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Una gattina in Horror Lovers

Copertina di Horror Lovers Titolo originale: Horror Lovers
Autori: Vari ed eventuali

Anno: 2014
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Cordero

Genere: Racconti horror di amore & morte
Pagine: 158 (circa 40.000 parole)

Horror Lovers è un’antologia di racconti che mescolano amore & morte, curata da Gianfranco Staltari e pubblicata da Cordero Editore. Ne parlo perché contiene un racconto che mi è piaciuto tantissimo: “Miao!” di Giulia Besa.

Doverosa premessa: ho conosciuto Giulia tramite il blog ormai cinque anni fa e siamo diventate buone amiche. È per questo che, nonostante lo ritenga un ottimo libro, non ho mai neanche segnalato il suo romanzo, Numero sconosciuto, uscito a giugno 2011 per Einaudi.

Da quel che so nel frattempo Giulia si è dedicata ad altri generi lasciando un po’ da parte il fantasy, anche se un tizio losco in pickelhaube mi dice che potrebbe tornare a dedicarvisi scrivendo per Vaporteppa. Speriamo, perché nel ramo Giulia è bravissima, come dimostra la serie di racconti che ha scritto con protagoniste gattine mannare.
I primi due, “Il senso di Kitty per il tonno”, e “Kitty e l’Ordine della Pernice”, sono apparsi sul sito storiebrevi.it e poi pubblicati in due antologie uscite per il Gruppo Editoriale L’Espresso: Cinque storie sull’allegria e Sei racconti fantastici.

Copertine di Cinque storie sull’allegria e Sei racconti fantastici
Copertine di Cinque storie sull’allegria e Sei racconti fantastici

Il terzo, “Miao!” appunto, è incluso in Horror Lovers. Dei tre è il racconto migliore, il più serio e il più pauroso.
Il tema della storia è il classico: fin dove arriveresti per amore? E per amore di una “gattina”? Il protagonista dovrà spingersi molto in là e si troverà di fronte a scelte terribili. Per la gioia del lettore.
Il racconto è scritto con maestria, la suspense è notevole e non manca un pizzico di ironia. Un bijou!

Oltre a “Miao!” nell’antologia sono presenti anche altri otto racconti di autori italiani. Inoltre ogni racconto è preceduto da un’illustrazione in bianco e nero realizzata ognuna da un disegnatore diverso. Perciò nove scrittori e nove disegnatori.
L’idea dei libri illustrati non mi dispiace: per esempio ho apprezzato i disegni di Keith Thompson in Leviathan, e sono molto gelosa della mia copia del Don Chisciotte illustrata da Gustav Doré. Tuttavia perché l’operazione funzioni le illustrazioni dovrebbero essere davvero belle e in tema, e qui non sempre accade.
Comunque ammetto la mia ignoranza nel ramo e non esprimerò giudizi sulle illustrazioni. Dico solo che un paio mi sono piaciute molto e altre invece mi hanno dato l’impressione che avrei potuto far di meglio io, nonostante non sappia neanche tenere in mano una matita.
Per la cronaca, i disegnatori sono: Valerio Nizi, Michele Arcangeli, Paolo Di Orazio (presente anche in veste di scrittore), Marco Zorzan, Emanuele Simoncini, Paolo Antiga, Manolo Morrone, Matteo Anselmo, Marco Mastrazzo.

E ora una breve panoramica sugli altri racconti:

Acqua e sangue di Cristiana Astori

Potevano mancare i vampiri gli gnokki in un’antologia a tema eros & thanatos? No. Purtroppo. Cristiana Astori rispolvera la più cliché delle vicende vampiresche con tanto di ingenua fanciulla vittima che si lascia mordere perché lui:

È così bello da gelare il sangue.

Poi la nostra protagonista si ritrova anche lei non-morta costretta a cibarsi di sangue con relativi sensi di colpa, ecc. ecc.
Una noia completa. Nessuno spunto originale o interessante, scrittura mediocre. A tratti si scade persino nel ridicolo, visto che quando Rodolfo-il-vampiro va a trovare nel corso dei decenni la protagonista, invece di sembrare un principe delle tenebre, sembra uno stalker rompiballe.
Racconto boiatina.

Gnokko
Uno gnokko. Possono mai mancare? Mi ricordano anche un’altra antologia tutta con racconti italiani che ebbi il “piacere” di recensire anni fa

Il divoratore di cadaveri di Paolo Di Orazio

Paolo Di Orazio scrive un racconto che potrebbe essere interessante: un uomo, per ragioni imperscrutabili, si fa volontariamente torturare per sessantaquattro giorni, nell’ambito di un qualche rito oscuro.
Nonostante la scrittura piena di termini vaghi e astratti:

Non è del tutto buio, qui.
Sono perdutamente, miseramente solo.
Sento costantemente di affogare, ma l’unico fluido in cui credo di annaspare altro non è che un implacabile senso di angoscia.
Tuttavia, sono calmo.
Profondamente calmo.

si arriva volentieri fino alla fine per sapere che diavolo aveva in mente il tizio. Ma il finale si rivela un gigantesco “E allora?” che smorza ogni entusiasmo. Peccato.
Racconto che riesce persino a suscitare un briciolo di inquietudine, rovinato da un lato dallo stile, dall’altro dalla conclusione.

Exeat di D.F. Lycas

Divertente! L’idea centrale qui è davvero kawaii e fa perdonare sia una scrittura non eccelsa – specie nelle descrizioni – sia il fatto che siamo ampiamente fuori tema, visto che la storia d’amore tra i due demoni protagonisti potrebbe non esserci e non cambierebbe niente.
Non posso rivelare alcun dettaglio per non rovinare la lettura, dunque citerò solo tra spoiler la filastrocca finale, che ho gradito:
Mostra la filastrocca ▼


Un buon racconto; complimenti all’autore, che si firma con lo pseudonimo D.F. Lycas.

Illustrazione per Lycas
L’illustrazione di Marco Zorzan per il racconto di D.F. Lycas

Amami di Marco Dominici

Il racconto di Marco Dominici si rivela sconclusionato, per la serie: l’ho scritto così come capita, e non mi interessa neppure rileggerlo.
In buona sostanza: il protagonista si è risposato dopo che la prima moglie è sparita o morta; la moglie attuale un bel giorno scende in cantina e afferra per i capelli quella che crede essere una parrucca e in realtà è la prima moglie zombie. A questo punto il protagonista comincia a somministrare di nascosto sonniferi alla moglie per avere le nottate libere e andare lui in cantina a farselo succhiare dalla zombie. La moglie lo scopre e lui decide di rinchiuderla in una cripta sotterranea perché non le piace che la sua sposa dica le parolacce.
Chiaro, no?
Lo stile oscilla dalla quasi decenza all’incomprensibile, specie nelle scene d’azione. D’altra parte anche se lo stile fosse perfetto il racconto continuerebbe a non avere alcun senso.

Very gothic molto Cesenatico old style di Stefano Fantelli

Stefano Fantelli narra in prima persona con un certo piglio, dando al suo protagonista una voce ben distinta. Onestamente non apprezzo molto quando i personaggi in prima persona hanno consapevolezza di star scrivendo, tipo:

Compro delle piadine farcite e poi mi infilo in uno di quei negozi che vendono di tutto, dalle sigarette alle creme solari, dai giocattoli ai vestiti, dai portachiavi alle bibite; e prendo una cosa che mi servirà stanotte contro il vampiro.
Sono molto fiero di aver usato il “punto e virgola” nel passaggio precedente. Ho pubblicato tre libri e più di cento racconti su riviste e non credo di aver mai usato il “;” e per questo mi sono sempre sentito un po’ in colpa.

Tuttavia il tono generale del racconto è sull’ironico/divertente e queste cadute di stile possono essere scusabili.
Ho invece apprezzato che nonostante quanto riportato nel brano di cui sopra, in realtà il mostro non sia un vampiro. Non svelo cosa sia per non rovinare la sorpresa.
C’è da aggiungere che questo racconto c’entra nell’antologia come i cavoli a merenda: fa più ridere che paura, e non c’è alcun tipo di storia d’amore; non c’è nulla di romantico o di erotico. Perciò in pratica manca sia la parte Lovers sia quella Horror.
Nonostante ciò, nel complesso ho gradito.

Le regole del gioco di Gianfranco Staltari

Trovo poco elegante per il curatore di un’antologia inserire un proprio racconto nel libro che deve preparare. È una pratica di cattivo gusto diffusa in Italia, molto meno nel mondo anglosassone. Per esempio quando Jeff VanderMeer ha curato l’antologia The New Weird, non ha proposto suoi racconti, nonostante fosse il principale esponente del New Weird a livello mondiale.
Tra l’altro Gianfranco Staltari, nella brevissima prefazione – un paio di facciate striminzite – scrive:

[...] dopo una lunga e faticosa selezione di scrittori e racconti (alcuni scartati davvero a malincuore) [...]

Deve sul serio avere una grandissima stima di sé e della propria narrativa per scartare i racconti altrui a favore del suo! Orgoglio giustificato? No. Anzi, il racconto di Staltari si rivela essere forse il peggiore dell’antologia.

È una storiella miserrima che vede il protagonista frequentare una ragazza molto carina e molto più giovane di lui. I due escono insieme, fanno passeggiate, cenette romantiche, si scambiano sguardi languidi ma lei non gliela dà. Il protagonista non pare più di tanto infastidito da questa circostanza finché a una festa natalizia vede la sua lei sbaciucchiare un altro.
Scatta il raptus della gelosia e il nostro eroe usando un coltello che:

Devo averlo preso dalla tavola quando sono entrato, senza rendermene nemmeno conto.

ammazza lei, il tizio che lei stava baciando e tutti(!) gli invitati alla festa, i quali, intorpiditi dal panettone:

Piatti sporchi, bicchieri, bottiglie di spumante, vino e birra, panettoni smangiati, mostrano uno spettacolo di disordine e scempio.

non oppongono la minima resistenza…

Panettone e coltello
Il coltello preso senza neanche accorgersene dalla tavola e il panettone smangiato. Ah, l’orrore, l’orrore!

È un racconto che non ha molto senso, scritto in modo approssimativo, pochissimo mostrato e che non elargisce neanche il brivido di un po’ di sangue, dato che l’intera mattanza si riduce a:

A uno a uno li finisco, questi ragazzi che fingono di essere adolescenti.

Racconto inutile, ci metto la mano sul fuoco che si poteva trovare di meglio.

A piedi nudi nel sangue di Marco Vallarino

Il racconto avrebbe al suo nucleo un’idea carina, anche se non proprio originalissima, purtroppo è rovinato da una serie di problemi tecnici di stile e di struttura.
La trama vede la protagonista terrorizzata dalle torri, fin da bambina. Addirittura non può sopportare la casella con la torre nel Gioco dell’Oca. Finché da grande non si ritrova in una torre diroccata in compagnia di un focoso fantasma – il cui nickname da vivo era Devil(…) – che le farà dimenticare la paura a furia di amplessi(…):

Ogni sera, Elena lasciava la torre stremata di orgasmi, senza aver mangiato né bevuto, nutrendosi solo del piacere che le veniva profuso a piene mani.
[...]
A Torino, Elena riprese di malavoglia a studiare. Ogni momento libero, lo passava a masturbarsi selvaggiamente, ripensando agli orgasmi nella torre.

Ma il fantasma in cambio di tutto questo amore vuole che Elena uccida per lui…
Non svelo il resto della vicenda perché il racconto non è del tutto atroce e a qualcuno potrebbe interessare. Certo se ogni tanto fosse anche mostrato sarebbe meglio; e la storia sarebbe stata molto più intrigante se l’autore avesse tenuto un solo punto di vista, in modo che la maledizione della torre si potesse dipanare piano piano davanti al lettore, invece di essere spiattellata.
Infine la vicenda è presa con troppo anticipo e ci sono un sacco di pagine superflue: non a caso questo è il racconto più lungo presente nell’antologia.
Racconto che se riscritto con un certo criterio sarebbe potuto risultare decente.

Verde come la laguna di Claudio Vergnani

Si chiude l’antologia in modo triste con questo raccontino di Claudio Vergnani. In poche parole: un playboy con tendenze al sadismo e che si racconta in prima persona usando termini vaghi per far credere al lettore che potrebbe essere un vampiro o simile, incontra una donna-vespa che forse gli farà fare una brutta fine.
L’idea dovrebbe essere quella del mostro che incontra un mostro più cattivo di lui, ma la realizzazione è svogliata, e la storia non suscita la minima emozione. In più è anche inverosimile: per esempio il protagonista vede che da un occhio della donna che in teoria vorrebbe sedurre

stillava un umore giallastro

e la constatazione non gli fa né caldo né freddo, tutto a posto, ehi, a me cola il naso!
Come nel racconto di Staltari a salvare la situazione non interviene neppure un po’ di sangue; l’unico momento di orrore dell’intera vicenda è il seguente passaggio, che tra l’altro non ho ben capito cosa significhi:

Da una porta socchiusa intravedo una stanza buia, spoglia, priva di mobili e finestre, murata. Qualcosa dentro di me mi dice di non avvicinarmi, di non guardare, di non sapere. Ma mi accosto, preda di una fascinazione paurosa. Intuisco, più ancora che vedere, scaglie svuotate sul pavimento. Ce ne sono a decine, rinsecchite, maleodoranti, annerite. Solo le teste hanno ancora un aspetto umano.

Mah!
Nel complesso racconto bruttissimo.

* * *

Chi segue il blog da tempo magari si ricorderà che qualche anno fa giunse a commentare l’editor di un’antologia all’epoca di imminente pubblicazione: La sete. Era un’antologia horror con racconti di soli autori italiani dedicata ai vampiri. L’editor ne magnificò le doti nel contempo denigrandomi perché non apprezzava lo stile delle mie recensioni. Il tizio mi fece incazzare, ma lo stesso, quando il libro uscì su emule lo scaricai e lo lessi: uno schifo senza appello. Un tale scempio che non mi venne neanche voglia di ridicolizzarlo sul blog.
Se paragoniamo Horror Lovers a La sete un certo progresso c’è stato nell’ambito dell’horror made in Italy, ma la strada è ancora lunga.

Copertina de La Sete
Copertina dell’antologia La Sete uscita per Coniglio Editore. Coniglio Editore ha chiuso i battenti alla fine del 2011

Dato il coinvolgimento di un’amica nel progetto non metto un giudizio in gamberi come in una recensione formale, lo stesso posso risponde alla domanda: vale la pena spendere 15 euro per Horror Lovers? E la risposta è no, anche tenendo conto che si tratta di appena 158 pagine (circa 40.000 parole). Tuttavia se il genere vi interessa, e dovesse uscire in ebook a prezzi ragionevoli (magari sotto i 3-4 euro), potrebbe valere la pena.


Approfondimenti:

bandiera IT Horror Lovers presso Cordero Editore
bandiera IT Horror Lovers su iBS.it
bandiera IT Il sito personale del curatore, Gianfranco Staltari

bandiera IT La fine di Coniglio Editore

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Tutti i denti del mostro sono perfetti

Nel 1997, con il numero 1322 Urania festeggiava i 45 anni di vita. Per l’occasione quel numero fu dedicato alla fantascienza italiana, con un’antologia intitolata: Tutti i denti del mostro sono perfetti. La si può trovare su emule cercando:

Icona di un mulo Ubooks 0014_Urania 1322 Aa Vv -
Tutti i denti del mostro sono perfetti
(odf,pdf,epub) (by Ultro17).rar
(1.475.529 bytes)

 

Copertina di Tutti i denti del mostro sono perfetti
Copertina di Tutti i denti del mostro sono perfetti

 

I racconti presenti sono:

“Alba Tragica” di Niccolò Ammaniti.
“L’immortalità” di Daniele Brolli.
“Il Buio” di Enzo Fileno Carabba.
“La Brigata Superciuk” di Sandrone Dazieri.
“Il Nodo Kappa” di Valerio Evangelisti.
“Sole Giaguaro” di Franco Forte.
“Prima della Svolta” di Barbara Garlaschelli.
“Alle Spalle” di Mario Giorgi.
“Le Copertine di Urania” di Michele Mari.
“La Balena del Cielo” di Luca Masali.
“Fabulaliena” di Silverio Novelli.
“Acqua” di Tiziano Scarpa.
“Snuff Movie” di Nicoletta Vallorani.
“Luci” di Dario Voltolini.

Non li ho letti tutti, ma da quel che ho letto il livello è molto scarso. Meglio però del livello medio del fantastico in Italia quindici anni dopo, che è tra l’atroce e il mi-sono-cavata-gli-occhi-e-ora-sono-felice.

L’introduzione del curatore, Valerio Evangelisti, è bizzarra: da un lato rimarca come la fantascienza non sia narrativa di serie B, ma letteratura e cultura; dall’altro quando si è trattato di scegliere gli autori per questa antologia, Evangelisti è subito corso a mendicare un racconto ad autori mainstream che non avevano mai scritto fantascienza in vita loro. È un genere così dignitoso la fantascienza che qualunque scrittore che passa per strada può scriverne senza alcuna preparazione.
D’altra parte sottolinea Evangelisti che si tratta di “carissimi amici”. E un racconto dei “carissimi amici” non lo si rifiuta mai. È anche presente un racconto dello stesso Evangelisti, che sarebbe pure giustificabile, sennonché è davvero poco elegante per il curatore di un’antologia inserire se stesso.

La mia modesta proposta (a parte quella di scuoiare gli autori italiani e fare con la pelle strofinacci): invitare nelle antologie di fantascienza scrittori che sappiano scrivere fantascienza, anche se non sono amici del curatore. Lo so, è una proposta assurda. La butto lì lo stesso. Non si sa mai.

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The New Weird

Disponibile in Rete l’antologia The New Weird, a cura di Ann & Jeff VanderMeer.

La trovate su gigapedia library.nu, qui. Per maggiori informazioni su gigapedia library.nu, consultate questo articolo.

Copertina dell'antologia The New Weird
Copertina dell’antologia The New Weird

The New Weird comprende racconti e saggi che dovrebbero aiutare a inquadrare il “new weird”, nuovo sottogenere della narrativa fantastica.

L’antologia è divisa in quattro parti. La prima parte, “Stimuli”, contiene racconti considerati precursori del new weird. Tali racconti sono:

“The Luck in the Head” di M. John Harrison.
“In the Hills, the Cities” di Clive Barker.
“Crossing into Cambodia” di Michael Moorcock.
“The Braining of Mother Lamprey” di Simon D. Ings.
“The Neglected Garden” di Kathe Koja.
“A Soft Voice Whispers Nothing” di Thomas Ligotti.

La seconda parte, “Evidence”, contiene i racconti new weird veri e propri:

“Jack” di China Miéville.
“Immolation” di Jeffrey Thomas.
“The Lizard of Ooze” di Jay Lake.
“Watson’s Boy” di Brian Evenson.
“The Art of Dying” di K.J. Bishop.
“At Reparata” di Jefrey Ford.
“Letters from Tainaron” di Leena Krohn.
“The Ride of the Gabbleratchet” di Steph Swainston.
“The Gutter Sees the Light That Never Shines” di Alistair Rennie.

La terza parte, “Symposium”, comprende saggi di vari autori, tra gli altri Michael Cisco e K.J. Bishop.

La quarta parte, “Laboratory”, è una storia round robin scritta a più mani. Gli autori coinvolti sono: Paul Di Filippo, Cat Rambo, Sarah Monette, Daniel Abraham, Felix Gilman, Hal Duncan e Conrad Williams.

* * *

Non sempre la qualità dei racconti e degli interventi critici è alta, e non sempre il progetto appare coerente, però nel complesso è un’antologia interessante. Se non altro per avere un’idea di dove stia andando la narrativa fantastica fuori dai nostri angusti confini.

Scritto da GamberolinkCommenti (4)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

I Confini della Realtà

I Confini della Realtà è un’antologia di racconti fantastici pubblicata l’anno scorso da Mondadori. Gli autori sono italiani.
Su emule occorre cercare:

Icona di un mulo Bluebook.0953.ITA.A.A.V.V.I.Confini.della.Realtà.rar (1.722.009 bytes)

Copertina de I Confini della Realtà
Copertina de I Confini della Realtà

Riporto la breve nota introduttiva del curatore, Sandrone Dazieri:

La nostra casa. Il nostro lavoro. La pizza con gli amici, la partita a calcetto o il cinema, il weekend fuori porta. I figli che crescono. Ringraziamo Dio per la fortuna di avere una vita così soddisfacente e tranquilla. Ci sentiamo a nostro agio nel mondo, conosciamo il nostro posto e il nostro futuro. Fino a quando, un giorno, prendiamo una strada che non abbiamo mai percorso prima. I passanti ci guardano con ostilità, le case sembrano possedere volti maligni pronti a divorarci. Abbiamo paura. È bastata una piccola svolta sbagliata per proiettarci in un territorio sconosciuto, per farci provare il brivido dell’ignoto e temere per la nostra vita. Abbiamo scoperto che esiste un altro mondo accanto a quello che ci è familiare, che siamo giunti in “una regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere. È la regione dell’immaginazione, una regione che si trova… ai confini della realtà”.
Credo che queste parole le abbiate riconosciute. Sono quelle con cui il grande Rod Sterling, scrittore e sceneggiatore statunitense, apriva una delle serie più importanti della storia della televisione: Twilight Zone, Ai confini della realtà. In questa serie dedicata al fantastico, spesso ironica, a volte spaventosa, sempre affascinante, si raccontava di uomini comuni catapultati nell’imprevisto. Poteva trattarsi di un comunicato alla radio che annunciava un’esplosione nucleare, di una persona che scopriva di poter prevedere il futuro, del primo incontro con esseri alieni dotati di mani o occhi in soprannumero, di un grande magazzino dove i manichini prendevano vita nottetempo, ma sempre gli spettatori rimanevano sorpresi: sullo schermo venivano rappresentati in modo spettacolare i loro incubi e i loro sogni.
Era la fine degli anni Cinquanta, un periodo in bilico tra gli orrori della guerra appena finita e quelli della possibile guerra a venire, dove lo straniero era sinonimo di pericolo e invasione, dove la tecnologia prometteva meraviglie e minacciava mostri. Dove tutto era appena al di là della linea d’orizzonte: l’omicidio Kennedy e il Sessantotto, la conquista dello spazio e la guerra del Vietnam, la rivoluzione sessuale e il boom economico.
E oggi? Oggi che il mondo è cambiato in modi che nessuno avrebbe creduto possibili, che il grande orrore di una guerra planetaria è stato soppiantato dai tanti piccoli orrori di tante piccole guerre, che il Grande Fratello è diventato un gioco innocuo, quali sono i nuovi confini della realtà? Dove si può spingere la nostra immaginazione? Che cosa davvero può spaventare, stupire o almeno stuzzicare noi sopravvissuti a Chernobyl e all’11 settembre, noi assuefatti al trash e alla tortura in diretta su Internet? Possiamo rompere gli schemi di una narrativa di genere che sembra aver affidato al solo noir il compito di raccontare le nostre paure?
Abbiamo rivolto la domanda a dieci scrittori. Questa “fantastica” antologia è la loro risposta e insieme un affascinante affresco della nuova narrativa italiana.
Buona lettura.

Tranne un paio di eccezioni, gli autori coinvolti non scrivono normalmente narrativa fantastica, perciò si può immaginare il livello di questa antologia. Ma una delle eccezioni è la Nostra Amata Licia!!! “Nulla si crea, tutto si distrugge” è il titolo del suo racconto: da non perdere!

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Gli Indiscussi Maestri di Sanctuary

Copertina di Sanctuary Titolo originale: Sanctuary
Autori: Indiscussi Maestri

Anno: 2009
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Asengard

Genere: Racconti Urban Fantasy
Pagine: 320

Nota: questo articolo sarà infarcito di termini stranieri – oh, yeah! – per adeguarsi allo stile proposto da Alan D. Altieri nell’introduzione del volume[1]. Se lui scrive così, dev’essere giusto!

* * *

Sanctuary è una raccolta di racconti urban fantasy, ambientati nell’immaginaria città di Sanctuary. Gli autori dei racconti sono nomi più o meno noti del fantasy italiano. Il curatore dell’antologia, Luca Azzolini, li definisce “indiscussi maestri della parola scritta”. L’introduzione, come già accennato, è di Alan D. Altieri.
Dovrei aggiungere che in teoria i racconti sono ambientati a Sanctuary. In pratica buona parte potrebbero essere ambientanti ovunque, a Sanctuary come a Cefalù. Se si cerca una consistenza nell’ambientazione passando da racconto a racconto si rimarrà delusi; qui ognuno ha scritto come gli è parso, infischiandosene di quello che avevano scritto gli altri. Il che non è necessariamente un male, basta saperlo.

Il “Santuario” delle sfide di Alan D. Altieri

L’introduzione di Altieri è una sorta di lungo flamebait. Dopo che la storia del fantasy è riassunta, da Gilgamesh a George R.R. Martin, in poco più di una paginetta, Altieri si lancia in ogni sorta di iperbole per esaltare l’antologia e i vari autori. Così si possono leggere passaggi di questo tenore:

I non-parametri della ibridizzazione e dello scavalcamento ragionato dei confini dell’immaginario sono anche le colonne portanti di “Sanctuary”, proposta antologica del tutto ground-breaking, sia nel senso dell’apertura a scenari assolutamente sorprendenti che per le aggregazioni completamente innovative.

A parte un generico “eh?”, mi domando che senso abbia questo genere di sbrodolate. Se tu mi parli di “scavalcamento ragionato dei confini dell’immaginario” o di “scenari assolutamente sorprendenti”, io pongo come pietre di paragone per Sanctuary antologie quali The New Weird o The Bizarro Starter Kit, e Sanctuary appare ancora più misera e triste di quanto in effetti non sia.

Copertina de The Bizarro Starter Kit
I due volumi (arancione e blu) del Bizarro Starter Kit. Ne parlerò prossimamente

Prosegue Altieri:

In “Sanctuary”, tredici autori che più diversi non potrebbero essere, attraverso tredici storie che più temerarie non potrebbero risultare, arrivano a formare una squadra di eccezionale coesione multi-tematica in un unico contenitore narrativo.

“tredici storie che più temerarie non potrebbero risultare”… peccato che abbia smesso a nove anni di credere a Babbo Natale.
E ancora:

Siamo in bilico tra Shangri-La e Settimo Cerchio, megalopoli e necropoli, tempio e simulacro, meta-industria e sub-mondo. “Sanctuary” è simultaneamente tutti i luoghi e nessun luogo, se non il paesaggio evocato nei recessi più estremi della mente.
[...]
Di fronte a un’opera come “Sanctuary”, sociale e magica, politica e gotica, temeraria e inaspettata, sono due le direttive primarie: allacciate le cinture. E non perdetela.

In mezzo a questa parata di complimenti, Altieri pone dodici domande (retoriche), una per ogni racconto, le riporterò via via.

Considerazione generale: se una persona sta leggendo l’introduzione di solito ha già acquistato il volume. Specie in questo caso, dato che Asengard è una piccola casa editrice e dunque è difficile trovare i suoi libri nelle librerie. È raro poterli sfogliare prima di comprarli. Dunque se il fesso lettore fantasy di turno ha già cacciato i soldi c’è bisogno di continuare a blandirlo? Non si potrebbero usare le pagine dell’introduzione per scrivere qualcosa d’interessante? No, eh? Peccato.

L’inizio di ogni fine / La fine di ogni inizio di Luca Azzolini

Azzolini apre e chiude l’antologia fornendo una “cornice” per gli altri racconti. Non mi sembra che l’accoppiata prologo più epilogo di Azzolini possa essere considerata un racconto, dunque non esprimerò alcun giudizio. Comunque l’idea di fondo – originalissima, più che ground-breaking, mind-blowing awesome –, è che ognuno dei racconti che seguirà sia una carta dei tarocchi. UAU.

Il Matto
Tarocchi: Il Matto…


La casa dei millepiedi di Pierdomenico Baccalario

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Che cosa nasconde l’antro iper-meccanizzato chiamato “La Casa dei Millepiedi”, creazione del celebrato autore per ragazzi e young adults Pierdomenico Baccalario?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: La Casa dei Millepiedi contiene millepiedi. Da non crederci.

Nel racconto di Baccalario si viene trasportati in un mondo a metà fra quello di 1984 e quello del Grande Fratello televisivo. Tutti sono spiati, sempre spiati, il sesso è peccato, la vita è grama, same old same old. Nonostante la banalità dell’ambientazione il racconto scorre bene, e suscita un certo interesse. Il finale, con l’introduzione a forza di una Dea che passava per caso di lì, è tanto repentino quanto stupido. L’occasione sprecata riguarda proprio la Casa dei Millepiedi, ovvero una teca contenente millepiedi che il protagonista tiene in casa. È l’unico elemento inusuale e curioso, sarebbe stato bello se avesse avuto un ruolo nella vicenda, a parte quello di fare da arredamento.
Baccalario scrive con sufficiente competenza, e nel complesso non posso dire che il racconto sia brutto. Orwell bilancia Taricone, i Gamberi freschi sono tanti quanti i Gamberi marci.

Giudizio: 0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti

La fabbrica delle leghe perfette di Solomon Troy Cassini

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Quale metallo polimorfo sta venendo forgiato ne “La Fabbrica delle Leghe Perfette”, progettazione termomeccanica di Solomon Troy Cassini, sorprendente autore SF & Fantasy?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Si sta forgiando fuffa pura al 100%.

Questo è un disastro, probabilmente il racconto peggiore dell’antologia. Si comincia con quasi quattro pagine di infodump noioso e inutile, scritto in uno stile retorico e pesante. Per dare l’idea, questo è l’incipit:

Ogni luce, per fioca che sia, genera da qualche parte un’ombra, magari a stento visibile. Allo stesso modo una vetta non può troneggiare priva di un pianoro che la circondi, così come una vittoria gloriosa non avrebbe valore alcuno senza i suoi dolenti sconfitti. A dispetto di tutto, perfino del buon senso, ogni paradiso deve avere nei paraggi il suo bravo inferno, e tenerselo anche ben stretto se vuole continuare a illudersi d’essere più virtuoso.

Si continua poi con una lunga “cornice”; il racconto vero e proprio si sviluppa solo nelle ultime tre pagine. Una storiella esile esile e del tutto scontata.
L’ambientazione – un gigantesco complesso metallurgico – è abbastanza curata, ma i particolari sono spesso cliché: i nani operai, i draghi che fondono i metalli con il fiato di fuoco, ecc.

Nano si riposa
Un nano si riposa dopo una giornata in fabbrica

Scritto male, vicenda impalpabile, nessun elemento fantastico degno di nota: Brutto con la B maiuscola.

Giudizio: Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti

Le colpe dei padri di Franco Clun

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: In quale baratro tutt’altro che dimenticato ci proietteranno “Le Colpe dei Padri”, mappatura di una delle grandi vergogne del genere umano tracciata dall’ottimo Franco Clun, ex-colonna vertebrale di Delos Books e vate del Fantasy italiano?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Qui si finisce del baratro della pessima narrativa. E concordo che la pessima narrativa sia una delle grandi vergogne del genere umano.

Il racconto di Clun è una fan fiction ispirata a Se questo è un uomo di Primo Levi. L’unica operazione che compie Clun è sostituire ebrei e criminali con angeli e nani. Infatti le creature magiche sono “diverse” e vanno sterminate, perché non inquinino il pool genetico della specie umana.
Il lager è Nazi-style, la numerazione dei prigionieri è simile, gli episodi narrati hanno più di un punto in comune con analoghi episodi raccontati da Levi. La differenza è che Primo Levi sapeva scrivere, e il suo libro è pieno di particolari concreti e impressionanti, Clun è molto meno bravo e per descrivere l’orrore troppo spesso si rifugia nel dire che è orribile. L’angelo con le ali nere di nome Lucifero fa alzare gli occhi al cielo per la tristezza.
In un paio di punti credo manchino i caporali di inizio e fine dialogo, e quei passaggi sono difficili da seguire.
Scrittura incerta, trama banalissima, fantastico assente o quasi: un altro Brutto racconto, con la B maiuscola.

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Le storie che nascono in questa città di Francesco Dimitri

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Per quale motivo si è pronti a uccidere per il possesso dell’idolo al centro de “Le Storie che Nascono in Questa Città”, ideato dal multiforme Francesco Dimitri, una tra le voci più significative dell’ultima generazione della saggistica e del fantastico?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Si uccide perché così ordina il copione.

Dimitri mette in scena una classica storia di “maledizione”. Il racconto scivola benissimo, il passaggio da un personaggio all’altro è gestito con maestria, dal punto di vista stilistico è forse il testo migliore. Purtroppo non si può dire lo stesso della storia. È cliché, priva o quasi di elementi fantastici, priva dell’ironia che una vicenda così scontata meriterebbe. Il finale “distrugge” anche quel poco di fantastico sopravvissuto fin lì. L’ambientazione è del tutto generica. Nonostante con fin troppa insistenza i personaggi parlino di Sanctuary, la storia potrebbe essere ambientata tanto a Sanctuary quanto a Canicattì.
Valutazione difficile: è il racconto che si legge più volentieri ma lascia un retrogusto amaro. In fondo buono, però si poteva far di meglio.

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Il racconto di Dimitri in poco più di un minuto, grazie agli Happy Tree Friends

Anobium di Francesco Falconi

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: È forse una sensuale, letale banscea, erinni erotica della mitologia celtica, la dark lady che si aggira in cerca di preda nello underworld di “Anobium”, sortilegio evocato da Francesco Falconi, autore che ha tramutato l’ingegneria in Fantasy ?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Ma cosa va a pensare, signor Altieri? La dark lady sarà certamente una suora!

Falconi scrive un racconto sorprendentemente trash. Non so fino a che punto sia una scelta consapevole, meglio non indagare. Rimane il fatto che la diavolessa protagonista è forse il personaggio che più rimane impresso dell’intera antologia. Non che sia proprio una buona notizia.
La storia è a tratti volgare, a tratti stupida, non molto coerente, il finale è buttato lì come capita – esponendo fatti che il lettore non avrebbe in alcuna maniera potuto prevedere. È un po’ come l’omicidio nella stanza chiusa: se a uccidere il disperato nella stanza chiusa è stato un rospo con poteri telepatici, bisognare illustrare l’esistenza di tale batrace prima della rivelazione, altrimenti il lettore si sentirà gabbato.
Comunque la narrazione condotta in prima persona con buona abilità e la squinternata simpatia che suscita la protagonista rendono il racconto decente.

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Mirror Blues di Fabrizio Furchì

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Quali magiche sonorità saprà invece regalarci il “Mirror Blues” di Fabrizio Furchì, qui al suo esordio?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Il suono del silenzio.

Una misteriosa droga dona momentanei poteri magici e, troppo spesso, la morte a chi la consuma. Un chitarrista che ha stretto un patto col Diavolo, indaga…
La trama non brilla per originalità (non riesco a contare quante indagini su nuove droghe mirabolanti ho già seguito), ma l’ambientazione è buona. Questo è forse l’unico racconto che non potrebbe essere ambientato ovunque. Gli elementi fantastici sono diversi e ben integrati nella storia. Non sempre sono elementi interessanti, ma ci sono: è già molto visto l’andazzo.
La scrittura è il punto debole del racconto. Ci sono piccoli errori – qualche aggettivo di troppo, qualche similitudine balorda, infodump evitabile –, ma soprattutto manca il coinvolgimento con il protagonista. La telecamera segue il nostro eroe con sguardo neutro e l’azione non è tale da sola da appassionare. È troppo il distacco del lettore dal chitarrista.
Nel complesso rimane un racconto passabile.

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Il ditirambo di Samarat di Michele Giannone

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Qual è il segreto nel nome del quale ogni crimine, perfino il più efferato, viene commesso così da garantire l’esistenza della società iper-meccanizzata di “Il Ditirambo di Samarat”, struttura del bravo Michele Giannone, voce Fantasy in ascesa?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Domanda trabocchetto? Il segreto è il segreto di Pulcinella!!! Ah, signor Altieri, guardi che la roba iper-meccanizzata era la cosa con i millepiedi. Riciclare gli aggettivi non è cool.

Giannone scrive un racconto con stile decente, peccato che la storia sia un miscuglio di scene già viste mille volte (l’hacker più 1337 che ci sia che recupera i dati crittati dalla chiavetta USB…) e si basi su una solenne idiozia di fondo.

Acid Burn e Zero Cool
Angelina Jolie “Acid Burn” e Johnny Lee Miller “Zero Cool”(sic) protagonisti del film Hackers. “1337” in leetspeak significa “elite”

In poche parole: un culto di svitati sta per evocare sulla Terra un Dio (alieno?) che potrebbe portare alla scomparsa del genere umano; il più potente industriale di Sanctuary lo sa e… decide di inviare a fermare gli svitati un solo sicario armato di coltello. Che si può dire? Che almeno la buona volontà ce l’ha messa?
Un racconto che lo stile salva dall’essere illeggibile, ma che rimane very very sad.

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Angeli e uomini di Cecilia Randall

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Sono angeli, demoni o entrambi quelli che si battono all’ultimo sangue per ottenere l’ammissione alla Loggia, famigerata quanto infame società segreta al centro di “Angeli e Uomini”, rivisitazione criminal-religiosa a firma della multiforme Cecilia Randall?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Sono a) angeli, b) demoni, c) entrambi, d) quattro. E la risposta è: quattro. Ah, signor Altieri, guardi che multiforme era Dimitri. Riciclare gli aggettivi non è kawaii.

Malgrado dopo poche pagine si possa intuire chi sono in realtà i due protagonisti (indovinate un po’ chi è uno che si chiama Rafael ed è tanto buono da sembrare un angelo…), la Randall conduce bene la storia fino alle sue logiche conseguenze. In mezzo a tanta confusione è piacevole leggere un testo che abbia un inizio e una fine collegati in una maniera non del tutto cretina.
Lo stile è buono, forse l’unico difetto sono le pagine dedicate a Rafael: troppe per il ruolo che in effetti svolge nella vicenda. L’ambientazione è – tanto per cambiare – generica. La storia si sarebbe potuta svolgere ovunque e in qualunque epoca. Anzi, probabilmente la narrazione sarebbe stata più coerente se non fosse stata ambientata ai giorni nostri. Infatti è difficile credere che nel finale non ci siano telecamere di sicurezza o altri strumenti di sorveglianza in grado di testimoniare cosa sia davvero accaduto.
Però rimane un racconto godibile. Lettura gradevole.

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I passi della sera di Fabiana Redivo

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Cosa spinge bande di elfi, vampiri e streghe a sterminarsi a vicenda pur di seguire “I Passi della Sera”, sentiero indicato da Fabiana Redivo, eccellente autrice Nord e non solo?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Ho letto il racconto due volte e non l’ho capito.

Racconto sconclusionato. La Redivo schiera ben sette, forse otto, o sono nove? – credo di aver perso il conto – personaggi in una ventina di pagine. Ne esce fuori un guazzabuglio senza capo né coda. Il mood varia dal mortalmente serio al ridicolo che non fa ridere nessuno. E giuro che non sono riuscita a capire che senso avesse la vicenda, pur avendo appunto letto due volte il racconto.
Mi sono persa tra vampiri, goblin, goblin-vampiri, elfi scuri, troll, aracnidi, licantropi, grizzly chikas_pink03.gif , demoni, gente in moto, e un sacco di altre parole a casaccio. Magari è colpa mia, com’è noto io ho l’attention-span of a door-knob.

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Foresta perduta di Egle Rizzo

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Quali presenze al di là del tempo e delle dimensioni vengono percepite nella “Foresta Perduta”, psicoanalisi al di là della psicoanalisi condotta dalla sorprendente Egle Rizzo?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Gnokki.

La protagonista del racconto di Egle Rizzo ha la visione di una misteriosa Foresta. In alcuni momenti il mondo intorno a lei sbiadisce e si sente trasportata in questo luogo magico. Per risolvere il problema si rivolge a uno psichiatra, ma non sa che lui nasconde un segreto.
Qui il fantasy c’entra poco o niente: è una classica vicenda in stile Harmony con la paziente che si innamora del bel dottore. E quando lei pensa a lui le si imporporano le gote. Soooo cute!
Il racconto si distingue per la scena più WTF (scusate, non sta bene) WTH dell’intera antologia, che qui riporto:

[Leda, la protagonista] Rimase senza fiato quando vide i due guerrieri. Avevano lunghi mantelli e divise dall’aria militare; uno vestiva di verde, l’altro di un sobrio grigio antracite. Le spade si incontravano in un fulgore furente, i volti erano arrossati, uno dei giovani rise, non una risata malvagia, ma di puro divertimento.
Sono impazzita, pensò Leda. [...] Poi vide l’orologio al polso del guerriero in grigio.
Leda scoppiò a ridere, e sbucò fuori, per osservare più da vicino la scena. Le armi erano di vero metallo, ma non molto affilate, e quelli non erano spadaccini usciti da una leggenda, o dalla sua mente. Rimase lì, al margine della spianata dove i due combattevano, sorridendo come una sciocca. [...]
«Guarda un po’ chi abbiamo lì.»
Uno dei due ragazzi, quello vestito di verde, aveva abbassato la spada.
«Stiamo giocando, non vedi che rovini l’atmosfera?» esclamò l’altro, accorgendosi solo ora della presenza di Leda.
«Scusate, io… disegnavo…»
«Bah, credi di aver trovato un posto senza intrusi e invece…»
«Smettila, Ted» disse il giovane vestito di verde poggiando una mano sul braccio dell’amico. «Il gioco di ruolo può anche aspettare, ci sono anche cose più interessanti, in fondo.»
«Vuoi chiamare gli altri?» domandò Ted, confuso.
«No, non direi…»
Lo spadaccino verde stava osservando Leda con un’aria che la rese inquieta.
«Esistono diversi modi di giocare, sai? E dal modo in cui ci guardavi mentre combattevamo, io penso che anche a te potrebbe piacere giocare in un certo modo.»
[...]
L’avevano accerchiata, e Leda si lasciò sfuggire un gridolino, quando Verde la attirò a sé per la vita.
«Non fare la schizzinosa, avanti: se fai la brava ti divertirai…»
«Lasciami…» protestò la giovane, strappando all’altro solo una risata beffarda.

E chi interverrà a salvare la nostra povera eroina? Ma il suo gnokko, of course. How romantic!

Gnokko
Tecnicamente nel racconto della Rizzo non ci sono vampiri. Ho usato il termine gnokko nel suo significato più ampio di creatura sovrannaturale maschile il cui unico scopo nella storia è far innamorare la svampita di turno

Devo dire che quest’idea che due tizi che giocano di ruolo dal vivo di botto decidono di violentare la prima che incontrano sembra una trovata degna del Ghirardi. No, Egle, non è un complimento.

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Redenzione (Serra Madre) di Antonia Romagnoli

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Cosa può giustificare lo sterminio dei diversi nel nome della inconoscibile, oscura “Redenzione” suggerita dalla brava Antonia Romagnoli, narratrice di fanta-thriller senza compromessi?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Be’, una buona giustificazione allo sterminio sarebbe se codesti diversi scrivessero tutti come G.L. D’Andrea.

Il racconto scritto peggio. Per buona parte solo raccontato, sembra quasi una scaletta per un futuro racconto, invece di un’opera già completa. Anche l’editing è scadente, rimanendo frasi di questo genere:

Teamu era in seconda linea, pronto a proteggere le spalle ai compagni nel caso in cui qualche bestia si fosse avventata per coglierli di sorpresa, ma era evidente che l’effetto sorpresa aveva funzionato: a parte un paio di coraggiosi, nessun altro ingaggiò con loro battaglia.

Dove la ripetizione sorpresa – sorpresa oltre che brutta in sé, crea confusione, dato che non è subito chiaro trattarsi di due sorprese diverse.
La trama è una serie di non sequitur, il protagonista è amorfo, la Noia regna. È difficile arrivare fino in fondo.
Porcata.

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Saint Vicious di Luca Tarenzi

Icona di Altieri domanda La Domanda di Altieri: Quale battaglia decisiva aspetta l’ultimo dei cavalieri Templari nel momento in cui varca la soglia del night-club sbagliato, nel quale la superstar è tale “Saint Vicious”, punk-rocker from Hell creato dal geniale Luca Tarenzi, l’autore italiano che ha portato in primo piano la variazione di genere nel genere chiamata urban fantasy ?
Icona di Gamberetta risponde La Risposta di Gamberetta: Ehm, signor Altieri, non vorrei dire, ma “Saint Vicious” è il buono, così sembra che lei non abbia letto i racconti che introduce…

Tarenzi si affida alla saggezza popolare: “La musica unisce, non divide!”, “In Italia A Sanctuary finisce sempre tutto a tarallucci e vino.” e ne esce forse il miglior racconto dell’antologia. Magari la sensazione è acuita dal fatto che è anche l’ultimo racconto: fine della pena.
La storia si incentra su un tizio il cui Angelo Custode, invece di aiutare nella lotta contro il Male, decide di dedicarsi alla musica punk, divenendo cantante in un gruppo.
Il racconto è breve, scritto con buon stile e la giusta dose di ironia. Lo sviluppo è cliché, ma Tarenzi sembra averlo presente e non si prende troppo sul serio. Il protagonista e il suo Angelo suscitano immediata simpatia.

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Conclusione

Io inviterei i vari autori presenti nell’antologia a leggere Magic, Inc. di Heinlein, pubblicato la prima volta nel 1940. In pratica ci sono già tutte le idee presenti in questi racconti di Sanctuary, più qualche altra anche più divertente. In altre parole, se Sanctuary fosse stato pubblicato non dieci anni fa, ma settanta anni fa, ancora non sarebbe stato ground-breaking. Aggiungo che per fortuna non è neppure cutting-edge altrimenti mi sarei riempita le dita di tagli!

Copertina di Anonima Stregoni
La disgraziata copertina della prima edizione italiana di Anonima Stregoni (Magic, Inc.)

Quella assente in questi racconti è proprio la componente vitale del fantasy: la fantasia, l’immaginifico, il fantasmagorico. In nessun racconto c’è un minimo di sense of wonder, il feeling è di trovarsi di fronte a un film per la TV: scenari di cartapesta, personaggi che recitano a spanne, sceneggiature scartate persino dai produttori hollywoodiani più beceri.
Manca la vertigine. Si sale sul grattacielo più alto di Sanctuary, si abbassa lo sguardo verso l’immensa metropoli e… guarda che schifo! Ho una macchia di unto sulla gonna. Adesso non verrà più pulita.
Emblematico da questo punto di vista il finale del racconto di Giannone, non tanto perché sia peggio di altri, ma perché dimostra l’incapacità diffusa di affrontare l’elemento fantastico.
Abbiamo l’arrivo di un Dio che potrebbe innescare la Fine del Mondo. Questo è il Dio:

[...] figura possente. Umanoide all’apparenza, alta più di un paio di metri, dalle lunghe braccia terminanti con aculei affilati, pareva ricoperto da una patina argentea che ne rendeva vividi i dettagli del corpo.
La testa era lunga e affilata, sovrastata da corna ricurve; gli occhi, due sfere grigie, sormontavano narici strette e una bocca incurvata verso il basso.

L’inizio della Fine:

La figura sollevò le braccia, distendendole verso l’esterno. Volute di fumo azzurro si staccarono dall’essere e si librarono verso le tre donne vestite di pelli animali.
Quando le circondarono, quelle rovesciarono la testa all’indietro e iniziarono a essere scosse da un tremito.
[...] in quel modo l’essere si stava accoppiando con loro, impiantando in ciascuna delle tre il proprio seme.
[...]
Dal ventre di quelle donne, sarebbe sorta una nuova stirpe. Diversa da quella umana, simile talora ad essa nell’aspetto o dalle fattezze mostruose, avrebbe reclamato ciò che le era stato rubato e provato a riprenderselo grazie ai poteri di cui sarebbe stata dotata.

Le descrizioni, l’azione, il narrato conclusivo: è tutto molto cheap, film per la TV appunto. Non c’è esaltazione, non si chiude il libro mormorando un “UAU” di sincera meraviglia.
Sotto questo aspetto anche il racconto di Dimitri lascia molto a desiderare: è vero, spremere sense of wonder fuori dall’abusata vicenda dell’idolo maledetto non è impresa semplice, ma negare la maledizione è solo un trucco, e neppure un trucco originale. Cheap trick.
E così via. La mancanza di fantasia in Sanctuary è disheartening.

Si può anche vedere il bicchiere mezzo pieno: alcuni degli autori dimostrano di possedere un minimo di bagaglio tecnico, il che, nell’ambito del Fantasy Italian-style, non è per nulla scontato. Perciò, in teoria, in un futuro indeterminato, qualcuno degli autori presenti potrebbe scrivere sul serio un romanzo fantasy ground-breaking. Forse. In fondo abbiamo solo settant’anni da recuperare.

Non vale la pena spendere 15 euro per Sanctuary. Per chi, come la sottoscritta, ha già pagato, c’è almeno la soddisfazione di sapere che i ricavi andranno in beneficienza.

* * *

note:
 [1] ^ Altieri, in meno di cinque pagine, riesce a infilare: fiction, Fast-forward, Welcome to the brave, new, contaminated world!, ground-breaking, Italian-style, mission impossible, underdog, young adults, dark lady, underworld, punk-rocker from Hell, epic più ovviamente (urban) fantasy e tralasciando parole inglesi considerate ormai di uso comune quali mystery o night-club.


Approfondimenti:

bandiera IT Sanctuary su iBS.it
bandiera IT Sanctuary presso il sito dell’editore
bandiera IT Sanctuary su Wikipedia

bandiera EN Sanctuary, quello originale
bandiera EN Magic, Inc. su Wikipedia

 

Giudizio:

Dimitri, Randall, Tarenzi. +4 -9 Cassini, Clun, Giannone, Redivo, Rizzo, Romagnoli.

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Scritto da GamberolinkCommenti (74)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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