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Recensioni :: Film :: Dororo

Copertina del DVD di Dororo Titolo originale: Dororo
Regia: Akihiko Shiota

Anno: 2007
Nazione: Giappone
Studio: Toho
Genere: Fantasy
Durata: 2 ore e 19 minuti

Lingua: Giapponese
Sottotitoli: Inglese

Giappone medievale. Daigo Kagemitsu temendo per la scomparsa del proprio clan, sconfitto in battaglia dal clan rivale Kanayama, decide di chiedere aiuto ai demoni. chikas_pink06.gif In cambio dell’invincibilità sul campo di battaglia e del potere di conquistare il mondo, è disposto a pagare qualunque prezzo. I demoni pretendono il figlio di Kagemitsu, che deve ancora nascere, e lui accetta senza discutere.
C’è però un problema: i demoni sono 48, e ognuno di loro vuole la propria “quota”, così quando il figlio di Kagemitsu nasce, gli mancano 48 parti del corpo! chikas_pink27.gif
Senza arti, organi interni, occhi, orecchie e quant’altro, il povero infante è ancora vivo. chikas_pink03.gif Abbandonato dai genitori, è salvato da un mago aspirante dottor Frankenstein. Costui, usando i cadaveri dei bambini uccisi in guerra (sì, non è un film molto allegro…) ricostruisce un corpo per il neonato e decide di adottarlo.
Hyakkimaru, questo il nome del nostro eroe, alla morte del padre adottivo decide di scoprire le proprie origini e soprattutto di uccidere tutti i 48 demoni e riprendersi le parti del suo vero corpo. Lungo il cammino incontra Dororo chikas_pink23.gif , l’autodefinitasi “più abile ladra del mondo”, interessata ad impossessarsi della spada magica innestata nel braccio sinistro di Hyakkimaru.
Il film narra le avventure di Hyakkimaru e Dororo.

Trailer di Dororo

Dororo, tratto da un manga degli anni ’60 di Osamu Tezuka, ha avuto un grandissimo successo in Giappone, tanto che non uno, ma due seguiti, sono già in produzione. Per certi versi è difficile capire le ragioni di tale successo, visto che non è di sicuro il miglior film giapponese degli ultimi tempi, e neppure il miglior film fantasy. Tuttavia rimane un film interessante. chikas_pink21.gif

Una pagina del manga di Dororo
Una pagina del manga di Dororo

Nella prima parte, la migliore, la storia segue i canoni del fantasy d’azione, ponendo di fronte a Hyakkimaru e Dororo uno dopo l’altro una sfilza di demoni, che vanno da volenterosi signori che indossano costumi di gomma chikas_pink55.gif a realizzazioni totalmente CG. Come già successo per altri film simili (per esempio il divertente Sakuya: Slayer of Demons) il contrasto tra effetti speciali all’avanguardia e (goffe) tecniche tradizionali si rivela simpaticissimo, riuscendo a mescolare elementi d’orrore e ridicoli senza far storcere il naso.

Demone

Demone
Demoni

La seconda parte del film invece è lenta e a tratti noiosa. chikas_pink20.gif Il complicato rapporto di odio/amore/vendetta che lega Hyakkimaru, il vero padre, la madre, suo fratello e la stessa Dororo (che ha una sua tragica storia alle spalle), è esplorato con fin troppa attenzione, senza rendersi conto che tutti sanno già come la questione verrà risolta: a colpi di spada! Quando succede è troppo tardi e troppo poco, e chi si aspettasse (io! chikas_pink14.gif ) uno spettacolare duello conclusivo rimarrà deluso.

Demone

Demone
Altri demoni

Un accenno doveroso all’ambientazione surreale. Il film è stato girato in Nuova Zelanda, e in nessun momento cerca di somigliare al vero Giappone medievale. Invece lo scenario è quasi sempre deserto, reso impalpabile dalla manipolazione digitale dei colori, è più simile al tipo di scenario che ci aspetterebbe da un western o da un film di fantascienza con ambientazione post-atomica. Ad accentuare questa sensazione di straniamento ci sono poi qui e là diversi particolari fuori posto: una carrozza uscita dritta dritta da Ombre Rosse con montato sopra un cannone chikas_pink12.gif , il castello di Kagemitsu circondato da ciminiere o il laboratorio del padre adottivo di Hyakkimaru, dotato di elettricità.

Carrozza con cannone
Il Giappone medievale è uno strano posto

Film decente. Non il miglior fantasy, non il miglior fantasy giapponese, ma guardabile. Quando usciranno i seguiti li vedrò, anche perché la storia s’interrompe giusto a metà: 24 demoni uccisi chikas_pink59.gif , e 24 ancora a zampa libera!


Approfondimenti:

bandiera EN Dororo su IMDB
bandiera EN Dororo su Wikipedia

 

Giudizio:

Divertente e fantasioso. +1 -1 Troppo lungo, diventa noioso.
Un sacco di demoni da affettare! +1 -1 Finale deludente.
Ambientazione notevole. +1

Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti

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Recensioni :: Film :: Live Free or Die Hard

Poster di Live Free or Die Hard Titolo originale: Live Free or Die Hard
Titolo italiano: Die Hard – Vivere o Morire
Regia: Len Wiseman

Anno: 2007
Nazione: USA / UK
Studio: 20th Century Fox
Genere: Azione, Thriller, Fantainformatica
Durata: 2 ore e 10 minuti

Lingua: Inglese

Inutile tergiversare: sono delusa. chikas_pink01.gif John McClane insieme a Jack Sparrow, Buffy e Indiana Jones è tra i miei eroi preferiti. Purtroppo, in questa quarta avventura della serie Die Hard, McClane è stata castrato (metaforicamente, eh! chikas_pink43.gif ) e con lui l’intero film.

Bruce Willis
Bruce Willis nel ruolo di John McClane

Andiamo con ordine. Che Die Hard 4 nascesse sotto una brutta stella lo si era capito da tempo, basti pensare ai continui ritardi e ai continui cambiamenti nella sceneggiatura, ma il momento decisivo è stato quello del rating: PG-13, ovvero un film con già un piede nella fossa.
Mentre in Italia abbiamo solo tre possibili giudizi per un film (per tutti, vietato ai minori di anni 14, vietato ai minori di anni 18), in America la situazione è più articolata. Si parte da G, che indica un film per tutti, per passare a PG che consiglia i genitori ad accompagnare i bambini, e a PG-13, che ancora solo consiglia i genitori ad accompagnare i minori di anni 13. C’è poi R, che invece obbliga i genitori o un altro adulto ad accompagnare il minore di anni 17, e infine NC-17, che vieta l’ingresso ai minori di anni 17. Come si vede, il passaggio da PG-13 a R, è decisivo: un quindicenne non ha problemi a entrare in un cinema che proietti un film PG-13, ma deve per forza portarsi dietro un adulto chikas_pink35.gif per vedere un film con rating R. Appare chiaro che i produttori puntano decisamente al PG-13, specialmente per i film pensati per attrarre un pubblico di giovani/adolescenti. Se a questo si aggiunge l’attuale severità della censura USA, per la quale bastano un paio di parolacce per assegnare un R, come pure una scena di nudo o un indugiare oltre il mezzo secondo su sangue e viscere, ecco che si ottiene la frittata. Esempio tipico i tanti film dell’orrore PG-13 usciti negli ultimi anni, quando è ovvio che un film che possono vedere anche i bambini di cinque anni da soli non può essere davvero spaventevole chikas_pink56.gif !

Nel caso di Die Hard 4, rinunciare all’R (i primi tre film avevano tutti questo rating), ha significato snaturare John McClane, che dal dare del figlio di puttana a questo e a quello si è ritrovato a parlare come un’educanda chikas_pink14.gif , e ha significato eliminare quasi del tutto la violenza, riducendo il film a un cartone animato, nel senso spregiativo del termine, dove tra esplosioni e cataclismi non si fa mai male nessuno.
Già la serie Die Hard non brilla per realismo, e anche nei primi episodi le scene violente erano mitigate dalla violenza stessa, spesso così esagerata kaos-whiteusagi05.gif da apparire fasulla, ma in questo 4 si è fatto un altro passo avanti e la violenza è stata abolita.

Trailer di Live Free or Die Hard

Cosa rimane? Un film fracassone e roboante, a tratti anche divertente e piacevole da seguire, ma che non ha mai un minimo di tensione o suspance. Non si è mai davvero preoccupati per le sorti di McClane e della sua sfortunata famiglia (stavolta a rischiare la vita oltre a lui c’è la figlia), così come il piano diabolico dei cattivi affonda nell’indifferenza dello spettatore. “Che importa?” Ci si chiede, tanto non si farà male nessuno, e anche quando capiterà, avrà lo stesso impatto di un omino che muore in un videogioco di vent’anni fa.

Screenshot
Morte nei videogiochi, tanti anni fa

Un cenno alla trama: una banda di “terroristi” chikas_pink06.gif si infiltra in ogni sistema informatico d’America, mettendone fuori servizio le infrastrutture: trasporti, telecomunicazioni, elettricità, ecc. La nazione precipita nel caos. Gli unici che possono fermare i vandali sono John McClane, come da tradizione implicato per puro caso, e un giovane hacker, tale Farrell. Andando avanti si scoprirà che le motivazioni dei “terroristi” non erano poi particolarmente… “terroristiche” e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro: chiunque abbia visto i film precedenti riuscirà a capire fin dai primi minuti i veri piani dei “terroristi” e agli altri lascio la ben poco sorprendente sorpresa.

McClane vola
John McClane non si fa problemi a saltare su un jet in volo

La regia è di Len Wiseman il regista dell’interessante-ma-con-quell’idea-si-poteva-far-di-più Underworld, e dell’atroce chikas_pink34.gif seguito Underworld: Evolution. Wiseman dirige senza infamia né lode, da tipico regista hollywoodiano di film d’azione. La parte del leone la fanno gli effetti speciali e le scene di lotta, il regista si pone in un angolo a filmare quello che succede, senza alcuna pretesa di andare al di là dell’acquisito.
Bruce Willis, nel ruolo di McClane, non è il miglior Willis. Dopo due buoni film come Sin City e soprattutto Lucky Number Slevin (Slevin – Patto Criminale), qui appare a tratti svogliato, quasi annoiato, e senza parolacce il cinismo e il sarcasmo tipico del personaggio perdono molto del proprio mordente.
Justin Long è l’hacker “spalla” di McClane. Lui è carino chikas_pink39.gif , ma non mi è sembrato sappia recitare granché bene.
Mary Elizabeth Winstead è invece Lucy, figlia di McClane. Ho trovato il personaggio interessante e simpatico chikas_pink23.gif , ma a parte una breve e inutile scena iniziale, ricompare solo negli ultimi venti minuti di film. Quasi un ripensamento per movimentare una trama che procedeva troppo liscia e scontata. Purtroppo, anche con quest’aggiunta, la situazione non è migliorata.

Justin Long – Mary Elizabeth Winstead

Un ultimo appunto riguardo quella che pare sia diventata una consuetudine hollywoodiana, ovvero la fantainformatica. chikas_pink03.gif Non sono un’esperta (è mio fratello quello che se ne intende sul serio), ma persino io mi rendo conto che cose quali schermi pieni di grosse scritte colorate o sistemi di decrittazione di password che si basano sull’inserire numeri a vanvera dentro parallelepipedi tridimensionali, ecco, persino io mi rendo conto che queste cose esistono solo nella mente bacata chikas_pink27.gif degli sceneggiatori americani. Sotto tale aspetto Die Hard 4 s’inserisce in una ricca tradizione, dallo storico Hackers, a The Net (The Net – Intrappolata nella Rete), da Antitrust (S.y.n.a.p.s.e. – Pericolo in Rete[1]) a Firewall (Firewall – Accesso Negato) e tanti altri. Come detto ormai è consuetudine: nei film americani regna la fantainformatica, così come nei cartoni animati è modificata la fisica, per cui un personaggio può continuare per diversi passi a camminare nel vuoto kaos-whiteusagi06.gif , una volta superato il ciglio di un burrone.

Cartone animato
L’informatica nei film di Hollywood è come la fisica nei cartoni animati

Perciò, alla fine ho passato poco più di due ore in rumorosa compagnia del detective McClane. Forse sarebbe stato più piacevole passare due ore a coccolare il mio amato Coniglietto Grumo! kaos-whiteusagi03.gif

* * *

note:
 [1] ^ Gli unici con una mente più bacata degli sceneggiatori di Hollywood sono i titolisti italiani…


Approfondimenti:

bandiera EN Live Free or Die Hard su IMDB
bandiera EN Live Free or Die Hard su Rotten Tomatoes
bandiera EN Il trailer del film in varie risoluzioni al sito Apple

bandiera EN Il rating americano per i film

 

Giudizio:

John McClane! +1 -1 Ma in versione per bambini.
Due ore di simpatico “casino”. +1 -1 “Casino” già visto in mille altri film.
Justin Long è carino. +1 -1 Troppo poco violento.
-1 Cattivi insipidi.
-1 Trama scontata.

Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (3)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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