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Cuore d’Acciaio

Segnalazione che si merita di stare fuori dal ghetto, perché parliamo di uno dei miei romanzi fantasy preferiti: Cuore d’Acciaio di Michael Swanwick (The Iron Dragon’s Daughter, 1993). Su emule occorre cercare:

Icona di un mulo Bluebook.0793.ITA.Swanwick.Michael.Cuore.D’Acciaio.rar (2.172.512 bytes)

Copertina di Cuore d’Acciaio
Copertina di Cuore d’Acciaio

Prima di parlare del romanzo, una considerazione generale. Cuore d’Acciaio è introvabile. Non si trova più nelle librerie e anche quelle librerie online che lo danno per disponibile in realtà non riescono a procurarlo (ho conosciuto chi ha aspettato settimane perché iBS gliene spedisse una copia, senza mai riceverla). Al momento attuale non c’è alcuna offerta su eBay e anche nelle varie biblioteche non è così semplice recuperarlo.
E stiamo parlando di una singola copia. Se da un giorno all’altro mille persone decidessero di leggerlo, non ci sarebbe alcuna speranza per tutte loro di riuscire nell’impresa.
Questa è un’altra stortura dell’attuale regime riguardo il diritto d’autore. Su Cuore d’Acciaio in Italia non ci guadagna più nessuno, né Swanwick, né la casa editrice, né i lettori. Eppure un sacco di gente pensa che sia giusto così. Be’, non importa quello che dicono le normative e le leggi (letteralmente comprate ad hoc, non certo nate per difendere gli interessi della collettività), non è giusto.
Una semplice soluzione: vendere a poco prezzo l’edizione elettronica dei romanzi fuori catalogo. Diciamo 2 euro (1 per la casa editrice, 1 per l’autore). La casa editrice non deve spendere praticamente niente (il romanzo in formato elettronico l’ha già, quasi sicuramente ha già l’infrastruttura commerciale, dato che vende i libri di carta, il consumo di banda per trasferire il libro ai clienti è insignificante), e i lettori potrebbero usufruire a prezzo minimo di tante opere che per una ragione o per l’altra non hanno intercettato all’uscita nelle librerie.
Non lo fa nessuno. Quei pochi, tipo Mondadori, che vendono ebook li vendono a prezzi esorbitanti, hanno un catalogo minuscolo e, ciliegina sulla torta, i libri sono in un formato elettronico legalmente usabile solo con software Microsoft.

Non è un problema solo di Swanwick o dell’Italia. Il professor James Boyle nel suo saggio The Public Domain calcola che ben l’85% di tutta la produzione artistica del mondo faccia questa fine: non viene diffusa perché questo violerebbe le leggi sul diritto d’autore e d’altra parte non esiste più nessuno che la venda o che ci guadagni sull’eventuale vendita. Lui la chiama arte orfana. Una bella vittoria del copyright! Il rendere inaccessibile l’85% delle opere che si vorrebbero “difendere”.

Perciò un sentito ringraziamento allo staff dei Bluebook (e a Matteo in particolare, che so ha penato per trovare una copia del romanzo) per aver dato nuovi genitori adottivi a Cuore d’Acciaio!

* * *

La trama del romanzo:

Jane, una ragazzina umana, è rapita dagli Elfi per lavorare nella fabbrica dei draghi a vapore. Le condizioni di vita sono atroci, e la nostra eroina pare destinata a un’esistenza brutale e senza speranza; finché non trova il manuale di uno dei draghi. Pian piano comincia a rendersi conto che una possibilità di fuga esiste…

Cuore d’Acciaio è considerato un antesignano del New Weird. È probabilmente il primo romanzo che rientri nel New Weird così come definito da Vandermeer. Per saperne di più, potete leggere la recensione di The Dragons of Babel, il secondo romanzo di Swanwick ambientato nel mondo di Cuore d’Acciaio.

Cuore d’Acciaio mi piace tantissimo!!! L’ambientazione è eccezionale, bizzarra, complessa, piena di trovate geniali; il rapporto tra Jane e il Drago biomeccanico non ha niente della “mielosità” idiota che si vede in certi fantasy (Troisi o Paolini, per dirne un paio), il Drago mantiene sempre la sua aura di malvagità e di dignità di macchina da guerra costruita per sterminare i nemici. Le avventure di Drago e ragazza sono divertenti e fantasiose; e persino gli Elfi sono tollerabili, essendo molto più ispirati alle creature del Piccolo Popolo che non ai debosciati tolkeniani.

Mi fermo qui perché questa è pur sempre solo una segnalazione e non una recensione. Magari la recensione la scriverò fra un po’, dopo aver riletto il romanzo; a occhio ci sono almeno 5-6 gamberetti freschi – e questo nonostante Cuore d’Acciaio non sia esente da difetti, quali ad esempio un finale ambiguo e sottotono.

Ultima noticina: per chi volesse su emule si può trovare anche il romanzo in lingua originale, in HTML o PDF, basta cercare il titolo – The Iron Dragon’s Daughter.

Copertina di The Iron Dragon's Daughter
Copertina dell’edizione Gollancz di The Iron Dragon’s Daughter


EDIT del 7 febbraio 2011. Cuore d’Acciaio è stato ristampato con un nuovo titolo. Si veda questa segnalazione.

Scritto da GamberolinkCommenti (115)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Romanzo :: The Dragons of Babel

Copertina di The Dragons of Babel Titolo originale: The Dragons of Babel
Autore: Michael Swanwick

Anno: 2008
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Tor Books

Genere: New Weird, Elfpunk
Pagine: 320

All’alba, il mondo è scosso dal frastuono dei motori a reazione: uno stormo di Draghi biomeccanici si sta dirigendo verso il confine per bombardare le artiglierie di Avalon. Il giovane Will, invece di chiudersi in casa come gli altri abitanti del suo villaggio, decide di assistere allo spettacolo. I Draghi stanno sparendo all’orizzonte, quando l’ultimo della formazione è attaccato da un basilisco nemico. La lotta è feroce e le esplosioni di tale intensità da deformare lo spazio-tempo.

Due giorni dopo un Drago esce dal bosco e si trascina fino alla piazza principale del villaggio. Ha perso le ali, ha il corpo coperto di ferite, non ha più missili nei tubi di lancio e i serbatoi sono pieni a metà. Nondimeno sarebbe ancora in grado di radere al suolo il villaggio, perciò si autoproclama Re: gli abitanti dovranno ubbidirgli e accudirlo finché non sarà portato in salvo da truppe amiche. Il Drago ha poi bisogno di un assistente, qualcuno che possa riferire i suoi ordini e spiare sui nuovi sudditi: tutti vengono esaminati e la scelta cade su Will…
…e qui cominciano le fantastiche avventure di Will e del suo Drago! Come in Eragon!
Non proprio. I Draghi di Swanwick hanno poco a che vedere con le care bestiole così spesso presenti nel fantasy. I Draghi di Swanwick sono egoisti, cinici, crudeli, malvagi, senza la minima traccia di rimorso o pietà. Per avere idea del loro simpatico carattere si può pensare a un incrocio fra il tradizionale Orco delle fiabe e la fredda intelligenza di HAL 9000 in Odissea nello Spazio. Will è drogato dal Drago, costretto a compiere azioni atroci
mostra piccolo spoiler ▼

e ogni sera deve fare rapporto: lasciare che il Drago gli entri nella mente e ne estragga i ricordi. La procedura non è lontana da uno stupro:

bandiera EN “Shussssh.” the dragon breathed. “Not a word. I need not your interpretation, but direct access to your memories. Try to relax. This will hurt you the first time, but with practice it will grow easier. In time, perhaps, you will learn to enjoy it.”
Something cold and wet and slippery slid into Will’s mind. A coppery foulness filled his mouth. A repulsive stench rose up in his nostrils. Reflexively, he retched and struggled.
“Don’t resist. This will go easier if you open yourself to me.”
More of that black and oily sensation poured into Will, and more. Coil upon coil, it thrust its way inside him. He found himself rising up into the air, above the body that no longer belonged to him. He could hear it making choking noises.
“Take it all.”
It hurt. It hurt more than the worst headache Will had ever had. His skull must surely crack from the pressure. Yet still the intrusive presence pushed into him, its pulsing mass permeating his thoughts, his senses, his memories. Swelling them. Engorging them. And then, just as he was certain his head must explode from the pressure, it was done.
The dragon was within him.
Squeezing shut his eyes, Will saw, in the dazzling, pain-laced-darkness, the dragon king as he existed in the spirit world: sinuous, veined with light, humming with power. Here, in the realm of ideal forms, he was not a broken, crippled thing, but a sleek being with the beauty of an animal and the perfection of a machine.
“Am I not beautiful?” the dragon crooned. “Am I not a delight to behold?”
Will gagged with pain and disgust. And yet — might the Seven forgive him for thinking this! — it was true.

bandiera IT “Shussssh.” il drago sussurrò. “Non una parola. Non ho bisogno della tua interpretazione, ma di accedere direttamente alle tue memorie. Cerca di rilassarti. La prima volta farà male, ma con la pratica diventerà più naturale. Col tempo, forse, imparerai ad apprezzarlo.”
Qualcosa di freddo e bagnato e scivoloso si insinuò nella mente di Will. Un osceno sapore di rame gli riempì la bocca. Un tanfo ripugnante gli salì nelle narici. Di riflesso fu scosso da conati di vomito.
“Non fare resistenza. Sarà più facile se ti apri a me.”
Quella sensazione nera e oleosa continuò a colare dentro Will. Spira dopo spira, il drago si apriva una strada dentro di lui. Will si ritrovò sospeso in aria, sopra il proprio corpo. Sentì giungere da quel corpo, corpo che ormai non gli apparteneva più, suoni strozzati.
“Prendilo tutto.”
Era doloroso. Era più doloroso del peggior mal di testa che Will avesse mai avuto. Il cranio si sarebbe di sicuro frantumato per la pressione. E ugualmente la presenza aliena insisteva a spingersi dentro di lui, una massa pulsante che permeava i suoi pensieri, i suoi sensi, le sue memorie. Gonfiandoli e divorandoli. E quando Will fu certo che la testa gli sarebbe esplosa, l’invasione fu completa.
Il drago era dentro di lui.
Con gli occhi serrati Will vide, nell’abbagliante, dolorosa, oscurità, il re drago come esisteva nel mondo dello spirito: sinuoso, venato di luce, circondato dal mormorio del proprio potere. Lì, nel reame delle forme ideali, non era una cosa rotta e storpia, ma una creatura fiammante con la bellezza di un animale e la perfezione di una macchina.
“Non sono bello?” chiese civettuolo il drago. “Non sono una meraviglia da ammirare?”
Will era soffocato dal dolore e dal disgusto. Eppure — che i Sette possano perdonarlo per averlo pensato! — era vero.

Però alla fine Will riuscirà a sfuggire al Drago e, lasciato il villaggio, troverà il modo di vivere le fantastiche avventure di cui sopra. Più o meno.

Babele

The Dragons of Babel è ambientato nello stesso mondo di Cuore d’Acciaio (The Iron Dragon’s Daughter, 1993), sebbene il cast dei personaggi sia nuovo.
Il Faerie di Swanwick rimane a tutt’ora una delle migliori se non la migliore ambientazione fantasy in circolazione. Magia e tecnologia, razionale e bizzarro s’incrociano in maniera naturale e verosimile. Swanwick riesce a parlare di città ciclopiche e mela-folletti, di macchine apocalittiche che farebbero la felicità dei Krell e ragazze-capra, di sottoufficiali centauri che giocano alla roulette russa con i bambini e di nani in fuga dall’equivalente sotterraneo della gestapo, e ci riesce rimanendo credibile. Anzi, il suo mondo appare molto più “concreto” della buona parte dei mondi fantasy in circolazione. È un mondo fantasioso come pochi — se non nessun altro[1] — e al contempo realistico.

La Grande Macchina dei Krell
Uno scorcio della Grande Macchina dei Krell. I Krell sono gli originari abitanti di Altair IV. Sono divenuti famosi nella Galassia per la loro passione riguardo le macchine gigantesche. In particolare la Grande Macchina, scavata nelle profondità del pianeta, occupava 33.000 chilometri cubi

Il segreto è sempre il solito: scrivi di quel che sai! Come lo stesso Swanwick spiega in un’intervista, dopo un viaggio in Irlanda si è reso conto dell’assurdità per lui e i suoi colleghi americani di scrivere fantasy tradizionale: loro non ne sanno niente di castelli e circoli di pietre, loro sono vissuti tra fabbriche, supermercati, discariche e stripper bar(sic), dunque è da lì che devono partire. Il mondo moderno diventa una base solidissima su cui costruire; non dovendo rinunciare a secoli di scienza e tecnologia diviene più semplice creare scenari complessi. Il tipico autore di fantasy si vanta di aver ideato la lingua dei nani o cinque specie di elfi, Swanwick ha l’infrastruttura per popolare il suo mondo con centinaia di razze diverse.
Gli stessi Draghi esistono perché esiste l’elettronica e la biochimica, perché esistono i missili aria-terra e la guerra non sono solo tizi che si prendono a spadate. Esistono perché nel nostro mondo — e forse anche in Faerie — esistono lo steampunk e gli anime.
Non escludo che si possa raggiungere questa complessità così feconda di risultati anche partendo da premesse diverse, forse l’equivalente di un Drago biomeccanico può abitare nell’Irlanda medievale, resta il fatto che i mondi ideati da gente come Martin o Jordan appaiano infantili in confronto alla Babele di Swanwick.
Quello che invece è probabilmente inevitabile accettando la complessità è la rinuncia alla componente conforto del fantasy tolkeniano. Uno scenario complesso per sua natura tende a essere amorale, dunque non può esistere il lieto fine, dato che manca un concetto assoluto di lieto. Leggere Swanwick non è rilassante, non è la classica fuga, il lasciarsi i problemi quotidiani alle spalle per immergersi in un mondo lontano e così più facile da comprendere del nostro; tuttavia la tensione viene ripagata dal divertimento!

C’è da sottolineare un altro aspetto: Swanwick non scrive urban fantasy, almeno non nell’accezione corrente. Il mondo moderno non è il nostro mondo. È solo appunto la partenza, la base, su cui poi edificare il mondo secondario. Mentre nel tipico urban fantasy c’è solo un’infiltrazione di fantastico, in Swanwick l’ambientazione è immersa nel fantastico. Per ogni computer o cellulare o automobile, ci sono incantesimi, magie e mostri. Per questo Cuore d’Acciaio e The Dragons of Babel più che elfpunk[2] sono new weird.
È tale il trasporto di Swanwick nel voler stupire a ogni pagina con creature curiose, situazioni bizzarre e bislaccherie varie, che di sicuro è rispettata la clausola più importante nella definizione di new weird da parte di Jeff VanderMeer: il “surrender to the weird”, l’abbandonarsi al bizzarro.
Il fascino del new weird consiste nel fatto che l’autore è invitato a lasciarsi andare, arrendersi, abbandonarsi al bizzarro, ma rimanendo nell’ambito del fantasy o della fantascienza, cioè rimanendo in un contesto che richiede verosimiglianza. Swanwick ci riesce benissimo.

Copertina di The New Weird
Copertina dell’edizione rumena dell’antologia The New Weird, curata da Ann & Jeff VanderMeer. D’altra parte in Italia abbiamo la più grande concentrazione di giovani talenti del fantasy a livello mondiale, che bisogno ci sarebbe di tradurre ‘ste cose banali?

Un paio di passaggi per dare l’idea della commistione fra magia e tecnologia, purtroppo le situazioni più bizzarre richiedono diverse pagine per essere inquadrate e sarebbero troppo lunghe da proporre:

bandiera EN Puck’s[3] body, when they dug it up, looked like nothing so much as an enormous black root, twisted and formless. Chanting all the while, the women unwrapped the linen swaddling and washed him down with cow’s urine. They dug out the life-clay that clogged his openings. They placed the finger-bone of a bat beneath his tongue. An egg was broken by his nose and the white slurped down by one medicine woman and the yellow by another.
Finally they injected him with five cc. of dextroamphetamine sulfate.
Puck’s eyes flew open [...]

bandiera IT Il corpo di Puck[3], quando lo tirarono fuori, non sembrava nulla più di un’enorme radice nera, contorta e senza forma. Salmodiando tutto il tempo, le donne svolsero la fasciatura di lino e lavarono il corpo con urina di mucca. Tolsero l’argilla della vita che ostruiva le aperture. Piazzarono un ossicino di pipistrello sotto la lingua di Puck. Un uovo venne rotto vicino al suo naso, il bianco fu ingoiato da una donna di medicina e il tuorlo da un’altra.
Infine gli iniettarono cinque cc. di destroanfetamina solfato.
Gli occhi di Puck si spalancarono [...]

* * *

bandiera EN Will couldn’t help but smile. “Of course you do. I—” There was a sudden weight on Will’s shoulders and hips. With a strange sense of discontinuity, he realized that he was wearing a rubberized cloth helmet with a plastic visor. He looked down and found himself clothed in a white moon suit with rubber gloves. A waist unit pumped fresh air through PVC tubing into his helmet.
Inexplicably, Nat Whilk was standing in front of Will. He, too, wore a white biohazard suit. “Whatever you do, don’t take off the hood,” he said “Or you’ll be frozen timeless like everyone else in the city.”
Everything felt odd “Nat,” Will said, “what the hell am I doing in this thing? What’s going on here?”
“Take a look.” Nat stepped to the side so he wasn’t blocking Will’s sight.
All the city was motionless. Traffic had ceased. The crowds of pedestrians on the sidewalk were a petrified forest. Flower petals that the wind had blown from a window box were fossilized in the air, like ants in amber. Esme, caught in mid-hop, balanced on one toe.
Nat took a nickel from his pocket and held out before him. When he snatched his hand out from under it, the nickel did not fall. “Major juju, huh? The Lords of the Mayoralty have frozen an instant of time and moved their police and rescue forces into it. This is world-class stuff. You’re lucky to be seeing it. A spell of this magnitude is cast only once in a decade, and even then only under gravest need. It’s a real budget-breaker.”

bandiera IT Will non poté trattenersi dal sorridere. “Naturalmente l’hai dimenticato. Io —” Un peso improvviso gli premette contro le spalle e i fianchi. Una strana sensazione di discontinuità; si rese conto di star indossando un casco di tessuto gommoso dotato di una visiera di plastica. Abbassò lo sguardo e si scoprì vestito con una tuta bianca da astronauta con guanti di gomma. Un’unità addominale pompava aria pulita nel casco attraverso una tubatura in PVC.
Inspiegabilmente, Nat Whilk era in piedi di fronte a Will. Anche lui indossava una tuta protettiva. “Qualunque cosa vuoi fare, non toglierti il casco,” disse “Oppure sarai immobilizzato nel tempo come tutti gli altri in città.”
Il che suonava strano. “Nat,” disse Will, “che diavolo ci faccio conciato così? Cosa sta succedendo?”
“Guardati in giro.” Nat si spostò di lato, in modo da non bloccare più la visuale a Will.
La città era ferma. Il traffico si era arrestato. La folla di pedoni sui marciapiedi era diventata una foresta pietrificata. Petali che il vento aveva trasportato fuori da una finestra erano fossilizzati nell’aria, come formiche nell’ambra. Esme, bloccata a metà di un saltello, era in equilibrio su un dito.
Nat prese un nichelino dalla tasca e lo tenne avanti a sé. Quando tolse la mano da sotto la monetina, quella non cadde. “Una gran stregoneria, eh? I Signori della Municipalità hanno congelato un istante di tempo e vi hanno fatto entrare le forze di polizia e di pronto intervento. Roba di prima classe. Sei fortunato ad assistervi. Una magia di questa potenza è evocata non più di una volta ogni dieci anni, e solo in caso di assoluta necessità. È un disastro per il budget.”

* * *

bandiera EN He found her playing with a dead rat.
From somewhere, Esme had scrounged up a paramedic’s rowan wand that still held a fractional charge of vivifying energy and was trying to bring the rat back to life. Pointing the rod imperiously at the wee corpse, she cried, “Rise! Live!” Its legs twitched and scrabbled spasmodically at the ground.
The apple imp kneeling on the other side of the rat from her gasped. “How did you do that?” His eyes were like saucers.
“What I’ve done,” Esme said, “is to enliven its archipallium or reptilian brain. This is the oldest and most primitive part of the central nervous system and controls muscles, balance, and autonomic functions. “She traced a circuit in the air above the rat’s head. Jerkily, like a badly handled marionette, it lurched to its feet. “Now the warmth has spread to its paleopallium, which is concerned with emotions and instincts, fighting, fleeing, and sexual behavior. Note that the rat is physically aroused. Next I will access the amygdala, its fear center. This will—”
“Put that down, Esme.” It was not Will who spoke. “You don’t know where it’s been. It might have germs.”
The little girl blossomed into a smile and the rat collapsed in the dirt by her knee. “Mom-Mom!”

bandiera IT La trovò che giocava con un topo morto.
Da qualche parte, Esme aveva recuperato una bacchetta da paramedico in legno di sorbo. La bacchetta tratteneva ancora una frazione della sua carica di energia vivificante, e con quella la bambina cercava di riportare in vita il topo. Puntando imperiosa la bacchetta verso il corpicino, declamò, “Alzati! Vivi!” Le zampe del topo si contrassero e rasparono in maniera spasmodica il terreno.
Un mela folletto, inginocchiato davanti al topo dalla parte opposta rispetto a lei, era rimasto di stucco. “Come ci riesci?” chiese, gli occhi sgranati, grandi quanto un piattino.
“Quello che ho fatto,” disse Esme, “è stato rianimare l’archipallium o cervello rettile. È la parte più antica e primitiva del sistema nervoso centrale e controlla i muscoli, l’equilibrio e le funzioni autonome.” Disegnò un cerchio nell’aria sopra la testa del topo. A scatti, muovendosi come una marionetta mal condotta, il topo sobbalzò sulle zampe. “Adesso il calore vitale si è diffuso al paleopallium, che si occupa delle emozioni e degli istinti, combattere, fuggire e il comportamento sessuale. Notare che il topo è fisicamente eccitato. Come prossima mossa accederò all’amigdala, il suo centro della paura. Questo farà –”
“Mettila giù, Esme” Non era stato Will a parlare. “Non sai dov’è stata, magari è piena di germi.”
La bambina si accese in un sorriso e il topo si accasciò nello sporco vicino al suo ginocchio. “Mamma! Mamma!”

Entrando nello specifico, The Dragons of Babel si svolge per buona parte nella città di Babele, la città delle Mille Razze. E non per modo di dire; oltre ai consueti uomini, elfi, nani, giganti, troll, orchi e i già citati draghi, abbiamo: russalka, vodnik, duppy, tokoloshe, boggart, clurichaun, oni, tylwyth teg, e ancora ogni genere di creaturina, e gli uomini-stecco e gli uomini-cane, centauri, coboldi, mela-folletti, titani, sfingi, grifoni, e un’infinità d’altri. La stessa immensa Babele è viva ed è uno dei personaggi della vicenda.

Tokoloshe
Un simpatico Tokoloshe

Swanwick non descrive mai Babele nel suo complesso, lasciando che il sense of wonder nasca indirettamente: per esempio parlando dell’oceanica discarica che circonda la torre. Gli impianti per smaltire i rifiuti sono la struttura artificiale più estesa del pianeta e sono visibili dall’orbita.
Babele è in parte New York, in parte Metropolis, Gotham City, New Crobuzon, Ambergris, e in parte del tutto originale. È un’ambientazione splendida.

Non sono solo rose e fiori

Se l’ambientazione è splendida, la storia potrebbe essere migliore. L’impressione è di trovarsi di fronte a una vicenda frammentaria; non a caso diversi capitoli del romanzo sono stati pubblicati da Swanwick anche come racconti autonomi.
I frammenti sono ottimi (per esempio il capitolo 12, A Small Room in Koboldtown, è stato candidato all’Hugo come miglior short story e ha vinto il Locus nella stessa categoria) ma alle volte lasciano il tempo che trovano, nonostante nel finale Swanwick si dimostri abile nel far combaciare le diverse parti.

Dove il romanzo è di molto inferiore a Cuore d’Acciaio e in generale è sottotono è nel protagonista. Will non è interessante come la Jane di Cuore d’Acciaio, e — orrore! — è quasi buono. È un truffatore e nel corso della storia compirà azioni non proprio encomiabili, eppure manterrà una rettitudine morale che stride rispetto alla complessità del mondo in cui vive. Troppe sue scelte sono nette e scarsamente motivate, dettate solo dalla necessità di dirigere la storia in una determinata direzione.
Si sente poi la mancanza di Melancthon. Purtroppo, a dispetto del titolo, in The Dragons of Babel i draghi compaiono solo nei primi capitoli e nelle ultime pagine, ed è un gran peccato.
In compenso molti dei comprimari sono ottimi personaggi, perfino quelli che appaiono per poche pagine, come il nano suicida o il leone di pietra a guardia della biblioteca o la rana proprietaria di un bar. I due soci di Will nelle sue imprese truffaldine, una coppia simile a quella del gatto e la volpe (e in effetti il secondo socio è una volpe antropomorfa che si sposta in Vespa e si chiama Victoria il Volpone Sheherazade Jones), sono simpatici e piacevoli da seguire. Esme, la bambina-che-non-è-una-bambina, è alle volte fastidiosa, ma scoprire pian piano chi in realtà sia è una delle sottotrame divertenti della storia.

Swanwick scrive in terza persona limitata seguendo Will. Gli episodi sono disposti nel giusto ordine temporale e la vicenda scorre lineare senza intoppi. Però il lessico di Swanwick è spesso tutt’altro che semplice. Usa neologismi, termini desueti, parole che sa solo lui dov’è andato a pescarle. Non conosco abbastanza l’Inglese per dire che sia un difetto oggettivo, è possibile che per un lettore anglosassone di media cultura rimanga una scrittura semplice, tuttavia ho qualche dubbio che quando un personaggio parla sotto voce (in italiano nel testo) sia un modo di esprimersi elementare.
L’impressione è che a tratti Swanwick scivoli un po’ nel pretenzioso, il che è vagamente ridicolo, quando poi ti balocchi con i mela-folletti.

Mela folletto
Mela folletto. Qui un video a lui dedicato

D’altro canto questa ricchezza di vocabolario gli consente di descrivere ambienti e situazioni in maniera accurata con poche righe. The Dragons of Babel sono 320 pagine, ma la densità di avvenimenti è tale da consentirgli di competere senza problemi con romanzi tre volte più lunghi. Sotto quest’aspetto Swanwick è impeccabile, in ogni “frammento” la narrazione procede senza neanche mezza pagina di troppo.

Conclusioni e recriminazioni

The Dragons of Babel, pur non essendo all’altezza di Cuore d’Acciaio, rimane un bellissimo romanzo. Mi sono divertita a leggerlo come non mi capitava da tempo e questo nonostante io sia invidiosa del signor Swanwick, perché ha più fantasia di me! chikas_pink55.gif
Perciò per chi se la cava con l’Inglese è consigliato senza remore.

Per gli altri bisognerà aspettare una traduzione che non ho idea se arriverà mai. Io sto ancora aspettando la traduzione del terzo volume del Ciclo Barocco di Stephenson (alla fine The System of the World l’ho letto in Inglese, con grande fatica) e probabilmente ci vorranno dieci anni per vedere da noi il suo ultimo romanzo, il promettente Anathem. D’altra parte perché tradurre Stephenson quando puoi pubblicare il prossimo sedicenne?
EDIT del 9 ottobre 2010. Rizzoli ha pubblicato la prima parte di Anathem (il romanzo originale è stato spaccato in due), mentre non è ancora uscito in italiano il terzo volume del Ciclo Barocco.

Tre libri
Scopri l’intruso!

Mi sfugge completamente il ragionamento dietro certe scelte. L’Einaudi inaugura una collana fantasy, perché non avrebbe potuto iniziare con questo The Dragons of Babel ? Davvero se distribuisci il libretto illustrato con i Draghi, intervisti Swanwick al telegiornale e quant’altro vendi meno che con la Strazzulla? In fondo stiamo parlando di un romanzo con i draghi biomeccanici, con i giganti che combattono e distruggono interi chilometri quadrati di territorio, con ogni genere di meraviglia. E c’è anche una storia d’amore! Perché Will s’innamorerà di una nobildonna elfa. D’accordo, d’accordo, non è proprio una faccenda mielosa — lei gli mostra il dito medio la prima volta che s’incontrano e quando vuole fargli un complimento lo chiama “asshole” — però è lo stesso una storia d’amore, e persino più romantica di altre.

Michael Swanwick
Michael Swanwick. Uhm, ok, per l’intervista al telegiornale si può prendere un modello ventenne. Non vedo il problema

La piccola speranza è che qualche furbone dell’editoria nostrana dopo aver letto il titolo e aver guardato la copertina di The Dragons of Babel pensi che sia una qualche roba D&D: a quel punto sarebbe traduzione sicura!

* * *

note:
[1] ^ Al di fuori della Bizarro Fiction, a mio modesto avviso l’unico che può competere in termini di fantasia sfrenata con Swanwick è VanderMeer.
[2] ^ L’elfpunk è quel sottogenere dell’urban fantasy al cui centro vi è l’idea di trasportare creature classiche del fantasy (come appunto gli elfi) in un ambiente moderno e urbano. Questo in effetti avviene sia in Cuore d’Acciaio sia in The Dragons of Babel e lo stesso Swanwick ammette che Cuore d’Acciaio possa essere catalogato elfpunk, sebbene a lui personalmente piaccia pochissimo il termine. Tuttavia tale trapianto di figure fantasy nella modernità descrive solo in maniera parziale e inaccurata l’ambientazione dei due romanzi.
[3] ^ Non lo stesso Puck di Cuore d’Acciaio.


Approfondimenti:

bandiera EN The Dragons of Babel su Amazon.com
bandiera EN The Dragons of Babel recensito da John Clute
bandiera EN A Small Room in Koboldtown leggibile online (PDF)

bandiera EN Il sito ufficiale di Michael Swanwick
bandiera EN Il blog di Michael Swanwick
bandiera IT Michael Swanwick su Wikipedia

bandiera EN Jeff VanderMeer su Wikipedia
bandiera IT Neal Stephenson su Wikipedia

 

Giudizio:

Swanwick sa scrivere bene… +1 -1 …forse troppo bene.
Alcuni “frammenti” sono eccezionali. +1 -1 Ma la storia potrebbe essere più organica.
Ottimi comprimari. +1 -1 Insipido protagonista.
Ambientazione splendida. +1
È difficile trovare un autore con maggior fantasia. +1
I Draghi si vedono poco ma sono sempre fantastici. +1

Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti

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L’Avido Drago di Ghiaccio

Copertina de Il Drago di Ghiaccio Titolo originale: The Ice Dragon
Titolo italiano: Il Drago di Ghiaccio
Autore: George R.R. Martin

Anno: 2007 (edizione italiana)
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Traduzione in lingua italiana: Giusi Valent
Illustrazioni: Luca Enoch
Editore: Mondadori

Genere: Fantasy
Pagine: 107

Qualche mese fa avevo adocchiato in libreria questo libro di Martin, ma dopo aver letto il prezzo e constatato com’era esile, l’avevo rimesso a posto. Oggi cercando altro l’ho scoperto su eMule:

Icona di un mulo eBook.ITA.2926.George.R.R.Martin.Il.Drago.Di.Ghiaccio.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (6,77MB)

l’ho scaricato e sono rimasta indignata.
Infatti mi sono trovata di fronte a un racconto (circa 7.200 parole, 43.000 battute, spazi compresi) e una manciata d’illustrazioni in bianco e nero; il PDF aveva un gran totale di 26 pagine. Tutto ciò la Mondadori voleva venderlo a 13 euro! (nella collana “I Fulmini”, io ci vedo una certa ironia…)

The Ice Dragon non è neanche un racconto nuovo, è un racconto che Martin ha scritto nel 1980 ed era già stato pubblicato prima nell’antologia Dragons of Light (1980) e poi in Portraits of His Children (1987). Nel 2006 il racconto è stato ristampato per una terza volta, in un volume illustrato, ed è quest’ultima versione che Mondadori vende, con l’unica differenza che nella versione italiana le illustrazioni invece di essere di Yvonne Gilbert sono di Luca Enoch.

Copertina de The Ice Dragon
Copertina dell’edizione inglese del 2006 di The Ice Dragon

Qual è il valore di mercato di The Ice Dragon ? eBookMall vende la versione elettronica per 1,07 dollari (0,73 euro), Fictionwise la vende a 0,99 dollari (0,67 euro). Amazon.com vende la versione cartacea e illustrata del 2006 a 11,01 dollari (7,47 euro). Perché un racconto che vale di per sé meno di un euro, e che comunque anche “abbellito” non arriva a 7 euro e 50, da noi viene venduto a 13 euro?
Spesso mi accusano di essere irrispettosa con scrittori, editori e quanti altri. Può essere vero, ma vorrei far notare che non “comincio” io! Vendere a 13 quello che si può vendere a 1 (tra l’altro guadagnandoci, perché eBookMall o Fictionwise non sono opera di beneficienza), è una presa per i fondelli! È una totale mancanza di rispetto, è uno sputare in faccia ai lettori. Il fatto che possa evitare di comprare (ci mancherebbe!) non diminuisce l’offesa. Il solo provare a fregarmi è più che sufficiente: se un ladro cerca di rapinarvi e non ci riesce è tutto a posto e amici come prima? Non credo proprio!

ladro che fugge
Cercare di rapinare qualcuno non è una cosa della quale andar fieri!

Se Mondadori fosse stata rispettosa nei confronti del pubblico, avrebbe lei offerto gratuitamente il PDF di questo libro. Così ognuno sarebbe stato in grado di giudicare se storia e immagini valevano l’altissimo prezzo richiesto. Senza contare quelli che per motivi di tempo ordinano i libri online invece di prenderli in libreria. Come ci si difende da una mezza truffa come questa se non si può neanche sfogliare il volume?
Perciò signor Mondadori e altre persone coinvolte: non vi lamentate se poi sono irrispettosa, se tenete al rispetto, cominciate voi, cercando di non fregare i vostri lettori. Grazie.

Il racconto

Il Drago di Ghiaccio è la storia di Adara, una bambina taciturna è un po’ strana, amante dell’inverno. Adara stringe amicizia con il drago di ghiaccio, e tutto è bello e freddo, finché non giungono dal Nord nemici invasori. Suo malgrado la bambina sarà coinvolta nello scontro.

Un'illustrazione da The Ice Dragon
Una delle illustrazioni dell’edizione inglese del libro

Il Drago di Ghiaccio è un racconto che si legge in meno di mezz’ora, è scorrevole, con un paio di trovate decenti, ma nulla più. Il finale dovrebbe avere un certo peso emotivo ma risulta fiacco. Forse perché Martin si dilunga troppo all’inizio e quando la storia si mette in moto è in pratica già finita.

Giudicato di per sé varrebbe uno o due gamberi marci, in questo caso però non si può evitare d’inserire nel giudizio anche la confezione. A racchiudere il racconto da un euro c’è una copertina di Paolo Barbieri (sono sue anche le copertine dei romanzi della Troisi) e ci sono le illustrazioni di Luca Enoch, per la bellezza di altri 12 euro…

Un'illustrazione da Il Drago di Ghiaccio
Una delle illustrazioni dell’edizione italiana

La morale è sempre la stessa: non date soldi a certa gente! Prendete i libri in biblioteca, scaricateli da eMule, e al limite, se proprio volete compensare qualcuno, comprate la versione elettronica da 67 centesimi di euro, che per un racconto di trent’anni fa è un prezzo giusto.


Approfondimenti:

bandiera IT Il Drago di Ghiaccio su iBS.it
bandiera EN The Ice Dragon su Amazon.com
bandiera EN The Ice Dragon su eBookMall
bandiera EN The Ice Dragon su Fictionwise
bandiera EN Una recensione di The Ice Dragon
bandiera EN Martin apprezza l’edizione italiana de Il Drago di Ghiaccio

 

Giudizio:

Un racconto decente… +1 -1 …ma niente di speciale.
Una bella copertina. +1 -1 Il finale del racconto è fiacco.
Delle belle illustrazioni. +1 -13 Il prezzo è 13 euro!

Dodici Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti7

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Recensioni :: Romanzo :: His Majesty’s Dragon

Copertina di His Majesty's Dragon Titolo originale: His Majesty’s Dragon
Titolo italiano: Temeraire Il Drago di Sua Maestà
Autore: Naomi Novik

Anno: 2006
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Del Rey

Genere: Fantasy, Zoofilia
Pagine: 384

His Majesty’s Dragon è un romanzo ambientato al tempo delle guerre napoleoniche. Con i draghi. Un’idea interessante e quasi originale (in realtà ho scoperto che l’anno prima era stato pubblicato un romanzo con tema simile, Dragon America di Mike Resnick, nel quale Giorgio Washington addomestica i draghi per combattere gli inglesi).

Copertina di Dragon America
Copertina di Dragon America

Nel romanzo non è mai citato l’anno esatto, ma dai riferimenti presenti pare che la storia copra i mesi che vanno dall’incoronazione di Napoleone (2 Dicembre 1804) a poco dopo la battaglia di Trafalgar (21 Ottobre 1805).
La vicenda inizia con la cattura della fregata francese Amitié da parte degli inglesi. Nella stiva dell’Amitié è conservato un regalo dell’Imperatore della Cina per Napoleone: un uovo di drago!
Prima che la Reliant, la nave inglese che ora trasporta l’uovo, riesca ad attraccare, l’uovo si schiude. Sebbene controvoglia il capitano della Reliant, William Laurence, si trova così a essere il “padrone” del draghetto che ne esce.

È difficile capire gli avvenimenti del romanzo senza sapere come “funzionano” i draghi nell’universo della Naomi. In verità è difficile anche dopo, perché i draghi non fanno riferimento a nessuna serie di regole più o meno razionali e coerenti, il loro essere e comportarsi è di volta in volta piegato all’esigenza di scrivere un romanzo tnt (trp?) karino!!!

Innanzi tutto i draghi sono intelligenti. Alcune razze meno ma altre più degli esseri umani. I draghi sono ovviamente più forti fisicamente, più grossi, più agili, più longevi e con migliori sensi e riflessi. Inoltre i draghi sono feroci e aggressivi, e anche le razze più mansuete aspettano quasi con ansia battaglie e spargimenti di sangue. Infine i draghi non sono stati scoperti da ieri, esistono in natura in ogni angolo del mondo e da migliaia e migliaia di anni. Ciò premesso, come mai i draghi non sono la specie dominante sul pianeta? La Naomi non si pone neppure la domanda.
Ulteriore prova dell’intelligenza sovrumana (è proprio il caso di dirlo!): appena l’uovo di schiude, il draghetto che ne esce parla un perfetto inglese! In altre parole, è bastata la settimana circa trascorsa come uovo sulla Reliant per imparare la lingua dell’equipaggio.
Per ragioni che non hanno niente a che fare con la magia o la biologia, ma sono legate al tnt karino!!!, se un essere umano riesce a dare un nome a un draghetto e il draghetto acconsente all’operazione, il draghetto in questione è addomesticato. Tra il drago addomesticato e il proprio padrone umano si crea un legame empatico fortissimo, e solo l’umano in questione potrà “pilotare” il drago in battaglia. Come detto non appare nessuna possibile ragione per la quale una creatura molto più intelligente, forte e aggressiva debba mettersi al servizio di un essere umano solo perché l’ha battezzata, ma tant’è, è così tnt karino!!! un draghetto con il suo padrone, che non pare giusto obbiettare!

Laurence battezza il drago Temeraire e i due saranno legati per sempre: il lavoro di pilota di draghi è un impiego a tempo pieno e finché morte non li separi. Il povero Laurence dovrà lasciare la Marina e rinunciare ai piani di matrimonio per Temeraire. Ma i draghi da guerra sono un bene troppo prezioso per l’Inghilterra perché il nostro eroe possa fare lo schizzinoso.
Infatti, anche qui senza nessuna buona ragione, i draghi, persino appena nati, non desiderano altro che combattere fino alla morte per i propri padroni. Contenti loro.

Téméraire
La vera nave inglese Téméraire (che partecipò alla battaglia di Trafalgar) è trainata in porto per essere smantellata. Un quadro olio su tela di J.M.W. Turner

Laurence e Temerarire sono trasferiti alla base di addestramento dei draghi in Scozia, e come in tutti i romanzi di questo genere che si rispettino, i due riescono a imparare tutto quanto c’è da sapere riguardo ai combattimenti aerei in pochi mesi, quando l’addestramento normale richiede dieci anni. A quel punto sono mandati alla base di Dover: dovranno fornire supporto aereo alla flotta inglese che pattuglia il canale della Manica, se dovessero fallire e la flotta venir affondata, Napoleone avrebbe via libera per invadere l’Inghilterra.

La Naomi appartiene alla scuola Troisi: ovvero di quegli scrittori che s’imputano a parlar di guerra senza aver la minima idea di quel che stanno parlando. La base aerea di Dover non è un’installazione militare, è una specie di villaggio turistico. Non ci sono guardie, non ci sono turni di servizio, non c’è disciplina, i piloti stanno in piedi fino a tarda ora a bere e giocare e si alzano a mezzogiorno, e ovviamente i draghi fanno la stessa vita sregolata.
Siccome l’imbracatura che permette a Laurence e al suo equipaggio di salire sul drago rischia di dar fastidio alla bestia, Laurence ordina che venga indossata solo se è in previsione una missione, altrimenti il drago dev’essere libero. Per la serie: sei in guerra, da un momento all’altro Napoleone potrebbe attaccare, e tu devi perdere mezz’ora ogni volta a vestire il drago, perché altrimenti, poverino, gli vengono i calli sulle scaglie!
Il rapporto tra Laurence e Temerarire è al limite della zoofilia. Laurence chiama il drago “mio caro”, lo coccola da mattina a sera, gli legge libri di fisica e matematica prima che si addormenti, e poi gli dorme accanto. Dopo ogni pranzo del drago gli pulisce zanne e artigli e gli fa il bagnetto. Quando il drago è triste si affretta a regalargli collane e gioielli (sì, avete letto giusto, il drago adora la bigiotteria, ed è un pure un drago maschio).

Ma questo non sarebbe abbastanza tnt karino!!! perciò la Naomi non si risparmia: ed ecco comparire la draghessa Lily, pilotata da Caterina, ragazzina adolescente con i capelli rossi. C’è qualcosa di deprimente nel mischiare le guerre napoleoniche con una draghessa di nome Lily. Ma dato il successo internazionale della Naomi, dev’essere un problema mio.

Il problema del romanzo è invece che le pagine volano una dietro l’altra piene di situazioni tnt karine!!! ma non si combatte mai. In 400 pagine c’è una sola battaglia, alla fine, e poco altro. A onore della Naomi, dopo aver letto la battaglia finale ho capito perché ha evitato con cura altri scontri: non ha la più pallida idea di quel che scrive. Non siamo a livello Troisi, con i duelli tra cavalieri di draghi che si prendono a spadate, ma non ci siamo neanche lontani. L’aggravante della Naomi è che non è un mondo di fantasia il suo, è la nostra terra nell’anno del signore 1805, la magia non esiste e le leggi fisiche sono quelle che conosciamo.

Sarebbe troppo lungo e “spoileroso” elencare tutte le idiozie della Naomi, ma qualcuna va raccontata. Esempio: secondo la nostra prode autrice, quattro draghi di media grandezza (~20 tonnellate di peso, 15 metri di lunghezza, 25 di apertura alare) sono in grado di trasportare 2000 soldati in assetto di combattimento. Perciò ogni drago, senza tener conto del trasporto stesso, porta 500 soldati. Contando 100 chili a soldato (70 per la persona, 30 per l’equipaggiamento) sono 50 tonnellate. È probabile che alla Naomi e ai lettori a cui interessa solo il tnt karino!!! questi numeri non dicano niente. Ma a me, e credo a tutti quelli che vogliono leggere un romanzo di guerra che non dico sia realistico (come potrebbe con i draghi?) ma almeno verosimile viene il mal di pancia.
Per rendere l’idea, il B-52D uno dei più mastodontici bombardieri americani, impiegato per i bombardamenti a tappeto in Vietnam, poteva trasportare solo 27 tonnellate di bombe. Qualcuno potrebbe obbiettare che i principi di funzionamento sono diversi: infatti i draghi della Naomi volano perché riempiono apposite sacche nel loro corpo con gas più leggeri dell’aria. Insomma sarebbero una sorta di dirigibile. Però:

By 1914, state-of-the-art Zeppelins had lengths of 150–160 m (490–525 feet) and volumes of 22,000–25,000 m³, enabling them to carry loads of around 9 tonnes (20,000 lb.)

Ovvero per trasportare solo 9 tonnellate era necessario un volume di gas come sopra detto e 150 metri di lunghezza, e il drago è solo 15 metri… in altre parole i draghi della Naomi sono fisicamente impossibili. Tuttavia poniamo (ma l’autrice non lo fa) che i draghi siano “magici” e perciò possano trasportare tutto quel peso senza problemi. Come possono portare soldati potrebbero anche portare bombe, come può una nave di legno ottocentesca difendersi dall’equivalente di un B-52?
Secondo la Naomi con tre armi: i “pepper gun” (che non so cosa siano, e non credo neanche lei, visto che non li descrive), i tiratori scelti (eh?) e gli arpioni. L’autrice ammette che i primi due sistemi non siamo molto efficaci, perciò rimangono gli arpioni. L’arpione è una lancia legata a una corda. Immaginate un B-52. E un arpione. E poi spero riusciate a immaginare perché mi arrabbio tanto a leggere queste scemenze!

B-52D
B-52D

Arpione
Arpione

Non contenta, la Naomi riesce a far abbattere i draghi dai cannoni sulle fiancate delle navi. Draghi che volano a cento e più metri d’altezza. Qual è il problema qui: è che i cannoni montati nei ponti inferiori delle navi non possono essere inclinati più di tanto, non possono sparare verso l’alto! Sono così poco maneggevoli, che se si decide di sparare contro l’alberatura piuttosto che contro la fiancata di una nave nemica, si deve aspettare che il rollio della nave inclini i cannoni nella giusta maniera. Non c’è alcuna possibilità di colpire un drago che voli al di sopra della nave! E i cannoni non possono essere montati in coperta, perché con il loro peso rischierebbero di far rovesciare la nave.

Che dire dei combattimenti tra draghi? Che la Naomi ci tiene a sottolineare come Temerarire sia l’unico drago esistente in grado di mantenersi fermo in volo, stile elicottero. Dunque come diavolo fanno gli altri draghi a prendersi a unghiate e morsi avvinghiati l’uno all’altro senza precipitare? Addirittura, è possibile abbordare un drago nemico e “catturarlo” tenendo sotto minaccia il pilota. Non è però chiaro come gli uomini possano saltare da un drago all’altro contando che i draghi non possono star fermi. I due draghi dovrebbero accordarsi per volare paralleli, alla stessa velocità, e rimarrebbe il problema dell’ingombro delle ali e del perché un drago dovrebbe fare questa manovra solo per consentire all’equipaggio dell’altro di abbordarlo.

E così via. Tutta la parte di tattica di combattimento è inverosimile se non proprio impossibile. Anche a livello strategico c’è da piangere, e personalmente ho trovato quasi offensivo che l’autrice faccia comportare Napoleone come lo fa comportare. Napoleone è uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi, non si merita di essere ridotto a deficiente perché la Naomi non aveva voglia di documentarsi.

Napoleon for Dummies
“Napoleon for Dummies” di J. David Markham, per me la Naomi non ha letto neppure questo!

Ma tant’è, inutile insistere, è solo fiato sprecato. Chiudo la parte militare con una chicca, degna della Troisi.
mostra la chicca ▼

* * *

La storia è in terza persona, ma segue sempre Laurence, che è anche l’unico personaggio ben delineato. È un damerino inglese di buona famiglia con tendenze omosessuali-zoofile. È un personaggio patetico, e non è neppure gnokko come l’Edward di Twilight. Il drago, Temerarie, è un pochino meglio, ma il più delle volte sembra un grosso gatto viziato piuttosto che una feroce macchina biologica da guerra. In ogni caso è davvero tnt karino!!!
Gli altri personaggi rimangono sullo sfondo, e sono poco più che macchiette: di Caterina ragazzina con draghessa si è già detto, c’è poi Berkley pilota burbero ma buono, Rankin, educato ma freddo e crudele, Jane un’altra donna pilota, ragazza madre, Lenton l’Ammiraglio paterno, e così via.
Non sono riuscita a immedesimarmi in nessuno, né nessuno dei personaggi mi ha suscitato particolare simpatia, anzi non mi sarebbe dispiaciuto vederne diversi crepare. Non succede però, infatti questa è una di quelle guerre dove quando si lancia una bomba la gente salta in corrispondenza dell’esplosione e non si fa mai male nessuno. D’altra parte avere la Caterina ridotta a brandelli dagli shrapnel non sarebbe tnt karino!!!

Come scrittura la Naomi è senza infamia e senza lode. A parte qualche punto troppo raccontato non ci sono particolari difetti, la storia è scorrevole, le descrizione ridotte al minimo, e il linguaggio usato molto semplice (avevo un certo timore a leggere il romanzo in inglese per via dell’ambientazione marinaresca-ottocentesca, ma alla fine ho dovuto consultare il dizionario non più di un paio di volte). Tuttavia si nota una certa mancanza d’esperienza: per esempio durante la battaglia finale è evidente che la Naomi si trovi in difficoltà. Da un lato vuole descrivere l’intera situazione, dall’altro non le sembra (giustamente) opportuno cambiare punto di vista, quando per tutte le 350 pagine precedenti ha usato solo quello di Laurence. La sua soluzione e far più volte estraniare Temerarie e il suo pilota dalla lotta, in modo che possano osservare la situazione e riferirla al lettore. Peccato che dal punto di vista tattico non abbia alcun senso, come se un cavaliere si divincolasse dalla mischia, galoppasse fino alla collina più vicina, guardasse lo svolgersi degli eventi e poi tornasse indietro…
La Naomi non riesce neanche a esimersi dal più bieco Deus Ex Machina.
mostra il bieco Deus Ex Machina ▼

Anche se non è così catalogato, mi è parso un romanzo per ragazzi. Violenza, sangue, sbudellamenti, e quant’altro di brutto ci possa essere in guerra è accantonato per far posto al tnt karino!!! Il mondo della Naomi è un mondo di gentiluomini e di gentildraghi, dove nessuno pronuncia mai una parolaccia e i personaggi diventano rossi d’imbarazzo a scambiarsi un bacio. Per certi versi è un’atmosfera da cartone animato, sebbene anime simili siano molto più feroci.
Perciò a me non mi è piaciuto per niente. È una visione ovattata, stupidotta, inverosimile e sciatta del periodo napoleonico. Oltre a essere un romanzo di guerra senza guerra.
Però mi sento di consigliarlo, senza nessun doppio senso o voglia di offendere, ai fan della Troisi o anche di Eragon: c’è avventura “pulita”, c’è il drago, c’è il suo padrone che gli vuole tanto bene, e il tutto è trp karino!!! È più sensato della Troisi (anche se di poco) e l’ambientazione è almeno diversa rispetto alla solita sciocchezza a base di Elfi.

His Majesty’s Dragon è il primo capitolo di una saga che vanta già quattro volumi con un quinto in arrivo a metà 2008 (e pare un film nel 2009). Leggendo i commenti in giro per Internet più d’uno spergiura che i volumi successivi siano migliori del primo, ma non sono molto convinta. Come non mi convince un’autrice che riesce a scrivere cinque romanzi in poco più di due anni. Capirei se fosse un’esperta del periodo storico in questione, ma questo primo capitolo della saga testimonia tutto il contrario. Come si fa a documentarsi a dovere, scrivere e revisionare cinque romanzi in due anni? È un ritmo forsennato, che non lascia molto spazio alle alternative: o sei molto più brava della media o scrivi scempiaggini. Nel caso specifico è vera la seconda.

Naomi Novik
La Naomi Novik: già le voglio male!


Approfondimenti:

bandiera EN His Majesty’s Dragon (Temerarire volume 1) su Amazon.com
bandiera EN Throne of Jade (Temerarire volume 2) su Amazon.com
bandiera EN Black Powder War (Temerarire volume 3) su Amazon.com
bandiera EN Empire of Ivory (Temerarire volume 4) su Amazon.com

bandiera IT Temeraire Il Drago di Sua Maestà su iBS.it
bandiera IT Temeraire Il Trono di Giada su iBS.it

bandiera EN Naomi Novik su Wikipedia
bandiera EN Il sito ufficiale di Naomi

bandiera EN Dragon America su Amazon.com
bandiera EN Official Site of the B-52 Stratofortress Association

 

Giudizio:

L’idea di partenza poteva essere interessante: guerre napoleoniche & draghi. +1 -1 Ma non quando il drago si chiama Lily!
Il tutto è tanto, troppo carino! +1 -1 In certi punti così carino da far venir nausea.
-1 Il protagonista è un pervertito insipido e antipatico.
-1 I draghi sono micioni addomesticati.
-1 Inverosimile e campato per aria.
-1 Romanzo di guerra senza guerra e l’unica battaglia descritta è atroce.

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Recensioni :: Film :: D-War

Locandina di D-War Titolo originale: D-War
Regia: Shim Hyung-rae

Anno: 2007
Nazione: Sud Corea / USA
Studio: Younggu-Art Movies
Genere: Fantasy
Durata: 1 ora e 30 minuti

Lingua: Inglese / Coreano
Sottotitoli: Inglese (per le parti in Coreano)

Confesso che fino a un paio di anni fa non avevo idea che anche in Corea si girassero film: ero del tutto ignorante della cinematografia coreana. Per fortuna mi è capitato quasi per sbaglio di vedere Joint Security Area (Gongdong Gyeongbi Guyeok JSA) di Park Chan-wook: mi sono molto divertita e ho cominciato a cercare altri film coreani.
Negli ultimi tempi i coreani hanno prodotto un bel po’ di ottime pellicole, in ogni genere, dalla commedia romantica all’orrore. Per chi volesse farsi una cultura minima nel campo, consiglio i seguenti film.

    Commedie (romantiche):
  • Attack the Gas Station! (Juyuso Seubgyuksageun) – 1999 di Kim Sang-Jin
  • Il Mare (Siworae) – 2000 di Lee Hyun-seung
  • My Sassy Girl (Yeopgijeogin Geunyeo) – 2001 di Kwak Jae-young
  • …ing (…ing) – 2003 di Lee Eon-hie

Locandina di My Sassy Girl
Locandina di My Sassy Girl

Locandina di A Bittersweet Life
Locandina di A Bittersweet Life

Locandina di The Host
Locandina di The Host

Sono tutti film più che buoni, con alcuni veri e propri capolavori (Sympathy for Mr. Vengeance, A Bittersweet Life e a me è piaciuto da matti Save the Green Planet!, anche se è uno di quei film che richiede per essere apprezzato uno spiccato senso del bizzarro). Per completezza d’informazione dovrei aggiungere le opere di Kim Ki-duk, forse il regista coreano più conosciuto all’estero, Italia compresa, ma i suoi film non mi hanno mai entusiasmata. Non che siano brutti, ma sono ammantati da un’antipaticissima aura di noia e pretenziosità.

Dopo tale premessa aspettavo con ansia l’uscita di D-War. D-War è stato in produzione per più di quattro anni (le prime immagini reperibili in rete risalgono al 2003), ed è il film con il più alto budget nella storia della cinematografia coreana, essendo costato almeno 30 milioni di dollari. Possono non sembrare tanti in confronto a Hollywood, dove si arriva a spendere anche dieci volte tanto, ma per il mercato asiatico è una cifra enorme. Per farsi un’idea, un film come Godzilla: Final Wars, a sua volta la più costosa produzione nipponica di ogni tempo, è costato “appena” 20 milioni di dollari.

Purtroppo posso affermare con sicurezza che i 30 milioni di dollari sono stati buttati. D-War è un film orribile, anche se riesce a raggiungere quel livello di bruttezza che trasforma le scene da stupide e fisicamente dolorose a esilaranti. È insomma il classico film così brutto da essere divertente.

La storia è ispirata alla leggenda coreana degli Imugi, enormi serpenti abitatori di laghi e caverne. Gli Imugi pare siano benevoli e amino farsi i fatti propri. Non di meno, ogni 500 anni, viene data la possibilità a un Imugi buono di trasformarsi in Drago e vegliare sull’umanità. Purtroppo ogni 500 anni c’è anche la possibilità che tale potere finisca nelle spire sbagliate, ovvero tra le grinfie del malvagio Imugi Buraki, che userebbe il potere per conquistare il mondo.

Drago Coreano
Drago Coreano

Il potere è incarnato da una fanciulla, che nasce con il tatuaggio del Drago Rosso su una spalla. Quando la ragazza compie i vent’anni, ha tre scelte davanti a sé: consegnarsi all’Imugi buono, farsi mangiare dall’Imugi cattivo o suicidarsi e rimandare il problema di altri 500 anni. Come si vede l’umanità ha a propria disposizione due risultati utili su tre, e basterebbe soffocare nella culla le fanciulle con il tatuaggio del Drago per rimandare a tempo indeterminato la minaccia di Buraki.
Ma se così succedesse, non ci sarebbe il film e i 30 milioni di dollari sarebbero potuti essere usati per qualcosa di utile!

Los Angeles, 2007. L’ultima fanciulla, nel 1507, ha scelto la strada del suicidio e ora il tatuaggio del Drago è sulle spalle della svampita Sarah. Gli sgherri di Buraki cercano in ogni modo di catturarla, mentre un giornalista e un altro tizio incarnazione di un guerriero del ’507, proveranno a difenderla.

È impossibile razionalizzare quel che succede in D-War. È un assoluto caos: ci sono personaggi che spariscono improvvisamente per riapparire a chilometri di distanza, un attimo è giorno e cinque minuti dopo notte e poi ancora giorno e ci sono combattimenti per ogni dove che non hanno alcun legame con la trama; in generale è come se il film fosse stato montato da un ubriaco.

Uhm…

Non stava meglio lo sceneggiatore, che contribuisce con dialoghi tanto assurdi quanto stupidi. Gli attori ci mettono anche del loro, esibendosi come fossero all’oratorio. È un disastro dall’inizio alla fine… non che non sia divertente, io e mio fratello ci siamo quasi ammazzati dalle risate, anche se non credo fosse questa l’intenzione del regista.

Mah!

Il regista è tale Shim Hyung-rae, che può “vantare” nel suo curriculum un altro film con serpenti giganti, Reptlian (2001 Yonggary) del 1999, e altri capolavori(?) quali “Young-gu e la Principessa Zzu Zzu” e “Young-gu e il Conte Dracula”. Credo non sia azzardato affermare che Uwe Boll ha finalmente trovato un rivale per il titolo di Peggior Regista del Mondo.

Perciò, i 30 milioni di dollari come sono stati spesi? In effetti speciali. Il film può vantare alcune sequenze CG che benché sarebbe esagerato definire impressionanti, sono comunque di sicuro impatto. Il pezzo forte del film, l’attacco dell’armata rettile di Buraki alla città di Los Angeles, è realizzato con una certa abilità, sebbene non sia a livello di quanto già visto in film ormai vecchi di anni (per esempio le scene di battaglia in Independece Day). Siamo forse al livello del Godzilla americano.

Trailer di D-War

D-War, girato quasi interamente in inglese e con attori americani, ha avuto ampia distribuzione nei cinema degli Stati Uniti apparendo in più di duemila sale. Per fortuna gli incassi sono stati minimi, una delle rare volte in cui una porcata che si basa sui soli effetti speciali non ha avuto successo. Ciò nonostante è probabile verrà distribuito anche in Europa e in Italia. Andarlo a vedere saranno soldi buttati, ma in compagnia di amici e ridendoci su può essere piacevole.

Per chi invece avesse reale passione per le lotte tra serpenti giganti, non posso che consigliare un altro film nella categoria “così brutto da essere bello”: Boa vs. Python!

Locandina di Boa vs. Python
Locandina di Boa vs. Python


Approfondimenti:

bandiera EN D-War su IMDb
bandiera EN D-War su Wikipedia

bandiera EN Uwe Boll su IMDb
bandiera EN Park Chan-wook su IMDb
bandiera EN Un sito dedicato al cinema coreano

 

Giudizio:

Così brutto da essere divertente! +1 -2 Recitazione a livello oratorio.
Alcune buone sequenze CG. +1 -2 Sceneggiatura a livello scrittore esordiente italiano.
-2 Regia degna di Uwe Boll.
-2 Storia senza capo né coda.
-2 Mi hanno fatto aspettare quattro anni per una vaccata del genere.
-2 Se gli Imugi esistessero davvero, ora sarebbero stecchiti, morti di crepacuore.

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