succo del mio discorso è: l’interesse per un determinato genere o argomento passa per i mass-media, e fondamentalmente per la televisione. Il passaparola funziona perché le persone che si fanno passaparola hanno lo stesso background televisivo alle spalle, e quindi gusti simili: a me che fanno cagare i telefilm adolescenziali sulle high schools, infatti, il passaparola ‘leggi Twilight’ non funziona. L’unico modo per ‘pilotare’ veramente i gusti del pubblico necessiterebbe il controllo e la gestione della programmazione televisiva. Questo una casa editrice non lo può fare. E i libri, viceversa, di per sé hanno un potere di traino ridotto: generalmente, quando ne hanno uno, è quello di convincere il lettore a leggere altri libri dello stesso libro che ha letto e gli è piaciuto. E’ più un’azione fossilizzante che espansiva. E’ possibile che la situazione migliorerebbe in un futuro, come quello prospettato da Gamberetta, dove ci sarà una libera circolazione degli e-book (il che significa che la distanza tra il libro e il lettore sarebbe ridotta, come lo è tra la televisione e lo spettatore). Ma credo che il potenziale persuasivo di uno strumento come la televisione (sono stati fatti studi interessanti sull’effetto di assuefazione che la tv ha sulle cellule cerebrali) rimarrebbe in ogni caso superiore a quello di un libro.
    Okay, voi che ne pensate?

  28. 21 ???

    @ Tapiroulant; Angra

    Penso che in Italia sia necessario iniziare un movimento che partendo dal compromesso porti la massa ad avvicinarsi ai gusti più raffinati di che se ne intende. Ad esempio si potrebbe scrivere una quest story alla SdA e innovarla tramite brevi viaggi nel tempo, o in altre dimesioni, prime armi da fuoco o cose del genere. Penso che la massa lo troverebbe diverso, ma interessante e abbastanza simile al resto da non mettere paura. Non credete?

  29. 20 Tapiroulant

    Ora, qui secondo me per dirimere la questione bisognerebbe distinguere tra due accezione di “bel libro”.
    1. Bel libro = Libro scritto bene (libro tecnicamente bello). Sicuramente, se le case editrici spingessero maggiormente su questo aspetto e fossero più esigenti, i risultati potrebbero migliorare anche in termini di profitto. Se un lettore occasionale di fantasy compra un libro della collana e scopre che è scritto in modo noioso, o poco coinvolgente, o stupido, potrebbe non volerne comprare più, almeno per parecchio tempo (quindi si è perso un cliente). Viceversa, il miglioramento stilistico potrebbe attirare sul genere e quindi sulla collana l’attenzione di chi prima snobbava.
    2. Bel libro = Libro innovativo, che offre idee nuove o punti di vista inusuali, etc. (libro tematicamente bello). Puntare su libri di questo genere è un terno al lotto, e ci perdi più probabilmente di quanto tu ci possa guadagnare. Il grande pubblico è fondamentalmente abitudinario: legge tutta la saga di Shannara perché i libri di Shannara sono tutti uguali, e comincia a leggerla perché gli hanno detto che assomiglia al Signore degli Anelli. Dentro e fuori la letteratura di genere, i libri che diventano bestseller sono quasi inevitabilmente libri mediocri, che magari sono anche scritti molto bene ma comunque veicolano idee banali, stereotipiche, facilmente riconoscibili. Le tre stimmate di Palmer Eldritch non potrà MAI far fare tanti soldi quanto un Twilight: ed è per questo che una casa editrice, per sopravvivere nello spietato mondo della conocorrenza, dovrà prediligere Twilight e i suoi derivati. Per questo si dovrà riempire il proprio listino di storie di vampiri e creare una Collana Vampiri, mentre le opere di un Clifford D. Simak vengono fatte sparire.
    Quindi capisci che la faccenda è più complicata di un ‘se soltanto sapessero fare il loro lavoro…!’.

  30. 19 Angra

    In sintesi: foraggiare legioni di lecchini per spacciare brutti romanzi non è più redditizio, è solo molto più facile.

  31. 18 Angra

    @Tapiroulant: anch’io parlo di un’ottica di mercato, siamo d’accordo che lo scopo dell’editore sia guadagnare. Credo semplicemente che gli editori si siano allevati in casa dei ciarlatani che si riempiono la bocca di strategie di marketing astruse perché inquinare le acque è l’unica cosa che li salva dal dover ammettere di non essere in grado di distinguere i libri belli da quelli brutti e di non essere in grado di fare un vero editing. La mia(?) idea di pubblicare bei romanzi lasciando perdere le porcate è una strategia di marketing, ha però il vizio di non permettere di barare.

  32. 17 Tapiroulant

    @Angra: Ma io ti rimando a quello che ho detto prima. Al mercato editoriale cos’è che interessa secondo te, promuovere bei libri per farli conoscere alla gente, o promuovere libri che massimizzino il profitto? Ovviamente si tratta del secondo caso: non sono mica un’associazione filantropica. E come si fa a massimizzare il profitto? Basta prendere ad esempio l’intervista a Viviani.
    Si osserva che, sull’onda del successo della saga di Twilight, si è venuta a creare una certa domanda: un pubblico che generalmente comprerebbe poco o nulla, vuole comprare molti libri sui vampiri. Allora si crea una collana chiamata Odissea Vampiri e si pubblicizzano e vendono un sacco di libri sui vampiri. Parallelamente si continua a spingere e a spendere sul tema del vampiro, per incrementare la domanda del pubblico e quindi assicurarsi maggiori vendite. E’ un circolo che si autoalimenta. Fino a che non nasce un nuovo fenomeno editoriale, alché, progressivamente, si sposteranno le energie e i soldi dai vampiri (che nel frattempo sarà un mercato in discesa) verso quello nuovo. Allo stesso modo, si risponde al successo dei libri della Troisi promuovendo del fantasy ‘troisiano’, ossia un fantasy che il pubblico riconosca immediatamente e che si sia abbastanza sicuri che sarà comprato. Non c’è un odio verso i libri di qualità, ma nemmeno un interesse: che un libro sia di qualità o meno è del tutto indifferente. L’unica cosa importante è ciò che piace al pubblico in quel momento. Ma non c’è niente di assurdo, in un’ottica di mercato. E l’editoria è appunto un mercato (il capitalismo è fatto così, sapete).

  33. 16 Angra

    Credo che l’editoria sia semplicemente malata di marketing. Tra il ’54 e il ’57 Einaudi e Mondadori rifiutarono Il Gattopardo di Tommasi di Lampedusa, preferendogli cinquant’anni dopo la Strazzu e la Troisi.

    Che senso che scartare bei romanzi perché “non rientrano nella collana” e pubblicare delle stronzate solo perché ci sono il Nano, l’Elfo, il Barbaro e il Mago sparapalle (di fuoco e non)?

    Il mondo è pieno di “professionisti del settore” che mascherano le proprie incapacità dietro un’aura da apprendisti stregoni. Che imparino a riconoscere i libri belli (eh sì, purtroppo bisogna studiare) e si mettano a pubblicare quelli, invece che scassarci le palle col marketing.

  34. 15 Tapiroulant

    Oh per carità, quello anch’io! A leggere gli autori consacrati del passato si va sul sicuro. Ma mi piacerebbe diventasse una moda più diffusa; così forse finalmente le case editrici si deciderebbero a ripubblicare i ‘classici’ della fantascienza ormai estinti (avrai forse notato che tre quarti dei libri di Heinlein e della LeGuin sono completamente fuori produzione, per non parlare di altri autori, di cui non sembra rimasta traccia in Italia). Certo, ci sono sempre gli e-book – e di questi autori in rete si trova veramente tutto – ma non è proprio la stessa cosa…

  35. 14 Maudh

    @ tapiroulant
    Purtroppo capisco, ma io voglio comunque metterci una morale: possano affannarsi a proporre maghi, draghi, vampiri gnokki e ciò che vogliono o credono che faccia tendenza, tanto io ho una sessantina di stupendi libri di Asimov che mi attendono negli scaffali di mia Madre.

  36. 13 Tapiroulant

    @Maud: Non credo che l’ignoranza o la stupidità trovino posto in questo ragionamento. Si tratta semplicemente di politica di mercato; e il mercato per definizione è amorale, essendo finalizzata al solo profitto monetario. E lo ribadisco: non c’è alcuna filantropia nel mercato né desiderio di promuovere “i migliori” solo perché sono degni di essere letti. Si tratta semplicemente di creare la domanda, per poi fare l’offerta: ti convinco che un determinato tipo di libri è bello, così poi tu li vuoi e io posso venderteli (e questa è la logica che sta dietro l’esistenza stessa della categoria dei “bestseller”). Per cui è ovvio che il signor Viviani, e chiunque si trovi nella sua situazione, dica che i libri che offre sono prodotti di altissima qualità che tutti dovrebbero leggere: si sta creando la domanda. Se Viviani dicesse: “Guardate, a me ‘sta roba fa cagare, ma è quella che vende adesso quindi non rompetemi il cazzo”, rischierebbe di far crollare la domanda (dato che la sua opinione ha un peso). Quindi non lo può dire. Del resto non si può chiedere ad un uomo nella sua posizione di essere onesto: l’onestà nel migliore dei casi è ininfluente sugli affari, nel peggiore è dannosa.

  37. 12 Maudh

    Comunque il discorso di Okamis è molto interessante, in effetti è una corsa alla gallina dalle uova d’oro, e chi ha scoperto twlight, la troisi e soci li ha pubblicati perchè sapeva di far soldi, non certo per la prosa splendida e sofisticata. Spero.

    Io invece spero che ritengano davvero Troisi e Meyer capolavori, sempre meglio vivere in un paese di ignoranti che in uno di ipocriti (ma comunque questa è un’utopia: da noi sono entrambi!).
    Ad esempio, considerando che chi cura questa collana dichiara candidamente che Troisi e Meyer sono superiori ai fondamentali, è sia “gnurante” che ipocrita. Anzi, probabilmente solo ipocrita: sempre meglio un qualsiasi combattimento banale e stereotipato che il divino gnokko Edward. Questo lo sanno tutti, a parte tredicenni in calore per Edward. Idem per la guardia di sicurezza di inserire nome società/paese/divo che sventa complotti apocalittici in sterminata metropoli cyberpunk #144262.
    Chiedo venia in caso di OT.

  38. 11 DelemnO

    Perchè, la classificazione di Twilight come horror che vi ha fatto?

    Beh, è horror nel senso che è orribile. Fa davvero paura sotto questo punto di vista ^^

    Comunque il discorso di Okamis è molto interessante, in effetti è una corsa alla gallina dalle uova d’oro, e chi ha scoperto twlight, la troisi e soci li ha pubblicati perchè sapeva di far soldi, non certo per la prosa splendida e sofisticata. Spero.

  39. 10 Okamis

    @ Angra:

    Non ho detto di appoggiare il sistema ;)

    Ci sono, tuttavia, vari fattori da considerare. Il primo è il fattore tempistica. Per creare una collana serve tempo, molto tempo. Diciamo almeno un anno, se non addirittura due o più, e questo vale anche nel caso degli “inseguitori”. Bisogna infatti prima convincere l’ufficio commerciale sulla bontà della nuova collana, poi selezionare i testi (preciso: il mio è un discorso generale che va oltre la questione della qualità), contattare gli autori, procedere con le trattative (soprattutto se l’autore in questione è stato pubblicato all’estero), eventualmente tradurlo ecc. Insomma, il processo è lungo.
    Ora faccio un esempio: questo è, nel bene o nel male, il momento dei vampiri, e tutti pubblicano romanzo con tale tipologia di personaggio. Ma il successo, quello davvero visibile, da quanto c’è? Diciamo da non più di un anno o poco più. Eppure tali romanzi sono presenti da un tempo ben più lungo. E sono state molte le case editrici che ne hanno approfittato: Fanucci, sfruttando l’orribile trasposizione di “Io sono leggenda” di Matheson), Fazi, Mondadori, Gargoyle, Delos ecc. Chi si è mosso tardi, ovvero dopo la “consacrazione” di questa moda è ormai in ritardo. Chi leggiamo ora, invece, significa che ha cominciato a muoversi parecchio tempo fa, intuendo (o azzeccando) la nuova direzione che si stava per prendere.
    Tale pratica è comune alla stragrande maggioranza delle case editrici, soprattutto quelle con bacini d’utenza molto ampi. Ripeto però: non mi sto riferendo al caso specifico di Viviani. Il mio è un discorso generale, giusto per sfatare il mito che a copiare le idee sono bravi tutti. In verità non è così semplice e soprattutto non è qualcosa che si organizza in quattro e quattr’otto.
    Detto questo, sono d’accordo con Dimitri quando parla di dilettantismo. Pure io vorrei vedere le case editrici farsi più audaci nelle loro pubblicazioni, oltre che maggiormente professionali. Il problema è che, come in tutti i campi, c’è chi ha davvero talento e riuscirà a stabilire la nuova moda (per quanto Twilight sia un libro di M, bisogna rendere merito a chi l’ha scoperto per primo di aver trovato la gallina dalle uova d’oro) e chi, invece, sarà (quasi?) sempre destinato a rincorrere. Ma anche tra chi rincorre occorre saper distinguere le diverse abilità.
    Questo era il senso del mio discorso ^_^

  40. 9 Umberto

    Ieri sera ho scaricato e letto almeno meta’ del romanzo.
    Stateci lontani. La trama e’ scontata, i personaggi sono senza spessore e non c’e’ traccia di idee originali.
    Per quanto mi riguarda, una boiata.
    Un saluto affettuoso.
    Umberto

  41. 8 maudh

    Se si va in una libreria ben fornita si trova un intero scaffale di “pseudo-noir stereotipati ad ampientazione cyber-punk”. Solo alla scialba libreria sotto casa ce ne sono quattro o cinque in cui, nella quarta di copertina cambiano solo i nomi.

    Ma dai, dopotutto ha in pratica detto che la Troisi è meglio di Moorcock. Non mi aspetterei così tanto, se fossi in te.

    Perchè, la classificazione di Twilight come horror che vi ha fatto? E pensare che a quanto ho capito questo ha fondato la Nord.

  42. 7 DelemnO

    Ma dai, dopotutto ha in pratica detto che la Troisi è meglio di Moorcock. Non mi aspetterei così tanto, se fossi in te.

    Comunque il romanzo in questione non mi ispira granché,almeno dalla trama.

  43. 6 Angra

    @Okamis

    Magari mi sbaglio, ma a me non sembra che siamo così OT: questa è una segnalazione su un romanzo della collana Odissea e stiamo parlando di come vengono scelti i romanzi della collana Odissea, mi sembra abbastanza IT.

    Tu dici:

    oppure sei costretto a inseguire gli altri, soprattutto se pubblichi narrativa popolare

    Ma cosa viene fuori nel momento in cui tutti inseguono gli altri? Secondo me questo, citando Francesco Dimitri:

    “Il problema maggiore, in Italia, è che abbiamo strutture vecchie nello spirito, spesso anche quando sono gestite da trentenni. E c’è troppa gente che, francamente, non capisce un cazzo. Si attaccano all’horror, al noir, al fantasy, all’ultimo carrozzone di moda, senza alcun amore, senza competenze, senza voglia di fare bei prodotti.”

    O, citando me stesso:

    Il massimo dell’intelligenza, nell’editoria italiana, è copiare chi ha avuto un colpo di culo.

    Avrei un modo alternativo e rivoluzionario di scegliere i libri da suggerire a Viviani, anche questo articolato per punti:

    a) leggere i manoscritti che arrivano in redazione, almeno la prima pagina

    b) dividere in due pile quelli belli da quelli brutti
    c) pubblicare quelli belli.

    Hai visto mai che funzioni?

  44. 5 Okamis

    Non ci trovo nulla di strano in quella risposta. Quando fai quel lavoro, o ti capita tra le mani il romanzo capace di dare una scossa al genere e che rappresenterà in nuovo metro di paragone (nel bene o nel male; Twilight docet) negli anni a seguire, oppure sei costretto a inseguire gli altri, soprattutto se pubblichi narrativa popolare (nel senso di rivolta alle masse). Il primo caso, inutile dirlo, è alquanto raro e probabilmente accade si e no due o tre volte nella vita di un editor o di un responsabile di collana. Per tutto il resto del tempo, sei costretto a rincorrere gli altri, intuendo in tempo la direzione verso cui ci si sta per muovere e non arrivare in ritardo. Ripeto, non ci trovo nulla che non sia la semplice definizione del suo mestiere.

    Comunque siamo in pieno OT ^_^

  45. 4 Angra

    @Elvezio: la risposta alla prima domanda è spassosissima: si può riassumere in “copio quello che fanno gli altri”.

    All’idea che quando era in Editrice Nord Viviani abbia pubblicato tutti e quattro i romanzi di Andrea D’Angelo ho una specie di blocco mentale, vedo davanti agli occhi l’effetto neve del televisore in assenza di segnale e nient’altro.

  46. 3 Elvezio

    Era un bel po’ che non passavo da FM…
    OT, oggi hanno pubblicato una terribile intervista marchetta a Viviani che dice le solite corbellerie più qualche assurdità in omaggio 3×2…

  47. 2 izzy

    L’ho apprezzato, ma come audiolibro. Facile che a colpirmi positivamente sia stata anche la novità del mezzo di diffusione audio. Però non saprei se come lettura cartacea mi avrebbe fatto lo stesso effetto. In ogni caso l’ebook è stato per molto tempo distribuito gratuitamente proprio dall’autrice, e l’audiobook lo è ancora. Questo è il link, se vuoi dare un’ascoltatina. Il dubbio sull’effettiva qualità del romanzo mi sta venendo adesso perché sto leggendo il seguito, e per ora non ne sono soddisfatto.

  48. 1 Tapiroulant

    Ma è una mia impressione, o i romanzi di fantascienza italiani sono sempre, e dico sempre, dei polizieschi di ambientazione urbana? E cheppalle.

Pagine: « 3 2 [1] Mostra tutto

Lascia un Commento.
Per piacere, rimanete in argomento. Per maggiori informazioni riguardo la politica dei commenti su questo blog, consultate la pagina delle FAQ.

  

Current day month ye@r *