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Gli Scrittori e il troppo Amore

Piccola premessa: ringrazio in anticipo il Coniglietto Grumo kaos-whiteusagi01.gif per l’aiuto fornitomi nello stendere questo articolo, gli esempi che seguiranno sono farina del suo sacco.

Come accennavo nella recensione, all’acquisto de La Magica Terra di Slupp, ho ricevuto dall’autrice una mail, probabilmente spedita in maniera automatica.
Il fulcro della mail era:

Questo è il mio primo libro che vede la luce: abbi pazienza se non tutto è perfetto. Ti assicuro però che è scritto con amore.

A parte l’assurdità di tale affermazione in un contesto commerciale (mi piacerebbe vedere l’autrice che porta l’auto dal meccanico, paga il tizio e poi si sente dire che forse la macchina è ancora guasta, ma lui può assicurare di averci messo tutto l’amore del mondo!), emerge un concetto nel quale m’imbatto spesso, ovvero che scrivere con amore, passione, impegno massimo (sangue e sudore!), mettendoci l’anima e il cuore e quant’altro serva a qualcosa. No, non è così, è un mito, tra l’altro un mito che crea danni e perciò cercherò di sfatarlo.

Cominciamo a limitare il campo: quando non specificato altrimenti, con il termine “scrivere” intenderò lo scrivere narrativa fantastica, dato che questo è il tema del blog. Se uno intende scrivere tutt’altro, non so, magari con lo stile delle Parole in Libertà di Marinetti, non ho nessun consiglio da dargli.

Ritratto di Marinetti
Ritratto di Marinetti, opera di Carlo Carrà

Ciò detto, per scrivere un buon romanzo fantasy occorrono due componenti:
1) La tecnica di scrittura.
2) La fantasia.

Mi pare evidente che l’amore, la passione e l’anima e il cuore non c’entrino di per sé. L’amore magari entrerà in un romanzo rosa, e l’anima in uno a sfondo religioso, ma con il fantasy poco ci azzeccano. Tuttavia il mito non è tanto questo, il mito è che la tecnica e la fantasia si giovino di anima e amore. Peggio, che anima e amore possano sostituirsi a tecnica e fantasia.

La tecnica di scrittura

Esiste una serie di regole comunemente accettate per scrivere narrativa. Seguire tali regole non è una limitazione nell’esprimersi, è evitare di commettere errori banali. Se però siete nel partito de “L’Arte è Libera!” e ogni regola l’imbavaglia (sic), non ho altro da dirvi. Però scommetto che lo spregio delle regole è la ragione per la quale quello che scrivete fa schifo, ché, se foste davvero geni letterari, non sareste qui a leggere queste righe ma a Tokyo, a consegnare una copia autografata del vostro ultimo romanzo all’Imperatore del Giappone in persona, che da anni smaniava di conoscervi.

Il vero problema delle regole della narrativa è che non sono intuitive. È la ragione per la quale metterci amore e passione di per sé non serve a un tubo.
Io posso andare a scaricare casse di frutta ai mercati generali, non ho il fisico, ma posso metterci passione, lavorare fino a farmi sanguinare le mani, star lì anche di notte e alla fine della settimana avrò svolto lo stesso lavoro di uno scaricatore “professionista”. Questo perché scaricare casse è intuitivo: le si prende dal camion e le si posa a terra, la “passione” può compensare la mancanza di muscoli.
Ma tale tipo di “passione” non funziona con la scrittura: posso stare alzata tutta la notte, e scrivere fino a rompermi le unghie sulla tastiera o slogarmi il polso a furia di muovere la penna, ma se non so quello che occorre fare, sto solo perdendo tempo.

Classico esempio:

C’era una volta un vecchio mago di nome Merlino.

Ho scritto la prima riga di una storia e ho già SBAGLIATO! Infatti una delle prime regole (e regola tutt’altro che intuitiva) dice che occorre mostrare e non raccontare:

Lo svegliarono i colpi alla porta. Aprì gli occhi: lo spicchio di sole visibile attraverso il riquadro della finestra era basso sull’orizzonte. Mattino presto.
«Avanti, Merlino! Sono io! Aprimi!» giunse una voce da sotto la finestra.
Merlino strinse con entrambe le mani il bastone e si tirò a fatica in piedi. Chino com’era, la lunga barba bianca gli sfiorava i piedi. Mosse un passo e una fitta di dolore gli attraversò la schiena. “Stupida artrite!” imprecò fra sé e sé. Si trascinò fino alla finestra.
Il misterioso bussatore era una figura indistinta nascosta dietro il velo della cataratta. “Scocciatori!” pensò Merlino. Sollevò il bastone e biascicò: «Abracadabra!»
Batuffoli di luce percorsero il bastone per poi librarsi in aria e fuggire dalla finestra. Le luci indugiarono intorno allo sconosciuto fermo davanti alla porta, prima di avvolgerlo in una vampa di calore. Il tipo cominciò a correre, i vestiti in fiamme!

Invece di raccontare che Merlino si chiama Merlino, è vecchio ed è mago, ho mostrato queste sue caratteristiche. Ripeto, non è intuitivo che ciò sia meglio, ci vuole attenzione e perspicacia per capire che una delle ragioni per le quali certi romanzi sono più avvincenti di altri è proprio l’aderenza a questa regola.
Uno può metterci tutto l’amore del mondo, e raccontare di maghi fino allo sfinimento, ma finché non ne mostrerà uno, avrò perso tempo e basta.

Mago Merlino
Mago Merlino

Così come non è intuitivo riuscire a combinare quanto visto sopra con un’altra delle regole fondamentali: eliminare il superfluo.

Esempio:

«Dove abiti?» chiese Filippo a Marco.
«Là!» Marco indicava una delle casupole ai margini del villaggio. Era l’unica casetta ad avere un tetto di tegole color cremisi. L’intrico delle tegole formava un disegno astratto, il ripetersi ossessivo di una forma geometrica, quasi fosse uno dei quadri del vecchio pittore Armando, l’Artista del villaggio. In un punto due tegole erano incrinate e piegate verso l’interno: era dove qualche giorno prima era caduto quell’enorme chicco di grandine, tanto da far temere alla mamma di Marco che fosse ripresa la guerra e i bombardamenti. Ma le tegole vermiglie non erano l’unico particolare che distingueva la casetta di Marco dalle altre intorno, unico era infatti anche il cancello, tutto d’argento! ecc.

Ho mostrato e (troppo) raccontato, ma nel caso specifico la maniera giusta di narrare questa scena è:

«Dove abiti?» chiese Filippo a Marco.
«Là!» Marco indicava una delle casupole ai margini del villaggio. Era l’unica casetta con il tetto rosso. PUNTO.

Marco deve indicare a Filippo dove abita, e il particolare del tetto rosso è sufficiente, il resto è superfluo e dunque da eliminare.
Anche qui l’amore non c’entra un emerito tubo, anzi: lo sbrodolarsi in troppi particolari è tipico di chi ha creato il suo mondo con tanta passione, mettendoci l’anima e il cuore, e dunque deve far sorbire le proprie masturbazioni mentali anche al lettore, al quale non interessano minimamente. “Sono stato lì così tanto tempo a ideare la storia del mio mondo, i particolari della guerra appena finita sono così interessanti! Ci ho messo così tanto amore. DEVO raccontarli!” pensa lo scrittore fesso!

Un’altra regola non intuitiva riguarda la sincerità. Occorre essere sinceri con i propri lettori. Questo fatto ha varie implicazioni. Per esempio, uno potrebbe pensare di scrivere una bella storia per mostrare quanto il razzismo sia un sentimento becero o quanto rispettare la Natura sia una buona idea. Solo che malgrado le pie intenzioni e la passione che arde per gli ideali, non è così semplice. E allora si viola la regola della sincerità: così il soldato bianco e il soldato negro diventano amiconi mentre tutti gli altri si sbudellano, così la famigliola è felice in mezzo al bosco invece che in città, quando in realtà sarebbe finita sbranata dagli orsi in cinque minuti. Si manca di sincerità, si mente al lettore per dar sfogo alla propria passione.
E per un altro caso di regola della sincerità violata, mi rifaccio all’autrice che ha aperto con la sua mail l’articolo. Antonia Romagnoli scrive:

Una breve nota: ho scelto di non descrivere fisicamente i protagonisti di questo romanzo poiché, essendo tratti da persone reali, non ho voluto creare incidenti diplomatici. Se avessi scritto che uno di loro ha un enorme naso a pera, per restare in ambito umoristico, avrei segnato la fine della mia amicizia con la persona in questione.
Perciò, o illustre, sii libero di immaginarti ciascuno come vuoi, tenendo conto che gli apprendisti sono tutti alti, belli (e col naso a pera).

Il tono è scherzoso, tuttavia è uno scherzo di cattivo gusto. I lettori sono più importanti degli amici! Se la storia prevede che un personaggio abbia un naso a pera, la sincerità IMPONE di fornirgli un naso a pera. Tutto l’amore del mondo non compenserà la mancanza di onestà verso i lettori!

Amicizia fra gattino e coniglietto
Per uno scrittore ci sono cose più importanti dell’amicizia!

E chiudo, sebbene di regole ce ne siamo molte altre (qualcuno dice 19, altri 22), con il “scrivi di quel che sai”, che in fondo sarebbe anche intuitivo.
Il corollario di questa regola è: se non sai, t’informi! Se in una scena decisiva del tuo romanzo confondi le picche con le lance, il romanzo, se non è da buttare, poco ci manca. Non si compensa con il cuore che hai infilato nella descrizione di ogni personaggio, non si compensa con l’anima che hai sputato per scrivere. Occorre informarsi e mettere in mano alla gente le armi giuste!

La Fantasia

Per scrivere romanzi di genere fantastico occorre fantasia e inventiva. C’è chi ne è più dotato e chi meno, ma come con la tecnica, si può allenare la propria fantasia. Per allenare la fantasia esistono due strade: far esperienza diretta, oppure affidarsi all’esperienza altrui, ovvero leggere.
La prima strada può non essere facile da seguire, anche se non mancano le eccezioni (per esempio il signor Lucius Shepard, autore di fantascienza e fantasy, che prima di dedicarsi alla scrittura ha vissuto in venti paesi diversi svolgendo una marea di attività differenti, dal contrabbandiere al custode di centrali nucleari), mentre la seconda è alla portata di tutti.

Come prima, amore, cuore, e quant’altro non hanno alcun posto: si prende un libro e lo si legge. Finito. All’inizio gli effetti forse non si faranno sentire, ma verso il duecentesimo romanzo magari sì…
Ma, qualcuno potrebbe essere tentato di chiedere, con tanta viscerale passione si può evitare anche di leggere? Perché, ecco, io vorrei fare lo scrittore di fantasy, ma il leggere fantasy mi annoia da morire!
E la risposta è no, purtroppo. Immaginatevi in una stanza vuota, senza arredamento, le pareti dipinte di bianco uniforme: potete metterci tanta passione da strozzarvi, ma senza alcun stimolo esterno non inventerete mai niente!

In ambito fantasy italiano abbiamo un lampante esempio, nella persona del signor Dario De Judicibus, autore de La Lama Nera. In un’intervista costui ha dichiarato:

Oggi, scrivendo libri di fantasy, mi trovo purtroppo costretto a leggere solo saggi, per evitare di farmi inconsciamente influenzare da questo o quel romanzo. Devo dire che questo mi pesa un po’, ma credo sia assolutamente necessario — soprattutto considerando che ho all’attivo oltre 5.000 volumi letti fra fantascienza e fantasy — se voglio dare un prodotto veramente nuovo e originale ai miei lettori.

Be’, visti i miseri risultati, forse di volumi di fantasy e fantascienza ne avrebbe dovuti leggere altri 5.000! Se uno non legge fantasy, poi NON scriverà in maniera originale, solo a lui sembrerà così, ma per esclusivo merito della sua ignoranza! Invece più si legge e si fa’ esperienza, più si hanno elementi sui quali costruire l’originalità.

Copertina de La Lama Nera
Copertina de La Lama Nera

C’è poi la categoria degli imbecilli (e questo termine potrà sembrare volgare ma non lo è, è il corretto termine tecnico) che credono che l’originalità sia facoltativa. NON LO È! Nella narrativa fantastica l’originalità è uno dei cardini! Cosa ci sarà trenta milioni d’anni nel futuro? E cosa c’era trenta milioni d’anni nel passato? Sulla Luna o su Marte? In un’altra Galassia? Cosa succederebbe se si potesse diventare invisibili? O manipolare le forme di vita a piacimento? Le risposte a queste e simili domande DEVONO essere diverse tra loro a ogni romanzo. Se trenta milioni d’anni nel futuro tutti scrivono che ci sono gli Elfi, se trenta milioni d’anni nel passato ci sono ancora gli Elfi, se la Luna è abitata da Elfi e pure Marte e anche un’altra Galassia e la Terra di Mezzo, se scrivi un’altra storia con gli Elfi, stai buttando il tuo tempo e quello dei lettori! (ciao, Cecilia “Randall”, sì, la storiella dei viaggi nel tempo è un pochino abusata…)

E tanto per cambiare, gettare il cuore nei propri scritti e vomitarci sopra l’anima non li migliorerà di una virgola se ci sono di mezzo per la milionesima volta i soliti, dannati Elfi!

Elfi
Dannati Elfi!

Perciò: l’amore per il fidanzato, l’anima per Dio, il cuore trifolato per il sugo del risotto, nello scrivere, per piacere, tecnica e fantasia!

Non siamo a scuola (per fortuna!) non c’è alcun “premio” per l’impegno. Non ha alcuna importanza se scrivete mezz’ora al giorno sul tram di ritorno da scuola o dall’ufficio o se invece avete venduto casa pur di scrivere venti ore al giorno fino a diventare strabici. L’unica cosa che conta è quel che il lettore si ritrova in mano.

Vorrei chiudere con un’ultima considerazione, riguardo ai sogni. Molto spesso gli scrittori sognano: sognano di vivere in un castello come la Rowling, sognano riconoscimenti e il plauso del pubblico, magari sognano solo di essere pubblicati. Niente di male in tutto ciò, solo qualche volta dovrebbero riflettere di più sul fatto che si sono scelti un mestiere o un hobby profondamente altruistico: lo scrivere è sì legato ai sogni, ma ai sogni dei lettori! È proprio compito degli scrittori far sognare i lettori! E ho paura sia un obbiettivo difficile da raggiungere se si è mezzi addormentati e con la testa tra le nuvole…

Come al solito, forse per colpa della mia “focosità”, tipica dei teenager, il tono è diventato concitato, tra l’altro per argomenti banali. O che almeno dovrebbero essere tali. Purtroppo la lettura di tanti fantasy italiani conferma il contrario.


Approfondimenti:

bandiera IT Filippo Tommaso Marinetti su Wikipedia
bandiera IT Intervista a Dario De Judicibus
bandiera IT Hyperversum di Cecilia Randall
bandiera IT Il Sito dell’Amicizia

Scritto da GamberolinkCommenti (26)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni