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Cose da un altro mondo

Nel 1845 il Capitano Sir John Franklin partì dall’Inghilterra con 128 uomini e due navi equipaggiate di tutto punto per la navigazione in acque polari. Il suo scopo era trovare il Passaggio a Nordovest, ovvero tracciare una rotta che portasse dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico passando lungo la costa settentrionale del Canada, tra i ghiacci dell’Oceano Artico.
Nei tre anni successivi le due navi, la HMS Erebus e la HMS Terror, tenteranno invano di aprirsi una via. Intrappolate nel pack artico, saranno abbandonate dagli equipaggi. I marinai di Franklin proveranno a tornare alla civiltà marciando a piedi per centinaia di chilometri di desolazione: non sopravvivrà nessuno.

HMS Terror
La HMS Terror intrappolata nei ghiacci artici durante una precedente spedizione (1836- 1837), da un disegno del Capitano George Back

Quel che sia davvero successo alla spedizione non è mai stato accertato. È opinione comune che a uccidere Franklin e i suoi uomini sia stata una combinazione di scorbuto, polmonite, tubercolosi, avvelenamento da piombo dovuto al cibo inscatolato e cannibalismo. Tuttavia le cose potrebbero anche essersi svolte in maniera diversa…

Nel suo ultimo romanzo, The Terror (titolo italiano: La Scomparsa dell’Erebus), Dan Simmons suggerisce che oltre alle delizie già elencate, gli equipaggi siano stati vittime di una misteriosa creatura, dotata di forza e abilità sovrannaturali.
Due navi bloccate dai ghiacci nel circolo polare artico, isolate e senza possibilità di ricevere aiuto, e in più assalite da una bestia maligna: se la trama non suona originale è perché è una rielaborazione di un classico della fantascienza, ovvero Who Goes There? (titolo italiano: La “cosa” da un altro mondo), romanzo breve di John W. Campbell Jr.
Dalla “cosa” sono state anche tratte due versioni cinematografiche, forse più famose del romanzo stesso: The Thing from Another World (La Cosa da un Altro Mondo) del 1951 e The Thing (La Cosa) del 1982 per la regia di John Carpenter.

Il romanzo di Campbell è del 1938. Penso sia interessante osservare come una stessa storia sia stata interpretata in maniera diversa nel 1938, 1951, 1982 e 2007. Devo però avvertire che non ci sarà molto modo di esercitare il sarcasmo né riuscirò a insultare nessuno, anche se Simmons mi è un po’ antipatico!


Copertina di Who Goes There? Titolo originale: Who Goes There?
Titolo italiano: La “cosa” da un altro mondo
Autore: John W. Campbell Jr.

Anno: 1938
Nazione: USA
Lingua: Inglese

Genere: Fantascienza
Pagine: 137

Campbell scrive Who Goes There? nel 1938, usando lo pseudonimo di Don A. Stuart. Campbell era già famoso come autore di space opera avventurosa, piena d’invenzioni mirabolanti e avvenimenti catastrofici – ed era molto bravo: un romanzo come The Mightiest Machine (titolo italiano: I Figli di Mu) se letto ai giorni nostri può a tratti risultare ingenuo e inforigurgitoso, ma rimane lo stesso divertentissimo. Io mi sono divertita! – tuttavia all’epoca era considerata narrativa di serie B, e così per le sue storie più “serie” Campbell usava uno pseudonimo.

Copertina de I Figli di Mu
Copertina de I Figli di Mu

In Who Goes There?, una spedizione scientifica al Polo Sud trova una nave spaziale sepolta da milioni di anni nel ghiaccio. Nel tentativo di liberarla, gli scopritori compiono la scelta sbagliata, pensando bene di sciogliere il ghiaccio usando bombe incendiarie! La nave spaziale viene così accidentalmente distrutta. Ma non tutto è perduto: a poca distanza dal relitto, in un blocco di ghiaccio, è rimasta surgelata un’inquietante creatura, evidentemente uno dei passeggeri dell’UFO. Gli scienziati riportano il blocco alla loro base.
Dopo un’accanita discussione su cosa fare del mostro, si decide di sciogliere il blocco e iniziare a studiare la carcassa della creatura. Purtroppo per loro la creatura non è proprio morta…

La cosa di Campbell
La “cosa” scoperta tra le nevi del Polo Sud vista dall’illustratore George Barr sulla base della descrizione di Campbell

Who Goes There? inizia con la discussione di cui sopra, nella quale sono anche riassunti i fatti relativi alla scoperta della nave spaziale. Una volta presa la decisione di procedere con l’autopsia della “cosa”, il romanzo si muove a ritmo velocissimo, senza più pause fino al termine. È per molti versi uno scorrere fin troppo frenetico, che lascia un po’ l’amaro in bocca, perché certe situazioni meriterebbero maggior approfondimento. Ma dal mio punto di vista è da apprezzare come Campbell mantenga sempre l’attenzione sugli aspetti essenziali della storia che sta narrando, senza mai perdersi in quisquiglie.

Uno degli aspetti essenziali è la “cosa” stessa. La “cosa” è una creatura intelligentissima, con poteri telepatici e malvagia fino al midollo. La “cosa” inoltre è in grado di “assorbire” qualunque essere che venga in contatto con lei. Una volta contaminato dalla “cosa” un uomo o un animale si trova le proprie cellule sostituite da quelle della “cosa” e in poco tempo non è più lui ma un’altra “cosa”, che però rimane ancora parte della “cosa” originaria.

«Che cosa aveva intenzione di fare?» Barclay fissò il telo cerato.
Blair sogghignò, sgradevolmente. L’aureola ondeggiante di capelli sottili che gli cingeva la testa calva fremette in un soffio d’aria.
«Impadronirsi del mondo, immagino.»
«Impadronirsi del mondo? Così, da solo?» ansimò Connant. «Diventare un dittatore solitario?»
«No.» Blair scosse il capo. Il bisturi con il quale stava giocherellando cadde; si chinò a raccoglierlo, e il suo volto rimase nascosto, mentre parlava. «Sarebbe diventato la popolazione del mondo.»
«Diventato… avrebbe popolato il mondo? Si riproduce asessualmente?»
Blair scosse ancora il capo e deglutì.
«Non… non ne ha bisogno. Pesava quaranta chili. Charnauk [qui si sta parlando dei cani da slitta, prime vittime della "cosa"] ne pesava circa quarantatre. Sarebbe diventato Charnauk, e gli sarebbero rimasti ancora quaranta chili per diventare… oh, Jack, per esempio, o Chinook. Può imitare qualunque cosa… cioè, può diventare qualunque cosa. Se avesse raggiunto l’oceano antartico, sarebbe diventato una foca, o magari due foche. E le foche avrebbero potuto aggredire un’orca, e diventare orche, oppure un branco di foche. O forse avrebbe catturato un albatros, una procellaria, e sarebbe arrivato a volo nell’America meridionale.»
Norris bestemmiò sottovoce.
«E ogni volta che avesse digerito qualcosa e l’avesse imitata…»
«Avrebbe avuto a disposizione la sua massa originaria, per ricominciare,» terminò Blair. «Niente potrebbe ucciderlo. Non ha nemici naturali, perché diventa quello che vuole diventare. Se una orca l’avesse aggredito, sarebbe diventato un’orca. Se fosse stato un albatros, e un’aquila l’avesse attaccato, sarebbe diventato un’aquila. Dio, poteva diventare un’aquila femmina, tornare indietro, fare un nido e deporre le uova!»
«Sei sicuro che quella cosa infernale sia morta?» chiese sottovoce il dottor Copper.
«Si, grazie al cielo,» ansimò il piccolo biologo. [ma non è vero, la "cosa" non è morta!!!]

La proprietà della “cosa” di essere al contempo una e molti, verrà sfruttata per scoprire chi tra gli scienziati non è più lui ma solo un’imitazione, nella famosa scena dell’esame del sangue, scena che diventerà un momento chiave anche nel film di Carpenter.

Il punto saliente della lotta alla “cosa” nel romanzo di Campbell è la razionalità dei personaggi coinvolti. Tutto il “cast”, “cosa” in testa, si comporta sempre in maniera lucida, con freddezza e determinazione. Non c’è gente che gira da sola negli angoli bui della base, né tizi che danno fuori di testa, o altre scene ormai presenti in ogni tipo di film/romanzo simile. Qui abbiamo degli scienziati, persone considerate intelligenti, e come tali si comportano. Dall’altra parte la “cosa” proviene da una civiltà in grado di viaggiare tra le stelle, perciò una creatura evoluta, e dimostrerà di esserlo.
Ho apprezzato molto. Come invece non apprezzo la diffusa tendenza a giustificare personaggi che si comportino in maniera irrazionale in situazioni di stress, anzi, in qualche maniera tale comportamento viene considerato più “realistico”. In realtà più spesso che non è l’autore a non saper come cavarsi fuori dagli impicci se non riducendo artificialmente il quoziente intellettivo delle persone coinvolte. Campbell ha rispetto per i suoi personaggi e per i lettori, e nessuno si comporterà da idiota.
È probabile influisca anche una visione di fondo nei riguardi della scienza: in Campbell gli scienziati in quanto tali sono personaggi positivi, appunto razionali e intelligenti, mentre già nel film del ’51 saranno considerati dei bambini troppo cresciuti, che si baloccano con giocattoli che sarebbe meglio lasciar perdere. Nel ’51 non ci si può più fidare degli scienziati; come spiegherà un personaggio: è la stessa gentaglia che ha inventato la bomba atomica! Bastardi!

Tsar Bomba
Il 30 Ottobre 1961 i sovietici fecero detonare tra i ghiacci del Circolo Polare Artico il più potente ordigno mai costruito: la Tsar Bomba. Una bomba atomica della potenza di 50 megaton (50 milioni di tonnellate di tritolo). L’esplosione produsse una sfera di fuoco (nell’immagine) del raggio di quattro chilometri, visibile a più di mille chilometri di distanza. Il susseguente “fungo” si alzò per 60 chilometri nel cielo, con un diametro di 40 chilometri. L’onda d’urto fu tale da infrangere le finestre di molti palazzi in Finlandia e Norvegia, a centinaia di chilometri di distanza dall’epicentro del cataclisma

Un altro punto da notare è come i personaggi di Campbell non abbiano nessuna particolare caratterizzazione. Escluso qualche tratto fisico, sono in buona parte intercambiabili. Non so in che misura sia stata una scelta ponderata – Campbell non è che sia famoso per la complessità psicologica dei suoi personaggi – però può anche essere che abbia voluto accentuare il clima di paranoia che si crea alla base quando si scoprono i poteri della “cosa”. Così come gli scienziati non sanno più chi sia umano e chi sia “cosa”, anche il lettore ha difficoltà a distinguere questo da quello. Si crea una particolare atmosfera d’inquietudine, che tra l’altro fa sorgere la domanda: e se tutto il mondo fosse già una “cosa”?
In The Body Snatchers (L’Invasione degli Ultracorpi), gli esseri umani che ormai di umano mantengono solo l’aspetto, sono distinguibili dai veri esseri umani. Gli alieni non hanno problemi a dichiararsi tali, rivendicano la loro superiorità sui terrestri. La “cosa” imita in maniera totale. Certo, data la situazione tattica, una perfetta imitazione è quello che le serve, ma si ha la netta impressione che anche quando la “cosa” avesse conquistato il mondo, all’apparenza non cambierebbe niente. E se all’apparenza non è cambiato niente, come possiamo dire che non ci sono più esseri umani? In fondo nessuno può spiare l’”anima” del prossimo, possiamo stabilire che una persona è un essere umano solo se si comporta come tale.

Macchinario per il Voight-Kampff
Un particolare dell’apparecchiatura necessaria per svolgere il test Voight-Kampff, in grado di discriminare gli esseri umani dai Replicanti. La “cosa” supererebbe il test senza difficoltà

Campbell segue il precetto di narrare solo l’essenziale anche riguardo l’ambientazione. Pochissimi paragrafi sono spesi per il gelo del Polo Sud, ma è sottolineato con maestria il punto chiave delle condizioni del tempo. All’inizio la base è isolata, senza possibilità di ricevere aiuto dall’esterno, e questo acuisce il senso di pericolo e paura; più avanti il tempo migliora e invece di allentarsi la tensione aumenta, perché significa che la “cosa” ha la possibilità di allontanarsi e forse di contaminare altri insediamenti, divenendo impossibile da fermare.
È un ottimo esempio di gestione della narrazione. Il cuore della storia di Campbell è la lotta fra “cosa” e scienziati, il resto ha valore solo fin quando contribuisce alla causa.

Il romanzo termina con un lieto fine. In qualche misura fin troppo lieto date le premesse: non solo gli scienziati riescono a distruggere la “cosa”, ma s’impossessano anche dell’affare antigravitazionale che la “cosa” stessa stava costruendo per fuggire dalla base. Non è un finale forzato, però non ha l’impatto emotivo che avrebbe potuto avere un finale con la “cosa” libera di conquistare il mondo.

Una curiosità: secondo il critico Sam Moskowitz, Campbell avrebbe tratto ispirazione da episodi della sua infanzia per scrivere il romanzo. Infatti la madre di Campbell aveva una sorella gemella, e pare che le due spesso si scambiassero ruolo di nascosto, allo scopo di tirare brutti scherzi al povero bambino…


Locandina di The Thing from Another World Titolo originale: The Thing from Another World
Titolo italiano: La Cosa da un Altro Mondo
Regia: Christian Nyby

Anno: 1951
Nazione: USA
Studio: Winchester Pictures Corporation
Genere: Fantascienza con vegetali molesti
Durata: 1 ora e 27 minuti

Lingua: Inglese

Tredici anni dopo la pubblicazione del romanzo di Campbell, Howard Hawks (famoso regista tra gli altri di Scarface, Sergeant York, Red River, Rio Lobo), decide di trarne un film. Ufficialmente la regia è del suo aiutante Christian Nyby, ma secondo gli stessi attori, era Hawks a dirigere.

The Thing from Another World ha solo alcuni punti di contatto con la storia originale. Alcune differenze sono spiegabili con il diverso clima politico e tecnologico seguito alla Seconda Guerra Mondiale, ma altre non hanno giustificazione se non un tentativo di rendere il materiale più accessibile alla “massa”, riducendo la complessità della vicenda.
Alla fine ne esce tutto sommato un film decente, che però lascia deluso chi si aspettava una trasposizione fedele.
Trailer di The Thing from Another World

La differenza più grande riguarda la “cosa” stessa: sparita è la capacità di imitare altri esseri viventi, sparita è la telepatia, sparita è anche l’intelligenza. Rimane un mostro che somiglia vagamente alla creatura del dottor Frankenstein, e che vagola per la base ad ammazzare chi gli capiti a tiro. Quando sarà organizzata una trappola per questa “cosa”, lei ci cascherà come una rapa. E ho detto rapa non per caso, perché nel film è stabilito che la “cosa” è in realtà un vegetale!

Un fotogramma da The Thing from Another World
Scott [Il tipo alto e con la pelata a sinistra]: «Ma è come se… come se steste descrivendo una specie di… super-carota»
Carrington [lo scienziato al centro]: «Avete quasi indovinato. Questa… carota, come voi la chiamate, ha costruito un apparecchio capace di volare per milioni di chilometri attraverso lo spazio, sospinto da una forza che a noi è sconosciuta»
Scott: «Una carota di genio… mi gira la testa!» [e sì, questo dialogo nel film è da intendersi serio!]

Il rinunciare al potere più inquietante della “cosa”, significa che il terrore può essere comunicato solo dall’aspetto esteriore dell’essere. Lee Greenway, che si occupava del makeup della “cosa”, preparò non meno di 18 modelli diversi prima che Hawks fosse soddisfatto. Ma è difficile giudicare a priori la reazione della gente, così l’attore James Arness fu costretto a conciarsi da “cosa” e venne spedito in giro per Los Angeles. Si ripeté l’esperimento con vari makeup, finché le persone per strada non cominciarono a spaventarsi sul serio.
James Arness non la prese bene: dichiarò che travestito da “cosa” si sentiva una carota gigante ed era uno dei ruoli più imbarazzanti della sua carriera. Non si presentò neanche alla “prima” del film.
Dopo tanta fatica, minuti e minuti di girato con primi piani della “cosa” vennero eliminati in fase di montaggio: vista da vicino la creatura faceva solo ridere…

James Arness
James Arness nei panni della “cosa”, in tutto il suo… ehm, terrificante splendore?

Un’altra differenza tra romanzo e film del ’51 riguarda gli scienziati e il ruolo della scienza. Tanto per iniziare la base non è più di esclusiva proprietà delle teste d’uovo. A comandare sono i militari, personaggi simpatici, sicuri di sé, che sanno sempre quel che è giusto fare. Con loro anche un giornalista, che però non ha il ruolo di “denuncia” che così spesso è attribuito alla categoria nei film odierni. Il giornalista è lì per testimoniare gli eventi, ma sempre nell’ottica del superiore interesse dell’America. Quando non arriva il permesso di riferire certe notizie, il giornalista patriotticamente si adegua.
Gli scienziati sono dei bambocci. Non si capisce che esperimenti svolgano, e non ha grande importanza, tanto la ricerca scientifica è fuffa, e se non è fuffa, è roba dannosa che riguarda l’energia atomica.
Quando il dottor Carrington implora i militari di aiutarlo per tentare di comunicare con la creatura – ché chissà quali conoscenze possiede e lo scopo dell’uomo è la ricerca della conoscenza – il patetico scienziato è ridicolizzato. Se proprio si vuol parlare alla “cosa” bisogna usare un solo linguaggio: quello delle fucilate!
Qui più di un critico ha inteso la “cosa” come metafora del pericolo comunista (chiave interpretativa di una bella fetta della fantascienza cinematografica anni ’50), dato che ai comunisti spari e basta. Per me è una faccenda più profonda: è proprio un atteggiamento generale riguardo l’ignoto. Che sia alieno, indiano o comunista poco cambia: di fronte allo strano, allo sconosciuto, al difficilmente comprensibile, al problematico, la scelta corretta dev’essere usare la violenza.
La violenza è stata ed è la principale soluzione a ogni tipo di problema, come spiega il professor Dubois in Fanteria dello Spazio (1959) di R.A. Heinlein:

Una nostra compagna gli disse a bruciapelo: — Mia madre sostiene che la violenza non ha mai risolto niente.
— Ah, sì? — Il signor Dubois la guardò come se non la vedesse. — Sicuramente i cartaginesi sarebbero lieti di saperlo. Perché tua madre non va a dirglielo? O perché non lo fai tu?
Non era la prima volta che litigavano, visto che nella sua materia non si poteva essere bocciati non c’era bisogno di tenersi buono il signor Dubois.
— Mi sta prendendo in giro? — ribatté lei, irritata. — Lo sanno tutti che Cartagine è stata distrutta migliaia di anni fa.
— Mi era sembrato che fossi tu a non saperlo — disse lui con aria cupa. — Ma, dal momento che lo sai, non sembra anche a te che la violenza abbia deciso il destino di quella città in maniera alquanto definitiva? In ogni caso, non stavo prendendo in giro te personalmente, stavo deridendo una teoria decisamente assurda, abitudine alla quale non rinuncerò mai. A chiunque si attenga alla dottrina storicamente inesatta, e completamente immorale, che la violenza non ha mai risolto niente, vorrei consigliare di evocare i fantasmi di Napoleone Bonaparte e del duca di Wellington, e lasciare che discutano la cosa tra loro. Il fantasma di Hitler potrebbe fare da arbitro e la giuria potrebbe essere formata dal dodo, dall’alca impenne e dal piccione viaggiatore. La violenza e la forza bruta nella storia hanno risolto più situazioni di qualsiasi altro elemento, e chiunque pensa il contrario è un illuso. Le specie intelligenti che hanno dimenticato questa verità fondamentale hanno regolarmente pagato l’errore con la vita e la libertà.

Sul ruolo e la moralità della violenza si può discutere, ma dal punto di vista narrativo è indubbio che partire dal presupposto dello “sparare a vista” dona all’opera in questione un ritmo invidiabile. Senza pastoie etiche la lotta tra uomini e “cosa” si sviluppa veloce e divertente, con discrete scene d’azione. Tra l’altro ciò si sposa bene con una caratteristica dei film di Hawks, ovvero il dialogo fitto, realistico, con più voci che si sovrappongono.

Nell’analizzare The Thing from Another World si deve poi tener conto del fenomeno dischi volanti. Il 24 Giugno 1947 Kenneth Arnold fu uno dei primi ad avvistare un gruppo di UFO che se ne andava a zonzo nel cielo sopra lo stato di Washington. Da quel giorno gli avvistamenti si susseguirono e il 7 luglio un disco volante cadrà nei pressi di Roswell nel New Mexico, anche se la notizia trapelerà solo l’anno successivo.
Non è perciò un caso se una delle scene più memorabili del film è quella che dimostra come la nave spaziale della “cosa” sia in effetti un UFO.
L’astronave della “cosa” è un disco volante! La colonna sonora di The Thing from Another World è stata composta da Dimitri Tiomkin usando strumenti inconsueti, come il theramin

La paranoia riguardo i dischi volanti è anche alla base della tirata finale del giornalista.
Scott: «[...] lancio a voi un monito: tutti voi che ascoltate la mia voce, dite al mondo, ditelo a tutti dovunque si trovino: attenzione al cielo; dovunque scrutate il cielo…!»

Come dargli torto? Il pericolo era, anzi è reale! Basta guardare Earth vs. the Flying Saucers (1956).
Trailer di Earth vs. the Flying Saucers

Dunque, come già detto, un film passabile. Non però a livello di altra fantascienza cinematografica anni ’50, tipo The War of the Worlds (1953), Forbidden Planet (1956) o Invasion of the Body Snatchers (1956).
Un ulteriore punto di merito per l’unico personaggio femminile, Nikki, che invece di essere la consueta damigella in pericolo, è un personaggio forte e risoluto.

Locandina italiana
Locandina italiana. Come spesso capita i distributori nostrani non hanno idea di quel che distribuiscono, per loro a invadere la Terra sono “i ciclopi di Marte”… “i ciclopi di Marte”!!! No comment


Locandina di The Thing Titolo originale: The Thing
Titolo italiano: La Cosa
Regia: John Carpenter

Anno: 1982
Nazione: USA
Studio: Universal Pictures
Genere: Fantascienza
Durata: 1 ora e 49 minuti

Lingua: Inglese

John Carpenter aveva apprezzato il film del ’51 – nel suo Halloween (1978) c’è una scena con un televisore che trasmette The Thing from Another World – ma per fortuna nel realizzare il remake è stato molto più fedele al romanzo di Campbell che non all’opera di Hawks.
Trailer di The Thing

La “cosa” riprende le sue capacità mimetiche e la propria intelligenza inumana anche se rimane ancora priva dei poteri telepatici. Carpenter insiste sugli aspetti più strettamente d’orrore della vicenda, e la sua “cosa” è un incubo biologico degno del Lovecraft di At the Mountains of Madness (Alle Montagne della Follia) – forse non proprio a caso, dato che Carpenter è un noto appassionato del solitario di Providence.
Gli effetti speciali sono notevoli. La “cosa” ha una concretezza, una (viscida) presenza fisica che è raro vedere nelle creature CG che hanno fatto furore negli ultimi anni.

Un fotogramma da The Thing (1)

Un fotogramma da The Thing (2)

Un fotogramma da The Thing (3)

Un fotogramma da The Thing (4)
Quattro visioni della “cosa”

Militari, donne e giornalisti scompaiono e la base polare torna nelle mani degli scienziati. Forse. In realtà che mestiere facciano i personaggi nel film di Carpenter non è che sia molto chiaro. Vediamo i nostri eroi ubriacarsi, drogarsi, guardare vecchi spettacoli in TV o giocare a biliardo. Non c’è traccia di mezzo esperimento. In più hanno a disposizione un lanciafiamme, cosa avrebbero dovuto farsene?
Se sono scienziati, dal ’38 all’82 l’Università in America ha preso una brutta piega!

Nel film di Carpenter torna la paranoia presente nel romanzo. Ognuno può essere la “cosa” in incognito e i sospetti reciproci aumentano il nervosismo. La scena vitale dell’esame del sangue è un degno adattamento, anche se, per quanto possa sembrare strano, Campbell è persino più feroce.
Purtroppo Carpenter non segue l’esempio di Campbell per quanto riguarda la furbizia dei personaggi: scoperto che la “cosa” può assumere l’aspetto di chiunque, nel romanzo gli scienziati si organizzano per muoversi sempre in gruppo, i tizi nel film, seguendo i peggiori cliché dell’horror, continuano a girare da soli.

Come nel film del ’51, l’unica risposta alla “cosa” è la violenza. Ma mentre nel ’51 era una scelta, nell’82 è l’unica alternativa possibile. A nessuno viene in mente che si possa comunicare con la “cosa”, non viene neanche posto il problema. Le reazioni dei personaggi ’82 sono molto più “animalesche”, dettate dall’istinto, non frutto di valutazioni etiche o filosofiche. L’unica considerazione che la faccenda mi suscita è ancora: “Ma che razza di scienziati sono questi?!” Sempre se scienziati sono.

Action figure di Kurt Russel
La ‘action figure’ di Kurt Russel che nel film interpreta il pilota di elicotteri MacReady

Nel film di Carpenter non c’è lieto fine. Anche nell’ipotesi (improbabile) che la “cosa” sia stata distrutta, gli ultimi sopravvissuti moriranno di freddo. E se, com’è più realistico, la “cosa” è ancora viva, quando arriveranno gli aiuti potrà forse riuscire a fuggire dalle lande ghiacciate del Polo e conquistare il mondo. Mi è piaciuto molto, trovo sia il finale più calzante, migliore di quello zuccheroso di Campbell.

The Thing è un ottimo film. L’atmosfera è cupa, carica di tensione, e c’è una virata decisa dalla fantascienza all’orrore. Non c’è dubbio che nell’insieme sia un passo avanti rispetto al film del ’51, sebbene per molti versi il romanzo del ’38 appaia lo stesso più “moderno”.


Copertina di The Terror Titolo originale: The Terror
Titolo italiano: La Scomparsa dell’Erebus
Autore: Dan Simmons

Anno: 2007
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Traduzione in lingua italiana: G.L. Staffilano
Editore: Mondadori (2008)

Genere: Romanzo storico d’avventura con mostro
Pagine: 757

Dan Simmons dedica il suo romanzo al cast del film del ’51, tuttavia i legami tra La Scomparsa dell’Erebus e La “cosa” sono meno stretti di quanto la trama e la dedica potrebbero far pensare. Il che è anche il problema di fondo del romanzo.
Dan Simmons rimane a metà guado. Da un lato il romanzo storico, con la disperata odissea della spedizione Franklin, dall’altro un romanzo di fantasy/fantascienza con la spedizione costretta a combattere contro la creatura “aliena”. Simmons si piazza in mezzo e secondo me non è una scelta felice. Letto come romanzo storico il sopraggiungere del sovrannaturale fa storcere il naso, mentre letto come romanzo fantastico ci si trova di fronte a un’opera dove più che la “cosa” contano le scorte di cibo, le malattie, il freddo artico, gli ufficiali incapaci, i subordinati riottosi e così via.
Siamo all’opposto di Campbell: Campbell ha scritto un romanzo mantenendo sempre fissa l’attenzione su quello che voleva raccontare, Simmons naviga a vista, spinto ora da un vento ora da un altro. Alla fine Campbell scrive intorno alle 100 pagine, senza mezza parola di troppo, Simmons di pagine ne scrive quasi 800 della quali almeno un terzo si potrebbero buttare senza pensarci due volte.
Campbell, come già ricordato, ha bisogno di pochi paragrafi per delineare l’ambientazione e il ruolo che questa ha nella storia, Simmons dedica una marea di pagine alla neve, al ghiaccio, alle creste di pressione, ai seracchi, al pack e agli iceberg. L’unico risultato è che a un certo punto ho esclamato (ma non a voce alta!): “L’ho capito che al Polo Nord fa freddo! Grazie!”

Che freddo!
Dopo accurate ricerche e approfonditi studi, sono confidente nell’affermare che al Polo Nord la temperatura è bassa

Dal punto di vista della “cosa”, Simmons si affida alla mitologia esquimese e dunque la sua creatura ha solo marginali punti di contatto con le “cose” già viste. La “cosa” di Simmons pare possedere una certa capacità di mutare forma, anche se di solito appare simile a un gigantesco orso o talpa, però non è in grado di imitare altri esseri viventi. È dotata di telepatia ma solo verso persone ricettive. In compenso, nonostante dovrebbe essere intelligente, il suo comportamento è incomprensibile (a essere buoni, a essere cattivi si comporta così solo perché così serve alla trama).
Mostra spoiler riguardo la creatura ▼

Dove i personaggi di Campbell erano quasi indistinti, Simmons presenta una moltitudine di punti di vista, spesso con stile di scrittura diverso a seconda del personaggio che presenta gli avvenimenti. Nessun personaggio mi ha colpita particolarmente e forse per questo ho apprezzato l’alternarsi dei punti di vista. Se tutto il romanzo fosse stato narrato dal Capitano Crozier o dal dottor Goodsir sarebbe stato molto noioso. È un peccato poi che la scelta del punto di vista non includa mai o quasi mai Lady Silence (la misteriosa giovane esquimese senza lingua), il gigante idiota Manson o il perfido Hickey.

Il Capitano Crozier
Il vero Capitano Francis Rawdon Moira Crozier

I personaggi di Campbell rimanevano sempre lucidi, quelli di Simmons spesso prendono le decisioni sbagliate. Purtroppo non sempre queste decisioni sbagliate possono essere giustificate, più di una volta i personaggi, come già visto con la creatura, agiscono solo in base a mere esigenze di trama.
Mostra uno spoiler su Hickey ▼

Il ritmo del romanzo è lento, segnato dai periodici attacchi della creatura, che dopo un po’ diventano prevedibili (tranne che per i poveri personaggi, che senza problemi continuano a farsi massacrare commettendo sempre gli stessi errori – sì sto parlando della versione 1845 dell’aggirarsi da soli per gli angoli bui della base). Alcuni passaggi poi sono tediosi oltre ogni dire, per esempio la ventina di pagine con le farneticazioni di Crozier in crisi d’astinenza da alcolici. Fra l’altro queste farneticazioni svelano il finale del romanzo! Roba che quando ho letto non ci volevo credere, invece è proprio così. Qui Simmons e il suo editor dormivano, non c’è altra spiegazione.
Nonostante ciò, nel complesso è un romanzo che si legge volentieri. Simmons dimostra di conoscere a menadito l’ambientazione scelta. Ogni particolare riguardo navi, vestiario, cibi, organizzazione, ecc. suona verosimile. L’effetto globale è la sensazione di trovarsi lì, tra i ghiacci dell’Artico, e il desiderio di sapere se si riuscirà a salvarsi o no spinge a leggere fino alla fine.

Oggetti ritrovati
Alcuni oggetti appartenuti a uno dei marinai della spedizione Franklin, oggetti ritrovati nel corso di una delle tante missioni di salvataggio

Finale che però è un altro dei punti deboli del romanzo. La moltitudine dei punti di vista si riduce a uno solo e sono lasciate in sospeso almeno due sottotrame importanti. Inoltre Simmons decide di tagliar corto nei riguardi della creatura con un lungo “spiegone” tutto raccontato. E non entro neanche nel merito della “morale” della storia: una versione del mito ormai trito e defunto del buon selvaggio.

The Terror è un romanzo che penso possa piacere a chi cerca una storia d’avventura dai toni crudi (anche qui Simmons rimane a metà del guado: le scene di cannibalismo e violenza sono forse un filo esagerate per un romanzo d’avventura, ma troppo “morbide” per una storia d’orrore), specie se si ha interesse per il periodo storico. Facendo finta che la creatura sia davvero solo un grosso orso.
Altrimenti è un’occasione sprecata: Simmons è un bravo scrittore, la sua ambientazione è ben ricercata, le premesse sono ottime ma la storia non sa neanche lei dove voglia andare a parare.


Gamberi

Più che scrivere vere recensioni ero interessata a seguire l’evoluzione della “cosa”, ma per avere un’idea, i Gamberi sarebbero questi:

Who Goes There? Un classico della fantascienza a ragione. Tre Gamberi freschi meritati.
Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti

The Thing from Another World Film divertente. Però si poteva fare molto di più. Stivale.
Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti

The Thing Carpenter ha reso giustizia a Campbell e ci ha messo del suo (nel bene e nel male). Due Gamberi freschi.
Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti

The Terror Pregi e difetti si bilanciano. Stivale.
Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti

Ricordo infine che tutte le opere citate sono disponibili in formato elettronico via eMule, sia in lingua originale sia in italiano.


Approfondimenti:

bandiera IT La Scomparsa dell’Erebus su iBS.it
bandiera EN The Terror su Amazon.com
bandiera EN Who Goes There? su gigapedia
bandiera IT La Cosa (DVD) su iBS.it
bandiera IT La Cosa da un altro Mondo (DVD) su DVD.it

bandiera IT John W. Campbell Jr. su Wikipedia
bandiera IT Howard Hawks su Wikipedia
bandiera IT John Carpenter su Wikipedia
bandiera IT Dan Simmons su Wikipedia
bandiera EN Who Goes There? su Wikipedia
bandiera EN The Thing su IMDb
bandiera EN thething.ca un sito dedicato alla “cosa”
bandiera EN The Thing from Another World su IMDb

bandiera EN La perduta spedizione Franklin su Wikipedia
bandiera IT Una copia de I Figli di Mu presso il Delos Store
bandiera EN Big Ivan o Tsar Bomba

 

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Problemi tecnici e… John Woo!

Come qualcuno avrà notato, il blog non ha nuovi articoli da diversi giorni. Purtroppo siamo stati piagati da una serie di problemi tecnici. L’aggiornamento all’ultima versione disponibile di WordPress (il software che gestisce il blog), la 2.6, ha creato un sacco d’inconvenienti. Ci sono volute diverse notti per riportare le cose in carreggiata.

Gattino triste
Alla fine il Coniglietto Grumo ha dovuto sacrificare un branco di gattini all’altare del Dio dell’Informatica. Una scena che spero di non rivedere mai più!

È l’altro lato della medaglia di fare tutto in proprio, senza appoggiarsi a una piattaforma già pronta (splinder, blogspot, iobloggo, ecc.): possiamo installare quello che vogliamo, e siamo liberi di agire come meglio ci pare opportuno, ma se c’è qualche guaio non c’è nessuno a cui chiedere aiuto.
Nel corso dell’anno i Gamberi è diventato un affare complesso, che oltre a WordPress richiede ben 29 plugin diversi e molto codice scritto ad hoc. È facile cambiando qualcosa sfasciare qualcos’altro. Comunque i problemi sono stati risolti e da settimana prossima il ritmo dovrebbe tornare regolare.

Già che ci sono ricordo anche due cose, dato che ho ricevuto mail in merito:

Icona di un gamberetto I Gamberi sono aperti agli articoli di chiunque, sempreché siano articoli che trattino di fantasy. Quello che è richiesto è mantenere lo stesso livello di attenzione al dettaglio e documentazione. Gli articoli possono essere pubblicati a proprio nome o con pseudonimo ittico; se si hanno difficoltà con l’interfaccia di WordPress o l’HTML, sono disposta a impaginare io il testo scritto con Word o altro elaboratore testi.

EDIT: la politica del blog a questo riguardo è cambiata, si veda il seguente punto alla pagina delle FAQ:
• Voglio collaborare al blog! Pubblicherete il mio articolo?

Icona di un gamberetto Per far apparire il proprio avatar nei commenti, al posto dell’omino grigio, è necessario registrarsi presso Gravatar. La registrazione è gratuita, e assocerà l’indirizzo di e-mail specificato con l’avatar scelto; a quel punto ogni volta che si inserirà il proprio indirizzo di e-mail commentando un blog che supporta Gravatar, si vedrà apparire l’avatar.

* * *

Ciò detto, non mi piace sprecare articoli in quisquiglie, perciò voglio spendere due parole su un film che personalmente attendevo con ansia: Red Cliff, il ritorno di John Woo.

Trailer di Red Cliff

Con pellicole come Hard Boiled, A Better Tomorrow e The Killer, John Woo ha rivoluzionato il modo di girare film d’azione. Questo quando lavorava a Hong Kong. Poi si è trasferito a Hollywood e i risultati non sono stati dei migliori. Cinque anni dopo il suo ultimo film, è tornato in Cina per girare un filmone epico dedicato alla Battaglia della Scogliera Rossa.
Questa battaglia, combattuta nel 208, è raccontata nel romanzo Romance of the Three Kingdoms, scritto nel quattordicesimo secolo da Luo Guanzhong. Vede di fronte da un lato le forze alleate di Liu Bei e Sun Quan e dall’altro l’armata di Cao Cao. Se si è giocato a qualche episodio della serie Dynasty Warriors, questi nomi dovrebbero suonare familiari.

Trailer del videogioco Dynasty Warriors 6

Per portare sul grande schermo la Battaglia con il dovuto impatto (nel romanzo è una Battaglia di proporzioni enormi, il solo Cao Cao disponendo di 800.000 soldati), a John Woo è stato concesso un budget altissimo, il più alto per un film prodotto in Asia: 85 e passa milioni di dollari. Il risultato è stato un film di quasi cinque ore, che per questo è stato diviso in due: la prima parte è uscita nei cinema in Oriente in questi giorni, la seconda parte pare seguirà fra qualche mese, forse a Natale. Non è chiaro invece in Occidente come sarà trattata la faccenda, è probabile che le due parti saranno condensate in una sola di durata accettabile.
E qui entrano in gioco i signori PMCG (Portable Movie Conversion Group), un gruppo di piratoni che sono già riusciti a procurarsi una versione in qualità DVD della prima parte del film.

Chi Bi – prima parte (Red Cliff , 2008)
Red.Cliff.2008.CN.DVDRip.XviD-PMCG (DVDRip, ~1,36GB)
(cinese con sottotitoli in inglese)

Locandina di Red Cliff
Locandina di Red Cliff

L’audio è solo stereo e i sottotitoli sono incorporati nel video invece di essere separati. Per il resto è appunto una copia in qualità DVD.

Che dire del film? Difficile giudicare, perché dopo quasi due ore e mezza finisce proprio sul più bello, alla vigilia della Battaglia, con un bel “To Be Continued…” Non che manchino scene d’azione, compresa una “scaramuccia” con 2.000 cavalieri di Cao Cao verso la fine, ma certo non c’è niente di davvero epico. La parte centrale è anche piuttosto noiosa, con una serie di scene che paiono slegate fra loro (tizio che suona il flauto, nascita del puledrino, caccia alla tigre, ecc.) e che in sé non sono neanche tanto interessanti.

Screenshot da Red Cliff
Un momento di stanca del film

Però non è un brutto film. L’approccio è semi-realistico: non c’è gente che “vola” come in Hero o Crouching Tiger, Hidden Dragon ma ugualmente i Generali sono in grado da soli di uccidere decine e decine di nemici, dimostrando forza e riflessi sovrumani. Anche qui chi ha giocato ai videogiochi, riconoscerà diverse delle “mosse” impiegate. Nel complesso la cosa funziona e le scene di combattimento si fanno seguire volentieri, anche se questo rimane l’antipasto e bisognerà vedere come John Woo gestirà la carneficina quando si entrerà nel vivo della storia.
I personaggi sono abbastanza standard con Cao Cao tipico cattivo (decapita il messaggero nemico, ride in maniera sguaiata, ecc.), e i buoni tipici buoni (risparmiano la vita all’avversario vinto, si sacrificano per difendere i civili, ecc.). Gli effetti speciali sono decenti (ho apprezzato il fatto che ci sono molte comparse fisiche invece dei soliti manichini CG) e non potevano mancare le colombe, ormai un marchio di fabbrica di Woo.

Screenshot da Red Cliff: colomba
La colomba vola sopra la flotta di Cao Cao

Dunque forse non vale la pena un viaggio fino in Cina per vederlo, ma un paio d’ore di download sì! chikas_pink21.gif


Approfondimenti:

bandiera EN Il sito ufficiale di WordPress
bandiera EN WordPress Plugin Directory
bandiera EN WordPress Plugin Database
bandiera EN WordPress Plugins Database (notare la ‘s’ – è un altro sito)

bandiera EN Red Cliff su Wikipedia
bandiera EN La recensione del film di Twitch

 

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Una Ragazza Drago non la si nega a nessuno!

Libri

Romanzi fantasy italiani affiorati su eMule e dintorni nell’ultimo mese.

Cominciamo subito con una release che credo farà felici chikas_pink03.gif molti, me compresa, appunto l’ultimo romanzo di Licia Troisi, La Ragazza Drago:

Icona di un mulo eBook.ITA.3196.Licia.Troisi.La.Ragazza.Drago.1.L’Eredità.Di.
Thuban.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(2.155.159 bytes)

Copertina de La Ragazza Drago
Copertina de La Ragazza Drago

Sofia vive in un orfanotrofio a Roma ed è triste triste perché nessuno la vuole adottare. Non sa che dentro di lei abita lo spirito del Drago Thuban, lei è La Ragazza Drago!!! O qualcosa del genere. Boh! Questo romanzo è stato criticato persino da diversi fan della Troisi, perciò ognuno può trarre le debite conclusioni.
Per l’uscita de La Ragazza Drago, è stato indetto un concorso che richiedeva ai fan di creare un booktrailer per il romanzo. Il trailer vincitore mi è parso insignificante, meglio questo di JapoCW

Ricordo anche che l’intera bibliografia della signora Troisi è disponibile su eMule, basta cercare. Mi rendo conto che alcune delle mie recensioni, benché molto critiche, suscitino curiosità, è comprensibile, ma non buttate i soldi! Scaricate i romanzi, o prendeteli in biblioteca. Davvero non vale la pena buttare 15 o 20 euro per le stupidate che scrive la Troisi.

È poi apparso il romanzo d’esordio di Francesco Falconi, Danny Martine e la Corona Incantata:

Icona di un mulo eBook.ITA.3199.Francesco.Falconi.Estasia.1.Danny.Martine.
E.La.Corona.Incantata.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(10.092.353 bytes)

Copertina di Danny Martine e la Corona Incantata
Copertina di Danny Martine e la Corona Incantata

Questo romanzo avrebbe dovuto recensirlo Capitan Gambero quasi un anno fa. Poi però ci siamo guardati in faccia, e ci siamo detti: “Chi ce lo fa fare?” e abbiamo lasciato perdere. Tempo sprecato, anche più del solito. Per collezionisti.

E per finire, un romanzo di Gianluigi Zuddas, Il Volo dell’Angelo:

Icona di un mulo eBook.ITA.3142.Gianluigi.Zuddas.Il.Volo.Dell’Angelo.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2.323.894 bytes)

Copertina de Il Volo dell'Angelo
Copertina de Il Volo dell’Angelo

Protagoniste del romanzo sono le amazzoni Goccia di Fiamma e Ombra di Lancia, oltre a una ragazza appartenente alla razza degli alati, Angela Janlai. Il romanzo è un po’ sconclusionato ma a tratti molto divertente, come i capitoli dedicati alla caccia alle sirene.

Stephenie Meyer non è italiana, ma grazia alla recensione di Twilight, capitano da queste parti molte sue fan. Saranno contente di sapere che è disponibile l’ultimo romanzo della loro beniamina, L’Ospite:

Icona di un mulo eBook.ITA.3210.Stephenie.Meyer.L’Ospite.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3.880.886 bytes)

Copertina de L'Ospite
Copertina de L’Ospite

Questa volta la scusa per giustificare il romanticume è la possessione extraterrestre. Credo. Personalmente m’interessa poco o nulla. Comunque non ci sono vampiri, fan avvisata…

Per dovere di cronaca aggiungo che circola anche una versione del romanzo della Strazzulla, Gli Eroi del Crepuscolo. Non ne faccio una segnalazione “ufficiale”, perché tale versione è di qualità scadente (sono fotografie digitali delle varie pagine), anche se ristampando è leggibile. In ogni caso se il P2P non verrà in aiuto, ho già trovato qualcuno disposto a prestarmi il romanzo in questione, dunque non dovrei (purtroppo) avere difficoltà nel tener fede al risultato del sondaggio.

Film

The Forbidden Kingdom (2008)
The.Forbidden.Kingdom.2008.DVDRip.REPACK.XviD-BiFOS (DVDRip, ~700MB)
The.Forbidden.Kingdom.2008.NTSC.R3.DVDR-TiiX (DVDR, ~4,43GB)
(inglese con sottotitoli in coreano e inglese)

Locandina di The Forbidden Kingdom
Locandina di The Forbidden Kingdom

Un ragazzo americano appassionato di film di Kung Fu si ritrova per magia nell’antica Cina. Segue avventura. Nel cast Jackie Chan e Jet Li!
Trailer di The Forbidden Kingdom

 

Kataude mashin gâru (The Machine Girl, 2008)
The.Machine.Girl.2008.DVDRip.XviD-TDM (DVDRip, ~1,41GB, audio AC3)
The.Machine.Girl.DVDRip.XviD-CuCu (DVDRip, ~700MB)
The.Machine.Girl.2008.COMPLETE.NTSC.DVDR-PMM (DVDR, ~4,35GB)
(giapponese con sottotitoli in giapponese e inglese)

Locandina di The Machine Girl
Locandina di The Machine Girl

Il trailer parla da solo… un film stupidamente divertente, a patto di avere un certo gusto per sangue e mutilazioni.
Trailer di The Machine Girl

 


Approfondimenti:

bandiera IT Il booktrailer vincitore del concorso de La Ragazza Drago

bandiera IT Un estratto da Estasia

bandiera IT Il Volo dell’Angelo su Wikipedia

bandiera EN L’Ospite al sito ufficiale di Stephenie Meyer. “Science fiction for people who don’t like science fiction”(sic)

bandiera EN Il sito ufficiale di The Forbidden Kingdom

bandiera EN Il blog di The Machine Girl

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Ratti, Gargoyle & dolciumi vari

Cos’è uscito in rete nell’ultimo mese, sempre partendo dal principio di segnalare le release più curiose, che possono essere sfuggite.

Libri

Non molto in ambito fantasy italiano, solo La Rocca dei Silenzi di Andrea D’Angelo:
Icona di un mulo eBook.ITA.3050.Andrea.D’Angelo.La.Rocca.Dei.Silenzi.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3.233.458 bytes)

Copertina de La Rocca dei Silenzi
Copertina de La Rocca dei Silenzi

Trovate la recensione del Signor Stockfish qui. Come spesso capita il clima nei commenti è diventato subito sgradevole, anche perché io e il signor D’Angelo avevamo da poco litigato per colpa di un’altra discussione. Non ci tengo a riaprire vecchie polemiche, perciò non interverrò più sull’argomento, ognuno può leggere il libro e decidere per conto suo.

Visto che è uscito un solo fantasy italiano, ne segnalo uno straniero, ovvero: Il Tramonto degli Dei (Rats and Gargoyles) di Mary Gentle:
Icona di un mulo eBook.ITA.3091.Mary.Gentle.Il.Tramonto.Degli.Dei.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3.520.195 bytes)

Copertina del romanzo Rats and Gargoyles
Copertina di Rats and Gargoyles

È il primo volume nel ciclo del Corvo Bianco. Non l’ho letto, ma lo segnalo lo stesso per due motivi: la Gentle mi piace come scrittrice, e dunque è probabile che questo sia un bel romanzo, e l’edizione italiana è del 1993, quindici anni fa, è probabile non sia facile riuscire a recuperarla.

La trama è la seguente

In un mondo fantastico tra il passato e il futuro esiste una città senza nome in cui la magia e le spade convivono con le locomotive a vapore e i dirigibili: qui dominano i Ratti, signori e padroni di un’umanità ridotta in schiavitù. Ma anche questi enormi e spregevoli topi giganti e intelligenti devono rispondere delle loro azioni a qualcuno più in alto di loro: le trentasei divinità incarnate nella pietra, che vivono in una misteriosa fortezza nel cuore della città. Su questo sfondo barocco e affascinante si muovono alcuni personaggi che vorrebbero cambiare questa situazione di oppressione per gli umani. Il potente ordine della Croce Bianca vorrebbe organizzare una rivolta contro il sistema, ma anche i Ratti avrebbero piacere di sbarazzarsi dei misteriosi e imprevedibili dèi. Il principe Lucas di Candover, giunto nella città per studiare all’Università del Crimine, si ritrova coinvolto nella rivolta assieme a Zari, la giovane donna Kateyan destinata a diventare la memoria vivente degli avvenimenti seguenti. Altri si agitano per partecipare con loro alla disperata battaglia finale, combattuta a base di poteri alchemici, magie, necromanzie, e anche con un pizzico di tecnologia.

 

Film

Die Fälscher (The Counterfeiters, 2007)
The.Counterfeiters.2007.PROPER.DVDRip.XviD-NOsegmenT (DVDRip, ~700MB)
The.Counterfeiters.2007.PAL.DVDR-VoMiT (DVDR, ~4,08GB)
(tedesco con sottotitoli in inglese)

Locandina de Il Falsario
Locandina di Die Fälscher

Uscito nei cinema in Italia con il titolo: Il Falsario – Operazione Bernhard. La storia vera di Salomon Sorowitsch, abilissimo falsario costretto dai nazisti a partecipare alla più grande operazione di contraffazione di denaro mai avvenuta: stampare 130 milioni di sterline false. Non fantasy, ma Premio Oscar 2008 quale miglior film straniero.
Trailer di Die Fälscher

 

Shôwa Kayô Daizenshû (Karaoke Terror, 2003)
Showa.Kayo.Daizenshu.2003.DVDRip.XviD-WiRA (DVDRip, ~1,37GB)
(giapponese con sottotitoli in inglese)

Locandina di Karaoke Terror
Locandina di Karaoke Terror

Due gang rivali di amanti del karaoke si scannano a vicenda, fino all’uso di armi nucleari(!). Da un romanzo di Ryû Murakami (da un altro romanzo di tale autore Miike ha tratto il divertente e impressionante Audition ).
Un numero musicale da Karaoke Terror

 

Diary of the Dead (2007)
Diary.of.the.Dead.2007.LiMiTED.DVDRiP.XviD-SUNSPOT (DVDRip, ~700MB)
Diary.of.the.Dead.2007.READNFO.PAL.DVDR-GRiM (DVDR, ~3,85GB)
(inglese)

Locandina di Diary of the Dead
Locandina di Diary of the Dead

L’ultimo film di George A. Romero, regista del famoso Night of the Living Dead. Ancora zombie: un gruppo di studenti sta girando un film horror, quando incappano in veri morti viventi! Ostrega! Personalmente Romero mi ha stufata da un pezzo, ma per chi apprezza gli zombie potrebbe essere interessante.
Trailer di Diary of the Dead

 

Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone (2007)
Rebuild.of.Evangelion.1.0.2007.DVDRip.XviD-CiMG (DVDRip, ~700MB)
(giapponese)

Locandina di Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone
Locandina di Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone

Una nota riguardo ai sottotitoli: il DVD originale non conteneva sottotitoli, perciò anche la rip ne è priva. Il film è però stato “fansubbato”, e i relativi sottotitoli in inglese sono disponibili per esempio presso opensubtitles.org. Circolano in rete anche diverse release con già i sottotitoli inseriti nel video, ma quando possibile io preferisco avere video “pulito” e sottotitoli separati.

Neon Genesis Evangelion è probabilmente uno degli anime di fantascienza più belli degli ultimi anni di sempre. Almeno fino all’ultima puntata. L’ultima puntata è incomprensibile e ha lasciato non solo me con l’amaro in bocca. Per “rimediare” sono usciti due film: Death and Rebirth e The End of Evangelion. I due film lasciano intendere che l’ultima puntata sia stata una sorta di sogno e proseguono con la storia, sennonché il finale di The End of Evangelion è ancora più incomprensibile del finale della serie TV!
Adesso è la volta di Rebuild of Evangelion: una serie di quattro film; i primi tre dovrebbero ripercorrere le puntate della serie televisiva, mentre l’ultimo film dovrebbe essere un altro finale ancora per l’intera storia.
Trailer 1: Beautiful World

Questo primo film copre le puntate da 1 a 5 della serie TV. Nonostante conoscessi già la trama l’ho visto volentieri, il ritmo è buono e alcune delle nuove animazioni inserite sono spettacolose (in particolare durante la battaglia contro il sesto Angelo). Una scena inedita alla fine fa presagire… non so, ma qualcosa di strano di sicuro!
Trailer 2: Fly Me to the Moon


Approfondimenti:

bandiera IT Una recensione de La Rocca dei Silenzi
bandiera EN Una recensione di Rats and Gargoyles

bandiera EN Una recensione di The Counterfeiters
bandiera EN Una recensione di Karaoke Terror
bandiera IT Una recensione di Diary of the Dead
bandiera EN Una recensione di Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone

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Lorelei & Le Armi Segrete del Terzo Reich!

Qualche giorno fa, tra il caos di commenti ai romanzi della Troisi, è emersa una discussione sulle armi bizzarre dell’antichità.
Alcune di queste armi sono celeberrime e ormai entrate a far parte dell’immaginario collettivo, per esempio il misterioso Fuoco Greco, la sostanza incendiaria che continuava a bruciare a contatto con l’acqua, la cui formula rimane un segreto, oppure gli Specchi Ustori, usati da Archimede per dar fuoco alla navi romane che assediavano Siracusa.

Fuoco Greco
Il Fuoco Greco era una delle armi della marina dell’impero bizantino

Ma armi bislacche e misteriose compaiono in ogni epoca, dato che la necessità aguzza l’ingegno e la guerra ha sempre imperversato. Perciò non sembra strano che uno dei periodi più floridi per l’invenzione di armi siano stati gli anni della Seconda Guerra Mondiale e il periodo immediatamente precedente. In particolare gli scienziati e gli ingegneri nazisti si sono guadagnati l’ammirazione e lo sdegno del mondo per i loro progetti, alcuni assurdi, altri geniali. Assurdo e geniale sono ottima compagnia per ogni scrittore, specie scrittore di narrativa fantastica, dunque è il caso di parlare delle Armi Segrete del Terzo Reich!

In più, uno dei film giapponesi che da tempo volevo recensire è basato proprio sul concetto che i nazisti fossero riusciti a sviluppare un super sottomarino, più all’avanguardia di un’astronave!

Di seguito la recensione del film Lorelei: The Witch of the Pacific Ocean, chi non fosse interessato alla cinematografia nipponica può saltare subito alle armi segrete.


Locandina di LORELEI Titolo originale: LORELEI
Titolo inglese: Lorelei: The Witch of the Pacific Ocean
Regia: HIGUCHI Shinji / Cellin Gluck

Anno: 2005
Nazione: Giappone
Studio: Toho
Genere: Guerra, Fantascienza, Sottomarini
Durata: 2 ore e 8 minuti

Lingua: Giapponese / Inglese
Sottotitoli: Inglese (per le parti in giapponese)

Il 6 agosto 1945 gli Americani sganciarono la prima bomba atomica su Hiroshima. Il 9 agosto colpirono Nagasaki, e il 15 agosto il Giappone si arrendeva.
Lorelei parte dalla premessa che gli Americani avessero pronta una terza bomba atomica, e intendessero sganciarla su Tokyo l’11 agosto. Ma i Giapponesi hanno un’arma segreta, l’I-507, un super sottomarino donato dai nazisti agli alleati nipponici prima della disfatta.
Trailer di LORELEI

Lorelei è un film che in occidente sarebbe considerato “politicamente scorretto”. Nel film non c’è alcuna condanna né della guerra, né della condotta dell’Impero Giapponese. I “buoni” sono fanatici nazionalisti, i “cattivi” sono gli Americani e altri fanatici nazionalisti. Non solo, anche i nazisti sono mostrati in una luce favorevole, tanto che un personaggio esclama: “Il capolavoro della tecnologia nazista è la nostra ultima speranza!”, e non capita tutti i giorni di sentire battute del genere!
Guardando il film si ha come la sensazione di essere scivolati in un universo parallelo, come quello descritto da Philip K. Dick ne La Svastica sul Sole.

La Svastica sul Sole
The Man in the High Castle (La Svastica sul Sole)

In contrasto con la filosofia di fondo c’è la realizzazione, di stampo hollywoodiano. Lorelei non si pone problemi a saccheggiare tutti i cliché riguardanti i film di sottomarini, dal Capitano che porta la nave a profondità eccessiva per sfuggire ai nemici (“oddio lo scafo non reggerà!”), all’ammutinamento, al sacrificio eroico dell’ufficiale con famiglia, ecc. ecc. Facendo un copiaincolla di scene dai film di sottomarini degli ultimi anni (film come The Hunt for Red October, Crimson Tide o K-19: The Widowmaker) si può ricostruire il 90% di Lorelei.
Sotto questo punto di vista Lorelei è solo una copia mediocre di modelli americani. Però il restante 10% di originalità è originalità deliziosamente nipponica, in puro stile anime!
Infatti il cuore del super sottomarino è il Sistema Lorelei, un radar in grado di fornire informazioni accuratissime su ogni oggetto in superficie e sommerso nel raggio di 120 miglia, e di guidare gli armamenti di bordo con precisione assoluta. Il radar funziona grazie ai poteri extrasensoriali di una ragazzina giapponese!

Paula Atsuko Ebner
La ragazzina, Paula Atsuko Ebner, è collegata e pronta all’azione!

In realtà ragazzina tedesca di origini giapponesi, sottoposta agli esperimenti nazisti per il miglioramento della razza umana, ha sviluppato tutta una serie di poteri ESP (e ha imparato a cantare). Da notare che nessuno dei personaggi pare scandalizzato o senta il bisogno di argomentare contro la sperimentazione sugli esseri umani.

Il regista di Lorelei è HIGUCHI Shinji, che tra gli altri ha diretto Nihon Chinbotsu (Japan Sinks) un film catastrofico sull’inabissamento delle isole giapponesi, una via di mezzo fra Deep Impact e The Core.
Il signor HIGUCHI dimostra un certo talento per le scene d’azione, ma anche una scarsa capacità di concentrarsi sull’essenziale: sia Lorelei sia Japan Sinks sono lunghi almeno 20 minuti di troppo.

Locandina di Japan Sinks
Locandina di Japan Sinks

Gli attori fanno tutti il loro dovere, ma certo non c’è nessuno che si possa avvicinare allo Sean Connery nella parte del Capitano Marko Ramius dell’Ottobre Rosso.
Gli effetti speciali sono ottimi per quanto riguarda il Sistema Lorelei, con il suo design retrofuturistico, un po’ meno quando si tratta dei combattimenti: è troppo evidente che navi, sottomarini ed esplosioni sono fantasmi CG.

In conclusione Lorelei è un discreto film d’azione. Penso possa piacere agli appassionati di anime e a quelli di film con i sottomarini, se non troppo esigenti in fatto di realismo (oltre alla ragazzina con poteri ESP, quasi ogni particolare tecnico o militare è inverosimile).
Credo Lorelei sia anche interessante dal punto di vista culturale: un film di guerra, per certi versi quasi di propaganda, dove però gli Americani sono i cattivi, non è facile trovarne al giorno d’oggi. Vent’anni fa Lorelei avrebbe fatto furore in Unione Sovietica!

* * *

Curiosità militare: l’I-507 pare ispirato a un sottomarino che ha realmente solcato i mari, solo non era un sottomarino tedesco, bensì il francese Surcouf.

Surcouf
Sottomarino francese Surcouf

I-507
Sottomarino tedesco I-507

Curiosità mitologica: Lorelei è il nome di una ninfa germanica abitante presso il fiume Reno. In maniera simile alle sirene, la ninfa con il suo canto attirava i marinai, causando il naufragio delle imbarcazioni. È probabile che le manie canterine della protagonista siano legate a questo aneddoto.

 

Giudizio:

Stile animoso. +1 -1 Realismo degno di un fantasy italiano.
Il retrofuturistico Sistema Lorelei. +1 -1 CG nei combattimenti pessima.
Diverse divertenti scene d’azione. +1 -1 Troppo lungo.
L’inversione delle parti è interessante… +1 -1 …ma a qualcuno potrebbe non piacere pensare che i nazisti siano fra i “buoni”.

Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti


Le armi del Terzo Reich, anche rimanendo nell’ambito dei progetti più curiosi, è argomento vastissimo, tanto che ci sono decine di libri dedicati all’argomento. Perciò mi limiterò a una carrellata delle idee più folli o interessanti.

Sonnengewehr

L’arma definitiva, che, una volta completata, avrebbe permesso al Terzo Reich di dominare incontrastato su tutta la Terra! Stiamo parlando del Cannone Solare!!!

Nel 1929 lo scienziato tedesco Hermann Oberth (professore di Wernher von Braun), nel suo libro Wege zur Raumschiffahrt (Ways to Spaceflight) aveva preconizzato la costruzione di stazioni spaziali, con tanto di specchi enormi in grado di concentrare i raggi solari in uno specifico punto sulla superficie terrestre. Le idee di Oberth erano pacifiche, il raggio sarebbe dovuto servire per esempio per alimentare le caldaie di turbine a vapore.

Hermann Oberth
Hermann Oberth

Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli ingegneri tedeschi del centro ricerche di Hillersleben ripresero le tesi di Oberth, e pensarono di ampliare il concetto e trasformalo in arma.
Si sarebbe dovuta costruire una stazione orbitante a 8.200 chilometri d’altezza; lo scopo della stazione sarebbe stato controllare un ciclopico specchio concavo, con una superficie riflettente superiore ai tre chilometri quadrati.
Opportunamente comandato, lo specchio sarebbe stato in grado di concentrare i raggi solari con intensità letale, colpendo qualunque punto della Terra. Le città dei nemici del Reich sarebbero state vaporizzate all’istante, rase al suolo dalla potenza del Cannone Solare!

Il progetto del Cannone Solare è incredibilmente ambizioso e futuristico. Non si parla solo di mettere in orbita uno specchio gigantesco, ma anche una stazione spaziale con tanto di serre per l’ossigeno degli astronauti, pannelli solari per fornire energia ai macchinari e un sistema di razzi per orientare il Cannone.
Tutto ciò avrebbe dovuto essere preparato a terra, in moduli prefabbricati da trasportare e assemblare in orbita. Per questo gli scienziati nazisti avevo già anche previsto nuovi vettori, razzi a più stadi, evoluzione delle famose V-2.

Assemblaggio in orbita
L’assemblaggio in orbita, illustrato dalla rivista Life (1945)

Nella primavera del 1945 il centro di Hillersleben venne chiuso perché ormai gli alleati incalzavano. Gli Americani riuscirono a evacuare molti degli scienziati, che continuarono a lavorare, questa volta ai progetti di conquista dello spazio statunitensi.
Quanto vicino sono arrivati i nazisti a costruire il Cannone Solare? Purtroppo per loro e per fortuna del resto del mondo, non molto: le stime più ottimistiche degli stessi ingegneri coinvolti parlano di almeno cinquant’anni di lavori.

Schwerer Gustav

Il Cannone Solare non ha mai superato la fase di progettazione, invece lo Schwerer Gustav (il Pesante Gustavo) è stato costruito. Schwerer Gustav è il più grosso cannone mai creato!

Schwerer Gustav è un cannone calibro 800 millimetri. Ha una canna lunga circa 30 metri, e pesa 1.300 tonnellate. Ha una gittata di 38 chilometri con proiettili da 7 tonnellate, mentre con proiettili esplosivi da 4 tonnellate la gittata raggiunge i 48 chilometri. Il ritmo di fuoco è di circa un colpo ogni mezz’ora. Il cannone è trasportato via rotaia da uno speciale treno, per riassemblarlo una squadra di 250 persone deve lavorare per tre giorni, e il personale totale addetto al pezzo supera le 2.000 unità.

Schema del Schwerer Gustav
Visione schematica del Schwerer Gustav…

Disegno del Schwerer Gustav
…disegno del Schwerer Gustav…

Foto del Schwerer Gustav
…e infine il Schwerer Gustav dal vivo!

Schwerer Gustav fu ordinato alle industrie Krupp nel 1934. Doveva servire per demolire le fortificazioni della Linea Maginot. Però la costruzione della canna si rivelò particolarmente ostica, tanto che all’inizio delle ostilità il cannone non era ancora pronto. La rapida vittoria tedesca in Francia rese lo scopo di distruggere la Linea Maginot obsoleto e il lavoro sul cannone rallentò ancora: solo nel 1942 finalmente fu terminato.
Trasportato sul fronte orientale, Schwerer Gustav partecipò al bombardamento di Sebastopoli, sparando in totale 48 colpi. Dopo di che si resero necessari degli interventi di manutenzione alla canna, che dovette essere smontata e spedita in Germania.
Nel frattempo, il posto del Schwerer Gustav sarebbe dovuto essere occupato dal Dora, un cannone gemello con caratteristiche analoghe, da poco completato.

Cannone Dora
Il cannone gemello del Schwerer Gustav, il Dora

Ma la situazione tattica era cambiata ed è quasi certo che il Dora non abbia sparato neanche un colpo, prima della ritirata tedesca.
Schwerer Gustav e Dora tornarono in Germania e non pare abbiano più partecipato a nessuna azione bellica (sebbene ci siano degli avvistamenti non confermati del Dora nei pressi di Stalingrado e Varsavia durante la rivolta del ghetto).

Nel complesso la coppia di cannoni è stato solo un enorme spreco di soldi e risorse.

Curiosità: Schwerer Gustav si chiama così perché Gustav era il nome del presidente delle industrie Krupp.

Landkreuzer P. 1500 “Monster”

Dunque i tedeschi avevano Il Più Grande Cannone del Mondo, perché non montarlo sul Più Grande Carro Armato del Mondo?! Tanto grande che il termine carro armato è riduttivo, si tratta infatti di un landkreuzer, un “incrociatore terrestre”.

Il P. 1500 sarebbe stato una mostruosità con un peso compreso fra le 1.500 e le 2.500 tonnellate, lungo 42 metri, largo 18, alto 7 e con un equipaggio di più di 100 “marinai”. Appunto una vera e propria nave da guerra su cingoli. Oltre al già citato cannone da 800 millimetri, l’armamento prevedeva anche due obici da 150 millimetri e decine di cannoni antiaerei.

Il P. 1500
Il P. 1500 paragonato a un camion e a un normale carro armato

Non fu mai costruito. Come non fu mai costruito un modello meno ambizioso, il P. 1000 “Ratte”. Il progetto del P. 1000 però venne maggiormente sviluppato e di questo secondo “incrociatore terrestre” si conoscono dei particolari in più.

Il P. 1000 avrebbe avuto un peso compreso tra le 900 e le 2.000 tonnellate. 35 metri di lunghezza, 14 di larghezza e 11 d’altezza. L’armamento prevedeva due cannoni navali da 280 millimetri (54.5 Sk C/34), un terzo cannone da 128 millimetri (Kwk 44 L/55), otto cannoni antiaerei da 20 millimetri (Flak38) e due cannoncini da 15 millimetri (MG 151/15). Otto motori Daimler-Benz Mb501, normalmente usati su navi e sottomarini, avrebbero consentito al P. 1000 di muoversi fino a 40 chilometri l’ora. L’equipaggio sarebbe stato di almeno 20 soldati.

Un disegno del P. 1000
Il P. 1000 sarebbe potuto apparire così…

Un altro disegno del P. 1000
…o forse così

Per figurarsi quanto il P. 1000 sarebbe stato impressionante, basti pensare che il peso dell’M1 Abrams, l’attuale principale carro da battaglia dell’esercito U.S.A., si aggira sulle 60 tonnellate. Qui parliamo di 1.000 e passa!

Proprio il peso incredibile avrebbe ridotto i possibili utilizzi del P. 1500 e del P. 1000.
Per esempio nessun ponte avrebbe retto la loro stazza. Non avrebbero potuto sfruttare alcuna strada, se non a patto di distruggerla.
Inoltre la geometria di entrambi i carri avrebbe impedito di poter puntare a bersagli a distanza ravvicinata, e dunque avrebbero sempre dovuto essere accompagnati da altri veicoli di supporto. Infine l’eccessiva grandezza li avrebbe resi facili bersagli per i bombardieri ad alta quota e la stessa artiglieria fissa nemica (anche se per ovviare a questo problema era stato proposto di camuffare i mezzi da… palazzi!)
In altre parole, per quanto questi “incrociatori terrestri” siano impressionanti, è probabile non sarebbero sopravvissuti molto sul campo di battaglia.

Confronto P. 1000 / E-100
Qui il P. 1000 è immaginato con il cannone da 128 mm montato su una torretta separata. Il confronto è con l’E-100, un altro carro sperimentale. L’E-100 pesava 150 tonnellate, era lungo 10 metri, largo 4,5 metri e alto 3,3 metri.

P. 1500 e P. 1000 rappresentano anche un vicolo cieco nel campo dell’evoluzione degli armamenti, dato che con il passare degli anni questa ricerca di gigantismo si è esaurita, e nessuno al giorno d’oggi si sogna più di progettare armi di questo tipo. Probabilmente sarà necessario un altro visionario come Hitler, perché certe idee possano riaffiorare. O forse è meglio di no!

Lo studio sul P. 1000 / P. 1500 iniziò nel 1942 e venne interrotto l’anno successivo per ordine dell’allora Ministro degli Armamenti Albert Speer. Nonostante ciò, i nazisti si possono lo stesso vantare di aver costruito il Più Grande Carro Armato del mondo: infatti nel 1942 cominciò anche la progettazione del Panzerkampfwagen VIII “Maus” e due prototipi di questo carro arrivarono a completamento. Uno dei due con regolare armamento.

Disegno del Maus
Il “Maus” di fronte e di profilo

Foto del Maus
Una foto del “Maus”

Il “Maus” ha un peso di “appena” 188 tonnellate, e dispone come armamento principale di un cannone da 128 millimetri. Come detto ne sono stati costruiti due prototipi, il primo senza armamento, con una torretta finta, solo per studiare quale motore sarebbe stato più efficiente dato il peso enorme del mezzo; il secondo prototipo invece era armato, tanto che agli sgoccioli della guerra venne ordinato che partecipasse alla difesa di Berlino.
Purtroppo il carro si guastò prima di arrivare a destinazione e l’equipaggio dovette distruggerlo per non farlo cadere in mano ai sovietici. I sovietici però riuscirono a catturare i resti di entrambi i prototipi e tra tutte e due ne venne fuori un “Maus” funzionante, che è ancora esposto al museo dei carri armati di Kubinka, nei pressi di Mosca.

Maus in museo
Il “Maus” esposto al museo di Kubinka

Amerika Bomber

Giapponesi e Tedeschi hanno sempre avuto un problema durante la Seconda Guerra Mondiale: l’impossibilità di colpire direttamente il territorio degli Stati Uniti. I Giapponesi provarono a risolvere la questione inviando verso gli U.S.A. migliaia di palloni incendiari: forse qualche centinaio giunse a destinazione, mietendo ben sei vittime.

Pallone giapponese
Uno dei palloni spediti dai Giapponesi contro gli Stati Uniti

Nel 1944, il Ministro dell’Aria del Reich Hermann Göring convocò cinque delle principali aziende aereonautiche tedesche e chiese che venisse approntato un bombardiere con un raggio di 11.000 chilometri e capace di trasportare un carico di 4.000 chili di bombe. Tale bombardiere doveva essere in grado di decollare dalla Germania, raggiungere New York, sganciare il suo carico di bombe e tornare in patria. Senza scalo e senza rifornimento intermedio.

Dopo una serie di discussioni, venne approvato il progetto dei fratelli Horten, l’Horten Ho XVIII A (più tardi una diatriba fra gli ingegneri delle altre aziende aereonautiche e Reimar Horten spingerà quest’ultimo ad aggiornare il suo progetto e a disegnare l’Horten Ho XVIII B).
L’Horten Ho XVIII A sarebbe dovuta essere un’ala volante con un’apertura di 40 metri, spinta a 900 chilometri l’ora da sei turbogetti inseriti nella fusoliera. Basta confrontare il design di tale aereo con quello del moderno B-2 americano per rendersi conto di quanto i fratelli Horten fossero in anticipo sui tempi:

Schema dell'Horton Ho XVIII A
Schema dell’Horton Ho XVIII A

Disegno dell'Horton Ho XVIII A
Come sarebbe apparso l’Horton Ho XVIII A

B-2 Spirit
Il bombardiere americano B-2 Spirit

Il progetto dell’Horten Ho XVIII B fu considerato definitivo e un primo bombardiere avrebbe dovuto essere pronto per l’autunno del 1945 (sebbene i fratelli Horten fossero scettici sulle possibilità pratiche di terminare il lavoro in così breve tempo). In ogni caso la Germania si arrese il 7 maggio 1945, e l’aereo non lasciò mai i tavoli da disegno.

Schema dell'Horton Ho XVIII B
Schema dell’Horton Ho XVIII B

Disegno dell'Horton Ho XVIII B
Come sarebbe apparso l’Horton Ho XVIII B

Tuttavia qualcosa di concreto è rimasto delle idee dei fratelli Horten: l’Horten Ho IX (entrato in produzione con il nome di Gotha Go 229). Questo futuristico caccia a reazione si è calcolato avrebbe potuto raggiungere i 1.000 chilometri orari, grazie ai due turbogetti. L’Horten Ho IX era armato con quattro cannoni da 30 millimetri e poteva portare un carico di 1.000 chili di bombe. Almeno un prototipo armato venne completato e riuscì a volare una volta prima della fine della guerra. Altri quattro aerei simili furono trovati a vari stadi di costruzione.

Gotha Go 229 V3 (fronte)
Un Gotha Go 229 V3 in costruzione trovato dagli alleati: fronte…

Gotha Go 229 V3 (retro)
…e retro

Legato al progetto Amerika Bomber, è l’idea di permettere il lancio di razzi stile V-2 da parte di sottomarini in immersione. Così gli U-boot avrebbero potuto bombardare a piacimento le coste degli Stati Uniti. Neanche questo progetto arrivò a compimento, sebbene pare fosse ormai a un a passo dalla realizzazione.

La Luna, Marte e oltre

Finora ho parlato di progetti che benché folli, sono documentati e sono, anche i più bislacchi, almeno in linea teorica realizzabili. Esiste poi un campo vastissimo di ricerca, spesso esplorato non da storici ma da “scienziati dissidenti”(sic), che si occupa degli aspetti esoterici della tecnologia nazista.
Il cardine di tali studi è l’idea che dalla fine degli anni ’30 i nazisti abbiano avuto contatti con gli extraterrestri o abbiano recuperato qualche nave spaziale naufragata sulla Terra, come nel famoso incidente di Roswell.

Hitler con alieno
Hitler incontra un ambasciatore dei Grigi

Analizzando i manufatti alieni, i nazisti avrebbero compiuto incredibili progressi, tanto da permettere loro di sbarcare sulla Luna nel 1942 e costruirvi una base segreta sotterranea.
Nell’aprile 1945 sarebbe partita una nave spaziale tedesca, che dopo otto mesi di viaggio avrebbe raggiunto Marte. Nel gennaio 1946 la scampagnata si sarebbe conclusa con un disastroso schianto sulla superficie del pianeta rosso.
Ah, gli “scienziati dissidenti” sostengono anche che Marte venne raggiunto nel 1952 dai Sovietici e dagli Americani e nel 1956 da un’astronave del Vaticano, partita dall’Argentina. Tutto vero!
Il Duce aveva già conquistato Marte nel 1939…

Questo grazie al motore tachionico a moto perpetuo, che i nazisti avrebbero acquisito dagli extraterrestri. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, tale tecnologia sarebbe finita in possesso anche di Russi e America (e del Papa).
Oltre a fornire ai nazisti l’affare tachionico, gli alieni avrebbero svelato agli scienziati tedeschi il segreto dell’eterna giovinezza e come costruire mech da combattimento, ma questo è materiale per un altro articolo!

Nazimech
Robot da combattimento nazista

Intanto gli alleati…

Mentre i nazisti preparavano i loro piani per il viaggio su Marte e gli incrociatori terrestri, Americani e Inglesi non si giravano i pollici! Tra i vari progetti più o meno razionali, uno dei più curiosi è il Progetto Habakkuk.

Nel 1942 il giornalista, spia e inventore inglese Geoffrey Pyke propose ai vertici militari inglesi di costruire una gigantesca portaerei, composta da più di 200.000 blocchi di un nuovo materiale, appena scoperto, il “pykrete”.
Il pykrete si ottiene mischiando al ghiaccio la polpa di legno. Si ha così un materiale leggero e facilmente manipolabile ma con la resistenza del cemento.

Pykrete
Pykrete

Tale portaerei sarebbe stata lunga più di 600 metri, larga 100 metri, profonda 60 e con uno scafo di pykrete spesso 12 metri. Sarebbe stata una sorta di isola semovente, praticamente inaffondabile, in grado di trasportare più di 200 aerei e di fungere da testa di ponte per un’eventuale invasione delle isole giapponesi.

La portaerei del Progetto Habakkuk
La portaerei del Progetto Habakkuk…

Portaerei di ghiaccio
…e un’interpretazione artistica

Il progetto si arenò su una serie di quisquilie tecniche: tipo riuscire a mantenere l’intero scafo a una temperatura inferiore ai -15 gradi, per impedire deformazioni nel pykrete, e riuscire a fornire energia sufficiente a far muovere l’intera nave. Con i previsti 26 (!) motori, la portaerei si sarebbe spostata a una velocità massima di 10 nodi (appena 18 chilometri l’ora).

Finita la guerra e con il crescere dell’autonomia dei bombardieri, il progetto della portaerei di ghiaccio venne archiviato. Peccato!

In Italia

Anche in Italia non mancano i progetti di armamenti curiosi e bizzarri, basta pensare al misterioso Raggio della Morte di Marconi. Magari ci dedicherò un articolo, per ora accontentiamoci di questa foto, apparsa nel numero di aprile 1933 della rivista Popular Science.

Cavallo meccanico
Il fascista cavallo d’acciaio!

Un cavallo meccanico, costruito da un non ben specificato inventore italiano. Secondo la rivista, il cavallo galoppa altrettanto bene sulle strade o su terreno accidentato e può essere usato per insegnare ai giovani a cavalcare. Ovviamente la foto potrebbe essere stata manipolata o il cavallo d’acciaio essere solo una scultura, non in grado di muovere un solo “muscolo”. Purtroppo non pare in rete ci siano ulteriori informazioni riguardo a questo prodigio dell’italico ingegno.

Fonti

Oltre ai siti web segnati tra gli Approfondimenti, consiglio due libri sull’argomento: Germany’s Secret Weapons in World War II di Roger Ford, che si occupa quasi esclusivamente dei progetti più realistici, giunti almeno alla fase di prototipo, e My Tank Is Fight! di Zack Parsons, che invece non si fa scrupoli a parlare delle armi più folli.

Copertina di Germany's Secret Weapons in World War II
Copertina di Germany’s Secret Weapons in World War II

Copertina di My Tank Is Fight!
Copertina di My Tank Is Fight!

Inoltre, per chi volesse provare l’ebbrezza di volare con qualcuno degli strani aerei nazisti, il Coniglietto Grumo mi segnala l’esistenza del videogioco Secret Weapons of the Luftwaffe. Non sono riuscita a farlo partire, non essendo neanche stato programmato per Windows, ma dovrebbe funzionare usando l’emulatore DOSBox. Oppure recuperando dalla cantina qualche vecchio PC.

screenshot da Secret Weapons of the Luftwaffe
Uno screenshot da Secret Weapons of the Luftwaffe: qui si sta pilotando il Gotha Go 229!

* * *

Questo articolo è nato grazie all’impegno mio, di mio fratello e del Coniglietto Grumo. Un ringraziamento particolare a Carraronan per la prontezza, la gentilezza e la competenza con le quali ha risposto alle nostre mail.


Approfondimenti:

bandiera EN LORELEI su IMDb
bandiera IT La Svastica sul Sole su iBS.it
bandiera FR Una pagina dedicata al Surcouf

bandiera EN Achtung Panzer! sito dedicato ai carri tedeschi
bandiera EN Luft ’46 sito dedicato agli aerei da guerra futuristici del Terzo Reich
bandiera EN Strange vehicles of Pre-War Germany & The Third Reich
bandiera EN Black Sun: esoterica tecnologia nazista

bandiera EN Fascisti su Marte su IMDb
bandiera EN Un articolo che parla della portaerei di ghiaccio
bandiera EN L’articolo di Popular Science dedicato al cavallo d’acciaio fascista

bandiera EN My Tank Is Fight! su Amazon.com
bandiera EN Un capitolo da My Tank Is Fight!
bandiera EN Germany’s Secret Weapons in World War II su Amazon.com

bandiera EN Secret Weapons of the Luftwaffe su MobyGames
bandiera EN Secret Weapons of the Luftwaffe scaricabile da Abandonware Paradise
bandiera EN Il sito ufficiale di DOSBox

bandiera IT Il blog del Duca Carraronan

Scritto da GamberolinkCommenti (37)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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