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	<title>Gamberi Fantasy</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Appunti di editing</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 16:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi ultimi mesi di editing e valutazioni – a proposito, per chi fosse interessato sono ancora disponibile almeno fino a questa estate; maggiori informazioni qui – ho notato una serie di problemi comuni. Di alcuni ho già parlato nei Manuali (1 – Descrizioni, 2 – Dialoghi, 3 – Mostrare) o nelle FAQ, ma repetita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi mesi di editing e valutazioni – a proposito, per chi fosse interessato sono ancora disponibile almeno fino a questa estate; maggiori informazioni <a href="/2011/11/16/comunicazione-di-servizio-su-editing-e-valutazioni/">qui</a> – ho notato una serie di problemi comuni. Di alcuni ho già parlato nei Manuali (<a href="/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/">1 – Descrizioni</a>, <a href="/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/">2 – Dialoghi</a>, <a href="/2010/11/18/manuali-3-mostrare/">3 – Mostrare</a>) o nelle <a href="/faq-sui-gamberi/#faq_sec_5">FAQ</a>, ma <em>repetita iuvant</em>.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Partendo dalle questioni più semplici:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Curate la grammatica. Io non sono una <em>grammar nazi</em>: non mi scandalizzo se una persona confonde gli accenti e scrive perchè invece di perché; non mi sembra che la lingua italiana sia stuprata da una virgola messa in maniera dubbia o da un refuso. Ma tenete conto che il tipico editor non ha conoscenze di narrativa e dunque per lui la grammatica diventa un serio criterio di valutazione. Se ci tenete a pubblicare, non sottovalutate questo aspetto.<br />
Se usate <em>Word</em> gli errori più comuni sono rilevati dal correttore e non avrete problemi a correggere; se vi sorgono dei dubbi consultate una grammatica o cercate tra i migliaia di siti che si occupano dell’argomento.<br />
Però attenzione: una gestione accurata del punto di vista ha sempre la priorità. Se scrivete con il punto di vista di un analfabeta/ritardato (come nelle prime pagine di <em>Baudolino</em> di Umberto Eco o di <em>Fiori per Algernon</em> di Daniel Keyes) <em>dovete</em> essere sgrammaticati; se il punto di vista è quello di un adolescente cerebroleso (come nei romanzi di Moccia) <em>dovete</em> sbagliare i congiuntivi.<br />
A meno che non stiate scrivendo literary fiction, la verosimiglianza è una delle vostre priorità, se non la principale, perciò fregatevene di quello che diceva la maestra e fate pensare e parlare i vostri personaggi come farebbero se fossero vivi. E sì, ogni tanto diranno persino le parolacce! Ommioddio!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_baudolino.jpg" alt="Copertina di Baudolino" /><br />
<em>Copertina di Baudolino</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Tenete sottomano un vocabolario, ce ne sono anche molti gratuiti online – io al momento uso quello <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/">Treccani</a>. Se avete dubbi su una parola, controllate. Non ci fate una bella figura quando in fondo a una mappa scrivete che c’è una “leggenda” invece di una “legenda”.<br />
Così come non ci fate una bella figura se non conoscete bene il significato delle parole e scrivete frasi stile:</p>
<blockquote><p>Mi abbagliano gli occhi le luci chiassose dei negozi [...]</p></blockquote>
<p>Sì, sta roba la scrive un autore pubblicato, anche se il brano da cui cito è inedito. Consultando un vocabolario, il signore di cui sopra scoprirebbe che è inutile specificare che l’abbaglio è agli occhi, così come è inutile sottolineare che l’acqua è bagnata.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Attualmente si tende a eliminare le cosiddette “d” eufoniche. Ovvero quando si trovano vicine due vocali si tralascia la “d”: “e i fiori” e non “ed i fiori”; “o ancora” e non “od ancora”; “a Umberto” e non “ad Umberto”; “a ogni” e non “ad ogni”; e così via. Se la vocale è uguale si mantiene la “d”: “ad avercene”, “ed erbacce”, ecc. Un’eccezione è “ad esempio” che appunto si scrive in questa maniera – ma potete sempre usare la locuzione equivalente “per esempio”.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non scrivete paragrafi troppo lunghi. Se vedete che cominciano a occupare mezza pagina, spezzateli. Trovarsi di fronte a un “muro di testo” invoglia pochissimo a leggere. Inoltre un “muro di testo” comunica al lettore che forse non avete le idee chiare; dà l’impressione che l’intera storia sia un unico paciugo di parole, senza una chiara concatenazione di eventi.<br />
In particolare attenzione alla lunghezza delle battute nei dialoghi: quando scrivete che un personaggio parla, il lettore se lo immagina; se il personaggio va avanti e avanti e avanti e avanti a cianciare senza pause diviene una situazione inverosimile, nessuno ha tutto quel fiato!</p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Fatto curioso</strong></p>
<p>Una delle battute più lunghe di tutti i tempi si trova nel romanzo di fantascienza di Ayn Rand <em>Atlas Shrugged</em> (il romanzo è del 1957, giusto 50 anni dopo, nel 2007, ne è apparsa una traduzione italiana in tre volumi con il titolo <em>La rivolta di Atlante</em> <strong>EDIT:</strong> ne era già uscita un&#8217;edizione nel 1958 per i tipi di Garzanti): nella parte III, capitolo VII, John Galt inizia a parlare e va avanti per un’ottantina di pagine (circa 33.000 parole nell’edizione inglese). Sì, proprio così: aperte virgolette e via con una sola battuta di dialogo da ottanta pagine, senza pause. Potere dell’<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Objectivism_(Ayn_Rand)">oggettivismo</a>!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_atlas.jpg" alt="Copertina di Atlas Shrugged" /><br />
<em>Copertina di Atlas Shrugged</em></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Non imitate la signora Rand e inserite delle pause. Ma <em>per piacere</em>, non fatelo in modo artefatto. Scrivere:</p>
<blockquote><p>«bla bla bla bla.» Michele fece una pausa. «bla bla bla bla.»</p></blockquote>
<p>È bruttissimo. Osservate le persone mentre parlano: non fanno pause “a vuoto”. Bevono un bicchiere d’acqua, si siedono o si alzano, si aggiustano la sciarpa, si sistemano gli occhiali, tossiscono, sorridono, gesticolano, sollevano gli occhi al cielo, si grattano la punta del naso, arricciano la fronte, sbadigliano, si stiracchiano, ecc. Non si bloccano di colpo senza espressione stile stoccafisso per “fare una pausa”. È innaturale e al limite del ridicolo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_pesce.jpg" alt="Pesce perplesso" /><br />
<em>La classica espressione da pesce lesso che assumono i personaggi facendo pause a destra e a manca</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Mettete i soggetti alle frasi, se il soggetto implicito non è chiaro. In generale, quando si incontra un soggetto implicito, il lettore assume che sia lo stesso soggetto della frase precedente; se non è così, dovete inserire esplicitamente il soggetto.</p>
<blockquote><p>Michele si avvicinò al giardino della casa. Rognone, il cane di Anna, gli corse incontro. Gli saltellò davanti, abbaiò, andò a recuperare la pallina da tennis.<br />
Scavalcò il cancello.</p></blockquote>
<p>È stato Michele o è stato il cane a scavalcare il cancello? Se lascio così il lettore penserà che sia il cane, perché lui è il soggetto della frase precedente; se a scavalcare è invece Michele, <em>devo</em> scriverlo.</p>
<blockquote><p>Michele si avvicinò al giardino della casa. Rognone, il cane di Anna, gli corse incontro. Gli saltellò davanti, abbaiò, andò a recuperare la pallina da tennis.<br />
Michele scavalcò il cancello.</p></blockquote>
<p>Altro esempio:</p>
<blockquote><p>Anna abbracciò Silvia e lanciò un’occhiata a Maria. Non era alta quanto lei, ma superava di tutta la testa la rivale. Si scostò dalla ragazza bionda e la chiamò.</p></blockquote>
<p>Nota: ho parafrasato un vero passaggio che mi è capitato di leggere. Riuscite a venirne a capo? Sembra un puzzle. Per capire chi era chi ho dovuto rileggere la pagina tre volte. Sarebbe dovuto essere:</p>
<blockquote><p>Anna abbracciò Silvia e lanciò un’occhiata a Maria. Silvia non era alta quanto Anna, ma superava di tutta la testa Maria. Anna si scostò da Silvia e chiamò Maria.</p></blockquote>
<p>Non fate venire il mal di testa ai lettori: mettete i soggetti! Non importa se dovete ripetere i nomi dei personaggi, i nomi dei personaggi sono <em>trasparenti</em>, ovvero il lettore li registra in modo inconscio, non distraggono dalla lettura.<br />
Ricordatevi anche di mettere i soggetti quando cambiate punto di vista, per esempio se lo cambiate da un capitolo all’altro: se il capitolo 1 è con il punto di vista di Anna e il capitolo 2 è con quello di Michele, non potete cominciare il capitolo 2 usando un soggetto implicito.</p>
<blockquote><p>Si alzò e andò in bagno.</p></blockquote>
<p>Ma chi? Anna o Michele? Il lettore penserà Anna, se a lei era dedicato il capitolo precedente. Lo stesso vale per gli incipit: mettete il soggetto, non ha senso nascondere l’identità di chi compie le azioni.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;A proposito di ripetizioni: non sono il male. Qual è il problema delle ripetizioni? È che quando si ripete la stessa parola (o parole dal suono simile) troppe volte in poco spazio si attira l’attenzione su quella parola, ovvero il lettore è distratto dalla storia perché infastidito da una imperfezione nello stile. Ma non succede così spesso: tante volte le ripetizioni sono naturali e non creano problemi, viceversa usare sinonimi a tutti i costi può infastidire di più. Classico esempio:</p>
<blockquote><p>Michele timbrò il biglietto del tram, Anna timbrò il suo.</p></blockquote>
<p>Non credo che nessuno abbia “fastidio” con una frase del genere. Ma se scrivo:</p>
<blockquote><p>Michele timbrò il biglietto del tram, Anna obliterò il suo.</p></blockquote>
<p>Il bruttissimo sinonimo è un pugno nell’occhio. Così come se scrivo:</p>
<blockquote><p>Michele timbrò il biglietto del tram, Anna compì lo stesso gesto.</p></blockquote>
<p>costringo il lettore a un lavoro in più per sostituire lui, nella sua mente, “compì lo stesso gesto” con “timbrò”.<br />
Se potete eliminare le ripetizioni non volute senza danno fatelo pure, ma attenzione che la cura non sia peggiore del male – tante volte lo è.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_tram.jpg" alt="Biglietto del tram" /><br />
<em>Un biglietto del tram non proprio recentissimo</em></p>
<p>C’è poi un partito anti ripetizioni che agisce in base a ragioni filosofiche: secondo costoro, un autore dovrebbe eliminare le ripetizioni per dimostrare di possedere un ampio e ricco bagaglio di termini.<br />
I rappresentanti di questo partito andrebbero catturati e spogliati; andrebbe praticato loro un taglio nell’addome per estrarne l’intestino. Legato l’intestino a un palo e pungolati da una lancia, costoro dovrebbero essere costretti a correre in tondo, fino a sbudellarsi da soli.<br />
Se un lettore si compiace del vocabolario dell’autore vuole dire che è fuori dalla storia e dunque quello scrittore è un pessimo scrittore. No, non ho voglia di discuterne, è una verità auto evidente.<br />
Questo non vuol dire che un bravo scrittore conosce solo cento parole cento, vuole dire che usa le parole più appropriate per raccontare la sua storia indipendentemente se questo potrebbe o no dimostrare che ha un ampio vocabolario. Occorre scegliere le parole in base alla loro efficacia nell’ambito di quello che si sta scrivendo, non per dimostrare di essere fighi. Sigh.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Le espressioni che indicano una volontà del personaggio di compiere un’azione sono sempre pleonastiche.</p>
<blockquote><p>Michele salì le scale.</p></blockquote>
<p>È uguale a:</p>
<blockquote><p>Michele decise di salire le scale.</p></blockquote>
<p>Con il vantaggio che è più elegante: si esprime lo stesso identico concetto con meno parole; la lettura risulta più fluida e piacevole.<br />
Se un personaggio compie un’azione è ovvio che ha deciso di compierla. Se si vuole sottolineare il processo di decisione occorre <em>mostrarlo</em>.</p>
<blockquote><p>Michele si trovò nell’atrio. A destra salivano le scale, a sinistra si apriva la porta dell’ascensore. Michele imboccò le scale.</p></blockquote>
<p>Se io voglio che la decisione non sia così “netta” <em>non</em> devo scrivere:</p>
<blockquote><p>Michele si trovò nell’atrio. A destra salivano le scale, a sinistra si apriva la porta dell’ascensore. Michele decise di imboccare le scale.</p></blockquote>
<p>Perché ho scritto un capoverso identico per significato al precedente, solo sprecando due parole. Invece dovrei scrivere:</p>
<blockquote><p>Michele si trovò nell’atrio. A destra salivano le scale, a sinistra si apriva la porta dell’ascensore. Michele si grattò il pizzetto. <em>Se prendo le scale rischio di far rumore e svegliare Anna. Ma l’ascensore mi dà la claustrofobia.</em> Alzò la testa: l’orologio appeso alla parete segnava mezzogiorno. <em>Be’, Anna sarà già in piedi.</em> Michele imboccò le scale.</p></blockquote>
<p>No, non ci sono vie di mezzo: se Michele è in dubbio dovete scrivere come qui sopra (o simile), se non è in dubbio imbocca le scale e basta. Scrivere che “decise”, o anche scrivere:</p>
<blockquote><p>Michele si trovò nell’atrio. A destra salivano le scale, a sinistra si apriva la porta dell’ascensore. Michele ragionò attentamente su quello che avrebbe dovuto o potuto fare e infine decise prontamente che gli sarebbe convenuto sicuramente imboccare le scale.</p></blockquote>
<p>è <strong><u>uguale</u></strong> a scrivere che “imboccò le scale”, solo avrete sprecato un sacco di parole per dirlo. E no, non è un peccato veniale: la vita è una sola e far buttare tempo a chi vi legge solo perché non sapete scrivere è da persone incivili.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_scale.jpg" alt="Scale dentro un ascensore" /><br />
<em>Qualche volta l’ascensore si apre su una rampa di scale</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Sono anche pleonastiche le espressioni “riuscire a”, “tentare di”, “provare a” e così via. Un personaggio o fa qualcosa o non la fa.</p>
<blockquote><p>Michele riuscì a parare il colpo.</p></blockquote>
<p>È uguale a:</p>
<blockquote><p>Michele parò il colpo.</p></blockquote>
<p>È lo stesso discorso fatto per il decidere: o si taglia o si “spacchetta” mostrando. Se la parata è affare complicato, occorre mostrare i movimenti; mettere un “riuscì” non serve a nulla se non a sprecare inchiostro.<br />
Lo stesso per il “provare”:</p>
<blockquote><p>Michele provò a girare la chiave. La porta si aprì.</p></blockquote>
<p>È uguale a:</p>
<blockquote><p>Michele girò la chiave. La porta si aprì.</p></blockquote>
<p>Se si crede che “provare a girare” e “girare” siano azioni diverse, be’, occorre mostrare tale differenza.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Sono spesso pleonastici anche i verbi legati alle percezioni. È inutile scrivere che il personaggio punto di vista vede, guarda, ascolta, annusa, ecc. Basta riferire le sensazioni. Qualche rara volta si possono usare verbi di questo tipo, ma deve essere una scelta consapevole per cui volontariamente si vuole allontanare la telecamera dal personaggio punto di vista.</p>
<blockquote><p>Michele andò alla finestra e vide il cane che correva in giardino. Osservò gli uccellini saltare da un ramo all’altro. Scrutò il gatto che dormiva tra l’erba.</p></blockquote>
<p>Posso tagliare i verbi di percezione e scrivere:</p>
<blockquote><p>Michele andò alla finestra. Il cane correva in giardino, gli uccellini saltavano da un ramo all’altro, il gatto dormiva tra l’erba.</p></blockquote>
<p>Come si fa a comunicare al lettore che un personaggio guarda, oppure osserva o addirittura osserva <em>attentamente</em>? Non certo dicendolo, bensì aggiungendo o togliendo particolari:</p>
<blockquote><p>Michele andò alla finestra. Il cane correva in giardino, gli uccellini saltavano da un ramo all’altro. Il gatto era disteso tra le pianticelle di trifoglio; teneva gli occhi chiusi e le zampette posate accanto al muso. Il pelo bianco striato di arancione sulla pancia si alzava e si abbassava a ogni lento respiro.</p></blockquote>
<p>Michele vede il cane e gli uccellini ma osserva il gatto. Non ho bisogno di dirlo, è implicito nel modo in cui descrivo.<br />
Tuttavia posso volontariamente scrivere che Michele “osserva” per creare una distanza tra la telecamera e il personaggio; può venire utile in qualche raro caso. E sottolineo il <em>raro</em>. Nella gran parte dei casi si può togliere il vedere, osservare, scrutare, studiare, guardare e simili.<br />
Lo stesso vale per l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto. E il sesto senso: non c’è bisogno di scrivere che un personaggio “sente” o “percepisce” determinate sensazioni, basta metterle.</p>
<blockquote><p>Michele entrò nel manicomio abbandonato. Sentì che qualcosa non andava.</p></blockquote>
<p>Diventa:</p>
<blockquote><p>Michele entrò nel manicomio abbandonato. Qualcosa non andava.</p></blockquote>
<p>E notare che usare espressioni stile “qualcosa non andava” è di una tristezza infinita. Qualcosa che cosa? Ditelo! Non siate mai generici, nebulosi, approssimativi; invece&#8230;</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Siate netti. E non perché lo dico io, ma perché il cervello degli esseri umani funziona in una determinata maniera. Se io scrivo:</p>
<blockquote><p>Il tavolo sembrava di una tonalità che quasi si avvicinava al rosso.</p></blockquote>
<p>È uguale a scrivere:</p>
<blockquote><p>Il tavolo era rosso.</p></blockquote>
<p>Non è colpa di nessuno, semplicemente gli esseri umani non hanno l’hardware mentale per elaborare “sembrava di una tonalità che quasi si avvicinava”, dunque sono parole sprecate.<br />
Perciò via i “quasi”, i “sembra”, i “piuttosto”, i “circa” e simili. Non dite quello che sembra, dite quello che è.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_rosso.jpg" alt="Tavolo rosso" /><br />
<em>Un tavolo rosso. E sotto c’è un orso rosso. È pur sempre il primo maggio</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;E ritorniamo a parlare di verbi pleonastici con una categoria a metà tra quelli di decisione e quelli di percezione, ovvero i verbi legati ai pensieri: pensare, riflettere, ragionare, rendersi conto, ma anche ricordare, rievocare, ecc.</p>
<blockquote><p>Michele lesse le istruzioni appese alla parete e si rese conto che doveva subito lasciare la cripta.</p></blockquote>
<p>Diventa:</p>
<blockquote><p>Michele lesse le istruzioni appese alla parete. Doveva subito lasciare la cripta!</p></blockquote>
<p>Oppure si può far pensare direttamente Michele, se il “rendersi conto” voleva implicare un sofisticato processo mentale:</p>
<blockquote><p>Michele lesse le istruzioni appese alla parete. <em>Per la miseriaccia, sono proprio una testa di pigna! Se non lascio subito la cripta sarò divorato dagli zombie.</em></p></blockquote>
<p>Altro esempio:</p>
<blockquote><p>Michele alzò il viso al sole splendente. Pensò che fosse proprio una bella giornata.</p></blockquote>
<p>Diventa:</p>
<blockquote><p>Michele alzò il viso al sole splendente. Era proprio una bella giornata.</p></blockquote>
<p>O anche:</p>
<blockquote><p>Michele alzò il viso al sole splendente. <em>Acciderbolina, che bella giornata!</em></p></blockquote>
<p>Un esempio con i ricordi:</p>
<blockquote><p>Michele sedeva solo al tavolino del bar. Sorseggiava la cioccolata calda e piangeva. Gli tornò in mente quando l’aveva bevuta con Anna, solo una settimana prima.</p></blockquote>
<p>Diventa:</p>
<blockquote><p>Michele sedeva solo al tavolino del bar. Sorseggiava la cioccolata calda e piangeva. L’aveva bevuta con Anna solo una settimana prima.</p></blockquote>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;A proposito degli aggettivi/avverbi/termini astratti o generici che andrebbero eliminati. Ne ho parlato ampiamente nell’articolo dedicato al <a href="/2010/11/18/manuali-3-mostrare/">Mostrare</a>, l’argomento è vasto e dunque non è il caso di ripetermi. Però, per chi fosse ancora in dubbio, vi propongo questo esperimento: uscite di casa. Sì, lo so, è tremendo, ma fatelo.<br />
Camminate per una via affollata, magari sedetevi su una panchina e osservate i passanti (che “sembrano passare”, come ci insegna Dimitri). Noterete che ci sono delle persone pensierose, altre felici, alcune arrabbiate, altre ancora nervose o allegre e così via. Ma nessuna gira con un cartello al collo con indicato il proprio stato d’animo, dunque come fate a capire se qualcuno, per esempio, è arrabbiato?<br />
Magari lo capite perché ha appena tirato un calcio al muro, o ha appena gridato alla sua ragazza che è una stronza, o ha sbattuto per terra il cono gelato che stava mangiando. E il tizio nervoso? Forse si mangia le unghie e guarda sempre l’orologio. Quello felice sorride, tiene una bambina in braccio, gioca a lanciare il legnetto al cane e si lascia leccare la mano quando l’animale torna indietro.<br />
Nessun Narratore Onnisciente è calato dal cielo a indicare le persone e a dirci che quello è “arrabbiato” e quell’altro è “allegro”, eppure lo abbiamo capito. Così come lo capiscono i lettori di un romanzo se, invece di usare etichette, <em>mostriamo</em> azioni che denotano i sentimenti che vogliamo trasmettere.<br />
Si può fare anche un esperimento mentale contrario: immaginate i passanti immobili e appiccicato a un ognuno un cartello. “Sono arrabbiato”, “Sono felice”, “Sono nervoso”. Vi sembrerebbero davvero persone arrabbiate, felici o nervose? No. Sembrerebbero manichini con un cartello.<br />
La prossima volta che scrivete:</p>
<blockquote><p>Anna era arrabbiata.</p></blockquote>
<p>Pensate a una tizia imbambolata con un cartello al collo: è <em>questo</em> che trasmettete al lettore, non gli state mostrando una persona arrabbiata.</p>
<blockquote><p>Anna diede uno schiaffo a Michele. «Brutto deficiente, erano i soldi per l’affitto quelli!» Prese la bottiglia di whiskey e la frantumò contro il muro. «La devi finire di bere o ti mollo! Coglione!»</p></blockquote>
<p>Ora ci siamo.<br />
Una noticina finale sugli aggettivi: metteteli dopo i nomi. “La casa rossa”, “Il piano inclinato”, “Il gatto curioso” – no, questo no! Mostrate!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink32.gif" alt="chikas_pink32.gif" class="wp-smiley" /> , ecc. Qualche volta suona meglio metterli prima, ma di solito il risultato è scrivere come un poeta dei poveri: “Sul verde tavolo saltò il curioso gatto”.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Ho notato spesso che le descrizioni non sono coerenti con il punto di vista. In particolare vedo difficoltà nel descrivere quando il personaggio punto di vista conosce bene l’ambiente. Mettiamo che il punto di vista sia della principessina Anna. Se io scrivo:</p>
<blockquote><p>Anna entrò nella sua stanza. Alle pareti erano appesi i poster di Sir Goffredo, cacciatore di draghi, e della strega Ermenegilda. Il letto a baldacchino occupava la parete opposta alla porta. Sul lenzuolo rosa erano poggiati una mezza dozzina di cuscini. Il comodino era di mogano con intarsi d’oro; sul ripiano di cristallo erano impilati libri di cucina e romanzi di avventura. Tendine a fiorellini erano tirate davanti alla finestra.</p></blockquote>
<p>sbaglio? Be’, la descrizione è un po’ statica e a tratti generica, ma non è quello l’errore, l’errore è che Anna conosce la propria stanza a menadito e non si soffermerebbe mai a rilevare questi particolari. Li vede tutti i giorni magari da anni, non li nota più. Scrivendo in questo modo si esce dalla testa di Anna e se il lettore era comodo nel cranio della principessina proverà fastidio.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_skull.jpg" alt="Cranio abitabile" /><br />
<em>Magari il cranio della principessina Anna era comodo come questo</em></p>
<p>Come si può fare per mantenere la descrizione (perché magari ha importanza più avanti nella storia)? Le soluzioni sono due. O si cambia punto di vista – per esempio prendendo quello di Michele, amico di Anna che però non è mai stato nella camera di lei – oppure bisogna essere un attimo furbi. Una soluzione è far interagire il personaggio con l’ambiente, così si descrive senza che sembri innaturale:</p>
<blockquote><p>Anna entrò nella sua stanza. Srotolò il poster di Sir Goffredo che teneva sottobraccio e lo appese alla parete con lo scotch, accanto a quello della strega Ermenegilda. Arretrò di un passo per controllare che fosse dritto. Il vento spalancò la finestra, gonfiò le tendine a fiorellini e strappò via il poster. Anna si lanciò per afferrarlo e finì sui cuscini ammucchiati sul letto. Il poster cadde sul ripiano di cristallo del comodino, tra la pila dei libri di cucina e quella dei romanzi di avventura.</p></blockquote>
<p>Sono la prima ad ammettere che non sia un granché, perché ho voluto inserire quanti più particolari possibile e la situazione risulta artefatta, tuttavia il principio è quello. Anna che entra nella sua stanza per la milionesima volta e nota i poster è inverosimile; Anna che appende un nuovo poster accanto a uno vecchio e cita entrambi è credibile.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;A proposito di descrizioni e <em>world building</em>: la qualità batte sempre la quantità. È meglio <em>una</em> città ben descritta che venticinque generiche. Meglio <em>una</em> fortezza interessante che cinquanta castelli tutti uguali.<br />
I due approcci principali al <em>world building</em> sono: dal generale al particolare e dal particolare al generale. Io consiglio <em>caldamente</em> il secondo approccio.<br />
Ovvero, quando progettate il vostro mondo fantasy, non partite da un pianeta, o da un continente, partite da una stanza. O da una piazza. O da un angolo di bosco. E, partendo dai dettagli che vedete intorno a voi, costruite l’ambientazione.<br />
Perché è meglio? Perché, a meno che non stiate progettando una guerra interplanetaria, i personaggi non vedranno mai come le grandi montagne dell’Ovest si incuneano nelle pianure meridionali accanto al lago eterno; viceversa vedranno una grotta innevata che si apre sul fianco della montagna, vedranno una mandria di bufalogatti pascolare per la pianura, vedranno i canneti crescere sulla sponda del lago.<br />
Raramente vi serve avere sottomano un intero pianeta, invece è <em>vitale</em> conoscere ogni dettaglio dei luoghi dove si svolgerà l’azione. Sento già l’appassionato di high fantasy frignare che lui ha bisogno di almeno un paio di continenti perché ci deve ambientare una guerra epica. Be’, la guerra epica può funzionare anche se i continenti sono appena abbozzati, l’importante è che si abbia una conoscenza dettagliata di dove si svolgono le battaglie.<br />
Se mostrate a un marine in partenza per il Medio Oriente una cartina muta e gli chiedete di indicare l’Iraq, non avrà idea di dove posare il dito. Questo non gli impedirà di combattere, uccidere, farsi ammazzare e compiere gesta più o meno epiche.</p>
<p>Se il <em>world building</em> vi diverte, niente vi vieta di pianificare nei minimi dettagli ogni angolo di mondo, ma tenete a mente che, se lo scopo è scrivere un romanzo, non è così importante. Non ve ne frega niente di qual è il clima tra le colline della Repubblica Benedetta se l’azione si svolge a 1.000 chilometri di distanza. Questo perché il punto di vista sarà quello di qualcuno coinvolto in prima persona negli avvenimenti; non di un personaggio che osserva pacifico dall’orbita.<br />
Ribadisco: se vi diverte disegnate pure mappe su mappe, ma se volete scrivere buoni romanzi prima di pensare a dove mettere fiumi e laghi e foreste e città, pensate a com’è messo il palazzo assediato dai goblin dove il protagonista sta rischiando la pelle.<br />
Lo stesso principio si applica alla storia, nel senso di avvenimenti storici. Se vi eccita ricostruire cinquemila anni di guerre, invasioni, battaglie e quant’altro accomodatevi, ma quanto serve in un romanzo è solo la porzione di storia che ha effetti <em>visibili</em> sulla vicenda.<br />
Scrivere che gli Dei da diecimila anni combattono sul continente di Vattelapesca con armi magiche dagli effetti devastanti <em>non ha niente di epico</em>. Invece è epico <em>mostrare</em> l’infinita distesa di macerie dove è caduto un fulmine divino. Ma a quel punto il fulmine è caduto la settimana scorsa, perché se fosse caduto diecimila anni fa la città sarebbe stata ricostruita e non ci sarebbero macerie da far vedere.<br />
È il <em>qui e ora</em> che emoziona. È il momento in cui gli spartani alle Termopili si preparano a sostenere l’attacco dei persiani. Il fatto che siano in guerra da ieri o da cento anni ha un’importanza molto molto relativa. Il fatto che si stia avverando la profezia di Cicciobello annunciata nel continente di Quelchesia all’alba dei tempi ha un’importanza molto molto relativa. Del fatto che a migliaia di chilometri di distanza dal luogo della battaglia viva il bufalogatto e il clima sia insolitamente mite d’estate non frega niente a nessuno.<br />
Il discorso è lungo e prima o poi ci tornerò con un articolo dedicato, per adesso ribadisco il punto chiave: sono i <em>dettagli</em> a rendere interessante un romanzo. Non la generica perturbazione che fa nevicare sul continente di Puccipucci, ma il singolo chicco di grandine che prende in testa il protagonista e gli fa perdere la memoria prima che possa riferire al Re che gli Orchi stanno sbarcando.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_chicco.jpg" alt="Chicco di grandine enorme" /><br />
<em>Il più grosso chicco di grandine mai caduto negli Stati Uniti. Pesa 880 grammi</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Parlando di battaglie, ovvero di violente scene d’azione: le descrizioni generiche <em>non</em> funzionano. Punto. Scrivere:</p>
<blockquote><p>Michele e Anna si affrontarono in un furibondo dimenarsi di spade, in un balletto di affondi e parate.</p></blockquote>
<p>È come scrivere niente.<br />
Se mettete il DVD del vostro film di cappa &amp; spada preferito, potrete notare che non c’è mai un dimenarsi furibondo generico, bensì c’è una precisa coreografia: il protagonista dà una spadata al primo soldato, balza sul bancone della taverna e tira un calcio in faccia al secondo, si aggrappa con la mano al lampadario e si lancia su un tavolo, salta giù e infilza il terzo avversario, libera la spada piantando la suola contro la pancia del nemico e si volta a fronteggiare un nuovo soldato e così via.<br />
Voi dovete fare lo stesso: immaginatevi le singole mosse e descrivetele. Non viene bene? Progettate una coreografia migliore. Se vi rifugiate nel generico “scambio mortale di colpi fulminei” e simile, state dicendo al lettore: “Senti, io mi sono stufato di pensare, inventati tu come si svolge il duello. Sì, mi devi lo stesso 20 euro per il romanzo, che domande!”</p>
<p>In fondo non dovete neanche essere realistici: nessuno vi vieta di fornire a tutti i partecipanti spade magiche che tagliano il metallo delle armature come se non esistesse e che generano torrenti di scintille quando le lame si sfiorano.<br />
Però dovete sempre rimanere coerenti, rispetto a come funzionano le spade e rispetto all’ambientazione in generale. Se la spada magica fa a fettine un’armatura a pagina 32, deve farla a fettine anche a pagina 187; inoltre ci deve essere un buon motivo perché i personaggi girano in armatura se non serve a niente. Infine se il resto del romanzo si svolge in un’ambientazione pseudomedievale ricercata e credibile, le spade magiche sembreranno solo la trovata balorda di un autore che non si è voluto documentare su un aspetto dell’ambientazione che evidentemente gli interessava poco.<br />
D’altra parte rendetevi conto che in un duello vero la gente non si appende ai lampadari e spesso neanche ci arriva al combattimento: cerca di sgozzare il proprio avversario la notte prima mentre dorme. Fatevene una ragione e decidete quanto volete essere realistici e quanto volete documentarvi. Ma in ogni caso <em>dovete</em> essere coerenti e <em>dovete</em> descrivere quello che succede. Non rifugiatevi nel caos indistinto.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_duello.jpg" alt="Duello in stile anime" /><br />
<em>Duello in stile anime</em></p>
<p>Scrivendo una violenta scena d’azione concentratevi sull’azione: un combattimento si svolge in fretta, e non c’è spazio per fare altro oltre agire. Se Michele tira una bastonata in testa ad Anna, o Anna reagisce <em>subito</em>, oppure Michele, nel giro di pochi decimi di secondo, le darà un’altra bastonata e un’altra ancora e così via finché Anna non sarà per terra con il cranio sfondato.<br />
Passaggi come questo:</p>
<blockquote><p>Michele tirò una bastonata ad Anna. Anna valutò che la tecnica del bastone di Michele era davvero raffinata: aveva imparato bene dalla scuola della Sacra Rissa. Per batterlo avrebbe dovuto fare affidamento a tutta la propria forza e fare conto su tutto il proprio addestramento.</p></blockquote>
<p>sono <em>assurdi</em>. Se Michele tira una bastonata ad Anna, Anna gli dà un calcio nelle palle, o si protegge la testa con le braccia, o si scosta, insomma <em>agisce</em>. Non c’è tempo per pensare.<br />
Nondimeno, se Anna non è una guerriera ed è colta di sorpresa può essere che rimanga paralizzata dalla paura e che si fermi a frignare tra sé e sé su quanto sia ingiusta la vita. Ma a quel punto non c’è combattimento: Anna finirà ammazzata e buonanotte.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;A molti piace il <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bullet_time">bullet time</a></em>. A me non tanto: quando nei film i combattimenti vanno al rallentatore mi annoio. Non ho i riflessi di un bradipo: seguo ogni singolo dettaglio di uno scontro anche se si svolge in tempo reale. Apprezzo ogni singola goccia di sangue che schizza e ogni osso che si spezza anche se il film scorre a velocità naturale.<br />
Ciò premesso, il fenomeno della tachipsichia esiste sul serio: alcune persone, in particolari situazioni di stress, sperimentano un’accresciuta acutezza dei sensi, tanto da notare tutta una serie di particolari in un tempo brevissimo. Il <em>bullet time</em> può avere posto in un romanzo senza che sia inverosimile.</p>
<p>Quando il vostro personaggio punto di vista sperimenta la tachipsichia <em>non</em> dovete scrivere che “il tempo rallentò” o “il tempo sembrò fermarsi” o frasi simili. Dovete mostrare che il personaggio percepisce l’ambiente circostante con insolita precisione considerate le circostanze.</p>
<blockquote><p>Anna preme il grilletto. Ghirigori di fumo si espandono davanti alla pistola. Il proiettile scintilla alla luce della lampada mentre fende l’aria. Si schiaccia contro la fronte di Michele. Un fiore di sangue sboccia tra le rughe della pelle; goccioline rosse si sollevano, rimangono sospese, ricadono sulle piastrelle sbrecciate della parete, scorrono nelle fratture, imbrattano il cuoricino sopra la i della scritta <em>Gattina ti amo</em>. Michele picchia la nuca contro il muro, spalanca la bocca, alza la mano. La schiena scivola giù, il maglione verde si arriccia sfregando la parete; l’anello dai riflessi dorati che Michele porta all’anulare sinistro graffia lo sporco che ricopre le piastrelle e lascia una scia bianca. Altro sangue cola sugli occhi e sul naso di Michele, riga le guance, gli bagna le labbra, gocciola sulla stoffa bordò dei pantaloni.<br />
Il boato dello sparo si spegne.</p></blockquote>
<p>A velocità normale:</p>
<blockquote><p>Anna preme il grilletto. Il proiettile colpisce Michele alla fronte. Schizzi di sangue sporcano la parete. Lui si accascia.</p></blockquote>
<p>Notate che anche con la tachipsichia un personaggio umano <em>non</em> schiva i proiettili, se volete che compia gesta del genere dovete dargli poteri sovrannaturali.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_matrix.jpg" alt="Bullet time" /><br />
<em>Bullet time in Matrix</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Fate soffrire i personaggi! Inserite conflitti dove potete! O meglio, fatelo se volete essere letti da un pubblico più ampio possibile. Nessuno vi vieta di scrivere 400 pagine nelle quali la liceale fa le coccole al suo innamorato vampiro: il pubblico di ragazzine rincretinite che leccano il monitor del computer quando appaiono immagini di Robert Pattinson nella parte di Edward vi apprezzerà. Ma se puntate a un’audience più ampia dovete movimentare la storia. Dovete mettere i personaggi tra l’incudine e il martello, metterli di fronte a scelte difficili.<br />
Faccio un esempio da un romanzo che ho letto sotto Natale: una mattina, il protagonista si trova a dover aiutare la fidanzata, ma così facendo salterebbe un giorno di scuola. L’autore ci tiene a precisare che il nostro eroe è un bravo ragazzo con ottimi voti e che dunque quell’assenza non inciderebbe sul suo rendimento scolastico. In altre parole l’autore ha <em>attenuato</em> il conflitto e ridotto l’interesse. Proviamo a inasprire: il protagonista deve aiutare la fidanzata, ma se salta la scuola ancora una volta verrà di sicuro bocciato. Adesso la decisione non è più ovvia e il lettore seguirà con maggiore partecipazione: cosa sceglierà il nostro eroe, l’Amore o il Dovere?</p>
<p>In ogni occasione cercate spunti per aumentare la tensione. Il bardo, il druido e il mago affrontano gli orchi. Un orco ferisce il mago con la sua ascia avvelenata. Per fortuna il mago è un mezzelfo immune al veleno&#8230; <strong>NO!</strong> Scrivendo così la storia risulta moscia. Invece il mago è avvelenato e gli rimangono poche ore da vivere se non si trova l’antidoto, ma se la compagnia non arriva prima di notte ad avvertire il Duca di far saltare i ponti nessuno fermerà l’invasione degli orchi.<br />
Mi deve ancora capitare di leggere un romanzo in cui ci sia troppo conflitto o troppa sofferenza. Andateci giù pesante, non vi fate scrupoli. Tra l’altro è anche più divertente scrivere quando i personaggi sono nei guai e bisogna ingegnarsi per salvarli – fino al prossimo guaio ancora più brutto.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Infine le <em>idee</em>. Io sono tra quelle che passano sopra a uno stile atroce se il romanzo contiene idee interessanti, ma rendetevi conto che non è così semplice avere buone idee. Se dovessi giudicare i romanzi fantasy italiani che ho letto (e recensito sul blog) in base all’originalità e alla coerenza delle idee, i voti sarebbero ancora più bassi.<br />
Nella gran parte dei casi non ci sono idee buone o cattive, ci sono solo idee. La qualità del romanzo dipenderà da come queste idee sono esposte, ovvero da quanto è curato lo stile. È facile fare ironia sui vampiri sbrilluccicosi della Meyer, ma ci metto la mano (di Licia Troisi) sul fuoco che se <em>Twilight</em> lo avesse scritto Mellick ne sarebbe venuto fuori un romanzo bellissimo. Così come se <em>1984</em> lo avesse scritto la Strazzu ho qualche dubbio che persino le idee più interessanti sarebbero sopravvissute.<br />
Non pensate alle idee, ogni giorno uno scrittore ha idee (più o meno buone) per cento romanzi prima dell’ora di pranzo, pensate a come metterle insieme e a come scriverle in modo adeguato.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ade_vampire.jpg" alt="Copertina di The Faggiest Vampire" /><br />
<em>In effetti Carlton Mellick III ha scritto un romanzo con i vampiri: The Faggiest Vampire. Lo leggerò</em></p>
<p>Tenete poi conto che <em>tutte le idee hanno uguale dignità</em>. Scrivere un romanzo con banane senzienti che si affrontano in gare di snowboard ha la stessa dignità di scrivere un romanzo con gli elfi scuri come metafora del razzismo imperante nel mondo moderno. Se il vostro romanzo usa il fantasy come specchio deformante della realtà e stronzate simili, non è di per sé migliore di un romanzo che usa il fantasy per comunicare situazioni fantasiose.<br />
Purtroppo, specie in Italia, la critica è quasi sempre una critica ai contenuti, spesso addirittura all’ideologia che si può desumere dai contenuti – per tacere di quelli che giudicano i romanzi in base alla loro presunta moralità, per questi ultimi non c’è tortura sufficiente. Questo tipo di critica, in ambito letterario, non vale <strong><u>niente</u></strong>. Se ci tenete a occuparvi in modo serio di narrativa dovete partire dal presupposto che i contenuti sono neutri ed è solo il <em>come</em> sono esposti che è interessante e degno di attenzione.<br />
Non è che siano concetti nuovi e radicali. Henry James, nel famoso articolo del 1884 sull’Arte della Narrativa, spiega che il romanziere deve essere libero di esprimersi come gli pare e che la qualità di un’opera è solo legata all’<em>esecuzione</em> della stessa. Per riassumere il suo discorso in una breve citazione:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;We are discussing the Art of Fiction; questions of art are questions (in the widest sense) of execution; questions of morality are quite another affair [...]</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Stiamo discutendo dell’Arte della Narrativa; le questioni artistiche sono (nel senso più ampio) questioni di esecuzione; le questioni legate alla morale sono un’altra faccenda [...]</p></blockquote>
<p>Ciò non toglie che potete atteggiarvi a intellettuale e disquisire su come l’autore tal dei tali influenzi la società con l’uso delle allegorie attraverso molteplici piani di lettura e puttanate del genere. Se ci guadagnate fate pure. Ma quando siete nella vostra cameretta, e studiate i romanzi altrui per imparare, non ve ne deve fregare niente di stupidate di questo tipo.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Finita l’escursione nel meraviglioso mondo dove si impara a scrivere e si ottengono soddisfazioni scrivendo con criterio. Nel mondo reale gli editori pubblicano chi capita, i lettori non distinguono Shakespeare dalla Strazzulla, e i critici neanche li aprono i romanzi che recensiscono. Perciò scrivete come viene e non fatevi problemi.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Nota tecnica: nei prossimi giorni avrò difficoltà a collegarmi a Internet, perciò mi scuso in anticipo se non risponderò ai commenti.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Baudolino-Tascabili-Best-Seller-Umberto/dp/8845251950/"><em>Baudolino</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Fiori-Algernon-Cosmo-Biblioteca-Daniel/dp/8842913812/"><em>Fiori per Algernon</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Atlas-Shrugged-Centennial-Edition-ebook/dp/B003V8B5XO/"><em>Atlas Shrugged</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/The-Faggiest-Vampire-Carlton-Mellick/dp/1933929804/"><em>The Faggiest Vampire</em> su Amazon.it</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.accademiadellacrusca.it/">Sito dell&#8217;Accademia della Crusca</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.marxists.org/subject/mayday/index.htm">Il primo maggio presso il Marxists Internet Archive</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ateliervanlieshout.com/works/sensorydepskull.htm">Sensory Deprivation Skull di Atelier van Lieshout</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0133093/"><em>The Matrix</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://public.wsu.edu/~campbelld/amlit/artfiction.html">“The Art of Fiction” leggibile online</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ultime notizie</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 20:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono morta né per ora ho intenzione di chiudere il blog, ho solo pochissimo tempo da dedicare a Internet. Inoltre in questi ultimi mesi non è uscito niente di davvero interessante. In compenso le brutte notizie non sono mancate. * * * Come saprete ha chiuso library.nu (ex gigapedia), ed è un peccato. Dell’argomento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono morta né per ora ho intenzione di chiudere il blog, ho solo pochissimo tempo da dedicare a Internet. Inoltre in questi ultimi mesi non è uscito niente di davvero interessante. In compenso le brutte notizie non sono mancate.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Come saprete ha chiuso library.nu (ex <a href="/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">gigapedia</a>), ed è un peccato. Dell’argomento si sono occupati, tra gli altri, il <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2012/02/15/library-nu-fuori-servizio/">Duca</a> e il <a href="http://tapirullanza.wordpress.com/2012/02/18/alternative-a-library-nu/">Tapiro</a>, perciò non starò a riepilogare i fatti. Aggiungo solo qualche considerazione:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;library.nu era un sito specializzato in manualistica. Vi si trovavano testi di storia, informatica, fisica, chimica, matematica, filosofia, medicina e quant’altro. Volendo si poteva scaricare anche l’ultimo best seller, ma la narrativa rappresentava una percentuale minima sul totale dei libri offerti. In altre parole, qualunque concetto di “cultura” si voglia adottare, library.nu era un sito che la diffondeva. Permetteva a milioni di persone in tutto il mondo di imparare e studiare senza spendere capitali in libri. Non danneggiava nessuno e aiutava molti. In una società civile siti come library.nu sarebbero legali e magari gestiti direttamente dallo Stato.<br />
Quando chiude una libreria – per quanto piccola, insignificante, intasata di romanzi commerciali che meno se ne vendono meglio sarebbe – è sempre un piagnisteo di Cultura che muore; quando spariscono due copie del libro di qualche scrittorucolo che non vale niente dalla biblioteca di Sorbiatese di Sotto è un piagnisteo di Cultura che muore e Censura che schiaccia il popolo; quando chiude una risorsa di conoscenza a <em>livello mondiale</em> com’era library.nu, si sta zitti. Perché va bene difendere la Cultura, ma guai a parlare male degli Editori: in fondo potrebbero pubblicarti, meglio tenerseli buoni.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/un_fuoco.jpg" alt="Libri al rogo" /><br />
<em>I roghi di libri non passano mai di moda</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;E a proposito degli Editori: tengono a ribadire che i gestori di library.nu, grazie all’attività criminosa che conducevano, hanno guadagno milioni e milioni di dollari/euro. Attraverso banner pubblicitari e donazioni volontarie.<br />
Al che ci si domanda: ma se con questo modello di business si guadagna così tanto, perché gli Editori non lo adottano? Sarebbero tutti contenti: i cittadini che potrebbero leggere i libri che preferiscono senza spendere se si trovano in difficoltà economiche e gli Editori che guadagnerebbero soldi a palate.<br />
Gli Editori sono sempre a piangere miseria, e sempre per colpa degli altri: i lettori non leggono abbastanza, i critici criticano troppo, i politici impongono un’IVA sugli ebook è troppo alta, ecc. ecc.<br />
Ma gli Editori sono <em>davvero</em> interessati a fare soldi? La mia impressione è che in fondo il guadagno sia secondario, quello che interessa sul serio agli Editori è il potere nel loro ambito ristretto. Decidere chi pubblica e chi no, cosa si può leggere e cosa no, chi può leggere e chi no – perché quando vendi un saggio a cento euro non solo hai selezionato l’autore, ma stai anche selezionando tra i lettori, dando la possibilità di imparare solo ai più ricchi. Il tutto è meschino e patetico, ma contenti loro&#8230;<br />
Nota che non mi sto riferendo solo agli Editori italiani: per il saggio a cento euro sto pensando a <em>Trepanation: History, Discovery, Theory</em>, testo che ho consultato per scrivere <a href="/2009/10/30/il-terzo-occhio/">questo articolo</a>, e che viene venduto a 98 dollari in versione ebook. Avete capito giusto: <strong>98 dollari</strong> per un ebook. E secondo Amazon questo prezzo è scontato del 30%!</p>
<p>Venendo a noi: con la chiusura di library.nu i link ai <a href="/2009/10/03/manuali-su-gigapedia/">manuali</a> non funzionano più. La mia intenzione è di caricare i libri su qualche altro sito e aggiornare i link, ma ci vorrà tempo – molto tempo. Soprattutto devo prima trovare un sito che offra garanzie di durata: non avrò voglia di ripetere un’operazione del genere ogni pochi mesi. Penso se ne riparlerà a settembre se non più in là.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Sono spuntati su emule diversi fantasy italiani recenti, ma non li ho segnalati. Un po’ per mancanza di tempo e un po’ perché sono sempre più stufa di quello che si pubblica da noi. Una vede per esempio che appare:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>ScanBook.0043.Palumbo.Claudia.Damned.rar</strong> (3.099.640 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/un_damned.jpg" alt="Copertina di Damned" /><br />
<em>Copertina di Damned. Fanfiction di Twilight in libreria: esulto dalla gioia!</em></p>
<p>si va a informare e scopre che l’autrice ha scritto l’opera di cui sopra “tra i banchi di scuola” e che “Ad ispirarmi maggiormente è stato <a href="/2007/12/08/recensioni-romanzo-twilight/">Twilight</a>”. Dopodiché passa la voglia persino di buttare giù due righe di Segnalazione.</p>
<p>In ogni caso, dato che l’ho <a href="/2011/10/26/alice-nel-paese-della-fuffosita/">recensito</a> di recente, per chi fosse interessato, cercate:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>[eBL&nbsp;073]F.Dimitri&nbsp;-&nbsp;Alice_nel_paese_della_vaporità<br />[by&nbsp;Rerosku].zip</strong> (2.383.657 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_alice.jpg" alt="Copertina di Alice nel paese della vaporità" /><br />
<em>Copertina di Alice nel paese della <strike>vaporità</strike> fuffosità</em></p>
<p>E non aggiungo altro, ognuno legga e decida per sé sulla qualità del romanzo di Dimitri.<br />
Speriamo in futuro esca qualcosa di un pochino più eccitante, che mi faccia venire voglia di segnalarlo.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Diversi mi hanno scritto sulla faccenda di <a href="http://www.satisfiction.me/loredana-lipperini-a-marchette-da-anni-recensisce-se-stessa-con-un-altro-nome/">Loredana Lipperini e Lara Manni</a>. Non ho molto da aggiungere: ho sentito la Manni solo per email, dunque non so se sia la Lipperini o no. Inoltre ho finito per litigare con entrambe, perciò dell’intera storia non me ne frega più di tanto. E sì, me l’hanno detto che Lara Manni non si fa più sentire da un mese e passa; no, non ho idea di che fine abbia fatto.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Prima di chiudere, e dedicarmi a scrivere un articolo un po’ più interessante di questo – articolo che comparirà tra un paio di giorni, vi lascio con una citazione su cui meditare. Non parliamo di quisquiglie come editoria e affini, parliamo della natura ultima dell’Universo:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;When you leave the galaxy, you leave behind nearly all gas and dust and stars and planets and debris. You enter an unimaginable cosmic void. Let’s talk empty: A cube of intergalactic space, 200,000 kilometers on a side, contains about the same number of atoms as the air that fills the usable volume of your refrigerator.<br />
[...]<br />
What lies beyond?<br />
Among those who dabble in metaphysics, some hypothesize that outside the universe, where there is no space, there is no nothing. We might call this hypothetical, zero-density place, nothing-nothing, except that we are certain to find multitudes of unretrieved rabbits.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Quando si lascia la galassia, ci si lascia alle spalle quasi tutto il gas e la polvere e le stelle e i pianeti e i detriti. Si entra in un inimmaginabile vuoto cosmico. Veramente vuoto: un cubo di spazio intergalattico con il lato di 200.000 chilometri contiene circa lo stesso numero di atomi dell’aria che riempie il volume utilizzabile di un frigorifero.<br />
[...]<br />
Cosa c’è oltre?<br />
Tra quelli che si dilettano di metafisica, alcuni ipotizzano che fuori dall’universo, dove non esiste lo spazio, non c’è il niente. Potremmo definire questo luogo ipotetico, a densità zero, niente-niente, solo che noi siamo sicuri che troveremmo una moltitudine di conigli ancora da recuperare.</p></blockquote>
<p>Dal libro <em>Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries</em> dell’astrofisico Neil deGrasse Tyson.<br />
I conigli attendono oltre i confini dell’universo. E sono una moltitudine.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/un_coniglietto.jpg" alt="Coniglietto oltre i confini del cosmo" /><br />
<em>&#8230; e sono una moltitudine</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2012/02/2012227143813304790.html">Di library.nu parla anche AlJazeera</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_book_burning_incidents">Roghi di libri su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Trepanation-Discovery-Neuropsychology-Development-ebook/dp/B000Q3626M/"><em>Trepanation: History, Discovery, Theory</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://giardinodellerose.blogspot.it/2012/01/anteprima-e-intervista-damned-di.html">Intervista a Claudia Palumbo</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Death-Black-Hole-Cosmic-Quandaries/dp/0393330168/"><em>Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries</em> su Amazon.it</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Apre l’agenzia del Duca</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2012/01/11/apre-agenzia-del-duca/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 12:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[AgenziaDuca.it]]></category>
		<category><![CDATA[agenzie letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[All You Need is Kill]]></category>
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		<description><![CDATA[Con l’articolo di ieri, il Duca ha ufficialmente aperto il sito AgenziaDuca.it. Nelle parole del Duca medesimo: AgenziaDuca.it nasce con l&#8217;obiettivo di fornire Editing di qualità per la Narrativa a un prezzo onesto. A differenza di altri siti che vendono Editing facendo capire ben poco della filosofia di fondo che applicheranno, lasciando intendere che forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’<a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2012/01/10/apre-agenziaduca-it/">articolo</a> di ieri, il Duca ha ufficialmente aperto il sito <a href="http://www.agenziaduca.it/">AgenziaDuca.it</a>. Nelle parole del Duca medesimo:</p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p><strong><em>AgenziaDuca.it</em></strong> nasce con l&#8217;obiettivo di fornire Editing di qualità per la Narrativa a un prezzo onesto. A differenza di altri siti che vendono Editing facendo capire ben poco della filosofia di fondo che applicheranno, lasciando intendere che forse nemmeno loro lo sanno, non dichiarando quali Generi sono disposti a trattare o come lavorano, <em>AgenziaDuca.it</em> intende fornire ai potenziali clienti tutti gli strumenti per capire dalla prima lettura del sito ciò che possono ottenere.</p>
<p>Nella pagine <em><a href="http://www.agenziaduca.it/quale-narrativa/">Che Genere di Narrativa?</a></em> e <em><a href="http://www.agenziaduca.it/principi-della-narrativa/">Principi della Narrativa</a></em> potete trovare informazioni sulla &#8220;nostra&#8221; visione della Narrativa. Nostra tra virgolette, visto che la Scuola di Chicago, Aristotele e gli autori Ford Madox Ford e Gustave Flaubert non li abbiamo certo inventati noi.<br />
Non abbiamo nemmeno inventato l&#8217;idea della Narrativa come forma di Retorica: per questa scoperta straordinaria dobbiamo ringraziare Wayne Clayson Booth, uno tra i massimi critici ed esperti di Narratologia del Novecento.</p>
<p>Nel caso siate incerti tra le diverse tipologie di Editing, o su cosa sia in generale, abbiamo predisposto <a href="http://www.agenziaduca.it/cosa-editing/"><em>Cos&#8217;è l&#8217;Editing?</em></a> e ve ne consigliamo la lettura prima di esplorare <em><a href="http://www.agenziaduca.it/servizi-e-tariffe/">Servizi e Tariffe</a></em>.</p>
<p>Se lo stemma in alto a sinistra e la scritta in latino vi hanno lasciati spaesati come coniglietti di notte di fronte ai fari di un&#8217;auto in avvicinamento, potete trovare in <em><a href="http://www.agenziaduca.it/suum-cuique/">Suum Cuique</a></em> una spiegazione del motivo di quel motto e di quali ideali sono alla base di <em>AgenziaDuca.it</em> e della nostra visione del futuro editoriale.</p>
<p>Nella pagina <em><a href="http://www.agenziaduca.it/chi-siamo/">Chi Siamo</a></em> sono elencati i collaboratori e i loro campi di competenza: come spiegato nella pagina sugli Editing, per un più efficace Content Editing è sempre meglio poter disporre di un editor che sia esperto nel Genere a cui appartiene il vostro romanzo e che abbia anche conoscenze ulteriori attinenti agli eventi dell&#8217;opera. Per adesso siamo pochi, ma in futuro forse saremo di più.</p>
<p>E anche se ho usato il <em>pluralis maiestatis</em>, per &#8220;voi&#8221; clienti non ci sarà alcun &#8220;noi&#8221;: saprete esattamente con chi lavorerete, nessun Editing verrà subappaltato di nascosto a persone diverse dopo che avrete scelto di lavorare con uno di noi, a differenza di quanto accade troppo spesso da altre parti. Soprattutto negli USA, come testimonia l&#8217;editor Michael Garrett (il primo con cui Stephen King lavorò).</p>
<p><strong>Ci rivolgiamo a chi è interessato a Scrivere per davvero, e quindi a studiare e a investire tempo e denaro su di sé</strong>, non a chi è interessato solo ad Aver Scritto una schifezza e a essere Pubblicato con qualsiasi mezzo, per quanto disgustoso, pur di vantarsi con gli amici dell&#8217;essere uno Scrittore.<br />
Vogliamo aiutare gli autori a migliorare le loro opere attuali e, soprattutto, insegnar loro a scrivere meglio in previsione delle opere future, fornendo le conoscenze che negli USA sono considerate alla base della buona scrittura.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><img src="/wp-content/aad_logo.jpg" alt="Logo dell'agenzia del Duca" /><br />
<em>Lo stemma dell&#8217;Agenzia del Duca</em></p>
<p>A seconda delle richieste collaborerò anch’io, credo che sarò disponibile a svolgere lavori di <a href="/2011/11/16/comunicazione-di-servizio-su-editing-e-valutazioni/">valutazione ed editing</a> almeno fino a questa estate. In ogni caso anche se scegliete di affidarvi al Duca siete in buone mani: garantisco che è la persona più competente nel campo che abbia mai incontrato; è difficile trovare editor più attenti e preparati.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Mi spiace di non aver aggiornato il sito dei Gamberi nelle ultime settimane: purtroppo il tempo è pochissimo e le motivazioni scarse; in più questo 2012 si prospetta ancora più impegnativo, dato che con ogni probabilità dovrò traslocare e cambiare città. Perciò non aspettatevi molto.<br />
Inoltre mi rendo conto che i miei interessi nel campo della narrativa diventano sempre più specifici e di nicchia. Forse sarebbe il caso di aprire un nuovo sito, perché i Gamberi non sono più il luogo adatto; attirano un pubblico che non posso più soddisfare. Per fare un esempio, se sfoglio l’ultimo libro della nostra amata Licia, leggo questo incipit:</p>
<blockquote><p>Aprì gli occhi piano. Tutto era buio e dolore. Non ricordava cosa fosse accaduto, non aveva idea di dove si trovasse. Tutto era confuso, incerto. Si sentiva la bocca secca, come mai gli era capitato prima. Da dove veniva, c’era acqua in abbondanza. Perché ora invece la pelle bruciava? Perché la sentiva squamarsi sotto le folate di un vento torrido? Non avrei mai dovuto venire qui. Non avrei mai dovuto desiderare di vedere.<br />
Ma cosa fosse quel qui, non riusciva a ricordarlo, né ricordava cosa avesse desiderato così ardentemente vedere.</p></blockquote>
<p>C’è il cliché del personaggio che si sveglia e non ricorda niente, ci sono le domande retoriche, c’è un’abbondanza di fastidiosi termini astratti. Per me è più che sufficiente per passare ad altro, non arrivo neanche a discutere le questioni astronomiche e di <em>world building</em> evidenziate nei commenti alla <a href="/2011/11/28/i-regni-di-nashira-il-sogno-di-talitha/">Segnalazione</a>.<br />
Però capisco che un lettore “normale” (parlo di una persona anche intelligente ma non particolarmente interessata ai meccanismi della narrativa) invece prosegua senza problemi; che, pur con tutta la buona volontà, non li veda proprio i problemi. Legittimo. Solo che non ho più voglia di fargli cambiare idea – può darsi non sia neanche giusto – e soprattutto non ho più voglia di leggere il resto del romanzo per poi discutere su quanto sia verosimile il sistema solare dei mezzelfi o com’è. Non ho idea se sia verosimile, ma non ha importanza, visto che il romanzo è già nel cestino della spazzatura dopo i primi due capoversi.</p>
<p>Vorrei occuparmi del fantastico che piace <em>a me</em>, ma trovo a malapena qualche ritaglio di tempo per leggere, mi manca la possibilità fisica di mettermi lì ore e ore per scrivere articoli degni di comparire sui Gamberi.<br />
Se avessi tempo parlerei di nuovo di Bizarro Fiction e di Carlton Mellick III. Parlerei di come si può tirare fuori narrativa d’orrore dal nichilismo metafisico. Parlerei della collana Haikasoru e dei romanzi giapponesi di fantasy e fantascienza che sono stati tradotti in inglese negli ultimi anni. Ma non ho tempo. Perciò per ora accontentatevi dei link in fondo all’articolo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/aad_kill.jpg" alt="Copertina di All You Need is Kill" /><br />
<em>All You Need is Kill di Hiroshi Sakurazaka: comincia bene, con belle premesse a base di enigmatici e mostruosi invasori alieni, mech e loop temporali; a metà perde colpi e quando il mistero si svela è un cumulo di stupidate incoerenti. Peccato. Buone idee sprecate</em></p>
<p>Sì, so che sono indietro anche con i promessi progetti di narrativa, a partire da <em><a href="/2009/08/12/smq/">S.M.Q.</a></em>, cercherò di riprendere, ma davvero non posso prevedere quando.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.agenziaduca.it/">L&#8217;Agenzia del Duca</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.steamfantasy.it/blog/">Il blog del Duca</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="/2011/09/04/la-bizzarra-starfish-girl/">Il mio articolo sulla Bizarro Fiction</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://backdoorbroadcasting.net/2011/01/dark-materialism/">L&#8217;audio del simposio Dark Materialism</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.urbanomic.com/pub_collapse4.php"><em>Collapse IV: Concept Horror</em> in PDF presso il sito dell&#8217;editore</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/ZC19NLPXV3/Could%20there%20have%20been%20Nothing%3F%3A%20Against%20Metaphysical%20Nihilism"><em>Could there have been Nothing?</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Could-There-Have-Been-Nothing/dp/0230573630/"><em>Could there have been Nothing?</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/73UB198FSX/In%2520the%2520Dust%2520of%2520This%2520Planet"><em>In the Dust of This Planet: Horror of Philosophy vol. 1</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Dust-This-Planet-Horror-Philosophy/dp/184694676X/"><em>In the Dust of This Planet: Horror of Philosophy vol. 1</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/CLAZ85QH4Y/The%20Conspiracy%20Against%20the%20Human%20Race%3A%20A%20Contrivance%20of%20Horror"><em>The Conspiracy Against the Human Race</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Conspiracy-Against-Human-Race-Contrivance/dp/0984480277/"><em>The Conspiracy Against the Human Race</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/51XLCRF9SU/Cyclonopedia%3A%20Complicity%20with%20Anonymous%20Materials%20(Anomaly)"><em>Cyclonopedia</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Cyclonopedia-Complicity-Materials-Reza-Negarestani/dp/0980544009/"><em>Cyclonopedia</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://blog.urbanomic.com/cyclon/">Il weblog di Reza Negarestani</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.haikasoru.com/">Il sito ufficiale di Haikasoru</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.haikasoru.com/our-books/">I libri della collana Haikasoru</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/C3D62A5BH7/All%20You%20Need%20Is%20Kill"><em>All You Need is Kill</em> di Hiroshi Sakurazaka su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/0AQUE1ZK4D/Battle%20Royale"><em>Battle Royale: The Novel</em> di Koushun Takami su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/YROZ4HUL9X/Brave%20Story"><em>Brave Story</em> di Miyuki Miyabe su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/K9XTQMCGOR/Harmony"><em>Harmony</em> di Project Itoh su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/AX1BROC0SH/ICO%3A%20Castle%20in%20the%20Mist"><em>ICO: Castle in the Mist</em> di Miyuki Miyabe su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/714KLPXD8Z/The%20Lord%20of%20the%20Sands%20of%20Time"><em>The Lord of the Sands of Time</em> di Issui Ogawa su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/S974FKTDCB/Mardock%20Scramble"><em>Mardock Scramble</em> di Tow Ubukata su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/JKQN92ML1X/The%20Ouroboros%20Wave"><em>The Ouroboros Wave</em> di Jyouji Hayashi su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/9W5TEDMFYK/Usurper%2520of%2520the%2520Sun%2520%2528Novel%2529"><em>Usurper of the Sun</em> di Housuke Nojiri su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/9JDV5HEACF/Yukikaze"><em>Yukikaze</em> di Chohei Kambayashi su library.nu</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I Regni di Nashira – Il Sogno di Talitha</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/11/28/i-regni-di-nashira-il-sogno-di-talitha/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 10:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[gigapedia]]></category>
		<category><![CDATA[I Regni di Nashira]]></category>
		<category><![CDATA[I Regni di Nashira – Il Sogno di Talitha]]></category>
		<category><![CDATA[Licia Troisi]]></category>
		<category><![CDATA[Nashira]]></category>
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		<category><![CDATA[sono annoiata]]></category>
		<category><![CDATA[Talitha]]></category>

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		<description><![CDATA[Su library.nu, qui, potete trovare l’ultimo romanzo di Licia Troisi, il primo volume di una nuova saga ambientata non più nel Mondo Emerso, ma nei Regni di Nashira. Il titolo è: Il sogno di Talitha. Copertina de Il Sogno di Talitha Trama: Nashira è un mondo in cui l’aria è il bene più raro: solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su library.nu, <a href="http://library.nu/docs/PLKVHGM709/Il%20sogno%20di%20Talitha%20-%20I%20regni%20di%20Nashira%201">qui</a>, potete trovare l’ultimo romanzo di Licia Troisi, il primo volume di una nuova saga ambientata non più nel Mondo Emerso, ma nei Regni di Nashira. Il titolo è: <em><strong>Il sogno di Talitha</strong></em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_talitha.jpg" alt="Copertina de Il Sogno di Talitha" /><br />
<em>Copertina de Il Sogno di Talitha</em></p>
<p>Trama:</p>
<blockquote><p>Nashira è un mondo in cui l’aria è il bene più raro: solo gli immensi alberi che ricoprono l’impero di Talaria possono produrla e un’arcana pietra è in grado di trattenerla. Tutte le città vivono alla loro ombra, e un antico dogma impedisce agli abitanti di osservare direttamente il cielo e i suoi due soli. È così che Talitha, figlia del conte del Regno dell’Estate, è sempre vissuta, finché la morte improvvisa dell’amata sorella non la costringe a prendere il suo posto in monastero. Ma Talitha è una combattente e quella vita, con i suoi intrighi e le sue proibizioni, le va stretta: il suo destino è la spada, e con il fedele schiavo Saiph progetta di fuggire. Non sa ancora che le sacerdotesse proteggono un segreto: il mondo sta per essere distrutto, minacciato da un male che presto trasformerà ogni cosa in un incubo di fuoco, e solo un essere di razza sconosciuta, imprigionato e nascosto come eretico, sa come salvarlo. In un universo rigidamente diviso tra schiavi e uomini liberi, fede e dubbio, verità e oscurantismo, Talitha dovrà affrontare un viaggio fino alle terre più fredde di Talaria e trovare l’unica risposta in grado di salvare Nashira.</p></blockquote>
<p>Detto senza mezzi termini: di quello che scrive Licia non me ne frega più niente. Perciò se vi interessa scaricate il romanzo e discutetene, io non intendo perderci più tempo dei dieci minuti di questa segnalazione.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Comunicazione di servizio su editing e valutazioni</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/11/16/comunicazione-di-servizio-su-editing-e-valutazioni/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 19:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Max Perkins]]></category>
		<category><![CDATA[personale]]></category>
		<category><![CDATA[Tapiroulant]]></category>
		<category><![CDATA[Tapirullanza]]></category>

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		<description><![CDATA[Per un periodo limitato, sono di nuovo disponibile a svolgere editing e valutazioni a pagamento. Se siete interessati, contattatemi via mail per concordare tariffe e modalità. L’indirizzo è qui nella colonna a destra o in fondo alla pagina. Max Perkins, celebre editor di autori come F. Scott Fitzgerald e Thomas Wolfe Parlando d’altro, ho visto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per un periodo limitato, sono di nuovo disponibile a svolgere editing e valutazioni a pagamento. Se siete interessati, contattatemi via mail per concordare tariffe e modalità. L’indirizzo è qui nella colonna a destra o in fondo alla pagina.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cev_perkins.jpg" alt="Max Perkins" /><br />
<em>Max Perkins, celebre editor di autori come F. Scott Fitzgerald e Thomas Wolfe</em></p>
<p>Parlando d’altro, ho visto che “Tapiroulant”, creatura che spesso commenta qui sui Gamberi, ha aperto un blog dedicato alla segnalazione di romanzi “curiosi”. Le prime due segnalazioni sono state per <em><a href="http://tapirullanza.wordpress.com/2011/11/07/i-consigli-del-lunedi-01-flatland-a-romance-of-many-dimensions/">Flatlandia</a></em> di Edwin Abbott e per <em><a href="http://tapirullanza.wordpress.com/2011/11/14/i-consigli-del-lunedi-02-the-sirens-of-titan/">Le Sirene di Titano</a></em> di Kurt Vonnegut. L’iniziativa mi pare lodevole, dunque consiglio di darci un’occhiata.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://tapirullanza.wordpress.com/">Tapirullanza, il blog di Tapiroulant</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Max_Perkins">Max Perkins su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alice nel Paese della Fuffosità</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 19:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Alice nel Paese della Vaporità Autore: Francesco Dimitri Anno: 2010 Nazione: Italia Lingua: Italiano Editore: Salani Genere: Fantasy, fuffa, vaporteppa Pagine: 280 È interessante l’assonanza tra la parola italiana “fuffa” e l’inglese “fluff”. Sia in italiano sia in inglese indica la lanugine, la peluria, il pulviscolo che si solleva quando si spolvera. “Fluff” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/apv_alice.jpg" alt="Copertina di Alice" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Alice nel Paese della Vaporità</strong><br />
Autore: <strong>Francesco Dimitri</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Salani</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantasy, fuffa, vaporteppa</strong><br />
Pagine: <strong>280</strong></td>
</tr>
</table>
<p>È interessante l’assonanza tra la parola italiana “fuffa” e l’inglese “fluff”. Sia in italiano sia in inglese indica la lanugine, la peluria, il pulviscolo che si solleva quando si spolvera.<br />
“Fluff” era la polvere di cotone che saturava l’aria nei filatoi dell’Inghilterra vittoriana. Gli operai che lavoravano ai telai, specie le donne e i bambini, si ammalavano pian piano per colpa del “fluff”. La bissinosi – questo il nome della malattia – li consumava anno dopo anno, tra tosse e difficoltà respiratorie sempre più gravi, fino al collasso.</p>
<p>“Fluff”: un bel termine dal sapore <strike>steampunk!</strike> vaporteppa! Il termine ideale per descrivere <em><strong>Alice nel Paese della <strike>Vaporità</strike> Fuffosità</strong></em>. Come la polvere di cotone rovina giorno dopo giorno i polmoni, così leggere libri gonfi di stupidaggini ho paura abbia un effetto poco piacevole sui neuroni. E in <em><strong>Alice</strong></em> le stupidaggini abbondano. Roba a livello Troisi – a onor del vero a livello della miglior Troisi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_bissi.jpg" alt="Vittime della bissinosi" /><br />
<em>Le vittime della bissinosi. Attenti a non beccarvi l’equivalente cerebrale!</em></p>
<p>Il precedente romanzo di Francesco Dimitri, <em>Pan</em>, mi era <a href="/2008/08/07/recensioni-romanzo-pan/">piaciuto</a>. Con <em><strong>Alice</strong></em> sono rimasta molto molto <strong>molto</strong> delusa. E in più ho buttato 17 euro. Non va bene per niente!<br />
E qui apro una parentesi riguardo <em>Pan</em>: sono passati tre anni da quella recensione, tre anni per me hanno significato leggere decine di manuali e centinaia di romanzi; scrivere migliaia e migliaia di parole sia di narrativa sia per gli articoli del blog; vivere esperienze bruttissime ed esperienze bellissime. In altre parole non sono più la stessa persona di tre anni fa, sono molto più attenta e molto più consapevole; può darsi che rileggendo <em>Pan</em> oggi il mio giudizio risulterebbe più severo. Tuttavia non ero precisamente un’ingenua neanche tre anni fa. Perciò mi sento in coscienza di ribadire il giudizio che ho dato: non un capolavoro ma un bel romanzo, che non sfigurerebbe a livello internazionale.<br />
Aggiungo che la “filosofia” di Dimitri non mi è mai piaciuta (altrove ho affermato che facevo il tifo per Greyface; lo confermo), e lui mi piace ancora meno, tanto che in una prima stesura di questo articolo iniziavo con un lungo <em>rant</em> nel quale accusavo il signor Dimitri di essere un gran bell’ipocrita. L’ho tolto: ognuno ha il pieno diritto di comportarsi come gli pare e di tenere gli atteggiamenti che preferisce, l’importante è il livello della scrittura. Così come ognuno ha il pieno diritto di esporre nei propri romanzi, meglio di <em>mostrare</em> nei propri romanzi, le idee che più gli aggradano, e il fatto che siano più o meno in sintonia con le idee di chi legge non dovrebbe gravare sul giudizio dell’opera, non se si vuole essere obiettivi.</p>
<p>In parole povere: stringi stringi non me ne frega niente di chi sia Dimitri o di come si comporti, né mi interessa se i suoi romanzi inneggiano all’amore libero, alla persecuzione razziale o alla rivoluzione del proletariato; quello che mi interessa è leggere una bella storia di narrativa fantastica scritta bene. In questo ambito, <em><strong>Alice nel Paese della <strike>Vaporità</strike> Fuffosità</strong></em> è un <strong>EPIC FAIL</strong>.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La trama</strong></p>
<p>La storia è ambientata in un mondo simile al nostro in un imprecisato futuro. Non è ben chiaro cosa sia successo, sta di fatto che si è persa la capacità di utilizzare la moderna tecnologia, finché un tale Algernon Wilson non ha recuperato le vecchie macchine e le ha rimesse in funzione. Da allora sono passati altri 2.000 anni.<br />
Però le macchine revisionate da Wilson hanno l’effetto collaterale di produrre <strike>Vaporità</strike> Fuffosità, un mucchio di <strike>Vaporità</strike> Fuffosità, una montagna di <strike>Vaporità</strike> Fuffosità. Londra è ormai circondata da un mare di <strike>Vaporità</strike> Fuffosità: la Steamland. Ma tanto vale che mi fermi qui e passi la parola all’autore:</p>
<blockquote><p>(pag. 20) La Vaporità aveva consistenza di ovatta. Era più pesante dell’aria, più leggera dell’acqua. [...] la Steamland era un oceano di Vaporità [...]<br />
La Vaporità era un prodotto di scarico, il più importante tra i  tanti che Londra gettava nella Steamland. Per mandare avanti la città servivano Antiche Tecnologie: regolavano il traffico, lo formavano, consentivano di costruire le torri più alte, eccetera. E le Antiche Tecnologie – quelle riassestate dal professor Algernon Wilson – producevano una scoria molto più strana del vapore. Wilson l’aveva battezzata Vaporità, e il nome era rimasto.<br />
Al vapore era simile, ma solo in apparenza. La Vaporità aveva una <em>fluidità ascensionale</em>. A camminarci in mezzo – in orizzontale – non offriva più resistenza del normale vapore. Le cose cambiavano se ti muovevi in verticale, saltando o cadendo giù: la Vaporità agiva come una corrente d’aria calda, solo molto più potente. Con un po’ di allenamento era possibile usare i suoi flussi, ‘cavalcarli’ per salire, scendere e planare. Nella Vaporità i concetti di ‘alto’ e ‘basso’ perdevano molto del loro significato.<br />
[...]<br />
Ma non era la fluidità ascensionale a preoccupare i londinesi: la Vaporità faceva di peggio che far volare i <em>desperados</em> della Zona Vecchia. Tanto per cominciare, era un allucinogeno. Distorceva le percezioni, ristrutturava la realtà personale: chi respirava Vaporità si muoveva in un mondo che cambiava a ogni passo, riformandosi alla velocità del pensiero. Non è che le visioni di per sé fossero sempre sgradevoli, anzi. Ma erano <em>intense</em>. E non erano solo allucinazioni: la Vaporità confondeva i sensi, distruggeva ogni loro distinzione reciproca. <em>Sinestesia</em>, ecco come si chiamava. Faceva annusare i colori, assaporare le voci, faceva vedere il dolore e il piacere della carne, e tutto si mescolava alle illusioni, gli odori fantasma, i suoni senza corpo. Anche soltanto <em>parlare</em>, nella Vaporità, poteva essere sconvolgente, e guardare uno specchio poteva rendere pazzi.<br />
Finito? No. La Vaporità produceva anche mutazioni corporee. I figli di chi ne respirava troppa nascevano sempre più strani, meno umani, di generazione in generazione. Le mutazioni erano imprevedibili: uomini simili ad animali, carni disarticolate, braccia in più o in meno, cervelli senza calotta cranica (e viceversa).<br />
La Steamland era cresciuta nella Vaporità per quasi duemila anni. Duemila anni di allucinazioni, sinestesie e mutazioni: non poteva essere rimasto niente che potesse ancora essere definito <em>umano</em>. Ecco perché nessuno voleva entrare là dentro.</p></blockquote>
<p>Notevole sbrodolata di inforigurgito, del tutto inutile per l’economia del romanzo, visto che i particolari raccontati qui sono già stati mostrati o verranno mostrati nelle pagine seguenti. In più il Narratore prende per i fondelli – “Finito? No.” – ed è <em>delizioso</em> l’abuso del corsivo; sì, diamo enfasi a “sinestesia”, tutti devono rendersi conto che Dimitri conosce un parolone così difficile!<br />
Ma non tutto il male viene per nuocere, almeno questo inforigurgito ha il merito di non far scrivere a me la tiritera di cui sopra.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Protagonista del romanzo è Alice, un’antropologa alla soglia dei trent’anni annoiata dalla vita accademica londinese. Non sapendo come trascorrere i fine settimana, Alice decide di buttarsi da un pallone areostatico nella Steamland. Seguono “avventure” senza capo né coda e poi il romanzo – bontà sua – finisce.<br />
E questo sarebbe anche il genere di romanzo che a me piace, sennonché a compensare la mancanza di un intreccio valido non c’è <strong>niente</strong>. Non ci sono bizzarrie interessanti, non ci sono scenari originali, non ci sono personaggi che ti vien voglia di conoscere – a partire da Alice –, non c’è ironia e, ciliegina sulla torta, il livello della scrittura spesso scende sotto il minimo sindacale.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La recensione</strong></p>
<p>Con tali premesse scrivere una recensione significa srotolare il lungo elenco delle idiozie presenti nel romanzo e commentarle con sarcasmo.<br />
Ho provato a farlo, mi sono impegnata, ve lo garantisco. Ma sono passati i tempi della Troisi e della Strazzu e non mi diverto più. Mi annoio e mi deprimo.<br />
Scrive Dimitri:</p>
<blockquote><p>(pag. 17) Sapete cosa significa annoiarsi? Annoiarsi davvero? Non è la pigra indolenza delle Estati borghesi, né il trascinarsi delle domeniche in casa, birra in pancia e vuoto in testa. Non è la noia dei bambini a scuola, o degli uomini costretti a girare per vetrine.<br />
Parlo di noia dell’anima. Parlo di un non-aver-nulla-da-fare e un non-aver-voglia-di-fare-nulla, mescolati alla percezione della fine del tempo, della morte che prima o poi arriverà, e di tutti i mali del mondo più uno, il proprio. Sapete che significa?<br />
Avete mai passato sere su sere da soli, tristi fino alle lacrime, pur senza avere alcun motivo per esserlo? Avete mai sentito sulla lingua il sapore della rabbia? Cresce in silenzio, e poi al l’improvviso vuole esplodere in un urlo&#8230;<br />
&#8230; insomma: avete mai avuto la sensazione di star buttando nel cesso la vostra vita, con qualcuno pronto a tirare lo sciacquone?</p></blockquote>
<p>Sì, la conosco bene una noia del genere. È la noia di dover scrivere per l’ennesima volta una recensione che ribadisca le solite cose: che occorre <em>documentarsi</em> o non si riesce a mantenere la sospensione dell’incredulità; che è meglio mostrare invece di raccontare; che scrivere frasi stile “Qua e là c’erano oscene parti di corpi” è una pessima idea e dimostra che l’autore non ha capito un’emerita mazza di come funzioni la narrativa.<br />
Sono stufa fino alle lacrime di leggere stupidaggini, dalla Regina cattiva che pensa di poter ricostruire la realtà con poche frasette ai consigli di guerra che paiono riunioni condominiali; non ce la faccio più a sorbirmi i deus ex machina e le spade <em>magggiche</em> perché sì; e quando una città viene assaltata da poche decine di persone non mi fa più ridere, mi fa solo piangere.<br />
E non c’è neanche un minimo di coerenza interna! Con la sinestesia che va e viene e Alice che quando Dimitri si ricorda può levitare nella <strike>vaporità</strike> fuffosità, altrimenti scarpina beata.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_bunny.jpg" alt="coniglietto annoiato" /><br />
<em>Il coniglietto è annoiato. No, non è bello che lo sia. E no, non è Grumo</em></p>
<p>E per inciso, dedicare quasi una pagina a raccontare la noia non è questa gran trovata. È illuminante un confronto con l’originale <em>Alice</em> di Carroll e con un’interpretazione più moderna di Jeff Noon.</p>
<p><em>Alice’s Adventures in Wonderland</em> di Lewis Carroll:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Alice was beginning to get very tired of sitting by her sister on the bank, and of having nothing to do: [...]</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Alice cominciava a sentirsi molto stanca di sedere sul poggetto accanto alla sorella senza niente da fare: [...]</p></blockquote>
<p><em>Automated Alice</em> di Jeff Noon:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Alice was beginning to feel very drowsy from having nothing to do. How strange it was that doing absolutely <em>nothing at all</em> could make one feel so tired.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Alice cominciava a sentirsi molto assonnata a furia di non avere niente da fare. Com’è strano che non fare assolutamente <em>niente</em> ti faccia sentire così stanco.</p></blockquote>
<p>La differenza di fondo è che Carroll e Noon vogliono raccontare una storia, e dunque danno alla noia solo lo spazio strettamente necessario a questo scopo, ovvero un paio di righe; Dimitri invece non aspetta altro che di riversare sul lettore le sue considerazioni personali, considerazioni che mette davanti alle necessità della narrazione. A qualcuno il ruminare di Dimitri potrà pure piacere, ma in generale non è quello che ci si aspetta quando si spendono 17 euro per un romanzo di narrativa fantastica.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p><em><strong>Alice</strong></em> è un romanzo pieno di scemenze e ingenuità; peggio sono scemenze e ingenuità <em>poco interessanti</em>. Non c’è mezza idea originale, è tutto visto e rivisto, dall’idea di fondo del mondo come simulazione/narrazione, alla sindrome di Alice di cui soffre Ben, ai giochetti tipografici. Il brutto è che Dimitri non ne pare consapevole: addirittura ferma più volte la narrazione per pontificare e discutere le idee del romanzo, come fossero chissà quali trovate <em>gegnali</em>; ne nascono dialoghi didascalici, privi di tensione, noiosi. Scoraggiante.<br />
Alice vaga per la Steamland e quando incontra qualcuno raramente il dialogo si può sviluppare sulle salutari basi del conflitto: i vari tizi non vedono l’ora di spiegare la loro visione del mondo, e Alice non vede l’ora di sgranare gli occhioni per la meraviglia.<br />
Per esempio:</p>
<blockquote><p>(pag. 114-118) «Non capisci? Tutte le teorie sulla realtà-oltre-i-sensi possono andare bene a Londra, forse. Qui devi lasciarle alle spalle. Che senso ha parlare di <em>realtà oggettiva</em> se ogni individuo percepisce il mondo diverso da ogni altro, e la sua stessa percezione cambia di istante in istante?» [disse il monaco]<br />
«Cambia la percezione, ma la realtà resta. Corpi, tecnoimmondizie, strade&#8230;» [disse Alice]<br />
«E come puoi dire che non sia la realtà, a cambiare? Il tuo è un atto di fede. Se ogni tuo senso ti dice che la realtà è cambiata, come puoi dire che no, è un’allucinazione, ma in fondo è rimasta uguale?»<br />
«Quando usavo la Zavorra, restava uguale».<br />
«Solo grazie a una droga. E se fosse stata quella, l’allucinazione?»<br />
Alice aprì la bocca per dare una risposta. Non ne trovò.<br />
[...]<br />
Alice mugugnò. Fece un’altra domanda: «Se siamo uniti in modo così stretto, dove vanno a finire il libero arbitrio, l’autocoscienza&#8230;»<br />
«Dove sono sempre stati. Fai parte di un organismo, ma sei anche un individuo. Non devi pensare in termini di esclusione, di questo <em>o</em> quello. Devi pensare in termini di questo <em>e anche</em> quello. Ogni cosa è connessa. E non parlo solo di uomini. Animali, alberi, sassi, tecnologia: tutto è cosciente, tutto vive.»<br />
«Sei più contorto di un accademico [...]».</p></blockquote>
<p>Se Alice fosse stata l’Alice tradizionale, l’Alice bambina, una conversazione del genere avrebbe potuto avere un senso. Ma che un’Alice antropologa trentenne rimanga a bocca a aperta se qualcuno le dice che la realtà potrebbe essere illusoria, e non abbia mai sentito parlare di panpsichismo o di animismo è inverosimile a essere buoni. Come ha preso la laurea Alice? Per corrispondenza all’Università dell’Uganda?</p>
<p>Tra l’altro:<br />
&bull;&nbsp;Ipotesi <strong>uno</strong>: la percezione della realtà, o addirittura la realtà stessa, cambia di continuo.<br />
&bull;&nbsp;Ipotesi <strong>due</strong>: sei drogato.<br />
Il rasoio di Occam ci dice che è più probabile sia vera la seconda ipotesi. Poi nel mondo di Dimitri può essere vera la prima, ugualmente è assurdo che una persona con la cultura di Alice non sappia difendere la seconda ipotesi.<br />
E ora un fatto curioso: nel libro <em>The Hidden Sense: Synesthesia in Art and Science</em> l’autore analizza diversi casi di sinestesia. Casi nei quali la sinestesia è indotta con l’uso di sostanze chimiche e casi dove invece il soggetto ha i sensi mischiati di suo da anni.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_hidden.jpg" alt="Copertina di The Hidden Sense" /><br />
<em>Copertina di The Hidden Sense</em></p>
<p>L’autore si chiede se questi “sinesteti” naturali esistano sul serio, o non siano invece individui perennemente allucinati. Alla fine propende per la prima ipotesi. Tra le ragioni c’è il constatare che la sinestesia prodotta con droghe produce allucinazioni sempre variabili, mentre la sinestesia naturale è costante nelle forme del suo manifestarsi.<br />
Perciò quando il monaco dice che la realtà cambia di continuo, be’, è un forte indizio che la realtà non cambi per niente e il monaco sia solo strafatto di <strike>Vaporità</strike> Fuffosità.<br />
Ripeto: poi Dimitri nel suo mondo può manipolare la realtà come vuole, ma dal punto di vista narrativo è molto più stimolante se i personaggi hanno opinioni contrapposte. Tanto più che nel caso specifico non era certo difficile far recitare plausibilmente ad Alice la parte della scettica.<br />
Come se non bastasse, la lezioncina del monaco <strong>non ha applicazione nel romanzo</strong>. Il romanzo funziona basandosi su una realtà <strong>oggettiva</strong> e <strong>condivisa</strong> da <strong>tutti</strong> i personaggi. L’idea che in effetti la realtà non sarebbe costante non influisce <strong>mai</strong> sulla narrazione.</p>
<p>Che noia! Che noia! Che noia! Che noia un autore che vuole rifilare in maniera goffa – raccontandola invece di mostrarla – la sua visione del mondo e si scopre che tale visione è semplicistica, ingenua e non ha neanche ruolo nel contesto della narrazione.<br />
Forse è un feticcio di Dimitri, magari si eccita a immaginare Alice con il capo chino, le guance arrossate, mentre fa combaciare gli indici e mormora: «Ma come è intelligente lei&#8230; Che pensieri profondi e complicati&#8230; Io mica sono tanto sicura di capirli.»<br />
Almeno interventi analoghi in <em>Pan</em> erano addolciti dalla pillola dell’ironia. In <em><strong>Alice</strong></em> l’amara medicina bisogna berla fino in fondo senza neppure un cucchiaino di zucchero.</p>
<p>E basta sennò finisce che scrivo la solita recensione chilometrica piena di citazioni e non ne vale la pena. Così come non vale la pena sottolineare le castronerie che Dimitri ha scritto per colpa della scarsa documentazione. Dai combattimenti all’informatica. E, va bene, facciamo un esempio anche qui:</p>
<blockquote><p>(pag. 160) [Ben] Aprì l’ultima e-mail [proveniente da 238105@gmail.com] che aveva ricevuto. Poi cliccò su mostra <em>header</em>. Voleva controllare l’IP, l’indirizzo numerico del computer da cui era partita l’e-mail. Gli veniva in mente soltanto un’ipotesi. Sbagliata, sperava.<br />
Spedì un’e-mail a se stesso.<br />
La scaricò, controllò l’IP, lo confrontò con l’altro.<br />
Erano uguali.<br />
[e a questo punto Ben si convince di essersi auto-spedito le mail ricevute negli ultimi giorni]</p></blockquote>
<p>Se si esamina il vero <em>header</em> di una mail spedita attraverso Gmail, si scopre che non è segnato l’IP del computer che ha inviato l’email, bensì l’IP del computer <strong>della rete interna di Google</strong> che ha ricevuto l’email e l’ha inoltrata al destinatario finale.<br />
È facile da capire perché l’IP è nel formato 10.x.x.x:</p>
<pre>Received: by 10.231.17.11 with SMTP id ecc.;</pre>
<p>
<pre>Wed, 28 Set 2011 09:43:43 -0700 (PDT)</pre>
<p>E gli IP nel <em>range</em> 10.0.0.0-10.255.255.255 sono, come si scopre frugando per <strong>dieci minuti</strong> su Wikipedia, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indirizzo_IP_privato">IP privati</a>.<br />
In altre parole, Ben non può dedurre <strong>niente</strong> da IP del genere. La mail potrebbe originare dal suo computer come da un computer in Australia.<br />
È vero che esistono server di posta elettronica che inoltrano, oltre al testo della mail, anche l’IP del computer che l’ha spedita, ma purtroppo per Dimitri il server di Google non è tra questi.<br />
Trenta secondi per controllare con un account Gmail + dieci minuti di Wikipedia. Poteva farlo anche Dimitri. Ma cosa lo dico a fare? Alla fine aveva proprio ragione <a href="/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/">Damon Knight</a>.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Una scena da Alice</strong></p>
<p>Nella recensione non ho parlato di stile. È uno stile scadente; nel <a href="/2010/12/01/sondaggio-su-alice/">vecchio articolo natalizio</a> citavo alcuni esempi di cattiva scrittura, adesso analizzerò un’intera scena. Lo faccio nella speranza che le mie osservazioni possano risultare utili per chi desidera imparare a scrivere in modo decente.</p>
<p>Ma prima qualche premessa:<br />
&bull;&nbsp;Il romanzo non è una schifezza per colpa <em>solo</em> dello stile, anzi lo stile, per quanto bruttino, sarebbe addirittura tollerabile se la storia fosse più appassionante e coerente.</p>
<p>&bull;&nbsp;Non sto giudicando lo stile del romanzo da questa scena. Questa scena è solo un <em>esempio</em>. Un esempio significativo però, perché la qualità della scrittura si mantiene più o meno su questo livello dalla prima all’ultima scena.</p>
<p>&bull;&nbsp;Ha senso che l’analisi stilistica di una singola scena occupi più spazio del resto della recensione? Sì. Perché è inutile discutere i <em>contenuti</em> di <em><strong>Alice</strong></em>, inutile da un lato perché sono contenuti stupidi e banali, dall’altro perché a parlare di contenuti spesso si scivola nel gusto e quando si parla di gusti si perde solo tempo. Viceversa lo stile può essere analizzato in maniera più oggettiva.</p>
<p>&bull;&nbsp;Ha senso dedicare così tanto tempo all’analisi stilistica? In effetti <strong>no</strong>. All’atto pratico, <strong>no</strong>. I lettori non hanno i mezzi per distinguere certe sottigliezze e andranno avanti a leggere solo in base a quanto i contenuti combacino con i loro gusti; viceversa gli editor delle case editrici non hanno i mezzi per distinguere certe sottigliezze e dunque decideranno di pubblicare o no un romanzo solo in base a quanto i contenuti combacino con i loro gusti – raccomandati a parte.<br />
Perciò perché spendere ore ad affinare il proprio stile? Perché si ha vero rispetto per i propri lettori e si vuole offrire sempre il meglio, anche se pochissimi saranno in grado di apprezzarlo; perché si è orgogliosi e la sciatteria ripugna; perché è <em>divertente</em> imparare a esprimere al meglio le proprie idee; perché si diventa <em>consapevoli</em>, e si può decidere in coscienza quando prendere scorciatoie e quando no; perché si ha una possibilità, per quanto remota, di ricevere complimenti da Gamberetta.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink21.gif" alt="chikas_pink21.gif" class="wp-smiley" /> </p>
<p>&bull;&nbsp;Questo tipo di analisi così precisina leva tutto il piacere della lettura! E se non c’è piacere nella lettura, cosa si legge a fare?<br />
Al contrario, saper vivisezionare un testo <em>aumenta</em> il piacere, perché si possono apprezzare molte più sfumature.<br />
Citando Umberto Eco da <em>Sei passeggiate nei boschi narrativi</em>:</p>
<blockquote><p>[di <em>Sylvie</em>, romanzo di Gérard de Nerval] Ne conosco ormai ogni virgola, ogni meccanismo segreto.<br />
Questa esperienza di rilettura, che mi ha accompagnato per quarant’anni, mi ha provato quanto siano sciocchi coloro che dicono che ad anatomizzare un testo, e a esagerare con il &#8220;close reading&#8221;, se ne uccide la magia. Ogni volta che riprendo in mano Sylvie, pur conoscendo a fondo la sua anatomia, e forse proprio per questo, me ne innamoro come se lo leggessi per la prima volta.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_gerard.jpg" alt="Il signor Gérard de Nerval" /><br />
<em>Il signor Gérard de Nerval</em></p>
<p>&bull;&nbsp;Non so quanto le due “editor-in-gozzoviglia” citate nei ringraziamenti del romanzo, Valentina Paggi &#038; Serena Daniele, abbiano contribuito. Magari è tutta farina del sacco di Dimitri che si è rifiutato di accettare saggi consigli, o forse le due editor non sanno fare il loro mestiere. Non mi interessa, non sono un giudice, non devo stabilire le “colpe”. Analizzo solo il testo e ne metto in luce i difetti, delle persone che ci stanno dietro non mi può fregare di meno.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>La scena che segue è la seconda del romanzo, e la prima ambientata nel mondo della Steamland. Perciò non ha bisogno di presentazione. Leggetela e quindi scorrete le mie note. Non passate subito alle note, perché presumono che conosciate la scena nella sua interezza.</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">L’uomo alzò gli occhi verso una delle Gabbie – strutture di vetro e acciaio, alte una trentina di piedi e larghe venti. Sature di Vaporità.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">In ogni Gabbia si affrontavano due Cavalieri. Usavano armi corte: pugnali, nunchaku, tirapugni. Planavano in ogni angolo, a ogni altezza, sorretti dai flussi di Vaporità: parevano scoiattoli volanti. Si picchiavano, si insultavano, si spostavano in alto e in basso, mentre gli scommettitori urlavano. Una corte di straccioni cui non era rimasto nient’altro che la voce, e un po’ di rabbia.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">L’uomo sospirò. Nessuno avrebbe potuto capire che veniva d’altrove, neanche con un esame attento. Camuffarsi faceva parte del suo lavoro. <em>Per fortuna</em>, pensava, <em>stanotte finisce</em>.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Era un uomo versatile, a suo agio con ogni tipo di gente. Era capace di riparare una macchina, disquisire di letteratura, mettere a sistema le mitologie di quindici diversi popoli, e tutto mentre si godeva una bella pipa. Aveva vissuto più di sessant’anni, ma si sentiva (e con buone ragioni) in perfetta forma. Spirito e corpo erano robusti, anche se la Zona Vecchia li aveva messi a dura prova. Nei cinque mesi trascorsi laggiù aveva visto più orrori che nel resto della sua vita: dalle piccole violenze domestiche, quasi banali, agli omicidi in pieno giorno, agli stupri di gruppo. E peggio.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il suo lavoro era osservare, non giudicare. Di intervenire, poi, non se ne parlava. Non se voleva tornare a casa vivo e tutto d’un pezzo. Non poteva negare però di aver sentito più volte un pizzicore sulle mani, il desiderio di raddrizzare a calci i tanti bulli che scambiavano la prepotenza per forza. Fino a quel momento era  riuscito a trattenersi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Ora aveva toccato il punto più basso, assistendo a uno dei celebri Scontri a Vapore. Assolutamente proibiti, certo, da almeno cinque diversi Pronunciamenti Regi. Il problema era che nessuno aveva interesse ad applicarli, i Pronunciamenti. La filosofia a della Corona si riduceva, più o meno, a lasciare che quegli straccioni si scannassero tra loro. Forse, sperava l’uomo, la sua ricerca avrebbe migliorato le cose.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Se quella sera fosse finita lì, la nostra storia (e molte altre) non esisterebbero neppure. Ma accadde qualcosa. Guidato dal fato, o dal puro caso, Solomon Stoltze volse lo sguardo alla terza Gabbia, in fondo alla sala, proprio nel momento in cui un combattimento stava per i  finire.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Uno dei Cavalieri era un energumeno seminudo, con un cranio pelato abbastanza massiccio da sfondare una porta. Il suo nemico era una ragazzina magrissima: Solomon le avrebbe dato otto anni. Era sporca di sangue, aveva un occhio nero e un profondo taglio su un braccio. Stoltze non riusciva a distinguere altro, da quella distanza.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Qualcosa, in lui, urlò. Stoltze si fece largo tra la folla, spingendo, annaspando tra i corpi sudati. Giunse vicino alla Gabbia.  La ragazzina, sospesa a sei metri dal suolo, stava menando un fendente alla giugulare dell’avversario. Il suo piccolo pugnale disegnò nella nebbia una striscia color sangue. L’energumeno sputò grumi rossastri, crollò a terra con un tonfo. La ragazzina piroettò, graziosa, lasciandosi trasportare dalla Vaporità. Raggiunse il pavimento. S’inchinò. Uno scorcio di seno guizzò fuori. Il pubblico scoppiò in applausi e fischi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il professor Stoltze ne ebbe abbastanza.</p>
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">La porta era mimetizzata dietro una delle Gabbie. L’accesso era <em>proibito ai non addetti ai lavori</em>, come faceva presente il cartello più diffuso nello <em>show business</em>. Non c’erano guardie. Tutti sapevano che era pericoloso (<em>davvero</em> pericoloso) entrare.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Solo in due casi potevi imboccare quella porta. Primo, se volevi diventare un Cavaliere della Vaporità – nome pomposo per quei disgraziati che si affrontavano nelle arene. Secondo, se volevi morire. Il professore aveva altre intenzioni.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il combattimento era finito da poco. Lui era riuscito a strisciare dentro. Ora si trovava in un atrio in penombra: l’unica luce proveniva da una lampada a gas che dondolava al centro della stanza. La ragazzina era qui da qualche parte: il suo manager l’aveva abbracciata, le aveva palpato il culo, e se l’era trascinata dietro.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Solomon avanzò fino in fondo all’atrio. C’era un’altra porta, con lo stesso cartello. Aprì anche quella e si trovò in un lungo corridoio buio. S’incamminò con cautela serrando, nervoso, una mano sulla rivoltella carica.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Mentre avanzava sentì delle voci che si andavano facendo più nitide. Erano più versi che voci vere e proprie: gemiti, un uomo e una donna. I gemiti dell’uomo erano duri, quelli della donna disperati. Solomon arrivò a una porta socchiusa.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Con estrema lentezza allungò la testa per guardare oltre. Vide il corpo di una ragazzina, nudo, di spalle: la combattente di poco prima. Era incatenata al muro con pesanti anelli di ferro che le stringevano polsi e gambe.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Un uomo con la faccia da faina – il suo manager – la stava penetrando da dietro. In una mano stringeva un grosso chiodo. Lo usava per graffiare a sangue la schiena della ragazzina, seguendo il movimento di bacino.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">In un lampo Solomon gli fu addosso. Gli puntò la pistola alla tempia.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il manager si fermò. «Chi cazzo sei?»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Libera la ragazza».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Quale scuderia ti manda?»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il professore aumentò la pressione della pistola. «Liberala».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il manager indicò un mazzo di chiavi a terra, poco lontano dalle catene.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Prendile» ordinò Solomon. «Molto piano».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">E l’uomo con la faccia da faina dovette capire che lo sconosciuto non bluffava, perché fece piano davvero. Si abbassò, la canna della pistola che seguiva ogni suo movimento. Raccolse le chiavi. Aprì le serrature.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">La prigioniera, ancora stordita, si massaggiò i polsi. «Grazie&#8230;» farfugliò.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Solomon le tese la mano libera. «Vieni con me».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Senza pronunciare parola, la ragazzina gli si avvicinò.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Siete morti» disse la faina. «Fottutamente, assolutamente, morti».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Non credo» rispose con calma Solomon. Il suo indice si mosse sul grilletto.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Se mi fai male, stronzo, la mia famiglia beccherà la tua scuderia, e&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Io non ho scuderia».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il manager sgranò gli occhi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il professore sparò.</p>
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">E poi le cose sono un po’ confuse. <em>C’era abbastanza Vaporità nell’aria da far strippare un tossico&#8230;</em> e comunque basta con questa noiosa storia-prima-della-storia, <em>pensò</em>. Tutto ha importanza, ma niente ne ha troppa. Arriviamo a tempi più recenti. All’inizio dell’ultima parte, quella cruciale. Quella che ci porta a ora e tutto il resto.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Cominciamo.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong><u>L’uomo</u> alzò gli occhi verso <u>una</u> delle Gabbie</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Ricordo per l’ennesima volta la regola generale da tenere sempre presente, il “segreto” o forse il “trucco” per scrivere narrativa in maniera coinvolgente: concreto &#038; preciso sono cool & kawaii; generico &#038; astratto sono brutti &#038; kattivi!!!!</li>
<p></p>
<li>Dimitri userà nel corso della scena il punto di vista di Solomon Stoltze o il punto di vista del Narratore. Dunque questo “L’uomo” è sbagliato: perché ovviamente Stoltze non pensa a se stesso come a un generico “uomo” e il Narratore sa benissimo chi sia l’uomo. Usare “uomo” qui indica che il punto di vista è quello di un personaggio che osserva l’uomo in questione. Ma in effetti non è così. Un lettore attento viene inutilmente confuso.</li>
<p></p>
<li>“una” è generico, perciò è un (piccolo) errore. Tu non alzi gli occhi verso “una” Gabbia, tu alzi gli occhi verso <u>la</u> Gabbia che ti sta di fronte, o verso <u>la</u> Gabbia nell’angolo, o verso <u>la</u> Gabbia appesa al soffitto, o verso <u>la</u> Gabbia con le decorazioni natalizie. Sempre verso una <strong>specifica</strong> Gabbia, non una generica Gabbia.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>strutture di vetro e acciaio, <u>alte una trentina di piedi e larghe venti.</u> Sature di Vaporità.<br />
In ogni Gabbia si affrontavano due Cavalieri. Usavano <u>armi corte</u>: pugnali, nunchaku, tirapugni. Planavano in ogni angolo, a ogni altezza, sorretti dai flussi di Vaporità: parevano <u>scoiattoli volanti</u>. Si picchiavano, si insultavano, si spostavano in alto e in basso, mentre gli scommettitori urlavano. Una corte di straccioni cui <u>non era rimasto nient’altro che la voce, e un po’ di rabbia</u>.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Per quanto detto all’inizio questo passaggio non è granché, in quanto è generico – parla di tutte le Gabbie –, e invece dovrebbe essere specifico, dovrebbe parlare della singola Gabbia che l’uomo sta osservando.<br />
Non i tirapugni, non ogni angolo; ma il tirapugni che rompe la faccia all’elfo, e l’angolo in basso a destra dove sono rotolati lui e il nano.</p>
</li>
<li>Come ha scritto Dimitri non è “sbagliato” ma è a livello di prima stesura a essere buoni, è a livello di buttare sul tavolo le idee. Poi occorre dare carne a queste idee, concretizzarle in particolari tangibili.</li>
</ul>
<p><strong>alte una trentina di piedi e larghe venti.</strong></p>
<ul>
<li>Come spiegato nell’articolo sul <a href="/2010/11/18/manuali-3-mostrare/">Mostrare</a>, le descrizioni numeriche non sono molto efficaci, ancora meno quando l’unità di misura è inusuale. È molto semplice: immaginate un oggetto o una costruzione del mondo reale che abbia queste dimensioni. Per me non ci riuscite facilmente. Dunque il lettore o lascia perdere di sapere quanto sono grandi le Gabbie – e allora tanto vale non scriverlo – oppure deve ragionarci sopra, uscendo dalla narrazione. Questo è un errore da dilettanti.</li>
</ul>
<p><strong>Usavano armi corte: pugnali, nunchaku, tirapugni.</strong></p>
<ul>
<li>Qui prima è raccontato che i Cavalieri usavano “armi corte”, poi sono elencate. Come spesso succede, il raccontato si può togliere a favore dell’eleganza: “Usavano pugnali, nunchaku, tirapugni.”</p>
</li>
<li>L’espressione “armi corte” è impropria: è una locuzione che tecnicamente indica le armi <strong>da fuoco</strong> con la canna corta. A questo punto non è ben chiaro se il punto di vista sia quello dell’uomo che guarda o del Narratore. Però più in là scopriremo che l’uomo che guarda è un uomo di cultura. Dunque in entrambi i casi non è giustificabile questo uso poco preciso del linguaggio. Sia l’uomo che guarda sia il Narratore dovrebbero sapere che le “armi corte” sono armi da fuoco.</li>
</ul>
<p><strong>parevano scoiattoli volanti</strong></p>
<ul>
<li>Questa similitudine può forse rendere bene il movimento dei Cavalieri nella Vaporità, ma – come emerge nel seguito – la scena vuole essere brutale, uno degli spettacoli più atroci a cui l’uomo che guarda abbia mai assistito: siamo sicuri che gli scoiattoli volanti siano appropriati? Gli scoiattoli volanti, nell’immaginario comune, sono animaletti pucciosi, non c’entrano molto con uno scenario cupo.</li>
</ul>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_scoiattoli.jpg" alt="Famigliola di scoiattoli volanti" /><br />
<em>Famigliola di scoiattoli volanti. Fanno spavento vero? Più simbolo di atrocità di così! Direi persino che somigliano un po’ a dei furetti.</em></p>
<p><strong>Una corte di straccioni cui non era rimasto nient’altro che la voce, e un po’ di rabbia</strong></p>
<ul>
<li>Gli scommettitori. Dovrebbe essere rimasto loro del denaro, oltre a voce e rabbia, altrimenti cosa scommettono?</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>L’uomo sospirò. Nessuno avrebbe potuto capire che veniva d’altrove, neanche con un esame attento. Camuffarsi faceva parte del suo lavoro. <em>Per fortuna</em>, pensava, <em>stanotte finisce</em>.<br />
Era un uomo versatile, a suo agio con ogni tipo di gente. Era capace di riparare una macchina, disquisire di letteratura, mettere a sistema le mitologie di quindici diversi popoli, e tutto mentre si godeva una bella pipa. Aveva vissuto più di sessant’anni, ma si sentiva (e con buone ragioni) in perfetta forma. Spirito e corpo erano robusti, anche se la Zona Vecchia li aveva messi a dura prova. Nei cinque mesi trascorsi laggiù aveva visto più orrori che nel resto della sua vita: dalle piccole violenze domestiche, quasi banali, agli omicidi in pieno giorno, agli stupri di gruppo. <u>E peggio</u>.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>La storia non è ancora cominciata – finora l’unica azione è stata l’uomo che alza gli occhi – e già ci fermiamo di nuovo per un’altra sbrodolata di informazioni che:<br />
&bull;&nbsp;Non hanno importanza per questa scena.<br />
&bull;&nbsp;Non hanno importanza per il romanzo.<br />
Si potrebbero tagliare questi paragrafi senza danno.<br />
In più, di nuovo, la narrazione è troppo generica.<br />
Prendiamo la parte finale, che dovrebbe riguardare fatti ancora vividi nella mente del personaggio:</li>
</ul>
<p><strong>Nei cinque mesi trascorsi laggiù aveva visto più orrori che nel resto della sua vita: dalle piccole violenze domestiche, quasi banali, agli omicidi in pieno giorno, agli stupri di gruppo. E peggio.</strong></p>
<ul>
<li>Questo passaggio l’avevo già analizzato nell’articolo dedicato al <a href="/2010/11/18/manuali-3-mostrare/">Mostrare</a>, ma ribadisco: tu non hai visto “piccole violenze domestiche”, “omicidi in pieno giorno” e “stupri di gruppo”. Soprattutto non hai visto “peggio”. Tu hai visto un bambino a cui hanno cavato gli occhi con un apribottiglie, hai visto una ragazza sodomizzata con un attizzatoio, hai visto un uomo bastonato a morte da una banda di castori mannari. O hai visto altro. Ma non vedi <strong>mai</strong> situazioni generiche, nella tua testa ci sono solo ricordi <strong>specifici</strong>. A meno che non sia una consuetudine per la banda dei castori mannari massacrare la gente, e allora hai visto più volte scene simili. Ma rimangono eventi circoscritti, non sono generici “omicidi in pieno giorno”(che tra l’altro è una brutta frase fatta). E <strong>mai mai mai</strong> vedi “peggio”.<br />
Sì, fa più impressione leggere di un rampino che scende nella gola di un ragazzo per poi cavarne fuori gli intestini che non leggere di generici “omicidi”, d’altra parte se lo scopo è comunicare l’atrocità dello scenario ti serve il rampino, altrimenti scegli uno scenario meno atroce.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Il suo lavoro era osservare, non giudicare. Di intervenire, poi, non se ne parlava. Non se voleva tornare a casa vivo e tutto d’un pezzo. Non poteva negare però di aver sentito più volte un pizzicore sulle mani, il desiderio di raddrizzare a calci <u>i tanti bulli che scambiavano la prepotenza per forza.</u> Fino a quel momento era  riuscito a trattenersi.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Continua l’inforigurgito evitabile, eliminabile senza colpo ferire.</li>
</ul>
<p><strong>i tanti bulli che scambiavano la prepotenza per forza</strong></p>
<ul>
<li>Chi ammazza in pieno giorno e partecipa a stupri di gruppo non è un “bullo”. Il bullo è il tizio che ti ruba la merenda, non quello che ti cava gli occhi.</p>
</li>
<li>“scambiare la prepotenza per forza” è un’altra brutta frase fatta.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Ora aveva toccato <u>il punto più basso</u>, assistendo a uno dei <u>celebri Scontri</u> a Vapore. <u>Assolutamente proibiti</u>, certo, da almeno cinque diversi Pronunciamenti Regi. Il problema era che nessuno aveva interesse ad applicarli, i Pronunciamenti. La filosofia a della Corona si riduceva, più o meno, a lasciare che quegli straccioni si scannassero tra loro. Forse, sperava l’uomo, la sua ricerca avrebbe migliorato le cose.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Suona strano che l’uomo assista solo adesso a uno scontro a vapore, contando che sono cinque mesi che si trova nella Zona Vecchia e tali scontri sono “celebri”. Suona strano che assistere a uno scontro sia “il punto più basso”: due che si picchiano in una gabbia non sembra peggio di un omicidio in pieno giorno o di uno stupro di gruppo. Non sembra peggio di “peggio”. Ma chissà, dato che la parte prima era così generica, magari gli scontri sono davvero peggio.<br />
Questo è un errore di fondo, sempre il solito: il cercare di coinvolgere il lettore (“ecco il peggio del peggio!”), solo <em>raccontando</em>. Basterebbe mostrare, e il lettore saprebbe da solo qual è il punto più basso.</p>
</li>
<li>“Assolutamente” è un avverbio superfluo e cliché: proibiti da cinque diversi Pronunciamenti è già proibito abbastanza.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Se quella sera fosse finita lì, la nostra storia (e molte altre) non esisterebbero neppure. Ma accadde qualcosa. Guidato <u>dal fato, o dal puro caso</u>, Solomon Stoltze volse lo sguardo alla terza Gabbia, in fondo alla sala, proprio nel momento in cui un combattimento stava per i  finire.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Paragrafo da tagliare e basta.</p>
</li>
<li>La prima frase è un capolavoro di spreco d’inchiostro. A ogni singolo paragrafo del romanzo si potrebbe aggiungere in testa: “se il personaggio non avesse fatto come ha fatto la nostra storia ecc.” E allora? Che bisogno c’è di dirlo?<br />
Il lettore è in un locale della Zona Vecchia di Londra ad assistere a scontri di Cavalieri nella Vaporità. Il Narratore lo acchiappa e gli ricorda: “Oh, guarda che è solo una storia. L’hai sempre in mente? Ecco, bravo. Non farti coinvolgere troppo.”</p>
</li>
<li>Che senso ha questa manfrina del “fato” e del “puro caso”? C’è bisogno di questa enfasi per far voltare la testa a un personaggio? No. Tra l’altro se non lo sa il Narratore se sia fato o puro caso lo dovrebbe sapere il lettore?</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Uno dei Cavalieri era un energumeno <u>seminudo</u>, con un cranio pelato abbastanza massiccio da sfondare una porta. Il suo nemico era una ragazzina magrissima: Solomon le avrebbe dato otto anni. Era sporca di sangue, aveva <u>un occhio nero</u> e un profondo taglio su un braccio. <u>Stoltze non riusciva a distinguere altro, da quella distanza.</u></strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Stoltze non riusciva a distinguere altro, da quella distanza.</strong></p>
<ul>
<li>Se si toglie questa frase il lettore piange: “Ma come, Stoltze non distingue altro?” No. Dato che il punto di vista è di Stoltze, assumiamo che quello che leggiamo è quello che vede Stoltze, non c’è bisogno di specificare che non ha visto altro.</p>
</li>
<li>Senza contare che, non sapendo quanto sia grande il locale e dove sia di preciso Stoltze, “quella distanza” non vuole dire niente.</li>
</ul>
<p><strong>Uno dei Cavalieri era un energumeno seminudo, con un cranio pelato abbastanza massiccio da sfondare una porta. Il suo nemico era una ragazzina magrissima: Solomon le avrebbe dato otto anni. Era sporca di sangue, aveva un occhio nero e un profondo taglio su un braccio.</strong></p>
<ul>
<li>È una descrizione molto statica, che mal si accoppia all’idea che i Cavalieri sembrino “scoiattoli volanti”. Si ha l’impressione che i due Cavalieri si siano messi in posa per Stoltze, il che è inverosimile. Inoltre per notare l’occhio nero “da quella distanza”, la ragazzina dovrebbe aver tenuto la faccia girata verso l’esterno della Gabbia per un certo tempo. Non sembra comportamento probabile nella furia del combattimento.</li>
</ul>
<p><strong>seminudo</strong></p>
<ul>
<li>Ovvero? Torso nudo? Gambe nude? Braccia nude? Nudo dalla cintola in su? Oppure è “seminudo” perché i vestiti si sono strappati durante lo scontro?<br />
Forse è una raffinata citazione del Sommo Vate, dell’Immortale Poeta: Sergio Rocca.</p>
<blockquote><p> I suoi neri capelli <strong>semi-corti</strong> e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong><u>Qualcosa, in lui, urlò.</u> Stoltze si fece largo tra la folla, spingendo, annaspando tra i corpi sudati. Giunse vicino alla Gabbia.  La ragazzina, sospesa a sei metri dal suolo, stava menando un fendente alla giugulare dell’avversario. Il suo <u>piccolo pugnale</u> disegnò nella nebbia una striscia color sangue. L’energumeno sputò grumi rossastri, <u>crollò a terra con un tonfo.</u> La ragazzina piroettò, graziosa, lasciandosi trasportare dalla Vaporità. Raggiunse il pavimento. S’inchinò. <u>Uno scorcio di seno guizzò fuori.</u> Il pubblico scoppiò in applausi e fischi.</strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Qualcosa, in lui, urlò.</strong></p>
<ul>
<li>Ennesima frase fatta. “Qualcosa” cosa? Sei Stoltze, lo saprai bene cosa urla dentro di te (assumendo che ‘sta frase non sia lì solo per sbaglio).</li>
</ul>
<p><strong>La ragazzina, sospesa a sei metri dal suolo, stava menando un fendente alla giugulare dell’avversario. Il suo piccolo pugnale disegnò nella nebbia una striscia color sangue. L’energumeno sputò grumi rossastri, crollò a terra con un tonfo.</strong> </p>
<ul>
<li>La ragazzina è magrissima, tanto che Stoltze non le dà più di otto anni. Il pugnale è definito “piccolo”, e per apparire piccolo tra le mani di una bambina magrissima, dev’essere proprio piccolo. L’avversario è un energumeno con una capoccia tale da sfondare una porta. Non è così facile per una bambina rachitica e già ferita tagliargli il collo con un temperino. Non è impossibile, ma è faccenda molto più sporca e laboriosa. Non siamo a livello dei draghi colpiti al volo dalle catapulte, ma lo scontro descritto in maniera così semplicistica fa storcere il naso.</li>
</ul>
<p><strong>Uno scorcio di seno guizzò fuori.</strong></p>
<ul>
<li>Sarebbe stato opportuno accennare prima ai vestiti della ragazzina, perché io me l’ero immaginata (semi)nuda come l’energumeno (contando che “da quella distanza” Stoltze riesce a giudicarla magrissima e la ragazzina è sporca di sangue; lei non i suoi indumenti).</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong><u>Il professor Stoltze ne ebbe abbastanza.</u> La porta era mimetizzata dietro una delle Gabbie. L’accesso era <em>proibito ai non addetti ai lavori</em>, come faceva presente il cartello <u>più diffuso nello <em>show business</em>.</u> Non c’erano guardie. Tutti sapevano che era pericoloso <u>(<em>davvero</em> pericoloso)</u> entrare.<br />
Solo in due casi potevi imboccare quella porta. Primo, se volevi diventare un Cavaliere della Vaporità – nome pomposo per quei disgraziati che si affrontavano nelle arene. Secondo, se volevi morire. <u>Il professore aveva altre intenzioni.</u></strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Il professor Stoltze ne ebbe abbastanza.</strong></p>
<ul>
<li>Se il professore ne ha abbastanza perché non raggiunge l’uscita più vicina?</li>
</ul>
<p><strong>La porta era mimetizzata dietro una delle Gabbie. L’accesso era <em>proibito ai non addetti ai lavori</em>, come faceva presente il cartello più diffuso nello <em>show business</em>.</strong></p>
<ul>
<li>Cosa importa se quello è il cartello più diffuso nello “show business”? Soprattutto, non sembrano i pensieri di un professore che ne ha avuto abbastanza. Perché il Narratore deve intervenire solo per fornire questo dettaglio inutile? Non sarebbe più interessante mantenere il punto di vista sul professore che ne ha avuto abbastanza?</li>
</ul>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_furetto.jpg" alt="Cartello con furetto stilizzato" /><br />
<em>Area pattugliata da furetto d’assalto: Licia avrebbe messo questo di cartello! E avrebbe fatto meglio di Dimitri</em></p>
<p><strong>Tutti sapevano che era pericoloso (<em>davvero</em> pericoloso) entrare.</strong></p>
<ul>
<li>Il paragrafo sotto è spiegato cosa succede se entri: o diventi un Cavaliere o muori. Perciò è inutile raccontare prima che varcare la soglia è pericoloso. O il lettore percepisce il pericolo sapendo cosa succede a entrare, oppure ribadire che è “davvero” pericoloso non lo rende più pericoloso.</p>
</li>
<li>Sarebbe una figata se questo trucco funzionasse: “Il mostro era davvero davvero davvero davvero davvero davvero pauroso.”, ed è vietata la vendita del romanzo perché chi lo legge schiatta dal terrore. Purtroppo i meccanismi della narrativa non sono così semplici.</li>
<p></p>
<li>Molti hanno contestato l’uso del Narratore in <em>Pan</em>. Anche a me non è piaciuto in sé, ma l’ho giustificato con il fatto che i suoi interventi erano spiritosi. Il romanzo perde verosimiglianza ma guadagna in divertimento.<br />
In <em><strong>Alice</strong></em>, come si può vedere da questo breve passaggio, il Narratore è non solo inutile, ma controproducente. Non diverte e prende regolarmente a calci il lettore per tenerlo fuori dalla storia.<br />
È stata una scelta consapevole di Dimitri? Può darsi, ciò non toglie che è un fastidioso errore. Anche rapinare una banca è una scelta consapevole, ma se ti beccano si dimostra un grosso sbaglio.</li>
</ul>
<p><strong>Il professore aveva altre intenzioni.</strong></p>
<ul>
<li>Perché, se non lo si specifica, il lettore potrebbe pensare che il professore sessantenne abbia deciso di diventare Cavaliere.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Il combattimento era finito da poco. <u>Lui era riuscito a strisciare dentro.</u> Ora si trovava in un atrio in penombra: l’unica luce proveniva da una lampada a gas che dondolava al centro della stanza. La ragazzina era qui da qualche parte: il suo manager l’aveva abbracciata, le aveva palpato il culo, e se l’era trascinata dietro.</strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Lui era riuscito a strisciare dentro.</strong></p>
<ul>
<li>I vari “riuscire a” sono <strike>quasi</strike> sempre pleonastici: se il personaggio fa qualcosa è sottointeso che sia riuscito a farla. Nel caso specifico non si capisce l’enfasi: la porta non è sorvegliata, dunque che difficoltà dovrebbero esserci a sgusciare dentro? Il professore è riuscito a superare il potere intimidatorio di un cartello? Eroe!</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Solomon avanzò fino in fondo all’atrio. C’era un’altra porta, con lo stesso cartello. Aprì anche quella e si trovò in un lungo corridoio buio. S’incamminò <u>con cautela serrando, nervoso, una mano sulla rivoltella carica.</u></strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Sarebbe più elegante rendere il “nervoso” con particolari concreti. Un’altra soluzione è toglierlo: se ti incammini con cautela serrando una mano sull’impugnatura della rivoltella, è chiaro che non sei tranquillo.</p>
</li>
<li>Lo stesso vale per la “cautela”: sarebbe più elegante descrivere i movimenti attenti del professore.</li>
<p></p>
<li>Abbiamo un personaggio punto di vista che procede con cautela ed è nervoso, si presume perciò che stia attento a ogni minimo dettaglio. Invece non c’è traccia di particolari interessanti: c’era una porta, c’era un corridoio, il corridoio era lungo e buio. Eh, bisogna proprio spendere 17 euro, da soli è difficile raggiungere questo grado di immaginazione fantastica.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Mentre avanzava <u>sentì</u> delle voci che si andavano facendo più nitide. Erano più versi che voci vere e proprie: gemiti, un uomo e una donna. I gemiti dell’uomo erano duri, quelli della donna disperati. Solomon arrivò a una porta socchiusa.<br />
Con estrema lentezza allungò la testa per guardare oltre. <u>Vide</u> il corpo di una ragazzina, nudo, <u>di spalle</u>: la combattente di poco prima. Era incatenata al muro con pesanti anelli di ferro che le stringevano polsi e gambe.<br />
Un uomo <u>con la faccia da faina</u> – il suo manager – la stava penetrando <u>da dietro.</u> In una mano stringeva un grosso chiodo. Lo usava per graffiare a sangue la schiena della ragazzina, seguendo il <u>movimento di bacino</u>.</strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Mentre avanzava sentì delle voci che si andavano facendo più nitide.</strong></p>
<ul>
<li>Il “sentì” è pleonastico: il punto di vista adesso è ben saldo con il professore, se ci sono delle voci è perché lui le sente.</li>
</ul>
<p><strong>Vide il corpo di una ragazzina, nudo, di spalle: la combattente di poco prima.</strong></p>
<ul>
<li>“Vide”: stesso discorso del sentì poco sopra. Comunque qui voglio sottolineare che il professore vede la ragazzina <strong>di spalle</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Un uomo con la faccia da faina – il suo manager – la stava penetrando da dietro. In una mano stringeva un grosso chiodo. Lo usava per graffiare a sangue la schiena della ragazzina, seguendo il movimento di bacino.</strong></p>
<ul>
<li>No. Se il professore vede la ragazzina di spalle, il manager non la sta penetrando da dietro. Altrimenti il corpo del manager coprirebbe la ragazzina (il manager sarà ben più grosso di una magrissima ragazzina di otto anni, contando anche che ha avuto la forza di trascinarla). E ancora, se il professore è alle spalle della coppia ragazzina-manager, non può vedere la faccia da faina del manager. Queste frasi hanno senso solo se il professore vede la coppia di profilo, non di spalle.</p>
</li>
<li>L’abuso dell’imperfetto dà la sensazione che la situazione sia raccontata, nonostante non manchino i dettagli concreti. Questo perché le azioni sono strascicate nel tempo, non è chiaro quando comincino e quando finiscano. Non siamo qui e ora, siamo in punto distante dallo svolgersi dell’azione, con il filtro del ricordo che appanna la visione. Più interessante sarebbe stato concentrarsi sul singolo gesto: sul singolo graffio, sul singolo schizzo di sangue, sulla singola spinta del manager.</li>
<p></p>
<li>Notare infine che non è l’unico punto del romanzo dove Dimitri confonde il davanti con il didietro: a pagina 104-105, Alice vede sia gli inseguitori alle sue spalle, sia il bosco di fronte a sé. Senza voltarsi.</li>
</ul>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_faina.jpg" alt="Faina" /><br />
<em>La faccia del manager. Anche qui noto somiglianze con i furetti</em></p>
<p><strong>seguendo il movimento di bacino.</strong></p>
<ul>
<li>“seguendo il movimento del bacino” suona meglio.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong><u>In un lampo</u> Solomon gli fu addosso. Gli puntò la pistola <u>alla tempia.</u></strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Da questo particolare – gli puntò la pistola alla tempia, non alla nuca – sembra che appunto il professore sia di profilo rispetto alla coppia. D’altra parte, se fosse di profilo, il manager probabilmente vedrebbe con la coda dell’occhio il professore mentre apre la porta. Condensare le azioni/reazioni di entrambi i personaggi in quel “In un lampo” è scrittura sciatta.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Il manager si fermò. «Chi cazzo sei?»<br />
«Libera la ragazza».<br />
«Quale scuderia ti manda?»<br />
Il professore aumentò la pressione della pistola. «Liberala».<br />
Il manager indicò un mazzo di chiavi a terra, poco lontano dalle catene.<br />
«Prendile» ordinò Solomon. «Molto piano».<br />
E l’uomo con la faccia da faina <u>dovette capire che lo sconosciuto non bluffava</u>, perché fece piano davvero. Si abbassò, la canna della pistola che seguiva ogni suo movimento. Raccolse le chiavi. Aprì le serrature.</strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>E l’uomo con la faccia da faina dovette capire che lo sconosciuto non bluffava, perché fece piano davvero.</strong></p>
<ul>
<li>Altra frase da tagliare senza danno. In più sposta il punto di vista al manager – per lui il professore è uno “sconosciuto” – spostamento fastidioso in cambio di? In cambio di niente.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>La prigioniera, ancora stordita, si massaggiò i polsi. «Grazie&#8230;» farfugliò.<br />
Solomon le tese la mano libera. «Vieni con me».<br />
<strike>Senza pronunciare parola,</strike> la ragazzina gli si avvicinò.<br />
«Siete morti» disse la faina. «Fottutamente, assolutamente, morti».<br />
«Non credo» rispose <strike>con calma</strike> Solomon. Il <strike>suo</strike> indice si mosse sul grilletto.<br />
«Se mi fai male, stronzo, la mia famiglia beccherà la tua scuderia, e&#8230;»<br />
«Io non ho scuderia».<br />
Il manager sgranò gli occhi.<br />
Il professore sparò.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Ho barrato direttamente i frammenti inutili.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>E poi le cose sono un po’ confuse. <em>C’era abbastanza Vaporità nell’aria da far strippare un tossico&#8230;</em>  e comunque <u>basta con questa noiosa storia-prima-della-storia</u>, <em>pensò</em>. Tutto ha importanza, ma niente ne ha troppa. Arriviamo a tempi più recenti. All’inizio dell’ultima parte, quella cruciale. Quella che ci porta a ora e tutto il resto.<br />
Cominciamo.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Paragrafo da tagliare. Non si può leggere: “e comunque basta con questa noiosa storia-prima-della-storia”. Se una parte è noiosa va riscritta finché non è più noiosa. Il fatto che il Narratore si sia accorto del problema è <strong>un’aggravante</strong>, non una giustificazione.</p>
<p>L’idraulico viene a riparare la doccia. Fa il suo lavoro. Chiede 200 euro. Se ne va. Controllate la doccia e scoprite che ancora perde. Vi incazzate.</p>
<p>L’idraulico viene a riparare la doccia. Fa il suo lavoro. Chiede 200 euro. Sulla soglia di casa dice: “Ah, la doccia ancora perde. Buongiorno.” Se ne va. Credo che vi incazziate molto di più.</p>
<p>Se una scena è meno che brillante va riscritta. Punto e basta. Non sono tollerabili scene noiose. Non quando i romanzi li si vuole vendere.</p>
</li>
<li>Ora, questa scena è noiosa? Abbastanza. Per colpa della scarsa pulizia nella scrittura, ma soprattutto per colpa della scelta sbagliata del punto di vista.
<p>Dimitri ripete spesso: “Io voglio arrivare alla pancia dei lettori, gli altri organi non mi interessano.” O espressioni simili. Il che è corretto: la (buona) narrativa è un’esperienza viscerale, non intellettuale.<br />
Partendo da questo presupposto, volendo arrivare alla pancia dei lettori, quale punto di vista è il migliore?<br />
&bull;&nbsp;Il Narratore onnisciente.<br />
&bull;&nbsp;Il professore che guarda.<br />
&bull;&nbsp;La ragazzina che prima combatte all’ultimo sangue e poi è violentata.<br />
La risposta giusta è la numero tre. Certo, scrivere la scena dal punto di vista della ragazzina è molto (ma proprio davvero molto come direbbe Dimitri) più difficile. D’altra parte sulla copertina di <em><strong>Alice</strong></em> non vedo un bollino che recita: “Romanzo con sole scene facili, sconto 20%”.</li>
</ul>
<p style="font-size:medium"><strong>La fine</strong></p>
<p>Sarei tentata di svelare il finale di <em><strong>Alice</strong></em>, ma non ho voglia. Non ho voglia di spendere centinaia di parole per poi sentirmi dire che va bene così perché è “fantasy”! Basti dire che Dimitri è messo peggio della Troisi quando crede che per tendere un arco non serva forza. E diosantissimo, pure Dimitri deve infilarci l’esercito di morti che non serve a niente per la trama!<br />
Il mio consiglio è di <strong>non</strong> comprare <em><strong>Alice</strong></em>, nel caso lo trovaste ancora in libreria o pensaste di prendere l’ebook legale, e di non leggerlo neanche.<br />
Dimitri, cercando di spacciare il romanzo di un suo amyketto, conclude che bisogna leggerlo “perché sì”; bene, <em><strong>Alice</strong></em> va buttato nel cassonetto <em>perché sì</em>.<br />
UAU! Mi esprimo proprio come un autore pubblicato!</p>
<p>Questo era l’ultimo impegno che mi ero presa nei confronti di romanzi scritti da italiani. Continuerò a segnalarli qualora comparissero sulle reti P2P, ma non li recensirò più. A meno di trovare qualche testo <em>sul serio</em> affascinante e scritto bene. Non se ne vedono all’orizzonte, ma non si sa mai.</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4"><em>Niente.</em>&nbsp;</td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-4</strong> Perché no!!!</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Quattro Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC4.gif" alt="Quattro Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"/></a></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Altre alici</strong></p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_alici2.jpg" alt="alici in scatola" /><br />
<em>Mamma, mamma guarda: anch’io so fare i giochi di parole!</em></p>
<p>Ho letto <em>Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie</em> quando ero bambina e non mi ha fatto né caldo né freddo. Ho gradito alcune trovate fantasiose ma per il resto lo ricordo come una mezza stupidata. Riletto in lingua originale qualche mese fa ho potuto apprezzarlo di più, ma nella sostanza il giudizio non cambia: è una storiella che lascia il tempo che trova e nulla più; è sciocco più che bizzarro e non fa ridere neppure per sbaglio. <em>Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò</em> è anche peggio.<br />
Per questo consiglio a chi volesse avvicinarsi ad <em>Alice</em> l’edizione commentata da Martin Gardner: <em>The Annotated Alice: The Definitive Edition</em>. Le note di Gardner al testo le ho trovate più interessanti del testo stesso. Tra l’altro si può scoprire perché certi passaggi erano divertenti per il pubblico dell’epoca mentre ora sono solo <em>nonsense</em>. Il libro è disponibile anche in italiano, l’editore è Rizzoli.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_alice_gardner.jpg" alt="Copertina di The Annotated Alice: The Definitive Edition" /><br />
<em>Copertina di The Annotated Alice: The Definitive Edition</em></p>
<p>Dimitri non è il primo che trae ispirazione dalla storia di Alice. Tra le tante alici che sguazzano nel mare della letteratura, ne segnalo tre:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Automated Alice</em> di Jeff Noon. Noon scrive una terza avventura di Alice: dopo il Paese delle Meraviglie e lo Specchio, Alice si trova a viaggiare avanti nel tempo fino a un Manchester del futuro in un universo parallelo molto più bizzarro del nostro. E proprio l’abbondanza di elementi bizzarri è quello che ho maggiormente apprezzato: siamo in pieno territorio della <a href="/2011/09/04/la-bizzarra-starfish-girl/">Bizarro Fiction</a>, anche se il romanzo di Noon non è catalogato come tale. La scrittura è decente, e quando l’autore interviene in prima persona – entrando come personaggio nella storia – almeno è ironico.<br />
Il romanzo è stato pubblicato in Italia con il titolo: <em>Alice nel paese dei numeri</em>. Però <strong>non</strong> consiglio di leggere questa edizione, perché il libro di Noon è infarcito di giochi di parole – in effetti molto più che l’<em>Alice</em> originale – e non credo sia stato possibile mantenerli in una traduzione. Può valere la pena leggerlo in inglese.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_automated.jpg" alt="Copertina di Automated Alice" /><br />
<em>Copertina di Automated Alice</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Come solo in inglese è disponibile <em>Adolf in Wonderland</em> di Carlton Mellick III. Qui Alice non è una bambina, ma un giovane Adolf Hitler, che, morso da un ragno nel mezzo del deserto, rimpicciolisce e viaggia in un Paese delle Meraviglie molto più strampalato dell’originale. Non manca una sorta di storia d’amore e anche in questa <em>wonderland</em> compare la sinestesia.<br />
Non è il miglior romanzo di Mellick, è una spanna sotto opere come <em>The Haunted Vagina</em> o <em>War Slut</em>, lo stesso è una lettura piacevole. Mellick scrive in maniera pulita e trasparente, non fa sentire la propria presenza e lascia il lettore libero di baloccarsi con il bizzarro. Dimitri <em>racconta</em> di una realtà sempre mutevole, Mellick la <em>mostra</em>. Però avverto che i riferimenti all’<em>Alice</em> originale non sono molti, e questo potrebbe far storcere il naso a qualcuno.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_adolf.jpg" alt="Copertina di Adolf in Wonderland" /><br />
<em>Copertina di Adolf in Wonderland</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Night of the Jabberwock</em> di Frederic Brown invece è all’esatto opposto: si tratta di un romanzo infarcito di citazioni e riferimenti all’<em>Alice</em> originale, ma di per sé non è un’opera di narrativa fantastica. È infatti un giallo che racconta una movimentata notte di un giornalista di un piccolo giornale di provincia. Nel giro di poche ore il nostro eroe si troverà per le mani più notizie di quante ne pubblica di solito in un anno. Non svelo di più perché rovinerei la lettura. Non do neppure un giudizio perché non sono esperta di gialli, però posso dire che mi sono divertita a leggere e credo che gli appassionati di <em>Alice</em> apprezzeranno molto i rimandi alla storia di Carroll. In italiano è uscito con il titolo <em>Tutto in una notte</em> nella collana Il Giallo Mondadori.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_jabber.jpg" alt="Copertina di Night of the Jabberwock" /><br />
<em>Copertina di Night of the Jabberwock</em></p>
<p>E non sarei io se non chiudessi sputando sull’umile fatica di qualche autore: i romanzi della serie <em>The Looking Glass Wars</em> di Frank Beddor sono scritti in maniera ignobile, a livello del fantasy nostrano più becero; non leggeteli e statene lontani se mai dovessero tradurli.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_glass.jpg" alt="Copertina di The Looking Glass Wars" /><br />
<em>Copertina di The Looking Glass Wars</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Alice-paese-vaporità-fantastici-Salani/dp/886256242X/"><em>Alice nel Paese della Vaporità</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/ebook/Dimitri-Francesco/alice-nel-paese-della-va/9788862563277.html"><em>Alice nel Paese della Vaporità</em> su iBS.it (edizione ebook)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.alice.salani.it/index.php">Il sito ufficiale del romanzo</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://francescodimitri.co.uk/">Il blog di Francesco Dimitri</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.gutenberg.org/ebooks/11"><em>Alice&#8217;s Adventures in Wonderland</em> leggibile online presso il Project Gutenberg</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Alice_nel_Paese_delle_meraviglie"><em>Alice nel Paese delle Meraviglie</em> leggibile online presso Wikisource</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/YADL8PJF1E/The%20Annotated%20Alice%3A%20The%20Definitive%20Edition"><em>The Annotated Alice: The Definitive Edition</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Annotated-Alice-Definitive-Lewis-Carroll/dp/0393048470/"><em>The Annotated Alice: The Definitive Edition</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/05T8JO6E7Q/Automated%20Alice"><em>Automated Alice</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Automated-Alice-Jeff-Noon/dp/0552144789/"><em>Automated Alice</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Adolf-Wonderland-Carlton-III-Mellick/dp/1933929618/"><em>Adolf in Wonderland</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/QH1D9Y8LOR/Night%20of%20the%20Jabberwock"><em>Night of the Jabberwock</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Night-Jabberwock-Fredric-Brown/dp/1780020007/"><em>Night of the Jabberwock</em> su Amazon.it</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flying_squirrel">Scoiattoli volanti su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The King. Il Re Nero</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 20:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[emule]]></category>
		<category><![CDATA[Manatasi]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Menozzi]]></category>
		<category><![CDATA[spazzatura]]></category>
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		<description><![CDATA[Disponibile su emule il romanzo di Mark Menozzi The King. Il Re Nero. Occorre cercare: &#160;[XeLu_ebook&#160;0025&#160;-&#160;Ita]Mark&#160;Menozzi&#160;-&#160;The&#160;King.Il&#160;Re&#160;Nero&#160;(2010).docx (4.878.621 bytes) &#160;[XeLu_ebook&#160;0025&#160;-&#160;Ita]Mark&#160;Menozzi&#160;-&#160;The&#160;King.Il&#160;Re&#160;Nero&#160;(2010).pdf (2.376.566 bytes) Copertina di The King. Il Re Nero Trama: Valdar è un mondo sterminato e antico, un universo abitato da popoli profondamente diversi tra di loro che, nel corso dei secoli, lo hanno segnato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile su emule il romanzo di Mark Menozzi <em><strong>The King. Il Re Nero</strong></em>. Occorre cercare:<br />
<img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>[XeLu_ebook&nbsp;0025&nbsp;-&nbsp;Ita]Mark&nbsp;Menozzi&nbsp;-&nbsp;The&nbsp;King.<br />Il&nbsp;Re&nbsp;Nero&nbsp;(2010).docx</strong> (4.878.621 bytes)<br />
<img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>[XeLu_ebook&nbsp;0025&nbsp;-&nbsp;Ita]Mark&nbsp;Menozzi&nbsp;-&nbsp;The&nbsp;King.<br />Il&nbsp;Re&nbsp;Nero&nbsp;(2010).pdf</strong> (2.376.566 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/efi_renero.jpg" alt="Copertina di The King. Il Re Nero" /><br />
<em>Copertina di The King. Il Re Nero</em></p>
<p>Trama:<br />
<blockquote>Valdar è un mondo sterminato e antico, un universo abitato da popoli profondamente diversi tra di loro che, nel corso dei secoli, lo hanno segnato con la bellezza delle loro civiltà e con la violenza ancestrale e terribile delle loro guerre. Nell’impetuoso crogiuolo di destini di Valdar, la vita di Manatasi, un giovane sovrano Warantu, sembra scorrere lontana dai grandi eventi che forgiano la storia. Ma tutto è sul punto di cambiare. Si è ormai conclusa la fondazione di Kemiss, babelica città della speranza, attorno alle cui mura si stanno radunando genti e carovane dell’intero continente. Anche il Principe desidera raggiungere le maestose mura della città ed è così che inizierà il suo grande viaggio di scoperta. Manatasi lascerà la giungla insieme a Sirasa, fidato sciamano dall’animo inquieto, e dovrà difendere una madre e la sua bambina da quella che sembra una semplice aggressione di briganti; si alleerà a un tormentato incantatore che vuole riscattare i crimini del suo popolo indossando il Bracciale della Colpa: conoscerà gli algidi Sacerdoti che leggono la Ruota del Fato e combatterà Sanguescuro, il sicario che non ha mai provato sentimenti, nel suo tentativo di destare il Re Nero, un Dio Addormentato, il cui sonno inquieto fa vibrare le montagne.</p></blockquote>
<p>Avevo letto le prime pagine di questo romanzo l’anno scorso, dell’incipit avevo anche parlato brevemente nell’articolo sul <a href="/2010/10/28/editoria-fantasy-in-italia/">fantasy italiano</a>. È immondizia. Ma come al solito non chiedo a nessuno di fidarsi: scaricate, leggete e rendetevi conto di persona del livello.<br />
Speriamo che il boom del fantasy in Italia finisca presto. La tesi di quelli che pensavano che il successo commerciale della Troisi o della Strazzu avrebbe aperto le porte anche a titoli meritevoli direi che è stata smentita: le boiate hanno spianato la strada a romanzi sempre più schifosi.</p>
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		<title>Goliath</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 17:30:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settimana scorsa è uscito nelle librerie (statunitensi) Goliath di Scott Westerfeld, terzo e conclusivo volume della trilogia steampunk vaporteppa inaugurata con Leviathan. È disponibile gratis presso library.nu, qui in versione Mobipocket e qui in versione ePub. Copertina di Goliath Trama: Alek and Deryn are on the last leg of their round-the-world quest to end World [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana scorsa è uscito nelle librerie (statunitensi) <em><strong>Goliath</strong></em> di Scott Westerfeld, terzo e conclusivo volume della trilogia <strike>steampunk</strike> vaporteppa inaugurata con <em>Leviathan</em>. È disponibile gratis presso library.nu, <a href="http://library.nu/docs/G6Q0TJWMCX/Goliath%20(Leviathan)">qui</a> in versione Mobipocket e <a href="http://library.nu/docs/SV8F6JYNQH/Goliath%20(Leviathan)">qui</a> in versione ePub.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_goliath.jpg" alt="Copertina di Goliath" /><br />
<em>Copertina di Goliath</em></p>
<p>Trama:<br />
<blockquote>Alek and Deryn are on the last leg of their round-the-world quest to end World War I, reclaim Alek’s throne as prince of Austria, and finally fall in love. The first two objectives are complicated by the fact that their ship, the <em>Leviathan</em>, continues to detour farther away from the heart of the war (and crown). And the love thing would be a lot easier if Alek knew Deryn was a girl. (She has to pose as a boy in order to serve in the British Air Service.) And if they weren’t technically enemies.<br />
The tension thickens as the Leviathan steams toward New York City with a homicidal lunatic on board: secrets suddenly unravel, characters reappear, and nothing is at it seems in this thunderous conclusion to Scott Westerfeld’s brilliant trilogy.</p></blockquote>
<p><em>Leviathan</em>, pur con i suoi difetti, non mi era dispiaciuto (<a href="/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/">qui</a> la recensione), tuttavia il secondo romanzo della trilogia, <em>Behemoth</em>, si è rivelato così brutto che non ho neanche avuto voglia di recensirlo. Perciò dubito che leggerò <em><strong>Goliath</strong></em>, ma non si sa mai, magari gli concederò un cinquanta pagine di prova.</p>
<p>Tornando a <em>Behemoth</em>, quello che mi ha irritata più di tutto è stata la dose nauseabonda di politicamente corretto. Era già presente in <em>Leviathan</em>, ma nel secondo volume si supera la soglia della decenza e viene il vomito.<br />
Tanto per dirne una, siccome Westerfeld scrive per un pubblico di Young Adults (cerebrolesi nella visione delle case editrici), fa i salti mortali per evitare la violenza – in un romanzo che dovrebbe essere di guerra! E così i nostri eroi combattono lanciando bombe al peperoncino, in modo che non si faccia male nessuno. Diosanto.<br />
E sto zitta sulla sotto trama <strong>cretina</strong> di voler “esportare la democrazia” all’Impero Ottomano, mettendo a rischio l’incolumità della <em>Leviathan</em> e del suo equipaggio.<br />
Ciliegina sulla torta, neanche nel secondo volume abbiamo una battaglia tra <em>mech</em> dei clanker e mostri darwinisti. L’unica situazione che si avvicina è quando il kraken affonda un paio di navi tedesche, ma è questione di mezza pagina.<br />
Come se non bastasse, Westerfeld si lascia andare a scrivere in maniera sciatta e poco precisa, quasi si fosse già stufato anche lui di personaggi e ambientazione.<br />
Di buono rimangono solo le illustrazioni di Keith Thompson.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_goliath1.jpg" alt="Illustrazione di Keith Thompson per Goliath" /><br />
<em>Illustrazione di Keith Thompson per Goliath</em></p>
<p>Anche all’estero l’idea che il fantastico sia solo per bambini/ragazzi/giovani adulti/idioti è molto radicata. Con il risultato che opere potenzialmente interessanti vengono annacquate e ridotte a liquami puzzolenti.</p>
<p>I bigotti che starnazzano: “Pensiamo ai bambini! Certi romanzi li possono leggere anche i bambini!” partono dall’ipotesi che se un fanciullino legge di comportamenti violenti, razzisti, sessisti, ecc. sarà spinto a imitarli, o comunque sarà meno sensibile a certi temi, sarà più propenso ad accettare come normali situazioni immorali o ingiuste. Notare che non esiste alcuna prova scientifica che dimostri questo tipo di legame tra letture e comportamenti. Ma mettiamo sia vero. Mettiamo sul serio che un lettore, specie se giovane, sia direttamente influenzato da quello che legge.<br />
Bene, io dico che prima di censurare la violenza, o il sesso, o altri comportamenti considerati antisociali bisognerebbe censurare la <strong>stupidità</strong>. Questi fantasy YA grondano di situazioni incoerenti e di personaggi che si comportano da scemi. Non è forse un’influenza negativa? Se a seguire un protagonista violento si diventa violenti, a seguirne uno stupido si diventa stupidi, il che è <em>ben peggio</em>.</p>
<p>Nel divertente saggio di Carlo M. Cipolla su “Le leggi fondamentali della stupidità umana” (<a href="http://www.italianisticabl.eu/cipolla.pdf">qui</a> potete leggerlo online in PDF) si evidenzia come la categoria degli Stupidi sia quella più dannosa, perché uno stupido danneggia gli altri e se stesso. Speriamo che i bigotti prendano atto e comincino a rivolgere i loro schiamazzi contro i romanzi che davvero danneggiano la società. O ancora meglio la piantino di rompere le scatole fino a quando non avremo un modello accurato del funzionamento del cervello umano e si potrà determinare il vero legame tra letture e comportamenti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_mutoscopi.jpg" alt="Mutoscopi" /><br />
<em>Una coppia di mutoscopi, apparecchi per la riproduzione di filmati brevettati nel 1894. Secondo i benpensanti dell’epoca, strumenti del genere avrebbero portato alla corruzione della gioventù</em></p>
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		<title>La Ragazza Drago IV</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 08:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disponibile su emule il quarto volume nella saga de La Ragazza Drago, la saga urban fantasy di Licia Troisi dedicata al pubblico più giovane e ingenuo. Su emule occorre cercare: &#160;PiBi-Books&#160;0043&#160;-&#160;La&#160;ragazza&#160;drago&#160;-04&#160;I&#160;gemelli&#160;di&#160;Kuma-Licia&#160;Troisi&#160;(by&#160;Zoe).zip (7.891.477 bytes) Copertina de La Ragazza Drago IV – I Gemelli di Kuma Trama: Accompagnata dal bizzarro professor Schlafen e dai suoi compagni, Sofia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile su emule il quarto volume nella saga de La Ragazza Drago, la saga urban fantasy di Licia Troisi dedicata al pubblico più giovane e ingenuo. Su emule occorre cercare:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>PiBi-Books&nbsp;0043&nbsp;-&nbsp;La&nbsp;ragazza&nbsp;drago&nbsp;-<br />04&nbsp;I&nbsp;gemelli&nbsp;di&nbsp;Kuma-Licia&nbsp;Troisi&nbsp;(by&nbsp;Zoe).zip</strong> (7.891.477 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_drago4.jpg" alt="Copertina de La Ragazza Drago IV – I Gemelli di Kuma" /><br />
<em>Copertina de La Ragazza Drago IV – I Gemelli di Kuma</em></p>
<p>Trama:<br />
<blockquote>Accompagnata dal bizzarro professor Schlafen e dai suoi compagni, Sofia parte alla volta di Edimburgo. Ha infatti percepito nella capitale scozzese la nascita di uno dei Frutti dell&#8217;Albero del Mondo, e deve riuscire a trovarlo prima che le malvagie viverne riescano a impossessarsene. A Edimburgo Sofia dovrà anche salvare una Dormiente che ha in sé lo spirito di Kuma, un valoroso guerriero Drago, e ne condivide i poteri con il fratello gemello. Quello che Sofia non sa è che sul campo di battaglia di Edimburgo è presente anche il mostruoso Nidhoggr, che per la prima volta è riuscito a rompere il Sigillo che lo imprigiona ed è riuscito a impossessarsi del corpo di un essere umano. Se la ragazza Drago non riuscirà a fermarlo, sarà la fine del nostro mondo!</p></blockquote>
<p>Anche i precedenti volumi si possono recuperare su emule, si veda <a href="/2008/06/21/una-ragazza-drago-non-la-si-nega-a-nessuno/">questa</a> Segnalazione, <a href="/2009/07/31/la-ragazza-drago-ii/">quest’altra</a> e <a href="/2010/10/10/romanzi-italiani-dei-mesi-perduti/">quest’ultima</a>.</p>
<p>Certi giorni mi domando se ce lo meritiamo. Se ci meritiamo una scrittrice con il talento di Licia, se ci meritiamo di leggere i suoi romanzi gratis. E la risposta è <strong>no</strong>. Ma tant’è, qualche volta si ottengono premi dalla vita anche senza meriti.</p>
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		<title>Due o tre parole su Harry Potter</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 17:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fruitori di magia]]></category>
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		<description><![CDATA[Per ragioni che non posso rivelare – e anche se vi raccontassi l’intera storia non ci credereste, certi giorni faccio fatica a crederci io stessa – mi trovo nella necessità di leggere la saga di Harry Potter. Ho da poco iniziato il quarto volume, Harry Potter e il calice di fuoco. Dato che spesso mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per ragioni che non posso rivelare – e anche se vi raccontassi l’intera storia non ci credereste, certi giorni faccio fatica a crederci io stessa – mi trovo nella necessità di leggere la saga di Harry Potter. Ho da poco iniziato il quarto volume, <em>Harry Potter e il calice di fuoco</em>.<br />
Dato che spesso mi è stato chiesto un parere su questa saga, voglio spendere due o tre parole sui primi tre volumi. Magari aggiornerò l’articolo o ne scriverò un altro dopo aver letto gli ultimi quattro.</p>
<p>Sono perplessa.</p>
<p>Avevo letto il primo volume di Harry Potter anni fa, quando ero piccina, e l’avevo trovato tra il bruttino e l’insignificante. Riletto oggi è una schifezza. Lo stile è tanto sciatto e dilettantesco da essere al limite dell’illeggibile, la trama è evanescente, i personaggi insipidi. Certo, se si paragona <em>Harry Potter e la pietra filosofale</em> al tipico fantasy elfico, Harry Potter sembra un trionfo del fantastico, ma in assoluto non c’è niente di particolarmente originale o fantasioso. Senza andare lontano, ho trovato il primo volume di Percy Jackson scritto meglio, più divertente e più ricco di trovate.</p>
<p>Devo ammettere che il secondo volume della saga, <em>Harry Potter e la camera dei segreti</em>, è scritto molto meglio del primo. Forse la Rowling ha imparato, o forse, visto il successo, la casa editrice ha deciso di investire una manciata di sterline in un editor. Intendiamoci: è ancora uno stile da vergognarsi, ma almeno non si ha l’istinto di tirare il volume fuori dalla finestra.<br />
Gli altri difetti rimangono, con l’aggiunta di deus ex machina piccoli e grandi, fino alla farsa della fenice con spada &#038; cappello. Stendiamo un velo pietoso.</p>
<p>Nel terzo volume, <em>Harry Potter e il prigioniero di Azkaban</em>, lo stile continua a migliorare e a tratti raggiunge la decenza, ma non mancano alcuni strafalcioni atroci. Ne cito uno:</p>
<blockquote><p>Harry non aveva idea di  come fosse riuscito a tornare nella cantina di <em>Mielandia</em>, nel tunnel e infine al castello. Sapeva solo che il viaggio di ritorno gli era parso rapidissimo, e che si era a stento reso conto di quello che faceva, perché nella sua testa rimbombava ancora la conversazione che aveva appena ascoltato.</p></blockquote>
<p>Già, come ha fatto Harry Potter a tornare nel retrobottega di <em>Mielandia</em>? Per uscirne ha avuto bisogno di un colpo di fortuna (tanto per cambiare), ma entrare a occhio è molto più arduo. Così arduo che la Rowling si stringe nelle spalle e fa in modo che neanche il personaggio punto di vista sappia quello che è succeso. Roba a livello di Strazzu &#038; Troisi. Spazzatura indegna di qualunque romanzo pubblicato, che abbia venduto milioni di copie o no. Nota: per le ragioni che non posso riferire citate all’inizio sto leggendo in italiano; so che ci sono dei problemi di traduzione, ma sono andata a controllare con l’originale ed è lo stesso.</p>
<p>A parte le cadute di stile, abbiamo una trama ancora più sfilacciata e campata per aria dei volumi precedenti, con buchi logici da far spavento e la ciliegina sulla torta di una macchina del tempo per forzare il lieto fine. Mai vista una trovata tanto idiota e gestita male, trovata che rende irrilevanti le centinaia di pagine già lette dei primi volumi.<br />
E anche ammettendo che con la GiraTempo non si possa tornare più indietro di 24 ore e non abbia potere ricorsivo (per altro sono mie ipotesi, la Rowling non lo dice), qualcuno mi spiega perché la McGranitt non l’ha usata per acchiappare Sirius Black le prime due volte che è entrato al castello? Bastava tornare indietro di qualche ora e appostarsi in corridoio.<br />
Ed Hermione, che dovrebbe essere quella “intelligente”, ci tiene tanto a sottolineare che possono solo fare quello previsto e modificare solo di poco gli avvenimenti: è troppo alto il rischio di sbagliare! Hermione, tesoruccio della mamma, se qualcosa va storto non devi fare altro che tornare indietro un’altra volta. Non ci vuole un genio.<br />
A proposito di geni: qualcuno mi spiega perché Lupin, uno degli autori della Mappa del Malandrino, e dunque a conoscenza di tutti i passaggi segreti per entrare e uscire dal castello, non avverte chi di dovere del passaggio nella statua della strega orba? E perché deve prendere una pozione per evitare di trasformarsi? Non basta che rimanga chiuso in casa? Perché la Luna c’era già quando era alla Stamberga Strillante e quando ha percorso il tunnel sotterraneo, ma lui si è trasformato solo quando l’ha <em>vista</em> al diradarsi delle nuvole. Si bendava, finito il problema.<br />
E la vicenda incresciosa del grifone? Una creatura così intelligente da capire gli insulti in linguaggio umano ma alla quale non si può spiegare di muovere il culo e volare via perché se no rischia la decapitazione.<br />
E tutti quegli <em>Expelliarmus!</em> a destra e a manca che lasciano maghi che dovrebbero essere espertissimi disarmati? Ma legarsi la bacchetta al polso con una catenella? No, eh? Spezzare le bacchette magiche altrui una volta che le hai in mano? Girare con una <em>pistola</em>? Ché si fa molto prima a sparare che a parlare.<br />
Che boiata repellente!, con un livello di attenzione ai dettagli degno del fantasy italiano.</p>
<p>La trama di <em>Azkaban</em> fa acqua anche perché la storia manca di tensione: Harry Potter è uno stupidotto viziato a cui va sempre tutto bene, senza alcuno sforzo o quasi.<br />
Emblematico è l’inizio: Harry gonfia la zia e fugge da casa; è solo, di notte, senza soldi, senza più una casa tra i babbani (i “normali” esseri umani privi di poteri magici) e siccome ha usato la magia essendo minorenne sarà espulso da Hogwarts. Sono buone premesse, fanno venir voglia di continuare a leggere, ci si domanda come farà il nostro eroe a cavarsela. Vediamo il grande Harry Potter cosa si inventa!<br />
<strong>Niente.</strong><br />
Senza che muova un dito l’autobus magico lo raccoglie; senza che muova un dito il Ministro della Magia lo perdona e in sovrappiù gli offre vitto e alloggio. E tutto nel giro di poche pagine.<br />
Appena Harry Potter è in difficoltà il mondo corre ad aiutarlo, si piegano per lui persino le leggi della fisica (vedi macchina del tempo). D’altra parte Harry Potter è l’unico che fin da neonato ha resistito agli incantesimi di Voldemort (perché il mago più malvagio di tutti i tempi non poteva prendere un coltello da cucina e sgozzarlo – e per piacere non tiriamo in ballo che si tratta di un romanzo per bambini, ché anche “Cappuccetto Rosso” è per bambini), è il più giovane giocatore di Quidditch della storia di Hogwarts (il Quidditch, gioco dalle regole cretine pensate solo per dare <em>sempre</em> un ruolo decisivo a Harry), è pieno di soldi (che non guasta mai, eh!), e per gli altri il regolamento della scuola si applica, per lui si interpreta.</p>
<p>E forse questa è la chiave del successo della Rowling. Vedo molta vicinanza tra Harry Potter, Bella (la svampita protagonista di <em>Twilight</em>) e per rimanere dalle nostre parti i personaggi dei romanzi di Moccia e di Licia.</p>
<blockquote><p>«Grande Sennar! Fantastico! Siamo una coppia di vincenti! Non siamo ancora adulti e abbiamo già realizzato i nostri sogni!»</p></blockquote>
<p>Esclama Nihal in <em>Nihal della Terra del Vento</em>.<br />
Io ho l’impressione che un’ampia fascia di pubblico non voglia (più?) storie costruite in maniera “tradizionale” e basate sul conflitto, ma cerchi solo un personaggio con cui identificarsi e attraverso il quale vivere i propri sogni senza ostacoli. Niente di male. Il mio problema però è che trovo questo tipo di narrativa <em>noiosa</em>. È come giocare con un videogioco in cui non puoi mai morire: senza sfida che divertimento c’è? A quanto pare un sacco, viste le vendite della Rowling e della Meyer.</p>
<p>Ripeto: sono perplessa. Ho letto da molte parti che la saga di Harry Potter dovrebbe poter piacere anche agli adulti, ma lo trovo davvero difficile da credere. Se qualcuno si è sciroppato questi libri non a dodici anni, ma a venti o più, potrebbe spiegarmi come ha fatto a sopportarli?<br />
E per piacere, mantenete la discussione in termini più tecnici possibile. Si parla di stile, personaggi, ambientazione, trama, ecc. Le considerazioni morali <strong>non</strong> mi interessano. Per essere ancora più esplicita, visto anche un recente <em>flame</em> a proposito: se davvero Harry Potter spingesse i bambini al satanismo sarebbe una delle poche qualità di questi libri; la presenza di una certa vena razzista di molti maghi nei confronti dei babbani non mi fa né caldo né freddo.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Questo articolo fa parte del Marciume. Maggiori informazioni sul Marciume, <a href="/2010/01/06/nascita-del-marciume/">qui</a>.</p>
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		<title>La fine del mondo storto</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 19:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disponibile su emule il romanzo di Mauro Corona La fine del mondo storto. Occorre cercare: &#160;iPBook&#160;ITA&#160;0367&#160;Corona&#160;Mauro&#160;-&#160;La&#160;fine&#160;del&#160;mondo&#160;storto[by&#160;mirna55].rar (2.720.664 bytes) Copertina de La fine del mondo storto Il romanzo appartiene al genere post apocalittico, e il tipo di disastro è spiegato dallo stesso autore nelle prime righe: Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile su emule il romanzo di Mauro Corona <em><strong>La fine del mondo storto</strong></em>. Occorre cercare:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>iPBook&nbsp;ITA&nbsp;0367&nbsp;Corona&nbsp;Mauro&nbsp;-&nbsp;La&nbsp;fine&nbsp;del&nbsp;mondo&nbsp;storto<br />[by&nbsp;mirna55].rar</strong> (2.720.664 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_storto.jpg" alt="Copertina de La fine del mondo storto" /><br />
<em>Copertina de La fine del mondo storto</em></p>
<p>Il romanzo appartiene al genere post apocalittico, e il tipo di disastro è spiegato dallo stesso autore nelle prime righe:</p>
<blockquote><p>Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica. Non occorre usare fantasia per immaginarselo, prima o dopo capiterà, e non ci vorrà nemmeno troppo tempo. Ma mentre quel giorno prepara il terreno, facciamo finta che sia già qui. Ha un brutto muso, è un tempo duro, infame, scortica il mondo a coltellate e lo spoglia di tutto. Di quel che serve e di quel che non serve. La gente all’improvviso non sa più che fare per acciuffare il necessario. Prova a inventarsi qualcosa e intanto arranca, senza sapere che una salvezza esiste. Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.<br />
«Sacramento che disgrazia!» dicono. «Non sappiamo usar le mani.»<br />
Ma partiamo dall&#8217;inizio.</p></blockquote>
<p>E una – ingenua! – pensa che poi segua una <em>storia</em>, vi siano dei personaggi, una trama, suspense e tensione. In fondo sulla copertina c’è scritto “Romanzo”. Invece:</p>
<blockquote><p>Una mattina d’inverno, le disgrazie d’altronde capitano spesso d’inverno, il mondo si sveglia e scopre che non ci sono più petrolio, né gas né carbone né corrente elettrica. A dir la verità, un po’ di corrente esiste ancora. Laddove l’acqua fa girare le turbine c’è forza elettrica, ma è poca cosa. Il problema sono gasolio, benzina, gas, insomma tutto ciò che tiene in vita i motori, e di conseguenza anche la gente, visto che la gente dipende dai motori.<br />
L’umanità, comunque, non scopre quella mattina di essere a secco, quella mattina si dà da fare per non morire, ma la disgrazia è arrivata un po’ alla volta.<br />
Da tempo era possibile accorgersene stando dietro a certi segnali, per esempio andando a fare il pieno di benzina. Il pieno ora non si fa, e neanche il mezzo pieno. Si può fare solo il vuoto, le pompe sono a secco. Quelli che vogliono riempire il serbatoio corrono al paese vicino, ma neanche lì ce n’è. Allora vanno nelle città limitrofe, ma niente. Finita. Così tanti rimangono a piedi. Cercano di tornare a casa in taxi, però anche quelli sono a secco. In qualche modo rientrano, ma è dura! Nel giro di poco tempo sono tutti a piedi. Spaventati ma non vinti, si preparano al peggio.<br />
Il peggio deve ancora venire. La gente lo intuisce e cerca ripari. Impaurita, fa mosse incaute, maldestre, sbagliate. La paura fa correre, correre fa sbagliare. Ma è difficile non correre con la morte alle costole e, sentendola appresso, si corre storti. E si sbaglia. Fame e freddo agitano, confondono. E la gente, rimasta a secco, dopo aver stretto il culo, cerca di salvarlo. Non si chiede perché sono finiti combustibili e carburanti. Fame e freddo non fanno domande. Le domande fioriscono a stomaco pieno, vicino alla stufa o in osteria.<br />
Quell’inverno senza gas, gasolio e carbone, prima occorre scaldarsi, dopo ci si preoccupa di mangiare.</p></blockquote>
<p>E cosi via per 160 pagine! Tutto raccontato in questa maniera. Allucinante. Roba che preferisci leggere <em>Arsalon</em>. Tra l’altro non è neanche buon raccontato, vista l’abbondanza di termini generici e la sciatteria stilistica; per esempio: “Impaurita, fa mosse incaute, maldestre, sbagliate.” Sfilza di aggettivi vuoti e ridondanti.</p>
<p>Mi dicono che Corona sia un bravo scrittore. Sarà. Io non ho mai letto niente di lui e né comincerò, ma poniamo sia vero: perché un bravo scrittore prende per i fondelli i lettori? Questa boiata, se non la scaricate via P2P, in libreria costa <strong>diciotto euro</strong>. Centossessanta pagine buttate giù come capita a diciotto euro. Oh, no, orrore, in Italia non si legge! E meno male: vuol dire che in fondo la gente non è così scema.</p>
<p>Adesso prendiamo invece <em>Morte dell’erba</em> di John Christopher, un romanzo del 1956 divenuto un classico della fantascienza post apocalittica. Nello scenario di Christopher un virus uccide ogni forma di erba con conseguenti terribili carestie fino al crollo della civiltà.<br />
Trovate anche questo su emule, cercando:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>ITABOOK_0068_-_Christopher,_John_-_Morte_dell&#8217;erba.rar</strong> (828.076 bytes)<br />
oppure potete scaricare la versione inglese da library.nu, <a href="http://library.nu/docs/BFEO48A0YV/The%20Death%20of%20Grass%20(also%20known%20as%3A%20No%20Blade%20of%20Grass)">qui</a>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_erba.jpg" alt="Copertina dell'edizione Urania di Morte dell'erba" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione Urania di Morte dell&#8217;erba</em></p>
<p>Bene, leggete Corona e leggete Christopher. Poi voglio vedere chi ha il coraggio di dire che lo “Show don’t Tell” è questione di gusti, che in Italia il fantastico è di “altissima qualità”, e che se uno scrittore è pubblicato da Mondadori o da qualche altro grosso editore allora deve essere per forza bravo. Bah!</p>
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		<title>L’Amore di Gomitolo per i Libri</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 22:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[bisogna obbedire alla mamma]]></category>
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		<category><![CDATA[Grupolo]]></category>
		<category><![CDATA[Il Duca]]></category>
		<category><![CDATA[New Italian Epic]]></category>
		<category><![CDATA[sono riflessiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri il Duca ha pubblicato sul suo blog una splendida favola: “Il Desiderio di Batuffolo”. Favola densa di significata metaforici, simbolici e allegorici. E c’è anche una fatina! In appendice alla favola, il Duca invitava i suoi lettori a fare altrettanto. Rispondo all’appello e pubblico anch’io una favola. L’ho scritta in un momento travagliato della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri il Duca ha <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2011/09/07/favola-il-desiderio-di-batuffolo/">pubblicato</a> sul suo blog una splendida favola: “Il Desiderio di Batuffolo”. Favola densa di significata metaforici, simbolici e allegorici. E c’è anche una fatina!<br />
In appendice alla favola, il Duca invitava i suoi lettori a fare altrettanto. Rispondo all’appello e pubblico anch’io una favola. L’ho scritta in un momento travagliato della mia esistenza, un momento che mi ha ricordato gli anni bui dell’adolescenza, spesi a leggere Stephen King in casolari abbandonati, sbeffeggiata dalle amiche per il colore dei miei capelli – rosa naturale.<br />
È una favola per bambini coraggiosi e adulti che amano riflettere.</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>L’Amore di Gomitolo per i Libri</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">C’era una volta un coniglietto di nome Gomitolo.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Gomitolo viveva insieme alla mamma e al fratello Grupolo in una grande villa. Grupolo era un coniglietto vivace e spigliato, sempre in giro a tampinare le conigliette. Gomitolo invece si ritirava ogni pomeriggio a leggere i libroni accatastati nell’enorme biblioteca del maniero.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Non passare tutto il giorno a leggere!» gridava sempre la mamma a Gomitolo, preoccupata di vederlo trasformato in un topo di biblioteca.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Un giorno Gomitolo vide un volume che lo attirava più degli altri, perché era un libro spesso quanto un vocabolario e molto antico. Ma era anche un volume in bilico sull’ultimo ripiano della libreria. Gomitolo saltò per prendere il librone e il librone gli cadde su una zampetta, rompendogliela.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il coniglietto rimase immobilizzato a letto per molte settimane.</p>
<p align="center" style="font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;"><strong>* * *</strong></p>
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Una sera d’estate, Grupolo aveva un appuntamento e la mamma sarebbe andata al cinema con le amiche.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Gomitolo, stai ancora poco bene, mi raccomando rimani a letto» disse la mamma, prima di uscire.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Ma Gomitolo voleva tanto leggere e così si trascinò fino alla biblioteca. Il volume che gli interessava non era tanto in alto, ma lui era ancora poco saldo sulle zampette. Non riuscì ad afferrare il libro, che gli cadde addosso. Quando Gomitolo rinvenne si accorse di non potersi più muovere: il libro gli aveva spezzato la spina dorsale.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Gomitolo iniziò a piangere e a lamentarsi, ma era rimasto solo nella grande villa. Però scoprì che tra le ombre occhietti rossi lo spiavano. Fu circondato dai topi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Cosa volete da me?» gemette Gomitolo.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Vogliamo divorarti!» rispose il più grasso e brutto dei topi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Se mi fate del male, la mia mamma metterà il veleno e morirete tutti!»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Non credo proprio.»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">I topi si avventarono su Gomitolo. Gli strapparono gli occhi, gli aprirono la pancia e gli cavarono fuori gli intestini. Se lo mangiarono vivo.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Tornata la mamma, trovò la biblioteca ripulita e un topino grigio fermo accanto a un libro aperto.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Oh, Grande Coniglio!» esclamò la mamma. «Gomitolo è diventato un topo di biblioteca.»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Sì!» squittì il topino.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Da quel giorno la mamma cominciò a dare formaggio al topino e a trattarlo come un figlio. Il topino condivideva il formaggio con i suoi fratelli ratti. E vissero tutti felici e contenti.</p>
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Fine</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_gomitolo.jpg" alt="Coniglietto che somiglia a Gomitolo" /><br />
<em>Coniglietto che somiglia a Gomitolo</em></p>
</td>
</tr>
</table>
<p>A parte la doppia morale – non bisogna disobbedire alla mamma e non bisogna essere pigri, se un libro è lì sulla mensola in alto conviene prendere la scala – c’è molto su cui riflette: il ruolo della Cultura e il peso schiacciante della Conoscenza; le dinamiche famigliari all’alba del ventunesimo secolo; il rapporto con l’Altro e la sua integrazione; la fitta trama di rimandi letterari, da Beatrix Potter (la famosa scrittrice cugina di Harry) a Jorge Luis Borges. E mi fermo qui perché mi sono appena passata la mano sulla fronte e mi sono ritrovata con tutte le dita impiastricciate di intellettualità.<br />
Però, volendo, rimarrebbe una domanda: “L’Amore di Gomitolo per i Libri” rientra nei canoni del New Italian Epic? Lascio la risposta ai lettori.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Bizzarra Starfish Girl</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 10:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Starfish Girl Autore: Athena Villaverde Anno: 2010 Nazione: Canada Lingua: Inglese Editore: Eraserhead Press Genere: Bizarro Fiction, Fantasy Ittico Pagine: 160 Starfish Girl, romanzo di esordio della giovane autrice canadese Athena Villaverde (non so se sia uno pseudonimo), rientra in quel sottogenere della narrativa fantastica che è la Bizarro Fiction. Per chi fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/bsg_starfish.jpg" alt="Copertina di Starfish Girl" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Starfish Girl</strong><br />
Autore: <strong>Athena Villaverde</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong><br />
Nazione: <strong>Canada</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Eraserhead Press</strong></p>
<p>Genere: <strong>Bizarro Fiction, Fantasy Ittico</strong><br />
Pagine: <strong>160</strong></td>
</tr>
</table>
<p><em><strong>Starfish Girl</strong></em>, romanzo di esordio della giovane autrice canadese Athena Villaverde (non so se sia uno pseudonimo), rientra in quel sottogenere della narrativa fantastica che è la Bizarro Fiction. Per chi fosse a digiuno di questo sottogenere, segue una breve introduzione, gli altri possono saltare <a href="#bsg_recensione">oltre</a>.</p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><a href="#bsg_introduzione">1. Breve introduzione alla narrativa bizzarra.</a><br /><a href="#bsg_recensione">2. Recensione di Starfish Girl.</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a name="bsg_introduzione"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Breve introduzione alla narrativa bizzarra</strong></p>
<p>La Bizarro Fiction esiste da circa dieci anni, con la pubblicazione da parte della Eraserhead Press – casa editrice fondata nel 1999 da Carlton Mellick III – della prima serie di antologie e romanzi “bizzarri”: <em>Some Things are Better Left Unplugged</em> di Vincent W. Sakowski,  <em>SZMONHFU</em> di Hertzan Chimera,  <em>The Kafka Effect</em>  di D. Harlan Wilson,  <em>Satan Burger</em>  di Carlton Mellick III, <em>Shall We Gather at the Garden?</em> di Kevin L. Donihe, e <em>Skimming the Gumbo Nuclear</em> by M. F. Korn.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_satan.jpg" alt="Copertina di Satan Burger" /><br />
<em>Satan Burger di Carlton Mellick III, uno dei romanzi di Bizarro Fiction di maggior successo</em></p>
<p>Tuttavia la scelta del termine “Bizarro” per definire questo tipo di opere risale solo al 2005. Quell’anno le tre principali case editrici specializzate nel genere (Eraserhead Press,  Raw Dog Screaming Press e Afterbirth Books) decisero che “Bizarro” era appunto un buon termine per indicare il genere di libri che pubblicavano.</p>
<p>Il sito di riferimento per la Bizarro Fiction, ovvero <a href="http://bizarrocentral.com/">Bizarro Central</a>, così definisce il Bizarro:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;1. Bizarro, simply put, is the genre of the weird.<br />
2. Bizarro is literature’s equivalent to the cult section at the video store.<br />
3. Like cult movies, Bizarro is sometimes surreal, sometimes avant-garde, sometimes goofy, sometimes bloody, sometimes borderline pornographic, and almost always completely out there.<br />
4. Bizarro strives not only to be strange, but fascinating, thought-provoking, and, above all, fun to read.<br />
5. Bizarro often contains a certain cartoon logic that, when applied to the real world, creates an unstable universe where the bizarre becomes the norm and absurdities are made flesh.<br />
6. Bizarro was created by a group of small press publishers in response to the increasing demand for (good) weird fiction and the increasing number of authors who specialize in it.<br />
7. Bizarro is like:
<ul>
<li>Franz Kafka meets John Waters</li>
<li>Dr. Suess of the post-apocalypse</li>
<li>Takashi Miike meets William S. Burroughs</li>
<li>Alice in Wonderland for adults</li>
<li>Japanese animation directed by David Lynch</li>
</ul>
</blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;1. Il Bizarro, detto semplicemente, è il genere dell’assurdo.<br />
2. Il Bizarro è l’equivalente letterario della sezione film <em>cult</em> del videonoleggio.<br />
3. Come per i film <em>cult</em>, il Bizarro è qualche volta surreale, qualche volta <em>avant-garde</em>, qualche volta sciocco, qualche volta sanguinario, qualche volta al limite della pornografia e sempre fuori di testa.<br />
4. Il Bizarro non punta a essere solo il genere dello “strano”, ma punta anche a essere un genere affascinante, intellettualmente stimolante e, soprattutto, divertente da leggere.<br />
5. Il Bizarro spesso si basa su una certa logica da cartone animato che, quando applicata al mondo reale, crea un universo instabile dove il bizzarro diventa la norma e le assurdità acquistano concretezza.<br />
6. Il Bizarro è stato creato da un gruppo di piccoli editori in risposta all’aumentare della domanda per la (buona) narrativa weird e al crescere degli scrittori specializzati in questo ambito.<br />
7. Il Bizarro è come:
<ul>
<li>Franz Kafka incontra John Waters</li>
<li>Un Dr. Suess post-apocalittico</li>
<li>Takashi Miike incontra William S. Burroughs</li>
<li>Alice nel Paese delle Meraviglie per adulti</li>
<li>Animazione giapponese diretta da David Lynch.</li>
</ul>
</blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Un’<a href="http://www.fantasy-magazine.com/non-fiction/bizarro-fiction-101-not-just-weird-for-weirds-sake/">intervista</a> alla direttrice della Eraserhead Press, Rose O’Keefe, chiarisce meglio i concetti. Riporto le domande e risposte più interessanti:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>Q: Can you give me some short examples of typical Bizarro stories and what makes them Bizarro?</strong><br />
A: “Washer Mouth” by Kevin L. Donihe is about a washing machine who becomes human in order to follow his dream of becoming a soap opera star. “Sex and Death in Television Town” by Carlton Mellick III – a weird western where a band of hermaphrodite gunslingers have their last stand in a town where its citizens have televisions for heads. “Shatnerquake” by Jeff Burk is about every character that William Shatner has ever played enter our reality with one mission: hunt down and destroy the real William Shatner. Mykle Hansen’s “Help! A Bear is Eating Me!” is about a man trapped under his SUV in the middle of the wilderness, while he is slowly being eaten by a bear. “The Emerald Burrito of Oz” by John Skipp and Marc Levinthal. Not only is the world of Oz a real place, but it’s also a hot new tourist attraction! “The Haunted Vagina” by Carlton Mellick III is about the relationship problems that occur once a man discovers that his girlfriend’s vagina is a gateway to the world of the dead. “Ass Goblins of Auschwitz” by Cameron Pierce… On second thought, you probably don’t want to know what this one is about… But the true weirdness of these books is in all the odd little details.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>D: Potresti indicare alcuni brevi esempi di una tipica storia di Bizarro Fiction e perché sarebbero Bizarro?</strong><br />
R: “Washer Mouth” di Kevin L. Donihe parla di una lavatrice che diventa umana per seguire il suo sogno di diventare una star delle soap opera. “Sex and Death in Television Town” di Carlton Mellick III – un weird western nel quale una banda di pistoleri ermafroditi affronta un ultimo combattimento in una città i cui abitanti hanno televisori al posto della testa. “Shatnerquake” di Jeff Burk parla di come ognuno dei personaggi interpretati da William Shatner penetri nella nostra realtà con una missione: cercare e distruggere il vero William Shatner. “Help! A Bear is Eating Me!” di Mykle Hansen parla di un uomo intrappolato sotto il suo SUV in mezzo a un bosco mentre è lentamente mangiato da un orso. “The Emerald Burrito of Oz” di John Skipp e Marc Levinthal. Non solo il mondo di Oz è un posto reale, ma è anche una nuova ed eccitante attrazione turistica! “The Haunted Vagina” di Carlton Mellick III parla dei problemi di coppia che nascono quando un uomo scopre che la vagina della sua ragazza è un portale per il regno dei morti. “Ass Goblins of Auschwitz” di Cameron Pierce&#8230; Ripensadoci, probabilmente non hai voglia di sapere di cosa parla&#8230; Ma la vera stranezza di questi libri è tutta nei piccoli dettagli.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_due.jpg" alt="Rose O’Keefe e Carlton Mellick III" /><br />
<em>Rose O’Keefe e Carlton Mellick III</em></p>
<p>Sulla differenza tra il Bizarro e la tradizionale narrativa fantastica:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>Q: Pick your favorite non-Bizarro fantasy or science fiction story and give me an example of how it might have been different if written as a Bizarro story.</strong><br />
A: Many people say that science-fiction is weird fiction. But the thing is, most science-fiction has only a single weird element to the story. With bizarro, there are three or more. So to make a science-fiction story bizarro, two or more weird elements should be added.<br />
Since my favorite science-fiction and fantasy stories already lean toward the bizarro side, I’ll just choose one that everyone’s familiar with:<br />
<em>Jurassic Park</em> – the weird element for this that makes it science-fiction is that it is about a zoo for dinosaurs. So to add another weird element, I’d change the characters from a nice family of scientists to a group of pornographers who have broken into the park in order to film bestiality fetish porn with the dinosaurs. For a third weird element, I’d make it so that the act of having sex with these dinosaurs somehow gave the porn actors super powers. Right there, the story would be weird enough to be labeled bizarro. I’m not sure if it would be any good, but it would be bizarro.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>D: Scegli la tua storia preferita fantasy o fantascienza non-Bizarro e fai un esempio di come sarebbe differente se scritta nell’ottica del Bizarro.</strong><br />
R: Molta gente pensa che la fantascienza sia narrativa weird. Ma il punto è che la gran parta delle storie di fantascienza hanno un solo elemento weird. Con il Bizarro, ce ne sono tre o di più. Perciò per rendere una storia di fantascienza Bizarro, bisogna aggiungere due o più elementi.<br />
Dato che le storie di fantascienza e fantasy che preferisco tendono già molto al Bizarro, semplicemente sceglierò una storia che è familiare a tutti:<br />
<em>Jurassic Park</em> – l’elemento weird, che rende la storia fantascienza, riguarda uno zoo per i dinosauri. Aggiungiamo un altro elemento di weird, cambierò i personaggi da un’allegra famigliola di scienziati a un gruppo di pornografi che hanno fatto irruzione nel parco per filmare video porno di zoofilia con i dinosauri. Per il terzo elemento weird, farò in modo che l’avere rapporti sessuali con i dinosauri in qualche maniera doni superpoteri agli attori porno. Ecco qui, la storia sarebbe weird a sufficienza per essere catalogata Bizarro. Non sono sicura sarebbe una buona storia, ma sarebbe Bizarro.</p></blockquote>
<p>Naturalmente il fatto che le tradizionali storie di fantasy o fantascienza abbiano spesso un solo elemento “weird” (o semplicemente fantastico) è voluto: l’intera storia è costruita attorno a quell’elemento, e il realismo degli elementi di contorno serve per donare credibilità a quell’unico elemento fuori dal comune. Un meccanismo che già spiegava Lovecraft nelle <em>Notes on Writing Weird Fiction</em>.<br />
Tuttavia non mancano tra i classici del fantastico opere con più di un elemento weird al fulcro della vicenda. Per esempio ne <em>Il Giorno dei Triffidi</em> (<em>The Day of the Triffids</em>, 1951) di John Wyndham gli elementi weird/fantastici cruciali sono due: lo strano fenomeno che rende l’intera popolazione cieca &#038; la riottosità delle piante senzienti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_triffidi.jpg" alt="Copertina dell’edizione originale de Il Giorno dei Triffidi" /><br />
<em>Copertina dell’edizione originale de Il Giorno dei Triffidi</em></p>
<p>È interessante anche notare che nei romanzi meglio riusciti di Carlton Mellick III – di gran lunga il più bravo autore di Bizarro Fiction e in assoluto uno scrittore geniale – nonostante la sovrabbondanza di elementi weird non solo venga mantenuta la coerenza interna, ma le storie abbiano una loro verosimiglianza che rivaleggia con quella della narrativa fantastica più “tranquilla”.</p>
<p>Sul rapporto tra New Weird e Bizarro Fiction:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>Q: Jeff and Ann VanderMeer are compiling an anthology of “The Weird,” and I’ve heard terms like The New Weird used to describe “weird” fiction for a while. How is Bizarro Fiction different from Weird Fiction, or is it?</strong><br />
A: New Weird and Bizarro might seem like similar genres, but they are actually quite different. A big thing that separates them is the audience. Not many readers of New Weird like bizarro and not many readers of Bizarro like New Weird. There is a little crossover, but not much. Bizarro is a genre of weirdness. People who buy bizarro are buying it for the sole reason that they want to read something weird. The kind of fiction that is too weird to be categorized anywhere else. These aren’t the same people who are buying New Weird. People buy New Weird because they want cutting edge speculative fiction with a literary slant. It’s kind of like slipstream with a side of weirdness. But bizarro readers want weirdness with a side of more weirdness.<br />
Another thing that separates Bizarro and New Weird is that Bizarro leans toward the humorous low brow side. New Weird leans toward the literary high brow side. There is Bizarro that is smart and there is New Weird that is fun, but for the most part they are separated because bizarro is mostly for entertainment and New Weird shoots to be high art. At least higher art than bizarro.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>D: Jeff e Ann VanderMeer stanno preparando un’antologia dedicata al “The Weird”, e da un po’ di tempo sento usare locuzioni come The New Weird per descrivere la narrativa “weird”. In che misura la Bizarro Fiction è differente dal New Weird, se c’è differenza?</strong><br />
R: New Weird e Bizarro possono sembrare generi simili, ma sono in effetti abbastanza differenti. Una grossa differenza sta nel pubblico. A non molti lettori di New Weird piace il Bizarro e a non molti lettori di Bizarro piace il New Weird. C’è una certa sovrapposizione, ma è limitata. Il Bizarro è il genere dell’assurdo. Le persone che comprano Bizarro lo comprano per la sola ragione che vogliono leggere qualcosa di assurdo. Un tipo di narrativa troppo weird per essere catalogata altrove. Non sono le stesse persone che comprano New Weird. Le persone comprano New Weird perché vogliono narrativa fantastica allo stato dell’arte con influssi letterari. Una sorta di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Slipstream_(genre)">slipstream</a> con contorno di stranezza. Ma i lettori di Bizarro vogliono stranezza con un contorno di ancor più stranezza.<br />
Un’altra cosa che separa Bizarro e New Weird è che il Bizarro tende verso il divertimento. Il New Weird tende verso l’alta letteratura. Esiste Bizarro colto e New Weird divertente, ma per la maggior parte i generi sono separati perché lo scopo del Bizarro è perlopiù l’intrattenimento, mentre il New Weird punta all’arte. O almeno a un’arte più elevata del Bizarro.</p></blockquote>
<p>Non sono del tutto d’accordo. È vero che sotto la spinta di VanderMeer con le sue aspirazioni da scrittore “serio” di literary fiction il New Weird ha assunto un tono di pretenziosità, ma spesso è solo facciata.<br />
Per accorgersene basta confrontare opere New Weird con opere di Bizarro Fiction. Per esempio se si accosta <em>The Baby Jesus Butt Plug</em> di Carlton Mellick III con <em><a href="/2008/05/12/la-situazione-dei-draghi-del-dolore#situation">The Situation</a></em> di Jeff VanderMeer ci si può accorgere che l’atmosfera è simile e spesso persino i dettagli sono vicini.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_baby2.jpg" alt="Copertine della vecchia e della nuova edizione di The Baby Jesus Butt Plug" /><br />
<em>Copertine della vecchia e della nuova edizione di The Baby Jesus Butt Plug</em></p>
<p>Il protagonista di Mellick al lavoro:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;After lunch, I find my cubicle has been overrun with thousands of green lemon bugs, crawling over each other and biting each other’s limbs off.  I try sitting down and wiping them away, but there are too many of them.  I stand up and tell them to go away, but green lemon bugs are the most disobedient of pests.<br />
My manager pats me on the back, admiring the insects devouring my work station.<br />
“Excellent, Joe,” he tells me. “Excellent, excellent work.”</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Dopo pranzo, trovo il mio cubicolo invaso da migliaia di insetti verde limone, zampettano uno sopra l’altro e si staccano gli arti a morsi. Provo a sedermi e a spazzarli via, ma ce ne sono troppi. Mi alzo e dico loro di andarsene, ma gli insetti verde limone sono il genere più disobbediente di insetti.<br />
Il mio manager mi dà una pacca sulla schiena, mentre ammira gli insetti che divorano la mia postazione di lavoro.<br />
“Eccellente, Joe,” mi dice. “Lavoro eccellente, eccellente.”</p></blockquote>
<p>Il protagonista di VanderMeer al lavoro:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;I remember coming into one meeting with the Manager, holding the beetle I had just created in my office. It was emerald, long as hand, but narrow, flexible. It had slender antennae that curled into azure blue sensors on the ends, its shining carapace subdivided in twelve exact places. The beetle would fit perfectly in a school child’s ear and clicked and hummed its knowledge into them.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Mi ricordo di essere arrivato a una riunione con il mio Manager reggendo lo scarabeo che avevo appena costruito nel mio ufficio. Era smeraldo, lungo come una mano, ma affusolato, flessibile. Aveva antenne sottili che si incurvavano alle estremità in sensori azzurri, il carapace scintillante era diviso in dodici sezioni uguali. Lo scarabeo si sarebbe infilato perfettamente nell’orecchio di uno scolaro, e schioccando e ronzando gli avrebbe trasmesso la conoscenza.</p></blockquote>
<p>E allo stesso modo un romanzo come <em>War Slut</em>, sempre di Mellick, potrebbe rientrare nel New Weird senza difficoltà. È vero che agli estremi del Bizarro ci sono opere così surreali e assurde da non somigliare a nessun romanzo considerato New Weird, ed è vero che tali opere non accontenterebbero la definizione di New Weird proposta da Jeff VanderMeer<sup><a href="#bsg_nota_1">[1]</a></sup><a name="bsg_nota_1_up"></a>, tuttavia sono appunto gli estremi, non la maggioranza. La sovrapposizione tra New Weird e Bizarro è molto più ampia di quanto non sembri. E, parlando personalmente, mi piace leggere sia New Weird sia Bizarro; passo dall’uno all’altro e viceversa senza difficoltà.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_weird.jpg" alt="Copertina provvisoria di The Weird" /><br />
<em>Copertina provvisoria per l’antologia The Weird curata dai coniugi VanderMeer. Di prossima pubblicazione</em></p>
<p>Un ultimo punto importante nell’intervista alla O’Keefe è il rapporto tra Bizarro e letteratura sperimentale:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Experimental fiction is weirdness of style. Bizarro fiction is weirdness of plot. Bizarro is not typically described as “high art,” whereas experimental fiction usually is or at least tries to be.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La letteratura sperimentale è stranezza nello stile. La Bizarro Fiction è stranezza negli avvenimenti. Il Bizarro non è tipicamente descritto come “arte alta”, mentre la letteratura sperimentale spesso lo è, o almeno prova a esserlo.</p></blockquote>
<p>Che è la stessa posizione illustrata da Carlton Mellick III in <a href="http://bizarrocentral.com/2011/04/20/experimental-fiction-vs-bizarro-by-carlton-mellick-iii/">questo articolo</a>. Inoltre Mellick aggiunge (enfasi mia):</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;It is possible to write experimental fiction that is also bizarro fiction. That is when a book has a weird style as well as a weird plot. Some bizarro writers who can pull this off are Jeremy C. Shipp, Eckhard Gerdes, Steve Beard, and pretty much all of the bizarros published through Raw Dog Screaming Press. Some of these authors still have one foot (or a big toe) in the experimental scene, even though they are labeled bizarro. A couple of my books are on the experimental side as well (like Razor Wire Pubic Hair). <strong>However, in my opinion, bizarro works best when the unusual writing style doesn’t overwhelm the plot. Weird plots are why people read bizarro, so plot can’t take a backseat to the style.</strong></p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;È possibile scrivere narrativa sperimentale che sia anche Bizarro Fiction. Succede quando un libro ha uno stile strano oltre che una trama strana. Alcuni autori di Bizarro che ci riescono sono Jeremy C. Shipp, Eckhard Gerdes, Steve Beard, e più o meno tutti quelli pubblicati attraverso la Raw Dog Screaming Press. Alcuni di questi autori hanno un piede (o un alluce) nella scena della narrativa sperimentale, sebbene siano considerati autori di Bizarro. Anche un paio di miei libri tendono allo sperimentale (per esempio Razor Wire Pubic Hair). <strong>Tuttavia, secondo me, le opere di Bizarro funzionano meglio quando uno stile di scrittura inusuale non predomina sulla trama. Le persone leggono Bizarro per gli avvenimenti assurdi, la trama non deve passare in secondo piano rispetto allo stile</strong>.</p></blockquote>
<p>Infatti lo stile di Mellick è molto “trasparente”, diretto e senza fronzoli. È importante sottolinearlo perché, specie in Italia, gli scrittori si nascondono dietro il paravento dello “sperimentale” per mascherare la loro ignoranza delle tecniche narrative. Sì, parlo con te, razza di pseudo scrittore che non sapevi neppure di aver scritto racconti di Bizarro Fiction finché <strong>io</strong> non te l’ho spiegato.</p>
<p>A proposito di Bizarro in Italia: a parte l’autore di cui sopra, che però scrive così male che è inutile perderci tempo, non c’è molto. L’unica opera tradotta è <em>Help! A Bear is Eating Me!</em> di Mykle Hansen. L’edizione italiana si intitola <em>Missione in Alaska</em> ed è stata pubblicata quest’anno da Meridiano Zero.<br />
D’altra parte in Italia non si sente certo la mancanza di opere fantasiose e originali. Come spiega Luigi Briasco (ex editor per Fanucci e ora in Einaudi) in un’intervista a <em>Il Giornale</em> di qualche mese fa:</p>
<blockquote><p>Ma il fantasy italiano, al di là del fatto che segua i modelli di una letteratura a formula, è di altissima qualità, richiede talento notevole ed è, senz’altro, meno seriale rispetto a quello anglosassone. Chi scrive, in Italia, è lettore di fantasy, ma poi sviluppa un suo percorso rispetto ai modelli internazionali.</p></blockquote>
<p>Capito? Siamo <em>noi</em> gli originali. Proprio. La solita modesta proposta: se si cominciasse ad assumere gente che conosce il proprio mestiere? Sarebbe così brutto?</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_alaska.jpg" alt="Copertina di Missione in Alaska" /><br />
<em>Copertina di Missione in Alaska</em></p>
<p>La trama di <em>Help! A Bear is Eating Me!</em> ruota intorno a un dirigente d’azienda intrappolato sotto il suo SUV in mezzo ai boschi dell’Alaska. Mentre un orso gli divora i piedi, il nostro eroe ricorda episodi della sua vita, ricostruisce i fatti che lo hanno condotto a quella triste situazione, si lancia in sconclusionati monologhi sui plantigradi.<br />
Il romanzo è in prima persona e la voce narrante è quella di un personaggio che fa di tutto per suonare antipatico: è una persona che tiene solo al denaro e ai beni materiali; uno scansafatiche che rifila tutto il lavoro ai sottoposti e trova sempre qualche scusa per redarguirli; ha sposato una donna ricca e malata di cuore solo nella speranza che crepasse in fretta, in più la tradisce; è assuefatto a ogni genere di psicofarmaco. Lo stesso, via via che passano i giorni e diminuiscono le scorte di antidolorifici, si cominciano a prendere a cuore le sorti di questo tizio. In più la sua crescente ossessione per gli orsi dona alla narrazione una vena ironica che spesso sfocia nell’aperta risata. È ottimo humor nero.<br />
Purtroppo, o per fortuna, a seconda dei gusti, <em>Help! A Bear is Eating Me!</em> è anche un romanzo molto poco Bizarro – per gli standard del Bizarro. Se si escludono gli ultimi capitoli, che vedono il protagonista ormai in preda alle allucinazioni, parliamo più di una commedia surreale che di Bizarro Fiction. Rimane una lettura divertente, non particolarmente rappresentativa del genere.</p>
<p>Se non si hanno difficoltà a leggere in inglese, consiglio i libri di Mellick: sono sempre opere di buon livello, anche quelle meno riuscite – c’è da aggiungere che Mellick scrive a un ritmo furibondo, ha pubblicato circa trenta volumi in dieci anni, e non sempre l’ispirazione è al massimo.<br />
Per un approccio dolce al Bizarro propongo di Mellick il già citato <em>War Slut</em> e <em>The Haunted Vagina</em>. Opere di Bizarro ma non eccessivamente tali. Il primo in particolare potrebbe piacere a chi si avvicina al Bizarro partendo dalla fantascienza.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_cons.jpg" alt="Copertine delle nuove edizioni di War Slut e The Haunted Vagina" /><br />
<em>Copertine delle nuove edizioni di War Slut e The Haunted Vagina</em></p>
<p>Un’altra buona scelta potrebbe essere quella del romanzo di cui parlerò adesso.</p>
<p><a name="bsg_recensione"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Recensione di Starfish Girl</strong></p>
<p>In un futuro imprecisato, l’inquinamento ha reso la superficie terrestre inabitabile, costringendo gli ultimi sopravvissuti a rifugiarsi sotto una gigantesca cupola sottomarina. Solo che gli ultimi sopravvissuti non sono uomini, ma uomini-pesce: la storia è popolata da uomini-granchio, uomini-sogliola, uomini-piranha, donne-barracuda, e ogni altro genere di incroci. La protagonista, Ohime, è una ragazza quindicenne metà umana e metà stella marina. La sua compagna di avventure, la spietata assassina Timbre, è una donna-anemone.<br />
Come se non bastasse, quasi tutti gli uomini-pesce sono dotati di impianti biomeccanici, perché sostituire parti del proprio corpo con corrispettivi meccanici è l’unica soluzione per arginare l’infezione da alga gialla, una misteriosa malattia che rende pazzi. Così l’uomo-squalo è anche dotato di sega circolare al posto della pinna dorsale, e l’uomo-granchio ha chele robotiche.<br />
L’autrice dipinge uno scenario molto colorato, in stile anime. Pensate a <em>Finding Nemo</em> o ancora meglio al recente <em><a href="/2009/07/07/ponyo-on-the-cliff-by-the-sea/">Ponyo</a></em> di Miyazaki, anche se l’atmosfera è più oscura e adulta. È uno scenario molto diverso da quello tradizionalmente associato agli uomini-pesce: non ci sono quasi tracce di Lovecraft e del suo classico racconto “La maschera di Innsmouth” (“The shadow over Innsmouth”, 1936).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_dome.jpg" alt="La cupola sottomarina dell’acquario di Seattle" /><br />
<em>La cupola sottomarina dell’acquario di Seattle</em></p>
<p>La storia inizia con Ohime che vestita nel suo abitino in stile gothic lolita, pieno di fiocchi e nastrini, si avvia saltellando a cercare “brave persone” (“nice people”) come le hanno raccomandato i genitori prima di morire. Purtroppo di brave persone non ne incontrerà tante, farà invece la conoscenza con ogni genere di feccia. Ma Ohime, armata di inguaribile ottimismo, non si darà per vinta e proseguirà nella sua missione.<br />
Prima di trovare abbastanza brave persone, e prima che si sappia <em>perché</em> deve trovarle, Ohime dovrà anche affrontare il malvagio Dr. Ichii che ha elaborato un piano diabolico per divenire il padrone dell’intera cupola. Meno male che ad aiutare Ohime giungerà Timbre, assassina di professione ma con il classico cuore d’oro – o quasi.<br />
In effetti i protagonisti sono stereotipati (anche se Ohime rivelerà delle sorprese), ma non l’ho trovato un grosso difetto, contando che la storia è una classica storia di viaggio e avventura, e il divertimento nasce più dalle scene d’azione e di pericolo che non dall’interazione tra i personaggi.<br />
Più fastidioso è che la vicenda si dipani in maniera un tantino troppo lineare e prevedibile. La storia si segue piacevolmente, ma un colpo di scena o due non avrebbero guastato. Inoltre ci sono almeno due buchi nella narrazione che si potevano evitare con poco sforzo.<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1621659426'), this, 'Mostra i buchi nella trama &#9660;', 'Nascondi i buchi nella trama &#9650;');">Mostra i buchi nella trama &#9660;</a></p>
<div id='SID1621659426' style='display:none;'>
1. Non si capisce perché il Dr. Ichii insegua Ohime per mezza cupola solo per ucciderla. Dal momento che ha deciso che non vale la pena interrogarla, non c’era fretta di darle la caccia in maniera così spasmodica.</p>
<p>2. Quando le donne-medusa assaltano il bordello di Miss Rae è un classico deus ex machina per consentire a Ohime di scappare. Infatti né prima né dopo giunge la minima giustificazione per l’attacco delle donne-medusa.</p>
<hr />
</div>
<p></p>
<p>La narrazione si svolge in terza persona alternando i punti di vista di Ohime e di Timbre. Purtroppo non sempre l’autrice gestisce il punto di vista in maniera salda, e qualche volta si scivola nella testa di altri personaggi senza preavviso, con il risultato di rendere difficoltosa la lettura. Altre volte fa capolino un altrettanto fastidioso narratore onnisciente. Per esempio, verso la fine:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Just before he can shove the sword through Timbre’s back, one of the giant snail tentacles reaches down from the ceiling and grabs him. It coils him up, suctioning his body, and then pulls him out the building. His screams fade away into the distance. Timbre doesn’t even realize he is there.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Appena prima che lui [uomo-pescespada] possa trapassare la schiena di Timbre con la spada, uno dei tentacoli della lumaca gigante scende dal soffitto e lo afferra. Il tentacolo si attorciglia intorno a lui, aderisce al suo corpo, e lo strappa fuori dall’edificio. L’urlo dell’uomo sfuma in lontananza. Timbre non si accorge neanche che era lì.</p></blockquote>
<p>Ma se Timbre, punto di vista, non si accorge di niente, è ovvio che questo passaggio è inutile, e allontana il lettore dall’immedesimazione con il personaggio nel pieno di una sequenza d’azione.<br />
Per fortuna di errori così evidenti non ce ne sono molti, e in generale lo stile è tra il decente e il buono. La storia è quasi sempre mostrata e abbondano i dettagli concreti, spesso deliziosamente ittico-bizzarri.<br />
Un’ulteriore revisione sarebbe stata gradita ma già così il livello della scrittura è sufficiente. La Villaverde non brilla per stile, ma si lascia leggere senza difficoltà.</p>
<p>Data la lunghezza e la chiara ispirazione “animosa” si potrebbe accostare <em><strong>Starfish Girl</strong></em> alle <em>light novel</em> giapponesi; ma, nonostante le somiglianze, secondo me il romanzo della Villaverde rimane un’opera fondamentalmente occidentale. Utilizza diversi elementi degli anime, ma in una struttura occidentale. Un po’ quello che succede con il romanzo (in verità più racconto lungo) di Mellick <em>The Morbidly Obese Ninja</em>: ci sono tutti gli elementi di un anime con i ninja, lo stesso si capisce subito che non è stato scritto da un giapponese. In ogni caso consiglio la lettura anche del ninja morbosamente obeso; non è una delle opere migliori di Mellick, ma lo stesso ha un suo perché.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_ninja.jpg" alt="Copertina di The Morbidly Obese Ninja" /><br />
<em>Copertina di The Morbidly Obese Ninja</em></p>
<p>Naturalmente se si fa parte di quella frangia per cui ogni cosa che puzza di manga, anime o Giappone fa schifo a prescindere, sia <em><strong>Starfish Girl</strong></em> sia <em>The Morbidly Obese Ninja</em> risulteranno rivoltanti. Se la pensate così c’è sempre il <a href="/un-consiglio-sincero/">Sincero Consiglio</a>, la soluzione a ogni vostro problema.</p>
<p><strong><em>Starfish Girl</em></strong> è un buon romanzo; non credo valga i 10 dollari circa del cartaceo, ma può valere la pena leggerlo, specie se l’ambientazione incuriosisce o se si vuole iniziare a esplorare la Bizarro Fiction. Se fosse venduto in eBook a 1-2 dollari sarebbe stato il prezzo ideale. Non è così, ma c’è sempre il PDF pirata, e se poi vi piace tanto da pagare il prezzo pieno, buon per la Villaverde.<br />
L’inglese è semplice, tranne i nomi di alcuni pesci esotici. C’è una buona dose di violenza, ma a differenza di altre opere di Bizarro non si scade mai nel <em>gore</em> o nel grottesco. Tuttavia un paio di scene di sesso &#038; cannibalismo potrebbero turbare i più sensibili – la prima delle due ha anche l’aggravante di essere una scena gratuita e senza rilevanza per la trama. </p>
<p>Segnalo infine che l’autrice ha scritto anche un racconto intitolato “Clockwork Girl” e lo di può trovare nell’antologia <em>The Bizarro Starter Kit (purple)</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_purple.jpg" alt="Copertina del The Bizarro Starter Kit (purple)" /><br />
<em>Copertina del The Bizarro Starter Kit (purple)</em></p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="bsg_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#bsg_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;La definizione di New Weird proposta da Jeff VanderMeer nel saggio <em>The New Weird: “It’s Alive?”</em> che apre l’antologia <em><a href="/2009/12/26/the-new-weird/">The New Weird</a></em> è la seguente:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;New Weird is a type of urban, secondary-world fiction that subverts the romanticized ideas about place found in traditional fantasy, largely by choosing realistic, complex real-world models as the jumping off point for creation of settings that may combine elements of both science fiction and fantasy. New Weird has a visceral, in-the-moment quality that often uses elements of surreal or transgressive horror for its tone, style, and effects — in combination with the stimulus of influence from New Wave writers or their proxies (including also such forebears as Mervyn Peake and the French/English Decadents). New Weird fictions are acutely aware of the modern world, even if in disguise, but not always overtly political. As part of this awareness of the modern world, New Weird relies for its visionary power on a “surrender to the weird” that isn’t, for example, hermetically sealed in a haunted house on the moors or in a cave in Antarctica. The “surrender” (or “belief”) of the writer can take many forms, some of them even involving the use of postmodern techniques that do not undermine the surface reality of the text.</p></blockquote>
<p>Non sto a tradurla e ad analizzarla perché ne riparlerò in futuro, magari in un articolo dedicato.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://bizarrocentral.com/">Bizarro Central</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bizarro_fiction">Bizarro Fiction su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://eraserheadpress.com/">Il sito della Eraserhead Press</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://carltonmellick.com/">Il sito di Carlton Mellick III</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/L0MA4H3W9D/Starfish%20Girl"><em>Starfish Girl</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Starfish-Girl-Athena-Villaverde/dp/1936383306/"><em>Starfish Girl</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/38SLJ7CR4U/Satan%20Burger"><em>Satan Burger</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Satan-Burger-Carlton-III-Mellick/dp/0971357234/"><em>Satan Burger</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/RNH8AGYPQC/The%20Bizarro%20Starter%20Kit%20%20(Orange)"><em>The Bizarro Starter Kit (Orange)</em> su library.nu (include <em>The Baby Jesus Butt Plug</em>)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Baby-Jesus-Butt-Plug/dp/0972959823/"><em>The Baby Jesus Butt Plug</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/1NZT23CIFV/HELP!%20%20A%20Bear%20is%20Eating%20Me!"><em>Help! A Bear is Eating Me!</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Missione-Alaska-Primo-parallelo-Hansen/dp/8882372316/"><em>Missione in Alaska</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/X4NP9QD6MI/War%20Slut"><em>War Slut</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/War-Slut-Carlton-III-Mellick/dp/1933929537/"><em>War Slut</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/ATNMEQB2YG/The%20Haunted%20Vagina"><em>The Haunted Vagina</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Haunted-Vagina-Carlton-III-Mellick/dp/097624988X/"><em>The Haunted Vagina</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/H58MPQVSYX/The%20Morbidly%20Obese%20Ninja"><em>The Morbidly Obese Ninja</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Morbidly-Obese-Ninja-Carlton-Mellick/dp/1936383578/"><em>The Morbidly Obese Ninja</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/3DH96BQ4FW/The%20Bizarro%20Starter%20Kit%20(purple)"><em>The Bizarro Starter Kit (purple)</em> su library.nu (include “Clockwork Girl”)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Bizarro-Starter-Kit-Purple/dp/1936383209/"><em>The Bizarro Starter Kit (purple)</em> su Amazon.it (include “Clockwork Girl”)</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile decente e scorrevole.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non privo di alcuni fastidiosi errori.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Trama e personaggi sono adeguati per il tipo di storia.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma si poteva fare meglio.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottima ambientazione bizzarro-ittica.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Un paio di buchi logici nella narrazione.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ho apprezzato l’aspetto “animoso” della vicenda.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"/></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Valle dello Zodiaco</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 18:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Disponibile un volume di Urania uscito l’anno scorso che contiene ben due romanzi italiani di fantascienza – che colpo di fortuna! Il volume si intitola La Valle dello Zodiaco e i due romanzi in questione sono: La valle dell’eclissi di Claudio Asciuti e Zodiac di Errico Passaro. Su emule occorre cercare: &#160;iPBook&#160;ITA&#160;0555&#160;Asciuti&#160;C.&#160;Passaro&#160;E.&#160;-La&#160;valle&#160;dello&#160;zodiaco&#160;[by&#160;valex4].rar (2.135.577 bytes) Copertina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile un volume di Urania uscito l’anno scorso che contiene ben due romanzi italiani di fantascienza – che colpo di fortuna! Il volume si intitola <strong><em>La Valle dello Zodiaco</em></strong> e i due romanzi in questione sono: <em>La valle dell’eclissi</em> di Claudio Asciuti e <em>Zodiac</em> di Errico Passaro. Su emule occorre cercare:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>iPBook&nbsp;ITA&nbsp;0555&nbsp;Asciuti&nbsp;C.&nbsp;Passaro&nbsp;E.&nbsp;-<br />La&nbsp;valle&nbsp;dello&nbsp;zodiaco&nbsp;[by&nbsp;valex4].rar</strong> (2.135.577 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_zodiaco.jpg" alt="Copertina de La Valle dello Zodiaco" /><br />
<em>Copertina de La Valle dello Zodiaco</em></p>
<p>La trama de <em>La valle dell’eclissi</em>:</p>
<blockquote><p>Siamo in Val Chiusa per assistere a un’eclissi spettacolare: nulla di strano che ci sia anche un vecchio astronauta, arrivato al seguito di una misteriosa ragazza. Ma la valle, i due protagonisti e il sole stesso nascondono misteri.</p></blockquote>
<p>Claudio Asciuti ha vinto il Premio Urania 1999 con <em>La notte dei pitagorici</em>. Spero fosse scritto meglio di questo suo ultimo romanzo, che pare proprio terribile. L’incipit:</p>
<blockquote><p><em>7 agosto</em><br />
Il muro scorreva affianco a noi incatenato alla velocità, come un nastro senza fine. La Città aveva lasciato spazio alla campagna  –  il cemento al verde, la cultura alla natura, l’artificiale al reale, il contingente al necessario, l’<em>esecratus</em> al <em>sacer</em>. Se anche fossi proceduto lungo quella strada al contrario, l’incanto maligno si era spezzato. La Città fu dispersa dietro di noi.<br />
<em>Dietro di noi: la Città un terrore incalzante, fiotti di fumo, piombo e benzene che smerigliano i polmoni, il cielo grigio la notte e senza stelle, il giorno grigio e senza sole, i locali con gli innominabili panini americani, clacson, gli allarmi e stridio dei freni e lo sciocco schioccare dei telefoni, il deragliarsi dei treni, la notte in discoteca, il fuori orario “siamo tornati all’alba ”, le pillole per esser felici, televisioni a ciclo continuo, veglie dei teocrati fuori dagli ospedali contro l’interruzione di gravidanza e il papa mediatico, la sua corte laica di baciapile, i cartelloni pubblicitari che coprono le finestre delle abitazioni, il giorno artificiale che si estende in tutti i centri abitati rendendo impossibile la visione del cielo.</em><br />
Come un diapason, il rintocco che dentro la mia mente annuncia il risveglio, ogni mattina, fra l’eterno ciondolare da un sonno all’altro, per un po’ ad altri e altrove avrebbe tratto le sue dissonanti armonie: stavo fuggendo.<br />
<em>Dentro di me: il vuoto.</em><br />
Il muro scorreva alla nostra destra…</p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>La trama di <em>Zodiac</em>:</p>
<blockquote><p>Il ritratto della più sconcertante società futura immaginata dalla science fiction recente: un mondo in cui l’astrologia è diventata legge e i cittadini devono vivere seguendo gli oroscopi dettati da un computer preveggente. Florian, però, non accetta il gioco e progetta di dare un diverso tipo di “assalto al cielo”.</p></blockquote>
<p>Di Errico Passaro avevo anni fa recensito l’inqualificabile fantasy <em>Le Maschere del Potere</em>, vedi <a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/11/recensioni-romanzo-le-maschere-del-potere/">qui</a>. Perciò non ho la minima intenzione di leggere <em>Zodiac</em>, in ogni caso l’incipit è questo:</p>
<blockquote><p>Florian correva, volo scriteriato fra angoli retti e traverse prive di radianti. Gli inseguitori si appressavano con calma, con la sicurezza di averlo già preso, con la sadica voluttà di chi uccide per divertimento. Il Consiglio dello Zodiaco non scherzava, si era stancato di quel traditore che voleva intralciare i piani. Un proiettile ben piazzato sarebbe bastato a finirlo.<br />
<em>Questi occhi hanno visto l’inferno.</em><br />
Quel pensiero, ripetuto ossessivamente con il ritmo di un cuore in gola, bastava a farlo danzare fra i proiettili, a guidarlo in un labirinto di vie sconosciute, a distanziare la muta di assassini. L’inferno in terra lo voleva.<br />
— È andato di là! Accerchiatelo! Non lasciatevelo sfuggire!<br />
Le urla avevano un’eco irreale. Forse quelle grida avrebbero potuto incuriosire  qualcuno, spingerlo alle finestre dei palazzi per sincerarsi dell’accaduto. Qualche temerario avrebbe potuto sfidare il coprifuoco, ma ne dubitava, senza contare che qualcuno di quei morti viventi difficilmente si sarebbe spinto fino ad aiutarlo. Lo Zodiaco pretendeva le sue vittime sacrificali: non era più un esperimento sociale, era un bersaglio.<br />
“Muoviti, bersaglio!” urlò dentro se stesso.</p></blockquote>
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		<title>Angel</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/07/18/angel/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 17:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Angel]]></category>
		<category><![CDATA[Bluebook]]></category>
		<category><![CDATA[Dorotea De Spirito]]></category>
		<category><![CDATA[emule]]></category>
		<category><![CDATA[paranormal romance]]></category>

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		<description><![CDATA[Disponibile già da qualche tempo sulle reti P2P il paranormal romance di Dorotea De Spirito, Angel. Su emule occorre cercare: &#160;Bluebook.1219.ITA.De.Spirito.Dorotea.Angel.rar (1.494.731 bytes) Copertina di Angel Trama: Le antiche mura di Viterbo custodiscono un segreto: una comunità di angeli che da secoli convive pacificamente con gli abitanti della città. Vittoria ha sedici anni, è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile già da qualche tempo sulle reti P2P il <em>paranormal romance</em> di Dorotea De Spirito, <em><strong>Angel</strong></em>. Su emule occorre cercare:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>Bluebook.1219.ITA.De.Spirito.Dorotea.Angel.rar</strong> (1.494.731 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_angel.jpg" alt="Copertina di Angel" /><br />
<em>Copertina di Angel</em></p>
<p>Trama:</p>
<blockquote><p>Le antiche mura di Viterbo custodiscono un segreto: una comunità di angeli che da secoli convive pacificamente con gli abitanti della città. Vittoria ha sedici anni, è un angelo, ma è diversa da tutti i suoi simili: è senza ali e per tutta la vita si è sentita un’esclusa, un’estranea persino nella propria famiglia. Questa consapevolezza l’accompagna sempre, mentre la sua esistenza scorre tranquilla giorno dopo giorno tra scuola, amici e litigi con la sorella maggiore. Ma quando arriva in città Guglielmo, un ragazzo misterioso dagli occhi magnetici, il mondo di Vittoria viene sconvolto, e lei scopre che l&#8217;amore può rivelarsi il peggiore dei demoni.</p></blockquote>
<p>Se c’è un campo nel quale gli autori italiani possono competere con quelli anglosassoni è proprio il <em>paranormal romance</em>: la qualità media internazionale è vicina al putridume vomitevole; persino gli scrittori nostrani ci possono arrivare!<br />
Ma forse nel caso specifico sono troppo severa, infatti come ci informa la sempre obiettiva FantasyMagazine, <a href="http://www.fantasymagazine.it/notizie/14681/dream-il-sogno-di-dorotea-de-spirito/">annunciando</a> l’ultimo romanzo di Dorotea, tale <em>Dream</em>:</p>
<blockquote><p>Terzo romanzo della giovane scrittrice Dorotea De Spirito che ha l’ottimo record di aver pubblicato ben tre romanzi nei suoi primi vent’anni e in questi ha dimostrato di avere padronanza nello scrivere e buonissime idee.</p></blockquote>
<p>Io ho letto qualche pagina e posso confermare che la “padronanza dello scrivere” e le “buonissime idee” colano come marmellata dallo schermo dell’e-reader. Bastano pochi minuti e non vedi più niente, in più hai le dita tutte appiccicaticce. Non sono riuscita ad andare avanti. Proprio un peccato. Proprio.</p>
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		<title>Space Battleship Yamato</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/07/03/space-battleship-yamato/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 16:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cinema giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[corazzata Yamato]]></category>
		<category><![CDATA[HDChina]]></category>
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		<category><![CDATA[Space Battleship Yamato]]></category>
		<category><![CDATA[space opera]]></category>
		<category><![CDATA[Takashi Yamazaki]]></category>
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		<description><![CDATA[È uscito da pochi giorni in Giappone il DVD/Blu-ray di Space Battleship Yamato, trasposizione live action dell’anime omonimo di Leiji Matsumoto. L’anime è stato trasmesso anni fa anche in Italia con il titolo Star Blazers; non l’ho visto e dunque non posso fare un confronto, il film si è rivelato deludente. A essere (molto) buoni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È uscito da pochi giorni in Giappone il DVD/Blu-ray di <em><strong>Space Battleship Yamato</strong></em>, trasposizione <em>live action</em> dell’anime omonimo di Leiji Matsumoto. L’anime è stato trasmesso anni fa anche in Italia con il titolo <em>Star Blazers</em>; non l’ho visto e dunque non posso fare un confronto, il film si è rivelato deludente. A essere (molto) buoni.<br />
In ogni caso sia il DVD/Blu-ray originale sia varie “rip” sono disponibili in Rete. Sottotitoli in inglese si possono recuperare presso i consueti siti che se ne occupano, per esempio <a href="http://www.opensubtitles.org/en/search/sublanguageid-eng/idmovie-68926">qui</a>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_space_yamato.jpg" alt="Locandina di Space Battleship Yamato" /><br />
<em>Locandina di Space Battleship Yamato</em></p>
<p><a href="http://www.imdb.com/title/tt1477109/">Space Battleship Yamato</a> (2010)<br />
<strong>Space.Battleship.Yamato.2010.720p.BluRay.x264.DTS-HDChina</strong> (~6.02GB, x264, 1280&#215;536, audio DTS 5.1)<br />
<strong>Space.Battleship.Yamato.2010.1080p.BluRay.x264.DTS-HDChina</strong> (~11.06GB, x264, 1920&#215;800, audio DTS 5.1)<br />
(giapponese senza sottotitoli)</p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2011/07/03/space-battleship-yamato/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/space_battleship_yamato_trailer.jpg" alt="preview image"/></a><em>Trailer di Space Battleship Yamato</em></div>
<p>I perfidi Gamilani, dopo aver sconfitto la flotta terrestre in orbita intorno a Marte, hanno cominciato a bombardare la Terra con meteoriti radioattivi. Passati cinque anni la superficie del pianeta è un deserto e i pochi sopravvissuti si sono rifugiati sottoterra. Ma l’intensità delle radiazioni continua ad aumentare e nel giro di pochi mesi la razza umana sarà estinta.<br />
L’unica speranza è chiedere aiuto ai misteriosi abitanti del pianeta Iskandar. Questi alieni pare possiedano un marchingegno per eliminare le radiazioni e sembrano ben disposti a dare una mano (o zampa o tentacolo). Così l’ultima nave da guerra rimasta alle forze terrestri, la corazzata <em>Yamato</em>, viene inviata in un viaggio di 148.000 anni luce alla volta di Iskandar.</p>
<p>Il film è una schifezza. La trama è sconclusionata e piena di buchi logici. Non siamo ai livelli dell’ultimo <em>Star Trek</em> (un film che se lo avesse sceneggiato Licia Troisi sarebbe sembrato più intelligente), ma poco ci manca. Alcune sequenze sono semplicemente <em>dementi</em>, per esempio:<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1174512633'), this, 'Mostra scena demente &#9660;', 'Nascondi scena demente &#9650;');">Mostra scena demente &#9660;</a></p>
<div id='SID1174512633' style='display:none;'>
I nostri eroi sono sulla superficie di Iskandar, il loro trasporto truppe è attaccato da centinaia di alieni. Il mezzo si ribalta. I personaggi si allontanano a piedi, <em>camminando senza alcuna fretta</em>, e non solo gli alieni non li inseguono, ma proprio <em>spariscono</em>. Così, puf, centinaia di alieni svaniscono dalla scena, solo per ricomparire altrettanto per magia dieci minuti dopo.
</div>
<p><br />
La recitazione è penosa. Una cosa imbarazzante. Per la serie: ops! abbiamo speso tutto il budget in effetti speciali e ci siamo dimenticati di scritturare gli attori! andiamo a raccattare qualcuno per strada, mettiamogli un costume e via!<br />
Gli effetti speciali sono l’unico aspetto piacevole. Le scene di battaglia sono buone e una volta tanto <strong>non</strong> al rallentatore. Io <em>odio</em> le scene d’azione al rallentatore. Non sono una ritardata: capisco quello che succede e mi godo ogni dettaglio anche se il film si muove a velocità normale, non ho bisogno della moviola.<br />
Purtroppo però le scene di battaglia sono <em>poche</em> e <em>brevissime</em>, diluite in due ore e venti minuti di noia. Dunque non solo sconsiglio di comprare il DVD/Blu-ray e di andare al cinema se mai il film dovesse essere distribuito in Italia, ma sconsiglio anche di guardarlo. È tempo buttato. Lo segnalo solo per mettere in guardia, visto che diverse persone lo aspettavano da quando sono usciti i primi trailer il dicembre scorso.<br />
Siamo proprio al livello delle produzioni fantascientifiche hollywoodiane più scandenti, dal già citato <em>Star Trek</em> giù fino a porcherie ributtanti come <em>Battle Los Angeles</em> o <em>Skyline</em>.</p>
<p>Invece mi sento di raccomandare un altro film giapponese con protagonista la corazzata Yamato, questa volta la vera nave che ha combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale:</p>
<p><a href="http://www.imdb.com/title/tt0451845/">Otoko-tachi no Yamato</a> (<em>Yamato</em>, 2005)<br />
(varie <em>release</em> disponibili)</p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2011/07/03/space-battleship-yamato/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/battleship_yamato_trailer.jpg" alt="preview image"/></a><em>Trailer di Yamato</em></div>
<p>È un buon film di guerra, divertente e non meno spettacolare della versione nello spazio.</p>
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		<title>Assault Fairies</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/06/28/assault-fairies/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 21:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
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		<category><![CDATA[romanzi di Gamberetta]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Duca è un grande appassionato di fatine, e mi ha sempre invitata a scrivere narrativa a proposito. Per molto tempo non gli ho dato retta – se vuoi le fatine, scrivitele tu![1] – ma l’anno scorso, durante i mesi di chiusura del blog, in un periodo di malinconia, mi è venuta voglia di scrivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Duca è un grande appassionato di fatine, e mi ha sempre invitata a scrivere narrativa a proposito. Per molto tempo non gli ho dato retta – se vuoi le fatine, scrivitele tu!<sup><a href="#af_nota_1">[1]</a></sup><a name="af_nota_1_up"></a> – ma l’anno scorso, durante i mesi di chiusura del blog, in un periodo di malinconia, mi è venuta voglia di scrivere un racconto con le fatine, in ricordo di momenti più felici.<br />
Buttate giù poche pagine ci ho preso gusto. Ho scartato il progetto iniziale e mi sono messa d’impegno: ho creato un’ambientazione adatta (tra l’altro “rubando” pezzi di scenografia dal romanzo di guerra che porto avanti già da tempo), ho ideato una trama degna, ho inserito gli spunti che il Duca mi aveva suggerito in ambito fatine durante gli anni.</p>
<p>E così è nato il primo volume di <em><strong>Assault Fairies!</strong></em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Assault Fairies</strong></p>
<p>Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani.<br />
La fatina Astride abita in un modesto appartamento a Londra, in volontario esilio dal Reame delle Fatine. Trascorre un’esistenza miserevole, costretta a lavorare come hostess in un locale notturno per pagare l’affitto. Finché una sera riceve una proposta che potrebbe cambiarle la vita. È l’occasione per riscattare il proprio onore di fatina e per salvare la città. Forse.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/af_arty.jpg" alt="Postazione di artiglieria delle fatine" /><br />
<em>Postazione di artiglieria delle fatine</em></p>
<p><em><strong>Assault Fairies</strong></em> potrebbe rientrare nel sottogenere <strike>dello steampunk</strike> del vaporteppa, e non mi offenderò se qualcuno lo catalogherà così, tuttavia penso che sia limitativo. <em><strong>Assault Fairies</strong></em> è abbastanza originale da meritarsi il proprio sottogenere. <em><strong>Assault Fairies</strong></em> è il primo (e che io sappia l’unico) romanzo esponente del <em>military aetheric fairypunk</em>!<br />
Sì, ho appena fondato un nuovo sottogenere della narrativa fantastica, bando alla modestia!</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Military Aetheric Fairypunk</strong></p>
<p>Le caratteristiche del <em>military aetheric fairypunk</em> (<em>MAFp</em>), partendo dell’elemento cruciale:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Fairy</strong>. La presenza di fatine è <strong>fondamentale</strong>. Non può esistere <em>MAFp</em> senza fatine! Inoltre le fatine devono essere protagoniste o comunque devono essere elemento centrale della narrazione. Infine devono essere vere fatine, non le versioni edulcorate della Disney o dei libri per bambini.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Military</strong>. Combattimenti ed eventi bellici devono essere presenti e ed essere significativi per la trama. In rispetto dell’intima natura delle fatine, che le spinge alla carriera militare.<br />
Come scrive Robert A. Heinlein nel suo celebre romanzo <em>Starship Fairies</em><sup><a href="#af_nota_2">[2]</a></sup><a name="af_nota_2_up"></a>:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The most noble fate a fairy can endure is to place her own mortal body between her loved home and the war’s desolation.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Il destino più nobile per una fatina è porre il proprio corpicino mortale tra l’amata tana e la desolazione della guerra.</p></blockquote>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Aetheric</strong>. Il riferimento all’etere è simbolico: indica la necessità per chi vuole scrivere <em>MAFp</em> di inserire elementi scientifici/tecnologici. Il <em>MAFp</em> non è puro fantasy, è science-fantasy.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>-punk</strong>. L’ho messo solo perché se no il nome suonava male! L’elemento “punk” può esserci come può non esserci, non è importante.</p>
<p>Invece è importante sottolineare che il <em>MAFp</em> non è legato a nessuna particolare ambientazione: può essere ambientato nell’epoca Vittoriana come durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’antica Roma o cento anni nel futuro. Sulla Terra o altrove. Basta che si inseriscano gli elementi elencati.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/af_mafp.jpg" alt="military aetheric fairypunk" /><br />
<em>Il mio appunto originale nel quale colloco il military aetheric fairypunk alla confluenza tra romanzi di guerra, fantascienza tecnologica e fantasy fiabesco</em></p>
<p>Mi sono molto divertita a scrivere <em><strong>Assault Fairies</strong></em>. Mi sono divertita a ideare la personalità delle fatine e a costruire il loro Reame. Mi sono divertita a mescolare veri riferimenti storici (spesso poco conosciuti) con il fantastico. Mi sono divertita a vedere il mondo attraverso gli occhi di un esserino alto poco più di un palmo.<br />
Spero che vi divertirete a leggere. Come sempre ogni commento sarà il benvenuto, e ricordatevi di votare nel sondaggio per la vostra fatina preferita!</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Progetti futuri</strong></p>
<p>Adesso posso tornare a <em><a href="/2009/08/12/smq/">S.M.Q.</a></em> Ho provato a scriverlo contemporaneamente ad <em><strong>Assault Fairies</strong></em>, ma la mancanza di tempo e la troppa distanza tra le due storie hanno reso l’impresa impossibile.<br />
Finito <em>S.M.Q.</em> riprenderò il romanzo di guerra e scriverò il secondo volume di <em><strong>Assault Fairies</strong></em>. Forse uno dei due lo metterò a puntate stile <em>S.M.Q.</em>, devo ancora decidere.<br />
Infine farò la revisione 2.0 di <em><a href="/2009/03/09/le-avventure-della-giovane-laura/">Laura</a></em>, magari aggiungendo nuove avventure.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Assault Fairies</strong><br />
~Volume I~</p>
<p align="center">Tabella riassuntiva delle caratteristiche del prodotto</p>
<table width="100%" border="1" cellspacing="4" cellpadding="3">
<tr>
<td><strong>Fatine hostess in locali notturni</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Coniglietti fumatori</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Uomini-elefante</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Draghi galvanici</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Giro-incrociatori elettrici</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Fucili ipersonici</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Operazioni a cervello aperto</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Elfi</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Vampiri</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Licantropi</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Angeli</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Gnokki assortiti</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Ragazze con occhi di colori diversi</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Spade magiche</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
</table>
<hr style="border: 0; color: #F9DDDD; background-color: #F9DDDD; height: 1px;" />
<p align="center"><strong>Download</strong></p>
<p>
<img src="/wp-content/pdf_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.pdf"><em><strong>Assault Fairies</strong></em> ~Volume I~</a> in formato <strong>PDF A4</strong>. Leggibile a video e ideale per la stampa (~806KB).</p>
<p><img src="/wp-content/epub_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.epub"><em><strong>Assault Fairies</strong></em> ~Volume I~</a> in formato <strong>ePub</strong>. Per i lettori di ebook (~183KB).</p>
<p><img src="/wp-content/prc_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.prc"><em><strong>Assault Fairies</strong></em> ~Volume I~</a> in formato <strong>Mobipocket</strong>. Per il Kindle e altri dispositivi portatili supportati (~287KB).</p>
<p><img src="/wp-content/rtfr_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.rtf"><em><strong>Assault Fairies</strong></em> ~Volume I~</a> in formato <strong>RTF</strong>. Formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi (~2.432KB).</p>
<p><img src="/wp-content/zipr_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.(epub.pdf.prc.rtf).zip"><strong>Un archivio .ZIP</strong></a> contenente tutti i file di cui sopra (~1.444KB).
</p>
<p>Il romanzo è distribuito con licenza Creative Commons 2.5 Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo. Per sapere in dettaglio quello che ci potete fare, consultate <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">questa pagina</a>. Inoltre date un’occhiata alle <a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_15">FAQ</a>.</p>
<p><strong>EDIT del 18 agosto 2011</strong>: Se volete aggiungere il romanzo alla vostra biblioteca di aNobii lo trovate <a href="http://www.anobii.com/books/Assault_Fairies_-_Volume_1/01b8429dcee9390f43/">qui</a>. Se lo volete aggiungere alla biblioteca di goodreads è <a href="http://www.goodreads.com/book/show/11953112-assault-fairies-volume-1">qui</a>.<br />
Ringrazio Kimberly Anne, Il Duca e ATNO per aver inserito le schede relative nei due siti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/af_gyro2.jpg" alt="Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico" /><br />
<em>Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico</em></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="af_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#af_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Magari lo ha fatto. Dovete sapere che il Duca è bravo a scrivere, però è troppo timido per far leggere ad altri le sue opere.</p>
<p><a name="af_nota_2"></a>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#af_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Lo so che nelle librerie è apparso con il titolo <em>Starship Troopers</em> e invece di fatine vi si trovavano esseri umani: Heinlein è stato <em>costretto</em> a modificare il romanzo per pubblicare. Questo a causa del <em>complotto</em>. Per maggiori informazioni, si veda l’<a href="/2010/11/01/inaugurazione-osservatorio/">articolo</a> dedicato all’inaugurazione dell’Osservatorio Fatine.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="/osservatorio-fatine/">Osservatorio Fatine</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://davidszondy.com/future/war/futurewar.htm">Terrificanti macchine belliche retrofuturistiche</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/U5LIJXF092/Starship%20Troopers"><em>Starship <strike>Troopers</strike> Fairies</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://calibre-ebook.com/">calibre: un software per convertire gli ebook da un formato all’altro</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Quattro anni e una sorpresa</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/06/23/quattro-anni-e-una-sorpresa/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 22:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[complotto]]></category>
		<category><![CDATA[conto alla rovescia]]></category>
		<category><![CDATA[Il Duca]]></category>
		<category><![CDATA[Quattro]]></category>
		<category><![CDATA[sono malinconica]]></category>
		<category><![CDATA[sorpresa]]></category>
		<category><![CDATA[Time Cube]]></category>
		<category><![CDATA[torta di compleanno]]></category>

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		<description><![CDATA[Con oggi sono quattro anni dall’apertura dei Gamberi. Anche se contando il periodo di chiusura e le ultime pause non saranno più di tre anni di attività. Ma non sottilizziamo. Come mi ha spiegato il Duca e come dimostra la ricerca scientifica – quella seria, non quella prezzolata al soldo delle multinazionali del farmaco – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con oggi sono quattro anni dall’apertura dei Gamberi. Anche se contando il periodo di chiusura e le ultime pause non saranno più di tre anni di attività. Ma non sottilizziamo.<br />
Come mi ha spiegato il <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/">Duca</a> e come dimostra la <a href="http://www.timecube.com/timecube2.html">ricerca scientifica</a> – quella seria, non quella prezzolata al soldo delle multinazionali del farmaco – il Quattro ha fondamentali significati mistici e simbolici, perciò ho deciso di festeggiare questo anniversario con una sorpresa&#8230;<br />
&#8230; sorpresa che pubblicherò solo tra qualche giorno, per creare un po’ di suspense! Intanto potete seguire il conto alla rovescia:</p>
<p><strong>EDIT del 28 giugno 2011.</strong> Il conto alla rovescia è finito! <a href="/2011/06/28/assault-fairies/">Questa</a> è la sorpresa!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Volendo fare un bilancio di questi quattro anni di Gamberi, sono costretta ad ammettere che dal punto di vista personale è stato un colossale <strong>EPIC FAIL</strong>. Bene ha fatto mio fratello ad abbandonare la Barca il prima possibile. Tuttavia grazie ai Gamberi ho conosciuto alcune persone che stimo molto e di cui sono diventata amica, e questo <strike>in parte</strike> compensa gli aspetti negativi. Inoltre sono convinta di aver scritto degli ottimi articoli, e quando si fa qualcosa di bello ne è sempre valsa la pena. Dunque non sono pentita di aver aperto il blog – be’, un pochino sì, ma non tanto! – e continuerò ad aggiornalo.<br />
Senza contare che una delle mie frasette da Baci Perugina preferita è: “Il premio della virtù è la virtù stessa” che non sarà <em>cool</em> come: “E così il leone si innamorò dell’agnello, che agnello stupido, che leone pazzo e masochista” ma <em>spakka</em> lo stesso.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/qas_cake.jpg" alt="Torta di compleanno" /><br />
<em>The cake is a lie</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Timecube">Time Cube su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.cakes.com/">Il sito delle torte</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Alice: Madness Returns</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/06/21/alice-madness-returns/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 15:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alice]]></category>
		<category><![CDATA[Alice: Madness Returns]]></category>
		<category><![CDATA[American McGee’s Alice]]></category>
		<category><![CDATA[platform]]></category>
		<category><![CDATA[release]]></category>
		<category><![CDATA[RELOADED]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>

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		<description><![CDATA[Sì, sì, recensirò l’Alice di Dimitri; il blog riprenderà presto la sua regolare attività, la Pausa è quasi finita. Nel frattempo, se volete calarvi nell’atmosfera del Paese delle Meraviglie, consiglio di dare un’occhiata a questo Alice: Madness Returns, videogioco uscito settimana scorsa – sia nei negozi, sia sulle reti P2P – per console e PC. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, sì, recensirò l’<em>Alice</em> di Dimitri; il blog riprenderà presto la sua regolare attività, la Pausa è quasi finita. Nel frattempo, se volete calarvi nell’atmosfera del Paese delle Meraviglie, consiglio di dare un’occhiata a questo <em><strong>Alice: Madness Returns</strong></em>, videogioco uscito settimana scorsa – sia nei negozi, sia sulle reti P2P – per console e PC.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_alice1.jpg" alt="Uno screenshot da Alice: Madness Returns" /><br />
<em>Uno screenshot da Alice: Madness Returns</em></p>
<p><em><strong>Alice: Madness Returns</strong></em> è il seguito di <em>American McGee’s Alice</em> un platform con combattimenti in terza persona che vede Alice avventurarsi in un Paese delle Meraviglie oscuro e demente, frutto della propria stessa pazzia. Infatti Alice si trova rinchiusa in manicomio: dopo essere tornata dal viaggio attraverso lo specchio ha dato fuoco alla casa e i genitori ci sono rimasti secchi.<br />
Ricordo con piacere <em>American McGee’s Alice</em>, è stato forse uno dei primi videogiochi che ho finito. In più si poteva levitare grazie alla va-po-ri-tà ben prima di Dimitri.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_alice2.jpg" alt="Copertine di American McGee’s Alice / Alice: Madness Returns" /><br />
<em>Copertine di American McGee’s Alice / Alice: Madness Returns</em></p>
<p><em><strong>Alice: Madness Returns</strong></em> riprende i meccanismi di <em>American McGee’s Alice</em> con una grafica aggiornata e moderni effetti fisici – il gioco supporta PhysX a patto di avere un processore abbastanza veloce o una moderna scheda grafica nVidia.<br />
Per motivi di tempo ho potuto provare il gioco solo per pochi minuti, dunque non esprimo un giudizio, tuttavia posso dire che l’impressione iniziale è ottima. E i pareri che ho letto in Rete riguardo la versione per PC sono spesso entusiastici.</p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2011/06/21/alice-madness-returns/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/alice_trailer.jpg" alt="preview image"/></a><em>Trailer di Alice: Madness Returns</em></div>
<p>Sulle reti P2P il gioco si può trovare cercando:</p>
<p><strong>Alice.Madness.Returns.Proper-RELOADED</strong> (~7.59GB, 82 file .rar da 100.000.000 bytes + .nfo e .sfv – nome del primo file: <strong>rld-amre.rar</strong>).</p>
<p>Ricordo infine che sul DVD è presente anche il primo gioco – <em>American McGee’s Alice</em> – “rimasterizzato” con nuove texture e supporto per gamepad.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tutti i denti del mostro sono perfetti</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/06/10/tutti-i-denti-del-mostro-sono-perfetti/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 14:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[antologia]]></category>
		<category><![CDATA[emule]]></category>
		<category><![CDATA[modesta proposta]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti i denti del mostro sono perfetti]]></category>
		<category><![CDATA[Ubooks]]></category>
		<category><![CDATA[Urania]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Evangelisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1997, con il numero 1322 Urania festeggiava i 45 anni di vita. Per l’occasione quel numero fu dedicato alla fantascienza italiana, con un’antologia intitolata: Tutti i denti del mostro sono perfetti. La si può trovare su emule cercando: &#160;Ubooks&#160;0014_Urania&#160;1322&#160;Aa&#160;Vv&#160;-Tutti&#160;i&#160;denti&#160;del&#160;mostro&#160;sono&#160;perfetti(odf,pdf,epub)&#160;(by&#160;Ultro17).rar (1.475.529 bytes) &#160; Copertina di Tutti i denti del mostro sono perfetti &#160; I racconti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1997, con il numero 1322 Urania festeggiava i 45 anni di vita. Per l’occasione quel numero fu dedicato alla fantascienza italiana, con un’antologia intitolata: <em>Tutti i denti del mostro sono perfetti</em>. La si può trovare su emule cercando:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>Ubooks&nbsp;0014_Urania&nbsp;1322&nbsp;Aa&nbsp;Vv&nbsp;-<br />Tutti&nbsp;i&nbsp;denti&nbsp;del&nbsp;mostro&nbsp;sono&nbsp;perfetti<br />(odf,pdf,epub)&nbsp;(by&nbsp;Ultro17).rar</strong> (1.475.529 bytes)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_denti.jpg" alt="Copertina di Tutti i denti del mostro sono perfetti" /><br />
<em>Copertina di Tutti i denti del mostro sono perfetti</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I racconti presenti sono:</p>
<p>“Alba Tragica” di Niccolò Ammaniti.<br />
“L’immortalità” di Daniele Brolli.<br />
“Il Buio” di Enzo Fileno Carabba.<br />
“La Brigata Superciuk” di Sandrone Dazieri.<br />
“Il Nodo Kappa” di Valerio Evangelisti.<br />
“Sole Giaguaro” di Franco Forte.<br />
“Prima della Svolta” di Barbara Garlaschelli.<br />
“Alle Spalle” di Mario Giorgi.<br />
“Le Copertine di Urania” di Michele Mari.<br />
“La Balena del Cielo” di Luca Masali.<br />
“Fabulaliena” di Silverio Novelli.<br />
“Acqua” di Tiziano Scarpa.<br />
“Snuff Movie” di Nicoletta Vallorani.<br />
“Luci” di Dario Voltolini.</p>
<p>Non li ho letti tutti, ma da quel che ho letto il livello è molto scarso. Meglio però del livello medio del fantastico in Italia quindici anni dopo, che è tra l’atroce e il mi-sono-cavata-gli-occhi-e-ora-sono-felice.</p>
<p>L’introduzione del curatore, Valerio Evangelisti, è bizzarra: da un lato rimarca come la fantascienza non sia narrativa di serie B, ma letteratura e cultura; dall’altro quando si è trattato di scegliere gli autori per questa antologia, Evangelisti è subito corso a mendicare un racconto ad autori <em>mainstream</em> che non avevano mai scritto fantascienza in vita loro. È un genere così dignitoso la fantascienza che qualunque scrittore che passa per strada può scriverne senza alcuna preparazione.<br />
D’altra parte sottolinea Evangelisti che si tratta di “carissimi amici”. E un racconto dei “carissimi amici” non lo si rifiuta mai. È anche presente un racconto dello stesso Evangelisti, che sarebbe pure giustificabile, sennonché è davvero poco elegante per il curatore di un’antologia inserire se stesso.</p>
<p>La mia modesta proposta (a parte quella di scuoiare gli autori italiani e fare con la pelle strofinacci): invitare nelle antologie di fantascienza scrittori che sappiano scrivere fantascienza, anche se non sono amici del curatore. Lo so, è una proposta assurda. La butto lì lo stesso. Non si sa mai.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Hyperversum</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/05/30/hyperversum/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2011/05/30/hyperversum/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 May 2011 18:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cecilia Randall]]></category>
		<category><![CDATA[emule]]></category>
		<category><![CDATA[Hyperversum]]></category>
		<category><![CDATA[Hyperversum. Il Cavaliere del Tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Hyperversum. Il Falco e il Leone]]></category>
		<category><![CDATA[scrittore con pseudonimo straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se non sono catalogati in alcuna “biblioteca”, sono disponibili su emule PDF di buona qualità della trilogia di Hyperversum. L’autrice è Cecilia Randall, ovvero l’italiana Cecilia Randazzo. Occorre cercare: &#160;Cecilia&#160;Randall&#160;-&#160;Hyperversum&#160;1.pdf (2.561.549 bytes) &#160;Cecilia&#160;Randall&#160;-&#160;Hyperversum&#160;2&#160;-&#160;Il&#160;Falco&#160;e&#160;il&#160;Leone.pdf (2.118.218 bytes) &#160;Cecilia&#160;Randall&#160;-&#160;Hyperversum&#160;3&#160;-&#160;Il&#160;Cavaliere&#160;del&#160;Tempo.pdf (2.000.304 bytes) &#160; Copertina di Hyperversum La trama di Hyperversum: Daniel ha una passione bruciante per un videogioco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se non sono catalogati in alcuna “biblioteca”, sono disponibili su emule PDF di buona qualità della trilogia di Hyperversum. L’autrice è Cecilia Randall, ovvero l’italiana Cecilia Randazzo.</p>
<p>Occorre cercare:<br />
<img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>Cecilia&nbsp;Randall&nbsp;-&nbsp;Hyperversum&nbsp;1.pdf</strong> (2.561.549 bytes)<br />
<img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>Cecilia&nbsp;Randall&nbsp;-&nbsp;Hyperversum&nbsp;2&nbsp;-&nbsp;Il&nbsp;Falco&nbsp;e&nbsp;il&nbsp;Leone.pdf</strong> (2.118.218 bytes)<br />
<img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong>Cecilia&nbsp;Randall&nbsp;-&nbsp;Hyperversum&nbsp;3&nbsp;-&nbsp;Il&nbsp;Cavaliere&nbsp;del&nbsp;Tempo.pdf</strong> (2.000.304 bytes)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_hyper1.jpg" alt="Copertina di Hyperversum 1" /><br />
<em>Copertina di Hyperversum</em></p>
<p>La trama di <em>Hyperversum</em>:</p>
<blockquote><p>Daniel ha una passione bruciante per un videogioco online, <em>Hyperversum</em>, che trasporta la sua fantasia nella storia. Dentro la realtà virtuale ha imparato a essere un perfetto uomo del Medioevo e conosce tutte le astuzie per superare ogni livello di gioco.<br />
Ian ha una laurea e un dottorato in storia medievale. Dalla morte dei genitori è diventato parte della famiglia di Daniel. Al rientro da un soggiorno di studi in Francia, Ian raggiunge la sua “famiglia acquisita” per una cena e, naturalmente, per tornare a giocare col suo amico Daniel al loro videogame preferito.<br />
Davanti allo schermo non sono soli: ci sono il piccolo Martin, Jodie, la ragazza di Daniel, e, collegati da un altro computer, Carl e Donna.<br />
Mentre vivono la loro avventura virtuale nel Medioevo, i ragazzi vengono sorpresi da una tempesta che li tramortisce: Daniel, Jodie, Ian e Martin si ritrovano in Fiandra, nel bel mezzo della guerra che vede contrapposti Francia e Inghilterra, Impero e Papato.<br />
Si apre per loro una nuova vita. Nuove strade, un nuovo amore&#8230;</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_hyper2.jpg" alt="Copertina di Hyperversum 2" /><br />
<em>Copertina di Hyperversum &#8211; Il Falco e il Leone</em></p>
<p>La trama di <em>Hyperversum 2</em>:</p>
<blockquote><p>A due anni di distanza dal primo viaggio e dopo molti vani tentativi, <em>Hyperversum</em> trasporta nuovamente Ian e Daniel nel XIII secolo.<br />
Per riabbracciare l’amata Isabeau e vedere la nascita del suo primogenito, Ian si trova coinvolto nella ribellione dei baroni inglesi contro Giovanni Senza Terra.<br />
Daniel cerca di tornare nel suo tempo, ma rimane imprigionato suo malgrado nel 1215, tra le grinfie del nemico giurato di Ian: Geoffrey Martewall, barone di Dunchester.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_hyper3.jpg" alt="Copertina di Hyperversum 3" /><br />
<em>Copertina di Hyperversum &#8211; Il Cavaliere del Tempo</em></p>
<p>La trama di <em>Hyperversum 3</em>:</p>
<blockquote><p>Sono passati tre anni dal momento in cui Ian e Daniel si sono salutati prendendo strade (e secoli) molto diversi tra loro.<br />
Di tanto in tanto, Daniel non può fare a meno di ritentare una partita con <em>Hyperversum</em>, nella speranza di incontrare nuovamente l’amico.<br />
Inaspettatamente, un giorno, riceve una misteriosa mail firmata Falco d’argento, il soprannome con cui Ian è conosciuto nella sua vita medievale.<br />
Daniel è sconvolto: come è possibile? È ancora una volta il gioco che si intromette nelle loro vite? È realmente Ian, che ha trovato un nuovo varco nel tempo? O qualcuno si cela dietro le ali del Falco? E perché?</p></blockquote>
<p>Di Cecilia Randall ho letto solo il suo racconto presente nell’antologia <em><a href="/2009/06/12/gli-indiscussi-maestri-di-sanctuary/">Sanctuary</a></em>. Un racconto decente ma non abbastanza interessante né scritto bene da farmi venire voglia di affrontare le 2.000 e passa pagine della trilogia di <em>Hyperversum</em>.<br />
Senza contare che ho la sensazione che la faccenda sia più simile a <em>Timeline</em> di Michael Crichton (uno dei suoi romanzo peggiori) che non a <em>Un Americano del Connecticut alla Corte di Re Artù</em> di Mark Twain (uno dei miei romanzi preferiti).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pausa II</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/04/27/pausa-ii/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2011/04/27/pausa-ii/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 20:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Homura Akemi]]></category>
		<category><![CDATA[maghette]]></category>
		<category><![CDATA[Puella Magi Madoka Magica]]></category>
		<category><![CDATA[sono stanca]]></category>

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		<description><![CDATA[Come avevo annunciato alla riapertura del blog, se mi fossi trovata nella condizione di non poter aggiornare per più di qualche settimana, avrei avvertito. È questo il caso: tra università, stress accumulato negli ultimi tempi, desiderio di dedicarmi allo studio della narrativa, non credo che aggiornerò il blog almeno fino a inizio estate – salvo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come avevo annunciato alla <a href="/2010/10/10/il-blog-riapre/">riapertura del blog</a>, se mi fossi trovata nella condizione di non poter aggiornare per più di qualche settimana, avrei avvertito. È questo il caso: tra università, stress accumulato negli ultimi tempi, desiderio di dedicarmi allo studio della narrativa, non credo che aggiornerò il blog almeno fino a inizio estate – salvo la sporadica Segnalazione.<br />
Voglio precisare che la polemica di alcuni giorni fa sul blog del Duca a proposito della qualità dei commenti non c’entra: è vero, certi commenti danno fastidio ed è triste che tante volte i <em>troll</em> deraglino le discussioni, <strong>ma</strong> ormai ci ho fatto l’abitudine e non mi fa più né caldo né freddo. D’altra parte non c’è soluzione: chiudere i commenti sarebbe un peccato, visto che ogni tanto capitano interventi che arricchiscono sul serio gli articoli; moderare i commenti significherebbe per me investire nel blog altro tempo, tempo che non ho.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Nel frattempo è terminato <em>Puella Magi Madoka Magica</em>, forse il miglior anime di maghette mai realizzato. Peccato per il finale indecoroso. Undici ottime puntate, con momenti di qualità eccezionale (la puntata dieci credo sia la più emozionante puntata di un anime che abbia mai visto), e un crollo alla fine. A me rimane il sospetto che il finale sia stato stravolto per non turbare i giapponesi sconvolti dal terremoto. Non si spiegherebbe altrimenti perché <em>Madoka</em> non sia stato trasmesso per più di quaranta giorni, quando gli altri anime hanno rispettato al massimo una settimana di pausa.<br />
Mi ha fatto anche incazzare che&#8230;<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1345387342'), this, 'Mostra enorme spoiler per Madoka &#9660;', 'Nascondi enorme spoiler per Madoka &#9650;');">Mostra enorme spoiler per Madoka &#9660;</a></p>
<div id='SID1345387342' style='display:none;'>
<p>&#8230; i jappi mi abbiano “rubato” l’idea alla base di <em>S.M.Q.</em>, ovvero che lo scopo delle maghette è impedire la morte termica dell’Universo, e poi non siano stati capaci di renderla elemento determinante della storia. Stupide scimmie gialle.
</div>
<p>Rimane però un bellissimo anime e lo consiglio a tutti. Ho adorato e fatto il tifo per i personaggi settimana dopo settimana come non mi capitava da anni. Kyubey con i suoi contratti me lo sognerò la notte e la “Puella Magi” Homura Akemi è diventata il mio nuovo idolo: meglio di Sailor Moon e di Buffy messe assieme! L’incarnazione del concetto: “Se la violenza non risolve i tuoi problemi, non ne stai usando abbastanza.”</p>
<p>Magari riparlerò di <em>Madoka</em> quando saranno uscite tutte le puntate in blu-ray/DVD. La mia speranza è che ci possa essere un’ultima puntata “Director’s Cut” o simile. Intanto ieri è uscito in Giappone il volume 1 e già si è svelato un piccolo mistero&#8230;<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID365272428'), this, 'Mostra piccolo spoiler per Madoka &#9660;', 'Nascondi piccolo spoiler per Madoka &#9650;');">Mostra piccolo spoiler per Madoka &#9660;</a></p>
<div id='SID365272428' style='display:none;'>
<p>&#8230; il drama CD che accompagna il blu-ray racconta in dettaglio la Timeline 1, e si scopre che il desiderio di Madoka era resuscitare un gatto morto – il gatto nero che si vede nella sigla di apertura. Chissà se nella Timeline 2 o 3 Madoka si è sul serio giocata l’anima in cambio della torta&#8230;
</p></div>
<p>E questo è quanto, ci risentiamo tra un paio di mesi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/p2_homu.jpg" alt="Homura Akemi" /><br />
<em>“L’eccessiva gentilezza rende deboli. Il coraggio rende incoscienti. E la dedizione alla causa non porta alcuna ricompensa. Se non capisci questi concetti, non puoi diventare una maghetta.” – Homura Akemi.</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_jp.png" alt="bandiera JP" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.madoka-magica.com/">Sito ufficiale di <em>Madoka Magica</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.animesuki.org/series.php/1747.html"><em>Madoka Magica</em> su AnimeSuki</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://wiki.puella-magi.net/Main_Page">La wiki di <em>Madoka Magica</em></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Duca a Ebook Lab: Libroshima</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/04/22/il-duca-a-ebook-lab-libroshima/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 20:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Donati]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Ebook Lab Italia 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Il Duca]]></category>
		<category><![CDATA[Libroshima]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mese scorso, Il Duca, ovvero Marco Carrara, presidente e fondatore del mio Fan Club, ha tenuto un discorso a tema ebook nell’ambito del convegno Ebook Lab Italia 2011. È da poco disponibile il filmato e ve lo propongo: Il Duca è un esperto in materia e il suo intervento merita di essere ascoltato. Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mese scorso, Il Duca, ovvero Marco Carrara, presidente e fondatore del mio <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2010/11/16/twitter-e-nuovi-banner/">Fan Club</a>, ha tenuto un discorso a tema ebook nell’ambito del convegno <a href="http://www.ebooklabitalia.com">Ebook Lab</a> Italia 2011. È da poco disponibile il filmato e ve lo propongo: Il Duca è un esperto in materia e il suo intervento merita di essere ascoltato. Se poi volete approfondire, <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2011/03/20/ebook-lab-italia-2011-articolo-guida-per-libroshima/">qui</a> trovate l’articolo-guida.</p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2011/04/22/il-duca-a-ebook-lab-libroshima/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/libroshima.jpg" alt="preview image"/></a><em>Marco Carrara (Baionette Librarie) &#8211; Libroshima: cronache del dopo eBook. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=SoprVeaUnKo">Qui</a> il video su YouTube, dove potrete ammirare il Duca anche in HD</em></div>
<p>Voglio aggiungere che a differenza di quanto sostiene una certa vipera ignorante, Il Duca sa esprimersi benissimo e non si “nasconde dietro la sua ciccia”(sic). Magari qualcun’altra dovrebbe preoccuparsi delle proprie capacità di espressione, come <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2010/10/29/disinformati-e-contenti-fm-sullo-steampunk/">sappiamo benissimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’ultima profezia del mondo degli uomini</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/04/21/ultima-profezia-del-mondo-degli-uomini/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 18:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[emule]]></category>
		<category><![CDATA[incipit]]></category>
		<category><![CDATA[L’ultima profezia del mondo degli uomini]]></category>
		<category><![CDATA[Silvana De Mari]]></category>
		<category><![CDATA[XeLu Books]]></category>

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		<description><![CDATA[Disponibile su emule l’ultimo romanzo di Silvana De Mari: L’ultima profezia del mondo degli uomini. Occorre cercare: &#160; [XeLu_ebook&#160;0023&#160;-&#160;Ita]&#160;Silvana&#160;De&#160;Mari&#160;- &#160;L&#8217;ULTIMO&#160;ELFO&#160;4&#160;-L&#8217;ultima&#160;profezia&#160;del&#160;mondo&#160;degli&#160;uomini&#160; (2010).doc (3.846.656 bytes) Copertina de L’ultima profezia del mondo degli uomini Trama: C’era una volta il mondo degli Uomini e quello degli Orchi. Erano uniti da un lembo di terra ma li dividevano anni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile su emule l’ultimo romanzo di Silvana De Mari: <strong><em>L’ultima profezia del mondo degli uomini</em></strong>.<br />
Occorre cercare:</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom"/>&nbsp;<strong> [XeLu_ebook&nbsp;0023&nbsp;-&nbsp;Ita]&nbsp;Silvana&nbsp;De&nbsp;Mari&nbsp;- &nbsp;L&#8217;ULTIMO&nbsp;ELFO&nbsp;4&nbsp;-<br />L&#8217;ultima&nbsp;profezia&nbsp;del&nbsp;mondo&nbsp;degli&nbsp;uomini&nbsp; (2010).doc</strong> (3.846.656 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_profezia.jpg" alt="Copertina de L’ultima profezia del mondo degli uomini" /><br />
<em>Copertina de L’ultima profezia del mondo degli uomini</em></p>
<p>Trama:</p>
<blockquote><p>C’era una volta il mondo degli Uomini e quello degli Orchi. Erano uniti da un lembo di terra ma li dividevano anni di guerre, odio e desiderio di vendetta. C’era il Capitano, dal nome potente e magico, Rankstrail, che aveva battuto gli Orchi ma che da tempo sembrava disperso. C’era poi sua figlia Chiara, abbandonata da lui in tenera età e cresciuta dagli zii come una loro figlia: aveva il potere di leggere nel fuoco e sentiva anche il più piccolo sussurro. C’era anche un principe di nome Arduin, figlio del leggendario Yorsh, che amava costruire macchine volanti e che presto si accorse dell’amore per Chiara. E c’era il soldato semplice Skardrail che si era messo in testa di ritrovare il Capitano. Partì da solo e attraversò le terre degli Orchi pur di raggiungere la sua missione, perché era una missione da cui dipendeva il destino del mondo degli Uomini e solo lui lo sapeva. E su tutti c’era Rosalba, regina dai mille volti, dotata di coraggio e intelligenza, e di una spada che al solo guardarla incuteva timore e rispetto. Ma nessuno di loro aveva fatto i conti con un’ultima profezia&#8230;</p></blockquote>
<p>Non ho mai letto niente della De Mari tranne il saggio <em><a href="/2009/10/05/il-drago-come-realta/">Il Drago come Realtà</a></em> che non mi ha precisamente ben disposta nei confronti della sua narrativa. Non credo di leggere neanche questo romanzo.<br />
Aggiungo che incipit di questo genere:</p>
<blockquote><p>Ancora più importante delle cose è il senso che noi diamo al loro accadere.<br />
Fu quando suo padre scomparve che Chiara finalmente smise di esserne orfana.<br />
La storia di Chiara cominciava con il suo concepimento, il primo giorno dell’inverno del trecentesimo anno dalla liberazione di Daligar. Quella era stata l’ultima volta che Rankstrail suo padre, re di Varil, aveva visto la sua sposa Aurora viva, l’ultima volta che l’aveva sentita respirare, ne aveva sentito l’odore. L’ultima volta che i loro corpi si erano uniti.<br />
Chiara era nata da quell&#8217;unione: così erano nati il suo corpo e la sua anima, e dentro di lei, nel suo corpo e nella sua anima, c’era qualcosa di suo padre e di sua madre e di tutta l’apocalittica genealogia di cui lei era la discendenza. Un branco di Orchi in una notte di vento e di fuoco, una principessa del popolo degli Elfi, un tiranno folle, crudele e criminale, una povera lavandaia che non si era arresa mai, si erano incontrati e scontrati sotto le stelle, sopra la terra, perché lei, la piccola e brutta principessa di Varil, potesse nascere e respirare.</p></blockquote>
<p>Non è che proprio mi entusiasmino, per usare un eufemismo.</p>
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		<title>Fine del mondo a Roncosambaccio</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/04/02/fine-del-mondo-a-roncosambaccio/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 20:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[DRM]]></category>
		<category><![CDATA[Fine del mondo a Roncosambaccio]]></category>
		<category><![CDATA[IoScrittore]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Zaffini]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalazione insolita per un romanzo che non si trova su emule e che non è di genere fantastico. Lo segnalo lo stesso perché l’ho letto con piacere. Il romanzo in questione è Fine del mondo a Roncosambaccio di Luca Zaffini. Copertina di Fine del mondo a Roncosambaccio Trama: Pesaro, estate, giorni nostri. Cico e Scania, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalazione insolita per un romanzo che non si trova su emule e che non è di genere fantastico. Lo segnalo lo stesso perché l’ho letto con piacere. Il romanzo in questione è <strong><em>Fine del mondo a Roncosambaccio</em></strong> di Luca Zaffini.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_ronco.jpg" alt="Copertina di Fine del mondo a Roncosambaccio" /><br />
<em>Copertina di Fine del mondo a Roncosambaccio</em></p>
<p>Trama:<br />
<blockquote>Pesaro, estate, giorni nostri. Cico e Scania, amici fraterni, si allenano a Baia Flaminia, una spiaggia all’estremo nord della città. Trentenni avanzati senza arte né parte, vivacchiano di espedienti aspettando la grande occasione. L’incontro di arti marziali di Scania, a settembre, potrebbe proiettarli nel circuito dei match professionistici, dare finalmente una svolta alla loro vita. Mentre uno sbraita giocando a fare il preparatore atletico e l’altro corre e suda, scoprono il cadavere di una ragazza, privato degli occhi. Per i due spiantati imbattersi nel corpo di una giovane ricca ereditiera scomparsa può essere un’occasione o un pericolo. Se non si sceglie bene tra le due opzioni può diventare un incubo.<br />
Nella speranza di poter ricavare qualche soldo dalla soluzione del misterioso omicidio, si trovano a ripercorrere la cronaca degli ultimi anni di una placida cittadina di provincia alla ricerca di indizi, partendo dal più misterioso: un tatuaggio sul corpo della vittima.<br />
Impegnati in un’indagine al di sopra delle loro possibilità precipitano in segreti sepolti da molto tempo e si accorgono ben presto del rischio più grande: la loro sopravvivenza.</p></blockquote>
<p>Ho letto tempo fa una prima stesura di questo romanzo e mi sono divertita. È ben scritto, i personaggi sono simpatici, i dialoghi spiritosi, la trama non è così scontata come potrebbe apparire e la classica <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chekov's_gun">pistola di Chekhov</a> qui è un obice da 105mm!<br />
Ammetto però di non essere una lettrice abituale di gialli e thriller, dunque forse non sono la persona più adatta a dare un giudizio.</p>
<p><strong><em>Fine del mondo a Roncosambaccio</em></strong> è arrivato tra i finalisti della prima edizione del concorso <a href="http://www.illibraio.it/ioscrittore/home.htm">IoScrittore</a> organizzato dal <a href="http://www.maurispagnol.it/">GeMS</a>, ed è stato pubblicato in ebook. Lo si può acquistare dai consueti rivenditori: <a href="http://www.bookrepublic.it/book/9788897148203-fine-del-mondo-a-roncosambaccio/">book republic</a>, <a href="http://www.ibs.it/ebook/Zaffini-Luca/Fine-del-mondo/9788897148210.html">iBS.it</a>, <a href="http://www.illibraio.it/servizi/ecommerce/edigita/dettaglioBook.aspx?code=EDGT6656">Il Libraio</a>, <a href="http://store.simplicissimus.it/catalog/product/view/id/10907/s/fine-del-mondo-a-roncosambaccio/">Simplicissimus</a>, ecc.</p>
<p><strong>Nota.</strong> Purtroppo l’ebook è infestato con il DRM di Adobe, ovvero soffre di una serie di fastidiose limitazioni: non può essere letto con qualunque apparecchio, non può essere copiato, non può essere convertito in altri formati. Per fortuna non è difficile ripulire il file usando gli <em>script</em> presenti in <a href="http://i-u2665-cabbages.blogspot.com/2009/02/circumventing-adobe-adept-drm-for-epub.html">questa pagina</a>. So che il Duca sta preparando un tutorial dettagliato per spiegare anche ai più imbranati come liberare gli ebook dai DRM, appena sarà pronto metterò il link. <strong>EDIT:</strong> Il Duca ha scritto il tutorial, lo trovate <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2011/04/20/togliere-i-drm-dagli-ebook-guida-per-principianti/">qui</a>.<br />
Devo aggiungere che da parte dell’editore è una politica <em>assurda</em>. Posso capire (insomma&#8230;) prezzi alti e DRM per un ebook quando si vuole vendere il cartaceo, ma qui c’è solo l’ebook, che senso ha rendere difficile la vita agli acquirenti?</p>
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