Assault Fairies

Il Duca è un grande appassionato di fatine, e mi ha sempre invitata a scrivere narrativa a proposito. Per molto tempo non gli ho dato retta – se vuoi le fatine, scrivitele tu![1] – ma l’anno scorso, durante i mesi di chiusura del blog, in un periodo di malinconia, mi è venuta voglia di scrivere un racconto con le fatine, in ricordo di momenti più felici.
Buttate giù poche pagine ci ho preso gusto. Ho scartato il progetto iniziale e mi sono messa d’impegno: ho creato un’ambientazione adatta (tra l’altro “rubando” pezzi di scenografia dal romanzo di guerra che porto avanti già da tempo), ho ideato una trama degna, ho inserito gli spunti che il Duca mi aveva suggerito in ambito fatine durante gli anni.

E così è nato il primo volume di Assault Fairies!

Assault Fairies

Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani.
La fatina Astride abita in un modesto appartamento a Londra, in volontario esilio dal Reame delle Fatine. Trascorre un’esistenza miserevole, costretta a lavorare come hostess in un locale notturno per pagare l’affitto. Finché una sera riceve una proposta che potrebbe cambiarle la vita. È l’occasione per riscattare il proprio onore di fatina e per salvare la città. Forse.

Postazione di artiglieria delle fatine
Postazione di artiglieria delle fatine

Assault Fairies potrebbe rientrare nel sottogenere dello steampunk del vaporteppa, e non mi offenderò se qualcuno lo catalogherà così, tuttavia penso che sia limitativo. Assault Fairies è abbastanza originale da meritarsi il proprio sottogenere. Assault Fairies è il primo (e che io sappia l’unico) romanzo esponente del military aetheric fairypunk!
Sì, ho appena fondato un nuovo sottogenere della narrativa fantastica, bando alla modestia!

Military Aetheric Fairypunk

Le caratteristiche del military aetheric fairypunk (MAFp), partendo dell’elemento cruciale:

Icona di un gamberetto Fairy. La presenza di fatine è fondamentale. Non può esistere MAFp senza fatine! Inoltre le fatine devono essere protagoniste o comunque devono essere elemento centrale della narrazione. Infine devono essere vere fatine, non le versioni edulcorate della Disney o dei libri per bambini.

Icona di un gamberetto Military. Combattimenti ed eventi bellici devono essere presenti e ed essere significativi per la trama. In rispetto dell’intima natura delle fatine, che le spinge alla carriera militare.
Come scrive Robert A. Heinlein nel suo celebre romanzo Starship Fairies[2]:

bandiera EN The most noble fate a fairy can endure is to place her own mortal body between her loved home and the war’s desolation.

bandiera IT Il destino più nobile per una fatina è porre il proprio corpicino mortale tra l’amata tana e la desolazione della guerra.

Icona di un gamberetto Aetheric. Il riferimento all’etere è simbolico: indica la necessità per chi vuole scrivere MAFp di inserire elementi scientifici/tecnologici. Il MAFp non è puro fantasy, è science-fantasy.

Icona di un gamberetto -punk. L’ho messo solo perché se no il nome suonava male! L’elemento “punk” può esserci come può non esserci, non è importante.

Invece è importante sottolineare che il MAFp non è legato a nessuna particolare ambientazione: può essere ambientato nell’epoca Vittoriana come durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’antica Roma o cento anni nel futuro. Sulla Terra o altrove. Basta che si inseriscano gli elementi elencati.

military aetheric fairypunk
Il mio appunto originale nel quale colloco il military aetheric fairypunk alla confluenza tra romanzi di guerra, fantascienza tecnologica e fantasy fiabesco

Mi sono molto divertita a scrivere Assault Fairies. Mi sono divertita a ideare la personalità delle fatine e a costruire il loro Reame. Mi sono divertita a mescolare veri riferimenti storici (spesso poco conosciuti) con il fantastico. Mi sono divertita a vedere il mondo attraverso gli occhi di un esserino alto poco più di un palmo.
Spero che vi divertirete a leggere. Come sempre ogni commento sarà il benvenuto, e ricordatevi di votare nel sondaggio per la vostra fatina preferita!

Progetti futuri

Adesso posso tornare a S.M.Q. Ho provato a scriverlo contemporaneamente ad Assault Fairies, ma la mancanza di tempo e la troppa distanza tra le due storie hanno reso l’impresa impossibile.
Finito S.M.Q. riprenderò il romanzo di guerra e scriverò il secondo volume di Assault Fairies. Forse uno dei due lo metterò a puntate stile S.M.Q., devo ancora decidere.
Infine farò la revisione 2.0 di Laura, magari aggiungendo nuove avventure.

* * *

Assault Fairies
~Volume I~

Tabella riassuntiva delle caratteristiche del prodotto

Fatine hostess in locali notturni Icona per sì
Coniglietti fumatori Icona per sì
Uomini-elefante Icona per sì
Draghi galvanici Icona per sì
Giro-incrociatori elettrici Icona per sì
Fucili ipersonici Icona per sì
Operazioni a cervello aperto Icona per sì
Elfi Icona per no
Vampiri Icona per no
Licantropi Icona per no
Angeli Icona per no
Gnokki assortiti Icona per no
Ragazze con occhi di colori diversi Icona per no
Spade magiche Icona per no

Download

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato PDF A4. Leggibile a video e ideale per la stampa (~806KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato ePub. Per i lettori di ebook (~183KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato Mobipocket. Per il Kindle e altri dispositivi portatili supportati (~287KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato RTF. Formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi (~2.432KB).

 Un archivio .ZIP contenente tutti i file di cui sopra (~1.444KB).

Il romanzo è distribuito con licenza Creative Commons 2.5 Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo. Per sapere in dettaglio quello che ci potete fare, consultate questa pagina. Inoltre date un’occhiata alle FAQ.

EDIT del 18 agosto 2011: Se volete aggiungere il romanzo alla vostra biblioteca di aNobii lo trovate qui. Se lo volete aggiungere alla biblioteca di goodreads è qui.
Ringrazio Kimberly Anne, Il Duca e ATNO per aver inserito le schede relative nei due siti.

Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico
Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico

* * *

note:
 [1] ^ Magari lo ha fatto. Dovete sapere che il Duca è bravo a scrivere, però è troppo timido per far leggere ad altri le sue opere.

 [2] ^ Lo so che nelle librerie è apparso con il titolo Starship Troopers e invece di fatine vi si trovavano esseri umani: Heinlein è stato costretto a modificare il romanzo per pubblicare. Questo a causa del complotto. Per maggiori informazioni, si veda l’articolo dedicato all’inaugurazione dell’Osservatorio Fatine.


Approfondimenti:

bandiera IT Osservatorio Fatine
bandiera EN Terrificanti macchine belliche retrofuturistiche
bandiera EN Starship Troopers Fairies su library.nu
bandiera EN calibre: un software per convertire gli ebook da un formato all’altro

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337 Commenti a “Assault Fairies”

Pagine: « 4 [3] 2 1 » Mostra tutto

  1. 237 ATNO

    Non ho mai letto nulla del genere, nel senso che non ho mai letto Steampunk, romanzi di guerra, addirittura romanzi in prima persona al presente, se non sbaglio. Insomma non è proprio il mio genere, ma, per adesso- sono arrivato al 7imo capitolo, mi piace. Come alcuni hanno già detto, trovo un po’ troppo complesse le descrizione di macchinari, e l’episodio dell’esecuzione dell’uomo-elefante mi ha un po’ impressionato, ma, ripeto, nel complesso mi piace. ^^
    Giusto qualche piccolo appunto: a pag. 25 si legge ”Documenti sono impilati dentro una vaschetta ricamata con rospi di ottone.” Credo che tu abbia voluto dire dei documenti o qualcosa di simile. E, all’inizio: “I capelli acquamarina ricadono sulle spalle. Mi siedo sul bordo del registratore, slaccio il grembiulino bianco e mi tolgo gli stivaletti alti fino al ginocchio. ” Penso che sarebbe stato meglio non specificare il colore dei capelli e l’altezza degli stivali. :)
    P.S. Non so quanto ti potrebbe far felice sapere che ti apprezza anche un lettore della Troisi. Per la cronaca, io. xD

  2. 236 John Smith

    @Gamberetta
    Sporco e appiccicaticcio? Meglio. Altro che ponti gettati fra intimità. In effetti mi chiedevo se avessi in mente qualcosa come Tinker Bell e la sua “polvere di fata” in Pan di Dimitri: abbastanza eccitante quella parte. Oppure vuoi creare un sesso “metafisico” come in Ghost in the shell, sfruttando la noosfera? O magari coinvolgendo la magia e le illusioni farai sbucare tentacoli da tutte le parti? Ah, sono curioso! Comunque so che il progetto va avanti e ci saranno scene yuri, e questa è cosa buona e giusta.
    Non vorrei passare per il maniaco di turno, mi interessano molte altre cose di Assault Fairies. Ma trovare qualcuno che scrive a proposito di fatine yuri in italia che non sia un ficcyofilo cerebroleso mi commuove. Sul serio. Cioè, è interessante a livello socio-psicologico. Nah, non è vero, è che sono un maniaco.

  3. 235 Gamberetta

    @John Smith.

    E, soprattutto, ero convinto al 100% che ci fosse una scena yuri, da qualche parte. al 100%!

    Ci sarà nel secondo volume, in effetti era prevista anche in questo, ma non ho trovato il posto giusto per inserirla perché non sembrasse gratuita. Sarà molto sporca e appiccicaticcia, anche se ho qualche dubbio verrà come te la sei immaginata. ^_^

    Non sono uno scrittore, né un critico, quindi ho cercato di spiegarti ciò che ho provato leggendo. Spero che il mio commento ti sia utile, magari anche solo per farti sorridere un po’.

    Sì, ci sei riuscito, era un bel commento. Grazie.

  4. 234 Lorentz

    Ciao Gamberetta,
    Ho cominciato il tuo romanzo, ma ho dovuto abbandonarlo: l’incazzosità ingiustificata della protagonista abbinata alla spocchia e a un atteggiamento sempre sulla difensiva non sono riuscito a digerirli (mi sono girati i coglioni ancora subito quando ha maltrattato il giornalista con immotivato disprezzo).
    Per il resto riguardo a tecnica e cura nei dettagli nulla da dire, hai fatto un ottimo lavoro.

    L

  5. 233 John Smith

    Visito il tuo blog spesso, Gamberetta, e posso anche vantarmi di essere un Lurk-Master (livello 69 full verde) visto che ti leggo dal lontano 2007. Quando commentavi a proposito di una certa maghetta loli che faceva la sadica con il suo gandarf. Bontempi quelli!
    Ora, hai fatto un regalo ai tuoi fan; e in qualche modo mi sono sentito coinvolto. Dovevo fare qualcosa. Ho pensato di festeggiare a modo mio, ma un kalashnikov è difficile da trovare, e montecitorio troppo grande. Come se non bastasse le puttane della salaria hanno alzato i prezzi. Inflazione, dicono. Il potere d’acquisto che si ammoscia insieme alla mia bacchetta di sambuco. Già. Comunque, ho deciso di leggere e commentare Assault Fairies. perché sono curioso e perché credo nell’esistenza del Piccolo Popolo. YAY!

    Della tecnica sono rimasto soddisfatto, ci sai fare con le parole. E penso che ne sei anche consapevole. Mi ha colpito la tua capacità di azzeccare i termini appropriati per la situazione, si intuisce che c’è un lavoro dietro, come un grasso criceto che gira e gira e gira e gira nella sua ruota . Non so se mi spiego.
    Scrivi usando periodi molto brevi, senza l’ombra di proposizioni subordinate, e questo a volte mi. Ha. Dato. Fastidio.
    Ma ho realizzato quasi subito, durante la lettura, che deve essere una conseguenza del POV in prima persona, perché in effetti nessuno pensa frasi complesse e articolate così di getto. Forse Umberto Eco, forse lui sì. O Luca Giurato, ma le sue non hanno senso compiuto. Tuttavia la decisione di usare la prima persona è stata azzardata, e credo tu l’abbia vissuta come un esperimento. Ti spiego cosa non mi ha convinto del punto di vista:
    A volte ho fatto fatica a seguire il corso degli eventi. Cambi di scenario davvero improvvisi; la mancanza di un narratore; l’assenza quasi totale di descrizioni per l’ambiente esteso. Sono cose che ogni tanto non mi hanno fatto focalizzare molto bene i luoghi, le ambientazioni, e ciò che vede la protagonista. naturalmente non dico che descrivere un comodino per 5 pagine sia una buona idea. D’altra parte, il pov in prima persona impedisce le descrizioni esagerate, è ridicolo:
    “Davanti a me vedo un oggetto a forma di cubo, alto circa mezzo metro, di legno scuro, con dei vari cassetti utili per i miei effetti personali. Una piccola abatjour con la basa dipinta di blu cobalto poggia esattamente al centro…”
    Orribile. Quindi? Boh. Tu hai cercato un equilibrio, limitandoti a descrivere in maniera approfondita soltanto oggetti/situazioni/ambienti che sono molto interessanti per la protagonista o è la prima volta che li vede. E questo è un bene, secondo me ci sei riuscita al 90%. Rimane quel 10% dei casi in cui un WTF mi è uscito mentre leggevo, ad esempio quando

    Mostra spoiler ▼

    Di solito gli scrittori schifano la prima persona, perché è difficile da gestire, ma a me piace, può aggiungere molto pathos. Prendi la telenovela di GRR Martin: se ogni capitolo avesse il suo personaggio con narrazione in prima persona risulterebbe più coinvolgente. Comunque rimane una mazzata sulle palle. Vabbè, a me la prima persona piace molto. E quindi apprezzo il tuo impegno a scrivere in prima persona. Ma voglio dei capitoli spin-off con il pov di Arina, che è la mia fatina preferita e, penso, l’unica a non volermi uccidere nel caso ci provassi con lei. Sì, le dinamitarde sono arrapanti.
    Una cosa che mi è piaciuta è la velocità degli eventi: in 130 pagine succedono molte cose, e ci sono molte domande senza risposta. Per i flashback non ho avuto problemi, al contrario di come molti hanno scritto. per i disattenti potresti fare così: vai a capo, e metti in maiuscolo “ATTENZIONE: FLASHBACK.” in rosso. Maddai. Magari per le prime righe ho pensato “Ndo stò?”, ma poi si capisce tutto. Come per i vezzeggiativi. Ma è logico che per una fatina le sue sono delle manine, è così e basta. Non mi ha dato fastidio leggerlo e anzi mi è piaciuto il contrasto: “Ti sgozzo con le mie manine, lurida bestia!”

    Ma sto scrivendo un bel po’, forse dovrei andare alle conclusioni: In linea generale, ciò con cui ho avuto maggiori difficoltà sono il punto di vista in prima persona e i periodi molto brevi. Puoi imparare a gestirli meglio, ne sono sicuro.
    Ciò che invece mi ha davvero – davvero – colpito sono le idee. Hai messo delle idee in Assault Fairies che reputo, in un termine prettamente tecnico, cazzute. Le fatine combattenti; ok. Il piccolo popolo; ok. Gli umani bestie ottuse; ok. Ma i draghi galvanici, le principesse corazzate, la noosfera, i conigli, i fucili ipersonici, il giro-incrociatore elettrico… sono molto interessanti e mi hai davvero eccitato! (non prenderla come una metafora: quando è spuntata la principessa corazzata stavo sbavando. DEVO vederla in azione).
    Un’altra cosa: se la tua intenzione era quella di mostrare e non raccontare ci sei riuscita molto bene. per quasi tutta la lettura immagginavo le scene in testa come stessi guardando un film, e non mi capita spesso. Mai, se parliamo di autori italiani.
    MA, ma, ma, ma…! Ho sentito la forte mancanza di qualche scena spinta. magari Arina con un umano, qualche pagina con la sua relazione non mi sarebbe dispiaciuta. Anche dall’occhio cinico di Astride. E, soprattutto, ero convinto al 100% che ci fosse una scena yuri, da qualche parte. al 100%! Visto poi il tipo di rapporto tra compagne d’armi (totale fiducia) e il continuo contatto fisico che hanno le fatine fra di loro, me l’aspettavo. Ovvio. O forse le fatine sono ermafrodite? sarebbe sensato visto che non esistono maschi nella specie. Ok, sono un fan anche del futanari, va beno lo stesso. Ma non hai scritto nessuna scena così, maledetta. Comunque nella mia testa è successo, sappilo.

    Mostra spoiler ▼

    Si, lo so che non puoi rispondere adesso. Spero di trovare le risposte a queste domande nelle prossime puntate di Assault Fairies, sennò impazzisco. E avrai sulla coscienza un sacco di innocenti.
    Vabbè la pianto di scrivere. Brava, Gamberetta. Quello che hai creato mi è piaciuto e mi ha emozionato. Non sono uno scrittore, né un critico, quindi ho cercato di spiegarti ciò che ho provato leggendo. Spero che il mio commento ti sia utile, magari anche solo per farti sorridere un po’. Vedendo sto vecchio fan che ritrova la stima per una persona che già stimava. Non ho la pazienza né l’egocentrismo necessario per scrivere spesso qui, forse la prossima volta che avrò qualcosa di sensato da dire. Ma ci sarò, fidati. Eh, mi è uscito inquietante tipo stalker. Intendevo che continuerò a seguirti, perché mi piace quello che fai.
    Bye

  6. 232 Chiara

    @ste
    Hai mancato il punto. il fatto che si chiami ragno non mi crea alcun problema, è perfettamente verosimile. Quello che mi chiedo, dal momento che si tratta di un racconto di fantasia, è se esiste una ragione per cui le zampe sono sei e non otto (o 4, o 10 e così via, perchè se non esiste allora tanto valeva schiaffarci due zampe in più, dal mio punto di vista).

  7. 231 Lela

    Scaricato e messo subito sul reader!
    Prima ancora di iniziare la lettura però, voglio farti i complimenti per la scelta di condividere in questo modo il romanzo: è importante portare avanti la diffusione libera delle idee con le commons ed è avvilente, invece, vedere quanta foga ci mettano altri a blindare le loro cose con schifezze come i DRM.
    Hai mai pensato di mettere un bottone per le donazioni? Perché sai, a me viene proprio voglia di darti un contributo per incentivarti e ringraziarti di aver condiviso (e perché, diobuono, commons non vuol dire arraffaarraffa aggratis!). E chissà a quanti altri!
    Mi butto nella lettura!

  8. 230 Bacca

    Primo ebook letto con il mio nuovissimo majestic eb6000.
    Bello!
    Quando esce il seguito?

    PS i diminutivi relativi alle parti fisiche delle fatine li ho trovati estremamente divertenti!

  9. 229 Ste

    3- Il “ragno” a sei zampe. Capisco perfettamente perchè tu abbia scelto questo nome e so che è verosimile, ma c’è una ragione precisa per cui le zampe sono sei e non otto? Tantopiù che lo sottolinei, “.Sei zampe.” un intero periodo!

    Il dettaglio delel zampe non ha importanza quando insetti e ragni hanno altre differenze. Mi spiego meglio. Esiste un piccolo escavatore con 2 ruote e due “zampe” idrauliche che si chiama “ragno” perchè il movimento ricorda quello di un ragno. Quindi può darsi che il nome “ragno” del romanzo derivi da come si muova e non dal numero di zampe. Un insetto (6 zampe) si muove in modo notevolmente diverso da un ragno, inoltre anche la forma delle zampe è diversa: avendo gli aracnici zampe lunghe e tenendole al contempo vicino a sé accade che il corpo sia sospeso e non sorretto. Almeno personalemente il nome “ragno”, dato ad un veicolo mi dà quest’immagine: uno scafo sospeso e non sorretto. Mentre negli insetti il corpo è sorretto dalle zampe che quasi mai suberano il punto dell’articolazione con il torace.
    Se poi vogliamo fare i pignoli e andare anche oltre al numero di zampe vi è anche la suddivisione del corpo: cefalotorace e addome per gli aracnidi; testa, torace e addome per gli insetti. Ora, immagino che un veicolo di trasporto sia diviso in due sezioni (cabina di pilotaggio e stiva) invece che tre, in quanto se assomigliasse ad un insetto sarebbe così suddiviso: cabina-sala macchine – stiva. Credo quindi che, a dispetto del numero di zampe, un veicolo di trasporto asomiglierebbe più a un ragno (tra l’altro senza antenne) che ad un insetto.

  10. 228 Chiara

    Ciao :)
    Ho finito ieri di leggere il libro e volevo unire la mia campana al coro, nonostante sia già stato detto più o meno tutto quel che penso.

    1- I diminutivi. Li ho digeriti sì e no; a volte erano appropriati nel rapportare la fatina al mondo umano, a volte fastidiosi, superflui.

    2- Amarilla che stacca la mezza amarena dal biscotto e se la mangia in un boccone. Ora, può darsi che io abbia frainteso le dimensioni delle fatine, ma non è un tantino esagerata? Che bocca ha? O.o

    3- Il “ragno” a sei zampe. Capisco perfettamente perchè tu abbia scelto questo nome e so che è verosimile, ma c’è una ragione precisa per cui le zampe sono sei e non otto? Tantopiù che lo sottolinei, “.Sei zampe.” un intero periodo!

    4- I flashback. Disorientanti, non tanto dal punto di vista allucinazione\ricordo\realtà, mi sono trovata più e più volte a chiedermi chi fosse la protagonista, Astride o un’altra fatina.

    5- Le fatine. Tutte uguali. Le uniche che distinguo sono Anisia ed Arina. per il resto, oltre a non distinguerle, faccio anche fatica a ricordare qualcosa che le caratterizzi.

    6- L’attrazione perversa di certi umani nei confronti delle fatine. Forse sono io che ho poca immaginazione, ma non riesco proprio a capirla. Ok, ci sono tante cose che non capisco, i pedofili per dirne una, ma non vedo proprio come la cosa possa funzionare tra un uomo ed una fatina, sono troppo piccole!

    Bon, finito, tutto qui. molto carino, complimenti :)

  11. 227 Davide27

    1 I nomi delle fatine non si fissano bene in mente, forse perchè iniziano tutti per A o forse perchè di molte non viene presentata alcuna caratteristica fisica: a parte la protagonista vedevo solo delle fatine anonime, senza faccia.

    2 La storia risulta a tratti scontata:”il governo britannico ha bisogno del suo aiuto”; in quanti film l’abbiamo già sentito? il difetto comunque rimane marginale perché è raro.

    3 Anche a me sembra irreale che una fata chiami i suoi arti con dei diminutivi, come se si paragonasse agli esseri umani. mi rendo comunque conto che questo è un espediente quasi essenziale per trasmettere l’immagine della fata ma la consapevolezza dell’irrealtà della cosa mi ha accompagnato per tutta la lettura.

    4 L’utilizzo dei flashback a volte mi ha confuso.

    Quello che più mi è piaciuto è lo stile limpido e scorrevole che evoca facilmente immagini nitide nella mente del lettore.

  12. 226 DrStupid

    Complimenti, piaciuto moltissimo. Notevole l’ambientazione, ottima la scrittura, belli i flash back. Si legge di un fiato. A parte i diminutivi già osservati forse il punto di vista della fatina protagonista alla fine si mangia tutto, insomma poteva lasciare spazio ad altri personaggi. Non parlo solo delle fatine ma anche di umani. Aspetto il seguito. Ma anche un final cut. Ciao

  13. 225 AliceCreed

    Ho finito proprio ora di leggere il romanzo, e mi pare inutile dirti che mi è piaciuto un bel po’ :)
    Mi ah dato fastidio una cosa, però: i diminuitivi per definire le fatine; al di là di fatina stessa, c’erano un sacco di manine, piedini, corpicini e cuoricini che, oltre che fastidiosi, mi risultavano illogici: se una fatina crede di essere un’entità superiore agli umani, perchè definirsi con diminuitivi? Al massimo potrebbe usare accrescitivi per gli umani, così come usa verbi che di solito si accostano ai cani od ai gatti -zampettare, etc.
    Non so se qualcuno te l’ha già fatto notare, in realtà non ho letto nessun commento.

  14. 224 Eosforo

    Ho finito di leggere il romanzo da un po’, ma mi ero dimenticato di commentare xD
    Be’, mi è piaciuto davvero moltissimo!
    Le uniche pecche sono, come hanno già fatto notare gli altri utenti, la scarsa caratterizzazione dei personaggi, la difficoltà di lettura delle descrizioni di macchinari e l’uso dei diminutivi talvolta fastidioso.

    Per il resto, lo trovo un romanzo fantastico! Originale, carico di sense of wonder, ben scritto e appassionate. Attendo il seguito ;)

  15. 223 AliaSecura

    Non mi è piaciuto molto. Mi aspettavo qualcosa di più coinvolgente. Meglio criticarlo il fantasy, che scriverlo ! ^.^

  16. 222 Mr. Giobblin

    Gamberetta, complimenti vivissimi per Assault Fairies. L’ho letto subito, ma non avevo ancora fatto in tempo a commentare. (“E chi se ne frega”, diranno i miei piccoli lettori). AF è stupendo e l’ambientazione favolosa, non vedo l’ora di leggere il seguito! :) Qui ho scritto qualche mio pensiero, se ti va di leggere. Intanto continua così, non potevi fare regalo migliore ai tuoi lettori.

  17. 221 Gamberetta

    @Alberello. Ho spostato anche il tuo ultimo commento in Fogna. Perché non era polemico, ma era ampiamento off topic, aveva senso solo inserito nella discussione che però appunto è in Fogna.
    E detto questo, ti propongo una cosa: in pratica tutti gli articoli del blog riguardano qualche romanzo, saggio, film, ecc.; ora, commenta solo se hai letto/visto l’opera in esame. Non c’è bisogno che continui – in effetti non fai altro – a commentare quello che commentano gli altri. Commenta gli articoli, se l’argomento ti interessa. Se no, pazienza.

    @tasso barbasso. È già stato spiegato in altri articoli che uno scrittore deve cercare di stimolare tutti i sensi nel lettore. Tuttavia la vista ha un ruolo primario dato che è il senso più usato dagli esseri umani. Inoltre spesso anche per veicolare gli altri sensi occorre proporre immagini: “il profumo di pesca”, “il gusto di fragola”, “Anna tocca la superficie che è morbida come lana”, ecc. Lo stesso anche per i suoni, a parte le parole onomatopeiche.
    Dunque dire che lo scopo della narrativa è trasmettere immagini è fondamentalmente giusto.
    Detto questo, onestamente non capisco perché continui a interpellarmi. Mi hai detto che quello che scrivo è, per colpa dello stile e della tecnica narrativa, letteralmente illeggibile. Posizione legittima, ma a questo punto è ovvio che io di questi argomenti non ne capisco un’acca, dunque di cosa dovremmo parlare?
    D’accordo che tra la formulazione teorica e l’applicazione pratica c’è il mare o come si dice, ma qui è come se una persona in cima al cucuzzolo della montagna dice: “Ah, adesso vi insegno io a sciare!”; poi scende e dopo due metri si rompe una gamba. Tu la vai a trovare in ospedale e le chiedi di discutere di tecnica sciistica. Sembra una presa per il culo.
    Infine:

    Una vecchia idea sempre interessante e ricca di implicazioni, però messa in questo modo non mi convince: troppo apodittica, dal mio punto di vista, e quindi debole, per quanto mi riguarda.

    Ecco, pazienza. Ti assicuro che il mio scopo non è convincerti di alcunché. Dormo la notte bene uguale.

  18. 220 tasso barbasso

    @Gamberetta

    Scrivere è trasmettere immagini.

    Una vecchia idea sempre interessante e ricca di implicazioni, però messa in questo modo non mi convince: troppo apodittica, dal mio punto di vista, e quindi debole, per quanto mi riguarda. Mi rendo conto che la ricerca degli “estremi” possa esercitare un notevole fascino, ma è anche vero che spesso si rischia di confondere l’estremo con un’intuizione (magari alquanto diffusa e ricorrente, come in questo caso) portata alle sue estreme conseguenze. Sono due cose completamente diverse, che nella mia esperienza conducono ad esiti molto distanti.

    Ripartiamo dalla prima frase: scrivere è trasmettere immagini. Molto ragionevole, certo, ma solo perché si tende a dare per scontata una parola mancante: “anche”. Scrivere è anche trasmettere immagini. Ossia la frase dice qualcosa di ragionevole ma “non dice tutto”. In effetti la stessa citazione scelta come supporto dell’affermazione apodittica è ben più estesa. Inoltre quella citazione ha due caratteristiche ovvie: non mira all’oggettività; contiene termini che suggeriscono molto chiaramente letture non letterali (“immagine” non è solo “figura”: si può anche far “vedere” un concetto, per intenderci). Tra l’altro “it is everithing” è chiaramente riferito tanto a “to see” quanto a “to make you feel” e “to make you hear”. Non si dice che “tutto è immagine” o che “riuscire a fare vedere con le parole è tutto in narrativa” ma si dice, in altri termini: è tutto qui, “my task which I am trying to achieve”, ossia il mio modo di fare narrativa, consiste nel far provare qualcosa. E questo è ragionevole. Suggestivo e personale, non apodittico.
    Diversa sarebbe la questione se si affermasse che in definitiva tutti i fenomeni (comunque percepiti) debbano necessariamente ritenersi meri effetti secondari della percezione visiva. Basandosi su questa convinzione, taluni potrebbero anche approdare alla necessità di far coincidere totalmente il raccontare con la descrizione di una mera successione di immagini. Lecito, certo, ma un eventuale esito “positivo”, per quanto coerente possa essere l’autore, non mi pare affatto scontato.

    Tuttavia la ricerca stilistica di un autore non può essere messa in discussione. Se ne possono valutare i risultati (ossia gli effetti delle opere), per lo più sulla base di gusti e convinzioni, ma non avrebbe senso giudicarne le intenzioni.

  19. 219 Gamberetta

    @Il Guardiano.

    Perché “saper scrivere ma non avere stile” è un complimento, per te e per “Heinlein”.

    Piccola premessa: qui adesso per “stile” intendiamo solo la forma, perché spesso in quello che si definisce stile rientrano anche i contenuti. Per esempio inserire in ogni romanzo coniglietti tabagisti come simbolo della morte termica dell’universo fa parte dello “stile”. E da questo punto di vista ho uno stile. Ma rimaniamo alla forma.
    Non avere stile significa che lo scrittore scompare, rimangono solo i personaggi, la storia e le idee. Non si intravedono più i fili del burattinaio, non c’è mediazione tra le parole e le immagini. Questo garantisce al lettore la maggiore immersione possibile. È un pregio. Un grande pregio.

    @Tapiroulant.

    Hai letto il Negro del Narciso? Fikissimo!

    Ehm, no, ho letto solo l’introduzione…

    Detto più esplicitamente: il personaggio di Arina fa cacare^^” (il fatto che abbia preso 28 voti è inspiegabile, un mistero della scienza, un po’ come l’autocombustione spontanea)

    Arina è il mio personaggio preferito. È la quintessenza di essere fatina: spontanea, avventurosa, forse un po’ svampita, molto coraggiosa, professionista nel suo mestiere. E poi fa esplodere le cose!!1!!1!!!!!1!!!!!!
    Io trovo inspiegabile che non piaccia. Boh.

    @Simone. Va bene, a te piace sentire la voce dell’autore, è legittimo. Ma a me e a un sacco di gente (in effetti la gran parte del pubblico che legge narrativa di genere nel mondo), no. Anzi, a me sentire la voce dell’autore mi fa chiudere il libro a pagina 5, a meno che non si tratti di un libro satirico/umoristico.
    Ho spostato tutti gli altri commenti in Fogna perché erano inutilmente polemici.

  20. 218 Simone

    @ Siobhan: mh, non parlo di questo: si può essere cinici e schietti e scrivere comunque in tono ampolloso dell’ottocento. Quello che intendo è una – asetticità, un disporre le parole in modo da – denotare, ma non connotare.

    @guardiano: non è che non mi piace – è che non lo vedo proprio. Non vedo affatto l’autore, inteso nel senso di filtro che dà il suo punto di vista – e gamberetta dirà che è giusto così (anche perchè altrimenti non scriverebbe in prima persona), che lei sta raccontando una storia non dicendo quello che lei pensa sulla storia, e però io rimango perplesso, perchè come dici giustamente tu, io apprezzo un altro modo di fare narrativa – per me è fondamentale l’autore che esprime le sue idee, che mi strizza l’occhio. Per dire, Thackeray: anche qui, non so giudicare come è messo tecnicamente, però le sue digressioni tongue-in-cheek (ricordo una cosa tipo: “per quanto esso sia contingente, nessun filosofo rifiuterebbe mai un pezzo di arrosto di maiale”), per me valgono il prezzo del biglietto. E il sorbirmi le storie d’amore tra nobili dell’ottocento. Gamberetta può dire: ma è perchè allora non ti piace la narrativa, e vuoi saggi o altro. E in effetti, è proprio così :D.

    @ gamberetta: capisco quello che dici. Però, per me è parte integrante dell’opera sentire la voce dell’autore, magari non direttamente come Manzoni, però comunque sentirne – la pronuncia, diciamo. Nel senso: altrimenti dieci romanzi di autori diversi scritti in modo giusto sarebbero stilisticamente indistinguibili. Un libro è avvolto nel proprio autore, che per me ne è parte integrante; non mi interessa la storia bruta.
    Poi si dirà, giustamente: è molto più difficile scrivere così, perchè non hai la scappatoia di dire direttamente al lettore l’atmosfera, o comunque la tonalità emotiva di una certa scena o avvenimento; se ci si limita a descrivere (a narrare) il lettore troverà simpatico il personaggio x solo se lo scrittore è riuscito a descriverlo, a farlo venire fuori come simpatico, e non perchè lo ha presentato come “ecco, arriva x, simpatica canaglia”. E se non sbaglio tu gamberetta facevi un esempio del genere, che se una certa scena è paurosa bisogna descrivere il perchè, e far nascere la paura nel lettore, e non dire “c’era uno spaventoso x a forma di tremendo y”.

    Il punto per me è, che se rimane solo la storia, beh, leggerà il tuo libro solo chi trova interessante quella storia e quella tematica. Io credo invece che la massima espressione di scrittura sia far trovare interessante qualunque storia a qualunque lettore, “costringerlo” a leggersi trecento pagine sui coniglietti fruttati perchè scritte così bene che non riesce a mettere giù il libro.

  21. 217 Tapiroulant

    Per citare Joseph Conrad, dalla prefazione de Il negro del “Narciso”

    Hai letto il Negro del Narciso? Fikissimo!
    Com’è? E’ uno dei pochi libri di Conrad che non ho letto (e Conrad mi piace di brutto, a parte gli ultimi romanzi).

    Tra l’altro paragonandolo a quello di Mishima, per fare un esempio, è uno stile emotivo e viscerale ^^”’

    Ma anche paragonandolo a quello di Ballard, per esempio :D

    anche se condivido con altri commentatori qualche dubbio sulla caratterizzazione delle fatine.

    Detto più esplicitamente: il personaggio di Arina fa cacare^^” (il fatto che abbia preso 28 voti è inspiegabile, un mistero della scienza, un po’ come l’autocombustione spontanea)

  22. 216 Siobhán

    @ Simone

    Ecco: come frase sembra cattiva ed è forse esagerata, ma è per spiegarmi: sai scrivere ma non hai stile.

    Non sono affatto d’accordo, lo stile di Gamberetta c’è e si vede eccome: è lo stile di una persona cinica e schietta che descrive un mondo cinico in modo schietto. Può piacere o non piacere, ma non si può dire che non sia stile, perché la freddezza è calcolata, non è messa lì a caso.
    Tra l’altro paragonandolo a quello di Mishima, per fare un esempio, è uno stile emotivo e viscerale ^^”’

    @ Gamberetta
    Ho letto Assault Fairies all’inizio di Luglio, ma non avendo niente di particolare da aggiungere agli altri commenti finora non ho detto niente. Ne approfitto per dirti che mi è piaciuto molto, più di tutte le altre cose che hai scritto finora, anche se condivido con altri commentatori qualche dubbio sulla caratterizzazione delle fatine.

  23. 215 Alberello

    Io penso bisogna conoscerle ma poi quando si applicano ci vuole elasticità.

    Si e no. Si può fare in entrambi i modi, tutto sta nell’obbiettivo di colui che lo fa. Se io voglio rimanere nei canoni e scrivere un pezzo di musica classica, seguirò determinati schemi, determinate armonie e determinati accordi. Questo non è sbagliato, avrò composto un meraviglioso brano di musica “classica” anche se in epoca moderna. E di sicuro non avrò perso-nalità, perchè questo brano è diversissimo da quello originale di Mozart.

    Se invece voglio tentare di creare qualcosa di nuovo, userò le basi tecniche e poi comincerò a sfumare ed annacquare fino a giungere al Jazz o allo Scat. Per alcuni questo non è semplicemente un vezzo estetico, ma un adattamento stilistico dettato dal corredo genetico, come nel caso di John Paul Larkin:

    Dal momento che la maggiore paura di Larkin sul suo nuovo modo di fare musica era che la gente si accorgesse della sua balbuzie, fu Judy che gli suggerì di parlarne direttamente nelle canzoni, per esorcizzare la sua paura. Con la collaborazione dei produttori dance Ingo Kays e Tony Catania, Larkin registrò il suo primo singolo, Scatman (Ski Ba Bop Ba Dop Bop), Una canzone che aveva l’obiettivo di convincere i bambini balbuzienti a superare la loro difficoltà di relazione con gli altri. Per l’uscita del suo singolo Larkin adottò il nome d’arte di Scatman John.

    Questo è il risultato. Meglio la musica classica o lo scat? Non importa, entrambi sono pura espressione matematica, nulla è lasciato al caso, altrimenti parliamo di Dadaismo. Ma ironia della sorte vuole che pure il dadaismo che è nato come anti-arte alla fine ha portato ad alcuni orrori dell’arte moderna. Ciò che è regola resta regola e ciò che non è regola, se piace, verrà regolamentato col tempo per permetterne la riproduzione. Selezione naturale.

  24. 214 Il Guardiano

    @Simone:
    Non è voglia di fare trolling, ma se tu trovi godibili i capitoli dei PS e gli intercalari di Manzoni, mi sembra anche normale che lo stile di Gamberetta ti possa non piacere.

    Per quanto riguarda “le immagini”, penso che dovrebbe essere lo scopo principale di uno scrittore: quando riesci a mostrare immagini tramite parole vuol dire che l’immedesimazione è tale da vivere il romanzo.

    @Gamberetta:
    Perché “saper scrivere ma non avere stile” è un complimento, per te e per “Heinlein”.

  25. 213 Frattaglia

    Uhm io non me ne intendo: non ho mai letto saggi su come scrivere né ho mai provato a scrivere racconti, però secondo me fissarsi su delle regole stringenti rischia di diventare un po’ come scrivere a casaccio. Chi scrive senza aver studiato non sa scrivere, ma chi scrive applicando tutte le regole in modo rigoroso rischia di perdere personalità. Io penso bisogna conoscerle ma poi quando si applicano ci vuole elasticità. Boh comunque a me i tuoi racconti son piaciuti tutti, anche quelli della giovane laura che sto leggendo ora, quindi il mio di fatto è più un ragionamento teorico. Se mi chiedessero però di tirar fuori dal borsellino 15 euri per comprarlo non saprei, forse con un po’ di sconto :P Dalla tua hai l’inventiva e lo stile pulito, ma soprattutto l’inventiva. Io di fantasy non mi intendo moltissimo ma il tuo blog mi piace molto e sto leggendo TUTTE le recensioni, ridendo a crepapelle in quelle dove la stroncatura è più definitiva. E mi sono accorto che le trame sono di un piattume incredibile

  26. 212 Gamberetta

    @Simone.

    Se ci si riesce è forse una grande cosa, però sicura che è questo, il fulcro dello scrivere?

    Certo che il fulcro dello scrivere (narrativa) è trasmettere immagini! Per citare Joseph Conrad, dalla prefazione de Il negro del “Narciso”:

    My task which I am trying to achieve, is, by the power of the written word to make you hear, to make you feel—it is, before all, to make you see. That—and no more, and it is everything.

    E questo è “everything”. Riuscire a fare vedere con le parole è tutto in narrativa. Perciò, per rispondere alla tua domanda successiva, no, non c’è altro in un romanzo. Quello che c’è in più è fuffa scartabile.

    Ecco: come frase sembra cattiva ed è forse esagerata, ma è per spiegarmi: sai scrivere ma non hai stile.

    Grazie. ^_^ È un bel complimento, ormai sono diversi anni che studio e lavoro per raggiungere questo obiettivo. È lo stesso complimento che spesso riceveva Heinlein, c’è da esserne orgogliosi – e no, non sono ironica, parlo sul serio.

    1) Già discusso in un precedente commento.

    2) Grazie della segnalazione, correggo.

    3) Compiere il proprio dovere in ambito militare è onorevole per una fatina, come ha spiegato succintamente la mamma di Astride.

    4) La spiegazione non è inutile, serve più avanti nella storia. Possiamo essere d’accordo che non sia una scena particolarmente elegante.

    5) L’assalto avviene in contemporanea da tutte le entrate. La singola salva serve per abbattere le porte. La preparazione deve essere “stealth”, ma una volta iniziato l’attacco lo scopo è incapacitare i nemici più in fretta possibile. Perché il fucile lo usi Azalea è già stato discusso.

    6) Il coniglio ha un ruolo più avanti.

    8) Occorre addestramento per entrare nella testa di creature di specie diversa. Inoltre è un’abilità utile ma fino a un certo punto, visto che la vittima muore sempre (a meno che sia un’altra fatina, nel qual caso possono condividere i ricordi senza danni).

  27. 211 Frattaglia

    Ecco: come frase sembra cattiva ed è forse esagerata, ma è per spiegarmi: sai scrivere ma non hai stile.

    Interessante, potrebbe in effetti essere così e per me è dovuto al suo essere studentessa. Mi spiego: leggendo tutte le divertentissime recensioni del blog l’autrice calcava sempre sul fatto che bisognava studiare, che scrivere non è un dono divino e così via. Il che è vero secondo me, ma non voglio dilungarmi su questo. Dico solo che per scrivere i suoi racconti gamberetta ha studiato e poi ha applicato le regole. Ma come quando volessi imparare a cucinare all’inizio farei i miei piatti seguendo pedissequamente la ricetta per poi cominciare a personalizzarla dopo aver preso sicurezza e aver fatto molti tentativi, così penso si possa evolvere lo stile di uno scrittore. All’inizio sa scrivere ma non ha stile: infatti applica un metodo meccanico come io alle mie prime ricette. poi, se si ha talento, si diventa chef grazie alla personalizzazione della medesima ricetta. E’ sempre lei ma è comunque diversa. Non so se mi spiego, mi sa che ho scritto in modo troppo contorto :P

  28. 210 Frattaglia

    In fondo basta la testa per far passare l’atteggiamento di sfottò verso le fiabe classiche, nominare tutti gli altri oggetti è solo pesante e innecessario.

    Oddio, ma davvero si dice innecessario? :P Comunque a me quella parte ha fatto sbellicare, non mi è sembrato affatto pesante nominare gli altri oggetti oltre al coniglio.

  29. 209 Simone

    Un’altra cosa ancora (ma non si possono modificare commenti precedenti?), anche su ciò che è scritto in un altro commento, sull’essere una telecronaca alla Bruno Pizzul. In effetti, l’effetto è un po’ quello.

    Più che un romanzo, mi è sembrato spesso di trovarmi di fronte alla sceneggiatura di un anime: e forse è una cosa positiva della propria capacità di scrittura se si riesce a far immaginare, a mostrare, proprio come se si stesse guardando una sequenza animata, e però ho dubbi di due tipi:

    1) se questa inquadratura rimane facile anche per un lettore digiuno di opere fantasy o anime tecnoscientifici. Si può ribattere: è rivolto ai fan, a chi è già familiare con una determinata semantica, a chi riesce a riempire il non detto con degli elementi adeguati, presi dall’immaginario comune del genere. Però, non so. Ad esempio, la fatina degli esplosivi è un personaggio classico, lo stereotipo di quella che fa commenti scemi e si comporta da bambina e le piacciono le cose che fanno bum-bum. (personalmente trovo questo tipo di personaggi insopportabili, però son gusti) Però ecco, un non frequentatore di anime come prende un personaggio del genere – nel senso, nel testo sono presenti elementi adeguati per caratterizzarlo? Perchè io – capito lo stereotipo che c’è dietro – posso immaginarla in modo adeguato, un estraneo al genere no.

    2) discorso sullo stile (premetto che non ho mezzi tecnici per farlo, mi limito a esprimere un po’ di pensieri). “telecronaca alla bruno pizzul” è in effetti l’impressione che alcuni brani danno. Io credo che – lo stile non sia solo la descrizione accurata, il non fare errori. Diceva bene un commentatore, che sembri più concentrata sulla tecnica che sulla storia. Ecco, questo è un romanzo, ma sembra che tu voglia scrivere una sceneggiatura di un film, e usare le parole per sopperire alla mancanza di immagini. Se ci si riesce è forse una grande cosa, però sicura che è questo, il fulcro dello scrivere? Un romanzo non dovrebbe essere anche altro? Ogni medium ha proprie caratteristiche e dà possibilità proprie, anche espressive; il tuo stile lo trovo molto – incolore. Forse impeccabile tecnicamente (non ho grossi meriti per dirlo) però trasmette ben poco. In un vecchio post criticavi Manzoni per una frase tipo “e aveva un certo non so che” nella descrizione di una donna. Ecco, quel “un certo non so che” : sarà tecnicamente sbagliato, però a me fa venire. Quello, per me, è stile: nel senso, Manzoni è pieno di questi intercalare suoi personali, che davvero – rileggermi brani dei Promessi sposi è una goduria. (aggiungo, non ho letto il tuo post interamente su Manzoni) Forse tecnicamente sbagliati, però danno al romanzo un’impronta, un’atmosfera, che va al di là dei fatti narrati.

    Ecco, alla fine i due punti li sommerei in: una narrazione non è un romanzo. E, per spiegarmi meglio: una versione a film dei Promessi Sposi mi sembrerebbe una bestemmia, perchè i PS non è solo la storia dei due poverelli e del frate e del cattivone e di tutti l’artri, ma è fondamentale nell’ “esperienza Promessi Sposi” anche lo stile di Manzoni, il suo modo di scrivere. Assault Fairires invece – ridotto a film o a anime sarebbe perfetto, perchè nell’”esperienza Assault Fairies” non è fondamentale lo stile e il modo di scrivere di Gamberetta.

    Ecco: come frase sembra cattiva ed è forse esagerata, ma è per spiegarmi: sai scrivere ma non hai stile.

    E non vorrei assolutamente che lo prendessi come commento malvagio, ma è davvero il modo migliore che ho per descrivere l’ “esperienza testi scritti da Gamberetta”. E ripeto, non ho studi letterari o mezzi di critica per fondare le mie opinioni, è solo quello che mi è parso.

  30. 208 Simone

    Un’altra cosa: la descrizione dei lampi di etere. Non ho capito se è una continua metafora sul loro avere aspetto di drago, o se sono effettivamente delle cose semimagiche (o se l’ambiguità è voluta). Perchè d’accordo che così si può parlare di fulmini in modo non ripetitivo e più fantasy, però a me lettore è rimasto il dubbio, con conseguente confusione nella lettura.

  31. 207 Simone

    Ho letto solo un centinaio di pagine del romanzo, e non tutti i commenti, quindi magari le questioni sono risolte. Comunque:

    1) La lingua in cui parlano i personaggi. A pagina 7 la protagonista se la prende con il giornalista perchè le dà del “tu”, ma se stessero parlando in inglese la frase non avrebbe senso. Di certo non parlano in italiano, perchè quando ricevono il briefing della missione (p 36) una delle fatine (come già detto da altri, tutte uguali e non caratterizzate) deve tradurre dall’italiano. Possibile soluzione che però suona tanto tanto artificiosa: non si parla in inglese ma in una fanta lingua che mantiene la distinzione tu/lei.

    2) p 40 un refuso, “capello a cilindro”

    3) p 59, Astride dice fra sè che vuole riscattare l’onore della sua famiglia. Ma come, facendo quel lavoro che era titubante ad accettare, che considerava degradante o giù di lì? Non c’è accenno al fatto che lei ritenga quell’incarico un minimo denso di significato.

    4) p 62, i tecnici dell’esperimento di comunicazione senza fili fanno spiegono inutile, tanto più che Astride aveva mentito dicendo di sapere cosa stava succedendo. Se si voleva far conoscere al lettore la cosa, si poteva far sgattaiolare Astride in giro e origliare una conversazione simile, magari mentre un tecnico sta spiegando la cosa – che so, ad una scolaresca in visita.

    5) p 65, l’assalto al magazzino ha meccaniche non chiare. La cannoniera che spara, rischiando di ammazzare i marine già entrati, e inoltre spara solo per rompere il muro per far fare incursione ad altri marine? Magari questa sarebbe dovuta essere la prima fase dell’incursione, credo che nessuno farebbe bombardare un edificio in cui sono già penetrati propri soldati. Inoltre l’impiego del gas asfissiante: la missione vuole essere stealth o di spaccamento di culi brutale? Un’altra cosa, il fucile energetico che usa la fatina: perchè gli umani non possono utilizzarlo? Tanto più, che pare di capire che quello sia proprio stato costruito dagli umani, che non sanno farli bene; perchè non se ne costruiscono anche per loro?

    6) non so che pagina: la descrizione dell’ufficio con i vari oggetti delle fiabe sono ridondanti. La testa del coniglio è spettacolo per idea (suona però male “invece che l’occhio di sinistra si apre uno spazio vuoto” o qualcosa di simile, non ho sotto mano la frase, comunque mi era rimasta impressa perchè farraginosa), però basta lì: tanto più che gli altri cimeli non sono descritti ma solo nominati. In fondo basta la testa per far passare l’atteggiamento di sfottò verso le fiabe classiche, nominare tutti gli altri oggetti è solo pesante e innecessario.

    7) astride che di fronte al pericolo “manda al diavolo le formalità e abbraccia la compagna”, non mi sembrava esserci tutto questo sentimento tra loro – se non sbaglio si sono incontrate da relativamente poco. Però – magari è il forte legame, le fatine che lottano sempre come gruppo, la condivisione magica di memorie.

    8) la possibilità di entrare nel cervello/memoria. Cioè, se quest’abilità è disponibile a tutte le fatine, mi pare poco realistico che nel mondo umano facciano altro che essere al soldo di servizi segreti di vario genere.

  32. 206 Kali

    A metà l’ho mollato. Personaggi fotocopia troppo antipatici, argomento di scarso interesse (ma questo è soggettivo), stile da radiocronaca alla Bruno Pizzul (pace all’anima sua).
    Dal mio punto di vista Assault Fairies è orribile, ma se la metà degli scrittori fantasy nostrani curasse il testo almeno la metà di quanto lo curi te, potremmo rallegrarci davvero tutti quanti.

    Kali

  33. 205 Fabio Cicolani

    Letto sul Kindle. E’ il primo steampunk che leggo (non credo che “Cuore d’Acciaio” sia prettamente SP) e pur non comprendendo appieno certe meccaniche e non amando i romanzi con tematiche belliche è assolutamente indubbio che Gamberetta scrive in modo impeccabile. Ha una padronanza della tecnica strabiliante, le metafore e le similitudini sono cristalline e non ci ho trovato clichè di sorta. Questo romanzo è la dimostrazione che si può scrivere bene senza necessariamente avere uno stile anonimo e risultare pesanti. Scrivere è comunicare, e, anche se si può non condividere quello che Gamberetta scrive o dice, è importante che il messaggio sia chiaro, che ci sia trasparenza di intenti e scorrevolezza, e in questo romanzo c’è. Una lettura molto piacevole. Brava.

  34. 204 La mia vita con il Kindle (part one) « neyven

    [...] la mia prima settimana col Kindle 3. In questo breve periodo ho letto cinque eBooks sul lettore: Assault Fairies di Gamberetta, Body Trauma di David Page (una guida per lo scrittore a svariati tipi di ferite e [...]

  35. 203 Gamberetta

    @cooksappe. I refusi li correggo via via che me li segnalano e aggiorno i file di conseguenza. Probabilmente farò una revisione più approfondita a settembre, ma non credo in ogni caso di cambiare molto. Leggi pure.

  36. 202 cooksappe

    ma adesso farai le correzioni o faccio prima a mettermi a leggere il file attualmente scaricabile?

  37. 201 federico / cispo

    @ corr & tasso

    andateci piano ragazzi, ho rischiato di perdermi più volte tra i vostri post che in alcune scene descrittive troppo steampunk per la mia sensibilità! ;o) (ahimè, non è un genere che mi attira)

    @ Gamberetta

    dopo la terza lettura mi è venuto in mente che potresti lasciare qua e là nel testo alcuni richiami in più rispetto alla trama specifica del singolo racconto (uccisione scenziato – macchina semantica – gnomi “ri-animati” ecc.) un po’ come pollicino con le briciole (oppure, visto che adori i coniglietti, come le pallette di sterco che seminano in coniglietti liberi di girare per casa!)

    questo perché, come te, ho scritto una serie di “racconti a puntate”. Inizialmente doveva essere 1 punto e basta. Poi all’interno della mia noosfera hanno preso campo miriadi di storie come costellazioni di un universo e sono diventati una decina.
    La mia prima scelta fu quella di accorparne 4 assieme (siamo sulle 300 pagine in A4!), poi l’opportunità di pubblicare (e non è obbligo farlo) mi è venuta solo per un racconto alla volta. Questo mi ha portato a dover smembrare la trama principale (il corrispettivo della storia della tua fatina Astride).
    I racconti singoli però hanno perso molto in termini di fascino della storia, quindi ho dovuto dare più peso e visibilità alla sottotrama di ogni singolo racconto aggiungendo di fatto scene apparentemente inutili nel progetto di “grande respiro”. Ma necessarie al lettore per entrare meglio nella mia noosfera attraverso un singolo racconto per volta.
    Un escamotage, forse un po’ scontato ma sempre funzionale, è quello di legare un coprotagonista ad ogni racconto. Nel caso di questo tuo primo racconto vedrei bene come coprotagonista da approfondire Anemone che si è già ritagliata parecchio spazio e che potrebbe ricoprire un ruolo più dominante (agli occhi di Astride) sia per il suo coinvolgimento con i SSPP (Servizi Segreti del Piccolo Popolo) che magari perché scova indizi e fa richiami “mirati” alla trama principale di questo primo racconto.

    In proposito mi viene in mente un autore come Terry Pratchet che in ogni libro che ambienta nel suo famoso MondoDisco inserisce sempre la “solita favoletta” di descrizione cosmologica del mondo in cui ambienta il libro stesso (il Mondo Piatto, sorretto dagli Elefanti, sorretti dal carapace della Tartaruga, che viaggia senza apparente destinazione per l’Universo).
    I suoi lettori ormai sorvolano sulla pesantezza del capitoletto in questione perché sanno che se qualcuno si accinge per la prima volta a leggere un libro di Pratchet ha bisogno di quelle indicazioni generali per meglio accettare il “patto narrativo”.

    In ultimo mi trovo in parte d’accordo sulla questione della mancanza di cambio di ritmo nella narrazione.
    Ma non mi sento di picchiare troppo su questo tasto perché si trattadi:
    1) gusto opinabile del lettore
    2) decisione “forzata” dal POV in prima persona del protagonista
    3) stile dello scrittore che è SACROSANTO.

    In bocca al lupo per il primo passo di un Progetto a mio avviso potenzialmente molto fecondo.

    p.s.: nel sodaggio ho votato “altra fatina”, ma in realtà il mio preferito è senza dubbio lo Gnomo Negromante Spacciatore! lo adoro!

  38. 200 tasso barbasso

    Ok, afferrato il concetto, più o meno.
    Aggiungo solo una piccola precisazione [@ Gamberetta: fammi la grazia, in fin dei conti siamo ancora vagamente in tema], perché a giudicare da una frase nella tua risposta numero 1 mi pare ci sia stato un equivoco. Tu scrivi:

    Per me dire che il pensiero di una civiltà corrisponde alla sua espressione tecnologica è limitante (…)

    Non intendevo questo ma l’esatto contrario. Inoltre parlavo degli “ipotetici schemi di variazione del pensiero umano APPLICATO all’invenzione tecnica”. In altri termini non intendevo dire che il pensiero umano corrisponde alla sua espressione tecnica ma che, sulla base di quanto raccontavi a proposito della teoria ed essendo le invenzioni tecniche pur sempre espressioni del pensiero e della volontà creatrice di esseri umani, gli ipotizzati modelli di innovazione tecnica non potrebbero che coincidere con le “strutture di pensiero” da cui derivano. Inoltre avendo tu parlato (se non ho capito male) dell’applicabilità teorica di questi modelli allo sviluppo tecnico operato da qualsiasi forma di pensiero (anche alieno o, perché no a questo punto, perfino artificiale), ne deducevo che la teoria accetterebbe implicitamente l’esistenza di uno schema complessivo di pensiero tecnologico/inventivo sostanzialmente dominante, invariante (su lunghi periodi e grandi numeri) e universale.

  39. 199 Corr

    Prego!

    1)Non saprei…la teoria TRIZ è basata sull’analisi di milioni di invenzioni brevettate ma solo di quelle , e quindi la limiterei al campo delle invenzioni. Qualche accademico ha provato ad estenderne i canoni ad altri settori tipo marketing et similia ma ignoro con quali risultati. Per me dire che il pensiero di una civiltà corrisponde alla sua espressione tecnologica è limitante quindi per me NO, tuttavia se teniamo conto che Dante ha scritto la Divina Commedia e Stephanie Mayer ha scritto la saga di Twilight …si magari un trend di riduzione c’è :-D
    2)Per farla breve: esiste una cosa chiamata inerzia psicologica, che è l’acerrimo nemico di chi vuole fare innovazione e inventare qualcosa di veramente brillante. L’inerzia psicologica ci porta costruire muri con foratini da 13 cm, indipendentemente da temperature e esigenze termiche. E poi, fatto il muro ci metti il condizionatore. L’inerzia psicologica non ti fa montare di default un motore a gas sulle auto a benzina (costa meno!! Siamo tutti scemi?) e così via. E magari il condizionatore in se si evolve seguendo le leggi… Esempi etto di inerzia psicologica: corsa allo spazio anni ’60. Gli americani (molto inerziali) hanno progettato, sviluppato e realizzato la space pen, per permettere agli astronauti di scrivere in assenza di gravità. Un complesso e tecnologico meccanismo spremeva l’inchiostro fuori dalla penna , ma solo quando serviva per scrivere, in modo che non spiscettasse in giro per l’abitacolo. I russi (per niente inerziali, fondatori della teoria tra le altre cose) usarono le matite. Oggi i russi rivendono agli americani la teoria e ci fanno i soldi…
    3)Assolutamente si, si chiamano curve a S. la tecnologia è nuova-la tecnologia si evolve-latecnologia è matura si salta su una altra tecnologia. Ad libitum
    4)Pardon mi era sfuggita. Non sapevo chi fosse prima che tu me lo nominassi, sto leggendo qualche info di base su wiki.

  40. 198 tasso barbasso

    @ Corr

    Grazie per la lunga risposta.
    Perdonami, aggiungo solo un altro paio di osservazioni/domande e poi vado a studiarmi la teoria:
    1) Sulla base di quello che dici si potrebbe ragionevolmente descrivere il tutto come la ricerca, su base statistica, degli ipotetici schemi di variazione del pensiero umano (o comunque del pensiero di esseri viventi sufficientemente “intelligenti”) applicato all’invenzione tecnica. Perché in definitiva l’elemento generatore delle tecniche/tecnologie e dei relativi prodotti rimane pur sempre la volontà delle creature viventi (a meno che non si voglia inserire nel quadro una non ancora visibile “civiltà artificiale”). Quindi a me pare che stiamo comunque parlando di un “evoluzionismo del pensiero”, se così si può dire. Anzi, quello che si sta ipotizzando, in ultimissima analisi, è addirittura l’esistenza di un modello di pensiero sostanzialmente invariante (perché la sua tendenza evolutiva si svolgerebbe, secondo la teoria, sempre secondo gli stessi principi di base) e universale (non solo umano). Ti sembra corretto?
    2) Tu dici che “la teoria si basa su grandissimi numeri” e che “gli effetti specifici di un preciso oggetto o di una invenzione particolari vengono diluiti nel mare della creatività umana”. Va bene, però non è anche notevole (e degno di essere accolto nella teoria) il fatto che ci siano diversi e persistenti esempi di segno opposto rispetto a quelli che tu citi? L’evoluzione delle tecnologie sviluppate per ottenere il raffrescamento degli ambienti interni, tanto per dirne una, ha prodotto la regressione (proprio nel senso di perdita parziale delle conoscenze) e il quasi totale abbandono di soluzioni tecniche preindustriali assai poco dispendiose e complesse, essenzialmente basate su risorse naturali potenzialmente illimitate e su uno specifico uso (di per sé non costoso) della morfologia edilizia. Il condizionamento tecnologico dell’aria è più dispendioso, a parità di risultati. È pur vero che i condizionatori hanno una maggiore “potenza” (possibilità di ottenere risultati quantitativamente superiori), ma il loro sfruttamento richiede notevoli risorse è non strettamente “necessario”. Tu dirai che il condizionamento tecnologico è stato sviluppato (e presumibilmente continuerà ad esserlo per sempre, aggiungo io) proprio perché le tecniche precedenti non sembravano più soddisfacenti. Ma questo elemento (propriamente culturale ed esterno alla logica del prodotto tecnico) sembrerebbe la dimostrazione del fatto che i parametri “intrinseci” (tipo massima efficienza energetica e minimo numero delle parti) non siano sufficienti a spiegare l’andamento (regressivo, da un certo punto di vista) di certi fenomeni. La teoria non ci dice nulla su questo aspetto della questione?
    3) D’accordo, qualsiasi ragionamento di questo tipo diventa poco significativo rispetto al fatto che stiamo parlando di una generalissima tendenza di fondo, che viene guardata nella prospettiva di tempi lunghissimi e di un enorme numero di casi (in effetti tutte le teorie scientifiche non sono altro che ricerche statistiche, in un certo senso, e rimangono valide finché non si scontrano con osservazioni che per qualità e quantità le invalidano). Inoltre si potrebbe pensare, per esempio, che l’attuale tecnologia di condizionamento dell’aria diventerà sempre più performante e meno complessa, dopodiché si passerà ad un’altra tecnologia che, a sua volta, subirà lo stesso processo evolutivo e così via, in una continua replica (a singhiozzo) della legge di base. Però mi sembra interessante il fatto che certi salti (dal raffrescamento pre-tecnologico a quello tecnologico) possano tranquillamente avere un andamento opposto rispetto a quello considerato tipico dalla teoria (dal falò al led).
    4) Non mi hai risposto su Theo Jansen.

  41. 197 Corr

    @ Angra:
    dal mi punto di vista la complessità si resipira in tutta l’ambientazione quindi ha valore generale. tuttavia riconosco la validità delle tue osservazioni…e la cosa mi diverte ;-)
    @ Tasso
    Domanda 1: dipende se alla voce “sistema tecnico” consideri un prodotto finito (ad esempio un metro da falegname) o l’apparato produttivo che lo realizza (che può spaziare da una set assortito di cinesini a un robot industriale. ) la teoria nella sua accezione più generale è applicabile ad entrambi i casi.
    La teoria considera anche la fase pre-industriale ovviamente, e considera più di un percorso evolutivo. Oltre al già citato “riduzione della complessità dei sistemi” abbiamo anche “aumento della flessibilità”: consideriamo un primitivo strumento di misura: una pertica lunga 2 metri. Ci posso misurare le cose ma è scomoda da trasportare. Allora ci mettiamo uno snodo e abbiamo inventato una pertica che dimezza il suo ingombro. Ve bene ma non è il massimo. E ci mettiamo tanti snodi e abbiamo il metro da falegname, che misura distanze ragionevoli ed è ragionevolmente trasportabile. Ancora meglio, se metto infiniti snodi fittizi passo ad un metro flessibile, e abbiamo inventato la bindella che si arrotola. Bravi ora si trasporta in tasca e misura distanze ancora maggiori. E alla fine, l’ultimo step evolutivo consiste nel passare da un mezzo fisico ad un campo di forze che è infinitamente “flessibile”: ecco il metro ad ultrasuoni o usando un campo ancora più versatile abbiamo il metro laser.
    Di esempi così ce en sono tanti, e la teoria è decisamente più complessa di queste favolette. Se vuoi cerca TRIZ su google e ti fai un idea.
    Circa il fatto che possano esistere leggi di evoluzione sui vari campi dello scibile, arte e letteratura inclusa: possiamo dire che è estremamente probabile, ma capire quali sono queste leggi e dove ci portano è oltre le mie capacità. In antichità si scrivevano i poemi epici, nel medio evo la divina commedia e oggi i romanzi con gli gnokki: se c’è una legge che spiega come si è passato dall’uno all’altro, io lo ignoro
    Sulla questione energetica:
    se osservi tante invenzioni sia di prodotto che di processo noterai che il trend generale è nel consumare meno energia A PARITA’ DI FUNZIONI PERFORMATE. Due esempi due:
    1) motore a scoppio: i motori di oggi consumano molto meno dei motori dell’alba dei tempi, e offrono prestazioni maggiori.
    2) Invenzioni che illuminano: a parità di luce emessa consumi più energia con un falò che con una lampada alogena (la prova di questo è che la lampada scalda meno, calore = energia) e ancora meno con le lampade a neon.
    3) Una catena di montaggio fa produrre più pezzi/ora rispetto al medesimo processo fatto a stazioni di lavoro: (ipotesi di una catena di montaggio manuale niente macchine solo uomini e attrezzi), a parità di unità energetiche umane usate produci di più: per produrre lo stesso numero di pezzi ti servono meno uomini: wow!
    4) Swatch costruito con 51 parti meccaniche invece di qualche centinaio di un orologio normale: costo di produzione abbattuto, e sostanzialmente in un azienda il costo di produzione è la corrente elettrica per far andare le macchine e gli stipendi degli omini accanto alle macchine: se devi montare meno parti fai meno fatica.
    Circa il discorso delle interferenze umane sulla teoria:
    Facendo un paragone è come se un biologo volesse confermare o confutare Darwin studiando oltre alla fauna selvatica, anche gli animali allevati in cattività o peggio OGM. Senza dubbio in questo caso il biologo in questione prende delle belle cantonate. Nel caso delle invenzioni la teoria, elaborata dallo studioso del caso, si pone di valutare invenzioni fatte dall’uomo (e quindi decisamente non naturali) e di conseguenza comprende ogni possibile logica realizzativa di un determinato prodotto, semplicemente perché ogni invenzione si tira dentro la sua storia. Considerato che la teoria si basa su grandissimi numeri, gli effetti specifici di un preciso oggetto o di una invenzione particolari vengono diluiti nel mare della creatività umana.

  42. 196 Ste

    @Zave
    mmmm la spiegazione ornitorinchesca non ti convince….
    Le mamemlle delle fatine è uno dei misteri della scienza umana, loro non ci hanno ancor aspiegatoa cosa servano e i numerosi stuidi di anatomia e vivisezione condotti su di esse non hanno condotto ad alcun risutlato apprezzabile, si pensa comunque che siano relitti genentici pe ri quali è più costoso in termini evolutivi eliminarle che nont enerle come i capezzoli degli uomini.

  43. 195 tasso barbasso

    Be’, il motivo per cui un essere immaginario venga concepito come un umanoide femmina (e dunque dotato di mammelle) mi sembra facilmente intuibile, a prescindere dalle proporzioni. Piuttosto mi domanderei (con maggiore interesse) per quale motivo un autore decida di rappresentare la creatura in questione come ovipara. Però anche questo, forse, può essere ben “percepito” dal lettore.

    A questo proposito ci si potrebbe anche chiedere:

    @Gamberetta
    Se esista una sostanziale differenza tra l’atto dell’immaginare attraverso la descrizione sintetica (e nominativa) di un concetto e l’immaginare attraverso l’elaborazione della descrizione di un’immagine che rimanda ad un concetto.

  44. 194 Angra

    @Zave: nascita vivipara e allattamento non sono così strettamente legati nemmeno nel nostro mondo: esistono squali e serpenti vivipari che non allattano, mentre l’ornitorinco (oviparo) di cui si parlava prima non ha le mammelle ma comunque allatta. Il suo modo di allattare è quello primordiale che avevano tutti gli animali che allattavano prima della comparsa della mammella. Non c’è ragione per la quale non si possano presentare tutte e quattro le combinazioni, anche senza considerare che stiamo parlando di un altro mondo.

    P.S. Non credo che le mammelle delle fatine producano latte.

  45. 193 Frattaglia

    @Frattaglia: nei manghi c’è solo polpa succosa e un nocciolo. Forse intendevi i manga?

    Sì io li chiamo così per scherzo.

    Su figliolo, usa un po’ di fantasia.

    Mah, io non troverei eccitante una ragazza alta come un barattolo, al massimo la puoi toccare come una bambola ma che gusto c’è? Però il mondo è pieno di maniaci quindi non si può mai dire :P

  46. 192 Zave

    @Ste:
    bel tentativo ma fallimentare.
    echidna e ornitorinchi, di cui ero a conoscenza (gli ornitorinchi sono stati citati anche in un articolo del blog con tanto di foto) non hanno mammelle ma secernono il latte attraverso la pelle. in pratica lo sudano.

    e comunque speravo in una risposta più creativa. :D

  47. 191 Ste

    @ Zave
    Anche gli ornitorinchi e le echidna nascono dalle uova e hanno le mammelle.

  48. 190 Zave

    se le fatine nascono dalle uova perché hanno le tette?

  49. 189 Angra

    @Corr:

    nella SPM io posso accettare che il sistema abbia preso strade diverse, posso accettare che il controllo si effettuato in altro modo non elettronico, posso accettare tutto, ma non che il sistema vada verso una maggiore complicazione che è assolutamente irrealistico,

    La macchina semantica non è andata verso una maggiore complicazione, ma verso una maggiore complessità. Poi stiamo parlando di un caso isolato, mentre le leggi di cui parli tu hanno valore statistico su intervalli temporali sufficientemente lunghi. Infine, che i sistemi possano evolvere localmente(*) verso maggiore complessità è sotto gli occhi di tutti, altrimenti non saremmo qui a parlarne, nel senso che proprio non esisteremmo.

    (*)L’entropia dell’universo preso come sistema chiuso non può che aumentare, ma ciò non impedisce che possa diminuire localmente in alcuni suoi sottoinsiemi, il che è esattamente quello che succede quando la vita si organizza in forme più complesse a partire da strutture più semplici.

  50. 188 DagoRed

    se le fatine sono alte quanto una lattina di birra perché sono concupite dagli esseri umani? Insomma, come faccio a bombarmi una barbie pure se fosse in carne e sangue invece che plastica?

    Su figliolo, usa un po’ di fantasia.

  51. 187 lilyj

    @Frattaglia: nei manghi c’è solo polpa succosa e un nocciolo. Forse intendevi i manga?

  52. 186 Frattaglia

    Ho letto una cinquantina di pagine, è un bel calderone di roba però scorrevole e il carattere aggressivo e razzista delle fate è meraviglioso! Solo alcuni appunti: se le fatine sono alte quanto una lattina di birra perché sono concupite dagli esseri umani? Insomma, come faccio a bombarmi una barbie pure se fosse in carne e sangue invece che plastica? XD Anche vivere in una città di umani non deve essere facile per tali corti esseri, già attraversare una stanza significherebbe percorrere l’equivalente di un paio di km! Per il resto a volte non si capisce bene di cosa si parli, io non conosco il mondo che immagini e le spiegazioni non abbondano, anzi non ci sono proprio, è tutto dato per scontato, magari è realistico perché in fondo le fatine conoscono la terra in cui vivono, però io no! Andando avanti nella lettura bene o male si capisce il contesto e cosa siano le varie tecnologie, però è un po’ spiazzante.

    L’angole delle curiosità

    Ho visto che hai l’avatar di qualche roba nipponese, ti sei ispirata ai fumetti anche nelle scene? Nei manghi ci stanno spesso e volentieri un sacco di flashback e anche qui ce ne sono (non che siano gli unici i manghi, anche la prima parte dell’Odissea è un flashback, il fl. nasce con la letteratura). Inoltre mi pare che tutte le fatine si chiamino con nomi che iniziano per A, come nel manga di Aria e le ragazze guerriere + steampunk mi ricorda un po’ Simoun.

    Tutta sta roba è stata fonte di ispirazione o è un caso che leggere il tuo racconto me l’abbia riportata in mente?

  53. 185 Gamberetta

    @Clio.

    Però non esagerare con le storie di fatine. Le fatine mica esistono. Ch si ostina a credere in cose del genere rischia di farsi male, un giorno o l’altro.

    Anche chi si ostina a non crederci. ^_^

  54. 184 Clio

    L’unico appunto che farei è quello sulla lingua inglese, ma vedo che te lo hanno già detto ;)
    Mi è piaciuto più di SMQ e di Laura. Mi è piaciuto molto com’è scritto e come è caratterizzata la protagonista (le altre erano un po’ tanto “animose” per i miei gusti ;) ). E’ scritto così bene che anche la presenza di conigli è tollerabile.

    Però non esagerare con le storie di fatine. Le fatine mica esistono. Ch si ostina a credere in cose del genere rischia di farsi male, un giorno o l’altro.
    (j’rigole! Bon courage, Hime-sama, aspetterò i tuoi prossimi racconti. Anche se ci sono conigli)

  55. 183 tasso barbasso

    @ Corr.

    Solo un breve chiarimento.

    Specifico che per quanto riguarda l’energia, mi aspetterei una risposta del tipo: “l’energia viene ovviamente contemplata nella teoria; a grandi linee il principio della massima efficienza energetica (diminuzione del consumo) è il logico corrispettivo di quello della diminuzione della complessità morfologica (minor numero di parti)”. Ma la domanda era basata sul sospetto (mi sbaglio?) che l’evoluzione dei sistemi non sia sempre in linea con il principio di l’ottimizzazione dell’efficienza energetica.
    Questa considerazione (perfino se errata) ci potrebbe forse indicare un’altra questione molto rilevante, e cioè che sebbene i sistemi tecnici osservati abbiano una loro logica “strutturale” (da cui scaturirebbe una determinata tendenza evolutiva), sono anche soggetti ad una distinta (per quanto affine) logica umana di creazione e utilizzazione. Non ne derivano, quindi, abbondanti interferenze in grado di invalidare qualsiasi determinismo evoluzionistico che non fosse in grado (data l’estrema complessità o addirittura la incontrollabilità di quei fattori) di tenerne conto?
    Un esempio di interferenza, legata a decisioni umane potenzialmente estranee alla logica intrinseca del prodotto tecnico, potrebbe essere quello delle emissioni inquinanti. L’ipotetica evoluzione tecnica prevista dalla teoria non potrebbe deviare, in maniera anche sostanziale, sulla base di valutazioni prettamente umane che siano la conseguenza di condizioni del tutto esterne rispetto alla logica intrinseca della tecnologia stessa?

  56. 182 tasso barbasso

    @ Corr.

    Quello che dici mi pare molto interessante e pieno zeppo di serie implicazioni.

    Vorrei buttare lì solo un paio di considerazioni/richieste di chiarimento.

    Mi pare di capire che uno dei punti su cui si basano le teorie di evoluzione dei sistemi tecnici sia il concetto di “riduzione della complessità del sistema”. Allora mi/ti chiedo se si stia parlando esclusivamente di morfologia o anche della produzione e dell’impiego di energia. Se è così, allora mi/ti chiedo in quale modo la problematica energetica rientri nel quadro complessivo accanto alla pura architettura fisica dei meccanismi.

    Se è concepibile un evoluzionismo dei sistemi tecnici (quindi stiamo parlando anche delle fase pre-industriale, giusto?), che io suppongo basato su una cosciente analogia con l’evoluzionismo ipotizzato per gli esseri viventi, non dovrebbe essere ugualmente ammissibile un evoluzionismo del linguaggio e di tutte la altre forme di comunicazione, compresa l’arte e le attività creativo/sociali in genere? E se questo non si ritiene possibile, quale sarebbe allora la discriminante che lo impedisce? Sappiamo che perlomeno a partire dallo strutturalismo, sia quello antropologico che filosofico (parzialmente derivati, guarda caso, dallo strutturalismo linguistico), si accetta l’idea che ogni forma di espressione umana (linguaggio, gruppi sociali, religione, filosofia, arte, artigianato, tecnica e tecnologia) possa essere vista come generatore di organismi autonomi, strutturati secondo “leggi” più o meno evidenti. Di conseguenza è ipotizzabile che i prodotti di queste attività siano sottoposti ad un processo evolutivo, inteso come tendenza alla trasformazione della loro struttura secondo dinamiche più o meno rigide e prevedibili. Quindi mi domando se vere e proprie teorie evoluzionistiche siano state già sviluppate anche al di fuori degli ambiti della biologia e della tecnica.

    Esistono un evoluzionismo della scienza o dell’arte, per esempio? Esiste un evoluzionismo della letteratura?

    Che ne pensi delle opere/esperimento di Theo Jansen? Ci vedi un’attinenza con quanto detto sopra o anche, magari, con le supermacchine del romanzo?

  57. 181 Corr

    mmmhh
    @ Gamberetta & Angra:
    premessa: putroppo non posso vedere video al momento, quindi la risposta sarà parziale, basata solo sullo scritto.

    dite più o meno la stessa cosa anche se con parole ed esempi diversi quindi rispondo a entrambe e prendo due blogger con una fava.
    L’evoluzione di cui parlo io non è la “storia della meccanica dal paleolitico ad oggi”, in cui sia arrivati dalla ruota all’ABS, passando per i vari controlli elettronici citati da Angra. quella è la storia della meccanica appunto. quello di cui parlo è il fatto che esistono una teoria di evoluzione, con le sue leggi e i suoi corollari. Così come esiste la legge di gravità, o esistono i principi della termodinamica, insomma leggi assolutamente generali che sono lì. leggi che valgono in tutti gli universi fisici conosciuti.
    il fatto che la tecnologia umana sia pesantemente influenzata dal piccolo mondo, o che si sia separata pesantemente dalla nostra attuale in un istante molto lontano nel tempo non viola le leggi. nell’istante primigenio, sostituisci l’atomo di carbonio con il silicio e noi oggi abbiamo la pelle di metallo invece che di carne…:-) ma sia fatti di silicio che fatti -come siamo- di carbonio, sono sottoposti alle leggi della fisica, e dell’evoluzione darwiniana.
    sia la nostra meccanica che la steampunk-mech dovrebbero essere sottoposte alle leggi di evoluzione dei sistemi. A mio modo di vedere La SPM non segue le leggi, e questo mi genera un sottile fastidio di fondo (ampiamente superato dal leggere una bella storia ben scritta sia chiaro!)

    specifico @ Gamberetta:
    ok, la tecnologia umana ha copiato la tecnologia Piccolo Mondo. però anche la tecnologia PM dovrebbe (dico dovrebbe) rispondere alle leggi generali dell’evoluzione dei sistemi. spostiamo il discorso più a monte, ma no cambia di una virgola.

    specifico @ Angra:
    la nostra meccanica si è evoluta fino ad un certo punto e poi è entrato il controllo elettrico/elettronico ecc ecc…ok. questa è storia. L’aspetto importante è che l’introduzione del controllo ha SEMPLIFICATO il sistema tecnico, perchè per il medesimo sistema con la medesima precisione con il medesimo ecc ecc, insomma a parità di funzioni, fare il controllo in elettronico riduce la complessità del sitema: meno parti, meno difficile da costruire meno possibilità di errore. l’importante non è introdurre il metodo di controllo elettronico. l’importante è che combinando diverse tecnologia il sistema si riduce pur mantendendo qualità funzionali immutate. non ci interessa neanche quale sia la tecnologia di controllo. nella SPM io posso accettare che il sistema abbia preso strade diverse, posso accettare che il controllo si effettuato in altro modo non elettronico, posso accettare tutto, ma non che il sistema vada verso una maggiore complicazione che è assolutamente irrealistico, come se una ragazzina con i capelli blu, priva di addestramento specifico, alta un metro e un barattolo, pesante quanto una nidiata di passerotti,prende e affetta energumeni pelosi come se niente fosse. il dubbio che sia un filino irrealistico ti viene!
    l’unica obiezione sensata che mi viene in mente è che le leggi di evoluzione di cui vado blaterando sono state formulate da un ingegnere umano, che ha studiato sistemi umani, e che quindi l’ambito di applicazione sia limitato. tuttavia pure Newton era umano con una terrestrissima mela…

    mi rendo anche conto che mentre la ragazzina sfastidia il senso comune di un ampia fetta dei lettori e di conseguenza va evitata come la peste, magari l’infrazione dell’evoluzione dei sistemi rompe le bolle solo a qualche fanatico cervellotico e quindi amen, pace all’anima sua (ovvero mia)…

  58. 180 Ste

    @ Catelloincantato

    Concordo con chi ritiene che i diversi cambi di tempo (sogno/allucinazione vs realtà) alle volte risultano ostici; tu sostieni che lo hai fatto apposta, ma quale dovrebbe essere lo scopo? Non vedo nessun vantaggio nel confondere il lettore con passaggi incomprensibili.

    Personalemtne ne ho trovato uno solo “ostico” che è quello che avevo riportato. Essendo scritto in prima persona se il personaggio non è proprio lucido è normale che lui (il personaggio) non riesca a discernere la realtà dalle sue allucinazioni, il racconto è fatto come se il lettore fosse il protagonista, è il flusso di pensieri della fatina e come tale non può dire “ora ho un’allucinazione” cosa che invece potrebbe accadere scrivendo in terza persona

    @ Gamberetta… ops Ammetto che inizialmente lo avevo sospettato (più che altro per l’attesa del veicolo di recupero) ma mi ero convinto del contrario in qaunto la fatina ferita era quella realmente ferita e non una della sua squadra di quando combatteva per il Reame

  59. 179 Zio Giò

    Ho finito di leggere oggi il primo volume di Assault Fairies: Gamberetta, hai più talento tu nel dito mignolo che un sacco di imbraccarte che accumulano volumi nelle librerie…. dove, peraltro, mi piacerebbe vederti.
    Complimenti, ancora complimenti!

  60. 178 Mauro

    castelloincantato:

    I diminutivi: anche per me fastidiosi; se in alcuni casi si possono accettare, in altri sono oggettivamente fuori luogo, non è solo una questione di gusti (es: pag 19-20 quando il comandante la prende a calci e lei sputa sangue, dubito che pensi a se stessa in termini vezzeggiativi).

    A quanto ho capito, l’idea è che per una fatina “manina” sia tanto vezzeggiativo come “mano” lo è per noi: a noi appare vezzeggiativo, per lei non lo è.
    Pur con questo, concordo che a volte possano apparire fuori luogo: per quanto loro non li percepiscano come vezzeggiativi, il fatto che il lettore li veda come tali possono far trasparire l’idea sbagliata (per me, il caso piú emblematico è il “mi brucia il pancino”).

  61. 177 castelloincantato

    I pro: – l’ambientazione fantastica nel nostro mondo: l’adoro!
    - il lavoro di documentazione, la precisione e la credibilità della tecnologia.
    - la noosfera: geniale!!
    Rispetto a Laura, qui non sono presenti le cose che mi avevano infastidita e nn mi erano piaciute: 1- come ha già detto qualcuno, la protagonista non è insipida e non si lascia scivolare le cose addosso come un’ameba (senza mai farsi una domanda), ma ha una personalità, un passato; in questo senso è più umana di Laura, perché prova emozioni e riesce a suscitare un minimo di empatia.
    2- gli elementi weird sono integrati nella storia, vengono utilizzati dai protagonisti per un qualche scopo utile, e questa è una cosa che mi piace molto, (al contrario del precedente, in cui alcune stramberie mostrate, seppur interessanti, erano fini a se stesse; stesso difetto che per altro ho trovato anche in Swanwick, se ti può consolare ;)
    La personalità delle fatine, come già detto da altri, non è molto tratteggiata; spesso le voci delle protagoniste sono intercambiabili (non ho riconosciuto espressioni tipiche, modi dire, slang, intonazione, etc.., che le contraddistinguesse); l’unica più caratterizzata è Arina che però a volte risulta un po’ troppo caricaturale.
    I diminutivi: anche per me fastidiosi; se in alcuni casi si possono accettare, in altri sono oggettivamente fuori luogo, non è solo una questione di gusti (es: pag 19-20 quando il comandante la prende a calci e lei sputa sangue, dubito che pensi a se stessa in termini vezzeggiativi).
    Concordo con chi ritiene che i diversi cambi di tempo (sogno/allucinazione vs realtà) alle volte risultano ostici; tu sostieni che lo hai fatto apposta, ma quale dovrebbe essere lo scopo? Non vedo nessun vantaggio nel confondere il lettore con passaggi incomprensibili.
    E poi mi accodo a coloro che hanno notato una mancanza di ritmo e di attenzione alla storia, si perde troppo facilmente il filo conduttore della trama, lo scopo principale. Anche perché, qual’è? In teoria, dovrebbe essere il recupero della macchina semantica, ma rimane un po’ sullo sfondo; la storia non trasuda abbastanza mistero, quello per intendersi che fa arrovellare il lettore, quello che fa venir voglia di leggere per dipanare la matassa (come accade in un giallo/thriller).
    In sintesi temo che lo stile troppo trasparente da te adottato abbia la controindicazione di creare una storia senz’anima, non sto parlando di Buoni Sentimenti, ma di emozioni; il racconto risulta un po’ troppo freddo, come se fosse scritto da un robot: impeccabile dal punto di vista tecnico, ma con scarsa emotività.

  62. 176 Momo

    Quoto del tutto marco! Fatine in libreriaaa!!!!!!!! ^o^

  63. 175 Gylfi

    Quoto alicearth, commento appropriato ed espresso correttamente, che mi rammarico nessuno abbia trovato interessante replicare.
    Va da sè che questo non influisce minimamente sul giudizio e la stima per la Gamberetta articolista, studiosa e critica.

  64. 174 marco

    Uff. Volevo scrivere qualcosa di profondo. Non ne sono capace.

    Buono il racconto, “visini&cuoricini” e meccanismi vari mi sono stati un po’ sullo stomaco, ma ho compreso che per vari motivi, erano necessari.

    Per il resto piacevole lettura. Intrigante l’ambientazione e l’idea di fondo.

    Rimango in attesa della seconda parte.

    E si, rimango anche in attesa di poter acquistare l’opera completa in libreria.

  65. 173 Gamberetta

    @Corr. In realtà l’idea di fondo è che le apparecchiature umane siano copiate da quelle del Reame. Solo che il Reame possiede una tecnologia molto superiore, mentre gli umani no, così si accontentano di costruire in maniera quanto più simile a quello che vedono fare dalle fatine. In altre parole c’è stata un’evoluzione della meccanica completamente diversa dalla nostra, dovuta a millenni di convivenza con il Piccolo Popolo.

    @Ste.

    Pag 106
    “L’ultimo razzo di segnalazioni che mi è rimasto” quando ha usato gli altri? Lo zainetto da dove è spuntato? Se a malapena stava dentro al contenitore della posta pneumatica e le saldature le torturavano la schiena si suppone che non avesse alcuno zainetto.

    Ehm, qui è un’allucinazione di Astride, non è successo sul serio.
    Grazie per la segnalazione del refuso, correggo.

    @Matteo Turini. Grazie per le osservazioni, adesso sistemo gli errori nel testo. Per il tuo voto lo cambio io.

  66. 172 nadia

    Questo libro è stato una sorpresa bellissima^^ grazie!

  67. 171 tasso barbasso

    @ Gamberetta.

    Avevo intenzione di leggere tutta l’opera per poi scrivere alcune osservazioni, ma alla fine ho deciso di sospendere la lettura alla fine del sesto capitolo, dopo aver dato un’occhiata ad alcuni brani nelle pagine successive. Di conseguenza pensavo di astenermi da qualsiasi considerazione, anche perché nel frattempo erano già state fatte molte acute analisi da parte di gente che aveva letto l’intero testo. Ora però vorrei lasciare comunque un brevissimo commento, perché penso che potrebbe esserti utile perlomeno a fini statistici. Inoltre avendo notato un commento (anche questo basato su una lettura parziale) che in parte condivido (tra quelli che ho letto), mi sembra che la cosa migliore sia citarlo esplicitamente e aggiungere solo qualche parola.
    Francesca (post n. 131) scrive, tra l’altro:

    La cosa che in capo a una trentina di pagine mi ha smorzato il desiderio di continuare a leggere è invece una questione di scrittura, per la precisione di mancanza di ritmo (…) le frasi hanno sempre la medesima lunghezza e struttura (brevi, senza subordinate), e la stessa scarna neutralità. (…) L’unico sentimento che riesce a smuovere un po’ il fraseggio è l’irritazione: l’imprecazione, l’epiteto offensivo, sono l’unico segno di vita, l’unico scostamento dalla norma delle frasi neutrali. (…) una narrazione ha picchi di maggior tensione narrativa, di conflitto, di concitazione, e necessariamente momenti più tranquilli: a mio parere la scrittura dovrebbe saper esaltare questo andamento, correndo e rallentando quando necessario, e non appiattirlo raccontando tutto con lo stesso ritmo. (…) a me nelle fatine invece sembra di leggere una cronaca in prima persona di cose vissute da altri.

    Ecco, queste riflessioni non solo le condivido ma mi sembrano anche cogliere il problema più evidente dell’opera, oltre che l’aspetto più utile da sottolineare.
    D’altra parte mi pare che anche Federico Russo (e forse un altro paio di lettori) abbiano fatto riferimento alle stesse questioni. Federico Russo, in particolare, approfondisce il punto in maniera più tecnica, riferendosi ad alcuni “assiomi” molto diffusi che, però, nella mia ottica (oltretutto inficiata dalla lettura parziale) sono secondari.
    In effetti quello che soprattutto ho provato, durante la lettura, è stato un progressivo calo dell’interesse, che io tenderei ad attribuire a questioni rilevanti: stile e tecnica narrativa. Sulla trama non posso dire niente, avendo letto così poco, ma il fatto che non abbia proseguito ha ovviamente qualcosa a che vedere con la scarsa curiosità suscitata in me dalle premesse.
    Va da sé che queste considerazioni non hanno nessuna pretesa di oggettività (sono convinto che molti lettori apprezzeranno l’opera in tutti i suoi aspetti).
    Per il resto, mi pare di vedere anche tante ottime qualità, come il perfetto controllo della lingua, la buona costruzione dei dialoghi, l’inventiva, una certa “libertà” mentale, il solido lavoro di ricerca (sia storica che tecnica), eccetera. E queste mi sembrano caratteristiche preziosissime.
    Spero di esserti stato utile.
    Complimenti e in bocca al lupo!

  68. 170 Matteo Turini

    PPS: ho votato Arina ma mi sono sbagliato: volevo votare Anisia.

  69. 169 Matteo Turini

    Ciao!
    Posso dare del tu?
    Ho letto il libro in qualche ora; da una parte mi è piaciuto molto – per lo stile, soprattutto: io odio le fatine, ma me le hai fatte venire simpatiche. Dall’altro, la storia – interessante riguardo agli spunti – ha uno svolgimento forse un po’ troppo lineare… Ad esempio,
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    Comunque, in generale, il testo mi è sembrato scorrere abbastanza agilmente, a parte forse qualche inghippo in alcune descrizioni (ci ho messo un po’ a capire come fosse fatto il registratore del giornalista, ad esempio – mentre l’e-reader a tessuto è fantastico!); ho adorato gli gnomi, Ginpur è eccezionale.
    Forse le fatine del gruppo non sono caratterizzate molto efficacemente; sapevo che avevano i capelli colorati diversamente, che una avesse studiato matematica, una apprezzasse le esplosioni, ma ho avuto difficoltà a distinguerle fino alle ultime pagine – in particolare, colpa anche forse dei nomi tutti simili, Anemone e Azalea per me erano quasi interscambiabili.

    Comunque, io ho finito il libro ieri notte – erano le 3, 3.30. Leggendo il commento finale e la storiella del latte sul davanzale della finestra, ho avuto una sensazione tremenda di inquietudine; ho serrato l’avvolgibile e chiuso la porta a chiave, prima di addormentarmi.

    Ah, ho rinveuto qualche refuso e ho un paio di dubbi sul testo:

    - pag. 64 e 67: immagino che tu abbia utilizzato le misure in yard e non in metri perché siamo in un ambiente militare inglese, ma sono un po’ scomode. Per capire a che distanza si trovassero le fatine dal bersaglio, sono dovuto andare su Google

    - pag. 78: “Gessetti colorati [...] cancellano e aggiungono simboli.”

    - pag. 81: “Anemone [..] si cala i piedini in avanti.” – Il “si” mi pare inutile: “cala i piedini in avanti”, o al limite: “si cala in avanti”

    - pag. 90: “-Si sente bene signora?-” – qui Anemone dà del lei ad Astride, ma subito dopo le dà del tu (“-Eri svenuta-”)

    - pag. 96: “all’interno delle boccette”

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    - pag. 119: “Anche loro hanno disteso le manine per seguire la dimostrazione di Anemone.” – non ho capito il gesto. A che serve distendere (in quale direzione?) le mani?

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    PS: le fatine da guerra di Cesare! Ci ho riso per cinque minuti!

  70. 168 Angra

    @Corr:

    Tu prendi come pietra di paragone un mondo, il nostro, in cui l’evoluzione della meccanica è stata pesantemente influenzata (e in un certo senso anche frenata) dallo sviluppo dell’elettronica e degli attuatori elettrici. Esempio: oggi chi vuole costruire un umanoide parte dall’idea di mettere insieme una settantina di motori abbastanza potenti per realizzare ogni tipo di movimento richiesto, poi controlla quei motori con un software che gira su schede elettroniche, e poi si preoccupa di alimentare il tutto (e scopre che consuma come un condominio di quaranta famiglie, ma chissenefrega). In sintesi, vengono costruite mezze porcherie, tanto poi si mette a posto tutto con il software e con la forza bruta degli attuatori, per cui esistono ormai veicoli che sono inguidabili senza il software che si preoccupa di rendere stabile ciò che di per sé non lo è. Naturalmente non è l’unico modo di fare le cose, per cui esistono anche esperimenti in tutt’altra direzione come questo che partono dall’idea di spostare buona parte dell’intelligenza sulla morfologia. Lo steampunksviluppa implicitamente questo tema di evoluzione alternativa della meccanica in mancanza dell’elettronica analogica e digitale che ne hanno condizionato (e anche frenato) lo sviluppo nel nostro mondo. In un mondo come questo i progettisti ragionano in modo diverso, e le macchine sono dotate di un’intelligenza invisibile a occhio nudo così come lo è l’intelligenza del camminatore passivo del video, che fino a che non viene messo in moto sembra un manichino senza particolari pregi.

  71. 167 francesca

    Ma dubito che cambierei l’impostazione generale.

    Non intendevo suggerire di cambiare il PDV, ma solo che secondo me la lettura risulterebbe più piacevole e coinvolgente variando un po’ il ritmo della scrittura a seconda delle circostanze.
    Se usi frasi più brevi e secche nelle scene d’azione. Quando se menano. Se c’è un pericolo. Un battibecco. Che poi è la maggiorparte del libro.
    Nei punti di anticlimax potresti invece concederti/ci qualche periodo un po’ più lungo e disteso, con una coordinata, o financo una subordinata. Dare respiro. E così risalterrebbe ancora di più il ritmo rapido del resto.
    (Altrimenti, ma questo è un altro argomento, una scrittura un po’ diversa potrebbe essere un modo di caratterizzare i flash back)

  72. 166 Ste

    Bello. L’ho apprezzato molto più dei precedenti.
    Ho però alcuni appunti da fare (e probabilmente avendo io letto la versione 1.0 sono già stati corretti o indicati negli ultimi post che non ho letto oppure mi sono sfuggiti/dimenticati)

    Pag 14
    Dal punto di vista biologico “ghiandole” e polvere” non vanno molto d’accordo. È più logico che la polvere venga dalle ali che non da una ghiandola

    Pag 28
    All’ordine “Allineate!” è sempre associato il termine “ coperte”, quindi l’ordine completo sarebbe “Allineate e coperte!”.

    Pag 52
    La testa mummificata dello scarabeo. Il concetto di mummificazione non si adatta molto a un esoscheletro di chitina. Immagino che la testa si muova per osservare le fatine in quanto tutto il corpo si muove, le giunture testa-torace di un coleottero non permettono il movimento verso l’alto della parte cefalica tanto meno in uno scarabeo rinoceronte.

    Pag 64
    Foschia verdognola dell’infrarosso. Mi spiace ma nell’infrarosso non c’è nessuna foschia verdognola, quella è data dagli intensificatori di luce. Nell’infrarosso vedi tutto nero (o blu scuro) ad eccezione delle sorgenti di calore. Quando in televisione ti fanno vedere immagini verdastre e la scritta “telecamere ad infrarossi” è una gradissima stronzata. Per dare un’idea questa (http://www.unt.edu/resource/imageassets/02infraredhouse.jpg) è un immagine agli infrarossi. L’infrarosso vedendo il calore ha il vantaggio di permettere di vedere anche attraverso i muri entro determinati limiti, un intensificatore di luce no. Se qualcuno ti ha detto il contrario non ha mai usato un sensore IR in vita sua.

    Pag 106
    “L’ultimo razzo di segnalazioni che mi è rimasto” quando ha usato gli altri? Lo zainetto da dove è spuntato? Se a malapena stava dentro al contenitore della posta pneumatica e le saldature le torturavano la schiena si suppone che non avesse alcuno zainetto.

    Pag 126
    Il colonnello Sanders spinge le altri lenti oltre i margini

  73. 165 Zave

    @Wendy:
    la delibera dell’agcom è stata molto più blanda di quello che si temeva, fermo restando che non mi piaccia.
    non è più previsto l’oscuramento di cui parli e prima di rivolgersi all’autorità bisogna fare una richiesta di rimozione dei contenuti che violino il copyright al gestore del sito che ha 4 giorni per ottemperare.
    in ogni caso dubito fortemente che questo blog rischi qualche conseguenza perché non contenuti protetti da copyright non ce ne sono: gamberetta si limita a far sapere che un determinato libro si trova su emule e scrive il nome con cui il file è condiviso.
    mi sembra un po’ pochino perché perché rischi alcunchè e anche se non scrivesse i nomi file non ci vorrebbe molto a trovarli da soli con una ricerca sul mulo con autore e titolo.

    mi scuso per l’ot

  74. 164 Oliver

    Favoloso, il più bel racconto che ho letto da un annetto a questa parte. Devo dire che sinceramente l’ho apprezzato molto più di Laura, tanto da divorarlo in due giorni o poco più (commento all’1:34 perché ho passato le ultime 6 ore a leggere: dovevo finirlo di stasera cribbio! =D). Non c’è che dire Gamberetta, le fatine sono proprio il tuo genere. Spero di cuore che continuerai a scrivere Assault Fairies =) Complimenti vivissimi

  75. 163 Corr

    ok, letto tutto d’un fiato, o quasi.
    bello è bello. scritto bene anche. l’unico aspetto che non mi piace è l’ambientazione “piston-idraulic-ingranaggiosa”. se tutto il libro è scritto con doveroso realismo e credibilità, nel rispetto dell’ambientazione imposta, l’ambientazione imposta esce da questa credibilità. cerco di spiegare quella che per me è un’intuizione più che una certezza.
    [modalità professorino ON]
    ho studiato ingegneria meccanica, ne capisco qualcosa. ho lavorato con la teoria per la soluzione inventiva dei problemi, e ho appreso dell’evoluzione dei sistemi tecnici, direi che ne capisco più di qualcosa, almeno per la media nazionale. I sistemi meccanici evolvono, così come le piante, gli animali e tutto il creato: prendete per buona questa affermazione o cercate “TRIZ” su google. Esistono delle leggi di evoluzione dei sistemi tecnici, esiste un alter ego di Darwin che ha studiato il fenomeno, ecc ecc. i sistemi meccanici descritti nel libro, che sono onnipresenti, onnisbuffanti e onninquinanti, sono semplicemente fuori dalle leggi di evoluzione e per questo fuori dal quadro. Ok, si potrebbe obiettare che le leggi valgono in questa misera realtà ma non nel libro che segue rispettosamente le sue regole. Obiezione debole, perchè le leggi di evoluzione per definizione sono piuttosto generali. Partendo dal’antenato comune (la macchina a vapore, circa XVIII secolo) il sistema descritto diverge troppo in fretta rispetto a quello che abbiamo sviluppato noi. mi rendo conto che è un po’ incomprensibile.
    proviamo con un altro esempio altrettanto incomprensibile: Film Avatar, bel filmone wow! ci sono gli omoni blu, gli animali volanti, le pantere incazzose e i cavalli alieni a 6 zampe. 6 zampe? si si 6 zampe! va bene tanto è una specie aliena… SBAGLIATO! L’antenato comune di tutti i Vertebrati di Pandora ha 4 zampe, visto che gli pterodattili hanno 2 ali e 2 zampe, gli omoni blu hanno 2 braccia e 2 gambe, le panterone hanno 4 zampe. allora come fa un cavallo alieno, quindi discendente dal phylum dei vertebrati ad avere 2 zampe in più? non torna è fuori dal quadro (tralasciando il fatto che la forma a 4 zampe per i vertebrati è la più efficiente: è quella selezionata sul nostro pianeta…e quindi logicamente anche su Pandora che presenta condizioni vitali abbastanza simili)
    Torniamo alle super macchine del libro. L’evoluzione ci insegna che i sistemi tecnici si semplificano: a parità di funzioni svolte diminuisce il numero di parti meccaniche, ed è solo un aspetto il più lampante. Partendo dall’antenato comune queste macchina sono andate contro l’evoluzione, un po’ come i cavalli cui sono spuntate due zampe anteriori in più (che poi un giorno mi spiegheranno a cosa servono visto che i quadrupedi di questo mondo sono animali a trazione posteriore)
    [modalità professorino OFF]

    Poi per un fatto di deformazione professionale mi facevano girare le scatole tutte quelle perdite d’olio :-)

  76. 162 Wendy

    Ovviamente era *RIVEDREI =.=

  77. 161 Wendy

    Gamberetta, scusa se il discorso non c’entra nulla però, fossi in te, rivederei un po’ i link per scaricare almeno i libri di italiani da emule. Con la delibera dell’Agcom ci mettono un secondo ad oscurarti, e credo che di autori italiani che potrebbero usare la cosa come “vendetta” personali ce ne siano un po’.
    Se poi sono tutti buoni e accettano le critiche, ok, chiedo scusa per aver malignato XD

  78. 160 Mauro

    dr Jack:

    Succede anche a Goku e Naruto che dopo lo scontro sono molto provati.
    Naruto e Goku si pompano con l’emozione.
    Mentre penso che un professionista (di una storia adulta) sappia gestire l’emotività, e non abbia bisogno che un suo amico perisca per caricarsi

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  79. 159 dr Jack

    @ Gamberetta

    Al di là del caso specifico, questa è una delle mie preferenze in generale. A me i personaggi “positivi” piacciono poco, se penso a quello che ho scritto e che sto scrivendo non so quando capiterà un’altra protagonista più “positiva” di Astride.

    Anch’io non sono un apprezzatore dei personaggi positivi.
    E specifico che per positivo non intendo il solito personaggio ingenuo e dalla bontà adolescenziale. Intendo qualcuno “umano” in grado di porsi problemi morali maturi.
    Creare questo genere di personaggio e farli soffrire pare funzionare (almeno in certe storie), per fare qualche esempio:
    Martins:
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    The Shield
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    D’altra parte a me succede l’esatto contrario: quando in un libro vedo un personaggio “positivo”, nove su dieci desidero che crepi prima possibile.

    E’ possibile che nove personaggi “buoni” su dieci siano fatti male. Oppure è possibile che sia effettivamente una questione di gusti.

    Perché non le importa. Una volta perso il proprio onore nel Reame qualunque lavoro è uguale.

    Ok, il personaggio è tuo; ma a me hai mostrato una cosa diversa. Io ho avuto l’impressione che pareva importarle fino a prenderla sul personale, fino a farla incazzare e mollare il lavoro perché troppo umiliante.
    Se non gli importava davvero tanto valeva continuare.
    Sull’assenza di carriere alternative. Bo’, mi sembra difficile, ma non conosco appieno l’ambientazione. Al giorno d’oggi o (con i dovuti riadattamenti) nel rinascimento un posto migliore lo trovava in qualche modo.
    Potrebbe essere anche questa una questione secondaria, se non fosse che rappresenta la motivazione/scintilla che fa scaturire la storia. Per questo mi è rimasta più impressa.

    Comunque ho capito cosa intendi. Ti lascio solo le mie impressioni.

    Come si intuisce dal dialogo nell’ultimo capitolo con Anemone, la decisione di congedare Astride è stata tutt’altro che unanime.

    Eppure è una mezza misura, da parte di un popolo che pare non amare le mezze misure.
    Come mai i favorevoli non gli hanno dato una mano per poter vivere, o come mai gli sfavorevoli non la ammazzavano.
    Purtroppo è difficile valutare questa visto che il motivo mi è ancora ignoto.
    Avrai i tuoi motivi (e magari cambierò idea), ma per ora quest’assenza l’ho percepita come un disvalore.

    I compiti della squadra fatine sono spiegati dal Generale: tra questi rientra anche un lavoro di raccolta di informazioni (indagini) ma non è il principale né l’unico.

    Io esprimo il parere solo per quello che le ho viste fare, non per quello che dice il generale.

    D’altra parte le fatine potendo entrare nella testa della gente sono particolarmente adatte a questo compito.

    Indubbio.
    La questione è come mai nessuno (lei compresa) si fa la domanda: come mai è Astride il capo e non quella dei servizi segreti.
    Io ora lo so: perché gli umani hanno un piano per persuaderla, eppure mi ero posto la domanda.
    Me la sono posta dopo le indagini che si sono concluse con il primo interrogatorio/invasione mentale.
    Mi ero risposto: bo’, avranno scelto Astride percHhé nel passato lavorava nei servizi segreti o nella polizia interna dell’esercito.
    Quando questo tipo di background non mi è arrivato la domanda è cresciuta.
    Le fatine (Astride compresa) e tutti i personacci che avrebbero dovuto saperlo se lo sarebbero potuto domandare prima. Ma nessuno mostra alcun dubbio.

    Anche questa dipende da cose di cui sono all’oscuro.

    @ Mauro
    Succede anche a Goku e Naruto che dopo lo scontro sono molto provati.
    Naruto e Goku si pompano con l’emozione.
    Mentre penso che un professionista (di una storia adulta) sappia gestire l’emotività, e non abbia bisogno che un suo amico perisca per caricarsi.
    Il tuo ragionamento rimane valido, ma se veniva mostrato era meglio.
    (Esiste ancora la possibilità che me lo sia perso e ci tengo a precisare che questa continuo a ritenerla un’inezia.)

  80. 158 Mauro

    dr Jack:

    Non l’ho notato “mostrato” nel racconto (me lo sono perso?) e non mi è venuto di darlo per implicito

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  81. 157 Gamberetta

    @Giles Habibula.

    Se, nel secondo volume, ci sarà qualche flasback riguardante l’addestramento, ci sarà la fatina Artman (si, lo so, il nome è Hartman, ma i nomi iniziano tutti con A) ?

    Penso si vedrà di più la fatina Aprica, ufficiale istruttore alla Scuola di Guerra.
    Per quanto riguarda invece personaggi umani (non gnokki) non saprei: gli esseri umani sono noiosi, non garantisco niente.

    @dr Jack.

    Non appaiono personaggi positivi a cui affezionarsi.

    Al di là del caso specifico, questa è una delle mie preferenze in generale. A me i personaggi “positivi” piacciono poco, se penso a quello che ho scritto e che sto scrivendo non so quando capiterà un’altra protagonista più “positiva” di Astride.
    D’altra parte a me succede l’esatto contrario: quando in un libro vedo un personaggio “positivo”, nove su dieci desidero che crepi prima possibile. ^_^

    Astride è super addestrata… come mai all’inizio ha quel lavoro?

    Perché non le importa. Una volta perso il proprio onore nel Reame qualunque lavoro è uguale. Inoltre il suo è un addestramento molto specifico che ha poche applicazioni nella vita civile (ad esempio non ha le capacità per lavorare nel ramo ingranaggi di precisione come invece fanno altre fatine).

    Da una parte sono così spietati da accoltellare le loro reclute. Dall’altro lasciano in giro Astride come se nulla fosse, lasciandola viva in uno stato di degrado.

    Come si intuisce dal dialogo nell’ultimo capitolo con Anemone, la decisione di congedare Astride è stata tutt’altro che unanime. Forse anche per qualche fatina il suo comportamento è stato eroico (ma si vedrà bene quello che è successo nel volume 2).

    I compiti della squadra fatine sono spiegati dal Generale: tra questi rientra anche un lavoro di raccolta di informazioni (indagini) ma non è il principale né l’unico. D’altra parte le fatine potendo entrare nella testa della gente sono particolarmente adatte a questo compito.

    @megghi. Leggi l’articolo sull’inaugurazione dell’Osservatorio Fatine.

  82. 156 Marco

    Nel commento 155 ho sbagliato. La frase giusta è “se il libro fosse stato” senza il “non”. ^ ^

  83. 155 Federico Russo

    Ho pubblicato le mie impressioni sul mio blogghino. Incollo la parte “fondamentale” (evito di incollarlo attraverso l’html, la formattazione risulta comq incasinata, tanto vale evitare) .

    Elenco i pro e i contro in simultanea.

    - Tecnica
    [Pro.]
    Molto show e niente tell. Termini adatti allo scopo prefisso, ritmo incalzante.
    [Contro]
    Troppo show, anche quando non serve. Ci sono scene “meccaniche” in cui si mostrano tante di quelle cose che il lettore è costretto o a conoscere nei dettagli il funzionamento del macchinario (e quindi può leggere in fretta senza intoppi, figurandosi tutto in testa), oppure deve fermarsi e riflettere su ogni parola – ma anche così la scena è probabile che rimanga oscura.
    [Pro.]
    Uso della prima persona e uso del presente. Chiunque abbia letto un manuale di scrittura saprà che la prima persona dà credibilità alla storia, favoriesce l’immedesimazione nel personaggio, e nel complesso insieme all’uso del presente la lettura viene facilitata.
    [Contro.]
    L’uso di una prima persona al di fuori di uno stile biografico/diaristico è rischioso: limita i pov a quello del protagonista, quindi restringe la visuale degli eventi e delle informazioni al lettore, nonché lo spettro della storia – soprattutto quando è così ricca di elementi -, e a mio avviso, in questo caso, riduce la potenza del racconto.
    Oserei aggiungere che la prima persona non giustifica gli infodump; i pensieri infodumposi della protagonista non sono credibilissimi, ma si possono accettare senza problemi. Tuttavia l’infodump non compare proprio quando dovrebbe (per esempio, per spiegare svariati meccanismi troppo mostrati, o per definire le svariate strutture dimensionali, ecc.)

    - Background
    [Pro.]
    L’ambientazione “storica” non si sente granché, nel senso che l’elemento fantastico prevale su tutto – basti pensare che il mondo è filtrato dal pov della fata. Ma è preferibile così, dato che le fatine sono più importanti dello squallido mondo degli umani.
    L’ambientazione è ricchissima di spunti interessanti, sia dal punto di vista tecnologico che da quello fantastico.
    [Contro.]
    Non mi è stata molto chiara la natura della magia delle fatine. Cambia la realtà o è pura illusione? Ovviamente non è pura illusione, visto i modi in cui viene usata, ma allora mi chiedo perché in certe occasioni non è stata sfruttata? Esempio random con SPOILER: quando le fatine usano la posta pneumatica per essere trasportate (idea mitica), non dovrebbero avere nulla da temere per la loro incolumità: la magia potrebbe risolvere tutto, dalla mancanza di aria agli spigoli appuntiti. Forse l’esempio non è dei migliori, ma a mio avviso tante situazioni potevano verificarsi diversamente, con un uso intelligente della magia. /SPOILER
    Altro contro, la ricchezza di elementi retrofuturistici è un’arma a doppio taglio. Nel modo in cui vengono presentati mi sono sembrati un’accozzaglia enorme di cose, e questo mi ha portato ad apprezzare molto alcuni elementi e a storcere il naso ad altri (e.g., l’ “Inception” fatato).

    - Personaggi
    [Contro.]
    Lo ammetto, le fatine non le ho distinte l’una dall’altra. Volendo, non potrei neanche votare la mia fatina preferita, perché l’unica davvero caratterizzata è la dinamitarda – ha il suo perché, alias l’esacerbazione dei tratti comici, una sorta di caricatura che non risulta affatto poco credibile perché, diamine, è una fatina!
    Le altre fatine non le ricordo affatto. Ricordo che le loro magie avevano odori diversi, forse anche i capelli erano diversi, ma il problema è che non sono state propriamente caratterizzate.
    Come ben sappiamo, quando i personaggi sono diversi è bene ricordare al lettore le loro caratteristiche. Per quanto possa risultare noioso all’autore, sarebbe troppo semplice fare un ritratto veloce nella presentazione del personaggio e lavarsene le mani per le pagine restanti.
    La caratterizzazione risulta tanto più efficace quanto più rimane costante nelle pagine. Basta poco, per esempio ribadire che Fatina X ha i capelli verdi e lunghi (o corti), a pagina 10 si può dire che il vento glieli sbatte contro il viso, a pagina 15 si può dire che la fatina se li liscia nervosa, a pagina 17 che se li scosta dalla fronte ecc.
    Non è difficile, ma ci vuole pazienza e capire che l’attenzione del lettore è fluttuante.
    [Pro.]
    I conigli fumatori sono i personaggi meglio caratterizzati. Dico sul serio: sembrano vivi, hanno una loro personalità, si comportano in maniera “naturale” nella storia. Sono il capolavoro del romanzo. Gli altri personaggi risultano piuttosto vuoti, privi di sentimenti veri e propri.

    - Flashback / Cambi di scena
    [Pro.]
    La presenza di diverse dimensioni è figa. Soprattutto la flessibilità con cui una fatina può passare dall’una all’altra. Apre una marea di possibili sviluppi ( [contro.] sviluppi che nel romanzo sono stati affrontati in maniera concentrata, un po’ come un caffè ristretto in una tazzina all’italiana, contro la possibilità di un bel cappuccino in bicchiere di carta da 250ml con schiumetta, panna, cacao e cioccolato liquido alla Starbucks, un insieme di sapori da gustare a lungo).
    [contro.]
    Per la prima parte del romanzo non capivo se la protagonista fosse sempre Astride (nome che ho memorizzato a metà opera) o se ci fosse un cambio di pov. Dopo che ho capito, ho cominciato a confondermi con le diverse dimensioni, ho realizzato che la fatina può andare nell’Aldilà, poi nelle menti altrui, poi in una dimensione diametralmente opposta a quella umana ma altrettanto indipendente, il Reame fatato. Però ormai era troppo tardi: se l’avessi capito subito avrei gustato meglio tutto il resto.

    Conclusioni
    Tirando le somme, Assault Fairies è un romanzo scritto bene e con ottime idee. La pecca, a mio avviso, sta nell’ “approccio” con cui è stato sviluppato. Sembra che il riflettore sia puntato più sulle idee che sulla storia, e più sulla tecnica che sull’ispirazione. Credo che se si fosse prestata maggiore attenzione alla storia in sé, al suo sviluppo, e se si fossero usati gli altri elementi come strutture gregarie, piuttosto che come motore principale, il risultato finale sarebbe stato di gran lunga migliore.

  84. 154 Marco

    Poi sono sicuro che Gamberetta se ha fatto la scelta dei diminutivi lo ha fatto con consapevolezza e con una sua motivazione, non certo con la superficialità di certi 14enni pubblicati.

    Però oggettivamente se il libro non fosse stato di un altro di fronte a tutti quei diminutivi io penso (magari sbaglio) avrebbe fatto, nel suo modo più pungente, le mie stesse osservazioni.

    Che per quello che ho letto finora mi è piaciuto ma quei diminutivi mmi danno la stessa orticaria di un “attimino”.

  85. 153 Marco

    @Giles Habibula

    Considerando che le fatine possono condividere la coscienza con la comunità, no, non è strano che non facciano un rapporto sulle dimensioni considerando la Regina come anormale. Essendo la Regina – com’era scritto ? Il cuore del piccolo popolo, la mente del piccolo popolo ? vabbè, poco importa – il fulcro di questa pseudo mente-alveare, saranno le fatine a considerare i loro arti piccoli, rispetto alle dimensioni della regina, il membro con la mente più potente e, di conseguenza, la mente dominante.

    Anche accettando questa come spiegazione, che comunque a me non convince, tutto questo non emerge dalle prime pagine.
    Quello che si ha è una fatina dal carattere forte, che odia gli umani ed è invece orgogliosa del proprio essere fatina. Si vede la sua individualità mentre della condivisione della coscienza della comunità non vi è traccia. L’uso dei diminutivi non trova giustificazione, la fatina sembra assumere il punto di vista, per quanto riguarda le dimensione, degli umani che tanto odia.
    L’impressione che fa è un voler continuamente ribadire che le fatine sono piccole. A me da fastidio, magari sono il solo.

  86. 152 dr Jack

    @ Dagored

    Dovrei andare a ricontrollare, ma mi pare che oltre ad aver ogni fatina una sua specializzazione, siano anche assistite da degli specialisti umani.

    Non sto dicendo che la squadra non avesse adeguato supporto.
    La questione è che a capo di una squadra d’indagine metterei un esperto dell’FBI, o al massimo un esperto della CIA. Non un esperto dei navy seal. E questo crea ulteriori dubbi visto che dal background mostrato di Astride (per ora) è un’esperta di forze speciali.

    @ Mauro
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    @ Momo

    Però la tua considerazione mi sembra errata. “Anemone” e “Amarilla” sono nomi molto particolari, confondibili solo se nella vita uno confonde “Giacomo” con “Gianfranco”.

    Se fossero solo due o tre sarei d’accordo.
    Se fossero nomi di persona italiani potrebbe essere lo stesso.
    Se avessero un significato comprensibile ancora va bene. Ma io ad esempio non so distinguere il fiore Amarilla da un Anisia o da un Arina (sono fiori, no?).

    Per me il motivo della confusione è dovuto dalla lunghezza del nome più che dall’assonanza.
    Anisia con con Arina, Anemone con Azalea.
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    Con Astride ho avuto qualche problema solo all’inizio, poi ho memorizzato il nome, con le altre è stato più difficile.
    L’assonanza diversa ha aiutato, vero, e ci sono delle attenuati (per me la più grande è il fatto che effettivamente la A iniziale è caratterizzante delle fatine).
    Insomma, la confusione e in qualche modo si risolve (come anche per i flashback, dopo un po’ si torna a seguire il discorso) però l’ho sentita. La riporto, giusto per dire di pensarci ancora un po’ su per vedere se si trova una soluzione.

  87. 151 Momo

    @ dr. jack: vorrei dire la mia sui nomi delle fatine. Avevo pensato anche io alle possibili ambiguità dei nomi “simili” che iniziavano per A. Però la tua considerazione mi sembra errata. “Anemone” e “Amarilla” sono nomi molto particolari, confondibili solo se nella vita uno confonde “Giacomo” con “Gianfranco”. “Astride” è riconoscibilissimo per la “str”, e comunque è il pov quindi non c’è alcun problema. “Azalea” e “Arina” allo stesso modo sono difficilmente confondibili (più degli altri nomi, ma giusto all’inizio). L’unico che mi ha creato qualche problema è “Anisia”, ma collocandosi in scene specifiche non ha procurato guai.

  88. 150 RedRose

    @DagoRed e Giles Habibula:
    Se vogliamo guardare al pelo nell’uovo qui trovate una timeline a proposito dell’uso dell’alluminio, in particolare per imballaggi. Le lattine (di latta!) si costruivano già nell’Ottocento, ma la tecnologia ha raggiunto uno stato tale da permettere la produzione di lattine per liquidi nel 1930; la prima lattina di birra con la forma attuale è del 1935.
    Il duralluminio che Gamberetta cita una volta nel libro è una scoperta del 1905 e il processo industriale è del 1909.
    Un’altra volta viene citata una scaletta in alluminio, che suppongo sia meno complicata da fare di una lattina, una volta che esiste il modo di fare le saldature.

    Tutto sommato niente di tutto ciò mi pare così schifosamente anacronistico, si sa che lo sviluppo di certi procedimenti piuttosto che altri è un fatto di opportunità, chissà che piega avrebbero potuto dare le fatine all’industria degli imballaggi se le avessero lasciate fare :D

  89. 149 Mauro

    dr Jack:
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  90. 148 megghi

    Stavo leggendo Assault Fairies (sono più o meno alla ventesima pagina) quando m’è venuta la curiosità di andare in fondo al manoscritto per leggere la nota, che mi ha parecchio incuriosita. Ora, premettendo che sono completamente ignorante in materia di fantasy, di fantascienza e più in generale della maggior parte della narrativa di cui ti occupi in questo blog (per non parlare di fatine) e che il mio commento non vuole essere in nessun modo sarcastico, volevo sapere: questa storia dell’esistenza delle fatine è un’ invenzione necessaria per lo svolgimento della storia, o veramente sei una sostenitrice di quest’ipotesi? Non avendone mai sentito parlare fin’ora la cosa mi incuriosisce molto. Vorrei anche chiederti: se è la seconda delle due, come sei giunta a sostenere l’esistenza delle fatine? C’è in particolare qualche articolo a cui potresti rimandarmi per poterne sapere di più? Come accennavo prima, sono sinceramente interessata da questa teoria, che mai avrei pensato esistesse. Mi scuso se la domanda dovesse suonare stupida od idiota, ma sono letteralmente caduta dalle nuvole!

  91. 147 Giles Habibula

    @DagoRed :
    La lattina di birra, effettivamente, fa la sua prima comparsa intorno agli anni ’40-’50, ma la produzione di alluminio comincia attorno al 1890.

    Considerando l’ambientazine steampunk ci devi mettere tecnologia piu avanzata (lattina di birra in stile vittoriano).

  92. 146 DagoRed

    Aggiungiamo che (pare) Astride fosse una militare dei servizi speciali e viene messa a capo di una squadra che segue indagini con un po’ spionaggio, mentre le operazioni speciali sono secondarie?
    Servirebbero curriculum diversi. Operazioni speciali, servizi segreti e indagini di polizia hanno bisogno di specialisti differenti. Un Navy Seal non è un agente della CIA, che a sua volta non è un agente dell’FBI.

    Dovrei andare a ricontrollare, ma mi pare che oltre ad aver ogni fatina una sua specializzazione, siano anche assistite da degli specialisti umani. Vedi il rapimento dello gnomo puzzone & pervertito (un po’ il mio personaggio totemico).

  93. 145 DagoRed

    Due altre noticine:

    - Anch’io ho storto un poi il naso per la faccenda delle lattine di alluminio. Avrei capito la latta, ma non l’alluminio. Come già detto non sono affatto esperto di steampunk, ma questo materiale l’ho sempre considerato, insieme alla plastica, il simbolo del secolo 20esimo (inoltrato). Felicissimo di essere eventualmente smentito.

    - Sempre nell’ambito militare, condivido l’idea che il comportamento dei militi umani sia troppo neutro e asettico (specie considerando che sono animali v.v )
    Qualche “troietta svolazzante” o “insettaccio ciucciacazzi” io lo avrei fatto sfuggire volentieri a uno o due marines, se non altro per dar modo alla nostra fatina di rifilare ai bestioni un cicchetto coi fiocchi ^_^

    Inoltre -ma qui siamo già al livello di farneticazioni da fanboy- non ho trovato in tutto il libro quello che ritengo un elemento essenziale per qualunque romanzo che aspiri ad essere (anche) di tema bellico. Ovvero le sboronate militari
    Ovvero frasi ad effetto che dette da chiunque altro suonerebbero patetiche ma che pronunciate al momento giusto da un soldato acquistano (imho) un’irresistibile aura di epicità e/o comicità nera. Per capirci, cose del tipo:

    Padre Emmanuel si diresse verso un ferito grave, un capitano delle SS con un enorme buco al basso ventre.
    «Va’ fuori dai piedi, prete!» gemette l’ufficiale morente. « Del tuo Dio, io me ne frego»

    Noi se si riceve un ordine lo si esegue, perché siamo dei soldati. Andremmo sulla luna infilandoci una cartuccia nel buco del culo, se ce ne dessero l’ordine.

    “Vorrei sapere, signor comandante, se una malattia al cuore dispensa dal picnic?”
    “Fuori dei piedi! Né una malattia al cuore né i coglioni al cartoccio. Altre domande?”

    Chi c’è andato più vicino è stata la fatina istruttrice, che infatti considero già la mia preferita. Ma imho con la tua bravura per i dialoghi avresti potuto dare di più ^_^
    Sempre ammesso che atteggiamenti del genere sia confacenti con delle dolci fatine ^_^

    Se ti interessano i NavySEAL (nota: storpiatura dell’originale FairySEAL), leggi questo libro. È una descrizione minuziosa (per quanto consentito dal segreto militare) dell’addestramento dei SEAL. Se si legge senza pregiudizi, appare chiaro che anche lì in origine a dirigere gli addestramenti erano le fatine. Basta vedere questa “tradizione”: le reclute ferme per infortunio spesso aiutano le reclute del corso successivo portando di nascosto caramelle e cioccolato. Più comportamento fatinesco di così…

    Wow. Gamberetta che mi consiglia un libro di argomento bellico. Credo che questo sia il giorno più felice della mia vita, a parte quella volta che assistetti al linciaggio di un ausiliare del traffico *_*
    Giuro che me lo procuro appena possibile.

    Duca, adesso non fare la faccia da gelosone v.v

  94. 144 dr Jack

    L’ho finito!
    Mi è piaciuto: vita militare, indagini, spietatezza e finale inatteso sono tutti argomenti di mio gradimento. E sarò un sentimentale, ma a me le fatine piacciono un casino.
    Senza dubbio meglio di Laura, ma secondo me peggio di S.M.Q.

    Elementi positivi in breve (li hanno già elencati, alcuni più volte).
    Lo stile è un elemento eccezionale.
    L’ambientazione è bella.
    Ci sono un sacco di dettagli fantastici, come i modi di dire e la verginità scacchistica.
    La trama mi è piaciuta.

    Riguardo a opinioni già presenti nei commenti precedenti.
    - I diminutivi (visino, manine ecc.): a me non sono dispiaciuti, magari il lettore ha fastidio per altri motivi (tipo Astride che è antipatica) e scarica la colpa sui diminutivi.
    - Tutti i nomi con le A iniziali. L’idea è molto bella, e caratterizza bene il gruppo di fatine. Il problema è che ci sono tanti personaggi fatina, e tutte queste A le confondono, anche perché di carattere si assomigliano tra loro (tutte orgogliose, tutte un po’ sadiche, tutte militaristiche).
    - I continui sogni e flashback rovinano un po’ il ritmo e anche loro aumentano la confusione.
    Ma queste sono quisquiglie.

    Dal mio punto quello che non fa superare “mi è piaciuto” è Astride.
    - Non appaiono personaggi positivi a cui affezionarsi. Alla fine non mi importava se i personaggi vivessero o morissero. E questo toglieva molto ai fatti truci, non li sottolineava abbastanza.
    Ma nella storia i personaggi si dividono
    A) duri e bastardi
    B) flaccidi e incapaci
    C) mere comparse
    E io penso che questo sia dovuto dal PDV di Astride. E al suo razzismo che a volte si spinge nella stupidità (quando non riconosce il valore di esseri umani evidenti).
    Il PDV di Astride spinge a pensare come lei: alla fine cosa me ne frega se crepano tutti questi stronzi?

    Il movente del personaggio
    Il movente di Astride mi sembra debole.
    Astride è super addestrata… come mai all’inizio ha quel lavoro?
    Anche Jack Bauer (pure lui uno dei top delle forze speciali) ha avuto i suoi momenti no (con figlia a carico?). Eppure, anche quando è uscito dal CTU si è trovato un lavoro dignitoso; senza andare a fare il mercenario o il criminale, cosa contro la sua natura, o al massimo è andato ad aiutare nelle missioni umanitarie.
    Vederlo fare il cameriere con costumino da pollo sarebbe un bel WTF?

    Il Reame. Da una parte sono così spietati da accoltellare le loro reclute. Dall’altro lasciano in giro Astride come se nulla fosse, lasciandola viva in uno stato di degrado.
    Ci credo che gli umani la ritenevano corruttibile. Quello che mi sembra strano e come mai il Reame non se ne sia reso conto e abbia attuato la “tipica soluzione drastica” a cui sembrano abituate le fatine.

    La questione sarebbe secondaria se non fosse sottolineata dal fatto che questa dovrebbe essere la motivante che spinge avanti la storia: non trovo lavoro e allora mi unisco a una potenza straniera.

    Ma Astride… non si è accorta che c’era qualcosa che non andava? Se è davvero una super top del suo settore come ha fatto a non rendersi conto?
    E le sue compagne? Anche loro non badano al fatto che Astride (più debole delle altre) le debba guidare? (O sono tutte al servizio degli umani? Mi pare di no.)
    Aggiungiamo che (pare) Astride fosse una militare dei servizi speciali e viene messa a capo di una squadra che segue indagini con un po’ spionaggio, mentre le operazioni speciali sono secondarie?
    Servirebbero curriculum diversi. Operazioni speciali, servizi segreti e indagini di polizia hanno bisogno di specialisti differenti. Un Navy Seal non è un agente della CIA, che a sua volta non è un agente dell’FBI.
    Certo il passato di Astride non si è ancora rivelato e magari lo spiegherebbe. Ma lasciare aperte queste domande per così tanto tempo non mi convince appieno.
    Insomma, la domanda: perché proprio lei, non se lo chiede nessuno dei personaggi? Io l’ho sentita e loro non mi hanno risposto.

    Qualche altra inezia:
    Metto in dubbio anche la professionalità di Astride
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    Altra questione:
    La posta pneumatica.
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    Dopo tutta sta menata sembra quasi che non mi sia piaciuto :p. Ma non è vero, e lo ripeto.
    Mi è piaciuto. Ma poteva essere meglio.

  95. 143 Giles Habibula

    Domanda :
    Se, nel secondo volume, ci sarà qualche flasback riguardante l’addestramento, ci sarà la fatina Artman (si, lo so, il nome è Hartman, ma i nomi iniziano tutti con A) ?

    Appurato che le fatine hanno una tecnologia superiore, sono le più belle del reame, hanno un QI superiore a 160 e, per passare il tempo, fabbricano carillon alimentati da reattori a fusione fredda, non sarebbe interessante inserire anche qualche personaggio di etnia “diversa” dalla fatina ? Che ne so, un pilota umano (magari che guida questo), o il ragazzo dello spaccio(cit.). La storia è priva di gnokki, ma nessuno afferma che, per inserire un personaggio maschile, esso debba, necessariamente, essere uno gnokko…

  96. 142 Giles Habibula

    @Mauro
    Eh, lo so, il lavoro debilita l’uomo, niente di personale, tutta colpa dei DNS ._.

    @Marco

    Considerando che le fatine possono condividere la coscienza con la comunità, no, non è strano che non facciano un rapporto sulle dimensioni considerando la Regina come anormale. Essendo la Regina – com’era scritto ? Il cuore del piccolo popolo, la mente del piccolo popolo ? vabbè, poco importa – il fulcro di questa pseudo mente-alveare, saranno le fatine a considerare i loro arti piccoli, rispetto alle dimensioni della regina, il membro con la mente più potente e, di conseguenza, la mente dominante.

  97. 141 Gamberetta

    @DagoRed.

    A confronto i Navy Seal sono un collegio delle orsoline.
    Ma come ha fatto la poveretta a sopravvivere?

    L’hanno riportata sul granchio e curata. Non era una ferita grave, le fatine sono molto resistenti.
    Se ti interessano i NavySEAL (nota: storpiatura dell’originale FairySEAL), leggi questo libro. È una descrizione minuziosa (per quanto consentito dal segreto militare) dell’addestramento dei SEAL. Se si legge senza pregiudizi, appare chiaro che anche lì in origine a dirigere gli addestramenti erano le fatine. Basta vedere questa “tradizione”: le reclute ferme per infortunio spesso aiutano le reclute del corso successivo portando di nascosto caramelle e cioccolato. Più comportamento fatinesco di così…

  98. 140 Mauro

    Gamberetta:

    Perché la manina si è trasformata in zampa

    Capito; non mi era chiaro che la mano si fosse trasformata già a quel punto, anche perché la chiama comunque “manina” (“Do una zampata con la manina”).

    Giles Habibula:

    @Mauro :
    Considerando che le fatine possono condividere la coscienza con la comunità [...]

    Quello cui rispondi lo ha scritto Marco, non io.

  99. 139 Marco

    Poi non so a me non convince l’immagine di una fatina militare di professione che porta i segni della guerra sul corpo, che nelle prime pagine manda a quel paese un tipo e poi parla di “manine e piedini”.

    Inoltre può sembrare un voler insistere sulle piccole dimensioni delle fatine quando queste ci sono state efficaciemente mostrate con la scena del frigo.

    Io alla terza volta che ho letto manine ho pensato “ok, ho capito, hanno le mani piccole perché sono piccole, possiamo andare oltre?”

  100. 138 Marco

    Forse non riesco a spiegarmi. Ok loro sono rispetto a noi creature aliene ma la voce narrante è di una di loro quindi il proprio corpo non ha niente di alieno. Per lei le sue non sono manine, piedini, ditini ma sono mani, piedi, dita, punto.
    Sono manine solo dal punto di vista degli umani. Per lei sono loro a essere giganti non lei a essere piccola.

    A mio parere l’essere fatina dovrebbe venir fuori in altro modo.

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