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	<title>Gamberi Fantasy</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Il blog chiude</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 16:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Per gravi problemi di famiglia sono costretta a chiudere il blog a tempo indeterminato. Prendo questa decisione con grandissima tristezza, ma non posso fare altrimenti.
Può essere che in futuro il blog riapra, ma al momento è un&#8217;ipotesi improbabile.
Ringrazio di vero cuore tutte le persone che hanno collaborato con me, le persone che hanno commento e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per gravi problemi di famiglia sono costretta a chiudere il blog a tempo indeterminato. Prendo questa decisione con grandissima tristezza, ma non posso fare altrimenti.<br />
Può essere che in futuro il blog riapra, ma al momento è un&#8217;ipotesi improbabile.</p>
<p>Ringrazio di vero cuore tutte le persone che hanno collaborato con me, le persone che hanno commento e tutti quelli che sono, anche per caso, passati di qui.</p>
<p>Mi scuso in anticipo se nei prossimi giorni non risponderò ad alcuna email, non me la sento.</p>
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		<title>Esbat (di nuovo)</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/20/esbat-di-nuovo/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 13:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Disponibile su emule il romanzo Esbat di Lara Manni. Occorre cercare:

Bluebook.1014.ITA.Manni.Lara.Esbat.rar (1.571.190 bytes)

Copertina di Esbat
Trama:
Ha cinquant&#8217;anni, disegna manga, è conosciuta con il nome di Sensei &#8211; maestra &#8211; e ha fan sparsi ovunque nel mondo. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici, e da anni disegna La leggenda di Moeru, un manga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile su emule il romanzo <strong><em>Esbat</em></strong> di Lara Manni. Occorre cercare:
</p>
<p><strong>Bluebook.1014.ITA.Manni.Lara.Esbat.rar</strong> (1.571.190 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_esbat.jpg" alt="Copertina di Esbat" /><br />
<em>Copertina di Esbat</em></p>
<p>Trama:<br />
<blockquote>Ha cinquant&#8217;anni, disegna manga, è conosciuta con il nome di Sensei &#8211; maestra &#8211; e ha fan sparsi ovunque nel mondo. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici, e da anni disegna La leggenda di Moeru, un manga di successo planetario di cui ora si sta accingendo a finire le ultime tavole. La Sensei è una donna superba che gestisce il proprio successo con orgoglio e sapienza: poche apparizioni pubbliche la avvolgono in un&#8217;aura di mistero e le permettono di non entrare in contatto coi propri lettori che disprezza profondamente. Una notte di luna piena, proprio mentre sta per mettere la parola fine al suo manga più celebre, riceve la visita di un ospite inatteso: è Hyoutsuki-sama, principe demoniaco antagonista di Moeru. La Sensei crede di essere impazzita, ma ben presto si convince che Hyoutsuki-sama è un&#8217;entità reale, che ha abitato per anni il mondo che ha creato e che ora ha attraversato per reclamare un finale diverso. La Sensei se ne innamorala l&#8217;amore con lui e gli propone un patto: un finale diverso in cambio di altri sei mesi in cui il demone verrà richiamato e sarà a sua disposizione per una notte al mese. Per far ciò è necessario eseguire un rito &#8211; Esbat &#8211; che richiede alla Sensei di sacrificare parti del proprio corpo. Dopo essersi tranciata alcune dita di una mano e di un piede, la Sensei decide di &#8220;sacrificare&#8221; i propri fan, che attira a casa con la promessa di un disegno autografo.</p></blockquote>
<p>Avevo già <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/06/24/esbat/">segnalato</a> <strong><em>Esbat</em></strong>, quando era uscito in libreria. Per le ragioni spiegate in quell&#8217;articolo non è il caso che mi dilunghi. Rimane il consiglio di leggere questo romanzo, specie adesso che non costa niente.</p>
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		<title>Pan</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/20/pan/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 13:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[È disponibile su emule il romanzo di Francesco Dimitri Pan. Occorre cercare:

Bluebook.1015.ITA.Dimitri.Francesco.Pan.rar (2.458.666 bytes)

Copertina di Pan
Trama:
Nelle notti romane ci sono bambini che sognano, e che nel sogno, ogni volta, ripetono il viaggio verso una grande isola che non c&#8217;è. Nelle notti romane ci sono ville borghesi illuminate dalla luna piena, e dai loro giardini spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È disponibile su emule il romanzo di Francesco Dimitri <strong><em>Pan</em></strong>. Occorre cercare:
</p>
<p><strong>Bluebook.1015.ITA.Dimitri.Francesco.Pan.rar</strong> (2.458.666 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_pan.jpg" alt="Copertina di Pan" /><br />
<em>Copertina di Pan</em></p>
<p>Trama:<br />
<blockquote>Nelle notti romane ci sono bambini che sognano, e che nel sogno, ogni volta, ripetono il viaggio verso una grande isola che non c&#8217;è. Nelle notti romane ci sono ville borghesi illuminate dalla luna piena, e dai loro giardini spesso s&#8217;innalzano, non visti, mastodontici galeoni pirata. Nelle notti più fredde di una Roma moderna, pulsante, segreta, qualcuno ormai comincia ad avvertirlo: uno spirito folle sta bussando alla porta, uno spirito anarchico e sensuale, passionale e libertino, pronto a tornare per rapirci. Qualcuno lo vuol chiamare Peter; un tempo era noto come Pan. A cento anni di distanza dalla sua prima comparsa, il Peter Pan di Barrie rivela oggi più che mai la propria carica eversiva, la propria primordialità vitale, erotica, libera, il proprio rifiuto verso ogni forma di dogmatismo. Nei cieli di Roma lo scontro si sta preparando: bambini e pirati, vecchie e nuove divinità, in un&#8217;inquietante favola nera che finirà per insegnarci come, talvolta, per vedere il mondo del sogno dal mondo reale, non serva altro che alzare la testa.</p></blockquote>
<p>Ho recensito <strong><em>Pan</em></strong> diversi mesi fa, <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/08/07/recensioni-romanzo-pan/">qui</a>. A me è piaciuto molto, ad altri meno. In ogni caso posso garantire che il tempo dedicato alla lettura non sarà tempo perso. Leggetelo, divertitevi e, se vi è piaciuto, compratelo.</p>
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		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Il Silenzio di Lenth</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 23:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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Titolo originale: Il Silenzio di Lenth
Autore: Luca Centi
Anno: 2009
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Piemme
Genere: Fantasy
Pagine: 430


Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è piaciuto. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_lenth.jpg" alt="Copertina de Il Silenzio di Lenth" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Il Silenzio di Lenth</strong><br />
Autore: <strong>Luca Centi</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Piemme</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantasy</strong><br />
Pagine: <strong>430</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è piaciuto. Un romanzo che, sbagliando, ritenevo adatto solo a un pubblico di adolescenti. Invece sono stata smentita. Meglio essere sorpresi in meglio, come in questo caso, che in peggio, come nel caso della <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/07/03/il-crepuscolo-del-fantasy/">Strazzulla</a> – per la quale, forse, avevo troppe aspettative.<br />Iniziamo con il dire che lo stile di Luca Centi è fresco, scattante, scorre che è una meraviglia, come le opere di troisiana memoria&#8230;
</p>
<p>&#8230; ehm, <strong>no</strong>. Lo stile di Luca Centi è farraginoso, impreciso, vago e porta alla noia in poche pagine.<br />Dato che era l&#8217;ultima recensione di un romanzo fantasy italiano (vedi <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/nascita-del-marciume/">qui</a>), volevo sperimentare quale sensazione si provasse a leccare senza dignità. Non avendo esperienza, ho <a href="http://www.lucacenti.it/recensione-il-libro-del-destino/">copiato</a>. Ma niente, non provo niente. Non mi sono eccitata neanche un po&#8217;. Devo essere strana.
</p>
<p>Non ho concluso la lettura de <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong>. Con <strong>enorme</strong> fatica, mi sono trascinata fino a pagina 150 o giù di lì. Poi ho lasciato perdere: non mi paga nessuno ed era una tortura. È in assoluto il romanzo peggio scritto che abbia mai letto. È una dura lotta con l&#8217;ultimo Premio Urania, l&#8217;atroce <em>E-Doll</em>, ma alla fine Luca Centi la spunta. Infatti, se non avessi dovuto scrivere la recensione, avrei abbandonato la lettura intorno a pagina 20 o anche prima.
</p>
<p>Lo stile di Luca Centi è un gradino sotto quello del Ghirardi. Molto sotto la Strazzu e al confronto Licia Troisi pare un genio. Poi capisco che <strong><em>Lenth</em></strong> possa piacere di più di un <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/13/non-ce-gnocca-per-noi-a-boscoquieto/"><em>Bryan di Boscoquieto</em></a>. Ma solo perché il <em>Boscoquieto</em> è pieno di scene di pessimo <strong>gusto</strong>. Se togliamo il <strong>gusto</strong>, e rimaniamo nell&#8217;ambito tecnico, il Ghirardi se la cava meglio. E il Ghirardi scrive <u><strong>MALE</strong></u>.<br />Non c&#8217;è niente in <strong><em>Lenth</em></strong>, almeno nelle prime 150 pagine, che possa compensare lo stile pessimo. Elementi fantastici: nessuno degno di nota. Ambientazione: non pervenuta – letteralmente, non ci sono descrizioni, tanto che in certi punti non si capisce neppure se l&#8217;azione si svolge al chiuso o all&#8217;aperto. Personaggi: indefiniti. Trama: banale.<br />Pur con tutta la buona volontà, non ho trovato <strong>niente</strong> di buono. Non c&#8217;è una sola scena che sia una, che non andrebbe riscritta da zero. Siamo al di là del brutto. Per me questa non è narrativa. Non è neppure narrativa in lingua italiana: il romanzo <em>sembra</em> scritto in italiano, in verità è un&#8217;altra lingua, nella quale le parole hanno un significato diverso da quello consueto.<br />È per questo che <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> mi ha convinta a non occuparmi più del fantastico scritto in Italia: non ho gli strumenti per analizzare un romanzo del genere. Sono sicura che Luca Centi e la sua editor, tale Francesca Lang, siano persone piene di talento e di capacità, ma qualunque sia l&#8217;ambito nel quale esercitano le loro qualità, posso affermare con certezza che non è quello della narrativa di genere fantastico scritta in lingua italiana.<br /><strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> mi ha comunicato la stessa sensazione di straniamento che mi capita quando in casa d&#8217;altri vedo un televisore acceso: non è tanto che i programmi siano &#8220;brutti&#8221; è che proprio non ne colgo il senso. Mi paiono alieni e incomprensibili. Qui lo stesso: dove sono gli elementi che sono abituata a trovare in un romanzo? Dove sono storia, personaggi, azione, avventura, fantastico, <em><a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/">sense of wonder</a></em>? Non c&#8217;è nulla di tutto ciò.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_mappa.jpg" alt="Un dettaglio della mappa di Lenth" /><br />
<em>Un dettaglio della triste mappa di Lenth</em></p>
<p>Non darò un voto. Sarebbero almeno 150 gamberi marci (appena uno per ogni pagina che ho letto – voglio essere generosa), ma confesso la mia incapacità di capire appieno questa nuova forma di intrattenimento vagamente simile alla narrativa. Dunque lascio perdere i gamberi.<br />E poi può anche darsi che da pagina 151 il romanzo diventi un capolavoro. Anzi, è molto probabile. Parliamo di un romanzo pubblicato da una Grande Casa Editrice, potrebbe essere meno che splendido? Impossibile!
</p>
<p>D&#8217;altra parte, una recensione, per essere utile, deve rispondere alla domanda: vale la pena spendere soldi e tempo per leggere il romanzo in questione?<br />La risposta è <strong>no</strong>. Non vale la pena leggere <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong>, né tantomeno buttare via <strong>venti</strong> euro per acquistarlo.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>È ora il momento di prendere il sacco nero che è <strong><em>Lenth</em></strong>, aprirlo e rovesciarne il contenuto sul pavimento. Sarà divertente perché dopo Natale la gente butta via una marea di spazzatura interessante!<br />Ma prima, una citazione dai ringraziamenti in coda al volume:<br />
<blockquote>Grazie a Francesca Lang, il mio primo critico e lettore, l&#8217;editor migliore che mi potesse capitare. Senza di lei questa avventura non sarebbe mai iniziata.</p></blockquote>
<p>Perciò se ho buttato via venti euro è per merito di Francesca Lang. Grazie, Francesca!<br />La parata di errori che seguirà può essere sfuggita all&#8217;autore. Capita se sei un autore alle prime armi e non sei proprio un&#8217;aquila. Ma non può essere sfuggita all&#8217;editor. Se è competente è <strong>impossibile</strong>. Alcune pagine di <strong><em>Lenth</em></strong>, verso l&#8217;inizio, le ho lette mezza ubriaca: ugualmente ho colto senza problemi ogni imperfezione. Dopo un po&#8217; diviene una seconda natura; non è concepibile che una persona che fa l&#8217;editor di mestiere non si accorga di certi orrori. A meno che la signora Lang, invece di lavorare, non preferisca osservare rapita le ombre dei criceti sul soffitto dell&#8217;ufficio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri1.jpg" alt="Un criceto" /><br />
<em>Un criceto. Non ho voglia di inserire immagini di dolci coniglietti in un articolo che parla di un romanzo tanto brutto</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Italiano</strong>
</p>
<p>Dicevo che <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> sembra scritto in Italiano ma forse non è vero. Il dubbio mi viene da diversi passaggi privi di logica, a meno che le parole non abbiano cambiato significato nottetempo. Parlo di passaggi così:<br />
<blockquote>(pag. 130) Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose. Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?</p></blockquote>
<p>Forse <strong>non</strong> approviamo l&#8217;impazienza <strong>perché</strong> queste sono terre pericolose? Se approvassimo l&#8217;impazienza, il &#8220;ma&#8221; andrebbe bene. Ma <strong>non</strong> approviamo.<br />
<blockquote>(pag. 93) [il bastone] Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente nonostante l&#8217;assenza di luce dell&#8217;abisso in cui erano scesi.</p></blockquote>
<p>Perché una gemma emana un bagliore potente <strong>nonostante</strong> l&#8217;assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.<br />
<blockquote>(pag. 104) Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l&#8217;accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.</p></blockquote>
<p>Premetto che dopo questa frase la scena cambia. Dunque, qual è il legame logico che lega l&#8217;interrompersi del silenzio con l&#8217;accendersi dei fuochi? O si interrompe il silenzio perché il sole svanisce? &#8220;Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe solo quando qualcuno urlò&#8221;, una frase del genere ha senso. La frase di Centi <strong>no</strong>.<br />
<blockquote>(pag. 91) [il <em>nilha</em>] Aveva le stesse proprietà del <em>jual</em>, un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea, ma era anche molto resistente.</p></blockquote>
<p>E ancora manca un legame logico: perché è necessario il <strong>ma</strong>? Perché un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea non dovrebbe essere resistente?<br />D&#8217;altra parte l&#8217;autore si pone un sacco di problemi, per esempio è costretto a specificare che:<br />
<blockquote>(pag. 23) Intorno a lei, il fetore della morte, cadaveri mutilati senza un barlume di vita.</p></blockquote>
<p>Notoriamente i <strong>cadaveri</strong> sprizzano vita da tutti i pori.<br />
<blockquote>(pag. 7) [Lair] Fissava con lo sguardo l&#8217;incisione raffigurante quattro croci con una stella sovrapposta.</p></blockquote>
<p>Mi raccomando, specifichiamo che fissava l&#8217;incisione con lo sguardo, perché altrimenti una potrebbe pensare che la fissava con il martello. Ma forse l&#8217;autore e la cara editor non sanno cosa vuol dire fissare nel suo significato di guardare. Il sospetto mi viene perché:<br />
<blockquote>(pag. 15) Seduta su una panchina del parco, Lineade fissava con distacco l&#8217;albero che aveva accanto [...]</p></blockquote>
<p>Mi sembra un tantino difficile &#8220;fissare con distacco&#8221;. Se guardi con distacco non stai &#8220;fissando&#8221;. D&#8217;altronde:<br />
<blockquote>(pag. 72) In quell&#8217;istante il brano si interruppe, strappandomi violentemente il piacere che provavo.</p></blockquote>
<p>Naturalmente, strappare significa staccare, portar via con forza, <strong>con violenza</strong>. Dunque il violentemente è il solito avverbio pleonastico. La solita solfa dell&#8217;acqua bagnata e del prato erboso. Una roba che <strong>non deve comparire in un libro pubblicato</strong>. Non giova che la frase sia ridicola: &#8220;OMG! Il brano è venuto da me e mi ha strappato <strike>il vestito</strike> il piacere! Adesso lo denuncio!&#8221;<br />L&#8217;autore ha strane idee riguardo i sentimenti:<br />
<blockquote>(pag. 106) Hertha abbandonò l&#8217;entusiasmo, lasciandosi cadere sul letto.</p></blockquote>
<p>Hertha capisce che è meglio che abbandoni lui l&#8217;entusiasmo, di propria spontanea volontà, prima che un brano glielo strappi. <strong>Che modo di scrivere schifoso</strong>.<br />
<blockquote>(pag. 119) La Sacra Pietra [...] Prende il nome dagli alchimisti che ne ottennero il possesso finale, ma la loro avarizia venne punita con la morte e lo sterminio [...]</p></blockquote>
<p>Perché la morte non era sufficiente. Forse se muori diventi solo cadavere. Perché tu sia un cadavere senza un barlume di vita, devono <strong>sterminarti</strong>&#8230;</p>
<p>E così via. È un campionario di frasi traballanti e parole usate a sproposito; quelli qui sopra sono solo alcuni esempi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Descrizioni</strong>
</p>
<p>Non che scrivere in una lingua solo simile all&#8217;italiano sia il peggior difetto dell&#8217;autore. Direi che il meglio l&#8217;autore lo dà con le descrizioni. Non ne mette. E quando lo fa sono un misto di cliché e vaghezza. Roba che non mi era mai capitata. Roba al di sotto dei raccontini che le ragazzine cerebrolese mettono nei forum dedicati ai Tokio Hotel. Roba di questo genere:<br />
<blockquote>(pag. 114) Keira continuava a guardare gli abitanti del posto con aria curiosa, manifestando a voce alta il suo stupore ogni qualvolta notava oggetti fuori dal comune.</p></blockquote>
<p>Non un particolare concreto che sia uno. Cosa diavolo vede Keira? Cosa dice? Che fanno, chi sono &#8217;sti abitanti? Niente. Nebbia. Parole a caso. E intanto Francesca Lang fissa i criceti che si inseguono da un angolo all&#8217;altro del soffitto&#8230;</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri2.jpg" alt="Un secondo criceto" /><br />
<em>Un secondo criceto. Sì, lo so, potevo affidarmi ai furetti. Ma poverini, hanno già sofferto abbastanza</em></p>
<p>Non è difficile scrivere, non oso dire bene, ma in maniera decente. Non davanti a una situazione così <strong>facile</strong>:<br />
<blockquote>Keira tirò per la manica Hertha. – Ehi! Hai visto quel tipo?<br />– Quale?<br />– Quello laggiù con quel cappello strano. – Keira indicò un signore che portava un cappello a cilindro. Un coniglio rosa con le ali era appollaiato sul copricapo. Tentacoli nascevano dalla pancia del coniglio e si avvinghiavano alla stoffa del cappello.<br />– Desidera, signorina? – disse il coniglio.</p></blockquote>
<p>Non c&#8217;è niente di più <strong>semplice</strong> in un <strong>fantasy</strong> di un personaggio che osserva oggetti fuori dal comune. Niente di più semplice se si possiede un <strong>minimo</strong> di fantasia e una <strong>minima</strong> infarinatura di tecnica narrativa. Un editor che ha altri interessi oltre i criceti aiuta.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri3.jpg" alt="Un terzo criceto" /><br />
<em>Un terzo criceto</em></p>
<p>Quando l&#8217;autore tenta di descrivere, scade nei cliché più biechi:<br />
<blockquote> (pag. 64) Fu allora che lo vidi: i lineamenti delicati del volto, i lunghi capelli biondi raccolti da un fiocco di seta azzurro, gli occhi smeraldo che sembravano voler indagare nei più profondi abissi del mio animo.</p></blockquote>
<blockquote><p> (pag. 107) Il fumo sospeso in aria si modellò lentamente, assumendo i tratti di un volto animale. Se ne distinguevano unicamente i grandi e profondi occhi neri, occhi indagatori di rara sapienza, capaci di fare breccia anche nella mente del più abile incantatore.</p></blockquote>
<p>Gli occhi che sembrano indagare i profondi abissi, indagatori di rara sapienza&#8230; per carità!<br />Un concentrato di obbrobri:<br />
<blockquote>(pag. 19) Davanti a lei [Kate] apparve un ragazzo di circa vent&#8217;anni, alto, con i capelli rossi e una vistosa cicatrice sulla guancia destra.<br />Il suo sguardo era spento, gli occhi vitrei. Stava correndo armato di una spada in direzione di un essere orribile, alato, l&#8217;incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.<br />Eppure Kate non riusciva a carpirne le fattezze. Vedeva soltanto una sagoma indistinta che con il passare dei secondi si faceva sempre più grande. Stava tentando di attaccare il giovane, ma questi era troppo agile. Fendeva e parava gli assalti con agilità impensabile, colpiva e trafiggeva l&#8217;essere con naturalezza. E in breve della creatura non restò che una carcassa vuota.</p></blockquote>
<p>Allora: c&#8217;è un ragazzo armato di spada che corre verso un mostro, ma il personaggio punto di vista se ne accorge solo dopo aver osservato che il ragazzo ha quasi vent&#8217;anni, è alto, ha i capelli rossi, una cicatrice, lo sguardo spento e gli occhi vitrei.<br />L&#8217;essere è indefinito. Tranne che è orribile, anzi orribilissimo! &#8220;l&#8217;incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.&#8221; Tipo? Il fantasy italiano è orrendo, il mostro ha dunque il muso di G.L.? O di Licia?<br />L&#8217;azione è goffa, raccontata. Manca di precisione. Lo si vede anche dall&#8217;uso smodato dell&#8217;imperfetto: &#8220;Stava tentando di attaccare&#8221; bleah! &#8220;Fendeva e parava&#8221;, &#8220;colpiva e trafiggeva&#8221;&#8230; <strong>FA SCHIFO!</strong><br />La narrativa deve essere decisa, risoluta, deve avere impatto sul lettore, specie se si sta descrivendo il combattimento con un mostro che incarna tutto l&#8217;orribile del mondo:<br />
<blockquote>La spada tranciò la zampa protesa del mostro. Spruzzi di sangue nero bagnarono la faccia del giovane. La bestia urlò, la coda si abbatté sul pavimento e frantumò il marmo. Il giovane affondò la spada nella pancia della bestia. Strinse l’elsa con entrambe le mani, diede uno strappo verso l’alto. Intestini fumanti scivolarono fuori dalla ferita, si contorsero a terra, si attorcigliarono alle gambe del giovane. Zanne spuntarono dai bordi lacerati. I tentacoli di carne trascinarono il giovane verso le fauci spalancate.</p></blockquote>
<p>E così via, possibilmente meglio. Si può essere meno violenti o più violenti, ci possono essere questi particolari o altri particolari, <strong>ma ci devono sempre essere particolari concreti, precisi e specifici</strong>. Non gli affondi o le parate, ma <em>quel</em> preciso affondo e <em>quella</em> precisa parata.<br />
<blockquote> (pag. 113) La comitiva seguì la stradina che collegava la montagna alla pianura e procedette poi spedita in direzione della città, dando un rapido sguardo al ruscello che costeggiava il sentiero.</p></blockquote>
<p>Qui l&#8217;autore può scegliere quale errore preferisce. Se intendeva descrivere il viaggio, è una descrizione terribile: stradina, montagna, pianura, città, ruscello, sentiero. Un bambino di cinque anni saprebbe fare meglio. Se invece questo voleva essere un semplice cambio di scena raccontato, c&#8217;è un errore di punto di vista.<br />Infatti all&#8217;inizio la telecamera è molto alta, come se seguissimo la scena da un aereo, poi, nella stessa frase, all&#8217;improvviso ci troviamo a osservare un ruscello vicino ai personaggi. Questo subitaneo cambio di prospettiva è fastidioso. O si racconta: &#8220;Scesero la montagna, attraversarono la pianura, giunsero in città.&#8221;, oppure si mostra – e ci sarebbe molto da descrivere, non basta certo l&#8217;accenno a un ruscello. Mischiare le due prospettive è irritante per il lettore.<br />Lo stesso errore è rilevabile qui:<br />
<blockquote> (pag. 67) Una donna come tante, con dei figli, scelta per adempiere a un antico volere, troppo potente per essere ignorato. Si spinse fino ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa, ma dovette infine cedere a una bestia dal verde manto, estremamente violenta e combattiva.</p></blockquote>
<p>A parte che la frase vuol dire poco o niente – esattamente cosa vuole intendere l&#8217;autore quando scrive che &#8220;Una donna [...] Si spinse <strike>fino</strike> ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa&#8221;? Ho timore a chiederlo – abbiamo di nuovo un inizio raccontato, con telecamera &#8220;lontana&#8221;, mischiato di punto in bianco con un particolare vicinissimo, la bestia &#8220;dal verde manto&#8221;. <strong>È fastidioso!</strong> Se vuoi parlare della bestia verde, organizza una scena con la bestia verde.<br />Forse per compensare la cronica mancanza di descrizioni, ogni tanto l&#8217;autore lascia libero sfogo all&#8217;<em>inforigurgito</em> più becero:<br />
<blockquote> (pag. 118) – La celebre spada benedetta tre volte che rese Glinuc il valoroso guerriero che tutti conoscete non è mai stata rivista, inghiottita dalle tenebre che essa stessa ha sterminato. In molti hanno cercato di ritrovarla, eppure ogni singolo tentativo è stato vano – concluse con tono grave, bevendo un bicchiere di <em>litino</em> tutto d&#8217;un sorso, malgrado il suo elevato tasso di <em>lizio</em>, seme del fiore <em>Lito</em>, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.</p></blockquote>
<p>La frase dovrebbe finire con &#8220;concluse&#8221;. Già &#8220;con tono grave&#8221; non è un granché perché il tono dovrebbe desumersi dalla battuta. &#8220;bevendo un bicchiere di <em>litino</em> tutto d&#8217;un sorso&#8221; è un <strong>errore</strong>, perché o parli o bevi tutto d&#8217;un sorso. &#8220;malgrado il suo elevato tasso di <em>lizio</em>, seme del fiore <em>Lito</em>, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.&#8221; è una porcheria, con il Narratore che interviene per vomitare informazioni che non hanno importanza per la scena, non fregano niente ai personaggi coinvolti e in sé non suscitano il minimo interesse. Come al solito: se stai scrivendo <strong>fantasy</strong> e vuoi proprio infilare pattume del genere nel romanzo, <strong>devi</strong> essere originale. I campi di fiori di <em>Lito</em> sono usati come calcolatori vegetali dai coniglietti volanti rosa che abitano nella stratosfera. È un errore lo stesso, ma almeno non è la solita banalità degli stregoni con le pozioni velenose.<br /><em>Inforigurgito</em> del tipo più becero anche poco prima:<br />
<blockquote> (pag. 113) La città portuale di Karon era stata costruita nella vallata antistante lo Stretto di Golthaer, sulla sponda orientale del continente di Heldar. Numerose erano le imbarcazioni che attraccavano ogni giorno, per commerciare in spezie, cibarie, armi e schiavi. Ma, a eccezione dei residenti, erano pochi i forestieri che si arrischiavano a soggiornarvi troppo a lungo; temevano di essere coinvolti nell&#8217;eterna faida tra Nelpha, il regno a Nord di Heldar e Oltha, il regno a sud del continente. Da secoli si davano battaglia, ma lo scontro non aveva portato che perdite, nessun vincitore né vinto.<br />L&#8217;origine delle ostilità era sempre stata un mistero, ma c&#8217;era chi giurava fosse da ricondurre a una fanciulla, la principessa di Oltha, che rifiutò di sposare il principe di Nelpha. L&#8217;offesa fu talmente grave che da allora l&#8217;intero continente era divenuto un campo di battaglia, terra fertile per ladri e assassini che potevano passare inosservati e vivere impuniti la loro vita, non più costretti alla fuga dagli eserciti.<br />Karon era proprio nel mezzo del conflitto e non di rado veniva saccheggiata dai guerrieri in cerca di scorte e uomini da arruolare. Gli schiavi erano il miglior commercio possibile in quella terra desolata. Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace? Gli abitanti dei villaggi limitrofi non potevano che tirare un sospiro di sollievo, nella remota speranza che il conflitto fosse giunto al termine.</p></blockquote>
<p>Paragrafi ributtanti dalla prima all&#8217;ultima parola.<br />Un paio di punti di maggiore oscenità: la storia della principessa che rifiuta il matrimonio. Davvero bisognava citarla? Non si faceva più bella figura a tacere un cliché grande come la Luna?<br />Secondo punto: la domanda. &#8220;Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace?&#8221; Io ho pagato venti euro e il Narratore viene a chiedere a <strong>me</strong> dettagli sul mondo da lui creato? Per la serie: prendiamo pure per il culo? Che è una domanda retorica, perché la risposta è scontata: <strong>sì</strong>.<br />Francesca, Francesca, guarda là, sì là nell&#8217;angolo, un altro criceto! Che carino!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri4.jpg" alt="Un altro criceto" /><br />
<em>Un altro criceto</em></p>
<p>L&#8217;autore ci prova particolare gusto con le domande (retoriche): non solo il Narratore, ma <strong>tutti</strong> i personaggi continuano a interrogarsi sui propri sentimenti, sulla trama, sulle questioni più inutili.<br />
<blockquote>[Lair]<br />La sua solitudine sarebbe infine terminata? Avrebbe condiviso con altri il suo terribile fardello?<br />Per lei ormai non c&#8217;era speranza, ma poteva dire la stessa cosa di chi vagava ancora nell&#8217;inconsapevolezza?<br />Cosa significava?</p>
<p>[Kate]<br />Cercava invano di muoversi, di fare un passo avanti, ma cosa poteva lei, contro una simile furia distruttiva?<br />Cosa significava? Perché continuava a sognare il fratello morto?</p>
<p>[Sam]<br />Sto forse impazzendo?<br />Come era possibile che la visione prendesse consistenza?<br />Come era arrivata in quel luogo?</p>
<p>[Lineade]<br />Quanto tempo era trascorso da quando qualcuno si era preoccupato per lei? Quand&#8217;era stata l&#8217;ultima volta che si era sentita protetta, che aveva percepito il calore della famiglia?<br />Dopotutto lei non aveva mai avuto bisogno di una famiglia, perché quindi cambiare proprio ora? Il suo ultimo compleanno non era che uno dei tanti, ma allora perché ogni notte faceva quello strano sogno?</p>
<p>[Gabriel]<br />Il sole forse non sorge, splende e muore a ogni alba e tramonto? E non risorge, splende e tramonta con lo stesso vigore anche il giorno seguente?<br />Perché dunque affannarsi a vivere intensamente ogni singolo istante? Perché chiamare una tale banalità vita?</p>
<p>[Kate 2]<br />Come poteva del resto essere reale ciò che le veniva mostrato?<br />Quando erano apparsi?<br />Era sempre la stessa tremenda visione, che senso aveva tentare di fare qualcosa? Come poteva opporsi a ciò che era prestabilito?<br />Come poteva trovare normale un simile delitto? Perché non gridava, perché non provava terrore?<br />Come mai continuo a cadere?</p></blockquote>
<p>E mi fermo perché sono stufa di trascrivere. Siamo appena a pagina <strong>venti</strong> (20). In realtà qui l&#8217;autore fa quasi tenerezza – farebbe quasi tenerezza se io non fossi una carogna con il cuore marcio e la puzza sotto al naso. Perché non sono i personaggi che hanno tutti questi dubbi, questi sono i dubbi di un autore che procede nella storia a tentoni. Direi tipica scrittura da dilettante, se non fosse che così offenderei i tanti dilettanti che scrivono cento volte meglio di Luca Centi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Dialoghi</strong>
</p>
<p>I dialoghi sono piatti, senza brio. Quando va bene funzionali. I personaggi hanno tutti la stessa voce. In più l&#8217;autore ha la mania del gerundio: i personaggi stanno sempre facendo qualcos&#8217;altro oltre a parlare. Anche quando l&#8217;azione è in contrasto con l&#8217;atto del parlare. Per esempio:<br />
<blockquote> (pag. 131) – Sciocchezze! – gridò lei esordendo con una gran risata.</p></blockquote>
<p>Perché l&#8217;autore non prova? Si mette davanti a uno specchio e grida – ricordo che &#8220;gridare&#8221; è quando vuoi richiamare l&#8217;attenzione degli altri, la voce è molto alta – &#8220;sciocchezze&#8221;, ma nel frattempo &#8220;esordisce con una gran risata&#8221;. Se provasse, eviterebbe di scrivere scemenze.<br />
<blockquote> (pag. 80) Gabriel non seppe come rispondere. Si limitò a ribadire il concetto.<br />– Se farai loro del male farò di tutto per fermarti.<br />Vachon parve rassegnarsi. – Hai ancora del tempo, [...]</p></blockquote>
<blockquote><p> (pag. 91) I due uomini trasalirono spaventati, ma il più anziano tentò immediatamente di riprendere il controllo. – Vogliate perdonarlo, è giovane e inesperto, non conosce l&#8217;importanza del vostro culto.</p></blockquote>
<p>Questi invece erano due esempi di un altro errore classico: prima <em>raccontare</em> quello che il personaggio vorrebbe esprimere con la battuta, poi<em> mostrarlo</em> con la battuta stessa.<br />Dicevo nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/">articolo dedicato ai dialoghi</a> che non è carino abusare dei puntini di sospensione&#8230;<br />
<blockquote> (pag. 102) Sono stato attaccato da alcuni stregoni&#8230; ma alla fine sono riuscito ad avere la meglio&#8230; fuggendo negli anfratti&#8230; – rispose il messaggero con un filo di voce. – &#8230;prima che mi attaccassero&#8230; ero arrivato a un piccolo paese di confine&#8230; a nord di Karon&#8230; lì ho saputo che anche Tarass è sulle tracce della Pietra&#8230;</p></blockquote>
<p>. . .
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>WTF</strong>
</p>
<p>Non mancano le contraddizioni. I momenti WTF? Alcuni sono così clamorosi che l&#8217;editor non può non averli colti&#8230; là, è fuggito nell&#8217;ufficio a fianco, era proprio un bel criceto!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri6.jpg" alt="Un nuovo armato" /><br />
<em>Un nuovo criceto</em></p>
<blockquote><p> (pag. 87) [Hertha] Si passò una mano tra i rossi capelli scarmigliati e si portò alle labbra la bisaccia colma d&#8217;acqua. Bastarono pochi sorsi a placare la sua sete. Non si accorse della presenza di Kaas, alle sue spalle.<br />– Ti sono grato per la sosta, ma non necessito ancora di così tante premure – gli disse fissandolo negli occhi verdi.</p></blockquote>
<p>Non so chi fissa chi negli occhi – se è Kaas a guardare Hertha o viceversa – ma in ogni caso è impossibile dato che uno è alle spalle dell&#8217;altro.<br />
<blockquote> (pag. 66) Era ormai chiaro che non potevo continuare a tormentare così il mio animo, che dovevo provare sentimenti puri e genuini per non appassire come il mio consorte.<br />[...]<br />Ingannai il mio sposo e mi recai nella villa di campagna  Silvertail, accettando di buon grado l&#8217;invito di Genahim.</p></blockquote>
<p>Ingannare il marito fa parte dei sentimenti puri e genuini?<br />
<blockquote> (pag 69) Passavo il tempo annotando scrupolosamente in un diario ogni mio sogno. Era stato Genah a donarmelo, dicendomi che ogni ricordo ridestato aveva grande importanza. Ma cosa avrei mai potuto mettere per iscritto?</p></blockquote>
<p>Fammi capire un attimo ciccina: tu passi il tempo ad annotare scrupolosamente i tuoi sogni, e poi non sai cosa potresti mettere per iscritto? Quando leggo &#8217;ste cose sento gli ingranaggi nella testa che stridono.<br />
<blockquote> (pag. 125) Il suo sguardo incrociò casualmente un libro dalla copertina scura. Lo conosceva bene. Nel villaggio di Lethae Argenteo ve ne era solamente una copia, custodita con cura dal Sommo Sacerdote in persona. Questo perché in esso era racchiusa parte dell&#8217;immensa sapienza del Dio, dettami e incanti che nelle mani sbagliate avrebbero potuto portare alla perdizione eterna se non alla morte dell&#8217;intera razza umana.</p></blockquote>
<p>Momento troisiano. Il punto di vista qui è di Hertha. Indovinate dove trova questo volume che potrebbe portare all&#8217;estinzione della specie umana? Su uno scaffale di una biblioteca pubblica, come niente fosse. Vai al mercato e trovi una bomba atomica. Niente di strano. È fantasy!!! Francesca, non potevi lasciare perdere i criceti per dieci minuti? Cinque? No, eh?</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri5.jpg" alt="Un criceto armato" /><br />
<em>C’è più fantasia in questa singola immagine che non nelle 400 pagine di Lenth</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>La somma delle parti</strong>
</p>
<p>Passiamo a un paio di scene complete, per vedere come tutti gli errori si combinino tra loro. È spettacolo di rara bruttezza.<br />Prima scena, Hertha addestra alcune reclute:<br />
<blockquote> (pag. 100-101) [Hertha] Fece cenno di avvicinarsi a un ragazzo della prima fila, il più giovane del gruppo. Questi obbedì all&#8217;ordine, avanzando lentamente, tenendo lo sguardo basso.<br />– Come ti chiami? – domandò Hertha, il volto inespressivo.<br />– Wa&#8230; Walach de&#8230; del clan Julock – rispose la recluta con un filo di voce.<br />– Osservatelo tutti! – gridò Hertha, rivolgendosi ai suoi compagni. – Un guerriero senza speranza. Walach del clan Julock, non riusciresti a sollevare neanche un pugnale, figurarsi una spada.<br />A quelle parole il giovane iniziò a fremere. Divenne rosso dalla rabbia, strinse i pugni imponendosi di tenere la bocca chiusa e di non rispondere a un suo superiore.<br />– Perché sei qui? – lo incalzò Hertha con aria di sfida. – Come puoi considerarti un guerriero? O forse credi ancora di essere destinato a cose superiori, alla magia magari. Rassegnati fanciullo, non c&#8217;è speranza per quelli come noi.<br />Walach non riuscì a trattenersi oltre.<br />Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo.<br />Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.<br />– È questo ciò di cui avete bisogno. Rabbia. Ogni volta che pensate di non farcela, ogni volta che sentite di non essere nel posto giusto, immaginate quello che potreste fare, le vite che potrebbero essere salvate grazie alla vostra abilità – spiegò posando una mano sulla spalla di Walach.<br />Al termine della lezione, Hertha attese di rimanere da solo prima di lasciarsi cadere a terra.<br />«Come posso insegnare cose in cui io stesso non credo?» si chiese fissando i dipinti appesi alle pareti della stanza; come in tutti i quadri di Valho Retrich, erano raffigurate scene di guerra e combattimenti sanguinari, maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita per le loro convinzioni. Come avrebbe fatto Hertha a sacrificarsi per ideali che non accettava come propri?</p></blockquote>
<p>Balza subito agli occhi la raffinata psicologia con cui l&#8217;autore costruisce i personaggi: Walach riesce appena a balbettare con un filo di voce davanti a un superiore, lo sguardo basso; poche righe dopo tenta di ammazzare il detto superiore. Scena già candidata al Premio Verosimiglianza 2010.<br />D&#8217;altra parte Hertha ha provocato la giovane recluta con parole terribili, <strong>terribili</strong>: &#8220;non riusciresti a sollevare neanche un pugnale&#8221; e &#8220;forse credi ancora di essere destinato a cose superiori&#8221;. Queste sono parole che pesano come macigni. Solo il sangue può lavare offese del genere. Circa. Sigh.<br />La sequenza: &#8220;Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo. Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.&#8221; è mirabile. Prima Walach cala il fendente; <em>poi</em> si pente; <em>quindi</em> guarda Hertha che sorride; <em>infine</em> Hertha para il colpo. Non è che invece era: &#8220;Il guerriero <strong>aveva parato</strong> il colpo senza difficoltà&#8221;? Francesca ci sei? No. È andata a inseguire le ombre dei criceti in giardino.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri7.jpg" alt="Criceti impagliati" /><br />
<em>Oh, no! Povera Francesca: alla fine i criceti che inseguivi erano impagliati&#8230;</em></p>
<p>Il punto di vista è quello di Hertha, ma in mezzo alla scena passa per poche battute a Walach: l&#8217;autore deve proprio spiegarci che la recluta si vuole trattenere dal rispondere male a un superiore.<br />La mancanza di descrizioni rende il finale della scena balordo: i soldati si addestrano in una <strong>stanza</strong>? Ma quanti sono? Perché nella stanza dove si addestrano reclute così violente ci sono quadri alle pareti? Perché chi li rovina vince una promozione? I quadri – ovviamente – non sono descritti. Sono generiche scene di guerra, e ci sono indefiniti maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita.<br />La domanda dell&#8217;ultima riga è la ciliegina sulla torta. Devo rispondere io, o lo farà l&#8217;autore? Io i venti euro li ho pagati.<br />I dettagli non li indago, ma fuffa tipo &#8220;obbedì all&#8217;ordine&#8221;, &#8220;A quelle parole&#8221;, &#8220;con aria di sfida&#8221; ecc. ecc. sono tutti piccoli errori.</p>
<p>Seconda scena, una &#8220;battaglia&#8221;. O quasi. È lo scontro tra un party di &#8220;buoni&#8221; e alcuni briganti non meglio identificati.<br />Il party è formato da Gluxis – guerriero –, Keira – maga –, Goyah – mago –, e infine Hertha – guerriero. Hertha è rimasto indietro, ha qualche ora di ritardo rispetto agli altri.<br />
<blockquote> (pag. 132-134) I tre membri del Lethae Argenteo si addentrarono nello Stretto di Golthaer, seguendo il sentiero principale. Ben presto la luce del sole smise di assisterli, non riuscendo a filtrare nell&#8217;intricata rete di cunicoli e gallerie.<br />Gluxis era in testa al gruppo. Riusciva a destreggiarsi in quel dedalo oscuro grazie alle indicazioni di Zujaz. Sebbene camminassero spediti, Keira iniziò a pensare che non avrebbero trovato facilmente ciò che andavano cercando.<br />Fece per manifestare le sue perplessità quando Gluxis l&#8217;anticipò, facendole cenno di rimanere in silenzio. Indicò poi un bagliore scarlatto in lontananza: un fuoco. Si avvicinarono silenziosi, fino a udire il crepitio delle fiamme. Un gruppo di briganti aveva allestito un accampamento di fortuna in una piccola rientranza della parete di roccia.<br />Gluxis si sporse lentamente. Una rapida occhiata gli mostrò una decina di individui seduti attorno a un falò, stretti nei mantelli scuri. Le voci giungevano ovattate a causa delle garze nere che coprivano i volti. Accanto a loro vi erano infine i forzieri di cui aveva parlato il bottegaio [Zujaz]; alcuni erano sigillati, mentre altri traboccavano d&#8217;oro e pietre preziose.<br />Forse la Pietra Alchemica era davvero in loro possesso, pensò Keira, che fino a quell&#8217;istante aveva nutrito dubbi sull&#8217;onestà di Zujaz.<br />Goyah smise di recitare le sue preghiere. Affiancò la maga e le sussurrò di fare affidamento sui suoi poteri. Gluxis sguainò lentamente la spada, domando l&#8217;impazienza.<br />Restarono quindi in attesa.<br />Keira chiuse gli occhi e si concentrò. Mormorò una supplica a Brezae, la manifestazione di Lethae legata al vento, accompagnandola con gesti rapidi delle mani. Dai palmi emerse una fioca luce argentea. Vibrava intensamente, accrescendo le sue dimensioni di secondo in secondo.<br />Saettò poi rapida in direzione dell&#8217;accampamento, avvolgendolo in un bagliore accecante.<br />Fu allora che Gluxis si lanciò all&#8217;attacco.<br />Approfittò della momentanea cecità dei briganti per raggiungere i forzieri alle loro spalle. In cuor suo sperava di non dover ricorrere alla violenza, quanto di più lontano ci fosse dal suo credo. Udiva le grida degli uomini alle sue spalle, i loro lamenti, ma non se ne curò.<br />Frugò nei forzieri aperti, le sue mani si strinsero però unicamente su monete e gioielli. Nessuno degli oggetti che vi erano contenuti emanava il potere del Dio.<br />Keira continuava a tenere gli occhi socchiusi e le mani aperte vicino al petto. Non aveva ancora terminato l&#8217;evocazione di Brezae e il bagliore che aveva generato non era che l&#8217;inizio del sortilegio. Muoveva le labbra in silenzio, facendo delle brevi pause, mentre Goyah, alle sue spalle, si accertava che nessuno tentasse di fermarla.<br />Uno dei briganti strisciò non visto fino alla maga. Sguainò un pugnale e fece per colpirla, ma si ritrovò schiacciato a terra da un muro d&#8217;aria.<br />Lo stesso accadde ai suoi compagni.<br />Keira aveva allargato le braccia e contemplava soddisfatta le raffiche di vento che dardeggiavano al di sopra dell&#8217;accampamento. Le sacche dei briganti volteggiarono in aria riversando ovunque il loro contenuto; le fiamme del falò si spensero dopo una breve lotta.<br />Goyah si lasciò sfuggire un sorriso. Fin dall&#8217;inizio della spedizione si era accorto del potenziale di Keira, della fermezza con cui comandava le manifestazioni di Lethae. Lui stesso non sarebbe riuscito a fare di meglio.<br />Con un colpo di spada Gluxis aprì anche l&#8217;ultimo forziere. Ne esaminò il contenuto ancora pieno di speranza, prima di abbandonarsi all&#8217;evidenza: la Pietra Alchemica non si trovava lì.<br />Calciò con foga lo scrigno, gridò di rabbia, e non si accorse dei due briganti sfuggiti all&#8217;assalto di Keira. Apparvero dall&#8217;anfratto in cui si erano nascosti, le spade sguainate e prone all&#8217;attacco.<br />Ma non riuscirono mai a levarle.<br />Una lama li trapassò da parte a parte, morirono ancor prima di cadere a terra.<br />Solamente allora Gluxis si voltò, posando lo sguardo sul volto adirato di Hertha. Schizzi di sangue gli rigavano una guancia.<br />Alla sua vista Keira abbassò le braccia, mettendo fine al sortilegio. I briganti schiacciati a terra dal muro d&#8217;aria, avevano perso conoscenza.<br />– Vi avevo ordinato di aspettare! – tuonò Hertha, ripulendo la spada sulla veste dei due cadaveri.<br />– A cosa sarebbe servito? – osò dire Gluxis, calciando il cumolo di legna del falò. – Qui non c&#8217;è niente. Assolutamente niente!</p></blockquote>
<p>In ordine sparso: un accampamento di una decina di uomini con sacche e forzieri in una <strong>piccola</strong> rientranza; i briganti sono accampati in pieno giorno senza ragione; l&#8217;incantesimo del vento schiaccia tutti i nemici a terra con forza tale da farli svenire e far volare i loro averi, ma non disturba i membri del party e neppure il contenuto dei forzieri; uguale l&#8217;incantesimo del bagliore, acceca i briganti ma non i nostri eroi, oppure, se il bagliore si esaurisce, dopo che il vento ha spento il fuoco dovrebbero essere calate le tenebre, ma non se ne accorge nessuno; Goyah dovrebbe sorvegliare che nessuno si avvicini a Keira ma un bandito lo frega senza un perché una riga dopo; Hertha compare letteralmente dal nulla; Gluxis odia la violenza ma trattiene a stento l&#8217;impazienza di partire all&#8217;attacco spada in pugno, urla di rabbia e tira calci ai forzieri.<br />E questi sono solo <em>alcuni</em> dei problemi logici. Lo stile non lo analizzo neppure: l&#8217;intera scena è da riscrivere. Bisogna aggiungere un certo numero di descrizioni per far capire al lettore che diavolo succede e bisogna adottare un punto di vista consistente. <strong>Come minimo</strong>. Ci fosse almeno un briciolo di fantasia, una scintilla di <em>sense of wonder</em>, un <strong>qualcosa</strong> per cui valga la pena di leggere. Cliché, stupidate, scivoloni stilistici, incongruenze, altre stupidate, nuovi cliché. Fantastico!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p>Come accennavo all&#8217;inizio, niente gamberi. È un romanzo che non è possibile giudicare secondo i normali parametri di questo sito. L&#8217;unico dato importante è questo: <strong>NON COMPRATELO</strong>.<br />Mi rimane solo una domanda per l&#8217;autore. In un&#8217;intervista ha dichiarato: &#8220;La scrittura è una forma d&#8217;arte. Come la pittura, il disegno o la musica. Una base deve esserci sempre, bisogna avere umiltà e mettersi in discussione. Fino ad un certo punto però! Chi disegna, canta o scrive, può seguire inizialmente dei corsi, ma il resto deve farlo da sé.&#8221; mi piacerebbe sapere quali corsi &#8220;iniziali&#8221; di scrittura ha seguito. Sarebbe utile conoscere il nome dei corsi di scrittura da evitare come la peste.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_spazzatura.jpg" alt="Spazzatura" /><br />
<em>Niente più fantasy italiano</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788838474309/centi-luca/silenzio-di-lenth.html"><em>Il Silenzio di Lenth</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_silenzio_di_Lenth"><em>Il Silenzio di Lenth</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.piemmefreeway.it/catalogo/fantasy/il-silenzio-di-lenth-9788838474309"><em>Il Silenzio di Lenth</em> presso il sito dell&#8217;editore</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.lucacenti.it/">Il blog dell&#8217;autore</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/notizie/10836/oltre-i-silenzi-di-lenth/">L&#8217;intervista con le dichiarazioni sui corsi di scrittura</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=N9BHmMnXmUc">Video intervista all&#8217;autore (<em>Evangelion</em> sarebbe <em>steampunk</em>. Cosa diamine c&#8217;entra <em>Evangelion</em> con lo <em>steampunk</em>?)</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.otherpower.com/hamster.html">Uso creativo dei criceti</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2897" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>191</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nuovi argomenti</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/15/nuovi-argomenti/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/15/nuovi-argomenti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 19:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Quali argomenti preferireste per riempire lo spazio lasciato libero dal fantasy italiano?

Premetto che continuerò a scrivere articoli nella serie dei Manuali e sulle tecniche di scrittura. Continuerò anche a occuparmi di ebook e dei progressi tecnologici e sociali in quell&#8217;ambito. Invece dubito che ci saranno nuove recensioni di film: mi sono accorta che la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quali argomenti preferireste per riempire lo spazio lasciato libero dal fantasy italiano?
</p>
<p>Premetto che continuerò a scrivere articoli nella serie dei Manuali e sulle tecniche di scrittura. Continuerò anche a occuparmi di ebook e dei progressi tecnologici e sociali in quell&#8217;ambito. Invece dubito che ci saranno nuove recensioni di film: mi sono accorta che la mia conoscenza dell&#8217;argomento è superficiale. Dunque meglio che non ne parli. Per quanto riguarda film e fumetti ci saranno al massimo segnalazioni e brevi pareri. Invece potrei occuparmi di videogiochi, sono più ferrata.
</p>
<p>Nell&#8217;ambito della narrativa, i <strong>quattro</strong> argomenti che mi ispirano maggiormente sono:
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>New Weird</strong></p>
<p>Il <em>new weird</em> è quel sottogenere della narrativa fantastica ambientato in un mondo secondario dove si mescolano fantasy, horror e fantascienza. Soprattutto il <em>new weird</em> è – o almeno dovrebbe essere – caratterizzato dal &#8220;surrender to the weird&#8221;, l&#8217;abbandonarsi allo strano, al bizzarro.
</p>
<p>Per approfondimenti:<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Weird">New Weird su Wikipedia</a></p>
<p>Si è già parlato di <em>new weird</em> sul blog:<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/04/13/recensioni-romanzo-the-year-of-our-war/">Recensione</a> di <em>The Year of Our War</em> di Steph Swainston.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/12/18/recensioni-romanzo-the-dragons-of-babel/">Recensione</a> di <em>The Dragons of Babel</em> di Michael Swanwick.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/12/la-situazione-dei-draghi-del-dolore#situation">Recensione</a> di <em>The Situation</em> di Jeff Vandermeer.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/26/the-new-weird/">Segnalazione</a> dell&#8217;antologia <em>The New Weird</em>, a cura di Ann &amp; Jeff Vandermeer.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/05/05/cuore-acciaio/">Segnalazione</a> di <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em> di Michael Swanwick.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_na1.jpg" alt="Copertina di City of Saints and Madmen" /><br />
<em>Copertina del romanzo City of Saints and Madmen di Jeff Vandermeer</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Bizarro Fiction</strong></p>
<p><em>Bizarro fiction</em> è un sottogenere della narrativa fantastica incentrato sul bizzarro. Si parte da fantasy, horror o fantascienza per arrivare al surrealismo e all&#8217;assurdo per il gusto dell&#8217;assurdo. Quando lo strano è troppo strano persino per il <em>new weird</em> si entra nel territorio del <em>bizarro</em>.
</p>
<p>Per approfondimenti:<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bizarro_fiction">Bizarro Fiction su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.bizarrocentral.com/">Bizarro Central</a></p>
<p>Si è già parlato di <em>bizarro fiction</em> sul blog:<br />Non ancora! Ci sono accenni in vari articoli, ma nessuno solo dedicato al bizzarro.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_na2.jpg" alt="Copertina di The Bizarro Starter Kit (Blue)" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;antologia The Bizarro Starter Kit (Blue)</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Light Novel</strong></p>
<p>Le <em>light novel</em> sono romanzi relativamente brevi, pubblicati in Giappone, illustrati, spesso di argomento fantastico. Non è raro che le <em>light novel</em> siano il punto di partenza per successivi <em>manga</em>, <em>anime</em> e videogiochi. Da alcuni anni si cominciano a vedere le prime traduzioni – almeno in inglese.
</p>
<p>Per approfondimenti:<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Light_novel">Light Novel su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Main_Page">Baka-Tsuki Translation Community Wiki</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://haruhi.otakuclub.net/">Haruhi Suzumiya Light Novels ~ Versione Italiana</a></p>
<p>Si è già parlato di <em>light novel</em> sul blog:<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/">Recensione</a> delle prime quattro <em>light novel</em> di Haruhi Suzumiya di Nagaru Tanigawa.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/08/05/recensioni-romanzo-zero-no-tsukaima-volume-1/">Recensione</a> di <em>Zero no Tsukaima</em> Volume 1 di Noboru Yamaguchi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_na3.jpg" alt="Copertina di Toradora! Vol.1" /><br />
<em>Copertina della prima light novel di Toradora!</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Steampunk</strong></p>
<p>Lo <em>steampunk</em> è un sottogenere della narrativa fantastica a metà strada tra fantascienza e fantasy. Nello <em>steampunk</em> l&#8217;ambientazione spesso ricorda l&#8217;Inghilterra vittoriana; nello <em>steampunk</em> il vapore è la principale fonte di energia. Computer a vapore, aerei a vapore, automi a vapore e il mondo che tali invenzioni delineano: questo è il fulcro dello <em>steampunk</em>, almeno nella sua corrente tecnologia. Vengono tuttavia considerate opere <em>steampunk</em> anche quelle di storia alternativa vagamente fine ottocentesche con maggiore enfasi sugli aspetti magici e fantastici piuttosto che su quelli tecnologici.
</p>
<p>Per approfondimenti:<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steampunk">Steampunk su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://brassgoggles.co.uk/forum/">The Steampunk Forum</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ottens.co.uk/gatehouse/">The Gatehouse</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.steamfantasy.it/blog/">Baionette Librarie</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://steampunk.forumcommunity.net/">SteamPunk Italian Society Community and Forum</a></p>
<p>Si è già parlato di <em>steampunk</em> sul blog:<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/">Recensione</a> di <em>Leviathan</em> di Scott Westerfeld.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/10/07/recensioni-romanzo-fuoco-nella-polvere/">Recensione</a> di <em>Fuoco nella Polvere</em> di Joe Lansdale.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/17/boneshaker/">Segnalazione</a> di <em>Boneshaker</em> di Cherie Priest.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/19/leviathan/">Segnalazione</a> di <em>Leviathan</em> di Scott Westerfeld.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_na4.jpg" alt="Copertina di Morlock Night" /><br />
<em>Copertina del romanzo Morlock Night di K.W. Jeter</em></p>
<p>Cosa preferite? Se avete altro da proporre fatelo pure nei commenti a questo articolo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Content in italiano</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/12/content-in-italiano/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/12/content-in-italiano/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 16:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Apogeo ha tradotto in italiano la raccolta di saggi e articoli di Cory Doctorow Content. Avevo già parlato dell&#8217;edizione in lingua originale di questo libro ai tempi dell&#8217;articolo Sul Copyright.

Potete scaricare Content gratuitamente dal sito di Apogeo, qui.

Copertina di Content
Descrizione:
Content è la prima collezione di scritti di Cory Doctorow: dai discorsi più irriverenti tenuti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apogeo ha tradotto in italiano la raccolta di saggi e articoli di Cory Doctorow <strong><em>Content</em></strong>. Avevo già parlato dell&#8217;edizione in lingua originale di questo libro ai tempi dell&#8217;articolo <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/16/sul-copyright/">Sul Copyright</a>.
</p>
<p>Potete scaricare <strong><em>Content</em></strong> gratuitamente dal sito di Apogeo, <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850310852/scheda">qui</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_content.jpg" alt="Copertina di Content" /><br />
<em>Copertina di Content</em></p>
<p>Descrizione:<br />
<blockquote>Content è la prima collezione di scritti di Cory Doctorow: dai discorsi più irriverenti tenuti in varie conferenze &#8211; a partire da quello alla Microsoft, cui chiede di smettere di trattare i propri clienti come criminali applicando assurdi DRM &#8211; ad articoli per Forbes, Locus, InformationWeek e The Guardian sul copyright, sui libri digitali e sul rapporto tra conoscenza e nuove tecnologie.<br />Un concentrato di idee, spunti e riflessioni su cosa siamo abituati a considerare &#8220;contenuto&#8221; e sul ruolo della tecnologia e del diritto d&#8217;autore riguardo alla diffusione delle informazioni.</p></blockquote>
<p>Lettura consigliata.</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2890" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L’importanza di essere simpatici</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/importanza-di-essere-simpatici/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/importanza-di-essere-simpatici/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 20:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marciume]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo l&#8217;esimio Duca, &#8220;il mondo editoriale è una pozza di piscio in cui galleggiano stronzi&#8221;.Quanto il Duca sia ottimista l&#8217;ho scoperto per caso pochi giorni fa, qui.Riassumo la situazione: un utente del forum Writer&#8217;s Dream scrive la recensione di un romanzo pubblicato da tale Edizioni Montag (editore non a pagamento che ha nel suo catalogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l&#8217;esimio <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/">Duca</a>, &#8220;il mondo editoriale è una pozza di piscio in cui galleggiano stronzi&#8221;.<br />Quanto il Duca sia ottimista l&#8217;ho scoperto per caso pochi giorni fa, <a href="http://www.writersdream.org/forum/viewtopic.php?p=8964">qui</a>.<br />Riassumo la situazione: un utente del forum Writer&#8217;s Dream scrive la recensione di un romanzo pubblicato da tale Edizioni Montag (editore non a pagamento che ha nel suo catalogo anche alcuni romanzi fantasy). Due commentatori non entrano nel merito della recensione, ma si lamentano del prezzo di copertina, per loro troppo elevato (13 euro per 88 pagine). Interviene un rappresentate della casa editrice a redarguire i contestatori:<br />
<blockquote>ragazzi, io ve lo dico in maniera spassionata: voi gli editori li fate scappare via, ammesso che ve ne importi qualcosa di interagire con qualche addetto ai lavori. e non mi riferisco solo a questa discussione ma a tutto il contesto. non potete sempre e solo criticare ogni virgola e non provare a comprendere le ragioni. [...] E poi questo editing. Scusate, ma che palle!</p></blockquote>
<p>E già qui ci sarebbe molto da dire. Perché nel mondo normale, non quello alla rovescia, <strong>il cliente ha sempre ragione</strong>. Una persona ha il pieno diritto di lamentarsi del prezzo, dell&#8217;editing, dell&#8217;impaginazione, della copertina, del nome dell&#8217;autore e del giorno della settimana scelto per pubblicare il romanzo. In Italia ci sono 3.000 editori che sfornano 60.000 titoli ogni anno. Non c&#8217;è penuria né di case editrici, né di libri. Anzi, se di colpo sparisse il 90% della produzione libraria sarebbe <strong>meglio</strong>, perché ci sarebbe meno spazzatura a intasare le librerie.<br />Dunque il rappresentante di Montag potrebbe risparmiarsi di sputare in faccia ai suoi potenziali clienti, ma pazienza, ormai anche a questa ingiustificata arroganza sono abituata. Non ero ancora abituata al messaggio seguente del signor rappresentante delle Edizioni Montag:<br />
<blockquote>Vi assicuro che Writer&#8217;s Dream è molto seguito, non solo da noi che rispondiamo, e credo che come noi di Montag anche altri editori, quando vedono il testo di un nick non troppo simpatico, lo cestinano senza nemmeno aprire il file.<br />un consiglio: fatevi furbi, almeno.</p></blockquote>
<p>Analizziamo:<br />1) Writer&#8217;s Dream e presumo anche altri siti che si occupano di scrittura ed editoria sono frequentati da Montag e da altri editori.<br />2) Montag e altri editori si segnano gli utenti &#8220;non troppo simpatici&#8221; e se per caso riconoscono un manoscritto di costoro lo cestinano senza neppure leggere una parola.<br />3) L&#8217;invito è a farsi furbi. Penso indichi che è il caso di leccare o stare zitti. Oppure è un invito a usare nick e nomi falsi sui forum, così ti possono dire che sei una vigliacca e che se non ci metti la faccia non hai il coraggio delle tue opinioni.
</p>
<p>Abbiamo un editore che quasi si vanta pubblicamente di tenere un comportamento poco professionale, invita all&#8217;autocensura e in più sostiene che è anche quello che fanno i colleghi. Ora, per me siamo oltre il limite. Davvero, a cosa serve articolare un qualunque discorso quando i presupposti sono questi?<br />Notare che, in privato, più di un autore mi aveva già spiegato come fosse il caso di leccare. Al massimo male non fa. Invece criticare: no, no, no. Non si fa. Se critichi non fai gioco di squadra, e chi non fa gioco di squadra è meglio che non lo pubblicano. Ma un conto è un suggerimento amichevole, un conto è un editore che lo conferma in pubblico senza la minima vergogna. Vuol dire appunto che ormai siamo a testa in giù: il comportamento assurdo è considerato normale.
</p>
<p>Perciò se volete pubblicare leccate. Leccate tutti, leccate sempre. E state attenti ai commenti che lasciate, anche qui sui Gamberi: sarebbe un bel guaio se finiste nella lista dei personaggi &#8220;non troppo simpatici&#8221;.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Questo articolo fa parte del Marciume. Maggiori informazioni sul Marciume, <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/nascita-del-marciume/">qui</a>.</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2876" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/importanza-di-essere-simpatici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>68</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nascita del Marciume</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/nascita-del-marciume/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/nascita-del-marciume/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 20:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marciume]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2861</guid>
		<description><![CDATA[Ho deciso di non occuparmi più di narrativa fantastica italiana. Settimana prossima recensirò Il Silenzio di Lenth (EDIT: recensito), e sarà l&#8217;ultima recensione in ambito italiano. Ci ho pensato a lungo e non vale la pena che ci perda altro tempo, così tanto tempo.Il livello medio del fantasy italiano è spazzatura. E negli ultimi due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso di non occuparmi più di narrativa fantastica italiana. Settimana prossima recensirò <em>Il Silenzio di Lenth</em> (<strong>EDIT</strong>: <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/">recensito</a>), e sarà l&#8217;ultima recensione in ambito italiano. Ci ho pensato a lungo e non vale la pena che ci perda altro tempo, così tanto tempo.<br />Il livello medio del fantasy italiano è <strong>spazzatura</strong>. E negli ultimi due anni è andata sempre peggio. Oggi, un romanzo orribile quale <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/"><em>Nihal della Terra del Vento</em></a> è a tutti gli effetti uno dei migliori fantasy italiani in circolazione. Senza ironia. Licia Troisi che tanto sbeffeggiavo è tra gli autori più bravi. Questo può dare un&#8217;idea di come siamo caduti in basso.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mar_fantasy.jpg" alt="Il fantasy italiano" /><br />
<em>Il fantasy italiano</em></p>
<p>Io voglio occuparmi di <em>steampunk</em> e <em>new weird</em>, di centauroidi rettiliani e <em>light novel</em>, mi interessa la tecnica narrativa e il bizzarro. Voglio scrivere le storie che piacciono a me e, se avanza tempo, tradurre i racconti di Cory Doctorow visto che la licenza lo permette. Gli autori italiani c&#8217;entrano qualcosa? No, neanche per sbaglio.<br />Per carità, li capisco: loro non si fanno ingabbiare. Loro sono Artisti e Scrittori, vivono in una dimensione rarefatta dove concetti come &#8220;originalità&#8221;, &#8220;fantasia&#8221;, o &#8220;tecnica narrativa&#8221; non esistono. Loro non scrivono romanzi, loro scrivono Libri con la &#8216;L&#8217; maiuscola. Sono così gonfi di aria fritta che volano e ascendono al Cielo. Io rimango con i piedi per terra e faccio ciao ciao con la manina.
</p>
<p>Tuttavia&#8230;
</p>
<p>Tuttavia a me non piace neanche l&#8217;altro atteggiamento, quello di alzare le spalle, dire: &#8220;Siamo in Italia&#8221; e lasciar correre. Io sono orgogliosa di essere nata in Italia e non farei cambio con nessun&#8217;altra nazione. Mi fa enorme rabbia vedere come siamo ridotti male, almeno nell&#8217;ambito che io conosco e che mi interessa. Questo sito è nato proprio in risposta a una situazione di ignoranza e disonestà divenuta intollerabile.<br />Quando il Premio Urania – forse il più prestigioso premio per la narrativa fantastica in Italia – viene assegnato a un romanzo che più che un libro è una pila di cacca è inutile voltarsi dall&#8217;altra parte: la puzza ti raggiunge lo stesso.<br />Dunque inauguro il Marciume.<br />Nel Marciume finiranno quegli articoli che la Decenza mi impone di scrivere anche se so in partenza che non servirà a niente. Se fosse già stato attivo il Marciume, lì sarebbe finita l&#8217;analisi delle prime pagine di <em>E-Doll</em>, il famigerato vincitore del Premio Urania, oppure la polemica su un certo ponte sopra un fiume con due sponde.<br />Gli articoli del Marciume saranno rozzi, trattandosi di melma: niente immagini, niente link di approfondimento, e sarò brutale come più mi aggrada. In compenso il Marciume non apparirà in <em>homepage</em>; sarà una sezione separata del sito, come già succede per le <a href="http://fantasy.gamberi.org/category/insalata/segnalazioni/">Segnalazioni</a>. Infine, non risponderò ai commenti lasciati agli articoli del Marciume, a meno che non siano commenti che dimostrino <strong>particolare intelligenza</strong>: il tempo è prezioso e non voglio più sprecarlo. Non del tutto.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mar_marciume.jpg" alt="Uva marcia" /><br />
<em>Marciume</em></p>
<p>Le porte del Marciume si spalancano sulla prima vagonata di fango: <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/importanza-di-essere-simpatici/">l&#8217;importanza di essere simpatici</a>.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/category/marciume/">Gli articoli nella categoria &#8216;Marciume&#8217;</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marciume_acido">Marciume acido su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2861" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<slash:comments>120</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Persa per strada</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/31/persa-per-strada/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/31/persa-per-strada/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: The Road
Autore: Cormac McCarthy
Anno: 2006
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Knopf
Genere: Fantascienza post apocalittica
Pagine: 256


Qualche tempo fa una lettrice del blog mi raccomandava di occuparmi del romanzo La Strada di Cormac McCarthy. Io ero un po&#8217; scettica perché McCarthy non è un autore di narrativa fantastica e non ci si improvvisa scrittori di genere dall&#8217;oggi al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_road.jpg" alt="Copertina di The Road" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>The Road</strong><br />
Autore: <strong>Cormac McCarthy</strong></p>
<p>Anno: <strong>2006</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Knopf</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza post apocalittica</strong><br />
Pagine: <strong>256</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Qualche tempo fa una lettrice del blog mi raccomandava di occuparmi del romanzo <strong><em>La Strada</em></strong> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cormac_McCarthy">Cormac McCarthy</a>. Io ero un po&#8217; scettica perché McCarthy non è un autore di narrativa fantastica e non ci si improvvisa scrittori di genere dall&#8217;oggi al domani. Ma dato che il romanzo si trova gratis e non è molto lungo, l&#8217;ho letto. È un discreto romanzo, scritto a tratti molto bene, però lascia il tempo che trova. Non aggiunge niente all&#8217;infinita schiera di romanzi post apocalittici che inizia già nel 1826 con <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Last_Man">The Last Man</a></em> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mary_Shelley">Mary Shelley</a>.
</p>
<p>Nota: ho letto il romanzo in inglese. Non avevo voglia di rileggerlo in italiano, però, da alcuni brani presi a caso, mi pare che quella di Martina Testa per Einaudi sia una traduzione adeguata. Infatti la userò per gli estratti contenuti in questa recensione.
</p>
<p>Per chi volesse leggere il romanzo, può trovarlo in inglese su gigapedia (per maggiori informazioni su gigapedia si veda <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>):
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_rgig.jpg" alt="Copertina di The Road" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/58978/the-road"><em>The Road</em></a> di Cormac McCarthy (Knopf, 2006).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Oppure in italiano su emule. Occorre cercare:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom" />&nbsp;<strong>Bluebook.0376.ITA.Cormac.McCarthy.La.Strada.rar</strong> (900.610 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_strada.jpg" alt="Copertina de La Strada" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione italiana</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Trama</strong>
</p>
<p>Nel prossimo futuro, una non meglio specificata catastrofe ha colpito la Terra. Non è mai chiarito cosa sia successo – ci sono indizi che possa essere stata una guerra atomica, ma è un&#8217;ipotesi come un&#8217;altra –, sta di fatto che le città sono in rovina, il cielo è sempre coperto, la cenere è ovunque, fa un freddo cane, non cresce più niente, gli animali sono tutti morti e i pochi uomini sopravvissuti spesso sono costretti a mangiarsi a vicenda per non crepare di fame.
</p>
<p>In questo scenario apocalittico si aggirano l&#8217;uomo e suo figlio, un bambino di età imprecisata. Il loro scopo è percorrere la strada del titolo verso Sud. Non sanno cosa li aspetti a Sud, hanno solo una vaga speranza che a Sud il clima sia meno inclemente, o forse che a Sud esista qualche comunità umana che non sia una banda di cannibali. In realtà il trascinarsi verso Sud è una specie di scusa che si danno per non cedere alla disperazione e lasciarsi morire.<br />L&#8217;uomo, per buona parte del romanzo, spinge a fatica un carrello della spesa che contiene le provviste dei due. È una sorta di versione da supermercato di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lone_wolf_and_cub">Lone Wolf and Cub</a></em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_m1.jpg" alt="Fotogramma da The Road" /><br />
<em>L’uomo e il bambino in un fotogramma del film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0898367/">The Road</a>, tratto dal romanzo. Il film è uscito nei cinema americani il mese scorso</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_m2.jpg" alt="Fotogramma da Lone Wolf and Cub" /><br />
<em>Ogami Itto e suo figlio Daigoro dal film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0068817/">Lone Wolf and Cub: Baby Cart to Hades</a></em></p>
<p>In pratica non compaiono altri personaggi. E qui sta il primo problema: <strong>non succede mai niente</strong>. Anche i rari incontri con i cannibali si risolvono sempre in poche pagine (per altro molto ben scritte, le fughe precipitose dei protagonisti creano la giusta tensione) e senza conseguenze. Lo scenario è monotono e l&#8217;azione è ripetitiva: disperarsi – avere fame – cercare da mangiare – ingozzarsi – disperarsi – avere fame – cercare da mangiare – fuggire dai cannibali – ingozzarsi – disperarsi – e così via.<br />Data l&#8217;ambientazione è uno svolgersi realistico degli eventi, rimane il fatto che sia un pochino noioso. Per fortuna McCarthy non la tira troppo per le lunghe, e fa concludere il romanzo in poco più di 200 pagine.
</p>
<p>Non aiuta il coinvolgimento che due dei principali &#8220;incidenti&#8221; non siano il massimo che si poteva ideare&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1437264049'), this, 'Mostra gli incidenti farlocchi &#9660;', 'Nascondi gli incidenti farlocchi &#9650;');">Mostra gli incidenti farlocchi &#9660;</a></p>
<div id='SID1437264049' style='display:none;'>
I due protagonisti sono giorni che non mangiano. È difficilissimo scovare qualcosa da mettere sotto i denti perché non cresce più niente, gli animali sono morti, case e negozi sono già stati razziati. I due, invece di schiattare, trovano per terra una botola che li conduce in un bunker dove ci sono scorte per sfamare un esercito. Persino uova, che non si capisce come siano rimaste commestibili dopo anni.<br />
Questo episodio del bunker non è un evento impossibile, ma puzza molto di pigrizia e <em>Deus Ex Machina</em>.
</p>
<p>Prima, i due avevano scoperto un&#8217;altra botola, questa volta nel pavimento di una villa. Aprono la botola e:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He started down the rough wooden steps. He ducked his head and then flicked the lighter and swung the flame out over the darkness like an offering. Coldness and damp. An ungodly stench. The boy clutched at his coat. He could see part of a stone wall. Clay floor. An old mattress darkly stained. He crouched and stepped down again and held out the light. Huddled against the back wall were naked people, male and female, all trying to hide, shielding their faces with their hands. On the mattress lay a man with his legs gone to the hip and the stumps of them blackened and burnt. The smell was hideous.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo] Cominciò a scendere gli scalini di legno grezzo. Chinò la testa poi accese l&#8217;accendino e protese la fiammella verso il buio come un&#8217;offerta. Freddo e umidità. Un puzzo inumano. Il bambino gli si aggrappava al giaccone. Intravedeva una parete di pietra. Un pavimento di argilla. Un vecchio materasso macchiato di scuro. Si chinò, scese un altro gradino e illuminò lo spazio davanti a sé. Rannicchiate contro la parete opposta c&#8217;erano delle persone nude, maschi e femmine, che cercavano di nascondersi, riparandosi il viso con le mani. Sul materasso era steso un individuo con le gambe amputate fino ai fianchi e i moncherini anneriti e bruciati. L&#8217;odore era micidiale.</p></blockquote>
<p>Poi i due scopriranno che la villa è abitata da un gruppo di cannibali. Qual è il problema? È che non ha senso per i cannibali avere prigionieri. Non c&#8217;è cibo da nessuna parte, dunque non si possono nutrire i prigionieri, dunque ogni giorno che passa divengono più magri. Le condizioni sono tali per cui è <strong>assurdo</strong> sprecare cibo in quella maniera. Non si può neanche invocare la &#8220;pazzia&#8221; dei cannibali, perché questo gruppo di cannibali organizza pattuglie e predispone posti di guardia – non sono folli assassini, è gente razionale.
</div>
<p>
</p>
<p>Come non succede niente nel mondo, così poco o niente succede nella testa dei personaggi. Sono una coppia di disgraziati disperati all&#8217;inizio, sono una coppia di disgraziati disperati alla fine. Per carità, è realistico: se non ti succede niente, la tua personalità non cambia. Però anche qui si poteva far meglio. In particolare ho trovato stucchevole il dettaglio della &#8220;bontà&#8221;. I due si ripetono a vicenda di essere i &#8220;buoni&#8221;, di avere dei principi; per esempio loro non mangeranno mai carne umana. Ok, ma mi sarebbe piaciuto che l&#8217;autore mettesse alla prova i loro propositi, e questo non succede.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID763985954'), this, 'Mostra la bontà &#9660;', 'Nascondi la bontà &#9650;');">Mostra la bontà &#9660;</a></p>
<div id='SID763985954' style='display:none;'>
Trovo interessante che quando i due stanno morendo di fame capiti loro il bunker – vedi <em>spoiler</em> precedente – e invece capiti di poter mangiare il neonato allo spiedo quando non sono così disperati. Che senso ha il neonato allo spiedo? A parte il gusto per l&#8217;orrido, che, ben inteso, apprezzo. Il <em>gore</em> è sempre piacevole.
</div>
<p>
</p>
<p>McCarthy gioca con la pistola, e questo l&#8217;ho trovato irritante.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID2075575132'), this, 'Mostra dettagli sulla pistola &#9660;', 'Nascondi dettagli sulla pistola &#9650;');">Mostra dettagli sulla pistola &#9660;</a></p>
<div id='SID2075575132' style='display:none;'>
L&#8217;uomo ha una pistola e pochissimi proiettili. Via via che li consuma cresce in lui la preoccupazione di non avere un&#8217;arma con cui difendersi. Quando affida la pistola al bambino e il bambino la perde è un dramma, ma per fortuna i due riescono a ritrovarla subito. Ci si aspetta da un momento all&#8217;altro che la pistola e/o la mancanza di proiettili avranno un ruolo importante per la storia, invece non succede. La pistola rimane solo di bellezza. Bah!
</div>
<p>
</p>
<p>Il finale del romanzo è pessimo. Leggendo varie recensioni qui e là in Rete ho visto che invece a molti è piaciuto: commuovente, struggente, toccante, poetico, <em>bla bla bla</em>. A me non ha fatto né caldo né freddo (i vantaggi di avere un cuore marcio), se non sorridere per l&#8217;ingenuità della situazione.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1908571607'), this, 'Mostra il finale &#9660;', 'Nascondi il finale &#9650;');">Mostra il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID1908571607' style='display:none;'>
L&#8217;uomo si ammala e muore. Si capisce subito che farà questa fine perché già decine di pagine prima ha tossito il suo primo grumo di sangue. La morte è monotona come il resto della storia: l&#8217;uomo si stende per terra e crepa. Emozione: zero.<br />E fin qui potrebbe essere anche un finale passabile. Ma poi cosa succede al bambino? Senza aiuto muore anche lui? Viene mangiato dai cannibali? Si suicida? No! Il corpo dell&#8217;uomo è ancora caldo, che passa di lì un signore che adotta il bambino. E il signore non è un pedofilo cannibale, è un padre di famiglia, di <strong>un&#8217;allegra famigliola felice</strong>. Roba da chiodi. Come rovinare 200 pagine di ambientazione in un colpo solo.
</div>


<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
</p>
<p>Se la trama non brilla per originalità e azione, lo stile è buono. McCarthy narra in terza persona limitata, tenendo la telecamera sempre sulle spalle o nella testa dell&#8217;uomo. Il punto di vista è mantenuto <strong>saldamente</strong>. Gli unici pensieri, gli unici sogni, gli unici <em>flashback</em> riguardano l&#8217;uomo.
</p>
<p>L&#8217;inforigurgito è tenuto sotto controllo con maestria. Vero, diversi aspetti della vicenda rimangono nell&#8217;ombra – a cominciare da quale sia stata la catastrofe –, però è meglio così che non avere spiegazioni da parte del Narratore o pensieri e dialoghi che suonino falsi.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo ha raggiunto un ladro che ha rubato il carrello] He looked at them. He looked at the boy. He was an outcast from one of the communes and the fingers of his right hand had been cut away. He tried to hide it behind him. A sort of fleshy spatula. The cart was piled high. He&#8217;d taken everything.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo ha raggiunto un ladro che ha rubato il carrello]L&#8217;altro li guardò. Guardò il bambino. Era stato espulso da una comune e gli avevano tagliato le dita della mano destra. Cercava di nasconderla dietro la schiena. Una specie di spatola carnosa. Il carrello era stracolmo. Si era preso tutto.</p></blockquote>
<p>L&#8217;uomo riconosce dalle dita tagliate del ladro che il ladro è stato espulso da una comune. È un pensiero naturale: se tu vedi qualcuno con le falangi tagliate, è spontaneo pensare &#8220;yakuza!&#8221;. Sarebbe molto meno spontaneo pensare a cosa sia la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yakuza"><em>yakuza</em></a>. E infatti McCarthy non aggiunge altro sulla comune o le sue regole. In una marea di fantasy qui ci sarebbero state due pagine con vita, morte e miracoli della comune; oppure sarebbe seguito un dialogo dove il ladro racconta la sua triste vicenda. Niente di tutto ciò ne <strong><em>La Strada</em></strong>. Ed è <strong>giusto</strong> così.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_yakuza.jpg" alt="Dito tagliato" /><br />
<em>Non provateci a casa!</em></p>
<p>I dialoghi non sono delimitati da alcun tipo di virgolette, né ci sono <em>dialogue tag</em>, tranne occasionali &#8220;disse&#8221; iniziali per chiarire quale sia il personaggio che pronuncia la prima battuta. Sono, in generale, dialoghi brevi e laconici; data la situazione del tutto realistici.<br />Nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/">articolo dedicato ai dialoghi</a>, avevo posto il problema di brillantezza contro verosimiglianza. McCarthy si schiera con la verosimiglianza. Probabilmente per questa storia è la scelta giusta, però:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;They spent the day there, sitting among the boxes and crates.<br />You have to talk to me, he said.<br />I&#8217;m talking.<br />Are you sure?<br />I&#8217;m talking now.<br />Do you want me to tell you a story?<br />No.<br />Why not?<br />The boy looked at him and looked away.<br />Why not?<br />Those stories are not true.<br />They dont have to be true. They&#8217;re stories.<br />Yes. But in the stories we&#8217;re always helping people and we dont help people.<br />Why dont you tell me a story?<br />I dont want to.<br />Okay.<br />I dont have any stories to tell.<br />You could tell me a story about yourself.<br />You already know all the stories about me. You were there.<br />You have stories inside that I dont know about.<br />You mean like dreams?<br />Like dreams. Or just things that you think about.<br />Yeah, but stories are supposed to be happy.<br />They dont have to be.<br />You always tell happy stories.<br />You dont have any happy ones?<br />They&#8217;re more like real life.<br />But my stories are not.<br />Your stories are not. No.<br />The man watched him. Real life is pretty bad?<br />What do you think?<br />Well, I think we&#8217;re still here. A lot of bad things have happened but we&#8217;re still here.<br />Yeah.<br />You dont think that&#8217;s so great.<br />It&#8217;s okay.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Passarono la giornata lì, seduti in mezzo agli scatoloni e alle casse.<br />Mi devi parlare, disse al bambino.<br />Ti sto parlando.<br />Sei sicuro?<br />Sì, adesso sto parlando.<br />Vuoi che ti racconti una storia?<br />No.<br />Perché no?<br />Il bambino lo guardò e poi distolse lo sguardo.<br />Perché no?<br />Quelle storie non sono vere.<br />Non devono essere per forza vere. Sono storie.<br />Sì. Ma nelle storie aiutiamo sempre qualcuno, mentre in realtà non aiutiamo nessuno.<br />Perché non me la racconti tu una storia?<br />Non mi va.<br />Ok.<br />Non ho nessuna storia da raccontare.<br />Potresti raccontarmi una storia che parla di te.<br />Le sai già tutte le storie che parlano di me. C&#8217;eri anche tu.<br />Ma dentro di te hai delle storie che io non conosco.<br />Cioè, come i sogni?<br />Per esempio. O anche le cose a cui pensi.<br />Sì, ma le storie dovrebbero essere allegre.<br />Non per forza.<br />Tu racconti sempre storie allegre.<br />E tu non ne hai di storie allegre?<br />Assomigliano più alla vita reale.<br />Invece le mie storie no.<br />Le tue storie no. Infatti.<br />L&#8217;uomo lo fissò. La vita reale è molto brutta?<br />Secondo te?<br />Be&#8217;, io dico che siamo ancora qui. Sono successe un sacco di cose brutte ma siamo ancora qui.<br />Già.<br />A te non sembra una gran cosa.<br />Boh.</p></blockquote>
<p>Il &#8220;Boh&#8221; finale nella traduzione italiana è infelice, ma per il resto il senso è quello. D&#8217;accordo, nessuno si aspetta giochi di parole, ironia &amp; brillantezza quando stai crepando di fame, ma forse McCarthy poteva sforzarsi di più. Qui è molto: &#8220;Ok, ben scritto, e allora? Boh&#8221;.<br />
Un altro passaggio da far piangere per la banalità:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;You forget some things, dont you? [disse il bambino]<br />Yes. You forget what you want to remember and you remember what you want to forget.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Però certe cose uno se le dimentica, no? [disse il bambino]<br />Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.</p></blockquote>
<p>No, McCarthy, le frasette dei Baci Perugina non sono l&#8217;ideale fonte di ispirazione.
</p>
<p>Dove McCarthy è <strong>bravo</strong> è nelle descrizioni. Pur avendo a che fare con uno scenario senza colori, dominato dal grigio del cielo, dal grigio della cenere, dal grigio della fuliggine che ricopre strade, case, e alberi carbonizzati, se la cava egregiamente. Meglio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Simmons">Dan Simmons</a> ne <em>La Scomparsa dell&#8217;Erebus</em> (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Terror_%28novel%29">The Terror</a></em>, 2007) – lì Simmons era alle prese con la monotonia di ghiaccio, neve, brina, iceberg, seracchi, ecc. – e molto meglio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_D._Altieri">Altieri</a> nella trilogia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Magdeburg_-_L%27eretico">Magdeburg</a> – la Germania di Altieri è anche lei dominata dalla cenere, dal cielo grigio, dal fumo degli incendi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_erebus.jpg" alt="Copertina de La Scomparsa dell’Erebus" /><br />
<em>Copertina de La Scomparsa dell’Erebus. Ne ho parlato brevemente in <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/">questo articolo</a></em></p>
<p>Non che McCarthy sia perfetto. Non mancano le cadute di stile, roba di questo genere:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;In the evening the murky shape of another coastal city, the cluster of tall buildings vaguely askew. He thought the iron armatures had softened in the heat and then reset again to leave the buildings standing out of true. The melted window glass hung frozen down the walls like icing on a cake.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;A sera, i contorni indistinti di un&#8217;altra città di mare, un nucleo di alti edifici vagamente sbilenchi. L&#8217;uomo pensò che le armature di ferro dovevano essersi ammorbidite per il calore e poi risolidificate lasciando gli edifici fuori asse. Le finestre si erano rapprese lungo i muri come glassa su una torta.</p></blockquote>
<p>Siamo verso la fine del romanzo. Dopo 200 pagine di grigio, cenere, fuliggine, nebbia, freddo, disperazione mi metti che le finestre erano come la <strong>glassa sulla torta?</strong> Brutto strafalcione. Per fortuna è l&#8217;unico così grave.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He got up and walked out to the road. The black shape of it running from dark to dark. Then a distant low rumble. Not thunder. You could feel it under your feet. A sound without cognate and so without  description.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Si alzò e uscì sulla strada. Un nastro nero dal buio verso il buio. Poi un rombo sommesso in lontananza. Non un tuono. Lo si avvertiva sotto i piedi. Un suono senza pari e quindi impossibile da descrivere.</p></blockquote>
<p>Non importa se tu sei Gamberetta, Omero, Shakespeare o McCarthy: il suono &#8220;indescrivibile&#8221; è brutto!<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He looked at the sky. A single gray flake sifting down. He caught it in his hand and watched it expire there like the last host of Christendom.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Guardò il cielo. Un unico fiocco grigio che planava leggero. Lo prese in mano e lo guardò disfarsi come se fosse l&#8217;ultimo esercito della cristianità. </p></blockquote>
<p>Impegnati, McCarthy! Le similitudini servono <strong>per rendere più chiaro il concetto!</strong><br /><strong>EDIT</strong>: Anch’io leggendo “host” l’avevo intenso nel suo significato di “moltitudine”. Ma mi è stato giustamente fatto notare che la traduzione più probabile è quella di “ostia”. In questo caso la similitudine ha molto più senso, anche se non rimane lo stesso una granché – perché lo sciogliersi dell’ultima ostia dovrebbe essere diverso dallo sciogliersi di una qualunque altra ostia?<br />Ci sono poi altri punti con aggettivi di troppo o metafore non proprio centrate – l&#8217;incipit ad esempio non è granché, anche se lì c&#8217;è la parziale giustificazione che si tratta di un sogno –, ma lo dico io per prima: sto facendo le pulci a McCarthy perché mi piace tenermi in allenamento; sono dettagli minimi che non influenzano il piacere della lettura.
</p>
<p>Ora, uno dei miti più frequenti che si sentono è questo: &#8220;Per imparare a scrivere basta leggere.&#8221; Poniamo sia vero. Poniamo che una persona legga McCarthy e riesca a imitarlo. Ha imparato a scrivere bene? <strong>No</strong>.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He carried a jar of green beans and one of potatoes to the front door and by the light of a candle standing in a glass he knelt and placed the first jar sideways in the space between the door and the jamb and pulled the door against it. Then he squatted in the foyer floor and hooked his foot over the outside edge of the door and pulled it against the lid and twisted the jar in his hands. The knurled lid turned in the wood grinding the paint. He took a fresh grip on the glass and pulled the door tighter and tried again. The lid slipped in the wood, then it held. He turned the jar slowly in his hands, then took it from the jamb and turned off the ring of the lid and set it in the floor.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Andò alla porta con un barattolo di fagiolini e uno di patate e alla luce di una candela infilata in un bicchiere si inginocchiò, coricò il primo barattolo contro lo stipite e chiuse la porta fino a incastrarlo. Poi si accovacciò sul pavimento dell&#8217;ingresso, agganciò il piede allo spigolo della porta, lo tenne premuto contro il coperchio e ruotò il barattolo con le mani. Il coperchio zigrinato raschiò contro il legno grattando via la vernice. L&#8217;uomo assicurò meglio la presa, tirò più forte la porta e ci riprovò. Il barattolo scivolò sul legno, ma poi si bloccò. Lui lo ruotò lentamente con le mani, poi lo allontanò dallo stipite, staccò la guarnizione dal coperchio e la appoggiò a terra.</p></blockquote>
<p>Qui c&#8217;è una minuziosa descrizione di come il protagonista apre un barattolo di fagiolini. In <strong>questo romanzo</strong> è giusta. Perché in <strong>questo romanzo</strong> aprire un barattolo è questione di vita o di morte, è di importanza capitale per l&#8217;uomo. In qualunque altro romanzo, un &#8220;aprì il barattolo&#8221; è più che sufficiente. Se imitassi pedissequamente McCarthy, inserendo descrizioni minuziose ovunque, senza tenere conto della loro importanza nell&#8217;ambito della storia, scriverei <strong>da cani</strong>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_jar.jpg" alt="Barattolo di fagiolini" /><br />
<em>Il mio regno per un barattolo di fagiolini</em></p>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He was about to get up again when he realized that he&#8217;d been looking at the fasteners in the bulkhead on the far side of the cockpit. There were four of them. Stainless steel. At one time the benches had been covered with cushions and he could see the ties at the corner where they&#8217;d ripped away.  At the bottom center of the bulkhead just above the seat there was a nylon strap sticking out, the end of it doubled and cross-stitched. He looked at the fasteners again. They were rotary latches with wings for your thumb. He got up and knelt at the bench and turned each one all the way to the left. They were springloaded and when he had them undone he took hold of the strap at the bottom of the board and pulled it and the board slid down and came free. Inside under the deck was a space that held some rolled sails and what looked to be a two man rubber raft rolled and tied with bungee cords. A pair of  small plastic oars. A box of flares. And behind that   was a composite toolbox, the opening of the lid sealed with black electrical tape. He pulled it free and found the end of the tape and peeled it off all the way around and unlatched the chrome snaps and opened the box. Inside was a yellow plastic flashlight, an electric strobebeacon powered by a drycell, a first-aid kit. A yellow plastic EPIRB. And a black plastic case about the size of a book. He lifted it out and unsnapped the latches and opened it. Inside was fitted an old 37 millimeter bronze flarepistol. He lifted it from the case in both hands and turned it and looked at it. He depressed the lever and broke it open. The chamber was empty but there were eight rounds of flares fitted in a plastic container, short and squat and newlooking. He fitted the pistol back in the case and closed and latched the lid.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Stava per alzarsi di nuovo quando si accorse di avere sotto gli occhi gli elementi di fissaggio della paratia opposta. Ce n&#8217;erano quattro. Di acciaio inossidabile. Un tempo le panche erano coperte di cuscini e in un angolo si vedevano ancora i lacci da cui si erano strappati. Al centro della paratia, appena sopra il sedile, sbucava una fascetta di nylon ripiegata e cucita su se stessa. L&#8217;uomo guardò di nuovo gli elementi di fissaggio. Erano dei chiavistelli girevoli con delle alette in cui infilare il pollice. Si alzò e si inginocchiò davanti alla panca, e li ruotò tutti e quattro verso sinistra. Erano a molla, e quando li ebbe fatti scattare afferrò la fascetta di nylon attaccata alla tavola e tirò, la tavola scorse giù e venne via. All&#8217;interno, sotto il ponte, c&#8217;era un vano che conteneva delle vele arrotolate e quello che sembrava un canotto gonfiabile per due persone arrotolato e legato con funi elastiche. Un paio di piccoli remi di plastica. Una scatola di razzi segnalatori. E dietro, una cassetta degli attrezzi in materiale composito con il coperchio sigillato da un pezzo di nastro isolante nero. La tirò fuori, trovò l&#8217;estremità del nastro isolante e lo strappò via srotolandolo tutto, poi sbloccò le chiusure cromate e sollevò il coperchio. Dentro c&#8217;erano una torcia elettrica di plastica gialla, un lampeggiante stroboscopico alimentato da una pila a secco e un kit di pronto soccorso. Una radioboa d&#8217;emergenza di plastica gialla. È una valigetta di plastica nera grande suppergiù quanto un libro. La tirò fuori, fece scattare le serrature e la aprì. All&#8217;interno, una vecchia pistola lanciarazzi 37 millimetri color bronzo. La prese con tutte e due le mani, la rigirò e la guardò. Tolse il fermo e la aprì. Il tamburo era vuoto ma in un contenitore di plastica c&#8217;erano otto cartucce, corte, tozze, apparentemente nuove. Risistemò la pistola nella scatola, abbassò e chiuse il coperchio.</p></blockquote>
<p>Qui abbiamo un&#8217;estrema precisione di linguaggio, compreso l&#8217;uso di locuzioni poco comuni, come &#8220;lampeggiante stroboscopico&#8221; o &#8220;radioboa d&#8217;emergenza&#8221; (notare che in inglese è lasciato l&#8217;acronimo – &#8220;EPIRB&#8221; – ancora più specifico). Se io uso nelle mie descrizioni questa precisione di linguaggio faccio sempre bene? <strong>No!</strong> Dipende dal punto di vista che adotti. Se il tuo punto di vista può permettersi di pensare in questi termini va bene, se il tuo punto di vista è una svampita quindicenne fan di <em>Twilight</em>, scrivere così significa scrivere <strong>male</strong>. Infatti McCarthy lascia intuire fin dal principio che il suo punto di vista è quello di un uomo con un minimo di cultura; si veda per esempio questo stralcio di dialogo, nelle prime pagine:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Because the bullet travels faster than sound. It will be in your brain before you can hear it. To hear it you will need a frontal lobe and things with names like colliculus and temporal gyrus and you wont have them anymore. They&#8217;ll just be soup. [disse l'uomo]<br />Are you a doctor?<br />I&#8217;m not anything.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Perché la pallottola viaggia più veloce del suono. Entrerà nel tuo cervello prima che tu la senta. Per sentirla ti servirebbero il lobo frontale e degli affari chiamati collicolo e giro temporale, che tu non avrai più. Saranno ridotti in poltiglia. [disse l'uomo]<br />Sei un medico?<br />Non sono un bel niente.</p></blockquote>
<p>Prendiamo quest&#8217;altra descrizione:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The roadside hedges were gone to rows of black and twisted brambles. No sign of life. He left the boy standing in the road holding the pistol while he climbed an old set of limestone steps and walked down the porch of the farmhouse shading his eyes and peering in the windows. He let himself in through the kitchen. Trash in the floor, old newsprint. China in a breakfront, cups hanging from their hooks. He went down the hallway and stood in the door to the parlor. There was an antique pumporgan in the corner. A television set. Cheap stuffed furniture together with an old handmade cherrywood chifforobe. He climbed the stairs and walked through the bedrooms. Everything covered with ash. A child&#8217;s room with a stuffed dog on the windowsill looking out at the garden. He went through the closets.  He stripped back the beds and came  away with two good woolen blankets and went back down the stairs. In the pantry were three jars of homecanned tomatoes. He blew the dust from the lids and studied them. Someone before him had not trusted them and in the end neither did he and he walked out with the blankets over his shoulder and they set off along the road again.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Le siepi ai bordi della strada avevano ceduto a file di rovi neri e ritorti. Nessun segno di vita. L&#8217;uomo lasciò il bambino in mezzo alla strada con la pistola in mano, sali una vecchia gradinata in pietra porosa e fece qualche passo sulla veranda della fattoria, riparandosi gli occhi con la mano e sbirciando dalle finestre. Entrò passando dalla cucina. Rifiuti per terra, vecchi giornali. Stoviglie di porcellana su una credenza, tazze appese ai ganci. Percorse il corridoio e si fermò sulla porta del salottino. In un angolo c&#8217;era un antiquato organo a pedali. Un televisore. Poltrone e divani da quattro soldi e un vecchio armadio di ciliegio fatto a mano. Sali al piano di sopra e girò per le stanze da letto. Era tutto coperto di cenere. Una cameretta da bambini con un cane di pezza sul davanzale, affacciato a guardare il giardino. Rovistò negli armadi. Disfece i letti e ne ricavò due belle coperte di lana, poi ridiscese al piano di sotto. Nella dispensa c&#8217;erano tre barattoli di pomodori in conserva fatti in casa. Soffiò via la polvere dai coperchi e li esaminò. Qualcuno passato di lì prima di lui non si era fidato, e alla fine non si fidò neanche lui; usci con le coperte in spalla e ripresero la strada.</p></blockquote>
<p>È una buona descrizione: linguaggio preciso e abbondanza di particolari concreti. Notare però com&#8217;è <strong>silenziosa</strong>. E in questo romanzo va benissimo, perché regna la desolazione e ogni suono è attutito dalla patina di cenere che ricopre il mondo. Però, se io scrivessi un altro romanzo e non inserissi mai alcun rumore, alcun suono, non produrrei descrizioni particolarmente buone.</p>
<p>Perciò: si può imparare leggendo, ma solo se sai già cosa guardare. Se già sai che una descrizione deve essere filtrata dal punto di vista, se già sai che devi descrivere solo quello che ha importanza per la storia, se già sai qual è il legame tra descrizioni e ambientazione. Non sono dettagli secondari. Sono questioni fondamentali che difficilmente si possono imparare se nessuno te le insegna.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p><strong><em>The Road</em></strong> mi ha dato l&#8217;impressione di essere un esercizio di stile. Come se McCarthy dicesse: &#8220;Adesso vi faccio vedere come si scrive un romanzo decente senza una trama degna di questo nome e senza personaggi affascinanti e senza mezza idea originale e senza un&#8217;ambientazione interessante, ma solo con una corretta gestione della narrazione.&#8221; Operazione riuscita a metà: il romanzo si lascia leggere e non è brutto, ma di <em><a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/">sense of wonder</a></em> non ce n&#8217;è manco una goccia. Giudicato nell&#8217;ambito della narrativa <strong>fantastica</strong> è insignificante. Infatti, pur avendo vinto il Premio Pulitzer del 2007 come miglior opera di narrativa, non è neanche entrato nella lista dei finalisti di nessuno dei principali premi dedicati al fantastico (Hugo, Nebula, World Fantasy, Locus, ecc.)<br />Nel complesso non vale la pena spendere i 18 euro dell&#8217;edizione italiana, tuttavia vale la pena dedicare qualche ora alla lettura dell&#8217;edizione elettronica gratuita.
</p>
<p>Invece mi sento di consigliare senza remore un altro romanzo post apocalittico, che mi è capitato di leggere un paio di mesi fa: <em>Bartorstown. La città proibita</em> (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Long_Tomorrow_(novel)">The Long Tomorrow</a></em>, 1955) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Leigh_Brackett">Leigh Brackett</a>. Lo trovate su emule in italiano cercando:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom" />&nbsp;<strong>eBook.ITA.877.Leigh.Brackett.La.Città.Proibita.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (1.724.687 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_proibita.jpg" alt="Copertina de La Città Proibita" /><br />
<em>Copertina dell’edizione Urania de La Città Proibita</em></p>
<p>Dopo la guerra nucleare, la Costituzione degli Stati Uniti è stata cambiata: è illegale costituire centri abitati con più di duemila abitanti o più di duecento edifici. La guerra è stata colpa delle città, del progresso, della tecnologia. I nuovi Stati Uniti sono un paese rurale, con gli abitanti che vivono isolati in fattorie o villaggi sperduti. Scienza e tecnologia sono bandite. Decine di sette religiose – più o meno folli – si sono diffuse ovunque.<br />In questo clima di forzato ritorno alla campagna, due ragazzi, Esau e Len, scoprono per caso dell&#8217;esistenza di Bartorstown, una città dove gli ultimi scienziati tentano di mantenere viva la fiammella della civiltà. I due ragazzi partono alla ricerca dell&#8217;elusiva città. Non sanno però quale <strong>terrificante</strong> segreto si nasconde nelle viscere della Città Proibita!
</p>
<p>La Brackett non ha la raffinatezza stilistica di McCarthy ma non scrive male. In più la storia è divertente ed emozionante, specie nella prima parte. L&#8217;ultima parte è un po&#8217; sfilacciata, ma non mancano momenti notevoli e qualche scintilla di <em>sense of wonder</em>. Alcune situazioni ricordano da vicino i videogiochi di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fallout_%28series%29">Fallout</a></em>: credo che <em>La Città Proibita</em> piacerà in particolare agli appassionati di tali giochi.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788806185824/mccarthy-cormac/strada.html"><em>La Strada</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Road-Movie-Tie-Vintage-International/dp/0307476308/"><em>The Road</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Road"><em>The Road</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.metacritic.com/books/authors/mccarthycormac/road">Elenco delle recensioni a <em>The Road</em></a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.cormacmccarthy.com/">The Cormac McCarthy Society</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottime descrizioni.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Romanzo monotono.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile in generale buono, senza una parola di troppo.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Finale pessimo.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Deliziosa atmosfera di disperazione.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Nessuna idea originale.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>The New Weird</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/26/the-new-weird/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 17:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Disponibile in Rete l&#8217;antologia The New Weird, a cura di Ann &#38; Jeff VanderMeer.

La trovate su gigapedia, qui. Per maggiori informazioni su gigapedia, consultate questo articolo.

Copertina dell&#8217;antologia The New Weird
The New Weird comprende racconti e saggi che dovrebbero aiutare a inquadrare il &#8220;new weird&#8221;, nuovo sottogenere della narrativa fantastica.
L&#8217;antologia è divisa in quattro parti. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile in Rete l&#8217;antologia <strong><em>The New Weird</em></strong>, a cura di Ann &amp; Jeff VanderMeer.
</p>
<p>La trovate su gigapedia, <a href="http://gigapedia.com/items/404816/the-new-weird">qui</a>. Per maggiori informazioni su gigapedia, consultate <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_tnw.jpg" alt="Copertina dell'antologia The New Weird" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;antologia The New Weird</em></p>
<p><strong><em>The New Weird</em></strong> comprende racconti e saggi che dovrebbero aiutare a inquadrare il &#8220;new weird&#8221;, nuovo sottogenere della narrativa fantastica.</p>
<p>L&#8217;antologia è divisa in quattro parti. La prima parte, &#8220;Stimuli&#8221;, contiene racconti considerati precursori del new weird. Tali racconti sono:
</p>
<p>&#8220;The Luck in the Head&#8221; di M. John Harrison.<br />&#8220;In the Hills, the Cities&#8221; di Clive Barker.<br />&#8220;Crossing into Cambodia&#8221; di Michael Moorcock.<br />&#8220;The Braining of Mother Lamprey&#8221; di Simon D. Ings.<br />&#8220;The Neglected Garden&#8221; di Kathe Koja.<br />&#8220;A Soft Voice Whispers Nothing&#8221; di Thomas Ligotti.
</p>
<p>La seconda parte, &#8220;Evidence&#8221;, contiene i racconti new weird veri e propri:
</p>
<p>&#8220;Jack&#8221; di China Miéville.<br />&#8220;Immolation&#8221; di Jeffrey Thomas.<br />&#8220;The Lizard of Ooze&#8221; di Jay Lake.<br />&#8220;Watson&#8217;s Boy&#8221; di Brian Evenson.<br />&#8220;The Art of Dying&#8221; di K.J. Bishop.<br />&#8220;At Reparata&#8221; di Jefrey Ford.<br />&#8220;Letters from <em>Tainaron</em>&#8221; di Leena Krohn.<br />&#8220;The Ride of the Gabbleratchet&#8221; di Steph Swainston.<br />&#8220;The Gutter Sees the Light That Never Shines&#8221; di Alistair Rennie.
</p>
<p>La terza parte, &#8220;Symposium&#8221;, comprende saggi di vari autori, tra gli altri Michael Cisco e K.J. Bishop.
</p>
<p>La quarta parte, &#8220;Laboratory&#8221;, è una storia <em>round robin</em> scritta a più mani. Gli autori coinvolti sono: Paul Di Filippo, Cat Rambo, Sarah Monette, Daniel Abraham, Felix Gilman, Hal Duncan e Conrad Williams.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Non sempre la qualità dei racconti e degli interventi critici è alta, e non sempre il progetto appare coerente, però nel complesso è un&#8217;antologia interessante. Se non altro per avere un&#8217;idea di dove stia andando la narrativa fantastica fuori dai nostri angusti confini.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il senso del meraviglioso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di narrativa fantastica, spesso si cita il sense of wonder, non sempre a proposito. Il discorso è abbastanza interessante da meritare un approfondimento.

Il sense of wonder è quella sensazione di meraviglia, stupore e vertigine suscitata da determinate opere di narrativa fantastica – fantascienza in particolare. Ma prima di cercare una definizione più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di narrativa fantastica, spesso si cita il <em>sense of wonder</em>, non sempre a proposito. Il discorso è abbastanza interessante da meritare un approfondimento.
</p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> è quella sensazione di <em>meraviglia</em>, <em>stupore</em> e <em>vertigine</em> suscitata da determinate opere di narrativa fantastica – fantascienza in particolare. Ma prima di cercare una definizione più accurata, occorre capire se il <em>sense of wonder</em> esista o se sia solo illusione. A riguardo, ci sono due principali scuole di pensiero:<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La prima scuola sostiene l&#8217;oggettiva esistenza del <em>sense of wonder</em>: determinati romanzi, determinate storie, sono in grado di suscitare precise reazioni nel cervello di chi legge. Non è una coincidenza e dipende solo fino a un certo punto dal lettore: il <em>sense of wonder</em> è intrinseco alle opere stesse.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La seconda scuola sostiene che il <em>sense of wonder</em> sia un miraggio. L&#8217;ipotesi è che si prova <em>sense of wonder</em> quando si è bambini o ragazzini non per particolari qualità della narrativa fantastica, ma semplicemente perché a quell&#8217;età ogni stranezza, ogni cosa fuori dall&#8217;ordinario sembra meravigliosa. Quando si cresce, il <em>sense of wonder</em> non è più vero <em>sense of wonder</em> ma il ricordo di quel lontano sentimento che si è sperimentato da piccoli. Questa è la stessa corrente di pensiero che si fa beffe della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Golden_Age_of_Science_Fiction"><em>Golden Age</em></a>: l&#8217;<em>Età d&#8217;Oro</em> della fantascienza non sarebbe il periodo compreso tra la fine degli anni &#8216;30 e la metà degli anni &#8216;50, bensì il periodo compreso tra i 12 e i 14 anni del lettore. I rappresentanti della seconda scuola vincono un biscotto per il cinismo!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_ast.jpg" alt="Astounding Science Fiction" /><br />
<em>Un numero della rivista Astounding Science Fiction. Editor per molti anni è stato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_W._Campbell,_Jr.">John W. Campbell, Jr.</a> uno dei simboli della Golden Age</em></p>
<p>Chi ha ragione? Non lo so e non credo che la questione si possa dirimere se non attaccando elettrodi al cranio dei lettori e compiendo i dovuti esperimenti. Nel frattempo assumerò che il <em>sense of wonder</em> sia reale, anche se non ci metto la mano sul fuoco – la mia mano, quella di Licia ce la metto volentieri.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> è la sensazione più intensa che abbia mai provato leggendo. È qualcosa di più del semplice emozionarsi. Non è come commuoversi, arrabbiarsi, avere paura o essere disgustata. Il <em>sense of wonder</em> è un brivido, una sensazione improvvisa e travolgente che lascia stupefatti, è la subitanea realizzazione che il mondo non sarà più lo stesso, è il riuscire a immaginare quello che fino a un instante prima era inconcepibile, è l&#8217;osservare l&#8217;intero Universo dalla cima di un grattacielo, è&#8230; UAU!<br />Mi rendo conto sia una descrizione un po&#8217; vaga, ma è molto difficile spiegare il <em>sense of wonder</em>. Infatti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Clute">John Clute</a> nella sua <em>Encyclopedia of Science Fiction</em> svicola da una definizione precisa e dichiara che il <em>sense of wonder</em> è quella sensazione che fin dagli anni &#8216;40 i fan si aspettano di provare leggendo la buona fantascienza.<br />Anche <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Nicholls_%28writer%29">Peter Nicholls</a> non fornisce una definizione formale, ma rimanda a questi versi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wordsworth">Wordsworth</a>, tratti dal poema &#8220;Tintern Abbey&#8221;:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;And I have felt<br />A presence that disturbs me with the joy<br />Of elevated thoughts; a sense sublime<br />Of something far more deeply interfused,<br />Whose dwelling is the light of setting suns,<br />And the round ocean and the living air,<br />And the blue sky, and in the mind of man;<br />A motion and a spirit, that impels<br />All thinking things, all objects of all thought,<br />And rolls through all things.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;No, non mi metto a tradurre Wordsworth in maniera letterale e scolastica: il <em>sense of wonder</em> andrebbe a farsi friggere.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_abbey.jpg" alt="Tintern Abbey" /><br />
<em>Tintern Abbey: l’abazia che ispirò il poeta. Sense of wonder che sprizza da ogni mattone</em></p>
<p>In un&#8217;altra occasione Nicholls ha aggiustato il tiro: non basta il <em>sublime</em>,<sup><a href="#sow_nota_1">[1]</a></sup><a name="sow_nota_1_up"></a> il <em>sense of wonder</em> richiede anche un <em>conceptual breakthrough</em>, ovvero un (radicale) cambiamento di paradigma – come scoprire che la Terra è sferica invece che piatta o che gira intorno al Sole invece di essere ferma al centro dell&#8217;Universo.<br /><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Samuel_R._Delany">Samuel R. Delany</a> parla del <em>sense of wonder</em> in questi termini:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;We all know science fiction provides action and adventure, as well as a look at visions of different worlds, different cultures, different values. But it is just that multiplicity of worlds, each careening in its particular orbit about the vast sweep of interstellar night, which may be the subtlest, most pervasive, and finally the most valuable thing in s-f. This experience of constant de-centered de-centeredness, each decentering on a vaster and vaster scale, has a venerable name among people who talk about science fiction: &#8216;the sense of wonder&#8217;.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Tutti sappiamo che la fantascienza garantisce azione e avventura, oltre a offrire la visione di pianeti differenti, culture differenti, valori differenti. Tale molteplicità di mondi, ognuno intento a seguire la propria particolare orbita, sperso nell&#8217;enorme distesa della notte interstellare, potrebbe essere la più sottile, la più pervasiva e infine la più importante caratteristica della fantascienza. Questa esperienza di costante de-centralizzazione, ogni decentralizzazione realizzata su una scala sempre più grande, ha un nome venerabile tra le persone che discutono di fantascienza: &#8216;il senso del meraviglioso&#8217;.</p></blockquote>
<p>Per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joanna_Russ">Joanna Russ</a> il <em>sense of wonder</em> è:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] the feeling of transcendental beauty and awe that attached itself to the physical world.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] un sentimento di bellezza trascendentale e sgomento collegato al mondo fisico.</p></blockquote>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Gerrold">David Gerrold</a> così si esprime:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Perhaps these were things you had never seen before, never even imagined. Perhaps your imagination was stretched beyond its limits, stretched and <em>expanded</em>. And afterward, perhaps you were left pondering things far beyond your sense of the possible.<br />That feeling is the <em>sense of wonder</em>.<br />The literature of the fantastic is about awakening that feeling of awe—and <em>exercising it</em>.<br />The <em>sense of wonder</em> is the marvelous heart of every great science fiction or fantasy story. It comes from the <em>surprise</em> of discovery. It comes from the recognition of the magic within. Most of all, it comes from the realization—the <em>acknowledgment</em>—of something new in the universe.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Forse queste cose non le avevate mai viste, non le avevate mai immaginate. Forse l&#8217;immaginazione si è spinta oltre i suoi limiti, si è <em>espansa</em>. E dopo, forse siete rimasti a ponderare su questioni ben al di là di quello che credevate possibile.<br />Questa sensazione è il <em>sense of wonder</em>.<br />Lo scopo della letteratura fantastica è risvegliare questo senso di sgomento – e <em>stimolarlo</em>.<br />Il <em>sense of wonder</em> è il cuore meraviglioso di ogni grande storia di fantascienza o fantasy. Deriva dalla <em>sorpresa</em> della scoperta. Deriva dall&#8217;accorgersi della magia intrinseca alla storia. Più di tutto, deriva dalla realizzazione – dalla <em>consapevolezza</em> – che è nato qualcosa di nuovo nell&#8217;universo.</p></blockquote>
<p>E potrei continuare con infinite altre citazioni: ogni autore o appassionato ha la sua definizione più o meno diretta e più o meno dettagliata del <em>sense of wonder</em>.</p>
<p>Per me i tre elementi chiave sono: <em>surprise</em>, <em>sublime</em> e <em>conceptual breakthrough</em>.<br />Un tipico esempio di <em>sense of wonder</em>: in una Città seguiamo la storia di un investigatore che indaga su un omicidio, una contessa tradisce il marito, un mentecatto inizia a scrivere l&#8217;ennesimo inutile romanzo fantasy, una ragazza aggiorna il suo blog. All&#8217;improvviso investigatore, contessa, mentecatto e ragazza scompaiono. Scompare il morto, il marito tradito, il romanzo, il blog e Internet. Scompare l&#8217;intera Città.<br />Un coniglietto si risveglia.<br />Ecco i tre elementi: <em>surprise</em> – il tutto avviene di colpo.<br /><em>sublime</em> – il coniglietto!<br /><em>conceptual breakthrough</em> – la realtà che percepiamo è il sogno di un coniglietto.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_bunny.jpg" alt="Coniglietto addormentato" /><br />
<em>Quando il coniglietto si sveglierà, la realtà come la conosciamo cesserà di esistere. Perciò fate piano! Non parlate a voce troppo alta!</em></p>
<p>Notare che questo tipo di <em>sense of wonder</em> (&#8221;è tutto un sogno!&#8221;) non funziona più. Non perché in sé abbia qualcosa di sbagliato, ma perché il lettore un minimo smaliziato si immagina da solo che la realtà potrebbe essere un sogno. Perciò si può aggiungere all&#8217;elenco di elementi chiave l&#8217;<em>originalità</em>: non è una caratteristica intrinseca al <em>sense of wonder</em>, ma se manca spesso gli altri elementi non possono funzionare.
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<p>Ogni dettaglio fantastico ha in sé una scintilla di <em>sense of wonder</em>: quando in <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/19/leviathan/"><em>Leviathan</em></a> la nave-balena volante spunta dalle nuvole, è <em>sense of wonder</em>.<br />Infatti c&#8217;è <em>surprise</em> – il lettore non ha elementi per immaginarsi che da lì a poco apparirà una nave-balena volante, c&#8217;è il <em>sublime</em> – la nave-balena è imponente, maestosa, dovrebbe lasciare a bocca aperta per lo stupore, e c&#8217;è il <em>conceptual breakthrough</em> – le nuvole in verità non sono nuvole ma una balena volante!!! L&#8217;originalità è così così: la nave-balena volante si è già vista in altri contesti, ma non è un cliché.<br />Certo, questo tipo di <em>sense of wonder</em> non sconvolge il lettore, non è il <em>sense of wonder</em> che fa esclamare &#8220;UAU!&#8221;, ma è <strong>meglio di niente</strong>. È meglio avere una balena volante in più, che una balena volante in meno. È questo il nocciolo della narrativa <strong>fantastica</strong>.
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<p>Alcuni esempi di vero <em>sense of wonder</em> in tre celeberrimi racconti: &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Isaac_Asimov">Isaac Asimov</a>, &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arthur_C._Clarke">Arthur C. Clarke</a> e &#8220;La Stella&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/H.G._Wells">H.G. Wells</a> – il finale di ognuno dei tre racconti sarà svelato, dunque se non li avete mai letti, forse vi conviene farlo prima che gli <em>spoiler</em> ve li rovinino per sempre. Andate alla <a href="#sow_biblio">bibliografia</a>, procuratevi i racconti, leggeteli e tornate qui.
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<p>Partiamo con &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; (&#8221;The Last Question&#8221;, 1956) di Isaac Asimov. Nel 2061 è in funzione un supercomputer: Multivac. Due addetti alla manutenzione si prendono una pausa per scolarsi una bottiglia. Intanto discutono tra loro: cosa succederà quando le stelle di spegneranno? È possibile evitare la morte termica dell&#8217;universo? È possibile invertire l&#8217;entropia? Pongono queste domande al supercomputer. Il computer replica che non ha dati sufficienti per una risposta significativa.<br />Passano gli anni – migliaia di anni, milioni di anni, miliardi di anni. La razza umana scopre il segreto dell&#8217;immortalità, come viaggiare tra le stelle, come trascendere il proprio corpo fisico. Intanto anche la potenza di calcolo del supercomputer cresce sempre di più; diviene immensa.<br />Periodicamente viene posta la domanda: &#8220;È possibile invertire l&#8217;entropia?&#8221;. Ma la risposta del supercomputer è sempre: &#8220;Non ci sono dati sufficienti per una risposta significativa&#8221;.<br />Questo è il finale del racconto:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The stars and Galaxies died and snuffed out, and space grew black after ten trillion years of running down.<br />One by one Man fused with AC [Automatic Computer], each physical body losing its mental identity in a manner that was somehow not a loss but a gain.<br />Man&#8217;s last mind paused before fusion, looking over a space that included nothing but the dregs of one last dark star and nothing besides but incredibly thin matter, agitated randomly by the tag ends of heat wearing out, asymptotically, to the absolute zero.<br />Man said, &#8220;AC, is this the end? Can this chaos not be reversed into the Universe once more? Can that not be done?&#8221;<br />AC said, &#8220;THERE IS AS YET INSUFFICIENT DATA FOR A MEANINGFUL ANSWER.&#8221;<br />Man&#8217;s last mind fused and only AC existed – and that in hyperspace.</p>
<p>Matter and energy had ended and with it, space and time. Even AC existed only for the sake of the one last question that it had never answered from the time a half-drunken computer ten trillion years before had asked the question of a computer that was to AC far less than was a man to Man.<br />All other questions had been answered, and until this last question was answered also, AC might not release his consciousness.<br />All collected data had come to a final end. Nothing was left to be collected.<br />But all collected data had yet to be completely correlated and put together in all possible relationships.<br />A timeless interval was spent in doing that.<br />And it came to pass that AC learned how to reverse the direction of entropy.<br />But there was now no man to whom AC might give the answer of the last question. No matter. The answer – by demonstration – would take care of that, too.<br />For another timeless interval, AC thought how best to do this. Carefully, AC organized the program.<br />The consciousness of AC encompassed all of what had once been a Universe and brooded over what was now Chaos. Step by step, it must be done.<br />And AC said, &#8220;LET THERE BE LIGHT!&#8221;<br />And there was light.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Le stelle e le Galassie morirono e si spensero, e lo spazio, dopo dieci trilioni d&#8217;anni di decadimento, divenne nero.<br />Un individuo alla volta, l&#8217;Uomo si fuse con AC [Automatic Computer], e ciascun corpo fisico perdeva la sua idoneità mentale in un modo che, a conti fatti, non si traduceva in una perdita ma in un guadagno.<br />L&#8217;ultima mente dell&#8217;Uomo esitò, prima della fusione, contemplando uno spazio che comprendeva soltanto i fondi di un&#8217;ultima stella quasi spenta e nient&#8217;altro che materia incredibilmente rarefatta, agitata a casaccio da rimasugli finali di calore che calava, asintoticamente, verso lo zero assoluto.<br />«È questa la fine, AC?» domandò l&#8217;Uomo. «Non è possibile ritrasformare ancora una volta questo caos nell&#8217;Universo? Non si può invertire il processo?»<br />MANCANO ANCORA I DATI SUFFICIENTI PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA, disse AC.<br />L&#8217;ultima mente dell&#8217;Uomo si fuse e soltanto AC esisteva, ormai&#8230; nell&#8217;iperspazio.</p>
<p>Materia ed energia erano terminate e, con esse, lo spazio e il tempo. Perfino AC esisteva unicamente in nome di quell&#8217;ultima domanda alla quale non c&#8217;era mai stata risposta dal tempo in cui un assistente semi-ubriaco, dieci trilioni d&#8217;anni prima, l&#8217;aveva rivolta a un calcolatore che stava ad AC assai meno di quanto l&#8217;uomo stesse all&#8217;Uomo.<br />Tutte le altre domande avevano avuto risposta e, finché quell&#8217;ultima non fosse stata anch&#8217;essa soddisfatta, AC non si sarebbe forse liberato della consapevolezza di sé.<br />Tutti i dati raccolti erano arrivati alla fine, ormai. Da raccogliere, non rimaneva più niente.<br />Ma i dati raccolti dovevano ancora essere correlati e accostati secondo tutte le relazioni possibili.<br />Un intervallo senza tempo venne speso a far questo.<br />E accadde, così, che AC scoprisse come si poteva invertire l&#8217;andamento dell&#8217;entropia.<br />Ma ormai non c&#8217;era nessuno cui AC potesse fornire la risposta all&#8217;ultima domanda. Pazienza! La risposta &#8211; per dimostrazione &#8211; avrebbe provveduto anche a questo.<br />Per un altro intervallo senza tempo, AC pensò al modo migliore per riuscirci. Con cura, AC organizzò il programma.<br />La coscienza di AC abbracciò tutto quello che un tempo era stato un Universo e meditò sopra quello che adesso era Caos. Un passo alla volta, così bisognava procedere.<br />LA LUCE SIA! disse AC.<br />E la luce fu&#8230;</p>
<p>[traduzione di Hilja Brinis]</p></blockquote>
<p>Gli elementi chiave: cominciamo dal <em>sublime</em>. Non è il sublime di una balena volante. Qui il sublime sta nella grandiosità della situazione: le stelle e le galassie sono spente; l&#8217;Universo è completamente buio; e poi la materia, l&#8217;energia, lo spazio e il tempo stesso cessano di esistere. Rimane solo la coscienza del computer, che, nelle ultime righe, si espande fino a occupare l&#8217;intero Universo.<br />Il <em>conceptual breakthrough</em>. AC scopre come invertire l&#8217;entropia, e dà la sua risposta con una dimostrazione: AC fa rinascere l&#8217;Universo. Ovvero l&#8217;origine dell&#8217;Universo potrebbe essere la risposta di un supercomputer all&#8217;ultima domanda.<br />La <em>surprise</em>: il lettore non ha idea di quale possa essere la risposta fino alle ultime due righe.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_univac.jpg" alt="UNIVAC" /><br />
<em>Il Multivac di Asimov è ispirato all’UNIVAC I. No, è inutile che chiedete all’UNIVAC I, non vi risponderà&#8230;</em></p>
<p>In questo racconto il <em>sense of wonder</em> è prettamente scientifico e il cambiamento di paradigma è l&#8217;idea che si possano violare le leggi della termodinamica. È il <em>sense of wonder</em> tipico della fantascienza. In tempi più vicini si può ritrovare nelle opere di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vernor_Vinge">Vernor Vinge</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Greg_Egan">Greg Egan</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Stross">Charles Stross</a>.
</p>
<p>Tuttavia non è per niente obbligatorio un <em>sense of wonder</em> &#8220;scientifico&#8221;.<br />Consideriamo &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; (&#8221;The Nine Billion Names of God&#8221;, 1953) di Arthur C. Clarke.<br />Secondo un gruppo di monaci tibetani, lo scopo dell&#8217;umanità è elencare tutti i possibili nomi di Dio – quando il compito sarà concluso, l&#8217;Universo cesserà di esistere. Per facilitarsi il lavoro, i monaci decidono di affittare un computer. Due tecnici arrivano in Tibet per installare e programmare la macchina.<br />Il computer comincia a stampare i nomi di Dio, e più passa il tempo più i due tecnici sono preoccupati. Non preoccupati che l&#8217;Universo possa cessare di esistere – che idiozia! – ma preoccupati che i monaci, delusi che non succeda niente, possano dare fuori di matto.<br />
I due tecnici riescono a organizzare in modo che il computer finisca il suo lavoro mentre loro saranno già al sicuro, pronti a imbarcarsi su un aereo per tornare a casa.<br />Il finale del racconto è questo:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The swift night of the high Himalayas was now almost upon them. Fortunately the road was very good, as roads went in this region, and they were both carrying torches. There was not the slightest danger, only a certain discomfort from the bitter cold. The sky overhead was perfectly clear and ablaze with the familiar, friendly stars. At least there would be no risk, thought George, of the pilot being unable to take off because of weather conditions. That had been his only remaining worry.<br />He began to sing but gave it up after a while. This vast arena of mountains, gleaming like whitely hooded ghosts on every side, did not encourage such ebullience. Presently George glanced at his watch.<br />&#8220;Should be there in an hour,&#8221; he called back over his shoulder to Chuck. Then he added, in an afterthought, &#8220;Wonder if the computer&#8217;s finished its run? It was due about now.&#8221;<br />Chuck didn&#8217;t reply, so George swung round in his saddle. He could just see Chuck&#8217;s face, a white oval turned toward the sky.<br />&#8220;Look,&#8221; whispered Chuck, and George lifted his eyes to heaven. (There is always a last time for everything.)<br />Overhead, without any fuss, the stars were going out.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Adesso la rapida notte dell&#8217;alto Himalaya era quasi su di loro. Per fortuna la strada era molto buona, secondo la qualità media delle strade in quella regione, e tutti e due erano muniti di torce. Non c&#8217;era il minimo pericolo, soltanto il lieve disagio dovuto al freddo pungente. Il cielo sopra di loro era perfettamente limpido, e acceso dal brulichio delle familiari e amichevoli stelle. Per lo meno, pensò George, non ci sarebbe stato il rischio che il pilota non potesse decollare a causa delle cattive condizioni del tempo. Quella era l&#8217;unica preoccupazione che gli era ancora rimasta.<br />Cominciò a cantare, ma dopo un po&#8217; ci rinunciò. Quel vasto anfiteatro di montagne che si stagliavano da ogni lato simili a bianchi fantasmi incappucciati, non incoraggiava una simile esuberanza. Poco dopo, George diede un&#8217;occhiata al suo orologio.<br />«Dovremmo esserci fra un&#8217;ora» gridò a Chuck, senza voltarsi. Poi aggiunse, a mo&#8217; di ripensamento: «Mi chiedo se il computer non abbia finito il suo lavoro. Dovrebbe essere all&#8217;incirca adesso».<br />Chuck non rispose, così George si girò sulla sella. Poteva vedere il volto di Chuck, un ovale bianco rivolto al cielo.<br />«Guarda» bisbigliò Chuck, e George sollevò gli occhi verso il firmamento. (C&#8217;è sempre un&#8217;ultima volta per ogni cosa.)<br />In alto, senza nessun clamore, le stelle si stavano spegnendo.</p>
<p>[traduzione di Giampaolo Cossato]</p></blockquote>
<p>Il <em>conceptual breakthrough</em>: Dio esiste e ha creato l&#8217;umanità perché possa elencare i Suoi nove miliardi di nomi. Ah, è la Fine del Mondo!<br />La <em>surprise</em>: il lettore, sapendo che si tratta di un racconto fantastico, può immaginarsi che i monaci abbiano ragione. Tuttavia Clarke è abbastanza bravo a sviare l&#8217;attenzione attraverso il punto di vista dei due tecnici, più preoccupati per i monaci pazzi che non per la faccenda dei nomi di Dio.<br />Il <em>sublime</em>: meno presente che non nel racconto precedente, ma il contrasto tra le montagne e le stelle &#8220;amichevoli&#8221; con il buio finale ha un pizzico di &#8220;sublimitudine&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_tibet.jpg" alt="Ruota da preghiera" /><br />
<em>Ruota da preghiera tibetana: meno innocente di quanto non sembri</em></p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> non è stato scientifico, ma rimane vero <em>sense of wonder</em>. Molti altri racconti e romanzi di Arthur C. Clarke sono imbevuti di <em>sense of wonder</em>. Giustamente famoso è il romanzo <em>Le Guide del Tramonto (Childhood&#8217;s End</em>, 1953), con il suo finale di mistica maestosità, degno di<em> The End of Evangelion</em> – leggo adesso su wikipedia che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hideaki_Anno">Hideaki Anno</a>, regista di <em>Evangelion</em>, si sarebbe proprio ispirato al romanzo di Clarke. La differenza tra il finale di <em>Childhood&#8217;s End</em> e quello di <em>The End of Evangelion</em> è che il romanzo di Clarke <em>ha un senso</em>. Non svelo di più: leggete <em>Childhood&#8217;s End</em> ché ne vale la pena.
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<p>Terzo esempio di <em>sense of wonder</em>. Scenari meno apocalittici rispetto ad Asimov e Clarke, ma comunque molti gradini sopra la balena volante. Parlo del racconto di H.G. Wells &#8220;La Stella&#8221; (&#8221;The Star&#8221;, 1897).<br />In &#8220;The Star&#8221;, una stella attraversa il Sistema Solare. Il corpo celeste colpisce Nettuno e poi Giove. I calcoli indicano che colpirà anche la Terra o, se non lo farà, ci passerà molto vicina, causando ogni sorta di cataclisma.<br />Così Wells descrive l&#8217;apparire della stella nel cielo terrestre:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;But the yawning policeman saw the thing, the busy crowds in the markets stopped agape, workmen going to their work betimes, milkmen, the drivers of news-carts, dissipation going home jaded and pale, homeless wanderers, sentinels on their beats, and in the country, labourers trudging afield, poachers slinking home, all over the dusky quickening country it could be seen&#8211;and out at sea by seamen watching for the day – a great white star, come suddenly into the westward sky!</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Ma il poliziotto che sbadigliava la vide, la folla al mercato rimase a bocca aperta, la videro gli operai che andavano al lavoro di buonora, i lattai, gli edicolanti, chi tornava a casa pallido e stanco, i vagabondi, le sentinelle nel loro giro di guardia, e in campagna la videro i contadini che arrancavano nei campi, la videro i bracconieri che rientravano di soppiatto alle loro dimore, la si poteva vedere ovunque nella campagna scura che riprendeva vita – e in alto mare la videro i marinai di vedetta quel giorno – videro una grande stella bianca, che all&#8217;improvviso irrompeva nel cielo a Occidente!</p></blockquote>
<p>In qualche misura è un modo di narrare un po&#8217; ingenuo, però riesce a far trattenere il fiato, finché il <em>sublime</em> non appare nell&#8217;ultima riga: una grande stella bianca nel cielo d&#8217;Occidente!<br />Poi Wells descrive gli effetti catastrofici dell&#8217;avvicinarsi della stella, anche se, per fortuna, la stella non colpisce il nostro pianeta. L&#8217;ultimo paragrafo del racconto è questo:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The Martian astronomers – for there are astronomers on Mars, although they are very different beings from men – were naturally profoundly interested by these things. They saw them from their own standpoint of course. &#8220;Considering the mass and temperature of the missile that was flung through our solar system into the sun,&#8221; one wrote, &#8220;it is astonishing what a little damage the earth, which it missed so narrowly, has sustained. All the familiar continental markings and the masses of the seas remain intact, and indeed the only difference seems to be a shrinkage of the white discoloration (supposed to be frozen water) round either pole.&#8221; Which only shows how small the vastest of human catastrophes may seem, at a distance of a few million miles.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Gli astronomi marziani – perché ci sono astronomi su Marte, sebbene siano creature molto diverse dagli uomini – naturalmente furono profondamente interessati da questi avvenimenti. Ovviamente li videro dalla loro prospettiva. &#8220;Considerando la massa e la temperatura del proiettile che è volato attraverso il nostro Sistema Solare fin contro il Sole&#8221;, uno degli astronomi scrisse, &#8220;è incredibile quanto minimo sia stato il danno alla Terra, mancata di pochissimo. Tutti i familiari punti di riferimento continentali e le masse oceaniche sono rimasti inalterati, in effetti l&#8217;unica differenza sembra essere una riduzione della zona bianca (che si pensa sia acqua ghiacciata) intorno a ciascuno dei poli&#8221;. Il che dimostra quanto minuscole appaiano le più grandi catastrofi dell&#8217;umanità se viste da milioni di miglia di distanza.</p></blockquote>
<p>Il <em>conceptual breakthrough</em>: i Marziani esistono e ci spiano!<sup><a href="#sow_nota_2">[2]</a></sup><a name="sow_nota_2_up"></a> Ma non solo, qui il <em>sense of wonder</em> è alimentato anche dal <em>decentering</em> nella definizione di Delany: d&#8217;improvviso cambia la prospettiva; adesso la Terra è solo una piccola immagine nel telescopio di un marziano. Un punto di riferimento cardine è spostato: al centro metafisico dell&#8217;Universo non c&#8217;è più il nostro pianeta.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_star.jpg" alt="Collisione planetaria" /><br />
<em>Per fortuna non è andata così!</em></p>
<p>Questi tre racconti non sono perfetti dal punto di vista stilistico, però <strong>funzionano</strong>.<br />
Il vero <em>sense of wonder</em> riesce a trascendere una scrittura poco brillante: <em>Infinito</em> (<em>Last and First Men</em>, 1930) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Olaf_Stapledon">Olaf Stapledon</a> non è neanche un romanzo nel senso comune del termine; in pratica non ci sono personaggi ed è quasi tutto <em>raccontato</em>. Se lo dovessi giudicare con il metro che uso di solito prenderebbe 100 gamberi marci. Tuttavia dalla sua Stapledon può sostenere di raccontare <strong>due miliardi</strong> di anni di storia futura dell&#8217;umanità.<br />L&#8217;intrinseca grandiosità e ambizione del progetto – il <em>sense of wonder</em> che nasce dall&#8217;incredibile viaggio fino alle sorti ultime dell&#8217;umanità – possono far chiudere un occhio sui dettagli tecnici della narrazione. Forse. Ciò detto, si può benissimo scrivere come Dio comanda e suscitare <em>sense of wonder</em>, le due cose non si escludono. <strong>La scarsa tecnica non favorisce in alcun modo il <em>sense of wonder</em></strong>. Sto solo sostenendo che il <em>sense of wonder</em> è possibile <em>nonostante</em> una scarsa tecnica.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Quanto è importante il <em>sense of wonder</em> in un&#8217;opera di narrativa fantastica? Per alcuni è vitale. Scrive David Gerrold:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;That <em>sense of wonder</em> is what you aspire to create; that&#8217;s what you <em>must</em> create if you are going to write effective science fiction and fantasy.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Dovete ambire a suscitare il <em>sense of wonder</em>; se volete scrivere efficaci storie fantasy o di fantascienza, <em>dovete</em> creare il <em>sense of wonder</em>.</p></blockquote>
<p>Per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Damon_Knight">Damon Knight</a>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Science fiction exists to provide what Moskowitz and others call &#8216;the sense of wonder&#8217;: some widening of the mind&#8217;s horizons, no matter in what direction [...]</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La fantascienza esiste per suscitare quello che Moskowitz e altri chiamano &#8216;il senso del meraviglioso&#8217;: un espandersi degli orizzonti mentali, non importa in quale direzione [...]</p></blockquote>
<p>Altri non la pensano così. I rappresentanti del partito &#8220;il <em>sense of wonder</em> è un&#8217;illusione!&#8221; pongono enfasi su altri elementi, considerando fondamentali personaggi, ambientazione, intreccio, ecc. Non riporto in dettaglio le loro opinioni perché mi stanno antipatici!<br />Io concordo con Gerrold e Knight: come già detto, il <em>sense of wonder</em> è il nocciolo del fantastico; il <em>sense of wonder</em> è <strong>vitale</strong>. Il <em>sense of wonder</em> eleva le storie in una dimensione altrimenti irraggiungibile. Nessun personaggio, nessuna ambientazione, nessun intreccio può avere l&#8217;impatto viscerale del <em>meraviglioso</em>.<br />Inoltre difficilmente una storia può avere un significato più profondo di una vicenda caratterizzata da vero <em>sense of wonder</em>. Il vero <em>sense of wonder</em> afferma qualcosa di basilare riguardo la realtà stessa: &#8220;Siamo tutti in una simulazione!!! E in più ci fanno lavorare senza ferie per costruire un computer quantistico!!!&#8221;, &#8220;La Terra è piatta!!! E se continuiamo a navigare non scopriamo l&#8217;America, cadiamo oltre il bordo del mondo e finiamo in orbita!!!&#8221;, &#8220;Dio esiste!!! E ha ucciso gli alieni per colpa dei Re Magi!!!&#8221; (provate a indovinare a quali racconti mi riferisco. Qualche indizio: sono tre racconti che sono stati tradotti in italiano. Il primo racconto è stato venduto come romanzo breve ed è già stato citato in un altro articolo del blog; il titolo del terzo racconto compare in questo di articolo).<br />Una storia può essere bella anche senza <em>sense of wonder</em>, ma senza <em>sense of wonder</em> non potrà mai compiere il balzo da &#8220;bella&#8221; a &#8220;UAU!&#8221;.
</p>
<p>Io sono spesso accusata – specie quando si parla di opere italiane – di giudicare i romanzi solo in base allo stile, di fermarmi alla superficie e di non scavare più a fondo oltre le apparenze. C&#8217;è un pizzico di verità in questo, ma la ragione non è che sono sadica, invidiosa, acida, frustrata e rubo i leccalecca ai bambini, la ragione è che sono <em>infinitamente buona e generosa</em>.<sup><a href="#sow_nota_3">[3]</a></sup><a name="sow_nota_3_up"></a> Se dovessi giudicare in base ai parametri del fantastico, sarebbe sì un vero massacro. Non lo faccio perché in effetti il <em>sense of wonder</em> potrebbe essere illusione, potrebbe essere solo questione di gusto personale – non lo credo, ma non posso escluderlo.<br />Come già accennato, sono disposta a passare <strong>molto volentieri</strong> sopra a uno stile zoppicante se un romanzo mi facesse esclamare &#8220;UAU!&#8221;. Ma non succede. Anzi, anche i romanzi italiani migliori che ho letto – <em>Pan</em>, <em>Esbat</em>, <em>L&#8217;Acchiapparatti di Tilos</em> – si distinguono per personaggi, intreccio, ambientazione o qualità della scrittura; sotto il profilo del <em>sense of wonder</em> latitano. Negli ultimi anni forse un solo romanzo italiano di narrativa fantastica è riuscito a suscitarmi un minimo di <em>sense of wonder</em>. È un romanzo inedito di Luca Zaffini. Nonostante abbia letto solo una prima stesura – con tutti i problemi di stile e trama che questo comporta – sono rimasta impressionata. Quanto impressionata me ne sono resa conto scrivendo questo articolo: ormai è passato più di un anno da quando ho letto quel romanzo, eppure un sacco di scene le ricordo ancora benissimo. Una traccia di <em>sense of wonder</em> è rimasta dopo così tanto tempo e così tanti altri romanzi. Notevole. Spero l&#8217;autore riesca a pubblicarlo, credo sarebbe il più bel romanzo fantasy italiano da anni.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Le parole non hanno un costo diverso a seconda del loro significato. Potete spendere le parole di un romanzo per descrivere l&#8217;elfo, il nano e il barbaro che entrano in una taverna, mangiano, bevono, ruttano e poi il nano trascina tutti in una rissa; oppure potete scegliere altre parole e rivoltare l&#8217;intero Universo. Non si pagano tasse sulla fantasia, non ponetevi limiti!
</p>
<p>Buon Natale a tutti!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink53.gif" alt="chikas_pink53.gif" class="wp-smiley" /> 
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Bibliografia</strong>
</p>
<p>Per maggiori informazioni riguardo a gigapedia, consultate <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>.
</p>
<p><strong>Sulla fantascienza:</strong>
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c01.jpg" alt="Copertina di The Encyclopedia of Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/391325/the-encyclopedia-of-science-fiction"><em>The Encyclopedia of Science Fiction</em></a> di John Clute &amp; Peter Nicholls (St. Martin&#8217;s Press, 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c02.jpg" alt="Copertina di The Cambridge Companion to Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/47134/the-cambridge-companion-to-science-fiction--cambridge-companions-to-literature-"><em>The Cambridge Companion to Science Fiction</em></a> a cura di Edward James &amp; Farah Mendelsohn (Cambridge University Press, 2003).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c03.jpg" alt="Copertina di Science Fiction: What It's All About" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/400047/science-fiction--what--039-s-it-all-about"><em>Science Fiction: What It&#8217;s All About</em></a> di Sam J. Lundwall (Ace Books, 1971).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c04.jpg" alt="Copertina di Reading by Starlight: Postmodern Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/174124/reading-by-starlight--postmodern-science-fiction--popular-fictions-"><em>Reading by Starlight: Postmodern Science Fiction</em></a> di Damie Broderick (Routledge, 1994).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c05.jpg" alt="Copertina di Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction and Fantasy" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/267838/worlds-of-wonder--how-to-write-science-fiction--amp--fantasy"><em>Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction &amp; Fantasy</em></a> di David Gerrold (Writer&#8217;s Digest Books, 2001).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><a name="sow_biblio"></a><strong>Opere citate:</strong>
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c06.jpg" alt="Copertina di Nine Tomorrows" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/398093/nine-tomorrows"><em>Nine Tomorrows</em></a> di Isaac Asimov (Doubleday, 1959).<br />Questa antologia contiene il racconto &#8220;The Last Question&#8221;. Potete anche leggerlo online, <a href="http://www.multivax.com/last_question.html">qui</a>.<br />In Italiano trovate &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; su emule dentro: <strong>eBook.ITA.2854.Isaac.Asimov.<br />Il.Meglio.Di.Asimov.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.861.327 bytes)
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c07.jpg" alt="Copertina di The Nine Billion Names of God: The Collected Stories of Arthur C. Clarke, 1951-1956" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/294160/the-nine-billion-names-of-god--the-collected-stories-of-arthur-c--clarke--1951-1956"><em>The Nine Billion Names of God: The Collected Stories of Arthur C. Clarke, 1951-1956</em></a> di Arthur C. Clarke (Signet, 1974).<br />Questa antologia contiene il racconto &#8220;The Nine Billion Names of God&#8221;. Potete anche leggerlo online, <a href="http://lucis.net/stuff/clarke/9billion_clarke.html">qui</a>.<br />In Italiano trovate &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; su emule dentro: <strong>eBook.ITA.1280.Isaac.Asimov.<br />Le.Grandi.Storie.Della.Fantascienza.15.1953.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.793.403 bytes)
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c08.jpg" alt="Copertina di L'Uomo dei Miracoli" align="left"/>&#8220;The Star&#8221; di H.G. Wells potete leggerlo online, <a href="http://www.online-literature.com/wellshg/17/">qui</a>.<br />Secondo il Catalogo Vegetti esiste una sola traduzione italiana – &#8220;La Stella&#8221; – in un&#8217;antologia del 1905, <em>L&#8217;Uomo dei Miracoli</em>. Non si trova su emule.<br />
Ma a quanto pare il racconto è stato tradotto anche nell’antologia <i>La porta nel muro e altri racconti</i> edita da Bollati Boringhieri, e questa traduzione si può leggere online, <a href="http://phy6.org/stargaze/Ithestar.htm">qui</a>. Grazie a <a href="http://geigerdysf.splinder.com">doktorgeiger</a> per la segnalazione.
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c09.jpg" alt="Copertina di Childhood's End" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/26983/childhood--039-s-end"><em>Childhood&#8217;s End</em></a> di Arthur C. Clarke (Ballantine Books, 1953).<br />In Italiano lo trovate su emule, cercando: <strong>eBook.ITA.2345.Arthur.C.Clarke.<br />Le.Guide.Del.Tramonto.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.063.627 bytes)</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c10.jpg" alt="Copertina di Last and First Men" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/108813/last-and-first-men"><em>Last and First Men</em></a> di Olaf Stapledon (Methuen, 1930).<br />Potete anche leggerlo online, <a href="http://gutenberg.net.au/ebooks06/0601101h.html">qui</a>.<br />In Italiano è apparso negli Oscar Fantascienza Mondadori e nei Classici di Urania. Non si trova su emule.</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="sow_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Mi rendo conto che anche  sulla definizione di &#8220;sublime&#8221; ci si potrebbe scannare. Intenderò &#8220;sublime&#8221; nel suo significato intuitivo di grandioso, eccelso, strabello.
</p>
<p><a name="sow_nota_2"></a>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Infatti:<br />
<blockquote>No one would have believed in the last years of the nineteenth century that this world was being watched keenly and closely by intelligences greater than man&#8217;s and yet as mortal as his own; that as men busied themselves about their various concerns they were scrutinised and studied, perhaps almost as narrowly as a man with a microscope might scrutinise the transient creatures that swarm and multiply in a drop of water.</p></blockquote>
<p>Ma questa è un&#8217;altra storia!
</p>
<p><a name="sow_nota_3"></a>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Ricordo che se siete miei fan dovete accettare il fatto che sono infinitamente buona e generosa come dogma di fede.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.noradsanta.org/it/index.html">Segui Babbo Natale grazie al NORAD!</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Boneshaker</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/17/boneshaker/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 13:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la serie: lo steampunk in fondo non mi eccita più di tanto ma è sempre meglio delle idiozie che pubblicano gli &#8220;scrittori&#8221; italiani del fantastico ed è sempre meglio del solito mattone di Stephen King che ti fa venire le lacrime agli occhi per la noia solo a guardarlo, segnalo l&#8217;uscita in Rete di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la serie: lo <em>steampunk</em> in fondo non mi eccita più di tanto ma è sempre meglio delle idiozie che pubblicano gli &#8220;scrittori&#8221; italiani del fantastico ed è sempre meglio del solito mattone di Stephen King che ti fa venire le lacrime agli occhi per la noia solo a guardarlo, segnalo l&#8217;uscita in Rete di <strong><em>Boneshaker</em></strong>, ultimo romanzo di Cherie Priest.
</p>
<p>Lo trovate su gigapedia, <a href="http://gigapedia.com/items/402562/boneshaker--sci-fi-essential-books-">qui</a>. Per maggiori informazioni su gigapedia, consultate <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_bone.jpg" alt="Copertina di Boneshaker" /><br />
<em>Copertina di Boneshaker</em></p>
<p>Trama:<br />
<blockquote>In the early days of the Civil War, rumors of gold in the frozen Klondike brought hordes of newcomers to the Pacific Northwest. Anxious to compete, Russian prospectors commissioned inventor Leviticus Blue to create a great machine that could mine through Alaska&#8217;s ice. Thus was Dr. Blue&#8217;s Incredible Bone-Shaking Drill Engine born. <br />But on its first test run the Boneshaker went terribly awry, destroying several blocks of downtown Seattle and unearthing a subterranean vein of blight gas that turned anyone who breathed it into the living dead.<br />Now it is sixteen years later, and a wall has been built to enclose the devastated and toxic city. Just beyond it lives Blue&#8217;s widow, Briar Wilkes. Life is hard with a ruined reputation and a teenaged boy to support, but she and Ezekiel are managing. Until Ezekiel undertakes a secret crusade to rewrite history.<br />His quest will take him under the wall and into a city teeming with ravenous undead, air pirates, criminal overlords, and heavily armed refugees. And only Briar can bring him out alive.</p></blockquote>
<p>Il romanzo ha avuto consenso unanime dalla critica, ed è stato apprezzato sia dagli amanti del fantasy, sia dagli amanti degli zombie. Lo leggerò e probabilmente lo recensirò, ma se ne riparla dopo Natale.</p>
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		<item>
		<title>Marstenheim</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/14/marstenheim/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalazione per un romanzo che non è disponibile su emule, ma che potete lo stesso scaricare gratis. Infatti l&#8217;autore – che qui commenta con il nick &#8220;Angra&#8221; – lo offre in formato elettronico sotto licenza Creative Commons.

Illustrazione per Marstenheim
Marstenheim è un romanzo science-fantasy ambientato in un indefinito futuro su una colonia terrestre abbandonata da secoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalazione per un romanzo che non è disponibile su emule, ma che potete lo stesso scaricare gratis. Infatti l&#8217;autore – che qui commenta con il nick &#8220;Angra&#8221; – lo offre in formato elettronico sotto licenza Creative Commons.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_ma.jpg" alt="Illustrazione per Marstenheim" /><br />
<em>Illustrazione per Marstenheim</em></p>
<p><strong><em>Marstenheim</em></strong> è un romanzo science-fantasy ambientato in un indefinito futuro su una colonia terrestre abbandonata da secoli dalla madre patria. La storia segue una schiera di personaggi più o meno loschi che si aggira per una delle ultime città non ancora decadute; uomini, alieni, mostri: ognuno ha i propri scopi e non sono sempre nobili.<br />La componente fantascientifica predomina su quella fantasy: creature tradizionalmente fantastiche come vampiri, zombie o uomini-ratto hanno una spiegazione scientifica. In questo <strong><em>Marstenheim</em></strong> somiglia un po&#8217; a <em>World Enough, and Time</em> (<em>Tempo di mostri, fiume di dolore</em>) di James Kahn o <em>After the Siege</em> di Doctorow. Rimane però anche uno spazio per la magia e per situazioni che non possono essere spiegate razionalmente.
</p>
<p align="center"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p>Ho seguito la realizzazione di questo romanzo fin dalla prima stesura quasi tre anni fa, dunque non sono la persona più indicata per darne un giudizio obiettivo. Tuttavia, ci sono degli ottimi motivi <strong>oggettivi</strong> per leggero:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;È scritto bene. Non scritto bene <strong>per me</strong>. È scritto bene <strong>in assoluto</strong>. Si poteva scrivere meglio? Sì, forse. Per esempio in alcune scene la &#8220;telecamera&#8221; sarebbe potuta essere più vicina ai personaggi. Ma sono sfumature, per il resto lo stile è scorrevole e il romanzo si legge molto volentieri.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;È <strong>divertente</strong>. Gli uomini-ratto in particolare sono fenomenali e la loro gerarchia basata sulla burocrazia umana è al contempo verosimile ed esilarante. Infatti mi spiace moltissimo che i ratti non abbiano più pagine.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non ci sono i soliti &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221;. O meglio, forse il &#8220;cattivo&#8221; può essere facile identificarlo, ma i &#8220;buoni&#8221; molto meno. I vari personaggi agiscono in base ai propri desideri, non per seguire una morale imposta dall&#8217;alto dall&#8217;autore. Nella buona narrativa così dev&#8217;essere.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non ci sono stupidaggini sociopolitiche che riflettono come uno specchio deformante l&#8217;attualità, o idiozie del genere. È un vero romanzo <strong>fantasy</strong>, non una scusa dell&#8217;autore per lamentarsi del governo, dell&#8217;ingegneria genetica, dell&#8217;inquinamento, del riscaldamento globale, del <em>bla bla bla</em>. Non è un romanzo dedicato a una pecora.
</p>
<p>Perciò scaricatelo, non vi costa niente, e leggetelo: ne vale la pena. Potete scaricarlo qui sotto o <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">dal sito dell&#8217;autore</a>.</p>
<hr />
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/pdf_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.pdf">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato PDF A4 (leggibile a video e ideale per la stampa).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/prc_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.prc">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato Mobipocket (per i lettori di ebook e altri dispositivi portatili).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rtf_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.rtf">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato RTF (formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/odf_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.odt">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato OpenDocument (il formato di OpenOffice, la suite per ufficio gratuita e <em>open source</em>. Per chi trova insopportabile Word e ogni formato proprietario).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/calibre_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.epub">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato EPUB (il nuovo standard &#8220;aperto&#8221; per gli e-book, supportato dai nuovi lettori. Si ringrazia Luigi Marciani per la conversione).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/zip_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.[epub.odt.pdf.prc.rtf].zip">&nbsp;<strong>Un archivio .zip</strong></a> contenente tutti i file di cui sopra.</p>
<hr />
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2741" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vittima natalizia + Bambolina omaggio</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/07/vittima-natalizia-bambolina-omaggio/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/07/vittima-natalizia-bambolina-omaggio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 18:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ho recensito meno fantasy italiani degli anni scorsi. Posso assicurare che non dipende dal fatto che sono diventata &#8220;buona&#8221;, tutt&#8217;altro: il mio cuore marcio trabocca come non mai di astio e invidia. Però mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. È una questione di dignità: lo scrittore medio di fantasy italiano è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno ho recensito meno fantasy italiani degli anni scorsi. Posso assicurare che non dipende dal fatto che sono diventata &#8220;buona&#8221;, tutt&#8217;altro: il mio cuore marcio trabocca come non mai di astio e invidia. Però mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. È una questione di dignità: lo scrittore medio di fantasy italiano è un idiota fatto e finito, è degradante per me perderci del tempo appresso.
</p>
<p>Per esempio, non so quante volte, in pubblico e in privato, ho sostenuto conversazioni tipo questa:</p>
<p>Io: «Non devi raccontare che Giulietta è cattiva, devi mostrarlo. Non so, falle picchiare la sorellina.»<br />Autore X: «Ma &#8220;show don&#8217;t tell&#8221; non si applica sempre!!!»<br />Che sarebbe come dire:<br />Io: «Non mordere la prolunga del televisore, potresti prendere la scossa.»<br />Autore X: «Ma l&#8217;elettricità non fa sempre male!!! Guarda il defibrillatore!!!»</p>
<p>Ha senso proseguire dialoghi del genere? No, è solo buttare del tempo che potrei spendere meglio fissando le macchie di umidità sul soffitto.
</p>
<p>Ciò non vuol dire che mi adagerò nell&#8217;ipocrisia del &#8220;recensisco solo quello che mi è piaciuto&#8221;; continueranno a esserci recensioni <em>oneste</em>: se il romanzo è bello dirò che è bello, se fa schifo dirò che fa schifo. Però le recensioni saranno scelte con cura, saranno recensite solo opere che promettano qualcosa di interessante. Sono arcistufa di recensire ritardati.
</p>
<p>Detto questo, come promesso, ho aperto il sondaggio per la recensione natalizia. Di seguito sono elencate dodici possibilità: leggete le descrizioni e scegliete con attenzione. Durante le vacanze di Natale mi sorbirò il romanzo vincitore e poi lo recensirò. Se sceglierete romanzi che non sembrano complete porcherie fin dal titolo ve ne sarò grata, ma sentitevi liberi di comportarvi come preferite.<br />
<strong>EDIT del 19 dicembre 2009</strong>: Sondaggio chiuso, ha vinto <em>Il Silenzio di Lenth</em>.<br />
<strong>EDIT del 16 gennaio 2010</strong>: Romanzo vincitore <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/">recensito</a>.
</p>
<p>Prima, però, un modesto consiglio per gli acquisti.<br />L&#8217;altro giorno ero in libreria. Mentre mi aggiravo per il reparto fantasy è arrivata una signora dall&#8217;aria smarrita. Dopo qualche minuto una commessa le ha chiesto se aveva bisogno di aiuto. La signora ha spiegato che voleva regalare un libro a una bambina di dodici anni – ha anche fatto gesto con la mano a indicare l&#8217;altezza della ragazzina, come se le stesse comprando un vestito. La commessa ha sorriso alla signora e le ha rifilato l&#8217;ultimo romanzo di Licia Troisi&#8230; un&#8217;altra bambina che avrà la vita rovinata per colpa di una madre mentecatta.<br />Signori genitori, non fatevi ingannare dalla retorica imbecille del &#8220;se legge è sempre meglio!!!&#8221;. Una bambina che legge le cretinate della Troisi o della Meyer si rovina il cervello. E quando il danno è fatto, rimane solo la <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/30/il-terzo-occhio/">trapanazione</a>.<br />Perciò regalate videogiochi. I videogiochi rendono più intelligenti, è un fatto <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse#gig_int">dimostrato</a>. Ma se proprio volete spingere alla lettura un ragazzino o una ragazzina, il mio consiglio è di regalare <em>Little Brother</em> di Cory Doctorow, di cui è uscita da poco l&#8217;edizione italiana, con titolo <em>X</em> (sì solo &#8220;ics&#8221;, che cosa c&#8217;entri con &#8220;Little Brother&#8221; mi sfugge, ma pazienza). L&#8217;editore è Newton Compton.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_x.jpg" alt="Copertina di X" /><br />
<em>Copertina di X</em></p>
<p>Ho recensito il romanzo in lingua originale a suo tempo, <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/20/recensioni-romanzo-little-brother/">qui</a>. Non è un romanzo privo di difetti, ma è cento volte più interessante e coinvolgente di tutti i libri di Licia Troisi e Stephanie Meyer messi assieme. Almeno provateci a regalarlo: forse vostra figlia non è ancora una cerebrolesa e avete la possibilità di salvarla!
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<p align="center"><strong>* * *</strong>
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<p>I dodici candidati, in ordine alfabetico. Le trame sono prese dalle schede dei libri su iBS.it.<br />
<blockquote><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_01.jpg" alt="Copertina di Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male" /><strong>#1.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male</em></strong> (Newton Compton)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Da quando Bryan di Boscoquieto ha scoperto di possedere doti soprannaturali il suo mondo non è più lo stesso. Come se la sua percezione si fosse allargata fino a dilatare i confini tra la vita quotidiana e la magia, ora è in grado di rendersi conto di tutti gli strani esseri di cui l&#8217;universo è popolato. Capitani di una guerra millenaria, Morpheus il mezzodemone, fondatore della Baia, e Insorta, temuto leader della Comunità Ribelle, tentano di conquistarsi la fiducia di Bryan. Insieme a lui, la bellissima Gaia, la ladra di corpi, le imbattibili gemelle Alba e Aurora, e Achille, con le sue facoltà medianiche, compongono un piccolo esercito di eroi giovanissimi e pronti a tutto pur di disinnescare le minacce che si addensano intorno al leggendario e terribile Talismano del Male. Che la Terra continui a esistere o che tutto si risolva in uno spaventoso olocausto nucleare, a questo punto, dipenderà dalle gesta di Bryan, E dalla sua capacità di distinguere ciò che appartiene a questo mondo da ciò che si può soltanto sognare.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Federico Ghirardi. Ha esordito ancora minorenne l&#8217;anno scorso con <em>Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni</em>. Un giovane <em>gegno</em>. Senza dubbio.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> perché <em>Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni</em> l&#8217;ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/13/non-ce-gnocca-per-noi-a-boscoquieto/">letto</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> perché sarà pieno di gnocche tutte nude che si fanno sculacciare dai demoni? Non è quello che ogni ragazza sogna di leggere in un romanzo fantasy? Magari questa volta il Ghirardi saprà superarsi e mi regalerà una bella scena di stupro tentacolare!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_02.jpg" alt="Copertina di Buio" /><strong>#2.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Buio</em></strong> (Fazi)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: &#8220;Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo&#8221;. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un&#8217;inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell&#8217;assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Elena P. Melodia, al suo esordio.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la signorina Melodia sarà <em>sicuramente</em> un&#8217;ottima scrittrice – altrimenti come potrebbe essere stata pubblicata da una prestigiosa casa editrice? – ma non è capace di mettere assieme una <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni#m1_buio">descrizione decente</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> Morgan – il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola – è troppo gnokko!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_03.jpg" alt="Copertina di Figli di Tenebra" /><strong>#3.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Figli di Tenebra</em></strong> (Curcio)</p>
<p><strong>Trama:</strong> La fine è vicina, lo sa. Ma nessun dolore gli sarà risparmiato nell&#8217;ultimo tratto del viaggio. Non a lui, non ai suoi compagni. L&#8217;obiettivo e ancora Kurt Darheim, quasi all&#8217;apice della potenza, ormai padrone della forza corruttrice che in un&#8217;epoca remota ha rischiato di annientare il mondo. Bisogna raggiungerlo, quindi, e in fretta: al destino non si può sfuggire, e necessario assecondarlo, è necessario costruirlo. Mentre nel mondo l&#8217;estate muore, Lothar e la sua compagnia penetrano terre malate, regolate da leggi insondabili e popolale dai figli di un atto di violenza sulla natura stessa: esseri né vivi né defunti in eterna putrescenza, dominati da un&#8217;intera casta di vampiri, che li corroderanno nell&#8217;anima e nel corpo. Lì, nella Gehenna, dove la sofferenza diventa disperazione e follia, l&#8217;odio e l&#8217;amore daranno a Lothar la forza, il Potere gli metterà in mano gli strumenti, i ricordi e le perdite saranno la ragione per lottare ancora&#8230; Fino a quando tornerà a sorgere la luna di sangue.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Marco Davide. Sì, due nomi e nessun cognome. Questo <em>Figli di Tenebra</em> è il terzo volume nella trilogia di Lothar Basler.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il primo volume della trilogia, <em>La Lama del Dolore</em>, si era classificato secondo nel <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/12/10/la-prossima-vittima/">sondaggio natalizio</a> dello scorso anno. Ho provato a leggere <em>La Lama del Dolore</em>: è scritto da cani, una roba insopportabile. Pur con tutta la buona volontà non sono riuscita a finirlo.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> nel frattempo Marco Davide ha imparato a scrivere?</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_04.jpg" alt="Copertina de Gli Orchi di Kunnat" /><strong>#4.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Gli Orchi di Kunnat</em></strong> (Delos Books)</p>
<p><strong>Trama:</strong> &#8220;Pulsa. Tutto pulsa, freme e risplende come sempre, quando sono morfizzato. Aromi, suoni, movimenti, sensazioni e percezioni risultano amplificate come i cerchi concentrici di una goccia caduta in uno stagno: le formiche scuotono il terreno come elefanti, le foglie frusciano come valanghe, le coccinelle urlano e disegnano lente traiettorie nel cielo come tartarughe azzoppate e volanti, le feci lontane e ancora calde di un daino mi offuscano la mente inebriandola della loro essenza pungente, mentre le cortecce nodose degli alberi su cui faccio leva mi trasmettono l&#8217;energia della linfa e la solidità del legno. Sono invincibile e terrificante. Se gli umani mi vedessero adesso, scapperebbero urlanti. I più coraggiosi (o forse i più stupidi) tenterebbero di uccidermi. Come se fossi io il loro problema&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>Autore:</strong> Cristian Pavone, esordiente.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il romanzo fa parte della collana &#8220;Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri&#8221;, una collana nata con l&#8217;idea che il pubblico è una massa di scimuniti e dunque è giusto guadagnare propinando sempre le stesse storie trite e ritrite. Ho recensito i primi due volumi <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/12/la-situazione-dei-draghi-del-dolore/">qui</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> il pubblico si è dimostrato non così fesso come Delos sperava. Infatti il curatore della collana, Franco Forte, scrive: &#8220;Libro per noi (per me) importantissimo, perché segnerà il destino di questa collana. Si tratta infatti dell&#8217;ultimo tentativo di capire se il mercato è interessato a una collana fantasy come questa oppure no.&#8221; Perciò <em>Gli Orchi di Kunnat</em> è l&#8217;ultima possibilità per &#8220;Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri&#8221;. Magari hanno scelto un romanzo tollerabile.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_05.jpg" alt="Copertina de I Cacciatori del Tempo" /><strong>#5.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>I Cacciatori del Tempo</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Yonec ha sedici anni, è figlio di una fata e di un uomo misterioso di cui deve ancora scoprire l&#8217;identità, e vive nel Medioevo, nei primi anni del XII secolo. Janis ha quattordici anni, frequenta la prima liceo e una maledizione la costringe a vivere ai giorni nostri. Quando la madre la iscrive ad un severissimo collegio privato, Janis scopre di poter tornare per brevi periodi nel passato, sotto forma di lupa, accanto all&#8217;amato Yonec. Insieme dovranno trovare l&#8217;antica pergamena che contiene il segreto della costruzione della prima cattedrale gotica in Francia, Saint Denis. Ma una confraternita medioevale, i cui poteri oscuri e malvagi giungono fino alla nostra epoca, farà di tutto per impedirglielo. I due ragazzi saranno impegnati in una lotta all&#8217;ultimo sangue contro le forze che li ostacolano e che vogliono separarli per sempre.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Vanna De Angelis. Autrice di saggi storici, aveva già pubblicato due romanzi fantasy nella serie &#8220;Le Carovane del Tempo&#8221; per Edizioni San Paolo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la trama <em>puzza</em>. I due ragazzini separati dalla maledizione, l&#8217;antica pergamena, il segreto, i poteri oscuri e malvagi, zzz.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> i romanzi precedenti della De Angelis hanno suscitano l&#8217;entusiasmo della critica. Scrive per esempio &#8220;fliss&#8221;: &#8220;adoro qst trilogia.sn libri cn 1 stupendissima trama, li leggi tt d&#8217;un fiato e ti scaraventi nelle pagine cm se sei tu eva e company. è 1 libro coinvolgentissimo,rivivi le stesse emozioni,specialmente la storia d&#8217;amore tra eva e liam. sn libri stupendi. eva e liam si devono fidanzare. ho letto 100 libri e qst trilogia mi ha colpita assai. la preferisco ad harry pottre, twilight ecc.(libri ch nn mi piacciono). p.s.: eva e liam x ever.&#8221;<br />
(nota per mamma e papà di &#8220;fliss&#8221;: questa è &#8220;fliss&#8221; dopo 100 libri. Non potevate comprarle la PlayStation 3?)</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_06.jpg" alt="Copertina de Il Silenzio di Lenth" /><strong>#6.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Sono passate ore da quando Hertha del clan Fyerno e Kaas, il Sommo Sacerdote di Lenth, hanno intrapreso quel sentiero scosceso. La fatica li ha quasi sopraffatti; non possono permettersi di restare in quel luogo, quello è l&#8217;Esterno, abitato da creature malefiche contro cui i loro incantesimi non possono nulla. Sulla via del ritorno, però, hanno sentito in lontananza il pianto di un neonato e sono accorsi a salvarlo. Per Hertha, che fin da giovane non ha dimostrato di possedere le doti per diventare mago, il segno sulla fronte del piccolo non è che una macchia scura, ma Kaas lo ha subito riconosciuto: quello è un frigie, un simbolo magico, e il neonato è l&#8217;Eletto, l&#8217;incarnazione di Kexan, il dio che lui e la sua gente hanno temuto e odiato, e che pensavano sconfitto per sempre. Dopo aver fatto ritorno al villaggio, il Sommo Sacerdote mostra il fanciullo ai dieci del Consiglio Dominante e tutti si mostrano sconcertati e impauriti. Il bambino-dio deve essere eliminato. Ma grazie a uno stratagemma Kaas riesce a mantenere in vita il piccolo, a cui ha dato il nome Windaw. Una visione notturna, infatti, gli ha mostrato l&#8217;imminente invasione delle loro terre per mano dei terribili stregoni di Tarass, che solo la forza divina dell&#8217;Eletto può fermare. Sarà lui a custodire la Pietra Alchemica che i malvagi stanno cercando e a riportare la pace e il silenzio nella verde Terra di Lenth.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Luca Centi. Questo è il suo primo romanzo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> ma si può, senza ironia, ideare una storia del genere? I malvagi, la Pietra Alchemica, il bambino con la macchia che non è una macchia ma un simbolo magico, il tizio che salva di nascosto il neonato&#8230; c&#8217;è un dettaglio – uno solo – che non sia un cliché?</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> in copertina c&#8217;è un tipo incappucciato. Con un bastone!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_07.jpg" alt="Copertina de Il Principe delle Nebbie" /><strong>#7.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Il Principe delle Nebbie</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Dopo aver recuperato le pagine del Libro del Destino, la compagnia delle Cinque Razze Libere ha una nuova missione: partire alla ricerca di alleanze per combattere insieme il malvagio Signore delle Nebbie. Proprio alla vigilia della partenza, però, Eynis fugge all&#8217;improvviso dalle Foreste di Feira Haillen. La ragazza, erede della più potente stirpe magica degli elfi, è partita per seguire la traccia incerta e insistente di un ricordo che dovrebbe condurla a trovare un altro membro della famiglia degli Ethilin, sopravvissuto come lei alla strage compiuta dai Mohrger. Senza la sua potente magia, i suoi amici hanno poche speranze di sfuggite agli attacchi delle forze del male, e cerne se non bastasse anche Jadifh, il giovanissimo capo dei ribelli, abbandona la compagnia per seguirla. Ma durante il viaggio Eynis si accorge che Jadifh le nasconde qualcosa.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Elisa Rosso. È la più giovane autrice italiana di fantasy. A sedici anni è già al suo secondo romanzo. Un <em>gegno</em> al cubo!</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la Rosso è chiaramente troppo <em>gegnale</em> perché io possa apprezzarne le opere.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> uh&#8230; aehm&#8230; accetto suggerimenti.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_08.jpg" alt="Copertina de La Leggenda degli Eldowin" /><strong>#8.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Leggenda degli Eldowin</em></strong> (Fanucci)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Venti di guerra spirano sull&#8217;Arwal. Le mire espansionistiche di Adras, eminenza grigia dell&#8217;Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come un fantoccio il piccolo sovrano di Rygan, il mago rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri, dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte, ultimo ostacolo in vista dell&#8217;ambiziosa invasione del Varlas. La tensione per il conflitto imminente sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal montuoso Tarvaal fino alle immense Terre dei Barbari, la maga Reven e il suo schiavo cercano disperatamente un&#8217;arma in grado di contrastare la minaccia dell&#8217;Oscuro, un tempo maestro e mentore della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul bosco di Madian incombe e si rinforza la minaccia della rocca di Krun, al punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l&#8217;inospitale Ovest, nella speranza di ottenere l&#8217;aiuto dell&#8217;unica autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli elfi dell&#8217;Arwal: i leggendari Eldowin.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Laura Iuorio. <em>La Leggenda degli Eldowin</em> prosegue la vicenda iniziata con <em>Il destino degli Eldowin</em>. La Iuorio è inoltre autrice della trilogia fantascientifica del &#8220;Sicario&#8221;.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> gli Eldowin sono elfi.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> ci sono anche <strike>i vampiri</strike> gli gnokki!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_09.jpg" alt="Copertina de La Scacchiera Nera" /><strong>#9.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Scacchiera Nera</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Nello stesso istante, a migliaia di chilometri l&#8217;uno dall&#8217;altro, tre ragazzi Ryan, un americano, Morten, danese, e Milla, italiana -, entrano in possesso di una scacchiera ottagonale dall&#8217;aria molto antica. Il Guerriero, l&#8217;Arciere e il Ladro Nero sono le sole tre pedine rimaste sulla scacchiera e sembrano invitarli a fare la prima mossa. Ma appena le toccano, i tre ragazzi vengono trasportati in un mondo parallelo dove è in corso una guerra, una guerra sanguinosa e secolare che un mago ha trasferito sul tavoliere in modo che il mondo degli uomini potesse continuare a esistere. Così Ryan si accorge di essere diventato il Guerriero del Fuoco. Lui, però, non riesce a credere di essere un eroe e soprattutto che il Ladro Nero, quella ragazza dagli occhi di smeraldo e dall&#8217;aria indifesa, sia il suo più acerrimo nemico. Contro ogni regola del gioco, Ryan decide di fidarsi di quella ragazza che combatte contro il proprio lato oscuro, e scoprirà che a volte una mossa imprevedibile può cambiare le sorti di una partita.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Miki Monticelli. Ha già scritto diversi fantasy per bambini, questo però dovrebbe essere dedicato a un pubblico un po&#8217; più adulto.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> Ryan, un americano; Morten, un danese; Milla, un&#8217;italiana entrano in un bar&#8230; la trama sembra una barzelletta.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> l&#8217;autrice assicura che la trama non corrisponde all&#8217;effettivo contenuto del romanzo.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_10.jpg" alt="Copertina de La Strada che Scende nell’Ombra" /><strong>#10.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Strada che Scende nell&#8217;Ombra</em></strong> (Einaudi)</p>
<p><strong>Trama:</strong> In un mondo diviso e stanco, l&#8217;Ombra si è destata e le Otto Genti non sanno se ci sarà l&#8217;alba di una nuova èra, oppure la fine. I prescelti dalla profezia per raggiungere la Fortezza Impenetrabile e combattere il malefico potere sprigionato dalla Gemma Bianca sono i meno presentabili che si possa immaginare. Mentre la resa dei conti si avvicina e tutti i popoli entrano in guerra, il Magus guida la Compagnia più ribalda e riottosa che si sia mai vista verso il destino che trasformerà gli ultimi, i peggiori delle Otto Terre, nei nuovi Eroi.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Chiara Strazzulla. Giovanissima, è famosa per scrivere i suoi libri a forza di starnuti. Questo è il suo secondo romanzo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il primo romanzo della Strazzu, <em>Gli Eroi del Crepuscolo</em>, è attualmente il peggior romanzo fantasy mai pubblicato in Italia da un editore non a pagamento. L&#8217;ho recensito <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/07/03/il-crepuscolo-del-fantasy/">qui</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> non c&#8217;è alcuna possibilità che <em>La Strada che Scende nell&#8217;Ombra</em> possa essere un romanzo passabile. Per questo voglio fare un appello: risparmiatemi la Strazzu, ve ne prego! Sarò una brava bambina, prometto, croce sul cuore, ma non costringetemi a leggere 800 pagine di Strazzu. Grazie.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_12.jpg" alt="" /><strong>#11.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Rimosso.</em></strong> (N/A)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Nessuna.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Uno che non sa scrivere.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> N/A.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> N/A.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_12.jpg" alt="Copertina di Altro" /><strong>#12.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Altro</em></strong> (Quell&#8217;Altro)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Segnalate nei commenti altri romanzi fantasy italiani degni di recensione, se ne ho dimenticati. Però:</p>
<p>Niente Troisi. Di Licia ho recensito quattro romanzi e ci sono altri due articoli dedicati a lei. È sufficiente. Inoltre non c&#8217;è più molto da aggiungere: non sa scrivere e non ha un briciolo di fantasia, fine della questione.</p>
<p>Niente romanzi pubblicati a pagamento. Mi spiace, ma se pubblicate a pagamento dimostrate di essere dei fessi, dunque non sono interessata a quello che scrivete.</p>
<p>I romanzi autoprodotti sono accettabili. Ma solo se scaricabili gratis. Il livello delle autoproduzioni è <em>bassissimo</em> (la media è ampiamente sotto la Strazzu), perciò a scatola chiusa soldi non ne spendo.</p>
<p>Se il romanzo segnalato è pubblicato da una piccola casa editrice che ha scarsa distribuzione in libreria, non garantisco di riuscire a procurarmelo per Natale. Però, se sembra interessante, lo recensirò lo stesso in un altro momento. Infine, se il romanzo si trova su emule o simile è ancora meglio. L&#8217;anno scorso così ho scoperto <em>Lo Specchio di Atlante</em>, ed è stata una <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/07/lo-specchio-di-atlante/">bella scoperta</a>.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Un Altro.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> uno vale l&#8217;Altro.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> Un Altro non è la Strazzu.</p></blockquote>
<p>Che sfilata di schifezze. Mi domando se, avendo gli occhiali giusti, vedrei la verità, come nel film <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0096256/">They Live</a></em> (<em>Essi Vivono</em>, 1988) di John Carpenter.<br />
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<td align="center">
<em>L’amara verità che ci vogliono tenere nascosta</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Sono sempre più convinta che il fantasy sia uno stratagemma degli alieni per rendere stupida la popolazione.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Bambolina Omaggio</strong></p>
<p>Gli ultimi due anni avevo recensito il romanzo vincitore del Premio Urania. Quest&#8217;anno non ci sono riuscita: sono arrivata a pagina 36 di <strong><em>E-Doll</em></strong> e non ce l&#8217;ho fatta ad andare avanti. Lo stile è pessimo – il Ghirardi scrive meglio, senza ironia – e le poche idee presenti sono banali o contraddittorie. Una roba raccapricciante.<br />Di seguito una parata di castronerie. Solo una <em>minima</em> parte dei problemi presenti nelle prime 36 pagine, che in effetti andrebbero riscritte da zero. La speranza – vana, lo so – è che qualcuno possa imparare qualcosa. Anche per sbaglio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_edoll.jpg" alt="Copertina di E-Doll" /><br />
<em>Copertina del romanzo di Francesco Verso E-Doll</em></p>
<p><strong><em>E-Doll</em></strong> è ambientato a Mosca nel 2053. Il mondo è rimasto più o meno quello che conosciamo, tranne gli e-doll. Gli e-doll sono androidi usati come schiavi sessuali in modo che la gente possa soddisfare le proprie perversioni senza rischi.<br />
Premessa semplice che porta a delle incongruenze già nelle prime 36 pagine.
</p>
<p>A pagina 15, scoperto un e-doll morto, il tenente incaricato delle indagini verifica che fino a quel momento non ci sono mai stati omicidi di e-doll in Europa (&#8221;[...] a una prima analisi, non vengono segnalati omicidi di e-doll in Europa.&#8221;) A pagina 20 un e-doll che passa per strada suscita l&#8217;interesse di tutti (&#8221;E la strada va in subbuglio, colta dallo stupore che si materializza intorno agli e-doll [...]&#8220;). A pagina 27 un personaggio &#8220;Ha preso questo andazzo da quando ha scovato su un sito web vietato ai minori l&#8217;esistenza degli e-doll.&#8221;<br />Cosa si deduce da questi tre accenni? Io ne deduco che gli e-doll siano molto pochi: scopri che esistono solo frequentando siti &#8220;loschi&#8221;, se ne vedi uno per strada ti fermi ammirato a guardarlo, e nessuno li ha mai ammazzati.<br />
Ottimo.<br />Ma a pagina 31 è scritto:<br />
<blockquote>Il loro [degli e-doll] business, incluso il variegato indotto, fatto di tecnici per la manutenzione, corrieri per il ritiro e la consegna a domicilio, stilisti d&#8217;avanguardia, visagisti estetici, programmatori di sensistema, addetti al marketing pornografico, finanziatori di sessoteche, si calcola sia paragonabile per grandezza e pervasività del settore a quello delle automobili del secolo scorso. Senza contare i gadget venduti a corredo e quelli spediti per posta anonima di cui tante case abbondano all&#8217;insaputa dei coinquilini.</p></blockquote>
<p>A parte il blocco di inforigurgito spiattellato senza grazia, si dice che il mercato degli e-doll è al livello di quello delle automobili. Com&#8217;è possibile? Dovrebbero esserci <strong>milioni</strong> di e-doll! Ma questo è in contraddizione con quanto esposto all&#8217;inizio. Non si può neanche invocare la difesa d&#8217;ufficio, &#8220;tanto è fantasy!!!&#8221;, perché qui parliamo di <strong>fantascienza</strong>: estrapolare le conseguenze dei progressi scientifici è al cuore del genere. La coerenza è <strong>vitale</strong>.
</p>
<p>A pagina 15 è scritto:<br />
<blockquote>A testa bassa, Gankin scruta quel corpo indifeso, nato per soddisfare desideri e voglie inconfessabili: tutto ciò che in molti volevano senza sapere dove trovarlo. Fino alla comparsa degli e-doll.</p></blockquote>
<p>A pagina 17 un e-doll ragiona su se stesso:<br />
<blockquote>D&#8217;altro canto, è ciò che la gente s&#8217;aspetta da un essere attrezzato per solleticare le fantasie fino a percorrerne ogni ramificazione.</p></blockquote>
<p>Desideri e voglie inconfessabili, fantasie percorse in ogni ramificazione: io mi aspetto che gli e-doll possano garantire all&#8217;acquirente qualunque tipo di perversione. Ma a pagina 35 un poliziotto della scientifica dice:<br />
<blockquote>–&#8230; e a quanto ne so [gli e-doll] non sudano, sputano, puzzano o roba del genere. Fino a oggi non hanno mai defecato, né urinato. Può anche essere una limitazione della verosimiglianza, sta di fatto che i bisogni evacuativi degli umani non sono stati trasposti loro.</p></blockquote>
<p>Delusione! Perciò questi e-doll, pronti a esaudire ogni fantasia, non possono far niente per gli amanti della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coprofilia">coprofilia</a> o dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Urofilia">urofilia</a>? Che è, razzismo?
</p>
<p>È notevole vedere un autore che parte da una premessa semplicissima e già vista mille volte in altri romanzi e, nonostante ciò, non è capace di mantenere un minimo di coerenza.<br />
Be&#8217;, rimedierà con uno stile brillante, giusto? Sbagliato. <strong><em>E-Doll</em></strong> è scritto male, anzi è scritto <strong>peggio</strong>.
</p>
<p>In un sacco di passaggi la scrittura è <em>vuota</em>. Non comunica <em>niente</em>. Non solo non <em>mostra</em>, ma non racconta neanche. Sono frasi senza senso.<br />Esempio (pag. 19):<br />
<blockquote>[Berenice Cubarskij] è rimasta impressionata dalle conturbanti doti di Angel [un e-doll], quando vi si è imbattuta al Cirque du Sex, dove lu/ei s&#8217;esibiva in veste di domatore di donne frustrate dall&#8217;atavico ruolo che la natura ha assegnato loro.<br />È in posti del genere, come lo scintillante Lubov sulla Bol&#8217;saja Sadovaja o il lugubre Dark Star sulla Precistenka nelle vicinanze degli austeri e polverosi Musei di Puskin e Tolstoj, che la Signora Cubarskij ha riscoperto il senso da attribuire a se stessa, assieme alle centinaia di altre donne che mal sopportano d&#8217;essere trattate come il codice genetico erroneamente prescrive loro da millenni.<br />Ultimamente, tali luoghi riservati, da sempre esistiti anche se poco reclamizzati, sono frequentati da splendidi sembianti incaricati di elargire ciò che la società aveva condannato come rigurgiti primordiali da sedare e disdicevoli devianze da arginare.<br />Quanto ai clienti, in egual misura distribuiti tra uomini e donne, essi ne sono consapevoli, ma preferiscono indulgere piuttosto che accettare un compromesso snaturante e disumano. E volentieri s&#8217;illudono, piuttosto che accontentarsi d&#8217;una felicità condivisa ma breve e ripetitiva.</p></blockquote>
<p>172 parole e non c&#8217;è scritto un emerito <strong>tubo</strong>. Qual è l&#8217;atavico ruolo che la natura ha assegnato alle donne? Che senso ha scoperto da attribuire a se stessa Berenice? Cosa prescrive (erroneamente) il codice genetico? Che cosa elargiscono i sembianti? Che cosa la società aveva condannato come rigurgiti primordiali? Qual è il compromesso snaturante e disumano?<br />Qui non è questione di gusti, di stile, di punti di vista: questa è <strong>cacca</strong>. E no, a me la coprofilia non piace.
</p>
<p>Esempio più corto ma altrettanto efficace (pag. 21):<br />
<blockquote>Il suono abrasivo, di metallo stridente, ricorda ad Angel una ricorrenza remota, dei tempi della capsula vivificante presso i laboratori Silitron di Hanoi. Quasi cinque anni fa, un periodo breve in termini umani e ancor più breve per una macchina capace di eludere il fattore erosivo del tempo. Archiviata in una bolla di memoria, quando il suo sensistema era scevro d&#8217;esperienze libidiche e computazionali, eccezion fatta per le istruzioni base e le inferenze native.</p></blockquote>
<p>Poi si parla d&#8217;altro. Ora, quale sarebbe la &#8220;ricorrenza remota&#8221; che Angel ricorda? È la &#8220;ricorrenza remota&#8221; il soggetto – una frase dopo – di &#8220;archiviata&#8221;? Cos&#8217;è, non è un romanzo ma un puzzle, dove io pago e poi devo riscrivere da zero per capirci qualcosa?
</p>
<p>Poi c&#8217;è il blaterare sgradevole dello scrittore dilettante che si crede Artista (pag. 23):<br />
<blockquote>Mosca è un universo vorticante e vandalizzato, è il riflesso incrinato di un&#8217;anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord, è l&#8217;ansia e al tempo stesso la malattia della vita.</p></blockquote>
<p>Questa frase segnatevela perché un classico esempio di uso <strong>idiota</strong> delle metafore. Non vuol dire niente, però si percepisce la ricerca delle parole perché suonino pompose per impressionare i gonzi, con la città vista come &#8220;il riflesso incrinato di un&#8217;anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord&#8221;. Proprio. È lo scopo della narrativa, vero? Non far capire una <strong>mazza</strong> a chi legge, ma mettere in soggezione i pochi ignoranti che ancora pensano che scrivere sia mischiare paroloni a caso. Ciliegina sulla torta: questo sproloquio sono i pensieri di una ragazzina al primo anno di Liceo, preoccupata perché l&#8217;autobus è in ritardo; la mamma la sgriderà se rientra dopo l&#8217;orario stabilito. Siamo a livello di Sergio Rocca, l&#8217;immortale poeta (&#8221;«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.&#8221;)
</p>
<p>Infine c&#8217;è il classico raccontare invece di mostrare. Passaggi così (pag. 24):<br />
<blockquote>[la ragazzina di cui sopra è raggiunta da un tipo in macchina] Non sapendo che fare, le salta in mente un pensiero sconcio ma poi, incerta sugli esiti di eventuali imprevisti, storna lo sguardo.</p></blockquote>
<p>Funziona in questo modo: io pago 4 euro e 20 centesimi e compro una porzioncina della fantasia dell&#8217;autore. <strong>Lui</strong> mi deve dire qual è il pensiero sconcio. <strong>Lui</strong> mi deve dire quali sono gli esiti degli imprevisti eventuali.<br />La ragazzina vuole farsi il tipo? Lo vuole frustare? Lo vuole appendere a testa in giù in una vasca piena di scarafaggi? Ma poi rinuncia perché l&#8217;ultima volta gli scarafaggi sono scappati e le hanno invaso la stanza? Devo pagare e poi scrivere io il romanzo?
</p>
<p>Meno grave ma sempre fastidioso è il mostrare &amp; raccontare. In particolare, quando il raccontare precede il mostrare fa venire i nervi.<br />Immaginate di essere al cinema, il tizio accanto a voi ogni dieci minuti vi sussurra: «Adesso vedrai cosa succede, vedrai come Jimmy si arrabbia.» oppure: «Adesso ascolta bene, eh, ascolta, sentirai che battutona!» Sono sicura che alla terza interruzione cambiate posto. Nella narrativa funziona uguale (pag. 30):<br />
<blockquote>A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole. – Al contrario, non hai considerato lo stadio di avanzamento della mia passione necrofila&#8230;</p></blockquote>
<p>&#8220;A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole&#8221; è l&#8217;equivalente del tizio rompiscatole al cinema. Preciso identico. Visto che <em>mostri</em> la &#8220;pericolosa iperbole&#8221;(sic), non c&#8217;è bisogno che l&#8217;anticipi prima. Svuoti di tensione il paragrafo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_chobits.jpg" alt="Copertina del settimo volume di Chobits" /><br />
<em>Il settimo volume del manga Chobits delle CLAMP. In Chobits non ci sono e-doll, ma persocom. La storia ha diverse analogie con il romanzo di Verso, ma è realizzata molto, molto meglio</em></p>
<p>L&#8217;autore gestisce il punto di vista usando la tecnica del <strong>chi se ne frega, scrivo come mi capita</strong>. Nel primo capitolo, che comprende un&#8217;unica scena – l&#8217;esame del cadavere dell&#8217;e-doll da parte del tenente Gankin e del suo assistente Aleksej –, il punto di vista cambia almeno <strong>dodici</strong> volte, saltando di continuo da un personaggio all&#8217;altro. Senza alcuna giustificazione o alcun ritmo; ci sono pagine e pagine con Gankin, poi qualche paragrafo con Aleksej, poi si ritorna a Gankin per ancor meno spazio, poi Aleksej un po&#8217; di più, tutto così come capita. Alla fine tocca rileggere più volte certi passaggi per capire a chi attribuire parole e pensieri. Un capitolo degno di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atlanta_Nights"><em>Atlanta Nights</em></a>.<br />Più avanti l&#8217;autore si supera, riuscendo a cambiare punto di vista all&#8217;interno di un singolo paragrafo (pag. 21):<br />
<blockquote>Un cameriere addobbato con un&#8217;impeccabile livrea lattea compare sull&#8217;uscio e lu/ei [sempre Angel] viene annunciato alla signora Cubarskij, non prima d&#8217;essersi sistemato le sopracciglia decorate dalle mani fatate di Sharunas. L&#8217;ometto, barba e baffi curatissimi, gli rifila un&#8217;occhiata lasciva dall&#8217;angolo degli occhialini, ma pare più preoccupato di trovare un modo per non ascoltare ciò che sarebbe successo nel sotterraneo. Si ricorda di una cera d&#8217;antica memoria versata nelle orecchie di un re a salvaguardia della sua sanità mentale. Si ricorda che grazie all&#8217;espediente, egli riuscì a resistere a una tentazione letale.</p></blockquote>
<p>Il paragrafo comincia con il punto di vista dell&#8217;e-doll. È confermato da quel &#8220;gli rifila un&#8217;occhiata lasciva [...] ma pare più preoccupato&#8221;: l&#8217;e-doll coglie l&#8217;occhiata del cameriere e ne deduce la lascivia e al contempo il desiderio di non ascoltare (come faccia questa deduzione è un mistero). Ma le frasi dopo? È l&#8217;e-doll che ricorda l&#8217;episodio di Ulisse e le Sirene o è il cameriere? Io ho riletto tre volte e non ne sono sicura. Mi sembra così innaturale che di punto in bianco si entri nella testa del cameriere, d&#8217;altra parte l&#8217;e-doll conosce Ulisse? E lui, macchina, ne ha solo un ricordo così approssimativo? Mah!
</p>
<p>In altri momenti l&#8217;autore si contraddice nello spazio di un paragrafo (pag. 19):<br />
<blockquote>L&#8217;olografia di Berenice Cubarskij la ritrae in pose provocanti: alla signora piace farsi vedere e proprio quella fantasia rappresenta il suo punto debole. Un aspetto su cui il marito non s&#8217;è interrogato, né s&#8217;è preoccupato d&#8217;esplorare, coinvolgendola in giochetti di mano in ascensore, lubrici amplessi tra le foreste di conifere o eccitanti fellatio durante le attese ai semafori&#8230;</p></blockquote>
<p>Allora:<br />
a) Berenice è esibizionista (&#8221;alla signora piace farsi vedere&#8221;).<br />b) Il marito coinvolge Berenice in una serie di atti sessuali all&#8217;aperto o in luoghi pubblici.<br />c) Dunque perché il marito non &#8220;s&#8217;è preoccupato d&#8217;esplorare&#8221; l&#8217;esibizionismo della moglie? Cosa doveva fare di più? Che senso ha &#8217;sto paragrafo?</p>
<p>L&#8217;autore ha spiegato che Maya, la ragazzina in attesa dell&#8217;autobus, non frequenta molto i coetanei, tutti &#8220;delinquentelli&#8221; o &#8220;gallinelle&#8221;, poi scrive (pag. 26):<br />
<blockquote>[Maya] Da qualche mese ha scoperto un altro passatempo, cose impensabili per dei ragazzini bifolchi ma già malavitosi in erba come loro. Gli unici a cui si concede e che se la godono tutta, sono quelli dell&#8217;ultimo anno, Roman &#8220;Frigo&#8221; Saratov in testa e poi Misha la Miccia, Pavel il Labbruto e il Peloso Ivan. Solo loro se la spupazzano a turno ma in ordine rigorosamente decrescente. La cosa strana però, agli occhi dei compagni, non è tanto la promiscuità di Maya e l&#8217;indifferenza a darsi in pubblico, doti ampiamente condivise dalle sue coetanee [...]</p></blockquote>
<p>Nella prima frase il sesso è &#8220;cosa impensabile&#8221; per i coetanei di Maya, nell&#8217;ultima frase la promiscuità, addirittura &#8220;l&#8217;indifferenza a darsi in pubblico&#8221; sono doti ampiamente condivise per i coetanei di Maya.<br />Notare altre delizie: le cose sono impensabili per i ragazzini &#8220;bifolchi <strong>ma</strong> malavitosi&#8221;, che senso ha? È l&#8217;essere malavitoso che ti impedisce di scoprire il sesso? L&#8217;elenco dei quattro studenti che si &#8220;spupazzano&#8221;(sic) e si &#8220;godono tutta&#8221;(sic) Maya, sembra uscito da un romanzo inedito di Federico Ghirardi. E quel &#8220;in ordine rigorosamente decrescente&#8221;? Decrescente di cosa? Ordine alfabetico? Età? Lunghezza dell&#8217;uccello? Siamo alle solite, devo scrivere io il romanzo?<br />
Passiamo a pagina 9:<br />
<blockquote>[Gankin] Infilati guanti e mascherina, s&#8217;accosta al corpo, cabotandogli attorno per non incappare in sgradevoli sorprese quali contaminazioni a tempo o esalazioni a innesco, ultima moda degli attacchi terroristici, oggi in voga anche tra le bande metropolitane.</p></blockquote>
<p>&#8220;Cabotare&#8221; significa navigare, spesso per tratti brevi (da qui l&#8217;espressione &#8220;piccolo cabotaggio&#8221;). Dunque Gankin &#8220;naviga&#8221; intorno al corpo a distanza ravvicinata&#8230; per non incappare in contaminazioni a tempo? Il legame logico sarebbe? Non dovrebbe scappare il più lontano possibile e stare lontano se vuole evitare le contaminazioni a tempo?<br />Nota di stile: quel &#8220;sgradevoli sorprese&#8221; è un altro errore. È ancora il tizio che ti dà di gomito al cinema. È inutile raccontare che ci sono sgradevoli sorprese se dopo le descrivi. Così non fai altro che smorzare la suspense.
</p>
<p>Un&#8217;incongruenza a qualche paragrafo di distanza (pag. 11):<br />
<blockquote>[Gankin] Allunga l&#8217;altra mano, scoprendo il resto della ferita. Gli occhi si trasformano in due feritoie orizzontali. Deve restare lucido e attento perché ogni volta lo stomaco gli manda dei singulti per avvertirlo di non abituarsi a quella vista. È una specie di campanello d&#8217;allarme con cui mantiene una barriera di separazione tra sé e quello che succede. Il giorno in cui saprà d&#8217;essersi assuefatto a quello spettacolo e potrà guardare quelle oscenità come se fossero un film o un documentario, sarà il giorno in un cui chiederà il trasferimento a un&#8217;altra sezione per un insormontabile conflitto d&#8217;interessi.</p></blockquote>
<p>Ma poco prima così è descritta la ferita (pag. 10):<br />
<blockquote>Sotto il vestito stropicciato, uno squarcio di 10 cm di profondità per 25 di lunghezza lo saluta truculento.</p></blockquote>
<p>Idea mia, ma descrivere una ferita come 10&#215;25 non è proprio &#8220;guardarla come se fosse un documentario&#8221;? Inutile dire che Gankin non ci pensa nemmeno a chiedere il trasferimento, né si accorgerà di questo &#8220;insormontabile conflitto d&#8217;interessi&#8221;.
</p>
<p>Ok, lo stile è orribile; ok, le incongruenze abbondano, ma chissà questo romanzo di <strong>fanta<u>scienza</u></strong> com&#8217;è infarcito di interessanti questioni sulla robotica e le Intelligenze Artificiali!<br />E in effetti si possono gustare deliziosi passaggi senza capo né coda, ma pieni di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Technobabble"><em>technobabble</em></a> (pag. 32):<br />
<blockquote>– Dunque, il sensistema è stato cortocircuitato. Per l&#8217;esattezza tra la pompa cardiaca e il collettore di raccordo. Poi, versato il contenuto all&#8217;esterno dell&#8217;esemplare, s&#8217;è impedita la riparazione da parte dei nanobot che, diminuiti sotto la soglia di auto-alimentazione, hanno provocato lo spegnimento terminale del sensistema e con esso dell&#8217;e-doll. È un bug conosciuto e a più riprese l&#8217;abbiamo segnalato alla Silitron affinché intervenga. È il tipico difetto di fabbricazione che potrebbe risolversi con poco, anche perché è l&#8217;unico metodo di mandare in crash un organo wetware così sofisticato come il sensistema e inibire il ricaricamento e il successivo ripristino tramite vivificazione.<br />&#8220;Non è solo un danno alla proprietà della Silitron&#8221; pensa Gankin.<br />– Come sa, qualsiasi bioware è riciclabile e sostituibile ma il sensistema, insieme a ciò che vi è registrato sopra, reazioni emotive ed esperienze individuali incluse, va perso per sempre. [...]</p></blockquote>
<p>Sigh. E in mezzo a questa valanga di termini inventati per dare una patina di scientificità a una marea di stupidate, nessuno chiede se c&#8217;è una copia di backup di &#8220;ciò che vi è registrato sopra&#8221;.
</p>
<p>E stendiamo un velo pietoso quando (pag. 35) l&#8217;autore confonde la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Melatonina">melatonina</a> con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Melanina">melanina</a>&#8230;<br />
<strong>EDIT:</strong>L’autore replica: “[...] la melatonina funziona al contrario della melanina, schiarendo la pelle. Come ho già spiegato sul forum di fantascienza.com, c’è un refuso e la frase sarebbe dovuta essere “trasformare un meticcio in albino”.” Fornisce questi link: <a href="http://www.nature.com/nature/journal/v208/n5008/abs/208386a0.html">1</a>, <a href="http://www.naturmed.unimi.it/meteolab_cronobiologia.html">2</a>, <a href="http://www.freepatentsonline.com/5932608.html">3</a>, <a href="http://www.staibene.it/sb_dizionario.asp?diz_descr=y&#038;id=1316">4</a>.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Una volta sono stata accusata di prendere per scema la giuria del Premio Urania. Non è vero. Non sono io che prendo per scema la giuria del Premio Urania, è la giuria del Premio Urania che si prende per scema da sola, avendo deciso di premiare questo cumulo di spazzatura.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://thefantasyworld.forumfree.it/?t=38457304">Intervista a Federico Ghirardi</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mangialibri.com/node/5249">Intervista a Elena P. Melodia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.houseofbooks.org/rubriche/scrittori/marco-davide/">Intervista a Marco Davide</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/interviste/10991">Intervista a Cristian Pavone</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.sololibri.net/Luca-Centi.html">Intervista a Luca Centi</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/1725">Intervista a Elisa Rosso</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/interviste/11158/intervista-a-laura-iuorio/">Intervista a Laura Iuorio</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://blog.libero.it/thefantasyworld/7213511.html">Intervista a Miki Monticelli</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://tv.repubblica.it/copertina/strazzulla-il-nuovo-fantasy/34612?video">Intervista a Chiara Strazzulla</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.dragonisland.it/html/modules.php?name=News&#038;file=article&#038;sid=462">Intervista a Massimo Bianchini</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/12976/le-e-doll-di-francesco-verso-intervista-col-prem/">Intervista a Francesco Verso</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=7PD07nhPOSI">Non ho trovato interviste recenti a Vanna De Angelis, perciò vi beccate il booktrailer del suo romanzo</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2665" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<title>Recensioni :: Romanzo :: Leviathan</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 22:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Leviathan
Autore: Scott Westerfeld
Illustrazioni: Keith Thompson
Anno: 2009
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Simon Pulse
Genere: Steampunk per fanciulli
Pagine: 448


Giugno 1914. Il governo inglese invia la Leviathan, l&#8217;ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si è travestita da ragazzo per servire in aeronautica, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_leviathan.jpg" alt="Copertina di Leviathan" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Leviathan</strong><br />
Autore: <strong>Scott Westerfeld</strong><br />
Illustrazioni: <strong>Keith Thompson</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Simon Pulse</strong></p>
<p>Genere: <strong>Steampunk per fanciulli</strong><br />
Pagine: <strong>448</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Giugno 1914. Il governo inglese invia la <em>Leviathan</em>, l&#8217;ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si è travestita da ragazzo per servire in aeronautica, e il Principe austriaco Aleksandar – Alek per gli amici –, in fuga dalla propria patria dopo l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Assassination_of_Archduke_Franz_Ferdinand_of_Austria">assassinio</a> del padre a Sarajevo.
</p>
<p>Non è però il 1914 che conosciamo: nel mondo di <strong><em>Leviathan</em></strong> la tecnologia ha fatto passi da gigante sia nel campo della robotica, sia in quello della bioingegneria. I Tedeschi e gli Austro-Ungarici (i &#8220;Clanker&#8221;) si sono specializzati nella costruzione di corazzate terrestri e di enormi robot da guerra (qui chiamati <em>walker</em>, somiglianti ai &#8220;robottoni&#8221; di certi <em>anime</em> giapponesi o ai <em>mech</em> di giochi stile <em>MechWarrior</em>), mentre Inglesi, Francesi e Russi (i &#8220;Darwinisti&#8221;) hanno plasmato nuove forme di vita per gli usi più svariati. La stessa <em>Leviathan</em> è una creatura vivente, che mescola il DNA della balena con quello di decine di altre specie.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Booktrailer di Leviathan</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ciò premesso, il <em>booktrailer</em> e certo <em>hype</em> facevano credere che <strong><em>Leviathan</em></strong> fosse un romanzo di guerra. <strong>Non è così</strong>. Basta confrontare l&#8217;<em>hype</em> con i fatti. Per esempio un tizio, dopo aver letto una ARC<sup><a href="#lev_nota_1">[1]</a></sup><a name="lev_nota_1_up"></a>, dichiarava:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Westerfeld has kicked off his new series with bang, averaging more battles and bombings per chapter than a textbook on both World Wars combined.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Westerfeld ha cominciato la sua nuova serie col botto. Ci sono più battaglie e bombardamenti per capitolo che in un libro di testo dedicato a entrambe le Guerre Mondiali.</p></blockquote>
<p>Questi sono i fatti:
<ul>
<li>Capitoli presenti nel romanzo: <strong>41</strong>.</li>
<li>Battaglie presenti: <strong>zero</strong> (ci sono <strong>6</strong> scontri a fuoco, ma esito a chiamarli &#8220;battaglie&#8221; dato che il numero di mezzi e uomini coinvolti si conta sulle dita delle mani – spesso di una mano sola).</li>
<li>Bombardamenti: <strong>zero</strong> (non viene sganciata alcuna bomba nel corso dell&#8217;intero romanzo – neanche una, neppure per sbaglio).</li>
<li>Massimo numero di <em>walker</em> o corazzate terrestri contemporaneamente presenti in una scena: <strong>2</strong>.</li>
<li>Numero di combattimenti tra un <em>walker</em> e un &#8220;mostro&#8221; darwinista: <strong>zero</strong>.</li>
</ul>
<p>In altre parole la Prima Guerra Mondiale rimane sullo sfondo. Chi si aspettava – io! – un&#8217;armata di robot tedeschi che attraversa la Manica per combattere contro un esercito di creature abominevoli ingegnerizzate a partire dal DNA del mostro di Loch Ness, rimarrà deluso. Niente di tutto questo è neppure <em>accennato</em> nel romanzo. Invece c&#8217;è una sana storia di avventura per bambini piena di buoni sentimenti.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Il mondo di Leviathan</strong>
</p>
<p>Il 1914 dipinto in <strong><em>Leviathan</em></strong> ha un suo fascino, a tratti notevole, ma la costruzione di Westerfeld è semplicistica.</p>
<p align="center"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_mappa.jpg" rel="lightbox" title="Mappa allegorica dell'Europa"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_mappa_thumb.jpg" alt="Mappa del mondo" /></a><br />
<em>Mappa allegorica dell&#8217;Europa di Leviathan. Clicca per ingrandire</em></p>
<p>I Clanker sono più o meno verosimili: in pratica non c&#8217;è molta differenza rispetto ai libri di storia, solo i carri armati si sono sviluppati qualche decennio prima e hanno gambe invece di cingoli. Westerfeld liquida la questione con una battuta di Alek:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;How else would a war machine get around? On <em>treads</em>, like an old-fashioned farm tractor? What a preposterous idea.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Come potrebbe altrimenti spostarsi una macchina da guerra? Su <em>cingoli</em>, come i vecchi trattori agricoli? Che idea stravagante.</p></blockquote>
<p>Anche se in verità non è mai spiegato perché le gambe dovrebbero essere un sistema di locomozione migliore dei cingoli: i <em>walker</em> non sono particolarmente veloci e hanno grossi problemi di stabilità in caso di terreno accidentato; se cadono non si possono rialzare senza aiuto; inoltre non sono &#8220;robottoni&#8221; intelligenti, hanno bisogno di equipaggio – nel romanzo non esistono computer a vapore o intelligenze artificiali, tutti i macchinari sono stupida ferraglia.<br />Tuttavia non ho trovato assurde le scene con i Clanker: vero, niente del genere può essere costruito neanche ai giorni nostri, però non è tecnicamente impossibile, e una certa tendenza tedesca al gigantismo per quanto riguarda i carri armati è storicamente corretta.
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>K Panzerkampfwagen</strong>
</p>
<p>Nel 1917 il Ministero della Guerra tedesco ordina di approntare un super carro armato in grado di travolgere le linee nemiche anche nelle situazioni più difficili. Viene così progettato il &#8220;K-Wagen&#8221; una mostruosità da 120 tonnellate con 27 uomini di equipaggio, 4 cannoni e 7 mitragliatrici.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_kwagen.jpg" alt="Modellino del K-Wagen" /><br />
<em>Un modellino di come sarebbe potuto apparire il K-Wagen</em></p>
<p>Dieci K-Wagen vengono commissionati, ma al termine della Guerra, nel novembre 1918, solo due esemplari sono in fase avanzata di costruzione, presso l&#8217;impianto di Riebe. Gli Alleati ordinano che i due super carri siano smantellati.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_kwagen2.jpg" alt="Il K-Wagen in costruzione" /><br />
<em>Il K-Wagen in costruzione</em></p>
<p>Per saperne di più sulle macchine da guerra tedesche nella Prima Guerra Mondiale, si può consultare il seguente volume, ricco di fotografie:
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_panzers.jpg" alt="Copertina di German Panzers 1914-18" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/62346/osprey-new-vanguard-127---german-panzers-1914-18">German Panzers 1914-18</a></em> di Steven J. Zaloga (Osprey Publishing, 2006).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Se dalla Prima Guerra Mondiale si passa alla Seconda, si scoprono progetti ancora più ciclopici, dei quali ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/04/29/lorelei-le-armi-segrete-del-terzo-reich#p1500">già parlato</a>.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Le azioni di combattimento con i Clanker spesso sono tirate per i capelli – e in un romanzo di Tom Clancy farebbero chiudere il libro – ma qui è <strong>fantasy!!!</strong> e sopporto. In fondo non c&#8217;è niente di scandaloso, nessun drago colpito al volo dalle catapulte di troisiana memoria. Tranne&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID619595796'), this, 'Mostra episodio bellico poco plausibile &#9660;', 'Nascondi episodio bellico poco plausibile &#9650;');">Mostra episodio bellico poco plausibile &#9660;</a></p>
<div id='SID619595796' style='display:none;'>
Il cannone da 57mm che spara dal <em>walker</em> in movimento e colpisce gli esploratori nemici a cavallo, a distanza imprecisata.
</div>
<p></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_walker.jpg" alt="Il walker di Alek" /><br />
<em>Il walker di Alek. Può camminare così con le gambe piegate, oppure le gambe possono essere distese per un’andatura più veloce. Può perfino correre</em></p>
<p>I Darwinisti sono un altro paio di maniche. L&#8217;idea è che Charles Darwin non solo abbia scoperto il meccanismo dell&#8217;evoluzione, ma abbia anche scoperto come manipolare il DNA. Nell&#8217;arco di due generazioni gli scienziati hanno raggiunto un controllo completo sulla bioingegneria. Possono creare qualunque forma di vita, da singoli microbi fino a enormi navi viventi.<br />Come spiega Deryn, la bioingegneria ha sostituito la meccanica:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;She remembered how Da had said London looked in the days before old Darwin had worked his magic. A pall of coal smoke had covered the entire city, along with a fog so thick that streetlamps were lit during the day. During the worst of the steam age so much soot and ash had decorated the nearby countryside that butterflies had evolved black splotches on their wings for camouflage.<br />But before Deryn had been born, the great coal-fired engines had been overtaken by fabricated beasties, muscles and sinews replacing boilers and gears. These days the only chimney smoke came from ovens, not huge factories, and the storm had cleared even that murk from the air.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Ricordò come papà aveva descritto l&#8217;aspetto di Londra prima che il vecchio Darwin compisse i suoi miracoli. Fumo di carbone aveva ricoperto l&#8217;intera città, insieme a una nebbia così fitta che i lampioni erano lasciati accesi durante il giorno. Nel momento peggiore dell&#8217;età del vapore, fuliggine e cenere avevano invaso la vicina campagna, tanto che le farfalle erano mutate: per mimetizzarsi avevano sviluppato macchie nere sulle ali.<br />Ma prima che Deryn nascesse, i grandi motori a carbone erano stati sostituiti da animali ingegnerizzati. Muscoli e tendini avevano rimpiazzato caldaie e ingranaggi. Adesso gli unici fumaioli in funzione erano quelli dei forni, non di enormi fabbriche, e la tempesta aveva disperso anche quel velo di sporco.</p></blockquote>
<p>Immaginate i <em>Flintstones</em>, con l&#8217;uccello preistorico che usa il becco al posto della puntina del giradischi: con i Darwinisti siamo da quelle parti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_flint.jpg" alt="Giradischi dei Flintstones" /><br />
<em>I Darwinisti dell’età della pietra</em></p>
<p>Anche qui non è scientificamente impossibile, ma richiede un balzo tecnologico ben più ampio di quello richiesto per sostituire i cingoli. È inverosimile un tale controllo sul DNA senza lo sviluppo di scienze e tecnologie correlate, dai microscopi all&#8217;informatica. Inoltre spesso le creature darwiniste sono inefficienti: non è molto credibile che in <strong>guerra</strong> non si scelga l&#8217;alternativa migliore.<br />L&#8217;intera faccenda è ambigua: da un lato i Darwinisti sono dipinti come &#8220;fanatici&#8221; che prediligono la bioingegneria sulla meccanica per partito preso, dall&#8217;altro i motori della <em>Leviathan</em> sono normali motori meccanici. Non ha senso: o i Darwinisti hanno una fede quasi religiosa nella bioingegneria, e allora ci sta che adottino una soluzione animale anche quando l&#8217;equivalente meccanico è più funzionale, oppure scelgono di volta in volta e in questo caso una marea di loro creazioni sarebbe da buttar via.<br />Una brutta caduta di stile i motori meccanici sulla <em>Leviathan</em>: pura pigrizia da parte dell&#8217;autore, che per risolvere un inghippo nella trama se n&#8217;è fregato della coerenza.</p>
<p>Comunque, alcune creature Darwiniste, per quanto inefficienti e inverosimili, le ho gradite perché troppo <em>kawaii</em>!<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID188998589'), this, 'Mostra una creatura kawaii &#9660;', 'Nascondi una creatura kawaii &#9650;');">Mostra una creatura kawaii &#9660;</a></p>
<div id='SID188998589' style='display:none;'>
Le lucertole messaggero sono deliziosamente carine! Questi animaletti, ingegnerizzati a partire dalle comuni lucertole, scorazzano lungo il sartiame della <em>Leviathan</em>. Quando qualcuno ha bisogno di riferire un messaggio o dare ordini, parla a una lucertola. La lucertola registra la voce, va a cercare il destinatario e ripete il messaggio.<br />Quando la <em>Leviathan</em> fa alzare in volo i palloni-medusa da osservazione, il pilota si porta appresso una lucertola; se avvista il nemico lo comunica all&#8217;animaletto, il quale torna sulla nave a riferire la notizia, zampettando lungo un cavo legato al pallone. Il problema è che la lucertola si muove con flemma: se il pilota usasse il codice morse farebbe molto prima&#8230;
</div>
<p><br />Altre creature sono poco credibili e decisamente stupide.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID691538054'), this, 'Mostra una creatura stupida &#9660;', 'Nascondi una creatura stupida &#9650;');">Mostra una creatura stupida &#9660;</a></p>
<div id='SID691538054' style='display:none;'>
Sulla <em>Leviathan</em> le mitragliatrici sono state sostituite dai &#8220;fléchettes bats&#8221;. Funziona così: la <em>Leviathan</em> ospita una colonia di pipistrelli opportunamente ingegnerizzati; quando è avvistato un vascello avversario, ai pipistrelli vengono fatti mangiare dei chiodi. Quindi si disturbano gli animali per farli alzare in volo. Poi la <em>Leviathan</em> dirige potenti fari contro la nave nemica: i pipistrelli, attirati dalla luce, si dirigono in quella direzione. Infine la <em>Leviathan</em> cambia la luce dei fari da gialla a rossa: il rosso terrorizza i pipistrelli, che cagano i chiodi sul bersaglio. Non so, dovrei ridere? Poi capisco che Westerfeld abbia tratto ispirazione dalle &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bat_bomb">bat bomb</a>&#8220;: non è divertente lo stesso.
</div>
<p>
</p>
<p>Rimangono poi alcuni problemi di fondo. Per esempio, che bisogno c&#8217;è di ingegnerizzare balene volanti e lupi-tigre quando puoi ingegnerizzare virus? Sono un&#8217;arma <em>molto</em>, <em>molto</em>, <em>molto</em> più efficace di qualunque &#8220;mostro&#8221;. In un altro romanzo di tecnologia contro biologia, <em>La Guerra contro gli Chtorr</em> di David Gerrold, gli Chtorr, prima di inviare contro la Terra i vermi giganti e gli altri &#8220;mostri&#8221;, spazzano via buona parte della popolazione con le malattie infettive.<br />E ancora: con una tale conoscenza della genetica, ci si aspetterebbe che i Darwinisti siano immortali, che possiedano la cura per ogni malattia, che possano farsi crescere le ali o le branchie o siano in grado di migliorare il proprio stesso cervello. Ma:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Though human life chains were off-limits for fabrication, the middies often conjectured that the bosun&#8217;s ears were fabricated.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Sebbene non fosse consentito manipolare le catene vitali umane, gli aspiranti guardiamarina spesso sospettavano che le orecchie del nostromo fossero ingegnerizzate.</p></blockquote>
<p>Tutto qui. <strong>Una</strong> sola riga su 400 pagine per giustificare un fatto clamoroso. &#8220;Manipolare il DNA umano è contro le regole&#8221;. Fine. Lo dice l&#8217;Autore. Come accennavo: ambientazione costruita in maniera semplicistica. Al limite del cretino.
</p>
<p>Oltre il microcosmo della <em>Leviathan</em>, il mondo darwinista rimane indefinito. Com&#8217;è la vita a Londra senza meccanica e in compagnia di un esercito di bestie ingegnerizzate? Non si sa. Peccato.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_leviathan.jpg" alt="Il muso della Leviathan" /><br />
<em>Il muso della Leviathan</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Personaggi e morale</strong>
</p>
<p>La storia è narrata in terza persona limitata dal punto di vista di Alek e Deryn. I due punti di vista si alternano con regolarità – si passa da un personaggio all&#8217;altro ogni due capitoli. Faccio notare che il punto di vista non è <strong>mai</strong> cambiato durante una scena. I passaggi da Alek a Deryn e da Deryn ad Alek avvengono <strong>solo</strong> in corrispondenza della fine di un capitolo/inizio del capitolo successivo.
</p>
<p>Il Principe Alek è infantile, noioso, e si comporta almeno due volte da perfetto idiota per mere esigenze di trama. L&#8217;equipaggio del <em>walker</em> con cui è fuggito dall&#8217;Austria è composto da personaggi insipidi quanto lui. Ho sperato che nel finale almeno il Conte Volger sviluppasse una personalità, invece è rimasto il personaggio informe di inizio storia.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1655878570'), this, 'Mostra la mia speranza &#9660;', 'Nascondi la mia speranza &#9650;');">Mostra la mia speranza &#9660;</a></p>
<div id='SID1655878570' style='display:none;'>
Quando la <em>Leviathan</em> non riesce a decollare, ho creduto che Volger avesse sabotato apposta la nave: meglio morire che allearsi con il nemico. Sarebbe potuta  essere una svolta imprevista, l&#8217;unico colpo di scena del romanzo. Niente di tutto ciò. Purtroppo.
</div>
<p><br />Per fortuna Alek è un Clanker: la sua personalità assente è compensata dal rombo dei motori e dal fischiare del vapore sotto pressione. Nelle scene migliori il protagonista è più il Cyklop Stormwalker, il <em>walker</em> di Alek, che non Alek medesimo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_alek.jpg" alt="Il Principe Alek" /><br />
<em>Alek in piedi su un walker abbattuto</em></p>
<p>Deryn è più simpatica e vivace. Non che sia chissà quale eroina, ma non ti fa addormentare. Ha un carattere più forte e determinato rispetto a quello di Alek e, sebbene non sia un&#8217;aquila, non si comporta mai da cretina.<br />
Westerfeld le ha creato un lessico con parole e locuzioni particolari (&#8221;ninny&#8221;, &#8220;diddies&#8221;, &#8220;bum rag&#8221;, &#8220;barking spiders&#8221;, &#8220;blisters&#8221;, &#8220;clart&#8221;, ecc.) che non so quanto possa essere accurato rispetto alla parlata di una scozzese di inizio secolo, però distingue bene il personaggio. Quando Deryn parla o pensa si capisce subito che è lei.<br />Tutto sommato un personaggio piacevole da seguire. Anche i comprimari dal lato di Deryn sono più interessanti, in particolare la donna scienziato che tiene una tigre della Tasmania come animale domestico.
</p>
<p>Deryn e Alek soffrono poi di un grave difetto: sono <em>buoni</em>. Quel tipo di bontà mielosa e piena di retorica che spesso fa capolino nel fantasy.<br />
Per esempio, Deryn dichiara di essersi arruolata per volare, non certo per combattere&#8230; ricapitoliamo: Deryn è una ragazza. Si traveste da ragazzo – rischiando la galera per sé e per il fratello, che sa del trucco e l&#8217;aiuta – e poi, alla vigilia di una <strong>guerra</strong>, si arruola <strong>volontaria</strong> nell&#8217;aeronautica <strong>militare</strong>. Perché vuole <em>solo</em> volare! Sì, certo. E i tizi della CIA che torturano i prigionieri nelle basi americane in Pakistan o in Lituania sono entrati nell&#8217;Agenzia solo per vedere il mondo&#8230;<br />E no, non è il personaggio che cerca di convincersi di essere buono quando in realtà è spinto da pulsioni molto meno nobili: Deryn è davvero buona. Ed è buona non perché abbia senso, è buona perché è in un romanzo fantasy rivolto agli <em>Young Adult</em>. Che squallore.<br />Con Alek siamo sulla stessa barca. Il poverino non riesce mai a uccidere nessuno di suo pugno e l&#8217;unica volta che muore qualcuno per causa sua, lui non l&#8217;ha fatto apposta. Che anima candida.
</p>
<p>Nella parte finale del romanzo, affiora la solita pappa stantia: il vero nemico è l&#8217;incomunicabilità! Se conosci il tuo nemico vedi che è come te che i veri cattivi non sono i tedeschi o gli inglesi i clanker o i darwinisti i veri nemici sono i guerrafondai <em>bla bla bla</em>.<br />Noia. Noia. Noia.<br />Ammetto però che Westerfeld è abile nel diluire questa morale rancida nelle scene d&#8217;azione: la morale emerge dal mostrato, non è mai spiattellata esplicitamente. &#8220;La guerra è kattiva!!!&#8221; rimane un discorso da scuola elementare.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_deryn.jpg" alt="Deryn Sharp" /><br />
<em>Deryn pilota un pallone-medusa da osservazione</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
</p>
<p>Poco da dire: Westerfeld è uno scrittore competente e si vede. Il romanzo è scorrevole e senza punti morti; il ritmo è sempre alto. Però, a mio parere, non sempre sono mostrate le scene che partono con le premesse migliori: per esempio l&#8217;autore dedica pagine e pagine all&#8217;atterraggio e alla ripartenza della <em>Leviathan</em> dallo Zoo di Londra, e taglia corto sull&#8217;inseguimento di una corazzata terrestre al <em>walker</em> di Alek.<br />C&#8217;è poi qualche sbavatura qui e là (il dialogo tra Alek e Volger mentre si allenano è chiaramente a beneficio del lettore e suona forzato) e qualche descrizione non proprio riuscita (Deryn incontra Alek e subito le viene in mente solo &#8220;handsome&#8221;), ma poca roba.<br />Lo stile di Westerfeld è molto funzionale, ma non è brillante: se si esclude in parte Deryn, c&#8217;è troppa distanza tra il punto di vista, molto ravvicinato ai personaggi, e il linguaggio, troppo neutro. Alek sembra un automa – o un bravo scrittore – non un giovane Principe.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p>Romanzo di avventura semplice semplice per un pubblico di ragazzini non troppo svegli. Dubito possa piacere a chi ha più di dodici anni – parlo di età mentale, lo so che ci sono delle trentenni che tengono in camera il poster di Edward Cullen o di Sennar.<br />È molto più fantasy che non fantascienza: la speculazione scientifica è da asilo e rimane tollerabile solo quando le trovate sono almeno molto fantasiose. Westerfeld, nelle note a fine romanzo, lo definisce <em>steampunk</em>. Sì, ma solo se vogliamo applicare la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steampunk#Origin">definizione originaria</a> di K. W. Jeter: &#8220;gonzo-historical&#8221; può essere una giusta classificazione per <strong><em>Leviathan</em></strong>. La componente <em>steam</em> in senso tecnologico è presente, ma ha un ruolo minore – i Darwinisti hanno più spazio dei Clanker. Di <em>-punk</em> non se ne vede neanche l&#8217;ombra.
</p>
<p>Nel complesso un&#8217;opera mediocre. Non brutta, ma faccio fatica a trovarci qualcosa di veramente bello; di nuovo, originale, brillante. Non credo valga la pena comprare, ma dato che è gratis<sup><a href="#lev_nota_2">[2]</a></sup><a name="lev_nota_2_up"></a>, una sbirciatina la si può dare. L&#8217;inglese è semplice, a parte qualche termine tecnico marinaresco e lo <em>slang</em> di Deryn.
</p>
<p>In un&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/strazzulla-intervista/strazzulla-intervista/strazzulla-intervista.html">intervista dedicata ad altro argomento</a>, un rappresentante di Einaudi ha dichiarato che il romanzo sarà pubblicato in Italia dalla loro casa editrice l&#8217;anno prossimo. Non ho idea se sia vero, né se si prenderanno l&#8217;impegno di pubblicare anche i volumi successivi: infatti <strong><em>Leviathan</em></strong> è – tanto per cambiare – il primo romanzo in una trilogia; <em>Behemoth</em> e <em>Goliath</em> sono già stati annunciati da Westerfeld, indicativamente per l&#8217;autunno 2010 e l&#8217;autunno 2011.<br />Tengo a sottolineare che la storia in <strong><em>Leviathan</em></strong> <strong>non</strong> è autoconclusiva: si interrompe bruscamente, lasciando la trama in sospeso.
</p>
<p>Chi dovrebbe leggere <strong><em>Leviathan</em></strong> sono gli autori italiani o gli aspiranti tali. Tempo fa credevo che <em>Ash</em> di Mary Gentle potesse essere una buona pietra di paragone: ero un&#8217;ingenua ottimista! Con <strong><em>Leviathan</em></strong> l&#8217;asticella della qualità scende di una tacca, ma sarà l&#8217;ultima volta.<br />In altri termini: se desiderate pubblicare un libro dignitoso, <strong>dovete</strong> scrivere almeno al livello di questo romanzo di Westerfeld. <strong>Dovete</strong> dimostrare la stessa dose di fantasia e la stessa padronanza della tecnica narrativa. Non sto chiedendo la Luna, sto chiedendo un livello <strong>minimo</strong>.<br />Lo so che le mie parole vi entreranno in un orecchio e usciranno dall&#8217;altro. E so che si continueranno a scrivere, pubblicare e comprare romanzi pieni di puttanate con gli elfi o con ragazzine imbecilli che si innamorano del vampiro compagno di banco. Pazienza. Io ci provo.
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Letture Consigliate</strong>
</p>
<p>Se le idee dietro <strong><em>Leviathan</em></strong> (storia alternativa in chiave fantasy, robottoni, tecnologia vs. biologia) vi incuriosiscono, potreste dare un&#8217;occhiata anche a questi romanzi:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il ciclo dell&#8217;Oscurità di Harry Turtledove.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Nell&#8217;Oscurità</em> (<em>Into the Darkness</em>, 1999) <br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Scende l&#8217;Oscurità</em> (<em>Darkness Descending</em>, 2000)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Attraverso l&#8217;Oscurità</em> (<em>Through the Darkness</em>, 2001)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>I Signori dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Rulers of the Darkness</em>, 2002)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Le Fauci dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Jaws of Darkness</em>, 2003)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Fine dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Out of the Darkness</em>, 2004)</p>
<p>Turtledove ricrea la Seconda Guerra Mondiale, ambientandola però nel mondo fantastico di Derlavai. I carri armati diventano bestie enormi che trasportano cannoni magici, gli aerei sono draghi, i sommergibili mostri marini, e il Progetto Manhattan vede impegnati gli stregoni più potenti del mondo.<br />Il vero difetto di questo ciclo è proprio l&#8217;aderenza alla storia: cambiano i nomi degli stati, cambia la scienza e la tecnologia, ma per il resto gli eventi sono gli stessi, dalla spartizione della Polonia, all&#8217;attacco della Russia alla Finlandia, fino all&#8217;assedio di Stalingrado. Quando si riesce a individuare che Algarve è in realtà la Germania o che Kuusamo sono gli Stati Uniti, la vicenda diviene prevedibile, perché si sa già come andrà a finire.<br />Rimane un ciclo piacevole, arricchito da una profusione di punti di vista degna di Martin (ci sono almeno venti personaggi punto di vista) e dall&#8217;assenza di &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221; tradizionali. Lo stile di Turtledove è in generale decente, tranne quando glissa sulle scene d&#8217;azione per riassumerle attraverso dialoghi successivi. Qualche volta questo &#8220;trucco&#8221; funziona bene, più spesso si rivela un ripiego misero.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_oscurita.jpg" alt="Copertina de La Fine dell'Oscurità" /><br />
<em>Copertina de La Fine dell&#8217;Oscurità</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il ciclo della Guerra contro gli Chtorr di David Gerrold.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Guerra contro gli Chtorr</em> (<em>A Matter for Men</em>, 1983)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Ritorno degli Chtorr</em> (<em>A Day for Damnation</em>, 1985)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Giorno della Vendetta</em> (<em>A Rage for Revenge</em>, 1989)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>L&#8217;Anno del Massacro</em> (<em>A Season for Slaughter</em>, 1993)<br />Nota importante: la storia <strong>non</strong> è finita. Nel progetto originario erano previsti altri tre romanzi, che Gerrold in sedici anni non ha ancora scritto – né è scontato che lo faccia in futuro.
</p>
<p>La Terra viene invasa dagli alieni, gli Chtorr. Anzi, viene aggredita da un intero ecosistema alieno. Gli Chtorr sono una moltitudine di specie diverse: animali, piante, microbi. Pian piano le creature extraterrestri rimpiazzano gli equivalenti autoctoni, esseri umani compresi.<br />Il lavoro di Gerrold con gli Chtorr è molto più accurato e scientificamente approfondito rispetto a quello di Westerfeld con i Darwinisti. Gli Chtorr sono parecchie spanne più verosimili delle bestie ingegnerizzate in <strong><em>Leviathan</em></strong>. E sono molto più bizzarri e letali.<br />Nei vari romanzi del ciclo le scene d&#8217;azione sono ottime – sebbene anche qui manchino delle vere e proprie battaglie – e la sensazione di apocalisse imminente è ben resa. I romanzi funzionano meno quando Gerrold imita le lezioni di filosofia di Heinlein senza averne il carisma e la bravura. Rimane poi il grosso problema che dopo quattro libri è tutto in sospeso e non si sa se vinceranno i Terrestri o gli Chtorr. E forse non si saprà mai.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_chtorr.jpg" alt="Copertina de La Guerra contro gli Chtorr" /><br />
<em>Copertina de La Guerra contro gli Chtorr</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Fanteria dello Spazio</em> (<em>Starship Troopers</em>, 1959) di Robert A. Heinlein.
</p>
<p>Un classico della fantascienza, il romanzo che ha introdotto le Armature Potenziate e ha ispirato Yoshiyuki Tomino per <em>Mobile Suit Gundam</em>.<br />Sono narrate le avventure di un soldato nella Fanteria Spaziale Mobile, mentre la Terra si trova invischiata in una guerra interplanetaria contro gli Aracnidi.<br />
Heinlein costruisce un mondo futuro verosimile e particolarmente curato per quanto riguarda gli aspetti sociali, politici e militari: <em>Fanteria dello Spazio</em> è una delle poche opere di narrativa nelle liste di lettura delle accademie militari americane.
</p>
<p>Un fatto poco noto è che <em>Fanteria dello Spazio</em>, nelle intenzioni dell&#8217;autore, doveva essere un libro per ragazzi. Il <strong>rispetto</strong> che Heinlein dimostra nei confronti del pubblico a cui si rivolge è ammirevole: non ci sono semplificazioni, non ci sono pseudo guerre allo zucchero filato, non c&#8217;è morale preconfezionata da favola della buona notte; ci sono scenari realistici, c&#8217;è una filosofia di vita brutale – ma del tutto coerente con l&#8217;ambientazione, e ci sono le Armature Potenziate, una delle trovate più <em>cool</em> della storia della fantascienza.<br />Pensateci quando sentite il solito scrittorucolo delle nostre parti giustificare ogni porcata perché tanto è per un &#8220;pubblico giovane&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_fanteria.jpg" alt="Copertina di Fanteria dello Spazio" /><br />
<em>Copertina di Fanteria dello Spazio</em></p>
<p>E i romanzi di Temerarie, quelli del Drago di Sua Maestà di Naomi Novik? In effetti l&#8217;idea delle guerre napoleoniche con i draghi non è molto lontana dall&#8217;idea di avere una Prima Guerra Mondiale con i <em>mech</em>. Però ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/01/recensioni-romanzo-his-majestys-dragon/">letto</a> il primo romanzo di Temerarie ed era pura <em>fuffa</em>. Dunque <strong>non</strong> consiglio!</p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>note:<br /><a name="lev_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#lev_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;<strong>A</strong>dvance <strong>R</strong>eading <strong>C</strong>opy. Una copia di un romanzo distribuita a giornali, critici, <em>amyketti</em>, ecc. qualche tempo prima dell&#8217;uscita ufficiale, in modo che si possa creare il giusto <em>hype</em>. Qualche volta le ARC non sono ancora la versione definitiva di un libro, mancando un ultimo passaggio di editing, o una corretta impaginazione, o la giusta copertina o altri dettagli simili.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_arc.jpg" alt="Copertina delle ARC di Leviathan" /><br />
<em>Copertina delle ARC di Leviathan</em></p>
<p><a name="lev_nota_2"></a>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#lev_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Come da <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/19/leviathan/">Segnalazione</a>. L&#8217;edizione originale di <strong><em>Leviathan</em></strong> comprende una cinquantina di illustrazioni. Sono presenti anche nelle edizioni pirata, ma purtroppo chi ha scannerizzato il libro ha acquisito le immagini a dimensioni ridotte. Qui sotto ne potere vedere una estratta dalla versione HTML, senza ritocchi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/00026.jpg" alt="L'illustrazione del capitolo 19" /><br />
<em>L&#8217;illustrazione del capitolo 19</em></p>
<p>Immagini a risoluzione più alta si possono ammirare al <a href="http://keiththompsonart.com/leviathanbook.html">sito</a> del disegnatore, Keith Thompson.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Leviathan-Scott-Westerfeld/dp/1416971734/"><em>Leviathan</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://books.simonandschuster.com/Leviathan/Scott-Westerfeld/9781416971733/browse_inside">I primi capitoli di <em>Leviathan</em> leggibili online</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://scottwesterfeld.com/blog/">Il blog di Scott Westerfeld</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://keiththompsonart.com/">Il sito di Keith Thompson</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flintstones"><em>The Flintstones</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harry_Turtledove%27s_Darkness">Il ciclo dell&#8217;Oscurità su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chtorr">La Guerra contro gli Chtorr su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Starship_troopers"><em>Starship Troopers</em> su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ci sono i mech e i mostri!&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non si picchiano tra loro.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ci sono bestiole kawaii!&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma altre bestiole sono cretine.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">I Clanker sono verosimili.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma i Darwinisti molto meno.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Deryn è simpatica.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma Alek è noioso.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Lo stile è buono.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non è brillante.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2594" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Leviathan</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/19/leviathan/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 23:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Disponibile in Rete l&#8217;ultimo romanzo di Scott Westerfeld, Leviathan.

Lo trovate su gigapedia, qui.

Copertina di Leviathan
Di solito non segnalo l&#8217;uscita di romanzi in inglese, ne escono semplicemente troppi: solo in ambito fantasy/fantascienza è possibile vedere diverse decine di release ogni settimana. Tuttavia il romanzo di Westerfeld si merita la vetrina perché pare particolarmente interessante: è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile in Rete l&#8217;ultimo romanzo di Scott Westerfeld, <strong><em>Leviathan</em></strong>.
</p>
<p>Lo trovate su <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">gigapedia</a>, <a href="http://gigapedia.com/items/396685/leviathan">qui</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_leviathan.jpg" alt="Copertina di Leviathan" /><br />
<em>Copertina di Leviathan</em></p>
<p>Di solito non segnalo l&#8217;uscita di romanzi in inglese, ne escono semplicemente troppi: solo in ambito fantasy/fantascienza è possibile vedere diverse decine di <em>release</em> ogni settimana. Tuttavia il romanzo di Westerfeld si merita la vetrina perché pare particolarmente interessante: è un romanzo <em>steampunk</em> con i &#8220;robottoni&#8221;. E non ne capitano tutti i giorni!
</p>
<p>I &#8220;robottoni&#8221; sono una delle icone della fantascienza, ma fuori dal Giappone hanno riscosso meno successo di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. Romanzi occidentali con i <em>mech</em> in ruolo centrale non ce ne sono molti: c&#8217;è il capolavoro di Heinlein, <em>Fanteria dello Spazio</em> (capostipite dei <em>mech</em> moderni – è il romanzo che ha ispirato Yoshiyuki Tomino per la realizzazione di <em>Mobile Suit Gundam</em>), c&#8217;è il divertente <em>Armor</em> di John Steakley, e poi bisogna andare a pescare tra romanzi ispirati ai cartoni animati – i romanzi di Robotech/Macross – o ispirati a giochi di strategia/ruolo – i romanzi ambientati nell&#8217;universo di BattleTech.
</p>
<p>Perciò l&#8217;opera di Westerfeld è la benvenuta, anche se non tutti gli auspici sono i migliori: è solo il primo volume dell&#8217;ennesima trilogia, il target è dichiaratamente <em>Young Adult</em>, e i primi due capitoli, disponibili in anteprima da alcuni mesi, non mi hanno entusiasmata. Ma se ne riparlerà nella recensione, dopo che avrò finito di leggerlo. <strong>EDIT</strong>: <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/">Recensito</a>.
</p>
<p>La trama:<br />
<blockquote>It is the cusp of World War I, and all the European powers are arming up. The Austro-Hungarians and Germans have their Clankers, steam-driven iron machines loaded with guns and ammunition. The British Darwinists employ fabricated animals as their weaponry. Their Leviathan is a whale airship, and the most masterful beast in the British fleet.<br />Aleksandar Ferdinand, prince of the Austro-Hungarian Empire, is on the run. His own people have turned on him. His title is worthless. All he has is a battle-torn Stormwalker and a loyal crew of men.<br />Deryn Sharp is a commoner, a girl disguised as a boy in the British Air Service. She&#8217;s a brilliant airman. But her secret is in constant danger of being discovered.<br />With the Great War brewing, Alek&#8217;s and Deryn&#8217;s paths cross in the most unexpected way&#8230;taking them both aboard the Leviathan on a fantastical, around-the-world adventure. One that will change both their lives forever.</p></blockquote>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2577" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Manuali 2 – Dialoghi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 16:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2470</guid>
		<description><![CDATA[Introduzione

Questo è il secondo articolo dedicato ai manuali di scrittura. Il primo articolo, Manuali 1 – Descrizioni, si trova qui.

Ricordo che questi articoli sono un invito alla lettura. Se l&#8217;argomento vi interessa, leggete i manuali via via segnalati. Li trovate tutti su gigapedia e molti anche su emule. In questo articolo c&#8217;è l&#8217;elenco completo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size:medium"><strong>Introduzione</strong>
</p>
<p>Questo è il secondo articolo dedicato ai manuali di scrittura. Il primo articolo, Manuali 1 – Descrizioni, si trova <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/">qui</a>.
</p>
<p>Ricordo che questi articoli sono un <em>invito alla lettura</em>. Se l&#8217;argomento vi interessa, leggete i manuali via via segnalati. Li trovate tutti su <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">gigapedia</a> e molti anche su emule. In <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-su-gigapedia/">questo articolo</a> c&#8217;è l&#8217;elenco completo dei manuali che ho scovato su gigapedia. Sì, lo so, sono in inglese. Ho aggiunto qualche nota bibliografica quando un manuale ha avuto un&#8217;edizione italiana, ma non posso farci niente se la traduzione è pessima o l&#8217;edizione italiana è fuori commercio. Se si intende scrivere fantasy o fantascienza con serietà, vale la pena investire del tempo per imparare l&#8217;inglese. Non è indispensabile, ma aiuta moltissimo.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Se pensate che i manuali di scrittura siano inutili o dannosi, prima di continuare date un&#8217;occhiata alle <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni#m1_miti">Risposte ai Miti</a>.
</p>
<p>A tal proposito, voglio aggiungere qualche altra parola.<br />Lo scopo è <em>imparare a scrivere bene</em>. Essere orgogliosi dei romanzi e dei racconti che si scrivono. Troppo spesso si confonde la <em>buona scrittura</em> con la <em>pubblicazione</em> (intesa in senso tradizionale: il romanzo in libreria). Scrivere bene e pubblicare sono due attività distinte. Qualche volta c&#8217;è un rapporto di causa-effetto (ho scritto un bel romanzo, vengo pubblicata), nella maggior parte dei casi non c&#8217;è alcuna particolare correlazione.<br />Ciò non vuol dire che non si debba aspirare a pubblicare, è un desiderio legittimo, ma non può essere la spinta a cercare di migliorarsi, perché scrivere più o meno bene non incide sulle possibilità di approdare in libreria. Se una persona mi chiedesse: &#8220;Ma in pratica, che vantaggio ho a studiare l&#8217;inglese? Leggere i manuali di scrittura? Darmi una disciplina nello scrivere?&#8221; la risposta sarebbe che <strong>non c&#8217;è alcun vantaggio pratico</strong>. Il &#8220;vantaggio&#8221; è che si potrà essere fieri di quello che si è scritto e, se qualcuno leggerà le nostre storie, non dovremo vergognarci.
</p>
<p>Così come scrivere bene non porta necessariamente alla pubblicazione, allo stesso modo un romanzo non diventa automaticamente decente perché ha trovato una casa editrice. Scrive Ansen Dibell in <em>Plot</em>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Bad writing, by any standard you care to name, sometimes reaches the printed page.<br />Print doesn&#8217;t sanctify it. I&#8217;ve read some really rottenly-written fiction over the years, and not all of it in dog-eared copies with garish covers, from used-book shops—how about you?<br />But competent writers have their lapses, too. In many cases where a major narrative blunder survives into print, it&#8217;s tolerated because the story shines like a jewel, flaws and all, and the momentary failure of craft is forgiven for the sake of the power of the whole.<br />Some boners are allowed great writers. Laughably bad technique is often tolerated from very popular writers. But you and I are interested in good craft, in understanding options and making choices on purpose. If you didn&#8217;t care about craft, you wouldn&#8217;t be reading this book. So you wouldn&#8217;t want to cite others&#8217; blunders to justify your own anyway—right?</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La cattiva scrittura, qualunque criterio si adotti per definirla, qualche volta raggiunge la pagina stampata.<br />La pubblicazione non santifica la cattiva scrittura. Nel corso degli anni mi è capitato di leggere narrativa scritta in maniera davvero schifosa, e non sempre si trattava di libri trovati su qualche bancarella, con i bordi delle pagine arricciati e copertine pacchiane. E a voi è mai capitato?<br />Ma anche gli scrittori competenti ogni tanto sbagliano. In molti casi, quando un errore vistoso arriva fino alla pubblicazione, è perché la storia risplende come un gioiello, difetti compresi, e una svista è oscurata dalla qualità dell&#8217;insieme.<br />Qualche strafalcione è concesso ai grandi scrittori. Una tecnica ridicolmente scarsa è spesso tollerata in scrittori molto popolari. Ma noi siamo interessati alla buona scrittura, siamo interessati a conoscere le alternative e vogliamo compiere scelte consapevoli. Se non vi interessasse la buona scrittura, non stareste leggendo questo libro. Perciò non vi metterete a citare gli errori degli altri per giustificare i vostri, giusto?</p></blockquote>
<p>In altre parole: non si tratta di mettersi in competizione con autori già pubblicati, non si tratta di una gara per arrivare alla pubblicazione, si tratta di <strong>imparare a scrivere bene!</strong></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_taiga.jpg" alt="Taiga armata di bokken" /><br />
<em>Imparate a scrivere una buona volta! Non costringetemi a usare il bokken: anche se è solo una spada di legno, fa <u>molto</u> male</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scopo dei dialoghi</strong>
</p>
<p>La scopo principale dei dialoghi è caratterizzare i personaggi che vi partecipano.<br />I dialoghi sono uno strumento potentissimo per definire un personaggio, spesso ancor più delle azioni che compie:</p>
<p>Michele esce ogni sera con una ragazza diversa: le sue azioni lo definiscono come un certo tipo di personaggio.<br />Michele esce ogni sera con una ragazza diversa; a ognuna <strong>dice</strong> che l&#8217;amerà per tutta la vita e non la tradirà mai: le azioni sono uguali, ma il dialogo dipinge un Michele <strong>diverso</strong>.
</p>
<p>Michele spara a Carlo: Michele è un certo tipo di personaggio.<br />Carlo <strong>dice</strong> a Michele che gli ha ucciso il figlio, Michele gli spara: stessa azione, ma il dialogo dipinge <strong>un altro</strong> Michele (e un altro Carlo, non più vittima innocente).
</p>
<p>I dialoghi sono un mezzo favoloso per dare spessore a un personaggio. Oltre a questo si possono usare i dialoghi per arricchire le descrizioni, per spingere la storia in nuove direzioni, per accrescere la tensione o per smorzare il ritmo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Discorso diretto e indiretto</strong>
</p>
<p>Il discorso diretto è il riportare battuta per battuta quello che i personaggi si dicono:<br />
<blockquote>«Ciao, come stai?» chiese Michele.<br />«Io sto bene» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Quando si usa il narrato per riferire gli stessi concetti, è discorso indiretto:<br />
<blockquote>Michele salutò Anna e le chiese come stava. Anna rispose che stava bene.</p></blockquote>
<p>Il discorso diretto è <em>mostrare</em>. Il discorso indiretto è <em>raccontare</em>. Dato che la regola numero uno della narrativa recita: &#8220;mostrare, non raccontare!&#8221;, il discorso diretto è preferibile.<br />È preferibile perché è più <strong>preciso</strong> e <strong>concreto</strong>. &#8220;Michele salutò Anna&#8221; è vago, è generico, non consente al lettore di <em>vedere</em> o <em>sentire</em>. Quel saluto potrebbe essere uno qualunque di questi – e tanti altri:<br />
<blockquote>«Ciao, bella!»<br />«Buongiorno, signorina Anna.»<br />«Lunga vita e prosperità.»<br />«Oh, tipa, sì tu, che ci hai da accendere?»</p></blockquote>
<p>Ognuno dei quattro saluti aiuta a definire il personaggio di Michele e il suo rapporto con Anna.<br />
La materia grigia del lettore è stimolata; nel suo cervello la scena si abbozza: anche se non scriviamo nient&#8217;altro è possibile che il lettore veda un Michele trasandato leggendo il quarto saluto e magari un Michele maggiordomo leggendo il secondo. Con &#8220;Michele salutò Anna&#8221; il lettore non vede <strong>niente</strong>.</p>
<p>Il discorso indiretto <strong>non funziona</strong>. È inchiostro sprecato e porta molto in fretta alla noia. Non è una scappatoia dal discorso diretto. Se io sono in difficoltà con le scene d&#8217;amore, ma la trama richiede che Michele confessi ad Anna che la ama alla follia, <strong>non</strong> posso scrivere: &#8220;Michele confessò ad Anna che l&#8217;amava&#8221;. Fa <strong>schifo</strong>. Devo impegnarmi, costruire il dialogo battuta per battuta; se non viene bene rifarlo, provare a leggere qualche romanzo rosa per avere ispirazione, ritentare e ritentare un&#8217;altra volta.<br />Se è vitale per la trama che Michele spieghi ad Anna come si atterra con un F-16 <strong>non</strong> posso scrivere: &#8220;Michele spiegò ad Anna come pilotare il caccia&#8221;. Fa <strong>schifo</strong>. Devo documentarmi e rendere il discorso diretto verosimile.
</p>
<p>Il discorso indiretto può essere usato solo quando il discorso diretto risulterebbe ripetitivo o insignificante.<br />Esempio:<br />
<blockquote>«Andrelli?» chiamò la maestra.<br />Un bambino alzò la mano. «Presente.»<br />«Bonzi?»<br />«Presente.»<br />«Carotoni?»<br />«Presente.»<br />La maestra continuò l&#8217;appello fino a Valvucci, assente.</p></blockquote>
<p>&#8220;La maestra continuò l&#8217;appello [...]&#8221; è discorso indiretto. Ma è meglio così che non avere un elenco di trenta nomi con trenta &#8220;presente&#8221;.<br />O ancora: se sappiamo che Michele è il maggiordomo, dopo la prima volta che ha salutato Anna, le volte successive possiamo sì scrivere &#8220;salutò Anna&#8221;, perché il lettore sa di cosa stiamo parlando.<br />Altro esempio:<br />
<blockquote>«Allora mi sono arrampicata sul muro. Ho usato le cesoie del contadino per tagliare il filo spinato. Ho aspettato che la guardia passasse e sono saltata a terra. Mi sono nascosta dietro il gabbiotto degli attrezzi. Ho forzato la serratura. Dentro ho trovato il fucile da cecchino e due caricatori. È stato facile ammazzare Don Calogero quando si è affacciato al balcone.»<br />Intanto era entrato in classe Michele. Anna spiegò anche a lui come superare il quinto livello di <em>Hitman</em>.</p></blockquote>
<p>&#8220;Anna spiegò anche a lui [...]&#8221; è discorso indiretto, ma è preferibile che non ripetere le battute appena pronunciate.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_hitman2.jpg" alt="Hitman" /><br />
<em>I videogiochi  di Hitman sono tra i miei preferiti, perché si possono garrottare le persone! Manca solo un mod che inserisca gli autori di fantasy italiani&#8230;</em></p>
<p>Però, qualche volta, le ripetizioni possono essere volute. Per esempio, supponiamo che Anna ogni volta che viene interrogata dal professore di matematica abbia una scusa per non presentare i compiti. &#8220;Li ha mangiati il gatto&#8221;, &#8220;Erano nella macchina dello zio che è finita nel fiume&#8221;, &#8220;Le macchie solari hanno sciolto l&#8217;inchiostro del quaderno&#8221;. Alla diciottesima scusa, si potrebbe scrivere: &#8220;Anna inventò l&#8217;ennesima scusa&#8221;. Oppure si può riportare la diciottesima scusa: ripetitivo, ma divertente.</p>
<p>Il discorso indiretto spesso è usato come forma di (auto)censura:<br />
<blockquote>Il martello colpì il dito invece del chiodo. Anna imprecò.</p></blockquote>
<p>Se non ci sono ragioni particolari – stiamo scrivendo un libro per bambini e vogliamo evitare le parolacce – è meglio trascrivere l&#8217;imprecazione:<br />
<blockquote>Il martello colpì il dito invece del chiodo. «Cazzo che male!»</p></blockquote>
<p>Se Anna invece non si lascia mai andare a espressioni volgari – può essere, non è di per sé inverosimile – allora non impreca neanche usando il discorso indiretto.
</p>
<p>Si può impiegare il discorso indiretto per celare fatti al lettore:<br />
<blockquote>«Non hai paura della polizia?» chiese Anna.<br />«È un piano perfetto. Non la vedremo neanche la polizia» rispose Michele. Quindi illustrò ad Anna i dettagli dell&#8217;operazione.<br />Anna sorrise. «Con la mia parte voglio comprarmi una villa ai Caraibi!»</p></blockquote>
<p>Per non svelare in anticipo al lettore come si svolgerà l&#8217;assalto alla banca, si passa per un attimo al discorso indiretto. Non è grave, è una consapevole scelta che normalmente il lettore accetta di buon grado. Tuttavia con un po&#8217; di sforzo si può evitare:<br />
<blockquote>«Non hai paura della polizia?» chiese Anna.<br />«Se seguiremo alla lettera il piano del marsigliese non la vedremo neanche la polizia» rispose Michele.<br />Anna sorrise. «Con la mia parte voglio comprarmi una villa ai Caraibi!»</p></blockquote>
<p>Se Anna conosce il piano del marsigliese e il lettore no, il risultato è lo stesso di prima, ma il Narratore non è dovuto intervenire. Un piccolo guadagno in verosimiglianza.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Punteggiatura nel discorso diretto</strong>
</p>
<p>Appurato che nella maggioranza dei casi è necessario usare il discorso diretto, è utile ricapitolare quale sia la corretta punteggiatura. Non so perché, ma mi capita spessissimo di vedere manoscritti con dialoghi pieni di punteggiatura bizzarra e simboli strani. Non vale la pena fare gli originali: il lettore è abituato a un certo schema visivo, se lo si viola, si attira l&#8217;attenzione sui segni invece che sulla storia. Non è una buona idea.
</p>
<p>Per delimitare il discorso diretto si usano o le virgolette alte (&#8221;) o le virgolette uncinate<sup><a href="#m2_nota_1">[1]</a></sup><a name="m2_nota_1_up"></a> (« ») o il trattino lungo (–). Bisogna usare lo stesso simbolo in tutto il romanzo o racconto. Inoltre basta un simbolo solo, non c&#8217;è bisogno di mettere un trattino dopo le virgolette, o due virgolette diverse di seguito.<br />Esempi:<br />
<blockquote>&#8220;Oggi è una bella giornata.&#8221;<br />«Oggi è una bella giornata.»<br />– Oggi è una bella giornata.</p></blockquote>
<p>La punteggiatura di solito è dentro le virgolette. Il trattino non va chiuso se non ci sono altre parole dopo la fine della battuta. Dopo le virgolette a inizio battuta e prima delle virgolette in chiusura di battuta non ci vuole lo spazio; ci vuole invece dopo il trattino in apertura e prima del trattino in chiusura.
</p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma io non posso introdurre il dialogo con l&#8217;asterisco???</p>
<p>Sì che puoi farlo! Però i lettori continueranno a chiedersi: &#8220;Perché ci sono tutti questi asterischi?&#8221; e non presteranno attenzione alla storia.</p>
</div>
<p>Se si vogliono distinguere due tipi di dialogo, per esempio il parlato del protagonista e i pensieri del protagonista, si possono usare due simboli diversi: magari il trattino per i discorsi e le virgolette alte per i pensieri. Per i pensieri si può anche usare il corsivo, senza alcun simbolo di delimitazione.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele. <em>In verità fa schifo</em>, pensò.</p></blockquote>
<p>Se la battuta non è autonoma ma è introdotta da un verbo, ci sono varie alternative. Le più comuni sono le seguenti tre:
<ul>
<li><em>Mettere uno spazio</em>. «Oggi è una bella giornata» disse Michele.</li>
<li><em>Mettere uno spazio e una virgola dentro la battuta</em>. «Oggi è una bella giornata,» disse Michele.</li>
<li><em>Mettere uno spazio e una virgola dopo la battuta</em>. «Oggi è una bella giornata», disse Michele.</li>
</ul>
<p>Non c&#8217;è un modo &#8220;giusto&#8221;: ognuno può scegliere quello che preferisce, l&#8217;importante è che si mantenga lo stesso stile nel corso dell&#8217;intero manoscritto.<br />Se la battuta termina con un punto di domanda o un punto esclamativo, di solito non si mette la virgola:<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata!» esclamò Michele.</p></blockquote>
<p>Meglio le virgolette uncinate, quelle alte o il trattino? Anche qui è questione di gusti. Per curiosità ho preso dieci fantasy italiani pubblicati negli ultimi anni da editori diversi, questi sono gli stili:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Pan</em> (Marsilio, 2008).<br />«Tre bussolotti, vedete» dice la Meravigliosa Wendy.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Gli Ultimi Incantesimi</em> (Salani, 2008).<br />«Ora che lo so mi sento meglio» esplose Inskay.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Ragazza Drago II</em> (Mondadori, 2009).<br />«Per trovare te ho impiegato molti anni, lo sai» diceva a Sofia.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>L&#8217;Eretico</em> (Corbaccio, 2005).<br />«Il tenente Stark avrà il comando» riprese Ruesch.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Gli Eroi del Crepuscolo</em> (Einaudi, 2008).<br />– È andato a farsi un bagno, – rispose, piano.<br />(Trattino e virgola dentro).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Signore del Canto</em> (Delos Books, 2009).<br />– È quello che ho sentito – borbottò la ragazza.<br />(Trattino e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Wunderkind</em> (Mondadori, 2009).<br />– Grazie – gracchiò il ragazzo.<br />(Trattino e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Leggenda dei Cinque Ardenti</em> (Armenia, 2007).<br />«Zitta. Siedi e mangia», la interruppe, senza neppure guardarla in faccia.<br />(Virgolette uncinate e virgola fuori).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Estasia 2</em> (Curcio, 2008).<br />&#8220;Non è del tutto vero ciò che dici&#8221; lo corresse il guerriero.<br />(Virgolette alte e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Rocca dei Silenzi</em> (Nord, 2005).<br />«Accomodati tra noi folli, dunque, Thal Dom Djèw», lo invitò Grèon en&#8217;Dhat.<br />(Virgolette uncinate e virgola fuori).</p></blockquote>
<p>Le virgolette uncinate sono in maggioranza, ma c&#8217;è una bella varietà di stili. Addirittura <em>Wunderkind</em> e <em>La Ragazza Drago II</em>, pur essendo stati pubblicati lo stesso anno dalla stessa casa editrice, hanno stili diversi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_drago2.jpg" alt="Copertina de La Ragazza Drago II" /><br />
<em>Copertina de La Ragazza Drago II. Non ci sperate, non lo recensirò</em></p>
<p>Se i simboli per delimitare i dialoghi possono essere scelti in base al gusto personale – pur nel rispetto delle convenzioni e dell&#8217;uniformità – la posizione dei <em>dialogue tag</em> ha un significato preciso. I <em>dialogue tag</em> sono quelle locuzioni usate per identificare chi parla e come parla; sono i &#8220;disse Michele&#8221;, &#8220;bofonchiò Anna&#8221;, &#8220;rispose allegramente Marco&#8221; e così via.
</p>
<p>Questi <em>tag</em> possono essere messi in quattro posizioni.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Prima della battuta</strong>. È lo scolastico: due-punti-a-capo-aperte-virgolette. Esempio:<br />
<blockquote>Michele disse:<br />«Oggi è una bella giornata.»</p></blockquote>
<p>È pesante, appunto scolastico, può suonare addirittura biblico:<br />
<blockquote>E Gesù disse:<br />«Beati quelli che sanno scrivere i dialoghi.»</p></blockquote>
<p>L&#8217;enfasi che si pone sulla battuta è notevole. Non è il caso di usare questa posizione spesso.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dopo la battuta</strong>.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Questa posizione è da usarsi solo se la battuta è breve, se il lettore riesce con gli occhi a cogliere subito il &#8220;Michele&#8221;. Infatti lo scopo primario dei <em>dialogue tag</em> è identificare chi parla, se la rivelazione avviene dopo dieci righe è finito lo scopo.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata. Non come ieri però, ieri sì che c&#8217;era un bel sole, e non faceva neanche tanto caldo. Oggi invece è nuvoloso, e l&#8217;afa è fastidiosa. Dovrebbe alzarsi il vento, un bel vento a rinfrescare l&#8217;ambiente. Anche se spesso il vento mi fa venire il mal di testa» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Il passaggio sopra non funziona perché il lettore comincia a leggere, continua a leggere, e la sua comprensione è ostacolata dal fatto che a parlare potrebbe essere Michele come Carlo o Antonio – il lettore non sa quale personaggio deve immaginare con la bocca in movimento. Quando scopre chi è, è troppo tardi, il fastidio si è già fatto strada.<br />Perciò <em>dialogue tag</em> dopo la battuta, solo se la battuta è breve.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Nel mezzo della battuta</strong>.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele. «Non come ieri però, ieri sì che c&#8217;era un bel sole, e non faceva neanche tanto caldo.»</p></blockquote>
<p>Questa posizione va appunto bene quando la battuta è lunga, per identificare subito chi parla.<br />Si può anche usare questa posizione per introdurre una pausa:<br />
<blockquote>«Sono stufo di vivere» disse Michele. «E sono stufo di mangiare pizza.»</p></blockquote>
<p>È un ritmo più lento di:<br />
<blockquote>«Sono stufo di vivere. E sono stufo di mangiare pizza» disse Michele.</p></blockquote>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Nessun <em>tag</em></strong>. Può essere sottointeso chi parla.<br />
<blockquote>Michele si alzò in punta di piedi e picchiò con le nocche il vetro della finestra. «Anna, sei sveglia?»</p></blockquote>
<p>Il lettore non ha alcun problema a capire che ha parlato Michele. In generale, se a parlare è il soggetto della frase precedente, il lettore non ha difficoltà a fare l&#8217;associazione.<br />Il lettore non ha difficoltà anche nel caso le battute siano alternate tra due personaggi:<br />
<blockquote>Michele si alzò in punta di piedi e picchiò con le nocche il vetro della finestra. «Anna, sei sveglia?»<br />«Che diavolo vuoi alle tre di notte?»<br />«Non stai guardando la TV?»<br />«No, stavo dormendo.»<br />«Sono arrivati gli extraterrestri!»</p></blockquote>
<p>Questa soluzione di non usare alcun <em>tag</em> è un&#8217;<strong>ottima</strong> soluzione, essenziale ed elegante. Però si deve stare attenti a che sia chiaro chi parla:<br />
<blockquote>Michele portò alla cassa dodici copie di <em>Nihal nella Terra del Vento</em>. La commessa lo fissò dritto negli occhi. «Mia sorella è una grande fan di Licia Troisi.»</p></blockquote>
<p>Chi ha parlato? Michele o la commessa? L&#8217;ultimo soggetto è la commessa, però il punto di vista è quello di Michele. È una frase ambigua, e le frasi ambigue disturbano il lettore. Meglio aggiungere il <em>tag</em>:<br />
<blockquote>Michele portò alla cassa dodici copie di <em>Nihal nella Terra del Vento</em>. La commessa lo fissò dritto negli occhi.<br />«Mia sorella è una grande fan di Licia Troisi» si giustificò Michele.</p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Dicevamo che il ruolo primario dei <em>tag</em> è identificare chi parla. E dicevamo che può essere una buona idea eliminare del tutto i <em>tag</em>. Alcuni <em>furboni</em>, per coniugare le due cose, inseriscono nelle battute i nomi dei personaggi.<br />
<blockquote>«Anna, la devi finire di infastidirmi.»<br />«Non essere così permaloso, Michele.»<br />«Anna, sono serio.»<br />«Michele, anch&#8217;io.»</p></blockquote>
<p>Tanto per cambiare, dialoghi del genere <strong>fanno pena</strong>. Infatti è innaturale continuare a chiamarsi per nome in quella maniera. È raro citare esplicitamente il nome della persona con cui stiamo parlando. Quando succede, c&#8217;è una ragione precisa:<br />
<blockquote>«Carotoni, vieni alla lavagna» disse la maestra.</p></blockquote>
<p>La maestra deve per forza chiamare per nome, avendo di fronte trenta alunni.<br />Oppure si può inserire il nome <strong>poche volte, in battute chiave</strong> per dare maggior enfasi:<br />
<blockquote>«Ho deciso di partire per Marte.»<br />«E io ho deciso di comprarmi un vestito nuovo.»<br />«Anna, non sto scherzando.»</p></blockquote>
<p>In altri termini: l&#8217;inserire i nomi nelle battute ha uno <em>scopo</em>, e questo scopo non è quello di facilitare la vita allo scrittore che cerca di eliminare i <em>dialogue tag</em>.
</p>
<p>L&#8217;altro ruolo dei <em>tag</em> è definire <em>come</em> un personaggio parla. Qui <strong>più si elimina, meglio è</strong>.<br />Il <em>come</em> deve essere implicito nelle battute o nell&#8217;azione.<br />
<blockquote>«Ridammi lo stereo» disse rabbiosamente Michele.</p></blockquote>
<p>Lo scrittore non deve <em>raccontare</em> che Michele è arrabbiato, lo deve <em>mostrare</em>.<br />
<blockquote>«Ridammi lo stereo, oppure ti spacco quella cazzo di faccia da scimmia che ti ritrovi» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Ci sono dubbi sul fatto che Michele stia parlando <em>rabbiosamente</em>?<br />Oppure, senza <em>tag</em>, mantenendo la battuta originaria:<br />
<blockquote>Michele puntò la pistola alla tempia di Carlo. Tolse la sicura. «Ridammi lo stereo.»</p></blockquote>
<p>Ci sono dubbi sul fatto che Michele sia incazzato?<br />È sempre il solito discorso: il <em>mostrare</em> è più efficace del <em>raccontare</em>. Mettere un aggettivo o un avverbio è una scelta <strong>pigra</strong>. Lo scrittore vuole Michele incazzato ma neanche lui sa in che modo si manifesta l&#8217;incazzatura. E il lettore dovrebbe fare il lavoro al posto suo. Manco per niente! Lo scrittore deve vincere la pigrizia, togliere l&#8217;avverbio, e <em>mostrare</em> la rabbia di Michele.
</p>
<p>Qualche volta si compie l&#8217;errore di mostrare <strong>e</strong> raccontare.<br />
<blockquote>Michele accostò la bocca all&#8217;orecchio di Carlo. «Ridammi lo stereo» sussurrò.</p></blockquote>
<p>Visto che gli parla all&#8217;orecchio, mi sembra scontato che sussurri, dunque si può togliere.<br />
<blockquote>Anna arretrò fino all&#8217;angolo opposto della stanza. Il fuoco divorava la carta da parati, il letto era in fiamme, le travi del soffitto ardevano. «Aiuto! Aiuto! Qualcuno mi aiuti!» gridò.</p></blockquote>
<p>Non credo che Anna chieda aiuto <em>sussurrando</em>&#8230;
</p>
<p>Un&#8217;altra pratica fastidiosa è l&#8217;abuso del gerundio insieme ai <em>dialogue tag</em>.<br />
<blockquote>«Oggi sei splendida» disse Michele, sorridendo.<br />«Qui dentro non si respira» disse Anna, tossendo.</p></blockquote>
<p>O sorridi o tossisci o parli. Meglio:<br />
<blockquote>Michele sorrise. «Oggi sei splendida.»<br />«Qui dentro», Anna tossì, «non si respira.»</p></blockquote>
<p>Anche quando le azioni non si contraddicono, i gerundi sono <em>meh</em>, poco <em>affilati</em>.<br />
<blockquote>L&#8217;ispettore Callahan puntò la pistola. «Coraggio, fatti ammazzare.»</p></blockquote>
<p>È più netto e preciso di:<br />
<blockquote>«Coraggio, fatti ammazzare» disse l&#8217;ispettore Callahan, puntando la pistola.</p></blockquote>
<p>Infine, non c&#8217;è niente di male a usare &#8220;disse&#8221;. Non si vince un premio se si scovano tutti i sinonimi di &#8220;dire&#8221;. È meglio una ripetizione piuttosto che un termine balordo:<br />
<blockquote>«Sulla i manca un puntino» arzigogolò Michele.</p></blockquote>
<p>Sigh.<br />Non sono solo i dilettanti a cadere in questo tranello, basta leggere questo brano da una <a href="http://www.nytimes.com/1990/03/11/books/spies-thrillers.html">recensione</a> del <em>New York Times</em>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] Mr. Ludlum has other peculiarities. For example, he hates the &#8220;he said&#8221; locution and avoids it as much as possible. Characters in &#8220;The Bourne Ultimatum&#8221; seldom &#8220;say&#8221; anything. Instead, they cry, interject, interrupt, muse, state, counter, conclude, mumble, whisper (Mr. Ludlum is great on whispers), intone, roar, exclaim, fume, explode, mutter. There is one especially unforgettable tautology: &#8221; &#8216;I repeat,&#8217; repeated Alex.&#8221;<br />The book may sell in the billions, but it&#8217;s still junk.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] il signor Ludlum ha altre particolarità. Per esempio, odia la parola &#8220;disse&#8221; e la evita il più possibile. I personaggi in &#8220;The Bourne Ultimatum&#8221; raramente &#8220;dicono&#8221; qualcosa. Invece piangono, interferiscono, interrompono, rimuginano, dichiarano, controbattono, concludono, bofonchiano, sussurrano (il signor Ludlum è un appassionato di sussurri), intonano, ruggiscono, esclamano, sbuffano, esplodono, brontolano. C&#8217;è una tautologia particolarmente indimenticabile: &#8221; &#8216;Ripeto,&#8217; ripeté Alex.&#8221;<br />Il libro potrà vendere miliardi di copie, ma rimane spazzatura.</p></blockquote>
<p>Chissà quando un giornale delle nostre parti avrà il coraggio di definire &#8220;spazzatura&#8221; un romanzo italiano che vende molto bene&#8230;</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_bourne.jpg" alt="Copertina dell'edizione inglese di The Bourne Ultimatum" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione inglese di The Bourne Ultimatum</em></p>
<p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma Augusto Pepponi, che è un Grande Scrittore, usa un sacco di <em>dialogue tag</em> pieni di avverbi e aggettivi. Gamberetta, visto che ti sbagli???</p>
<p>E qui lascio la parola a Dean R. Koontz:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;You can find published novels in which authors use one flashy dialogue tag after another. Don&#8217;t send me a list of those authors, please. I didn&#8217;t tell you that the frequent use of such tags would prevent you from being published. I only said that they indicate that the author is an amateur or that he lacks the sensitivity to appreciate the musical qualities of language. Books full of inept dialogue tags get published all the time. Of course they do. Not all published writers are good writers.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Si possono trovare romanzi pubblicati nei quali gli autori usano <em>dialogue tag</em> appariscenti uno dietro l&#8217;altro. Per piacere, non mandatemi una lista di questi autori. Non ho mai detto che l&#8217;uso frequente dei <em>tag</em> in quella maniera impedisca di essere pubblicati. Ho solo detto che un tale uso indica che l&#8217;autore è un dilettante che manca della sensibilità per apprezzare le qualità musicali del linguaggio. Vengono pubblicati di continuo libri pieni zeppi di <em>dialogue tag</em> orribili. Ovviamente succede. Non tutti gli scrittori pubblicati sono bravi scrittori.</p></blockquote>
</div>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Abbiamo visto come si delimitano e si introducono i discorsi diretti. Bisogna prestare attenzione alla punteggiatura anche nelle battute.
</p>
<p>La virgola indica una pausa breve, ed è accettabile. Il punto indica una pausa più lunga, ed è accettabile. I puntini di sospensione indicano una pausa <strong>molto</strong> lunga. Così lunga che normalmente ha bisogno di essere <em>mostrata</em>.<br />
<blockquote>«Ma io&#8230; io, ecco, non volevo&#8230; non volevo&#8230;» disse Anna</p></blockquote>
<p>Non è un granché. Meglio riempire le pause:<br />
<blockquote>«Ma io», Anna abbassò lo sguardo. «Io, ecco, non volevo.» Le guance le divennero rosse. «Non volevo.» Rimase in silenzio, ad aspettare la decisione della maestra.</p></blockquote>
<p>Inoltre si deve ragionare bene se le pause sono volute o sono solo frutto di indecisione dello scrittore. Siamo sicuri che il personaggio è davvero così incerto? O magari siamo noi che non sappiamo bene quali parole mettergli in bocca?<br />Se il personaggio è davvero insicuro, <em>mostrare</em> l&#8217;insicurezza è molto più efficace di infarcire il dialogo con puntini di sospensione.
</p>
<p>I punti esclamativi vanno usati con parsimonia e uno per volta è più che sufficiente. Come sempre è il <em>mostrare</em> che funziona, non il <em>raccontare</em>. Se io scrivo:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!»</p></blockquote>
<p>E se scrivo:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!!!»</p></blockquote>
<p>Ho scritto due frasi <strong>con lo stesso significato, preciso identico</strong>. I punti esclamativi in più non portano maggior enfasi. Se voglio maggior enfasi devo <em>mostrare</em>:<br />
<blockquote>Anna non riusciva a star ferma. Saltellava qui e là per la stanza. Fece una capriola e si rimise in piedi barcollando. Stappò lo spumante e ne bevve un sorso. «Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!»</p></blockquote>
<p>Il punto di domanda seguito dal punto esclamativo (?!) dev&#8217;essere usato solo in situazioni <strong>eccezionali</strong>. Di quelle che non capitano quasi <strong>mai</strong>.
</p>
<p>Se si vuole dare enfasi alle singole parole è meglio usare il corsivo piuttosto del maiuscolo. Meglio:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il <em>mio</em> romanzo!»</p></blockquote>
<p>di:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il MIO romanzo!»</p></blockquote>
<p>Robe in stile fumetto, del tipo:<br />
<blockquote>Darth Vader si prese la testa tra le mani. «NOOOoooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!»</p></blockquote>
<p>non fanno una bella impressione, a meno che <em>consapevolmente</em> non si stia cercando di imitare uno stile del genere. E anche in quel caso non vuol dire che sia una buona idea.
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<p>Il famoso scrittore portoghese José Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998, usa uno stile particolare per i dialoghi. Ecco un estratto dal suo romanzo <em>Le Intermittenze della Morte</em> (2005):<br />
<blockquote>Come responsabile del dicastero della salute, assicuro a tutti coloro che mi ascoltano che non c&#8217;è alcun motivo di allarme, Se ho ben capito quanto ho appena udito, osservò un giornalista in un tono che non voleva sembrare troppo ironico, secondo lei, signor ministro, non è allarmante il fatto che nessuno sta morendo, Esatto, anche se con altre parole, è proprio ciò che ho detto, Signor ministro, mi permetta di ricordarle che ancora ieri c&#8217;erano persone che morivano e a nessuno sarebbe passato per la testa che questo fosse allarmante, È naturale, la consuetudine è morire, e morire diviene allarmante solo quando le morti si moltiplicano, una guerra, un&#8217;epidemia, per esempio [...]</p></blockquote>
<p>In pratica non ci sono né virgolette, né trattini, né a capo; l&#8217;unica indicazione che inizia una battuta è data dalla maiuscola che segue la virgola. Inoltre Saramago non usa né punti di domanda, né punti esclamativi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_morte.jpg" alt="Copertina de Le Intermittenze della Morte" /><br />
<em>Copertina de Le Intermittenze della Morte</em></p>
<p>Saramago ha spiegato che adotta questo stile non perché sì, ma perché gli sembra possa essere più verosimile. Quando le persone parlano non ci sono virgolette, né ritorni a capo, né punti esclamativi e di domanda. Il tentativo è quello di imitare il flusso della conversazione come si dipana nella realtà. È sacrificata la consuetudine in cambio di maggiore verosimiglianza. Una scelta <em>consapevole</em>.<br />Si possono stravolgere le regole se si ha ben presente cosa si sta facendo e perché. Poi è tutto da dimostrare che i vantaggi superino i problemi. Io quel romanzo di Saramago ho provato a leggerlo: ho fatto parecchia fatica a seguire i dialoghi.
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<p style="font-size:medium"><strong>Verosimiglianza</strong>
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<p>Seguendo i consigli della sezione precedente, si possono scrivere dialoghi corretti dal punto di vista formale. Non è sufficiente. Un buon dialogo è prima di tutto <strong>verosimile</strong>.<br />Il lettore deve credere che le parole che mettiamo in bocca ai personaggi nascano spontaneamente dai personaggi stessi. Il lettore deve avere l&#8217;impressione che i personaggi siano vivi e che non siano marionette.</p>
<p>L&#8217;autore ha una sola voce, i personaggi ne devono avere tante quanti sono. Il profugo bosniaco non può parlare come una fan tredicenne di <em>Twilight</em> che a sua volta non si esprime come un generale dell&#8217;esercito. Se vogliamo mettere in bocca a un ufficiale veterano le parole: &#8220;Edward è proprio uno gnokko!&#8221;, bisogna inserire una valida giustificazione.<br />I personaggi devono esprimersi in maniera <strong>consistente</strong>: se la fan tredicenne di <em>Twilight</em> parla come una cerebrolesa a pagina 5, deve farlo anche a pagina 100, a meno che nel frattempo l&#8217;autore non abbia <em>mostrato</em> il cambiamento nella personalità della ragazza.<br />Non è un invito ad adagiarsi in uno stereotipo: il barbone può avere tre lauree e il generale avere una passione morbosa per i vampiri, l&#8217;importante è che questi dettagli fondamentali siano mostrati.
</p>
<p>Se il romanzo è ambientato in un mondo secondario c&#8217;è maggiore libertà, ma fino a un certo punto. Il contadino non può esprimersi alla stessa maniera del mago centenario che ha passato l&#8217;intera vita a studiare. Poi nessuno vieta di progettare un mondo in cui anche i contadini studiano i misteri della magia da mattino a sera – il lavoro manuale lo fanno gli gnomi da giardino a orologeria – basta essere consapevoli del problema. E rimane il vincolo della consistenza: è probabile che possa far parlare un drago come mi pare, ma se è una bestia che si esprime a ringhi a pagina 18, sarà ancora una bestia ringhiosa a pagina 97, a meno di non <em>mostrare</em> il mutamento.
</p>
<p>I personaggi, in determinati ambienti (per esempio le forze armate), si esprimo in gergo. L&#8217;autore deve <strong>documentarsi</strong> su quale siano le convenzioni dell&#8217;ambiente in questione e far parlare i personaggi di conseguenza. Il ragionamento: &#8220;Chi se ne sbatte, tanto nessuno dei miei lettori è mai stato sommergibilista, mi invento quello che voglio&#8221; è sbagliato, perché:
<ul>
<li>Al lettore basta il sospetto per perdere fiducia. Forse non sarà mai stato in Marina, ma lo stesso gli sembrerà <em>molto strano</em> che il Capitano del sommergibile si esprime proprio come il vicino di casa, di mestiere falegname. Comincerà a prestare maggiore attenzione a questi dettagli, e quando capiterà un particolare che il lettore conosce bene e l&#8217;autore no, il lettore avrà la conferma che l&#8217;autore è un ciarlatano. Dopo di che chiude il libro, si collega a Internet e comincia a parlar male dell&#8217;autore su tutti i forum che gli capitano a tiro.</li>
<li>Lo si trova il lettore ex sommergibilista. Lui non ha bisogno di ulteriori conferme: butta il libro e si fionda su Internet!</li>
<li>È una questione di rispetto per il prossimo.<br />Aprite il frigorifero e dovete chiudervi il naso per la puzza. La maionese è acida, la carne è nera, il latte scaduto, le verdure marce, il pesce è ridotto a una poltiglia. Pensate: &#8220;Be&#8217; chi se ne sbatte, tanto stasera ho ospiti a cena&#8221;?<br />Io non credo proprio. Quando ci sono ospiti a cena magari si prepara un pasto più gustoso del solito. I lettori sono gli ospiti a cena: bisogna dar loro il meglio, non gli avanzi.</li>
</ul>
<p>Una giusta preoccupazione è quella che il gergo possa rendere difficile la lettura. È vero, però con un po&#8217; di furbizia lo scrittore può illustrare il gergo in maniera indolore. Per esempio i romanzi di guerra di Tom Clancy sono pieni di <em>vampiri</em>. I personaggi gridano disperati che i <em>vampiri</em> stanno per colpire la portaerei. Al che il lettore può essere spiazzato, può immaginarsi torme di ragazzotti sbrilluccicosi e con i denti appuntiti che si stanno avvicinando in canotto.<br />Ma se a questo punto <em>mostro</em> le scie di un nugolo di missili diretti contro la portaerei, nessuno avrà problemi a capire che &#8220;vampiro&#8221; è un termine gergale per &#8220;missile anti-nave&#8221;. È rispettata sia la verosimiglianza sia la comprensione del lettore.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_vampiri.jpg" alt="Due tipi di vampiri" /><br />
<em>Disguido semantico</em></p>
<p>Attenzione: il collegamento vampiro-missile deve essere <strong>implicito</strong>. Una cosa del tipo:<br />
<blockquote>Il guardiamarina Michele osservò le scie lasciate dai vampiri. <em>I missili anti-nave, che noi in gergo chiamiamo vampiri, sono un grosso rischio per la portaerei</em>, si disse.</p></blockquote>
<p>è un&#8217;atrocità. Pensieri e dialoghi non devono essere artefatti per informare il lettore. Ma su questo tornerò più avanti.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
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<p>Un punto cruciale è bilanciare la brillantezza con la verosimiglianza. Quando la gente parla nella vita reale, <em>spreca</em> una quantità di parole impressionante. Il novanta percento dei discorsi che conduciamo sono chiacchiere inutili, banalità, o comunicazioni di servizio: &#8220;scusa non ti ho sentito pensavo ad altro oh squilla il telefono uh hai comprato la marmellata?&#8221; A riportare sulla carta discorsi del genere si otterrebbe massima verosimiglianza, ma nessuno avrebbe voglia di leggere un romanzo pieno di dialoghi condotti in questa maniera.<br />I personaggi in un romanzo devono esprimersi in maniera <strong>interessante</strong>. Catturare l&#8217;attenzione del lettore. Coinvolgerlo. Problema: un personaggio che dice sempre cose interessanti non è verosimile. I pareri a proposito sono discordi. James N. Frey in <strong><em>How to Write a Damn Good Novel</em></strong> è per la brillantezza; invita gli autori a meditare ogni battuta perché sia sempre intrigante, arguta o spiritosa. Gloria Kempton in <strong><em>Dialogue</em></strong> invece invita al massimo della spontaneità; non bisogna mai cercare apposta la battuta intrigante, arguta o spiritosa.
</p>
<p>Entrambe le strade sono praticabili, ma entrambe sono difficili da seguire: ci vuole notevole talento sia per scrivere dialoghi brillanti, sia per scrivere dialoghi sempre verosimili ma che non siano noiosi e banali. Se proprio dovessi scegliere, in linea teorica propenderei più per le tesi della Kempton, anche se personalmente mi diverto molto di più a cercare di scrivere dialoghi brillanti piuttosto che dialoghi assolutamente verosimili.
</p>
<p>Nelle <em>light novel</em> di Haruhi (ne ho parlato <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/">qui</a>), Kyon, protagonista e narratore, non si esprime come un ragazzo. Kyon è cinico e sarcastico, non suona quasi mai come un sedicenne. Eppure i dialoghi funzionano benissimo: la brillantezza delle battute mette in ombra la scarsa verosimiglianza.<br />Nella quarta <em>light novel</em>, <em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em>, la storia diviene drammatica e Kyon non può più esprimersi con il consueto, ironico distacco. I dialoghi sono meno vivaci, ma più verosimili. Forse è anche per questo che <em>The Disappearance</em> è più emozionante dei romanzi precedenti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_haruhi.jpg" alt="Immagine dal film di The Disappearance of Suzumiya Haruhi" /><br />
<em>Una delle prime immagini del film tratto da The Disappearance of Suzumiya Haruhi, in uscita nella primavera del 2010</em></p>
<p>Riporto i due esempi di Frey sulla questione verosimiglianza vs. brillantezza, traducendo e adattando direttamente. Ognuno tragga le sue conclusioni.<br />Giovanni deve invitare Maria a uscire con lui per il <em>prom</em>, il ballo scolastico di fine anno.</p>
<p>Dialogo verosimile ma scialbo:<br />
<blockquote>«Ciao» disse Giovanni a Maria.<br />Maria sollevò gli occhi dal libro che stava leggendo. «Ciao.»<br />Giovanni spostò il peso da un piede all&#8217;altro. Era convinto che tutti nella caffetteria della scuola lo stessero osservando. «Che fai?» chiese.<br />«Leggo.»<br />«Oh. Cosa leggi?»<br />«<em>Moby Dick</em>.»<br />«È bello?»<br />«È solo una storia di pescatori.»<br />Giovani si sedette. Si passò un dito nel colletto per asciugare il sudore che gli scendeva lungo il collo.<br />«Ah, avrei una cosa da chiederti.»<br />«Dimmi.»<br />«Er, vai con qualcuno al ballo?»<br />«Non vado al ballo.»<br />«Tutti vanno al ballo. Non ti piacerebbe andarci con me?»<br />«Uhm, ci penso, okay?»<br />«Non pensarci, vieni! Mi farò prestare la macchina dal mio vecchio. E avrò un bel po&#8217; di soldi.»<br />«Mi sembra il minimo.»<br />«Potremmo cenare in pizzeria, al Benni.»<br />«Be&#8217;, allora okay.»</p></blockquote>
<p>Dialogo brillante:<br />
<blockquote>«Devo sedermi qui, è il mio lavoro» disse Giovanni.<br />«Oh?» disse Maria, alzano lo sguardo dal libro che stava leggendo.<br />«Già. La scuola mi paga cinquanta euro l&#8217;ora per studiare in caffetteria e dare il buon esempio.»<br />«Siediti dove ti pare, siamo in un paese libero.»<br />Giovanni le sorrise. «Conosco il tuo futuro.»<br />«Come fai a conoscere il mio futuro?»<br />«Leggo i Tarocchi.»<br />«Non credo ai Tarocchi, in famiglia siamo molto religiosi.»<br />Giovanni prese dalla tasca il mazzo di carte e lo mischiò. Girò la prima carta. «Otto di sera. Una 500 verde è sotto casa tua.»<br />«Davvero?»<br />«La sta guidando un ragazzo incredibilmente bello. Indossa una giacca da sera bianca.»<br />«Sul serio?»<br />«Lui ti porterà al ballo, proprio nella palestra della nostra scuola.»<br />«Ma va? E lo dicono le carte, vero?»<br />«Dicono questo e altro.» Giovanni mise via i Tarocchi. «Non voglio rovinarti tutte le sorprese.»<br />«Mi stai chiedendo un appuntamento?»<br />«Verrai al ballo con me?»<br />«Le carte dicono tutto, giusto? Allora dovresti già sapere la risposta.»</p></blockquote>
<p>Il primo dialogo è insulso. Può essere verosimile, ma non suscita la minima curiosità nel lettore. Il secondo dialogo è un po&#8217; più movimentato, più interessante. Però non è verosimile neanche per sbaglio. Il ragazzo che chiede un appuntamento con la manfrina dei Tarocchi? In quale <em>film</em> l&#8217;hai visto?
</p>
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<p>Dove si può essere verosimili senza compromessi è nella costruzione del contesto nel quale il dialogo si svolge. Un dialogo non si svolge nel vuoto, con due teste separate dal corpo che parlano. I personaggi si siedono o si alzano, vanno alla finestra, tirano un pugno alla porta, danno un calcio alla sedia, rovesciano la scacchiera, si mangiano le unghie e si mordono il labbro.<br />Un dialogo deve svolgersi in un contesto <strong>dinamico</strong>. Un dialogo statico annoia, perché il cervello del lettore non può vivere alcuna esperienza concreta. Ci sono solo chiacchiere; non ci sono capriole, coltellate, sberle. Per non tediare il lettore e per essere verosimili è necessario far agire i personaggi anche mentre parlano.<br />Come spiegato nell&#8217;articolo sulle descrizioni, la realtà non è mai una fotografia, non è mai fissa. Due persone sono al ristorante, si sono incontrate proprio perché hanno molto da dirsi: lo stesso mentre discutono mangiano e bevono, sono interrotte dal cameriere, sono distratte dal bambino che piange a due tavoli di distanza; fuori scatta l&#8217;antifurto di un&#8217;auto, inizia a piovere e la pioggia batte sui vetri; dalla cucina escono gli odori più diversi, alla cassa scoppia una lite perché qualcuno non ha apprezzato la birra annacquata. Il mondo è in continuo mutamento; magari non ce ne accorgiamo coscientemente, ma se all&#8217;improvviso tutto si ferma, subito sembra che ci sia qualcosa di sbagliato. Lo stesso accade nella narrativa: se il dialogo procede su uno sfondo immobile, con personaggi immobili, il lettore si infastidisce. Forse, se non è un lettore particolarmente attento, non saprà spiegare il perché di tale fastidio, ma il fastidio rimane.<br />Si pensi a situazioni ancora più formali, per esempio un interrogatorio (che sia da parte della polizia o da parte del professore di storia durante l&#8217;esame di maturità). Non ci sono solo domande e risposte. La vittima si tormenta le mani, si asciuga la fronte con un fazzoletto, muove i piedi, beve un caffè o un bicchier d&#8217;acqua, fuma una sigaretta, sorride a sproposito; l&#8217;aguzzino punta la lampada contro l&#8217;interrogato, si alza per incombere sul poveretto, fa gesti spazientiti di fronte alle risposte balbettanti e così via.<br />Si può fermare il mondo. <strong>Per poche battute</strong>. Il contesto può sfumare davanti al dialogo serrato dei due personaggi, ma è questione di <strong>istanti</strong>, poi il tempo <em>deve</em> tornare a scorrere. Altrimenti il lettore intuisce che qualcosa non funziona, e quando qualcosa non funziona in un romanzo, la prima reazione è chiudere il libro e mettersi a giocare con i videogiochi (ché si diventa più <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse#gig_int">intelligenti</a>).
</p>
<p>Attenzione però a non far prevalere il contesto. Quando succede nella realtà, il dialogo si arena con frasi del tipo: &#8220;guardami quando ti parlo&#8221;, &#8220;ne parliamo domani&#8221;, &#8220;non parliamone in mezzo alla strada&#8221;. Se un personaggio si distrae di continuo, l&#8217;interlocutore si stufa in fretta della conversazione.<br />Attenzione anche alle elucubrazioni del personaggio punto di vista: può essere che il dialogo susciti nel personaggio mille pensieri, ma se vengono tutti riportati, il lettore avrà l&#8217;impressione che tra una battuta e l&#8217;altra passino le mezzore, e questo è inverosimile.<br />Già che ci sono: come sempre funzionano solo i pensieri <strong>concreti</strong>, che stimolino i cinque sensi del lettore. Anna e Michele discutono all&#8217;entrata del cimitero: Michele non deve rimuginare sulla morte in astratto, deve ricordare quando ha seppellito con le sue mani il corpicino del suo coniglietto.
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<p>La vita reale è piena di chiacchiere, nella narrativa un dialogo ha senso solo se è significativo per la trama <strong>e</strong> mette di fronte personaggi con obiettivi diversi. Se queste condizioni non sono rispettate, è meglio tagliare il dialogo o al massimo ricorrere al discorso indiretto.<br />Ci deve essere tensione tra i personaggi, ognuno deve avere desiderio di prevalere sull&#8217;altro. Ciò non significa che ogni dialogo debba finire in rissa (non che ci sia niente di male nella violenza – la scena dove la discussione tra cowboy degenera e poi sfasciano il saloon può non piacere, ma di solito non è noiosa), significa che in ogni dialogo ci deve essere un conflitto.<br />Giovanni vuole che Maria lo accompagni al ballo. Maria vuole continuare a leggere <em>Moby Dick</em>. Non finirà a botte, ma c&#8217;è sufficiente distanza tra gli obiettivi dei personaggi perché il dialogo possa interessare il lettore.<br />Se Giovanni vuole invitare Maria e Maria vuole invitare Giovanni, che dialogo può esserci? È come leggere i commenti degli <em>amyketti</em> al tale o tal altro romanzo: &#8220;bellissimo&#8221;, &#8220;capolavoro&#8221;, &#8220;mai letto niente di simile&#8221;, &#8220;sublime!&#8221; Dov&#8217;è il dialogo? Non c&#8217;è. Il dialogo nasce quando qualcuno commenta: &#8220;È cacca&#8221;. A questo punto può nascere il dialogo, perché ci sono due personaggi con obiettivi diversi: il fan che vuole difendere l&#8217;autore-amyketto e il detrattore che vuole difendere la buona narrativa.<br />
<blockquote>«Esco» disse Anna.<br />«Torna per le undici, va bene?» disse la mamma.<br />«D&#8217;accordo.»<br />«Ok.»<br />«Ciao.»<br />«Ciao.»</p></blockquote>
<p>E il lettore pensa: &#8220;Buon per loro, a me che frega?&#8221; Non c&#8217;è coinvolgimento.<br />
<blockquote>«Esco» disse Anna.<br />«Torna per le undici, va bene?» disse la mamma.<br />«Torno quando cazzo mi pare.»</p></blockquote>
<p>Il lettore è meno indifferente. Qualcuno penserà che Anna è una maleducata e che la mamma non dovrebbe più farla uscire di casa per un mese; altri saranno compiaciuti dalla reazione di Anna, così la mamma impara a voler imporre regole idiote. In entrambi i lettori dovrebbe nascere un minimo di curiosità rispetto a quello che farà adesso la mamma.<br />Giovanni vuole uscire con Maria, ma Maria vuole uscire con Marco; Anna vuole tornare alle sei del mattino, ma la mamma vuole che rientri per le undici; Michele vuole ordinare la pizza con le acciughe, ma Nicola preferisce quella con i peperoni; undici giurati sono pronti a condannare un ragazzo per omicidio, ma il dodicesimo non è d&#8217;accordo. Non importa se il dialogo è su questioni serie o su stupidate: ci deve essere tensione tra i personaggi, ci deve essere un conflitto.
</p>
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<p>Tre difetti comuni che intaccano la verosimiglianza:
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che hanno tutti la stessa voce</strong>. Ogni personaggio ha cultura diversa, ha vissuto esperienze diverse, viene da una famiglia diversa, ha obiettivi diversi: deve esprimersi in modo univoco. Non importa se le fan di <em>Twilight</em> sembrano tutte una massa di cerebrolese e dicono tutte le stesse cose con lo stesso linguaggio balordo: se i miei personaggi sono un gruppo di ragazzine fanatiche della Meyer, ognuna deve avere una voce distinta. Il lettore deve subito capire che ha parlato Simona e ha risposto Nicoletta; alle battute deve associare i nomi, non fan #1 e fan #2.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_fan.jpg" alt="Fan di Twilight" /><br />
<em>Fan di Twilight: Nicoletta è quella con la faccia intelligente</em></p>
<p>Per ottenere questo risultato, l&#8217;autore deve conoscere <em>molto bene</em> i propri personaggi. Deve sapere che Simona non parla mai di cioccolato da quando il fratellino è morto soffocato mentre mangiava un gianduiotto; deve sapere che Nicoletta in realtà non ha mai letto <em>Twilight</em> e frequenta le altre solo per non sentirsi sola – ogni tanto nei dialoghi la sua ignoranza emerge; deve sapere che Monica è convinta di avere sempre ragione, perciò non usa mai il congiuntivo o espressioni del tipo: &#8220;credo&#8221;, &#8220;penso&#8221;, &#8220;secondo me&#8221;.</p>
<p>Una scorciatoia è quella di creare tic linguistici specifici per i singoli personaggi, qualcosa che balzi subito all&#8217;occhio.<br />
<blockquote>«Devi imparare le vie della Forza, giovane Jedi.»</p></blockquote>
<p>A parlare può essere stato chiunque, ma:<br />
<blockquote>«Le vie della Forza imparare devi, giovane Jedi.»</p></blockquote>
<p>è una battuta che solo il maestro Yoda può pronunciare.<br />Attenzione: non è una scorciatoia facile da seguire, ci vuole poco per scadere nel ridicolo o nell&#8217;artefatto.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che parlano al lettore invece di parlare tra di loro</strong>. Un errore classico: l&#8217;autore vuole informare il lettore su particolari che ritiene necessari per la storia e mette queste informazioni in bocca ai personaggi, che sia verosimile o no. È quello che i manuali inglesi chiamano:  &#8220;As you know, Bob&#8230;&#8221; Sono quei dialoghi con battute così:<br />
<blockquote>«Come lei sa benissimo, professor Spiegoni, il problema della tassellazione non può essere risolto con un algoritmo di complessità lineare.»</p></blockquote>
<p>Ma se lo Spiegoni &#8217;sta cosa la sa già, cosa gliela dici a fare?<br />
<blockquote>Anna si soffiò sulle mani per scaldarle. Il respiro le si condensava davanti alla bocca. «Oggi fa un freddo cane» disse a Michele.<br />«Sì, oggi fa molto freddo. È colpa dello strato di fuliggine che perennemente copre il cielo a causa della guerra nucleare di tre anni fa iniziata dopo l&#8217;affondamento accidentale della portaerei americana <em>Enterprise</em> da parte dei cinesi al largo delle coste della nord corea.»</p></blockquote>
<p>Sembra un pochino strano che Anna non sappia che c&#8217;è stata una guerra atomica, e sembra altrettanto strano che Michele si metta di punto in bianco a elencarne le cause. È ovviamente un dialogo a beneficio del lettore e non dei personaggi: inverosimile in maniera <em>dolorosa</em>, è da evitare come la peste.<br />Attenzione: non si può risolvere il problema tramutando le battute in pensieri, rimane brutto uguale:<br />
<blockquote>Anna si soffiò sulle mani per scaldarle. Il respiro le si condensava davanti alla bocca. «Oggi fa un freddo cane» disse a Michele.<br />«Sì, fa proprio freddo.» <em>Già, che freddo oggi</em>, pensò. <em>È colpa dello strato di fuliggine che perennemente copre il cielo a causa della guerra nucleare di tre anni fa iniziata dopo l&#8217;affondamento accidentale della portaerei americana </em>Enterprise<em> da parte dei cinesi al largo delle coste della nord corea.</em></p></blockquote>
<p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma io devo dire che c&#8217;è stata la guerra atomica, vero???</p>
<p><strong>No</strong>. Tu devi <em>mostrare</em> i palazzi distrutti, devi <em>mostrare</em> il cielo sempre coperto, devi <em>mostrare</em> la gente che vive nei rifugi sotto terra, devi <em>mostrare</em> i mutanti nati dalle radiazioni: il lettore capirà da solo che c&#8217;è stata la guerra atomica.</p>
<div></div>
</div>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che parlano con la voce dell&#8217;autore</strong>. Sono quei personaggi che all&#8217;improvviso, senza apparente ragione, cominciano a pontificare sulle virtù del pacifismo, sul pericolo del riscaldamento globale, sul ruolo della donna nella società moderna o su quanto sia sporca la politica. Anche in questo caso il dialogo risultante rischia di essere inverosimile in maniera <em>dolorosa</em>.</p>
<p>Nel 2012 la razza umana come noi la intendiamo non esisterà più, a causa dei fotoni<sup><a href="#m2_nota_2">[2]</a></sup><a name="m2_nota_2_up"></a>. Duecento anni dopo, una spedizione aliena proveniente dal pianeta Nibiru sbarca in Italia. Gli alieni frugano tra le rovine. Trovano giornali e registrazioni risalenti al 2009. Commentano tra loro su quanto i giornalisti italiani dell&#8217;epoca fossero poco professionali e corrotti.<br />Tale dialogo tra gli alieni dicesi <strong>porcheria</strong>. Non è l&#8217;uso del fantastico come specchio deformante per fare affermazioni importanti sulla nostra realtà sociale <em>bla bla bla</em>, è <strong>fuffa</strong>. Se l&#8217;autore è interessato all&#8217;argomento, scriva un thriller con i giornalisti corrotti – meglio ancora un saggio, ma lasci stare i poveri alieni. Grazie.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_alieni.jpg" alt="Alieni" /><br />
<em>Siamo così arrabbiati perché gli Americani non si ritirano dall’Iraq e i Giapponesi massacrano i delfini. Certo, è del tutto verosimile per noi alieni che abitiamo dall’altra parte della Galassia avere queste preoccupazioni. Infatti ne parliamo di continuo&#8230;</em></p>
<p>Un errore analogo è quello di avere tutti personaggi politicamente corretti. L&#8217;autore è cosi scollato dalla realtà che il dialogo perde verosimiglianza.<br />
<blockquote>Michele si infilò il costume del Ku Klux Klan. «Sono pronto.»<br />«Prendiamo il tram?» chiese Anna.<br />«No, non mi piace usare i mezzi pubblici, perché non gradisco la presenza degli extracomunitari.»</p></blockquote>
<p>Michele, membro del KKK, si esprime così? Secondo me no, secondo me il dialogo si svolge come segue:<br />
<blockquote>Michele si infilò il costume del Ku Klux Klan. «Sono pronto.»<br />«Prendiamo il tram?» chiese Anna.<br />«No, non mi piace usare i mezzi pubblici, sono sempre pieni di negri che puzzano di merda.»</p></blockquote>
<p>Il timore dell&#8217;autore è che se inserisce un personaggio apertamente razzista, il lettore potrebbe pensare che anche lui autore è un razzista. Lo scrittore ha paura di essere giudicato come persona in base a quello che i suoi personaggi fanno e dicono.<br />È un timore infondato? Per niente. <strong>Sarete</strong> giudicati in base ai vostri personaggi. Basta fregarsene.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;There is a technical term for someone who confuses the opinions of a character in a book with those of the author. That term is idiot.</p>
<p>(attribuita a Robert A. Heinlein).</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;C&#8217;è un termine tecnico per chi confonde le opinioni di un personaggio in un libro con quelle dell&#8217;autore. Il termine è idiota.</p>
<p>(attribuita a Robert A. Heinlein).</p></blockquote>
<p>Bisogna rimanere fedeli alla storia e ai personaggi, e chi se ne importa se questo ci mette in &#8220;cattiva luce&#8221; con gli idioti.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Dialogo obliquo</strong>
</p>
<p>Cynthia Whitcomb distingue tre tipi di collegamento che possono mettere in relazione due battute consecutive.<br />Un collegamento diretto:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Le cinque e un quarto» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Un collegamento obliquo o indiretto:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Dovresti riaccompagnarmi a casa» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Oppure una disconnessione:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Guarda, sei proprio un cretino» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Più la connessione è labile, più la scena si carica di tensione. Il collegamento diretto esaurisce la suspense, il dialogo perde la sua energia: &#8220;Che ore sono?&#8221; &#8220;Le tre&#8221; e il lettore pensa, &#8220;E allora? Chi se ne sbatte!&#8221;<br />Tuttavia, più un dialogo è sconnesso, più rischia di suonare inverosimile. Se io vado a chiedere l&#8217;ora a cento persone, amiche o sconosciute, dubito che anche una sola mi darà della cretina. Il compito dello scrittore diviene allora progettare la storia in modo che un dialogo sconnesso risulti verosimile. Magari chiedo l&#8217;ora a Licia Troisi!
</p>
<p>Se scrivere dialoghi sconnessi richiede molta pianificazione e non sempre è fattibile, il secondo livello, il collegamento indiretto, richiede solo un minimo di attenzione e spesso è più verosimile del collegamento diretto. Meglio:<br />
<blockquote>«Ordino la costata?» chiese Michele.<br />«Sono vegetariana» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>di:<br />
<blockquote>«Ordino la costata?» chiese Michele.<br />«No» rispose Anna.<br />«Perché?»<br />«Non mangio mai la carne.»<br />«Come mai?»<br />«Sono vegetariana.»</p></blockquote>
<p style="font-size:medium"><strong>Tre usi per un dialogo</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi che accelerano il ritmo</strong>. In parte avviene per la natura tipografica dei dialoghi stessi. I paragrafi in un dialogo sono in media più corti rispetto ai paragrafi durante la narrazione. Il lettore termina di leggere le pagine più in fretta, e ha la sensazione di procedere nella storia con più velocità.<br />In parte è dovuto al fatto che nelle descrizioni spesso non c&#8217;è conflitto e il lettore è meno coinvolto. Il mare liscio come l&#8217;olio. Il sole alto in cielo. I gabbiani che volano bassi. Le nuvole pigre. L&#8217;unica nave che procede lenta all&#8217;orizzonte. La gente che cammina con calma, si asciuga il sudore sulla fronte, si mette a chiacchierare agli angoli delle strade. Anna osserva tutto ciò dalla finestra dell&#8217;albergo. Come ammira in lontananza le montagne, i boschi verdi, i cucuzzoli bianchi, ecc. ecc. zzz. Poi Anna si gira e dice a Michele che aspetta un bambino. Non da lui. E il padre è un vampiro.<br />I dialoghi danno uno strappo alla storia, imprimono maggior spinta rispetto alle descrizioni o alle elucubrazioni solitarie del personaggio punto di vista.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi che rallentano il ritmo</strong>. Se si passa da una (violenta) scena d&#8217;azione a un dialogo, la sensazione è quella di un rallentamento. Questo perché, pur essendo un buon dialogo dinamico, non sarà comunque così movimentato come una scena d&#8217;azione. Per quanto sia vivace il dialogo tra i guerrieri nell&#8217;accampamento dopo la battaglia, non può essere più burrascoso della battaglia stessa.<br />L&#8217;elfo e il nano che bisticciano su chi abbia ucciso più orchi è un conflitto, e può reggere un dialogo, ma non c&#8217;è la stessa adrenalina di quando elfo e nano gli orchi li ammazzavano sul serio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_lotr.jpg" alt="Bisticcio sugli orchi morti" /><br />
<em>Ho ucciso più orchetti di te, gné gné gné</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi per descrivere</strong>. Basare una descrizione interamente su un dialogo non è una grande idea. Ci sono situazioni dove è naturale (la guida al museo che descrive lo scheletro del dinosauro, il professore che fa lezione, ecc.), ma troppo spesso si intuisce la forzatura: il personaggio parla e descrive non perché lo voglia, ma perché deve dare una mano all&#8217;autore.<br />Tuttavia, con le dovute accortezze, può essere opportuno descrivere alcuni particolari attraverso un dialogo. Per esempio: Anna e Michele passeggiano per il centro, ogni tanto si fermano a guardare le vetrine dei negozi. Il punto di vista è quello di Anna. Anna non avrà problemi a descrivere le vetrine dei negozi di abbigliamento e delle librerie, ma quando si fermano davanti a un negozio di elettronica?<br />Ad Anna non frega un tubo dell&#8217;elettronica, dunque osserva distratta e, anche fosse interessata, non conoscendo l&#8217;argomento, non dispone della terminologia adatta: per lei sono tutti <em>cosi</em>. Se per la trama è importante sapere cosa espone quel negozio di elettronica, come si fa? Si chiama in causa Michele: lui è così appassionato di elettronica da non sapersi trattenere dall&#8217;illustrare il contenuto della vetrina ad Anna.<br />Avvertenze:
<ul>
<li>Suona inverosimile che Michele di punto in bianco si scopra appassionato di elettronica. Questo suo hobby deve essere<em> mostrato</em> in precedenza, in tempi non sospetti.</li>
<li>Anna prima o poi prende Michele per un braccio e lo trascina via. Per quanto Michele sia appassionato, si può tirare la corda del personaggio punto di vista solo per un numero limitato di battute, oltre diventa inverosimile.</li>
<li>Infine questo è un <em>esempio</em>. Se in un romanzo vero si evitano i cliché del tipo tutte le ragazzine giocano con le  bambole e tutti i bambini con i soldatini, è meglio. Grazie.</li>
</ul>
<p style="font-size:medium"><strong>Ricapitolando</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il discorso diretto è preferibile al discorso indiretto.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Bisogna studiare bene come introdurre il discorso diretto e come gestirne la punteggiatura.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il dialogo deve suonare naturale, deve essere <strong>verosimile</strong>.<br />Per raggiungere questo scopo:
<ul>
<li>I personaggi devono parlare rispettando sempre la propria cultura, educazione, esperienza.</li>
<li>Il dialogo deve essere calato in un contesto dinamico.</li>
<li>Il dialogo deve essere interessante, deve mettere di fronte personaggi con obiettivi diversi e deve contribuire a portare avanti la storia.</li>
</ul>
<p>Non si deve:
<ul>
<li>Far parlare il barbone come il Re e il Re come il barbone.</li>
<li>Far parlare i personaggi nel vuoto, come fossero teste senza corpo.</li>
<li>Impostare un dialogo che manchi di conflitto.</li>
<li>Mettere in bocca ai personaggi nostre idee estranee alla storia.</li>
<li>Far parlare i personaggi tra loro in modo artefatto per fornire informazioni al lettore.</li>
<li>Far parlare tutti i personaggi alla stessa maniera.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Un dialogo obliquo o addirittura sconnesso, se ben progettato, può aumentare tensione e verosimiglianza.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Si possono sfruttare i dialoghi per tenere sotto controllo il ritmo della storia o per facilitare determinate descrizioni.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>E adesso l&#8217;ultimo consiglio: non tenete conto di tutti i suggerimenti che ho elencato!<br />Non nella prima stesura. Cercare di scrivere dialoghi a tavolino, sudando su ogni battuta, è rischioso: c&#8217;è la concreta possibilità di sfornare dialoghi artefatti. Durante la prima stesura conviene scrivere i dialoghi di getto, senza contorno, senza <em>dialogue tag</em>, senza niente tranne le battute: così si imposta uno scheletro di conversazione che suona naturale. Poi, pian piano, si ripassa il dialogo e lo si cambia quando sono evidenti delle pecche. A questo punto è sì utile soppesare ogni virgola e ogni parola.<br />Bisogna anche mettersi nella disposizione d&#8217;animo che i dialoghi potrebbero cambiare la trama: Giovanni vuole invitare Maria al ballo, Maria preferirebbe rimanersene a casa o andarci con Marco. Io devo buttarmi nel dialogo con queste premesse, senza aggiungere: &#8220;nella scaletta è previsto che Maria accetti ed esca con Giovanni.&#8221; Se il dialogo nel suo incedere naturale sfocia in Maria che accetta, ottimo. Se invece appare chiaro che Giovanni è uno sfigato fastidioso e Maria non accetterà mai, bene lo stesso. Vorrà dire che la trama subirà qualche mutamento. Magari per uscire insieme a Maria Giovanni dovrà ricattarla, o Maria dovrà scoprire che Giovanni è malato terminale e che uscire con lei è il suo ultimo desiderio prima di tirare le cuoia.<br />Forzare lo scorrere di un dialogo per accomodare la trama prevista porta a dialoghi fasulli in maniera vistosa. Se proprio si deve, conviene riscrivere il dialogo da zero, alterando le condizioni di partenza (Maria ha appena litigato con Marco e vede nell&#8217;appuntamento con Giovanni un modo per ingelosirlo).
</p>
<p>Per scrivere buoni dialoghi bisogna essere schizofrenici. Immergersi senza remore, senza timori, nella testa dei personaggi. Bisogna compiacersi di essere un volontario che impiega ogni minuto del suo tempo libero per aiutare il prossimo, si deve essere orgogliosi di aver passato la notte all&#8217;addiaccio per dare una mano alla vecchietta in difficoltà; così come si deve godere quando il giovanotto annoiato ammazza di botte un barbone e poi gli dà fuoco che ancora si dibatte, si deve essere fieri di aver ripulito le strade da un altro rifiuto umano.<br />È difficile scrivere dialoghi davvero naturali e verosimili senza questo tipo di partecipazione emotiva.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quali manuali leggere</strong>
</p>
<p>Le fonti primarie per questo articolo sono state:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_006.jpg" alt="Copertina di Dialogue" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/380657/write-great-fiction---dialogue">Dialogue: Techniques and Exercises for Crafting Effective Dialogue</a></em> di Gloria Kempton (Writer&#8217;s Digest Books, 2004).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>E i capitoli dedicati ai dialoghi in:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_016.jpg" alt="Copertina di Stein on Writing" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/101469/stein-on-writing--a-master-editor-of-some-of-the-most-successful-writers-of-our-century-shares-his-craft-techniques-and-strategies">Stein on Writing</a></em> di Sol Stein (St. Martin&#8217;s Press , 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_009.jpg" alt="Copertina di How to Write a Damn Good Novel" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/399/how-to-write-a-damn-good-novel--a-step-by-step-no-nonsense-guide-to-dramatic-storytelling--writing--amp--journalism-">How to Write a Damn Good Novel</a></em> di James N. Frey (St. Martin&#8217;s Press, 1987).</p>
<p>&nbsp;
<p><strong>Edizione italiana</strong>: <em>Come scrivere un romanzo dannatamente buono</em> (Le Fonti, 2009).
</p>
<p>Il testo della Kempton è l&#8217;unico che ho trovato dedicato solo allo scrivere i dialoghi. È un manuale decente, ma la Kempton si sperde troppo. Manca di sintesi, gira a vuoto prima di arrivare al punto. Le 200 pagine circa sarebbero potute essere la metà senza perdere niente.<br />Alcuni capitoli lasciano perplessi, come quello dedicato all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enneagramma">Enneagramma</a>: onestamente non mi pare uno strumento utile per lo scrittore, mi pare un&#8217;emerita stupidaggine. Così pure il capitolo dedicato ai tipi di scrittura diversa a seconda dei generi è <em>molto</em> superficiale: non ci vogliono dialoghi &#8220;magici&#8221;(sic) in un fantasy.<br />Gli esempi variano in qualità: alcuni centrano molto bene la questione, altri sono bruttini o poco attinenti a spiegare la teoria.<br />Nel complesso può valere la pena leggere questo <strong><em>Dialogue</em></strong>, basta non prendere per oro colato tutto quello che dice la Kempton.
</p>
<p>Dei manuali di Stein e Frey parlerò più diffusamente in un altro articolo. Comunque i capitoli dedicati ai dialoghi sono buoni; danno consigli concreti e sensati. Frey in particolare ha uno stile molto deciso e piacevole, ma qualche volta quelle che afferma essere verità auto-evidenti non lo sono poi tanto (vedi la questione verosimiglianza vs. brillantezza).
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Compiti a casa</strong>
</p>
<p>Vi propongo due immagini. La prima pare tratta da una classica storia di primo contatto<sup><a href="#m2_nota_3">[3]</a></sup><a name="m2_nota_3_up"></a>:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_arrival.jpg" alt="Topo alieno" /><br />
<em>Topo alieno</em></p>
<p>C&#8217;è un signore alle prese con un topo alieno sul letto. Cosa vorrà il topo? Chi è? Da dove viene? Immaginate il contesto, fornite a entrambi i personaggi degli obiettivi, scegliete un punto di vista e scrivete il dialogo tra uomo e ratto extraterrestre. Come sempre siete liberi di fantasticare e di inserire elementi nuovi rispetto all&#8217;immagine. Potete anche abbozzare una storia e descrivere con dovizia di particolari, <strong>ma</strong> qui l&#8217;esercizio è scrivere un buon dialogo. Il resto è solo un di più per sfizio.
</p>
<p>Se i topi di Saturno non vi ispirano, date un&#8217;occhiata a quest&#8217;altra immagine:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_rose.jpg" alt="Ragazza con fiori" /><br />
<em>Edward mi aspetta!</em></p>
<p>Una ragazza in divisa scolastica  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  con un mazzo di fiori in mano che si aggira in un edificio diroccato. Immaginate che stia guardando un altro personaggio (licantropo/vampiro/coniglietto/ragazzo/ragazza/quello-che-vi-pare) e ideate il dialogo. Pensate a una ragione bizzarra perché la ragazza con i fiori sia lì nel palazzo in rovina, e cercate di far trasparire le sue motivazioni dal dialogo: attenzione però, dovete essere subdoli, il lettore non deve avere la sensazione di essere imboccato.
</p>
<p>È questo è tutto. Divertitevi!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>note:<br /><a name="m2_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Dette anche virgolette basse, virgolette a caporale o &#8220;caporali&#8221;. Sono simboli non presenti sulla tastiera italiana. Per farli apparire si può ricorrere ai codici ASCII, digitando Alt + 174 per « e Alt + 175 per ». Significa tenere premuto il tasto Alt (di solito in basso a sinistra sulla tastiera) e mentre Alt è premuto digitare 1, poi 7, poi 4, oppure 1 7 5.<br />Una soluzione più pratica è ricorrere alle funzioni di autocorrezione degli elaboratori testi. Praticamente tutti i programmi di videoscrittura offrono la possibilità di convertire al volo uno o più simboli in altri.<br />Di seguito è illustrato come trasformare &gt;&gt; in » usando l&#8217;autocorrezione di Microsoft Word 2007 e OpenOffice.org Writer 3.0 – se usate un altro programma di videoscrittura consultatene il manuale.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_wordb.png" alt="Screenshot di Microsoft Word: Correzione automatica" /><br />
<em>Microsoft Word 2007. Per raggiungere questa finestra di dialogo usare: simbolo di Office (la sfera in alto a sinistra) -> Opzioni di Word -> Strumenti di correzione -> Opzioni correzione automatica&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_oo1b.png" alt="Screenshot di OpenOffice: Sostituzione" /><br />
<em>OpenOffice.org Writer 3.0. Per raggiungere questa finestra di dialogo usare il menu Strumenti -> Correzione automatica&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_oo2b.png" alt="Screenshot di OpenOffice: Virgolette tipografiche" /><br />
<em>OpenOffice offre un’altra interessante opzione per quanto riguarda la correzione automatica: sostituire le virgolette alte, singole o doppie, con i simboli che vogliamo. Qui ho sostituito le virgolette alte doppie (&#8221;) con le virgolette uncinate. Il bello è che se digito le virgolette alte, OpenOffice inserirà il simbolo delle virgolette uncinate aperte («), se digito di nuovo le virgolette alte, OpenOffice si accorgerà che c’è una battuta “aperta” e inserirà automaticamente le virgolette uncinate chiuse (»).<br />
Il problema è che poi avrò qualche difficoltà se voglio mettere proprio le virgolette alte. Ma se uso i “caporali” per i dialoghi e per esempio il corsivo per i pensieri, non ho più bisogno di virgolette alte<br />
</em></p>
<p><a name="m2_nota_2"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Cito dal libro di Roberto Giacobbo <em>2012. La Fine del Mondo?</em><br />
<blockquote>Di fatto, tra la fine degli anni Sessanta e l&#8217;inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell&#8217;atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa una presenza inedita: un numero sempre crescente di particelle di luce dette &#8220;fotoni&#8221;.<br />Particelle che assomigliano molto alla luce che, secondo la profezia maya interpretata da José Arguelles, dovrebbe investire il nostro pianeta quando i Maya Galattici giungeranno ancora una volta sulla Terra per aiutare l&#8217;uomo a realizzare il suo salto evoluzionistico&#8230;</p></blockquote>
<p>Ringrazio <a href="http://www.donkeyisland.org/">Hellfire</a> per la <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/08/01/problemi-tecnici-e-john-woo/comment-page-1/#comment-15034">segnalazione</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_2012.jpg" alt="Copertina di 2012. La Fine del Mondo?" /><br />
<em>Copertina di 2012. La Fine del Mondo?</em></p>
<p><a name="m2_nota_3"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;L&#8217;immagine è presa da <em>The Arrival</em> di Shaun Tan. Trovate il libro completo su gigapedia, <a href="http://gigapedia.com/items/126407/l---o---vont-nos-p--res---french-">qui</a>. Tecnicamente è l&#8217;edizione francese, ma dato che sono solo immagini, senza testi, non ha importanza. È una storia illustrata di immigrazione new weird. Però, prima di guardarla, fate i compiti, altrimenti potreste essere influenzati!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_tan.jpg" alt="Copertina di The Arrival" /><br />
<em>Copertina di The Arrival</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Write-Great-Fiction-Gloria-Kempton/dp/1582972893/"><em>Dialogue</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Stein-Writing-Successful-Techniques-Strategies/dp/0312254210/"><em>Stein on Writing</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Write-Damn-Novel-Step-Step/dp/0312010443/"><em>How to Write a Damn Good Novel</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788861090668/frey-james-n/come-scrivere-un-romanzo.html"><em>Come scrivere un romanzo dannatamente buono</em> su iBS.it</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.writersrecharge.com/">Il sito di Gloria Kempton</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.solstein.com/">Il sito di Sol Stein</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.jamesnfrey.com/">Il sito di James N. Frey</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://xii.forumfree.net/?t=14732937&#038;st=30#entry180294453">Un post dedicato alla punteggiatura nei dialoghi sul forum di Edizioni XII</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago">José Saramago su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2012_phenomenon">Ipotesi sul 2012 su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804586333/giacobbo-roberto/2012-fine-del.html"><em>2012. La Fine del Mondo?</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Arrival-Shaun-Tan/dp/0439895294/"><em>The Arrival</em> su Amazon.com</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2470" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Kill</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/09/kill/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/09/kill/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 22:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2460</guid>
		<description><![CDATA[Kill è una raccolta di quattro brevi film. Il filo comune che li lega è il desiderio di voler eliminare il superfluo. Ognuno dei quattro segmenti riduce la storia al minimo indispensabile, per lasciar spazio a quello che davvero interessa allo spettatore: gli sbudellamenti!

Locandina di Kill
Kiru (Kill, 2008)Kill.2008.JAP.DVDRip.XviD-AXiNE (DVDRip, ~700MB, audio mp3 stereo)(giapponese senza sottotitoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Kill</em></strong> è una raccolta di quattro brevi film. Il filo comune che li lega è il desiderio di voler eliminare il superfluo. Ognuno dei quattro segmenti riduce la storia al minimo indispensabile, per lasciar spazio a quello che davvero interessa allo spettatore: gli sbudellamenti!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_kill.jpg" alt="Locandina di Kill" /><br />
<em>Locandina di Kill</em></p>
<p><a href="http://www.imdb.com/title/tt1037133/">Kiru</a> (<em>Kill</em>, 2008)<br /><strong>Kill.2008.JAP.DVDRip.XviD-AXiNE</strong> (DVDRip, ~700MB, audio mp3 stereo)<br />(giapponese senza sottotitoli, i sottotitoli si possono trovare da <a href="http://kloofy.net/">kLOOFy</a> – registrazione gratuita richiesta, il nome per i sottotitoli è <strong>Kill.a.k.a.Kiru.2008.DVDrip.XviD-Enma.rar</strong> tra i sottotitoli non ancora catalogati)<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Kill</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>I quattro segmenti sono i seguenti:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;&#8221;Kiliko&#8221;, diretto da Takanori Tsujimoto. Un boss della <em>yakuza</em> rapisce una ragazzina per punire la sorella di aver tradito l&#8217;organizzazione. Quando l&#8217;ostaggio è ucciso, alla sorella traditrice non rimane altro che la vendetta. Ovviamente a mezzo di un&#8217;affilata <em>katana</em>. Buone le coreografie dei combattimenti, anche se gli effetti speciali lasciano a desiderare. Il finale, imprevedibile e assurdo, è di gran lunga la parte migliore di questo primo segmento.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;&#8221;Kodomo Zamurai&#8221;, diretto da Kenta Fukasaku (regista di <a href="http://www.imdb.com/title/tt0338763/"><em>Battle Royale II</em></a> e figlio di Kinji Fukasaku). Il film è ambientato ai giorni nostri, ma girato come se fosse un film degli  anni &#8216;20, con tanto di pellicola rovinata e voce fuori campo che legge i cartelli delle descrizioni. La storia parla di un samurai ragazzino (che porta gli occhiali e assomiglia a Harry Potter) alle prese con i bulli della scuola. Sono bambini, ma sono tutti armati di spade vere: il film, nonostante il tono ironico, non risparmia sangue e mutilazioni. Qualcosa di simile al divertente <a href="http://www.imdb.com/title/tt0393109/"><em>Brick</em></a>, il noir al Liceo di Rian Johnson.<br />Il segmento migliore, che da solo vale il &#8220;prezzo&#8221; del download. Da vedere.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;&#8221;Zan-Gun&#8221;, diretto da Minoru Tahara. Una spada malvagia prende possesso di un soldato, mente una spada buona prende possesso di un poliziotto. I due duellano. Noioso. Prevedibile. Inutile. L&#8217;unico punto minimamente interessante è la spada-fucile del &#8220;cattivo&#8221;, ma è troppo poco.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;&#8221;Assault Girl 2&#8243;, diretto da Mamoru Oshii (regista di <a href="http://www.imdb.com/title/tt0113568/"><em>Ghost in the Shell</em></a> e tanti altri). Pochi minuti per quello che è poco più di un trailer per <a href="http://www.imdb.com/title/tt1478800/"><em>Assault Girls</em></a>, il nuovo film di fantascienza di Oshii in uscita a Natale in Giappone. Per chi fosse interessato ad &#8220;Assault Girl 1&#8243;, è contenuto in un altro film antologia, <a href="http://www.imdb.com/title/tt1095227/"><em>The Women of Fast Food</em></a>, di cui però non conosco nessuna <em>release</em> sottotitolata. &#8220;Assault Girl 1&#8243; lo si può vedere anche su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=39CJKgePAI4">YouTube</a> (a parte la qualità pessima).<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Assault Girls</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<item>
		<title>Gli Ultimi Incantesimi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/08/gli-ultimi-incantesimi/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 22:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Disponibile su emule il romanzo di Silvana De Mari Gli Ultimi Incantesimi. Occorre cercare:

Bluebook.0967.ITA.De.Mari.Silvana.Gli.Ultimi.Incantesimi.rar (4.160.217 bytes)

Copertina di Gli Ultimi Incantesimi
Trama:
Gli Ultimi Incantesimi è una storia di Regine. Una storia di Guerriere. Il loro destino non è scolpito su un muro, ma scandito da una filastrocca che, dai passi di una bambina a quelli di un&#8217;altra, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Disponibile su emule il romanzo di Silvana De Mari <strong><em>Gli Ultimi Incantesimi</em></strong>. Occorre cercare:
</p>
<p><strong>Bluebook.0967.ITA.De.Mari.Silvana.Gli.Ultimi.Incantesimi.rar</strong> (4.160.217 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_incantesimi.jpg" alt="Copertina di Gli Ultimi Incantesimi" /><br />
<em>Copertina di Gli Ultimi Incantesimi</em></p>
<p>Trama:<br />
<blockquote><strong><em>Gli Ultimi Incantesimi</em></strong> è una storia di Regine. Una storia di Guerriere. Il loro destino non è scolpito su un muro, ma scandito da una filastrocca che, dai passi di una bambina a quelli di un&#8217;altra, attraversa i secoli. Tra tutte le regine la più disperata è quella degli Orchi, disposta a sacrificare non solo la vita, ma l&#8217;eternità. La più sola è la Regina del Mondo degli Uomini. La più disarmata è la Regina del popolo deportato dei Nani, condannato a morire nelle miniere, la più improbabile è Masciak la Grassa, la figlia del boia. Signora degli Eserciti. Tutte dovranno imparare a combattere e a vincere, perché il futuro del mondo passa dalla libertà e dalla forza delle madri, passa dal loro diritto inalienabile di scegliere il padre dei loro figli, mostrare il viso, sentire il vento nei capelli, dal loro diritto inalienabile di non essere battute, vendute, comprate, sfruttate, ripudiate, lapidate, bruciate.</p></blockquote>
<p>Ricordo che su emule si trovano anche le seguenti opere di Silvana De Mari: <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/12/09/ultimo-elfo/"><em>L&#8217;Ultimo Elfo</em></a>, <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/12/l’ultimo-orco/"><em>L&#8217;Ultimo Orco</em></a> e il saggio <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/05/il-drago-come-realta/"><em>Il Drago come Realtà</em></a>.</p>
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		<title>I Confini della Realtà</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/01/i-confini-della-realta/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 13:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[I Confini della Realtà è un&#8217;antologia di racconti fantastici pubblicata l&#8217;anno scorso da Mondadori. Gli autori sono italiani.
Su emule occorre cercare:

Bluebook.0953.ITA.A.A.V.V.I.Confini.della.Realtà.rar (1.722.009 bytes)

Copertina de I Confini della Realtà
Riporto la breve nota introduttiva del curatore, Sandrone Dazieri:
La nostra casa. Il nostro lavoro. La pizza con gli amici, la partita a calcetto o il cinema, il weekend [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>I Confini della Realtà</em></strong> è un&#8217;antologia di racconti fantastici pubblicata l&#8217;anno scorso da Mondadori. Gli autori sono italiani.<br />
Su emule occorre cercare:
</p>
<p><strong>Bluebook.0953.ITA.A.A.V.V.I.Confini.della.Realtà.rar</strong> (1.722.009 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_confini.jpg" alt="Copertina de I Confini della Realtà" /><br />
<em>Copertina de I Confini della Realtà</em></p>
<p>Riporto la breve nota introduttiva del curatore, Sandrone Dazieri:<br />
<blockquote><em>La nostra casa. Il nostro lavoro. La pizza con gli amici, la partita a calcetto o il cinema, il weekend fuori porta. I figli che crescono. Ringraziamo Dio per la fortuna di avere una vita così soddisfacente e tranquilla. Ci sentiamo a nostro agio nel mondo, conosciamo il nostro posto e il nostro futuro. Fino a quando, un giorno, prendiamo una strada che non abbiamo mai percorso prima. I passanti ci guardano con ostilità, le case sembrano possedere volti maligni pronti a divorarci. Abbiamo paura. È bastata una piccola svolta sbagliata per proiettarci in un territorio sconosciuto, per farci provare il brivido dell&#8217;ignoto e temere per la nostra vita. Abbiamo scoperto che esiste un altro mondo accanto a quello che ci è familiare, che siamo giunti in &#8220;una regione intermedia tra la luce e l&#8217;oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l&#8217;oscuro baratro dell&#8217;ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell&#8217;immaginazione, una regione che si trova&#8230; ai confini della realtà&#8221;.</em><br /><em>Credo che queste parole le abbiate riconosciute. Sono quelle con cui il grande Rod Sterling, scrittore e sceneggiatore statunitense, apriva una delle serie più importanti della storia della televisione: </em>Twilight Zone, Ai confini della realtà. <em>In questa serie dedicata al fantastico, spesso ironica, a volte spaventosa, sempre affascinante, si raccontava di uomini comuni catapultati nell&#8217;imprevisto. Poteva trattarsi di un comunicato alla radio che annunciava un&#8217;esplosione nucleare, di una persona che scopriva di poter prevedere il futuro, del primo incontro con esseri alieni dotati di mani o occhi in soprannumero, di un grande magazzino dove i manichini prendevano vita nottetempo, ma sempre gli spettatori rimanevano sorpresi: sullo schermo venivano rappresentati in modo spettacolare i loro incubi e i loro sogni.</em><br /><em>Era la fine degli anni Cinquanta, un periodo in bilico tra gli orrori della guerra appena finita e quelli della possibile guerra a venire, dove lo straniero era sinonimo di pericolo e invasione, dove la tecnologia prometteva meraviglie e minacciava mostri. Dove tutto era appena al di là della linea d&#8217;orizzonte: l&#8217;omicidio Kennedy e il Sessantotto, la conquista dello spazio e la guerra del Vietnam, la rivoluzione sessuale e il boom economico.</em><br /><em>E oggi? Oggi che il mondo è cambiato in modi che nessuno avrebbe creduto possibili, che il grande orrore di una guerra planetaria è stato soppiantato dai tanti piccoli orrori di tante piccole guerre, che il Grande Fratello è diventato un gioco innocuo, quali sono i nuovi confini della realtà? Dove si può spingere la nostra immaginazione? Che cosa davvero può spaventare, stupire o almeno stuzzicare noi sopravvissuti a Chernobyl e all&#8217;11 settembre, noi assuefatti al trash e alla tortura in diretta su Internet? Possiamo rompere gli schemi di una narrativa di genere che sembra aver affidato al solo noir il compito di raccontare le nostre paure?</em><br /><em>Abbiamo rivolto la domanda a dieci scrittori. Questa &#8220;fantastica&#8221; antologia è la loro risposta e insieme un affascinante affresco della nuova narrativa italiana.</em><br /><em>Buona lettura.</em></p></blockquote>
<p>Tranne un paio di eccezioni, gli autori coinvolti non scrivono normalmente narrativa fantastica, perciò si può immaginare il livello di questa antologia. Ma una delle eccezioni è la Nostra Amata Licia!!! &#8220;Nulla si crea, tutto si distrugge&#8221; è il titolo del suo racconto: da non perdere!</p>
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