Warning: Creating default object from empty value in /storage/content/82/1008682/fantasy.gamberi.org/public_html/wp-content/plugins/paginated-comments/paginated-comments.php on line 37 Gamberi Fantasy » Blog Archive » Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati » Comment Page 2

Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati

Copertina di In Search of Wonder Titolo originale: In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction
Autore: Damon Knight

Anno: 1967 (seconda edizione)
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Advent Publishers

Genere: Critica letteraria, recensioni sarcastiche
Pagine: 306

Nessuno pretende che un autore pieno di impegni spenda anni in ricerche per scrivere un romanzetto commerciale; ma se per documentarsi occorrono meno di cinque minuti, credo che il lettore abbia diritto almeno a questo.

Chi parla così? La solita Gamberetta acida e invidiosa? No, Damon Knight sessanta anni fa, recensendo il romanzo di fantascienza di Ken Crossen La rivoluzione del 1990 (Year of Consent, 1954).

Un altro estratto dalla recensione:

bandiera EN The writing itself incorporates every beginner’s mistake known to man. The hero-narrator describes himself while looking in the equivalent of a mirror. He asks or answers impossibly stupid questions in order to communicate background material to the reader. His confederates act in a manner only possible to clairvoyants or maniacal hunch-players, and get away with it. And —please notice this battered, inside-out echo of Nineteen Eighty-Four—the hero betrays himself in an apartment which he knows to be wired.
The dialogue between the hero and heroine has to be seen to be believed; I have watched a few TV soap-operas lately, and they haven’t been this bad. After the usual chase, hero gets his choice of being shipped off to Australia with girl just as the revolution is about to start, or sticking around to do sixteen jobs nobody else can handle. He picks Australia, but has a change of heart at the last moment, and makes a speech this long about it … I can’t go on.

bandiera IT La scrittura incorpora ogni possibile errore che un principiante possa commettere. Il protagonista-narratore si descrive mentre si guarda nell’equivalente di uno specchio. Chiede o risponde a domande assurdamente stupide solo per imboccare il lettore con informazioni sull’ambientazione. I suoi complici agiscono in maniera possibile solo a chiaroveggenti o a chi si affidi in maniera maniacale alle intuizioni; e va loro sempre bene. E – per piacere notare il triste eco di 1984 – l’eroe si tradisce in un appartamento che sa essere sotto controllo.
Il dialogo tra l’eroe e l’eroina è roba da non crederci; ho visto alcune soap opera in TV ultimamente, e i dialoghi non erano scritti così male. Dopo il consueto inseguimento, l’eroe ha la possibilità di scegliere tra l’essere spedito in Australia con la sua ragazza, proprio alla vigilia della rivoluzione, oppure rimanere per svolgere sedici missioni diverse che nessun altro può portare a termine. Scegli l’Australia, ma ha una crisi di coscienza all’ultimo momento e fa un monologo così lungo per spiegarlo… e non ce la faccio a proseguire.

Capisco molto bene la frustrazione di Knight. Non so se sarebbe felice di sapere che sessanta anni dopo non è cambiato molto. Ancora si pubblicano romanzi di narrativa fantastica pieni di dialoghi inverosimili, situazioni idiote e con il protagonista che si descrive allo specchio (Elena P. Melodia, fai ciao con la manina!).
Viene da chiedersi se la “critica” serva a qualcosa. Ne parlerò più avanti.

Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent
Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent

Prima un passo indietro. Il libro dal quale ho tratto la recensione di cui sopra è In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction, un volume del 1956 che raccoglie recensioni e saggi di Knight apparsi sulle riviste di fantascienza dell’epoca.
Di In Search of Wonder sono uscite diverse edizioni, io ho letto la seconda, del 1967.

Per chi non lo conoscesse, Damon Knight (1922 – 2002) è stato uno scrittore di fantascienza americano, noto soprattutto per i suoi racconti. Uno per tutti, il divertente: “To serve man” da cui è stato tratto un episodio de Ai Confini della Realtà dal titolo “Servire l’uomo”.
Knight ha anche scritto un manuale dedicato alla narrativa breve: Creating Short Fiction (1981).

Ma vista la mia passione per il weird, consiglio di dare un’occhiata all’ultimo romanzo di Knight, scritto qualche anno prima di tirare le cuoia: Messaggi per la mente (Humpty Dumpty: An Oval, 1996).

La trama di Messaggi per la mente vede il protagonista, Wellington Stout, che si risveglia in ospedale: gli hanno sparato alla testa e non è stato possibile estrarre il proiettile. Non sembra però che avere un proiettile conficcato nel cervello abbia particolari effetti collaterali. O sì?
Fatti sempre più inquietanti e incomprensibili capitano intorno a Stout. Forse è impazzito o forse la realtà sta andando a catafascio. Non ha importanza, quello che importa è il susseguirsi di situazioni assurde e surreali, tra alieni, strane creature e una società segreta di Dentisti.
Per certi versi Messaggi per la mente può essere considerato un antesignano della Bizarro Fiction. Dettaglio curioso: la prima parte del romanzo è ambientata in Italia, a Milano.

Copertina di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval
Copertine di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval

Ho letto In Search of Wonder con un misto di divertimento e tristezza. Divertimento perché Knight recensisce con molta ironia e altrettanta onestà, senza guardare in faccia a nessuno – e quando tira in ballo il critico letterario del Time, colpevole di parlare di fantascienza con superficialità, non si fa scrupolo a dargli dell’idiota.
Pensate che scandalo: Knight ha dato dell’idiota a un collega non da un blog di invidiosoni, ma dalle pagine di un volume rilegato con copertina rigida! Ai mentecatti del “si può esprimere qualunque opinione basta essere educati” verrà un accidente.

La tristezza nasce dal constatare che tanta passione è servita a poco. Gli errori che rileva Knight si ripetono libro dopo libro, le becere strategie commerciali delle case editrici non cambiano di una virgola, la qualità rimane bassissima. Negli anni ’50 come oggi. E alla fine, quando una rivista rifiuta di pubblicare una sua recensione, Knight si stufa e smette di scrivere recensioni.

Parlando di becere strategie commerciali, così Knight conclude la sua recensione alla mediocre antologia di Roger Lee Vernon The Space Frontiers (1955):

bandiera EN Again, this book is not so bad if you only take the space-opera out of it: but Signet [l’editore] appears to think that the space-opera is what makes it worth having: title, cover design and blurbs all support this idea.
What I am afraid of is that Signet might be right. This kind of ignorant nonsense ought to be well adapted to the existing mental set of a reader to whom “space,” “planets,” “galaxies,” are all words without any specific meaning, conveying nothing but a vague feeling of “out there.” If so—if there is a vast untapped audience of unsophisticated (and uneducated) science fiction readers just waiting to be fed—then we may expect to see an immediate mushroom-growth of Vernons… out of whom, in another twenty years, a little coterie of polished science fiction writers will evolve, to sit and wonder why their stuff doesn’t sell.
What a nightmare! Thank heaven I don’t believe it for a moment!

bandiera IT Ribadisco, questo libro non sarebbe così male se si togliesse la space-opera; ma Signet [l’editore] sembra pensare che invece proprio la space-opera renda il volume degno di essere comprato: titolo, copertina e blurb supportano questa convinzione.
Quello che temo è che Signet abbia ragione. Questo genere di idiozia senza senso potrebbe essere ben adatta per il livello mentale di un lettore per il quale “spazio”, “pianeti”, o “galassie” sono parole senza un significato preciso, che semplicemente comunicano un vago senso di “là fuori”. Se è così – se esiste un vasto pubblico di lettori di fantascienza poco sofisticati (e poco educati in materia) pronto a essere imboccato – allora possiamo aspettarci un fiorire di autori come Vernon… in mezzo ai quali, tra un vent’anni, potrebbe emergere una piccola schiera di scrittori di fantascienza decenti, che si domanderanno perché le loro opere non vendono.
Che incubo! Grazie al cielo non ci ho creduto neanche per un momento!

In America, nella prima metà degli anni ’50, c’è un boom della fantascienza. Un po’ come succede adesso con il fantasy. Gli editori come si comportano? Buttando fuori libri mediocri uno dopo l’altro; libri pensati per un pubblico ignorante, libri che si spera di vendere non perché belli, ma perché titolo, copertina e hype sono studiati per affascinare i gonzi.

Copertina di The Space Frontiers
Copertina di The Space Frontiers

Negli anni ’50 si impilavano sacchi e sacchi di spazzatura pieni di astronavi, galassie, e pianeti, il “là fuori”; adesso è la volta di elfi, vampiri e maghetti: il concetto non cambia. Signet non punta a costruire un pubblico, punta a sfruttare la moda. La montagna di letame travolgerà anche le opere buone? Contribuirà ad allevare una generazione di lettori incapace di distinguere un bravo scrittore da un imbrattacarte? Meglio!

Le case editrici non vogliono che la gente legga con regolarità. Non vogliono un pubblico competente. Vogliono una massa di diversamente furbi pronta a seguire la moda e a farsi accalappiare da una copertina sbrilluccicosa, modello selvaggio con le perline.

Come spiega Sandrone Dazieri – editor Mondadori e scopritore del “talento” di Licia Troisi – in una vecchia intervista su Repubblica:

Un romanzo per giovani adulti è quello che pone al centro della storia la figura di un adolescente che affronta l’amore, la morte, il sesso: sia in forma realistica che metaforica. Chi si rispecchia nell’eroe legge le sue avventure anche se non è un frequentatore di librerie: le vendite della letteratura per young adult sono così visibili perché si devono a un pubblico che abitualmente non si muove.

Che è la stessa strategia di Signet: rivolgersi al pubblico che non frequenta le librerie, che abitualmente non si muove. Il pubblico cerebroleso che non distingue un pianeta da una galassia e che compra un romanzo se in copertina vede una mezzelfa in abiti discinti o un vampiro che brilla.
Ci sarebbe da chiedersi se non sarebbe più vantaggioso rivolgersi invece al pubblico che divora cento libri all’anno: certo parliamo di una minoranza, ma ognuno di questi acquista più libri in sei mesi di un non-frequentatore-di-librerie in tutta la sua vita.
Ma rivolgersi a un pubblico appassionato implica offrire un prodotto valido: troppa fatica! E se davvero si introducessero dei criteri qualitativi, l’industria editoriale andrebbe a farsi friggere. Perché raramente (mai?) lo scopo di un editore è pubblicare buoni libri. Lo scopo di un editore è lucrare, fare favori agli amici, promuovere le idee a lui congeniali. Il valore artistico delle opere non interessa.

E il bello è che io posso sbraitare finché voglio ma non inciderò sulle vendite neanche per una manciata di volumi. Infatti, per definizione, gli editori non si stanno rivolgendo a un pubblico informato. Lo mettono già in conto che chi non è sprovveduto eviterà certe schifezze. Non gliene frega niente, ci sarà sempre nuovo pubblico semi analfabeta pronto per essere fregato.
Un’industria che si basa sull’ingenuità dei clienti. Un’industria che scientemente sfrutta, senza scrupoli, l’ignoranza altrui. E poi gli editori vengono a cianciare di “cultura” e a piagnucolare e a chiedere agevolazioni e aiuti statali. Cari editori, dovete morire di fame.[1]

coniglietto-fatina
Per compensare lo schifo dell’editoria ci vorrebbe l’immagine di un coniglietto. O di una fatina. O di un coniglietto-fatina!

Leggendo il libro di Knight, mi sono resa conto che in fondo non c’è molta differenza tra il mercato anglosassone e il nostro. Le logiche sono le stesse.
Dunque come si spiega il fatto che il livello medio anglosassone, per quanto riguarda la narrativa fantastica, sia molto più alto del nostro?
Secondo me è soprattutto questione di numeri e di tradizione. Ci sono molti più scrittori in lingua inglese e c’è una tradizione nello scrivere questo genere di opere. E a scuola non si viene rimbecilliti con I Promessi Sposi.[2]

L’altra differenza che noto tra l’estero e l’Italia – differenza che però, sottolineo, non so quanto incida – è il diverso approccio alla critica. Damon Knight è onesto. Anche quando parla dei suoi amyketti – come James Blish, con il quale collaborerà alla stesura di Var, l’alieno (VOR, 1958) –, mantiene il senso della misura.
Quando c’è da elogiare elogia e quando c’è da bastonare bastona.
A Knight non piace il ciclo della Fondazione di Asimov e lo dice senza mezzi termini; esalta i primi romanzi di Philip K. Dick, ma non ha problemi a dire che i racconti invece sono solo boiate commerciali; massacra il povero A. E. Van Vogt e non ha parole tenere per John Wyndham e il suo I figli dell’invasione (The Midwich Cuckoos, 1957).
Quando discute di Richard Matheson – Richard Matheson, non Licia Troisi – tra l’altro scrive:

bandiera EN Like most of his literary generation, he has no sense of plot; in each story he puts together a situation, carries it around in circles until he gets tired, then introduces some small variation and hopefully carries it around some more, like a man bemused in a revolving door. His stories sometimes reach their goal by this process, but only, as a rule, when there is no other possible direction for the story to take; more often they wind up nowhere, and Matheson has to patch on irrelevant endings to get rid of them.

bandiera IT Come molti della sua generazione letteraria, non ha alcun senso della trama; in ognuno dei racconti costruisce una situazione, la fa girare in tondo finché non si stanca, a quel punto introduce una piccola variazione e fa girare la storia ancora un altro po’, come qualcuno compiaciuto da una porta girevole. I suoi racconti ogni tanto raggiungono il loro scopo in questa maniera, ma capita solo quando non c’erano alternative; più spesso i suoi racconti non vanno da nessuna parte, e Matheson deve cucire finali irrilevanti per liberarsene.

E Knight non è più tenero con i romanzi di Matheson: Io sono leggenda (I Am Legend, 1954) è aspramente criticato per l’ingenuità delle spiegazioni pseudo-scientifiche; Tre millimetri al giorno (The Shrinking Man, 1956), che secondo Knight è stato scritto con poca cura e scarso rispetto per il lettore, è ridicolizzato per i grossolani errori di calcolo. La recensione così si conclude:

bandiera EN The rest of the book, like much of Matheson’s work, is a dismal interior monologue, endlessly reflecting the author’s own stream of consciousness at its most petty and banal.

bandiera IT Il resto del libro, come molte delle opere di Matheson, è un’orribile monologo interiore, che rispecchia di continuo il flusso di coscienza dell’autore stesso ed è per lo più insignificante e banale.

Dopodiché Knight si chiede come mai i diritti cinematografi di un libro così brutto siano stati venduti prima ancora della pubblicazione, e si domanda perché non possano invece avere successo opere più meritevoli.

Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man
Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man

Ma forse Knight è il solito maleducato invidioso che non capisce l’Arte. Be’, sentite il giudizio di Thomas M. Disch su Ray Bradbury – ancora, Ray Bradbury, da alcuni considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi, non Licia Troisi:

bandiera EN His sense of humor doesn’t operate on both sides of the generation gap; his horrors are redolent of Halloween costumery; his sentimentality cloys; his sermons are intrusive and schoolmarmish; he is uninformed and undisciplined. He is an artist only in the sense that he is not a hydraulic engineer.

bandiera IT Il suo senso dell’umorismo non funziona su entrambe le sponde del salto generazionale; i suoi orrori hanno l’aspetto dei costumi di Halloween; il suo sentimentalismo dà la nausea; i suoi sermoni sono intrusivi e degni di una maestrina; è ignorante e indisciplinato. È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico.

È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico, che non mi sembra tanto lontano dall’augurare a Bradbury di darsi all’ippica. D’altra parte poco prima Disch ha spiegato che i racconti di Bradbury li potrebbe scrivere un ragazzino undicenne non troppo sveglio, dandogli abbastanza tempo.

E come fanno Knight e Disch ad arrivare ai loro giudizi? Prendono i testi di partenza e citano passaggi rilevanti per le loro tesi. Per esempio – esempio, cioè uno dei tanti – nel caso di Disch/Bradbury:

bandiera EN Consider this description (from “The Night” [un racconto dell’antologia The Stories of Ray Bradbury]): “You smell lilacs in blossom; fallen apples lying crushed and odorous in the deep grass.” Ordinarily apples don’t fall when lilacs blossom, but in Bradbury’s stories it’s always Anymonth in Everywhereville. His dry-ice machine covers the bare stage of his story with a fog of breathy approximations. He means to be evocative and incantatory; he achieves vagueness and prolixity.

bandiera IT Considerate questa descrizione (da “The Night” [un racconto dell’antologia The Stories of Ray Bradbury]): “Senti il profumo dei lillà in fiore; le mele cadute giacciono schiacciate e odorose nell’erba alta.” Normalmente le mele non cadano quando i lillà fioriscono, ma nei racconti di Bradbury è sempre un-mese-qualunque nel paese-da-qualche-parte. La sua macchina per il ghiaccio secco ricopre il disadorno palcoscenico dei suoi racconti con una densa nebbia di approssimazioni. Bradbury pensa di essere evocativo e “magico”, ottiene di essere vago e prolisso.

Questo è anche l’unico modo serio per discutere di narrativa: si prende un testo e lo si analizza in base a una serie di criteri. Criteri tecnici, non di amicizia o di convenienza.

Copertina di On SF
Copertina di On SF di Thomas M. Disch, libro dal quale sono tratte le citazione di cui sopra

Forse se anche in Italia si diffondesse una mentalità del genere ne avremmo un guadagno. Ma la vedo dura. Sembra che da noi si debba sempre parlare di politica o di chissà quali sbrodolamenti pseudo filosofici. Sporcarsi le mani con le parole è visto con disgusto. Si passa il tempo a disquisire se Heinlein è fascista, se Dan Simmons è razzista, se Tolkien è di destra o di sinistra, e non si entra mai nello specifico. Lo specifico sono i testi, non la mentalità degli autori.

E questo quando va bene. Normalmente la polemica letteraria non arriva neanche a quel livello misero, meglio discutere pregi e difetti del vestito di un’autrice mentre ritira un premio. E ci fosse qualcuno che dica: “Gente, sveglia! Un’autrice si può vestire come cavolo le pare non è quello il punto! Il punto è: come mai si sta premiando un romanzo scritto con i piedi?”
Per tacere degli spettacoli pietosi che vedono gli autori fare comunella per difendere l’indifendibile, come quel paio di scrittori mentecatti che hanno avuto il coraggio di trovare giustificazioni persino per l’inqualificabile Gli Eroi del Crepuscolo.

Ancora più scoraggiante è il fatto che non cambia mai niente.
Qualche tempo fa, mentre cercavo tutt’altro, mi sono imbattuta in un articolo di Repubblica intitolato: “Ragazzo prodigio, a 18 anni un romanzo da Feltrinelli”.
All’inizio ho pensato che fosse un nuovo autore, sulla scia appunto di Chiara Strazzulla, del Ghirardi, di quell’altro ragazzino che ha pubblicato i romanzi sui pirati per Mondadori e fenomeni da baraccone simili. Ma l’articolo era datato 21 gennaio 2003.

Ho indagato un po’ e ho scoperto che il “prodigio” si chiama Andrea Santojanni; a 17 anni impiega ben due mesi della sua vita per scrivere un romanzo, l’anno dopo viene pubblicato da Feltrinelli. Rilevante perché il romanzo è parzialmente di genere fantastico: da quel che ho capito è una storia d’amore ma con i due protagonisti che si scambiano i corpi, lo spirito di lui entra nel corpo di lei e viceversa.

Il romanzo si intitola Sono solo mostri e l’incipit è il seguente (via google books si può leggere qualche pagina in più):

Sabato ventisette marzo. Claudia saltò giù dal letto. In effetti erano le sei e mezza, e se non si fosse sbrigata avrebbe perso il pullman. E naturalmente avrebbe fatto tardi a scuola.
Ma mica questa è come la pubblicità delle merende del Mulino Bianco, dove alle sei del mattino c’è già un sole da spaccare le pietre, e si è già in forma, con il vestito elegante addosso. No! Qui stiamo parlando di gente comune. Gente mortale. Di una ragazza che si sveglia quotidianamente, [io invece mi alzo un giorno sì e uno no. N.d.G.] con il pigiamino tutto sgualcito, con tanto freddo corporale e con una confusione mentale da scandalo nazionale. E per di più era avvolta nelle tenebre della notte. E fuori dalla finestra non c’erano mica le rondini che volavano felici e spensierate. Assolutamente no! C’erano i corvi che volavano di tetto in tetto in cerca di una carogna. In cerca di un qualcosa qualsiasi.
Si piazzò davanti allo specchio e spalancò gli occhi quando vide quell’essere dai capelli tinti di rosso a maschiaccio, corti e sconvolti. Quel viso paffutello, il grande seno e gli occhi verdi. In principio non ci fece caso. Quindi si catapultò fuori dal bagno, e a passo affrettato si avviò in cucina, dove c’era la madre, che stava bevendo la sua tazza di caffè e latte. Entrambe, andavano a scuola. Col piccolo dettaglio che una stava da una parte e l’altra dalla parte opposta.
– Madre, io credo di non stare bene – disse la Claudia.
– Perché, cos’hai, tesoro? – le domandò.
– Non so, sono confusa.
La madre le sorrise, poi cercò di aiutarla dicendole che tutti erano un po’ confusi in quello stupido mondo. Tranquilla. Non s’incaricò di quel problema, e continuò a guardare la madre. Quasi non la riconosceva. Cosa diavolo voleva significare? Era forse la stessa e vecchia storia? Bisogna sapere che Claudia appena si svegliava vedeva creature soprannaturali intorno a sé. Può darsi che anche in quel momento era confusa come sempre. Quindi non fece caso a niente.

Fa schifo, ma inutile dilungarsi. Non è neanche giusto: una persona senza esperienza che scrive in fretta scrive così, il problema è che forse dovrebbe capire da sola che non è un livello degno. Non puoi scrivere in questa maniera e chiedere soldi in cambio. Tra l’altro come sempre editing zero, neanche correzione di bozze, hanno persino lasciato le virgole tra soggetto e verbo (vedi: “Entrambe, andavano a scuola”).

Copertina di Sono solo mostri
Copertina di Sono solo mostri

Esilaranti le due recensioni archiviate al sito Feltrinelli. Andrea Di Consoli recensisce per L’Unità e chiude con questo sproloquio:

Il sesso è, spesso, una banale manifestazione di forza e di potenza. Perciò, dopo aver letto Sono solo mostri, del sesso se ne ricava un’idea mediocre, quasi fastidiosa. A cosa serve il sesso se c’è una forma di amore che supera se stesso e straripa in un bene che porta alla fusione della testa, allo scambio dei corpi? A niente, verrebbe da dire. Il romanzo sorprendente di Andrea Santojanni ci lascia addosso la sensazione di esserci fermati sulla soglia, di esserci chiusi in un al di qua – ci lascia addosso la fastidiosa sensazione di non aver mai fino in fondo preso (vissuto) il corpo della persona amata. Non si tratta di divorarlo, il corpo, ma di sentirselo dentro, come una magia: di sentirne il piacere, le vibrazioni. Ha ragione Erri De Luca a definire il piccolo Santojanni un mago.

Ma si può sapere chissenefrega delle idee di Di Consoli sul sesso se stiamo parlando di critica letteraria? Come dicevo prima, sbrodolamenti “filosofici” quando abbiamo un testo che specifica che la protagonista si alza “quotidianamente” e che ci tiene a sottolineare che i corvi sono in cerca di “qualcosa qualsiasi”.
E siamo a pagina UNO e non entro neanche nel merito degli altri diecimila errori. È una vergogna. Una vergogna il romanzo e sono vergognose recensioni del genere.

Non dico che all’estero sia il Paradiso. Anche lì è pieno di incompetenti e lecchini, ma almeno non ci sono solo quelli!
Erri De Luca, recensendo per Il Mattino, supera qualunque limite di decenza. Antefatto: racconta lo stesso De Luca di aver conosciuto Santojanni durante un incontro tra studenti e scrittori; Santojanni gli ha rifilato il manoscritto e De Luca ne è rimasto tanto affascinato che…

Chiamo la mia agente e le dico di aver trovato un pezzo unico, un regalo per qualunque editore. A differenza di ogni altro esordiente che va al suo primo contratto allo sbaraglio, bisognava spuntare subito termini di contratto da professionisti affermati. Perché lì dentro c’era materia di contagio per comitive di lettori, perché il ragazzo era un caso letterario di quelli che capitano di tanto in tanto all’estero, ma da noi mai spuntava uno così, a diciassette anni con una storia esplosiva a miccia corta che scoppia in mano all’apertura.
Così per consuetudine ho passato il malloppo per primo a Feltrinelli però con l’ultimatum di rispondere entro una settimana, oppure andava fuori. Non era scaduto il termine-capestro e in pochi giorni l’editore aveva azzannato l’osso e il ragazzo aveva il suo primo contratto editoriale con clausole da scrittore di punta.

Senza parole. Ma come mai De Luca è rimasto così ammaliato? Be’…

La letteratura è ben fornita di magnifici viaggi: Ulisse, Dante, Chisciotte, Gulliver, Crusoe. Ma prima di ’sto ragazzo chi s’era inventato il trasloco dentro carne e ossa del dirimpettaio? Un’idea così nitida, senza sforzo d’ingegno e perciò geniale [...]

Ecco, questo leggendo i siti esteri e la critica letteraria nel mondo anglosassone non l’ho mai visto: la presa per il culo. Tipo quando Dazieri dice che i romanzi di Licia sono originali e in pratica non hanno bisogno di editing. Secondo De Luca l’idea dello scambio di corpi sarebbe un’idea mai vista prima. Diosanto.
Il triste è che se davvero Dazieri e De Luca sono convinti che la Troisi e Santojanni siano originali è ancora una presa in giro; è una presa in giro che persone tanto ignoranti siano nella posizione di decidere una pubblicazione.

Eravamo a gennaio 2003. La Strazzu pubblica a giugno 2008. Cinque anni, non cinquecento. E nessuno che dica: “Però il prodigio dell’altra volta in effetti non è che fosse ‘sto genio…” Niente. Da Einaudi in giù tutti convinti di avere a che fare con un altro prodigio.

Morale della favola? Che non esiste una morale. Non c’è un premio per l’impegno o per il talento, c’è un premio se il tuo amyketto De Luca ti raccomanda.
Lo so, lo so, avevo promesso di non occuparmi più di fantasy italiano. Mi sono lasciata trascinare. Il Lato Oscuro è molto potente, e fanno biscotti buonissimi!

Il Lato Oscuro ha i migliori biscotti
come to the dark side, we have cookies

Un altro aspetto interessante del libro di Knight è che permette di osservare un pezzetto di storia della narrativa fantastica in divenire. È curioso leggere di Ballard o Philip K. Dick nel ruolo delle giovani promesse o sentire Knight lamentarsi che la gente dovrebbe piantarla di parlare solo dei classici, ma prendere in considerazione anche autori nuovi e che già hanno dimostrato notevole bravura, come Robert A. Heinlein.

Rimanendo ai classici. Quando Knight sposta il discorso dalla fantascienza al fantasy, cita Howard e Lovecraft come pilastri del genere, anche se ha delle serie riserve sullo stile di quest’ultimo. Volendo indicare un capolavoro, tira fuori Flecker’s Magic (1926) di Norman Matson, un urban fantasy nel quale uno studente di una scuola d’arte di Parigi riceve da una strega un anello magico in grado di realizzare i desideri. Seguono complicazioni. Ammetto la mia ignoranza: non avevo mai sentito nominare questo romanzo e non ho mai letto niente dell’autore.
Knight non spreca neanche mezza parola per Tolkien, nonostante Il Signore degli Anelli sia già stato pubblicato all’epoca della prima edizione di In Search of Wonder. Giusto così.

* * *

Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma a riassumere Knight si perde tutto il divertimento, sarebbe come leggere gli articoli di Gamberetta senza gli estratti e i commenti sarcastici.

Anche se questa è una recensione non darò un voto in Gamberi: il libro di Knight non è paragonabile alle altre opere recensite, visto che non si tratta di narrativa né di un manuale di scrittura. Lo stesso lo consiglio: è come sfogliare un blog stile Gamberi per 300 pagine!

Per chiudere, le quattro ipotesi che guidano Knight nelle sue recensioni (sostituite “science fiction” con “fantasy” e siete a posto):

bandiera EN 1. That the term “science fiction” is a misnomer, that trying to get two enthusiasts to agree on a definition of it leads only to bloody knuckles; that better labels have been devised (Heinlein’s suggestion, “speculative fiction,” is the best, I think), but that we’re stuck with this one; and that it will do us no particular harm if we remember that, like “The Saturday Evening Post,” it means what we point to when we say it.

2. That a publisher’s jacket blurb and a book review are two different things, and should be composed accordingly.

3. That science fiction is a field of literature worth taking seriously, and that ordinary critical standards can be meaningfully applied to it: e.g., originality, sincerity, style, construction, logic, coherence, sanity, garden-variety grammar.

4. That a bad book hurts science fiction more than ten bad notices.

bandiera IT 1. Che il termine “science fiction” è improprio, e che cercare di mettere d’accordo due appassionati sulla sua definizione porta solo al pestarsi a sangue; che etichette migliori sono state ideate (il suggerimento di Heinlein, “speculative fiction” è il migliore, credo), ma lo stesso siamo impantanati con “science fiction” e non c’è niente di male se ci ricordiamo che, come per “The Saturday Evening Post”, un termine significa quello che stiamo indicando mentre lo pronunciamo.

2. Che il blurb di copertina e una recensione sono due cose diverse e vanno scritte in maniera diversa.

3. Che la fantascienza è un ramo della letteratura degno di essere preso sul serio, e che i normali parametri critici possono essere applicati con successo. Per esempio: originalità, onestà, stile, costruzione, logica, coerenza, sensatezza, grammatica.

4. Che un brutto libro danneggia la fantascienza più di dieci recensioni negative.[3]

* * *

note:
 [1] ^ Naturalmente parlo per l’ambito che conosco, la narrativa fantastica. Può essere che in altri settori dell’editoria (dalla poesia alla saggistica) sia tutto rose e fiori, ne dubito, ma non metto lingua riguardo a situazioni di cui so poco.
Si potrebbe poi sostenere la tesi che, nonostante siano inefficienti e disonesti, gli attuali editori riescono comunque a garantire un livello qualitativo superiore a quello ottenibile con altre forme di selezione. Non lo escludo in principio. Staremo a vedere.

 [2] ^ Il tempo buttato dietro a I Promessi Sposi è un danno in sé, ma non è solo quello il punto. Il punto è che I Promessi Sposi sono il simbolo di un modo di studiare stupido e controproducente. Basta vedere le tracce dei temi per la maturità, fuffa del tipo: “Commento di un passo della Prefazione della Coscienza di Zeno.” o “Innamoramento. Testi di Dante, Alberoni, Gozzano, Catullo, Leopardi e Cardarelli.” O ancora: “Origine e sviluppo della cultura giovanile, con un documento di Hobsbawm.”
Al massimo qui si cerca qualcuno che ripeta a pappagallo quello che i professori gli hanno detto su Svevo o Dante. Un bello spreco di anni.
Si vuole che dal Liceo escano persone che sul serio hanno imparato qualcosa? Allora alla maturità i temi dovrebbero essere: “Scrivere un racconto romantico che faccia sciogliere in lacrime.” Oppure: “Dimostrare che la Luna è fatta di formaggio.”

Luna di formaggio
Astronauta ritorna con la prova che la Luna è fatta di formaggio. Damon Knight ricorda come Lester del Rey si vantasse di essere in grado di sostenere qualunque tesi e l’esatto opposto. Ed è questa abilità che dimostra padronanza della lingua, non sapere in che anno è nato Dante.

Basta con le stronzate stile: “L’influenza sociale della scapigliatura nella Milano dell’800”. Bisogna insegnare alle persone come usare al meglio la propria lingua; come analizzare le idee altrui – a livello formale – e come esprimere le proprie. Non bisogna insegnare le singole idee (cosa ne pensava Gozzano dell’amore; tra l’altro: chissenefrega!), bisogna insegnare a manipolare le idee in generale (come faccio a esprimere un determinato concetto di amore, qualunque sia tale concetto).
Bisognare dare strumenti, non nozioni. Invece al Liceo si ottengono solo nozioni, e spesso sono pure nozioni superficiali se non sbagliate.
EDIT del 22 marzo 2011. Ho aggiunto qualche altro dettaglio, qui. Per piacere commentate quell’articolo e non questo se intendete discutere di Manzoni & Liceo.

 [3] ^ Ipotesi Assiomi in voga in Italia:
1. Il termine fantasy indica quei romanzi per i quali ogni critica è ingiustificata.

2. Quello che dice l’editore riguardo a un romanzo da lui pubblicato ha lo stesso valore di una recensione.

3. Il fantasy non è letteratura, e non deve essere preso sul serio. Soprattutto non si può giudicare un’opera basata sulla fantasia usando criteri letterari.

4. Una recensione negativa danneggia il mercato più di dieci brutti libri.


Approfondimenti:

bandiera EN In Search of Wonder su Amazon.com
bandiera EN In Search of Wonder su gigapedia library.nu
bandiera EN In Search of Wonder su Wikipedia
bandiera EN Humpty Dumpty: An Oval su Amazon.com
bandiera IT Messaggi per la mente su Delos Store
bandiera EN “To Serve Man” su Wikipedia (attenzione agli spoiler!)
bandiera EN Damon Knight su Wikipedia

bandiera IT On SF su Amazon.it
bandiera EN On SF su gigapedia library.nu

bandiera IT Sono solo mostri su Amazon.it
bandiera IT La scheda del romanzo Sono solo mostri presso il sito dell’editore

bandiera EN La Luna è fatta di formaggio?

 

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202 Commenti a “Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati”

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  1. 102 Tapiroulant

    @Dr. Jack: Non ho mai letto niente di Godin ma avevo già letto in giro alcuni punti salienti del suo pensiero.
    Prometto che ci darò un’occhiata.

    A occhio comunque mi sembra che proceda su binari diversi rispetto a quelli dei saggi di Lenin o Elias, cioè che non si contraddicano.
    E ammetto che mi piacerebbe molto vedere le teorie di Elias applicate ad Internet.

  2. 101 Zave

    complimenti per l’articolo, come al solito molti interessante.

    per ora non mi viene in mente nulla di intelligente da aggiungere quindi mi taccio.

  3. 100 Charblaze

    Gli uomini rimangono stupidi solo finché non gli si offrono altre possibilità.
    Ora la possibilità c’è: internet.

    La PNL afferma che se credi di fallire la realtà ti dimostrerà che hai ragione.


    @dr Jack:

    Ti porto la mia esperienza personale recente, legata moltissimo a queste due frasi.
    Attualmente seguo un corso di modellazione 3D finanziato dalla regione. Nel calendario del corso erano inserite un po’ di ore (16) su una materia chiamata “Comunicazione”. A lezione si presenta una “coach” spiegando che ci insegnerà le basi di PNL, che è la via più breve per comunicare con qualcuno “[...] perché due punti formano una retta, questa [la PNL ndCharblaze] è matematica!“. Il mio pensiero in quel momento era *stupro della geometria elementare… cominciamo bene*, però Programmazione Neuro-Linguistica suonava come una cosa seria, quindi cerco di accantonare il mio Bullshit Detector™ in allarme e presto ascolto alla lezione.
    Torno a casa e decido di informarmi su questa PNL. WIkipedia la segnala come pseudoscienza, il CICAP conferma, Google scholar mi ha reindirizzato a saggi come questo e l’aneddotica a sostegno di tutta la baracca PNL si è rivelata un cumolo di boiate cosmiche e disinformazione (dalla storia del 4-Minute Mile pilastro del pensiero positivo, basta leggere la prima riga dell’articolo del Times del 7 maggio 1954 per rendersi conto della menzogna, a baggianate vere e proprie come il mito del 10% del cervello verificabile su wikipedia anche italiana, passando per riferimenti ad minchiam al lavoro di Claude Shannon che per chi ha studiato telecomunicazioni per 3 anni in un istituto tecnico come me sono un vero e proprio insulto).

    Quando mi sono disocciato con orrore da tutto questo a lezione ho ricevuto all’incirca lo stesso trattamento di Gamberetta nell’editoria: come ho potuto osare tale mancanza di rispetto nei confronti del “coach” (che non si prende neanche la briga di leggere una paginetta di Wikipedia, guarda quanto rispetto ha lei per l’intelligenza degli altri), mi meritavo un sacco di botte per il mio comportamente, il coach ha detto “ma non ho mai detto che era [la PNL ndCharblaze] una cosa scientifica” (sì, e chi ha provato a spacciarla per matematica? Chi ha fatto raccontato balle sulla struttura e funzionamento del cervello? Chi ha fatto riferimento alla teoria dell’informazione in modo abominevole? ), che dovevo vergognarmi di rubare un posto (il corso era a numero chiuso, bisognava passare una selezione) a qualcuno di veramente interessato (quando la sua materia costituisce solo il 5% del corso, ha poca attinenza con il resto, molto più serio e di cui non mi sono mai lamentato, e con la paga che avrà ricevuto sarebbe stato possibile crearne un altro paio di posti).

    Conclusioni? Ho difficoltà a darne, ho provato davvero orrore nell’assistere a un lavaggio del cervello simile, pensavo che nel XXI secolo e con internet certe cose non potessero più accadere se non in ambiti particolari e circoscritti, ancora non mi capacito dell’accaduto. Certe cose sono trasversali alla società e le argomentazioni di Gamberetta sull’imperdonabilità del comportamento degli editori, dopo questa esperienza, mi sembrano valide più che mai. Applicando all’editoria le conclusioni del saggio sulla PNL linkato sopra, modifiche in corsivo:

    In the absence of such effort and diligence, it would be dishonest and perverse to use these novels as reading material, particularly when the publishers are people who earn their living by ministering to the culture or education of others.

    Gamberetta ha maledettamente ragione.

  4. 99 Alberello

    Il giorno in cui pubblicherai il libro che contiene tutti i tuoi interventi sarcastici avvisami: sarò il primo a comprarlo. ^_^

    Dai, ti voglio bene, facciamo pace!

    Anch’io corrispondo il tuo amore.

    Sono commosso, mi sembra di partecipare ad una terapia di gruppo, dove lo step finale consiste nell’abbraccio collettivo. *_* xD

    Non ti sei già fatto una scorza mentre combattevi contro i buoni?

    Io sono come un nocciòlo, duro fuori, ma tenero dentro. :)

    le grandi dimensioni non sono più vantaggiose. Anzi, sono il contrario.

    A Rocco Siffredi non piace questo elemento.

  5. 98 Malkcontent

    Io sono una di quelle che ESIGE il nano, l’elfo, il signore del male, una storia romantica, atti eroici e fiumi di lacrime.

    Ma li esigo scritti bene.

  6. 97 dr Jack

    @ Tapiroulant

    Su che cosa basi queste tue pie speranze?

    Seth Godin.
    Cito il libro: I piccoli saranno i primi, pag. 3.
    I cambiamenti che di recete hanno investito il modo di produrre le cose e di parlarne hanno una precisa consguenza: le grandi dimensioni non sono più vantaggiose. Anzi, sono il contrario.

    E’ un autore attuale a differenza di quelli che hai citato e non ha avuto ancora tempo per guadagnare quella autorità che hanno Lenin e Elias. Ma a me piace.

    Purtroppo io conosco poco delle teorie che hai citato, e mi baso solo su Seth. Ma diavolo. Per me è convincente.
    E magari Lenin ed Elias, se avessero conosciuto internet, sarebbero stati d’accordo.

    Se non conosci Seth ti consiglio il lbiro “La Mucca viola” e “Tribù”.
    Sono piccoli, facilmente digeribili e fantastici.

  7. 96 dr Jack

    @ Alberello
    Ho voluto estremizzare solo per far comprendere il concetto.
    Comunque i tuoi primi messaggi erano disfattisti… (e mi hai dato del marrano ottimista!)

    Di nuovo, non ho mai detto di essere l’unico a capire come funzionano veramente le cose

    Non direttamente, ma quando dici a uno che lui è ottimista mentre tu sei realista è quello che stai facendo.
    Quindi non giriamoci intorno e non venirmi a dire che sono io a volerti screditare: io non ti ho mai etichettato in alcun modo.

    … certo ho estremizzato un po’ quello che hai detto per rendere più netto il mio messaggio, ma l’ho fatto solo a fini accademici e si poteva capire facilmente che non lo intendevo veramente ma oh… io ho abbracciato dichiaratamente il lato oscuro.
    (se non si capiva lo dico adesso, non intendevo veramente che ci ritieni una massa ignorante: ho capito che rispetti il parere dei tuoi interlocutori)

    Qui un pochino ci resto male perché mi attribuisci pensieri che non mi hanno mai sfiorato.

    Adesso non esagerariamo :p!
    Insomma…
    Non ti sei già fatto una scorza mentre combattevi contro i buoni?

    PS: Alberello, apprezzo la tua reazione, non volevo farti rimanere male.
    Anch’io corrispondo il tuo amore.

  8. 95 Tapiroulant

    @Alberello: Dai, ti voglio bene, facciamo pace!

    @Dr. Jack: Perdonami se insisto (dimmi pure se vuoi che smettiamo), ma:

    Intanto il prossimo cartello sarà meglio di questo qua. Io ho provato a immaginarlo, ma proprio non ci riesco: non possono creare qualcosa di peggio.
    E comunque non è detto che diventerà per forza un cartello

    Su che cosa basi queste tue pie speranze?
    Lenin nell’Imperialismo fase suprema del capitalismo dice che la tendenza naturale delle imprese in ogni caso va da una condizione di libera concorrenza verso una condizione in cui (semplificando) le imprese più forti si associano in cartelli e monopoli per tagliare fuori le altre. Se guardiamo per esempio alle medie e grandi case editrici italiane dei primi sessant’anni del Novecento, vediamo che oggi sono perlopiù accorpate in una piccola manciata di grandi gruppi.
    Norbert Elias in Potere e civiltà sostiene che il passaggio da una situazione di libera concorrenza a una situazione di monopolio (di uno solo o di un gruppo) tende a presentarsi sempre in ogni ambito; a questa situazione esistono sempre delle forze centrifughe che tentano di spezzare il monopolio e regredire a una situazione di maggiore libertà dei concorrenti, ma a sua volta questa tende a un nuovo monopolio.

    Ora, io nutro molte speranze in Internet, nell’autopubblicazione, nella nascita di comunità di lettori più autoconsapevoli, nel nuovo ruolo delle case editrici come delineato dal Duca; ma cerchiamo di valutare la situazione con obiettività.
    Internet e la diffusione degli ebook limiteranno il potere degli editori nella misura in cui renderanno i lettori più edotti e consapevoli, dei loro diritti e della loro forza. Il potere degli editori verrà limitato dall’accresciuta forza del suo stesso pubblico pagante. Chi, per scelta, stupidità o ignoranza, rimarrà ignorante, non contribuirà in alcun modo all’indebolimento del “cartello”.

  9. 94 IlBianConiglio

    Torno a parlare di scuola, ma per poco che ho poco tempo:
    @Gamberetta.
    Migliaia di anni fa, su questo blog, in risposta ad una domanda di non ricordo più chi, hai scritto: ‘Studiare al Liceo è inutile, tanto all’Università si deve ricominciare tutto da capo’. O qualcosa di simile.

    Purtroppo devo ammettere che è vero: di tutto quello che mi è stato insegnato alle scuole superiori ben poco mi è rimasto. Ricordo i pensieri degli autori, i secoli in cui vissero, le principali date di storia, le formule matematiche. Eppure, nonostante questo, se mi chiedi il vero nome di Beatrice, non ci penso due volte prima di risponderti: Bice Portinari.

    Insomma, il concetto è che non credo che tutto quello che ci venga insegnato al Liceo sia inutile. Come hai detto te, l’Università è specialistica, e allora io dico che è giusto che il Liceo dia le basi per il più possibile. Potrà essere fastidioso, deprimente, noioso, stancante, quello che vuoi, ma le scuole superiori devono insegnare tutto o quasi, dare una conoscenza generale per preparare a ciò che viene dopo, qualunque cosa sia.
    Torno a parlare di morale Kantiana (e dire che Kant non mi è mai piaciuto): al liceo si studia perchè si studia, perchè è utile (non tutto, ma buona parte), perchè serve per prepararsi, per dare un’idea a chi ancora non ce l’ha e per confermarla a chi se l’è già fatta, perchè sì, perchè è fantasy. E’ utile conoscere gli orbitali e il principio di esclusione di Pauli? Forse no, ma questo non è un buon motivo per non saperlo. E’ utile conoscere il nome di Bice Portinari? Forse no, ma questo non è un buon motivo per non saperlo.
    E poi, non si sa mai: metti che capita come domanda al milionario!

    Avevo preparato tutto un bel commentone lungo come il ramo del lago di Como, ma il mio pc ha scambiato il tasto ‘invia commento’ con quello di ‘elimina’. Peccato.

    Proviamo a metterla in altri termini: sarebbe bello creare una scuola fatta solo di corsi di scrittura creativa, di corsi di ceramica, arte, filosofia, dove ti si insegna non la storia della scrittura ma a scrivere, non il pensiero dei filosofi ma ad essere filosofo, non la storia dell’arte ma a dipingere.
    Questo però comporta più di un problema:

    1) Dove trovare i soldi?
    Ovviamente, non si potrebbero trovare. Già non ce ne sono per le nostre scuole ‘normali’, figuriamoci…

    2) Dove trovare il tempo di affiancare al nozionismo liceale la scuola e l’insegnamento pratico?
    Non si potrebbe trovare, a meno che di non sacrificare il primo in favore del secondo. Ma questo potrebbe rivelarsi un danno: io preferisco che la scuola mi insegni il dovere, mi obblighia studiare, e lasci a me il piacere di informarmi sul modo in cui scrivere, disegnare e quant’altro. Se fosse il contrario (il piacere insegnato e il dovere lasciato agli studenti), quanti scolari si metterebbero a studiare di loro spontanea volontà? Io per primo non lo farei, e ho appena parlato alcune righe più su di morale Kantiana!
    Questo forse non sarebbe un danno? Non so per gli altri, ma per me sì: se nessuno mi avesse mai parlato di Caravaggio o di Calvino o di Heidegger (la mia personale trinità) non mi sarei mai messo a studiarli per conto mio, non li avrei mai scoperti, e questo di certo mi avrebbe danneggiato.
    (Che cavolo, non so cosa darei per poter tornare indietro nel tempo e andare a conoscere Calvino di persona!)

    3) Dove mettere gli insegnanti ‘normali’ per far spazio agli insegnanti ‘utili’? Dovremmo licenziarli tutti, ma questo cosa comporterebbe? Più gente disoccupata, più gente che si mette a scrivere fantasy per guadagnare qualcosa, più fantasy italiano.
    Brrr… meglio non pensarci.

    Una nota per @Alberello:

    Dio mio, raramente ho sentito una discussione mongoloide come la vostra.

    Ma tu non eri ateo? xD

    Il giorno in cui pubblicherai il libro che contiene tutti i tuoi interventi sarcastici avvisami: sarò il primo a comprarlo. ^_^

  10. 93 Alberello

    @dr jack

    Noi siamo degli ignoranti, parlare non serve a niente e le case editrici vinceranno sempre.

    Qui un pochino ci resto male perché mi attribuisci pensieri che non mi hanno mai sfiorato. Ho sempre dato possibilità di riuscita dell’impresa, solo ho espresso perplessità sui mezzi per ottenerla (e non sono stato l’unico) e davvero, seriamente, non ho mai pensato che qualcuno fosse più ignorante di me, sono il primo a dire di essere un pirla ecc. Finché si scherza va bene, ma non estremizzare ciò che ho scritto fomentando odio, non c’è né motivo. Attacca la mia idea con tutte le tue forze, scherziamo, ed insultami pure se ti aggrada, ma non snaturarla cambiandola di senso, è un colpo troppo basso nell’arte della retorica.

    nonché accusare gli altri di non essere in grado di capire la realtà che solo i realisti come te sanno fare.

    Di nuovo, non ho mai detto di essere l’unico a capire come funzionano veramente le cose, tant’è che Tapiroulant mi smentisce 99 volte su 100 facendomi fare la figura del cretino senza ritegno. Non so se il problema sia che mi prendi troppo sul serio o che il tuo mezzo preferito per controbattere l’avversario sia di screditarlo rendendolo più odioso di quanto già non sia.

    Mi sono presentato da sempre come giullare e tale sono vestito, non addossarmi un abito che non mi sta, perché su misura non è cucito.

    Auguro a te e a chiunque che la sua idea/speranza/sogno si realizzi, dico sul serio. La mia colpa è tutt’al più quella di soffrire d’insonnia.

  11. 92 dr Jack

    @ Alberello
    Bene. Tutto quello che stiamo facendo è inutile. Noi siamo degli ignoranti, parlare non serve a niente e le case editrici vinceranno sempre.
    Io avevo letto questo nel tuo messaggio ed era a questo che volevo rispondere, abbattendo lo scudo dell’”essere realista” che usavi.

    Adesso in realtà sembri aver moderato la tua posizione e per me puoi interpretare realismo, pessimismo e ottimismo come ti pare, nonché accusare gli altri di non essere in grado di capire la realtà che solo i realisti come te sanno fare.

    Salvo poi che il tutto si corruppe nel giro di pochi anni.

    A sto punto suicidio di massa, perché cercare di migliorare?
    Suicidiamoci tutti, tanto qualsisi cosa buona finirà sempre male :p.
    (Leggi anche la risposta a Tapiroulant per capire tutto il messaggio)

    @ Tapiroulant

    Se tu anche smantelli il cartello, cosa impedirà a un nuovo cartello di imporsi attraverso gli stessi strumenti?

    Un altro :p.
    Intanto il prossimo cartello sarà meglio di questo qua. Io ho provato a immaginarlo, ma proprio non ci riesco: non possono creare qualcosa di peggio.
    E comunque non è detto che diventerà per forza un cartello.

    Nella mia analisi i due principali elementi del cambiamento saranno:
    - La trasmissioni delle informazioni oneste (quella che facciamo discutendo tra lettori) ha una forza notevole e sta già avvenenendo. Le sacche di ignoranza diminuiscono ogni giorno e il male è ogni giorno più cool.
    - La creazione di un modello editoriale nuovo accellererebbe molto di più. Ma ancora non esiste nessuna offerta.

    perché la maggior parte delle persone non è in grado o non ha voglia di seguire un complesso discorso scientifico come me o te

    Certo qualcuno non avrà voglia, su questo sono d’accordo.
    Ma più uno è interessato più uno avrà voglia: i lettori più assidui di voglia ne hanno, o la sviluppano leggendo questi articoli.
    Sull’altra parte non sono proprio d’accordo.
    Io credo nelle persone e nel potenziale umano.

    Conosco diversa gente a cui la Troisi piace e che trova le recensioni di Gamberetta eccessive e pedanti

    Sono in diminuzione (e nessuno può rimanere teen ager per sempre), mentre aumentano quelli che si rendono conto dello schifo editoriale.

  12. 91 Alberello

    @Tapiroulant
    ç__ç Sei troppo crudele, mi hai spezzato il cuore! Ed io che ti credevo un amychetto. Scordati che parlerò bene di te ai miei amici del manicomio. lol

    Forse non hai conosciuto il filosofo Martinelli, sono certo che lui ti farà cambiare idea su tutto!

  13. 90 Tapiroulant

    @Alberello:

    Mi ritiro sconfitto, Tapiroulant riesce sempre a sgamarmi quando dico cazzate, ormai è allenato troppo bene. xD

    lol, con te non faccio nessuna fatica, proprio.
    Comunque tecnicamente non sono ateo, sono un devoto della Sostanza spinoziana U.U

    @Gamberetta:

    Per ribadire: un bravo scrittore non ha particolare sensibilità o capacità di esplorare il reale, o di scavare nei sentimenti umani o stronzate del genere. Queste sono appunto stronzate che agli autori piacere ripetersi a vicenda per sentirsi importanti, ma finisce lì.

    D’accordo con te, soprattutto se penso con tristezza a tutte le volte che, guardando Che tempo che fa, vedevo scrittori (magari anche bravi o bravini) disquisire di società e natura umana dicendo le peggio banalità ignoranti, con Fazio lì che aveva i goccioloni agli occhi e continuava a dire “Maestro”, “Quanta saggezza”, “Io farei un applauso a quest’uomo”, e il pubblico, pure, che applaudiva, sinceramente toccato! Vabbé.
    Però uno scrittore bravo non può essere bravo soltanto nello scrivere. Se bisogna scrivere di ciò che si sa, e bisogna documentarsi, allora è necessario che lo scrittore sia capace almeno in due cose: nello scrivere, e nell’argomento di cui scrive. Anche se scrivo del banalissimo slice of life urbano, devo essere esperto conoscitore dei rapporti umani nella quotidianità: ricordo varie critiche (forse una era di King) a Lovecraft perché nelle sue storie l’interazione tra i personaggi, e soprattutto i dialoghi, suonavano spesso forzati e poco convincenti; questa era una conseguenza del fatto che Lovecraft viveva come un recluso ed era un imbranato nei rapporti umani. La sua scarsa preparazione in materia si trasmetteva alle sue storie, che ne risentivano.
    Per ribadire esempi che sono più volte apparsi su questo blog, se uno scrittore deve scrivere di guerra, oltre a sapere scrivere dev’essere un minimo esperto di guerra; non si pretende che sia un novello Clausewitz o che abbia la preparazione di un generale, ma che sappia parlare con una certa competenza dell’argomento “guerra”, e che di conseguenza riesca a ritrarre situazioni credibili. Così se voglio fare un romanzo ambientato nel Medioevo devo essere un po’ esperto di Medioevo, e se voglio fare un romanzo che analizzi le conseguenze su di una comunità dello scatenarsi di un’epidemia di peste (come ne La peste di Camus), devo essere esperto non solo di epidemie, ma anche della natura umana in condizioni di stress, cosicché io possa ritrarre interazioni credibili tra i personaggi.

  14. 89 france

    @Enry: francamente appoggio il discorso di Gamberetta. Io studio (alle serali) in un Istituto Tecnico e purtroppo perdiamo una quantità di tempo sulle stronzate pseudo-filosofiche di gente come il Parini e il Foscolo. Francamente, visto che chi esce da quella storia avrà necessità di scrivere relazioni tecniche, punterei MOLTO di più sulla pura grammatica e la produzione dei testi, visto che c’è gente che, a 40 anni suonati, continua a scrivere “a” preposizione con l’h.

  15. 88 Gamberetta

    @Enry.
    1) La storia della letteratura è un degnissimo campo di studi, ma è un argomento specialistico che una persona studierà per conto suo o all’Università.

    2) Ha senso studiare il pensiero degli autori nel campo in cui gli autori possono insegnare qualcosa o dire qualcosa di interessante. Se Dante mi parla di poesia sono tutta orecchie, se mi parla di amore, di guerra, o di astrofisica, be’, chissenefrega? E se frega perché sei fan di Dante è roba anche qui specialistica che non è il caso di affrontare al Liceo.
    Un bravo autore è una persona specializzata nel ramo della narrativa, retorica, poesia, ecc. al di là di quello il suo pensiero vale tanto quanto il mio o quello del primo che passa per strada. Poi ovvio che ci può essere lo scrittore che oltre a essere scrittore è anche filosofo, scienziato, ammiraglio, banchiere, ecc. ma quello è un altro discorso.
    Per ribadire: un bravo scrittore non ha particolare sensibilità o capacità di esplorare il reale, o di scavare nei sentimenti umani o stronzate del genere. Queste sono appunto stronzate che agli autori piacere ripetersi a vicenda per sentirsi importanti, ma finisce lì. Poi se io sono amyketta dell’autore in questione magari gongolerò a sentirlo parlare degli argomenti più disparati, ma a scuola non ha senso.

  16. 87 Enry

    Premesso che l’articolo è bellissimo e che condivido il tuo pensiero riguardo al dovere della scuola di insegnare ad usare la propria lingua madre (non è possibile che il relatore della tua tesi magistrale ancora ti corregga gli errori di grammatica, quasi fosse un maestrino delle scuole elementari!), non sono affatto d’accordo sul “chissenefrega” del pensiero di Gozzano, Manzoni, Dante o chi per loro. Se mai chissenefrega del tuo (seconda persona generica, chiarisco). E’ come dire che chi studia storia dell’arte non dovrebbe studiare storia dell’arte, dovrebbe studiare come scolpire una statua o come dipingere un quadro. Sono due cose diverse, che possono essere integrate. Io ho provato a scolpire nella pietra (epic fail) e forse ho capito un pochino meglio la fatica che ci vuole, ma da qui a dire: chissenefrega della concezione artistica di Michelangelo! ce ne passa. Ripeto: giustissimo dire che la scuola dovrebbe occuparsi per prima cosa di insegnare a scrivere ai ragazzi, ma è corretto che si studino anche gli autori del passato. Gozzano e Scapigliatura milanese compresi. :)

  17. 86 Alberello

    Dio mio, raramente ho sentito una discussione mongoloide come la vostra.

    Ma tu non eri ateo? xD
    In realtà non so nemmeno io come ci siamo finiti lì. O_o Molto spesso io leggo un commento, metto in moto le dita, ed il cervello sta pensando ad altro.
    Solo che non mi era mai capitato di discutere con dr jack, volevo provare questa emozione. ^^

    Mi ritiro sconfitto, Tapiroulant riesce sempre a sgamarmi quando dico cazzate, ormai è allenato troppo bene. xD

  18. 85 Tapiroulant

    Dio mio, raramente ho sentito una discussione mongoloide come la vostra.
    Non è un discorso di ottimismo, pessimismo, realismo (ma quantomeno apprezzo il tentativo del Dr. Jack di mantenere i contatti con la realtà e non perdersi nell’oceano autoreferenziale delle definizioni).

    @Alberello:

    Forse sono io che non riesco a spiegarmi bene (dannate voci che sento nella testa!), non sto dicendo che sicuramente le cose andranno bene o male, ho solo espresso perplessità sul riuscire a cambiare l’intero sistema sociale usando un sistema che già applicarono Socrate, Gesù, Hitler, Che Guevara, Garibaldi, Mussolini e via dicendo.

    Non capisco il senso di questa carrellata. In che modo le storie di questi personaggi sarebbero analoghe? Hanno tutti lottato per cambiare lo stato di cose della loro epoca, ma hanno adottato strategie molto diverse tra loro.
    Inoltre citi questi personaggi fallimentari, ma non citi quelli che invece hanno voluto cambiare il sistema e hanno vinto: Cesare (è stato ammazzato, ma non si è più tornati alla Repubblica dopo di lui), Ottaviano, le famiglie Visconti o Medici, Washington, Danton e Robespierre (anche loro ammazzati, ma la Restaurazione è durata poco), Cavour…
    Il successo o il fallimento di un tentativo “rivoluzionario”, diciamo, dipendono da un grande numero di fattori, che andrebbero analizzati caso per caso conoscendo la Storia. Una stessa strategia può funzionare in certe condizioni, e fallire in altre.
    L’unico elemento comune a tutte le strategie che nella storia hanno funzionato, l’unico elemento davvero imprescindibile, è la violenza (e quindi, la passione e la determinazione del “rivoluzionario”).

    @Dr. Jack:

    Quello che dicevo nel commento è che l’ignoranza è secondaria. Il problema è la mancanza d’alternativa: il cartello editoriale.

    Continuo a non capirti, ma non voglio insistere sullo stesso tasto, quindi sarò breve. Il cartello prospera sull’ignoranza del suo pubblico. Se tu anche smantelli il cartello, cosa impedirà a un nuovo cartello di imporsi attraverso gli stessi strumenti?
    E’ il solito problema della propaganda. Chi vuole combattere la propaganda mobilitando le folle, spesso deve utilizzare una contro-propaganda (altrettanto semplificatoria e banalizzante), perché la maggior parte delle persone non è in grado o non ha voglia di seguire un complesso discorso scientifico come me o te.
    Il mio non è qualunquismo, è la semplice constatazione di fatti che chiunque può sperimentare parlando con la gente, guardando i talk show o navigando su Internet.

    Giusto per chiarere la mia posizione: io non accetto il ragionamento qualunquista del “popolo bue” da 1900.
    Basta leggere una pagina di recensione per capire che Lici Troisi fa schifo; non servono nuove scuole d’oro o il quoziente intellettivo di Einstein.

    Conosco diversa gente a cui la Troisi piace e che trova le recensioni di Gamberetta eccessive e pedanti (e non sto nemmeno parlando della massa di gente che è comparsa su questo blog per insultarla). Non diranno che è un capolavoro, ma lo ritengono un ottimo romanzo di genere.
    Le cause di questa opinione sono quasi sempre le stesse, ossia una o più delle seguenti: scarsa conoscenza della materia (romanzi fantastici; ma più in generale, romanzi), giovane età (e di conseguenza, scarsa cultura), pigrizia mentale. Solo una minoranza di casi è dettata dalla malafede.

  19. 84 Alberello

    “La storia della lampada elettrica è paradigmatica: molte delle invenzioni di Edison erano miglioramenti di idee altrui. Miglioramenti ottenuti con un approccio diligente ed una visione industriale sviluppata in gruppi di lavoro.
    Egli era il capo indiscusso del team ma generalmente non condivideva il merito delle invenzioni. Di sé stesso diceva: “il genio è l’uno per cento di ispirazione e il novantanove per cento di traspirazione”. Nikola Tesla a proposito del metodo di Edison nella risoluzione dei problemi diceva: “se Edison deve cercare un ago in un pagliaio procede con la diligenza dell’ape nell’esaminare paglia per paglia fino a quando trova l’oggetto della sua ricerca. Ero testimone dispiaciuto di tale comportamento, sapendo che un po’ di teoria e di calcoli avrebbero evitato il novanta per cento del suo lavoro”.”

    Hai probabilmente citato la persona più realista che conosco. Lo stato migliore per raggiungere un risultato positivo, secondo Edison, è quello di passare ogni singola pagliuzza di un problema, più realista di così.

    Se fosse non avesse creduto in quello che faceva avrebbe mollato.

    Ma guarda che essere realisti non significa non credere di farcela. O_o Quelli sono i pessimisti, lol. Il realista semplicemente dovrebbe avere ben cosciente il fatto che il successo non è mai garantito al 100%, non per niente nei calcoli è previsto un errore assoluto, un errore relativo ed un errore percentuale. Ma non significa che in caso di “sconfitta” egli si debba arrendere al tentativo. Rianalizzerà ciò che è successo tentando di scoprire dove è situato l’errore con l’obbiettivo di correggerlo e fare in modo che la volta successiva l’esperimento riesca (una pagliuzza dietro l’altra). Se uno è ottimista solo perché cade la prima volta e ritenta esattamente nelle stesse condizioni il salto cadendo di nuovo, per qualcuno questa cosa potrà essere tenacia o chiamarsi coraggio o valore, io la chiamo stupidità.
    Errare è realista, perdonare è ottimista, perseverare è pessimista. xD

    Lo stesso vale per il consumatore. Se crede di essere vittima della casa editrice e di essere troppo debole per cambiare le cose. Le cose non cambieranno.

    Certo, ma io non consiglierei mai ad un uomo nudo di affrontare un carro armato solo perché ne è vittima. Sarei un ottimista se sperassi nella sua vittoria. Cercherei invece un modo più efficace per risolvere la situazione. Davide non ha sconfitto Golia con l’ottimismo e buoni propositi per l’anno nuovo, ma con una fionda e una pietra.
    Ulisse non ha permesso all’esercito greco di entrare a Troia con ottimismo e buoni propositi per l’anno nuovo, ma con un cavallo di legno.
    Forse sono io che non riesco a spiegarmi bene (dannate voci che sento nella testa!), non sto dicendo che sicuramente le cose andranno bene o male, ho solo espresso perplessità sul riuscire a cambiare l’intero sistema sociale usando un sistema che già applicarono Socrate, Gesù, Hitler, Che Guevara, Garibaldi, Mussolini e via dicendo.

    Tutti questi riuscirono ad imporsi al loro tempo contro un sistema considerato ingiusto (secondo la loro visione) e riuscirono ad ottenere un risultato. Salvo poi che il tutto si corruppe nel giro di pochi anni. Il mio dubbio è: “Perché stavolta dovrebbe essere diverso? È stato analizzato e corretto l’errore? O lo facciamo perché si, perché è fantasy?” L’ebook e internet sono ottimi incentivi che fanno sperare in una riuscita dell’operazione, ma avrò almeno il diritto di mantenere il dubbio o mi devo per forza schierare con scudo e lancia? xD

    Pace e prosperità. ^^

  20. 83 dr Jack

    @ Alberello:

    I realisti se ne sbattono e contano solo sulle proprie capacità e non su influenze psico-mistiche.

    Gli ottimisti psicomistici di cui parli io li chiamo idioti.
    Gli ottimisti che si mettono a piangere quando le cose vanno storte li chiamo ingenui che vivono nelle favole.

    ———
    Qual è lo stato migliore per raggiungere un risultato positivo?
    Edison prima di inventare la lampadina sai quanti tentativi ha fatto?
    Se fosse non avesse creduto in quello che faceva avrebbe mollato.

    Lo stesso vale per il consumatore. Se crede di essere vittima della casa editrice e di essere troppo debole per cambiare le cose. Le cose non cambieranno.
    Al contrario in giro leggo messaggi che mi fanno pensare che di passi ne stiamo facendo.

    Si può giocare molto su queste definizioni :)

    Io ho provato a legarli a cognizioni e effetti reali.
    Visto che vogliamo parlare di sole parole e definizioni… be’ secondo me gli angeli sono femmine.

  21. 82 Unoqualunque

    Dunque, l’ottimo sarebbe scrivere un romanzo obiettivamente decente, e conoscere il politico di turno affinché la nostra storia possa ottenere la meritata visibilità in cima a qualche scaffale…e magari distogliere qualcuno da infauste letture troisiane.

    Certo, è avvilente che un buon libro possa finire in libreria solo se l’autore ha leccato il culo a Qualcunocheconta. L’importante, comunque, è che ci arrivi.

  22. 81 Gamberetta

    @Unoqualunque. Non è che le case editrici dicano: “Ah, che schifezza di romanzo! Pubblichiamo!” Non funziona così, funziona che le case editrici se ne fregano della qualità, nel bene e nel male.
    Siccome però su 100 manoscritti che arrivano forse solo uno è decente, se tu vai a caso (ovvero scegli in base al fatto che l’autore è figlio di un cardinale, oppure in base alla presenza di vampiri nella trama, oppure in base a quanto era sobrio l’editor mentre leggeva, ecc.) c’è molta più possibilità di beccare una schifezza di un bel romanzo.
    Tutto qui. Perciò è la 2) che hai detto.

  23. 80 Unoqualunque

    Certo difficilmente sarà pubblicato perché è un buon romanzo

    intendevi:
    1) essendo un buon romanzo, non credo sarà pubblicato, poiché vendono di più i romanzi idioti
    2) la pubblicazione non dipenderà certamente dal fatto che sia o meno un buon romanzo

    o forse entrambe?

  24. 79 Giobix

    @ Anacarnil
    Mainstream inteso come letteratura non di genere, non in senso negativo.
    E sì, Umberto Eco scrive di cose “non realistiche”. Poi si potrebbero citare i soliti Calvino e Buzzati, ma preferisco Tullio Avoledo ed Eraldo Baldini, e pure Mauro Corona.

  25. 78 Anacarnil

    @Giobbix.

    Non ho mai detto che quella di Eco sia letteratura mainstream. Ecchediamine, stiamo parlando dell’autore di tomi quali “Il Pendolo di Foucault” che mette in difficoltà la maggioranza dei lettori già dalla prima pagina.

    Quello che ho detto, è che il genere Fantastico in Italia non è ritenuta Letteratura (con la lettera maiuscola), quale quella di Eco, o per fare altri nomi, Dacia Maraini, Primo Levi, Silvia Avallone (ho mischiato appositamente generazioni e tipologie di racconto differenti). A parte la “Divina Commedia”, quale altra famosa opera della letteratura italiana, racconta di cose non realistiche? Quanti autori noti italiani sopra i quaranta si avventurano nella fantascienza o nel fantasy? A memoria ricordo solo Evangelisti. Alessandra Montrucchio con “E poi la sete” ha messo in piedi una distopia per parlare del problema dell’acqua, ma il risultato, a mio parere, ha visto il messaggio (peraltro non particolarmente originale) e il bello stile prevalere sulla trama e sulla capacità di immaginare.

    @Unoqualunque

    E’ sbagliata e irrealistica l’equazione “pubblicato = monnezza”, a meno di essere così erosi e inaciditi da diventare come gli asini di Cavour (che nessuno li loda, e allora si lodano da soli).
    Nella maggior parte dei casi, si pubblica quello che si spera di poter vendere. E le classifiche di vendita hanno visto Strazzulla e Troisi battere i fantasy italiani che Gamberetta e altri qui ritenevano migliori (“Pan” di Dimitri, “Esbat” di Manni, “Lo specchio di Atlante” di NonMiRicordo ChiLHaScritto).

    Inoltre, “perle” come Ancess non sono uscite per i tipi di Mondadori o Feltrinelli, ma da editoria a pagamento.

  26. 77 Gamberetta

    @Unoqualunque.

    [...] se io mi trovassi nella condizione di voler trarre profitto da ciò che scrivo, per motivi più o meno plausibili, nobili etc. etc., che devo fare?

    Se parliamo di narrativa fantastica in Italia l’ho spiegato nell’articolo apposito: scrivi un romanzo con un tema di moda e/o diventa amico di qualcuno. Se scrivi un buon romanzo e riesci a pubblicarlo tanto meglio per tutti. Certo difficilmente sarà pubblicato perché è un buon romanzo.

  27. 76 Mr. Giobblin

    Cito nuovamente Tapiroulant:

    dico che l’unica possibilità di cambiamento può venire per mezzo delle persone estranee a (o ai margini di) questo sistema; non certo grazie alle case editrici stesse, che in questo sistema ci navigano, e che da questo sistema ricavano i soldi che le tengono in vita.

    Penso che l’unica speranza stia al di fuori del sistema, in particolare in Rete. Ho grande fiducia nei futuri sviluppi della produzione/distribuzione indipendente online, e sono sicuro che molte opere letterarie di spessore nasceranno proprio nei blog e nei siti degli autori.
    Dalle grandi case editrici dovremo aspettarci sempre e comunque fuffa; magari in quantità minore rispetto ad adesso (i gusti del pubblico, come dice giustamente Dr. Jack, si stanno evolvendo, anche se in maniera impercettibile) ma sempre fuffa sarà; è più conveniente per loro sfornare dieci volumi de Le Cronache del Mondo Emerso piuttosto che un singolo Cuore d’Acciaio.
    Due cose mi rincuorano: la consapevolezza che è possibile creare opere di qualità anche al di fuori della logica di mercato (restando nel mio campo, il cinema, penso subito a Terry Gilliam, regista straordinario che si è sempre azzuffato con le major per girare i film a modo suo; ogni tanto ha preso qualche bastonata al box office, ma ha creato delle pellicole uniche nel loro genere, in barba a tutti), ma soprattutto, il fatto che esistono blog come Gamberi Fantasy; è grazie a questi siti che molta gente inizia a farsi delle domande. Finchè ci sarà anche solo una persona che non si accontenta della sbobba propinata da case editrici o major hollywoodiane, potrò dormire col sorriso.

  28. 75 Alberello

    @dr jack
    Si può giocare molto su queste definizioni :)
    I pessimisti sono quelli che rompono le scatole e piangono prima che le cose succedano e subito dopo: “Ecco, te l’avevo detto che sarebbe andata male, perché il mondo fa schifo e ce l’hanno tutti con me” (ç_ç)
    Gli ottimisti sono quelli che rompono le scatole e dicono: “Guarda, il mondo è meraviglioso!!! Andrà tutto bene!!! Non respiri anche tu questa brezzolina primaverile di cambiamento??!!” (:D) poi se le cose vanno male piangono.
    I realisti probabilmente sono dei grandissimi pezzi di merda e rompono le scatole sempre, ma almeno hanno il buon gusto di non piangere ad ogni quisquilia. (‘-.-)

    La merda ha i suoi vantaggi, fertilizza il terreno e scalda nelle notti gelide. Sono fiero di farne parte.

    La profezia che si autoadempie vale per entrambe le posizioni. Gli ottimisti sono più portati al successo, i pessimisti al fallimento. I realisti se ne sbattono e contano solo sulle proprie capacità e non su influenze psico-mistiche. Sei liberissimo di credere che tutto andrà per il meglio, se poi non dovesse essere così (per qualche inaspettata congiunzione astrale), ti prego di suicidarti sprecando meno materiale organico possibile, se invece le cose andranno bene ti prego di non saltare in giro urlando: “Ve l’avevo detto!!!” per evitare inquinamento acustico. xD

    Beccati questo, marrano ottimista. LOL

  29. 74 Unoqualunque

    Vedo che il tema delle case editrici è di nuovo emerso…
    tutto vero, ma mi chiedo: se io mi trovassi nella condizione di voler trarre profitto da ciò che scrivo, per motivi più o meno plausibili, nobili etc. etc., che devo fare? Sembra che esista una correlazione matematica “pubblicazione = monnezza”. Dunque? Le porte ad una sana, onesta, remunerativa pubblicazione di un’opera oggettivamente decente sono precluse a chiunque?

  30. 73 Giobix

    In Italia però, questi titoli non saranno di fantastico. Il genere, in Italia, è relegato sempre a sottogenere, non a letteratura a pari dignità di un libro di Eco, tanto per fare un nome.

    I romanzi di Eco non sono mai mainstream, sono miscugli di generi popolari compreso il fantasy, con altri ingredienti non sempre digeribili.
    Il fatto che molti italiani che snobbano i generi, vadano poi a comprare in massa un pastrocchio di pulp lugubre e romanzo storico come Il Cimitero di Praga, sarebbe da studiare.

  31. 72 Sarastro

    Bellissimo articolo. Complimenti!

  32. 71 dr Jack

    @ Tapiroulant

    Il problema sono appunto la stupidità e l’ignoranza, e Internet può essere una delle soluzioni (ma da solo non basterà).

    Riassumo:
    Ogni giorno vedo sempre più segnali che il pubblico si sta evolvendo.
    Ogni giorno vedo che gli editori invece non lo stanno facendo.
    Quello che dicevo nel commento è che l’ignoranza è secondaria. Il problema è la mancanza d’alternativa: il cartello editoriale.

    Giusto per chiarere la mia posizione: io non accetto il ragionamento qualunquista del “popolo bue” da 1900.
    Basta leggere una pagina di recensione per capire che Lici Troisi fa schifo; non servono nuove scuole d’oro o il quoziente intellettivo di Einstein.
    E queste pagine le sta leggendo sempre più gente.

    @ Alberello

    Beh, credo che l’ottimismo sia dire che il bicchiere sia mezzo pieno, il pessimismo dire che sia mezzo vuoto e il realismo che

    Questo è semplicismo :p.
    La mia posizione è:
    I pessimisti sono le persone che cercano scuse per non impegnarsi e poi poter dire “te l’avevo detto”.
    I realisti sono quelli che vogliono sentirsi superiori perché “loro sanno come stanno le cose”.
    L’ottimismo purtroppo dopo una nota pubblicità (sul sale e sulla vita :p) è diventata una parola che perde di impatto.

    Tutte e tre le posizioni possono essere valide, fino a prova contraria.

    La PNL afferma che se credi di fallire la realtà ti dimostrerà che hai ragione.
    Thomas Hobbes: Spesso la profezia è la causa principale dell’evento profetizzato.
    Poi tutto dipende da cosa intendi per valida.
    Se intendi una scelta valida per fallire e vivere male, be’ allora sono d’accordo, il pessimismo va bene.

    @ Fiducia e sulle relazioni umane di base

    anch’io considero il “non fidarsi di nessuno” come una cosa positiva

    L’importante per me è solo non fidarsi alla cieca e non fissarsi sulle proprie posizioni solo per dovere coerenza.
    Se una persona mi dà dimostrazione della sua integrità e capacità, be’ io la ripago con la fiducia.
    Adesso, sono convinto che le cose miglioreranno ancora.
    E prima o poi qualche editore lo capirà.

  33. 70 Alberello

    Quoto in toto Tapiroulant, in effetti avevo mischiato nella risposta a te un pezzo che non c’entrava. :/

    Quando parlavo di soluzione ripetitiva intendevo la presenza di critici come Knight o Morandini o Gamberetta ecc. Probabilmente sono esistiti anche altri di questo stampo in altri settori, ma non hanno influenzato (almeno finora) così tanto la società da portare ad un cambiamento sostanziale. Possibile che tra 70 anni qualcuno apra un Olog (un blog olografico o tridimensionale) chiamato “Critica al Vetriolo” e l’autore/ice dica: “Ecco vedete, 70 anni fa in tempi non sospetti c’era su Internet una tizia che faceva ciò che faccio io ora ecc.” Questo può minare le basi della roccaforte, ma la struttura resta sempre in piedi se a ciò non segue un altro tipo di intervento.

    Io tento di rimanere il più neutrale possibile in questo tipo di battaglie per la terra, perchè mi interessa tentare di fare un rapporto che sia il più oggettivo possibile. Per questo devo leggermi tutto ed il contrario di tutto, discutere con tutti, ribattere ad ogni affermazione. Non posso limitarmi a prendere per oro colato nessuna ideologia o non vengo a capo di nulla. Mi serve sia la conoscenza del lato chiaro che del lato oscuro per tentare di risolvere il problema.

    Chiedo scusa di nuovo per l’umorismo non richiesto, è davvero faticoso per uno come me recitare la parte della persona seria, soffoco in giacca e cravatta. :/

  34. 69 Anacarnil

    Mi fa un po’ sorridere questa crociata contro le Case Editrici Cattive, che pubblicano sciententemente pessimi romanzi per poi ridersela tutti assieme per aver somministrato roba di pessima qualità ai lettori.

    Per carità, esistono (e in certi casi sono pure grossi) i casi di editori che hanno una linea chiara dal punto di vista politico-sociale. O che cercano di schiacciare sul nascere qualche buona idea se pensano che possano minare le proprie posizioni. E che pertanto si può dire che operino anche in malafede.

    Ma la verità che, bene o male, sono imprese. Che devono vendere. E se creare 4 o 5 ragazzi prodigio, che scrivono un libro l’anno, e che non necessitano editing, perché vanno bene come sono, gli costa pochissimo e gli rende abbastanza, sono a posto. Qualche libro di qualità lo metteranno pure in catalogo, magari investendo anche in promozione, tanto per mantenere un certo nome.

    In Italia però, questi titoli non saranno di fantastico. Il genere, in Italia, è relegato sempre a sottogenere, non a letteratura a pari dignità di un libro di Eco, tanto per fare un nome. Basta guardare il nostro cinema: film che narrano fatti di cronaca e commedie. Già trovare un thriller fatto come si deve bisogna cercare a lungo. Per un film fantasy, o comunque con elementi fantastici, mi sa che ci tocca andare a Fantaghirò.

    E la verità è che se in Italia il fantasy è quello che si vede la domenica dopo pranzo su Italia 1, e il film che sbanca i botteghini è la commedia, è perché il pubblico accetta tutto questo, e spesso è di bocca buona.

  35. 68 Gamberetta

    @Alberello. Perché hai cominciato a riempire i tuoi commenti di spoiler senza senso?
    L’ho già spiegato più di una volta: usate gli spoiler solo se dovete nascondere del testo per una buona ragione. Altrimenti chi legge come fa a capire se deve guardare o no?
    Inoltre molti feed reader non riescono a mostrare gli spoiler, dunque se una persona (come la sottoscritta) segue la discussione via RSS è infastidita inutilmente.
    Per il resto scuse accettate, ma per piacere basta con la goliardia e/o le stupidate. Non gradisco per niente.

  36. 67 Tapiroulant

    @Alberello:

    Mi rendo conto che i problemi si ripresentano sempre e che ignorarli non è la soluzione giusta. Ma non credo giusta nemmeno una soluzione che già in passato è stata fallimentare.

    A che ti stai riferendo?
    Io non ho nemmeno mai parlato della soluzione da adottare! Non confondermi con Dr. Jack. Io ho solo detto che il risultato dovrà essere un’istruzione diffusa, accessibile, conveniente e stimata, che renda l’uomo medio intelligente come l’attuale élite. Non ho detto come ottenere tale risultato, perché non lo so; dico che Internet potrebbe diventare uno degli strumenti di questo processo, ma non so ancora esattamente come né in che portata.
    Quindi io al momento non offro una soluzione. Anche perché tutto nella nostra società è integrato: non puoi rivoluzionare l’istruzione se il resto del sistema resta uguale.
    Hmmm… forse allora un’idea ce l’avrei

    @Gamberetta:

    Proprio perché non sono prevedibili le scelte altrui converrebbe essere onesti. Se io so che gli altri sono onesti ho convenienza a fregarli, ma siccome non lo so forse non è il caso di rischiare.

    Ripeto: in teoria, il tuo ragionamento è corretto. Se con la mia onestà potessi indurre una pari onestà negli altri (cosa che io personalmente cerco di fare nella vita), non ci sarebbero problemi di questo tipo. E dici bene, che nella normale convivenza quotidiana questo atteggiamento funziona ed è condiviso.
    Non funziona però nel mondo degli affari, così come in ogni ambiente altamente competitivo, e dove sono in gioco reputazione, soldi, posizione sociale. La posta diventa troppo alta. Quello che decide di essere irreprensibile e corretto, sperando in tal modo che lo facciano altrettanto, invariabilmente se la prende nel culo: perché gli altri non lo fanno. Cosa mi fa fare di mettere cemento vero nei piloni degli edifici che costruisco, se i miei concorrenti (ossia quelli che concorrono per accapparrarsi la mia stessa fetta di mercato) ci mettono la sabbia, risparmiando tonnellate di soldi; e cosa mi fa fare di concorrere legalmente per un appalto, se i miei concorrenti hanno agganci personali con politici, funzionari e mafiosi per assicurarsi l’esclusiva senza neanche indire una gara reale? E cosa dovrebbe convincere a smettere quelli che ci mettono sabbia e corrompono i funzionari, se altri tra i loro concorrenti fanno altrettanto e sarebbero lietissimi di prenderne il posto?

    Perché tu puoi gongolare dopo avermi fregata quando vengo al tuo autosalone, ma quando poi tu vieni nella mia clinica e io ti metto la valvola cardiaca di cartapesta non ridi più.

    Questo sarebbe vero, ma i personaggi in questione hanno trovato delle soluzioni anche a questo.
    1. Innanzi tutto, cercano di non rendere nota la loro disonestà. Infatti un normale lettore di fantasy può non immaginare nulla dei biechi meccanismi delle case editrici di cui compra i libri; e il sospetto potrà venirgli sono dopo diversi acquisti. Tu potrai anche essere informata sui fatti, ma magari quelli che lavorano nelle altre cliniche no…
    2. Più importante, parte del lavoro dell’affarista è quello di crearsi una rete di contatti e collaboratori di cui (entro certi limiti) può sempre fidarsi. Persone che non frega, ma insieme alle quali magari frega altre persone. Più sei in alto nella scala sociale e come posizione lavorativa, più la tua rete di “amici” dev’essere estesa ed efficiente; fino ad arrivare a livelli come quello di Berlusconi, che ha i suoi medici, i suoi avvocati, i suoi politici, i suoi amministratori, i suoi funzionari… praticamente uno Stato nello Stato, che dipende interamente da lui e su cui può contare, perché c’è un mutuo scambio di interessi.
    Poi, è ovvio che più sali la scala, più il sistema diventa infido e devi diffidare anche dei tuoi collaboratori, perché chiunque potrebbe tradirti per un interesse superiore e backstabbarti: se n’è accorto quel cretino di Fini… D’altronde nessuno di loro sarebbe mai neanche arrivato così in alto, nemmeno per un nanosecondo, se non fossero stati disonesti e se non si fossero costruito quella rete di “amici”…

    Poi è vero che ogni tanto (spesso…) mi lascio trascinare dalla rabbia o dalla tristezza, ma non c’è solo il lato negativo.

    Sì, hai ragione: anch’io voglio chiudere con una nota positiva. Le cose per certi versi e in certi ambiti (come questo) stanno davvero migliorando, e te ne dò atto, dato che tu sei una delle persone più responsabili di questo cambiamento.
    Però, per l’appunto, il cambiamento può venire solo da parte di persone che sono esterne a quel sistema che ti ho appena descritto. Persone come noi che hanno tutto l’interesse a che il sistema cambi. Rispondo soprattutto ad Alberello, quando dico che l’unica possibilità di cambiamento può venire per mezzo delle persone estranee a (o ai margini di) questo sistema; non certo grazie alle case editrici stesse, che in questo sistema ci navigano, e che da questo sistema ricavano i soldi che le tengono in vita.

  37. 66 Iv.

    @Gamberetta. Come dicevo anche a Daniele, anch’io considero il “non fidarsi di nessuno” come una cosa positiva… avere gli strumenti per giudicare permette di pensare con la propria testa e scegliere di conseguenza. Se non è un bene questo!
    A presto Gamberetta :-)

  38. 65 Alberello

    @dr jack
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    @Angra
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    @Tapiroulant
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    @Gamberetta
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    @IlBianConiglio
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  39. 64 IlBianConiglio

    L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso, ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

    L’importante non è se Gamberetta cambierà o meno il mondo dell’editoria italiana; l’importante è che lei (e chi come lei) non si uniformi mai ad un sistema disonesto.
    E’ una questione di morale (kantiana), non di ‘uniamoci e insieme salveremo il pianeta!’. Chi è corrotto, resta corrotto, chi non lo è combatte per non diventarlo. Non ci sono premi a restare onesti, se non la soddisfazione di poter dire di non aver ceduto. E’ faticoso, è difficile, è frustrante perchè i disonesti hanno spesso (spesso, non sempre) la meglio, e sempre sarà così.

    Nell’articolo Gamberetta ha fatto notare che in più di 40 anni la storia non è cambiata: le case editrici pubblicano solo per vendere alla massa che non si informa e che non conosce, le critiche non vengono ascoltate, gli scrittori non si informano… Eppure i critici impietosi e giusti ci sono sempre, Knight o Gamberetta che siano. Anche da questo punto di vista la storia non è cambiata; perchè guardare solo il lato negativo?

    Comunque non credo che la situazione sia davvero così disperata; semplicemente facciamo più attenzione agli orrori (che comunque sono i più numerosi) che alle bellezze che vengono pubblicate. Colpisce di più un aereo che precipita, che dieci che atterrano senza problemi.
    Ma questa è solo una mia impressione, non ho prove per sostenerla.

    Avrei da dire un’ultima cosa a proposito dell’insegnamento dei licei, ma credo che la lascerò per un altro post. Dico solo che non è una verità universale che le scuole danno un mero nozionismo e basta; dipende dalla scuola e dai professori, da caso a caso. Ci sono molte scuole che non si limitano a dare nozioni ma aggiungono qualcosa di più alla formazione dello studente. Non so se siano poche o tante, ma so che esistono.
    Al di là di questo, però, è innegabile che il Manzoni sia illeggibile. :)

  40. 63 Gamberetta

    @Iv. Il succo del discorso è proprio quello di diventare consapevoli, acquisire un minimo di strumenti, e non fidarsi di nessuno. Non c’è niente di male. Anzi, è più divertente perché ti permettere di scegliere i libri e gli autori che veramente ti piacciono e non quelli che sono famosi, o consigliati dalla critica, o di moda, o altro.
    Comunque nello specifico Knight ha apprezzato i romanzi di Dick, così come ha apprezzato Asimov al di fuori della Fondazione, e ancora Heinlein e Sturgeon e tanti altri. Sono più le recensioni negative di quelle positive, ma ci sono anche molte recensioni positive. Disch invece critica Bradbury ma per esempio parla bene di Gene Wolfe e John Crowley.

    @Tapiroulant. Proprio perché non sono prevedibili le scelte altrui converrebbe essere onesti. Se io so che gli altri sono onesti ho convenienza a fregarli, ma siccome non lo so forse non è il caso di rischiare. Perché tu puoi gongolare dopo avermi fregata quando vengo al tuo autosalone, ma quando poi tu vieni nella mia clinica e io ti metto la valvola cardiaca di cartapesta non ridi più.
    E infatti la gran parte delle persone è onesta e coopera. Come dimostra il fatto che siamo qui a parlare: abbiamo pagato la connessione ad Internet e l’abbiamo ottenuta; abbiamo comprato un PC e nella scatola c’era un computer e non mattoni; siamo andati a fare la spesa e il cibo non era avvelenato; abbiamo attraversato la strada e le macchine non ci hanno tirato sotto; ecc.
    Poi è vero che ogni tanto (spesso…) mi lascio trascinare dalla rabbia o dalla tristezza, ma non c’è solo il lato negativo. Se devo guardare alla mia esperienza personale di lettrice le cose stanno andando sempre meglio: qualche anno fa andavo in libreria tutte le settimane, buttavo un sacco di soldi, e tante volte alla fine mi ritrovavo con libri così brutti che ci mettevo mesi a finirli; adesso leggo gratis, leggo tanto e leggo quello che mi piace, e quella rara volta che compro un libro lo faccio con piena soddisfazione perché so che sto finanziando un autore meritevole. E il bello è che chiunque mi può imitare.

    @Alberello.

    so che non te ne fai un cazzo dei miei punti stima

    Hai indovinato. In più d’ora in avanti evita riferimenti cretini, perché non siamo in confidenza. Quello che bramo o no non sono problemi tuoi, chiaro?
    Inoltre trovo fastidioso anche il discorso di come dovrei usare il mio tempo. Sto perdendo tempo? Sono problemi miei. Non ho bisogno di consigli a riguardo.

  41. 62 Tapiroulant

    @Alberello:

    Ma tutto questo rimane limitato nello spazio e nel tempo. Come per il cancro, non c’è certezza che anche rimosse le cellule patogene, esso non si ripresenti.

    E beh? L’uomo è limitato nello spazio e nel tempo, solo Dio (?) è eterno.
    Senza voler essere banali, nemmeno il progresso (qualunque accezione vogliamo dargli) è mai lineare. Nessuna conquista è definitiva, e ogni società rischia di perdere ogni conquista se fa le scelte sbagliate.
    I problemi si ripresenteranno sempre, ma non è un buon motivo per non cercare di intervenire. E in ogni caso, un incremento del livello dell’istruzione è sempre una soluzione dall’esito più stabile (per quanto più difficile da raggiungere) che il tentativo di emendare l’attuale sistema editoriale.

    Comunque non ti facevo così pessimista.

    @Dr.Jack:

    Il problema da risolvere non sarà l’ignoranza.
    Sarà il cartello della droga delle case editrici: la scarsità di alternative. Ma non potrà durare in eterno.

    Non ti seguo.
    I segnali positivi di cui mi parli (Internet come veicolo di scambio di informazioni corrette, la maggior circolazione delle idee, etc.) sono positivi appunto perché rendono un po’ più informati, quindi un po’ più colti, quindi un po’ più capaci di usare il cervello. Il problema sono appunto la stupidità e l’ignoranza, e Internet può essere una delle soluzioni (ma da solo non basterà).

  42. 61 Angra

    @Alberello:

    Ok, mi hai convinto. È tutto inutile, l’umanità è senza speranza. Tanto fra cinque miliardi di anni il sole esploderà, quindi che senso ha sbattersi? Ciao, vado a darmi fuoco.

  43. 60 dr Jack

    Il tuo è un tipo di ottimismo che condivido anch’io, ma in questo caso il realismo lo mette a dura prova.

    L’annosa questione tra pessimismo, realismo e ottimismo.
    Non si sa mai dove inizia uno e finisce l’altro.

    Gamberetta è arrivata anni fa, ed è stata la prima.
    Oggi termini come spazzatura e monnezza sono sempre più legati al fantasy pubblicato da case editrici italiane.

    Forum e blog si sono riempiti di commenti e link riguardo alle tecniche disoneste delle case editrici.
    Questi sono fatti.

    Il problema da risolvere non sarà l’ignoranza.
    Sarà il cartello della droga delle case editrici: la scarsità di alternative. Ma non potrà durare in eterno.
    Tra l’altro ho visto un uomo barbuto parlare in pubblico di ipotesi alternative all’editoria cartacea.
    Anche questo è un fatto: le cose stanno cambiando proprio mentre parliamo.

    Adesso, la vera domanda è: in che direzione vogliamo andare?
    Fatta questa scelta (che per noi consumatori è ovvia :p) le idee virali faranno il resto.

  44. 59 Iv.

    @Daniele. Ciao Daniele! Forse non mi sono spiegato bene. Non intendo dire che questo o quell’autore, sia esso un romanziere o un critico, debba essere un’autorità: dico che ci sono alcuni autori universalmente riconosciuti come maestri della sf e che solo uno particolarmente interessato al genere può imbattersi in un critico che ribalta l’opione “diffusa” (fra critici e teorici della letteratura, non fra la gente comune). Per questo ho usato il verbo “fidarsi”: se fino a ieri, volendo leggere un libro di fantascienza, mi sarei fiondato ciecamente su Asimov o certa produzione di Bradbury, oggi non lo farei più con tanta sicurezza. Non è necessariamente un male, anzi è un bene: maggior conoscenza implica maggior senso critico e una lettura più consapevole. Solo che diventa un po’ come stare sulle sabbie mobili. Tutto qui. Ma, ripeto, non è necessariamente un male.

    (Ho parlato di fantascienza perché conosco poco il genere e dovrei partire da zero o quasi. Per il fantasy, che mastico meglio e di cui sono più appassionato, il discorso cambia sensibilmente).

    Ciao Daniele e ciao a tutti i visitatori del blog. :)

  45. 58 Alberello

    quando in una crisi una banca fallimentare ne tira giù un’altra e un’azienda un’altra come i mattoncini del domino

    O il famoso castello di carte di cui avevo parlato. :)

    E chi si ostina a essere onesto, nella maggior parte dei casi viene lasciato indietro; il suo destino è nella migliore delle ipotesi di occupare una fetta di mercato minoritaria, nella peggiore il fallimento o l’assorbimento.

    La selezione artificiale.

    Nel caso delle case editrici, l’unica via d’uscita è appunto che la maggioranza dei clienti non sia più raggirabile.

    Ma tutto questo rimane limitato nello spazio e nel tempo. Come per il cancro, non c’è certezza che anche rimosse le cellule patogene, esso non si ripresenti.

  46. 57 Daniele A. Gewurz

    @dr Jack:

    Gli uomini rimangono stupidi solo finché non gli si offrono altre possibilità.
    Ora la possibilità c’è: internet.

    Magari… Il tuo è un tipo di ottimismo che condivido anch’io, ma in questo caso il realismo lo mette a dura prova. Questa speranza di avere una nuova e grande possibilità l’avevano data a suo tempo la scrittura, la stampa, i giornali, l’istruzione pubblica, …

  47. 56 Tapiroulant

    Al venditore conviene essere onesto perché se tutti sono onesti è più vantaggioso che se tutti sono disonesti. È il classico Problema del prigioniero, dove se due sono onesti l’un l’altro hanno un piccolo vantaggio; se uno è disonesto e l’altro onesto, il primo ha molto vantaggio e il secondo danno; se entrambi sono disonesti hanno un danno ognuno.

    Questo ci porta al solito problema del capitalismo etico… Ogni volta, quando scoppia una bolla, quando si becca un’azienda a fare falso in bilancio, quando in una crisi una banca fallimentare ne tira giù un’altra e un’azienda un’altra come i mattoncini del domino, o quando semplicemente un’azienda si dedica al suo raggiro quotidiano ai danni del cliente, ci si chiede se non sarebbe tutto più semplice se si fosse tutti onesti, se si organizzassero delle regole del gioco e tutti vi aderissero.
    Sì, in teoria sarebbe tutto più semplice, e tutta la macchia girerebbe. Ma in realtà è impossibile, e i fallimenti ricorrenti lo dimostrano. Perché? Perché non puoi controllare il tuo avversario. Se tutti si accordano per seguire delle regole e delle limitazioni, il primo che le viola consegue un netto vantaggio sugli altri. Lo stimolo del vantaggio possibile, e la sfiducia (giustificata) verso i concorrenti, fa sì che ciascuno si appresti a violare le regole e a comportarsi in modo disonesto. E chi si ostina a essere onesto, nella maggior parte dei casi viene lasciato indietro; il suo destino è nella migliore delle ipotesi di occupare una fetta di mercato minoritaria, nella peggiore il fallimento o l’assorbimento.
    Per rispondere a una considerazione che avevi fatto prima, il mondo (attuale) non è il mondo della convivenza civile, è il mondo della lotta al coltello per la pagnotta e la posizione sociale, rivestito di maniere civili (necessarie alla collaborazione tra esseri umani, pure in un clima di lotta al coltello). E nel mondo della lotta al coltello, alas, la regola più importante è frega prima di essere fregato, perché se non freghi in fretta stai pur sicuro che vieni fregato: semplice ma vero.
    Il sistema non è riformabile.

    Nel caso delle case editrici, l’unica via d’uscita è appunto che la maggioranza dei clienti non sia più raggirabile. A quel punto diventerà conveniente per le stesse case editrici puntare sulla qualità, essendo l’unico modo per portarsi a casa la pagnotta.

  48. 55 dr Jack

    - Riguardo ai venditori d’auto.

    Fai finta che io sia un venditore d’automobili e tu mi debba convincere ad essere onesto. Perchè dovrei farlo?

    Quanto vale per il venditore di automobili il rispetto delle gente?
    Perché la disonestà può diventare pubblica.
    Non rischia solo di non riuscire più a vendere auto. Rischia che il suo nome venga associato alle truffe.

    - Riguardo alla lotta bene e male:
    I malvagi che dicono le cose come stanno, senza mezzi termini, sono molto più sexy dei buoni che usano la cortesia per difendere le loro menzogne.

    La verità ha un effetto virale maggiore rispetto alla menzogna, e più duraturo.

    - Riguardo al mantenere il popolo ignorante.
    Gli uomini rimangono stupidi solo finché non gli si offrono altre possibilità.
    Ora la possibilità c’è: internet.

    Volete paragonare la situazione di 10 anni fa a quella di oggi?
    Se l’impennata continua i buoni avranno sempre meno posti dove nascondersi con le loro menzogne.

  49. 54 Alberello

    @Angra:
    Se davvero l’intento di Gamberetta fosse quello di “avvisare i lettori del pericolo” sarebbe una perdita di tempo. In primo luogo perché il numero di lettori che ella può raggiungere utilizzando esclusivamente un blog è ridicolmente basso rispetto al totale, dando per buono anche il passaparola, non si raggiunge una quota sufficientemente alta da impensierire i burattinai.

    In secondo luogo perché è una manovra limitata nel tempo e nello spazio. Nel tempo in quanto una volta che Gamberetta chiudesse (come è già successo in passato) o morisse (condannata al rogo lol), l’intero lavoro svolto non passerebbe una generazione di esseri umani.
    Nello spazio perché come lei ha fatto giustamente notare, se anche un lettore diventa esperto e sa riconoscere la merda dal cioccolato nella narrativa, appena va a comprare un auto, si ripresenta lo stesso identico problema. Se dunque, come sostiene una persona non può essere esperta di tutto, servirebbe un blog Gamberetta Quattroruote, Gamberetta Movies, Gamberetta Cucina ecc.

    Senza contare che già Morando Morandini effettua un egregio lavoro di critico cinematografico e leggere il suo dizionario è come leggere un blog di gamberi sul cinema, ma nonostante egli sia stranoto e pubblicato, questo non ha certo migliorato la qualità dei film che escono. Né ha convinto il pubblico a scartare la merda per vedere il cioccolato, né ha convinto i produttori cinematografici a redimersi, né a far fallire l’industria del cinema.

    I polli sono tanti, soprattutto i Capponi. Forse non è più redditizio, ma è decisamente più facile battere un niubbo a poker che battere un professionista imparando a giocare come si deve e senza barare. È pigrizia (non mi sbatto per lavorare meglio) mista ad avidità (soldi, soldi, soldi) con un pizzico di superbia (li frego perché sono più furbo). Ma non è dicendo questo che li scuoti, per loro fare schifo è un pregio, non un difetto, è una gara di rotolate nel fango.

    @Gamberetta:
    Hai guadagnato punti stima per aver citato il problema del prigioniero (so che non te ne fai un cazzo dei miei punti stima, ma se ne accumuli abbastanza puoi avere questo in omaggio. So che brami per averlo, gli uomini ne vanno matti), anche se purtroppo chi è disonesto parte dall’idea di non essere nella stessa situazione di quell’altro. Per uno dei due non si è entrambi prigionieri, ma uno è il boia e l’altro il condannato a morte. Si preferisce rischiare il danno minimo dall’essere entrambi disonesti sperando di avere il ricavo massimo nell’esserlo da soli. Con questo non voglio demoralizzarti, mi fa comunque piacere seguire le tue critiche/ragionamenti, solo che non è questo che può portare al cambiamento. È un processo che richiede un’energia tale che un solo essere umano non basta. IMHO.

    Bonus Track.

  50. 53 france

    Anche perché, la Mondadori pubblica solo fantasy per ragazzi.

    LoL? Non definirei Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco o i romanzi di Eymerich esattamente “per ragazzi” XD
    Brooks e Nicholls pure, in genere non sono definiti “per ragazzi”, anche se fruibili pure da loro.
    Alla fine di dichiaratamente “per ragazzi” cosa c’è? La Troisi e basta, direi.

  51. 52 Daniele A. Gewurz

    @ Iv.: Perché mai dovresti “fidarti” di qualcuno? Tutto il discorso è proprio che le critiche (positive o negative) devono essere ben argomentate, così poi un lettore intelligente si fa una sua opinione. Per te va bene che pur di creare un’atmosfera fiabesca si buttino alla rinfusa boccioli di lillà e mele? Ottimo, apprezzerai anche il Bradbury più melenso (e per fortuna non è sempre melenso, e ci hanno aggiunto del loro anche alcune traduzioni italiane, ma questa è un’altra storia).

    Gli autori non sono autorità (e quelli seri non pretendono di esserlo), Knight e Disch non sono autorità (e non credo che dicano di esserlo), Gamberetta non è un’autorità (e anzi sbrana il concetto stesso di autorità). Che cosa ti fa pensare che ci si debba “fidare”?

  52. 51 Iv.

    Ciao Gamberetta, ti seguo da qualche anno, ma non ho mai commentato un tuo post (anche se circa tre anni fa ci siamo sentiti via mail). Be’, che dire? Bell’articolo, ma sono un po’ confuso. Insomma, se non ci possiamo fidare neppure più di Dick o Bradbury (di cui ho amato Fahrenheit 451, di sicuro più per la sostanza che per la forma), viene quasi a mancare il terreno sotto i piedi. Di chi ci possiamo fidare? Di Knight che lo stronca o della quasi totalità di critici e storici della letteratura che li considerano grandi scrittori tout court? Dove dobbiamo andare a pescare il buono, se nemmeno un nome rinomato come Asimov, ad esempio, è garanzia di ottima narrativa?
    Lasciamo perdere l’ennesimo adolescente-grande talento buttato nella mischia: Erri De Luca è un bravo scrittore, ma ho l’impressione che non conosca poco per nulla il fantastico (lo scambio di corpi ideageniale? Uhm…).
    Per quanto riguarda la critica, faccio un parallelo con la critica della musica pop, un ambito che conosco discretamente. Be’, nelle recensioni dei dischi quasi mai si parla di tecnica con criteri oggettivi (timbro, melodia, armonia…), ma ci si limita a descrivere le sensazioni o gli stimoli intellettuali che il disco trasmette (mi ricorda questo o quello, parla della situazione politica attuale, mi dà una scarica di adrenalina, mi fa arrabbiare e bla bla bla), anche perché spesso i giornalisti musicali non conosco la grammatica della musica, ma sono solo ascoltatori attenti e interessati. Fatte le debite proporzioni, una cosa del genere capita anche con la critica letteraria.
    Un caro saluto :)

  53. 50 ???

    @ Gamberetta

    Devo dire che all´inizio Madoka mi sembrava di una banalita´ pazzesca.

    Ho dovuto sforzarmi fino al terzo episodio.

    E´ da lí che diventa interessante.

    Speriam bene per il finale.

  54. 49 Gamberetta

    @Alberello. Al venditore conviene essere onesto perché se tutti sono onesti è più vantaggioso che se tutti sono disonesti. È il classico Problema del prigioniero, dove se due sono onesti l’un l’altro hanno un piccolo vantaggio; se uno è disonesto e l’altro onesto, il primo ha molto vantaggio e il secondo danno; se entrambi sono disonesti hanno un danno ognuno.

    @Mr. Giobblin. Ho messo in spoiler il link all’articolo perché spoileroso per chi non ha (ancora) visto Madoka (cosa aspettate?)
    Come dicevo anche nell’articolo precedente su The Half-Made World, Madoka mi sta piacendo molto e ne parlerò sicuramente appena finirà (purtroppo la puntata di questa settimana è saltata causa terremoto, speriamo settimana prossima trasmettano regolarmente).
    Per quanto riguarda in particolare quell’articolo e le ragioni di Kyuubey, be’, ci sarebbe molto da dire, tanto che ci sto scrivendo un romanzo sopra… (in S.M.Q. le “maghette” hanno lo stesso ruolo che in Madoka, solo che io l’avevo immaginato prima, uffi!)

  55. 48 Angra

    @Aldebaran:

    Un romanzo quasi horror come Wunderkind è entrato in catalogo solo grazie all’agenzia letteraria. Per la cronaca, la stessa a cui manderò il mio romanzo ^_^

    Io fossi in te lo direi con un po’ meno di orgoglio. ^_^

  56. 47 Angra

    @Alberello:

    Mi sembra evidente che lo scopo del lavoro di Gamberetta non è convincere gli editori a redimersi, ma mettere in grado i lettori di evitare le fregature. Va da sé che se i lettori fossero in grado di evitare le fregature, gli editori dovrebbero redimersi per forza – ma chissenefrega, che chiudano pure se preferiscono.

    Anche allo stato attuale, che sia più conveniente fregare il pollo che legge un libro all’anno piuttosto che creare un rapporto di fiducia con il lettore forte che ne legge trenta è tutta una faccenda da dimostrare, sul lungo periodo. Ma di nuovo, se gli editori preferiscono così, facciano pure.

  57. 46 Mr. Giobblin

    @ Gamberetta

    Approfitto del piccolo OT su Kyuubey per segnalarti Mostra spoiler ▼

    che parla di Mostra spoiler ▼

    Sono curioso di sentire la tua opinione sulla serie, una volta che sarà terminata. :)

  58. 45 Aldebaran

    @Angra: per la verità GL ha pubblicato grazie a un’agenzia letteraria. Anche perché, la Mondadori pubblica solo fantasy per ragazzi. Un romanzo quasi horror come Wunderkind è entrato in catalogo solo grazie all’agenzia letteraria. Per la cronaca, la stessa a cui manderò il mio romanzo ^_^

  59. 44 Alberello

    @Gamberetta:

    Dunque se tu hai invece conoscenza specifica in un campo (come dovrebbe essere la narrativa per un editore) non la devi usare per fregare il prossimo, la devi usare per fornire il servizio migliore. Non sto chiedendo tanto, solo un minimo di convivenza civile.

    Perfetto, è questo il nodo gordiano, la chiave di volta, il nocciolo di fusione del problema.

    Fai finta che io sia un venditore d’automobili e tu mi debba convincere ad essere onesto. Perchè dovrei farlo?

    1) Non ho coscienza.
    2) Se credo in Dio è solo per convenienza.
    3) Guadagno di più ad essere disonesto.

    Perchè dovrei dar retta a te e cambiare le mie abitudini? La logica del pollo che gioca a poker e viene frodato dagli altri partecipanti è vecchia come il cucco. Redimimi (lol). É bellissimo il discorso: ‘Dàmose da fa’! Volèmose bene! Semo romani’, ti può portare a divenire la futura presidentessa della repubblica o papessa.
    Non è che non condivida il tuo discorso Gamberetta d’Arco, ma non devi convincere me pesce pagliaccio, devi convincere gli squali e il Delfino di Francia.

    Se invece dici: “Ma non sta a me convincere nessuno” allora tutto questo rimane pura aria fritta in una pescheria del porto.

  60. 43 Olorin

    “Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati”… difatti io cercavo qui un articolo sul ‘punto di vista’, ma…

    ;)

  61. 42 Angra

    @Gamberetta:

    Per tacere degli spettacoli pietosi che vedono gli autori fare comunella per difendere l’indifendibile, come quel paio di scrittori mentecatti che hanno avuto il coraggio di trovare giustificazioni persino per l’inqualificabile Gli Eroi del Crepuscolo.

    Il fatto è che un autore pubblicato, specialmente se esordiente, non può nemmeno permettersi di pensare che un editore possa pubblicare spazzatura con dolo, perché equivale a gettare un’ombra anche su se stesso e trasforma in carta igienica la propria patente di Autore Pubblicato(1). E’ un atteggiamento mentale che si può anche capire, però bisognerebbe che questi autori avessero almeno il buon gusto di stare zitti, almeno quando si parla de Gli Eroi del Crepuscolo.

    1. Fa eccezione GL, che essendo pubblicato dall’editore più grosso di tutti può concedersi il lusso di parlar male di autori pubblicati da editori meno importanti. Deve però apprezzare la Troisi e della Rasulo perché “scoperte” dal suo stesso editor Dazieri, e non sia mai che si dica che Dazieri fa pubblicare della cacca.

  62. 41 Gamberetta

    @tutti. IMPORTANTE!
    Per far apparire l’ASCII art con la faccina di Kyuubey, copiaincollate la stringa di caratteri qui sotto:

    /人◕ ‿‿ ◕人\

    Tra l’altro, lui saprebbe come risolvere il problema:

    /人◕ ‿‿ ◕人\ “Se l’editoria non ti piace, c’è un modo per sistemarla, basta che fai un contratto con me.”

    @Raiel. Ti ho sistemato io Kyuubey nel primo messaggio.

    @Rickyricoh. Gli editori hanno responsabilità proprio perché non è realistico che una persona diventi esperta su ogni argomento. Non credo che la media delle persone sia stupida, credo sia solo ignorante, e mi ci metto anch’io. Se per esempio io devo andare a comprare un’automobile possono probabilmente rifilarmi l’equivalente a quattro ruote della Strazzu senza che me ne accorga.
    Dunque se tu hai invece conoscenza specifica in un campo (come dovrebbe essere la narrativa per un editore) non la devi usare per fregare il prossimo, la devi usare per fornire il servizio migliore. Non sto chiedendo tanto, solo un minimo di convivenza civile.

  63. 40 Raiel

    Ouch peccato non mostrava la faccina di QB in codice ASCII nel precedente commento, rendendolo senza senso ^^;; chiedo scusa^^;

  64. 39 Raiel

    /人◕ ‿‿ ◕人\ Kyuubey approva questo articolo (scusate, non ho resistito XD). Grazie per la segnalazione, il libro di Knight sembra essere molto interessante, perlomeno per farsi una bella idea della fantascienza anni ’50, solitamente incensata come un periodo d’oro (e probabilmente per gli editori lo era eccome!), non necessariamente per la qualità a tutti i costi dunque.

  65. 38 Giulia

    @ Polveredighiaccio.

    Ti rispondo qui perché se no non mi trovi, ma dovrei farlo in fogna, per non far sprecare tempo a Chiara. Scusa Chiara!
    Io ho scelto “Amore e Innamoramento” perché la professoressa interna è passata e ha detto: “Scegliete il tema in cui potete infilare più conoscenze che potete. Qui non cercano l’originalità, vogliono vedere se sapete citare Platone, Dante ed Elliot nello stesso saggio breve senza fare casini.”
    Detto fatto. Appresso a loro, ho infilato anche Freud e Shakespeare. Tanto per essere sicura. Poi ho mescolato bene (spero non si siano rotti nulla) e ho consegnato un saggio coi fiocchi (?).

  66. 37 Jaja

    I problemi dell’editoria che evidenzi, Gamberetta, sono purtroppo parte di una malattia diffusa in tutti gli ambiti. Nel nostro paese le cose vanno male perche’ ci sono poca professionalita’ e poca competenza. Ieri stavo giusto leggendo un articolo sul mercato dell’acqua minerale in Giappone, che spiegava che l’Italia, anche se ha le risorse per farlo, non riesce ad affermarsi nel mercato perche’ i suoi manager sono incompetenti e badano soltanto a fare i soldi a breve termine, mentre i trasporti sono costosi e antiquati. Lo dicevano proprio cosi’, senza mandarlo a dire. E le persone che lavorano trattano gli altri come i superiori trattano loro. Se i manager sono incompetenti, lo sono anche i funzionari, gli impiegati e gli spazzini. Se ti capita di esser trattata male da un commesso, e’ perche’ probabilmente il suo capo tratta male lui. Voglio dire che generalmente non si possono neanche auspicare tendenze diverse dal basso.

    Pero’ secondo me non vale la pena che ti arrabbi sempre su questa stessa cosa (o per meglio dire, sulle stesse persone). Primo perche’ sei superiore, secondo perche’ avrebbe piu’ valore se queste energie le usassi per te stessa. Quando si pensa troppo a un ambiente inadeguato ci si carica di ansia e basta. Spero che in futuro ripenserai la tua scelta di snobbare le case editrici, perche’ quello e’ l’unico territorio di confronto, l’unico in cui puoi dire “ora vi faccio vedere io come si fa” in maniera produttiva, perche’ su internet si rimane solo a chiacchiere e non e’ giusto che una ragazza in gamba sia appiattita sullo stesso livello di una persona qualsiasi che ha il blog. L’ho detto che sei superiore? ^_~

    “Freddo corporale” non l’avevo mai sentito, e’ proprio LOL.

    Bacini ^^

  67. 36 Alberello

    Questa volta hai superato te stesso, Alberello.

    Questa è la cosa più bella che potessi scrivermi, significa che sto migliorando. :) E sono solo all’inizio, sto raccogliendo dati su tutto il mondo per poter scrivere la storia che ho in mente. È da pazzi, ma non posso lasciare che nessun dettaglio mi sfugga, non ci dormirei la notte. xD

    Ora, sembra che ti stia facendo le pulci.

    -Sulle banche.
    No no, hai fatto benissimo a fornirmi ulteriori dati, anche se credo che: “Le funzioni di deposito e prestito hanno origini antichissime: i privati avevano manifestato il bisogno di affidare i loro beni ai sacerdoti già tra i sumeri, popolazione dell’antica Mesopotamia, e tra i popoli della Grecia antica, dove accanto ai templi nacquero in un tempo successivo i trapeziti, banchi dietro i quali lavoravano i sacerdoti.”

    Questo tipo di “banca” viene un attimo prima del medioevo. ‘^^ Il primo pensiero della gente fu: Ho bisogno di un posto dove mettere i soldi al sicuro. Poi successivamente viene tutto il discorso che hai fatto tu e che fornisce ulteriori spunti riflessivi. Io ho fatto un discorso più riassunto, tu hai ampliato e spiegato meglio come funziona la macchina investitrice. Ti faccio tanto di cappello e ti ringrazio per aver dato maggiore “credito” alla mia teoria.

    -Sull’istruzione.
    La mia tesi è che la popolazione deve rimanere ignorante sostanzialmente per “profitto”, tutto qui. Secondo me per profitto perché così non si rende conto di come funziona il sistema e lo permette di continuare a funzionare, secondo te per profitto perché “costa troppo” rendere efficiente il sistema d’istruzione. Credo entrambi i due ragionamenti possano essere validi e compatibili, l’uno non esclude l’altro. :)

  68. 35 Sophitia

    Scusate, ma voi la sapete della storia dell’iva agevolata che c’è nel mondo dell’editoria? In breve, a me hanno spiegato che in Italia gli editori pagano l’iva del 4% allo stato sui soli volumi/riviste venduti ma nulla sui resi; ma possono farsi rimborsare dallo stato l’iva del 10% su tutto quello che comprano per stampare (carta, inchiostro ecc…) che venda o meno, perciò le case editrici in Italia guadagnano a stampare tanti volumi anche se non li vendono. Anche gli allegati in edicola (oggetti) che se vai a comprare in un negozio qualsiasi hanno già dentro l’iva del 20% (vedi i cd) con una rivista hanno l’iva del 4% con un bel guadagno a monte. Già conoscete questa storia? E’ vera?

  69. 34 Rickyricoh

    Quando si parla di ignoranza del popolo italiano è più da intendere come ignoranza specifica in particolari settori che mancanza di cultura o intelligenza. Conosco un sacco di gente colta che legge spazzatura, apprezza cinema immondizia e ascolta musica pattume.
    Il problema vero è che il gusto è deviato, forse irrimediabilmente.
    Perchè molti non hanno tempo per affinare il proprio gusto, anche solo per ampliare la gamma di scelta possibile. Ammetto che senza internet il mio mondo musicale ruoterebbe intorno a mtv, e per leggere dovrei basarmi sulla fortuna nel pescare qualcosa di buono in libreria.
    Per cambiare rotta non basta costruire persone più intelligenti, quando poi se cerchi un fantasy trovi solo mocciosi illetterati e rubagalline, se in radio passano solo i “talenti” di amici, se in tv i film in prima serata sono sempre meno e quasi sempre pessimi, o ancora se al cinema trovi le sale invase dal cinepanettone.
    Ho speso del tempo io a capire che esistevano i King Crimson, Swanwick e Yasujiro Ozu. Non tutti se lo possono/vogliono permettere.
    Trovare una soluzione non è semplice, ma occorrebbe davvero forzare il senso del gusto della gente, anche con l’imposizione coatta.
    Il marciume vende un sacco? Mettilo al bando, impiega le medesime risorse per pubblicizzare prodotti di qualità e vedrai che anche la gente che ora legge solo elfetti e vampiri spenderà lo stesso denaro per comprare roba seria.

  70. 33 Ari

    @ Gamberetta: Ahah fai bene :). Io ho letto l’anno scorso Fahrenheit 451 (Oscar Fantascienza Mondadori) e Viaggiatore del tempo (una raccolta di racconti, pubblicata sempre da Mondadori), solo che quest’ultimo non mi ha detto molto. Il problema con Fahrenheit 451 invece (che pure mi è piaciuto), è che la traduzione non mi sembrava perfetta, anche se l’originale non l’ho letto…

  71. 32 Tapiroulant

    Questa volta hai superato te stesso, Alberello.
    Le tue idee non sono male, ma ti faccio qualche appunto:

    - Sulle banche.
    Le banche in realtà non sono state inventate per mettere al sicuro i soldi. Nacquero nel Medioevo come associazioni di capitali di compagnie di mercanti, che mettevano insieme i loro soldi per affittare più navi (e relativi equipaggi) e più merci, e quindi fare più soldi, nel contempo redistribuendo i rischi (es. naufragio) tra più persone. Quindi si trasformarono in istituti di credito per mercanti, in basi d’appoggio per la circolazione di assegni e cambiali (che permettevano una circolazione più veloce dell’economia); e finalmente, messi insieme un grosso capitale e fattosi un certo nome, diventavano grandi finanziatori per botteghe, aziende, e addirittura Stati.
    Ora, sembra che ti stia facendo le pulci. In realtà questa origine tradisce la vera funzione della banca nella società, ossia un istituto che: a) mette a disposizione grandi capitali per fare investimenti, es. nel commercio, nell’industria, ma anche in una campagna militare, insomma ovunque ci sia un ritorno di capitale; b) mettere in contatto tra loro e aggregare un grande numero di individui e relativi capitali, portando a una grande concentrazione di capitale che a sua volta potrà realizzare grandi investimenti, che mai e poi mai i singoli avrebbero potuto realizzare.
    Conseguenza immediata di ciò è una maggiore circolazione dell’economia, e un maggior impulso alla realizzazione di grandi opere (dai cantieri per una cattedrale o una fortezza, alla costruzione di una flotta, di una ferrovia, di industrie, di una centrale nucleare – ops! -). Da questo punto di vista, i soldi dei poveri, piccoli risparmiatori non diventano altro che le fondamenta, la base sulla quale la banca può costruire le sue attività speculative ad alto livello.
    Altra conseguenza? Che della banca non puoi più fare a meno. Se la banca non ti presta i soldi, non puoi impiantare la tua azienda. Diventa non solo un intermediario, ma un partecipante attivo alla tua operazione, indispensabile proprio in virtù dei suoi soldi (e, negli Stati moderni, anche del suo peso politico: una grossa banca, tipo Unicredit, è abbastanza potente da incidere sulle scelte di governo).
    Altra conseguenza? La banca nel tempo non è più solamente quella che ci mette una parte del capitale. Perché la banca diventa azionista della società che finanzia; vuole i suoi uomini nel consiglio di amministrazione; prende parte alle decisioni della società, e in alcuni casi le pilota. Il banchiere può così diventare l’amministratore della società che finanzia.
    Le banche hanno il potere!
    …tranne quando la crisi economica le fa fallire e allora vanno a piangere da papà Governo che gli presti 100 miliardi di dollari. Al che lo Stato glieli dà, perché non può più fare a meno delle banche.

    - Sull’istruzione.
    Non penso che ci sia un intento consapevole di rendere la massa ignorante. Penso sia più un sistema legato a costi, passività e interessi contingenti: finanziare scuole e università pubbliche costa, a te politico non te ne frega niente della gente comune, e magari quel tale imprenditore o quel tal’altro ti ha promesso che fa entrare tuo figlio in consiglio di amministrazione se in cambio dai un po’ di soldi per finanziare la sua scuola privata… e così il sistema si mette in moto.
    Il grosso problema è che, in fondo, in un sistema economico come il nostro, non c’è uno stretto bisogno di una massa acculturata, e quindi si taglia senza remore. Mi spiego meglio.
    L’Italia è un caso patologico e autodistruttivo, il cui sistema economico giustamente Lenin e Gramsci chiamavano “capitalismo straccione”, per cui non lo considereremo. Vediamo invece come funziona un paese ‘mediamente’ sano, gli Stati Uniti. Approssimando, possiamo dividere la popolazione in quattro categorie di utilità sociale:

    - Un élite, composta da un migliaio di famiglie ricche e potenti da cui proviene la maggior parte di politici, amministratori, banchieri, avvocati, imprenditori di altissimo livello, eccetera. Questa classe ha bisogno di produrre rampolli colti, intelligenti, preparati, perché mantengano lo status e la ricchezza della famiglia, amministrando correttamente i loro beni, facendo le giuste operazioni, etc.

    - Un ceto medio di professionisti, imprenditori e funzionari, che oltre a quelle economiche e professionali hanno tre funzioni sociali. a) Essere lo standard ideale della massa, il livello di benessere a cui è ragionevole che aspirino di arrivare; quindi un modello. b) Essere una classe mediamente soddisfatta di sé, che assecondi le decisioni dell’élite (in quanto di riflesso ne sono anch’essi avvantaggiati) e quindi sia strumento di ordine. c) Fornire, all’occorrenza, aiuto pratico all’élite nel condurre le proprie operazioni. Questo ceto è fluido, e non di rado alcuni suoi esponenti riescono a entrare nell’élite.

    - I tecnici: dal tecnico dei computer allo scienziato di nanotecnologie. Il loro destino sociale è di essere degli eterni subalterni dell’élite o del ceto medio (con cui spesso si confondono), assistendoli con il loro bagaglio specializzato. E’ però necessario che siano preparati perché possano svolgere il loro lavoro, quindi devono avere accesso a un’istruzione elevata.

    - La massa, la cui funzione è di fornire un esercito di operai, semplici impiegati, poliziotti, soldati, consumatori ed elettori. Non è necessario in genere che possiedano un’intelligenza superiore alla licenza media: devono sapere leggere e scrivere, fare di conto, capire gli ordini e poco altro (nel caso di poliziotti e soldati, essere fisicamente prestanti, sapere sparare etc.).

    Ora, il sistema americano prevede una scuola pubblica di basso livello, per tutti (che permette alla massa di raggiungere la soglia minima di istruzione perché siano utili alla società), e una scuola privata di livello medio e alto, per chi può permetterselo. Per l’élite, che deve produrre le menti più brillanti e preparate (in ambito economico, giuridico e poco altro, solitamente) ci sono istituti privati di altissimo livello; per il ceto medio, ci sono scuole e università private di buon livello.
    C’è inoltre il sistema delle borse di studio, che in America funziona: poiché il sistema ha bisogno di personale qualificato, attraverso il sistema delle borse si permette a membri promettenti della massa di uscire dalla povertà e avere una chance per entrare nella classe media o nei tecnici. Attraverso le borse di studio, l’élite può così incrementare la mole di subordinati qualificati di cui ha bisogno.

    Il sistema, così strutturato, produce tutto ciò di cui l’élite (che l’ha organizzato) ha bisogno:
    - Un certo numero di gente specializzata tecnicamente o comunque abbastanza intelligente per rimpinguare il ceto medio e i tecnici, subordinati all’élite, che otterranno istruzione adeguata grazie ai soldi accumulati dalla famiglia o attraverso le borse di studio.
    - Una massa di gente che studierà poco e male, perché tanto non c’è bisogno che sia più preparata di così, date le mansioni di basso livello che andrà a ricoprire.

    Dato così l’avvio, il sistema si autoalimenta.

  72. 31 Alberello

    Odi et amo Gamberetta. Leggere questo articolo per i miei neuroni è stato al pari di subire un elettroshock, per l’alta carica di spunti riflessivi ricevuti. Tenterò di non spaziare troppo, ma soffro di incontinenza cerebrale, abbiate pazienza. Utilizzerò un sistema a spoiler, in questo modo chi è interessato ad una riflessione e non ad un’altra potrà sceglierla dal menù, in caso contrario potrà saltare l’intero commento senza che esso occupi eccessivo “spazio grafico”.

    Perché esistono gli editori?
    Mostra spoiler ▼

    Perché la popolazione deve rimanere ignorante?
    Mostra spoiler ▼

    Non c’è proprio soluzione a tutto ciò?
    Mostra spoiler ▼

    Contributo musicale alle riflessioni di cui sopra.

    Al massimo qui si cerca qualcuno che ripeta a pappagallo quello che i professori gli hanno detto su Svevo o Dante.

    Secondo questa logica un computer è più intelligente di un essere umano. Ma è stato un essere umano a costruire un computer e non il contrario. Peccato che questa cosa nelle scuole non valga.

    Secondo un mio personale modello, l’intelligenza è figlia del rapporto tra saggezza e conoscenza. Avere un’ottima memoria e conoscere tutti i dati di un determinato problema, automaticamente non porta alla sua soluzione. Viceversa, anche se tu sapessi risolvere un problema, non lo puoi fare senza la conoscenza dei dati. A scuola attualmente non si fa altro che fornire dati su dati, nessuno sforzo per risolvere problemi (che non siano matematici). Il problema di una conoscenza iperstimolata è che essa può portare ad un eccesso di superbia e al blocco del desiderio di imparare ulteriormente.

    Nan-in, un Maestro Giapponese dell’èra Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
    Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. “E’ ricolma. Non ce n’entra più!”.
    “Come questa tazza,” disse Nan-in “tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”.

    Lester del Rey si vantasse di essere in grado di sostenere qualunque tesi e l’esatto opposto.

    Credo di aver trovato il mio nuovo Dio, tenterò di procurarmi subito tutti i suoi scritti.

  73. 30 Il Guardiano

    Esistono anche le vie di mezzo tra i romanzi Tolkeniani e i Dentisti assassini.
    E comunque io penso sia più importante il come si racconta che il cosa si racconta. Di King potrei leggere anche una storia su come si allaccia le scarpe, ad esempio. :)

  74. 29 Isabella

    Leggendo il libro di Knight, mi sono resa conto che in fondo non c’è molta differenza tra il mercato anglosassone e il nostro. Le logiche sono le stesse.
    Dunque come si spiega il fatto che il livello medio anglosassone, per quanto riguarda la narrativa fantastica, sia molto più alto del nostro?
    Secondo me è soprattutto questione di numeri e di tradizione. Ci sono molti più scrittori in lingua inglese e c’è una tradizione nello scrivere questo genere di opere. E a scuola non si viene rimbecilliti con I Promessi Sposi.[2]

    Non credo dipenda solo dalla tradizione legata al genere, che certo aiuta un bel pò, ma che ci sia sopratutto una tradizione nel leggere che, a mio modestissimo parere, aiuta molto di più e in particolare nell’uso della lingua stessa e nella varietà di parole ed espressioni a disposizione…
    E non credo c’entrino i Promessi Sposi, ma il COME quel romanzo sia spiegato e come la lingua (vecchia ma ricca, a modo suo) fosse usata, anche per questo alla fine si finisce col detestarlo, immagino.
    Ed infine, credo sia anche dovuto al fatto che sembra quasi ci si fermi a quel romanzo (io ho 43 anni e non ho idea come insegnino oggi ma io sono anche finita con maestri e professori non esattamente bravi o coinvolgenti) e nonostante si sia scritto altro e molto meglio.
    Per quanto si abbia un problema dell’insegnamento (del come si insegna) è pur vero che là dove un professore di liceo riesce a fatica a fare un buon lavoro, di sua iniziativa e tutto a carico suo, nulla vieta che tutto vada vanificato poi all’università…

  75. 28 polveredighiaccio

    Sai Giulia, io avevo scelto l’evoluzione dell’uomo di scienza da Eraclito al giorno d’oggi. L’UNICA tra tutti gli studenti della mia commissione. L’ho scoperto durante gli orali, all’interrogazione mi hanno trattata come un “caso umano”. Dovevo scegliere la solita solfa sull’amicizia o l’attualità del momento, mi sarei risparmiata l’imbarazzo e le risatine.
    -.-

  76. 27 Giulia

    Io per la maturità avevo fatto il tema sull’Amore e Innamoramento! ^_^

  77. 26 mikecas

    Come si fa a parlare male di Mondadori? Loro pubblicano indistintamente tutto, pure la carta igienica. A un Marquez affiancano un Vespa, a un Martin affiancano una Troisi.

    Mondadori ha pubblicato La Costa dei Barbari e Costa delle Palme, i primi due romanzi della triologia dell’Orange County di Kim Robinson, ma non ha mai pubblicato il terzo romanzo. Sempre di Robinson ha pubblicato Il Rosso di Marte, primo romanzo della triologia marziana, ma mai i secondi due. E si tratta di romanzi eccellenti di ottimo successo internazionale.
    Non si vendevano in Italia?
    Probabile.
    Ma è responsabilità di Mondadori, perchè se poi prendi una ragazzina con scarsa fantasia e dalla scrittura penosa, la pompi pubblicitariamente in modo spropositato, metti delle belle copertine e riempi le librerie di pile su pile di libri del “miracolo del fantasy italiano”, scopri che i libri della Troisi se vendono, eccome.
    Con un decimo di quel battage pubblicitario si sarebbero venduti anche i libri di Robinson, tenendo conto della differenza qualitativa.
    Ma non è solo Mondadori, la cosa vale per tutti gli editori. Quindi cosa si vende e cosa no dipende sostanzialmente da loro, che evidentemente preferiscono vendere schifezze.
    Sembrerebbe che ritengano che i libri di buon livello si debbano vendere da soli, mentre le stupidaggini meritino un sostegno più forte. Cosa che potrebbe sembrare anche logica, purtroppo nel nostro mondo di semianalfabeti quello che succede in realtà è il contrario, ma loro lo sanno fin troppo bene.

  78. 25 maria

    E io che pensavo di aver toccato il fondo dopo aver letto l’Eclissiomante di bimboprodigio n°132231… Il libro di Santojanni è una roba allucinante! Il che conferma la mia teoria, prima di comprare un libro bisogna leggere l’incipit, tanto lo scrittore scrive allo stesso modo dall’inizio alla fine, e se già dalle prime frasi non capisci nulla allora è meglio lasciar perdere…

  79. 24 polveredighiaccio

    Ho riso tanto, soprattutto in merito all’originalità dello scambio di corpi. Per quel che ne sappiamo magari non ha mai letto un libro che ne parlasse o visto un fil sull’argomento!

    Bradbury l’ho letto al liceo e mi è rimasto nel cuore. Copiavo brani sul diario scolastico. Che nostalgia. Concordo con Gamberetta su alcuni autori/letture del passato: restano bei ricordi e non è il caso di stuzzicarli.

  80. 23 Mr. Giobblin

    Di una ragazza che si sveglia quotidianamente,con il pigiamino tutto sgualcito, con tanto freddo corporale e con una confusione mentale da scandalo nazionale.

    Wow, è una frase talmente brutta che mi sento più stupido dopo averla letta.
    Beh, ogni tanto fa bene ricordarsi che nemmeno all’estero la situazione è tutta rose e fiori… i romanzi intasalibrerie sono sempre esistiti e sempre esisteranno, purtroppo. Il problema è che in Italia 1) si fa molta più fatica a trovare perle in mezzo alla melma e 2) le recensioni si concentrano più sui gusti alimentari dell’autore o sulle possibili riletture sociologiche dell’opera in questione, piuttosto che su aspetti “secondari” come tecnica o padronanza basilare della grammatica italiana.

    L’unica soluzione definitiva sarebbe un tremendo innalzamento del livello dell’istruzione dell’uomo medio.

    Quoto Tapiroulant. Sarebbe stupendo, ma ahimè, credo sia più realistico sperare di inventare un macchinario per estrarre formaggio dalla Luna.
    Complimenti per l’articolo, Gamberetta! Per fortuna che ci sei tu! :)

  81. 22 Tapiroulant

    Ad ogni modo mi conoscevi con un altro nick, ero Zerothequeen.

    Ah, Zero! Adesso sì che mi ricordo di te. Sono contento di ritrovarti qui, eri una degli utenti di TPC di cui sentivo un po’ la mancanza. Ottimo avatar: Devil Survivor è un gioco che dà soddisfazioni.
    Okay, chiudo con la chat xD

    Ray Bradbury, da alcuni considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi

    Dagli analfabeti, giusto?

  82. 21 Gamberetta

    @Daniele A. Gewurz. Dipende. Dante non è obsoleto, ma il Manzoni per esempio sì. In altri termini, dovrebbero essere scelti autori in base alle qualità intrinseche delle loro opere, non in base all’importanza nell’ambito della storia della letteratura. E per come la vedo io non ci si dovrebbe limitare agli italiani: un buon autore in traduzione può essere meglio di un autore mediocre in originale.
    Comunque è un discorso lungo, magari scriverò nel marciume un rant più approfondito.

    @Tapiroulant. Anche Knight è entusiasta di The World Jones Made che ammetto di non avere letto. Rimedierò.
    La Luna è fatta di formaggio perché sì!!! Perché è fantasy!!! O no? ^_^

    @france. Non vedo come potrebbe non essere colpa dell’editoria. L’editoria è stata (ed è ancora, anche se le cose stanno cambiando) il filtro tra gli autori e il pubblico. Le scelte di un ristretto numero di persone determinano cosa arriva in libreria, e cosa arriva in libreria è quello che la gente può leggere.
    Non ci credo al mito che sono tutti scemi e vogliono schifezze. Io non ho visto folle oceaniche davanti alla sede di Einaudi ad acclamare la pubblicazione della Strazzu. Non l’ha voluta la “gente”.
    Così come trovo bizzarra l’idea che le case editrici siano giustificabili perché ogni tanto pubblicano anche roba decente. Non funziona così. Se nelle cucine del ristorante trovano i topi il ristorante chiude, non è che è scusato perché invece il mese prima era pulito. Non ci sono giustificazioni alla pubblicazione di porcherie, specie quando sai benissimo che tali sono.

    @Ari.

    Tu cosa ne pensi di Bradbury?

    Di Bradbury ho letto il volume pubblicato da Mondadori nella collana I Massimi della Fantascienza che contiene Cronache Marziane, Fahrenheit 451 e 20 racconti sparsi. Mi sono divertita, in particolare ho apprezzato Fahrenheit. Ma ero molto giovane e molto ingenua. Ho letto anche Il Popolo dell’Autunno e ammetto di averlo trovato davvero “evocativo” e “magico” (a parte il finale un po’ troppo sul cretino). Rileggendolo oggi magari concorderei con Disch e lo troverei solo vago e prolisso. In effetti quando Disch parla del racconto “The Black Ferris” (che poi Bradbury espanderà ne Il Popolo dell’Autunno) cita un paio di passi proprio imbarazzanti. La sua conclusione che una roba del genere avrebbe potuta scriverla un undicenne è triste ma vera.
    Però ho un buon ricordo di Bradbury dunque evito esperimenti e non rileggo. ^_^

  83. 20 ???

    @ France

    Gente, l’High Fantasy non è tutto lì, eh. Si può essere originali nel fantasy anche senza infilarci dentro dentisti e alieni. In Gemmell, Jordan, Sanderson, Hobb, Keyes, Carey, Erikson di elfi non ne trovate uno che sia uno.

    Mai detto il contrario. Io ho parlato della gente che si fissa sul fantasy alla Tolkien e, riferendomi agli scritti Italiani, ho detto che dovrebbero avere qualche idea originale in più ed essere scritti meglio.

    Qualcosa meglio di così insomma:
    http://zweilawyer.com/2011/03/17/sitael-ii-lombra-del-principe/

    Per gli autori che citi:

    Erikson: mi hanno regalato il primo volume di Malazan: qualche idea carina c’è, ma non mi ha preso più di tanto. Proverò a rileggerlo più in originale, più avanti, però… un libro il cui incipit è dedicato a un segnavento in ferro battuto…

    Keyes: ho letto la saga The Age of Unreason. Te la consiglio: storico alternativo con in mezzo alchemia, degli angeli/spiriti e una catastrofe di dimensioni apocalittiche. The Kingdoms of Thorn and Bone è in pila lettura.

    lo stesso vale per Gemmell.

    Tuttavia quando dici

    Il Fantasy non è per forza “più-strano-è-meglio-è”.

    non sono del tutto d’accordo: il fantasy dev’essere originale per essere interessante, le saghe da dieci o più libri raramente lo sono.

  84. 19 Angra

    Spero che Santojanni sia nipote di qualche sottosegretario, perché l’ipotesi più spaventosa è che qualche genio di editor si sia davvero innamorato della sua scrittura giovane e fresca.

    @france:

    Fanucci, ad esempio, nell’ambito fantasy, ha sempre puntato su buoni autori. Semmai il problema loro sono traduzioni schifide ed editing mancante, ma finora non hanno mai pubblicato una Troisi o una Strazzu.

    Omioddio, Fanucci ha intere collane di cloni di Moccia prodotti dalle peggiori moccicose che abbiano mai pestato su una tastiera. Poi non avrà pubblicato la Strazzu o la Troisi (erano già prese), ma ha pubblicato Tassitano, che forse è un po’ peggio.

    Vade retro Fanucci.

  85. 18 Ari

    Bellissimo articolo, anche se un po’ deprimente.
    Tu cosa ne pensi di Bradbury?

  86. 17 AlinaSama

    france dice:

    La mia convinzione personale è che (come un po’ tutto in Italia) le Case Editrici propongano materiale di qualità, che però è scarsamente produttivo dal punto di vista economico. E allora tirano a campare pubblicando materiale di “quantità”, nel senso che anche se fa cagare è il libro che tanto compreranno tutti. Molto di rado le due cose coincidono, ma economicamente i conti devono tornare, eh.

    Penso che, finalmente, abbiamo centrato il problema.
    Alla fine tutto si riassume al “tirare la carretta coi denti in cima alla collina”, aka “pagare gli stipendi”.
    La Mondadori pubblica di tutto (anche i manuali scolastici!) a livelli vari perché deve avere entrate, e questo va a discapito della qualità.
    Come ha detto france abbiamo buoni libri (che magari vendono poco) accanto a pessimi libri alla moda (ma che diventano best-sellers).
    Alla fine è legge di mercato.
    Bisogna pareggiare i conti e quindi si pubblica di tutto.

    Per quanto riguarda la “testa della gente”, mi viene in mente una scena di il buongiorno del mattino.
    Il pubblico in gamba vuole l’informazione dettagliata ed approfondita ma c’è anche il pubblico che vuole intrattenimento.
    Non si può obbligare la gente a trangugiare zucchero dalla mattina alla sera ma nemmeno aspettarsi che s’ingozzi di fibra 24 ore su 24!

    Bisognerebbe essere capaci di dare al pubblico una ciambella glassata di cioccolato ma impastata col farro e ricca di fibra!
    E questo discorso vale anche per l’editoria. Senza puntare alla saggistica o ai libri di divulgazione dare almeno un buon prodotto di narrativa che intrattenga ma che sia di buon livello.
    Certo, aspettarsi che il pubblico l’apprezzi è un altro paio di maniche…
    Non si può cambiare la testa delle persone ma arrendersi senza tentare è sbagliato.

  87. 16 france

    @???:

    c’è da dire che c’è gente che legge caterve di libri fantasy ogni anno ed ESIGE l’elfo, il nano, il cavaliere/guerriero/garzone di stalla e lo stregone VS. il Signore del Male.

    …ovvero, parlando di mercato estero, i romanzi tratti da D&D, Tolkien e Brooks. E basta.
    Gente, l’High Fantasy non è tutto lì, eh. Si può essere originali nel fantasy anche senza infilarci dentro dentisti e alieni. In Gemmell, Jordan, Sanderson, Hobb, Keyes, Carey, Erikson di elfi non ne trovate uno che sia uno.
    Il Fantasy non è per forza “più-strano-è-meglio-è”.

    In generale, comunque, dissento sullo stato dell’editoria: trovo che ci siano editori che pubblicano anche, abitualmente, materiale con un occhio di riguardo alla qualità, anche andandoci in perdita a volte, perché si rivolgono a un pubblico di soli appassionati. Fanucci, ad esempio, nell’ambito fantasy, ha sempre puntato su buoni autori. Semmai il problema loro sono traduzioni schifide ed editing mancante, ma finora non hanno mai pubblicato una Troisi o una Strazzu. Gran parte dei loro libri sono di buon livello. Poi certo, devono campare, e quindi è nata la collana Teen.
    Allo stesso modo Feltrinelli: lo stesso Erri de Luca è un ottimo scrittore (vedi “montedidio”), poi citiamo Benni, Pennac, Mariateresa di Lascia… anche loro, però, a fianco dell’opera “degna” devono pubblicare qualcosa che li faccia tirare a campare, e quindi ecco Moccia, la Allende, e altre stronzate simili.
    Come si fa a parlare male di Mondadori? Loro pubblicano indistintamente tutto, pure la carta igienica. A un Marquez affiancano un Vespa, a un Martin affiancano una Troisi.
    E potrei fare discorsi ed esempi simili con Bompiani, Salanai, Rizzoli…

    La mia convinzione personale è che (come un po’ tutto in Italia) le Case Editrici propongano materiale di qualità, che però è scarsamente produttivo dal punto di vista economico. E allora tirano a campare pubblicando materiale di “quantità”, nel senso che anche se fa cagare è il libro che tanto compreranno tutti. Molto di rado le due cose coincidono, ma economicamente i conti devono tornare, eh.
    Non credo che “solo” una maggior attenzione e cura degli editori potrebbe portare a migliorare lo stato della narrativa in Italia. E’ la testa della gente che dovrebbe cambiare, e di conseguenza cambierebbe chi ci campa sopra. Esattamente come esistono film d’essai bellissimi che non portano una lira in cassa mentre la gente va a vedersi ogni cinepanettone che passa.

    Ripeto: non è un problema editoriale. E non si risolve editorialmente.

  88. 15 Talesdreamer

    @Tapiroulant: me ne sono andata anch’io da lì per lo stesso motivo, ergo non saprei dirti se è ancora in vita. Ad ogni modo mi conoscevi con un altro nick, ero Zerothequeen. Pyros me lo ricordo, ma non credo di averlo più incrociato…

    Tornando in topic, più proseguo nella lettura di Sono solo mostri e più rimango sconcertata. Ho sfogliato una decina di pagine, ma sono divisa tra la mia fascinazione per l’orrido ed il progressivo sfrigolare dei miei neuroni, increduli di fronte al fatto che simile monnezza venga pubblicata… cioè, credo di aver visto dodicenni nei forum gdr su naruto che scrivevano meglio.
    Non credo di poter leggere oltre…

  89. 14 Tapiroulant

    @Talesdreamer: Oh, TPC… ma esiste ancora? Me ne sono andato per la noia, lo confesso. Devo anche confessare che non mi ricordo di te^^’
    Ogni tanto bazzica da queste parti anche Pyros.

  90. 13 Talesdreamer

    Essendo al liceo, non posso non concordare circa la tristezza che ispira l’attuale sistema di insegnamento. Il mio attuale prof di italiano segue alla lettera il metodo che Gamberetta descrive, riempendoci la testa di nozionismo, facendo imparare pezzi della divina commedia a memoria, selezionando solo i testi che concordino con le sue visioni politiche, e pretendendo che si scrivano temi corti ed in stile “giornalistico”, per lui sinonimo di “secco, asciutto ed assolutamente privo di un proprio stile personale”. Uno schifo, davvero. Rimpiango un mio precedente prof che invece ci faceva fare temi basati sulla narrativa (dal “recenscisci un libro” a “scrivi un racconto”) e riuscì persino a rendere vagamente interessante la lettura dei Promessi Sposi, facendoci evitare tutti i monologhi politici del Manzoni e facendoci leggere solo le parti interessanti della trama.

    Il libro segnalato è molto interessante comunque, credo che lo leggerò il prima possibile. Ho sempre adorato la vecchia fantascienza.

    @Tapiroulant: ma sei vivo oO Ci siamo incontrati di sfuggita su un forum, TPC, ma poi eri svanito dalla circolazione. Felice di vedere che esisti ancora, mi piacevano i tuoi interventi.

  91. 12 Tapiroulant

    Sono solidale con la tua tristezza.
    L’unica soluzione definitiva sarebbe un tremendo innalzamento del livello dell’istruzione dell’uomo medio. Fino a che c’è della gente da sfruttare, e che sarà conveniente sfruttare, beh, quella gente sarà sfruttata. E questo vale per la narrativa come vale per la televisione o il diritto di voto.
    Quando virtualmente non esisterà più un pubblico stupido e ignorante, che compra un libro per la sfavillantezza della copertina o perché il Corriere della Sera dice che è bellissimo – solo allora questi metodi saranno abbandonati, perché non renderanno più niente.
    E’ quindi ovvio che la situazione non sia molto cambiata in sessant’anni: non mi sembra che l’uomo medio sia diventato molto più intelligente nel frattempo…

    Comunque condivido la tua idea di come bisognerebbe insegnare nelle nostre scuole; e mi piacerebbe proprio sapere come dimostreresti che la Luna è fatta di formaggio…

    esalta i primi romanzi di Philip K. Dick

    I primi romanzi di Dick sono una figata. The World Jones Made potrebbe persino piacerti, quasi quasi te lo consiglio.

  92. 11 ???

    @ Gamberetta

    Sul lavoro degli editori non c’è dubbio.

    Per quanto riguarda il pubblico penso che vada “educato”.

    E’ come per la religione: se cresci in un ambiente in cui ti dicono “l’High Fantasy è l’unico, vero Fantasy” c’è il rischio di diventare un estremista a cui non piace nient’altro.

    Detto questo, penso che se si scrivessero High Fantasy con qualche elemento originale, senza cercare di essere aulici, e sforzandosi di seguire al meglio le regole di scrittura, la scena italiana farebbe già un buon passo in avanti.

    Alla fine il problema è sempre e solo uno: selezione prima di pubblicare.

  93. 10 Noemi

    Io sono tra quelli che, tempo permettendo, leggerebbe le citate caterve di libri fantasy con i soliti nani, elfi e compagnia bella.
    Apprezzo l’originalità, ma mi piace ritrovare temi a me cari. Il problema non è il contenuto, ma la forma. Posso leggere decine di libri fantasy alla tolkien senza annoiarmi, se la storia regge ed è scritta bene.

    Due anni fa a Lucca ho comprato una decina di libri. Dopo il terzo, sono passata a un altro genere… >_>

    Rimango invece allibita di fronte alle affermazioni di De Luca, che conosco poco come scrittore, ma per quel poco mi era piaciuto molto.

  94. 9 Daniele A. Gewurz

    Ciao Gamberetta, e complimenti! Ogni volta che pubblichi un nuovo post mollo tutto e mi fiondo a leggerlo, e non rimango mai deluso.

    Un solo appunto sullo studio della letteratura. Che vuol dire “Come con la matematica: al Liceo studi la matematica, non la storia della matematica. Studi il tale teorema allo stato dell’arte, non tutti i passaggi intermedi dai Cinesi in poi”? Per la matematica è sacrosanto, ma qual è lo “stato dell’arte” della letteratura italiana? Erri De Luca e Baricco?
    In matematica, quando un teorema ne generalizza un altro, o migliora una stima, o un errore viene corretto, o quel che sia, il precedente ha veramente solo un interesse storico, ma in letteratura? Ariosto ha reso obsoleto Dante? E Gadda Ariosto? E, se è per questo, Banks rende obsoleto Clarke? Ognuno di questi è un grande a suo modo, ognuno è un piacere da leggere, e se non ne apprendi qualcosina a scuola rischi di non venirne a sapere mai niente, o di imbattertici quando avrai 57 anni.

    Grazie per la dritta su Knight!

  95. 8 Gamberetta

    @???. In parte hai ragione e francamente mi sfugge come mai ci sia gente affascinata solo dall’high fantasy. Tuttavia un conto è leggere Tolkien o anche solo Terry Brooks, un conto è la Strazzu. Anche rimanendo in quest’ottica di originalità zero, gli editori potrebbero fare uno sforzo in più.

    @Guido. Sì, concordo. Aggiungo che secondo me la storia delle letteratura non andrebbe proprio insegnata al Liceo. È un ambito specialistico che chi è interessato può approfondire da solo o all’Università. Come con la matematica: al Liceo studi la matematica, non la storia della matematica. Studi il tale teorema allo stato dell’arte, non tutti i passaggi intermedi dai Cinesi in poi.

  96. 7 Guido

    Probabilmente l’errore nelle scuole è che si uniscono lingue e letteratura italiana.
    Per studiare letteratura è imporatnte conoscere le opere degli autori “importanti” e conoscerne il pensiero.
    Mentre per imparare a esprimersi in italiano no. Dovrebbero essere due materie separate.

  97. 6 Davide

    Concordo con ciò che dice Knight… in parte. Nel senso che – non esistendo a questo mondo la perfezione – è possibile parlare male (o quantomeno, non bene) praticamente di qualsiasi cosa.

    Per dire, io potrei dire che “Quale bestia brutale” di Damon Knight – un racconto che mi piace parecchio – ha uno stile che tutto è tranne che trasparente e consiglierei a Knight, se vuole far “parlare al lettore” il suo personaggio come un illetterato, di andare a prendere lezioni da Daniel Keyes o anche dallo stesso Matheson (perché tutto mi può dire tranne che “Nato d’uomo e di donna” sia un racconto compiaciuto. Ed è stato il debutto di Matheson! Altro che la Strazzu e i suoi elfi membri di boy band); ma se mi fermassi qui avrei evidenziato solo l’aspetto negativo e non il fatto che – per esempio – la capacità del protagonista di “voltare” le sezioni della realtà è originale e ben sviluppata fino alla alquanto inaspettata conclusione.

    Insomma, quando c’è da parlare male di qualcosa, parlarne male è doveroso. Ma se oltre ai lati negativi ci sono anche lati positivi, è altrettanto sacrosanto farli notare e elogiarli in misura pari al loro valore. Fare di tutta un’erba un fascio (sia in un caso che nell’altro) mi sembra altrettanto nocivo.
    (poi ovvio, fra lo sbrodolamento e la critica acida, se devo scegliere, vado con la seconda. Almeno è più divertente e meno imbarazzante)

  98. 5 ???

    Condivido l’articolo, ma riguardo a questo:

    Ci sarebbe da chiedersi se non sarebbe più vantaggioso rivolgersi invece al pubblico che divora cento libri all’anno: certo parliamo di una minoranza, ma ognuno di questi acquista più libri in sei mesi di un non-frequentatore-di-librerie in tutta la sua vita.
    Ma rivolgersi a un pubblico appassionato implica offrire un prodotto valido: troppa fatica!

    c’è da dire che c’è gente che legge caterve di libri fantasy ogni anno ed ESIGE l’elfo, il nano, il cavaliere/guerriero/garzone di stalla e lo stregone VS. il Signore del Male.

    Secondo me, in Italia questa categoria rappresenta una bella fetta dei lettori di fantasy, purtroppo.

  99. 4 Marv

    Ho amato l’invettiva finale contro l’istruzione liceale.

    Sono assolutamente d’accordo. Il nozionismo è roba per sciatti pseudo-intellettuali che si bullano di conoscere l’ora dell’attacco a Pearl Harbor, o il nome del cugino di Dante. E pensano di essere i più forti per questo.
    Ho una notizia per voi: Conoscere a memoria l’opera di Guido Cavalcanti non vi fa né più adulti né più saggi.

    Insegnare a ragione, ad argomentare, a convincere, a documentarsi (e non per il gusto dell’erudizione, ma per imparare vivere meglio), è quello che la scuola dovrebbe fare. E puntualmente si adopera con tutte le sue forze per raggiungere il risultato opposto. E poi c’è chi si lamenta che gli studenti sono dei cazzoni… e ci credo, fate di tutto per addormentargli il cervello!

    Chiudo con una citazione da un film purtroppo molto sottovalutato:
    “Per me la scuola non è tremendamente insopportabile. La considero più una sorta di anestetico per l’anima.”

    Ovviamente i più sentiti complimenti a Gamberetta per l’interessante recensione, e per la passione che mette nello scrivere.

    Un saluto a tutti.

  100. 3 Emile

    Boia se era IMMONDIZIA l’incipit di quel libro :| Prima di imbattermi in questo blog non mi ero mai imbattuto in simili abissi di bruttura.

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